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WARRIORS • MILANO CENTRALE • PUNKREAS • PINK IS PUNK • NOTAWONDERBOY • ZAMOC • TROPICAL PASTA

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PROUDLY MADE BY THOSE L A Z Y ITALIANS SINCE 1994 . i t


Intro Il web è il presente, la carta il passato. Si sente spesso questa affermazione. Ne siamo convinti anche noi, il web è veloce, accessibile e comodo. Per questo dedichiamo parecchie energie al nostro sito e al nostro blog. Non ci piacciono le cose appariscenti e rumorose, ci piace l’arrosto, non il fumo. Questo è il nostro modo di fare e si rispecchia sui nostri prodotti, siano essi abbigliamento, riviste o siti web. Se siete in cerca di webberie perditempo dirigetevi su qualche social trendy, in caso contrario fatevi un giro su bastard.it Questo CataZine nasce dal web e viene stampato su carta perchè ci sono ancora luoghi dove, per fortuna, non c’è una connessione.

4 Milano Centrale 6 Warriors Skateboards 10 NAWB 14 Luca Zamoc 18 Pink Is Punk 26 Tropical Pasta 32 Punkreas 38 Lazy Riders

A N T I C OV E R S T O RY (RO L L I N G

BA

S TA R D)

Support our local company!

C rediti Modelli Il Turco, Matteo Di Nisio, Edo Paris, Yari Copt and the Warriors, Amen, Nico e Andrea Pink Is Punk, Erre, Luca Zamoc, Nicola Giordano, Eri, Julia Durr, Andrea Della Valentina, Saraggina • Scarpe Vans • Occhiali Electric • Fotografo Giuliano Berarducci • Contributi The Skateshop, Yari Copt, Soolid, Pink Is Punk, Punkreas, Magazzini Generali, Tropical Pasta • Cover Mattia Turco indossa con stile la maglia smanicata Dead, polo Still e coppola Bastardino..


Joe Onorato e Nicola Giordano, due generazione di skateboarder milanesi. In comune la passione per i metri di granito perfettamente skeitabili della stazione Centrale di Milano. In omaggio alle tantissime giornate di street skating, il buon Joe Onorato, ha deciso di battezzare la sua skate company proprio con il nome del suo spot preferito: Milano Centrale.

L'intera collezione bastard JAMMIN' Milano Centrale è disponibile su bastar d.it /jammin#milano - cent rale


â–´ Nicola Giordano e Gio Onorato

Giuliano Beraducci


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Tutte le volte che capitiamo a Lugano per intervistare i Warriors sappiamo che ci aspetta qualche idea geniale partorita dalle loro menti creative e anche questa volta non hanno tradito le nostre aspettative. Appena entrati nel JokerShop, storico punto d'incontro degli skaters di Lugano, ci troviamo davanti sette Warriors truccati da Baseball Furies, i cattivi del film The Warriors. Chiediamo a Yari il perchè di questa mascherata e lui risponde: “Fight the power! Support warriors skateboards!â€? foto di Giuliano berarducci RISPOSTE DI Yari copt


Ciao Yari, hai fatto travestire i Warriors da Baseball Furies per gridare a tutti “Fight the power”, perchè? Fight the Power sarà il motto dei Warriors. È nell’interesse di tutte le persone coinvolte con lo skateboarding di preservare l’anima e la purezza di questo nostro mondo. Grandi sporting goods companies sono entrate nel mondo e nel business dello skateboarding, unicamente per fare profitto. Arrivano e prendono. Non danno nulla allo skateboarding. Noi lotteremo contro questa situazione, sempre. In che modo questo "potere" delle grandi sporting goods companies, danneggia le piccole skate-company come la vostra? Le marche create da skaters e da persone che rispettano lo skateboarding, hanno dato vita a questo mercato creandolo con pochi soldi, sangue e sudore. Oggi grandi aziende sportive si immettono nel mercato dello skateboarding con tanti soldi e tattiche di marketing alla divide et impera per insediarsi al potere. Lo fanno sponsorizzano grandi eventi e skaters super rispettati, creando così una sorta di confusione nelle persone che non riconoscono cosa è giusto o sbagliato nel mondo dello sk ateboar d i ng. La realtà è che tolgono mercato ai piccoli e genuini marchi di skateboard, che non possono c o m p e t e r e contro budget così grandi. É facile essere i migliori in campo di immagine e marketing quando si hanno i milioni. Già nei ▴ Igor Fardin, BS Tailslide dalle parti di Lugano. decenni precedenti, grandi aziende sono entrate nel mondo dello skate sfruttandolo nei periodi floridi e abbandonandolo nei momenti di crisi. In quei periodi duri, dove pochi spingevano sulla tavola ed il mercato era ai minimi, ci hanno tirato un calcio nel culo e ci hanno lasciato nel fango, dove eravamo! E sono sicuro che succederà ancora. In che modo una company come Warriors è differente? Perchè una persona dovrebbe scegliere Warriors al posto di una megacompany più blasonata? Le ragioni per scegliere Warriors Skateboards sono svariate. La qualità e la particolarità dei prodotti, il fatto che la company sia stata creata da un gruppo di amici che skeitano insieme da quasi 20 anni, e per il fatto che Warriors è una company che rispetta e non tradirà mai lo skateboarding. Non ci siamo imbarcati in quest'avventura per i soldi (altrimenti avremmo fatto i dirigenti di banche svizzere), di conseguenza non ci svenderemo. Scegliendo un marchio come Warriors, o 8

come qualsiasi altro marchio Europeo, si aiuta a supportare gli skaters locali. L’Europa ormai conta un numero di skaters altissimo. Si continua a comprare marchi americani, accrescendo solamente il mercato USA, non permettendo ai marchi locali di crescere e agli skaters europei di vivere di skate, ragion per cui ci sono ancora troppi pochi pro europei. Questo è il motivo principale skateshops e skaters devono cercare di supportare il più possibilie anche i marchi europei. Cosa si promette di fare Warriors per aiutare lo skateboarding europeo? Come spiegato non è tanto quello che possiamo fare ma quello che non dobbiamo permettere che succeda. Dov’erano le grandi aziende negli ultimi 20 anni, quando gli skaters lottavano per poter skeitare liberamente e per legalizzare lo skateboarding? Dov’erano quando avevamo bisogno di sponsors e sostegno? Dov’erano quando potevano organizzare contest, spingere la scena costruendo park pubblici? Noi sosteniamo lo skate rispettandolo perchè sappiamo che è un bene prezioso. Ci sono segnali positivi per il futuro di Warriors? Diciamo di si. In un solo anno abbiamo creato una collezione di prodotti mirati, di qualità e 100% skate. Siamo distribuiti in alcuni paesi europei e collaboriamo con un sacco di gente interessante, artisti e company amiche. Abbiamo un team di veri guerrieri e grandissimi skaters che stanno crescendo in maniera incredibile. Lo vedrete nel prossimo video Warriors . Il futuro si prospetta quindi divertente. Ti do l'ultima chance per convincermi che è meglio scegliere Warriors. Cosa mi dici? Ogni volta che comprate una tavola Warriors, la montate, ci salite sopra ed iniziate a spingervi, saprete che avete fatto un piccolo passo per preservare l’anima dello skateboarding. Un piccolo passo per preservare quella felicità che sentite ogni volta che lo skateboarding vi regala un emozione. ▪

Per approfondire basta andare su war r ior s s k at eb o ar ds. c om L'intera collezione bastard JAMMIN' Warriors è disponibile su b a s t ar d. it / j amm in#war r ior s - s k a t e b o ar ds 1 2

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▸ 1 Luther capello da marinaio (Cod.BSXCV042), 2 Batbone t-shirt (Cod.BSUMC235), 3 Hanson jeans corto (Cod.BSUPC048) e cintura in pelle Suan (Cod.BSXAC023)


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NAWB (NOTAWONDERBOY)

