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numero

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Anno 7 Gennaio | Febbraio 2017

www.bgsalute.it Poste Italiane spa Sped. in Abb. Postale DL 353/2003 (Conv. in legge 27/02/2004 N.46) Art. 1 comma 1 LO/BG

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Cardiologia AIUTO! HO IL CUORE IN GOLA Psicologia LIBERATI DAL VITTIMISMO E VIVI MEGLIO

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Dolce attesa PRURITO IN GRAVIDANZA Bambini MENINGITE: LA MIGLIORE PREVENZIONE È IL VACCINO

Bergamo Salute è sempre con te: leggila integralmente dal tuo computer, tablet o smartphone www.bgsalute.it

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Sofia Goggia Mi spezzo ma non mollo


numero

36

Anno 7 Gennaio | Febbraio 2017

www.bgsalute.it

5 Editoriale

Da sempre affini... da oggi insieme

6 Attualità

Nuovi LEA: più dignità a oltre 100 malattie rare e croniche

Specialità A-Z

8 Cardiologia

Aiuto! Ho il cuore in gola 10 Chirurgia vascolare Inverno: il momento giusto per prendersi cura delle gambe 12 Gastroenterologia Inibitori di pompa protonica, attenzione a non abusarne  PERSONAGGIo 14 Sofia Goggia Mi spezzo ma non mollo  IN SALUTE

16 S tili di vita

S.O.S. insonnia 18 A  limentazione Limone, un concentrato di virtù 20 Dieta del gruppo sanguigno, funziona davvero?

IN ARMONIA

22 Psicologia

è un'ingiustizia, però! Sindrome di Calimero: il vittimismo patologico 24 Coppia Generazione Sneet, i nuovi single che non cercano l'amore

IN FAMIGLIA

Meningite, la miglior prevenzione è il vaccino

26 Dolce attesa Prurito in gravidanza 28 Bambini

 in forma

30 Fitness

Pattinaggio su ghiaccio per un corpo e una mente "in linea" 32 Bellezza Fatti bella con le api!  ricetta 34 Torta di farina di castagne, cioccolato e mele  RUBRICHE 44 Altre terapie Muscoli più elastici, meno dolore e anche meno cellulite con il foam roller 46 Guida esami Come respiri? Te lo dice la spirometria 48 Animali Displasia del ginocchio nel cane

 DAL TERRITORIO 50 News 53 Malattie rare Associazione A.R.M.R. 54 Onlus LAV compie 40 anni 56 Testimonianza La mia sfida alle rocce sulla sedia a rotelle 58 Il lato umano della medicina Così porto la mia arte in strada  STRUTTURE

60 Habilita 62 Istituto Clinico Quarenghi  REALTÀ SALUTE 65 Ortopedia Medicalfarma 67 We & Pets 69 Istituto Medico Polispecialistico 71 Goodfood Veg

Allegato centrale: Amici di Bergamo Salute

PARTECIPANTI ALLA FONDAZIONE ITALIANA PER L’EDUCAZIONE ALIMENTARE


EDITORIALE

da sempre affini... da oggi insieme

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on questo slogan si apre una nuova era per la nostra rivista. Dal 1 gennaio 2017 infatti, Bergamo Salute e Info SOStenibile diventano un'unica famiglia per offrirvi una comunicazione ancora più completa, ancora più efficace. Questa fusione apre nuovi scenari e sviluppi molto interessanti per entrambi i progetti. Le due testate, nate quasi in simultanea oltre 6 anni fa, hanno da sempre avuto un filo conduttore “affine”, due progetti apparentemente differenti ma che hanno costantemente proposto notizie d'interesse collettivo con una linea editoriale seria e al passo coi tempi. Un team di professionisti esperti, non solo in ambito editoriale ma preparati per gestire tutto il mondo web, le nuove tecnologie e il marketing aziendale. Una scelta che ci ha permesso di fare un notevole passo in avanti per affrontare il mercato con molti strumenti in più a disposizione. L'impegno della redazione sarà sempre quello di continuare a fare un'informazione attenta, scientifica ma allo stesso tempo alla portata di tutti, attendibile e seria che tenga conto delle esigenze dei nostri lettori. Continuate a seguirci come avete fatto fino a oggi, la miglior soddisfazione per tutti noi è sapere che il lavoro e l'impegno profusi siano apprezzati da chi ci legge. Buon anno a tutti...

Elena Buonanno Daniele Gerardi

PERIODICO SUGLI STILI DI VITA E D’IMPRESA SOSTENIBILI

PERIODICO DI CULTURA MEDICA E BENESSERE


ATTUALITÀ

nuovi lea più dignità a oltre 100 malattie rare e croniche, più vaccini e test genetici a cura di ELENA BUONANNO

ASSISTENZA PROTESICA È stata inserita la possibilità di prescrivere: • ausili informatici e di comunicazione (inclusi i comunicatori oculari e le tastiere per persone con gravissime disabilità);  • apparecchi acustici a tecnologia digitale; • attrezzature domotiche e sensori di comando e controllo per ambienti (allarme e telesoccorso); 6

Bergamo Salute

• posaterie e suppellettili adattati per le disabilità motorie, barella adattata per la doccia, scooter a quattro ruote, carrozzine con sistema di verticalizzazione, carrozzine per grandi e complesse disabilità, sollevatori fissi e per vasca da bagno, sistemi di sostegno nell’ambiente bagno (maniglioni e braccioli), carrelli servoscala per interni; • arti artificiali a tecnologia avanzata e sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo.   CONSULENZA GENETICA È stato rivisto profondamente l’elenco delle prestazioni di genetica e, per ogni singola prestazione, si fa riferimento a una lista puntuale di patologie per le quali è necessaria l’indagine su un determinato numero di geni. è stata introdotta la

consulenza genetica, che consente di spiegare al paziente l’importanza e il significato del test al momento dell’esecuzione, le implicazioni connesse al risultato al momento della consegna del referto ed, eventualmente, di fornire allo stesso il sostegno necessario per affrontare situazioni spesso emotivamente difficili. MALATTIE CRONICHE Sono state introdotte sei nuove patologie esenti: sindrome da talidomide, osteomielite cronica, patologie renali croniche, rene policistico autosomico dominante, endometriosi negli stadi clinici “moderato” e “grave", broncopneumopatia cronico ostruttiva negli stadi clinici “moderato”, “grave” e “molto grave”. Sono state spostate tra le malattie croniche alcune patologie già esen-

ph Fotogramma

«È

un passaggio storico per la sanità italiana». Così il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha commentato su Twitter l’approvazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni e le terapie che il Servizio Sanitario Nazionale garantisce gratuitamente in tutte le regioni, rivisti dopo 15 anni. Un aggiornamento molto atteso che introduce numerose procedure diagnostiche e terapeutiche che anni fa erano “sperimentali” mentre ora sono entrate nella pratica clinica quotidiana e ne elimina altre ormai obsolete. Molte, in particolare, le novità previste dal decreto, sostenute da uno stanziamento di 800 milioni di euro: dall’introduzione di nuovi vaccini alla consulenza genetica, dalla gastroscopia con microcamera al riconoscimento di oltre 100 malattie rare e croniche, tra cui la celiachia e l’endometriosi, fino alla revisione dell’assistenza protesica. Vediamole un po’ più nel dettaglio.


PRESTAZIONI E SERVIZI "MINIMI”, UGUALI PER TUTTI I CITTADINI ITALIANI

ti come malattie rare quali: malattia celiaca, sindrome di Down, sindrome di Klinefelter, connettiviti indifferenziate. MALATTIE RARE L’elenco delle malattie rare è stato oggetto di un consistente ampliamento con l’inserimento di più di 110 nuove entità tra singole malattie rare e gruppi di malattie. Ad esempio, sono state inserite: la sarcoidiosi, la sclerosi sistemica progressiva, la miastenia grave. Le prestazioni concernenti le malattie rare sono erogate in regime di esenzione.

con microcamera ingeribile, radioterapia stereotassica). PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA Sono state individuate chiaramente tutte le prestazioni di procreazione medicalmente assistita (PMA) che saranno erogate a carico del Servizio sanitario nazionale (fino ad oggi erogate solo in regime di ricovero).

SCREENING NEONATALE È stato inserito lo screening neonatale per la sordità congenita e la cataratta congenita e l'estensione a tutti i nuovi nati dello screening neonatale. PRESTAZIONI AD ALTA TECNOLOGIA Sono state introdotte prestazioni di VACCINI elevatissimo contenuto tecnologi- Sono state incluse vaccinazioni già co (adroterapia, ovvero una forma previste dal Calendario nazionale molto avanzata di radioterapia) o 2012-2014 (contro pneumococco di tecnologia recente (enteroscopia e meningococco C nei nuovi nati; HPV nelle undicenni) e sono state introdotte nuove vaccinazioni, previste dal nuovo Piano NazioPIÙ RISORSE nale della Prevenzione VacciPER L’AUTISMO nale 2017-2019: Il nuovo schema di • meningococco B, rotavirus decreto recepisce la legge e varicella nei nuovi nati; n. 134 del 2015, che prevede l'aggiornamento dei livelli essenziali • HPV nei maschi undidi assistenza per la diagnosi cenni; precoce, la cura e il trattamento • meningococco tetravalente individualizzato dei disturbi dello ACWY135 e richiamo antispettro autistico. Le novità polio con IPV negli adolesono: qualità dell'assistenza; scenti; integrazione nella vita • pneumococco e Zoster nei sociale; coinvolgimento sessantacinquenni; della famiglia. • le vaccinazioni per i soggetti a rischio di tutte le età.

I “Livelli Essenziali di Assistenza” (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è obbligato a fornire a tutti i cittadini italiani, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket). I LEA, si legge sul sito del Ministero della Salute, sono organizzati in tre grandi aree: • l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività e ai singoli (tutela dagli effetti dell’inquinamento, dai rischi infortunistici negli ambienti di lavoro, sanità veterinaria, tutela degli alimenti, profilassi delle malattie infettive, vaccinazioni e programmi di diagnosi precoce, medicina legale); • l’assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alla fornitura di protesi ai disabili, dai servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi ai servizi territoriali consultoriali (consultori familiari, SERT, servizi per la salute mentale, servizi di riabilitazione per i disabili), alle strutture semiresidenziali e residenziali (residenze per gli anziani e i disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche); • l’assistenza ospedaliera, in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital e day surgery, in strutture per la lungodegenza e la riabilitazione. Bergamo Salute

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SPECIALITÀ A-Z

CARDIOLOGIA

Aiuto!

ho il cuore in gola Potrebbe essere fibrillazione atriale, alterazione del ritmo cardiaco che può favorire la comparsa di trombi e coaguli

a cura di PAOLO PECI

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i manifesta, il più delle volte, con la sensazione di avere “il cuore in gola”. Interessa l'12% della popolazione (6 milioni di pazienti in Europa e circa 600mila in Italia), ovvero più di 1 italiano su 100. Numeri destinati ad aumentare nei prossimi anni per il progressivo allungamento della vita (al di sopra degli 80 anni può avere un incidenza del 10%). È la fibrillazione atriale, condizione più frequente negli uomini che nelle donne, spesso sottovalutata, nonostante possa favorire ictus, trombosi e infarti.

DOTT. PAOLO PECI Responsabile Unità Cardiologia e Unità Coronarica - Policlinico San Pietro Ponte San Pietro -

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Quando il battito è irregolare Si definisce fibrillazione atriale (FA) un battito cardiaco irregolare e spesso accelerato che origina nelle camere cardiache superiori, i cosiddetti atri, impedendo loro di funzionare correttamente. In tali circostanze, gli atri non sono più in grado di espellere tutto il sangue, che rimarrà in parte all'interno delle camere con il rischio di formazione di coaguli. In genere la FA si manifesta con palpitazioni, ossia sensazioni di cuore in gola, battito cardiaco irregolare o anomalo o tuffo al cuore, debolezza, difficoltà respiratorie, dolore al torace. In alcuni casi però può essere del tutto asintomatica e il suo riscontro casuale. Attenzione a fumo e ipertensione Le cause di fibrillazione atriale sono molteplici e includono difetti delle valvole cardiache, difetti cardiaci congeniti, enfisema o altre pneumopatie, esposizione a sostanze stimolanti, quali ad esempio farmaci, caffeina, tabacco, o consumo di alcool, insufficienza cardiaca; cardiopatia ischemica; ipertensione; ipertiroidismo o altri squilibri metabolici; un precedente

intervento di cardiochirurgia; malattia del nodo del seno (quando il pacemaker naturale del cuore smette di funzionare correttamente), apnea notturna, stress dovuto a polmonite, intervento chirurgico o altra malattia; infezioni virali. Esistono poi dei fattori di rischio che possono favorirne la comparsa o peggiorare la condizione. Oltre alle cause sopraelencate, il fattore di rischio più importante per le aritmie è l’età, che evidentemente non si può cambiare. Invece, uno stile di vita sano può diminuire il rischio di sviluppare disturbi del ritmo cardiaco. Si de-

La fibrillazione atriale moltiplica per 5 il rischio di ictus cerebrale


LA DIAGNOSI Può rivelarsi difficile in quanto la fibrillazione atriale è un evento imprevedibile e i sintomi non sono sempre evidenti. Strumento necessario per la diagnosi è l'ECG (elettrocardiogramma). Fatta la diagnosi è importante eseguire un ecocardio colordoppler per verificare la presenza o assenza di cardiopatie strutturali.

vono evitare i fattori che possono favorire la malattia come l’alcool e il fumo (entrambi stimolanti che fanno battere più rapidamente il cuore) e cercare di mantenere un peso il più vicino possibile al proprio peso forma. La terapia: elettrica o Farmacologica, anche se non sempre serve Ci sono diverse soluzioni che possono aiutare a risolvere il problema. Nel soggetto sano in realtà il ripristino del ritmo sinusale (cardioversione) avviene spontaneamente nel 60% dei casi circa, nelle prime 12-24 ore dopo l'episodio

acuto. Se ciò non avviene, il medico sceglierà tra due strategie terapeutiche: il controllo del ritmo o il controllo della frequenza. Con la strategia del controllo del ritmo si vuol far tornare il paziente al ritmo normale. A questo scopo si interviene con la cosiddetta cardioversione. La cardioversione può essere elettrica, attraverso la procedura di defibrillazione, un intervento molto rapido che in genere non richiede il ricovero (sono sufficienti alcune ore) e risolve più del 90% dei casi di fibrillazione atriale. L'altro tipo dì cardioversione è farmacologica, con la somministrazione di medicinali anti-aritmici. In al-

ternativa ai farmaci c’è l’ablazione, un intervento con il quale si vanno a distruggere le zone del cuore dove nasce e si sostiene l'aritmia. La procedura è quasi sempre transcatetere (con catetere inserito dalla vena femorale) ed è efficace in circa il 70% dei casi in centri qualificati dove queste procedure vengono routinariamente effettuate. Il controllo della frequenza, invece, si può ottenere con farmaci che evitino al cuore di battere troppo veloce. Inoltre andrà affiancata la terapia anticoagulante, utile a evitare la formazione di trombi, i coaguli di sangue che nel peggiore dei casi sono responsabili degli ictus cerebrali. È molto importante ricordare che da pochi anni sono stati approvati dei nuovi farmaci anticoagulanti (NAO), che non necessitano più dei controlli ematologici, cioè il prelievo del sangue periodico dell'INR (l'indice di scoagulazione del sangue). Sono sicuri ed efficaci almeno quanto gli anticoagulanti tradizionali e sono prescrivibili solo da alcune tipologie di specialisti, tramite SSN, esclusivamente previa compilazione del Piano Terapeutico. Inoltre va sempre ricercata la possibile causa a monte della fibrillazione o intervenire sui fattori predisponenti. Bergamo Salute

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SPECIALITÀ A-Z

CHIRURGIA VASCOLARE

Inverno: il momento giusto per prendersi cura delle gambe a cura di PIETRO CEFALì

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edentarietà, diete sbilanciate, fumo, posture scorrette. Sono tanti e diversi i fattori che possono compromettere la salute delle nostre gambe, soprattutto per quel 25% della popolazione dei Paesi industrializzati (in netta prevalenza donne) che soffre di malattie vascolari. Uno dei problemi più comuni e conosciuti sono senza dubbio i capillari visibili o teleangectasie: secondo gli esperti affliggono quasi il 70% della popolazione femminile adulta, in alcuni casi già a partire dai 30 anni. Ma non è l’unico. Conosciamo meglio quali patologie vascolari possono colpire le gambe e quali terapie possono essere utili per prevenire e curare questi problemi. In molti casi, la stagione fredda rappresenta il momento migliore per preoccuparsi della salute delle gambe e arrivare pronti alla primavera-estate. Non solo vene. Anche arterie, vasi linfatici e capillari a rischio Ci sono tre ordini di patologie che colpiscono gli arti inferiori. La più “pericolosa” è quella arteriosa, dovuta a stenosi (restringimenti) od ostruzioni delle arterie, ovvero i vasi che portano il sangue alle gambe; si manifesta nei primi stadi con ipotermia dei piedi e crampi dolorosi o affaticabilità dopo un intervallo di cammino circa fisso, poi, al peggiorare delle ostruzioni arteriose, con comparsa di dolore a riposo e piedi cianotici e infine con ulcere e/o gangrena. In generale, nel sospetto di una patologia delle arterie, è bene

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che il paziente sia valutato per stabilire la gravità del quadro e del coinvolgimento degli altri distretti arteriosi e valutare l’eventuale necessità di trattamento chirurgico. Per chi è affetto dal diabete, questa patologia può avere una evoluzione molto più rapida e pericolosa, per cui è raccomandabile una valutazione chirurgica vascolare almeno annuale. La patologia venosa, invece, è dovuta a ristagno di sangue all'interno delle vene degli arti inferiori per malfunzionamento, su base congenita o acquisita (varici, trombosi venose profonde o superficiali) delle valvole che consentono al sangue di risalire sino al cuore. Si manifesta con una sintomatologia molto comune: pesantezza, tensione delle gambe, edema (gonfiore), specie dopo prolungata stazione eretta. Possono associarsi vene varicose visibili e, con il passare degli anni, possono formarsi aree scure di discromie nella regione malleolare (vicino alla caviglia, specie dal lato interno della gamba) dovute alla deposizione di emosiderine, pigmenti di ferro che assumono proprio il colore della ruggine. Queste aree sono più facili a ulcerarsi per un piccolo trauma o anche spontaneamente, dando origine alle ulcere flebostatiche che necessitano di lunghe cure con medicazioni e bendaggi elastocompressivi, a volte anche interventi chirurgici, per arrivare a guarigione. Nelle gambe però, oltre ad arterie e vene, ci sono vasi sottilissimi, deputati a trasportare la linfa, ovvero acqua e proteine, ciò che rimane nell'interstizio fra le cellule dopo che il san-

i trattamenti termali Tra i trattamenti per la prevenzione e terapia della salute delle gambe ci sono quelli termali: i percorsi vascolari, corridoi acquatici contenenti acqua a temperatura differenziata (caldafredda) e dotati di bocche idromassaggio posizionate a diverse altezze, possono risultare ottimi coadiuvanti per il mantenimento del tono venoso e delle microanastomatosi, facilitare il drenaggio flebo-linfatico (grazie alla pressione idrostatica svolta dall’acqua), ridurre l’incidenza delle alterazioni trofiche della pelle nonché incrementare lo stato di benessere e, dunque, la qualità della vita dei pazienti affetti da insufficienza venosa cronica. Alcuni studi pubblicati su importanti riviste (per esempio il Journal of Vascular Surgery) oltre a confermare quanto sopra affermato, comprovano inoltre come effetti benefici rimangano significativi anche a distanza di circa un anno dal ciclo terapeutico. Il trattamento “termale” sembrerebbe efficace anche nelle ulcere vascolari. Sebbene, infatti, la letteratura scientifica non riporti una significativa conferma dell’incidenza delle ulcere vascolari tra pazienti con insufficienza venosa sottoposti a trattamenti termali e non, l’abbinamento tra l’utilizzo di acqua termale (in particolare sulfurea) e le consuete procedure mediche (courrettage, medicazioni, bendaggio elastocompressivo) sembra possa offrire una più favorevole prognosi delle lesioni ulcerative.


gue è stato utilizzato: i vasi linfatici. Il flusso di linfa nei linfatici è molto più lento di quello del sangue nelle vene, o addirittura nelle arterie, ed è agevolato anche qui dalla presenza di valvole e dalla spinta verso l'alto data dall'esercizio muscolare. Il ristagno linfatico agli arti inferiori si manifesta con un edema (gonfiore) leggermente diverso da quello venoso, perché spesso coinvolge anche il piede, interessa la cute che diventa “a buccia d'arancia”, non dà solitamente discromie (macchie), tende a diventare più facilmente un edema “duro”, facendo assomigliare la gamba a un tronco d'albero e poi, nel tempo, dando origine ad una condizione definita elefantiasi, in cui si formano pieghe della pelle e del sottocute nella regione della caviglia, con elevato rischio di infezioni e ulcerazioni. Un quarto cenno meritano le patologie che colpiscono i vasi capillari, che per fattori per lo più di predisposizione genetica, fragilità favorita da fattori ormonali, sovrappeso, traumi etc. possono dare origine alla comparsa di quei reticoli definiti teleangectasie, che non danno significativi sintomi, ma sono antiestetici e tendono a peggiorare nel tempo.

