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Periodico di informazione bimestrale – novembre/dicembre 2017

Anno VII - N° 5  2017 € 3,90

IL LUSSO DELLA SEMPLICITÀ Intervista allo chef Alessandro Borghese

CARLSBERG Un luppolo innovativo ed ecosostenibile

FATTUREINCLOUD Intervista a Daniele Ratti

ELENA CURTONI Lavoro e passioni di una sciatrice


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Laura Lamarra

Patrick Abbattista

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DA FOREVER YOUNG A FOREVER FOOD! Questo numero di Beesness si apre con una panoramica dedicata al settore food: da Expo 2015 a oggi, l’alimentare, in tutte le sue varianti, sia per Milano sia per l’Italia, ha riscontrato un interesse e un successo senza eguali. Milano, in particolare, ha assistito alla nascita di numerosi format di ristorazione, al punto da diventare la capitale del cibo. “AB – Il lusso della semplicità” è il nome del ristorante appena inaugurato a Milano dallo chef Alessandro Borghese, al quale abbiamo dedicato la nostra cover story. Il settore food si declina anche in tutta una serie di fiere e di convegni dedicati come, ad esempio, Astino nel Gusto, Taste of, Golosaria, Milano Golosa e Identità Golose, a cui partecipano chef internazionali, al fine di condividere la propria esperienza locale di ristoratori, e italiani, in qualità di ambasciatori del Made in Italy. Passando poi alle altre rubriche, non perdetevi l’intervista a Elisa Motterle, esperta di moda vintage, web editor e molto altro: le sue visioni che traggono ispirazione dai suoi genitori amanti dell’antiquariato, sono coniugate in chiave moderna, strizzando l’occhiolino ai social network. Se si pensa alla musica si va automaticamente a Spotify, un’applicazione gratuita nata a Stoccolma nel 2008, come alternativa alla pirateria musicale, dove l’utente può scaricare e ascoltare la propria musica, creando anche playlist personalizzate. Veronica Diquattro, Responsabile Italia e Sud Europa, ci farà partecipi di questa idea imprenditoriale, declinandone l’offerta e le finalità. L’Italia, famosa per le sue bellezze paesaggistiche e architettoniche, è anche un paese di santi, poeti e navigatori, quindi non potevamo non scrivere, anche se in modo conciso, dei cantieri nautici Ernesto Riva: una realtà che dal “saper fare” ha tratto il suo punto di forza. Buona lettura! Giovanni Bonani Direttore Responsabile


Indice

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FOOD

Alessandro Borghese Il lusso della semplicità La ristorazione moderna Scenario e tendenze 2017

18 Astino nel gusto Buona la prima!

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Crea il design a tavola Lucio a mare Un ristorante davvero da sogno Oltrepò Un brand in costruzione per lanciare il turismo enogastronomico Carlsberg Un luppolo davvero innovativo ed ecosostenibile Taste of L’alta cucina accessibile Davide Rampello Quando il cibo diventa arte

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INTERVISTA AD ALESSANDRO BORGHESE Il lusso della semplicità

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DIGITAL ECONOMY

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CARLSBERG

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ASTINO NEL GUSTO

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novembre/dicembre 2017

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TASTE OF

Federica Costantini Food blogger di Dolci Senza Burro The Fork Un business semplice e di successo OliveYou Il debutto dell’oleoteca Tuscanypeople Dove l’eccellenza toscana viene svelata e l’invito a cena è segreto Startup Come creare il team giusto: intervista a Daniele Ratti di FattureinCloud Spotify Dal futuro il nuovo modo per ascoltare la musica


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SPORT ECONOMY

Wanderlust 108 Ovvero perdersi per ritrovarsi Elena Curtoni Lavori e passioni di una sciatrice professionista

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FASHION

Elisa Motterle Stile vintage ed eleganza senza tempo

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DE DAMES VAN HURKMANS

Fashion E-Commerce 2020 What’s next!

IMPRESE

Ernesto Riva La barca Slow Commuter De Dames van Hurkmans Brand Intensity

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IL TURISMO DEI FOODIES

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ALTA BADIA

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FRANCHISING

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CENTRI COMMERCIALI

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32° Salone Franchising Milano Un successo che getta le basi per un grande 2018

Retail da gustare La ristorazione come leva di marketing nei Centri Commerciali

TURISMO

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84 Alta Badia

TUSCANYPEOPLE

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STARTUP

Il turismo dei foodies Esperienze a 360°

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WANDERLUST

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Un percorso del gusto a duemila metri

SAVE THE DATE

Save the date Piaceri del palato e tanta musica per un autunno da ricordare Coming Soon Novembre - gennaio

novembre/dicembre 2017

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Food

Alessandro Borghese

Il lusso della semplicitĂ di Laura Lamarra

Photos Credits: AB Normal srl Eatertainment Company


Una vita dedicata al cibo, una passione d’infanzia o una precisa idea di business? Dove nasce e cresce Alessandro Borghese, quali i sogni da bambino e come avviene il passaggio dall’anonimato al personaggio famoso? “Una passione nata a cinque anni, ogni domenica mattina, mi svegliavo col profumo del ragù dentro casa. Mi alzavo molto presto e andavo in cucina per osservare le mani di mio padre muoversi in assoluta sicurezza tra fornelli, piatti e

“Quando mi sono imbarcato sulle navi da crociera dopo il diploma, i miei genitori non erano molto d’accordo, ma ho seguito il mio amore per la cucina”

coltelli. Il suo sorriso concesso nel descrivermi una ricetta, i suoi consigli come un regalo speciale, hanno sviluppato gradualmente la scelta di far diventare una passione in una professione. Sono nato a San Francisco e sono cresciuto tra Roma e la California, viaggiare è stato fondamentale per la mia crescita umana e professionale. Quando mi sono imbarcato sulle navi da crociera dopo il diploma, i miei genitori non erano molto d’accordo, ma ho seguito il mio amore per la cucina, il desiderio di continuare a conoscere le materie prime, la curiosità nel vedere realizzato il piatto pensato, da uno schizzo fatto con i pastelli su un foglio a scuola, fino a riconoscere le forme, i colori e finalmente il gusto immaginato, in un mio piatto. Mio padre era produttore cinematografico e mia madre è un’attrice. Ed io, volevo diventare cuoco. Essere figlio di persone note aumenta la curiosità nelle scelte lavorative; rispetto ad altri sei molto più esposto ad un morboso

e bizzarro interesse nel voler conoscere quello che fai, ma se ti manca il talento e la responsabilità verso il lavoro, non progredisci. Non basta misurarsi con se stessi, serve faticare e sgobbare per conquistare un risultato vincente ed ottenere la credibilità necessaria per chi investe con fiducia su di te.”

ando una nuova selezione di piattini da condividere in un’atmosfera conviviale. Abbiamo portato la mia cucina oltre oceano, da Roma passando per New York fino a Los Angeles comunicando la filosofia del #FoodToShare. La passione, la dedizione, l’empatia e l’intuito fondano le basi di

A cosa si ispira la Sua cucina? “Picasso disse: «Per mio tormento e forse per mia gioia, io dispongo le cose secondo le mie passioni…». L’ispirazione arriva anche uscendo dalla propria cucina e andando per strada, nei mercati, in giro. Sono gli ingredienti che ti parlano, ti provocano, ti comunicano la loro essenza, ti stimolano attraverso i colori, forme, sapore: il rombo vuole essere scottato, la gallinella fatta in umido, il gambero di Mazara appena pescato chiede solo un filo di extra vergine per essere gustato crudo. Chi fa il mio mestiere ha una grande responsabilità”. Quali sono i punti di forza della Sua strategia di business? “In Italia e all’estero, collaboro con diverse aziende, tra cui il gruppo Obicà Mozzarella Bar. Una collaborazione innovativa, mantenendo la tradizione dell’eccellenza della Mozzarella Campana DOC, con l’obiettivo comune di rivoluzionarla nel menu, ide novembre/dicembre 2017

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“Uno spaghetto al pomodoro, nel nostro Paese è un’arte, se fatto bene può trascendere le sue umili origini”

ristorante, Alessandro Borghese - il lusso della semplicità, cambia frequentemente; una cucina del mercato, dei fornitori, di chi porta la migliore materia prima che mi diverto ad interpretare. Una cucina di tradizione ma anche di innovazione, moderata e concreta”.

un qualsiasi lavoro commerciale, dove saper comprendere al volo i propri interlocutori e le situazioni è fondamentale. Avevo un’idea del successo della cucina

“Mantenere la semplicità in cucina vuol dire tante cose: ridurre un piatto alla sua forma base o focalizzarsi su un ingrediente per sperimentarne l’essenza. In

Cosa intende per “lusso della semplicità”?

dato vita a realtà in rete che prima sarebbero state impensabili; qualche anno fa non esistevano tutte queste considerazioni e preparazioni sul cibo; le scuole alberghiere e i corsi di cucina non erano nel boom di iscrizioni, al contrario di oggi. Il cibo è diventato argomento principale di tanti, dalla stampa al web, e finalmente non solo i giovani hanno potuto esternare la propria passione, creando un business che aiuta sicuramente l’economia del nostro Paese. Sono molteplici le opportunità di lavoro in questo ambito che è parte della nostra cultura. L’Italia all’estero è vista come la patria dell’eccellenza, abbiamo la materia prima, la storia di piatti incredibili, solo noi non l’abbiamo ancora capito! Alcuni vicini di casa, hanno saputo valorizzarsi meglio, potremmo avere molta più fiducia in noi stessi, osare e crederci di più.” Cosa occorre ancora fare per valorizzare il food, quale eccellenza italiana, nel mondo?

in Italia, generatrice di sviluppo nell’ambito lavorativo. Sono lusingato di essere stato un precursore degli chef in TV e di aver contribuito. Sicuramente non immaginavo di essere considerato l’esempio. Sono stato uno dei primi cuochi ad essere presente sui social networks. Il boom l’ho vissuto dall’inizio, quando ancora la gente si chiedeva cosa fossero. Postavo online piatti, musica, foto, monologhi. Hanno iniziato a seguirmi in tanti e anno dopo anno sui social networks la grande quantità di amici virtuali è cresciuta notevolmente. L’idea del ristorante con cocktail bar è giunta all’ampliamento dei locali della mia società la AB Normal - Eatertainment Company, (in Viale Belisario, 3 a Milano), unificando la cucina del catering, il laboratorio di pasta fresca e gli uffici interni del food consulting e licensing, inoltre abbiamo una sala multifunzionale e privata con una cucina ad hoc per corsi di cucina e team building aziendali. Il menu del 10

novembre/dicembre 2017

ogni caso, “semplice”, in una cucina, raramente significa “facile”. Ad esempio uno spaghetto al pomodoro, nel nostro Paese è un’arte, se fatto bene può trascendere le

“Credo che gli chef abbiano un ruolo centrale, adesso noi disponiamo di mezzi che non abbiamo mai avuto, non molto tempo fa si stava confinati in cucina e non si parlava di chef come brand e imprenditori. Oggi è cambiato tutto in meglio, che qualcuno ci creda o meno, sono convinto che si è data maggiore attenzione alla

sue umili origini. La cucina sullo schermo ha permesso a molti di conoscere i cuochi che prima erano solo dietro la porta della cucina. Per mezzo della cucina in TV si è

cucina italiana; attraverso gli chef si può trasmettere nel modo giusto il rispetto della materia prima e l’informazione diventa più responsabile. Il cibo è fonte


di grandi emozioni, c’è un ricco interesse per il mangiare italiano, le questioni del food hanno creato nuove attività prima impensabili. Esistono regioni con un’ampia tradizione che finalmente abbiamo conosciuto e che possono raccontare tanto altro. Abbiamo un ricco tesoro destinato a crescere, da esibire con onore in un’area globale.” Cuoco, personaggio televisivo, consulente e ristoratore, quale ruolo riflette maggiormente la Sua personalità? “Sono un imprenditore che vuole esporsi ai rischi che ogni lavoro compor ta. La società AB Normal – eatertainment company, è nata dopo l’incontro con mia moglie. All’epoca Wilma (Oliverio) lavorava per una multinazionale; insieme abbiamo deciso di dare progettualità alle mie idee. L’azienda, con sede a Milano, si occupa di ristorazione con il brand: Alessandro Borghese - il lusso della semplicità, con il ristorante, il catering per eventi e il pastificio Pasta Fresca (in Via Washington, al numero 82). La società presenta un modello di business innovativo, fortemente integrato e caratterizzato da una struttura supportata dall’attività di marketing e licensing e dagli uffici di progettazione e food consulting per location nell’ambito della ristorazione e delle produzioni televisive. Mio padre sosteneva che bisogna focalizzare l’obiettivo da raggiungere e migliorare continuamente, studiando e impegnandosi a fondo. Sembra uno slogan, ma non lo è.

Mantenere la propria identità lavorativa, allo stesso tempo modificarsi seguendo i cambiamenti, resta la mia filosofia professionale. Sono un curioso che ama conoscere e scoprire nuove evoluzioni, non do limiti alla creatività che non è qualcosa di stabile ma di assolutamente libero”. Quali i pro e contro di questi ruoli? “Il tempo si può organizzare grazie all’esperienza o alla capacità di organizzazione; i programmi televisivi si registrano in pochi mesi. Gestire una squadra è fondamentale ed io lavoro con un incredibile

“Mio padre sosteneva che bisogna focalizzare l’obiettivo da raggiungere e migliorare continuamente, studiando e impegnandosi a fondo” gruppo di professionisti in brigata e in azienda. Niente funzionerebbe senza la collaborazione di altre persone, compresi i miei clienti. L’esperienza mi ha insegnato che prima o poi arriva il tempo delle scelte ardue o impopolari; in fondo

tutti risolverebbero sempre meglio di te, ma in entrambi i casi la competenza e la maturità giocano un ruolo superiore con un valore aggiunto preziosissimo. La precisione e la pignoleria che chiedo ai miei collaboratori più stretti, spesso mi fa essere pedante. Siamo sempre in movimento, presi dalla ricerca, guardiamo con attenzione i diversi punti di vista e cerchiamo un nuovo modo di ripensare a ciò che facciamo perché non bisogna mai ritenere di essere arrivati. In questi anni mi è spesso capitato di dover gestire momenti complicati tenendo fermo l’obiettivo, di cui accennavo all’inizio.” Con quale altro ruolo ci stupirà? Ha un sogno nel cassetto? “Voglio emozionare attraverso i miei piatti, affinché le sensazioni prodotte dal pasto possano perdurare a lungo, anche dopo essere usciti dal ristorante. Dal mercato e dai fornitori alla tavola, of frendo solo prodotti stagionali in un menu che cambia frequentemente. Cinque antipasti, cinque primi, cinque secondi piatti e cinque dessert. I piatti sono molto semplici, in modo da non perdere l’idea generale; voglio essere sicuro che il cliente senta cosa sta mangiando, non si tratta solo del piatto, gli dedico qualcosa che vada più in là.” novembre/dicembre 2017

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Food

La ristorazione moderna Scenario e tendenze 2017 Di KB Knowledge


Il trend dei consumi alimentari in Italia per canale TREND DEI CONSUMI ALIMENTARI* IN ITALIA (NUMERI INDICE, 2000=100; VALORI COSTANTI)

CONSUMI ALIMENTARI

TOTALE CONSUMI ALIMENTARI 235 mrd € (2016)

AH 141 mrd €

VAR. 2016/15

AFH 74 mrd €

+2%

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At home

Away from home

Fonte: Agrifood Monitor su dati Istat

Nell’era del food porn, della spettacolarizzazione del cibo, e della condivisione attraverso i mezzi digitali disponibili di milioni di prelibatezze culinarie (almeno in apparenza) era immaginabile come proprio la fruizione del cibo potesse subire continui cambiamenti. I dati USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America) evidenziano come negli Stati Uniti per la prima volta nel 2015 la percentuale della popolazione spende più denaro per mangiare fuori casa che fra le mura domestiche (nel 1950 il rapporto era 27% contro 73%, nel 1980 39% contro 61%, nel 2000 45% contro 55%). Anche gli italiani mangiano sempre più fuori casa e infatti circa il 35% della spesa alimentare delle famiglie, pari a circa 74 miliardi di euro, è indirizzata su bar e ristoranti. I consumi a casa, di conseguenza, a partire dal 2008 sono calati. La ragione per cui è aumentato la spesa alimentare fuori casa è dovuta anche all’aumento dell’offerta e alla sua evoluzione. È incrementata poi l’attenzione al modo di nutrirsi, alla qualità degli ingredienti creando un’opportunità per nuovi format.

In Italia la spesa alimentare si sta indirizzando sempre più verso un’alimentazione biologica, preferendo spesso l’acquisto di prodotti sani e genuini, dalla filiera certificata 2

presume che sia quindi gourmet perché dovrebbe utilizzare solo ingredienti base top di gamma. A conferma di questa tendenza in Italia la spesa alimentare si sta indirizzando sempre più verso un’alimentazione biologica, preferendo spesso l’acquisto di prodotti sani e genuini, dalla filiera certificata. Secondo la Firab, la Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica, le vendite su tutti i canali dei prodotti biologici è di 4,9 miliardi di euro. Una ricerca Nielsen ha fatto emergere che fra i consumatori di prodotti bio il 27% è convinto che siano più sicuri per la salute, il 20% che siano più rispettosi dell’ambiente, il 14% che siano più controllati e il 13% che i prodotti biologici siano più buoni. In quella che viene definita alta cucina di conseguenza, proprio per la ricerca sulle materie prime le sfaccettature e le opportunità oggi sono molto numerose, anche grazie allo sviluppo di format che riescono a fare convivere il concetto di pop con il gourmet. Lo street food diventa gourmet Un italiano su due dichiara di acquistare lo street food (Fonte: Indagine Coldiretti/ Ixe’) e tra il 52% che consuma il cibo di

Trend 2017 Gourmet e alta cucina Nella ristorazione ricopre un ruolo importante quella di lusso. All’interno dei 45 miliardi di euro del mercato del food & beverage di lusso, i ristoranti rappresentano il 46% grazie anche a uno sviluppo dell’offerta per soddisfare le esigenze di specifici segmenti. È importante però fare una premessa. Spesso quando si fa riferimento all’alta cucina la si definisce anche “gourmet”. Il termine “gourmet” tuttavia ha un significato molto più ampio poiché definisce quella cucina che prevede l’uso solo di ingredienti altamente selezionati, genuini, che oltre a soddisfare il gusto sono positivi per il nostro organismo. L’alta cucina, proprio per il costo tendenzialmente elevato, si novembre/dicembre 2017

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strada il 69% predilige il cibo della tradizione locale (piadina, arancini, arrosticini), il 17% consuma quello internazionale (hot dog, hamburger) e solo il 14% l’etnico come kebab, falafel. All’interno di questo segmento si stanno sviluppando però dei format che oltre a offrire cibo da consumare per strada, hanno una particolare attenzione alla qualità degli ingredienti. Uno di questi è Miss Posto, un truck che si muove per i principali luoghi della Lombardia (e in futuro nel resto d’Italia) dove vengono realizzati e venduti panini con prodotti naturali, senza conservanti, coloranti e una caffetteria con ingredienti senza dolcificanti industriali. A Trieste è invece nato Chips Avenue (http://chipsavenue.com/) che nel primo punto vendita, un cubo in metallo e vetro in via XX Settembre, offre i piatti della tradizione, patate cucinate in modo classico e innovativo, birre artigianali e una cola italiana. A conferma di questa tendenza sono numerose le manifestazioni che celebrano lo street food di qualità come l’evento organizzato da Eataly Roma lo scorso giugno.

