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Anno VIII - N° 5 2018 € 3,90

Valeria Marini

Periodico di informazione bimestrale – settembre/ottobre 2018

COLLEZIONE DI “BACI STELLARI”

Bea Bongiasca

QUANDO IL GIOIELLO È "CHIC"

Rosae D’Onika

VESTIRE COME UNA ROSA

Chiara Boni

STILISTA POLIEDRICA


REGALATI O REGALA UN ABBONAMENTO A BEESNESS AD UN PREZZO IRRIPETIBILE Editore Beesness di Giovanni Bonani – Via San Gregorio 53 - 20124 Milano P. IVA 10312920969 – C.F. BNNGNN73H19F205Y Registrazione Tribunale di Milano n°551 del 18.11.2011 Grafica Canali&C. Stampa Pinelli Printing S.r.l. – Via Redipuglia 9 – Gessate (MI) Servizio abbonamenti abbonamenti@beesness.it | Tel. 02.6691693 | Fax. 02.87390944 Direttore Responsabile Giovanni Bonani Direttore Editoriale

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Gabriele Perrone

Laura Lamarra

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/ Editoriale

LA KERMESSE DEL FASHION RIPARTE DA MILANO Intervista a Valeria Marini, showgirl, ma anche imprenditrice, la rinascita di Borsalino e la classe della stilista Chiara Boni: questi e altri argomenti che potrete leggere in questo nuovo numero di Beesness.

Le stime di Confindustria Moda, sulla base dei dati Istat, indicano una crescita del comparto donna del 2,1% nel 2017, con un export in aumento del 3,4% e che vale il 62% del fatturato complessivo. Questi dati sono stati confermati anche nei primi cinque mesi del 2018. Come si può vedere, il settore letteralmente “vola” e non c’è da stupirsi se molte persone puntano ad esso, come la famosa showgirl Valeria Marini. Ne ha fatta di strada da quando esordì nello spettacolo Il Bagaglino. Ci spiegherà come è nata l’idea della sua linea di abbigliamento “Baci Stellari”. Moda è anche sinonimo di Chiara Boni: abiti raffinati ed eleganti, ma con la semplicità di poterli indossare tutti i giorni. Creazioni proposte in varie taglie, con la ricerca delle giuste proporzioni. Da marchi affermati a marchi rinati, come nel caso di Borsalino, storica marca di cappelli resi celebri, tra gli altri, da Humphrey Bogart e da Ingrid Bergman. Dopo varie vicissitudini societarie, è finalmente tornata in auge, grazie all’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio. Questo numero non è incentrato solamente sulla moda, parleremo anche ed ancora di food, non me ne vogliate, ma da Expo 2015 in poi, è stato un fiorire di catene italiane ed estere, che hanno aperto nel nostro paese. Sul prossimo numero, daremo ampio spazio all’apertura della prima Reserve Rostery di Starbucks e del primo fast food Five Guys (il loro vanto è quello di avere frigoriferi e non freezer nel punto vendita), inaugurati entrambi di recente a Milano. Intanto, vi consigliamo di leggere l’articolo sulle contaminazioni che il food sta realizzando con la moda. Infatti, le griffe più famose tendono ad aprire direttamente dei ristoranti, che portano il loro nome. Infine, come sempre, non perdetevi le nostre rubriche: quella sul licensing, curata da Milano Licensing Day; quella sul retail di IKN Italy e News in Town, in merito ai ristoranti ed ai locali presenti a Milano. Vi diamo appuntamento al prossimo numero di Beesness.

Giovanni Bonani

Direttore Responsabile


/ Indice

9 FASHION

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Rosae D’Onika La donna come una rosa vestita di intima eleganza

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Beatrice Bongiasca Talentuosa designer di gioielli unici Made in Italy realizzati a mano 12 Valeria Marini Quando la Moda è “baciata dalle stelle”

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Pepe Jeans Un flagship più esperienziale e più digitale

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Marina Spadafora Questione di stile etico

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Chiara Boni La Petite Robe conquista il mercato americano

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Waterinstinct Giovanni Ciampaglia alla guida del marketing globale di Arena

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La "rinascita" di Borsalino Conclusa positivamente la vicenda della storica fabbrica

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C.D.C. Il lusso in catene

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Saloni della moda italiana Riflettori accesi sul fashion luxury

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FOOD Alla moda piace mangiare bene Le griffe investono nell’alta cucina

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Gustevole Gelato per un viaggio esperienziale

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Simone Rugiati Orgoglioso d'essere italiano, anzi, toscano!

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Birra Baladin Il grande birrificio artigianale pensa alla Borsa 50 Ivan Catenacci Executive chef di Aromi e Bacaromi a Venezia

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Fondazione Altagamma Il primo studio sui top wine

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La Vendemmia di MonteNapoleone District 58 Style&savour, cultura e beneficenza

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CENTRI COMMERCIALI

AUTOMOTIVE

Mapic Cannes 2018 Intervista a Nathalie Depetro, Direttore di Mapic 62

#FORUMAutomotive 2018 Idee e dibattiti sui temi della mobilità a motore 98

Cushman & Wakefield La Masseria Torre Maizza Golf Resort & SPA

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TURISMO Questa casa è “un albergo” Aprire un B&B all’interno della propria abitazione_ 69 Vacanze d’autunno Week end per ricaricare le energie

78

FRANCHISING Franchising in Italia cresce I franchisee che scelgono l’affiliazione commerciale_ 82 I cocktail-à-porter arrivano nei negozi NIO avvia la fase di espansione nel franchising

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IMPRESA

TECNOLOGIA MBO vs OKR: quali sono le differenze Nuovi approcci di interesse e rilevanza

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LIFESTYLE Albert Watson La rivoluzione del Calendario Pirelli 2019

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PREMIO Telegatti Rientro in pompa magna per lo storico premio_ 104

LICENSING Halo Licensing Sapere tutto, sul nuovo licensing

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IMPRESA

Laurus Project La “sartoria” dei progetti di successo

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l risparmio d’imposta Novità per l'azienda che investe in formazione 109

Stefano Saladino Intervista al manager di Save my Bag

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WOBI Il salone dei super manager_______________ 112

La notte del retail Torna la serata firmata IKN Italy

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Retail Tour A novembre la 18a edizione

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Baby Shower L'evento per celebrare la futura mamma

NEWS IN TOWN Locali, bar, ristoranti e vini da enoteca__114

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SAVE THE DATE Le fiere del mese___________________117 COMING SOON Le mostre e i festival del mese_________121


/Fashion

A cura di Laura Lamarra

Nel panorama della lingerie di gran classe e dell’abbigliamento femminile di lusso, si colloca con grinta e determinazione, una start-up interessante, dalle origini bulgare ma dal cuore italiano, Rosae D’Onika, nata dalla combinazione del nome della sua fondatrice, Donika Kiselkova, e del sostantivo latino "Rosae", fiore rappresentativo della Donna e dei suoi valori d’amore e bellezza. A cosa deve il fascino per il Made in Italy e il conseguente debutto in Italia? “Amo la filosofia del bello e dell’eleganza, profondamente incarnata nel DNA italiano, dall’arte, all'architettura, al design e persino all'etichetta sociale; dal taglio di un abito, al design di un'automobile, sino al modo di relazionarsi. Il Made in Italy incarna valori di alta qualità, artigianalità e

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settembre\ottobre 2018

LA DONNA COME UNA ROSA VESTITA DI INTIMA ELEGANZA ROSAE D’ONIKA

ricerca meticolosa del dettaglio, tutti elementi che fanno parte di me e che ho sposato fin dal principio; non ho bisogno di un passaporto italiano per esserne testimonial. Come si riflette il Made in Italy nei suoi prodotti? Ho una consolidata carriera nel campo della moda e, dal 1995, mi occupo sia di design creativo, sia di realizzazione di disegni e campioni, sino al confezionamento di abiti di alta qualità per i più importanti brand di fashion, sia italiani che internazionali. Amo il mélange tra estetica, tecnologie e tecniche sartoriali avanzate e stile e qualità italiani. Per questo motivo nel mio team di creativi, ho scelto stilisti italiani con grande esperienza nel settore dei prodotti di eccellenza, capaci di coniugare lusso, comfort ed eleganza e scelta dei migliori tessuti e materiali. Il brand esalta la tradizione del "saper fare bene e della professionalità italiana” che mi ha sempre conquistato. A quale tipologia di donna si rivolge il brand? A una Donna semplice, genuina, pratica e di classe che, con personalità e autostima e nel contempo consapevole delle sue fragilità, conquista con l’eleganza e la sensuale determinazione propri di una rosa. Seduttiva senza troppo osare e immune da qualsivoglia volgarità, dinamica e attenta ai dettagli. Per questo, le linee e i tagli sono puliti, delicati e femminili. I tessuti utilizzati, di alta qualità, sono in raso di seta stampati, velluto di seta e cotone makò, ispirati al periodo "Art Nouveau", e riflettono il

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gioco di contraddizioni di fragilità e forza, nei ricercati e arditi accostamenti quali la femminilità del design floreale con il rigore del gessato e la sensualità degli abiti dai pattern vivaci con la sobrietà della seta. A cosa si ispira e quali sono punti di forza della prima collezione? Eleganza raffinata e mix di savoir-faire e modernità, con un orientamento al futuro, grazie all’originalità ed esclusività di dettagli insoliti. La capsule collection è composta da 35 articoli, presentati come Outfit, tra cui spiccano una serie di Kimono in seta, declinati in diversi modelli e versioni, interpretati come capi, lounge-wear per tutti giorni, con una tripla funzione: notte/casa/outwear, per uno stile completamente fuori dall’ordinario.

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settembre\ottobre 2018

Robinsons Department Store Dubai | HMKM Design Studio | Photo Ken Schluchtmann

IN PRINT ONLINE

APP

RETAIL DESIGN MAGAZINE

STORE DESIGN

FOCUS

LIGHTING

TECHNOLOGY

www.arredanegozi.it

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/ Fashion

BEATRICE BONGIASCA, GIOVANE DESIGNER TALENTUOSA DI GIOIELLI UNICI MADE IN ITALY REALIZZATI A MANO A cura di Laura Bonani

Nata a Milano nel 1990, fin da piccola respira in famiglia un’aria di moda e di creatività: infatti, la madre Andreina Longhi ha fondato e dirige Attila & Co., una delle più rinomate agenzie di comunicazione a livello internazionale. Nel 2013 si laurea cum laude alla Central Saint Martins di Londra, in Jewellery Design. Sempre nello stesso anno, fonda il brand “Bea Bongiasca” e il suo studio di progettazione di gioielli. Il 2014 imprime una svolta nella sua vita: infatti, nell’ambito della Fashion Week di Milano, presso 10 Corso Como, presenta la sua prima collezione dal titolo “No Rice No Life” che, ancora prima di essere distribuita nelle boutique, riscuote un successo immediato tra i media nazionali ed internazionali. Dal 2014 al 2015 è stato un susseguirsi di partecipazioni, in collaborazione con la Galleria Antonella Villanova, a manifestazioni nazionali ed internazionali di design a Miami (12/2014), a Basilea (06/2015) e a Miart (2015). Sempre nel 2015, a luglio, nasce la collaborazione con il magazine Toiletpaper, con la capsule “Endless?”, presso 10 Corso Como e Opening Ceremony. Ma veniamo ora ai premi e ai riconoscimenti riscossi: nel novembre 2015 Beatrice Bongiasca riceve il primo premio dedicato alle “giovani

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imprese - believing in the future”, ideato da Altagamma in collaborazione con Uomo Vogue, Borsa Italiana e Maserati. L’anno scorso, a gennaio, è stata inserita da Forbes nella seconda classifica annuale dei “30 under 30 Europe”, per le categorie Arts and Dorm Room Founders: come dire, una jewellery designer da guardare a vista!

Dopo questa breve e, sicuramente, incompleta introduzione, ci tolga ora qualche curiosità! Se, e in che modo, la sua famiglia ha influenzato la sua scelta artistica? Direi di si, la mia famiglia ha influenzato la mia scelta artistica in quanto mi ha sempre


settembre\ottobre 2018 dato la possibilità di viaggiare. I miei viaggi hanno influenzato la mia estetica e hanno aumentato sempre di più il mio interesse verso i paesi asiatici. Facciamo un salto indietro nel suo passato recente: tra le varie specializzazioni disponibili alla Central Saint Martins, perché scelse proprio quella di designer di gioielli? Che cosa rappresentano per lei? Il primo anno, il cosiddetto “anno zero”, offre un percorso di studi generico e dà la possibilità di valutare e scegliere tra alcuni macro indirizzi. Inizialmente ero indecisa tra scultura e design del gioiello, alla fine però ho scelto Jewellery Design perché l’ho trovato più manuale e creativo. Da quel momento, ho continuato il mio percorso formativo laureandomi con lode nel 2013. Quali sono le sue fonti di ispirazione per i motivi delle sue creazioni che, ci sembra di capire, nascondano sempre significati simbolici e di riflessione di carattere sociale? L’ispirazione delle mie collezioni nasce dal fascino che hanno sempre avuto i viaggi e l’Oriente per me. Ho sempre considerato il mondo della gioielleria come una forma d’arte e il mio concetto è l’aspetto fondamentale del processo di design. Ciascun pezzo è come se fosse un mondo di fantasia in miniatura dove ciascuno può immergersi.

Vine Drop Hoops - You're So Vine. © Bea Bongiasca

entrata anche nell’e-commerce di Moda Operandi e Swoonery. Nel breve termine, a Settembre 2018, ci sarà un Pop Up Store in Rinascente durante la Milano Fashion Week e l’obiettivo per il prossimo anno sarà quello di aprire un negozio monomarca a Milano.

Kawaii Cocktail Ring. © Bea Bongiasca

Ora le elencheremo i titoli di alcune delle sue collezioni: “No Rice No Life” (2014), “Happy Go Cola” (2015), “A Golden Lesson” e “Floricultural” (2016), “Rice is Precius” (2017), You're So Vine (2018). In quale si identifica maggiormente? Potrebbe rivelarci il significato nascosto di alcune di esse? Happy Go Cola è stata la massima espressione di creatività dato che è stata presentata in occasione di DesignMiami. Racconta l’incontro tra due culture visto da una generazione come la mia in grado di mescolare termini, significati e simboli. No Rice, No Life invece è stata la mia prima collezione ed è stata pensata per essere adatta ad un target allargato. Questo è un punto su cui credo fermamente in quanto il gioiello secondo la mia opinione deve essere democratico. Floricultural e You’re So Vine rappresentano la direzione che voglio seguire per i miei gioielli nel futuro. Passiamo ora a tematiche più “prosaiche”: dopo aver iniziato a vendere i suoi prodotti su piattaforme come Farfetech e Luisaviaroma e avere realizzato nel 2016 il suo E-Shop, come intende procedere nello sviluppo del brand, sia in Italia sia all’estero? Durante il 2018 ho realizzato 3 trunk show in America che sono andati molto bene e mi hanno fatto capire quanto quel mercato possa essere interessante e aprire nuove importanti strade. Per questo ho continuato in quella direzione e sono

Che consigli potrebbe offrire ai giovani desiderosi di intraprendere una carriera artistica? Se possibile, consiglio vivamente di intraprendere una carriera universitaria artistica per la formazione. Questo è molto importante per conoscere persone che condividono gli stessi interessi e in 3 anni capire se la strada intrapresa è quella più giusta. Un’ultima domanda, ma che in realtà sono due collegate e che le richiederanno qualche dote da “indovino”: come si vede nei prossimi anni? Che evoluzione subirà, sulla base della sua esperienza, il settore della gioielleria? Nei prossimi anni, spero di continuare ad innovarmi nel mondo della gioielleria e di consolidare il mio brand sia in Italia che all’estero. Spero che il settore della gioielleria possa essere sempre più aperto e pronto ad evolversi, senza rimanere troppo ancorato alle tradizioni. Intendo dire che le tradizioni sono qualcosa di molto importante, ma si può comunque continuare a crescere mantenendo i propri valori. Ringraziandola infinitamente per la disponibilità accordataci, le auguriamo un futuro ricco di novità e di successi!

Floricultural bracelet - © Bea Bongiasca

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/ Fashion


settembre\ottobre 2018

QUANDO LA MODA È “BACIATA DALLE STELLE” Intervista a Valeria Marini

A cura di Laura Lamarra

Una carriera brillante e poliedrica, quella di Valeria Marini, showgirl, attrice, imprenditrice italiana, da sempre sex symbol di una bellezza prorompente e intramontabile. Dal 2005, parallelamente all'attività televisiva e cinematografica, opera in ambito imprenditoriale in qualità di stilista e produttrice cinematografica. Come nasce l’idea di debuttare nella moda come stilista? Amo le nuove sfide, sono energia e linfa vitale per me. Il fashion è un settore che conosco, avendo studiato allo IED di Milano e lavorato agli esordi come modella. Le passerelle e il backstage sono sempre stati habitat per me naturali e, quando li ho lasciati per dedicarmi al Bagaglino, a cui in primis devo la mia grande popolarità, non si è trattato di un addio, ma di un arrivederci. Il desiderio era quello di tornare, non solo a respirare quel mondo, ma a contribuire in modo concreto e produttivo al suo sviluppo.

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IL FASHION È UN SETTORE CHE CONOSCO, AVENDO STUDIATO ALLO IED DI MILANO E LAVORATO AGLI ESORDI COME MODELLA

Quali sono state le Sue prime creazioni? Ho realizzato una linea di intimo, “Seduzioni”, e una di prêt à porter, “Seduzioni diamonds”, presentate sulle passerelle dell’alta moda di Milano. Il mio debutto nel fashion system però è avvenuto nella mia terra natale, sulle passerelle di Alta Moda Roma. Ricevere il prestigioso riconoscimento dell’Ago d’Oro come stilista nel 2006 è un ricordo indelebile. Un successo italiano che valica in poco tempo i confini? L’Italia è la mia terra nativa e tengo molto alle mie origini; ritengo non vadano scor-

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date. Mi hanno dato molto, sia sul piano affettivo sia su quello lavorativo, per questo nutro molta attenzione per la valorizzazione del Made in Italy, anche nella scelta dei tessuti e dei partner con cui lavorare. Per tradurre i miei disegni e le mie idee in abiti da sogno e realizzare la linea di capi da sposa, ad esempio, ho voluto un partner esperto del settore, la Maison Signore, i cui abiti sono prodotti in Italia e i dettagli studiati da uno dei migliori uffici stile del Paese. Il Made in Italy va valorizzato anche all’estero; in particolare Los Angeles mi ha accolto con calore e apprezzamento davvero inimmaginabili.


settembre\ottobre 2018 Collezioni molto femminili che spaziano dal prêt à porter alla grande soirée? La donna e la sua sensualità sono al centro delle mie collezioni; il file rouge che ispira i miei disegni, le linee, lo stile sartoriale e i tessuti che prediligo. Si può essere iper femminili, osando un po', senza scadere nella volgarità, indossando abiti che accompagnano la silhouette, con bustini stringati, trasparenze, scollature, drappeggi, effetti tattoo, ricami e pizzi ricercati, luminosi e originali. Amo vestire le donne; è una delle cose che mi appaga di più. Noi donne dovremmo essere tutte amiche. Siamo esseri speciali e non dobbiamo mai trascurare la nostra eleganza e sensualità. Realizzo le mie collezioni mettendo in primo piano questi concetti per me basilari. Le teenagers sono al centro della nuova linea del brand “Baci stellari”? Non avrei potuto dimenticarle; guardo all’universo femminile con il caleidoscopio (sorride), spaziando anche nel tempo. Il brand “Baci stellari” nasce dal mio modo molto particolare di salutare amici, collaboratori, familiari, in risposta a “la stella bionda” come amano definirmi. La partecipazione a “Notti sul ghiaccio” ha reso l’espressione virale, identificandomi in modo unico e ineguagliabile. Da qui l’idea di depositare il marchio e creare una nuova linea di moda rivolta in particolare alle giovanissime, con un prodotto di qualità a un prezzo accessibile. La collezione, lanciata con successo a Roma nel giugno 2016, vede mini dress, costumi da bagno, pantaloncini, t-shirts, con ricami e pietruzze impreziositi da couture particolari. È casual ma non troppo, perché aperta anche ad abiti adatti a cerimonie e a sfilate, dal taglio rigorosamente scintillante, femminile, seducente e sensuale. www.bacistellari.com

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/Fashion

PEPE JEANS, GRAN BRETAGNA, LONDRA Un flagship più esperienziale e più digitale: dalle borchie per la personalizzazione dei capi ai camerini smart A cura di: Fabrizio Valente, Fondatore e Amministratore di Kiki Lab-Ebeltoft Italy

Pepe Jeans è un Brand di abbigliamento lifestyle nato a Londra nel 1973 che oggi ha superato i 270 negozi monomarca nel mondo. Recentemente l’azienda ha aperto un nuovo flagship in Regent Street a Londra, con 150 mq dedicati alle cinque categorie trattate: abbigliamento donna, uomo, denim, accessori e calzature. Il nuovo concept, progettato da Martin Brudniziki, è rivolto al suo target di Millennial, puntando sulla personalizzazione dei capi e un arricchimento digital della retail experience. Un’area specifica del flagship è dedicata

INFO CHIAVE RETAILER ABBIGLIAMENTO FLAGSHIP REGENT STREET (LONDRA) 2017: APERTURA 150 MQ PEPE JEANS 1973: PRIMA APERTURA 270+ NEGOZI 18 


settembre\ottobre 2018

al servizio di personalizzazione dei capi. I clienti sono stimolati da un ampio assortimento di grafiche, testi, strappi e borchie fra cui poter scegliere per decorare i prodotti. Un‘altra fonte di ispirazione sono le installazioni artistiche proiettate sugli schermi LED. Il processo creativo può anche essere impostato on-line per poi essere finalizzato in negozio. I camerini sono attrezzati con schermi interattivi, che funzionano con tecnologia RFID e consentono ai clienti di vedere visualizzati i prodotti in grandezza reale e di entrare in contatto diretto con gli

addetti vendita senza dover lasciare il camerino. Una parete del negozio è dedicata ai social, con la proiezione live di Twitter e i visual delle varie campagne collegano le impression al mondo reale. Il nuovo flagship di Pepe Jeans è interessante perché enfatizza sia la dimensione fisica sia quella digital della Retail experience. Da un lato la ricercatezza del design e il laboratorio di personalizzazione, dall’altro i social proiettati e i camerini intelligenti. Un test che l’azienda ha intenzione di sviluppare sulla rete.

KI-BEST E OPEN-INN RETAIL AWARD 2018 MILANO, 17 OTTOBRE 2018 ORE 9.00-17.30 Programma Armando Garosci Giorn. Largo Consumo: - introduzione e moderazione Fabrizio Valente founder e Amm. Del. Kiki Lab: - Retail tour virtuale: Tendenze emergenti e aree Retail innovative visitate nell’ultimo anno a Londra, Lisbona, Madrid, Copenhagen, San Paolo, New York Retail Observa® Flash News TESTIMONIANZE AZIENDALI Alessia De Col Logistica e Supply Chain Man. Amazon Giangiacomo Ibba Pres. Leader Price - Crai Marco Farnetani Retail and Omnichannel Dir. Bata Group Paolo Denti Amm. Del. Thun Sergio Gallorini Dir. Comm. GESAC Aeroporto di Napoli Nicolas Costa Retail Man. Juventus Premiazioni Open-Inn Retail Award Presentazione di finalisti e vincitori, incluse le start-up più innovative Convegno a pagamento, inviti disponibili per manager Retail e IdM (disponibilità limitata). Per informazioni e iscrizioni: kiki@kikilab.it-030 22 16 81

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/Fashion

settembre\ottobre 2018

QUESTIONE DI STILE ETICO Protagonista Marina Spadafora

Autore: Carla Cavicchini

Conservare principi e concetti ben precisi nel mondo della moda lontano da effervescenza e vanità, è uno dei capisaldi della stilista Marina Spadafora, a cui si aggiunge anche notevole impegno. A Pitti Filati 2018, durante “Finestre sull'anima - View son a soul”, ci racconta che l'esposizione pittiana insieme alla Modateca Deanna – azienda di Reggio Emilia a cui ha ceduto l'archivio storico – ha permesso l'esposizione dei suoi capi storici, con tanto di video, capaci di riflettere il suo lavoro. Lo dice nel mentre le brillano gli occhi chiari profondi ma anche volitivi, in una gestualità composta, sicura, fatta di eleganza interiore. Perché il vestito è l'ultima cosa e lei, pacata e tranquilla nel rispondere, si illumina dei suoi numerosi progetti benefici, forte di quell'equilibrio raggiunto da tanta saggezza. “Personalmente ho sempre fatto molta ricerca, cercando di spingere la maglieria al limite del possibile e... questo è il risultato di una grande attività.” “Ho lavorato molto anche con Franca Sozzani – prosegue – per portare bellissimi progetti in Africa, poiché la risposta vera ai problemi dell'immigrazione è aiutare tali paesi a creare sviluppo. A casa loro ci stanno volentieri, pertanto è doveroso aiutarli a sviluppare qualcosa di bello in loco. Da qui l'impegno verso le donne Masai, nel raccogliere ciò che loro gettavano, tipo le pelli d'animali di capra che vendevano al mercato, creando un valore aggiunto.

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ed ogni mese di aprile ci incontriamo ricordando la tragedia avvenuta Bangladesh. Tra l'altro design, arte e sostenibilità, sono mondi che si intrecciano perfettamente.” Ma chi è questa di fronte a me? Lo spirito di Madre Teresa di Calcutta, una guaritrice, oppure... che altro ancora? Ha un invito da proporci? “Cliccare su “Fashion revolution.org” diventando in tal modo veri rivoluzionari della moda.”

In quale modo? “Con metodi di concia esclusivamente naturale, disegnando poi una linea di borsette per queste donne del Nord della Tanzania, poi vendute, con buona fonte di profitto per loro. E con gran piacere – prosegue – le ricordo tutte, belle e volenterose, come Ellen, carinissima, capace più tardi d'aver fatto da modella per il filmato curato da mio marito (ndr. Il regista Jordan Stone). “Masay-story” per l'appunto, che parteciperà a settembre al “Fashion Festival” di Milano dal momento che ha aperto una sezione sostenibile.”

Ultima domanda – anche se gliela hanno fatta in molti – tuttavia... Audrey Hepburn, icona di stile ed eleganza innata. “Ci sarebbe tanto da dire... parliamo di una donna profondamente umana e gentilissima. È stato un onore essere stata sua nuora per dieci anni. Sì, proprio un bel regalo.” E sorride volgendo lo sguardo in alto sino a vederla. “Eravamo molto, molto amiche; conservo ricordi meravigliosi in merito, tra l'altro i nostri compleanni li festeggiavamo ad un giorno

Dolcezza e rigore, un bel connubio cucito sulla sua pelle di stilista. “Beh, sono crescita a Bolzano in un concetto di natura e ambiente da rispettare fortissimamente. L'etica della mia professione deriva dalla necessità di trasformare l'industria della moda, che è la seconda più inquinante al mondo, in una industria virtuosa, trasparente e sostenibile che rispetti l'uomo ed il suo habitat.” Conosce Firenze? E Prato, considerata la città degli stracci? “Conosco bene entrambe. Nella città dantesca ho lavorato come stilista per Ferragamo per tre anni...questo nel 2000: facevo la settimana a Firenze, tornando poi a Milano, quanto a Prato mi sono impegnata non poco con i filatori delle aziende pratesi e il termine 'stracci' non gli rende proprio merito.” Perché? “Perché essendo stata a stretto contatto con Roberto Morganti, titolare d'una bellissima azienda che raccoglie le maglie usate trasformandole in lana riciclata rinnovata, questa parola non esiste proprio. Parliamo di maglie distrutte che generano nuovi filati. Non è bellissimo?” Si, senz'altro, sono pienamente d'accordo. Quanto a Pistoletto? Una pausa, un goccio di salvia sui polsi e... “È una figura che mi piace molto. Ha un concetto di sostenibilità molto forte; abbiamo collaborato insieme per “Fashion Revolution”

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di distanza e... potremmo parlarne per ore tanto era grande.” Grande da essere stata anche Ambasciatrice dell'Unicef. “Giusto, la donna che raccolse più fondi nella storia dell'Unicef. Si spese tantissimo andando a visitare i campi profughi di tutto il mondo credendoci sino in fondo. Eravamo molto solidali, condividevamo tra l'altro gli stessi ideali.” Ineguagliabile? “Beh... penso a Cate Blanchett, anche lei è meravigliosa, ma Audrey è Audrey!” Audrey dagli occhi da cerbiatta, dal dolce-vita nero, dalle ballerine che indossava come piume. Ne ha preso spunto per le sue sfilate? “Assolutamente sì. Lo sa che veniva alle mie sfilate? Adesso sono io che sorrido riflettendo che le taurine hanno una marcia in più. I fatti parlano. E se vi sembra poco...


