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CARSTOS

Cartografia Storica della Sardegna


... in quell’Impero, l’Arte della Cartografia raggiunse tale Perfezione che la mappa d’una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’impero, tutta una Provincia. Col tempo, codeste Mappe Smisurate non soddisfecero e i Collegi dei Cartografi eressero una Mappa dell’Impero, che uguagliava in grandezza l’Impero e coincideva puntualmente con esso. Meno Dedite allo Studio della Cartografia, le Generazioni Successive compresero che quella vasta Mappa era Inutile e non senza Empietà la abbandonarono alle Inclemenze del Sole e degl’Inverni. Nei deserti dell’Ovest rimangono lacere Rovine della Mappa, abitate da Animali e Mendichi; in tutto il Paese non è altra reliquia delle Discipline Geografiche.

(Jorge Luis Borges, “Tutte le opere”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1984, vol. I, p. 1253)


CARSTOS

Cartografia Storica della Sardegna


Archivio di Stato di Cagliari via Gallura, 2 - 09125 Cagliari Tel. 070 669450 / 070 665772 Fax 070 653401 www.archiviostatocagliari.it Direttore Marinella Ferrai Cocco Ortu Responsabile Unico del Procedimento Alessandra Argiolas Responsabile scientifico Carla Ferrante

Direttore dei lavori Sergio Maria Ravaioli Collaboratori Liliana Faedda Francesco Muntoni Fabrizio Pes Emilia Rendich Giampaolo Salice Lorena Stochino Andrea Zonca

Progetto grafico e impaginazione Francesco Piras www.francescopiras.eu

Stampa Nuove Grafiche Puddu, Ortacesus (CA) www.nuovegrafichepuddu.it

Š Archivio di Stato di Cagliari, 2008


Comunità Europea

Ministero per i Beni e le Attività Culturali Archivio di Stato di Cagliari

Regione Autonoma della Sardegna

Ministero dell’Economia e delle Finanze


Sommario

CARSTOS, la Cartografia Storica della Sardegna di Carla Ferrante . ...................................................................p. 15 La dimensione territoriale di Sergio Maria Ravaioli ..........................................................p. 25 Note di sintesi sul catasto sardo dell’Ottocento di Emilia Rendich ....................................................................p. 37

La pubblicazione si propone di far conoscere ad un vasto pubblico i risultati raggiunti dall’Archivio di Stato di Cagliari attraverso il progetto di digitalizzazione della Cartografia storica della Sardegna e il suo inserimento nel Sistema Informativo Territoriale Regionale. Gli obiettivi del Progetto e le fasi di realizzazione sono descritte in brevi note introduttive, elaborate dal team operativo, arricchite da alcune significative immagini. Il piccolo manuale realizzato si articola in tre parti: una prima più propriamente archivistica dedicata al patrimonio cartografico, alle operazioni di digitalizzazione e al sistema descrittivo utilizzato; ad essa segue la parte informatica con la presentazione del database, del sistema di georeferenziazione usato e degli sviluppi applicativi che, attraverso interfacce grafiche in ambiente CAD e GIS, consentono di mettere in relazione e sovrapporre l’antica Cartografia all’attuale Carta Tecnica Regionale. L’ultima parte presenta una sintesi sulle vicende storiche del Catasto in Sardegna e lascia intravedere possibili sviluppi del Progetto mediante la digitalizzazione della cartografia catastale della fine dell’Ottocento e dei primi del Novecento.


Il progetto “Digitalizzazione della cartografia storica della Sardegna e suo inserimento nell’architettura del Sistema Informativo Territoriale della Sardegna” rappresenta un ottimo modello di approccio positivo e vitale ad alcune delle problematiche di carattere archivistico e informatico legate specificamente alla cartografia. Se da un lato la creazione di un archivio digitale testimonia lo sforzo costante per avvicinare un numero sempre maggiore di utenti a un patrimonio documentario tanto ricco quanto non sempre agevolmente fruibile, dall’altro l’esperienza realizzata dall’Archivio di Stato di Cagliari è un esempio di come la sinergia tra enti locali e istituzioni statali possa produrre risultati significativi e stimolanti. L’Archivio di Stato di Cagliari, consapevole del proprio ruolo di conservatore della memoria storica come base dell’identità culturale di un’intera comunità, ha saputo dialogare con il territorio per salvaguardare e valorizzare fonti di primaria rilevanza e fornire strumenti di ricerca a un pubblico sempre più vasto e variegato, composto da studiosi, operatori professionali, studenti e anche cittadini comuni. Oltre a compiacersi per i risultati raggiunti, è pertanto necessario tenere ben presenti questi contributi fondamentali e innovativi, affinché si attivi un circolo virtuoso di esperienze simili all’interno di tutto il territorio nazionale e si disponga di strumenti collaudati per sfide sempre più ambiziose.

Luciano Scala Direttore Generale per gli Archivi


Importante opera di valorizzazione del nostro patrimonio archivistico, la digitalizzazione della Cartografia Storica della Sardegna corrisponde perfettamente alle priorità della politica culturale espressa da questa Regione. Restaurare l’esistente proiettandolo nel divenire, integrare il restauro con la dimensione multimediale, predisporre le basi per la più ampia diffusione e condivisione dei risultati sono alcuni punti cardine attraverso i quali si concretizza l’azione regionale. L’integrazione e l’unificazione virtuale delle raccolte delle Carte della Sardegna, la digitalizzazione realizzata con la condivisione di alti standards, servizi e specifiche architetturali, lo sviluppo di un glossario specializzato per il settore cartografico, idoneo ad indirizzare una ricerca tematica svolta anche da parte di una utenza non specialistica, come doveroso per una raccolta documentale alla quale si potrà accedere via Internet da ogni parte del mondo, fanno della Cartografia Storica della Sardegna un’eccezionale fonte di informazioni, suggestioni, conoscenza.