Le terapie: dall’attività fisica alla scleroterapia Nei mesi invernali tendenzialmente le patologie arteriose tendono a peggiorare per effetto della vasocostrizione da freddo, che riduce l'entità dei circoli collaterali compensanti le occlusioni, così è più facile che i tessuti più periferici soffrano, proprio come succede a chi ha i “geloni”. Le arteriopatie nei primi stadi necessitano di un costante esercizio fisico, ovvero di passeggiate quotidiane per sviluppare e migliorare i circoli collaterali, per cui in questi mesi freddi, considerando anche l'età media dei pazienti che ne sono affetti, e il fatto che tendono a uscire meno di casa, l'ideale sarebbe l'uso di un tapis roulant e/o di una cyclette. Le malattie venose invece, e anche il linfedema, possono migliorare nei mesi invernali: anche vene e linfatici con il freddo assumono dimensioni più ridotte e quindi generano un ristagno minore. Anche qui l'attività fisica può aiutare, ma non vanno dimenticati tutti i rimedi fondamentali che raccomandiamo un po' tutto l'anno: controllo del peso, adeguata alimentazione, calze elastiche della giusta gradazione e farmaci flebotonici e drenanti. L'in-

dott. PIETRO CEFALì Specialista in Chirurgia Vascolare - ASST PAPA Giovanni XXIII Bergamo e Responsabile Centro per la Cura delle Gambe Terme di Trescore -

verno è spesso considerata anche la stagione per occuparsi di queste patologie dal punto di vista chirurgico: anche se in realtà non vi sono controindicazioni agli interventi sulle varici in estate, molti pazienti preferiscono questo periodo per ridurre il discomfort dovuto all'elastocompressione da mantenere nel mese successivo all'intervento e alla impossibilità di lavare l'arto per i 7-10 gg che necessitano per la guarigione delle ferite. La scleroterapia a fini estetici o terapeutici, infine, ha in questo periodo la sua massima efficacia, perché si riducono i rischi di macchie antiestetiche legate all'esposizione al sole e si riescono a trattare i vasi con miglior efficacia.

LE REGOLE D’ORO DELLA PREVENZIONE… TUTTO L’ANNO Niente fumo, un'attività fisica regolare, con particolare riguardo al movimento (sarebbe sufficiente muoversi di più a piedi, parcheggiando l'auto più lontano o facendo le scale anziché usare l'ascensore nel quotidiano), un breve periodo di relax per le gambe tenendo i piedi sollevati la sera per 15 minuti, docciature fredde dal basso verso l'alto: queste le regole per prevenire problemi vascolari alle gambe. Il cardine della terapia rimane poi l'elastocompressione con calze riposanti (16-18 mmHg) per chi non ha grandi problemi o più efficace (prima o seconda classe terapeutica) per chi invece ha una patologia venosa o linfatica già diagnosticata.

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SPECIALITÀ A-Z

Gastroenterologia

Inibitori di pompa protonica ATTENZIONE A NON ABUSARNE! a cura di ERNESTO DE AMICI

Sono tra i farmaci più prescritti in assoluto. Forse troppo. Sempre più ricerche infatti mettono in guardia sui rischi di terapie troppo lunghe e a dosaggi alti

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li inibitori di pompa protonica (PPI) hanno rivoluzionato il trattamento dell’ulcera e della malattia da reflusso, ma il troppo non sempre fa bene. Il Rapporto OsMed 2015 (l’ultimo al momento disponibile) presentato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), a proposito dei farmaci

DOTT. ERNESTO DE AMICI Farmacista - VICE PRESIDENTE DELL'ORDINE DEI FARMACISTI DELLA PROVINCIA DI BERGAMO -

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per i disturbi correlati all’acidità, in particolare degli Inibitori di Pompa Protonica, sottolinea come il loro sovra-utilizzo costituisca “fenomeno ormai conclamato sia in Italia sia nel resto del mondo. I fattori alla base sono diversi e comprendono: l’aumento delle patologie acido correlate; il buon profilo di efficacia soprattutto per cicli brevi di terapia, l’ampia disponibilità di prodotti a costi contenuti nonché la convinzione diffusa che i loro effetti collaterali siano trascurabili. Tuttavia, diversi studi hanno evidenziato effetti avversi anche gravi, in particolare quando questi farmaci sono impiegati per periodi prolungati o quando, soprattutto nella popolazione anziana con comorbidità, interagiscono con altre terapie farmacologiche assunte dal paziente. La prevalenza di patologie acido correlate è in costante aumento in Italia; i dati di Health Search IMS

LPD mostrano che la Malattia da Reflusso Gastroesofageo (MRGE) è aumentata dal 4,5% del 2004 al 15,5% del 2014. Inoltre, sono sempre più diagnosticate le manifestazioni extraesofagee della MRGE quali tosse cronica e dolore toracico. Tutto ciò, però non è sufficiente a giustificare il massiccio aumento delle prescrizioni dei farmaci antisecretori/gastroprotettori”. Gli effetti collaterali: dalle possibili interazioni con altri farmaci… L’assunzione prolungata di questi farmaci può essere gravata da effetti collaterali che si distinguono in tre categorie: interazioni farmacologiche, complicanze infettive e complicanze non infettive. Le interazioni farmacologiche sono ancora oggetto di studio e ampio dibattito, dati i risultati discordanti che finora si sono


In Italia, ma non solo, gli inibitori di pompa protonica (ppi) sono nella top ten dei farmaci più venduti ottenuti. Le complicanze infettive sono in particolare infezioni che si possono verificare per la proliferazione di “batteri cattivi” nell’intestino, come il Clostridium difficile, batterio che normalmente vive nell’intestino umano senza dare segno di sé, ma che in caso di alterazione dell’equilibrio della flora intestinale può riprodursi in modo incontrollato. La problematica infettiva, però, può essere molto ridotta con un’applicazione più rigida delle normali norme igieniche, prima fra tutti lavarsi le mani spesso, con acqua e sapone. … alla riduzione dell’assorbimento di ferro, magnesio e calcio Tra le complicanze non infettive è importante ricordare la difficoltà a digerire e che alcuni nutrienti vengono assorbiti con maggiore difficoltà, se l’acidità dello stomaco diminuisce. L’alterazione dei

LA TERAPIA SPECIFICA è costituita da farmaci che tamponano l’acidità gastrica (a base di bicarbonato di sodio, carbonato di calcio e idrossidi di magnesio e alluminio) o che riducono la produzione di acido da parte dello stomaco (come gli inibitori di pompa protonica).

livelli di pH gastrici, riduce l’assorbimento della vitamina B12 e del ferro, a rischio anche l’assorbimento di magnesio. La diminuzione del magnesio nel sangue può causare una serie di problemi come i crampi più o meno gravi e le aritmie. Per questo è raccomandato a tutti i cardiopatici ad alto rischio, che richiedano un trattamento prolungato con PPI, di controllare periodicamente la magnesemia (concentrazione di magnesio nel sangue). Diversi studi hanno dimostrato un’associazione tra impiego di alcune classi di farmaci per l’acidità gastrica (gli inibitori di pompa protonica) e il rischio di fratture, sia negli uomini sia nelle donne. Alla base di questo effetto potrebbe esserci la ridotta biodisponibilità orale di calcio indotta dai PPI; la diminuzione dell’acidità gastrica (obiettivo della terapia) e lieve ipomagnesemia inoltre stimolano la produzione di un ormone che induce un maggior riassorbimento dell’osso. Insomma ce n’è abbastanza di che riflettere, anche se alcune indicazioni emergono ben chiare e cioè: • gli effetti indesiderati dipendono in gran parte dalla dose e dalla durata della terapia; • fate attenzione al “fai da te”. Il medico è la persona più competente cui rivolgersi (Internet invece non è laureato); accanto a lui il farmacista che può dare consigli e utili spiegazioni.

REFLUSSO : NON SOLO BRUCIORE DI STOMACO Bruciore alla bocca dello stomaco e rigurgito. Ma anche asma, tosse cronica, abbassamento di voce, mal di gola e otiti. Sono molti e a volte “insospettabili” i modi in cui si può manifestare la malattia da reflusso gastroesofageo, disturbo cronico che consiste nel reflusso dell’acido gastrico all’interno dell’esofago e affligge circa il 25% degli italiani con un impatto anche molto negativo sulla qualità di vita. LE CAUSE. Possono essere diverse. Tra queste l’incontinenza dello sfintere esofageo inferiore (valvola situata tra esofago e stomaco, che permette il passaggio del bolo alimentare durante la deglutizione e dovrebbe impedire il ritorno di cibi o liquidi in senso inverso), la presenza di un’ernia jatale, la lassità delle strutture muscolari e legamentose che mantengono la corretta anatomia esofagogastrica, oppure l’associazione di due o più cause. I SINTOMI. I più comuni sono il bruciore di stomaco che a volte arriva fino alla gola, il dolore toracico, la difficoltà a deglutire (disfagia), la tosse secca, il mal di gola, il rigurgito, una sensazione di corpo estraneo in gola. Quando si presentano almeno due volte alla settimana o se interferiscono con la vita quotidiana, si parla di MRGE. LA CURA. In molti casi si può controllare il bruciore, evitando grassi, fritti, piccante, cioccolato, the, menta, vino bianco, agrumi, passata di pomodoro e in generale tutti i cibi che aumentano l’acidità gastrica e attraverso una terapia medica al bisogno. Una volta diagnosticata la MRGE è in genere necessaria una terapia specifica. Bergamo Salute

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Ph. Pier Marco Tacca / Pentaphoto/Mateimage

mi spezzo ma non mollo

A tu per tu con Sofia Goggia la campionessa bergamasca rinata dopo 4 gravi infortuni sugli sci a cura di LUCIO BUONANNO

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ranquillità, concentrazione e consapevolezza sono i tre grandi ingredienti che mi servono». Così ha scritto nel suo diario su Facebook e uno dopo l’altro li ha messi in pratica con una serie di gare stupende in tre discipline diverse in Coppa del Mondo di sci (slalom, discesa libera, superG). Finora soltanto due grandi italiane, Deborah Compagnoni e Isolde Costner c’erano riuscite. E pensare che la sua carriera sciistica è stata costellata e interrotta da quattro gravi infortuni alle ginocchia. Ma lei ha sempre saputo reagire mettendocela tutta, guardando in faccia la paura e trovando nuovi stimoli. Sofia Goggia, 24 anni, bergamasca di Astino, è tra le prime nella classifica mondiale, anche se purtroppo alterna grandi prestazioni a qualche uscita di pista. Ma per molti è lei “la regina delle nevi” o quanto meno il futuro dello sci rosa italiano. Non a caso la grande campionessa slovena Tina Maze a Maribor dove ha disputato la sua ultima gara ha abbracciato la nostra Sofia dicendole: “Adesso tocca a te”. Le

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Bergamo Salute

parliamo alla fine dell’allenamento quotidiano. è felice per la sua stagione. Serena. Gli infortuni subiti sono quasi un ricordo. Il secondo posto in discesa libera a Lake Louise, in Canada, dove tre anni fa ha rischiato di chiudere la carriera spappolandosi il ginocchio sinistro, è stata la sua rivincita sulla sfortuna e la sua rinascita. «All’arrivo ho pianto. Tre anni fa qui ero stata portata all’ospedale di Banff e i miei sogni si erano infranti su un salto traditore» ci dice. «Per un anno mi sono svegliata con l’immagine di quel salto, con gli incubi. E quando ho tagliato il traguardo l’emozione è stata fortissima, ho pianto. Una dedica speciale va a tutti quelli che mi hanno preso per mano quando sono entrata nell’inferno e mi hanno aiutato a uscirne». E tra questi, oltre ai genitori e al fratello, ci sono il preparatore atletico Roberto Galli e il fisioterapista Matteo Bendini. Per mesi l’hanno seguita al Fisiocenter Multimedia in provincia di Mantova. «Sono riuscita a recuperare, a trovare di nuovo la voglia e la forza di sciare. Sulla mia pelle ho imparato che


quegli incidenti sono stati necessari per arrivare fin qui. Ho dovuto guardare in faccia la paura, passare ore e ore in palestra per ritrovare la forza muscolare. E ho trovato una nuova Sofia. Prima facevo un po’ la gradassa. Dopo il mondiale di Schladming quando a vent’anni avevo ottenuto il quarto posto nel supergigante a soli 5 centesimi dalla terza mi davo arie da gran ganza. Invece che musate. La botta in Canada tre anni fa mi faceva svegliare la notte con gli incubi. Ho pensato tante volte di non farcela, di dovere abbandonare gli sci, la mia grande passione da quando avevo quattro anni. Dimenticare il passato, i successi da ragazzina. Non potevo, non dovevo arrendermi. Ho lavorato anche con lo psicologo della Nazionale e ho capito che devo tenere i piedi per terra, di andare avanti a piccoli passi, di vivere giorno per giorno ma soprattutto lavorare, allenarmi con costanza. E ho fatto mio il motto della Guardia di Finanza a cui appartengo dal 2011: “Nec recisa recedit” che tradotto letteralmente “neanche spezzata retrocede”. In pratica “mi spezzo ma non mollo”».

Mio padre poi è un personaggio mitologico. è ingegnere ma a differenza dei suoi colleghi che vivono in un loro mondo lui è un creativo, dipinge, va a caccia, scia». Intanto Sofia si prepara ad altre sfide, e forse ogni tanto come in un film rivede quando a quattro anni cominciò a sciare sulle nevi di Foppolo, le prime vittorie nei campionati giovanili quando gli addetti ai lavori la definirono “la giovane promessa dello sci italiano”, l’esordio nella squadra italiana in Coppa Europa e subito dopo in Coppa del Mondo. E ora il suo momento d’oro che sta appassionando gli italiani che l’hanno accostata alla Compagnoni e alla Costner.«Sono due personaggi che con umiltà guardo dal basso in alto, io sono nulla rispetto a loro. Hanno vinto tante medaglie» commenta «Io devo ancora dimostrare quanto valgo anche se sono tenace, combattiva e anche un po’ testarda. Il futuro lo vedo come una strada in salita ma con tanta voglia di percorrerla e di arrivare in cima vincendo la pendenza».

La giornata di Sofia è infatti scandita dagli allenamenti che durano ore e ore. «D’estate lavoro in palestra due volte al giorno, d’inverno ancora tanta palestra e sci. La preparazione fisica è importantissima come la dieta» dice. «Sto molto attenta alle calorie, 1500 massimo 2000 al giorno e la sera solo un’insalatina, niente pasta. Noi sciatrici non abbiamo bisogno di tante calorie, il nostro impegno in gara dura un minuto e mezzo, due. E poi lo studio. Sono iscritta a scienze politiche dopo aver frequentato la facoltà di filosofia che ho però dovuto abbandonare perché non riuscivo più a conciliare la mia attività sportiva con i tanti libri da studiare. Non ho hobby particolari, ma nei momenti liberi, quando sono a casa a Bergamo mi piace ascoltare musica: Mozart, classica, contemporanea, alternativa. E lo faccio usando il vecchio grammofono con dischi in vinile». Da qualche mese nella vita di Sofia è apparso un bel ragazzo. «Non c’entra nulla con l’ambiente dello sci. L’ho conosciuto all’università. Stiamo bene insieme anche se è un po’ presto per fare dei progetti. Meglio tenere i piedi per terra, e andare avanti a piccoli passi». Anche perché lei è sempre in giro per il mondo. Ma appena può torna a casa sopra la Valle di Astino ai piedi di Bergamo Alta dove l’aspetta Belle, il suo pastore australiano. «La mia famiglia è importante. Papà Ezio, mamma Giuliana e mio fratello maggiore Tommaso mi hanno aiutato tanto non facendomi mai mancare nulla. Mi hanno sempre supportata soprattutto nei momenti più difficili. Non lo so, magari dopo tutti gli infortuni che ho patito si sono chiesti più volte se lo sci fosse il meglio per me come un normale genitore farebbe. Alla fine la mia decisione di continuare credo li abbia convinti.

Ph. Marco Trovati / Pentaphoto-Mateimage Bergamo Salute

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IN SALUTE

STILI DI VITA

S.O.S. insonnia

Tecniche di rilassamento, yoga, una corretta “igiene” del sonno possono aiutare a favorire notti tranquille ed evitare che il problema da occasionale diventi cronico

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

I

l 10-15% della popolazione adulta ne soffre (la prevalenza diventa del 46% negli anziani) e almeno un terzo delle persone deve aspettarsi di soffrire occasionalmente di questo disturbo nel corso della vita. È l’insonnia, disturbo di difficile gestione che può avere pesanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni e sul rendimento a scuola e nel lavoro. Pochissime sono le persone che possono dire di non aver mai avuto esperienza diretta di una o più notti trascorse insonni: il rumore del traffico, preoccupazioni lavorative e familiari o disturbi fisici di vario genere, il caldo d’estate possono infatti alterare la qualità e la quantità del sonno. Ma quando l’insonnia diventa davvero un problema? Cosa si può fare per com-

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Bergamo Salute

batterla? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Laura Grigis, psicologa. Dottoressa Grigis, fare fatica ad addormentarsi per vari motivi è una situazione che molti vivono frequentemente, ma quando si può parlare di insonnia? Si parla di insonnia in presenza di una difficoltà nell’iniziare o nel mantenere il sonno, oppure in presenza di un sonno non ristoratore, che si verifica almeno tre giorni alla settimana e che influisce negativamente sulle attività quotidiane con disagio e compromissione funzionale.

Quante ore di sonno servirebbero a notte? Le ore di riposo e la qualità del sonno sono caratteristiche molto soggettive, che cambiano da persona a persona e possono subire un’evoluzione in relazione all’età o

DOTT.SSA LAURA GRIGIS

Psicologa e Psicoterapeuta - A BERGAMO -


IL sonno è un momento importantissimo di riposo e di benessere: favorisce tutti i processi di rigenerazione e crescita E permette di fissare nella memoria le esperienze fatte durante la giornata

per l’influenza di fattori ambientali e sociali. Dormire poche ore non è, di per sé, un problema: non esiste una regola assoluta e ciascuno dorme in base alle sue necessità. Ma se una persona non riesce a dormire per il tempo necessario al suo fabbisogno, questo inciderà negativamente sul suo umore, sulle attività quotidiane e in generale sulla qualità della sua vita. Cosa si può fare per contrastarla? Dipende dal tipo di insonnia. L’insonnia infatti si può presentare in tanti modi diversi, anche nella stessa persona: può essere occasionale, persistente (più di un mese) o cronica (anni); primaria (il paziente è sano e non ci sono cause apparenti che giustifichino il disturbo) oppure secondaria (legata ad altre malattie fisiche o altri problemi psicologici, come la depressione); insonnia iniziale o precoce (il paziente fa fatica ad addormentarsi), centrale (caratterizzata da frequenti e sostenuti risvegli durante la notte) o tardiva (caratterizzata da risveglio mattutino precoce). Esiste poi anche un'insonnia soggettiva, ovvero la percezione di dormire poco e male, nonostante dati oggettivi (ad esempio polisonnografia) dimostrino il contrario. Concentriamoci qui sull’insonnia occasionale, sicuramente la più diffusa, che se trascurata può diventare persistente. In che modo? Dopo un’occasionale notte insonne, che può capitare a chiunque e per i più svariati motivi, è facile sviluppare dei pensieri intrusivi

disfunzionali riguardo all’insonnia, ad esempio: “e se nemmeno stasera riuscissi a dormire?”, “non ci vorrebbe proprio un’altra nottata in bianco!”, “devo assolutamente riuscire a dormire”, “domani ho una giornata impegnativa, non posso permettermi di non dormire”. Questi pensieri hanno ovviamente conseguenze negative sul sonno. In primo luogo la nostra attenzione si focalizza sul riuscire o meno a dormire e ci sforziamo di dormire, con il risultato paradossale di restare svegli. In secondo luogo, la presenza di pensieri intrusivi e la preoccupazione per il rischio di trascorrere nuovamente la notte  senza riuscire a dormire determinano un’attivazione emotiva, cognitiva e fisiologica che impedisce il rilassamento fisico e psichico indispensabile per dormire. In questo modo una semplice notte insonne può trasformarsi in un problema di insonnia persistente. Per questo molto importante è poter godere di uno stato di rilassamento nel momento precedente a quello in cui si andrà a dormire: dovremmo riuscire a “mettere a dormire la giornata” liberandoci da tutti i pensieri fastidiosi che tengono sveglia la nostra mente, in modo da predisporci fisicamente e psicologicamente al sonno. Per ottenere questa condizione di rilassamento potrebbe essere funzionale fare esercizi di rilassamento (tecniche di respirazione controllata, Yoga) oppure impostare una routine di relax che ci accompagni tutte le sere prima di andare a dormire. Nei casi più seri un valido aiuto può venire dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) e da una far-

macoterapia mirata. Nonostante la sua alta frequenza, la morbosità e i costi, l'insonnia spesso invece resta non curata (e questo aumenta il rischio di malattie quali depressione e ipertensione) oppure viene trattata con modalità di discutibile efficacia e sicurezza (auto-rimedi, alcool, farmaci auto-prescritti).

