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MAPPING SAN SIRO

UN WORKSHOP DI RICERCA-AZIONE NEL/ CON IL QUARTIERE SAN SIRO A MILANO 28-29 GENNAIO | 27 FEBBRAIO-5 MARZO | 5 APRILE 2013

INSTANT REPORT APRILE 2013

A cura di Francesca Cognetti e Beatrice De Carli

Politecnico di Milano | Scuola di Architettura e Società, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani


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MAPPING SAN SIRO è un workshop di ricerca-azione promosso dalla Scuola di Architettura e Società e dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano. MAPPING SAN SIRO si inserisce nell’ambito di POLISOCIAL, il programma di responsabilità sociale del Politecnico di Milano. Il workshop opera in continuità con le attività della piattaforma di ricerca The Heuristics of Mapping Urban Environmental Change, promossa da The Bartlett Development Planning Unit, University College London. In collaborazione con Corso Azione Locale Partecipata e Sviluppo Urbano Sostenibile, Università IUAV di Venezia Dottorato di ricerca in Ingegneria dell’Architettura e Urbanistica, Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ E con ASF-Italia Architetti Senza Frontiere GIANO Casa di Produzione Etica MEGAWRA Built Environment Collective In partnership con Associazione Mamme a Scuola Associazione TuttiMondi Associazione Vivere San Siro Comitato di Quartiere San Siro Comune di Milano: Direzione Centrale Casa, Settore Politiche per la Casa, Servizio Contratti di Quartiere DAR-CASA Società Cooperativa Laboratorio di Quartiere San Siro, Servizio Contratti di Quartiere del Comune di Milano Progetto di Coesione Sociale Porto

Coordinatori Francesca Cognetti e Beatrice De Carli Tutors Alice Buoli, Ida Castelnuovo, Elena Donaggio, Matteo Motti, Gianfranco Orsenigo e Gabriele Solazzi Con Gianluca D’Apuzzo, fotografo e filmmaker Comitato Scientifico Adriana Allen (Development Planning Unit, UCL), Alessandro Balducci (DASTU, Politecnico di Milano), Carlo Cellamare (DAU, Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’), Paola Di Biagi (Laboratorio Città Pubblica: DIA, Università degli Studi di Trieste), Alexandre Apsan Frediani (Development Planning Unit, UCL), May al-Ibrashy (MEGAWRA Built Environment Collective), Francesco Infussi (Laboratorio Città Pubblica: DASTU, Politecnico di Milano), Rita Lambert (Development Planning Unit, UCL), Cesare Macchi Cassia (DASTU, Politecnico di Milano), Liliana Padovani (Corso Azione Locale Partecipata e Sviluppo Urbano Sostenibile, Università IUAV di Venezia) Supporto alla preparazione del materiale didattico Cassandra Fontana, Jacopo Lareno Faccini Segreteria organizzativa Efisia Cipolloni


MAPPING SAN SIRO

UN WORKSHOP DI RICERCA-AZIONE NEL/ CON IL QUARTIERE SAN SIRO A MILANO 28-29 GENNAIO | 27 FEBBRAIO-5 MARZO | 5 APRILE 2013

INSTANT REPORT APRILE 2013

A cura di Francesca Cognetti e Beatrice De Carli

Politecnico di Milano | Scuola di Architettura e Società, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani


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Grazie I coordinatori e docenti del workshop ringraziano i partner di MAPPING SAN SIRO per aver concorso in modo fondamentale a determinarne temi e approcci, e per aver messo a disposizione di questo lavoro il proprio tempo e le proprie energie nell’arco di molti mesi. In particolare: Carla Rolla, Maria Nicolai, Kharsi Mouna e Bahr Nawal per Associazione Mamme a Scuola, Mariela George per Associazione Tuttimondi, Domenico Morfino per Associazione Vivere San Siro, Patrizia Di Girolamo e Francesco Perreca per il Comune di Milano, Lucia Guerri per Comitato di Quartiere San Siro, Maria Chiara Cela e Valentina Castellini per DARCASA Società Cooperativa, Davide Boniforti e Luca Rossetti per Laboratorio di Quartiere San Siro, Paola Casaletti per Progetto di Coesione Sociale Porto. Grazie ai partecipanti al workshop, che hanno contribuito enormemente alla riuscita del lavoro mettendo in gioco le proprie competenze e le propria sensibilità: Luca Brivio, Rebecca Brollo, Eugenio Bulotta, Filippo Calzolari, Antonella Carrano, Andrea Cattaneo, Greta Cesarini, Maurizio Chemini, Veronica Conte, Aurora Cortazzo, Sara Del Noce, Cassandra Fontana, Margherita Funicelli, Nicola Fusaro, Beatrice Galimberti, Francesca Giangrande, Deborah Gotti, Alberto Graglia, Nicoletta Grillo, Elena Grossi, Joris Katkevicius, Jacopo Lareno Faccini, Elena Maranghi, Giada Mascherin, Giuliana Miglierina, Francesco Montillo, Bianca Pagella, Daniela Petrillo, Paola Piscitelli, Alice Ranzini, Anna Benedetta Rossi, Sundus Sherif Sabry, Stefano Saloriani, Luisa Selo, Gabriele Tabanelli, Salvatore Virgillito.

Un ringraziamento particolarmente sentito va a Liliana Padovani per aver accompagnato e nutrito questo lavoro in tutte le sue fasi. Ringraziamo inoltre Anna Delera per aver messo a disposizione testi e materiali importanti per la progettazione del workshop, Alexandre Apsan Frediani e Cesare Macchi Cassia per aver collaborato alla preparazione del lavoro sul campo commentandone struttura e strumenti, a Ferdinando Fava per aver preso parte ai primi momenti di dialogo con il quartiere, ad Alessandro Balducci, Claudio Calvaresi e Angelo Foglio per aver alimentato le nostre riflessioni nel corso dell’azione. Grazie a tutti coloro che sono intervenuti nel corso delle presentazioni e dei dibattiti pubblici del workshop: Sara Basso, Carlo Cellamare, Luca Garibaldo, Giacomo Gatta, Francesco Infussi, Maurizio Lagomarsino, Giovanni Laino, Rita Lambert, Erika Lazzarino, Giovanni Magnano, Kaveh Rashidzadeh, Marialessandra Secchi, Renata Tardani, Sabina Uberti Bona, Andrea Zanderigo. Grazie alla Scuola Elementare G.L.Radice di Via Paravia, all’Istituto Cadorna di Via Dolci, e all’Associazione Mamme a Scuola per l’ospitalità. Infine, ringraziamo soprattutto gli abitanti di San Siro, per averci generosamente accolti nel quartiere, e per aver condiviso con noi le loro riflessioni e i loro desideri per il futuro. Milano, 5 Aprile 2013


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Indice

6 Introduzione

Seminario introduttivo 28-29 Gennaio: Programma Seminario introduttivo 28-29 Gennaio: Riflessioni dei partecipanti al Workshop

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I: INCIPIT SAN SIRO

DIMENTICANZE SOGLIE INCONTRI APPROSSIMAZIONI

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II: MAPPE

CONFINI: MICROMONDI INTERNI PIANI TERRA E CORTILI: SPAZI ATTIVI/ SPAZI INATTIVI LO SPAZIO DELLA CASA: TATTICHE DI ADATTAMENTO PATRIMONIO PUBBLICO/PATRIMONIO PRIVATO: VOCI E PERCEZIONI IN CERCA DI CASA VUOTI ABITATIVI: VOCI E PERCEZIONI TRAIETTORIE DI ACCESSO ALLA CASA ABITANTI: COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE E PROVENIENZE RETI: UN LABORATORIO DI PROGETTUALITÀ

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III: STORIE

DIALOGHI STORIE DI VITA TEMI STORIES OF ARAB WOMEN OF SAN SIRO

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IV: SCENARI

QUALE FUTURO? RIFLESSIONI SU ALCUNI PROCESSI IN CORSO VERSO UN DIVERSO SCENARIO: LEVE DI TRASFORMAZIONE VERSO UN QUARTIERE DI SPAZI ATTIVI RICOMPONENDO FRAMMENTI FISICI E SOCIALI VERSO UN QUARTIERE MULTICULTURALE PATRIMONIO DELLA CITTÀ

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Ex post

Università e città al lavoro in un quartiere. Workshop Mapping San Siro, Liliana Padovani A-prendere San Siro: il gesto antropologico. Workshop Mapping San Siro, Ferdinando Fava Nessun quartiere è un non-luogo, Alessandro Balducci Ex post. Riflessioni dei partecipanti al Workshop Incontri


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Introduzione

Contenuti del Workshop MAPPING SAN SIRO propone una esperienza di ricerca-azione nel quartiere di edilizia pubblica San Siro, a Milano. Il workshop ha per obiettivo la costruzione di una serie di rappresentazioni condivise del territorio di San Siro, sviluppate in forma plurale e interattiva attraverso gli strumenti della ‘mappatura partecipata’, a partire dalla individuazione di alcuni spazichiave del quartiere e delle relazioni sociali e istituzionali che li attraversano. Il lavoro propone uno specifico approccio alla progettazione urbana e alla città, offrendo la possibilità di misurarsi con alcuni strumenti del progetto e con un particolare campo di intervento. L’approccio di politiche e l’attenzione allo spazio Il workshop propone una immersione in una esperienza di progettazione urbana entro un percorso multidimensionale e multidisciplinare che segue due principali linee di azione tra loro interrelate: una dimensione prevalentemente politica e sociale, che si relaziona con le dinamiche di sviluppo dei territori, con le pratiche e le popolazioni della città, con gli interessi e i desideri di attori sociali e di abitanti; una dimensione prettamente spaziale, relativa alle forme dei luoghi, alla relazione tra gli oggetti e al deposito materiale di pratiche e politiche nel contesto urbano. Un percorso di progettazione ‘interattiva’ Il workshop si basa sulla centralità di una riflessione progettuale fondata sull’ascolto e sul dialogo, che mette in campo occasioni di confronto e collaborazione tra saperi diversi – a partire dall’esplorazione critica delle condizioni di vivibilità dello spazio urbano e dei processi di appropriazione e trasformazione di cui è partecipe, e dall’elaborazione collettiva di possibili traiettorie di cambiamento. Il progetto è inteso come indagine che mette in campo inedite rappresentazioni di luoghi e situazioni a partire dall’interazione e dall’attivazione di contesti locali, rafforzando l’aspetto del provare a fare insieme, dell’ esplorare, indagare, elaborare in gruppo. Il tema dei margini Il workshop si immerge in territori e temi di margine, attraverso il contatto con contesti problematici e popolazioni fragili. Affronta temi che riguardano la giustizia spaziale a partire dal riconoscimento delle molte forme di diversità e disuguaglianza che si manifestano sul territorio, e dell’insieme articolato di conflitti e contestazioni che ne attraversano i tanti ‘spazi contesi’ – generando tensioni, ma anche esperienze innovative di accoglienza, convivenza ed auto-gestione della città. Il fuoco

dell’esperienza è mostrare in che modo e attraverso quali capacità, competenze, strumenti, tecniche un sapere esperto si mette in relazione con contesti problematici, interagisce con gli attori, alimenta processi complessi, interviene sulla realtà assumendo nuove responsabilità anche sul ripensamento della propria azione. Uno specifico territorio Il workshop prende la forma di un “incontro” con un luogo e di immersione in una specifica situazione. Oggetto, contesto, interlocutore del workshop è il quartiere di edilizia pubblica San Siro a Milano: una parte della città costruita negli anni 20-30 su progetto unitario e abitata oggi da circa 10.000 persone; uno storico esempio milanese di realizzazione della ‘città per parti’ dalla forte e precisa immagine urbana, che costituisce una offerta ambientale significativa per l’intero settore urbano di cui fa parte, e insieme un territorio molto critico che vede una significativa concentrazione di disagio sociale e abitativo legato a precisi recinti spaziali. Questa stessa problematicità è oggi l’origine di molte progettualità locali, legate a reti sociali formali e informali, che lavorano sul miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti e sulla affermazione dei loro diritti. Una rete di attori Lo sviluppo di questo percorso progettuale è legato alla possibilità di attivare un contatto diretto con una rete complessa di attori composta da singoli cittadini e gruppi di abitanti autoorganizzati, associazioni del terzo settore, parti delle istituzioni e delle strutture amministrative della città, che con obiettivi e rapporti di forza molto differenti tra loro sono portatori di visioni, azioni e intenzioni che si depositano ed intrecciano sul territorio. Questo network costituirà una rete di interlocutori privilegiati con i quali confrontarsi e dialogare per tutto l’arco del progetto. Una serie di spazi da riattivare Il workshop è l’occasione per accendere e riattivare, attraverso la presenza delle attività di progettazione costruite localmente, alcuni spazi del quartiere: le case degli abitanti, le corti e gli spazi collettivi, gli spazi pubblici, alcuni locali al piano terra in disuso oppure che ospitano attività delle associazioni. Un gruppo di studenti multidisciplinare Gli studenti coinvolti costituiscono un gruppo di lavoro multidisciplinare, privilegiando cosi il confronto e la collaborazione tra competenze e culture differenti, spaziando dal campo dell’architettura a quello della progettazione urbana, del policy design e degli studi sociali. Gli studenti proverranno


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inoltre da contesti geografici e culturali diversi, e da molteplici traiettorie di studio e professionali. Sullo sfondo, l’esperienza ambisce a consolidare percorsi formativi alla ricerca di nuove forme di sviluppo di competenze, verso l’alimentazione di intelligenze attive e responsabilmente critiche nei confronti della complessità dei fenomeni urbani. Il workshop è quindi una occasione per mettere alla prova la necessità e le fertilità di lavorare a stretto contatto con il territorio, rafforzando il legame tra ricerca universitaria, didattica e realtà sociali, in una prospettiva che vede la città come terreno nel quale sperimentare e ricercare una nuova dimensione dell’eccellenza accademica. Il workshop è una occasione per uscire dai confini dell’università e misurarsi in forma diretta con alcuni dei problemi della città, con una attenzione particolare alle realtà marginali.

Temi di progettazione L’attività sul campo proposta dal Workshop si sviluppa attraverso una sequenza di incontri e momenti di progettazione e ruota attorno ad alcuni specifici temi: Le pratiche e le regole dell’abitare Nei differenti spazi di San Siro prendono corpo molte pratiche legate all’abitare difficile, alla convivenza tra diversi, al riadattamento di stili di vita. Queste pratiche interagiscono con alcuni spazi del quartiere, dando forma a specifici contesti legati allo spazio pubblico e delle corti, alla casa e agli spazi comuni, ai servizi e agli esercizi commerciali. Si genera, attraverso queste direzioni, un sistema complesso di luoghi legati agli usi sociali, ma anche una geografia dell’abbandono e del conflitto , che spesso fanno fatica a relazionarsi a un sistema di norme di governo degli alloggi di proprietà pubblica. Il workshop lavorerà al disegno di un progetto e di una politica per San Siro che affronti il tema del bisogno abitativo (in particolare delle persone a basso reddito) e della concentrazione di situazioni problematiche, mettendo a valore le differenti spinte di trasformazione che emergono sul fronte del riuso delle abitazioni e dei piani terra, della vicinanza tra popolazioni differenti, della promozione di servizi di prossimità. Una piattaforma di progetti e politiche Nel quartiere sono in atto molti progetti che, promossi da differenti attori, cercano di affrontare in vario modo i principali disagi locali. Una esplorazione critica di queste iniziative può essere orientata a costruire un nuovo quadro di riferimento dal

punto di vista progettuale (anche disegnando sinergie e attriti attuali) e contribuire a comporre una nuova immagine per San Siro, che ne rafforzi la dimensione di laboratorio di progettualità in uno spazio di frontiera. Questa immagine sarà anche orientata alla costruzione di uno scenario per il futuro, in cui identificare possibili traiettorie di trasformazione a partire dai progetti in corso e dai temi o spazi che attraverso questi progetti rimangono inesplorati ma possono divenire nuove opportunità e risorse. Dinamiche Il quartiere è attraversato da molte dinamiche che ne stabiliscono le trasformazioni più recenti. Esse sono spesso meccanismi di natura immateriale, spesso connessi ai meccanismi di gestione, che hanno però un deposito tangibile nella forma dei luoghi e nella qualità degli spazi: piani vendita dell’edilizia pubblica, insediarsi di nuove popolazioni, concentrazioni di disagio e di emergenze sociali, occupazioni abusive e usi “impropri” dell’alloggio, percezione di insicurezza e stigma. La ricostruzione di questa trama che attraversa San Siro e ne disegna delle specifiche geografie sarà l’occasione per rappresentare un quadro di rilievo, ma per ora molto opaco, per il territorio locale e per la città e richiamare il progetto urbano a un confronto più diretto con queste dimensioni.

Strumenti di ricerca e azione Obiettivi formativi L’obiettivo primario del Workshop è quello di contribuire ad aprire nuovi spazi di dialogo e confronto tra i molti soggetti attivi all’interno del territorio di San Siro. Allo stesso tempo, il Workshop concorre ad una indagine sulle pratiche di mappatura come strumento per esplorare e rielaborare in forma collettiva il modo in cui i processi sociali si producono e si manifestano nello spazio urbano. Su questo sfondo, il Workshop MAPPING SAN SIRO è rivolto a studenti, professionisti e ricercatori che operano nel campo dell’architettura e dell’urbanistica e che desiderano approfondire i temi della partecipazione, della progettazione interattiva e dell’auto-organizzazione. L’obiettivo formativo del Workshop è quello di innescare una riflessione su una serie di temi, concetti, strumenti e approcci per intervenire nello spazio urbano inteso come prodotto sociale e come campo di una conversazione a più voci orientata alla costruzione di forme inclusive di cambiamento nella vita ordinaria del territorio. Uno strumento di lavoro privilegiato: Mappe di dialogo


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Il fuoco dell’attenzione sarà posto sull’utilizzo della mappatura e delle rappresentazioni spaziali come strumenti utili per indagare criticamente la realtà, e per innescare dialoghi che riguardano le relazioni (esistenti e possibili) tra la forma dei luoghi e le pratiche e le politiche urbane. Le operazioni condotte nel corso del Workshop muoveranno dal confronto con gli abitanti del quartiere e con diversi attori che operano a San Siro attraverso tecniche di osservazione e visualizzazione, conversazioni, interviste e dibattiti strutturati. I partecipanti saranno esposti ad una esperienza immersiva che comporta partecipazione attiva e coinvolgimento nel contesto locale, al termine della quale avranno acquisito alcuni strumenti interpretativi e metodologici per un approccio all’interazione con la comunità che favorisca la produzione di spazi inclusivi e di meccanismi individuali e collettivi di confronto. Affondo: Fotografare lo spazio sociale Allo stesso tempo, il Workshop proporrà un percorso di riflessione e sperimentazione sugli usi della fotografia ai fini della rappresentazione dello spazio sociale, esplorando il quartiere di San Siro come laboratorio di ricerca fotografica. Gli studenti coinvolti analizzeranno le retoriche dominanti nella fotografia dello spazio urbano al fine di elaborare strategie personali e alternative di rappresentazione. Dalle riflessioni conseguenti, si svilupperanno pratiche fotografiche che sollecitino la partecipazione degli abitanti del quartiere di San Siro. I risultati fotografici ottenuti saranno una serie di elaborazioni visive nate dall’incrocio degli sguardi e delle culture dei diversi partecipanti. Affondo: Immaginare il futuro Attraverso la ricognizione critica e collettiva del quartiere, il Workshop solleciterà una riflessione sugli strumenti di progettazione urbana e sulla loro capacità di immaginare scenari complessi (fisici, sociali, funzionali, gestionali) per il quale anche le caratteristiche fisiche di San Siro possano costituire un valore in termini civili, culturali, economici. Entro questa cornice, il progetto verrà inteso come strumento di conoscenza ed esplorazione del futuro, e insieme come dispositivo utile per partecipare alla costruzione di rappresentazioni condivise del territorio offrendo ad ogni ipotesi di trasformazione sociale e politica un contributo specifico relativo allo spazio, alle forme, e alla qualità dei luoghi. Un progetto che in una prima fase sia in grado di portare attraverso le sue proposte un contributo autonomo di comprensione e una specifica forma di conoscenza da sommare alle altre; un progetto che in una seconda fase sia capace di articolare nello spazio le possibili conseguenze delle istanze e delle questioni emerse. Un momento di riflessione finale dovrà quindi riferirsi anche ai

possibili obiettivi, ai materiali e agli spazi su cui intervenire con ipotesi di modificazione.

Struttura del workshop Il Workshop si svolgerà a Milano e chiederà agli studenti di essere presenti in diversi momenti compresi tra Gennaio e Aprile 2013. Il workshop avrà sede presso il quartiere di San Siro e presso il Politecnico di Milano. Fase 1 | Heads on: seminario introduttivo 28-29 Gennaio 2013 Un primo momento intende ‘istruire’ lo sguardo dei partecipanti sul luogo del workshop, attraverso lezioni, colloqui, esplorazioni di diverso tipo: di carattere metodologico; di presentazione del territorio; di racconto di buone pratiche o di ricerche analoghe. Fase 2 | Hands on: workshop intensivo 27 Febbraio-5 Marzo 2013 Un secondo momento propone un’esperienza intensiva di ricerca e azione a San Siro, attraverso un lavoro in piccoli gruppi seguiti da tutor e docenti e un confronto costante con alcuni attori e abitanti del quartiere. La settimana includerà due momenti pubblici di restituzione e discussione dei risultati conseguiti. Fase 3 | Heads on: seminario conclusivo 5 aprile 2013 Un terzo momento intende restituire in sede accademica (presso il Politecnico) le riflessioni degli studenti, sia sul fronte dei risultati conseguiti in termini di progettazione, sia su quello delle questioni critiche che una esperienza didattica di questo tipo può sollevare presso studenti, docenti, abitanti e operatori. [F.C., B.D.C.]

Gennaio 2013


29/01

FUOCO 2 Quartiere pubblico, Quartiere privato

FASE 2 HANDS ON

FUOCO 1 Concentrazioni: Convivenza e Conflitto

FASE 1 HEADS ON

28/01

Sopralluogo | GEOGRAFIE DI SAN SIRO

Strumenti: interviste, transect walks

Seminario | RIPARTIRE DALLA CITTÀ PUBBLICA. ESPLORAZIONI SUI MARGINI

FUOCO 3 Forme del sottoutilizzo: Spazi attivi, Spazi inattivi

27/02 28/02

SAN SIRO 1:1

Strumenti: sopralluoghi, osservazioni, rilievi, interviste di strada, incontri strutturati, approfondimenti fotografici

03/03

MAPPE

STORIE

04/03

SCENARI (Ccsa succederebbe se...?)

Strumenti: sopralluoghi, osservazioni, rilievi, interviste di strada, incontri strutturati, approfondimenti fotografici, esplorazioni progettuali

02/03

Dibattito | MAPPE DI DIALOGO: STORIE, DESIDERI E POSSIBILITÀ PER SAN SIRO

01/03

Preparazione del dibattito: SAN SIRO 1:1 | RESTITUZIONE + RAPPRESENTAZIONE PROBLEMATICA

Dibattito | SCENARI: SAN SIRO AL FUTURO

FASE 3 HEADS ON

05/04

Seminario | MAPPING SAN SIRO. IL SENSO DI UN PERCORSO

05/03

Preparazione del dibattito


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Seminario introduttivo 28-29 Gennaio 2013 Programma

28 GENNAIO Luogo: Politecnico di Milano, Scuola di Architettura e Società Orario: 9.00-19.00

29 GENNAIO Luogo: Scuola Elementare G.L.Radice, Via Paravia 83 Orario: 9.00-19.00

MAPPING SAN SIRO: INTRODUZIONE

GEOGRAFIE DI SAN SIRO. UN DIALOGO APERTO CON IL QUARTIERE

MAPPING SAN SIRO. UN PERCORSO DI RICERCA-AZIONE Francesca Cognetti e Beatrice De Carli “Mapping San Siro. Temi e strumenti” Alexandre Apsan Frediani, Development Planning Unit, UCL: “Unfolding the Political Agency of Mapping And Maps” Dibattito con Liliana Padovani, Università IUAV di Venezia

SPAZI E PRATICHE DELL’ABITARE Kharsi Mouna e Bahr Nawal, Associazione Mamme a Scuola Mariela George, Associazione TuttiMondi Lucia Guerri, Comitato di Quartiere San Siro Domenico Morfino, Associazione Vivere San Siro Comitato Abitanti San Siro

RIPARTIRE DALLA CITTÀ PUBBLICA. ESPLORAZIONI SUI MARGINI SPERIMENTAZIONI Introduzione a cura di Francesca Cognetti e Beatrice De Carli Giovanni Magnano, Direttore Edilizia Residenziale Pubblica Torino: “Progetti e politiche per l’abitare sociale. Il caso di Torino” Ferdinando Fava, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità, e Laboratoire Architecture/Anthropologie, ENSA Paris-La Villette: “Lo Zen di Palermo. Antropologia dell’esclusione” Andrea Zanderigo, baukuh “Panorami” Dibattito con Gabriele Rabaiotti, Politecnico di Milano IL CASO DI MILANO Introduzione a cura di Francesca Cognetti e Beatrice De Carli Francesco Infussi, Laboratorio Città Pubblica/ Politecnico di Milano: “Ibridare lo sguardo. Tracce di progetto per la città pubblica a Milano” Patrizia Di Girolamo, Comune di Milano, Direzione Centrale Casa, Settore Politiche per la Casa, Servizio Contratti di Quartiere: “I Contratti di Quartiere. Il caso di Milano” Claudio Calvaresi, IRS Istituto per la Ricerca Sociale di Milano: “I quartieri come dispositivi per la coesione sociale” Luca Garibaldo e Erika Lazzarino, Dynamoscopio: “Entroterra Giambellino” (Lab80 film) Dibattito con Lamberto Bertolè, Presidente Commissione Consiliare Casa del Comune di Milano, e con Liliana Padovani, Università IUAV di Venezia

SPAZI DI PROGETTO E DI INTERVENTO Valentina Castellini e Maria Chiara Cela, Dar Casa Società Cooperativa Paola Casaletti, Progetto di Coesione Sociale PORTO Anna Delera, Politecnico di Milano Dibattito con Ferdinando Fava, Liliana Padovani ESPLORAZIONI Davide Boniforti e Luca Rossetti, Laboratorio di Quartiere San Siro TRANSECT-WALKS: sopralluoghi a cura di Associazione Mamme a Scuola, Associazione TuttiMondi, Associazione Vivere San Siro, Comitato di Quartiere San Siro, Laboratorio di Quartiere San Siro, Progetto di Coesione Sociale PORTO, Dar Casa Società Cooperativa.


