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TOTO WOLFF E LEWIS HAMILTON CONNUBIO VINCENTE

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TOTO WOLFF E LEWIS HAMILTON CONNUBIO VINCENTE

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Periodico di informazione bimestrale – luglio/agosto 2018

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/ Editoriale

AUTO: UNA DECAPPOTTABILE, CAPELLI AL VENTO E SPIRITO LIBERO ALLA JAMES DEAN

Da Toto Wolff CEO della Mercedes in F1, al mare burrascoso della Volvo Ocean Race, fino all’esclusività del concorso d’eleganza a Villa d’Este, questi e altri argomenti che potrete leggere in questo nuovo numero di Beesness. Dopo anni di recessione del comparto automobilistico secondo i dati dell’ISTAT, nel 2017 il fatturato degli autoveicoli è aumentato del 6,1% mentre gli ordini sono cresciuti del 3,9%. Questo è dovuto anche alla diffusione delle auto ibride e all’inizio delle prime vendite di veicoli elettrici ad un prezzo competitivo, rispetto a qualche anno fa. Basta pensare che in F1 vengono utilizzate le power unit, motori a benzina con una componente elettrica. Le auto migliori in questi anni del campionato sono state le Mercedes-AMG Petronas e quale occasione migliore di questa, per intervistare Toto Wolff, CEO della squadra, che spiegherà le difficoltà, ma anche le tante vittorie ottenute dal team e dal suo alfiere Lewis Hamilton? Auto non è solo sinonimo di prestazioni e velocità, ma anche di eleganza: tuffiamoci in un’atmosfera da Belle Époque con il concorso di eleganza di Villa d’Este, per premiare l’auto più affascinante del pianeta. Auto vuol dire anche stranezze, come ci spiega Fabrizio Valente di Kiki Lab nel suo articolo. A Singapore esiste Autobahn Motors, una “vending machine” verticale di auto di lusso: comperarsi una supercar è come prendere un caffè nei dispenser self service. Come accennato nello scorso numero, potrete leggere un ampio reportage sul Mapic Italy e Mapic Food&Beverage che si è tenuto lo scorso maggio a Milano. Conoscerete format di ristorazione italiani e stranieri. Cibo non vuol dire solo “guadagnare”, lo sa bene lo Chef Massimo Bottura, che dall’esperienza di Expo 2015 ha incominciato a costituire in giro per il mondo dei refettori per dar da mangiare ai più bisognosi, restituendo loro dignità come persone. Tempo di vacanze e di bici. Leggete il nostro interessante reportage sui bike hotel a misura di ciclista e sulle più famose ciclovie d’Italia. Proprio in questi giorni ha aperto la pista ciclabile del Garda, che da Limone arriva per ora fino all’alto lago, ma in futuro collegherà, per un totale di 140km tutto il bacino con un anello ciclabile unico al mondo. Infine, come sempre, non perdetevi le nostre rubriche: quella sul licensing, curata da Milano Licensing Day; quella sul retail di IKN Italy, News in Town, in merito ai ristoranti e ai locali presenti a Milano e quella sul Salone Franchising di Milano, la fiera di riferimento del settore, con tutte le novità che potrete trovare dal 25 al 27 ottobre prossimo in Fieramilnocity.

Vi auguriamo buone vacanze e vi diamo appuntamento al prossimo numero di Beesness.

Giovanni Bonani

Direttore Responsabile


/ Indice

SPORT

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Blair Tuke e Sophie Ciszek Velisti d’eccezione della Volvo Ocean Race_______ 8

AUTOMOTIVE Lusso, Motori e Cinema Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2018________ 14 Le Silver Arrow di Toto Wolff sul podio della F1 Intervista con il CEO di Mercedes-AMG Petronas__ 16

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Autobahn Motors Singapore La "vending machine" di auto_______________ 20 Milano Rally Show Gara tra le vie della città__________________ 22

CENTRI COMMERCIALI

FOOD

Mapic Food & Beverage Lo stilista del dolce accompagna Mapic Italy Qualità, eccellenza, artigianalità____________ 31 Concept innovativi del food_________________ 26 Massimo Bottura Il cibo è dignità_________________________ 34

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Gambaro rosso... Gambaro qualità Tradizione delle vecchie ricette______________ 38 Gialle&Co. La baked potato è Made in Italy_____________ 42 Mondo Prosecco Bollicine alla conquista del primato del vino____ 44 Herbe 100% contemporary vegan In una taverna del ‘400 , prodotti Km 0 e Bio___ 48

FRANCHISING Mondadori store Salone Franchising Milano Alla ricerca di affiliati in tutta Italia__________ 52 La fiera per mettersi in proprio______________ 56


FASHION

IMPRESA

FASHION Torna la notte del retail firmata IKN Italy Tendenze moda Chi sarà il retailer dell'anno?_______________ 88 La parola d'ordine è gender fluid_____________ 60 Intervista a Francesca Cattoglio Socio unico di IKN Italy___________________ 90

TECNOLOGIA

Retail Tour focus Tech&Digital A Trento l'Università investe nella ricerca Le novità tecnologiche nei negozi_____________ 92 e rivoluziona il mondo dei materiali Lo studio dei materiali ceramici_____________ 62 Il coach professionale, Alla scoperta del proprio potenziale___________ 96 Come analizzare i dati Una teoria che parte dal rispetto della terra del tuo e-commerce Rubrica Boraso_________________________ 64 La teoria "U" di Otto Scharmer_____________ 98

E-COMMERCE

LICENSING

Snapfeet Appuntamento a Milano Licensing Day Il futuro degli e-commerce della calzatura______ 71 Una giornata per scoprire le tendenze nel mondo del branding_ 102

PREMIO

TURISMO

E 11! Sei ancora in tempo Bikeconomy vale oltre 6,2 miliardi di euro per essere tu l’insegna dell’anno… La bici crea valore_____________________ 106 Indagine tra consumatori in Italia e Europa____ 74 Bike Hotel Superbrands Opportunità di business per chi opera nell'ospitalità_ 109 Il "brand dei supereoi"____________________ 78 Intervista a Daniele Schena Proprietario dell’Hotel Funivia a Bormio____ 112

DESIGN

Itinerari in sella Il DI Campus di Design International In bicicletta per "gustarsi" l'Italia___________ 116 La "fabbrica del design"___________________ 82 Terrazza Martini di Milano Riapre i battenti in una nuova veste__________ 86 NEWS IN TOWN Locali, bar, ristoranti e vini da enoteca__123 SAVE THE DATE Le fiere del mese___________________125 COMING SOON Le mostre e i festival del mese_________132

IMPRESA

Smart working “Il Prisma” aiuta le aziende a progettare nuove soluzioni di spazio________________ 120


Foto © Helly Hansen

/ Sport

A cura di Marcella Ciappi

DOPO AVER SOLCATO GLI OCEANI DEL PIANETA IN LUNGO E IN LARGO, SOPHIE CISZEK E BLAIR TUKE HANNO SFIDATO GLI ELEMENTI CON IL RESTO DEL TEAM MAPFRE GAREGGIANDO NELLA VOLVO OCEAN RACE E GUADAGNANDOSI IL SECONDO POSTO IN CLASSIFICA. ECCO COME TUTTO È INIZIATO.

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Originariamente denominata “Round Whitbread World Race”, la Volvo Ocean Race è una regata mondiale non-stop, nella quale i migliori velisti navigano per oltre 40.000 miglia nautiche, in quattro oceani, toccando sei continenti e visitando dodici città ospitanti. Questa gara è spesso descritta come l’evento sportivo professionale più lungo e più duro al mondo: è una vera e propria maratona in mare. Si tratta di infatti competere nelle condizioni oceaniche più impegnative durante una sfida che dura sette mesi, questa volta da Alicante, in Spagna (ottobre 2017) a L’Aia (giugno 2018), passando, nell’ordine, per Lisbona, Cape Town, Melbourne, Hong Kong,


luglio\agosto 2018

BLAIR TUKE E SOPHIE CISZEK Velisti d’eccezione della Volvo Ocean Race

Guangzhou, Hong Kong, Auckland, Itajaì, Newport, Cardiff e Gothenburg. La Volvo Ocean Race è la gara v​ elica​più estenuante nella qual​e​ un team possa competere. I velisti si trovano infatti ad affrontare tempeste, onde enormi e temperature superiori ai 40 gradi nei tropici. Il team velico spagnolo MAPFRE, favorito della Volvo Ocean Race 2017, ha da poco concluso la regata, classificandosi secondo, dopo dopo essere stato superato durante l’ultima notte di gara. Due membri del Team raccontano la loro esperienza e descrivono come si sono avvicinati al mondo della vela, che da semplice passione per l’oceano si è trasformata nella loro ragione di vita.

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SOPHIE CISZEK Nella scorsa edizione della Volvo Ocean Race facevi parte del team, tutto al femminile, SCA. Come ti senti ad essere una delle uniche due donne sulla barca questa volta? Fortunatamente questo è davvero un bel team e i ragazzi sono proprio in gamba. Di conseguenza, navigare con sette ragazzi e un’altra ragazza mi piace molto. Stiamo imparando da loro perché hanno diversi anni di esperienza. Non è molto differente rispetto a quando eravamo solo donne perché siamo tutti qui per lo stesso motivo: navigare. Mi piace questo team perché tutti possiamo imparare dalle reciproche esperienze. È un bel gruppo!

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Da quanto tempo sei una velista professionista? Com’è iniziato tutto? Sono cresciuta navigando, inizialmente senza competere. Ho iniziato poi a navigare in mare aperto su grandi barche a chiglia con la mia famiglia e successivamente ho iniziato a gareggiare. Credo di essere arrivata a questo punto perché era qualcosa che volevo fare, quindi ho colto tutte le opportunità che mi si presentavano. Ritengo che sia molto importante non lasciarsele scappare. A volte è difficile ma altre volte è altrettanto divertente. Più esperienza riesci a fare, più migliori e più puoi migliorare. Ecco come sono arrivata fino a qui.

AMO LA NAVIGAZIONE IN MARE APERTO PERCHÉ SEI LETTERALMENTE NEL BEL MEZZO DELL’OCEANO, DELLA NATURA, DEGLI ELEMENTI…


luglio\agosto 2018 Qual è l’aspetto migliore del navigare? Amo navigare perché amo attraversare l’oceano. Amo la navigazione in mare aperto perché sei letteralmente nel bel mezzo dell’oceano, della natura, degli elementi… Cosa ti fa sentire più viva in mezzo al mare? La sensazione che provo quando siamo offshore e non vediamo terra. Per quanto mi riguarda è molto rilassante e non si può provare sulla terraferma ma solo quando sei circondato dall’oceano. Qual è stata l’esperienza più terrificante della tua carriera? Abbiamo affrontato condizioni meteo avverse in questa gara e penso, magari non in una situazione specifica, che ci siano state diverse situazioni di pericolo quando eravamo sul fondo della barca e andavamo veloci sottovento. In quei casi c’è così tanta acqua che arriva sulla barca che cadi dal piedistallo o addirittura in mare. Per questo motivo penso sempre a questo: stare attenti è fondamentale

perché è molto facile cadere dalla barca e sarebbe troppo pericoloso. In quelle condizioni cerco sempre di tenere duro, di attaccarmi a qualcosa e di avere sempre con me il mio equipaggiamento di sicurezza. Faccio sempre molta attenzione. Come ti prepari per affrontare le sfide della Volvo Ocean Race, sia fisicamente che mentalmente? Nella mia testa mi preparo sempre per le situazioni peggiori. Per esempio, se sono previsti 40 nodi di vento, metto in conto che ce ne siano 50 (il che significa che le onde sarebbero grandissime e sarebbe molto dura). Quindi mi immagino una situazione davvero spaventosa e faccio in modo di essere preparata ad affrontarla. La maggior parte delle volte non è così brutta come pensavo e me la cavo bene. Questo è più meno quello che immagino sempre: di essere a bordo, in sicurezza, con il giusto equipaggiamento e organizzata per affrontare quella situazione. Se è così come l’hai immaginata, andrà tutto bene…

VADO IN BARCA DA QUANDO AVEVO 10 ANNI E MI SONO INNAMORATO DI QUESTO SPORT. MI SENTO MOLTO PRIVILEGIATO A POTER FARE CIÒ CHE AMO COME LAVORO.

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BLAIR TUKE ALLA ANCOR GIOVANE ETÀ DI 27 ANNI È GIÀ UNO DEI VELISTI PIÙ TITOLATI DEL PIANETA. NEL GIRO DI DUE ANNI SI È GUADAGNATO L’ORO ALLE OLIMPIADI E LA VITTORIA NELLA COPPA AMERICA. PRATICAMENTE IL MASSIMO CHE UN VELISTA POTREBBE DESIDERARE MA IL GIOVANE NEOZELANDESE NON HA NESSUNA INTENZIONE DI FERMARSI… Da quanto tempo sei un velista professionista? Come è iniziato tutto? Sono un marinaio professionista da circa 10 anni (da quando ho iniziato la mia avventura per le Olimpiadi di Londra). Prima di allora ho navigato per molto tempo ma è da quel momento, si potrebbe dire, che ho iniziato a fare veramente vela come lavoro a tempo pieno. Prima non guadagnavo, ho iniziato quando ho cominciato a navigare a tempo pieno. Mi sento molto fortunato a poter fare quello che amo come lavoro. Penso che per tutti sia davvero bello poter fare ciò che si ama e godersi queste espe-

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rienza. Ho seguito un percorso che mi ha portato verso svariate strade e avventure e ho vissuto alcune esperienze incredibili. Questa, a bordo di MAPFRE nella Volvo Ocean Race, è nuova, mi piace davvero questa sfida. Cosa significherebbe per te vincere la Triple Crown? Quale di queste gare preferisci? Nella vela, ci sono tre grandi titoli. Alle Olimpiadi personalmente penso che partecipino i migliori atleti. La vela è uno sport puro e navighi contro gente in barche molto simili, quindi vincono i migliori velisti. Il

livello di abilità per quanto riguarda i velisti olimpici è molto alto. La Coppa America presenta alcuni dei migliori velisti oltre a molta tecnologia. Hai bisogno di una barca veloce ma anche dei migliori velisti e richiede un team più grande.  Poi c’è la Volvo Ocean Race che, con le barche di adesso, racchiude tutte le abilità veliche. Ma è l’aspetto avventuroso della Volvo Ocean Race e la prova di resistenza che la rendono così incredibile. Mi piacciono davvero tutte e tre le competizioni.  Non potrei metterne una davanti all’altra, sono felice di questa terza esperienza.


luglio\agosto 2018

freddo da Città del Capo a Melbourne. Quindi, ovviamente, per quelle due frazioni, era necessario indossare vestiti molto diversi. Per l’Oceano Australe invece è bene indossare strati di base, livelli intermedi e lo strato esterno che è sempre bagnato. Quando fa così freddo è difficile avere tutto quello che serve e penso che siamo molto fortunati ad avere Helly Hansen che prepara tutto per noi.

Navigando in oceano, cos’hai scoperto in questa particolare situazione? Essendo uno sport di resistenza, devi cercare di tenere sotto controllo le tue emozioni. Non puoi adagiarti quando ti trovi in buone condizioni o non puoi buttarti giù quando qualcosa non va bene, perché purtroppo capita abbastanza spesso. Quindi devi solo cercare di mantenerti stabile e continuare a spingere il più forte possibile, sapendo che le situazioni variano facilmente. Speri di fare le cose giuste e cerchi di far andare la barca più veloce degli equipaggi che hai intorno a te. Mi piace molto la sfida della Volvo Ocean Race, soprattutto perché bisogna dare il massimo insieme al proprio team come in nessun altra situazione nella vela. È davvero speciale. Come ti prepari ad affrontare le sfide della Volvo Ocean Race sia fisicamente e mentalmente? Devi solo, prima di tutto, cercare di essere organizzato con le tue attrezzature personali e cercare di essere il più in forma possibile quando sali sulla barca. Ma davvero, finché non sei là fuori è un po’ difficile da preparare completamente. Tutto inizia

solo quando ci si immerge nel vivo della gara. Impari mentre sei al largo e gestisci le situazioni che affronti. Devi cercare di organizzarti e devi assicurarti che la barca sia in buone condizioni. Fortunatamente abbiamo un buon equipaggio di terra che lo fa per noi ma ovviamente noi contribuiamo con le nostre competenze. Se puoi fidarti della barca e dell’attrezzatura che hai a disposizione, allora tutto dipende dall’abilità di navigazione. Quando sei al top e stai spingendo, devi cercare di ottenere il meglio da te stesso. E se non sei al 100% nel comfort, se hai freddo, caldo o sei bagnato, anche solo se ciò ti toglie il due per cento di concentrazione nella competizione la barca va meno veloce. L’abbigliamento non è tutto ma se non è performante è molto negativo. Quali sono i criteri più importanti per scegliere il tuo abbigliamento e la tua attrezzatura? La cosa bella di questa gara è che attraversi tanti climi diversi. Ad esempio Hong Kong era super, super caldo. Ma abbiamo anche affrontato un percorso molto

Come ti trovi a far parte per la prima volta di un team spagnolo? Quando ho incontrato Xabi per la prima volta e stavo per iscrivermi al team, sono rimasto molto colpito dalla loro cultura. Da quando sono arrivato, mi sono sentito parte della famiglia. Una vera famiglia di cui fanno parte le persone a bordo della barca e tutto il team. Tutti contribuiscono alle vittorie e alle sconfitte. Per quanto tempo speri di gareggiare ancora a questo livello? Che possa ricordare sono sempre stato in acqua a fare sport. Sono stato molto fortunato a crescere a 50 metri dall’acqua a Kerikeri, nell’estremo nord della Nuova Zelanda. Vado in barca da quando avevo 10 anni e mi sono innamorato di questo sport. Mi sento molto privilegiato a poter fare ciò che amo come lavoro. A un certo punto il tempo si assottiglia. Immagino quando sarò più grande. Di sicuro mi auguro di veleggiare finché vivo. Non posso pensare di non essere sull’acqua o essere coinvolto in qualcosa che non ha a che fare con l’acqua. È una parte di me e spero di poter continuare ancora per qualche anno. Fondamentalmente non starei mai in un ufficio dalle 8 alle 5.

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/ Automotive

LUSSO, MOTORI E CINEMA Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2018 A cura di Laura Lamarra

www.villadeste.it

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Lo splendido e lussuoso Grand Hotel di Villa d’Este, sito a Cernobbio, sulle rive del Lago di Como, scenario ideale della “dolce vita” unita all’arte, oasi di relax per un turismo esclusivo e internazionale, diviene, ogni anno, illustre palcoscenico per sfilate di bellezza ed eleganza che vedono protagonisti i motori. Su sua iniziativa, in collaborazione con l’Automobile Club di Como e il Comitato di Cura di Como, nasce nel 1929 il Concorso d’Eleganza. Questo prosegue fino al 1949 per subire poi un arresto nell'immediato dopoguerra, anche per via della crisi economica del tempo. Nel 1999 Villa d'Este riporta in auge questo straordinario Concorso con il patrocinio del Gruppo BMW. A partire dal 2005, BMW Group Classic diviene l'organizzatore principale dell'evento in collaborazione con Villa D’Este. Gli sponsor sono nomi di spicco come A. Lange&Sohne, Julius Baer, Vranken Pommery. Nell’edizione 2018, svoltasi lo scorso m a g g i o, i l te m a ce nt r a l e è s t ato “Hollywood on the Lake”, per dare lustro e riconoscimento alle auto che hanno lasciato un segno nella storia non solo automobilistica ma anche cinematografica. Solo alcuni dei 50 veicoli d’epoca, provenienti da tutto il mondo, a cui si sono accompagnate 30 moto e sidecar di rarità, hanno ottenuto il suggello di eccellenza nell’ambito delle 8 classi di valutazione. Quest’anno, tra le classi innovative


luglio\agosto 2018

IL TEMA CENTRALE È STATO “HOLLYWOOD ON THE LAKE”, PER DARE LUSTRO E RICONOSCIMENTO ALLE AUTO CHE HANNO LASCIATO UN SEGNO NELLA STORIA.

introdotte dal Comitato selezionatore, composto da personalità internazionali e presieduto da Lorenzo Ramaciotti, Responsabile, tra gli altri, del Design di Pininfarina e del Gruppo FCA, vi sono: la Classe G "Hollywood on the Lake: Stars of the Silver Screen", motto dell'edizione 2018 e la Classe H Formula Uno, grande novità di quest'anno: "When sex was safe

and racing was dangerous: Formula One!" Nell’edizione 2018 l’agognata Coppa d’Oro di Villa D’Este è stata assegnata dal pubblico alla splendida Coupé Alfa Romeo 33/2 stradale del 1968, nata dall’estro di Franco Scaglione, costruita in soli 18 esemplari, derivati dalla leggendaria Tipo 33, modello da corsa da cui la 33/2 conserva il V8 di 2 litri da 230 CV di potenza (40 in meno

della versione da corsa); mentre la Giuria del Concorso ha consegnato il prestigioso Trofeo BMW, Best of Show, alla Ferrari 335 Sport, carrozzata da Scaglietti nel 1958, in appena 3 esemplari, con propulsore V12 di 4 litri, in grado di sviluppare circa 390 CV di potenza. Altri trofei sono stati conferiti a: Cabriolet Lancia Astura Serie III, per l’auto ante guerra meglio conser vata, Cadillac V-16, per il miglior restauro, Rolls-Royce Phantom, per la più elegante, Ferrari 250 GTO, miglior auto iconica, Bentley, MK VI Coupé per la migliore artigianalità della sua epoca, Lamborghini Miura P400 SV Coupé per il design più emozionante, Bentley 4 ½ Litri, per la provenienza dal luogo più lontano, Lancio Stratos Zero, per il Group ragazzi, infine Ferrari SP 38 Coupé, per il design di concept e prototipi. Non sono mancate auto e moto icone dell’era cinematografica hollywoodiana, ammirabili, in tutto il loro fascino, nello spazio dedicato da BMW, tra cui la MINI di Mister Bean, le auto originali dei film di James Bond e della serie “Mission impossibile” per of frire un viaggio esperienziale di lusso, esclusività ed eleganza a 360 gradi ai numerosi intenditori e appassionati del settore. www.concorsodeleganzavilladeste.com

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/Automotive

LE SILVER ARROW DI TOTO WOLFF SUL PODIO DELLA F1

A cura di Marcella Ciappi

Fotografie © Mercedes-AMG Petronas Motorsport Team.

Un incontro con Toto Wolff mette in luce alcuni aspetti della sua carriera nel mondo dei motori. Il CEO di Mercedes-AMG Petronas racconta anche come trascorre il suo tempo con il team nel palcoscenico della Formula Uno e con il team della sua vita privata. 16 


luglio\agosto 2018 Silver Arrows (in tedesco: Silberpfeil) è il soprannome dato dalla stampa alle auto da corsa tedesche Mercedes-Benz tra il 1934 e il 1939. Lo stesso nome è stato poi utilizzato per le auto sportive MercedesBenz in Formula Uno tra il 1954 e il 1955 e nuovamente utilizzato dal 2010 in poi per denominare le vetture della scuderia Mercedes-AMG Petronas in F1. Due piloti fanno parte della scuderia Mercedes-AMG Petronas Motorsport: Valtteri Bottas, dal 2017, e Lewis Hamilton, il secondo pilota più di successo di tutti i tempi nella F1 (con 64 gare vinte), nel team da ben 6 stagioni. Nonostante il continuo testa a testa con Ferrari e Red Bull, entrambi i piloti sono saliti di recente sul podio del GP di Barcellona, rispettivamente al secondo e al primo posto, regalando forti emozioni al pubblico e grande soddisfazione a tutta la squadra. Proprio questo risultato ha segnato la trentaseiesima doppietta per la Silver Arrows da quando Mercedes è rientrata in Formula Uno come team nel 2010. Al comando dei box, dopo essere stato nominato socio dirigente di MercedesAMG Petronas Motorsport e Responsabile di Mercedes-Benz Motorsport nel 2013, c’è il quarantaseienne austriaco Toto Wolff. "Con Toto alla guida e con il realizzarsi della sua visione” ha dichiarato Lewis Hamilton “l’ambiente di lavoro è fenomenale, è migliorato molto. E vedere questa sintonia riflettersi nel lavoro è qualcosa di incredibilmente impressionante e motivante. È stato fantastico…". Qual è stato il momento più alto della tua carriera finora? Il punto più alto è stato forse nel 2014, durante il primo campionato con Mercedes, la tripletta nel GP d’Austria e i test di Susie per la Williams. Quello è stato davvero un momento speciale. E quale il momento più basso? Non ricordo momenti bassi. Ci sono stati momenti difficili ma sono quelli che ci hanno fatto migliorare. Servono se vuoi crescere. Come diciamo nel team, se fa

NON RICORDO MOMENTI BASSI. CI SONO STATI MOMENTI DIFFICILI MA SONO QUELLI CHE CI HANNO FATTO MIGLIORARE.

male, rimane impresso. E usciamo ancora più forti dalle sconfitte. Qual è la parte più difficile del tuo lavoro? Viaggiare, senza dubbio. Devi essere consapevole di tutte quelle ore passate in aereo e negli hotel, rimanere con i piedi per terra e dormire bene. Altrimenti, puoi esserne sopraffatto. Al di fuori delle piste, com’è cambiata la tua vita da quando sei diventato papà? La mia vita è decisamente migliorata. Abbiamo già due fantastici figli adolescenti e il piccolo Jack è un meraviglioso nuovo membro della nostra famiglia. Quali sono gli aspetti migliori di questa esperienza? Amo trascorrere il mio tempo con Jack, amo vederlo crescere e imparare a camminare e parlare. E anche vedere Susie come mamma: mi lascia senza parole. E i peggiori? Ho cambiato il primo pannolino ma da allora non credo di aver contribuito molto! Cosa fai nel tuo tempo libero? Hai degli hobby? Non ho molto tempo libero. La mia vita è incentrata sui motorsport 24 ore su 24 per il mio lavoro. Ma è necessario prendersi del tempo libero per ricaricarsi, altrimenti ci consuma. Mi piacciono molto il design e l’architettura. Mi piace andare in mountain bike e andare a sciare d’inverno. Sono austriaco, del resto! Collezioni qualcosa? Sì, colleziono auto d’epoca e orologi.

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LA MIA VITA È INCENTRATA SUI MOTORSPORT 24 ORE SU 24 PER IL MIO LAVORO. MA È NECESSARIO PRENDERSI DEL TEMPO LIBERO PER RICARICARSI, ALTRIMENTI CI CONSUMA.

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luglio\agosto 2018 Vuoi raccontarci quali automobili possiedi? Ne ho diverse. La mia collezione cresce lentamente perché si tratta di una vera passione per me, quindi voglio fare le cose per bene. Ci sono alcune Mercedes e poi ci sono altre auto di cui forse non dovrei parlare… Cos’hai comprato l’ultima volta che ti sei fatto un regalo? Mi sono preso una mountain bike elettrica di Rotwild per quando sono nella mia casa in montagna. Tornando al tuo lavoro, complimenti per i risultati delle ultime gare. Dalla doppietta sul podio di Barcellona, al primo posto in classifica globale per Hamilton. Cosa ne pensi? Sembra passato tanto tempo da quando abbiamo ottenuto una doppietta, quindi c’è sicuramente un po’ di sollievo per come ci siamo affermati al GP di Spagna ma sappiamo anche che il circuito e le temperature sono stati favorevoli. Quindi festeggiamo ma dobbiamo rimanere calmi e umili, perché le cose potrebbero cambiare la prossima volta. Stiamo già pensando alle prossime tappe, alla fatica che abbiamo fatto l’anno scorso e come fare in modo di non ripetere gli stessi errori. Come immagini la F1 tra dieci anni? Sarà veloce, spettacolare, high-tech, piena di emozioni, di competizione e di team incredibili. E sarà fiorente, spero.

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/Automotive Autore: Fabrizio Valente, Fondatore e Amministratore di Kiki Lab-Ebeltoft Italy

AUTOBAHN MOTORS SINGAPORE Una "vending machine" di 15 piani totalmente automatizzata per valorizzare un selezionato assortimento di auto usate di lusso e alta gamma CASO TRATTO DALLA RICERCA INTERNAZIONALE DI KIKI LAB-EBELTOFT GROUP, RETAIL INNOVATIONS 13 20 


luglio\agosto 2018 Autobahn Motors è un rivenditore di auto usate di super-lusso, con modelli di Ferrari, Lamborghini, Bentley, Porsche, di fascia alta (BMW, Audi, Mercedes, …) e infine di auto particolari e d’epoca. L’azienda ha deciso di trasferire il suo costoso spazio espositivo in un concept assolutamente innovativo: una "vending machine" di 45 metri di altezza che offre una nuova esperienza agli appassionati di auto. Identità visiva Un autosalone tradizionale è in genere molto spazioso per poter esporre un adeguato numero di vetture. In una città affollata come Singapore, dove il costo dello spazio continua ad aumentare vista la sua scarsità, Autobahn Motors ha progettato e realizzato un salone verticale dedicato alle auto di lusso, disposte su 15 piani con 4 modelli per piano, per un totale di 60 auto. L’edificio è dotato di un sistema automatico collegato alla reception che consente di far arrivare velocemente al piano terra l’auto desiderata dal cliente, per poterla visionare o per un test drive, semplicemente selezionandola sull’iPad del salone. La struttura si distingue dai concessionari e autosaloni tradizionali e grazie alla sua totale trasparenza creata dalle pareti in vetro, valorizza i modelli selezionati, catturando l‘attenzione sia degli automobilisti in transito che dei passanti.

Human tech L’esperienza d’acquisto per i clienti naturalmente non è quella tipica delle vending machine tradizionali, ma al contrario stimola un vissuto altamente emozionale. L’alto contenuto tecnologico e di automazione è arricchito da effetti teatrali, creati da un sapiente uso delle luci, che si abbassano in attesa dell’arrivo del modello prescelto. Durante l’attesa del cliente vengono anche proiettati video di presentazione del modello in arrivo. Commento finale di Kiki Lab ed Ebeltoft Group Autobahn Motors ha fatto una scelta coraggiosa per un posizionamento di lusso: generalmente i concessionari e saloni d’auto di fascia alta puntano infatti sull’interazione con i clienti in modo estensivo. Con il concept della vending machine invece tutte le informazioni relative alle specifiche dell’auto sono disponibili in autonomia navigando sull’iPad. D’altra parte, assistiamo a una veloce evoluzione dei clienti, che spesso si informano prima della visita. Da questo punto di vista un numero crescente di clienti apprezza un rapporto più "libero", vivendo come invadente l’approccio tipico dei venditori. I risultati positivi confermano che i tempi sono ormai maturi anche per concept innovativi di questo tipo.

PROSSIMO CONVEGNO KIKI LAB Milano 17 ottobre Ki-Best 2018 e Open-Inn Retail Award 2a ed. ore 9.00-16.30 Tendenze emergenti e casi innovativi e di successo di aree Retail visitate dal team Kiki Lab nell’ultimo anno a Londra, New York, Lisbona, Madrid, Copenhagen, San Paolo. Alimentare, non alimentare, servizi, ristorazione rapida, centri commerciali, cross-canalità; catene, indipendenti, start-up; dal discount al lusso.

