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n.7 - 20 aprile 2009

> Le opinioni di Messina > I cestofili su Facebook > I pallini di Peterson

EffEtto EffE

ferrara travolge la Virtus e conquista la salvezza La fortitudo risorge in due gare e torna a sperare


LA LAVAGNA TECNICA USATA DAI PIÙ IMPORTANTI ALLENATORI PROFESSIONISTI

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l’E-ditoriale www.basketville.it Numero 7 – 20 aprile 2009 Direttore Responsabile FRANCO MONTORRO franco.montorro@basketville.it www.basketville.it è una testata registrata presso il Tribunale di Lucca e di proprietà di Media dell'Otto s.r.l. Via delle Ville, 1140/A 55100 Lucca Telefono +39 3202 119 119 E-mail: redazione@basketville.it Progetto Grafico Appunto Web Via Caduti per la Patria, 47 20050 Lesmo (MI) Telefono e fax +39 039 596724 www.appuntoweb.com Fotografie Agenzia Ciamillo-Castoria Autorizzazione del Tribunale di Lucca numero 894 del 16 marzo 2009

Se il caso Zidane avesse suggerito qualcosa agli arbitri Diffidate dei giornalisti che dicono di non avere mai tifato per nessuno: è una balla della peggior specie e smaschera una persona poco raccomandabile, perché se dice una bugìa su una cosa tanto chiara e semplice quale dovrebbe essere l'amore per una squadra chissà come si comporta in altre occasioni in cui può nascondere ancora meglio il suo pensiero. E' impossibile che si diventi giornalisti sportivi senza aver provato, almeno da ragazzi, la passione di parte. Poi, crescendo o lavorando appunto da addetto ai lavori nel settore, il sentimento può cambiare, certo. Si può affievolire o scomparire ed allora alla domanda sul tifo si potrebbe rispondere: “Non più” o “Non abbastanza”. Oppure, come ho sempre sostenuto, si può mantenere ma trattando il tifo come un cappotto: lo si appende in sala stampa, non o si indossa né durante la partita e in nessun'altra fase in cui si richieda professionalità: non scrivendo il pezzo, non quando si intervista, nemmeno in ogni occasione ufficiale e di fronte alla gente. Lo dico perché dopo La Fortezza-Montepaschi ho notato troppi commenti per partito preso e poche analisi realistiche sul fatto più pericoloso: la convinzione della premeditazione da parte di arbitri a mio avviso, nell'occasione, semplicemente inadeguati e che pure non sono stati fermati ma immediatamente rimandati in campo come se nulla fosse successo. Il momento non è propizio per la categoria e già i riflessi, o per meglio dire gli schizzi, vanno a toccare anche la Federazione in generale. Ed allora, nella volata finale verso i playoff converrebbe a tutti intanto fare un passo indietro e dire una parola di meno. A tutti tranne che al settore arbitrale, quello che se per leggi proprie non può contribuire al dibattito dovrebbe però darsi da fare per uscire i prima possibile dalla montante ondata di sospetti e lamentele, a dire il vero giustificati da episodi troppo clamorosi per essere liquidati come temporanei. Un suggerimento “ai limiti”. Partendo da un esempio celebre. La testata di Zidane a Materazzi non la vide l'arbitro e nemmeno nessun dei collaboratori in campo, ma dalla tribuna chi di dovere, vista la ripresa TV si premurò di informare almeno il quarto uomo e Zizou venne espulso. A Bologna, giovedì scorso, sarebbe bastato che qualcuno di sicuro affidamento fosse corso presso lapostazione Sky per capire quanto mancava al momento del fallo di McIntyre su Boykins a fil di sirena, per poi riferirlo alla terna. Irregolare? Mah, forse quello che invece è successo è peggio. Salva la forma, al diavolo la sostanza. franco Montorro franco.montorro@basketville.it


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basketville n. 7 – 20 aprile 2009


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Serie A

Air-tercas di Raffaello Califano

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Gmac-Scavolini di Gianfranco Lelli

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Armani Jeans-Benetton di Paolo Corio

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Premiata-Lottomatica di Alessio Berdini

10 Solsonica-Ngc di Franco Orsi 11 Carife-La fortezza di Mauro Cavina 12 Angelico-Snaidero di Stefano Zavagli 13 Montepaschi-Eldo di Alessio Bonazzi

Italia

15 Quelli di facebook di Franco Orsi 16 Pallini di Peterson di Franco Montorro 17 Legadue: il punto di Lorenzo Settepanella

Donne

18 Serie A1: il punto di Roberto Perticaroli 20 Serie A2: il punto di Roberto Perticaroli 21 La nuova Lega di Roberto Perticaroli

International

26 Eurochallenge: Limassol di Gianfranco Bina 27 Grecia: oly Vs Pana di Gianfranco Bina 28 Spagna: Cajasol Siviglia di Angelo Potenza

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l’ E-ditoriale L'angolo azzurro Io, Ettore Playground Style Play on/off Il test

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Serie A

Hoover gela il Paladelmauro

E Capobianco si prende una rivincita sulla sua ex squadra, un'Air ancora una volta poco fortunata

di Raffaello Califano

Qui Avellino 85 Come spesso le capita la Scandone parte male anzi, malissimo. Approccio soft, attacco farraginoso e difesa colabrodo. Best soffre Poeta, ma è tutta l’Air ad apparire svogliata e rinunciataria. Subito 0 – 6, poi 5 – 18 al settimo ed addirittura 9 – 26 al nono. E’ un primo quarto da horror quello della formazione biancoverde ed i fischi del Paladelmauro piovono copiosi. E – mai come stavolta – giusti. Coach Markovski pesca a piene mani nella sua panchina, immediatamente. E la zona – per un po’ - confonde le idee alla Banca Tercas. Prove tecniche di rimonta, nonostante la compagine abruzzese voli nuovamente al massimo vantaggio: più 17 e 19 – 36 al 14esimo. I lupi – però – entrano finalmente nel match ed il solito terzo periodo ‘da stropicciarsi gli occhi’ rivolta la gara come un guanto. Il pressing a tutto campo carica il gruppo e scuote la gente. Avellino mette addirittura la testa avanti (60 – 59 al 29esimo), ma Teramo non molla e la sfida diventa spettacolare e vibrante. E’ una interminabile ed avvincente volata che – per l’ennesima volta – beffa la Scandone al di là dei suoi demeriti. Sia chiaro: la Banca Tercas non ruba nulla, ma quest’anno all’Air (peraltro priva del gigante Williams) non ne va bene una).

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Qui Teramo 87 Coach Capobianco andò via dall’Irpinia dopo una entusiasmante rincorsa - salvezza, trafitto da una bomba di Porta (adesso in maglia Air, allora a Livorno) sulla sirena dei regolamentari. Per la Scandone fu retrocessione, ingiusta ed immeritata (poi condonata col ripescaggio). A distanza di quattro anni il giovane ed emergente allenatore esce dal Paladelmauro da vincitore, grazie ad un siluro del cecchino Hoover sganciato in condizioni più o meno similari e finito – manco a farlo a posta – nello stesso canestro. Corsi e ricorsi storici o legge dello sport che dir si voglia, anche se la vittima era ed è ancora la formazione biancoverde... che farebbe bene a farsi benedire sulla vetta della vicina Montevergine. Alla fine gioiscono pure gli altri due ex: l’assistente Ramondino (avellinese doc) ed il lungo americano Brown (protagonista – incolpevole - di quella sfortunata stagione). Ancora una volta la Banca Tercas si conferma come una delle più belle realtà del campionato e dimostra di essere una squadra vera, nel gioco e nel carattere. Il battipagliese Poeta indossa i panni del leader, sin dalla palla a due. Il play campano – forse un po’ troppo tutelato dalla terna arbitrale (in relazione ‘al metro’, si intende) – va in lunetta più volte di tutta la Scandone (11 contro 9: incredibile, ma vero). Ma Teramo espugna Avellino grazie alla sua partenza sprint e ad un sistema corroborato durante un torneo davvero importante. E – poi – con tutto il rispetto per la mano torrida di Hoover (nella foto), un po’ di fortuna non guasta mai.


Serie A

Orgoglio Gmac per sperare ancora

Dopo i tre supplementari con la Premiata, la squadra di Pancotto travolge Pesaro e riprende a sperare di Gianfranco Lelli terra. Un po’ di riposo, meritato, ma pronto a rituffarsi dentro al Campionato visionando i dvd delle prossime rivali, Cantù e Caserta, perché la salvezza è bene guadagnarsela per meriti propri, mettendo del fieno in cascina e staccando con le proprie forze (e non coi vizi di altri) la penultima piazza, una posizione di Classifica che per la Fortitudo vista oggi, è decisamente davvero stretta.

Qui Pesaro 74

Qui Fortitudo 88 Chi aveva il dubbio che tre tempi supplementari avessero lasciato scorie nelle gambe, ma soprattutto nella testa dei giocatori della Gmac è stato ben presto smentito. Non fosse altro per quel 17/17 ai tiri liberi che la Fortitudo ha trovato in una gara che non ha mai messo in discussione, dato rafforzato da quel 7/14 dall’arco per una squadra che normalmente viaggia col 30% dai tre punti. Dominio totale per l’Aquila, un dato che la valutazione complessiva sintetizza in un 119 a 78, con cinque uomini in doppia cifra per Pancotto, dove l’asse play-pivot, al secolo Huertas-Papadopoulos, ha girato a mille, mettendo in difficoltà un reparto che per Sacripanti oggi ha fatto acqua da tutte le parti. Due indizi, si sa, non fanno una prova e per vedere se davvero la Fortitudo è guarita dalla propria nemesi bisognerà aspettare ancora una settimana, quando la trasferta a Cucciago dirà parecchio sul futuro biancoblù. La domenica ha regalato il sorriso a Cesare Pancotto, destinato ieri sera a dedicarsi ad una “coriandolata” di pesce nella sua

Asfaltata sotto ogni punto di vista, la Scavo-Spar esce dal PalaDozza con le ossa rotte, legata a incertezze croniche, di una squadra che lontano da casa - in questa stagione - non ha quasi mai trovato una quadratura del cerchio sufficiente. Per capire anche i mali delle Vuelle e sufficiente soffermarsi all’aspetto difensivo, dove la zona 2-3 (arma tattica che in tanti hanno usato contro la Fortitudo) non ha mai impensierito Pancotto. Anzi, grazie ad un “normalissimo” penetra e scarica, Malaventura, Slokar e Mancinelli hanno punito sistematicamente l’assetto tattico imbastito per questa gara. Forse una coperta corta proprio perché, ormai, da questi aspetti la Fortitudo ha imparato a difendersi, attaccando e costruendo di squadra e non più coi singoli, un’altra fotografia dei biancoblù che agli occhi di Sacripanti sarà sembrata tutt’altro che sbiadita. Infine il confronto - doveroso - tra i lunghi. Akindele, che ha raddrizzando il tabellino solo nel finale, ha subito le spallate del Papa biancoblù. Questo ha evidenziato ancor più lo scoramento tra esterni e lunghi per Sacripanti, un busillis irrisolvibile tanto che nemmeno nel dopogara, a bocce più che ferme, il coach biancorosso ha saputo trovare spiegazioni per un approccio difensivo al limite dell’imbarazzante.

