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La Soia - Informazioni • Il Fascino della Soia • Il

Ruolo

della

Soia

nella

Prevenzione e nel Trattamento delle Malattie Coronariche • Una Proteina di Soia previene i Tumori della Pelle. Risultati Test • Proprietà “Farmacologiche” della Soia • Soia: un Trattamento che vale molti Farmaci • Risultati

delle

Ricerche

Recenti su Soia e Salute © Copyright Vanzo Lorenzo & Vanzo Massimiliano

più


Dr. Mark Messina.Loma Linda University - California Per molti gli alimenti di soia sono il "functional food" per eccellenza. Il Dr. Mark Messina dell'American Soybean Association fa il punto sulle più recenti ricerche in ambito nutrizionale. La comunità scientifica ha ormai ampiamente riconosciuto che gli alimenti vegetali sono una ricchissima fonte di componenti biologicamente attivi (fitochimici), che possono influire sulla salute e sui rischi di malattia in migliaia di modi. Broccoli e pomodori, già da tempo proclamati ricca fonte di nutrienti, sono ora di nuovo in auge per il loro contenuto di fitochimici. Il crescente interesse per queste sostanze ha portato allo sviluppo commerciale dei "functional foods". Mentre i benefici degli alimenti funzionali sono ancora da dimostrare in termini di salute

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IL FASCINO DELLA SOIA

pubblica, gli alimenti di soia, per molti, sono il "functional food" per eccellenza. A ragion veduta, nessun alimento, negli ultimi dieci anni, ha avuto tanti consensi come quelli di soia. I semi di soia vantano una lunga storia di tutto rispetto come alimento vegetale versatile in grado di fornire proteine di elevata qualità con un bassissimo apporto di grassi saturi. Caratteristiche queste che, da sole, dovrebbero promuoverne la diffusione nei regimi alimentari dei paesi occidentali. Ultimamente, il massimo interesse si è però focalizzato sugli alimenti di soia in quanto ricca ed essenzialmente unica fonte alimentare di isoflavoni o fitoestrogeni. Le proteine della soia, inoltre, riducono direttamente i livelli di colesterolemia. Le proprietà ipocolesterolemizzanti delle proteine della soia sono state dimostrate con studi clinici da più di trent'anni benché, fino a poco tempo fa, parte degli operatori della salute fosse ancora all'oscuro di queste pubblicazioni. Ancora nel 1994, la commissione dietetica dell'American Heart Association sosteneva che le proteine di soia non avessero alcuna efficacia. Tuttavia, dopo la pubblicazione, nel 1995, della meta-analisi sulle proprietà ipocolesterolemizzanti delle proteine di soia, la comunità scientifica ha gradualmente iniziato a rivalutare gli effetti colesterolo-riducenti delle proteine di soia. Il riconoscimento ufficiale è arrivato alla fine del 1998, con la notizia che la Food & Drug Administration stava valutando, in via sperimentale, l'autorizzazione di un claim salutistico a favore delle proteine di soia. Benché l'effetto ipocolesterolemizzante sia il benefit salutistico più consolidato, è ovvio che sia il contenuto in isoflavoni degli alimenti di soia l'argomento che suscita il massimo interesse: più di 50 società commercializzano integratori a base di isoflavoni; isoflavoni sono stati addizionati a molti prodotti a base di soia e non ed è cresciuto il numero delle società che dichiarano il contenuto in isoflavoni sulle etichette dei prodotti di soia.

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chiaro che questa visione degli isoflavoni è di gran lunga troppo limitativa. Oggi si pensa che gli isoflavoni riducano i rischi connessi ad un ampio spettro di malattie, includenti l'osteoporosi e le malattie cardiovascolari. Essi possono altresì contribuire ad alleviare i sintomi della menopausa. Gli studi clinici sono contradditori, ma mostrano che gli alimenti di soia riducono le vampate di calore, in modo modesto, ma preciso e generalizzato. Grazie ai significativi effetti nei confronti della malattia cardiovascolare, dell'osteoporosi e delle vampate di valore, si pensa agli alimenti di soia e quindi agli isoflavoni come ad una possibile alternativa alla Terapia Ormonale Sostitutiva (HRT). COSA SONO GLI ISOFLAVONI. Gli isoflavoni sono noti agli scienziati da più di 50 anni, ma fino a poco fa la documentazione

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L'interesse iniziale per gli isoflavoni si è focalizzato sulle loro possibili proprietà anticancro, ma è

scientifica su questi fitochimici si limitava ad una manciata di saggi. Negli ultimi 5 anni, invece, sulle riviste scientifiche sono comparsi, ogni anno, più di 300 articoli sugli isoflavoni. Parecchi fattori hanno dato origine a questo interesse nell'ambito della ricerca, ma il più importante è, senza dubbio, la decisione del National Cancer Institute, maturata nel 1990,di stanziare circa 3 milioni di dollari per finanziare gli studi sulle proprietà anticancro degli isoflavoni. Con il crescere dell'interesse per le proprietà biologiche e per i potenziali effetti anticancro degli isoflavoni, i ricercatori iniziarono a speculare sui possibili effetti benefici degli isoflavoni in altre aree. I semi di soia contengono due isoflavoni primari, chiamati genisteina e daidzeina e un isoflavone minore, chiamato gliciteina. I semi integrali e gli alimenti di soia non fermentati contengono gli isoflavoni primari nella forma "glicoside", il che significa che sono associati ad una molecola di zucchero. All'incontrario, alimenti di soia fermentati (come il miso) contengono per lo più "agliconi", ovverossia isoflavoni senza zucchero. Gli isoflavoni hanno, in natura, una distribuzione molto limitata. I fagioli e gli alimenti di soia ne contengono circa 13 mg/g. Gli alimenti di soia tradizionali forniscono circa 30 mg di isoflavoni per porzione. Gli isoflavoni sono spesso definiti "fitoestrogeni", ossia estrogeni vegetali, in quanto la loro struttura è simile a quella dell'ormone sessuale femminile estrogeno, si legano ai recettori degli estrogeni ed esplicano un'attività estrogenica in alcuni tessuti. In ogni caso, la loro attività è estremamente debole, pari a 1/1000 1/10000 di quella degli estrogeni. Il fatto significativo, però, è che, nelle persone che consumano alimenti di soia, i livelli ematici di isoflavoni possono essere 10.000 volte maggiori di quelli degli estrogeni. Così, a dispetto della loro relativa debolezza, gli isoflavoni hanno dimostrato di possedere effetti fisiologici "in vivo", così come ci si aspettava. Estrogeni deboli, come gli isoflavoni, si ritiene siano in grado di esplicare effetti sia estrogenici sia antiestrogenici. In teoria, l'effetto dipende dall'ambiente ormonale e dal tessuto in questione. Grazie alla loro proprietà agonista/antagonista, si guarda agli isoflavoni come a dei modulatori selettivi dei