Programma

Armando Garosci, Giorn. Largo Consumo: - introduzione e moderazione Fabrizio Valente, founder e Amm. Del. Kiki Lab: - Retail tour virtuale

INFO CHIAVE:

VENDING MACHINE DI AUTO 2016: APERTURA 15 PIANI 45 METRI DI ALTEZZA 60 AUTO IN ESPOSIZIONE

TESTIMONIANZE AZIENDALI Giangiacomo Ibba, Pres. Leader Price—Crai Marco Farnetani, Retail and Omnichannel Dir. Bata Group Alessia De Col, Logistica e Supply Chain Amazon Sergio Gallorini, Dir. Comm. GESAC-Aeroporto di Napoli Paolo Denti, Amm. Del. Thun Nicolas Costa, Retail Man. Juventus Premiazioni Open-Inn Retail Award Convegno a pagamento, inviti disponibili per manager Retail e IdM (disponibilità limitata). Per informazioni e iscrizioni: kiki@kikilab.it-030 22 16 81

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/Automotive

MILANO RALLY SHOW

SPORT, MOTORI E MOLTO ALTRO

A cura di Laura Lamarra

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luglio\agosto 2018

NELL’AGOSTO SCORSO, MILANO HA SCALDATO I MOTORI PER DARE INIZIO A UN EVENTO CHE HA VISTO LA CITTÀ PROTAGONISTA DI UN VERO E PROPRIO SHOW CHE, CON ORGOGLIO, QUEST’ANNO, VIVE LA SUA SECONDA EDIZIONE. NE PARLIAMO CON L’AMMINISTRATORE UNICO, BENIAMINO LO PRESTI.

Uno show dedicato a sport e motori? Non solo. I quaranta equipaggi, trenta auto moderne e dieci storiche, con marchi di prestigio come WRC e R5, Porche, Lancia 037 e Lancia Delta, sono stati i veri protagonisti di questo inedito evento. Abbiamo voluto però soddisfare non solo gli appassionati del genere, ma anche i numerosi turisti e non, desiderosi di vivere un’esperienza unica di entertainment. Nel Parco Experience Milano, (ex area Expo), la scena è stata animata da eventi motoristici quali: i dragster e le american cars, la pista di go kart per adulti, la scuola di go kart per i bambini, i test drivers con quattro Ferrari e molto altro ancora. L’obiettivo era valorizzare altresì lo straordinario patrimonio territoriale e turistico che la capitale meneghina offre ai tanti visitatori di tutto il mondo. A cosa è dovuto il successo dell’iniziativa? Ai molti fattori di unicità. Per la prima volta si è disputata un’avvincente competizione automobilistica in città, coinvolgendo diverse locations, di assoluto pregio e di difficile agibilità, per un’iniziativa sportiva unica nel suo genere, quali Piazza Castello, attorniata dallo splendido parco, polmone verde della capitale meneghina, e l’ex area Expo, oltre a LAPISTA, attigua il centro di Arese, ove sorgeva l’Alfa Romeo, per sua natura

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più affine. Infine, per la prima volta nella storia del moto sport, un evento costruito, creato e realizzato di concerto e in accordo preventivo con gli equipaggi, provenienti da tutta Italia e di assoluta qualità. Organizzato in soli quattro mesi, l’evento ha richiesto molto più che una visione, una saggia follia. Una “saggia follia” divenuta realtà grazie a cosa? Alla sfida da parte nostra all’incredulità e allo scetticismo, compagni fedeli di questa meravigliosa e al contempo ardua avventura, e alla ristrettezza del tempo disponibile. Limiti che superati, ne hanno decretato il successo. Un evento imponente che ha coinvolto, per la prima volta, due grandi passioni, motori e sport, nel cuore della città, attraverso un dialogo armonioso tra Istituzioni e Sponsors, quali il Gruppo Bracco e CDI, testimonials di attenzione e sensibilità al benessere fisico degli equipaggi, Pirelli e ILCENTRO di Arese. L’evento dimostra come la metafora del calabrone costituisca la possibilità di superare limiti apparentemente insormontabili.

L’EVENTO DIMOSTRA COME LA METAFORA DEL CALABRONE COSTITUISCA LA POSSIBILITÀ DI SUPERARE LIMITI APPARENTEMENTE INSORMONTABILI

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Un evento che unisce motori, sport e territorio trova sintesi nella metafora del calabrone? È la metafora perfetta (sorride). Secondo alcune impostazioni scientifiche e testi di aeronautica, il calabrone non potrebbe volare in relazione alla superficie alare propria rispetto al peso, ma non essendone consapevole, continua a farlo. L’ardimento, la passione, il convincimento propri, se ben strutturati, consentono di sfidare anche fattori limitanti che appaiono oggettivamente impossibili e che trovano nello slancio, nella positività e nell’entusiasmo la loro fonte alimentatrice. Perché ha accettato di guidare l’iniziativa? “Sono convinto che nella vita ogni cosa accada per un disegno preciso, dettato inconsciamente dalla nostra stessa natura. Nessuno cerca l'altro, la ricerca


luglio\agosto 2018 è reciproca e inconsapevole; così ci siamo attratti. Milano Rally Show è la decalcomania del mio modo di essere, dallo spirito d'iniziativa, all’accentuazione dei rischi come desiderio di conseguire obiettivi sfidanti, all’ottimismo, passione e slancio rivolto agli aspetti positivi, a fronte dei tanti ostacoli e del forte scetticismo. L’edizione 2018 è alle porte, quali sono le novità? Come tutti gli eventi elitari, Milano Rally Show è destinato non a convincere l’universalità dei soggetti raggiungibili bensì a selezionare e condurre. La seconda edizione del 28 e 29 luglio prossimi, forte dell’esperienza vissuta e del successo inatteso riscosso, sarà un momento di magia e coinvolgimento ancor più avvincenti nel rispetto delle autorevoli Istituzioni rappresentate, Regione Lombardia, Comune di Milano,

Arexpo Spa, Automobile Club di Milano, il cui sostegno è stato determinante. Le auto si muoveranno da Park Experience (Area Expo) verso Milano, esibendosi in parata per via Monte Napoleone, piazza Duomo, della Scala, dirigendosi in piazza Città di Lombardia. Arexpo, La Pista di Arese, il Velodromo Vigorelli vedranno disputarsi le 9 prove speciali, in adesione allo spirito di valorizzazione delle icone di Milano, e sono solo alcune delle anticipazioni.

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/ Centri Commerciali

MAPIC FOOD & BEVERAGE ACCOMPAGNA MAPIC ITALY A cura di Marcella Ciappi

CON LA TERZA EDIZIONE MILANESE DI MAPIC ITALY, HA ESORDITO QUEST’ANNO MAPIC FOOD & BEVERAGE, L’EVENTO INTERNAZIONALE CHE PROMUOVE I CONCEPT PIÙ INNOVATIVI DEL SETTORE. QUESTA NUOVA COMBINAZIONE HA PORTATO A UN SUCCESSO DI PUBBLICO SENZA PRECEDENTI.

Foto © flickr.com/mapic world

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Sono più di duemila i visitatori provenienti da 49 nazioni accorsi al MiCo-Milano Congressi, per interagire con i player del mondo Real Estate e in particolare con le realtà del Retail e del settore Food & Beverage, la grande novità dell’edizione 2018. Oltre alla nuova location, ideale per accogliere la manifestazione, sono altre le novità che hanno contraddistinto l’evento appena concluso rispetto alla prima edizione di MAPIC Italy. Gli 82 stand totali presenti e oltre 800 retailer nazionali e internazionali, in rappresentanza di 180 brand hanno, infatti, dimostrato l’interesse crescente di tutte le parti coinvolte. Nathalie Depetro, Direttore di MAPIC ha dichiarato che “MAPIC Italy ha confermato la sua leader-ship nel retail real estate in Italia. La tempistica è stata perfetta per un evento MAPIC dedicato al settore food and beverage. Un quinto delle visite totali presso le catene di ristorazione avviene all’interno dei siti commerciali e i livelli sono in aumento. Questi sono i dati a cui dobbiamo prestare attenzione. In questa edizione inaugurale di MAPIC F&B, sono stata lieta di vedere una combinazione particolarmente vivace di retailer F&B che si sono mescolati con sviluppatori, operatori specializzati e master franchisor presentando i nuovi concept che stanno delineando le future tendenze culinarie in tutto il mondo”.


luglio\agosto 2018

Robinsons Department Store Dubai | HMKM Design Studio | Photo Ken Schluchtmann

IN PRINT ONLINE

APP

RETAIL DESIGN MAGAZINE

STORE DESIGN

FOCUS

LIGHTING

TECHNOLOGY

www.arredanegozi.it

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MAPIC FOOD & BEVERAGE La nuova manifestazione sostenuta da CNCC, ECE, food service vision, innesco, retail&food, seeds consulting e con i partner tecnici Spazio Futuro ed Electrolux, ha permesso a quasi 40 retailer italiani e internazionali di promuovere i propri concept F&B.

Alcune società intervenute in qualità di espositori sono: • Capatoast - il marchio che ha rilanciato il Toast in Italia puntando sulla qualità del pane e degli ingredienti tipici della dieta mediterranea e, in particolare, sulle eccellenze alimentari italiane. Nato nel 2014, dispone oggi di 23 punti vendita. • C House Cafè - ideata nel 2006, tra cappuccini e pietanze fusion italiane e mediterranee, C House propone un’atmosfera trendy con un tocco di design italiano nei suoi 60 punti vendita presenti in 10 nazioni. • Uber Eats - nato negli USA e ormai presente in 200 città di 32 paesi di tutto il mondo, questo nuovo format di consegna a domicilio mette a disposizione dei consumatori i propri ristoranti pre-feriti. • Wok to Walk - come dice il nome, questo format offre il wok da passeggio in pratiche confezioni e combinazioni take-away. • Birra e brace - un format nato nel 2015, attualmente presente sul territorio italiano con 5 punti vendita caratterizzati da atmosfera informale, bassi costi di servizio, area dedicata ai bambini e buon rapporto qualità/prezzo. • Caffe Napoli - nato nel 2015 e presente con 15 store in Italia e UK. Con l’atmosfera tipica del Sud Italia e il rito del “caffè sospeso”, il format ruota intorno al consumo del caffè espresso. • Dante’s - un concept recentissimo, del 2017, che propone autentiche ricette tradizionali toscane. • Nio - un cocktail istantaneo da assaporare ovunque e in qualsiasi occasione. Innovazione, design e qualità sono i principi sui quali si fonda questo concept nato nel 2017 con l’obiettivo di espandersi in tutto il mondo. • Delifrance - una delle catene francesi più rinomate che propone nelle sue catene di caffè, bakery e ristoranti, 1000 diversi tipi di pane, pasticcini, dolci e altri prodotti tipici.

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Questo concept ispirato all’eleganza parigina è presente oggi in 350 punti vendita di 13 paesi.

Tra i brand che hanno partecipato come visitatori citiamo invece, tra gli altri: Jamie Oliver Group, Cafe Rouge, Five Guys, Starbucks e KFC. Sempre alla ricerca di concept innovativi, erano presenti a MAPIC Food & Beverage numerosi master franchisor e operatori specializzati, come, ad esempio: Amrest, Azadea, Blackwood, Harper Dennis Hobbs, Civitano, Multifranquicias, Valiram Group, East West Hospitality Group e CAA Global Brands, oltre ad alcuni degli sviluppatori e investitori leader in tutto il mondo, del calibro di: Union Investment, Westfield, INTU, United Developers/Place Vendome, Iran Mall, Allied Investments and Housing Private Limited, CP Group, Capitaland, Capital Holdings e Inmuebles Panamericana S.A. Hanno presenziato al MAPIC Food & Beverage anche diversi operatori del settore travel, tra cui: gli aeroporti Stanstead di Londra, Manchester, Ginevra, Roma, Milano, SNCF Retail & Connections e Grandi Stazioni. “Viaggiare è emozionante ─ ha dichiarato Richard Cross, Head of Retail per London Stansted Airport ─ e possiamo rendere l’esperienza ancora più accattivante con una ricca offerta Food & Beverage”. Tra le analisi più rilevanti della giornata, durante la tavola rotonda principale intitolata “Il Food & Beverage come fattore di successo nelle destinazioni dello shopping: come utilizzare il food & beverage per aumentare traffico e volumi di vendita?”, è emerso come i concept food & beverage stiano acquistando un ruolo sempre più importante all’interno delle location dedicate allo shopping.


luglio\agosto 2018

MAPIC ITALY L’evento organizzato da Reed MIDEM, leader nella gestione di fiere professionali e internazionali che si sono imposte come piattaforme essenziali per gli attori chiave dei settori interessati, ha ospitato anche per la sua terza edizione, i principali player

del retail real estate. Degni di nota tra gli espositori: CBRE, Cushman & Wakefield, JLL, Aedes, Ece, Eurocommercial, IGD, Svicom, Sonae Sierra, Klépierre, Falcon Malls e Westfield. Oltre alle società italiane che hanno partecipato a MAPIC Italy, l'evento ha accolto sviluppatori e brand internazionali, che si sono dimostrati fortemente interessati al mercato italiano. Durante la sessione ufficiale del CNCC denominata “Dove va il retail real estate; dove va lo sviluppo dei centri commerciali” il settore è stato illustrato grazie alle analisi delle più importanti società di consulenza internazionali. I dati forniti da JLL, Cushman & Wakefield e CBRE hanno evidenziato infatti come i centri commerciali in Europa siano stati in grado di catalizzare il 50% degli investimenti retail, nel primo trimestre 2018. Secondo le cifre elaborate da JLL, dall’inizio dell’anno, in Italia sono stati investiti nel settore circa 780 milioni di euro, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2017, con 43 progetti di sviluppo in cantiere, 16 dei quali saranno realizzati entro la fine del 2021. Facendo riferimento al dibattito sui dead malls degli Stati Uniti, Joachim Sandberg, Head of Italy & Southern Europe Region di Cushman & Wakefield ha puntualizzato che non vi è una diretta correlazione tra la situazione critica che sta vivendo il mercato americano e la situazione in Italia e ha ribadito che le vendite online non hanno necessariamente un impatto negativo su quelle dei centri commerciali. L’e-commerce, ha sostenuto Sandberg, è complementare agli spazi fisici, anzi può essere in grado di prolungare la vita dei prodotti più maturi, dando un nuovo impulso alle vendite. Anche Alessandro Mazzanti, CEO di CBRE, ha evidenziato come solo i player in grado di adattarsi alle nuove condizioni imposte dal mercato potranno affrontare con successo le sfide future

CON LA TERZA EDIZIONE MILANESE DI MAPIC ITALY, HA ESORDITO QUEST’ANNO MAPIC FOOD & BEVERAGE, L’EVENTO INTERNAZIONALE CHE PROMUOVE I CONCEPT

ipertecnologiche, grazie alle quali potremo, ad esempio, provare combinazioni infinite di abiti in camerini virtuali e la merce arriverà direttamente a casa il giorno stesso dell’acquisto. La tendenza dei mall nei prossimi anni sarà quella di ridurre lo spazio dedicato agli ipermercati.

A conclusione dei lavori Massimo Moretti, Presidente del Consiglio Nazionale Centri Commerciali italiano (CNCC) ha dichiarato “Oggi il settore dei centri commerciali è un prodotto che richiede risposte diverse rispetto al passato. I numeri parlano di un mercato solido che non teme la minaccia dell’online, sempre più orientato verso la multicanalità e con centri commerciali che divengono luoghi privilegiati di intrattenimento, socialità, sentimento di appartenenza.” Tra le nuove offerte presentate durante la manifestazione, due in particolare hanno dimostrato le ultime tendenze e la volontà crescente di dare risalto alle zone conviviali dei centri commerciali, con focus sull’offerta ristorazione. Si tratta di Officine S a Torino e Maximo a Roma. Officine S è un nuovo progetto di rigenerazione urbana unico nel suo genere, che ha l’obiettivo di diventare uno spazio di aggregazione popolare, dinamico e di forte impatto sul quartiere, pensato per valorizzare l’eccellenza

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dei prodotti gastronomici e per fornire una ampia gamma di servizi alle persone. La nuova food hall, che sarà inaugurata nella primavera 2019, si collocherà in un’area della città che ha subito profondi e radicali cambiamenti nel cuore delle ex Officine Savigliano, edificio/memoria storica della Torino industriale. La struttura ospita oggi due importanti ancore alimentari, il supermercato “Il Gigante” e il discount “LIDL” e si completerà con l’apertura di circa 40 nuovi spazi commerciali. Maximo si presenterà come una vera e propria destinazione sia per gli acquisti che per il tempo libero. Su oltre 60.500 mq di Gla distribuiti su tre livelli l’offerta comprenderà 165 negozi, di cui 30 ristoranti-bar e 10 medie superfici, un ipermercato, un cinema multisala, un fitness center all’avanguardia e due ampie zone focalizzate sulla ristorazione. Un elemento di assoluta novità sarà costituito da un percorso dedicato allo street food. La grande piazza aperta su cui si affaccia la ristorazione non solo si presterà a ospitare eventi culturali, ricreativi e commerciali ─ su una superficie complessiva di 15.000 mq ─ ma rappresenterà un vero e proprio punto d’incontro e di congiunzione tra Maximo e il quartiere Laurentino. Le prossime edizioni di MAPIC F&B e Mapic Italy si svolgeranno durante la Milano Food City 2019, l’8 e 9 maggio 2019. Milano Food City è la settimana internazionale dedicata al food nella quale si tengono diverse fiere, eventi di street food, show cooking e degustazioni con alcuni dei più rinomati chef internazionali, in alcuni dei luoghi più iconici della città. Lo scopo è quello di riunire e fare condividere al pubblico un'esperienza incredibile all'insegna del cibo.

RETAIL AWARDS Al termine di MAPIC Italy, in occasione della cena di gala organizzata da Retail&Food e CNCC in partnership con MAPIC Italy, una giuria dedicata ha assegnato i Retail Award Italy 2018 ai seguenti brand, nelle rispettive categorie: - Family store – TERRANOVA - Moda, accessori, sport – CALLIOPE - Casa e accessori, servizi – MAXI ZOO ITALIA - Elettronica e telefonia – SBS - Intrattenimento, regali, gioielli – PANDORA - Salute e bellezza – CENTRO MEDICO SANTAGOSTINO - Market - CARREFOUR EXPRESS - Food Comfort – CIOCCOLATITALIANI - Food Smart – TOASTERIA ITALIANA - Travel retail – ANTICA FOCACCERIA SAN FRANCESCO Due menzioni speciali sono state inoltre attribuite a Conad ed Euronics per Market ed Elettronica e telefonia. L’evento, sostenuto dalle più rappresentative associazioni di categoria (AIGRIM, ATRI, Federfranchising, Assotemporary e Retail Institute Italy) ha messo a confronto 110 insegne del retail e ha evidenziato come le diverse catene del retail attive in Italia siano in grado di coprire ogni tipo di canale (urban, centri commerciali e travel) con grande attenzione alle innovazioni tecnologiche e all’ambiente.

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LO STILISTA DEL DOLCE

/ Food

luglio\agosto 2018

Intervista a Roberto Rinaldini A cura di Laura Lamarra

L’edizione 2018 del Mapic a Milano, evento esclusivo dedicato a retailers e players del settore del Food&Beverage, vede, tra i suoi protagonisti, Rinaldini Pastry Spa. Il suo fondatore, Roberto Rinaldini, pasticcere e maestro Ampi – la prestigiosa Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani ─ “creatore di sogni”, “enfant prodige della pasticceria italiana”, “stilista del dolce”, cosi come è stato definito da molti, ci offre un assaggio del suo estro. Come nasce il progetto? “Nasce a Rimini nel 2000 nell’hotel di famiglia costruito dal nonno negli anni 60’, dove ho creato la mia prima pasticceria all’età di 22 anni. Con mia moglie, Nicole, oggi Presidente della Rinaldini Pastry Spa, abbiamo iniziato ad aprire diversi punti

vendita, nel tempo sempre più numerosi, e ci siamo avvalsi della consulenza di esperti di retail, che ora fanno parte del nostro team di lavoro”. Quali sono i punti di forza? “Qualità, eccellenza, artigianalità, italianità e stile originale. Amo la modernità e l’eleganza e le frequenti ‘incursioni’ nel fascinoso mondo della moda. Un mondo che amo da sempre e a cui ‘rubo’ la cura del dettaglio e la ricerca della perfezione stilistica. Concepisco ogni mio dolce come un’opera a sé, un capolavoro sartoriale alla cui base resta però, sempre e comunque, la ricerca caparbia di una qualità a 360 gradi: dalla selezione delle materie prime, alle tecniche di lavorazione, fino alla scelta del packaging e degli ambienti di vendita”

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Perché la scelta di Mapic come vetrina espositiva? “Siamo al Mapic in quanto riteniamo sia una delle migliori fiere al mondo per lo sviluppo di progetti di retail di grandissima qualità. È una piattaforma catalizzatrice di interlocutori e potenziali investitori di alto livello, capace di creare le giuste connessioni e le basi di rapporto fondamentali per lo sviluppo del business in questo settore”. Forte attenzione alla qualità del prodotto ma anche delle location espositive? “Certamente, anche la scelta degli spazi

in cui raccontare la nostra storia e il nostro prodotto sono un tutt’uno con quest’ultimo, nell’ambito di un progetto di sviluppo definito. Le nostre sono moderne boutique del dolce o esclusive pasticceriegioiello, dove ogni singolo dettaglio è il risultato di un’attenta ricerca della qualità: nel gusto, nella presentazione, nella cura del cliente. I concept stores Rinaldini sono luoghi d’atmosfera, spazi privilegiati dove il dolce è protagonista in tutte le sue interpretazioni e dove realmente si può respirare il profumo della vera pasticceria ar tigianale italiana, assaporandone l’eccellenza qualitativa.

Da sinistra Nicole Rinaldini Presidente Rinaldini Pastry S.p.A., in centro Micaela Dionigi Presidente di SGR a destra Roberto Rinaldini Pastry Chef

Chi viene per un semplice caffè può abbinarci un gustoso mignon o uno straordinario MacaRAL®, i celebri macaron proposti in una ricca tavolozza di gusti e colori, o le torte, le monoporzioni, la confetteria, la pralineria, o i panettoni. L’offerta viene arricchita dalla cucina tradizionale romagnola. I profumi della mia terra natia si rivestono di uno stile contemporaneo più raffinato senza alterare i valori di origine”. Quali sono i Vostri progetti futuri? “Il progetto di imminente realizzazione sarà a fine giugno alla stazione di termini a Roma, sulla nuova terrazza che aprirà i battenti. Avremo a disposizione un grosso spazio da 120 mq dove porteremo il nostro progetto, che non è solo pasticceria di “lusso”, intesa come ricercatezza nella selezione degli ingredienti, nelle tecniche di lavorazione e nella presentazione del prodotto, e nel contempo accessibile a tutti, ma anche luogo di relax, convivialità e di incontro. L’impor tante è avere un proget to con contenuti solidi, veri, di qualità e artigianalità. La pasticceria è emozione, è gioia, se fatta bene e con il cuore ed è con questo sentimento che vi aspettiamo!”

www.rinaldinipastry.com e stores: Rimini Via Coletti 131 Piazza Mazzini 32 Milano Via Santa Margherita 16 Rinascente Roma Terrazza Roma Termini Rinascente Firenze Via dei Banchi 9/11

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/ Food

MASSIMO BOTTURA: IL CIBO È DIGNITÀ

INTERVISTA ALLO CHEF N.1 AL MONDO, CHE COMBATTE SPRECHI ALIMENTARI E ISOLAMENTO SOCIALE COL SUO PROGETTO GLOBALE DEL REFETTORIO.

A cura di Gabriele Perrone

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luglio\agosto 2018 La figura dello chef e il ruolo del cibo stanno vivendo un’autentica rivoluzione negli ultimi anni. Ma non si tratta solo di cuochi che diventano star televisive e di fenomeni social come il food-porn. C’è anche chi ha intuito che oggi la comunità gastronomica può rispondere a esigenze sociali collettive e può contribuire ad affrontare il problema globale dello spreco alimentare. Durante Expo Milano 2015 Massimo Bottura, chef 3 stelle Michelin all’Osteria Francescana di Modena, ristorante numero 1 al mondo della classifica The World’s 50 Best Restaurants, ha creato un progetto parallelo chiamato Refettorio Ambrosiano, con l’obiettivo di aiutare a risolvere i problemi della fame e dello spreco alimentare, trattandoli come due facce della stessa medaglia. Più di 60 chef da tutto il mondo si sono avvicendati nella cucina del Refettorio milanese per cucinare pasti nutrienti e salutari destinati

ai bisognosi. Successivamente Bottura e la moglie Lara Gilmore hanno fondato l’associazione non-profit Food for Soul, che negli ultimi anni ha inaugurato alcuni progetti internazionali. Nell’agosto 2016, in occasione delle Olimpiadi in Brasile, è stato aperto il Refettorio Gastromotiva a Rio de Janeiro, struttura operativa ancora oggi come il Refettorio Ambrosiano. A Londra, invece, è nato il Refettorio Felix in collaborazione con The Felix Project, charity londinese votata contro lo spreco alimentare, e lo storico centro di assistenza sociale di St. Cuthbert’s. Negli St ati Uniti, T he Rockefeller Foundation ha annunciato che sovvenzionerà lo sviluppo sostenibile di Food for Soul, mentre a marzo 2018 è stato inaugurato il nuovo Refettorio di Parigi, in collaborazione con l’associazione Foyer de la Medeleine, nella cripta della celebre chiesa della Madeleine, sempre con lo scopo di offrire un pasto caldo e uno

spazio da condividere a chi ne ha più bisogno. Tutti i pasti sono cucinati con ingredienti ricavati dalle eccedenze alimentari donate dalla grande distribuzione e dai piccoli e medi produttori, che altrimenti finirebbero in discarica. Food for Soul raccoglie anche fondi per ristrutturare spazi abbandonati in aree periferiche o marginalizzate, dove nascono i nuovi Refettori. In un’ottica più estesa, l’obiettivo è di costituire progetti come centri culturali di riferimento per le comunità coinvolte, dove possano crearsi legami solidali attraverso tutte le fasce sociali. I progetti mirano a ricostruire un senso di dignità intorno alla tavola, attraverso la promozione dei valori di arte e bellezza, di solidarietà comunitaria e del recupero di cibo, spazi e persone, come spiega lo stesso Bottura nel suo libro Il pane è oro e in questa intervista.

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Qual è la funzione sociale dell’iniziativa del Refettorio? Tutti i Refettori aperti con Food for Soul sono dei centri in cui l’intera comunità può ritrovarsi, le porte sono aperte a tutti affinché tutti possano essere coinvolti nella lotta contro lo spreco alimentare e l’isolamento sociale.

NOI VOGLIAMO OFFRIRE UN PASTO NUTRIENTE, SALUTARE E GUSTOSO IN UN AMBIENTE MERAVIGLIOSO E INCLUSIVO, CHE SIA APERTO A TUTTA LA COMUNITÀ.

Con quale obiettivo? Ai Refettori vogliamo rendere visibile l’invisibile, porre al centro dell’attenzione tutto quello che viene ignorato, evitato, scartato nella vita di tutti i giorni. Qual è il ruolo del cibo in questo senso? Dall’esperienza del Refettorio Ambrosiano, nel 2015, abbiamo avuto conferma di come il cibo possa essere uno strumento potente per il cambiamento, per riunire le comunità, per ricostruire la dignità di uno spazio abbandonato, di una mela ammaccata, di una persona in difficoltà. Per questo motivo io e mia moglie Lara abbiamo fondato Food for Soul, per raggiungere molte più comunità intorno al mondo. Cosa possono fare oggi i cuochi e la ristorazione a livello globale? I grandi cuochi possono essere degli esempi, ora come mai prima, che sono guardati prima da altri ristoratori che si ispirano ai grandi, dagli appassionati che ci seguono su riviste e media,

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luglio\agosto 2018 per arrivare a chi fa ristorazione collettiva tutti i giorni e a tutte le famiglie che quotidianamente gestiscono la propria dispensa domestica. Quindi è fondamentale far sì che le nostre azioni siano guidate da scelte etiche, incisive, che rispondano alla nostra sensibilità sui temi più importanti del settore enogastronomico. In che senso quella del Refettorio è un’operazione culturale? I nostri Refettori non vengono aperti con il fine ultimo di sfamare i nostri ospiti. Noi vogliamo offrire un pasto nutriente, salutare e gustoso in un ambiente meraviglioso e inclusivo, che sia aperto a tutta la comunità. Non abbiamo bisogno di altre mense per poveri, abbiamo bisogno di spazi in cui la gente possa ritrovarsi intorno allo stesso tavolo. Allo stesso tempo, Food for Soul lavora molto sulla promozione della consapevolezza sulle tematiche di spreco alimentare e isolamento sociale, perché la consapevolezza genera senso di responsabilità. C’è bisogno di maggiore attenzione a questi temi anche da parte delle istituzioni? Le istituzioni si stanno sensibilizzando gradualmente perché si sono rese conto del seguito che questi argomenti iniziano ad avere anche nel grande pubblico. Leggi come quella francese prima e italiana dopo, per cui mi piace pensare che io abbia messo in prima persona la pulce nell’orecchio, sono pietre miliari nella storia dell’economia sociale europea. Sviluppare progetti di inclusione sociale attraverso i Refettori è importantissimo e difficilmente si può avere il giusto impatto senza un supporto istituzionale adeguato. Quali sono i suoi progetti futuri dal punto di vista imprenditoriale? Fatico a vedermi come un imprenditore. Io ho sempre cercato di inseguire con forza le mie passioni, tenendo i piedi ben saldi per terra ma la testa costantemente tra le nuvole e oltre. Non mi sono mai posto il dubbio di essere o meno ragionevole ma semplicemente di come riuscire a ottenere i risultati che auspicavo. Massimo Bottura dove vede sé stesso tra 10 anni? Un giorno vorrebbe aprire un ristorante a New York? New York è una città che amo molto, moltissimo, che ho imparato a conoscere grazie a mia moglie Lara. Ma in questo momento non ho intenzione di trasferirmi da nessuna parte. L’Osteria Francescana è e sarà sempre e soltanto in Via Stella 22. Questo non preclude l’idea di poter avviare altri progetti in Italia e all’estero, ma saranno sempre cose con un profilo differente.

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/ Food

GAMBARO ROSSO... GAMBARO QUALITÀ

Chef, chef, chef, ed ancora chef mania, aiuto che invasione! Siamo nella città dantesca a colloquio con il calabrese Antonio Gambaro, vera e propria eminenza del settore, capace di spiegarci che l'altissimo interesse verso questa professione in gran parte deriva dai media ─ televisione in primis ─ osservando che prima al cuoco davano la qualifica di operaio, mentre oggi tale impiego si avvale principalmente di arte unita al business. Gambaro, da buon cosentino, è un bell'uomo alto e massiccio. Più che parlare sussurra, studiando attentamente la persona che ha di fronte. In merito ha scritto: “Anamnesi di un cuoco , ove diviene praticamente una sorta di medico del suo "paziente", creandogli piatti ad hoc. “In questo clima di intolleranze ed allergie, bisogna sapersi ben muovere con l'aiuto di esperti nutrizionisti. Viene posta pertanto estrema attenzione a zuccheri, acidi, grassi saturi e punti di fumo per le fritture, bilanciando bene il tutto. Chiaramente pensiamo anche a chi vuol salvaguardare la linea, andando incontro a vegani, vegetariani, celiaci, intolleranti ed allergici. La Nouvelle-cousine non fa per me, inoltre qui non esistono né surgelati,né congelati.” A cura di Carla Cavicchini

PROVENGO DALLA CLASSICA FAMIGLIA NUMEROSA DEL SUD ITALIA, COMPOSTA DI GENITORI, ZIE, NONNE CHE PASSAVANO ORE ED ORE AI FORNELLI, FACENDOMI ASSAPORARE IL PROFUMO DELLA PASTA FATTA IN CASA COI LORO MAGNIFICI SUGHI.