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Seminario introduttivo 28-29 Gennaio 2013 Riflessioni dei partecipanti al Workshop

METODOLOGIA Con quali strumenti, con quali occhiali Mapping Ricerca-azione Seguire tracce

LETTURE Di cosa parliamo quando parliamo di San Siro Senso di comunità/quale comunità? Stigma/ stigmatizzazione/ stereotipi Confine/ confini porosi? Frammentarietà/elementi di divisione Rappresentanza/ rappresentazione Il senso del patrimonio pubblico, oggi Auto-organizzazione Esperimenti di resistenza Città pubblica e città privata Segregazione Integrazione Casa/ abitare sociale Cortili e spazio comune Diverse popolazioni Conflitti

INTERROGATIVI Quali prospettive Lo spessore dalla superficie Dentro-fuori Sottoutilizzo Senso politico e di responsabilità Mapping e zone d’ombra Auto-riflessività Dialogo Tempi e sguardi Risignificare Percezione

SCENARI Cosa potrebbe succedere a San Siro Cooperazione e progetto Diritto di abitare Confini e porosità Cerniere Attrattività Pratiche/spazi-luoghi


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METODOLOGIA Con quali strumenti, con quali occhiali MAPPING La mappa oltre ad essere uno strumento, a mio parere, riveste anche il ruolo di luogo attraverso il quale è possibile restituire la prospettiva degli abitanti instaurando così relazioni che partono da un punto di vista nuovo o quantomeno diverso dall’usuale (S. Saloriani). Riconoscere le divergenze attraverso molteplici rappresentazioni, articolarle attraverso dispositivi (mappatura) inserendo le immagini in un discorso più ampio e costruire uno scenario unitario. Spazio fisico e processi sociali in continua relazione rappresentabili attraverso un processo di mappatura. La mappa diventa strumento di costruzione di dialoghi (A. Rossi). RICERCA-AZIONE La ricerca-azione (Pozzo, Zappi, 1993): _è un tipo di ricerca che ha scopi e metodologie diversi dalla ricerca accademica _è un’indagine riflessiva che parte da un problema e cerca di capirne la natura ponendosi una serie di domande successive _pone problemi oltre che cercare di risolverli fa uso anche dell’osservazione di situazioni _cerca di capire attraverso il cambiamento e imparando dagli effetti _richiede che sia reso esplicito ogni momento del percorso si nutre anche della riflessione degli altri si caratterizza per la sua unicità, è uno studio di singolarità (Bassey, 1986). L’uso di tecniche e strumenti non è assoluto, ma in funzione del problema individuato: ciò che funziona una volta può non funzionare in un contesto diverso. ... Non si tratta di affidarsi a percorsi prestabiliti ma di avanzare ipotesi e di prendere decisioni all’interno di una gamma possibile di alternative (B. Galimberti). SEGUIRE TRACCE Si può così ipotizzare questo percorso di conoscenza critica attraverso quelle famose tracce: tracce che rappresentano fisicamente un passato, ma che conducono il soggetto ad acquisireresponsabilità, e coscienza così da poter immaginare un futuro possibile (S. Virgillito).

LETTURE Di cosa parliamo quando parliamo di San Siro SENSO DI COMUNITÀ/QUALE COMUNITÀ? Le mamme del quartiere vorrebbero organizzare attività di cucina e di cucito per rafforzare i rapporti sociali. I bambini vorrebbero poter utilizzare le corti interne dei loro condomini per poter giocare. Tutto questo sembra proibito: i custodi guardano storto e i vicini dall’altro lato della strada non si sa neanche bene chi siano. Inoltre, aspetto assolutamente non trascurabile, manca un’integrazione con la popolazione italiana del quartiere e tali attività potrebbero aiutare in tal senso. Attualmente sembra che nel quartiere ci sia una popolazione appartenente prevalentemente a due fasce d’età: anziani e famiglie. La fascia per così dire “intermedia” è quasi assente (L. Selo). Queste realtà formano un’omogeneità di situazioni, spesso tipica di alcuni quartieri periferici di milano: una forte presenza straniera a maggioranza extracomunitaria e una grande presenza di anziani che abitano qui da decenni, un sentimento di costante insicurezza (soprattutto nelle ore notturne), una decadenza degli immobili e un’enorme occupazione abusiva delle abitazioni. Radicamento e precareità coesistono, mentre si aprono parentesi di socialità e cooperazione ma anche di delusione e rabbia accumulata nel tempo. Nonostante gli interventi pubblici e no profit, tanti passi sembra manchino al raggiungimento di un equilibrio conviviale (G. Cesarini). Le associazioni presenti, possono essere di tipo istituzionale e cooperativo, ma provengono anche da forme di aggregazione cittadina, dal basso; questo fenomeno fa intuire e percepire un forte senso di aggregazione e di comunità all’interno del quartiere. Parlando con le persone è sembrato di stare in un piccolo paese, dove un po’ tutti si conoscono e si aiutano, con la loro piazza localizzata esattamente al centro, uno dei pochi luoghi di ritrovo comunitario nello spazio aperto. La maggior parte degli abitanti, inoltre, sono anziani ed extracomunitari, riguardo a questi ultimi sono presenti delle “comunità interne” che si spalleggiano ed altre che si fronteggiano (G. Mascherin). STIGMA/ STIGMATIZZAZIONE/ STEREOTIPI La complessità delle dinamiche dietro alla costruzione dello “stigma”, complessità

frutto di strumentalizzazione politica e massmediatica “da fuori” - gli stereotipi della sporcizia, dell’ insicurezza urbana, del ghetto etc.- ma anche di stereotipi “da dentro”, da parte degli stessi abitanti che, pieni di pregiudizi e luoghi comuni, interpretano ogni traccia come sintomo delle patologie sociali presenti nell’area (F. Giangrande). Stigmatizzazione: Socialmente costruita. Territoriale. Spazio ed “ermeneutica dell’architettura” [Lo stigma costruito attorno aal città pubblica è l’esito di un intricato insieme di giudizi che ambiguamente trasformano le percezioni di “fatti” e i caratteri individuali in tipi, attribuendo a un insieme complesso i connotati di alcuni elementi costitutivi – da Infussi] Zen. Regimi di rappresentazione simbolica [Fava], una rappresentazione fatta di immagini dicotomiche [spazzatura/pulito, spazio pubblico abbandonato/vivo, desertificazione istituzionale/presenza istituzionale, abbandono/investimento] (J. Lareno). CONFINE/ CONFINI POROSI? Il quartiere di San Siro si pone come margine anche se non è estrema periferia della città (margine fisico e sociale); i negozi sono posti sulle strade che delimitano il “quadrilatero”. è questo il punto di incontro tra il quartiere e il vicinato: gli abitanti del primo sono portati ad uscire dallo stesso per poter trovare ciò di cui hanno bisogno, quelli delle zone limitrofe non hanno nessun interesse ad entrarvi in quanto non reputano attrattiva tale possibilità. Vi sono solo flussi in uscita, non se ne notano in entrata; non vi è occasione di attraversare il quartiere: entrare, attraversarlo e usufruire di servizi posti al suo interno. Isotopie del confine. Per il quartiere San Siro è possibile identificare più categorie riguardanti il tema del confine. Confine del quartiere | è un ‘buco’ nella città, sebbene non sia una periferia geografica è una periferia sociale. Confini interni al quartiere | in viale Aretusa sono state riqualificate solo le facciate dei corpi di fabbrica sul lato ovest; sebbene entrambi i lati del viale presentino la ripetizione del medesimo tipo edilizio, i fabbricati sul lato est sono fruiti dagli abitanti in modo molto diverso rispetto ai fabbricati del lato opposto, quasi come se non si trattasse in entrambi i lati delle stesse pratiche legate all’abitare. Confini del corpo di fabbrica | ogni edificio o gruppo di edifici è un recinto; in molti


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casi … è presente una chiara differenza tra il contegno del fronte esterno (sistemato perché rivolto all’esterno) e del fronte interno (come se la corte fosse solo un retro e non un luogo dello stare). Confini tra gli abitanti | diffidenza verso lo stranieri, l’altro da sé: assenza di dialogo tra abitanti regolari e abitanti abusivi; insofferenza degli anziani verso i bambini; diffidenza verso gli stranieri o verso le etnie diverse (B. Galimberti). Colpisce vedere quanto l’idea del confine sia radicata tanto dal punto di vista degli interni, quanto da quello degli esterni. Colpisce soprattutto venendo personalmente da un contesto, quello di Roma, in cui il confine delle periferie di edilizia pubblica e in generale delle periferie è fisicamente evidente: la periferia è in un luogo altro, altrove, lontano, disconnessa fisicamente dal tessuto della città. A Milano, e non è solo il caso di S. Siro, molti dei quartieri di edilizia pubblica, penso anche a Molise Calvairate Ponti per esempio, sono nel tessuto della città.. Eppure è evidente l’attraversamento di un confine. Mettere invece l’accento sulle relazioni che il quartiere ha con il fuori e viceversa? Rappresentarle? Potrebbe essere interessante? (E. Maranghi) FRAMMENTARIETÀ/ELEMENTI DI DIVISIONE Il quartiere si presenta come un enorme puzzle, fatto da parti degradate ed altre meno (grazie all’azione del Contratto di Quartiere). Due facce che si uniscono e si mescolano all’interno di questo grande calderone culturale. La prima impressione è di percorrere un interno e non un esterno. Le strade sono come dei corridoi, sempre più lunghe che larghe. In particolare via Ricciarelli segna una dicotomia spinta per via della netta separazione tra una San Siro e l’altra. La cosa che mi sembrava così strana era il fatto che già vivendo in un quartiere che è una sorte di enclave rispetto al suo intorno (enclave percepita forse a torto come non sicura), l’atteggiamento predominante fosse quello di continuare e perpetuare questa separazione di spazi “all’infinito” sempre alla ricerca dell’isolamento di ciò che “non si conosce” (N. Fusaro) RAPPRESENTANZA/ RAPPRESENTAZIONE La possibilità di essere rappresentati (e qui mi riferisco alla dimensione della rappresentanza) è molto bassa in questi quartieri: alta è la percentuale di stranieri,

di anziani, di malati psichici, categorie che a fatica trovano una rappresentanza e quindi un trasferimento delle proprie istanze nel luogo della politica. Cosa implica questo a livello delle rappresentazioni che vengono costruite, da fuori, da dentro? (E. Maranghi) IL SENSO DEL PATRIMONIO PUBBLICO, OGGI Patrimonio ... : collettivo. Città pubblica. Collettivo, comune. Gestione. Aler. Sfitto. Conosci uno spazio messo a valore, perchè accoglie dei simboli. Quei piani superiori, vuoti, svuotati, diventano più insopportabili. Sviluppi complicità con chi lo abita, perchè ti riconosi in quel simbolo e nella sua vitalità. Comprendi l’importanza di quello che Dar ha fatto (preso in gestione, con fatica un granello di patrimonio pubblico) e capisci l’importanza di vivere la città pubblica, nella sua complessità di attori che danno forma agli spazi con le loro azioni (J. Lareno). Come diceva la prof. Padovani, c’è una responsabilità nei confronti del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, scarso, più che mai oggi. Che senso prende, tuttavia, all’interno di una mutata relazione tra Statocittadini, non più mediata come in passato dai meccanismi del welfare tradizionale? (E. Maranghi). AUTO-ORGANIZZAZIONE Varietà delle forme di auto-organizzazione. Chi si situa nel dialogo e chi fuori. Mi ha colpito la signora del comitato inquilini che dice “i problemi non li dobbiamo risolvere noi, li deve risolvere la politica” e i ragazzi del comitato abitanti che rifiutano una qualsiasi possibile relazione che richiami anche la responsabilità del soggetto pubblico. In altre parole: auto-organizzazione radicale vs rivendicazione. Che rapporto tra le due tendenze? Quali sfumature, nel mezzo? (E. Maranghi). ESPERIMENTI DI RESISTENZA Si è svelato, seppure per poco, uno strato fertile di esperimenti di resistenza e di adattamento, di ricerche di uno spazio di vita e di relazione che rivendicano il loro posto e il loro ruolo, risignificando lo spazio all’interno e oltre il quadro complesso di interventi e visioni che insistono su un territorio sovrapponendosi (A. Ranzini). CITTÀ PUBBLICA E CITTÀ PRIVATA Il quartiere di San Siro individua chiaramente, al suo interno, un’area, geometricamente caratterizzata da un quadrilatero, di iniziativa pubblica,

nettamente distinta dal contesto circostante, frutto di un’azione di espansione edilizia ad opera prevalentemente privata (F. Montillo). SEGREGAZIONE Chiuso in se stesso, come un “qualcos’altro” rispetto al resto della città, si differenzia dal resto. La segregazione porta non solo alla chiusura (ghettizzazione) ma anche a un rifiuto da parte della città e dei suoi cittadini del quartiere interessato da tale fenomeno. Un oggetto estraneo al contesto che lo circonda, alieno rispetto a chi gli sta attorno ma anche agli abitanti stessi, che lo vedono come un “non luogo” da abitare ma da non vivere. Una specie di ENCLAVE, posizionato all’interno della città con la quale però non ha nessun tipo di rapporto o di dialogo (M. Chemini). INTEGRAZIONE Integrazione vista come relazione tra i diversi attori che compongono la popolazione del quartiere stesso. Molteplici sono gli esempi che ci sono stati evidenziati nel corso degli incontri con le associazioni locali e le rappresentanze: più volte è stata marcata la inesistente interazione negli spazi pubblici per il gioco dei bambini tra le famiglie straniere e quelle italiane che portano i loro figli al di fuori del quartiere nei momenti di svago; scarsa integrazione all’interno della stessa popolazione straniera dove le diverse origini, africane o sudamericane, portano a una reciproca diffidenza. Significativo ciò che sta succedendo nelle scuole primarie della zona che i bambini italiani non frequentano più a causa di una forte componente straniera. Credo che questo possa essere visto come lo specchio della maggiore problematica del quartiere a livello sociale: una popolazione frammentata ed estranea, non solo alle zone limitrofe ma anche a se stessa (M. Chemini). CASA/ ABITARE SOCIALE Problema centrale è quello abitativo, dell’abitare sociale. Centratura sulla casa ma inserito in un contesto più ampio (A. Rossi). Ho scelto la parola casa, ciò che ci rappresenta, che spesso diventa parte della nostra identità, un rifugio dal mondo, e allo stesso tempo, un luogo in cui ospitarlo (F. Calzolari). CORTILI E SPAZIO COMUNE Lo spazio aperto sembra essere uno spazio chiuso, recintato da cancellate e alti palazzi. E’ un modo per difendersi da ciò che sta


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all’esterno? Sicuramente; tuttavia quello che forse vorrebbe essere un luogo privato e controllato, risulta essere piccolo e asfittico, non funzionale e poco accogliente verso tutte quelle attività che si svolgono in uno spazio comune come il cortile (M. Funicelli). DIVERSE POPOLAZIONI Stranieri è ciò che in prima istanza caratterizza il quartiere stesso: San Siro è il quartiere degli stranieri, ovvero dei “diversi”. Si percepisce una voglia di “integrazione”, un desiderio di creazione di luoghi d’incontro e scambi di culture (Carrano Antonella). All’interno della città pubblica – ed il quartiere San Siro ne è una testimonianza – sono insediate, oggi, diverse popolazioni che la vivono in virtù del diverso status sociale e la utilizzano in ragione delle diverse esigenze. Ciò determina una complessa evoluzione delle dinamiche e delle pratiche sociali che si producono attraverso l’intreccio di modi ed espressioni diverse di intendere la città (F. Montillo). CONFLITTI Il quadrilatero di San Siro può essere visto come un luogo produttore di molteplici conflitti. Il primo riguarda sicuramente quello tra proprietari e non proprietari, tra coloro che vivono in case di edilizia pubblica e coloro i quali, invece, possiedono una casa di proprietà. Tale scissione, oltre ad avere una ripercussione in termini di uguaglianza sociale, può incidere sulla percezione che i primi hanno circa l’effettiva titolarità di diritti. Il conflitto può essere rintracciato nello spazio (a livello micro- condominio- e macro –intero quartiere-). L’altro conflitto è legato al tema della convivenza negli spazi pubblici urbani, ostacolata dalle differenti pratiche d’uso e dalla competizione per l’accesso (V. Conte). Spazio Micene > resilienza > > prolungamento della casa > domestico > Tuttimondi > mamme > protezione > Differenti lingue > opportunità > collettività > Riuso > praticità > Accoglienza > calore umano >Scala 1:1 > prende e rilascia > + volume con le esperienze, rilascia ulteriori esperienze > spugna (D. Petrillo)

INTERROGATIVI Quali prospettive LO SPESSORE DALLA SUPERFICIE Quanto viene a galla può essere indagato posizionandosi lungo un continuum che va dall’analisi della MICROFISICA DELLE RELAZIONI INTERPERSONALI (interessi conflittuali ad esempio) al cogliere i PROCESSI MACRO DELLE DINAMICHE del quartiere (come le questioni di governo). C’è bisogno di tenere assieme le diverse prospettive, con la mappatura stessa: eludere definizioni di micro-macro, di confine tra locale e contestuale e di ricerca teorica come separata dalla realtà sociale. Dare spessore alla superficie delle cose: con l’emersione delle sfumature della multidimensionalità, oppure eleggere una sfera d’analisi come preferenziale, con una definizione precisa degli intenti (A. Cortazzo). DENTRO-FUORI Per affrontare i problemi di coesione sociale il campo di azione deve necessariamente coincidere con i confini del quartiere? L’attuazione di politiche integrate rende possibile l’attrazione di risorse esogene? Come uscire dal relativismo delle singole parti, dei singoli attori per ricostruire uno scenario del quartiere? SOTTOUTILIZZO Mi sembra che sia una questione importante da affrontare: la città pubblica non è solo fatta di spazi esterni, più facili da vedere, attraversare e percepire, ma anche di interni, più complicati da conoscere. SENSO POLITICO E DI RESPONSABILITÀ Ho percepito questo intervento come un monito a noi urbanisti, per cui bisogna stare attenti a non scadere nella banalità, nella lettura di determinate situazioni adottando un linguaggio codificato della categoria, ma tenere sempre attivo un senso critico e relativista. La modalità di lettura e le parole con cui raccontiamo un territorio incidono molto sulla percezione di chi lo fruisce per cui è stato ed è interessante parlare di “responsabilità” dell’urbanista. Bisogna definire un limite alla discrezionalità di interpretazione dei territori su cui pensiamo di intervenire ed acquisire maggiore consapevolezza sul “peso” delle parole che adottiamo poiché su queste si costruiscono scenari di vita (R. Brollo) Ritengo che tra i principali punti di forza

di questa esperienza di ricerca-azione ci sia il forte e dichiarato orientamento metodologico, che fa del mapping lo strumento centrale in cui condensare altri strumenti, tempi e pratiche. Ed in tal senso, diventa esso stesso una pratica, una pratica dal grande contenuto di responsabilità, una pratica politica (P. Piscitelli). MAPPING E ZONE D’OMBRA Se il mapping è un potente dispositivo di rappresentazione e decostruzione delle relazioni di potere, come evitarne gli effetti collaterali di rappresentazione o sovrarappresentazione di questioni spinose e delicate tanto più frequenti quanto si esplorano realtà di margine? Come misurare il rapporto tra ciò che va descritto-e alle volte lo richiede urlando-e ciò che forse andrebbe taciuto? (P. Piscitelli). AUTO-RIFLESSIVITÀ Partire dallo stereotipo come qualcosa che inevitabilmente ci portiamo appresso, bagaglio con il quale ci avviciniamo al quartiere come gruppo di partecipanti ad un workshop e come individui. ... È possibile affrontare in senso sociologico il tema dello stereotipo, dello stigma (rispetto a cosa: San Siro, il “quartiere popolare”, la casa pubblica, …)? Forse possiamo più partire dalla consapevolezza della sua esistenza e dall’attitudine auto-riflessiva che questo induce, registrare lo stereotipo nel nostro diario di bordo, capire come influenza il nostro approccio, usare la ricerca di una sua verifica o falsificazione come primo passo per incontrare altro (A. Graglia). DIALOGO San Siro è definibile come un “laboratorio di progettualità”, in quanto sono svariati i progetti e gli enti che vi intervengono. Il nostro studio sul quartiere prevede la definizione di studi/mappature che non saranno solo operatori neutrali, ma veri e propri “processi di costruzione del dialogo”, facendo leva su certi aspetti per fare emergere le divergenze, i diversi punti di vista e portare al confronto (G. Tabanelli). TEMPI E SGUARDI Come si può, in un laboratorio di costruzione di mappe di dialogo dalla durata temporanea come quello di cui facciamo parte, trovare un punto di sintesi efficace e giusto tra il nostro sguardo esterno e quello di chi vive dall’interno San Siro che non sia parziale ed effimero? (P. Piscitelli)


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Cambiare lo sguardo, spostarlo dai “bisogni” alle “domande” (Infussi). Chi formula le domande? Domanda mi fa pensare innanzitutto ad un atteggiamento di ascolto prima che di interpretazione, a forme di espressione maggiormente svincolate dalla mia lettura (A. Graglia). RISIGNIFICARE L’impressione è di una chiara differenza tra il percepito, l’immaginato e, quindi, il racconto di chi è dentro e chi è fuori, di chi vive nel quartiere e i soggetti che il quartiere lo trattano, lo studiano e tentano di definirlo. Le esperienze si sovrappongono ma si escludono l’una con l’altra, chiedendo a noi una decostruzione in elementi più semplici, un analisi per parti, fatta di sistemi che tracciano dialoghi e confronti tra le rappresentazioni che ciascun soggetto propone (A. Ranzini). Come l’utilizzazione di approcci disciplinari eccessivamente deterministi, tipici di alcune politiche e “stili” di pianificazione e progettazione delle trasformazioni dell’ambiente costruito e di rigenerazione urbana, in contesti come San Siro sortisce esiti molto diversi da quelli previsti, che sono fonte di disagio per gli abitanti? (F. Giangrande) Nel provare a capirci qualcosa, vengono in mente una serie di rapporti, relazioni, una serie di accoppiate di parole che altro non fanno che riproporre con sfumature differenti la domanda “come si vive qui, ora?” Ebbene, ma da dove si parte? Con quale metodo? E’ possibile escluderne alcune? E’ possibile arrivare a una sintesi preservandone la complessità? O sarà sempre una lettura parziale? Queste tematiche sono interconnesse e difficili da discernere (L. Brivio). PERCEZIONE In che modo il visibile influisce sull’invisibile e viceversa? Come il quartiere viene percepito e che ricadute ha sulla percezione che gli abitanti hanno di se stessi? In che modo il senso diffuso di degrado incide sulla vita degli abitanti, che dinamiche scatena? (L. Brivio)

SCENARI Cosa potrebbe succedere a San Siro COOPERAZIONE E PROGETTO Auto mutuo aiuto è un tema a cui ho pensato in riferimento alle diverse realtà del quartiere e a quello che ci ha raccontato Eleonora quando ci ha ospitato in casa sua: appena trasferita ha dovuto gestire una serie di prime difficoltà, le opere di finitura dell’appartamento, il trasloco, l’arredo (F. Calzolari) DIRITTO DI ABITARE Quest’ultimo rappresenta, anche, un’espressione della qualità urbana; tale concetto, infatti, non comprende soltanto le lotte per la casa ma va oltre, si estende al di là dell’uscio di casa, per ramificarsi nel territorio. Diritto all’abitare significa anche diritto a vivere il quartiere; significa creare luoghi atti a favorire l’inclusione sociale per i soggetti più deboli – che sempre più spesso fanno fatica a sentirsi abitanti della città (F. Montillo). Città pubblica significa diritto e ci chiede di interrogarsi sulla negazione dello stesso diritto all’abitare: è un termine che oggi serve. Il concetto di “pubblico” ci parla di inclusione e di accessibilità in modo ampio e senza compromessi, il termine “città” rompe il confine degli oggetti fisici e delle definizioni, proiettando i temi oltre il quartiere, oltre l’alloggio (A. Ranzini). CONFINI E POROSITÀ Per “abbattere gli stereotipi si deve lavorare sui confini e le porosità di San Siro” ... Intercultura: da quanto detto sopra sorge la necessità di altri accorgimenti progettuali, nella costruzione dello spazio fisico e relazionale della città dipende la possibilità di costruire una comunità polifonica, un “mosaico di subculture” (Alexander 1977) tali da non eludere e annullare le differenze verso una malintesa ed omogeneizzante integrazione, capaci altresì di definire politiche e progetti condivisi dalle diverse comunità ed etnie. Trovare le porosità significa mappare spazi che fungano da zone dell’interfaccia, spazi che possano favorire scambio e trasmissione tra le culture, appunto porosità che favoriscono la non ghettizzazione nel rispetto delle culture che le abitano, ma senza interferire troppo forzatamente nel creare il dialogo (F. Giangrande).