Maria Antonietta Mongiu Assessore regionale della Pubblica Istruzione


La cartografia, nell’ambito della documentazione conservata dall’Archivio di Stato di Cagliari, costituisce una fonte storica di rilevanza primaria per lo studio della gestione del territorio e delle sue trasformazioni che va salvaguardata e valorizzata. In questa direzione si è sempre mosso l’Archivio di Stato di Cagliari portando avanti progetti di digitalizzazione e di descrizione secondo gli standard internazionali finalizzati alla messa in rete del proprio patrimonio documentario. Il progetto della Cartografia Storica della Sardegna con la sua sala di studio virtuale consente l’accesso ad un sempre più vasto numero di utenti e pone come interlocutore privilegiato la Regione Autonoma della Sardegna che, a sua volta, ha effettuato importanti investimenti proprio nella creazione di una “Infrastruttura di Dati territoriali” ritenendo di grande interesse mettere in relazione la moderna struttura informativa georeferenziata con l’antica cartografia posseduta dagli Archivi di Stato. Il Progetto Carstos si ricollega idealmente al progetto nazionale Imago II, finanziato con L. 10 febbraio 1992, n. 145 e realizzato negli anni 19982000 con il coordinamento dell’Ufficio Centrale per i beni archivistici, che ha portato alla creazione di un archivio digitale, costituito da circa 14.000 unità tra mappe e disegni, disponibile nel web già dal 2001. La cartografia presente in Imago II e riconducibile alla prima rilevazione geodetica dell’intero territorio regionale effettuata dal Real Corpo di Stato Maggiore, sotto la guida del generale Carlo de Candia, negli anni 1841-1851, interessava però solo i territori che ricadevano nelle province storiche di Cagliari, Oristano e Nuoro di pertinenza dell’Archivio di Stato di Cagliari. Rimaneva quindi esclusa la parte relativa a Sassari, Olbia e Tempio, tale lacuna è stata colmata con l’attuale progetto, finanziato dal MEF con i fondi CIPE nell’ambito dell’A.P.Q. beni culturali della Regione Sardegna del 2005, che ha portato al completamento della digitalizzazione delle carte conservate nell’Archivio di Stato di Sassari. Si è così creato un corpus cartografico unitario in formato digitale che copre l’intera isola, accompagnato da alcune elaborazioni molto importanti, a cominciare dalla rilevazione dei toponimi e degli antroponimi in esse presenti e dalla stima delle coordinate geografiche dei vertici di ciascun elemento. Il riferimento alle coordinate geografiche rappresenta un’importante innovazione in campo archivistico, sulla quale l’Archivio di Stato di Cagliari intende avviare un’impegnativa sperimentazione, estendendola anche a materiale non cartografico ma con un preciso riferimento spaziale (come avviene negli atti notarili). Essa potrà infatti consentire - su una qualsiasi porzione di territorio - un’esplorazione verticale tra più fondi e serie archivistiche contenenti informazioni relative ad un dato territorio. Le potenzialità di un tale strumento saranno ulteriormente accentuate dalla combinazione con la ricerca su toponimi ed antroponimi.

Marinella Ferrai Cocco Ortu Direttore Archivio di Stato di Cagliari


CARSTOS, la Cartografia Storica della Sardegna La descrizione archivistica della Cartografia Storica della Sardegna: un grande archivio digitale per navigare alla riscoperta del territorio Per la creazione di un archivio digitale della Cartografia Storica della Sardegna, comprendente tutte le mappe elaborate nel decennio 1841-1851 da Carlo de Candia in qualità di direttore del Real Corpo di Stato Maggiore Generale, sono state affrontate una serie di problematiche archivistiche e informatiche di non poco conto soprattutto in merito alla descrizione e alla digitalizzazione. Il progetto si presentava molto ambizioso, giacché voleva andare oltre la redazione di uno strumento di ricerca consultabile nel web, comparando la cartografia storica con l’attuale Catasto e con la Carta Tecnica Regionale in modalità tali da raccordarsi al Sistema Informativo Territoriale Regionale (SITR). L’obiettivo finale consisteva nell’offerta di un servizio allargato, reso possibile grazie alla cooperazione fra istituti dello Stato e della Regione Sardegna, per consentire così ai ricercatori interessati di cogliere, attraverso la stratificazione cartografica, le trasformazioni ambientali e del paesaggio avvenute nel corso dei secoli, le persistenze e le modifiche toponomastiche, ricostruendo anche gli antichi percorsi culturali. L’Archivio di Stato di Cagliari, molto sensibile alle istanze provenienti dal territorio, aveva già creato, negli anni 1998-2001, un archivio digitale risultato del Progetto nazionale Imago II con cui si era avviata la totale informatizzazione delle fonti cartografiche conservate, rese disponili on-line all’indirizzo www.archiviostatocagliari.it/arcdigit.htm

