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0. ABSTRACT

L’area della ‘Goccia’ di Bovisa rappresenta una importante risorsa potenziale per la città di Milano. Collocata all’interno del contesto metropolitano, potrebbe rappresentare la parte centrale di una penetrazione verde che, partendo dal Parco delle Groane terminerebbe nel nuovo centro direzionale di Porta Nuova. Le aree dismesse di Bovisa sono da decenni oggetto di piani di riqualificazione, rimasti tutti sulla carta a causa dell’elevato costo della bonifica. L'intenzione dell'amministrazione comunale è quella di coinvolgere l'edilizia privata, attivando un meccanismo di finanziamento che, garantendo volumetrie al privato, consentirebbe di pagare il costo della bonifica e di sbloccare un progetto fermo da anni. Ma se ciò accadesse, tutto il patrimonio arboreo formatosi circa nell’ultimo mezzo secolo e gran parte del patrimonio architettonico industriale, risalente all'inizio del ‘900, andrebbero persi. L’area della ‘Goccia’ diventerebbe così un grande ed interminabile cantiere, distruttivo per le risorse esistenti. Questo scenario è stato favorito dalla normativa italiana sulle bonifiche che, paradossalmente, ha favorito più la speculazione immobiliare piuttosto che la salvaguardia del suolo. La tesi parte dal confronto della normativa italiana in materia di bonifica con alcune normative europee, al fine di evidenziarne le differenze. Dal confronto emerge che le normative italiane hanno sempre fatto in modo che venisse favorita la destinazione d’uso terziaria/ commerciale piuttosto che a residenziale/verde. Nella parte finale viene proposto uno scenario progettuale alternativo: la Goccia come area verde, con lo scopo di preservare il patrimonio arboreo e architettonico esistente e di alzare l’indice del rapporto verde/abitanti, che attualmente è prossimo allo zero. In questo modo il quartiere di Bovisa e i suoi abitanti, che per anni hanno dovuto convivere con l’industria e tutti disagi che essa ha provocato, riceverebbero in cambio un’area verde da tempo auspicata.

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1. STORIA DELLA “GOCCIA” DI BOVISA

1.1 Sito produttivo: Origine e crescita industriale Ripercorrere la storia di Bovisa significa comprendere la sua evoluzione sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista formale. La storia inizia negli anni 80 del XIX secolo, ed è legata in particolar modo a due elementi fondamentali che ne hanno permesso lo sviluppo: il passaggio da un’economia agricola ad un’economia di tipo industriale, e la creazione della rete ferroviaria nell’area milanese. Il quartiere Bovisa, una volta soltanto Cascina Bovisa, fu annesso al Comune di Milano nel 1873. Nel 1880 Bovisa era attraversata da un solo ramo ferroviario, successivamente la nascita delle Ferrovie Nord di Milano portò, quasi conseguentemente, alla costruzione della Stazione Bovisa. L’attuazione delle prime linee su ferro, era finalizzata ovviamente non solo al trasporto pendolare, che dalla campagna si spostava alla città, ma anche alla formazione dei primi bacini produttivi, grazie alla nascita dell’ industria. Alla fine del XIX secolo, le zone a nord di Milano assumono quindi un ruolo di supporto allo sviluppo economico di tutto il territorio che inizia ad espandere la propria base produttiva verso le zone dell’hinterland. In pochi anni, quella che era un’area suburbana ancora costellata di strade, campi e cascine, si trasforma in un polo industriale di rilievo nazionale. Negli ultimi anni dell ‘800 l’area di Bovisa tende quindi a saturarsi attraverso l’insediamento di fabbriche medie e piccole. Il concetto di periferia urbana inizia ad assumere una dimensione reale legata all’espansione fisica e tecnologica del processo produttivo industriale. Nel 1882 Candiani installa il proprio stabilimento per la produzione dell’acido solforico. A partire da quest’episodio gli stabilimenti chimici iniziano a moltiplicarsi dando vita al polo della produzione chimica inorganica del Milanese ed inducendo, man mano, l’insediamento di ulteriori stabilimenti dediti alla produzione della chimica secondaria. Nello stesso anno, l’arrivo dello stabilimento industriale chimico-farmacetico della 2

Fig 1-2: Officine del gas, 1920


Carlo Erba occupa uno degli ultimi spazi residui ad est della stazione Bovisa. Nelle immediate vicinanze della stazione ferroviaria la crescita degli stabilimenti è rapida e senza ostacoli, favorita dalla presenza di ampi spazi e dalla vicinanza alle vie di trasporto. Nel 1894, a dare una prima ‘impronta meccanica’ all’area è l’insediamento, in via Durando 18, della fabbrica Ceretti e Tafani, produttrice di gru e funicolari e l’insediamento di Montecatini. La vicinanza con lo scalo Farini favorisce anche l’insediamento di una serie di attività legate ai trasporti, si sviluppano di conseguenza una serie di imprese di autotrasporto e si alimenta il conseguente traffico di merci. Durante l’inizio del secolo, si susseguono, uno dopo l’altro, gli insediamenti di svariate industrie: la società italiana Smeriglio nel 1905; l’industria Paccagnini, produttrice di minuterie metalliche, nel 1905. Particolare attenzione va all’officina del gas, progettata nel 1906 dall’ ‘Union de Gaz’ di Parigi, situata ad ovest della stazione di Bovisa, e considerato ai tempi l’impianto più grande del paese per la produzione e distribuzione del gas e dei suoi sottoprodotti. L’impianto fu dimensionato inizialmente per produrre ed erogare circa 300'000 mc di gas giornalieri, sufficienti per coprire l’intero fabbisogno cittadino. Successivamente, con il continuo incremento dell’utenza, l’impianto venne ampliato. Nel 1908 viene costruito il primo gasometro. Intorno al 1912 l’impianto di distillazione venne raddoppiato, e conseguentemente aumentò anche la produzione di gas. L’impianto fu gestito dall’ ‘Union de Gaz’ fino al 1920, successivamente passò per varie mani fino a diventare, nel 1934, proprietà di Montedison. Durante questo periodo la capacità produttiva giornaliera degli impianti di Bovisa fu portata a 500'000 mc e venne costruito un altro gasometro della portata di 800.000 mc di gas. Durante la seconda guerra mondiale, gli impianti dell’officina subirono seri danni a causa di alcuni bombardamenti aerei che portarono, nel 1945, a sette mesi di completa inattività. Grazie agli aiuti provenienti dall’America ed alle nuove forniture di carbone, l’attività di erogazione del gas riprese lentamente ed addirittura nel 1949 vennero introdotte nuove apparecchiature automatiche che ne migliorarono l’efficienza. Successivamente si insediarono l’industria di laminati e trafilati Brogli, nel 1907; la Pagnoni, produttrice di presse e pompe, nel 1919; la Salvi elettromeccanica, per la produzione d’energia, nel 1921. Durante gli anni ‘30 accanto alle industrie meccaniche, compaiono le prime industrie legate alla telefonia, come l’Alcatel. Nel 1931 si inserisce anche un impianto legato 3

Fig 3: Fabbrica del gas, vagoni per il trasporto del carbone, 1955-65 circa

Fig 4: Fornace della fabbrica del gas, 1955-65 circa


alla produzione cinematografica, gli studi dell’ Armenia film. Durante tutta la parte centrale del secolo, lo sviluppo dell’area prosegue senza ostacoli senza subire rallentamenti nemmeno alla luce delle due grandi guerre mondiali. Successivamente alla seconda guerra mondiale, la Montecatini diventa Montedison, ed attorno a quest’ultima si sviluppa un vero e proprio polo chimico che contribuisce a saturare definitivamente tutta l’area: la Sirio, produttrice di saponi, e la Ivi PPG, produttrice di vernici, occupano le ultime aree libere rimaste. Contemporaneamente a questi grandi stabilimenti industriali, si insediano numerosi laboratori artigianali e vere e proprie fabbriche di vario tipo (industrie tessili, di legno, alimentari…) che contribuiscono a creare un tessuto produttivo minore. Negli anni ‘60 si installa nella zona l’istituto Farmacologico di Ricerca Negri. In questo modo, verso la fine del secolo, Bovisa diventa uno dei principali bacini produttivi della città nel quale confluiscono le direttrici nord-ovest, sia su strada che su ferrovia (Sempione, Varesina, Camasina, Valassina). Lo sviluppo produttivo di Bovisa si è mantenuto a livelli elevati fino ali inizi degli anni ‘70, la ferrovia è stata forse l’elemento fondamentale per lo sviluppo di Bovisa e dei territori circostanti, favorendo l’insediamento di grandi impianti urbani. Al contempo però costituirà una delle cause che ne determineranno il declino. L’area di Bovisa, in particolare la zona dei gasometri, è al giorno d’oggi completamente circondata dalla ferrovia ed ha assunto tutte le caratteristiche di una enclave. La zona dei gasometri è infatti chiamata ‘La Goccia’ proprio per la conformazione morfologica che ha avuto origine dalla direzione degli assi ferroviari.

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Fig 5: Fabbrica del gas, operai a lavoro, 1955

Fig 6: Terzo gasometro, tipo autoportante, costruito nel 1953


1.2 Da sito produttivo ad Area di Trasformazione Urbana A partire dagli anni ’70, tutte le industrie vennero via via smantellate. Nel 1969 gli impianti di produzione del gas furono dimessi, sostituiti gradualmente da nuovi impianti GPL. Il 14 luglio 1981 il Consiglio Comunale di Milano acquisì la proprietà dell’officina del gas e gli impianti per la produzione e distribuzione della Montedison. Successivamente questi vennero assegnati all’ ‘Azianda elettrica milanese’, attuale ‘Azienda Energetica Milanese’. Dal 1984 ebbe atto un ulteriore processo di sostituzione, il gas prodotto dall’officina venne gradualmente sostituito con gas metano. Tutte le attività relative alla produzione di gas cessarono definitivamente nel 1994. Lo strumento urbanistico vigente all’epoca della grande dismissione era il Piano Regolatore Generale, approvato nel 1953. Questo assumeva obiettivi di risanamento e indicava la zona di Bovisa come zona industriale da mantenere e completare. L’elemento di novità è costituito dall’ analisi urbana: sono definite le destinazioni d’uso delle aree e i criteri di densità edificatoria. E’ solo però a partire dagli anni ’70 che ci si comincia ad interrogare sul vero destino dell’area, un’area fortemente caratterizzata dalla presenza di industrie e lambita da grandi sistemi di circolazione. All’inizio del secolo furono proprio queste le carte a favore per lo sviluppo dell’area di Bovisa, le stesse che sono diventate oggi il sostanziale motivo di isolamento dal resto della città, essendo Bovisa completamente circondata dai binari e difficilmente accessibile. Fino alla fine degli anni ’80, Bovisa si presentava come un ‘non luogo’ degradato, reduce dalla dismissione delle industrie. E’ all’ inizio degli anni ’90 che si cominciano a proporre progetti di riqualificazione e di riuso dell’area nel tentativo di invertire ad arrestare il processo di declino urbano ormai in atto. Il nuovo Piano Regolatore del 1978, conferma il carattere di zona industriale dell’area di Bovisa ed individua le aree da risanare e riorganizzare ai fini di intervenire relativamente alla viabilità e alla dotazione di verde pubblico e servizi. Lo schema ipotizzato dal PRG prevedeva il completamento della grande viabilità urbana, in particolare la previsione del nuovo asse stradale della Gronda Nord concepito come connettivo interperiferico, intersecante tutte le direttrici stradali dell’arco nord, sino a Cascina Gobba. L’avvio dei nuovi interventi è però accompagnato non solo dalla continua dismissione degli impianti industriali, ma anche dalla conseguente crisi economica. Per adeguare il PRG vigente, che definiva una politica territoriale indirizzata alla ‘razionalizzazione dell’esistente’, 6

Fig 7: Stazione ferroviaria Milano Nord, anni 60-70

Fig 8: Stazione ferroviaria Milano Nord


alle mutate esigenze urbanistiche, l’amministrazione comunale delinea il ‘Documento Direttore del Progetto Passante Ferroviario’, tramite il quale intende proporre nuove politiche territoriali per le aree soggette a grandi trasformazioni funzionali ed infrastrutturali. Tali indirizzi sono ulteriormente approfonditi nel ‘Documento Direttore sulle Aree Industriali Dismesse’ ai fini di ridefinire un nuovo ruolo di questo settore all’interno della realtà urbana. La strategia di quest’ultimo intende promuovere un processo di formazione di poli specializzati, definendo quindi una struttura policentrica di grandi sistemi funzionali e prevedendo importanti mutamenti nell’utilizzo delle risorse territoriali esistenti e la dotazioni di spazi e funzioni pubbliche anche nelle periferie della città. Il fine ultimo è ovviamente la riqualificazione urbana. Il progetto dell’area della ‘Goccia’ nasce quindi come ipotesi di revisione del Piano Regolatore di Milano. La collocazione intermedia di bovisa, tra il nucleo consolidato della città storica ed il territorio regionale, le conferisce non solo il ruolo di ‘cerniera’, ma anche di ‘nuova porta’ alla città di Milano. La variante del Piano Regolatore del ’78 individua l’area di Bovisa come un ambito che, per l’estensione dei processi di degrado e di dismissione, richiede un intervento unitario e coerente di riqualificazione. Le previsione del PRG, infatti, non sembravano più adeguate a consentire un pieno utilizzo dell’area in relazione alle potenzialità connesse alla costruzione della nuova stazione ferroviaria, con la conseguente previsione di quest’ultima come un polo attrezzato per la mobilità con la presenza di parcheggi d’interscambio. La variante si propone quindi di individuare delle ‘zone speciali’ per le quali gli indici urbanistici e funzionali non siano rigidi. Tra i documenti finalizzati ad un aggiornamento del PRG compare la variante Politecnico-Bovisa del 1990, tramite la quale il Comune di Milano chiede al Politecnico di Milano la stesura di un progetto per la nuova sede del Politecnico. Il recupero degli edifici esistenti inizia proprio con l’insediamento di un reparto del Politecnico, che fino ad allora aveva avuto sede soltanto in Piazza Leonardo Da Vinci. Nel 1989, la Facoltà di Architettura si insedia, in parte, in un capannone di un ex industria di costruzioni meccaniche in via Lambruschini e in via La Masa. Successivamente nel 1994 si insedia nell’ex stabilimento di Cerretti e Tafani, in via Durando, adeguatamente ristrutturato. Successivamente vengono introdotti nel quartiere alcuni servizi ed attività a scala urbana, anche di supporto all’attività universitaria. Con il consolidamento dell’insediamento del Politecnico si assiste quindi ad una prima fase di rivalorizzazione urbana legata anche alla 7

Fig 9: antico stabilimento Sirio

Fig 10: Le batterie dei forni e i depositi di carbone, anni ‘50


presenza di una nuova popolazione di circa 12'000 abitanti temporanei, destinata a crescere. Nel 1997 viene redatto l’ ‘Accordo di Programma’ tra Comune di Milano, Politecnico di Milano e Regione Lombardia. Obiettivo principale è ridefinire l’organizzazione urbanistica della zona di Bovisa, nell'ambito della quale è previsto l’insediamento del nuovo Polo Universitario del Politecnico di Milano, una biblioteca, la realizzazione del Parco Ovest, interventi di edilizia residenziale, opere per la viabilità e l’accesso all’area, la tramvia Bausan-Certosa, sottopassi e sovrappassi per il superamento della barriera ferroviaria. Ovviamente la condizione di partenza è la bonifica dell’area da parte del Comune di Milano. Nel 2011 il PGT, ex PRG, delinea Bovisa come ‘ambito di trasformazione urbana’ (ATU) delineandone la vocazione a polo scientifico e tecnologico. Nella relazione della seduta consiliare del Comune di Milano del 24 novembre 2011 si legge quanto segue: “ATU 7 Bovisa: premessa la necessaria bonifica del sito nel suo complesso, il vasto ambito di trasformazione si può considerare distinto in due parti, quella posta ad est della stazione Bovisa FN e quella posta all'interno della cintura ferroviaria (ex gasometri); per quella posta ad est più prossima al quartiere storico e comprendente Piazza Emilio Alfieri occorre prevedere una grande area a verde urbano al servizio del Quartiere storico e in collegamento al Parco di Villa Litta mediante un percorso “verde” attraverso la Cascina Albana e la ex Cava Lucchini, per realizzare un'area verde al servizio del quartiere storico della Bovisa oggi carente di aree verdi; le aree a ovest, interne alla cintura ferroviaria non hanno una vocazione residenziale, mentre possono essere efficacemente utilizzate per implementare le funzioni universitarie, della ricerca e dell'innovazione, dell'arte e della cultura, anche reintroducendo funzioni produttive legate all'innovazione tecnologia o ad Incubatori di impresa.” Il 18 settembre del 2001 l’area della ‘Goccia’ viene dichiarata ‘Sito di Interesse Nazionale’ (SIN), con il decreto n° 468 emanato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, successivamente l’area venne perimetrata nel 2002. Di seguito il sito venne declassato a SIR, Sito di Interesse Regionale. Diversi sono stati i progetti che si sono susseguiti per la riqualificazione dell’area di Bovisa di proprietà comunale (circa il 60%), tutti però ‘intralciati’ dall’elevato costo della bonifica del terreno, preventivato nel progetto del Comune a circa 95 milioni di euro. Tutt’ora sono in corso attività di monitoraggio delle acque sotterranee, ma non è stato redatto alcun progetto di bonifica del sito, né è stata mai realizzata una barriera idraulica per impedire impedire la possibile penetrazione degli inquinanti in falda. 8

Fig 11: Vista a volo d’ uccello sull’ officina del gas, anni ‘60

Fig 12: I Gasometri della ‘Goccia’


1.3 Vent’ anni di progettazione Il quartiere di Bovisa, in particolar modo l'area dei gasometri, la cosiddetta ‘Goccia’, sin dalla dismissione dell’impianto del gas ad oggi, è stata interessata da importanti progetti focalizzati alla creazione di un polo scientifico e tecnologico, una vera e propria filiera scientifica legata all’attività universitaria. Si sono susseguiti nel tempo anni ed anni di pianificazione e progettazione riguardo l’intera area urbana, che però non hanno mai avuto un seguito; accanto a questi, una realizzazione, il nuovo polo universitario del Politecnico di Milano. Il Politecnico di Milano Negli anni ’80 la città di Milano comincia ad interessarsi alle aree industriali dismesse; tra queste, l’area di Bovisa che si presenta come la candidata ideale per l’allargamento del Politecnico di Milano. Nel 1969, il piano di Hazon, aveva già affrontato la questione, prevedendo però, una delocalizzazione di parte dei dipartimenti a Gorgonzola. Il progetto si ispirava alla costruzione di un campus autosufficiente su modello americano, le aree localizzate erano tutte aree agricole a ridosso della M2. Nel 1973 il Comune di Milano concretizza l’idea di un ampliamento universitario tramite la stesura di un documento ‘Proposte per un Piano dell’Università in Lombardia’. In quegli anni, ed ancora oggi, molti professori del Politecnico iniziano ad inserire l’area di Bovisa come area da rivalutare all’interno dei propri laboratori di progettazione. Inizia seriamente ad essere valutata l’ipotesi di un decentramento del polo universitario in questa parte della città iniziando ad inserire nell’immaginario comune, non più il campus nel verde localizzato a Gorgonzola, bensì un campus urbano atto a rivalorizzare un ex area industriale. Il primo segnale forte in questa direzione risale al 1987 quando il sindaco Pillitteri inserisce nel proprio programma di realizzazione il nuovo polo universitario con sede a Bovisa. In un primo momento un mormorio si alzò tra gli addetti ai lavori poiché sulla carta il Politecnico risultava da circa dodici anni a Gorgonzola, dove l’aveva collocato il Piano Comprensoriale. La funzione universitaria rispondeva però perfettamente alle linee strategiche dettate dai due Documenti Direttori riguardanti il destino di Bovisa e, più in generale, delle periferie milanesi. Nel 1984, il Documento Direttore ‘Progetto Passante’ proponeva il collegamento su ferro delle aree periferiche al centro della città. Si decide di ricostruire a Bovisa, definita come ‘ambito prioritario di progetto’ la stazione delle Ferrovie Nord. Nel 1988 Bovisa viene invece individua10

Fig 13-14: Politecnico di Milano, campus Durando


ta, dal Documento Direttore delle Aree Dimesse e sottoutilizzate, come un’area di trasformazione strategica. L’inserimento del Politecnico all’interno della ‘Goccia’ richiedeva una variante al Piano Regolatore Generale, che venne redatta nel 1990. La variante Bovisa-Politecnico identificava l’area della nuova sede su un’estensione di 646'000 mq, oltre ad edifici residenziali per n° 1758 abitantie a funzioni terziarie. Il 50% dell’area era destinata a verde pubblico. Nel 1992 il Politecnico inizia ad insediarsi fisicamente all’interno del quartiere, viene avviata la realizzazione del nuovo polo del Politecnico in via Durando, che ospiteranno successivamente le facoltà di Architettura e Design. Nel 1994 la Facoltà di Architettura si stabilisce negli ex fabbricati della Cerretti e Tafani ed, appartire dall’anno successivo, alcuni uffici si insedieranno nello stabile Lepetit in via Cosenz.

