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SOSTENIBILITÀ, INNOVAZIONE E COESIONE SOCIALE PER UN PROGETTO STRATEGICO DEL TERRITORIO PROVINCIALE PRESENTAZIONE DOCUMENTO PRELIMINARE ROMA 15 DICEMBRE 2009

SOSTENIBILITÀ, INNOVAZIONE E COESIONE SOCIALE PER UN PROGETTO STRATEGICO DEL TERRITORIO PROVINCIALE PRESENTAZIONE DOCUMENTO PRELIMINARE ROMA 15 DICEMBRE 2009


A cura dell’ Ufficio Progetto Strategico della Provincia di Roma mail: progettostrategico@provincia.roma.it


PREMESSA Il Progetto Strategico della Provincia di Roma costituisce, alla luce della grave crisi economica e climatica che stiamo vivendo, un elemento programmatico indispensabile per l’azione di governo della Giunta Zingaretti. Il presente documento definisce indirizzi ed obiettivi e rappresenta la base su cui intendiamo sviluppare, in sinergia con gli altri livelli istituzionali, un’ampia fase di consultazione con tutta la comunità attraverso incontri, iniziative di studio e tavoli di confronto. Lo scopo è quello di ricevere nuovi contributi e proposte al fine di giungere ad un documento condiviso e strutturato su progetti operativi. Terminata questa fase di consultazione in cui sarà verificata anche la disponibilità di investitori ed operatori economici, il documento finale sarà presentato entro il mese di maggio in un’iniziativa pubblica per avviarne il lavoro di attuazione.

Il documento si articola nei seguenti capitoli: pag _4

LA CRISI COME OPPORTUNITA’

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LA SPECIFICITA’ DELLA CRISI NELLA PROVINCIA DI ROMA

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IL PROGETTO STRATEGICO DELLA PROVINCIA DI ROMA


LA CRISI COME OPPORTUNITA’ Da un quarto di secolo, con ritmi sempre più veloci, sono cambiati i rapporti fra politica ed economia: la prima, prigioniera della dimensione nazionale, ormai non indirizza più la seconda. La profonda crisi finanziaria, economica e sociale esplosa lo scorso anno è innanzitutto la certificazione della debolezza della politica. L’economia globale è segnata da poteri che operano al di fuori di regole democratiche finalizzate a promuovere l’interesse generale. Nello stesso tempo sul piano sociale, come effetto di una politica debole, assistiamo ad una ripresa prorompente degli interessi individuali che vanifica ogni prospettiva fondata su valori collettivi, di solidarietà, di rispetto del funzionamento della natura, di comunità. Viene meno il “sentirsi società”. Come altre volte nella storia della modernità l’estremismo liberista, quando diventa l’asse su cui si basa il governo politico della società, crea scenari e condizioni che poi è incapace di padroneggiare. La recente crisi è espressione di questo processo. Oggi, governare è impresa sempre più impervia per la diminuzione delle risorse, la frammentazione della domanda sociale e la concorrenza selvaggia che investe le città ed i territori. Tutto ciò sta producendo nella società un’eclissi di fiducia che deve essere contrastata. Occorre, dunque, mettere in campo pensieri, valori, progetti e pratiche concrete per costruire una nuova razionalità capace di restituire credibilità alla politica, fiducia nelle istituzioni e speranza nel progresso. Per affrontare in modo vincente questa sfida è importante considerare la crisi non solo come un evento negativo ma anche come opportunità. UNA NUOVA UNITÀ TRA ECONOMIA ED AMBIENTE

Il dato più interessante di questa fase è la sovrapposizione tra crisi ambientale, che fa emergere l’urgenza di contrastare i cambiamenti climatici, e crisi economica, che fa emergere l’esigenza di un nuovo, forte e decisivo intervento pubblico. La gravità delle due crisi e le loro strettissime relazioni appaiono evidenti. È diffusa, infatti, la consapevolezza che la crescita dell’economia globale si sta avvicinando ai limiti massimi che il nostro pianeta può sopportare e che continuare a perseguire la crescita di que-

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sto sistema economico sarebbe una scelta sbagliata. Tale convinzione si basa su due fenomeni: 1. l’incremento demografico, che mette in luce come le risorse naturali siano ormai insufficienti per soddisfare la domanda globale di beni di consumo creata da questo modello di produzione e benessere; 2. il consumo delle risorse naturali fossili e il riscaldamento del pianeta, che evidenziano come sia necessario superare un sistema che produce elevate emissioni di CO2 con il pericolo di cambiamenti climatici dagli effetti irreversibili per la nostra società. È arrivato, quindi, il momento di prendere atto che l’economia della crescita quantitativa, sintetizzata dall’indicatore PIL, se non tiene conto delle compatibilità con l’ambiente e dei limiti delle risorse naturali, non è più in grado di garantire alle generazioni, sia presenti che future, benessere e vivibilità del pianeta. Per questo è sbagliato governare la crisi con il solo obiettivo della ripresa economica e produttiva del sistema senza avviarne concretamente una trasformazione radicale in chiave ecologica. La doppia crisi mostra che economia ed ambiente sono due sistemi strutturalmente legati e che quindi l’economia deve fondarsi sull’uso intelligente del capitale naturale. Conseguenza di questa affermazione è la necessità di assumere il principio della sostenibilità come nuova razionalità su cui impostare le relazioni economiche e l’organizzazione della società. È un cambiamento di visione che comporta la sostituzione del modello economico dell’espansione quantitativa con quello del miglioramento qualitativo, ovvero il passaggio dall’obiettivo della crescita a quello dello sviluppo sostenibile sul piano sociale ed ecologico. La doppia crisi offre dunque l’opportunità storica di voltare pagina, di affermare il principio della sostenibilità e la centralità di un nuovo modello ecologico non come “correttivi” di un’economia poco rispettosa dell’ambiente, ma come idee-forza per avviare un nuovo modo di “produrre e consumare”, di organizzare il territorio e di condurre il nostro stile di vita.


SOSTENIBILITÀ, INNOVAZIONE E COESIONE SOCIALE PER UN PROGETTO STRATEGICO DELLA PROVINCIA DI ROMA

LA SOSTENIBILITÀ COME PUNTO DI PARTENZA

Assumere il concetto dello sviluppo sostenibile, che impone partire dai limiti del pianeta (climatici, demografici, di risorse naturali, di assorbimento dell’inquinamento), comporta un cambiamento radicale delle relazioni tra le attività economiche ed il mondo naturale. Questa consapevolezza inizia ad affermarsi nel mondo. Gli Stati Uniti per affrontare la crisi economica e climatica hanno deciso di indirizzare importanti investimenti nel settore della Energy Technology con lo scopo di rilanciare un “nuovo sviluppo ecologico”, il Green New Deal. Una svolta epocale verso la sostenibilità che già costituisce elemento di stimolo per tutta la comunità internazionale. Nel nostro paese, invece, siamo in ritardo. Il governo non ha ancora deciso una politica strutturale di investimenti e supporti legislativi per avviare concretamente la riconversione ecologica dell’economia italiana. Un grave errore perché la sostenibilità deve essere il punto da cui partire per rilanciare l’economia. Oggi, anche per le aree urbane, la sostenibilità rappresenta il punto di partenza di un profondo cambiamento verso un modello che garantisca benessere e qualità della vita. La città e il territorio, come sono attualmente organizzati, costituiscono il luogo in cui si produce e si esprime la contraddizione fra il sistema economico e gli equilibri ambientali. La città e il territorio devono allora diventare anche il luogo in cui questa contraddizione viene affrontata e avviata a soluzione con un nuovo modo di produrre e di consumare, cioè con nuovi stili di vita compatibili con l’ambiente. La popolazione mondiale sta concentrandosi progressivamente nelle aree urbane. Dagli inizi del nuovo millennio oltre il 60% della popolazione mondiale vive nelle città ed entro il 2025 gli abitanti che risiederanno in contesti urbani saranno oltre 5 miliardi. In ambito europeo tale percentuale è già oltre il 70% e comunque la maggior parte degli abitanti ha uno stile di vita di tipo urbano. Proprio su questo processo e sul dato che nelle aree urbane si produce il 70% dell’inquinamento si fonda la convinzione che i cambiamenti climatici trovano nella città il maggior luogo di criticità. Per le ragioni esposte la politica per la sostenibili-

