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Flow, benessere e prestazione eccellente. Dai modelli teorici alle applicazioni nello sport e in azienda di Marisa Muzio , Giuseppe Riva , Luca Argenton Franco Angeli, Milano, 2012 - Codice ISBN: 9788820406530 In breve Gli studi sul flow nascono con l’obiettivo di analizzare i fattori capaci di trasformare un’esperienza momentanea in uno stato psicologico ottimale, la cui comprensione consente di delineare un modello di ottimizzazione della performance che identifica nel benessere il presupposto per risultati eccellenti. Il testo analizza le possibili applicazioni delle esperienze ottimali in due specifici ambiti: lo sport, individuale e di squadra, e il mondo aziendale.

Presentazione del volume La psicologia ha sempre affiancato all'interesse per la patologia e il disagio l'attenzione per lo sviluppo e il potenziamento ( empowerment ) individuale e sociale. Uno dei temi emergenti in questo ambito è l'attenzione per il "flow", l'esperienza ottimale. Nel dialogo costante con la tradizione filosofica e con i modelli psicologici legati all'affermazione e all'espressione del sé, gli studi sul flow nascono con l'obiettivo di analizzare i fattori capaci di trasformare un'esperienza momentanea in uno stato psicologico ottimale. La comprensione di tale stato e delle condizioni che ne sono alla base consente, infatti, di delineare un modello di ottimizzazione della performance che identifica nel benessere il presupposto per risultati eccellenti. A caratterizzare l'esperienza di flow è un elevato livello di concentrazione e di partecipazione all'attività, l'equilibrio fra la percezione della difficoltà della situazione e del compito (challenge) e le capacità personali (skills), la sensazione d'alterazione temporale (l'orologio interno rallenta, mentre l'orologio esterno accelera), un senso di piacevolezza e soddisfazione. All'interno di questo contesto l'obiettivo del volume è triplice: presentare al lettore le caratteristiche e i determinanti delle esperienze ottimali; introdurre e presentare alcuni dei principali strumenti disponibili in italiano per la valutazione del flow; descrivere e analizzare le possibili applicazioni delle esperienze ottimali e dei diversi strumenti di misura in due specifici ambiti applicativi quali lo sport, individuale e di squadra, e il mondo aziendale. Marisa Muzio, Nazionale di nuoto, psicologa, affianca all'insegnamento e alla ricerca universitaria, l'attività professionale nell'ambito della psicologia dello sport e delle organizzazioni. È ideatrice e coordina, dal 1996 al 2011, con Sandro Gamba il primo Master in Italia in Psicologia dello sport. Trasla le esperienze dello sport di alto livello alle realtà aziendali, dando vita allo Sport Outdoor Training(r) e al Coaching by Action(r). "Psicologa dell'anno 2008" per i successi professionali ai Giochi Olimpici di Pechino. Giuseppe Riva insegna Psicologia della comunicazione e Psicologia e nuove tecnologie della comunicazione all'Università Cattolica di Milano, dove dirige il Laboratorio di Studio dell'Interazione Comunicativa e delle Nuove Tecnologie. È presidente dell'Associazione Internazionale di CiberPsicologia (i-ACToR) ed Editor europeo della rivista scientifica "CyberPsychology, Behavior and Social Networking". Luca Argenton, laureatosi in Psicologia con una borsa di studio per meriti accademici, svolge attività di ricerca, formazione e consulenza in ambito aziendale e sportivo. Ha studiato presso l'University of Queensland di Brisbane e ha conseguito un Master in Psicologia dello sport.


Indice

Gli Autori

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Prefazione, di Antonella Delle Fave

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Introduzione, di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

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Sezione I - La cornice di riferimento 1. Psicologia Positiva: verso una teoria dell’Esperienza Ottimale, di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton 1. Le due facce della psicologia 2. Psicologia Positiva: obiettivi, contenuti e metodi 3. La dimensione edonica della Psicologia Positiva 4. La dimensione eudaimonica della Psicologia Positiva 5. Verso l’Esperienza Ottimale 6. Bibliografia

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2. Il flow: un’introduzione, di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton 1. L’esperienza di flow 2. Il flow come esperienza universale 3. Flow e presenza 4. Le dimensioni del flow 5. Bibliografia

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3. Il flow in una prospettiva culturale, di Paolo Inghilleri, Eleonora Riva, Marco Boffi 1. Flow e selezione psicologica

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2. Flow e culture: un’analisi dei diversi contesti 3. Bibliografia 4. Flow e presenza: dall’esperienza soggettiva all’esperienza personale, di Giuseppe Riva, Fabrizia Mantovani 1. Esperienza soggettiva ed esperienza personale 2. L’analisi dell’attività umana 3. Presenza e presenza sociale 4. Presenza ed evoluzione del sé 5. Esperienze ottimali individuali e collettive: i punti di contatto 6. Bibliografia 5. Networked Flow: Esperienza Ottimale e creatività di gruppo, di Andrea Gaggioli, Giuseppe Riva, Luca Milani, Elvis Mazzoni 1. Introduzione 2. Dalla creatività di gruppo alle reti creative: il ruolo dell’Esperienza Ottimale 3. Le dimensioni cognitive del Networked Flow 4. Il ruolo del Networked Flow nell’evoluzione culturale 5. Le fasi del Networked Flow 6. Implicazioni metodologiche 7. Conclusioni 8. Bibliografia

pag. 55 » 64 » 67 » 67 » 68 » 71 » 78 » 82 » 84

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Sezione II - Strumenti e metodi 6. Flow: dalla teoria agli strumenti di valutazione, di Luca Argenton 1. Introduzione 2. Experience Sampling Method 3. Flow Questionnaire 4. La Flow State Scale 5. La Dispositional Flow Scale 6. Sviluppo delle scale del flow revisionate 7. Conclusioni 8. Bibliografia

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7. La validazione italiana della Flow State Scale - FSS, di Barbara Diana, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva 1. Introduzione