/ Fashion

settembre\ottobre 2018

A cura di Patrizia Saolini

©Foto - Ufficio Stampa La Petite Robe di Chiara Boni

INTERVISTA A CHIARA BONI: LA PETITE ROBE CONQUISTA IL MERCATO AMERICANO Chiara Boni ci racconta il successo de La Petite Robe, diventata una delle collezioni più cool della New York Fashion Week.

In occasione della New York Fashion Week primavera/estate 2019 la stilista toscana svela a Beesness gli highlight del suo nuovo show, anticipando dalla grande mela la moda estiva che verrà. Chiara Boni è la stilista toscana più famosa d’America. Sarà perché le sue creazioni sono diventate cult grazie alle celebrity d’oltreoceano come Oprah Winfrey e Angela Basset, o perché i suoi abiti sono talmente versatili da poter essere indossati da mattina a sera. Fatto sta che, nel nuovo continente, Chiara Boni La Petite Robe è una collezione apprezzatissima, sinonimo di charme e finezza per le donne di tutte le forme e di tutte le età. Così l’11 settembre scorso, mentre la designer sistemava le ultime uscite dello show dietro le quinte degli Spring Studios di New York, noi di Beesness abbiamo curiosato il moodboard della nuova sfilata e abbiamo scoperto un’incredibile concentrazione di stampe e colori energetici in stile tropicale che ci hanno immediatamente infuso buon umore e vitalità. Protagonista assoluto della collezione è il suo già rinomato signature jersey, sempre così avvolgente e sottile da sembrare un morbido guanto sul corpo, declinato per la p/e19 negli abbinamenti innovativi del tulle, della georgette e dell’organza di seta. E mentre il fitting con le modelle era in

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divenire e mancavano solo pochi minuti prima della sfilata, Chiara Boni ci ha raccontato la sua strategia per conquistare gli States. Come mai hai scelto di sfilare a New York? Gli Stati Uniti rappresentano il mio mercato principale, quindi è un investimento desiderato e mirato in funzione della crescita del brand. Chiara Boni La Petite Robe è presente, infatti, nelle maggiori vetrine statunitensi come quelle di Bergdorf Goodman, Neiman Marcus e Saks Fifth Avenue. Inoltre, amo visitare personalmente i department store che credono nel mio stile. Non solo per comprendere da vicino le dinamiche commerciali locali ma anche per continuare a trasmettere la forza del marchio che ha una mission ben precisa: valorizzare l’unicità delle donne, senza tralasciare il comfort e la praticità che al giorno d’oggi sono diventati un must. Quali sono i punti di forza dei tuoi abiti? Una peculiarit à dei miei ves titi è sicuramente quella di esaltare la femminilità. Dedico infatti molto tempo alla ricerca delle giuste proporzioni e amo creare modelli che possano essere sviluppati in più taglie. Studio personalmente dove posizionare tagli e drappeggi per esaltare il corpo in tutta la sua bellezza e per valorizzare anche le più formose. Un’altra qualità delle mie creazioni è quella di poter essere indossate in qualunque momento della giornata, Chiara Boni La Petite Robe offre infatti pezzi versatili che possano accompagnare le donne dalla colazione alla cena, senza aver bisogno di passare da casa. Inoltre, il jersey che ho scelto come segno distintivo, può essere lavato in lavatrice e non ha bisogno di essere stirato una volta asciugato. Aggiungerei infine, che anche il rapporto qualità prezzo è decisamente competitivo, il costo medio sell-out di un abito da giorno si aggira, infatti, sui 600€ e calcolando che è un prodotto totalmente Made in Italy, lo definirei un vantaggio sotto tutti i punti di vista qualitativi. Cosa ci racconta della nuova silhouette estiva?

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Foto ©: Clara Garcovich PR

La silhouette de La Petite Robe per la prossima primavera/estate 2019 l’ho volutamente arricchita di drappeggi, ruches ed incroci con giochi di pannelli in stile “car wash” per amplificare l’appeal dei modelli in jersey, che spaziano da precise jumpsuit e sensuali column dress attillati a mini abiti con dettagli cut-out e romantici scolli a cuore fino ai fluidi maxi patchwork dress dal carattere boho-chic. A livello stilistico le tute stanno diventando un pezzo molto richiesto nella tua collezione, è corretto?

Sì è esatto, la tuta ha una vestibilità imbattibile e soddisfa pienamente le amanti del pantalone. Stiamo anche producendo un modello di pants senza cuciture che è altrettanto richiesto in quanto morbido e senza costrizioni di sorta, perfetto da abbinare alle camicie con le maniche in seta per un effetto ancora più femminile. Penso che oggi la donna desideri libertà di movimento in tutti i campi della sua esistenza! Un’ultima domanda sui colori che hai scelto per la prossima collezione estiva in quanto hai prediletto una palette molto vivace e ricca di stampe floreali, a cosa ti sei ispirata? Ho attinto dalle splendide opere del periodo tahitiano di Paul Gauguin, con fiori e farfalle che subito rimandano ai paesaggi tropicali e ai profumi energetici tipici delle zone calde e voluttuose. Ma sono stata ispirata anche dalla dolce brezza del Mediterraneo, che riempie l’aria del profumo del bergamotto, del limone e del gelsomino. E mentre aspettiamo di vedere le prossime creazioni di Chiara Boni La Petite Robe nelle più importanti vetrine internazionali, ringraziamo la stilista per averci reso partecipi della sua inconfondibile creatività, capace di esaltare l’eccellenza italiana al servizio dell’eleganza e della femminilità.


/Fashion Foto © Arena

WATERINSTINCT Il ritorno di Giovanni Ciampaglia alla guida del marketing globale di Arena A cura di Marcella Ciappi

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“Water Instict” è il claim ormai inconfondibile del brand Arena. Che cosa rappresenta per te? Water Instinct è l’essenza del brand e rappresenta tutti quelli che nuotano. Essendo stato io un nuotatore competitivo fin da bambino in Venezuela, dove sono cresciuto, mi sono sempre sentito un po’ speciale per questa confidenza che avevo con l’acqua e mi sento sicuramente affine anche al brand.


settembre\ottobre 2018

TUTTO CIÒ CHE FACCIAMO IN ARENA È FOCALIZZATO SUI BISOGNI DEL NUOTATORE, DAL PROFESSIONISTA CHE TRASCORRE 20 ORE A SETTIMANA IN PISCINA AL TRIATLETA CHE SI ALLENA IN MARE APERTO, DAL CORSISTA CHE SI ESERCITA PER MANTENERSI IN FORMA A QUELLI CHE SEMPLICEMENTE AMANO STARE DENTRO O VICINO ALL'ACQUA. IL NOSTRO OBIETTIVO È RENDERE L'ESPERIENZA DEL NUOTO CONFORTEVOLE, EFFICIENTE E GRATIFICANTE SU TUTTI I FRONTI, AGGIUNGENDOVI UN TOCCO GENEROSO DELLO STILE INCONFONDIBILE DI ARENA

Qual è stato il tuo percorso in Arena? Attualmente ricopri il ruolo di Global Marketing Director ma nella tua carriera ti sei allontanato per alcuni anni da questa azienda. Di cosa ti sei occupato nel frattempo? E cosa ti ha spinto a tornare? Il mio back-ground è nel marketing digitale. Prima di Arena, ho lavorato per sette anni presso Technogym dove ho contribuito a creare il reparto digitale, a sviluppare la presenza online dell’azienda e l’e-commerce. Sono entrato in Arena con un ruolo simile nel 2012, con l’obiettivo di avviare tutti i progetti del mondo digitale della società. Con un team fantastico ci siamo occupati di sviluppare la presenza digitale, i social media e l’e-commerce del gruppo. Nel 2015 ho ricoperto il ruolo di Responsabile Marketing, impostando una serie di piani per fare in modo che Arena fosse ancora più orientata verso il consumatore finale. Mi sono allontanato da Arena per un periodo di due anni perché ho avuto l’opportunità di occuparmi del set up del marketing del Gruppo STIGA, con la responsabilità di gestire e-commerce, digital marketing, marketing e trade marketing per sviluppare il posizionamento del brand attraverso la piattaforma di comunicazione e tutti i touch point, dall’online al punto vendita. Il ritorno in Arena è stato in parte casuale poiché essendo sempre rimasto in contatto con l’attuale Amministratore Delegato, Giuseppe Musciacchio, che era stato il mio capo nella mia precedente

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esperienza, l'opportunità si è creata in modo naturale quando Arena ha deciso di cercare una nuova guida per il marketing. Ho deciso di tornare per due motivi: principalmente perché il rapporto di fiducia che avevo instaurato con lui era molto forte e con queste nuove responsabilità, lavorando al suo fianco, avrei avuto la possibilità di incidere nello sviluppo del brand. Il secondo motivo è che essendo stato io un nuotatore competitivo in passato, sono molto legato ad arena e ho accettato questa sfida molto volentieri. Che cosa distingue nettamente Arena dai suoi competitor? Puoi darci indicazioni sul suo posizionamento? Arena ha un cuore associato alla piscina e ha competenze molto forti per quanto riguarda tutti i prodotti che noi chiamiamo second skin-vicini alla pelle. Il costume è, in effetti, una seconda pelle quando ci si trova in piscina e noi siamo molto bravi a sviluppare prodotti che facciano stare a proprio agio in acqua. Queste competenze sono utili anche quando dobbiamo studiare prodotti che permettono di esprimersi attraverso il proprio corpo anche in altre attività. Quello che ci rende unici è questa capacità di realizzare prodotti che vanno indossati vicino al corpo, che siano di alta qualità ed estremamente confortevoli. Il secondo aspetto che ci contraddistingue è l’empatia con il consumatore finale. Pensiamo prima di tutto a chi userà un nostro prodotto, come, quando, a qual è l’esperienza d’uso prima, durante e dopo l’attività e a tutto quello che possiamo fare per rendere loro attività più piacevole, pratica e performante. Aggiungerei inoltre che, rispetto alla concorrenza, noi siamo in Italia e quasi tutti i nostri designer sono italiani e questo rimane nel dna dei prodotti. Arena nasce come un brand legato agli sport acquatici, dal nuoto al triathlon, per poi dedicarsi agli amanti dello sport in generale. Anche per quanto riguarda le categorie di prodotti c’è stata un’evoluzione. Com’è avvenuta? E come sta continuando? Abbiamo una linea di prodotti pro, per chi

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compete anche a livello olimpico. Non ho paura di dire che probabilmente abbiamo la migliore gamma di costumi da gara al mondo e che dietro c’è un grande lavoro di ricerca e sviluppo: questo è il core del marchio. Dopo c’è tutto quello che ruota intorno al nuoto per l’allenamento di tutti i giorni e a tutti i livelli, quindi: costumi, accessori, ciabatte, borse, ecc. Abbiamo prodotti che vanno bene per chiunque voglia fare sport, anche fuori dall’acqua. Quindi l’idea è quella di entrare un po’ alla volta in settori nuovi dove possiamo portare le nostre competenze partendo dalla stessa domanda: "come possiamo portare valore a chi userà i nostri prodotti?" A partire dal lavoro che facciamo con gli atleti olimpici. Infine abbiamo una linea che è più lifestyle. Arena è un brand del mondo dello sport dagli anni 70 e ripescando dalla nostra storia abbiamo creato Arena Icon, una linea di streetwear che sta già dando dei riscontri molto positivi. Capi perfetti per il tempo libero che parlano a un target giovane. Queste sono le 3 macro-categorie di prodotto che abbiamo. Ci sono dei progetti ai quali sei particolarmente legato? Innanzitutto ci tengo a dire che i nostri pro-

getti sono il risultato di un grande lavoro di squadra. Per citarne alcuni partirei da One (one single piece design), la collezione di costumi da nuoto realizzati con un unico pezzo di tessuto. Il minor numero di cuciture li rende molto confortevoli e dimostra che l’innovazione è sempre possibile anche in questo settore. È interessante poi The One, l’occhialino universal fit che è stato appena introdotto sul mercato e che idealmente può accogliere tutte le forme di viso possibili. La promessa è che starà bene a chiunque. Infine un’altro progetto che vale la pena di menzionare è Rule Breaker, una linea di bikini per giovani nuotatrici agonistiche, che sta funzionando molto bene. Sono molto conosciute le vostre collaborazioni con atleti del calibro di Tania Cagnotto e Massimiliano Rosolino. In cosa consistono? Su cosa si basa la scelta degli at-leti da sponsorizzare? La scelta parte dalla bravura degli atleti, dai valori che questi atleti incarnano nella loro vita sportiva e dalla loro capacità di parlare a un pubblico più vasto possibile. Sono infatti elemento d’ispirazione per tanti ragazzi. Cerchiamo poi di coinvolgerli il più possibile anche in quello che è lo sviluppo dei prodotti sia per la piscina che


settembre\ottobre 2018 per lo sport in generale, perché il loro feedback è fondamentale.

QUELLO CHE CI RENDE UNICI È QUESTA CAPACITÀ DI REALIZZARE PRODOTTI CHE VANNO INDOSSATI VICINO AL CORPO, CHE SIANO DI ALTA QUALITÀ ED ESTREMAMENTE CONFORTEVOLI. IL SECONDO ASPETTO CHE CI CONTRADDISTINGUE È L’EMAPATIA CON IL CONSUMATORE FINALE.

Quali sono alcuni risultati raggiunti da te e dal tuo team, dei quali sei orgoglioso? Sicuramente la forte digitalizzazione dell’azienda, un processo iniziato nei tre anni consecutivi in cui ho lavorato per Arena. L’azienda ora vende direttamente online in più di 50 paesi sulla piattaforma che abbiamo costruito col team digitale. Anche l’engagement sui social media al momento è il migliore rispetto a tutti i concorrenti, con diversi milioni di followers su facebook, youtube, twitter e instagram. Questo è un risultato al quale ho contribuito e ne sono molto orgoglioso. Adesso stiamo facendo più che altro un lavoro d’impostazione rispetto a quello che ci attende nei prossimi anni. Qual è il peso raggiunto dall’e-commerce e gli altri canali digitali, rispetto ai canali tradizionali di vendita e quale l’importanza data al digital rispetto ad altre forme di comunicazione? Se noi consideriamo le vendite che derivano dall’e-commerce del nostro sito, dai negozi specializzati che vendono online e dai grandi colossi tipo Amazon saremo intorno al 15% rispetto al totale del fatturato e questa percentuale non potrà far altro che crescere in futuro. Per il resto, una delle cose che stiamo facendo

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ARENA

in questo momento è rifocalizzare il modo in cui raggiungiamo il consumatore finale. L’azienda investe molto nelle sponsorizzazioni, negli atleti e nelle federazioni ma i consumatori oggi spendono gran parte del loro tempo su varie piattaforme digitali, di conseguenza, il nostro lavoro è quello di creare contenuti contestualizzati su quelle piattaforme.

osservandoli, capendo come evolvono le esigenze e fare ricerche di mercato, nelle quali continueremo a investire. Devo dire che ha pagato perché negli ultimi dieci anni Arena ha avuto una crescita media intorno al 6% in termini di fatturato. Quindi ricapitolando: partire dal consumatore, essere totalmente autentici, essere dove loro i consumatori.

Qual è il fil rouge della strategia di marketing a livello globale e in quali paesi è necessario per voi prestare particolare attenzione alla sua implementazione nel mercato locale? Per noi la sfida più grande sono gli Stati Uniti perché è un mercato molto grande che richiede investimenti importanti. Lì l’aspetto locale gioca un ruolo importantissimo anche perché è il posto più lontano, geograficamente parlando, dall’Head Quarter che è in Italia. Lavoriamo con un team che è molto autonomo per localizzare le strategie di marketing. Il fil rouge rimane essere rilevanti per i potenziali consumatori. Cosa vuol dire? Essere loro vicini, parlando con loro,

Quali sono i tuoi obiettivi personali e di business man nel prossimo futuro? Nella mia carriera laddove sono riuscito a dare un contributo all’azienda per cui lavoravo c’è stata anche una mia crescita personale. E sono fermamente convinto che la crescita del business porti maggiori opportunità per tutti. In futuro vorrei vedere Arena che cresce a ritmi più importanti di oggi grazie al lavoro di squadra. Se l’azienda crescerà sono sicuro che anche io e il mio team cresceremo. Il mio obiettivo principale è vedere un’azienda che cresce di pari passo con il suo team. E questo si traduce anche in una crescita mia personale: ma questo è un ottimo side effect.

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Dal 1973, Arena crea e commercializza prodotti waterwear per nuotatori professionisti e per appassionati di nuoto ed è riconosciuto come brand di altissima qualità nel mondo dei costumi e degli accessori. Nei suoi 45 anni di attività, l’azienda ha maturato una forte competenza nello sviluppo di prodotti “best in class” con particolare attenzione al segmento Pool e una progressiva espansione nel segmento Leisure/Beach. Oggi Arena è presente in 116 paesi al mondo. Il gruppo è presente direttamente in Italia, Francia, Germania/ Austria e USA ed una rete di 35 partner commerciali qualificati in oltre 100 paesi, mentre il Gruppo Descente, con sede in Giappone, possiede e gestisce il brand in 11 paesi del Far East. Il legame genuino tra Arena e il mondo dello sport, e in particolare delle competizioni di nuoto, viene potenziato dalle attività di sponsorizzazione a diversi livelli, compresi i corpi governativi, le Federazioni nazionali, gli atleti e i club. Attualmente arena conta su delle partnership con alcuni dei nuotatori più importanti al mondo, ingaggiati in qualità di brand ambassador, tra cui l’italiano Gregorio Paltrinieri, il britannico Adam Peaty, la svedese Sarah Sjöström, il sud africano Chad Le Clos e l’ungherese Katinka Hosszu. Con un accordo storico siglato nei primi mesi del 2014, Arena è divenuta sponsor principale e partner tecnico della FINA (Fédération Internationale de Natation), organo direttivo del nuoto mondiale. Inoltre, Arena è sponsor tecnico e fornitore ufficiale di molte federazioni di nuoto, tra cui l’Italia, gli Stati Uniti, L’Australia, i Paesi Bassi, l’Ungheria, la Polonia, la Svezia, la Croazia, la Norvegia, il Sud Africa, l’Ucraina, la Romania, la Repubblica Ceca, la Finlandia, l’Argentina, il Portogallo e l’Estonia.


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PERCHÈ ESSERE NORMALE QUANDO

PUOI ESSERE SUPER?

C’è chi non si accontenta mai e punta sempre all’eccellenza. Che mette il valore di brand al centro di tutto ciò che fa. Sono i Superbrands 2018: condividono l’impegno per l’innovazione, l’autenticità e la responsabilità per essere riconosciuti SUPER da clienti e consumatori. www.superbrands.com/it

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LA "RINASCITA" DI BORSALINO A cura di Elena Pravato

La complicata vicenda della Borsalino, storica fabbrica alessandrina di cappelli, si è conclusa positivamente il 7 agosto con la firma per l'acquisizione dell'azienda da parte della società Haeres equita dell’imprenditore Philippe Camperio, salvando così i 138 posti di lavoro della manifattura di Spinetta Marengo. Ripercorriamo brevemente i punti salienti del caso Borsalino con l'aiuto di Franco Armosino, segretario provinciale della CGIL di Alessandria. Quando si nomina Borsalino, le nostre menti corrono subito al film Casablanca con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman o ad icone cinematografiche come Marcello Mastroianni o Alain Delon, solo per citarne alcune. Borsalino non è però solo un simbolo del Made in Italy, rappresenta anche un'azienda che è parte integrante della storia di una città e di diverse generazioni di abitanti fin dal 1857. Come molte altre aziende in Italia, il cappellificio piemontese, sebbene in ottima salute con ordini

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CAMPERIO SI È MOSTRATO LUNGIMIRANTE ANCHE NEL COMPRENDERE CHE IL MARCHIO BORSALINO ERA INSCINDIBILE DA COLORO CHE CON LE PROPRIE MANI FANNO DI UNA PEZZA DI FELTRO IL CAPPELLO CHE TUTTI CONOSCIAMO.

e commesse provenienti da tutto il mondo, nel 2015 entra in crisi per il crac da 3,5 miliardi di euro che coinvolse le società dell'allora patron del marchio Massimo Marenco. Borsalino fu quindi trascinata nella bufera giuridico-finanziaria che portò alla condanna per bancarotta fraudolenta di Marenco, sebbene continuasse a “macinare” record di produzione. Il CDA dell'azienda, non riuscendo a far fronte alle richieste dei creditori e a pagare gli stipendi dei dipendenti, fece istanza di concordato preventivo al Tribunale di Alessandra, procedura concorsuale atta a scongiurare il fallimento. Una cordata di imprenditori con a capo l’italo-svizzero Philippe Camperio dimostrò subito interesse a salvare la Borsalino e con il fondo Haeres Equita vinse la gara internazionale per la gestione dell'azienda. Camperio investì fin da subito nell'industria alessandrina, con l'acquisto di nuove macchine, il saldo dei debiti con l'Agenzia delle Entrate e rilevando il marchio (dato in garanzia a Mediocredito a fronte dei debiti accumulati) per 18 milioni di euro. L'imprenditore che, nel frattempo aveva preso in affitto il ramo d'azienda per garantire la continuità della produzione ( a termine della procedura concorsuale avrebbe acquisito l'intera Borsalino), assicurò ai dipendenti il proseguo del lavoro. Come ci spiega Armosino: "Camperio si è mostrato lungimirante anche nel comprendere che il marchio Borsalino era inscindibile da coloro che con le proprie mani fanno di una pezza di feltro il cappello che tutti conosciamo. Non si può produrre il Borsalino da altre parti!". A fine 2017 quando tutto sembrava volgere per il meglio, arriva una doccia fredda: la richiesta di concordato viene respinta dal Tribunale adducendo tra le motivazioni della decisione l'aggiramento della legge fallimentare. Parlando in termini calcistici, Camperio e il CDA avrebbe concordato un biscotto teso a eliminare eventuali altri acquirenti. L'ipotesi peggiore tanto paventata del fallimento sembrava quindi materializzarsi: la Borsalino venne dichiarata fallita ma Camperio non demorde e nello scorso luglio vince l'asta per l'assegnazione della Borsalino. Il 7 agosto la lieta notizia dell'happy ending per i lavoratori alessandrini: l'azienda

ha a tutti gli effetti un nuovo proprietario e potrà continuare a portare lo stile italiano nel mondo. Armosino: "Siamo estremamente soddisfatti per la conclusione di questa tormentata vicenda perchè nell'azienda di Spinetta Marengo lavorano 138 artigiani, non manodopera. Il cappello famoso in tutto il mondo viene lavorato principalmente a mano e le macchine impiegate sono quelle originali dell'800. Per confezionare un Borsalino occorrono ben cinquanta fasi di lavorazione e sette settimane di tempo, addirittura la dimensione della tesa (la parte circolare del cappello che gira attorno alla cupola) viene decisa ad occhio dagli artigiani con più esperienza. Spesso si tratta di competenze tramandate di generazione in generazione e infatti troviamo in azienda figli e nipoti di lavoratori che hanno fatto, negli anni, la storia del marchio. Inoltre questa soluzione positiva può essere un nuovo inizio per la città di Alessandria. Dopo i problemi a livello politico e amministrativo che hanno fatto cadere il nostro territorio in un vortice che ha messo a dura prova i cittadini, la rinascita di Borsalino è un segnale di fiducia per il futuro. Alessandria è Borsalino, ma non solo..". Alessandria, infatti, nell'ultimo decennio è stata colpita dalla crisi sotto diversi punti di vista: dal dissesto finanziario del Comune a quello della società di smaltimento rifiuti sino alla crisi della squadra di calcio cittadina. Ora, però, oltre alla buona notizia per la Borsalino, altri segnali positivi si intravedono. "Secondo noi," afferma Armosino "Alessandria ma tutto il territorio piemontese deve cogliere l'attimo e investire in formazione e infrastrutture in un'ottica di pianificazione industriale e di prospettive future per il territorio. Vi spiego meglio: la provincia alessandrina ha una vocazione marcatamente industriale dal settore orafo a quello dell'indotto del comparto auto fino al settore dell'acciaio. Non investire nell'industria sarebbe travisare le potenzialità dell'area. Di recente Bulgari ha inaugurato una nuova manifattura a Valenza che ha assunto già 600 lavoratori ma occorre potenziare l'Istituto tecnico orafo locale per fidelizzare l'azienda al territorio e fornire artigiani d'alto livello non reperibili altrove. Inoltre, la nostra

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provincia e tutta la regione sabauda diverrà presto crocevia per una quantità di merci inimmaginabile dirette verso il nord Europa. I lavori di ampliamento dei porti di Genova, di Savona, di Barcellona in un futuro molto prossimo, porteranno ad una crescita esponenziale dei container che ogni giorno verranno scaricati e che dovranno, poi, raggiungere le mete di destinazione in Europa. La sfida sarà proprio quella di costruire le infrastrutture necessarie per non intasare le nostre autostrade e soprattutto cercare di non essere solo un luogo di transito per queste merci ma diventare una tappa per la lavorazione di quest'ultime prima che abbandonino il Paese. Un altro punto focale per l'avvenire dell'alessandrino è la permanenza dell'industria dell'acciaio. Siamo infatti molto preoccupati per lo stabilimento Ilva di Novi Ligure e il futuro dell'azienda dopo la probabile vendita ad colosso industriale indiano. Oltre al problema occupazionale enorme (parliamo di 1000 lavoratori) , smettere di produrre acciaio significa frenare l'Industria. Il quarto Paese industriale del mondo non può permettersi di non avere una produzione d'acciaio casalinga." Il sindacato, con in testa la CGIL, potremmo dire per la prima volta, ha adottato un metodo di lotta assai nuovo per la vicenda Borsalino e chiediamo a Armosino come è stata pensata questa campagna anche mediatica, una "prima" assoluta per la storica associazione di lavoratori: "Abbiamo intrapreso una campagna di comunicazione intensiva sulla vertenza Borsalino" spiega il

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segretario provinciale" proprio perché la fama internazionale del marchio ce l'ha permesso, se pensiamo che i primi a dare la notizia del fallimento del cappellificio sono stati dei giornalisti di Tokyo! Molte azioni sono state intraprese per puntare i riflettori su ciò che stava accadendo a Spinetta Marengo come, ad esempio, flash mob, oppure la decisione dell'Alessandria Calcio che ha fatto scendere in campo i giocatori indossando il Borsalino. Tutte iniziative lodevoli e degne di nota ma occorreva portare l'attenzione anche sui lavoratori e sulla loro maestria oltre che sul "prodotto" Borsalino. Ecco, allora, la nostra campagna mediatica, che ha coinvolto anche i social media, dall'emblematico nome "#lavorandoborsalino". Un video che dava un volto agli artigiani del celebre copricapo e sopratutto ne comunicava le ansie e le preoccupazioni per il futuro incerto. Certamente compiere la medesima operazione per altre aziende sarebbe più complicato anche se la situazione è identica. Ad esempio anche in una fabbrica metalmeccanica italiana esistono competenze e capacità che difficilmente è possibile ritrovare delocalizzando l'azienda. Questo non per sminuire gli operai in Romania, Polonia etc. ma proprio per una tradizione industriale italiana che è molto artigianale. Difficilmente l'Italia potrà esser concorrenziale nella produzione di prodotti standard, il capitale umano del nostro Paese è ciò che ci contraddistingue e su cui puntare per vincere la concorrenza mondiale proprio come per Borsalino.”