tà richiede, su scala europea e mondiale, un forte impegno nelle aree urbane che rappresentano per popolazione e per domanda di consumi e servizi lo snodo più importante e sensibile del sistema economico. Oggi, rispondere alla crisi ambientale nelle città comporta dunque la sostituzione dell’attuale modello urbano con un nuovo sistema a basso impatto, un sistema ecologico. Per raggiungere tale scopo occorrono politiche forti, capaci di incidere su grandi questioni come l’integrazione tra area urbanizzata e campagna, l’organizzazione del territorio urbano e della mobilità, la gestione dei rifiuti e dei consumi energetici, lo sviluppo della connettività a banda larga e delle infrastrutture della conoscenza, il rafforzamento dell’economia immateriale, la qualità dell’abitare e lo stile di vita dei cittadini. In sostanza occorre ripensare l’area urbana come “territorio sostenibile” in termini socio-economici ed ambientali. In questo quadro la Provincia di Roma, che intende lavorare per lo sviluppo sostenibile attraverso una programmazione di carattere strategico, deve supportare la sua decisione politica con maggiori informazioni capaci di offrire un’analisi del territorio provinciale più completa possibile. Occorre aggiungere, alle informazioni fornite dalla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), quelle relative a consumo di suolo, conservazione dell’ambiente, depauperamento delle risorse naturali, andamento demografico, flussi migratori, povertà livelli di istruzione, spesa per spettacoli e speranza di vita. Quindi, è necessario costruire nuovi indicatori che consentano ulteriori valutazioni da affiancare a quelle relative alla ricchezza economica come ad esempio il BIL (Benessere Interno Lordo) creato per valutare la qualità della vita delle comunità. La Provincia, che si prefigge l’obiettivo della sostenibilità, deve assumere come indicatore principale la piena funzionalità ecologica del territorio. Questa deve essere valutata in termini di Rete Ecologica, intesa come connessione degli ambiti naturali al fine di garantire una conservazione attiva degli ecosistemi, e di Impronta Ecologica intesa come superficie di suolo di cui necessita ogni abitante per rigenerare le risorse naturali consumate e per assorbire i rifiuti prodotti.

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LA SPECIFICITA’ DELLA CRISI NELLA PROVINCIA DI ROMA Siamo nel pieno di una crisi economica e climatica che sta mettendo in discussione gli assetti e lo sviluppo delle aree urbane del mondo. Per questo è necessario approfondire l’analisi su come essa si rifletta sul territorio condizionando i processi di trasformazione nella Provincia di Roma. Di seguito la specificità della crisi nel territorio provinciale affrontata in quattro capitoli: l’economia della provincia, le pressioni ambientali, la dimensione metropolitana ed il sistema istituzionale. L’ECONOMIA DELLA PROVINCIA

Nel corso dell’ultimo decennio, l’area metropolitana di Roma è stato uno dei territori italiani più dinamici in termini di crescita economica. Nel periodo 2000-2008 il valore aggiunto prodotto nella provincia di Roma è cresciuto del 1,5% all’anno (tasso medio composto), evidenziando una dinamica sensibilmente superiore a quella osservata nelle altre principali province metropolitane. Questa crescita economica si è però contraddistinta rispetto alle tendenze nazionali per alcune criticità quali la diminuzione della produttività per addetto, l’aumento del lavoro precario e la crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Tali criticità, nonostante i buoni risultati ottenuti nella crescita del PIL, rendono l’economia della Provincia di Roma un sistema fortemente esposto ai processi della crisi. Infatti, grandi settori dell’economia romana come industria, costruzioni, servizi e commercio, hanno vissuto e vivono ancora un forte calo delle attività con conseguenze drammatiche sui livelli occupazionali. Basti pensare ai numerosi lavoratori in cassa integrazione di cui una parte cospicua non potrà più rientrare ai propri posti di lavoro ed alla grande fascia dei cosiddetti lavoratori flessibili, già espulsi dal lavoro, che rimarrà marginalizzata. Questa drammatica situazione del settore privato, come evidenziano tutti gli studi in materia, ha prodotto nel corso del 2009 una significativa crescita del tasso di disoccupazione. Un dato che crescerà ancora nel 2010 in quanto l’uscita dalla recessione e la prospettiva di ripresa economica, come si sta già verificando a livello mondiale, non sono accompagnate dalla crescita dei livelli occupazionali. Altro elemento che rende difficile il rilancio del “sistema impre-

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sa”, e di conseguenza dell’occupazione, è l’atteggiamento di chiusura da parte del sistema bancario e creditizio che ha reso difficile alle aziende ed ai privati l’accesso al credito per investimenti. Alle difficoltà del settore privato si aggiungono quelle delle amministrazioni locali la cui capacità di azione oggi è limitata dalla grave situazione della finanza pubblica e dalla scelta del Governo di scaricare sugli enti territoriali larga parte dei tagli previsti con la manovra finanziaria per il triennio 2009-2011. Infatti, i trasferimenti agli enti locali per sostenere il costo di servizi ai cittadini sono stati pesantemente ridotti ed il gettito ICI perduto a seguito della sua completa abolizione sull’abitazione principale è stato compensato solo parzialmente. Pertanto, come denunciato dall’ANCI e dall’UPI, le risorse a disposizione dei Comuni e delle Province sono in forte calo e di conseguenza crescono le loro difficoltà a gestire la macchina amministrativa, i servizi e le politiche per la promozione economica e lo sviluppo del territorio. In questa situazione di difficoltà finanziaria, nonostante l’erogazione governativa di 500 milioni di euro per Roma Capitale ai sensi della legge 42/09, rientra anche il Comune di Roma. Quindi, la Provincia e tutti i Comuni vivono una grande difficoltà nel sostenere con investimenti adeguati le politiche per il rilancio dell’economia e per lo sviluppo del territorio. Lo scenario descritto evidenzia che l’economia provinciale sta vivendo un passaggio difficile nel quale sarà determinante la capacità di tutte le amministrazioni locali di superare le logiche del campanile e del romacentrismo per avviare una nuova fase di “concertazione istituzionale”. Una fase nella quale Provincia, Regione, Comune di Roma e tutti i Comuni della Provincia, coinvolgendo le forze economiche, i sindacati ed il mondo finanziario, lavorino insieme ad un programma di investimenti per infrastrutture, energia, ambiente, innovazione, agricoltura, edilizia abitativa, servizi, strutture culturali, trasformazione e manutenzione urbana. Con questa impostazione sarà possibile dare alla ripresa economica, oggi sospinta dalle dinamiche del mercato internazionale, un carattere strutturale rivolto alla costruzione di un nuovo sistema di sviluppo territoriale.