Autore di storiche grafiche bastard , fotografo, grafico, grande appassionato di moto, biciclette e di musica. Ecco chi si nasconde dietro a NotAWonderBoy. Non un ragazzo prodigio, così si fa chiamare, ma basta leggere le sue parole, guardare le sue grafiche o ammirare le sue fotografie, per rendersi conto che forse il ragazzo non-prodigio si è un po’ sottovalutato. Foto di giuliano berarducci risposte di NAWB É la prima volta che Notawonderboy fa parte di bastard CataZine, hai voglia di presentarti ai nostri lettori? Certamente. Prima di tutto voglio ringraziarvi per l’opportunità. Fare la prima intervista è un po’ come tirare un calcio di

rigore alla finale dei mondiali. Attualmente vivo a Parma, sono ufficialmente grafico freelance, un po’ fotografo, un po’ illustratore. NAWB nasce nel 2000, ma il progetto prende una svolta decisiva circa 3 anni fà quando creo il mio blog, una specie di agenda virtuale dove annoto tutto quello che faccio. Ogni tanto me lo riguardo e mi faccio un idea delle cazzate che combino. Ma con una certa soddisfazione personale. Dopo circa cinque anni di travaglio Milanese me ne torno in provincia, creo il mio marchio e con quello poi comincio a realizzare progetti paralleli sfruttando la mia breve esperienza in settori piuttosto eterogenei. Nel 2008 decido di seguire per un intera stagione un Team del Campionato Italiano Velocità, creando per loro di tutto, veramente di tutto, dagli ombrelli alle livree delle moto. Da qui nasce Suicycle Bike Cosmetics, un progetto che tutt’ ora continua e che vivo un po’ tra lavoro e passatempo (n o t aw o n d e r b o y.c o m /s u i c y c l e). L’ambiente delle corse, la pitlane, è stracolma di gente da bestiario. Negli anni successivi come freelance creo tavole da kite, snowboards, magliette, scarpe, abbigliamento moto e soprattutto materiale discografico, la cosa che mi intrippa di più. Al momento sto seguendo una piccola etichetta doom / HC di Parma che promette bene, il lavoro è molto stimolante, i ragazzi sono giovani, c’è molto entusiasmo e molta libertà creativa. Lavorare coi musicisti è la cosa che mi dà più soddisfazioni. Poi ci sono le scarpe, NAWPimp. Ho cominciato regalandole ad amiche e conoscenti, adesso la cosa si sta evolvendo e diciamo che nel giro di 4 mesi sono arrivato ad una richiesta di circa una trentina di paia.. Non me lo sarei mai aspettato. Insomma vivi di moto, musica, grafica e fotografia. Tutto qui? Dimentichi la scatto fisso e il 2:1 Fixed Bunch, la mia cricca di bici-

fissati di Piacenza. La passione per le moto nasce da mio padre. Riguardo alla passione per musica, fotografia e grafica, in tutte mi cimento per un bisogno personale, per soddisfare un appetito, una fame di emozioni e una ricerca di espressione personale. Tra queste quale influenza di più i tuoi lavori? In assoluto la musica, non riesco ad immaginare un viaggio, un’ esperienza, un quadro o una foto senza associarla ad un pezzo. Ad esempio alla Cash2Burn assocerei No One Knows dei QOTSA. Le mie grafiche e i miei lavori sono sempre piuttosto diretti visivamente e più complessi nel significato. 10


La Cash2burn rappresenta tutto quel gran casino di cui tutti parlano. Mostrare dei soldi che bruciano in un momento in cui tutti parlano di risparmio è una provocazione. Tutto questo discorso del cazzo parte dalle prime quattro strofe di No One Knows.

meno noti e meno acclamati che hanno combinato più cose e sono persone più disponibili dei tuoi “miti”.

Se ti chiedessi di farmi il nome di un motociclista, di un Perché ti sei messo a disegrafico, di un musicista e di un fotografo? gnare le scarpe da donna? Vediamo. Un motociclista che stimo tantissimo è Matteo, Ero un feticista. è inutile il ragazzo per cui disegno le carene, non ha vinto ancora che fate 'ste domande da niente, ma ogni anno ci mette una passione invidiabile. idioti, lo sapete benissimo. Grafico? Milton Glaser e Seymour La passione Chwast a seguire. Fra i musicisti mi per i piedi ro un feticista impressiona Josh Homme, una testa femminili mi è a passione per i piedi di cazzo con un talento incredibile. un po’ passata, Per finire, Martha Cooper, che ha la mi è però rimasta femminili mi è unpo mia stessa macchina fotografica, una quella per le scaccissima D40. L'ammiro, con poco passata mi è però rimasta scarpe customizha fatto la storia della fotografia Hip zate. Vall’a capire quella per le scarpe Hop. com’è…

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E

...

,

Ti dividi tra hip hop e rockabilly. Un disco hip hop da avere assolutamente?

customizzate.

Direi Blakroc, l’ultimo di Mos Def e soci. Consigliatissimo. E uno rockabilly? Kitty, Daisy & Lewis. Sono tre giovani fratelli che vengono da Londra. Promettenti. E pure i Francis & Francis vah.. ;-) So che hai lavorato con un tuo mito di gioventù, com'è andata, figata o delusione? Delusione. Quando hai 18-20 anni magari ti sembra una figata, ma poi aspetti ◂ Cash2burn la grafica disegnata da NAWB, dispoqualche anno e nibile su t-shirt in Bianco, Nero e Giallo (Cod. BSUMC213) capisci che esistono ▾ NAWPimp custom shoes. Disponibili solo su personaggi ben ordinazione.

cosa vorresti fare?

In

futuro

Per adesso sto cercando di produrre 7 sudatissime magliette NAWB, magari ce la facciamo. Sto sondando il terreno per qualche altra mostra personale e altri progetti collaterali. Non mi dispiacerebbe collaborare con qualche grande artista, tipo Josh Homme o Dave Ghrol, conoscete? ▪

NotAWonderBoy aggiorna regolarmente il suo blog no t awon der b oy. c om, i prodotti in collaborazione con bastard sono disponibili su b a s t ar d. it /ar t i s t uf f #n o t awon der b oy

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Zamoc

Luca Zamoc è un illustratore che fa il grafico per campare. Disegna solo in bianco e nero perchè la nebbia della valpadana gli ha cancellato il colore dal cervello. Gli abbiamo posto cinque semplici domande: Chi-Cosa-Quando-Dove-Perchè. ILLUSTRAZIONI E RISPOSTE DI Luca Zamoc

Chi sei Sono Luca Zanni, in arte Luca Zamoc, ho 23 anni, 2 genitori, 5 fratelli, 4 nonni e una calvizie incipiente di prima categoria. Chi ti sta simpatico In assoluto penso che il Gabibbo sia l’emblema di ciò che c’è di fraudolento e di marcio nello spirito italiano, per questo lo adoro.

Chi vorresti conoscere Mi sarebbe davvero piaciuto conoscere Andrea Pazienza, storia del fumetto italiano anni 80. Lui e Milla Jovovich. Oltre a loro una sfilza di registi, scrittori, pittori e fumettisti che non finirei più di stilare. Chi vorresti essere Mi piacerebbe davvero tanto entrare nella testa di David Cronenberg e scoprire quanto abbiamo in comune. ▪

Cosa fai A prescindere dalla grafica la notte mi piace pensare di essere un illustratore. Dipingo sui muri, tanto, il più possibile, ma coi pennelli perchè gli spray non li so usare. E poi sono un batterista fallito.

strade di Milano, inventando videoclip assurdi, senza capire una parola di quello che stavo dicendo. Mi ricordo una volta, in un coffeeshop ad Amsterdam, avevano messo su Mezzanine dei Massive. Fumai White Widow per tutta la durata del disco; uscito da quel posto sono diventato buddista.

Cosa ti piace mangiare Sopra ogni cosa al mondo c’è il Latte, e sotto il latte ci sono il fritto misto, il pescespada e i tortelloni di zucca. Poi la carne al sangue, lo gnocco fritto e le tigelle oberate di stracchino. I Chocos, il gelato, le capesante, i tortelloni burro e salvia di mia nonna, le cotolette dell’altra.

Cosa ti piace indossare Penso che le t-shirt siano diventate nell’ultimo decennio causa di una rivoluzione culturale da non sottovalutare. Non dico ideologicamente parlando, è un discorso che riguarda una nuova concezione di identità: tant’è che oggi la t-shirt (forse più nell’uomo che nella donna) dice chi sei. Mi piace pensare che se scuriosassimo nell’armadio di uno sconosciuto si possa intuitivamente stilare il suo profilo psicologico. Capiremmo prima di tutto che musica ascolta, se è un fighetto da brodo o un punk, se ha soldi, se è un vanesio e se non si tiene dietro, se è un creativo, un lettore, un

Cosa ascolti Il genere musicale che mi ha maggiormente influenzato, e al quale ritengo appartenere in assoluto, è il Trip Hop. Diciamo che tutta la scena di Bristol l’ho sempre sentita come una cosa mia, essendo europeo e figlio degli anni 90. Unkle, Tricky, Portishead, Massive Attack, lo so, sono tutti nomi facili, ma nella mia esistenza hanno guidato ogni linea tracciata su un foglio di carta. La forza di questa musica è il mood: se devi lavorare, infatti, è perfetta. Concilia l’alienazione, la meditazione e di conseguenza la creazione. é un genere profondo, che scava e s’abissa e che smuove la coscienza. Tricky ad esempio è stato per molti anni la voce della mia rabbia giovanile, lo cantavo a denti stretti sulle

nerd, mac o pc.