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raloxifene, nuovo farmaco antiosteoporosi. In ogni caso, alcuni dei più importanti benefici degli isoflavoni possono non avere nulla a che fare con le loro deboli proprietà estrogeniche, in quanto essi sono più che dei fitoestrogeni. Centinaia di studi mostrano che la genisteina, in vitro, inibisce la crescita di un'ampia classe di cellule tumorali sia ormono-dipendenti sia ormono-indipendenti. Chiaramente, gli effetti antiestrogenici, da soli, potrebbero non rendere conto delle proprietà di inibizione di tale crescita. Infatti, molte ricerche sulla genisteina si concentrano non sulle proprietà ormono-riferite di questo isoflavone, bensì sulla capacità della genisteina di controllare l'attività degli enzimi e dei fattori cellulari coinvolti nella crescita e nella regolazione delle cellule. CANCRO. L'interesse per le proprietà anticancro degli alimenti di soia, inizialmente, si è concentrato sul

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recettori degli estrogeni (SERMs) alla stregua del tamoxifene, farmaco anticancro, e del

cancro alla mammella per due ragioni fondamentali: - la bassa incidenza di mortalità per cancro alla mammella nei paesi asiatici, caratterizzati da un elevato consumo di alimenti di soia, e - le proprietà antiestrogeniche degli estrogeni deboli. Gli studi su animali, specialmente i più recenti, suggeriscono che dalla soia ci si può aspettare molto per quanto attiene alla riduzione dei rischi di cancro alla mammella. Parecchi studi hanno rivelato che i fagioli di soia e altri alimenti di soia riducono di circa il 50% lo sviluppo del tumore mammario indotto clinicamente in roditori. In uno studio, la combinazione di miso e tamoxifene ha drasticamente inibito lo sviluppo del tumore più di quanto risultasse per effetto disgiunto dei due agenti. Inoltre, la combinazione di miso e tamoxifene ha inibito la crescita dei tumori mammari in essere di circa il 50% mentre il tamoxifene, da solo, si è dimostrato inefficace. Una ipotesi speculativa, ma molto affascinante, circa l'influenza degli isoflavoni sul rischio di cancro alla mammella, è che l'esposizione precoce a questi fitochimici abbia effetti particolarmente protettivi. Parecchi studi sui roditori hanno mostrato che la somministrazione precoce di genisteina, anche solo per pochi giorni, può ridurre lo sviluppo tardivo del cancro mammario di circa la metà. In contrasto con i risultati incoraggianti degli studi su animali, gli studi epidemiologici che hanno comparato l'assunzione di soia in donne asiatiche con e senza cancro alla mammella, non hanno fornito molto supporto all'opinione che il consumo adulto di soia riduca il rischio di cancro alla mammella in postmenopausa, benché ci sia qualche evidenza a favore di un effetto protettivo in pre-menopausa. Negli ultimi anni, c'è stato molto entusiasmo per il ruolo che la soia può esplicare nel ridurre i rischi di numerosi tipi di cancro, in particolare di quello alla prostata. Numerose evidenze suggeriscono che la soia, e in particolare gli isoflavoni, possono aiutare a 3


hanno mostrato che il consumo rispettivamente di soyadrink e tofu è associato con una marcata riduzione del rischio (40-65%). In numerosi studi su animali si è riscontrato che un'alimentazione contenente soia inibisce lo sviluppo dei tumori alla prostata e che la somministrazione di genisteina inibisce la crescita di cellule cancerogene impiantate nella prostata di roditori. Numerosi meccanismi sono stati proposti per rendere conto di queste proprietà della soia e dei suoi isoflavoni. La storia degli studi su isoflavoni e cancro è particolarmente affascinante a causa del numero di meccanismi che sono stati proposti per spiegare come questi fitochimici possano ridurre il rischio di cancro. Ad esempio, gli isoflavoni sono antiossidanti, stimolano la naturale attività "killer" delle cellule in vitro, alterano il metabolismo degli estrogeni in vivo e inibiscono l'angiogenesi (crescita dei vasi sanguigni) in vitro. Così, benché gli effetti anticancro di soia e

