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n.25 – 16 novembre 2009

Mike trascina Milano nel derby Biella ad un passo dal miracolo Che Jones per Caserta! NBA: Iverson, goodbye?

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Basketville 25 16 novembre 2009 SOMMARIO 4 SerieA-Air-Carife di Antonio Di lorenzo 5 Cimberio-Virtus di Franco Orsi 6 Armani Jeans-Ngc di Paolo Corio 7 Angelico-Montepaschi di Stefano Zavagli 8 Tercas-Pepsi di Paolo Marini 9 Scavolini Spar- Lottonatica di Francesco Tadei 10 Martos-Sigma di Stefano Protonotaro 11 Vanoli-Benetton di Mauro Mantovani A Dilettanti 12 Il punto di Luca Bolognesi 13 NBA Il “caso� Iverson di Luca Bolognesi 14 Donne A1, il punto di Roberto Perticaroli 15 Donne A2 Udine e Spezia continua la marcia di Roberto Perticaroli 17 Adriana di Roberto Perticaroli 18 A2, Genova di Roberto Perticaroli 18 Donne nello Sport Jolanda Zambon

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Basketville n° 25 Edizioni Media dell’Otto srl Via delle Ville 1140 a Lucca Aut. Trib.Lucca 894 del 16/03/09 La quasi impresa di Biella e le vergogna di Napoli

Possono, nello stesso campionato, giocare squadre che “non riescono a perdere nemmeno volessero” (è una provocazione e riguarda la Montepaschi) ed una che è capace di finire la gara, con l'ennesima sconfitta, patendo un 30-3 nell'ultimo quarto? Quest'ultima è la sempre più derelitta Napoli, autentica e prolungata vergogna per un interno movimento che ammette una formazione così scombinata e per di più nata sulle macerie rimaste a Rieti di un club da diversi anni sempre sul confine dell'irregolarità.

In quanto a Siena, la partita di Biella, terminata con un scarto “umano” ha confermato da un lato l'abilità senese nel gestire i ritmi di una ara che stava per diventare difficile e che invece ha vist la formazione di Pianigiani scappare al momento opportuno e dall'altra la ripetuta bontà del lavoro complessivo svolto in questi anni all'Angelico, con un Pietro Aradori sempre più sugli scudi.

Nota a margine sul miglior italiano di Serie A del momento: pare che Roma avesse un'opzione su di lui, ma che alla scadenza non 'abbia esercitata. Dunque Biella quando vorrà potrà disporre di un altra fenomenale carta da giocare: o tenendo il suo campioncino o monetizzando alla grande sul mercato.

In Varese-Virtus, classicissima un po' decaduta, si sono visti un bel po' di italiani anche giovani in campo. Non una novità per Pillastrini, ma per Lardo sì, obbligato agli inserimenti dei vari Negri e Fontecchio dalla miriade di incidenti che si è abbattuta sulla squadra bianconera. Tutti i ragazzi si sono battuti bene, non importa se e quanto senza infamia e senza lode. Certo è che hanno ispirato assai più simpatia di qualche stranieruncolo di passaggio.

Milano e Roma in netta ripresa, Teramo e Pesaro ancora in crisi. Crollo improvviso e imprevisto di Treviso a Cremona. Insomma, una Serie A abbastanza elettrica anche se non bellissima e per la quale Simone Pianigiani può parlare di campionato vicino a quello spagnolo, dove l'equilibrio regna sovrano. Qua, in realtà, la competizione più o meno alla pari, è fra 14 squadre tolta la prima e l'ultima, però ci consoliamo. Anche perché vedere San Siro pieno per l'incontro di rugby fra Italia e Nuova Zelanda e soprattutto la copertura mediatica dell'evento ci avevano intristito, visto che la Nazionale è specchio e vetrina di un movimento e la nostra da troppi anni è scomparsa dai primi posti delle classifiche e quindi dalla considerazione dei mezzi di informazione più generalisti. A proposito di squadra azzurra, saremmo curiosi di sapere se e quando il presidente Meneghin terminerà di sfogliare la margherita sul c.t. Per la Nazionale la prima cosa da non perdere sarebbe proprio il tempo. Aspettiamo fiduciosi. 3


Serie A

Avellino col fiatone

Vittoria irpina all'overtime, contro la Ferrara che non ti aspetti. Sugli scudi Brown

Di Paolo Di Lorenzo Qui Avellino 83 – L'aria dell'alta classifica a volte dà alla testa e comunque è nella natura delle cose umane se non si è senesi (appunto, marziani) soffrire oltre il lecito quando già si pensava di aver portato a casa la sesta vittoria consecutiva. Così la squadra di Pancotto non è stata brava a gestire il ritmo quando aveva raggiunto il massimo vantaggio subito dopo il ritorno in campo dalla pausa (più 15 e tutti pronti a gustarsi il temporaneo primato solitario derivato dall'anticipo della gara con la Carife). Invece ecco quello che nessun si aspetta, un imprevedibile blackout comletato addirittura dal sorpasso ferrarese. A quel punto, siamo a circa sette minuti dalla fine dei regolamentari la partita procede sul binario del quasi perfetto equilibrio anche oltre i 40'canonici. Alla fine sono i punti di Brown a regalare il successo agli irpini. La partita di domenica prossima a Bologna contro la Virtus dirà se la gara in affanno contro la Carife è stata casuale o se dopo l'entusiasmante approccio iniziale la formazione irpina attraversa un normale e per nulla drammatico momento di assestamento. Anche se a dire il vero la lucidità di tutti, e di Porta in particolare, nei concitati momenti dell'overtime dovrebbe far mantenere a Pancotto la serenità di un Pancotto che si è goduto, parole sue, il titolo di “re per una notte”, elogiando comunque la bravura dei suoi. Nota a margine: importantissime le 18 carambole a rimbalzo di Troutman. Qui Ferrara 78 – Valli ha certamente diversi motivi per recriminare, ma anche molte ragioni per essere contento di una squadra certo sfortunata ma altrettanto sicuramente volitiva. Deve anche lavorare sull'atteggiamento offensivo di una formazione che attraversa preoccupanti momenti di confusione quando non di fretta e sono poi le ragioni alla base delle sconfitte con Milano e con Cremona. Formazione rinnovata, quella estense, fortemente legata ma quindi anche condizionata dal rendimento dei suoi tre extracomunitari. Bravissimi Grundy (21 punti), Jackson (22, ritrovato) e Jamison (nella foto: 19), ma gli altri dovrebbero dare di più in attacco mentre a prptezione del proprio canestro il contributo collettivo è più che apprezzabile. Ora a Ferrara arriverà Valerio Spinelli: spettacolo assicurato anche se poi sarà da concretizzare in qualche vittoria salvezza che questa Carife anche ad Avelino era riuscita a carpire per poi vanificare tutto.

