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Parkour Quando gli ostacoli diventano opportunità di Federico Mazzoleni1 - Ph. matteozanga.it

L’anno

scorso

alla

Biennale

di

Venezia,

mentre

passeggiavo per il padiglione italiano, sono rimasto folgorato da un’immagine digitale. Rappresentava quella che doveva essere stata una piazza con alcuni edifici dopo che un cataclisma avesse scosso la città ormai disabitata da centinaia di anni e inghiottita da una vegetazione lussureggiante. Ruderi di palazzi formavano piccole colline connesse da vecchi tralicci di metallo arrugginito coperti di rampicanti. “Ecco” ho pensato, “questa immagine può spiegare a chi non conosce il Parkour, l’arte dello spostamento, come noi che lo pratichiamo percepiamo qualsiasi città: un ambiente complesso, ricco di opportunità e senza percorsi già tracciati”. In qualche modo noi vediamo la città come se fosse una giungla: non ci sono sentieri già battuti e l’unico modo per raggiungere il luogo designato è quello di tracciare il proprio percorso, superando le asperità del terreno, utilizzando a nostro vantaggio le strutture che si trovano sul nostro cammino. Col tempo e la pratica, il pensiero si lateralizza e il tessuto urbano si trasforma: laddove prima vedevamo una recinzione ora vediamo un trampolino per superare un muro, un po’ come un gatto fa con una balaustra: vaglielo a dire che non è stata costruita perché lui ci vada a spasso!

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http://squaloragnoelefantegatto.blogspot.com/

BergamoUp n° 13 novembre 2010  

Mensile di economia, costume e società

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