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La sua è una vera e propria passione, nata da... "Nasce dalle tradizioni delle vecchie ricette e loro maestri. Ricette rivisitate, sì, ma non più di tanto. Provengo dalla classica famiglia numerosa del sud Italia, composta di genitori, zie, nonne che passavano ore ed ore ai fornelli, facendomi assaporare il profumo della pasta fatta in casa coi loro magnifici sughi. Ricordo le grandi tavolate domenicali con i fidanzatini delle mie sorelle che facevano un vero e proprio onore alla tavola di casa! Quanto agli ingredienti che uso, beh... i salumi e formaggi della mia terra ne rappresentano la vera base, anche se qui in Toscana dove abito, a San Casciano Val di Pesa, con la pappa col pomodoro ed altre zuppe ancora che poi nient'altro sono che le ricette povere, riesco ─ dicono magistralmente ─ ad unire delle squisite polpette alle melanzane con tutta la cipolla di Tropea intorno e l'immancabile 'nduja. Praticamente il fiore all'oc-


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PROVENGO DALLA CLASSICA FAMIGLIA NUMEROSA DEL SUD ITALIA, COMPOSTA DI GENITORI, ZIE, NONNE CHE PASSAVANO ORE ED ORE AI FORNELLI, FACENDOMI ASSAPORARE IL PROFUMO DELLA PASTA FATTA IN CASA COI LORO MAGNIFICI SUGHI. chiello delle eccellenze culinarie del 2018.” Gli domando qualè il rapporto che unisce l'eros alla cucina... "Per passare al cuore di un uomo, bisogna prima passare dal suo stomaco”. Prosegue osservando che il suo catering “Gambaro Rosso” , proprio nel luogo della "Madunina", cucina per magnati, industriali, modelle e personaggi legati al mondo della moda, proponendo raffinatissimi show-cooking ─ con tanto poi di squisito lampredotto e bruschette saporitissime ─ ed ancora meravigliose pappardelle al cinghiale, tirate ben bene a mano. “Lo sanno tutti che il cibo affratella anche i nemici più agguerriti, noi in più doniamo fiori e sorrisi!”. A New York, in un famoso grattacielo, un nostro "tasting" ha fatto letteralmente impazzire, nonostante gli stranieri siano i clienti più esigenti, poiché prima di mangiare con la bocca, mangiano ancor prima con gli occhi! Lavoriamo moltissimo in Inghilterra, a Londra, inoltre a Nottingham, durante un matrimonio, le nostre porte furono letteralmente aperte per la bontà del nostro cibo, fornendoci conseguentemente, un eccellente biglietto da visita. Gli arabi ci hanno spesso chia-

mato, contattandoci dopo il rito dello champagne "rotto" (varo di yacht) su navi e panfili, a Livorno e Viareggio, per cibi saporiti e... impazzendo letteralmente per la trippa. Quanto alle modalità di cottura, cuciniamo direttamente sul posto (tutti, ma proprio tutti, amano la vista dei nostri tortelli ) unita ad un buon rapporto-prezzo. Praticamente andiamo dai 40, 45 Euro a persona, offrendo più qualità che abbondanza poiché non amiamo il motto del “Mamma mia, come sono pieno”. Piatti forti? “Direi proprio i risotti, premiati tra l'altro con varie medaglie d'oro. Premi che andarono ad una mia collega che fece la toma piemontese e riduzione di mirtillo al porto, mentre io inventai di sana pianta il risottino croccante di verdure con granella di pomodori secchi e stracciatella di burrata, oppure bufala, a secondo del caso! Richiestissimi inoltre i tortelloni alla mugellana con ragù d'anatra ─ chiamata anche nana ─ ed ancora quei ginger-food, belli e scenici da vedere, ai vari gusti. Qualche nome? “Mojito di tonno, l'astice con le sue patate,

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la parmigiana di spada, gli asparagi con lo zabaione salato e..."

italiane e... non ricordo più, per me il premio più bello è il cliente soddisfatto.

Basta, basta, per carità altrimenti la fame ci ammazza, pertanto... “Mi faccia finire per favore, che dopo la porto io a pranzo. Dunque, cuciniamo anche arabo e la nostra chef marocchina è un vero e proprio fiore all'occhiello nel suo genere. Ama portare vassoi colmi di manzo, pollo, insomma, volatili vari, ingentiliti sapientemente da buon cous-cous fatto alla vecchia maniera. Cibo che si sposa magnificamente con le Kebab in un misto di spezie e profumi. A Livorno ne sanno qualcosa durante quel particolare momento cerimonioso dove furono espressi vari desideri tra suadenti musiche, cibo e calde tonalità arabe.”

Questo in un catering composto da... Una quarantina di persone, anche più. Professionisti del settore con tanto di capo-sala, wedding-planner, weddindg-designers. Insegno che la gentilezza è fondamentale senza essere invadenti, delegando ─ non posso fare tutto ─ a persone fidate. E questo osservando attentamente l'andamento delle cose!”

Lei è giovane ma siamo sicuri che vanta virtù da pluripremiato. “La Calabria mi ha sempre ben omaggiato anche con Ambasciatore calabrese nel mondo, inoltre sono stato riconfermato Presidente Unione Cuochi con elezione diretta da parte del consiglio di amministrazione di Milano. Ho avuto riconoscimenti vari per Eccellenze

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LO SANNO TUTTI CHE IL CIBO AFFRATELLA ANCHE I NEMICI PIÙ AGGUERRITI, NOI IN PIÙ DONIAMO FIORI E SORRISI!

Ne eravamo sicuri. Al successo non mancheranno invidie. “È innegabile, fanno parte del gioco, ma non non mi interessano proprio, ciò che amo è portare la qualità in tavola! Prossimi impegni? "Tanti, ma tanti veramente in cui mi ritaglierò una settimanetta per godermi il "mio" mare con la famiglia accanto. Sino a settembre inoltrato, questo è un buon momento per feste, matrimoni e battesimi, "salpando" poi come consuetudine sulle navi, offrendo le nostre specialità. Arriverà inoltre presto, molto presto, l'apertura di un buon ristorante in questo gioiello di città che risponde al nome di Firenze."


/ Food A cura di Gabriele Perrone

GIALLE&CO. LA BAKED POTATO È MADE IN ITALY Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2018”

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CINQUE GIOVANI SOCI HANNO APERTO A MILANO UN RISTORANTE DALLA FORMULA INNOVATIVA. E ORA PENSANO GIÀ A CONQUISTARE IL NORD ITALIA

Cinque giovani amici, un viaggio insieme a Londra e un'idea brillante. Nasce così Gialle&Co., il primo ristorante a Milano che trasforma e reinterpreta in chiave italiana la tipica baked potato inglese. Il locale ha aperto lo scorso 26 ottobre in zona Moscova a Milano, un'area ricca di uffici e già presidiata da molti ristoranti adatti per la pausa pranzo o l’aperitivo dei professionisti. Ma Gialle&Co. è riuscita a distinguersi grazie alla sua formula innovativa: le proposte dai 7 agli 11 euro hanno nomi divertenti e ironici, come il concept del locale. Si dividono in Fishytariane, per gli amanti del pesce, in Meatariane, per chi non può fare a meno della carne, in Veggytariane e Vegane per il popolo green. Punta sul binomio gusto-simpatia anche la proposta dell’aperitivo con le mini baked, patate più piccole per assaggiare diversi condimenti, farcite e servite come finger food, accompagnate dalla birra del birrificio artigianale Canediguerra di Alessandria. Per creare Gialle&Co si è riunito un vero e proprio team composto da chef, esperti di marketing, art director ed interior designer, con l'obiettivo di sviluppare un forte concept, non solo un ristorante, ma anche un brand con un Dna deciso. L’interior design si ispira a luoghi rurali e genuini, attraverso l’utilizzo di materiali grezzi e pezzi vintage, che trattati e accostati nel modo giusto diventano raffinati e inusuali. Una grande innovazione è rappresentata


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LE PROPOSTE DAI 7 AGLI 11 EURO HANNO NOMI DIVERTENTI E IRONICI, COME IL CONCEPT DEL LOCALE.

dalla costruzione di una serra all'interno del locale: cucina e bar sono racchiusi in un artistico collage di vecchie vetrate vintage recuperate in tutta Italia, per trasmettere la sensazione di mangiare all’esterno pur essendo all’interno. Tutto è nato dall'idea di cinque amici, oggi anche soci, durante un viaggio a Londra. Cercando qualcosa di tipico e

poco distante dall'albergo, la compagnia approda in un pub dove la proprietaria acclama a gran voce che qui si possono trovare le migliori baked potatoes della città. Ne ordinano diverse, ma il tasting non è soddisfacente. Uno di loro decide quindi di sfidare la proprietaria a cucinare una baked potato all'italiana, in cambio di carpire i segreti della ricetta tradizionale.

Quella notte nasce la prima ricetta della baked potato di Gialle&Co., la Threecolore con stracciatella, songino e pomodorini. «Abbiamo investito circa 100mila euro attraverso credito bancario, con Banca Sella e Credito Valtellinese, per la realizzazione del locale», spiega Davide Minardi, presidente del consiglio di amministrazione e tra i soci di Gialle&Co. «Questo format non esisteva prima a Milano, è una scommessa che sentiamo di poter vincere». Per farlo, aggiunge Minardi, «vogliamo aumentare la nostra presenza su Milano e sul territorio del Nord Italia, stringendo rapporti commerciali coi fornitori, in luoghi con un pubblico attento e disposto verso la ristorazione». Le città nel mirino per le prossime aperture, «tutte dirette per mantenere il controllo della qualità», sono Bergamo, Brescia, Verona e anche il mercato svizzero. Da parte dei cinque giovani soci (tutti tra i 29 e 31 anni) c’è l’apertura a fondi e partner disposti a investire subito nella crescita del format ed eventualmente a entrare nel capitale in futuro.

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MONDO PROSECCO

/ Food

Intervista ad Armando Serena, presidente del Consorzio vini Asolo Montello A cura di Cinzia Meoni

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luglio\agosto 2018 Vietato banalizzare il prosecco. Le bollicine italiane hanno conquistato il primato del vino più venduto (per volumi però, non per valore). Ma i rischi sono dietro l’angolo. Dopo l’esplosione del fenomeno a livello mondiale (oltre il 70% della produzione oltrepassa i confini nazionali e persino in Francia, patria dello champagne, aumenta il consumo di prosecco), l’obiettivo di chi lavora sul territorio è quello di aumentare la salvaguardia e la tutela di uno dei prodotti d’eccellenza del made in Italy, proveniente dalle colline incantate a cavallo tra Friuli-Venezia Giulia (nelle provincie di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine) e Veneto (Treviso, Venezia, Vicenza Padova e Belluno). Un’operazione necessaria perché non passi l’idea del "prosecco in lattina" sponsorizzato da Paris Hilton o del prosecco alla spina, come avevano tentato di proporre, un paio di anni fa, i pub inglesi prima dell’alto là italiano. L’universo Prosecco si divide in Prosecco Doc, Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene e il Consorzio Asolo Montello e si riconosce nel “Sistema Prosecco”, società nata nel 2014 dalla comune volontà dei tre Consorzi di collaborare nella direzione di una sempre più serrata lotta alla contraffazione e all’”Italian sounding” (ovvero ai Rosecco, Prosecca, Seco Sparkling Glera che proliferano nel mondo). Proteggere le denominazioni significa salvaguardare un business da 3 miliardi di euro l’anno e tutelare la storia e l'iden-

tità di un prodotto che è parte integrante della cultura del territorio dove cultura e coltura sono indissolubilmente intrecciati. Anche per questo il prossimo passo è quello del riconoscimento delle colline vitate come patrimonio Unesco per cui l’appuntamento è solo momentaneamente rinviato al 2019. Un sigillo di garanzia che potrebbe triplicare il numero di turisti, foodies e non solo. In questa direzione va anche la modifica del disciplinare dell’Asolo Montello, in vigore dalla vendemmia 2018, che prevede che l’Asolo Prosecco Superiore DOCG sui lieviti possa essere prodotto nella versione Brut Nature o relativi sinonimi. Con la convalida delle modifiche i produttori potranno inoltre scegliere se applicare in etichetta la dicitura di Asolo Prosecco Superiore DOCG o la più semplice Asolo DOCG, legando ancora di più il vino alla sua zona di produzione. Lo spiega a Beesness Armando Serena, presidente del Consorzio Vini Asolo Montello. L’Asolo Montello è la più piccola denominazione legata al mondo Prosecco ed è la sola a disporre della tipologia Extra Brut. Nel il 2017, L’Asolo Montello ha sfiorato gli 11 milioni (a 10.674.393) di bottiglie prodotte, il doppio rispetto a due anni prima (5.269.335 nel 205) e addirittura otto volte tanto i dati del 2013 (1.187.465). Quanto alla superficie coltivata in zona per la produzione di Prosecco docg è arrivata 1991 ettari contro gli 827 del 2011, ma pur

VIETATO BANALIZZARE IL PROSECCO. PER QUESTO IL CONSORZIO ASOLO MONTELLO HA MODIFICATO IL DISCIPLINARE

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essendo più che raddoppiati, gli ettari a vigneto rappresentano meno del 9% della superficie complessiva del territorio della docg (23 mila ettari in totale). “Il nostro Prosecco docg è un prodotto di grande qualità che sta ricevendo molti apprezzamenti all’estero” ha dichiarato Serena, per poi aggiungere “Negli ultimi anni la tendenza del mercato è stata quella di ridurre i grammi di zucchero nell’Extra Dry, che spesso necessita di alti gradi zuccherini per esprimersi al meglio. L’Asolo Prosecco Superiore docg, invece, è un vino caratterizzato da grande struttura e sapidità, derivanti dal suo terroir. Questo gli permette di reggere bene in bocca anche nelle versioni più secche e di essere perfettamente in linea con le richieste dei consumatori”. Perché avete deciso di modificare alcuni punti del disciplinare per Asolo? C’era la necessità di chiarire alcuni dettagli sul Prosecco “col fondo” e di aprire alla volontà di alcuni produttori di etichettarlo (a loro discrezione) con la sola denominazione “Asolo” togliendovi Prosecco. L’attuale denominazione Asolo Prosecco rimarrà comunque, ritengo quindi che questa novità possa richiedere dei tempi molto lunghi per affermarsi. Quali sono i tratti caratteristici del territorio di Asolo e cosa lo distingue dagli altri territori del prosecco?  Il suo aroma di frutta agrumata, la sua sapidità e la sua struttura lo rendono particolarmente adatto alla tipologia Extra Brut. Al di là dell'appartenenza al territorio, quali altre caratteristiche deve avere un prosecco di Asolo  per aderire ai principi del disciplinare? Proviene sempre dal vitigno Glera. Però, oltre alla differente posizione geografica, il limite dell’estratto secco minimo (superiore a 15 gr/lt. invece di 14) e la densità d’impianto dei nuovi vigneti (3.000 viti per ettaro invece di 2.600-2.400) contribuiscono a rafforzare le peculiarità organolettiche già descritte prima. Quante cantine avete già coinvolto e qual è il vostro target finale?  Attualmente sono 55 le cantine che imbottigliano l’Asolo Prosecco, di cui 22 sono soci. Il primo obiettivo è di far iscrivere come soci tutti gli imbottigliatori. Poi si vedrà… non abbiamo limiti, se non quello di non banalizzare il prodotto. Quali sono gli obiettivi che vi proponente di raggiungere con il nuovo disciplinare in termini di visibilità, export e magari vendite?   Crescere in modo equilibrato, senza porre dei limiti se non quello di mantenere l’alto livello del prodotto, valorizzandolo.

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INTERVISTA AD ALBERTO SERENA, TITOLARE E AMMINISTRATORE DELEGATO DI MONTELVINI

“In tre anni raddoppieremo la produzione puntando sulla qualità” sostiene l’imprenditore Con oltre 135 anni di storia alle spalle, Montelvini, nata sulle colline di Asolo, è sinonimo di “bollicine” d’eccellenza come attestato, anche recentemente, dalla Guida Vini 2018 dell’Espresso che ha incluso l’Asolo Prosecco Superiore DOCG Extra Brut Serenitatis di Montelvini fra i 23 vini che rappresentano il meglio della produzione vinicola della Marca Trevigiana. Il gruppo Montelvini è costituito da Monvin, il marchio che storicamente si occupa della produzione di vini alla spina, da S. Osvaldo, cantina storica dei vini più caratteristici del Veneto, e dal marchio guida del gruppo, che è Montelvini, l’etichetta legata ai territori di Asolo e Valdobbiadene dai quali produce una vasta linea di prosecchi di qualità Doc e Docg. L’impresa familiare è controllata da Alberto e Sarah Serena, seconda generazione in azienda e quinta nel settore, e presieduta dal padre Armando che riveste anche il ruolo di presidente del Consorzio Vini Asolo Montello. Montelvini conta su una produzione di 4,7 milioni di bottiglie all’anno (di cui il 25% destinato all’export), un fatturato di 21,4 milioni (+12% rispetto all’esercizio precedente) e un utile di 900mila euro. Quanto al futuro “entro il 2020, l’obiettivo è di produrre 8 milioni di bottiglie, per un fatturato di 30 milioni di euro puntando sulla qualità” dichiara a Beesness l’AD Alberto Serena per poi aggiungere: “stiamo puntando molto sulla ricerca, a cui dedichiamo molte risorse. L’obiettivo è uno: produrre vini di alta qualità”. Come si è evoluta la vostra storia familiare e aziendale generazione dopo generazione? Da cinque generazioni la nostra famiglia si dedica alla produzione dei vini nel territorio, ma è con mio padre, Armando

Serena, che nasce il marchio Montelvini. Nel 1968 mio padre lascia l’azienda di famiglia e intraprende la propria strada, avviando l’impresa a Venegazzù, piccolo paese adagiato nelle colline Trevigiane, diventato negli anni un punto di riferimento nella produzione vinicola del territorio. Il legame con il territorio, la passione nel produrre vini e il rispetto dell’equilibrio della terra sono il comune denominatore di questi 135 anni. Perché avete deciso di adottare un nuovo protocollo per i vostri vini? Il protocollo prevede un’attenta selezione dei vigneti e della materia prima, una tecnologia all’avanguardia con presse di ultima generazione, un laboratorio di alto livello che permette di effettuare oltre il 90% delle analisi di routine all’interno dell’azienda. La strategia principale di questo approccio è quella di ridurre durante la produzione gli arricchimenti di ossigeno nel vino, che ne compromettono la qualità. Abbiamo adottato per l’annata 2017

del nostro Asolo Prosecco Docg (Linea Serenitatis) questo nuovo protocollo di spumantizzazione e vinificazione per preservare la qualità dei vini ed esaltarne tre caratteristiche: la struttura, la sapidità e gli aromi fruttati.

Come avete vissuto la crescente popolarità del prosecco in Italia prima e nel mondo poi? La fama del prosecco ha dato uno slancio enorme al settore vitivinicolo del Veneto. Ma la popolarità non porta solo a grandi numeri. È richiesta ancora più attenzione e più responsabilità, perché il pericolo di svalutare il prodotto in termine di qualità è sempre in agguato. Noi abbiamo risposto cercando di ascoltare il territorio, rispettandolo, puntando sulla ricerca e bilanciando natura e tecnologia in un equilibrio quanto più possibile armonico. L’impatto di un tale successo sull’ambiente, infatti, non è da trascurare. Per Montelvini tutelare l’ecosistema e preservare la biodiversità sono impegni primari. “Alleati in vigna”, il nostro motto, significa proprio rispetto per la terra e per i suoi abitanti, una filosofia che si traduce in lavoro concreto e quotidiano. Perché avete deciso di dedicarvi al progetto del Vigneto Ritrovato? Stiamo investendo nel recupero nell’unico piccolo vigneto nel cuore della cittadina di Asolo, che fino allo scorso anno era in completo stato di abbandono, per recuperare un tesoro prezioso per il nostro territorio e conservare la biodiversità. Il “Vigneto ritrovato” tornerà finalmente a essere il simbolo tangibile di un’alleanza tra uomo e terra. Il vigneto è piccolo, ma il progetto molto ambizioso, impegnativo e durerà anni. Siete mai stati tentati di aprire il capitale a terzi?  Mai.

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/ Food

A cura di Canali & C.

HERBE 100% CONTEMPORARY VEGAN

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IL RECUPERO DI UNA TAVERNA DEL ‘400 IN PIENO CENTRO STORICO A REGGIO EMILIA, LA SCELTA CORAGGIOSA DI PRIVILEGIARE SOLO PRODOTTI KM 0 E BIO. STAGIONI CHE DETTANO I RITMI DI FOOD&DRINKS E UNA VISION DI TRE IMPRENDITORI DESTINATA AD ESSERE UN CONCEPT VINCENTE.

I n co nt r ia m o Ed oa rd o S pa ll a nz a ni, imprenditore nel mondo della ristorazione che inaugura una nuova sfida con HERBE-Food & Drink vegetale. L’amministratore delegato di Taste Lab, società di ristorazione, è entusiasta del riscontro ottenuto in pochi mesi. “Qualità per il prodotto e attenzione al dettaglio sono un binomio che non delude mai”, ci dice per cominciare. Come nasce Herbe? Herbe è un progetto che nasce un paio di anni fa, dal ri-incontro con un amico, Paolo Mastrotto: lui vegano convinto, io fedele alle tradizioni culinarie della mia terra, insomma agli antipodi. Paolo, che oggi è mio socio, insieme ad Andrea Moretti, socio e gestore del ristorante, hanno saputo trasmettermi i valori e i plus di questa cucina, mi hanno appassionato a tal punto da farmene innamorare e capire che si tratta in primis di

una filosofia di vita. Herbe è la nostra sintesi: abbiamo unito passione per la qualità delle materie prime, ricerca del dettaglio e business, con un progetto incentrato sul territorio e volto a creare una filiera unica e fidelizzata nel tempo. Il rapporto umano è per noi molto importante. Crediamo fermamente nelle professionalità e nel valore aggiunto delle persone e nelle relazioni che instauriamo con loro, siano essi membri del nostro staff o nostri fornitori. La fiducia è alla base di tutto, unico modo per poter offrire certezze anche al nostro cliente. Chi traduce questa filosofia in cucina? Il nostro primo chef, Nicola Scagliarini, formato direttamente dal grande chef vegano e crudista Mario Parmeggiani, un’istituzione, un punto di riferimento per la cucina vegetale. Nicola, con il team di cucina, ha dedicato

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anima e corpo allo studio delle trasformazioni del cibo vegetale, con particolari approfondimenti sulla cucina crudista. Sapori genuini, veri, non contraffatti dalle cotture o da lavorazioni, nessuna contaminazione nei colori e nel gusto e soprattutto la consapevolezza di mantenere inalterati i principi nutritivi degli alimenti e le strutture molecolari. Nessun dettaglio è lasciato al caso, dalla combinazione delle nostre polveri aromatiche, rigorosamente autoprodotte, alla cura della mise en place. Ogni piatto è una condivisione di storia, profumi e colori, un’opera frutto di un meticoloso lavoro di squadra. Ad affiancare i nostri piatti, l’eccezionale selezione, ad opera del mio socio Andrea, di vini biologici e biodinamici e i cocktails esclusivi sviluppati in collaborazione con Andrea Lazzaretti del Cotton Club di Modena. Pochi artifici nella presentazione del cibo implicano una grande sicurezza nella scelta delle materie prime e quindi dei fornitori. Guardandoci intorno ci siamo accorti delle eccellenze che il nostro territorio ci offre. Ancora una volta scoprire la passione che ogni agricoltore, artigiano, viticoltore, mette nel suo lavoro, è stato fondamentale per avere la garanzia di un prodotto esclusivo. Anche seguire la stagionalità del prodotto e non volersi imporre a tutti costi sulla cucina è stato un enorme insegnamento. Il rispetto per la natura non può mancare, seguire il processo di maturazione delle materie prime è la scommessa più grande ma anche la garanzia maggiore di successo, una promessa di qualità per i nostri clienti. Anche il locale da voi recuperato e ristrutturato ha una storia importante. Una taverna iconica del ‘400, oggi con un design contemporaneo ma con materiali naturali e non trattati. È un luogo fortemente cercato e voluto, con una storia, una tradizione e soprattutto qualcosa da raccontare. Sì, è stato un lungo lavoro di recupero e valorizzazione degli elementi originali, dal pavimento alla pietra, e giocando con le luci siamo riusciti a creare un’atmosfera contemporanea. Anche sotto quest’aspetto, il risultato è frutto della passione di progettisti e tecnici che ci hanno accompagnato. Fondamentale la comunicazione con l’esterno. La vetrata di ingresso si apre totalmente sul dehors, in continuità con la strada. Abbiamo commissionato ad artigiani locali la realizzazione di parti importanti di arredo; nella ristrutturazione come nella nostra cucina abbiamo scelto di dare spazio alle risorse locali, un fil rouge che contiamo di sviluppare e replicare. Herbe è il nostro numero zero, il ristorante pilota, un concept che ben presto avrà un suo sviluppo. Unica indiscrezione che per ora mi sento di dare è che sarà uno sviluppo che troverà spazio solo nelle high streets apportando valore aggiunto al centro storico.

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CREDIAMO FERMAMENTE NELLE PROFESSIONALITÀ, NEL VALORE AGGIUNTO DELLE PERSONE E NELLE RELAZIONI CHE INSTAURIAMO CON LORO, SIANO ESSI MEMBRI DEL NOSTRO STAFF O NOSTRI FORNITORI.

Burger: burger di barbabietola e lenticchie rosse con salsa di anacardi e cardamomo.

Bianco, Verde e Viola: tartare di cavolo cappuccio marinato, mela, riso di cavolfiore con salsa al curry

Gnocchetti Orange: gnocchi di batata fatti in casa con pesto di cicoria e pomodori secchi e crumble di nocciole;


/ Franchising

A cura della redazione

MONDADORI STORE, IL PIÙ ESTESO NETWORK DI LIBRERIE NAZIONALE CON OLTRE 600 STORE, CERCA AFFILIATI IN TUTTA ITALIA PER L’APERTURA DI NUOVI MONDADORI BOOKSTORE.

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Con tre diver si format di negozio Mondadori Megas tore, Mondadori Bookstore e Mondadori Point e quattro canali di vendita ─ punti vendita diretti, in franchising, web e bookclub ─ ogni anno Mondadori Store serve oltre 20 milioni di clienti. Nel 2017 ha registrato ricavi pari a 198,5 milioni di euro, di cui il prodotto libro rappresenta l’80%, con una quota di mercato nel segmento libro del 15%. Il modello di business che differenzia la catena del Gruppo Mondadori è il franchising: oltre 550 punti vendita affiliati, con una presenza capillare dai grandi centri ai paesi più piccoli. La proposta franchising si rivolge a imprenditori con una forte passione per il libro


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LA PROPOSTA FRANCHISING DI MONDADORI STORE

e la lettura, desiderosi di diventare protagonisti della vita culturale della propria comunità, capaci di valorizzare il rapporto con la clientela e il territorio. I franchisee possono contare su un’insegna che porta il nome di un marchio prestigioso, con 110 anni di storia, un know-how consolidato e tutta l’esperienza di un gruppo leader nel settore. Il format Mondadori Bookstore prevede un’ampia scelta di libri affiancati da una gamma di prodotti come cartoleria, giocattoli, film e musica, gift box e accessori, su una superficie di 85-150 mq. Il layout della libreria è studiato secondo un criterio espositivo di forte attrazione, con arredi coordinati a tutti gli store della catena e

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segnaletica di settore per guidare i clienti in un percorso agevole di scoperta, dalle vetrine all’interno del negozio. Mondadori Store propone l’assortimento in base all’andamento del mercato e alla location, garantendo il presidio delle novità, e il reso sui libri non venduti. Il prodotto editoriale è fornito prevalentemente in conto deposito, con pagamento mensile del solo venduto. All’affiliato viene fornito un supporto a tutto tondo: ricerca e selezione della location, strumenti gestionali e informatici dati in dotazione per semplificare l’attività e ridurre i rischi di magazzino, conto economico previsionale, accordi quadro con banche e fornitori. Durante l’anno vengono inoltre organizzati per i franchisee corsi di aggiornamento al fine di ottimizzare il lavoro e apprendere

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nuove metodologie. Costante è anche l’assistenza commerciale e operativa dalla sede e presso il punto vendita. Mondadori Store sostiene l’attività delle librerie e ne promuove l’immagine con attività di comunicazione sui media e organizza un ricco calendario di offerte ed eventi esclusivi, fornendo tutti i materiali promozionali. Grazie a un sistema integrato di comunicazione a servizio degli affiliati, ogni libreria della catena può moltiplicare i punti di contatto e la visibilità delle proprie iniziative, sfruttando il bacino d’utenza di tutto il network attraverso la vetrina digitale su Mondadoristore.it, la pagina Facebook e la newsletter dedicata ai clienti Mondadori Store. Per maggiori informazioni: www.mondadoriretail.com


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Giunto alla seconda edizione, i Retail Awards sono un’opportunità unica di branding in un contesto che vede coinvolti i principali attori del Retail italiano: una serata di gala dedicata alla premiazione dei migliori progetti per il settore Retail suddivisi in 10 categorie.

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/ Franchising

SALONE FRANCHISING MILANO: LA FIERA PER METTERSI IN PROPRIO INTERVISTA AD ANTONIO FOSSATI CEO DI RDS EXPO E CO-ORGANIZZATORE CON CAMPUS FANDANGO CLUB DEL 33° SALONE FRANCHISING MILANO

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A cura di Giovanni Bonani


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IL SALONE FRANCHISING MILANO È UNA TRA LE PIÙ IMPORTANTI MANIFESTAZIONI A LIVELLO EUROPEO SUL MONDO DELLA DISTRIBUZIONE E COSTITUISCE IL PUNTO D'INCONTRO E DI RIFERIMENTO PER IL MERCATO ITALIANO ED INTERNAZIONALE DEL FRANCHISING, DELLE SOLUZIONI E DEI NUOVI FORMAT COMMERCIALI.