Verona), precursore della pizza contemporanea (o moderna), la pizza passa da fast food a gourmet poiché sposa una base lievitata alla perfezione con materie

Il successo della pizza “contemporanea” La pizza, che lo si voglia o meno, secondo un’indagine Doxa sulle preferenze degli italiani al ristorante, è il piatto preferito dal 77% degli intervistati. Oggi però la pizza ha cambiato faccia, per la ricerca sulle farine (macinate a pietra con grano biologico), la lievitazione, l’utilizzo di materie prime d’eccellenza, i topping innovativi. Per Simone Padoan (fondatore de I Tigli a San Bonifacio vicino a

prime di stagione. Deve fondere l’acido, l’amaro e il dolce e rispondere anche a un gusto visivo per colori. Dall’idea di pizza di Padoan, proprio per l’attenzione

all’origine degli ingredienti, nascono così progetti come Pizza Gourmet di Giuseppe Vesi, uno dei maestri della pizza napoletana realizzata con farine di grano italiano di tipo 1 e 2, 100% macinato a pietra da agricoltura integrata, e con lievitazioni controllate. Anche gli ingredienti sono scelti con la medesima attenzione e sono biologici e tracciati. Con un concept simile è Pummà, creata da tre imprenditori romagnoli che condividevano la passione per la pizza, una catena di pizzerie contemporanee che cambiano il loro menu in base alla stagionalità e alle collaborazioni stellate. Il progetto prevede un apertura ad Ibiza, dopo Milano Marittima, Bologna e Milano (inaugurata il 12 ottobre). Pop con gusto L’accessibilità dell’alta cucina nasce con D’O, il ristorante dello chef stellato Davide

La pizza, che lo si voglia o meno, secondo un’indagine Doxa sulle preferenze degli italiani al ristorante, è il piatto preferito dal 77% degli intervistati 14

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pasta fresca e pane), ha aperto un secondo punto a Casalecchio sul Reno nel tratto appenninico dell’Autosole e dove saranno disponibili prodotti enogastronomici con presidio Slow Food. All’aeroporto di Fiumicino, sempre Autogrill con Assaggio Taste of Wine, un wine and fish bar con un menu che unisce il vegetariano e il pesce pensato dalla chef stellata Cristina Bowerman. Oltreoceano invece c’è anche chi ha deciso di pensare a una catena di ristoranti di sola pasta di alta gamma. È Mark Ladner, per 10 anni alla guida della cucina di Del Posto a New York, che con Pasta Flyer vuole lanciare l’idea di un fast food di pasta di altissima qualità.

per realizzarlo. È il trionfo del gourmetfai-da-te. Delizialy, invece a Milano incentiva il dialogo fra i ristoranti di qualità e gli amanti del buon cibo. Nella community alcuni chef affermati ed emergenti propongono menu con piatti non presenti in carta e creati per l’occasione. Gli utenti gourmet scelgono tra le varie proposte e acquistano in anteprima a un prezzo scontato la cena, che però si terrà solo se viene raggiunto il numero minimo di partecipanti. L’alta cucina gourmet vive oggi un momento aureo perché è sempre più presente il desiderio di nutrirsi bene, in

La frontiera dell’alta cucina

L’alta cucina gourmet vive oggi un momento aureo perché è sempre più presente il desiderio di nutrirsi bene, in modi innovativi

Come abbiamo scritto la cucina gourmet negli ultimi anni si è evoluta dando la possibilità a molti ristoratori e imprenditori (e, di conseguenza, a chi ha il palato fino) di esplorare nuove strade. Molte però sono ancora quelle da battere o che sono state appena aperte. Come quella del food delivery gourmet. Fanceat, startup partecipata da Just Eat, con la collaborazione di oltre 20 ristoranti selezionati, di cui alcuni con la stessa Michelin, offre sul sito internet 30 menu replicabili fra le mura di casa. L’utente sceglie il menu e il giorno stesso o quello successivo riceve a casa in un box gli ingredienti pronti

modi innovativi. Ed è sempre più la voglia di provare qualcosa di nuovo. È l’unione fra salute, gusto e ricerca. Una necessità che sembra affermarsi soprattutto nelle grandi città. Un piacere per gli occhi, per il palato e per il fisico.

Oldani, che per primo, nel 2003, ha voluto proporre piatti ricercati e di grande creatività a prezzi (quasi) popolari. Se per anni la sua filosofia non è stata sposata da molti, in questi ultimi tempi si sta sviluppando la fusione fra alta cucina e catene di food. Prima fra tutti Autogrill, che dopo avere inaugurato il Bistrot di Fiorenzuola D’Arda in collaborazione con l’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo per offrire prodotti enogastronomici d’eccellenza della zona di Piacenza e Parma (con laboratori che preparano novembre/dicembre 2017

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Oltre.

Oltre è accedere agli insights. Oltre è intercettare i trend. Oltre è esplorare e innovare. Noi di KB KNOWLEDGE siamo abituati a guardare oltre e lo facciamo con competenza e passione. Perché oggi il problema non è raccogliere informazioni ma renderle fruibili al momento giusto, interpretare i dati raccolti per facilitare la loro lettura, velocizzare le decisioni e ottenere valore in grado di fare la differenza. In altre parole siamo il tuo partner specializzato in business intelligence in grado di osservare il mercato e analizzare i consumatori, conoscerne i trend, esplorarne le evoluzioni a supporto di chi vuole innovarsi ed emergere nel proprio settore. Spesso un’idea può ispirare una soluzione o sviluppare il tuo pensiero da un’altra angolazione e un occhio super-partes può facilitare la visione di un’ opportunità.


Food

Astino nel gusto Buona la prima! di Laura Lamarra


È tempo di vendemmia e di celebrazioni del bere bene e del buon cibo, così tra le numerose fiere enogastronomiche, si è appena concluso Astino nel gusto: tre giornate, dal 13 al 15 ottobre, all’insegna dell’alimentazione sana, prelibata e di gran classe. La classe è quella dei numerosi chef stellati ospiti della kermesse, che si sono susseguiti in questa maratona culinaria: da Carlo Cracco, ad Antonino Cannavacciuolo, da Enrico e Roberto Cerea, a Heinz Beck, da Klugmann, a Oldani e molti altri ancora. Accanto alle Superstars della buona tavola, ampia possibilità di degustazione di oltre 100 prelibatezze firmate da cuochi, pasticcieri, pizzaioli, vignaioli, osti e artigiani del gusto, che meglio rappresentano la qualità in East Lombardy. L’iniziativa è a cura di Visit Bergamo / Turismo Bergamo in collaborazione con Comune di Bergamo, Regione Lombardia, InLombardia, Camera di Commercio di Bergamo, Aeroporto di Milano Bergamo e East Lombardy - Regione Europea della Gastronomia 2017, i cui main sponsor sono S.Pellegrino, Consorzio Franciacorta e Grana Padano. La prima edizione è stata un vero successo: circa 1100 visitatori provenienti da tutto il mondo nella sola serata di domenica. Complice una location davvero mozzafiato: a due passi da Bergamo, al millenario Monastero di Astino, nel

cuore della Valle della biodiversità. Avvolti in un’atmosfera magica, di profumi e sapori inebrianti, hanno avuto inizio gli show cooking dei grandi chef. Uno spettacolo nello spettacolo. Dalla saletta dedicata sino ad esaurimento posti, o grazie ai grandi schermi posizionati per l’occasione nel monastero, era possibile entrare nel vivo della preparazione dei piatti ed assistere al processo di creazione accompagnato dalla descrizione del grande chef. Al visitatore veniva data la possibilità di apprendere le nuove creazioni culinarie, interagire con i protagonisti, sottoporre domande e curiosità sino a fare selfie, in coda ordinata, ed essere serviti personalmente

La prima edizione è stata un vero successo: circa 1.100 visitatori provenienti da tutto il mondo nella sola serata di domenica dallo chef stellato. Un plauso va anche all’ottima organizzazione, fortemente orientata a rendere l’esperienza per il visitatore ricordo indelebile di valoriz novembre/dicembre 2017

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zazione territoriale e delle eccellenze del nostro Paese. Nulla è lasciato al caso: dal servizio navetta, con cui il visitatore dal grande parcheggio di Auchan a Bergamo viene accompagnato sin sul Monastero e ricondotto al rientro, all’accoglienza, al simpatico ed efficace passaporto, sorta di passe-partout rilasciato all’accettazione per accedere all’evento e consentire di intraprendere questo meraviglioso percorso culinario. Si tratta di un vero e

Si tratta di un vero e proprio viaggio alla scoperta dei sapori e dei profumi di un territorio ricco, vivace e capace di coinvolgere ed emozionare proprio viaggio alla scoperta dei sapori e dei profumi di un territorio ricco, vivace e capace di coinvolgere ed emozionare. Poche e semplici regole che rendono questo inebriante tour ancora più piacevole: le tappe culinarie sono contraddistinte da un numero facilmente identificabile apposto sulle 25 isole gastronomiche ed indicate sul passaporto, con l’enunciazione dello chef e una breve descrizione del piatto proposto. Non è consentito ripetere la degustazione dello stesso piatto, in modo da dare la possibilità a tutti di assaggiare, e le eventuali violazioni sono facilmente riscontrabili dal timbro apposto dall’addetto presente ad ogni postazione culinaria. È facile lasciarsi avvolgere dalla molteplicità di colori, odori, sapori che riflettono non solo la creatività e l’estro degli chef e dei viticoltori ma anche le caratteristiche proprie delle terre dei cibi e dei vini pre-

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senti. Alle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova e ai loro cuochi e prodotti, va la prestigiosa “medaglia al valore” gastronomico della Lombardia Orientale. Attraverso queste tre giornate all’insegna del vivere bene, il visitatore assapora non solo cibo e vino ma anche valorizzazione, aggregazione ed integrazione, fattori dominanti che contraddistinguono la manifestazione. Nell’antico Monastero di Astino, una grande tavola imbandita, rappresentata dalle isole gastronomiche diversamente collocate, pare figurarsi, attorno alla quale chef stellati, guests e grandi cuochi, protagonisti delle variegate prelibatezze, interagiscono amabilmente con commensali, amanti e appassionati di cibo e vino provenienti da tutto il mondo, in un’atmosfera incantata ed un contesto quasi fiabesco di valorizzazione delle risorse del territorio. Il successo di Astino nel Gusto è anche dimostrazione evidente della validità di fare rete. La messa a sistema delle ricchezze e delle risorse del territorio delle diverse Province Cremasco, Cremonese e Casalasco è volano per una diffusione di conoscenza del Made in Italy ancora più efficacie. “Lasciati stupire: ad Astino nel gusto l’eccellenza è servita ed è per tutti” è l’invito rivolto dagli organizzatori della manifestazione, che Beesness ha non solo accolto ma anche testato, confermandone la veridicità, nell’attesa della prossima edizione.


Food

Mamado Crea il design a tavola di Cinzia Meoni

Dal suo osservatorio privilegiato Martino Lapini, tra i fondatori dell’azienda, sottolinea come nella ristorazione vi sia un ritorno alla tradizione anche se, magari, rivisitata con oggetti unici e creativi “osteria, locanda, trattoria si crea empatia e dove soprattutto dove si spende il giusto�


Mamado è una realtà che unisce oggetti di design alla comunicazione prevalentemente digitale. L’idea, come spiega a Beesness Martino Lapini, uno dei tre soci fondatori dell’azienda, è quella di “creare un legame con il cliente anche in oggetti abituali come avviene con The Greatest Table Game, un set di piatti colorati che, usando l’icona del like, fa risaltare gli stessi piatti e il loro contenuto”. Mamado, raccolta l’imprenditore, “è partita con il design lavorando sul progetto Longplate, piatti di porcellana che sembrano vinili. Abbiamo poi continuato su un doppio binario, oltre al design, la comunicazione molto virata al digital. L’idea è quella di far nascere solo i progetti che ci piacciono e di coinvolgere, di volta in volta, una squadra di talenti che possano concretizzare il progetto”. Da dove nasce Mamado e cosa significa il nome? Il nome è un acronimo che suonava bene e derivante dalle iniziali dei tre soci fondatori: oltre al sottoscritto, Domenico Monterummo e Mario Giordano. Mamado nasce dalla necessità mia e di Domenico Monterummo di creare un contenitore per tutte le idee che ci venivano al di

fuori dei nostri lavori ufficiali. Quando io e Domenico siamo partiti abbiamo poi impiegato qualche mese per capire che sul lato commerciale non si può essere creativi come invece siamo noi due. Abbiamo quindi coinvolto Mario, molto competente sul fronte dei numeri. Come è composto il capitale sociale? Pensate di aprirlo a terzi?

Il nostro capitale sociale è diviso equamente tra i soci. Non escludiamo in futuro la possibilità di aprire le porte del capitale a terzi, a patto di trovare qualcuno un po’ pazzo come noi. Quali sono i vostri obiettivi di crescita? Siamo nati tre anni fa e ci riteniamo ancora una realtà piccola seppure in espansione. Il nostro fatturato si attesta intorno ai 150mila euro l’anno e contiamo di raggiungere il pareggio entro il 2020. Siamo comunque soddisfatti dei risultati ottenuti in questi primi anni di attività visto che, con i nostri articoli di design abbiamo raggiunto il mercato internazionale, Giappone compreso. Quali sono stati i maggiori ostacoli che avete incontrato nella realizzazione del progetto? Provenendo da un mondo di creatività pura, la maggiore difficoltà è stata quella di imbattersi con la produzione, i suoi tempi, il controllo qualità e la realtà degli ordini. Dal vostro punto di vista privilegiato che vi porta a essere interlocutori di locali e ristoranti per la fornitura di oggetti di design per la tavola, quali sono i trend emergenti sul fronte della ristorazione? Si nota un ritorno alla tradizione. È in novembre/dicembre 2017

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ascesa infatti il modello ristorativo che rinnova quelli del passato: l’osteria, la locanda, la trattoria, posti in cui si ha voglia di tornare, in cui si crea empatia e dove soprattutto dove si spende il giusto. Sembra che anche la guida Michelin si sia accorta di questo e stia premiando locali simili. Il ristorante gourmet di alto livello, o anche la nuova apertura con un servizio ingessato e le porzioni mignon anche se impiattate divinamente va bene una volta. Ma poi quante volte ci si torna?

“Non ci sono regole ferree, ma libertà di contaminazioni di stili”

Anche i giovani cuochi-imprenditori sono molto attenti su questo fronte e quindi a calcolare bene il costo dei loro piatti per far sì che un locale funzioni e sia redditizio. Oggi l’ambizione della stella e dei riconoscimenti della critica lascia il posto all’obiettivo di ottenere un tutto esaurito tutte le sere, anche se questo non significa trascurare location e servizio. Il ristorante ormai è stato trasformato in un nuovo tempio pagano, qual è a 24

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vostro giudizio, come creatori di articoli di design destinati anche alla tavola, l’influenza della mise en table nella scelta del locale? Influiscono, ma mai quanto il personale di sala, al servizio, ai tempi e al menu. Pensando a tutte le nuove aperture degli ultimi tre anni, il trend è sicuramente quello di una crescente attenzione all’arredamento e allo stile del locale. La mise en table e en place dipende molto dal genere di ristorante. Non ci sono regole

ferree, ma libertà di contaminazioni di stili. Alcuni chef immaginano una nuova proposta e contemporaneamente pensano a come dovrà essere il piatto in cui sarà servita la creazione. Occorre considerare che nel 90% dei casi i clienti hanno visto le foto del menu e dell’impiattamento sul web, e simili elementi possono essere stanti determinanti nella scelta del locale. Ma una volta in sala l’attenzione si sposta su altro, a iniziare dall’accoglienza e dai tempi di attesa tra l’ingresso e la seduta.


Food

Lucio a mare Un ristorante davvero da sogno di Laura Lamarra

Da Lucera, splendida città pugliese, ricca di storia e cultura, definita da Federico II “l’amica”, Lucio Stanca, Top Manager, Ministro, Senatore, Deputato e grande appassionato di cibo, 58 anni fa, aspirava a studiare all’Università di Napoli; luogo che non raggiunse mai, trovandosi, per desiderio del padre imprenditore, catapultato in Bocconi a Milano. Come l’ha accolta la capitale meneghina? “Erano i primi anni ‘60 e la sfida maggiore per me non era affatto lo studio, seppur arduo ed esigente, quanto l’integrazione. Vivevo al pensionato dell’ateneo e come 26

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ragazzo del sud non ero affatto abituato al modus operandi milanese, fatto di inviti ad uscite in comitiva formulati dal gentil sesso. Era la Milano del dopoguerra che offriva molte opportunità. Con un amico presi un appartamento di 30 mq, in fondo a Via Ripamonti, e per risparmiare e mangiare meglio, cominciai a cucinare. Affascinato dalla dimensione multinazionale e dalla tecnologia, strada anomala per un laureato in economia, andai a Londra per studiare inglese. Finiti i soldi di mamma, dopo 4 mesi, lavorai come cameriere pur di restare. Entrai poi in IBM, ove ho trascorso 35 anni, diventando


Presidente e Amministratore Delegato in Italia, poi a Parigi, in Europa, in Africa e in Medioriente.” Cosa ha portato di Lei in IBM? “Flessibilità, velocità, adattabilità e intuizione, caratteristiche tipiche del nostro Paese che, senza il contesto organizzato e regolamentato delle multinazionali straniere, come quelle anglosassoni, diventano il caos italiano (sorride). Ho portato la mia curiosità, la voglia di imparare e di respirare a pieni polmoni la dimensione internazionale, vivendo prima in USA e poi a Parigi”. Quali sono stati gli incontri più significativi di quel periodo? “Ne ricordo molti e tra tutti rimane indelebile l’incontro con Mandela, a metà degli anni ‘90. Mi ricevette alle 7.30 a casa sua, in tuta da jogging e un po’ sudato dalla corsa, mi salutò dicendo: “sei italiano? Anche il mio meccanico, by the way, tu sei in sovrappeso” e mi consigliò di fare sport ogni mattina. Già allora la mia passione per il cibo era evidente (sorride)”. Come ha vissuto il rientro in Italia? “I Senior Executives a 60 anni devono lasciare IBM per ricambio generazionale; tornai quindi con un punto interrogativo sul mio futuro. Arrivò inaspettata la telefonata del Presidente Berlusconi alla ricerca di un Ministro incaricato della tecnologia e dell’innovazione. Sulla scorta di un documento in cui illustravo la mia idea di digitalizzazione, a tre mesi dalle elezioni del 2001, il Cavaliere annunciò al mondo la mia nomina. Da un mondo incentrato su meritocrazia, efficienza e

organizzazione, mi ritrovai catapultato nel pianeta pubblico, totalmente diverso da quello privato, distante dall’internazionale e più impregnato di demotivazione, burocrazia e lungaggini”. Un’esperienza politica fortemente provante? “Occorre lottare contro fattori limitanti ma riuscire nell’operato è fonte di grande soddisfazione, perché si è al servizio del Paese. Questo è lo spirito dei miei interventi: dalla legge di accesso dei disabili ai siti, all’obbligatorietà della posta certificata, alla firma digitale, al codice della pubblica amministrazione digitale, ahimè disatteso. Tipico del settore pubblico è innovare ripartendo da zero, emendare e quasi mai attuare, intervenire per visibilità e scordarsi l’execution”. Dopo la politica, il cibo diventa focus di un progetto universale, Expo2015, se l’aspettava? “A f f a t t o . S o n o s t a t o n o m i n a t o Amministratore Delegato nell’aprile del 2009 e per dodici mesi mi sono occupato principalmente della difficile fase di traduzione del dossier di candidatura in masterplan. Resta per me motivo di orgoglio l’aver costatato che, nonostante il forte scetticismo, la pianta complessiva del sito, progettata in quei mesi, è stata esattamente quella realizzata”. Dall’Expo sul cibo al libro “Profumi di casa” nell’immaginario “Lucio a mare”. Perché il sogno deve restare tale? “Amo molto mangiare e cucinare. La passione culinaria nasce dalla mamma casalinga che, bravissima, riceveva osservazioni dal papà esigentissimo ed inca-

“Lo chef è il pittore che crea il quadro e lo firma, io sono un buon cuoco, non creo il piatto ma lo faccio bene” pace di fare un caffè (sorride). Profumi di casa, è il racconto di ricette di cibi da me cucinati, a casa mia, appresi nei luoghi in cui ho vissuto, di scampagnate con amici, di episodi di convivialità familiare. Il cibo mantiene unita la famiglia e gli affetti. Lo chef è il pittore che crea il quadro e lo firma, io sono un buon cuoco, non creo il piatto ma lo faccio bene, in modo tradizionale. Perciò Lucio a mare deve restare tale: un ristorante aperto una volta l’anno, in estate, a casa mia in Sardegna. Un’occasione unica per i 50 invitati di trascorrere una serata allegra, conviviale e con buon cibo. Il piatto che non ordino mai altrove, perché resto sempre deluso, sono gli spaghetti alle vongole, da Lucio a mare, rigorosamente cremose, con olio pugliese e aglio amalgamati al punto giusto.” novembre/dicembre 2017

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Food

Oltrepò

Un brand in costruzione per lanciare il turismo enogastronomico di Cinzia Meoni

L’eccellenza lombarda progetta una campagna di crowdfunding e punta sui prodotti del territorio per conquistare il cuore e non solo di milanesi e stranieri. L’idea portata avanti è quella di realizzare una sorta di albergo diffuso tra vigneti, eremi, terme e scenari incantati

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L’Oltrepò pavese rinasce, rinnova il proprio brand e si propone di utilizzare quanto prima una raccolta di crowdfunding per sostenere un territorio capace di of frire percorsi emozionanti alla scoperta di eremi (Sant’Alessandro in Butrio), terme (Salice Terme dove oltre alle acque curative si può provare la vino terapia e le acque sulfuree delle Terme di Rivanazzano), castelli e certose che sembrano palazzi nobiliari, piazze rinascimentali (Vigevano) ed eccellenze enogastronomiche: dagli spumanti (tra cui il brand La Versa) al salame di Varzi fino alle zucche berrettine, alle cipolle di Breme, al peperone di Voghera, oltre alla Formaggella di Menconico, al Nisso d’Olptreò e alle diverse specialità della

tavola come gli agnolotti gobbi o la leggendaria zuppa pavese. L’idea dei promotori è quella di promuovere prima di tutto “l’orgoglio oltrepadano” e l’identità del territori che l’area sa esprimere e tornare a proporre l’Oltrepò come l’uscita fuoriporta dei milanesi. Ma non solo. L’attenzione è anche sul mercato enoturistico di oltre confine, dalla Svizzera al Giappone, fino agli scandinavi che apprezzano la campagna assolata e ricca di passeggiate a piedi e itinerari in bici come il territorio oltre padano può offrire. D’altro canto l’Oltrepò si trova sul 45° parallelo, lo stesso delle vigne di Bordeaux e delle grandi zone vinicoli mondiali. Un caso? Non proprio. Qui infatti, nei 13.500 ettari di vigneto che ospitano