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ridurre il rischio di tumore alla prostata. Benchè i dati epidemiologici siano più limitati, due studi

isoflavoni siano ancora oggetto di ampia speculazione, è facile comprendere l'entusiasmo che la comunità scientifica riserva agli isoflavoni. MALATTIA CARDIOVASCOLARE. Nella già citata meta-analisi, 34 dei 38 trials riporta una riduzione della colesterolemia ad opera delle proteine di soia. Questo risultato non è dovuto a diverse assunzioni di colesterolo o grassi saturi, in quanto tali differenze erano assenti nella maggior parte degli studi. Il decremento medio nei livelli di LDL-colesterolo è nell'ordine del 13%, un valore considerevole rispetto ai risultati solitamente ottenuti con diete ipocolesterolemizzanti. Sembra esserci una relazione dosaggio-risposta fra il consumo di proteine di soia e la riduzione della colesterolemia. Inoltre, quanto più alto è il livello iniziale di colesterolo, tanto più pronunciato è l'effetto delle proteine di soia. La soia è efficace soprattutto negli individui con livelli di colesterolo superiori a 240 mg/dl. In prima approssimazione, per autorizzare un claim salutistico, i prodotti devono contenere almeno 6,25 g di proteine di soia per porzione. In base a questo assunto, 25 g di proteine di soia abbasseranno il colesterolo ed è ragionevole consumare quattro porzioni di soia al giorno. Resta da vedere se i consumatori, anche quelli con colesterolo elevato e che pertanto possono risultare particolarmente motivati, saranno capaci di consumare, con continuità, quattro porzioni di alimenti di soia al giorno. Si dibatte molto sul ruolo degli isoflavoni nella riduzione del colesterolo. Un lavoro della Wake Forrest University indica che per essere efficaci al massimo, 25 g di proteine di soia dovrebbero fornire 60 mg di isoflavoni. D'altronde, alcuni esperti sono convinti che gli isoflavoni siano ininfluenti e che i prodotti di soia siano ipocolesterolemizzanti 4


processi produttivi degli alimenti di soia riducono consistentemente il contenuto in isoflavoni. Potenzialmente, un punto ancora più importante è che gli isoflavoni potrebbero ridurre il rischio di malattia cardiovascolare senza che ciò comporti alcun effetto sui livelli di colesterolo. Si pensa che la somministrazione di estrogeni riduca sostanzialmente il rischio di malattia cardiovascolare, ma solo il 25-50% di questa riduzione sarebbe da ricondursi all'azione degli estrogeni sulle lipoproteine. Lavori preliminari suggeriscono che i fitoestrogeni della soia possiedano alcune della proprietà degli estrogeni in relazione con la malattia cardiovascolare. Per esempio, si è visto che 80 mg di isoflavoni migliorano la "compliance" arteriosa - una misura della flessibilità arteriosa. Una bassa "compliance" arteriosa è un fattore di rischio indipendente per la malattia cardiovascolare. Altri lavori suggeriscono che gli isoflavoni possano inibire l'ossidazione dell'LDL-colesterolo e ridurre la

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indipendentemente dal contenuto in isoflavoni. Questo è un punto importante, in quanto i

proliferazione di cellule muscolari lisce. Così è possibile che gli alimenti di soia, anche in individui senza valori elevati di colesterolemia, abbiano effetto benefico nel ridurre il rischio cardiovascolare. OSTEOPOROSI. L'azione estrogenica degli isoflavoni, combinata con le similitudini fra la loro struttura e quello dell'isoflavone sintetico, ipriflavone, un farmaco antiosteoporosi che rallenta la perdita ossea nelle donne in peri- e post-menopausa, induce a ipotizzare che questi costituenti dei semi di soia potrebbero esercitare un'azione benefica per la salute delle ossa. La bassa incidenza di fratture dell'anca nei paesi asiatici viene spesso citata come supporto epidemiologico a favore delle proprietà degli isoflavoni. Benché sia poco probabile che gli isoflavoni contribuiscano alla bassa incidenza di fratture dell'anca in Asia, ci sono dati incoraggianti che suggeriscono un'azione benefica degli isoflavoni a favore della salute delle ossa. Studi su roditori ovarioctomizzati mostrano in modo significativo che le proteine di soia o i singoli isoflavoni ritardano la perdita ossea almeno quanto gli estrogeni. Fatto ancora più importante, numerosi studi a breve termine, in donne in peri- e post-menopausa, mostrano che il consumo di soia influisce positivamente sul contenuto in sali minerali delle ossa (BMD) in particolare a livello di colonna vertebrale. Questi studi indicano gli isoflavoni quali componenti attivi della soia in quanto i prodotti di soia con scarse quantità di isoflavoni non risultano efficaci. Almeno 90 mg di isoflavoni al giorno possono essere necessari per massimizzare il beneficio. Un'altra interessante evidenza è che gli isoflavoni possono sia inibire le fratture sia stimolare la crescita del tessuto osseo.

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E NEL TRATTAMENTO DELLE MALATTIE CRONICHE 4° SIMPOSIO INTERNAZIONALE - SAN DIEGO – CALIFORNIA – NOVEMBRE 2001 Il Simposio, a cui hanno partecipato cieca 300 delegati, è il più importante evento biennale, nel corso del quale la comunità scientifica internazionale ha l’opportunità di presentare e discutere i risultati delle ricerche. Un tema, in particolare, è stato l’oggetto ricorrente di molte delle presentazioni: l’importanza dell’equolo, definito l’”isoflavone dimenticato” dal Prof Ken Setchell del Cincinnati Children’s Hospital (Ohio). MALATTIA CARDIOVASCOLARE Essendo ormai assodato che le proteine di soia hanno un effetto positivo nella riduzione della

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IL RUOLO DELLA SOIA NELLA PREVENZIONE