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Serie A

L'ottava di Milano L'ennesima di Treviso Striscia vincente aperta per Bucchi, mentre la Benetton riscopre il vecchio mal di trasferta

di Paolo Corio

Qui Milano 83

Qui Treviso 68

Ottava vittoria consecutiva, la decima in 12 partite del girone di ritorno, per l'AJ: una simile striscia vincente non la si vedeva dalla stagione '93-'94, realizzata dall'allora Recoaro di Mike D'Antoni. Ma più che al passato i supporter milanesi fanno bene a guardare al futuro, che potrebbe riservare sorprendenti soddisfazioni grazie anche e soprattutto a un Mike Hall sempre più protagonista (23 punti, 7 rimbalzi, 2 assist e 1 stoppata per 26 di valutazione) e sempre più alternativa offensiva a un Hawkins comunque chirurgico nel terzo quarto, quando con una tripla e una penetrazione ricaccia indietro la rimontante Benetton. Altre note positive: un Vitali tanto ordinato quanto preciso al tiro (9 con 4/5), un Thomas partito in quintetto al posto di Price (rientrato negli Usa per la terribile morte della sorellina) e parso più fiducioso al tiro e più reattivo in difesa; la coppia Sow-Rocca capace di alternarsi sul parquet senza far perdere intensità e rimbalzi a una Milano che - dopo le schermaglie iniziali - è stata di fatto sempre padrona della partita e ancora di più dell'area colorata. Con la stagione degli infortuni ormai alle spalle e senza più le trasferte di Eurolega a spezzare il lavoro in palestra, l'Armani Jeans pare così aver complessivamente (ma perché solo 3' a Taylor?) imboccato la strada giusta per vivere i playoff da protagonista. Quanto da protagonista potrà già dirlo la prossima tappa, che vede in programma la sfida metropolitana del mezzogiorno romano.

Wood troppo lontano dal match-winner che si ricordano al Pianella in maglia canturina, Bulleri (0 punti e -8 di valutazione in 21') troppo vicino a quello che si ricordano al Forum in maglia Olimpia. Conseguenza: una Benetton con poco fosforo e ancor meno energia in torre di controllo, cui si aggiungono i pochi minuti sotto canestro di un Nicevic sì positivo ma condizionato dai falli (il 3° e il 4° commessi in un pugno di secondi subito dopo l'intervallo) e la poca intensità difensiva (eccezion fatta per la marcatura di Soragna su Hawkins) che lascia troppe volte via libera in area ai giochi a due di un anche per questo ispirata AJ. Decisamente sotto tono Rancik (4 punti e 3 rimbalzi in 18'), Wallace raggiunge la doppia cifra e una relativa sufficienza solo a giochi ormai fatti, mentre Neal trova anche acrobatiche conclusioni in avvicinamento ma sparacchia da oltre l'arco (1/5), contribuendo in modo determinante al modesto 25% nelle triple di una Treviso che peraltro nel suo insieme non brilla nemmeno da sotto (48,5%). Dopo le vittorie a Cantù e Pesaro, quella del Forum torna insomma a essere la "vecchia" Benetton da trasferta: ovvero la peggiore in chiave playoff...

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Serie A

Roma imperiale conquista per la prima volta il Palasavelli Un grande avvio permette ai capitolini di costruirsi un vantaggio importante e di vincere per la prima volta a Porto San Giorgio. La Premiata paga le fatiche dei 55 minuti giocati a Bologna di Alessio Berdini

Qui Montegranaro 75

Qui Roma 84

Chi si apettava una partita orgogliosa e di cuore della Premiata dopo la sconfitta di mercoledì a Bologna è stato deluso. Nei primi 4 minuti infatti i giocatori marchigiani sembrano essere rimasti davvero a Bologna. Difesa molle, attacco peggio. Primo timeout dopo 1 minuto sull’8-0. Al 4° minuto sul 16-2 Finelli decide addirittura di fare 4 cambi insieme lanciando un segnale ai suoi svogliati giocatori: “abbiamo fatto un inizio agghiacciante” dice il coach dei marchigiani,”l’atteggiamento era sbagliato così ho deciso di cambiare. Infatti la partita è migliorata per noi”. E infatti la Premiata recupera , cambia l’inerzia della partita e torna fino al -1 all’inizio dell’ultimo periodo, quando però la fatica riprende il sopravvento e grazie alla maggiore profondità delle rotazioni, Roma riesce a ritrovarsi. Peccato per una Premiata che oltre all’infortunato Vasileiadis ha avuto un Minard ancora non ristabilito fisicamente che ha tirato con 2/11 dal campo. Ottima invece la prova di Taylor(22 punti) oltre a quelle di Garris e Ivanov. Una Sutor che non riesce quindi a completare una grande rimonta, complice un antisportivo di Hunter, che sgomita a rimbalzo contro Gigli. Complice della sconfitta anche lo stesso Hunter, a tratti irritante, quasi umiliato sui due lati del campo da Andre Hutson. Il centro della Premiata vede il canestro solo a 24” dalla fine, quando arriva una schiacciata inutile, suo unico tiro dal campo. Da segnalare infine un intervento in sala stampa del GM Gianmaria Vacirca, in seguito ad un episodio avvenuto durante la partita, quando il pubblico in seguito all’antisportivo fischiato ad Hunter si è gettato sopra la panchina dei giocatori della Premiata sfondando il plexiglas: “quello che è successo è assurdo perché mette a rischio lo spettacolo e la salute dei giocatori, infatti Helliwell è stato colpito. Pensiamo a tifare che è più utile di insultare gli arbitri. Non voglio più vedere qualcosa del genere”.

Concentrazione e continuità. Sono le chiavi della vittoria romana, una vittoria avvenuta grazie ad un avvio fulminante firmato da un Jaaber al limite dell’infallibile. Avvio di partita quasi intimidatorio dei romani che approfittano della fatica della Premiata scappando via subito e mantenendo lucidità quando i padroni di casa provano a tornare in partita. Roma passa quindi d’autorità riuscendo a vincere nonostante le assenze pesanti di Brezec, De La Fuente e Gabini, a cui si aggiunge anche Becirovic, infortunatosi durante l’incontro. Soddisfatto Gentile che raggiunge il 2° posto con Bologna e Milano, prossima avversaria: “vittoria importante” dice l’allenatore dei capitolini “in vista dello scontro diretto con Milano. Sono punti d’oro per restare tra le prime quattro”. La Lottomatica di stasera sembra a tratti, nel primo e nell’ultimo quarto, quella capace di vincere 9 partite in fila, quella che poteva spaventare Siena. Infatti Roma gioca con ordine, senza perdere la calma, la lucidità e la voglia di vincere come sottolinea coach Gentile: “ho rivisto la squadra che aveva vinto 9 partite di fila. Sappiamo che se giochiamo con voglia possiamo vincere contro chiunque”. L’MVP di giornata è comunque uno straordinario Andre Hutson, capace di annullare totalmente Hunter in difesa e segnare 24 punti con 9/11 e 27 di valutazione in attacco. Glaciale nei momenti caldi guida con Jaaber e Douglas Roma alla prima vittoria al Palasavelli, in una partita che ha avuto un solo padrone e i capitolini in vantaggio dall’inizio alla fine. Tornano quindi soddisfatti a Roma i tifosi ospiti giunti nelle Marche, in attesa del big match di domenica prossima contro Milano, che deciderà forse il secondo posto ma anche l’onore (o l’onere) di essere la principale avversaria di Siena.

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Serie A

Rieti, mai darsi per vinti

Ennesima impresa della “sporca mezza dozzina” di Lardo. A farne le spese, questa volta, Cantù, che cede alla distanza

di Franco Orsi

Qui Rieti 87 Gli aggettivi per elogiare questa Solsonica sono forse finiti, non certo le speranze per una formazione, un gruppo, una città, che vogliono fortissimamente finire questo campionato in Serie A. Poi, vada come vada. Mancano tre partite al termine, la Fortitudo facendo il miracolo nei tre overtime contro Montegranaro ha ripreso la squadra laziale in classifica, ma adesso la salvezza è una questione allargata a tre, perché Caserta è là davanti solo a due punti di vantaggio e proprio in Terra di Lavoro, nel prossimo weekend, cercherà di compiere una Mission Impossible. Intanto si ode una bella vittoria con Cantù, che fa gonfiare il petto d'orgoglio a coach Lardo: «E' stata una vittoria di carattere, ma abbiamo anche giocato una bella pallacanestro. Non ci diamo per vinti, lottiamo partita dopo partita e siamo ancora convinti di poter raggiungere una salvezza che avrebbe dell'eccezionale. Io sono orgoglioso di allenare una squadra come questa, un gruppo che nonostante le difficoltà enormi continua a crescere. Devo ringraziare ancora una volta il pubbico di Rieti, perché è stato il nostro sesto uomo». Sugli scudi Jiri Hubalek, con i suoi 14 rimbalzi, ma soprattutto Mario Gigena, con un percorso netto al tiro: 17 punti ottenuti con due centri da 2, quattro da 3 e 1 libero. Bene anche Campbell e Green (nella foto). Dopo Caserta, Rieti ospiterà la lanciatissima Carife e

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finirà il campionato sul campo della già retrocessa Udine. Facile fare i conti servono almeno quattro punti, meglio se due arrivassero già domenica. All'andata finì 60-59 per Rieti.