Fig 15: I campus del Politecnico a Bovisa: La Masa e Durando

Concorso di idee: ‘Le città immaginate’, Triennale 1987 Intanto, nel febbraio-marzo 1987 la Triennale, organizza la mostra su Le città immaginate: nove progetti per nove città, nella quale vengono esposti i quattro progetti richiesti per l’area della Bovisa: sono quelli dell’austriaco Gustav Peichl, dell’americano John Hejduck e dei milanesi Giorgio Grassi e Guido Canella (con Antonio Acuto). In tutti i progetti si propongono una serie di interventi in grado di legare la struttura universitaria sia con le esigenze del sistema produttivo che con quelle della riqualificazione urbana. In particolare l’area indicata per la progettazione comprende le aree ex Montedison, ex Sirio, ex Smeriglio e il triangolo delimitato dai binari FS e FNME confinante a nord-ovest con l’area dei gasometri. Nonostante l’ area dei gasometri non sia compresa tra le aree progettabili, diventa comunque oggetto di proposta da parte di tutti i progettisti. Dall’Accordo di Programma del 1997 (Allegato 1) al Progetto di Sintesi Il 1997 è un anno cruciale sia per l’insediamento della facoltà di Ingegnieria nell’area di Bovisa, sia per la sottoscrizione dell’accordo di programma tra Politecnico di Milano, Comune di Milano e l’Azienda Energetica Municipale (AEM), proprietaria di alcune aree. L’accordo prevedeva non solo la realizzazione del Polo Universitario, ma anche interventi di edilizia residenziale e del Parco Ovest. Prevedeva inoltre la creazione della tramvia Bausan-Certosa e la realizzazione di sottopassi e sovrappassi per l’accesso all’area che rappresentava il principale 11

Fig 16: Giorgio Grassi, progetto di Bovisa e del raccordo con lo scalo Farini


hendicap. Nello stesso anno, a seguito dell’ Accordo di Programma, lo stesso Politecnico bandisce un concorso internazionale di progettazione per il nuovo polo. Il concorso ad inviti, escludeva apriori la partecipazione dei docenti della Facoltà di Architettura del Politecnico stesso, scatenando non poche polemiche. Questa decisione contribuì non poco a generare un clima di freddezza del Rettore proprio verso tutti i docenti impegnati da tempo nell’Ateneo a dare un un contributo progettuale alla soluzione dell’iniziativa. Nella Commissione, tra gli altri, c’erano l’ex-preside Paolo Portoghesi e Dominique Perrault. Tra i partecipanti: Gabetti-Isola, Mario Bellini, Pica Ciamarra, Leonardo Fiori. I vincitori ex aequo furono proclamati l’anno successivo: il gruppo giapponese Ishimoto Architectural & Engineering Firm e il francese Serete (quest’ultimo associato con l’italiano Brusa Pasquè). Il progetto di Ishimoto trasforma la Bovisa del XIX secolo, luogo di produzione e distribuzione energetica, in un luogo di produzione della conoscenza. L’area di progetto enfatizza il fatto di essere confinata dal recinto ferroviario e di essere completamente estranea al tessuto urbano circostante e viene quindi concepita da Ishimoto come città nella città, come complesso completamente autosufficiente. In questo progetto la presenza del parco, delle strutture pubbliche e dei complessi residenziali, intensificano gli effetti di interazione, attribuendo a Bovisa il ruolo pulsante di ricettore e trasmettitore di conoscenza. Il traffico maggiore di persone, cose ed informazioni, si concentra nel ‘parco del canale’ a forma cruciforme, perimetrato da corsi d’acqua. Una particolare attenzione è stata rivolta alla conservazione delle essenze arboree preesistenti, in quanto anch’esseconsiderate memoria di Bovisa. Dove la conservazione risultava difficile, il progetto prevedeva la possibilità di trapianto. I due gasometri furono destinati rispettivamente ad auditorium e a sede dei civici cori e collegati tra loro con un percorso a ponte. Il progetto del gruppo Serete riconosce la complessità della realizzazione di un nuovo polo universitario nell’area di Bovisa. Emerge quindi la necessità di dare voce ad una nuova cultura universitaria, recettiva delle connotazioni europee, ma fortemente inserita nel contesto universitario italiano: un quartiere specializzato ed innovativo, dotato di una grande quantità di funzioni in rapporto tra loro. Il parco pubblico è l’elemento guida di tutta l’organizzazione spaziale dell’insediamento: le due parti principali che lo compongono strutturano e definiscono quattro aree, entro le quali si inserisce la nuova edificazione. La con12

Fig 17: Planimetria Accordo di programma 1997


figurazione degli edifici del Politecnico è stata risolta con un grande corpo di fabbrica principale unitario, di grande forza e rappresentatività con un fronte sviluppato su circa 500 metri. Successivamente alla proclamazione dei due progetti vincitori, l’Ufficio Tecnico del Politecnico di Milano curò il progetto di sintesi, proponendo appunto una sintesi unitaria e complementare dei due progetti vincitori. La strategia principale era il mantenimento ed il recupero di tutti i manufatti produttivi sopravvissuti sull’area, senza ulteriori demolizioni, considerandoli come una sorta di archeologia industriale. Secondo l’Accordo di Programma l’area era suddivisa in tre parti, gestite rispettivamente dal Politecnico, dal Comune di Milano e dall’ Azienda Energetica Municipale (AEM). In una prima parte, la più estesa, si prevedeva il nuovo insediamento del Politecnico di circa 180.000 mq; nell’area dei due Gasometri ‘gemelli’, assegnata al Comune, era previsto il ‘Museo del Presente’ afficancato ad una biblioteca, ad impianti sportivi e ad attività commerciali; resta all’AEM il terzo gasometro e l’ intero quadrante nord-est destinato alla costruzione dei nuovi insediamenti direzionali e residenziali. Della proposta di Ishimoto è stato mantenuto l’impianto sportivo e gli insediamenti universitari, mentre la residenza e il complesso edilizio destinato all’ AEM sono ripresi dal progetto di Serete. Per quanto riguarda il sistema del verde, al fine di non escludere alcune delle due proposte, è stato deciso di sovrapporre le due idee, creando così un ‘Parco del Canale’, delimitato ai bordi da corsi d’acqua, attraversato dal Parco plurisensoriale. Parallelamente, grazie ad un contributo ministeriale, il Politecnico procede con le opere di ampliamento nel campus di via Durando. Le dinamiche di sviluppo di Bovisa furono supportate, oltre che dall’introduzione di servizi a scala urbana, dalla costruzione di una nuova stazione di testa ‘Bovisa-Politecnico’, dalla linea ferroviaria di collegamento all’aeroporto di Malpensa nel 1999 e dalla costruzione della stazione ferroviaria di Villapizzone nel 2002. I progetti del XXI secolo Secondo PGT, l’ATU di Bovisa, “è destinato a divenire polo internazionale dedicato alla ricerca e all’innovazione nei temi dell’energia e della mobilità sostenibile. Vi sorgerà uno “Science Park”, in cui si concentreranno conoscenze, strutture e risorse utili a sostenere un ecosistema che unisca università e industria per affrontare nuove frontiere tec13

Fig 18: Progetto di Ishimoto & Engineering

Fig 19: Progetto di Serete associato con l’ italiano Pasquè


nologiche. Alle strutture del “Science Park” si affiancheranno aree residenziali e commerciali a supporto dello stesso. Il verde assumerà un ruolo rilevante, con la creazione di un parco urbano e di percorsi ciclo-pedonali. L’accesso dei veicoli all’area subirà riorganizzazioni tali da consentire una circolazione perimetrale utile a liberare gli spazi interni, in cui saranno attuati trasporti di altra natura.” Nel maggio 2003, su proposta del rettore del Politecnico, l’accordo del ’97 viene rivisto. Il Politecnico riconferma la sua volontà di espansione ma, constatata l’impossibilità di poter disporre in poco tempo dell’area dei Gasometri, proprio a causa dei costi di bonifica, il Politecnico decide di acquistare (su richiesta pubblica tramite inserzioni su quotidiani) nuove aree disponibili limitrofe a quella dei Gasometri. L’attenzione cade sulle ex-fabbriche Origoni e Broggi. Vari progetti internazionali vengono redatti, tra cui quello stesso del Comune di Milano, ed in tutti si consolida l’idea di Bovisa come polo scientifico e tecnologico di eccellenza. Nel 2005 viene redatto un Masterplan, poi sviluppato più nel dettaglio nel 2006, a cura di un gruppo di tre Dipartimenti del Politecnico (Diap, Dpa, Best), i quali elaborano una proposta di Programma Integrato di Intervento proprio dal titolo ‘Parco scientifico e una città per i giovani a Bovisa’. Il fulcro di questa nuova idea si basa sulla realizzazione di un parco tecnologico. Nel 2006, ad opera di Euromilano, proprietario di alcune aree dimesse all’ interno della Goccia, viene realizzata un’ importante iniziativa: la Triennale di Milano decide di uscire dai suoi spazi storici e di intervenire in un quartiere periferico per rigenerarne il tessuto urbano e sociale. Riesce appieno nel suo tentativo avviando operazioni di comunicazione ambientale e progetti di recupero urbano. Durante i primi anni di programmazione, questa iniziativa ebbe molto successo, ma il tutto durò solo pochi anni. Nel 2008 Euromilano coinvolge lo studio Oma dell'architetto olandese Rem Koolhaas per elaborare un masterplan concettuale esteso a tutta l’area dei gasometri . I costi di bonifica allora furono stimati tra i 60 e gli 80 milioni di euro. Il disegno ‘futurista’, improntato su una forma circolare, si interessa in particolar modo dei collegamenti tra l’ enclave circondata dai binari ed il contesto urbano circostante. Ma, proprio sotto il profilo infrastrutturale, il Comune di Milano non approva il masterplan. Tutt’ora continua ad essere il soggetto di numerosi progetti architettonici e urbani proprio perchè continua ad essere considerata come strategica per la città di Milano. 14

Fig 20-21: Progetto di OMA, 2008


Tutti rimangono però carta straccia nel momento in cui devono fare i conti con il problema della bonifica. Il progetto del Comune del 2006 (Allegato 2) L’Accordo di programma del 1997, stipulato tra Regione Lombardia, Comune di Milano e Politecnico di Milano, ha ribadito quanto detto dalla variante al PRG del 1978 che attribuiva all’area una vocazione a ricerca e formazione universitaria. L’accordo, come già accennato, non andò a buon fine a causa della mancanza di fondi per affrontare l’elevato costo della bonifica. Negli anni però il Politecnico di Milano ha continuato ad affermare il proprio interesse per l’ampliamento del campus universitario. A tal fine, nel 2006 è stato redatto dal Comune un nuovo progetto, coinvolgendo nuovi soggetti privati, proprietari di aree limitrofe, ed ampliando quindi il perimetro dell’area d’intervento. Il nuovo perimetro comprendeva aree ferroviarie di proprietà di FNM Spa e le aree ad est della stazione, di proprietà di: Esselunga Spa (48%), Euromilano Spa (13%) e Comune di Milano (40%). Il quadro economico complessivo prevedeva a carico del Comune l’onere della bonifica delle proprie aree e delle aree di proprietà del Politecnico e della società A2A Spa (fino al raggiungimento dei valori di soglia compatibili con la funzione industriale). Al Comune spettava inoltre la titolarità degli interventi infrastrutturali necessari per l’area. Il reperimento delle risorse economiche necessarie a tutto ciò era previsto attraverso la cessione delle aree di proprietà comunale, da destinare ad interventi di edilizia terziaria, commerciale, produttiva e residenziale. Ovviamente, per avviare questo meccanismo di investimento, il comune doveva disporre di una quota di risorse pubbliche in grado di coprire, almeno in parte, l’investimento necessario per la realizzazione delle bonifiche e delle infrastrutture a proprio carico. In altre parole, secondo l’ipotesi del comune, l’unico modo per ricavare le risorse economiche necessarie alla bonifica dell’area, sarebbe cedere le proprie aree ad investitori privati, i quali ovviamente cementificherebbero, il tutto investendo soldi pubblici per l’avvio di questo processo. Ovviamente il comune giustifica questa proposta sostenendo che sarebbe a vantaggio sia della riqualificazione ambientale che della riqualificazione del quartiere, in quanto si porterebbe nuova vita e nuovi abitanti al suo 15

Fig 22: Progetto del Comune di Milano, 2006


interno. In realtà però il vantaggio sarebbe solo ed unicamente degli investitori privati. Questa proposta di intervento si articolerebbe su tre ambiti progettuali: • L’ampliamento del campus del Politecnico (circa 160.000 mq) • Un parco scientifico tecnologico (circa 70.000 mq) • Interventi di natura privata (480.000 mq) • Residenza per studenti (circa 20.000 mq) In questo modo sull’area di Bovisa il comune realizzerebbe nuovi insediamenti per un totale di 730.000 mq di slp. Nel disegno di progetto, la concentrazione più vasta di volumetrie è prevista nella parte nord della ‘Goccia’, proprio laddove è concentrata la percentuale maggiore della massa arborea attualmente esistente sull’area, il che vorrebbe dire distruggerla tutta. Insediare 730.000 mq di slp significa utilizzare un indice di utilizzazione pari circa ad 0,75 mq su 1 mq di superficie, nonostante il valore normale previsto da Pgt sia 0,35 (ovvero più del doppio!). Questo intervento, prevede una capacità insediativa per 182.000 abitanti. In realtà nell’ultimo decennio la popolazione milanese è decresciuta di 14.000 abitanti. Anche il numero di studenti iscritti al Politecnico negli ultimi cinque anni è decresciuto, passando da 38 a 39 mila, poli regionali ed extraregionali compresi. Se l’esigenza dei 160.000 mq di ampliamento del Politecnico fosse veritiera, dovrebbe essere indicata nel Piano dei Servizi specificando il dove, come e perché di queste esigenze. In realtà nel Piano non c’è una sola parola di tutto questo e di conseguenza risulta difficile capire se si tratta di necessità effettive.

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Allegato 1: ACCORDO DI PROGRAMMA TRA POLITECNICO, REGIONE E COMUNE DI MILANO (Allegato alla Deliberazione giunta regionale n. VI/25132) TRA il COMUNE DI MILANO, con sede in Milano, piazza Scala n. 2, nella persona del Sindaco pro-tempore, Dott. Marco Formentini; E il POLITECNICO DI MILANO, con sede in Milano, piazza Leonardo da Vinci n. 32, nella persona del Rettore pro-tempore, Prof. Ing. Adriano De Maio, E la REGIONE LOMBARDIA, con sede in Milano, via Fabio Filzi n. 22, nelle persone del Presidente pro-tempore della Giunta Regionale, Dott. Roberto Formigoni; E con l’adesione, per accettazione degli impegni che la riguardano, dell’ AEM S.p.A., con sede in Milano, corso di Porta Vittoria n. 4, nella persona del Presidente pro-tempore, Prof. Dott. Enrico Cerrai, PREMESSO 1. che la variante al P.R.G. di Milano, adottata dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 55 del 8 marzo 1990 ed approvata dalla Regione Lombardia con deliberazione della Giunta Regionale n. 22769 del 19 maggio 1992, ha previsto l’insediamento del nuovo Polo Universitario del Politecnico nella zona Bovisa-gasometri; 2. che il Piano triennale di sviluppo delle Università statali 1991-1993, approvato con D.P.R. 28 ottobre 1991, all’art. 9, ha confermato tale localizzazione per il nuovo Polo Universitario; 3. che, per l’attuazione di detta previsione, il Politecnico ha ottenuto, in data 5 gennaio 1995, una prima assegnazione di apposito finanziamento di £. 15.000.000.000, da destinare all’acquisizione di aree per la realizzazione del nuovo Polo; 4. che, con propria istanza in data 23 maggio 1995, il Rettore del Politecnico di Milano ha richiesto al Sindaco del Comune di Milano l’avvio di procedimento di Accordo di Programma per: a) l’individuazione definitiva delle aree interessate dall’insediamento universitario; b) l’individuazione degli interventi infrastrutturali a servizio del nuovo Polo Universitario; c) la definizione delle intese per l’acquisto delle aree comunali attualmente occupate dall’ AEM S.p.A. destinate all’insediamento universitario; d) l’individuazione delle risorse finanziarie mobilitabili per l’esecuzione degli interventi infrastrutturali di supporto al nuovo insediamento del Politecnico; 5. che, con l’atto in data 31 maggio 1995, il Sindaco del Comune di Milano, riconosciuto il prevalente interesse comunale dell’intervento, in quanto le opere infrastrutturali generali importanti del territorio comunale in buona parte già previste dal P.R.G. di Milano, e tenuto altresì conto che il previsto insediamento sarà realizzato su area di proprietà comunale, ha quindi promosso la formazione di un Accordo di Programma aderendo alla richiesta in data 23 maggio 1995 sopra richiamata;

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6. che nel corso dei lavori della Segreteria Tecnica, costituita per lo svolgimento della procedura relativa all’Accordo di Programma, è peraltro emersa la necessità di richiedere l’intervento nella procedura stessa della Regione Lombardia, in quanto il progetto del nuovo Polo Universitario e l’organizzazione delle infrastrutture di servizio e di collegamento alla zona territoriale circostante richiedono: a) la realizzazione di interventi infrastrutturali collegati con stazioni del sistema ferroviario regionale site ai margini del nuovo Polo Universitario; b) l’approvazione di apposita variazione al P.R.G. del Comune di Milano prevalentemente per gli aspetti di carattere normativo; 7. che la Regione Lombardia ha aderito alla richiesta ed ha formalizzato la propria adesione, ai sensi dell’art. 3, comma 3, della L.R. 14/93, con deliberazione della Giunta Regionale n. 10426 del 22 marzo 1996; 8. che le aree che il Comune di Milano dovrà cedere al Politecnico sono attualmente occupate dall’insediamento industriale della AEM S.p.A., per cui la loro cessione richiede la preventiva ridefinizione dell’insediamento industriale in zona, la demolizione di parte degli impianti industriali dismessi e la bonifica dei siti secondo quanto il previsto dal presente Accordo; 9. che la Segreteria Tecnica dell’Accordo di Programma: a) ha valutato le esigenze di insediamento prospettate dal Politecnico di Milano e dalla AEM S.p.A. b) ha conseguentemente definito i parametri insediativi e lo schema delle infrastrutture di viabilità e trasporto pubblico; c) ha promosso la elaborazione del progetto di variante al P.R.G. e del relativo piano esecutivo; d) ha approfondito gli aspetti e le procedure per la bonifica dei siti in accordo con la USSL competente, la Provincia di Milano e la Regione Lombardia; e) ha acquisito la documentazione tecnico-economica necessaria per la conclusione dell’Accordo di Programma, costituita dalle relazioni tecniche allegate sotto A, B, e C, degli elaborati grafici allegati sotto i numeri da 1 a 29, dalla valutazione del corrispettivo delle aree da cedere al Politecnico di Milano allegata sotto D e dal piano finanziario e tempistica degli interventi allegato sotto E; f) che la predetta documentazione tecnico-economica è stata assentita dalla Segreteria Tecnica nella seduta del 21 febbraio 1997: 10. che la Segreteria Tecnica dell’Accordo di Programma ha raccolto i pareri degli Uffici Comunali e degli Enti interessati, rispettivamente espressi nelle Conferenza di Servizi del 29 ottobre 1996 e del 5 novembre 1996; 11. che gli atti relativi alla variante urbanistica sono stati pubblicati dal 15 gennaio 1997 al 30 gennaio 1997 dandone notizia mediante avviso affisso all’Albo Pretorio, pubblicato sulla stampa cittadina e sul BURL, e reso noto a mezzo di manifesti murali e che a seguito della pubblicazione non sono state presentate osservazioni ed opposizioni; TUTTO CIO’ PREMESSO Tra i soggetti interessati all’Accordo di Programma come sopra individuati si conviene e si stipula quanto segue Art. 1 PREMESSE Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente Accordo di Programma. Art. 2 OBIETTIVI Il presente Accordo di Programma: a) definisce l’organizzazione urbanistica della zona Z 14 in località Bovisa, nell’ambito della quale è previsto l’insediamento del nuovo Polo Universitario del Politecnico di Milano, in modo coordinato ed integrato con il Polo Operativo della AEM, con gli insedia-

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menti residenziali, con il sistema del verde, degli spazi e degli edifici pubblici; b) individua gli interventi e le opere infrastrutturali ritenuti necessari per detti insediamenti, nonché i soggetti tenuti a realizzarli; c) regola il procedimento per la bonifica dei siti; d) determina il corrispettivo di cessione al Politecnico di Milano delle aree di proprietà comunale interessate dall’insediamento, nonché i criteri del relativo adeguamento in funzione delle fasi di trasferimento delle aree stesse; e) definisce il piano finanziario e la tempistica degli intereventi. Costituiscono parte integrante e sostanziale del presente accordo di programma i documenti qui allegati sotto le lettere da A-E e sotto i numeri da 1 a 29. Il Presente Accordo di Programma definisce, inoltre, gli adempimenti che ciascun soggetto interessato all’attuazione dell’Accordo dovrà compiere, per consentire in tempi coordinati, la realizzazione dell’insieme delle opere necessarie per i nuovi insediamenti. Definisce, altresì, i procedimenti che le parti sottoscrittrici si impegnano a concludere per assicurare l’adempimento delle rispettive obbligazioni. In particolare, i tempi degli adempimenti, ed i relativi procedimenti, sono descritti nell’allegato sotto E ( Piano Finanziario e tempistica degli interventi). Art. 3 VARIANTE URBANISTICA L’area all’interno della quale saranno realizzati i nuovi insediamenti, ed in particolare, il polo universitario del Politecnico, è individuata nella tavola in scala 1:5000 allegata sotto il n.17, che costituisce parziale variante del P.R.G. vigente del Comune di Milano con specifico riferimento alla zona speciale Z14. Le strutture universitarie, nonché il polo operativo della AEM S.p.A., saranno edificati all’interno dell’unità n.1 della predetta zona speciale. La variante è costituita dalla relazione illustrativa allegata sotto B e dall’elaborato grafico Tavola 17. Art.4 PIANO ESECUTIVO DELLACCORDO DI PROGRAMMA In attuazione delle previsioni urbanistiche della variante al P.R.G. di cui al precedente ART.3 è stato redatto il Piano esecutivo dell’Accordo di programma per la ristrutturazione urbanistica dell’intera unità n.1 della zona speciale Z14. Tale piano descrive sia gli insediamenti da realizzare nella richiamata unità secondo le diverse tipologie funzionali previste dalla normativa di attuazione, distinte per comparti. La durata del presente Accordo di Programma è stabilita in anni dieci dall’approvazione. Milano 22 febbraio 1997 Il Sindaco del Comune di Milano, il Rettore del Politecnico di Milano, il Presidente della Giunta Regionale della Lombardia. Art. 5 OPERE INFRASTRUTTURALI 5.1 Opere per la Mobilità: La segreteria tecnica, valutate le analisi sul traffico prevedibile a seguito degli insediamenti programmati ha definito: a) Gli interventi viabilistici necessari per collegare l’area alla viabilità urbana principale; b) Gli intereventi di trasporto pubblico che appare opportuno attivare per consentire l’accesso agli insediamenti previsti; c) La rete delle strade interne a servizio della zona speciale,distinte per funzioni Tali interventi sono descritti nelle relazioni. Tecniche allegate sotto B e C e negli elaborati grafici Tavv. 15, 18,19, 20. Per quanto concerne la viabilità urbana principale, alla si connetteranno gli interventi viabilistici ( di cui alla lettera a), assume rilievo particolare e condizionante la “ Strada Interquartiere Nord” nel tratto che collega Via Eritrea con Via Bovisasca, già prevista nel vigente P.R.G., la cui realizzazione è programmata anche in relazione ad altre iniziative riguardanti l’ambito urbano di riferimento. 5.2 Opere di urbanizzazione primaria e secondaria: Oltre alle opere relative alla viabil-