1700 aziende vitivinicole si produce il 62% del vino della Lombardia e gran parte di quella nazionale di alcuni vitigni di eccellenza come la croatina (4mila ettari pari al 40% della produzione nazionale) e Pinot nero (3mila ettari, pari al 75% della produzione nazionale). Tra i vitigni presenti in Oltrepò ci sono anche: Barbera (3mila ettari), Riesling (1.500 ettari) e Moscato (500 ettari). In tutto l’Oltrepò porta sul mercato oltre 12 milioni di spumanti (di questi 1,5 milioni di metodo classico) e 20 milioni di Bonarda. La produzione oltrepadana vanta un Docg (Oltrepò pavese metodo Classico), 7 Doc (Bonarda, Buttafuoco, Casteggio, Pinot grigio, Pinot nero, Sangue di Giuda dell’Oltrepò Pavese) e un Igt (Provincia di Pavia). Proprio tra i filari dell’Oltrepò che occupano la superfice di quasi 20mila campi da calcio ha infine avuto origine lo

spumante metodo Classico italiano nella metà del ‘700 e nel 1865 è stato spumantizzato il Pinot nero da barbatelle selezionate in Francia. A sottolineare le molteplici opportunità di sviluppo nel turismo offerte dal territorio è stato Roberto Lechiancole proprietario del wine resort Prime Alture e presidente della Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, di fronte a una platea di imprenditori e politici riuniti per l’annuale manifestazione di Oltrepò Oltregusto. Lechiancole ha già in agenda una serie di progetti pronti a essere realizzati nei prossimi mesi (a iniziare dalla organizzazione di gite mensili da Milano fino a eventi dedicati al territorio), magari proprio grazie a quella raccolta di crowdfunding con cui l’imprenditore punta a coinvolgere i 530mila abitanti del territorio per dar vita a un brand forte non solo sul fronte del vino capace di accogliere tra le vigne foodies, wine lovers e turisti incantanti dalla bellezza dell’area. L’idea portata avanti è quella di realizzare una sorta di albergo diffuso tra vigneti e scenari incantati. Il territorio, stretto tra le provincie di Alessandria e Piacenza, parte dal Po e s’insinua fino all’Appennino ligure-emiliano con una grande varietà di paesaggi: dalla pianura con i campi a perdita d’occhio, alle colline ricoperte di vigne e per finire la alture coperte di boschi di acacie e querce. La stessa Varzi, considerata capoluogo dell’Oltrepò montano, ha un centro storico medioevale affascinante e da qui

si può poi proseguire verso Zavatterello, un borgo dominato da un castello medioevale. Interessante anche Stradella nota, oltre che per il vino, per la produzione di fisarmoniche a cui è stato persino dedicato un museo. Oltre ai vitigni in Oltrepò si può quindi scoprire una terra

L’idea portata avanti è quella di realizzare una sorta di albergo diffuso tra vigneti e scenari incantati

paesaggisticamente interessante e ricca di storia, longobarda certo ma non solo. Secondo un’antica leggenda proprio tra i colli pavesi si era ritirato in fuga dagli intrighi dei palazzi londinesi, Edoardo II d’Inghilterra che proprio all’abazia benedettina di Sant’Alessandro di Butrio si dice abbia trascorso in totale isolamento gli ultimi anni della sua vita. Oggi, l’abbazia, circondata dai boschi, è costituita da tre piccole chiese intercomunicanti tra loro (Santa Maria, Sant’Alberto e Sant’Antonio) e offre una magnifica vista sulla natura circostante. Non è difficile immaginare come questo luogo incantato abbia potuto rappresentare un vero e proprio paradiso per esuli in fuga, ex capi di stato compresi. novembre/dicembre 2017

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Food

Carlsberg

Un luppolo davvero innovativo ed ecosostenibile di Laura Lamarra

Vicentino con famiglia di origine triestina, cresciuto a Milano, dove ha studiato e svolto gran parte del suo operato, Alberto Frausin, Amministratore Delegato di Carlsberg Italia, racconta la sua attenzione per il largo consumo e il rispetto dell’ecosistema.

largo consumo, in cui opero da quasi quaranta anni, era quella che, specie nel marketing, meglio sintetizzava, a mio avviso, la capacità di portare avanti progetti e sfide imprenditoriali, con una visione di lungo termine e capace di incorporare i cambiamenti sociali.”

Il focus sul settore del largo consumo deriva dal contesto familiare?

Quanto di sé si riflette in questa visione?

“Dal papà imprenditore ho ereditato il desiderio di diventare tale, ma in un settore diverso da quello delle vernici. Quando inizia nel 1980, l’industria del 30

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“Molto. Guardo sempre avanti, i successi passati non mi interessano, sono costantemente alla ricerca di capire cosa accadrà tra dieci anni, sono curioso, ascolto con attenzione e adoro la commistione tra set-


tori. Le tante esperienze internazionali, vissute in diverse realtà di largo consumo, negli USA, in Ungheria e in Lussemburgo, tra gli anni ‘90 e 2000, mi hanno permesso di apprendere molto e dare ampio spazio a queste mie caratteristiche.” A cosa occorre prestare attenzione nelle politiche di marketing odierne? “Sostenibilità ambientale e digitalizzazione sono fiumi in piena che stanno modificando, e lo faranno sempre più profondamente, i comportamenti dei retailers e dei consumatori. Il settore del largo consumo ha bisogno di fare un salto di qualità, specie su tali tendenze, anche dal punto di vista degli investimenti in innovazione. Carlsberg è una media realtà, unica nel panorama dell’industria della birra, che certifica con il LCA (Life Cycle Assessment), ormai da 5 anni, tutto ciò che produciamo e vendiamo in Italia”. Un impegno che Carlsberg porta avanti in che modo? “Con concretezza e costanza. Saremo tra i protagonisti di una conferenza mondiale a Roma, il 25 ottobre, in occasione della quale il Capo dello Stato presenterà ufficialmente in Campidoglio un protocollo siglato dal Ministero dell’Ambiente, dalle Autorità e dalle aziende italiane di alleanza e impegno sul piano del contenimento dell’acqua, nel ciclo di vita del prodotto, e del rispetto dei cambiamenti climatici. Il tema dell’acqua, come risorsa scarsa, è cruciale; si stima che da qui al

2030 la risorsa idrica in Europa potrebbe avere un problema di abbattimento del 40% rispetto alla situazione attuale”.

sibilizzazione dei lavoratori in fabbrica, l’aumento dei controlli e soprattutto l’innovazione”.

L’acqua al centro dell’attenzione, ma non dovevamo parlare di birra?

Cosa significa innovazione?

“(Sorride) Il tema per noi è di estrema rilevanza, se si considera la vicinanza del nostro birrificio al fiume Olona ed alla Fonte del Campo dei Fiori. Non dimentichiamo che un fattore di rischio sono le eventuali alluvioni, come peraltro è accaduto nel 2009 e che per produrre un litro di birra occorrono 4 litri di acqua,

“In 8 anni abbiamo investito circa 100milioni di euro; moltissimo per un’azienda delle nostre dimensioni”

una risorsa scarsa nel prossimo decennio. Lavoriamo al progetto IRIS, finanziato dall’Europa, con l’obiettivo di analizzare l’impatto del cambiamento climatico sulla nostra capacità di produrre birra in futuro. Il nostro piano prevede una serie di azioni tese a ridurre la necessità di acqua. Nel 2016, primo anno di avvio, abbiamo conseguito una riduzione del 20%, mediante una forte attenzione e sen-

“L’innovazione per noi è il nuovo fusto a spina, DraughtMaster, totalmente in materiale plastico, che abbatte il consumo di CO2 e di acqua, rispettivamente di circa il 40% e 20%, e, finendo nel riciclo, viene riutilizzato in una logica di circular economy. Questo particolare fusto inoltre non ha residui, viene schiacciato completamente, e non ha resi di birra, in quanto il prodotto non si ossida più. Così, nel 2016, abbiamo risparmiato circa 30mila ettolitri di birra che corrispondono a 120mila ettolitri d’acqua”. Un sistema innovativo celebrato in Expo2015? “La presenza in Expo è stata un riconoscimento di qualità e di eccellenza italiana, in linea con lo spirito e i desiderata della carta dei valori della manifestazione. In 8 anni abbiamo investito circa 100 milioni di euro; moltissimo per un’azienda delle nostre dimensioni. Grazie a questo sistema di spillatura, rivoluzionario ed ecologico, siamo diventati riferimento mondiale e noi italiani stiamo sostituendo tutti gli impianti in Danimarca e negli altri Paesi. Crediamo fortemente nella ricerca, nello sviluppo e nell’innovazione; uniche armi per affrontare le grandi sfide del nostro pianeta, e nell’attenzione a cogliere ed incorporare nei processi produttivi i segnali che l’ambiente ci trasmette. Occorre ripensare al ciclo di vita del prodotto, dalla materia prima sino al packaging, con un forte orientamento al risparmio di quantità, all’allungamento della durata del prodotto, preservando la qualità”. Per le prossime innovazioni diamo appuntamento ai lettori dove e quando? “Ai 7 luppoli, a provare un prodotto che verrà lanciato a febbraio 2018, che vede in questa materia prima la sua centralità e che utilizzerà tecnologie davvero innovative per risaltarne ancor di più il sapore e il profumo”. novembre/dicembre 2017

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Food

Taste of

L’alta cucina accessibile di Cinzia Meoni


“Dopo Milano e Roma puntiamo a conquistare l’alta montagna e a gennaio portiamo il festival a Courmayeur, per il primo after-ski gourmet. E per il futuro ci piacerebbe dare maggiore spazio agli eventi aziendali e più in là, magari, approdare in Spagna” sostiene Mauro Dorigo, general manager di Beit Events, la società che ha portato il format in Italia. “Taste Festival è ormai da 8 anni la festa degli chef e del loro pubblico. Una manifestazione in continua crescita ed evoluzione” dichiara a Beesness Mauro Dorigo, general manager di Beit Events, società di comunicazione specializzata nella ideazione e produzione di eventi che dal 2010 organizza i Taste Festival Italiani a Milano (giunta ormai a otto edizioni), Roma (a sei) e, in questa stagione, anche Courmayeur (la quarta edizione invernale). Il format, di proprietà di WmeImg (che a breve dovrebbe diventare Endeavor), colosso dell’entertainment americano presente nell’universo di Hollywood è in quello moda, è presente i 22 al mondo ed è in continua espansione.

Quel criterio utilizzate nella scelta degli chef da invitare? “Cerchiamo il giusto mix per ogni singolo evento tra chef emergenti e affermati così da coinvolgere maggiormente gli amanti della buona cucina.” In questi anni come è cambiato il pubblico? “Ci troviamo di fronte ad un pubblico sempre più esigente in fatto di gastronomia: materie prime d’eccellenza, genuinità, stagionalità, gusto.” Qual è il modello di business dei Taste Festival? “Gli eventi sono autofinanziati da partner e sponsor. Incassiamo poi dalla bigliettazione e da una condivisione della fatturazione con i ristoranti presenti a singoli festival.” Qual è il giro d’affari generato dal format in Italia? “In media un evento incassa un milioni di euro con una marginalità compresa tra il 12 e il 15%. Oggi Beit Events fattura all’incirca 2,5 milioni.”

Come ha iniziato questa avventura? “Il primo Taste Festival risale al 2004 a Londra. Mia sorella Silvia lavorava per la società organizzatrice e aveva contribuito a creare il format. Dopo qualche anno, visto il crescente successo della manifestazione londinese, abbiamo deciso di portarlo in Italia e siamo partiti così nel 2010 con le prime edizioni a cui ne sono seguite tante altre che hanno coinvolto in tutto oltre 100mila persone. Abbiamo avvicinato il pubblico alla grande cucina in modo informale e con l’obiettivo di creare un clima di festa dove chef e pubblico si possano incontrare, divertire e rilassare. Non siamo e non vogliamo essere un evento di critica gastronomica destinato a pochi esperti, ma un’occasione per aprire le porte alla cucina d’autore.”

danno la possibilità al pubblico di sperimentare. Ogni chef propone un menu di 4 portate con prezzi variabili da 6 a 10 ducati, sesterzi o scudi la valuta dell’evento rispettivamente a Milano, Roma e Courmayeur, con un cambio alla pari con l’euro.”

C’è qualche idea che le piacerebbe sviluppare? “Dopo aver introdotto la musica al Festival di Roma, anche per festeggiare i 15 anni dello spazio che ospita da sempre l’evento, ovvero Auditorium Parco della Musica, mi piacerebbe dare

Cosa rende speciale l’esperienza di Taste of rispetto ad altri festival che celebrano l’alta cucina? “Taste of rende l’alta cucina accessibile a tutti con piatti gourmet in versione degustazione a prezzi contenuti che novembre/dicembre 2017

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“Ci interessa la Spagna. Stiamo valutando e senz’altro vi terremo aggiornati.” Per il futuro state valutando anche altri format? “Stiamo già lavorando a due format proprietari che saranno pronti nel secondo semestre uno nel mondo dei motori e uno in quello della street art.” Dopo otto anni di Taste, quale piatto le è rimasto nel cuore? “Uova, bitto, patate e tartufo di Andrea Aprea, chef del Vun Restaurant del Park Hyatt di Milano, per l’edizione 2011. Un piatto meraviglioso.” maggiore spazio agli eventi aziendali. A Londra ad esempio hanno creato una vasta di “corporate hospitability” dove le aziende possono invitare partner e clienti per godersi un evento dedicato, organizzare occasioni di team building e magari chiudere affari.” Taste of debutta a Courmayeur il 26 gennaio. Cosa ci possiamo aspettare? “Sarà il primo “after-ski” gourmet capace di fondere la buona cucina, con la musica e l ’atmosfera che circonda il Monte Bianco. Sei ristoranti con chef provenienti da tutta Italia, cene esclusive con chef ospiti, laboratori di cucina, degustazioni, wine tasting e musica dal vivo e dj set fino a mezzanotte. E per agevolare il tragitto al centro sportivo dove avverrà l’evento stiamo pensando a organizzare un servizio di navette.” Nell’ultima edizione milanese avete stretto una partnership con Uber, UberEat, per la consegna dei piatti a domicilio. Come è andata l’esperienza? “Si è trattato di una esperienza positiva e, nonostante le difficoltà da proporre piatti gourmet con questa formula di consegna, da quanto ho sentito, alcuni ristoratori la stanno proseguendo.” Dopo il mercato italiano pensate di portare il format dei Taste Festival anche altrove? 34

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“Taste of rende l’alta cucina accessibile a tutti con piatti gourmet in versione degustazione a prezzi contenuti che danno la possibilità al pubblico di sperimentare.”


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Food

Davide Rampello Quando il cibo diventa arte di Laura Lamarra

Siciliano, per gesto d’amore di mamma, Direttore artistico a Palermo, con patria culturale a Venezia, Davide Rampello, si sente cittadino della metropoli milanese, vissuta intensamente e ritenuta straordinaria. Cos’è per Lei Milano? “Una città che ha l’energia del fare, un dizionario di architettura per le testimonianze straordinarie di grande fascino: dai giardini segreti, a certi androni delle case, ad alcuni vicoli e strade. Con il recupero della Darsena inoltre i navigli sono rientrati nell’immaginario milanese, non tanto per la movida, quanto come elemento urbanistico. La storia è fatta di corsi e ricorsi e non a caso l’idea di 36

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riaprirli, che condivido, va nella direzione di una città che vuole ridarsi un senso, un’immagine che l’apparteneva”. Qual è stato il Suo apporto a tale bellezza? “Giunto a Milano lavorai come autore in Rai, frequentando un mondo formidabile di artisti, autori ed editori. Passai poi alle reti libere e fui tra i fondatori di canale 5. Come direttore artistico, impostavo le regie delle trasmissioni e gestivo personalmente quella degli shows del sabato sera. Ero libero di fare ciò che pensavo e amavo e fui il primo al mondo ad usare la Stedicam nella storia della TV. Fu un’esperienza molto formativa, da cui appresi il lavoro di squadra: il regista deve mettere assieme in modo


nella cucina, come elaborazione e messa insieme di tutti questi elementi”. Dalla lavorazione del cibo come processo artistico all’apertura del ristorante LARTE a Milano?

armonico dalla prima donna, al cameraman, al macchinista.” Un lavoro di squadra utile in quali altri progetti? “In Triennale. Ente mortifero che, sotto la mia conduzione, da 40mila visitatori l’anno era passato a oltre 500mila e da 3milioni di euro l’anno a 11 milioni di euro, di cui il 65% di incassi autofinanziati”.

nante e senza descrizione, ripercorrendo, la storia dell’umanità e il rapporto con la materia. Attraverso l’esperienza del cibo, l’Uomo inizia a concepire il bene e il male, il buono e il cattivo; affina la

“Il cibo è arte e la sua lavorazione è un processo ricco di grande creatività”

Qual è stato il fattore di successo? “Ridare splendore al Palazzo, inteso come rappresentativo della totalità delle arti e non solo del design e dell’architettura. Declinare questa natura nello spazio complessivo, creare un ambiente accogliente e un luogo non da visitare ma da abitare. Così ho realizzato la biblioteca, il caffè esterno, il primo ristorante con cucina a vista, ecc. in modo da renderlo un riferimento vivo, un luogo di dibattito vivace in città, ove potessero trovare espressione dall’arte figurativa a quella informale, dalla moda alla musica, ai temi sociali, al Teatro, scorporato negli anni ’80, e da me ricongiunto.” Il cibo, protagonista della mostra in Triennale durante Expo2015, è raccontato nel Padiglione zero di Sua creazione. Com’è nato il concept? “È stato un progetto affascinante e coinvolgente, nato dalla presa di coscienza che raccontare il cibo significa di fatto narrare la storia dell’uomo. Il cibo è elemento indispensabile e per questo compagno di vita. Come fosse il copione di una commedia, ho messo in scena la sua rappresentazione: i visitatori, di volta in volta, accedevano ad una scena, emozio-

“L’idea di Andrea Illy, Presidente di Alta Gamma, era mettere a sistema ed esaltare competenze e prodotti dei soci attivi in campo alimentare. Ho concepito così un luogo innovativo e multifunzionale: dalla caffetteria, al bar, all’happy hour, alla cioccolateria, alla galleria d’arte, al ristorante in cui, all’inaugurazione, vi erano statue di Pomodoro, quadri di Boetti, ecc.“

Quali altri progetti ha in serbo sul cibo?

pesca e la caccia, impara ad interpretare e modificare la natura e trarne vantaggio con l’allevamento, l’agricoltura, coltivando di fatto se stesso, la famiglia, la comunità. Sino a giungere al concetto di economia, rivoluzione industriale, moltiplicazione dei saperi e al bivio, raffigurato dalla borsa telematica, di avanzare verso la speculazione, lo spreco, l’avidità e il profitto a scapito di tutto o di governare in armonia con la natura senza mai prevaricare”.

“Proseguo la rubrica su Striscia, legata alla scoperta dei produttori di nicchie d’eccellenza, degli artigiani più sofisticati, che vanno sostenuti. Consumando i loro prodotti capiamo il significato dell’alta qualità. L’Italia ha l’industria alimentare migliore al mondo, sana e saporita. Rispetto ad altri Paesi quali la Germania, con una cucina salutare ma piatta, e l’America con i classici 3 ingredienti, abbiamo una varietà di sapori, e perciò di saperi, ampissima. Uscirà in primavera un mio libro sul tema e a fine mese LARTE inaugura a Dubai per accogliere il mondo all’Expo del 2020”.

Qual è il Suo rapporto con il cibo? “Sin da giovane ho avuto un’ottima educazione alimentare, da parte di mio padre. Il cibo è arte e la sua lavorazione è un processo ricco di grande creatività. Saper lavorare bene la materia prima, allevare, incrociare razze, coltivare, innestare le piante, saper selezionare le sementi, sono dei gesti sapienti che da sempre mi incuriosiscono e trovano espressione finale novembre/dicembre 2017

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Digital Economy

Federica Costantini

Food blogger di Dolci Senza Burro di Patrizia Saolini Foto: Natalia G Photographer Abito: La Petite Robe di Chiara Boni Accessori: Lisa C Bijoux

Scopriamo da vicino chi è la creatrice di Dolci Senza Burro, una millennials dal talento irrefrenabile che si divide fra ricette salutari e passione per lo sport

È una della food blogger italiane più conosciute, regina di Facebook e campionessa di pattinaggio sul ghiaccio ma anche grande appassionata di tendenze moda e di fitness. Beesness l’ha incontrata a Milano durante uno dei suoi eventi a sfondo educational dedicato alle ricette detox. Come nasce questa doppia anima di pattinatrice e food blogger? Pattino dall’età di 4 anni. Sono stata atleta della Nazionale Italiana e ho partecipato a diverse gare di Coppa del Mondo. Attualmente vivo a Milano, sono l’allenatrice di una squadra di pattinaggio sul ghiaccio in Svizzera e da quattro anni ho iniziato il blog Dolci Senza Burro perché

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novembre/dicembre 2017

fondamentalmente ho un’anima “golosa”. In realtà, sono sempre stata attenta a seguire un’alimentazione corretta e bilanciata, essendo sportiva e quindi ho dovuto trovare il giusto compromesso fra gusto e leggerezza. Com’è la tua giornata tipo? Lavorando in Svizzera, la mattina la sveglia suona alle 7.00, scendo dal letto infilo le scarpe da ginnastica e corro per 10 km. Torno a casa, doccia e colazione con ovviamente una fetta del mio dolce del giorno che preparo regolarmente per il mio blog Dolci Senza Burro. Poi vado al lavoro e insegno pattinaggio sul ghiaccio per 4/5 ore al giorno. Nel tragitto ho sempre con me il pc per scrivere i nuovi articoli del


blog e lo smartphone in mano per seguire i miei canali social. Solitamente rientro a casa verso le 20.00 e prima di cenare inizio a preparare le ricette nuove. A volte mi capita di infornare anche alle 23.00! Parlaci degli eventi educational che organizzi per l’audience dei tuoi canali social, come si svolgono le serate e che feedback hai dal pubblico?