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2. Traduzione ed adattamento italiano della FSS 3. La ricerca con il campione italiano 4. Conclusioni 5. Bibliografia 8. L’adattamento italiano della Dispositional Flow Scale IIDFS-2, di Marco Boffi, Barbara Diana, Eleonora Riva, Paolo Inghilleri, Luca Argenton, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva 1. Introduzione 2. Traduzione ed adattamento italiano della DFS-2 3. La ricerca con il campione italiano 4. Conclusioni 5. Bibliografia

pag. 130 » 131 » 139 » 141

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Sezione III - Le applicazioni nello sport e in azienda 9. L’Esperienza Ottimale nella psicologia dello sport, di Marisa Muzio, Luca Argenton 1. Introduzione 2. La psicologia dello sport: il modello ricerca-formazione-counseling 3. Verso una tecnologia del rendimento ottimale 4. I peak moments 5. Bibliografia 10. Le nove dimensioni del flow: dalla ricerca al campo, di Marisa Muzio, Luca Argenton 1. Introduzione 2. Traduzione e adattamento della FSS in lingua italiana: le fasi 3. La ricerca: il flow nello sport di alto livello 4. Dalle nove dimensioni alla preparazione mentale 5. Il flow in un processo di preparazione integrata 6. Non solo lo sport dei campioni 7. Bibliografia 11. Il flow come strumento di valutazione e di empowerment aziendale, di Marisa Muzio 1. Introduzione 2. Il flow per la valutazione dei diversi profili aziendali 3. Il flow per l’empowerment 7

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4. Flow e nuove tecnologie per l’assessment e l’empowerment di gruppi di lavoro pag. 209 5. Conclusioni » 213 6. Bibliografia » 215 Postfazione. Il flow: un’esperienza universale, di Sandro Gamba 1. La mia esperienza 2. Il flow dei campioni 3. Non solo sport: il flow nella vita quotidiana

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Gli Autori

Marco Boffi, psicologo, Dottore di ricerca in Psicobiologia. Dal 2007 collabora alle attività di ricerca e didattica condotte presso il Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano. Svolge attività di ricerca e consulenza in collaborazione con policymakers sulla relazione fra benessere e attivismo politico, l’applicazione di indicatori di benessere, buone pratiche amministrative e partecipazione civica.

Antonella Delle Fave, medico specialista in Psicologia Clinica, è professore ordinario di Psicologia Generale presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano. Le sue ricerche comprendono lo studio dell’esperienza soggettiva e del funzionamento ottimale in una prospettiva evolutiva e transculturale, e le ricadute applicative in ambito medico-clinico. Autrice di oltre 130 pubblicazioni scientifiche, è attualmente Editor in Chief del Journal of Happiness Studies e Past President della International Positive Psychology Association (IPPA).

Barbara Diana, psicologa, ha ottenuto nel 2009 la Laurea Specialistica in Psicologia delle Organizzazioni e dei Comportamenti di Consumo presso l’Università di Milano-Bicocca. Ha svolto attività di formazione e ricerca nell’ambito della Psicologia Positiva, del benessere e della psicologia dello sport. Dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Umane all’Università di Milano-Bicocca, si occupa principalmente di Psicologia Ambientale e Cognitiva ed è autrice di contributi a convegni nazionali e internazionali. Collabora con il “Centro Studi per le Scienze della Comunicazione” (CESCOM) all’interno del filone di ricerca sulla comunicazione non verbale e discomunicazione. Andrea Gaggioli, è ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo essersi laureato in Psicologia Sperimentale presso l’Università di Bologna, ha conseguito il dottorato di ricerca in Psicobiologia presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sul Flow. Il suo principale interesse di ricerca riguarda l’interazione uomo-computer, con particolare riferimento al ruolo delle nuove tecnologie nella promozione del benessere. Sandro Gamba, Basketball Hall of Fame. Come giocatore ha vinto dieci Scudetti ed è stato capitano ai Giochi Olimpici di Roma. Da C.T. della Nazionale Italiana ha vinto l’argento ai Giochi Olimpiaci di Mosca e l’oro agli Europei di Nantes. 9


Paolo Inghilleri, medico, specializzato in Psicologia, è Professore Ordinario di Psicologia Sociale e Direttore del Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano. I suoi interessi di ricerca riguardano la relazione tra biologia, mente e cultura, la psicologia culturale, lo studio dell’Esperienza Ottimale, la creatività, la psicologia ambientale.

Fabrizia Mantovani, è ricercatore di Psicologia Generale presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e docente di Psicologia della Comunicazione presso la stessa università. Collabora con il Centro Studi per le Scienze della Comunicazione (CESCOM). I suoi principali interessi di ricerca riguardano l’utilizzo di nuove tecnologie, in particolare realtà virtuale e Serious Games, per il potenziamento delle competenze comunicative ed emotive. Luca Milani, è ricercatore presso il Dipartimento e la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano ed è membro del Centro Ricerche sulle Dinamiche Evolutive ed Educative (CRidee); executive editor della rivista Maltrattamento e Abuso all’Infanzia, si occupa di ricerca nel campo del trauma infantile (soprattutto nell’esito di processi di parenting disfunzionale, di maltrattamento e di abuso all’infanzia) e nel campo dell’impatto a livello cognitivo, emotivo e psicopatologico dell’interazione con le nuove tecnologie multimediali in ottica life-span.

Elvis Mazzoni, è ricercatore presso la Facoltà di Psicologia dell’ALMA MATER STUDIORUM - Università di Bologna, membro dell’Editorial Board del Journal of Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, Assistant Editor dell’European Journal of Psychology of Education e membro dei Comitati Scientifici di vari convegni e conferenze nazionali ed internazionili (fra cui CHItaly, IADIS, ISCAR Conference). Da tempo si occupa di evoluzione degli artefatti web e sviluppo delle attività umane connesse all’educazione e alla formazione e di Social Network Analysis applicata a gruppi e reti creative.

Eleonora Riva, Ph.D., psicologa, psicoterapeuta tranasculturale, è stata assegnista di ricerca in psicologia sociale presso il Dipartimento di Geografia e Scienze Umane dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano, dove continua a collaborare e svolgere la sua attività di ricerca. Inoltre insegna al corso di specializzazione in psicoterapia transculturale della Fondazione Cecchini Pace di Milano e collabora con diversi servizi territoriali relativamente alla presa in carico degli utenti immigrati di prima e seconda generazione. Daniela Villani, è Ricercatore in Psicologia Generale presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione e della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I suoi principali interessi sono rivolti alla Psicologia del benessere analizzata e promossa in diversi contesti, come quello educativo, sportivo, sanitario e professionale, anche grazie al supporto delle nuove tecnologie.