CERNIERE Nuovi progetti: scavalcare il confine. Cercare le risorse all’interno del quartiere oppure far entrare risorse esogene? Ad esempio ... la cascina abbandonata in via Paravia: può diventare cerniera tra il quartiere popolare e i quartieri limitrofi essendo collocata fuori dal quartiere? (A. Rossi) ATTRATTIVITÀ Si potrebbe pensare che questo quartiere possa diventare un polo attrattore all’interno della città? Immaginare di creare delle eccellenze ubicate fisicamente all’interno del quartiere a servizio della città, così da poter avere un ruolo da protagonista? (S. Virgillito) PRATICHE/SPAZI-LUOGHI Dovendo scegliere “poche parole-chiave” come richiesto, pensavo di focalizzare l’attenzione innanzitutto sul rapporto pratiche-luoghi. Da sempre, mi interrogo, peraltro con scarsi risultati, su questo punto. Cogliere come certi spazi vengano fruiti e come potrebbero essere fruiti modificandoli. Capire in che modo lo spazio pubblico sia in grado di aumentare la qualità della vita e come. Permettere a potenzialità latenti nel quartiere, risorse sociali, ricchezze immateriali di prendere vita in luoghi specifici pronti ad accoglierle (L. Brivio). Se è vero che lo spazio modella i comportamenti delle persone ed è altrettanto vero che lo spazio è manifestazione di coloro che vivono i luoghi, davanti a che situazione ci troviamoci troviamo? In che modo gli spazi stretti, angusti, non sempre accoglienti o vivibili, hanno condizionato i comportamenti e, viceversa, in che modo questi spazi sono stati modificati da coloro che li vivono/ abitano? (G. Miglierina)


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I: INCIPIT SAN SIRO

Incipit San Siro non é il titolo di un lavoro fotografico. É molto meno e forse qualcosa di piú assieme. Un’allusione a un gruppo di materiali fotografici apparentemente eterogenei ma intimamente vicini, almeno nelle intenzioni e nei processi che li hanno generati. Nati dall’incombenza di ragionare e praticare un tema cosí complesso come la rappresentazione fotografica e sociale del territorio, sono i risultati di una sfida radicale contro il tempo e contro le convenzioni della fotografia professionale o autoriale. I principi sui quali fin da subito il gruppo di lavoro ha trovato un accordo metodologico sono stati da un lato la partecipazione, e dall’altro la collettivitá. A tutti gli effetti, tanto le idee quanto le pratiche e i risultati del processo fotografico sono stati profondamente condivisi da tutto il gruppo e a tutti i livelli.E per quanto possibile, anche all’esterno del gruppo, tutti gli altri attori coinvolti in questa esperienza di indagine sul territorio, dagli abitanti di San Siro ai colleghi e docenti del workshop, hanno dato il loro importante contributo. I risultati proposti di seguito rispettano fedelmente le parole d’ordine scelte per cercare di orientarsi di fronte a alle infinite possibilitá della rappresentazione fotografica. Sguardo plurale, oscillante. Decostruzione dello stigma. Ma anche e soprattutto contatto diretto con il territorio, con i suoi attori. Cercando di utilizzare la fotografia come altro versante della ricerca-azione accademica, come pretesto e metafora dell’incontro sul campo. Piú che un lavoro fotografico, piú che una rappresentazione, quello che emerge é appunto un invito alla complessitá. A problematizzare l’immaginario comune, spesso stereotipato e negativo, delle idee di San Siro. La restituzione di modi diversi della testimonianza fotografica. I documenti iniziali di un incontro avvenuto. [G.D.A.]


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DIMENTICANZE

Vuoto ed apparentemente dimenticato, rimasto nel retro della memoria. Alcuni lo ricordano come un asilo, altri come un cancello chiuso, noi come una porta eccezionalmente aperta.  La serie Dimenticanze vuole riportare alla luce uno spazio che per troppo tempo non ha visto occhi posati su di sé. Vuole stimolare la memoria di un passato ormai remoto ma anche e sopratutto l’immaginazione di un futuro.  Futuro in cui alle energie di colui disposto a mettersi in gioco per l’attivazione di uno spazio corrisponde un’istituzione attenta, reattiva, propositiva.  Queste fotografie vogliono esprimere allo stesso tempo stimolo e critica, presente e immaginazione, luce ed ombra. Speriamo che rappresentino quindi un seme da cui possa nascere qualsiasi cosa.


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SOGLIE

Alloggio assegnato, alloggio sfitto, alloggio occupato, dentro San Siro, fuori San Siro, comunità, marginalità. Sono solo una serie delle tematiche ricorrenti quando si pensa al quartiere di edilizia pubblica residenziale di San Siro. L’elemento che le accomuna è l’essere determinate da limiti fisici o psicologici, quali porte, cancelli, passaggi, viali… La serie fotografica “Soglie” porta dunque l’osservatore di fronte ad una realtà il più delle volte ignorata nei gesti quotidiani del passare, accedere, superare. Reltá ignorata ma estremamente significativa. Infatti, l’attenta osservazione delle soglie nei suoi dettagli, lo stato di cura o di degrado e il livello di appropriazione degli stessi da parte degli abitanti ci fa riflettere sulle pratiche dell’abitare attive a San Siro. Proponendo dunque una rassegna tipologica vogliamo innescare un ragionamento sul limite labile tra dentro e fuori, privato e pubblico, ma anche dentro e dentro. Portare alla luce contraddizioni e sulle potenzialità del quartiere, ma soprattutto il sentimento di appartenenza alla comunità da parte dei suoi abitanti. Anche quando questo significhi semplicemente appendere una corona di fiori sulla lastra d’acciaio dell’appartamento a fianco.


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VITE

L’intenzione di ritrarre gli abitanti di San Siro ci ha portato a stretto contatto con le persone che abitano il quartiere e che con noi hanno voluto condividere per qualche ora le loro abitudini e il loro stile di vita. La ricchezza delle diversità sociali di quest’area della città ci hanno sorpresi oltre le nostre originarie aspettative. I nostri soggetti sono stati non solo molte persone provenienti da altri paesi o molti italiani che abitano il quartiere dagli anni settanta. Non pochi sono stati gli incontri con personalità inaspettate, professionisti di alto livello che hanno scelto di vivere attivamente il quartiere e di mettere a disposizione le loro competenze per migliorare le situazioni difficili che in un’area come questa inevitabilmente si sviluppano. Il rapporto intimo che si abbiamo instaurato con i soggetti fotografati, una volta superata la tensione e la rigidezza causata dalla macchina fotografica, ci ha permesso di scoprire le diverse sfumature emotive con cui le persone vivono gli spazi, quelli pubblici come quelli privati. In base anche alla loro cultura oltre che alla loro situazione sociale, come testimoniano gli spazi che forniscono la scenografia personale e intima di ognuno dei ritratti che proponiamo.


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APPROSSIMAZIONI

L’ultimo gruppo di fotografie che presentiamo é per certi versi un riassunto e approfondimento dei gruppi precedenti, una ulteriore variazione sul tema dello sguardo molteplice e oscillante. In particolare, queste fotografie analogiche e in bianco e nero, ottenute con macchine dalla tecnologia un po’ desueta quando non dichiaratamente antica, pretendono sottolineare un elemento chiave ma spesso omesso nei discorsi sulla rappresentazione fotografica. Almeno tra i non addetti ai lavori. Il grande potenziale di retorica visiva che lo strumento fotografico, il mezzo tecnico di cattura dell’immagine, porta sempre con sé, anche indipendentemente dalla volontá di chi ne fa uso. Dall’accostamento di immagini cosí diverse degli stessi soggetti giá fotografati, scaturisce la possibilitá di analisi e riflessione sulle differenze estetiche e linguistiche, artistiche ed emotive presenti in queste rappresentazioni doppie. É possibile cosí suggerire il sospetto di come possa essere facile, dietro la presunta oggettivitá dell’immagine fotografica, costruire vere e proprie retoriche della rappresentazione, sfruttabili per le piú diverse intenzioni ideologiche. Le immagini fotografiche in questo modo svelano come di volta in volta possono condizionare e anche manipolare i discorsi collettivi che costituiscono l’immaginario di cui ci serviamo per giudicare la realtá.


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II: MAPPE

Le rappresentazioni prodotte durante Workshop hanno come presupposto l’idea di decostruire le immagini precostitute del quartiere San Siro offrendo ai suoi abitanti e a coloro che vi operano un nuovo sguardo. La prima operazione che è stata effettuata, da noi denominata “San Siro 1:1” , intendeva andare oltre la mera osservazione dello spazio pubblico oltrepassando le soglie degli edifici e raccogliendo informazioni e punti di vista attraverso l’osservazione e gli incontri con i residenti. Il superamento della soglia di un edificio è un innesco: implica confrontarsi con le proprie apprensioni, con chi di quegli spazi è il guardiano (ALER, i custodi), con chi lo vive (gli abitanti). Divisi in gruppi a cui sono stati assegnati porzioni di quartiere, siamo entrati nei cortili e nelle case di San Siro, suscitando curiosità (e talvolta timori), osservando gli spazi e le pratiche che li abitano, interrogando e interrogandosi. Un elenco di “punti di attenzione”, non prescrittivi, ha permesso di rendere omogenee e confrontabili le informazioni raccolte. Ed é a partire da queste e da un intenso confronto tra noi che sono emersi i temi delle mappe contenute in questa sezione. I diversi livelli di approssimazione di ognuna non vanno letti come un limite ma sono l’esito di un processo di selezione consapevole dell’oppotunità o meno di rendere pubblici alcuni dati. Sono inoltre informazioni costruite a partire dalle percezioni degli abitanti e dall’osservazione diretta: restituiscono delle immagini del quadrilatero ricche e informate, che provano a dare voce ad una pluralità di soggetti, e mettono in discussione preconcetti aprendo a diverse riflessioni sul quotidiano ed il divenire del quartiere. [G.O., G.S.]


Confini

Micromondi interni P.LE P.LE SEGESTA SEGESTA

VIALE MAR JONIO VIALE MAR JONIO

Il quartiere Milite Ignoto- Baracca (comunemente chiamato San Siro), è stato progettato agli inizi degli anni 30, ed edificato tra il ’35 e il ‘47 su progetto unitario. Nonostante San Siro si collochi oggi all’interno di una parte di città consolidata e semicentrale, la sua forma e i suoi confini appaiono facilmente identificabili e percepibili: un quadrilatero formato da due P.ZZAlotti triangolari che P.ZZA MONTEFALTERONA MONTEFALTERONA racchiude complessivamente 6.110 alloggi caratterizzati dalla omogenea architettura razionalista; un sistema di spazi aperti legati principalmente alle corti interne nate per essere aperte e attraversabili. A TA AT Se da una prima lettura, AilRMAATRTquartiere appare omogeneo (esito MA A VI VI di un forte progetto architettonico e urbano), attraverso altre differenti letture locali e interattive (sopralluoghi, osservazioni, interviste, dialoghi) questo stesso oggetto si è “sgretolato”, assumendo una forma fatta di segmenti, parti, frammenti, “bolle”. Sono queste parti a cui abbiamo cercato di dare forma P.LE P.LE SELINUNTE riconoscendo una costellazione di realtà differenti: e rilevanza, SELINUNTE micromondi che si costituiscono a partire dai numeri civici e che sono governati e abitati, formalmente e informalmente, secondo logiche plurali. Sono realtà delimitate da limiti fisici, come le recinzioni, o da perimetri e condizioni immateriali che ne presidiano le condizioni di convivenza fra gli abitanti e le modalità di gestione. LI EL I IN LL RT NE B E TI AL ER A B VI AL A VI

I NT GA TI GI N A GA VI GI A VI

VIALE ARETUSA VIALE ARETUSA

NA AG A M GN ZA A A M VI ZA

VI M A OR M G OR A GANIT NI NI TN I

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Autogestione dello stabile Autogestione conclusa

Stabile con amministratore scelto dagli abitanti

I I LL LL RE RE IA CIA C C C RI RI A A VI VI

“Il problema è che i custodi Aler non possono fare moltissime cose, devono per forza chiamare un’impresa e ci vuole molto tempo e soldi. Non possono neppure cambiare una lampadina”

“Sono rappresentante di autogestione da quindici anni. Nella riunione di condominio abbiamo scelto di continuare così. Possiamo scegliere il nostro portinaio e gestire la derattizzazione e asporto macerie senza rivolgerci ad Aler”

Perimetro Contratto di Quartiere

Cortili inaccessibili


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CUSTODI custode esterno custode interno TIPI DI ISOLATO

CUSTODI custode esterno custode interno

CUSTODI

Legenda

CUSTODI

CONTESTO CONFINI confine permeabile

EDIFICI confine bolla

Custode

confini dei dei confini Confine confini

Custode abitante

soglie / accessi Soglie/ accessi

custode esterno

TIPIcustode DI interno ISOLATO

TIPI DI ISOLATO

TIPI DI ISOLATO

Isolato esterno

CONTESTO EDIFICI permeabile confine bolla

CONTESTO confine confine permeabile

confini dei confini soglie / accessi

confini dei confini soglie / accessi

Micromondo

EDIFICI confine bolla


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Piani terra e cortili Spazi attivi/spazi inattivi

San Siro è costituito da un insieme articolato di luoghi, pratiche e usi che si collocano in uno “spazio di mezzo” tra la soglia di casa e lo spazio pubblico (raro, come piazzale Selinunte e Segesta). È uno spazio liquido e difficile da rappresentare, con diversi gradi di articolazione e di publiccness, è contemporaneamente uno spazio “conteso” che genera tensioni e conflitti, e uno spazio “dell’accoglienza” che da vita a forme di convivenza tra diversi. Sono infatti molte le dinamiche che attraversano San Siro e che disegnano nuove geografie delle corti, dello spazio collettivo, dei piani terra e degli edifici in disuso, solo in minima parte corrispondenti al disegno originario: processi di cura e riappropriazione, desideri, costruzione di recinzioni, meccanismi gestionali e di micro potere, regole di utilizzo e pratiche di riuso tracciano nuove traiettorie e nuove polarità interne, zone di luce e di ombra, spesso nodi fisici e immateriali delle dinamiche di convivenza e di conflitto tra le popolazioni fragili che abitano il quartiere. La mappatura attenta delle numerose attività e degli spazi abbandonati ai piedi degli edifici, incrociata con l’osservazione delle corti e delle pratiche d’uso dei cortili intende restituire questa immagine. E’ emerso inoltre come un ruolo attivo e motivato degli abitanti e custodi diventa determinante nell’individuare soluzioni per il superamento della banale applicazione di regolamenti e la regolazione quotidiana della convivenza tra gli abitanti negli spazi comuni (ad esempio fra bambini e anziani). Nella mappatura emergono alcuni edifici inutilizzati che chiedono un progetto di trasformazione come l’ex-asilo dell’infanzia in via Zamagna 4, l’ex sede dell’Anpi di via Mar Jonio, l’ex-Cinema Alpi, la cascina di via Paravia.

Legenda

USI CORTILI

Lavatoi inattivi


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13 28 60 16 Civitali 30 88

Zamagna 4 Tracia 7

Tot: 117

13 13

8 10

104

18 68

21

Tot: 140

Tot: 127 20

Tot: 106

Tot: 135 Preneste 6

46

Selinunte 11 Tracia 4

Tracia 5

39 66

Tot: 119

74

32

56

1 21

24

47 33

Selinunte 3 87

90

Tracia 3 88

30

17

Tot:104

1 29

Tot: 118

Tot: 120

Preneste 1

7 Tot: 63

20

Tot: 116

Tot: 119

Preneste 4

17 5

118

5

13 36 55 13

Lo spazio della casa

Preneste 2

Tot: 117

Tattiche di adattamento

67

54 40

39

Tot: 107

Avvicinando lo sguardo alla sola scala dell’alloggio quello ciò che emerge con più forza è relativo al taglio degli alloggi. La maggior parte delle abitazioni è rimasta alle dimensioni originarie (pensate per una “esistenza minima”): bilocali di 35-45 mq , che presentano locali di servizio di dimensioni così contenute da non poter contenere alcun elettrodomestico. A una forte articolazione della popolazione, che vede anche la presenza di famiglie numerose e di una composizione molteplice del nucleo famigliare, non ne corrisponde quindi quella dello spazio domestico, che spesso diventa un luogo di adattamento, di sovraffollamento, di assenza di privacy. Alcuni interventi degli abitanti, come la chiusura delle logge o sconfinamenti di un locale nell’altro, sono delle tracce relative alla necessità di modificazioni. La presenza di alloggi di 25-28 mq (quindi sottostandard per l’Erp) è un altro tipo rilevante nel quartiere, che diventa occasione di progetti di riutilizzo straordinario in alcuni casi e di riuso informale in altri.

Tracia 2

Tracia 1

1

86

Tot: 94

11 4

Tot: 100

n. alloggi totali proprietà Aler: 4712 8%

< 28 mq

7%

270

da 28 mq a 35 mq

460

68% da 35 mq a 45 mq

3154

17% > 45 mq

828

> 75 mq

13

Tagli alloggi 100%

Paravia 82 46

3 6 10

Tot: 65

Paravia 84

Mar Jonio 9

1 61

Tot: 72

Paravia 80 Preneste 8

89

19 58

46

10

5 4 Mar Jonio 7

4

45

Tot: 95

Civitali 30 88

Mar Jonio 3

Zamagna 4 Tracia 7

Tot: 117

13 13

8 10

104

68

21

118

Tot: 140

Tot: 127 20

Tot: 106 Preneste 6

Tracia 5

39 47 33 Tot: 119

Selinunte 11 Tracia 4

24 66

74

32

Tot: 119

56

1 21

“È più facile vivere in un appartamento piccolo quando i tuoi bambini sono ancora piccoli, ma con dei ragazzi cresciuti lo spazio è incredibilmente troppo piccolo”

90

20

Tot: 116

Selinunte 3

30

Tot: 120

Preneste 1

Tracia 3 88

Preneste 2 67

1

29

Tot: 118

39

Tot: 107

Tracia 1 54 40 Tot: 94

17

Tot:104

1

13 36 55 13 Tot: 117

7 Tot: 63

87 Preneste 4

17 5

5

18

Tot: 135

12 Tot: 57

Preneste 3 13 28 60 16

16 Tot: 71

Tot: 102

18

2 7

Tracia 2 86

11 4

Tot: 100


47

MAMMA con BAMBINO

FAMIGLIA con BAMBINO

FAMIGLIA con 3 FIGLI

ampliamento cucina a scapito della zona giorno

MONOLOCALE

FAMIGLIA con 4 FIGLI

3 FRATELLI OVER 65

chiusura della loggia

cucina abitabile rinunciando ad una camera

TRILOCALE

BILOCALE

39.7 mq

25.2 mq

2.2

2.5 2

2.1

55.1 mq

4

3.5 2

2.1

14 16

3

1.10

1.00

1.00

1.50

2.18

? frigorifero

doccia

frigorifero

doccia

lavastoviglie

bidet

lavastoviglie

bidet

dispensa

dispensa

18

3.5

2.00

2.00

1.72

1.67

3.2

13.8

12.5

15.6

1.30

GENITORI con 2 FIGLI MAGGIORENNI

adattamenti: aggiunta vasca da bagno

1.11

1.90

ANZIANO SOLO chiusura della loggia

frigorifero

doccia

lavastoviglie

bidet

dispensa

LAVORATORE con 2 CONNAZIONALI


48

Patrimonio pubblico/privato Voci e percezioni

Il patrimonio edilizio pubblico in locazione del quartiere San Siro è stato eroso in modo significativo nel corso degli ultimi anni da diversi processi sovrapposti. In particolare, parte del patrimonio è stato alienato attraverso dei piani vendita, oppure concedendone la gestione locativa sociale a soggetti del terzo settore, o a categorie speciali (ad esempio forze dell’ordine, personale ATM). I dati aggregati relativi alla quota di alloggi alienati sono di difficile reperibilità. Per questo motivo, nel corso del workshop si è stabilito di provare a costruire un quadro della situazione attuale a partire dall’osservazione diretta e dal dialogo con gli abitanti. Ne risulta che il fenomeno è diffuso trasversalmente in tutto il quartiere, mentre esitono pochi casi di alienazione completa dell’edificio o dell’isolato. Mettendo in relazione questi dati con quelli relativi al numero di alloggi sfitti, temporaneamente inagibili, sotto standard o soggetti a progetti di ristrutturazione, risulta evidente come una porzione ampia degli alloggi di San Siro sia oggi sottratta (in via temporanea o defintiiva) alle graduatorie di assegnazione pubblica del Comune di Milano. Per quello che riguarda il mercato privato, numerose sono gli appartamenti in vendita che non trovano, nonostante I prezzi siano molto appetibili. acquirenti disponibili. Anche questo fattore contribuisce alla presenza di vuoti e a uno stato di parziale abbandono del quartiere.

“Le politiche di alienazione di parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (dovute alla L.560/1993) hanno portato alla dismissione, tra il 1993 e il 2006, a livello nazionale, di 150.000 alloggi” Federcasa, 2008

BILOCALE RISTRUTTURATO 55MQ IN CONDOMINIO 90.000€ 1.636€/MQ

BILOCALE RISTRUTTURATO 55MQ IN CONDOMINIO 95.000€ 1.727€/MQ

BILOCALE NON RISTRUTTURATO IN GESTIONE ALER 105.000€ 1.909€/MQ

12.221

ALLOGGI PUBBLICI VENDUTI A MILANO DAL 1998 AL 2000 (Rabaiotti 2007)

“Parti che si staccano”: in alto a destra, gli edifici del quartiere che contengono un’alta percentuale di alloggi venduti; in basso a sinistra, la volumetria equivalente al numero di alloggi sfitti presenti a San Siro.


49

- PRIVATA

PROPRIETA’ PUBBLICA - PRIVATA

P.LE SEGESTA

100 %

A VI

VI RA PA

VIALE MAR JONIO

proprieta’ 20%

A

PROPRIETA’ PUBBLICA - PRIVATA P.ZZA 100%

proprieta’

MONTEFALTERONA

proprieta’

5%

A VI

M

TA AT AR

IN RT BE AL

50%

A

NA AG

M ZA

18%

VI

A VI

38%

LI EL

60 % 50% 99 % 20%

15%

4%

35%

5% P.LE SELINUNTE

90%

7% 20%

38% 7%

10%

NI

14%

GI

M OR GA

A VI

NI T

GETTI:

16%

20%

17%

I NT

VI A

GA

A VI

LI TA VI CI

11%

VIALE ARETUSA

1% 20%

4%

10% 50%

A VI

R

I LL RE IA C IC

22%

NUOVE POPOLAZIONI/NUOVI SOGGETTI: 20% INGRESSI SEGNALATI

9%

6% 8%

ERP. CATEGORIE SPECIALI

a

ATM

Legenda

Proprietà pubblica/ proprieta’ pubblica - aler ERP

A IN RT BE AL LI EL

99 %

Forze dell’Ordine

INGRESSI SEGNALATI

Ferrovie dello Stato

Nuove popolazioni/ nuovi soggetti INGRESSI SEGNALATI

Proprietà privata proprieta’ privata Proprietà pubblica/ Fuori ERP proprieta’ fuori erp

ERP. CATEGORIE SPECIALI

FUORI ERP.

ATM

Dar Casa Società Cooperativa

Forze dell’Ordine ATM

Chiesa Evangelica DAR Casa società cooperativa

Ferrovie dello Stato

VI

60 %

NUOVE POPOLAZIONI/NUOVI SOGGETTI:

Fondazione San Carlo

Forze dell’Ordine

Fondazione S.Carlo

Ferrovie dello Stato

Chiesa Evangelica Cooperative

4


50

la sera sarà sicuro?

è ben servita dai mezzi? ci daranno il mutuo?

chi ci aiuterà nel trasloco?

e le spese condominiali? rifaranno la facciata?

perchè le porte sono lamierate?

l’impianto è a norma?


51


52

Vuoti abitativi Voci e percezioni

Quella dei vuoti abitativi e degli alloggi sfitti è una questione molto sentita nel quartiere, per almeno due ragioni. Da un lato, la presenza di ‘porte lastrate’ e talvolta di occupazioni informali all’interno degli alloggi inutilizzati vengono percepite con disagio dagli abitanti. Dall’altro, numerosi soggetti locali e sovra-locali denunciano l’alta percentuale di sfitto, mettendola in tensione con le numerosissime richieste di assegnazione di alloggio attualmente in graduatoria presso il Comune (oltre 21.000 nel 2012). Mettendo questi dati in relazione al numero di nuclei familiari che hanno accesso ogni anno ad una nuova abitazione, e al numero degli alloggi pubblici costruiti negli anni più recenti (2.700 in corso di realizzazione dal 2007), risulta infatti come quella del sottoutilizzo del patrimonio pubblico sia oggi un’emergenza di grande rilevanza. Come nel caso del patrimonio venduto, il dato reale è di difficile reperibilità. Fonti diverse (Sicet, Laboratorio di Quartiere) riferiscono una cifra complessiva di circa 450-480 alloggi sfitti nel quartiere. Anche nell’esperienza quotidiana degli abitanti questo è un elemento fortemente sentito. Ciò significa che in tutti gli edifici di San Siro questo fenomeno è presente, in forme di concentrazione differente, ma in modo diffuso. La mappa ricostruisce il fenomeno dei vuoti abitativi a partire da una pluralità di fonti diverse, esito di sopralluoghi e interviste agli abitanti.

