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LA G A Z Z E T T A DEL M E Z Z O G I O R N O

Babbo Natale e già da noi primo camerino a destra

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LA GAZZETTA DI POTENZA - LA GAZZETTA DI MATERA

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9,00; nim. Euro 80,00 Comprasi I fiativi' non Euro ?9D,00:1sm Euro 100.00 Ettaro: «latte lailff» (j*j spese postali, secondo dutkwtion*. Par info tal rc'«J-'a,n.i;r«llHnwj/tiniiiiiii> it Copi» arretrata: Euro ?,W. Tu!0«y547r)?11

rauCORO DOPO U NUOVA RIESUMMONE L'AMARA SCOPERTA. PER LA MADRE É U CONFERMA CHE I RAGAZZI FURONO UCCISI

L'INCHIESTA ECCO QUANTO SPENDE LA REGIONE BASILICATA

È scomparso Fosso ioide Viaggi all'estero di Luca Orioli: fu omicidio? dei politici Nel gennaio '96 c'era. Poteva elinare i dubbi sullo strangolamento L O S t l C I t l l S S l O H l • Dopo la rlesumazione dei fidanzatini di Folicoro, un altro «giallo». L'osso Ioide di Luca Orloli - trovato morto insieme alla fidanzata, Marirosa Andreotta, la sera del 23 marzo 1988. nel bagno della casa della ragazza, a Policoro, in circostanze che i loro patenti hanno sempre giudicato sospette - è scomparso Oggi t'avvocato della famiglia. Francesco Auletta. presenterà una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica dì Matera. La sparizione potrebbe essere avvenuta per nascondere un possibile strangolamento. D 27 gennaio 1996, quando venne eseguita un'altra autopsia sui corpi dei due giovani, l'osso Ioide dì Orioli cera e, dopo l'esame, fa riposto nella bara. A scoprire l'ultima incongruenza di questa storia sono stati i periti nominati ria Olimpia Puina. madre di Orioli, da sempre convinta che i due giovani siano stati as sassinatì e non siano morti per cause naturali o per un corto circuito mentre erano nella vasca da bagno,

Il dettaglio delie trasferte oltre i confini nazionali. I dati della commissione dei lucani all'estero

POTENZA

• Quanto spende la Regione Basilicata in viaggi all'estero? Ci sarà un taglio anche a questo capitolo ili spesa' Passiamo in rassegna tutti I viaggi organizzati dal palazzo d) via Anzio negli ultimi tre anni. Solo nel 2009 la Regione ha.sborsato in «missioni» oltre ai confini nazionali quasi 72.500 euro per un totale di dlciotto viaggi: 13 promossi dalla commissione regionale dei lucani all'estero (che lia sborsato 62.421) euro) e 5 su mandato dei propri uffici (10.068 euro). In base ad una nuova legge, il quantum previsto per le missioni all'estero del 2011 non può superare il 50 per cento di quanto speso l'anno precedente. BRANCATI NELLE PAGINE II E III »

SERVIZIO IN NAZ A PAH 13 »

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Muore anziano travolto da un'auto

Torna Bucchi

• Eustachio Cappiello, di 83 anni, è stato investito e ucciso ieri pomeriggio a Matera. in via Dante, da un'automobile guidata ila un uomo di circa 60 anni che è ricoverato non In pericolo di vita - in ospedale. Cappiello è stato investito mentre si trovava fermo ad ima pensilina. OLIVA A PAGINA XI »

per la lotta ^ ai feniniinicidi SWSMlJOBCOWCjJlIKlOm^

Minaccia di darsi fuoco per l'ospedale di Tinchi La protesta contro la chiusura dell'ospedale di Tinchi è approdata nel Consiglio regionale a Potenza. Alcuni manifestanti si sono incatenati nello spazio del pubblico. Uno di loro ha minacciato di cospargersi di liquido Infiammabile e di

darsi fuoco {foto Tony Vece), Urla hanno interrotto la relazione del governatore De Filippo e il presidente del Consiglio Folino ha sospeso la seduta fino alle 16. Poi il rientro nella normalità. SERVIZIO A PAGINA I V »

ABRIOLA SINDACI E ALBERGATORI INSIEME

POTENZA APERTO FINO AL 3 0 DICEMBRE

Sellata-Pierfaone pronta al «decollo»

Mercatino natalizio in piazza Prefettura ARTIGIANI Ira PIAZZA L'ingresso in ttura. a Potenza, dove è stato allestito il mercatino del Natale attorno al tradizionale albero [loto Tony Vece]

NIGB0 A PAGINA VII >

SERVIZIO A PAGINA V »

Lap dance e prostitute sequestrato night club SERVIZIO A WOIIM VI »

POTENZA

Condannato orco a nove anni abusò di disabile SI^LDONEAPAGINAV. »

• Massimo Bucchi oggi pò meriggio tornerà a Palazzo Loffretto, per firmare le sue vignette che compongono la mostra «Mi manda Mameli» (IH) opere) a Potenza. Un sostegno

MOEPOLI " v C r U U I r> kjsnf-jp ( o r n a L u Udì IUd lai y d Jj \lr\r\oir\r\a Ul V U U d l LM l e

lenza sulle donne e i «fennni ntcfdi» promosse a Potenza SERVIZIO A PAGINA IX »

HGI pICCOlf COITÌLini „ r „„... m - » „„,.„•. .„. PERC1ANTÉ A PAGINA VII »


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Dal primo febbraio 2010 per vedere La Nuova TV in chiaro e senza abbonamento SKV dovrai sintonizzarti su: Satellite- HotBird 13 Est i n q n m 11.411 Polarizzazione: Orinontale FU: 3tt Symbol Rate: 27.500

NUOVE FREQUENZE LA NUOVA TV

LA NUOVA MARTEDÌ 21 DICEMBRE 2010

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De Filippo: nella manovra garantiti i fondi a welfare, scuola e sviluppo. L'Idv prende le distanze sulla sanità

In Consiglio con la "molotov" Un manifestante prò ospedale di Tinchi minaccia di darsi fuoco e fa sospendere l'assise Ruggiero (Udc): potrei anche togliere l'appoggio alla giunta POTENZA- La soppressione delle Comunità montane e l'aborto delle Comunità locali pòtrebbe far cambiare idea a Enzo Ruggiero, D capogruppo dellTJdc è stato chiaro in ConBiglio: prontoa rivedere l'appoggio al centrosinistra. Due manifestanti presenti Ieri mattina dinanzi la Regione a la molotov portata via dai vigili del fuoco. ALLE PAGINE 2 E 3

[fs^J^ • I M 1 ^^^ j M J J BÉ^fe ^R ^ft m • 1 ^ f t X.J 1 ^^HJ Enzo Ruggiero (Udc)

A PAGINA 3

Tragedia ieri pomeriggio in via Dante a Matera Forse per "cancellare" la prova di uno strangolamento

Ha un infarto, esce fuori strada "L'osso ioide è sparito" con l'auto e uccide un anziano Giallo di Policoro, la famiglia di luca denuncia MATERA- Investito da un'automobile mentre era sul marciapiede alla fermata dell'autobus. E' morto cosi ieri a Matera Eustachio Cappiello, 83 anni. A t ravol gerlo una Ford Mesta il cui conducente, a causa di un grave malore, presumibilmente un infarto, ha perso il controllo del veicolo. L'auto ha così invaso la corsia opposta finendo contro il palo della pensilina di via Dante e uccidendo l'anziano. L'auto "Impazzita" e la vittima coperta da un telo bianco A PAGINA 19

più pazienti salgono il S. Carlo POTENZA - Sempre più pazienti scelgono il San Carlo: più 7,2% da altre regioni, novità anche per le innovazioni e le liste d'attesa. E' il consuntivo dell'attività dell'AO San Carlo di Potenza. A PAGINA 13

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Venosa, k) chiamavano "cimilo privato" ma era un night

la^imjgn), rimpasto Calci» giovanili', (ti pulita, canibfeno 'epersonaggi vkxsndaroeasesore (ki tonni regionali

VENOSA- Era registrato come circolo privato, ma in realtà, nella notte si trasformava in un night. E' quanto scoperto dai carabinieri che, a Venosa, hanno sequestrato un locale denunciando i proprietari per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento della permanenza di immigrati clandestini.

LAGONEGRO - Si è risolta ieri mattina la crisi amministrativa che si era aperta in Comune lo scorso 30 novembre in seguito alle dimissioni di quattro componenti della giunta lagonegrese guidata dal sindaco Domenico Mitidieri.

A PAGINA 27

Oppido Aveva in auto e a casa eroina e cocaina: arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti A PAGINA 27

A PAGINA 29

Luca Orioli e Marirosa Andreotta, i «fidanzatini» di Policoro trovati morti nel 1988. A PAGINA 9

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la lampadina I RISULTATI DELL' AUTOPSIA DI INTRONA

idai irati ni: chi ha fatto sparire quei resti di Luca? Non è stato trovato l'osso ioide, fondamentale per stabilire se il ragazzo sia stato strangolato IIprecedente anatomopatologo conferma: -io l'anno >i]x>slo nella bara~. Eliminata unaprom a pagina 11

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Martedì 21 dicembre 2010

Pireicne e Hefeaxi PO I T ^

Manifestanti bloccano il lavoro del Consiglio minacciando di darsi fuoco

Furore Tinelli: assalto alla Regione Idv a fianco della protesta. De Filippo interviene in due tempi De Costanzo relaziona sul S. Carlo. Bilanci a posto, ricoveri in aumento "Non sono legato alla poltrona. Se devo lasciare per andare altrove lo faccio» Omicidio Gianfredi PITTELLA SHOW alla direzione del Pd con Livia TURO E poi se ne va a sirene spiegate

L'arma di D'Amato Un giallo che non esiste Ilpentita racconta che gli fu prestata e se la portò da Melfi e (.'assidente sbaglia il calibro

a pagina 13 alle pagine 6, 9 e 13

Il caso

Matera

1189 abitanti Ma Vodafone non dimentica Noepoli e porta l'Adsl Il sindaco ringrazia

Aspetta il bus e viene ucciso

a pagina 33

Automobilista perde il controllo dell'auto per un malore lo investe

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IL CASO È' CHIUSO MA NON PER DON COZZI di ANDREA DI CONSOLI

QUALCHE giorno fa il capo della Procura di Potenza. Giovanni Coktngt'lo. ha dichiarato quanto segua "Riteniamo di aver risolto anche il ci uplioe omicidio dei coniugi Giuseppe Gianfredi e Patrizia Santarsiero". I due. rome risaputi], furono freddati a Potenza, a Parco Aurora, il 29 aprile del 1997. H furono uccisi da Alessandra D'Amatosu mandato di AntonioCossidente. Una pagina di cronaca segue a pagina IO a pagina 39

a pagina 10

Nel Vulture non si balla più: i carabinieri chiudono un altro locale, connessione con le indagini sull'altro night

Lap dance e prostituzione: dopo Melfi anche Venosa

Anchese |XT Natale il Duomo riapre Beco le rotei degli interminabili lavori in corso alle pagine 36 e 37


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sulla Finanziaria

Rinviato a oggi il consiglio regionale di ieri dopo la relazione di

Il governatore insiste: «Manovra difficile

»

Condizionato dalle proteste di Tincbi il Consiglio subisceritardi,pronto un maxiemendamento di Giunta POTENZA -Se non ci fossero state le proteste dei manifestanti contro la chiusura dell'ospedale di Tìnehi (con incatenamenti e minacce di darsi fuoco daparte di 5 persone tra cui una donna) comunque sarebbe stata una giornata complessaper il consiglio regionale. Così è stata addirittura surreale per certi versi. C'erano più poliziotti e agenti in borghese che politici al piano terra del palazzo dellaRegione. Tanto che pure la relazione sulla manovra Finanziaria regionale 2011, in via di approvazione, èstatasvoltadalpresidente della giunta regionale Vito De Filippo in due atti. Il primo in mattinata e sospeso in fretta e furia dopole urla dei manifestanti di Tinelli. Per ragioni di sicurezza l'aula è stata sgombrata. Ilsecondoattonelpomeriggio(alle 17in punto) con il governatore che ha ripreso il ragionamento esattamente da dove lo aveva sospeso e ha spiegato ai consiglieri le linee guida dell'intera Finanziaria 2011. «Una manovra difficile - ha spiegato lo stessoiiSjjlim^^»]- in u n contesto di tagli e

scale NI obiti

difficoltà dell'economia, in cui il governo della RegioneilUÈHSsHI essendo chiamataascelte radicali hadeciso di ridurre il costo degli apparati per non sottrarre energie alla società». Affermazioni

che SU [itiìM'I»] ha

dettagliato con i numeri. «Diecimìlioni per il fondo di garanziaper le imprese, 22 milioni destinati alla ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, altri 46 per la politica agricola regionale, e poi 45 per la forestazione e altri 12,5 per il progetto delle " vieblu". Impegni che la Regione ha preso anche per rimpiazzare con risorse proprie le precedenti che sono state tagliate dallo Stato. Ma, ha spiegatoEUilil j^lgjMj «alcuni tagli non li abbiamo coperti perché non eravamo in condizione di coprire tutti i tagli" eia Regione si è trovata a fare delle scelte, a indicare leproprie priorità. «LaBasilicata-haspìegatoDe Filippo - in questo tempo difficile deve provare a difendere il più grande dei patrimoni che la distingue da altre realtà: il capitale sociale di questa regione, il grande capitale

sociale di questa regione ». „™^_ Per le questioni nazionalipoiIIMffl{J3^ haggiunto: «112011 sarà u n anno di Bassa crescita in Italia e nel Mezzogiorno, ma di nessuna speranza di crescita occupazionale , come dice anche il documento di programmazione del Governo nazionale. E dobbiamo prepararci a sostenere anche le eventuali ulteriori criticità che si potrannopresentare ». Il governatore haindicato latshljmMBBl come a u n crocevìa delicato, tr ale scelte del federalismo (« una sfida che abbiamo accettato»), le difficoltà della crisieiproblemistorici. ^^^™^_ Subito dopo le parole di[H5gJE5S ci sono state le comunicazioni dei consigliere regionale dell'Idv Enrico Mazzeo Cicchetti in qualità di presidente delle Commissioni congiunte su aspetti tecnici della manovra. E subito dopo sono iniziate le prime schermaglie di dibattito (che continuerà oggi) con Franco Mattia e Vincenzo Ruggiero. Subito dopo i lavori sono stati rinviati a stamattina. In ogni caso la maggioranza si è fermata in una saletta privata per la definizione di u n maxiemendamento dellagiuntanelqualesecondoleindiscrezioni sarebbero stati smussati alcuniparticolarideldocumentooriginaleche in materia di riforma della governance (Comunitàlocali su tutto) nonpiacevano a tutti i consiglieri del centrosinistra.

'•*

Dovendo fare la ricostruzione della carriera di un dirigente regionale, figlio di cotanto padre, non si riesce a trovare la delibera della prima assunzione di gioventù, avvenuta in Campania. Ah, a sapere come andarono le cose.

Il presidente della giunta

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Pittella show dalla Turco ii nUe donne: «l&ostruiamoc

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Quotidiano

IA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO JA GAZZETTA DI BASILICATA

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REGIONE BASILICATA

Minaccia di darei fuoco in aula La protesta dell'ospedale di Tinchi approda in Consiglio regionale, ldv polemizza ® «Presidente, non sono un pazzo, ma un cittadino che fa parte del comitato prò ospedale di Tinchi che chiede di essere ascollato e per ottenerlo sono disposto a darmi fuoco». Così ha esordito gridando il 51enne di Bernalda, Donato Futna, mentre agitava una bottiglietta aperta piena di benzina in una mano e un accendino nell'altra che faceva scintille. L'odore del carburante era forte: un po' è caduto a terra e nella concitazione si è temuto il peggio. Il presidente della giunta regionaleBwsilHaJiiiBBW! aveva iniziato la sua relazione per introdurre i lavori per l'approvazione della Finanziaria da circa 20 minuti e come una doccia fredda, forse non del tutto «inaspettata», ha dovuto interrompersi. Una situazione che ha raggelato tutti, spettatori e consiglieri. La protesta in difesa dell'ospedale di Tinchi di Pisticci, dunque, è arrivata fino all'aula del Consiglio regionale, costringendo il presidente dell'assemblea, Vincenzo Folino, a sospendere la riunione. Echi di polemiche all'interno della maggioranza con l'Idv che, attraverso il capogruppo al Senato, Felice Belisario, mette la coalizione davanti a un «banco di

prova». Nel pomeriggio il «Comitato per la difesa dell'ospedale» e i cittadini attivi hanno continuato a seguire la riunione del Consiglio, ripresa regolarmente con la relazione del governatore lucano, che non ha fatto riferimenti alla vicenda. La questione, però, non è certamente chiusa per l'Idv, che, al contrario, la considera «un banco di prova sul quale il centrosinistra non può fallire». Belisario ha aggiunto che «la Regione deve garantire la continuità operativa di un presidio fondamentale per i cittadini» e che «la politica lucana, al di là delle chiacchiere di convenienza, deve impegnarsi davvero a non smantellare l'ospedale». Ancora più duro il comunicato del gruppo consiliare dell'Idv alla Regione, di cui fa parte anche Rosa Matrosimone. Definito «affrettato e non corrispondente alla realtà» un comunicato congiunto di IÌHI5BffBH e dell'assessore alla sanità, Attilio Màrtorano, su una riunione di maggioranza. Per l'Idv, «si tratta di una vera e propria fuga in avanti, in quanto il Piano sanitario e il caso Tinchi sono ancora oggetto di riflessioni per giungere a una soluzione condivisa con le popolazioni».

MOMENT! SI TENSIONE Nelle foto lo «storyboard» di quello che è accaduto ieri mattina durante la seduta del consiglio regionale. La protesta per l'ospedale di Tinchi ha rischiato di degenerare. Sono intervenuti agenti della Digos e vigili del fuoco per [congiurare il peggio

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Cinque persone tra cui una donna minacciano di darsi alle fiamme e si incatenano in Consiglio

Scongiurata tragedia su Tinchi Donato Fuina entra con benzina e accendino e dice: «Colpa di Viti che ci ha suggerito di alzare il tiro» di SALVATORE SANTORO

POTENZA Momenti drammatici in consiglio regionale. Sono da poco pass a t e l e 1 2 e 30. ParlaBSiaffl HM"»M Ha da poco cominciato la propria relazione sulla manovra Finanziaria regionale. Nello specifico t r a t t a delle questioni relative al Federalismo fiscale. Sembra tutto regolare. Come o g n i a n n o quando si deve approvare la m a n o v r a economica. Fino a u n preciso istante: q u a n d o u n uomo si alza in piedi nella saletta del pubblico e si avvicina alla vetrata di divisione dall'aula istituzionale. Urla. Lancia minacce. Offese. Poi m o s t r a della benzina contenuta in unabottiglietta da mezzo litro. Subito toglie il tappo e prende u n accendino. Minaccia di d a r s i fuoco. Al suo fianco altre quattro persone, da sotto i cappotti, estraggono delle robuste catene di acciaio. Si incaten a n o alle poltroncine. E'panico. Nella concitazione si comprende chiaramente solo la parola "Tinchi". Chi era in sala solo per ascoltare i lavori del consiglio viene allontanato immediatamente. Il presidente dell'assemblea Vincenzo Folino sospende i lavori. La Regione viene immediatamente assediata. La saletta diviene immediatamente il quartiere generale della protesta contro la Ritaglio In Basilicata

c h i u s u r a dell'ospedale di Tinchi. Accorrono primi gli agenti della ronda, poi la polizia e la digos. Arrivano anche i pompieri e personale del 118. Per alcuni minuti si p e n s a al peggio. Donato Fuina, continua a brandire la bottiglietta con la benzina. Nell'altra m a n o h a l'accendino. Minaccia di incendiarsi. Non vuol sentire ragioni. Dice di sentirsi preso in giro dalla politica sulla questione dell'ospedale di Tinchi. E a g g i u n g e di sentirsi costretto al sacrificio a nome dei 12 mila cittadini che h a n n o firmato il documento in difesa del nosocomio e di quelli che da luglio presidiano il tetto della s t r u t t u r a sanitaria del Metapontino. Non è solo. Al suo fianco 3 uomini e u n a donna con le catene. C'è Antonio Furcillo del Comitato di cittadini, la signora Maria Grazia Ricco (che mostra orgogliosamente al collo u n tricolore) con suo figlio Pierpaolo Capece e Alessandro Masi cello. Tutto sotto lo s g u a r d o preoccupato degli agenti. Il personale del 1 1 8 è p r o n t o a intervenire così come i pompieri. Iniziano le trattative. Alle 14 e 35, quasi due ore dopo l'inizio del dramma, F u i n a consegna la bottiglietta alle forze dell'ordine. Ma n o n le catene. 15 manifestanti r i m a n g o n o legati alle poltroncine. Il p r i m o che parla con il cronista è Furcillo: «Il problema è che l'ospedale è sta-

