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Gennaio

taro fruttano meno di quanto potrebbero, ma le enormi estensioni sono il simbolo concreto del potere di una classe dirigente intoccabile. Pur di difendere la fonte della ricchezza e del prestigio, i proprietari non esitano ad assumere affiliati della mafia come amministratori e campieri, pronti a spaventare ed eliminare gli oppositori. Nel settembre 1946 Miraglia organizza la famosa «cavalcata», una manifestazione pacifica che reclama l’effettiva ridistribuzione delle terre. Impone a tutti di deporre qualunque arma e si mette alla testa di un corteo di diecimila contadini del circondario, che attraversa il paese e chiede l’applicazione dei decreti. Poco dopo, il tribunale inizia a concedere gli appezzamenti alla cooperativa e Miraglia riceve i primi avvertimenti mafiosi. Gli consigliano di lasciar perdere. Lui comincia a girare con una pistola in tasca e continua per la sua strada. Da tempo il suo motto è «Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio». Lo ha letto in Per chi suona la campana di Ernest Hemingway; ci crede talmente che lo ha fatto dipingere sul muro della Camera del lavoro. La sera del 4 gennaio 1947 tre uomini aspettano Miraglia davanti a casa. Quando lo vedono rientrare dalla consueta riunione politica, sparano. Muore a 51 anni fra le braccia della moglie Tatiana. La donna, un’ex ballerina di rivista, è figlia di un cugino dello zar, è di origine russa e parla male l’italiano. Si ritrova improvvisamente a dover gestire l’attività del marito – oltre ai tre figli – di cui non capisce nulla. Per tre giorni il corpo di Miraglia viene esposto all’ospedale del paese e per altri tre alla Camera del lavoro, tante sono le persone che vogliono rendergli omaggio. In tutta Italia gli operai interrompono l’attività per alcuni 13

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Santi Laici  

Questo libro è un compendio della nostra memoria collettiva. I Santi Laici sono esempi pericolosi che il sistema si affretta a dimenticare....

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