Qui Cantù 68 Quando resti in partita per oltre tre quarti ci credi, poi il 28-15 subìto nell'ultimo periodo ha reso amaro il sapore della trasferta alla squadra di Dalmonte che ha avuto nel solo Elder un elemento all'altezza, con Gaines e Pinkney a cercare di salvare il salvabile. Male, malissimo l'ex Prato, finito con un -1 di valutazione assai significativo. Le motivazioni di Cantù potevano essere e certamente sono state inferiori a quelle di Rieti, in realtà la Ngc ha perso il confronto non tanto e non solo sul piano del carttere, quanto proprio da un punto di vista squisitamente tecnico. Cantù ha sofferto a rimbalzo e dato l'impressione di essere una squadra in un momento, ciclico, di stanchezza. Se la stagione regolare si chiudesse oggi sarebbe ancora fra le otto dei playoff, ma la guardia deve rimanere alta. Nel prossimo turno Cantù ospita un'altra invischiata nella lotta per non retrocedere, la Gmac, poi ancora Pesaro in casa e infine trasferta a Roma. Morale: servono quattro punti, da una squadra diversa da quella ben poco ammirata al PalaSojourner.


Serie A

Carife in trionfo La Fortezza molle

La squadra di valli vince il derby e conquista in anticipo la salvezza. Per Bologna un k.o. che preoccupa Boniciolli

di Mauro Cavina

Qui Ferrara 93 Tocca il cielo con un dito. Anzi, con tutte dieci, visto che a tre giornate dalla fine della stagione regolare la Carife raggiunge la matematica salvezza al suo primo anno di serie A. Lo fa vincendo senza appello la sfida con La Fortezza. Alla fine, tutti contenti, partendo da Giorgio Valli, uno dei principali artefici di questo risultato. «E’ la vittoria di un progetto, di un gruppo. Se penso che questa squadra è la stessa che ha vinto la Legadue con l’innesto di due americani ed un italiano d’esperienza, sono ancora più orgoglioso. Credo che le parole chiave della nostra stagione siano fiducia e rispetto. Fiducia nel lavoro e il rispetto che c’è fra tutti i giocatori, americani ed italiani». La vittoria sulla Virtus, manco a dirlo, è arrivata con un grande prova di squadra in un PalaSegest tutto esaurito e pieno di passione. Anche con gli italiani in campo (compreso un intraprendente Allegretti) Ferrara non ha mai abbassato la guardia, difendendo con volontà e attaccando con razionalità. Anche quando Bologna ha recuperato dal -17 fino al -1, la Carife è rimasta concentrata e lucida, tanto da bloccare sul più bello la rimonta degli avversari. Meriti a tutti, ovviamente. Ma non può passare inosservata la prova di Andrea Collins che vince la personale sfida con Boykins e si candida per un posto in un top team. Ma questi sono discorsi da fare a

stagione finita. Ora la Carife proverà ad accarezzare un altro sogno: quello dei play off (nella foto, Ebi).

Qui Bologna 84 Due sconfitte molto diverse in pochi giorni: prima con Siena e poi a Ferrara. Ma sempre due sconfitte sono. E questo non piace a Matteo Boniciolli che fa grandi complimenti alla Carife e dice di avere avuto due conferme: «La prima sul valore di Ferrara e la seconda sul fatto che noi siamo una squadra che non vive di talento, ma di sistema di gioco e concentrazione: senza queste cose siamo una normali. Mi auguro sia stata l’ultima volta che devo ripetere queste cose ai miei giocatori». In effetti la Virtus vista al PalaSegest ha giocato una gara a metà, partendo molle in difesa e frettolosa in attacco e iniziando troppo tardi la rimonta. «Abbiamo subito troppi canestri facili. Ferrara è difficile da battere per chiunque in questo momento, ma possiamo dire che la Virtus è non pervenuta». Il domani della Fortezza è nella final four di Eurochallenge, ma anche nella lotta per mantenere il secondo posto. «Per il campionato non ci dobbiamo fare prendere dall’ansia. Abbiamo perso il vantaggio che avevamo, ma abbiamo sempre gli scontri diretti favorevoli. Resta il fatto che dobbiamo preparare l’appuntamento con la coppa».

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Serie A

Biella manda al tappeto la Snaidero Ecco gli strilloni a giochi fatti: l'Angelico entra ufficialmente nelle otto sorelle, Udine è matematicamente spacciata di Stefano Zavagli

Qui Biella 86 Ci impiega 35' per mandare al tappeto il fanalino di coda, non è brillante e spettacolare come al solito, ma sopperisce bene ai due temi, facendo vedere sostanza e quella solidità a lungo cercata. Biella è una squadra rinnovata, più accorta, matura, unisce le forze e partendo da una difesa decisa riesce a gestire bene le situazioni. Aveva preparato la partita convinta che con Udine ci sarebbe stato il terminale offensivo più importante Anderson, la sua assenza ha fatto saltare un po' i piani. Ma alla lunga il quintetto di coach Bechi è uscito fuori. Sempre avanti Biella, non ha mai ucciso la partita, almeno fino alla bomba di Smith del 73-57. Ha trovato punti importanti a gara viva da Aradori, trasformato dall'andata, più costanza e solidità dai due lunghi Jurak e Garri. Niente da fare, in attacco, per Reece Gaines (nella foto): «Ha paura di tirare, di sentirsi fischiare, questo a Biella mi sembra un po' paradossale» dice coach Bechi. I rossoblù hanno toccato il più 10 (34-24) al 17'. Poi Udine nella prima azione del terzo quarto è giunta a -2 (39-37), sarà propria questa frazione a segnare l'incontro, poi amplificato nell'ultimo quarto, momento in cui hanno segnato tutti, scrivendo la retrocessione della Snaidero. «Siamo una squadra vera – ha detto coach Bechi ringrazio i miei giocatori per lo spirito con cui si applicano».

Qui Udine 69

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Scendono le lacrime di una retrocessione annunciata nelle ultime settimane e ora ufficiale. La trasferta di Biella era da

ultima spiaggia e Antonutti e compagni ci hanno provato. Alla fine sono usciti i difetti di costruzione di questo fanalino di coda, costretto pure a giocare senza Anderson, il vice capocannoniere del torneo non è nemmeno salito sul bus verso Biella. Il suo ginocchio è mal messo, dovrà essere operato e lo farà in America. Così con la rotazione risicata all'osso Udine ha fatto di necessità virtù e per molte volte ha impensierito i piemontesi. Graffiante il 9-0 di parziale a fine di primo tempo, il -2 di terzo quarto è stato il punto di maggiore ravvicinamento. Altro aspetto positivo, la massiccia zona che ha portato qualche palla recuperata preziosa. Nel quarto finale pesanti sono stati i due falli antisportivi fischiati prima ad Allen poi a Forte. Nel finale parla Blasone: «Sono udinese e non vedo la retrocessione come un dramma, sono stati fatti degli errori gestionali e chi sbaglia alla fine paga». Sul singolo match allenatore dice: «Ho visto dei miglioramenti, meno disfattismo, ma alla lunga non basta».


Serie A

Montepaschi, come se niente fosse...

Dopo le polemiche successive all'anticipo con la Virtus, la Mensa Sana batte Caserta prendendo il largo solo nel fnale di Alessio Bonazzi

Qui Siena 91 Il grande padre Dante ammoniva: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa” e la Montepaschi, appresa bene la lezione, ha immediatamente messo nel dimenticatoio le polemiche dopo il burrascoso finale di Casalecchio contro la Virtus, non ritrovando però ancora del tutto lo smalto del gioco. Infatti, contro l'Eldo, Siena cincischia per tre quarti di gara e alla fine lo scarto di 16 punti è impietoso per la squadra di Frates. Più 3 e più 5 Siena ai primi due intervalli, ancora più 3 avanti i campioni d'Italia a inizio dell'ultimo periodo e da lì è un 28-15 che sistema le cose, un po' meno le coscienze per una formazione che però Pianigiani sapeva in un periodo di naturale e non preoccupante imballamento e per di più priva nell'occasione di McIntyre, a cui è stato concesso un turno di riposo ben rimpiazzato però da Finley: «Sta entrando in condizione e spero che sarà al meglio per i playoff», ha detto Pianigiani. Siena ha tirato bene da 3 (15/27)e ha semmai sofferto più del previsto a rimbalzo. Ora, il recupero con Avellino, poi una lunga pausa, determinata dal “fermi tutti!” per rispetto, diciam così, della Final Four di Eurolega. che il capoallenatore senese ha spiegato servirà per lavorare su certi discorsi di squadra, con l'ausilio di video e per una preparazione un po' meno specifico. Insomma, più mirata a

quei playoff che Siena sa di poter affrontare non solo a ranghi completi, ma anche dopo una preparazione specifica per tornare a dare il massimo a cavallo di maggio e giugno.

Qui Caserta 75 Frates, un ex accolto con... astio nella media dei palasport italiani, in conferenza stampa ha parlato più da rassegnato che da deluso: «Siena è troppo più forte di noi e ha giocato la solita, grande partita fatta di compattezza e solidità mentali. Confesso: per tre quarti di gara ho pensato che avremmo potuto realizzare il grande colpo, la nostra zona funzionava, ma quando finalmente loro hanno preso le misureci hanno costretto ad abbandonarla. A questo punto possiamo serenamente tornare a pensare alla gara con Rieti, che sarà decisiva per la nostra stagione. Il coach casertano ha avuto cose buone da Diaz e da Slay, mentre se l'è cavata onorevolmente anche Di Bella. Ma, come detto, tutta la squadra ha tenuto bene testa alla corazzata biancoverde. ora, per l'Eldo come ricordato da Frates la partita-bivio con la Solsonica, poi la trasferta sul campo della Gmac e infine chiusura in casa con il derby con Avellino. Se il gruppo resta quello ammirato al PalaMensSana, la gara con l'Air potrebbe essere una gran festa.