PROMUOVE E PERSONALIZZA


/ Fashion

Foto © C.D.C

C.D.C. che cosa significa? C.D.C. è un acronimo, sta per “Casa Della Catena”. Com’è nata l’azienda così denominata? C.D.C. è nata a Firenze nel 1991, da un'idea di mio padre, Andrea Pezzatini e con la collaborazione di Beatrice Parenti, come un'impresa che commercializzava catene ornamentali. Si è trasformata successivamente, nel 1995 per l’esattezza, in azienda manifatturiera, cambiando la ragione sociale in C.D.C. srl appunto e dotandosi di macchinari molto sofisticati e di personale specializzato in produzione di catene ornamentali in metalli comuni come ottone e alluminio. E oggi avete 4 sedi in tutto il mondo… Sì, ad oggi la sede principale è sita tra

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Firenze e Prato, a Campi Bisenzio. Nei 2400 mq di spazio abbiamo gli uffici, lo showroom, il magazzino, il laboratorio e il reparto galvanico per le varie lavorazioni. Per quanto riguarda la sede produttiva invece (di 1500 mq) la scelta è ricaduta su Arezzo, destinazione quasi obbligata considerato l’indotto che si trova nella città. Arezzo, infatti, ha una tradizione importante di centro produttivo di catene in metalli preziosi (in passato vi si lavorava tanto oro ad esempio). La nostra sede in Cina, la X.D.C. Decorative Chain, è nata invece qualche anno fa per permettere alle aziende del lusso che producono in Oriente di acquistare il nostro prodotto in loco. Abbiamo aperto inoltre 2 showroom, uno a Parigi (zona metro George V) gestito totalmente da noi, e uno a NYC, nel Fashion District, gestito da T-Project. Quest’ultimo


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C.D.C. IL LUSSO IN CATENE Chiara Pezzatini, co-titolare di CDC, racconta come l’azienda fiorentina che produce catene ornamentali per pelletteria, bigiotteria e abbigliamento della moda di lusso è cresciuta al passo con i tempi. “CDC non desidera seguire le tendenze, ma ispirarle”

A cura di Marcella Ciappi

è un progetto che punta a far conoscere le aziende del lusso Made in Italy negli USA. A breve sarà operativo anche lo showroom di Scandicci, che dista solo 10 km dalla nostra sede ma che riteniamo indispensabile per essere presenti nel polo del lusso Fiorentino. Quando sei entrata a far parte di CDC e di cosa di occupi? Inizialmente ho scelto di lavorare in altri settori o comunque di “farmi le ossa” in autonomia. Sono entrata in C.D.C. circa 15 anni fa, in un primo momento lavorando come aiuto in magazzino per poi passare al controllo qualità e al commerciale. Tutto questo non senza attraversare momenti di difficoltà, nei quali non mi riconoscevo e non capivo quale potesse essere il mio ruolo. Piano piano ho trovato il mio

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spazio: occuparmi dello sviluppo prodotto mi consente di dare voce alla mia parte creativa e curiosa, quella che ama le sfide! Che è un po’ il nostro motto. Da anni, inoltre, mi occupo della partecipazione dell’azienda alle fiere di settore, Premiere Vision a Parigi e Lineapelle a Milano. Come descriveresti il vostro posizionamento? La nostra clientela è di livello medioalto, siamo posizionati in questa fascia di mercato. Cosa vi distingue in modo netto dai concorrenti? Sarò sincera, non pensiamo mai a cosa fanno i nostri competitor. Per ciò che mi riguarda personalmente, per il mio ruolo, penso che non trarrei soddisfazione dal fare ciò che qualcun altro ha già fatto o pensato. Ovviamente parlo della ricerca e sviluppo. Ma penso che questo discorso possa valere anche per tutto il resto. Noi percorriamo la nostra strada, senza guardarci indietro. Non so cosa ci distingua dagli altri, ma posso dirti cosa siamo noi: un gruppo di persone che vuole crescere sempre di più, che vuole imparare e che cerca sfide sempre nuove. Un team che vuole investire e non “sedersi sugli allori”. Ecco, noi siamo questo. La nostra soddisfazione è vedere che siamo ben radicati nel mercato del lusso pur essendo un’azienda che vi si è affacciata tardi rispetto ad altre. Hai parlato di innovazione. Alcuni dei vostri prodotti (o alcune tecnologie) sono particolarmente innovativi. Puoi descrivere qualche esempio? Spesso chiediamo ai nostri fornitori di macchinari di crearne di appositi secondo le nostre esigenze, anche per la produzione di catene non ancora esistenti in commercio. Nella sede centrale, dove ci siamo trasferiti nel settembre 2015, il reparto galvanico è di ultima generazione, controllabile anche in remoto. C’è inoltre un impianto di depurazione all’avanguardia che, oltre a rendere i nostri prodotti più sostenibili, va a vantaggio anche della qualità.

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Chiara Pezzatini co-titolare di CDC

OCCUPARMI DELLO SVILUPPO PRODOTTO MI CONSENTE DI DARE VOCE ALLA MIA PARTE CREATIVA E CURIOSA, QUELLA CHE AMA LE SFIDE! CHE È UN PO’ IL NOSTRO MOTTO


settembre\ottobre 2018 Da quali paesi provengono i vostri clienti? Provengono prevalentemente da Italia (circa il 40%) e Francia (circa il 40%). In misura minore provengono da paesi come Stati Uniti, Cina, Uk e soprattutto Spagna (il restante 20%). Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di essere un’azienda del Made in Italy? Tendenzialmente nel settore del lusso un'azienda italiana parte avvantaggiata. Del resto il "Made in Italy" è ormai un vero e proprio brand. Più che svantaggio direi che la sfida costante consiste nel rispondere ad aspettative sempre molto elevate. L’industria della Moda è spesso soggetta a critiche in merito alla sostenibilità. Come affrontate questa tematica sempre più attuale? Oltre al reparto di depurazione, del quale ho accennato precedentemente, la nostra sede produce 150 kw di energia con il nostro sistema fotovoltaico, che verrà a breve installato anche nella sede operativa di Arezzo. Da qualche anno siamo certificati ISO 14001:2015, che sta a dimostrare un sistema di gestione adeguato al controllo dell’impatto sull’ambiente da parte della propria attività, ricercandone il miglioramento costante. Quali sono le prospettive per il futuro? Le prospettive sono molto positive. Il lavoro è incrementato, per cui la nostra intenzione è di continuare a investire e ad innovare. Per cosa vengono utilizzati i vostri prodotti? I nostri prodotti vengono utilizzati prevalentemente per pelletteria, quindi borse e scarpe (circa il 75%). Per il 15% vengono utilizzati nel settore dell’abbigliamento e il 10% per i bijoux. Anche se, devo dire che negli ultimi anni stiamo collaborando sempre più spesso anche con studi di architettura e aziende di interior design, un settore in grande espansione e nel quale spesso si osa molto di più che nella moda. Info: www.cdcluxury.com

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RIFLETTORI ACCESI SUI FASCINOSI SALONI DELLA MODA ITALIANA A cura di Laura Lamarra

Trend in continua crescita (+3,2%) e fatturato di rilievo, pari a circa 94,2 miliardi di euro, secondo le stime del Centro Studi di Confindustria Moda, caratterizzano l’industria italiana del "Tessile, Moda e Accessorio", ossia calzature, concia, pelletteria, pellicceria, occhialeria, oreficeria-gioielleria e tessile-abbigliamento. Grande spinta dai mercati esteri; pelletteria, pellicceria e oreficeria i best performer. Secondo il Monitor Altagamma sui Mercati Mondiali, il mercato globale dei beni personali di alta gamma raggiungerà nel 2018 i €276-281 miliardi, con un tasso costante di crescita tra il 6% e l’8%. “Cina” e “millennial state of mind” sono le keywords dell’aumento di un mercato in salute, che raggiungerà €390 miliardi nel 2025, crescendo a un tasso medio annuo del 4-5%. Dal 16 al 19 settembre, Fiera Milano Rho ospita: MICAM, salone internazionale leader del settore calzaturiero, promosso da Assocalzaturifici, con le collezioni autunno/inverno (e primavera/ estate a febbraio), oltre 2000 collezioni di calzature, circa 1400 espositori per ogni edizione, di cui più di 600 internazionali; MIPEL, il più grande evento internazionale dedicato alla pelletteria e all’accessorio moda. MICAM con Fandango Club lancia Plug-Mi evento-novità che debutterà in Fiera Milano nel 2019 dedicato alle sneakers e ai millennials. MIPEL, in collaborazione con ITA-Italian Trade Agency, ospita una delegazione di buyer di alto profilo in cerca di qualità e innovazione. Lavorando in sinergia con Camera Nazionale della Moda Italiana e Camera Italiana Buyer Moda per progetti specifici, assicura un elevato standard di prodotto (oltre 300 top brand) e di visitatori, (10.000 circa ogni edizione), ed è vetrina prestigiosa e strategica di incontro con buyer e stampa internazionale.

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UNA CRESCITA RIFLESSA NELLE PRESENZE REGISTRATE NELLE SCORSE EDIZIONI DEI SALONI DELLA MODA IN PROGRAMMA AL RIENTRO DALLE VACANZE. Dal 18 al 24 settembre, Milano Moda Donna presenta le collezioni primavera/ estate (e a febbraio-marzo autunno/ inverno). Organizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana, è l’evento più atteso dal fashion system internazionale. Più di 170 sfilate e presentazioni, promozione delle maison che hanno reso celebre il Made in Italy nel mondo e supporto ai nuovi talenti. Imperdibili, dal 21 al 24 settembre, anche TheOneMilano e WHITE Milano. Il primo è l’unico salone interamente dedicato all’Haut-à-porter a Milano durante la Fashion Week, con collezioni moda ultra moderne. White è il principale salone italiano moda donna e leader internazionale per la ricerca. Con quattro edizioni all’anno, durante le fashion weeks milanesi maschili e femminili, è la piattaforma di lancio per il successo di marchi di nicchia e aziende contemporary della moda italiana e internazionale e riferimento per i più importanti multimarca e department stores internazionali. Dal 25 al 27 settembre, in Fiera Milano Rho, le collezioni invernali LINEAPELLE, (le estive a febbraio), sono sul palco. La più


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importante rassegna internazionale dedicata a pelli, accessori, componenti, sintetico, tessuti e modelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento. Dal 26 al 27 settembre anche Biella con il suo salone a Milano, si veste di glamour con Filo, l’unica rassegna internazionale b2b dedicata all’eccellenza dei filati, è una piattaforma d’affari con ampia varietà di collezioni di altissima qualità, prodotte nel rispetto dell’ambiente e dei valori etici. In stazione Leopolda a Firenze, dal 14 al 16 settembre, ci attende Pitti Fragranze, osservatorio d'eccezione sul mondo della cultura olfattiva, con le migliori proposte di profumeria artistica, boutique del profumo e department store italiani; seguito a Milano, in via Tortona, dai 4 giorni, (dal 21 al 24), di Super, progetto di Pitti Immagine dedicato agli accessori e al prêt-à-porter donna che premia la cultura innovativa di prodotto, lavora sui nuovi mondi degli accessori, combina in modo inedito aziende consolidate e brand emergenti, valorizza i giovani fashion designer italiani, ospita talenti esteri e produce eventi di ricerca.

contata nelle sue infinite sfumature: dai tessuti di grande qualità, stile e ricercatezza che uniscono tradizione e alta artigianalità, alla creatività e ai più moderni trends del settore. Sempre a gennaio: dal 17 al 19, Pitti Bimbo, panoramica interessante sul mondo childrenswear in grande evoluzione; dal 23 al 25 (e poi a giugno), Pitti Filati, osservatorio privilegiato internazionale per scoprire trend e novità del comparto. La moda da sempre accoglie le contaminazioni virtuose, così per gli amanti del bel vivere, dal 9 all'11 marzo c’è Taste, salone dedicato alle eccellenze del gusto e del food lifestyle internazionale. La stazione Leopolda diviene il salotto italiano del mangiare e stare bene e luogo di incontro dei migliori operatori internazionali dell'alta gastronomia e del vasto pubblico dei foodies. A intervallare Pitti Filati e Taste, c’è Milano Unica, dal 5 al 7 febbraio in Rho Fiera. Con il contributo dell’Agenzia ICE e di Camera della Moda Italiana e Sistema Moda Italia, è l’evento di riferimento per l’industria tessile e accessori alto di gamma, italiana e internazionale, e luogo di incontro e dibattito su tendenze e sfide per il futuro del settore.

Il 30 ottobre spazio a NEXT DESIGN PERSPECTIVES, evento ideato da Altagamma e realizzato in partnership con Fiera Milano e Agenzia ICE, presso La Triennale di Milano. Dedicato alle macro tendenze del design e della creatività, ha avuto il Patrocinio del Comune di Milano e il supporto di Salone del Mobile. Milano e di La Triennale di Milano. In un mondo in rapida evoluzione, si lancia uno sguardo sul futuro, sui trend mondiali della creatività̀ e del design e sul loro impatto su consumi, stili di vita e business model delle imprese culturali e creative. Il viaggio tra i saloni della moda prosegue a gennaio, (e poi a giugno), con Pitti Uomo, dall'8 al 11. La moda maschile è rac-

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Quello tra moda e alta cucina è un legame sempre più forte. Stiamo parlando di due eccellenze del Made in Italy, fondamentali per la nostra economia, che stanno diventando sempre più complementari tra loro. Negli ultimi anni, infatti, si sono moltiplicati gli investimenti da parte delle griffe del settore fashion nella ristorazione di qualità. Il food di alto livello fa parte del business di brand del lusso come la francese Lvmh, proprietaria della pasticceria Cova, mentre Prada ha acquistato l’80% della celebre pasticceria Marchesi, e Marzotto (tessile) ha rilevato lo storico marchio di gastronomia Peck. Milano è considerata la capitale di entrambi i settori e, non a caso, è il centro delle sperimentazioni di questo mix tra fashion e food.

ALLA MODA PIACE MANGIARE BENE Si moltiplicano le sinergie tra fashion e food. Le griffe investono nell’alta cucina per offrire un’esperienza di lusso a 360 gradi. A cura di Gabriele Perrone

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settembre\ottobre 2018 Si va dal ristorante Trussardi alla Scala (guidato dallo chef Roberto Conti dopo le esperienze di Andrea Berton e Luigi Taglienti) all’ex Gold di Dolce & Gabbana (location poi passata al cuoco Filippo La Mantia), fino ad Asola-cucina sartoriale al Brian & Barry Building (chef Matteo Torretta), oltre al ristorante giapponese Nobu all’interno dell’Emporio Armani Store. Sempre a Milano, in piazza Gae Aulenti, lo chef Fabrizio Albini è stato chiamato alla guida di The Stage, il ristorante di Replay, con l’obiettivo di elevare la qualità del locale nel cosiddetto “architect district” della città. Nel food ha investito anche Diesel, azienda dell’imprenditore Renzo Rosso, che in piazza San Babila a Milano ha inaugurato il suo Bistrot Glorious Cafè in collaborazione con Autogrill. Lo chef 3 stelle Michelin Niko Romito è stato scelto da Bulgari per curare la ristorazione dei nuovi locali della catena di alberghi di lusso nel mondo (le città delle nuove aperture sono Pechino, Dubai,

Shanghai, Mosca e Milano). A Firenze, invece, è recente la collaborazione tra Massimo Bottura (chef numero 1 al mondo) e Gucci per il ristorante della griffe in piazza della Signoria. Mentre a Roma, Fendi punta sulla cucina giapponese di Zuma, in partnership con uno chef-imprenditore di fama mondiale come Rainer Becker. Infine lo chef pugliese Felice Lo Basso ha aperto a Trani il nuovo ristorante Memorie con annesso un laboratorio-vetrina sartoriale firmato dal “re delle camicie” Angelo Inglese (che nel 2011 ha vestito il principe William per le nozze con Kate). Secondo un rapporto realizzato da The Boston Consulting Group, oggi i consumatori di tutto il mondo spendono 522 miliardi di euro all’anno in quello che viene definito “lusso esperienziale”, cioè per soggiornare negli alberghi di prima categoria, per fare viaggi e anche per mangiare nei locali di alto livello. Per questo, le griffe

della moda vogliono posizionare i loro brand con l’obiettivo di conquistare una clientela intenzionata a vivere il lusso a 360 gradi, passando dallo showroom di abbigliamento al ristorante gourmet. Ne consegue un cambiamento dell’identità stessa dei marchi di moda, che investono nella ristorazione di qualità perché essa fa parte di un intero stile di vita. I luxury brand si stanno quindi trasformando progressivamente in lifestyle brand, per offrire un’esperienza che comprende ospitalità, design, abbigliamento e cibo.

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IL MERCATO DEL GELATO DIVENTA “GUSTEVOLE” PER UN VIAGGIO ESPERIENZIALE A cura di Laura Lamarra

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settembre\ottobre 2018 Il mercato mondiale del gelato vale 15 miliardi di euro, secondo i dati dell’Osservatorio Sigep, con un tasso di crescita annuo del 4%. Il comparto europeo, a detta di Unioncamere, vale 9 miliardi, con 150 mila addetti. Il nostro bel Paese, vanta un “goloso e sano” primato, non così noto a molti. Dopo essere stata fino al 2010 alle spalle di Germania, Francia e Regno Unito, (secondo rilevazioni Eurostat), nel 2016, l’Italia è la “Super potenza” del gelato, primato finalmente strappato ai produttori tedeschi. Dall’indagine condotta dal Centro Studi CNA, in collaborazione con CNA Agroalimentare, emerge un mercato italiano del gelato molto attivo e proficuo che vale 2 miliardi di euro, conta 40 mila addetti e una produzione complessiva nel 2017 di oltre 660 milioni di litri, contro il precedente record di 595 del 2016, pari al 19% del totale europeo. Il potenziale ancora inespresso è tuttavia interessante: i consumi sono infatti destinati a proseguire il trend di crescita, con un aumento stimato del 10-12% rispetto al 2016, e lato export, in calo, vi è ampio spazio. Le città italiane “patrie” del gelato, secondo i dati del Registro delle imprese 2016, elaborati dalla Camera di commercio di Milano, sono Roma, con 1400 attività e 4200 addetti, a cui seguono Napoli (933, 2494), Milano (783), in vetta alla graduatoria per numero di addetti (2960) seguita da Firenze (2450), Torino (732, 2443), Salerno (529), Bari, Brescia, Palermo, Venezia e Catania. La gelateria artigianale fa da padrona; rappresentando due terzi della produzione complessiva, contro un terzo di quella industriale. Un giro d’affari, di quasi un miliardo e mezzo con circa 30 mila addetti, davvero “gustoso” o come meglio direbbe Enrico Zina, “gustevole”, un gelato che ha “la testa a Biella, il cuore in Italia e le mani nel mondo”. Un brand nato a Biella, un anno e qualche mese fa, da sana follia, determinazione e grande passione per la genuinità e i sapori naturali e tradizionali. Le gelaterie Gustevole hanno poi aperto a Lucca, due a Torino (di cui una a Grugliasco), una a Parma, l’altra a Matera, sino al corner in un bar a Malaga con in serbo altre mire espansionistiche all’estero. Gli studi di settore evidenziano

UN GELATO CHE HA “LA TESTA A BIELLA, IL CUORE IN ITALIA E LE MANI NEL MONDO

come l’attenzione al consumo sostenibile e salutista sia driver di forte crescita: dalla scelta degli ingredienti, naturali e bio, all’intera catena produttiva, sino al packaging, per un maggior grado di biodegradabilità e un minor impatto ambientale. Lo sa bene Gustevole, che fa dell’autenticità, sostenibilità e responsabilità un sistema valoriale. A fronte di una sempre più diffusa presenza di gelaterie a km zero con prodotti del territorio, Gustevole, si differenzia: non si definisce talebano del biologico e al concetto di km zero predilige il “km utile”, ossia ragionevole e attento alla tipologia di lavorazione e agli ingredienti. La selezione è accurata: dal cioccolato e il caffè, della Domori di Riccardo Illy, alle basi di Agrimontana,

garanzia di assenza di trattamento chimico, al latte e alla frutta biologica, alle nocciole igp garantite al 100%, al pistacchio italiano, senza uso di emulsionanti e grassi aggiunti, alla semplice farina di semi di carrube e fibre di arancia, come addensanti, per una compattezza e una particolarità di gusto e genuinità immediatamente percettibili. Rispetto e attenzione per l’ambiente scaturiscono anche dalla scelta accurata dei punti vendita; solo in località storiche che hanno molto da raccontare, per un gelato speciale che è un viaggio esperienziale alla riscoperta di gusti di base, ormai perduti, e dell’eccellenza e autenticità alimentare, territoriale e culturale, del vero Made in Italy. www.gustevole.it

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SIMONE RUGIATI: ORGOGLIOSO D'ESSERE ITALIANO, ANZI, TOSCANO! A cura di Carla Cavicchini

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settembre\ottobre 2018 Il "corto" sul Made in Italy presentato nella lussureggiante campagna toscana che volge verso la fascia pedecollinare di Bagno a Ripoli, ha visto protagonisti l'attrice Caterina Murino, splendida 'pantera' in uno dei film di “007” e tanti altri ancora, insieme allo chef 'nostrano' Simone Rugiati. Già, proprio quello di “Cuochi & Fiamme” su La7, “Io, Simone ed il loft” per Gambero Rosso Channel ed altro ancora quale "Tu si que vales" accanto all'argentina Belen. Effervescente più dello champagne ed immediato nei modi – suo biglietto da visita – con la battuta sempre pronta da toscanaccio doc (è di S.Croce Sull'Arno, zona del cuoio) è divenuto volto di riferimento per i prodotti Norge, software di cucina per Nintendo DS, prestandosi inoltre per efficaci strategiche consulenze. Maestranze. Di questo si è parlato, visto che la nostra regione ne è particolarmente ricca, e la cosa che ci fa piacere è che il cortometraggio è prodotto da "Cuoio di Toscana" di Ponte a Egola, consorzio

leader nella produzione di cuoio da suola. L'unicità è ottenuta dalla concia lenta al vegetale, processo antico basato sull'utilizzo dei tannini naturali ricavati da legno di castagno, mimosa e quebracho. Un marchio il cui obiettivo è quello d'essere portavoce nel mondo del distretto conciario, nonché segno della passione e alta cura che lo contraddistingue per la sua irripetibilità. Benvenuta pertanto la buona artigianalità, capace di farci apprezzare il lavoro manuale, con quelle dita disinvolte e laboriose portatrici di veri e propri saperi-capolavori. Il buon Rugiati è una ragazzo alto, estroso, invitante come un babà, con i capelli 'ritti ritti' come vuole adesso la moda odierna per esaltare i lineamenti. Con occhio attento alla spesa, ama offrire le sue combinazioni nel delicato equilibrio del sapore "dolce-acido-salato" Col suo grembiule immacolato, ci spiega: Io il “Made in Italy” ce l'ho addosso” e mentre dice questo, si volta... (calma, non

fa lo lo streap-tease) presentando la nuca ove appena più in basso mostra il proprio tatuaggio... beh, diciamo emozionale! Prosegue affermando: "Eccellenze?" e alza la scarpa facendone vedere l'alta qualità e manifattura operosa. Adesso raccontaci però delle eccellenze culinarie. Eh...se c'è bontà con buone materie prime, il cibo non ha bisogno d'essere molto lavorato. Questo vale per tutto, le cose che contano hanno una storia dietro con un background di chi lo sa fare bene. E questo rimane. Il top è il top, le cose di qualità durano. Quindi la grande tradizione italiana dei nostri fornelli è ancora alta? Sì, senza dubbio, accompagnata da un buon discorso di etica che rivaluta il tutto. Logicamente è cambiata la tecnologia applicata alla cucina, la gente vuole il prodotto più bello, più gonfio, più rosso, mentre in realtà bisognerebbe comprare

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quello che è più buono. È determinante porre grande attenzione nei confronti della filiera, rispettando i ritmi stagionali. Non a caso 'patito' del biologico proveniente da colture sostenibili, rispetta gli equilibri stagionali cercando prodotti a km 0, (metri 0 meglio ancora) per la loro freschezza e bontà. E bravo chef, pardon “Executive chef” che comunica proprio bene col sorriso perenne: peccato che abbia perso il bell'accento dantesco – o quasi – e quindi l'affermazione volta al genitore con “Quello è 'i mi babbo!” ci piace proprio. Gli domandano qual'è un buon piatto della nostra regione. Senza dubbio quelli storici a base di pane, pertanto la ribollita (senza scordare il cavolo per carità), la vecchia pappa al pomodoro ed altre ancora similari che altro non sono che le vecchie ricette della nonna. A me piace alleggerirle usando la tecnologia anche per mantenere le verdure più buone scegliendo qualsiasi materia prima organoletticamente e nutrizionalmente intatta: tutto questo assaporando però il sapore di quando ero piccolino. L'amore è basilare e il mio amore

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L'AMORE È BASILARE E IL MIO AMORE È FATTO DI COTTURE LUNGHE RICORDANDO CHE GLI ALIMENTI DI PRIMA ERANO DIVERSI

è fatto di cotture lunghe ricordando che gli alimenti di prima erano diversi. E, se dico olio, che sia extra vergine! All'estero dico d'essere italo-toscano, e francamente per loro è un valore aggiunto. C'è inoltre da tener presente che 'godiamo' d'una capillarizzazione tale che è un vero e proprio patrimonio tipo il cacciucco a Livorno, le ribollite a Firenze, menzionando anche Pisa, che presenta altri piatti sempre gustosissimi. 'O giornalisti!!! Qui si parla d'eccellenze di prodotto conosciute ad ogni livello. Vi sembra poco? No, decisamente, tanto che i suoi saperi-sapori, dopo la creativa direzione di "Mangiar-Sano", "Buon Appetito" ed altro ancora, amano occuparsi di altre prestigiose testate giornalistiche culinarie, conducendo stage e convegni sull'alimentazione. Un'ultima domanda sulla ricercatezza del cibo... Bene per la qualità nobile dell'alimento, anche se spesso sono proprio i costi stessi a renderli ricercati! Ruvido chef, capace tuttavia d'unire all'olio ed all'aglio, una buona fetta d'amore.


/ Food A cura di Gabriele Perrone

LA BIRRA BALADIN PENSA ALLA BORSA

LO FACCIAMO PER RESTARE INDIPENDENTI, SPIEGA TEO MUSSO, CHE RACCONTA IL SUO PROSSIMO PROGETTO: POP&TOAST.

