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n. 3 - 23 marzo 2009

Corbelli cita per danni i giornalisti! Messina: il Partizan è a immagine di Danilovic Sacrati e la mossa furba del “complotto”

Il ruggito d’orgoglio della Scavo-Spar

PESARO IS BACK! Donne, il progetto di riforma dei campionati

Spagna, le sorprese del Barcellona


LA LAVAGNA TECNICA USATA DAI PIÙ IMPORTANTI ALLENATORI PROFESSIONISTI

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l’E-ditoriale Corbelli cita in giudizio per danni il Corsera! www.basketville.it Numero 3 – 23 marzo 2009 Direttore Responsabile FRANCO MONTORRO franco.montorro@basketville.it www.basketville.it è una testata registrata presso il Tribunale di Lucca e di proprietà di Media dell'Otto s.r.l. Via delle Ville, 1140/A 55100 Lucca Telefono +39 3202 119 119 E-mail: redazione@basketville.it Progetto Grafico Appunto Web Via Caduti per la Patria, 47 20050 Lesmo (MI) Telefono e fax +39 039 596724 www.appuntoweb.com Fotografie Agenzia Ciamillo-Castoria

La richiesta, centesimo in più o in meno, è di 4 milioni di euro: 300.000 per danni morali e il resto per danni patrimoniali, motivati con l'obbligo di dover vendere a Giorgio Armani la società Olimpia Milano in tutta fretta e ad un prezzo inferiore a quello immaginato. Questo per colpa della stampa. Non tutta, ma soprattutto i cattivi ragazzacci del Corriere della Sera. Così Giorgio Corbelli si è rivolto alla giustizia ordinaria, chiamando in causa Werther Pedrazzi, Daniele Dallera e, come accade in questi casi, il Direttore Responsabile del Corrierone, Paolo Mieli. Non è sicuro, e dunque la riportiamo solo come voce, che iniziativa analoga sia stata intrapresa per le stesse ragioni nei confronti di Marco Mangiarotti del Giorno. L'accusa? Più o meno quella di aver aizzato i tifosi contro Corbelli (e Natali), con scritti a dire poco corrosivi e quindi aver contribuito a creare un clima di ostilità nel quale la trattativa di vendita è stata forzatamente accelerata e ha visto altrettanto rapidamente decrescere il valore del prezzo. Chi ha seguito da vicino le vicende Olimpia ci sarà vicino nel ritenere infondate le accuse e nell'impossibilità di vedere i colleghi citati nelle vesti di pericolosi “agit prop”. Ma se l'atto di citazione sembra avere poche possibilità di soddisfare Corbelli al termine della vicenda, almeno per noi che non ci siamo mai piegati al progressivo “invelinamento” dell'informazione cestistica appare preoccupante, da sottolineare e da tenere ben presente un'iniziativa che per quanto grottesca potrebbe anche servire da cattivo esempio ad altri proprietari-dirigenti. Quando pensate alla libertà di stampa, non fate riferimento solo alla pluralità delle voci, ma soprattutto alla tutela delle più coraggiose o anche semplicemente delle non omologate. La vicenda della partita Gmac-Premiata da ripetere ha diversi risvolti e, secondo le convenienze, altrettante chiavi di lettura. Riprendendo il termine “grottesco” di qualche riga sopra, questa è però la giusta definizione quando la Fortitudo lancia ipotesi di complotto e sospetti di dare fastidio. A chi, in particolare? Perché, poi, la sentenza è arrivata prima della gara di Ferrara? Che cosa avrebbe detto allora Sacrati se fosse stata resa nota venerdì prossimo, prima del derby? La nostra ipotesi è che il proprietario Fortitudo sia stato abile a cavalcare il puledro della manovra sporca per distogliere l'attenzione dal ronzino che è in questo momento la sua squadra. Ha certamente ragione, però, quando si lamenta del ritardo della sentenza. Che poteva essere emessa molto prima, contemporaneamente alla punizione per una terna arbitrale che andava fermata, che invece nel frattempo ha diretto perfino una finale di Coppa Italia non immune da critiche e che comprendeva quel Luciano Tola che però merita uno spazio più ampio, tutto suo, la settimana prossima. Franco Montorro franco.montorro@basketville.it


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basketville n. 3 - 23 marzo 2009


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Serie A

Montepaschi-Angelico di Alessio Bonazzi

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Carife-Gmac di Mauro Cavina

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Scavolini Spar-Banca Tercas di Francesco Tadei

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Snaidero-Eldo di Luciana Idelfonso

10 Solsonica-Armani Jeans di Franco Orsi 11 Air-Premiata di Raffaello Califano 12 Ngc-Benetton di Paolo Corio 13 La Fortezza-Lottomatica di Andrea Ninetti

Intervista

14 Ryan Hoover di Paolo Marini

Personaggio

16 Lino Lardo di Vittorio Felugo

EuroChallenge

17 Virtus&EuroChallenge di Gianfranco Bina

Legadue

18 Imola, che impresa! Varese ora trema? di Lorenzo Settepanella

Serie B

19 Gianluca Tomasiello e l’altra Siena di Alessandro Lucifero

Donne

20 Taranto limita i danni di Roberto Perticaroli 22 Basket femminile: il futuro in gioco di Roberto Perticaroli 24 E la chiamano Serie B... di Roberto Perticaroli

International

28 Sada e Vásquez, soluzioni interne di Angelo Potenza 29 Il nuovo Franchise di Fabio Bonali

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l’ E-ditoriale Io, Ettore Playground Style Play on/off Il test

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Serie A

L'Angelico regge un tempo, poi la Montepaschi se ne va Alla vigilia dello scontro di Eurolega con il Panathinaikos, i tricolori non sfoggiano una grande prova offensiva. Per i piemontesi, ancora bene Aradori di Alessio Bonazzi

Qui Siena Una Montepaschi con lo sguardo già indirizzato verso le partite di martedì e giovedì in Grecia non fatica più di tanto a tenere a bada una Biella incisiva solo nel primo tempo. L’inizio di Siena è firmato dal solito Shaun Stonerook, che alla fine chiuderà con un bottino di 16 punti e sbagliando solo un tiro dal campo. Dopo i primi due quarti chiusi in vantaggio di soli 4 punti (32-28) Siena scoraggia la voglia biellese di giocarsi il match sotto una pioggia di bombe che la porterà a gestire senza troppi problemi gli ultimi minuti della partita. La Mens Sana vince la sua ventiduesima partita in campionato tirando 29 volte da 3 e solo due volte in più da dentro l’arco, dimostrando di non essere impeccabile dal punto di vista tattico, ma per fermare Siena ci vuole ben altro come ampiamente dimostrato. Ancora in evidenza Tomas Ress , che sostituisce l’ancora infortunato Lavrinovic: l’italiano mette insieme un 18 di valutazione soprattutto grazie alla buona difesa (5 palle recuperate). Buone anche le prestazioni dei soliti McIntyre (nella foto) e Sato, sempre pronti a fare la propria parte. Mentre per quel che riguarda il campionato i toscani dovranno solo aspettare l’inizio dei playoff, per Siena inizia la parte più importante della stagione europea che nel giro di 10 giorni al massimo la vedrà giocarsi le possibilità di qualificazione alle Final Four di Berlino. Contro il Panathinaikos si inizia

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martedì e giovedì con le prime due gare in terra ellenica.

Qui Biella Una buona Angelico si arrende a Siena dopo i primi due quarti. Infatti nel primo tempo la squadra di coach Bechi era riuscita a rimanere attaccata alla corazzata toscana, che aveva provato a limitare in attacco, riuscendoci anche in parte. L’Angelico si è dovuta però arrendere a causa della brutta percentuale da oltre l’arco (solo il 22%) e alle troppe palle perse (ben 28). Eppure, grazie anche alla difesa a zona, la squadra piemontese era riuscita a controllare l’attacco della Mens Sana, obbligandolo ai soli 32 punti dell’intervallo. Ma in attacco Biella ha faticato per ampi tratti, con Joe Smith miglior marcatore a 15 punti ma con un 2/8 da 3 ampiamente rivedibile. Ancora in evidenza nella squadra biellese Pietro Aradori che mette insieme 10 punti in 19 minuti mostrando una buona personalità. Biella paga molto il parziale del terzo quarto che la vede soccombere per 23-12, subendo oltre misura il buon momento offensivo senese. Comunque, dei segnali positivi sono arrivati in difesa e domenica per Biella ci sarà la seconda trasferta consecutiva, che la vedrà opposta a Caserta, partita fondamentale per stabilire se i piemontes si “accontenteranno” di una salvezza tranquilla oppure vorranno puntare ai playoff.


Serie A

La Carife rifiata La Gmac ha l'affanno

La squadra di Valli vince e ribalta la differenza canestri, per quella di Pancotto la crisi è grave. E il coach pensa ad accorciare le rotazioni. In sintesi: a tagliare di Mauro Cavina “big man”. Nel momento magico di Ferrara ci mette lo zampino pure Nnamaka: lo svedese, abituato a missioni impossibili in difesa, s’è preso la soddisfazione di segnare punti che mai come questa volta vanno pesati e non contati. Mentre il maratoneta Allan Ray (nella foto) mostra la sua classe a gioco lungo, anche quando la Effe tenta di mettere in salvo la differenza canestri. Ma il lavoro paga sempre: «Si allenano duramente ogni giorno, anche sotto il dolore. Certo, fanno il lavoro per cui sono pagati, ma non è comunque usuale vedere questo attaccamento alla maglia». Parole di Giorgio Valli.