colesterolemia, la maggior parte dei ricercatori si stanno ora concentrando sui meccanismi d’azione. Il Prof James Anderson (Università del Kentucky) ha aggiornato la sua famosa metaanalisi del 1995, per includervi l’ analisi ulteriore degli studi pubblicati dopo quella data. L’aggiornamento riguarda otto studi che si conformano ai criteri su cui si basava quello del 1995. I risultati confermano che 25 grammi di proteine di soia possono ridurre in modo significativo il colesterolo LDL del 6%. Ciò equivale al consumo di una porzione di soia al giorno. I dati sono stati analizzati anche in relazione al contenuto di isoflavoni nelle proteine di soia. Sulla base dei risultati disponibili, il Prof. Anderson conclude che l’effetto di riduzione del colesterolo è correlato, nella misura dell’80%, al contenuto naturale di isoflavoni nelle proteine di soia. La soia può avere anche un effetto benefico sulla pressione sanguigna. In uno studio che ha coinvolto 27 individui maschili sani non fumatori, di 45-55 anni, i ricercatori hanno trovato che il consumo di soia, in forma di integratori contenenti 60 milligrammi di isoflavoni, ha un effetto significativo sul battito cardiaco e sulla pressione diastolica, più elevata sotto sforzo che a riposo. La pressione sistolica a riposo risultava significativamente ridotta dalla soia sia a riposo sia sotto sforzo. I ricercatori suggeriscono che la soia può avere un positivo effetto sul sistema vascolare in concomitanza con la stimolazione del sistema nervoso simpatico. CANCRO Nel complesso non ci sono ancora evidenze conclusive sulla capacità protettiva della soia nei confronti del cancro al seno, benché i risultati siano forse leggermente più positivi per il tumore alla prostata. I ricercatori dell’Università dell’Alabama, Birmingham, guidati dal Dr. Coral Lamartiniere, hanno documentato che la genisteina inibisce il cancro mammario chimicamente 6


L’esposizione prenatale non ha effetti significativi. Si ritiene che il tempo di esposizione alla genisteina sia importante. L’esposizione prepuberale dimezza il numero di tumori, con un ulteriore dimezzamento in caso di esposizione prepuberale seguita da ulteriore esposizione in età adulta (la prepubertà, nei ratti, probabilmente equivale al periodo adolescenziale negli umani). In un altro studio, il gruppo di Lamartiniere ha mostrato che l’aggiunta di genisteina alla dieta portava ad una riduzione dei tumori della prostata dipendente dalle dosi, suggerendo che l’estrogeno, probabilmente, esplica un ruolo nell’iniziazione dei tumori della prostata. Anna Wu dell’Università della California ha testato l’ipotesi che l’assunzione di soia durante l’adolescenza riduca il rischio di cancro al seno nelle donne americane di origine asiatica. I dati per questo studio, non ancora completato, vengono raccolti tramite diario dei consumi alimentari ed esami del sangue. Le prime indicazioni sono che un’elevata assunzione di alimenti di soia,

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indotto nei ratti e che l’esposizione prepuberale alla genisteina fornisce un’ulteriore protezione.

durante l’adolescenza e l’età adulta, può proteggere dal rischio di cancro in età successiva, nelle popolazioni di origine asiatica che vivono in California e nelle Hawaii. Un aspetto chiave nel dibattito sul ruolo protettivo della soia nei confronti del cancro al seno è la questione della proliferazione cellulare. Secondo i ricercatori della Wake Forest University, a seguito di studi su animali, l’estratto di isoflavoni di soia non ha alcun effetto sulla proliferazione cellulare delle ghiandole mammarie, fatta eccezione per i tumori maligni, che presentano un incremento nelle proliferazione. Negli animali trattati con HRT sono stati riscontrati più tumori, ma l’incidenza è stata ridotta di un ulteriore 8 % quando agli animali sono stati somministrati isoflavoni di soia, il che suggerisce che la soia può avere effetti benefici per il seno come co-HRT. In aggiunta a ciò, i ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno mostrato che proteine di soia isolate possono accrescere gli effetti chemiopreventivi del tamoxifene. L’impiego di una nuova tecnica, denominata Breast Enhanced Scintigraphy, può consentire ulteriori passi avanti. Questo test consente di diagnosticare l’infiammazione del seno e di distinguere fra tessuti normali, infiammati e cancerosi. I risultati relativi a 25 donne, con mutamenti infiammatori del seno e che hanno consumato giornalmente 24 grammi di proteine di soia (160 mg di isoflavoni), mostrano una riduzione dell’infiammazione dopo 6 mesi. Altri ricercatori della Ghent University stanno cercando di quantificare gli isoflavoni presenti nei tessuti umani del seno ed hanno suggerito che, quantitativamente, l’equolo potrebbe essere l’isoflavone più importante nel tessuto mammellare. EFFETTI ORMONALI Per quanto concerne gli effetti ormonali, sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter trarre delle conclusioni definitive, ma, riesaminando le evidenze disponibili, Mindy Kurzer, 7


fattore chiave. Rianalizzando i risultati di uno studio condotto su donne in premenopausa, che ad una prima lettura erano parsi poco significativi, si è trovato che lo schema ormonale è tale da mostrare una differenza statisticamente significativa fra i produttori di equolo e i non-produttori (solo un terzo circa della popolazione è produttore di equolo). OSTEOPOROSI Il ruolo della soia nella protezione dall’osteoporosi, sia per le donne in peri-menopausa sia per quelle in post-menopausa, rimane non chiaro. Qualche ricerca mostra che, in donne in postmenopausa, il soyadrink ricco in isoflavoni previene la perdita ossea nel tratto lombare della colonna vertebrale. Un altro studio mostra che la sostituzione, nella dieta, di proteine animali con proteine di soia (ma non gli isoflavoni da soli) ha un effetto conservativo sul calcio.

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dell’Università del Minnesota, suggerisce che l’equolo potrebbe essere, ancora una volta, il

FUNZIONALITA’ RENALE I ricercatori stanno investigando se le proteine di soia possano essere benefiche per i sofferenti di malattie renali. Le indicazioni preliminari sono che l’aggiunta di proteine di soia isolate alla dieta può migliorare lo stato nutrizionale di pazienti con malattie renali. Il diabete è causa primaria di malattia renale e ciò, pertanto, può avere implicazioni anche per i diabetici di tipo I e II. FUNZIONALITA’ COGNITIVA Dopo lo studio sulla perdita di memoria presentato nel corso del precedente 3° Simposio, è incoraggiante vedere risultati che mostrano l’assenza di controindicazioni e possibili effetti benefici della soia sulla funzionalità cognitiva. Alcuni degli studi presentati mostrano che il cervello è interessato a modificazioni biochimiche a seguito dell’assunzione di soia, ma non se ne conosce ancora il significato clinico. L’ARGOMENTO SICUREZZA Sono in corso ulteriori ricerche sulla sicurezza del consumo di soia, in particolare per quanto concerne gli effetti della genisteina sulla funzionalità della tiroide e le formulazioni per gli infanti. L’argomento ha suscitato una vivace discussione a fronte di una diversità di opinioni espresse. Benché la posizione di più ampio consenso sia stata quella che la maggior parte delle preoccupazioni concernenti la sicurezza sia infondata, l’argomento rimane di attualità. Fonte: Soyfoods, Winter 2002 – American Soybean Association 8