Dopo 33 anni dal primo Salone Franchising Milano, può dirci com’è cambiato il franchising in Italia in questi ultimi anni? Il Salone è presente ormai da 33 anni e da suo osservatorio privilegiato si nota chiaramente un profondo cambiamento del settore, che è cresciuto sia in dimensioni che qualitativamente. Esiste molta più consapevolezza delle regole del gioco da parte dei franchisor e dei franchisee. Questo è evidente da come sono cambiati gli approcci dei visitatori di SFM negli anni: grazie anche alla scuola del franchising alle consulenze individuali che il Salone mette a disposizione di tutti visitatori, è aumentata la conoscenza sul franchising, su come va costruito un conto economico, analizzato un contratto o come va impostata la relazione con la casa madre. Lo scorso anno abbiamo avuto più di 830 partecipanti alla scuola del franchising durante i tre giorni del

Salone e oltre 50 colloqui individuali di consulenza con potenziali affiliati. Negli anni passati il franchising ha vissuto la sua più grande espansione; poi nel 2008, complice la crisi economica mondiale, ne ha risentito per poi riprendere il trend positivo. C’è ancora voglia da parte di commercianti e neoimprenditori di aprire un’attività commerciale indipendente? Si nota un grande fermento sulla voglia di apprendere nuove attività di impresa: l'osservatorio del Salone Franchising Milano, lo scorso anno ha stimato in circa 500.000 persone coloro che si stanno interessando per poter avviare una nuova attività in franchising. La volontà di aprire un'attività legata a tre motivazioni principali: voglia di autoimpiego, desiderio di investire in un'attività di impresa, apertura di un nuovo business professionale per valorizzare delle prece-

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/ Franchising LO SCORSO ANNO ABBIAMO AVUTO PIÙ DI 830 PARTECIPANTI ALLA SCUOLA DEL FRANCHISING DURANTE I TRE GIORNI DEL SALONE E OLTRE 50 COLLOQUI INDIVIDUALI DI CONSULENZA CON POTENZIALI AFFILIATI.

denti competenze manageriali o tecniche. Queste tre volontà rispecchiano tre diversi profili di potenziali affiliati: nel primo caso, chi si vuole mettere in proprio; nel secondo, coloro che hanno disponibilità economiche e decidono di diversificare gli investimenti passando da attività finanziarie ad attività di impresa, a maggior rischio ma con potenzialmente alta redditività; nel terzo caso managers fuoriusciti dalle aziende che vogliono rilanciarsi e avviare una nuova vita professionale. Gli espositori si dividono in franchisor di prodotto e di servizi. Quale suddivisione percentuale di espositori ci dovremo aspettare quest’anno al Salone? Da quanto osserviamo, al Salone i servizi peseranno circa il 40% rispetto al totale delle proposte. Tra queste, molte proposte di abbigliamento e anche di prodotti di food e ristorazione, che appaiono anche quest'anno in crescita. In questi ultimi anni, i visitatori come sono cambiati? Sono più preparati ed informati sulle opportunità che il settore offre? Sono cambiati visitatori ma è soprattutto cambiato il loro modo di vivere il Salone. Arrivano preparati sui marchi da incontrare perché hanno fatto ricerche preliminari on-line: spesso al Salone vengono per poter avere incontri diretti, faccia a faccia con i responsabili delle catene più interessanti.

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luglio\agosto 2018

33° SALONE FRANCHISING MILANO 25/07 OTTOBRE 2018 Fieramilanocity - pad. 3

Il Salone è fondamentale perché consente di fare molti appuntamenti in una giornata e di incontrare diversi interlocutori evitandosi così molti viaggi in Italia per andare nelle sedi dei franchisor, risparmiando tempi e costi. Nel 2004 è entrata in vigore in Italia la regolamentazione del franchising. Secondo lei, ci sono più trasparenza e meno contenziosi franchisor/franciseee, oppure non è cambiato più di tanto? Anzi, la legge va forse rivista? La legge di ormai 14 anni fa è stata molto utile perché ha costituito un riferimento chiaro e preciso per tutti gli attori del settore. Ha dato indicazioni chiare sulle informazioni a cui i potenziali franchisee hanno diritto e la necessità che il franchisor ha di testare e dimostrare la validità della propria formula. Può sicuramente essere sempre migliorata, ma facendo attenzione a non definire troppi dettagli formali che vincolino l'operatività senza aggiungere sostanza. Al Salone espongono molti marchi locali, ma abbiamo notato che, ultimamente, un numero maggiore di franchisor stranieri si sta affacciando alla ribalta di Milano. Ci può anticipare qualche nuovo brand straniero che espone a Milano? SFM è sempre più internazionale e anche quest'anno saranno presenti diversi marchi esteri. Vi consiglio di tenere d’occhio il sito e i canali social del Salone per rimanere aggiornati su tutti. Quali benefici ci sono stati dopo l'ingresso di Fandango Club e che cosa pensano di apportare quest’anno? L'ingresso come socio di Fandango in SFM ha costituito un grande ed importante cambiamento. Il Salone sta diventando sempre di più un evento, come devono essere ormai tutte le fiere. L'inserimento di un impiantante programma di Palco, del Talent show, del Negozio del futuro nonché moltissime relazioni e la creazione di un networking professionale importante sono esempi di questa fruttuosa sinergia con Fandango. In questo modo SFM è diventato l’unico evento del settore in Italia e ha un potenziale di forte crescita sia nel franchising che sul mondo più ampio del retail.

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TENDENZE MODA: LA PAROLA D'ORDINE È GENDER FLUID

/ Fashion

A cura di Patrizia Saolini

LE ULTIME TENDENZE MODA SULLE PASSERELLE INTERNAZIONALI SONO AGENDER E SOTTOLINEANO LO STILE SPORTY-CHIC PREDILETTO DAI MILLENNIALS.

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Seguire la moda non è mai stato così complicato come nelle ultime stagioni. Non si tratta più di omologarsi rincorrendo il colore del momento o prediligendo una vestibilità stagionale e neanche contestando il periodo storico attraverso una rivoluzione estetica. Nell'aria c'è decisamente più voglia di essere se stessi, ognuno come si vede e si sente, ma con la propensione a farlo notare, soprattutto a livello digitale. Ed ecco che i brand del lusso, diventati accessibili grazie anche alle collaborazioni con le marche sportive e con gli influencer, diventano il punto di riferimento della più ambita fetta di mercato, quella appunto dei millenials. Non è dunque casuale che i nuovi designer di successo si chiamino Alessandro Michele, Demna Gvasalia, JW Anderson, James Jebbia, Virgil Abloh e Kim Jones, tutti coraggiosi e fuori dagli schemi, ma anche vere e proprie star planetarie seguite da milioni di follower. La borsa firmata e la sneakers all'ultimo grido sono diventate sinonimo di un lifestyle esclusivo, dei veri oggetti cult negli armadi dei ragazzi, disposti a pagare cifre da capogiro pur di conquistarsi l'articolo platealmente iconico. Voi direte, che c'è di nuovo? Di t-shirt e di sneakers firmate ci abbiamo campato anche noi in tempi non sospetti. La novità a ben vedere, sta nel prezzo di listino e nell'esperienza ad esso collegata. Se una Nike Air Max 97 nella versione Silver costava anche 180,000 delle vecchie lire, e a noi sembrava un patrimonio pur non essendo una calzatura lussuosa, oggi la Triple S di Balenciaga costa ben 695 euro e il cliente non batte ciglio nel prenderla almeno di due colori, non sia mai che poi finiscano, e postarle subito come reliquie sui canali social. Tanto di cappello dunque ai brand del lusso che hanno saputo creare il mito del prodotto a colpi di strategie di marketing digitali e a diffondere la cultura della scarsità pur di vendere online in tempo reale. Ma la prossima sfida è solo iniziata, ed è quella di convincere i millennials ad abbracciare uno stile gender fluid, che di per sé sembra una provocazione ma non


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LA PROSSIMA SFIDA È SOLO INIZIATA, ED È QUELLA DI CONVINCERE I MILLENNIALS AD ABBRACCIARE UNO STILE GENDER FLUID è altro che l'evoluzione del più sdoganato termine unisex. Anche se stavolta non sono le donne a portare i pantaloni ma sono diventati gli uomini ad indossare le gonne. Se non si è figli dell'era digitale, diventa lecito chiedersi come mai si sia innescato una tale commistione di generi e una mescolanza di stili così esclusivi mai vista prima. Come ha fatto Supreme a diventare un brand iconico in rete? Chi ha avuto il coraggio di investire nel completo pigiama di Dolce e Gabbana? E soprattutto, come mai le stampe floreali di Gucci sono diventate appannaggio più dei ragazzi che delle ragazze? Sono tutti dilemmi da pettegolezzo estremo che non fanno altro che alimentare il successo commerciale dei brand disruptivi. Senza scandagliare il significato etimologico di gender, si intuisce come nel campo della moda, si stia cercando di includere le diversità in tutte le sue manifestazioni: di colore, di età, di nazionalità di lifestyle ed infine, anche di genere. E non è una mossa per sole élite: se è vero che la moda è lo specchio dei nostri tempi, è dunque giunta l'ora di sviluppare una coscienza più profonda nei confronti delle diversità, che superi i tabù e che diventi il manifesto della liberazione interiore, prima ancora che esteriore. Non sappiamo se a lungo andare i millennials saranno tentati di scegliere outfit dall'identità non ben definita e di non rivendicare il proprio genere in un epoca di così esagerata personalizzazione. Quello che sappiamo è che non solo il gender fluid avrà necessità di superare i pregiudizi, ma anche tutta una serie di diversità avranno l'urgenza di essere accettate e rispettate, sia online che offline. Qualcuno l'ha già capito, come Sabàto

Russo, lo stilista italiano che disegna la collezione Sartorial Monk, un elogio all'inner meaning e quasi una sorta di meditazione, in contrapposizione con l'attuale frenesia della moda. Per la sua collezione primavera estate 2019 che ha sfilato a Milano durante la settimana della moda maschile, si è infatti ispirato al termine kokoro, una parola giapponese che significa “lo sguardo che coglie il cuore delle cose”. Il risultato è un moodboard che racchiude in sé i concetti di essenzialità e sensibilità, che prendono forma in completi ed abiti che sono espressione dell’essenza e dell’anima di chi li indossa. Anche la sfilata di Ujoh autunno/inverno 18-19, disegnata dal designer giapponese Mitsuru Nishizaki, ci ha particolarmente colpito per aver combinato l'eleganza britannica con le influenze della moda decostruita made in Japan, tipica degli anni ’80. Giacche e camicie sono state abbinate ai pantaloni aderenti che riprendono lo stile “bondapants”, di moda tra gli adolescenti giapponesi negli eighties, capaci di alleggerire il rigore dei tagli geometrici e rendere il tutto più disinvolto e gender fluid. Largo dunque alle collezioni che sapranno trasmettere l'audacia e l'apertura mentale.

Photo courtesy: Negri Firman PR & Communication per Sartorial Monk; Marco Sacchi photographer per Ujho

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/ Tecnologia

A TRENTO L'UNIVERSITÀ INVESTE NELLA RICERCA E RIVOLUZIONA IL MONDO DEI MATERIALI

Foto © Efrem Bertini

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Il team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Industriale, Laboratorio vetro e ceramici guidato dal professor Gian Domenico Sorarù, ha presentato pochi giorni fa un nuovo materiale brevettato, un innovativo Feltro hi-tech. Da almeno una ventina di anni presso l'Università di Trento si studiano i materiali ceramici con importanti riconoscimenti anche a livello internazionale. Nell'ultimo anno, in particolare, è stato “scoperto” un materiale che potrebbe rivoluzionare il mondo dell'edilizia e persino dell' abbigliamento tecnico. Grazie alle parole, comprensibili anche ai non addetti, del professor Sorarù, apprenderemo le caratteristiche del Feltro Hi-tech. Per prima cosa occorre precisare che non parliamo di tessuto perché l'ordito e la trama non sono ordinati ma, proprio come nel feltro, i fili si presentano intrecciati senza un preciso schema. Il professore di Scienza e tecnologia dei materiali ci spiega che il nuovo materiale è stato ottenuto dalla schiuma di poliuretano (avete presente l'imbottitura di alcuni materassi o cuscini? Quella!) impregnata con un silicone molto liquido. La schiuma viene scaldata in un forno ad alta temperatura ad azoto puro. Il poliuretano, a queste temperature, evapora e il silicone genera nano-fili. Questi nano-fili (che non sono propriamente tondi ma hanno una sezione rettangolare) sono caratterizzati da una sezione di pochi nanometri, ovvero miliardesimi di metro (per darvi un ordine di


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DA ALMENO UNA VENTINA DI ANNI PRESSO L'UNIVERSITÀ DI TRENTO SI STUDIANO I MATERIALI CERAMICI CON IMPORTANTI RICONOSCIMENTI ANCHE A LIVELLO INTERNAZIONALE.

grandezza corrispondono ad un millesimo del diametro di un capello). Tecnicamente il risultato è un materiale ceramico, la composizione chimica è nitruro di silicio (silicio e azoto). Visivamente però è un materiale simile ad un feltro, estremamente flessibile che si presta molto bene ad esser piegato e manipolato e soprattutto conserva la stessa forma della schiuma poliuretanica introdotta nel forno. Il potenziale innovativo di questo nano-prodotto, sta nelle sue caratteristiche. Il Professor Sorarù ci spiega che la resistenza agli acidi é assai elevata, la densità è, di contro, molto bassa ovvero 30 kg per metro cubo (per darvi anche qui un'idea, pensate che il 90 % del volume finale del nano-feltro è costituito da aria!). Queste peculiarità rendono tale materiale un formidabile isolante termico proprio per la scarsissima conducibilità di calore. Attualmente sul mercato è presente solo un prodotto con una capacità isolante in questo range: l'aerogel di silice. L'aerogel è stato scoperto negli anni '30 ma solo nell'ultimo decennio ha avuto applicazioni in campo industriale. Dato gli elevatissimi costi di produzione dell'aerogel, il settore d'impiego era quasi esclusivamente quello aerospaziale. Solo in questi ultimi anni ha trovato applicazione per la creazione di vestiti idonei a resistere a basse temperature e per coprire ed isolare tubazioni industriali. L'aerogel di silice, però, a confronto con

il brevetto trentino non regge il paragone sia in termini di economicità che di facilità di fabbricazione: per l'intero processo di produzione del nano-feltro occorrono 10 ore ed un comune forno industriale, per l'aerogel è necessaria una settimana di lavorazione e impianti ingombranti e costosi adatti a raggiungere pressioni elevate. Il docente dell'Università di Trento cita, poi, alcuni dei possibili campi di applicazione del nuovo brevetto: può esser impiegato in edilizia per l'isolamento termico, nell'industria per coibentazione di tubazioni oppure, trattandosi di un materiale poroso, per filtrare gas o liquidi corrosivi. Non da ultimo un buono sbocco commerciale potrebbe esser quello dell'industria tessile per la produzione di indumenti tecnici. Attualmente il nano-feltro è un prototipo e a breve potrà essere prodotto a livello industriale. Manca solo un'azienda pronta a scommettere sul nuovo brevetto, il più potente ed economico isolante fino ad ora mai scoperto. Il Feltro hi-tech, però, non è l'unico frutto della ricerca del dipartimento di Ingegneria di Trento degno di nota. I ricercatori tridentini stanno studiando anche altri materiali ceramici in particolare delle schiume ceramiche molto porose, con celle di 3-400 micron. Tali schiume possono esser utilizzate non solo in ambito aerospaziale, ma hanno ottenuto ottimi risultati anche in ambito medico

per la rigenerazione di tessuto osseo o nel settore automotive per produrre filtri per motori diesel. Il team di ricercatori guidato dal prof. Sorarù non è però l'unico ad aver scoperto delle tecnologie che rivoluzioneranno il mondo dell'industria, in particolare quello della ceramica. Il gruppo di studiosi con a capo il professor Vincenzo Sglavo ha infatti trovato un nuovo modo di creare la ceramica ovvero il “flash sintering”. Ogni materiale ceramico o argilloso per esser prodotto segue il processo di sinterizzazione che consiste nel partire dalla polvere ceramica che viene impastata con un po' di liquido e cotta ad alta temperatura per favorire la formazione del materiale resistente meccanicamente. Per la sinterizzazione occorrono però forni potenti accesi per molte ore e questo rende il costo dell'energia una delle voci piu' rilevanti per l'industria ceramica. A Trento hanno provato ad applicare un campo elettrico alle particelle di polvere e in tempi rapidi (qualche secondo) e a temperature assai basse hanno ottenuto un materiale finale con stesse identiche proprietà del materiale “cotto” tradizionalmente. La scoperta di Trento sta proprio nell'aver verificato che il flash sintering è applicabile alla produzione di qualsiasi materiale ceramico con un risparmio dei costi che può arrivare fino al 30-40% per le aziende del settore. Vi abbiamo voluto raccontare questi importanti successi della nostra Università italiana proprio perché molte volte si accusa il mondo accademico di autoreferenzialità e di essere troppo distante dal mondo industriale. Queste esperienze dimostrano che l'Università funziona e volte è l'industria a dover credere nel lavoro dei nostri ricercatori.

A cura di Elena Pravato

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/ Tecnologia “Non si dovrebbe dare da mangiare a chi non ha più fame” cantano i Marta sui Tubi in “Camerieri”. Nell’e-commerce è un po’ la stessa cosa: inutile concentrare i propri sforzi su chi non comprerà mai, meglio allocare le proprie energie, anche economiche, sugli utenti che potrebbero, se correttamente stimolati, acquistare da noi. Ho sempre pensato che gli utenti di un sito si dividessero in 3 categorie: 1. Chi non comprerà mai sul tuo ecommerce: potrebbe essere un problema di fiducia, di prezzi troppo alti, difficoltà nell’acquisto o semplicemente perché “non trovano” il tuo ecommerce. 2. Chi comprerà sempre e sicuramente sul tuo ecommerce: probabilmente è merito della fiducia che hai saputo creare attorno alla tua marca. 3. Chi potrebbe comprare da te, ma potrebbe acquistare anche da uno qualsiasi dei tuoi concorrenti. Dato un obiettivo generico di “vendere di più”, dobbiamo necessariamente riformularlo in due risultati chiave: 1. Aumentare la percentuale di clienti fidelizzati che sicuramente compreranno da te e/o aumentare la loro frequenza di acquisto e/o aumentare il valore medio dei loro ordini con l’obiettivo di aumentare il loro LTV (lifetime value) 2. Aumentare la percentuale di utenti che compreranno da te rispetto al totale degli utenti “indecisi”. Questa considerazione ci dà un’indicazione importante (e spesso sottovalutata), cioè che non esiste un solo tasso di conversione ma più tassi di conversione, ognuno in relazione con uno specifico segmento di utenti. Questo concetto non può che rimandare allo scivolo delle conversioni (fig.1) e, nello specifico, a uno dei suoi pilastri: la rilevanza. Rilevanza che va intesa non solo come rilevanza rispetto al messaggio che ha portato l’utente a cliccare sull’annuncio ma soprattutto rilevanza rispetto alle motivazioni dell’utente.

Fig. 1 - Scivolo delle conversioni

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IL NOSTRO E-COMMERCE NON AVRÀ SEMPRE LO STESSO OBIETTIVO, MA L’OBIETTIVO DOVRÀ ESSERE RIFORMULATO IN BASE ALLA FASE DEL PROCESSO DECISIONALE DELL’UTENTE

Secondo il modello dello scivolo, la conversione dipende da: ● Motivazione iniziale: quanto è forte il bisogno di un particolare prodotto. ● Chiarezza e rilevanza: quanto il sito è rilevante rispetto alla motivazione dell’utente e con quanta chiarezza viene espressa la value proposition. ● Value proposition: con quanta chiarezza si esprime perché comprare sull’e-commerce e non dai concorrenti. La forza della value proposition dipende dalla rilevanza e dall’importanza del prodotto/servizio per il particolare segmento di utenti, dalla credibilità e dalla chiarezza con cui viene espressa. ● Persuasività: con quanta forza si riesce a “spingere gentilmente” l’utente verso la conversione. ● Attriti e distrazioni: elementi che rallentano o addirittura impediscono il raggiungimento dell’obiettivo, tutti gli elementi che generano “F.U.D” (fear, uncertain, doubt) che dipendono anche dalla credibilità di cui godo sugli utenti e dal grado di fiducia che chiedo loro. L’elemento più forte e che dà il via a tutto il processo è la motivazione, concetto che può essere reso operativo negli strumenti di web analysis come “l’intento della visita”. Non useremo più gli strumenti di web analysis solo per trovare i problemi di conversione a livello tecnico in un particolare dispositivo, in uno specifico browser o a una certa “dimensione del browser”, ma lo faremo a partire dagli intenti, cioè dalla motivazione. Nota bene: non ti sto dicendo che l’analisi tecnica non sia necessaria, ti sto dicendo che è solo una facciata della medaglia. Guarda per esempio la fig.2 Conversioni per dimensioni del browser che fa riferimento agli ultimi 30 giorni di un e-commerce “Desktop”. Alcune dimensioni del browser sono decisamente sottoperformanti, ma risulta difficile capire qual è la caratteristica comune di queste tre dimensioni che le differenzia dalle altre. Eppure queste dimensioni, oltre ad avere un CR (tasso di conversione) più basso, si caratterizzano anche per un minor valore dell’ordine, una maggior frequenza di rimbalzo e un minor numero di visualizzazioni di pagina per sessione.


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COME ANALIZZARE I DATI DEL TUO E-COMMERCE Rubrica a cura di Boraso

Fig.2 - Conversioni per dimensione del browser

Risolvere il problema delle 3 dimensioni del browser ci aiuterebbe a ottimizzare le conversioni e soprattutto le revenue: il tasso di conversione medio delle tre dimensioni del browser è 0,80%, inferiore del 60% rispetto alla media del sito. Ora immagina di portare il CR di 0,80% al valore medio del sito di 1,67% e, supponendo di mantenere un valore medio come quello del sito, avremmo avuto entrate incrementali per quasi 4.500€. Il problema però rimane: perché utenti che navigano con queste dimensioni del browser convertono meno degli altri? Per avere la risposta dobbiamo tornare a quanto accennavo prima. Dobbiamo capire perché quegli utenti erano entrati nel sito.

Quello che è da mappare è proprio l’intento della visita. Una descrizione molto sommaria potrebbe essere questa: ● utenti che sono entrati nel sito “per sbaglio” ● utenti che sono entrati nel sito ma hanno poco interesse per i prodotti ● utenti che sono entrati nel sito ma hanno un interesse solo moderato ● utenti che sono entrati nel sito e hanno un alto interesse verso i prodotti ● utenti pronti alla conversione ma che non hanno finalizzato l’acquisto ● utenti che hanno portato a termine la conversione

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UTENTI CHE SONO ENTRATI NEL SITO PER SBAGLIO Questi utenti non manifestano alcun interesse per i prodotti del sito. Di fatto sono gli utenti che “rimbalzano”. La prima cosa da verificare è analizzare dove atterrano questi utenti. (Fig.3) Le schede prodotto sembrano essere le pagine più critiche: l’80% delle sessioni che atterra in una scheda prodotto rimbalza. La spiegazione plausibile è che questo segmento di utenti sia entrato nel sito solo per informarsi su un particolare prodotto senza l’intenzione di un acquisto immediato. Quello che avremmo dovuto fare è dare all’utente un motivo per continuare la visita e spingerlo gentilmente verso l’acquisto, sfruttando per esempio i principi di urgenza e scarsità. Potremmo spingerci oltre e verificare quali sono le specifiche schede di prodotto che soffrono di più della sindrome dell’abbandono e verificare qual è il canale che ha portato gli utenti ad accedere. Nel caso in esame scopriremmo che la maggior parte dei rimbalzi avviene da motori di ricerca (organici e a pagamento). Ecco che abbiamo il primo suggerimento sui prossimi passi: analizzare le parole chiave per pagina di destinazione verificando la loro pertinenza e l’intento di ricerca che esprimono.

Fig.3 - Confronto sessioni con rimbalzo e tutte le sessioni

UTENTI CHE HANNO POCO INTERESSE PER IL SITO Per poter acquistare è necessario vedere almeno una scheda prodotto, corretto? Potremmo identificare gli utenti con poco interesse come tutti gli utenti che nella loro navigazione non vedono alcuna scheda prodotto. Come vedi, le sessioni che comprendono la visualizzazione di una scheda prodotto hanno un miglior tasso di conversione rispetto a chi non visualizza schede prodotto. Va precisato che, data la natura di questo e-commerce e dei prodotti che propone, non è strano che un utente aggiunga prodotti al carrello direttamente

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dal listato. Il nostro obiettivo diventa capire quali sono i motivi che portano gli utenti a non approfondire la navigazione e fermarsi solo a un livello superficiale. Potremmo per esempio analizzare quali sono le pagine di destinazione a maggior frequenza di rimbalzo. Tecnicamente è un rimbalzo è una sessione che invia una sola richiesta ai server di Analytics, cioè una sessione in cui l’utente, una volta entrato sul sito, non compie azioni di alcun tipo. Da una prospettiva “di marketing”, la frequenza di rimbalzo è inversamente proporzio-


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Fig.4 - Confronto sessioni con visualizzazione scheda prodotto vs. sessioni senza visualizzazioni scheda prodotto

nale a quanto la pagina di destinazione incontra le aspettative dell’utente e a quanto riesce ad esprimere una value proposition chiara, rilevante e credibile per l’utente. Oppure, potrebbero esserci problemi a livello di navigazione: un’architettura delle informazioni poco chiara e intuitiva potrebbe portare gli utenti a girovagare per il sito senza capire cosa fare. Quello che dovremmo fare è verificare la percentuale di utenti che passano dalla visualizzazione di una pagina di listato alla visualizzazione di una scheda prodotto. Una bassa percentuale potrebbe essere sintomo di problemi nella comprensione dell’architettura delle informazioni e/o difficoltà da parte degli utenti di utilizzare le funzioni di filtro e ordinamento. Una situazione di allarme si verifica in particolare per gli utenti che utilizzano il motore di ricerca interna ma che non arrivano a visualizzare la scheda prodotto (gli utilizzatori del motore di

ricerca interno al sito, in genere, benché numericamente inferiori, hanno un tasso di conversione di 3-4 volte superiore rispetto a chi non lo utilizza). In fig.5 (Visite con Ricerca vs. visite senza ricerca) un esempio delle performance di questi due segmenti.

Fig. 5 - Visite con ricerca vs. visite senza ricerca

VISITATORI CON UN INTERESSE MODERATO O ALTO I visitatori con interesse moderato sono i visitatori che non rimbalzano, navigano nel sito, ne consumano i contenuti, aggiungono un prodotto a carrello ma non vedono la pagina del riepilogo carrello. Quale può essere la causa? Si potrebbe trattare di utenti che usano il carrello come una wishlist e che non proseguono perché il sito non presenta elementi persuasivi che li spingano a completare l’acquisto… ma potrebbero essere semplicemente utenti che si preparano la lista della spesa per poter acquistare in un negozio fisico. I visitatori con un interesse alto hanno un comportamento simile ma a differenza del segmento precedente vedono la pagina

carrello, ma non iniziano il processo di checkout. La causa potrebbe essere una mancanza di segni di trust nel carrello, costi di spedizione imprevisti, tempi di spedizione troppo lunghi, o semplicemente la ricerca di un coupon. Un’analisi da approfondire per questo segmento di utenti è il valore del carrello medio e il tipo di prodotti a carrello: se si trattasse di prodotti simili, la causa dell’abbandono potrebbe essere semplicemente uno “shopping comparativo”. Diventa determinante avere gli indirizzi email di questi utenti perché potremmo inviare loro delle email altamente profilate e con un incentivo a completare l’acquisto (online o in store).

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UTENTI PRONTI ALLA CONVERSIONE MA CHE NON FINALIZZANO L’ACQUISTO Si tratta di un segmento di utenti in una fase molto avanzata del processo d’acquisto: navigano, vedono i prodotti, li aggiungono a carrello e iniziano il processo di checkout, sono pronti ad arrivare all’obiettivo ma qualcosa li blocca. L’obiettivo è scoprire qual è l’ostacolo. In questa fase ci possono venire in aiuto: ● Feedback polls: sono intrusivi, pertanto devono essere pubblicati solo quando l’utente sta per abbandonare la pagina. L’obiettivo è scoprire quali sono gli ostacoli e le barriere percepite che impediscono all’utente di proseguire con l’acquisto (figg. 6 e 7). ● Test di usabilità con utenti reali: si osservano gli utenti mentre cercano di portare a termine un task prendendo nota di comportamenti verbali e non verbali. ● Session replay: si osservano i movimenti del mouse degli utenti che abbandonano il checkout ● Form analysis: si analizza il comportamento degli utenti nel checkout andando alla ricerca degli elementi che generano attrito (campi che hanno un tempo di compilazione più lungo, che vengono ricompilati o che vengono lasciati in bianco) (fig. 8) ● Interviste con utenti per scoprire quali sono gli elementi di frizione.

Fig. 7 - Esempio di analisi di feedback polls

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Fig. 6 - Esempio di feedback polls


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Fig.8 - Esempio form analysis

IN CONCLUSIONE Abbiamo visto come in un processo di ottimizzazione, la variabile più rilevante siano gli utenti e i loro intenti di ricerca/navigazione, di conseguenza, ottimizzare un e-commerce per le conversioni significa ottimizzare l’ecommerce per gli utenti. Trovo calzante, a questo proposito una citazione di Neil Rackham "Troppe strategie di vendita sembrano dimenticare gli individui. Si concentrano sui prodotti o sulle forze di vendita. Se lo scopo di una strategia di vendita è influenzare il cliente, sembra logico che una buona strategia incominci con la

completa comprensione del processo decisionale, dal punto di vista del cliente." Inquadrare la conversione nel contesto del processo decisionale dell’utente (fig.9 Processo decisionale utente) ci aiuta a capirne i meccanismi e di conseguenza, capire come influenzarli per arrivare a modificare il comportamento. In quest’ottica, il nostro e-commerce non avrà sempre lo stesso obiettivo, ma l’obiettivo dovrà essere riformulato in base alla fase del processo decisionale dell’utente.

Fig.9 - Processo decisionale utente

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/ E-commerce

maggio\giugno2018

SNAPFEET, IL FUTURO DEGLI E-COMMERCE DELLA CALZATURA

CI TROVIAMO IN VENETO, IN PROVINCIA DI VICENZA, IN PARTICOLARE A SANDRIGO, DOVE UNA PICCOLA START-UP PROMETTE DI RIVOLUZIONARE IL SETTORE CALZATURIERO E SOPRATTUTTO IL COMMERCIO ELETTRONICO DELLE SCARPE.