Cosa odi Ci sono varie categorie umane che mi danno fastidio, ma una più di tutte mi urta i nervi e mi è avversa geneticamente: i controllori. Io odio i controllori, tutti quanti, anche quelli gentili, sono il loro nemico numero uno. Questo per tantissimi motivi, primo fra tutti è che odio timbrare il biglietto. Poi odio quando qualcuno mi fa sbagliare mentre disegno. ▪

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Quando sei nato Il 18 maggio 1986, insieme a papa Wojtiwa e a Mimmo. Quando lavori Diciamo che sono un gran lavoratore ma solo a sprazzi. quindi sono un mezzo gran lavoratore. Comunque sono un lavoratore diurno, perché adoro dormire. Se succede che sto sveglio di notte vuol dire che sto disegnando. Quando ti diverti Mi diverto quando vedo i film splatter, ma proprio muoio dalle risate, anche se cerco di non lasciar trasparire il principio di vomito che mi attanaglia lo stomaco. Questo perché gli splatter mi ricordano di essere una sacca di sangue. Sono molto sensibile al sangue, ma in modo diverso dagli emofobici:

Dove vivi A Modena, nel quartiere Madonnina, di quelli dove quando esci la mattina e rischi di scivolare su uno scroto umano. Dove lavori Ora sono Art Director in Soolid, un’agenzia di comunicazione nella provincia di Reggio Emilia, dopo essere stato free lance per circa 6 mesi ad Avia Pervia (Modena).

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semplicemente mi sconvolge e, in senso lato, mi eccita. Quando ti rompi In prima superiore lessi Siddharta di Hermann Hesse, ed imparai che aspettare è una pratica ascetica, una cosa sacra, fortificante. Così da li decisi di essere diverso e che io sapevo aspettare. Anzi, decisi che mi piaceva aspettare! Così passai un periodo medio lungo della mia vita a darmi delle rotte di maroni assurde semplicemente aspettando le cose. Fu solo quando realizzai che in realtà Siddharta è un libro incredibilmente malvagio che mi accorsi del tempo sprecato: ora infatti so che una cosa arriva quando smetti di aspettarla. Quando ti rilassi Quando mi faccio una doccia bollente. ▪

chiama Ono di cognome: la prima volta si è presentato come nipote di Yoko. Io non ci sono cascato, ma il mio coinquilino gli si è scagliato contro gridandogli: "Tua zia ha rovinato i Beatles!!!" Ciccio non ha più rifatto quello scherzo..

Dove disegni Disegno praticamente ovunque e in tutte le condizioni metereologiche, rimarrà il miglior modo per evadere e per passare il tempo senza sprecarlo.

Dove ti piacerebbe lavorare Diciamo che ho un target, anche se adesso è molto lontano perchè sono ancora troppo acerbo: Upper Playground. Al che mi direte: “eh, grazie al cazzo”. è un po’ come dire che voglio la Ferrari. Ma non lo dico perchè penso di esserne in grado, è che quando sono andato nel negozio ufficiale a San Francisco l’ho ridimensionato. E allora mi sono imposto almeno di provarci, un giorno quando e se mi sentirò pronto.

Dove ti piacerebbe andare in vacanza Sto organizzando con uno dei miei più cari amici, Akira, aKa “Ciccio”, un viaggio in Giappone nel 2011. Lui è di Osaka, e si

Dove ti piacerebbe passare la vecchiaia Ebbè. La vecchiaia si passa a casa, nella propria città natale, zero storie. ▪

Perchè disegni sui muri Disegno sui muri perchè a un certo punto della mia vità è diventata una necessità. I graffiti mi hanno sempre affascinato tantissimo, soprattutto l’approccio: l’arroganza, la passione, la territorialità. Tutte cose che condividevo e che sentivo il bisogno di esprimere. Ciò che però mi ha impedito di diventarlo è stato il mio rapporto con la lettera: a prescindere che sono un cane a scrivere, non l’ho mai sentita come una cosa mia. Così ho iniziato coi poster, rigorosamente fatti a mano, per poi passare alla vernice. Ora, in questo momento del mio percorso artistico, dipingere è una delle cose che mi fa sentire meglio.

messo fra quello che mi realizza e quello che mi fa mangiare. Perchè vivi a Modena Perchè è un buon posto dove vivere. Inoltre è piena di piccole e grandi realtà interessanti, che però hanno la tendenza a non comunicare tra loro. Questo è un limite grandissimo per lo sviluppo e la crescita di una scena locale. Perchè ci hai contattato. Una foto della bastard bowl mi aveva gasato davvero. Ho pensato che dovevate essere davvero fichi. É stato solo dopo che ho scoperto che siete una manica di gabbiani. In fondo è per questo che vi rispetto.

Perchè disegni su carta Ahh la mamma Carta! Nulla mai potrà sostituirla al mondo. Per quanto mi riguarda è catarsi, purifica, perchè passare le giornate davanti a uno schermo luminoso ti distrugge e ti fa sentire anche molto in colpa. La carta invece sta lì, immobile, buia e zitta. Ho cominciato come fumettista mi trovo sicuramente meglio che con qualsiasi altra superficie.

Perchè hai disegnato la Riot. Non sono uno skater, ve ne siete accorti perchè non sapevo disegnarli. Però volevo unire il mio amore per lo smembramento alla vostra amata tavola a rotelle, così è saltata fuori la Riot. ▪

Perchè sei grafico Sono grafico perchè devo poter lavorare in un campo a me consono, o rischierei la pazzia. La grafica è un giusto compro-

Luca Zamoc e i suoi lavori sono on-line su luc a z am o c. c om / i prodotti in collaborazione con b a s t ar d sono disponibili su b a s t ar d. it /ar t i s t uf f


â–ž Riot. T-shirt disegnata da Zamoc. Disponibile in Bianco, Rosso, Viola, Azzurro e Giallo (cod. BSUMC226)

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Nico e Andrea, surf e skate, grafica e musica, Bali e Italia. Le tante sfacettature del dj duo che accompagna bastard da anni. Una storia di vita, amicizia e buone vibrazioni. foto di Giuliano berarducci RISPOSTE DI Nico e Andrea La vostra è innanzitutto una storia di amicizia, quando vi siete conosciuti? Andrea Al liceo artistico, a Cantù, Nico era in terza e io in prima, all’inizio ci conoscevamo appena. Finito il liceo, per caso ci siamo ritrovati a frequentare la stessa università… Andavamo a scuola insieme, ci si vedeva anche alla sera, il nostro legame cominciava ad essere davvero forte… Infatti avete iniziato a fare cose insieme, giravate video e skateavate se non sbaglio... Nico All’università abbiamo ricominciato a skateare insieme, guardavamo video di skate per ore. Nei nostri corsi di studio ce ne era uno per audiovisivi e abbiamo iniziato a girare con una camera amatoriale, poi abbiamo conosciuto voi, un po’ di gente dell’ambiente e altri skaters. Erano i primi video di skate italiani che uscivano e abbiamo provato a farne uno "serio", girando per l’Italia e l’Europa filmando. Come si chiamava questo progetto? Trips and Tricks! Forse non sarò l’unico a notarlo, ma voi avete davvero il trip per i giochi di parole. Pink is Punk, Tricks and Trips e Double Trouble… Effettivamente è vero! Erano i primi anni del boom di Internet e in rete c’erano molti e visto che giravamo un casino, abbiamo sostituito la parola “tips” con “trips”, il nome è nato così. Abbiamo viaggiato moltissimo insieme, andavamo ovunque, sia a skateare che a surfare, Bali, Europa e Italia. Quel video è stato girato in un sacco di posti. Chiaramente il progetto è finito nel nulla, però ci siamo divertiti una cifra, eravamo due studenti universitari senza troppi sbattimenti e impegni lavorativi. Vivere in quel modo era facile. Poi siete passati dai video alla grafica. Quella c’è sempre stata, siamo nati come grafici. L’amore per i video è stata una parentesi che fortunatamente è sfociata nell’editing musicale. Ci serviva una colonna sonora originale, da montare sotto alle immagini. Non potendo usare i brani senza i permessi, abbiamo iniziato crearne di nostri, abbiamo iniziato a produrre dei mash-up, poi dei piccoli remix e infine produzioni inedite vere e proprie. Questo è stato l’inizio della nostra carriera musicale. Se non avessimo cominciato a fare video, non ci saremmo mai interessati ai programmi per editare ◂ Andrea con giacca la musica. Musicalmente eravamo belli Colander (cod. BSUGL067), Nico con t-shirt Home (Cod. BSUMC236) formati, io ero un grande appassionato 19


â–ž Pink Is Punk live ai Magazzini Generali, entrambi con la giacca Colander (cod. BSUGL067).

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di Rock and Roll, Punk, New Wave, mentre Nico faceva già il dj. Ero nel mondo dell’hip hop, compravo miliardi di dischi, facevo mixtape... Quindi Nico faceva il dj e ha tirato in mezzo Andrea? Si, a quei tempi Nico faceva hip hop con la sua crew, mentre io ero semplicemente parte di quella crew, facevo i graffiti. Finita l’università ci siamo separati per un po’, siamo andati a vivere a Milano e li ho iniziato a fare il dj anche io: Rock, New Wave, Punk… Ho iniziato a suonare nei party di Marcelo, un caro amico e noto PR milanese, così nasce Pink is Punk, quasi per scherzo. Era un party alternativo, una volta alla settimana, che poi ha spaccato. è diventato un progetto serio. Marcelo faceva l’organizzazione, io suonavo da solo per almeno quattro ore a sera. Cominciava ad essere troppo, abbiamo capito che mi serviva un socio per suonare insieme ed ho subito pensato a Nico. Quale persona migliore? Il mio migliore amico, che sapeva fare il dj! é stata la scelta vincente! La cosa bella di quei party era che mettevamo tutta la musica che ci piaceva. Questo oggi si riflette nelle nostre produzioni, ci portiamo dietro tutto quel bagaglio di musica che abbiamo ascoltato negli ultimi 20 anni e questa è una delle cose che ci contraddistingue.