Qui Fortitudo 73

Qui Ferrara 86 Il sistema, il gruppo, la determinazione, la fame di vittoria, l’attaccamento alla maglia. Luoghi comuni, quasi scontati, triti e ritriti, ma c’è molto di questo nella vittoria della Carife in quello che a Ferrara è considerato come uno dei due derby della stagione. Questa volta contro la Gmac c’era in palio pure un pezzo di salvezza. Piccola finché si vuole, ma resta il fatto che in quaranta minuti il Basket Club ha vinto e ribaltato pure la differenza canestri: meno otto all’andata in una gara orrenda al PalaDozza, più tredici al ritorno dentro un PalaSegest pieno come un uovo. Record di pubblico e di passione, sfida in tribuna tra due tifoserie che fa il paio con ciò che accade in campo. Perché rimesso in sesto Harold Jamison e caricato a dovere Andre Collins, Giorgio Valli ha ritrovato il micidiale asse play-pivot. La Fortitudo ci ha provato in ogni modo a fermarlo il pivot della Carife, ma non c’è riuscita. E allora tanto Collins quanto Ray si sono divertiti a servire il loro

L’Aquila è nel mezzo di una tempesta. Come se non bastassero i due punti sottratti dopo l’annullamento della gara con Montegranaro (che andrà rigiocata) e in attesa del ricorso al Tribunale dell’arbitrato per lo sport, la Gmac sprofonda anche nel mini derby contro la Carife aspettando il derby vero, quello contro La Fortezza. Tra la Gmac che batte Siena e quella che perde pesantemente a Ferrara sembra esserci una eternità. Ma forse la Effe, in una serata da dimenticare, palesa tutti i propri limiti di squadra senza un pensiero comune, zeppa di talenti che si pestano i piedi tra loro e certamente priva di una propria identità. Sintomatico il finale di partita dove è praticamente un tiro al bersaglio di Strawberry e dell’ultimo arrivato Scales, con tutti gli altri che stanno a guardare, Mancinelli compreso. Cesare Pancotto annuncia una svolta. «Non sarà una punizione, ma in questo momento della stagione abbiamo bisogno di rotazioni ristrette perché la squadra è troppo lunga. Da questo momento in poi è giusto delegare solo ad alcuni le responsabilità. Devo ancora valutare a chi affidare questo compito e lo farò assieme alla società». La settimana che arriva sarà decisiva in questo senso. Ma togliersi da questo mare in tempesta non sarà facile per la Gmac.

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Serie A

Colpo di di scena: scena: Colpo decide Shaw Shaw dalla dalla lunetta lunetta decide

La Tercas riacciuffa la parità al 40°, poi nel suppplementare la Scavolini Spar gioca con la calma delle grandi. Ma la situazione infortuni è complessa di Francesco Tadei

Qui Pesaro 83

Qui Teramo 82

Che la partita venga decisa anche da un impronosticabile 2/2 dalla lunetta di Shaw, fin lì peggiore in campo, nemmeno il miglior sceneggiatore di Hollywood avrebbe potuto pensarci. Così come vedere il miglior giocatore dell’incontro, Zukauskas, uscire dolorante e costretto a vedere il finale da seduto. Eppure Pesaro gioca un supplementare con la calma delle grandi e, pur senza Akindele fuori per falli a metà ultimo quarto, Hurd in borghese con Zukasukas in panchina, porta a casa due punti d’oro in quella che – probabilmente – è stata la migliore prova della Scavo in questa stagione. Sì, perché Pesaro mordeva in difesa anticipando forte (25 recuperi), correndo più del solito e buttandosi a rimbalzo come se l’arancia fosse l’Unico Anello di Tolkieniana memoria. Solo la mira non era alleata della Vuelle che costruiva tiri con una circolazione di palla perfetta. Il terzo quarto aveva fatto pensare che tanta mole di gioco venisse ricompensata come il 60-51 certificava. E invece la sofferenza si è protratta per un supplementare prima che Curry (nella foto) segnasse il buzzer beater su tiro libero. «Non posso essere contento fino alla fine di questa partita vista la situazione infortunati» dirà Sacripanti a fine gara pensando alle due ali forti infortunate. Nell’attesa di sapere novità dal dottor Benelli meglio non dimenticare questi due punti conquistati contro la terza in classifica.

«Alla fine sono i dettagli che, sommati uno ad uno, possono voler dire vittoria o sconfitta, specialmente in partite punto a punto come queste». E’ ampiamente condivisibile l’analisi di Capobianco, certo i suoi lunghi titolari non l’hanno aiutato in quello che era il piano partita di far uscire uno stoppatore temibile come Akindele dall’area dei tre secondi per controllare con più facilità i rimbalzi e cercare di bloccare – dal nascere – le razzenti azioni di Pesaro. Amoroso e Brown non sono stati bravi a mettere in evidenza le difficoltà dell’avversario. La Banca Tercas ha dovuto fare ricorso ad un “interessante” 60% da tre punti prima, a tutta la sua panchina poi, per restare aggrappata alla partita. I leoni Jaacks e Lulli hanno portato ad un giro di vite in difesa nell’ultimo periodo che ha permesso di giocarsi la volata finale. Gli intangibles, dicevamo, ma anche una certa difficoltà a trovare i riferimenti giusti nella giornata in cui tutti i protagonisti teramani hanno vissuto a sprazzi (Brown nel primo quarto, Hoover nel secondo, Moss e Carroll nell’ultimo). In ultimo l’incapacità di attaccare con ferocia l’area nel supplementare per lucrare punti dalla lunetta, sempre anticipati i lunghi abruzzesi dai più piccoli pesaresi. Da domani si penserà solo a Rieti per riprendere la marcia playoff facendo tesoro degli errori di questo “pranzo indigesto”.

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Gli Arancioni ora vedono più... rosa

Serie A

La squadra friulana soddisfa coach Sacchetti dominando fuori e dentro l’area. Al top Antonutti. Frates: «Abbiamo giocato con poca convinzione e determinazione» di Luciana Idelfonso

Qui Udine 89 La Snaidero torna alla vittoria e continua così la sua corsa per la salvezza. Un successo che comunque aiuterà gli arancioni ad affrontare la settimana e le sette giornate di campionato che mancano ad ultimare la stagione con maggiore serenità. Soddisfatto del risultato il coach Meo Sacchetti. Effettivamente, rispetto al solito, la Snaidero è scesa in campo determinata fin dal primo minuto di gioco dominando sia sotto canestro che lungo il perimetro, trainata da un super Michele Antonutti (nella foto). Nulla hanno potuto Diaz e compagni contro la forza degli arancioni attaccati al desiderio di riscatto e di vittoria «Volevamo riscattarci dall’ultima brutta figura casalinga contro la Scavolini e direi che ci siamo riusciti» attacca coach Sacchetti. «Era importante, oltre al risultato, dimostrare al Carnera che non siamo la squadra vista due settimane fa, ma quella che è scesa in campo stasera dove tutti hanno dato il massimo senza risparmiarsi. Finalmente siamo riusciti a dare continuità al gioco, ad essere presenti per tutti i 40 minuti di gioco. Eccetto nel terzo quarto, dove abbiamo abbassato un po’ la guardia, per tutto il resto del match abbiamo giocato bene. Siamo stati bravi sia sotto con i rimbalzi che dal perimetro». Effettivamente il terzo quarto è stato l’unico momento in cui la Eldo ha avuto la possibilità di rientrare in partita senza però riuscire a cogliere l’occasione. «Non vorrei fare nomi – prosegue il coach - perché tutti ragazzi sono stati bravi, ma per fare un esempio anche Allen che non ha segnato, ha comunque dato un contributo importante recuperando ben 8 rimbalzi; Anderson, che non si è allenato per tutta la settimana, ha fatto una grande partita ed infine Antonutti che ha disputato un match ad altissimi livelli scendendo in campo con il giusto atteggiamento anche in ambito difensivo».

Qui Caserta 74 Poteva valere la salvezza matematica, la tranquillità di finire il campionato salvi, invece per la Eldo non è andata così. Sul suo cammino per la serenità, i casertani hanno infatti incontrato una Snaidero agguerrita e pronta a dare il tutto per tutto. I bianconeri cominciano subito male non approcciando la gara con lo spirito giusto e lasciando ampi spazi agli arancioni sia da sotto canestro che dalla lunga distanza. L’analisi di coach Frates è severa ma giusta: «Sapevamo che sarebbe stato un incontro difficile, che per vincere qua ad Udine avevamo bisogno di ritmo e di una difesa attenta, invece abbiamo fatto esattamente il contrario. Non abbiamo giocato come sappiamo, come facciamo di solito. Venivamo da due successi importanti e forse non abbiamo affrontato la gara con la giusta mentalità. Avevamo la pancia piena e non siamo scesi in campo con lo spirito giusto. Sicuramente sull’andamento della gara hanno influito le cattive condizioni di Michelori, che non si è allenato bene per tutta la settimana, e le difficoltà di Slay. Comunque abbiamo sofferto molto per tutta la partita e loro hanno sicuramente meritato di vincere, sono scesi sul parquet con tanta voglia di vincere fin dai primi minuti di gara e ce l’hanno fatta. Noi invece non siamo scesi in campo con la giusta concentrazione e determinazione. Siamo stati troppo morbidi e abbiamo concesso troppo sul perimetro dove Udine è forte e dotata di diversi elementi capaci».

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Serie A

Questa Armani, ma chi la ferma più? Prova convincente anche al PalaSojourner, con un vantaggio allargatissimo nel terzo quarto. Per la Solsonica, le sofferenze continuano

di Franco Orsi

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Qui Rieti 65

Qui Milano 75

La Solsonica mette la testa avanti a fine del primo quarto e tiene botta anche nel secondo, prima di finire a -17 al termine del penultimo, il tutto fra molte proteste del pubblico per una direzione di gara giudicata permissiva e comnque penalizzante per la minore fisicità dei padroni di casa. Coach Lardo in conferenza stampa però non cerca scuse, quindi non abbocca alle domande sugli arbitri: «Sapete che preferisco non parlare mai di loro. Chi ha visto visto la partita può fare le sue considerazioni. Milano si è semplicemente adeguata al metro arbitrale. E ha giocato come gli hanno permesso di fare». Poi: «La differenza l'ha fatta Price nel primo tempo con il tiro da tre. E noi a quel punto abbiamo perso i ritmi in difesa. Sì, la vittoria Milano l'ha costruita Price nel primo tempo e poi la fisicità della squadra per tutta la partita. Non hanno fatto una grande partita, potevamo contenerli meglio, hanno avuto giocate anche prevedibili. Noi invece non abbiamo saputo riproporci all'altezza delle tre aprtite precedenti». Stoccata finale: «Ma se non ti alleni e non lavori come devi, man mano paghi». E ritorno di fiducia: «Ce la siamo però giocata fino in fondo, ma non era facile contro una squadra che azzanna così. dobbiamo recuperare energie e allenarci con continuità». Nell'ultimo periodo, vantaggio sempre in doppia cifra per l'Armani Jeans

Forse nessuno meglio di coach Piero Bucchi può comprendere lo stato d'animo del collega reatino e le difficoltà in settimana, con gli allenamenti a singhiozzo per la protesta degli atleti nei confronti della società in ritardo con il pagamento delle spettanze dovute. Ma il tecnico milanese era certamente anche consapevole di come a volte proprio squadre così ferite siano particolarmente pericolose, come dimostrato dalla larghissima vittoria della Solsonica sulla Fortezza: «Sapevamo che sarebbe stata dura perché consapevoli delle ottime prove casalinghe messe in campo finora da Rieti. Io ho vissuto una stagione molto simile lo scorso anno a Napoli. Eravamo pronti a giocare una partita vera, perché è indiscusso l'impegno di Rieti. Eravamo consspevoli che sarebbe stata una gara difficile. Abbiamo giocato a strappi e grande è stato allora il merito di Rieti che ha continuato a credere nella rimonta e che è quasi riuscita a rientrare in partita. Per noi questa vittoria è molto importante perché muove la classifica e perché qui a Rieti hanno vinto in pochi». Taylor è rimasto a guardare in panchina, cose buone hanno fatto Price e soprattutto Hall, mentre il solito contributo di “legna in cascina” lo ha dato Rocca (nella foto). Sfasati sono invece apparsi Mordente e Sangarè.