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Serie A

Toh, la Virtus giovane! Lardo costretto a inserire Negri e Fontecchio e gli va bene. Troppi infortuni anche per Varese

Di Franco Orsi Qui Varese 68 – E certo che Pillastrini, per la prima volta contro la sua ex Virtus, lo sgambetto lo avrebbe fatto volentieri ai bianconeri. E sarebbe stato ossigeno purissimo per una squadra che invece continua a patire assenze su assenze e che in settimana correrà urgentemente ai ripari per puntellare e irrobustire un complesso altrimenti destinato a sofferenze che l'attuale classifica sembra escludere. Nell'emergenza, la Cimberio si è battuta con grinta e senza mai farsi prendere dallo sconforto quando una formazione altrettanto incerottata ma più esperta ha provato a scappare e poi a chiudere la partita in diverse occasioni. Privi di Slay e Galanda e con Thomas afflitto dalla fascte plantare, Pillastrini ha poco da uno spento Childress e molto in trmini di grinta da Martinoni e sopratutto Cotani. Poi esplode Morandais, con una serie di bombe che tengono viva la gara, ad esempio quella per l'inatteso -5 a 180” dalla sirena. E sempre da oltre l'arco che arriva invece la condanna, per “colpa” di Passera che spreca non un rigore (un tiro da 3 non è mai così scontato) ma un'eccellente opportunità gettando nello sconforto definitivo il palasport di Masnago. Per Pillastrini “vendetta” rimandata. Qui Bologna 78 – Collins, Blizzard, Penn, Moraschini, Fajardo. Quintetto un po' sbilanciato sugli esterni ma certamente di vaglia. Bene. Sono i cinque venuti a mancare a Lardo: dal vecchio problema alla mano del playmaker ex Ferrara al più recente, quello a Penn dopo cinque minuti di gioco. E così, giocoforza, il coach bianconero ha dovuto affidare il bastone del comando per quasi tutto il tempo a Koponen ricevendo qualità a corrente alternata e poi buttare nella mischia un paio di ragazzotti svegli come Negri e Fontecchio (figlio di un ostacolista e di Malì Pomilio), ricevendo in cambio ottime risposte. Nulla di trascendentale, però almeno prove di carattere in una partita spigolosa al termine della quale tutto il complesso virtussino ha mostrato di aver metabolizzato in fretta la delusione per la sconfitta per Milano. Buona distribuzione di compiti e responsabilità e qualche brillante: una serie di triple di Vukcevic, ad esempio, e un paio di schiacciate esplosive di Sanikidze (nella foto) , poi la grinta di Maggioli. L'infortunio a Blizzard (50 giorni almeno) ha fatto sì che la società predisponesse il reintegro di Righetti. Alex ha dato quel che poteva, mostrando ovvi segni di ruggine, ma la sua esperienza in questa Virtus potrebbe risultare fondamentale in un momento in cui Lardo fatica a comporre la squadra, visto che è quasi più affollata l'infermeria.

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Serie A Hall of Fame Un finale straordinario di Mike suggella la superiorità Armani Jeans. Cantù tira male e cede di schianto

Di Paolo Corio QUI MILANO 73 -Secondo una recente ricerca condotta dal Pew Internet & American Life Project, chi frequenta i social-network non è affatto estraniato dalla società, ma anzi ha più amici di chi non bazzica il Web e soprattutto continua a preferire i rapporti reali a quelli virtuali. Cestisticamente parlando, la conferma viene da Mike Hall: dopo le polemiche nei confronti di coach e club via facebook, ecco l’ala di Chicago cercare di riprendersi – ancor più che il posto nello starting-five – l’affetto dei suoi tifosi in uno dei match più sentiti della stagione. Partito dalla panchina, Hall prima regala una prestazione-monstre nell’ultimo quarto (nel corso del quale realizza 14 dei suoi 19 punti tra triple di una naturalezza disarmante, criptiche scrollate di testa e gigionesche spalle voltate al canestro a traiettoria vincente non ancora conclusa), quindi scavalca le transenne per andare a distribuire high-five a tutto il Forum: dai ragazzi della curva a quelli in carrozzina, tornando pure sui suoi passi quando prima del tunnel che porta agli spogliatoi si accorge di aver saltato un paio di piccoli fan in attesa del “batti cinque”… E poi, davanti ai microfoni televisivi, ecco le dichiarazioni di stima nei confronti di tutti i compagni, a partire dal suo “concorrente diretto” Stefano Mancinelli. E del resto, almeno contro Cantù quella tra Hall e il “Mancio” è stata soprattutto una proficua staffetta (33 punti in due, con i 14 dell’ex fortitudino a mandare in fuga l’AJ nella prima parte), coronata anche da alcuni minuti insieme sul parquet a regalare la più spettacolare azione del derby: palla recuperata dal primo a lanciare in contropiede il secondo per una schiacciata che infiamma il pubblico di casa. Se la rivalità è questa, Bucchi se la gode tutta, anche se per il coach biancorosso – spente le polemiche – rimangono comunque un bel po’ di questioni da risolvere, a partire da un Acker la cui resa ancora una volta non è affatto indiscutibile quanto la sua tecnica…