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ità ed al trasporto pubblico, descritte al precedete punto 5.1, il Piano esecutivo dell’ Accordo di Programma prevede la realizzazione le seguenti opere di urbanizzazione: a) il parco centrale con i servizi costruiti b) le altre zone destinate a verde pubblico c) Il sistema dei parcheggi pubblici d) la attrezzature sportive e) la rete principale di fognatura f) gli ulteriori servizi a rete ( illuminazione pubblica della strade, rete di distribuzione elettrica, allacciamenti alla rete principale di fognatura, rete dell’acquedotto, del gas, telefonica, di teleriscaldamento ). Tali opere sono descritte nella relazione tecnica allegata sotto C e negli elaborati grafici tavv. 19, 20 e da 24 a 29. 5.3: Nel piano finanziario e tempistica degli intereventi allegato sotto E, per ciascuna opera o sistema di opere sopra descritto ai precedenti punti 5.1 e 5.1, è indicato il costo stimato determinato in via parametrica. 5.4: l’insieme delle infrastrutture, di cui al presente articolo e le loro funzioni differenziate costituiscono programma e progetto preliminare di opere pubbliche ai sensi dell’ART. 32 Comma 2 della lettera b) della legge 8 giugno 1990, numero 142 nel testo modificato dalla legge 2 giugno 1995, numero 216. I progetti definitivi ed esecutivi di tali infrastrutture saranno predisposti nei tempi e dai soggetti indicati nel piano finanziario allegato sotto E al presente Accordo di Programma, ai fini dell’ottenimento della concessione edilizia gratuita ai sensi dell’articolo 9 , lett. f), della legge 28 gennaio 1977, numero 10 e, relativamente alle opere di competenza comunale, saranno approvati dalla Giunta Comunale, eventualmente anche ai sensi e per gli effetti dell’ART. 1 della legge 1/78, ove necessario, quali progetti attuativi di programma di opere pubbliche. In sede di progettazione definitiva ed esecutiva potranno essere apportate alle infrastrutture, di cui ai precedenti punti 5.1 e 5.2 , le modifiche e gli adattamenti che potrebbero risultare necessari in conseguenza della variazioni al Piano Esecutivo di cui al precedente ART. 4 , fermi restando gli obiettivi funzionali del programma di opere pubbliche approvato. Art. 6 OPERAZIONE DI BONIFICA 6.1: L’AEM S.p.A., attuale detentrice degli immobili oggetto del presente accordo, ha predisposto una prima serie di analisi del suolo e della falda acquifera, i cui risultati sono stati valutati dal USLL numero 37 e dalla Provincia di Milano, che hanno richiesto ulteriori approfondimenti per acquisire informazioni circa la presenza, la consistenza, la concentrazione, nonché la distribuzione di agenti inquinanti nel suolo e nella falda, ed hanno altresì richiesto la messa in sicurezza della falda mediante sbarramento idraulico. 6.2: sulla base della ulteriori analisi, che la AEM S.p.A. si è impegnata ad eseguire a proprie cura e spese entro il 31 marzo 1997, verranno redatti, sempre a cura e spese dell’AEM S.p.A. , tenuto conto dell’impianto urbanistico del Piano Esecutivo. a) Entro al citata data del 31 marzo 1997, lo studio di fattibilità della bonifica del suolo e della falda ( di seguito “ studio di fattibilità”) e il progetto preliminare dello sbarramento idraulico ( di seguito “ progetto preliminare”) b) Entro il 31 maggio 1997 con il supporto del Politecnico la specifica tecnica per la progettazione definitiva per gli intereventi di bonifica ( di seguito “ specifica tecnica”). A seguito della consegna dello “studio di fattibilità” e del “progetto preliminare”, le parti entro il 31 maggio 1997 potranno modificare l’impianto del Piano Esecutivo secondo la procedure di cui all’ART.4 del presente Accordo di Programma.

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6.3: sulla base del “Progetto Preliminare” il Comune di Milano, settore Ambiente, predisporrà il progetto definitivo ed esecutivo e provvederà alla realizzazione dello sbarramento idraulico per la messa in sicurezza della falda entro il primo semestre 1998. Sulla base della “ Specifica tecnica”: a) Il Comune di Milano, settore Ambiente, che si avvarrà del supporto tecnico del Politecnico, predisporrà entro la fine del 1997 il Progetto Definitivo di bonifica ai sensi dell’ART 17 del D. Lgs 5 febbraio 1997 n.22 e lo trasmetterà alla Regione ai sensi del quarto comma della norma citata. b) Il Politecnico predisporrà entro il primo semestre 1997 il bando di concorso per la progettazione preliminare degli edifici previsti dal Piano Esecutivo, che andrà conclusa entro al fine del 1997, e per la progettazione definitiva di parte degli edifici universitari relativi alla prima fase d’intervento indicata nel programma dei lavori. Il bando di concorso sulla base di indicazioni fornite da AEM S.p.A. è previo specifico accordo tra il Politecnico di Milano e la stessa AEM S.p.A. da perfezionarsi entro il 30 aprile 1997, comprenderà anche la progettazione definitiva del nuovo polo operativo di AEM S.p.A. o comunque di uno o più edifici di consistenza tale da consentire ad AEM S.p.A l’attivazione di tale nuovo polo nei tempi previsti dal presente Accordo. Inoltre, il bando di concorso, sulla base di indicazioni fornite dal Comune di Milano, comprenderà anche l progettazione definitiva della’rea riservata alla formazione del parco centrale . Nel bando di concorso dovrà essere evidenziata, quale elemento significativo, nella valutazione di merito, la minimizzazione degli oneri di bonifica conseguenti alla soluzioni proposte. 6.4: al termine dei due procedimenti di progettazione di cui alle lettere a) e b) del precedente punto 6.3, le parti procederanno a coordinare le relative risultanze apportando le eventuali modificazioni ai rispettivi progetti che dovessero risultare necessarie o opportune. A seguito di tale coordinamento, si procederà ad identificare in via definitiva: i tracciati tardali e gli spazi pavimentati; le aree a verde ed ad impianti sportivi; i comparti edificabili. Tale procedimento accertativo si concluderà con la redazione di un verbale di identificazione catastale, previo frazionamento della aree, sottoscritto dal Comune di Milano, dal Politecnico di Milano, e dalla AEM S.p.A., che approvato dalla giunta comunale costituirà la base documentale per la cessioni di aree di cui al successivo art.7. 6.5. : una volta approvato il progetto definitivo di bonifica, in base alla procedura sopra richiamata, la progettazione esecutiva e gli interventi da essa individuati, saranno approvati dal Comune di Milano – Settore Ambiente. Qualora alcuni degli interventi di Bonifica previsti dal relativo progetto dovessero essere realizzati in contestualità con gli interventi oggetto del programma, le parti interessate concorderanno le modalità esecutive delle rispettive operazioni, affidandone la cura all’una o all’atra, e ripartendone i costi in relazione alle rispettive obbligazioni. Art.7 CESSIONE DELLE AREE DAL COMUNE DI MILANO AL POLITECNICO 7.1: Il Piano Esecutivo di cui all’art.4 identifica i comparti nell’ambito dei quali saranno realizzati a cura e spese del Politecnico, gli insediamenti universitari propriamente detti, ed inoltre anche le aree da destinare alle attrezzature sportive ed ai servizi di interesse generale. In particolare, le aree di concentrazione fondiaria, destinate agli insediamenti universitari di nuova costruzione, sono indicate nella planimetria generale di progetto allegata – tv.19 e sono provvisoriamente così individuate: -Area della superficie fondiaria di mq. 64.640 circa , situata all’interno del comparto

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U1, nell’ambito del quale è prevista una edificabilità di mq. I 10.000 s.l.p.; -Area della superficie fondiaria di mq. 18.600 circa situata all’interno del comparto U2, nell’ambito del quale è prevista un’edificabilità di mq. 45.000 s.l.p.; -Area della superficie fondiaria di mq. 7.797 circa situata dell’interno del comparto U3, nell’ambito del quale è prevista un’edificabilità di mq. 25.000 s.l.p. 7.2: il Piano Esecutivo identifica , altresì in via di massima, le aree e gli immobili da riservare alle attrezzature ad ai servizi di interesse generale . 7.3: l’individuazione definitiva della aree descritte ai precedenti punti 7.1 e 7.2, sarà effettuata di comune accordo tra il Comune di Milano ed il Politecnico, dopo l’approvazione del Progetto di Bonifica nei termini previsti dal precedente art.6 e dopo la definitiva approvazione del Piano Esecutivo, ferme restando le quantità di s.l.p. complessivamente sopra indicate e le superfici minime di aree a standard previste. Con l’individuazione definitiva della aree, sarà perfezionata dal Comune di Milano e dal Politecnico la cessione delle aree di cui al precedente punto 7.1 interessate dall’esecuzione degli interventi universitari propriamente detti. 7.4: Il Comune di Milano, pertanto, find’ora, nel rispetto dei tempi previsti dal Piano Funzionario e dalla tempistica degli intereventi di cui al successivo art.11, si impegna a cedere a favore del Politecnico, che si impegna ad acquistare le aree indicate al precedente punto 7.1, o quelle che le parti individueranno sostitutivamente in via definitiva ai sensi del precedente punto 7.3, e a trasferirne conseguentemente la proprietà ed il possesso con uno o più atti pubblici a rogito di notaio che sarà indicato dal Politecnico. Il corrispettivo di cessione delle aree è stato determinato di comune accordo tra il Comune di Milano ed il Politecnico in lire 24.660.000.000 = secondo i criteri indicati nel documento dell’Ufficio Tecnico comunale allegato sotto D, fermo restando che il Comune di Milano si accollerà gli oneri per la bonifica delle aree stesse sino alla concorrenza dell’importo al corrispettivo sopra indicato, mentre gli oneri eccedenti saranno a carico del Politecnico. Il corrispettivo di cui sopra è riferito alla integralità delle superfici fondiarie oggetto della prevista cessione e sarà versato dal Politecnico di Milano al momento della stipula dell’atto di trasferimento. Nel caso di trasferimenti parziali della aree, il corrispettivo sarà frazionato proporzionalmente alla superfici lorde di pavimento previste nelle singole aree di cessione, fatto salvo l’aggiornamento nella misura del tasso legale per i trasferimenti successivi al primo. 7.5: I corrispettivi versati dal Politecnico andranno ad alimentare gli appositi capitoli del Bilancio Comunale a carico dei quali saranno poste le spese necessarie per gli interventi relativi alla bonifica dei siti e per le opere infrastrutturali di cui al precedente art.5, la cui esecuzione compete al Comune di Milano in base alle indicazioni degli atti di programma. 7.6: Si da atto che le aree sopra descritte ai precedenti punti 7.1 e 7.2 o quelle diverse che saranno individuate ai sensi del precedente punto 7.3, sono attualmente nella disponibilità della AEM S.p.A.. Tali aree dovranno da questa essere consegnate al Comune di Milano: a) Con semplice preavviso di sessanta giorni dalla richiesta scritta, per quanto quelle ricomprese nel periodo di prima cessione, come individuato nella planimetria allegata alla tav.21; b) Entro sessanta giorni dalla richiesta scritta del Comune di Milano, successivamente all’attivazione della nuova sede operativa che la AEM S.p.A. andrà a costruita, così come previsto dal successivo ART.10, per quanto riguarda quelle ricomprese nel perimetro di seconda cessione come individuato nella planimetria citata al punto a). c)Fino alla consegna delle aree al Comune di Milano, la AEM S.p.A. sarà tenutaa custo-

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dire le aree stesse. Esse dovranno essere consegnate libere da persone e cose con le attrezzature ed i fabbricati esistenti privi di eventuali materiali tossici, nocivi e aspeciali. Con riferimento alle aree di cui alla precedente lett. b), la AEM S.P.A. si impegna, comunque, a rendere le stesse consegnabili al Comune di Milano entro il termine di 24 mesi dall’ottenimento delle concessioni e/o autorizzazioni edilizie relative alla nuova sede operativa, che dovranno, comunque, essere richiesti dalla AEM S.p.A. 30 giugno 1998. A questo riguardo sia la AEM S.p.A. che il Comune di Milano, prendono atto che il rispetto dei termini sopra descritti riveste importanza determinante per il Politecnico di Milano, avuto riferimento al particolare sviluppo dei previsti programmi edilizi. Art. 8 REALIZZAZIONE DEL POLO UNIVERSITARIO Sulle aree che il Comune di Milano cederà al Politecnico, quest’ultimo realizzerà, nella consistenze e nelle destinazioni previste dal presente accordo, come indicate nella variante al P.R.G. e nel Piano Esecutivo, il proprio insediamento universitario secondo i tempi e con le modalità indicate negli atti di programma. Non appena ultimato il procedimento di progettazione descritto al precedente art.6, il Politecnico presenterà alla regione Lombardia ed agli uffici del Ministero dei Lavori Pubblici per il giudizio di Conformità Urbanistica il Progetto Edilizio relativo alle strutture universitarie previste nella prima fase di intervento indicata nel Piano Finanziario e tempistica degli interventi. Analogamente, il Politecnico procederà per la fasi successive. Gli edifici che il Politecnico realizzerà sulle aree in questione, trattandosi di opere di interesse statale destinate in via esclusiva ad ente istituzionalmente competente, non saranno assoggettati ad alcun onere contributivo ai sensi e per gli effetti dell’art.9 e dalla legge 10/77. Restano fermi, peraltro, gli impegni per la realizzazione delle opere di urbanizzazione assunti dal Politecnico con il presente accordo e , a tal fine, il Politecnico si impegna a realizzare la opere di urbanizzazione di sua competenza indicate nel piano finanziario nei tempi dallo stesso stabiliti. Ferma restando l’esclusiva destinazione universitaria degli edifici realizzandi, il Politecnico di riserva di fare presentare il o i progetti edilizi da società controllate o collegate di cui avesse a promuovere la costituzione. Art. 9 EDIFICAZIONE RESIDENZIALE Il Comune di Milano procederà a disporre delle aree che il Piano Esecutivo destina ad edilizia residenziale per una s.l.p. di mq 27.000 assegnandole a soggetti che andranno ad identificare con autonome scelte in tempi coordinati con la realizzazione della nuova sede Universitaria al fine di assicurare la costruzione di un quartiere integrato sotto il profilo funzionale. Il Politecnico, anche a mezzo delle proprie organizzazioni preposte al diritto allo studio o di soggetti privati di cui avesse a promuovere la costituzione o con i quali avesse a definire intese, potrà richiedere l’assegnazione parziale di tali aree per la realizzazione diretta di alloggi per studenti o per il personale docente e non docente, sia proprio che proveniente da altre università, quest’ultimo chiamato a svolgere funzioni presso il Politecnico. I soggetti assegnatari della ree residenziali dovranno concorrere agli oneri per la realizzazione delle opere di urbanizzazione di cui al precedente articolo 5.2 lett. a) b), c), e), f), quindi, con l’esclusione delle attrezzature sportive di cui alla lettera d) per quanto di loro competenza proporzionale. Qualora la realizzazione di dette opere avvenisse prima dell’assegnazione delle aree, il concorso proporzionale alle spese sarà a carico del Comune di Milano, che recupererà dai futuri assegnatari gli esborsi a tale titolo sostenuti. Art. 10 EDIFICAZIONE PRIODUTTIVA DI INTERESSA DELLA AEM S.P.A.

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L’edificazione sulle aree che il piano esecutivo destina al Polo Operativo dell’AEM S.p.A. avverrà nel rispetto dei tempi e modi previsti nel piano finanziario e tempistica degli interventi e nei precedenti articoli 6 e 7. La Soc. AEM S.p.A. si impegna a realizzare le opere di urbanizzazione di sua competenza indicate nel piano finanziario in tempi correlati con l’edificazione dei fabbricati del polo operativo AEM , aventi una consistenza prevista di mq. 40.000 s.l.p., e con la realizzazione delle opere di urbanizzazione previste a carico degli altri soggetti sottoscrittori del presente Accordo sulle aree individuate nel Piano Esecutivo che il Comune provvederà a mettere a disposizione nei termini previsti al recedente art.7. In sede di rilascio delle concessioni edilizie, il Comune di Milano accerterà, sulla base di apposito computo metrico estimativo, il costo delle opere di urbanizzazione che AEM S.p.A. si è impegnata a realizzare con il presente Accordo, operando il relativo scomputo dai contributi concessori. Nel caso in cui il costo delle opere risultasse inferiore a detti contributi l’AEM S.p.A. sarà tenuta a versare la differenza a conguaglio, nel caso di costo superiore, il maggio onere sarà a carico dell’AEM S.p.A. . Art. 11 PIANO FINANZIARIO E TEMPISTICA DEGLI INTERVENTI Il Piano Finanziario e la tempistica degli interventi identifica, oltre alle risorse finanziarie, il programma dei lavori e le azioni che ciascun soggetto sottoscrittore dovrà compiere – al riguardo ciascun sottoscrittore si impegna vicendevolmente con ciascun altro - per poter dare avvio alla realizzazione delle varie opere descritte e per poterle realizzare ed ultimare in tempi coordinati onde consentire l’utilizzo delle strutture insediative opportunamente dotate e servite delle necessarie opere di urbanizzazione. L’insieme degli impegni costituisce, pertanto, un unico inscindibile contesto di obbligazioni che le parti si impegnano ad adempiere nei tempi previsti, fatte salve le verifiche periodiche di cui al successivo art.14. Per la realizzazione delle opere per le quali il Piano Finanziario prevede la competenza congiunta del Politecnico e della AEM S.p.A., ( oltre che degli operatori residenziali), il Politecnico, l’AEM S.p.A. e il Comune di Milano, definiranno intese finalizzate al coordinamento dei vari interventi e dei rispettivi apporti. L’impianto ed il servizio di teleriscaldamento, che costituisce investimento produttivo di AEM S.p.A., sarà da questa realizzato, previe intese con Politecnico ed il Comune di Milano in ordine alle modalità di erogazione del servizio, a sue esclusive cura e spese, ma in modo coordinato con la realizzazione degli edifici universitari e degli altri intereventi perché questi siano immediatamente allacciati a detto servizio, previa specifico contratto da perfezionarsi con il Politecnico in ordina sia alle modalità che al prezzo di erogazione del servizio. Detto servizio dovrà, comunque, essere offerto a prezzi competitivi con i costi che normalmente incontra l’utente per il riscaldamento con sistemi tradizionali dei locali in cui è insediato. Art. 12 COLLEGIO DI VIGILANZA Il Collegio di Vigilanza è costituito dal Sindaco di Milano, dal Presidente della Giunta Regionale della Lombardia e dal Rettore del Politecnico di Milano, o da loro delegati, e sarà presieduto dal Sindaco di Milano. Al Collegio sono attribuite le seguenti competenze: 1) Vigilare sulla piena, tempestiva e corretta attuazione del l’Accordo di Programma; 2) Individuare gli ostacoli di fatto e di diritto che si frapponessero all’attuazione dell’ Accordo di Programma, proponendo le soluzioni idonee alla loro rimozione 3) Provvedere, ove necessario o previsto, alla convocazione dei soggetti sottoscrittori e di altri soggetti eventualmente interessati, anche riuniti in Conferenza di Servizi, per l’acquisizione dei pareri in merito all’attuazione dell’Accordo di Programma ed, in particolare, in merito al punto della situazione o avanzamento della bonifica. 4) Dirimere in via bonaria le controversie che dovessero insorgere tra le parti in ordine all’interpretazione ed attuazione del presente Accordo.