Serie A

Air, cose buone dalla panchina Dopo sette sconfitte di fila, gli irpini trovano buona linfa dai cambi e tirano bene da 3. La Premiata è più scarica e paga senz'altro l'assenza di Minard di Raffaello Califano chiude addirittura in scioltezza, si toglie la classica ‘scimmia dalla spalla’ e guarda al futuro con un pizzico di ottimismo in più.

Qui Avellino 92 Tanto tuonò che piovve. Dopo due mesi e sette sconfitte di fila – tra campionato e Coppa Italia – Avellino torna alla vittoria ed ancora una volta lo fa tra le mura amiche (l’Air non brindava al successo dall’ormai lontano 24 gennaio quando – sempre al Paladelmauro – superò la Benetton). Coach Markovski ritrova ‘mezzo’ Best e – in ottica turnover – lascia fuori Slay. Ma è ‘la vecchia guardia’ (Lisicky, Radulovic e Williams) – insieme ad una prestazione solidissima di Warren – a tirare la Scandone fuori dai guai. A questo punto la salvezza non appare più in discussione e (roster alla mano) la formazione biancoverde non accantona la speranza play - off (obiettivo minimo di inizio torneo). La difesa aggressiva (compreso una zona particolarmente ‘adeguata’), lo strapotere a rimbalzo (36 – 27), l’eccellente contributo della panchina (35 – 6) ed un incredibile 52% da oltre l’arco le chiavi della partita. Dopo un primo quarto ‘di studio’ - dove i problemi fisici e le scorie mentali rendono bruttina la sfida – la compagine irpina comincia a correre e si scrolla di dosso lo scomodo avversario. Un solo – vero – passaggio a vuoto per l’Air: all’inizio del quarto periodo, quando ‘i lupi’ restano a secco per sei minuti di fila e la Premiata arriva sino al meno quattro (70 – 66 al 34esimo). Ma stavolta la Scandone esce bene dal time – out, dà un calcio alla paura e stronca sul nascere la pericolosa rimonta della Sutor. La formazione biancoverde

Qui Montegranaro 70 Dopo la buona notizia del remake di Fortitudo – Sutor, la compagine marchigiana scende in terra irpina un tantino scarica. O – quanto meno – non pronta a rintuzzare la carica agonistica e la fame di vittoria della formazione biancoverde. La partenza di Filloy (girato a Reggio Emilia) ma – soprattutto – l’improvvisa falla aperta dall’inatteso forfait del tuttofare Minard complicano ulteriormente il piano - partita di coach Finelli (tradito clamorosamente dalla sua panchina, capace di produrre ‘la miseria’ di 6 punti contro i 35 di quella avellinese). I falli di Garris e Taylor - tre già prima dell’intervallo lungo – entrambi sotto tono, accorciano oltremodo le già ‘risicate’ rotazioni a disposizione del tecnico bolognese. La Premiata paga l’incisiva presenza sotto le plance dell’Air (10 le carambole offensive tirate giù da Williams e soci) e soffre tantissimo i quintetti ‘atipici’ dell’Air, le cui straordinarie percentuali offensive dalla distanza scavano in due riprese il solco decisivo. Significativo che il migliore in campo sia proprio il neo – arrivato Ivanov. Al di là di un buon avvio Montegranaro ha un solo – considerevole – sussulto, ma inutile e tardivo. La Sutor mette paura alla Scandone ma – oggettivamente – fatta eccezione per il gap (forse bugiardo), il risultato non fa una grinza.

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Serie A

Treviso si riscopre squadra corsara E soprattutto riscopre un Bulleri formato "guastatore". Mentre Cantù, alla quarta sconfitta di fila, deve riscoprire l'attacco per non perdere i playoff di Paolo Corio

Qui Cantù 62

Qui Treviso 73

Decisamente il Pianella non è più l'inespugnabile fortino di tante, non lontane stagioni. Ma quel che più conta nell'immediato è che l'attacco canturino non è più quello che ha spinto gli uomini di coach Dalmonte nelle zone nobili della classifica. Dopo la sterile prova interna nel derby contro l'AJ, ecco infatti un'altra pessima prestazione offensiva per la Ngc: 21/62 al tiro, con un misero 39.4% da due e un ancor più misero 27.6% da oltre l'arco, in quella che fino a poche giornate fa era la specialità della casa. Si salva solo il saggista Hervè Toure, che al 25' ha messo a segno il 50% dei punti di squadra (19 su 38, contro i 36 di Treviso), ma che poi perde la vena creativa anche e soprattutto per la crescita di Wallace dall'una e dall'altra parte del campo. "Non pervenuti" ancora una volta Elder sul perimetro e Zacchetti sotto canestro, anche il resto della compagnia è stavolta decisamente sotto tono, a partire da un Gaines che - se lo sovrasta in fisico - subisce però la personalità e le accelerazioni del suo diretto predecessore DaShaun Wood. Per Cantù, la cui striscia negativa si allunga così a quattro sconfitte consecutive, è assolutamente necessaria un'inversione di rotta per non perdere la corsa ai playoff: domenica prossima arriva Montegranaro, meglio riprendere subito confidenza con i ferri amici.

La Benetton si riscopre corsara cogliendo la seconda vittoria esterna di tutta la stagione (la prima era stata a Rieti... alla quinta giornata del girone d'andata). Ma comunque vada a finire, una cosa importante Treviso l'ha già fatta: restituire al Campionato un protagonista come Massimo Bulleri (nella foto). Perché se qualche pallone passato nel vuoto e qualche nervosismo sopra le righe fanno ripensare al "Bullo" di Milano, si tratta in realtà solo di episodi incidentali presto cancellati da una super-prova da 19 punti, 12 dei quali a rompere definitivamente l'equilibrio nell'ultimo quarto. In particolare va segnalato il canestro del 47-56 del "figliol prodigo" in maglia Benetton: palla recuperata nella propria metà campo e via sulla fascia, con successiva penetrazione vincente a dispetto di un deciso rientro avversario, a dimostrazione di una condizione atletica davvero più che ritrovata insieme con una serenità certificata anche dall'en plein dalla lunetta (9/9, 7/7 nelle decisive azioni finali). Oltre che a Bulleri, coach Mahmuti può poi anche guardare con soddisfazione alla partita di un Wallace che cresce con il passare dei minuti e di un Rancik in forse prima del match ma poi decisiva arma tattica che prima lancia il break vincente (da 47-50 a 47-54) e poi trova la tripla del 53-67 che taglia le gambe agli avversari. Unico neo per Treviso, le palle perse: ben 23, senza le quali Cantù avrebbe forse pagato prima e pure con maggiore dazio la sua serataccia al tiro.

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Serie A

Spettacolare La Fortezza Lottomatica, ancora abusi da 3 Boykins a menare le danze, Langford a colpire a più riprese, Ford a mostrare i muscoli: troppo per la formazione capitolina di Andrea Ninetti

Qui Bologna 89

Qui Roma 74

Vengano signori vengano, la Virtus Bologna rilancia la sua sfida al tavolo dello scudetto, surclassa caratterialmente prima ancora che nel punteggio la solita irritante Lottomatica Roma e l’aggancia al secondo posto in classifica, ora però in dote ai bianconeri in virtù del 2–0 nei confronti diretti, che sommati al vittorioso quarto di finale di Coppa Italia, fotografano chiaramente la netta superiorità della formazione felsinea su quella romana. La Fortezza iniziava con poco ritmo la gara, riuscendo a dare il primo strappo solo in chiusura di quarto grazie al solito Boykins, capace di ferire la difesa avversaria non disdegnando di servire assist al bacio per accendere anche il talento di Mr. Righetti, i muscoli di Ford (nella foto) e l’esplosività di Langford, uomo ovunque di questa squadra. Con tre uomini in doppia cifra e un rassicurante +12 già all’intervallo, Bologna calava fisicamente nel terzo parziale, subendo oltremodo la vivacità offensiva di Jaaber, bravo a punire da lontano la vulnerabile 1-3-1 di coach Boniciolli. Col fiato sul collo, ma senza mai vacillare, le “V nere” respingevano Roma anche grazie all’apporto di gregari di lusso come ad esempio Giovannoni, prezioso nel trovare tiri tanto difficili quanto pesanti nel computo finale. Con la final four di Eurochallenge in cassaforte, raggiunto momentaneamente l’obiettivo secondo posto, il sodalizio del Presidente Sabatini può guardare con fiducia al futuro che, dopo l’attesissimo derby di domenica prossima con la asfittica Fortitudo, riserverà ancora sei giornate tutte da assaporare, con le prelibate sfide di Teramo e con Siena ad impreziosire un finale di stagione che potrà regalare enormi soddisfazioni all’esigente e calda platea bolognese.

La Virtus Roma incassa la sconfitta e scivola sul terzo gradino del campionato, con lo spettro di Teramo ad un passo. La gara che ti aspetti, gli errori, i soliti, nei momenti clou di un confronto che i giallorossi, come già successo a Siena, non sono mai riusciti a riaprire realmente dopo essere sprofondati e risorti miracolosamente. Sbagliato l’approccio alla partita con scelte di tiro troppo spesso forzate, il gioco dei romani si è appoggiato poco alle soluzioni ravvicinate, privilegiando ancora troppo e con pessimi risultati le conclusioni dai 6,25 (le statistiche finali recitano un brutto 10/27). Una partita definita importante ma non fondamentale alla vigilia dall’entourage capitolino e che invece avrà il suo peso sulla classifica della regular season in cui la Lottomatica, a meno di clamorosi colpi di sonno di Vukcevic e soci, conquisterà con ogni probabilità la terza piazza, Teramo permettendo, una posizione che toglierebbe ulteriori certezze al già fragilissimo gruppo giallorosso. Gli equivoci nelle scelte di mercato, senza nulla togliere al gran lavoro della società per raggiungere il traguardo scudetto, stanno minando la poche sicurezze di una squadra che tale non è, che latita sempre nel giorno in cui c’è da vincere per mandare un segnale forte al campionato. Soldi non spesi? Semmai spesi male, visti i notevoli sforzi economici del Presidente Toti, costretto per l’ennesima volta a mandar giù un boccone amarissimo. Senza voler essere catastrofici e prendendo spunto dal discreto terzo quarto di Bologna, Roma deve ripartire mettendo subito alle spalle la brutta serata vissuta, ben conscia di come il cammino che porta alla finale si sia ora arricchito di un ostacolo in più.