Sono anni di grandi progetti per Baladin, il più grande birrificio artigianale italiano fondato nel 1986 da Teo Musso. Da Piozzo (Cuneo), nei decenni Baladin ha allargato il suo raggio d'azione in Italia e all'estero, arrivando oggi a contare su un fatturato di 25 milioni di euro. Numeri che sembrano mettere al riparo l'azienda piemontese (di cui è socio il fondatore di Eataly Oscar Farinetti) dagli "attacchi" delle multinazionali che ultimamente hanno fatto shopping di birrifici artigianali in Italia: da Birra del Borgo comprata da Ab Inbev, a Hibu rilevata da Heineken, fino a Birrificio del Ducato che è passato a Duvel. «Per mantenere la nostra indipendenza, la strada da percorrere potrebbe essere quella della quotazione in Borsa sul mercato Aim dedicato alle piccole e medie imprese», spiega Musso. Le tempistiche? «Due o tre anni», magari con la consulenza di Farinetti che si appresta a far sbarcare in Borsa la sua creatura Eataly. Nel 2016, per festeggiare i primi 30 anni, Baladin ha rinnovato l'impianto di produzione hi-tech a Piozzo, nel 2017 ha aperto l'Open Garden (un grande giardino in un’ex cascina storica piemontese che ospita pub, macelleria e mercati bio) e da settembre 2018 è previsto il lancio del progetto Pop&Toast. «Si tratta di locali in varie città dove proporremo la nostra birra in lattina», che sta diventando sempre più di moda tra i birrifici artigianali, «abbinata a dei

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BALADIN, CHE IN FRANCESE ANTICO SIGNIFICA "CANTASTORIE", PUNTA SULLA PROPRIA COLTIVAZIONE

toast rivisitati». L'obiettivo, spiega Musso, è «valorizzare dei prodotti cheap come lattine e panini, aprendo una ventina di punti vendita nei prossimi tre-quattro anni». La prima città nel mirino è Milano, dove Baladin è già attiva col suo pub in via Solferino, accanto a Eataly Smeraldo. Oltre a Cuneo e Milano, Baladin è presente in tanti altri luoghi d'Italia e in Paesi

stranieri, da Torino a Roma, da Zanzibar a Essaouira (Marocco) con pub, ristoranti e hotel, e si occupa anche della gestione del birrificio all'interno di Fico-Fabbrica italiana contadina a Bologna, altra iniziativa di Farinetti. Baladin, che in francese antico significa "c ant as tor ie", punt a sulla p ropr ia coltivazione e produzione delle materie

prime, con attenzione alla sostenibilità ambientale e all'uso dell'energia grazie a tecnologie avanzate e a una squadra di ingegneri interni. Inoltre si occupa direttamente della distribuzione della sua birra in Italia e all'estero attraverso la società Selezione Baladin. Tutto questo rende l'azienda un esempio unico a livello mondiale, sia per la strategia imprenditoriale sia per i risultati economici raggiunti, che le permettono di difendersi a testa alta nel bel mezzo della battaglia tra multinazionali e piccoli produttori. Ora, però, è il momento di guardare al futuro e quello della Borsa sembra essere l’approdo giusto per mantenere la necessaria indipendenza.

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INTERVISTA IVAN CATENACCI

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La cucina contemporanea guarda al passato. Il ritorno ai maestri della cucina classica sarà il trend ei prossimi mesi. Lo assicura Ivan Catenacci, executive chef dei ristoranti Aromi e Bacaromi presso l’Hilton Molino Stucky di Venezia. Un maestro che, grazie al lavoro intrapreso con la sua brigata, sta facendo diventare l’isola della Giudecca un punto di ritrovo per foodies A cura di Cinzia Meoni

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settembre\ottobre 2018 “Anche la cucina, proprio come la moda, si ritrova a volte a guardare al passato per riscoprire le proprie tradizioni” sostiene Ivan Catenacci, executive chef di Aromi e Bacaromi all’Hilton Molino Stucky di Venezia, che ha voluto dedicare una rassegna ai maestri della cucina classica. Un percorso inusuale che ha però fatto centro: il pubblico è incuriosito da piatti e ingredienti, come le salse, ormai non più così comuni in cucina. L’estate 2018 è stata particolarmente impegnativa con numerose manifestazioni, diverse tra loro, che la vedevano protagonista. Qual è stato il percorso creativo che l'ha condotta a questi eventi? Con “Wdine Tasting” abbiamo dedicato una rassegna all’esplorazione delle eccellenze vinicole italiane abbinate a piatti appositamente studiati: ad ogni cena abbiamo presentato due cantine diverse ma provenienti da uno stesso territorio. L’idea di una simile manifestazione è nata dall’interesse mostrato dai nostri ospiti sempre più attratti dagli abbinamenti enogastronomici. “C’era una volta a tavola” nasce invece dalla volontà di rendere omaggio a due maestri scomparsi di recente, Gualtiero Marchesi e Paul Bocuse e far conoscere ai clienti una cucina purtroppo dimenticata: la cucina classica. Abbiamo quindi voluto

ispirarci ai padri della cucina di cui tutte le varianti moderne seguono le orme. Proprio per questo motivo, i menu della rassegna sono stati ispirati ai piatti racchiusi nei loro libri, vere e proprie bibbie culinarie, che poi sono stati riadattati in chiave moderna. Qual è stata la risposta del pubblico a queste serate? Le serate hanno riscosso un incredibile successo tra i nostri clienti. In particolare, la rassegna “C’era una volta a tavola” ha suscitato un’incredibile sorpresa tra i clienti grazie all’originalità dei piatti proposti, insoliti nella cucina odierna, da cui è scaturito un fiume di domande sulla riproposta dei gusti del passato. Grande curiosità hanno suscitato gli ingredienti, non più usuali, e i nomi dei piatti che nella cucina classica traggono ispirazione da figure di rilievo come personaggi mitologici o clero. Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato in questo percorso? Quella di volersi distinguere dalle tendenze odierne, soprattutto per “C’era una volta a tavola”, per cui abbiamo svolto ritorno alle origini con la ricerca e la proposta di piatti non comuni alla cucina moderna. Ma la soddisfazione nel gradimento mostrato dagli ospiti ci ha ripagato.

LA CHIAVE DEL SUCCESSO È RACCHIUSA NEL TEAM CHE PER FUNZIONARE DEVE ESSERE VALIDO E MOTIVATO

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Cosa ci possiamo aspettare per il prossimo futuro? Per il momento vogliamo concentrarci sui due eventi lanciati in questa stagione. Ci ritroviamo oggi ad offrire un amuse bouche di quelle che saranno le tendenze della cucina anticipando i prossimi trend, perché come la moda anche la cucina si ritrova a volte a guardare al passato per riscoprire le proprie tradizioni. Più in generale, da dove nasce la sua passione? Il primo incontro con la cucina risale a quand’ero ragazzino e lavoravo nella trattoria di casa aiutando, tra le tante cose, mia madre in cucina. Fin da allora è stato amore e non ho avuto altra scelta se non quella di intraprendere studi e successivamente una carriera dietro ai fornelli. Venezia è spesso al centro di polemiche proprio dal punto di vista della ristorazione, come si propone di cambiare questo "sentito" comune? Tutto parte dalla volontà che sta alla base di ciò che io e i miei ragazzi facciamo quotidianamente. Fare lo chef non è un mero lavoro, richiede passione, dedizione e perseveranza e questo è l’ingrediente chiave delle nostre giornate durante le quali dando sfogo alla nostra fantasia non ci dimentichiamo che la nostra cucina è

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una delle massime forme d’arte. Aromi e Bacaromi, come gestisce contemporaneamente due punti di eccellenza complementari? Aromi e Bacaromi sono due ristoranti opposti, da un lato l’italianità nella sua forma più elegante e dall’altro la storicità veneziana. In particolare Bacaromi, nato all’apertura dell’Hilton Molino Stucky come Bar del Ristorante Aromi e che dal 2013 ha visto la luce con un’identità tutta nuova, ossia quella del Bacaro contemporaneo.

La chiave del successo è racchiusa nel team che per funzionare deve essere valido e motivato. Quale è la sua creazione di cui è più orgoglioso? Motivo di orgoglio è sicuramente il fatto di avere quattro piatti che portano il mio nome, “I Catenacci” nelle loro varianti di carne, di pesce, vegetariana e dolce, che sono piatti unici al mondo creati da una mia idea e riadattati con l’obiettivo di soddisfare sempre meglio i nostri clienti.


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Foto © Luigi Bertello / Shutterstock.com

LA FONDAZIONE ALTAGAMMA PRESENTA IL PRIMO STUDIO SUI TOP WINE A cura di Laura Bonani

Durante il summit Seeds&Chips, che si è svolto a Milano a maggio 2018, Altagamma, in collaborazione con EY, ha presentato la prima ricerca sul consumo e sulla crescita a livello mondiale dei vini di fascia alta. Le variabili prese in considerazione sono state 400 ristoratori stellati Michelin, uno scontrino medio di spesa pari a euro 80-150, vini esclusi, un costo medio per bottiglia di oltre euro 100 e un elenco di almeno 200 vini. In questo contesto, quali sono le aspettative da parte di ristoratori e di consumatori? Il 70 per cento dei ristoratori stellati prevede una crescita del fatturato superiore al 20 per cento, nei prossimi due/tre anni grazie, soprattutto, all’aumento del consumo di vino. Quasi il 50 per cento degli intervistati imputa quest’ultimo alla crescita del numero di consumatori di etichette di alta gamma. Per i clienti, al contrario di ristoratori e di sommelier, l’abbinamento del vino a un determinato piatto conta quasi il doppio. Inoltre, essi scelgono il vino sulla base della conoscenza di una etichetta specifica. Una strategia vincente potrebbe essere quindi quella di proporre una selezione di vini associata a cibi determinati. Ancora, in merito al rapporto tra ristoratori e produttori/distributori, una grande importanza è rivestita dallo storytelling efficace e dalla trasmissione di notizie sulle cantine e sulle etichette, non solo per favorire la selezione dei vini, ma anche per intensificare la relazione con il cliente finale. Nel confronto tra Italia e Francia, i ristoratori stellati considerano l’Italia positivamente in termini di competenza dei distributori, di ampiezza dell’offerta di etichette e di livello di assistenza. Le critiche sono rivolte al deficit di presenza on-line e di attività promozionali, come degustazioni ed eventi. La Francia è vista dalla metà degli intervistati come il paese più accreditato in termini di notorietà e di reputazione, seguita dall’Italia, scelta dal 33 per cento. Qualità e heritage sono due caratteristiche attribuite ai vini italiani da quasi la metà dei ristoratori stellati, che però risultano poco versatili.

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Altagamma (www.altagamma.it) nasce nel 1992 con l’obiettivo di raggruppare, a livello trasversale, le migliori aziende dell’industria culturale e creativa. Promuove la crescita e la competitività di queste attraverso la diffusione nel mondo dell’eccellenza, dell’unicità e dello stile di vita italiani. Matteo Lunelli, delle Cantine Ferrari, è l’attuale vice presidente. La fondazione svolge attività di ricerca, di relazioni internazionali, di networking, di formazione, di cultura d’impresa e di promozione dell’eccellenza italiana e del

sistema paese. Alcuni dati sul mercato di alta gamma: valore di circa Euro 100 mld, con una quota di quasi il 10 per cento del mercato mondiale; contribuisce con il 5 per cento al PIL nazionale; circa il 50 per cento del fatturato dipende dall’export; impiega circa 500mila persone, in modo diretto o indiretto. F Y è lea de r mondiale nei se r vizi professionali di revisione e di organizzazione contabile, di assistenza fiscale e legale, di transazioni e di consulenza (www.ey.com).

Nella foto da sinistra Federico Bonelli (EY) Matteo Lunelli (Ferrari Trento, Altagamma) Armando Branchini (Altagamma) Giovanni Battista Vacchi (EY)

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STUDIO LEGALE LAVORO LEX PARTNER DI LABORNETWORK Â


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LA VENDEMMIA DI MONTENAPOLEONE DISTRICT: TRIS VINCENTE DI STYLE&SAVOUR, DI CULTURA E DI BENEFICENZA A cura di Laura Bonani

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LA NONA EDIZIONE, CHE SI SVOLGERÀ A MILANO DALL’8 AL 14 OTTOBRE 2018, SI PRESENTA AMPLIATA NEL NUMERO DI BOUTIQUE COINVOLTE E CON UN PROGRAMMA RICCO ED ARTICOLATO, ANCHE GRAZIE ALLA PARTNERSHIP CON LA 88A FIERA INTERNAZIONALE DEL TARTUFO BIANCO DI ALBA (8 OTTOBRE-25 NOVEMBRE 2018).

Il dio Bacco colpisce anche quest’anno il quadrilatero della moda, l’unico shopping centre a cielo aperto al mondo. Oltre cento boutique coinvolte, tra cui anche quelle appartenenti all’associazione degli Amici di via della Spiga. Sette le vie principali dove si svolgerà la settimana dedicata a La Vendemmia: Montenapoleone, Verri, Sant’Andrea, Santo Spirito, Borgospesso, Gesù e Bagutta. Queste ultime sono associate a MonteNapoleone District, che rappresenta e che promuove, a livello nazionale ed internazionale, oltre 150 Global Luxury Brands. La Vendemmia, evento autunnale di risonanza nel Belpaese e all’estero, riunisce le eccellenze della moda con le più prestigiose cantine vinicole italiane e straniere e prevede la partecipazione dei ristoranti migliori e degli hotel cinque stelle lusso della città. Ma andiamo con ordine. Il 10 ottobre, ore 18,30-20.00, appuntamento con la cultura, con la visita guidata al museo Bagatti Valsecchi, per scoprire gli aspetti legati all’ospitalità, al cibo e al vino della dimora neorinascimentale. Ma gli operatori del segmento del lusso non dimenticano di fare anche del bene, sulla scia del più tradizionale spirito meneghino di grande generosità. Infatti, il giorno successivo, presso palazzo Bovara, è la volta dell’attesa asta benefica Italian Masters di Christie’s, il cui ricavato, grazie alla vendita di bottiglie selezionate dal comitato Grandi Cru d’Italia, sarà interamente devoluto all’istituto neurologico Carlo Besta, per ristrutturare il giardino destinato ai bambini ammalati. Il 12 ottobre palazzo Serbelloni ospiterà il Wine Tasting, momento dedicato alla degustazione di etichette scelte per l’occasione dal comitato Grandi Cru d’Italia. Infine, il 12 e il 13 ottobre gli invitati potranno vivere una Shopping Experience inebriante: sorseggiando un raffinato calice di vino, saranno consigliati

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MonteNapoleone District (www.montenapoleone.luxury)

negli acquisti da un sales assistant personale. Inoltre, le spese effettuate potranno essere recapitate direttamente in hotel o presso la propria abitazione. Un’altra novità del 2018 riguarda la possibilità offerta ai milanesi e ai turisti, per tutta la settimana, di degustare, presso selezionati ristoranti e a prezzi democratici, trentacinque euro a pranzo e sessanta euro a cena, menù ad hoc, accompagnati da un calice di vino. Gli hotel cinque stelle lusso, invece, offriranno alla propria clientela, oltre ad esclusive esperienze a base di vino, anche un pacchetto speciale comprendente il VIP Pass, per accedere a tutti gli eventi presenti in calendario e, durante il sabato e la domenica, per visitare le cantine. Per concludere in bellezza questa carrellata di eccellenze, perché non dedicarsi alla caccia al tartufo, accompagnati da una guida esperta e dal fiuto infallibile del suo cane? Vi auguriamo una nuova ed emozionante esperienza, da non perdere!

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valorizza le eccellenze italiane nel mondo, realizzando eventi di varia natura, per incrementare e per qualificare i settori del commercio e dei servizi, nell’interesse degli associati e dei loro fruitori. Non solo moda, quindi, ma anche tradizione, storia, creatività e innovazione, che costituiscono un plus per il quadrilatero e per Milano nel mondo. A tal fine, promuove sinergie proficue tra le boutique e gli operatori commerciali e turistici delle vie e partnership con la ristorazione e l’hotellerie, con i tour operator e con le società di servizi. Non mancano le relazioni con le istituzioni cittadine, regionali e nazionali e con i media italiani e stranieri. La Vendemmia sarà organizzata anche a Roma e, nel 2019, a Shanghai.


L'evento leader a livello internazionale dedicato al mercato immobiliare commerciale

Palais des Festivals, Cannes, Francia 14-16 Novembre 2018

Shopping e Nuove esperienze di socializzazione nell'era digitale Come creare delle moderne lifestyle destinations Q. PERCHÉ IL RETAIL FISICO CONTINUA A RICOPRIRE UN RUOLO CRUCIALE ANCHE NELL'ERA DIGITALE? Retail fisico e e-commerce attraversano un processo di totale convergenza: Walmart ha recentemente preso il controllo di Flipkart, Alibaba ha invistito in catene di negozi e centri commerciali, Amazon sta aprendo punti vendita fisici ed ha acquistato Whole Foods, etc. I retailers tradizionali hanno oramai sviluppato le soluzioni e-commerce; i pure players digitali come Missguided, Mi Stores e Warby Parker – solo per citare alcuni nomi, sono invece esempi di players "digitali" che hanno iniziato ad aprire punti vendita fisici.

Q&A

Nathalie Depetro, Director of MAPIC

Q. PERCHE AVETE DECISO DI SCEGLIERE ‘PHYSICAL IN THE AGE OF DIGITAL’ COME TEMA PRINCIPALE DI MAPIC 2018? In quanto vetrina del settore, MAPIC presenta ogni anno i trend più recenti e le sfide che l'industria affronta. Il nostro obiettivo e la nostra missione è anche quella di dare una visione aggiornata dell'evoluzione del settore per aiutare i nostri clienti a ridefinire le proprie strategie.

Q. IL 2018 SEGNA UN VERO E PROPRIO PUNTO DI SVOLTA PER MAPIC? MAPIC non è solo la piattaforma di business di riferimento per il mercato immobiliare commerciale. La customer experience, l'innovazione, il mutato ecosistema di riferimento del settore ed i nuovi business model che sono emersi a seguito di tali cambiamenti saranno La rivoluzione digitale ha impattato in maniera anch'essi centrali nelle conversazioni che profonda i modelli tradizionali del retail fisico. animeranno l'evento. Oltre ad alcune aree Il boom delle vendite online ha obbligato Leisure, food & beverage, live entertainment, espositive tematiche sviluppate all'interno della i retailer a ripensare completamente i tradizionali servizi al consumatore, spa, centri fitness, manifestazione, tutta una serie di summit spazi fisici ed a ridefinire le proprie strategie polimbulatori o centri medicali in aggiunta e di momenti dedicati a segmenti specifici di marketing e di leasing. Leisure, innovazione ai tennants tradizionali… questo è il retail mix permetteranno partecipanti di avere una ed esperienza sono divenuti i concetti chiave nella di domani! panoramica approfondita sui trend più attuali definizione dei nuovi processi di acquisto da parte che stanno trasformando il settore. Tra i focus del consumatore. Le soluzioni volte a sviluppare un vero approccio ed eventi speciali in programma vi saranno quelli O2O sono divenute cruciali per meglio gestire Il fattore chiave di sucesso oggi risiede nella dedicati al mercato degli outlet, al travel retail, e sviluppare la conoscenza del consumatore corretta comprensione delle aspettative ai pop-up, allo sviluppo del wellness nelle e la customer loyalty, migliorandone l'esperienza del consumatore e nella costruzione di un'offerta destinazioni retail, oltre agli approfondimenti d'acquisto. Sviluppatori, proprietà e retailer che corrisponda perfettamente a tali aspettative. sulle problematiche legate alla logistica ed devono oggi sviluppare nuove modalità Per attirare e mantenere i migliori tennants, al nuovo ruolo di hubs logistici che le destinazioni developers e proprietà di centri e siti commerciali di collaborazione... tradizionali dello shopping vanno sempre più devono riuscire a creare esperienze che vadano Grazie ad un programma di conferenze di alto assumendo. Il programma dedicato al leisure il ben al di là delle tradizionali attività di shopping profilo che vedrà l'intervento di oltre 200 esperti MAPIC Innovation Forum, le novità che verranno al fine di attrarre i consumatori ed aumentarne del settore, MAPIC permetterà di analizzare le più presentate dai partecipanti ed il programma i tempi medi di permanenza. E cio non si limita recenti evoluzioni in materia di convergenza di conferenze rifletteranno l'importante evoluzione alla creazione di un mix attrattivo di attività leisure tra retail online and offline, l'evoluzione della del retail mix tradizionale. Mondo fisico e mondo e retail, ma anche di servizi di qualità e di offerte domanda e della funzione dello store fisico e, digitale sono ormai parte della stessa realtà, convenienti. per finire, l'innovazione, non solo digitale ma intesa frutto di un processo di convergenza strordinario in senso più globale, come elemento chiave della e MAPIC rifletterà questa convergenza, trasformazione del settore e della sublimazione quetsa "Transforming Reality". dell'esperienza del consumatore.

IL MAPIC INNOVATION FORUM

IL PROGRAMMA LEISURE

Un area ed un programma dedicato agli operatori ed alle soluzioni più innovanti che stanno trasformando il mercato immobiliare commerciale! Visitando il forum dell'innovazione, i key player del settore potranno individuare le soluzioni tecnologiche e digitali più avanzate e incontrare i nuovi player che stanno rivoluzionando il settore.

Scopri la rivoluzione del Leisure! Un ricco programma di conferenze e presentazioni da parte esperti del settore, permetterà di identificare le soluzioni ed i concept leisure più recenti ed innovativi. Novità 2018: MAPIC lancia la prima edizione del MAPIC Leisure Programme.


/ Centri Commerciali

MAPIC CANNES 2018 Intervista a Nathalie Depetro, Direttore di Mapic

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Mapic Cannes 2018 è ormai alle porte, quali sono le aspettative per quest'anno? Al MAPIC ci aspettiamo quest'anno 8.600 partecipanti, di cui 2.100 rappresentanti di marchi internazionali di oltre 80 paesi e 1.000 investitori. Come negli anni precedenti, anche quest'anno i principali mercati di MAPIC saranno la Francia, l'Italia e il Regno Unito. I paesi europei


settembre\ottobre 2018 e l'America del Nord sono i territori leader di MAPIC, ma gli espositori provenienti da Cina, Giappone, Singapore, Oman, Arabia Saudita, tra gli altri, saranno presenti per mostrare i principali progetti in via di sviluppo. Possiamo già citare le aziende che parteciperanno a Mapic Cannes? La crème de la crème del settore retail globale tornerà a Cannes come Unibail Rodamco-Westfield, intu, Thor Equities, Majid Al Futtaim, Neinver, Sonae Sierra, Multi, Redevco, ECE Projektmanagement, Hammerson, Klepierre e Wanda Group. La presenza italiana sulla Croisette sarà forte anche quest'anno. Tra i principali operatori italiani presenti al MAPIC del settore immobiliare, Aedes SIIQ, IGD, Grandi Stazioni Retail, Irgen Retail Management, Scalo Milano Outlet & More, WeArena Entertainment SRL e rivenditori come Calzedonia, Dolce & Gabbana, Geox, Illy Caffe, Cigierre con i marchi Old Wide West e Wiener Haus, 101 Caffe, Bottega Portici e Impatia, tutti presenti per la prima volta. Quali saranno le principali novità di questa edizione? MAPIC è la piattaforma internazionale di leasing per i principali operatori immobiliari per costruire destinazioni di stile di vita e prendere il polso del mercato.

L'esperienza del cliente, l'innovazione, nuovi ecosistemi e nuovi modelli di business sono al centro della conversazione all'interno dei padiglioni espositivi. Al MAPIC 2018 non ci saranno solo aree tematiche, ma anche summit e un focus su specifici format di vendita come outlets, transport hubs, mixed-use schemes and pop-ups, la crescita del benessere, oltre al ruolo delle destinazioni commerciali come hub logistici urbani o regionali. Quest'anno il MAPIC ospiterà tre esclusivi summit a porte chiuse, pensati per affrontare temi specifici del settore immobiliare retail: l'Outlet Summit, il Leisure Summit (entrambi martedì 13 novembre) e il Global Retail Partner Summit (mercoledì 14 novembre). Attraverso conferenze, questi vertici forniranno informazioni da parte dei principali esperti, ma offriranno anche un'esclusiva opportunità di networking per i loro partecipanti. Il programma per il tempo libero, l'Innovation Forum e la composizione degli espositori, dei partecipanti e i contenuti delle conferenze rifletteranno l'intero mix retail. Fisico e digitale sono confluiti nel retail e anche al MAPIC, dove i visitatori potranno sperimentare da soli questa "Transforming Reality". Il tema di questa edizione sarà "Physical in the Age of Digital", cosa ne pensa? Mattoni e malta e commercio elettronico

stanno convergendo ovunque: Walmart ha recentemente acquistato Flipkart, Alibaba ha investito in centri commerciali, Amazon sta aprendo negozi e comprando Whole Foods, ecc. E mentre i rivenditori tradizionali hanno abbracciato l'e-commerce, i rivenditori online come Missguided, Mi Stores e Warby Parker − per citarne solo tre dei tanti − sono esempi di player online che aprono negozi fisici. Il digitale non ha ucciso il retail fisico ma, con il boom delle vendite online, i tradizionali spazi di vendita al dettaglio (highstreet, centri commerciali, travel hub, ecc.) non hanno alternative se non rivedere completamente la loro strategia di marketing e di leasing. Tempo libero, Food & Beverage, Live entertainment, Customer service, Spa, centri fitness e centri medici, oltre ai settori tradizionali: questo è il retail mix di domani. La chiave del successo è capire le aspettative dei clienti e costruire l'offerta giusta per soddisfare le loro esigenze. Per attirare e trattenere i migliori affittuari, i proprietari di immobili al dettaglio e gli sviluppatori devono facilitare esperienze che vadano oltre il puro retail, in grado di catturare ed espandere il tempo di permanenza. Questo significa non solo la migliore offerta per il tempo libero e al dettaglio, ma anche i migliori servizi e convenienza. In questo mondo in continua evoluzione, gli operatori immobiliari e i rivenditori devono trovare nuovi modi di collaborare per continuare a soddisfare le richieste dei clienti e creare opportunità di business per se stessi. Come uno specchio, il MAPIC mostrerà le sfide più importanti del settore. Grazie a un programma completo di conferenze con oltre 200 relatori, riunirà esperti del settore per analizzare la convergenza online e offline, l'emergere di nuove esigenze fisiche, l'innovazione come fattore chiave per la trasformazione del commercio al dettaglio e l'ampliamento dell'esperienza del cliente. Non vedo l'ora di darvi il benvenuto a Cannes dal 14 al 16 novembre.

Foto © www.mapic.com

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ROCCO FORTE HOTELS SI AFFIDA A CUSHMAN & WAKEFIELD PER LA GESTIONE DELLA MASSERIA TORRE MAIZZA GOLF RESORT & SPA, DI FASANO

/ Centri Commerciali

settembre\ottobre 2018

A cura della redazione

Fotografie ©: masseriatorremaizza.com

Il dipartimento Hospitality di Cushman & Wakefield ha agito in qualità di advisor della famiglia Muolo per la ricerca e selezione di un nuovo operatore per la gestione della Masseria Torre Maizza Golf Resort & SPA, masseria 5 stelle Lusso ubicata a Fasano (Brindisi), nel cuore della Puglia. La struttura attualmente si compone di 30 camere e suite, oltre servizi quali ristorante, SPA, piscina, sale meeting e campo da golf 9 buche. L’operatore selezionato è la prestigiosa catena alberghiera del lusso Rocco Forte Hotels. La Masseria Torre Maizza Golf Resort & SPA si sviluppa su un’area di 9 ettari, con una superficie coperta di circa 3.600 mq costituita dall’edificio principale (masseria storica del secolo XVI) che ospita servizi e Presidential Suite e da una serie di edifici destinati a camere e suite. L’accordo prevede inoltre la realizzazione di 10 nuove camere/suite, con l’intenzione di realizzare una struttura che definirà un nuovo benchmark di riferimento del segmento “luxury” in Puglia. Completano il resort la piscina scoperta ed il campo da golf 9 buche.