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to chiuso illegalmente senza u n o s t r u m e n t o legislativo perchè il vecchio Piano sanitario non prevedeva n e s s u n a azione nei confronti di Tinchi. L'Ospedale quindi è stato chiuso in maniera illegale e arbitraria. Ci h a n n o preso solo per il "culo" fino ad ora. E ci sono solo chiacchiere fino ora. Ma dato che noi dopo sei mesi che stiamo s u u n tetto e decine di manifestazioni t r a cui 100 chilometri fatti a piedi dall'ospedale a qui e n o n abbiamo ottenuto nemmeno u n a risposta. Poi sabato abbiamo letto di u n documento in cui si vogliono lasciare le cose come stanne e cioè con l'ospedale abbandonato fino a q u a n d o n o n si approverà il nuovo Piano sanitario. Per questo abbiam o deciso di occupare la Regione così non se n e fa proprio più niente. Noi non siam o cittadini di serie B. Non si è chiuso n e s s u n ospedale i .n taWbWIWilHI e quindi n o n si deve chiudere n e m m e n o Tinchi». La s i g n o r a Ricco gli fa eco: «Non sopportiamo più questi politici che pensano di prenderci in giro e metton o sotto i piedi la n o s t r a dig n i t à dipersone. Sono mesi che vengono e ci fanno solo promesse». Pochi sedili più in là, abbandonato su u n a poltrona, c'è Donato Fuina. Non h a più benzina in mano. Ma è ancora visibilmente scosso. Inizia a parlare e non si definisce disperato: «Macdel

destinatario, non

ché. Non è u n atto disperato. E ' u n azione che ci è stata s u g g e r i t a d a u n consigliere regionale. E' venuto da noi sul tetto e ci h a detto che con le semplici manifestazioni pacifiche, con le fiaccolate, con le m a r a t o n e non avremmo risolto nulla. E' stato lui a dirci di alzare il tiro». Gesticola F u i n a che prosegue: «Che significa alzare il tiro? O bloccare la 106 ma io non voglio creare disagi alla gente ohe deve sopravvivere n o n vivere. Opp u r e devo prendere esempio da quello che è accaduto a Roma e incendiare le macchine delle forze dell'ordine e prendere a botte gli agenti. No. Non è nel nostro stile. L'unica cosa che mi r i m a n e è quindi quella di sacrificare la miapersona. E ora non ci spostiamo di qua finché n o n ci scrivono su u n a carta le illegalità che h a n n o commesso». La d o m a n d a è automatica. "Ma chi è stato il consigliere che vi h a consigliato atti estremi?". Donato F u i n a n o n si fa p r e g a r e e dice: «E' stato Vincenzo Viti. Non di fare questa azione estrema. Ma di alzare il tiro sì. Ed è quello che ho fatto. La colpa è sua».Parole pesanti. Il clim a è pesante. Passano le ore. Alle 16 era prevista la ripartenza del consiglio. Passano i minuti. A u n o a u n o arrivano i consiglieri e gli assessori. Folino è tirato in volto. Ci sono conciliabi-

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il Quotidiano li. Delle forze dell'ordine con i manifestanti e tra i consiglieri regionali. Su decide: il consiglio riprende da dove era stato sospeso. EU ^|W'«|«] riprende la propria relazione. Il clima è surreale. La sala del pubblico è divisa in due: da un lato i 5 incatenati con pompieri e agenti di polizia alle spalle, dall'altro gli spettatori. In mezzo un semplice divi-

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sorio di corda pesante. Poi dopo BH ^m«)«f»] pochi minuti e i lavori sono rinviati a stamattina. Qualche secondo di incertezza e i manifestanti riprendono vigore. Invitano gli altri ad abbandonare la saletta. Soprattutto chi ha figli. Chiedono l'intervento di nuovo del 118. Torna lo "spettro" dell'atto inconsulto. La polizia sta di nuovo sul chi va

là. Furcillo chiede un documento di impegno a favore di Tinchi. Lapoliticaneparla. A sopresa dopo le 19 nella saletta entrano l'assessore alla Sanità Attilio Martorano e i consiglieri regionali Nicola Benedetto (Idv), Vincenzo Viti (Pd) e Romeo Sarra (Pdl). Inizia un confronto. A più voci. Benedetto cerca di farsi da interprete. E' complesso. Dopo qual-

che secondo di pace. Riesplodono le urla. La signora Ricco accusa Viti che non ci sta e risponde. Le parolacce si sprecano: i manifestanti le Tarlano. Martorano ritornanellestanzedeipolitici. La polizia tenta di sedare gli animi. Alla fine i manifestanti abbandonano il palazzo. Tra gli improperi e le minacce: «Ci rivediamo sulla 106».

A sinistra un momento del Consiglio con uno dei manifestanti in piedi con ie catene dì acciaio intomo al coiio. Sopra al centro in primo piano Donato Fuina pochi attimi dopo aver consegnato la bottiglia di benzina alla polizia

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Il comunicato: U S [^Iflffflfl e Martorano non ci hanno detto nulla» poi Benedetto rincara POTENZA - Maperchè lapro- diffuso dai canali ufficiali testa è arrivata a livelli così della Regione: «In merito al violenti e drammatici. Fino a comunicato relativo all'Ospeieri mattina si sapeva di un dale Tinchi emanato conpresidio previsto davanti alla giuntamente dal presidente sede dell'Asl di Matera e una IB5>'ÌllMI»l»]e dall'Assessore alfesta con concerti e musica la la bSmTKnvlartorano, pubblinotte di Natale proprio sul cato dai mezzi di informaziotetto dell'ospedale di Tinelli. ne il 18 dicembre scorso, il Poi l'escalation improvvisa. gruppo regionale Idv: Enrico Conia minaccia di darsifuoco Mazzeo Cicchetti, Nicola Benel palazzo della Regione e le nedetto e Antonio Autilio, catene alle poltrone. unitamente al segretario reA spiegare le ultime vicen- gionale, assessore Rosa Made è il consigliere regionale strosimone, precisano che dell'Idv Nicola benedetto che sulla questione non è intervefin dall'inizio delle proteste nuta alcuna definizione. nell'estate scorsa è stato vici- Nell'incontro di mercoledì 15 no ai manifestanti (insieme a dicembre - continua la nota loro ha percorso anche i 100 il presidente della Giunta S S ^Hl"»)fr]<? l'assessore Martorachilometri apiedi). «Noi dell'Idv - ha spiegato no incontravano le forze di Benedetto - abbiamo già fatto maggioranza, nell'occasione un comunicato in cui ci siamo provvedevano solo alla predissociati dalle dichiarazioni sentazione della Bozza del di BS |Uy»)'»T«] e Martorano». Piano Sanitario Regionale e Questo il testo del documento niente di specifico in merito

all'Ospedale di Tinchi. In questa circostanza tutte le forze politiche presenti, compresa l'Idv, si sono riservate approfondimenti ed emendamenti su cui confrontarsi entro u n congruotempo». Insomma l'Idv ha preso le distanze dal presidente della giunta EHS I H |frUl'»y«fr] e dall'assessore Martorano: «Pertanto, quanto prospettato nel comunicato in oggetto risulta essere affrettato e non corrispondente alla realtà. Si tratta di una vera e propria fuga inavanti.in quanto la vicenda Tinchi, come il Piano sanitario regionale, sono ancora oggetto di riflessione e di approfondimenti per raggiungere una definizione condivisa anche con le popolazioni, con i comitati di difesaeconipartiti». Questo l'ufficiale. Benedettopoi-cheèstatotraipiùatti-

vi nella contrattazione che ha portato alla consegna della bottiglia con la benzina da parte di Donato Fuina alle forze dell'ordine - sulla vicenda ha anche aggiunto: «Io giovedì 15 dicembre avevo chiesto a Martorano di incontrare un paio di medici dell'ospedale di Tinchi e un paio di persone del Comitato dei cittadini per trovare una soluzione comune in quanto la situazione stava di nuovo degenerando». «Purtroppo - aggiunge il consigliere Nicola Benedetto - invece di fare l'incontro è uscito questo comunicato a nome di Martorano e d i m i s i [ S J S ^ che evidentemente ha creato molti malumori tra i manifestanti a Tinchi». E ancora aggiunge il consiglire dell'Idv: «La cosa più brutta è che sono state dette cose a nome della maggio-

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| PARLA BELISARIO |

Il vero banco di prova per il centrosinistra» ROMA - «Il mantenimento ta costruita u n a piscina , del presidio ospedaliero di per la riabilitazione fisia, Tinchi sarà il vero banco di trica, costata ben 400 mila , prova per il centrosinistra euro e rimasta inutilizzata , lucano». sino a ora». Così il capogruppo Inoltre, «è stato ammo, dell'Italia dei valori in Se- dernato il terzo piano nato, Felice Belisario che dell'ospedale, che subito da Roma ha fatto sentire la dopo è stato però dichiarasua voce sulla questione di to inagibile. Servizi diverTinchi. sificali e qualità delle prePer l'esponente politico stazioni , che la struttura di dell'Idv, p u r tenendo conto Tinchi è in grado di assicudel fatto che «nella realiz- rare, non devono essere zazione dell'ospedale di sottratti alle giuste istanze Tinchi ci sono stati troppi del territorio. La politica sprechi, frutto di u n a ge- lucana, al di là delle chiac• stione incompetente che chiere di convenienza che non h a tenuto presente le non ingannano più nessupotenzialità della struttu- no, si impegni davvero a ra» ora non è «giusto che a non smantellare l'ospedafarne le spese siano i luca- le, le cui funzioni devono essere anzi salvaguardate ni». ed ottimizzate». Pertanto « la Regione de: Insomma per l'Italia dei ve garantire la continuità operativa di u n presidio Valori «la vicenda di Tin; fondamentale per i cittadi- chi - conclude Belisario - è unbanco di prova sul quale ni». Belisario h a anche ag- il centrosinistra non può giunto che «nel 2008 è sta- fallire». :

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Bilancio tracciato dal direttore generale De Costanzo

San Carlo, conti ok e ricoveri in aumento dì MICHELE RUSSOMANNO

POTENZA - Una conferenza stampa per fare il p u n t o della situazione sui risultati di gestione 2010 dell'Azienda ospedaliera regionale San Carlo. L'hanno tenuta, ieri m a t t i n a a Potenza, il direttore generale, Giovanni De Costanzo, e quello amministrativo, Antonio Pedota, ohe h a n n o presentato ai giornalisti u n "consuntivo" con dati concernenti l'anno in corso e progetti per il 2011. Si tratta di u n resoconto positivo, h a sottolineato De Costanzo, con u n incremento del n u m e r o dei ricoveri e del relativo valore economico rispetto al 2009, sia per il presidio ospedaliero di Potenza che per quello di Pescopagano. Ma entriamo nel dettaglio della Relazione. Sono quasi 700 in più i ricoveri ordinari di quest'anno rispetto al precedente con u n "valore economico" cresciuto di circa 6 milioni di euro. «Il risultato economico ottenuto nel 2010 - h a detto in proposito il direttore generale De Costanzo - si colloca al di sopra di tutti i valori mai r a 1g g i u n t i dall'ospedale San Carlo. Quest ultimo dato - h a a g g i u n t o - assume u n a rilevanza maggiore se si considera che il sistema tariffario vigente nel 2008 risultava più remunerativo rispetto a quello del 2010». Il dato più confortante, poi, è che sono cresciuti i ricoveri cosiddetti appropriati. Ovvero: «è cresciuto il n u mero di utenti che si sono rivolti ai re-

parti chirurgici del San Carlo (Chir u r g i a generale, Ortopedia, Chirurgia vascolare, Urologia, Traumatologia, Neurochirurgia e Cardiochirurgia soprattutto) per l'effettuazione di interventi chirurgici (in precedenza compiuti presso strutture sanitarie extraregionali ndr)». In crescita anche gli interventi con u n "elevato valore di complessità". Se infatti l'aumento dei "ricoveri" in area chirurgica è stato di poco inferiore al 2 0 p e r cento e quello degli "interventi" superiore al 25 per cento, il valore medio del D r g (sistema di classificazione che registra la "complessità" delle attività svolte) è t r a i più alti di sempre al San Carlo. «Questo processo di fidelizzazione verso l'Azienda - h a sottolineato De Costanzo - h a r i g u a r d a t o anche cittadini residenti fuori regione». Nel corso del 2010 sono stati infatti oltre 2.300 i n o n residenti intsMJlimSl BUche si sono rivolti all'Aor lucana per prestazioni sanitarie in regime di ricovero ordinario, con u n incremento del 7.2 per cento rispetto allo stesso periododell'annoprecedente. Anche i dati relativi all'attività ambulatoriale mostrano u n incremento. «Il miglioramento degli indicatori di attività - h a concluso il direttore generale del San Carlo - testimonia la validità delle strategie di riorganizzazione avviate con l'adozione dell'Atto aziendale e messe in campo dalla direzione strategica». Ma u n ulteriore

miglioramento dei dati "quali-quantitativi" dell'Azienda ospedaliera è atteso a partire dai primi mesi del 2011. Se infatti la Direzione strategica del San Carlo insediatasi nel 2008 h a già ottimizzato la situazione dell'azienda sotto molti p u n t i di vista (non ultimo quello economico con u n saldo positivo per il 2010 previsto di oltre 1 milione e 800.000 euro) altro ancora verrà fatto nei mesi a venire con l'attribuzione di specifici incarichi dirigenziali volti a valorizzare competenze specialistiche e professionali di elevato rilievo e col conferimento degli incarichi di direttore di alcune strutture complesse strategiche per l'Azienda. «Al momento - è emerso in proposito nel corso della conferenza stampa - sono stati conferiti gli incarichi di Direttore delle Unità operative di Neurologia e Nefrologia e sono in fase di definizione le procedure per la nomina dei Direttori delle altre u n i t à operative vacanti». Dal p u n t o di vista della "gestione lavori e beni economali", infine, se il 2010 h a visto la realizzazione di «un edificio per uffici e accoglienza e di u n xentro automatizzato e robotizzato per la preparazione dei chemioterapici e antiblastici; il 2011 vedrà la nascita di u n nuovo padiglione, laristrutturazioneel'adeguamento funzionale degli ambienti del Day hospital di Oncologia, la realizzazione di u n asilo nido, la riqualificazione delle aree esterne e la realizzazione di un'autorimessainterratada800posti auto».

In Questa settimana si svolgeranno le selezioni al concorso per autista del 118. Sono circa 2000 le domande. L'altro giorno c'era una gran folla, in Regione, in attesa davanti alla stanza

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Reggerà ancora la poltrona del manager? POTENZA - «Non sono u n a person a legata alla poltrona. Se deeidono che devo lasciare il San Carlo p er andare altrove, lo faccio». Così il direttore generale del San Carlo, Giovanni De Costanzo, commenta i rumore che lo vogliono in partenza dall'azienda ospedaliera del capoluogo per approdare all'Università degli studi riitsfeWMMinfli §9 le voci fossero fondate - De Costanzo stando sempre alle voci di Palazzo non sarebbe più gradito ad alcuni settori politici - chi si siederà sulla poltrona di Direttore generale del nosocomio potentino troverà i conti a posto. Il debito dell'azienda è stato ridotto e si è riusciti anche ad aumentare i servizi. Nel 20122013 il bilancio sarà in attivo. Meglio così almeno non si dovràricorrere a u n a "privatizzazione" dei servizi come qualcuno va paventando. Se nel 2008 - data di insediamento di De Costanzo - gli obiettivi erano fare ripartire il San Carlo e riportare i conti in ordine - oggi si può dire che i due risultati sono stati raggiunti. Bilancio dell'azienda ospedaliera del capoluogo a parte, il vero "problema" è lo stato della Salute regionale.

Salute regionale che lo stesso presidente della Regione, 0 0 3 1 3 1 littMlMI h a definito «il più complicato d Italia» per quanto riguarda gli aspetti demografici e quelli epidemiologici. Saldo demografico naturale negativo e aumento delle prospettive di vita sono i confini entro cui muoversi assicurando le prestazioni sanitarie a u n basso numero di persone su u n territorio troppo ampio, cosa particolarmente complicata col finanziamento della Sanità che a livello nazionale segue la logica del prò capite, ma impone anche di orientare l'offerta verso servizi più mirati. L'offerta sanitaria, incentrata sui 17 ospedali - tanti sono quelli presenti in regione - non è più sostenibile perché costa molto. Ciò non significa che lalafciilMfcMIHpoBsa considerarsi una realtà non virtuosa, ma bisogna comunque contenere la spesa sanitaria altrimenti pei' fare tornare i conti bisognerà sempre utilizzare le royalties del petrolio I piccoli ospedali - sostengono gli esperti - non hanno futuro, sono u n "pericolo" e non u n servizio per i pazienti. Orientarsi verso u n nuovo modello non sarà agevole: gli interessi corporativi sono molto diversificati e attengono alla politica, agli addetti alla sanità, a istanze campanilistiche. Ma qualche "intervento chirurgico" andrà p u r fatto, altrimenti il petrolio dovrà continuare ad alimentare la sanità luca-

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Kessler al vertice Olaf Complimenti da Folino E' cittadino onorario diBalvano

IL PRESIDENTE del consiglio regionale della USB EnHBSBSI Vincenzo Folino, sottolinea "la grandeprofessionalità e competenza" dell'ex magistrato e parlamentare, oggi a capo del consiglio dellaprovincia autonoma di Trento, Giovanni Kessler, alla direzione generale deH'Olaf, l'ufficio europeo antifrode. «E' motivo di orgoglio per l'Italia, che vede u n a persona di grande professionalità e competenza alla guida di una importante istituzione europea impegnata nella tutela degli interessi finanziari ed economici dell'Unione e nella lotta contro le frodi». Folino ricorda "il legame forte e significativo fra la tsfeWHFtfeJEI e Kessler", che recentemente, in occasione del trentesimo anniversario del terremoto del il 23 novembre 1980, h a ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Salvano per l'aiutoportato alla popolazione nei giorni dell'emergenza, ed esprime al neo direttore deH'Olaf, "anche a nome del Consiglio regionale della EfESÌ£&£l i migliori a u g u r i buon lavoro, certo che saprà svolgere con professionalità ed equilibrio il delicato compito che gli è stato assegnato".

«Anche ragni nei pasti a scuola»

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Accelerazione sul Piano di sviluppo rurale 2007-2013. Scongiurato il disimpegno di 30 milioni

Agricoltura, salvi i fondi del Psr // comitato di sorveglianza ha presentato i risultati conseguitifino a ora IL pericolo era perdere trenta milioni di euro da destinare all'agricoltura lucana. Ma alla fine il rischio è stato scongiurato grazie all'accelerazione sull'attuazione del Piano di sviluppo rurale, in u n momento di grande necessità. «Abbiamo dato u n a risposta concreta al mondo agricolo - h a commentato l'autorità di gestione del piano di sviluppo rurale della Ì»fefcHUNkt£l Maria Carmela Santoro, ieri mattina, nel corso della riunione del Comitato di Sorveglianza, convocato per effettuare u n a ricognizione sullo stato di attuazione del Psrls^MIH WM 2007-2013 - «In questo modo abbiamo salvaguardato e valorizzato l'immagine della i.M^HFtfetiBl che da sempre h a contribuito in maniera significativa allo sviluppo dell'agricoltura italiana». «Siamo al cospetto di u n dato significativo - h a continuato Santoro - che dà sollievo a chi tiene a cuore le sorti dell'agricoli ora lucana». Il disimpegno dei fondi comunitari per l'agricoltura avrebbe rappresentato, per la storia della nostra regione, «una grave sconfitta». Ne è convinto ancheil governatore lucano, ESHì! EED

*

Bache h a detto: «Il lavoro rigoroso di questi mesi ha prodotto ottime performance amministrative e pertanto è doveroso u n riconoscimento all'attività svolta dall'assessore Mazzocco e dal direttore Santoro». Per il presidente «la partita sui fondi comunitari - h a aggiunto S S |j|jUj333 - non è facile. La c r i s i h a a e terminato u n serio rallentamento sia dei programmi nazionali, che di quelli regionali e le sanzioni sono diventate sempre più rigide. Per questo motivo - h a osservato De Filippo - le politiche regionali devono recepire l'impulso di quelle comunitarie rispetto ai temi della u n a nuova governance. Il rapporto transitorio tra Arbea edAgea - ha a g g i u n t o B S i S ESSI " deve servire a consolidare il nuovo ruolo dell'Arbea che dovrà nuovamente conseguire il riconoscimento di ente pagatore. Il Piano di Sviluppo rurale per i prossimi anni dovrà produrre risultati in termini di efficacia e il rapporto complesso tra territorio e popolazione che si registra nella nostra regione, ci dà la misura dell'impegno che dobbiamo profondere verso questi argomenti. In Consi-

glio regionale ci apprestiamo a discutere u n a delle più critiche leggi finanziarie della storia della Basilioatah a detto infine S S J3IE333 Proveremo a non trascurare l'agricoltura, nonostante il Governo nazionale h a drasticamente azzerato molti finanziamenti ad essa destinati». La nuova strategia del dipartimento Agricoltura - h a sottolineato l'assessore al ramo, Vilma Mazzocco - è improntata «al rigore, alla sobrietà ed alla valutazione». «Venendo dal settore privato ho potuto apprezzare, in questi primi mesi di assessorato, le capacità e la passione messe in campo dai funzionari regionali, direttore generale in testa». «Vogliamo valorizzare semprepiùilrapportoconle organizzazioni professionali - ha aggiunto Mazzocco - rendendole protagoniste attive dei processi di pianificazione. Al tavolo verde le organizzazioni agricole hanno dimostrato di saper ben rappresentare gli interessi del comparto agricolo. In sei mesi - ha detto ancora Mazzocco - abbiamo attivato le reti di sviluppo, garantendo al sistema agricolo interventi non più a pioggia, m a finalizzati al sostegno ed al-

la valorizzazione delle filiere produttive. Abbiamo messo in rete le eccellenze. Quasi mille soggetti imprenditoriali sono stati collocati in 16 Pif. Abbiamo avviato il consolidamento dei nodi della produzione e quelli degli snodi commerciali. Siamo pronti ad affrontare le sfide di un'agricoltura multidimensionale, non trascurando i temi dell'energia e delle strutture. Stiamo lavorando - h a aggiunto l'assessore Mazzocco - sul cambio generazionale con misure per i giovani. C'è qualità nell'accostamento delle azioni ai capitoli di spesa e ciò è il sintomo che non solo abbiamo evitato il disimpegno, ma abbiamo anche messo in campo qualità degli interventi . Ma tutto ciò non basta - h a detto in conclusione Mazzocco. Nei prossimi mesi dovremo mantenere questo ritmoper recuperare i ritardi e dare risposte concrete agli agricoltori che ancora attendono diverse provvidenze arretrate. Le politiche agricole devono essere in continuo movimento, e dovremo imparare sempre più a tener conto del feedback che ci giunge dagli imprenditori per il tramite delle Organizzazioni professionali».