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5) Disporre, in via esclusiva ed in deroga al regime ordinario, gli interventi sostitutivi in caso di adempimento, attuandoli anche mediante commissario ad acta. 6) ApplicarelesanzioniprevistedalpresenteAccordo. Al Collegio di Vigilanza competerà, altresì, l’approvazione della eventuali modifiche al piano esecutivo a cpv.4 del’art4 secondo la procedura di cui al cpv.5 dello stesso articolo ed inoltre lo svolgimento delle funzioni di coordinamento di cui all’art.6. Il Collegio, all’atto dell’insediamento, che avverrà su iniziativa entro 30 ( trenta) giorni dall’efficacia dell’accordo, definirà l’organizzazione, le modalità, i tempi ed i mezzi necessari per il proprio funzionamento. In relazione alla finalità di controllo sull’esecuzione dell’Accordo, il Collegio potrà dotarsi di una struttura altamente qualificata per gli aspetti tecnici, ambientali, igienico-sanitari, amministrativi e socio-economici connessi all’attuazione dell’Accordo, facendo eventualmente ricorso al fondo di rotazione ed anticipazione di cui all’art.8 L.R. n. 14/93. Art.13 SANZIONI PER INADEMPIMENTO Il Collegio di Vigilanza, qualora riscontrasse che i soggetti attuatori attuatori dell’Accordo non adempiano per fatto proprio e nei tempi previsti agli obblighi assunti, provvederà a: -Contestare l’inadempienza, a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o a mezzo di notifica per ufficiale giudiziario, con formale diffida ad adempiere entro un congruo termine; - Disporre, decorso infruttuosamente il predetto termine, gli interventi necessari, anche di carattere sostitutivo di cui all’art.12, punto 5. Art.14 VERIFICHE PERIODICHE Il presente Accordo di Programma sarà soggetto a verifiche periodiche, anche finalizzate ad un aggiornamento da parte dei soggetti sottoscrittori secondo le esigenze che si manifestassero nel corso dell’attuazione e che saranno evidenziate dal Collegio di Vigilanza ogni qualvolta lo riterrà necessario e ne riceverà richiesta scritta da uno dei soggetti attuatori. Art.15 CONTROVERSIE Per ogni controversia derivante dall’interpretazione e dall’esecuzione del presente Accordo, che non venga definita bonariamente dal Collegio di Vigilanza ai sensi dell’art.12, punto 4), sarà di competenza del Autorità Giudiziaria Ordinaria. Foro competente sarà quello di Milano. Art.16 SOTTOSCRIZIONE EFFETTI E DURATA Ai sensi dell’articolo 27, legge 142/90, il presente Accordo di Programma sottoscritto dai legali rappresentanti dei soggetti interessati, sarà approvato con decreto del Presidente della Giunta Regionale previa ratifica dello stesso da parte del Consiglio Comunale di Milano, con gli effetti previsti dall’art. 6 della L.R. 15 maggio 1993 numero 14. E’ disposta la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia del decreto di approvazione dell’Accordo di Programma, con gli estremi dell’avvenuta ratifica a cura del Consiglio Comunale. Le previsioni di cui l’art:3 determinano la conseguenti variazioni dello strumento urbanistico generale del Comune di Milano. Le attività programmate sono vincolanti per i soggetti attuatori che si assumono l’impegno di realizzarle nei tempi indicati. La durata del presente Accordo di programma è stabilita in anni dieci dall’approvazione.

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Milano 22 febbraio 1997 Il Sindaco del Comune di Milano. Il Rettore del Politecnico di Milano Il Presidente della Giunte Regionale della Lombardia. 2.4.3 Il concorso internazionale Al fine di assicurare qualità alla realizzazione del progetto, l’Accordo di Programma affida al Politecnico il compito di predisporre il “Bando di un concorso per la progettazione preliminare degli edifici previsti nel Piano Esecutivo e per la progettazione definitiva di parte degli edifici universitari relativi alla prima fase d’intervento indicata nel Programma dei Lavori” (ART.6 dell’Accordo di Programma). È stato quindi bandito, nel giugno 1997, un concorso internazionale di progettazione ad inviti: tale procedura è stata scelta in ragione dell’esigenza di disporre, in tempi ristretti, di elaborati progettuali frutto di un articolato sistema di competenze, alla scala urbanistica, architettonica, edilizia, tecnologica ed ambientale, così come di professionalità dedicate al coordinamento tecnico, alla pianificazione ed al controllo del progetto, con la partecipazione, quindi, di gruppi con caratteristiche interdisciplinali verificate in fase di prequalificazione. Il bando suggeriva i caratteri urbani del progetto: -“ l’Architettura è chiamata a svolgere un duplice ruolo: da un lato a reinterpretare gli elementi del paesaggio attraverso il disegno di una nuova parte della città e, dall’altro, rappresentare in modo efficace il ruolo ed il significato dell’istituzione universitaria”; -“ il progetto deve definire un insieme di edifici, capaci di inserirsi a grande scala ne disegno del territorio e della città, costituendo uno o più capisaldi. Lo scopo del concorso, che prevedeva anche la progettazione definitiva del nuovo polo operativo di AEM S.p.A. e dell’area riservata alla formazione del parco centrale, ero quello di pervenire, dall’impostazione urbanistica e funzionale definita con l’Accordo di Programma, ad indicazioni progettuali in grado di avviare la fase attuativa degli intervenenti, a partire da approfondimenti progettuali preliminari e definitivi, trasferibili poi, con affidamenti di incarichi professionali in progettazioni esecutive. Dopo la pubblicazione del bando 26 gruppi professionali (15 italiani e 11 stranieri) hanno richiesto di essere inviati al concorso: fra questi il Politecnico ne ha selezionati 11, dei quali 8 italiani e 3 stranieri. Degli 11 gruppi professionali invitati, 10 hanno presentato i loro elaborati riguardanti la progettazione preliminare dell’intero complesso edilizio che, su un’area di circa 450.000 mq., prevedeva: -nuove edificazioni per circa 262.000 mq. di s.l.p. complessivi (180.000 mq. per il nuovo polo universitario, 40.000 mq. per il nuovo polo operativo, 15.000 mq. per la biblioteca, 27.000 mq. per edilizia residenziale); -un parco pubblico (80.000 mq.); -impianti sportivi (35.000 mq.); -il recupero di edifici esistenti per servizi (circa 12.000 mq. di s.l.p.). Inoltre erano richiesti approfondimenti progettuali specifici relativi al 1°lotto del nuovo polo universitario (70.000 mq. di s.l.p.), al nuovo polo operativo di AEM S.p.A. ed al parco pubblico. Nei progetti elaborati emergono importante questioni relative agli approcci progettuali nei confronti di un’area particolarmente significativa per lo sviluppo culturale della città e per le prospettive di tutta l’area a nord di Milano. I partecipanti hanno interpretato il tema dell’area perimetrata dal sedime ferroviario ricorrendo spesso ad immagini consolidate entro memorie storiche: recinto, isola, cittadella e subendo, per certi versi, l’impianto predisposto dall’accordo di programma, in cui viene sostanzialmente già individuata un’idea di città. In tutti i progetti presentati il tema del parco, un sistema a croce, diventa il tessuto connettivo dei ritagli programmatici del piano particolareggiato. Il concorso si è concluso con la proclamazione “ex aequo” di due vincitori: Ishimoto Architectural & engineering firm di Tokio e SERETE Italia S.p.A., Architecture Studio di Parigi, SERETE Constructions, Studio Associato Brusa Pasquè, ANTHEA.

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sviluppo per la regione urbana nel suo complesso. In particolare, dalla collaborazione fattiva con il Politecnico di Milano, che ha negli anni confermato il proprio interesse per la realizzazione di un campus universitario nell‘area, è nata la proposta di realizzare nell‘area un complesso sistema di funzioni che si articola in 3 sottogruppi principali: • l‘ampliamento del Campus del Politecnico con l’inserimento di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla ricerca (ca. 160.000mq); • la realizzazione di un Parco scientifico e tecnologico (70.000 mq circa) dedicato alla localizzazione di imprese innovative, incubatori per la nascita di start-up, spazi per la produzione artigianale d‘eccellenza; • la realizzazione di un quartiere residenziale in grado di portare vita all‘interno dell‘ambito e di contribuire a colmare la mancanza a livello cittadino di soluzioni abitative a costi contenuti, in particolare indirizzate alle diverse componenti della popolazione universitaria. Il programma si pone dunque l‘ambizioso obiettivo di riqualificare un ambito urbano di rilevanti dimensioni e contemporaneamente ri-lanciare il ruolo della città di Milano come polo dell‘innovazione e dello sviluppo a livello regionale e nazionale. 2. Ragioni della partecipazione al Bando Piano città Tale complesso di interventi, attuato mediante un nuovo Accordo di programma ed una nuova partnership di progetto, comprendente anche soggetti privati, rappresenta la strada individuata per favorire la necessaria riqualificazione dell’area di Bovisa. In questo modo l’urgente recupero ambientale ed urbano dell’area verrebbe inserito in una prospettiva di sviluppo innovativo in grado di conferirle un ruolo rilevante all’interno della strategia complessiva di sviluppo della città di Milano (come delineata dal recentemente approvato Piano di Governo del Territorio, Maggio 2012). A fronte delle citate opportunità e della individuazione di un percorso di intervento, permangono tuttavia due criticità fondamentali cui si vorrebbe dare risposta attraverso la partecipazione al Piano città: • l‘entità del necessario investimento infrastrutturale: adeguamento del trasporto pubblico alla scala urbana e di quartiere e realizzazione della oggi sotto-dimensionata connessione stradale primaria e secondaria (stimate in ca. 60/80 M di Euro); • il costo delle operazioni di bonifica (anch‘esse stimate in ca. 60/80 M di Euro); in particolare per quanto riguarda l’area di Bovisa Gasometri individuata dal Ministero dell’ambiente come Sito d’Interesse Nazionale (SIN) (a fronte di tale inserimento il Comune è stato riconosciuto titolare di un finanziamento pari a circa 5.3 Milioni di Euro, da erogarsi, da parte dell’autorità regionale competente, in fasi successive a fronte del completamento dei vari lotti di intervento). Il permanere di queste criticità, in particolare per quanto concerne l’area del SIN, condiziona negativamente la capacità di attrazione e attivazione dei capitali privati necessari per concorre alla riqualificazione complessiva del sito. Pur in presenza di manifestazioni di interesse, l’attuazione della proposta é resa difficile dalla congiuntura economica e dalla scarsa disponibilità di risorse degli attori pubblici titolari dell‘iniziativa (in primo luogo Comune e Politecnico, proprietari della maggior parte delle aree). Allo stato attuale tale mancanza di risorse non garantisce l’immediata attuabilità della quota di interventi pubblici propedeutici all’attivazione dell’operazione e, di fatto, ne blocca la realizzazione. A questo proposito si stima che la disponibilità immediata di risorse (pari anche solo al 25% dell‘investimento complessivo per le bonifiche) sarebbe in grado di avviare il processo di trasformazione dell‘area avviando le operazioni di bonifica ed infrastrutturazione. In questo modo, attraverso la conseguente alienazione di diritti volumetrici e aree di proprietà pubblica sarà possibile attivare un flusso di risorse da re-investire nella riqualifi-

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cazione dell’intero ambito di trasformazione. Tutto ciò con indubbi vantaggi, sia dal punto di vista della riqualificazione ambientale e quindi per la salute pubblica, che dal punto di vista dell‘effetto moltiplicatore generato dalla promozione di nuove attività imprenditoriali innovative e dalla valorizzazione di ingenti investimenti pubblici e privati legati alla realizzazione e commercializzazione delle funzioni residenziali e terziarie previste.

3. Inquadramento Urbanistico Il 15.02.2007 il Collegio di Vigilanza dell'Accordo di Programma relativo all'insediamento nella zona speciale Z14 "Bovisa Gasometri" del nuovo polo universitario del Politecnico di Milano con atto formale ha preso atto della mancata attuazione delle previsioni dell’Accordo di Programma del 1997 e tuttavia ha confermato l’interesse strategico delle finalità pubbliche relative all’insediamento del Politecnico di Milano, nonché delle iniziative a ciò collegate. Il Collegio inoltre ha valutato necessario l’avvio di una fase di rinegoziazione dell’Accordo. A questo proposito, al fine di proporre una riqualificazione complessiva dell’ambito territoriale, il Collegio ha inoltre valutato di ampliare l’area di riferimento della progettazione urbanistica, includendo all’interno del perimetro dell’Accordo anche le Zone speciali Z6 e Z7 e di conseguenza, favorendo il coinvolgimento di nuovi soggetti nel processo di trasformazione urbana. In data 3.12.2007 viene quindi pubblicato l’Avviso dell’Avvio del procedimento con un nuovo perimetro che comprende anche le aree ferroviarie proprietà di FNM Spa e le aree ad est della stazione, di proprietà di: Esselunga Spa (48%), Euromilano Spa (13 %) e Comune di Milano (40%). Il Collegio di Vigilanza riunitosi nuovamente il 20.12.2007 ha inoltre preso atto delle istanze di partecipazione al procedimento, presentate, oltre che da alcuni piccoli proprietari, da Esselunga Spa, Euromilano Spa, FNM Spa, e cioè la quasi totalità delle proprietà del nuovo Accordo di Programma, compreso il Comune non solamente come ente territoriale, ma anche come proprietario di aree con propri diritti volumetrici. In seguito, anche la Camera di Commercio di Milano ha presentato istanza di partecipazione al nuovo Accordo di Programma, per l’insediamento nell’area del cosiddetto “Palazzo dell’Innovazione”. Attualmente il Piano di Governo del Territorio, approvato il 22.05.2012,

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include il nuovo perimetro dell’accordo all’interno degli Ambiti di Trasformazione Urbana riconoscendo la strategicità dell’area di Bovisa.

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4. Ambiti inclusi nel perimetro dell’Ambito di Trasformazione Urbana Il Piano di Governo del Territorio, approvato il 22.05.2012, include il nuovo perimetro dell’accordo all’interno degli Ambiti di Trasformazione Urbana, individua le linee guida della trasformazione e indica le modalità attuative attraverso strumenti di programmazione negoziata (Accordi di Programma – PII).

Le aree inserite all’interno del perimetro dell’Accordo di Programma si dividono in tre categorie principali: •aree appartenenti al tessuto storico, in parte recuperate ed in parte in stato di degrado edilizio e funzionale; •aree di recente trasformazione, legate principalmente alla funzione universitarie e della ricerca / innovazione. Si tratta di aree attuate negli ultimi 10/15 anni, di buona qualità architettonica, che rispondono tuttavia a bisogni episodici e soffrono, dal punto di vista urbanistico, della mancanza di un disegno di riqualificazione complessivo dell’ambito urbano; •aree non attuate: si tratta prevalentemente di aree industriali dismesse di dimensioni significative oggi in sensibile stato di degrado e sottoutilizzo. Per alcune di esse sono stati promossi, negli anni, interventi di parziale recupero ambientale, tuttavia la maggior parte dei siti necessita di consistenti opere di bonifica dei suoli e di trattamento delle acque di falda. In particolare, per quanto riguarda l’area dei Gasometri, la situazione ambientale richiede interventi urgenti e di rilevante entità: l’area è stata individuata del Ministero dell’Ambiente come Sito di interesse nazionale (SIN) e la sua bonifica è ritenuta intervento prioritario. La mancanza di risorse pubbliche ha tuttavia finora costituito un impedimento sostanziale al recupero sia ambientale che urbanistico del sito. 5. Proposta e articolazione dell’ intervento Il programma di intervento sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Milano e gli altri attori proprietari aderenti al nuovo Accordo prevede di realizzare all’interno del perimetro dell’ADP di un insieme articolato di funzioni pubbliche e private. I temi progettuali prioritari riguardano in particolare: •la Bonifica dei siti contaminati, con particolare attenzione al Sito di interesse nazionale di Bovisa Gasometri; • la promozione di una procedura di progettazione integrata urbanistica ed ambientale volta a promuovere un complessivo contenimento dei costi della bonifica a vantaggio dell’impiego di risorse per la realizzazione di opere

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di interesse pubblico; •la definizione della maglia infrastrutturale, con particolare attenzione al nodo viabilistico di Piazzale Lugano, al superamento dell’isolamento dell’area della Goccia ed alla rete del trasporto pubblico locale; •l’articolazione del sistema del verde e dei servizi in un progetto coordinato che costituisca un elemento di qualità e connessione tra nuovo e vecchio quartiere; •la costruzione di un piano di intervento fondato su criteri di fattibilità economica e procedurale che preveda una realizzazione per fasi ed ambiti di intervento diversi, attuabili a fronte della necessaria disponibilità di risorse economiche. In particolare la proposta di intervento si articola su 3 ambiti progettuali: •l‘ampliamento del Campus del Politecnico con l’inserimento di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla ricerca (ca. 160.000mq). Si tratterebbe di un complesso di nuovi edifici da localizzare a ridosso dei Dipartimenti esistenti realizzati nella parte sud della Goccia. Il complesso delle superfici del Politecnico costituirebbe un vero a proprio Campus dotato di una grande varietà di servizi e spazi di interconnessione e collegamento, oggi molto carenti dal punto di vista della qualità urbana. •la realizzazione di un Parco scientifico e tecnologico (70,000 mq circa) dedicato alla localizzazione di spin-off universitari, start- up, imprese legate alla ricerca applicata e spazi per la produzione d‘eccellenza; il Parco scientifico si localizzerà nel quadrante nord ovest della Goccia in funzione di una maggiore compatibilità della funzione produttivo-terziaria con lo stato dei suoli che consentirebbe un consistente contenimento degli investimenti necessari per il loro recupero ambientale. •la realizzazione di interventi di natura privata (afferenti a volumetrie di proprietà pubblica e privata) per complessivi 480.000 mq di slp. Tali interventi andranno a costituire, in sinergia con i due ambiti descritti in precedenza, un nuovo quartiere della città. Il programma prevede di attuare: •Superfici residenziali per 300.000 mq in grado di portare vita all‘interno dell‘ambito e di contribuire a colmare la mancanza a livello cittadino di soluzioni abitative a costi contenuti, in particolare indirizzate alle diverse componenti della popolazione universitaria (studenti, ricercatori, personale docente e amministrativo, foresteria per gli ospiti internazionali, etc). •Superfici ricettive con l’obiettivo di colmare una carenza a livello cittadino, sia in previsione dell’evento Expo 2015, sia in ragione della domanda attivabile dalla presenza del parco scientifico e del Politecnico. •Funzioni terziarie e produttive private che si affianchino e accompagnino la creazione del Parco scientifico, con l’obiettivo di creare una sinergia di distretto . •Funzioni commerciali e legate al tempo libero in grado di fornire i necessari servizi di prossimità alla popolazione residente ed universitaria insediata. In particolare è prevista la realizzazione, in corrispondenza di piazzale Lugano, di un centro commerciale di circa 17.000 mq, mentre all’interno della goccia si prevede la realizzazione di medie e piccole strutture di vendita. A completamento dell’ipotesi progettuale si inserisce la localizzazione dei necessari servizi pubblici e la previsione di aree verdi destinate a parco e a verde di prossimità (mq 80.000).

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6. Mix funzionale Ipotizzando l’utilizzo di un indice di utilizzazione territoriale pari a 0,75 mq/mq, le funzioni insediabili sono rappresentate dalle tabelle seguenti. Le quantità previste rispondono all’obiettivo di garantire la fattibilità dell’operazione oltre che la creazione della massa critica di residenti ed addetti necessari per dare forma ad un ambito urbano vitale. Il mix funzionale di dettaglio sarà meglio definito in sede di sottoscrizione dell’AdP anche in funzione del bilancio economico e della compatibilità ambientale dell’operazione.

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7. Linee guida progettuali Nell’ambito dell’approvazione del Piano di Governo del territorio per l’ambito di Bovisa sono state definite alcune linee guida progettuali qui di seguito riportate. Mobilità Nell’ambito sarà previsto, come emerso dal confronto con il settore Pianificazione Mobilità, l’inserimento di una viabilità di attraversamento nord-sud Si ritiene inoltre, che, al fine di garantire l’unitarietà e la continuità dei percorsi pedonali tra la parte nord e la parte sud della “goccia”, particolare attenzione dovrà essere posta al trattamento dell’inserimento di tale infrastruttura in corrispondenza del previsto Campus del Politecnico e dell’area dei gasometri; a tale scopo si ritiene che in questa porzione di area il tracciato debba essere completamente interrato. Allo stesso modo si ritiene strategico, per il raggiungimento dell’obiettivo di caratterizzare Bovisa come un’area prevalentemente dedicata alla mobilità lenta, di limitare le connessioni tra la rete viaria locale e di servizio e la maglia principale costituita dalla strada in oggetto. Dovrà essere realizzato un sistema di trasporto pubblico su ferro che metta in relazione la stazione di Bovisa con le stazioni di Villapizzone e Certosa, collegandosi, ad est della stazione di Bovisa, con la linea tranviaria, che attualmente si attesta su Piazza Bausan e di cui è previsto il prolungamento verso nord. Le interferenze, tra questo sistema e la viabilità interna all’area, dovranno essere ridotte al minimo indispensabile. Tema progettuale strategico sarà la risoluzione del nodo di interscambio tra la Stazione FNM di Bovisa e la linea tranviaria cui dovrà essere dedicato un approfondimento specifico. Un’attenzione particolare dovrà essere posta al trattamento di Piazzale Lugano. La situazione attuale del nodo non consente di ipotizzarvi ulteriori volumi di traffico. Si propone di promuovere il trattamento della via Bovisasca come elemento di ricucitura tra il quartiere storico di Bovisa ed i nuovi interventi.

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Modalità distributive della volumetria ipotizzata Si ritiene opportuno favorire la localizzazione di grandi funzioni terziarie e di servizio a ridosso della stazioni di Bovisa e Villapizzone al fine di sfruttare appieno l’accessibilità garantita da tali infrastrutture. La riqualificazione e valorizzazione della Stazione di Bovisa FNM costituisce un tema progettuale di rilevanza strategica. La viabilità locale di accesso dovrà essere organizzata in modo tale da interferire il meno possibile con il servizio di trasporto pubblico su ferro e da non interferire con le connessioni pedonali e ciclabili interne. Si ritiene opportuno favorire la concentrazione di volumetrie all’interno del perimetro della cosiddetta “Goccia” in ragione dell’elevata accessibilità e della necessità di realizzare all’interno dell’ambito una massa critica di interventi che garantisca la funzionalità urbana dell’ambito nelle 24 ore; si ritiene inoltre che all’interno della goccia debbano essere anche sviluppate concentrazioni fondiarie elevate al fine di rendere disponibili maggiori superfici per verde e funzioni pubbliche o di uso pubblico. Si ritiene inoltre opportuno condurre alcuni approfondimenti volti a verificare le effettive possibilità di sfruttamento del sottosuolo per funzioni speciali (aule, laboratori, depositi, etc), al fine di ottimizzare le operazioni di scavo connesse all’attività di bonifica, anche in funzione dell’introduzione di alcuni elementi di sperimentazione progettuale ed edilizia in un programma con vocazione innovativa.