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Rocco Forte Hotels, fondata nel 1996 da Sir Rocco Forte, è una collezione di 11 alberghi di lusso e resort. Ogni albergo riflette lo stile e il design del luogo in cui si trova e garantisce i più alti livelli di qualità, eccellenza nel servizio e attenzione ai dettagli. Oltre a Torre Maizza in Puglia, le prossime aperture nel 2019 saranno: Hotel De La Ville a Roma e The Westbund Hotel a Shanghai. Dario Leone, Partner, Head of Hospitality di Cushman & Wakefield in It alia, commenta: “Il raggiungimento di questo accordo conferma il forte interesse da parte degli operatori internazionali del segmento lusso ad entrare o ampliare la propria presenza in Italia, non soltanto

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nei principali mercati urbani quali Milano, Roma, Firenze e Venezia, ma anche in destinazioni resort. La ricerca e la selezione dell’operatore per Masseria Torre Maizza Golf Resort & SPA, oltre a rappresentare la più importante “operator selection” nel 2018, conferma la leadership del team Hospitality di Cushman & Wakefield in Italia per questa tipologia di servizi e per il segmento di mercato luxury. L’accordo conferma inoltre gli ottimi rapporti commerciali tra Cushman & Wakefield ed il gruppo alberghiero Rocco Forte Hotels, trattandosi della seconda operazione negli ultimi 24 mesi dopo l’Hotel de La Ville, struttura 5êL ubicata nel cuore di Roma”


/ Centri Commerciali

/ Turismo

settembre\ottobre 2018

QUESTA CASA È “UN ALBERGO” A cura di Cinzia Meoni

APRIRE UN B&B ALL’INTERNO DELLA PROPRIA ABITAZIONE O DESTINARE A LOCAZIONI BREVI CASE VACANZE PUÒ ESSERE UN MODO UTILE PER SFRUTTARE SPAZI INUTILIZZATI E INTEGRARE LE RISORSE ECONOMICHE. È MEGLIO COMUNQUE NON SOTTOVALUTARE IL LABIRINTO DI NORMATIVE CHE REGOLA IL SETTORE. ECCO DA DOVE PARTIRE.

È boom per l’ospitalità privata che si tratti di bed & breakfast o di stanze e case messe a disposizione degli utenti tramite Airbnb e affini. Sono sempre più numerosi i turisti che apprezzano questa tipologia di ospitalità sia per i prezzi, generalmente più contenuti rispetto alle proposte degli hotel (ovviamente a parità di servizio), sia per il calore e l’accoglienza che spesso contraddistingue simili strutture. Le stime parlano di ben 8 milioni di pernottamenti nell’ul-

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timo anno. E i dati sono in crescita. Per molte famiglie si tratta di un valido modo per mettere a reddito spazi inutilizzati e integrare le risorse economiche: sono oltre 25mila le strutture B&B presenti, in modo capillare, sul territorio italiano, con un giro d’affari di 260 milioni che permette di dare lavoro a 40mila persone. Peccato che la regolamentazione delle diverse attività non aiuti. La legge infatti non sempre è chiara. L’accesso al mondo dell’ospitalità alterna-

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tiva è un labirinto tra normative nazionali e regionali (è infatti la Regione a regolamentare il turismo) non sempre semplici da interpretare. Un dedalo di normative che può rappresentare un vero e proprio percorso a ostacoli. Ma può valere la pena provare a superarli. COS’ È UN B&B Per bed and breakfast si intendono tutte quelle strutture ricettive gestite da privati

che destinano parte della propria abitazione all’ospitalità in modo occasionale. Qualora invece l’attività sia costante, professionale e rappresenti un’attività di impresa vera e propria si parla, in genere, di affittacamere. La gestione della struttura deve essere famigliare anche se è accettata la presenza di collaboratori domestici. Le normative regionali prevedono tutti gli ulteriori specifici requisiti da adempiere, a iniziare dal numero massimo di camere


settembre\ottobre 2018 e di posti letti che la struttura può offrire fino alle eventuali necessità di prevedere chiusure obbligatorie o periodi minimi di necessaria apertura della struttura. Si tratta di regolamentazioni anche molto diverse tra di loro. Ad esempio, il numero massimo è tre in Lombardia (per un totale massimo di 12 posti letto), sei in Toscana (per un totale massimo di 12 posti letto) e cinque in Sicilia (per un totale massimo di 20 posti letto), sei in Basilicata (con un numero massimo di 12 posti letto), solo però in città sopra i 5mila abitanti (in caso contrario il numero massimo di camere è quattro con otto posti letto). Non occorre infine, trattandosi di attività saltuaria, l’apertura di una partita Iva o l’iscrizione nel registro delle imprese. I REQUISTI Se si dispone di spazi inutilizzati all’interno della propria abitazione, magari in città o in una località turistica, può valere la pena considerare l’apertura di un B&B. Certo occorre un minimo di obiettività nel valutare se il proprio alloggio sia

abbastanza ampio per poter pensare di ospitare altre persone oltre alla propria famiglia. Ecco cosa verificare prima di iniziare la procedura. Lo spazio all’interno della propria residenza. Occorrono avere in particolare almeno 8 mq da dedicare a una camera singola o 14 mq per una camera doppia standard. Si deve inoltre valutare la presenza di bagni a uso esclusivi degli ospiti al di sopra di un certo numero di posti letto (sempre che le camere destinate agli ospiti non siano dotate di servizi propri). È necessario poi uno spazio adeguato alle colazioni e, possibilmente, un angolo dedicato alla presentazione delle maggiori attrattive della propria città e dei dintorni. L’ideale poi sarebbe un ingresso indipendente per gli ospiti anche se non sempre è possibile. La voglia di rinunciare a un pizzico di privacy. Il titolare del B&B, salvo espressa previsione delle normative regionali (in Abruzzo, ad esempio, è consentito gestire attività anche in strutture diverse dalla propria residenza), deve abitare nella stessa

casa che divide con gli ospiti. Il regolamento del condominio. Il B&B può anche essere aperto in un appartamento di un condominio salvo che non vi siano espressi impedimenti negli atti notarili e nel regolamento contrattuale dello stabile. Gli arredi. Sembra banale ma le normative regionali possono richiedere la presenza di particolari complementi di arredo nelle strutture destinate a B&B sia nelle camere sia nelle aree di servizio. Il rispetto delle diverse normative riguardanti l’immobile. Lo stabile deve essere in regola con i requisiti urbani, igienico-sanitari e di sicurezza (in particolare per quanto attiene agli impianti elettrici, a gas e di riscaldamento) previsti per le abitazioni a livello anche locale.  Il tempo. Come ogni attività lavorativa necessità del tempo necessario da dedicare all’accoglienza degli ospiti e al mantenimento della struttura. Le leggi regionali regolamentano la pulizia quotidiana dei locali e il cambio della biancheria.  Le soft skill. La capacità di interagire con persone dalle culture diverse, l’empatia, la socievolezza. Sono tutte caratteristiche che aiutano. Il possesso di requisiti soggettivi: morali (art. 11 del Regio Decreto 773/1931); assenza di pregiudiziali ai sensi della legge antimafia e assenza di condanne ai sensi della legge Merlin. Se poi si prevede di manipolare alimenti (preparando ad esempio delle colazioni fatte in casa), il titolare deve adempiere agli obblighi specifici previsti per le attività in ambito alimentare dalla normativa nazionale ed europea. L’ITER BUROCRATICO In teoria la parte burocratica è ridotta al minimo. Prima di tutto è bene consultare la specifica legge regionale per verificare i requisiti richiesti nel dettaglio. Successivamente occorre presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) al comune competente per il territorio in cui si trova la struttura da adibire a B&B. Ogni regione poi prevede nel dettaglio i documenti da allegare alla Scia, mentre i singoli comuni possono applicare un diritto di istruttoria per la gestione della pratica che può costare fino a 150 euro.

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settembre\ottobre 2018 In ultimo, per completare la parte burocratica, occorre prendere contatti con gli uffici preposti della regione a cui comunicare i prezzi delle camere (che poi dovranno essere esposti in modo chiaro nella struttura) e, soprattutto, con le Autorità di pubblica sicurezza a cui dovranno esser comunicati gli ospiti di passaggio. È infine consigliabile dotarsi di un "bollettario madre-figlia" e conservare la documentazione concernente le spese effettuate, come fatture, scontrini, bollette e ogni altro documento funzionale relativo alla struttura. AIRBNB, COME SFRUTTARLO Sfruttare stanze inutilizzate o case vacanze che rimangono disabitate per undici mesi all’anno con il modello Airbnb (e agenzie similari) è ancora più semplice: i requisiti essenziali sono ridotti ai minimi termini per quanto riguarda gli spazi e gli arredi. Occorre anche in questo caso verificare i regolamenti condominiali e, eventualmente, il proprio contratto di affitto. Tra le pratiche burocratiche richieste vige sempre l’obbligo di registrazione degli ospiti e di comunicazione dei dati in questura. La gestione attraverso la piattaforma assicura pagamenti senza problemi. Tra l’altro, Airbnb assicura sia “l’host” e la sua proprietà che l’ospite fino a un massimo di 800mila euro. COME PREDISPORRE GLI SPAZI INUTILIZZATI È sempre consigliabile valorizzare la storia della struttura che si vuole adibire all’ospitalità, soprattutto se antica, recuperando oggetti e mobili d’epoca e magari perfino il pavimento originale, pur rendendo l’ambiente fresco e comoda per i futuri ospiti. A vincere, in un settore che negli anni è letteralmente esploso, è la cura dei dettagli anche nella scelta dei complementi d’arredo e dei colori. Se si può, ovviamente, l’ideale è farsi aiutare nella

ristrutturazione da architetti e designer professionisti. Non mancano tuttavia alcuni accorgimenti per garantire la privacy degli ospiti e l’intimità della propria famiglia come il sapiente utilizzo di porte scorrevoli e librerie a parete che può, all’occorrenza, trasformare parte dell’ex soggiorno di casa in un accogliente ingresso o in una camera. IL REBUS FISCALE In generale i redditi generati dai B&B (intesi come strutture famigliari e occasionali) rientrano a livello di obblighi dichiarativi nella categoria dei redditi diversi di cui all’art. 67 Tuir. I titolari possono scegliere se aderire al regime fiscale dell’Irpef a cui sono assoggettati i contratti stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizi di attività di impresa con un’imposizione fiscale progressiva e compresa tra il 23 e il 43% (che tuttavia consente sostanziose deduzioni e detrazioni) e alla “cedolare secca”, regime facoltativo che consiste nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 21%. Tuttavia, la scorsa estate è stata emanata una normativa che ha imposto alle agenzie di intermediazione anche online (da Booking a Airbnb fino a Homeway) di porsi come sostituto di imposta per i contratti sui cosiddetti “affitti brevi tra privati” siglati attraverso il proprio network. La manovra (decreto-legge 24 aprile 2017 numero 50 convertito, lo scorso giugno, nella legge 96 e disciplinato da una circolare governativa del 12 luglio) non a caso è stata ribattezzata “tassa Airbnb”. In pratica Airbnb, Booking e le altre attività simili più o meno locali, devono trattenere alla fonte il 21% (la cosiddetta cedolare secca). Qualora l’attività fosse effettuata in modo professionale sarà necessario l’apertura di una partita Iva provvedendo agli ulteriori obblighi previsti dalla legge.

LA STARTUP: SWEETGUEST Sweetguest, app attiva nei servizi di gestione degli affitti brevi per Airbnb, ha già aperto le porte del capitale a sedici soci tra il primo e secondo round di finanziamenti (rispettivamente di un milione e di 1,5 milioni). Nata due anni fa sull'onda lunga di Expo, Sweetguest si propone di fare le veci del proprietario negli affitti proposti sulla piattaforma di Airbnb. Sweetguest aiuta i proprietari di immobili a mettere a reddito case e appartamenti nelle principali città italiane e località turistiche attraverso la gestione della proprietà online (con commissioni al 10%) o completa (con commissioni al 20%) che spazia dalle pulizie, al servizio lavanderia, allo shooting fotografico degli spazi, al check-in e check-out,  fino agli adempi-

menti burocratici e delle relazioni con le istituzioni. Non solo. Sweetguest  si occupa anche di consulenza nella manutenzione e ristrutturazione della proprietà ai fini di una sua migliore valorizzazione dell'immobile su Airbnb. I risultati non mancano. In due anni la start up ha aperto quattro sedi (Milano, Firenze, Roma, Venezia), conta su 40 dipendenti e 50 collaboratori e ha gestito 44mila clienti e oltre 550 immobili con un tasso di occupazione medio all'85 per cento. Quanto ai numeri il giro d'affari è passato dai 200mila euro circa del 2016 al milione dello scorso anno. Il futuro? L’obiettivo è prima di tutto quello di espandersi sul territorio nazionale e, in un secondo momento, di varcare il confine.

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/ Turismo

INTERVISTA A NICOLETTA FACCINI E SERGIO SALVAGNO CHE CON IL B&B HANNO REALIZZATO IL SOGNO DI UNA VITA

Nicoletta e Sergio gestisco da dodici anni un B&B incantevole realizzato all'interno una villetta liberty dei primi del Novecento tra la Fiera di Verona, dove ogni anno passano manifestazioni internazionali come il Vinitaly, e l’Arena, palcoscenico mondiale della rassegna lirica estiva che da oltre cent’anni porta sul palcoscenico dell’Arena allestimenti kolossal e i migliori cantanti della scena internazionale. Un B&B che, passaparola dopo passaparola è arrivato persino sulle guide del Touring  Club  e che è quasi sempre sold out su Booking (dove ha un punteggio di 9,1). "Abbiamo sempre vissuto in questo quartiere e la casa di Via Volturno 11, per anni, è stata il nostro sogno. Ogni giorno ci passavamo di fronte fantasticando sulla sua storia. Quando abbiamo scoperto che era stata

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messa in vendita, anche se a costo di grandi sacrifici, non abbiamo saputo resistere, realizzando così il sogno di una vita" raccontano Nicoletta e Sergio che poi aggiungono: "L'acquisto è stato il punto di inizio di una nuova grande avventura. Abbiamo infatti scoperto che mantenere una villa storica era tutt'altro che semplice". A quel punto, nonostante una famiglia in crescita con due figlie (Elisa e Eleonora), un cane (Kaiser) e diversi animali da compagnia (tra cui CiccioGatto), la casa risultava troppo grande e troppo costosa da gestire da soli. Ecco quindi che Nicoletta e Sergio, con l’apertura normativa all'ospitalità privata, hanno deciso di provare a intraprendere una strada alternativa prima con due stanze dedicate. “Avremmo potuto affittare un piano della casa a un’altra famiglia, ma abbiamo prefe-

rito avere gente per casa, ogni giorno persone diverse, scoprendo che non ci pesa rinunciare alla privacy. Anzi per noi ogni nuovo ospite in arrivo, è una scoperta. Nel corso degli anni tanti ospiti sono diventati amici, magari ci si vede una o due volte l'anno ma sempre con tanta gioia” sostiene la coppia. Come avete adattato una villa storica alle nuove esigenze di un B&B? Ci siamo sempre mossi nel rispetto di questa struttura che, fin da giovani ci aveva letteralmente fatto perdere la testa. Abbiamo voluto quindi mantenere il patrimonio artistico e storico, cercando di valorizzare alcuni aspetti come, ad esempio, il giardino con un pino secolare. Il primo passo poi è stato quello di cercare arredi che si conciliassero con la storia della villa e dotare ogni stanza di un proprio bagno. Nonostante la normativa non lo imponga e molte strutture presentino servizi esterni alla camera o in comune con altre, abbiamo preferito investire fin da subito in bagni belli, attrezzati e dotati di doccia/sauna, per far sentire i nostri ospiti ancora di più a loro agio. Economicamente è stato uno sforzo notevole, ancora di più visto che l'attività era in partenza, ma a nostro giudizio è un aspetto importante. Tre anni fa poi abbiamo deciso di intraprendere una ristrutturazione parziale della villa, sempre nel rispetto della sua storia, abbiamo dato un nuovo volto alla mansarda, reinventando alcuni spazi e realizzando nuovi ambienti, oltre ad aver


settembre\ottobre 2018 occorre ritagliarsi i tempi e gli spazi per accogliere le persone e rispondere alle loro esigenze anche a discapito delle ore sonno o a volte della vita privata.  Ma è sempre tanto piacevole e le soddisfazioni superano tutto. Come è composto il vostro target? Da noi è variegato: lavoratori, studenti e ospiti italiani vengono soprattutto d'inverno, famiglie, turisti singoli, italiani e stranieri soprattutto d'estate.

costruito scala di cristallo molto suggestiva. Non solo. La nostra è una famiglia di artisti. Sia Sergio che Elisa hanno personalizzato tutte le camere con dettagli unici e in tutta la casa si possono trovare esposti quadri e opere che ciclicamente variano. Talvolta ospitiamo sulle nostre pareti anche opere di altri artisti, amici che hanno così modo di farsi conoscere. Ci piace l’apertura agli altri sotto ogni profilo. Avete altri progetti nel cassetto per il B&B? Qui risponde Nicoletta: Sergio sogna una spa. Ma per ora è meglio procedere un passo alla volta.    Qual è stato il momento più difficile che avete affrontato nella realizzazione del progetto? E nella quotidianità? Sinceramente non abbiamo avuto grossi problemi con la realizzazione del progetto. Anche nell'attività quotidiana, al di là dei normali sacrifici e di qualche inghippo, possiamo ritenerci fortunati. Ci siamo sempre affidati al sorrido e all'istinto che, finora, ci hanno sempre guidati nella giusta direzione.  

Avete notato un'evoluzione nel tempo delle esigenze dei clienti? Oggi gli sopiti sono sempre più attenti a scelte di vita sane ed ecologiche. Per questo abbiamo deciso di mettere a disposizione, gratuitamente, delle biciclette che possono essere un mezzo "green" per girare Verona e godersi con i propri tempi degli scorci panoramici sulla città. Non solo. Alimenti a km 0, prodotti fatti in casa, gluten free e vegan sono sempre più richiesti e apprezzati.   Quali sono le maggiori soddisfazioni che avete tratto da questa esperienza?   Ci sono stati momenti indimenticabili che abbiamo condiviso con i nostri ospiti: festività, ricorrenze famigliari, compleanni e proposte di nozze. D’altro canto, Verona è la città dell'amore per eccellenza. Ma soprattutto, tanti ospiti sono diventati amici, magari ci si vede una o due volte l'anno ma sempre con tanta gioia.

Come riuscite a conciliare il lavoro, impegnativo, in ospedale, la gestione della famiglia, infine l'attività di B&B? A volte è stancante. L'"Hobby" del B&B è impegnativo soprattutto considerando che si tratta di un'attività famigliare. Capita, poi, che alcuni ospiti partano di mattina molto presto o arrivino la sera tardi e quindi

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/ Turismo

INTERVISTA AD ALESSANDRA MARTINO CHE CON AIRBNB SFRUTTA LE ORIGINI PUGLIESI

Alessandra Martino vive a Bologna dove lavora nell’ambito della comunicazione e risiede con la sua famiglia. Grazie ad Airbnb ha trovato un modo per mettere a reddito le quattro case di famiglia nel centro storico di Nardò e assicurarsi un rendimento lordo annuo del 7-8 per cento. Quando e perché ha deciso di destinare le sue proprietà agli affitti tramite agenzie on line? Ho deciso nel 2013 di destinare ad affitti brevi le proprietà di famiglia, per rientrare almeno in parte delle spese di

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manutenzione e di ristrutturazione assolutamente conservativa delle proprietà che presentano dettagli del 1500, come scale di accesso o colonne. Da non trascurare, ovviamente, l’esigenza di mettere a reddito proprietà poco utilizzate: il valore delle case si aggira dai 100 ai 200.000 euro e rendono circa il 7/8 per cento lordo su cui si pagano poi le tasse e costi. Tutto questo è possibile anche solo affittando le case pochi mesi all’anno, il che mi permette di utilizzare gli immobili in altri periodi altrettanto belli, se non di più. Il Salento a gennaio è tutto fiorito per

esempio e si può mangiare in riva al mare. Inizialmente utilizzavo solo Airbnb perché mi affascinava la filosofia che aveva fatto nascere questa community, poi mi sono accasata anche su altre piattaforme come Homeaway.Ma sempre on line. Non mi avvalgo di agenzie fisiche perché, per assurdo, attraverso queste nuove piattaforme si entra maggiormente in contatto con gli utenti, coloro che abiteranno la tua casa. Ci si confronta prima su necessità o semplicemente modi di intendere la permanenza fuori dalla propria casa.


settembre\ottobre 2018

È stato difficile adattare le case per renderle disponibili ad affitti brevi? Quanto ha investito? Non è stato difficile adattare queste case perché erano già seconde case e dunque non troppo “piene”. In effetti però la scelta di utilizzare una piattaforma come Airbnb permette comunque di lasciare le proprie cose nelle case. Anzi è proprio questo vivere temporaneo in una abitazione utilizzata normalmente da una persona del luogo a rendere speciale la permanenza. Non sono case standardizzate, omologate come può essere un hotel, ma case vere, vissute… questo le può rendere speciali. Ho investito sicuramente dei denari all’inizio, ogni casa secondo le necessità ma non è stato molto impegnativo. Diciamo che spendo ogni anno per la manutenzione circa duemila/tremila euro ad appartamento.

Come concilia il suo lavoro a mille km di distanza con la gestione dell'attività immobiliare? Io gestisco tutta la parte delle prenotazioni, poi mi faccio aiutare da figure competenti in loco come signore delle pulizie o factotum per gli imprevisti. Non nascondo che a volte possa essere po’ complicato, ma è la scusa per me per andare spesso in Salento. Durante l’inverno mi occupo della manutenzione e delle migliorie delle case e d’estate piacevolmente ad essere di supporto ai turisti. Qual è stato il momento più difficile che ha affrontato nella realizzazione del progetto? Come lo ha superato?  Credo che all’inizio la titubanza derivi semplicemente dal fatto di far utilizzare le nostre cose da estranei, non avevo mai affittato a nessuno quegli immobili che erano solo destinati ad uso familiare, con

tutto quello che questo significa. Ma presto mi sono accorta che questa esperienza mi permetteva di conoscere persone nuove e molto simili a me, sicuramente anche per il fatto che sceglievano le mie case. Quali sono le maggiori soddisfazioni che ha tratto da questa esperienza? Moltissime soddisfazioni: c’è chi ha amato le mie case al punto di tornarci ogni anno, c’è chi le ha fotografate e pubblicate, c’è chi ha voluto sposarsi. Quest’anno a giugno scorso, una coppia che vive in Svizzera è tornata per il terzo anno consecutivo e ha voluto sposarsi a Nardò e proprio a casa mia! Come è composto il suo pubblico? Il target che abita le mie case è familiare, intelligente, colto e non particolarmente ricco. Sono soprattutto stranieri, francesi, americani, belga, inglesi… gli italiani solo del Nord.

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/ Turismo

VACANZE D’AUTUNNO WEEK END PER RICARICARE LE ENERGIE A cura di Cinzia Meoni

Un fine settimana per ricaricare le energie? Il periodo compreso tra le vacanze estive e quelle di Natale è proprio quello giusto. Il sole è ancora caldo, l’autunno offre paesaggi suggestivi con una vera e propria esplosione di colori e spesso, trattandosi per lo più di bassa stagione, i prezzi sono interessanti. Le terme sono una scelta ideale: un luogo dove rilassarsi in vista dei pranzi e cenoni delle feste natalizie e magari beneficiare degli effetti miracolosi delle acque. Senza considerare che alcune delle acque più note sul territorio italiano si trovano a pochi km di distanza da città d’arte e borghi storici, divenendo quindi una meta ideale per un week end lungo. Per di più non è necessario aprire un mutuo per godere della salus per aquam. Esistono infatti numerose “terme libere” che tutt’al più richiedono un piccolo contributo per la pulizia dell’area e la manutenzione dei servizi. Laghetti naturali, pozze, cascate, piscine spesso immerse nei boschi. E in autunno è probabile che si possa godere di questi eden in tutta tranquillità. Ecco qualche idea. DIREZIONE NORD: PARCO NAZIONALE DELLO STELVIO Il Parco Nazionale dello Stelvio in autunno è un trionfo di colori ed è una meta perfetta per una vacanza tra natura e relax tra Santa Caterina Valfurva, Bormio e Livigno. Al termine di una passeggiata tra i boschi

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Foto © www.facebook.com/LaPozzadibormio

poi non c’è niente di meglio che rilassarsi nelle acque rigeneranti conosciute fin dai tempi dei romani. Gli stabilimenti termali non mancano sul territorio, ma perché non approfittare della Vasca di Leonardo creata dalla stessa sorgente dei Bagni Vecchi e Nuovi da cui si gode un panorama mozzafiato? Una volta giunti a Bormio, occorre procedere in direzione del Passo dello Stelvio percorrendo via Costabella (SS 301) all'altezza della curva sotto cui scorre il torrente Braulio, sulla destra si trova un piccolo spazio dove è possibile parcheggiare. Da qui si prosegue a piedi nel bosco fino a raggiungere dopo qualche centinaio di metri la Vasca di Leonardo. Volendo si può anche scoprire la sorgente della Fonte Pliniana (Plinio il Vecchio è stato il primo autore a citare queste acque miracolose a cui sono riconosciuti effetti benefici nelle

infiammazioni dell’apparato respiratorio e in quello digerente oltre che sulle attività di riabilitazione post traumatiche). La fonte, molto suggestiva, si raggiunge con una passeggiata in piano di venti minuti circa dai Bagni Nuovi. E per il fine serata? Tra i must della cucina spiccano i pizzoccheri, gli sciatt e le mafrigole, oltre alla bresaola e la slinziga. L’autunno poi è la stagione ideale per concedersi un piatto di polenta taragna e cacciagione, magari accompagnato da uno dei rossi nobili della Valtellina (Sassella, grumello, Inferno, Sforzato…). Da non perdere poi una visita nelle cantine della valle (contattare il Consorzio per la Tutela dei Vini della Valtellina) o una passeggiata lungo la Via dei Terrazzamenti, un percorso ciclo pedonale di 70 km che collega Morbegno a Tirano ed è caratterizzato da terrazzamenti vitati. A Bormio


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Saturnia - Foto © Shutterstock

NATURA, ARTE, BUONA CUCINA E TERME LIBERE. UN PARADISO ACCESSIBILE DOVE RIGENERARSI.

poi si possono visitare anche le Cantine di Amaro Braulio, creato proprio in questa località alpina nel 1875 dal farmacista locale (Francesco Peoloni) con una miscela di erbe tradizionali aromatiche, bacche e radici. Il suo segreto si tramanda da tre generazioni ma, per ci volesse saperne di più, si possono visitare le Cantine di Amaro Braulio e caratterizzate da enormi botti in rovere di Slavonia (è bene accertarsi degli orari telefonando allo 0342903406). L’Alta Valtellina peraltro è nota anche per altre eccellenze ad alta gradazione tutte da scoprire: Taneda, Genepy, Worms e le immancabili grappe. SIENA E DINTORNI La Toscana è il paradiso delle acque termali, qui si può scoprire una forte sorgiva, anche gratuita, al giorno alternando il relax all’arte, alla buona tavola e alla scoperta delle eccellenze in cantina. Un buon punto di partenza è Siena, un centro medioevale suggestivo caratterizzato dalle 17 contrade che due volte all’anno si disputano il Palio e che, per i mesi restanti, sognano nuove

vittorie. Tra Piazza del Campo, il Duomo, San Domenico e la Torre del Mangia il tempo passa fin troppo veloce. Da qui in due ore circa d’auto si raggiungono le terme forse più fotogeniche d’Italia, quelle di Saturnia (Manciano, Grosseto) e, in particolare, le Cascate del Mulino o del Gorello. Qui l’acqua sulfurea, che sgorga a 37°, ha modellato una serie di piscine naturali scavate nella roccia. Da non perdere una visita ai borghi arroccati scavati nel tufo dove concedersi uno spuntino o una merenda abbondante: Pitigliano e anche Sovana, a Sorano, la "Matera" toscana e al borgo murato di Montemerano (voluto dalla famiglia Aldobrandeschi). Tra Siena e Grosseto si trovano anche i Bagni di Petriolo presso l’omonima località raggiungibile percorrendo la Statale 223 (a 30 km dalla città del Palio). Immerse in un bosco di castagni, nel Parco naturale delle Merse, le terme libere di Petriolo sono composte da una serie di vasche calcaree di dimensioni variabili che affiancano la sorgente del torrente Farma dove rinfrescarsi. Le acque, che sgorgano a 43°, sono ricche