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L’intervista

Teramo si gode il “Game Hoover”

di Paolo Marini

Per Ryan, otto stagioni in Italia. L’attuale in una formazione che, parole sue, «non ha il talento di altre, ma che ha una chimica di squadra straordinaria»

alle parti del PalaMaggiò iniziano a fischiarlo appena esce dall’autostrada e scorge il cartello “Benvenuti a Caserta”. Al PalaScapriano invece, se segna una bomba se ne accorgono anche dall’altra parte della città per il frastuono dei tifosi. Questi i due lati della medaglia appesa al collo di Ryan Hoover (nessuna parentela con l’Edgar della CIA), che nei suoi 8 anni di militanza italiana (anche Cantù in Serie A e Legadue con Montecatini, Capo d’Orlando, Pavia e Jesi) di dispiaceri e di gioie ne ha date tante. Basterebbe citare i 36 punti (con 10 triple) rifilati a Caserta lo scorso anno per capire l’avversione dei campani verso il nativo di Peoria, nell’Illinois (hometown di Shaun Livingston dei Miami Heat e dell’ex Fortitudo AJ Guyton). O settare la macchina del tempo alla stagione 2002/03, quando con la maglia dell’allora Sanic Teramo, contribuisce a portare in serie A i biancorossi (18 di media nei playoff col 44% da tre). Ecco perché il presidente Antonetti e coach Andrea Capobianco, con lui a Jesi l’anno scorso, hanno voluto riportare Hoover in Abruzzo. E lui, divenuto un passaportato belga nel frattempo, non è pentito della scelta di aver rotto il biennale con Jesi per tornare sul “luogo del delitto”:

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«L’estate scorsa ho parlato con mia moglie di quello che mi avevano proposto il mio agente e il presidente Antonetti. Poi ha firmato anche Andrea come allenatore e allora le motivazioni sono aumentate perché sarei andato in un gruppo dove non mi avrebbero chiesto di fare esclusivamente il realizzatore. Inoltre ho considerato il fatto di tornare a giocare in Serie A e di migliorare il mio ingaggio, a maggior ragione ora che sono diventato padre (di Lydia Hoover, una delle quattro nascite di questi mesi all’ombra del Gran Sasso, con Bella Carroll, Eleonora Lulli e Federico Stirpe, figlio di Simone, uno degli assistenti di coach Capobianco, ndr). L’insieme di questi elementi mi ha indotto a tornare a Teramo, anche se a Jesi sono stato bene e ho avuto modo di conoscere tante brave persone». E il terzo posto in classifica del Teramo Basket e la semifinale di Coppa Italia, danno ragione all’ex Notre Dame: «Non penso che la squadra abbia il talento di altre formazioni di vertice in Serie A ma la chimica di gruppo è straordinaria. Comunque non abbiamo ancora ottenuto nulla. Dobbiamo fare di tutto per essere al top ad aprile e raggiungere i play-off». Rivolgersi a coach Andrea Capobianco per sapere come fare: «E’ il secondo anno che gioco per Andrea – continua Ryan – e penso che sia un giovane allenatore che merita i complimenti e i risultati che sta ottenendo. Mi piace perché parla con ogni giocatore, si confronta, cerca di far capire con chiarezza cosa pretende e che ruolo vuol farti ricoprire nella squadra. Lui dà grande importanza alla gestione del ritmo di una partita e al concetto di squadra. Non vuole lasciare che

l’avversario si trovi a suo agio e giochi la propria pallacanestro. Questa è sicuramente una delle chiavi del nostro successo>. Ne consegue l’evoluzione compiuta da Hoover negli anni. Non più semplice tiratore, ma anche uomo più cosciente della gestione del gioco, pur non essendo un play puro: <Dopotutto – continua Ryan – è la maledizione delle guardie bianche di 1,80/1,85. Veniamo considerati solo degli specialisti del tiro da fuori. E invece, come sta dimostrando ad esempio Jaycee Carroll quest’anno a Teramo, siamo più completi. Mi considero uno dei migliori tiratori da tre in Europa ma ho accettato di variare il mio ruolo in campo. Ora gioco più da play rispetto al passato ed è diverso tirare dal palleggio o dopo un pick'n'roll piuttosto che farlo in uscita dai blocchi. E’ difficile cambiare la propria natura ma bisogna capire che se si rinuncia a qualcosa per venire incontro alle esigenze della squadra, spesso si viene premiati». Insomma, la scelta di varcare l’Atlantico, Hoover la rifarebbe sicuramente: «Sono arrivato nel 2002 a Cantù e devo dire di essere stato fortunato perché ho trovato un ottimo ambiente. E’ importante esordire in queste condizioni, altrimenti rischi di non realizzare l’opportunità che ti viene presentata. Inoltre è stato bello vedere l’evoluzione di ex compagni come Stonerook o MacIntyre. Vedi il tabellino e leggi un tiro preso, e pensi che Shaun non abbia inciso su una partita. Invece scopri che con la difesa ha fatto vincere i suoi. Terrell è incredibile. L’anno a Capo d’Orlando abbiamo perso 3 partite, a Siena fra la scorsa stagione e questa solo 4 volte è stato sconfitto. E’ un vincente e la sua natura migliora


tutto un gruppo. E’ bello anche vedere come David Moss stia crescendo. Lo scorso anno ha avuto qualche calo a Jesi ma in questa stagione è migliorato tantissimo ed è di una regolarità di rendimento strabiliante. Può diventare un giocatore incredibile perché mette lo stesso livello d’intensità su tutti e due i lati del campo». Beh, se ci mettiamo Danilo Gallinari abbiamo un quintetto niente male di ex o attuali compagni della guardia della Bancatercas. Ma il tempo è scaduto. Game Hoover!

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Il personaggio

Il coach delle emergenze

Lino Lardo: se il vero amico si vede nel momento del bisogno, il grande allenatore no? di Vittorio Felugo na società in difficoltà economiche, con un futuro incerto ed un presente travagliato, tra stipendi che non arrivano, giocatori che se ne vanno o minacciano di andarsene, ed un coach che tiene unito il gruppo e lo porta a traguardi insperati, a giocarsela con tutti e contro tutti. Se il coach i questione è Lino Lardo, viene automatico pensare all'attuale situazione di Rieti. Però, siccome la storia (non solo cestistica) come ricordava Giovambattista Vico, tende a ripetersi, quanto riferito sopra si può accostare anche alla Müller Verona del torneo 2001-02. Squadra fatta in economia, gruppo italiano formato da giocatori solidi ma non eccezionali (Rombaldoni, Alberti, Camata, Carraretto, Boscagin), stranieri buoni ma non fenomenali (Turner, Fajardo, Carroll, poi Higgs e Burrough), poche pretese, se non quella di una salvezza tranquilla. Eppure, quel gruppo vince 9 partite delle 19 del girone d'andata, si qualifica alla Final Eight di Coppa Italia (sconfitta onorevole con la Benetton), tiene duro quando perde, per motivi economici, Henry Turner e Fajardo e nonostante 9 sconfitte di fila trova la forza per vincere altre 4 partite, sufficienti per salvarsi. Salvezza inutile perché Verona fallisce a fine stagione, ma l'impresa resta, resa ancor più eroica dal contemporaneo onore/onere della Coppa Korac, gestita anch'essa con grande professionalità, (preliminare superato, eliminazione nella fase a gironi). Le analogie sono notevoli, anche accostando il passato di Verona e Rieti: entrambe una Coppa Korac in bacheca (i veneti nel 1998, i reatini nell'80), entrambe un'impresa eccezionale partendo dall'A2: Coppa Italia per gli scaligeri nel '91, semifinale-scudetto per la Sebastiani nel '78. E auguriamoci che finiscano qui, anche se la situazione per la squadra laziale non sembra lasciare molte speranze. Lardo, scherzando, ha

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detto recentemente che forse è lui che attira queste difficoltà. In realtà è il contrario: chi è in difficoltà si affida al coach ligure, come avrebbe fatto, dopo la stagione veronese, la Viola Reggio

Calabria: due campionati e due noni posti, anche qui senza budget di prima e forse neanche seconda fascia. Il vero amico si vede nel momento del bisogno: e il grande allenatore no?


EuroChallenge

Anche una Mitropa conta

E' la terza coppa europea per importanza, ma vincerla riaprirebbe la bacheca bianconera e toglierebbe a Sabatini la nomea di quello che le finali le conquista ma poi le perde. di Gianfranco Bina

’A.C. Milan pomposamente v’accoglie nella sua home page referenziandosi come “il club più titolato al mondo”. Vagando poi nella sezione i cui i trofei sono elencati con cura e dovizia, si nota l’assenza di quel trofeo conquistato nel 1981/82, la Mitropa Cup che celebrava i campioni d’Europa tra le neopromosse. Forse in Via Turati avrebbero considerato maggiormente quella vittoria se, quattro giorni dopo, il Genoa non avesse raccattato un pareggio che diede ai rossoblu la vittoria e al Milan la prima e unica retrocessione sul campo della sua storia, dopo quella sancita dal Totonero. Curiosamente, sul sito ufficiale di un’altra gloria sportiva italiana, v’è ancora menzione per quell’unico “campionato in cui non siamo mai retrocessi”, addirittura considerato più importante delle due Euroleghe e dei quindici scudetti accumulati come riserva per l’inverno. Stagione lunga e rigida, per la Virtus, che dal 2002 – ultima volta che s’è aperta la dispensa degli ori – ha attraversato devastanti vicissitudini e intrapreso il cammino verso