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Imago II aveva riguardato in particolare: 1) le planimetrie cartografiche realizzate dal RCSMG nei territori della zona centro-sud della Sardegna; 2) le planimetrie relative alla costituzione del catasto provvisorio post-1851, aggiornate sino agli anni Venti del Novecento, riguardanti i Comuni delle Provincia di Cagliari; 3) i disegni e i progetti di provenienza varia dei secoli XVIII-XX, facenti parte della raccolta Tipi e Profili. In tutto si è trattato di circa 14.000 unità documentarie che sono state sottoposte a processo di scansione dopo un attento esame del loro stato fisico che, in taluni casi, ha richiesto un preliminare restauro o semplicemente una spianatura. La scansione delle carte con formato sino ad A3 è stata realizzata con uno scanner planare (Umax Mirage IIse); per il formato superiore, molto vicino ad A0, è stato utilizzato uno scanner a rullo (Contex FSC 8010 DSP ); per tutte le altre di dimensioni superiori si è ricorsi al Centro di Fotoriproduzione, Legatoria e Restauro. Di ogni documento è stato realizzato un master file in formato TIFF ad alta risoluzione, di cui una copia destinata ad archivio di conservazione, ed un access file, formato JPEG con compressione tale da ottenere un file di dimensioni ridotte per consentire un’agevole manipolazione mantenendo, nello stesso tempo, una buona leggibilità. Parallelamente alla scansione digitale dei documenti è stata effettuata la descrizione archivistica, secondo il modello multilivellare imposto dagli Standard Internazionali Isad (G) e con l’uso del linguaggio XML, associato alla DTD - EAD (Encoded Archival Description). Il nuovo progetto, che è stato denominato “Carstos”, ha avuto come finalità principale il completamento della digitalizzazione della cartografia storica conservata nell’Archivio di Stato di Sassari ed elaborata a suo tempo dal De Candia e dal suo staff per la zona settentrionale dell’isola. Si tratta di 81 unità archivistiche, corrispondenti generalmente ai Comuni o alle cosiddette isole amministrative, per complessive 1697 unità cartografiche, costituite da fogli d’unione in scala da 1:10.000 sino ad un massimo di 1: 100.000 e da un numero variabile di tavolette in scala da 1:5000 sino ad un massimo di 1:10.000. Il materiale cartografico, trasferito temporaneamente presso

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l’Archivio di Stato di Cagliari, ente attuatore e responsabile scientifico del Progetto, già dotato di un’idonea attrezzatura hardware e software, arricchitasi anche con l’acquisizione di uno scanner a rullo di ultima generazione (Hp designjet 4500), è stato sottoposto a scansione digitale in formato tiff con risoluzione 300 dpi, di cui una copia destinata alla conservazione. È poi seguita la conversione in formato jpeg con due tipi di compressione una del 50-52% per la consultazione on site nella Sala di Studio e un’altra, con compressione del 10% e con 256 colori, destinata al web. Ad ogni immagine è stato applicato un cartiglio elettronico contenente i dati informativi di contesto che la identificano in maniera univoca: il codice identificativo, la tipologia della unità documentaria (foglio d’unione o tavoletta), la data di redazione, le dimensioni dell’unità, il soggetto produttore, l’istituto conservatore, il responsabile scientifico del progetto, la scala, il sistema di riferimento spaziale, le coordinate geografiche, il nome file, le dimensioni del file, la risoluzione, i bit di profondità, la data di scansione ed infine il tipo e il modello dello scanner utilizzato. Su ogni immagine destinata al web è stato inoltre impresso un watermark per il copyright che riporta la denominazione dell’istituto conservatore, proprietario dei diritti di riproduzione. La descrizione archivistica è stata realizzata in conformità agli Standard internazionali, con l’uso dei metadati EAD versione 2.0 supportato dal metalinguaggio di marcatura XML. Il modello descrittivo è strutturato in 4 livelli : 1. Fondo 2. Serie 3. Unità archivistica 4. Unità documentaria Per il primo livello di descrizione, ossia la radice da cui si ramificano gli altri, sono stati rilevati i seguenti elementi: xx

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<unitdid>, codice identificativo costituito dal codice IT (ISO 3166-1 alpha 2), dalla sigla dell’istituto AS SS, seguito dalla lettere iniziali della denominazione del fondo nell’istituto sassarese Cessato Catasto, Tavolette di Rilievo (CCTR);


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xx

<unititle> denominazione del fondo;

xx

<unitdate> estremi cronologici;

xx

<physdesc> descrizione consistenza quantitativa;

xx

<repository> ente responsabile dell’accesso intellettuale che in questo caso corrisponde all’istituto conservatore;

xx

<origination> provenienza che sta ad indicare con l’attributo “role” il soggetto produttore;

xx

<bioghist> produttore;

xx

<arrangement> articolazione del fondo;

xx

<acqinfo> modalità di acquisizione; <scope content> ambito e contenuto della documentazione;

xx

<accessrestrict> modalità di accesso;

xx

<userestrict> condizioni che vincolano l’accesso;

xx

<otherfindaid> strumenti di consultazione esistenti;

xx

<persname> con l’attributo “role” che sta ad indicare l’autore della scheda;

xx

<date> data di redazione della scheda.

breve

storia

fisica

con

indicazioni

istituzionale

del

sulla

soggetto

I livelli relativi alle serie e alle unità archivistiche riportano gli stessi elementi descrittivi ad eccezione della provenienza e della storia istituzionale, della modalità di acquisizione e dell’ente conservatore che, essendo comuni ai vari livelli, sono indicati solo a livello di fondo. Molto più articolata e ricca risulta la scheda descrittiva relativa all’unità cartografica, giacché all’interno di <did>, che racchiude l’insieme della descrizione, oltre agli elementi identificativi con i codici pertinenti, sono presenti una serie di informazioni specifiche all’interno di <physdesc> come <genreform>, ossia tipologia e forma (mappa e se originale o copia conforme); <persname> con l’indicazione degli autori della planimetria, tra cui oltre al direttore dei lavori geodetici, gli ingegneri e i disegnatori; <dimensions> le dimensioni della carta in mm (hxb);

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Interfaccia grafica di inserimento dati del software Gestione Archivi XML-EAD (Livello Complesso Documentario e Livello UnitĂ  Cartografica)