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L'angolo azzurro

Fatta l'Italia, sì. Ma gli italiani di Franco Montorro

Presentata la programmazione azzurra, maschile e femminile, per l'estate. Nazionali a due velocità Dopo Enel, Edison e sempre di energia si tratta per gli ultimi due sponsor delle Nazionali. Che in campo maschile e femminile vanno oggi a due velocità. Spedita la femminile, nonostante una stagione che ha causato diversi infortuni a elementi di spicco. Eppure Ticchi il sorriso se lo permette e lo ha giustificato. Più accigliato Recalcati (nella foto), che ha annunciato l'arruolamento di Frank Vitucci e Walter De Raffaele come assistenti per le avventure ai Giochi del Mediterraneo e per l'Additional Arround di qualificazione agli Europei. Un tecnico giovane ed uno più esperto, non necessariamente ma magari! - insieme a Charly nel tentativo disperato (eufemismo?) di arrivare agli Europei in Polonia, di lì ai Mondiali 2010 e... E siamo andati fin troppo “oltre”, presi dall'amore dell'azzurro e rimasti all'antica, superata idea che alla massima competizione continentale l'Italia ci debba essere per forza. Basterebbe questo ripensamento a renderci pessimisti. Perché anche nel periodo 1988-1996, cioè quando abbiamo toppato la qualificazione alle Olimpiadi, gli Europei ci siamo andati eccome. E qui invece siamo in bilico, in pensiero per la più clamorosa delle eliminazioni: quella dalla base di partenza di Polonia 2009. Sparso terrore, resto ottimista. Per due ragioni ed un “purché”.

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La prima iniezione di fiducia è che la nostra principale avversaria, la Francia, molti muscoli e poco cervello, è nelle nostre condizioni nonostante i fenomeni Nba. La seconda è che a capo della nostra Federazione c'è Dino Meneghin e non il pavido e perfino controproducente Fausto Maifredi, quindi uno che dà la carica anziché uno che vedeva il figlio in tribuna offendere gli azzurri. Dettagli, dite? Uh, vivete un ritiro, una trasferta, una mission impossible con l'Italia. Perché una cosa ho imparato in tanti anni di rettilari Fiba anziché acquari Nba (e senza avere mai avuto la pretesa di capirlo, quest'ultimo ecosistema): la bandiera conta. Sia il giocatore, sia il vessillo. Sono d'accordo con quello che dice Dan Peterson: fate conto di non avere Bargnani, Belinelli, Gallinari. E aggiungo: contrario ai raduni di Matusalemme, nemmeno la Nazionale di calcio per i Mondiali li fa, spero che sian giornate utili a fare gruppo più che a fare schemi. Un altro problema di questa Nazionale maschile è la mancanza di almeno un leader. Galanda fu perfetto, nel 2003-2004 e in Spagna, due anni fa, il distacco fra vecchia e nuova guardia fu più doloroso che clamoroso.


La curiosità

Il basket ai tempi di Facebook è il social network più frequentato. E noi ci siamo divertiti iniziando la ricerca di personaggi e gruppi della pallacanestro di Franco Orsi Da innovazione, a moda, a consolidato fenomeno: è il percorso di Facebook , il social network che ha conquistato milioni di fedelissimi in tutto il mondo, Italia compresa. E all'interno del quale abbiamo iniziato a muoverci alla ricerca di gruppi e personaggi accomunati dal basket. Tratteremo la settimana prossima dei cestisti o cestofili in prima persona, partiamo invece con qualche gruppo, ad esempio “Mondiali di basket Fiba 2014”, forte di 405 iscritti e con la motivazione «Diamo un'opportunità al nostro Paese di ospitare un grande evento sportivo di rilievo internazionale». Ha 8.289 membri a domenica 19 “Tutti i cestisti di Facebook (anche per ex coach): «Giocare a basket è la cosa più bella. Arbitri iscrivetevi pure, l'importante è mandare avanti questo magnifico sport». Di diverso tenore (qualcuno direbbe... tasso) “Giocatori di basket e alcol: perché vanno dalla stessa parte?” con 5.027 membri e argomenti di discussione che si fatica a leggere senza (sor)ridere. Tipo: «La birra è più carburante da trasferta o emolliente da campetto?», «Il Campari col bianco aiuta durante l'allenamento?» Ci sono ancora “Noi che viviamo solo per il basket”, “Quelli che Vivi Basket”, “Quelli che vogliono gli arbitri di basket con la maglietta a righe”, “Da Move: join the basket freestyle show made in Italy”, il giovanilista (ma, chissà?) «Quelli che stanno ore a tirare al canestrino appeso alla porta” che è «per tutti quelli che appena entrano nella propria stanza prendono in mano la pallina da basket e stanno ore a giocare anziché studiare o fare altro... per quelli che dopo aver schiacciato saltando solo 2 cm si sentono i migliori schiacciatori del mondo... per quelli che almeno un canestrino l'hanno rotto». Su “Il basket è meglio del calcio, è un dato di fatto”, poco da commentare e tutto da sottoscrivere. Curioso “Quelli che dicono Pallacanestro e non basket”, ma anche “Quelli che basta con i

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pantaloncini da basket larghissimi per le donne”. Attuale,sempre, per qualcuno, ”Ma gli arbitri di basket dove c... guardano?” Sulle ali della nostalgia e del rammarico, ecco ”Nostalgici della Viola”, appunto, “Vogliamo il grande basket a Genova”, “Forza Bril” e “Robert Duncan Morse”. Sono moltissimi, diversi e probabilmente dispersivi i gruppi chiamati solo “Basket” e c'è ovviamente anche un gruppo di basketville. Dalla settimana prossima le “chiccche” riguarderanno invece loro: i protagonisti più noti, quelli che a Facebook si sono iscritti e che su Facebook ci tornano spesso, per amici e gruppi. Il più attivo? Forse Andrea Pecile (nella foto), ma per tutti se ne possono leggere davvero delle belle.

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Il personaggio

I “pallini” di Dan Peterson Ospite di una convention a Udine, il mitico coach ha deliziato con una raffica di aneddoti, battute, previsioni, frecciate di Franco Montorro

Negli Usa si chiamano “bullets”, in Italia grazie ad Aldo Giordani li conosciamo come pallini. Nell'era degli sms qualcuno li ha contabilizzati con un “Max 160 battute”. Dan Peterson, a Udine per la convention “Show & Love” sugli eventi 2009 del Gruppo Piubello ne ha sparati a raffica: in auto, al bar, in albergo, nella sala convegni, in attesa di un treno. Ve ne proponiamo una minima parte, in modo sparso, o questo sarebbe stato un numero monografico. Più una curiosità finale.

«Gigi Porelli mi professionista».

«Messina nella Nba può allenare ovunque meno che i Nets. Perché la stampa è la stessa di New York e nel New Jersey un altro italiano dopo D'Antoni e Gallinari ai Knicks, uh...».

«Pericoloso quando la Gazzetta soprattutto ti vuole intervistare. Sicuro che per un giocatore la volta dopo è un rischio».

«Bucchi mi vede e mi fa: “Ho preso un play americano, Price”. Io: Piero, mi hai detto mezza verità. Hollis è americano, ma non è un play».

«Quando allenavo e mi intervistavano preferivo elogiare gli altri. Ad esempio: ma come gioca bene la squadra di Bianchini».

«La vincente di Cska-Barcellona vincerà l'Eurolega. Io dico gli spagnoli».

«Allenare è già così difficile di suo, che un coach dovrebbe solo pensare a semplificare i giochi».

«La Fortitudo non sa attaccare la zona». «Roma? Sta aspettando Tanjevic! Bodiroga, Gentile...».

«La vedo grigia per l'Italia in Europa, quest'estate. Già nelle qualificazioni, perché la Francia si è presa un assistente ex Nba per controllare tutti i giocatori che stavano là».

«Ferrara, bella. Con Polo Nord e Polo Sud, play e centro, Collins e Jamison».

«E direi a Recalcati: lascia stare intanto, fa come se non ci fossero, vai con quelli che hai».

«Tutte le squadre vanno costruite a partire dal play e dal centro, tutto il resto dopo!».

«Direi a Bargnani, Belinelli, Gallinari. Giocate per la Nazionale, per favore, grazie. Ma potete arrivare al raduno solo pochissimi giorni prima della gara con la Francia. Come ha fatto Bogut con l'Australia a Pechino».

«Robert Fultz: un giorno è da Nazionale, un altro e da mai Serie A». «L'allenatore più sottovalutato del basket italiano? Dido Guerrieri».

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ha

trasformato

da

dilettante

in

«In un finale di partita, mai preoccuparsi di quanto manca e di chi marcare. Ma sperare di avere in campo i migliori». «E' bravo l'allenatore che non stanca i giocatori in settimana con gli allenamenti lasciando per la domenica ancora tanta voglia di giocare».

«Il pressing nei finali di partita va ordinato quando è più alto il numero di punti di scarto che stai subendo dei minuti che rimangono da giocare. Esempio, sotto di 6 a 5' dalla fine. Iniziarlo allora».