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di idrogeno solforato e sali minerali e si prestano alle cure delle vie respiratorie, delle articolazioni e della pelle. Persino un papa, Pio II, si è curato con queste acque miracolose. Spostandosi invece verso la Val D’Orcia, a Castiglione d’Orcia a 40 km circa da Siena, i Bagni di San Filippo (dall’eremita, a cui è dedicata una piccola chiesetta, ritiratosi in queste valli nel Duecento) rappresentano una meta particolarmente suggestiva circondata dal paesaggio dichiarato dall’Unesco nel 2004 Patrimonio dell’Umanità. Ai piedi del Monte Amiata, la vasca termale si trova davanti a una cosiddetta cascata immobile, creata da accumulo di carbonato di calcio contenuto nelle acque che dà l’impressione di una montagna di neve o, se si preferisce, di panna montata. La zona termale, dal caratteristico colore bianco, è costellata da pozze e depositi calcarei e ogni tanto il flusso delle acque è interrotto da alcuni dislivelli che si trasformano, a loro volta, in cascatelle. L’acqua sorga a 48° e sul fondo delle pozze dà vita al fango termale che, a sua volta, svolge un’azione levigante sulla pelle. Sempre in Val D’Oria, a una settantina di km da Siena, nel punto più meridionale della provincia dove le colline toscane si fondono con il paesaggio dell’Umbria e del Lazio, si trova un altro paradiso per gli amanti del relax e della storia: San Casciano dei Bagni, un borgo che sembra rimasto intatto nel corso dei secoli. Il paese, dominato dal Castello Turrito (che, seppure costruito nel 1911 per la famiglia Bologna, si adatta perfettamente con la Collegiata di S. Leonardo e agli edifici e i vicoli medioevali del paese), si raggiunge facilmente dall’Autostrada del Sole (è a 6 km dall’uscita di Fabro). Qui, sulle pendici del Monte Cetona, circondati da faggi e cipressi, ci si immerge in antichi lavatoi romani con acqua termale a 42° (Bagno Grande e Bagno Bossolo). L’acqua, che proviene da ben 42 sorgenti sul territorio, è un toccasana per la cura delle malattie reumatiche e ha proprietà antinfiammatorie conosciute fin dall’epoca etrusca. Nei secoli ne hanno beneficiato l’imperatore Augusto, Boccaccio, Ferdinando I e Ferdinando II de’ Medici e i Granduchi di toscana, i Lorena. Fermandosi un po’ più a lungo si può poi

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Bagni San Filippo - Foto © Shutterstock

LE TERME SONO UNA SCELTA IDEALE: UN LUOGO DOVE RILASSARSI IN VISTA DEI PRANZI E CENONI DELLE FESTE NATALIZIE E MAGARI BENEFICIARE DEGLI EFFETTI MIRACOLOSI DELLE ACQUE.


settembre\ottobre 2018

Terme dei Papi - Foto © Shutterstock

cogliere l’occasione per visitare le vestigia etrusche dell’area; la frazione di Celle sul Rigo con suoi palazzi in stile rinascimentale; Radicofanti, borgo arroccato covo del bandito Ghino di Tacco; Palazzone, meta conosciuta, tra l’altro per i suoi vini oltre a un’altra meta termale per eccellenza, Chianciano. VITERBO E LE TERME DEI PAPI Nel cuore del Lazio, a un’ora e mezza da Roma, Viterbo è una meta ideale per un

fine settimana a ritmo “slow”. La città dei Papi già di per sé vale il viaggio: è vera e propria una meraviglia architettonica con le torri e mura merlate medioevali, palazzi aristocratici, eleganti fontane in “peperino”, la tipica pietra dell’area, e le immancabili chiese. Ma soprattutto Viterbo ha una tradizione millenaria nelle acque della salute. L’origine si perde nel mito e si fa addirittura risalire alle leggende di Ercole, ma già in epoca romana le fonti storiche documentano la presenza di ben

quattordici stabilimenti termali lungo la Via Consolare Cassia. Anche oggi il centro dell’antica Tuscia, fulcro della civiltà etrusca, offre numerose alternative a breve distanza dal centro a chi vuole godere delle acque miracolose di cui hanno beneficiato papi e artisti (primo tra tutti Michelangelo Buonarroti) anche senza spendere un capitale o magari vuole rilassarsi sotto le stelle. Le Terme delle Masse di San Sisto (accesso all’area attrezzata con tessera annuale a 25 euro), sorgono sulle vestigia delle Terme etrusche dell’antichità citate dallo storico Strabone: qui si alternano diverse vasche di acqua sulfurea a 38° e a 18°. Le Terme del Bullicame a circa 2,5 km dal centro cittadino in prossimità dell’incrocio tra la Strada Tuscanese e la Strada Terme, sono forse le più note dell’area. Qui l’acqua sorgente sgorga a 58° (d’altro canto “bullicare” significa non a caso bollire) ed è ricca di oligoelementi e sali minerali, è comunque presente anche una vasca di acqua fredda dove rinfrescarsi. Alle Terme del Bagnaccio (ingresso 5 euro), si alternano cinque vasche tra le sorgenti ipertermali (65-66°) i cui vapori insufflati sono un vero e proprio toccasana per l’apparato respiratorio, e quelle ipertermali (23-29° gradi). Le piscine Carletti, a due km dal centro della città godono infine di due sorgenti di acqua che sgorga a 58°. Non mancano centri minori o le vestigia di terme storiche che ancora oggi conservano un certo fascino. Per chi ama la provincia, Viterbo è poi un punto di partenza ideale per scoprire gli itinerari e le tappe lungo la via Francigena che da Nord scende a Roma, il borgo di Bagnaia  (che vanta, sulla sua piazza principale, un’acqua termale medio-minerale dalle straordinarie proprietà diuretiche) e Villa Lante, residenza tardo rinascimentale con giardino all’italiana la cui ideazione è attribuita a Jacopo Barozzi da Vignola così come quella di  Palazzo Farnese a Caprarola.  Meritano una visita il parco dei Mostri di Bomarzo, un ampio parco con giardini, edifici e sculture fantastiche e il borgo storico di Montecalvello dominato da un castello dove per trent’anni visse il pittore Balthus.

Terme del Bullicame - Foto © Shutterstock

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/ Franchising

FRANCHISING IN ITALIA CHE CRESCE, ECCO CHI SONO I FRANCHISEE CHE SCELGONO L’AFFILIAZIONE COMMERCIALE A cura di Giusy Raco - © Puglianext

Mettersi in proprio e decidere di aprire un’attività è un’azione che richiede coraggio e questo ai giovani non manca. Dall’ultimo Rapporto Assofranchising Italia 2018 emerge un quadro positivo per l’occupazione in Italia. Su un campione di 929 insegne, la capolista Lombardia con 8.523 punti vendita in franchising vede al suo seguito il Lazio e la Sicilia con rispettivamente 5.915 e 4.455 negozi. Una situazione che denota su 51.671 punti vendita in franchising in Italia, da nord e a sud, un interesse per l’imprenditoria e soprattutto per l’affiliazione commerciale. Il 64,6% dei franchisee ha un’età compresa tra i 36 e i 45 anni, ma non mancano i più giovani dai 25 ai 35 anni (24,6%). Il 64,4% sono uomini e il 35,6% sono donne che hanno deciso di reinvestire il proprio futuro e scegliere un franchisor a cui affiliarsi. Ogni anno il Salone del Franchising di Milano apre le porte ai curiosi e a chi sta pensando di reinvestire nel proprio futuro aprendo un’attività commerciale. Ma il dubbio amletico è “aprire in franchising o in maniera indipendente?” Il 2017 potrebbe essere definito come una buona annata per il franchising, con un giro d’affari da 24.545 miliardi di euro, in crescita del 2,6% rispetto al 2016, per riconfermare come il modello di business già avviato e più sicuro del franchising sia considerato più allettante per i neo imprenditori. PERCHÉ IL FRANCHISING CRESCE IN ITALIA Cosa rende più interessante il franchising, rispetto a un’attività indipendente? Sicuramente un know-how aziendale già testato,

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IL FRANCHISING SI CONFERMA UN SETTORE SEMPRE PIÙ IN CRESCITA E APPETIBILE ANCHE PER I PIÙ GIOVANI CHE SI AFFACCIANO PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO DEL LAVORO


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una formazione continua, una consulenza gestionale che un buon franchisor condivide con il franchisee. "Il franchising si conferma un settore sempre più in crescita e appetibile anche per i più giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro" così si pronunciava Italo Bussoli, Presidente di Assofranchising. Crescono gli imprenditori e gli addetti al settore. Col sistema franchising si riduce notevolmente il rischio di impresa, e gli investimenti iniziali sono in molti casi estremamente competitivi. Affiliarsi a un gruppo già affermato permette anche a chi è alle prime armi di acquisire un know-how di rilievo, in questo modo in breve tempo si impara un mestiere, rimanendo però imprenditori di se stessi”. E i dati come rappresentazione numerica della realtà non sono solo numeri, ma indicano come anche in assenza di un background professionale, dopo un adeguato “allenamento” per conoscere il settore, si possa tenere le redini di un’attività commerciale. Ma la scelta di un franchisor per un aspirante franchisee è deter-

minata da molti fattori tra cui le fee d’ingresso, la propensione per quel determinato settore e lo studio del territorio in cui si andrà ad aprire l’attività. Un dato degno di nota che evidenzia il Rapporto Assofranchising 2018 che riconferma la passione italiana per il food, è la crescita del settore della ristorazione ma con alcune new entry come la cura della persona e per la casa. Nota negativa per il settore dell’abbigliamento e per i servizi in calo. Ma comunque il 2017 resta l’anno positivo per il franchising con 951 nuovi punti vendita sul territorio nazionale. La crescita, rispetto agli anni passati e raccontata dai rapporti precedenti, mostra una timida risalita, ma comunque che lascia ben sperare. Che l’affiliazione sia percepita come un porto sicuro per chi vuole fare impresa o che questi numeri siano lo specchio di un’Italia giovane e dinamica che vuole riscattarsi? Ai posteri l’ardua sentenza.

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/ Franchising

I COCKTAIL-À-PORTER ARRIVANO NEI NEGOZI NIO avvia la fase di espansione retail con il progetto franchising A cura della redazione

NIO Cocktails è la start up italiana nata un anno fa che sta rivoluzionando il modo di bere cocktail e riscuotendo interesse internazionale per la portata dell’innovazione in un settore che vede sempre gli stessi protagonisti. NIO sta per Needs Ice Only e nel nome racchiude il segreto dell’innovazione: un packaging facilmente trasportabile senza le difficoltà del vetro, in versione monodose ed eco-friendly perché completamente riciclabile. Basta agitare il pack, strappare l’angolo pretagliato e versare il cocktail in

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settembre\ottobre 2018 un bicchiere pieno di ghiaccio per gustarsi un Negroni o un Margarita o una delle altre proposte in drink list praticamente ovunque e in ogni occasione: dalla barca al rifugio in montagna (dato il periodo estivo) ma anche dalla piccola cena con gli amici al grande party. Con l’estate NIO annuncia l’avvio del progetto franchising per rafforzare la presenza nel B2C e diffondere la cultura del bere cocktail. “L’avvio del franchising era un passo che volevamo compiere fin dall’inizio e che ora si realizza – commenta Luca Quagliano, CEO e ideatore di NIO Cocktails – Abbiamo utilizzato il web e l’e-commerce per lanciare i nostri cocktail

rilievo o in aree shopping particolarmente importanti dei principali capoluoghi. L’espansione di NIO nel settore retail andrà di pari passo con le attività di comunicazione multicanale che stanno supportando un cambiamento culturale nelle abitudini del bere social: laddove fino a un anno fa andare a cena da amici o invitare qualcuno a casa prevedeva quasi esclusivamente l’acquisto di vino o birra, oggi chiunque può diventare un bartender e offrire un Margarita o un Negroni perfettamente mixati. Mag giori informazioni e il modulo di contatto sono disponibili sul sito www.nio-cocktails.com.

pronti all’uso in Italia e all’estero, con grande soddisfazione. Il prossimo step guarda al presidio dei canali tradizionali, con l’apertura di negozi in franchising in cui le persone potranno riscoprire il mondo dei cocktail e provare l’esperienza d’uso e la qualità di NIO”. Il flagship store di NIO Cocktails da poco inaugurato in via Tortona 15, nel cuore del design district milanese, farà da modello per l’avvio del progetto franchising. La formula NIO prevede il pagamento solo degli arredi del negozio, senza royalties e senza fee. Il costo di avvio di uno store franchising è di circa 40.000 euro (esclusi i costi fissi della location). Per l’apertura di un NIO Store in franchising è necessaria la licenza di vendita di prodotti alcolici e una location di circa 25 mq all’interno di centri commerciali di

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/ Impresa

LA “SARTORIA” DEI PROGETTI DI SUCCESSO LAURUS PROJECT Un network internazionale di boutiques consulenziali d’eccellenza che risponde alle esigenze di sviluppo business in modo sartoriale. Ne parliamo con Laura Lamarra, Founder and CEO. A cura di Giovanni Bonani

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“NON C’È PASSIONE NEL VIVERE IN PICCOLO, NEL PROGETTARE UNA VITA CHE È INFERIORE A QUELLA CHE POTRESTI VIVERE”, COSÌ LAURUS PROJECT SI PRESENTA AL MONDO.

Come nasce? Dal desiderio di mettere a disposizione esperienza consolidata e know how ventennali maturati in contesti e progetti variegati di successo: dalla consulenza in PWC e Arthur d’Little, a ruoli di responsabilità in aziende e alla libera professione. Ho vissuto in prima persona le difficoltà di avviare e sviluppare business in modo vincente. So quanto sia arduo trovare l’idea giusta e il modo più proficuo per tradurla in successo. È facile mettermi nei panni del mio interlocutore; ne capisco obiettivi, desideri, ansie e timori; il suo progetto diventa il mio, la sua soddisfazione la mia.

conservo come prezioso patrimonio valoriale: volevo vivere in prima persona una grande sfida che valorizzasse la città e il Paese a cui devo origini e vissuto.

Progetti sfidanti come file rouge del suo CV? L’home page del sito riflette un déjà vu della mia vita: un tavolo, sedie e un fiore, simbolo di un’idea progettuale da rendere fattuale. Cosi è iniziata, ad esempio, l’avventura in Expo2015, dove, con l’On. Stanca prima e il Sindaco di Milano Sala dopo, sono stata protagonista di un evento internazionale di successo. Seduti a quel tavolo, nel primo kick off del 2009, il compito di noi direttori, era trasformare l’idea della candidatura vinta in un progetto concreto. Occorreva definire obiettivi, azioni, risorse, creare le fondamenta, dare forma e contenuto, in un contesto iniziale destrutturato, nel tempo sempre più dinamico e rischioso, di cui si coglievano complessità e difficoltà di gestione. “Non ce la farete mai”, ritornello quotidiano dei 4 anni dall’apertura di quell’Expo, tanto denigrata quanto alla fine amata, rimpianta e mai scordata. Una lezione di vita che

Quali i clienti e i servizi? “Liberi professionisti, start-up, realtà piccole/medie/grandi attive in settori variegati (moda, food, luxury, turismo, design, finanza, legal, retail ecc.) che necessitano di supporto specialistico nell’avviare, ampliare/consolidare il business. I servizi sono integrati e modulari: business plan, piani operativi/organizzativi, commerciali e di controllo, media plan, ufficio stampa, sviluppo/restyling di web site, brand identity, video agency, shooting e servizi fotografici, social media marketing, supporto a fiere e organizzazione eventi, PR e networking; assistenza legale e corsi di formazione ad hoc.

Conta la preparazione? Imprescindibile. Credo nel miglioramento continuo e nella formazione didattica ma anche sul campo. Accetto le sfide ma non faccio il passo più lungo della gamba. Studi, gavetta, progetti di successo, certificazioni internazionali ecc. sono stati tasselli per gestire ruoli di responsabilità. La mia storia racconta curiosità e desiderio di maggiori skills per un supporto completo.”

problemi. Il network ampio e variegato, il mix di esperti e un unico focal point per il cliente sono plus. Il supporto al business non richiede “copia e incolla” ma azioni su misura. Vivo di tale convinzione e di progetti che non ho mai lasciato prima di vedere il successo. Quest’ultimo è nel cuore di tutti, una dimensione esistenziale prima che monetaria. Desidero contribuire a questa naturale e sana aspirazione di ognuno per una vita non inferiore a quella che si può vivere. www.laurus-project.com

Quali sono i punti di forza? Come in una boutique di moda, tutto viene “cucito” su obiettivi, DNA e budget del cliente, con il miglior rapporto costi/ benefici. Un metodo agile, flessibile, concreto e attento, di chi ha vissuto gli stessi

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INTERVISTA A STEFANO SALADINO, MANAGER DI SAVE MY BAG

/Impresa A cura di IKN Italy

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In occasione della 18esima edizione di Forum Retail, il punto di incontro della più grande Community di Retailer in Italia (Milano 29-30 novembre) evento di IKN Italy, abbiamo incontrato Stefano Saladino, Digital Strategy Manager di Save My Bag. Save My Bag nasce dall’idea di proteggere la propria borsa (letteralmente una cover!), ma è talmente carica di personalità da diventare una borsa cult. Il giovane marchio, nato a Bergamo nel 2013 da un’idea di Stefano e Valentina Agazzi, ha puntato fin dall’inizio alla filosofia del “Be cool beyond the rules”, stravolgendo le regole e i cliché della moda. Oggi per i retailer è importante diversificare e personalizzare: come è possibile farlo grazie al digital? Il digitale offre enormi possibilità di personalizzazione e di diversificazione dell’of-

ferta. Per noi ci sono due grandi campi di applicazione.Il primo ruota intorno all’esperienza di acquisto online dove è possibile, attraverso un configuratore, personalizzare alcuni dei prodotti in vendita. In un prossimo futuro, grazie alla produzione 100% made in Italy, saremo in grado di consentire al cliente la creazione di prodotto totalmente personalizzato. In fase successiva anche nei negozi monomarca sarà possibile configurare il proprio prodotto che verrà poi consegnato direttamente a casa del consumatore. Il secondo campo di applicazione si inserisce all’interno delle attività di comunicazione, sempre più mirate, sia attraverso processi intelligenti di marketing automation, sia a lettura ed interpretazione di “small data”, intercettando “segnali deboli” per trasformarli in opportunità di comunicazione ed ingaggio del consumatore.


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Versatilità di mercato e leadership: quali sono le capacità necessarie per i nuovi brand per affermarsi nel mercato e non finire ad essere “uno dei tanti”? È necessario avere un carattere forte e riconosciuto, sviluppando il prodotto nel pieno rispetto della propria identità. Nelle organizzazioni medie, come la nostra, è necessario creare una nuova mentalità organizzativa in grado di mantenere la struttura snella e veloce pur dovendo affrontare processi complessi, come per esempio quelli dell’internazionalizzazione. Il mantenimento di tale struttura consente di intercettare nuove tendenze, prototipare in real time ed immettere nuovo prodotto sul mercato in tempi stretti. L’utilizzo sapiente dei canali social consente inoltre lanci continui ed interazione con il target di riferimento. In alcuni casi sono stati utilizzati come canali di test per monitorare l’interesse del pubblico prima di iniziare il processo produttivo. Quali soluzioni servono alle imprese della moda per essere 100% omnicanali? Attualmente più che soluzioni vere e proprie, serve essere distruptive. È necessario essere consumatori per comprendere ciò che sono i nuovi standard e le aspettative. Bisogna uscire dalle cosidette “comfort zone” dei processi che creano continuità fra i canali, ed entrare in una dimensione di innovazione continua per creare progetti omnichannel intorno alla relazione e all’engagement, creare nuove esperienze che creano visibilità ed interesse intorno alla marca/prodotto e che portino poi ad acquisti attraverso il canale preferito dal consumatore. È necessario attivare tutti i canali possibili, sia quelli in gestione diretta che indiretta, e favorire l’accesso al prodotto senza competizione fra gli stessi. Per la marca, una volta attivato il consumatore, è necessario rendere fruiction free il processo di reperibilità e di acquisto del prodotto.

Dal CRM all’e-commerce fino ai social network, nulla può essere lasciato al caso se si vuole conoscere il proprio consumatore. Come Save my bag è riuscita a fare tutto questo? Attualmente non abbiamo una struttura informativa in grado di aggregare in una vista comune i dati provenienti dalle diverse fonti. In occasione del lancio del nuovo claim/hashtag #BagsRevolution abbiamo, però, deciso di avviare un progetto denominato “Join de movement”. Una community, che partendo dai valori innovativi di marca, sposi una nuova filosofia intorno all’accessorio moda. La community sarà l’occasione per mappare e individuare cluster di clientela e meglio conoscere le esigenze del nostro consumatore. Parallelamente la nuova piattaforma ecommerce sarà il punto in cui il cliente potrà costruire e consultare la propria storia di relazione con la marca, indipendentemente dal canale utilizzato per l’acquisto, con l’accesso a servizi dedicati. I dati derivanti da queste due fonti più quelli provenienti dai canali esterni saranno la base per attività di comunicazione mirata.

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TORNA LA NOTTE DEL RETAIL FIRMATA IKN ITALY

/Impresa A cura di IKN

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2a edizione

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In occasione della diciottesima edizione di Forum Retail, tornano i Retail Awards che saranno assegnati il prossimo 29 novembre durante La Notte del Retail. I Retail Awards rappresentano un’opportunità unica di branding in un contesto che vede coinvolti i principali attori del Retail italiano: una serata di gala dedicata alla premiazione dei migliori progetti per il settore Retail suddivisi in 10 categorie. L’iniziativa firmata IKN Italy si presenta come un nuovo punto di riferimento per l’eccellenza italiana in grado di stimolare l’adozione di approcci innovativi in un settore in continua evoluzione come quello del Retail portando soluzioni avanzate in grado di soddisfare i propri clienti. Le aziende retailer hanno tempo fino al 14 settembre per candidare i propri progetti. Per informazioni: www.retailawards.it


5 Punti Vendita per mappare le tendenze tecnologiche emergenti per il futuro delle distribuzione MILANO 16 ottobre 2018

SAN SIRO STORE / Negozio Dinamico Milano CARREFOUR MAR RKET / Nuovi Sistemi di pagamento e Digital Signage Citylife Shopping SILE / RFID DIFFUSIONE TESS Galleria S. Carlo

www.onretailweb.it

MISS SIXTY / Vetrina “Social” Piazza Duomo MASSIMO DUTTI / Camerini Interattivi e Omnicanalità a 360° Galleria Vittorio Emanuele

Un evento di Per informazioni e per ricevere il programma della giornata 02.83847.627 – info@onretailweb.it – www.onretailweb.it


RETAIL TOUR: DOPO IL SOLD OUT DI GIUGNO ANNUNCIATA NUOVA DATA

A cura di IKN

Dopo il sold out della prima data del 26 giugno del Retail Tour, a grande richiesta si svolgerà il 16 ottobre la seconda edizione di Retail Tour, l’iniziativa firmata IKN Italy dedicata ai Retailer. Come per il primo appuntamento, l’evento è nato con l’obiettivo di mappare le tendenze tecnologiche emergenti e fornire spunti e stimoli sul futuro distributivo. Il tour prevede la visita di cinque Punti Vendita sotto la guida di un esperto super partes – Marino Vignati, Libero Professionista e Consulente Retail – che illustrerà ai partecipanti le tecnologie presenti negli Store visitati e i relativi campi di applicazione. Focus tematici dell’edizione sono: il Digital Signage, il Digital Mirror, l’RFID, il Mobile Payment, IoT e Beacon. Per info: www.onretailweb.it/eventi-e-formazione/eventi

A NOVEMBRE LA 18A EDIZIONE DI FORUM RETAIL L’appuntamento con Forum Retail, l’evento che richiama la più grande Community di Retailer in Italia, è in programma a Milano, presso Atahotel Expo Fiera, il 29 e 30 novembre. Un’oppurtunità unica di networking e contenuti di alto livello per ridisegnare il futuro della distribuzione e scoprire le tecnologie abilitanti il cambiamento. Focus dell’edizione 2018 sarà “Inspire Transformation”: il programma dell’evento riflette infatti la necessità dei retailer di innovazione, di unicità ed emozione per contraddistinguersi dai competitors ed essere leader nel proprio mercato. L’appuntamento darà spazio alla prossima generazione di Retailer con imprenditori under 40, relatori internazionali e speaker disruptive che condividerranno con gli ospiti le loro opinioni e previsioni di crescita del settore e, inoltre, è previsto un momento di dibattito sui nuovi trend di Salute & Benessere e sui format di successo.L’area espositiva, di 2000 mq, quest’anno sarà ancora più interattiva grazie alla seconda edizione del Future Store, dove verranno presentate le nuove tecnologie a disposizione dei retailer, allo StartUp Village, una zona interamente dedicata alle startup e alla

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A cura di IKN

Macchina del Tempo, uno spazio d'avanguardia che accoglierà i relatori e partecipanti più visionari. Il programma completo di Forum Retail è consultabile sul sito dell’evento: www.forumretail.com, l’hashtag ufficiale dell’evento è #forumretail.


/Impresa

BABY SHOWER

Autore: Elena Pravato

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In Italia è già molto diffuso, ma i Paesi che hanno reso tradizione questo evento sono gli Stati Uniti e le nazioni anglofone: stiamo parlando del Baby Shower. Per capire nel dettaglio di cosa si tratti, abbiamo chiesto aiuto a Giovanna Dubbini, colei che insieme all’amica Daniela Narici, ha importato, fatto conoscere il Baby Shower nel nostro Paese e addirittura ne ha fatto un vero e proprio lavoro.