Fonte: Gene Therapy Weekly, 8 Novembre 2001, pg 21. Uno studio pubblicato il 15 Ottobre 2001 su Cancer Research Journal rivela che l’applicazione della proteina di soia “lunasin” sulla pelle di topi ha significativamente ridotto l’incidenza di tumori della pelle rispetto ai topi non sottoposti al trattamento. Più di due anni fa, gli stessi i cercatori dell’Università della California, Berkeley, avevano scoperto che l’iniezione del gene lunasin in culture di cellule cancerose ne bloccava la divisione. In questo loro ultimo lavoro, hanno testato se la proteina lunasin possa impedire alle cellule sane di diventare cancerogene, sia in culture cellulari sia su topi. Nello studio, dosi variabili di lunasin sono state applicate a gruppi di topi per un periodo di 19

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UNA PROTEINA DI SOIA PREVIENE I TUMORI DELLA PELLE. RISULTATI TEST

mesi. Dopo l’esposizione dei topi a carcinogeni chimici, il gruppo che aveva ricevuto la dose più elevata di lunasin (125 microgrammi), due volte alla settimana, ha mostrato una incidenza di tumori inferiore del 70% rispetto al gruppo di controllo. “Nel gruppo alto-dosaggio, alcuni topi hanno sviluppato alcuni tumori, ma il numero per topo era inferiore e si sono manifestati con due settimane di ritardo rispetto al gruppo di controllo,” ha riferito Ben O. de Lumen, Professore di Scienze della Nutrizione presso il Collegio di Risorse Naturali dell’Università della California, Berkeley e project-leader dello studio. De Lumen è membro di Iniziative Scientifiche per la Salute dell’Università, una associazione fra scienze biomedicali e programmi tecnologici con lo scopo di promuovere ricerche avanzate nell’ambito dei più attuali problemi della salute ed è a capo del laboratorio dove sono state scoperte, per la prima volta, le proprietà anticancro della lunasin e dove ha lavorato Alfredo Galvez, autore dello studio. I ricercatori, tramite test su culture cellulari, hanno trovato indizi su come lunasin agisca, scoprendo che lunasin si lega agli istoni deacetilati, una particolare forma di proteina, presente nelle cellule, che contribuisce ad impacchettare le lunghe catene del DNA in strette bobine. Sembra che le cellule siano il bersaglio di lunasin, prima che questi istoni subiscano l’acetilazione, un passo cruciale recentemente collegato alla proliferazione cellulare e alla formazione dei tumori. In uno dei test, le culture cellulari trattate con lunasin hanno mostrato un’incidenza di trasformazione in cellule cancerose inferiore dell’80% rispetto a culture non trattate, dopo l’esposizione ai carcinogeni. “Le modificazioni chimiche che avvengono nelle cellule sane prima e durante la formazione del tumore sono un segnale per lunasin,” ha detto de Lumen. “Noi crediamo che lunasin sia come 9


attiva ed attacca la cellula.” Alfredo Galvez ha affermato che lunasin si distingue dalle altre componenti della soia, a causa del suo meccanismo d’azione unico. “E’ basato sulla modificazione della cromatina, che numerosi ricercatori oncologi stanno ora investigando.”

PROPRIETÀ "FARMACOLOGICHE" DELLA SOIA LO STATO DELL'ARTE DELLE RICERCHE Pubblicato su "The Soy Monitor",United Soybean Board Negli ultimi 5 anni, l'United Soybean Board (USB) ha investito oltre 3 milioni di dollari in ricerche

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un cane da guardia, che è lì fuori ad annusare. Quando una cellula sana inizia a trasformarsi, si

sulle proprietà nutrizionali e "farmacologiche" della soia. L'USB finanzia gli studi che si propongono di delucidare le potenziali proprietà salutistiche dalla soia in cinque aree: cancro, malattia cardio-vascolare, osteoporosi, morbo di Alzheimer e AIDS. L'USB ha stanziato fondi anche in altri settori di ricerca come il trattamento dei sintomi della menopausa (HRT = Terapia Ormonale Sostitutiva), prevenzione delle nefropatie e delle emicranie. Cancro della prostata. Il Dr. Morris Pollard, dell'Università di Notre Dame, sta conducendo uno studio su una razza di ratti di laboratorio nei quali il cancro alla prostata si manifesta con le stesse caratteristiche degli uomini. Una ricerca precedente ha mostrato che gli estrogeni prevengono lo sviluppo del cancro della prostata. I semi di soia contengono fitoestrogeni o isoflavoni e se i ratti sono alimentati con una dieta ricca in isoflavoni di soia, il periodo di tempo perché si manifesti la malattia si allunga del 27%, rispetto ai ratti con una dieta a basso contenuto di isoflavoni. Questi promettenti risultati suggeriscono che la soia possa essere responsabile della bassa incidenza di cancro della prostata nella popolazione maschile asiatica. Cancro della mammella. Le donne asiatiche, la cui dieta tipica è a base di soia, manifestano un'incidenza di cancro della mammella molto inferiore rispetto alle donne occidentali. Una ricerca preliminare mostra che il consumo di prodotti di soia protegge dal cancro. Il Dr. Andreas Constantinou,