6.885

ALLOGGI PUBBLICI INUTILIZZATI (Comune Milano 2012)

21.277

DOMANDE IN GRADUATORIA (Comune Milano 2012)

“Abito di fianco a una porta lastrata, è in quello stato da anni. Vivere accanto ad un posto abbandonato mi fa sentire meno a casa, il minimo che posso fare è mettere una pianta davanti alla soglia e prendermene cura”.

1.000

ALLOGGI PUBBLICI ASSEGNATI/ ANNO (Comune Milano 2012)

“Parti che si staccano”: percezione dei vuoti abitativi nel settore Ovest del quartiere.


53

Percentuale

assenza d 0%

piu di 0 % da 5 % a

da 10 % a

da 15 % a pi첫 di 20

10

n. numero al

8

Fonte dati:

6

abitante

abitante

10

10

15

abitante

1

osserva

15

10

2

18

10

25 12

10

14

18 10 2 5 7 11 5

21

Percentuale alloggi sfitti 7

assenza di dato

6

0%

4

piu di 0 % a 5 %

5

Percentuale alloggi sfitti assenza di dato 0%

10

Legenda

piu di 0 % a 5 %

Percentuale alloggi sfitti

da 5 % a 10 %

assenza di dato dato assente

da 10% 10 %aa15% 15 % da

0% 0%

da 15 % a 20 %

piu0% di 0a % da 5%a 5 %

pi첫 di20% 20 % oltre

5 %1 10 % da 5% aa10% da 10 % a 15 % da 15 % a 20 % pi첫 di 20 %

n.

numero assoluto alloggi

n. numero alloggi sfitti

Fonte dati:

2

10

30

da 5 % a 10 % da 10 % a 15 % da 15 % a 20 % pi첫 di 20 %

n. numero alloggi sfitti Fonte dati: Fonti dati abitante Abitante

Abitante informato abitante informato Non-abitante informato abitante non informato osservazione Osservazione diretta


54

Traiettorie di accesso alla casa

ERCORSI DI AGGIUSTAMENTO postamento di ambito rispetto all’accesso

Il patrimonio abitativo presente nel quartiere afferisce ad una

pluralità di modalità di gestione. Parte del patrimonio pubblico INGRESSO NELLA DIMENSIONE DELL’AFFITTO RICONOSCIUTO è stato alienato e continua ad esserlo attraverso dei piani INGRESSO NELLA DIMENSIONE INFORMALE

vendita. Altro patrimonio rimane in locazione, ma attraverso l’intermediazione di soggetti del terzo settore che operano al PROGETTI TEMPORANEI di fuori delle graduatorie ERP. La parte più consistente rimane in locazione attraverso il sistema delle graduatorie. Infine, vi è un numero non indifferente di abitazioni che rimangono vuote: alloggi ‘liberi’ perché inseriti all’interno del ‘piano vendite’ Aler o perché in corso di assegnazione, sotto standard, o in via di ristrutturazione. Parte di queste vengono reintrodotte nel patrimonio abitato complessivo attraverso meccanismi informali legati alle occupazioni abusive. Spostando il fuoco dell’attenzione dal patrimonio abitativo alle traiettorie di vita degli abitanti, è possibile avanzare almeno due considerazioni. In primo luogo, la contrapposizione tra accesso formale e accesso informale alla casa risulta fortemente diluita dall’esistenza di percorsi di fuoriuscita dal sistema riconosciuto SFRATTO (ad esempio per morosità) e rientro nel percorso formalmente definito (occupazioni per necessità, abusi amministrativi). In secondo luogo, all’interno della famiglia delle ‘occupazioni VUOT O AS informali’ esistono situazioni molto diverse tra loro, che SEG NAT variano da formeO di occupazione diretta o subentro senza ES titolo ai contratti di locazione in essere, alle diverse modalità NEC P (subaffitto di alloggi occupati di gestione illegale del patrimonio ER RIA abusivamente, ‘vendita’ di contratti). O T A DU In uno stesso edificio GRA si possono individuare una gamma di A L L A NE D di titolarità dell’alloggio, formale o informale, modalità diverse SI O zio upa ESCLU > O R E e gli stessi abitanti, nel tempo, possono variare di “status”. SGOMB

CASI DI COMPRESENZA A SAN SIRO delle modalità di accesso alla casa CAMPIONE 1| 110 alloggi

USCITA DALL’AMBITO DI ACCESSO

38

ALER | in locazione

14

ALER | fuori erp

3

ALER | vuoto

40

ALER | informale PRIVATO

15

CAMPIONE 2| 65 alloggi 54

ALER | in locazione

4

ALER | fuori erp

6

ALER | vuoto

1

ALER | informale PRIVATO

0

SI TA’

CAMPIONE 3 | 50 alloggi 34

ALER | in locazione

0

ALER | fuori erp

3

ALER | vuoto

2

ALER | informale PRIVATO

11

ne

CAMPIONE 4 | 140 alloggi 105

TE ORGANIZZATA nza titolo

ALER | in locazione

0

ALER | fuori erp

10

ALER | vuoto

24

ALER | informale PRIVATO

0

DIVIDUO n titolo CAMPIONE 5 | 145 alloggi

“Qui c’è una famiglia straniera che, non conoscendo la legislazione, ha stipulato un contratto fittizio da 1.000€ proposto da inquilini Aler. Ora la famiglia è abusiva ed è stata espulsa dalla graduatoria”

20

ALER | in locazione

0

ALER | fuori erp

2

ALER | vuoto

2

ALER | informale PRIVATO

121


graduatoria deroga per categorie speciali gestione temporanea fuori erp

PATRIMONIO INUTILIZZATO

FERP

AFFITTO

deroga

VENDITA

NON UTILIZZO

AFFITTO

Aler Fond. S.Carlo DarCasa [...] 245-350 €/mese

gestione sociale esterna

20-400 €/mese (ISEE)

deroga a graduatoria - Comune

bando pubblico - Comune

20-400 €/mese (ISEE)

2100 €/mq

mercato privato

piani di vendita - Aler

2100 €/mq

progetti speciali - Aler

con FHS - Abitagiovani 1200 €/mq

T

SUBAFFITTO in convivenza

NEC

ES

INDIVIDUO con titolo

RETE ORGANIZZATA senza titolo

DAL

OR UAT RAD G A L

ASSE GNA TO

ONE io paz CLUSI occu O > ES indennizzo SGOMBER

VUOT O

SFRATTO

PROGETTI TEMPORANEI

USCITA DALL’AMBITO DI ACCESSO

E IA

RP

INGRESSO NELLA DIMENSIONE INFORMALE

INGRESSO NELLA DIMENSIONE DELL’AFFITTO RICONOSCIUTO

PERCORSI DI AGGIUSTAMENTO spostamento di ambito rispetto all’accesso

ER OCC. P

OCCUPAZIONE AMMINISTRATIVA

OCCUPAZIONE ONEROSA con intermediario

OCCUPAZIONE

FUORI ERP

FERP [2]

CATEGORIE SPECIALI

GRADUATORIA ERP

ACQUISTO da alienazione precedente

ALIENAZIONE PATRIMONIO ALER

ACCESSO INFORMALE

AFFITTO

ACQUISTO

ORANEO

EM P

VENDITA

MODALITA’ DI ACCESSO ALLA CASA nel quartiere San Siro

SI TA’ ne

MODALITA’ DI GESTIONE DEL PATRIMONIO ABITATIVO PUBBLICO

55

CAMPIONE 5

CAMPIONE 4

CAMPIONE 3

CAMPIONE 2

CAMPIONE 1|

CASI DI delle m


56

Abitanti

Composizione della popolazione e provenienze

Il quartiere è abitato da circa 11.000 persone, una piccola città nella città, che presenta una alta varietà nel profilo degli abitanti, con alcuni elementi di concentrazione. Il suo carattere di “eccezionalità”, rispetto a un settore urbano misto e articolato anche dal punto di vista demografico, è rafforzato dalla composizione della popolazione: una crescente presenza di popolazione di origine straniera che rappresenta oggi circa la metà degli abitanti; un forte radicamento di popolazioni fragili (in particolare anziani), ma anche madri single; una costante presenza di persone con disabilità, in particolare psichica. La popolazione di origine immigrata è principalmente Nordafricana (Egitto, Marocco); è rilevante anche il numero di abitanti di nazionalità Yemenita, Filippina e Peruviana. Parte di questa popolazione è composta da bambini e adolescenti nati e/o cresciuti in Italia, “seconde generazioni dell’immigrazione” che si trovano in bilico tra due mondi e culture e, secondo leggi nazionali, non godono della cittadinanza italiana. La popolazione anziana è una componente fragile, ma spesso attiva all’interno del quartiere: per la gran parte dei casi abitanti “storici”, con un grande senso di appartenenza che è motore di azioni di cura e presa in carico diretta di questioni problematiche. La concentrazione di persone di nazionalità e culture differenti all’interno del quartiere rappresenta una sfida per quello che riguarda le forme della convivenza locale: lo spazio domestico, I piani terra delle corti e degli esercizi commerciali, i cortili, gli POPOLAZIONE STRANIERA spazi pubblici quotidianamente I luoghi della coabitazione residentisono stranieri 40,0% e del conflitto legati ai diversi modi diadabitare la città. 9,4% popolazione straniera con impiego alta qualifica popolazione straniera con impiego a media qualifica popolazione straniera con impiego a bassa qualifca

POPOLAZIONE STRANIERA LAVORO residenti stranieri (*) indice di disoccupazione popolazione straniera con impiego ad alta qualifica popolazione condizione inabilequalifica al lavoro popolazione stranierain con impiego a media popolazione straniera con impiego a bassa qualifca FAMIGLIA LAVOROfamiglie monogenitoriali

soli residenti indice dianziani disoccupazione

popolazione in condizione inabile al lavoro ISTRUZIONE popolazione analfabeta FAMIGLIA

senza titolo di studio famigliepopolazione monogenitoriali popolazione diplomata anziani soli residenti popolazione laureata

popolazione che risulta studente ISTRUZIONE popolazione analfabeta POPOLAZIONE ANZIANA popolazione senza titolo di studio >65 anni popolazione diplomata

800 ca.

“Una mia vicina anziana spesso cade in casa, non è in grado di aprire la porta e devono venire i vigili del fuoco. Il custode segnala ma non può anche assistere gli anziani soli, che in questo cortile ormai sono abbandonati”.

RESIDENTI ‘STRANIERI’ SAN SIRO

RESIDENTI ‘STRANIERI’ MILANO

40.0%

13.2%

RESIDENTI SENZA TITOLO DI STUDIO SAN SIRO

RESIDENTI SENZA TITOLO DI STUDIO MILANO

10.1%

8.9%

RESIDENTI LAUREATI SAN SIRO

RESIDENTI LAUREATI MILANO

3.0%

19.0%

MEDIA ‘STRANIERI’ MILANO CITTÀ PUBBLICA

15.7%

24,4% 66,2%

40,0% 20,3% 9,4% 24,4% 3,3% 66,2% 12,3% 20,3% 29,7% 3,3% 1,6% 12,3% 10,1% 29,7% 17,4% 3,0% 6,3%

popolazione che risulta studente

1,6% 10,1% 22,1% 17,4% 3,0% 6,3%

POPOLAZIONE ANZIANA >65 anni

22,1%

popolazione laureata

RESIDENTI CON DISABILITÀ DI TIPO PSICHICO

media Milano fonte: ISTAT 2001

In alto Fonte: Anagrafe 2008 A sinistra Fonte: ISTAT 2001. media Milano Ad eccezione di (*): Anagrafe fonte: ISTAT 2001cittadini stranieri 2008


7 39

Banglades Filippine India

Italiani 6.620

3 79

ASIA

Pakistan Rep. Popolare Cinese Sri Lanka Yemen

Abitanti Milano

9

23

86% Italiani

AMERICA

14% Stranieri

6.620 (60%) Italiani 4.335 (40%) Stranieri

10.955 Abitanti S. Siro

Altro Colombia Bolivia Brasile El Salvador Per첫 Rep. Dominicana Altro Bulgaria Francia Italia Moldavia

5 15 0

EUROPA

Romania Russia Turchia Ucraina Altro Algeria Egitto Eritrea

7 61

Etiopia

Fonte: Registro anagrafico cittadini stranieri, 2008

Guinea

AFRICA

Marocco Maurtius Senegal Somalia Tunisia Altro


58

Reti

Un laboratorio di progettualità

Diversi soggetti, attori istituzionali o associativi operano nel quartiere da scale diverse e con politiche sia ordinarie sia AUTO-GESTIONE episodiche, in particolare nell’ambito della cura e dei servizi DEI alla persona (bambini, anziani, disabili). A questo panorama si CONDOMINI attori sovracomunali sovrappongono le tante iniziative di auto-gestione degli edifici e dei cortili, le relazioni di vicinato e le numerose pratiche di attori comunali mutuo-aiuto formali e informali che costituiscono una parte importante delle progettualità attive a San Siro. attori locali Il Contratto di Quartiere seguito dal Comune di Milano ha politiche/attività FORME DI CURA/ federato molti di questi attori, ma il numero di iniziative, progetti, RAPPORTI DI corsi e presidi sociali testimoniano di un quartiere con soggetti BUON VICINATO locali molto attivi e capaci di intercettare occasioni di supporto e finanziamento da parte di attori sovralocali, pubblici e non. istituzioni PRATICHE DI

terzo settore/associazioni MUTUO AIUTO

C-RISE VIA MICENE SPORTELLO CASA TUTTINSIEME COLIBRÌ

sindacati network

Pa SUN rro IA cc h i a ro B.V cc hi .A a dd di olo Sa SIC rat ET a n Pr ot as o

i ed

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Pa r

Comita to San Sir di quar tiere o

Zoom: Contratto di quartiere

mu Co PI o AN n Sir Sa

“Recuperiamo gli alloggi sotto soglia che Aler non può assegnare. Paghiamo ad ALER un affitto passivo basso, ristrutturiamo gli alloggi, e li diamo in locazione ai nostri Soci in lista d’attesa” Cooperativa DAR-Casa “Sono arrivata qui nel 2000 e l’impatto è stato allucinante. Non mi riconoscevo con la dimensione sociale del quartiere; avevo diffidenza e paura. Oggi, grazie alle relazioni instaurate e alle associazioni che frequento, non andrei mai via da questo quartiere.”

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Spazio Micene to integra diurno ini o tr n e lf c er I De Alzheim

Comune di Milano LaboraConsiglio di Zona 7 torio d i quar ti Cen ere t r o Anz A Mu ltise LER iani rviz i

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Alfabe ti O

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Zoom: la rete dal Contratto di Qartiere.


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Comita to San Sir di quartiere o

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attori sovracomunali chi

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istituzioni istituzioni

attori sovracomunali attori sovracomunali attori comunali attori comunali

terzo settore/associazioni terzo settore/ associazioni

Legenda

attori locali attori locali

sindacati sindacati

politiche/attività politiche/attività

networknetwork o di

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Zoom: Contratto di quartiere

istituzioni terzo settore/associazioni

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network

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sindacati

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politiche/attività

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III: STORIE

Le pagine che seguono raccontano il percorso di avvicinamento, incontro ed ascolto tra un piccolo gruppo di studenti e gli abitanti del quartiere San Siro. Un processo collettivo e condiviso di esplorazione e di restituzione di storie e racconti di vita quotidiana, realizzato a partire dall’osservazione diretta del quartiere, da alcune interviste e da incontri strutturati con alcuni attori privilegiati e con gli abitanti. Le narrazioni che accompagnano questa sezione del Report intendono restituire alcune ‘istantanee’ della complessa geografia sociale, culturale e relazionale di San Siro. Cinque storie di vita aprono la sezione: narrazioni in prima persona, prive di ‘filtri’ culturali o linguistici. Flussi di pensieri, memorie, inquietudini, rimpianti e speranze, in cui le vicende individuali degli abitanti s’intrecciano strettamente con la lunga storia del quartiere nelle sue varie fasi. Storie di partenze e approdi, di relazioni e conflitti, di abbandono ma anche di impegno nella cura dell’altro e degli spazi di San Siro. A questa prima parte della narrazione, segue un breve percorso di lettura dei temi trasversali alle singole storie: convivere, abitare, attivarsi, custodire, appropriarsi, abbandonare San Siro. Parole chiave che sintetizzano ed aprono la riflessione su diverse e talvolta antitetiche dimensioni dell’abitare. Chiude il capitolo Storie di Donne Arabe a San Siro, un testo a cura di Sundus Sherif: la dimensione ‘di genere’ alla base dello scritto intercetta e restituisce alcune pratiche abitative, sociali, relazionali e culturali all’interno della comunità araba di San Siro. [A.B., I.C.]


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Dialoghi 8 5

1

4

3

7

9

6

2

Abitante italiano, circa 40 anni, qui da 20 anni, custode Abitante storica italiana, circa 70 anni, presidente del Comitato di quartiere Abitante italiana, circa 50 anni, custode Abitante ucraina, circa 40 anni, qui da 2 anni, custode Abitante italiana, circa 40 anni, architetto Abitante italiano, circa 40 anni Commerciante italiana, circa 50 anni, responsabile di un negozio Abitante storica italiana, circa 80 anni Ex abitante egiziano, circa 40 anni, custode Abitante italiana, 55 anni, qui da 24 anni, custode Abitante di circa 50/60 anni, qui da 20 anni, programmatore informatico

Abitante italiana, 40 anni, qui da 24 anni, custode Abitante italiano, 20 anni, nato e cresciuto a San Siro Abitante italiana, circa 30 anni Abitante tunisina, circa 30 anni Abitante rumena, circa 30 anni Maestra nido italiana, 40 anni, non abita nel quartiere Abitante peruviano, circa 40 anni, padre di due bambini Abitante peruviana, circa 40 anni, madre di due bambini Abitante di circa 30/40 anni, qui da 14 anni, madre di di una giovane adolescente e di un bambino Abitante asiatica, circa 50 anni, custode

Custode italiana, circa 25 anni, non abita nel quartiere Abitante storico italiano, circa 75 anni, proprietario dal 1992 Abitante storica italiana, circa 75 anni, proprietaria dal 1992 Custode italiana, circa 50 anni, non abita nel quartiere Abitante italiana, 45 anni, qui da 2 anni Abitante italiano, circa 30-35 anni, qui da 1 anno Abitante italiana, circa 70 anni, qui dal 2000 Abitante italiana, qui da 20 anni, custode Abitante italiano, circa 50 anni, qui da 20 anni Abitante italiano, circa 50 anni, qui da 34 anni


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ALER 1 Azienda Lombarda Edilizia Residenziale/ Licia/ SettoreManutenzione Ordinaria, Fililale 3/ via Newton 15 SUNIA 2 Sindacato Unitario Nazionale Inquilini Assegnatari/ Stefano Chiappelli/ via Giambellino 115

5

1

Patrimonio pubblico e patrimonio alienato Mobilità Patrimonio sottoutilizzato e sottodimensionato Forme di gestione e organizzazione degli stabili

DAR CASA 5 SOCIETÀ COOPERATIVA Maria Chiara Cela/ via Cenni

Gestione sociale e recupero patrimonio Nuovi bisogni sociali Abitare sostenibile Temporaneità dell’abitare

6

Micro-azioni per la coesione sociale Costruire comunità e senso di appartenenza

4

Custode sociale Disagio psico-fisico Degrado fisico

3

Disagio sociale e degrado fisico Trattamento dell’abitare informale Diritto alla casa 7

Costruire percorsi di integrazione Lingua come strumento per il dialogo SICET Sindacato Inquilini Casa E Territorio/ Ermanno Ronda e Roberto Cetara/ Piazza Monte Falterona 3

8

Superare confini Buone pratiche di convivenza Innovazione sociale per la qualità dell’abitare

3

PROGETTO DI 6 COESIONE SOCIALE PORTO Paola Casaletti (responsabile)/ Istituto Cadorna/ via C.Dolci, 5 ASSOCIAZIONE 7 MAMME A SCUOLA Carla Rolla e le mamme straniere/ Istituto Cadorna, via C.Dolci, 5 ASSOCIAZIONE 8 VIVERE SAN SIRO Domenico Morfino (presidente)/ Scuola Elementare G.L. Radice/ via Paravia, 83

9

COMITATO DI 4 QUARTIERE SAN SIRO Lucia Guerri (presidente) e altri aderenti al comitato/ Via Mar Jonio 7

2

Diritto alla casa Ritorno al pubblico Responsabilizzazione dei gruppi locali

Abitante italiano, giovane età Abitante italiana, giovane età Abitante italiano, giovane età Lavoratore italiano, circa 40 anni, lavora da circa 2 anni nel quartiere, proprietario di una carrozzeria Abitante rumena, circa 40 anni, qui da 8 anni, custode Lavoratore italiano, 78 anni, non abita nel quartiere, geometra e proprietario di un’impresa di pulizie Abitante rumena, 35 anni, qui dal 2008, custode e madre di due bambini Abitante italiana, circa 70 anni, qui da 15 anni, custode Abitante italiana, circa 60 anni, vive da sola Abitante italiana, circa 50 anni

Accompagnamento sociale Animazione sociale Supporto e informazioni agli abitanti

Abitante italiano di circa 70 anni, qui da 15 anni Abitante italiano, circa 50 anni, qui da 25 anni, custode Abitante italiano, circa 50 anni, qui da 25 anni, custode Abitante colombiana, circa 50 anni, qui da 7 anni, custode e madre di una giovane adolescente Abitante italiana, 67 anni, qui da 30 anni Abitante italiana, 80 anni, qui da 17 anni Abitante italiana, 47 anni, qui da 25 anni, proprietaria e referente autogestione Abitante italiana, circa 70 anni, qui da 30 anni Abitante tunisina, circa 50 anni Abitante storico italiana, circa 70 anni

LABORATORIO DI QUARTIERE SAN SIRO Luca Rossetti (responsabile)/ piazza Selinunte 4

9

Abitante italiano, custode Abitante filippino, circa 40 anni, qui da 14 anni Abitante italiana, circa 80 anni Commerciante italiano, circa 60 anni, gestore di un bar Abitante italiana, circa 40 anni, qui da 20 anni, custode Abitante italiano, circa 70 anni, qui dal 2000, volontario SICET Abitante storico italiano, circa 70 anni, qui dal 1961, responsabile dell’autogestione


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Storie di vita

NARCISI E ROCK’N’ROLL Visitiamo la casa dei coniugi P., due anziani di circa 80 anni, abitanti storici del quartiere. Vivono in un trilocale di circa 44 metri quadri situato al terzo piano. Abito a San Siro dal 1937. Non sono milanese ma di origine calabrese. Mio padre venne su, lavorava come ebanista, faceva i mobili di lusso! Una volta sistemato decise di far trasferire qui anche il resto della famiglia. All’inizio, in attesa della casa, siamo andati a vivere in un paesino e successivamente siamo arrivati qui in Via Preneste... allora era una zona dove si viveva bene, dormivamo con le porte aperte (cosa che non succede, oggi come oggi ), facevamo le feste in casa. Ho vissuto i bombardamenti e la guerra. In mezzo al cortile ancora c’è il rifugio, all’interno del quale è stata organizzata una bella manifestazione per portare i bambini delle elementari per far vedere come vivevamo a quei tempi. È stata una cosa molto bella! Dal 1937 al 1943 vivevamo col terrore dei bombardamenti... in questa zona ce ne sono stati tanti anche per la presenza di stabilimenti molto importanti come l’Alfa Romeo, l’Isotta Fraschini, la De Angeli Frua, successivamente chiusi o spostati fuori Milano. Quella nella foto è una casa bombardata durante la guerra, mancano due scale, la portineria non era così, ci sono due scale che mancano, che brutti ricordi che sono quelli lì. Ogni cortile aveva il suo bunker... Passato questo brutto periodo abbiamo dovuto tirarci su le maniche e andare a lavorare. Io, già durante la guerra, andai a lavorare in una piccola tipografia in centro e quando andavo in banca a fare le commissioni per la ditta dovevo stare attento agli apparecchi che mitragliavano, i cosiddetti Pippo. Lavoravamo per i fascisti e il mio capo diceva che se non mi pagavano le consegne dovevo andare via senza dire niente, altrimenti mi avrebbero picchiato. Poi iniziò un’altra vita, si andava a ballare, andavamo a spasso e facevamo delle gite... insomma eravamo rinati! A volte facevamo la narcisata: in 2.000 prendevamo il trenino, andavamo ad Erba, facevamo la scalata a piedi e raccoglievamo i narcisi.... era una cosa bellissima! Dopo quel periodo lì è iniziato ad

esserci troppo egoismo ed oggi ancora di più. San Siro era uno dei migliori quartieri di Milano fino al 1965. A poco a poco è stato abbandonato dalle istituzioni ed è diventato, in poche parole, un vero e proprio ghetto. Una volta, appena si liberava una casa veniva subito affittata, poi dopo sono state murate, poi le porte sono state lastrate. È proprio brutto vedere le porte così! Per fortuna alcune adesso sono state sostituite almeno da porte blindate. Quando c’era l’Istituto delle Case Popolari funzionava tutto meglio, c’era più disciplina... adesso ci sono persone che non pagano da venti anni. Il cambiamento si è avuto quando la Regione ha tolto all’Iacp l’onere di affittare le case popolari. Da allora le cose sono andate sempre peggio! Via Preneste, per esempio, invece è cambiata perché dopo l’autogestione si è sgretolato tutto il sistema. Io sono molto preoccupato del fatto che se dovesse finire anche qui l’autogestione potrebbe succedere la stessa cosa. Vorrei che si trovasse un altro responsabile in futuro, forse non siamo stati capaci di costruire il senso di responsabilità nella cura del palazzo. Nel mio cortile se c’è qualcosa che non va la si risolve subito e in generale vengono rispettate le regole: i cani vanno tutti al guinzaglio, di giorno è difficile che qualcuno utilizzi la bicicletta, i bambini devono stare attenti alle aiuole. È tutto a spese nostre, di conseguenza c’è molto rispetto. Se un domani questo finisse, allora il nostro diventerebbe un cortile come tutti quanti gli altri. L’autogestione ha delle regole date dall’Aler da rispettare, le stesse che non rispettano gli altri custodi. Facciamo una riunione annuale in presenza di una persona dell’Aler e di volta in volta decidiamo se continuare a lavorare con questa impresa o meno. Ogni due anni invitiamo cinque imprese e facciamo i preventivi per scegliere il migliore e più conveniente. Il ragazzo che lavora come custode qui dal 1992 prima era sotto un’impresa e poi, in un secondo momento, si è messo in proprio. I rapporti con Aler non sono cattivi, ma c’è un po’ di menefreghismo... se noi reclamiamo che c’è una porta rotta non dovrebbero fregarsene. Noi abbiamo avuto i citofoni rotti per circa sei mesi! Prima eravamo