A cura di Elena Pravato

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La società Trya ha sviluppato un'applicazione chiamata Snapfeet, in grado di offrire al cliente di un negozio di calzature on line, la possibilltà di indossare virtualmente il modello e la taglia di scarpa che intende acquistare. Fantascienza? No, è tutto vero! Abbiamo chiesto al fondatore Giorgio Raccanelli di spiegarci il funzionamento di Snapfeet . Per quanto concerne l'utente del negozio virtuale occorre (solamente la prima volta) compiere poche azioni ed il gioco è fatto: per prima cosa bisogna stampare il foglio Snapfeet, scaricabile direttamente da e-mail o sul sito, in seguito bisogna poggiare a terra il pattern, posizionarvi sopra il proprio piede senza calze e con il pantalone arrotolato fino al polpaccio; a questo punto si procede fotografando con lo smartphone il proprio piede da diverse inquadrature, dall'alto, da dietro, ai lati, effettuando tra i 18 ed i 22 scatti;

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ultimo passaggio è quello di caricare le foto on line direttamente in app, il cliente da quel momento non deve più far nulla se non scegliere il suo nuovo paio di scarpe sull’e-commerce che utilizza Snapfeet. La tecnologia è in grado di creare, a partire dalle foto caricate, una biometria del piede dell'utente ovvero un'immagine tridimensionale reale del piede. Grazie ad un algoritmo molto sofisticato l'applicazione confronta la biometria sia con i dati delle forme (termine tecnico del modello di legno che viene utilizzato per produrre la scarpa) dei diversi modelli di calzatura sia con i dati di calzata reali (ovvero l'adattabilità della scarpa al piede ottenuta da un largo campione statistico). A questo punto Snapfeet saprà consigliare esattamente il numero di scarpa adatta al piede del cliente, proprio come se avesse indossato la calzatura in un negozio tradizionale. Naturalmente i vantaggi per gli e-commerce sono innumerevoli: la tabelle taglie

attualmente disponibili sono assai imprecise perché prendono in considerazione solamente la lunghezza del piede mentre Snapfeet analizza molti dati e variabili che permettono di valutare anche il confort della calzata. L'App vicentina contribuisce alla diminuzione, se non all'eliminazione dei resi e della conseguente insoddisfazione del cliente; grazie ai dati statistici sulla vestibilità della scarpa, Trya può fornire anche una classifica di gradimento dei diversi modelli prima che siano messi in commercio. Vediamo ora, sempre aiutati dal Ceo Raccanelli, il funzionamento di Snapfeet da parte del committente, calzaturificio o e-commerce che sia: il personale di Trya, per prima cosa, compie un grande lavoro di acquisizione dati ovvero partendo dalle forme in legno dei vari modelli di calzatura acquisisce immagini 3D e i volumi interni della scarpa. Questo lavoro di scansione viene effettuato su ogni modello e per


luglio\agosto 2018 per i clienti d'Oltreoceano, da sempre grandi estimatori del made in Italy, ma difficilmente raggiungibili da un servizio di calzature su misura.

ogni numero, questo perché ogni scarpa veste diversamente e di conseguenza il numero 38 di un sandalo sarà diverso dal 38 di una ballerina, ma persino di un altro sandalo. Tante sono le variabili che influiscono sulla vestibilità di una calzatura e Raccanelli ci assicura che è stato molto difficile acquisire queste competenze tecniche per poi perfezionare l'algoritmo Snapfeet. Il materiale con cui una scarpa è prodotta, la soletta, la suola e il tacco sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono a dare un diverso tipo di comfort percepito. Dopo questo abbondante lavoro di data-entry, si procede alla fase di test ovvero la calzatura è provata da decine di tester professionisti. I risultati così acquisiti vengono anch'essi inseriti dal personale Trya. Tutti questi dati vengono poi elaborati e si ottiene così una proiezione "di vestibilità e di comfort" dei diversi modelli sull’intera scalata taglie. Raccanelli ci spiega anche un altro possibile sbocco commerciale di Snapfeet: l'ausilio di questa tecnologia in fase di prototipazione nei calzaturifici. Snapfeet è un'applicazione che può esser utilizzata proprio per testare il comfort di una calzatura e il futuro successo di un modello. Sfruttando, infatti, le tecnologie innovative di Trya è possibile, prima di immettere un nuovo modello sul mercato, verificarne comodità e gradimento, consentendo, inoltre, al calzaturificio di porre rimedio ad eventuali difetti prima della messa in produzione. Alcune aziende del settore infatti si sono già rivolte a Trya per questo innovativo servizio. Snapfeet ha un enorme potenziale se pensiamo alla possibilità che offre anche a tutti gli artigiani che creano calzature su misura. Costoro, grazie all'App di Trya potranno raggiungere territori inesplorati per il loro mercato di nicchia, producendo scarpe su misura per mercati ricchi come gli Emirati oppure

Raccanelli non nasconde che per impostare l'App con tutti i parametri corretti è stato necessario diverso tempo e fatica. La storia di Trya è partita nel 2014. Raccanelli lavorava per un'azienda vicentina di videosorveglianza e proprio nell'ambito delle sue mansioni si trovava a dover viaggiare spesso all'estero. Illuminante fu l'incontro con un importante professore di fama mondiale, esperto di 3D che aveva sviluppato un prototipo che restituiva un'immagine tridimensionale a partire da una serie di fotografie in 2D. Il professore proprio in quel momento stava cercando qualcuno che sviluppasse la parte business; da quell’incontro Raccanelli trascorse alcuni mesi a pensare a quale potesse essere lo sbocco commerciale per quella tecnologia cosí innovativa. Un giorno, avendo ricevuto un paio di scarpe ordinate on line della taglia sbagliata, l'imprenditore vicentino, illuminato dall'accaduto, decise di recarsi nel distretto calzaturiero del Brenta dove testò l'interesse di alcuni calzaturifici nei confronti della tecnologia elaborata dal professor Cipolla, riscontrando un notevole interesse da parte del settore. Raccanelli credette talmente nel futuristico prodotto, che coinvolse anche altri due colleghi-amici della sua azienda. Dopo due anni di lavoro il prototipo funzionante di Snapfeet era pronto. Oggi, dopo quattro anni, in Trya lavorano otto persone e l’azienda è in continua crescita.

Dall'autunno partirà la campagna all'estero e fra i progetti futuri di Trya vi è l'apertura di un e-commerce, e l'approdo in Cina coadiuvato dall’interesse dei colossi mondiali del commercio elettronico. Naturalmente occorrerà continuare a correre dal punto di vista tecnologico, ma di sicuro molti successi aspettano la start-up vicentina grazie alla nuova tecnologia e alle potenzialità del 3D. Info su https://trya.it

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/ Centri Commerciali / Premio

E 11! SEI ANCORA IN TEMPO PER ESSERE TU L’INSEGNA DELL’ANNO… A cura della redazione

IL 2 MAGGIO HA PRESO IL VIA L’EDIZIONE 2018-2019 DI INSEGNA DELL’ANNO, LA PIÙ GRANDE INDAGINE TRA CONSUMATORI IN ITALIA E IN EUROPA.

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I consumatori hanno tempo fino al 15 settembre per esprimere le proprie preferenze e il proprio parere sulle insegne frequentate abitualmente. Anche quest’anno le categorie in cui vengono suddivise le insegne, nell’intento di rappresentare al meglio il panorama distributivo, sono 30. Tra di loro c’è una new entry – Cliniche dentali – a riprova di come il mondo dei servizi sia sempre più vicino, anche fisicamente, al mondo della distribuzione.


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Per chi ancora non lo sapesse, la modalità di valutazione (online) delle insegne prevede l’attribuzione di un voto da 1 a 10 ai 10 principali aspetti legati alle vendite che vertono su prezzi, servizio ed esperienza d’acquisto. Al termine del periodo di valutazione, corretti e ponderati tutti i risultati, l’insegna che avrà attenuto il punteggio medio più elevato nella propria categoria potrà fregiarsi del titolo di Insegna dell’Anno. Insegna dell’Anno, però, non è solo un premio, è la fonte di molte e utili informazioni. Nel momento in cui migliaia di consumatori si esprimono sulla tua insegna, il quadro che emerge dall’analisi dei dati raccolti è estremamente attendibile. I dati ti dicono anche come ti posizioni all’interno della tua categoria rispetto ai tuoi competitor. Ti dicono quali sono i tuoi punti di forza e quali richiederebbero una maggiore attenzione. Queste informazioni danno vita a un report, che può essere acquistato da tutte le insegne partecipanti, che vincano, che arrivino in finale o che non

accedano nemmeno ad un piazzamento. Da quest’anno si è deciso di omaggiare la ricerca a tutte le insegne che avranno ottenuto almeno 5000 voti validi. Nata nel 2003 in Olanda, su iniziativa del gruppo Q&A, Insegna dell’Anno è arrivata in Italia nel 2008 con il nome di “Retailer of the Year”. Con lo stesso format è presente in 11 Paesi: oltre a Olanda e Italia, Belgio, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo, Spagna, Russia e – da quest’anno – anche in Portogallo. Per l’anno prossimo vi sono trattative per portare il format in altri continenti. Beatrice Orlandini, titolare di SEIC-Studio Orlandini, è responsabile per l’Italia di Insegna dell’Anno, in stretta collaborazione di Largo Consumo come main media partner. La scorsa edizione ben 239.000 consumatori italiani hanno espresso il loro parere sulle loro insegne preferite e – complessivamente – oltre un milione a livello europeo.

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In questa edizione, l’undicesima, oltre ai premi di categoria e agli ambitissimi premi assoluti i consumatori determineranno anche quale insegna potrà aggiudicarsi il Premio Sostenibilità, sponsorizzato anche quest’anno da Schneider Electric. Se ancora non ti sei attivato per partecipare, sei ancora in tempo ma affrettati! Per accedere alla finale occorrono almeno 380 voti validi e non è il caso di aspettare oltre. Per saperne di più contatta Beatrice Orlandini (beatrice.orlandini@studiorlandini.it)

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Questi i vincitori della passata edizione: INSEGNA DELL’ANNO Abbigliamento Bambino: Abbigliamento Donna: Abbigliamento Uomo: Arredamenti: Articoli per la Casa: Auto & Moto: Borso & Accessori: Caffetterie: Calzature: Carburanti & Stazioni di Servizio: CD, DVD & Videogiochi: Drugstore: Elettronica & Informatica: Erboristeria & Benessere: Fai-da-te: Gelaterie & Yogurterie: Giocattoli: Gioielleria & Bigiotteria: Intimo & Lingerie: Ipermercati: Librerie: Ottica: Prodotti per Animali: Profumerie: Ristorazione Self: Ristorazione Servita: Ristorazione Veloce: Sport & Outdoor: Supermercati: Telefonia:

Kiabi Kiabi Conbipel Ikea Ikea Carglass Carpisa McCafè Scarpe & Scarpe TotalErg Media World Tigotà Media World L’Erbolario Bricoman Gelateria La Romana The Disney Store Swarovski Yamamay Ipercoop La Feltrinelli Salmoiraghi & Viganò Isola dei Tesori Yves Rocher Ikea Food Old Wild West 100 Montaditos Decathlon Esselunga Media World

PREMIO NEGOZIO WEB Abbigliamento Bambino: Abbigliamento Donna: Articoli per la Casa: CD, DVD & Videogiochi: Elettronica & Informatica: Erboristeria & Benessere: Librerie: Profumerie: Sport & Outdoor: Telefonia:

Kiabi Kiabi Amazon Amazon Amazon Bottega Verde Amazon Yves Rocher Decathlon Samsung Italia

Insegna dell’Anno Italia: Premio Negozio Web Italia: Premio Cross-Canalità: Premio Sostenibilità: Premio Servizio Italia:

Decathlon Amazon Bottega Verde Lidl Original Marines


SUPERBRANDS

/ Premio

A cura di Superbrands

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luglio\agosto 2018 Superbrands è una realtà internazionale che si propone di riconoscere i brand eccellenti nei diversi mercati ed offrire un sistema di comunicazione che li supporti nel promuovere la propria reputazione: attribuisce il certificato d’eccellenza Superbrands (“golden seal”) e celebra chi continua a credere e ad investire sul valore di brand pubblicando la sua storia, i fatti salienti che lo contraddistinguono, i nuovi prodotti che ne continuano il successo e i profili di chi lavora ogni giorno per renderlo una vera “super marca” nel prestigioso volume “Superbrands. Il libro delle grandi marche”. Superbrands è diventato un riferimento “super partes” e da oltre vent’anni i suoi “certificati d’eccellenza” sono riconosciuti internazionalmente come elemento qualificante del lavoro di qualità sviluppato per il brand. Il volume Superbrands si è affermato ovunque come una guida ragionata alla scoperta di come si possa fare la differenza con la qualità, l’innovazione, la comunicazione. Chi diventa Superbrands partecipa a tutte le attività previste dal programma: comunicazione sui media specialistici e generalisti, promozione attraverso i canali video e digitali, speciali inviti ad eventi dedicati ai temi del valore di marca, collaborazioni con prestigiose Università, presenza da protagonisti nell’esclusivo evento di assegnazione dei “Superbrands Awards”, oltre alla preziosa partecipazione esclusiva ad incontri di networking sui temi più caldi del branding.

SUPERBRANDS È DIVENTATO UN RIFERIMENTO “SUPER PARTES” E DA OLTRE VENT’ANNI I SUOI “CERTIFICATI D’ECCELLENZA” SONO RICONOSCIUTI INTERNAZIONALMENTE

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Superbrands si avvale di un Team di professionisti che si impegnano per promuovere il programma e affermarlo come riferimento di qualità per tutta l’industry del marketing e della comunicazione. L’obiettivo è fare di Superbrands un’iniziativa distintiva che celebra la marca (non il prodotto) e che premia chi sceglie di riconoscersi “super” per compiere un altro passo avanti nel suo percorso di crescita e di successo sul mercato. Essere Superbrands parte con il giudizio di eleggibilità attribuito dal Superbrands Council, un panel di qualificati professionisti indipendenti che si basano sulla loro esperienza e l’analisi delle ricerche di mercato disponibili. A questo giudizio si aggiunge poi il voto popolare (POP) raccolto con il prezioso contributo di Radio Italia e l’analisi delle ricerche sul valore di brand disponibili sul mercato. A quel punto è una scelta manageriale entrare a far parte di questo movimento di brand che condividono principi e valori e mettono i loro grandi poteri al servizio delle sfide sociali ed ambientali che dobbiamo affrontare insieme.

Il 19 Giugno, a Torino, presso la location, la NUVOLA LAVAZZA, nuovo HQ aziendale, è stata presentata la cover del volume Superbrands 2018 disegnata ancora una volta dal Maestro Ugo Nespolo: un’esplosione di colori che trasmettono energia e benessere, elementi distintivi dell’essere SUPERBRANDS. Tocca a voi brand: completate i testi e scegliete le immagini più significative per celebrare il successo delle vostre aziende e trasformare il volume in una “guida” su come si diventa “super” grazie all’innovazione rilevante, all’autenticità del modo con cui comunicate al mercato e alla responsabilità di chi come voi ha grandi poteri e li mette volentieri a disposizione di tutti per migliorare la qualità della vita. VI ASPETTIAMO TUTTI IL 27 SETTEMBRE SERA ALL’AUDITORUIM DI RADIO ITALIA PER IL TRIBUTE EVENT, LA CONSEGNA DEL VOLUME E L’ASSEGNAZIONE DEI SUPERBRANDS AWARDS 2018!

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/Design A cura di Marcella Ciappi

IL DI CAMPUS DI DESIGN INTERNATIONAL

Foto © Design International

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CON UNA SEDE TOTALMENTE RINNOVATA, UN VERO E PROPRIO CAMPUS NELLA PERIFERIA EST DI MILANO, DESIGN INTERNATIONAL RINNOVA LA PROMESSA DI PROMUOVERE GIOVANI TALENTI E PROGETTI INNOVATIVI NEL MONDO DEL RETAIL E DEL DESIGN. E UN LIBRO, DEDICATO ALLA RETAIL ARCHITECTURE, RACCONTA LA STORIA DELLO STUDIO, I SUOI PROTAGONISTI E I LORO PROGETTI DI SUCCESSO.

Design International, il pluripremiato studio di architettura diretto da Davide Padoa, Paul Mollé e Lucio Guerra, ha recentemente inaugurato la sua nuova sede italiana: il DI Campus, uno spazio completamente rinnovato di quasi 900 mq nel quartiere Bicocca di Milano. Non si tratta solo di nuovi uffici per il famoso studio di architettura ma di un progetto più ampio. Il DI Campus nasce infatti come un polo di ricerca nel quale studenti e giovani architetti potranno affinare le loro skill, in collaborazione con università e atenei specializzati. La nuova sede infatti, pensata come “fabbrica di design”, pone l’obiettivo di stimolare contaminazioni disciplinari (Architecture, Industrial Design, Interaction Design, Philosophy, Marketing & Communication), sperimentazione di nuovi format (Retail Concept, Masterplan di Spazi pubblici, fruizione esperienziale), esperienze formative e workshop, in spazi appositamente studiati per la condivisione e progetti di tesi con studenti provenienti da scuole internazionali di design. Il DI Campus ha mantenuto le caratteristiche compositive e materiche del fabbricato preesistente per esaltarne le differenti peculiarità come, ad esempio, gli impianti, i mattoni a vista e lo skylight a


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SONO PARTITI DAI NEGOZI E HANNO FINITO PER PROGETTARE CITTÀ. BELLE CITTÀ DA VIVERE.

shed, perfettamente in linea con il contesto di archeologia industriale dell’area. L’open space, situato all’ultimo piano dell’ex edificio di Breda e Pirelli, è caratterizzato da un ambiente innovativo in cui lavorare con flessibilità. Al suo interno sono state realizzate delle aree che promuovono e incoraggiano la condivisione di idee, come il Theatre, che può accogliere fino a 50

persone per presentazioni e workshop. La grande terrazza panoramica è un altro elemento caratteristico, reso ancora più accogliente grazie alla presenza di un orto urbano di cui occuparsi a piacere. MOTION BUILDINGS MEETING PLACES “I nostri fondatori hanno rivoluzionato il modello standardizzato del centro commerciale, portando su larga scala ciò che

avevano concepito per i negozi“ ha dichiarato Davide Padoa, che sposa la filosofia aziendale basata sulla realizzazione di progetti unici e sostenibili. “Cominciarono a pensare ai grandi shopping centre come ad ambienti capaci di accogliere merci e pubblico, valorizzandone le unicità. Un pensiero semplice, ma rivoluzionario. Sono partiti dai negozi e hanno finito per progettare città. Belle città da vivere”. Questo e altro si scopre nel libro pubblicato da Mondadori Electa “Motion Buildings Meeting Places. Dagli acquisti all’ospitalità: la mutazione dei grandi centri commerciali”, scritto da Luca Masia e Peter Clucas e dedicato a Design International. Da Il Cairo in Egitto a Jeddah in Arabia Saudita, da Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti a Casablanca in Marocco, nuovi scenari commerciali internazionali sono capaci di sedurre e portare a sé anche i consumatori più conservatori. I nuovi mall si sviluppano come massima espressione del benessere contemporaneo e puntano a diventare luoghi capaci di offrire agli ospiti esperienze uniche. Nel libro Paul Mollé, Lucio Guerra e Davide

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LO STUDIO

Padoa, partner di Design International, raccontano i loro percorsi individuali e i progetti realizzati e svelano ciò che ha reso i loro edifici le nuove icone internazionali dell’architettura e del commercio. In occasione della presentazione del libro presso il nuovo DI Campus è inter venuto il Prof. Emilio Bellini, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Innovation in Retail, School of Management Politecnico di Milano con una riflessione sulle trasformazioni che stanno cambiando il mondo del retail. Secondo il Professore, ci troviamo infatti in contesto di profonda innovazione dei servizi erogati dalle imprese retail, nel quale gli spazi fisici assumono un ruolo decisivo: non sono più semplici luoghi di showrooming o di accesso fisico ai prodotti ma sono anche luoghi di apprendimento, d’intrattenimento, di condivisione di interessi e d’incubazione di attività culturali e imprenditoriali.

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Fondata nel 1965 a Toronto, Design International ha cos t r uito n egli anni una solida reputazione nel campo del design, in par ticolare n e l l ’a m b i t o d e l l a r e t a i l architecture. È pioniere, infatti, di alcuni tra i più innovativi concept architettonici, come la realizzazione di mall con coper ture in vetro che privilegiano lo sfruttamento d e l l a l u ce n at u r a l e e l a realizzazione del primo mall che combina al suo interno r e t a il e d e nte r t a i n m e nt . Ispirandosi a una filosofia che vuole offrire delle esperienze uniche ai visitatori, Design International ha sfidato le convenzioni, ad esempio posizionando l’ancora al centro del mall, oppure progettando un innovativo sistema di piazze, che ha dato origine a punti di aggregazione capaci di attrarre e stupire i visitatori. Lo studio lavora oggi a progetti che abbracciano molteplici settori, tra cui mixed-use, residenziale, hôtellerie, hospitality, stazioni e nodi di interscambio in tutto il mondo. Oltre alla sede centrale di Londra, Design International vanta uffici a Milano, Shanghai e Dubai.

DESIGN INTERNATIONAL: L’Europa, L’America, Il mondo Il valore delle differenze La roccia e le forme dell’acqua La creatività e la cultura del progetto La nostra visione MOTION BUILDINGS, MEETING PLACES COCOWALK, Miami, Florida BUGIS JUNCTION, Singapore ODYSSEUM, Montpellier MOROCCO MALL, Casablanca NAVE DE VERO, Marghera, Venezia IL CENTRO, Arese, Milano ADA MALL, Belgrado, Serbia CLEOPATRA MALL, Il Cairo SILICON OASIS MALL, Dubai, Emirati Arabi RIYADH PROMENADE, Riad, Arabia Saudita LIVAT CENTRE, Changsha, Cina REEM Y TOWERS, Abu Dhabi, Emirati Arabi


I SOCI

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“Conta di più il raggiungimento del traguardo o il percorso che facciamo per raggiungerlo?” si è chiesto Davide Padoa CEO di Design International. Aggiungendo che “non è più il consumo il fattore guida di chi si occupa di progettazione e sviluppo. Sono experience, engagement e hospitality i nuovi valori che, se gestiti con umiltà e autenticità, creano un dialogo fluido tra un edificio, un luogo e il pubblico che lo abita, lo visita, lo scopre…” e ha dichiarato: “I nostri progetti studiano il movimento delle persone, le loro abitudini. Per questo progettiamo Motion Buildings, Meeting Places. Strutture aperte all’ambiente, alle persone. Di qui la scelta di aprire anche il nostro studio DI Campus a chi, come noi, basa il proprio futuro sulla ricerca”.

DAVIDE PADOA Dopo aver concluso gli studi in Architettura a Milano e Los Angeles, Davide Padoa ha iniziato la sua carriera in Indonesia, dove, a soli 25 anni, ha ricevuto il suo primo riconoscimento internazionale per la progettazione di uno dei grattacieli più alti di Giacarta, la sede principale di PSP Bank. Nel 1998 ha iniziato la sua collaborazione con lo studio di architettura londinese Design International, di cui è diventato Partner nel 2002 e Chief Executive Officer nel 2006. Sotto la sua guida, Design International è cresciuta fino ad acquisire fama globale e vincere alcuni tra i premi più ambiti del settore, quali ICSC, Mapic, Mipim, RLI, un Guinness World Record e oltre 30 Property Award.

PAUL MOLLÉ D op o ave r t r ascor so i su oi primi anni di vita in India, Paul Mollé, socio fondatore di Design International, si è trasferito in Inghilterra e ha conseguito u n a la u re a in A rchitet tur a. Successivamente ha inaugurato una filiale di Design International in Sud Africa, per poi tornare a Londra nel 1982 e aprire una nuova sede di Design International. La sua expertise nella retail architecture e nel design è frutto di anni di progetti in Nord America, Europa e Asia. LUCIO GUERRA Lucio Guerra è entrato a far parte di Design International nel 2003, dopo anni di esperienza presso PFP Architects ad Amburgo in Germania, con cui ha vinto numerosi concorsi di architettura. Nel 20 07 è st ato nominato Design Director e nel 2009 Chief Operating Officer, per coordinare tutte le attività operative dello studio a livello mondiale pur rimanendo coinvolto nelle attività di progettazione.

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/ Design

A cura di Laura Bonani

Per i suoi primi sessant’anni (15-051958/15-05-2018), Terrazza Martini, in piazza Diaz a Milano, si regala un restyling strutturale, nel segno della contemporaneità, senza dimenticare la propria tradizione di luogo d’incontro dei protagonisti della vita sociale italiana ed internazionale. La progettazione è stata affidata allo studio Il Prisma. Si tratta della terza operazione di rinnovamento: la prima, tra il 1990 e il 1993, mirò alla creazione di uno spazio urbano aperto, che ricreasse un collegamento tra la città di Milano e lo spirito internazionale incarnato dal nome Martini. Nel 2008, l’attenzione si concentrò nel conferire a Terrazza Martini uno stile più contemporaneo e fresco. Venendo all’oggi, notiamo che la struttura si sviluppa su tre piani, con una superficie pari a 1.100 mq., suddivisa in cinque sale. Al 14esimo piano è situato il Business Center, dedicato alle esigenze

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professionali delle aziende, per organizzare corsi di formazione, eventi, etc. Al 15esimo piano, la Terrazza Martini è composta dalla Lounge e dal Cocktail Bar. Il Top Roof Bar, all’ultimo piano, si concretizza in uno spazio da vivere tutto il giorno, quindi non solo al momento dell’aperitivo. Il rinnovamento è stato concepito su una nuova idea di accoglienza, che rispecchia l’evoluzione della società italiana. La coincidenza tra lo spazio fisico e l’identità del marchio, espressione di gioia di vivere, di glamour, di stile e di qualità, restituisce, a chi vi accede, un’immersiva ed emozionale Brand Home Experience, grazie anche alla presenza di pareti interattive e di prodotti. Rispettivamente, i materiali e le tonalità di colore utilizzati, sono un omaggio alla città di Milano e ai cocktail Martini e danno vita ad un dialogo ininterrotto tra spazio interno ed esterno.


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TERRAZZA MARTINI DI MILANO RIAPRE I BATTENTI IN UNA NUOVA VESTE

La Terrazza Martini, attenta all’evoluzione culturale e agli stili di comunicazione, fa parte del gruppo Bacardi Home Collection. Quest’ultimo, è costituito da dodici location, tra cui visitor center, distillerie, musei e spazi per eventi, sia in Europa sia in Usa. Oggi le Terrazze Martini sono due, una a Milano e una a Pessione, sede storica di Chieri in provincia di Torino. L’aperitivo Martini, nato a Torino nel 1863, è il frutto di una miscela segreta di oltre quaranta piante, provenienti da tutto il mondo. Si declina in una vasta gamma di tipologie, che comprende anche i vini spumanti. Vincitore di numerosi premi, fa oggi parte del gruppo Bacardi ed è leader del mercato di categoria, in Italia.  87


TORNA LA NOTTE DEL RETAIL FIRMATA IKN ITALY

/Impresa A cura di IKN

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2a edizione

2018

In occasione della diciottesima edizione di Forum Retail, tornano i Retail Awards che saranno assegnati il prossimo 29 novembre durante La Notte del Retail. I Retail Awards rappresentano un’opportunità unica di branding in un contesto che vede coinvolti i principali attori del Retail italiano: una serata di gala dedicata alla premiazione dei migliori progetti per il settore Retail suddivisi in 10 categorie. L’iniziativa firmata IKN Italy si presenta come un nuovo punto di riferimento per l’eccellenza italiana in grado di stimolare l’adozione di approcci innovativi in un settore in continua evoluzione come quello del Retail portando soluzioni avanzate in grado di soddisfare i propri clienti. Le aziende retailer hanno tempo fino al 14 settembre per candidare i propri progetti. Per informazioni: www.retailawards.it


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LA 2A EDIZIONE DEL RETAIL TOUR È AI BLOCCHI DI PARTENZA Si svolgerà il 18 settember la seconda edizione di Retail Tour, l’iniziativa firmata IKN Italy dedicata ai Retailer. Come per il primo appuntamento, l’evento è nato con l’obiettivo di mappare le tendenze tecnologiche emergenti e fornire spunti e stimoli sul futuro distributivo. Il tour prevede la visita di cinque Punti Vendita sotto la guida di un esperto super partes ─ Marino Vignati, Libero Professionista e Consulente Retail ─ che illustrerà ai partecipanti le tecnologie presenti negli Store visitati e i relativi campi di applicazione. Focus tematici dell’edizione sono: il Digital Signage, il Digital Mirror, l’RFID, il Mobile Payment, IoT e Beacon. Per info: www.onretailweb.it/eventi-e-formazione/eventi A cura di IKN

A NOVEMBRE LA 18A EDIZIONE DI FORUM RETAIL L’appuntamento con Forum Retail, l’evento che richiama la più grande Community di Retailer in Italia, è in programma a Milano, presso Atahotel Expo Fiera, il 29 e 30 novembre. Un’oppurtunità unica di networking e contenuti di alto livello per ridisegnare il futuro della distribuzione e scoprire le tecnologie abilitanti il cambiamento. Focus dell’edizione 2018 sarà “Inspire Transformation”: il programma dell’evento riflette infatti la necessità dei retailer di innovazione, unicità ed emozione per contraddistinguersi dai competitors ed essere leader nel proprio mercato. L’appuntamento darà spazio alla prossima generazione di Retailer con imprenditori under 40; saranno presenti relatori internazionali e speaker disruptive che condividerranno con gli ospiti le loro opinioni e previsioni di crescita del settore e, inoltre, è previsto un momento di dibattito sui nuovi trend di Salute & Benessere e sui format di successo. L’area espositiva, di 2000 mq, quest’anno sarà ancora più interat-

tiva grazie alla seconda edizione del Future Store, dove verranno presentate le nuove tecnologie a disposizione dei retailer, allo StartUp Village, una zona interamente dedicata alle startup e alla Macchina del Tempo, uno spazio d'avanguardia che accoglierà i relatori e partecipanti più visionari. Il programma completo di Forum Retail è consultabile sul sito dell’evento: www.forumretail.com - L’hashtag ufficiale dell’evento è #forumretail.

A cura di IKN

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/ Impresa

INTERVISTA A FRANCESCA CATTOGLIO, SOCIO UNICO DI IKN ITALY

A cura di Giovanni Bonani

LEADER NELLA CREAZIONE DI EVENTI E DI PROGETTI DI FORMAZIONE RIVOLTI AI PROFESSIONISTI, IKN ITALY CONTINUA A RISPONDERE ALLA NECESSITÀ DI CONDIVIDERE ESPERIENZE, DI SVILUPPARE NUOVE OPPORTUNITÀ DI BUSINESS E DI TROVARE MOMENTI DI ISPIRAZIONE.