Da qualche mese insieme alle mie socie de La Meta di Sei organizzo dei workshop culinari serali. Questi incontri hanno sempre un tema diverso ma il fattore comune rimane cucinare insieme e poi mangiare quello che si è preparato. Sono serate allegre e conviviali dove si conoscono persone nuove, si fa sharing su Facebook e sui social in generale e dove gli ospiti imparano qualche trucchetto per dare il meglio di sè in cucina. Il progetto è partito quasi per gioco ma già sta prendendo piede perché sono moltissimi i follower coinvolti. Sono soddisfatta perchè i partecipanti tornano a casa sempre entusiasti e i feedback di gradimento online sono eccellenti.

I workshop si svolgono sempre in location di design quindi per l’occasione opto per outfit che si integrino bene nel contesto. Nell’appartamento all’ultimo grido per esempio, ho optato per un abito fantasia di Desigual che mi conferiva un aria da globe-trotter e valorizzava la mia figura curvy. Sulla terrazza milanese invece ho indossato un abito color cipria firmato La Petite Robe di Chiara Boni, ovvero un look elegante e bonton che mi ha permesso di essere allo stesso tempo chic per gli ospiti e comoda in cucina. Inoltre l’ho accessoriato con dei bijoux colorati di Lisa C, che hanno conferito al look i giusti punti luce e con una clutch in contrasto cromatico per custodire il trucco per i ritocchi e il cellulare. Mi sono sentita perfettamente a mio agio e ho anche ricevuto dei piacevoli complimenti sui social... In questo lavoro anche l’occhio vuole la sua parte.

assaggiare il risultato finale. Inoltre, va citata l’energia richiesta per dedicarsi al marketing digitale, per realizzare i contenuti e cucinare le ricette giornalmente in quanto sono attività che richiedono disciplina e cura di sé.

Quali altri elementi contribuiscono a rendere il tuo blog di successo?

Quali sono i tuoi prossimi progetti con Dolci Senza Burro?

La prima cosa è essere unici in quello che si fa e trovare la propria dimensione, il proprio stile e la nicchia di persone a cui rivolgersi. L’altro elemento è la costanza, avere un blog oggi vuol dire dedicargli tanto tempo, seguire ogni dettaglio, capire cosa si aspettano i tuoi follower. Nel mio caso, è necessario spiegare in maniera chiara e dettagliata le ricette senza burro abbinandole ad immagini il più possibile veritiere e professionali. Le foto sono l’unico strumento a disposizione per fare venire l’acquolina in bocca senza poter

Per mantenere il blog sostenibile e redditizio devo sempre creare nuovi progetti speciali, per la prossima stagione ho in cantiere il mio secondo libro che sarà dedicato ai dolci americani senza burro, una bella sfida in quanto sembra proprio che negli USA non possano fare a meno del burro, ma credo di averla superata e di aver trovato la chiave giusta per il mercato italiano.

Come hai conquistato i tuoi follower? Credo di averli conquistati con l’autenticità: io sono esattamente come mi vedete online cioè senza trucchi di sorta e sempre spontanea. La chiave del successo è quella di far entrare i follower nella propria vita e renderli partecipi dei tuoi progetti. La gente si affeziona ed è curiosa di conoscere la tua quotidianità. I miei follower mi accompagnano nella routine giornaliera fin dalla corsa mattutina, mi chiedono suggerimenti sia culinari che di stile ma anche agonistici, in questi anni abbiamo instaurato un irrinunciabile scambio di informazioni.

Grazie a Federica Costantini e mentre aspettiamo che esca il nuovo libro, potete seguire il suo blog su dolcisenzaburro.it

Nei tuoi eventi sfoggi sempre dei look sofisticati, raccontaci come scegli i capi per la serata. novembre/dicembre 2017

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Digital Economy

TheFork

Un business semplice e di successo di Cinzia Meoni

Beesness ne parla con Almir Ambeskovic, regional manager del gruppo, che non ha dubbi sui nuovi trend nella ristorazione “Veg, Vegetariani, risto-macellerie e ristopescherie e con ampia selezione di cocktail”. Ma attenzione avvisa l’esperto: al di là delle mode la tradizione vince sempre 40

novembre/dicembre 2017

“Sono convinto che come oggi prenotiamo un biglietto aereo solo via web, così sarà anche per i ristoranti. Ed è questa convinzione che mi ha spinto a realizzare Restopolis nel 2011 e a venderla nel 2015 a TripAdvisor (che dal 2014 aveva rilevato TheFork ndr) costituendo la versione italiana di TheFork” racconta Almir Ambeskovic, oggi regional manager di TheFork e responsabile oltre che del nostro mercato anche di quello svedese e danese. TheFork, presente in 11 Paesi con più di 40mila ristoranti affiliati (9mila in Italia), incassa una commissione per ciascuna prenotazione (pari, a quanto si dice, a un coperto circa su uno scontrino medio che in Italia è sui 29 euro) e un’altra su base mensile qualora i ristoratori

richiedano versioni sofisticate del sistema gestionale (TheFork Manager), proposte gratuitamente nel modello più semplice. Da quale idea si è sviluppata Restopolis e perché ha scelto di farla confluire in TheFork? Mi ha ispirato il business model di una realtà francese attiva nelle prenotazione online. L’idea mi ha colpito e l’ho, per così dire, importata in Italia. Nel 2014 ho aperto il capitale ad altri soci e l’anno dopo abbiamo venduto l’azienda a TripAdvisor che l’ha integrata con MyTable.it, dando vita alla versione italiana di TheFork. Per gli azionisti di Restopolis si è trattata di una exit strategy di successo e per l’azienda di un


di Doxa, 8 italiani su 10 preferiscono la cucina della tradizione. Il “culto” degli chef sta influenzando la scelta dei locali o la proposta di menù? Sì. Le persone sono sempre più consapevoli e attente nella scelta. Quali soluzioni per ovviare al problema della mancata presenza al ristorante?

matrimonio che ha reso possibile l’affermarsi di TheFork. Qual è stata l’accoglienza in Italia dell’idea di business? All’inizio per i ristoranti il web era un canale di prenotazioni inesplorato, quindi c’era un certo timore. Con le prime prenotazioni, abbiamo iniziato a ingranare la marcia e non ci siamo più fermati tanto che oggi l’Italia tra i primi Paesi del gruppo. Come è cambiato il mercato in questi anni? Gli italiani mangiano sempre più fuori casa, allocando a questa voce oltre un terzo della spesa alimentare familiare, vale a dire 75 miliardi. Lo sostiene una ricerca di Host 2017 e Met Bocconi. A differenza dei consumi domestici, il dato è rimasto stabile durante la crisi e ha ripreso a crescere nel corso dell’ultimo triennio. Questa tendenza trova un suo corrispettivo anche nella densità del mercato italiano della ristorazione con oltre 325 mila esercizi, di cui la metà sono ristoranti. E a livello di trend? Il food & beverage è chiamato oggi a rispondere a consumi sempre più aspirazionali. È poi cambiata la modalità

di scelta: nove italiani su dieci cercano informazioni sul web prima di provare un locale. È evidente l’opportunità per i ristoratori: trasformare i visitatori in clienti. Secondo l’Osservatorio Just Eat e Icrios - Bocconi, il digital genera un incremento della spesa media del 56% e un volume di affari per i ristoranti pari a 50 milioni, in un mercato con un potenziale di 1,77 miliardi su base annua. Chi è il vostro cliente? Per quanto riguarda la clientela il 52% sono donne e l’età in media è compresa tra i 30 e i 50 anni circa. Sul fronte dei ristoranti, potenzialmente sono nostri partner tutti i locali che offrono servizio al tavolo. Quali sono a suo giudizio i trend emergenti sul fronte della ristorazione? I locali con piatti veg, organici, vegetariani e adatti a specifiche esigenze alimentari sono un format che si sta affermando, in risposta alla richiesta di piatti leggeri e salutari da parte dei clienti. In ascesa anche i ristoranti con una selezione interessante di cocktails e mocktails; le risto-macellerie, le risto-pescherie e i locali basati su un’unica tipologia di prodotto; la cucina fusion e, infine, le pizzerie gourmet. È bene sottolineare tuttavia che, secondo una recente ricerca

Abbiamo introdotto lo scorso aprile il servizio di prenotazione con carta di credito, a titolo di garanzia, dedicato all’alta ristorazione. Per questi esercizi, infatti, il danno economico dovuto alle mancate presentazioni ha un impatto significativo dato il numero generalmente esiguo di coperti. La soluzione si unisce alla campagna “vai o cancella” e a un set di strumenti anti no-show già disponibili compreso l’indicatore di affidabilità all’interno del gestionale di TheFork.

“Sono convinto che come oggi prenotiamo un biglietto aereo solo via web, così sarà anche per i ristoranti” Organizzate eventi dedicati? Due volte all’anno proponiamo il TheFork Festival per far scoprire agli utenti nuovi ristoranti grazie a sconti del 50% applicati in cassa e, da quest’anno, TheFork Gourmet in collaborazione con Identità Golose con l’offerta di menu selezionati. Il tema delle recensioni sul web è bollente… L’integrità dei contenuti è una nostra priorità. Su TheFork sono abilitate solo le recensioni di chi ha prenotato tramite la piattaforma e onorato la prenotazione. È comunque possibile segnalare recensioni sospette perché i team deputati possano verificarle e quindi decidere se pubblicarle o rimuoverle. novembre/dicembre 2017

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Digital Economy

OlivYou Il debutto dell’oleoteca di Cinzia Meoni

“L’olio è il nuovo vino” spiega a Beesness Michele Debernardi, direttore operativo della start up, secondo cui il mercato di riferimento per le vendite di olio extravergine di eccellenza ammonta fin d’ora a 210 milioni di euro.

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“L’olio sta seguendo lo stesso percorso del vino trasformandosi da commodity di grande consumo pro capite a prodotto dai consumi più ridotti ma di maggior qualità e differenziazione” sostiene Michele Debernardi direttore operativo di OlivYou, start up che ha appena debuttato sul mercato delle vendite di olio extravergine di oliva. L’azienda si propone di portare nelle case dei consumatori attenti alla qualità una curata selezione di prodotti 100% italiani: più di 400 articoli e oltre 110 etichette. “Abbiamo stimato un mercato potenziale online e offline di circa 210 milioni di euro per quanto riguarda l’olio extravergine di qualità prodotto da frantoi artigianali e alto di gamma. Pensiamo che in futuro questo prodotto sfrutterà sempre più il canale online che ben si presta a superare le criticità della filiera” spiega Debernardi che poi aggiunge: “OlivYou vuole facilitare l’acquisto con la comodità del servizio a domici-

lio. Dal frantoio alla tavola, senza attendere che il solito amico compia il viaggio della speranza in Puglia e riempia il bagagliaio di latte da 5 litri per poi tornare a Milano”. Da dove nasce OlivYou? “Da un’idea di Massimo Boraso che un anno fa mi ha coinvolto nella sua realizzazione.” Per quale motivo è approdato al mondo dell’olio? “L’incontro con Boraso mi ha aperto un mondo entusiasmante e simile per varietà e territorialità a quello del vino. Prima ero il classico consumatore medio: desideroso di acquistare un prodotto buono per poi tuttavia, per pigrizia e/o disinformazione, finire a scegliere sugli scaffali del supermercato prodotti da pochi euro alla bottiglia ma di marchi conosciuti. Ho iniziato ad incuriosirmi, a documentarmi e ho frequentato il


corso di sommelier dell’olio arrivando al diploma.”

l’inizio del 2018, per una raccolta stimata orientativamente tra i 300 e i 500mila.”

Chi partecipa al capitale sociale e in che quota?

Quali sono gli obiettivi a business plan dell’azienda?

“Massimo Boraso controlla OlivYou tramite la Boraso srl. Sono stati poi coinvolti, oltre al sottoscritto e a Marco D’Amico direttore marketing di Boraso, alcuni business angel quali Alessandro Gatti, Antonio Tombolini, Davide Guariento, Patrizia Mazzetto.”

“Da qui alla fine del 2017, l’obiettivo primario è quello di consolidare la posizione sul mercato nazionale e diventarne il leader, già nel 2018 vogliamo aprire sui principali mercati esteri, iniziando da Francia e Germania, per arrivare ad un fatturato di 700 mila euro nel 2018 per poi passare a 1,5 milioni nel 2019 e 2,4 milioni nel 2020. Contiamo di arrivare a break-even (pareggio ndr) già a fine 2018. Lo spazio di crescita non manca grazie soprattutto ai mercati internazionali, dove l’olio di oliva rappresenta solo il 4% dei consumi globali di grassi, e alla diffusione della dieta mediterranea nel mondo.”

Come è strutturata l’azienda? “La struttura è molto snella e conta su due dipendenti e un collaboratore, mentre abbiamo esternalizzato la logistica e la parte dei trasporti. Per quanto riguarda la piattaforma online sviluppata in Magento 2.0, è proprietaria e sviluppata e gestita da Boraso srl.” Avete già effettuato dei round di finanziamento? “Non ancora. L’obiettivo è quello di partire con le nostre forze con un investimento iniziale, tra apporto di capitale e di lavoro, di 250mila euro. Nel piano industriale abbiamo già previsto un primo round di finanziamento per sostenere lo sviluppo estero entro

Quali sono state le maggiori difficoltà che ha incontrato nella realizzazione di OlivYou? “La mancanza di tempo. La società è stata costituita a maggio e volevamo arrivare sul mercato per il nuovo raccolto e la stagione natalizia, così da beneficiare di tutti gli ordini relativi alla regalistica.”

Come è composto il catalogo? “Partiamo con più di 110 etichette di olio tra monovarietale e multivarietale a cui aggiungere i set degustazione e le confezioni regalo oltre ai prodotti che hanno l’olio come ingrediente base. Il catalogo vuole essere la porta per un viaggio nel mondo dell’olio italiano, quindi i consumatori troveranno rappresentate quasi tutte le principali regioni olivicole italiane con la possibilità di provare oli ottenuti da oltre 45 differenti varietà di olive.” Gestite un magazzino? “Abbiamo un nostro magazzino presso la logistica che segue le operazioni di confezionamento degli ordini. Abbiamo preteso che venissero rispettate tutte le condizioni idonee per la corretta conservazione dell’olio.” Cosa distingue “l’oleoteca” digitale di OlivYou da atri canali digitali dove poter reperire i prodotti? “OlivYou è un negozio di gastronomia specializzato in cui ricevere consigli e trovare prodotti di qualità e di nicchia ad alto valore aggiunto, a differenza di altri canali come Amazon che invece propongono un’offerta generalista e indifferenziata dove può essere complesso orientarsi.”

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Digital Economy

TuscanyPeople Dove l’eccellenza toscana viene svelata e l’invito a cena è segreto di Alessia Portelli


scelta grafica. Abbiamo realizzato un sito di notevole impatto visivo, a detta di tanti. È facilmente consultabile, tratta molti argomenti, la sezione «People», quella «Wine and Food», quella «Artigianato», quella «Eventi», e altre. Inoltre la maggior parte delle nostre storie sono vissute e raccontate in prima persona, ci siamo dentro, visitiamo i luoghi, incontriamo la gente, non ci affidiamo a una semplice cartella stampa, operiamo attraverso un vero e proprio Storytelling nel senso stretto del termine.” Come selezionate i contenuti?

Siamo in Toscana, la terra delle eccellenze, delle tradizioni e del buon gusto. Due Fiorentini DOC, Tommaso Baldassini e Valentina Alisi, innamorati della loro regione, hanno ideato il web magazine TuscanyPeople, dove raccontano di luoghi, artigiani, e lifestyle rigorosamente “Made in Tuscany”. Parola d’ordine: eccellenze. Il web, per raccontarle. Si parte così alla scoperta di una terra unica, per storia, cultura e operosità. Ma c’è di più. Per meglio comprendere la grandezza della Toscana, Tommaso e Valentina propongono, attraverso il loro blog, una nuova formula di convivialità: le supper club. Cene segrete ed esclusive, dove eccellenze del food, wine, arte e lifestyle toscano si uniscono. Airbnb le ha inserite tra le” experience” da non perdere a Firenze. Beesness ha incontrato il fondatore di Tuscanypeole, Tommaso Baldassini, per conoscere da vicino la loro realtà e viaggiare tra i luoghi, i sapori e le esclusività toscane. Come è nata l’idea di Tuscanypeople? “Mi è venuta quasi 4 anni fa, dopo un’esperienza che avevo fatto sull’Inbound Marketing, sul Web Content Marketing e sul Native Advertising. Innamorato della mia terra come sono, pensai che sarebbe stato bello parlare di luoghi, persone, prodotti e aziende della Toscana tramite lo storytelling. Dopo un’attenta analisi di

mercato e dei miei competitor, mi convinsi che forse avrei potuto fare meglio di quanto già presente sul mercato. Mi piaceva il concetto del caffè letterario, o del vero e proprio caffè, dove

“Bene, siamo selettivi? Sì, lo siamo. Si può pubblicare di tutto su TuscanyPeople? No, i criteri e le regole sono rigidi. Qui si parla di Toscana, di persone e di eccellenza. Non abbiamo una regola precisa, ci rimettiamo alla nostra esperienza; possiamo scegliere di raccontare la vita di un borgo, la storia di un imprenditore innovativo e di successo, un evento storico e tanti altri mille racconti.

Due fiorentini DOC, innamorati della loro regione, hanno ideato il web magazine TuscanyPeople, dove raccontano di luoghi, artigiani e lifestyle rigorosamente “Made in Tuscany” ogni giorno le persone più disparate si incontrano per scambiarsi esperienze. In contemporanea nacque l’esigenza della redazione, ossia di tanti autori che scrivessero in base alle diverse specificità ed ai diversi interessi. I contenuti poi sono mutati nel tempo. Adesso abbiamo otto-nove sezioni, di cui alcune sono più attive di altre, com’è normale che sia, e siamo arrivati ad essere uno dei migliori blog sulla Toscana. Uno dei punti di forza di Tp è anche la

È il nostro background, il nostro buon senso ed una redazione di più di 40 ragazzi e ragazze che ci portano a selezionare le più belle storie di questa fantastica Toscana.” Quali sono le caratteristiche per essere un’eccellenza toscana? “Fortunatamente viviamo in una terra stupenda dove l’eccellenza non è difficile a trovare: senza contare la bellezza del novembre/dicembre 2017

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Beesness ha incontrato il fondatore di TuscanyPeople, Tommaso Baldassini, per conoscere da vicino la loro realtà e viaggiare tra le esclusività toscane paesaggio e l’arte, i settori dove maggiormente si manifesta sono l’artigianato, il food, il turismo e soprattutto il vino! L’eccellenza in questa regione gira intorno a noi, ci tocca, ci segue, c’è un filo rosso invisibile che la unisce nei vari settori. Si riconosce subito. Un imprenditore di successo che rappresenta l’eccellenza toscana è un illuminato, un artigiano che si è fatto da solo o che da generazioni e generazioni, di padre in figlio crea, produce un prodotto seguendo i dettami dei suoi avi, cercando di migliorarsi di anno in anno. Mi vengono in mente centinaia di produttori vitivinicoli del Brunello, del Chianti classico, di Bolgheri apprezzati in tutto il mondo e che portano la bandiera del made in Tuscany. Ma anche tanti Artigiani che fondano metalli per la realizzazione di opere d’arte, utilizzando l’antica tecnica della fusione a cera persa, come nel rinascimento. Agricoltori biologici o biodinamici che riscoprono colture antiche come i grani, i fagioli zolfini, i ceci rosa del Pratomagno chiamati infatti «Agricoltori Custodi». Allevatori lungimiranti che portano avanti da secoli razze di porcellini come la famosa «cinta senese» o come la riscoperta «macchiaiola».” Come sono nate le supper club e come si svolgono? “L’idea nasce durante un nostro viaggio a NY, quando con Valentina abbiamo partecipato ad una cena segreta o Supper Club. Ne eravamo venuti a conoscenza, tramite passaparola, da un nostro amico che abita nella Grande Mela. L’unico particolare che conoscevamo 48

novembre/dicembre 2017

era il quartiere dove si sarebbe svolto: Chinatown.” E dopo? “E dopo abbiamo pensato di esportare l’idea e organizzare una cena segreta a Firenze, la nostra meravigliosa città. Logicamente abbiamo personalizzato le nostre Supper Club introducendo il nostro culto per la buona cucina e soprattutto per la bontà e qualità delle materie prime utilizzate. I menu dei Social Dinner, curati da chef e catering di alto livello, fondono i profumi e i colori della Terra toscana, per un risultato gourmet che esalta la ricchezza e la corposità delle verdure di stagione, dando vita a piatti, made with love. Le cene di Tuscanypeople sono vere e proprie esperienze sensoriali.