ricercatore

dell'Università

del

Mariland,

sta

studiando

le

proprietà

chemiopreventive della soia e dei suoi componenti nei confronti del cancro della mammella. Animali alimentati con proteine di soia contenenti isoflavoni (genisteina e daidzeina) saranno messi a confronto con altri alimentati sempre con proteine di soia, ma a basso contenuto di isoflavoni. La valutazione della dieta a base di proteine di soia si baserà sulle differenze di 10


tumori per ratto) e latenza (tempo richiesto perché si manifesti un tumore). Cancro del colon e malattie cardiache. Il Dr. Maurice Bennink e il Dr. James Mayle, dell'Università Statale del Michigan, sono impegnati nello studio degli effetti delle proteine di soia sul rischio di cancro del colon e di malattia cardiovascolare (CHD). In uno studio biennale double-blind, questi ricercatori verificheranno se individui a basso rischio di cancro al colon e CHD che consumino 30 g di proteine di soia al giorno per un anno potranno riscontrare una riduzione del rischio di ammalarsi. Verranno analizzati campioni di sangue per misurare i livelli di colesterolo e di altre sostanze e verranno prelevati campioni di mucosa del colon per valutare il rischio di cancro del colon. Osteoporosi. La Dr.ssa Connie Weaver e il Dr. Robert Heany della Purdue University stanno

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incidenza di tumore mammario (percentuale di ratti con rumori), di molteplicità (numero di

attualmente investigando le capacità degli isoflavoni della soia di aumentare l'assorbimento di calcio e quindi di innalzarne la ritenzione nelle donne in post-menopausa. L'osteoporosi deriva da una perdita di tessuto osseo e da una deficienza di calcio associate all'invecchiamento ed affligge oltre 35 milioni di Americani. Se la soia dimostra di essere efficace, potrebbe sostituire i farmaci impiegati nel trattamento terapeutico dell'osteoporosi. I risultati dello studio dovrebbero essere disponibili nel 2000. Morbo di Alzheimer. Presso l'Università dell'Alabama la Dr.ssa Helen Dim e il Dr. Stephen Barnes stanno studiando se una dieta a base di soia può contrastare il morbo di Alzheimer, similmente al calo di memoria negli animali anziani. Il morbo di Alzheimer, specialmente nelle donne in postmenopausa, può essere causato da una deficienza di estrogeni e colpisce il 10% di tutti gli Americani oltre i 50 anni e il 50% degli adulti sopra gli 85 anni. AIDS. Il Dr. Andrew Britain, della Società CyberChemics di Huntsville in Alabama, sta lavorando per identificare nei semi di soia inibitori endogeni dell'HIV-I. Inizialmente i ricercatori hanno scoperto che molecole derivate dai semi di soia impediscono ad un enzima chiave di diffondere il virus AIDS. Il Dr. Britain ha iniziato uno screening a largo raggio delle proteine di soia conosciute per identificare le molecole bio-attive. Se avrà successo la ricerca potrebbe individuare i farmaci per l'AIDS ottenibili da fonti naturali. I promettenti risultati di queste ricerche hanno suscitato l'interesse dell'Istituto Nazionale Statunitense per il Cancro e del Laboratorio dei Fitonutrienti dell'USDA presso il Centro di Ricerche in Agricoltura del Maryland, a Beltsville, che finanzieranno ulteriori ricerche sulla soia.

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Prof. Cesare Sirtori: Presidente Soc.It. Studio Arteriosclerosi Le proteine di soia hanno raggiunto i vertici mondiali dell'attenzione scientifica dopo che uno studio di meta-analisi, condotto nell'Università del Kentucky dal Prof. James Anderson, ha confermato che questo tipo di trattamento dietetico è in grado di ridurre il colesterolo quanto e in certi casi più dei farmaci. Si tratta di una conferma di studi in gran parte italiani che datano ormai quasi 20 anni. Erano allora interventi dietetici eroici, nei quali a pazienti ipercolesterolemici veniva proposto di eliminare del tutto le proteine animali dalla dieta (carne, formaggio ed altro) e di sostituirle con prodotti noti come "testurizzati di soia". Si trattava di derivati proteici della soia, ricostituiti ad alimenti assai simili a quelli della dieta quotidiana. I risultati di allora, poi ampiamente confermati, dimostravano che pazienti con colesterolo alto

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SOIA: UN TRATTAMENTO DIETETICO CHE VALE MOLTI FARMACI

erano assai sensibili a questo tipo di terapia dietetica, in molti caso registrando la normalizzazione dei dati. Da allora la tecnologia ha fatto passi da gigante. Dai vecchi "testurizzati" si è passati ad alimenti con attrattive sempre maggiori: hamburger, budini, gelati, creme di vario tipo, tutti ricchi in proteine di soia e tutti potenzialmente in grado di ridurre il colesterolo. Oggi, dopo le vicende "mucca pazza" e "mangimi alla diossina", riscontrano ancor più favore da parte dei consumatori. Ma la ricerca scientifica non si è fermata a questo. Oggi alla dieta di soia o ai suoi componenti non proteici vengono attribuite proprietà di grande significato, specie nel campo della prevenzione delle patologie della donna e nel potenziare le funzioni dei tessuti, migliorando il tono muscolare e, a certe condizioni, anche allungano la durata della vita. Le proprietà della soia recentemente emerse sono : l'attività antiosteoporotica; l'attività regolarizzante il ciclo mestruale e anti-menopausa; l'attività anabolizzante e antagonista sul catabolismo tissutale della terza età. Oltre alle proteine molto ben studiate e con rilevanti attività biologiche, fra cui quelle di attivare i recettori delle lipoproteine LDL, che eliminano il colesterolo aterogeno e determinano ipocolesterolemia, la soia contiene altri componenti di grande interesse. Fra questi gli isoflavoni genisteina e daidzeina, sostanze ad attività ormonica di tipo estrogenico/antiestrogenico, responsabili di importanti attività sul ciclo mestruale e la menopausa. Secondo il dr. Setchell, l'elevato contenuto di isoflavoni nella dieta delle donne orientali promuove una menopausa più tardiva e minori disturbi in post-menopausa. Fra i dati di questi ultimi tempi, forse quello più significativo è fornito dal prof. Arjmandi di Chicago, che ha dimostrato come la somministrazione di proteine di soia (non è chiaro se l'effetto sia legato alle proteine o ad altre componenti) abbia un potente effetto antiosteoporotico sugli animali da 12


