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Ai miei studenti e alle mie studentesse passati presenti e futuri della Facoltà di Teologia Villa Aurora e dell’Accademia Teologica Logos


Pietro Ciavarella

Martin Lutero sulla giustificazione per fede


Come avere pace con Dio. Martin Lutero sulla giustificazione per fede. di Pietro Ciavarella Proprietà letteraria riservata: BE Edizioni Bioetrusca di Cesare Pini PI 04947890481 Strada canonica 50020 Sanbuca Val Di Pesa – Firenze Coordinazione Editoriale: Filippo Pini Revisione: Sefora Di Natale Impaginazione: Paola Lagomarsino Copertina: Alan David Orozco Stampa a cura di SE.MA.T SRL Firenze Finito di stampare nel mese di Ottobre 2011 Tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla Nuova Riveduta, Società Biblica di Ginevra ISBN 978-88-905472-9-4 Per eventuali ordini infobeedizioni@gmail.com http://beedizioni.blogspot.com/ È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata compresa la fotocopia, anche ad uso interno didattico. Per la legge italiana la fotocopia è lecita solo per uso personale purché non danneggi l’autore. Quindi ogni fotocopia che eviti l’acquisto di un libro è illecita e minaccia la sopravvivenza di un modo di trasmettere la conoscenza. Chi fotocopia un libro, chi mette a disposizione i mezzi per fotocopiare, chi comunque favorisce questa pratica commette un furto verso l’autore e gli editori e mette a rischio la sopravvivenza di questo modo di trasmettere le idee.


Indice Indice

Abbreviazioni . ....................................................................

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Prefazione ...........................................................................

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Introduzione ........................................................................

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Capitolo 1 L’angoscia di Lutero .........................................

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Capitolo 2 La scoperta di Lutero ........................................

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Capitolo 3 Lutero vs. Agostino ...........................................

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Capitolo 4 Due vocaboli greci ............................................

47

Capitolo 5 Due frasi latine ..................................................

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Capitolo 6 Il meraviglioso scambio ....................................

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Capitolo 7 Una dottrina rivoluzionaria ............................... 131 Capitolo 8 Una dottrina presuntuosa? . ............................... 155 Capitolo 9 Una dottrina disastrosa? .................................... 187 Excursus A: la critica di Bonhoeffer del fraintendimento della dottrina della giustificazione ...................................... 199 Excursus B: La libertĂ  del cristiano di Lutero e le opere ....... 203 Capitolo 10 La santificazione ............................................. 221


Excursus C: la giustificazione e la santificazione nell’Istituzione di Calvino . ................................................. 269 Capitolo 11 Una dottrina che suscita riconoscenza ............ 283 Capitolo 12 L’importanza della giustificazione per grazia ...... 299 Conclusione ........................................................................ 311 Appendice A: per approfondire su Lutero e sulla dottrina della giustificazione ............................................................ 319 Appendice B: una sfida recente alla dottrina della giustificazione (la ‘Nuova prospettiva su Paolo’) . ............. 327 Libri e DVD citati ............................................................... 346 Alcuni siti web .................................................................... 365


Qualche abbreviazione usata in questo libro BAG = A Greek-English Lexicon of the New Testament…1 cap. = capitolo CEI = traduzione della Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana Cfr. = vedere Diodati = traduzione della Bibbia che si rifà a Giovanni Diodati (1576-1649) DB = Dizionario Biblico GBU DJG = Dictionary of Jesus and the Gospels DPL = Dictionary of Paul and His Letters Fr. = francese Istituzione = Istituzione della religione cristiana di Giovanni Calvino2 It. = italiano Lat. = latino M. = morì N. = nacque C. = circa GLNT = Grande Lessico del Nuovo Testamento NRiv = traduzione della Bibbia Nuova Riveduta NDiodati = traduzione della Bibbia Nuova Diodati p.e. = per esempio POP = The Paradoxes of Paul3 TDNT = Theological Dictionary of the New Testament Tr. = traduzione Cfr. la bibliografia finale per gli estremi bibliografici sia di questo libro che degli altri libri abbreviati qui. 2 Cfr. la bibliografia finale per i dati e gli estremi bibliografici delle edizioni dell’Istituzione che usiamo in questo libro. 3 Ovvero: D.A Carson, Peter T. O’Brien e Mark A. Seifrid, Justification and Variegated Nomism, vol. 2: The Paradoxes of Paul, WUNT 181, Mohr Siebeck, Tübingen 2004. 1