QUI CANTU’ 53 - Con Jeffers pesantemente acciaccato, Lydeka recuperato solo da qualche giorno e Urbutis out, la Ngc – come sottolineato dallo stesso Trinchieri prima del match – deve cercare di andare oltre le proprie possibilità per aggiudicarsi il 140° derby contro Milano. Ma nei 40’ del Forum avviene esattamente l’opposto: il 48,3% da due e ancor di più il 23,8% da oltre l’arco (incluso l’insolito 1/6 di Mazzarino) spuntano infatti definitivamente le già poco affilate armi dei canturini. Che comunque rimangono almeno parzialmente in partita fino al 30’ (51-41), dopo di che cedono di schianto riuscendo a contrapporre alle triple di Hall solo un canestro del già citato “cardinale” e – a giochi ormai chiusi - 10 dei 17 punti del loro top-scorer Markoishvili (nella foto).

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Serie A Che brava Biella! L'Angelico si rivela un osso duro anche per i campioni d'Italia della Montepaschi. Al Forum è partita vera, con i piemontesi sopra in tutto il primo tempo e ancora sul -6 (70-76) al 39'

Di Stefano Zavagli

Qui Biella 72- Difesa pazzesca, limita la Mps a 80 punti, gioca con grinta, spirito e cuore. La stecca in attacco, nella voce dove fin qui era risultata la migliore del campionato. Chiude al tiro da tre punti con il 24% appena (6 su 25) e il particolare pesa. Nella singolare statistica vanno tutti male, ad eccezione di Carl Ona Embo che chiude con 3 su 4. Il francese è la sorpresa di giornata di una Biella che comunque ha mostrato ancora di avere un anima scolpita. Non è possibile definirla l'anti Siena, eppure l'ha giocata fino in fondo. Con una costanza tale da prendersi i complimenti di Pianigiani, il quale reputa questa la partita più complessa della stagione fin qui affrontata dai suoi giocatori. I rossoblù escono a testa alta, non hanno sfigurato, gli è mancato solamente il guizzo. Quello che contraddistingue una big: «Non sono soddisfatto – dice coach Bechi – e questa partita ci servirà da insegnamento se solo impareremo dagli errori, se ci riteniamo contenti rischiamo solamente di fare un passo indietro». Più volte Biella ha dovuto fare di necessità virtù, priva di Matteo Soragna (per via di un ematoma rimediato contro Roma), a volte ha proposto quintetti inediti. Uno su tutti quello con Ona Embo, Jones, Schultze, Achara e Garri. (Nella foto, Aradori) Qui Siena 80 - Pazienza, fiducia dei propri mezzi e difesa agguerrita. Non è stata una passeggiata. C'è voluto un grande dispendio di energie, alla fine i toscani erano stremati. Ma hanno espugnato un campo difficile, innescando nel momento giusto i protagonisti. Hawkins inesistente nel primo tempo, ha realizzato otto punti in avvio che hanno spezzato il ritmo. Biella dopo una prima parte commovente, non ha saputo fronteggiare le folate di talento della Mps. Siena non è però mai riuscita a prendere il largo. Ogni volta Biella è stata lesta a firmare il contro parziale rendendo la partita incerta e appassionante. Ottimi spunti li ha regalati Zisis, bravo a mettere i canestri della sicurezza, , mentre Stonerook e Domercant hanno finito per confezionare una partita anonima. Coach Pianigiani è stato bravo a far lavorare forte i suoi in difesa. Questa vittoria oltre a valere la vetta della classifica e l'imbattibilità è la numero 800 mettendo assieme tutti gli incontri ufficiali di campionato, coppa eruopea e trofei nazionali. Secondo coach Pianigiani: «E' la nuova testimonianza di come il campionato italiano si stia nuovamente allineando a quello spagnolo: la competitività aumenta e Biella è la testimonianza di come se non si da sempre il massimo è facile inciampare».

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Serie A

Tercas, è crisi Pepsi corsara al PalaScapriano, con un Jones mostruoso

Di Paolo Marini Qui Teramo 92 – Guardi sconsolato il tabellone e vedi che mancano 4 minuti al termine. Sopra il cronometro, il punteggio. Fisso sul 67-82. Si prospetta la quarta sconfitta di fila, la quinta in sei partite. Davanti al tuo pubblico, che pochi giorni fa ha fatto pure registrare il record di abbonamenti. Inoltre, hai scelto di non utilizzare il tuo centro titolare, lasciandolo in borghese per permettere a Jesse Young di rientrare. Già bussano alla porta le critiche. Insomma, bella non deve essere stata per coach Capobianco (e per i suoi ragazzi). Ma sull’orlo del baratro, il vento cambia. Irrompe la pressione a tutto campo di Teramo, che si (ri)sveglia e mette cuore e sudore sul parquet. E sulle ali dell’entusiasmo, aggrappate alle iniziative di un Amoroso in versione deluxe (19 punti, 8 rimbalzi, 5 assist, 4 recuperi e 26 di valutazione), al lavoro sotto i tabelloni di Jurak (10 punti in 16minuti e tanta difesa), ai liberi fondamentali di Poeta e Jones (6/9 in due nei minuti finali) li recuperi quei 15 punti. Li recuperi, e ne aggiungi altri 7, per legittimare un parziale di 25-3 che ha dell’eccezionale, come ricorda in sala stampa a fine partita coach Capobianco: «All’inizio abbiamo sofferto in difesa e solo grazie alla precisione dal campo siamo riusciti a restare in partita. Il pick’n’roll di Caserta ci ha dato grandi problemi in larghi tratti del match, ma solo perché a causa degli infortuni non siamo ancora riusciti a trovare i giusti sincronismi in difesa e per questo paghiamo dazio più del dovuto. Però con il cuore abbiamo ovviato e rimediato. Non era facile battere una grande squadra come Caserta, in particolar modo per noi che avevamo la pressione di vincere. Il pressing infine, ci ha dato la chiave per la vittoria e Jones è stato freddo nel finale. Lui è un campione, secondo me. In difesa ha fatto una partita mostruosa». Qui Caserta 85 – Sull’altra panchina invece si recrimina: «Ho visto un’ottima pallacanestro per 35 minuti – esordisce un accigliato coach Sacripanti -. Sul pick’n’roll alto abbiamo sempre trovato modo di fare canestro attaccando il lungo, poi ci siamo fermati. Abbiamo sbagliato dei liberi importanti nel quarto periodo e concesso loro di metterci le mani addosso. Sono deluso e rammaricato per i punti persi, che senza far torto a nessuno penso proprio che avremmo meritato per