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Agricoltura, salvi i fondi del Psr

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Questi gli obiettivi raggiunti NEL corso della riunione del comitato di sorveglianza sono stati indicati i risultati ottenuti fino a questo momento. E' stato definito l'infero impiantoproced orale del Programma, l'impianto normativo regionale di riferimento per lo svolgimento delle attività di controllo e saxizioni, relativamente alle misure di investimento ed a quelle connesse alla superficie; è stato rivisto il programma alla luce delle novità introdotte dal processo di riforma dell'Health Check, con il rifinanziamento del Programma con risorse aggiuntive. Per i Leader sono stati selezionati otto Gal. Al fine di accelerare l'attuazione dell'Asse 4, attraverso proprie risorse finanziarie, la Regione BSMBsSS! assicurerà agli 8 Gal u n a anticipazione del 50 per cento sulle operazioni attuate in modalità. In questo modo, nelle more dell'entrata a regime del meccanismo di spesa delle operazioni attuate in modalità "Bando" e "Regia in convenzione", le attività gestite direttamente dai Gal possono assicurare una spesa in gradodiannullarepartedelritardo accumulato nella fase di selezione dei Gal. Per la procedura attuativa dei Pif è stata scelta una procedura negoziale complessa, attuataper laprìma volta inigfe^UMìfflgl PeriProgettilntegratidiFilieraèfncorso

laproceduradi istruttoria per l'approvazione dei 5 Pif regionali e dei 11 Pif territoriali. Rispetto alle prospettive dei Progetti Integrali di Filiera, chiusa la fase di istruttoria dei Pif, si procederàalla loro approvazione e, successivamente, entro i primi mesi del 2011, si a,vràl'awioeffettivo. Per favorire la competitività e la crescita economica delle aree marginali e/o interne è stata prevista l'attivazione della banda larga nelle aree rurali: ciò comporterà il superamento delle condizioni di divario tra imprese e cittadini, u n accessoefficiente alle tecnoclogie dell'informazione. E' stato inoltre messo in campo il Fondo di garanzia per facilitare l'accesso al credito attraverso la prestazione di garanzie nell'ambito del Psr. L'Accordo prevede che la RegioneflI!BH§!B3per la concessione delle garanzie possa avvalersi del Fondo di Garanzia Ismea operante a livello nazionale, destinando a tale scopo le risorse finanziarie, individuate nell'ambito del Psr. IlFondo potrà essere utilizzato da tutti coloro che realizzano investimenti ammessi a contributo nell'ambito del Psr per ottenere u n a concessione di garanzia, cogaranzia e controgaranzia per ottenere finanziamenti bancari.

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Apicoltura, salvi i tondi del Psr

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Questi gli obiettivi raggiunti NEL corso della riunione del comitato di sorveglianza sono stati indicati i risultati ottenuti fino a questo momento. E' stato definito l'infero impiantoproced orale del Programma, l'impianto normativo regionale di riferimento per lo svolgimento delle attività di controllo e saxizioni, relativamente alle misure di investimento ed a quelle connesse alla superficie; è stato rivisto il programma alla luce delle novità introdotte dal processo di riforma dell'Health Check, con il rifinanziamento del Programma con risorse aggiuntive. Per i Leader sono stati selezionati otto Gal. Al fine di accelerare l'attuazione dell'Asse 4, attraverso proprie risorse finanziarie, la Regione BSMBsSS! assicurerà agli 8 Gal u n a anticipazione del 50 per cento sulle operazioni attuate in modalità. In questo modo, nelle more dell'entrata a regime del meccanismo di spesa delle operazioni attuate in modalità "Bando" e "Regia in convenzione", le attività gestite direttamente dai Gal possono assicurare una spesa in gradodiannullarepartedelritardo accumulato nella fase di selezione dei Gal. Per la procedura attuativa dei Pif è stata scelta una procedura negoziale complessa, attuataper laprìma volta intiMAIlHUBi PeriProgettilntegratidiFilieraèfncorso

laproceduradi istruttoria per l'approvazione dei 5 Pif regionali e dei 11 Pif territoriali. Rispetto alle prospettive dei Progetti Integrali di Filiera, chiusa la fase di istruttoria dei Pif, si procederàalla loro approvazione e, successivamente, entro i primi mesi del 2011, si avràl'awioeffettivo. Per favorire la competitività e la crescita economica delle aree marginali e/o interne è stata prevista l'attivazione della banda larga nelle aree rurali: ciò comporterà il superamento delle condizioni di divario tra imprese e cittadini, u n accessoefficiente alle tecnoclogie dell'informazione. E' stato inoltre messo in campo il Fondo di garanzia per facilitare l'accesso al credito attraverso la prestazione di garanzie nell'ambito del Psr. L'Accordo prevede che la Regi on eiiìM WMUper la concessione delle garanzie possa avvalersi del Fondo di Garanzia Ismea operante a livello nazionale, destinando a tale scopo le risorse finanziarie, individuate nell'ambito del Psr. IlFondo potrà essere utilizzato da tutti coloro che realizzano investimenti ammessi a contributo nell'ambito del Psr per ottenere u n a concessione di garanzia, cogaranzia e controgaranzia per ottenere finanziamenti bancari.

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IA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO IA GAZZET1A DI BASILICAIA

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POTiNZA

L'APPREZZAMENTO DI FOLINO

Aiutò la Basilicata nel sisma '80, ora Kessler è ai vertici dell'Olaf • Ha lavorato per la i&WINikWil nei giorni terribili del terremoto del novembre '80. Oggi è stato nominato alla direzione generale dell'Olaf, l'ufficio europeo antifrode. Si tratta di Giovanni Kessler ex magistrato e parlamentare, ora a capo del Consiglio della provincia autonoma di Trento. La sua nomina al vertice Olaf è stata molto apprezzata in particolar modo del presidente del consiglio regionale Vincenzo Forino. «La nomina di Giovanni Kessler alla direzione generale dell'Olaf, - ha detto Folino - è motivo di orgoglio per l'Italia, che vede una persona di grande professionalità e competenza alla guida di una importante istituzione europea impegnata nella tutela degli interessi finanziari ed economici dell'Unione e nella lotta contro le frodi». il presidente Folino inoltre ha ricordato «il legame forte e significativo fra laltfefcmMSffile Kessler», che recentemente, in occasione del trentesimo anniversario del terremoto del 23 novembre 1980, ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Balvano per l'aiuto portato alla popolazione nei giorni dell'emergenza, ed esprime al neo direttore dell'Olaf, «anche a nome del Consiglio regionale della ^fe^NMaUlSl i migliori auguri buon lavoro, certo che saprà svolgere con professionalità ed equilibrio il delicato compito che gli è stato assegnato».

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San Carlo, aumentano i ricoveri

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Intesa che coniuga la filiera con i sistemi turistici integrati

Il "Patto di Vino" suggella il successo del Wine Festival "LO sviluppo non si fa da soli, ma attraverso una collaborazione fra tutti gli attori ohe partecipano alpereorso. Lo sviluppo è una contaminazione di mondi". Con queste parole l'assessore regionale all'Agricoltura, Vilma Mazzocco, ha chiuso il Matera Wine Festival, la kermesse interamente dedicata alle produzioni enologiche lucane. Nel corso di u n incontro, svoltosi nella Chiesa del Purgatorio, con i consorzi dei produttori e con i consorzi degli agriturismo si è fatto il punto sulla situazione della valorizzazione dei prodotti tipici. In particolare, durante il convegno, i rappresentanti di Turismo Verde, di AgrituristediTerranostrahanno espresso la necessità di puntare sulla formazione degli operatori, di valorizzare il marketing territoriale e di cogliere le diverse opportunità messe in campo dalla Regione Basilicata, a partire dai Pif, i progetti integrati di filiera. Al termine dell'incontro i rappresentanti dei produttori ed i rappresentanti degli agriturismi hanno sottoscritto il "Patto divino" alla presenza del gastronauta, Davide Paolini.

"Si tratta - ha spiegato Mazzocco - di una vera e propria stretta di mano per rendere più virtuosa la valorizzazione dei prodotti tipici, a partire dal vino. Un vero e proprio gesto di fiducia fra tutti gli operatori indispensabile per rendere più competitive le nostre produzioni ed i nostri agriturismi. C'è unacultura che sta crescendo in questo settore e che va accompagnata tentando di costruire quello che realmente serve al territorio, agli operatori. Il nostro impegno - ha concluso l'assessore Mazzocco - è di chiudere tutto il pregresso rimasto in sospeso al Dipartimento Agricoltura entro il 30 gennaio ola metà difebbraio. Dopodiché allargheremo il Patto DiVino ai ristoranti lucami in Italia e nel mondo perchè si rafforzi il loro ruolo nel percorso di valorizzazione dei prodotti tipici lucani". Per favorire lapr omozione e la valorizzazione del prodotto vino, l'Assessorato all'Agricoltura della Regione >BfefjmFtklWsl i n ten d e coniugare la filiera del vino, il sistema territoriale del vino e i sistemi turistici integrati per competere in un'ottica di marketing territoriale.

La recente acquisizione del marchio di qualità di Denominazione di Origine Controllata e Garantita da parte dell'Aglianico del Vulture, il lavoro portato avanti dai Consorzi Aglianico del Vulture Doc, Terre dell'Alta Val d'Agri Doc, Matera Doc, Grottino di Roccanova Doc, e l'apprezzabile vinoBasilicatalgt, presente da tempo sul mercato, costituiscono le risorse primarie da cui partire perdefinireunanuovaalleanzaperla crescita e lo sviluppo delleproduzioni enologiche e del territorio. Il "Patto divino" nasce come strumento simbolico e vuole costituire una leva per l'accrescimento dell'economia locale. «Per favorire la commercializzazione vitivinicola, l'offerta del vino lucano nei menù, nelle cantine e sulla tavole degli agriturismi della Regione tsfeTJiltFtfeliBl e per generare nuovi orizzonti di sviluppo imprenditoriale e culturale, potenziando il patrimonio enologico e territoriale della regione». L'intesa è stata stipulata alla presenza dell'assessore all'Agricoltura, Vilma Mazzocco, e del testimonial, Davide Paolini.

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L'assessore Mazzocco sottoscrive il Patto di Vino

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Secondo la Manpower ci sarà una ripresa dell'occupazione

Lavoro: il 2011 andrà meglio BUONE n o t ì à e p e r l'occupazione mHUSHSIKIl Secondo le previsioni di Manpower sembra attenderci u n 2011 in leggera ripresa. Le intenzioni di assunzione espresse dai datori di lavoro del territorio - ai quali è stato chiesto di esprimere le prospettive del proprio organico aziendale per i primi tre mesi del 2011 - indicano infatti u n inizio di anno in cauto miglioramento per il mercato del lavoro lucano. A seguito degli aggiustamenti legati a fattori stagionali, il dato previsionale netto sull'occupazione registrato dalla ricerca si attesta a -5%: pur mantenendo segno negativo, il dato segna u n rafforzamento di 4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 3 punti rispetto allo stesso periodo del 2010. L'indagine realizzata da Manpower si basa sulle risposte di u n panel statisticamente significativo composto da datori di lavoro di

aziende della regione, e rappresenta a livello mondiale la più estesa inchiesta previsionale sul mercato del lavoGli imprenditori della! HHIBSMH prospettano quindi uno scenario che, seppur ancora negativo per il decimo trimestre consecutivo, fa comunque registrare u n a moderata risalita per l'occupazione in regione. Ciò significa che, nei prossimi tre mesi, le persone in cerca di occupazione potrebbero avere maggiori possibilità di trovarla sia rispetto ai tre mesi passati che al medesimo trimestre dell'anno precedente. Il cauto e misurato ottimismo espresso dai datori di lavoro dellalUilBHSIBi! sembra essere confermato e in alcuni casi rafforzato da quanto emerge nei singoli settori industriali. In otto dei dieci comparti presi in esame dall'indagine si registra infatti u n miglioramento delle prospettive di assunzione rispetto ai mesi tra-

scorsi; inoltre, in cinque dei dieci comparti la previsione occupazionale ha segno positivo. Le intenzioni di assunzione più ottimiste sono espresse dagli imprenditori del settore Pubblico e Sociale in cui il dato previsionale si attesta a +9%, registrando u n aumento di 6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 9 punti rispetto ai primi tre mesi del 2010. Seppur meno ottimisti, anche i datori di lavoro del comparto Ristoranti e Alberghi prospettano uno scenario occupazionale con segno positivo: u n dato previsionale pari a +2% che cresce di 4 e 8 punti percentuali rispettivamente sul trimestre e sull'anno precedenti. Le prospettive occupazionali più deboli sono espresse invece dal comparto dell'Edilizia con u n dato previsionale negativo (-16%) che perde 8 punti percentuali sia rispetto ai tre mesi passati che allo stesso periodo del 2010.

Unibas contro la Gelmini

Governo «irresponsabile»

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REGIONE BASILICATA

Delegazione lucana a Roma per il voto Senato. Manifestazioni anche a Potenza e Matera

Unibas contro la Gelmini

Candela: «Sì alla protesta, non alla violenza». E l'ateneo resta apenofino alle 22 POTENZA - Il vento della protesta soffia forte anche nell'Ateneo lucano. In vista del voto di domani, quando il Senato si esprimerà sulla riforma universitaria marchiata Gelmini, anche gli studenti lucani si preparano a far sentire la propria voce. E nel giorno in cui il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, invita a non ignorare il malessere di cui sono spia i cortei e le manifestazioni degli ultimi giorni, all'Unitaas si ragiona sulle iniziative da mettere in campo. Una delegazione lucana sarà presente a Roma alla grande manifestazione in programma per domani, proprio in concomitanza con il voto al Senato. Ma cortei verranno organizzati anche nelle città di Potenza e Matera, da alcune associazioni studentesche. Tra queste anche Sui Generis. «Ci muoveremo in coordinamento con le altre sigle studentesche - ha spiegato il presidente dell'associazione Antonio Candela - per promuovere iniziative in

n^mwmm Puglia e Molise e per affrontare nel dettaglio i

temi della riforma e ogni tipo di protesta. Vogliamo mantenere alta l'attenzione anche sul territorio e chiediamo ai politici locali di sostenerci in questa battaglia indispensabile per il futuro degli atenei lucani». Ma Sui generis non pensa solo alla protesta. «Siamo impegnati in u n a fase costruttiva», aggiunge. Da tempo l'associazione sta pensando a u n a piattaforma che indichi u n percorso di riforma possibile e perseguibile. Una serie di proposte da condividere con le associazioni universitarie di altri atenei e da portare in Parlamento con l'intermediazione dei nostri deputati. E ' fissata per il prossimo 10 gennaio u n a seduta congiunta dei Senati accademici degli atenei di Puglia, EH199 numi e Molise, che per discutere della riforma universitaria. «Questa riforma così com'è stata disegnata dal ministro Gelmini - dice Candela - non ci piace. Si tratta di u n impianto che non condividiamo, né negli obiettivi e né nei metodi individuati per realizzarli». Nellostesso tempo, però, il presidente dell'associazione prende anche le distanze dall'escalation

di violenza a cui si è assistito negli ultimi giorni. «Siamo arrabbiati anche noi ma non tolleriamo in nessun modo che giuste ragioni vengano portati avanti con mezzi sbagliati. Diciamo non alla violenza, senza se e senza ma. E non condividiamo nemmeno quello che alcuni nostri colleghi h a n n o fatto nell'ultima puntata della trasmissione "AnnoZero"». Candela torna invece a insistere sulla necessità della collaborazione degli studenti per la partecipazione attiva alla individuazione di soluzioni alternative. E lo sforzo che sta cercando di compiere l'Ateneo lucano che fa ancora fatica a garantire spazi di coinvolgimento adeguati, almeno se comparato ad altre realtà universitarie. Da poco u n gruppo di studenti h a chiesto e ottenuto che l'Ateneo rimanga aperto fino alle dieci di sera. A partire dal prossimo gennaio anche la mensa potrebbe rimanere aperta per cena. «Si tratta di garantire servizi adeguati che consentano a noi studenti di vivere l'ateneo oltre all'orario classico. «Spazi aggiuntivi in cui vorremmo concentrare nuove attività serali». Mariateresa Labanca

A gennaio riunione dei Senati accademici

Il ministro Maria Stella Gelmini

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QUANDO LENTE PUBBLICO VIAGGIA

BASILICATA PEGUESTERt Nel 2009 la Regione U S U O ! ha speso 72.498 euro per organizzare 18 viaggi all'estero. Guai a parlare di viaggi-premio

Nelmondo 18 «missioni» aspesedeUa comunità per«impegniistituzionali» • In Russia per partecipare a organizza i viaggi all'estero. Lo un seminario sugli studi po- scopo principale è quello di litici. Costo: 2.375 euro. In Ca- incontrare le circa 170 assonada per vedere le foto di Ron ciazioni dei lucani presenti in Galella. Costo: 3.008 euro. In tutto il mondo e seguire le loro Francia ogni anno si va a un attività. Nell'altra pagina pubnon meglio precisato «congres- blichiamo il quadro riassunso poteri locali e regionali»; nel tivo delle missioni organizzate 2007 si è speso 1.548 euro, nel negli ultimi tre anni. Il viaggio 2008 362 e nel 2009 867. Sono più costoso risale al 2008 quansoltanto alcuni dei viaggi isti- do in Australia ci fu l'incontro tuzionali all'esterno organiz- con le comunità lucane per la zati dalla Regione IgfcfaHHifeUd settimana della cultura lucana che lo scorso anno ha speso in nel Paese dei canguri: 4 per«missioni» oltre ai confini na- sone (presidente della commiszionali quasi 72.500 euro per un sione e tre consiglieri regiototale di diciotto viaggi: 13 pro- nali) costarono 18.936 euro. mossi dalla commissione re- Un'altra settimana trascorsa gionale dei lucani all'estero tra Paraguay, Argentina e Co(che ha sborsato 62.429 euro) e 5 lombia, questa volta nel 2009, su mandato dei propri uffici costò 15.135 euro. Cinque per(10.068 euro). Nel 2009, com- sone (presidente della commisplessivamente, sono stati spesi sione, presidente del Consiglio circa 30mila euro in più ri- regionale, portavoce e consispetto al 2008 e 55mila euro se glieri regionali) parteciparono confrontiamo il dato al 2007. alla settimana lucana in AmeÈ forse una delle poche voci rica latina. in assoluto che cresce in un A questi viaggi, come' i letcontesto in cui si «sforbicia» di tori avranno notato, partecitutto. Trend che subirà ine- pano il presidente o un comvitabilmente uno stop: dal ponente della Commissione, e, 2011, infatti, sulla scia delle quando gli impegni lo condisposizioni della legge n. sentono, il presidente del Con122/2010, le amministrazioni siglio regionale o un consipubbliche non potranno effet- gliere regionale delegato dal tuare spese per missioni, an- presidente e scelto di volta in che all'estero, per un ammon- volta con un criterio di rotare superiore al 50 per cento tazione, a partire dei compodella spesa sostenuta nell'anno nenti dell'ufficio di presidenprecedente. Significa che la Re- za. gione non potrà spendere più A volte le delegazioni comdi 36.000 euro, centellinando prendono anche gli assessori partecipazioni a convegni, con- regionali che ricevono i rimgressi e fiere. Non solo all'este- borsi spese direttamente dalla ro, ma anche in Italia. In par- giunta (un quantum non conticolare, il neo presidente della siderato nei dati che pubblicommissione dei lucani chiamo). Dirigenti e funzionaall'estero, Antonio Di Sanza, ri partecipano solo per spedovrà districarsi tra le fitte cifiche ragioni riguardanti l'atmaglie di questa direttiva cer- tività del proprio ufficio. cando comunque di non far In base alle leggi nazionali, il mancare il proprio supporto presidente della Giunta e del alle associazioni dei lucani Consiglio regionale, gli assessparse nel mondo. È proprio la sori ed i consiglieri avrebbero commissione, infatti, il sogget- diritto a viaggiare in business to istituzionale che in generale class, ma in genere come tutti Ritaglio

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Copie in nostro possesso di cattiva qualità In Basilicata

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gli altri (presidente e componenti della Commissione lucani all'estero, eventuali dirigenti o funzionari) viaggiano in economy Secondo quanto prevede la legge regionale n. 38/2002, i consiglieri regionali hanno diritto a soggiornare in alberghi di prima categoria e ricevono il rimborso delle spese per il vitto. I componenti della Commissione lucani all'estero hanno diritto allo stesso trattamento di missione dei dirigenti regionali. In un'epoca di tagli, rinunce, vacche sempre più magre, di fronte a queste missioni (che costano alla comunità) il cittadino s'interroga: chi garantisce che i viaggi abbiano realmente finalità istituzionali? E se fossero semplicemente «premi», vacanze pagate da Pantalone? Ai consiglieri, molto spesso, bisogna credere sulla parola. A volte, però, tocca ai magistrati ficcare il naso nelle spese a pie di lista.