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Prefazione P Prefazione

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rima del Natale del 2010 il mio Editore mi chiese di mettere in ordine una lezione presentata all’Accademica Teologica Logos al fine di essere pubblicata. Si trattava di qualcosa che nell’ultimo decennio avevo presentato più volte in più contesti, pubblicato nella rivista teologica della Facoltà di Teologia Villa Aurora e presentata nel mio corso di Storia della Riforma. Guardando i miei appunti mi sono reso conto di voler aggiungere più cose al nucleo di materiale in questione. Per farla breve è venuto fuori, tra il Natale del 2010 e la Pasqua del 2011 (il periodo in cui scrivo questa prefazione), un libro, quindici volte più lungo della lezione originale. C’erano tante altre cose da dire, anche se in realtà chi conosce bene la materia si renderà conto che ho dovuto comunque semplificare le cose in più punti della mia presentazione. La dottrina della giustificazione per grazia è bella ma può anche essere complessa in qualche sua sfumatura. Ho deciso anche di includere un’appendice essenziale sulla Nuova prospettiva su Paolo, una sorta di corrente teologica che ha lanciato una sfida moderna all’insegnamento sulla giustificazione. Ricordo con riconoscenza i seminari che seguii negli anni ’90 presso la Trinity Evangelical Divinity School (Deerfield, Illinois) sulla Riforma e sulla Giustificazione tenuti, rispettivamente, dal prof. Timothy George e dal prof. Gerald Bray. Entrambi Ringrazio Sefora Di Natale per aver letto questo libro in forma manoscritta ed avervi apposto dei miglioramenti al mio italiano. Va da sé che gli errori che rimangono sono miei.

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Come avere pace con Dio

erano professori ‘ospiti’ alla Trinity e per caso tutt’e due erano (e rimangono) della Beeson Divinity School (Birmingham Alabama). Timothy George mi insegnò molto su Agostino, Lutero e Calvino sia in aula che nella lettura del suo Theology of the Reformers.5 Gerald Bray6 invece mi insegnò molto sulla giustificazione, e fu nel suo corso che lessi per la prima volta l’opera magistrale di McGrath sulla giustificazione e dove scrissi anche una ricerca sul Beneficio di Cristo.7 Riconoscente al Signore per questi miei stimati professori, e tanti altri come loro, dai quali sono stato formato come studente di teologia, oggi come professore, dedico questo libro a coloro i quali nella sovrana misericordia di Dio io ho il privilegio di formare: i miei studenti e le mie studentesse di teologia. Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode (Apocalisse 5:12).

Inoltre ricordo con affetto come Timothy portò a cena me, mia moglie e il nostro primogenito neonato, per godere della comunione fraterna e perché ci potessimo conoscere meglio. 6 Con Gerald invece ricordo con affetto la chiacchierata di pochi anni fa a Nantwich (Inghilterra) dopo un convengo di teologia. Dopo aver finito di parlare in tedesco con i tedeschi, egli si mise subito a parlare con noi in italiano, due delle tante lingue che questo poliglotta legge e parla! 7 Sarebbe particolarmente felice se si potesse riscoprire questo documento italiano durante questo anno in cui celebriamo i 150 anni dall’Unità d’Italia (17 marzo 1861)! 5