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8. Investimenti e finanziamenti, pubblici e privati, coinvolti nella realizzazione. A seguito della riattivazione dell’Accordo di Programma e alla presentazione di una proposta progettuale da parte della Società EuroMilano SpA, è stato istituito un tavolo di lavoro tecnico-operativo che ha visto coinvolti tutti i soggetti interessati all’operazione, nell’ambito del quale sono stati discussi i possibili futuri scenari urbanistici dell’operazione. In particolare, per quanto riguarda l’area del Sito di interesse Nazionale che si intende fare oggetto della proposta di partecipazione al Bando Piano città, il comune di Milano risulta essere il principale proprietario (ca. 60 % del totale) cui spetta, pro quota parte, l’onere delle bonifiche ambientali. In ragione degli accordi intercorsi all’atto della sottoscrizione dell’AdP 1997 e di accordi successivi il Comune di Milano si è impegnato a bonificare, oltre alle aree corrispondenti alla propria quota di proprietà anche parte delle aree di proprietà del Politecnico (per complessivi 12 M di Euro a titolo di contropartita per l’acquisto delle aree da parte del Politecnico) e della società A2A Spa (fino al raggiungimento dei valori di contaminazione compatibili con la funzione industriale, a titolo di risarcimento per la mancata attuazione del piano del 1997). Al Comune spetta inoltre, pro quota, la titolarità dei necessari interventi di infrastrutturazione dell’area. La realizzazione della quota di spettanza di bonifiche ed infrastrutture rappresenta l’investimento con il quale il Comune intende contribuire alla realizzazione del progetto. Il quadro economico complessivo prevede il reperimento di risorse economiche attraverso la cessione delle aree di competenza comunale da destinare ad interventi di edilizia terziaria, commerciale, produttiva e residenziale. Le simulazioni economiche effettuate consentono di ipotizzare un bilancio economico positivo per l’operazione nel suo complesso. Tuttavia per innescare il meccanismo di investimento ed attrarre operatori privati si ritiene necessaria la disponibilità di una quota di risorse pubbliche in grado di coprire, almeno in parte, l’investimento necessario per la realizzazione delle bonifiche e delle infrastrutture di competenza comunale.

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Calcolo del valore dei diritti volumetrici del Comune di Milano

Per quanto riguarda le aree di proprietà comunali, per l’85,66% ricadenti all’interno della Z14 U1 e per il 15, 34% ricadenti all’interno della Z7, il bilancio totale dell’intervento può essere così stimato:

Il contributo ministeriale richiesto pari a 13.000.000 (25% sul costo delle bonifiche) consentirebbe di avviare il meccanismo di finanziamento: Bonifica + Infrastrutturazione (di un primo lotto di intervento) Alienazione di aree e diritti Recupero di nuove risorse da impiegare per Bonifica Infrastrutturazione (di successivi lotti di intervento) L’attuale indisponibilità di fonti di finanziamento rende impossibile per l’amministrazione l’attivazione di tale circolo virtuoso di generazione di risorse ed efficiente valorizzazione del patrimonio comunale.

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Cronoprogramma •Il programma di intervento si attuerà attraverso due Accordi di Programma coordinati, uno dei quali dedicato alla disciplina specifica da applicare alla riqualificazione del SIN. Entrambe gli accordi saranno attuati attraverso Programma Integrato di Intervento (PII). •Il percorso di massima si articolerà nelle seguenti fasi.

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1.4 La revisione dell'Accordo di Programma Nel corso dell'iter approvativo del progetto di bonifica si sono verificati numerosi eventi che hanno messo in difficoltà l'attuazione dell'Accordo di Programma. In particolare: ! La gara bandita dal Comune di Milano nel luglio 2000 relativa alla esecuzione della bonifica (prima dell'inserimento nel Programma Nazionale di Bonifica e Ripristino Ambientale) è stata oggetto di numerosi ricorsi concludendosi con l'annullamento della stessa ! L' inserimento nel Programma Nazionale di Bonifica e Ripristino Ambientale ha richiesto il riavvio delle procedure di approvazione del progetto di bonifica ! Il ritardo nell'attuazione degli interventi ed in particolare della bonifica ha modificato le esigenze dei Sottoscrittori dell'Accordo di Programma ! Il completamento del progetto preliminare di bonifica da parte di MM e l'individuazione di un costo di intervento estremamente rilevante ha messo in difficoltà l'Amministrazione Comunale per reperire il finanziamento ! Sono mutati gli interessi e le strategie di azione di alcuni degli Enti firmatari dell'Accordo di Programma. In particolare: _ Il Politecnico di Milano ha evidenziato la necessità di rilocalizzare parzialmente il nuovo polo universitario, utilizzando interventi già in corso di attuazione nella zona di Bovisa, al fine di reperire con urgenza nuovi spazi _ L' AEM, che aveva previsto la realizzazione del nuovo Polo Operativo nell'area Bovisa, ha, a causa del protrarsi dei tempi, organizzato la propria rete di sedi aziendali in altri luoghi cittadini _ L'Amministrazione Comunale, in relazione alle mutate esigenze degli altri attori, ha valutato l'opportunità di rientrare nella proprietà delle aree, di rivedere le destinazioni funzionali delle stesse al fine di valorizzarne i diritti edificatori e quindi assorbire, almeno parzialmente, gli oneri della bonifica e della infrastrutturazíone dell'area. L'Amministrazione Comunale ha pertanto ritenuto opportuno sospendere, nell'estate del 2003, l'attuazione dell'Accordo di Programma e avviare un periodo di riflessione, per potere poi effettuare le scelte in merito all'aggiornamento/revisione dell'Accordo di Programma. 42


A seguito di numerose riunioni fra i tecnici ed i rappresentanti degli Enti aderenti, nella riunione del 14 settembre 2004 del Collegio di Vigilanza dell'Accordo di Programma, i rappresentanti degli Enti hanno avviato un processo di revisione dell'Accordo, al fine di rivedere e rinegoziare i contenuti dell'Accordo stesso sulla base delle nuove esigenze. Nel medesimo verbale del Collegio di Vigilanza si è evidenziato che la revisione potrà riguardare sia i contenuti di variante al PRG, sia l'impostazione funzionale e localizzativa del piano esecutivo, sia gli impegni economici a carico dei diversi attori. Questa fase di revisione è tuttora in corso.

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2. LA VICENDA DELLA BONIFICA SULL’AREA DI BOVISA

Nel 1998, in ottemperanza a quanto affermato nell’Accordo di Programma del 1997, il Comune di Milano redige il progetto di bonifica per l’area degli ex gasometri, con supporto di AEM e Politecnico. Nel 2001 il TAR della Lombardia, in merito ad alcuni ricorsi, blocca il bando di gara per la bonifica dell’area dando il via ad una lunga fase di arresto di tutti gli interventi di realizzazione, tutt’ora in corso. Nello stesso anno Bovisa viene inserita, con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (n° 468 del 18/09/01), tra i Siti di Interesse Nazionale (SIN), non riconoscendo valido il progetto di bonifica. L’inserimento di Bovisa tra i SIN permette di ottenere importanti sovvenzioni dallo stato, che non risultano però sufficienti per l’intera opera di bonifica. L’anno successivo il Comune di Milano incarica Metropolitana Milanese SPA di redarre un nuovo progetto di bonifica, di gran lunga più costoso rispetto alle previsioni comunali. Si parlava, inizialmente, di 45 miliardi di vecchie lire giunti oggi, secondo stime della Metropolitana Milanese a circa il triplo. Nel frattempo, inoltre, si è perso uno degli attori della rinascita della Bovisa, l' AEM, che ha preferito dirottare i suoi nuovi insediamenti in altra zona. Secondo l’Accordo di Programma, dalla fine del 2001 dovevano iniziare i lavori di costruzione del nuovo Politecnico, a bonifica avvenuta. Ma la bonifica non è nemmeno cominciata. Nel 2007, a distanza di dieci anni, era prevista la revisione dell’accordo di programma del 1997 ma, ancora oggi, quest’ultimo non è stato sottoscritto. La stessa sorte di giacere nel dimenticatoio è toccata agli innumerevoli progetti redatti per l’area, tutti rimasti carta straccia proprio a causa dell’opera più ambiziosa: la bonifica. Il progetto del comune, negli 870 mila mq interni all’anello ferroviario, rimane comunque quello di una ‘città della scienza’, costituita da un centro scientificotecnologico e altre strutture commerciali, ricettive e terziarie, oltre che da spazi verdi per lo sport e lo svago; anche questo è rimasto in stallo. In un recente articolo del Corriere della Sera del 3 aprile 44


2013 dal titolo “I nuovi quartieri. Università e metrò: la Bovisa si rilancia” , il pro rettore del Politecnico Alessandro Balducci dichiara la presenza di alcuni fondi arrivarti proprio per il progetto della bonifica. La cifra non risulterebbe comunque sufficiente: “oltre 50 milioni di cui poco più di 20 disponibili”: cinque stanziati nell'ambito del Piano Città, altri cinque arrivati dal Governo e 12 dallo stesso Politecnico che ha comprato parte dei terreni. Il resto dei fondi dovrebbe arrivare dai privati coinvolti, tra cui Euromilano, Istituto Mario Negri ed Esselunga. Secondo il Comune e il Politecnico stesso, introdurre il contributo di privati all’interno del progetto, sarebbe l’unico modo per ripagare la bonifica del sito inquinato, bonifica che altrimenti nessuno farebbe, o che, sicuramente, non verrebbe fatta in tempi brevi. Inevitabilmente però, l’introduzione di privati all’interno del progetto, portebbe ad un ulteriore sviluppo edilizio, contribuendo alla cementificazione della città di Milano. I primi ad opporsi a tutto ciò sono gli stessi cittadni milanesi che vivono nel quartiere di Bovisa. Il quartiere, registra infatti un numero record di comitati e associazioni, pronti a difendere il proprio territorio. In primo luogo l’oppposizione è dovuta agli innumerevoli edifici abbandonati presenti sul territorio, sintomo del fatto che non vi è necessità di altri edifici, in secondo luogo, si fa presente che negli ultimi anni la popolazione Milanese non è cresciuta, bensì è decresciuta. Secondo la documentazione ufficiale, nel periodo dal 1995 al 1999, sono già state effettuate n° 8 campagne d’indagine nel corso delle quali sono state effettuate: -177 sondaggi a carotaggio continuo e 75 scavi con escavatore, con prelievo ed analisi di oltre 650 campionidi terreno e n° 77 analisi granulometriche; -213 punti di prelievo ed analisi di gas interstiziale; -messa in opera di 40 piezometri a profondità variabile tra 30 e 80 m, rete di controllo di qualità di 13 piezometri con prelievi ed analisi quadrimestrali, misura mensile dei livelli statici. Nel frattempo la normativa in materia di bonifica è stata modificata (Dlgs 22/97 – DM 471/99), ed in base a questa è stato aggiornato il piano degli interventi la cui progettazione è affidata a Metropolitana Milanese. Nel 2002 è stata condotta una ulteriore campagna d’indagine integrativa, a completamento della caratterizzazione già eseguita. Il Progetto Preliminare di bonifica, redatto da Metropolitana Milanese, richiederebbe oggi un aggiornamento alla luce della nuova normativa nel frattempo approvata (Dlgs 152/2006). Attualmente sul sito sono attivi un sistema di estrazione 45


vapori, per la rimozione ed il contenimento della contaminazione da BTEX ed un sistema di monitoraggio quadrimestrale delle acque di falda.

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3. CONFRONTO TRA NORMATIVA ITALIANA e NORMATIVE EUROPEE IN MATERIA DI BONIFICA

In questo capitolo viene effettuato un confronto tra la normativa italiana e le normative di alcuni stati europei, nello specifico Germania, Svizzera, Spagna. Le normative confrontate sono state scelte principalmente in base alla compatibilità con quella italiana sia per quanto riguarda i contenuti, tecnici e non, sia per il modus operandi generale. Altri fattori che hanno influenzato la scelta sono stati la reperibilità del materiale, la disponibilità di una documentazione in lingua inglese, la sensibilità e l'esperienza generale in materia di protezione ambientale. Il fine di questa operazione è quello di articolare un confronto tra le diverse normative per evidenziare l’apparente scrupolosità di quella italiana, il DM 471/99 prima, e il 152/06 dopo. Quest’ultimo, rispetto alle altre normative, presenta dei valori di soglia di contaminazione eccessivamente restrittivi.

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Manuali e Normative di riferimento: Italia -Decreto ministeriale 471/99 -Decreto legislativo, 3 aprile 2006, n°152, Parte IV, Titolo V; -Decreto ministeriale, 2 maggio 2006, Gazzetta ufficiale 10 maggio 2006 n°107 Germania -Federal Soil Protection Act, 17 Marzo 1998; -Contaminated Sites Ordinance (BBodSchV), 12/07/1999; -Manuale di campionamento, Ufficio federale dell’ambiente, delle foreste e del paesaggio UFAFP Berna, 2003 Svizzera -Legge federale sulla protezione dell’ambiente (LPAmb), 7 ottobre 1983 (Stato 1°agosto 2010); -Ordinanza sul risanamento dei siti inquinati (OSiti), 26 agosto 1998 (Stato 1°agosto 2012) Spagna -Decreto reale 9/2005 del 14 gennaio, Gazzetta ufficiale spagnola n°15 del 18/01/05; -Ministero dell’ambiente del consiglio dell’Andalusia, Gennaio 1999, "I criteri e gli standard per la dichiarazione di un terreno contaminato in Andalusia e la metodologia e le tecniche di campionamento e di analisi per l'indagine"

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3.1 Princìpi Ciò che ci consente di fare una comparazione tra le diverse normative è la comunanza dei metodi, delle procedure nonché delle technical guidelines. Ogni normativa tratta l'argomento della bonifica relativamente ad una molteplicità di aspetti, da quelli di tipo economico a quelli proacedurali, burocratici, legali, ecc. Senza entrare nelle specificità di ogni normativa, sono stati analizzati i princìpi fondamentali comuni a tutte. Dall'analisi delle varie leggi è emerso che gli aspetti fondamentali che costituiscono la struttura tecnica e operativa delle diverse normative sono: le soglie di contaminazione, la caratterizzazione dei suoli, l'analisi di rischio e le modalità di campionamento e di analisi del campione. Tutte le normative indicano con il termine “sito contaminato” o “sito potenzialente contaminato” tutte quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane svolte o in corso, è stata accertata un'alterazione delle caratteristiche qualitative dei terreni, delle acque superficiali e sotterranee, la cui concentrazione supera quella imposta dalla normativa stessa. I cosiddetti valori “di soglia” o “di intervento”, sono spesso definiti come indicativi di un terreno inquinato, e sono valori, superati i quali, si dà il via a procedure di verifica dell'effettiva contaminazione. Questi valori assumono nomi e definizioni diverse a seconda del paese. Per completezza, nel paragrafo seguente, 3.1.1, sono riportate le definizioni in lingua originale relative alle diverse normative, con le rispettive traduzioni. Ogni normativa elenca in una tabella i valori limite divisi per sostanza o gruppi di sostanze e classificati in base alla destinazione d’uso del suolo. Le destinazioni d’uso considerate nelle diverse normative sono riportate nel paragrafo 3.1.2. Nel capitolo 3.3 è riportato un confronto tra i valori di soglia delle diverse normative. Per stabilire l'effettività della contaminazione si procede con la caratterizzazione del suolo, ovvero un insieme di indagini (tra cui sondaggi, piezometri, analisi chimiche etc.) condotte sul sito contaminato o ritenuto potenzialmente tale. La caratterizzazione comprende generalmente una ricostruzione storica delle attività svolte sull’area durante il corso del tempo; l'esecuzione di un piano di indagini finalizzato alla definizione dello stato ambientale del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee; la mappatura dei diversi contaminanti presenti nel suolo analizzato. 49


Lo scopo principale è quello di definire l’assetto geologico e idrogeologico e di sviluppare un modello concettuale del sito. Conseguenza della caratterizzazione, nonchè princìpio comune a tutte le normative, è l'analisi di rischio. In Italia l’analisi di rischio fu introdotta solamente con la normativa del 2006, in quanto nel decreto Ronchi (471/99) non era prevista, nonostante fosse già utilizzata in tutti gli altri paesi europei. L’analisi di rischio è finalizzata all’ individuazione dei potenziali percorsi di esposizione e dei bersagli e permette appunto di valutare i rischi per la salute umana connessi alla presenza di inquinanti nelle matrici ambientali (aria, acqua, suolo). Il rischio calcolato è sostanzialmente il risultato della combinazione di tre elementi principali: la sorgente di contaminazione, i percorsi di migrazione degli inquinanti attraverso le matrici ambientali, i bersagli o recettori della contaminazione. Da un punto di vista operativo, l’analisi di rischio è un complesso di modelli analitici ed algoritmi, applicati alle matrici naturali, allo scopo di determinare in maniera deterministica eventuali scenari futuri. L'analisi di rischio è un elemento importante in quanto consente la definizione di obiettivi di risanamento fortemente vincolati alle condizioni specifiche di ogni singolo sito, fornendo un quadro d'insieme composto da aspetti tecnici, operativi, sociali ed economici. Un altro aspetto comune a tutte le normative analizzate è ovviamente la modalità di campionamento e l’analisi del campione. I valori di concentrazione di soglia sono infatti comparabili in quanto il campione è analizzato allo stesso modo. In tutte le normative l’analisi viene condotta su materia secca e su granulometria <2mm. Nel capitolo 3.2 sono descritte le fasi principali del campionamento e dell’analisi relativamente ad ogni normativa.

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3.1.1 Definizioni dei valori secondo normativa I valori che compariamo sono definiti come segue, nelle rispettive normative: ITALIA CSC (concentrazione soglia di contaminazione) : “Livelli di contaminazione delle matrici ambientali che costituiscono valori al di sopra dei quali è necessaria la caratterizzazione e l’ analisi di rischio sito specifica”. Nel caso in cui I suddetti valori superino la CSC il sito in questione è “potenzialmente contaminato”. GERMANIA Trigger value : “Values which, if exceeded, shall mean that investigation with respect to the individual case in question is required, taking the relevant soil use into account, to determine whether a harmful soil change or site contamination exists (trigger values)”. Valori superati i quali è necessario procedere con l’investigazione caso per caso, considerando la relativa destinazione d’uso del terreno, per determinare l’eventuale esistenza di un cambiamento nocivo del terreno o di una potenziale contaminazione del sito. SVIZZERA Valori di concentrazione : “Un suolo, esso, deve contenute all’allegato decisa una

che è un sito inquinato o costituisce parte di essere risanato se una delle sostanze in esso supera il valore di concentrazione di cui 3. Ciò vale anche per i suoli per i quali è stata limitazione dell’utilizzazione”.

“Per valutare la necessità di risanamento di suoli fanno testo i valori di concentrazione”.

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SPAGNA GRL (livello di riferimento generico) : â&#x20AC;&#x153;The concentration of a contaminant in soil that does not result in a level of risk higher than the acceptable maximum for human health or ecosystemsâ&#x20AC;?. Livello di concentrazione di un contaminante nel suolo che non risulta essere superiore al livello massimo accettabile per la salute umana o degli ecosistemi.

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3.1.2 Diverse categorie di uso del suolo Le normative sopracitate attribuiscono dei valori limite di contaminante nel suolo in relazione a specifiche destinazioni d’uso a cui il sito in questione è destinato. La normativa italiana, nell’individuazione della CSC, fa riferimento a due destinazioni d’uso: A) Siti ad uso verde pubblico, privato e residenziale B) Siti ad uso commerciale e industriale La normativa tedesca fa una divisione più specifica delle diverse destinazioni d’uso, dando una definizione per ogniuna ed individuando così quattro categorie: A) Playground, campi di gioco per bambini B) Zone residenziali C) Parchi e strutture ricreative D) Terreni utilizzati per scopi industriali e commerciali La normativa svizzera stabilisce valori di concentrazione per due categorie: A) Siti utilizzati a scopo agricolo o orticolo B) Orti e giardini privati, parchi giochi e altre aree su cui i bambini giocano regolarmente La normativa spagnola definisce ed individua tre diverse catgorie: A) Siti ad uso industriale B) Uso urbano del territorio, riferito ad aree resdenziali, destinate ad uffici e strutture pubbliche, infrastrutture di servizi, così come le attività ricreative e sportive. C) Altri usi dei terreni, destinati alla produzione agricola e all’allevamento di bestiame.

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3.2 Modalità di campionamento 3.2.1 - Che cos’è il campionamento Si definisce “campionamento” l’operazione di prelevamento di un’aliquota del sito specifico ai fini di effettuare uno screening delle matrici ambientali ed evidenziare la presenza di agenti contaminanti. La massa prelevata deve avere dimensioni tali da poter riscontrare in essa le stesse proprietà della massa di origine. Il campionamento è spesso un’operazione sottovalutata. In realtà è fondamentale garantire la raccolta di una porzione rappresentativa della matrice ambientale che si vuole sottoporre ad analisi ed evitare o minimizzare le possibili alterazioni chimiche, fisiche e biologiche del campione (durante e dopo il prelievo stesso) ai fini di non alterare i risultati analitici. Uno schema di prelievo di campioni non rappresentativo fornisce risultanze errate, causa interpretazioni falsate ed è una delle più gravose cause d'errore nelle indagini sulle sostanze nocive nel suolo.