WftSGf ALL'ESTERO In basso le spese per i viaggi istituzionali della Regione non organizzati dalla Crle

Nfel mondo 18 «missioni» a spese della comunità per «impegni istituzionali»

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SPESE PER ALTRI VIAGGI ISTITUZIONALI 2007 Berlino

Francia

3 persone (presidente Consiglio regionale. funzionari) 1 perscna (consigliere regionale)

Assemblea annuale Conferenza delle Assemblee legislative regionali europee Congresso poteri locai; e regionali

1 persona (consigliere regionale)

Congresso poteri locali e regionali

3.022 1.548 J.570

Totale

2008 Francia

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363 " ~ " ~ 363

-.-...,,-•.......—™_»_^>_™

Totale

2009L Russia .., Francia : :

Svizzera Canada

-• • Emirali Arabi Uniti

1 persona (presidente Consiglio regionale) 1 persona (consigliere regionale) 1 persona (consigliere regionale) 1 persona (consigliere regionale) 1 persona (consigliere regionale)

Seminario scuola di studi politici

2.376 Congresso poteri locali e regionali

867 Settima edizione salone internazionale svizzero Mostra fotografica Ron Galella

1.821 3.0D8

Manifestazione del Dipartimento Agricoltura

1.996

Totale

INIZIATIVE DEL CONSIGLIO REGIONALE PERI LUCANI ALL'ESTERO s 2007 \ Contributo per le spese di ogni Associazione Contributo per il viaggio i n l M i i S u l d i anziani emigrati, con priorità per indigenti e persone che non sono mai tornate in ISMSRS (da sommare ad altri fondi regionali e di sponsor privati) Programmazione ed attuazione di eventi in compartecipazione con le Federazioni e le Associazioni Contributo per le iniziative promosse da 5--- Federazioni e Associazioni ;L. Contributi per nuclei familiari di emigranti &"; rientrati in ilJtSKS? : j Contributi per scambi cultural con iv, giovani discendenti di emigrati lucani per !3j valorizzare la lingua italiana f":'- Contributi per le spese, anticipate dai 'Jr Comuni, per il rientro delle salme di ;*••• emigrati deceduti all'estero ; v • Iniziative di promozione delio Sportello v . UMESìiEI da istituire prioritariamente in ,.-_ America latina '."-."_ Sostegno i figli degli emigranti per partecipazione a master e corsi di alta ,£[ formazione promossi dalla Regione (i '•:%• biglietti di viaggio vengono rimborsati ;.f. CMaltrerisorseregionajre^ocmunjtarie) •% Totale programma Ritaglio

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>2008 v *""

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90.000

100.000

85.000

15.000

7.000

50.000

70.000

80.000

30.000

30.000

60.000

20.000

10.000

20.000

8.000

15.000

20.000

30.000

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REGIONE BASILICATA

SU ULTIMI TRI ANNI

Nella tabella a destra pubblichiamo le spese peri viaggi organizzali dalla commissione regionale dei lucani all'estero (Crle) negli urtimi tre anni. In basso nell'altra pagina il quadro riassuntivo dei soldi stanziati per l'attività della Crle

SETTIMANE PERI LUCANI La missione di sette giorni in Australia della Crle costò 18.396: era la settimana della cultura lucana il Comune di Potenza organizzò nell'88 un viaggio in Indonesia per studiare il trasporto dei Paesi del Terzo mondo

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SPESE PER VIAGGI CONNESSI ALL'ATTIVITÀ DELLA COMMISSIONE REGIONALE LUCANI ALL'ESTERO

2007 Berna

1 persona (consigliere regionale)

Assemblea Associazione lucani Berna

Londra

1 persona (consigliere regionale)

Brasile, Canada

1 persona (presidente

Congresso Associazioni lucani a Londra Congressi Federazioni lucani Brasile e Canada

Commissione! 1 persona (presidente Commissione) 1 persona (presidente Commissione)

Argentina, Uruguay Argentina, Perù ,. .

Incontro con comunità lucane Buenos Aires e Montevideo Incontro con comunità lucane Buenos Aires e Lima

Totale

1.090 2.273 2.798 2.732 3.861 12.754

2008 Canada Australia

3 persone (presidente Consiglio

Incontro con le comunità lucane

regionale, consiglieri regionali) 4 persone (presidente Commissione, consiglieri regionali)

Incontro con le comunità lucane per la settimana della cultura lucana in Australia e

Svizzera

1 persona (presidente Commissione)

Germania

1 persona (presidente Commissione) 2 persone (presidente Commissione, funzionario) 1 persona (presidente Commissione) 1 persona (presidente Commissione) 1 persona (presidente Commissione)

Germania Canada Argentina, Brasile Australia

10.374

inaugurazione monumento all'emigrazione a Sydney Presentazione libro

485 Manifestazione IstHllfWH senza confini

1.569 Incontrocon le comunità lucane

1.638,84 Incontri con le comunità lucane

4.005 Inaugurazione monumento all'emigrazione a Melbourne

Svizzera

1 persona (consigliere regionale)

Congresso federazione lucani in

Svizzera

1 persona (consigliere regionale)

Svizzera Incontro associazione lucani a Berna

Argentina Totale

1 persona (consigliere regionale)

Incontro con le comunità lucane

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1.013

Incontro con associazione lucani

finanziato dai Comuni della Val d'Agri

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18.396

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3.010 1.387 2.337 1.329 45.545,13

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REGIONE BASILICATA

2009 Stati Uniti

3 persone (presidente Consiglio regionale, consigliere regionale, funzionario)

Incontri per programma iniziative con Ron Galella

Paraguay, Argentina, Colombia

5 persone (presidente Commissione, presidente Consiglio regionale, portavoce, consiglieri regionali)

Settimana lucana in America latina

Inghilterra

2 persone {presidente Commissione, consigliere regionale)

Assemblea associazione S3H3S? Nottingham

Argentina, Uruguay

1 persona (presidente Commissione) 1 persona (consigliere regionale)

Incontri con le comunità lucane Riunione direttivo associazione

1 persona (presidente Commissione)

Incontri per la sede dell'Asso, de lucani e per accordo Regione

Inghilterra Colombia, Argentina

CL

o"

15.135

1.279 3.568 1.512

BISSISI?- Colombia; incontro in Argentina per interventi di solidarietà in favore di emigranti indigenti

2.999

7.909

Uruguay, Perù

2 persone (presidente Commissione, funzionario)

Incontri con le comunità lucane per la sede dell'Associazione di Lima e per il progetto dello screening per il tumore al seno ir Uruguay

Canada

1 persona (presidente Commissione)

Incontri con le comunità lucane per l'attivazione dello Sportello

Colombia

5 persone (presidente Commissione, consigliere regionale, componenti Crpo, funzionario)

Inghilterra

1 persona (consigliere regionale)

Stati Uniti Svizzera

1 persona (consigliere regionale) 1 persona (consigliere regionale)

Germania

1 persona (consigliere regionale)

S

Iss.

7.099

[Éf^lIRsìF Prima conferenza donne lucane nel mondo

12.178 Incontro associazione lucani Londra Incontri associazioni lucani

1.267 4.091

Incontro associazione lucani Zurigo Incontro associazione lucani Berlino

1.418

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La Cgil di IreRmlSnEl attacca sulla riforma e si schiera al fianco degli studenti italiani

Governo «irresponsabile» «Un disegno politico che mira a smantellare il sistema universitario» LA Cgil |sfe!dlìi££^ giudica «grave e irresponsabile» il comportamento del Governo «che con i suoi rappresentanti sta creando u n clima di tensione intorno alla manifestazione che studenti responsabili e consapevoli stanno mettendo in campo per protestare contro u n disegno politico preciso che mira a smantellare il sistema universitario e dell'istruzione libera, democratica e pubblica». «Di fronte ad u n a prospettiva di completa assenza di futuro per le nuove generazioni - scrive in u n a nota il segretario della Cgil lucana, Antonio Pepe - questo movimento esprime il disagio di tante ragazze e

ragazzi che non meritano questi trattamenti da u n Governo cieco e irresponsabile. Bisogna impedire operazioni di gravi speculazioni da parte di chi ha il solo obiettivo di criminalizzare il diritto a manifestare il proprio dissenso». Pepe continua: «Riteniamo indispensabile ripensare una riforma dell'Università che è troppo lacunosa e non affronta il tema principale: garantire u n diritto contenuto nella carta costituzionale attraverso l'utilizzo di u n sistema pubblico». La CgillUIEBHHS annuncia quindi che sarà al fianco degli studenti, così come faranno lavoratrici, lavoratori, pensionati, precari, migran-

ti, nell 'ottica di u n grande patto di civiltà. «La cultura, l'istruzione, la formazione non possono - si legge ancora nella nota diffusa dall'ufficio stampa del sindacato lucano - e non devono diventare patrimonio di pochi». «Ce' bisogno - conclude Pepe - di allargare la base dei diritti, in special modo in u n momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui precarietà ed individualismo rappresentano la vera faccia delle politiche di questo Governo che può e deve essere combattuto e sconfitto dall'azione di u n movimento pacifico e democratico».

<*£ Antonio Pepe

Unibas contro la Gelmini

il 2011 andrà migli» >.^;«

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L'indagine giudiziaria sul viaggio a Giakarta

INDONESIA Nella foto in alto una veduta di Giakarta

• Quando si parla dì viaggi all'estero organizzati da un ente pubblico, a Potenza si tocca un tema che negli anni Ottanta ha fatto molto discutere. E che attirò l'interesse della Corte dei Conti. Nel mirino della magistratura contabile finì la missione dell'amministrazione comunale, guidata dall'allora sindaco Gaetano Fierro, a Giakarta, in Indonesia. Qui era stata organizzata la «IV Conferenza sui trasporti urbani nei Paesi in via di sviluppo». Era il 1988. Va bene che la I8E13I»B3E1 e Potenza fanno parte del Sud arretrato, ma cosa c'entravamo con i «Paesi in via di sviluppo»? Un convegno che alla spedizione lucana, rigorosamente bipartisan, costò qualcosa come 36 milioni delle vecchie lire. Otto giorni di vacanza, più due di viaggio. Pagò il Comune. Con tanto di «visto» della Sezione provinciale di controllo, che prese atto dell'unanime volontà del Consiglio comunale, come era accaduto

per altre occasioni di studio, a Denver (Colorado) e a Helsinki. Ma un funzionario comunale, o qualcuno che si era fatto raccontare in gran segreto i particolari della missione indonesiana, decise di denunciare il tutto. La Procura giudicò il fatto «penalmente irrilevante», ma la Corte dei Conti andò fino in fondo. Negli uffici del Comune non si trovò neanche una copia del programma dei lavori di Giakarta, né alcun consigliere intervenuto alla conferenza svolse una relazione. «Un viaggio esotico, piacevole per i partecipanti, ma del tutto inutile per la citta' di Potenza. I viaggi di studio a carico della finanza pubblica devono rispondere a effettiva utilità e a precisi interessi dell'ente finanziatore»: fu questa I accusa dell'allora viceprocuratore della Corte dei Conti, Enrico Marotta. Il quale, anche in considerazione del tema della conferenza, non resistette alla tentazione dell'ironia scrivendo: «Può la nobile città di Potenza essere inserita tra le zone del Terzo Mondo o tra i Paesi in via di sviluppo?. Certo che no. E allora si risarcisca l'Erario: 36 milioni, più la rivalutazione monetaria e gli interessi legali. Circa 50 milioni che sborsarono il primo cittadino Gaetano Fierro e i tre assessóri che firmarono la delibera. Per il «taninismo» fu uno smacco che, però, non ebbe particolari conseguenze nella sua carriera politica. Ma quel viaggio-premio con annessa «penale» - andrebbe ricordato sempre per «pesare» l'effettiva utilità di una missione all'estero a spese della comunità. [ma.braj

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I PERCHE' DEI LUCANI di ANTONIO ROMANO PER una volta nessun riferimento alle chiacchiere da salotto televisivo, ai temi dell 'altapolitica. Vorrei dare voce invece alle "chiacchiere" da bar, da marciapiedi, da struscio della gente comune, non titolata. Emerge una situazione di sofferenza della gente dìlifefjMFtisl REI che è evidente e palpabile, pur se sorprendente. E non si può non convenire: lo stato di salute dei lucani purtroppo non è per nulla soddisfacente, questa terra è ormai da decenni un'eternapromessa. Unasituazione che ha quasi dell'incredibile. Non si può non essere preoccupali ed anche incavolati, sepermettete,se si osservano e valutano con oggettività e non con l'occhio della tifoseriapolitica di parte le cose lucane e lo stato dello sviluppo economico del territorio. Alcuni dati sono significativi e non lasciano spazio a dubbi interpretativi di sorta. La popolazione: quota seicentomila, anno dopo anno, si allontana sempre più. I lucani continuano a far le valigie (non saranno più quelle di cartone con chiusura garantita dallo spago, ma il risultato non cambia). In auto, in pullman o forse in treno (poco probabile con quel che costano e per come funzionano dallo nostrepartì), ma dì sicuro con la morte nel cuore, sono tanti i giovanissimi che dopo il diploma di Scuola Superiore partono perproseguireglistudipressol'Universitàin altre regioni; così come sono tanti gli adulti che lasciano questa terra in cerca di fortuna (leggi opportunità di lavoro) altrove. Via dunquelapartemìgliore,leforzegiovanielavorative,viaicervelli della societàlucana, via interi nuclei familiari. E, quel che è peggio, a parte rare eccezioni, sono partenze senza ritorno. I comuni lucani si spopolano, una decimazione che sembra inarrestabile, una crescente povertà di residenti che solo in parte l'immigrazione dall'est europeo e dall'Africa riesce a compensare. Tante leporte chiuse neinostripaesi, che finiscono per riaprirsi in estate, una volta all'anno, quando gli emigrati ri tornano magariper una breve vacanza. In media duemilapartenze all'anno. Qualcuno a mezzabocca, citando Renzo Arbore, dice che "meno siamo meglio stiamo". Ma non è così : non è unbel vivere quando i figli sono altrove, quando la famìglia e divisa dalla lontananza. __-„^^ Perché, Presi d en telrtBjgmBjHB] non si riesce ad arrestare questa emorragia che impoverisce sempre più il territorio lucano? Le risorse ci sono, la nostra è una terra baciata dalla natura: acqua, petrolio, due mari con delle coste variegate, clima ideale, boschi,

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laghi,fiumi,montagneinnevate.C'èogniben di Dio. L'acqua:perdecenni sotto ilpotereamministrativo dell'Acquedotto Pugliese, si è atteso come una mannae si è creduto nell'Acquedotto Lucano. Il suo avvento non ha tuttaviar ecato alcunbeneficio allapopolazione: l'oroblu ci costaprobabilmenteanchepiù di prima. Il petrolio: laESHDffllHè la provincia d'Europapiùriccadipetrolio,mairigogliosipozzi di oro nero, le tante trivellazioni, se hanno cambiato in peggio l'aria che respiriamo e l'ambiente in cui viviamo non hanno posto tuttavia u n serio freno alla disoccupazione giovanile, che continua a viaggiare purtroppo a livelli elevati, intorno al 38,3%, ben oltre la media nazionale. E le scarse risorse che ne derivano sono abeneficio di pochi comuni, che le sperperano rinnovando la veste di centri storici sempre più disabitati, vere cattedrali nel deserto. Il turismo: i pendii del Pollino, del Sirino, del Volturino in autunno-inverno sono mete di turisti dalla Puglia in particolare; le spiagge sabbiose del Metapontino e la perla Maratea in estate sono invase da u n flusso sempre più consistente di vacanzieri. Perché, Presidente EU tilHMWMI neppure tanta ricchezza riesce a spegnere l'atavica sete di lavoro della nostra gente in eterna sofferenza? Innamorati della loro terra, consapevoli delle notevoli risorse che ilbuon Dio ha voluto porre in questo lembo del Bel Paese, i lucani guardano al presente e si pongono queste domande. Conangoscia. Increduli. C'è una spiegazione a questo paradosso? Tante le ipotesi che si affacciano alla mente. C'è qualcosa che non è andato per il verso giusto nella politica regionale? C'è qualcosa che non va nella nostra cultura? I lucani hanno forsemenocapacitàdeiconnazionalinordici? E ' lacreativitàche ci fa difetto? Ofor se è carente l'iniziativa, lo spirito d'impresa? Ci siamo cullati nell'assistenzialismo della politica? E se così fosse, perché la politica non haposto in essere correttivi formativi, incentivando a intraprendere piuttosto che assistere? Tante ipotesi. E il lucano ancora soffre e spera. Pabeneasperareoarassegnarsi.Presidente De Filippo? Un'ultima cosa: tv e giornali hanno informato che il governo regionale ha partorito le nominedirigenzialipressocircaduecentoenti(ilnumero, confesso, mi ha fatto sobbalzare dalla sedia). Siamo sicuri che molti dei medesimi non siano enti inutili e dannosi, Presidente?

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TRICARICO

IL SINDACO MARSILIO CONTRO L'ORIENTAMENTO DELLA REGIONE DI NON LEGIFERARE

«Sulle comunità locali brutta marcia indietro» delle comunità montane, sarebbe quello di progettare lo sviluppo del • TRICARICO. L'Amministrazione territorio a livello comprensoriale. comunale non condivide l'atteggia- Ebbene, «dopo che le comunità locali mento della Regione, che sta pen- sono state indicate come esempio sando di gettare al macero la legge virtuoso della valorizzazione delle regionale sull'istituzione delle Co- autonomie locali e della capacità delmunità locali «alla quale è peraltro le stesse di autodetermmarsi per legata la legge relativa alla risiste- contribuire a forgiare il proprio fumazione del sistema sanitario re- turo, improvvisamente se ne chiede gionale», come viene detto in u n la soppressione, invocando principi comunicato firmato dal sindaco Raf- che solo a volte vengono presi in considerazione; ossia, quello della faello Marsilio. Ricordiamo che il ruolo delle co- esemplificazione amministrativa e munità locali, che dovrebbero na- l'altro del risparmio dei fondi pubscere a seguito della soppressione blici».. Secondo Marsilio, è tempo di VINCENZO DE LILLO

finirla con le ipocrisie e dire chiaramente che il risparmio può essere più consistente se si ha il coraggio di tagliare altrove nella spesa regionale. Le comunità locali certamente non sarebbero una "complicazione" della filiera istituzionale, visto che la relativa legge approvata nel 2008 era presentata come un dispositivo modello, moderno e utile; quasi indispensabile per garantire il protagonismo dei Comuni nelle scelte riguardanti il loro futuro. «Per fortuna - dice Marsilio -, il fronte della politica regionale non è monolitico e più di uno si sta spendendo per evitare che il ritiro della legge citata si trasformi in uno schiaffo sonoro per i Comuni e i loro rappresentanti istituzionali, che dopo anni di chiacchiere si vedono accantonati insieme con la sacrosanta richiesta di autodeterminare le scelte programmatiche per lo sviluppo dei rispettivi territori».

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Gas, tante perplessità

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CONVEGNO A VILLA D'AGRI

Petrolio, royalty e Fondazione Le proposte dell'Idv VILLA D'AGRI - Una piattaforma elaborata, tecnico, scientifica, economica e di sviluppo da portare sul tavolo della rinegoziazione del protocollo d'intesa con l'Eni; u n a ridefinizione del ruolo della Fondazione Enrico Mattei; u n a "battaglia" per l'aumento delle royalties petrolifere dal 10 al 50%; un investimento delle risorse petrolifere in progetti concreti che rispondono alle vere esigenze del territorio valligiano. Queste sono solo alcune delle proposte lanciate e discusse domenica sera nell'incontro - dibattito "Parlare della Val d'Agri" organizzato dal gruppo dirigenziale di Italia dei Valori. Un incontro per gli "auguri di buone feste" ma sopratutto un'occasione, partendo da alcune criticità che distinguo l'area, lanciare idee ed elaborare programmi per nuove proposte. Una riflessione tra gli esponenti dipietristi, soffermata anche sull'ultima "polverone" innescato nell'area di estrazione di idrocarburi "la scelta della giunta regionale di impiegare le royalties del 2010 per le esigenze di bilancio regionale 2011». Moderatore, anzi pungo latore, della serata, il regista e attore lucano Ulderico Pesce. Sul ruolo della Fondazione Mattei, è il capogruppo provinciale di Idv. «Già quando ero sindaco ha esordito Prinzi - mi sono battuto sia per l'operatività che per la sede». Una battaglia, a sentire il capogruppo provinciale, che «non ha ripagato Viggiano, ne la Val d'Agri, ne la RegionellfMMMtM per u n a sede che non fa altro che «convegni, corsi di computer, di inglese, non ciò che si era preso l'impegno come l'alta formazione collegata con l'Unibas e altri centri della JiWHFtfetiBI Italia, ed Eurona». «La cosa che si può fare - h a chiarito Prinzi - è sollecitare la Regione tskWHMiUEl nell'incontro

con l'Eni, a rivedere e ridefinire il ruolo della Fondazione». Per il vice presidente della Provincia, Massimo Macchia «bisogna riflettere che la nostra non è u n a battaglia di territorio, campanilistica, ma di amministrare bene u n territorio». Una presa di posizione più dura nei confronti anche della maggioranza arriva dal capogruppo in consiglio regionale Enrico Mazzeo Cicchetti. «Noi abbiamo u n a responsabilità al tavolo che andiamo a ridiscutere con l'Eni. Dovremmo presentarci con u n a piattaforma elaborata, tecnico scientifica, economica di sviluppo». E delle criticità sull'utilizzo delle royalties sono arrivate anche dal vice presidente del consiglio regionale, Antonio Autilio. Per il quale «le criticità sono nei ritardi dell'approvazione dei programmi per il PO. Val d'Agri, nelle strategie di sviluppo che ogni comune si è dato non in linea con il territorio, il ritardo nella spesa, coincidendo nell'operatività dell'amministrazione». E il messaggio che lancia in ultimo: «La battaglia che dovremmo fare in modo trasversale e senza campanile di partito per il bene di u n territorio, è fare o appoggiare u n disegno di legge per far aumentare le royalties». Infine l'assessore regionale alla Formazione, nonché segretario del partito, Rosa Mastrosimone h a spiegato le motivazioni della scelta della Giunta regionale che «in presenza dei tagli pesantissimi h a dovuto raschiare il barile del greggio per affrontare soprattutto le emergenze sociali ed occupazionali che, senza le royalties, risulterebbero ingestibili. L'impegno è comunque rivolto all'infrastrutturazione dell'area e a proseguire le azioni e misure previste nel P.O. Val d'Agri a partire dall'occupazione giovanile».