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Introduzione “P Introduzione

erché gli uomini siano salvati, dobbiamo predicare nel modo più chiaro la giustificazione per fede, come il metodo per il quale il sacrificio di Cristo diventa efficace nell’anima. Siamo salvati per l’opera sostitutiva di Cristo. Perciò non è richiesto nessun merito nostro, e dobbiamo solo accettare con una fede semplice ciò che Cristo ha già fatto. È una vera gioia riflettere sulla grande verità che ‘Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio [Ebrei 10:12].’ Che gloriosa visione: il Cristo che si siede al posto di onore perché la sua opera è compiuta. L’anima si può veramente riposare in un’opera così manifestamente completa. La giustificazione per fede non deve mai essere offuscata8, eppure non tutti la comprendono bene…”.9 Così si raccomandava ai suoi studenti Charles H. Spurgeon, un teologo ben preparato e un predicatore formidabile. Abbiamo scritto questo libro per i motivi appena fatti presenti da Spurgeon. Vogliamo che la gente capisca il significato del sacrificio di Gesù Cristo. Inizieremo il nostro viaggio insieme, considerando nel capitolo 1 l’angoscia di un monaco agostinia Ovvero, nascosta o fraintesa. P. 270 in ‘Lecture 10, On Conversion as our Aim’ in C.H. Spurgeon [1834-92], Lectures to my students, second series, Carter & Brothers, New York 1889 (corsivo in Spurgeon) (www.archive.org/details/lecturestomystud1889spur; legalmente scaricabile). In it. Lezioni ai miei studenti, volume 2, Alfa e Omega, Caltanisetta 2008. Nell’edizione it. la lezione in questione (‘La conversione: il nostro scopo’) inizia a p. 181.

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Come avere pace con Dio

no. Il suo nome? Martin Lutero. Il capitolo 2 tratterà la scoperta che ha eliminato quell’angoscia. Nel capitolo 3 vedremo il modo in cui Lutero ha preso le distanze da un teologo gigante (Agostino) da cui aveva comunque imparato tanto. Parlando della comprensione della giustificazione di Lutero, sentiremo la necessità di approfondire il significato di due parole bibliche (il capitolo 4), per poi tornare a considerare due frasi latine usate da Lutero (il capitolo 5). Al fine di concederci una pausa, ‘un banchetto’, se così vogliamo chiamarlo, nel capitolo 6 considereremo insieme il modo in cui Cristo si dà completamente a noi, affinché noi possiamo essere completamente accettati in lui. Dopo tale interludio sontuoso, ci rimboccheremo nuovamente le maniche per considerare nel capitolo 7 le implicazioni sociali dell’insegnamento sulla giustificazione. Poi nei capitoli 8 e 9 affronteremo direttamente due obiezioni lanciate contro questa nobile dottrina. A seguito del capitolo 9 avremo due excursus. Il primo ci parlerà brevemente di un luterano recente (Bonhoeffer); il secondo illustrerà, in modo più esteso, la posizione dello stesso Lutero su un ‘dettaglio’ che, come vedremo, in realtà non è un dettaglio. Al capitolo 10 affronteremo un tema di fondo della vita cristiana (la santificazione) vedendo anche il suo legame con la giustificazione. Poi un terzo excursus ci porterà a considerare come un teologo della seconda generazione dei riformatori (Calvino) vedeva queste dottrine in rapporto tra loro. Seguono poi due appendici. La prima forinisce dei consigli/ suggerimenti per chi volesse approfondire le cose discusse in questo libro. La seconda, più tecnica, vuole fornire un input riguardo ad una corrente teologica (la cosiddetta ‘Nuova prospettiva su Paolo’) che, in effetti, presenta un’obiezione moderna all’insegnamento della giustificazione. L’intenzione di ambedue 12