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Per costruire un programma di investimenti occorre: →→ chiedere al governo di rivedere le regole del patto di stabilità interno per consentire agli enti locali di utilizzare i residui di bilancio e le risorse derivanti da dismissioni per nuovi investimenti; →→ sollecitare il governo, gli Enti e le Aziende nazionali ad investire per potenziare e rendere più efficienti le infrastrutture e le reti nell’area metropolitana (ferrovie, autostrade, banda larga, etc); →→ prevedere nella finanziaria il rinnovo degli incentivi per le energie rinnovabili anche oltre il 2010 e la defiscalizzazione dei prodotti e delle attività finalizzati al risparmio energetico; →→ accelerare l’attuazione di tutti i progetti regionali, provinciali e comunali che possono attivare risorse pubbliche già stanziate ed investimenti privati già concordati e programmati; →→ favorire il credito al sistema delle imprese per incentivare gli investimenti finalizzati al rilancio delle attività e dell’occupazione; →→ promuovere progetti per ambiente, energie rinnovabili ed innovazione su cui richiedere il sostegno finanziario della comunità europea. LE PRESSIONI AMBIENTALI

L’organizzazione e la crescita del sistema economico della Provincia produce, in linea con le tendenze dell’economia nazionale e mondiale, l’aumento costante delle pressioni ambientali derivanti dal consumo idrico ed energetico, dalla produzione dei rifiuti e dai veicoli in circolazione. Di seguito si riportano alcuni dati esemplificativi riferiti alla Provincia di Roma: →→ Produzione rifiuti pro capite pari a 642 kg/ab. Aumentati in 15 anni del 35%, dato superiore alla media italiana del 17%; →→ Raccolta differenziata dei rifiuti pari al 17%. Dato inferiore alla media italiana, già più molto più bassa di quella europea; →→ Consumi energetici procapite pari a 1,8 tep - tonnellate equivalenti di petrolio. Dato cresciuto negli ultimi dieci anni del 12%, ma comunque ancora inferiore alla media italiana pari a 2,2 tep;

→→ Consumi di carburante per abitante pari a 0,73 tep - tonnellate equivalenti di petrolio. Dato superiore alla media nazionale del 10%; →→ Tasso di motorizzazione privato pari a 92 veicoli ogni 100 abitanti e a 70 autovetture ogni 100 abitanti. Dati superiori alla media nazionale ed europea; →→ Acqua erogata procapite pari a 316,1 litri per abitante al giorno. Dato superiore alla media italiana definita in 267,1 litri per abitante al giorno. Sulla base di quanto esposto e tenuto conto anche delle pressioni ambientali derivanti dall’abusivismo e da una espansione incontrollata dell’edilizia, va preso atto della non sostenibilità nel tempo di una crescita economica impostata su un uso irrazionale del territorio e su un modello a forte “carattere dissipativo”. Di qui la necessità di rafforzare le politiche pubbliche per il governo del territorio e per la regolazione dei flussi di energia e di materia promuovendo progetti operativi per un futuro sostenibile dell’area metropolitana. LA DIMENSIONE METROPOLITANA

Negli ultimi decenni il territorio provinciale ha vissuto importanti cambiamenti che ne hanno modificato profondamente le caratteristiche. La Provincia di Roma, formata da una costellazione di economie locali più o meno autosufficienti e gravitanti attorno ad una Capitale prevalentemente burocratica ed amministrativa, si è trasformata in un grande e complesso sistema di relazioni economiche in cui la dimensione della spontaneità e della contraddizione ha prevalso su quella progettuale. Per questo l’area vasta di Roma è diventata lo scenario in cui coesistono grandi problemi ed enormi opportunità. Problemi, perché lo sviluppo senza pianificazione e programmazione ha determinato numerose contraddizioni. In particolare, nell’area vasta l’insediamento di nuovi abitanti, dovuto al trasferimento dei romani e ai flussi immigratori, si è tradotto in gran parte in una residenzialità priva di qualità e di servizi, con una debole identità e con una scarsa tenuta sociale. Inoltre, la localizzazione tumultuosa di attività produttive e funzioni strategiche ha portato alla crescita di una vivace attività econo-

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CAPITALE METROPOLITANA

mica in un quadro debole per quanto riguarda la mobilità e le relazioni con ambiente, territorio ed istituzioni locali. Tutto ciò mina alla radice la competitività del sistema. Opportunità, perché dall’integrazione tra città ed area vasta il territorio provinciale può trasformarsi, finalmente, in una vera area metropolitana ed entrare così a pieno titolo come protagonista nella competizione globale tra sistemi territoriali. In questo processo il Comune di Roma e tutti i Comuni della Provincia possono trovare l’energia e gli strumenti di cui hanno bisogno per uscire più forti dalla crisi e vincere le sfide della sostenibilità e dello sviluppo. Quindi, problemi ed opportunità, ovvero decadenza e sviluppo del territorio, sono i termini della questione. IL SISTEMA ISTITUZIONALE

Dall’analisi emerge come i processi economici, sociali ed urbanistici dell’area metropolitana soffrano la debolezza e la frammentarietà dei centri di decisione politica. La crisi della governance e l’inadeguatezza del sistema dei poteri locali sono tra le cause fondamentali per cui l’area vasta di Roma, nonostante le sorprendenti potenzialità, non è ancora riuscita ad affermarsi come un forte sistema di sviluppo territoriale. Oggi l’affermazione della nuova dimensione metropolitana del territorio non può essere separata dal processo di una nuova governance che ridisegni l’assetto del potere locale. In tal senso rappresenta un risultato importante

quanto ottenuto, anche grazie al ruolo svolto dalla Provincia, nella Legge 42/2009 relativamente all’istituzione della Città Metropolitana di Roma Capitale. La legge prevede che, in sostituzione del Comune e della Provincia di Roma, si costituisca un nuovo ente istituzionale a cui affidare le funzioni del governo metropolitano e che il suo territorio di competenza coincida con la Provincia o con parte di essa. In questo processo auspichiamo che i Municipi di Roma siano trasformati in comuni per renderli, al pari degli altri comuni, parte integrante del nuovo governo metropolitano. Nello stesso tempo riteniamo inevitabile che, contestualmente alla riforma istituzionale del potere locale, venga riorganizzato l’apparato burocratico ed amministrativo per elevarne la capacità di governo su scala urbana e metropolitana. La dimensione del cambiamento è tale da richiedere a tutti i soggetti interessati un salto di qualità: superare la logica del localismo e del “romacentrismo” per aprire una nuova pagina nelle relazioni interistituzionali del territorio partendo da un forte ed ampio coinvolgimento di tutta la comunità. Intanto, però, non si può restare fermi. La Provincia ha già impostato la sua azione amministrativa guardando al cambiamento istituzionale che ormai è diventato necessario ed inevitabile per dare più forza al progresso economico, sociale e civile in tutto il territorio provinciale. Il progetto strategico può rappresentare lo strumento per guidare questa trasformazione incardinando l’azione quotidiana di governo in una coerente visone del futuro.