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3.2.2 - Campionamento in Italia Le specifiche tecniche per le procedure di campionamento, per la conservazione e il trasporto dei campioni e le metodiche analitiche sono contenute nel cosiddetto “piano di indagini”. Tale documento dovrà includere una dettagliata descrizione delle operazioni che saranno svolte in campo (ubicazione e tipologia delle indagini da svolgere, piano di campionamento del suolo…) e dovrà essere successivamente approvato dalle Autorità Competenti prima dell’inizio dei lavori. Per selezionare i punti di sondaggio e prelievo del campione esistono due principali strategie: 1) Ubicazione ragionata: da preferirsi per i siti complessi là dove le informazioni storiche permettano di prevedere la localizzazione delle aree più vulnerabili, delle più probabili fonti di contaminazione, ovvero dove i punti di criticità siano noti. 2) Ubicazione sistematica: da effettuare nel caso in cui non si abbiano informazioni storiche e impiantistiche a sufficienza atte a localizzare le più probabili fonti di contaminazione. Si procede sulla base di un criterio casuale o statistico, ad esempio la scelta dei punti di prelievo può avvenire sulla base di una griglia predefinita o casuale. Ogni campione sarà diviso in due aliquote, una da analizzare e una da archiviare, a disposizione dell’ente di controllo. La copia archiviata dovrà ovviamente essere conservata a temperatura idonea in modo da mantenere invariate le caratteristiche chimiche e fisiche del materiale, fino all’esecuzione e validazione delle analisi di laboratorio. Nel caso in cui sia chiara nel campione la presenza di materiali che si distinguono per evidenza di inquinamento o per caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche, tali elementi vanno prelevati separatamente, in aggiunta ai campioni previsti per sondaggio. Ciò al fine di ottenere una maggiore estensione di informazioni per la ricostruzione di un profilo verticale. Tali campioni, relativi a particolari evidenze o anomalie, sono formati per spessori superiori ai 50 cm. I campioni dovranno essere formati distinguendo almeno: 1) Campione 1: da 0 a 1m dal piano di campagna 2) Campione 2: 1m che comprenda la zona di frangia capillare 55


3) Campione 3: 1m nella zona intermedia tra i due campioni precedenti Il campione dovrà essere formato immediatamente a seguito dell’estrusione del materiale dal carotiere e dovrà essere costituito da una massa “significativa e rappresentativa” in modo da poter riscontrare in essa le stesse proprietà della massa di origine (la normativa non specifica le quantità). 4) Campione 4: da prelevare nel caso in cui si debba provvedere ad una eventuale classificazione granulometrica del terreno. “Ai fini di ottenere l’obiettivo di ricostruire il profilo verticale della concentrazione degli inquinanti nel terreno, i campioni da portare in laboratorio dovranno essere privi della frazione maggiore di 2 cm (da scartare in campo) e le determinazioni analitiche in laboratorio dovranno essere condotte sull’aliquota di granulometria inferiore a 2 mm. La concentrazione del campione dovrà essere determinata riferendosi alla totalità dei materiali secchi, comprensiva anche dello scheletro.” Secondo la vecchia normativa del 1999 : “In attesa della pubblicazione dei "Metodi Ufficiali di analisi chimica del suolo" quali aggiornamento del Dm 11 maggio 1992, pubblicato come supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale n. 121 del 24 maggio 1992, che definiscono le metodiche di campionamento dei suoli per frazioni granulometriche di suolo, sottosuolo e materiale di riporto, i risultati delle analisi effettuate sulla frazione granulometrica passante al vaglio 2 mm sono riferiti alla totalità dei materiali secchi. Qualora si sospetti una contaminazione anche del sopravaglio devono essere effettuate analisi di tale frazione granulometrica sottoponendola ad un test di cessione che utilizzi come eluente acqua deionizzata satura di CO2.”

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3.2.3 – Campionamento in Germania Il primo step per l’avvio delle procedure di campionamento, relativamente alla normativa tedesca, è la stesura di un “piano di riabilitazione” che stabilisca apriori il tipo e la portata delle misure di intervento necessarie sul sito in esame. In particolare esso deve contenere una sintesi della valutazione dei rischi e delle indagini di bonifica; informazioni riguardanti l’ utilizzo, passato e futuro, dell’ area da risanare; una descrizione degli obiettivi di bonifica e della relativa decontaminazione necessaria, comprendente anche direttive per la messa in sicurezza e per le misure di auto monitoraggio da adottare, con annessa pianificazione per l’esecuzione di queste misure d’intervento. Per l’avvio della scelta dei punti di campionamento si procede dividendo l’area in vari settori a seconda del diverso uso del suolo, del tipo di terreno, del sospetto di contaminazione dei diversi punti, delle caratteristiche del suolo o delle sue peculiarità (ad esempio lo sviluppo di un determinato tipo di vegetazione). Si procede tracciando sull’area una griglia immaginaria; se si hanno informazioni specifiche riguardo la distribuzione di inquinanti sul sito (note da conoscenze storiche o d precedenti sondaggi) saranno proprio questi dati ad essere presi in considerazione per la determinazione dei punti di campionamento della griglia. Tabella 1 ( BBodSchV, 12/07/99, Annex 1, pag 21 ) Profondità orientativa da utilizzare per il campionamento nelle indagini riguardanti il rapporto tra suolo-salute umana e suolo-vegetazione

1) Area di contatto per l’assunzione orale e cutanea di inquinante. Da 0 a 2 cm in più nel caso in cui l’assunzione inalatoria sia rilevante 2) Massima profondità raggiungibile dai bambini 3) Orizzonti di lavoro (termine agronomico) 4) Profondità primaria delle radici

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La tabella 1 determina le profondità di campionamento del suolo da tenere in considerazione per i test relativi agli inquinanti inorganici e organici non volatili. La quantità di campione da prelevare non è specificata nella normative ma va stabilita caso per caso. Essa deve però essere tale da garantire sia il test in laboratorio che la fornitura di un campione di riserva. I terreni devono essere campionati secondo layer e lo spessore di ogni layer che può essere rappresentato da un campione è normalmente di 30 cm. Nel caso in cui sia chiara nel campione la presenza di materiali che si distinguono per evidenza di inquinamento, per caratteristiche organolettiche e chimico-fisiche, o per una granulometria maggiore di 2 cm, tali elementi vanno rimossi dal campione totale e analizzati separatamente, in aggiunta ai campioni previsti per sondaggio. Ciò al fine di ottenere una maggiore estensione di informazioni per la ricostruzione di un profilo verticale. Per mezzo dei campioni di riserva, deve essere garantita l’analisi dei primi 2 cm del campione (a grana fine, fino a 63 micron, misura rilevante per la formazione di polvere) in quanto rilevante per la formazione di rischi derivanti dall’assunzione inalatoria di particelle di suolo. Qualora le conoscenze disponibili suggeriscano che le sostanze inquinanti presenti nell’area in questione siano equamente distribuite si può procedere tramite l’acquisizione di un “campione misto”: 1) In aree fino a 10.000mq può essere prelevato un campione ogni 1.000mq in almeno 3 diversi settori. Il campione misto deve essere ottenuto da 15 a 25 campioni singoli prelevati alla stessa profondità. 2) In aree fino a 500mq non è necessaria alcuna suddivisione 3) In aree >10.000mq i campioni devono essere prelevati da almeno 10 diversi settori Materiale grossolano, con granulometria >2 mm e materiale estraneo che può contenere inquinante, o al quale quest’ ultimo può aderire, deve essere rimosso dalla quantità totale del campione e mandato in laboratorio separatamente. Il campione viene setacciato al fine di ottenere una grana <2 mm. Eventuali agglomerati dovranno essere frantumati. Entrambe le frazioni, <2 mm e >2 mm, devono essere pesate, descritte e documentate. 58


Se la frazione di sopravaglio ( >2 mm ) contiene evidenti tracce di inquinante, deve essere opportunamente frantumato e successivamente esaminato. Tutti I materiali estranei contenuti nella materia campionata devono essere analizzati separatamente ed inclusi nella valutazione.

Dalla normativa di riferimento, in lingua originale: â&#x20AC;&#x153;Coarse materials (materials > 2 mm) and foreign materials that may contain pollutants or to which pollutants may adhere must be removed from the total sample quantity and sent to a laboratory test separately. Their mass proportion in the sampled soil horizon or layer unit must be established and documented. (â&#x20AC;Ś) Where a division into coarse and fine grain sizes must be made for soils, soil material and other materials (in particular slags and construction debris), a screen of 2 mm mesh width must be used to divide the material into size fractions of < 2 mm (fine portion) and > 2 mm (coarse portion) in grain diameter. Agglomerations should be crushed; however, aggregates of low stability (e.g. carbonate, iron concretions, pumice) should not be broken, if possible. Both size fractions must be weighed, described and documented; their dry matter portion must be determined. The fine portion must be homogenised and examined. If there is evidence of an increased pollutant content in the size fraction > 2 mm, this fraction must be obtained and, after crushing and homogenisation, also be examined. Any foreign matter contained in the sampled material must be examined separately, as required, and included in the evaluation.â&#x20AC;?

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3.2.4 Campionamento in Svizzera Fin dall'inizio occorre definire e documentare in modo esplicito e chiaro la problematica e l'obiettivo, mediante accertamenti preliminari. Essi costituiscono la premessa di fondo per una pianificazione e un'esecuzione mirata, efficiente e tecnicamente corretta. Gli accertamenti preliminari hanno il fine ultimo di ipotizzare il carico di sostanze nocive presenti sull’area. Tali ipotesi sono decisive per l'allestimento del piano di campionamento. Lo scopo è quello di stabilire anticipatamente l'esecuzione del prelievo di campioni al fine di conciliare al meglio i requisiti teorici relativi al prelievo di campioni con l'esecuzione pratica. Sono diverse le strategie relative alla distribuzione dei punti di campionamento sul sito. Lo schema di prelievo dei campioni risulta adeguato quando i punti di prelievo rappresentano adeguatamente la regione d'indagine e il numero di campioni è il minimo possibile. 1) Distribuzione casuale: è un metodo oggettivo che richiede però una grande quantità di campioni. Fattori di rilievo come l’ubicazione della vegetazione o altri ostacoli presenti sul sito non dovrebbero in teoria influenzare la distribuzione, il che però non è di fatto evitabile. 2) Distribuzione sistematica: si basa sull’ubicazione dei punti su un piano reticolare geometrico. Di regola viene impiegata la griglia quadrata. Il numero di campioni occorrenti è minore che nella distribuzione casuale. Un vantaggio è costituito dalla proporzionalità del numero di campioni rispetto all'area. 3) Distribuzione mirata: lo schema di prelievo di campioni è determinato dall'ipotesi sul carico di sostanze nocive nel suolo. La distribuzione dei punti di prelievo di campioni avviene in base a conoscenze professionali e considerazioni di plausibilità. Si distingue lo strato superiore, di regola i primi 20 cm, dagli strati sottostanti. L’inclusione dello strato superiore all’interno del campione può spesso influenzare i risultati dell’analisi in quanto, generalmente, il gradiente di sostanze nocive è molto elevato. Nonostante ciò, nella pratica del campionamento, i due strati non possono sempre essere separati. 60


La profondità massima del prelievo di campioni va stabilita caso per caso e lo spessore dello strato di suolo campionato deve essere compreso tra I 5 e I 40 cm. Il campione può essere “singolo”, e rappresentare quindi unicamente il punto di carotaggio, o una “miscela di campioni”, nel caso in cui si parta dal presupposto che il quantitativo di sostanze nocive presenti nella miscela sia all’incirca corrispondente alla stessa quantità di sostanze nocive nell’unità territoriale campionata. La quantità del campione deve essere sufficiente per rappresentare le caratteristiche chimiche e fisiche del terreno dell’intero sito e deve essere in quantità tali da assicurare la formazione di un campione di riserva, conservato finchè il risultato dell’analisi non è accertato con sicurezza, e un campione d’archivio, da conservare a lungo termine. Il trattamento preliminare del campione si compone di varie fasi, prima di tutte l’essiccazione. “Dai campioni completamente essiccati vengono per quanto possibile rimossi a mano pietre, parti organiche (residui vegetali) e materiale estraneo (per esempio rifiuti edili). Tale materiale va accantonato per la successiva pesatura.” “Dopo la frantumazione, il campione va passato in un setaccio con maglie di 2 mm. Dopo la setacciatura, occorre pesare la terra fine ottenuta e, per il controllo di eventuali perdite del campione, il residuo di setacciatura inclusa la cernita a mano. (…) Va tenuto presente che le fasi successive, comprese le analisi, vengono effettuate sulla terra fine ( < 2 mm ). Pertanto anche i risultati si riferiscono soltanto a questa frazione.”

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3.2.5 Campionamento in Spagna La fase pratica del campionamento è preceduta da una ricerca preliminare riguardante l’area in questione. La ricerca consiste nella raccolta di tutte le informazioni rilevanti riguardo l’area, come ad esempio la localizzazione, la storia, i tipi e le proprietà del suolo, al fine di fornire una prima ipotesi riguardo la possible contaminazione del terreno ed una prima proposta di pianificazione della ricerca. Spesso il risultato di questa indagine preliminare porta a definire sottozone nell’area studio con diversi gradi di contaminazione, permettendo quindi già apriori di suddividere l’area in settori più piccoli. Le strategie da utilizzare, relative alla distribuzione dei punti di campionamento sull’area, vanno valutate caso per caso. Ovviamente l’obiettivo è rappresentare adeguatamente la regione d’indagine tramite il minor numero di campioni. 1) Distribuzione casuale: sulla base di una griglia immaginaria che non tiene conto di nessuno dei cambiamenti osservati nel terreno durante l’indagine preliminare. Si applica solitamente quando si suppone una contaminazione omogenea del suolo. 2) Distribuzione sistematica: tiene conto dell’indagine preliminare ed usa quindi i punti del suolo presumibilmente più contaminati come generatori della griglia immaginaria. 3) Stratificata: l’area viene suddivisa in parti presumibilmente omogenee, definite “strati”, su ogniuna delle quail viene, in base al caso specifico, attuata una distribuzione casuale o sistematica. Laddove la ricerca sia mirata all’indagine di un valore medio piuttosto che alla variabilità della presenza di contaminanti nel suolo, si procede tramite l’acquisizione di un campione misto. L’area rappresentata da un campionamento misto non dovrebbe superare i 100x100 m. Nel campione composto dovrà contribuire equamente ciascuno dei singoli campioni. A seconda del grado di dettaglio che l’indagine vuole raggiungere si raccomandano i seguenti intervalli di campionamento: a) Indagini dettagliate: un campione ogni 5x5 m in orizzontale b) Indagini su media scala: un campione ogni 15x15 m in orizzontale 62


c) Indagini su larga scala: un campione ogni 25x25 m in orizzontale La profondità di campionamento dei suoli è variabile e dipende dal loro futuro utilizzo. Generalmente se si tratta di un suolo ad uso agricolo, la profondità di campionamento non deve superare i 20-25 cm; se si tratta di un suolo destinato a prateria la profondità ppropriata equivale a 10 cm. Nel caso in cui si presuma una certa omogeneità orizzontale, basta prelevare tre diversi campioni a diverse profondità: 1) Campione 1, superficiale: 10-20 cm 2) Campione 2: fino a 50 cm 3) Campione 3: fino a 1 m 4) Se si desidera campionare lo strato roccioso ad una profondità > 1m, si deve proseguire ad intervalli di 50cm Laddove sia possibile, lo strato superiore, definito solitamente come i primi 20 cm, va prelevato separatamente dagli strati sottostanti in quanto costituito solitamente da materia organica e vegetale. Se è evidente che lo strato vegetale è inferiore a 20 cm, il campione sarà prelevato ad una profondità di almeno 10 cm. Il numero di campioni prelevati deve essere sufficiente ma non eccessivo, perchè in tal caso l’indagine risulterebbe antieconomica. La dimensione del campione deve essere tale da garantire la rappresentatività della porzione di suolo indagato dal punto di vista chimico e fisico. Inoltre la quantità prelevata deve permettere la formazione adeguati sottocampioni, di cui uno da archiviare ed uno da utilizzare per eventuali analisi granulometriche. Il campione da anlizzare dovrà essere sottoposto ad un pretrattamento. Questo si compone di diverse fasi; prima di tutte l’essicazione, in modo da condurre l’analisi sulla totalità di materia secca che compone il campione. Dal campione vengono rimossi materiali estranei quail possono essere pezzi di vetro, detriti ecc. “La massa totale del campione secco, e la massa di qualsiasi materiale rimosso in questa fase deve essere valutato, e i risultati registrati.” Una volta essiccato e separato da frammenti estranei, il campione deve essere ridotto mediante un processo di frantumazione, al fine di ottenere una granulometria < 2mm. Eventuali grumi o aggregati saranno sottoporti ad un processo di frantumazione. 63


Se il materiale in fase di studio è un suolo contaminato può essere necessario polverizzare l'intero campione finché passa attraverso un vaglio di 2 mm. Dal manuale di riferimento, in lingua originale: “Cuando la muestra de suelo se ha secado hasta formar terrones, es necesario llevar a cabo un proceso de trituración. Antes de iniciarlo, cantos, fragmentos de vidrio, residuos, etc. deben eliminarse. La masa total de muestra seca, y la masa de cualquier material eliminado en esta etapa, debe evaluarse y anotar los resultados. Una vez secada y separados los fragmentos extraños, la muestra debe reducirse de tamaño por trituración hasta alcanzar un tamaño de partícula inferior a 2mm. En este sentido, es aconsejable determinar la distribución detamaño de partícula (curva de tamizado). Si el material que se estudia es un suelo contaminado o un residuo, puede ser necesario pulverizar la muestra completa, incluyendo por ejemplo trozos de escoria, hasta que el conjunto pase por un tamiz de 2mm.”

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3.2.6 – Tabelle di confronto delle modalità di campionamento Tabella comparativa modalità campionamento – Italia / Germania

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Tabella comparativa modalitĂ campionamento â&#x20AC;&#x201C; Italia / Svizzera

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Tabella comparativa modalitĂ campionamento â&#x20AC;&#x201C; Italia / Spagna

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3.3 Inquinanti considerati e concentrazione di soglia Tabella comparativa dei Valori Limite â&#x20AC;&#x201C; Italia / Germania

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Tabella comparativa dei Valori Limite â&#x20AC;&#x201C; Italia / Svizzera

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Tabella comparativa dei Valori Limite â&#x20AC;&#x201C; Italia / Spagna

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3.4 Osservazioni critiche sul confronto Dal confronto tra le diverse normative sono emerse alcune differenze. Di seguito sono riportate le più rilevanti : •Differenza del numero di inquinanti: Osservando il confronto tra le tabelle delle varie normative, nel paragrafo 3.3, risulta subito evidente che la normativa italiana annovera tra le CSC un numero maggiore di sostanze inquinanti del suolo rispetto alle altre normative. La spiegazione sta nel fatto che l'Italia fu uno degli ultimi paesi in Europa a dotarsi di una legge nazionale sulla salvaguardia e sulla bonifica del suolo. Durante la stesura della tabella dei valori di soglia di contaminazione del DM 471/99 vennero presi come riferimento tutti i valori presenti nelle normative degli altri paesi europei, dotati già da tempo di una normativa a riguardo. Ancora oggi la normativa italiana riporta 96 inquinanti, a fronte dei 15 di quella tedesca, dei 18 della normativa svizzera, i 40 di quella spagnola. Verrebbe naturale chiedersi a cosa sia dovuta questa disparità sulla quantità degli inquinanti del suolo. I fattori sono sostanzialmente tre: -In alcuni casi le normative europee riassumono una classe di inquinanti, contrariamente a quella italiana che li elenca uno ad uno. (es: la normativa italiana mette in elenco clorometano, diclorometano, triclorometano ecc. Quella spagnola li raggruppa come somma sotto un' unica voce: Alifatici clorurati cancerogeni) -Molte sostanze presenti nella tabella italiana sono sostanze comunemente presenti in natura, (tutti i metalli pesanti, l' amianto, gran parte degli idrocarburi, l'arsenico ,ecc) il problema sta quindi nel capire se possono costituire un rischio. -In alcune normative, come quella tedesca, le sostanze non presenti in tabella vengono analizzate caso per caso con l'analisi di rischio. •Soglie di concentrazione troppo restrittive: Come evidenziato nelle tabelle di confronto, nel paragrafo 3.3, i valori di CSC della normativa italiana risultano essere più restrittivi rispetto a quelli delle altre normative. Questo è dovuto ad un apparente fondamentalismo ecologista del DM 471/99 che adottò dei valori limite molto bassi per le funzioni residenziale/verde pubblico e molto alti per le funzioni commerciale/industriale. I valori di soglia riferiti alla destinazione d’uso a verde sono infatti talmente bassi che risultano difficilmente ragiungibili, se non con investimenti giganteschi, spesso superflui. Ciò favorì, e continua a favorire, due 75


principali soggetti: i grandi gruppi industriali proprietari dei terreni da bonificare e le imprese di bonifica e smaltimento. Questo, di fatto, ha portato ad uno sviluppo delle funzioni terziarie e commerciali per i quali sono previste soglie di concentrazione più alte, in alcuni casi addirittura di 10, 20, 100 volte più alte rispetto ad una destinazione d’uso a verde (il caso più emblematico è quello dello stagno in cui i valori limite per le concentrazioni di contaminazione sono rispettivamente 1 mg/kg per i terreni destinati a verde, e 350 mg/kg per i terreni destinati a terziario e commerciale: ben 350 volte più permissivi). •Top Soil: Un altro punto importante di confronto è il tema del ‘topsoil’, sul quale la normativa italiana mostra grosse lacune. Il ‘topsoil’ è un fattore molto importante in termini di contaminazione e bonifiche in quanto, costituendo lo strato superficiale,in media i primi 20-30 cm del suolo, è la principale via di esposizione per contatto dermico e ingestione/inalazione. Nel D.Lgs 152/06, viene definito come suolo superficiale, il primo metro di terreno (da 0 a -1m di profondità), mentre ai fini dell'analisi di rischio, i primi 20-30 cm, non vengono tenuti in considerazione. Contrariamente alla normativa italiana, quelle europee prese in analisi attribuiscono molta importanza al ‘topsoil’. In Germania ad esempio sono stati effettuati degli studi che stabiliscono, in base a diverse declinazioni di area verde (playground, parchi e zone agricole) e in base ai possibili fruitori, diverse profondità di campionamento. Inoltre non obbliga a rimuovere interamente l'inquinamento nel sottosuolo e ammette la possibilità di bonificare solo il ‘topsoil’ inquinato o di sostituirlo con un altro strato di terreno, compatibile con i parametri accettabili per l'uso del suolo in quell' area. •Analisi di rischio: L’analisi di rischio è una delle principali differenze tra la normativa italiana del ’99 e quella del 2006. Nonostante in tutti gli altri paesi europei si stesse già utilizzando l’analisi di rischio, e nonostante l’Italia fosse già in ritardo, nella normativa del 2006 vengono introdotte solo alcune linee guida generiche, senza sviluppare a fondo l’argomento. Ciò implica che prima del 2006, i valori tabellari di CSC (che sono rimasti invariati nonostante l’aggiornamento della normativa), erano considerati come valori tassativi nonostante nelle altre nazioni europee fossero definiti solo come ‘soglie di attenzione’. 76


L'analisi di rischio serve per lo sviluppo di un modello concettuale di un sito, e viene effettuata tramite modelli/software. La normativa italiana non impone l’utilizzo di un modello specifico per l’ analisi di rischio; l'unico requisito necessario che viene indicato è che il software sia riconosciuto a livello internazionale. Questo può costituire un problema in quanto: -non tutti i modelli funzionano allo stesso modo -non tutti i modelli necessitano dell'inserimento degli stessi parametri -non tutti i modelli sono compatibili tra di loro Non predisporre di un unico software o di un numero definito di questi può avere dei risvolti pericolosi: c'è il rischio che possa venire impiegato un modello al posto di un altro al fine di ottenere un diverso risultato, determinante per stabilire la futura destinazione d’uso dell’area.