Introduzione

le appendici è quella di darti consigli bibliografici perché tu possa approfondire i temi in questione. L’obiettivo di fondo di questo libro è di aiutare chi legge a capire l’insegnamento biblico sulla giustificazione per grazia, perché è dalla conoscenza del Dio che giustifica che la pace giungerà a te (cfr. il titolo di questo libro) e la gloria andrà a lui. Abbiamo anche citato ampiamente documenti cinquecenteschi, ovvero documenti dall’epoca di Lutero e di Calvino. Perché? Perché era in quest’epoca che la giustificazione per grazia è stata riscoperta dalla Chiesa; ed anche perché questi teologi hanno ancora tanto da insegnarci. Ma il tedesco Lutero e il francese Calvino non saranno le nostre uniche guide dal ‘500. Ci prenderanno per mano anche Benedetto Fontanini (1495-1556) e Marcantonio Flaminio (1498-1550), rispettivamente l’autore e il revisore del più glorioso scritto della Riforma italiana: Il Beneficio di Cristo10 – un documento bizzarramente trascurato11 da un evangelismo italiano spesso stimolato e preoccupato da ben altre cose. Questo do A rigor di termini il titolo è: Trattato utilissimo del Beneficio di Giesù Christo crocifisso verso i christiani. 11 Non volendo mettere in imbarazzo più persone sopprimo qui almeno due riferimenti bibliografici di opere scritte da italiani, che riguardano o la giustificazione o la Riforma italiana, che non parlano del Beneficio di Cristo. Invece lo straniero nordirlandese Alister E. McGrath non è così miopico: Iustitia Dei, A History of the Christian Doctrine of Justification, vol. 2: From 1500 to the Present Day, Cambridge University, Cambridge 1986, pp. 61-3. McGrath ed un altro studioso, da punti di vista completamente differenti, segnalano l’importanza degli italiani per ciò che diventerà la Riforma protestante (o per Garofalo la ‘rivolta’ protestante, p. 367). Alister E. McGrath, Evangelicalism and the Future of Christianity, InterVarsity, Downers Grove 1995, pp. 19-20. Salvatore Garofalo, ‘Gli umanisti italiani del XV secolo e la Bibbia’ Biblica 27 (1946) pp. 338-375. 10

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Come avere pace con Dio

cumento fu scritto nel 1543 in italiano (e non in latino) e tradotto cinque anni dopo, nel 1548, in inglese (e non viceversa!), e nel 1545 in francese (come lo sarà in croato nel 1563).12 Il Beneficio di Cristo fu pubblicato in forma anonima a Venezia, perché in quell’epoca mettere il proprio nome ad un documento così apertamente biblico non era tanto consigliabile, per motivi che tutti noi conosciamo.13 Ma se il documento è anonimo, in che modo siamo a conoscenza dei ruoli di Fontanini e di Flaminio? Grazie al processo di Pietro Carnesecchi (15081567),14 il quale venne processato (in breve) proprio perché il Beneficio di Cristo diventò presto un libro pericoloso e proibito. Carnesecchi fu un fiorentino e in questo momento con grande commozione scrivo il suo nome da Firenze. In epoca recente sono stati maggiormente gli sforzi del compianto catanese Salvatore Caponetto a far sì che non scordassimo questo gioiello della Riforma italiana, e che la memoria di Pietro Carnesecchi e tanti altri come lui non andasse perduta.15 Tutti questi dati ed altri si trovano nell’edizione critica: Benedetto da Mantova, Il Beneficio di Cristo, con le versioni del secolo XVI, documenti e testimonianze, a cura di Salvatore Caponetto, Northern Illinois University (DeKalb), Newberry Library (Chicago), Sansoni (Firenze) 1972. 13 Per il periodo in questione, cfr. Salvatore Caponetto, La Riforma protestante nell’Italia del Cinquecento, 2 ed. riv. e aggiornata, Claudiana, Torino 1997 (che è anche disponibile in una tr. ingl. eseguita da Anne C. e John Tedeschi: The Protestant Reformation in Sixteenth-Century Italy, Thomas Jefferson University, Kirksville, 1999). 14 Cfr. Pietro Carnesecchi. Con estratti dagli Atti del processo del Santo Officio, a cura di Oddone Ortolani, Le Monnier, Firenze 1963; e più recentemente i due volumi a cura di Massimo Firpo e Dario Marcatto: I processi inquisitoriali di Pietro Carnesecchi, Archivio segreto vaticano, Città del Vaticano 1998-2000. 15 Ho avuto il grande privilegio di conoscere almeno un po’ Salvatore Caponetto e il 18 aprile 1996 mi regalò con dedica la mia copia dell’edizione critica del Beneficio.

