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Santi laici

discrezione della dirigenza e, com’è prevedibile, taglia fuori gli operai comunisti e sindacalizzati. Il giorno della riapertura della fabbrica, il 9 gennaio 1950, si temono violenti scontri: il sindaco tenta un’inutile mediazione con Orsi, la polizia chiede rinforzi alle città vicine e si prepara a presidiare i cancelli. I sindacati indicono uno sciopero generale e radunano i lavoratori per marciare verso le fonderie. Si dice ci siano ventimila persone accorse a sostegno dei colleghi estromessi. I primi tafferugli scoppiano quando alcuni operai tentano di forzare il blocco ai cancelli per entrare. Vengono allontanati con violenza dalla celere, che poco dopo passa dai manganelli alle pistole. Negli scontri che seguono muoiono sei persone: Angelo Appiani, un ex partigiano di 30 anni; Arturo Chiappelli, un disoccupato di 43; il ventunenne Renzo Bersani viene ucciso mentre cerca di allontanarsi, come Ennio Garagnani, anche lui di 21 anni; il loro coetaneo Arturo Malagoli è un altro ex partigiano che perde la vita poco distante dalla fabbrica. La sorte peggiore tocca a Roberto Rovatti, 36 anni, che viene ritrovato in un fosso: è stato prima picchiato con il calcio dei fucili e poi freddato con un colpo da vicino. Secondo le cifre ufficiali i feriti sono una quindicina, ma molti preferiscono non farsi curare per paura di essere bollati come comunisti e quindi licenziati, o peggio ancora, incarcerati. Si parla di duecento persone. Per molti l’eccidio di Modena vuole essere un’azione cruenta ed esemplare per placare le rivendicazioni degli operai. «La caccia è aperta: 6 operai morti a Modena» recita uno striscione provocatorio in un corteo di solidarietà. Nella sua relazione al parlamento, Umberto 32

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Santi Laici  

Questo libro è un compendio della nostra memoria collettiva. I Santi Laici sono esempi pericolosi che il sistema si affretta a dimenticare....

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