Ogni singolo produttore, le Aziende, i professionisti che contribuiscono alla riuscita della serata, infatti, rappresentano nel loro specifico settore un’Eccellenza del Made in Tuscany (e qui il collegamento con l’attività di TP Web Magazine) e sono portatori sani di quella ospitalità toscana che a tavola trova il suo mezzo

e il suo compimento. Inoltre le Secret Dinner di TuscanyPeople sono organizzate in location inusuali, ogni volta diverse. Un Atelier di Moda nel centro storico di Firenze, una Dimora storica sulle colline di Firenze, appartenuta a Cosimo de’ Medici, un Ex-Lanificio pratese, ora eclettico Studio di Design, un’antica Fabbrica di ceramica ristrutturata in Show Room di abbigliamento Moda oppure una romantica Serra dal gusto Shabby chic: queste sono alcune delle location di atmosfera e charme che hanno caratterizzato le cene a firma TuscanyPeople. I partecipanti, circa 50/60, iscritti tramite il nostro form, ricevono un sms con l’indirizzo preciso dell’evento soltanto 12 ore prima dell’inizio. Solo alla sera, raggiunta la location segreta sarà chiaro il motivo di tanta trepidante attesa. Davanti ai loro occhi si aprirà una porta e la Supper Club by TuscanyPeople potrà davvero iniziare. All’ospite basterà sfilarsi la giacca e lasciare fuori ogni possibile distrazione. L’obiettivo di TuscanyPeople è un progetto fatto di e per le eccellenze Made in Tuscany, per valorizzarne l’unicità, la qualità, la cultura che sottostà ai loro prodotti e/o servizi e che si nutre di curiosità, conoscenza, voglia di mettersi in gioco da parte dell’utente finale. Un utente – come confermano gli ospiti delle Supper Club di TuscanyPeople – sempre più attento, esigente, informato e, soprattutto, consapevole che dalla condivisione nascono le storie più belle e davvero su misura. Tra le Airbnb Experience a Firenze ci siamo anche noi di TuscanyPeople, con le nostre Cene Segrete. La Supper Club è un social&luxury event unico in tutta la regione. Oltre alla raffinatezza, all’estro e al gusto della cena, l’evento TuscanyPeople sorprende per la ricercatezza della location che – seppur nei dintorni di Firenze – rimane segreta fino a poche ore prima dal suo inizio. L’obiettivo di TuscanyPeople è di riunire i viaggiatori (che in maggior parte sono stranieri) intorno alla stessa tavola in modo da condividere emozioni, interessi ed idee.”


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Startup

Come creare il team giusto: intervista a Daniele Ratti di FattureinCloud di Giancarlo Donadio

Gli investitori puntano su un team e non su un’idea. Questa è una delle lezioni che come startupper dovrai avere bene a mente. Una buona squadra di lavoro fa la differenza perché consente all’idea di “marciare” e trasformarsi in un’attività remunerativa. Da questo deriva che una delle competenze più importanti per uno startupper è proprio quella di saper selezionare bene le persone con cui collabora. Per capire come si sceglie il “collaboratore perfetto” abbiamo chiamato in causa Daniele Ratti. A soli 25 anni ha realizzato una startup specializzata in soluzioni per gestire la contabilità, Fatture in Cloud, che è stata comprata (ha fatto “exit” nel gergo delle startup) dal gruppo Team System S.p.A. 50

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Oggi Daniele è ancora al timone dell’azienda dove guida un gruppo di 11 persone. A Beesness spiega quali sono le sue strategie per un buon recruiting e come si gestisce una squadra nel modo più efficace. Istinto vs ragione Daniele racconta qual è il suo dipendente ideale: «Mi tengo lontano da figure troppo “accademiche”, che sanno tanta teoria e poca pratica. Quello che cerco invece sono persone che hanno voglia di crescere dal punto di vista professionale e personale e non vogliono restare “chiuse” in un ruolo specifico. Mi piace chi ha desiderio di intraprendere un percorso di miglioramento, prima di puntare a un


aumento di stipendio». Inoltre, il founder svela che preferisce dipendenti dallo spirito imprenditoriale capaci di apportare un reale valore in azienda con idee e proposte. Startup vs aziende Una startup ha ritmi completamente diversi da quelli di un’azienda consolidata. Anche i dipendenti vanno scelti secondo quest ’ot tica, come spiega Daniele: «Una startup, rispetto a un’azienda, sarà un ambiente completamente diverso. Nella prima ci saranno tutta una serie di procedure, gerarchie e permessi, mentre in una startup si eliminano molti passaggi e intermediari. Il risultato è un ritmo molto più alto da una parte e dall’altro un maggiore coinvolgimento dei dipendenti nella gestione delle attività». Daniele svela che in Fatture in Cloud i dipendenti, dal customer care ai programmatori, vengono coinvolti anche in progetti diversi dall’ambito di attinenza, come quelli promozionali e di marketing: «Per l’ultima campagna, una serie di video virali che abbiamo realizzato, abbiamo coinvolto tutti nella fase di ideazione. Questo diventa fondamentale per fare sentire tutti parte integrante del progetto e trasmettere il messaggio che contano le opinioni di tutti. Farlo in una grossa compagnia di duemila dipendenti sarebbe impossibile, ci sarebbe anarchia. In una startup, al contrario, puoi riuscirci».

Oltre al carattere ci sono poi le competenze. La startup ha messo in piedi tutta una serie di test per valutarle in fase di selezione: «L’esperienza ci ha insegnato che spesso non c’è nessuna correlazione tra le competenze riportate nei CV e quelle poi effettive. Per questo abbiamo adottato un criterio meritocratico e sottoponiamo i candidati a una serie di test che ci permettono di capire quali sono le loro reali attitudini». Formazione e orari smart È facile dire che una startup vuole dipendenti che sappiano spaziare in settori diversi e che siano pronti a mettere in campo il loro spirito imprenditoriale. La parte difficile è semmai come stimolarli per arrivare a questi risultati. Daniela spiega la sua formula: «Ci sono corsi di formazione che mettiamo a disposizione, ma anche delle attività di ricerca che vengono fatte insieme al team. Anche per i video virali ci siamo mossi in tal senso. Diverse riunioni in cui a ognuno veniva assegnato un progetto di ricerca sull’argomento per avere una completa panoramica di quello che andava fatto, per esempio per realizzare lo script o su come girare un video. Anche se ti avvali di professionisti è giusto che la tua squadra conosca bene gli aspetti del lavoro che andrà realizzato».

La formazione è solo una delle componenti che servono a creare un ambiente di lavoro capace di far crescere i dipendenti. Daniele racconta come suo padre non amasse particolarmente il suo lavoro, aspettando con ansia il weekend: «Non volevo che io stesso o i miei dipendenti avessero la sensazione di odiare il lavoro che fanno. Per questo ho pensato subito

Una delle competenze più importanti per uno startupper è proprio quella di saper selezionare bene le persone con cui collabora

a una serie di agevolazioni, come la possibilità, quando ne hanno necessità, di lavorare da casa. Nella prossima sede che apriremo a breve, metteremo a loro disposizione anche una sala relax e una piccola palestra, così che potranno sentirsi a casa e associare il loro lavoro a qualcosa di piacevole. Così come dovrebbe essere per tutti».

È importante credere nelle proprie capacità, ma il troppo… Daniele fa una distinzione tra il dipendente che ha fiducia nei suoi mezzi e quello che ne ha anche fin troppa: «L’umiltà è un valore. Evito di assumere chi si vanta troppo dei risultati che ha raggiunto in carriera. L’umiltà è sinonimo per me di apertura mentale, di una predisposizione ad apprendere cose in campi diversi dal proprio. Se non c’è quest’inclinazione naturale il dipendente resterà fermo sulle sue convinzioni e non saprà apportare un reale valore al lavoro del team». novembre/dicembre 2017

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Titanium meets GPS HYBRID

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Digital Economy

Spotify

Dal futuro il nuovo modo di ascoltare la musica di Alessia Portelli

Beesness ha intervistato Veronica Diquattro, responsabile Italia e Sud Europa di Spotify per approfondire la realtà del servizio di musica streaming più grande al mondo.

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Vi è già capitato che qualcuno vi domandasse: “Hai Spotify?” Se la risposta è “sì”, allora saprete già che con Spotify basta registrarsi, per ascoltare tutta la musica che si vuole, dove si vuole e gratuitamente. Sembra quasi fantascienza, ma tutti i vecchi sistemi di ascolto vi sembreranno obsoleti. Spotify ha unito innovazione e tecnologia in un servizio di musica streaming diventato il più popolare al mondo. Il servizio, nato a Stoccolma nel 2008, ha offerto un modello di business che ha rivoluzionato sia il modo di fare musica che di ascoltarla. Se da una parte soddisfa la domanda dei consumatori, offrendo

oltre 30 milioni di brani, è anche vero che dall’altra, ha portato valore nell’industria musicale, creando una vera e propria vetrina per gli artisti di tutto il mondo. Artisti che qui hanno la possibilità di rivolgersi non solo al loro target di ascoltatori, ma anche di farsi conoscere in modo diretto e immediato. Registrarsi a Spotify, significa scoprire un vasto mondo musicale che diviene sempre più accessibile, personalizzato e condivisibile. Spotify infatti, memorizza e analizza i singoli gusti musicali di ogni utente, le tendenze di ogni paese e propone brani e novità attraverso proposte di playlist fatte ad hoc.


Inoltre, si ha la possibilità di creare playlist musicali per avere sempre la propria musica per ogni occasione: durante lo sport, alle feste, come sottofondo a una cena, durante lo shopping… una vera e propria colonna sonora della vita! Come tutte le app di successo, bisogna solo registrarsi. Step by step diviene tutto estremamente facile e intuitivo, anche per i meno tecnologici. Ascoltare la musica preferita, emozionarsi in ogni momento e sconfiggere la pirateria con un’idea di business. Questa la grande intuizione del suo fondatore Daniel Ek. Il tutto con facile accesso da cellulare, computer, tablet e da molto altro. Beesness ha i nter v istato Veronica Diquattro, responsabile Italia e Sud Europa di Spotify per approfondire la realtà del servizio di musica streaming più grande al mondo. Com’é nata l’idea di fondare Spotify? “Spotify è nata come alternativa alla pirateria musicale in un momento in cui il mercato stava affrontando una forte crisi. Il fondatore Daniel Ek, infatti, voleva creare un modello di business sostenibile che riportasse la musica verso forme di consumo legali e che producessero valore per il mercato. Allora come oggi, l’obiettivo dell’azienda è rendere l’accesso alla musica disponibile a sempre più persone nel mondo, riconoscendo il giusto compenso per l’industria musicale. Come

dimostrano i dati di mercato, la diffusione dello streaming ha infatti contribuito a combattere la pirateria e a ridare valore al mercato. Dal momento del lancio nel 2008 ad oggi Spotify ha pagato 5 miliardi di dollari ai detentori dei diritti ed è il più grande generatore di valore del mercato.”

avere la tua musica disponibile anche offline, senza connessione, senza interruzioni pubblicitarie e con una qualità del suono ancora più elevata.”

Qual é l’offerta che propone Spotify e a chi si rivolge?

“Spotify conta 140 milioni di utenti, tra cui oltre 60 milioni di abbonati, ed è presente in 61 paesi. Offre un catalogo di oltre 30 milioni di brani e ospita sulla piattaforma oltre 2 miliardi di playlist. L’obiettivo rimane quello di portare la musica a sempre più utenti nel mondo e offrire la colonna sonora giusta per ogni momento, permettendo la migliore esperienza di ascolto sia per gli amanti della musica che per gli artisti in tutto il mondo. Spotify, inoltre, vuole avvicinare sempre di più gli artisti ai loro fan, partendo proprio dai dati di ascolto, grazie a Spotify for Artists, un portale realizzato per loro, per permettergli di conoscere e scoprire meglio il proprio pubblico. Non solo, con le Fans First Campaign, Spotify offre agli artisti la possibilità di premiare i loro fan più accaniti sulla piattaforma con iniziative uniche pensate appositamente per loro.”

“Spotify si rivolge a tutti i fan della musica che vogliono avere la possibilità di ascoltare, in qualsiasi momento, i propri brani e artisti preferiti o che amano scoprire nuova musica, in modo semplice e intuitivo. Basta entrare, infatti, nella sezione Scopri per accedere a una selezione di artisti che incontrano i gusti dell’utente. In questa sezione si trovano

“Spotify conta 140 milioni di utenti, tra cui oltre 60 milioni di abbonati, ed è presente in 61 paesi” anche Discover Weekly, una playlist aggiornata settimanalmente con cui si ha la possibilità di ascoltare artisti selezionati sulla base dei propri gusti musicali e la New Music Friday, una raccolta che ogni venerdì propone le uscite più interessanti della settimana, scelte con cura dal team editoriale, per rimanere sempre aggiornati. Spotify, inoltre, offre la musica giusta per ogni momento grazie anche a playlist curate editorialmente e pensate per ogni occasione, come quelle dedicate all’allenamento, una cena tra amici o musica per accompagnare le tue ore di studio o lavoro. Il servizio permette di accedere a milioni di brani da ogni dispositivo in modalità free, in cui la musica è intervallata da annunci pubblicitari, oppure, attraverso la sottoscrizione di un abbonamento Premium, per vivere l’esperienza più completa di ascolto sulla piattaforma. Spotify Premium infatti permette di

Potete darci qualche numero su Spotify (dipendenti, sedi, utenti) e anticiparci i progetti per il futuro?

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Sport Economy

Wanderlust 108 Ovvero perdersi per ritrovarsi di Marcella Ciappi

Corsa, yoga e meditazione: sono questi gli ingredienti del “Mindful Triathlon� al suo debutto in Italia. Il tutto rigorosamente outdoor.


L’azienda internazionale Wanderlust Holdings organizza fin dal 2009, anno in cui è stata fondata, una serie di eventi che ruotano attorno al mondo dello yoga e della mindfulness, anticipando le tendenze degli ultimi anni. Tra questi spicca Wanderlust 108, una sorta di “triathlon mentale” che si svolge in un’unica giornata nei parchi delle città di tutto il pianeta. Nel 2017 Wanderlust 108 è stato organizzato in più di 60 città di 17 stati,

nei 5 continenti. Abbiamo partecipato all’edizione di Milano, la prima in Italia, per capire meglio di cosa si trattasse. Wanderlust 108 a Milano è iniziato con una corsa di 5km capitanata da Paolo Bellomo, marketing manager e startupper e dall ’atleta professionista Sara Galimberti, che incitavano i partecipanti a sfidare i propri limiti “per superare se stessi, più che gli avversari”. Entrando nel vivo dell’evento, Julie

Montagu-The Flexi Foodie, una delle migliori insegnanti di yoga e nutrizione di Londra, è salita sul palco per tenere la prima lezione collettiva di yoga. Julie è autrice di tre best-seller internazionali: Superfoods, Mangia cibo reale e Superfoods Superfast, con un quarto libro in uscita ed è stata recentemente nominata tra le Top 10 Icone di salute olistica al mondo. Nel pieno del la concent ra zione, è intervenuta Jen Warakomski, insegnante newyorkese di Hatha, Vinyasa, Yin&Restorative Yoga, certificata Master Reiki e consulente ayurvedico, per proseguire la lezione con un ritmo sempre più incalzante. Due intense ore di yoga accompagnate dalla musica live di Arli Liberman hanno preparato i partecipanti per la sessione finale di meditazione guidata da Ariane Ravazzi, insegnante di Vinyasa Flow, Hatha Flow, Dharma Yoga e Meditazione. “Wanderlust sostiene una comunità di donne consapevoli della propria forza, sia come singoli che come gruppo – ha dichiarato Sean Hoess, co-CEO di Wanderlust. Insieme ad adidas supportiamo le donne attive, decise a trovare novembre/dicembre 2017

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l’equilibrio e l’ispirazione nella propria vita attraverso lo yoga e la meditazione, lo sport, il pensiero creativo o le nuove esperienze… Le gare di triathlon sono solitamente pensate per provare quanto forte, veloce e in forma tu sia. Il nostro focus è invece su quanto sia sano, equilibrato e mentalmente forte colui che partecipa, cosi abbiamo combinato tre attività che lo possano provare: corsa, yoga e meditazione. L’evento può essere seguito anche da chi non ha mai corso, praticato yoga e meditazione prima. Wanderlust 108 riguarda un viaggio dentro se stessi – ha continuato. Noi di Wanderlust USA crediamo in un movimento di mindfulness globale incentrata sulla pratica, sulla comunità e sull’avventura e riteniamo che Milano sia un luogo ideale per realizzare tutto questo. Non vediamo l’ora di ritornare l’anno prossimo”. La missione di Wanderlust è infatti trovare il proprio equilibrio, coltivando il proprio io. Promuovere il benessere e il cambiamento sociale, attraverso la creazione di una comunità di persone che, grazie alla pratica di discipline come lo yoga e la meditazione, intende raggiungere la consapevolezza. È del resto provato che queste discipline hanno moltissimi effetti benefici, come la riduzione degli stati d’ansia e l’aumento delle capacità cognitive. Nel villaggio allestito intorno al palco Wanderlust erano tante altre le discipline alle quali è stato possibile avvicinarsi, con altrettanti professionisti, tra i quali: Jacopo Ceccarelli (Acro Yoga), Antonio Spera e Sara Ravagnan (Odaka Yoga 58

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Kids), Beherang Danesh Eshraghi (Power Yoga), Sofia Bronzato (nutrizione sportiva), Alessandra Zavattarelli e Paolo Zotta (Acrovibes), Jari Ranzato e Paola Miretta (Antigravity Yoga), Jennifer Ursillo (Yoga per Atleti). “Il nostro primo evento a Milano è stato un grande successo, siamo stati colpiti dalla partecipazione attiva di cosi tante persone. ‘Trovare il Vero Nord’ è trovare il proprio equilibrio e Wanderlust cerca di facilitare questa ricerca offrendo la possibilità di nutrire la mente, il corpo e l’anima con esperti nelle diverse discipline. Wanderlust non è cercare di raggiungere la perfezione, è essere felici, sani. Significa essere gentili con se stessi. Essenzialmente Wanderlust vuole creare un’esperienza per guidare le persone verso una vita sana e ispirata all’interno di una comunità. I partecipanti sono stati sia neofiti che persone con esperienza e il loro feedback è stato molto positivo, questo conferma che l’Italia è pronta per questo tipo di eventi. Faremo ancora molto e ci piacerebbe annunciare presto nuove date in Italia, ha affermato Simone Tomaello, co-founder di 2night, la società che ha portato Wanderlust in Italia.


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Sport Economy

Elena Curtoni Lavoro e passioni di una sciatrice professionista di Marcella Ciappi

Con gli sci ai piedi da quando aveva due anni, Elena oggi rappresenta l’Italia nella Coppa del Mondo di Sci Alpino e, quando non è alle prese con allenamenti e competizioni, si dedica all’arte

Una chiacchierata con Elena Curtoni ci rivela come ogni campione, in fondo, sia una persona semplice, con interessi che vanno anche al di là dell’attività sportiva ma che spesso devono essere sacrificati in nome di una forte vocazione. Nel caso di Elena la scelta è stata difficile, tra lo sci e la pittura, sua grande passione, alla quale dedica gran parte del suo tempo libero.

corso e ancora oggi lo fa occasionalmente. Abbiamo discusso parecchio, avere un papà allenatore può essere difficile in certi momenti ma sicuramente è e sarà sempre la mia forza! Lo sci, da passione iniziale e puro divertimento, è diventato il mio lavoro e a questo dedico tutto il mio tempo, con tantissimi sacrifici ma anche con immenso entusiasmo.”

Ciao Elena, come e quando hai iniziato a sciare?

In cosa consistono i tuoi allenamenti?

“Ho iniziato a sciare grazie alla passione di mio padre, che mi mise sugli sci per la prima volta all’età di due anni.” Ed è diventato poi anche il tuo allenatore... “Sì, papà ha accompagnato me e mia sorella Irene in tutto questo lungo per-

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“I miei allenamenti sono molto vari, oltre a quelli sugli sci infatti ci sono quelli a secco. Per quanto riguarda la parte aerobica cerco di variare spesso: passo dalla corsa al trekking e dalla bici (che non amo particolarmente) alla canoa. Poi ci sono gli allenamenti in palestra: la forza pura è un punto molto importante, se non fondamentale per il nostro sport, quindi


bilancieri e manubri fanno parte di una routine strutturata soprattutto a circuito. Chiaramente nello sci bisogna essere pronti a tutto, bisogna avere molto equilibrio ed essere elastici. Gran parte del lavoro atletico è basato anche su questo, una moltitudine di esercizi di core svolti in molti modi e anche yoga.”

nuovi. Mi sento a mio agio con questo stile di vita. Come in tutto però ci sono dei contro, ad esempio quando la stanchezza e lo stress per le varie gare si accumulano e anche stare lontano da casa per molto tempo qualche volta pesa un po’.”