quanto fatto vedere in tutta la gara. Più che la presunzione di aver vinto, ci ha punito la paura di vincere. E’ mancata la necessaria lucidità per dare il colpo di grazia a Teramo». Praticamente, sciupa un’occasione Caserta. Per larghi tratti a dominare con un ispirato Bowers (17 punti con 7/8 dal campo) si ritrova a ripartire verso la Campania dopo una lezione che andrà metabolizzata al più presto per non subire pericolosi contraccolpi psicologici. (Nella foto, Ere)

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Serie A

Pesaro rimane ferma al palo Roma può finalmente contare su Vitali e gli effetti sono immediati. Scavolini Spar ancora al palo

Di Francesco Taddei

Qui Pesaro 73 - Una partita può essere tante cose: può essere un’occasione per evitare lo zero alla voce vittorie, può essere la prova che la squadra è corta e che serve un rinforzo, può essere momento di contestazione di curva e pubblico verso il presidente che licenzia lo speaker storico per le critiche al suo operato, può «un passo indietro rispetto al lavoro svolto» come ha poi affermato Dalmonte (nella foto), può essere la cronaca di un altro, ingombrante, insuccesso. Pesaro-Roma è stato tutto questo e molto di più per la Scavolini. E’ tornato Williams, presenza importante e capace di incidere come forse non si pensava, o come ci si era abituati ad ignorare. E’ tornata una parvenza di gioco di squadra ed una difesa ben calibrata per 35 minuti. E’ mancato tutto il resto, dal fiato di alcuni protagonisti, agli errori di altri e soprattutto una vittoria spazza crisi. Ora la situazione è sgradevole, con un calendario che, oltre alla sfortuna compagna di viaggio di Green e compagni, non è dei più agevoli con due trasferte nelle prossime due gare. Dopo un buon primo tempo Vuelle si è pian piano sciolta, prima in attacco e poi in difesa. A nulla son serviti Sakota e un Green sul parquet per 39 minuti perché di alternative non ce n’è con Hicks ancora lontano parente del panamense dell’anno scorso: il derby e Milano non sono le avversarie più agevoli per riprendersi. Qui Roma 84 -14, 21, 23, 26: non stiamo dando i numeri, è solo la progressione quarto per quarto che la Lottomatica ha macinato in riva all’adriatico. Un diesel, mostrando una maturità da grande squadra nel controllare la sfuriata pesarese per venire fuori alla distanza. Sono bastati invece 17 minuti a Vitali – con l’apporto di Crosariol sul pick&roll – per vincer la partita: ancora lui, ancora a Pesaro, non pago di esser stato il match winner delle ultime 4 partite in cui è stato protagonista qui. Il nuovo acquisto ha avuto l’impatto di un ciclone sulla gara rivoltandola come un calzino. «Bravi noi a tener la concentrazione per tutta la partita anche grazie ai nuovi arrivati come Datome e Vitali, ma bravi a tutti perché tenere Green a 5 soli punti era un nostro obiettivo» dirà Gentile soddisfatto in sala stampa. Non si può non notare infatti che la Virtus è sempre sembrata essere in partita anche quando lo svantaggio sfiorava la doppia cifra, continuando a dare palla ai terminali designati, difendendo forte per tutta la gara finché l’avversario non alzasse bandiera bianca per la stanchezza. Non tutto è girato per il meglio però: Tourè è sembrato ai margini della gara, così come Minard fatica ad integrarsi in un sistema come quello di Gentile. Problemi più facili da sistemare quando i risultati arridono, soprattutto adesso che la rotazione si è allungata completando un roster profondo e talentuoso.