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più ascoltati e c’era gente più umana, poi è cambiata la dirigenza e... Una volta nel Comitato di quartiere si discuteva anche con un rappresentante Aler e quando avevamo qualche reclamo cercavano di risolvere la situazione abbastanza velocemente. È anche vero che ci sono alcuni inquilini che chiamano l’ALER per qualsiasi cosa, io dico, ma se in casa ci vivi tu è giusto che le tapparelle, per esempio, le aggiusti tu! Noi abbiamo rifatto il pavimento, il bagno... In generale il rapporto con gli altri inquilini va molto bene. La nostra vicina è una signora eritrea... io non la cambierei per nessuno al mondo! Tanti nostri amici, però, si sono trasferiti fuori dal quartiere, nel Gallaratese... la migliore parte di San Siro si è trasferita là. Prima eravamo sempre insieme e il quartiere lo tenevamo sempre vivo! Io non voglio andare via da qui anche se adesso ho un po’ di difficoltà a salire le scale. Mio marito voleva spostarsi ma io, sinceramente, non so quanto tempo potrei durare se mi spostassi da qui. Io non mi posso lamentare del quartiere, perché qui abbiamo una bella scala, per quello la casa insomma va abbastanza bene... Noi siamo in due adesso, prima eravamo in cinque, abbiamo un locale in più. L’unico problema per me è la scala perché arrivo qua al terzo piano e non ce la faccio più... Io ho ottant’anni, ne ho passate tante, adesso sto un pochino meglio ma c’è stato un periodo in cui non stavo bene per niente. Specialmente quando mio marito mi diceva “Dai, andiamo ad abitare da qualche altra parte, nel Gallaratese”, io già piangevo, già mi sentivo morire... Adesso mi sono ripresa e mi sento anche meglio però ho passato un momento brutto. A parte che adesso per cambiare case che spese farei per l’arredamento? Posso mettere quattro pezzi della mia casa, ma quella che ho qui non può magari andare bene lì, magari io prendo due locali e degli altri mobili cosa faccio? Mia figlia dormiva lì, in salotto, adesso ho messo tutte le mie cose lì e di lì, nell’altra stanza dormivano i due ragazzi...e là c’è la camera da letto. Insomma non è che vivevamo stretti, però! Lui voleva che ci avvicinassimo ai suoi fratelli ma... Poi guarda che vista qui, dalla finestra, quando

cominciano a fiorire gli alberi è bellissimo! Magari chi abita in centro a Milano non ha questa vista... Una volta qui tutti i sabati andavamo a ballare, è un peccato aver abbandonato... si stava proprio bene perché si andava a divertirci un po’, avevamo una bella compagnia, eravamo due matti! A ballare il rock ‘n’ roll! Abbiamo dei bellissimi ricordi, ecco quello è importante. Ci siamo conosciuti in una festa da ballo qui a San Siro. Io abitavo in questo condominio, al piano terra nella scala d con i miei genitori. Alla festa non ci volevo neanche andare, poi hanno insistito le mie amiche... Suono, apro la porta e vedo lui! Ci siamo messi a ballare, poi ci siamo dati un appuntamento, ci sono stati un po’ degli alti e bassi, cose normalissime, e poi dopo ci siamo sposati e sono già cinquantadue anni e mi sembra ieri perché io mi ricordo tutto! Purtroppo gli anni passano... Dopo il matrimonio ci siamo spostati in un’altra zona, poi, dopo quattro anni, ci hanno dato da scegliere e siamo tornati qui a San Siro. Le scuole per i bambini le avevamo vicine, la scuola elementare in via Paravia. la scuola media era là dietro, dove adesso c’è la scuola francese, tutti i miei ricordi sono qua. Ce n’è un mucchio di associazioni qui a San Siro, l’unica che frequentavo è il Comitato di quartiere. Frequento poco il Laboratorio di quartiere anche perché ho poco tempo ho molto da fare... Lì c’è una buona attività perché attira tanti extra-comunitari, gli dà da leggere, fanno anche delle manifestazioni sportive qua nella piazza. C’è stato un periodo che poi è stato chiuso per le solite cose, il comune non gli aveva rinnovato l’incarico, ma facevano dei tornei a pallacanestro, delle belle manifestazioni, iniziative utili per avvicinare perché bisognerebbe cercare di avvicinarla questa gente qua, poveraccia, non penso che sono venuti via dal loro paese perché gli piaceva andare così lontano. Hanno avuto dei problemi! È chiaro che poi la delinquenza dilaga, se li abbandoniamo vanno in mano ai delinquenti e non va bene. È che non tutti lo capiscono Il problema qui è che è diventato così da quanto hanno liberato delle case nelle zone verso il Ticinese perché le dovevano

ristrutturare, mandandoli via di là sono venuti di qua e qua hanno trovato terreno fertile perché c’erano case libere e così via. Se le case le affitti non possono occuparle, ma se le lasci libere... Noi qua siamo sempre attenti perché abbiamo degli appartamenti liberi. Non capisco perché non li affittino se ci sono 20.000 domande... alcuni sono anche ristrutturati! Tutti soldi buttati via. Adesso abbiamo per esempio quelli fuori Erp, ho reclamato diverse volte ma adesso non reclamo neanche più perché tanto non si fa vedere nessuno. Secondo me per cambiare la zona bisognerebbe poco a poco tirare giù le case vecchie. Avevano già questa intenzione in via Civitali, per via di quattro abusivi non l’hanno fatto. Prendiamo il nostro esempio: se noi riusciamo a mantenere pulito un cortile è perché ci stiamo dietro, se si facesse così anche nel quartiere...! Perché nel quartiere se vedi gente che butta la roba per strada e tutto... Ci vorrebbe anche qualche vigile in giro, c’è un menefreghismo, mai vista una cosa del genere, noi abbiamo delle vie qua che la gente con la carrozzina non può passare sul marciapiede perché ci sono sopra le macchine. La gente è quello che è, perché è una questione di buon senso, però se ci fossero più controlli... Ci vorrebbe più presenza, anche del comune, invece quella volta che passano i vigili in mezzo se c’è del marcio di qua si girano di là, una cosa pazzesca!


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ORA RESTO QUI A casa della signora L., anziana di circa 75 anni, abitante di lunga data del quartiere. Vive in un bilocale di circa 35 metri quadri situato al primo piano. Io non sono nata a Milano. Sono siciliana, di Palermo. La madrelingua non si perde. Vivo in questo quartiere da 35 anni, in quest’appartamento da 25 anni. Prima vivevo in via Abbiati con mio fratello, nella casa della nostra famiglia, in ALER. Poi mio fratello si è sposato e io ho cercato casa e sono venuta qui. Ho cercato una casa in zona perché c’era lui qui, ho visto il cartello e l’ho presa. L’ho comprata da un inquilino che l’aveva precedentemente riscattata dall’ALER. L’ho pagata mi pare 60 milioni di lire. Ora varrà il doppio. La casa è questa: una stanza, salotto, cucinotto e bagno. Ho fatto tanti sacrifici per pagarla, ho lavorato una vita all’Unione Commercianti, il sindacato per i datori di lavoro a Corso Venezia, ero lì in ufficio. L’ho ristrutturata e l’ho arredata io. Ho messo le porte a soffietto, ho dovuto rifare il bagno perché c’erano i tubi vecchi. Ho fatto anche dei lavori. Ora resto qui. Giù torno solo d’estate. Poi qui nel quartiere c’è ancora mio fratello e le mie nipoti, Giusy e Angela, una laureata in Relazioni Internazionali e l’altra che sta per laurearsi in Giurisprudenza, entrambe alla Cattolica. Sono come voi, più o meno, ma le scuole elementari le hanno fatte qui, alla Cadorna. Qui siamo un 35, 36 condomini. Proprietario, oltre a me, c’è n’è uno marocchino che proprio abita in questa scala, al piano di sopra però quella parte di là, che ha la pizzeria qui, quella del kebab. Noi proprietari all’ALER paghiamo solo le spese condominiali, perché la gestione del condominio comunque è tenuta dall’ ALER. Le spese sono alte, non è che sono basse. Io, per esempio, pago più di 100 euro al mese. Che poi hai visto i servizi? Li fanno? I citofoni sono due anni che non funzionano. Le antenne le devono sistemare. Da quando c’è stato il digitale devono ancora aggiustarlo. Sono due anni che dobbiamo telefonare o si va di persona, e non fanno un tubo. Adesso, ha visto, ci sono i cancelli che la porta sono

rotti. E ci sono i vandali, che entrano, escono, per fare i loro comodi. Hanno dormito anche nei sottoscala. Come dobbiamo fare? Non c’è controllo. Se ALER fosse più presente nelle cose… Non c’è né cura né controllo. Queste cose qui dovete farle presente, perché non si può. Manco i lavori ci hanno comunicato. Ha fatto dei lavori e poi ha fatto “Compiuto” e noi abbiamo dovuto pagare. Sto ancora pagando tutti il lavori straordinari che hanno fatto. Il custode è nuovo, ora fanno i contratti a progetto, quello di prima l’hanno mandato via perché non faceva il suo dovere, era un fannullone. Abitava anche qui, aveva la compagna, aveva due bambini. Lui era sempre in giro, sempre al telefonino. Non so se può interessarvi, ma potete fare da portavoce. Perché lo paghiamo noi, al custode. Gli appartamenti, qualcuno l’hanno occupato, qui. Un mesetto fa c’era un vecchietto, ch’era appena andato in ospedale, e una signora con un bambino gli ha occupato la casa. E’ venuta la polizia, sono venuti i vigili, li hanno mandati fuori, sono andati via, poi sono ritornati… Però adesso non so come è andata a finire. A quelli vuoti, hanno messo la lastra. Però ce n’è tanti sfitti. Saranno un 4-5 appartamenti. Non è che le cose vanno bene. Continuiamo a telefonare e ci dicono “Sì sì, sì sì, grazie” e poi non vengono. Ci prendono in giro. Io non pago, più, eh. Scusi, eh, ma non vengono. E’ proprio una mala gestione. Adesso, non è che all’Aler possono sapere a chi danno la casa, però quando danno i cambi, sanno che persone sono, no? A questa qui che abita al piano di sopra sono 9 anni che ci sto dietro. Di giorno dorme, poi alle sette di sera fa le pulizie. Poi c’ha un cane che quando torna la notte, alle 2, corre, sbatte di qua, sbatte di là, non mi fa dormire. Mi ha buttato anche le uova dalla finestra e i peli del cane, la spazzatura, di tutto. Mi ha sporcato la porta, con un liquido appiccicoso, sarà stata coca. Mi fa un sacco di dispetti. Mi ha fatto anche una querela. A me ha fatto prendere l’esaurimento nervoso. Sono andata qualche volta per questo mio caso a “Punto Amico”, son venuti ma poi sono andati via di qua. Adesso dice che sono ritornati e ci sono una volta alla settimana, il lunedì. Qui c’è un centro culturale alla parrocchia di

piazzale Brescia, cineforum ci sono, come in piazza Velasquez e uno partecipa. Mercati e supermercati ce ne sono. Manca un centro per i vari problemi, così che s’interessano in modo che il quartiere è più funzionale sul lato sicurezza. Dovrebbero fare qualche centro o l’Aler o il Comune per raccogliere una fascia di età e di problemi un po’ diversa. Un punto di riferimento come ad esempio il Laboratorio, però estenderlo in modo diverso, non solo per certi casi, ma tutti i vari problemi, come un centro di raccolta, ecco, a cui uno può far riferimento. E non solo per un giorno, ma magari per due, tre giorni. Perché qui i problemi si trascinano per anni, anni e anni e poi degenerano. Non si può convivere, così. Non c’è rispetto delle regole. A Milano ce ne sono in giro, in altri quartieri. Ma qui no. Se li fanno, gli anziani magari vanno a ballare. San Siro è migliorata. La piazza l’hanno fatta tutta nuova, è meglio, è migliorata, ci sono gli alberi, i giochi per i bambini. Solo che non hanno fatto le facciate, qui. Le facciate cadono a pezzi. In altre parti del quartiere le hanno rifatte, qui niente, qui sì è proprio abbandonati. Qui si hanno tutti questi lavori che poi hanno fatto con i piedi, anche le porte. Hai visto quella specie di torre di Pisa che hanno fatto? E’ un ascensore. Non è funzionale. Ed è solo per gli inquilini di là, qua non c’è. Però l’abbiamo pagata tutti noi. Ci sono tante famiglie straniere qui, e in tutta la zona. Ma poi in tutta Milano, a Cadorna ce ne sono tanti. Però non per questo non si vive bene. Non sono mica razzista. A volte sono più educati di noi. Non bisogna generalizzare. C’è qualcuno che s’è lamentato. Si sono lamentati un po’ perché c’è la famiglia a piano terra, lui lavora qui, la moglie vive in Marocco, per cui d’estate vengono, con i bambini 4 o 5, fanno un po’ di caos fuori, non sempre nell’orario del regolamento che c’è fuori. San Siro fra 10 anni? Beh, arriverà la metro, sarà meglio. Se fanno quello già è un po’ diverso per raggiungere i posti più lontani. Cambia un po’. La zona deve essere un po’ riqualificata.


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LA FEBBRE DI SAN SIRO Intervistiamo una donna italiana di 65 anni circa, trasferitasi in quartiere nell’anno 2000; ci accoglie nel suo alloggio. Sono arrivata a San Siro nel 2000 e venivo dal quartiere Città Studi. Prima pagavo l’affitto ma quando il mio appartamento è stato venduto, ho dovuto lasciarlo; nel frattempo ho divorziato e sono rimasta sola con mia figlia. Ho richiesto l’assegnazione di una casa e ci son voluti cinque anni prima che me l’assegnassero. E’ stato un periodo molto brutto perché vivevo nell’incertezza del dopo; non sapevo dove sarei andata a finire. Il primo impatto con questo quartiere è stato allucinante, non mi riconoscevo con la sua dimensione sociale, non pensavo che potesse esistere una tale realtà, troppo diversa dalla mia, sia rispetto alle persone che ho trovato sia rispetto alla nuova casa. La gente era diversissima da quella cui ero abituata e l’abitazione era piccola rispetto a quella che ho lasciato; sono passata da una casa di 90 mq con due balconi grandi ad una di 38 mq. E poi avevo paura quando camminavo per strada. Per sette anni ho abitato nel quartiere sentendomi quasi un’ estranea, uscivo la mattina e ritornavo la sera per andare a lavoro in un’altra zona di Milano e qui non avevo nessun legame. I servizi commerciali al dettagli esistevano, non sono mai mancati. Ho cominciato a frequentare il quartiere quando mi sono avvicinata alla biblioteca che sta a p.za Selinunte, quella che ora ospita il Laboratorio di Quartiere. Lì ho conosciuto altre persone che vivevano in questa zona da parecchi anni e che praticamente mi hanno introdotto all’interno delle varie associazioni territoriali; per me è stata l’occasione di avviare relazioni sociali e di amicizia, quindi ho cominciato a sviluppare certi interessi. Io penso che le varie associazioni del quartiere siano importanti perché tendono a mettere insieme le varie etnie, magari non ci riescono totalmente, però loro cercano sempre di amalgamare il tutto. In questi anni si sono dati molto da fare organizzando, per esempio, iniziative sportive coinvolgendo i ragazzi, oppure, pranzi e cene coinvolgendo le mamme o le varie etnie, ognuna delle quali

porta i propri prodotti tipici. L’integrazione comunque rimane sempre un po’ difficile perché gli stranieri sono un po’ diffidenti, ma in realtà anche gli italiani lo sono; poi c’è la differenza di usi e costumi che non aiuta. La sicurezza in questa zona, mi dispiace dirlo, ma non c’è; io mi sento insicura sia di giorno che di notte. Di giorno ci sono questi ragazzi che girano in gruppo ed è successo ad una signora che per strapparle la catenina le hanno fatto male al collo; in pieno giorno. C’è stato un periodo, qualche anno fa, in cui si stava bene ma ultimamente le cose sono peggiorate; questa cosa mi condiziona parecchio, ci sono punti del quartiere che quando li attraverso mi guardo intorno più volte. Il rapporto con gli occupanti non è buono, lo viviamo con paura perché uno che è disposto ad occupare commettendo un reato, vuol dire che è disposto a tutto, anche se alcuni lo fanno per stato di necessità. Ma gli scontri sono circoscritti solo all’interno dei condomìni, per la strada o al supermercato se li vediamo li salutiamo e finisce lì; c’è molta distanza e tolleranza; nel quartiere non sono pericolosi, non saranno amiconi ma per strada non è mai successo niente. Ci sono molti problemi in questo quartiere ma è vero che ci sono anche molte cose positive; non lo cambierei per un altro neanche se avessi a disposizione un’abitazione più grande e funzionale. Non sarei proprio disposta a perdere tutte le relazioni sociali e gli affetti che ho costruito qui. Ora sono preoccupata per il futuro di San Siro, ho visto molti cartelli di vendita nei dintorni a prezzi molto elevati e ho avuto come la sensazione che ci fosse un progetto più ampio sotto a causa del quale noi abitanti del quadrilatero potremmo rischiare l’espulsione. Ora ci vivo bene nel quartiere e quando non posso uscire sento che mi manca qualcosa; ultimamente sono stata ammalata con la febbre e questo mi ha dato fastidio, dal momento in cui non sono potuta andare, come al solito, al bar di via Morgantini con le mie amiche.

TURCO-NAPOLETANO: NON SOLO PIZZA E KEBAP... Al negozio di kebap e pizza, con S. 30 anni circa, lavoratore e abitante a San Siro di origine turca. Con la moglie e la figlia ha comprato dal cugino un bilocale di 35/40 metri quadri. Con compaesani l’ha ristrutturato. Sono in Italia da un anno e mezzo. Vengo da Istanbul, Turchia. Il proprietario non c’è, ha altri negozi a Milano, lui non sta mai qua. Io abito qui. Prima la casa era di mio cugino e sua moglie, adesso l’ho comprata io. Al terzo piano. Ora loro sono a Baggio con la moglie ed i due figli. Hanno cambiato zona per motivi di lavoro. Parla con lei che è la moglie! Ciao! Sì, io ora sono a Baggio con mio marito e due figli. Abbiamo cambiato zona per motivi di lavoro… no io non lavoro, mio marito sì, siamo andati vicino al negozio. Da tre anni abito qui, non da tanto. Dal 2003, mi sa, qui accanto. La casa è di proprietà, però si pagava il mutuo. Qui abbiamo pagato centoquindicimila euro nel 2003. Lì paghiamo il mutuo. L’ha venduta al cugino che ha comprato la nostra casa diciamo, perché io ho avuto bambini, siamo in quattro, loro erano due, e poi ci siamo spostati, perché era piccola, era un bilocale. Una stanza da letto e una casa. Noi non l’abbiamo ristrutturata, ma suo cugino sì. Adesso ci abita lui, ha preso la casa da noi. Io non mi trovavano bene, perché c’è un po’ di gente strana, c’è gente cattiva, la mia vicina di sopra quando cucinavo ci buttava da su la candeggina! Ahahaa! La vicina è sempre la stessa! Sì, però ti sgridano, il problema è che il bambino si stufava a casa, ma quando scendevo se non era orario ti sgridavano, “non si sta qua, non si sta là”. Dalle cinque in poi si poteva stare fino alle sette mi sa … o dalle quattro. Dipende un po’ dalla gente. Poi il bambino non ti ascolta. Se si stufa si stufa a casa, e comincia a piangere. Per esempio in via Maratta c’era una scuola, portavo lì mio figlio per alcune ore, si trovava bene, giocava, anche con le mamme avevo il tempo per chiacchierare. Due, tre volte alla settimana, per un’ora e mezza circa, nel pomeriggio … si trovava bene il mio bambino. Visto che non riusciva a stare al parco,


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almeno lo portavo lì. Adesso mio figlio è già grande, va a scuola a Baggio. Che cosa è diverso? C’è il parco, il Parco delle Cave dove c’è la possibilità di fare le gare, con la bici.. poi la scuola è vicino casa mia, c’è il mercato settimanale vicino, è una zona più serena, per me … io mi sento così. Qui c’è una volta l’anno la festa del mercato, una festa comune a molti quartieri! Però c’è anche il mercato. Poi c’è il mercato di via Paravia e mi trovavo bene, il lunedì. Mio marito ha imparato grazie a me l’italiano! Ahahah! Io ho studiato qua le elementari e le medie, lui è arrivato prima di sposarci, quindi molto più tardi di me. Sì sì io quando ero piccola piccola, 6 anni. Ho abitato a Lambrate, prima a Bonola, poi qua, ho girato un po’. Dopo esserci sposati abbiamo comprato la casa qui. Mio marito lavorava qui e conosceva il proprietario della casa perché era cliente qua al Kebap. Loro parlavano e mio marito ha deciso di prenderlo. Le spese condominiali? Io non ricordo, devi chiedere a mio marito che lui sa, aspetta che lo chiedo a lui… Le spese condominiali erano 1.300 euro all’Aler. Ma questi soldi dove vanno, che loro non fanno niente?!? Non c’è parcheggio macchina, il giardino è piccolo, e ci sono molti rifiuti. Riunioni non ne ho mai viste, e in più dal 2003 non c’è il portinaio. Comunque in Italia gli amministratori sono tutti dei ladri, anche nel condominio privato, ora a Baggio dove abito io adesso .. minchia! Di là quattromila euro all’anno! Ho anche un amico che abita in via Murillo, paga quattromila euro di spese. Per arrivare a quattromila euro, è troppo! A Baggio mi trovo bene, ma le spese sono alte, e non so dove vanno questi soldi. Qui eravamo senza, niente ascensore. Vedi?!? Da quanti anni è rotta la porta! Ci sono tanti anche senza autorizzazione. Diciamo che un barbone entra in una casa, con 10 /15 persone, non con le chiavi, cioè uno rompe. Non lo so, non ho idea di quanti sono vuoti. Per non parlare delle cantine! Vai a vedere se ci sono barboni! Di notte, arrivano nella cantine tutti gli ubriachi, i barboni e dormono.

Io lavoro nel mio locale a Baggio, questo è il locale di mio zio. E’ aperto dal ’98. Eeeh! Abbiamo clienti fissi da dieci anni. Alcuni vivono qui, o anche vengono da fuori. Prima venivano di più, adesso sotto casa ognuno ha un kebap. A Pavia non ci sono tanti Kebap, venivano qua a mangiare persino da Pavia. Adesso quando capita che i clienti da Pavia vengono qui a Milano passano qua! Ho fatto un esempio, anche da Como! Venivano tantissimo da fuori Milano! Adesso un po’ meno. Qui fanno tutto fresco, è molto buono. Scusate io adesso devo andare, anche mia moglie, ciao! Ho fatto il mutuo, il mio credito è centoquindicimila euro. Adesso almeno è meglio, sai c’è crisi, prima pagavo 800 euro, adesso 500/450 al mese... Ah, ci sono tante spese. A giugno e agosto un po’ meno, adesso di più. 100/120 al mese. C’è il custode. Questo nuovo non lo so com’è. È qui da due, tre mesi. Ne abbiamo conosciuti tre da quando c’era mio cugino. Il primo era una donna, era brava, abitava qua... adesso non c’è più qui, io ho sentito che è andata a Baggio. Il secondo: sua moglie era sempre a lavoro e lui dormendo. Adesso ce n’è uno nuovo , una brava persona. C’è una cucina dentro la portineria ma, in realtà, non se so lui abiti qui. Ho fatto i lavora a casa. Ho cambiato le decorazioni. Prima si entrava nella cucina, che io ho fatto a forma di elle con il cartongesso... mi ha aiutato il mio paesano, capisce bene il lavoro e ho fatto così. Ha cambiato tutto, anche il balcone, non c’era finestra, l’ho fatta io. Il balcone dietro l’ho chiuso, ho fatto una veranda, così è più grande la casa. Qua è meglio comprare casa. Invece di pagare l’affitto, almeno pago banca. Adesso sono 600 euro, se io pago l’affitto sono 800 euro. Domani cosa mangio? Gli affitti sono troppo cari, per uscire da Milano è meglio. Sai tipo Corsico, Baranzate, sono dei paesi migliori. Speriamo comunque di andare via. Adesso ho una bimba, e cosa facciamo con due locali? Il locale è piccolo, 35/40 metri quadri, non è come 60. Un po’ fuori trovi 5 locali ma sai quanto costa! Se mi piacesse un alloggio di tre, quattro locali, allora andreabbe bene fuori Milano. [mostra delle

foto sul cellulare di casa sua] Vedi? C’è fatta ad elle, sotto c’è un tappeto, davanti alla cucina, questa è la mia bimba … la culla è nel salotto, sì noi abbiamo la nostra stanza. La bimba la tiene sempre mia moglie, è piccola. Io ho sentito prima che c’è troppo casino, non c’è la famiglia, ci sono troppi stranieri … ma anche io sono straniero! Ma scusami, a me interessa solo lavorare e andare a casa dalla famiglia. Ci sono i barbone, ad esempio... a loto non interessa lavorare, non fanno niente. Io penso sempre alla famiglia, ho un giorno di riposo e vado in giro con la mia famiglia, anche con mio cugino, andiamo sempre in giro insieme. Ho una pausa solo di due tre ore. Non mi piace Milano, perché a me piace il mare.. In Turchia vivo a Istanbul, vado sempre mare. A me piace il mare ma anche il verde, come montagna, qui a Milano non c’è. I clienti italiani sono miglori, gli stranieri, non è che tutti sono cattivi... sai in tutti i Paesi, anche al mio Paese ci sono le persone cattive, però meglio cliente italiano. Il padrone qui è in affitto, è Aler il negozio, paga il capo io non lo so quanto. Più o meno abbiamo 100 clienti al giorno. Ma non è come prima il lavoro, prima ce n’era tanto. Adesso per il lavoro non è meglio, ma per il resto sì, nella zona, nella piazza c’è tanta gente a mezzanotte. Noi chiudiamo all’una. Io conosco altri che hanno negozi, ma non di persona. C’è un altro kebap in altra piazza, in Falterona.