Bali,

è magica... o la

ami o la odi e se la ami le cose ti vanno da

Dio,

se la odi ti capitano le peggio sfighe Poi i Pink is Punk fanno una pausa perchè tu, Andrea, decidi di andare a vivere a Bali e di trasferirti pianta stabile in Indonesia. Non proprio, in realtà grazie alle moderne tecnologie quando Andrea era a Bali abbiamo prodotto un sacco. Bali è un posto meraviglioso, si surfa da paura e lo conosciamo molto bene entrambi. Ad un certo punto, con Petra, la mia compagna, abbiamo deciso di svoltare e andare a viverci. Noi, come dj, non ci siamo mai fermati. Parlando con Nico ho deciso di tornare e per Petra era ok. Fare il dj per me, prima di Bali, era solo un divertimento, ma quando sono tornato ho capito che nel frattempo la cosa era cresciuta, era diventata una cosa seria, 22


â–ž Pink is Punk, collage.

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avevamo fatto il boom: Heineken Jammin Festival, MTV Day e un sacco di date importanti. Iniziavano a chiamarci dappertutto, sempre di più. Ancora oggi penso che la vita a Bali sia meravigliosa, se fai surf è il paradiso, non ti devi mai mettere una felpa e la vita costa poco. Solo che ora è il nostro momento e cerchiamo di realizzare il nostro sogno di sempre. Questo lavoro è da privilegiato. Suonare davanti a migliaia di persone è bellissimo, merita attenzione, tempo e passione. Quindi ho spostato tutta la mia vita qui, a Milano, dove tutto questo è realtà. Avete conosciuto le vostre due compagne, che erano e sono migliori amiche, nella stessa situazione. I nostri viaggi a Bali sono stati tanti e in uno degli ultimi abbiamo conosciuto le ragazze che attualmente sono sua moglie e la mia fidanzata. Eravamo sullo stesso volo di andata, le abbiamo incontrate ad una festa di amici la sera stessa, ci siamo conosciuti e frequentati. Abbiamo scoperto inoltre di avere anche lo stesso volo di ritorno... il destino. è il bello di Bali, è magica, ha delle energie assurde, o la ami o la odi. Se la ami le cose ti vanno da Dio, se la odi ti capitano le peggio sfighe. Se maltratti il posto il posto maltratta te. Se vedi uno che arriva e dice “fa schifo qui, fa schifo la”, dopo due giorni lo vedi che di certo si è bruciato con la marmitta del motorino o si è beccato la dissenteria fulminante. Si chiama karma. Sembra un discorso da hippy, ma non lo è. Però tu Andrea hai ancora qualcosa di aperto con l’isola. Ho una casa! Ho anche un negozio che gestisco con amici. Sicuramente tornerò, non so quando, in questo momento sto inseguendo un sogno quindi sono qui al 100% però in futuro non lo so. Anche tu Nico hai fatto un pensierino su Bali? Penso che ora dobbiamo fare di tutto per fare crescere il nostro lavoro, anche per permetterci di andare a Bali in un futuro. La vedo come una meta che raggiungerò quando sarò tranquillo. Adesso siamo qui, potrebbe essere Parigi, Londra, Milano, non conta, l’importante è che sia un posto dove ti puoi muovere velocemente con i low-cost. Anche perché abbiamo tutti e due una famiglia, quindi ci stiamo sbattendo per fare le cose di modo che in un futuro sia tutto più semplice, anche prendere decisioni del calibro di andare a vivere a Bali. 24

Sembra che tutto stia andando per il meglio, come prevedete il futuro? Abbiamo tutti e due i piedi per terra. Ovviamente non pensiamo nemmeno di suonare nei locali per 15 anni. L’importante è che, almeno oggi, l’amore per la musica ci permetta continuare al meglio quello che è diventato il nostro mestiere. Per il futuro posso dire con certezza che ci metteremo sempre il cuore. Vi siete cimentati in molte forme artistiche, dai graffiti alla musica, dai video alla grafica e state anche disegnando vestiti. Questa cosa è avvenuta per caso, ci è stata proposta da b a s t a r d tempo fa. Ci è stata data l'opportunità di tradurre le nostre idee e i nostri gusti nella linea di abbigliamento Pink is Punk. La figata della collaborazione con bastard è che non ci occupiamo degli sbattimenti! Preoccuparsi della parte artistica per noi non è un problema. Le grafiche per Pink is Punk le abbiamo sempre autoprodotte. Per b a s t a r d ci mettiamo questo, il nostro gusto, i nostri disegni, la scelta dei modelli. Insomma, la parte divertente, senza doverci occupare della produzione. La parte che facciamo volentieri e senza impegno è ovviamente la promozione del prodotto, lo indossiamo niente di più’ facile!!! Ringraziamo b a s t a r d per darci l'opportunità di avere un total look che porta il nostro nome. In particolare ringraziamo Matteo per il supporto. Qual’è il pezzo che preferite all'interno della collezione Pink is Punk? La giacca Colander. Ci abbiamo messo proprio il cuore, abbiamo curato ogni particolare minuziosamente. Tra poco esce il vostro primo album... Si chiamerà Skull and Banana, la data di pubblicazione è ancora da definire.▪

Tutte le news sui Pink is Punk sono sul sito p in k i s p un k. org L'intera collezione bastard JAMMIN' Pink Is Punk è disponibile su b a s t ar d. it / j amm in#p in k- i s - p un k 1

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▸ 1 Daoja jeans (Cod.BSUPL070), 2 JL2 sacchetta (Cod.BSXAT021), 3 Home t-shirt (Cod.BSUMC236), 4 Totem t-shirt oversize (Cod.BSUSC065), 5 Colander giacchino (Cod.BSUGL067), 6 Intro pantaloncino (Cod.BSUPC047), 7 Track felpa (Cod.BSUFS069).


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▾ In questa pagina, Andrea “Migno” Penati in spiaggia con il suo fido aiutante Catalino. Costume Sunset Reef (cod. BSUBS037).

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Se non avete un amico il cui solo pensiero vi fa sorridere, avete vissuto solo a metà. Non disperate, ne potete trovare uno a Santa Teresa, un villaggio sulla costa pacifica del Costa Rica. All’anagrafe è registrato come Andrea Penati, in giro per il mondo ha diversi soprannomi, in molti lo chiamano Migno. Vive in una grande casa di legno nel mezzo di una foresta incontaminata affacciata su una spiaggia accarezzata giorno e notte da onde liscie e morbide. Per pochi soldi vi affitterà una stanza e gratuitamente non esiterà a diventare anche il vostro migliore amico. Condividerà con voi la sua esuberanza e i suoi sogni diventati realtà. Potrete così dire di avere vissuto a pieno e di essere stati a Tropical Pasta, la surf house più italiana di tutto il Costa Rica. Foto di Valentina Massaferro risposte di ANDREA “MIGNO” PENATI

Vivi a ridosso di una spiaggia esotica, gestendo una surf house, come ha inizio una tua giornata tipo? Dunque... mi sveglio presto, intorno alle sei del mattino, apro la porta di casa e vengo assalito da Indiana Jones, detto Indy, il mio cane. Il primo contatto con il mondo è lui... ci devo giocare almeno cinque minuti. Una volta finito con il cane come procedi? Accendo il Booster (anche se in Costarica rimango pur sempre uno zarro di periferia), percorro i 200 metri che separano Tropical Pasta dalla spiaggia passando per una stradina che taglia la foresta. Arrivo alla visione del Beach Break e rimango qualche minuto a guardare il picco e controllo la situazione. La maggior parte delle volte quello che vedo sono onde lisce di 1,5/2 metri. Aspetto il set che entra a frame perfetti e il suo rumore quando rompe sul fondale sabbioso. La vera sveglia. Torno a casa, prima di surfare devo adempiere ai miei doveri da albergatore. Arriva anche per te il momento di lavorare. Eccerto, è il momento delle pulizie giornaliere della surfhouse, prima il dovere, poi il piacere!! Rassetto e lavo le zone comuni, bagni e cucina, mi prende circa 40 minuti/un ora. Ah beh... poi? Poi prendo la tavola e vado di corsa alla spiaggia. Surf session di 3 ore circa. é ancora presto ma fa già molto caldo, l’acqua è a 29 gradi, il sole ancora abbastanza basso, che ti acceca, ma le onde a quell’ora sono magiche. Verso le undici torno a casa, doccia fresca e quattro chiacchiere con i clienti cercando di risolvere i normali problemi quotidiani. Si pensa al pranzo e poi chiaramente alla siesta, che qui è un’istituzione. Nel frattempo entra ed esce gente, si fa "check in" e "check out", come si dice in gergo. Poi, a metà pomeriggio, altra sessione di surf, fino al tramonto, quando esco dall’acqua. E ritorni alla surf house Sì, a quell’ora Tropical Pasta vive il suo momento più affollato. Ci si ritrova tutti nella cucina comune, si socializza, si fanno