Le regole d’oro per una buona notte L’insonnia, occasionale o persistente, può essere causata anche dal fatto che prestiamo poca attenzione ad alcuni dettagli della nostra quotidianità che invece rivestono un ruolo importante per la cosiddetta “igiene del sonno” ovvero quell’insieme di comportamenti e abitudini che possono aiutare a riposare meglio. Per una buona igiene del sonno è necessario controllare la dieta, limitare nicotina, caffeina e alcool soprattutto nelle ore serali, avere una buona forma fisica ed essere in salute, migliorare il comfort del letto e della stanza (luci, rumori, qualità dell’aria, temperatura). Altri suggerimenti utili sono: 1. andare a dormire ogni sera e alzarsi ogni mattina alla stessa ora, anche durante il fine settimana, e indipendentemente da quanto si è dormito di notte; 2. se si aprono gli occhi prima che suoni la sveglia, alzarsi dal letto e iniziare la giornata; 3. non dormire di più la mattina, se si è dormito poco di notte; 4. non fare “pisolini” durante il giorno; 5. andare a letto solo quando si è assonnati; 6. se non si riesce a dormire, non rimanere a letto: meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti. Bergamo Salute

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IN SALUTE

ALIMENTAZIONE

LIMONE

un concentrato di virtù a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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Dottoressa DeLmiglio, quali sono le principali proprietà di questo frutto? Il limone è generalmente associato, insieme a tutti gli agrumi, alla vitamina C. La vitamina C ha molte e diverse proprietà, tra cui quella di esaltare l’assorbimento del ferro, perciò qualche goccia di succo di limone spremuta sulle pietanze più ricche in ferro (ad esempio le verdure a foglie verdi, come gli spinaci, o i legumi), permette di aumentarne l’assorbimento. La vitamina C, inoltre, stimola le difese immunitarie e ha un potente effetto antiossidante, cioè contrasta l’azione dei radicali liberi che sono i principali responsabili dell’invecchiamento delle nostre cellule (e

a un’azione antibatterica. Stimola le difese immunitarie, aiutando a prevenire influenza e raffreddore. Favorisce l’assorbimento del ferro. Aiuta a depurare il fegato e l’organismo, in particolare dopo gli eccessi delle feste. È davvero un frutto dalle molte proprietà il limone, come ben sapevano già gli antichi. Scoperto in India, in Cina veniva utilizzato per le sue proprietà antisettiche e antireumatiche, gli Egizi lo usavano per imbalsamare le mummie ma anche per curare le dermatiti sotto forma di succo, i Greci per profumare la biancheria mentre gli antichi come antidoto contro i veleni. Conosciamolo meglio con l’aiuto della dottoressa Roberta Delmiglio, dietista.

INFORMAZIONI NUTR Quantitativi per 100

g di alimento

Apporto energetico Carboidrati Proteine

Vitamina C Sodio Potassio

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Bergamo Salute

2,3 g 0,5 g

90 g

Acqua

11 Kcal

2,0 g

Fibra

IZIONALI

50 mg 2 mg

140 mg

quindi della loro degenerazione) e si formano nel nostro organismo sia in seguito a reazioni fisiologiche sia a causa di fattori esterni tra cui l’esposizione all’inquinamento atmosferico, alle radiazioni ultraviolette, ad agenti chimici e stress. Un altro aspetto importante è la presenza dei flavonoidi: se ne contano ben 60 tipi diversi nella famiglia degli agrumi, caratteristica che rende i limoni tra le fonti principali di queste sostanze. Perché sono importanti i flavonoidi? Gli effetti benefici dei flavonoidi sono legati soprattutto al loro potere antiossidante, che gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione delle patologie degenerative (come Alzheimer o Parkinson). Altre molecole a effetto antiossidante presenti negli agrumi sono gli acidi fenolici, tra cui il famosissimo acido citrico e gli oli essenziali. I flavonoidi hanno anche proprietà anti-cancro, in particolare in alcuni distretti corporei, come il seno,


DOTT.SSA ROBERTA DELMIGLIO Dietista - a STEZZANO E TREZZO SULL'ADDA -

l’intestino, lo stomaco e il fegato, come dimostrato da molti studi. In questo ambito la loro azione non è solo quella di “sequestrare” i radicali liberi ma anche modulare il ciclo vitale delle cellule che, in presenza di tumore, tendono a proliferare in modo incontrollato. I flavonoidi del limone, ma anche degli agrumi in generale, quindi possono agire sia nella prevenzione sia nella cura del cancro, come agenti singoli o come coadiuvanti di farmaci. Ma le virtù dei limoni non finiscono qui, giusto? Esatto. Gli agrumi, e quindi anche il limone, han-

no mostrato di avere un’attività antinfiammatoria, che può essere sfruttata per migliorare le conl'apparenza inganna dizioni di chi soffre di disturIl succo di limone, bi infiammatori cronici. Le nonostante la sua acidità, si citochine infiammatorie, trasforma in sostanza alcalina cioè sostanze mediatrinel nostro organismo (una volta ci dell’infiammazione, ingerito contribuisce a riequilibrare il pH giocano un ruolo attivo contrastando il processo di acidificazione nell’origine di numerose conseguente a un’alimentazione troppo patologie come la scleroricca di proteine animali) e facilita si multipla, la malattia di la digestione, riducendo le tossine accumulate nel tratto digerente Parkinson e di Alzheimer (da qui l’azione “depurante”) e il cancro del colon. Infine, e stimolando la funzione alcuni sostanze presenti nei enzimatica. limoni rivestono un importante ruolo nella prevenzione degli eventi cardiovascolari (infarti e ictus) e nella riduzione della mortalità ad essi associata, poiché tengono sotto controllo i livelli di grassi cea: bilanciamento del pH dell’ore zuccheri nel sangue e migliorano ganismo, stimolazione del sistema la funzione vascolare. immunitario, bellezza della pelle e generale miglioramento dello staMolti consigliano di to di salute sono le qualità che le bere almeno un bicchiere vengono attribuite. In realtà, anadi acqua e limone tutte lizzando la letteratura scientifica, le mattine appena svegli a oggi queste potenziali proprieper depurarsi, rendere più tà non sono confermate. In ogni bella la pelle, migliorare caso, bere acqua e limone rimane il benessere generale comunque un ottimo modo per dell’organismo. Ma è beneficiare delle innumerevoli davvero così efficace? proprietà degli agrumi già citate e Da tempo ormai si parla di questa per fare incetta di vitamina C, flabevanda come se fosse una pana- vonoidi e altri fitocomposti.

Contro tosse e Raffreddore? Un infuso a base di succo di limone, acqua tiepida, due cucchiaini di zenzero e un cucchiaio di miele aiuta a decongestionare naso e gola e a respirare più facilmente

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IN SALUTE

ALIMENTAZIONE

DIETA DEL GRUPPO SANGUIGNo

funziona davvero? a cura di ELENA BUONANNO

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esce, carni magre, frutta e verdura per chi ha sangue del gruppo 0. Dieta principalmente vegetariana, con pochi alimenti a base di frumento per chi appartiene al gruppo A. Latte e derivati, uova e verdure per le persone con gruppo sanguigno B. Un mix di tutto per il gruppo AB. Possibile che avere il sangue del gruppo A o B faccia differenza su ciò che dovremmo mangiare? Secondo i fautori della “dieta del gruppo sanguigno”, ideata dal naturopata americano Peter Adamo negli anni Novanta, la risposta è sì. Una teoria le cui radici affondano, sempre a detta del suo inventore, nei diversi periodi dell’evoluzione umana e si basa sulla convinzione che una classificazione basata su alcuni antigeni presenti sui globuli

rossi possa offrire la mappa degli alimenti più o meno indicati. Ma in che modo l’evoluzione umana avvenuta millenni fa può incidere sulle nostre scelte alimentari di oggi? E quanto è attendibile questa teoria? Ne parliamo con la dottoressa Alessandra Contardi, biologa. Dottoressa Contardi, ci spiega meglio i principi su cui si basa questo tipo di dieta? Negli ultimi anni sono state avanzate diverse teorie relativamente all’influenza del gruppo sanguigno sulla dieta, ovvero per ciascun gruppo sanguigno sono state elaborate delle diete specifiche che eliminano i prodotti possibilmente nocivi per gli appartenenti ad uno

specifico gruppo sanguigno. L’idea di nutrirsi in base al gruppo sanguigno nasce dall’esigenza di capire perché più persone reagiscano in modo diverso alla stessa alimentazione. Cosa fa sì, ad esempio, che un alimento benefico per alcuni risulti addirittura nocivo per altri? La risposta si trova nel sistema immunitario, che è strettamente connesso al gruppo sanguigno. Circa 40.000 anni fa i nostri antenati, tutti appartenenti al gruppo 0, divennero cacciatori che si alimentavano principalmente di carne e si posizionarono in cima alla catena alimentare. Ancora oggi il gruppo 0 è quello maggiormente diffuso

Adriano Merigo


DOTT.SSAALESSANDRA CONTARDI

Biologa

- DIRETTORE LABORATORIO ANALISI HABILITA BONATE SOTTO -

nel mondo. Nelle epoche successive l’uomo da nomade divenne sedentario. In Asia e Medio Oriente nacquero le prime comunità agricole, basate sulla coltivazione di cereali e l’allevamento. Le popolazioni vicine ai fiumi e al mare praticavano anche la pesca. Fu in questo nuovo ambiente che iniziò a svilupparsi il gruppo A, che tuttora è principalmente concentrato nel bacino del Mediterraneo. Il gene del gruppo B comparve nelle popolazioni di nomadi che 10.000 anni fa si spostarono nelle zone montuose dell’Asia. Nacque per fronteggiare il passaggio dal clima torrido dell’Africa al freddo glaciale dell’Himalaya. Questi popoli erano dediti soprattutto alla pastorizia, di conseguenza si nutrivano principalmente di carne e prodotti caseari. Infine, il gruppo AB è il più recente di tutti, oltre che il più raro: è presente infatti in meno del 5% della popolazione. La sua comparsa è stata collocata circa 1000-1200 anni fa, quando l’Impero Romano fu invaso dai barbari e il sangue di tipo A si mescolò con quello di tipo B. Questo gruppo sanguigno ha caratteristiche complesse e contraddittorie: eredita infatti le tolleranze di entrambi i gruppi di origine, ma non ha gli anticorpi di nessuno dei due, cosa che lo rende al tempo stesso resistente e vulnerabile. Secondo queste teorie gli appartenenti ai vari gruppi sanguigni dovrebbero seguire un'alimentazione il più vicino possibile a quella delle origini per ciascun gruppo.

Questo tipo di dieta è stata da più parti criticata e messa in Dubbio, accusata di non avere reali basi scientifiche. Quanto è attendibile? Non esistono ad oggi vere e proprie evidenze scientifiche che possano confermare la teoria della “dieta basata sul gruppo sanguigno”. Certamente è necessario valutare sempre con attenzione qualsiasi tipo di dieta seguita al fine di evitare carenze alimentari, legate alla restrizione nell’assunzione di certe tipologie di alimenti, con possibili ripercussioni sull’organismo e quindi sulla salute. Una dieta equilibrata, senza eccessi ma che prevede l’introduzione di tutti i principi nutritivi necessari all’organismo (carboidrati, proteine, grassi, vitamine, oligoelementi etc.) è sicuramente la dieta più idonea. Nel corso dei millenni l’alimentazione dell’uomo è profondamente cambiata e ancor oggi è in evoluzione e inoltre differisce notevolmente in base all’area geografica (la cucina asiatica è estremamente diversa da quella occidentale) ma è anche cambiata la struttura dello stomaco umano in adattamento all’ambiente circostante e al cambio di alimentazione (secondo diversi studi migliaia di anni fa la forma e le dimensioni dello stomaco umano erano diversi rispetto ad oggi).

renti) sarebbe utile eseguire una visita con un nutrizionista per valutare la tipologia di dieta e soprattutto il consumo di certi alimenti che assunti in dosi eccessive per l’organismo creano una situazione di sovraccarico. Numerosi sintomi di natura generica che spesso vengono attribuiti ad altre cause, dai problemi intestinali e digestivi fino a insonnia, irritazioni cutanee e capogiri, gonfiore, pesantezza, ritenzione idrica, problematiche respiratorie sono spesso riconducibili a un’intolleranza alimentare. Basti pensare che in Italia, il 60% della popolazione ad esempio è intollerante al lattosio, ma la maggior parte ignora tale intolleranza.

Gruppo sanguigno a parte, esiste un modo per scoprire quale sia l’alimentazione più adatta alla singola persona? Rivolgendosi ad esperti dietologi e nutrizionisti è possibile avere indicazioni sulla tipologia di dieta più adatta per età, attività fisica svolta, stile di vita e soprattutto per la presenza di patologie o disturbi. Molte patologie richiedono una dieta specifica e l’importanza degli alimenti non va sottovalutata. Per le persone affette da disturbi di varia natura (per lo più disturbi gastro intestinali ma anche cefalee ricorBergamo Salute

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IN ARMONIA

PSICOLOGIA

È UN'INGIUSTIZIA, PERÒ!

La sindrome di Calimero: il vittimismo patologico a cura di MARIA CASTELLANO

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uando nella vita capita di subire delle circostanze negative, spesso, ci si sente come Calimero, il pulcino “piccolo e nero”, protagonista di un cartone animato degli anni '70, che, spesso, si trovava solo e abbandonato a subire delle situazioni difficili, ritenute, per lui, delle ingiustizie. «Ci sono persone che, spesso, si lamentano e ripetono frasi del tipo “capitano tutte a me” “pago sempre io per gli altri” - “sono sempre sfortunato” e vengono ritenute vittime. È necessario, prima di addentrarsi in questo argomento, fare una distinzione tra vittima e vittimista» osserva la dottoressa Emanuela Zini, psicologa.

DOTT. SSA EMANUELA ZINI Psicologo e Psicoterapeuta - Studio Maieutiké di Brembate Sopra E Studio Mazzini di Bergamo -

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Dottoressa Zini, quali sono le caratteristiche e gli atteggiamenti che permettono di riconoscere un vittimista rispetto a “semplice” vittima? La vittima non usa ciò che gli succede per manipolare gli altri, a differenza del vittimista, che vive la realtà e ciò che gli succede in maniera distorta. Chi soffre di vittimismo patologico ha difficoltà ad esprimere le ansie, i dolori e le preoccupazioni senza dover sempre affliggere gli altri e se stesso. In particolare, le caratteristiche del vittimista patologico sono: 1. persistente e involontaria sfiducia verso le possibilità positive della vita (pessimismo); 2. meccanismi di difesa disfunzionali (negazione, proiezione); 3. bassa autostima; 4. mancanza di senso autocritico; 5. incapacità di assumersi responsabilità; Inoltre, il vittimista patologico esprime il malessere in modo fru-

strante e anche con modalità aggressive verso chi cerca di essere di aiuto. L'altro, nel suo immaginario, infatti dovrebbe essere capace di risolvere i suoi problemi ed essere


CALIMERO È un personaggio dell'animazione pubblicitaria italiana, un pulcino piccolo e nero, apparso per la prima volta in “Carosello” nel 1963. Essendo caduto nella fuliggine diventa nero e non viene più riconosciuto dalla madre, vive qualche piccola disavventura ma, grazie al detersivo pubblicizzato, torna a essere bianco e contento. Calimero fu popolare per tutti gli anni sessanta-settanta, tanto da far entrare nel lessico collettivo sia il nome del personaggio, sia alcune sue frasi come "Eh, che maniere! Qui tutti ce l'hanno con me perché io sono piccolo e nero... è un'ingiustizia però".

costantemente presente. In realtà il vittimista patologico non riesce a costruire delle relazioni di fiducia e teme che l'altro non lo voglia aiutare v e r a mente. Questo potrebbe dipendere da un'infanzia caratterizzata da relazioni di attaccamento ambivalenti e di sfiducia, che hanno portato la persona a sviluppare un'idea di non valore o di non meritare, per esempio, l’affetto. è come se alla persona adulta vittimista fosse mancato, durante l’infanzia, affetto, riconoscimento o considerazione adeguate. Tutto ciò ha portato ad un complicato sviluppo della propria identità, minando anche delle caratteristiche quali l’autostima.

Il vittimismo patologico può essere considerato un vero e proprio disturbo psicologico e come tale richiedere una terapia? In realtà non esiste una classificazione diagnostica per il vittimista patologico, ma si potrebbe avvicinare alla Sindrome di Munchausen: una malattia mentale e del comportamento rara, che porta la persona a dolersi per disturbi e sintomi inventati con l'intento di mettersi al centro dell'attenzione. Le modalità del vittimista patologico rendono lo stesso un tiranno relazionale: tiene in pugno le persone che lo assecondano, per senso di colpa o compatimento. Ciò che vuole ricevere sono ascolto, protezione e indulgenza, se non riesce a ottenere ciò diventa aggressivo, colpevolizzando gli altri e aumentando la percezione di tradimento. Per queste ragioni il vittimista patologico può avere delle caratteristiche similari al narcisismo patologico: viene esaltato il proprio Io, in questo caso, attraverso la sofferenza che viene spesso ingigantita, iper-esibita, a volte simulata.

In che modo se ne può uscire? Per aiutare un vittimista patologico è necessario lavorare su diversi fronti, alcuni di questi sono: 1. ridimensionare i pensieri negativi e legati al passato, basandosi su una prospettiva positiva ottimistica, reale; 2. lavorare sul senso di autoefficacia e sulle proprie capacità interne; 3. potenziare l’autostima; 4. aiutare la persona a costruire rapporti di fiducia con gli altri. Quello che il vittimista patologico dovrebbe riuscire ad acquisire con il tempo è che nella vita ci saranno sempre delle situazioni difficili da affrontare, ma la chiave giusta sta nel sapere che ognuno di noi ha un libero arbitrio che consiste nel giusto atteggiamento da assumere di fronte alle problematiche della vita. Le persone vicine al vittimista patologico possono continuare a offrire il loro aiuto per la risoluzione delle preoccupazioni, ma è necessario che non diano troppo peso alle lamentele e che non si facciano investire dai sensi di colpa e dalle manipolazioni affettive del vittimista, questo per spezzare il circolo vizioso tra i ruoli di Persecutore/Salvatore. È utile aiutare il vittimista patologico a comprendere le sue difficoltà e a farsi supportare da uno specialista. Non dimentichiamo che il vittimista patologico è una persona che può aver avuto in passato storie dolorose, che necessita di affetto e comprensione e che non ha delle capacità di resilienza. (In ambito psicologico per resilienza si intende la capacità di far fronte in modo positivo a eventi traumatici e riorganizzare la propria vita davanti alle difficoltà) Bergamo Salute

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IN ARMONIA

COPPIA

GENERAZIONE SNEET

i nuovi single che non cercano l'amore Gli italiani soli sono quasi 7 milioni, il 41% in più rispetto a 10 anni fa. I motivi? Tanti e diversi, ma c’è anche chi ha chiuso (o almeno crede) con l’altro sesso

a cura di ELENA BUONANNO

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on sono né sposati né fidanzati. Non sono a caccia di una relazione, né del grande amore né di flirt passeggeri. Preferiscono stare da soli. Sono gli Sneet cioè “Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying”. In altre parole persone che vivono da sole, non sono fidanzate e non sono alla ricerca di una persona con la quale condividere dei progetti di vita né alla ricerca di relazioni occasionali, felici e convinti del proprio stile di vita da single. Secondo l’ultimo censimento Istat del 2015, gli italiani single sarebbero oltre sette milioni con un aumento di circa quaranta per cento rispetto a dieci anni fa. Insomma un fenomeno tutt’altro che marginale, molto diffuso anche nel resto dei Paesi occidentali. Ma da cosa deriva questa scelta così netta? È possibile davvero essere felici rinunciando del tutto alla vita di coppia? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Tania Fedrici, psicologa e psicoterapeuta.

