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Gennaio

La commissione regionale antimafia comincia subito le indagini, ma il primo passo avanti si ha solo due anni dopo, nel 1994, quando un testimone si dice disponibile a deporre: Maurizio Bonaceto è un piccolo spacciatore, incensurato fino a quel momento, che la notte dell’omicidio si trovava – così racconta – nello stesso isolato di Alfano. Conferma di aver visto la macchina e riconosce in Nino Merlino, il sicario di fiducia del boss locale Giuseppe Gullotti, l’uomo con cui Alfano stava discutendo animatamente. Con questa testimonianza il tribunale ha finalmente in mano le prove per procedere all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per Antonino Mostaccio, ideatore e mandante dell’omicidio, e per Gullotti. Il 15 maggio 1996 la Corte d’Assise di Messina condanna Nino Merlino a 21 anni e 6 mesi in qualità di esecutore materiale, mentre Mostaccio e Gullotti vengono assolti con formula dubitativa in mancanza di prove. Due anni dopo, il 6 febbraio 1998 la Corte d’Appello di Messina sovverte la sentenza precedente e infligge la pena carceraria anche a Gullotti, ben 30 anni. Per quanto riguarda Mostaccio, la Cassazione nel 1999 riconferma la sua innocenza applicando di nuovo la formula dubitativa. La figlia Sonia rilascia dichiarazioni pesanti circa le modalità con cui si sono svolte le indagini: parla di gravi depistaggi, di ostruzionismo portato avanti da alcuni componenti delle forze dell’ordine, di insabbiamenti e boicottaggi a opera anche dello stesso Canali che è infatti accusato di falsa testimonianza e di favoreggiamento dell’attività mafiosa. Nel 2003 si riapre il caso e il 9 gennaio di quell’anno si procede a un’indagine contro ignoti per individuare i mandanti 29

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Santi Laici  

Questo libro è un compendio della nostra memoria collettiva. I Santi Laici sono esempi pericolosi che il sistema si affretta a dimenticare....

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