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la resurrezione non senza difficoltà e delusioni. Non sono mancate le occasioni per far sì che la nostalgia del passato potesse alimentarsi di entusiasmi contemporanei, ma se l’avversaria nella finale scudetto del 2007 pareva troppo marziana per sperare di vestire il Nettuno di bianco e nero, le tre Coppe Italia cedute a pochi metri dal traguardo, nonostante l’ambiente amico di Casalecchio, gridano ancora vendetta, sia che le avversarie fossero dopate di tesserati, abbordabili sorprese o grossi marziani verdi. S’è lasciata per strada anche una FIBA EuroCup in quel di Girona, unendo all’insuccesso la figuraccia internazionale a causa di una minoranza di nostalgici coi loro vessilli, e persino l’irrisoria Coppa Italia di LegaDue, anch’essa giocata (quasi) a domicilio. A voler essere pignoli, nemmeno la seconda serie fu vinta dalla Virtus, che per risalire nell’attico dovette anche affrontare le insidiose lungaggini dei playoff. L’EuroChallenge non sarebbe pretesto per invadere le piazze in caso di tripudio: l’AEL Limassol, avversaria delle

V nere in semifinale, o lo Cholet valgono per rinomanza e doti cestistiche un millesimo di chi s’appresta a combattere per il trofeo grosso. L’Ural Great Perm, il Kiev e il Triumph Liubertsy son giunte fin qui nonostante la recessione che ha annichilito riservee auree e roster dei plutocratici post-sovietici di Russia e Ucraina, a testimonianza di un livello che ha rasentato l’improponibile nelle prime due fasi. Con queste si cimenterà la Virtus: poca nobiltà, molta manovalanza. Sabatini deve scrollarsi di dosso le antipatie di quelli che “Sabba è l’unico proprietario della Virtus a non aver vinto mai niente” e fare i conti con una Virtus che dall’agosto di sei anni fa ha recuperato buona parte del terreno perduto, ma ancora non ha riaperto lo scrigno degli argenti. Non sarebbe uno scudetto, e nemmeno una Coppa Italia, ma per gli ottomila fissi sugli spalti e i tanti virtussini della diaspora, questa Mitropa non sarebbe un trofeo di cui obliarne la memoria nella vergogna.

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Legadue

Imola, che impresa! Varese ora trema? L’Aget ferma la corsa della capolista, attesa da un calendario non semplice. Veroli corsara, Roseto in caduta libera

di Lorenzo Settepanella Sarà pur singolare ma c’è il rischio che un unico risultato, la sconfitta di Varese a Faenza contro Imola, riapra inaspettatamente i giochi per primo posto e di conseguenza per la promozione diretta, e che generi ancor più incertezza nella zona più drammatica della classifica. Cinque turni di campionato rappresentano poi un margine temporale sufficiente per stravolgere, ad ogni latitudine della classifica, gli equilibri attuali. Ma sostanzialmente si tratta di capire se pesino di più i quattro punti di vantaggio della Cimberio sulle dirette inseguitrici a fronte però di calendario tutt’altro che semplice (a Masnago con Casale, Brindisi, Veroli, fuori casa a Reggio Emilia e Soresina), piuttosto che le smaglianti condizioni di forma di una Prima Veroli sì a debita distanza ma avvantaggiata da un calendario tutto sommato più agevole (in casa Imola, Roseto e Jesi, fuori Brindisi e Varese). Veroli che, passando sul parquet fino a poco prima inviolato del PalaSomenzi di Cremona grazie ad un’altra prova totale di Dawan Robinson ed al risveglio di Franco Migliori spegne le residue velleità di promozione diretta degli uomini di Cioppi, e tiene parallelamente in vita le proprie. E se Soresina crolla (nemmeno troppo inaspettatamente per la verità, vista l’assoluta mancanza di personalità della Vanoli lontano dalle mura amiche in troppe occasioni), Casale Monferrato tira un sospiro di sollievo piegando grazie a 5 uomini in doppia cifra una Sassari a caccia di punti playoff alla quale, stavolta, il contributo di una sontuosa ma isolata trazione posteriore (Rowe e Whiting combinano per 44 punti e 11 rimbalzi) non basta. Ma parlare di zona playoff parrebbe in realtà improprio visto il confine così sottile fra un posto al sole e la zona retrocessione dalla

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quale, comunque, le formazioni a quota 26 (Livorno e Jesi) parrebbero staccate. Battendo Brindisi, i Crabs di Giancarlo Sacco interrompono un periodo nero fatto di tre sconfitte consecutive ed in generale scarsa brillantezza. La speranza di Alessandro Ramagli è che la sua Trenkwalder, piegando una Jesi trascinata da un sontuoso Maggioli (per niente impensierito dalla reattività di McGowan e dal reintegro di Heinrich, ma penalizzato dall’assoluta mediocrità del duo Boykin-Cuffee) possa aver fatto altrettanto. L’idea di base è che comunque difficilmente realtà solide come Reggio Emilia e Rimini possano essere risucchiate nel vortice della retrocessione, dalla quale sia Pistoia (che nonostante il passo falso di Livorno ha mostrato lo spirito giusto per salvarsi), che la Reyer Venezia si stanno decisamente allontanando. La vittoria di Venezia contro Pavia (ispirata da un grande Janicenoks e da un redivivo Bonora, sorprendentemente vivace in fase offensiva), la seconda in fila per gli uomini del presidente Brugnaro (che nel corso della settimana precedente alla sfida salvezza di Roseto ha resistito alla tentazione di rimettere mano al roster, e al portafogli, per dotarsi della bomba ad orologeria Joe Forte, a sua volta alle prese con un rapporto amore odio alla Snaidero, con il rischio di esporre un fantastico Janicenoks, ad un infruttuoso e rischioso dualismo), pesa come un macigno sulle chance di Imola (attesa da un calendario da brivido ma che però, risultati alla mano, dimostra di crederci ancora, aggrappandosi ad un maestoso Bunn (nella foto), capace letteralmente di banchettare nell’area della Cimberio segnando 31 punti con il 77% dal campo), e di Roseto, in caduta libera dopo quanto (non) visto a Scafati.


A - Dilettanti Legadue

Intervista Gianluca Tomasiello a Carlo Il capitano della Virtus e l’altra Siena è uno dei tanti Barchiesi giocatori campani sparsi

Difficile trovare uno che fonda Che cosa significa per te giocare, da capitano, nella seconda realtà cittadina di Siena, squadra campione d’Italia? In una società, l’Aurora Jesi, campo, soggezione o orgoglio? «Certamente ne vado orgoglioso. Giocare a Siena, una ne copre tutti i ruoli e arriva città che respira pallacanestro giorno e notte ed esserne il capitano aè una presiederla senza mai grande soddisfazione». sentirsi un numero 1

per la Penisola. «Poeta, Amoroso, Spinelli? Li conosco: anche loro come me danno il cuore»

La Virtus è una società fondata nel 1950, cosa significa per te giocare di Alessandro Lucifero di Rosatiin cui ha militato anche l’ex Nba Rod Griffin? «La Virtus in Paolo una società è una società con storia e dedizione, grazie al presidente Bruttini e la nostra società che avverto di ultimo allenatore jesino col classico “c’era una volta” Le belle favole belle fanno ad altri soci questa società sta vivendo gli anni di maggiore ogni volta che mi relaziono nella stagione 71/72: «Ho che il presidente dell’Aurora bene allo sport, per quello splendore e per me non è che un onore fare parte di questo con il territorio e con il giocato con la casacca ripercorre con la stessa che raccontano e soprattutto progetto». mondo del basket. dell’Aurora, ho fatto nostalgia e l’orgoglio di per il loro piacevole e mai Tutto questo è un motivo di l’allenatore ma ho anche sempre: «Fondammo la scontato lieto fine. Le belle Da casertano d.o.c. trasferito in Toscana, nella città del famoso Palio, grande orgoglio per chi, come svolto molte altre mansioni. società nel ‘65 ricevendo favole appassionano e vanno cosa ha comportato nella tua vita? «Città diverse, Caserta caotica e me, questa società ha Davo una mano a scegliere i l’invito di Don Roberto Vigo, al di la dei crudi risultati, frenetica, Siena invece più a misura di famiglia. Sono contento contribuito a fondarla e l’ha giocatori nuovi, insieme a Gianni Rossetti e aiutando, come i sogni di infatti di essere qui con mia moglie e mia figlia». vista crescere dal accompagnavo i ragazzi del Marzullo, a vivere meglio e in Primo Novelli. Non avevamo dilettantismo fino alla serie una sede e facevamo le prime settore giovanile a giocare, serenità. Sei uno dei tanti campani sparsi nei nostri campionati. Cosa ne pensi staccavo i biglietti all’ingresso A». Da padre premuroso più riunioni dentro la portineria La bella favola di Jesi si dei vari Poeta, Amoroso, Spinelli… «Li conosco tutti,chi meglio e chi che da presidente, nutre quando c’erano le partite e chiama Carlo Barchiesi, sesto dell’Ospedale, di notte, peggio…Penso che posso dire che sono giocatori che danno il preoccupazioni per questa devo dire che la mia è stata quando Primo Novelli presidente nella cuore come forse faccio anch'io, loro con un po’(se la ride, ndr)di creatura chiamata Aurora? (compianto co-fondatore) era una presenza continua in quarantennale storia talento in più…». «No, per il futuro del basket società. Poi sono diventato di turno. dell’Aurora dal 23 giugno sono stati mossi passi addetto agli arbitri per alcune Pensammo subito al settore 2008, un uomo la cui favola L’allenatore che devi ringraziare? «Sono tanti che mi hanno aiutato a importanti con le scelte di stagioni ed infine, dal 23 sportiva meriterebbe un posto giovanile, quando nacquero i crescere in questi anni, mi sembra giusto restare nel recente Meneghin, Renzi e Bonamico giugno scorso, ho l’incarico Giochi della Gioventù ricordo nel guiness dei primati e passato… quindi direi Stefano Salieri». che ci fanno sentire in di presidente». che prendevamo le iscrizioni forse lo conquisterà quando buonissime mani. - Otto mesi sono sufficienti nel negozio di famiglia lungo qualcuno penserà di Cosa puoi dirmi sul vostro cammino in campionato fin qui… «Credo Spero, anzi sono sicuro che il corso cittadino. Poi all’inizio per un primo bilancio? approfondirne i contenuti. che ci possiamo ritenere soddisfatti anche se i conti li faremo alla sapranno fare le scelte giuste «Sicuramente si – confessa degli anni 80 decidemmo di Eh si, perché scartabellando fine». per il bene del basket e di Barchiesi – quantomeno per fare il grande salto e di negli almanacchi del basket piazze seppur medio piccole dire che l’impegno di costruire una palestra tutta sarà difficile trovare una Tornare in Sicilia da ex, contro Patti che adesso si è spostata a presidente è molto grande sia come la nostra in cui il basket nostra. figura come Carlo Barchiesi Barcellona: emozioni? «E’ sempre un piacere tornare a giocare in rappresenta il primo sport per dal punto di vista fisico che Eravamo titubanti ma poi il che fonda una società da Sicilia dove ho militato a Patti, Messina e Ragusa.Si gioca con mentale. Avevo promesso che seguito ed interesse. geometra Filonzi ci spronò e zero, ne copre tutti i ruoli e pubblico caloroso e inoltre è una regione con dei bellissimi posti da La Legadue ha fornito sarei stato un presidente ci disse “i soldi me li date un arriva a presiederla, con la visitare». costantemente alla massima molto presente (non salta da po’ per volta” e noi ci onesta passione di sempre, serie giocatori interessanti, 4 anni un allenamento ndr) e tuffammo e nacque il San senza sentirsi mai il numero L’assenza di Napoli in serie A? Nostalgico? allenatori e dirigenti all’altezza così è stato, sorretto da due Sebastiano, l’unica palestra uno ma, come dice lui, «uno «E’ sempre brutto che una società che aveva raggiunto degli ottimi componenti fondamentali che e sono certo che il neo cittadina che ha solo le righe sempre pronto a far quello risultati in questi anni debba sparire, ma Napoli non è la prima ne sono la passione dei soci che presidente Bonamico saprà del campo da basket». che mi veniva chiesto». certamente sarà l'ultima… Posso dire che dopo un pò ti ci abitui». valorizzarla nella giusta mi accompagnano in questo Barchiesi ricopre veramente Come tutte le favole che si maniera». percorso e dal rispetto verso tutti i ruoli, compreso quello rispettino anche la sua inizia