Il baby shower è un evento conviviale per celebrare la futura mamma. Solitamente viene organizzato da amiche, parenti e colleghe, intorno all'ottavo mese di gravidanza della puerpera ed è un'occasione per chiacchierare, condividere idee e consigli e soprattutto per festeggiare la dolce attesa. Giovanna Dubbini ci spiega che il progetto è partito da un’idea di Daniela che ha scoperto questa tradizione a fine del 2010 e insieme, spinte anche da curiosità tipicamente femminile, hanno iniziato a scrivere, su blog e riviste, di tutto ciò che riguardava l'evento premaman. Sempre più lettrici chiedevano curiosità, consigli sull'organizzazione e informazioni, dimostrando un interesse inaspettato a tal punto che Giovanna e Daniela crearono il brand Baby Shower Party, registrandone il marchio in Italia. Giovanna ha poi portato avanti l’attività di Baby Shower Party occupandosi dell'orga-


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nizzazione dell'evento tout court. Occorre precisare che solitamente si tratta di una festa intima con le amiche più strette ma non di rado viene allargato anche alle parenti e al futuro papà. La consulenza di BSP è a 360°: si inizia scegliendo un tema per l'evento in accordo con la futura mamma (potrebbe essere un tema marino o floreale o che comunque ricordi la stagione in cui avverrà la nascita; può esser ispirato al colore del sesso del bambino, come i pink parties di Elena Santarelli e di Elisabetta Canalis o infine un soggetto che appassiona la mamma: Beyoncé ha optato per il tema Africa per esempio. Al tema scelto ci si ispirerà per la realizzazione dell’allestimento della location, delle varie decorazioni e anche per la creazione degli inviti, che secondo i nuovi trend, possono essere digitali. L'esperta di Baby Shower ci segnala come sia sempre più frequente accrescere l’attenzione e il coinvolgimento tra le invitate creando un gruppo whatsapp a cui vengono inviati aggiornamenti sui progressi nell'organizzazione del party. Una nuova tendenza che sta prendendo sempre più piede e che risulta ormai molto diffusa grazie al Baby Shower, è la lista di nascita BS: esattamente come due futuri sposi si recano in negozi specializzati per indicare agli invitati al matrimonio gli oggetti o i doni di cui avrebbero bisogno

per la nuova vita insieme, così la neomamma redige presso negozi selezionati la lista nascita con tutine, culle, carrozzina, passeggino, fasciatoio per suggerire alle partecipanti al party prémaman cosa potrebbe essere un regalo davvero utile per il bebè. Essenziale in un baby shower è, poi, la predisposizione dello splendido e decoratissimo tavolo dei dolci (sweet table) dove non possono mancare marshmallows, cookies e cupcakes ricoperti con decorazioni a forma di ciucci, tutine, babbucce etc. Se l'evento è pomeridiano può essere offerto un tè oppure, se l’orario si avvicina a quello della cena, si prevede la preparazione anche di un tavolo buffet con spuntini salati, succhi e altre bevande analcoliche naturalmente in onore della neomamma. Un must è inoltre la diaper cake ovvero una composizione di pannolini a forma di torta multistrato, ornata e abbellita di nastri e fiocchi. Altre creazioni originali e curiose sono quelle realizzate con abbigliamento del bebè come il bouquet di calzini. Molto importante è anche l'organizzazione dell'intrattenimento che deve essere un'occasione di divertimento per la festeggiata e per tutte le partecipanti facendo attenzione che non risulti esagerato bensì discreto

e originale. Fra i giochi organizzati più di frequente - ci spiega Giovanna Dubbini c'è il quiz per indovinare la misura esatta della circonferenza del pancione oppure con l'ausilio di un bambolotto e di un cronometro si fa a gara a cambiare il pannolino il più velocemente possibile. È ormai consuetudine anche nel baby shower riservare un’area al photo booth che consiste in un allestimento dove sono disponibili una cornice realizzata artigianalmente e accessori spiritosi da indossare, dove gli invitati si fanno fotografare in pose e scatti buffi e divertenti. Baby Shower Party, inoltre, organizza l’angolo delle dediche mettendo a disposizione delle memo card ove è possibile scrivere un pensiero o un augurio per la festeggiata in modo da lasciarle un ricordo indelebile della bella giornata. Come ultimi dettagli da non sottovalutare vengono ricordate la fascia e la coroncina che adorneranno la futura mamma, vera star dell'evento, ed infine i piccoli doni per omaggiare le invitate. Per coloro che non avessero un budget tale da poter affidare l'organizzazione del party allo staff di BSP, è stato ideato un Kit Party Baby Shower: si tratta di una confezione creata ad hoc per celebrare

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l’arrivo del nascituro ove sono contenuti gli oggetti che non possono mancare per l'ottima riuscita della festa: gli inviti, la coccardina per la mamma, le memo card, cartellini segnavivande, topper per cupcakes, il banner baby shower per il tavolo buffet e dei comodi adesivi da usare come chiudipacco sui favors da consegnare alle amiche oppure per altre funzioni decorative. Il tema scelto per i kit richiama i colori del brand, declinati nel celeste per il bimbo e nel rosa per la bimba, e non può mancare l’immagine della simpatica mammina incinta che è l’originale simbolo di Baby Showe Party! Tra le future sfide c'è proprio la presentazione di questi innovativi kit alle grandi catene e franchising specializzati in articoli per la maternità e l’infanzia, per poter stringere accordi ad hoc che ne prevedano la distribuzione in ogni parte d'Italia. Dalle parole di Giovanna Dubbini traspare una passione ed un entusiasmo che vanno ben oltre la mera attività commerciale: come la stessa ci precisa, infatti, il baby shower, letteralmente "doccia di doni" per la puerpera, non è solo un'occasione per festeggiare ma ha molte altre sfumature.

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Questo evento è molto diffuso negli Usa, e in Italia soprattutto nel centro nord e ciò ha una ragione sociologica effettiva: laddove la famiglia non è più la classica famiglia "all'italiana" con figure femminili molto forti come mamma e nonna ma le famiglie sono sempre più allargate, il baby shower costituisce un momento di incontro, di vicinanza alla futura mamma e soprattutto di condivisione di consigli e rassicurazioni. Una remora che ancora a volte si incontra fra le mamme italianeci racconta Giovanna − è dovuta alla scaramanzia: non si festeggia fino alla nascita nel timore che qualcosa possa andare storto. Per la responsabile di BSP, il Baby Shower è invece da intendersi sia proprio come la celebrazione dell'attesa, del pancione e della sacralità della gravidanza. A volte sono le mamme che hanno riscontrato qualche difficoltà nel periodo di gestazione a voler organizzare il BS per il bisogno di condividere un momento di assoluta solidarietà e sostegno. Le emozioni e la commozione non mancano di certo. Non solo Baby Shower però! Grazie a quanto apprendiamo leggendo gli articoli

UN MUST È INOLTRE LA DIAPER CAKE OVVERO UNA COMPOSIZIONE DI PANNOLINI A FORMA DI TORTA MULTISTRATO, ORNATA E ABBELLITA DI NASTRI E FIOCCHI


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nel blog del sito ufficiale, scopriamo che si stanno sviluppando molte professionalità riguardanti sempre il mondo della gravidanza e spesso tali attività sono un'opportunità lavorativa proprio per le mamme che desiderano riprendere a lavorare. La Belly Painter è una fra queste nuove figure e si occupa di dipingere il pancione. Naturalmente, utilizzando colori atossici, si disegnano sulla bella rotondità fiori, mappamondi, e qualsiasi tema scelto dalla mamma che poi può farsi fotografare facendo bella mostra dell'addome dipinto. Altra tendenza made in Usa è il Belly Casting: si tratta del calco in gesso del seno e del pancione che poi viene decorato e conservato come ricordo dalle mamme. In Italia ci sono già alcune artiste a cui potersi rivolgere. Inoltre ci sono gli organizzatori di Baby Moon ovvero una "luna di miele" per la futura mamma ove potersi rilassare e rigenerare prima del lieto evento. Troviamo poi i fotografi specializzati in gravidanze che realizzano servizi molto suggestivi immortalando mese dopo mese la crescita del pancione. Figura assolutamente indispensabile, ad esempio anche per le mamme che abitano

lontano dalla famiglia, è la Doula o la Baby Planner. Sempre più spesso sono proprio le mamme che si specializzano in queste professionalità dove conta l’esperienza personale e dove è previsto, un sostegno concreto (non medicale) alla donna incinta accompagnandola alle visite mediche oppure svolgendo piccole commissioni e incombenze sollevando l'assistita da impegni o preoccupazioni. Dopo la full immersion in questo affascinante mondo, scopriamo che Baby

Shower Party ha in cantiere molti nuovi progetti fra cui un format televisivo e la programmazione di meeting dedicati al mondo delle mamme come quello tenutosi a maggio in occasione della "Settimana della Mamma" in collaborazione con l'Istituto di Studi Superiori sulla Donna e Valore Mamma, dove viene comunicata la bellezza e il valore della gravidanza, fornendo anche pratici consigli da parte di professionisti del settore maternità e infanzia, medici e non.

PER RIMANERE AGGIORNATI SULLE CONTINUE NOVITÀ DI BABY SHOWER PARTY, È POSSIBILE CONSULTARE IL SITO: WWW.BABYSHOWERPARTY.IT E LE PAGINE FACEBOOK E INSTAGRAM, COSTANTEMENTE AGGIORNATE DALLO STAFF.

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/Automotive

NOVITÀ A #FORUMAUTOMOTIVE 2018 A cura di Laura Bonani

La data del prossimo 30 ottobre segna la par tenza di #FORUMAutomotive (www.forumautomotive.eu), serbatoio di idee e centro di dibattiti sui temi della mobilità a motore. Si terrà a Milano, presso l’Enterprise Hotel, in corso Sempione 91, dalle ore 9.00. Due tavole rotonde saranno protagoniste di questa edizione. La prima sarà dedicata al tema "Guida autonoma: tra concretezza e passi da lumaca", a cui prenderanno parte manager di spicco nel campo della mobilità, leader a livello globale nel settore della tecnologia ed esperti e rappresentanti del mondo associativo ed assicurativo. I costruttori possiedono già le tecnologie per trasformare in realtà l’autovettura senza pilota, ma mancano le infrastrutture per promuovere il cambiamento, che garantirebbe maggiore sicurezza e quindi un traffico ridotto. La seconda parte della giornata sarà incentrata su "Disabilità. Se è l’automotive ad abbattere le barriere". A questa sessione di lavori parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e dell’automotive, per confrontarsi, da una parte, sull’evoluzione degli ausili alla mobilità per persone con disabilità, dall’altra sulle infrastrutture. Ospite d’onore sarà Alberto Bombassei, presidente di Brembo, che verrà intervistato da Pierluigi Bonora, giornalista e fondatore di #FOPRUMAutomotive.

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/ Tecnologia

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Per anni il Management by Objective (MBO) è stato tra i modelli più utilizzati delle organizzazioni italiane. Esistono però approcci emergenti che stanno guadagnando interesse e rilevanza. Il framework OKR (Objective & Key Result) è uno di questi.

La capacità di definire, sviluppare e raggiungere obiettivi è un’attività fondamentale per migliorare l’efficacia e l’efficienza di un’azienda. È necessario dunque determinare dei meccanismi che, se da un lato scaturiscono dalle strategie, dall’altro devono perseguire delle armonie organizzative. Per anni il Management by Objective (MBO) è stato tra i modelli più utilizzati delle organizzazioni italiane. Esistono però approcci emergenti che stanno guadagnando interesse e rilevanza. Il framework OKR (Objective & Key Results) è uno di questi. Se hai già sentito parlare di OKR probabilmente avrai notato delle somiglianze con MBO. Tuttavia, come vedremo meglio in questo articolo, ci sono delle sostanziali differenze tra i due programmi. MBO: definizione Il Management by Objective (MBO) è stato teorizzato nel 1954 da Peter Drucker nel suo libro “The Practice of Management”. È un metodo di valutazione in cui – a fronte di obiettivi prefissati – è richiesto alle persone di raggiungere precisi risultati. Partendo dalla declinazione degli obiettivi strategici aziendali si passa a individuare quelli operativi di ciascuna area di business, per poi declinarli in piani di azione e – infine – in obiettivi individuali. Associato al meccanismo di assegnazione c’è la valutazione delle performance rispetto agli obiettivi prefissati, a fronte del quale l’aspettativa dell’individuo è quella di ricevere una ricompensa, un premio in denaro (come ad esempio l’erogazione dello STI o

MBO VS OKR: QUALI SONO LE DIFFERENZE? A cura di Boraso

un avanzamento di carriera), che lo ripaghi dell’impegno e degli sforzi fatti per raggiungere il risultato. OKR: definizione Il metodo OKR, acronimo di Objective and Key Results, è un framework per creare allineamento e coinvolgimento a livello aziendale a partire dai vertici fino ad arrivare alla singola persona. Ideato dal CEO di Intel Andy Grove e importato da Google dal venture capitalist John Doerr nel 1999, consente di monitorare in maniera aperta e trasparente gli obiettivi e i risultati individuali, di team e aziendali. Come suggerisce il nome, il metodo OKR si muove lungo due direttrici: gli obiettivi e i risultati chiave. Un obiettivo, per essere considerato tale, deve prevedere sia cosa dovrà essere raggiunto che le modalità con cui verrà misurata la sua realizzazione. Senza misurazione non si hanno obiettivi ma solo desideri (sogni). Gli obiettivi sono soggettivi, qualitativi e, soprattutto, ambiziosi. In quanto tali dovrebbero motivare e stimolare il team. I Key Results (risultati chiave) sono invece quantitativi, ovvero delle metriche chiare, definite,specifiche e concrete che misurano i progressi verso l’obiettivo. Il raggiungimento o meno dei Key Results deve essere motivato e compreso. La valutazione non è però finalizzata a scopi punitivi o premiali; infatti, lo scopo ultimo del processo è il continuo miglioramento al fine di raggiungere obiettivi aziendali sempre più ambiziosi.

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Gli OKR favoriscono focus, semplicità e cicli di feedback brevi. Il risultato è che i miglioramenti sono più facilmente visibili e implementabili. Lo scopo degli OKR è che tutti siano allineati e orientati nella stessa direzione e, soprattutto, lavorino allo stesso ritmo. MBO e OKR: dove sta la differenza? Tra i due approcci esistono correlazioni e analogie. Entrambi propongono uno scenario per definire e comunicare gli obiettivi e orientano le persone verso il raggiungimento di obiettivi. Detto questo però ci sono delle differenze tali da renderli opposti. Frequenza di revisione Le aziende che incorporano il modello MBO tendono a revisionare annualmente le prestazioni. Per ogni persona vengono definiti degli obiettivi validi per un intero anno, al termine del quale viene analizzata e valutata la performance. Questi obiettivi solitamente sono piuttosto ampi e generici. Gli OKR prevedono invece brevi cicli di revisione, solitamente a cadenza mensile e/o trimestrale. Questi frequenti momenti di feedback e confronto consentono veloci cambi di rotta (se necessario), e garantiscono alte performance in termini di raggiungimento dei risultati. Gli obiettivi sono soggettivi, qualitativi e, soprattutto, ambiziosi. In quanto tali dovrebbero motivare e stimolare il team. Modalità di misurazione La metodologia MBO non presenta una tipologia di misurazione standard ma varia in base agli specifici requisiti organizzativi. I criteri di valutazione sono sia qualitativi che quantitativi, rendendo poco definite e significative le misurazioni delle performance. Gli OKR prevedono invece scoring di valutazione molto precisi. I Key Results (risultati chiave) sono, infatti, quantitativi, ovvero delle metriche chiare, definite, specifiche e concrete che misurano i progressi verso l’obiettivo. Riservatezza La metodologia MBO prevede che vengano

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Objective

Key Result

Target

Focus

Quarter

definiti, per ogni dipendente, degli obiettivi. Si tratta però di un affare “strettamente confidenziale” tra l’azienda e il singolo. Il raggiungimento dei risultati è strettamente connesso a bonus o premi aziendali. La chiarezza e la trasparenza sono invece alla base del metodo OKR. In azienda devono essere condivisi gli OKR di tutti, a qualsiasi livello aziendale. È importante, infatti, che tutti siano allineati per raggiungere lo scopo comune, il successo dell’azienda; per farlo, è fondamentale palesare gli obiettivi strategici (alti), quelli di tutte le business unit aziendali (OKR tattici), i risultati chiave da ottenere per raggiungere gli obiettivi e le modalità di misurazione di questi risultati. Se i Key Results non vengono raggiunti è necessario capirne il motivo. A differenza di MBO che utilizza un modello a cascata (topdown), gli OKR prediligono un approccio market-based che è al contempo bottom-up e top-down. Partendo dagli obiettivi aziendali, le diverse business unit possono comprendere come contribuire alla strategia complessiva. In questo processo, gli OKR tattici sono definiti dai team e discussi con i manager in un confronto bubble-up.

lavorativo. Sarebbe difficile prefissarsi degli obiettivi ambiziosi se hai paura di non riuscire ad arrivare a fine mese.

Risultati premianti Lo scopo principale degli MBO è determinare le variazioni di compenso dei dipendenti in base alla loro performance annuale. Questi “obiettivi premianti” non sempre però consentono un allineamento tra risorse e azienda anzi, a volte conducono verso direzioni opposte. Il metodo degli OKR prevede invece una netta distinzione tra raggiungimento degli obiettivi e premi aziendali. Il raggiungimento di un obiettivo non comporta alcun bonus aziendale. Altrettanto rilevante è che i dipendenti sappiano che l’eventuale fallimento non comporta alcuna conseguenza a livello

Conclusione L’approccio MBO viene spesso scelto per storicità e popolarità, mentre gli OKR sono adottati per rispondere a un mercato in continua evoluzione. Ogni realtà deve identificare quale metodo è il più adatto alla propria organizzazione, l’aspetto che però non deve essere in alcun modo trascurato è la necessità di pianificare frequenti momenti di revisione e feedback orientati al miglioramento delle prestazioni. Per visualizzare e fissare nella mente quanto descritto nei paragrafi precedenti, proponiamo un’infografica che riassume le principali differenze tra MBO e OKR.

Performance attese Dal momento che gli MBO presentano una stretta correlazione tra raggiungimento degli obiettivi e compenso, ci si aspetta che si raggiunga il 100% (o più) del risultato atteso. Soglie inferiori corrispondono, ovviamente, a premi inferiori. La differenza interessante con il metodo MBO è che, per gli OKR, un raggiungimento degli obiettivi al 100% non è né realistico né auspicabile. La consuetudine è il 70%. L'intenzione è quella di motivare le persone e di guidare il pensiero innovativo. Il raggiungimento di un obiettivo al 100% viene considerato come un errore in fase di pianificazione, proprio perché ritenuto non abbastanza ambizioso. Il vantaggio riconosciuto a questa modalità di definizione risiede nel focalizzarsi su obiettivi ambiziosi. La diffidenza d’uso, invece, sta nella mentalità. Mancare il risultato è ancora un ponte troppo lontano per la maggior parte delle aziende, il che lo rende affascinante, ma non ancora ampiamente adottato.

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/ Lifestyle

ALBERT WATSON “RIVOLUZIONA” IL CALENDARIO PIRELLI 2019 Anno nuovo, vita nuova per il Calendario Pirelli conosciuto nel mondo come The Cal grazie all’interpretazione delle quattro stagioni da parte del fotografo pluripremiato Albert Watson, con la partecipazione di quattro modelle d’eccezione.

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A cura di Laura Bonani


settembre\ottobre 2018 Il Calendario Pirelli 2019 sarà presentato a Milano nel mese di dicembre, presso l’Hangar Bicocca. Pubblicazione di culto, che esalta il mito della bellezza e della seduzione, quest’anno la sua realizzazione è stata affidata a Albert Watson, scozzese di nascita, ma “adottato” dagli Usa. Il cambiamento di pelle, già avvenuto qualche edizione precedente, oggi si attua nel racconto fotografico di quattro storie lunghe come una stagione, interpretate dalla top model Gigi Hadid, dalla modella e attrice Laetitia Casta, dall’attrice Julia Garner e dalla ballerina Misty Copeland e relativi partner. Con i suoi scatti, il fotografo ha

voluto ritrarre donne che pensano, che sognano, che riflettono sulla propria vita. Le riprese si sono svolte in pochi giorni di lavorazione, tra Miami e New York. Gigi Hadid interpreta la storia di una ricca ereditiera che sembra avere tutto, ma che nasconde una profonda infelicità e del suo migliore amico e confidente, lo stilista americano, ma di origini taiwanesi, Alexander Wang. Le fotografie sono state scattate nella suite più bella dell’Hotel Carlyle a New York. Laetitia Casta, nel ruolo di una pittrice, e il giovane danzatore ucraino Sergei Polunin condividono un loft-studio e sognano di diventare famosi. Julia Garner e Astrid Eika

interpretano una fotografa di botanica e una modella. Misty Copeland e Calvin Royal III° sono due ballerini – lei si esibisce in uno strip-club – sono fidanzati e vivono in una piccola casa, stile art deco. Entrambi sognano di diventare due étoiles internazionali.

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/ Premio

RIENTRO IN POMPA MAGNA PER I TELEGATTI A cura di Laura Bonani

A distanza di dieci anni, la venticinquesima edizione dei Telegatti, la premiazione delle personalità dello spettacolo − artisti della televisione, della musica e del cinema − farà la sua rentrée a Milano, a metà ottobre. Nasce nel 1971 e si contraddistingue dagli altri premi, poiché deciso da una giuria popolare, quella dei lettori di Tv Sorrisi e Canzoni, settimanale del gruppo Mondadori e punto di riferimento nel panorama dello spettacolo. Per coronare questo evento, la primavera scorsa è stato presentato il libro “Il Telegatto. Storia del premio più amato dalle star”, di Rossana Mani, la curatrice, e del direttore di Tv Sorrisi e Canzoni, Aldo Vitali. All’incontro erano presenti Michelle Hunziker, Pippo Baudo e Gerry Scotti. Il volume consta di 280 pagine e contiene una ricca galleria di fotografie, che ripercorre la storia dello spettacolo, nelle sue tappe più significative. Ricordiamo presentatori italiani del calibro di Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Corrado; cantanti come Michael Jackson e Luciano Pavarotti; ha ricevuto la statuetta anche un ex presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Non mancano star di Hollywood come Paul Newman, Robert De Niro e Sean Connery. Tra i personaggi più amati ci sono Fiorello, Vasco Rossi, Laura Pausini, Raffaella Carrà, Gerry Scotti, Roberto Baggio e Valentino Rossi. Charity Partner della serata, organizzata dall’agenzia Armando Testa, sarà La Lega del Filo d’Oro, associazione che promuove

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l’assistenza e la riabilitazione delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. Radio 105 sarà la radio ufficiale dell’evento.


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/ Licensing

COME SAPERE TUTTO, MA PROPRIO TUTTO, SUL NUOVO MODO DI USARE IL LICENSING 106 

A cura di Brand Jam


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UNA GIORNATA PER SCOPRIRE LE TENDENZE NEL MONDO DEL BRANDING

Chiunque provi a digitare “halo” e “licensing” sui motori di ricerca non troverà nulla di pertinente a ciò che i professionisti di licensing definiscono con il termine “halo licensing”. Eppure è una modalità di comunicazione che ritroviamo sempre più di frequente, soprattutto nel mercato dei brand lifestyle. In parole povere si tratta di affiancare personaggi in licenza a marchi popolari e “cool”, in una partnership che vede il brand ospitante creare un “prodotto di comunicazione” (non necessariamente con scopi di fatturato), e grazie alla quale il personaggio, spesso confinato al mondo dell’intrattenimento per i bambini, si arricchisce dell’aura prestigiosa che il brand ospitante conferisce, da cui il termine “halo”, coniato in dalle major di licensing di origine americana. L’esempio più lampante ci è fornito dai brand fashion globali, primo fra tutti Moschino, che anche solo per il suo

DNA pop da molti anni propone sulle passerelle della moda donna di Milano collezioni create insieme a Barbie, Spongebob, i Looney Tunes, My Little Pony o Transformer. Il primo vantaggio comune ad entrambi i partner è quello di uscire dalla comunicazione di settore: se un lancio classico è generalmente argomento limitato ai media di settore, una contaminazione con un personaggio dei cartoni animati diventa una notizia di cultura, a cui si interessano anche quotidiani e testate di più ampia diffusione. Il secondo vantaggio è la forte portata social di cui i brand lifestyle, non solo nella moda, sono potenti utilizzatori. Molto spesso queste attivazioni vengono rivelate in anteprima, stuzzicando l’attenzione dei pochi prima, per arrivare velocemente ai molti, creando quello che Seth Godin definirebbe un prodotto “remarkable”.

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È chiaro, quindi, il beneficio che il personaggio in licenza ottiene con queste attivazioni, beneficio sia qualitativo, per l’innalzamento del livello di audience e di contenuti, sia quantitativo, per la moltiplicazione della comunicazione classica e social. D’altro canto l’halo licensing interessa i brand lifestyle perché possono lavorare su narrative sempre nuove, in modo esclusivo, personale e reinterpretato (fattore inaccessibile ai normali licenziatari). Facciamo un altro esempio. L’anno nuovo del calendario cinese è diventato un aspetto storytelling per molti marchi, che per l’avvento del 2018 hanno salutato l’Anno del Cane con numerose attivazioni con soggetti canini. Ma Levi’s ha fatto di più, prendendo Snoopy come ambasciatore delle sue limited edition, e Moschino ugualmente ha addirittura scomodato Pudgy, il cucciolo di Betty Boop, per cercare ancora più esclusività. La distribuzione, soprattutto quella fisica, è quella che può trarre i maggiori vantaggi da queste attivazioni: da sempre alla ricerca di spunti per aumentare il traffico, e più di recente attanagliata dall’e-commerce, la cui variabile fondamentale è il prezzo, la distribuzione fisica può trovare negli spunti di halo licensing narrative dal forte impatto, innovative ed esclusive. Motivo per cui department stores e contenitori fashion come Bloomingdale’s, Harrod’s, House of Holland, Excelsior

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SE UN LANCIO CLASSICO È GENERALMENTE ARGOMENTO LIMITATO AI MEDIA DI SETTORE, UNA CONTAMINAZIONE CON UN PERSONAGGIO DEI CARTONI ANIMATI DIVENTA UNA NOTIZIA DI CULTURA sviluppano attivazioni simili da qualche stagione, a cui anche i nostri Motivi e OVS fanno eco, portando il modello su basi più democratiche. Da osservatori del mercato non potevamo che assecondare la voglia di conoscere più a fondo questi temi, e abbiamo creato il nostro primo osservatorio sul tema: l’Halo Licensing Survey di Brand Jam traccia tutte le attivazioni di questo genere in tutto il mondo, selezionando e dissezionando le principali secondo la tipologia, i tempi e l’impatto mediatico ottenuto (la limited edition Schwinn con Stranger Things, ad esempio, ha ottenuto 120 milioni di impression in pochi giorni), per permettere a tutti gli operatori interessati di osservare la profondità e la varietà delle applicazioni.

Chiunque fosse interessato a saperne di più e ricevere il primo trimestre come sampling gratuito, può scrivere a brandjam@brandjam.it.