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Bergamo Salute

Dottoressa Fedrici, che cosa sta alla base di un tale atteggiamento? Senza dubbio la decisione di non addentrarsi in nuove relazioni può essere dovuta a precedenti esperienze finite male che possono avere lasciato degli importanti traumi emotivi che in alcuni casi non vengono superati. In queste situazioni le persone preferiscono ripiegare sulla propria individualità coltivando altri interessi e cercando di prendersi cura di se stessi da soli. Questo atteggiamento difensivo può essere temporaneo e serve per recuperare alcuni aspetti della propria autostima, o definitivo. Se la persona decide di non investire nelle relazioni amorose per tutta la vita, la scelta si pone come più complessa anche dal punto di vista psicologico poiché significa che il trauma di relazioni passate non riuscite è andato a modificare valori e visioni della persona in maniera definitiva. Un altro aspetto su cui

riflettere è senza dubbio culturale ed è con ogni probabilità legato al momento storico che stiamo vivendo, un'epoca nella quale l’individualismo, la cura di sé e la difficoltà a rinunciare ai propri spazi ed abitudini sembrano essere aspetti imprescindibili per il nostro benessere. La prospettiva di una relazione obbliga necessariamente all’integrazione e ad alcune rinunce personali. Nella relazione inoltre si corre il rischio del cambiamento, della frustrazione e della delusione. Questo tipo di decisione potrebbe suggerire anche una forte paura di rischiare di stare male nella relazione, una nonaccettazione del fatto che il legame amoroso potrebbe non rispettare le aspettative personali e una forte paura di sofferenza in termini generali. Esiste infine la tendenza a concentrarsi maggiormente sugli aspetti negativi e senza dubbio faticosi delle relazioni interpersonali tralasciando il fatto che stare nella


relazione con altri resta un bisogno primario e con effetti del tutto positivi! Ma se la relazione con gli altri è un bisogno primario, come si può pensare di essere davvero felici e appagati scegliendo di vivere per sempre da soli, a tutti i costi, senza una persona con cui condividere la propria esistenza? Non è in quale modo "contro natura"? Gli Sneet per definizione ripiegano su altre attività il proprio nutrimento relazionale coltivando ad esempio un maggior numero di relazioni amicali e partecipando a diversi gruppi attraverso le più disparate attività. Così facendo verrebbe mantenuto e soddisfatto il bisogno di stare nella relazione con altri senza però addentrarsi in una relazione amorosa esclusiva.

Nella vita però non si sa mai e può capitare, magari proprio quando meno ce lo si aspetta, di innamorarsi Follemente. In questi casi come si può fare a "entrare" nel mondo dello/a sneet e soprattutto nelle sue abitudini? È vero. In alcuni casi però accade che in questo equilibro "perfetto" si insinui il colpo di fulmine per l'altro, un evento così improvviso e magari corrisposto che crea una crepa nel modo di vivere degli Sneet i quali si vedono costretti, se non vogliono rinunciare alla relazione, a ridefinire priorità e obiettivi. Spesso chi vive ritirato ha bisogno di tempo e di certezza prima di potersi affidare all'altro e possono essere frequenti momenti di chiusura e di freddezza che si alternano a brevi attimi di apertura e vicinanza. Solo un ascolto

empatico e la voglia di far crescere la relazione potrà portare nel tempo alla fiducia e alla vicinanza vera facendo uscire la persona dal proprio guscio e rendendola consapevole del fatto che può valere la pena di rischiare per l'altro.

DOTT.SSA TANIA FEDRICI Psicologa e Psicoterapeuta - PRESSO Studio di Psicologia Rebus Casirate d'Adda (Bg) Bergamo Salute

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IN FAMIGLIA

DOLCE ATTESA

PRURITO IN GRAVIDANZA Perché viene e come alleviare il fastidio a cura di MARIA CASTELLANO

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ra i disturbi che si manifestano durante la gravidanza, uno dei più frequenti è il prurito. Questo sintomo è per la maggior parte dei casi banale ma non deve essere mai sottovalutato ed è importante parlarne al proprio ginecologo, che indicherà la cura migliore per ogni singolo caso. Come ci spiega il dottor Francesco Clemente, ginecologo. Dottor Clemente, in che periodo della gravidanza tende a manifestarsi il problema? È soprattutto nel corso degli ultimi mesi di gravidanza che alla futura mamma può capitare di avvertire sul corpo un fastidioso prurito. In genere tende a localizzarsi sull’addome, seno e gambe e solo di rado

SE RIGUARDA LE PARTI “INTIME” Anche le emorroidi si manifestano con un prurito persistente: questo disturbo, frequente in gravidanza, è dovuto in gran parte alle modificazioni della gravidanza che coinvolgono anche i vasi sanguigni, determinando una dilatazione delle piccole vene che si trovano nella parete del canale anale. Per alleviare si possono applicare appositi preparati antiemorroidali.

si estende al resto del corpo. A seconda dell’origine, però, può anche manifestarsi nei primi mesi o dalla seconda metà in poi. Se compare verso la fine della gravidanza a cosa è dovuto? Se la pelle, oltre a prudere, tira, potrebbe essere uno degli effetti della tensione cui viene sottoposta nel corso dei nove mesi di gravidanza, soprattutto nell'ultimo trimestre, quando l'utero si ingrossa notevolmente. La pelle dell'addome, ma anche del seno e delle cosce, subisce un progressivo stiramento che finisce spesso per irritare la cute. Inoltre durante la gravidanza la notevole presenza nel sangue degli ormoni estrogeni e del progesterone provoca una maggiore ritenzione idrica. Così i tessuti impregnati di acqua si tendono più del solito e possono dare una sensazione di prurito nella parte bassa dell'addome, alle gambe e ai piedi. Quali rimedi si possono adottare per attenuare il fastidio in questo caso? Per rimediare a questo sintomo, normale in gravidanza, è fondamentale mantenere la pelle ben idratata: occorre quindi, a cominciare già dai primi mesi della gestazione, utilizzare tutti i giorni creme elasticizzanti e oli emollienti e idratanti, per rendere la pelle più “elastica” per contrastare il progressivo “stiramento”. I prodotti vanno applicati praticando lievi massaggi, utili a stimolare la circolazione sanguigna. Per alleviare il prurito inoltre è consigliabile utilizzare sulle zone interessate lozioni rinfrescanti (a base di lavanda, acqua di rose, bergamotto), oppure fare un bagno tiepido a base di amido di riso dal potere sfiammante. Se invece compare non solo nella fase finale, ma anche nelle fasi iniziali o a metà della gravidanza quale può essere l’origine? Soprattutto quando inizia a manifestarsi durante le prime fasi della gestazione, il

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prurito in gravidanza può essere sintomo di patologie più gravi. In questo caso la sensazione pruriginosa può essere collegata a patologie dermatologiche o allergie causate dall’indebolimento immunitario della madre, dovuto agli sbalzi ormonali tipici della gravidanza. Nel caso in cui il forte prurito sia accompagnato dalla comparsa di eruzioni cutanee con puntini rossi, principalmente su braccia, tronco e gambe, siamo in presenza di prurito gestazionale. Un’altra condizione frequente è la dermatite papulare, in cui il prurito si manifesta in maniera intensa, accompagnato da eruzioni cutanee. La causa che può destare più preoccupazione durante la gravidanza, con il manifestarsi del prurito, però, è la  colestasi gravidica. Questa patologia epatica insorge prevalentemente durante la seconda metà della gestazione ed è un disturbo legato al fegato. In particolare è dovuta a un’insufficienza del fegato transitoria e il prurito intenso a cui è associata è causato dall’accumulo dei sali biliari in circolo nel sangue poiché il fegato non riesce più a svolgere correttamente il suo lavoro. Ma possono essere pericolose per il bambino? Le patologie dermatologiche o allergie non sono pericolose per il bambino, anche se necessitano spesso di una cura farmacologica mirata ad alleviare il prurito e le lesioni cutanee. La colestasi gravidica, invece, può

DOTT. FRANCESCO CLEMENTE Specialista in Ostetricia e Ginecologia - PRESSO L'OSPEDALE M.O.A. LOCATELLI DI PIARIO -

causare alcuni problemi al feto. Per questo motivo deve essere sempre tenuta sotto continuo monitoraggio, con controlli periodici dal ginecologo per accertare che la gravidanza proceda senza problemi. Si può fare qualcosa per limitare i rischi? Per favorire l'eliminazione dei sali biliari è utilissimo bere molto, almeno due litri di acqua al giorno, e seguire una dieta evitando pasti speziati, i fritti, le salse e i salumi, ossia tutti quegli alimenti che richiedono un notevole impegno da parte del fegato. In caso di necessità il medico prescriverà farmaci che riattivano la funzione di filtro del fegato e quelli che eliminano il fastidioso sintomo (antistaminici).

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BAMBINI

MENINGITE

la miglior prevenzione è il vaccino

a cura di MARIA CASTELLANO

È

una delle malattie che fa più paura ai genitori. Anche se rara, infatti, la meningite può essere grave e anche mortale. Colpisce in particolare i bambini, ma non solo, come testimoniano gli ultimi fatti di cronaca che hanno visto coinvolti anche giovani e adulti. Come riconoscerla tempestivamente? Come proteggersi? Ne parliamo con il dottor Maurizio Ruggeri, pediatra. Dottor Ruggeri, che cos'è la meningite? Si tratta di un'infiammazione delle meningi, cioè delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La forma più comune è quella di origine virale, causata cioè da virus, che è anche la meno pericolosa: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica, invece, è causata da batteri ed è molto più seria. Quelli maggiormente coinvolti sono: lo Pneumococco (40% circa) e il Meningococco (35%). Il resto è dovuto a Haemophilus Influenzae (2%) e altri agenti batterici (17%). All’interno delle forme da Meningococco, il 69% delle forme è legato a Meningococco B. Può causare gravi sintomi neurologici che possono portare, sia pure di rado, anche a gravi complicanze come sordità, ritardo mentale e paralisi, e, in situazioni estreme, anche alla morte.

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Qual è l’età più colpita e con quale frequenza si manifesta? L’età più colpita è la prima infanzia e l’adolescenza. Ma la malattia può colpire anche gli adulti. È comunque una malattia con un’incidenza molto bassa, seppur in lievissima crescita negli ultimi anni. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2014 l’incidenza della malattia causata da Meningococco in Italia è stata di 0,27 casi ogni 100 mila abitanti (163 in tutto), quella dello pneumococco di 1,57 casi ogni 100 mila abitanti (952) e quella di Haemophilus Influenzae di 0,17 casi ogni 100 mila abitanti. Quali sintomi possono far sospettare la malattia? Nel lattante di solito la malattia si manifesta con febbre elevata, pianto lamentoso o stridulo, sonnolenza, difficoltà all’alimentazione, irritabilità e difficoltà a essere calmato, vomito, difficoltà nella respirazione (per esempio respiro velocizzato), rigonfiamento della fontanella anteriore, che può anche risultare pulsante. Con l’aumentare dell’età del bambino i sintomi diventano più simili a quelli dell’adulto e possono includere febbre alta, vomito, nausea e diarrea, mal di testa, irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale), irritabilità alla luce, confu-


I vaccini contro la meninigite sono ben tollerati e privi di effetti collaterali significativi, tranne quelli comuni alle altre vaccinazioni, come febbre o dolore nel punto di iniezione

lombare. Questo esame dà informazioni sia sul tipo di meningite sia sul germe che l’ha causata ed è una procedura che deve essere necessariamente eseguita in ospedale. Come fare se si è stati in contatto con un soggetto malato? In caso di meningite batterica chi ha frequentato più da vicino il malato dovrebbero sottoporsi a profilassi antibiotica e a sorveglianza nel tempo. È comunque importante sottolineare che affinché il contagio avvenga è necessario essere stati a contatto stretto e prolungato con una persona infetta o con un portatore sano. Quale prevenzione si può attuare? L’arma migliore che abbiamo a disposizione per prevenire la meningite è la vaccinazione, che è in grado di conferire protezione sia al singolo individuo vaccinato sia, in modo indiretto, a tutta la comunità, riducendo la circolazione del microrganismo. Un’elevata copertura vaccinale per i microrganismi responsabili di meningite è vincente se si vuole davvero prevenire l’insorgenza della malattia. Quali vaccini esistono per le meningiti? Esistono vaccini contro lo Pneumococco, Haemophilus di tipo B, e contro il Meningococco di tipo C e di tipo B.

sione mentale, aggressività e convulsioni. In alcuni casi possono manifestarsi macchie sulla pelle il cui numero tende ad aumentare in breve tempo. Questo si verifica quando il batterio è entrato nel circolo sanguigno: l'infezione diffusa prende il nome di sepsi ed è particolarmente pericolosa. La diagnosi di meningite comunque può essere accertata solo con specifici esami del sangue e con l’esame del liquido cerebrospinale, un liquido che bagna cervello e midollo spinale e può essere prelevato attraverso una puntura

DOTT. MAURIZIO RUGGERI Specialista in pediatria - responsabile della Pediatria d'urgenza ASST Papa Giovanni XXIII bergamo -

Quali vaccinazioni contro la meningite sono offerte nella Regione Lombardia e con quali modalità? Il calendario vaccinale della Lombardia prevede l’offerta gratuita ai nuovi nati dei vaccini contro le malattie batteriche da Haemophilus B, Pneumococco, Meningococco C (fino ai 18 anni per chi non fosse stato vaccinato in precedenza) e, dai nati del 2017, Meningococco B. A partire da quest'anno inoltre tutti gli assistiti nati prima del 2016 hanno la possibilità di accedere tutti alla vaccinazione contro il Meningococco B con la formula del co-pagamento. La Regione Lombardia ATTUALMENTE STA PRESENTANDO una situazione di rischio particolare? Negli ultimi anni il numero complessivo dei casi presenta una piccola variabilità tra un anno e l’altro ma tendenzialmente stazionaria. Nel 2016 nella nostra Regione sono stati registrati 33 casi di meningite, 31 nel 2015. Non ci sono al momento situazioni di rischio particolare nel nostro territorio. Anche a livello italiano il Ministero della Salute ha comunicato che in Italia nel 2016 sono stati segnalati 178 casi di meningite da Meningococco, con un’incidenza in lieve aumento rispetto al triennio 2012-14, ma in diminuzione rispetto al 2015. Bergamo Salute

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in forma

FITNESS

PATTINAGGIO SU GHIACCIO

per un corpo e una mente “in linea” a cura di LELLA FONSECA

N

ato nel Nord Europa secoli fa come mezzo per spostarsi su canali e fiumi ghiacciati che tagliavano le città, con il tempo il pattinaggio su ghiaccio si è trasformato in una disciplina sportiva. Tradizionalmente poco praticato in Italia, oggi è sempre più diffuso soprattutto fra i giovanissimi, complici i successi di campionesse azzurre come Carolina Kostner, ma anche perché molte città, come Bergamo, si sono arricchite di moderne strutture per questa attività, a cui si aggiungono piste di pattinaggio temporanee all'aperto che si affollano durante le vacanze natalizie. Per saperne di più abbiamo incontrato Tiziana Rosaspina, allenatrice di IceLab, il nuovissimo pattinaggio della nostra città, che si estende su una superficie di 5mila metri quadrati e comprende una pista regolamentare e una più piccola, entrambe utilizzate per i corsi e per il pubblico.

TIZIANA ROSASPINA Allenatrice di terzo livello - PRESSO ICELAB BERGAMO -

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a quale età si può cominciare a pattinare sul ghiaccio? A tre-quattro anni si comincia a “camminare sul ghiaccio”, a sviluppare l'equilibrio e poi si inizia a scivolare sulla lame. La facilità di apprendimento della tecnica in questa fase varia molto da bambino a bambino, a seconda dello sviluppo psicomotorio generale. Ci sono scuole di vario ordine a Bergamo, a partire dalla scuola materna, che seguono i nostri corsi, come attività di educazione fisica esterna in alternativa alla classica piscina. Soprattutto pensando ai più piccoli, è pericoloso? Servono protezioni? Certo si può cadere o subire contusioni, in particolare a polsi e caviglie, ma questi infortuni sono poco frequenti, anche perché un aspetto dell'insegnamento è imparare a cadere in modo da limitare i danni, un po' come accade per il portiere nel calcio. Quando facciamo i corsi scolastici ci sono Istituti che richiedono l'uso del casco per tutti i partecipanti, ma non è la norma. Ci sono anche adulti che decidono di iniziare a praticare il pattinaggio su ghiaccio? Sì. Pattinando una-due volte la settimana in una stagione si riesce a imparare a scivolare avanti e indietro (i cosiddetti “limoni”, per la forma sul ghiaccio che le lame lasciano andando all'indietro), curvare e a fare qualche figura semplice come l'angelo o qualche salto.


LE DISCIPLINE Nel pattinaggio su ghiaccio moderno si distinguono due discipline: il pattinaggio di velocità e il pattinaggio artistico.

Chi aveva pattinato in giovane età e volesse riprendere riparte quasi da zero o si ricorda facilmente? Dipende molto da quello che si era imparato da piccoli. Se si era arrivati a curvare e fare qualche figura si riprende con una certa facilità, ma se si era praticato il pattinaggio molto saltuariamente è come se si ripartisse da zero. Bisogna poi tenere conto che l'adulto in genere è più rigido e ha più paura di cadere, il che rallenta l'apprendimento rispetto ai più giovani.

Per i giovani che vogliono intraprendere l'attività agonistica qual è l'impegno? Se si decide di praticare seriamente il pattinaggio artistico si devono dedicare da 6 a 12 ore settimanali, in gruppi di 3-4 bambini per insegnante all'inizio e più avanti con un insegnate individuale. Quali sono i benefici a livello fisico? Il pattinaggio migliora l'equilibrio e la coordinazione motoria, aumenta la potenza e la muscolatura delle gambe. In realtà, però, i benefici riguardano tutto il corpo: le parti più interessate sono certamente gambe, cosce e glutei ma anche i muscoli delle braccia sono indispensabili a mantenere un corretto equilibrio sulla pista, così come i muscoli addominali e della schiena. Si può quindi considerare uno sport completo, al pari del nuoto e della danza. Trattandosi poi di una attività aerobica, ha un effetto positivo sull'apparato cardiocircolatorio e respiratorio, aiuta a bruciare i grassi e quindi a dimagrire e per questo spesso viene consigliato ai bambini che tendono al sovrappeso e all’obesità. Per quanto riguarda i più piccoli è anche uno sport decisamente educativo, poiché allena la costanza e richiede concentrazione e disciplina. Le bambine ad esempio, come nella danza, devono venire a lezione con i capelli ben legati, l'uniforme in ordine etc. e imparano che non possono entrare in pista se non si rispettano queste regole.