<physfacet> aspetto fisico in cui sono stati rilevati la tipologia del supporto, il tipo di inchiostro, lo stato di conservazione. Trattandosi di materiale cartografico si è reso indispensabile ricorrere anche all’elemento <materialspec> caratteri specifici della documentazione in cui è stata riportata la scala utilizzata e le coordinate geografiche (Longitudine W – E; Latitudine N – S) secondo il sistema di riferimento spaziale Gauss-Boaga. Altro elemento che assume una notevole importanza a livello di unità cartografica è <scopecontent> destinato ad una sommaria descrizione della carta; spesso è articolato in <p> paragrafi in cui vengono segnalati alcuni dati informativi aggiuntivi come ad esempio: l’esistenza di fiumi, l’indicazione dei coltivi o anche soltanto la presenza di annotazioni a matita. Segue ancora <dao> oggetto archivistico digitalizzato che, attraverso il filename, consente il link alla copia digitale della carta. Nel progetto Carstos ha assunto un interesse particolare anche la rilevazione dei toponimi e degli antroponimi riportati nelle carte, all’interno del marcatore <controlaccess> chiavi di accesso controllato, con l’intento di contribuire alla compilazione di un repertorio di toponomastica e onomastica sarda, basato sulle fonti archivistiche e che si può collegare ed integrare con gli strumenti di ricerca in corso di redazione da parte di Enti e Istituti culturali e anche della Regione Sardegna. Definiti i livelli descrittivi e i tag corrispondenti, è stato quindi sviluppato un apposito software di gestione che consente di esportare i dati in formato xml/ead. L’interfaccia grafica del data entry è snella ma chiara, con possibilità di scelta dei livelli descrittivi, ad ognuno dei quali sono collegati i marcatori e gli attributi selezionati per il progetto. È possibile muoversi agevolmente da una scheda all’altra, effettuare delle ricerche impostando dei filtri, nonché effettuare le relative stampe. Per creare un unico archivio della cartografia storica della Sardegna, ultimata la digitalizzazione e la descrizione delle mappe del Real Corpo di Stato Maggiore conservate nell’Archivio di Stato di Sassari, si è ritenuto necessario aggiornare la descrizione della serie delle mappe “cagliaritane” (295 unità archivistiche, per un totale di 3966 unità cartografiche)

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apportando le integrazioni sulla base del set dei metadati selezionati. Il lavoro più impegnativo è stato senza dubbio la rilevazione dei toponimi e la georeferenziazione con il sistema Gauss Boaga, non presenti nel progetto Imago II. La ricerca nelle pagine web dell’archivio Carstos che risiede nel sito dell’Archivio di Stato di Cagliari, con link agli istituti archivistici regionali (Oristano, Nuoro e Sassari), è organizzata in primo luogo secondo modalità archivistiche: può essere selezionato l’istituto conservatore e i complessi documentari “sfogliando” per così dire l’inventario generale; altrimenti si può iniziare la ricerca individuando dapprima la Provincia attraverso il menù a tendina - che riporta le otto circoscrizioni attuali, o indicando direttamente le località. Queste ultime sono state trattate mediante una tabella anagrafica di corrispondenza stabilendo delle relazioni tra le denominazioni storiche e le attuali. L’utente potrà dunque inserire alternativamente l’uno o l’altro nome di luogo. Se prima della località si seleziona anche la Provincia, il risultato sarà limitato alle località che fanno capo alla Provincia individuata. Sarà inoltre possibile effettuare interrogazioni nell’ambito delle informazioni di contenuto, sia attraverso i toponimi e gli antroponimi sia con il sistema del testo libero. Gli utenti esperti potranno infine navigare attraverso le coordinate geografiche e tramite il GIS (Sistema Informativo Geografico). Come risposta, il ricercatore otterrà la scheda descrittiva e potrà visualizzare il file immagine su cui ovviamente gli Archivi proprietari dei documenti conservano i diritti di copyright. I files possono essere acquistati presso gli Archivi secondo le modalità previste dalla normativa in materia.

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La dimensione territoriale Un patrimonio informativo organizzato per semplificare la ricerca e cogliere le trasformazioni intercorse negli ultimi 150 anni nell’assetto ed uso del territorio regionale La missione del progetto qui descritto è ben definita dalla sua completa denominazione: Digitalizzazione della cartografia storica della Sardegna e suo inserimento nell’architettura del Sistema Informativo Territoriale della Sardegna, laddove la componente più impegnativa e stimolante è ovviamente la seconda, relativa al raccordo con l’infrastruttura di dati territoriali in corso di sviluppo presso la Regione Autonoma della Sardegna. La Regione Sardegna a sua volta ha avuto cura di raccordarsi con le più avanzate iniziative in corso a livello europeo, ed in particolare con il gruppo di lavoro che dal 2001 ha gestito le attività recentemente approdate all’emanazione della direttiva 2007/2/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, che istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale della Comunità Europea (INSPIRE). Nel 2005 la Regione Sardegna ha patrocinato l’undicesima Conferenza dell’Unione Europea sull’Informazione Geografica, tenutasi ad Alghero dal 29 giugno al 1° luglio, la quale ha avuto un ruolo fondamentale nei lavori preparatori che hanno di lì a poco portato all’emanazione della direttiva sopra richiamata. Giova brevemente richiamare gli obiettivi del programma INSPIRE: xx

garantire che i dati territoriali siano archiviati, resi disponibili e conservati al livello più idoneo;

xx

consentire di combinare in maniera coerente dati territoriali

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provenienti da fonti diverse all’interno della Comunità e di condividerli tra vari utilizzatori e applicazioni; xx

permettere di condividere i dati territoriali raccolti a un determinato livello dell’amministrazione pubblica con altre amministrazioni pubbliche;

xx

permettere di ricercare facilmente i dati territoriali disponibili, valutarne agevolmente l’idoneità allo scopo e ottenere informazioni sulle loro condizioni di utilizzo.