Legadue

Varese o Veroli? A domenica! La Cimberio scivola a Cremona e per la Serie A si deciderà tutto nel confronto diretto di Masnago. Retrocedono Imola e Roseto di Lorenzo Settepanella

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utto da rifare. O quanto meno da rimandare di 7 giorni. Questa la presa di coscienza, per la verità un po’ dura da digerire, di Stefano Pillastrini un attimo dopo lo scivolone della sua Cimberio a Cremona dove, nonostante un buon inizio, a decidere è il tenore un po’ troppo soft di una difesa che, nel giorno che poteva regalare la promozione con un turno in anticipo, ha imbarcato 93 punti da una Vanoli capace di mandare 5 uomini in doppia cifra. Randy Childress è stato ancora una volta eroico: 27 punti con 8/16. Veroli ha dovuto sudare parecchio per venire a capo della grana Jesi, scoprendo brutalmente quanta differenza passi tra il talentuoso seppur qualche volta fuori controllo ma con parecchi punti nelle mani Dawan Robinson, ora indisponibile, e l’ordinato ed esperto Robert Stelmahers, solido quanto si vuole ma più adatto a recitare il ruolo di secondoterzo violino all’interno di un organico che dovrà spremere da ciascun elemento qualcosa in più per cercare di innalzare una media punti che rischia di diventare troppo bassa per pretendere di violare Masnago (nella foto, Hynes). In attesa di capire chi farà subito il grande salto, tiene banco la lotta feroce per un posto nei playoff. Per una Casaleche perde quota a Venezia, va registrato invece il periodo di grande smalto di Sassari (imprendibile Rowe, molto solido a rimbalzo Ezugwu), capace di agguantare, sul parquet di una Carmatic matematicamente salva, una quarta vittoria consecutiva che le permetterebbe di insediare proprio Casale per il quarto posto. E se Rimini e Pavia continuano a mostrare segnali di salute, proponendosi come mine vaganti nei playoff in virtù della serenità conseguente la consapevolezza di aver fatto il proprio dovere ed anche di più, è credibile una candidatura in chiave post-season della stessa Venezia, nell’arco di un mese trasformatasi da bruco in crisalide, grazie alla brillantezza del suo miglior giocatore, Janicenoks, e grazie alle zampate offensive del suo italiano più incisivo, Rombaldoni (14 punti con un ottimo 6/9 dal campo anche contro Casale). Imola: Bunn & Co matematicamente retrocessi ma, a differenza di Roseto, matematicamente penultimi, con la maglia nera indossata dagli abruzzesi che, oltre ad aver perso le ultime 10 gare, parrebbero aver perso anche la faccia a

causa di stipendi versati in grande ritardo se non pressoché inesistenti per gran parte della squadra e dello staff. Il tutto a conclusione di un’annata sciagurata, nata grazie solo a fragilissime rassicurazioni presto diventate evanescenti, onorata fino a quando la società è stata supportata economicamente, ma terminata nel modo peggiore possibile.

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I quattro sulle quattro Saranno Schio-Venezia e Taranto-Faenza le semifinali di playoff. Precedute da gare con infortuni gravi

di Roberto Perticaroli rima di presentare le due semifinali, non si può lasciar cadere completamente nell’oblìo ciò che è accaduto nel turno precedente. Intanto siamo qui a registrare due nuovi gravissimi infortuni: dopo quello di Giorgia Sottana, i quarti di finale ci hanno portato come poco gradito cadeau i “crac” di Gianolla e Summerton: protagonista poco fortunato il loro ginocchio. Al di là di questo, va detto che chi non aveva fatto bella figura in gara-uno, di fronte al proprio pubblico ce l’ha messa tutta ed ha decisamente offerto ben altra prestazione. Parliamo di Como e Priolo che, asfaltate all’esordio da Taranto e Schio (nella foto), nella loro “tana” hanno reso molto dura la vita alle più quotate avversarie che hanno dovuto dare fondo a tutte le proprie risorse per non inciampare ed essere costretti all’incontro di spareggio. Cosa che invece non ha potuto evitare Faenza che ha ceduto allo smisurato orgoglio e carattere di Parma che, con Summerton fuori gioco dopo cinque minuti, ha emulato Enrico Toti, gettato la stampella oltre l’ostacolo e costretto Faenza a sciropparsi ulteriori quaranta minuti di gioco. Tutte energie che Paolo Rossi (ma chiunque al suo posto) avrebbe preferito evitare a fine stagione, con tante partite sulle spalle. Garatre di domenica sera ovviamente non ha avuto storia. Avremo tempo per parlare delle squadre che hanno già chiuso la stagione, ma un’eccezione la facciamo per Parma che avrà anche vinto due partite a tavolino ma poi la sfortuna gliele ha fatte scontare con gli interessi. Va in archivio una stagione molto positiva, ora ci sarà una nuova guida tecnica e bisognerà ripartire da Zara: merito della società del presidente Bertolazzi aver riportato in Italia una giocatrice di tale calibro. E veniamo ora a queste semifinali. Senza nulla togliere a Taranto-Faenza (pugliesi senza Prado e Bello, per gli allenamenti è arrivata in Puglia Giulia Gatti, play che ha chiuso la sua stagione con Napoli), è Schio-Venezia a suscitare l’interesse maggiore. Un po’ perché derby, un po’ perché in campionato la situazione è 2 a 0 per Schio ma ad inizio stagione Venezia piegò la squadra scledense portandosi

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a casa il primo trofeo della stagione, la SuperCoppa Italiana. Vigilia che è stata vivacizzata dalle dichiarazioni di Sandro Orlando, al quale non è andato giù lo spostamento di date degli incontri tra Venezia e Geas. E non ha fatto nulla per tenere celato questo malcontento: «Le regole debbono essere uguali per tutte, le date dei playoff sono note da settembre e quelle debbono rimanere. Giochiamo tutti in contemporanea l’ultima giornata di stagione regolare e poi nei playoff si lascia spazio ai movimenti di manovra della società. Secondo me non è giusto». Ora scendiamo in campo e chiediamo ai due allenatori di presentarci la sfida tra le due massime espressioni del basket femminile veneto: «Giochiamo contro una squdra molto forte che può contare su un organico ricco di qualità e di quantità, 10 giocatori forti che permettono ogni tipo di soluzione. Noi senza Giauro e Sottana (Giorgia verrà operata giovedì, n.d.r.) perdiamo due pedine importanti e abbiamo delle rotazioni più limitate. Però ci proveremo, senza ombra di dubbio, sapendo di dover mettere in campo carattere, determinazione e caparbietà. Nonostante le evidenti difficoltà, non lasceremo nulla al caso». Così Massimo Riga (nella foto), coach della Reyer Venezia. La parola torna a Sandro Orlando: «Sarà senz’altro una partita da battaglia, d’altronde siamo arrivati alle semifinali playoff, partite che possono essere decise anche da singoli episodi. Ci saranno tante giocatrici in campo che compito degli allenatori sarò solo quello di metterle a loro agio,

nelle condizioni migliori per rendere. Venezia è un avversario da rispettare, con ottime giocatrici, da temere nonostante le assenze: mancherà Giauro ma credo che con Jokic e Nadalin in campo diventino molto più imprevedibili e pericolosi». A Taranto scontro tra il Cras e Faenza. Pugliesi con qualche tossina di fatica in meno rispetto alla faentine costrette a giocare tre partite con Parma per superare il turno. Ed infine un’occhiata ai playout. Complimenti ad Umbertide e Pozzuoli che hanno strappato il visto per la serie A1 del prossimo anno. Umbertide da neo promossa ha ottenuto un grande risultato: Ribera ha avuto 3 minuti in tutto da Bonafede (infortunata) ed ovviamente ha perso Carpeaux però il risultato delle umbre non va assolutamente ridimensionato in una stagione che ha portato tanti problemi a livello fisico e di gestione delle straniere, a cominciare, ancora prima dell’avvio, dall’infortunio di Chelsea Newton. E’ servita invece la sfuriata di Fulvio Palumbo dopo il ko interno in gara uno di Pozzuoli con Livorno: prima espugnando il PalaAllende e poi vincendo il secondo appuntamento sul proprio campo Grasso e compagne hanno conquistato la permanenza in A1. Ed ora nella sfida senza futuro tra Livorno e Ribera uscira fuori la squadra che farà compagnìa a Viterbo nella discesa in A2. Livorno leggermente favorito dal fattore campo ma attenzione perché Montagnino ce l’ha solo Ribera e la squadra siciliana si salvò vincendo il turno di playout in trasferta, a Viterbo appunto.

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Il playoff dai canestri smarriti

Punteggi bassissimi in molte partite. Unico blitz esterno quello di Marghera a Reggio Emilia di Roberto Perticaroli Anche il secondo campionato nazionale, come la sorella maggiore A1, è entrata nella sua fase cruciale. Vediamo cosa è successo nel primo turno di playoff. Nel girone A Cavezzo ha piegato nettamente Montichiari, giunta in Emilia senza Tarantino e Colico: partita in equilibrio per un tempo, poi le giallonere hanno dilagato nei secondi venti minuti. Bene Denti, ma tutta la squadra modenese ha dato dimostrazione di essere già in forma playoff, al di là della resistenza che l’avversario ha potuto opporre. Anche Lucca ha comunque dimostrato di esserci: Netta affermazione per la squadra di Mirco Diamanti su Bolzano. E netta è stata anche la vittoria di Udine su Bologna, a conferma della tradizione favorevole delle friulane nei confronti delle felsinee. Per la squadra di Larry Abignente cinque giocatrici in doppia cifra, per Bologna c’è il rischio sostanziale di chiudere la stagione domenica prossima, dopodiché si comincerà a preparare la prossima stagione, sicuramente con una nuova conduzione tecnica, proseguendo comunque sul solco delle giovani. Ed il nuovo allenatore con le giovani ci sa sicuramente fare. Ma avremo modo di parlarne più avanti, quando sarà ufficializzato il nome, oggi ancora da tenere nasosto, perché si tratta di un

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ritorno importante per il campionato italiano. Bel colpo del presidente Landi, fresco di nomina di vice presidente dei probiviri in Lega. Tornando ai playoff, il colpaccio vero e proprio l’ha fatto invece Marghera, unico blitz in trasferta in questo primo turno di playoff. A poco meno di un mese dal -20 subìto a Reggio, la squadra veneta è tornata nella città del tricolore e si è presa la rivincita e proprio nel momento più importante della stagione. Ospiti in vantaggio anche di 19 punti, grazie ad una superlativa Laffi, poi il lento ed inesorabile recupero delle reggiane nella foto, la panchina emiliana) che giungevano al pareggio. Poi Borroni e compagne hanno ripreso in mano il controllo del punteggio, chiudendo con una vittoria che è senza dubbio una ipoteca più che seria per il passaggio del turno. Ma attenzione alle mille risorse della squadra di Roberto Vecchi che, essendo a Roma per impegni di Lega, non ha assistito alla debacle delle sue ragazze. Scendiamo al Sud, dove erano in programma tre derby: sabato pomeriggio a Pontedera la squadra di Carretti ha dimostrato che l’inciampo dell’ultima giornata di stagione regolare è stato un mero incidente di percorso ed ha piegato in maniera netta e perentoria Siena. Partita dell’ex per Zanardi (migliore in campo, 6/8 da 2, 2/4 da 3). La partita più