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EGYPT-ITALIANO FAMILY Una donna adulta egiziana, residente storica di San Siro ci racconta la storia di come sia diventata proprietaria di uno degli appartamenti del quartiere. Io e mio marito ci siamo trasferiti in Italia 14 anni fa con i nostri tre figli. Non appena siamo arrivati a San Siro abbiamo affittato un appartamento di 42 metri quadri, successivamente abbiamo avuto due bambini e abbiamo fatto un piccolo sotterfugio…abbiamo fatto risultare su carta che l’appartamento era più grande di com’era in realtà, insomma abbiamo inserito la metratura della veranda. Abbiamo sempre pagato il nostro affitto regolarmente e l’amministratore ci ha offerto di comprare l’appartamento, avevamo una somma di denaro da parte e abbiamo deciso di comprarlo. Dopo essere diventati proprietari, il comune ci ha mandato una lettera che ci diceva di essere in troppe persone in un appartamento troppo piccolo. Per noi la lettera del comune non significa nulla, perché siamo proprietari dell’appartamento… abbiamo dovuto fare molti sacrifici…e non abbiamo un’alternativa. Per ottenere un appartamento da ALER serve molto tempo e non possiamo chiedere un prestito bancario per una casa più grande. È molto difficile rendere tutto legale e non manipolare i documenti…sia a causa delle leggi molto rigide e contraddittorie e sia a causa della burocrazia. La scelta più semplice è quella di essere in una posizione illegale, occupando gli appartamenti, ma mio marito sta rispettando le regole in modo da evitare ogni tipo di problema. Con le altre donne arabe del quartiere ci conosciamo tutte, abitualmente frequentiamo l’associazione “Mamme a scuola” al mattino, poi andiamo a prendere i nostri figli a scuola e poi andiamo con loro nel parco, loro possono giocare e noi sederci e parlare. Andiamo anche tutte assieme al mercato, è il mio luogo preferito, puoi trovare tutto quello di cui hai bisogno a prezzi ragionevoli rispetto ai prezzi dei supermercati…ed è anche il luogo che mi ricorda il mio paese d’origine. Non ci invitiamo mai però l’uno a casa dell’altra,

ognuno preferisce mantenere la casa come zona privata, comunque il fatto che ci conosciamo tra noi ci dà senz’altro un senso di sicurezza. La mia più grande lamentela è per la pulizia delle strade e lo stato delle scale dei condomini, abbiamo pagato 150 euro per il servizio di pulizia, pagando anche per gli appartamenti occupati illegalmente… che sono davvero un problema. Passando dal mio paese d’origine a questo quartiere la nostra situazione è peggiorata, guarda che degrado che c’è qui, rispetto alle case del nostro paese! Sarebbe bello avere a San Siro una piccola moschea, perché l’unica moschea che c’è a Milano è molto lontana da qui… sarebbe bello anche avere una piscina in cui poter nuotare un’ora al mattino per sole donne, potremmo nuotare liberamente…!


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Temi

CONVIVERE A SAN SIRO

ABITARE A SAN SIRO

“(...) con gli stranieri non ci sono particolari problemi, la mia vicina è eritrea e non la cambierei per niente al mondo, però, certo, ci sono anche i delinquenti e la sera qui non è molto sicuro, anche se a me non è mai successo niente(...)”

Le risposte della signora (portiera sociale Aler) sono molto contraddittorie: se in un primo momento esprime pareri molto positivi sui vicini, successivamente si lascia andare a critiche nei confronti degli abusivi e della popolazione immigrata. All’interno del numero civico esistono problemi di devianza e criminalità.

“ (…) I problemi qui sono iniziati quindici anni fa, con l’arrivo delle persone non comunitarie. […] Il mio vicino di casa peruviano è una persona proprio a modo, lo conosco sai?! (...)” “(...) mentre con la mia vicina di casa avevo un rapporto stretto, con i nuovi vicini (stranieri) c’è un rapporto molto diverso (...)”

(racconto di un’abitante straniera del quadrilatero) Lei e suo marito comprarono la casa dall’amministratore dopo aver pagato regolarmente l’affitto per circa 12 anni. Ora il comune ha inviato loro una lettera dicendo che la casa è troppo piccola per essere abitata da sette persone e non hanno un’alternativa perchè la legge e la burocrazia sono estremamente rigide. Vivere a San Siro rappresenta una discesa del suo standard qualitativo di vita rispetto a quando viveva nel paese d’origine. Il mercato è lo spazio pubblico che le ricorda il suo paese d’origine e il luogo dove incontra le sue amiche. (racconto di un’abitante straniera del quadrilatero) Si vergogna di invitare persone a casa perchè è molto piccola rispetto alla casa che aveva nel suo paese d’origine. (racconto di un’abitante straniera del quadrilatero) Pensa che il problema non sia stato il fatto che le case siano troppo piccole ma che le persone abbiano troppi bambini. Lei ha due bambini e per lei la casa è abbastanza comoda, sapendo, inoltre, che le case a Milano in generale non sono molto grandi. Pensa che sia responsabilità di ciascuno mantenere una buona qualità di vita e prendersi cura della propria casa, non aspettandosi che qualcun altro lo faccia per te.


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ATTIVARSI A SAN SIRO

CUSTODIRE SAN SIRO

APPROPRIARSI DI SAN SIRO

“(...) Sono arrivata qui nel 2000 e l’impatto è stato allucinante. Non mi riconoscevo con la dimensione sociale del quartiere; avevo diffidenza e paura. Oggi, grazie alle relazioni instaurate e alle associazioni che frequento, non andrei mai via da questo quartiere (...)”

“ (…) il problema è che i custodi Aler non possono fare moltissime cose, devono per forza chiamare un’impresa e ci vuole molto tempo e soldi. Non possono neppure cambiare una lampadina (...)”

“(...) Ho dovuto rifare tutti i lavori dentro la casa perché l’Aler li aveva fatti fare malissimo... sono mesi che chiamo per risolvere il problema del digitale terrestre, sono piccole cose, certo, ma a lungo andare... (...)”

“(...) recentemente ho aperto quest’attività in cui presto servizi agli abitanti del quartiere. In particolare aiuto gli stranieri che hanno difficoltà con la lingua (...)”

“(...) sono rappresentante di autogestione da quindici anni. Nella riunione di condominio abbiamo scelto di continuare così. Possiamo scegliere il nostro portinaio e gestire la derattizzazione e asporto macerie senza rivolgerci ad Aler (...)” “(...) io consiglio assolutamente l’autogestione, ma dico anche che è troppo impegnativo (...)”

“(...) da quando l’appartamento è rimasto vuoto hanno lastrato la porta. Abbiamo chiesto di ridipingerla del colore del corrimano. Al loro rifiuto abbiamo cercato di abbellirla come potevamo (...)” “(...) tener pulita la scala, il giardino, togliere le foglie secche e i rifiuti...il mio palazzo deve tenersi bello, come la mia casa. La mia casa è come un centrino, se no si finisce in una situazione di “miseria mentale”, e ci si lascia andare (...)” (racconto abitante straniera quadrilatero). Una casa così piccola fa sentire i suoi figli “imprigionati” e per questo passano la maggior parte del tempo nel giardino pubblico.


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Stories of Arab women of San Siro Sundus Sherif Sabry

Introduction Being a Cairo based Architect and researcher coming to Milan for the first time to take part in the workshop “Mapping San Siro” held by Politicnico di Milan my interest focused on experiencing the mapping process implemented in a different context than the one I encounter in Cairo. Having the opportunity last year in 2012 to take part in the first cycle of the workshop in Cairo “Mapping Informality” held in Megawra joining this cycle of the workshop was the completion of a great experience. Being a foreigner myself, coming to San Siro I had to discover the different dynamics and the history of the neighborhood generating the current situation. Getting closer to understanding the neighborhood and its inhabitants I was surprised to meet a large number of immigrants living in San Siro a lot of them since a very long time. Meeting them gave me the chance to understand their lives here more deeply and having access to their stories reveal different perspective of the life in the neighborhood. Finding out a lot of information that needs to be highlighted, I decided to write this paper trying to get voice to their stories, hoping it would add to the efforts made by the workshop. I would like to thank: Mamme a Scuola, Labratories di quartiere and Tutti i mondi for helping me meet all the wonderful women that made it possible for me to share their stories. I would also like to thank Politecnico di Milano and MegawraEgypt for giving me this exceptional opportunity on my continuous eager for research. The stories you will find in the following paper are the results of interviewing 10 Arab women (5 Egyptians, 4 Moroccan & 1 Tunisian) in San Siro.

Stories of Arab women of San Siro Almost every Arabic citizen had been tempted to a certain extent with the idea of immigration in the big search for wealth, wellbeing or maybe freedom and a higher quality of life in the “Wonderlands” of European cities. A mosaic community of cultures Coming to San Siro, one of the biggest public housing neighborhoods in Milan, with a majority of inhabitants of immigrants from all over the world (of which one of the biggest percentage are Arabs or Italians coming from Arabic origins), you can instantly feel the mosaic like community of extreme different cultures struggling to live in harmony. Having the privilege to come from an Arab country myself,

speaking their language and knowing the culture it was my pleasure to get the chance to talk to them more freely about their life in San Siro. A lifestyle influenced by the apartment sizes Talking to them about the main problems they have here, most of the complaints were concerning the areas of the units, that don’t fit their big families. Comparing that to the houses they used to have back home they feel ashamed about their living conditions here. A middle aged Egyptian mother of 3 children a renter of her house complained: “(...) my children feel imprisoned in our 2 bedroom apartment. They cannot play freely and this is why we spend most of the day after school in the garden” .Another Egyptian mother of 3 children of which 2 are university students, who is also renting her apartment said: “(...) my problem with the small apartment is even worse. It is easier to live in a small apartment when your children are still young but having grown up children the space is just incredibly small to fit us.” Another Egyptian mother who bought her house through a bank loan continued: “(...) we are used to staying in our parents until we get married. We cannot accept our family being torn apart by our children moving when they grow up. It is simply how families should be always together and united.” Another Egyptian mother complained how she, her husband and two boys living in a 28 sq.m room in her brother’s husband apartment for 6 years, is taking away any sense of privacy she may need and how this is devastating her, effecting her relationship with her husband and making her lose confidence in herself. A Moroccan mother of two thinks differently about this issue: “(...) it’s not the problems of the apartments being too small but about people having too many children. Having only 2 children the apartment is very comfortable for us considering that all apartments are generally small all over Milan. It is once responsibility to try to maintain a good quality of life for your family, by keeping your house clean and tidy.” Another owner of one of the apartments originally coming from Egypt sees how such a small house although being a problem is an opportunity and an important source of security for her family. Although being a renter of an 80 m.sq apartment in San Gelso neighborhood when she first arrived in Milan- a more comfortable house with a garden-owing the house in San Siro is a precious resource. Having a big house in Arab countries is not a luxury it’s just the standard condition, especially for people living in villages; houses have big living rooms and dining rooms where they invite their extended family, friends and neighbors an important aspect of their social live that they miss here.


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Sense of community in San Siro Having close relationships to their neighbors in San Siro is another social aspect they miss especially with the conflict caused by having neighbors of various cultures some of they know nothing about. An Egyptian mother of 2 children comments: “(...) having friendly neighbors in a matter of luck. I have friends blessed with great Italian neighbors who consider them family and take care of each other’s children. Unfortunately I haven’t been that lucky my Italian neighbors don’t like us being Arabs although we usually get them gifts from back home, invite their children over to play with my children and try to be friendly to them but they don’t do the same to us and rather keep a more formal relationship. Another neighbor of us is an aged Italian lady who has no one to take care of her. My husband and I offered her help with buying her groceries or cleaning her house, something she really appreciates and that changed our relationship with her.” An Egyptian mother happily remembers how getting her child for the first year to school she felt lost and mad about not being able to understand Italian words her child was speaking and how that made her want to go back to her country. Being in that desperate situation the great help from an Old Italian neighbor who offered to help her child was a great comfort and a start of a friendship. Different cultures inside the Arab community “(...) the inhabitants of San Siro are very different. Everywhere there are good and bad people. There are good Arabs and bad Arabs the same thing applies on Italians there are good Italians and bad Italians. It’s our responsibility to try to change the bad image people have of us.” Words of a Tunisian mother of three who further tells her own experience with an Italian neighbor who is an old woman that used to have a certain prejudice against Arabs, but she always tells her that she feels differently about her and her family. She loves them because they are polite and clean. She tried to explain to her how that there are a lot of good Arabs and that if she loves her and thinks she is a good person she should trust that the people she takes as friends are like her. She did her best to change her prejudice about Arabs in a nice way rather than being mad at her for having this bad image. She succeeded to change her opinion. It is a common idea in the neighborhood that all Arabs living in San Siro have the same culture or have the same background, which is absolutely wrong; there are Arabs that some mothers try to keep their families away from and who would feel miss fortuned having them as neighbors, especially people who are well educated and who had it well in their home countries.

A Tunisian mother speaking of a personal experience: “(...) some people here –and I am really sorry to say that they are Arabs-don’t give much attention to the cleanness of the neighborhood and the garden. I sometimes see them having a picnic in the garden with their children playing and they leave all the rubbish behind them. I understand that they have kids and it’s normal for children to play and not to care about cleaning, my own children sometimes do the same thing but I make sure that before we leave the garden, we leave everything clean as we found it. I went over to ask them to clean after themselves so not to give a bad image about Arabs. I advise them because I don’t want them to be misunderstood or to hear bad words about them from others”. Various reasons for immigration Another mainstream untrue idea people have about immigrants that they are fleeing from poverty and unemployment and are generally uneducated people. It is true about a percentage of them but doesn’t apply on all. “(...) it’s just certain circumstances that made us come to live here not that we really wanted to, usually the situation of marrying someone who had been living here all his life. If I would have a choice I would really love to go back to Morocco” explained a middle aged mother of a girl.” The main problems related to Arabs in San Siro are caused by younger immigrants selling drugs or labors inhabiting small apartments in groups of around 12 people and paying an average of 200 Euros every month to older immigrants who own the units for over 20 years that they got through a bank loan that they never repaid. Public space and sense of community The garden and Piazza Selinunte are there main gathering points. Yet the use of public space is the place where the conflict of contradicting cultures is mostly highlighted. Mothers complained about other inhabitations walking their dogs in dog restricted gardens and getting mad at their children for being afraid of them. But the other side of the problem is caused by Arabs that lack the culture of using collective public space even in their native countries and who are not even trying to change. When asking them about the use of courtyards a Tunisian mother replied: “(...) my children only played in the courtyard once or twice and only for half an hour. Some parents let their children play in the courtyard until late at night and of course that disturbs elderly neighbors. Generally I don’t allow my children to play in the courtyard because I don’t want them to disturb the neighbors or to be yelled at for being a little bit loud.


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I either take them to the garden, where they can play freely and where I can watch them and make sure they don’t disturb anyone and where I can watch their attitude, otherwise they can play at home.” An Egyptian mother of older children was concerned about the garden being only suitable for very young children but for her teenagers they cannot find a place in the neighborhood to play sports or hang out. For others the garden is a great public service, one that they don’t have back in their countries without having to pay a lot of money to have access to.

commented: “(...) the only thing that helps me go through this, is the medical care I have here for my child and that I cannot afford back home.” Another commented: “(...) People back home have this imaginary idea of immigrants thinking we are earning a lot of money here and having a very comfortable and luxurious life. It is the same thing we had in mind coming here but the reality is extremely different.” Most of the women don’t have any idea about how they imagine there future in San Siro they just live day by day and maybe are still hoping for a chance that would change their lives. (...)  to  be  continued

The Arab community and the associations Problems like these and also problems of the courtyards and the maintenance of the block can only be solved efficiently by organizing themselves and getting to know each other to talk about the common concerns was the idea of a Tunisian women a volunteer with other Arab women meeting at one of the community associations every week to try to find themselves a role in their community an attempt to organize themselves. “(...)Working with community associations is usually useless although I am a volunteer myself we spend a lot of hours every week discussing ideas and projects and we get nothing in return .A couple of times last year they made us cook traditional food and made a party for everyone in the neighborhood but after all they paid us nothing in return they only pay us the raw material we use showing them the receipt and when complaining they tell us this money is just an encouragement because we are helping you solve the problems you have. “ Another opinion of an Egyptian woman that sees the role of neighborhood associates and institutes differently and who would rather have someone helps them starting out a small cooking or handcrafts project of which they can benefit. A Moroccan mother against volunteering for any association thinks theses associates are using them as “lab rats” trying out different projects on them and winning funds of which only they benefit. When asking her about her opinion about some of these associations closing in the near future and how that would affect San Siro she only waved saying: “(...) they can close, they are useless anyway, and we don’t want anything from them we just want to be left alone.” Past Nostalgia & the future A lot of women feel nostalgic towards their lives back home. Comparing their lives here with their lives in their home countries they pity themselves for the downgrade and change of lifestyle. An Egyptian mother of a child with a medical condition


IV: SCENARI

L’operazione di simulazione condotta attraverso gli scenari ha avuto una valenza essenzialmente retorica. Essa è servita da un lato a sottolineare alcuni aspetti ‘emergenziali’ che l’attività di ricerca condotta nel corso del workshop ci ha permesso di individuare, immaginandone possibili sviluppi futuri; dall’altro ci ha consentito di individuare possibili azioni correttive in grado di modificare e correggere le condizioni di partenza. Gli scenari, così per come pensati in questa sede, non esprimono alcun giudizio di valore e le ‘emergenze’ identificate non rappresentano di per sé stesse degli elementi negativi ma evidenziano quelle che sono, a nostro parere, caratteristiche peculiari del quartiere che, se non trattate, potrebbero nel tempo evolvere verso una condizione critica. Queste ‘emergenze’ sono di natura molto diversa tra loro e comprendono aspetti come: la presenza di numerosi alloggi vuoti e di metrature limitate, le grandi differenze esistenti tra cortili curati e ben manutenuti ed altri in condizione di maggior degrado, l’esistenza di civici con presenza di numerosi alloggi di proprietà privata, la presenza di numerosi soggetti attivi in quartiere, le alte percentuali di popolazione straniera e anziana, l’evidente presenza di recinzioni e suddivisione dei cortili interni. E’ a partire da queste peculiarità che si è provato ad immaginare quali scenari futuri potrebbero darsi, in un arco di tempo di medio periodo, nel caso in cui nessuna azione correttiva intervenga a modificarne l’andamento. O al contrario, su quali risorse materiali e immateriali è possibile oggi ‘fare leva’ per provare a modificare o reindirizzare alcuni processi in atto, verso la costruzione di una diversa immagine del futuro. [E.D., M.M.]


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Quale futuro? Riflessioni su alcuni processi in corso

SCENARIO ‘INERZIALE’ sovraffollamento

attivi non attivi

privato 15%

polarizzazione

speculazione edilizia

gentrification 29 attori locali

concentrazione frammentazione

RIQUALIFICAZIONE IPPODROMI CHIUSURA IPPODROMI/ PROGETTI DI SVILUPPO

Vuoti/ tagli degli alloggi | Il quartiere si caratterizza per un alto numero di alloggi sfitti e per un taglio medio degli appartamenti molto piccolo. In assenza di interventi che rendano più efficace il sistema delle assegnazioni, questa condizione potrebbe acuirsi portando ad un sempre maggiore problema di occupazioni non regolari. Per quanto riguarda le dimensioni degli appartamenti, in assenza di interventi di accorpamento e/o assegnazioni mirate, è possibile immaginare un aumento delle condizioni di sovraffollamento. Cortili | Le condizioni di manutenzione e cura degli immobili e degli spazi interni dei cortili sono estremamente variabili da civico a civico e così convivono fianco a fianco situazioni molto diverse tra loro. In assenza di azioni mirate si può immaginare che queste situazioni seguano le traiettorie già leggibili oggi e

che le differenze possano aumentare delineando uno scenario di forte polarizzazione interna al quartiere. Patrimonio pubblico/privato | In alcuni edifici esiste un’alta percentuale di immobili di proprietà privata ed è in parte ancora in corso l’alienazione di una quota di patrimonio Erp. In molto casi le condizioni di manutenzione degli edifici sono critiche e non è chiaro se esistono le condizioni economiche per dare il via ad interventi di manutenzione. Se non si interverrà, è possibile ipotizzare che oltre una certa soglia possa non essere più conveniente ristrutturare, bensì procedere in modo più drastico con demolizioni selettive, in un’area che presenta - per la sua collocazione- valori immobiliari di rilievo e in crescita. Attori | Il tessuto sociale e associativo del quartiere di san


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QUALI ‘LEVE’ PER UNO SCENARIO ALTERNATIVO?

attivi non attivi

privato 15%

29 attori locali

RIQUALIFICAZIONE IPPODROMI CHIUSURA IPPODROMI/ PROGETTI DI SVILUPPO

Siro si presenta denso e variegato. Sono molti i soggetti e le associazioni attive in quartiere mobilitate attorno a temi tanto di natura sociale e culturale quanto per la richiesta di migliori condizioni abitative. In assenza di una qualche forma di risposta è possibile immaginare che questa ricchezza possa diminuire fino a perdersi, gravata dall’acuirsi dei conflitti e frustrata dalla mancanza e/o dal tardare di risposte concrete. Popolazioni | Il quartiere San Siro si caratterizza per una popolazione in larga parte costituita da cittadini italiani di origine straniera (in percentuali sempre crescenti) e da anziani di origine italiana, che rappresentano gli abitanti storici. I bambini stranieri presenti nelle due scuole di quartiere raggiungono quasi il 90%. I giovani sarebbero una delle popolazioni che più si vorrebbe attrarre a vivere in quartiere, ma con scarsi risultati. Se

non gestita, la concentrazione di stranieri potrebbe aumentare con conseguenti fenomeni di ghettizzazione e polarizzazione. Confini | Le recinzioni e le suddivisioni interne ai civici descrivono una geografia di confini interni al quartiere molto più complessa di quella percepibile dall’esterno o dalle mappe. L’esistenza del Contratto di Quartiere e gli interventi di riqualificazione hanno interessato una porzione ridotta del quartiere e la cura degli spazi interni da parte degli abitanti si da in forme molto diverse. La situazione che si determina, dal punto di vista della manutenzione, è dunque molto più articolata con differenze marcate anche tra spazi contigui. In assenza di interventi la frammentazione spaziale potrebbe aumentare portando a un’estrema parcellizzazione delle condizioni di relativo benessere così come di quelle di degrado e fragilità.