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Prefazione di Antonella Delle Fave

La felicità, il benessere ed il funzionamento ottimale rappresentano i concetti chiave del recente e sfaccettato ambito della Psicologia Positiva, i cui contributi innovativi a livello teorico ed applicativo sono in progressivo aumento. Come ribadito dai suoi esponenti, e come ampiamente discusso in questo volume, la psicologia positiva non rappresenta un nuovo movimento o paradigma, bensì una prospettiva specifica di studio ed analisi. Contrapponendosi ad un’intera tradizione focalizzata su carenze, deficit, patologie e limitazioni dell’essere umano nella sua individualità e nella sua dimensione sociale, tale prospettiva privilegia gli aspetti costruttivi, creativi e propositivi di individui e gruppi. In questo senso essa può essere utilizzata nello studio di meccanismi psicologici di base, siano essi cognitivi, emotivi o motivazionali; le sue applicazioni si estendono dall’ambito educativo a quello occupazionale, dall’ambito sociale a quello clinico. Uno dei temi ricorrenti in questo contesto è l’analisi della qualità dell’esperienza soggettiva e dello sviluppo di abilità e competenze, che sono considerati utili indicatori del livello di salute e benessere di singoli e di collettività. In questo ambito assume particolare rilevanza il costrutto del Flow o Esperienza Ottimale, formalizzato da Mihaly Csikszentmihalyi (1975) e successivamente esplorato attraverso un’ampia gamma di strumenti di ricerca in una grande varietà di contesti sociali, culturali e professionali, tra persone di ogni età e condizione. Il Flow è un’esperienza di profonda concentrazione, impegno, gratificazione e stato affettivo positivo, le cui caratteristiche cognitive sono risultate stabili e ricorrenti a livello individuale e socio-culturale (Delle Fave e Massimini, 2005). Le ricerche che da quasi quattro decenni vengono condotte sull’esperienza ottimale ne hanno messo in luce tre implicazioni generali. In primo luogo, ogni individuo la reperisce in alcune attività della propria vita quotidiana, in funzione sia del contesto culturale in cui vive (che fornisce l’ambito delle possibili opportunità d’azione su cui esercitare le capacità persona11


li), sia delle proprie caratteristiche (Abuhamdeh e Csikszentmihalyi, 2009; Delle Fave, Massimini e Bassi, 2011). In secondo luogo, le esperienze ottimali si differenziano a livello emotivo e motivazionale in funzione delle tipologie di attività associate, le quali presentano caratteristiche strutturali di complessità che ne determinano il potenziale di opportunità di Flow e di incremento progressivo di abilità individuali. I numerosi studi disponibili in questo ambito mostrano l’importanza di favorire il reperimento di esperienze positive e gratificanti in attività complesse e ricche di stimoli e sfide, oltre che di significati rilevanti per l’individuo e la comunità, quali il lavoro, lo studio, e le attività di tempo libero strutturate e articolate, come quelle sportive ed artistiche. L’esperienza ottimale infatti non è una condizione ricreativa di piacere e rilassamento, bensì uno stato di impegno e concentrazione, nondimeno gratificante in quanto associato a situazioni che stimolano interesse e creatività (Bassi et al., 2007; Bassi e Delle Fave 2011; Eisenberger et al., 2005; Salanova, Bakker e Llorens, 2006; Wanner et al., 2006). In terzo luogo, l’esperienza ottimale incide sulle tendenze evolutive e sui processi di cambiamento della società cui l’individuo appartiene. Infatti, le attività connesse all’esperienza ottimale possono essere acquisite da interi gruppi e comunità attraverso l’apprendimento sociale o gli altri canali di trasmissione dell’informazione, influenzando in tal modo i contenuti della cultura e la sua direzione evolutiva (Smith et al., 2002; Delle Fave e Bassi, 2009). L’eccessiva enfasi che il modello occidentale attuale pone sul perseguimento di situazioni gratificanti nell’immediato, a scapito della coltivazione di conoscenze e competenze meno emotivamente attrattive ma più ricche di potenzialità di sviluppo, è uno dei problemi che le società affluenti affrontano, soprattutto nel contesto educativo e lavorativo. Attività dove il progressivo miglioramento della prestazione è un obiettivo intrinseco, come lo sport, possono per contro favorire ad un tempo lo sforzo individuale e quello cooperativo. Per questo motivo i temi trattati nelle pagine seguenti risultano particolarmente attuali e pregnanti. La concettualizzazione dell’esperienza di Flow come motore di crescita, e l’educazione alle sfide e all’impegno sono risorse fondamentali e necessarie allo sviluppo della complessità dell’individuo e della società in cui vive. Programmi di intervento in campo preventivo, riabilitativo, educativo ed organizzativo dovrebbero prestare maggiore attenzione alla qualità dell’esperienza individuale, allo scopo di armonizzare le esigenze e potenzialità della persona con le strutture ed opportunità disponibili nel contesto di appartenenza, promuovendo ad un tempo lo sviluppo del singolo, la sua integrazione sociale e l’incremento della complessità della società in cui vive. In questa prospettiva, l’impegno della psicologia positiva nell’identificare le componenti del benessere soggettivo e nel tradurle in applicazioni nei diversi ambiti è sicuramente utile e necessario. È tuttavia altrettanto necessa12


rio uno sforzo di integrazione: le componenti del benessere devono essere concettualizzate all’interno di una prospettiva che promuova lo sviluppo armonioso e combinato di persone e comunità umane. I diversi contributi di questo libro suggeriscono che questi obiettivi possono essere perseguiti con diverse strategie ed in diversi contesti. L’essenziale è che ciascun individuo sia incoraggiato a seguire il proprio percorso di complessità e condivisione, a usare efficacemente i propri talenti e punti di forza, a ricercare attivamente sfide e significati nelle attività quotidiane e a perseguire l’esercizio congiunto della libertà e della responsabilità.

Bibliografia Abuhamdeh, S. & Csikszentmihalyi, M. (2009), “Intrinsic and extrinsic motivational orientations in the competitive context: an examination of person-situation interactions”, Journal of Personality, 77: 1615-1635. Bassi, M. e Delle Fave, A. (2011), “Optimal experience and self-determination at school: Joining perspectives”, Motivation and Emotion, DOI 10.1007/s11031011-9268-z. Bassi, M., Steca, P., Delle Fave, A. e Caparra, G.V. (2007), “Academic self-efficacy beliefs and quality of experience in learning”, Journal of Youth and Adolescence, 36: 301-312. Csikszentmihalyi, M. (1975), Beyond Boredom and Anxiety, Jossey-Bass, San Francisco. Delle Fave, A. e Bassi, M. (2009), “Sharing Optimal Experiences and Promoting Good Community Life in a Multicultural Society”, Journal of Positive Psychology, 4: 280-289. Delle Fave, A. e Massimini, F. (2005), “The investigation of optimal experience and apathy: developmental and psychosocial implications”, European Psychologist, 10: 264-274. Delle Fave, A., Massimini, F. & Bassi, M. (2011), Psychological Selection and Opimal Experience across Culture. Social empowerment through personal growth, London, Springer. Eisenberger, R., Jones, J.R., Stinglhamber, F., Shanock, L. e Randall, A.T. (2005), “Flow experiences at work: for high need achievers alone?”, Journal of Organizational Behavior, 26: 755-775. Salanova, M., Bakker, A.B. e Llorens, S. (2006), “Flow at work: evidence for an upward spiral of personal and organizational resources”, Journal of Happiness Studies, 7: 1-22. Smith, K.D., Christopher, J.C., Delle Fave, A. e Bhawuk, D.P.S. (2002), “PostNewtonian metatheories in the natural sciences and in cross-cultural psychology”, in P. Boski, F.J.R. van de Vijver e A.M. Chodynicka (a cura di), New directions in cross-cultural psychology, Wydawnictwo Intytutu Psychologii PAN, Warsaw, Poland, pp. 107-125. Wanner, B., Ladouceur, R., Auclair, A.V. e Vitaro, F. (2006), “Flow and Dissociation: examination of mean levels, cross-links, and links to emotional well-being across sports and recreational and pathological gambling”, Journal of Gambling Studies, 22: 289-304. 13