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IL PROGETTO STRATEGICO DELLA PROVINCIA DI ROMA L’analisi del contesto globale e delle specificità locali fin qui evidenziate indica le due priorità su cui costruire il progetto strategico: 1. Governare il processo di trasformazione del territorio provinciale verso la costruzione dell’area metropolitana in quanto Roma e la sua Provincia, per il livello delle interazioni raggiunte nei processi economici, sociali e ambientali, sono due realtà che possono vivere solo dentro un unico progetto di sviluppo. 2. Assumere la sostenibilità e la funzionalità ecologica come principio base del sistema metropolitano provinciale in quanto rappresenta l’unica impostazione possibile per costruire uno sviluppo compatibile con l’ambiente e capace di coniugare sviluppo economico e qualità della vita. In sostanza, per dare nuove prospettive al territorio occorre che Roma e tutti i comuni della Provincia assumano lo scenario metropolitano come il luogo in cui dimensionare, in modo concertato e programmatico, una risposta strutturale alla crisi economica e ambientale. Uno scenario in cui i singoli comuni potranno valorizzare, in un processo di crescita integrata fondato sull’intercomunalità, le proprie vocazioni ed eccellenze. Da questa impostazione può nascere un “nuovo futuro” per il territorio. MISSIONE ED OBIETTIVI DEL PROGETTO

Il Progetto Strategico deve configurarsi come uno strumento per affrontare e superare la crisi economica e climatica, immaginando un diverso paradigma di sviluppo fondato su una nuova dimensione della città contemporanea, l’arcipelago metropolitano inteso come integrazione tra città e campagna. Un progetto che si basa su tre concetti chiave: integrazione per fare sistema, innovazione per creare sviluppo, sostenibilità per dare un carattere ecologico all’intero processo di cambiamento Il Progetto Strategico individua CINQUE ASSI di lavoro su cui costruire politiche innovative ed intersettoriali: 1. Realizzare una Provincia ecologica. 2. Riorganizzare il sistema metropolitano per integrare spazio urbano e campagna.

3. Valorizzare il territorio agricolo. 4. Elevare la qualità dello sviluppo. 5. Ridurre le povertà e le disuguaglianze ed offrire opportunità di lavoro. Su questi assi di lavoro sarà avviata, attraverso incontri e tavoli di lavoro, un’ampia consultazione coinvolgendo le altre istituzioni e tutte le realtà economiche, sociali e culturali del nostro territorio. Questo percorso permetterà di definire non solo gli obiettivi e le azioni del Progetto Strategico ma anche i progetti operativi, le risorse necessarie, i tempi, i soggetti pubblici e privati che li attueranno e le modalità di monitoraggio. La Provincia si dovrà impegnare per: →→ Attuare i progetti di diretta competenza; →→ Stimolare per i progetti che vanno oltre le proprie competenze, l’iniziativa delle altre istituzioni; →→ Avviare sulla definizione e gestione dei progetti operativi la partecipazione dei Comuni e di tutti gli attori del territorio metropolitano. 1. REALIZZARE UNA PROVINCIA ECOLOGICA Occorre costruire un nuovo sistema nel quale il regime energetico sia sempre più alimentato da energie rinnovabili, le emissioni di CO2 basse, la produzione di rifiuti più contenuta e gestibile, il trasporto collettivo meno inquinante, la sicurezza del territorio più elevata e la ricchezza del patrimonio naturale tutelata e valorizzata a costituire volano per l’economia. Per gestire questo processo la Provincia ha istituito un piano di azione annuale denominato “Provincia di Kyoto” che costituisce un’occasione per mettere a sistema i piani ed i programmi ecologici che interessano il territorio provinciale e per definire iniziative e progetti. Gli obiettivi generali possono essere così individuati: Classificazione ecologica del territorio Costruire la Rete Ecologica Provinciale il cui scopo è quello di garantire la conservazione e la funzionalità ecologica del territorio. Il PTPG individua e definisce, come elementi portanti della REP, 17 ambiti territoriali omogenei per caratteristiche ambientali (clima, litologia, morfologia e vegeta-

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zione). Questi ambiti, a cui in genere corrisponde una forte identità paesaggistica, culturale e produttiva, sono denominati Unità Territoriali Ambientali. Per ciascuna unità, composta da un insieme di Comuni, si devono stabilire strategie e progetti finalizzati a valorizzare l’identità paesaggistica, lo sviluppo compatibile e la conservazione attiva. Tutto ciò è funzionale anche alla necessità di valutare, in modo sempre più scrupoloso, il rischio idrogeologico e la pericolosità sismica del territorio. Risparmio energetico e fonti rinnovabili Sollecitare, sulla base del Piano Energetico Provinciale, i comuni ed il mondo delle imprese a promuovere e realizzare progetti per la riduzione degli sprechi e dei consumi energetici e per l’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico, solare, geotermia, eolico, etc). Questa azione può migliorare l’efficienza e la produzione energetica e può contribuire, secondo le stime del piano, all’abbattimento di circa 8 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020. Gli interventi e le iniziative per l’efficienza e la produzione energetica devono essere rivolti a settori quali il patrimonio pubblico (edifici ed illuminazione), il tessuto edilizio esistente e di nuova edificazione, le attività produttive e commerciali. Sulla base di questa impostazione occorre sviluppare un lavoro di coordinamento per definire quali investimenti ed iniziative sull’energia sono in corso o sono da avviare in tutta la Provincia, in modo da valutarne l’impatto complessivo sulla dimensione metropolitana. Risparmio idrico e trattamento delle acque Gestire la risorsa “acqua” per offrire ai cittadini efficienza e qualità del servizio di fornitura e smaltimento. Perseguire questo obiettivo richiede conservare la funzionalità delle falde acquifere, garantire la potabilità e la qualità dell’acqua, ridurre gli sprechi e difendere dai processi di inquinamento le acque dei fiumi e del mare. A tale scopo occorre collocare in una logica metropolitana i problemi e gli interventi sulla permeabiltità del suolo, sui sistemi di depurazione e sulle reti (acquedotti, distribuzione idrica e smaltimento delle acque). Gestione dei rifiuti Perseguire su scala metropolitana, come previsto dal Piano Regionale Rifiuti, i seguenti obiettivi: a) aumentare la raccolta differenziata porta a porta;

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b) ridurre il volume dei rifiuti; c) incrementare la filiera del riuso e del riciclo; d) favorire l’uso di tecnologie pulite; e) potenziare l’impiantistica per il trattamento dell’umido e dei fanghi; f) installare nel territorio sistemi di monitoraggio degli impianti garantendo la pubblicità dei dati. Messa in sicurezza del territorio Conoscere il territorio nei suoi molteplici aspetti (geologico, idrogeologico e sismico) e nella sua vulnerabilità rappresentano non solo i parametri su cui impostare una corretta politica di programmazione ma anche la base su cui avviare specifiche politiche per la messa in sicurezza delle situazioni esistenti. Utilizzo dei crediti di carbonio Valorizzare i crediti di carbonio generati dalle superfici agrarie e forestali offre la possibilità, attraverso la loro commercializzazione, di sostenere i piccoli comuni e di favorire la “ricapitalizzazione” delle imprese agricole presenti nel territorio. 2. RIORGANIZZARE IL TERRITORIO METROPOLITANO: INTEGRARE SPAZIO URBANO E CAMPAGNA