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BELLEZZA

M

fatti bella

con le api! I prodotti dell’alveare fin dall’antichità sono usati per preparare molti cosmetici naturali ed efficaci, dallo shampoo alla crema antirughe a cura di GIULIA SAMMARCO

iele, polline, pappa reale, propoli, cera. Sin dall'antichità, ovvero già ai tempi degli antichi Egizi e prima ancora, l'uomo è riuscito a utilizzare tutti i prodotti dell'alveare. E lo ha fatto sia a scopo curativo sia cosmetico. Anche oggi sono molte le “applicazioni” di questi prodotti, da soli o in associazione con altri, contro problemi di salute (uno su tutti il miele per lenire ed attenuare la tosse) o per la cura di sé. «Tutti i prodotti dell’alveare sono da tempo utilizzati per la preparazione di creme, unguenti, maschere, bagni rigeneranti, shampoo, e linimento per il corpo perché hanno proprietà nutrienti, rigeneranti, lenitive e protettive della pelle del corpo e del viso» conferma Ida Martellini, erborista ed esperta in apicoltura. Cerchiamo, con il suo aiuto, di conoscerli meglio. Cominciamo dal miele, forse il più conosciuto e utilizzato. Come può trasformarsi in alleato di bellezza? Sotto il profilo cosmetico, può servire per maschere nutrienti usato in purezza oppure miscelato ad altri ingredienti come olio d'oliva, oli essenziali, argilla, yogurt e panna. Un esempio per le pelli impure e acneiche: si può miscelare insieme al miele l'argilla e lo yogurt con olio essenziale di rosmarino per poter disinfettare e cicatrizzare brufoli e punti neri; per una pelle secca e matura si usa invece il miele con yogurt, olio extravergine di oliva e olio essenziale di Ylang Ylang. Anche per il corpo il miele è un ottimo rigenerante e idratante, ideale per veicolare gli oli essenziali nell'acqua calda del bagno. L'uso del miele in cosmetica viene preso in considerazione anche dall'industria cosmetica per la preparazione di creme per il viso, per le mani e per il corpo e negli shampoo nutrienti per capelli. Polline, pappa reale e cera d’api, invece, che proprietà cosmetiche Hanno? Il polline è utilizzato soprattutto per la preparazione di creme per il viso rimineralizzanti e vitaminiche. La pappa reale è presente principalmente nelle preparazioni di creme per il viso antirughe e rigeneranti e negli shampoo nutrienti per capelli. Si può preparare un'ottima maschera nutriente per il viso unendola al

La cera d’api protegge la pelle dagli agenti esterni, tra cui il freddo, con una “pellicola” impermeabile che lascia la pelle morbida, aiutando anche a prevenire le rughe 32

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miele. La cera d'api è l'ingrediente per eccellenza alla base di preparazioni cosmetiche naturali quali creme per la pelle, linimenti e unguenti perché dà la possibilità di emulsionare qualsiasi tipo di olio e olii essenziali e avere un prodotto molto lenitivo, idratante e protettivo per tutti i tipi di pelle, specie quelle sensibili e delicate. È l'unico prodotto non commestibile della linea alveare ma si può comunque utilizzare in bocca per curare le gengive infiammate. Finiamo questa carrellata con la propoli, sempre più spesso consigliata come rimedio ad esempio per cicatrizzare la pelle … La propoli è elaborata dalle api che la ricavano delle resine di alcune piante e merita una particolare descrizione perché le proprietà di questo meraviglioso prodotto sono davvero molte e interessanti: è antibatterica, antisettica e cicatrizzante. Ha avuto un posto importante nelle antiche culture del Mediterraneo e dei popoli balcanici. Gli antichi Egizi la utilizzavano insieme ad altri ingredienti per la conservazione delle mummie nelle loro tombe, questo per poter capire l'importanza delle sue proprietà conservative. Non tutti sanno che la propoli è un ingrediente fondamentale per la protezione del legno negli strumenti musicali a corde specie per i violini. Osservando le api l'uomo ha potuto capire le proprietà di questo

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prodotto dall'utilizzo che loro stesse ne facevano cioè “verniciando” tutte le superfici interne dell'arnia garantendo così un ambiente asettico. La propoli, oltre a un utilizzo fitoterapico per le vie respiratorie e per tutto il tratto gastroenterico, è utilizzata come disinfettante, antisettico e cicatrizzante nella composizione di creme, pomate e unguenti per pelli grasse e acneiche e per pelli screpolate e irritate.

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Torta di farina di castagne, cioccolato e mele

E

DOLC

Una dolce coccola invernale, ideale anche per bambini, celiaci e intolleranti al lattosio by Mirko Ronzoni Ingredienti 100 GR. FARINA DI CASTAGNE 100 GR. DI FARINA DI RISO 3 UOVA 3 MELE SBUCCIATE E TAGLIATE A CUBETTI 5 CUCCHIAI DI MIELE 70 GR. CIOCCOLATO FONDENTE 1 CUCCHIAINO DI BICARBONATO 1/2 BICCHIERE DI OLIO DI SEMI DI GIRASOLE O MAIS 1/2 BICCHIERE DI LATTE DI SOIA 1/2 BICCHIERE DI RUM

PREPARAZIONE Preriscaldate il forno a 200°, tritate il cioccolato fondente in modo grossolano. In una bowl mischiate bene tutti gli ingredienti con uno sbattitore elettrico e per ultimo aggiungete il cioccolato spezzettato e con un cucchiaio di legno amalgamate. Infornate per circa 1 ora abbassando il forno a 180°C, controllate la cottura con uno stuzzicadenti. Quando l’impasto risulterà asciutto e non umido la torta sarà pronta da gustare.

MIRKO RONZONI

Chef di Goodfood Veg

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Anticamente le castagne erano chiamate "pane d'albero", una definizione, che la dice lunga sull'importanza che questo frutto ha avuto nell'alimentazione di tante persone, che, soprattutto in collina ed in montagna, sopravvivevano ai lunghi inverni cibandosi di prodotti come polenta e prodotti da forno confezionati con la farina di castagne. La castagna è un'ottima fonte di calorie e di importanti elementi nutritivi tra cui zuccheri, vitamine (B1, B2, PP e K , A, C ed E), minerali,Calcio, (Fosforo, Magnesio, Potassio). Ottima per i celiaci e per i vostri bambini e anche per chi è intollerante al lattosio!

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ALBINO • Caredent Galleria Commerciale Valseriana Center Via Marconi • Centro Integra Mente Via Provinciale 31 ALZANO LOMBARDO • Ospedale Pesenti Fenaroli Via Mazzini 88 • Rihabilita Via Provinciale 61 AZZANO SAN PAOLO • Fortimed Italia srl Via Cremasca 24 • Iro Medical Center Via del donatore Avis Aido 13 • Studio Odontoiatrico dott. Campana Via Castello 20 BERGAMO • ASST Papa Giovanni XXIII Piazza OMS 1 • ATS Bergamo Via Gallicciolli 4 (e tutti i distretti) • AVIS Via Leonardo da Vinci 4 • Bar Italia Via XXIV Maggio 58 (angolo Via Broseta) • Caredent c/o Galleria Commerciale Auchan • Cartolombarda Via Grumello 32 • Centro Acustico Italiano Via San Bernardino 33/C • Centro Medico Igea Via Quinto Alpini 6 • Centro Medico San Luca Via Quinto Alpini 6 • Centro Sportivo Piscine Italcementi Via Statuto 41 • Clinica Castelli Via Giuseppe Mazzini 11 • Dott.ssa Marta Barbieri Via Vincenzo Monti 11 • Dott. Diego Bonfanti Via Tasso 55 • Dott. Paolo Locatelli Via Dei Celestini 5/B • Dott. Paolo Paganelli Via A. Maj 26/D • Dott.ssa Grazia Manfredi Via Paglia 3 • Dott.ssa Tiziana Romano Via Garibaldi 4 • Fisioforma Via G. D’Alzano 5 • Habilita San Marco Piazza della Repubblica 10 • Ipasvi Via Rovelli 45 • L’ortopedia Via Bellini 45 • Medic Service Via Torino 13 • Medical Farma Via Borgo Palazzo 112 • Medici Insieme Via Tremana 11/B • Ordine dei Medici di Bergamo Via Manzù 25 • Ottica Isnenghi Piazza Matteotti 21 • Palamonti / CAI Via Pizzo della Presolana 15 • PrivatAssistenza Via dello Statuto 18/D • Porto di Telemaco Via Casalino 8 • Still Osteopathic Clinics Via Calzecchi Onesti 6 • Studio di Podologia dott. Tommaso Zanardi Via Suardi 51 • Studio dott.ssa Ost. Monica Vitali Via Camozzi 111 • Studio Medico Odontoiatrico dott. Vincenti & Vecchi Via Palazzolo 13 • Studio Odontoiatrico dott. Maggioni Maurizio Via Zelasco 1 BOLGARE • Studio Dentistico dott. Stefano Capoferri Via G. Verdi 6/A BONATE SOPRA • Ortopedia Tecnica Gasparini Via Toscanini 61 BONATE SOTTO • Habilita Laboratorio Analisi Mediche Via Vittorio Veneto 2 • PrivatAssistenza Via F.lli Calvi 8 BREMBATE SOPRA • Piscine Comunali Via Locatelli 36 CALCINATE • Ospedale F. M. Passi Piazza Ospedale 3 CASAZZA • Istituto Polispecialistico Bergamasco Via Nazionale 89 CASIRATE D'ADDA • Studio Psicologia Rebus Via del Lavatoio 1 (Via Dante) CASNIGO • Centro Sportivo Casnigo Via Lungoromna 2 CASSANO D'ADDA • Studio di Psicologia Via Milano 24/D CHIGNOLO D’ISOLA • Isola Medical Via Galileo Galilei 39/1 CLUSONE • Habilita Poliambulatorio Via N. Zucchelli 2 COLOGNO AL SERIO • Farmacia Comunale Piazza Garibaldi 6/A CREDARO • Porto di Telemaco Via Diaz 7 CURNO • Dott. Sergio Stabilini Via Emilia 12/A FIORANO AL SERIO • Grotte di sale La Luce Via Donatori di sangue 11 GAZZANIGA • Ospedale Briolini Via A. Manzoni 130 GORLE • Centro Medico MR Via Roma 32 GROMLONGO DI PALAZZAGO • Tata-o Via Gromlongo 20

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LEFFE • Studio Medico Dentistico Galbiati Via Europa 1/C LOVERE • Ospedale SS. Capitanio e Gerosa Via Martinoli 9 MOZZO • Centro Dentistico Lombardo Via Mozzi 20/G • Studio di Psicologia Relazionale dott. S. Gelfi Via Manzoni 20 NEMBRO • Dott. Antonio Barcella Via Locatelli 8 OSIO SOPRA • Studio Dermatologico dott.ssa M. L. Pozzi Via Manzoni 7 OSPITALETTO (BS) • Dott.ssa Mara Seiti Via famiglia Serlini Traversa III 16 PIARIO • Ospedale M.O. Antonio Locatelli Via Groppino 22 PIAZZA BREMBANA • Fondazione Don Stefano Palla Via Monte Sole 2 PONTE SAN PIETRO • Policlinico San Pietro Via Forlanini 15 PRESEZZO • Dott. Rolando Brembilla Via Vittorio Veneto 683 • Centro Medico Ponte Via San Clemente 54 ROMANO DI LOMBARDIA • Avalon Via R. Pigola 1 • Caredent Centro Commerciale Il Borgo • Ospedale Santissima Trinità Via San Francesco d’Assisi 12 • PrivatAssistenza Via Balilla 14 ROVETTA • Centro Sportivo Rovetta Via Papa Giovanni XXIII SAN GIOVANNI BIANCO • Ospedale Civile Via Castelli 5 SAN PAOLO D’ARGON • InsiemeAte Via Francesco Baracca 28 SAN PELLEGRINO TERME • Istituto Clinico Quarenghi Via San Carlo 70 SARNICO • Habilita Ospedale di Sarnico Via P. A. Faccanoni 6 SCANZOROSCIATE • Dott.ssa Sarah Viola Via Giassone 22 • Vega srl Via Aldo Moro 6 SERIATE • Caredent Via Italia 131 • Centro Medico San Giuseppe Via Marconi 11/A • Istituto Ottico Daminelli Via Italia 74 • Ospedale Bolognini Via Paderno 21 • PrivatAssistenza Via Italia 27 STEZZANO • Caredent c/o Centro Commerciale 2 Torri • Corpore Sano Smart Clinic c/o Centro Commerciale 2 Torri • Farmacia San Giovanni Via Dante 1 SPIRANO • Euphoria Dance School Viale Lombardia 15 TRESCORE BALNEARIO • Consultorio Familiare Zelinda Via F.lli Calvi 1 • Caredent Via Nazionale 46 • Ospedale S. Isidoro Via Ospedale 34 • Terme di Trescore Via Gramsci TREVIGLIO • Caredent Via Roma 2/A • Centro Diagnostico Treviglio Via Rossini 1 • Koala Amb. Polisp. Riabilitativo Via A. Crippa 19 • Krioplanet Via Pontirolo 18/C • Ospedale di Treviglio P.le Ospedale 1 • Porto di Telemaco Via Matteotti 11 • PrivatAssistenza Via Mazzini 10 TREVIOLO • B-life Via Piave 35/E URGNANO • Antica Farmacia Via Papa Giovanni XXIII 435 • Occhiali Prezzi Pazzi Via del Commercio 110 VILLONGO • Consultorio Familiare Zelinda Via Roma 35 VILLA D’ALMè • Caredent Via Roma 20/D • Farmacia Donati Via Roma 23 ZANICA • Dott. Paolo Fustinoni Via Libertà 99 • Farmacia Gualteri Piazza della Repubblica 1 ZINGONIA • Casa di Cura Habilita Via Bologna 1 • Policlinico San Marco Corso Europa 7


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ALTRE TERAPIE

Muscoli più elastici, meno dolore e anche meno cellulite

con il foam roller a cura di GIULIA SAMMARCO

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i chiama auto rilascio miofasciale (in inglese Self Myofascial Release, SMR) e promette di sciogliere tensioni muscolari, attenuare il dolore, rendere più elastici i muscoli con un “semplice” rullo di schiuma espansa. Certo è che negli ultimi anni questa tecnica è sempre più utilizzata dai professionisti della riabilitazione e del fitness. A testimoniarne la crescita c’è anche l’attenzione della letteratura scientifica sull’argomento. È di qualche mese fa, ad esempio, un’interessante ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista The International Journal of Sports Physical Therapy. Approfondiamo l'argomento con Massimo De Nardi, dottore in Scienza dello Sport. In che cosa consiste questa tecnica? L’auto rilascio miofasciale è una tecnica usata per migliorare la mobilità miofasciale (ovvero del sistema composto dai muscoli del corpo e dalle guaine di tessuto connettivale da cui sono avvolti). Viene comunemente effettuata tramite un rullo di schiuma espansa chiamato foam roller. Questo viene fatto rotolare a contatto con il distretto corporeo interessato, consentendo in questo modo un auto massaggio, regolabile per quanto riguarda la durata, la pressione esercitata e la velocità di rotolamento. Rotolando sul foam roller bisogna seguire sempre il senso di sviluppo del muscolo e fermarsi in coincidenza delle articolazioni, facendo lavorare in questo modo un solo distretto muscolare alla volta. La ricerca citata conferma che esistono prove che

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indicano come questi strumenti possono migliorare il range di movimento e il processo di recupero diminuendo gli effetti di dolore muscolare acuti e tardivi. Con il foam roller, la persona utilizza il proprio peso corporeo per applicare pressione ai tessuti molli durante il rollio. Quali benefici offre? La superficie del foam roller non è liscia ma presenta alcune zone rialzate che permettono, durante l’utilizzo, di andare a esercitare pressione in punti specifici del corpo e sciogliere così alcuni punti di tensione responsabili dei dolori, ma anche allungare le fibre muscolari per favorirne l’elasticità. Sia per gli atleti evoluti sia per gli sportivi amatoriali il foam roller è spesso utilizzato per migliorare il recupero e le prestazioni. Recentemente il foam roller si è trasformato, inoltre, in una pratica quotidiana per le persone a tutti i livelli di fitness. In questo caso, i vantaggi includono un miglioramento della circolazione del sangue (e quindi di pelle, muscoli, tendini e legamenti), un più efficiente scambio di nutrienti e di prodotti di scarto a livello cellulare e quindi una migliore funzione cellulare. Questo si traduce anche in una marcata riduzione della ritenzione idrica e della cel-

L’evoluzione del foam roller La novità sta nel RollShape, un innovativo macchinario che in automatico va a lavorare su tutti i distretti corporei con grande efficacia: una stimolazione all’ennesima potenza!

lulite. Nonostante la popolarità del SMR, però, gli effetti fisiologici sono ancora in fase di studio e non esiste un consenso per quanto riguarda il programma ottimale. Quanto dura una seduta e con che cadenza andrebbero fatte per avere risultati? Venti minuti al giorno di massaggi con il foam roller sono abbastanza per contribuire a ridurre notevolmente la cellulite. Per avere risultati duraturi nel tempo l’ideale è far rientrare l’utilizzo di questa tipologia di massaggio nella routine quotidiana.

DOTT. massimo de nardi Scienza dello Sport - DOTTORANDO IN NEUROSCIENZE -


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PATOLOGIE DELL’ORECCHIO NEGLI SPORT ACQUATICI PATOLOGIE NASO-SINUSALI

TRATTAMENTO DELLA RONCOPATIA (RUSSAMENTO)

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DOTT.SSA ALEXANDRA FEDERICA TOMMASI Specialista in Otorinolaringoiatria alexandratommasi@yahoo.it | mob. 345 8310880


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GUIDA ESAMI

COME RESPIRI?

Te lo dice la spirometria Semplice, economico, indolore ed efficace è l’esame principe per valutare il funzionamento dell’apparato respiratorio a cura di ELENA BUONANNO

è

il più comune e diffuso esame della funzione respiratoria. Utile per la diagnosi e il monitoraggio di numerose patologie dell’apparato respiratorio, dalla BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) all’asma, è consigliato anche per chi pratica attività sportiva intensa e per lo screening dei soggetti a rischio di sviluppare una patologia polmonare, in primis i fumatori. Parliamo della spirometria (letteralmente "misurazione del respiro"). E lo facciamo con il dottor Lamberto Maggi, pneumologo. Dottor Maggi, a cosa serve in particolare questo esame? La spirometria è l’esame che valuta il funzionamento del nostro apparato respiratorio. Permette di misurare quanta aria contengono i nostri polmoni (i volumi polmonari) e come questa aria si muove attraverso i nostri bronchi (i flussi aerei). Nelle modalità di esame più complesse, consente anche di valutare come l’aria contenuta negli alveoli polmonari passa nel sangue dei vasi polmonari (la Diffusione alveolo/capillare). Serve pertanto a valutare se i nostri bronchi sono liberi o parzialmente ostruiti da malattie ostruttive come la  Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) o l’asma, se i nostri polmoni sono iperdistesi come nell’enfisema polmonare  o sono ristretti come nelle fibrosi del tessuto polmonare. Permette di monitorare

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l’andamento nel tempo delle malattie polmonari croniche e la risposta alle terapie utilizzate e verificare se il nostro apparato respiratorio è in grado di affrontare interventi chirurgici o attività sportive impegnative. Inoltre di fondamentale importanza per individuare precocemente eventuali danni da agenti esterni, soprattutto il fumo di sigaretta, prima ancora dell’insorgenza di sintomi. Infine consente di valutare anche gli effetti che condizioni non strettamente polmonari, obesità, malformazioni della gabbia toracica, malattie neuromuscolari, possono avere sul funzionamento della nostra macchina respiratoria. Quando è consigliabile eseguirlo? Tutte le volte che abbiamo dei dubbi sull’efficienza del nostro apparato respiratorio, soprattutto quando avvertiamo dispnea, cioè quando ci sembra di avvertire fatica respiratoria, a riposo o sotto sforzo: anche una tosse molto prolungata nel tempo può essere la spia di un malfunzionamento del nostro apparato respiratorio. È un esame che tutti i fumatori oltre i 40 anni, soprattutto se presentano tosse persistente con catarro o difficoltà di respiro, dovrebbero eseguire. È l’esame fondamentale per fare diagnosi di BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), malattia che nel linguaggio comune chiamiamo bronchite cronica e/o enfisema polmonare: senza una spirometria non è possibile porre diagno-

si di BPCO né stabilirne la gravità del danno e la sua evoluzione nel tempo. Anche la diagnosi di asma è basata sulla spirometria: in questi casi può essere spesso necessario eseguire l’esame dopo un test di provocazione dell’asma, cioè quando abbiamo il sospetto di asma ma non riusciamo a dimostrarla nel momento dell’esame, la si provoca, facendo inalare un farmaco (in genere metacolina) che, senza alcun pericolo, induce un piccolo episodio asmatico che misureremo con la spirometria (test di provocazione bronchiale). In che cosa consiste praticamente? La spirometria  può essere svolta con modalità e apparecchiature diverse e con percorsi differenti in base ai quesiti diagnostici. Con gli strumenti più semplici il paziente deve respirare attraverso un boccaglio simile a quelli che si utilizzano nelle immersioni al mare, cercando di riempire al massimo i polmoni e quindi di svuotarli il più velocemente possibile. Se si utilizza invece una strumentazione più complessa, che si chiama cabina pletismografica, la persona si troverà comodamente seduta in una specie di cabina telefonica trasparente e dovrà compiere una serie di manovre inspiratorie ed espiratorie guidate dall’operatore. Con la  spirometria  semplice o curva flusso/volume, vengono misurati solo i gas “mobilizzabili” cioè quanta aria riusciamo a in-


Volume di riserva inspiratoria Volume corrente Volume di riserva espiratoria Volume residuo

COSA MISURA I principali parametri misurati dalla spirometria sono: FEV1 o VEMS, che indica la quantità di aria che riusciamo a espirare in un secondo con uno sforzo massimale: se i nostri bronchi sono chiusi, questo parametro sarà ridotto; VC o FVC, che indica quanta aria riusciamo a inspirare ed espirare con uno sforzo massimale, senza limiti di tempo.

spirare ed espirare con uno sforzo massimale e la velocità con cui riusciamo a muoverla. Questo tipo di valutazione rappresenta in genere un primo step della valutazione funzionale respiratoria. Quanto dura? L'esame della  spirometria globale pletismografica  ha una durata breve: 20 minuti circa ma dipende molto dal grado di collaborazione da parte del paziente e dal numero degli step successivi eseguiti. Di norma, il risultato dell’esame viene fornito nella stessa seduta di esecuzione.