Introduzione di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

La psicologia ha sempre affiancato all’interesse per la patologia e il disagio l’attenzione per lo sviluppo e il potenziamento (empowerment) individuale e sociale. Nell’ultimo ventennio Martin Seligman e Mihaly Csikszentmihalyi hanno sviluppato questa tendenza all’interno della “Psicologia Positiva”, sottolineando l’importanza di una psicologia focalizzata sulla positività dell’esperienza soggettiva. Uno dei risultati più interessanti della Psicologia Positiva è l’attenzione per l’Esperienza Ottimale – chiamata anche “flow” – considerata come uno dei determinanti di una vita appagante (engaged life) e pregna di significato (meanigful life). Infatti, nel dialogo costante con la tradizione filosofica e con i modelli psicologici legati all’affermazione e all’espressione del sé, gli studi sul flow nascono con l’obiettivo di analizzare i fattori capaci di trasformare un’esperienza momentanea in stato psicologico ottimale. Già le prime ricerche sul flow, iniziate negli anni Settanta da Mihaly Csikszentmihalyi, sono sempre state animate dal desiderio di comprendere la natura e le caratteristiche psicologiche delle esperienze ottimali, studiandone le manifestazioni nella quotidianità. Il punto di partenza del lavoro di Csikszentmihalyi è stato lo studio dell’atto creativo. Operando in stretto contatto con molti personaggi che lavoravano in professioni creative egli aveva notato come – indipendentemente dalle opportunità di ascesa sociale o economica – la passione, la dedizione e la gioia per il proprio lavoro rimanessero pressoché invariate nel tempo, dimostrandosi elementi costitutivi del benessere percepito. C’era, in particolare, qualcosa di intrinsecamente motivante nell’esperienza creativa – il flow – che li spingeva a continuare: un elevato livello di concentrazione e di partecipazione all’attività, l’equilibrio fra la percezione della difficoltà della situazione e del compito (challenge) e le capacità personali (skills), la sensazione d’alterazione temporale (l’orologio interno rallenta, mentre l’orologio esterno accelera), e un senso di piacevolezza 15


e soddisfazione. Le ricerche successive, che hanno visto come protagonisti anche una serie di ricercatori italiani come Fausto Massimini, Antonella Delle Fave e Paolo Inghilleri, hanno mostrato come tale esperienza non sia limitata all’atto creativo e a una particolare cultura ma un’esperienza universale. Le numerose ricerche transculturali finora condotte, che hanno portato alla campionatura di oltre 4.000 soggetti, hanno infatti dimostrato la stabilità delle caratteristiche del flow indipendentemente dal contesto culturale di appartenenza degli intervistati e la sua associazione con le più varie attività quotidiane, a condizione che esse possano rappresentare per il soggetto delle opportunità d’azione sufficientemente complesse da richiedere impegno ed applicazione delle capacità individuali a livelli elevati. All’interno di questo contesto teorico, si colloca il volume, che rappresenta la naturale evoluzione di Sport: flow e prestazione eccellente. Dai modelli teorici alle applicazioni sul campo, curato da Marisa Muzio nel 2004 per FrancoAngeli. In esso – a partire da un’attenta analisi della prestazione sportiva eccellente attraverso il modello teorico di Csikszentmihalyi – risulta di particolare interesse la traduzione in lingua italiana della Flow State Scale ed il suo utilizzo, in via preliminare, nei confronti di sportivi di alto livello, con il preciso intento di trarne indicazioni nell’ambito della preparazione mentale. L’analisi e l’approfondimento di tali studi hanno dato origine al volume che nasce con un triplice obiettivo. Da una parte presentare al pubblico italiano le caratteristiche e i determinanti delle esperienze ottimali. In secondo luogo, il volume introduce e presenta alcuni dei principali strumenti disponibili in italiano per la misurazione del flow. Infine, vuole descrivere e analizzare le possibili applicazioni delle esperienze ottimali e dei diversi strumenti di misura in due specifici ambiti applicativi: lo sport, individuale e di squadra, e il mondo aziendale. A ciascuno di questi tre obiettivi è dedicata una specifica sezione del volume. La prima Sezione, “La cornice di riferimento” comprende cinque capitoli che descrivono le caratteristiche e i determinanti delle esperienze ottimali. Nei primi due capitoli i tre curatori introducono il lettore alla visione della Psicologia Positiva e al concetto di flow. In particolare il flow viene descritto come una sensazione olistica, caratterizzata da un’improvvisa espansione dei confini del sé, da una destrutturazione dell’esperienza temporale e da un significativo incremento della percezione di controllo nei confronti dell’attività stessa. Nel terzo capitolo, Inghilleri e colleghi analizzano il legame tra flow e cultura, facendo emergere l’importanza delle esperienze ottimali per lo sviluppo dei sistemi culturali e per la relazione tra l’individuo e la propria cultura di appartenenza. Il quarto capitolo, realizzato da Riva G. e Mantovani, cerca invece di collegare le esperien16