L’analisi sul modo in cui si è sviluppata la rete degli insediamenti fa emergere un quadro preoccupante. Il sistema delle funzioni economiche si è diffuso nel territorio spontaneamente soprattutto in prossimità delle principali infrastrutture viarie e ferroviarie. Il sistema residenziale, spinto prevalentemente dalla logica immobiliare, dall’abusivismo e dal caro affitti, si è sviluppato senza tenere conto della distribuzione territoriale dell’offerta di lavoro e della rete del trasporto collettivo. Il sistema dei servizi, per l’assenza di programmazione, non ha avuto uno sviluppo adeguato alla crescente distribuzione nel territorio delle attività economiche e degli insediamenti abitativi, rimanendo in prevalenza concentrato all’interno ed a ridosso del Grande Raccordo Anulare. A tutto ciò si aggiunge il deficit di offerta del sistema di mobilità. Emerge, dunque, un’organizzazione irrazionale del territorio nel quale il degrado delle periferie, la carenza dei servizi ed il disagio del pendolarismo sono i costi sociali di una crescita senza qualità. Continuare in questa direzione rischia di compromettere la costruzione di un’area metropolitana sostenibile, moderna e competitiva. Per questo occorre promuovere politiche urbane e territoriali finalizzate a riorganizzare le funzioni economi-


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che, la residenzialità ed i servizi in un unico sistema metropolitano, sostenibile, policentrico e ben collegato dalla rete della mobilità. Il PTPG costituisce un punto di partenza importante. Una cornice nella quale dispiegare iniziative e progetti per promuovere un nuovo rapporto tra lavoro e residenza, tra popolazione e servizi, tra aree di concentrazione e flussi. Gli obiettivi generali possono essere così individuati: Policentrismo metropolitano Costruire il policentrismo metropolitano valorizzando e mettendo a sistema le vocazioni storiconaturali, i sistemi territoriali ed urbani e le specializzazioni funzionali e produttive che costituiscono il territorio di Roma e della sua Provincia. Questo obiettivo, su cui si fonda il nuovo PTPG, deve rappresentare una bussola decisiva nel governo del territorio. Dentro tale impostazione è di grande importanza organizzare polarità territoriali composte da funzioni per residenze e per attività, messe a rete da un forte sistema della mobilità ed integrate da una adeguata offerta di servizi. Questo processo, finalizzato principalmente ad elevare la qualità urbana ed a creare sviluppo, rappresenta uno dei motori fondamentali per trasformare il territorio provinciale in area metropolitana. Le centralità e i parchi per funzioni strategiche e per attività produttive individuati dal PTPG sono i luoghi dove strutturare poli territoriali di livello metropolitano. Tale processo, intervenendo su ambiti territoriali in cui sono presenti diverse realtà istituzionali, richiede l’attivazione di nuove e forti sinergie tra comuni della Provincia e tra municipi e comuni al fine di costruire, nelle cosiddette aree di bordo, progetti di sviluppo territoriale condivisi. Per questo è necessario promuovere una forte azione di marketing territoriale capace di attrarre nuove funzioni pubbliche e private e servizi innovativi da localizzare nel territorio metropolitano. Salvaguardia delle discontinuità ambientali e rurali e limitazione del consumo di suolo E’ sbagliato pensare l’area metropolitana come una dimensione territoriale costituita solo dalla continuità edilizia. Ciò significherebbe compromettere la possibilità di costruire un rapporto più compatibile tra sistema urbano e sistema naturale. Nello stesso tempo significherebbe costruire un processo di urbanizzazione in cui le vocazioni del territorio, le identità delle comunità, la qualità urbana e della vita dei cittadini verrebbero pena-

lizzati dai fenomeni di omologazione che contraddistinguono oggi le megalopoli. Per questi motivi dobbiamo salvaguardare e valorizzare le discontinuità ambientali e rurali che esistono nel territorio contrastando il processo di saldatura dei tessuti edilizi e la conseguente continua compromissione del patrimonio rurale. A tal fine occorre sviluppare l’iniziativa per limitare il consumo di suolo agricolo attraverso gli strumenti della pianificazione, la lotta all’abusivismo ed il sostegno alle attività rurali per elevarne la redditività, disincentivandone così la trasformazione urbanistica. Ricordiamo che negli anni ’90 in Italia sono stati sottratti per le costruzioni 2.800.000 ettari di suolo agricolo. Una superficie doppia di quella urbanizzata in Germania e quadrupla rispetto a quella urbanizzata in Francia. Lotta all’abusivismo Incrementare la lotta contro l’abusivismo partendo da un aggiornamento della diffusione del fenomeno nel territorio metropolitano e dalla comprensione delle dinamiche sociali ed economiche in corso che producono modifiche consistenti nel tessuto sociale e civile del territorio. Prevedere a tale scopo nuove misure di intervento. Riqualificazione dei tessuti urbani per un modello insediativo sostenibile Promuovere la riqualificazione urbana come motore decisivo della trasformazione. L’obiettivo è quello di rifunzionalizzare e rinnovare il patrimonio edilizio esistente e di riordinare il tessuto urbano migliorando la funzionalità della mobilità, la dotazione dei servizi e l’offerta di spazi pubblici (piazze, aree verdi, parcheggi, etc). In altri termini questa politica è indispensabile per elevare la qualità urbana. Al tempo stesso promuovere la politica di riqualificazione e trasformazione urbana nell’ottica di contenere i cambiamenti climatici ed il consumo delle risorse naturali. Quindi, perseguire la riduzione della CO2, il risparmio idrico ed energetico, la produzione di energie rinnovabili e l’uso di materiali eco-sostenibili, con lo scopo di costruire modelli insediativi ecologici fondati su sistemi di autosufficienza energetica. La riqualificazione urbana, per diventare una politica effettivamente operativa, richiede strumenti efficaci e procedure snelle per gestire i processi di demolizione con e senza ricostruzione, i cambi di destinazione d’uso e le opere pubbliche per la qualità urbana. La Legge regionale 21/09 offre l’occasio-

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ne per intervenire sul tessuto edilizio esistente e nei centri urbani. Per questo occorre lavorare per la sua attuazione, consapevoli della necessità di migliorarne quei limiti normativi che ne inibiscono una più estesa e rapida applicazione. Il processo di riqualificazione nel territorio provinciale deve riguardare il riordino delle periferie e delle aree costiere, il recupero delle aree industriali dimesse e la riqualificazione e lo sviluppo delle aree artigianali. Inoltre, per la riqualificazione dei centri storici gli interventi di recupero urbano vanno integrati a progetti di sviluppo locale come la valorizzazione delle ricchezze comunali e la costituzione dei centri commerciali naturali, valida alternativa ai mega centri commerciali. Mobilità sostenibile Rafforzare il sistema di relazioni e di servizi per la mobilità collettiva, pubblica e privata, è uno degli obiettivi strategici per unire il territorio e garantirne il funzionamento. Potenziare il sistema del trasporto collettivo, elevandone il grado di sostenibilità e l’efficienza, è la priorità per ridurre la congestione automobilistica, l’inquinamento ed i tempi di percorrenza. Il PTPG e “Il Piano di bacino passeggeri e merci” definiscono la programmazione della mobilità su basi metropolitane specificando obiettivi, strategie ed interventi da attuarsi nel breve, medio e lungo periodo. In tale direzione si muove anche il Piano strategico della mobilità del Comune di Roma. Oggi ci sono tutte le condizioni per intervenire, con una visione d’insieme legata allo scenario metropolitano, su rete del ferro, viabilità, porti, aeroporti e logistica. In questo quadro diviene importante riattivare il tavolo di lavoro tra Governo, Regione, Provincia, Comune di Roma, FS ed ANAS per fare il punto sugli interventi svolti, quelli in programmazione e quelli realizzabili nei prossimi anni in quanto già coperti da disponibilità finanziarie. In particolare è prioritario migliorare l’offerta del servizio ferroviario, la sua integrazione con il sistema delle metropolitane di Roma e con la rete del trasporto pubblico locale ed intercomunale. Per il trasporto ferroviario locale l’obiettivo è di passare dagli attuali 350 mila passeggeri al giorno a 600 mila entro il 2015. Un obiettivo a cui la Provincia ha già dato un significativo contributo attraverso l’acquisto di 11 nuovi treni che hanno permesso l’incremento delle frequenze ed aumentato i servizi integrativi per un totale di circa 460.000 km/anno,