quattro chiacchiere, si beve la birretta, ci si organizza per la cena. Verso le 9 di sera la maggior parte degli ospiti si addormenta distrutta dalla giornata di surf, io compreso. La maggior parte delle persone, almeno una volta nella vita, sogna/spera di abbandonare la routine quotidiana per una spiaggia esotica. Tu lo hai fatto. Come è successo? Penso che tutto sia nato dalla ricerca del viaggio. Fin da quando ero bambino ho sempre amato viaggiare. Prima con i miei genitori in campeggio e poi piu grande da solo. Ricordo un ormai mitico viaggio Milano/Grecia con il booster nell’estate 2000. Nel 2001 passai per le Isole Canarie, a Gran Canaria. C’era il sole, un sacco di gente e feste incredibili. Decisi di fermarmi lì per l’intera estate. Vivevo con Christian, un ragazzo australiano un po' pazzo, che mi fece scoprire il contatto con le onde. Mi ripeteva sempre: “You don’t have to take the waves, you have to understand the waves”. Non avevo la tavola però vedevo la gente surfare e mi esaltavo. Mi mettevo nel picco a nuoto cercando di prendere le onde con il corpo, tra le urla e gli insulti dei surfisti veterani. Penso sia stato in quei giorni che mi misi in testa che avrei passato il resto della mia vita di fronte all’oceano. ...ma vivevi a Milano. Esatto, c’era quel problemino. Tornato a casa dopo quell’estate iniziai a lavorare in una agenzia di grafica e web design, ma nella testa avevo sempre l’oceano e il surf. La mattina aspettavo il tram sotto la pioggerellina fredda milanese, con in testa il mare e il sole. Dopo qualche tempo, quasi senza pensarci davvero, mandai il mio curriculum, in uno spagnolo improvvisato, ad alcune agenzie di grafica canarie che, a gran sorpresa, mi risposero. Un grafico con l’esperienza milanese per un agenzia in mezzo all’oceano è una proposta golosa. Arrivò la grande decisione: vado a Gran Canaria, non in viaggio, ma a viverci. Era il 22 marzo del 2002, volo da Milano Malpensa a Gran Canaria, solo andata! 27


Meta che è diventata casa tua per parecchio tempo. Alle isole Canarie ho passato 5 anni e mezzo. Mi ero inserito bene. Dopo 8 mesi in uno studio di grafica iniziai a lavorare come free lance, il che mi dava un la possibilità di gestire il mio tempo. All’inizio era dura, i lavori non erano molti, guadagnavo poco ed ero costretto a svendermi per portare a casa quei pochi soldi per pagare cibo e affitto. Ma c’era il sole e il surf e certi sacrifici passavano in secondo piano. Chi passava a trovarti rimaneva stupito dal fatto ti fossi integrato nella locale comunità finlandese, e non in quella italiana. Vivevo nel mitico Nilo Palace, un posto economico dove abitavano solo stranieri che lavoravano lì per la stagione. Conobbi Pasi e Markus, con passaporto Finlandese, fondatori/gestori/ lavoratori del famigerato Saloon, un bar undeground, veramente hardcore, con prezzi stracciati. Iniziai a frequentarli, li aiutavo con il bar. Rinominammo il Saloon, come SALOON THE HAPPY BAR. Mi adottarono proponendomi di andare a vivere con loro in una mega villa a due piani con piscina e giardino, eravamo in sei. Ero diventato un finlandese, uscivo con loro e festeggiavo il giorno dell’indipendenza finlandese. Nel frattempo surfavi a più non posso. Surfavo il piu possibile anche se i primi anni, non avendo la macchina, era difficile trovare onde buone. Camminavo quaranta minuti (e quaranta al ritorno) tutti i giorni per arrivare allo spot, e la maggior parte delle volte era piatto. Le onde serie a Gran Canaria sono al Nord dell’isola e io abitavo al sud. Cosa ti ha spinto ad attraversare l’oceano per stabilirti in Costa Rica? Negli ultimi tempi, lavorativamente parlando, alle Canarie ero sotto pressione. Ero arrivato a gestire progetti più grandi e importanti. Avevo un sacco di clienti, un volume di lavoro enorme. Lavoravo e lavoravo, guadagnavo decentemente, ma lavoravo troppo! Il tempo per surfare e vivere si era ridotto drasticamente. Nel frattempo il mio surf progrediva e il mezzo metro onshore delle spiagge del sud ormai mi stava stretto, qualche volta salivo al nord, ma avevo poco tempo Insomma la tua vita canarina era cambiata Sì, quello che all’inizio era una vita spensierata e piena di tempo libero si stava trasformando in una routine giornaliera con troppe responsabilità e scadenze, il che mi riportava al discorso milanese. é stato così che dopo cinque anni fermo alle Canarie mi concessi una vacanza, in Costa Rica. E lì la folgorazione: onde, 28

sempre e ovunque, acqua calda, natura incontaminata, animali esotici, sole e caldo... tanto caldo. Mi ero innamorato. Come hai scoperto Santa Teresa, il villaggio dove ti sei stabilito? Nell’esplorare le coste del pacifico rimasi bloccato con la macchina in un fiume. Fui costretto a fermarmi nel villaggio di Santa Teresa per il resto del viaggio. Quando si dice il destino! Se quel fiume non mi avesse bloccato forse adesso non sarei qui. Cosa ti ha colpito di quel posto? Direi Il ritmo di vita e l’atmosfera. Osservavo i locali e i residenti, come vivevano. Non avevano problemi di immagine, non si dovevano comprare vestiti alla moda per apparire, non era necessario per loro pettinarsi o farsi la barba. Le regole erano quelle non scritte di una comunità di locali incontaminati, surfisti frikkettoni, scimmie urlatrici ed esplosione di natura. Quali sono i lati positivi di questo genere di vita?

Il discorso del surf e della vicinanza dell’Oceano Pacifico è scontato. Volendo posso surfare 365 giorni l’anno. Le onde sono di qualità, costanti, gli spot sono grandi e non ci sono problemi di affollamento. Surfare al tramonto con l’acqua a 29 gradi non ha prezzo. La vita é differente, si vive all’aperto, le finestre non hanno vetri, non ti devi mettere le scarpe e se vuoi nemmeno la maglietta. All’inizio mi colpiva molto il fatto che qui i vestiti non sono così necessari. Vivendo qui ho scoperto la manualità delle cose, farsi un tavolino da se con due pezzi di legno e 4 chiodi è molto più gratificante che comprarlo all’Ikea. La gente di qui ha un modo di rapportarsi molto diverso da quello che può esserci in Italia. Qui si usa ancora visitare la gente, nel mondo occidentale con cellulari, e-mail e facebook vari si è perso molto il contatto umano, qui se si deve comunicare con qualcuno gli si piomba direttamente in casa e gli si parla. Da non sottovalutare è il fatto che qui si vive in mezzo ad una natura veramente incontaminata che ti fa aprezzare il valore delle piccole grandi cose. Immagino ci siano anche dei lati negativi. Assolutamente sì. Ti trovi in un posto dall’altra parte del mondo rispetto a dove sei nato. Sei lontanissimo dalla tua famiglia e dai tuoi cari, in un paese considerato terzo mondo, con


abitudini e culture differenti. Le Canarie, anche se in mezzo all’oceano, sono sempre Europa, in 5 ore di aereo sei in Italia. Sono nato a cresciuto a Milano, sono stato sempre abituato a certe situazioni e a certi servizi che qui molto spesso vengono a mancare. In Costarica non esiste una assistenza medica, c’è la difficoltà nel trovare qualsiasi cosa. Se ti serve, ad esempio, un trapano, hai la possibilità di trovarlo a San José, che è a 6 ore di macchina da dove vivo. C’è il problema dell’acqua, che a volte scarseggia. Le strade, se ci sono, sono malandate, non puoi contare su di un erogazione continua di corrente, le linee telefoniche spesso saltano, ed a volte le reazioni della gente sono troppo rilassate. Pensa che ci hanno messo 11 mesi per ripararmi la macchina.

Come era la casa che adesso ospita Tropical Pasta? Era una tipica abitazione rurale del luogo, puro Costarica Style, ovvero cadente. Mi sono rimboccato le maniche e sporcato le mani, improvvisandomi muratore, imbianchino, falegname e giardiniere. Tre mesi di lavoro sotto al sole cocente, ma alla fine la casa è venuta bene.