ze ottimali ai concetti di presenza e presenza sociale, recentemente sviluppati all’interno della ricerca della psicologia cognitiva. Infine, il capitolo di Gaggioli e colleghi, introduce il lettore ad un’Esperienza Ottimale di gruppo, il Networked Flow, non presente nella riflessione originale di Csikszentmihalyi ma la cui esistenza è stata suggerita da uno dei suoi allievi più noti, Keith R. Sawyer. La seconda Sezione, “Strumenti e Metodi” comprende tre capitoli che descrivono i principali strumenti utilizzati nella valutazione delle esperienze ottimali. Il sesto capitolo, realizzato da Argenton, fornisce una visione generale dei diversi metodi e strumenti realizzati da ricercatori di tutto il mondo. Nel settimo capitolo Diana e colleghi presenta la validazione italiana di uno di questi strumenti, la Flow State Scale, che attraverso 36 domande e 9 scale permette di analizzare la dimensione di stato del flow, all’interno del setting specifico in cui viene svolta una determinata attività. Nell’ottavo capitolo Boffi e colleghi presentano invece l’adattamento italiano della Dispositional Flow Scale II, un secondo strumento che misura, sempre attraverso 36 domande e 9 scale, la dimensione di tratto del flow, cioè la predisposizione del soggetto a sperimentare esperienze ottimali. La terza Sezione, “Le applicazioni nello sport e in azienda”, discute invece gli effetti e le applicazioni delle esperienze ottimali negli ambiti dello sport e del mondo aziendale. Il nono capitolo, di Muzio e Argenton, descrive le ricerche e le modalità di intervento sviluppate da Marisa Muzio per identificare i “peak moments”, i momenti di eccellenza durante la loro prestazione. Il decimo capitolo, sempre di Muzio e Argenton, discute invece come utilizzare gli strumenti di misurazione delle esperienze ottimali per valutare la performance degli atleti, anche di alto livello, in allenamento e in gare. Il decimo capitolo, di Muzio, introduce il lettore all’utilizzo del flow e degli strumenti per misurarlo nei processi di valutazione e di empowerment del personale aziendale. Data la complessità del tema e il lavoro significativo portato avanti dai ricercatori italiani in questo specifico settore, i tre curatori sono stati affiancati nel processo di sistematizzazione dell’argomento da numerosi altri colleghi qui riportati in stretto ordine alfabetico: Marco Boffi, Barbara Diana, Andrea Gaggioli, Paolo Inghilleri, Fabrizia Mantovani, Elvis Mazzoni, Luca Milani, Eleonora Riva, Daniela Villani. A loro va il nostro ringraziamento per il lavoro e supporto offerto durante la realizzazione del volume. Un particolare ringraziamento va a Paolo Inghilleri che nel suo volume “From Subjective Experience to Cultural Change” (Cambridge University Press, New York, 1999) aveva già delineato e analizzato alcuni dei temi discussi nella prima parte del volume, tra cui le dinamiche della relazione tra cultura ed esperienze ottimali. 17


Un ultimo grazie va a Antonella Delle Fave, Past-president dell’European Network for Positive Psychology e Editor-in-chief della rivista internazionale “Journal of Happiness Studies”, per la significativa opera di ricerca e di divulgazione a livello nazionale e internazionale sulle diverse dimensioni delle esperienze ottimali. In particolare, il suo recente volume “Psychological Selection and Optimal Experience Across Culture. Social Empowerment through Personal Growth” (Springer, New York, 2011) è stato un continuo riferimento per i curatori durante tutte le fasi di sviluppo del volume.

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Sezione I - La cornice di riferimento


1. Psicologia Positiva: verso una teoria dell’Esperienza Ottimale di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

Felicità non è fare sempre ciò che si vuole, ma volere sempre ciò che si fa. F. Nietzsche

1. Le due facce della psicologia La psicologia si è tradizionalmente fatta interprete della necessità di integrare l’interesse per la malattia mentale e il disagio psichico, con un’indagine sui processi di crescita ed espressione del potenziale di individui, gruppi ed organizzazioni. Ne sono esempio gli studi sullo sviluppo cognitivo di Piaget (1970) e Bruner (1968), il modello di evoluzione identitaria proposto da Erikson (1968) o la prospettiva storico-culturale di Vygotskij (1978). Lo stesso Jung (1953) in ambito psicoanalitico aveva enfatizzato le possibilità di crescita del sé, declinandole lungo gli itinerari del percorso di individuazione ed influenzando l’ideale umanistico di Maslow (1954), Allport (1961), Rogers (1961) e Frankl (1988), così come il filone transpersonale (Assagioli, 1988; Grof, 1985). Tali concezioni hanno assunto graduale importanza anche in campo psichiatrico grazie alla visione pionieristica di Jahoda (1958) e Menninger (1958), che hanno voluto ricercare i criteri alla base di un funzionamento psichico positivo. Il consolidamento di una pratica psicologica “in negativo” (Gheno, 2010), orientata al miglioramento del benessere attraverso la riduzione o, qualora possibile, l’eliminazione del deficit psicopatologico, è dunque andata di pari passo con una psicologia improntata ad un’analisi epistemologica, teorica e pratica del positivo. Al fine di supportare una progressiva acquisizione di benessere e felicità non è, infatti, sufficiente limitare o cancellare il negativo e il disfunzionale. Occorre invece chiedersi quali siano le basi del funzionamento ottimale delle persone, indagando come, a discapito di ciò che non funziona, i prodromi di un potenziamento (empowerment) individuale e sociale risiedano in ciò che realmente funziona (Delle Fave, 2007; Delle Fave, Massimini, & Bassi, 2011). 21


2. Il flow: un’introduzione di Marisa Muzio, Giuseppe Riva, Luca Argenton

1. L’esperienza di flow Il lavoro condotto a partire dagli anni Settanta da Mihaly Csikszentmihalyi, uno dei principali interpreti della Psicologia Positiva (Seligman & Csikszentmihalyi, 2000), è sempre stato animato dal desiderio di comprendere la natura e l’eziologia psicologica delle esperienze ottimali, studiandone le manifestazioni nella quotidianità. La ricerca sul funzionamento ottimale, infatti, non si focalizza tanto sulla motivazione intrinseca, su cui molto era già stato detto (Deci & Ryan, 1985), ma su ciò che rende un’attività intrinsecamente motivante (Nakamura & Csikszentmihalyi, 2011). Ne è derivato un approccio interazionista, capace di considerare la persona come sistema aperto in dialogo costante con l’ambiente e con le caratteristiche che lo permeano (Massimini, Inghilleri, & Delle Fave, 1996). Il punto di partenza del lavoro di Csikszentmihalyi è stato lo studio dell’atto creativo. Operando in stretto contatto con molti artisti (Csikszentmihalyi & Getzels, 1971, 1973), egli aveva notato come – indipendentemente dal fatto che per molti di essi le opportunità di ascesa sociale o economica fossero assai ridotte – la passione, la dedizione e la gioia per il proprio lavoro rimanessero pressoché invariate nel tempo, dimostrandosi elementi costitutivi del benessere percepito. C’era, in particolare, qualcosa di irrinunciabile e di intrinsecamente affascinante nel processo creativo stesso che li spingeva a continuare: la possibilità di perdersi in una bolla senza tempo e di entrare in pieno contatto con le proprie composizioni, accedendo ad uno stato di piena fluidità della coscienza in cui mente e corpo lavorano all’unisono e in perfetta armonia. Parlare di flow significa dunque riferirsi a una sensazione olistica caratterizzata da un’improvvisa espansione dei confini del sé, da una destrutturazione dell’esperienza temporale e da un significativo incremento della percezione di controllo nei confronti dell’attività stessa (Csikszentmihalyi, 1975/2000). 35