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Dott.ssa Cattoglio, IKN Italy è presente nel retail con la sua manifestazione di punta Forum Retail. Come ha visto cambiare il mercato del retail in questi anni? Il mercato del Retail, come tanti altri scenari, negli ultimi anni è stato fortemente influenzato dalle innovazioni tecnologiche e dalla velocità con cui esse si insediano: possiamo certamente dire che la Digital Transformation è diventato un tema trainante anche di questo settore, senza però far scomparire i canali tradizionali di vendita. Il modo di fare shopping è cambiato e la tecnologia è stato l’elemento principale che ne ha segnato la trasformazione: con l’introduzione delle innovazioni digital sembrano essere variati anche i bisogni del consumatore.


luglio\agosto 2018 Pensiamo, per esempio, alla crescita che hanno avuto negli ultimi anni i big dell’e-commerce: la rapidità di acquisto e di ricezione della merce diventano un plus cui il cliente non può più rinunciare. Analizzando la situazione dal punto di vista delle aziende, notiamo che optano sempre più per modelli multichannel, cercando di mantenere un legame, una relazione stretta tra esperienza virtuale e fisica. Per fidelizzare il cliente ─ obiettivo che rappresenta la più grande sfida del settore Retail ─ è ora necessario più che mai proporgli e fargli vivere un’esperienza di acquisto unica. Nel retail, gli italiani hanno delle ottime idee, ma sono molto individualisti, mentre all’estero fanno più “sistema” di noi. Visto la sua lunga esperienza internazionale, che cosa possiamo imparare da loro? Dal mondo US, primo Paese di riferimento per il settore Retail, impariamo che i retailer non possono essere solo spettatori del cambiamento del settore (o forse sarebbe meglio chiamarla “rivoluzione”) ma devono connotarsi con un’unicità; devono prendere spunto dal modus operandi delle startup, ragionare e agire come loro; trattare l’azienda in cui lavorano come se fosse il proprio cliente (questo è valido in ogni settore!). E poi bisogna credere ed essere fan del progetto che si sta portando avanti e trasferire le proprie passioni in esso, personalizzarlo il più possibile per far vivere un’esperienza unica al consumatore che lo sceglie. Infine, i Social Networks che, grazie alle “Stories” e ai post degli utenti, rappresentano non solo un veicolo per trasmettere il proprio messaggio attraverso le esperienze dei clienti, ma anche un metodo per creare community e sviluppare business. In tema di imprenditorialità, in occasione del forum Retail, in chiusura della prima giornata si terrà una sessione dedicata a “Rock Star Entrepreneurs and Next Generation Retailers”, imprenditori italiani digital native che hanno sviluppato la loro idea di business già in ottica customercentric partendo dalle esigenze del cliente. Nella sua lunga esperienza lavorativa, avrà avuto modo di lavorare ed incontrare parecchi giovani. Che cosa si sentirebbe di consigliare a tutti coloro che volessero intraprendere una carriera nel settore del retail? Il mio è un consiglio ai giovani in generale, indipendentemente dal settore di riferimento: ai ragazzi di 25/30 anni che lavorano con me raccomando di superare i propri limiti e non smettere mai di formarsi, cerco di spronarli ad utilizzare le opportunità lavorative aziendali per realizzarsi. Fino a poco tempo fa, la mia vita era spesso in viaggio: ho visitato diversi Paesi prevalentemente per motivi lavorativi e mi sono resa conto che in ogni mercato ci sono delle necessità che si trasformano in opportunità per nuovi business. Quindi raccomando ai giovani di imparare a “vedere”, di guardarsi intorno con occhi curiosi e ricettivi, di essere determinati. Bisogna essere in grado sì di avere la giusta idea, ma anche di portarla avanti. Detto questo, i giovani potrebbero essere sostenuti dalla formazione universitaria che, secondo me, dovrebbe in parte cambiare con l’obiettivo di trasmettere ai

RACCOMANDO AI GIOVANI DI IMPARARE A “VEDERE”, DI GUARDARSI INTORNO CON OCCHI CURIOSI E RICETTIVI, DI ESSERE DETERMINATI.

ragazzi un maggiore spirito imprenditoriale, e di formarli in tal senso, per farli diventare imprenditori di se stessi o di un’azienda. Che evoluzione potrà avere da qui a cinque anni il settore del retail? Sicuramente il settore Retail sarà sempre più proiettato al mondo e alle innovazioni digital, all’AI, ai Big Data, alla Realtà Aumentata. Nella prossima edizione di Forum Retail, in programma i prossimi 29 e 30 novembre, cerchiamo di dare una risposta a questa domanda, con uno sguardo alle esperienze fuori confine e grazie al contributo dei nostri Relatori e degli esperti del settore: abbiamo predisposto uno spazio d’avanguardia – la Macchina del Tempo – dove gli Speaker e i partecipanti più visionari potranno confrontarsi. Inoltre, il mondo delle Startup è sempre di estrema rilevanza per capire le nuove tendenze: ecco il motivo per cui ospiteremo lo Startup Village, un’area dedicata dove fare networking tra Big Player del mondo IT, i Top Manager del settore Retail e le Startup. Penso che ognuna di queste realtà troverà spunti interessanti dal confronto con gli altri.

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/ Impresa

RETAIL TOUR FOCUS TECH&DIGITAL A cura di Giovanni Bonani.

Il 26 giugno scorso, IKN Italy ha organizzato il primo Retail Tour Focus Tech&Digital per le vie di Milano, andando a visitare 5 punti vendita dalle diverse tipologie merceologiche.

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Guidati da Marino Vignati consulente nel mondo del retail, partendo dal punto di ritrovo presso Tailoradio, azienda esperta in soluzioni di Radio Advertising, Digital Signage, Multisensorialità, e Store Analytics, strumenti che usa per sviluppare progetti su misura per i clienti, abbiamo visitato 5 punti vendita. Come prima tappa siamo stati da Diffusione Tessile in Galleria San Carlo, l’azienda presente con 30 outlet che commercializzano capi che provengono dal retail dei negozi Max Mara in aggiunta a quelli a marchio Intrend e che dal 2008 utilizzano la tecnologia RFID per la gestione del proprio magazzino e punto vendita. Sono partiti con una fase pilota nel 2012 per misurare, non tanto i risultati di riduzione dei costi, ma di incremento del fatturato. Tutti i punti vendita outlet del gruppo hanno deciso di implementare il roll out su tutti i negozi ed estenderlo progressivamente anche alle aziende retail. In un negozio come questo, ad ogni stagione girano tra i 50mila pezzi rispetto ai 100/140mila pezzi di un outlet grande come quello di Boretto. Qui si trovano le combinazioni univoche tra modello, variante e taglia. Diffusione tessile, con questa tecnologia, voleva garantire che in area vendita ci fosse sempre esposto un modello in una variante. Questa struttura RFID riduce i costi, ma fa anche incrementare sensibilmente i fatturati attraverso una gabbia che legge tutti i codici dei capi di abbigliamento. Dalla sede arrivano, su degli stand, tutti i capi incellofanati ed imbustati, con le tag attive. Vengono messi 2 alla volta nella gabbia, che con delle antenne legge il numero dei capi, e in 5/10 secondi i capi sono caricati sul sistema del punto vendita, mentre prima bisognava bipparli uno alla volta. Adesso in un’ora e mezza, per esempio, si riesce a caricare e mettere in giacenza anche fino a 4000 capi pronti da vendere. La gabbia riconosce il numero dei pezzi, il tipo, il colore, la taglia e il prezzo. La gabbia è in funzione nel punto vendita da 2 anni e mezzo ed inserendo dei KPI si può andare a vedere e creare delle statistiche sulle performance che sta avendo il punto vendita in termini di vendita e prodotti in giacenza. Passando con i capi di abbigliamento attraverso 2 varchi che sono presenti in magazzino, questi scaricano la giacenza dal magazzino e, ripassando, la ricaricano: in altre, appena si passa attraverso questi varchi il sistema legge se il capo passa da magazzino a negozio e viceversa. In negozio è presente anche l’app di Pikin messa a disposizione del cliente che, recandosi nel punto vendita e non trovando la taglia del capo desiderata, attivando l’RDV del negozio riesce a vedere se in giacenza del magazzino c’è il prodotto scelto. Se il sistema dice che c’è, manda una notifica sullo smartphone dell’addetto del magazzino che farà il piking del capo e lo porterà in area vendita. Ricapitolando, sono 3 i processi chiave di questo negozio; il ricevimento della merce che viene inserita nella gabbia che legge i prodotti, il passaggio della merce attraverso i varchi che sposta la giacenza del prodotto dal magazzino all’area vendita e viceversa, e il check out attraverso la cassa, che scarica la giacenza del capo e lo considera come venduto. Con questi 3 processi il capo viene tracciato nella sua storia logistica all’interno del negozio.


luglio\agosto 2018 Poi ci siamo spostati nel negozio di Massimo Dutti in Galleria Vit torio Emanuele per vivere l’esperienza dell’omnicanalità tra il canale virtuale e fisico e l’esperienza d’acquisto attraverso i camerini interattivi. Da circa un anno gli addetti di Massimo Dutti utilizzano come strategia di vendita degli iPod per fare le vendite on line direttamente in negozio. Attraverso un’applicazione che si chiama IT Stock, viene scannerizzato un articolo, e nel momento in cui si ricerca una taglia che non c’è in negozio, si può acquistarla on line. Quando il cliente decide di pagare, il pagamento passa dall’iPod dell’addetto vendita direttamente al sistema cassa. L’ordine rimane in memoria in cassa per 15 minuti. Il prezzo del prodotto acquistato on line è uguale a quello presente in negozio. Altra innovazione interessante nel negozio è l’utilizzo che possono fare i clienti dei camerini intelligenti. I personal shopper di Massimo Dutti accompagnano i clienti ai camerini e, attraverso una loro postazione con visore, possono vedere quelli liberi o quelli occupati. Scansionano i capi e i clienti a loro volta, all’interno del camerino, trovano un visore dove possono vedere i prodotti che hanno scelto, come la taglia, il colore e i pezzi disponibili in negozio oppure in altri punti vendita: il cliente, stando comodamente in camerino vede lo stock di tutto quello che ha il negozio. Se vuole cambiare un prodotto che non va bene, dal visore invia una richiesta d’aiuto e la personal shopper si attiva ad andare al camerino per capire la l’esigenza del cliente.

OGNI AZIENDA STA CERCANDO CON QUELLO CHE OFFRE LA TECNOLOGIA DI DIGITALIZZARE I PROPRI PROCESSI ALL’INTERNO DEL PUNTO VENDITA, CREANDO CON ESSA UN AMBIENTE COERENTE E ACCATTIVANTE ALLO STESSO TEMPO

Da un negozio del lusso a uno più streetware, come Miss Sixty. Il nuovo negozio inaugurato lo scorso dicembre propone un nuovo rivoluzionario concept interno, un’area ristorazione gestita in partnership con il Bolognese e la vetrina “fall wall” con una serie di 112 tablet che trasmettono contenuti in diretta, come i post da Instagram. Il negozio a livello interno è molto dinamico e cambia la percezione del marchio dal solo denim al total look. Le pareti sono removibili con dei pannelli magnetici che possono essere personalizzati e con i clienti di inciderle scrivendoci

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sopra dei loro messaggi. Un marchio di forte personalità ma non minimal. La particolarità del negozio è che non ha strutture espositive perimetrali fisse, quindi si può cambiare a proprio piacimento il layout del negozio anche ogni 15 giorni, se si vuole. Con il cambio di questi pannelli sembra che il negozio cambi colore e forma ogni volta. All’esterno del negozio si trova il fall wall una vetrina innovativa creata in esclusiva dallo Studio CLS e con Marco e Massimiliano Locatelli che ne sono stati gli ideatori. Le clienti attraverso l’hastag Miss Sixty Milano possono inviare le loro foto che le ritraggono vestite con gli abiti del marchio, si prendono in esame solo foto di abiti della collezione in corso (in season) e, del personale preposto, attraverso un’interfaccia web le modera e decide cosa pubblicare. Alcuni utenti Instagram posso pubblicare direttamente sul fall wall anche con template diversi, previa approvazione da parte di Miss Sixty. Arrivano in media 100 foto al mese, e i più propensi a farsi fotografare sono gli stranieri, gli italiani sono i più restii. È uno strumento interessante da utilizzare per gli eventi che si stanno facendo nel negozio.

Altro caso interessante è il San Siro Store dello Stadio Meazza; il negozio che vende l’abbigliamento e il merchandising officiale sia del Milan che dell’Inter. Lo store è stato inaugurato il 13 settembre 2015 durante il derby. Il problema nel creare questo store era coniugare all’interno dello stesso edificio la presenza di due brand concorrenti come Adidas e Nike e 2 squadre antagoniste come Milan ed Inter. La sfida più grossa è stata rappresentata dal fatto di dover rendere trasformabile l’interno, cioè, quando giocava il Milan lo store doveva diventare rossonero e viceversa quando giocava l’Inter. Lo store ha un layout flessibile con delle pareti mobili che suddividono il negozio in 2 aree principali e distinte. Con la domotica si è creato un palinsesto multimediale e multisensoriale per fare in modo di customizare le luci, i video, la musica e i profumi. L’ingresso è molto ampio, con un’area che dà il benvenuto ai tifosi durante le partite e ai tantissimi turisti. Ogni hanno si accolgono circa 200 mila visitatori. In sole 3 ore possono entrare 8000 persone. C’è un’atmosfera da stadio che accoglie il visitatore. Ogni area, sia del Milan che dell’Inter, ha un’apertura con vista sul campo da calcio. Quando qualcuno si avvicina e attraversa un sensore di prossimità, partono i cori da stadio e si sprigiona nell’area il profumo dell’erba di San Siro. Il prodotto gara rappresenta il core business dello store. Ogni anno si vendono circa 18-20 mila maglie delle due squadre. 80% del sell out si fa durante le partite. La clientela cinese acquista in media per 500 euro contro uno scontrino medio di 70 euro. Durante le partite si personalizzano le maglie, cosa che non fanno le squadre negli altri stadi stranieri. Il 70% delle maglie che vengono vendute,

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luglio\agosto 2018 sono personalizzate. Il personale qui serve per velocizzare la vendita, per esempio in una partita si possono vendere anche 800 sciarpe. Nei momenti di picco di lavoro, si aprono tutte le 12 casse. Si vorrebbero creare delle fidelity card per agevolare i pagamenti e profilare la clientela. L’impianto acustico esterno allo store è stato pensato con un flusso audio dinamico che desse la sensazione di andare allo stadio per la partita e far capire che c’era qualcosa di interessante anche da un'altra parte. Il palinsesto musicale esterno cattura l’attenzione delle persone con musica epica ed energetica per far capire che c’è un evento che sta succedendo, mentre all’interno c’è un palinsesto dedicato al negozio per intrattenere chi deve fare shopping. L’intento è diverso, i palinsesti sono differenti. Il negozio è stato suddiviso in differenti aree sonore. All’esterno la musica è molto forte e decisa, ma all’interno gli effetti sonori sono diversi. Nella zona dove c’è l’interazione con il cliente, il suono è più soffuso mentre al centro del negozio è molto forte. Entrando si sentono i suoni che ricordano i cori da stadio. Ci sono anche dei video wall, che attraverso la creazione di contenuti storici devono ricalcare l’heritage dello stadio. All’interno del negozio ci sono dei monitor che vengono sincronizzati. Ogni monitor ha una programmazione diversa in base alla zona del negozio e agli elementi che deve far visualizzare. In alcuni momenti si sincronizzano in parte o tutto dipende dal tipo di contenuto. Il sistema di intrattenimento multimediale e multisensoriale di San Siro è composto a livelli. Ci sono contenuti che hanno solo audio, altri audio e video messi assieme, altri solo video, altri audio, video e illuminazione, altri video illuminazione e fragranze. Il livello che è stato scelto per le 2 squadre è quello degli inni, gli elementi di identità principali dei 2 brand. Agendo dalla control room attraverso un touchscreen, il personale del negozio può far diventare la struttura o del Milan o dell’Inter sincronizzandola: le luci si abbassano, si sentono gli inni e vengono emanate le fragranze.

Ultima visita da Carrefour Market presso lo CityLife Shopping di Milano per toccare con mano i nuovi sistemi di pagamento e digital signage della catena. Carrefour ha fatto un accordo in esclusiva di partnership europea che riguarda l’Italia, la Francia e la Spagna sulla possibilità di registrare la carta Carrefour banca sui dispositivi fitbit, leader di mercato di smartwach legati al fitness. Questo sistema di pagamento è stato lanciato nel novembre 2017. Bisogna scaricare sul proprio smartphone l’app di fitbit per registrare la carta pass di Carrefour e poi accoppiarla allo smartwatch cioè significa smaterializzare la carta e "tokenizzarla" cioè al numero della carta viene creato un token per non essere intercettato e utilizzato da altri. Per pagare basta che si prema leggermente sullo smartwatch avvicinandolo al pos contactless per concludere la transazione. Altro sistema di digital innovation è il passa rapido; il cliente entra in negozio, inquadra con il suo smartphone il QRCode che si trova all’interno del supermercato certificando la sua presenza dentro l’edificio e si apre sul suo mobile phone un carrello virtuale ed è pronto a scansionare i codici a barre dei prodotti della propria spesa e a pagare in cassa con la propria carta di credito o con il sistema di pagamento fitbit. Finita la visita da Carrafour Market, siamo andati dall’Antica Focacceria San Francesco, sempre nel Centro Commerciale, per tirare le conclusioni della giornata. Tutti sono rimasti concordi nel dire che ogni azienda sta cercando con quello che offre la tecnologia di digitalizzare i propri processi all’interno del punto vendita, creando con essa un ambiente coerente e accattivante allo stesso tempo. La prossima edizione del Retail Tour, organizzato da IKN Italy, avrà come focus il “New Concept Store” e si terrà il 19 marzo 2019. Maggiori informazioni sul sito www.onretailweb.it

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/ Impresa

IL COACH PROFESSIONALE, ALLA SCOPERTA DEL PROPRIO POTENZIALE. A cura di Alessia Portelli

Individuare le proprie potenzialità, seguire un percorso lavorativo idoneo alla propria attitudine, perseguire il raggiungimento dei propri obiettivi, lavorare in sintonia e benessere. Queste alcune delle indicazioni che un coach professionale potrà darvi e con il quale impostare un percorso volto al benessere e all’equilibrio professionale. “Conosci te stesso” scolpito sul frontone del tempio di Apollo, è l’invito, fin dai tempi dell’antica Grecia, a considerare i propri limiti e l’inferiorità dell’umano rispetto al divino. Non sempre ci si conosce o ci si auto-valuta in maniera obiettiva, non sempre è facile avere consapevolezza di sé. Rivolgersi quindi a un manager coach permette di confrontarsi e analizzarsi in maniera approfondita, individuando quindi il percorso più fluido e naturale in base a quello che si è. Beesness Magazine ha incontrato la Dot toressa Mar tine Roset, Senior Management Consultant & Master Coach, fondatrice di The Origami Consultant e consulente nel programma SelfManagement e Leadership presso l’Executive MBA dell’Università di Ginevra, sezione HEC (Economia e commercio). Come si diventa un coach? Tra le cose che mi sono sempre piaciute, c’è quella di motivare le persone, in un modo molto naturale. Mi sono sempre appassionata alle storie personali e ho sempre cercato di aiutare le persone a

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maggio\giugno 2018

DARE UN COSTANTE FEEDBACK, COSTRUTTIVO E POSITIVO, AIUTANDO LE RISORSE A ESPRIMERSI E A SVILUPPARE IL LORO POTENZIALE IN AMBITO AZIENDALE. QUESTO È IL “FLOW STATE”

scoprire chi erano realmente, una consapevolezza mirata a individuare la loro posizione lavorativa più adatta. Si tratta di una missione professionale volta allo sviluppo dei miei clienti. Mi sono laureata in Marketing a Losanna e ho proseguito gli studi con un master in Self-Leadership Lab, certified Business Coach & Facilitator. Talents management program &executive MBA, MAS in Human capital development, HEC, University of Geneva. Qual è il suo percorso professionale? Per più di 10 anni, ho lavorato nel marketing e come direttore artistico in aziende di beni di lusso. Sono stata responsabile di team di persone e a stretto contatto con tutte le figure aziendali, come buyers, managers, suppliers ecc. Dal 2010 ho fondato la Origami Consulting a Ginevra, volta a mettere la mia capacità di valutare e sviluppare le persone a disposizione di un pubblico più ampio, come managment consulting e valutazione di

carriera. Mi occupo anche di consulenza aziendale, come HR advisor, seguendo i progetti di ricerca di talenti, di carriera, di leadership e managment development. Quale assistenza fornisce ai professionisti che si rivolgono a lei? Individuo un percorso di carriera personalizzato, con un’attenta analisi della persona e del potenziale. Fornisco tutte le risorse necessarie per raggiungere una posizione di lavoro adatta sia in termini di valori che di competenze. Individuo gli obiettivi personali e miro a una maggior conoscenza di sé. Fornisco assistenza nella ricerca lavorativa e nelle fasi più delicate della preparazione e della negoziazione di un contratto di assunzione. In un recente seminario ha parlato del ruolo del "capo felice” e del "benessere in azienda”, cosa si intende? Un capo positivo deve essere consapevole dei propri punti di forza e dei propri limiti, e oltre ai suoi, anche di quelli di tutto il suo

team. Deve conoscere i suoi collaboratori e creare condizioni di lavoro favorevoli, per centrare gli obiettivi dell’azienda. Questa è la differenza tra un capo manager e un capo leader. Dare un costante feedback, costruttivo e positivo, aiutando le risorse a esprimersi e a sviluppare il loro potenziale in ambito aziendale. Questo è il “flow state”. Quali consigli per gestire le divergenze nel luogo di lavoro? Bisognerebbe cercare di prevedere e di evitare i conflitti in azienda. Consiglio, qualora si presentino, di affrontarli subito e in modo adeguato. Un ascolto attivo e costante, abbinato a una conoscenza del proprio team, previene molte divergenze. Inoltre consiglio di dare valore all’empatia sul lavoro, al comportamento e all’adeguamento di un lavoratore e a non limitarsi a giudicarlo per il suo operato. La parte dell’hard skills, abbinata a quella del soft skills può garantire un successo lavorativo a lungo termine.

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UNA TEORIA CHE PARTE DAL RISPETTO DELLA TERRA

/ Impresa

Otto Scharmer, professore del Mit di Boston

A prima vista, può apparire per lo meno utopico pensare che esista una strada che possa portare al superamento del capitalismo, come lo intendiamo oggi, passando semplicemente attraverso una maggiore consapevolezza individuale. E che la trasformazione dall’interno di un sistema, che bene o male ci sembra l’unico possibile, possa traghettarci in un prossimo futuro verso una società più giusta e democratica.

A cura di Ugo Perugini

Ma la teoria di Otto Scharmer, nata nel 1997, non è astratta né velleitaria, come potrebbe apparire a prima vista. Lui, professore al Mit di Boston, di origini tedesche, come rivela il suo nome, è un uomo che ha saputo conciliare la capacità analitica del suo pensiero e la determinazione teutonica del suo carattere con la pragmaticità americana, che si rifà alla tradizione dell’ “action research” e del “learning by doing”, corroborata oltretutto da una lunga serie di interviste (più di cento) a

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leader di tutto il mondo che hanno contribuito a cambiare in meglio i contesti in cui operano. Insomma, teoria e pratica che si danno la mano. E i fatti sono lì a dimostrarlo, perché la trasformazione auspicata nelle persone e all’interno delle organizzazioni è ormai una realtà in molti ambiti, tanto che in breve tempo, grazie ai suoi libri, ai suoi corsi gratuiti e alle sue diverse iniziative (il Presencing Institute, il Trasforming Capitalism Lab, ecc.) si è venuta a creare una community di oltre 100.000 utenti in 185 Paesi impegnati a favorire pratiche che partendo dall’evoluzione della coscienza umana, promuovono un reale cambiamento sociale. Qualche accenno alla teoria a questo punto è necessario. Otto Scharmer, tra l’altro molto critico con la politica di Trump, sa che stiamo vivendo in un’epoca segnata


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LA TEORIA U DI OTTO SCHARMER, PROFESSORE DEL MIT DI BOSTON, COMINCIA AD ESSERE APPLICATA UN PO’ DOVUNQUE. NEL NOSTRO PAESE, VI SONO ESEMPI PARTICOLARMENTE SIGNIFICATIVI E PROPRIO A MILANO SI È AVUTO IL 19 GIUGNO SCORSO IL PRIMO INCONTRO PUBBLICO CON LO STUDIOSO AMERICANO.

da grandi crisi, quella ecologica che vede una distruzione ambientale senza precedenti, considerato che gli uomini vivono come se avessero a disposizione un pianeta e mezzo; quella sociale, caratterizzata da una forte disuguaglianza economica, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri; e ancora quella spirituale, con un aumento di casi di depressione, abuso di droghe, difficoltà relazionali anche a causa dell’invadenza dei social media. Eppure è ottimista, anche se sa che ci vorrà tempo, forse una generazione o più, perché si veda l’alba di un nuovo giorno. Scharmer è convinto che le relazioni tra le persone, le organizzazioni e la società intera hanno bisogno di un cambio di rotta drastico. Bisogna essere capaci di abbandonare l’idea di una realtà ancorata al passato e proiettarsi verso un futuro emergente ed ecosistemico di cui possiamo renderci conto solo operando un processo a U, quello che definisce la sua teoria. La tabella, ripresa dall’ultimo libro pubblicato da Guerini Next e intitolato “Teoria U. I fondamentali”, illustra schematicamente il percorso che occorre compiere per potersi connettere con il futuro emergente, fornendo indicazioni pratiche e framework per imparare a vedere e superare il punto cieco nel cambiamento del sistema. Infatti, riusciamo a vedere cosa facciamo (i risultati), come lo facciamo (il processo) ma

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Questo per Scharmer significa “essere presenti”. Eppure, nel nostro tempo, siamo più spesso assenti che presenti e i tre nemici di questo atteggiamento rinunciatario e passivo sono l’ignoranza, l’odio e la paura. Cosa accade a un sistema sociale quando privilegia questi principi? Crea delle strutture di separazione, alza i muri (reali o virtuali), favorisce la tendenza ad accusare gli altri, a distruggere la fiducia, a minare le relazione con il prossimo. Mentre, secondo lo studioso, l’unica soluzione possibile è aprire la mente (curiosità), aprire il cuore (compassione) e aprire la volontà (coraggio).

IL SUCCESSO DELLA TEORIA U IN ITALIA

non comprendiamo la sorgente: perché lo facciamo. Semplificando al massimo, possiamo dire che tale processo nasce dalla consapevolezza (mindfullness) di poter abbandonare la modalità download, cioè la visione legata a vecchie abitudini mentali ed esperienze passate per vedere e ad apprezzare quello che c’è di nuovo intorno a noi, ponendo sempre maggiore attenzione al futuro potenziale, lasciando da parte il nostro ego e concentrandoci sul più ampio contesto dell’eco-sistema.

Da tempo nel nostro Paese sono sorti in alcune delle più importanti città italiane degli hub della Comunità U-Lab dove, anche grazie a corsi MOOC (Massive Open Opline Course) gratuiti, è possibile condividere esperienze e sviluppare progetti anche sociali nei quali si applica questa teoria. Peoplerise, con sedi a Padova, Firenze e Milano, è un’altra realtà molto viva che si occupa di sviluppo organizzativo attraverso l’idea di una leadership orizzontale e offre consulenze a numerose aziende, anche multinazionali.

Fabio Brescacin - PresidenteEcornaturasì

Una delle aziende italiane che ha recepito con maggiore convinzione i principi della teoria U di Scharmer è stata la società EcorNaturaSì. E non c’è da stupirsi perché il principio del rispetto della natura, in fondo, è alla base di tutti i suoi principi. Lo stesso professor Scharmer, ricorda di essere cresciuto in una fattoria vicino ad Amburgo, dove i suoi genitori, con spirito precursore, erano passati da un’agricoltura industriale, che si avvaleva di pesticidi, erbicidi, e fertilizzanti chimici, a una biologica. E rammenta quando il padre gli diceva che la qualità del suolo dipende da una grande quantità di entità viventi, milioni di organismi, per ogni centimetro cubo di suolo, il cui lavoro è necessario alla terra per respirare ed evolvere essa stessa come organismo vivente. Come il lavoro del contadino biologico dipende completamente dalla qualità vivente del suolo, così i pionieri sociali dipendono dalla qualità vivente del campo sociale, dalle relazioni che generano modi di pensare, dialogare, organizzare, producendo a loro volta risultati pratici. EcorNaturaSì SpA, guidata da Fabio Brescacin, è nata dalla fusione di Ecor e NaturaSì e favorisce lo sviluppo dell’agricoltura biologica, intesa come sistema che nutre il terreno, tutela l’ambiente e le biodiversità e assicura prodotti sani e di qualità per il benessere dell’uomo. È ben noto il suo sistema di affiliazione in franchising che si basa su un rapporto bidirezionale e costante di vera collaborazione, nel quale vengono trasmesse e condivise risorse, idee, professionalità e l'esperienza di un partner affidabile e sempre presente per un servizio “chiavi in mano”.

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STUDIO LEGALE LAVORO LEX PARTNER DI LABORNETWORK

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/ Licensing

APPUNTAMENTO A MILANO LICENSING DAY

UNA GIORNATA PER SCOPRIRE LE TENDENZE NEL MONDO DEL BRANDING

A cura di Milano Licensing Day

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luglio\agosto 2018 Che differenza c’è tra una t-shirt Coca Cola e una Playboy? Per i consumatori è ben chiara. Il mercato delle licenze è in salute secondo i dati dell’Osservatorio Licensing di Milano Licensing Day, ed i numeri che abbiamo presentato nello scorso articolo parlano chiaro: le property concesse in licenza sono aumentate del 40% negli ultimi 10 anni, spinte principalmente dal settore entertainment (i personaggi dell’animazione, dei cartoni, della tv e oggi anche del web), con un incremento soprattutto nel mercato del giocattolo e dell’edicola. In un mercato in cui le properties sono ormai più di 2.300 contro 1.013 aziende licenziatarie in tutte le categorie merceologiche, si nota chiaramente quale sia la complessità per le aziende licenziatarie nell’orientarsi, e quanto spazio di manovra sia lasciato alle aziende che non si sono mai lanciate nel settore; anche il mondo del franchising ha incominciato a utilizzare queste

leve di comunicazione per diversificare la propria offerta, creare traffico sul punto vendita e aumentare i ricavi. Aziende come Original Marines, Tezenis, Zuiki, Wycons propongono limited edition e vere e proprie linee in licenza all’interno delle classiche collezioni per attirare nuove fasce di consumatori e allargare la propria offerta. Per orientarsi quindi tra le innumerevoli e mutevoli proposte è nato Milano Licensing Day, l’evento di riferimento del settore che mette in luce in un giorno solo tutte le tendenze in atto, i lanci prossimi venturi, le novità, e soprattutto permette il networking tra i professionisti, sia dal lato di chi propone che dal lato di chi acquista. L’appuntamento di quest’anno, giunto alla sua dodicesima edizione, è per il 13 settembre 2018, sempre al NHow Milano, in via Tortona 35. Milano Licensing Day è un’opportunità di incontro e networking, in cui proprietari di brand, licenziatari,

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ANCHE IL MONDO DEL FRANCHISING HA INCOMINCIATO A UTILIZZARE QUESTE LEVE DI COMUNICAZIONE PER DIVERSIFICARE LA PROPRIA OFFERTA, CREARE TRAFFICO SUL PUNTO VENDITA E AUMENTARE I RICAVI

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agenti di licensing, agenzie di marketing servizi e professionisti della distribuzione, si incontrano in un ambiente informale e dinamico, per conoscersi e aggiornarsi sui futuri lanci di nuovi brand e prodotti in licenza. I punti di forza dell’evento rimangono centrali: la location di design, il business matching con i professionisti della distribuzione, e il sempre ricco programma di Pitch e convegni, si arricchiscono di un calendario di eventi satellitari che quest’anno andranno a colorare e intensificare l’intero programma. Aumenta l’area espositiva e raddoppiano le Sale per le presentazioni. Vista la crescita del numero degli Espositori, quest’anno l’evento si sviluppa su tre livelli: piano terra, primo piano e T35, il contenitore ─ ex discoteca con terrazza integrata alla location dell’evento, dove a chiusura della giornata, Entertainment One, il produttore di Peppa Pig, PJ Masks e molti altri brand di successo, organizzerà il proprio Licensing Event. Tra gli ideatori di eventi satellitari, che coinvolgeranno gli ospiti durante la giornata: Turner Boing che aprirà la giornata con il Breakfast Pitch, a seguire Planeta Junior che inviterà tutti i licenziatari al Business Lunch e nel pomeriggio un Cake Party organizzato da Rovio per annunciare il ritorno al cinema Angry Birds 2. Le aree speciali dedicate a workshop e meeting riservati aumentano. Quest’anno oltre a NBC Universal, Viacom/Nickelodeon, Mattel - Victoria Licensing, Planeta Junior, Rainbow, Hasbro,


luglio\agosto 2018

Mondo TV, l’edizione 2018 dà il benvenuto per la prima volta a Grani & Partners e Showlab. Brand Jam Lab, l’area sviluppata in collaborazione con Brand Jam e IED Milano, contribuisce ad aggiungere un tocco lifestyle con il suo osservatorio sulle “collaborations”. Molto ricco il programma dei Pitch: 10 interventi di approfondimento a porte chiuse, in cui ogni licensor illustra i piani di sviluppo per i prossimi anni dei propri brand.