di ormoni estrogeni nella donna. La miniera "farmacologica" della soia non si ferma qui. La soia contiene anche lecitina, utile complemento dietetico per rifornire di acetilcolina le cellule cerebrali. Nei programmi di prevenzione/riabilitazione dei deficit conoscitivi nell'anziano, la somministrazione di lecitina, talora in quantità elevate, può fornire in alcuni casi risultati apprezzabili. La soia contiene ancora fibre, in parte idrosolubili, ad elevate potenzialità. Le fibre della soia sono utili come supporto al trattamento del diabete o delle iperlipidemie e, in alcuni casi, possono migliorare la funzione intestinale. Infine le proteine di soia costituiscono un importante supporto dietetico sia per migliorare la funzione dei muscoli sia anche per vivere più a lungo. La soia ha uno dei più alti contenuti proteici in campo alimentare (40-50%); pertanto è più facile usare la soia, rispetto alla classica bistecca (che contiene solo il 20% di proteine), per ottenere una dieta iperproteica, utile a chi vuole sviluppare i muscoli. Le proteine di soia contengono una quantità ridotta di aminoacidi solforati (cisteina-metionina) rispetto alle proteine

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laboratorio anziani. L'effetto è per lo meno pari a quello che si riscontra con la somministrazione

animali, ma superano i cereali in contenuto di lisina; pertanto è opportuno associare la dieta di proteine di soia a riso e grano, assai ricchi in cisteina. In aggiunta, la dieta di soia può esercitare un'importante

azione

anti-vecchiaia,

contrastando

il

calo

di

funzione

renale

tipico

dell'invecchiamento; si ha così una migliore funzione depuratrice dell'organismo, con minore accumulo di scorie. A questa particolare tollerabilità delle proteine di soia da parte del tessuto renale, si associa anche un'ottima tollerabilità a livello gastrico, dove le proteine di soia inducono una minore acidità e possono essere di complemento alla terapia dell'ulcera. Queste azioni protettive delle proteine vegetali, in particolare delle proteine della soia, ne hanno suggerito anche la possibile valutazione in campo di prevenzione dei tumori. Numerosi dati sperimentali, suffragano l'ipotesi che questo tipo di trattamento dietetico possa ritardare la comparsa di tumori assai frequenti: il cancro mammario, del colon ed anche il cancro polmonare. Nelle aree del mondo dove la soia è la principale fonte alimentare di proteine, l'infarto miocardico è pressoché sconosciuto, ma anche l'incidenza di tumori è assai ridotta rispetto al mondo occidentale. Secondo il Prof. Iritani di Osaka, infine, le proteine di soia sopprimono gli enzimi lipogenici del tessuto adiposo nell'animale obeso, prevenendo in questo modo l'ingrassamento. La dieta di soia offre quindi grandi prospettive non solo nel trattamento del malato, ma anche nella medicina preventiva della persona sana.

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Intervista al Dr. Mark Messina, studioso della soia e delle sue proprietà salutistiche, rilasciata dopo il 4° Simposio Internazionale sul Ruolo della Soia nella Prevenzione e nel Trattamento delle Malattie Croniche, tenutosi a San Diego, California, nel Novembre 2001. D: Dopo il primo Simposio del 1994, si è appreso molto sugli effetti del consumo di soia sulla salute umana e sulla prevenzione e il trattamento delle malattie croniche. Quali sono i fatti nuovi più significativi emersi da allora e quale influenza avranno sullo sviluppo delle ricerche? R: In generale, un’ulteriore comprensione di come i diversi recettori degli estrogeni operino all’interno delle cellule ha consentito di capire meglio l’attività molecolare degli isoflavoni e di come essi possano esplicare effetti sia estrogeno-simili sia anti-estrogenici. Nel 1997, ad

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RISULTATI DELLE PIU’ RECENTI RICERCHE SU SOIA E SALUTE

esempio, si era visto che gli estrogeni si legavano ad un recettore estrogenico da poco identificato, il recettore estrogenico beta (ERB), molto più facilmente che al recettore alfa (ERA). Poiché questi due recettori sono distribuiti diversamente nei tessuti, ciò suggerisce che gli isoflavoni avrebbero effetti selettivi sui tessuti. Di conseguenza, gli isoflavoni cominciano ad essere visti come modulatori selettivi dei recettori (SERMs), al pari dei farmaci tamoxifene e raloxifene. In altre parole: gli isoflavoni potrebbero esplicare effetti estrogeno-simili nei tessuti in cui predominano gli ERB, come le coronarie, ma forse non dove sono predominanti gli ERA. Evidentemente, se gli isoflavoni manifestassero gli stessi attributi degli estrogeni, essi sarebbero considerati con minore favore rispetto alla situazione in cui ne riproducessero alcuni benefici, senza però gli svantaggi.