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Serie A

Napoli, teatro dell'assurdo

Solo tre punti per la Martos nell'ultimo quarto e la Sigma ritrova il successo

Di Stefano Protonotaro Qui Napoli 51 – Che dire a fronte di un 3-30 come risultato parziale dell'ultimo quarto? Parziale di 25 a 0 e black out che dura quasi nove minuti. Il bicchiere solo parzialmente mezzo pieno è quello di una formazione in gara per 30 minuti, ma poi è troppo clamoroso il crollo finale per non preoccupare, anche perché si trasforma nell'ennesima sconfitta con scarto pesantissimo e questo proprio quando almeno parte del pubblico partenopeo sembrava essere stato riconquistato. C'è veramente poco altro da dire, anche se la società si mostra attiva e interessata sul mercato anche se la girandola di nomi che circolano per la Martos più che stuzzicare la fantasia disorienta. E ci si chiede sia come si sia potuti arrivare a questo punto sia come sia possibile uscire dal tunnel della crisi. Le risposte, come sempre, si aspettano da presidente Papalìa, m ils entimento più diffuso è lo scoramento. Lucido coach Pasquini: «Almeno abbiamo raddoppiato l'autonomia. Purtroppo ho dvuto impiegare alcuni giocatori anche snaturandone le caratteristiche, mi dichiar soddisfatto dalla difesa per lunghi tratti». Insomma, si accontenta di quello che passa il convento. Che al momento è poco e di scarsa qualità. Qui Montegranaro 78 – Il commento di Frates è soddisfatto: «Una gara dura, incerta e combattuta per tre quarti poi è arrivato il nostro ottimo rush finale. Certamente in quell'ultimo periodo è stato importante aver avuto a disposizione giocatori più freschi. La panchina più lunga è stata decisiva perché negli ultimi minuti noi avevamo certo molta più energia di loro da spendere. Considero questa una vittoria importantissima perché l'abbiamo ottenuta in trasferta e sul campo di una diretta rivale per la salvezza. Attenti a darla per spacciata, perché sta comunque inserendo giocatori di valore. Per quello che ci riguarda mi ritengo soddisfatto per l'ottima difesa e per l'atteggiamento generale di una squadra che invito tutti a considerare come fatta da gente giovane. E come a tutti i giovani va concesso il giusto tempo per la crescita»

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Serie A

Sorpresona Vanoli Letteralmente annichilita la Benetton fin dalle prime battute. Straordinario Rowland

Di Mauro Mantovani

Qui Cremona 95 – Prima vittoria casalinga della Vanoli al PalaRadi e ovvia ma per niente scontata dedica di coach Cioppi: «Con un po’ di ritardo, per colpa nostra contro Cantù e per fattori esterni poi, ma siamo finalmente riusciti a dedicare questa primo successo casalingo a Mario Radi, al quale questo palazzo è intitolato, un personaggio importantissimo della realtà cestistica cremonese come ho avuto modo di imparare in questi miei tre anni qui a Cremona. E l’abbiamo fatto vincendo contro una delle squadre più importanti del panorama cestistico italiano degli ultimi anni», ha dichiarato il tecnico lombardo. Incredibile lo sviluppo del match. Subito saldamente in mano alla Vanoli per lo strepitoso 31-16 del primo quarto e Treviso quindi incapace di rifarsi sotto, respinta dalle bordate di uno straordinario Rowland (nelal foto) ben coadiuvato da Forbes ma poi anche dall'intero complesso di una squadra che non si è distratta e che ha evitato pericolosi riavvicinamenti trevigiani. Un palasport entusiasta, per una squadra neopromossa che sembra essersi abituata rapidamente alla nuova categoria e in grado non solo di far inciampare ma anche di far cadere rovinosamente una nobile della Serie A. In settimana, per Cremona c'è il recupero della gara con Napoli, un eccellente occasione per rimpolpare una classifica che comunque già sorride alla Vanoli, considerando che i quattro punt sono venuti contro una “grande” e sul campo di una diretta avversaria (Ferrara). Cioppi per primo ha di che sorridere, anche se sta predicando a gran voce la teoria dei “piedi per terra”. Qui Treviso 73 - «Inguardabile nel primo quarto. Quando poi avevo schierato i giocatori più esperti. Non i aspettavo un loro crollo. Poi nel finale non avevamo più la lucidità per credere nel riaggancio, nemmeno quando siamo rientrati a meno 9 non eravamo nemmeno nelle condizioni fisiche migliori, alcuni giocatori erano reduci dall'influenza». Così Vitucci ha condannato la sua squadra e spiegato la sconfitta senza invece commentare la frecciatina (insomma...) di un Hackett lamentoso per essere stato tolto subito dal campo. Surclassata a rimbalzo, la Benetton ha avuto un solo giocatore da sufficienza piena, Neal, ma la sconfitta di Cremona è stata clamorosa nella forma quanto nella sostanza e non spiegabile con il solo e semplice stato di salute di una formazione apparsa molle prima di tutto nella testa.

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A DILETTANTI

Provate a prenderla! Fortitudo imbattuta e sola al comando nel Girone A. Nell'altro raggruppamento, cade Ferentino

Di Luca Bolognesi Il messaggio che la Fortitudo ha lanciato al girone A della A dilettanti nella nona giornata è forte. Battendo Jesolosandonà concedendo solo 51 punti la compagine bolognese rimane infatti ancora imbattuta e, dopo la vittoria nel turno infrasettimanale, porta il suo record stagionale a 9-0. Nei 74 punti messi a referto spiccano i 15 di Matteo Malaventura (nella foto), top scorer di squadra in questa giornata. Dietro la Effe perde contatto Forlì che, dopo aver perso mercoledì sera contro Castelletto per 87-83 non ha giocato nel weekend e quindi rimane ferma al record di 7-1. Al terzo posto troviamo invece Ozzano che si è prontamente ripresa dopo la batosta contro la Fortitudo battendo la Co.Mark Treviglio per 70-63 sfruttando l’ottima vena di Alex Ranuzzi che ha messo a segno 23 punti aggiungendo anche 9 rimbalzi. Nel posticipo delle 20,30 la Tezenis Verona coglie un fondamentale successo in trasferta contro l'Acegas Trieste. Guidata da un sensazionale Simone Ferrarese (25 punti) gli scaligeri riescono a sopperire alla giornata normale di Gueye. Dopo i veronesi a sei vittorie troviamo Brescia, sconfitta e raggiunta in classifica da Omegna (74-70 con 28 punti di Pierpaolo Picazio). Nelle retrovie Jesolosandonà conferma di non essere all’altezza accumulando una sconfitta dopo l’altra mentre Fidenza non riesce ad uscire dall’incubo perdendo anche contro Montecatini per 75-65. Nel girone B la situazione è invece molto meno sgranata. Ben tre squadre infatti condividono la vetta della classifica. Sono Barcellona, Ostuni e Ferentino. Potenzialmente anche Palestrina potrebbe far parte del lotto, ma la sua partita di domenica contro l'Adriatica Industriale Ruvo è stata rinviata per parquet scivoloso. Frena Ferentino perdendo sull’ostico campo di Trapani per 76-72. Nelle fila dei siciliani sono state decisive le prestazioni di Marco Evangelisti (17 punti) e Walter Santarossa (15 punti e 10 rimbalzi). A Ferentino invece non è bastati i 23 punti con il 75 percento dal campo. Ad Ostuni è andato invece in scena il big match di giornata tra la squadra pugliese e Barcellona. Alla fine l’hanno spuntata gli ospiti con il punteggio di 67-65 raggiungendo così Ostuni in classifica. Per Barcellona oltre all’ottima difesa che ha tenuto i padroni di casa a soli 65 punti, ottima prova di Luca Bisconti che ha controllato il pitturato con 10 punti e 9 rimbalzi. Dietro il gruppetto di testa perde colpi anche la Virtus Siena che dopo l’exploit delle ultime giornate che l’avevano rilanciata in alto perde a Matera contro la Bawer per 85-77 nonostante i 25 punti di Marco Portannese. I toscani vengono così agganciati al secondo posto dalla Liomatic Perugia che sfrutta il turno casalingo per battere San Severo con il punteggio di 69-56.