Rappresenta l’Italia con te anche Irene, la tua sorella maggiore. C’è competizione, supporto reciproco o entrambi?

“Ogni tanto penso che la scelta di proseguire con questo stile di vita sia sbagliata, qualche volta mi piacerebbe sentirmi una “ragazza normale”... Ma in realtà è fantastico! Ho fatto tanti sacrifici per arrivare dove sono ma non saprei raccontarne uno in particolare, perché fortunatamente sono stati tutti ripagati.”

“C’è soprattutto supporto reciproco. Io sono la sua prima tifosa ma chiaramente rimane divertente ogni tanto starle davanti…”

5 WCSL Overall Ranking 2017 - Super G Medaglia d’Oro ai Campionati Mondiali Junior 2011 a Crans Montana (SUI) Super G Medaglia di Bronzo ai Campionati Mondiali Junior 2009 a Garmisch (GER) Super Combinata

Sei spesso in trasferta. Quali sono i pro e i contro di viaggi così frequenti? “Mi piace viaggiare spesso e vedere posti

Qual è il sacrificio/la rinuncia più grande che hai affrontato negli ultimi anni?

A cosa non potresti mai rinunciare? “Alle vacanze. A fine stagione ho bisogno di staccare, di scappare con la testa da un’altra parte…” La tua soddisfazione più grande? “Il mio primo podio in Coppa del Mondo, a St. Moritz, in discesa libera.” Dove trovi la motivazione per continuare e fare sempre meglio? “Sono curiosa di vedere fin dove posso arrivare!” Hai una grande passione per l’arte in generale e ami dipingere e disegnare. Come l’hai scoperto? “Amo disegnare e amo dipingere. Elena in fondo è un’artista. L’ho scoperto quando andavo all’asilo, le maestre avevano consigliato a mia mamma di mandarmi in qualche scuola in modo che potessi col-

tivare questo talento perché ero decisamente più brava dei miei coetanei.” Pensi che avresti intrapreso questa strada se non avessi scelto le piste da sci? “A 17 anni, finito il liceo artistico, mi sono trovata davanti ad una scelta. D’altronde nella vita prima o poi succede… A malincuore ho scelto di sciare. Il mio sogno era quello di frequentare l’Accademia di Belle Arti a Brera ma mio papà mi ha fatto capire che anche sugli sci me non me la cavavo male… E forse aveva ragione.” A chi ti ispiri nel mondo dell’arte e in quello dello sport? Perché? “Nel mondo dell’arte mi ispiro a Egon Schiele e Modigliani, sono decisamente i miei artisti preferiti. Nello sci è diverso, ho ammirato tanti atleti, come ad esempio Isolde Kostner quando ero bambina e poi Didier Cuche… Ora sto cercando di seguire e tracciare una strada tutta mia.” Cosa vorresti fare “da grande”? “Vorrei fare l’artista. O in qualche modo vorrei far uscire al meglio questo mio altro lato.” Qual è Il tuo prossimo obiettivo? “Vorrei guarire al meglio dal mio recente infortunio per sciare meglio che posso. Poi vedremo… A febbraio ci sono le Olimpiadi, non vedo l’ora!” novembre/dicembre 2017

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Fashion

Elisa Motterle

Stile vintage ed eleganza senza tempo di Alessia Portelli

Elisa Motterle, esperta di moda vintage, web editor, writer, buyer e molto altro, si racconta a Beesness

Mentre Elisa parla, si ha come la sensazione di ascoltare un’ incantevole racconto: quello della moda e di come una passione può diventata conoscenza, esperienza e professione. Il suo idolo? La Regina D’Inghilterra. Sedute sul suo comodo divano lilla, intorno a noi tocchi di classe in stile English-bon ton. Siamo in un’epoca senza tempo. L’epoca dove cortesia, educazione e buone maniere sono di casa. Chi è Elisa Motterle? Quale potrebbe essere un motto che ti descrive? “Nella vita mi hanno definito “un dizionario dei sinonimi e dei contrari”. Una

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definizione che a me piace molto perché sono una persona molto sfaccettata e ricca di contraddizioni. Nella mia carriera la moda è sempre stato il fil rouge, anche se l’ho affrontata con tante incongruenze. Da una parte il vintage è sempre stata la mia grande passione, ma nella realtà ho sempre lavorato nel digitale. Il vecchio insieme al nuovo. Non mi è mai mancata la voglia di mettermi in gioco e di fare delle scelte, anche azzardate. Ho lavorato a lungo per un’importante aziende e-commerce di moda, fin da quando era una start up. Nonostante un ottimo contratto, ho poi deciso di fare la giornalista free lance. Per poi ritornare


in una grande maison di moda. Ho creato un modo per definirmi attraverso il mio lavoro, senza mai paura di sporcarmi le mani. La cosa che temo più di tutte, è la noia!” Da dove nasce la tua passione e conoscenza per il vintage? “Tutto parte dal mio contesto familiare. I miei genitori sono grandi amanti dell’antiquariato. Inoltre mia madre, insegnante di lettere, era una grandissima narratrice di storie. Mi ha sempre raccontato storie della nostra famiglia, dei miei antenati, con lei guardavo spesso anche i film degli anni ‘50 e ’60. Ho capito subito che moda ed eleganza non vanno necessariamente di pari passo. Ho sempre avuto questa fascinazione per il passato. Il vintage, in modo del tutto naturale, ha unito il mio interesse per la moda con quello per il passato. Inoltre, quando ero una studentessa universitaria a Padova, fuori dall’ateneo c’era un mercatino con banchetti dell’usato. Ho iniziato a rendermi conto su quei banchetti che la qualità dei capi vintage anni ‘60 e ‘70 era migliore dei banchetti che vendevano capi nuovi, e anche meno costosi. Da allora ho iniziato ad acquistare quel genere di abbigliamento.” Oltre a uno look vintage, qual è il tuo lifestyle? “Credo molto al concetto dei greci, Kalòs kai agathòs, una cosa bella deve essere

anche buona. Un concetto di stile ed eleganza, passa attraverso le buone maniere. È tutto un insieme, come un bouquet fatto da abbigliamento, postura e buona maniere. La mia filosofia è che si possa diventare sempre una persona migliore di quello che si è in partenza. Un’estetica, deve sempre avere un’etica.” Qual è l’epoca che più ti piace? “Adoro gli anni ‘30. Per me negli anni trenta, se pur tormentati, (basti pensare alla grande depressione in Usa, e in Europa con i regimi totalitari) si è riusciti a creare un’evasione. Sono nati in quegli anni le prime dive di Hollywood, donne estremamente raffinate e sofisticate. In Europa sono gli anni di Elsa Schiapparelli, del surrealismo, di Coco Chanel. L’eleganza diventa estremamente raffinata, una moda molto femminile, a differenza degli anni venti dove c’era un prototipo androgino. Negli anni ‘30 si è comunque mantenuta l’idea di una donna molto forte. Donne molto belle, sensuali e volitive.” E in Italia? “In Italia erano gli anni del fascismo e si proponeva ancora una donna molto semplice, dedicata per lo più alla famiglia, ben diversa da quelle americane. In Italia bisognerà arrivare agli anni ‘70, con la Carrà, Amanda Lear, per vedere donne più emancipate, sono infatti agli anni delle conquiste femminili.” Cosa le piace del lavorare nel mondo della moda e cosa meno? “Quello che più mi piace è la capacità di creare dal nulla sogni e visioni. Dar forma a ideali di donna che le maison mettono poi in scena nelle loro sfilate e campagne. Meno, è che è tutto molto business. A volte mi trovo a dire che lavoro nella finanza, e per fare finanza usiamo scarpe, borse e accessori. C’è un fortissimo drive commerciale anche per i creativi.” Un consiglio per chi, come te, vorrebbe iniziare a lavorare nella moda? “Per prima cosa: lavorare tanto, tanto e senza chiedere mai. Ma attenzione: biso-

gna lavorare tanto solo e dove si impara e si cresce professionalmente. In secondo luogo, non aver paura di dire no.” Che opinione hai dei social e che uso ne fai? “Sono in rete da tantissimi anni, e ne faccio un uso piuttosto personale, ma condivido anche i miei progetti e i corsi che tengo. Ad esempio a novembre ci sarà il corso di Vintage e Bon Ton al Westin Palace di Milano. Penso che ormai abbiamo quasi tutti un’identità, oltre che fisica, digitale. È uno strumento di personal branding. È parte di una presentazione che si fa di sé al mondo, quindi valgono le stesse regole che valgono nell’abbigliamento. Quando penso a cosa pubblicare sul mio profilo Facebook, è come pensare a cosa indossare la mattina. Una buona norma sarebbe stare zitti se non si ha nulla da dire. Pensare a chi guarda, non solo al nostro ego. I post si mettono molto per gratificazione personale, per raccogliere like, ma si dovrebbe sempre pensare anche all’audience.” novembre/dicembre 2017

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Fashion

Fashion E-Commerce 2020 What’s next! di Forum Retail

In occasione della 17esima edizione di Forum Retail, il più grande evento in Italia dedicato ad approfondire Innovazione, Ispirazione Interazione del settore retail (Milano 30 novembre e 1 dicembre), abbiamo incontrato Nicola Antonelli, Project Manager di LuisaViaRoma. Come mantenere sempre viva l’attenzione del cliente di luisaviaroma.com, tra content, immagini e video iconici? Quali sono i vostri punti di forza e come innovate? “Il concetto fondamentale che guida tutta 64

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la strategia di LVR per mantenere viva l’attenzione del cliente e incrementare l’engagement è quello di puntare sul contenuto originale, di qualità ed esclusivo. Da sempre LVR realizza internamente tutti gli editoriali, mixando grandi brand con talenti emergenti e producendo video, shooting, interviste e tutto quello che può essere di un certo interesse per chi è appassionato di moda e non solo. I punti di forza sono le relazioni che negli anni abbiamo costruito con i brand, grazie ai quali riusciamo a sviluppare delle partnership uniche (come per esempio il


Il Forum Retail costituisce un’occasione unica per condividere i trend, le innovazioni tecnologiche e i nuovi servizi del settore. La prossima edizione avrà luogo a Milano, nelle giornate del 30 novembre e del 1 dicembre 2017 e ha già raccolto l’adesione di 200 aziende partecipanti e 130 relatori: numeri che confermano IKN leader indiscusso nel suo settore. La novità principale di quest’edizione è rappresentata dai Retail Awards che premieranno i 10 progetti più innovativi del settore.

progetto LVR editions, lanciato proprio in occasione di Pitti) e quindi avere dei contenuti unici.” Come educare il cliente comunicando il valore dell’acquisto online e limitando le strategie di scontistica?

A questo abbiamo inoltre aggiunto strategie volte a incrementare la fedeltà del cliente: abbiamo lanciato a inizio 2017 il Loyalty Privilege Program, un programma di fidelizzazione, rivolto ai nostri migliori clienti. Grazie al programma i nostri clienti posso ottenere dei vantaggi per gli acquisti successivi o vivere delle esperienze esclusive.” Avete da poco lanciato il progetto co-branding Lvr Editions: cosa vi aspettate e quali saranno le evoluzioni future? “Il progetto Lvr Editions è principalmente un progetto di comunicazione, e, come anticipato nella prima domanda rientra a pieno nelle nostre strategie di cercare di offrire ai nostri clienti contenuti e prodotti esclusivi. Le collezioni di LVR editions sono frutto di un lavoro a 4 mani tra il nostro team creativo e quello del brand coinvolto nel progetto, seguendo logiche di contaminazione tra brand di primo piano e talenti emergenti.” Nicola Antonelli parteciperà all’edizione 2017 di Forum Retail (Milano 30 novembre e 1 dicembre) nel Panel Fashion E-Commerce 2020: what’s next! Con: • Andrea Lorini , CEO di Chiara Ferragni.com e Chiara Ferragni Collection

• M a r ia Beat r ice Fa lc ione, Dig ita l Department Manager di Space 2000 • Sara Della Corte, Digital & E-commerce Manager di Silvian Heach Maggiori informazioni sull’evento www.forumretail.com.

“Quella dell’educazione del cliente è una delle sfide più difficili che stiamo affrontando. Da sempre LVR ha puntato molto sulla qualità dei servizi connessi all’esperienza di shopping digitale. Basti pensare che da anni offriamo ai nostri clienti, in quasi tutto il mondo, i seguenti servizi esclusivi: • Spedizione gratuita • Dazi inclusi: il cliente paga un importo sul sito e non ha sorprese alla consegna del pacco • Resi gratuiti • Packaging esclusivo, realizzato a mano • Customer service 24/24 – 7/7 in 7 lingue Questo set di servizi ci ha consentito di non abusare della politica degli sconti e infatti i prezzi del sito sono coerenti con quelli dei punti vendita. novembre/dicembre 2017

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Imprese

Ernesto Riva La barca Slow Commuter di Laura Lamarra

È un’assolata giornata di settembre e a Laglio, sul Lago di Como, tutto è pronto per inaugurare il nuovo progetto dello storico Cantiere Ernesto Riva. L’antica Sciostra, sede originaria del Cantiere sin dal 1771, è luogo fortemente impregnato di storia, passione, lavoro, gioie e dolori, fatiche e soddisfazioni, ed è scelto per raccontare ai media, nella mattinata, e alle Istituzioni e ai numerosi interessati nel pomeriggio, il cuore del progetto. Daniele Riva, ottava generazione di una dinastia di artigiani d’eccezione, ora alla guida del cantiere, ideatore del progetto insieme all’architetto Marco Molteni, ci 68

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conduce sapientemente alla scoperta di questa nuova creazione nautica e dei suoi elementi di straordinarietà e unicità. Lo fa come un buon padre di famiglia, dando spazio e voce ad ognuno dei suoi “figli” o meglio compagni di avventura. “È stato un lavoro di squadra. Il contributo di ognuno è stato fondamentale, la passione, l’impegno e il forte convincimento e la voglia di riuscita sono stati collanti indispensabili”, dichiara Daniele. Ernesto, nome attribuito in onore del padre, fondatore del cantiere, deceduto 10 anni fa, è un’imbarcazione che diviene modello estremamente innovativo di mobilità


sostenibile ed efficiente per un turismo consapevole: partendo dalle origini, rappresentate dal legno per scafi di alta classe e qualità, si giunge ad una valorizzazione ed un’innovazione di questo materiale antico davvero di gran fascino. Nel progetto Slow Commuter si assiste ad una combinazione di tradizione dei materiali e secolare maestria artigianale, iniziate quasi 250 anni fa, e di tecnologia all’avanguardia, per il taglio del fasciame

“È stato un lavoro di squadra. Il contributo di ognuno è stato fondamentale, la passione, l’impegno e il forte convincimento e la voglia di riuscita sono stati collanti indispensabili”

a controllo numerico, l’assemblaggio, l’impregnazione dei materiali, la verniciatura e non solo. Ernesto, il primo e-commuter, è un prototipo del tutto inedito, a propulsione elettrica, che, introducendo nuovi concetti, sia costruttivi che di layout, da avvio ad una nuova generazione di barche da diporto, con range di lunghezza 6-9 metri, efficienti e sostenibili. L’ambiente parla sempre più prepotentemente all’uomo esigendo attenzione. Da questa consapevolezza, dalle ricerche idrodinamiche e di design del famoso architetto argentino, Germán Mani Frers, e dalle competenze dell’ingegnere e docente universitario Carlo Bertorello, nasce l’ambizione di rivoluzionare il settore della mobilità nautica del futuro, per renderla sempre più ecosostenibile, con un turismo ad impatto zero. Questo nuovo modo di muoversi sull’acqua, di vivere la nautica e di respirare l’ambiente circostante, offre un’occasione

di riflessione e ripensamento del turismo, dell’imprenditoria, della cultura e del patrimonio tecnico-scientifico lariano e lombardo, in ottica di maggiore valorizzazione e di rilancio. Perfettamente in linea con questo spirito è il nuovo design della Sciostra stessa, il concept innovativo ed originale, frutto della creatività degli architetti Sofia Nobis e Stefano Penazzi e del know how tecnico, esperienziale e culturale dei Riva, si propone come centro di ricerca, laboratorio ove sperimentare, insieme a ricercatori, costruttori e fruitori, prototipi anticipatori di trends di mobilità sull’acqua. Un’iniziativa di così tale portata, anche in termini valoriali, non poteva non incontrare riscontro positivo e supporto concreto da parte delle numerose autorità presenti all’evento d’inaugurazione: Regione Lombardia, CNA Lombardia, CNA Milano, CNA Lario e Brianza, Comune di Laglio, FAI e Fondazione Alessandro Volta sono tra i sostenitori dell’iniziativa. Al cen-

tro del progetto vi è la riscoperta della relazione con il paesaggio attraverso la valorizzazione dei materiali appartenenti al territorio e lo sguardo che dalla tradizione volge al futuro. Così nella Sciostra, restaurata, il pavimento in pietra è stato svelato e ricomposto, preservandone la patina del tempo, le pareti ripulite e ridipinte a mano sorreggono le travi in legno sabbiate, lasciando al centro uno spazio ampio e libero. Il nuovo ingresso, con la lenta discesa sul fianco, consente di contemplare il lago finalmente vicino e raggiungibile. Lo scivolo, per la messa in acqua delle imbarcazioni, viene riscoperto e ritorna ad accogliere il lago all’interno dello spazio vitale di questo centro di ricerca che, dalla tradizione, proietta versa orizzonti futuri. Allo stesso modo “Ernesto” è una costruzione in legno, con materiali rinnovabili e riciclabili, una progettazione di linee di acqua che migliorano il comportamento idrodinamico, un layout aperto per facilitare la vivibilità degli spazi interni ed avvicinare l’utente all’ambiente circostante, una propulsione elettrica, che riduce sensibilmente i costi di gestione, con zero emissioni e totale assenza d’impatto acustico, ed infine un equilibrato rapporto tra prestazioni ed autonomia. “Vogliamo determinare un nuovo modo di navigare che permetta di provare la sensazione dell’energia che non si vede, di ascoltare il rumore del vento e dell’acqua soltanto, di essere avvolti dall’eleganza e dalla naturalità del legno”, come dichiara Germán Mani Frers. novembre/dicembre 2017

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Imprese

De Dames van Hurkmans Brand Intensity di Fabrizio Valente

Un concept di autofficina declinato per la prima volta al femminile, con un posizionamento coerente fino ai piccoli dettagli, inclusi servizi insoliti per le mamme


Prossimo convegno Kiki Lab Ki-Best 2017 & Open-Inn Retail Award Milano, 26 ottobre 2017 Convegno a pagamento (alcuni inviti disponibili per Retailer e Idm) Per info: kiki@kikilab.it

De Dames van Hurkmans è un’autofficina aperta da due sorelle (le signore van Hurmans dell’insegna) e progettata al femminile. Offre un servizio completo, dalle riparazioni alla vendita di auto usate e di accessori, proposto in un ambiente confortevole e curato, con un approccio empatico, per attirare soprattutto la clientela femminile.

aggiunti alcuni complementari molti inusuali. Per ottimizzare i tempi di attesa delle mamme è presente uno spazio

Commento finale di Kiki Lab ed Ebeltoft Group

Sintonia femminile De Dames van Hurkmans si rivolge a una clientela femminile adeguandosi alle sue esigenze, sia nelle varie fasi di ricerca e scelta dell’acquisto di un’auto usata, sia per le attività di manutenzione e riparazione. Il concept è quindi declinato al femminile a 360°, dal design alla comunicazione, dai colori al linguaggio, dai servizi agli accessori e gadget, come il lucidalabbra offerto al posto delle tradizionali mentine.

si aspetta. Legato al family marketing l’esposizione di passeggini da provare ed anche acquistare, mentre più mirato all’autogratificazione, è presente anche un servizio di manicure.

giochi per i bambini e per tutte anche il noleggio di una bicicletta ‘femminile’ da utilizzare per fare commissioni mentre

Il settore degli spazi Retail per le auto, in particolare per la manutenzione e per la vendita di quelle usate, non è stato finora molto attrattivo per le donne. De Dames van Hurkmans crea un’esperienza friendly per le clienti, in modo molto distintivo, capace di attrarre e fidelizzare. Una chiave del successo è la coerenza del concept nei vari aspetti fino ai dettagli, apprezzati in particolare dal target delle mamme.