Quanto ha influito essere nato e cresciuto in una città stressante e claustrofobica come Milano sulle scelte che hai effettuato nella tua vita? Quello che non sopportavo in Italia non era Milano in sé, che ritengo una bella città, ma la routine di tutti i giorni: Lunedì/ Venerdì lavoro, Sabato/ Domenica Weekend dove è obbligatorio divertisi. Se fossi nato a Genova, Madonna di Campiglio o Biscieglie sarebbe stata la stessa cosa: sarei stato soffocato dalla routine, non dalla città. Sono contento di essere cresciuto a Milano. Io abitavo a Niguarda, periferia Nord, ed era come stare in un paesino, ci si conosceva tutti nel quartiere e noi ragazzi della zona eravamo molto uniti.

Cosa si deve aspettare chi ha intenzione di venirea Tropical Pasta? Il posto è pensato e creato per la gente che viaggia con un budget limitato. I prezzi sono molto accessibili. Allo stesso tempo hai tutto ciò che ti serve per una buona permanenza. Il luogo è piccolo ma vivo e accogliente. Ci sono solo poche regole basiche indispensabili al mante-

È stata la natura imprenditoriale tipica del bauscia milanese che ti ha portato a creare Tropical Pasta? Ma quale impreditoriale. Per essere imprenditore devi essere spietato, io sono un freak. Tropical Pasta non nasce come forma di guadagno, ma dalla necessità di poter vivere in questo luogo. Non sono venuto qui per aprire un resort e fare i soldi, è Tropical Pasta che mi ha permesso di poter venire a vivere qui con pochi soldi, non so se mi spiego. Anche perché, scegliere il Costarica per fare soldi è abbastanza stupido, non è proprio un paese ricco. Come hai fatto a trovare la casa in cui hai fatto nascere Tropical Pasta? Nel mio primo viaggio qui a Santa Teresa, avevo dato un occhio ad un paio di terreni, ed avevo preso alcune informazioni. Tornato alle Canarie, una volta presa la decisione di stabilirmi in Costa Rica, feci un secondo viaggio per informarmi meglio. Qui i terreni non costano un granché. Era buffo andare a contrattare con i locali, mi sentivo un moderno gringo.

Qui in Costarica, o perlomeno qui a Santa Teresa, non bisogna avere tutti i permessi che ci vogliono in Italia per ristrutturare gli edifici. Quindi ho potuto dare sfogo allo spirito artigianale che era assopito dentro di me. Qui si usa molto il legno, un materiale che adoro, è abbastanza facile da lavorare e si integra bene con la foresta che ti avvolge.

nimento del luogo e poi la gente è libera di fare ciò che vuole mantenendosi al buon senso e al rispetto delle persone e dei luoghi. Ci sono numerosi spazi in comune dove ci si ritrova e si fa amicizia. L’ambiente è sempre amichevole e disponibile, tutti sono amici di tutti, anche se non si conoscono. È un luogo ideale per la filosofia del viaggiatore indipendente: conoscere luoghi e gente

Mi piace definire Tropical Pasta come l’insieme di tutte le persone che sono passate da qui e non come un resort, un albergo o roba del genere. Perché senza la gente questa casa non potrebbe esistere. Mi piace pensare di non avere clienti, ma ospiti, che possano diventare amici. Chi è stato il tuo ospite più stravagante? Forse un personaggio sui 45, della repubblica Ceca, che viveva a San Francisco. Un matematico che affermava di lavorare alla costruzione della macchina del tempo. Mi regalò due piume di pellicano dicendomi di usarle quando le mie ali erano stanche. Poi mi ricordo di due ragazzoni americani che erano in viaggio da otto mesi e si facevano Alaska-Argentina in bici! Ho conosciuto diverse persone molto giovani che hanno lavorato come volontari in Guatemala e Honduras aiutando i villaggi più isolati, impestati dalla malaria.

Brava gente al mondo c'è ne ancora. 29


Quali consigli vorresti dare ad una persona vorrebbe abbandonare la propria routine per crearsi una situazione ideale, come hai fatto tu? Credo sia più semplice di quello che si pensi. Bisogna guardarsi allo specchio e chiedersi cosa si vuole. Una volta che si è ottenuta una risposta (sincera) bisogna fare, agire... senza pensarci troppo, di istinto. I problemi non bisogna crearseli in anticipo, ma affrontarli quando e se si presentano. Ci vuole tanta volontà e bisogna crederci fino in fondo, anche quando sembra impossibile. Sembrano concetti banali e scontati, ma nella mia esperienza ho imparato che se le cose le fai bene e con costanza, i risultati, prima o poi, arrivano. Bisogna valutarsi bene, prendo come esempio il Costarica, non è da tutti vivere in un posto del genere, a molti non piacerebbe. Credo non ci sia niente di peggio che impegnarsi per ottenere una cosa che poi si scopre non essere per te. A cosa non riusciresti più a rinunciare del Costa Rica? Oltre al surf e all’oceano? A tutto il resto. La natura in primis. Viverci così dentro ti fa sentire bene. Ti sembrerà una cosa da frikkettone ma quando vivi immerso nella natura diventi parte di essa. A Milano ti limiti a qualche piccione e a dei parchi sintetici costruiti dall’uomo. Qui vivo in una foresta incontaminata, in continuo cambiamento, la senti viva, la vedi che cambia, ne respiri l’ossigeno che emana e ne senti gli odori. Qui ci sono animali di cui non sapevo nemmeno dell’esitenza. Dalla finestra vedo le scimmie urlare, nei fiumi vedo i coccodrilli. Automaticamente segui i ritmi della natura, ti svegli col sole, ti addormenti col buio. Sono convinto per il corpo e l’anima sia molto più naturale vivere così. Siamo pur sempre animali, non credo il nostro habitat ideale sia fatto di catrame e cemento. Credi passerai qui la tua esistenza? Non posso dirlo con certezza. Spero di rimanerci almeno un sacco di tempo. Non si può mai dire. Tutto cambia. Anche il Costarica sta cambiando e forse anche io cambierò. Quando ero a Milano immaginavo la mia vita a Milano, alle Canarie la pensavo su quell’isola ed ora non posso fare altro che proiettare i miei pensieri su di un futuro qui. Sicuramente in questa puntata della mia vita ho investito ben più che nelle precedenti. Nelle altre occasioni dovevo "solo" abbandonare una situazione, un lavoro, delle persone. Qui posso affermare che con Tropical Pasta ho messo delle radici. Come dicevano nel vecchio west “non sei un uomo senza un pezzo di terra”, fa abbastanza ridere, ma io qui ho un pezzo di terra, e me la voglio tenere, voglio migliorarla, investirci. Per come sono fatto io, i lavori sono solo l’inizio di un opera colossale 30

Chi vorresti ringraziare per quello che sei riuscito a costruirti? Un gigantesco grazie va a me. Senza la mia testa dura non starei surfando tutti giorni della mia vita. Devo tanto alla mia famiglia, ai miei genitori, che mi hanno sempre appoggiato e non hanno mai ostacolato le mie scelte. Devo ringraziare Valentina, la mia fidanzata che dalle Canarie mi ha seguito fino a qui e che quotidianamente è il mio appoggio e punto di riferimento. Un abbraccio va a tutti gli amici che nel corso degli anni sono venuti a trovarmi soffocando in me ogni sorta di nostalgia, e i ragazzi di b a s t a r d che hanno voluto produrre la linea d’abbigliamento Tropical Pasta. Come è nata questa collaborazione? Snowbordavo negli anni '90. All’epoca si snobordava hardcore, si jibberava a stecca e si faceva un gran casino in pista. Eravamo molti di meno e ci si rincontrava nelle varie stazioni sciistiche del nord Italia. Al passo dello Stelvio conobbi Andrea Vecchi, designer di bastard, oltre che snowboarder di gran fama. Diventammo amici e cominciammo a frequentarci. Quando lasciai l’Italia ci rimasi in contatto. Andrea e un giorno, mi arrivò una mail dove l’oggetto specificava: "Collaboriamo?" Con mucho gusto! Quali sono le caratteristiche dei capi Tropical Pasta che hai prodotto con b a s t a r d? è una linea estiva composta solo da capi che abitualmente useresti qui in Costarica. Un costume da bagno, che veste comodo, abbondante, ideale per il surf, dei pantaloni corti, una camicia da turista tutta ananas e un immancabile t-shirt di cotone, e per i temibili temporali tropicali, un maglione di cotone. Nell’immacabile binomio giallo/rosso. I tramonti, qui in Costarica, sono momenti di estasi pura. Avvengono queste orgie di colori con tutti i toni del rosso e del giallo che vanno a spegnersi nell’oceano. Sono commoventi. Sono qui da un bel pò di tempo, ma continuo a stupirmi. ▪

Tutti i links e le info per raggiungere Migno in Costarica sono su t r op ic alp a s t a. c om L'intera collezione bastard JAMMIN' Tropical Pasta è su b a s t ar d. it / j amm in#t r op ic al- p a s t a 3

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1 Suck Rock camicia (Cod.BSUCC051), 2 Roca loca pantaloncino (Cod.BSUPC050), 3 Sunset Reef costume tropical (Cod.BSUBS037), 4 Salsa brava maglia rigata (Cod.BSUMG093), 5 Dude t-shirt (Cod.BSUMC239).