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Verso un diverso scenario Leve di trasformazione

Leve: Spazi fisici

Leve: Regolamenti

Recupero vuoti piani terra il quartiere presenta una ricchezza di spazi ad oggi sotto utilizzati (es. guardiole, ex bunker, ex lavatoi, spazio commerciali) / attribuire un ruolo centrale a degli spazi in virtù delle loro caratteristiche e della loro localizzazione / gli attori presenti sul territorio possono rappresentare un’occasione per ripensarne la funzione

Sperimentazione di canone accessibile per usi diversi San Siro è ricco di spazi ad uso non abitativo che nel tempo hanno perso le funzioni per cui erano preposti / alcuni risultano abbandonati e le associazioni che vi hanno sede faticano a coprire i costi del canone / ripensare il ruolo di questi spazi come potenziali servizi “a e per” il quartiere / porre al centro del rapporto con il gestore il valore del progetto di cui sono portatori

Riprogrammazione dei “Sottosoglia” accorpare laddove possibile gli alloggi sotto soglia recuperando patrimonio abitativo / introdurre gestori sociali restituendo la funzione abitativa di questi spazi / introddure usi diversi, anche condomiali, laddove si attivano nuove domande (es. cucina comune, lavanderia, laboratori)

Riscrittura partecipata regolamento cortili lavorare verso il raggiungimento di regole condivise, a partire da azioni semplici come la traduzione dei regolamenti / promuovere forme dialogo e confronto sull’utilizzo e la gestione degli spazi / stimolare forme di appartenenza e cura / promuovere una coabitazione meno conflittuale nell’uso degli spazi

Modificare la permeabilità dei confini interni le recinzioni costituiscono ad oggi un elemento di protezione ma allo stesso tempo di frammentazione / garantendo il presidio degli accessi alcuni cortili possono essere messi a sistema per specifiche attività / i recinti possono diventire un oggetto più dinamico favorendo un uso comune di più cortili ad associazioni ed abitanti

Servizio per l’autorecupero molti alloggi sono non disponibili perchè attualmente non a norma per l’allocazione / Aler non dispone delle risorse necessarie per la ristrutturazione / il servizio per l’autorecupero mira ad accompagnare il futuro inquilino nella ristrutturazione dell’alloggio / favorisce l’attivazione di economie di scala e alleggerisce le procedure amministrative

Riattivazione di un luogo simbolo San Siro non “scambia” con l’esterno / la sua immagine sconta stereotipi negativi legati all’insicurezza e al degrado / rendere più attrattivo il quartiere necessita di puntare sulla valorizzazione di alcuni luoghi simbolo dotati di caratteristiche tali da diventare nuove centralità urbane (es. scuole come luoghi dell’intercultura, spazi inutilizzati per nuove attività economiche, casa di quartiere) / perno di tale azione possono essere le iniziative e funzioni seguite dalle associzioni (attività per i bambini, attività nei cortili) intrecciando così nuove funzioni urbane e domanda locale

Sostenere deroghe di graduatoria per specifiche popolazioni negli anni in San Siro si sono stratificate diverse popolazioni multiproblematiche / il regolamento regionale prevede la possibilità di agire in deroga alla graduatoria per categorie a rischio ad oggi escluse dalle assegnazioni / dare spazio a nuove popolazioni comunque in necessità di alloggio può innescare nuove dinamiche e pratiche nel quartiere

Ridefinizione dei confini e degli spazi aperti i cortili sono vissuti, ad oggi, solo come spazi di passaggio / esistono spazi aperti inutilizzati per la loro collocazione e delimitazione / ripensare la centralità di questi spazzi proponendo una maggiore complessità di funzioni / introddure usi e pratiche diverse anche a scala condomiale attraverso micro progetti in carico agli inquilini incentivandone una partecipazione attiva


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Leve: Gestione e organizzazione Sostegno a nuove forme di rappresentanza le forme di rappresentanza presenti a San Siro sembrano escludere alcune popolazioni centrali nel sistema dell’abitare come famiglie e stranieri / percorsi di individuazione di forme di partecipazione attiva attraverso il coinvolgimento del tessuto locale associativo / coinvolgere nuovi soggetti nel dibattito pubblico riconoscendo le istanze di cui sono portatori Mobilità abitativa interna San Siro presenta un numero ridotto di tipologie di alloggio / rapporto non ottimale nella distribuzione alloggi e numero abitanti / ottimizzare l’utilizzo del patrimonio abitativo mantenendo centrali le relazioni di vicinato / mobilità interna per ottimizzare lo stock abitativo FERP gestione sociale esiste la possibilità di scorporare parte del patrimonio ERP da destinare a forme di utilizzo temporaneo / favorire la costituzione e il rafforzamento di soggetti diversi che utilizzino il patrimonio a fini abititavi permettendo di rispondere a domande, anche “molto sociali”, ad oggi escluse dalle assegnazioni ERP Accompagnamento all’abitare abitare non è solo casa / abitare sociale non è solo utenti / affiancare e ideare percorsi di accompagnamento alle diverse necessità conseguenti l’ingresso in una nuova casa e in nuovo quartiere / la conclusione del Contratto di Quartiere richiede di essere affrontata con nuovi strumenti ordinari di accompagnamento / valorizzare i diversi soggetti presenti sul territorio introducendo forme di intervento coerenti e coordinate Percorsi di rientro dall’informale abitativo San Siro presenta un’alta densità di alloggi occupati senza titolo che rappresentano una domanda di casa non soddisfatta / immaginare forme e modalità che favoriscano il trattamento di questo problema e il rientro in percorsi formali / rendere più efficace il processo di assegnazione / fare ricorso al fuori ERP come volano per ricostruire traiettorie abitative formali

“Agenzia” vendita/affitto (privato) A San Siro esiste una quota di patrimonio di proprietà privata / si riscontra una crescenti difficoltà nel mercato della vendita / è possibile immaginare un soggetto intermedio che faciliti, supporti ed indirizzi il mercato privato attraverso forme innovative di gestione (es. incentivi e garanzie) Sostegno a percorsi di autogestione favorire un atteggiamento attivo degli inquilini nella gestione degli spazi condominiali / mettere a valore le esperienze di autogestione già presenti nel quartiere affiancando i gruppo di abitanti che vogliono intraprendere percorsi analoghi / incentivare percorsi di appartenenza e responsabilizzazione di chi vive gli spazi (cortili) nella loro cura e gestione


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Leve di trasformazione per un diverso scenario T1 FERP gestione sociale

Recupero vuoti piano terra Vuoti/tagli alloggi

Riprogrammazione dei “Sottosoglia”

S

T2

R

Sostegno a nuove forme di rappresentanza Qualità spazi a terra

Riscrittura partecipata regolamento cortili

Patrimonio pubblico/immaginario (di un luogo)

FERP gestione sociale Attori e reti

Sostegno a nuove forme di rappresentanza

Accompagnamento all’abitare

ge

FERP gestione sociale Popolazioni

Sostegno a nuove forme di rappresentanza

Sostenere deroge di graduatoria per specifiche popolazioni

Riscrittura partecipata regolamento cortili Sostegno a percorsi di autogestione Confini Ridefinizione dei confini e degli spazi aperti spazi fisici gestione e organizzaione regolamenti

Leve di intervento


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le

ti

Riattivazione di un luogo simbolo

Mobilità abitativa interna Sperimentazione di canone accessibile per usi diversi Servizio per l’autorecupero

Ridefinizione dei confini e degli spazi aperti

Modificare la permeabilità dei confini interni

Riattivazione di un luogo simbolo

Sperimentazione di canone accessibile per usi diversi

Servizio per l’autorecupero “Agenzia” vendita/affitto (privato) Sperimentazione di canone accessibile per usi diversi

gestione condivisa dei cortili

Percorsi di rientro dall’informale abitativo

“Agenzia” vendita/affitto (privato) Mobilità abitativa interna

Modificare la permeabilità dei confini interni Riattivazione di un luogo simbolo


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Percorsi di trasformazione possibili T1. Verso un quartiere di spazi attivi ricomponendo frammenti fisici e sociali

Il tema affrontato da questa simulazione ha come oggetto principale i cortili interni ai civici del quartiere. I cortili che non sono più in grado di rappresentare le necessità degli abitanti. I regolamenti e le utenze sono la chiave per scardinare dinamiche congelate di utilizzo di questi spazi. Alcuni cortili si differenziano dagli altri divenendo un esempio positivo all’interno del quartiere, come alcune forme di autogestione della manutenzione degli stessi. Il precorso descritto dal transect individua come punto di partenza il sostegno a nuove forme di rappresentanza, l’accompagnamento all’abitare ed il sostegno a percorsi di autogestione. Queste forme di gestione possono dare luogo ad alcuni interventi in grado di cambiare e migliorare l’uso e la qualità degli spazi “intermedi” dell’abitare. E’ necessaria una riflessione su questa natura intermedia, non si tratta ne di

spazi propriamente pubblici ma neanche di spazi propriamente individuali, si tratta di spazi di condivisione che stanno tra i singoli alloggi e la città. Si tratta quindi di spazi che potrebbero declinarsi coerentemente con gli usi che stanno tra società e l’individuo. Diverse utenze possono declinare i propri bisogni di “spazio intermedio” partecipando attivamente alla stesura dei regolamenti dei cortili, in questo modo tutte le utenze possono immaginarsi a quale funzione questi spazi intermedi possano servire. Oggi i regolamenti sembrano rispondere alle esigenze delle utenze più forti a discapito di quelle più deboli. La scrittura partecipata dei cortili può essere il binario per immaginarsi una trasformazione più inclusiva di questi spazi. Possiamo immaginarci un uso diverso dei cortili, un uso in grado di rispondere alle necessità contemporanee della scala intermedia


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dello spazio aperto. Uno spazio permeabile e intimo allo stesso tempo, uno spazio vissuto con diversi gradi di intensità durante il giorno, e infine uno spazio in cui la molteplicità degli usi, relazionato alle diverse utenze, possa essere un valore in sé se non un elemento qualitativo in grado di consolidare l’identità della molteplicità. Verso una gestione condivisa: l’immagine che proponiamo descrive degli orti e dei frutteti a servizio degli inquilini, dove gli inquilini stessi sono i diretti manutentori di questi spazi. Nell’immagine proposta, al di là degli orti e dei frutteti, vi sono degli spazi da gioco per le persone anziane come il gioco degli scacchi e quello delle bocce, dove gli stessi anziani potrebbero tramandare la passione di questi ai più giovani. Ogni numero civico del quadrilatero rappresenta un “micro mondo”. Ogni “micro mondo” è delimitato da recinti e non dall’architettura

degli edifici, si presenta dunque un effetto straniante, nel senso che i limiti fisici, essendo definiti da lunghe ringhiere permeabili alla vista, dialogano attraverso lo sguardo impedendo allo stesso tempo una permeabilità fisica. Un ulteriore passaggio di questo transect propone di modificare la permeabilità dei confini interni. Dato che gli ingressi dei civici sono presidiati dai custodi, la proposta è quella che in certi orari i confini tra alcuni civici possano aprirsi creando un flusso interno tra i cortili. Quest’apertura potrebbe coincidere con i momenti dedicati al gioco dei bambini o all’orario di uscita dalle scuole etc... L’occasione dell’apertura di varchi tra un civico e l’altro potrebbe inserire un vocabolario architettonico differente in un gioco dialettico tra momenti importanti dell’architettura milanese, in un dialogo ironico tra lo stile liberty ed il razionalismo.


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Percorsi di trasformazione possibili T2. Verso un quartiere multiculturale patrimonio della città

Nuove forme di rappresentanza

Un tema di riflessione che questo pezzo di città ci sottopone è quello del limite, del confine, del passaggio tra “fuori” e “dentro”. Questo limite è sia fisico che percettivo, ed è fortemente legato non tanto alla morfologia del tessuto urbano quanto all’uso e al trattamento dello spazio dei piani terra, con differenze rilavabili sia rispetto ai quartieri adiacenti, sia all’interno del quadrilatero. Lo spazio di San Siro è apparentemente permeabile, fatto di pieni e vuoti giustapposti; al contrario quando lo si attraversa si rivela meno accessibile. In alcuni casi il limite è definito dalle testate cieche degli edifici in linea rese continue dai recinti, che annullano completamente una relazione “attiva” con la città. Gli spazi che stanno tra una testata e l’altra e che affacciano sulla strada, dietro ai recinti, sono spesso definiti da un bassissimo grado di uso e di manutenzione. Si tratta di spazi spesso ‘inattivi’ ma che allo stesso tempo presentano delle

potenzialità poiché, assieme alla rigenerazione del piano terra degli edifici, potrebbero ridefinire le relazioni con il tessuto urbano della città. Le due leve iniziali per avviare un processo di ridefinizione del margine del quartiere, verso una situazione di interazione tra quartiere e città, sono il recupero dei piani terra ed il sostegno a percorsi di autogestione. Queste due azioni aprono la strada alla ridefinizione dei piani terra attraverso una sperimentazione del canone accessibile per usi diversi; in questo modo, ci immaginiamo che nel quartiere avvenga una rigenerazione debole e diffusa dei piani terra. Gli alloggi sottosoglia che si trovano al piano terra o alcuni alloggi inutilizzati, che potrebbero essere dati in concessione ad un diverso gestore sociale, potrebbero assumere un ruolo fondamentale nell’attivare questi spazi. Attraverso un


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programma di casa-lavoro questi alloggi potrebbero aprirsi sul fronte strada con uno spazio per la relazione. Immaginiamo un programma di assegnazione a piccoli artigiani che possono ben interpretare la tipologia casa-lavoro. Una volta rigenerati gli alloggi, anche i recinti possono essere plasmati da questo processo, e anziché escludere la città, includerla. In questo modo nei punti di intervento si andrebbero a creare degli spazi di scambio tra la città ed il quartiere, andando verso una lenta diminuzione della percezione del limite. Dalla rigenerazione diffusa e di piccola scala si può immaginare anche l’introduzione di elementi in grado di portare la città all’interno del quartiere e allo stesso tempo di consolidarne l’identità. Per avviare questo processo vengono introdotte altre leve di gestione: sostegno a nuove forme di rappresentanza, accompagnamento all’abitare e gestione sociale. La

partecipazione alla costruzione di un’identità sarà fondamentale per definire quali programmi inserire all’interno del quartiere. Noi abbiamo individuato in particolare 2 luoghi con una forte carica simbolica. Il primo è il bunker che si trova sotto uno dei cortili, con una interessante composizione architettonica definita da una sezione costante a volta ellittica, che potrebbe diventare un nuovo luogo di socialità ed incontro come per esempio un hammam, un luogo di riposo e aggregazione; un’eccezionalità urbana in grado di rafforzare la qualità e l’identità del quartiere. Il secondo luogo individuato è il mercato comunale esistente che, seppure sia riconosciuto come luogo simbolo, non riesce a qualificare lo spazio urbano e l’affaccio sulla piazza Selinunte. Abbiamo proposto di aggiungere un volume sopra di esso con un programma culturale: ad esempio, una nuova biblioteca delle culture arabe di rilevanza metropolitana.


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EX POST


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Università e città al lavoro in un quartiere Workshop Mapping San Siro Liliana Padovani

Trentasette studenti e dieci docenti/tutor in un progetto di ricerca-azione full immersion, per una settimana dalla mattina alla sera, a osservare, intervistare, dialogare, fotografare raccogliere storie di vita in un quartiere di edilizia residenziale pubblica che presenta delle potenzialità ma anche molti problemi. L’ottica proposta, che si è consolidata in corso d’opera, è stata quella dell’indagine: conoscere attraverso l’azione in una logica di mutuo ascolto e apprendimento tesa alla costruzione di interpretazioni condivise di quello che fa problema e delle opportunità di azione. A partire dal riconoscimento della limitatezza delle informazioni normalmente disponibili, di fronte all’ambiguità delle situazioni in cui ci si trova ad operare e ai dubbi quanto alle relazioni causa-effetto dei processi in atto, si è puntato sulle potenzialità che possono essere offerte sul versante cognitivo da forme di indagine condotte congiuntamente da ricercatori e quanti a vario titolo vivono o operano in un’area. “La complessità cognitiva può essere ridotta mediante un’azione congiunta che con la costruzione di argomentazioni e lo scambio e la discussione dei diversi punti di vista dia origine a nuove soluzioni ai problemi e nuove forme di azione collettiva o anche semplicemente produca, in una prospettiva minimalista, maggiore chiarezza sulla situazione” (Lanzara, 2005: 54). La prospettiva definita minimalista nell’ipotesi di lavoro di Lanzara è stata invece posta al centro delle attività del workshop. Il taglio di lavoro sinteticamente riportato ha implicato una forte tensione e rovesciamento di professionalità acquisite o in corso di acquisizione che in genere costituisco riferimento più o meno implicito nella conduzione dei diversi momenti di lavoro. Così, indagini apparentemente banali come la conoscenza dei modi di occupazione del patrimonio abitativo si sono trasformate in forme di interazione tra modi di uso e percorsi di vita e di prospettiva degli abitanti e modalità operative dei gestori del patrimonio. Fotografare situazioni e contesti ha richiesto un rapporto di forte interazione con gli utenti/attori di questi contesti. E così via. Un impegno consistente che ha messo a prova le capacità individuali e l’impegno in prima persona degli studenti, dei docenti, degli abitanti, delle associazioni locali e delle istituzioni coinvolte, così come le loro capacità di interazione. Come esempio di questa situazione di tensione nella messa a prova degli strumenti di indagine si possono citare alcuni momenti di difficoltà. Nell’incontro preparatorio prima di andare sul terreno, gli studenti hanno espresso forti perplessità: a che titolo e con quale bagaglio-impegno personale come studenti/futuri ricercatori ci si può presentare

alla comunità del quartiere, senza alcun mandato istituzionale, senza promesse e senza risorse. Difficoltà superata, da un lato, costruendo all’interno del gruppo una visione condivisa del senso del lavoro e di come presentarlo agli abitanti, dall’altro, proprio esplorando concretamente le modalità del percorso conoscenza attraverso l’azione: proviamo e poi discutiamo sulla base delle reazioni che si sono concretamente avute e dei possibili ostacoli. Di fatto i problemi incontrati si sono mostrati superabili ed il lavoro è potuto proseguire. Un altro aspetto che mi sembra importante sottolineare è che si è trattato di un lavoro autopromosso con un forte apporto individuale volontaristico da parte delle due ricercatrici del Politecnico promotrici dell’iniziativa, del gruppo di lavoro locale e dei partecipanti di altri sedi universitarie, dei corsisti così come da parte di tutti gli attori locali (scuole, associazioni, rappresentanze delle forse sociali, uffici del Comune) che hanno collaborato attivamente all’iniziativa. Come guardare a questa dimensione? Certamente una grande fatica da parte del gruppo di lavoro impegnato in attività aggiuntive rispetto alle esigenze della attività didattica e di ricerca ordinaria, ma anche interessante per il grado di apertura che offre verso la libera sperimentazione di nuove linee di ricerca e verso la creazione di una sorta di piattaforma di parità in termini di cittadinanza attiva nei confronti dei diversi attori locali. La settimana di immersione nel quartiere è stata preceduta da un consistente lavoro preparatorio che si è articolato in due fasi principali. Una attività di documentazione sulla storia del quartiere e sui suoi processi evolutivi, ma soprattutto un lavoro di individuazione delle reti attive nel quartiere e di contatto con loro, spiegando e costruendo anche con questi attori senso e modalità di conduzione della settimana di lavoro e cercando di mettere a fuoco problemi e potenzialità del quartiere al suo interno e nella sue relazioni con la città. Lavoro risultato essenziale per due ragioni: _è servito a costituire una base conoscitiva utilizzando gli strumenti tradizionali di indagine ed ha così permesso di sperimentarne le potenzialità ma anche i limiti, _ha permesso che queste reti entrassero come partner nel workshop. La seconda parte di atività preparatorie si è tradotta in seminario di due giornate di messa a fuoco di alcuni temi ritenuti fondamentali per creare una base di conoscenze condivise dai partecipanti, anche in funzione delle diverse provenienze territoriali e disciplinari dei corsisti. I temi trattati sono stati quelli del senso della città pubblica oggi (Infussi), del concetto di confine e della rappresentazione dell’eslusione


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(Fava), della necessità di andare ‘oltre’ il carattere retorico/ limitativo di alcuni concetti, ghetto, coesione (Calvaresi). Il lavoro è stato portato a termine con soddisfazione di gran parte dei partecipanti e l’ultimo giorno di workshop i risultati sono stati presentati e discussi con le associazioni locali, i rappresentanti delle forze sociali e delle istituzioni, esperti e cittadini. Mi piacerebbe ora fare qualche breve considerazione su alcuni degli esiti emersi. Una prima considerazione riguarda un effetto sorpresa per la quantità e qualità di informazioni che sono state raccolte dai vari gruppi e sottogruppi di lavoro. La messa a sistema nelle ultime due giornate dei risultati del lavoro ha mostrato una sorprendente capacità di avvicinamento a problemi e risorse del quartiere così come sono stati espressi dall’osservazione ma anche da una molteplicità di vissuti e di punti di vista. Ovviamente si sono verificati momenti di condivisione ma anche di conflitto, ma sorprendentemente si è creata una forte capacità di dialogo e di interazione tra le diverse parti di lavoro con la possibilità di produrre forme ulteriori di elaborazione.

viene posta a riscatto. Il quadro si articola. Interessante rilevare che questa azione di spacchettatura mette in tensione, ma non nega il senso di patrimonializzazione (Bianchetti, 2012: 45) associato al “pubblico”. Lo stesso concetto di occupazione abusiva, assume una gamma articolata di declinazioni: occupazione per imperfezione delle pratiche di accesso, per non decorrenza dei termini che garantirebbero l’accesso, per necessità documentabile, per uso improprio delle facoltà di gestione di questo patrimoinio da parte di persone o gruppi informali. Ne scaturiscono percorsi di possibile uscita da queste situazioni molto più articolate dello sgombero. La terza considerazione riguarda la capacità di trovare delle forme di comunicazione di quello che fa problema o degli aspetti positivi così come percepiti dallo sguardo tecnico, ma anche dagli abitanti, che non siano quelle del linguaggio tecnico professionale. Si tratta di un percorso ancora in fase di elaborazione. Il concetto di mappa come “dialogo”, come “operatore” capace di esprimere momentanee letture di relazioni tra spazi-luoghi e società, come processo di costante ri-territorializzazione che è stato assunto durante il workshop, si è mostrato su alcune questioni uno strumento efficace. Emergono dei campi di azione problematici, ma interessanti.

La seconda considerazione riguarda il fatto di avere messo al lavoro una delle assunzioni discusse nelle due giornate seminariali che hanno preceduto l’attività nel quartiere, che era quella di attivare uno sguardo il più possibile lontano da concetti generalizzanti, dalle retoriche dello stigma o della coesione, dalle classificazioni che impacchettando situazioni e risorse diverse in un’unica entità, di fatto rendono difficilmente trattabili i problemi. Concetti sovente associati ai problemi dei quartieri di edilizia residenziale pubblica, come quello del non occupato, o delle occupazioni abusive, alla fine del lavoro di indagine nel quartiere si sono ri-articolati in una serie di sotto categorie che ne hanno modificato il senso, ma soprattutto che aprono a una gamma molto più articolata di possibilità di trattamento. Il concetto stesso di edilizia residenziale sociale, visto genericamente attraverso il concetto monoblocco di patrimonio da dare in affitto a quanti sono inseriti nelle apposite graduatorie, e per queste ragioni sempre più unica risorsa per il disagio grave con tutte le conseguenze di stigmatizzazione e di esclusione che ne derivano, si scompone, in componenti. Una parte di questo patrimonio può essere concessa a categorie particolari, altre parti difficilmente collocabili come residenza principale per ragioni di sottostandard o altro possono essere concesse in gestione per fini sociali ad associazioni e rispondere così alle nuove domande di residenza temporanea, una parte

Riferimenti Bianchetti C. (2011), “Un pubblico minore”, Crios Vol.1 Lanzara G.F. (2005) “La deliberazione come indagine pubblica”. In L. Pellizzoni (a cura di) La deliberazione pubblica, Roma: Meltemi.

Liliana Padovani è urbanista e docente presso l’Università IUAV di Venezia, dove coordina il Corso di perfezionamento in Azione Locale Partecipata e Sviluppo Urbano Sostenibile.


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A-prendere San Siro: il gesto antropologico Workshop Mapping San Siro Ferdinando Fava

Il gesto “antropologico” con cui desideriamo anche apprendere San Siro domanda lo sviluppo progressivo e costante di una riflessività critica, diremo epistemologica e politica, che sa situare e prendere la misura della propria pratica di ricerca in relazione alle altre pratiche messe in opera (osservare, fotografare, mappare) e riconoscerne gli effetti non solo conoscitivi ma anche e soprattutto relazionali (queste due dimensioni sono in realtà intimamente correlate).

gesto antropologico rivela allora la temporalità del luogo come una “superficie profonda”, in cui la durata della frequentazione dei legami, raffina l’identificazione di ciò che è pertinente e in gioco nel concreto di questa configurazione socio-spaziale, e rinvia ai rapporti interni tra ciò che appare ed è oggetto di percezione (il presente) con ciò che non appare ma che è oggetto di esperienza e che resta appendibile solo attraverso una ripresa critica riflessiva (la sua storia).

Prima di tutto è un gesto attraversato dalla parzialità. Nel “qui e ora” dell’incontro con gli abitanti di San Siro, docile al loro spazio-tempo, il “qui” è un “qui” su una mappa e “l’ora” è un presente segnato sul calendario. E’ un gesto che è storicizzato e localizzato, ma la “città” è sempre altrove nel tempo e nello spazio, presente come una totalità imprescindibile che rimane continuamente oggetto di proiezione o di ricostituzione critica mediata. Si tratta quindi di un gesto che porta i tratti dell’evento, nello spazio comune o domestico, in cui, inoltre, l’interezza della vita degli attori coinvolti e delle loro traiettorie sfugge loro mutualmente rimanendo una alterità necessaria sempre da rappresentare: storie di vita e dei singolari rapporti ai luoghi. Questa parzialità divide dall’interno il gesto antropologico e ne diventa una sua risorsa: nella narrazione dei residenti affiorano le tracce (e le rappresentazioni) del rapporto, sincronico e diacronico (spaziale, politico, amministrativo, economico, ecc.) tra “San Siro e Milano” come anche i riferimenti e i legami ai diversi luoghi/tempi di costruzione di una singola esistenza e dei suoi intrecci. Nella tensione che caratterizza questa parzialità, tra lo sguardo “da dentro” e, quello “da fuori”, tra l’apprensione “dal basso” e quella “dall’alto”, lo stereotipo del luogo, che in accordo all’etimologia possiamo considerare come quella “statua” riduttiva che lo ricapitola, può essere smontato e possono essere identificati, i processi, di diversa natura, che governano il suo mantenimento nella sfera pubblica. Non si tratta di valutare in primis se è vero o se è falso, ma di manifestare le logiche (sociali e politiche più che cognitive) che lo pongono di volta in volta come tale. Insomma possiamo porre in relazione il suo contenuto nell’ordine simbolico con l’ordine dei rapporti sociali che ci dirigono a riconoscerne gli usi e gli effetti.