Servizi ‘core’ efficienti Consapevole del valore del tempo nella vita delle donne e soprattutto delle mamme, il concept garantisce la riparazione in giornata di eventi fastidiosi come un’incrinatura nel parabrezza o un graffio, grazie a lavorazioni moderne basate ad esempio sull’utilizzo di luci infrarosse in caso di verniciature. Prodotti e servizi complementari innovativi Oltre ai servizi e prodotti generalmente disponibili in un’autofficina, ne sono stati novembre/dicembre 2017

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Franchising

32° Salone Franchising Milano

Un successo che getta le basi per un grande 2018 di Salone Franchising - a cura di Laura Lamarra

Nemmeno il tempo di festeggiare questo Salone Franchising Milano 2017, che già si fissano gli obbiettivi per la prossima edizione, con l’ufficializzazione delle date (11-12-13 ottobre 2018) e della location (confermatissima Fieramilanocity). Per partire con il piede giusto verso il 33° SFM, occorre però ripercorrere le solide basi costruite durante quest’annata: oltre 15 mila visitatori, un aumento del 15% degli espositori ed un incremento della superficie espositiva del 18%. L’ i ng resso t ra gl i orga n i zzator i d i Fandango Club ha dato inoltre i benefici sperati, garantendo una marcata spettacolarizzazione dell’evento, con il palco 72

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dell’area Talk che ha presentato per tutto l’evento convegni, speech, show cooking e talent show. “La contaminazione tra Rds Company e Fandango Club ha dato i frutti sperati – ha dichiarato Marco Moretti, presidente di Fandango Club Spa – ed ha mantenuto la promessa. È stato attivato un seme fondante per un nuovo inizio. SFM conferma la sua capacità di proporre contenuti originali e utili sia ai professionisti del settore che al grande pubblico”. “Un salone elettrizzante e pieno di energia – ha commentato Antonio Fossati, Presidente di Salone Franchising Milano – che fa proprio il crescente ottimismo per


il miglioramento del quadro economico nazionale e lascia prevedere un grande sviluppo del franchising nei prossimi anni. SFM si conferma piattaforma per il rilancio del retail e del franchising”.

tendo una presenza fisica presso il loro stand per approfondire con tutti i presenti le potenzialità di una ormai ex-start-up che ha già conquistato Coop, Esselunga e recentemente Trenord.

AREA F-TALK 2.0

RE.START SMART UP YOUR BUSINESS: I VINCITORI

Promosso appunto a pieni voti, il nuovo palco nell’area F-talk, che oltre ai numerosi convegni per i player del settore, ha animato la tre giorni dell’evento con momenti di intrattenimento allo stato puro. Donna Moderna, MEDIA PARTNER di SFM, ha presentato alcune storie di successo di imprenditrici: Laura Renieri, la fondatrice del webmagazine TheOldNow.it (un webmagazine di lifestyle); Elisabetta Cozzi ideatirice del progetto “Woman in

Last but not least, il Salone è stato teatro delle fasi finali di RE.START, l’innovativo talent show pensato per premiare i migliori progetti creativi. Oltre 100 sono state le candidature, tra le quali è stata selezionata una short list di finalisti, che ha visto infine trionfare i seguenti creativi: • Per la categoria BEST BUSINESS IDEA A nd rea M i nghet t i con i l proget to TRUCCO&PARRUCCO

Power”; Benedetta Rossi, food blogger tra le più note, presentatrice di ricette gastronomiche. La scuola di cucina Sale&Pepe ha deliziato i visitatori tutti i giorni con momenti di show-cooking; e ancora, l’attesissimo convegno di Valente (CEO di Kiki Lab), le storie dei migliori franchisee di successo (Powered by Quadrante), le finali italiane di Best Franchisee of the World, lo speech New Retail System in China, dell’azienda cinese Chic Investment Company, la presentazione di Satispay, la soluzione di pagamento via smartphone e tantissimo altro ancora. Proprio Satispay ha inoltre aderito al Salone come FINANCIAL PARTNER, garan-

• Per la categoria BEST T EC H NOL OGY& I N NOVAT ION; Ya r y Nardiello con il progetto INCOGNITOLIVE EXPERIENCE • Per la categoria BEST STORE CONCEPT/ IDENTITY e BEST “CREATIVE IDEA” BY IED; Maria Cristina Ajroldi col progetto PASTICCERIA PRET A PORTER • Per le categorie BEST DESIGN&CORPORATE I M AG E e s o p r a t t u t t o B E S T N E W FRANCHISING, cui va un premio di 150 mila euro; Giulia Dal Frate, con il progetto B-FISH GOURMET FISH BURGER. Tanta la soddisfazione dei vincitori a cui sono andati i sinceri complimenti anche da parte della giuria di questa prima

edizione di RE.START rappresentata da: Resca, presidente Confimprese; Ravecca, presidente Federfranchising; Carollo, consumer&devices leader di Microsoft Italia; Lazzarin, AD di LEGO Italia; Maganuco, managing direc tor di MULT I Ita ly; Monfreda, direttore di Donna Moderna, Musikas, AD di Gamestop; Percassi, CEO di Percassi Retail e CEO di Percassi Food & Beverage; Sacco, direttore della Scuola di Comunicazione di IED; Sassoon, direttore di Harvard Business Review Italia. La sfida è naturalmente già lanciata a tutte quelle menti creative che non hanno avuto fortuna in questa prima edizione del Talent, ma che già da ora possono iniziare a prepararsi per la confermatissima seconda edizione, prevista naturalmente per l’anno prossimo alla 33a edizione di Salone Franchising Milano.

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One step forward A nord di Torino sta nascendo Caselle Open Mall, il nuovo progetto firmato AEDES. Un concept innovativo, che apre nuove strade per il mondo del Retail.

VIENI A SCOPRIRLO: IL FUTURO TI ASPETTA A CANNES. 15-17 novembre, Stand R7 C3


CASELLE OPEN MALL 200 negozi. 113.000 mq di GLA. Un cuore commerciale, un Food hub di nuova concezione, un’offerta leisure senza precedenti, il tutto in un contesto accogliente e green. Caselle Open Mall unisce diverse anime in uno spazio aperto, spettacolare, destinato a diventare una all-day destination unica in Italia. Ăˆ un luogo costruito intorno ai desideri delle persone, che mette insieme emozioni e innovazione.


Centri Commerciali

Retail da gustare

La ristorazione come leva di marketing nei Centri Commerciali di Ermanno Canali

Secondo le ultime ricerche, il cibo e la ristorazione sono il terzo driver nella scelta di un Centro Commerciale da parte dei clienti. Shopping e retail park studiano nuovi format “a misura” di consumatore per creare un’offerta unica e differenziante

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Come abbiamo già avuto modo di leggere in questo numero, il cibo ha una profonda valenza emotiva, non solo per le sue caratteristiche o il suo valore nutritivo ma, in particolare, per il modo in cui è consumato. Immaginate di mangiare lo stesso panino o lo stesso piatto di pasta seduti davanti alla scrivania o seduti su un prato verde in campagna o, ancora, in un’incantevole terrazza sul mare: capirete che l’ambientazione può far vivere l’esperienza in maniera completamente diversa. Condividere un pasto in amicizia e in compagnia, inoltre, ha degli effetti sul nostro umore profondamente diversi da un pasto consumato in solitudine, di fretta o in un ambiente poco conviviale. Oggi, i Centri Commerciali sono chia-

mati ad una grande sfida: trasformare il luogo dello shopping per eccellenza in una grande piazza di relazioni, in grado di connettere tra loro le persone. E, in questo contesto, il cibo gioca un ruolo fondamentale. Secondo una recente indagine TradeLab, i consumi fuori casa sono in continua crescita, e la ristorazione è


oggi il terzo driver nella scelta di un Centro Commerciale da parte dei clienti. L’indagine, inoltre, evidenzia come le persone cerchino l’artigianalità nel cibo, prodotti sani e soprattutto tradizionali. Creare una ristorazione “su misura” per il cliente, ispirata ai gusti e ai sapori del territorio, vuol dire quindi riuscire a creare un’offerta unica e differenziante rispetto ai propri competitor. Gli esempi sono numerosi: l’anno scorso, Gallerie Commerciali Italia ha inaugurato Rione Goloso, la nuova food court del Centro Commerciale Auchan Cesano Boscone, il cui nome si ricollega ai tradizionali quartieri di Cesano. La forte presenza di famiglie provenienti dal Sud Italia ha portato a un progetto basato su colori accesi, mediterranei, e sul concept della “tavolata” in cui condividere i momenti di ristoro. In questo progetto, la Canali&C ha curato il concept, la progettazione e la realizzazione attraverso la propria unit Branding Spaces, specializzata nell’architettura degli spazi. La strategia di marketing e le scelte archi-

L’indagine, evidenzia come le persone cerchino l’artigianalità nel cibo, prodotti sani e soprattutto tradizionali

con sapori d’eccellenza, completati da botteghe gastronomiche ed eventi a tema. A Fanocenter, invece, ha recentemente aperto la Degu-Stazione, una spettacolare area ristorazione costruita come una stazione ferroviaria di inizio ‘900, con tanto di vagoni e mattoncini rossi. Anche qui protagonista è la ristorazione di qualità, con 12 ristoranti e una prevalenza di menù legati ai sapori del

Menù d’eccellenza, carni pregiate, pizze gourmet, pasta fresca artigianale, grandi vini in una spettacolare stazione ferroviaria di inizio ‘900. Parti per un viaggio nel gusto. DA DOMENICA A GIOVEDÌ ore 9-23 VENERDÌ E SABATO ore 9-24

tettoniche sono state la conseguenza di un attento studio ed analisi del territorio. L’esempio appena riportato riguarda però la ristrutturazione di un’area già esistente. In altri casi, invece, gli spazi dedicati alla ristorazione sono stati progettati e realizzati totalmente ex novo. A Porte di Mestre è nato il primo esempio di “emotional food court” nel nostro Paese. Officine Italia è infatti un unico, grande ristorante di 1.500 mq aperto dalla colazione fino al dopocena con menù differenziati su tutto l’arco della giornata. Un ambiente di alto livello

www.degustazione.eu

FANOCENTER – VIA EINAUDI 30

territorio. Per entrambi i progetti, GCI ha lavorato in partnership con importanti aziende del settore food&beverage, capaci di apportare il proprio know-how e la propria esperienza in termini di servizio al cliente. Naming, marchio, posizionamento e comunicazione interna ed esterna sono stati ideati e realizzati dalla Canali&C. Infine, una possibile evoluzione della food court è un format che ancora non ha visto realizzazioni concrete nel nostro Paese e che è adatto ai centri di grandi dimensioni. Si tratta della food court diffusa: tanti ristorantini, stand gastronomici, bar, gelaterie sparsi all’interno della galleria commerciale, quasi come lungo le strade di un piccolo paese, per permettere al consumatore di godersi tante tappe diverse durante la sua passeggiata tra le vetrine. È evidente quindi la necessità di creare nuovi concept in grado di attrarre e motivare i clienti facendo leva sul loro crescente interesse nei confronti del cibo e della gastronomia. Il Centro Commerciale necessita infatti di un contenuto emozionale: deve proporre un mix di valori, relazioni ed esperienze capaci di generare il benessere e la soddisfazione del cliente. Da questo punto di vista, le food court possono far leva sul fattore esperienziale creando un effetto ricordo, facendo scaturire un’emozione nel visitatore e, di conseguenza, la sua scelta verso un Centro piuttosto che un altro. novembre/dicembre 2017

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“Ogni brand ha un’anima e portarla direttamente ai consumatori diventa un valore fondamentale per creare una relazione stabile e duratura”. Nasce da qui la nostra Mission: trovare location di prestigio e creare, gestire e sviluppare negozi monomarca in partnership con realtà multinazionali. Una sfida che con oltre 400 dipendenti diretti e quasi 15 anni di esperienza ci rende Leader Retailer italiano ma soprattutto ci porta oggi a vantare partnership con aziende quali Lindt & Sprüngli, Beiersdorf Nivea, Pasticcerie Zamberletti e Birrificio Angelo Poretti. E se il prossimo fossi tu?

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Turismo

Il turismo dei foodies di Cinzia Meoni

Il mercato è in fermento. Ecco quindi che le cantine diventano locande e perfino hotel di charme per offrire ai nuovi “gastronauti” esperienze a 360°


Vino e ristorazione sono sempre più un elemento trainante nell’offerta di ospitalità, soprattutto in quei territori tradizionalmente legati all’arte del buon vivere. Il viaggio è sempre più una esperienza enogastronomica completa: si scoprono nuove destinazioni attraverso specialità locali e, una volta a casa si ricercano i sapori ha sperimentato in vacanza. Ecco quindi che anche storiche cantine aprono le porte alla ristorazione vera e propria, e non più solo e semplicemente intesa come “complemento” al percorso degustativi dei vini locali. Non solo. In molti casi la metamorfosi è completa e la stessa storica cantina diviene hotel di charme per poter offrire ai “food lovers” un’esperienza a 360 gradi in un unico contesto che parte dalla tavola, per passare dalla cantina e magari da aree benessere dedicate e finisce nel negozio dell’azienda. Una proposta che può espandersi per weekend o anche per una vacanza più lunga, ma comunque in grado di creare un legame stabile tra il brand e l’ospite che proseguirà nel tempo, tra un fine settimana e l’altro, attraverso anche gli acquisti da remoto di quei vini e prodotti di eccellenza scoperti sul territorio. D’altro canto non c’è occasione migliore per scoprire e apprezzare un vino che quella di degustarlo in abbinamento a tavola e in pieno relax, senza impegni pressanti ma con un pomeriggio o un intero fine settimana a disposizione. Beesness ha parlato di questo nuovo

try immersi nei vigneti, all’omonima azienda vinicola e alle cantine medioevali di invecchiamento e un’offerta gastronomica diversificata e completa. Un wine resort che, come spiega Barbara Borraccia, proprietaria del castello, è nato “da un progetto per la rivalutazione del territorio che ci ha visto coinvolti dagli anni Ottanta ad oggi”. Il prossimo passo? “Una spa che completi i servizi offerti”. Quanto conta la ristorazione all’interno della struttura del gruppo?

trend con tre interlocutori d’eccezione, provenienti da varie aree di Italia, e con esperienze complementari tra loro. CASTELLO DI SPESSA, CAPRIVA DEL FRIULI GORIZIA. Intervista alla proprietaria Barbara Borraccia Il castello di Spessa dimora storica nel cuore del Collio Goriziano in Friuli Venezia Giulia, è stato costruito nel 1200 e ha ospitato, tra l’altro Giacomo Casanova e Lorenzo Da Ponte. Oggi il castello è aperto a tutti i foodies e non solo, alla ricerca di un’avventura enogastronomica particolarmente coinvolgente, grazie a 15 camere arredate in stile veneziano del ‘700 e ‘800 e agli appartamenti coun-

“È fondamentale. Oggi il complesso può offrire tre tipologie di ristoranti che propongono la cucina friulana per quanto riguarda l’Hosteria del Castello, la cui brigata si occupa anche dei banchetti di nozze, i prodotti selezionati dall’Ersa (l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia) e offerti lungo la Strada del vino e dei Sapori per il piccolo Bistrot Il Gusto di Casanova e una raffinata creativa cucina gourmet

“Oggi il cliente è più curioso ed attento, si intende maggiormente di cibi e vini ed ha una particolare attenzione alla qualità e alla varietà dei servizi” di carne e pesce, con salde radici nella tradizione, del ristorante La Tavernetta al Castello, fiore all’occhiello del Resort. Siamo quindi in grado di offrire sia ai nostri ospiti che ai turisti che visitano il Collio una proposta di ristorazione decisamente variegata, sia per quando riguarda la tipologia di cucina, che per il prezzo e la formula, che va dal ristorante di lusso, alla trattoria di campagna, al goloso bistrot.” Vede emergere nuovi trend? “Rispetto a qualche anno fa, oggi il cliente è più curioso ed attento, si intende mag novembre/dicembre 2017

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giormente di cibi e vini ed ha una particolare attenzione alla qualità e alla varietà dei servizi. C’è infatti un sempre maggior interesse verso i prodotti tipici e i vini del territorio, di cui la gente è curiosa ed ama fare esperienza diretta.

si risolveva in pochi minuti, è senz’altro la via per il futuro”. Quali sono i maggiori benefici che l’azienda trae dalla unione dell’attività vinicola con le ristorazione? “Vino e ristorazione vanno a braccetto e in casa propria si ha la possibilità di comunicare al meglio il proprio prodotto e la propria filosofia. Con questo ampliamento riusciamo poi ad accrescere il legame con cliente, legandolo sempre di più al marchio, anche dal punto di vista emotivo. Per finire, cantina e ristorazione sono in un certo modo complementari: chi viene in azienda per comprare il nostro vino magari resta a pranzo o a cena, mentre a chi sosta al ristorante capita poi di passare dalla cantina e di tornare a casa con un cartone di vino.”

Come avete diversificato la vostra proposta di ospitalità per soddisfare queste nuove esigenze? “Organizziamo degustazioni guidate con visita nelle nostre cantine storiche scavate sotto il Castello, dove facciamo conoscere i nostri grandi vini autoctoni dal Ribolla Gialla al Friulano, oltre a quelli internazionali, come Sauvignon e Pinot Bianco, che hanno trovato nel Collio il loro habitat perfetto. In calendario, abbiamo poi previsto anche corsi di cucina per piccoli gruppi di persone, durante i quali ci piace insegnare ricette della memoria, che esemplificano con i loro sapori l’anima della nostra terra di confine, dove confluiscono cultura, cibi, tradizioni italiani, friulani, austriaci, sloveni.” Quali sono le maggiori sinergie che si traggono dall’unione di business complementari? “Nel nostro settore le diverse attività diventano dei vasi comunicanti, con trend di crescita variabili ma importanti se si riesce a creare aspettativa nel cliente finale. Le novità e i rinnovamenti periodici possono essere determinanti.” TENUTA HOFSTÄTTER TRAMIN, ALTO ADIGE. Intervista al proprietario Martin Foradori Hofstätter La locanda Alte Post e il wine bar Garten Hofstät ter sono gli u ltimi proget ti imprenditoriali intrapresi da Martin Foradori Hofstätter, patron dell’azienda fondata nel 1907 dal progenitore Josef Hofstätter e che può contare su 50 ettari di vigneti di proprietà compresi tra i 250 e 800 metri. “L’idea di affiancare alla cantina il wine bar e il ristorante nasce dal desiderio di offrire a chi ci viene a trovare diverse occasioni in cui degustare i nostri prodotti, attraverso diverse esperienze che possano coinvolgere ciascuno in base alla sua sensibilità e alle 82

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sue preferenze” spiega l’imprenditore. Il prossimo passo? L’imprenditore non ha dubbi: “ci piacerebbe offrire la possibilità di pernottamento, completando così la proposta di esperienza in cantina disposizione”, anche perché, come nota Foradori Hofstätter, “il turismo del vino è in crescita e proprio per intercettare l’enorme opportunità offerta da questo trend abbiamo ampliato l’offerta dei nostri servizi con l’apertura di due locali annessi alla cantina. Arricchire di contenuti esperienziali quella che un tempo era una semplice visita in cantina, che

Il wine bar offre anche etichette anche di terzi? Come è strutturato e qual è il suo obiettivo rispetto a cantina e ristorante? “Il Garten Hofstätter è all’interno dell’azienda e offre solo le nostre etichette, oltre a quelle a marchio Dr Fischer, la nostra azienda in Mosella. L’Alte Post invece, anche se fa parte del nucleo aziendale, non è direttamente collegato alla cantina, perciò, volutamente, la carta dei vini è molto varia.” Vede l’emergere di nuovi trend? “A questo proposito ho una visione molto chiara: il vino che ha un forte legame con


la propria terra non deve seguire nuove tendenze né perdere la propria identità per adeguarsi alle mode del momento. Ognuna delle nostre etichette ha una storia da raccontare, quella che ci è stata tramandata dai nostri padri e nonni.”

sura, serali e durante il fine settimana. In questi momenti, grazie alla presenza dell’agriturismo possiamo effettuare la vendita diretta che comunque rimane un ambito marginale (5%) rispetto al business aziendale. Il ristorante inoltre rappresenta una porta di ingresso alla cantina per le visite.

Quali sono i vostri obiettivi futuri? “Sarò pragmatico: continuare a produrre vino di qualità, collocarlo presso strutture Horeca di livello e incassare in termini ragionevoli quanto si ha venduto.”

Quali sono, a vostro giudizio, le nuove tendenze che si stanno affermando in questo settore?

L’apertura del capitale a terzi può essere una via da percorrere? “Per ora no. Forse in futuro una collaborazione a livello di co-marketing potrebbe diventare una strada percorribile se non addirittura necessaria.” CANTINA QUADRA FRANCIACORTACOLOGNE (BS). Intervista al direttore Mario Falcinetti

“È proposta una cucina delicata, quotidiana ma di buona fattura, privilegiando territorio e stagione e con un ottimo rapporto qualità/ prezzo”

Anche Quadra, tra le eccellenze della Franciacorta e con un fatturato previsto a fine anno di 16 milioni di euro (in crescita dagli 1,4 milioni dello scorso esercizio), punta nei prossimi mesi a rafforzare gli spazi destinati all’ospitalità pur avendo già, al proprio interno un agriturismo aperto a tutti i wine lovers e turisti. “Vogliamo creare un punto degustazione e vendita permanente, in concomitanza con l’ampliamento che interesserà la cantina nel prossimo biennio. Ciò permetterà di potenziare sia l’affluenza che la

vendita diretta” spiega Mario Falcetti, direttore della cantina che poi aggiunge: “Per far fronte a questo obiettivo, come già ricordato, è previsto un ampliamento di circa 2.000 mq dell’attuale cantina che in parte rappresenterà una estensione vera e propria e in gran parte andrà a riassorbire in un’unica unità produttiva le attività attualmente decentrate in una seconda unità operativa”. Da dove nasce l’azienda? “L’azienda, intesa come cantina, nasce nel 2003 quale naturale evoluzione dell’azienda agricola produttrice di uva operante dall’inizio degli anni ’90. La ristorazione ha da sempre assunto la funzione di complemento all’ospitalità, senza mai assumere le connotazioni di un business vero e proprio.”