All’interno di questi obiettivi e nel contesto di iniziative al quale si è accennato, si è organizzato e svolto il lavoro qui presentato, il quale costituisce un sottoinsieme funzionale di una più completa proposta progettuale inserita nell’APQ Beni Culturali stipulato nel settembre 2005 tra MEF, RAS e MiBAC. In questa prima attività si è impostata l’architettura del Sistema Informativo in modo coerente con le iniziative sin qui dette, applicandola a partire dal fondo cartografico più importante tra quelli posseduti dal sistema degli Archivi di Stato in Sardegna, e cioè dal complesso di mappe costruite tra il 1841 ed il 1851 dal Real Corpo di Stato Maggiore, che coprono l’intera Regione con il grandissimo dettaglio consentito dalla scala 1:5.000 (scala più ampia solo in rarissimi casi). Con i lotti successivi, se saranno finanziati, il lavoro verrà esteso al restante patrimonio cartografico degli Archivi di Stato della Sardegna, a cominciare dal cessato Catasto (avviato nel 1851 e mantenuto sino al 1925 circa), dagli usi civici (cussorge e ademprivi) ed infine con i supporti cartografici a progetti di infrastrutture di grande scala (bonifiche, strade, saline, etc.) Il lavoro sin qui svolto è consistito in due fasi, parzialmente condotte in parallelo: xx

Costruzione ed ordinamento della base informativa

xx

Sviluppo del sistema di gestione delle informazioni

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Sovrapposizione in ambiente GIS, tramite il software gvSig, dei limiti comunali della Regione Autonoma della Sardegna con i quadri vettoriali del Real Corpo di Stato Maggiore Generale

Inserimento di due quadri del Real Corpo di Stato Maggiore Generale in formato raster, attraverso lâ&#x20AC;&#x2122;utilizzo della funzionalitĂ  di overlay


1. Base informativa La particolare destinazione del progetto in argomento ha imposto un’integrazione rispetto al tradizionale approccio della scienza archivistica, la quale non si riferisce ad alcun particolare modello d’uso al fine di consentire che sui patrimoni informativi possano essere svolte indagini di diverso tipo. In questo caso alla impostazione secondo i consolidati standard archivistici si sono aggiunte informazioni e strumenti tipici delle scienze territoriali. Per prima cosa, grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Sassari, si è provveduto alla digitalizzazione delle 1.697 mappe possedute da quell’Archivio, relative alla Sardegna settentrionale che all’epoca apparteneva interamente alla provincia di Sassari. Dopo la scansione si è provveduto alla descrizione delle carte e al rilevamento dei toponimi ed antroponimi presenti in ciascuna tavoletta, registrandoli nel database delle schede archivistiche descritto in altra nota. Successivamente a questo lavoro si è provveduto alla stima delle coordinate geografiche di ciascuna tavoletta. Non si tratta di una “georeferenziazione” in senso tecnico come viene definita dai geografi, ma più semplicemente di una stima dei vertici di ciascun elemento, finalizzata a facilitare le ricerche nel modo che verrà precisato appresso, ottenuta mediante sovrapposizione tra immagini raster della cartografia storica e Carta Tecnica Regionale (in formato vettoriale). Poiché l’intera raccolta comprende 5.663 elementi, questo lavoro è stato fatto solamente sui 382 “Quadri d’unione” che, in scala variabile, comprendono l’intero territorio di un Comune (o loro sottoinsiemi particolari: isole, salti, etc.). Grazie al taglio costante degli elementi in scala 1:5.000 (3.500 m. in longitudine, 2.500 m. in latitudine) è stato possibile, tramite interpolazione matematica, stimare le coordinate dei vertici di ciascun elemento, con approssimazione sufficiente rispetto al modello d’uso preso a riferimento. Le coordinate chilometriche, misurate secondo il metodo Gauss-Boaga, sono state registrate per ciascun elemento nel predetto database. Per le 3.966 mappe possedute dall’Archivio di Stato di Cagliari non è stato necessario effettuare la scansione degli originali, già 28


Implementazione dei dati nellâ&#x20AC;&#x2122;applicazione GIS e loro sovrapposizione: quadri Real Corpo di Stato Maggiore Generale, limiti comunali, fiumi e Carta Tecnica Regionale con piĂš gradi di dettaglio


effettuata all’interno del progetto IMAGO2 . Per questa raccolta è stato necessario rilevare i toponimi e gli antroponimi, stimare le coordinate dei vertici ed effettuare un preliminare lavoro di selezione del materiale archivistico più adatto alle esigenze del Sistema Informativo Territoriale. In tal senso si sono selezionate le “migliori copie” tra quelle presenti in più esemplari riportando la nomenclatura dei files in formato JPG a quella utilizzata nel presente progetto, basata sulla denominazione del Comune. 2. Gestione delle informazioni Il sistema di gestione delle informazioni è stato ovviamente tenuto presente anche nella raccolta e nella strutturazione delle informazioni stesse. Si sono impostati tre diversi modi di gestione, di diversa complessità e finezza di indagine. a. Il modo più semplice e comunque efficace di ricerca si basa sulla denominazione dei files, che corrisponde alla denominazione del Comune (nella grafia all’epoca in vigore, vedasi appresso). Essendo l’intera raccolta di immagini contenuta in un unico repository è possibile disporre in ordine alfabetico i diversi files e, all’interno del gruppo di files di un singolo Comune, individuare il quadro d’unione (caratterizzato dalla segnatura 000) e da esso gli elementi in scala 1:5.000, ossia le tavolette, i cui files riportano la medesima numerazione leggibile all’interno del quadro d’unione. b. Ricerca basata sul database di schede archivistiche. I criteri di ricerca all’interno delle numerose informazioni contenute nelle schede archivistiche predisposte per ciascun elemento, possono essere per grandi linee compresi esaminando l’allegata immagine che riproduce la maschera di ricerca come visualizzata nel monitor. Si segnalano alcune problematiche che hanno portato a definire soluzioni non semplici ma ricche di potenzialità, alcune delle quali richiedono integrazioni da completare nei lotti successivi:

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1. I toponimi, e fra questi gli stessi nomi di città, spesso sono variati nel corso del tempo; ad esempio Olbia si chiamava Terranova e Villasimius Carbonara. Anche situazioni meno conosciute avrebbero potuto generare problemi, quali Aggius che viene denominato come Agius, oppure Jerzu come Jersu (differenze sufficienti ad ingannare un software di ricerca). Si è quindi costruita una tabella di corrispondenza tra le diverse denominazioni, tabella che costituisce di per sé un elaborato molto utile ed interessante. 2. Le delimitazioni amministrative sono cambiate nel tempo. Ad esempio, porzioni di territorio che una volta appartenevano al comune di Cagliari ora appartengono al comune di Monserrato, altre al comune di Elmas. Ancora: il comune di Serbariu non esiste più come comune, essendo ora frazione di Carbonia che non esisteva ai tempi di costruzione della cartografia del Real Corpo. Questi problemi vengono superati attraverso la ricerca per coordinate geografiche ma, poiché essa richiede la conoscenza delle coordinate dei vertici del rettangolo inscrittore l’area oggetto di indagine, si è voluto ridurre il margine di errore che può generarsi attraverso la più semplice ricerca per Comune. A tal fine si è arricchita la tabella di corrispondenza a supporto di questa chiave di interrogazione facendo sì che, ad esempio, la ricerca su una porzione di territorio del comune di Elmas venga svolta dal software (in modo trasparente per l’utente) anche nel comune di Cagliari, che una volta comprendeva Elmas. 3. Questo sistema, correttamente impostato a livello del software di ricerca, è tuttora in corso di popolamento delle informazioni sottostanti. c. Gestione tramite interfaccia grafico Il software di interfaccia grafico è composto da due applicazioni, una sviluppata in ambiente CAD e l’altra in ambiente GIS. Per loro intrinseca complessità ed

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impegno di risorse di elaborazione, non è stato possibile, all’interno del budget di questo primo intervento, approntare soluzioni che consentano una loro piena fruizione anche da postazione remota tramite Internet. Entrambe le applicazioni sono disponibili nella loro piena funzionalità presso le sale di studio degli Archivi di Stato della Sardegna e, se così verrà deciso, potranno essere installate in eventuali altri luoghi di servizio pubblico. L’applicazione GIS è stata sviluppata con un prodotto freeware (denominato gvSIG), e di essa è stata approntata anche una versione con funzionalità ridotte messa a disposizione online. L’applicazione CAD, attualmente disponibile solo in configurazione locale, è stata sviluppata in ambiente MicroStation-Bentley, avendo cura di inserirvi unicamente funzioni gestibili attraverso il visualizzatore messo a disposizione gratuitamente dalla stessa casa produttrice. 1. Applicazione CAD Questo software consente di sovrapporre la cartografia storica alla cartografia tecnica regionale (CTR) di recente produzione. Per la precisione la sovrapposizione avviene tra i quadri di unione comunali e le tavolette CTR che comprendono quel territorio. Per ottenere questo risultato è stato necessario in primo luogo predisporre il mosaico delle 711 tavolette CTR, eliminando da ciascuna di esse legende ed altre annotazioni a margine in modo da rendere possibile un mosaico esteso a tutta la Regione. Il successivo “ancoraggio” della Cartografia Storica (CSR) alla base CTR predetta, è avvenuto limitatamente ai 382 quadri d’unione riprodotti in scala variabile da 1:5.000 ad 1:100.000 (valori estremi presenti ciascuno per un solo Comune) ed anche con taglio non componibile a mosaico (le sovrapposizioni tra quadri limitrofi sono sempre presenti). Per tale motivo la rappresentazione contestuale dei quadri d’unione di tutta la Sardegna avrebbe generato confusione, e quindi sono stati raggruppati secondo la loro scala di rappresentazione.

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Ancora: il mosaico regionale della CTR ed i vari gruppi della CSR vengono inizialmente rappresentati a livello di quadrettatura e cornice (“frame”), altrimenti il “peso” delle immagini sarebbe risultato ingestibile per un PC, anche se di elevate prestazioni. Una volta selezionato il quadro comunale di interesse questo potrà essere “acceso” (e “zoomare” quanto si vuole) ed analogamente potranno essere accese o spente le sottostanti tavolette della CTR. Merita essere sottolineato che il sistema, tramite la georeferenziazione (ancoraggio al suolo, se si preferisce) delle immagini della cartografia storica, consente di superare il problema della diversità delle scale utilizzate, poiché la CTR è prodotta in scala 1:10.000 mentre i quadri d’unione della CSR sono, come già accennato, in scala variabile. 2. Applicazione GIS Questa applicazione consente, tramite la ben nota gestione delle rappresentazioni grafiche secondo strati (“layers”) sovrapposti e liberamente attivabili o disattivabili (“acceso/ spento”), di raffrontare le entità rappresentate nella cartografia storica con altri insiemi di dati spaziali, realizzando così il predetto obiettivo del programma INSPIRE di “consentire di combinare in maniera coerente dati territoriali provenienti da fonti diverse e di condividerli tra vari utilizzatori e applicazioni”. Il sistema potrà essere arricchito, da chi ne avesse interesse, tramite l’inserimento di ulteriori layers con relative informazioni. Attualmente, oltre ai quadri d’unione comunali della cartografia storica, sono stati caricati nel GIS i layers contenenti la predetta CTR, la cartografia in scala 1:25.000 dell’IGM, le infrastrutture viarie e ferroviarie, la rete dei corsi d’acqua e relativi bacini idrici.