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avvincente si è giocata al Palalavinium di Pomezia. Al termine di una vera e propria battaglia, senza esclusione di colpi, vittoria di un punto per la compagine di Massimo Massaro, che noi proponiamo fin da oggi come coach dell’anno. A conferma dell’ottima stagione regolare disputata dalla squadra campana, subito una vittoria fuori casa sul campo di una squadra condizionata dagli infortuni (out Schiesaro, Gattini e Granieri al rientro a mezzo servizio) ma sempre temibile sul proprio parquet. Napoli sempre avanti, unico vantaggio laziale ad un minuto dalla fine ma i secondo finali i tiri liberi e qualche scelta poco azzeccata delle padrone di casa (insieme a qualche fischio) portano i due punti alla squadra partenopea, giunta nel Lazio con un pullman di tifosi al seguito. Punteggio bassissimo anche ad Ancona: vittoria delle padrone di casa su Porto San Giorgio, con Carola Sordi (nela foto) che con 28 punti (e 34 di valutazione) realizza oltre la metà del bottino della formazione dorica. Il week-end si è chiuso nel tardo pomeriggio di domenica con il derby di Cagliari tra Virtus e Cus. Scendiamo negli inferi e parliamo dei playout, dove l’aria è davvero pesante. Se si esclude il +12 di San Martino Lupari, che ha espugnato a sopresa ma con merito Broni in una partita chiusa con un puinteggio da

minibasket, si sono registrati tutti scarti minimi. Se a Broni si è fatto fatica a asegnare, in un altro angolo di Lombardaia, a Crema, nel derby tra la squadra della provincia di Pavia e Biassono se segnava a grandinate. I numeri (25-25, 39-45, 63-65, finale 83-82) sembrano più appropriati ad un’A maschile che ad un playout di A2 femminile. Per Crema mvp Manera (24 punti, 28 di valutazione), per Biassono bene Viganò e ben sei giocatrici in doppia cifra. Al ritorno a ci sarà da divertirsi. A Firenze Florence in evidente difficoltà nel primo quarto dove concede oltre metà dell’intero bottino ad Alghero (27 punti sui 50 totali delle sarde). Poi il lento recupero ed una vittoria che soprattutto morale, visto che in stagione regolare la squadra di coach Stella Campobasso (nella foto) aveva sempre perso con le isolane. Altra giornata super per Clelia Corsi (17+14, 7/12 da 2. 27 di valutazione). Infine ad Alcamo vittoria di misura delle locali su Rende, nonostante la prestazione sopra le righe di Chesta (21+15, 3/5 da 3, valutazione 28).

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Festa Pasquale nella continuità Panza è il nuovo presidente della Lega basket femminile: succede a Mario di Marco. Poche le facce nuove di Roberto Perticaroli

Sabato 18 aprile è iniziata l’epoca-Panza alla guida del movimento che rappresenta il basket femminile italiano. Dubbi non ce ne erano in quanto il presidente di Napoli (a destra, nella foto) si presentava come candidato unico. Una volta caduta la candidatura Smiroldo il movimento si è trovato d’accordo di puntare su chi aveva fatto già parte del precedente governo, dimostrando così di preferire, in un momento non facile, la strada della continuità. Oltre a Panza, le altre nomine sono state le seguenti: consiglieri per il settore A1 Basile, Dezotti, Mazzoleni e Tarroni che ha vinto il ballottaggio con Milani. Consiglieri per l’A2 Protani e Vecchi : il terzo candidato, Lino Scalzo, aveva ritirato la propria candidatura. Conferma invece in B d’eccellenza per Cocchiara e Russo. E’ stata un’assemblea molto vivace, in cui chi ha voluto far sentire la propria voce (Valer - Bolzano, Vivona - Rende, Lucioli - Ancona su tutti) ha avuto modo e tempo per farlo. Il discorso programmatico del neo-presidente si è basato su alcuni argomenti magari non originalissimi ma senza dubbio validi: il lavoro sulla base, la necessità di discutere all’interno della Lega ma all’esterno dare comunque immagine di compattezza, altrimenti si corre il rischio di essere poco credibili e vulnerabili. E soprattutto agire insieme, in gruppo, “le schegge impazzite”, come le definisce Panza, non portano a nulla, anzi risultano dannose. E poi superare i singoli interessi, favorendo quelli del movimento, l’ottimizzazione dei costi, formulare nuove metodologie di lavoro formando commissioni composte da tutti i protagonisti (allenatori, dirigenti, giocatrici), l’istituzione di un codice etico sia per la Lega che per le società. Questo è apparso uno dei passaggi più importanti del discorso, a cui lo stesso Panza ha dato dimostrazione di tenere parecchio. «Bisogna tornare a produrre giocatrici, fare meglio il reclutamento perché se continua così tra quattro anni non ci saranno più itaiane», questo il grido d’allarme lanciato

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Donne dal presidente. «Dobbiamo sensibilizzare tutte le istituzioni, province, comuni , dobbiamo tornare nelle scuole». Dopo i risultati dello scrutinio, l’arrivo di Mario di Marco ha vivacizzato l’atmosfera: per prima cosa ha augurato “in bocca al lupo”al suo successore a cui passa questa “bicicletta” (per la serie ora pedala!), ha invitato a lavorare tutti quanti assieme ricordando gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi otto anni. E soprattutto, ha annunciato l’appoggio incondizionato alla nazionale di Ticchi. Poi ha preso la parola Roberto De Zotti ed ha parlato (Panza ci perdoni) delle cose a cui le società più tengono, ossia delle disposizioni organizzative del prossimo anno che la Lega si accinge a presentare alla Federazione (anche se un incontro già c’è stato). Intanto c’è la richiesta di abolire lo 0 a 20 per l’utilizzo delle quattro straniere in contemporanea (da tramutare in espulsione dell’allenatore più fallo tecnico alla giocatrice, risultato quattro tiri liberi più possesso di palla con rimessa al lato) e poi, per la serie A2, la possibilità di tesserare una seconda comunitaria senza operare il taglio. Casisitica a dire il vero fino ad oggi piuttosto scarsa, una problematica che quest’anno è successa solamente a San Martino Lupari ma di cui giustamente la Lega si è fatta interprete. Da quello che si è potutuo capire in Federazione di abolizione totale di promozioni e retrocessioni non ne hanno voluto sentir neanche parlare (meno male, diciamo noi). Un cospicuo numero di squadre, soprattutto di A2, negli incontri di settore pare si fosse espressa su questa linea. L’impressione è che si finirà con una soluzione all’italiana (nel senso buono), dividendo il male (o il bene, a seconda dei punti di vista) a metà: una sola retrocessione in dall’A1 all’A2, una sola promozione dall’A2 all’A1, due retrocessioni dall’A2 alla B e due promozioni dalla B alla A2. Su questo particolare argomento c’è da registrare il diniego e la contrarietà piuttosto compatta della serie B. Staremo a vedere. Certo, il tempo per stravolgimenti è poco ma chissà che da qui alla formulazione ufficiale delle D.O.A. non scappi fuori qualche sorpresa. Nel finale vivaci scambi di vedute riguardo argomenti vecchi come il mondo ma sempre attuali, come la formulazione dei gironi, soprattutto di serie A2, con l’annoso problema dei maggiori costi del raggruppamento meridionale. Un gruppo di lavoro si occuperà alacremente di fornire a Roberto De Zotti (delegato dei rapporti con la FIP) elementi per risolvere un problema su cui ci si incarta da anni, con ovvio conflitto di interessi tra chi, come ha detto simpaticamente qualcuno, fa le trasferte in metropolitana e chi invece deve effettuare cinque o più viaggi aerei. In chiusura ci piace segnalare due cose: la prima è che nel giorno dell’opening day di A1, A2 e B osserveranno un turno di riposo per essere presenti a questo appuntamento romano che è stata istituzionalizzato come una festa di tutto il basket femminile. La seconda è la nomina, assieme a tanti altri incarichi che vi abbiamo risparmiato, di Enrico Piombini, presidente di Faenza,a revisore dei conti, con decorrenza 1 luglio. «Nonostante i tanti amici con cui mi ritrovo oramai da anni, affronto questa incarico con la massima serietà ed attenzione perché tante sono le responsabilità del revisore dei conti. Opererò nel basket come faccio nel mio lavoro (Piombini è commercialista, n.d.r.). Dovrò vigilare che il consiglio direttivo applichi lo statuto e la situazione economica dell’ente. Insomma, il mio rigore sarà assoluto».

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io, Ettore

L'Avvocato dei canestri Un saluto e un augurio a Gigi Porelli, un personaggio mitico, al quale il basket italiano deve tantissimo di Ettore Messina

o avuto la possibilita' di giocare con le mie squadre otto finali di Eurolega, sette giocate in una Final Four e una in un playoff al meglio di cinque partite. Ne abbiamo vinte quattro e perse altrettante; e di queste ultime ben tre, Monaco '99, Bologna '02, Barcellona '03, sono arrivate dopo aver vinto il derby italiano in semifinale. Ricordo molto bene il grande "peso" di queste partite e i lunghissimi giorni che le hanno precedute. Nel la semifinale di Monaco la Kinder sconfisse la Fortitudo che in quella stagione era 5-0 nelle partite precedenti. Purtroppo nella testa di tutti era quella la Finale, la partita da vincere a tutti i costi, di fronte a migliaia di tifosi bolognesi che si erano trasferiti in massa in Germania. Fu una partita tesa, di quelle che vengono giocate pensando troppo a cosa vorrebbe dire vincerla o perderla, rimanendo incapaci di concentrarsi solo su quello che accade in campo,riducendosi quindi a giocare a sbagliare di meno, piuttosto che a fare di più. A posteriori credo di poter dire che dopo aver vinto una partita come quella comincia a insinuarsi nella tua testa l'idea che il più è fatto e che quindi....