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Donne - Serie A1

Taranto limita i danni Di ritorno dalla trasferta di Mosca, perde a Schio, viene raggiunta ma resta prima grazie al + 23 dell'andata. A Napoli il derby campano. Ribera aggancia Viterbo e continua a sperare di Roberto Perticaroli Il campionato di A1 questa settimana ha riservato due anticipi, due match, con differenti motivazioni, discretamente interessanti. Partiamo dalla partita di Faenza che metteva di fronte due tra le società storiche della pallacanestro femminile: la squadra di Paolo Rossi incappa nel secondo ko consecutivo dopo la vittoria in Coppa Italia e dà via libera al Geas che conquista la tredicesima affermazione stagionale. Molto felice coach Roberto Galli: «Già nel match perso la settimana prima con Schio avevo intravisto segnali positivi: a Faenza ero convinto che avremmo fatto una buona partita e così è stato. Anzi, si visto anche un Geas diverso, con grande intensità difensiva e poche palle perse. Sono davvero felice: non ci era andato giù il modo in cui avevamo perso la partita di andata: ero sicuro che la squadra avrebbe dato il 100% ed anche più». Gran prova di squadra ma non si può non segnalare il trentello di valutazione di Penicheiro (nella foto), leader e trascinatrice. A Livorno la squadra labronica si conferma il secondo peggiore attacco della Serie A1 (solo Viterbo fa peggio) e si ferma a quota 42 e lascia campo aperto a Venezia, giunta in terra labronica priva di Ballardini oltre che, ovviamente, di Giauro, operata la scorsa settimana per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, che ha così vinto la sua seconda trasferta consecutiva dopo Parma. Massimo Riga: «Abbiamo disputato

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una discreta partita, piano piano stiamo migliorando e riacquistando fiducia nei nostri mezzi: peccato per le 29 palle perse che non ci hanno permesso di vincere con uno scarto superiore». Ma il “centro del mondo” era senza Schio: là si scontravano le prime della classe, con Taranto in arrivo dal trionfo di Mosca dove, con una seconda vittoria, ha legittimato la sua qualificazione alla finale di Eurocup dove affronterà le turche del Galatasaray. Schio sempre in vantaggio ma Taranto non ha mai mollato con un’ottima presenza a rimbalzo d’attacco. Bene Macchi ed Antibe (nella foto), vero collante di lusso. Il resto. Facile Priolo a Viterbo, bel riscatto di Parma (con i soliti problemi di organico corto) a Como. Il derby campano se l’è aggiudicato Napoli che ha così vendicato il ko interno con Pozzuoli del girone di andata mentre in coda fondamentale la vittoria in rimonta su Umbertide di Ribera che aggancia Viterbo e dà un senso alle ultime tre giornate. Ora il calendario prevede mercoledì un turno infrasettimanale (senza big match, interessante il derby Geas-Como): nel fine settimana da seguire Schio-Parma e, in chiave salvezza, Ribera-Napoli. Il tutto in attesa del “botto finale”, ossia l’ultima giornata in cui si affronteranno le attuali prime quattro, con Faenza-Schio e Venezia-Taranto.


Donne - Serie A2

LuCCA rIDE MA CAVEzzo non PIAnGE Il big-match del girone A fra Lucca e Cavezzo, disputato al palazzetto di Via delle Tagliate, ha visto la vittoria della squadra di Mirco Diamanti, partita fortissimo (19-8 nel primo quarto contro la “zona” ospite) per poi subire il ritorno delle modenesi che, pur non riuscendo mai a mettere la testa avanti nel punteggio (unica situazione di parità a quota 54 a 2’ e 30” dal termine, sono riuscite almeno a limitare lo scarto della sconfitta, difendendo il +10 ottenuto nel girone di andata. Partita interessante, giocata di fronte a un pubblico folto (quasi 1000 persone), caloroso ma corretto, tra coloro che hanno dimostrato di essere le migliori squadre del girone e perciò meritevoli di chiudere questa stagione regolare nelle prime due piazze. Nel girone B Pomezia (gran primo tempo di Di Battista, bene Cinili in difesa) espugna il campo mai facile di Rende con una superlativa Gattini e mantiene il secondo posto in solitudine (e non c’è ancora Granieri…) respingendo gli attacchi delle cagliaritane, entrambe vittoriose in casa (il Cus ha addirittura doppiato nel derby Alghero, che sta attraversando un momentaccio). La Spezia “rulla” Firenze (Romagnoli 16+24, valutazione 45) e vede da vicino i playout. Anche al sud parecchi i verdetti ancora da emettere, certo è che è fondamentale la trasferta di La Spezia a Napoli, tenendo presente l’improbo impegno casalingo di Alghero con Pontedera.. Delicato il confronto tra Cus Chieti e Alcamo, con le padrone di casa che non possono fallire per non correre rischi, mentre a Firenze, sarà di scena Pomezia, tra le squadre più in forma del R.P. momento.

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Donne - L’inchiesta

Basket femminile, il futuro in gioco

è stata nominata una Commissione “preventiva” per i prossimi due campionati. E sono nate le prime voci e le prime paure. Pasquale Panza spiega come e su cosa si lavorerà di Roberto Perticaroli

In attesa del nuovo presidente e prendendo atto della crisi economica a livello internazionale e delle possibili ripercussioni sul nostro sport, la LegA Basket Femminile ha nominato una Commissione per studiare un progetto per affrontare i Campionati per le stagioni 2009/2010 – 2010/2011. Commissione presieduta dal Vice Presidente Vicario Pasquale Panza. Basketville lo ha intervistato. Presidente, ci spiega i motivi che hanno portato alla nomina di questa Commissione e le sue finalità? «Questa commissione è il risultato di tre assemblee di settore in cui ognuno ha

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espresso il proprio pensiero e le proprie problematiche. Non c’è dubbio che tutti ci rendiamo conto della crisi economicofinanziaria internazionale in atto e delle ripercussioni che potrebbe avere sul nostro sport che però, al di là di alcuni casi che definirei “fisiologici”, è sano. Direi che stiamo studiando la situazione soprattutto pensando a quella che sarà in proiezione il trand economico internazionale. Siamo probabilmente il primo sport a porsi delle domande per poter affrontare il futuro in modo migliore, preparati e coscienti di quello che potrà accadere». Dunque, si tratta di una commissione, per così dire, “preventiva”?

“Esatto, ci sono rappresentanti di undici società (Como, Geas, Parma, Venezia, Pozzuoli di A1, Reggio Emilia, Pontedera, e Biassono di A2, Civitavecchia e Palermo di B1, n.d.r.) che hanno come compito primario quello di un interscambio di idee aperto a tutti. Teniamo anche presente che dobbiamo prendere decisioni al più presto, visto che a breve dovranno essere ufficializzate le “DOA” (Disposizioni Organizzative Annuali) per le prossimi stagioni» Voci di corridoio parlano di richiesta da più parti di blocco di retrocessioni e promozioni. Cosa ci può dire al riguardo? «In queste tre assemblee è stata viva la


Donne - L’inchiesta preoccupazione per la situazione economica generale. Tuttavia è chiaro che bisogna trovare soluzioni che non siano fini a loro stesse e che non siano legate solamente alle esigenze particolari: dobbiamo fare in modo che si realizzino attraverso un percorso coordinato attraverso un progetto. Ogni soluzione deve avere una conseguenza positiva non solo nell’immediato ma anche in prospettiva. Certo, non è un compito facile perché nessuno ha la pozione magica per risolvere d’incanto i problemi, ma sono fiducioso vista la qualità delle persone che ci stanno lavorando”. Su una cosa comunque Pasquale Panza tiene ad essere chiaro ed esplicito: «La commissione ha come finalità un ulteriore rilancio di questo sport e non certamente il suo livellamento verso il basso». Una dichiarazione d’intenti che lascia ben sperare, addetti ai lavori e non… Infine una domanda che non si può evitare parlando con chi, oltre ad essere il reggente della LegA, è anche il presidente del Vomero Napoli: come sta vivendo questa stagione della sua squadra, passata nel giro di due anni dallo scudetto al rischio playout? «L’attività sportiva è fatta di cicli. Il nostro è stato davvero importante, in cinque stagioni abbiamo fatto cose eccezionali, soprattutto in una città come Napoli. Quest’anno abbiamo disegnato un progetto nuovo, con una squadra da centroclassifica ma che non ha reso come avrebbe potuto e dovuto. Si è fatta fatica a trovare l’amalgama e la chimica di squadra e questo non ci ha permesso di dare continuità ai nostri risultati. Ovviamente vivo con sofferenza questa stagione tribolata dopo annate che definire esaltanti è poco. Però so anche che c’è spesso bisogno di affrontare stagioni di transizione per poi riaprire cicli vincenti».