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Si visualizzerà il Quadro d’unione delle Carte Tecniche Regionali

Particolare del Quadro d’unione delle Carte Tecniche Regionali Quadro delle CTR attivato con sovrapposizione dei Quadri del Real Corpo

È possibile “zoomare” le immagini semplicemente con la rotellina centrale del mouse. Esempio di zoom sul Quadro delle CTR e i Quadri del Real Corpo.

Lo Zoom si può ottenere anche con i tasti controllo + e -.


“Vista 1” e il nostro file sarà visibile

Si otterrà così la sovrapposizione dei quattro tematismi, Quadro CTR, Quadro Real Corpo Vettoriale, Quadro Carte Real Corpo Raster e Tavoletta CTR.

È possibile “spegnere” li elementi desiderati disattivando il simbolo di spunta. Nell’esempio riportato si spegne il Quadro di Unione delle CTR.

Zoom sulla sovrapposizione dei tre tematismi, Quadro Real Corpo Vettoriale, Quadro Carte Real Corpo Raster e Tavoletta 530070

Esempi di utilizzo dell’applicativo CAD


Note di sintesi sul catasto sardo dell’Ottocento Nella Sardegna ancora feudale ai primi del secolo XIX, si giunge alla formazione del primo Catasto, solo dopo un lungo e difficile cammino. A partire dal 1700 si iniziarono a formare in alcuni Stati italiani dei catasti che si possono considerare i primi esempi di quelli moderni, in quanto basati su rilievi topografici che venivano poi restituiti in mappe secondo regole precise, sulla organizzazione dei dati in appositi registri, e più in generale su basi uniformi che consentissero ai privati di tutelare i loro interessi. In Sardegna ancora agli inizi dell’800 non si sentiva la necessità di un catasto, data la larghissima diffusione dell’esercizio degli usi civici non solo sulle terre collettive, ma anche su quelle private e del demanio e per il permanere dei rapporti feudali, ormai in via di estinzione nel resto d’Europa. Per assicurare l’esercizio della massima libertà di coltivazione e per svincolare dalle servitù di ademprivio1 i terreni posseduti dai privati, nel 1820 venne emanato l’Editto delle Chiudende che concedeva la facoltà di chiudere qualunque terreno di proprietà privata, estendendo tale possibilità anche ai Comuni. Nonostante il parziale fallimento del provvedimento, l’Editto delle Chiudende costituì un punto di partenza per la le operazioni catastali in Sardegna, anche se il suo scopo principale era la delimitazione permanente dei confini di proprietà. Nel 1838 lo Stato acquistava definitivamente le terre infeudate e con la Carta reale del 26 febbraio 1839 le terre provenienti allo Stato dalla liquidazione dei feudi vennero divise in proprietà privata e in proprietà comunale, sancendo sia pure solo legislativamente la proprietà privata in Sardegna. Per avviare le operazioni di impianto di un vero e proprio catasto

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era necessario preliminarmente disporre di una cartografia a grande scala basata su una rete geodetica di dettaglio: l’unica cartografia sarda realizzata sulla base di triangolazioni geodetiche era rappresentata dalla “Carta dell’isola di Sardegna” di A. Ferrero della Marmora, ad una scala 1:250.000 non adeguata per rilievi catastali. Pertanto venne emanato il Regio Brevetto 28 aprile 1840 “con l’intento di favorire il progresso dell’agricoltura per mezzo della suddivisione della proprietà terriera in privata, comunale e demaniale, e di permettere la prima triangolazione dei lavori geodetici”2 per dotare la Sardegna di una unica carta a grande scala che servisse di base per impiantare un catasto prediale simile a quello già in uso per il territorio piemontese. Il comandante del Real Corpo di Stato Maggiore, generale Carlo De Candia, che aveva già collaborato con il Della Marmora per le operazioni di triangolazione di secondo ordine3, ricevette l’incarico da parte del governo sabaudo di dirigere tutte le operazioni geodetiche necessarie e poiché le condizioni della Sardegna non consentivano ancora l’attuazione di un catasto completo ed efficiente, le istruzioni contenute nel Brevetto furono strutturate in modo che, realizzandosi immediatamente un catasto provvisorio di tipo geodetico, fosse possibile in seguito servirsi delle stesse operazioni per la formazione, nei diversi Comuni, di un catasto parcellare. Per ciascun Comune vennero delimitati i confini, in contraddittorio con i Comuni limitrofi, e furono rilevati i limiti delle proprietà comunali e demaniali. Per primi vennero individuati i terreni comunali che furono divisi in parallelogrammi fino a cinque starelli4 per ciascun lotto, individuando le relative strade di accesso. Si dedussero i limiti e le aree delle foreste, dei laghi, degli stagni, delle paludi e di altri terreni non coltivabili, mentre i terreni demaniali furono misurati in massa anche se vi erano ademprivi di Comuni diversi. I terreni privati risultarono dalla sottrazione dei beni demaniali e comunali dalla massa complessiva di ogni territorio, senza tener conto dei singoli possessori o delle caratteristiche dei terreni.5 Il lavoro fu lungo e complesso e ostacolato dalle frequenti controversie insorte per l’attribuzione di terreni fra Comuni limitrofi, tra Comuni e demanio o tra Comuni e privati, senza parlare delle controversie insorte per tutelare l’esercizio degli usi civici. 38