“La riduzione della distanza tra produttore e consumatore. L’ampliamento della cantina, che porterà a strutturare meglio il percorso di visita e ad organizzare gli spazi e i momenti destinati all’ospitalità, consentirà di intercettare meglio questa tendenza.” E per quanto riguarda il vino vegano? “L’interesse per questo vino è presente e oggi, a due anni dall’uscita della prima bottiglia, rappresenta circa il 5% del nostro fatturato.” Quali sono vostri obiettivi nel medio termine? “Gli obiettivi di crescita previsti sono nell’ordine delle 15.000 bottiglie/anno per il prossimo triennio, portando così il fatturato complessivo (cantina) a circa 2 milioni di euro. La clientela rimarrà prevalentemente quella italiana (CentroNord) e nel canale Horeca, pur considerando una quota pari al 15-18% in GDO e al 4-5% all’estero. Non sono previste, al momento, aperture verso capitali esterni rispetto all’attuale compagine societaria.

Come sono stati scelti i menù del ristorante? “È proposta una cucina delicata, quotidiana ma di buona fattura, privilegiando territorio e stagione e con un ottimo rapporto qualità/prezzo.” Quali sono le maggiori sinergie che l’azienda trae dall’unione delle attività della cantina con quelle relative alla ristorazione? “Prima di tutto la possibilità di presidiare l’azienda anche nelle ore di chiu novembre/dicembre 2017

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Turismo

Alta Badia Un percorso del gusto a duemila metri di Cinzia Meoni

Stinco e polenta? Non solo. Sulle Dolomiti la ristorazione è gourmet e si scia fin dall’inizio di dicembre circondati da cime che sono patrimonio mondiale dell’umanità


Non solo stinco e polenta accompagnati da un bicchierino di grappa. In Alta Badia l’enogastronomia è una religione così come lo sci, perfetto anche su neve sparata. Tra Corvara, San Cassiano, La Villa, la Val, Colfosco e Badia si può percorrere un sentiero del gusto sopra i 2mila metri e scoprire 13 piatti firmati da altrettanti chef stellati, girovagando per baite, “ütia” in ladino, o rifugi glamour come il Club Moritzino (0471.84.74.03), dove il pesce fresco arriva ogni mattina da Chioggia e l’après ski inizia dalle 14.00 o il Col Alt (0471.83.63.24) che offre un oyster corner e una selezione di 16 etichette di bollicine per un aperitivo chic. E, per chi non preferisce la comodità e l’eleganza di una stüa a valle, in pochi km si trovano ben tre ristoranti stellati e innumerevoli locali premiati dalle guide internazionali. “L’Alta Badia fa della gastronomia e del piacere in pista il punto focale della propria offerta turistica” commenta Roberto Huber, presidente del consorzio turistico. Qui la stagione si apre all’insegna del gusto e già il 10 dicembre, con il Gourmet Ski Safari (50 euro per quattro piatti abbinati a calici di vino altoatesino), si possono scoprire ricette create apposta

In Alta Badia l’enogastronomia è una religione così come lo sci, perfetto anche su neve sparata

da chef blasonati all’insegna de “i sapori dell’infanzia” e farsene raccontare la storia dagli stessi protagonisti. Si può iniziare con “c’era una volta una trota” di Norbert Niederkofler (St.Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina di San Cassiano, 2 stelle Michelin) al rifugio Club Moritzino da cui si domina la leggendaria pista della Gran Risa, tappa dello slalom gigante di Coppa del Mondo. Meglio arrivare presto per poter salire e scendere più volte sulla pista nera, una sfida per chiunque ami

Weekend in Alta Badia Per un fine settimana tra sci e gusto considerare 500 euro a testa. Una buona base di partenza da cui esplorare l’area è l’Hotel Antines (0471.84.42.34) di La Villa: 25 camere luminose dall’arredamento alpino raggiungibili direttamente dagli impianti (da 150 euro per la mezza pensione). A San Cassiano l’Hotel Ciala Salares (0471.84.94.45, doppia da 280 euro) punta sulle proposte enogastronomiche, mentre il Rosa Alpina Hotel & Spa (0471.84.95.00) è il posto perfetto dove vivere una fuga romantica (da 460 euro). Lo Skipass Dolomiti Superski (12 valli, 1200 km di piste e 450 impianti di risalita) parte da 47 euro al girono (137 euro per tre giorni). Per informazioni: Consorzio Turistico Alta Badia (0471 -83.61.76).

la neve. Sole, neve e una vasta scelta di bollicine rendono difficile rimettersi in pista, ma altre tappe golose attendono dietro l’angolo. Da qui, con poche curve sulla pista rossa Bamby, si raggiunge l’omonima Ütia dove godersi gli scorci sullo Ciampai e il Lavarella, prima di scoprire il “Carciofo, uovo e patate” di Nino Graziano (ristorante Semifreddo di Mosca, 2 stelle Michelin). In pieno relax ci si può lasciare scivolare sulle numerose varianti blu che collegano i “piz”, le

cime, circostanti: Piz Sorega, Piz La Ila e Piz Arlara fino a Pralongià da dove è divertente far correre gli sci sulla pista 9A che scende, circondata dai boschi, verso San Cassiano. Una volta risalti con gli impianti il premio è la “Trippa in sugo con patate” di Matteo Metullio (La Siriola dell’Hotel Ciasa Salares, di San Cassiano, 1 stella Michelin), protagonista al rifugio Piz Arlara. La “Guancetta di vitello in salsa di gremolata, radice di prezzemolo e geröstel di prugne” di Nicola Laera (La Stüa de Michil presso l’Hotel La Perla, Alta Badia, 1 stella Michelin) è proposta al rifugio Bioch si gusta ammirando la Marmolada. Alberto Faccani (Magnolia Ristorante, Cesenatico, 1 stella Michelin) porta al rifugio “I Tablá”, i passatelli in brodo ispirati alle nonne, mentre Francesco Baldissarutti (Ristorante Perbellini, Isola Rizza, Verona, 1 stella Michelin) per il Col Alt ha ideato gli “Spätzle alle alghe di lago, mantecati al brodo di gallina con trota affumicata e le sue uova”. Al Las Vegas è infine proposto il “Polpo murato” di Giuseppe Biuso (Il Cappero del Therasia Resort, Isola di Vulcano, 1 stella Michelin). C’è poi tempo fino a fine stagione per questa caccia al tesoro gourmet che si effettua sci ai piedi, zigzagando da una baita all’altra alla ricerca di delizie per il palato a un prezzo compreso tra ai 15 e i 25 euro incluso un calice di vino. L’iniziativa, non a caso chiamata “Sciare con gusto” vede la partecipazione oltre degli chef presenti allo Ski Safari anche di: Enrico e Roberto Cerea, Enrico Bartolini, Andrea Aprea, Giorgio Locatelli, Umberto Bombana e novembre/dicembre 2017

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Paul Bartolotta. Gli chef sono abbinati ognuno ad un rifugio dell’Alta Badia, per cui creano una ricetta che verrà proposta durante tutta la stagione invernale. Dopo una partenza sprint, sono poi numerosi gli eventi del gusto che vivacizzano la stagione: dal 14 al 17 gennaio il “Care’s – the ethical chef days” porta in quota la cultura enogastronomica sostenibile; i “sommelier in pista” (21 dicembre, 18 e 25 gennaio, 22 febbraio, 1, 15 e 22 marzo) abbinano lo sci alla degustazione dei più pregiati vini dell’Alto Adige; il Roda dles Saus (11-18 marzo) esalta le tradizioni ladine nelle baite dello Skitour La Crusc; il Wine Ski Safari (25 marzo) proporne degustazioni esclusive in quattro rifugi e lo Ski Carousel vintage party (7-8 aprile) riporta anche in cucina gli Anni ‘70 e ‘80.

UNA MONTAGNA DI GUSTO

Sono sempre più numerose le località in quota che scelgono di creare eventi dedicati all’alta enogastronomia unendo lo sci al piacere del palato e intercettando così, oltre agli sportivi che da sempre animano i centri alpini, anche i “foodies”, la nuova elite che si muove alla ricerca di prodotti alimentari d’eccellenza, riscoperta delle tradizioni e nuove creazioni. E non mancano anche oltre confine destinazioni da tenere sott’occhio. Svizzera - St. Moritz, 12-20 gennaio Il St Moritz Gourmet Festival festeggia i suoi primi 25 anni di vita e propone

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veri e propri eventi epicureici, tra master class di cucina, show cooking, party, cene blasonate e percorsi degustativi. Il festival prende il via con il Grand Julius Baer Opnening, seguito da Gourmet Dinner e Safari per sei serate, dal Kitchen Party a metà evento e, per finire, dal Grande Bmw Gourmet Finale. La partecipazione ai singoli eventi parte dai 40 franchi. Il Festival, che si terrà in diversi luoghi dell’Engadina, è l’occasione per scoprire gli scenari incontaminati di Pontresina, passeggiare nella Val Roseg e salire al lago Bianco e al lago Nero a pochi km dal passo del Bernina e, per i più audaci, pattinarci sopra e divertirsi sui 350 km di piste dei comprensori dell’Engadina, dal Corviglia al Corvatsch, magari in notturna con il Corvartsch Snow Night previsto ogni venerdì sera (si scia dalle 19 all’1 di notte per 27 euro). Chi poi prenota più di una notte nella regione Engadin St. Moritz, presso uno dei 100 alberghi

aderenti all’iniziativa, riceve lo skipass a 38 franchi al giorno, praticamente alla metà del prezzo. Austria - Ischgl, 15-16 aprile “Sternecup der Köche” Nel cuore del Tirolo, dove la neve arriva fino a fine aprile grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli, ha luogo la 21° Star Cup degli chef con chef provenienti da Germania, Austria, Svizzera e Alto Adige che danno vita a veri e propri show in pista e in cucina. Nell’ultima edizione erano presenti 50 stelle Michelin. Come da tradizione, per una località che fa proprio lo slogan “Relax in you can”, non mancano show sull’enorme palcoscenico dell’Idalpe posto a oltre 2mila metri e party leggendari. Francia - Megeve Quasi 500 km di piste nello scenario incantato dell’Alta Savoia dove ci si muove in calesse godendo della quieta eleganza della vallata prediletta dai Rothschild (che proprio qui investiranno 2000 milioni di euro per l’apertura di un Hotel Four Season), oltre a un’offerta gastronomica d’eccellenza, fanno di Megève la Parigi delle Alpi. Qui nei mesi invernali si raduna parte del bel mondo del Vecchio Continente che assapora eccellenze savoiarde (tra al Les Fermes de Marie, a Le Prieuré dove il fois gras è fatto in casa) e cucina creativa (tra l’altro a Le Torrent) a base di prodotti del territorio. Per lo shopping l’indirizzo da non perdere è quello della “Fromagerie Megevanne” dove acquistare formaggi d’alpeggio.


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Save the date Piaceri del palato e tanta musica per un autunno da ricordare di Cinzia Meoni


Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e il Torrone d’oro.

SPETTACOLI 7-11 novembre Richard O’ Brien’s Rocky Horror Show, Nelson Mandela Forum, Firenze Biglietti da 28,75 euro. Il Rocky Horror Show è uno spettacolo unico capace di travolgere il pubblico: dal suo debutto a Londra nel 1973 è stato visto da oltre 20 milioni di persone. La versione in arrivo in Italia è diretta da Sam Buntrock e vede nel ruolo di “narratore” Claudio Bisio.

EVENTI DI GUSTO 10-14 novembre Merano Wine Festival. L’abbonamento per le quattro giornate costa 170 euro Giunto alla sua 26a edizione, il festival presenta oltre 450 case vitivinicole, tra le migliori in Italia e nel mondo, quasi 200 artigiani del gusto, 15 chef di spicco.

11 novembre, Urban Tour a Milano. Stazione Centrale, la Cattedrale del movimento e degustazione 3 vini all’Enoluogo, 35 euro Un tour per conoscere la Stazione Centrale

che racchiude in sé decenni di storia e fonde passato e presente nel gioco incredibile delle sue architetture. Seguirà un “viaggio” con il Sauvignon per apprezzare le differenze stilistiche di tre vini prodotti con le stesse uve in tre Paesi diversi: Italia, Francia e Cile. Nel tour è prevista una visita a Cascina Pozzobonelli, un tesoro nascosto attribuito al Bramante.

11-12 novembre “Cantine Aperte a San Martino”. In tutt’Italia L’appuntamento autunnale del Movimento Turismo del Vino debutta con una nuova veste ma sempre con l’intento di condividere la gioia di assaggiare i vini dell’ultima vendemmia e non solo, in abbinamento a prodotti di stagione.

11-13 novembre Golosaria, MicoMilano Congressi. Ingresso: 10 euro. La manifestazione, giunta ormai alla dodicesima edizione, porta in scena tutto il cibo d’Italia in mille prodotti d’eccellenza.

18-26 novembre Festa del Torrone, Cremona Il tema di questa edizione è “La gola”: oltre 250 iniziative tra spettacoli, degustazioni e appuntamenti culturali, tra cui la Rievocazione del matrimonio tra

17 novembre – 6 gennaio “Spamalot-Il cavalieri della tavola molto, molto, molto rotonda” Teatro Nuovo di Milano. Biglietti da 39,5 euro Elio porta in scena, in prima nazionale, la surreale parodia della saga di Re Artù basato sul cult dei Monty Pyton “Monty Python e il Sacro Graal” prodotta da Lorenzo Vitali e dal Teatro Nuovo di Milano e diretta da Claudio Insegno. Una band di dieci elementi accompagna le avventure di Re Artù (Elio), la dama del Lago (Parmela Lacerenza) e Sir Robin (Pierpaolo Lopatriello). L’adattamento italiano dello show è firmato da Rocco Tanica.

7 dicembre Andrea Chénier, Teatro alla Scala di Milano L’opera di Umberto Giordano diretta da Mario Martone inaugura la nuova stagione del teatro meneghino. Andrea Chénier è il melodramma eroico per eccellenza sullo sfondo della Rivoluzione francese e noto per la sua vocalità spinta. Serata glamour per eccellenza dove si fondono mondanità e musica.

15-23 dicembre Tosca, Teatro Comunale di Bologna. Biglietti da 10 euro L’opera di Giacomo Puccini è diretta da Daniele Abbado. Sul podio Aziz Shokhakimov. Protagonisti sul palco Elena Rossi (Tosca), Rudy Park (Cavaradossi) ed Elia Fabbian (Scarpia). novembre/dicembre 2017

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vicende di Don Silvestro (Gianluca Guidi) alle prese con la minaccia di un nuovo diluvio universale (la voce “di lassù” è di Enzo Garinei).

26-27 dicembre Beauty and the Beast On Ice Teatro Ciak Milano, Biglietti da 25 euro. Dalle 20.30 Oltre venti pattinatori, cambi di costume, scenografie ed effetti speciali danno vita alla fiaba romantica su una pista appositamente costruita in teatro. Volteggi e acrobazie aeree mozzafiato lasciano a bocca aperta in un crescendo di emozioni, fino al lieto fine. La tournèe prosegue a Torino (Palavela) il 28 dicembre e ad ancona (PalaPrometeo) il 29 dicembre.

Fino al 31 dicembre Flashdance Il Musical. Teatro Nazionale CheBanca! di Milano. Biglietti da 28,5 euro

12 dicembre- 1 gennaio. Una Festa esagerata…! Teatro Manzoni di Milano

La nuova commedia scritta e diretta da Vincenzo Salemme racconta il lato oscuro e grottesco dell’animo umano che si nasconde dietro lo scudo delle convenzioni.

16 dicembre. Concerto di Natale. Auditorium Conciliazione Roma dalle 18.30. Da 50 euro Il Concerto di Natale è una grande kermesse musicale con artisti di ogni nazione, religione e cultura che ormai da 26 anni giungono a venissero a Roma a cantare il Natale in un mix di generi musicali che vanno dalla lirica al rock. L’evento è benefico.

20-23 dicembre. Aggiungi un posto a tavola. Teatro Politeama di Genova. Biglietti da 41 euro La nuova produzione di Alessandro 90

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Longobardi per Viola Produzione, riporta a teatro uno dei più amati classici di Garinei e Giovannini con muciche di Armando Trovajoli e Gino Landi. In scena un cast di 22 artisti racconterà le

La nuova versione teatrale di “Flashdance il Musical” rappresenta un vero e proprio tuffo negli Anni ’80. Lo show è oramai un’icona intergenerazionale con hit come “What a feeling” e “Maniac” entrate nella storia della musica e promette di far ballare l’intera platea. “Flashdance il Musical”, firmata Stage Entertainment e Full House Entertainment e diretta da Chiara Noschese, vede nel ruolo protagonista Alex, saldatrice di giorno e ballerina di notte, una scatenata Valeria Belleudi.


Save The Date

Coming soon Novembre - gennaio di Cinzia Meoni

I principali appuntamenti fieristici del Paese. Date da mettere in agenda per intessere relazioni d’affari


valorizza l’artigianato e i suoi prodotti, comunicando la bellezza e la bontà delle arti e dei mestieri.

4-5 dicembre Wine2wine, Fiera di Verona. Per info: wine2wine.net Forum per il business del vino: 70 workshop, oltre cento relatori e più di 1500 partecipanti concentrati in due giorni di lavoro.

12-14 dicembre Rive, Pordenone Fiere. Per info: exporive.com Salone Internazionale Biennale dedicato alla viticultura e all’enologia: Rive presenta i migliori produttori della filiera del vino ponendosi come punto di riferimento internazionale nel settore

9-12 gennaio Pitti Immagine Uomo, Firenze. Per info: pittimmagine.com

25-27 novembre Vegan Days, Fiera di Padova. Per info: vegandays.it Vegan Days è la fiera di Padova organizzata da Nextitalia dedicata al mondo vegano. La fiera propone numerosi prodotti e novità, oltre a dare spazio a conferenze e approfondimenti sul tema.

Tra le principali piattaforme internazionali per le collezioni di abbigliamento e accessori uomo e per il lancio di nuovi progetti sulla moda maschile. La guest nation di questa edizione è la Finlandia.

17-18 gennaio Marca, BolognaFiere. Per info: marca.bolognafiere.it È l’unica manifestazione italiana dedicata alla marca commerciale. Due giorni di relazioni, business, workshop e dibat-

titi per l’appuntamento d’eccellenza per il settore.

18-20 gennaio Pitti Immagine Bimbo, Firenze. Per info: pittimmagine.com Collezioni abbigliamento e accessori da 0 a 18 anni, abbigliamento premaman, articoli per l’infanzia e complementi di arredo.

24-26 gennaio Pitti Immagine Filati, Firenze. Per info: pittimmagine.com Filati fibre e settori merceologici complementari alla filatura e alla maglieria

25-28 gennaio Homi, Milano Fieramilano, Rho-Pero. Per info: homimilano.com La fiera dedicata alla casa e agli stili di vita con un percorso che porta alla definizione del negozio di domani e aumenta le opportunità di business e di incontro.

26-28 gennaio Taste of Courmayeur, Courmayeur. Per info: tasteofchristmas.it Taste of Courmayeur, alla sua prima edizione, è l’occasione ideale per avvicinarsi a grandi chef da tutta Italia e non solo, incontrarli dal vivo e assaggiare la loro idea di cucina, espressa in 4 portate a un costo accessibile a tutti. Un parco giochi per gourmet e foodie.

2-10 dicembre Motor Show, BolognaFiere. Per info: motorshow.it Spettacolo e intrattenimento unito all’innovazione tecnologica. Il Motor Show di Bologna, il Salone Internazionale dell’auto e della moto, attira ogni anno circa un milione di persone.

2-10 dicembre AF-L’Artigianato in Fiera, Milano, Fieramilano, Rho-Pero. Per info: artigianatoinfiera.it L’Artigiano in Fiera è la manifestazione internazionale che da oltre vent’anni novembre/dicembre 2017

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5a EDIZIONE

IPERN LAS BARACCA EMA INIZIATIVA BENEFICA IL CUI RICAVATO SERVIRÀ A FINANZIARE ATTIVITÀ DI CARATTERE EDUCATIVO PEDAGOGICO A FAVORE DEI RAGAZZI DELLE ZONE TERREMOTATE.

Visita ludico didattica a Milano

Ricucire le emozioni

Nei giorni 3-4-5 maggio di 3 classi delle scuole medie di Norcia. gli studenti saranno ospiti della fondazione Francesca Rava, che provvederà a organizzare il loro trasporto da Norcia a Milano, li ospiterà in strutture alberghiere centrali e organizzerà per loro visite guidate in giro per la città.

Laboratorio di assistenza pedagogica con incontri a cadenza settimanale volti a stimolare le riflessioni personali e le aspettative dei ragazzi in seguito ad un evento traumatico quale è rappresentato dal terremoto. Le attività di laboratorio sono realizzate insieme all’equipe de Il Geco Onlus.

Contribuiamo tutti insieme a regalare un sorriso a questi bambini, perchè tutti loro hanno bisogno di dolci sonni e grandi sogni.

www.insemaperlabaracca.it


Beesness - Alessandro Borghese  
Beesness - Alessandro Borghese  

Questo numero di Beesness si apre con una panoramica dedicata al settore food: da Expo 2015 a oggi, l’alimentare, in tutte le sue varianti,...