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Donne

E la chia

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l’ultimo campionato nazionale ma è il primo in ordine di tempo a dare il via ai playoff, la fase più affascinante ed entusiasmante della stagione E’ come il sale nel mare: impensabile questo sport senza i playoff, con la loro bellezza emotiva e la loro crudeltà da sangue e arena. “E’ un altro campionato”, probabilmente la più banale delle frasi fatte ma la più vera e la più maledettamente autentica. Quest’anno quattro squadre festeggeranno e ce ne saranno altre che si rammaricheranno perché magari si ritenevano alla medesima altezza. Ma questa è la crudeltà dei playoff e va accettata. Una serie che si preannuncia ad altissimo

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livello tenendo presente le “stelle” che anche il campionato di B1 quest’anno ha potuto mettere in vetrina. Questa la situazione dei quattro playoff, sbilanciandoci anche in qualche pronostico, con i rischi del caso. Nel playoff A nettamente favorito il Milano di Gottardi (nella foto, con il numero 7), e non solo perché ha chiuso al primo posto: Italo Brunello, dopo averla sfiorata lo scorso anno a Crema, ritenta la salita, per riportare “Milano città” in serie A. Tuttavia attenzione al Treviso di Pellizzari e al Villafranca di Basso. Nel playoff B il Forlì di Tassara (nella foto, con il numero 14) con gode dei logici favori del pronostico ma non va trascurato la Vigarano (nella foto, Francesca Marchioni), che ha chiuso al secondo

posto e che dopo aver ricevuto i complimenti di tutti per l’organizzazione della Coppa Italia di B, vorrebbe mettere la ciliegina sulla torta di una stagione già eccezionale, considerando che stiamo parlando una neopromossa. Grande aspettative anche a Valmadrera mentre, dopo una prima parte di stagione zoppicante, strepitosi gli ultimi due mesi. Iemmi e compagne partono da una posizione di retroguardia ma è l’ultimo avversario che tutte vorrebbero incontrare. Playoff C: chiusura in testa a pari merito per Spezia e Orvieto con le liguri che hanno ottenuto il primo posto in virtù di un punticino di differenza a loro favore nello scontro diretto. La Spezia ha perso Balleggi, il vero colpaccio del mercato di gennaio, e l’ha sostituita con Alessia Scopigno, 14 punti a partita in A2 con Reggio Emilia. Assetto di squadra diverso ma la competitività è indubbia. Ben quotato Orvieto, che ha battutto Spezia in Coppa Italia ed una volta in campionato. Granturchelli è reduce dalla promozione in A1 di Umbertide e Consoli e Bolognesi rappresentano una delle migliori coppie di lunghe dell’intero campionato. Segnaliamo l’interessante roster di Montecatini, Lavagna fino ad


Donne

amano Serie B… Tassara, Basso, Cerretti, Gottardi, Granturchelli sono solo alcuni dei grandi nomi che daranno lustro ai playoff che prenderanno il via il prossimo weekend. In palio, quattro posti per la A2

di Roberto Perticaroli

SI rIPArTE CoSì GArA uno 28-29/03/09; GArADuE 04-05/04/09; EV. GArA TrE 08- 09/04/09)

> PLAyoFF A Milano-Venezia Muggia-Vittuone Treviso-Trieste Alpovillafranca-Pallacanestro Torino

> PLAyoFF B Forlì-Lodi Borgo Val di Taro-Senigallia Vigarano-Bari Valmadrera-Trani

> PLAyoFF C Virtus La Spezia-Ghezzano Lavagna-Viterbo Orvieto-Viareggio Montecatini-Santa Marinella

> PLAyoFF D Ragusa-Catania Athena Roma-Termini Imerese Città Futura Roma-Potenza Battipaglia-Latina

> PLAyouT A Santa Maria di Sala-Carugate Moncalieri-Rho

> PLAyouT B Pesaro-Pescara Costamasnaga-Civitanova Marche

> PLAyouT C Celle Ligure-Antonianum Quartu Sant’Elena San Giovanni Valdarno- San Salvatore Selargius

oggi sottotono ma a cui bisogna riservare il rispetto che merita una squadra in finale per due anni di fila. Una segnalazione per una “vera grande”: Svetlana Kouznetsova (nella foto, al tiro). Infine il girone D: ha chiuso al primo posto Ragusa ma attenzione al duo romano Città Futura/Athena. Le squadra di Amedeo D’Antoni e Mauro Casadio sono due vere e proprie mine vaganti. In grande “in bocca al lupo” infine a Piero Pasini, che con il suo Battipaglia nel primo turno affronterà Latina. Insieme ai playoff, al via anche i playout che determineranno le altre quattro retrocessioni in B regionale.

> PLAyouT D Partinico-Cercola Caserta-Portici Già retrocesse in B regionale: Monfalcone, Campobasso, Canicattì e Palestrina (ritirata a dicembre). Chiudono la loro stagione ottenendo la permanenza in B d’eccellenza: Palmanova, Novara, Sulmona, Monopoli, Civitavecchia, Sant’Orsola Sassari, Pozzuoli e Palermo.

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io, Ettore

Una precisazione sul C.N.A. E un altro “bravo” a Danilovic In questo periodo la mente è ai playoff di Eurolega. A Mosca arriva il giovane Partizan, squadra giovane ma con una personalità molto simile a quella di Sasha di Ettore Messina piccolo equivoco mi permette di rispondere alla domanda che molti colleghi mi hanno fatto negli ultimi mesi. Pochi giorni fa ho ricevuto una mail della segreteria del C.N.A. che mi segnalava che per poter continuare ad ottenere la tessera del Comitato Allenatori dovevo entro il 30 giugno ottenere dieci crediti formativi frequentando i clinic organizzati appositamente. L'equivoco è stato chiarito rapidamente perché essendo un allenatore benemerito non devo ottenere i suddetti crediti e, inoltre, per chi lavora all'estero, come il mio assistente Lele Molin, la normativa è sospesa. L'argomento in ogni caso mi è stato proposto da molti che vogliono sapere cosa penso di questa normativa. Premetto che essendo stato per molti anni il Responsabile tecnico del CNA ed avendo la successiva gestione completamente azzerato il progetto tecnico "Diventare Coach" dove avevo coordinato il lavoro di molti colleghi a mio avviso dotati sul piano della

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didattica, non posso e non voglio creare polemiche non conoscendo a fondo i postulati didattici del nuovo corso. Allo stesso tempo credo di non offendere nessuno se dico che il sistema di aggiornamento periodico obbligatorio ha una validità se poi è prevista una verifica di ciò che si vuole venga appreso. In mancanza di una verifica dell'apprendimento di ciò che si è andati ad ascoltare, come è nel caso del famoso Pao, è sufficiente la presenza passiva e l'ottenimento di una firma, per ottenere il già citato credito. Siamo arrivati perfino a leggere la pubblicità di un clinic a pagamento che sottolineava la possibilità di ottenere tramite la partecipazione, il credito. Non credo sia necessario scomodare la celebre Ministro Gelmini per ricordare che l'obbiettivo fondamentale dell'insegnamento è trasferire la conoscenza e non ottenere un voto di sufficienza o un credito. Mi auguro che il neo presidente del Cna, nonché carissimo amico dai lontani tempi


azzurri, Giovanni Piccin trovi il tempo di stimolare un piccolo confronto all'interno della sua struttura per migliorare quello che adesso sembra difficile da comprendere da parte di molti. Questa domenica poco basket italiano in tv e molta Eurolega al videotape perché ormai mancano poche ore all'inizio dei playoff . Gli allenamenti sembrano non finira mai, la testa è alle partite, la paura di farsi male condiziona gli atleti. Ho letto del Barcellona che ha perso a Manresa dopo quattro supplementari e il pensiero è andato alla partita di playoff che giocammo a Roma e perdemmo contro la squadra di Attilio Caja pochi giorni prima di giocare la Final Four di Barcellona. Giochi la partita al massimo e se perdi il merito di chi vince non può essere offuscato, tuttavia la testa di ognuno pensa in modo diverso e, soprattutto, è meglio non trarre nessuna indicazione, né positiva né negativa, in vista della gara successiva. Grande squadra la Virtus del '98, e il suo capobranco sarà a Mosca con il suo Partizan a cercare di vincere la serie contro il Cska. Sasha Danilovic è stato un grande campione, inflessibile con se stesso e con gli era accanto, ha lasciato il basket quando poteva ancora dire molto e guadagnare di più ma come Platini ha voluto lasciare il suo ricordo al top. Non credo di togliere nulla a Dule Vujosevic se mi permetto di dire che nella personalità di questo giovane Partizan c'è molto del suo Presidente.

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Europa - Spagna

Sada e Vásquez, soluzioni interne Quest’anno il Barcellona ha dimostrato che a volte il miglior “mercato di riparazione” si trova in casa propria di Angelo Potenza Tra le sorprese di questa stagione nel campionato iberico figurano sicuramente le due del Barcellona, Sada e Vásquez. Victor Sada (nella foto), l’anno scorso finalista di Uleb Cup con Girona, era tornato nel suo club di formazione destinato al ruolo di terzo play. Per lui si prospettava una stagione da comprimario, senonché il pessimo inizio di Barrett e soprattutto l’infortunio di Lakovic non lo proiettarono in quintetto base, sia in ACB che in Eurolega. Da quel momento per lui è stato un crescendo di prestazioni sempre più convincenti. La cosa più sorprendente era il modo in cui guidava la squadra, soprattutto nelle partite difficili. Memorabile è stata la prestazione di Atene contro il Panathinaikos dove Sada fu “semplicemente perfetto” secondo il suo allenatore Xavi Pasqual. Ora si può affermare che Sada sia, a soli 24 anni, il play titolare del Barcellona poiché, anche quando non parte in titolare, è quello con il minutaggio più alto a fine partita. Non è un gran realizzatore, ma il miglior elemento per poter innescare le bocche da fuoco della squadra di Pasqual: in campionato Sada ha finora distribuito 3,5 assist a partita. Il meglio di sé lo ha dato nelle Top 16 di Eurolega, dove vanta 4,7 assist in meno di 20 minuti a partita. Ancora più sorprendente è la stagione realizzata fin qui da Fran Vásquez.All’inizio doveva essere solo il quinto lungo e ora è uno dei migliori giocatori della lega. Una delle tante giovani promesse del basket iberico degli ultimi tempi (selezionato da Orlando al numero 11 nel 2005), questo ventiseienne centro di 2,09 metri si era un po’ perso. Quest’anno non ci si aspettava granché da lui, visto che i suoi compagni di reparto erano gente del calibro di Andersen, Santiago e Ilyasova. Vásquez nelle rotazioni dei lunghi di Pasqual partiva persino dopo Trias, la sorpresa dello scorso anno. Ma, complici soprattutto i problemi di ambientamento di Andersen e Santiago, Vásquez ha iniziato ben presto ad acquisire minutaggi importanti e di conseguenza fiducia nei propri mezzi. Nel suo caso le cifre dicono moltissimo. In campionato Vásquez viaggia a 11,2 punti e 6,4 rimbalzi in 20 minuti a partita. A livello assoluto guida la lega nella percentuale di realizzazione da due con il 71,74% e delle stoppate (quasi 3 a partita) ed è stato nominato miglior giocatore di giornata per due volte. Le sue valutazioni sono in ascesa se si considera che negli ultimi sette incontri ha segnato almeno 12 punti con l’85% da due. Anche in Eurolega le cifre migliori le ha registrate nella Top 16, segno forse di maggiore consapevolezza nei propri mezzi e di esperienza accomulata di partita in partita.