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NBA

Di Luca Bolognesi Il “caso” Iverson A Memphis la situazione sta precipitando e AI si è preso un indefinito periodo di ritiro personale: carriera al capolinea? “E con la prima scelta i Philadelphia 76ers scelgono Allen Iverson”. Questa è storia, purtroppo. Siamo nel 1996 ed un giovanissimo Iverson fa il suo ingresso nella lega più famosa del mondo, dopo aver giocato al college di Georgetown. Da quel momento AI ha rivoluzionato la lega. E’ da molti considerato il piccolo più forte della storia. Sicuramente è stato tra i più immarcabili e tra i più prolifici in assoluto. Ora però la storia in via di definizione è un’altra: a Memphis la situazione sta precipitando ed Iverson si è preso un periodo indefinito di ritiro personale. Potrebbe salvarlo una trade, ma potrebbe anche essere il capolinea della sua carriera Nba. Sembrava una storia d’amore infinita la sua con Philadelphia. Culminata nel 2001 con le storiche Finals raggiunte dai 76ers e perse contro i Los Angeles Lakers. Quella in gara 1 di quella serie finita 4-1 per i gialloviola, per la guardia di Hampton, fu una partita memorabile. I Lakers venivano da due mesi senza sconfitte, avevano un record di 11-0 nei playoffs e sembravano semplicemente inarrestabili. Non per “The Answer” che segnò 30 punti, due dei quali clamorosi con crossover, Tyronne Lue che cade a terra stordito dall’anklebreaker e Iverson che lo scavalca per tornare nella propria metàcampo. Poi tutti sappiamo come finì, Lue si prese la sua personale rivincita infilandosi l’anello al dito. Ma la storia dello sport viene fatta dai personaggi straordinari, meglio se controversi. Ed Iverson è la perfetta sintesi di un idolo del parquet: o lo si ama o lo si odia, per il tipo di gioco ed il comportamento. Storica e memorabile fu la conferenza stampa soprannominata “Practice” nella quale Iverson, dopo aver saltato un allenamento, si lamenta con i giornalisti che lo criticano per il fatto di non essere un leader che dà l’esempio ai giovani. In quella conferenza stampa AI pronuncerà la prola practice (allenamento) più di 30 volte in un’esilarante serie di frasi fatte ed imprecazioni in slang, AI: prendere o lasciare. Dal 1998 al 2007, sempre con la maglia dei Sixers, non ha mai finito una stagione con meno di 26 punti di media realizzati. Con il picco massimo raggiunto in regular season nel 2005 (33 punti di media!!) e nel 2001 in postseason (32,9 ad allacciata di scarpe). Però queste statistiche si possono leggere anche da un’altra prospettiva: i cosiddetti “Sidekicks” (le seconde e terze punte della squadra) con The Answer non hanno mai avuto fortuna. Anche grandi giocatori come Stackhouse, Kukoc, Webber e persino Carmelo Anthony più recentemente non sono riusciti a segnare secondo le loro medie in coppia con il fenomeno della Virginia.Questa è l’altra faccia di Iverson che l’ha sempre accompagnato in ogni sua esperienza. In particolare in quella degli ultimi due anni nei quali, tra Denver e Detroit, ha provato a rimettersi in gioco per vincere l’anello che mancava alla sua carriera. Ma non c’è stato nulla da fare: per The Answer pensarsi seconda scelta in attacco è impensabile. Per non parlare di chi lo considerava sesto uomo, come ai Pistons.E così le due parentesi in Colorado e in Michigan si sono chiuse in fretta e quest’estate AI è diventato free agent. I mesi caldi non hanno portato però offerte clamorose, e così il suo ego si è dovuto accontentare di Memphis a tre milioni per un anno con la risicata motivazione: “Dio ha scelto Memphis” lanciata su Twitter.Il resto è storia recente. Tanti giocatori giovani (Conley, Mayo, Gay) che devono crescere per il futuro della franchigia ed un rapporto mai decollato con l’ennesimo coach, Lionel Hollins. Dopo due partite nelle quali The Answer era partito come sesto uomo ha commentato: “Non sono un panchinaro. Non sono un sesto uomo. Non è questione di essere egoisti, è semplicemente la realtà. Basta guardare la mia carriera”. Piccata la risposta di Hollins: “Non commento più quello che dice Allen. Può dire quello che vuole”. Fine del rapporto mai iniziato. Ed ora la decisione più grave: una pausa “indefinita”. I Grizzlies hanno parlato di motivi personali ai quali ovviamente non crede nessuno. Ora Allen sta alla finestra. In ogni caso, se trade sarà, non potrà essere prima di dicembre. E se il cuore ci porterebbe a sognare una soluzione positiva per vedere ancora Iverson sul parquet, la mente ci consiglia una domanda irrisolvibile: chi può permettersi di avere in squadra un 34enne con manie di protagonismo che non riesce più a fare la differenza?