Segui l’evento su www.milanolicensingday.it e su Facebook @milanolicensingday.it La partecipazione a Milano Licensing Day è su invito da parte di organizzatori ed espositori. Il ticket è acquistabile online sul sito www.milanolicensingday.it dal 6 giugno al 12 settembre. Info: evento@milanolicensingday.it Tel.: +39 02 349 38 355

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/ Turismo A cura di Cinzia Meoni

"UNA VACANZA DI RELAX E DIVERTIMENTO IN UNA DELLE LOCALITÀ PIÙ ESCLUSIVE AL MONDO"

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Le bici sono considerate, sempre di più, un giocattolo ad alto contenuto hi-tech soprattutto dai clienti “prestige e premium”. La bicicletta è diventata il nuovo golf, sempre più persone hanno mollato ferri e green per mettersi in sella e pedalare ritagliandosi momenti di liberta e regalandosi gli strumenti più accessoriati sul mercato. Solo la bicicletta unisce le due anime: quella di sport super popolare e chic allo stesso tempo. La mountain bike conta ben un milione di praticanti in Italia e 18 milioni in tutta Europa, pronti a spendere cifre importanti per assicurarsi il meglio sul mercato. La bici, secondo da ESP GroupM Consulting su dati Sinottica TSSP, rientra tra le cinque delle discipline più praticate con quasi due milioni di italiani che imboccano con frequenza le due ruote. Molti di più, come spesso accade, sono poi gli sportivi da divano che si godono da casa Il Giro d'Italia e non si perdono nessuna altre gare internazionali.  

Il mercato è in forte crescita tanto che ormai si parla di bikeconomy. Solo in Italia, secondo l’ANCMA (Associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori) biciclette e moto generano un fatturato di 5 miliardi di euro. Il Rapporto sull'economia della bici, realizzato da Legambiente in collaborazione con VeloLove e Grab+, mostra invece come le ricadute positive dell’utilizzo della bicicletta valgano tra mobilità urbana, risparmi e cicloturismo 6,2 miliardi di euro (compreso un miliardo risparmiato, secondo le stime, in spese sanitarie). E si tratta di dati in ascesa grazie all'accresciuta attenzione al benessere fisico, alla salute e alla ricerca della sostenibilità ambientale. Solo le bici elettriche viaggiano a ritmi di crescita del 19% all'anno secondo i dati Ancma, in linea con il trend a livello europeo. Bene anche le bicilette tradizionali le cui vendite crescono del 5,1%. E p ot re b b e an che an dare m eglio. Secondo uno studio di Confindustria-


LA BIKECONOMY VALE OLTRE 6,2 MILIARDI DI EURO Per questi giocattoli a due ruote e ad alto contenuto hi tech cresce a ritmi vorticosi. Soprattutto per gli storici brand del made in Italy. L’appuntamento con Urban Award ANCMA e The European House Ambrosetti il solo cicloturismo in Italia potrebbe quanto prima raggiungere quota 3,2 miliardi di euro (dagli attuali 2 miliardi) avvicinandosi sempre di più a Paesi come  Germania e Francia, ai vertici in Europa con un valore del mercato legato al cicloturismo calcola rispettivamente a 11,37 e 7,49 miliardi di euro (44 miliardi il mercato complessivo in Europa). Il boom delle bici elettriche ha poi fatto il resto, rendendo attraente e possibile anche per un pubblico meno sportivo una vacanza alternativa nella natura. Non occorre più essere, necessariamente, Francesco Moser per godersi gli scenari dell’alta quota a cavallo di una bicicletta (ovviamente elettrica). Anche se un minimo di allenamento è sempre consigliabile!  La pedalata assistita ha aperto le porte percorsi lunghi o impegnativi

anche a persone in età avanzata, poco o per nulla sportive o magari non perfettamente in forma. L’Italia potrebbe essere visitata agevolmente in bicicletta se solo venissero create le condizioni per farlo. Certo occorre una politica di investimenti nelle infrastrutture dedicate, ciclovie, percorsi attrezzati anche per le bici elettriche e parcheggi, agevolazione fiscali per coloro che promuovo la mobilità verde, incentivi per la creazione o la ristrutturazione di bike hotel da parte dei privati e, ovviamente, la costruzione di una ambiente sicuro entro cui il cicloturista possa muoversi. Per divenire la destinazione prediletta da parte dei flussi di turisti interazionali che cercano una vacanza “slow” non basta essere il Paese con il maggior numero di siti Unesco nel mondo, godere

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Foto © www.colnago.com

Foto © www.pinarello.com

di scenari naturali incantati e di un clima favorevole, e neppure essere il maggior produttore di bici in Europa, con una quota di mercato pari a circa il 18%, brand d’eccellenza (tra cui Pinarello, Colnago, Willier Triestina, Boeris Bike e Cicli Olympia che conta anche sul marchio Scapin) ed esportazioni di oltre 1,7 milioni di bici all’anno. Occorre fare sistema e promozione. Finora, come sempre accade in Italia, le amministrazioni pubbliche si sono mosse in ordine sparso, senza una visione coerente di sistema a livello di investimenti e di promozione. Ma non è certo una novità. Anche se, chi come il Trentino ha investito negli anni nel cicloturismo, mostra già ritorni importanti: secondo le stime degli esperti il mercato del cicloturismo tra le Dolomiti vale oltre 100 milioni di euro. Non solo.  Grazie alla bici infatti sono numerose le località montane e lacustri che sono riuscite ad allungare la stagione che fino a pochi anni fa iniziava a fine giugno  e terminava a inizio settembre. In questo scenario, dominato dall’eccellenza artigiane (2.062 imprese e 3.862 addetti che fabbricano bici di qualità, capolavori che esprimono tradizione, innovazione e creatività), non stupisce che Pirelli, un anno fa, ha annunciato il ritorno alle origini con PZero Velo, pneumatici di alta gamma da corsa destinati alle bici da corsa, almeno inizialmente. Un ritorno alle origini per il gruppo della Bicocca che già nel 1890 produceva pneumatici per le due ruote.

L’APPUNTAMENTO Il Premio “URBAN AWARD” sarà consegnato il 24 ottobre 2018 a Rimini, in occasione della 35a Assemblea Nazionale ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) come riconoscimento di un nuovo modo di vivere la città in una nuova modalità green con una  mobilità alternativa e sostenibile a lungo termine.  L’obiettivo di “Urban Award” è infatti quello di far conoscere  le soluzioni che i Comuni stanno programmando o realizzando per consentire ai cittadini e ai turisti di incrementare l’utilizzo di biciclette e trasporti integrati per i propri spostamenti. Il tutto per favorire la mobilità sostenibile in grado di diminuire l’impatto ambientale generato dai veicoli privati. La candidatura dovrà essere presentata dal sindaco o da un suo delegato entro il 30 settembre 2018 all’indirizzo igraw@viagginbici.com. La domanda di partecipazione dovrà contenere una descrizione del progetto supportata da materiale fotografico o video, che consenta alla giuria di valutare l’effettivo beneficio che deriva alla città e ai cittadini dal progetto presentato. 108 


BIKE HOTEL

/Turismo

luglio\agosto 2018

Opportunità di business per chi opera nell’ospitalità. Come trasformare la propria struttura in un albergo “bike friendly” e far crescere l’attività

A cura di Cinzia Meoni

Pedalare fa bene, è divertente e con la bici elettrica è alla portata di tutti o quasi. In bici si possono scoprire, scenari inconsueti, senza fretta, assaporando ogni minuto del viaggio. Per questo il cicloturismo negli ultimi anni è letteralmente esploso portando viaggiatori solitari o in gruppo a scoprire borghi, colline e campagna da un altro punto di vista, quello del sellino. Per gli operatori turistici si sono quindi aperte le porte su nuove opportunità di business nell’universo del “bike friendly”, strutture alberghiere, locali o ristornati amici della bici, attrezzate ad accogliere

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Foto © Shutterstock.com

PER GLI OPERATORI TURISTICI SI SONO QUINDI APERTE LE PORTE SU NUOVE OPPORTUNITÀ DI BUSINESS NELL’UNIVERSO DEL “BIKE FRIENDLY” cicloturisti stanchi e affamati.  I cicloturisti per di più sono considerati un target decisamente attraente, sportivi e capaci di adattamento, “high spender” e, in genere, con meno problematiche rispetto alla tipica famiglia italiana in vacanza con figli piccoli a seguito. Senza considerare che il cicloturista viaggia anche in autunno e primavera, permettendo così alle strutture di allungare la stagione.   Occorre però qualche accorgimento chiave per poter diventare una destinazione prediletta dai cicloturisti italiani ed esteri, possibilmente sfruttando una posizione

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privilegiata per il cicloturista. Perché, se è vero che a volte si compiono vere e proprie peregrinazioni pur di visitare una struttura, nella maggioranza dei casi si sceglie un hotel perché è comodo rispetto all’itinerario alla ciclovia che si vuole percorrere. Per essere ritenuto un hotel amico dei ciclisti, è fondamentale studiare un riparo sicuro per le bici dei clienti, esattamente come succede per gli sci in inverno o più in generale per le macchine. Sembra scontato ma troppo spesso gli alberghi, spesso, non hanno la percezione che per il cicloturista la bici rappresenta una parte essenziale del viaggio oltre ad avere in genere costi piuttosto elevati.  Può bastare una zona riservata del parcheggio, un piccolo magazzino, una camera non utilizzata, se poi ci sono dei ganci o dei sistemi per appendere le bici ancora meglio, purché si tratti di un ricovero “sicuro" nel senso che il riparo deve essere a prova di ladro grazie a sistemi di videosorveglianza o al più classico passaggio delle chiavi solo in

mani sicure (dall’addetto all’accoglienza al cliente). È meglio, quindi, evitare suggerimenti ocme quello di legare la bici “al palo proprio fuori la reception” esposto a ladri e intemperie per un hotel amico delle bici… un cicloturista piuttosto che lasciare la bici all’aperto e senza protezione, la fa diventare secondo o terzo incomodo in camera da letto. È utile poi, anche se non indispensabile, pensare ad attrezzare un banco, magari nel deposito bici, per le piccole riparazioni. Non servono particolari investimenti, non almeno inizialmente. Bastano un set di brugole e pinze, un cavalletto e un tavolo per la riparazione, pompe di gonfiaggio professionali con at tacchi multipli, smagliacatena, lubrificanti, stracci, leva copertoni, ammortizzatori e attrezzatura per lo spurgo dei freni a disco, kit di camere d’aria, toppe e mastice e pasta lavamani. Tra i servizi particolarmente apprezzati dai cicloturisti ci sono anche il servizio lavatrice e asciugatrice veloce


luglio\agosto 2018 per permettere agli ospiti di trovare gli indumenti puliti pronti per proseguire il viaggio e, se proprio si vuole esagerare, una zona lavaggio con idropulitrice per poter lavare la pria bici (o almeno un tubo dell’acqua un secchio e qualche spugna) e un locale spogliatoio e doccia. Cartine, mappe, percorsi e consigli sull’area circostante sono sempre un materiale molto gradito per il cicloturista e non solo. Il noleggio di Gps con percorsi precaricati è un valore aggiunto.  Non è invece consigliabile, a meno che non si sia davvero in grado di provvedere in proprio alla necessaria manutenzione, mettere un parco di biciclette a disposizione degli ospiti, soprattutto se nelle vicinanze ci sono ciclo officine o negozi dove affittare biciclette coerenti con il progetto di percorso del proprio ospite. A meno di non voler investire cifre importanti in effetti potrebbe esser problematico incontrare le diverse esigenze del cliente tra chi preferisci le bici tradizionali, piuttosto che bici elettriche o mountain bike Programmare delle uscite di gruppo per i viaggiatori solitari, magari in rete

con altre strutture e con una cadenza regolare, potrebbe essere utile a “fare mercato”.  Così come organizzare una serie di convenzioni che possano essere utili al cicloturista (dalla ciclo-officina al taxi bike). In Alta Badia, ad esempio, sono stati previsti appositi “Bike Guided Tours”, che prevedono tre escursioni settimanali, di lunedì, martedì e giovedì, accompagnati da esperte guide locali. Ogni giorno vengono proposte due gite di due livelli differenti: “tour” per esperti e “hobby” per i ciclisti intermedi a 27 euro l’uno.     Mettere a disposizione dei servizi dedicati ai cicloturisti è utile ma senza sorriso non è sufficiente. Per un hotel amico della bici infatti è essenziale l’atteggiamento, l’attitudine verso tutti coloro amano le due ruote. Solo così infatti si potrà immaginare che il cicloturista gradisca colazioni energetiche, magari anche all’alba o quasi, e cene gustose e leggere per riposare e partire carico il giorno dopo e, magari, ragionare sulla possibilità di creare uno spazio “afterbike” nel tardo pomeriggio per rifocillare gli sportivi. Ma soprattutto, solo amando davvero la bici e i cicloturisti si

PER UN HOTEL AMICO DELLA BICI INFATTI È ESSENZIALE L’ATTEGGIAMENTO, L’ATTITUDINE VERSO TUTTI COLORO AMANO LE DUE RUOTE

potrà accogliere con il sorriso, anche nella hall più elegante, un gruppo di cicloturisti sudati, magari bagnati e stanchi al termine di un percorso. Proporsi come bike hotel non garantisce istantaneamente l’arrivo a frotte di cicloturisti ma, se si tratta di un progetto ben studiato che tenga conto della tipologia del territorio, può aiutare ad esplorare nuove strade di business.

I LUXURY BIKE HOTEL Un bike hotel non deve necessariamente essere un ambiente spartano. Una spa dove rilassarsi al termine di una lunga giornata in sella o una piscina per rinfrescarsi sono più che apprezzate dagli amanti delle due ruote. Per questo sono sempre più numerose infatti le strutture a cinque stelle che diventano “amiche della bici”. Il nuovo brand distingue la collezione di strutture ricettive a cinque stelle che mettono disposizione biciclette e itinerari ciclabili con partenza dagli hotel per i loro ospiti. Il loro numero è in costante crescita e sono presentati dall’omonimo sito web, luxury bike hotels, che offre anche un secondo girone, gli small bike hotels. Le strutture coprono tutta la Penisola e nel novero vi rientrano chalet di lusso sulle Dolomiti, centri termali, residenze d’epoca e relais esclusivi.

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/Turismo

INTERVISTA A DANIELE SCHENA, PROPRIETARIO DELL’HOTEL FUNIVIA A BORMIO A cura di Giovanni Bonani.

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luglio\agosto 2018 Un accogliente hotel, dove il relax e il benessere sono assicurati, i sapori della tipica cucina valtellinese e la pratica degli sport, in particolare il ciclismo, in un ambiente curato ed elegante a due passi dalla Funivia che porta alle piste da sci di Bormio 2000. Parliamo di questo albergo e dei servizi da bike hotel a misura di ciclista, che propone, il proprietario Daniele Schena. Il vostro è un hotel a conduzione famigliare. Che cosa si aspettano gli ospiti e che servizi offrite? Essenzialmente si aspettano la cordialità ed il rapporto umano tipico di una gestione famigliare. Molto spesso, arrivano clienti da realtà metropolitane molto grandi che ricercano un ambiente in cui la semplicità e la gestione famigliare siano predominanti. La recettività a Bormio negli anni passati era maggiore d’inverno, mentre adesso si stanno sviluppando iniziative anche nel periodo estivo. Come vi preparate e che novità offrite in questi mesi ai vostri ospiti? Ormai da diversi anni e forse per primi, abbiamo differenziato l’offerta estiva in linea col mercato del cicloturismo e della vacanza attiva, pertanto abbiamo strutturato l’hotel con servizi dedicati ai ciclisti. Io stesso, essendo ciclista, ho sfruttato la mia passione per cercare di offrire i migliori servizi ai bikers.

MOLTO SPESSO, ARRIVANO CLIENTI DA REALTÀ METROPOLITANE MOLTO GRANDI CHE RICERCANO UN AMBIENTE IN CUI LA SEMPLICITÀ E LA GESTIONE FAMIGLIARE SIANO PREDOMINANTI.

Qual è la provenienza dei vostri clienti? Più italiani o stranieri? Durante l’inverno rimane la predominanza del cliente italiano. Da diversi anni, ormai, l’estate vede in prevalenza la massiccia presenza di clienti stranieri; per quanto riguarda l’estate 2018 l’Australia è al primo posto seguita da Italia, Inghilterra, Belgio ed Olanda. Siete uno dei pochi hotel a Bormio, che offre servizi dedicati al ciclista. Com’è nata l’idea del vostro bike hotel? Più di 10 anni fa frequentando la riviera romagnola dove il turismo della bicicletta cominciava a consolidarsi, curiosando ed imitando, ho trasportato il loro “modello” a Bormio modificandolo sulla base delle esigenze della montagna. Tra scetticismo e incredulità (altrui), questa lungimiranza ci ha portato al risultato attuale di avere il fatturato estivo dell’hotel che supera quello invernale. Avete anche un bar a “misura di ciclista”. Oltre a bere una buona birra, che cosa offre e come lo utilizzate? Si propone come punto di ritrovo per ciclisti che ricercano un locale a tema bike. A ll ’inte r n o, c’è la se d e di Ste l v io

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Experience, un piccolo network che propone servizi per ciclisti a tutti i clienti degli hotel partner di questa iniziativa. La mattina alle ore 9, dopo un piccolo briefing di spiegazione del tour giornaliero, si parte alla volta delle salite mitiche, accompagnati dalle esperte guide di Stelvio Experience con il Van di supporto al seguito. Per info www.stelvioexperience.it Lei in prima persona, guida i clienti in sella alla sua bicicletta. Quali percorsi maggiormente le chiedono di fare? Ovviamente le tre famose salite dello Stelvio, Gavia e Mortirolo. La nostra esperienza ci ha suggerito di creare un programma settimanale dove l’alternanza di giornate impegnative, con giornate più “easy”, desse l’opportunità al cliente di sopportare meglio le lunghe e faticose montagne del Giro, e soprattutto di spingerlo ad allungare la permanenza media presso il nostro hotel. Il suo albergo, insieme all’Hotel Lungomare di Cesenatico, a quello Lake Garda & Verona di Peschiera del Garda, il Piedmonte Bike Hotel Lo Scoiattolo a Pralormo in provincia di Torino e al Silvia Splendid Hotel di Fiuggi, fa parte del circuito Bici Amore Mio. Perché un cliente dovrebbe soggiornare in questi alberghi? Che cosa trova in più qui rispetto ad altre strutture alberghiere? Il vantaggio di un “modello cicloturistico” condiviso e comune; inoltre la nostra partnership ci ha permesso di metterci in contatto con partner ciclistici, per stringere accordi di co-marketing. Nei nostri hotel si noleggiano bici Pinarello top di gamma. Fondamentale, comunque, è l’amicizia che ci lega e la passione per l’accoglienza. Da ultimo, come vede il futuro del turismo ciclistico a Bormio e nel resto dell’Italia? Vedo una stagione estiva destinata ad allungarsi sempre più fino a sconfinare nell’autunno e la necessità di fare sistema per poter orientare maggiormente le istituzioni locali e sensibilizzarle verso le problematiche viabilistiche e di apertura dei passi. Ci sarà uno sviluppo finanziario locale molto vantaggioso con l’avvento della bike economy. In sostanza vedo delle ottime opportunità. Ora tocca ai giovani! Per info www.hotelfunivia.it

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/Turismo

ITINERARI IN SELLA

A cura di Cinzia Meoni

Sole, mare e bici in Puglia. Un parco tutto da scoprire per una vacanza di fine estate o inizio autunno: la stagione migliore dove rigenerarsi tra ulivi millenari, frantoi ipogei e masserie di lusso

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Mare, sole, bici e una stagione che da fine marzo può arrivare fino a novembre grazie al clima favorevole. Cosa si può desiderare di più? Tutto questo ha un indirizzo sicuro: il Parco delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo  in Puglia dove trascorrere una vacanza rigenerante tra oliveti millenari, dune, mare cristallino e, volendo, masserie di lusso. La bici è il mezzo ideale per esplorare i 1.100 ettari del Parco che si estende tra Ostuni e Fasano, pedalando tra le distese di ulivi e lasciandosi sedurre dalla bellezza di un territorio costellato di muretti a secco, masserie fortificate e frantoi ipogei (sotterranei). Le due ruote permettono infatti di immergersi nei colori e nei profumi del Salento e, allo stesso tempo, di muoversi in piena libertà tra soste golose e deviazioni archeologiche e naturalistiche. Se poi si ha qualche giorno in più si possono scoprire, sempre a cavallo delle due ruote, gli altri percorsi ciclabili sulla via Traiana (www.bioitinerarioviatraiana.it). Un bagno rinfrescante in una spiaggia premiata con la “bandiera blu d’Europa” (simbolo di mare pulito) a fine giornata è sempre garantito. Fasano, Ostuni, Carovigno, San Vito dei N.nni e Brindisi sono tutte raggiungibili in treno (anche con la modalità treno e bici) e possono costituire punti di partenza per scoprire il fascino del territorio in forma lenta e sostenibile. Da non perdere, nel territorio di Brindisi e di Carovigno, la Riserva Naturale di Torre Guaceto (per info:348 0391539 riservaditorreguaceto.it): l’area naturale protetta, compresa nel territorio comunale di Carovigno e Brindisi, include sia un’area marina protetta che una Riserva terrestre. Per scoprire quest’angolo di Puglia, il percorso migliore parte dall’albergabici ospitato nell’ex casa cantoniera di Montalbano di Fasano, sull’ex statale 16, dove si può lasciare la macchina, affittare, se necessario, una bici e, con pochi euro in più unirsi a visite guidate (per info: 348 1638288 parcodelledutecostiere.org).


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VALE LA PENA PERDERSI IN UN TOUR DI DEGUSTAZIONI TRA MASSERIE PER SCEGLIERE, INFINE, L’OLIO PREDILETTO

Mare, sole, bici e una stagione che da fine marzo può arrivare fino a novembre grazie al clima favorevole. Cosa si può desiderare di più? Tutto questo ha un indirizzo sicuro: il Parco delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo  in Puglia dove trascorrere una vacanza rigenerante tra oliveti millenari, dune, mare cristallino e, volendo, masserie di lusso. La bici è il mezzo ideale per esplorare i 1.100 ettari del Parco che si estende tra Ostuni e Fasano, pedalando tra le distese di ulivi e lasciandosi sedurre dalla bellezza di un territorio costellato di muretti a secco, masserie fortificate e frantoi ipogei (sotterranei). Le due ruote permettono infatti di immergersi nei colori e nei profumi del Salento e, allo stesso tempo, di muoversi in piena libertà tra soste golose e deviazioni archeologiche e naturalistiche. Se poi si ha qualche giorno in più si possono scoprire, sempre a cavallo delle due ruote, gli altri percorsi ciclabili sulla via Traiana (www. bioitinerarioviatraiana.it). Un bagno rinfrescante in una spiaggia premiata con la “bandiera blu d’Europa” (simbolo di mare pulito) a fine giornata è sempre garantito. Fasano, Ostuni, Carovigno, San Vito dei N.nni e Brindisi sono tutte raggiungibili in

treno (anche con la modalità treno e bici) e possono costituire punti di partenza per scoprire il fascino del territorio in forma lenta e sostenibile. Da non perdere, nel territorio di Brindisi e di Carovigno, la Riserva Naturale di Torre Guaceto (per info:348 0391539 riservaditorreguaceto.it): l’area naturale protetta, compresa nel territorio comunale di Carovigno e Brindisi, include sia un’area marina protetta che una Riserva terrestre. Per scoprire quest’angolo di Puglia, il percorso migliore parte dall’albergabici ospitato nell’ex casa cantoniera di Montalbano di Fasano, sull’ex statale 16, dove si può lasciare la macchina, affittare, se necessario, una bici e, con pochi euro in più unirsi a visite guidate (per info: 348 1638288 parcodelledutecostiere.org). Per una prima esplorazione del territorio, si può scegliere un itinerario ad anello che si snoda dall’ex casa cantoniera per 18 km tra uliveti, masserie e dune fino al mare su stradine pianeggianti a basso traffico e, in parte, sterrate. Un breve raccordo conduce dall’albergabici alla via Traiana, strada tracciata agli inizi del II secolo d.C. per collegare Roma al porto di Brindisi e facilitare, tra l’altro, il trasporto dell’olio. E,

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Foto © riservaditorreguaceto.it

proprio all’incrocio con l’antica via dell’oro liquido, ci si imbatte in una delle testimonianze più antiche ed emozionati dell’area: tra gli ulivi millenari si erge infatti un colossale dolmen, monumento megalitico di 4mila anni fa e costruito, pare, per il culto dei morti. Se si decide di trascorrere qualche giorno alla scoperta del Parco, non si può perdere l’occasione di assaggiare l’olio degli ulivi monumentali della varietà Ogliarola salentina prodotto con metodi di agricoltura biologica con l’indicazione “da Olivi Secolari di Puglia” ai sensi della L.R. 14 del 2007 sulla tutela del paesaggio degli uliveti monumentali di Puglia. Vale la pena perdersi in un tour di degustazioni tra masserie per scegliere, infine, l’olio prediletto. Dalla via Traiana poi, si prende una stradina sterrata diretta verso la foce del fiume Morelli attraverso un susseguirsi di scenari che hanno fatto da sfondo a numerosi set  dai film con Domenico Modugno, alle più recenti serie televisive come ‘Il commissario Rex”, e "Braccialetti rossi’”. Sempre in sella, si passa per distese di uliveti e pascoli da cui si intravedono le “lame”, canali carsici su cui si aprono grotte abitate, nell’antichità, anche dall’uomo.

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Per tutti gli amanti del formaggio, a questo punto, è d’obbligo una tappa alla Masseria Fontenuova (per info: 348-7885390), dove si possono acquistare formaggi prodotti con il latte di pecore di razza moscia leccese che, proprio in questi uliveti e grotte, trovano pascolo e ricovero. Proseguendo sulla strada sterrata, si arriva infine alla zona umida del Fiume Morelli, tra i gioielli naturalistici del Parco.  E qui vale la pena parcheggiare la bici per esplorare con calma quest’angolo incontaminato di natura dominato da dune fossili con oltre 120mila anni di storia alle spalle e costellato da specchi di acqua dolce dove si possono osservare anatre, uccelli migratori, canneti e ginepri pluricentenari e dove è stato recuperato un sistema di acquacultura biologica per una pesca sostenibile. È da non perdere infine l’occasione, meteo permettendo, di raggiungere la vicina spiaggia per un tuffo in mare, magari al tramonto, quando la luce tra le dune costiere rende l’atmosfera ancora più suggestiva. Il Lido Morelli, in effetti, è a pochi minuti di distanza. Per il ritorno, dopo un breve tratto lungo la strada parallela alla costa adriatica, si seguono le indicazioni per la Masseria Difesa di

Malta, una struttura seicentesca da cui ci si ricongiunge alla via Traiana. Non occorre essere dei ciclisti professionisti per regalarsi una pedalata nel Parco: il territorio infatti è sostanzialmente pianeggiante e i percorsi sono ben tenuti e segnalati. È bene comunque evitare di allontanarsi da soli dai sentieri ed essere coscienti che può capitare di incrociare cani randagi. Per rilassarsi dopo una giornata trascorsa nel Parco, la scelta è davvero ampia. Alla Masseria Brancati (per info: 330-822910) sorta in corrispondenza di un frantoio ipogeo di probabile epoca romana, è possibile seguire corsi di assaggio di olio ed effettuare visite all’uliveto monumentale. La quattrocentesca Masseria Carparelli (per info: 333-8196550), vanta un ristorante specializzato in prodotti a chilometro zero (“A Massarija”). La Masseria Il Frantoio (per info: 380-4329301) è invece sia hotel di charme sia azienda biologica con produzione e vendita di olio proprio. L’Agriturismo Masseria Salamina (per info: 080-4897307) sposa infine la tradizione rurale al lusso, in una antica residenza nobiliare. Una passeggiata a Ostuni e una cena ai fornelli di Cisternino, a pochi km del parco, renderanno poi la vacanza indimenticabile. Il labirinto di stradine tortuose attorno a cui si sviluppa Ostuni, conosciuta come “città bianca” per il colore dominante con cui sono tinteggiate le case del centro storico, ha un fascino che difficilmente lascia indifferenti.   Per una serata particolare poi Cisternino offre invece un accogliente rifugio. Dalla villa comunale si può contemplare l’intera valle d’Itria fino a Martina Franca, Locorotondo e Ceglie Messapica, per tuffarsi nel dedalo di caffè, piazze e case con le scale esterne alla ricerca del proprio “fornello”, un posto a metà strada tra una macelleria e una trattoria, dove è possibile scegliere specialità e tagli di carne da far cuoce alla brace e mangiarli sul momento.


LE ALTRE CICLOVIE DA SCOPRIRE IN ITALIA

luglio\agosto 2018 Il 14 luglio sono stati aperti a Limone i primi km della ciclabile del Garda, tra i percorsi più scenografici d’Europa grazie alla sua posizione d’eccezione: circondato dalle montagne e a strapiombo sul lago. Al termine dei lavori, la pista percorrerà l’intero perimetro del lago unendo la sponda trentina a quella veronese e bresciana in un solo itinerario di 140 km. Non solo. Il percorso sarà collegato alla Ciclovia del Sole e alla Ciclovia del Vento (l’itinerario lungo il Po), offrendo una rete d’eccellenza sul territorio nazionale. Nel frattempo, non mancano alternative da esplorare nella bella stagione, che per il mondo della bicicletta può andare da marzo a novembre.   Tra i percorsi premiati nel tempio dagli Oscar del Cicloturismo (in precedenza noti Green Road Awards) alcuni itinerari ideali che uniscono lo sport alla cultura e alla gastronomia. Eccone alcuni - La Assisi-Spoleto-Norcia È un percorso di 102 km che attraversa borghi medioevali, paesaggi incontaminati e luoghi di culto. Per informazioni e bike tour ci si può rivolgere a: Umbria & Bike (umbriabike.eu -

La Ciclabile Cortina-Venezia È una via verde di 191 km che nasce nel Parco Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo per poi giungere alla città lagunare. Per esplorare la ciclovia, ci si può rivolgere a Fun Active Tours (funactive.info)

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La Cycling Riviera È un percorso adatto a tutti, dove il mare è protagonista. La ciclabile di 24 km si snoda tra Ospedaletti e San Lorenzo a Mare. Per organizzare la giornata, si può fare riferimento al sito cyclingriviera.com dove sono presenti anche i diversi punti di noleggio delle bici.