3. Il flow in una prospettiva culturale di Paolo Inghilleri, Eleonora Riva, Marco Boffi

1. Flow e selezione psicologica L’Esperienza Ottimale, come descritta nel capitolo precedente, si presenta come una situazione contemporaneamente universale, comune a persone caratterizzate dalle più svariate caratteristiche storico-culturali, ed estremamente soggettiva, individuale. Tuttavia i legami tra tale esperienza di estremo benessere psicologico e il sistema culturale sono molteplici e di grande importanza. Affronteremo ora le caratteristiche e le dinamiche della relazione tra cultura e Flow Experience, facendo emergere l’importanza di quest’ultima per lo sviluppo dei sistemi culturali e per la relazione tra l’individuo e la propria cultura di appartenenza o elezione. In primo luogo metteremo in evidenza il ruolo dell’Esperienza Ottimale nel processo di selezione psicologica che promuove lo sviluppo tanto dei sistemi culturali quanto della cultura intrasoggettiva di ciascun individuo, considerando la cultura come un substrato generale condiviso da tutti gli esseri umani nel proprio agire quotidiano e intenzionale (Cole, 1996). Considereremo poi la variabilità delle esperienza di flow in relazione a specifiche caratteristiche culturali proprie di contesti geograficamente o storicamente differenti e il suo impatto sulle esperienza di migrazione e di globalizzazione. Infine presenteremo le differenze culturali e la loro influenza sulla possibilità di sperimentare flow in contesti quotidiani di esperienza lavorativa ad alto coinvolgimento soggettivo, come quello politico o sociale.

Artefatti e geni Da un punto di vista evoluzionistico, gli esseri umani e le comunità che essi costituiscono e delle quali fanno parte si sviluppano attraverso un processo bio-culturale che porta ad un aumento di capacità e di complessi47


4. Flow e presenza: dall’esperienza soggettiva all’esperienza personale di Giuseppe Riva, Fabrizia Mantovani

1. Esperienza soggettiva ed esperienza personale Nei capitoli precedenti abbiamo visto come il concetto di flow sia strettamente legato al concetto di Esperienza Soggettiva (Massimini & Delle Fave, 2000). L’Esperienza Ottimale è infatti il risultato dell’esperienza soggettiva in relazione alle opportunità di azione offerte dall’ambiente (challenge) e alle abilità individuali necessarie per realizzarle (skill): il soggetto sperimenta un’Esperienza Ottimale quando percepisce livelli di challenge e skill elevati e bilanciati tra loro (Csikszentmihalyi, 1990, 1997). Questo approccio al flow ha però due limiti. Il primo è quello di non considerare il contesto interpersonale in cui l’esperienza viene sperimentata (McNulty & Fincham, 2012). Infatti, come vedremo meglio nel prossimo capitolo, esistono esperienze ottimali – come il Networked Flow – che sono il risultato di azioni condivise (Gaggioli, Milani, Mazzoni, & Riva, 2011; Riva, Milani, & Gaggioli, 2010). Il secondo limite è quello di essere definito in maniera soggettiva e non oggettiva: quello che può essere una competenza elevata per me non è detto che lo sia per un altro. Ma esiste la possibilità di un analisi dell’esperienza che non sia soggettiva? Per rispondere a questa domanda partiamo dalla definizione del concetto di “esperienza”. Secondo il Dizionario Italiano Sabatini Colletti, esistono almeno due diverse definizioni di esperienza: a) Serie di avvenimenti, di eventi, che segnano una persona; b) Conoscenza acquisita attraverso il contatto diretto con la realtà. Queste due definizioni hanno uno stretto legame con la distinzione tra “Io” e “Me” con la quale Williams James distingue la nostra esperienza individuale (James, 1890). Con il concetto di “Io” James fa riferimento al soggetto che agisce nel presente consapevole delle proprie percezioni: è l’“Io” che sperimenta gli eventi e avvenimenti che sono descritti nella prima definizione di esperienza (Esperienza Soggettiva: esperienza come sog67


5. Networked Flow: Esperienza Ottimale e creatività di gruppo di Andrea Gaggioli, Giuseppe Riva, Luca Milani, Elvis Mazzoni

1. Introduzione Nell’attuale società della conoscenza, la capacità di innovare è un fattore di cruciale importanza per garantire la sopravvivenza dei sistemi produttivi. Non deve quindi sorprendere che le organizzazioni dedichino particolare attenzione all’elaborazione di strategie per supportare questo processo. Un luogo comune piuttosto diffuso è che l’innovazione sia il frutto del lavoro di pochi e brillanti individui – scienziati, inventori e imprenditori – che con le loro intuizioni rivoluzionano interi settori della nostra economia. In realtà, gli studi compiuti nell’ambito della creatività negli ultimi vent’anni concordano che la maggior parte delle grandi scoperte o invenzioni è frutto della collaborazione di più persone (John-Steiner, 2000; Paulus & Nijstad, 2003; Sawyer, 2003, 2007). Dall’altro lato, la complessità delle sfide che la nostra società si trova oggi ad affrontare è tale da rendere impensabile che la loro soluzione possa provenire da individui che lavorano in modo isolato, senza avvalersi della consulenza di altri esperti. Ad esempio, i progetti di ricerca e sviluppo, e più in generale, tutte le attività alla cui realizzazione concorrono gruppi costituiti all’interno di organizzazioni, richiedono tipicamente l’integrazione di diverse competenze. In questi ambiti collaborativi, la creatività può manifestarsi sia quando i membri di un gruppo lavorano in modo autonomo su parti specifiche del progetto, sia quando essi interagiscono nell’ambito dei vari processi di condivisione, co-costruzione, analisi e selezione di nuove conoscenze. Il principale approccio finora adottato per studiare la collaborazione creativa si è basato sull’analisi delle caratteristiche del team (come i tratti di personalità dei suoi membri). Minore attenzione invece è stata dedicata alla comprensione del processo creativo di gruppo (il ruolo delle interazioni che avvengono tra i membri). In generale, è sicuramente plausibile affermare che la creatività di un gruppo sia influenzata dal potenziale creativo dei 87