In terzo luogo poiché gesto che pone in essere legami, esso fa di questo legame la risorsa principale dell’operazione di conoscenza di cui pretende essere generatore. Esso si comprende come gesto di un attore presente esso stesso (e non spettatore) sulla scena sociale che intende apprendere. E s’interroga, restando nella metafora teatrale, sul “personaggio” e sul “contenuto” reale di un copione a lui sconosciuti, che i residenti gli attribuiscono e in cui lo coinvolgono suo malgrado, proprio nel dispiegarsi dell’interazione della ricerca. Questa significa riconoscere in questa interazione che stabilisce e mantiene i legami, la presenza di un non-sapere (di una opacità) da colmare circa le condizioni di possibilità della relazione stessa di ricerca, condizioni che definiscono la cornice in cui interpretare gli eventi (parole, azioni…). La domanda da porsi di volta in volta sarà non tanto: “Chi sono per me i residenti di San Siro? Come li vedo”, ma piuttosto quella euristica: “Chi sono io per questi miei interlocutori che mi continuano a parlare del loro quartiere, che mi invitano a casa propria, a partecipare alle loro riunioni, ecc.? Come mi vedono? Come mi implicano nel loro spazio-tempo?”. Questa domanda ci colloca in una dimensione di ascolto, di relativa passività, permette di fare spazio all’altro e ad altro, decentrando continuamente la nostra attenzione dall’ombelico metodologico del controllo, creando invece, assumendo il rischio reale del conoscere, quello spazio epistemologico (e politico) per apprendere ciò che è realmente in gioco nella costruzione oggi di San Siro. Il riconoscimento differito e processuale degli effetti del nostro agire e delle nostre pratiche di ricerca nei nostri interlocutori e nel loro contesto diventa il cardine per potere proprio apprendere diversamente oggi San Siro.

In secondo luogo è un gesto che esige una durata. La temporalità dell’interazione che esso dispiega non è quella del “prendi informazioni e fuggi”, ma quella necessaria per stabilire legami e governata dall’imperativo kantiano. Perché esso stesso non cerca informazioni, ma desidera apprendere modi di stare al mondo, di stare “al luogo”, cioè di apprendere i modi di stabilire i legami in San Siro e con il suo spazio costruito. Il

Ferdinando Fava, antropologo, svolge attività di ricerca presso il Laboratoire Architecture/ Anthropologie, ENSA Paris-La Villette e presso DISSGEA, Università degli Studi di Padova.


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Nessun quartiere è un non-luogo Alessandro Balducci

Si è concluso nei giorni scorsi un workshop organizzato dal Politecnico di Milano sul noto Quartiere San Siro. E’ un quartiere di edilizia economica e popolare con 6.000 alloggi ed oltre 124 edifici residenziali dove vivono circa 11.000 abitanti, 45% dei quali stranieri, in case costituite per il 75% da bilocali di piccole e piccolissime dimensioni. Guardando dall’alto una pianta di Milano si riconosce a Nord-Ovest con chiarezza il grande quadrilatero urbano che si sviluppa attorno a Piazza Selinunte. Costruito negli anni ’30 è tra i più estesi quartieri milanesi di edilizia sociale. Quando il degrado ha cominciato ad impadronirsi delle strade e delle case, a svuotare negozi e servizi, si è pensato che non ci fosse più molto da fare se non demolirlo, tutto o in parte, per fare posto a nuove costruzioni. E qualcosa è stato fatto in questo senso all’inizio degli anni 2000, quando gli operatori immobiliari erano pronti a valorizzare aree preziose, a due passi da City Life, dalle ville della zona dell’Ippodromo, dalla nuova sede del Sole 24 ore. Ma il quartiere ha resistito, e le frettolose sentenze di morte sono state accantonate anche grazie ad un ricco tessuto di associazioni attive, all’arrivo del Contratto di Quartiere promosso dal Comune di Milano ed all’incontro fra una popolazione anziana orgogliosa ed una popolazione di immigrati giovani in cerca di radicamento. Il workshop si è svolto nell’ambito del programma “Polisocial”, un progetto di responsabilità sociale dell’università tecnica milanese, che ha lo scopo di mettere le conoscenze del Politecnico a disposizione di domande importanti che la città esprime (www.polisocial. polimi.it). E’ così che per circa un mese, studenti e docenti hanno osservato a fondo il quartiere, esaminando dati, facendo rilievi, fotografando le situazioni di degrado e di pregio – i “piccoli inferni” ed i “piccoli paradisi”, come li hanno definiti – intervistando gli abitanti, anche con l’aiuto di ricercatori egiziani in grado di dialogare con la numerosa comunità araba. Ne è nata una mappa piena di problemi e di opportunità che è stata la piattaforma per prefigurare possibili percorsi progettuali basati su interventi leggeri e poco costosi: la scrittura partecipata di nuove regole multiculturali per i cortili; la riutilizzazione di negozi abbandonati per giovani imprenditori e di spazi vuoti in cui inserire servizi che mettano insieme i giovani e gli anziani; nuovi meccanismi di gestione dello sfitto (nel quartiere si stimano almeno 400 alloggi vuoti); l’inserimento di nuove popolazioni anche facendo leva sul mercato privato: si trovano ancora appartamenti che costano meno di 100.000 euro, molti sono vuoti e in vendita, potrebbero essere acquistati da giovani famiglie in formazione per rendere ancora più articolato il paesaggio sociale della zona. Ci sono scuole e spazi aperti per i bambini e presto arriverà la Metropolitana M5. Insomma questa intensa esperienza di incontro tra università e città ha

permesso di capire che nessun quartiere è un non-luogo, che il San Siro non solo non va demolito ma che al contrario, se ci si mette insieme per prendersene cura, è uno straordinario laboratorio che può essere da esempio per tutta la città. Nota dei curatori Il testo, gentilmente reso disponibile dall’autore, è stato redatto in previsione di una sua pubblicazione all’interno della sezione milanese del Corrire della Sera.

Alessandro Balducci, urbanista, è Pro-rettore del Politecnico di Milano e membro del Consiglio Direttivo di Polisocial, il programma di responsabilità sociale dell’Ateneo.


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Ex post Riflessioni dei partecipanti al Workshop

Partecipazione e comunicazione Veronica Conte Il workshop si è basato sulla centralità della riflessione progettuale fondata sull’ascolto dei cittadini e sul dialogo tra saperi diversi. Le 120 testimonianze raccolte durante l’indagine esprimono l’alto grado di coinvolgimento degli abitanti nel processo di ricerca-azione. L’analisi dei contributi e dei racconti ha fatto emergere questioni utili alla comprensione del territorio e della realtà sociale. Alcune tematiche sono state, in seguito, sviluppate nelle mappe e nei transect sugli scenari futuri. Per contribuire all’apertura di spazi di dialogo e di confronto tra i soggetti presenti sul territorio, è importante riflettere anche sulla comunicazione dei risultati della ricerca. La comunicazione è uno strumento molto importante a supporto dei processi di partecipazione e di coinvolgimento della cittadinanza nel lungo periodo. Essa, infatti, può promuovere ed incentivare un discorso/dibattito pubblico sulle tematiche e sulle questioni di rilevanza collettiva che includa non solo i decisori politici ma, soprattutto, i cittadini che vivono e abitano il quartiere.

Azione come ricerca Beatrice Galimberti Mapping San Siro mi ha dato la possibilità di partecipare all’individuazione e all’applicazione di strumenti (fortemente multidisciplinari e derivanti dalla collaborazione con gli attori del territorio) capaci di definire nuove figure, elaborare nuovi scenari, determinare nuove definizioni operative e innescare nuove poetiche allo scopo di costruire rappresentazioni condivise inedite utili ad interpretare la realtà. Se le mappature sono da intendere come un dispositivo di dialogo produttore di senso sul territorio, la ricerca-azione è da intendere come una dimensione di processo. Mapping San Siro è stato un momento che ha permesso di andare oltre la semplice comprensione cognitiva/intellettuale degli elementi qualificanti un intervento di ricerca-azione, osservandone in atto la capacità di strutturazione di un intervento sulla realtà. In tale senso, i momenti conoscitivi (i sopralluoghi, il confronto con gli attori del territorio, le interviste agli abitanti) hanno permesso una verifica operativa delle convinzioni precostituite che avrebbero influenzato l’interpretazione e il progetto. In alcuni casi le presunte certezze sono state implementate perché la fase di azione ha permesso di scoprire nuovi temi durante il percorso. Sono affiorate nuove tracce, per le quali è stato necessario mettere a punto nuovi strumenti di

interpretazione. A volte la verifica ha portato allo scardinamento di opinioni correntemente condivise. È il caso, ad esempio, del tema dell’abitare informale: è stato possibile ricostruire una complessità di situazioni irriducibile alla tradizionale quanto condivisa dicotomia tra abitanti regolari e occupanti abusivi. In altri casi è stato necessario attuare un rovesciamento delle convinzioni precedenti, che, se rimaste tali, avrebbero portato a letture interpretative e proposte progettuali poco relazionate alla realtà. È il caso, ad esempio, del tema del confine, che nel quadrilatero di San Siro è leggibile a più livelli, costituendo una sorta di geografia di isotopie del confine. Durante la fase di studio iniziale non era stato messo a fuoco con sufficiente chiarezza il primo di questi confini, vale a dire il recinto che definisce e, di fatto, chiude ciascun numero civico. Sono state le interviste agli abitanti a fare emergere in modo preponderante tale tema. L’approccio alla ricerca che ha caratterizzato Mapping San Siro conferma quindi la necessità di non partire mai da presupposti indiscutibili, ma di definire ogni volta nuovi e originali livelli interpretativi e strumenti fortemente relazionati al progetto da affrontare.

... Continuo a pensare ai narcisi Elena Maranghi È come essere tornati da un viaggio. Eppure San Siro è solo a qualche chilometro da casa mia, ci sono le persone che ho incontrato, ci sono le strade, le case, i civici di cui ogni tanto, in modo buffo, mi torna la memoria, nomi pronunciati, che volavano nella stanza della scuola dove abbiamo lavorato, pezzi di mondo associati ad un nome, nella nostra testa, conosciuti attraverso quel nome, dietro a cui stava tutto il resto. “Civitali 30”, “Mar Jonio 4”... Sono molte le domande che si affollano ma anche il bisogno di silenzio, di lasciar sedimentare quell’attimo denso che vedi se guardi indietro. E le domande sono più grandi. Lo strumento del workshop, cosa implica? Come tenere insieme un frammento episodico con un percorso, un processo che non dia il senso di un ennesimo abbandono? E ancora, la responsabilità. Quale la responsabilità di chi fa ricerca? Come trovare un equilibrio tra etica, responsabilità, rispetto, silenzi necessari da un lato e dall’altro la necessità di agire, l’implicazione, la necessità di raccontare, di mostrare, di dire...? L’esperienza di San Siro per me porta fuori e contestualizza molti interrogativi su cui sto ragionando. Quale traccia? Che ci faranno le persone con quello che la mia ricerca produce?


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Forse la ricerca ha senso solo quando vivi un contesto, e quello soltanto, per un vita? Come l’esperienza di Dolci, che sempre mi torna in mente in questi casi. Le cose più belle di quei giorni: i dubbi, le perplessità, le differenze di vedute, tutto è stato sempre ridiscusso con una grande capacità da parte di chi ha organizzato quest’esperienza di rimettersi in discussione, continuamente, senza avere un atteggiamento autoritario, senza rimanere eccessivamente legato agli obbiettivi di partenza. Un divenire del processo che raramente si trova in un contesto universitario. E ancora, un’esperienza sicuramente di valore se si pensa alla “didattica tradizionale” che così raramente si immerge in un contesto al di là di un sopralluogo, e in maniera collettiva. Il coraggio di organizzare qualcosa che ha una forte implicazione etica e sociale, che suscita tante perplessità ma che finalmente ci spinge a confrontarci con la dimensione del senso della nostra pratica professionale, sia che siamo ricercatori, o architetti, o attivisti. Alcune mancanze, forse. Non aver avuto un po’ più di tempo per condividere il lavoro fatto da tutti gli altri, internamente, ma vederlo solo nella presentazione finale. Il rapporto con le associazioni, poco approfondito rispetto a quelle che erano le aspettative. Mi era piaciuta tanto l’idea che le associazioni potessero proporre mappature che sarebbero state a loro “utili”. Purtroppo, forse prese dalle proprie difficoltà quotidiane, non hanno avuto la possibilità di farlo. E ancora: chi userà quello che abbiamo prodotto? Come? Cosa resta agli abitanti? Tanti i temi stimolanti per la mia ricerca, tante domande in più e qualche traccia da seguire. E, su tutto, tante persone con cui è stato bello lavorare e vivere.

Per un design dell’azione Daniela Petrillo Ciò che spinge un’interior designer ad interessarsi ai temi urbani e sociali va oltre la semplice curiosità: non è strettamente necessario trattare un luogo fisico, fatto di partizioni orizzontali e verticali per intervenire in modo progettualmente consapevole. Ciò che rende vincente un progetto, prima ancora della sua buona riuscita formale, è il sistema costruttivo dello stesso, quello che noi chiamiamo Metaprogetto. Durante questo workshop ho capito quanto il design possa inserirsi facilmente all’interno del processo di “ricerca-azione”. Il “design” nasce come “produzione di massa”, secondo un concetto che non si conclude nell’oggetto o nell’artefatto, ma che è del tutto trasversale e ben si modella ad ambiti diversi, pur mantenendo salda la volontà di raggiungere quante

più persone possibili, usando un linguaggio riconoscibile e replicabile, sfruttando codici esistenti e vicini a chi viene intercettato dall’azione. Prima ancora di questo, la ricerca diretta sul territorio è fondamentale per potersi relazionare con il contesto, per intenderne la natura e le vocazioni. La questione di “scala” fa poi il resto: guardare San Siro dal basso e dall’interno, comprendere la relazione tra l’involucro esterno e il nucleo interno degli edifici è stato indispensabile per capire in quanti e in quali modi questo quartiere è vissuto e si presta ad essere abitato. Ad una ricerca di questo tipo deve seguire un’azione che usi gli stili e i linguaggi di chi ascolta e beneficia della nostra presenza progettuale. Non significa banalizzare o rendere superficiale il proprio intervento, bensì de-costruirlo per dargli nuova forza e una maggiore presa, così che possa arrivare a chi ascolta e lì, sedimentare. Per farlo servono quindi strumenti grafici in grado di produrre segni leggibili, che appartengano già ad un sistema di immagini codificato: le mappe devono poter innescare un meccanismo di proiezione di idee e di conoscenze, solo così è possibile ottenere la vera partecipazione.

Riconoscere | rappresentare | costruire Anna Rossi Le geo- grafie più appropriate per descrivere l’odierna società ad economia dell’informazione non sono dunque quelle ipermoderne, che riducono tutto a relazioni orizzontali e a mobili combinazioni di frammenti, ma quelle di un quarto tipo, che possiamo chiamare della complessità. In esse l’osservatore è in grado sia di assumere un punto di vista globale, sia di porsi all’interno dei vari sistemi locali, in modo da rappresentarne i valori specifici, i processi auto- organizzativi capaci di trasformarli in valori globali […] (G. Dematteis, Il locale e il globale della megalopoli, 1993, in Eugenio Turri, La megalopoli padana, p. 293-294) Il quartiere di San Siro si pone come un campione estremamente ricco di questioni che possono avere riferimenti alla scala più ampia, della città. Il lavoro di ricerca-azione come continua interrogazione del territorio ha messo in luce dei temi che, seppur rappresentino i problemi specifici del quartiere San Siro, aiutano a costruire un atteggiamento di interazione con il territorio valido anche per altre realtà urbane. Affrontare una realtà urbana come quella del quartiere popolare San Siro mette in luce la necessità di non fermarsi ad uno sguardo superficiale ma di mettere in campo rappresentazioni molteplici attraverso un processo di interazione con il territorio, un’indagine riflessiva. Il metodo proposto della ricerca- azione


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è un processo di conoscenza critica del territorio che lavora sulla continua ritematizzazione dei problemi che ci si pone nell’approccio con i problemi delle realtà della città attraverso un lavoro di sguardi sul territorio che sono in continua tensione e interconnessi. Il lavoro si fonda sul far emergere e riconoscere le divergenze, le anomalie come una risorsa presente con cui si può interagire e far leva per permettere un’innovazione. Lavorare sulle anomalie come possibilità di innovazione rappresenta una sfida sia per i progettisti sia per gli abitanti e si pone come una provocazione significativa perché ricerca le risorse per aprire nuove possibilità nella realtà del quartiere spingendo, nello stesso tempo, ad un’apertura più ampia. Riconoscere le divergenze attraverso una continua interrogazione del territorio, articolarle e rappresentarle con un processo di mappatura dove la mappa diventa dispositivo di dialogo con il territorio, mettere a tema le diverse questioni e letture emerse e costruire uno scenario che apra ad una visione del futuro sono i cardini dell’attività svolta nell’indagine critica del quartiere San Siro. Il lavoro sul quartiere popolare di San Siro è stato un occasione per sperimentare un approccio alla realtà urbana multidisciplinare e multidimensionale, affrontando sia le questioni spaziali sia quelle sociali e politiche intendendo, così, lo spazio urbano come campo di una conversazione a più voci che è fondamentale tener presenti nell’affrontare un tema di una tale complessità con tutti gli strumenti che possono essere messi in campo e provando, così, a costruire un’immagine del territorio che si proietti verso il futuro.

Punti di vista in movimento Stefano Saloriani Riflettendo sull’esperienza del workshop penso che dal mio punto di vista sia utile soffermarsi su come esso sia stato utile per quei partecipanti che vivevano il “sopralluogo”, e il tempo dedicato a capire un territorio, come semplice rilevazione tecnica di misure e dati. Invece nel corso del WS, che per molti è stata la prima esperienza di questo tipo, è stato praticato un approccio molto differente, che ci ha spinto al contatto diretto sia con gli abitanti, sia con le molte realtà fisiche e sociali del quartiere – una realtà ben diversa da numeri e misure. Credo perciò che un’esperienza del genere possa (e debba) essere estesa anche ad altre situazioni che altrimenti vedono i professionisti operare come “asettici” chirurghi con l’intento di migliorare un luogo in base alle prime impressioni, che come si è visto durante il WS, spesso sono le meno pertinenti. Per quanto riguarda invece alcune impressioni più

metodologiche, probabilmente una delle parti più complesse è stata quella riguardante gli scenari al futuro che, come sempre, risultano essere la parte più “spinosa”, ma allo stesso tempo una delle più utili. Forse sarebbero potuti essere redatti in modo più condiviso (anche se per ovvie ragioni di organizzazione era molto complicato), non tanto per avere ulteriori opinioni, ma per continuare i ragionamenti e il dibattito nato collettivamente. Vorrei inoltre concludere sottolineando come il lavoro che dovrà essere fatto ora (naturalmente fuori dai “confini” del WS) è l’aspetto più importante se davvero si vuole lasciare un segno e un aiuto per il quartiere. Forse, quindi, un momento che ragionasse sulle metodologie che potranno permettere ai vari attori scelti come interlocutori di sfruttare il nostro lavoro, poteva essere fatto (anche per riflettere sugli output da noi prodotti e sulla loro complessità a leggibilità). Mi rendo ovviamente conto che in una settimana tutto ciò è impossibile da compiere e perciò capire se organizzare un ulteriore lavoro che si occupi di questa ultima parte, mi sembra utile e probabilmente vedrebbe lo stesso entusiasmo che ha caratterizzato tutto il WS.

Partecipazione e dialogo. Momenti educativi Luisa Selo Nonostante diverse questioni teoriche e metodologiche non siano state approfondite per mancanza materiale di tempo, ritengo che i punti di forza del workshop siano stati i momenti di dialogo e di scambio di opinioni non solo fra noi studenti, provenienti anche da percorsi formativi differenti, ma anche con alcuni degli esponenti delle associazioni del quadrilatero. Durante questi momenti infatti sono emerse molte idee, suggestioni e stimoli interessanti nell’affrontare il lavoro che poi in parte sono stati restituiti nella rielaborazioni finali e in parte no a causa dei tempi ristretti. Difatti dal punto di vista della ricerca-azione credo siano stati raggiunti dei buonissimi risultati avendo raccolto numerosi dati che successivamente sono stati rappresentati in maniera chiara e leggibile anche da persone che non sono del “campo”. Purtroppo dal punto di vista del mapping credo che ancora una volta non abbiamo avuto il tempo necessario per lo sviluppo di un metodo “nuovo e alternativo” e che vada aldilà dei riferimenti (presenti nel materiale didattico messo a disposizione per gli studenti) di alcuni modelli presi in considerazione durante il workshop. Avendo partecipato al gruppo Storie, i momenti che mi hanno senz’altro arricchita di più (anche perché non avevo mai affrontato prima così nel dettaglio alcuni temi) sono stati i momenti delle interviste con gli abitanti del quartiere. Le storie delle loro vite e dei problemi che devono affrontare


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quotidianamente in quartiere, sottolineano l’importanza di una progettazione partecipata che miri ai reali bisogni degli abitanti anziché a scelte che spesso sono lontane dalla realtà dei fatti, oltre che dal comune senso pratico. Il confronto diretto con queste realtà mi ha permesso di capire a fondo le dinamiche e le regole d’abitare che si celano dietro al nome di “casa popolare” e che prima di questo workshop mi erano pressoché oscure.


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INCONTRI

Queste immagini di “backstage” dei giorni del workshop vogliono illustrare il ruolo della fotografia come mezzo di incontro con la realtà del quartiere, oltre che strumento di ricerca su alcuni temi sociali e spaziali. Offriamo qui una serie dei differenti momenti legati alla costruzione degli scatti presentati nella sezione ‘Incipit San Siro’ e alle modalità di interazione con le persone che, in luoghi pubblici e sociali o nei propri spazi domestici, si sono rese disponibili ad entrare in relazione con noi attraverso l’occasione di una foto. Abbiamo scelto di presentare alcune immagini in coppie per poter mostrare le facce diverse di una stessa situazione, alludendo a quello che succede al di qua e al di là dell’obiettivo. A volte le parti sono scambiate e il gruppo di fotografi appare in fotografie scattate da altri (soprattutto bambini), o in autoscatti di gruppo. La macchina fotografica mostra qui il suo potenziale relazionale, nel suo offrirsi a momenti di esplorazione condivisa e allo scambio di ruoli tra gli attori sociali dell’esperienza fotografica. Nell’insieme questa serie costruisce un piccolo “diario di bordo” delle giornate che abbiamo speso a San Siro, un resoconto visivo costituito essenzialmente dalla trama di tutte le relazioni umane che siamo riusciti a costruire nell’arco dei pochi giorni del workshop.


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36 partecipanti osservazione

transect walks

5 università Politecnico di Milano (Milano) ‘La Sapienza’ (Roma) University College London (Londra) Università degli Studi di Trieste (Trieste) IUAV (Venezia)

scenari

8 partner locali Associazione Mamme a Scuola Associazione TuttiMondi Associazione Vivere San Siro Comune di Milano, Servizio Contratti di Quartiere DAR-CASA Società Cooperativa Laboratorio di Quartiere San Siro, Progetto di Coesione Sociale PORTO

3 storie

Luca Brivio Rebecca Brollo Eugenio Bulotta Filippo Calzolari Antonella Carrano Andrea Cattaneo Greta Cesarini Maurizio Chemini Veronica Conte Aurora Cortazzo Sara Del Noce Cassandra Fontana Margherita Funicelli Nicola Fusaro Beatrice Galimberti Francesca Giangrande Deborah Gotti Alberto Graglia Nicoletta Grillo Elena Grossi Joris Katkevicius Jacopo Lareno Faccini Elena Maranghi Giada Mascherin Giuliana Miglierina Francesco Montillo Bianca Pagella Daniela Petrillo Paola Piscitelli Alice Ranzini Anna Benedetta Rossi Sundus Sherif Sabry Stefano Saloriani Luisa Selo Gabriele Tabanelli Salvatore Virgillito

partner internazionali

ASF (Milano) GIANO (Barcellona) MEGAWRA (Il Cairo)

interviste


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fotografia

team Francesca Cognetti Beatrice De Carli Alice Buoli Ida Castelnuovo Gianluca D’Apuzzo Elena Donaggio Matteo Motti Gianfranco Orsenigo Gabriele Solazzi

interlocuzioni pubbliche 28-29 Gennaio, 2 e 5 Marzo, 5 Aprile 2013 Carla Rolla / Associazione Mamme a Scuola Mariela George / Associazione TuttiMondi Lucia Guerri / Comitato di Quartiere San Siro Domenico Morfino / Associazione Vivere San Siro Davide Boniforti e Luca Rossetti / Laboratorio di Quartiere San Siro Valentina Castellini e Maria Chiara Cela / Dar Casa Società Cooperativa Paola Casaletti / Progetto di Coesione Sociale PORTO Angelina De Guglielmo / Scuola Elementare G.L.Radice Giovanni Del Bene / Istituto Cadorna

mapping

comitato scientifico Adriana Allen Alessandro Balducci Carlo Cellamare Paola Di Biagi Alexandre Apsan Frediani May al-Ibrashy Francesco Infussi Rita Lambert Cesare Macchi Cassia Liliana Padovani

Patrizia Di Girolamo e Francesco Perreca/ Comune di Milano Giacomo Gatta/ Comune di Milano Maurizio Lagomarsino/ Consiglio di Zona 7 Daniela Nani / ALER, Milano Lamberto Bertolè / Comune di Milano Alexandre Apsan Frediani / UCL Rita Lambert / UCL Liliana Padovani / IUAV Kaveh Rashidzadeh / IUAV Alessandro Balducci / Politecnico di Milano Anna Delera / Politecnico di Milano Francesco Infussi / Politecnico di Milano Gabriele Rabaiotti / Politecnico di Milano Marialessandra Secchi / Politecnico di Milano Giovanni Laino / Università degli Studi di Napoli Ferdinando Fava / Università degli Studi di Padova Carlo Cellamare/ Università degli Studi di Roma Sara Basso / Università degli Studi di Trieste Claudio Calvaresi / IRS Andrea Zanderigo / baukuh Luca Garibaldo, Erika Lazzarino / Dynamoscopio

rilievo dibattiti


REPORT Workshop Mapping San Siro