L’esito di tali operazioni, durate dal 1840 al 1851, fu la realizzazione di un processo verbale per ogni Comune e di una serie di carte, note come mappe del Real Corpo, costituite da tavolette in scala 1:5.000 e quadri di unione quanti erano i Comuni, in scala variabile da 1:15.000 a 1:100.000. Nelle tavolette sono segnati i punti trigonometrici, i corsi d’acqua, le piante dei centri abitati, le strade e i perimetri dei terreni comunali, demaniali e privati in massa. Con l’esecuzione di questi lavori “lo Stato potè avere un inventario approssimativo del suo patrimonio, quale successore dei feudatari, di ettari 500 mila, di cui 345 mila di boschi”6, diventando il più grande proprietario terriero dell’isola. Le mappe e i processi verbali furono depositati negli archivi comunali e presso l’Intendenza Generale delle Finanze di Cagliari. Con la legge n. 1192 del 1851 venne istituito in Sardegna un sistema di imposizione prediale, basato su una contribuzione da ripartirsi indistintamente7 sulle proprietà fondiarie in ragione del reddito netto imponibile, e nel giugno dello stesso anno venne affidato al De Candia il compito di attuare la riforma tributaria, tramite la direzione del Nuovo Catasto. Per far ciò utilizzò le carte e le misurazioni sino ad allora effettuate e nell’ambito dei limiti già tracciati delle proprietà comunali, demaniali e private, procedette con sistemi di rilevamento speditivo a vista per l’individuazione delle particelle fondiarie in cui la proprietà era divisa. Per ogni particella furono individuati i possessori, il tipo di coltura e la superficie approssimativa. “Si può anzi ritenere per certo che non di rado le linee siano state tracciate senza compiere alcun sopraluogo, unicamente dietro indicazioni arbitrarie errate (in buona o mala fede ) degli interessati”8. Il Catasto sardo del 1851, definito dal Loddo Canepa geometrico per frazioni, ma rilevato a vista (non geometricamente) per particelle, venne ritenuto non utilizzabile dalla commissione incaricata di riferire sullo stato delle mappe esistenti in Sardegna, al momento della emanazione della Legge. l° marzo 1886, n. 3682, istitutiva del Nuovo Catasto Terreni del Regno d’Italia. La legge 12 maggio 1853 n. 1529 forniva indicazioni sulla “conservazione del catasto provvisorio dell’isola di Sardegna e per il regolare riparto della contribuzione prediale”. 39


Il Digesto lo dà in attivazione nel 1855 e lo dichiara provvisorio in attesa che con altra legge si istituisse il censimento stabile particellare. I registri catastali vennero aggiornati sino al 1924-1925, periodo in cui iniziò ad entrare in conservazione in Sardegna il Nuovo Catasto Terreni; la maggior parte dei fogli di mappa non vennero aggiornati parallelamente ai registri e molti fogli rappresentano lo stato delle proprietà all’impianto. L’esito dei lavori relativi al complesso di tali operazioni, raccolto in un insieme di atti, registri e mappe, denominati oggi Vecchio o Cessato Catasto, fu depositato presso gli Archivi dell’Intendenza Generale. Successivamente il fondo documentario fu smistato ai vari Uffici Distrettuali delle Imposte Dirette che, a loro volta, lo riversarono agli Uffici Tecnici Erariali.

Termine che in Sardegna indica gli usi civici

1

Antonio Rau, Le origini del catasto in Sardegna, in «Studi economico-giuridici dell’Università di Cagliari», XLV (1965-1968), p. 350

2

A. Ferrero Della Marmora, Viaggio in Sardegna, ed. Italiana, Cagliari 1926, vol. I, p. 373 e ss.

3

Starello: unità di misura delle superfici pari a 4000 mq

4

Cfr. Antonio Rau, cit., p. 351 e ss.

5

A. Marangoni, voce Ademprivi, in Il Digesto Italiano, Torino 1884, vol.II, p. 284

6

La contribuzione prediale colpiva terreni, fabbricati, opifici, tonnare e peschiere e tutti gli altri beni immobili per natura o tali dichiarati, appartenenti al demanio, comuni o privati (si confronti l’art. 7 della legge 15 aprile 1851)

7

F. Loddo Canepa, voce Catasto, in Dizionario Archivistico per la Sardegna, Cagliari1926, pp. 211-239

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Immagini

pag. 10, 11

Foglio di unione dell’Arcipelago della Maddalena, (Archivio di Stato di Sassari, Cessato Catasto, Tavolette di rilievo)

pag. 12

Profilo del litorale di Porto Paglia, 1828 (Archivio di Stato di Cagliari, Tipi e Profili, n. 264/001)

pag. 15

In alto: Stemma della città di Cagliari concesso dal Re Carlo Emanuele III nel 1766 (Archivio di Stato di Cagliari, Intendenza Generale, vol. 47); In basso: Stemma della città di Sassari concesso dal Re Carlo Emanuele III nel 1767 (Archivio di Stato di Cagliari, Intendenza Generale, vol. 47).

pag. 17

Foglio di unione della città di Sassari (Archivio di Stato di Sassari, Cessato Catasto, Tavolette di rilievo)

pag. 22

Foglio di unione del Comune di Arbus (Archivio di Stato di Cagliari, Real Corpo di Stato Maggiore Generale, Mappe)

pag. 34

In alto: Foglio di unione di Sant’Antioco (Archivio di Stato di Cagliari, Real Corpo di Stato Maggiore Generale, Mappe, Sant’Antioco, n. 001) In basso: Foglio di unione di Sant’Antioco (Archivio di Stato di Cagliari, Ufficio Tecnico Erariale, Mappe, Sant’Antioco, n.055)



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