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con 36.500 posti aggiuntivi. Per garantire al servizio erogato più frequenza, puntualità, sicurezza e comfort è necessario realizzare sulla rete esistente interventi di adeguamento infrastrutturali per raddoppiare i binari delle tratte Lunghezza–Guidonia e Cesano-Bracciano, completare l’anello ferroviario di Roma ed i passanti orbitali, incrementare la qualità e la funzionalità delle stazioni ed eliminare numerosi passaggi a livello. Inoltre è di fondamentale importanza il potenziamento e l’ammodernamento tecnologico delle linee ferroviarie. Ad esempio lo spostamento delle linee di lunga percorrenza sulla rete dell’alta velocità, che chiediamo entri al più presto a regime, potrà consentire di utilizzare per il trasporto pendolare le infrastrutture liberate come in particolare la linea Roma-Formia. Invece, il rifacimento dei sistemi di segnalamento, il potenziamento degli impianti di elettrificazione e la riduzione delle sezioni di blocco a 900 e 450 metri nelle tratte di adduzione al nodo di Roma e sul nodo stesso, sono interventi che, in poco tempo e con investimenti sostenibili, potranno aumentare l’offerta e la sicurezza del servizio. Per mettere a rete il sistema ferroviario locale con quello metropolitano di Roma è importante realizzare i corridoi per il trasporto pubblico previsti nel PTPG, la cui funzione è di collegare alla rete del ferro i numerosi comuni ed insediamenti oggi impossibilitati ad usufruirne, favorendo anche collegamenti trasversali più celeri. Degli 11 corridoi previsti di cui è stato redatto lo studio di fattibilità, 6 sono in corso di progettazione e 3 di questi possono essere avviati alla realizzazione a partire dal 2010 (Laurentino, Fiumicino-Roma, Pantano-Zagarolo). Per facilitare, invece, lo scambio gomma/gomma e gomma/ferro è importante realizzare i parcheggi di scambio programmati in prossimità delle stazioni FS e delle linee COTRAL. Sono in corso di progettazione e/o realizzazione numerosi parcheggi di scambio tra cui quelli di Anzio, Nettuno, Ladispoli, Capena, S. Marinella, Roviano, Gorga, Genzano e Castel Gandolfo. Per lo sviluppo e la competitività del sistema metropolitano è decisivo rafforzare il ruolo strategico dell’aeroporto di Fiumicino e del porto di Civitavecchia coerentemente con i progetti ed i piani di sviluppo approvati e concordati tra i vari enti competenti. Sul sistema della viabilità occorre adeguare e mettere in sicurezza la rete stradale esistente e realizzare


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nuovi collegamenti viari per completare l’integrazione del territorio e dialogare meglio con il resto del Paese. Nel PTPG viene recepita e valorizzata la programmazione regionale relativa al completamento della grande rete a quadrilatero (Civitavecchia, Orte, Valmontone, Cisterna) che costituisce per il Lazio e l’area metropolitana di Roma una sorta di grande raccordo anulare. Di particolare rilievo è la proposta di realizzare due itinerari stradali tangenziali metropolitani per rafforzare i collegamenti nel territorio provinciale a nord ed a est di Roma dove sono carenti i collegamenti trasversali. Sono tutti interventi sostenibili, realizzabili nei prossimi anni e strategici per elevare la funzionalità della mobilità metropolitana e quindi lo sviluppo delle attività strategiche e dei sistemi locali. Al fine di ottimizzare le prestazioni di tutte le infrastrutture del trasporto è necessario estendere l’uso delle nuove tecnologie. L’infomobilità ICT integrate con le tecnologie satellitari, consentendo di governare al meglio i flussi, facilitano lo spostamento di persone e merci determinando importanti benefici nella qualità del trasporto. La sostenibilità del trasporto significa in primo luogo abbattere le emissioni inquinanti riducendo la quantità dei veicoli in circolazione. A tale scopo, oltre a quanto già descritto per l’integrazione tra le reti e le diverse modalità di trasporto, occorre intervenire sul disegno urbano per definire un nuovo equilibrio tra spazi destinati al mezzo privato e quelli destinati al trasporto collettivo e alla mobilità dolce (aree pedonali e piste ciclabili). Nello stesso tempo è necessario avviare politiche per la riconversione ecologica dei mezzi di trasporto con interventi sul parco dei mezzi pubblici e con incentivi per i mezzi i privati. 3. VALORIZZARE IL TERRITORIO AGRICOLO

Il territorio della Provincia di Roma ha in se un elevato valore ambientale, paesaggistico e rurale che deve essere conservato e valorizzato. Per questo l’agricoltura, nello spirito della nuova Politica Agricola Comunitaria, deve configurarsi come un’attività ad elevata compatibilità e coerenza con l’ambiente ed il paesaggio. Oggi, nel territorio agricolo provinciale si potrebbero riconoscere e promuovere diverse forme di ruralità: a) ruralità urbana e periurbana; b) ruralità ad elevata produttività; c) ruralità tradizionale (sistemi agricoli tradizionali).

Questa articolazione del paesaggio rurale, che risulta coerente con la pianificazione territoriale provinciale e con quanto previsto nella pianificazione dei comuni, trova un punto di partenza importante nell’uso agricolo del territorio fin qui realizzato. Basti pensare che nel Comune di Roma l’agricoltura interessa ancora circa il 50% della superficie con produzioni e sistemi agricoli di rilevanza anche storica e culturale e che proprio nella più vasta Campagna Romana si ha anche una delle migliori espressioni di “ruralità ad elevata produttività” oltre a paesaggi boschivi e naturali di rilevante pregio ambientale. Nei Comuni dei sistemi collinari e montani si ha, invece, un campionario dei “sistemi agricoli tradizionali” ove oltre a promuovere la produzione di interesse colturale, culturale ed economico si dovrebbe valorizzare anche la valenza paesaggistica. Quindi, partendo da quanto descritto, nel territorio provinciale è possibile sperimentare una nuova funzionalità del sistema agricolo. Il PTPG offre questa opportunità. Con la Rete Ecologica Provinciale ha dato grande importanza al ruolo funzionale e strutturale dei sistemi agricoli. Con l’istituzione dei Parchi Agricoli ha definito, invece, grandi ambiti rurali dove programmare e sviluppare attività agricole con l’obiettivo di indirizzarle verso una produzione di qualità, rivolta alla conservazione e valorizzazione del territorio ed integrata con altre attività compatibili. A tale scopo è necessario promuovere nuovi modelli di produzione agricola che tengano conto delle potenzialità ambientali e paesaggistiche del territorio, capaci di definire un “prodotto” di maggiore qualità, più remunerativo e più competitivo e di generare attorno alla ruralità un’attività turistica, formativa, culturale e del tempo libero che può diventare un’importante fonte aggiuntiva di redditività. Sulla base di questa impostazione occorre affrontare la situazione di crisi presente nel settore agricolo della Provincia, incentivando l’innovazione dei sistemi agricoli, sostenendo la commercializzazione dei prodotti nel mercato locale e globale, chiedendo al governo regimi fiscali agevolati per le aziende agricole ed ottimizzando l’uso delle risorse previste dal Piano di Sviluppo Rurale 2007-2013 della regione Lazio. Il rilancio di un ruolo forte dell’agricoltura dovrà costituire occasione per incoraggiare giovani e donne ad intraprendere in questo settore strategico dell’economia romana un esperienza imprendi-