Sezione II - Strumenti e metodi


6. Flow: dalla teoria agli strumenti di valutazione di Luca Argenton

1. Introduzione Nella prima parte del volume abbiamo analizzato il teorico del flow, contestualizzandolo all’interno della cornice teorica della Positive Psychology ed evidenziandone l’evoluzione all’interno della disciplina psicologica. In questa seconda parte del testo, dedicata agli strumenti di valutazione, cercheremo di introdurre i principali strumenti di misurazione dell’Esperienza Ottimale. Per ciascuno di essi si illustreranno i presupposti teorici, la struttura, la modalità di somministrazione, le procedure di analisi dei dati e le ricadute operative. Ci si focalizzerà nello specifico sull’Experience Sampling Method (Csikszentmihalyi, Larson, & Prescott, 1977), sul Flow Questionnaire (Csikszentmihalyi, 1975) e sulla scale di misurazione sviluppate da Jackson e colleghi (Jackson & Eklund, 2002; Jackson & Marsh, 1996; Jackson, Martin, & Eklund, 2008), la Flow State Scale e la Dispositional Flow Scale, nelle loro diverse versioni. A integrazione dei capitoli immediatamente successivi, in cui saranno presentati i risultati del lavoro di traduzione e validazione/adattamento in lingua italiana della Flow State Scale (FSS) e della Dispositional Flow Scale II (DFS-2), la presentazione di queste scale sarà accompagnata da approfondimenti di natura statistica.

2. Experience Sampling Method L’analisi dell’Esperienza Ottimale e dei dinamismi che ne caratterizzano l’essenza richiede un approccio fenomenologicamente attento al dispiegarsi della quotidianità individuale. Nella variabilità idiosincratica che la contraddistingue, essa si compone di un’ampia molteplicità di esperienze e della stretta relazione che esse intrecciano con la psiche. 107


7. La validazione italiana della Flow State Scale - FSS di Barbara Diana, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva

1. Introduzione Il cambiamento di prospettiva introdotto dalla Positive Psychology (Seligman, 2003) ha incentivato una serie di studi realizzati a livello transculturale sulle opportunità di azione offerte dall’ambiente in cui ci posizioniamo, associate con uno stato di consapevolezza positiva, complessa e gratificante. Questa esperienza prende il nome di “Esperienza Ottimale” o “flow” (Csikszentmihalyi, 1975, 1982, 1988) ed è caratterizzata da un perfetto equilibrio tra le opportunità di azione (challenges) e le risorse individuali (skills). Numerosi sono gli strumenti che sono stati realizzati per misurare l’esperienza di flow e che sono descritti nella sezione II di questo libro. In particolare, l’obiettivo di questo capitolo è di presentare una scala di valutazione del flow di stato, la Flow State Scale - FSS (Jackson & Marsh, 1996), ideata per valutare l’esperienza di flow riferita ad eventi specifici.

Caratteristiche generali L’Esperienza Ottimale o flow non è caratterizzata da un umore positivo o dalla felicità intesa con una connotazione emotiva, ma è piuttosto connotata dal coinvolgimento nell’affrontare le opportunità di azione che richiedono impegno e dalla soddisfazione relativa all’aumento delle proprie abilità. Diversi studi hanno mostrato che il grado di coinvolgimento che le persone collegano a diverse attività può essere considerato un segnale importante per prevedere la complessità dell’obiettivo futuro che intendono perseguire (Greene & Miller, 1996; Higgins & Trope, 1990). Anche attività forzate, come il lavoro, lo studio o lo sport ad alto livello possono supportare l’Esperienza Ottimale, grazie all’impegno e alla concentrazione richie127


8. L’adattamento italiano della Dispositional Flow Scale II-DFS-2 di Marco Boffi, Barbara Diana, Eleonora Riva, Paolo Inghilleri, Luca Argenton, Daniela Villani, Marisa Muzio, Giuseppe Riva

1. Introduzione A partire dai primi studi condotti sugli strumenti quantitativi rivolti alla misurazione del flow (Jackson & Marsh, 1996) Jackson e colleghi hanno sviluppato un ampio insieme di scale rivolte a determinare varie dimensioni del flow in contesti differenti (Jackson & Eklund, 2002). Spostando gradualmente l’attenzione dal solo ambito sportivo a contesti precedentemente inesplorati come quello musicale o dell’apprendimento on-line (Jackson, Eklund, & Martin, 2010), gli autori hanno diversificato gli strumenti con l’intento sia di soddisfare diverse necessità di ricerca sia di favorire le opportunità applicative. In particolare gli autori hanno creato due tipologie di scale, corrispondenti alla tradizionale concettualizzazione presente in psicologia che distingue tra stato e tratto. Da un lato avremo dunque le scale definite state, che misurano il grado di intensità ed il pattern di fattori specifici con cui viene vissuta l’Esperienza Ottimale in una data attività. Dall’altro vi sono invece le scale denominate dispositional, rivolte ad investigare la frequenza con cui insorge l’Esperienza Ottimale in ciascun individuo (Jackson, Kimiecik, Ford, & Marsh, 1998). Ciascuna di queste tipologie è stata declinata in tre differenti versioni: lunga, breve e core.

Le scale multidimensionali Sono scale lunghe costituite da 36 item ciascuna, ovvero 4 per ognuno dei nove fattori che compongono il costrutto del flow. L’articolazione di ciascuna dimensione del flusso di coscienza in 4 item separati consente una descrizione fine e complessa delle sue caratteristiche. La DFS-2 dunque misura la frequenza con cui un individuo sperimenta flow nella propria vita (Jackson & Eklund, 2002), evidenziando le differen144


Sezione III - Le applicazioni nello sport e in azienda


9. L’Esperienza Ottimale nella psicologia dello sport di Marisa Muzio, Luca Argenton

1. Introduzione Lo studio delle relazioni tra attività fisica e qualità della vita rappresenta una delle aree di maggiore interesse per diverse discipline psicologiche, dalla psicologia della salute a quella applicata allo sport, fino alla psicologia del ciclo di vita. L’attività motorio-sportiva influenza direttamente le condizioni fisiche e la percezione individuale di benessere, andando a giocare un ruolo rilevante tra i fattori modulanti la qualità della vita (Bal Filoramo, 2001; Berger & Tobar, 2007; Bize, Johnson, & Plotnikoff, 2007; Trabucchi, 2003). Alla pratica di esercizio fisico continuativo sono associati cambiamenti positivi del tono dell’umore, dell’idea di sé e dell’autostima, della self efficacy, l’abbassamento degli indicatori psicologici e fisiologici di stress (per un approfondimento si vedano Penedo & Dahn, 2005), così come esperienze caratterizzate da percezione di positività, gioia, benessere, divertimento, piacere o intensità emotiva, tipiche dei peak moments. D’altronde, lo sport e l’attività fisica rappresentano alcune fra le attività maggiormente predisponenti l’ingresso nello stato di flow (Csikszentmihalyi, 1990; Jackson & Csikszentmihalyi, 1999). La concettualizzazione dei confini della psicologia dello sport, così come delle aree d’indagine in cui essa si muove e delle ricadute applicative che la caratterizzano, diviene dunque un presupposto fondamentale per comprendere la centralità della tematica del benessere nella prestazione sportiva.