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Da 20 anni i loro testi sono fotografie crude e graffiate dei nostri tempi, della nostra società, dei suoi mali e dei suoi difetti. Tecnicamente eccellenti e musicalmente ruvidi, polemici osservatori e selvatici animali da palco. I loro concerti sono simbiosi tra gruppo e pubblico che sfociano in orge di suono e sudore. Testi creativi e sonorità fuori dal comune partorite da una formazione saldata da una amicizia lunga due decenni. In maniera inequivocabile e senza pietà la punk band italiana per antonomasia. I Punkreas voleranno via come un miraggio per questa che non é che una questione di piumaggio. foto di Giuliano berarducci RISPOSTE DI Cippa, Flaco, Paletta, Noyse e Gagno

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I punkreas suonano insieme da vent’anni. Come avete fatto a resistere tutto questo tempo? Cippa – Stare insieme per vent’anni è una cosa rara. Noi abbiamo avuto la fortuna e la determinazione di andare avanti tutto questo tempo, non solo nei concerti, ma anche nelle storie di tutti i giorni perchè diamo importanza a tutto anche alle più piccole cose. Abbiamo sempre fatto un sacco di riunioni, anche per comprare un amplificatore o un condizionatore per la sala. Abbiamo dedicato al gruppo tutti molto tempo e molte energie. Siamo tutti abbastanza intelligenti per non prenderci male per delle cazzate: ci sono gruppi che si sciolgono solo perchè uno fa fare delle magliette che a un altro non piacciono. Noyse – La nostra motivazione è forte, è la nostra vita e francamente non vedo una vita migliore di questa, cerchiamo di fare tutto con gioia. Quindi anche voi siete partiti da una storia di amicizia, come vi siete evoluti? Paletta – In questi vent’anni ci siamo evoluti nelle sonorità e in altre cose, quello che ci ha sempre contraddistinti è che tutto nasce dalla voglia di dire cose che ci stanno a cuore, a prescindere da mode. Noyse – Vent’anni fa eravamo dei ragazzini. Più che evoluti siamo cresciuti e la nostra musica con noi. Non siamo gli stessi di quando abbiamo iniziato e quindi nemmeno la nostra musica. D’altra parte non è che siamo poi cresciuti così tanto. Flaco – Pensa che quando abbiamo imbracciato gli strumenti non ci sfiorava nemmeno l’idea di fare un disco. Un giornalista di una rivista underground ci ha praticamente obbligato a registrare dopo averci sentito live. Per noi non era nemmeno un ipotesi, non ci avevamo nemmeno pensato: per noi suonare era espressione diretta e immediata. Non si andava al di là di questo e da un certo punto di vista non potevamo essere più onesti di così. Canzoni d’amore voi ne avete fatte? In Coro – Funny Noyse – ultimamente ai concerti Funny la presentiamo come canzone d’amore. Come fate ad avere argomentazioni così originali dopo tanto tempo, quando nel mondo succedono sempre le stesse cose? Flaco – Il problema è reale, noi dopo 7 o 8 dischi non abbiamo nessuna voglia di ripetere gli stessi concetti. Facciamo musica che ha un legame diretto con quello che ci sta intorno e purtroppo nel mondo, soprattutto in Italia, negli ultimi 34

vent’anni tutto è bloccato. Penso che nel prossimo disco, per trovare l’ispirazione, dovremo fare finta di vivere in un altra epoca e fingere che questo orrore sia già finito. Noyse – Al limite possiamo tenere gli stessi testi e cambiare solo la musica. Sono comunque attuali. Il tour che stiamo facendo ripropone i vecchi pezzi e ci accorgiamo che i testi di 15- 20 anni fa calzano perfettamente con la situazione odierna. I capolavori non hanno epoca. Qual'è il vostro pezzo senza tempo? Flaco – La canzone del bosco: ci rappresenta perfettamente, in un certo senso è al riparo dalle minacce del tempo. Come nasce la collaborazione con b a s t a r d? Flaco – Conosco Jep (socio-fondatore di bastard) dai tempi del liceo. Gli davo lezioni di filosofia, che era la mia passione e che lui faceva fatica a masticare. Nella sonnolenta provincia milanese Jep è stato una ventata di aria fresca. Ha portato lo skate, i graffiti e tanta energia. All’epoca facevamo insieme una piccola fanza che si chiamava Crosta, dove c’è stata la prima intervista in assoluto ai Punkreas. Abbiamo lavorato insieme anche alla grafica di Paranoia e Potere. Poi ognuno ha seguito la sua strada, ma ci siamo sempre tenuti d’occhio. Ultimamente abbiamo messo in piedi questa bella collaborazione partendo da un interesse comune: la canapa.

Abbiamo scritto questo pezzo dove non ci interessava esaltare la canapa dal punto di vista ludico ma sottolineare il fatto che è una risorsa importante, eco-sostenibile e utilizzabile in molti campi, ad esempio in quello tessile. Voi, da parte vostra, lavorate anche sui tessuti. Abbiamo così deciso di creare una linea di prodotti in canapa con bastard. è stata una bella soddisfazione. Tra l’altro la canapa, a differenza di quello che si pensa, è un materiale morbido e bello da indossare. Come mai tenete così tanto alla questione canapa? Paletta – All’inizio abbiamo usato la canapa per l’uso che conosci anche tu (detto a bassa voce) poi Flaco ha fatto degli studi... Flaco – Raccontiamola bene: una notte i carabinieri si sono portati via il Paletta perchè coltivavamo delle piantine e lui è stato sgamato. Ci siamo quindi posti una domanda: ma perchè è illegale coltivare delle piante? Ha avuto inizio uno studio piuttosto impegnativo che ci ha fatto capire molte cose. La canapa di fatto è stata penalizzata da una decisone politica estranea all'argomento "droga". Il divieto era legato a l’immissione nel mercato di prodotti di origine petrolchimica. Tutte le favole raccontate sugli effetti nefasti della canapa usata come


droga sono stati ▴ Cippa e i Punkreas live alle Officine della musica di Lecco durante il Paranoia Domestica tour 2010. inventati per proiVedere i Punkreas dal vivo è un esperienza da probirne l’utilizzo nel vare almeno una volta. campo industriale. Negli ultimi cent’anni una risorsa (la canapa) buona, poco inquinante e a basso costo viene ritirata dal mercato per fare spazio ad un altra risorsa di difficile produzione inquinante e ad alto costo. Lo hanno chiamato progresso. Quindi hanno eliminato la canapa con la scusa della droga? Flaco – Esattamente. Negli anni '30, negli Stati Uniti, si è creato un intreccio di interessi tra potere economico, politico e mediatico, volto a eliminare la canapa, potenziale concorrente dei prodotti chimici e dei derivati del petrolio. Facciamo fatica a immaginare una simile congettura, dato che viviamo in una democrazia assolutamente trasparente, perchè è trasparente vero? è una storia tanto interessante quanto lunga e complessa. Trovate tutto nel dvd La grande truffa della marijuana, allegato al nostro album Quello che sei, o comunque reperibile in rete (fotografa il codice QR a pag. 36 per il link diretto al video). C’era un accordo segreto, ma assolutamente documentabile, tra banche, polizia e industrie. L'ispettore del Bureau of

Prohibition (Dipartimento della proibizione USA), colui che ha iniziato la crociata contro la canapa, era un tale Anslinger. Guarda caso parente del ministro del tesoro Mellon, a sua volta finanziatore della Dupont, primo prodotture di nylon. Anslinger, sulla canapa, ha affermato di tutto, un mucchio di invenzioni a volte contraddittorie, poi esportate in tutto il mondo Noyse – Da li hanno iniziato a chiamarla marijuana, il nome con cui i messicani emigrati in USA chiamavano la canapa. Se avessero proposto una legge contro la canapa non avrebbero avuto consenso: nessuno avrebbe creduto alle panzane su una pianta coltivata da millenni in tutto il mondo. cambiandole invece nome, e associandola alla droga, è stato facile demonizzare la canapa. Insomma la tecnica del terrore? Flaco – In generale tutti i governi conservatori adottano strategie di repressione, di controllo e di induzione della paura. Tutto fa brodo e va bene che faccia paura anche la canapa. Inoltre quello della droga è un grosso business. Basta proibire qualcosa per farlo desiderare alla gente e, nel contempo, decuplicarne il prezzo. Chi gestisce questi traffici lo sa e quindi vota e fa votare per i proibizionisti, così facendo si tengono alti i prezzi. Ovvio che poi anche chi sta in Parlamento, magari 35


a farsi delle gran piste di coca, si prenda la sua parte per il “servizietto” alle organizzazioni criminali. Noyse – tra l’altro questi discorsi mi fanno venire in mente il nostro album Paranoia e Potere, parlando prima di album universali ancora attuali. Quindi il succo del discorso è: certe canzoni sono eterne, come purtroppo è eterno il comportamento di chi ha il potere. Tornando a noi, i prossimi vent’anni che cazzo fate? Ripeterete le stesse canzoni di sempre che saranno comunque ancora attuali? Cippa – Adesso stiamo facendo il dvd dei 20 anni e siamo concentrati su quello. Flaco – Siamo presi in mille progetti. Ora stiamo lanciando un nuovo gruppo con la nostra etichetta, che manco a dirlo, si chiama Canapa Dischi. Si tratta degli Yokoano. Noi siamo stati folgorati al loro ascolto, quindi puntiamo sul fatto che avranno un ottimo riscontro. Stiamo facendo un sacco di lavoro di ufficio stampa e di promozione. Se va bene sicuramente continueremo con questa esperienza. Stiamo inoltre facendo direzione artistica in vari locali. Quindi in realtà non penso molto al futuro perché i prossimi giorni saranno un vero sbattimento. Noyse – poi dobbiamo iniziare a mettere giù il prossimo disco Punkreas che dovrà uscire prima della fine dell’anno