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toriale e di lavoro. Gli obiettivi generali possono essere così individuati: Innovazione nell’attività agricola Promuovere un accordo con Regione Lazio, Coldiretti, Federagricoltura e CIA per definire nuovi modelli di sviluppo dell’attività agricola partendo dalla potenzialità dei diversi tipi di ruralità presenti nel territorio. Favorire la sinergia tra le attività agricole, le Università dell’area romana, i Centri di Ricerca e gli Istituti Agrari sui temi della produzione agricola connessa all’innovazione tecnologica, energetica ed ambientale. Agricoltura biologica e funzioni compatibili Sviluppare l’agricoltura biologica a km zero introducendo criteri ecologici nei servizi di ristorazione pubblica, incoraggiando l’acquisto di prodotti locali e di stagione e creando mercati locali di prossimità. Incentivare la rete dell’agriturismo legata alla fruizione turistica e culturale dei centri storici, delle aree archeologiche e naturalistiche. Prevedere nelle aziende agricole lo sviluppo di attività didattiche, culturali, sociali e ricreative. Favorire la bio-agricoltura sociale che connette riduzione degli impatti ambientali e lotta all’esclusione sociale. Colture di biocombustibili Localizzare, in suoli non più idonei per l’agricoltura, colture di biocombustibili pensati ed organizzati per non creare ripercussioni negative sul mercato del cibo e non costare più petrolio di quel che rendono. Qualità del prodotto Creare nella Provincia di Roma, analizzando il contesto territoriale dal punto di vista sociale, economico e culturale, un Distretto Rurale di Qualità. Introdurre a garanzia della sicurezza alimentare la Certificazione ambientale e la tracciabilità di prodotto in un agrosistema omogeneo. Valorizzazione e fruizione delle aree protette Il territorio della provincia di Roma è costituito da 39 aree protette che, insieme al resto del territorio agricolo, possono costituire la base per nuove forme di sviluppo economico sostenibile. 4. ELEVARE LA QUALITA’ DELLO SVILUPPO

L’attuale ripresa economica ha ancora basi deboli. Per evitare una grande depressione dell’economia tutti gli stati hanno promosso un forte intervento pubblico a sostegno del sistema finanziario, delle

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imprese e dei consumi ma sono ancora poco incisive le politiche per rilanciare l’occupazione, incentivare l’innovazione e perseguire la sostenibilità. In questo scenario, ancora incerto, si colloca il processo di sviluppo dell’area metropolitana di Roma. Nel corso dell’ultimo decennio la dinamica della crescita, contraddistinta da una irrisolta debolezza qualitativa del processo economico metropolitano, non è stata sufficiente a posizionare il sistema territoriale di Roma tra le grandi aree urbane protagoniste della competizione mondiale. Si è aperto un divario che dobbiamo colmare, mettendo a regime tutte le energie presenti sul nostro territorio e creando un contesto favorevole in cui promuovere sostenibilità, innovazione e creatività. L’area metropolitana di Roma deve ambire in Europa e nel mondo ad uno status da protagonista: le risorse umane e materiali, la potenzialità attrattiva dei luoghi, le vocazioni produttive su cui investire sono grandi e devono essere valorizzate. Per superare i limiti attuali, è necessaria un’azione di sistema: assumere l’area metropolitana sostenibile come asse strategico su cui orientare tutte le politiche per potenziare le infrastrutture e per rilanciare l’innovazione. L’obiettivo deve essere quello di indirizzare tutta l’economia, dalla produzione, al consumo, all’organizzazione del territorio verso un nuovo sviluppo ecologico (Green New Deal). L’uso delle tecnologie ambientali e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) deve costituire il motore dell’innovazione, la chiave con cui coniugare crescita e sostenibilità. Sulla base di questa impostazione dobbiamo affrontare i temi dello sviluppo dell’area metropolitana: l’energia, i servizi, l’edilizia, la mobilità, la logistica, etc. Quindi, occorre un grande sforzo tra istituzioni, mondo della ricerca e forze economiche per promuovere progetti innovativi ed ambientalmente compatibili Oggi, dunque, potenziare i servizi avanzati, parte importante dell’economia romana, è una scelta strategica indispensabile per accrescere la specializzazione e la sostenibilità dello sviluppo. Nello stesso tempo questa scelta, rivolta ad incrementare l’offerta di prodotti e di servizi ad alto contenuto tecnologico ed ambientale, deve anche rappresentare il modo per rendere più competitiva la capacità di esportazione del nostro sistema economico. Un altro importante settore di sviluppo è quello


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dell’economia della conoscenza, ovvero informazione, ricerca e formazione. Occorre rafforzarne le modalità di dialogo con le imprese del territorio, in particolare con quelle piccole e medie. Le Università ed i Centri di ricerca sono fattori strategici di sviluppo in tutte le grandi aree metropolitane del mondo. È tempo che, superando ostacoli, frammentazione e difficoltà di relazione, lo divengano anche nell’area metropolitana di Roma. Particolare rilievo, inoltre, va dato al segmento delle industrie creative, un ambito strategico per l’area metropolitana. Comunicazione, settore pubblicitario, audiovisivo, design e architettura sono realtà spesso di eccellenza che, non trovando sufficiente sostegno politico e amministrativo, finiscono per non valorizzare appieno le loro potenzialità. Questo anche perché, oltre a contribuire all’occupazione e al valore aggiunto dell’economia romana, la comunità creativa promuove e consolida la coesione sociale, l’identità e l’integrazione del territorio metropolitano. In questo quadro, particolare attenzione va rivolta al ruolo della piccola e media impresa, dell’artigianato e del commercio. Questi settori economici, particolarmente esposti alla crisi, rappresentano una risorsa da tutelare e valorizzare nel processo di sviluppo. A tal fine occorre trasformare questo variegato mondo produttivo, che agisce soprattutto nella dimensione locale, in un sistema capace di dialogare, senza soccombere, con i grandi processi di globalizzazione che attraversano il territorio. Bisogna sostenere le imprese in quelle che sono le loro principali debolezze: l’accesso al credito, prima di tutto, ma anche le sinergie con le altre realtà produttive ed il posizionamento competitivo nei mercati. Gli obiettivi generali possono essere così individuati: Produzioni di saperi, cultura ed innovazione Rafforzare la sinergia dei poli universitari e dei centri di ricerca con il sistema delle imprese per accrescere l’innovazione, in particolare ambientale, applicata ai processi produttivi ed economici. In questo modo si contrasterebbe la tendenza regressiva in atto nelle filiere e nei territori strategici della nostra economia metropolitana (energia, distretti industriali, ITC, rifiuti, poli tecnologici, etc). Promuovere la produzione e non solo il consumo culturale. Lavorare per incentivare i segmenti produttivi della più moderna creazione culturale (cinematografia, audiovisivo, spettacolo, intratteni-