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Introduzione

Vi incoraggio a leggere l’introduzione di Caponetto, nell’agile volume della Claudiana, per sapere di più di questo documento affascinante.16 Poi ovviamente leggi anche il documento stesso, non irritandoti del linguaggio cinquecentesco; sono i nostri antenati nella fede a parlarci.17 Possiamo fare questo sforzo in loro onore. Sopra abbiamo lasciato che Spurgeon illustrasse l’importanza della dottrina della giustificazione. Concludiamo questa breve introduzione permettendo ad un eminente teologo moderno di ribadirne l’importanza e di metterne in evidenza l’urgente attualità. Wayne Grudem (n. 1948) scrive: “Una retta comprensione della giustificazione è assolutamente cruciale per l’intera fede cristiana. Il momento in cui Martin Lutero si è reso conto della verità della giustificazione per la sola fede egli è diventato un cristiano e traboccava con la nuova gioia del vangelo. La questione di fondo della Riforma protestante era una disputa con la Chiesa cattolica romana in merito alla giustificazione. Se vogliamo salvaguardare la verità del vangelo per le generazioni future, Benedetto da Mantova, Marcantonio Flaminio, Il Beneficio di Cristo, 2 ed., a cura di Salvatore Caponetto, Claudiana, Torino 1991; e più recentemente: Benedetto Fontanini da Mantova e Marcantonio Flaminio, Il Beneficio di Cristo, 3 ed., a cura di Salvatore Caponetto, Claudiana, Torino 2009. Inoltre, la prossima volta che visiti la Galleria degli Uffizi a Firenze, cerca anche il ritratto di Carnesecchi. 17 È legalmente disponibile su internet il facsimile dell’unico esemplare rimasto dell’edizione del 1543 (http://www.archive.org/details/benefitchristsd00palegoog), all’interno di: The Benefit of Christ’s Death…, a cura di Churchill Babington, Bell e Daldy/Deighton, Bell e co., London/Cambridge 1855. Consultando il facsimile (che inizia a p. 105 di Babington) vedrai che l’edizione di Caponetto in realtà semplifica un po’ la lettura, p.e. modernizzando lievemente l’ortografia. Coloro che volessero fare ricerche approfondite sul Beneficio, farebbero bene anche a consultare l’edizione critica del Beneficio già segnalata (della Sansoni). 16

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Come avere pace con Dio

dobbiamo comprendere l’insegnamento della giustificazione. Perfino oggi, una retta comprensione della giustificazione costituisce la linea di divisione fra il vangelo biblico della salvezza per la sola fede e tutti i falsi vangeli di salvezza che si basano sulle buone opere.�18

Wayne Grudem, Systematic Theology: An Introduction to Biblical Doctrine, Inter-Varsity/Zondervan, Leicester/Grand Rapids 2000, p. 722 (corsivo aggiunto).

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Capitolo 1 Capitolo 1

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L’angoscia di Lutero

ll’età di ventuno anni Martin Lutero (1483-1546) divenne frate agostiniano. Egli non era un frate qualsiasi. Dal punto di vista accademico era molto istruito, avendo conseguito il dottorato in teologia. Era anche un frate molto scrupoloso prendendo molto sul serio la vita monastica, per mezzo della quale sperava di conseguire la salvezza eterna. Lutero credeva a quello che la chiesa diceva in quell’epoca sulla vita spirituale e si impegnava a seguire tutte le indicazioni date al riguardo. Dopotutto, proprio diventando frate, egli aveva già seguito un’indicazione molto importante. In quell’epoca era cosa risaputa che chi voleva veramente seguire Dio, faceva bene ad entrare in convento. La scrupolosità di Lutero metteva alla prova la pazienza del suo confessore, il buon Johann von Staupitz (c. 1468/9-1524). Lutero teneva a non trascurare nulla nel confessionale. Perciò si sforzava di ricordare ogni minima mancanza o peccatuccio. Una volta il povero Staupitz logorato da tanta pignoleria, disse a fra Martino: “Guarda, se vuoi che Cristo ti perdoni, viene da me con qualcosa che deve essere perdonato – magari il parricidio [= uccidere un genitore], bestemmia, adulterio – anziché tutti questi peccatucci.”19 Roland H. Bainton, Here I Stand: A Life of Martin Luther, Abingdon, Nashville 1978, p. 41 (tr. it. Lutero, Einaudi, Torino 1960 e 2003). Cito dalla versione ingl., se non indico diversamente (legalmente dispo-