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Donne A1

Colpaccio Umbertide Prestigiosa vittoria per la squadra di Lollo Serventi che batte a domicilio Priolo con un’ottima prova di Chiara Consolini. Vittorie per le big. Continua il momento-no di Sesto. E grande attesa per Taranto-Schio della prossima settimana

Di Roberto Perticaroli Prima fila questa settimana per Umbertide che sul campo amico ha la meglio su Priolo. Avanti di dieci a metà gara, le siciliane riesco no ad impattare al 30° sul 40 pari. Nel parziale decisivo le padrone di casa mettono la freccia, effettuano il sorpasso e conquistano due punti fondamentali. Ci fa piacere sottolineare la positiva prestazione di Chiara Consolini (nella foto), decisiva con i suoi 11 punti in 22 minuti e 13 di valutazione. Vicono a lei importante come sempre Callens. Giornata-no per la compagine di Santino Coppa ma questonon toglie meriti alle ragazze di Lollo Serventi. Un canestro di Screen regala due punti a Parma e manda all’aria i sogni di gloria di Livorno, che pensava di aver centrato il colpaccio della giornata. Partita a punteggio basso, come quella di due settimane fa con Geas. Questa volta perlomeno si è superata quota “50”. Vittoria importante per la squadra di Stefano Nichelini, reduce da una settimana piena di problemi fisici. Livorno torna a casa con l’amaro in bocca per aver solamente sfiorato l’impresa di giornata. Da circoletto rosso l’affermazione casalinga di Faenza con Venezia. Con un’Adriana da 20 di valutazione (e 7 assist) la squadra di Paolo Rossi regala una domenica felice ai suoi tifosi, contro una delle squadre candidate alla vittoria finale. Importante il rientro di Robert. Per Ballardini pessimo ritorno a Faenza, con un match chiuso a -3 di valutazione. Positiva come sempre Currie (16+7). Schio (terza vittoria in Coppa) regola con facilità Como: le assenze di Convito e Stabile pesano. Lato positivo il tanto spazio dato alle giovani: 26 minuti per Spreafico, 12 per Pasqualin, 6 per Tunguz.

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Dal grigiore si salva Smith (14+7). Macchi la migliore delle sue in un match praticamente senza storia. Anche Taranto ha vinto in Coppa e poi ha bissato domenica in campionato. Sesto in partita per 30 minuti, pii allungo delle padrone di casa dove ha brillato la rientrante Godin (10+7 e 7 recuperi). La squadra di Roberto Galli ha avuto una strepitosa Machanguana (nella foto: 15+11, valutazione 26) ma era priva di Danzi e Mosby ha chiuso il match con -8 di valutazione e con sei palle perse. Valutazione finale della partita: 105 a 52 per Taranto. Ma il match è stato a lungo in equilibrio anche se queste cifre non lo lascerebbero intendere. E domenica prossima nuova trasferta al sud per il Geas che sarà impegnato a Napoli. E proprio domenica è il giorno di Taranto-Schio, alla ricerca di un sussulto in un avvio di stagione fino ad oggi tutto sommato tranquillo. Dallo scontro tra le nostre due rappresentanti in Coppa ci aspettiamo parecchio. In programma anch Priolo-Faenza, oramai diventato un classico della nostra pallacanestro, e Livorno-Pozzuoli, con in palio punti pesanti in chiave play-out.

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Donne L’imperatrice Adriana Di Roberto Perticaroli Questa settimana basketville ha incontrato la brasiliana di Faenza, da anni una delle migliori giocatrici del nostro campionato, professionista fuori e dentro il campo. Oramai è diventata una habituè del nostro campionato. Con le sue magìe illumina Faenza e, di conseguenza, tutta la pallacanestro femminile italiana. Anzi, in rapporto al suo valore, probabilmente ha meno spazio di quello che meriterebbe. Le luci della ribalta illuminano sempre troppo poco questa giocatrice che abbiamo l’onore di avere nella nostra serie A1 oramai da tanto tempo. D. Sei tra le straniere “storiche” del nostro campionato. Cosa pensi di aver dato al basket femminile italiano e cosa hai ricevuto in cambio? R. “Sono arrivata in Italia come tante altre straniere, da giovane e sconosciuta: il campionato italiano mi ha aiutato a farmi conoscere e a costruirmi una carriera in Europa. Con Faenza ho invece vissuto tutta la crescita di questa società: dai playout sino alla finale scudetto. Risultati importanti soprattutto in rapporto ai budget che non sono mai stati all’altezza delle squadre più blasonate. Con il mio arrivo si è aperto un ciclo importante, che ci ha visto presenti anche in Europa. Faenza è una società rispettata e di questo sono contenta”. D. In Italia hai sempre giocato a Faenza. Mai avuto voglia di cambiare? R. “Sono una professionista e ovviamente ho sempre valutato tutte le offerte che mi arrivavano. La pallacanestro è il mio lavoro ma soprattutto da quando c’è mia figlia ho deciso che la cosa più importante è stare bene. E da questo punto di vista Faenza è l’ideale. Qui siamo felici e questo è fondamentale”.