Bisogna seguire preparazioni particolari? No, non è necessaria alcuna preparazione specifica. Se il paziente assume farmaci per patologie respiratorie, in particolare broncodilatatori, dovrà chiedere al medico che prescrive l’esame se la terapia deve essere sospesa: l’esame può essere infatti richiesto per valutare lo stato di salute prima di una terapia ma anche per valutare la risposta a una terapia. Ha controindicazioni, rischi o effetti collaterali? Non è un esame né doloroso, né pericoloso. Non esistono limiti di età se non quelli legati alla capacità di eseguire le manovre richieste. Nelle modalità di spirometria semplice, può essere eseguito anche nei bambini (in genere dai 5-6 anni d’età). In presenza di alcune situazioni, prima di procedere viene richiesta una valutazione preventiva del medico pneumologo. Sono controindicazioni assolute: • infarto del miocardio e ictus cerebri recenti (nelle 6 settimane precedenti); • emottisi; • ostruzione carotidea severa; • deterioramento cognitivo; • psicosi e comunque tutte le si-

tuazioni che non permettano una comprensione delle manovre richieste. In caso di riscontro di anomalie come si procede? In genere si effettua una valutazione più complessiva con l’esecuzione di una spirometria completa con la cabina pletismografia che permette di misurare anche la quota di aria che rimane nei nostri polmoni dopo un’espirazione massimale, cioè il volume residuo: questa determinazione è molto importante per valutare il grado di ipersufflazione dei nostri polmoni, concetto che possiamo semplificare come grado di enfisema.

DOTT. LAMBERTO MAGGI Specialista in Pneumologia - PRESSO HUMANITAS GAVAZZENI BERGAMO Bergamo Salute

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ANIMALI

DISPLASIA DEL GINOCCHIO NEL CANE Come riconoscerla e curarla

a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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olpisce in particolare alcune razze, come i Carlini, i Terrier e i Bulldog. Può essere più o meno grave ma nella maggior parte dei casi causa comunque zoppia. È la displasia del ginocchio, patologia congenita per la quale l’unica cura è rappresentata dalla chirurgia. Come riconoscerla? Come prevenirla? È sempre necessario intervenire? Ce lo spiega il dottor Mario Di Franco, veterinario. Dottor Di Franco, che cosa è la displasia del ginocchio? Con il termine “displasia del ginocchio” s'intende una patologia che colpisce un grandissimo numero di razze con gravità e sintomatologia variabile da soggetto a soggetto. In particolare è rappresentata dalla lussazione della rotula, condizione patologica in cui la rotula non scorre più nella sua sede fisiologica (solco trocleare), ma si trova medialmente (lussazione mediale) o lateralmente a essa (lussazione laterale). Si tratta di una patologia congenita ed ereditaria, che si manifesta nella maggior parte dei casi in assenza di traumi ma a causa del non corretto sviluppo delle ossa dell'articolazione del ginocchio e allineamento delle ossa dell'arto posteriore. Quali sono le razze più a rischio? La lussazione della rotula può colpire cani di ogni razza, ma i cani di

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piccola taglia sono i più soggetti a questa patologia. Tra questi Maltesi, Bolognesi, Carlini, Barboncini nani e toy, Pinscher, Chihuahua, Bichon frisé, Terrier, Cavalier king charles spaniel, Bulldog francese etc… Le razze di taglia grande più colpite sono: Bulldog, Pittbull, Labrador, Boxer, Mastini etc.. Solitamente i cani di taglia piccola sono affetti maggiormente dalla lussazione mediale della rotula. Al contrario i cani di taglia grande sono predisposti alla lussazione laterale della rotula. Con che tipo di sintomi si manifesta? Il sintomo maggiormente riscontrabile in un cane affetto da displasia del ginocchio è la zoppia. Questa può essere intermittente

o costante in base alla gravità e al grado di lussazione. A seguito di una visita ortopedica si può definire il grado di lussazione della rotula che va dal primo al quarto grado in base al posizionamento della rotula e alla gravità della patologia. Spesso oltre alla zoppia è presente un atteggiamento tipico del cane che si rifiuta di estendere o flettere l'arto colpito: questo evita che la rotula possa “slittare” fuori o dentro la sua sede anatomica, quindi provocare dolore. Come si diagnostica? Una visita ortopedica specialistica può accertare la presenza o meno della patologia. La diagnosi non è assolutamente invasiva e non comporta nessun esame strumentale, fastidio o dolore per il cane ma so-

L’unica prevenzione: la diagnosi precocE L'unico modo per prevenire la displasia del ginocchio è quella di non far riprodurre soggetti affetti da questa patologia. Oggi è possibile testare e certificare ufficialmente la presenza o meno della lussazione della rotula (da parte di medici veterinari accreditati), in modo tale da evitare sempre più che cani geneticamente affetti da questa patologia possano riprodursi e con loro possano riprodursi anche questi difetti genetici, dando alla luce cuccioli gravemente malati. È sempre corretto, quindi, fare controllare sin da cucciolo il proprio cane per escludere questa e altre patologie congenite ereditarie. Una visita ortopedica può rapidamente togliere ogni sospetto o confermare la patologia. In caso di patologia confermata è necessario scegliere l'approccio risolutivo più adatto e successivamente escludere dalla riproduzione il cane colpito da displasia del ginocchio.


lamente un’accurata visita clinica ortopedica. Già durante le prime vaccinazioni del cucciolo sarebbe opportuno che il medico veterinario effettuasse un controllo delle ginocchia per escludere o diagnosticare in tempo questa patologia. Questa patologia infatti può insorgere molto presto, già dalle prime settimane di vita del cane o anche essere riscontrata occasionalmente in cani adulti non sintomatici. Una volta accertata che cosa si può fare? La displasia del ginocchio trova risoluzione con l’intervento chirurgico che consiste nel riallineare la rotula nella sua corretta sede anatomica attraverso diverse tecniche in base alla gravità della displasia (la classificazione del grado di displasia è fondamentale per la scelta del giusto intervento correttivo). La chirurgia per la lussazione della rotula per essere efficace deve comprendere le

seguenti tecniche: la plastica del solco trocleare, la trasposizione della cresta tibiale e l'embricazione (rinforzo) della capsula articolare. L'associazione di tutte queste tecniche chirurgiche garantisce un’adeguata stabilizzazione della rotula nella sua sede e la risoluzione della patologia. Infatti non effettuando un intervento chirurgico completo (associazione di tre tecniche) si rischiano spesso recidive, lussazioni con conseguente ritorno della zoppia. Nei casi più gravi, la displasia del ginocchio è data da deformità ossee e l'intervento chirurgico è molto più complesso e comporta interventi di osteotomie (letteralmente “tagli di ossa”) correttive di femore, tibia o entrambe. Ma è sempre necessario l’intervento? La terapia chirurgica precoce in cani displasici sintomatici è l'unica capace di assicurare un mi-

glioramento efficace e risolutivo dell'animale. Il progressivo scorrimento errato della rotula nell'articolazione del ginocchio fa sì che progrediscano gli effetti artrosici sul ginocchio colpito e il cane si rifiuti sempre di più di caricare e utilizzare l'arto. I soggetti adulti che non mostrano nessun tipo di sintomatologia non sarebbero invece candidati alla chirurgia.

Dott. Mario Di Franco Veterinario - DVM Centro Veterinario Gorle -


DAL TERRITORIO

NEWS

OSPEDALE DI TRESCORE, INAUGURATO IL NUOVO REPARTO DI RIABILITAZIONE CARDIO-RESPIRATORIA “Anche la collaborazione tra pubblico e privato volta a offrire un'offerta sanitaria sempre più attenta ai bisogni del territorio è assolutamente in linea con gli obiettivi della legge di evoluzione del sistema socio sanitario lombardo che stiamo attuando. Una collaborazione tra ATS Bergamo e Fondazione Onlus Ferb che ha portato alla riconversione di questo ospedale in Polo di riabilitazione di cui il territorio aveva grande necessità dove si può realizzare quella continuità assistenziale e presa in carico volute dalla riforma”. È con queste parole che l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera ha annunciato l’inaugurazione del reparto di Cardiologia polmonare dell'ospedale Civile Sant'Isidoro di Trescore Balneario (Bergamo). Il presidio ospedaliero di Trescore Balneario rinnovato fornisce numerosi servizi di presa in carico del paziente come: l'adesione ai sistemi integrati per le dimissioni protette (ADI web) e protesica; Il servizio sociale professionale con personale specifico dedicato (assistente sociale e personale amministrativo); la prescrizione dei piani terapeutici come discipline di cardiologia, pneumologia, neurologia, il supporto ai caregiver dei pazienti affetti da malattia di Parkinson, il servizio di assistenza domiciliare specialistica per i pazienti affetti da malattia di Parkinson e il follow up entro sei mesi dei pazienti dimessi.

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COME STANNO I TUOI RENI? SCOPRILO IL 19 MARZO Il 19 marzo si celebra la Giornata mondiale del rene, promossa in Italia dalla Fir (Fondazione italiana del rene) e dalla Sin (Società italiana di nefrologia). Si calcola che nel mondo una persona su dieci soffra di disturbi e patologie renali, e il trend non accenna a diminuire. Tra queste molti bambini, che possono essere a rischio già in età infantile. Obiettivo della Giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica su un insieme di patologie in continuo aumento e che possono condurre, se non prevenute, alla dialisi e al trapianto e nei confronti delle quali la diagnosi precoce e uno stile di vita sano può fare davvero la differenza. Un semplice esame delle urine e il dosaggio della creatinina nel sangue sono il primo passo per diagnosticare una malattia del rene. Identificare una malattia renale in fase precoce è sempre utile per prevenirne l’evoluzione e le complicanze. Per l’occasione anche in Bergamasca saranno diverse le strutture che aderiranno con consulenze o esami gratuiti.


“A spasso con Luisa”: da aprile a giugno escursioni in montagna per trapiantati e non   Torna anche quest’anno il programma di trekking sulle Orobie “A spasso con Luisa”, rivolto a trapiantati e non, in compagnia dell’esperto del CAI di Bergamo, Silvio Calvi, trapiantato di fegato. In programma 7 facili escursioni sulle montagne bergamasche, una ogni due settimane, nelle domeniche dal 9 aprile al 25 giugno, per migliorare la propria salute e il proprio benessere psico-fisico, in ricordo di Luisa Savoldelli, trapiantata di fegato e grande appassionata di montagna. Si inizia con l’uscita al Pizzo Formico e al rifugio Parafulmine, passando per la Baita GAN a Valcanale e si finisce con la salita e il pernottamento al Rifugio Tagliaferri. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Per iscriversi basta compilare il form di adesione disponibile ai CUP di Torre 4, Torre 5 e Torre 6 e sul sito web dell’ASST Papa Giovanni XXIII. Per i trapiantati l’idoneità alla partecipazione al progetto verrà rilasciata dal Centro di Medicina dello Sport del Papa Giovanni dopo un’accurata valutazione clinico-funzionale che verrà ripetuta al termine delle escursioni. L’analisi dei dati ottenuti avrà anche una valenza scientifica perché contribuirà a migliorare la conoscenza sugli effetti dell’attività fisica nel trapiantato, maggiormente esposto rispetto alla popolazione generale a problemi metabolici e cardiovascolari. Dal 2014 il Centro di Medicina dello Sport del Papa Giovanni è infatti referente per la regione Lombardia nello studio nazionale multicentrico “Trapianto e adesso sport”, promosso dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale Trapianti. I risultati preliminari dello studio nazionale già dimostrano che l’attività fisica, adeguatamente prescritta e somministrata, migliora lo stato di benessere psichico, la performance fisica del paziente e prolunga la sopravvivenza dell’organo trapiantato. 

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DAL TERRITORIO

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Insieme contro le malattie rare Le Malattie Rare sono un ampio gruppo di patologie (circa 6000 secondo l’OMS), accomunate dalla bassa prevalenza nella popolazione (inferiore a 5 persone per 1000 abitanti secondo i criteri adottati dall’Unione Europea). Con base genetica per l’80-90%, possono interessare tutti gli organi e apparati dell’organismo umano. In questo numero parliamo di Ipoplasia Focale Dermica.

INCONTRI CON I SOCI E GLI AMICI DI A.R.M.R • 23 Febbraio 10a Giornata delle Malattie Rare. L’Istituto Mario Negri nella sede del Centro Ricerche Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò“ di Ranica organizza un percorso di visita guidata per conoscere la ricerca sulle Malattie Rare riservata ai ragazzi delle scuole medie inferiori. • 25 Febbraio Carnevale all’Hotel dei Cavalieri di Milano organizzato dalle Delegazione A.R.M.R. di Milano: festa danzante con la musica della Band “Gli Imprevedibili”. Per maggiore comodità è possibile organizzare un pulmino con partenza da Bergamo • 7 Marzo - ore 20 Conferenza del dott. Christodoulos Xinaris presso Hotel S.Marco. Il dott. Xinaris, borsista A.R.M.R., per il valore della sua ricerca che punta a costruire reni artificiali da impiantare sull’uomo, è stato nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Cavaliere della Stella d’Italia. Per informazioni: 035/79.85.18 – 338/44.58.526 segreteria.@armr.it

IPOPLASIA FOCALE DERMICA Codice esenzione. RF 0610 Definizione. Raro disturbo sistemico, in cui si associano difetti di sviluppo della cute ad alterazioni oculari, dentarie e scheletriche. Epidemiologia. Circa 200 casi in tutto (soprattutto donne), ma incidenza probabilmente sottostimata. Segni e Sintomi. Le alterazioni cutanee principali, presenti alla nascita, sono rappresentate da bande atrofiche lineari asimettriche, ipo-o iperpigmentate, teleangectasiche. L’assottigliamento cutaneo determina inoltre la formazione di noduli morbidi, costituiti dall’erniazione del grasso sottocutaneo. Tra le alterazioni cutanee maggiori vengono descritti anche papillomi che si formano principalmente alle labbra, al perineo e in altre sedi quali orecchie, dita delle mani e dei piedi, mucosa buccale ed esofago. Tra le alterazioni scheletriche è frequentemente descritta l’osteopatia striata, cioè un’alterazione radiologica caratterizzata da sottili strie radiopache, parallele e verticali in corrispondenza delle metafisi delle ossa lunghe. Le alterazioni oculari più comuni sono: strabismo, nistagmo, colobomi, microftalmia e fotofobia; quelle dentarie comprendono oligodentia, difetti dello smalto, displasia dentaria. In una minoranza dei casi è descritta l’associazione con mal rotazione intestinale, malformazioni renali e sordità; nel 15 per cento dei casi è presente ritardo mentale. Eziologia. Il difetto di base è sconosciuto. Diagnosi. Avviene mediante la valutazione clinica; l’esame istologico non è derimente Diagnosi. Avviene mediante la valutazione clinica; l’esame istologico non è derimente. Terapia. Non esistono terapie specifiche. Spesso si rendono necessari interventi chirurgici per le anomalie associate. Si possono ottenere dei miglioramenti estetici delle teleangectasie mediante trattamenti laser. Dott. Angelo Serraglio Vice Presidente Commissione Scientifica ARMR

Tel. +39 035 671906 Fax +39 035 672699 presidenza@armr.it www . armr . it Bergamo Salute

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DAL TERRITORIO

ONLUS

LAV COMPIE 40 ANNI

dalla parte degli animali... e della salute a cura di VIOLA COMPOSTELLA

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anni dalla parte degli animali, 40 anni di marciapiede, di tavoli informativi, manifestazioni, presidi, conferenze, eventi di ogni tipo, di palazzi governativi, di tribunali. 40 anni densi di vita, di lotte, di delusioni, di vittorie di nuove leggi e liberazioni (documentati sul sito www.lav.it). Così si può riassumere l’attività della LAV (Lega Anti Vivisezione), una delle più importanti associazioni animaliste italiane, un’associazione antispecista che conta circa 60 sedi sul territorio nazionale e un migliaio di attivisti. «L’antispecismo è l’evoluzione dell’animalismo e si realizza nel momento in cui l’uomo è ricollocato nel suo ambito originario e cioè nel regno animale, spogliato di ogni connotazione di origine, colore, religione, detronizzato dal vertice della piramide; l’uomo diviene quindi parte di un disegno complesso e variegato della natura in cui tutti gli animali sono individui con una funzione specifica che si concretizza nell’interazione con altre specie animali e con l’ambiente circostante» spiega Donato Ceci, referente della sede territoriale di Bergamo. «Così si scopre che ogni volta che una specie animale viene soggiogata dall’uomo per una delle innumerevoli attività da cui questi trae profitto, avviene di fatto l’alterazione di uno o più equilibri naturali con conseguenze dannose non solo per la specie sfruttata, ma anche per l’ambiente e spesso anche per l’uomo stesso. Si scopre anche che le nostre scelte quotidiane, alimentari e non, possono non 54

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Rifugio-canile di Arzago Rifugio-canile di Colzate Rifugio-canile di Grignano Rifugio-canile di Levate Rifugio-canile di Seriate Rifugio-gattile di Bergamo Rifugio-gattile di Madone Rifugio-gattile di Treviglio

soltanto salvare migliaia di vite di animali, ma anche ridurre l’effetto dei gas serra (di cui la filiera di carne, insaccati, latte e prodotti caseari è la fonte principale) e nutrire il pianeta, restituendo l’agricoltura all’uomo. Il 60% delle terre destinate al settore primario è infatti

coltivato a soia e frumento (spesso OGM- Organismi Geneticamente Modificati) in modo intensivo per sfamare - impropriamente - gli oltre 50 miliardi di animali bovini, suini e caprini che sovrappopolano il pianeta per diventare cibo umano in uno dei processi più ineffi-


cienti della storia dell’umanità. Se si pensa che per ottenere 1 kg di carne sono necessari 17 kg di cereali e 15.000 litri di acqua, è facile immaginare come, rinunciando ai prodotti di origini animale, tornerebbero disponibili all’uomo tonnellate di risorse alimentari». E la LAV si batte ed è impegnata anche su molti altri fronti. «Le nostre azioni contro lo sfruttamento sono dirette ai laboratori dove ancora troppi animali (simili all’uomo solo quando conviene, ma biologicamente molto diversi) vengono torturati e uccisi in nome di una ricerca scientifica che rallenta il progresso e diventa spesso partner di una medicina votata al marketing dei farmaci; alla moda che ne fa abbondante uso, dagli inserti in pelliccia ai capi in seta, passando per lana etc.; ai parchi zoologici dove numerosi animali catturati in natura o riprodotti in cattività trascorrono la loro vita in pochi metri quadri in un habitat assai diverso da quello naturale, per soddisfare il desiderio dell’uomo di conoscere il diverso; ai circhi e ai delfinari, forme di spettacolo antipedagogiche che agli animali impongono di esibirsi in numeri acrobatici o “divertenti” del tutto anti-etologici e che gli stessi apprendono a suon di percosse, costrizioni, privazioni e perenne subordinazione; alla caccia, anacronistica attività che stermina vite e l’ambiente in un sol colpo di pallini di piombo. E ancora ai malaffari della zoomafia, alle corse clandestine di cavalli e levrieri, ai combattimenti tra cani, forme di violenza che gonfiano i giri di denaro nel mondo delle scommesse; ai canili lager che fanno business sul randagismo annientando le speranze di animali nati nel segno della sfortuna o vittime di abbandono; contro le catene e le reti che vincolano inesorabilmente ogni altra forma di vita al piacere o al presunto benessere dell’essere umano» continua il referente della sede bergamasca.