2. La psicologia dello sport: il modello ricerca-formazionecounseling La psicologia dello sport e dell’esercizio fisico si presenta oggi, dopo oltre un secolo di evoluzioni e cambiamenti, come area teorico-applicativa 163


10. Le nove dimensioni del flow: dalla ricerca al campo di Marisa Muzio, Luca Argenton

1. Introduzione Di flow in ambito sportivo sentiamo parlare per la prima volta a Orlando, in Florida, nel 1997. In realtà, all’estero, il concetto è ampiamente conosciuto: gli scout, ad esempio, selezionano i giovani di talento sulla base delle loro capacità di esprimere in campo una condizione di funzionamento ottimale. L’occasione per noi è un grande evento di basket: l’Hoop Summit, partita di forte impatto mediatico, organizzata ogni anno da Nike. È trasmessa in tutto il mondo in prime time. Protagonisti sul parquet sono i migliori giocatori under 20 degli Stati Uniti, messi a confronto con una squadra composta da atleti della stessa età, selezionati nei cinque continenti. Sandro Gamba – ex CT della Nazionale Italiana di Basket, Hall of Fame – è stato scelto per sedere in panchina quale Head Coach della squadra “Resto del mondo”. Tra i giovani di talento selezionati quell’anno c’è Dirk Nowitzki, oggi tra i giocatori di basket più forti al mondo, vincitore con i Dallas Mavericks del campionato NBA 2011. Gli scout nel 1997 intravidero in lui capacità di leadership, gioco d’anticipo e intelligenza emotiva: le premesse per un ingresso nello stato di flow, a fronte di acerbe competenze tecniche. Un’altra esperienza. Un anno dopo – siamo nel 1998 –, durante i Goodwill Games a New York, la squadra americana della staffetta 4x400 stabilisce con il tempo di 2’54’’20 il nuovo record del mondo. Al pubblico presente pareva corressero senza peso. Di lì a poco, ascoltiamo i cronisti nella sala stampa commentare la prestazione eccellente: gli atleti hanno corso in stato di flow. E quel termine venne pronunciato senza incertezze: tutti parevano conoscerlo. Da quel momento, lo studio dell’Esperienza Ottimale diventa per noi oggetto di forte interesse. Nell’ambito dello sport, il flow è conosciuto dagli addetti ai lavori, ma la psicologia ha gli strumenti per valutarlo? 176


11. Il flow come strumento di valutazione e di empowerment aziendale di Marisa Muzio

1. Introduzione La fluidità informazionale, conoscitiva e tecnologica che caratterizza il nostro quotidiano vede nell’innovazione una risorsa imprescindibile sia per competere al meglio nel contesto aziendale, che per avviare un percorso di empowerment individuale e sociale. In questo scenario, la ricerca del risultato – tematica sempre più presente nello sport d’alto livello – affascina il mondo del lavoro, non sempre convinto che benessere e risultati vadano di pari passo (Avallone & Paplomatas, 2005; Berger & Tobar, 2007; Gheno, 2010; Jackson & Csikszentmihalyi, 1999). Diverse ricerche si sono occupate di applicare il modello dell’Esperienza Ottimale – l’engagement – in ambito lavorativo. Nel suo volto cognitivo ed emozionale, l’engagement è, infatti, significativamente correlato a un miglioramento della performance, dei risultati e dei profitti aziendali, del livello di soddisfazione di dipendenti, collaboratori e clienti, nonché a più bassi livelli di assenteismo (Bakker, Schaufeli, Leiter, & Taris, 2008; Barone & Mare, 2005; Rolle, 2010; Taris, Cox, & Tisserand, 2008). L’orientamento marcato alla qualità dell’esperienza costituisce un presupposto fondamentale per il raggiungimento del benessere psicofisico, per l’incremento della motivazione, della qualità delle relazioni e per la conseguente efficacia nella prestazione. Studi teorici e ricerca sull’Esperienza Ottimale in contesto aziendale possono allora essere considerati propedeutici rispetto all’intervento applicativo, per molti aspetti comparabile al training di preparazione mentale del campione.

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Postfazione. Il flow: un’esperienza universale di Sandro Gamba

1. La mia esperienza Al basket giocato dissi basta nel 1965. Da allora, commissario tecnico della Nazionale o allenatore di club, leader di gruppi vincenti, studiai e sperimentai il flow, quello stato mentale che avevo tante volte vissuto da giocatore. Nei frequenti viaggi negli Stati Uniti per vivere il basket nelle sue forme tecnico-tattico-mentali ebbi modo di scambiare impressioni con allenatori famosi come John Wooden, Doc Counsilman, Red Auerbach o medaglie d’oro olimpiche come Al Oerter, Bill Russell, Don Schollander. Tutti, nessuno escluso, menzionavano quello stato magico che dava loro la sensazione del campo di gara come l’unico luogo dell’universo dove potevano vivere nel modo migliore. Statunitensi, canadesi e sovietici iniziarono allora a studiare le cause che inducevano negli atleti lo stato di flow, termine che si deve a Mihali Csikszentmihalyi all’inizio degli anni Settanta. Da allora, in ambito teorico e sul campo, si analizza e si tenta di insegnare, step by step, l’agognato “stato di grazia”. Quante espressioni vengono usate nel gergo sportivo per dire che si è in eccellente stato di forma, oppure che tempo e fatica sono diventati fattori ininfluenti in una competizione. “Mi sentivo in grande condizione” oppure “non avvertivo il ruggito della folla”: ecco le espressioni di un noto ostacolista e di un calciatore famoso. Ma gli esempi non mancano: “non ho sentito il gelo dell’acqua” (nuotatore) oppure “non avvertivo la catena” (ciclista), e ancora “avevo la mano calda e il canestro sembrava grande come una vasca da bagno” (cestista). Da parte degli americani non poche espressioni indicano lo “stato di grazia”. Dicono: “to be in the groove”, “everything clicks”, “floating”, “to be in the bubble”. 217

Flow, benessere e prestazione eccellent  

Flow, benessere e prestazione eccellente. Dai modelli teorici alle applicazioni nello sport e in azienda di Marisa Muzio , Giuseppe Riva , L...