D. Come è cambiato il basket femminile in Italia? Lo trovi migliorato o peggiorato rispetto al tuo arrivo? R. “Posso valutare per quello che ho visto giocando a Faenza. Rispetto aqualche anno fa le straniere più forti vanno quasi tutte in Russia, prima quello italiano era il campionato di riferimento, oggi non è più così. Però bisogna dire attualmente c’è maggiore equilibrio, ogni partita bisogna giocarla con intensità ed impegno perché c’è sempre la possibilità di perdere anche contro una squadra di bassa classifica". D. E’ vero che ci sono troppe straniere in Italia?

D. Con quale delle tue compagne ti sei trovata meglio? Quella con cui hai un rapporto che va al di la’ dello sport.

R. “Non credo. Le straniere secondo me servono per motivare le italiane e per aumentare la competitività del campionato”.

R. “Grazie alla pallacanestro sono entrata in contatto con tante persone ma non c’è dubbio che con Alessandra c’è un rapporto di vera amicizia. Lei che è arrivata in Italia prima di me mi ha aiutato a venire a giocare qui, è la mia compagna di camera in Nazionale. Una persona davvero speciale”.

D. Chiudiamo con un pronostico sul campionato in corso. Quest’anno una squadra più giovane a Faenza. Speranze e obiettivi per il torneo appena iniziato.

D. La migliore soddisfazione ricevuta dallo sport. E dalla vita. R. “Nella vita non c’è dubbio che la cosa più importante che mi è capitata è la nascita di mia figlia. Lo sport è stato decisivo per me perché mi ha permesso di girare il mondo, di conoscere posti nuovi e di migliorare la mia vita e quella della mia famiglia”.

R. “L’anno scorso abbiamo sorpreso tutti. Giocare senza pressione addosso ci aiuta e ci fa rendere di più. Io dico sempre: andiamo ai playoff e poi ce la giochiamo con tutti. Anche quest’anno sarà così”.

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Genova c’è…. Di Roberto Perticaroli Tra le novità di quest’anno il ritorno nei campionati nazionali della principale città ligure grazie all’Nba di Carlo Besana. Obiettivi, speranze e problemi di questa nuova avventura Dopo parecchi anni di assenza, Genova ritorna nei campionati femminili nazionali. E lo fa per merito della creatura di Carlo Besana che, dopo il trasferimento dello scorso anno da Savona ad Albissola, mette radici nel capoluogo ligure, trasferendo sede ed attività all’ombra della Lanterna dove non c’erano tornei nazionali, sia maschili che femminili, dopo la rinuncia dell’Effe2000, militante nel torneo di B2. La passione di una città come Genova, magari anche quella di chi seguiva l’attività maschile, può ora trovare sfogo in una squadra che milita nel campionato di B1 femminile a cui spetta il compito, al di là dei risultati del campo, di fare da traino all’intera attività giovanile. L’Nba (che sta per New Basket A-Zena) infatti rivolge parecchia attenzione al lavoro sulle più giovani e quest’anno partecipa anche ai campionati under 19, under 13 ed under 15 (con società satellite). La sede di gioco è il PalaDonBosco di Sampierdarena che può senza dubbio agevolare la

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Donne A2

presenza di spettatori (è in una zona ad alta densitàdi popolazione) e può rendere più semplice il contatto con il mondo della scuola (all’interno della struttura “Don Bosco” sono presenti, nei diversi ordini e gradi oltre 1500 studenti). La sede sociale ha trovato invece la propria collocazione presso il Consorzio Sportivo Pianacci del Cep, da sempre uno dei quartieri più popolosi di Genova, in pratica una città nella città. Ovviamente Carlo Besana, vero e proprio deus ex machina, è felice per quest’operazione che ha riportato Genova nel basket nazionale. Ma non è tutto oro ciò che luccica perché anche in Liguria, la mancanza di supporti economici rende difficile l’attività, anche se a strettissimo giro dovrebbe chiudersi un contratto con una sponsorizzazione che affiancherà la squadra allenata da coach Vignati. Squadra che ha come obiettivo primario la conquista di un posto tra le prime cinque per poter poi da gennaio cominciare, con tranquillità, a lavorare in vista della prossima stagione. Soprattutto per la giovane età della squadra che, nelle prime cinque giocatrici utilizzate nelle sei gari iniziali, ha un’età media di poco più di 19 anni. Intorno a Susanna Giorato, la memoria storica del basket genovese, tante giovani di belle speranze tra cui il play Alvarez. Nomi di spicco il play Nancy Scozzari e l’ala spezzina Sonia Savi. Genova: una città importante che è tornata nel basket nazionale. Ora aspettiamo le altre.

DONNE NELLO SPORT

Jolanda Zambon Presidentessa Onoraria di Nazionale Basket Artisti! Jolanda Zambon, imprenditrice lucchese ed ex Presidentessa del basket femminile Ducato Le Mura, è ufficialmente Presidente Onorario della Nazionale Basket Artisti. Insieme a Dj Ringo, Presidente in carica del team degli artisti, e agli altri Presidenti Onorari Massimo Giletti, Fabrizio Frizzi (ex Presidenti fino al 2008) e Antonello Riva farà parte del Comitato d'Onore che nel 2010 festeggerà i primi 10 anni di attività del team creato nel 2000 da Simone Barazzotto. "Erano mesi che avevo chiesto a Jolanda di accettare questo incarico formale ma la risposta tardava ad arrivare invece c'è voluta una telefonata in una tranquilla domenica di novembre per far scattare la scintilla. Sono davvero entusiasta - commenta Barazzotto - con lei faremo grandi eventi, sarà l'anello mancante nello staff dirigenziale ed organizzativo della Nba che sicuramente ci consentirà di festeggiare alla grande i primi 10 anni". La sua presenza ci spronerà ancora di più ad avvicinarci al mondo del basket femminile cosa peraltro già caldeggiata da Dj Ringo al suo arrivo lo scorso anno. Welcome Joly!

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