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Qui Basilicata e Molise. Due storie di imprese che rialzano la testa senza l'appoggio delle banche

Azienda orfana di ordini? La adottiamo noi Gennaro Grimolizzi

san Responsabilità. È questa la parola d'ordine dei 315 lavoratori dell'Italtractor di Potenza, azienda presente nel capoluogo lucano dal 1969, dove vengono prodotti componenti per gru ed escavatori. I pezzi fabbricati in RBSBIBRB vengono esportati in tutto il mondo. La crisi dell'ultimo biennio si è fatta sentire soprattutto qui, ma l'atteggiamento responsabile dei lavoratori e la comprensione dell'azienda hanno impedito che lo stabilimento lucano - il più grande in Italia del gruppo britannico Titan Europe - chiudesse definitivamente. Nel maggio 2008 le commesse diminuiscono, con la conseguente riduzione delle giornate lavorative. Le parti decidono di firmare un accordo per la riorganizzazione del lavoro. I segnali più gravi si avvertono lo scorso anno, quan-

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do l'azienda comunica l'intenzione di effettuare 190 esuberi e la cassa integrazione viene vista come l'anticamera della disoccupazione. «In questa fase - dice Rocco Marino, operaio dell'Italtractor con in tasca una laurea in Scienze politiche e Rsu della Uilm - tutti i lavoratori hanno mostrato disponibilità e spirito di sacrificio. Durante la cassa integrazione abbiamo iniziato un periodo di formazione, senza la prospettiva di raggiungere una mansione superiore. Ma oltre a questo abbiamo "adottato" il nostro posto di lavoro, in attesa di tempi migliori, per renderlo ancora più accogliente e funzionale. Da qui la decisione di provvedere a imbiancare i capannoni e a mantenerli puliti». La manutenzione ha consentito allo stabilimento di continuare a essere efficiente, nono-

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stante il calo della produzione. L'azienda apprezza l'impegno degli operai; perderli sarebbe un errore imperdonabile. Undici mesi fa i primi segnali positivi. Le industrie che costruiscono mezzi industriali iniziano a richiedere di nuovo catene, rulli e ruote metalliche. La fabbrica lucana, grazie agli sforzi dei suoi operai, si fa trovare pronta. È un nuovo inizio e il 2009, quando si lavorava solo otto giorni al mese, sembra un brutto ricordo. «Se avessimo vissuto la cassa integrazione passivamente - aggiunge Marino -, le cose sarebbero andate in modo molto diverso e soprattutto non saremmo stati capaci di recepire i segnali di ripresa». Con l'aumento delle commesse i lavoratori hanno continuato a dialogare con la direzione aziendale. La scorsa estate, infatti, è stata accolta la richiesta di impiegare

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nella manutenzione dei macchinari gli stessi operai dell'Italtractor, senza avvalersi di lavoratori esterni. È stato possibile così migliorare le competenze interne a tutto beneficio dell'azienda. A Pozzilli, in provincia di Isernia, opera invece lo Scatolificio Stella (sette dipendenti), specializzato nella lavorazione del cartone. La crisi non ha impedito di guardare avanti con ottimismo. «Molti clienti - commenta l'amministratore Michela Salvatore hanno chiuso i battenti e i nostri crediti sono diventati inesigibili. Non ci siamo scoraggiati. Abbiamo continuato a cercare nuovo mercato con risultati incoraggianti. Abbiamo contato e contiamo solo sulle nostre forze, senza l'appoggio di istituzioni, politici e istituti di credito».

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Iniziativa del gruppo del Popolo della libertà approvata in consiglio provinciale

Ecco cosa serve al turismo Ordine del giorno alla Provincia per chiederepiùfondi aiPiotMetapontino METAPONTINO - Non si placa la protestaeleprese diposizione istituzionali sul caso della scarsa distribuzione dei fondi regionali per i Piot (Pacchetti integrati territoriali) delMetapontino. Raccogliendo le istanze e le preoccupazioni di imprenditori e sindaci della provincia, che temono di ricevere dalla Regione fondi insufficienti per la realizzazione di investimenti nel settore turistico, il GruppodelPopolodellaLibertà ha chiesto la convocazione di u n consiglio provinciale per discutere l'argomento. Giàa l'assise provinciale di ieri, dopo una seria e approfondita discussione, all'unanimità di voti haapprovato un odg, trasmesso alla Regione, di cui si riporta la parte più significativa: "...sono stati ammessi a finanziamento 11 progetti con un fabbisogno finanziario individuato di 110.000.000 euro, disponibile a condizione del verificarsi dell'approvazione daparte del Cipe del Par Pas per 20 milioni di euro e della disponibilità rinvenibile dalla riserva di premialitàpari a 30 milioni di euro del Q.S.N. 2007/2013. In

concreto, dunque, la dotazione finanziaria effettivamente disponibile sul Po Pesr 2007/2013 per i Piot ammonta a 60 milioni, ripartita tra i Piot approvati operando subito una decurtazione del 46%, assegnando dunque a ciascun Piot il 54% dell'importo programmaticoparia 1 lOmilioni. Ne consegue che al Piot del Metapontino, a fronte di un importo programmatico di 15 Meuro di contributi, sono assegnati appena 8,1 Meuro, di cui il 60% pari a 4.860.000 destinati agli aiuti alle imp rese per la realizzazione di investimenti privati. La stessa sorte viene garantita a Matera e alla Collina materana. «Sicomprendebene-si legge nell'odg-come con questa esiguità di risorse nessun serio e significativo programma di sviluppo turistico possa essere realizzato, sfiduciando quell'azione sinergica avviata negli anni dalla parte pubblicaedaquellaprivata,echeora vuole finalmente concretizzarsi nel miglioramento e nella riqiialificazione dell'offerta turistica complessiva, per non perdere terreno rispetto

alla dinamicità manifestata dalla vicina Puglia ed in particolare dallacostiera tarantina e salentina. In via prioritaria, il consiglio provinciale di Matera, ravvisando l'indifferibilità del sostegno ai programmi di investimento espressi dal territorio nell'ambito dei Piot presentati dalle partnership di progetto cui ha aderito la Provincia stessa, ritiene indispensabile e non procrastinatine un intervento supplementare regionale volto ad assegnare, nei bandi in pubblicazione, almeno le risorse finanziarie approvate nel loro originario importo programmatico, riservando priorità ai Piot più significativi in quanto capaci di essere di per sé attrattivi e competitivi come quello del Metapontino e di Matera il cui finanziamento assentito è di 15 milioni cadauno, senza sottovalutare, altresì, la valenza espressa dallaCollinamaterana. Tanto premesso, il consiglio provinciale di Matera, ritenendo che lo sviluppo economico, produttivo e sociale, possa concretizzarsi esclusivamente con la valorizzazione dei territori e del patrimonio ambien-

tale e culturale da realizzarsi con un'adeguata opera di infrastrutturazione, confida e fa voti affinché le risorse finanziare eventualmente non impegnate in taluni Piot.sommate a nuove risorse reperite, possano essere indirizzate alle opere di Programmazione Integrativa come analiticamente riportate nelle proposte di Piot, le più significative per il Metapontino sono le seguenti: Completamento Pista Mattei 7 Meuro; Porto Canale a Nova Siri 12 Meuro; Pineta Fascia Jonica 12 Meuro; Sistemi dunali e restauro ambientale della costa jonica metapontina 10 Meuro, ecc., come pure le proposte più rilevanti per il Piot di Matera, al momento non finanziabili ». I consiglieriprovinciali sottoscrivendo l'odg, chiedono al presidente della Provincia e all'assessore al Turismo di indirizzare la propria azione nella direzione di sensibilizzare il presidente della Giunta regionale; il presidente del consiglio regionale, l'assessore alle Attività Produttive della Regione, affinché neibandi regionali di prossima pubblicazione vengano assegnate da subito più risorse.

La spiaggia di Metaponto

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Il progetto è stato realizzato dalla Pro loco di Tramutola

Il turismo dall'energia Un sentiero tra i pozzi su cuifruire di un 'offerta artistica TRAMUTOLA - Erano gli anni '30 e successivamente gli a n n i '50 quando l'Agip, oggi Eni, trivellò 48 pozzi dai 200 metri agli 800 metri, estraendo ed utilizzando gas metano e petrolio. Oggi di alcuni di quei pozzi - non chiusi dall'allora compagnia petrolifera e rimasti in stato di insicurezza e degrado ambientale - portano in superficie acqua mista a petrolio (caso abbastanza r a r o nel mondo) ed acqua calda a 32 gradi, mista a gas. Parte da qui l'idea progettuale di "Energia per i saperi: sentieri t r a fonti di energia" realizzata dalla nascente Pro - loco del com u n e valligiano con il "valore e l'impegno" dì giovani professionisti ed esperti del posto che h a n n o lavorato gratuitamente e il contributo dell'Ordine dei Geologi di Una proposta di sfruttamento dell'energia geotermica e la creazione di u n percorso t r a i pozzi nell'ambito di u n progetto di geoturismo. Un progetto che con i u g h i sviluppo e difesa dell'ambiente. Che parte dalla località valle del Caolo, scrigno contenitore delle fonti, e vuole costruire u n percorso turistìco-didattico, partendo da u n sentiero t r a i pozzi e t r a le altre "emergenze" afferenti l'estrazione in quel periodo - h a n n o spiegato dettagliatamente durante la presentazione

Un momento del convegno a Tramutola

del progetto, l'architetto Salvatore D'Elia e Antonio Noviello - collegandosi alla centrale idroelettrica di Tramutola, in u n o spazio attrezzato coperto (da rendere energeticamente autosufficiente). Dove con foto d'epoca e pannelli didattici sarà illustrata l'evoluzione dello sfruttamento degli idrocarburi ed evidenziato il raffronto tra fonti rinnovabili

(Energia Idroelettrica e geotermica) e non rinnovabili (idrocarburi) con u n a sorta di museo degli attrezzi e delle macchine d'epoca (es. turbina centrale idroelettrica)". Ed il recupero del vecchio mulino San Carlo posto all'ingresso del paese potrà essere l'emblema, il simbolo che certifichi Tramutola quale Paese dell'Energia. «Nessun discorso nostalgico - come h a ben sot-

tolineato il presidente della Pro loco, Luigi Marrotta Ma alla valorizzazione - h a detto - del nostro territorio». Discorso che sfrutta le "emergenze" ambientali: sorgenti, corso del fiume, idrocarburi, archeologia industriale e la centrale idroelettrica. Un "mettere in luce le peculiarità energetiche e ambientali del nostro territorio" h a sottolineato la giovane professionista Antonella Caputi, nell'illustrare il contesto generale della Valle dell'Agri, con uno zoom s ulla Valle del Caolo". E perché no, "attivare u n processo che porti allo sfruttamento dì energia geotermica nella piccola valle utilizzando i pozzi" h a evidenziato l'esperta Angela Cestari, soffermandosi nel suo intervento proprio sull'energia geotermica". E "il sistema geotermico", "studi storici delle ricerche petrolifere in Val d'Agri" e "consapevolezza dell'importanza scientìfica, culturale e didattica del patrimonio geologico" sono state le relazioni, di spessore, illustrate dai docenti ad iniziare dal professor Giacomo Prosser del Dipartimento dì Scienze geologiche dell'Unibas, dal ricercatore del Cnr - Ibam di Tito Scalo, Maurizio Lazzari e dal professor Mario Bentivenga dell'Unibas. an.pe.

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Verso l'adeguamento Piano rifiuti della Provincia entro 4 mesi la proposta WM Entro quattro mesi l'Autorità di ambito ottimale 2 di Matera redigerà la proposta di adeguamento del Piano rifiuti della Provincia, che avrà una durata media decennale. Lo ha annunciato oggi, a Matera, il commissario dell'Aio, Sabino Monello, in occasione della firma del protocollo d'intesa con il presidente della giunta provinciale, Franco Stella, per la «predisposizione delle modifiche al piano territoriale di organizzazione della gestione dei rifiuti». L'intesa, che fissa in 10 mesi i tempi per la redazione e consegna della proposta, richiederà una spesa di 65 mila euro, il 70 per cento della quale a carico della Provincia. «Il piano - ha spiegato Altobello - prevedere in particolare due impianti per la produzione di compost dal trattamento del ciclo dei rifiuti, uno già indicato nel Basso Sinni, e l'altro comprensoriale in sostituzione di quello comprensoriale del borgo La Martella di Matera, come già indicato nell'intesa sottoscritta tra Comune, Provincia di Matera, Regione liftwiiMasi e Ato. Vi è la necessità di intensificare il ciclo della raccolta differenziata, che In provincia di Matera vede due realtà "riciclone" come Montescaglioso e Montalbano e per altri comuni che stanno per partire. NelPór[-E§[I3ÌlE 2013 abbiamo un obiettivo di recupero rifiuti del 40 per cento a fronte di una produzione attuale media su scala regionale del 15-20 per cento e di un obbligo dell'Unione europea del 50 per cento per il 2020». Stella ha annunciato una serie di incontri di sensibilizzazione con i Comuni e le associazioni sul nuovo Piano rifiuti e ha fornito i dati, a settembre 2010, sulla capienza delle discariche provinciali per i prossimi dieci mesi. Gli impianti di Matera, Montenscaglioso, Pomarico, Pisticci, Colobraro, Salandra e Tricarico pptranno accogliere ancora 128 mila metri cubi di rifiuti.

Un'auto «impazzita» sul marciapiede

Spettacolo di botti Usarli bene sì può

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Presentata la nuova stagione sciistica I Comuni del comprensorio fanno squadra

Montagna slow food Infrastrutture e prezzi competitiviper andare oltre il turismo mordi efuggi di PIETROSCOGNAMIGLIO ABRIOLA - L'obiettivo è condiviso: provare a riempire piste e s t r u t t u r e ricettive anche dal lunedì al venerdì, perchè il sabato e la domenica da tutto esaurito non bastano più. La m o n t a g n a di Pierfaone con le sue piste da sci si candida a diventare u n g r a n d e attrattore turistico per andare ben oltre la consueta (e provvidenziale, ci mancherebbe) invasione di pugliesi e campani del fine settimana. Il mordi e fuggi è u n male cronico per il turismo lucano e sconfiggerlo diventa, a questo punto, u n a questione di sopravvivenza. "Perché spesso è la crisi a far venire le idee buone", ammette il sindaco di Calvello Mario Gallicchio. E ' uno dei quattro primi cittadini che h a n n o fatto confluire gli operatori dei loro Comuni nel Consorzio Turistico di Abriola, che dalla scorsa stagione invernale h a preso in gestione gli impianti di Sellata provando a restituirli a nuova vita dopo u n a innegabile parabola discendente. Ci sono anche Antonio Pessolani, (sindaco di Abriola e referente del progetto a livello istituzionale), Ignazio Petrone (sindaco di Pignola) e Rocco Perrone per Sasso di Castalda. "Ma la politica in quest'ambito deve lasciare u n o spazio ancora più ampio ai privati che operano nel settore - spiega proprio Pessolani - mettendoli nelle condizioni migliori per generare un'offerta qualitativamente sempre più valida". Il supporto delle amministrazioni è ov-

tri 360mila euro serviranno per collegare la pista di Pierfaone con Sasso di Castalda. Ma, oltre alle infrastrutture, finirà per essere migliorata anche la qualità dei servizi. La stagione sciistica appena iniziata prevede la stipula di apposite convenzioni per l'assistenza sanitaria, per la gestione dei parcheggi e per lo sgombero della neve s u strada. "Verrà predisposta l'area per l'atterraggio degli elicotteri spiega il responsabile ditsfefcUHMSB \m Soccorso, Libero Mileti - in più abbiamo addestrato per fuso del defibrillatore il personale dell'Avis che s a r à a disposizione sulle piste grazie all'accordo stretto con il Consorzio". A lanciare il nuovo corso, oltre alla consistente nevicata che h a consentito nello scorso fine settim a n a l'apertura degli impianti, c'è la brochure in italiano e inglese stampata in 15mila copie con gli itinerari per ciascuno dei quattro Comuni e la promozione dei pacchetti per il soggiorno, riservati alle comitive che vorranno godereper 365 giorni all'anno di quanto offerto anche dalla gastronomia e dalla c u l t u r a locale. "Puntiamo a potenziare l'offerta riservata alle famiglie e ai bambini - viene spiegato - e non è un'utopia indirizzare qui il turismo scolastico, sfruttando la riconosciuta professionalità dei nostri maestri nell'avviamento allo sci". Il tutto per vincere la sfida più ardua. Dare u n senso alla settimana, dal lunedì al venerdì.

ESCURSIONE guidata; la via delle sorgenti a Sasso di Castalda; arrampicata nel centro storico di Abriola con maestro; in estate escursione alle Dolomiti Lucane e Volo dell'Angelo

VISITA al piccolo borgo di Sasso di Castalda; visita del Centro didattico Energia e Territorio di Calvello; tour di Pignola, portali e museo della civiltà rurale; visita guidata al santuario di Monteforte e alle chiese di Abriola

CORSI di avviamento allo sci con maestri federali; passeggiate lungo le piste da sci con racchette; nolo attrezzature e lezioni con maestri abilitati; per i più piccoli, noleggio bob e parco giochi

TOUR guidato di Nordic Walking; escursione guidata in mountain bike, Pierfaone Bike Park; sapori tradizionali, visita e degustazione in azienda; passeggiata a cavallo; gita all'oasi Wwf del Lago Pantano.