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Come avere pace con Dio

Va da sé che Staupitz non voleva che Lutero si desse da fare per commettere i terribili peccati menzionati. Piuttosto voleva che Lutero la smettesse di autoflagellarsi riguardo a ogni minima eventuale (o immaginata) dimenticanza. Quest’atteggiamento di Lutero mi ricorda l’atteggiamento di Ned Flanders in una puntata dei Simpsons. Si tratta di quella volta in cui Flanders confessa al reverendo Lovejoy qualcosa come: Reverendo, ho avuto dei pensieri sensuali riguardo a mia moglie! Mentre Flanders è una caricatura moderna di un certo tipo di persona religiosa e Martin Lutero era un frate estremamente serio, magari ambedue ci fanno un po’ sorridere. Ma per Lutero non c’era nulla di divertente. Anzi egli era profondamente angosciato riguardo alla propria situazione spirituale. Nel Medio Evo la paura di finire all’inferno era molto sentita. Ma era anche molto sentita un’altra paura: quella di passare anni di inimmaginabili sofferenze nel purgatorio, prima di andare in paradiso. Salvatore Caponetto spiega: “Il pensiero della necessità della purificazione ultraterrena era divenuto [per gli uomini e le donne del Cinquecento di tutte le classi sociali] un vero incubo anche per i buoni credenti, o, per lo meno, per tutti quelli che osservavano i precetti della chiesa, la quale affermava la sua autorità di giudizio sui vivi e sui morti esortando alla ricerca del perdono con le opere di pietà e con l’acquisto delle indulgenze per sé e per i parenti defunti”.20 nibile su internet: www.archive.org/details/hereistandalifeo005163mbp). Di Staupitz Lutero scrisse: “Se io non elogiassi Staupitz, sarei un ingrato dannato asino papistico…poiché egli fu il mio padre in Cristo. Se Staupitz non mi avesse aiutato, sarei stato inghiottito e lasciato nell’inferno”; citato in Timothy George, Theology of the Reformers, Broadman, Nashvillve 1988, p. 63. 20 Salvatore Caponetto, Melantone e l’Italia, Claudiana, Torino 2000, p. 25. Va letto tutto il capitolo che inizia con questa citazione (pp. 25-34, ‘Lo 18


Capitolo 1 – L’angoscia di Lutero

Nel Medio Evo i cristiani credevano che ci fossero tre possibili destini dopo questa vita: il paradiso, il purgatorio o l’inferno. Ma nessuno poteva sapere, prima di morire, dove sarebbe andato a finire. La teologia medievale non permetteva al credente di sapere se era ‘a posto’ con Dio o meno, se aveva o no la pace con Dio. In tutto Lutero trascorse 19 anni indossando l’abito monastico, compresi tre anni dopo essere stato scomunicato.21 Facendo un bilancio di quegli anni, Lutero disse: “Ero un bravo frate. Ho seguito la regola del mio ordine così rigorosamente che direi che se un monaco sia mai finito in paradiso per aver fatto il monaco, quel monaco ero io. Tutti i confratelli che mi conoscevano confermerebbero il mio rigore. Se fossi andato avanti ancora, mi sarei ammazzato con veglie, preghiere, letture, e altri lavori.”22 Alister E. McGrath riporta il resto della citazione di Lutero: “Tuttavia la mia coscienza non mi dava certezza, anzi, dubitavo continuamente e mi dicevo: ‘Questo non l’hai fatto bene. purgatorio ei Christo’, ed anche pp. 22-23) sul modo in cui dei coraggiosi italiani cinquecenteschi negarono alla maggior gloria di Cristo l’esistenza del purgatorio. Il nome del capitolo viene dalla confessione del frate Vincenzo Jannelli, condannato al rogo per la sua coraggiosa testimonianza per Cristo (pp. 32, 33). Per Jannelli Cristo stesso era il suo purgatorio – cioè colui il quale era morto perché Jannelli potesse essere purificato e salvato (più avanti, nel capitolo 7 ‘Una dottrina rivoluzionaria’, avremo le simili testimonianze di altri italiani). Cfr. anche James Atkinson, Lutero: la parola scatenata, Claudiana, Torino 1983, p. 153: “Per l’uomo medievale il purgatorio era qualcosa di molto reale e terrificante.” Per quanto riguarda Lutero, sulla base della Bibbia egli abbandonerà la credenza nel purgatorio, ma non nell’inferno e nel paradiso. Infatti questi ultimi due si trovano nella Bibbia (con termini vari), il purgatorio invece no. Sulla nascita storica della dottrina non-biblica del purgatorio cfr. Jacques Le Goff, La nascita del Purgatorio, Einaudi, Torino 2010 (orig. francese 1981). 21 Bainton, Here I Stand, p. 33. 22 Bainton, Here I Stand, p. 34. 19