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In realtà dovresti avere la forza di dimenticare tutto subito ed estraniatri dall'atmosfera di trionfo che i tifosi, involontariamente, creano. Nella Final Four di Bologna battemmo la grande Treviso allenata da D'Antoni che avrebbe vinto il titolo italiano e che quell'anno era 3-0 contro di noi. Dopo due giorni perdemmo contro il Panathinaikos, la sconfitta che ricordo con più amarezza. E, anche se l'anno seguente con la Benetton perdemmo la finale in casa del Barcellona, probabilmente molto spendemmo nella semifinale vinta contro Siena di Alphonso Ford e di Ergin Ataman. Quest'anno giocheranno la semifinale Panathinaikos e Olympiacos, con i precedenti di questa stagione che dicono 2-1 a favore di Obradovic, che ha vinto la Coppa di Grecia ma ha lasciato a Yannakis la vittoria in stagione regolare e quindi il fattore campo a favore nei playoff. Migliaia di tifosi arriveranno a Berlino, imponenti misure di sicurezza sono state approntate al punto che per favorire l'arrivo di piu' forze di polizia, impegnate venerdì nelle manifestazioni del 1° maggio, l'orario delle due gare è stato invertito.


Certamente una partita ancora più "pesante" di una normale semifinale di Eurolega, molto verrà' detto, scritto, sia prima che dopo. Per i tifosi greci chi vince sarà certamente campione d'Eurolega, a Mosca e Barcellona in molti, invece, sperano che domenica arrivi in campo una squadra svuotata di energie. Ancora una volta, comunque, è fondamentale riuscire a pensare una gara alla volta, se non vinci la prima partita la tua diventa una Final Two e te ne torni praticamente a casa anche se devi giocare la finale di consolazione. Per la prima volta dopo tanti anni non sarà presente all'ultimo atto della manifestazione il presidente onorario dell'Uleb, l'avvocato Gianluigi Porelli. Non sta bene e desidero mandargli da queste righe un affettuoso saluto. Ha ben riassunto Dan Peterson l'impatto dell'Avvocato sulla sua carriera quando ha detto: «Ero un dilettante , ha fatto di me un professionista». Sono arrivato a Bologna nel 1983, scelto per fare l'assistente di Alberto Bucci e l'istruttore delle giovanili, pensavo di essere abbastanza pronto e l'incontro con l'Avvocato mi confermò l'esatto contrario: fu un corso accelerato di vita e di basket quello che affrontai nei seguenti sei anni. Se non sono affondato quando fui nominato head coach a sorpresa, dopo il forfait di Bob Hill, e se sono qui a raccontarvi le mie storie , molto lo devo a lui. Un grande in bocca al lupo, Avvocato dei canestri.

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Eurochallenge

Ael, l'avversario n.1 è la bella stagione Sarà la formazione cipriota a sfidare le Vu Nere nelle semifinali di Coppa. Esponente di un basket semipro, che deve fare i conti con il... tursimo di Gianfranco Bina Se qualcuno, in un momento di debolezza emotiva, si fosse mai chiesto come mai il campionato cipriota è di così breve durata, inizio a fine ottobre e atto conclusivo a metà aprile, avrebbe ottenuto una risposta singolare a tale dubbio esistenziale: sacche di dilettantismo perdurano su quest’isola accarezzata dall’estate per buona parte dell’anno, e ombrelloni e sdraio cominciano ad aprirsi fin dagli albori della primavera. Gli alberghi si riempiono, soprattutto di cittadini britannici innamorati di quest’angolo di Mediterraneo. Smesse le scarpe alte, numerosi giovanotti autoctoni – anche della massima serie – si infilano il costume ed iniziano a salvare bagnanti e a ripulire spiagge, mostrando addominali a carapace per la gioia di fanciulle (e non) provenienti da Londra o dalle brughiere. Oppure servono nelle taverne o rimpinguano il personale alberghiero, adeguandolo alla ressa turistica. Finché il basket sarà unificato come Cina e Hong Kong, ovvero col sistema a doppia economia, non sarà così improbabile gustare in una taverna un fantastico piatto di calamari fritti cucinati dal secondo play dell’Omonia. E, per contro, stupirsi se le bizzarrie del capitalismo panieristico indurranno una squadra, pochi giorni dopo aver conquistato una Final Four europea e nel bel mezzo di una semifinale scudetto, a licenziare l’allenatore. Che, nel caso di Dragan Raca, qui è anche un’istituzione. Dopo aver dominato la regular season l’AEL Limassol ha perso il vantaggio del fattore campo in gara1, senza recuperare il break nella seconda in casa dell’Apoel, a Nicosia.

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Le cronache locali hanno narrato di un calo dell’entusiasmo da parte dei giocatori che sul più bello avrebbero tirato indietro la gamba contribuendo così alla cacciata del tecnico serbocipriota, destinatario della lettera di licenziamento negli spogliatoi a pochi minuti dalla sirena del graffiante 0-2. Al suo posto Miroslav Nikolic, già all’Avtodor Saratov, commissario tecnico della nazionale serba campione del mondo under 19 nel 2007 e coach capofila della seconda divisione russa, squadra dal bilancio in campo scintillante e dai conti devastati dalla grande depressione: vero che i tempi erano stringati, ma l’assunzione è parsa troppo rapida per non pensare ad una decisione già presa. Il nervosismo di chi ha investito ingenti quantità di quattrini ha avuto la meglio sulla gratitudine, e la scelta di Nikolic e non di un semplice traghettatore per queste ultime settimane di stagione ha confermato intenzioni ed ambizioni di Limassol: provarci fino in fondo, senza mandare a ramengo l’annata. Infatti, mentre l’AEL accorciava le distanze con Nicosia, la società pressava il governo perché contribuisse all’organizzazione delle finali di EuroChallenge, “perché solo disputandole qui avremmo la possibilità di vincerle”. Pazienza poca, investimenti ingenti nell’urgenza immediata di vittorie, ripudio di bandiere che tanto hanno dato in passato e, al primo errore, sono accantonate come scarpe rotte. I buoi però eran già fuggiti e l’Apoel ha avuto gioco facile, contro la frenesia. 3-1, tutti a casa. Il professionismo sta arrivando anche quaggiù.


Grecia

Oly-Pana: una lunga storia poco tranquilla Avversarie dirette a Berlino nella Final Four, rivali da sempre e con tifoserie trasversali da prendere con le molle

di Gianfranco Bina Bertomeu è stato categorico: «Facciano i bravi, altrimenti potremmo anche sospenderli dall’Eurolega». Sicuramente non plausibile, che si possa rinunciare ad Olympiacos e Panathinaikos e ai loro verdoni, tuttavia qualche preoccupazione c’è perché i precedenti non sono dei più confortanti e questo derby mondovisivo si colloca al termine di un periodo lungo un decennio e più di profondo squilibrio, gioie verdi (dal 98 dieci scudetti, sei coppe nazionali, tre titoli europei) e frustrazioni rosse (una coccarda) che hanno seguito il Grande Slam del 1997. Due soli i precedenti in campo neutro, datati 1994 e 1995, vinti entrambi dall’Olympiacos (poi sempre sconfitto in finale, prima dalla Joventut, poi dal Real Madrid) sotto giurisdizione FIBA. Nel 1994 a Tel Aviv la situazione fu tranquilla, spese e distanze non invogliarono molti a intraprendere il viaggio e la polizia israeliana seppe prevenire e contenere eccessi. Dodici mesi dopo a Saragozza il disastro, ma fu soprattutto Roma nel '97 a pagare le conseguenze della follia. I pullman coi tifosi furono imbarcati a Patrasso e Igoumenitsa su traghetti differenti, forse per evitarne l’affondamento, ma in Italia nessuno era stato in grado di prevedere che verdi e rossi, in terra di nessuno, avrebbero fatto sfracelli. Sbarcarono a Brindisi e si ritrovarono alla periferia dell’Urbe: a chiamar la polizia ci pen-

sarono i residenti, terrorizzati e sorpresi da quella guerriglia. Anni dopo, nel 2002, s’è giunti alla militarizzazione urbana; colpevole il derby calcistico dell’Epifania conclusosi con un tentativo di linciaggio dell’arbitro e l Oly e Pana nello stesso gruppo di top-16. Con l’AEK, tanto per gradire. Palazzi blindati agli ospiti, le due partite corsero via lisce. Ma un paio di mesi dopo, dietro un angolo della Siggrou Fix, sei corsie che legano Atene e il suo litorale, qualcuno attese il torpedone del Panathinaikos, diretto alla casa pireota per la prima semifinale scudetto. Sassi e pietre sfondarono i vetri del mezzo, acciaccando mezza squadra. “Giocate!”, ingiunsero dall’alto. Giocarono, e vinse l’Olympiacos, che poi arrivò alla finalissima con dubbi meriti e venne ripagato dall’unico scudetto del millennio non vinto dal Pana: da 2-0 a 2-3, AEK campione. Cambiano gli avversari, la maledizione continua. Nel 2007, negli scontri dopo la semifinale di Coppa di pallavolo femminile viene assassinato a coltellate un tifoso del Pana; il governo appronta misure speciali, che non fermano però le bande di motociclisti che cercano vendetta. Mesi dopo, un’altra tragedia: a cadere sotto le lame è un ragazzo che stava festeggiando un calcistico 4-0 dell’Olympiacos sui Verdi. Dissero che lo sport non c’entrava, si trattò di un semplice regolamento di conti. Difficile smentirlo.

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Spagna

Cajasol: la rivolzione funziona.