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viamente economico oltre che, in senso ampio, organizzativo. Dalla Regione arrivano i finanziamenti del Fondo di Coesione che h a n n o consentito al Consorzio, t r a le tante iniziative, di allestire il p u n t o informativo di fronte all'ingresso delle piste, appoggio essenziale per il turista che dopo la discesa intende orientarsi s u dove m a n g i a r e e dove dormire. Il tema è proprio questo. La m o n t a g n a è u n a risorsa m a di sola m o n t a g n a non si vive. Soprattutto finché non si inizia a guardare al turismo come a u n volano di sviluppo economico che può p r o d u r r e utili e occupazione non soltanto occasionale. Perché senza flussi ben prevedibili nessuno investe. E si rimane nell'arretratezza. Dicevamo di Pignola, Abriola, Calvello e Sasso di Castalda. Ma parlando della m o n t a g n a come g r a n d e attrattore non si può fare a meno di associarla al capoluogo, distante solo u n a manciata di chilometri. E' l'orientamento condiviso dai Piot, che vede i quattro Comuni del Consorzio associati nella macro-area a Potenza, Tito, Anzi e Laurenzana. Dal finanziamento regionale arriver a n n o miglioramenti di impatto sulpianodellalogistica: u n milione di euro è stato stanziato per u n a nuova arteria che collegherà il Pantano di Pignola alle piste da sci, sancendo u n altro connubio fondamentale nel segno dello sport all'area aperta. L'area lacustre infatti, assai amata dai potentini, si candida ad ospitare il polo d'eccellenza del golf club. Al-

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- Hotel Pierfaone - Agriturismo Eos - Hotel Chalet Sellata - Agriturismo La Dolce Vita - Hotel La Maddalena - Agriturismo La Taverna del Bosca - Camping Mar Levante - Ristorante La Baita - Agriturismo II Nido del Falco

- oasa Laurenza - amnacamere - Agriturismo Stella - Borgo Antico La Manca - Pub Time Bridge - Bar Ristorante Pizzeria 85 - Ristorante Peccati di Gola - Area Pie Nic La Costara -Cea II Vecchio Faggio

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- Hotel Pietrapanna - Hotel II Volturino - Agriturismo Postiglione Anna Amelia - Agriturismo La Potentissima

- Hotel Sotto il Cielo - Hotel Cavaliere Gran Relais. - Agriturismo La Vecchia Fattoria - Agriturismo Margherita - Agriturismo La Fattoria Sotto il Cielo

- 4 giorni e 3 notti, 115 euro a persona in camera doppia, mezza pensione e colazione - 7 giorni e 6 notti, 210 euro a persona in camera doppia, mezza pensione e colazione PREZZI ESCURSIONI - minimo 10 persone- 4 giorni e 3 notti, autobus, guida e interprete 230 euro a persona in camera doppia, mezza pensione e colazione - 7 giorni e 6 notti, autobus, guida e interprete 360 euro a persona in camera doppia, mezza pensione e colazione IPOTESI PACCHETTO COMPLETO - 4 giorni e 3 notti a 115 euro + escursioni 230 euro = 345 a persona - 7 giorni e 6 notti a 210 euro + escursioni 360 euro = 570 a persona CONDIZIONI - sono a disposizione tutte le strutture aderenti al Consorzio - validità tutto l'anno tranne dal 20/12 al 10/01 e dal 8/08 al 20/08 - per i bambini fino a 10 anni sconto del 50% in camera con i genitori

La conferenza stampa che si è svolta presso il nuovo punto Informativo del Consorzio Turistico di Abriola

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IL DOSSIER DI CITTADINANZATTIVA

Matera è tra le città più economiche Solo a Isernia la Tarsu costa di meno MATERA è tra le città più economiche d'Italia è quanto emerge dal dossier sui rifiuti di Cittadinanzattivanazionale. Rispetto all'ultimo anno, in USB ISHBSTiBI la spesa media annua del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani è rimasta invariata a 172 euro di ben 61 euro al di sotto della media nazionale, pari a 233 euro. In assoluto, in Italia la spesa media annua più alta si registra in Campania con 364 euro lapiùbassa in Molise (131 euro), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese, che trova conferma anche all'interno di una stessa Regione: in Basilicata, a Potenza la Tarsu arriva a costare 219 euro, ben 94 euro in più rispetto alla Tarsu che si paga a Matera, la città - dopo Isernia dove in assoluto è più contenuta la spesa media annua del servizio di

smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Italia. In positivo, da registrare come inÌH!lSH3IB3dal 2008 al 2009 non si sia registrato alcun incremento tariffario, a fronte di u n aumento, subase nazionale, del +4,5%. A Napoli invece la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ammonta a 453 euro, quasi il quadruplo rispetto alla città meno cara d'Italia, Isernia (122 euro). Tra i 10 capoluoghi con le tariffe più alte, otto sono al Sud mentre solo uno, Trieste, è del Nord (309). In generale, la media annua più alta si registra in Campania(364), la più bassa in Molise (131),adimostrazionediunamarcata differenza tra aree geografiche del Paese che trova conferma anche all'interno di una stessa Regione: inLombardia,peresempio, aMilano(262)laTarsuarrivaaco-

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stare quasi il doppio di Cremona (139). Lo stesso dicasi in Sicilia, dove la Tarsu pagata a Siracusa supera di 165 la Tarsu pagata a Caltanissetta (241,5), o in Toscana, dove la Tia pagata a Livorno (304) supera di ben 130 la Tia pagata a Firenze (174). Caro bollette - In media, in un anno la famiglia-tipo ha sostenuto nel 2009 una spesa di 233 euro per il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, con u n aumento del 4,5% rispetto all'anno precedente. Cinque le città che nell'ultimo anno hanno fatto registrare incrementi record, superiori al 20%: Napoli (+60,1%), Reggio Calabria (+57,4%), Benevento (+44%), Trapani (+34,7%) e Pescara (+21,3 %). In altre nove città, gli incrementi sono superiori al 10%. Inoltre, da gennaio 2000 a dicembre 2010, secondo datilstat, l'incremento registrato a livello di tariffe rifiuti è stato del 61%.

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Tursi II consiglio comunale chiederà alla Regione di rivedere il Piano di riordino

L'Itcg rivendica l'indirizzo informatico TURSI - Si è riunito nei giorni scorsi il consiglio comunale di Tursi, con il seguente ordine del giorno: 1) Adesione all'Unione dei Comuni "ComunitàlocaleBasso Sinni -Metapontino"; 3)Regolamento urbanistico vigente: integrazione articolo 35 "Zona Agricola"; 3) Dimensionamento scolastico e riordino degli Istituti superiori. Propostadel consiglio provinciale di Matera. Provvedimenti. Il presidente del Consiglio, Salvatore Cavallo, dopo aver l'appello dei presenti è passato alla discussione del primo punto, che è stato relazionato dal consigliere Gaetano Bruno. La proposta di adesione all'Unione dei Comuni è stata approvataall'unanimità. Pri-

ma dipassare al secondopunto, il sindaco, Giuseppe Labriola, aveva comunicato ai presenti di aver ricevuto una lettera anonima, che poi ha letto in aula consiliare, in cui si dice che un imprenditore avrebbe ricevuto la proposta di subappalto per la costruzione del Parco eolico, che nascerà nel comune di Tursi, in cambiodi qualcosa. Suproposta del sindaco, la lettera sarà mandata alla Procura della Repubblica ed ai carabinieri. Poi l'assessore, Vincenzo Popia, ha parlato del secondo punto all'ordine del giorno ed ha proposto la possibilità che piccoli imprenditori agricoli che vogliono costruire un locale di 50 mq nelle campagne e che hanno una superficie di

terreno di 2.500 metri quadrati, al posto dei 5.000 di adesso, lo possano fare. Anche questaè stata votata all'unanimità e resa immediatamente eseguibile. Il terzo punto è stato illustrato dal vice sindaco. Salvatore Cosma. Nell'ultimo consiglio provinciale di cui Cosma è vicepresidente, si è discusso del dimensionamento scolastico delle scuole superiori. Il consiglio provinciale vuole assegnare l'indirizzo informatico e delle telecomunicazioni alle scuole di Policoro. A Tursi c'è l'Istituto Tecnico Commerciale, per Geometri e ad indirizzo Turistico che è dotato da tempo di aule multimediali. L'assemblea comunale chiede al presidente della Giunta re-

gionale ed all'intero consiglio regionale di respingere la proposta del consiglio provinciale di Matera ed assegnare l'indirizzo informatico all'Itcg di Tursi e assegnare l'indirizzo nautico al Professionale diPolicoro. Si tratta di non penalizzare i piccoli comuni, togliendo loro un bene così prezioso, visto che il paese di Tursi è anche ben collegato con Colobraro, Rotondella, Craco, Valsinni, Montaalbano e San Giorgio, dove ci sono studenti che già frequentano l'Itcg. Infine il consigliere Antonio Lauria ha comunicato che AL effettuerai! collegamentoidrico dalla zona di Anglona alla frazione di Panevino. Salvatore Martire

L'istituto tecnico "Manlio Capitolo" di Tursi

Ecco cosa serve al turismo

Segreterìa in rosa p e r Idv la frutta jonka

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ALLA CONFERENZA REGIONALE DEL PO

Livia Turco alle donne «Crederci per farcela» $ Conferenza regionale delle donne del PD ieri al via a Potenza al Club House, con un'ospite dalla lunga e straordinaria storia con e per le donne: Fon. Livia Turco. Le donne, protagoniste del cambiamento, recita il manifesto che da giorni comunica alla città l'evento. «Dobbiamo crederci - dice Livia Turco - l'Italia ha bisogno che le donne smettano in moto, perché sta crollando. Servono le loro mani gentili e la loro competenza. Sono quelle che stanno peggio, che soffrono di più della situazione nazionale. La responsabilità maggiore è da attribuire soprattutto alle ministre di questo governo che non si occupano affatto dei loro problemi». Pasquina Bona, assessore Provincia di Matera alla Formazione e Lavoro, dando inizio ai lavori, ha ricordato da un lato l'impegno legislativo di Livia Turco in difesa delle donne, dall'altro la tragica vicenda di Rosa Fontana, a Matera, una delle tante storie di violenza che colpiscono le donne che fanno scelte autonome. «La cultura contemporanea - ha detto Antonietta Botta, riconfermata presidente della Commissione regionale per la parità e le pari opportunità - degenera verso una nuova visione della donna come oggetto, perciò è importante mostrare di quale protagonismo positivo siamo capaci». Ninni Fanelli, consigliera regionale di parità, ha evidenziato tra l'altro che «la Regione USSilSìlE! è ricca di talenti e saperi femminili, che vanno valorizzati». «E' proprio in quest'ottica - afferma Rossella Brenna, responsabile regionale del Pd per le politiche di genere - che dobbiamoriprendereil cammino politico e culturale, l'obiettivo della Conferenza che oggi si costituisce è quello di comunicare all'esterno e coinvolgere le donne nelle battaglie che ci sono ancora da fare, non un partito nel partito, ma un luogo in cui le donne tornino a dialogare tra loro, per questo saranno aperti al più presto circoli delle donne in ogni Comune. Un vero e proprio il laboratorio dove realizzare quel reale protagonismo delle politiche di genere in un corale programma di sviluppo». [I.coi]

Le vignette di Bucchi contro la violenza che colpisce le donne V;

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La deputata: «Il partito lucano è un'isola felice» Ma i dirigenti: «Dal nazionale linea balbettante»

Pittella show dalla Turco L'europarlamentare inettepepe all'incontro Pd: «Livia, siamo dei e....ni e Berlusconi vince» di ROSAMARIA AQUINO COMPLETO grigiochiaro, al collo u n filo di perle difiume, unlargo foulard Hermes che spiove sulla giaccaawitata. Livia Turco se ne sta tra il presidente e il segretario del Pd lucano, a suo agio come se non avesse fati» altro nella vita . La accoglie così la segreteria politica di via della Tecnica: con u n tavolo bianco quadrato e intorno tutti i dirigenti locali, dai pa/riamentari ei:ropei ai segretari cittadini. C'è il deputato Salvatore Margiotta, c'è Gianpaolo D'Andrea, il segretario regionale Roberto Speranza, poi Pasquin a Bona, Antonello Molinari, Gianluca Marrese, Pasquale Bellitti da Matera, Ignazio Petrone sindaco di Pignola, ragazzi e ragazze iscritti al partito, un gruppuscolo di fotografi e giornalisti. Ci sarà, anche se in lieve ritardo, u n Gianni Pittella in grandissima forma che - senza peli sulla lingua - romperà le righe di u n a discussione sino a quel momento pacata e concorde, per lanciare unabomba dalla quale nemmeno la Turco resteràimmune. L'ariaè familiare, ma con decoro, e quel tanto di tensione che accompagna la visita di u n personaggio ormai anche televisivo. Livia si rivolge ai compagni di viaggio lucani con u n complimento: «Qui è un'isola felice», azzarda, dopo aver ascoltato l'introduzione di Speranza. I tempi sono

stretti, bisogna correre a presiedere l'assemblea delle donne del Pd, ma c'è spazio per affrontare due questioni nodali: l'identità del partito (c'è, la si vuole creare, quale dargli?) e le primarie (che farne di Vendola, Udo e propaggini? Tutti d'accordo con la linea diD'Alema?). La Turco divaga u n po' su temi elettoralistici : apertura alle associazioni, avvicinamento airealiproblemidelPaese, l'esigenza di un'unità interna. Poi, finalmente, arriva al punto, le alleanze: «Penso che debbano essere moderate e di centro, penso all'Udo e a Casini che in Parlamento h a tenuto un'opposizione lineare», dice. La linea è chiara, u n a volta tanto. Almeno la sua. Perché non saranno in pochi, nel giro di interventi che le seguiranno, a segnalare messaggi «balbettanti » dalla segreteria nazionale. Una mancanza di indirizzo su temi cruciali che imbarazza ciascuno dei cento segretari di circolo intShtMlhBIBla,llft prese con u n elettorato deluso e «indispettito» . Apre le danze del dissenso il segretario provinciale Molinari: «Livia, ma com'è possibile che il nostro, che dovrebbe essere un partito nuovo, non trova di meglio da fare che difendere l'esistente? ». Così sulla scuola, la giustizia e il lavoro. Seguono a ruota gli altri presenti. Ognuno dice la sua, sostanzialmente si è tutti d'accordo: le primarie «sono nel dna del Pd», ma meglio «non accettare le provocazioni di Ven-

dola». A quel punto, finito il giro, Speranza invita Pittella a u n ragionamento condiviso, è pur sempre l'opinione del vicepresidente del Consiglio europeo. Lui, però, glissa, almeno u n paio di volte (« Sono venuto solo a salutare»). Il segretario però insiste e così Pittella si abbandona a u n intervento che farà drizzare sulle sedie unpo'tuttiipresenti,senon altro per la schiettezza: «Io non volevo intervenire perché non seguo la politica nazionale», è l'incipit. «Mi auguro che dalla direzione di giovedì non saltino fuori fughe in avanti come al solito», continua. «Intanto, mi chiedo, chi ha stabilito che si voterà? Questo, a tutti gli effetti, è u n governo che ha ottenuto la fiducia», gelo in sala. «Ci sarebbe invece ben altro su cui concentrarsi. Per esempio sulla situazione economica che, a livello europeo, è allarmante, con la moneta che non tiene. Ci sono scelte da fare e subito, scelte di natura economica, politica, sociale. E noi? Noi siamo dei e...ni - tuona l'europarlamentare - siamo dei e.. .ni, perciò vince Berlusconi». A quel punto il re è nudo e alla Turco non resta che convenire con Pittella: «Beh, certo siete u n gruppo dirigente solido - dice sorridendo - questo si vede ». Poi, al momento delle conclusioni: «Diciamo che sulle primarie Pittella ha sintetizzato tutti noi, ecco». Un paio di battute ancora, la riunione finisce, baci, abbracci e Pittella vola via a sirene spiegate.

Pittella show dalla Turco

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Strada Marinella di Maratea Ma i cittadini potrebbero ricorrere al Consiglio di Stato

Il Tarrigettala sospensione cautelare MARATEA - Il Tribunale amministrativo regionale h a rigettato l'istanza di "sospensione cautelare" della delibera del Consiglio comunale di Maratea sulla cessione della strada comunale della "Marinella" al villaggio turistico Pianeta Maratea. Lo h a reso noto l'amministrazione comunale con u n comunicato stampa, in cui spiega che il ricorso al Tar di tsMjMhMIBIera.statr) prodotto da alcuni Cittadini di Maratea, agli inizi dello scorso novembre, per chiedere "l'annullamento previa sospensione" della Delibera di Consiglio Comunale numero 34 del 12 agosto 2010 con la quale era stata approvato lo schema di "convenzione per regolamentare gli

adempimenti ancora da assolvere nel Complesso Turistico Ricettivo Pianeta Maratea e per le nuove edificazioni". Il ricorso era stato prodotto per la cessione da parte del Comune della strada della "Marinella". La convenzione approvata il 12 agosto scorso, regola i rapporti t r a il comune di Maratea e le società oggi proprietarie del Villaggio turistico Pianeta Maratea, SiMar e Sviluppo Maratea. All'interno del Villaggio si trovano u n anfiteatro, u n campo di calcetto e la strada della Marinella che da S. Caterina, lungo u n tragitto di lchilometroe580metri, arriva fino alla SS 18 Tirrena Inferiore. Il tratto al centro della disputa sollevata dopo

l'approvazione della deliber a dal consigliere di opposizione Carmelo Ferrara, è di 220 metri, cioè la parte che attraversa il villaggio e che l'amministrazione h a ritenuto di cedere alla proprietà del villaggio. La costruzione in u n altro terreno del Comune, del campo di calcetto e l'anfiteatro previste dalla precedente convenzione a carico della Società, con la delibera di agosto, sono stati quantificati, con u n a stima, per u n valore di 130 mila euro. Decisione condivisa dalla giunta, spiegò a suo tempo l'amministrazione, per le difficoltà di gestione cui si sarebbe andati incontro. La convenzione, inoltre, prevede la possibilità di costruire all'interno del villaggio altri 30mila metri cubi, contro i

lOOmila metri cubi della vecchia. L'operazione, h a portato nelle casse comunali 3 5 Ornila euro e va vista alla luce di u n investimento di 10 milioni di euro che rientra nelle iniziative dell'amministrazione per la "rivitalizzazione" di Maratea. Per il consigliere Ferrara invece, la delibera h a segnato "una svendita" del patrimonio comunale. Allo stesso modo l'hanno pensata u n gruppo di cittadini che a novembre, h a presentato il ricorso al Tar. La vicenda resta ancora aperta, perché i cittadini potrebbero decidere, alla luce delle motivazioni del dispositivo del Tar, di ricorrere al Consiglio di Stato. Francesco Zaeeara

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La zona interessata

La banda larga sbarca a Noepoli

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Melfi II centrosinistra continua il dialogo con la città. Sullo sfondo le manovre del Pdl di Pagliuca

Tanti nomi ma nessun candidato Mina Sassone, sponsorizzata da Ernesto Navazio, resta inpoleposition MELFI-Traitantiregaliehei melfitani riceveranno sotto l'albero, non ci sarà, quello legato alla politica. Ufficialmente non è stato fatto nessun nome relativamente ai candidati Sindaci. Tanti papabili, manulla di definitivo. Per alcuni trattasi di precisa scelta, per altri a causa di evidenti difficoltà nel giungere ad una sintesi. E ' questo il caso di " Io Amo la IMnBSBflSHI Prendiamo una intervista rilasciata al Quotidiano datata 9Aprile2010. Testualmente: «A settembre sveleremo il candidato Sindaco e siamo pronti a correre da soli, siamo convinti di poter vincere». Testo a cura di Ernesto Navazio, all'epocafresco consigliere regionale e non più primo cittadino di Melfi. Fu quella la circostanza nella quale l'ex Sindaco e la sua giunta, con lucida determinazione negarono la formazione di un accordo per impedire l'arrivo del commissario prefettizio, circostanza definita dallo stesso Navazio : «niente di drammatico, nessun evento infausto». Salvo poi ricredersi nel tempo, visto che il consigliere regionale e il suo entourage, felicissimi dell'approdo in città dell'ex Prefetto, proprio non sono allo stato attuale. Nel contesto della suddetta intervista, lo stesso Navazio defini-

II municipio di Melfi

va i partiti di centro sinistra, "miopi ed ottusi". Qualcuno si chiede alla luce dei fatti chi sono "I miopi e gli ottusi". Ai cittadini di Melfi la risposta. Nel frattempo gli elettori federiciani non scorgono ancora su chi dovranno puntare in vista delle elezioni. E' evidente che settembre è ormai passato da unpezzo e del candidato Sindaco ancora non vi è ombra. Continuiamo a ritenere MinaSassone, (presente in maniera visibile ed attenta all'ultimo convegno del Pd), saldamente in pole position, sempre più scelta prioritaria di Ernesto Navazio. Se sarà

anche scelta unica lo sapremopresto. Passate le festività natalizie si dovrà giungere obbligatoriamente ad una definizione. Per Navazio far digerire la scelta interna agii altri outsider non sarà facile. Per questa ragione proseguono, infruttuosi, i tentativi di reclutare u n candidato dall'esterno. Una possibilità che bvpasserebbe tutti i problemi legati ad una scelta che inevitabilmente scontenterà gli esclusi, che non saranno pochi. Per quanto concerne la scelta di correre da soli, sembra derivare più da una necessità lampante che non

frutto di strategia che non prevedeva l'isolamento attuale. Il centro sinistra, anche dopo i dinieghi ricevuti da Navazio, all'epoca del pre commissariamento, ha deciso infatti di seguire un'altra strada che è quella di u n coinvolgimento totale di tutte le forze della coalizione. Seguendo questo ragionamento, il centro sinistra sta privilegiando la via del dialogo e della costruzione. Un processo che è allargato alla città, ritenuta parte fondamentale della crescita futura. In quest'ambito il discorso inerente al nome che guiderà il raggruppamento è ritenuto l'ultimo tassello di una proposta che questa volta si vuole formulare in maniera convincente e credibile. In base a questo una decisione già assunta è stata quella di privilegiare la formazione delle liste. Per la serie, chi avrà una maggiore capacità di coinvolgimento, e presenterà 16 candidati competitivi, potrà avere potere decisionale sul nome del candidato Sindaco. Solo sfondo, apparentemente disincantato e fintamente distratto, si scorgono le manovre di Nicola Pagliuca e del Pdl, che sfruttando l'ipotesi doppio turno, mira al ballottaggio, nella speranza di ritornare padrone della città. Emilio Fidanzici

iTanti nomi ma nessun candidato

ii, migliora la viabilità in

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I segretari Bellitti e Speranza