Come avere pace con Dio

Non eri abbastanza contrito. Quest’altro non l’hai confessato.’ Quanto più mi sforzavo di guarire con tradizioni umane questa mia coscienza dubbiosa, incerta e turbata, tanto più la ritrovavo, giorno per giorno, più dubbiosa, più debole e più turbata”.23 Durante quegli anni l’incertezza alimentava l’impegno di fra Martino. Egli si era fatto frate per accertarsi di conseguire la salvezza. Dopotutto, in quell’epoca il convento rappresentava la corsia preferenziale della salvezza. Ma anziché avere la certezza di essere a posto con Dio, Lutero era assalito dall’incertezza di non sapere il proprio destino dopo la morte. Egli bramava più di ogni altra cosa sapere di avere pace con Dio.24 La situazione del credente medievale è descritta bene da Timothy George: “In questa vita il cristiano è sempre un viator (un viandante) che rimane sospeso tra la grazia di Dio, rivelata in Cristo e mediata Il pensiero della riforma, Lutero Zwingli Calvino Bucero. Un’introduzione, 2 ed. accresciuta e aggiornata, Claudiana, Torino 1995, p. 134. Raramente cito la terza edizione di questo ottimo libro. Quando lo faccio, metto il riferimento bibliografico esteso. Se no, i riferimenti sono alla seconda ed. it., anche se spesso provo anche ad includere qualche indizio (p.e. un eventuale sottotitolo) per facilitare coloro che consultano la terza ed. 24 Sono applicabili qui le parole di Giovanni Calvino [1509-64], Istituzione della religione cristiana, in due volumi, a cura di Giorgio Tourn, UTET, Torino 1971 (III.13.4; Tourn, p. 926): “L’uomo non smetterà mai di tremare in se stesso, finché non si sarà convinto che Dio ci è propizio unicamente attraverso l’espiazione datagli da Cristo, il quale ha portato il peso della sua collera. Insomma, dobbiamo cercare la pace soltanto negli spaventi e nelle inquietudini di Cristo, nostro redentore.” E poco più avanti nella sezione successiva (III.13.5; Tourn, p. 926) prosegue: “E finché non saremo giunti a quel porto, tremeremo ad ogni soffio di vento; ma se Dio si rivelerà quale nostro pastore, proveremo sicurezza anche nell’oscurità della morte (Salmo 23:4).” Lutero bramava di vedere Dio come pastore e non più come giudice.

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Capitolo 1 – L’angoscia di Lutero

dai sacramenti, e il giudizio che sta sopra la sua testa come una spada escatologica di Damocle che mette sempre in forse la sua condizione spirituale.”25 Lasceremo il povero Lutero un attimo nella sua angoscia. Ma non preoccuparti. Nel capitolo successivo parleremo della sua stupenda scoperta, che ha trasformato sia la sua vita sia la storia dell’occidente.