D: Quali sono stati, a suo giudizio, i lavori più significativi presentati al Simposio di Novembre? R: Tre studi in particolare, anche se si tratta di studi pilota. Uno attinente con il cancro della prostata ed altri due con la funzionalità cognitiva.Nello studio di Omer Kukuk del Karmanos Cancer Institute di Detroit, Michigan, l’alimentazione di 41 pazienti con cancro non controllato, legato ad un livello crescente dell’antigene prostatico specifico (PSA), è stata integrata, per sei mesi, con circa 60 milligrammi/giorno di isoflavoni. I risultati indicano che più della metà dei soggetti ha risposto positivamente al trattamento, come evidenziato dalla significativa riduzione della crescita lineare dei livelli di PSA.I dati di uno studio epidemiologico prospettico, presentati al 3° Simposio Internazionale del 1999, e pubblicati un anno dopo, mostravano che il consumo di tofu era associato al deterioramento della funzionalità cognitiva in uomini e donne Giapponesi. 14


nondimeno emerse un’inevitabile preoccupazione sui possibili effetti della soia nei confronti dell’attività cognitiva. In occasione dell’ultimo Simposio, due studi sull’uomo suggeriscono invece che la soia e gli isoflavoni potrebbero avere davvero effetti benefici sulla funzionalità cognitiva. Nello studio presentato da Rosanna Duffy del King’s College di Londra, uomini e donne in buona salute, con un’età media di circa 25 anni, che hanno seguito, per 10 settimane, una dieta ricca in soia (100 milligrammi/giorno di isoflavoni), hanno mostrato un miglioramento della memoria e della flessibilità mentale a breve e lungo termine. Nello studio di Donna Kritz-Silverstein dell’Università di San Diego, California, donne in postmenopausa, alle quali era stato somministrato, per sei mesi, un integratore di isoflavoni (110 milligrammi/giorno), hanno manifestato un miglioramento nella memoria verbale, rispetto al gruppo placebo. Benché questi studi non confutino quelli epidemiologici, poiché non

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Benché i risultati non si accordassero con quanto evidenziato da precedenti studi su animali,

esaminano gli effetti a lungo termine o il consumo di soia per tutta la vita, essi certamente aiutano a mitigare le paure che la soia abbia effetti sfavorevoli sulla cognizione.

D: Sembra che la soia, in relazione alla prevenzione, abbia un impatto in qualche modo diverso per uomini e donne. Quale potrebbe essere l’impatto più significativo per le donne? R: Senza dubbio, una delle ipotesi più interessanti è che, per le donne, il consumo precoce o prepuberale di soia riduca in modo marcato la probabilità di sviluppare tumori al seno in età matura. Ciò significa, evidentemente, che, per quanto concerne il cancro al seno, trarranno beneficio dal consumo di soia le ragazze e non necessariamente le donne. Conseguentemente e con riferimento alle donne e al consumo in età adulta, penso che il ruolo della soia nel miglioramento dello stato di salute della ossa sia argomento affatto stimolante. Benché ci sia un sacco di dati contradditori, è ragionevole pensare che l’aggiunta di isoflavoni di soia ad un’alimentazione ricca di calcio e vitamina D, ad esempio, riduca il rischio di sviluppare osteoporosi più di quanto possano fare calcio e vitamina D da soli.

D: E per gli uomini? R: Riduzione del rischio di sviluppare tumori della prostata. I nutrizionisti hanno raggiunto un’elevata comprensione di come ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, osteoporosi, diabete ed altre malattie croniche. Per svariate ragioni, il cancro è una malattia molto più difficile 15


di cancro. Gli studi che suggeriscono come modeste quantità di soia possano ridurre il rischio sono comunque molto interessanti. Le evidenze suggeriscono, inoltre, che cambiamenti di stile di vita sono efficaci anche in età avanzata. Se il consumo, anche modesto, di soia rallenta la crescita del tumore e/o ne ritarda l’instaurarsi, la mortalità per cancro della prostata potrà essere notevolmente ridotta. D: E’ stato presentato uno studio molto interessante sull’impiego topico della soia in trattamenti curativi della pelle. Questi risultati hanno a che vedere anche con il consumo di prodotti di soia? R: In base alle mie conoscenze, a tutt’oggi, gli effetti della soia derivanti da applicazioni topiche e i componenti della soia responsabili di questi effetti non sono stati identificati in modo conclusivo. In effetti, poiché si pensa che gli estrogeni facciano bene alla pelle, è ragionevole

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da studiare, così come è stato difficile identificare, con certezza, i fattori che influenzano il rischio

pensare che, per il suo contenuto d’isoflavoni, il consumo di soia possa essere benefico anche per la pelle.

D: In base ai risultati positivi di molti studi clinici, sembrerebbe che un consumo più diffuso di soia potrebbe avere effetti benefici sulla salute della maggior parte della popolazione. E’ probabile che ciò avvenga semplicemente con l’aggiunta di soia alla dieta oppure sarà necessaria una più radicale svolta nella abitudini alimentari per produrre un mutamento benefico? R: Non ho alcun dubbio sul fatto che sostituendo, ad esempio, la carne rossa “bruciacchiata” con tofu o tempeh si ottenga un ulteriore vantaggio rispetto alla semplice aggiunta di tofu o tempeh alla dieta e rimpiazzando un certo numero di alimenti più o meno salutistici. Nondimeno, con riferimento al tipo di alimentazione praticata, io penso che l’aggiunta di soia abbia senso in ogni caso e che possa tradursi in un beneficio per la salute. Cambiamenti dietetici radicali non sono facili per la maggior parte delle persone, ma, con l’ampia varietà di prodotti di soia ora disponibili sul mercato, consumare una o, preferibilmente, due porzioni di soia al giorno non è più un problema.

D: Quali settori di ricerca si stanno ora inaugurando e quali speranze si nutrono per il futuro? R: Diabete ed obesità sono stati studiati relativamente poco, in riferimento alla soia. Poiché l’incidenza di entrambe queste malattie è in crescita, è importante comprendere se la soia possa 16


ricerche sulle malattie renali e sul diabete; alcuni studi hanno preso in esame il possibile ruolo della soia nel mantenimento del peso ideale, ma, a tutt’oggi, non è stato ancora pubblicato nulla di veramente significativo. Fonte: Soyatech, Inc. - Gennaio 2002.

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fornire un contributo in queste aree. Al Simposio sono state presentate alcune incoraggianti

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Guida Soia  

Guida sulla soia

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