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4. INQUINAMENTO

4.1 Analisi dei livelli di inquinamento: stato di fatto del suolo Sull'area sono state effettuate, seppur in tempi diversi e per analisi differenti, numerose campagne di indagine che hanno fornito una notevole quantità di dati analitici. Il Ministero dell'Ambiente, nell'approvare i risultati della caratterizzazione, ha ritenuto che tali indagini fornissero un quadro sufficientemente chiaro di una situazione diffusa di contaminazione per diverse classi di contaminanti. Il progetto pertanto è stato realizzato sui risultati delle numerose indagini ambientali condotte sull'area. Sono stati raccolti alcuni dati parziali corrispondenti a sondaggi eseguiti nel periodo 1979-1995. Si è fatto inoltre riferimento ad un’ indagine ambientale commissionata da AEM conclusasi nella primavera del 1997 e ai risultati di due campagne integrative di sondaggi (luglio 1997- dicembre 1997). Nel periodo 1995-1999 si sono succedute n. 8 campagne d'indagine, nel corso delle quali sono state effettuati: - 177 sondaggi a carotaggio continuo e 75 scavi con escavatore, con prelievo ed analisi di oltre 650 campioni di terreno e n. 77 analisi granulometriche; - 213 punti di prelievo ed analisi di gas interstiziale; - messa in opera di n. 40 piezometri a profondità variabile tra 30 e 80 m, rete di controllo di qualità di 13 piezometri con prelievi ed analisi quadrimestrali, misura mensile dei livelli statici. Infine il Ministero dell’ Ambiente ha richiesto al Comune di Milano la realizzazione di un' ulteriore campagna analitica con l'obiettivo di aggiornare le analisi al dettato legislativo del D.M. 471/99 (emanato successivamente alla realizzazione delle precedenti indagini). La campagna d'indagini, condotta da MM (agosto — settembre 2002), ha previsto l'esecuzione di 118 sondaggi (tra scavi e carotaggi profondi) con prelievo di 278 campioni di terreno. In totale sull’ area sono stati eseguiti circa 370 scavi e carotaggi per un totale di 956 campioni di terreno analizza78


ti. La contaminazione è fondamentalmente costituita da supermenti diffusi dei limiti previsti per l'utilizzo residenziale/verde pubblico (riportati nel capitolo 3.3) per i parametri metalli pesanti (arsenico, rame, piombo e zinco), cianuri, fenoli, IPA, idrocarburi pesanti (0>12). Sono inoltre individuabili aree estese di superamento dei limiti previsti per la destinazione industriale/commerciale (riportati nel capitolo 3.3) per i parametri arsenico, cianuri, idrocarburi pesanti e IPA. È individuabile infine un'area con un problema puntuale di contaminazione da BTEX. La disponibilità di una mole significativa di dati pone alcuni interrogativi rispetto al possibile loro utilizzo. Risulta infatti molto importante disporre di molti dati analitici, ma è altrettanto, se non più importante, utilizzarli nel modo più appropriato e significativo. Nel caso del progetto in questione è stato innanzitutto operato un importante lavoro di recupero e validazione dei dati relativi alle campagne analitiche pregresse. Sono stati utilizzati tutti i dati che il Comune di Milano ha fornito ad MM mediante il database ufficiale depositato presso il Settore Ambiente ed Energia — Servizio Bonifiche Ambientali. Purtroppo le diverse campagne analitiche succedutesi durante gli anni non sono state realizzate con le medesime modalità. Soprattutto è stata verificata una certa differenza nelle profondità a cui è stato scelto di prelevare i campioni di terreno, da parte dei diversi operatori. Al fine di ottimizzare i dati disponibili, è stato pertanto scelto di "discretizzare" l'analisi della contaminazione. Sono state individuate 4 fasce di terreno, in funzione delle profondità maggiormente "esplorate" durante le indagini, della tipologia di contaminazione, delle necessità di bonifica: ! da O a 3 metri di profondità ! da 3 a 7 metri di profondità ! da 7 a 12 metri di profondità ! oltre 12 metri di profondità. Le indagini eseguite sull'area, hanno permesso di avere a disposizione circa. 1000 campioni di terreno. Considerando che questi sono distribuiti su una pr o fondità media di ca. 10 metri, per ogn un a de lle 4 f asce di ter re n o s c elte per la "discretizzazione'", sono disponibili almeno 250 punti campionamento e analisi. Data la mole di dati a disposizione, è stata operata una rappresentazione semplificativa dei risultati: le carte tematiche sono state realizzate per i contaminanti maggiormente ritrovati sull'area, alcuni dei quali aggregati 79


per "famiglie" (IPA e BTEX). Il prodotto finale di questo processo sono delle planimetrie sulle quali sono state mappate le concentrazioni alle diverse profondità 0-3m, 3-7m, 7-12 e maggiore di 12m per ognuno dei seguenti contaminanti: Arsenico, Cadmio, Cianuri, Fenoli, Nichel, Piombo, Rame, Zinco, Idrocarburi leggeri (0<12), Idrocarburi pesanti (0>12), Sommatoria BTEX, Sommatoria IPA. Queste operazioni hanno consentito di ottenere una stima delle aree di terreno contaminato. Tali aree sono diventate la base per la stima delle volumetrie di terreno contaminato: circa 357'359,5 mc. Nel calcolo delle aree contaminate sono state escluse alcune zone significative del sito: • C ab i na AEM: area re c en t emen te c on ver tita , su c ui è ubic at a una staz io ne di decompressione di gas metano in servizio; • Museo del Presente: area su cui è stato approvato un progetto di bonifica stralcio, con obbiettivi di bonifica verde/residenziale • Area della nuova centrale di cogenerazione, per la quale è già stato chiesto lo stralcio in quanto con qualità dei terreni compatibile con la destinazione d'uso. • Edifici Sala Pressione 2 e limitrofi: edifici costruiti, con fondazioni profonde, in tempi prece dent i alle att iv ità di produzion e del gas, si sono considerati in den ni da contaminazione;

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4.2 Limiti della caratterizzazione. Osservazioni critiche: Verde si può? Come scritto nei capitoli precedenti, le aree dismesse di Bovisa, in particolare l'area ex-AEM, da decenni sono state oggetto di piani di riqualificazione, tutti rimasti sulla carta. L’ accordo di programma, stipulato nel 1997, prevedeva che la bonifica fosse fatta dal Comune. Durante gli anni novanta il Politecnico di Milano acquistò, al costo di 23 miliardi di Lire, una quota di terreni dal Comune, a patto che fosse quest'ultimo ad occuparsi della bonifica . Nel 2007, a 10 anni dalla sottoscrizione, l'accordo di programma è scaduto per mancanza di fondi. Secondo il vigente PGT l' ATU Bovisa "si appresterà a divenire polo internazionale dedicato alla ricerca e all’innovazione sui temi dell’energia e della mobilità sostenibile. Sorgerà uno Science Park…." Dei quasi 900.000 mq di superficie territoriale, più del 40% sarebbero destinati a spazi e servizi di interesse pubblico generale e solo il 10% per spazi a parco, nonostante il rapporto verde/abitanti sia oggi prossimo allo zero. La s.l.p. massima accoglibile prevista è di 490.000 mq. L'obiettivo dell'amministrazione sembra quindi chiaro: coinvolgere l'edilizia privata, attivando un meccanismo di finanziamento che, garantendo volumetrie al privato, pagherebbe il costo della bonifica e sbloccherebbe un progetto fermo da anni. Se ciò accadesse, l'area perderebbe la quasi totalità del proprio patrimonio arboreo e architettonico, il primo sviluppatosi nel corso degli ultimi trent'anni, il secondo risalente agli inizio del secolo. Questo significherebbe per il quartiere e per l'intera città, perdere l'ultima occasione disponibile per dotarsi di una vera, grande area verde. L'ipotesi di vedere la Bovisa diventare, entro poco tempo, un grande e interminabile cantiere è favorita proprio dalla normativa italiana sulle bonifiche. Nel capitolo precedente, il confronto con alcune normative europee ha fatto emergere come i valori di inquinamento del suolo considerati accettabili in Italia, penalizzino fortemente le destinazioni d’ uso a verde pubblico, piuttosto che quelle terziarie. E' emerso inoltre che, ai fini dell’ analisi di rischio da contatto ed ingestione, la normativa italiana utilizza il valore risultante dalla media del campionamento da 0 ad 1m di profondità. In realtà non risulterebbe necessario sapere quali inquinanti sono presenti da 0 ad 1 m di profondità, come prescrive la normativa italiana, basterebbe invece sapere quali inquinanti ci sono nei primi 20-30 cm, il cosiddetto ‘top soil’ (es. nella normativa tedesca, l’analisi di rischio afferma che la mas82


sima profondità raggiungibile dai bambini, per una eventuale destinazione d’uso a playground, è massimo 35 cm e l’area di contatto per una eventuale assunzione orale e cutanea di inquinante è circa 10 cm). Durante le molteplici indagini effettuate sull’area non sono state effettuate analisi specifiche del ‘top soil’: infatti il dato attualmente disponibile è quello sugli inquinanti presenti entro il primo metro (nella normativa italiana è infatti definito ‘strato superficiale’ il primo metro di profondità, senza alcun riferimento al ‘top soil’); in questo modo il dato relativo al livello di contaminante presente nel suolo risulterà più elevato, rendendo il suolo inutilizzabile per usi a verde. La questione del top soil non è normata nonostante, al fine dell’ analisi di rischio, sia di fondamentale importanza. Da un lato il top soil, essendo rappresentato dai primi 20 cm di terreno, dovrebbe essere composto prevalentemente da humus, foglie secche o comunque da materia organica, a maggior ragione in un suolo ‘forestale’ non fruito da diversi decenni. Dall’altro lato, l’analisi limitata al solo ‘top soil’, potrebbe restituire dati fuorvianti in merito al tasso di inquinante presente nel suolo, essendo quest’ultimo in diretto contatto con gli inquinanti atmosferici. L’area della Goccia è isolata dal traffico veicolare poiché circondata completamente da un anello ferroviario, quindi, se così fosse, i ‘top soil’ delle aree verdi al di fuori di questa dovrebbero risultare ancora più inquinati, in quanto esposti agli agenti atmosferici e al traffico automobilistico. Non è stata però condotta alcuna analisi dei ‘top soil’ delle aree circostanti per poter comparare i valori del tasso di inquinamento, né tantomeno è stata condotta un’analisi dell’aria nell’area di Bovisa. A proposito della qualità dell'aria si può affermare che, più che di un ‘rischio outdoor’ si possa parlare di un ‘rischio indoor’. In altre parole qualora si intenda scavare per fondare edifici verrebbero portati inevitabilmente alla luce i gas presenti nel terreno, con il rischio da parte dei lavoratori di entrare in contatto con gli inquinanti e di accumulo di gas nocivi degli interrati dei futuri edifici. I risultati della caratterizzazione, effettuata da “Metropolitana Milanese”, devono ancora essere aggiornati in base alla nuova normativa approvata nel 2006. Rispetto alla normativa del ’99, sulla base della quale è stata effettuata l'indagine, il principale aggiornamento introdotto dalla normativa del 2006, oltre all'analisi di rischio, riguarda il dato granulometrico.

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Secondo la normativa del ’99 l’analisi del campione veniva condotta sulla totalità di materiali secchi passanti al vaglio di 2 mm. La nuova normativa prevede invece di scartare in campo la granulometria > 2cm, di passare al vaglio di 2 mm il resto del campione, e di effettuare l’ analisi su quest’ ultima frazione, ovvero sulla terra fine. L’analisi viene effettuata sul materiale con granulometria < 2mm perché solitamente presenta caratteristiche più favorevoli all’assorbimento di inquinante. Considerate le caratteristiche del terreno milanese, il sopravaglio (la frazione granulometria dai 2mm ai 2 cm), rappresenta all’ incirca il 30-40% della totalità del campione. Di conseguenza un eventuale aggiornamento della caratterizzazione, secondo la 152/06, porterebbe ad una riduzione della soglia di concentrazione almeno del 30-40% rispetto ai risultati attuali, nonostante i valori di soglia rimangano gli stessi in entrambe. Dall’ analisi dei documenti delle indagini di Metropolitana Milanese sono emerse carenze anche per quanto riguarda il monitoraggio della falda. I dati dei piezometri posti a monte e a valle sono stati analizzati a distanza di pochi giorni sincronicamente, senza considerare le tempistiche di scorrimento dell’acqua da monte a valle. Non è possibile dunque capire se effettivamente vi sono passaggi di inquinante dal terreno in falda. Inoltre, alcuni dati sulla falda, rilevano la presenza di inquinanti non presenti nel terreno di Bovisa, il che vuol dire che l’acqua della prima falda arriva in Bovisa da nord già inquinata. Tuttavia negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo, alla luce dei nuovi sviluppi sull'area, alle innumerevoli analisi effettuate sul suolo se ne stanno aggiungendo delle altre che confluiranno in una nuova caratterizzazione, aggiornata alla normativa del 2006. Un punto però rimane in sospeso: per fare una giusta caratterizzazione bisognerebbe ipotizzare una destinazione d’ uso, ma ad oggi dagli organi comunali non sono ancora state divulgate informazioni ufficiali in merito. Se si ipotizzasse una destinazione d’ uso a verde, tenuto conto di tutti i fattori precedentemente elencati, non ci sarebbe bisogno di bonificare tutto il suolo (considerato soprattutto che in quest’ area il contaminante è presente fino a 18 m!), di conseguenza i costi della bonifica subirebbero un radicale ridimensionamento, tale forse da permettere una riduzione parziale o totale delle volumetrie previste all'interno della goccia. Al contrario Bovisa non sembra necessitare di ulteriori costruzioni, il quartiere trabocca di edifici abbandonati o invenduti che all’epoca della loro costruzione avrebbero 84


dovuto, nelle intenzioni, incrementare l'attrattiva della zona. Vediamo i più evidenti: in via Durando svetta ancora lo scheletro in metallo di quella che doveva essere una casa per lo studente. Confinanti con questo “fantasma” ci sono le costruzioni dello studio Mendini, pensate per uffici di moda e design, inaugurate la primavera scorsa e ancora per la maggior parte sfitte. In via Cosenz 54, tre torri ed un edificio interno per un totale di 600 appartamenti sono tuttora vuoti. Anche Milano, più in generale, non sembra necessitare di ulteriori costruzioni: basti pensare al recente progetto Ex Fiera/City Life, un progetto di ‘soli’ 280mila mq di SLP (rispetto ai 730mila previsti su Bovisa). Circa la metà degli edifici sono stati abbandonati dall’ imprenditore che non riusciva a venderli, di conseguenza due torri su tre, previste dal progetto, non verranno costruite. Inoltre negli ultimi dieci anni la popolazione di Milano non è cresciuta, anzi si è ridotta. L’ area di Bovisa costituisce una risorsa potenziale importantissima per la città di Milano in grado di poter elevare la qualità di vita non solo degli abitanti del quartiere, ma di tutta la città, rappresentando il pezzo centrale di una penetrazione di verde assai più grande all’ interno del contesto metropolitano. A Milano non vi sono infatti altre possibilità di realizzare un parco verde di tali dimensioni ubicato quasi al centro della città. Collocando Bovisa in un contesto a scala territoriale, se l’ area della Goccia venisse destinata a verde, consentirebbe di collegare altre realtà esterne molto importanti, come ad esempio il Parco delle Groane, l’ unico parco di carattere naturale presente a nord di Milano. In tal modo potrebbe crearsi un sistema di mobilità lenta, percorribile nel verde, che consenta di arrivare in bicicletta fino a Porta Nuova. Anche dal Parco Nord, di carattere artificiale, sarebbe possibile, attraversando il Parco Verga, creare un persorso ciclabile nel verde all’ interno dell’ area metropolitana, che, passando per Bovisa, arrivi fino al nuovo centro direzionale. L’ area della Goccia di Bovisa rappresenta quindi un’ occasione da non perdere che consentirebbe un innalzamento della qualità della vita dei cittadini tramite la riqualificazione della qualità urbana e dei servizi, nulla a che vedere con ulteriori costruzioni.

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5. ANALISI DEL PATRIMONIO ESISTENTE

5.1 Stato di fatto del Patrimonio Architettonico L’area di Bovisa, in particolar modo quella dei gasometri conosciuta come la ‘Goccia’, interna all’anello ferroviario, è stata, nel corso degli anni, oggetto di mutazioni che ne hanno sconvolto o anche solo parzialmente modificato i tipi di attività che vi erano insediati. Dal 1950 in poi, moltissime fabbriche si avviarono, chi verso una definitiva chiusura, chi abbandonando il territorio, chi verso una drastica ristrutturazione. L’area delle officine del gas subì un forte sviluppo fino al 1969, anno della dismissione. Successivamente, fino agli anni ’80, si andò incontro ad un periodo di continue dismissioni e demolizioni. Motivo primario di queste demolizioni è soprattutto lo sviluppo tecnologico e quindi la sostituzione dei vecchi sistemi di produzione con i nuovi. La produzione del gas passò dalla lavorazione del carbon fossile a quella del reforming catalitico. Numerosi sono gli edifici demoliti a causa del cambiamento di questi processi, tra questi, nell’area delle ex officine del gas AEM, troviamo: le casse di desolforizzazione, l’edificio di distillazione del gas povero con i relativi servizi, la batteria di distillazione, un silos, l’impianto di macinazione, un gasometro, l’edificio estrattori, una torre dell’ acqua, l’ edificio di debenzolizzazione. Molti altri rischiano di essere demoliti per far posto al nuovo insediamento universitario come da accordo di programma. Il partrimonio architettonico-industriale dismesso presente nell’area della Goccia, è la testimonianza archeologica di un passato non troppo lontano ed in quanto tale non dovrebbe essere demolito. Lo scheletro dei gasometri ha caratterizzato per decenni il panorama della periferia nord-ovest della città diventando ormai un landmark per il territorio. Nelle tavole di seguito si fornisce un rilievo fotografico degli edifici sopravvissuti alle demolizioni. Laddove è stato possibile visitare l’interno si fornisce anche una fotografia di quest’ultimo. Ogni edificio è accompagnato da una piccola descrizione che specifica le caratteristiche principali: 86


periodo di costruzione, ultima destinazione dâ&#x20AC;&#x2122;uso, tipologia costruttiva e stato di conservazione. Alcuni edifici ospitano ancora i macchinari e le sale comando che fino pochi decenni fa permettevano l'illuminazione di Milano. Nelle descrizioni sono stati segnalati inoltre gli edifici che di recente hanno subito ristrutturazioni o adeguamenti.