La squadra del momento è l'ex club di Pecile. Dopo scelte infelici, esoneri e l'arrivo di Tucker di Angelo Potenza Complici numerosi infortuni ma soprattutto scelte estive infelici, Siviglia aveva iniziato malissimo la stagione. La squadra andalusa si presenta ai nastri di partenza con l’americano Bennett in cabina di regia ma subisce subito quattro sconfitte consecutive. Bennett capisce che a 39 anni non ce la fa più a reggere i ritmi dellACB ed annncia il ritiro. La società deve riparare all’errore originale: affidare la squadra, in campionato ma anche in Eurochallenge, ad un trentanovenne. Nel frattempo il Cajasol sbanca a sorprese Madrid grazie ad un grande Pecile ma anche all’apporto di Rivero, colui che ad inizio stagione doveva partire da terzo play. Arrivano quindi prima Collins (che si infortuna subito) e poi un Edney fuori forma a sostituire il play texano, ma la squadra non ingrana. Dopo altre sette sconfitte consecuive la società esonera l’allenatore Comas e chiama l’ex allenatore di Girona Martinez. La squadra è allo sbando, ed anche l’altra scommessa americana, la giovane ala Carter, viene rilasciata. Lo sostituisce Caner-Medley, quello che avrebbe dovuto essere uno dei nuovi americani di Capo d’Orlando. Martinez compatta la squadra e fa subito le sue scelte. Il primo a pagare è il nostro Pecile, che il coach catalano esclude dalle rotazioni.

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Il triestino, nonostante fosse uno dei pochi a salvarsi nel marasma generale, è costretto in panchina e decide di rescindere il contratto a fine febbraio (ora gioca nel secondo campionato iberico con la canotta del Bréogan di Lugo). Nel frattempo, arrivano la guardia serba Milisavljevic dal Lietuvos ed il giovane pivot Ray dal Barcellona. La squadra inizia a far intravedere i primi miglioramenti ed arrivavano le prime vittorie dell’era Martinez. Ma il colpo che cambia la stagione degli andalusi arriva con l’ingaggio di Clay Tucker, senza contratto a causa dello smantellamento della Dinamo Kiev. La società è brava a strapparlo alla concorrenza agguerrita del Turk Telecom. L’ex teramano esordisce a Vitoria con una prova incoraggiante nonostante la sconfitta. Dopo quella partita, Siviglia inanella una striscia di sei vittorie consecutive che la fa salire fino all’undicesima posizione in classifica. Da notare come in queste ultime partite almeno tre giocatori che non hanno cominciato la stagione a Siviglia siano partiti nel quintetto titolare. L’unico punto fermo dello starting five, in questo viavai di atleti che alla fine si è rivelato vincente, è l’ex partenopeo con passaporto georgiano ma di scuola statunitense Tyrone Ellis, diventato il play titolare.


di Davide Cerruto - Appunto

SNEAKER CORNER - ADIDAS FORUM MID GRUN Da Adidas Originals una scarpa eco-sostenibile, ma nel vero senso della parola. Come tutta la linea Grun, questa sneaker di ispirazione cestistica è stata realizzata tenendo conto dell'ambiente, con materiali eco-friendly e riciclati, suola e intersuola incluse.Anche i bottoni delle Forum sono di legno e la colorazione della pelle è ottenuta con tinture naturali. Biodegradabili, quando le distruggi prova a sotterrarle: dopo un anno e mezzo non ne rimane più nulla.

130 € STREET WEAR - FELPA IVERSON Per chi vuole vestire comodo e ha un debole per Allen Iverson, Reebok ha in catalogo la felpa dedicata alla grintosa guardia tiratrice. Lo stile è street, ovviamente, colore grigio mélange con cappuccio, tascona a marsupio e ricamo centrale a contrasto che riporta ancora il 3, il suo storico numero di maglietta dell’era pre-Pistons.

150 € URBAN KIT - SPY OPTIC MACH II

65 €

Occhiali da sole stilosi e tecnologici, questi Mach II. Il design avvolgente e i terminali delle bacchette in morbida gomma aderiscono al volto permettendo la massima libertà di movimento: puoi correre, saltare o stramazzare al suolo gambe all’aria senza preoccuparti di romperli. Costruiti in grilamide, gli occhiali sono dotati di lenti polarizzate e hanno un sistema di ventilazione anti-appannamento posizionato ai lati del frontale.

PHOTOBOOK - BORN IN THE BRONX Joe Conzo negli anni Settanta era un adolescente del South Bronx che con la sua 35 mm documentò passo passo l’età dell’oro dello storico borough della Grande Mela. Dopo quasi 3 decenni i suoi scatti arrivano finalmente fino a noi (lo si acuista facilmente online), un libro fotografico fondamentale per conoscere gli albori della cultura urban e hip hop. Un must.

45 $


di Giuliano Mannini - Appunto

Cine Maxi - Sony 46X4500 Oltre i più avanzati TV LCD: qui la retroilluminazione non usa le solite lampade al neon, ma piccoli LED disposti a tappeto dietro lo schermo. Non basta, perché questi micro spot non emettono luce bianca – come di consueto - ma colorata (nei tre colori RGB). Più praticamente, il tutto si traduce in immagini allo stato dell'arte, con un contrasto da capogiro (1.000.000:1), colori naturalissimi e una fluidità assoluta anche nelle fasi più concitate di Resident Evil 5 o di Ultimatum Alla Terra. Il design? Sony spinge sull'estetica almeno quanto sui contenuti tecnologici: questo Tv è sofisticato, affascinante e originale, grazie al profilo sottile e ai diffusori incastonati in un frontale di vetro che sembrano galleggiare nell'aria.

4.000 Euro

Hi Definition - Philips BDP7200 È l'ideale per chi pensa che un lettore Blu-ray debba fare una sola cosa: leggere dischi ad alta risoluzione. BDP7200 è così, solido e rifinito con cura ma privo di qualunque connettività Internet o capacità extra. A pensarci bene non è necessariamente un male, soprattutto se aumentano l'immediatezza e la semplicità d'uso. Per il resto, il lettore Philips sfoggia una qualità di immagini impeccabile soprattutto con i Blu-ray ma se la cava egregiamente anche con i DVD: ha una tecnologia che ne aumenta la risoluzione fino allo standard massimo 1080p. L'importante, per sfruttarlo fino in fondo, è collegare BDP7200 a un TV Full-HD.

249 Euro

VIDEOGAME - The Godfather II : Il Padrino II L'ambientazione è quella classica dei film di Coppola, nella parentesi cubana di Michael Corleone. Tu sei Dominic, il suo braccio destro e devi aiutarlo a prendere il controllo de l'Avana, New York e Miami. Puoi muoverti in due modi: sporcandoti le mani di sangue in prima persona (la violenza qui non è per nulla edulcorata) oppure gestendo l'intera città come in uno strategico (modalità Don's View). Il nostro consiglio? Meglio andare a fare a botte di persona: è così intrigante che riuscirai a passare sui difetti più evidenti, come il rendering un po' sottotono (gli scagnozzi sono inespressivi e si somigliano tutti) e un'intelligenza artificiale a tratti scarsina.

69,90 Euro

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Il test

L'ironico Pessina Il monoglotta Terrell Dunque, ricapitolando… Domercant nullo, Kaukenas confusionario, Sato giù di corda (e sostanzialmente distrutto da Langford), Eze onestissimo ma niente di più, Finley poco meno, Lavrinovic posseduto improvvisamente dal raggio di tiro di Robertas Javtokas, niente neanche dai soliti italiani con (pochi) minuti di qualità dalla panchina. Insomma, tagliamo corto, di quanto ha perso il Monte dei Paschi in quel di Casalecchio? E alla luce di quanto appena scritto, l’anticipo di Bologna ha offerto solo un piccolo assaggio degli straordinari ed incerti playoff che vanno ad iniziare oppure ha sancito definitivamente che il tavolo di trattativa per l’assegnazione dello scudetto non si apre neanche quest’anno? No, per carità, McIntyre sublime, eccezionale ecc.ecc. Un inno alla vita, alla gioia come e meglio di Ricard Rubio Vives. Però, perdindirindina, dopo aver trascorso gli ultimi 402 anni di vita nel Bel Paese, almeno capire le DOMANDE in italiano? Carrellata di numeri uno. Romain Sato per il sorriso disarmante, le pacche sulle spalle e la richiesta di cinque alto al caratterista da parterre che contestava una decisione arbitrale. Davide Pessina, che, nel constatare come la situazione intorno alla postazione Sky si facesse vieppiù tesa, la buttava sul ridere, con la rilassatezza del reduce dal Vietnam alle prese con un litigio per l’ultima Playstation in

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offerta disponibile. Lui, che era a Livorno in quella famosa(igerata) gara5. Avremmo voluto anche mettere Vukcevic, entrato a freddo e infortunato per battere un libero fondamentale al 43’39”. Purtroppo l’ha sbagliato. Pete Lisicky numero uno. Questa rubrica sostiene con energia il concetto che staremmo tutti meglio se ognuno guardasse prima in casa propria e poi in casa degli altri. Perciò ci domandiamo: è giusto prendersela solo ed esclusivamente con gli arbitri quando ci si fa raggiungere da un tap-in su situazione statica di Kaukenas, che neanche le misurazioni creative da sempre in voga nell’NBA riuscirebbero ad avvicinare al metro e 97? La Virtus prende un rimbalzo che è suo e la questione arbitrale, come d’incanto, si affievolisce. Dice: «Però McIntyre l’abbiamo tagliato fuori bene». Ah, beh, allora se la mettiamo così... E comunque, anche in questo caso dai campionati esteri abbiamo solo da imparare. In Grecia, per esempio,sul contatto McIntyre-Boykins (nella foto) durante la fase di smarrimento post-fischio/non fischio/fischio ma non sanziono allo scadere, sarebbe saltato su uno qualsiasi a sentenziare più o meno così: «Embè? La chiamata in ogni caso è dubbia. Anzi, non era neanche fallo. Su, forza, mettete ‘sti 5 minuti sul cronometro e iniziamo il supplementare. E cerchiamo di non rompere». Così, sereni e beati, senza arzigogoli. Richiesti di una battuta sull’accaduto, dall’Ellade hanno commentato: «Dilettanti».

Basketville #7 - 20 aprile 2009  

Dai playground ai playoff. L'e-magazine italiano di basket.

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