A Grassano i vertici del Pd GRASSANO - Il segretario regionale del Pd Roberto Speranza e il segretario provinciale Pasquale Bellitti, a Grassano, nei giorni scorsi, nella locale sezione del Pd per parlare di "sviluppo aree interne e politiche regionali". Promotore dell'iniziativa il coordinatore locale DomenicoBeatrice. «L'attuale momento politico non lascia presagire niente di buono ha commentato Beatrice per cui appare evidente che nella società attuale, nel suo complesso, i valori umani, sociali, civili ed etici, che erano i fattori unificanti delle varie classi sociali, oggi sono completamente assenti. Il distacco tra la politica ed il suo modo di dispiegarsi sul territorio comporta l'estraniarsi di tanta gente dalle istituzioni e dai partiti, che pure avrebbe potuto dare tanta linfa per rafforzare le stesse e renderlepiù vicine ai cittadini per la soluzione dei problemi ormai diventati cancrenosi. Ipolitici amorali spadroneggiano, la nazione diventa sempre più un ammasso senza identità, e l'atteggiamento del do ut des diventa regola e certezza di successo. Il Partito Democratico non può assistere a questo sfacelo istituzionale, deve fare qualcosa di molto forte per ricostruire lo stato». A parere del segretario il tema di discussione politica è molto attualeperché se non si pensa anche allo sviluppo delle aree interne la nostra Regione diventerà sempre più povera. Pasquale Bellitti neo segretario provinciale ha accolto l'invito fatto da Grassano, e se pur in una fase per lui di ascolto perché questi mesi servono per conoscere il territorio, ha ribadito che la vera democrazia passa attraverso percorsi di confronto dellabase che aiu-

ta allarisoluzionedeiproblemi del territorio. Il segretario regionale Roberto Speranza ha posto diverse questioni ad ampio raggio. « Occorre - ha commentato Speranza - però tenere conto che le politiche sono influenzate da due fattori esterni fondamentali: la crisi economica internazionale e la contrazionedirisorsepubbliche dall'esterno. Siamo in grado di porre in iSfeWHMsffll un nuovo modello di sviluppo? Ecco, in questo scenario dobbiamo inserire la Regione: il Pd deve chiamare tutta la società a discutere e costruire una traiettoria. La RegioneSISSinStlISpunta su tre soluzioni: si punta sulla società della conoscenza finanziando l'università Lucana dandole IO milioni di euro all'anno per un novennio; costruire alcune infrastrutture regionali fondamentali per il territorio; organizzazione della società Iucanapuntandosullasistemazione urbana. Le diverse culture che animano il partito" ha concluso il segretario regionale - devono vivere o si morirà insieme. Il Pd va alimentato con le passioni e le intelligenze didonneeuomini pronti a rinnovare la politica italiana. In fondo, il Pd vuole una Italia più giusta, moderna ed efficiente, ed in questo tutti ci dobbiamo impegnare». Alla fine i due segretari hanno accolto su invito di Domenico Beatrice una delegazione del comitato "Uno si distrae al Bivio" chehapostolaquestionedella previsione di costruzione della centrale a biomasse in agro di Tricarico. Ovviamente risposte in merito non sono arrivate ma la solamente una presa di coscienza del problema ed u n impegno futuro per un approfondimento. Giovanni Spadai ino

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Un pipistrello per amico

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DOPO LA DENUNCIA DI ANNAMARIA DUBLA SU114 POZZI IN TEORIA ESAUSTI DEI TERRITORI DI TRE COMUNI

Gas, tante perplessità Verifica del ministero sul progetto per Io stoccaggio ENZO PALAZZO

• FERRANDINA. Ancora contestazioni e problemi intorno al progetto di compressione e stoccaggio di 1,5 miliardi di smc. di gas russo nelle viscere della Val Basente. Tanto è che lo stesso ministero per lo Sviluppo economico cerca di vederci chiaro sulle informazioni in suo possesso risultate, da una denuncia di Annamaria Dubla, presidente dell'associazione Ambiente e Legalità di Ferrandola, non conforme allo scenario reale. Anzi, dei 14 pozzi in teoria esausti dei territori di Ferrandina, Salandra e Pisticci, da utilizzare per lo stoccaggio di gas russo, nessuno dei tre attori protagonisti di questa storia, l'Uhmig (il ministero), la Geogastock e l'Eni, sembra avere dati convergenti e, quel che conta, certi. 114 pozzi in questione (cinque dei quali sono inquinati da idrocarburi pesanti e. dovrebbero essere bonificati prima di qualsiasi operazione di stoccaggio), sarebbero il Ferrandina 13 e 17 e il Grottole 19,23,26,28,29,30,33,34,

35,36 e 37. Per l'Unmig, i pozzi 28,29 e 36 risultano ancora attivi e non esausti. Per la Geogastock sono, invece, tutti esausti tranne il 23,29,36 è 17 che conterrebbero al loro interno solo del cushion gas, un gas cuscinetto che non si estrae e che serve a fornire pressione durante l'estrazione. Per l'Eni, infine, i pozzi 23,29,36,17 e in più anche il 33, sarebbero ancora pozzi attivi e non esausti e né con solo cushion gas al suo interno come afferma la Geogastock. Il mega progetto di stoccaggio di gas, non si rivela, dunque, solo una questione ambientale, ma anche un progetto dai dati incerti e provvisori che vanno ad aumentare i dubbi sia sulla sicurezza del progetto - visto che si tratta di materia infiammabile e inquinante - e sia sulla sua pericolosità ambientale di fondo che, secondo Annamaria Dubla "nessuna royalty compensativa può andare a tutelare". Ricordiamo che la centrale di trattamento del gas da iniettare nei pozzi non ha dove smaltire gli oli refluì altamente nocivi come possibile scarto della sua attività di compressione. Motivo che è già co-

POZZ! il dibattito si fa aspro sulie iniziative che prevedono la compressione e io stoccaggio di gas russo nelle vi scere delia Val Basente [foto Palazzo]

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stato, nella stessa area, la bocciatura da parte della Regione di una centrale a gas di 440 m i , cosa che non dovrebbe deporre bene nemmeno per lo stoccaggio. E progetto della Geogastock interessa e molto anche la politica regionale, la quale, in maniera bipartìsan,sembraabbastanzafavorevolealprogetto di stoccaggio, con, infatti, due sole voci ufficiali di dissenso: del senatore Egidio Di Gillo, Fli, e, ultimamente, di Giuseppe Di Sanzo, segretario provinciale di Sinistra ecologia e libertà. Tutti gli altri politici lucani o non si esprimono o si dichiarano favorevoli, a partire dall'ex segretario provinciale del Pd, Giuseppe D'Alessandro, che ne ha fatto una questione di sicurezza e di interesse nazionale, per finire alla segreteria del Pd di Ferrandina, che ne fa prevalentemente una questione di royalty, passando per i permessi che la Geogastock ottiene dalla Regione. Come l'ultimo, che autorizzata alle emissioni in atmosfera la centrale di compressione che ancora non esiste, nonostante, lamentano le associazioni, "l'assenza del Piano della Qualità dell'area della provincia di Matera".

Gli ambientalisti Occhi puntati su Piano della qualità dell'aria e smaltimento oli reflui m Nei pressi dei pozzi presunti esausti, ce ne sono tre dell'Eni, il Grottole 39,40 e 45, mai estratti e pieni di gas acido, cioè inquinato da acidi solfidrici e mercaptani, utilizzabile solo in presenza di una centrale di desolforizzazione (in Valbasento è chiusa dagli anni 70). Questi tre pozzi sono stati ceduti dall'Eni "a non specificati soggetti. Intanto, nel 2009, la Provincia ha autorizzato la Fer-Gas srl a realizzare nei pressi dei tre pozzi non sfruttati, una centrale a gas da 10 mw. Per gli ambientalisti, oltre a prospettare anche per questa nuova centrale l'assenza di un piano della qualità dell'aria e l'impossibilità di smaltimento degli oli reflui, il dubbio che emerge è che potrebbe essere alimentata dal gas acido dei tre pozzi. Ie.pj

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Presentata la proposta di legge dell'Api per combattere le infiltrazioni della criminalità

Osservatorio per reati ambientali Si tratta di un organismo di coordinamento degli enti già esistenti POTENZA - Petrolio, boschi, acqua e aria sono per la Basilicata importanti e preziose possibilità di sviluppo. Tutelarle significa tutelare il futuro di una regione, non più isola felice e attorniata da aree dove è forte la presenza di infiltrazioni criminali. Nasce da queste premesse la proposta di legge, del consigliere regionale dell'Api (Alleanza per l'Italia) Alessandro Singetta, per l'istituzione dell'osservatorio regionale sulla criminalità ambientale. Propostapresentataieripomeriggio, nella sala Inguscio di via Anzio, nell'ambito di u n convegno, promosso dal movimento democratico di Potenza e da Alleanza Ecologica e moderato dal giornalista Erberto Stolfì, a cui hannopresoparte tra gli altri il vicepresidente del Parlamento europeo Gianni Pittella e il vicepresidente della commissione Ambiente alla Camera, Salvatore Margiotta. Presenti anche Giuseppe Digilio e Ezio Lavorano, vice presidente nazionale e coordi-

natore provinciale di Allean- giorno, ovvero più di 3 illeciti za Ecologica per l'Italia, e An- l'ora. tonio Roccanova, esponente Per quanto riguarda il ciclo del Movimento Democratico. dei rifiuti, poi, il dato dei reati Il consigliere Singetta ha su- è passato nell'ultimo anno da bito sgombrato il campo da 3911 a5217mentreper quelli equivoci e insinuazioni: non legati al ciclo del cemento il si tratta di u n nuovo ente, ma numero è stabile a 7500. Per di u n organismo, articolato in non parlare poi dei veleni ali2 unità operative per Potenza mentari, per cui il nostro Paee Matera, che fungerà da rac- se risulta essere una delle nacordo tra quei soggetti che og- zioni che ha registrato più algi a vario titolo operano per la larmi nel 3009. Di fronte a tutela dell'ambiente. L'unico questo fosco quadro, laBasilisoggetto nuovo contemplato cata non può starsene comdallapropostaè il responsabi- pletamente tranquilla. Pur le ambientale, ossia u n esper- essendo la nostra situazione to in materia in grado di ap- menopreoccupanterispettoa portare il proprio contributo quella di aree vicine, «non si qualificato e di orientare l'in- può non considerare che - ha tero osservatorio verso azioni spiegato Margiotta - per il nuconcrete. Minimo, dunque mero di reati ambientali la nol'aggravio economico, ma stra regione è 13esima in ascruciale la funzione: creare soluto, ma sale fino al primo una rete della conoscenza ri- posto deUa classifica, quando spetto aiproblemidellalegali- si rapportano le infrazioni al ta ambientale. Problemi che ci numero di abitanti». «Per riguardano da vicino se è vero questo - ha continuato il parche il numero dei reati am- lamentare - l'iniziativa bientali nel nostro Paese - dell'Osservatorio, che va pur stando ai dati dell'ultimo rap- sempre combinato con quello porto Ecomafìa - è di 78 al già esistente su ambiente e le-

galità, è del tutto positiva, in quanto richiama l'attenzione su un tema cruciale e che anche in IgfeWHMsIfel desta preoccupazione» . Il nuovo osservatorio del resto non intende sovrapporsi a quello già attivo, grazie alla collaborazione di Legambiente, ma implementarne l'attività, estendendola a tutti i soggetti, istituzionali e non, coinvolti nella tutela del territorio e nella lotta alle ecomafìe. «Sebbene la USMS BSHHI sia a mio giudizio una regione virtuosa - ha concluso Pittella - ciò non esclude la presenza di reati e di tentativi truffaldini di non rispettare la legislazione ambientale, con grave pregiudizio per la sicurezza di tutti i cittadini. L'istituzione di un osservatorio regionale è dunque sicuramente importante soprattutto per la prevenzione della criminalità ambientale e per gli aspetti sanzionatori. In tale direzione del resto si sta muovendo anche l'Unione Europea che sta per presentare una proposta incentrata su prevenzione e sanzioni dei reati ambientali' ». R o b e r t a Senese

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Osservatorio per reati ambientali

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La storia Ex dirigente, vive vicino alla discarica tarantina e già nel 2005 guidò la rivolta

Il napoletano emigrato in Puglia che lotta contro l'arrivo dei rifiuti «In Campania succedono cose mostruose. Li costringono ad agire così» dice: vattene in balcone... Allo- più alto d'Europa». Nel Tarantira vado fuori e guardo il fumo. no non è l'unico punto critico, STATTE (Taranto) — Solleva Guardando guardando, ho im- focolai di rabbia e rivolta covala sigaretta nel vento, ne scruta parato: se va giù, verso il rione no attorno alle altre due discariil fumo con sussiego da aruspi- Tamburi e poi verso Taranto che: la Vergine, vicino Lizzano, ce. E dice: «Bùooonol Va dalla centro, penso che per un gior- e la Ecolevante di Grottaglie. no siamo salvi. Ma è sempre A Statte c'è un sindaco pd parte giusta». La una guerra tra disperati, oggi a che apprezza Vendola, Angelo parte giusta di queme e domani a te». Miccoli, tipo concreto, antica sta storiacela maleoBarba candida a incorniciar- militanza comunista. Spiega: dorante, che può gli una bella faccia da pescato- «Il problema non è per quei sfociare da un more hemingwayano, Guglielmo venti camion divisi in tre discamento all'altro in abita alla nona traversa, villetta riche che devono mandarci baruffa tra poverelbianca, qui sono tutte così fin- ogni giorno. È che tutta l'Italia li, è ovviamente la ché il rosso ferroso dell'Uva è in emergenza rifiuti: il Lazio, più lontana possibinon le cambia di colore e tocca la Calabria, lamnsiresiBB E noi? le da lui, Guglielmo ridipingerle. Di cognome fa Se apriamo quella porta divenil capopopolo, MaEsposito, mica per caso: per- tiamo la pattumiesaniello delle rivolché in questa storia paradossa- ra d'Italia!». Le tre te (in verità finora le l'ultimo paradosso è che grandi discariche assai civili) dei tarantini contro la spazzatura dei quaggiù il leader del fronte «anmesse assieme hannapoletani: la temutissima tinapoletano» è napoletano lui 3 no una capienza di olmunnezza, in arrivo per effetto stesso, per la precisione di Catre nove milioni di medegli accordi tra Vendola e Cal- stellammare di Stabia (pochi ' tri cubi, con la fame di doro, è stata bloccata due volte chilometri, pinzillacchere). Guspazi che c'è in giro qualtra controlli e cavilli dai puglie- glielmo, sceso a Sfatte ormai che timore è comprensibile. Fisi, ma ieri l'intesa è tornata cor- quarant'anni fa, quando la sua diale, fanno sapere da Napoli: barba era nera e l'aria non sem- nora i camion del Cite, il conoggi dovrebbero ricominciare brava così fetente («mi sentivo sorzio salernitano che ha vinto le spedizioni di prova con sei o in collina!»), non ci sta nei pan- l'appalto per il trasporto, sono sette camion e dal 29 dicembre ni del traditore: «A Napoli sta stati rimandati indietro. La prisi passerebbe a 150 tonnellate succedendo una cosa mostruo- ma volta erano fuori orario, la seconda erano chiusi male. al giorno. sa, non riescono a farsi rispetta- L'agenzia pugliese per l'amLa parte giusta per Gugliel- re senza montare il caos, noi biente, l'Arpa, non gliela fa pasmo, s'intende, è dal lato oppo- qua siamo diversi». È pensiona- sare liscia. Il Cite avrebbe in resto di casa sua, quando tira la to, era un dirigente, è ancora gola solo una parte dei suoi tramontana e sospinge indie- un mastro carpentiere mitico 400 mezzi secondo i rigidi critetro il tanfo — di nuovo verso la in tutta la piana. «Fetenti? No, ri imposti il 6 dicembre al tavodiscarica Italcave, «che qui sta non so' fetenti i napoletani... Li lo tra di Puglia e Campania. Ria 890 metri da noi», di nuovo costringono a fare quello che sultato: l'immondizia dei napoverso l'Uva, le cui ciminiere si fanno». letani ha fatto dietrofront, finostagliano sullo sfondo della diSfatte s'è staccata da Taranto ra. Miccoli sorride e ammette: scarica — in sostanza rispeden- diciotto anni fa con un referen- «Sì, c'è una certa volontà di fado al mittente il mix di odorac- dum e ha sviluppato anticorre quadrato dietro il respingici che avvelena le narici della pi da frontiera: contro la dimento dei camion...». Insomgente del rione Feliciolla: 500 scarica hanno appena perma, burocrati e ribelli forse si anime, cento case, undici tra- so un ricorso al Tar e già la j sono strizzati l'occhietto. verse, ultimo avamposto del pa- commissione Ambiente ha j Nichi Vendola ha aperto ai esino di Sfatte prima della pia- pronto un appello a Napolinapoletani la porta della Puglia na dei veleni. tano. Per arrivarci si passain nome della solidarietà, adesBenedetta tramontana. «Con no le brutte case del rione so domanda a gran voce il rilo scirocco è un guaio», sospira operaio Tamburi, ultima apspetto dei requisiti, ha sul collo Guglielmo, cheripeteogni mat- pendice tarantina nata attoril fiato dei suoi sindaci: «Una ditina il rito della sigaretta. «Ap- no all'Uva, si sfiora la ciminiera pena accendo, mia moglie mi biancorossa E312, il «camino scarica non è una cloaca! Possiamo chiedere sacrifici alle noDAL NOSTRO INVIATO

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stre popolazioni ma senza che ci prendano in giro...». Ieri qualche passo avanti è stato fatto. 11 futuro è però incerto. Guglielmo Esposito non sarebbe contrario alla solidarietà, ci mancherebbe, ma ha cinque figli e otto nipoti, «lotto per i nipoti... I miei figli manco l'hanno capito in che guai stiamo, è dura convincerli a scendere in strada con me». Nel 2005, la prima guerra apulo-campana: «Ci mandavano 150 camion al giorno che spargevano le loro schifezze in giro... Una sera decidemmo di bloccare i cancelli». Quelli, sì, erano venti di rivolta. Guglielmo non è solo. 1 volontari di «AttivaLizzano» hanno organizzato una marcia di tremila persone, hanno raccolto 400 denunce di madri sulle strane infiammazioni respiratorie dei loro figli. Il sindaco di Grottaglie, Raffaele Bignardi, pure lui pd, fa la voce grossa: «Non possiamo essere lo sfogo quasi ordinario della Campania!». Egoismi localistici? Forse. Ma ogni limite ha la sua pazienza, avrebbe forse detto Totò, anche nella terra che della pazienza senza limite ha nutrito il genere letterario di Tommaso Fiore e dei suoi «Formiconi». Guglielmo sospira, «io me la porto nel cuore Napoli, non è colpa loro». L'Uva incombe come uno sbrego sul litorale. «C'era un clima di festa quando nacque la fabbrica... eravamo tanto poveri che l'avremmo costruita anche in piazza della Vittoria, nel salotto di Taranto», disse Angelo Monfredi, sindaco dell'epoca. Poi lo sviluppo è costato veleni e rabbia, occupazione contro patologie. La discarica costa altri veleni, altra rabbia Mancano i dati perché il registro tumori è stato istituito solo l'anno scorso, e anche questo non è un bel segno. Ce chi vuole chiudere la

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fabbrica, chi la discarica, in fondo l'una cosa tira l'altra perché le discariche, dice un cronista tarantino di buone letture come Fulvio Colucci, «sono lo sbriciolamento del Mezzogior-

no industrializzato», rappresentano un'abiura. In verità rappresentano anche una bella fortuna per chi le gestisce: i Caramia, grazie a questa di Sfatte, sono partiti da semplici cavato-

ri e sono diventati una dinastia che guarda negli occhi deputati e senatori pugliesi. Guglielmo Esposito nel suo piccolo vorrebbe voltare pagina a 73 anni, se non cambiare il mon-

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do almeno spettinarlo un tantino: «Poi qualcuno ci dice: c'è l'emergenzarifiutia Napoli, solidarietà! Inriga!Sì, è la mia Napoli. Ma non si può sempre subire!». Almeno tirasse sempre la tramontana... Goffredo Buccini

uomo del «no» Guglielmo Esposito all'inizi* della via che unisce la discarica alla sua casa: 80C metri di distanza (Igenito)

Il sindaco «Tutta l'Italia è in emergenza. Se apriamo la porta diventiamo la pattumiera del Paese»

La l o c a l i t à 1 controlli Finora bloccati i camion ma da fine mese arriveranno 150 tonnellate di «munnezza» al giorno

Dalla Campania al «tacco» dello Stivale ::fttjt*iiiis ;• ": : f0 P¥:Ac)riaiim • 'Moltsè'.': :.'L, Puglia ,""""""""":-oBAR|••.;:'.•:

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Grazie agli accordi tra i governatori delle due Regioni, parte dell'immondizia dì Napoli dovrebbe arrivare a Staffe, nel Tarantino. Ma è bloccata dalle proteste

i discarica di Staffe. Da fine mese sono atfese 150 tonnellate al giorno

L'arrivo I

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Ecco tutti i conti della Finanziaria • Tutela «del capitale sociale» della ItR-MIA^.I «dal welfare all'università, fino ai servizi sociali», nonostante «i tagli del governo e un difficile momento storico che vive il Paese, e il Mezzogiorno»: sono questi «i pilastri» della legge Finanziaria regionale, che il governatore lucano, USok SE taiìHMU ha illustrato ieri nel corso della riunione del Consiglio regionale. La manovra complessiva, ha detto UH >i*HWiM ammonta a 3.188 milioni di euro «al netto delle partite di giro»: il totale previsto delle entrate è di 1.362 milioni di euro, di cui 80 milioni da gas e petrolio, e una diminuzione dell'Irap, «dovuta ovviamente alla crisi economica e del tessuto produttivo», con un indebitamento previsto di 99 milioni di euro, «il più basso possibile», per una "manovra rigorosa - ha aggiunto il governatore lucano - ma in grado di mantenere un regime di sostenibilità». IH bllW'iM ha evidenziato che «l'obiettivo primario è di difendere il più grande patrimonio della lìBEHHBStBl ovvero il suo capitale sociale», e mettere in campo «un percorso di virtù e rigore». Qualche dato: dieci milioni per il fondo di garanzia per le imprese, 22 milioni destinati alla ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, altri 46 per la politica agricola regionale, e poi 45 per la forestazione e altri 12,5 per il progetto delle «vie blu». Impegni che la Regione ha preso anche per rimpiazzare con risorse proprie le precedenti che sono state tagliate dallo Stato. Ma, ha spiegato nH l'iUMfol «alcuni tagli non li abbiamo coperti perché non eravamo in condizione di coprire tutti i tagli» e la

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Regione si è trovata a fare delle scelte, a indicare le proprie priorità. «La likWHtAM - ha aggiunto E3 EH [S3Ì3 • ùi questo tempo diffìcile deve provare a difendere il più grande dei patrimoni che la distingue da altre realtà: il capitale sociale di questa regione, il grande capitale sociale di questa regione». Il presidente ha citato Benedetto XVI e la sua Caritas in veritate spiegando che T'aumento sistemico delle diseguaglianze non solo tende a erodere la coesione sociale, ma ha anche un impatto negativo sul tessuto economico». E ha indicato come uno studio di due ricercatori della London School of Economics, Robert Leonardi e Raffaella Nanetti, appena pubblicato dalla Edizioni Franco Angeli abbia indicato proprio nel «capitale sociale» della i:EB HitfiMisl inteso come l'insieme degli indici di fiducia, di solidarietà, di azione, di partecipazione, di identità regionale, «il punto di forza della regione e la possibilità di un suo riscatto all'uscita dalla crisi». Al momento, ha spiegato però BUI liMMU c'è ancora da lavorare per superare le difficoltà del momento. «Il 2011 - ha ricordato - sarà un anno di bassa crescita in Italia e nel Mezzogiorno, ma di nessuna speranza di crescita occupazionale, come dice anche il documento di programmazione del Governo nazionale. E dobbiamo prepararci a sostenere anche le eventuali ulteriori criticità che si potranno presentare». La riunione del Consiglio regionale sull'approvazione della Finanziaria è stata sospesa e riprenderà questa mattina, alle 11.