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5.2 Stato di fatto del Patrimonio Vegatale All’interno dell’a ‘Goccia’ si è sviluppata nel tempo una grande massa arborea. Accanto a filari di pioppi, si sono sviluppati gruppi di arbusti di vario tipo. Nel giro di dieci anni, come si evince dalla tavola 5, la massa arborea si è almeno triplicata. L’attuale massa arborea ed arbustiva presente sull’area della Goccia è paragonabile alla massa arborea di Parco Sempione. Al suo interno sono state identificate diverse specie: i gruppi più folti sono costituiti prevalentemente da pioppi di vario tipo, vi sono poi aceri e tigli (che costituiscono generalmente i filari a piantumazione regolare), betulle e vegetazione infestante. Alcuni gruppi, probabilmente quelli di più vecchia piantumazione, sono oggi esemplari di prima grandezza, che possiedono un grande valore paesaggistico. Tuttavia anche la vegetazione cosiddetta ‘infestante’, come ad esempio la robinia ha assunto, nel tempo, dimensioni tali da contribuire enormemente alla grande quantità di verde presente sull’area. Con il passare degli anni, veri e propri boschi di robinie hanno preso piede soprattutto nella fascia che costeggia l’asse ferroviario. E’ stata inoltre rilevata la presenza puntuale di alberi da frutto, come ad esempio fichi e noci. Ovviamente, considerato lo stato di abbandono in cui giace l’area da anni ed anni, la vegetazione continua a crescere indisturbata e senza alcuna cura. In alcune zone, la vegetazione infestante (quale ad esempio rovi di more) ha spesso reso inaccessibili queste vere e proprie aree boscate. In altre zone si sta man mano espandendo sugli edifici stessi. Nella prima tavola è stata fatta una prima distinzione tra la vegetazione arborea (distinta in piantumazione regolare o a gruppi), piantumazione erbacea ed arbustiva, e vegetazione infestante. Tra le principali specie presenti nell’area troviamo: Platanus occidentalis, Populus tremula, Populus pyramidalis, Tilia cordata, Acer campestre, Acer negundo, Amorpha fruticosa, Rubus ulmifolius, Phytolacca acinosa, Buxus sempervirens, Viburnum. Tra le principali specie infestanti presenti sull’ area vi sono invece: Robinia pseudoacacia e Ailanthus altissima. La presenza di specie infestanti permette inoltre la crescita di altri arbusti che si sviluppano all’ ombra delle prime. Nella seconda tavola è rappresentata una distinzione più netta delle alberature ad alto fusto. Sono stati identificati gruppi di Pioppi, Robinie, Tigli, Aceri, e Platani. 91


5.3 Criteri di vincolo In relazione all’ individuazione delle grandi masse arboree e arbustizie presenti sull’ area ed al rilievo fotografico degli edifici, si è proceduto alla stesura di una ‘carta dei vincoli’ (Tav 7). Per procedere all’ individuazione del patrimonio vegetale da vincolare, sono state indivuduate le diverse specie arbustive presenti sull’ area. Nella carta dei vincoli sono state ovviamente segnalate le specie più pregiate, quali pioppi, aceri ecc, distinguibili solitamente nelle zone in cui è più evidente una piantumazione in filari. Oltre a queste, sono state vincolate anche le specie così dette ‘infestanti’, che però, nonostante questa connotazione negativa, sono cresciute indisturbate negli anni, tanto da formare veri e propri boschi. La parte più densa di vegetazione è collocata proprio nel cuore della ‘Goccia’ ed è costituita non solo da specie di pregio quali pioppi, betulle, aceri, ma anche da specie cosiddette ‘infestanti’, come ad esempio la robinia, che nel tempo hanno contribuito a densificare notevolmente la massa arborea (come si evince dalle Tav 5 e 6) e a creare una sorta di ‘barriera naturale’ nei confronti della ferrovia. Per quanto riguarda il patrimonio architettonico presente nella ‘Goccia’ si tratta ovviamente di edifici che rappresentano un’ archeologia industriale. Alcuni di questi, come al esempio lo scheletro dei gasometri o i silos, sono diventati ormai da decenni dei landmark per il territorio. Questo è sicuramente uno dei criteri fondamentali secondo i quali alcuni edifici sono stati vincolati. Altri invece sono quelli risalenti alla prima metà del secolo caratterizzati perlopiù dall’ utilizzo di una struttura portante in mattoni rossi, e dalla frequente presenza di capriate in ferro. Altri edifici ritenuti ‘di pregio’, e conseguentemente vincolati, sono quelli che presentano un buono stato di conservazione o che sono stati recentemente ristrutturati. A questi si aggiungono gli edifici all’ interno dei quail vi è la presenza di macchinari in disuso, testimonianza di un passato industriale dell’ area.

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6. PROPOSTA PROGETTUALE

6.1 Analisi dell’area L'analisi è stata effettuata sul contesto urbano che circonda la ‘Goccia’ di Bovisa. La ‘goccia’ è situata in una posizione strategica nel contesto Milanese, si trova infatti a cavallo tra la parte centrale della città e quella periferica. Pur confinando a nord con Quarto Oggiaro, sembra che le due zone non siano affatto contigue in quanto l'arco ferroviario che le divide, rappresenta un vero e proprio limite, difficilmente valicabile, in alcuni casi addirittura un recinto. I casi più emblematici sono le due piccole aree triangolari limitrofe a nord della ‘goccia’, completamente circondate dalla ferrovia ed accessibili solo tramite un sottopasso. Queste enclave hanno accentuato la difficoltà di comunicazione fisica tra Quarto Oggiaro e Bovisa, proiettando il primo più verso l'hinterland che verso il centro città. Tagliando trasversalmente la Goccia è facile notare come essa sia divisa dal resto del contesto urbano dalla ferrovia, elemento che ha impedito la saldatura e il collegamento tra i quartieri di Villapizzone e Bovisa. Villapizzone è un piccolo quartiere situato a sud del tracciato ferroviario, cresciuto sulla traccia di un vecchio borgo rimasto isolato, anch'esso stretto tra due infrastrutture, la ferrovia a nord-est e l'asse viabilistico di Console Marcello ad ovest. Dall'altra parte, a nord-est della ‘goccia’, c'è Bovisa, probabilmente la parte più integrata, vero e proprio proseguimento della città. Dall'analisi funzionale Bovisa, rispetto ai quartieri più periferici con i quali confina, possiede una struttura funzionale più variegata e diffusa ad eccezione del verde, quasi inesistente. Negli ultimi anni a Bovisa è cominciato un processo di riconversione del vecchio tessuto produttivo che ha visto crescere nel quartiere un gran numero di nuove costruzioni, molte delle quali rimaste vuote. Anche i servizi risultano adeguati o comunque facilmente accessibili: sono presenti tutti i livelli scolastici, dalle elementari alle superiori, buon collegamento con il trasporto pubblico (tram, filobus, treno, passante ferroviario), equidistante dagli ospedali Sacco, Galeazzi e Niguarda. A livello viabilistico l'area è lambita nella parte sud dalla 96


circonvallazione esterna e nella parte ovest dall'asse portante Console Marcello proveniente da nord-ovest che si congiunge in seguito a Via Macmahon. Dall’analisi si evince come questi siano gli assi maggiormente trafficati, frequentemente congestionati durante gran parte della giornata. Le principali criticità sono rappresentate dalla difficoltà di collegamento trasversale tra Villapizzone e Bovisa, e dalla scarsa accessibilità a livello veicolare e pedonale nella parte nord. Nella Tav 8 è illustrata la divisione catastale delle proprietà all'interno della Goccia e delle aree circostanti alla stazione di Bovisa. Risulta evidente che l'area dei gasometri, di maggior interesse per il progetto, appartiene prevalentemente al Comune di Milano ed in parte ad A2A s.p.a.. Il Comune inoltre è proprietario dell'area ex Montedison a nord della stazione di Bovisa. Le rimanenti aree appartengono a: Politecnico di Milano, Esselunga s.p.a. , istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri ed Euromilano.

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6.2 Vincoli e principi generali L’area di Bovisa rappresenta per la città Milano una delle ultime possibilità di realizzare una grande penetrazione verde. Collocatata nel contesto territoriale dell’area metropolitana, Bovisa rappresenterebbe la parte centrale di un percorso verde, ciclabile e pedonale che, partendo dal parco delle Groane, arrivi quasi fino al centro della città. Nei decenni vi si è sviluppata una grande massa arborea che contribuirebbe ad affermare il ruolo di Bovisa quale grande parco urbano e punto focale di una penetrazione verde assai più grande. Uno dei vincoli fondamentali della seguente proposta progettuale è proprio la difesa del patrimonio arboreo sviluppatosi nell’ultimo mezzo secolo e che il progetto del comune vorrebbe distruggere a favore della cementificazione. La proposta progettuale si focalizza in particolar modo sull’area della ‘Goccia’ di Bovisa, che prende il nome dalla forma conferitale dalla ferrovia. Quest’ultima infatti, che all’inizio del secolo rappresentava la principale potenzialità per l’area, adesso la circonda completamente facendole assumere tutte le caratteristiche di una enclave. La ‘goccia’ dalla dismissione delle industrie, si presenta in uno stato di completo abbandono, sia per la questione della bonifica, precedentemente argomentata, sia perché risulta completamente isolata dal tessuto urbano esistente. Tra i principi progettuali c’è infatti anche la connessione dell’area (carrabile e ciclopedonale) al contesto circostante tramite il prolungamento degli assi esistenti interrotti. Per l’infrastrutturazione dell’area, sia a livello carrabile che di trasporto pubblico, sono state prese come riferimento le linee guida dettate dal progetto del comune, ovviamente adattate per una destinazione d’uso a parco. Il progetto si propone inoltre, di recuperare la maggior parte degli edifici appartenenti al patrimonio architettonico/industriale esistente sull’area insediandovi parte delle volumetrie richieste dal Politecnico di Milano nel progetto di espansione del dipartimento di ingegneria elettronica e della facoltà di ingegneria dell’informazione. Viene inoltre identificata, in relazione alla ‘carta dei vincoli’ (Tav 7) un’area edificabile nei pressi della stazione di Villapizzone per una possibile seconda espansione prevista dal progetto del Politecnico.

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6.3 Esigenze della cittadinanza Durante la stesura della tesi, preziosa è stata la collaborazione con il comitato ‘La Goccia’. Il comitato, attivo dal 2012, nasce dall’aggregazione di alcuni abitanti del quartiere di Bovisa interessati al futuro dell’area delle ex officine AEM, la cosiddetta ‘goccia’. Il comitato si pone come obiettivo la difesa dall’area della ‘goccia’, da cui ovviamente prende il nome, in quanto considerata una potenziale risorsa per il quartiere stesso e per la città di Milano. Il principio primo del comitato è sicuramente quello di evitare un’ulteriore cementificazione del quartiere, come quella proposta dall’ultimo progetto del comune. Nel quartiere infatti, abbondano edifici nuovi ma vuoti, spesso non rispettosi della identità del quartiere, e altri addirittura lasciati incompiuti da molti anni. In questa ottica, il comitato si batte per la conservazione dell’archeologia industriale presente sull’area al fine che quest’ultima possa essere riutilizzata e rivalorizzata. Le nuove volumetrie proposte dal comune, porterebbero inoltre alla distruzione del preziosissimo patrimonio arboreo attualmente presente sull’area. Inoltre, il rapporto verde/abitanti attualmente presente nel quartiere di Bovisa è prossimo allo zero, di conseguenza, se i piani del comune andassero a buon fine, i cittadini di Bovisa perderebbero l’ultima opportunità di alzare quest’indice. Più in generale, in riferimento alla città di Milano, in un referendum del giugno 2011, i cittadini hanno richiesto al comune di preservare gli alberi e le aree verdi esistenti e di invertire la pericolosa tendenza al consumo di suolo. L’esito di questo referendum è stato circa del 95/96% dei votanti a favore di questa richiesta. La proposta progettuale che segue è quella per la realizzazione di un parco urbano, in linea con le esigenze della cittadinanza. Al fine di soddisfare quest’ultime al meglio, abbiamo chiesto ai membri del comitato quali fossero le effettive carenze del quartiere e quali le funzioni necessarie al fine di una riqualificazione urbana. Il progetto si propone quindi di soddisfare queste carenze e di ubicare all’interno del parco alcune funzioni richieste proprio dagli abitanti di Bovisa. Durante un’assemblea pubblica, tenutasi il 5 aprile 2013, i cittadini hanno espresso i propri suggerimenti ed i propri bisogni riguardo l’area della ‘goccia’. Tra le funzioni più gettonate: un museo di storia industriale, con l’eventualità di organizzare percorsi di archeologia industriale all’interno dell’area, al fine di restituire 105


identità agli edifici abbandonati da decenni; un auditorium, dove sia possibile svolgere eventuali concerti, o che possa servire come cinema all’aperto durante la stagione estiva; un luogo dove svolgere attività sportive, anche all’ aperto; spazi di aggregazione per i giovani e per i comitati stessi; un centro per anziani; spazi pubblici immersi nel verde; orti urbani curati dagli abitanti del quartiere; luoghi di studio aperti agli studenti e alla cittadinanza; spazi a misura d’uomo dove i cittadini possano rigenerarsi. Tra i bisogni pratici più significativi: un miglior collegamente tra la stazione di Bovisa e di Villapizzone, quindi il superamento del tracciato ferroviario tramite un attraversamento trasversale dell’area; il prolungamento delle piste ciclabili esistenti ed il collegamento ciclopedonale con il centro città tramite un corridoio verde. L’ultima assemblea pubblica che ha trattato come oggetto la ‘goccia’ di Bovisa, si è tenuta lo scorso 26 novembre. Seduti al tavolo dei relatori: il rappresentante del Consiglio di zona, il Vicesindaco, il comune, la provincia, l’ASL, l’ARPA, Metropolitana Milanese spa. Nonostante l’esplicita ed ufficiale richiesta di partecipazione, la richiesta del comitato di partecipare al tavolo dei relatori è stata respinta, negando così un confronto più diretto con le effettive richieste della cittadinanza ed intralcino così l’avvio di un percorso partecipativo e collaborativo. Il tema principale affrontato durante l’assemblea è stato quello della bonifica. In realtà, nel concreto, ci si è limitati alla comunicazione dei dati della caratterizzazione effettuata anni fa secondo la vecchia normativa, e ad una spiegazione dell’iter da seguire per valutare ed effettuare la bonifica in termini tecnici. Nessun nuovo progetto ufficiale è stato presentato dal comune e nessuna esplicita dichiarazione in merito alla futura destinazione d’uso per l’area (nonostante per poter procedere con l’analisi di rischio, secondo la normativa italiana, sia obbligatorio almeno ipotizzarla). Solo alla fine dell’assemblea il comitato ha potuto esprimere le proprie richieste ed i propri suggerimenti. In primo luogo ha chiesto al Comune a al Vicesindaco di permettere l’organizzazione di visite guidate all’interno dell’area dei gasometri per la popolazione, gli studenti, gli esperti e tutti gli interessati, al fine di avviare un processo di progettazione partecipata che possa basarsi su una concreta conoscenza del territorio in questione. L’ampiezza e la ricchezza ambientale dell’area, è sconosciuta perfino alla maggior parte dei cittadini di Bovisa, ai quali è da sempre impedito l’ingresso in quel territorio: un tempo perché sede di attività industriali e oggi perché presidiato e recintato. E’ stato lecito ricordare, 106


inoltre, che in almeno due occasioni le ‘officine del gas’ all’interno della ‘goccia’, sono state aperte ai visitatori che ne hanno usufruito per diversi giorni: nel 2001, dal 12 al 31 ottobre, in occasione dell’evento “In-Pressione. Artisti contemporanei nella memoria industriale”; nel 2008 dal 16 al 21 aprile, in occasione della manifestazione di Design (con party il 18 aprile fino a mezzanotte) nell’ambito del Fuorisalone. In effetti, non è realmente noto perchè l’accesso pubblico all’area sia negato. Il comitato inoltre, vista l’interminabilità delle indagini che da anni si effettuano sull’area, e alle carenze che sono state rilevate nella caratterizzazione effettuata, ha chiesto un rapido adeguamento dei valori di inquinante rilevati alla nuova normative italiana in materia di bonifica, ad alcuni chiarimenti in merito ad alcune analisi effettuate. Il comitato ha inoltre richiesto che tutti i dati della caratterizzazione e le metodiche dell’analisi di rischio fossero resi pubblici prima dell’avvio della stessa. Ed infine, la trasparenza sui nomi esulle referenze dei laboratori e/o dei professionisti che svolgeranno i prelievi e le analisi sui suoli, sulle acque e sull’aria.

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6.4 Progetto La proposta progettuale si pone come obbiettivo primario la ricucitura dell’area di Bovisa al tessuto urbano esistente. Il progetto infrastrutturale, carrabile e di trasporto pubblico, fa fede il più possibile al progetto del comune. Ovviamente adattando quest’ultimo ad una destinazione d’uso a parco urbano. L’area è stata dotata di un attraversamento carrabile trasversale, tramite il prolungamento di via Degli Ailanti, che arriva a scavalcare il tracciato ferroviario ad est collegandosi a via Bovisasca. Due tracciati interni, perimetrali alla goccia, consentono l’attraversamento longitudinale. Gli accessi all’ area sono dunque: due a nord, il sottopasso esistente di via Pacuvio, che è stato ampliato, ed il nuovo sottopasso di progetto, limitrofo alla ferrovia; l’accesso dal lato sud, attualmente garantito tramite il sottopasso esistente; e l’accesso da est, tramite il sovrappasso di progetto. L’area è stata dotata inoltre di accessi ciclopedonali. Assume particolare importanza quello a nord in quanto collegamento principale al Parco Verga. Via Andreoli e via Candiani ad est, trasversali a via Durando, sono state pedonalizzate in quanto è numerosa la presenza di attività commerciali legate all’università (copisterie, ristoranti..) ed al fine di garantire un collegamento più diretto e sicuro tra i dipartimenti del Politecnico dentro e fuori la ‘goccia’. Riguardo l’infrastrutturazione del trasporto pubblico è stato previsto il prolungamento della linea tramviaria esistente n°…. bausan-certosa, che attualmente termina appunto a piazza Bausan. La linea tramviaria, come da progetto del comune, supera il tracciato ferroviario ad est passando letteralmente sopra alla stazione di Bovisa, laddove è prevista una fermata. Il percorso procede passando nei pressi della stazione di Villapizzone ed entrando nel cuore della ‘goccia’, attraversandola tutta lungo l’asse centrale longitudinale, in modo da servire tutte le funzioni interne al parco. Il tracciato tramviario esce dalla ‘goccia’ sul lato nord, usufruendo dell’esistente sottopasso che è stato ampliato. Il progetto prevede, ovviamente, la realizzazione di un parco urbano, il ‘Parco della Goccia’. In tutta la parte nord-est dell’area, limitrofa alla ferrovia, è stato preservato il patrimonio arboreo esistente, integrato con nuove specie arboree (24.000 mq). Il parco è costituito da zone boscate, prevalentemente limitrofe alla ferrovia, e zone a prato. Il totale delle alberature esistenti recuperate è pari 108


a circa 110.000 mq, sui 142.500 mq attualmente presenti. I tracciati ciclopedonali interni al parco, sono stati disegnati sull’impronta dei tracciati preesistenti ed in considerazione del prolungamento degli assi limitrofi, in particolar modo quelli del Parco Verga a nord. Il parco è ovviamente dotato di aree di ristoro (7.365 mq), di aree gioco per bambini (5.774 mq), di una zona sportiva. Quest’ultima in particolar modo è dotata di uno skatepark (5.119 mq), di cinque campi da gioco e di un ‘percorso vita’ dotato di attrezzature specifiche, che corre perimetralmente alla ‘goccia’ per un totale di circa 1.5 km. Nell’area più centrale della ‘goccia’ è stata prevista la realizzazione di un teatro all’aperto (8.301 mq) che, in caso di grandi eventi, può estendere la propria platea per 16.673 mq nell’area a prato retrostante. Il progetto si propone inoltre di recuperare gli edifici preesistenti in buono stato o recentemente ristrutturati (Tav 16). La maggior parte delle preesistenze recuperate sono situate nella zona sud della ‘goccia’. Sia l’Accordo di programma del 1997 che il progetto del comune del 2006, prevedevano, all’interno della ‘goccia’, l’espansione del Politecnico. Di conseguenza, per le funzioni insediate all’interno delle preesistenze, è stato preso come riferimento proprio il progetto di ampliamento del Politecnico del 2006 . Sull’area dei gasometri, è stata prevista un’attività museale per un totale di 18.000 mq di cui 12.700 di spazi aperti, sui quali sarà possibile organizzare esposizioni e istallazioni in diretto contatto con il parco, e 5.216 mq dei gasometri all’interno dei quali verranno realizzati degli edifici, che non andranno ad intralciare la struttura esistente. L’attività mussale prevede la realizzazione di un museo interattivo virtuale, un centro congressi, aule conferenze, sale riunioni, laboratori interattivi, uffici, bartavola calda, spazi commerciali, depositi, archivi, locali tecnici, spazi comuni e servizi, spazi culturali e ricreativi e servizi alla persona. Lungo il perimetro interno del gasometro più a sud, è previsto un percorso all’aperto che sale fino in cima e culmina con una visione dall’alto di tutto il parco. Nelle altre presistenze, è stato insediato un primo ampliamento del Politecnico di Milano che prevede la realizzazione del dipartimento di ingegneria elettronica e della facoltà di ingegneria dell’informazione. L’area destinata all’ampliamento del campus equivale a 34.294 mq di cui 11.216 mq di edifici preesistenti. In relazione alla ‘carta dei vincoli’ (Tav 7), è stata individuata un’area di 25.638 mq, in prossimità della stazione di Villapizzone, per una seconda espansione del polo universitario che prevede la realizzazione di uffici, aule, sale 109


riunioni, laboratori didattici, depositi, archivi, bar-tavola calda, locali tecnici, spazi comuni e servizi. Tre degli edifici preesistenti, per un totale di 3.577 mq sono stati destinati alla cittadinanza. Parte della metratura sarĂ destinata a depositi di attrezzi per la manutenzione del parco. I rimanenti costituiranno: spazi destinati alle associazioni; spazi destinati ad attivitĂ  autogestite; spazi di deposito e lavorazione dei prodotti degli orti urbani, limitrofi ad uno degli edifici (per un totale di 2.918 mq); spazi ludici; spazi per la formazione di laboratori creativi artigianali in particolare un â&#x20AC;&#x2DC;laboratorio di riciclaggioâ&#x20AC;&#x2122; che si propone per la raccolta dei rifiuti del parco, quali plastica e vetro, e per la riconversione di questi ultimi in oggetti creativi.

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6.5 Possibili scenari Vista interna ed esterna sul Gasometro

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Vista percorso sportivo e auditorium allâ&#x20AC;&#x2122;aperto

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Vista dallâ&#x20AC;&#x2122;interno di una presistenza

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BIBLIOGRAFIA - Aa.vv., Archeologia industriale in Lombardia, Milano e la Bassa padana, Mediocredito Lombardo, Milano,1982 - Aa.vv., Costruire in Lombardia 1880-1980. Industria e Terziario, a cura di O. Selvafolta, Electa, Milano, 1986 - Aa.vv., Recupero e funzioni produttive delle industrie disattivate e sottoutilizzate nella provincia di Milano, Centro studi Piano intercomunale milanese, Milano, 1985 - Del Bufalo L., Architettura Urbanistica Industriale, Officina ed., Roma 1969 - Romano M., Basilico G., Milano: ritratti di fabbriche, Ed.Sugar Co, 1981

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Bovisa dal paradosso della bonifica ad un parco per il quartiere  

Tesi di Laurea Magistrale AA 2012-2013

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