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La Ciclovia dei Parchi in Emilia-Romagna È una rete di ben dieci ciclovie che partono dalla ciclovia del Trebbia e Piacenza per arrivare alla Ciclovia dei Gessi Romagnoli a Rimini. (emiliaromagnaturismo.it/ciclovie-dei-parchi)

Foto © pistaciclabile.com

Foto © pistaciclabile.com

Foto © umbriabike.eu

La Ciclovia dei laghi in Lombardia. Un itinerario spettacolare che parte dal confine svizzero e per 280 km costeggia i laghi Maggiore, di Varese e Comabbio e, volendo, può spingersi fino a Pavia. (Per info: cicloviadeilaghi.it) -

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/ Impresa

luglio\agosto 2018

SMART WORKING. “IL PRISMA” AIUTA LE AZIENDE A PROGETTARE NUOVE SOLUZIONI DI SPAZIO A cura di Laura Bonani

Esattamente a un anno dalla pubblicazione della legge italiana e nell’ambito della settimana del lavoro agile promossa dal comune di Milano, lo scorso 22 maggio Il Prisma, società di progettazione, ha organizzato il Road Map Tour in bicicletta. Sono stati coinvolti i professionisti e gli

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HR Manager delle principali aziende italiane ed internazionali, tra cui Adecco, Modis e Great Place to Work. La prima tappa è stata la visita di un ufficio 4.0, il quartier generale di LinkedIn Italia. Qui gli spazi sono stati trasformati in un luogo d’incontro tra colleghi, per condividere idee, per generare innovazione e per assorbire e per fare propri i valori dell’identità aziendale. Presso La Cantina è possibile conversare in modo riservato, sorseggiando un buon calice di vino, mentre il Giardino Segreto è adibito all’intrattenimento di incontri informali. L’auditorium è stato invece realizzato come luogo per presentare i successi aziendali. In seguito, i partecipanti al Bike Tour si sono fermati alla sede de La Cucina Italiana: qui hanno avuto l’opportunità di ascoltare i preziosi consigli della nutrizionista Anna Colabianchi e di mettere in pratica quanto appresso, cucinando un pranzo fuori casa salutare e creativo. Le ricette più interessanti sono state pubblicate tramite l’hashtag #cheschiscia, al fine di creare una sorta di database virtuale.

SULLA BASE DEI DATI DELL’OSSERVATORIO DEL POLITECNICO DI MILANO, RISULTA, NEL 2017, UN INCREMENTO DEL LAVORO “AGILE” DEL 14 % RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE, CON QUASI 305.000 ADERENTI CHE SI PRESENTANO COME MAGGIORMENTE SODDISFATTI E COMPETENTI NELL’UTILIZZO DEI MEZZI INFORMATICI.

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Attraverso l’analisi dei valori e delle specificità aziendali e dei compiti dei dipendenti, la Business Unit de Il Prisma progetta un’architettura personalizzata. Alcuni esempi: Sorgenia a Milano ha adottato colori alle pareti atti a influenzare gli stati d’animo e la concentrazione dei dipendenti. L’Innovation Lab, dipinto di giallo, stimola la creatività; le sale riunioni sono state progettate in modo differente per l’ascolto e la condivisione sulla base della tipologia di attività. Ancora, la Media Meeting Room di PWC di Roma ha pareti utilizzabili come lavagne.

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NEWS IN TOWN Locali, bar, ristoranti e vini da enoteca

/ News in Town

luglio\agosto 2018

A cura di Cinzia Meoni

Locali, bar, ristoranti e vini da enoteca. A Milano il Food&Berverage è in ebollizione. Le novità sono numerose e raccontano la voglia di innovare negli spazi, nei prodotti e nella contaminazione di idee. Talvolta per un singolo progetto, altre volte per un’idea destinata ad espandersi, se avrà successo sotto la Madonnina, sull’intero territorio. Ecco il poker d’assi di settembre-ottobre con le novità più elettrizzanti del mercato. L’estat,e infatti, ha portato una ventata di novità nel panorama della ristorazione milanese: spazi nel verde, giardini e cucine che richiamano le vacanze.

ORTOBELLO

Piazzale dello Sport, Milano In origine era una bancarella, “un orto a Milano”, nel tempo lo spazio è stato ridisegnato all’insegna di un nuovo concept di ristorazione: un angolo verde nei pressi dello stadio San Siro che propone piatti originali preparati con materie prime provenienti da piccoli produttori locali. Ortobello nasce nel 2014. Trasformato da bancarella a chiosco di ristoro dalla storica famiglia Moretti, è stato ereditato dalla famiglia Mazzeo, già alla guida del Chiringuito San Siro, primo locale nel suo genere a Milano, che ha saputo inventare un restyling che ne trasformasse l’aspetto senza perdere l’essenza originale del posto. Il ristorante si apre su un piccolo orto che fornisce ortaggi, erbe aromatiche e tanti spunti per realizzare le proposte e racchiude la stessa filosofia: quella di una cucina semplice, genuina e italiana. En plein air, con un patio fornito di divanetti e tavolini che costruiscono un salottino del gusto e un gazebo che accoglie i tavoli, tutto invita al relax all’aria aperta, godendosi le piante che lo circondano e il piccolo orto, coltivato sul

davanti del locale. Se il Chiringuito vive attorno alla musica, Ortobello costruisce la sua identità sulla genuinità e la tradizione italiana riscoprendo la qualità degli ingredienti “di una volta” in piatti contemporanei, originali e di sperimentazione. Genuinità è la parola d’ordine nel menu: le ricette, che seguono rigorosamente i ritmi stagionali, si avvalgono di materie prime ricercate con cura tra fornitori e piccoli produttori del territorio e, più in generale, dalla comprovata tracciabilità made in Italy. Così, la carne arriva dal lago Maggiore, dalla storica macelleria Agazzone, l’olio dall’oleificio Prudenzi di Monteleone d’Orvieto, la mozzarella di bufala dall’azienda agricola Facchi di Oleggio. La carta varia e si evolve a seconda dei momenti della giornata. Vini di etichette italiane di nicchia, anche bio e birre artigianali completano la scelta.

I LOVE POKE

Piazza Mercanti, Via Fabio Filzi 4; Via Tortona 20, Milano Sono ormai tre i punti di ristorazione che ripropongono nel capoluogo meneghino i sapori della tradizione hawaiana. Il poke infatti nasce nel paradiso delle Hawaii dove gli abitanti del posto mixano cubetti di fresco pesce crudo con insalata o riso e condiscono con soya e altri ingredienti come la frutta esotica, tipica della loro terra. Un piatto semplice e, allo stesso modo ricco, saporito e sano che sta conquistando il palato die milanesi grazie anche all’esplosione di colore offerta.

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WAGANAMA

Via San Pietro all’Orto, Milano Sbarcano in Italia le specialità della cucina pan-asiatica firmate Wagamama, brand nato a Londra nel 1992 che si prepara a conquistare il cuore e il palato degli italiani. Il primo ristorante “vetrina” non poteva che aprire a Milano, a due passi dal Duomo dove fino a pochi mesi fa campeggiava l’insegna di Mondadori. Oggi i due piani del ristorante offrono 200 coperti e un menú di oltre 50 portate. La filosofia del locale si ispira al “positive living” e al “positive eating” incisa nell’iconico motto “diffondere positività dalla scodella all’anima”. L’offerta culinaria s’ispira alla tradizione del Giappone e ha come comun denominatore la cura nella selezione di elementi sempre freschi e di alta qualità, per una proposta sana, gustosa e bilanciata. In tavola spazio quindi ai ramen, le profumate zuppe di noodles con carne o verdure servite nelle tipiche ciotole, il tradizionale donburi, riso cotto al vapore e poi saltato in padella con pollo, manzo o gamberetti e verdure miste, il teppanyaki, noodles

saltati alla piastra con carne, pesce o verdure, i gyozas, i tipici ravioli giapponesi, fino ai piatti iconici di wagamama, come il pollo al katsu curry, petto di pollo fritto nel dorato pangrattato e servito accompagnato dalla salsa al katsu curry, riso e insalata. Fresche centrifughe e cocktail rivisitati in chiave asiatica accompagnano le specialità di Waganama.

SOSUSHI&SOUND

Via Monte Bianco 4, Milano

Da un’idea di Lello Mascolo, dj e producer, un nuovo format prende vita a pochi passi da Citylife per regalare, ai foodlover amanti della buona musica, un’esperienza di gusto che unisce un ottimo sushi in salsa fusion ad una colonna sonora firmata da veri esperti del settore. Non solo il ristornate è il solo unico sushi restaurant del network AIC–Associazione Italiana Celiachia. Partendo dal concetto che alcuni generi musicali influenzano l’esperienza degustativa e meglio si sposano con il consumo di alcuni cibi piuttosto che altri, il soSushi&Sound esalta il menú ideato in collaborazione con Danny Vasquez Moralez, un giovane chef dominicano, in una combinazione musical-gastronomica fra oriente e occidente del tutto inedita. Nel menu, costellato di frasi storiche di brani tra i più amati di tutti i tempi, oltre il 90% della proposta è senza glutine e per questo motivo, anche un semplice uramaki ha un gusto diverso da quelli soliti (visto che anche la soia o l’aceto di riso utilizzati provengono da aziende che garantiscono la non contaminazione da glutine nella loro catena produttiva). Nella lista ne troviamo 25, dai più classici ai più particolari come il Caraibico (salmone, avocado, mango, papaya, philadelphia e passion fruit), il Fusion (gambero

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in tempura, avocado e salsa di acciughe) o il Tonno Flambé (tonno scottato, avocado, cipolla fritta e salsa di anguilla). E poi tra gunkan, nigiri, temaki, carpacci e sashimi di ogni tipo, spiccano i Sicily burger (tartare di salmone o al tonno, con riso, capperi di Pantelleria e pistacchi di Bronte), i namaharumaki (fagottini in carta di riso con ripieno) e i sushi burritos. E tra le bevande i vini della cantina Peri, qualche bollicina e una selezione mirata di whiskey giapponesi. I piatti sono disponibili anche per il take away e in consegna a domicilio in tutta la città con le principali piattaforme del settore.


SAVE THE DATE

luglio\agosto 2018

A cura di Cinzia Meoni

5-6 settembre FARETE Fiera di Bologna Contatti: 051 6317322 farete.confindustriaemilia.it COS’È Farete è un evento nato nel 2012 che si propone come “meeting point delle imprese”, un luogo di incontro, una vetrina e un’occasione concreta per sviluppare opportunità di business. Le aziende hanno un proprio spazio espositivo, un’agenda elettronica di appuntamenti e, grazie all’attività dell’International Club, non manca

l’opportunità di incontrare buyer internazionali per sviluppare l’attività anche oltre confine. PERCHÉ INTERVENIRE La fiera rappresenta una nuova rampa di lancio per i piccoli e grandi imprenditori alla ricerca di idee per crescere, buyer, fornitori e manager.

7-10 settembre HOMI Fiera di Milano, Rho Contatti: +39.02.4997.1 COS’È Il salone è interamente dedicato alla persona, agli stili di vita e agli spazi. Si tratta di una nuova idea di fiera da scoprire che ruota intorno alla “casa a 10 dimensioni”. PERCHÉ INTERVENIRE Per trovare nuovi spunti di business e nuovi, potenziali, clienti.

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8-10 settembre COSMOBIKE Fiera di Verona Segreteria Organizzativa: Veronafiere Cosmobike Show Contatti: +39 045 8298019 - cosmobikeshow.com COS’È CosmoBike è la principale fiera dedicata al mondo delle due ruote, da quelle tradizionali “muscolari”, citybike o mountain bike, alle innovative bici elettriche fino alle fat bike. Quello della bici è un business trasversale e in costante crescita, con appassionati pronti a spendere cifre anche importanti per migliorare le proprie prestazioni. L’evento richiama oltre 10mila operatori professionisti e più di 60mila visitatori. PERCHÉ INTERVENIRE Per capire dove sta andando un mercato in crescita e particolarmente redditizio. Per gli operatori del settore è un “must”. CosmoBike infatti è considerato un vero e proprio volano nella promozione e un'immensa vetrina dove proporsi al mercato. Per gli appassionati del mondo delle due ruote la fiera offre innumerevoli spunti e anche la possibilità di testare, sul luogo, le novità della stagione

8-16 settembre FIERA DEL LEVANTE Fiera di Bari Contatti: +39 080 5366; 329 359396 (salone dello shopping) +39 080 5366; 398 359396 (salone dell’edilizia abitativa) - 39 080 5366; 315 398396 (salone dell’arredo) fieradelevante.it COS’È L’evento, giunto ormai alla sua 82a edizione, è considerata la fiera "Campionaria di settembre". Grazie alla "Borsa degli affari", la Fiera promuove i contatti fra espositori del mercato centromeridionale, del sud est europeo e, in generale, dell’area mediterranea. PERCHÉ INTERVENIRE Si tratta di una delle principali occasioni di incontro, scambio e networking nel Centro Sud Italia per Imprenditori e vertici aziendali di società fortemente radicate a Sud o che puntino a espandersi nell’area del mediterraneo.

8-16 settembre IL SALONE DEL CAMPER Fiere di Parma Contatti: +39 051 9961 - salonedelcamper.it COS’È Il Salone del camper è la seconda più importante manifestazione europea del caravanning e del turismo en plein air. PERCHÉ INTERVENIRE Si tratta di un’occasione unica per chi opera nel settore o in ambiti limitrofi, di presentarsi al redditizio mercato degli amanti del “green”, dell’aria aperta e delle nuove formule di “turismo slow”.

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16-19 settembre THEMICAM, Esposizione Internazionale della Calzatura  Fiera di Milano, Rho Contatti: 02 4382933 - www.themicam.com   COS’È Il Micam è una delle principali manifestazioni fieristiche internazionali dedicate alle calzature. Si svolge due volte l'anno quando vengono presentate, rispettivamente, le future collezioni autunno-inverno e primavera-estate. L’evento riunisce i più importanti espositori, produttori, buyer nazionali e internazionali del settore. I numeri sono particolarmente interessanti: 1600 espositori provenienti da 30 Paesi e 35mila visitatori professionisti. PERCHÉ INTERVENIRE L’occasione è unica per intessere relazioni che abbiano, come protagonista, il variegato e redditizio universo delle calzature.

16-19 settembre MIPEL - THE BAGSHOW Fiera di Milano, Rho Contatti: 02 58451 - www.mipel.com COS’È MipelTheBagShow rappresenta l’evento internazionale più importante dedicato alla pelletteria e all’accessorio moda e si propone come una vetrina prestigiosa per le aziende di settore. PERCHÉ INTERVENIRE La manifestazione offre ai brand partecipanti una strategica opportunità di incontro con buyer di tutto il mondo, addetti e stampa internazionali.

18-24 settembre MILANO MODA DONNA PRIMAVERA/ESTATE 2019 Contatti: 39.02.7771081 - cameramoda.it COS’È Milano Moda Donna è l’evento il principale organizzato da Camera Nazionale della Moda Italiana, con i suoi due appuntamenti all’anno e una rete di migliaia di operatori del settore coinvolti, le sfilate della collezione donna sono il momento più atteso dal fashion system internazionale. Milano ospita più di 170 sfilate e presentazioni promuovendo le maison che hanno reso celebre il Made in Italy nel mondo e supportando i nuovi talenti che fanno del mondo della moda, un ambito in continua evoluzione. PERCHÉ INTERVENIRE Per scoprire, in anteprima, i nuovi trend che esploderanno nel corso della prossima primavera. Milano Moda Donna con le sue due edizioni annuali (Primavera/Estate e Autunno/Inverno) rappresenta il più importante punto di incontro fra prèt-à-porter e operatori del settore e regala a Milano una settimana all’insegna di fashion, feste, sfilate, incontri e mostre.

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20-25 settembre SALONE NAUTICO INTERNAZIONALE Fiera di Genova Contatti: 010 5760811 - www.salonenautico.com COS’È Si tratta della fiera dedicata alla nautica per eccellenza. La manifestazione, giunta alla sua 58a edizione, richiama ogni anno 148mila visitatori, quasi mille brand, 1100 imbarcazioni e 32 Paesi. Tra prove in mare ed eventi in città inoltre i giorni del salone si trasformano in festa. PERCHÉ INTERVENIRE Il settore è in ripresa. Vale la pena di capire quali opportunità di business offre.

21-24 settembre THEONE MILANO – MUFUR, MIPAP Fiera Milano City, Milano Contatti: +39 02 76993315 - theonemilano.com COS’È TheOne è il Salone Internazionale della moda prêt-à-porter in tessuto, pelliccia, pelle e accessori. Nella manifestazione convergono  il knowhow e l’esperienza di Mipap, salone del prêt-à-porter organizzato da Fiera Milano, e di Mifur, salone della pellicceria e della pelle organizzato dall’omonimo ente fieristico. Sono 300 le collezioni presenti. PERCHÉ INTERVENIRE TheOne si propone di riunire in una sola location informazione e business, permettendo a buyer e aziende di incontrarsi e dare il via a relazioni commerciali solide e su misura.

21-24 settembre TERRA MADRE SALONE DEL GUSTO Lingotto Fiere, Torino Contatti: salonedelgusto.com COS’È Dodicesima edizione con l’appuntamento dedicato alla cultura del cibo sano, pulito e giusto voluto da SlowFood. La manifestazione, che si tiene con cadenza biennale, propone una formula ibrida tra padiglioni del Lingotto e la città. Il motto di questa edizione è “food for change”. PERCHÉ INTERVENIRE Si tratta di un’occasione per riflettere sul valore (e non solo sull’economia) del cibo, avvicinare le filiere e raccontare la biodiversità.

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21-24 settembre WHITE Via Tortona 27, Milano Contatti: +39 02 3459278 - thewhiteshow.it COS’È Il salone, con le sue quattro edizioni all’anno, durante le fashion week milanesi maschili e femminili, rappresenta la piattaforma di lancio per il successo di marchi e aziende, essendo il punto di riferimento per i più importanti multimarca e department store internazionali. Frequentato ogni stagione da oltre 21.000 visitatori, White è un lato la vetrina per i marchi di nicchia, dall’altro sta diventando sempre più il palcoscenico ideale per tutte quelle aziende che uniscono creatività, accessibilità e ricerca. PERCHÉ INTERVENIRE Per scoprire i brand che promettono di essere le nuove icone del futuro.

21-24 settembre SUPER - DI PITTI IMMAGINE Via Tortona 58, Milano Contatti: +39 055 3693241 (accessori); +39 055 3693434 (abbigliamento) - pittimmagine.com COS’È Pitti Immagine è un salone dedicato agli accessori e al prêt-à-porter donna, che premia la cultura innovativa di prodotto, lavora sui nuovi mondi degli accessori, combina in modo inedito aziende consolidate e brand emergenti, valorizza i giovani fashion designer italiani, ospita talenti esteri, produce eventi di ricerca. PERCHÉ INTERVENIRE Per scoprire nuovi trend, spunti e i designer che diverranno i “modelli da seguire” e le fonti di ispirazione di domani.

25-27 settembre LINEAPELLE Fiera di Milano, Rho Contatti: +39.02.8807711 - lineapelle-fair.it COS’È LineaPelle è la più importante rassegna internazionale dedicata ai settori pelli, accessori, componenti, sintetico, tessuti e modelli per calzatura, pelletteria, abbigliamento e arredamento. La fiera, nata nel 1981 si svolge due volte l’anno e punta sulla innovazione stilistica e qualitativa. La manifestazione ha saputo diversificare la sua offerta attraverso eventi di nicchia: Anteprima, Lineapelle New York, LineapelleLondon PERCHÉ INTERVENIRE Per trovare nuove occasioni di business e scoprire le prossime tendenze.

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26-29 settembre MARMOMAC Fiera di Verona, Viale del lavoro 8 Contatti: +39 045 8298019 - veronafiere.it COS’È Marmorac è la principale fiera dedicata al marmo. PERCHÉ INTERVENIRE Perché è un evento unico richiama tutti gli operatori del settore.

26-27 settembre FILO Palazzo delle Stelline, Corso Magenta, 61 - Milano Contatti: +39 015 84 83 290 - filo.it COS’È Filo è la rassegna internazionale focalizzata sull'eccellenza di filati e fibre, una piattaforma di affari dove si incontrano aziende italiane e internazionali e professionisti provenienti da tutto il mondo. Quella in arrivo è la 48a edizione. La manifestazione punta in particolare su: concretezza, professionalità, qualità ed efficacia PERCHÉ INTERVENIRE Per scoprire nuovi spunti di business e trovare nuovi potenziali interlocutori.

10-12 ottobre TTG INCONTRI Rimini Fiera, Via Emilia 155, Rimini Contatti: 0444. 969111 - iegexpo.it COS’È Giunta alla sua 55a edizione, TTG Incontri è la Fiera Internazionale b2b del Turismo che ogni anno propone le novità del mercato agli operatori del settore: tour operator, compagnie aeree, albergatori, agenti di viaggi, bus operator ed enti di promozione del territorio. Il salone conta su 70mila presenze, mille buyer, 2500 espositori e 300 eventi. PERCHÉ INTERVENIRE Per gli operatori del turismo impossibile mancare: il TTG è il nuovo cento nevralgico per inbound e outbound.

15-18 ottobre HOTEL Fiera Bolzano, Piazza Fiera 1, Bolzano Contatti: 0471.516000 - fierabolzano.it/hotel COS’È Hotel è una Fiera Internazionale specializzata per alberghi e gastronomia punto di incontro per tutti gli operatori, albergatori, ristoratori e specialisti dell'accoglienza. Conta su 21mila presenze in quattro giorni di manifestazione, oltre 600 espositori, e tre appuntamenti di rilievo dedicati al vino (Autochtona, Vinea Tirolensis, Tasting Lagrin). PERCHÉ INTERVENIRE Per scoprire l’ospitalità del futuro grazie allo Startup Village in cui sono esposti i progetti innovativi per il futuro dell’hotellerie e della ristorazione, alle soluzioni di mobilità sostenibile alle tendenze nell’universo del food&beverage.

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3-25 ottobre SMAU MILANO Fiera Milano City, Piazzale Carlo Magno, 1, Milano Contatti: 02 283131 - smau.it COS’È Evento annuale dedicato ai prodotti e servizi informatici e di comunicazione. Il segmento di mercato comprende: il commercio elettronico, editoria, audio e le soluzioni video di governo e delle imprese soluzioni It. PERCHÉ INTERVENIRE Aziende startup e professionisti possono cogliere nuove opportunità di business.

25-27 ottobre SALONE FRANCHISING MILANO Fiera Milano City, Piazzale Carlo Magno, 1, Milano Contatti: 02.09992482 - salonefranchisingmilano.com COS’È Il Salone, giunto ormai alla sua 33a edizione, è la fiera professionale leader in Italia nel settore che permette di entrare in contatto con franchisee, clienti e distributori in Italia ed all'estero. La fiera conta su 14mila visitatori e oltre 200 espositori. PERCHÉ INTERVENIRE Per trovare la porpria occasione di diventare imprenditori di se stessi.

25-28 ottobre FIERACAVALLI Fiera di Verona, Viale del Lavoro 8, Verona Contatti: 045.8298119 - fieracavalli.com COS’È Nata nel 1898 come semplice mercato equino, Fieracavalli  porta avanti da più di un secolo la passione per i cavalli: anticipazioni, prodotti e, soprattutto, numerosi eventi e show. PERCHÉ INTERVENIRE L’evento unisce spettacolo e business in quattro giorni densi di appuntamenti.

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A cura di Cinzia Meoni

29 agosto- 8 settembre Mostra internazionale del cinema di Venezia Lido di Venezia Orari e prezzi diversi nel corso della manifestazione Al via la 75a Mostra internazionale del Cinema di Venezia, l’appuntamento cinematografico più glamour del Paese che raduna, nella città lagunare, attori, registi, giornalisti, vip e amanti del cinema. La direzione artistica è firmata da Alberto Barbera mentre il presidente della giuria è Guillermo del Toro, regista messicano vincitore del Leone d’oro nell’ultima edizione del Festival con The Shape of Water. Il Leone d’oro alla carriera sarà infine conferito a David Cronenberg. Nel corso della kermesse sarà poi allestita un’esposizione fotografica sulla storia della Mostra del Cinema di Venezia, la più antica rassegna al mondo, presso l’Hotel des Bains al Lido.

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MITO SETTEMBREMUSICA 4-19 settembre Eventi su Milano e Torino Prezzi e orari diversi a seconda della manifestazione Torna a cavallo tra Milano e Torino la dodicesima edizione del festival di musica classica, è dedicata alla Danza. In tutto sono previsti 125 concerti tra cui una prima assoluta e  sei prime italiane. L’aspetto gestuale della musica è infatti una necessità che i musicisti conoscono bene. E non stupisce, dunque, che la danza abbia da sempre rappresentato una fonte di ispirazione per i compositori. La serata d’apertura del festival, lunedì 3 settembre al Teatro Regio di Torino e martedì 4 al Teatro alla Scala di Milano, è affidata alla Royal Philarmonic Orchestra guidata da Marin Alsop, con la partecipazione di una star del violinismo internazionale come Julia Fischer. Fra gli appuntamenti più attesi di MITO, sabato 8 settembre a Milano (presso Sala Verdi del Conservatorio)  e domenica 9 settembre a Torino (presso Officine Grandi Riparazioni), c’è il Giorno dei cori con 15 cori in cartellone. La serata sarà programmata in due nuove sedi, nella Sala Verdi del Conservatorio a Milano e alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, dove saranno distribuiti gratuitamente i fascicoli con le partiture.

Esclusivamente milanese è il concerto “Esplosioni”, che vede protagonisti i ragazzi dell'Orchestra dell'Accademia Teatro alla Scala diretti da Vladimir Fedoseyev con la giovane violoncellista Miriam Prandi. Nel capoluogo piemontese invece si terrà la serata “Valzer”, con la Filarmonica del Teatro Regio di Torino diretta da Gianandrea Noseda. Il Festival si chiude a Torino (Auditorium Rai) il 18 e a Milano (Teatro Dal Verme) il 19 settembre con il concerto intitolato “Altre danze”, protagonisti l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Stanislav Kochanovsky ed Enrico Dindo al violoncello.

MANTOVA FESTIVALETTERATURA 5-9 settembre Mantova, eventi su tutta la città Prezzi e orari diversi a seconda della manifestazione La ventiduesima edizione di Festivaletteratura prevede un denso  programma di appuntamenti che coinvolgono l’intera città tra piazze, palazzi e altri luoghi sul “percorso del principe” (Palazzo Ducale-Palazzo Te) per un confronto aperto, a volte imprevedibile. Una cura che si traduce, ad esempio, nel mettere fianco

a fianco autori che vivono sulle sponde opposte dell'oceano, narratori e musicisti con lo stesso senso del ritmo, architetti e scrittori che prendono la città come misura del mondo, poeti e drammaturghi che scavano dentro le parole, fisici e studiosi di letteratura che si confrontano sugli statuti delle reciproche discipline.

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MARC CHAGALL COME NELLA PITTURA, COSÌ NELLA POESIA 5 settembre-13 gennaio Palazzo della Ragione, Mantova In concomitanza con il festival della letteratura, il 5 settembre a Palazzo della Ragione la mostra “Marc Chagall come nella pittura, così nella poesia”, a cura di Gabriella Di Milia, in collaborazione con la Galleria di Stato Tretjakov di Mosca, è promossa dal Comune di Mantova e organizzata e prodotta con casa editrice Electa. La mostra espone 130 opere in tutto tra cui il ciclo completo dei 7 teleri dipinti da Chagall nel 1920 per il Teatro Ebraico da Camera di Mosca: opere straordinarie che rappresentano il momento più rivoluzionario e meno nostalgico del suo percorso artistico.

BIENNALE DI FLAMENCO A SIVIGLIA 7-30 settembre Eventi su tutta la città Prezzi e orari diversi a seconda della manifestazione Ventesima edizione della Biennale di Siviglia, un appuntamento che passa dai diversi teatri e luoghi di cultura della capitale andalusa proponendo spettacoli, concerti e manifestazioni che vedono come protagonista la cultura gitana. Giovani promesse e artisti affermati si alternano nel corso della Biennale dove sono attesi, tra l’altro Israel Galván con il suo spettacolo Arena, Farruquito, Eva Yerbabuena, Joaquín Grilo, Patricia Guerrero, Andrés Marín, Rocío Molina, Pansequito o Rancapino Chico. In occasione della ventesima edizione della Biennale di

Flamenco si terrà una serata dedicata ad Antonio el Bailarín, mentre la Reale Orchestra Sinfonica sta preparando una versione flamenca di West Side Story. Da non perdere il Museo del Baile Flamenco e i tanti tablaos della citta. Vale la pena anche su salto alla Casa della Memoria, tempio flamenco di Siviglia. Foto © Archivio fotografico Bienal de Flamenco./Fotògrafo: Oscar Romero"

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OPERA ON ICE 21-22 settembre Marostica, Piazza Castello I campioni di pattinaggio artistico si esibiscono sulle arie più famose delle Opere Liriche, accompagnati dall’orchestra, il coro ed i solisti dal vivo diretti da Maestro Diego Basso. La manifestazione attiva per la prima volta nella storica Piazza degli Scacchi di Marostica con un suggestivo allestimento che si avvale di una pista di ghiaccio di circa 800 metri quadri resa possibile dall'utilizzo di 35.000 litri d’acqua. "È stato un onore vincere le due medaglie d’oro ai Campionati Europei e Mondiali interpretando l’ouverture del Barbiere di Siviglia di Rossini, rappresentando la parte migliore del nostro

Paese, quella dell’arte, della musica e della storia e l’ispirazione ci è stata data da Opera on Ice, il più bel galà sul ghiaccio al quale abbiamo mai partecipato" sostengono i Campioni del Mondo Anna Cappellini e Luca Lanotte in merito allo spettacolo.  In pista, oltre ai due campioni italiani di danza sul ghiaccio, ci sanano anche Evgeni Plushenko, Javier Fernandez, Anna Pogorilaya, Nicole della Monica e Matteo Guarise, Annette Dytrt e Yannick Bonheur e la squadra di pattinaggio sincronizzato Hot Shivers.

MAMMA MIA Dall’11 ottobre Teatro Sistina Roma Biglietti a partire da 36 euro

Jacopo Sarno, Eleonora Facchini, oltre 30 artisti sul palco. Lo spettacolo è accompagnato dall'orchestra dal vivo del Maestro Emanuele Friello. Rispetto alla versione ufficiale, il musical ideato da Piparo preferisce una messa in scena più ricca e spettacolare grazie a pedane girevoli, una locanda dai caratteristici colori nelle sfumature del bianco e del blu e cascate di bouganville e a un  pontile sospeso su vera acqua di mare, con una barca ormeggiata e un vero bagnasciuga reso possibile dagli oltre 9 mila litri di acqua in scena.

Foto © Antonio Agostini

Il musical con le canzoni degli ABBA che ha sbaragliato ogni record, torna nell'allestimento colossal di Massimo Romeo Piparo prodotto dalla PeepArrow Entertainment e da Il Sistina. In scena oltre 30 artisti tra cui Luca Ward, Paolo Conticini, Sergio Muniz, Sabrina Marciano, Elisabetta Tulli, Laura Di Mauro,

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JESUS CHRIST SUPERSTAR 13-14 ottobre Teatro Goldoni, Livorno A partire da 30 euro Nuova tournée per Jesus Christ Superstar, il musical di Massimo Romeo Piparo prodotto dalla PeepArrow Entertainment nella versione originale di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice. Jesus Christ Superstar è una delle opere Rock più amata di tutti i tempi che rinnova il proprio messaggio di speranza grazie a una storia dal valore universale, che unisce in un unico entusiasmo spettatori di ogni età e nazionalità. Ted Neeley, il Gesù originale del celebre film di Norman Jewison del 1973, sarà ancora una volta in un'interpretazione ormai divenuta un cult. In questa edizione 2018 lo spettacolo, interpretato in lingua originale e con una grande orchestra dal vivo, si rinnova accogliendo nuovi volti nel cast: con Nick Maia nei panni di Giuda, Giorgio Adamo nel ruolo di Simone e Andrea Di Persio in quello di Pilato. Sul palco, l’orchestra diretta dal Maestro Emanuele Friello, l’ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, con le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

Foto © Gianmarco Chieregato

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Beesness Toto Wolff CEO Mercedes-AMG Petronas  

Da Toto Wolff CEO della Mercedes in F1, al mare burrascoso della Volvo Ocean Race, fino all’esclusività del concorso d’eleganza a Villa d’Es...

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