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NBA

Il nuovo Franchise Russell Westbrook, il rookie da UCLA degli Oklahoma City Thunder ha caratteristiche speculari al Francis prima maniera di Fabio Bonali Molti di noi si ricordano di Steve Francis, o meglio di quando era ancora un giocatore, perché quello delle ultime due stagioni aveva più che altro il solo pregio di apparire sui tabellini con affianco DNP (la sigla che indica chi non è sceso in campo) e quando non era una decisione del coach era uno dei tanti infortuni. Per chi si è interessato solo negli ultimi anni alla pallacanestro oltreoceano sarà difficile credere che solo poco tempo prima Francis era considerato un top player, un giocatore franchigia (il suo soprannome non a caso è The Franchise), uno capace di guidare Houston per cinque stagioni e Orlando per tre, comparire trevolte all’All Star Game, schiacciare in traffico catturare rimbalzi e servire assist. La magia è però svanita in seguito al suo trasferimento a New York che prima ha ridimensionato le sue azioni, salvo poi sancirne il definitivo collasso in seguito ad un infortunio avvenuto durante un tentativo di schiacciata a gioco fermo. Da quel momento Steve non è più tornato quel giocatore da 18-20 punti e 6-7 assist e rimbalzi che era sempre stato, ma anzi dopo qualche apparizione a Houston, in un improbabile ritorno, e dopo i tagli di Portland e Memphis adesso è fuori dalla lega, anche se si parla di squadre europee interessate a lui. Per uno Steve che se ne va eccone però uno nuovo che arriva. Signori e signore rullo di tamburi… ed ecco a voi: Russel Westbrook, ovvero il rookie da UCLA degli Oklahoma City Thunder. Westbrook presenta per l’appunto caratteristiche speculari a quelle del Francis prima maniera, ovvero playmaker non per vocazione, ma a causa della statura (tranquilli non è che madre natura sia stata poi così cattiva a donar loro quei corpi…), infatti il loro ruolo naturale sarebbe quello di guardia ma visti i 191 cm di entrambi la conversione a portatori di palla è stata obbligatoria. Nessuno dei due possiede una gran visione di gioco, anche se ciò non impedisce la distribuzione un comunque buon numero di assist, The Franchise ha una media carriera di sei, mentre Westbrook quest’anno è a quota cinque. Il problema è però rappresentato dalle numerose palle perse: oltre le 3 a partita. Un’altra caratteristica in comune, che però non rende eccessivamente felici gli allenatori, è che pur essendo dei brillanti realizzatori la percentuale dal campo supera a fatica il 40% mentre il tiro dalla lunga distanza è sempre stato discontinuo. Ma quello che rende Russel l’erede di Steve sono le schiacciate a dir poco pazzesche! Il play maker dei Thunder è padrone di un atletismo sconfinato che lo porta a fare giocate non solo incredibili ma quasi impensabili, schiacciate che sarebbero già mostruose se viste da un giocatore di 2 metri diventano quasi semplici se fatte da lui. Mostruosa quella realizzata, quando ancora vestiva la maglia

di UCLA (nella foto) , contro California. Anche nella NBA questo folletto ha già più volte preso il volo e a farne le spese è stato anche il nostro Belinelli posterizzato da Russel che gli è praticamente salito sulla schiena. A dire il vero, le statistiche dell’anno da rookie di Francis erano leggermente più alte, è però anche vero che il nuovo arrivato sembra possedere una velocità di base maggiore ed inoltre per lo meno quando si è visto assegnato ad una squadra perdente come i Thunder non ha fatto il diavolo a quattro come invece il suo predecessore aveva fatto ottenendo poi di essere ceduto dai Grizzlies ai Rockets. Insomma se anche abbiamo perso un grandissimo showman non abbiamo neanche avuto il tempo di rattristarcene perché già un altro ne aveva preso il posto. Francis appartiene già al passato il futuro è Russel Westbrook.

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di Davide Cerruto - Appunto


AUDIO ON-THE-GO - Creative Zen X-Fi (Wireless Lan) Fascinoso mix di metallo cromato, black e silver, X-Fi ha un design che non aggredisce ma conquista poco a poco. Un po' ostica la navigazione a micro pulsantini: impossibile trovarli al tatto. Ok il display da 320x240 pixel, puoi anche guardarci un film senza sforzare troppo la vista. La capienza va da 16 a 32 GB. L'audio? Inutile girarci attorno: Zen X-Fi suona alla grande e gli auricolari in dotazione, convincono per timbrica, risposta e gamma bassa. Una chicca: X-Fi si collega via Wi-Fi alla Rete e al tuo PC. Ed ecco l'accessorio perfetto: la fascia sportiva da braccio (Armband) è comoda e ha anche una tasca per gli auricolari.

499,00 Euro VIDEOGAME - Resident Evil 5 Il quinto capitolo della saga horror più famosa del mondo è un gioco tosto fin dall'incipit: venire fuori dalle prime fasi è davvero dura. Un inizio così impegnativo è raro, ma una volta imparato come muoversi, spostando mobili e incendiando bidoni, ecco che tutto torna in discesa. L'importante è tenere bene a mente che R.E. n°5 è uno sparatutto in tutto e per tutto: se ti aspettavi un survival horror puro, sei fuori strada. Ci vogliono tattica, analisi dell'ambiente e molta prudenza, quasi come fossi in Killzone 2 o in Gears of War 2. Per fortuna, si gioca sempre e comunque in coppia: ci siete tu (Chris Redfield) e la supersexy Sheva Alomar, controllata dal computer o da un'amica in carne e ossa.

64,90 Euro SUPER GROOVE - Denon AH-C751 Packaging deluxe, design in alluminio e custodia rigida stilosissima: gli Ah-C751 catturano la vista, poi il tatto e infine i timpani. Intraurali 'invasivi', vanno infilati a fondo nel condotto uditivo. I vantaggi? isolamento assoluto dalla realtà esterna e micro dettagli musicali anche a volume basso. Questo in generale. Qui aggiungiamo una risposta super equilibrata, eccellente in tutta la gamma di frequenze, una timbrica naturale, quasi neutra, e una dinamica semplicemente esplosiva. Un paio di consigli: file poco compressi (> 320 kbit/s) e player di livello top. Poi tuffatevi nell'eccellenza del vero Hi-Fi.

195 Euro

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Il test

di Massimo Zambelli Luca Vitali A. Un genio della pallacanestro. Avrà i suoi difetti, ma trattasi semplicemente di genio della pallacanestro. B. Sì, beh, qualche passaggino dignitoso. Però, non è un playmaker, non è una guardia, non è un tiratore, non difende e dà sempre l’impressione di uno che gioca con le stringhe slacciate. Marc Gasol A. Ma che bel giocatorino. Movimenti in pivot basso d’altri tempi, mano davvero fatata e anche discreta visione di gioco. A tre dita di stacco da terra dall’essere l’unica alternativa credibile a Dwight Howard sulla faccia della terra. B. Giocare, sa giocare. Ma manca totalmente di atletismo. Sembra di vedere Ario Costa, sembra di vedere. Uno così va bene per vincere qualche battaglia sporadica, ma appena incrocia un Dalembert, va sotto come il Kursk. Ricky Rubio A. Più che un grande giocatore, un inno alla pallacanestro, alla gioia, alla vita. B. Prima di parlare di basket, chiariamo subito: è uno squallido simulatore. Possibile che tutti i diciottenni del mondo paghino anche duramente il noviziato, mentre questo qua gode di considerazione arbitrale che neanche Lebron e Wade messi assieme? Adesso parliamo pure di pallacanestro. Non ha tiro da fuori. Carlton Myers. A. Forse è il caso di ricordare che si è trattato di uno dei giocatori europei più forti della sua epoca. Tra lui, Navarro e Marcus Brown, non avrei il minimo dubbio a sceglierlo per primo. B. Ha vinto oro e argento agli Europei. Scudetto e Coppa Italia, embè? Resta sempre quello che, dopo aver segnato 400 punti consecutivi, riaprendo da solo una gara5 di finale già chiusa a tripla mandata, ha perso palla a metà campo contro Bonora. Tra lui e Malaventura, specialmente dopo GMAC – MPS, il secondo si fa nettamente preferire. Andrea Bargnani A. Ragazzi se è forte. Ormai segna venti punti a partita nell’NBA. Aspetta che lo ripeto: ven-ti-pun-tia-par-ti-ta-nellen-bi-ei. Come dice il buon Shawn Marion, non appena troverà il modo di “mettere tutto insieme”, avremo un crack di proporzioni cosmiche. B. E’ un giocatore che adoro, veramente. Il problema è che non sa fare praticamente niente.

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Se hai risposto prevalentemente A Sei un tifoso spagnolo inside. Corri sul sito ACB.com e iscriviti immediatamente al forum! Per carità, sarà forse un tantino ripetitivo e senza particolari guizzi di genio narrativo. Ma ne ricaverai enorme gratificazione, con pagine e pagine del nuovo coinvolgente sondaggio: “Sabonis o Tiago Splitter?” Se invece è stata la B a dominare Sei italiano purissimo, con l’albero genealogico immacolato. Di possibilità in rete per trovare dei compagni di turbamento ce ne sono a sufficienza. Condividere con qualcuno la preoccupazione destata dalla Slovacchia di Radoslav Rancik, non ha prezzo. Piccola nota della redazione. Marc Gaso (nella foto) in effetti ha appena giocato contro Dalembert. 30 punti, 13 rimbalzi, 2 assist e 3 stoppate. E l’anno scorso, sul forum ACB, hanno aperto davvero un sondaggio su chi fosse meglio tra Carlton Myers, Navarro e Marcus Brown. Vinto dal Nostro.

Basketville #3 - 23 marzo 2009  

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