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Cippa – Lo faremo di notte! Flaco – In realtà stiamo ritardandolo perchè stiamo facendo un sacco di collaborazioni con Assalti Frontali e Il Piotta, che sono appena andati sulla nave di Green Peace Cippa – Abbiamo fatto un pezzo contro il nucleare con i 99 Posse, Il Piotta, Leo Pari. Flaco – Stiamo cercando di contaminarci un po', anche perché, dopo 20 anni, cerchiamo spunti in maniera disordinata aspettando di essere colpiti dalla musa ispiratrice. Noyse – E per i prossimi ventanni speriamo di continuare a divertirci nonostante tutto e tutti. ▪ Tutte le info su di loro sono su p un kr e a s.n e t L'intera collezione bastard Jammin Punkreas è disponibile su b a s t ar d. it / j amm in#p un kr e a s 1 2

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▸ 1 Skunk giacca (Cod.BSUGL069), 2 Blueberry camicia (Cod. BSUCC050), 3 Skuff cappello cubano (Cod.BSXCV040), 4 Sinsemilla t-shirt (Cod.BSUMC238), 5 Crystal tascapane freak (Cod.BSXAT033).


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Lazy Riders in Barcellona Foto e parole di giuliano berarducci

Barcellona, a.k.a. the Hollywood of el patìn. In tempi non lontani, orde di skaters europei e non, migravano verso le assolate coste della California, in una prima fase verso San Francisco, dove li aspettava un bel divano da dividere magari con un più veterano hobo guest, tanta weeda e del sano street skating, spensierato ma speranzoso. Successivamente il vento li trasportò più a sud, per la precisione nelle zone di Los Angeles e San Diego, dove le speranze di evolversi dalla condizione di couch surfers a quella di am o pro skaters stipendiati aumentavano, ma collateralmente diminuiva la spensieratezza, i passamani si ingigantivano, le ossa rotte aumentavano e il proverbiale soul dello street skating andava un po’ a farsi friggere.

LAZY RIDERS

All’inizio della decade appena conclusasi una ventata fortissima ne riportò molti in Europa, per l’esattezza a Barcellona, che rapidamente è diventato il place to be dello skateboarding europeo e mondiale. Ed è forse la via di mezzo perfetta, gli

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spots continuano a spuntare ogni giorno come funghi, l’atmosfera è più rilassata, i divani sono più comfortevoli e a buon mercato e un boccadillo caldo mette più allegria di un burrito con poca carne e troppo formaggio. E per soggiornarvi non è necessario dichiarare di non avere preso parte al partito nazista tra il 1943 e il 1945! Le missions hanno una dimensione più umana, agli spots ci si arriva con la metro o patinando, anziché guidando per 2 ore sulla freeway, guardando ossessivamente video di skate in un laptop tenuto sulle ginocchia per tenersi motivati. E invece che col navigatore ci si arriva per word of mouth, passaparola ed esplorazione. La motivazione è nell’aria, un po’ come una volta, due spinte, un’ollie e una caduta ti ricordano cosa ci stai a fare lì, perchè arrivare allo spot già sporchi e sudati è cosa buona e giusta, e a casa si torna più soddi▸ Raúl Lupiáñez in Bs Nollie e qui sfatti anche se il big rail ci ha sotto, scene quotidiane per i cittadini sconfitti.

di Barcellona.


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LAZY RIDERS


E’ vero che anche Barcellona è stata decisamente overexposed nell’ultimo decennio e che lo skate ha portato alla città di Gaudì un business milionario, ma a me sembra ancora tutto più reale.

Tanto più che il quotidiano nazionale El Paìs gli ha dedicato un’intervista all’interno di un bell’articolo che racconta come Barcellona sia diventata appunto la mecca dello skate mondiale, e come il patìn porti business alla città.

E poi non ci sono solo gli americani della Flip o DC con i loro mega appartamenti in centro, ci sono anche i micidiali locals come Lupi, ritratto in queste pagine.

Un po’ come Los Angeles è la città dove gli aspiranti attori professionisti si recano per svoltare e nel frattempo servono pancakes nei diners, qui la “svolta” è già insita nell’attesa, e Lupi invece di servire frittelle si grinda il grindabile rendendo felici sponsors, filmers e fotografi e soprattutto se stesso. ▪

LAZY RIDERS

Raúl Lupiáñez Martinez, per tutti Lupi, è originario di Girona e dal lunedì al venerdì fa base a Barcellona ormai da tempo, si potrebbe definire un “pendolare” dello skate. Vederlo muoversi per la città è un piacere, lui lì c’è cresciuto e il territorio non ha segreti; con 40 € in tasca skeita tutta la settimana, e lascia il segno ovunque, letteralmente. 40


▴ Raúl Lupiáñez | Kickflip Krooks | Badalona

Giuliano Berarducci


▸ 01. Supersonic camicia (cod. BSUFC167) 02. polo Still BSUFZ048)

Maglia

(cod.

03. Sunset camicia (cod. BSUCC045) 04. Malibu

(cod.BSUMG092)

BSUFS049) 06.

05. Track felpa cappuccio e zip (cod.

Bump felpa cappuccio e zip (cod. BSUFS048) 07.

Worker camicia (cod. BSUCC048) 08. Sinsemilla t-shirt (cod. BSUMC238)

09. Flag t-shirt (cod. BSUSC058)

▾ Mattia Turco Bill camicia (cod. BSUCC044) e occhiali Tonette di Electric Visual.


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▴ Matte Di Nisio con la t-shirt Egologic (cod. BSUMC216) ▸ 01. Bait t-shirt (cod. BSUMC211) 02. Victory t-shirt (cod. BSUMC215) 03. Skull-T t-shirt (cod. BSUMC232) 04. Fixbrain t-shirt (cod. BSUMC218)

05. Lefty t-shirt (cod. BSUMC225) 06. Turkish t-shirt (cod.

BSUMC212) 07.

Jacko t-shirt (cod. BSUMC234) 08. Supporter t-shirt

(cod. BSUMC233) 09.

Roboto t-shirt (cod. BSUMC231)


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â–´ Qui sopra, Amazon pantaloncino cargo (cod. BSUPC019) â–¸ 01. Forecast costume "atmosferico" (cod. BSUBS035) 02. Deadead costume skull (cod. BSUBS034) 03. Coronado costume mimetico (cod. BSUBS033) 04. Riviera felpa pantaloncino (cod. BSUPC043)

05. Oliver pantaloncino scozzese (cod. BSUPC040) 06.

Intro pantaloncino gessato (cod. BSUPC047).


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▸ 01. Lizzies t-shirt (cod. BSDSC034) 02. Mulan t-shirt oversize (cod. BSDSC032) 03. Firm t-shirt (cod. BSDMC217) 04. Sonny felpa oversize (cod. BSDFS054) 05. Giuly t-shirt (cod. BSDMC220) 06.

Noway Windbreaker (cod. BSDGL037) 07.

Anne canotta (cod. BSDVE031) 08. Talisman t-shirt (cod. BSDMC210) 09.

Disco canotta (cod. BSDVE214)

▾ Qui sotto, Eri con la camicia Welly (cod. BSDCC011)


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www.bastard.it

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Dove comprare b a s t ar d ® Bastard Store Vieni a trovarci al bastard store di Milano, direttamente connesso con il COMVERT HQ e la bastard bowl. Troverai tutti noi che siamo dietro a queste pagine, la collezione bastard e alcune chicche disponibili solo qui. Per info e disponibilità: store@bastard.it ℡ +3 9 0 2 4 070 8 2 3 3 Rivenditori Presso uno dei nostri rivenditori autorizzati. La lista completa è su b a s t a r d . i t / r i v e n d i t o r i Ce ne sono in tutta Italia! On - line e Corrispondenza Se nella tua zona non ci sono punti vendita puoi ordinare dal nostro sito web scrivendo a s a l e s @ c o m v e r t . c o m oppure utilizzare il modulo allegato a questo CataZine. Riceverai i nostri prodotti per corrispondenza, pagando in contrassegno al corriere o con carta di credito.

◂ Daniele Galli | FS Feeble | bastard bowl Giuliano Berarducci


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