mento). Mettere in rete, decentrare e consolidare i luoghi dell’offerta culturale. Tutto ciò implica il miglioramento dei modelli organizzativi e spaziali che oggi caratterizzano le imprese del settore. Riconversione ecologica dell’economia e delle attività produttive Diffondere l’uso delle tecnologie ambientali nell’agricoltura e nei processi di riconversione e sviluppo produttivo. Promuovere l’eco-design, i sistemi di gestione ambientale, i distretti ecoindustriali. Ridurre gli impatti ambientali e sociali delle attività industriali presenti nel territorio (discariche, impianti di rifiuti, cementifici, raffinerie, rottamazione, etc). Sostenere lo sviluppo delle nuove fonti di energia. Riorientare la domanda in senso ecologico attraverso l’adozione e diffusione di acquisti verdi (Green Public Procurement) e la diffusione delle etichette ecologiche. Turismo Valorizzare ai fini della promozione turistica il patrimonio naturale, storico-culturale di costa, agro rurale, centri storici, parchi e siti archeologici, nonche le tradizioni artigianali del territorio provinciale. In questo modo si contribuisce a superare il limite di un turismo concentrato nella sola area centrale romana, poco diversificato e con una scarsa durata del soggiorno rispetto alle potenzialità. Marketing territoriale e commerciale Valorizzare nei confronti degli operatori esteri le convenienze ad investire nel sistema territoriale di Roma. Sostenere nei mercati esteri le imprese impegnate nella promozione del “marchio aziendale” e nella commercializzazione dei prodotti. Obiettivi che richiedono un grande impegno di Provincia, Regione, Comune di Roma e forze economiche. Accessibilità: mobilità, reti e logistica Promuovere la modernizzazione ecologica del territorio potenziando accessibilità e reti a basso impatto ambientale, con lo scopo di rafforzare la coesione e la competitività del sistema metropolitano. Valorizzare l’area metropolitana come luogo della logistica rafforzandone il ruolo strategico nel bacino del Mediterraneo. 5. RIDURRE LE DISUGLIANZE ATTRAVERSO UN NUOVO WELFARE CIVILE E DEI DIRITTI

Nella società cresce la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, il precariato senza garanzie,

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l’accesso ineguale ai servizi, la presenza di immigrati con limitati diritti civili e scarse tutele sociali e sindacali. La natura sociale e civile di tutti questi fenomeni richiede un nuovo sistema di welfare capace di coniugare ben-essere, giustizia e legalità. Per questo occorre superare la visione tradizionale dello stato sociale che interviene a posteriori per compensare i problemi prodotti dal mercato e dallo sviluppo. Oggi, invece, si deve assumere un nuovo orizzonte: guardare all’intera comunità, a tutti i cittadini con l’obiettivo di garantirne la sicurezza e la qualità della vita. Quindi un welfare universalistico, dei diritti e rivolto a migliorare le capacità umane offrendo a ciascun individuo parità di accesso alle opportunità della vita a prescindere dalle condizioni di nascita, dal luogo in cui si vive, dalla nazionalità o dal censo. La società ha bisogno non solo di politiche che tutelino e promuovano i diritti ma anche di politiche abilitanti le capacità delle persone, perché solo attraverso l’esercizio delle proprie capacità le persone sono messe in grado di autorealizzarsi e di vivere in modo autenticamente umano. Solo così si potrà perseguire una democrazia stabile, piena e funzionante. Per queste ragioni, il nuovo welfare rappresenta parte essenziale del progetto strategico. Gli obiettivi generali possono essere così individuati: Le condizioni materiali di vita Proporre una nuova politica per l’area metropolitana capace di contribuire a migliorare le condizioni di vita dei cittadini partendo dalla consapevolezza che i forti flussi migratori determinano nella provincia un sensibile incremento della popolazione rendendo più complessi i problemi dell’organizzazione del territorio e della coesione sociale. Questa politica deve affrontare, oltre agli aspetti urbanistici e territoriali già trattati precedentemente, i problemi della casa, dell’integrazione, dell’offerta di servizi alla popolazione, delle infrastrutture e della sanità. Diritto al lavoro Accrescere il tasso di occupazione della popolazione e migliorare la qualità del lavoro assumendo, anche se spostati ad un orizzonte temporale più lontano, gli obiettivi sul lavoro e sull’occupazione di giovani e donne indicati dalla Strategia di Lisbona. A tale scopo occorre favorire la crescita delle attività economiche prestando attenzione all’incontro tra domanda ed offerta di lavoro e al rapporto tra i luoghi di residenza e delle attività sulla base di una

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visione unitaria dell’area metropolitana. Altro obiettivo importante è investire nella qualità e nell’efficienza del sistema scolastico e della formazione per elevarne la sinergia con il mondo del lavoro. Offrire ai giovani più strumenti per essere messi in grado di scegliere il proprio futuro rappresenta non solo un fattore di grande arricchimento e sviluppo della società ma anche la possibilità di un continuo e necessario ricambio generazionale nella classe dirigente del nostro paese. Diritto alla sicurezza Contrastare la percezione di insicurezza presente nelle contraddizioni di una grande metropoli e nelle incertezze esistenziali di una società avanzata, sviluppando politiche attive contro il disagio sociale e il degrado urbano, nella quale coinvolgere le forze sociali presenti sui territori: parrocchie, associazioni, comitati di quartiere, amministrazioni locali. Promuovere la sicurezza significa sostenere il lavoro delle forze dell’ordine, la repressione del crimine, la tutela dell’ordine pubblico, ma allo stesso tempo rafforzare un lavoro di prevenzione, incentivando la realizzazione di nuovi luoghi di incontro e centri di aggregazione, progetti di integrazione sociale e di intercultura, interventi di riqualificazione urbana nei quartieri e nei comuni. Diritto di cittadinanza Affrontare la questione dei diritti di cittadinanza non solo nella prospettiva istituzionale e normativa ma anche con progetti e servizi che promuovano l’effettiva integrazione sociale degli emarginati. Si tratta di un tema importante che non riguarda solamente gli immigrati ma più in generale quegli strati crescenti di popolazione che restano esclusi dai diritti sostanziali. Diritto a comunicare Estendere nel territorio provinciale la connettività, ridurre il digital divide della popolazione e favorire l’informatizzazione e l’uso della rete nei rapporti tra Amministrazione e cittadini. In questo modo sarà possibile superare le nuove disuguaglianze e le nuove esclusioni che si manifestano nella società.Oggi dare a tutta la popolazione del territorio provinciale il diritto a comunicare attraverso la rete telematica e garantire il diritto all’informazione contribuisce al consolidamento della coesione sociale e alla formazione di una nuova identità del territorio metropolitano basata anche sulla valorizzazione della presenza di abitanti provenienti da altri paesi.


SOSTENIBILITÀ, INNOVAZIONE E COESIONE SOCIALE PER UN PROGETTO STRATEGICO DELLA PROVINCIA DI ROMA

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SOSTENIBILITÀ, INNOVAZIONE E COESIONE SOCIALE PER UN PROGETTO STRATEGICO DEL TERRITORIO PROVINCIALE PRESENTAZIONE DOCUMENTO PRELIMINARE ROMA 15 DICEMBRE 2009

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