Punti di riflessione Punti di riflessione

1a. L’angoscia di Lutero, pur estrema, si basava su due realtà bibliche molto importanti. La prima è la peccaminosità dell’essere umano. Dal momento del peccato di Adamo ed Eva tutti noi nasciamo come peccatori (Romani 5:12) e poi continuiamo a peccare durante la nostra vita. 1b. Il Beneficio di Cristo descrive bene questo quadro partendo dalla nostra mancanza di giustizia davanti a Dio: “Questa privazione di giustizia e questa inclinazione e prontezza ad ogni ingiustizia e impietà si chiama peccato originale, il George, Theology, p. 64. Nella seguente citazione Vittorio Subilia [1911-1988], La giustificazione per fede, Paideia, Brescia 1976, p. 68 riassume la situazione medievale specificamente in merito alla dottrina della giustificazione: “Attraverso il lavorio di logoramento di 12 secoli si è arrivati al totale capovolgimento del messaggio apostolico della giustizia di Dio: invece di partire dalla giustificazione adempiuta bisogna di nuovo pervenire a una giustificazione da adempiere. La giustificazione non è più la giustificazione dell’empio, del fuorilegge, dello scomunicato, è di nuovo la giustificazione del santo, dell’uomo pio e religioso. Già ai credenti delle comunità della Galazia, succubi della propaganda giudeocristiana, l’apostolo aveva rivolto il grave ammonimento: ‘Se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente’ (Galati 2.21)”.

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Come avere pace con Dio

quale portiamo con noi dal ventre della madre, nascendo figliuoli dell’ira; e ha avuto origine dalli nostri primi padri, ed è cagione [= causa] e fonte di tutti li vizi e iniquità che comettiamo; dalle quali se vogliamo esser liberati, e ritornar a quella prima innocenza, ricuperando la imagine di Dio, è necessario che conosciamo prima la miseria nostra”.26 1c. Conosciamo la nostra miseria e la serietà del nostro peccato? Questi passi biblici ci aiuteranno a riflettere su queste cose. – Salmo 51:3-5: “Riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me. Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi. Perciò sei giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi. Ecco, io sono stato generato nell’iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato.” – Romani 3:23: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. – Efesini 2:1-3: “Voi…eravate [spiritualmente] morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri.” Benedetto da Mantova, Il Beneficio di Cristo, con le versioni del secolo XVI, documenti e testimonianze, a cura di Salvatore Caponetto, Northern Illinois University (DeKalb), Newberry Library (Chicago), Sansoni (Firenze) 1972, pp. 14-15 (cap. 1). Cito il Beneficio di Cristo sempre da questa edizione (abbreviata ‘Sansoni’) dando anche il numero del capitolo per coloro che consulteranno altre edizioni, compreso il facsimile menzionato sopra.

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Capitolo 1 – L’angoscia di Lutero

2. La seconda realtà biblica è che Dio è santo e giusto e di conseguenza deve punire il nostro peccato.27 Vediamo questo nei seguenti versetti biblici. – Abacuc 1:13: “Tu [Dio]…hai gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male, e… non puoi tollerare lo spettacolo dell’iniquità.” – Romani 1:18-32: “L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. Benché si dichiarino sapienti, son diventati stolti, e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Perciò Calvino, Istituzione III.14.6 (Tourn, p. 932) parla della conseguente inimicizia che esiste tra noi e Dio fino al momento della nostra conversione: “La verità attesta che siamo tutti nemici mortali di Dio e che c’è guerra aperta fra lui e noi (Romani 5:6; Colossesi 1:21), fino al momento in cui, essendo giustificati, rientriamo nella sua grazia”; e ancora: “rimaniamo tuttavia sempre figli delle tenebre, nemici di Dio e eredi della sua collera fino a che, per la chiamata gratuita del Padre, non siamo incorporati nella comunione con Cristo”.

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Come avere pace con Dio

Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento. Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.” 3a. Oggigiorno ci sono sicuramente persone che si sentono di essere peccatori, ma tante altre hanno il problema opposto di Lutero. Tali persone non credono di essere peccatori o sottovalutano sia la gravità del loro peccato sia la realtà della santità di Dio. 3b. Se ci troviamo in questa categoria siamo in una situazione di grande pericolo spirituale. L’urgente passo da fare è quello di ammettere di essere peccatori, altrimenti non c’è speranza per noi. Perché? Perché Cristo è morto solo per i peccatori ed è soltanto per loro che egli è venuto. – Marco 2:17: “Gesù…disse loro: ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non son venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori’.” – Romani 5:8: “Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” – Romani 3:10: “Non c’è nessun giusto, neppure uno.” 24



Come avere pace con Dio. Martin Lutero sulla giustificazione per fede