Le sedi locali che ruolo hanno? Di cosa si occupa la sezione bergamasca? «L’obiettivo del gruppo è di riuscire ad affrontare i numerosissimi argomenti con la stessa tenacia che caratterizza LAV a livello nazionale» spiega Ceci. «Con un gruppo di attivisti ormai stabile da oltre due anni, la sede locale, oltre a diffondere le campagne nazionali, ne organizza di proprie su argomenti di carattere generale o su temi specifici. Particolarmente attivi sui fronti della caccia e delle scelte alimentari gli attivisti di Bergamo si sono distinti per il progetto Veg+ che ha portato oltre 20 chef bergamaschi sui banchi della Ascom ad apprendere i segreti della migliore scuola di cucina vegetale, quella dello chef Pietro Leeman; la campagna “Il cielo in una gabbia” che ha denunciato la pratica dei richiami vivi nell’attività venato-

ria; la campagna “Non facciamo macelli” che invita i concittadini a non dimenticare quanto calpestati siano i diritti e sminuito il valore della vita nelle fabbriche di morte comunemente ingentilite con il nome di allevamenti; la rassegna “Molte razze una sola specie” con sui abbiamo tentato di accomunare le varie forme di discriminazione umana e animale sotto il cappello della comune origine, il disprezzo della diversità. Attualmente stiamo lottando per salvare la vita ad un centinaio di procioni che la Regione Lombardia ha deciso di abbattere perché fauna alloctona potenzialmente pericolosa. Infine c’è l’ambizioso progetto #Fuoritutti che renderà il 2017 l’anno delle adozioni di cani e gatti in tutta la provincia di Bergamo. Tutto questo è possibile grazie a soci e sostenitori che da 40 anni credono in noi!». Bergamo Salute

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DAL TERRITORIO

TESTIMONIANZA

la mia sfida alle rocce sulla sedia a rotelle

a cura di LUCIO BUONANNO

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l mio sogno si è fermato a metà dell’arrampicata. Avevo preparato per mesi la mia sfida a El Capitan, un monolite di granito (2300 metri di quota con 1000 metri di sviluppo) nel parco nazionale Yosemite in California, con pareti verticali che gli alpinisti di tutto il mondo tentano almeno una volta nella loro vita. E invece a metà io e i miei compagni siamo stati costretti a tornare indietro. Sono comunque soddisfatta di aver provato e di aver dimostrato a me stessa di potercela fare anche se ho la colonna vertebrale spezzata, non sento più le gambe e sono costretta a vivere su una sedia a rotelle». La storia di Eleonora Delnevo, 35 anni, per tutti Lola, consulente bergamasca per l’ambiente e la sicurezza, ha dell’incredibile, anche se lei tenta di minimizzare. Per lei contano i veri valori della vita come ha scrit-

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to sul suo diario di Facebook riportando una frase tratta dal libro “La montagna dentro” di Hervé Barmasse: “A volte penso che in questa nostra società, costruita sui numeri, dove l’uomo sembrerebbe avere come unico fine quello di prevalere sugli altri ed essere più potente, più ricco, più famoso, migliore ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, non ci sia più spazio per i sentimenti e le emozioni. Forse per allontanarmi da tutto questo, ho scelto di arrampicare e di ricercare la mia felicità nella natura, in montagna e vicino a persone genuine e semplici”. E sono state proprio tante persone genuine e semplici come Diego Pezzoli, suo compagno di tante arrampicate, della sorella, dei familiari, di amici e anche di sconosciuti che hanno partecipato alla raccolta fondi per pagare a Eleonora le spese sanitarie durante il ricovero e la riabilitazione.

Due anni fa, a marzo, era in un letto di ospedale dopo una terribile caduta mentre scalava con due suoi amici, una cascata ghiacciata in Trentino, in Val Daone. «Mentre salivamo un blocco di roccia proprio sopra di noi si è staccato dalla parete, causando un cedimento della linea, e siamo precipitati fino al canale sottostante e mi sono provocata una lesione spinale completa» ci racconta. « In elicottero ci hanno trasportati all’ospedale di Trento. Non capivo nulla anche perché ero sedata. Ma appena mi sono resa conto della mia situazione, ho reagito. Da quel momento ho pensato soltanto a riprendermi. Anche se capivo che dovevo ricominciare da zero, dovevo organizzarmi e che la mia vita non sarebbe stata più la stessa. Ma poi con il passare dei mesi mi sono accorta che per me non è cambiato molto. Continuo a vivere da sola ad Arcene, riesco


a lavorare con entusiasmo e con impegno. Certamente le difficoltà sono aumentate, ma mi ha aiutato anche nei momenti peggiori il fatto di riprendere il mio lavoro, le mie consulenze con i miei clienti che mi sono stati tutti vicino e mi hanno stimolato ad andare avanti. Ma anche in sedia a rotelle ho continuato a fare sport. Già al centro di riabilitazione del Papa Giovanni XXIII a Mozzo ho cominciato con il tennis e la pallacanestro. Una volta dimessa dall’ospedale mi sono allenata per qualche mese con la squadra di basket della SBS (Special Bergamo Sport) che gioca in serie A, ma poi ho dovuto smettere perché avevo ricominciato a lavorare e la sera ero distrutta. Poi ho scoperto il kayak. Non ho mai pensato però di mollare lo sport e il sogno di tornare ad arrampicarmi, di risalire in vetta. La mia vita è questa con obiettivi e progetti da realizzare. È il mio modo di tirarmi fuori dalla buca». Come la scalata a El Capitan. «Ero ancora in ospedale quando Diego Pezzoli che veniva a trovarmi spesso mi ha detto: “Non pensare che non potrai fare più niente. Ho

già un’idea per te”. E appena sono uscita me l’ha proposta: scalare El Capitan». E allora via: ore di palestra, di fisioterapia per fortificare la muscolatura delle braccia, perché per arrampicarsi, non potendo più usare i piedi, ogni sforzo lo si deve fare solo con le braccia e con altri accorgimenti tecnici. E così ha provato mille volte l’imbrago che ha poi usato in California che consente di stare seduti e di scaricare il peso delle gambe, il portaledge, una tenda smontabile per i bivacchi notturni dove si sta sospesi in parete, le carrucole autobloccanti. Con lei il suo amico Pezzoli, Franco Perlotto, il primo italiano che ha scalato El Capitan su una delle vie più conosciute dal terrificante nome Lurking fear (paura in agguato) e Angelo Angelilli, un altro italiano trapiantato in California esperto di El Capitan. Doveva esserci anche l’inglese Andy Kirkpatrick un vero esperto del massiccio californiano che ha scalato una trentina di volte. «Mi aveva contattato via Faceook. Mi aveva scritto: “Ho saputo che vuoi andare sul Capitan. Beh, io un pochino lo conosco, ti va se vengo con voi?” E invece non ha

potuto raggiungerci perché in ritardo impegnato in un’altra scalata. Così siamo partiti in tre, io, Diego e Perlotto. Temevo di soffrire durante il viaggio, invece è andato tutto bene. Ma che emozione poi trovarsi di fronte a quella stupenda, affascinante montagna di roccia. L’ho guardata per un po’, seduta sulla mia carrozzina. E poi una bracciata alla volta su, su tentando di arrivare in cima. Purtroppo a metà ci sono stati dei problemi e abbiamo dovuto fermarci. Ma forse un giorno ci riproverò. Adesso voglio realizzare un altro sogno. Andare con due mie amiche in Norvegia per navigare con il kayak». Un’altra sfida che Eleonora non teme e che comunque le dà la carica e le fa dimenticare di dover vivere su una sedia a rotelle. Anche se lei, che ha un carattere di ferro e la battuta pronta, riesce a scherzare sulla sua disabilità sa che non è sempre facile. Per questo a chi si trova in condizioni disagiate non si stanca di ripetere il suo motto: “non mollare mai”. E la sua determinazione è stata premiata con il "Bonatti Day" il 21 gennaio scorso in occasione dell'Orobie Film Festival dedicato alla montagna.

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DAL TERRITORIO

LATO UMANO DELLA MEDICINA

COSì PORTO LA MIA ARTE IN STRADA Intervista al medico fisiatra che espone i suoi quadri sui tabelloni pubblicitari e nei parchi a cura di LUCIO BUONANNO

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uando li vedi per la prima volta resti un po’ perplesso. Non riesci infatti a capire quale prodotto pubblicizzino. Sono infatti delle gigantografie, anche nove metri per tre, incollate ai cartelloni pubblicitari ai margini delle strade o nei parchi. Ce ne sono (o sono stati esposti) dappertutto, a Bergamo, a Milano, a Messina, a Genova, a Ravenna e in tanti paesi dell’hinterland. Comunque ti fermi un attimo a guardarli e noti una scritta: “www.comunicarte.com”. Il giallo lo risolvi andando in Internet e aprendo la pagina dedicata. E così scopri che non si tratta di pubblicità ma di un nuovo tipo di arte. L’autore è un medico, Domenico Palumbo, 55 anni, che abita a Lurano e lavora come fisiatra all’Habilita di Zingonia e di Bergamo. Lo incontriamo alla fine delle visite in studio. E ci racconta la sua storia. Ci parla del messaggio che con le sue opere sui cartelloni pubblicitari vuole far arrivare a tutti. «Ho cominciato a dipingere a 15 anni frequentando le botteghe, allora si chiamavano ancora così, dei pittori di Vimodrone dove sono nato. Lì ho imparato le varie tecniche. La mia passione è cresciuta frequentando la facoltà di medicina dove ho scoperto la sofferenza degli ammalati, i loro corpi devastati dalla malattia e ho cercato di tradurli a fini espressivi. Ho dipinto queste emozioni nei miei quadri che esponevo nelle mostre. Così fino al 2003, quando un incendio nel magazzino della mia abitazione a Lurano incenerì tutte le mie opere. 58

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È stato allora che mi sono rifiutato di dipingere su superfici solide. Ho scelto un’altra strada: fotografavo le mie opere e poi le distruggevo. Numeravo le foto, le mettevo in un file. Fotografavo i particolari, li ingrandivo e così nasceva un altro quadro, un’altra dimensione. La svolta, la decisione di portare l’arte in strada è arrivata qualche anno dopo quando mi sono accorto che nelle gallerie c’erano poche persone mentre fuori, per strada, c’era tanta gente» continua il dottore. «E allora mi sono chiesto perché non portiamo l’arte fuori? È il tentativo di svincolarsi da spazi ristretti, asfittici, poco fruibili e accessibili a pochi. Per me l’arte deve essere a disposizione di molti se non di tutti. Per questo gli artisti dovrebbero cercare nuove strade per comunicare trascendendo l’usuale e vetusto concetto di area espositiva. E ho pensato ai parchi e ai cartelloni

pubblicitari. La pubblicità stradale può essere considerata l’estensione sociale per eccellenza della convenzionale galleria d’arte. L’arte diventa così ricchezza della comunità a disposizione di tutti. Non è necessario essere esperti di arte: il messaggio raggiungerà quanti sono in grado di osservare e utilizzare le proprie sensibilità percettive come chiave di lettura personale. L’emozione derivante aprirà il nuovo canale comunicativo fra l’artista e l’osservatore per quanto occasionale posso essere». E il dottor Palumbo si mette alla ricerca di questi nuovi spazi espositivi. Li trova grazie a una società di Trezzo sull’Adda che gestisce proprio i tabelloni pubblicitari. E ottiene di poter utilizzare i tabelloni per esporre le proprie opere in formato maxi quando però non sono occupati dalla pubblicità. E cominciano


le installazioni. “Farfalle notturne” davanti l’Oriocenter sostituita dopo due anni da “Mondo destrutturato”. Poi a Segrate, a Vaprio d’Adda, a Genova, a Milano, a Ravenna, nel parco di Cologno al Serio, nella pista ciclabile tra Lurano ed Arcene, dove però alcuni pannelli vengono danneggiati da vandali, al parco Caprotti e alla Trucca a Bergamo. Ma qual è la tecnica per realizzare queste opere? «Prima di tutto il disegno su carta, poi uso la macchina fotografica digitale» ci spiega il medico-artista. «Quindi gli scatti vengono ritagliati e assemblati in un collage. Di nuovo fotografati e manipolati con la saturazione del colore e la variazione dell’intensità della luce per creare forti contrasti cromatici. A questo punto c’è la stampa in PVC o in policarbonato e si è pronti per posizionarli sui tabelloni pubblicitari». Per queste sue opere il dottore non ha alcun compenso. Anzi, come è già successo, fa anche beneficenza. Una sua opera, una volta disinstallata è diventata un progetto a soste-

gno dell’Associazione Paolo Belli per la lotta alla leucemia. Il telo in PVC è stato tagliato e utilizzato per fare borse uniche messe in vendita per la Paolo Belli. L’ispirazione per le sue opere il dottor Palumbo la prende dalla realtà, osservando la gente comune, gli insetti, le farfalle. Addirittura per la mostra a Parco Caprotti ha fotografato alcune farfalle custodite al Museo di Scienze di Città Alta e ha manipolato le immagini rendendole protagoniste di un quadro eccezionale. «Ora però

la mia ispirazione ha come tema principale l’introspezione, il recupero dell’uomo dopo un periodo in cui non l’ho considerato». Così sono nate opere come “I dubbi del padre” (nove metri per tre) in cui l’autore si interroga sull’eredità genetica e quella etica, che è stata per mesi in via Grumello, “Piena avvertenza” in cui un giovane tenta con una fionda di colpire una farfalla, “Fuga da…”, “Guardare attraverso”, esposte sui tabelloni pubblicitari in viale Forlanini a Milano.

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stRUtture

HABILITA

La sfida del futuro

sconfiggere il dolore riabilitando e rieducando i pazienti in modo “ecologico” a cura di MARIA CASTELLANO

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l dolore cronico colpisce circa il 30 % della popolazione e la diagnosi precoce, seguita da una riabilitazione precoce e individualizzata, rappresenta quindi una priorità. Habilita è in grado di offrire un percorso diagnosticoriabilitativo personalizzato per ogni paziente, allo scopo di ridurre il dolore e migliorare la qualità di vita. Si basa su una prima valutazione neurologica specialistica, eventuali controlli successivi e l'impostazione di un programma terapeutico personalizzato, sia farmacologico sia riabilitativo. Quest’ultimo si avvale di tecniche che comprendono: rieducazione motoria, massoterapia, Tecarterapia, terapia ad Onde d’Urto, idrokinesiterapia, magnetoterapia, laser terapia e vibrazioni meccano-sonore. Ne parliamo con il dottor Roberto Casale, direttore Scientifico del gruppo Habilita e responsabile dell'Ambulatorio del Dolore Cronico di Habilita Poliambulatorio San Marco Bergamo, che ci spiega cosa sia e quali caratteristiche ha il dolore cronico disabilitante. «Il dolore cronico disabilitante è riconosciuto come tale dalle associazioni internazionali ed è stato anche oggetto di una riunione alla Commissione Europea in cui è stato sancito, anche a livello Comunitario, come si debba considerare una malattia cronica disabilitante» afferma il dottor Casale. «Si tratta di un passo importante: riconoscere il dolore non più come sintomo, ma come patologia cronica disabilitante e come un parametro vitale è infatti un concetto diverso, di

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Il dolore espresso da Caravaggio nel "Il ragazzo morso da un ramarro”, Habilita nei suoi Istituti cura e si prende cura del dolore e della disabilità maggior cultura, quasi “ecologico”. Come accennato, l’approccio più tradizionale è la terapia farmacologica. Purtroppo però il dolore cronico conosce diversi meccanismi e una terapia farmacologica basata su di un unico farmaco a volte può non essere efficace e spesso il trattamento farmacologico deve essere combinato» osserva il dottor Casale. «Ad esempio la te-

rapia con oppiacei è usata sin dai dai tempi degli antichi greci, ma solo oggi ne conosciamo meglio i meccanismi e sappiamo che non funziona sempre (così come non funziona sempre l'antibiotico). Infatti il 15-18 per cento dei pazienti, a seconda delle statistiche, non risponde a questa terapia, verosimilmente per una differente componente genetica».


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Non solo farmaci: l’importanza della riabilitazione nel controllo del dolore e della disabilità associata La gestione della disabilità che il dolore cronico porta con sé deve vedere i bisogni del paziente al centro dell’attenzione del medico riabilitatore. Questa figura può identificarsi di volta in volta con il fisiatra, il neurologo o con un terapista del dolore: l’importante è che il medico riabilitatore abbia una grande conoscenza dei meccanismi che sono alla base del dolore e delle possibili strategie riabilitative per il suo controllo e per la riduzione della disabilità. «Habilita nei suoi istituti ha stabilito delle linee guida ben precise che il personale, specializzato nel dolore, deve seguire. A questo proposito a Bari, al congresso nazionale 2016 della SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione), abbiamo presentato i risultati di un’inchiesta nazionale sul dolore in riabilitazione che ha evidenziato come più del 50% dei pazienti che si presentano a una visita riabilitativa riferisce un dolore e di questi almeno il 60% soffre di un dolore cronico» continua il dottor Casale. «Per noi che lavoriamo in ambito riabilitativo è certamente importante ridurre il dolore, ma lo è ancora di più permettere al paziente di ridurre la disabilità, recuperare autonomia e migliorare la propria partecipazione. Ci sono dolori che nonostante un’intensità relativamente bassa portano con sé una grave disabilità, mentre dolori d'intensità maggiore possono essere meno disabilitanti».

In questo ambulatorio, situato presso il Poliambulatorio San RIABILITAZIONE Marco Bergamo, il paziente SU MISURA è al centro di un’attività di La riabilitazione deve essere cura e riabilitazione che settoriale e individuale. Ognuno prevede un’integrazione di noi ha delle esigenze diverse. Tutti tra farmaci, riabilitaziohanno il mal di schiena ma cambiano ne e trattamenti del dole caratteristiche fisiche che fanno sì lore non farmacologici, che il nostro il dolore venga avvertito allo scopo di “cucire” in maniera diversa. A ognuno serve attorno al paziente un una terapia personalizzata: il mio trattamento il più possidolore non è uguale al tuo. bile personalizzato. «Habilita è in grado di offrire un percorso davvero completo che va dalla diagnosi del dolore alla terapia e riabilitazione, avvalendosi di una équipe multi- plessità di Zingonia, il dolore viedisciplinare, formata da medici ne registrato in cartella clinica e da tutto il personale riabilita- specificando tipo localizzazione tivo» sottolinea il dottor Casale. e intensità, per aiutare il medico «La presa in carico del paziente a capire meglio il dolore di cui il con dolore cronico si avvale anche paziente soffre e combatterne la del supporto di un’Assistenza Do- conseguente disabilità. «In ogni miciliare Integrata (ADI), in cui caso, la prevenzione è sempre la accanto al controllo del dolore vi prima cosa da attuare: la riabilisono le cure palliative e un’estre- tazione dunque va intesa non solo ma attenzione per il fine-vita». come ri-abilitare, ma anche come approccio abilitativo. Quando La rieducazione sentiamo dolore dobbiamo rial centro volgerci a centri di cura specifici, di un nuovo modello dove non si cura solo il sintomo di cura e prevenzione del dolore ma dove si dà al dolore Il Sistema Sanitario Nazionale una connotazione di tipo “ecoloha già approvato una legge che, gico”. In Habilita, oltre a seguire oltre a facilitare l'uso degli op- il paziente con le diverse terapie, piacei, ha sancito che il dolore spieghiamo cosa non si deve fare, vada considerato come un segno come ci si siede, che esercizi pos(o parametro) vitale. Da ciò de- sono servire, cosa bisogna fare a riva il diritto di tutti i pazienti a casa e che disposizione genetica ricevere una valutazione e una si ha, per garantire un pacchetto gestione del proprio dolore ade- completo di riabilitazione. Per noi guate. In Habilita, nell’Istituto di riabilitare è rieducare» conclude Neuroriabilitazione ad Alta Com- lo specialista.