/ Impresa

settembre\ottobre 2018

IL RISPARMIO D’IMPOSTA PASSA PER LA FORMAZIONE DEI DIPENDENTI A cura di Alessia Portelli

La Legge di Stabilità 2018 ha introdotto una novità di grande rilievo per le imprese che investono nella formazione del proprio personale dipendente. L’art. 1, commi da 46-56, della L. n. 205/2017 riconosce − in via sperimentale solo per il 2018 − un nuovo incentivo fiscale in favore di tutte le imprese che sostengono costi per la formazione dei dipendenti, nel settore della trasformazione tecnologica e digitale delle imprese (c.d. “tecnologia abilitante”). La nuova agevolazione rientra, infatti, nei recenti incentivi del Piano Industria 4.0, la cui finalità è quella di potenziare la competitività delle imprese, alleggerendo il peso del fisco sulla crescita delle nostre aziende, e di agevolare così il passaggio a nuovi paradigmi produttivi. L’incentivo mira, pertanto, ad alleviare il sostenimento dei

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costi nelle attività di formazione del personale, attraverso il riconoscimento di un credito d’imposta in misura significativa (i.e. 40 per cento), rapportato al costo aziendale del personale dipendente (riferito al periodo in cui ciascun dipendente è impiegato nelle attività formative), e per un importo massimo annuo di 300.000 Euro. Il credito d’imposta è quindi parametrato al solo costo aziendale del personale dipendente impiegato nelle attività di formazione ed è riferito alle ore o alle giornate di formazione, mentre non assume rilevanza il costo della docenza e del materiale didattico fornito (comunque deducibile ai fini delle imposte sui redditi). Il recentissimo Decreto Ministeriale attuativo ha tuttavia ritenuto agevolabili le attività di docenza svolte dal personale interno, ricomprendendo nel calcolo del beneficio anche il costo aziendale dei dipendenti che partecipino ad attività di formazione in veste di docenti o tutor, sia pur nel limite del 30 per cento della relativa retribuzione annua (fermo restando il limite massimo di 300.000 Euro). Le attività di formazione agevolabili potranno interessare sia l’acquisizione, che il consolidamento delle competenze dei dipendenti nell’ambito delle tecnologie abilitanti. Tuttavia, per rendere ancora più appetibile l’incentivo e garantire al contempo un’adeguata formazione anche ai titolari di contratti di apprendistato, il Decreto Ministeriale ha ricompreso tra i costi agevolabili anche il costo aziendale di tale personale, impiegato in attività formative finalizzate ad acquisire competenze nell’ambito delle tecnologie abilitanti. Va tuttavia notato che le attività di formazione agevolate dovranno necessariamente essere pattuite mediante contratti

Stefano Brunello | Partner BonelliErede T. +39 02 771131 Stefano.Brunello@belex.com

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Matteo Baldascino | Associate BonelliErede T. +39 06 845511 Matteo.Baldascino@belex.com

collettivi aziendali o territoriali (depositati presso l’Ispettorato territoriale del lavoro), mentre a ciascun dipendente si dovrà rilasciare un’attestazione dell’effettiva partecipazione a tali attività. Un ulteriore aspetto interessante del nuovo incentivo è che potrà essere fruito anche dalle imprese che non hanno ancora effettuato investimenti in impianti e/o macchinari ricompresi nel Piano Industria 4.0. Da un punto di vista operativo, il credito d’imposta per la formazione personale è applicabile in via automatica in sede di dichiarazione (e non concorre né alla determinazione del reddito IRES, né alla determinazione della base imponibile IRAP), è cumulabile con le altre misure agevolative e dovrà essere utilizzato in compensazione per il pagamento di altre imposte. Da ultimo, l’agevolazione è condizionata al rispetto di specifici oneri documentali e contabili, richiedendosi un’apposita certificazione dei costi agevolabili. Di conseguenza, per poter accedere all’incentivo, le società non soggette a revisione dovranno necessariamente ottenere (e allegare al bilancio) un’apposita certificazione delle spese di formazione agevolabili, il cui costo potrà essere ricompreso nell’ambito del beneficio, sia pure entro il limite massimo di 5.000 Euro. Così delineato nei propri tratti essenziali, il credito d’imposta per la formazione 4.0 rappresenta di per sé un’interessante opportunità, di cui le imprese dovranno sin da subito tener conto in sede di pianificazione degli investimenti nella formazione dei dipendenti, in considerazione del fatto che l’agevolazione avrà termine il 31/12/2018. A tal fine, saremmo lieti di fornirvi ulteriori informazioni, contattandoci ai recapiti sopra indicati.


Insegna dell'Anno 2018-2019 è terminata Chi saranno i vincitori?

Scoprilo il 7 novembre per informazioni contatta Beatrice Orlandini beatrice.orlandini@studiorlandini.it


/ Impresa

WOBI, WORLD OF BUSINESS IDEAS Il World Business Forum 2018, organizzato da WOBI, centro di contenuti di business, quest’anno festeggia la sua quindicesima edizione e rivolge la sua attenzione al tema della crescita esponenziale delle aziende

A cura di Laura Bonani

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settembre\ottobre 2018

OGGI, TUTTO CIÒ CHE CI CIRCONDA E DI CUI FACCIAMO ESPERIENZA RISULTA SOGGETTO A UN DIVENIRE SENZA SOSTA E LE RAPIDISSIME TRASFORMAZIONI IMPONGONO, AI LEADER E ALLE ORGANIZZAZIONI, PER COMPETERE NEL MERCATO GLOBALE, UN CAMBIAMENTO DI MARCIA

Si svolgerà a Milano, il 30 e il 31 ottobre 2018, presso il MiCo-Milano Congressi. Si tratta di due giornate dedicate alla discussione, alla formazione e al networking, che vedranno la partecipazione di brillanti esponenti del mondo del business, dell’economia, dell’innovazione e della creatività, a livello internazionale. Il tema analizzato sarà “Exponential”. Il tempo in cui viviamo viaggia, dal punto di vista dei cambiamenti, in modo impensabile rispetto ad alcuni anni fa. I principi del pensiero lineare e della crescita graduale paiono ormai obsoleti a favore dello sviluppo esponenziale, in tutte le sue dimensioni. Oggi, tutto ciò che ci circonda e di cui facciamo esperienza risulta soggetto a un divenire senza sosta e le rapidissime trasformazioni impongono, ai leader e alle organizzazioni, per competere nel mercato globale, un cambiamento di marcia: ovvero il passaggio da un pensiero incrementale a uno esponenziale, che preveda la centralità dell’innovazione e la liberazione del potenziale personale e professionale delle persone. Ospiti d’eccezione saranno Alan Mulally, presidente e CEO di Ford Motor Company, dal 2006 al 2014; Malcolm Gladwell, giornalista, sociologo e scrittore; Javier Zanetti, calciatore e dirigente sportivo; Daniel Goleman, psicologo e massimo studioso dell’intelligenza emotiva; Martha Rogers, esperta di strategie di business e di marketing; Daniel Lamarre, presidente e CEO del Cirque du Soleil; Kelly Peters, esperta di scienze del comportamento e di consumatori; Todd Davis, esperto nel campo delle risorse umane; infine, Ian Williamson, professore di leadership presso la Melbourne Business School.

WOBI (www.wobi.com) da più di vent’anni seleziona, produce e diffonde contenuti di business attraverso piattaforme differenti presenti in vari paesi. Si tratta dell’organizzazione di grandi eventi, della pubblicazione di una rivista di management, di un canale televisivo satellitare e di un website. Si propone di creare esperienze di trasformazione, per migliorare le persone, le aziende e, in ultima analisi, il mondo. Si rivolge agli appartenenti alla business community e si avvale dei maggiori esperti del campo a livello internazionale. Il World Business Forum, oltre che a Milano, è organizzato a Bogotà, Città del Messico, Sydney, Madrid e New York.

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NEWS IN TOWN Locali, bar, ristoranti e vini da enoteca A cura di Cinzia Meoni

SLOWSUD DUOMO SlowSud Bistro Via delle Asole 4, Milano Il meglio della cucina del Sud Italia in chiave gourmet a due passi da Piazza del Duomo. SlowSud nasce nel 2015, sull’onda lunga di Expo, dall’idea di Luca Rudilosso, Anthony Tata, Alessandra D’Errico, Umberto Pavano e Andrea Fassari. In tre anni, i cinque imprenditori fuorisede hanno già aperto tre locali diversi tra loro che, con formule distinte, puntano sull’autentica tradizione gastronomica del Sud riproponendola a nostalgici e buongustai. Oltre al Bistrot che a pranzo è diventato un punto di ritrovo per turisti, impiegati e bancari e a cena un locale dove rivivere i sapori e i profumi delle vacanze, SlowSud ha creato altri due format: lo SlowSud Putìa, dedicato alla filosofia meridionale del panino e lo SlowSud Brera, votato all’aperitivo “slow” delle “muciulerie” alla siciliana, stuzzicherie golose da abbinare a cocktail inediti. E non è finita qui. Per il futuro sono già allo studio altri progetti per far scoprire i diversi aspetti della cucina del Sud Italia anche sotto la Madonnina.

TEMAKINHO DUOMO Via Marconi 4, Milano La ristorazione nippo-brasiliana arriva in Piazza del Duomo, nell’ex palazzo di Reale Mutua con il brand che per primo ha proposto le contaminazioni tra Giappone e Sud America. È il quarto locale aperto a Milano dopo quelli in zona Navigli, Moscova e Cadorna. Ambienti iper-colorati ispirati alla Mata Atlantica, la lussureggiante foresta del SudEste brasiliano. Le tonalità pastello e le geometrie degli arredi richiamano infatti le città in stile Tropical Art Déco che sorgono ai confini della Mata.

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OLIO-CUCINA FRESCA

PAPER MOON GIARDINO

Piazzale Lavate, 1, Milano

Via Bagutta 12, Milano

A pochi mesi dal debutto, Olio-Cucina Fresca è diventato il nuovo indirizzo gourmet per la cucina pugliese sotto la Madonninna. Particolare attenzione è dedicata ai sapori della tradizione, rivisitati, di un territorio ben preciso: la Valle D’Itria e, più in dettaglio, l’area compresa tra Noci e Pitigliano. La cucina è diretta dallo chef Michele Cobuzzi. Il punto di forza? Prodotti made in Puglia a iniziare dall’Olio monoporzione “Frantoio Muraglia” brandizzata “Olio-Cucina fresca” che ogni commensale ha a disposizione per cena e da portare a casa a fine pasto. Un primo segnale dell’eccellenza ricercata nei singoli piatti perché, come spiegano i proprietari Paola Totaro e Angelo Fusillo, l’oro verde per sprigionare al meglio i suoi profumi, deve avere vita breve e non rimanere aperto e rimpinguato di volta in volta, sulla tavola a uso di ospiti diversi. “Vogliamo portare in tavola la Puglia più autentica anche così, con lo studio e la realizzazione una bottiglia di olio monodose, dietro a cui c’è tutto il rispetto e la passione per i sapori e la grande tradizione della nostra terra”. Attenzione spasmodica è dedicata poi a fornitori e materie prime, scelte tra i presidi slow food del territorio (fave di Carpino, cipolla rossa di Acquaviva delle Fonti, ceci neri della Murgia, mandorle di Toritto e limoni del Gargano). Da non perdere la “linguina ai cinque pomodori” che fa rivivere la tradizione della Farinella (farina di ceci e orzo tostati e pestati), antica tradizione della Valle d’Itria e oggi presidio Slow Food. I richiami tradizionali pugliesi e gli elementi di design sono stati infine studiati dallo stesso Fusillo con l’architetto Giacomo Fusillo.

Per i suoi primi 40 anni Paper Moon, salot to milanese d’elezione nel quadrilatero della moda,  raddoppia con Paper Moon Giardino che ha aperto le porte a Palazzo Reina. Il pesce è protagonista della carta proposta nel nuovo locale con una selezione di piatti Senza fuoco, ma non mancano i Senza tempo della tradizione italiana come le linguine alle vongole veraci.   Il giardino segreto del palazzo è il luogo d’elezione dove gli ospiti possono intrattenersi. Il design degli interni è stato realizzato dallo studio di Hong Kong AB Concetp. Elementi chiave del décor sono le  luci, che richiamano le geometrie dei magnifici soffitti affrescati, e gli specchi che amplificano gli ambienti e la luminosità.

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A cura di Cinzia Meoni

/ Sve the date

SAVE THE DATE

settembre\ottobre 2018

Un autunno dorato tra eventi glamour a San Siro, scoppiettanti nuove produzioni a teatro e mostre d’avanguardia. E a dicembre vince la tradizione: Opera, Sci e Valzer. A Sant'Ambrogio politici, imprenditori e vip si ritrovano alla tradizionale Prima della Scala di Milano. Tutti gli altri scendono in pista in Alta Badia con un goloso Gourmet Skisafari che promette una caccia al tesoro tra piatti stellati circondati dalle cime innevate delle Dolomiti, patrimonio universale dell’Unesco.

21 ottobre Birrodromo e Gran Criterium Ippodromo Snai San Siro. Ingresso gratuito Musica, birra artigianale e atmosfera glamour per una domenica di festa all'Ippodromo di San Siro, un sito che da quest'anno è stato inserito a pieno titolo nei tesori custoditi dal Fai: un tesoro da scoprire. Sarà possibile provare diverse tipologie di birre artigianali e specialità culinarie offerte nei vari food truck, passeggiare nel parco, che conta su 72 specie differenti di piante alberi secolari, palazzine liberty e il leggendario cavallo di Leonardo e divertirsi, volendo, con corse storiche. Si terranno infatti il Gran Criterium e Gran

Premio del Jockey Club. Il Gran Premio del Jockey Club è una storica corsa di Gruppo 2 per cavalli di 3 anni e oltre, che si svolge sulla distanza del miglio e mezzo e rappresenta uno degli appuntamenti di riferimento per l’intero circuito ippico internazionale. Il Gran Criterium, invece, è la corsa più importante che si corre in Italia per la generazione più giovane, quella dei cavalli di 2 anni. Una competizione di altissimo livello che si corre sulla distanza dei 1.500 metri, e che segna la consacrazione per i talenti del futuro.

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Dal 31 ottobre all'11 novembre "Shakespeare in Love". Roma, Teatro Brancaccio Biglietti da 28,5 euro A tre anni dal debutto londinese, arriva nella capitale "Shakespeare in Love", adattamento teatrale del film del 1998 vincitore di sette premi Oscar. Lo spettacolo è basato sulla dalla sceneggiatura di Marc Norman & Tom Stoppard, è diretto da Giampiero Solar e Bruno Fornasari come regista associato. In scena diciannove attori tra cui i protagonisti, Lucia Lavia e Marco De Gaudio. "Shakespeare in Love" non è soltanto una commedia, ma uno spettacolo che affascina anche per la suggestiva rappresentazione di un mondo teatrale, allora come oggi, sempre alle prese con la follia degli artisti, il cinismo del potere e la magia della scena.

Dal 21 novembre al 14 aprile "The Art of Banksy. A Visual Protest" Mudec-Museo delle Culture di Milano Il Mudec di Milano ospita una mostra dedicata allo street artist Banksy. "The Art of Banksy. A Visual Protest". L’esposizione è promossa da 24 Ore Cultura e propone 70 lavori circa tra dipinti, sculture e oggetti. Saranno presentati attraverso fotografie e video anche i murales di Banksy nella loro collocazione originaria da cui scaturisce l'ispirazione dell'artista.  Si tratta ovviamente di una mostra non autorizzata e non ufficiale visto che, nono-

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stante l’artista sia attivo dall’inizio del Millennio nessuno conosce la sua identità avvolta nella leggenda. Secondo alcune teorie Banksy non esisterebbe ma si tratterebbe di un  collettivo di artisti, per altri sarebbe un famoso musicista rock inglese, a un certo punto si è sentito dire che dietro Banksy ci fosse addirittura Damien Hirst. Di fatto, a inizio Millennio, Banksy è attivo a Londra e comincia a farsi conoscere sui muri della capitale inglese. Ed è subito un fenomeno: la stampa parla di "Banksy effect". I suoi stencil, colpiscono al cuore prendendo posizione contro i mali dell'età contemporanea, l’arroganza del potere, il conformismo, la guerra e il consumismo.


settembre\ottobre 2018

24 novembre Apertura della stagione a Ischgl con il concerto di Jason Derulo Concerto incluso nello skipass (65 euro) L’artista R&B noto per “Talk Dirty”, “Colors”, “In My Head” e “Trumpets”, darà il via alla stagione della località tirolese con un concerto da non perdere. Da oltre vent’anni Ischgl porta i grandi nomi della musica internazionale in quota per festeggiare l’inizio e la fine della stagione di sci, oltre a Pasqua e alle altre festività in calendario, con concerti inclusi nel prezzo dello skipass (Top of The Mountain). Vale davvero la pena di cogliere l'occasione del concerto di Derulo per spingersi alla scoperta di Ischgl, un borgo alpino che fa dello slogan "Relax if you can" il suo motto. La meta è perfettamente raggiungibile anche con le reti ferroviarie austriache da Landeck, cuore del distretto, via Innsbruck o Zurigo. La località si presenta con uno slogan che è tutto un programma.

Dal 30 novembre al 16 dicembre Kinky Boots Teatro Nuovo di Milano Biglietti da 39,5 euro La nuova produzione del Teatro Nuovo di Milano porta in scena il musical tratto da uno dei più apprezzati cult movie degli ultimi anni. La direzione è di Claudio Insegno. La musica e i testi sono di Cyndi Lauper e libretto è firmato da Harvey Fierstein. Kinky Boots, vincitore di tutti i maggiori premi Best Musical, tra gli spettacoli più apprezzati di Broadway e del West End di Londra, è una celebrazione musicale dell’amicizia e della

convinzione che può cambiare il mondo quando si cambia idea e si riesce a vedere tutto con altri occhi. Kinky Boots trascina gli spettatori dagli angusti spazi della fabbrica, alle sfilate di Milano. Ispirato a una storia vera, il musical racconta di come Charlie Price erediti dal padre la fabbrica di scarpe di famiglia, ormai ridotta al lastrico e, per risollevare le sorti dell'azienda, decida di dedicarsi a un business forse inconsueto ma sicuramente redditizio.

7 dicembre Attila Teatro alla Scala di Milano Serata Inaugurale Serata glamour per eccellenza dove si fondono mondanità e musica. È Attila di Giuseppe Verdi a inaugurare la stagione lirica milanese. La nuova produzione del Teatro alla Scala vede alla regia Davide Livermore ed è diretta da Riccardo Chailly. Giò Forma e Davide Livermore sovraintendono le scene mentre Gianluca Falaschi i costumi. In replica l’11, il 14, il 18 e il 21 dicembre oltre al 2, 5 e 8 gennaio.

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17 dicembre ALTISSIMO – The Dolomites’ Most Exclusive Brunch L’alta cucina scende in pista. L'ALTISSIMO – The Dolomites’ Most Exclusive Brunch giunto ormai alla sua decima edizione, apre la stagione di “Sciare con Gusto” sulle piste dei campioni comprese tra La Villa, San Cassiano, Corvara, Badia, Colfosco e La Val. Un’occasione d’oro per scoprire le Dolomiti in una caccia al tesoro di piatti gourmet preparati nei diversi rifugi dell’Alta Badia: sono ben dieci gli chef stellati che partecipano all'evento abbinati ad altrettante baite. Quest'anno saranno dieci gli chef stellati, ognuno in rappresentanza di una delle scorse edizioni. Ogni chef rappresenterà un’edizione e realizzerà una ricetta seguendo il motto #skitheitalianway. Il rappresentante dell’edizione 2009/10, dedicata agli chef stellati dell’Alto Adige, non poteva che essere Norbert Niederkofler (Ristorante St.Hubertus c/o Hotel Rosa Alpina, 3 stelle Michelin), ideatore dell'iniziativa e il primo chef altoatesino ad aver potuto cucire ben tre “macaron” sulla sua casacca. L’edizione 2010/09, dedicata agli chef stellati europei, verrà rappresentata dallo chef sloveno, Tomaž Kavčič (Ristorante Pri Lojzetu), seguito da Giancarlo Morelli (Ristorante Pomiroeu, 1 stella Michelin), che ricorda l’edizione 2011/12 in cui tutti gli chef avevano creato una ricetta con il maialino da latte. “Slope Food – gli aperitivi in pista” è stata la tematica di Sciare con gusto 2012/13 e 2013/14 che verranno ricordate dagli chef Diego Rossi (Trattoria Trippa – Milano) e Christina Bowerman (Ristorante Glass Hostaria, 1 stella Michelin), unica chef stellato donna del decimo anniversario. Insieme a Nicola Laera (Ristorante La Stüa de Michil c/o Hotel La Perla, 1 stella Michelin), si ricorderà l’edizione 2014/15, con il motto “Il giro d’Italia dei sapori”, un viaggio culinario tra le

30 dicembre-1 gennaio Concerto di Capodanno-Orchestra Filarmonica di Vienna, Musikverein, Vienna A partire da 290 euro (posti in piedi nella Musikverein) I valzer della famiglia Strauss accompagnano la fine dell’anno e l’inizio del 2019 nel tradizionale concerto della Filarmonica di Vienna. Immancabile “Sul bel Danubio blu” e “La marcia di Radesky” di Johann Strass.

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prelibatezze delle regioni italiane. Gennaro Esposito (Ristorante Torre del Saracino, 2 stelle Michelin) ricorda “Noi del Sud”, l’edizione 2015/16, che ha voluto mettere insieme il Sud Tirolo e il Sud Italia per creare una nuova esperienza culinaria. “Top of the mountains”, il motto dell’edizione 2016/17 viene ricordato da Martin Dalsass (Ristorante Talvo by Dalsass, St.Moritz), mentre la tematica “I sapori dell’Infanzia” dell’edizione 2017/18 verrà ricordata da Giorgio Locatelli, chef italiano, che già da diversi anni lavora a Londra (Ristorante Locanda Locatelli). La carrellata di chef termina con Matteo Metullio (Ristorante La Siriola c/o Hotel Ciasa Salares, 2 stelle Michelin), che rappresenterà l’edizione numero dieci. Con il biglietto si ha diritto alle degustazioni dei piatti gourmet accompagnati da calici di vino altoatesino scelti da sommelier. I piatti, accompagnati da un vino Südtirol/Alto Adige, saranno poi serviti durante tutta la stagione invernale. Per gli appassionati di sport invernali un perfetto momento di piacere in montagna.


1-4 novembre Artissima Oval Lingotto Fiere, Torino Per info: www.artissima.it

/ Coming Soon

COMING SOON I SALONI DELL'AUTUNNO A cura di Cinzia Meoni

settembre\ottobre 2018

COS'È Tra le principali fiere d’arte contemporanea d’Italia, Artissima festeggia nel 2018 i suoi primi 25 anni. Artissima accoglie ogni anno centinaia di gallerie d’arte provenienti da tutto il mondo. Ci saranno le varie sezioni dedicate alle varie gallerie d’arte: le più giovani, quelle più consolidate, le gallerie emergenti. PERCHÉ ANDARCI Artissima è il luogo ideale e di incontro tra gli artisti emergenti, conosciuti, gallerie d'arte e collezionisti. La destinazione per comprendere i prossimi Picasso e come investire nell'arte.

Foto © artissima.it

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6-11 novembre EICMA Fiera di Milano Strada Statale del Sempione, 28 - Rho (Milano) Per info: www.eicma.it

9-13 novembre MERANO WINE FESTIVAL Kurhaus e altri luoghi nella città di Merano Organizzazione e gestione del marchio: Gourmet’s International Srl Per info: meranowinefestival.com

COS'È Eicma Moto, il Salone Internazionale del Motociclo, è uno dei principali appuntamenti nel mondo dei motori a livello internazionale giunto ormai alla 76A edizione. L'area commerciale ospita i brand più noti a livello mondiale e non mancano attività come MotoLive, dove i visitatori potranno assistere a gare titolate, show, musica e spettacoli di intrattenimento, Temporary Bikers Shop ed e-Bike. Non manca spazio dedicato alle Start Up e al mondo dell’innovazione nella mobilità, al Turismo su due ruote ed il Temporary Bikers Shop. Saranno sei giorni da vivere d’un fiato tra anteprime mondiali, anticipazioni e le novità del settore, ma anche per godere delle iniziative speciali offerte fuori e dentro le aree espositive.

COS'È Il Merano Wine Festival è una manifestazione enogastronomica ideata nel 1992 da Helmuth Köcher (The WineHunter Helmuth Köcher ) e Johann Innerhofer con l'aiuto di Othmar Kiem. Merano WineFestival fin dalle origini ha puntato su una selezione accurata dei prodotti la cui scelta è delegata a una serie di commissioni che assaggiano tutti quelli proposti dalle aziende vitivinicole che desiderano partecipare. L'area dedicata al vino è divisa in settori in base alle caratteristiche del vino stesso. Sono oltre 500 aziende italiane che presentano in degustazione i vini selezionati dalle commissioni WineHunter avvenute nel corso dell’anno. Nel programma anche il convegno al Castel Trauttmansdorff con esperti e interpreti del mondo del vino a confronto sui temi della sostenibilità, della naturalezza e della purezza. Da non perdere, poi, la Gourmet Arena con le specialità enogastronomiche di qualità e The Circle, programma di intrattenimento in Piazza della Rena dedicato alle storie di uomini, di cibo, di vino e di territori. Chiude il festival la Catwalk Champagne, la sfilata delle migliori maison di champagne francese accompagnate da una selezione di e prodotti culinari.

PERCHÉ ANDARCI Per scoprire tutte le novità di un settore che non conosce crisi e vedere da vicino i piloti, nazionali e internazionali, delle più prestigiose discipline off-road e per entusiasmarsi con i momenti dedicati al Freestyle Motocross e al Trial Acrobatico.

PERCHÉ ANDARCI Per scoprire tutte le novità di un settore in decisa espansione

Foto © www.eicma.it

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Foto © www.meranowinefestival.com


settembre\ottobre 2018

17-20 novembre GLUTEN FREE EXPO Rimini Fiera, Via Emilia 155, Rimini Per info: glutenfreeexpo.eu

23- 25 novembre VERONA MINERAL SHOW Fiera di Verona, Viale del Lavoro 8, Verona Per info: veronamineralshow.com

COS'È Salone dedicato all’industria dei processi alimentari e agli alimenti privi di glutine: un mercato in forte espansione. Il Gluten Free Expo è una vetrina che serve come promozione per le aziende del settore, in combinazione con opportunità di apprendimento e sperimentazione.

COS'È Salone dedicato alla gioielleria di lusso e alle pietre preziose. Diecimila metri quadri di minerali, fossili, pietre dure, gemme, bigiotteria e accessori, oltre 220 espositori provenienti da 24 nazioni tra cui Germania, Pakistan, India e Marocco.

PERCHÉ ANDARCI Per trovare nuove idee di business in un settore promettente.

PERCHÉ ANDARCI Il lusso non conosce crisi e scoprire nuovi trend in anticipo potrebbe costituire un'ottima occasione per fare affari.

Foto © www.glutenfreeexpo.eu

Foto © www.meranowinefestival.com

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5-9 dicembre MOTOR SHOW BolognaFiere Per info: motorshow.it COS'È Spettacolo e intrattenimento unito all’innovazione tecnologica. Sono questi due dei punti di forza del Motor Show di Bologna, il Salone Internazionale dell’auto e della moto che ogni anni attira un milione di persone. A Bologna ci saranno gare, esibizioni e competizioni oltre a un’area espositiva con 14 padiglioni. Il cuore del Motor Show 2018 sarà ancora una volta rappresentato dalle performance nelle gare che si susseguiranno nell’Area 48 dove decine di piloti, del panorama sportivo internazionale, daranno vita a spettacoli sulle quattro e due ruote. Ci saranno prove di abilità e drifting, esibizioni di stunt driver e specialità del motocross, del freestyle, del rally. Tra i trofei d’auto, l’appuntamento clou sarà lo storico Memorial Bettega nel weekend (8 e 9 dicembre). Ritornerà anche il padiglione “Passione Classica” dedicato alle auto storiche italiane, un’area dedicata alla tradizione automobilistica italiana e internazionale, realizzata grazie al prezioso contributo dei musei, dei collezionisti e dei registri di marca. PERCHÉ ANDARCI Per gli addetti ai lavori,saranno in programma incontri di approfondimento per parlare del futuro dell’automotive e non mancheranno gli spazi dedicati alle associazioni ed istituzioni

Foto © www.motorshow.it

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1-9 dicembre AF-L’ARTIGIANATO IN FIERA Milano Fieramilano, Rho-Pero Per info: artigianatoinfiera.it COS'È L’Artigiano in Fiera è la manifestazione internazionale che da oltre vent’anni valorizza l’artigianato e i prodotti del suo lavoro. L’unico evento al mondo che comunica la bellezza e la bontà delle arti e dei mestieri. PERCHÉ ANDARCI Per fare acquisti, cercare contatti e crearsi nuove occasioni di business con gli artigiani venuti da vicino o dall'altra parte del mondo.


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Valeria Marini, da soubrette ad imprenditrice  

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