Un ambulatorio ad hoc nel cuore di Bergamo Habilita, per rispondere alla disabilità legata al dolore cronico, ha attivato un ambulatorio specifico, diretto dal dottor Casale, Medico specialista in Neurologia, Anestesia e Medicina del Dolore. Bergamo Salute

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stRUtture

ISTITUTO CLINICO QUARENGHI

Riabilitazione motoria

realtà virtuale, nordiC walking contro il Parkinson a cura di MARIA CASTELLANO

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oloro che [...] hanno la loro testa o le mani tremolanti senza il controllo dell’anima; anima che nonostante tutte le sue forze non può evitare che queste parti tremino”. Così descriveva il Parkinson lo stesso Leonardo Da Vinci che negli ultimi anni di vita pare non potesse più dipingere a causa della malattia. Come lui tanti personaggi famosi ne sono stati colpiti: il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi, gli americani Franklin Delano Roosevelt, Harry S. Truman e George Bush, papa Giovanni Paolo II, sportivi come Cassius Clay e attori come Michael J. Fox che ne fu colpito a soli 30 anni. Accanto a queste personalità sono tantissimi anche oggi gli uomini e le donne comuni che fronteggiano quotidianamente questa patologia, una delle più diffuse in ambito neurologico, al punto da rappresentare un problema sia medico sia socioeconomico. Circa il 3 per mille della popolazione generale, infatti, ne soffre e circa l’1% di quella sopra i 65 anni. In Italia i malati di Parkinson sono circa 250.000, per lo più maschi (1,5 volte in più), con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Ma quali sono le cause? Come si manifesta, tremore a parte? È possibile curarla? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Annamaria Quarenghi, Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione e responsabile del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Istituto Clinico Quarenghi, struttura che si avvale di uno specifico protocollo

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riabilitativo per questo tipo di pazienti, messo a punto e perfezionato grazie all’esperienza pluriennale maturata dai suoi professionisti della riabilitazione. DottorESSA QUARENGHI, che tipo di malattia è il Parkinson e in che modo si manifesta? La malattia ha carattere neurodegenerativo con decorso cronico e progressivo ed è caratterizzata dalla progressiva morte delle cellule nervose situate nella cosiddetta sostanza nera che, attraverso lo specifico neurotrasmettitore dopamina, controlla l’organizzazione dei movimenti di tutto il corpo. I segni e sintomi della malattia si manifestano soltanto gradualmente, quando circa l'80% dei neuroni in questione non è più funzionante, e sono caratterizzati da tremore a riposo, rigidità, lentezza dei movimenti (bradicinesia) fino alla loro completa assenza (acinesia), compromissione dei riflessi posturali, aumento della secrezione di saliva, riduzione della mimica facciale, postura curva (atteggiamento cam-

ptocormico), calo del tono della voce, difficoltà nella deglutizione, ipotensione ortostatica (cioè il calo della pressione sanguigna quando si mantiene la stazione eretta) e progressiva compromissione psicocognitiva con deficit della concentrazione, della memoria, del tono dell’umore e disturbi del sonno. Quali sono le cause? A oggi non è stato ancora possibile identificare una specifica causa, seppure siano state supposte due diverse ipotesi, una di natura ambientale (l’esposizione a contaminanti chimici quali i pesticidi e i metalli pesanti aumenterebbe il rischio di sviluppare la malattia) e un’altra di tipo genetico, legata ad alterazioni di specifici geni. Come si diagnostica? La diagnosi è clinica e si basa essenzialmente sui segni e sintomi tipici della malattia. Gli esami strumentali (RMN encefalo, PET, SPECT, esami ematochimici) possono essere utili per escludere altre patologie caratterizzate dagli stessi sintomi.

IL nome della patologia Parkinson deriva dal dottor James Parkinson che per primo la descrisse come una malattia caratterizzata da tremori a riposo e postura fissa del tronco pubblicando nel 1817 il “Trattato sulla paralisi agitante”


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Esistono cure efficaci per contrastarla o almeno rallentarla? La terapia prevede tre tipi di approcci: uno farmacologico, di tipo sintomatico, attraverso il quale si cerca di bloccare/ridurre i segni e sintomi della patologia, tentando di ripristinare adeguati livelli di produzione di dopamina da parte dell’organismo; uno neurochirurgico, che prevede l’impianto di stimolatori cerebrali nella porzione di encefalo chiamata nucleo subtalamico al fine di modulare le vie nervose in uscita verso la corteccia motoria; uno riabilitativo, che parte dal presupposto che l’esercizio fisico, favorendo l’ossigenazione cerebrale, attiva e potenzia la capacità del cervello di auto-ripararsi

In rete con il territorio e non solo Il costante interesse dei professionisti dell’Istituto Clinico Quarenghi per l’evoluzione della riabilitazione nella patologia parkinsoniana non si conclude nella sola parte assistenziale, ma è alla base di un confronto continuo con altri importanti attori nazionali e internazionali e con l’Associazione Italiana Parkinsoniani (sezione di Bergamo), rapporti che hanno favorito la recente promozione di iniziative scientifiche e convegni dedicati all’argomento.

quando è lesionato (F. Mancini in “1° Convegno Nazionale”, Milano 22 ottobre 2010). Presso il nostro Istituto è stato messo a punto uno specifico protocollo riabilitativo, attuato in regime di ricovero e della durata di circa 30 giorni.

In che cosa consiste più nel dettaglio questo protocollo? Il progetto riabilitativo, seppure personalizzato in relazione alle specifiche caratteristiche di ciascun paziente parkinsoniano emerse durante una prima valutazione iniziale, comprende sedute di riabilitazione neuromotoria per il trattamento della bradicinesia/acinesia (riduzione/assenza di moviemento), dell’atteggiamento camptocormico, della rigidità, dei disturbi della coordinazione e dell’equilibrio, associati ad altri esercizi per il miglioramento della capacità mimica facciale e per la facilitazione respiratoria. A completare l’iter riabilitativo concorrono gli esercizi con pedana propriocettiva, con treadmill (speciale tapis roulant) e con tecnologie di riproduzione della realtà in termini virtuali. In casi selezionati viene eseguito anche il trattamento all’esterno della struttura, con la disciplina sportiva Nordic Walking, sempre sotto stretto controllo fisioterapico. Il percorso riabilitativo si conclude con una valutazione finale di un medico fisiatra sui risultati ottenuti, sia in termini cognitivi sia in termini neuromotori. Per una maggiore obiettività nella valutazione dei risultati ci si avvale di specifiche scale (ad esempio UPDRS) e di peculiari test che esplorano la sfera neuromotoria (analisi del cammino, valutazione dell’equilibrio) e la sfera cognitiva (per questa fase i test sono condotti dallo psicologo nell’ambito del laboratorio di neuropsicologia dell’Istituto). Bergamo Salute

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entre siamo alla scrivania o davanti al computer, seduti in automobile, quando camminiamo o facciamo sport. Anche quando non ce ne accorgiamo, busto, tronco, spina dorsale lavorano per noi, sono coinvolti in ogni gesto, in un meccanismo delicato e complesso. Molto spesso però stress, traumi fisici e comportamenti sbagliati alterano questo meccanismo di per sé perfetto, portando ad abitudini posturali scorrette che, se trascurate, tendono a cronicizzarsi, compromettendo il benessere fisico. Ecco allora che entra in campo il biofeedback: una tecnica che, attraverso stimoli esterni, aiuta a percepire l’errore e a rieducare alla corretta postura. Ne parliamo con Luca Lutti, tecnico ortopedico e posturologo con un master in posturologia clinica, uno dei titolari di Ortopedia MedicalFarma, azienda che da più di 25 anni è radicata nella nostra provincia con più punti vendita a Bergamo, Treviglio e Cassano D’Adda, presso i quali l'esperto esegue anche valutazioni posturali. «Il nostro corpo è una macchina perfetta che si mette in movimento anche grazie alle articolazioni che, purtroppo, a volte accusano qualche problema. Per fortuna la scienza e la tecnica hanno sviluppato una serie di dispositivi che accompagnano, migliorandola, la vita di molte persone» sottolinea Lutti. «All’interno della nostra azienda opera personale qualificato e costantemente aggiornato proprio per offrire un servizio in linea con le più attuali disposizioni in termini di qualità, competenza e professionalità».

Professionalità che si traduce, anche, nel proporre valutazioni posturali e soluzioni all’avanguardia per contribuire a recuperare il benessere posturale. Tra le ultime novità le maglie e i pantaloni posturali Posture Plus System. «Si tratta di un sistema innovativo (tutto made in Italy), frutto di anni di ricerche, basato sui principi del biofeedback: grazie alla sinergia tra fasce di trazione anelastiche e tessuti elastici confortevoli e performanti stimola impulsi propriocettivi (ndr. la propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli) per rieducare alla corretta postura» spiega Lutti. «Spesso l’errata postura, soprattutto della zona lombare e dorsale, è talmente assimilata da non essere più percepita come sbagliata. Il primo passo per correggerla quindi è riconoscerla. Questi dispositivi, offrendo sostegno e trazione laddove serve, aiutano chi li indossa a percepire le posizioni sbagliate del proprio corpo e a riappropriarsi di quelle corrette». La linea è pensata per persone di tutte le età, accomunate da vizi posturali dovuti principalmente a un impiego sedentario e all’assenza di attività sportiva. Si va da P+ Young, realizzato in cotone Makò e dedicato alla corretta postura dei ragazzi dai 10 ai 14 anni a P+ Force e P+ Comf, il primo, dotato di comoda zip di chiusura, il secondo confezionato in cotone Makò e delicato sulle pelli più sensibili. P+ Tech è invece un dispositivo studiato come capo integrale, senza cuciture, dotato di una particolare tramatura a ri-

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n punto di riferimento per chi ama gli animali, dove trovare non solo cibo di alta qualità per tutti i gusti e le esigenze, ma anche prodotti per il benessere e la cura dei nostri amici a quattro zampe. Tutti accuratamente selezionati e tutto sotto l’attenta “guida” di venditori professionali a disposizione per consigliare i padroni nella scelta di quelli più adatti in base alle caratteristiche del proprio pet. Questo è We & Pets, negozio specializzato professionale, che vi potrà fornire ogni informazione per quanto riguarda l'alimentazione, la cura e il benessere. A cominciare dalla scelta di quello che diventerà il nuovo membro della famiglia. «Scegliere di prendersi cura di un animale domestico è una tra le esperienze più intense e gratificanti che si possano fare. Sempre più famiglie decidono di prendere in casa un animale domestico perché con poche attenzioni riescono a dare e comunicare tanto anche senza parlare» osservano Gabriele e Simona, titolari di We & Pets. «Sia il cane sia il gatto trasmettono valori tra i quali gratitudine, affetto, fedeltà e anche benefici sia psicologici sia fisici. Non a caso la Pet Terapy infatWE & PETS Via Padergnone, 36 Zanica Tel. 035/671198 sell@wepets.eu www.wepets.eu facebook: We & Pets Animali Zanica

ti è una pratica ormai molto usata per i benefici generati nei confronti di persone di ogni età». Vorresti inserire nella tua famiglia un cane o un gatto ma non sai quale scegliere? «I cani e i gatti meticci in genere sono più vispi, intelligenti e forti. Per quanto riguarda le razze invece, a ogni razza corrispondono determinate caratteristiche di dimensioni, comportamento e bisogni. Pertanto

se vorrete prendere un cane o gatto di razza informatevi sulle caratteristiche, perché sia per i cani sia per i gatti ci sono quelli più tranquilli, quelli più intelligenti, quelli più indipendenti, quelli che hanno bisogno di più cure, quelli più rustici». Un allevatore professionale sicuramente vi consiglierà l'animale più adatto alle vostre aspettative e caratteristiche. Mentre un medico veterinario si prenderà cura della sua e della vostra salute vaccinandolo e dandovi i consigli più adatti. Per tutto il resto, dalla pappa allo shampoo al guinzaglio, potete rivolgervi agli esperti di We & Pets che vi aiuteranno, con passione e disponibilità, a dare al vostro animale solo quello che merita… Il meglio.

CANE O GATTO? Per chi è indeciso sulla scelta tra cane e gatto, ecco 5 caratteristiche (scelte tra una moltitudine) che li differenziano. Cane - aiuta la socializzazione con altre persone e a stare in forma perché mentre porteremo lui a fare le sue amate passeggiate, noi faremo attività fisica; -quando torni a casa giù di morale ti aiuta a ricaricarti mentre giochi con lui (perché anche se tu sarai stanco lui vorrà giocare); - è al tuo fianco durante il lavoro, il tempo libero, il riposo a casa, perché il cane più che territoriale è un animale che deve stare vicino alle persone; - aiuta anche i bambini a interagire con altri esseri viventi, imparando la condivisione e a capire che a ogni comportamento c'è una reazione; - è anche un ottimo guardiano della vostra casa proteggendo ogni suo membro. Gatto - al contrario del cane può stare tranquillamente nel suo territorio che potrà essere sia l'esterno sia l'interno di una casa; - è un animale discreto, molto indipendente sia nei suoi comportamenti sociali sia di intimità; - non dovete mai portarlo fuori casa per fare i bisogni... a lui basta una toilette regolarmente pulita; -tramite le frequenze sonore delle fusa vi trasmette un salutare benessere che vi aiuta a scaricare le tensioni della giornata.

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REALTÀ SALUTE istituto medico polispecialistico

GRAZIE ANNA

Ti vogliamo ricordare così... a cura di FRANCESCA DOGI

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Bergamo, in via Garibaldi 14, da oltre 30 anni è attivo l'Istituto Medico Polispecialistico. Fondato nel 1980 da Alberto Ambiveri e da Anna Bertocchi, la struttura si avvale della collaborazione di numerosi medici di primo livello ed è da sempre un punto di riferimento per la salute e la prevenzione dei cittadini bergamaschi. Purtroppo nel dicembre scorso la signora Anna, colonna e anima del centro, è venuta a mancare lasciando un vuoto incolmabile in tutti coloro che l'hanno conosciuta, colleghi e pazienti. Il suo socio, Alberto Ambiveri, la ricorda così. ALBERTO, come è nata l'idea di creare un centro medico insieme ad anna? La conoscenza di Anna risale al lontano settembre 1977 mentre frequentavamo insieme un corso professionale. Prima di diplomarci iniziammo a lavorare su un possibile progetto di “studio medico”. Giorno dopo giorno l'idea iniziò a prendere forma e alla fine nacque l'Istituto Medico Polispecialistico.

gestito il tutto con grande passione, competenza e umanità, sempre attenta ai bisogni di tutti, dai pazienti ai numerosi medici che regolarmente si sono alternati per prestare il loro servizio nel centro. Che rapporto avevate? Anno dopo anno la nostra unione divenne sempre più profonda, professionale e umana allo stesso tempo. L’amicizia e l’onestà sono stati i fattori che hanno caratterizzato il percorso della nostra vita. Cosa rimarrà per sempre di Anna? Vorrei ricordare il suo sorriso, la sua dolcezza e la personalità unica che ha saputo insegnare a me, e a tutti i colleghi che l'hanno conosciuta, che la professione medica è

una missione da vivere con consapevolezza e umanità. Voglio pubblicamente inviare un messaggio di solidarietà al marito e al figlio, due persone che hanno da sempre compreso quanto fosse importante il nostro istituto per la loro amata, assecondandola sempre e rinunciando spesso anche ai loro impegni familiari. Un grazie di cuore anche a loro... Ora quale sarà il futuro del centro medico? Da subito ho preso in carico personalmente la gestione dello studio, nulla cambierà a livello operativo, continueremo a svolgere la nostra attività come sempre così come Anna l'aveva sognata e portata avanti per tanti anni. Per non dimenticare...

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Come vi siete divisi i ruoli? Io lavoravo presso diverse strutture come operatore sanitario, fu dunque Anna a prendere in carico la gestione del centro. Ha sempre

istituto medico polispecialistico Via Garibaldi, 14 Bergamo Tel. 035 242470

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REALTÀ SALUTE GOODFOOD VEG BY MIRKO RONZONI

DA FEBBRAIO

la consegna anche la sera... a cura di FRANCESCA DOGI

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i siamo già occupati più volte di Goodfood Veg, la nuova realtà di ristorazione naturale dello Chef Mirko Ronzoni, noto al grande pubblico per aver vinto la trasmissione “Hell's Kitchen” andata in onda su Sky Uno. Ora però c’è una novità che sicuramente farà felici molte persone: la consegna a domicilio non solo a pranzo, come è stato finora, ma anche la sera (il venerdì e il sabato).

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Mirko, quali sono i punti di forza della tua realtà di ristorazione? In maniera un po' incosciente o forse futuristica, abbiamo voluto rivedere il classico concetto di ristorazione, dove il cliente viene, mangia e se ne va. Nel nostro caso siamo noi ad andare dal cliente a consegnare il cibo. Tramite la no-

stra App “Goodfood veg” oppure dal sito www.goodfoodveg.com, è possibile effettuare l'ordine, decidere luogo e orario di consegna e ricevere i piatti comodamente a casa o in ufficio. I miei piatti sono la conferma che in cucina si può sperimentare un'infinità di combinazioni utilizzando prevalentemente materia prima vegetale senza però rinunciare al gusto e al piacere del palato.

È possibile prenotare anche cene personalizzate? Assolutamente sì! Abbiamo realizzato già parecchie cene anche con il cuoco a domicilio che cucina per tutti gli ospiti. Un'alternativa originale e comoda che già in tanti hanno gradito, una soluzione ottimale per condividere con amici e parenti, una cena all'insegna del buon cibo.

Che novità avete in serbo? Dopo le numerose richieste dei nostri clienti, abbiamo finalmente deciso di iniziare a effettuare il servizio di consegna a domicilio anche la sera. Da venerdì 10 febbraio, cominceremo con le sere di venerdì e di sabato e speriamo presto di allargare il servizio anche agli altri giorni della settimana.

Realizzate anche catering? Sì, e a tal proposito dal 3 al 5 febbraio saremo presenti a “Bergamo Sposi” che si terrà presso la Fiera di Bergamo. Proporremo una soluzione ristorativa per matrimoni vegani o vegetariani affinché tutti coloro che sognano una cerimonia eticamente consapevole, possano essere accontentati. Vi aspettiamo...

GOODFOOD VEG Viale Giulio Cesare, 29 Bergamo info@goodfoodveg.com www.goodfoodveg.com tel. 392 7685841

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Bergamo Salute anno 7 - n°36 - gen. - feb. 2017

Direttore Editoriale Elena Buonanno Direttore Responsabile Daniele Gerardi Redazione Rosa Lancia redazione@bgsalute.it Grafica e impaginazione Nello Ruggiero nello.ruggiero@marketingkmzero.it Fotografie e illustrazioni Shutterstock, Dollar Photo Club, Adriano Merigo, Depositphoto, Pentaphoto/Mateimage, Fotogramma Stampa Elcograf S.p.A Via Mondadori, 15 - 37131 Verona (VR) Casa Editrice Marketing km Zero Srls Via Broseta, 121 – 24128 Bergamo Tel. 035.258559 – Fax 035.209040 info@bgsalute.it - www.bgsalute.it Hanno collaborato Lucio Buonanno,Maria Castellano, Viola Compostella, Lella Fonseca, Giulia Sammarco

Iscr. Tribunale Bergamo N°26/2010 del 22/10/2010 Iscr. ROC N°21019 © 2017. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche se parziale, di qualsiasi testo o immagine. L’editore si dichiara disponibile per chi dovesse rivendicare eventuali diritti fotografici non dichiarati. I contenuti presenti su Bergamo Salute hanno scopo divulgativo e non possono in alcun modo sostituirsi a diagnosi mediche.

Comitato Scientifico • Dott. Diego Bonfanti - Oculista • Dott.ssa Maria Viviana Bonfanti Medico Veterinario • Dott. Rolando Brembilla - Ginecologo • Dott.ssa Alba Maria Isabella Campione Medicina Legale e delle Assicurazioni • Dott. Andrea Cazzaniga - Idrologo Medico e Termale • Dott. Marcello Cottini - Allergologo Pneumologo • Dott. Giovanni Danesi - Otorinolaringoiatra • Dott. Adolfo Di Nardo - Chirurgo generale • Dott. Nicola Gaffuri - Gastroenterologo • Dott.ssa Daniela Gianola - Endocrinologa • Dott. Antoine Kheir - Cardiologo • Dott.ssa Grazia Manfredi - Dermatologa • Dott. Roberto Orlandi - Ortopedico Medico dello sport • Dott. Paolo Paganelli - Biologo nutrizionista • Dott. Antonello Quadri - Oncologo • Dott. Orazio Santonocito - Neurochirurgo • Dott.ssa Mara Seiti - Psicologa - Psicoterapeuta • Dott. Sergio Stabilini - Odontoiatra • Dott. Giovanni Taveggia - Medicina Fisica e Riabilitazione • Dott. Massimo Tura - Urologo • Dott. Paolo Valli - Fisioterapista

Comitato Etico • Dott. Maurizio Pagnoncelli Folcieri Presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Bergamo • Dott. Ezio Caccianiga - Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Bergamo • Dott. Piero Attilio Bergamo - Oculista • Dott. Luigi Daleffe - Odontoiatra • Dott. Tiziano Gamba - Medico Chirurgo • Beatrice Mazzoleni - Presidente IPASVI

I canali di distribuzione di Bergamo Salute • Abbonamento • Spedizione a diverse migliaia di realtà bergamasche, dove è possibile leggerla nelle sale d’attesa (medici e pediatri di base, ospedali e cliniche, studi medici e polispecialistici, odontoiatri, ortopedie e sanitarie, farmacie, ottici, centri di apparecchi acustici, centri estetici e benessere, palestre, parrucchieri etc.) • Distribuzione gratuita presso le strutture aderenti alla formula "Amici di Bergamo Salute".

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Bergamo Salute - 2017 - 36 –gennaio/febbraio  
Bergamo Salute - 2017 - 36 –gennaio/febbraio  

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