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Un'agenda di speranza» per la ISMIfSflfl DI VITO SALINARO

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n'«Agenda di speranza» anche per la F3SHfIB8B81 Guard a n d o a questo obiettivo, sulla scia della Settimana sociale dei cattolici italiani dell'ottobre scorso, i sei vescovi lucani p r o p o n g o n o alla Regione (SBSBBSIB! di

convocare gli «stati generali» per tutte le questioni legate al lavoro. Lavoro che anche inUmgSfflfSW dicono i presuli, sconta «la perdurante crisi delle piccole e grandi aziende con il conseguente e doloroso strascico di chiusure di fabbriche, di licenziamenti e di cassa integrazione». I vescovi riprendono le parole espresse dal presidente della Gei, cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione in a p e r t u r a dei lavori della

62esima assemblea del n o vembre scorso: «È possibile - chiediamo rispettosi convocare a u n o stesso tavolo governo, forze politiche, sindacati e parti sociali, e rispettando ciascuno il proprio ruolo m a lasciando d a parte ciò che divide, a p p r o n t a r e u n piano emergenziale sull'occupazione? Sarebbe u n segno che il Paese n o n potrebbe n o n apprezzare». E sarebbe, negli auspici dell'episcopato regionale, u n a risposta alla «questione fondamentale al centro delle nostre preoccupazioni: la m a n c a n z a di lavoro, e quindi di futuro, che contin u a a generare nuova emigrazione di nuclei familiari e, soprattutto, di giovani». Un appello raccolto subito dal presidente della Regio neiaSHÌUBSTOIiairaBRH

iilCT che, a poche ore dal com u n i c a t o diffuso dalla Conferenza episcopale di iteiaiinBiEl spiega che «la proposta dei vescovi si p o n e in sintonia c o n la stagione della condivisione avviata dalla Regione p e r p r o g r a m m a r e il futuro, in particolare in questo m o m e n t o di difficoltà. Lo stimolo a convocare gli Stati generali del lavoro in analogia a quanto fatto per la salute - prosegue llJSIlìiHBl g g in sintonia con i segretari dei partiti di centrosinistra c h e sostengono la sua giunta - è di p e r sé già u n e l e m e n t o di positività n o n solo perché giunge d a u n a fonte così autorevole m a perché conferma l'esistenza in BElSniSSnS! di quel fermento e di quella tensione ideale indispensabili per parlare di futuro». Per il

governatore occorre tuttavia «evitare che u n m o m e n t o così i m p o r t a n t e e delicato possa finire col limitarsi ad essere u n ring della polemica politica e per portare al tavolo tutti i soggetti c h e agiscono in questo delicato c a m p o , a partire dal Governo. Coglierò l'occasione del Natale - conclude S E FBffliBB! per avviare u n primo scambio di idee con i vescovi». Nell'ultima riunione la Ceb, presieduta dall'arcivescovo di Potenza-Muro LucanoMarsico Nuovo e vicepresidente della Cei, Agostino Superbo, h a deciso anche di convocare, nell'autunno 2011, u n convegno delle diocesi di BBEHIsEffl! a u n a n n o dalla 46esima Settim a n a sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria. Il progetto: un'Agenda di speranza per il futuro della regione.

La proposta della Conferenza dei vescovi lucani alla Regione: convocare gli «stati generali» per le questioni del lavoro. Il presidente SS U J | ^ raccoglie l'appello. Mons. Superbo pensa anche a un convegno diocesano

LA REGIONE TERRA DI C O N T R A D D I Z I O N I Resta una regione di forti contraddizioni In : ^ f f ^ ^ Ricca di gas, acqua e petrolio ma in forte crisi occupazionale. I lucani calpestano un sottosuolo che custodisce il più grande giacimento di oro nero dell'Europa continentale. Circa un miliardo di barili (la stima è per difetto). In parte il petrolio viene c-stratto ma le royalties non si tramutano in opportunità lavorative per i giovani che hanno di nuovo iniziato a emigrare. Sul tavolo delle criticità lavorative pesano le questioni legate al distretto del salotto di Matera e Montescaglioso, passato in dicci anni, da 11 mila addetti a poco più di 3mila. Ora si spera in un Accordo di programma con il Governo per rilanciare il settore. Resta nebuloso il futuro dell'industria chimica nella Valle del Basento e quello Holla Fiat di Melfi. (V. Sai.)

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A esigenze di governabi- vita istituzionale e dunque di lità e di stabilità dell'esecuti- una legislatura al cui termine vo ha mirato la riforma eletto- mancano più di due anni : rale del 1993, cui non sono pe- sempre che, beninteso, vi sia raltro seguite coerenti riforme la prospettiva di un'efficace istituzionali. Ma l'esperienza azione di governo e di un procompiuta ci dice che anche in duttivo svolgimento dell'attiParlamenti eletti con leggi vità delle Camere. Opererò in DI GIORGIO NAPOLITANO maggioritarie, è pur sempre la ogni circostanza, secondo re^ Italia può e deve farcela nell'attuale, politica-è l'evolversi dei rap- gole e prassi costituzionali cui per quanto difficile fase storica: ne ab- porti e dei conflitti politici, ed intendo doverosamente attebiamo le potenzialità, le risorse umane, è la capacità di padroneggiarli nermi, nei limiti del mio ruolo le energie culturali, tecniche, imprenditoriali. E — che determina la stabilità e delle obbiettive possibilità, possiamo nuovamente esprimere lo stesso formi- della coalizione di governo tenendo ben conto della volontà espressa dal corpo eletdabile scatto di volontà, impegno costruttivo, slan- premiata dagli elettori. torale nel 2008. Opererò soResta invece, nel nostro cio innovativo che ci portò a celebrare, nel 1961, prattutto perché ora e nel futucentenario dell'Unità d'Italia, i risultati superiori a ordinamento, prerogativa del ogni previsione conseguiti uscendo dalla dittatura Capo dello Stato - poco im- ro - indipendentemente dalla e da una guerra distruggitrice. Ma la condizione porta che la si possa becera- definizione delle soluzioni di per farcela ora è guardare in modo impietoso alle mente sminuire a parole - san- governo - si realizzi quello debolezze da superare. • SEGUE A PAGINA 6 cire l'impossibilità di comple- «spirito di condivisione» di tare una legislatura parlamen- cui ho detto chiarendo il senso a condizione è prendere tare e quindi sciogliere le Ca- di quell'espressione, il valore piena consapevolezza, mere. Quella degli sciogli- di quell'istanza. È qui il «salnoi tutti, dei rischi che menti anticipati è stata un'im- to di qualità della politica» corriamo e della durezza delle provvida prassi tutta italiana, che in larga misura il paese si prove che ci attendono non soda cui speravamo di esserci li- attende. Perché è in giuoco la lo nei prossimi mesi ma nei berati e al cui ripetersi sono te- moralità e dignità della politiprossimi anni. nuto a resistere nell'interesse ca. Perché c'è stanchezza verLasciatemi dire che da generale. Specie in periodi co- so la chiusura in sé stesso del questa comune consapevolezsì gravidi di incognite. Non a mondo politico, verso la quoza siamo oggi lontani. Ne socaso io ritenni, a metà agosto tidiana gara delle opposte fano lontani i fatti e le amare ziosità, verso il muro dell'in- mentre, a seguito di una clacronache della politica, i concomunicabilità tra maggioranmorosa rottura politica nel tenuti e i toni di una continua za e opposizione. C'è da colmaggior partito di governo, contesa che tanto incide negamare un distacco ormai allargià precipitosamente si evocativamente sulla vita delle istimante tra la politica, le istituvano elezioni anticipate - di tuzioni repubblicane, sopratzioni e le forze sociali e cultudover chiamare tutte le forze tutto al livello nazionale, imrali, in un paese che pure conpolitiche a riflettere sulle conpedendo loro più fecondi continua a dare tante prove di senseguenze per il paese dell'anfronti, precludendo loro più so di responsabilità, di dinadare «verso un vuoto politico soddisfacenti risultati. mismo, di coesione e di solie verso un durissimo scontro Decisivo è dunque, in Itadarietà. elettorale». lia, un salto di qualità della (tratto dal discorso del La conquista, a partire dal politica. Decisivo per la stabipresidente della Repubblica 1994, di un'effettiva democralità e continuità della vita istialle alte cariche dello Stato, zia dell'alternanza, non deve tuzionale, e per la tenuta del Roma 20 dicembre 2010) essere messa in forse. Si guarsistema Italia in un contesto di tuttavia a come in Europa europeo percorso da così forpaesi con sistemi politici da ti scosse e tensioni. Ho natulungo tempo fondati su scheralmente sempre presenti le mi bipolari o bipartitici condistinzioni essenziali. La sorsolidatisi nei decenni stiano te di ogni governo è decisa dal conoscendo mutamenti di sceParlamento, che accorda e renario e sperimentando le soluvoca la fiducia. La durata delzioni che risultano possibili e le legislature parlamentari è opportune. E si torni a riflettefissata in Costituzione, in terre su esigenze di rinnovamenmini temporali analoghi a to costituzionale, che sembraquelli fissati negli altri paesi va non fosse difficile soddidemocratici: termini non fissfare in questa legislatura alsati casualmente, ma corrimeno con misure di riforma spondenti al tempo necessario già apparentemente condivise. per l'attuazione di un proContinuerò dal canto mio a gramma politico di adeguato sollecitare la continuità della respiro.

l'Italia del Quirinale

La politica deve fare un salto di qualità

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L'improvvida prassi delle legislature corte

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tario è un presidio irrinunciabile» come gli hanno testimoniato i sindaci veneti incontrati dopo la recente alluvione. Il messaggio di Napolitano non può essere inquadrato, per usare le sue parole, nelle «amare cronache della politica». A questa ha detto che sono in gioco la sua dignità e moralità. Ha invitato alla condivisione e al concerto europeo, ha messo alriparola legislatura dai giochi partitici ma non ha accettato l'idea del galleggiamento, ha ribadito la scella bipolare ma ha indicato anche laricercain atto nelle maggiori democrazie su nuove forme di collaborazione. Il Quirinale è fuori dai giochi di Palazzo ma non accetterà che la cattiva politica metta in ginocchio il paese, (p.c.)

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Un duro richiamo a moralità e dignità DI PEPPINO CALDAROLA

stato ben più che un appello alla condivisione e allo spirito bipartisan quello che il presidente della Repubblica, parlando alle alte cariche dello Stato, ha rivolto ieri dal Quirinale. Le «amare cronache della politica» offrono un'immagine del paese che non piace a Napolitano. È un giudizio severo che nasce da una disamina approfondita della situazione. Innanzitutto Napolitano ha descritto il contesto europeo in cui deve svolgersi, superando un «deficit di analisi», la vicenda italiana.

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Il Quirinale vuole stabilità Ma non per stare fermi

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l presidente ha stigmatizzato le «imprudenti esternazioni sull'euro» riproponendo non solo la difesa della moneta unica ma anche la necessità di portare avanti, con «più coraggio politico», la costruzione europea. Non a caso ha esorditoricordandoTommaso Padoa-Schioppa. Ha elogiato Giulio Tremonti perché il ministro con altri partner ha chiesto misure «non attendiste né caso per caso» di fronte al risiko finanziario e ha al tempo stesso citato positivamente la Banca diretta da Mario Draghi nella gestione della turbolenza monetaria. La crisi, haricordatoil presidente, impone «una condivisa cultura della stabilità» che metta al centro il tema dellariduzionedel debito pubblico. Il capo dello Stato, tuttavia, ha significativamente fatto riferimento, raccogliendo così molte critiche delle forze sociali e della stessa banca centrale, alla necessità che siano resi inscindibili stabilità e crescita economica. Sul debito pubblico e sulla necessità di un suo abbattimento ha proposto anche la creazione di una sede diriflessionebipartisan. La bassa crescita secondo Napolitano pretenderiformee un «nuovo spirito di condivisione» anche per modificare comportamenti collettivi e dare respiro a quelle forze sociali, ad esempio le imprese, che hanno mostrato di saper reggere la durezza del momento. Napolitano non vede un paese prostrato, semmai il contrario ma ha lanciato l'allarme sullo stato della politica. Qui serve un salto di qualità. Le parole si sono fatte severe e puntigliosamente il capo dello Stato hafissatoi paletti. Innanzitutto quello sulla durata della legislatura scoraggiando l'esercitazione di quanti, «beceramente», vogliono mettere in discussione la durata della vita delle Camere dimenticando contemporaneamente le prerogative del Quirinale. Napolitano non vuole tornare air«improwida prassi» del tempo in cui i parlamenti si scioglievano con facilità. Vuole stabilità, ma una stabilità operosa non 1 ' immobilismo. Non è mancato neppure l'accenno all'evoluzione dei sistemi politici occidentali quando Napolitano ha difeso l'approdo al bipolarismo introducendo anche la possibilità, sperimentata altrove, di altre soluzioni per favorire la governabilità. Ci sono, ha detto, cambiamenti di scenario. È il distacco della politica dal paese il vero pericolo che il capo dello Stato vuole denunciare. C'è un turbamento nella vita collettiva che il Quirinale avverte. Lo si è percepito nettamente nelle parole dedicate ai giovani, a cui si erariferitoanche nel discorso mattutino rivolto agli ambasciatori. Netta la condanna della violenza ma Napolitano ha invitato la classe politica a non guardare ai movimenti come rivolti solo contro un singolo provvedimento di leggerinunciandoa capire il generale disagio che esprimono. In particolare perché propongono la centralità dei temi della formazione e della cultura decisivi perrisollevarele sorti del paese. Il presidente "federalista" haribadito,ricordandol'avvicinarsi delle celebrazioni sul centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, che «lo Stato uni-

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ILPILOTADELLACRISI CLAUDIO TITO

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NPAESEfermo.Schiacciatodall'emergenzaeconomica e da quella sociale. Che reclama risposte immediate anche sul fronte delle riforme istituzionali. Che non può essere abbandonato nella palude della precarietà. SEGUE A PAGINA 31

guire senza urla scomposte o accuse di tradimento. Riqualificando l'immagine della politica che in questi giorni non ha certo dato il meglio di se stessa. La stabilità va costruita secondo uno spirito di condivisione che dovrebbe animare tutti partiti al cospetto di questioni fondamentali per il Paese. In questa ottica il capo dello Stato è diventato il punto diriferimentoin una situazione in cui il governo non riesce a presentare tutte le indispensabili credenziali. Ma ora, deve governare davvero, o assumersi tutte le responsabilità della paralisi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

(segue dalla prima pagina) l richiamo del capo dello Stato è soprattutto un'esortazione a governare. In una fase in cui il baricentro della politica si è allontanato dalla guida dell'esecutivo, Napolitano si assume il compito di pilotare l'Italia fuori dalle secche della paralisi. La conta della scorsa settimana alla Camera ha sì assegnato una vittoria al centrodestra di Berlusconi, mala fragilità dei numeri su cui può contare il presidente del Consiglio costituisce un elemento di incertezza. Di sicuro quel voto non offre garanzie sulla piena governabilità. Più che alla ricerca di stampelle estemporanee con cui tentare di consolidare la maggioranza, il presidente della Repubblica è allora interessato a una "vera" cultura della stabilità che permetta di affrontare le sfide più delicate. L'idea di lavorare per evitare le elezioni anticipate nasce soprattutto dalla necessità di non nascondere sotto il tappeto le debolezze del sistema-Italia. L'incertezza dei nostri conti pubblici, l'impennata del debito pubblico, il malessere della società che in questi giorni sta prendendo le forme della protesta giovanile, le questioni istituzionali: sono tutti fattori ineludibili. Proprio per questo, il presidente della Repubblica giudica preferibile la prosecuzione della legislatura. Una riflessione, del resto, che anche nel fronte dell'opposizione tutti—ad eccezione di Antonio Di Pietro —condividono senza nascondere un certo timore perii verdetto delle urne. Ma ad una condizione: il governo deve governare. Lo scioglimento delle Camere sarà scongiurato solo se la maggioranza si dimostrerà capacedisostenereun'efficaceazionedelTesecutivoediuna produzionelegislativaall'altezzadellasituazione.In caso contrario, ilricorsoal voto anticipato diventerebbe una strada obbligata. Il capo dello Stato non vuole dare ancora nulla per scontato e anche ieri ha avvertito che intende avvalersi di tutte le prerogative previste dalla Costituzione. Riservandosi persino la possibilità di dar vita ad un altro governo. Ma lafiduciaconquistata da Berlusconi martedì scorso sembra aver cancellato ogni ipotesi di esecutivi alternativi. Lo stesso Napolitano ha spiegato che ogni scelta non potrà trascurare i risultati elettorali del 2008. Ilpresidente del consiglio consideraleparole delColle un lasciapassare. Da brandire come un'arma anche nei confronti di Umberto Bossi che non vuole abbandonare i propositi elettorali. Il leader del centrodestra è interessato a tenere in piedi la sua coalizione rinviando il momento delle scelte e scansando le elezioni dall'esito imprevedibile, soprattutto al Senato. Ma sa che con tre deputati di maggioranza non si guida un Paese, anche se trova qualche "stampella". Buona parte delle sue sorti, però, saranno decise a gennaio dal giudizio della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. L'eventuale bocciatura dello " scudo" spingerà il Cavaliere a mettersi alfiancodella Lega nellarichiestadel voto e di un nuovo lavacro che a suo giudizio lo renderà immune dalle inchieste giudiziarie. Il Colle non offrirà sponde a soluzioni pasticciate. Ieri haricordatoche laricerca della stabilità è il primo compito della politica, da perse-

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Napolitano: no alle elezioni ^ BcihsamacatmbìntamphltetwtgMdieUAreplìai-.h

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è fissata dalla Costituzione; e tocca al presidente della Repubblica sciogliere il Parlamento (nonostante i «ce ne freghiamo» e il fatto che questo o quello, nelle settimane passate, abbia dato la cosa per già fatta). Non si è trattato, però, di un elenco di poteri e prerogative recitato con astio, quanto - piuttosto - della riproposizione dei punti cardinali dell'agire politico in una democrazia parlamentare. E il messaggio implicito è sembrato essere: teneteli a mente, questi riferimenti, quando il clima tornerà a farsi rovente. Teneteli a mente - è parso dire il Presidente - come non avete fatto di fronte ad altri problemi che avrebbero richiesto «un nuovo spirito di condivisione» invocato dal Quirinale e purtroppo ignorato nel fuoco dello scontro politico e di discutibili transumanze parlamentari: l'attacco all'euro e l'emergenza economica che avrebbero richiesto «una sede di confronto bipartisan»; il varo di riforme istituzionali che stabilizzassero il sistema dopo i ripetuti cambi di legge elettorale; il dramma del Sud, infine, la cui tragedia rischia di rendere vana ogni forma di federalismo (tutt'ora, comunque, irrealizzato). Tutt'intorno, a punteggiare un discorso allarmato e severo, le emergenze italiane, che meriterebbero un ben diverso «esercizio di responsabilità»: la disperazione dei giovani, che vanno in piazza non semplicemente contro un provvedimento, ma per lo svaporare di un orizzonte in ragione di riduzioni e tagli nei campi della ricerca e dell'istruzione; la mancanza di lavoro, la fine della cassa integrazione e il precariato, che segnano la vita di centinaia di migliaia di famiglie; un Paese fermo, che non cresce e che pure assiste incredulo al continuo moltiplicarsi delle diseguaglianze. Di fronte a tutto ciò, occorrerebbe «uno scatto della politica»: e invece da questa comune consapevolezza - ha annotato Napolitano - «oggi siamo assai lontani». Per conto suo, il Quirinale vigilerà. «Continuerò a sollecitare la continuità istituzionale», ha assicurato il Presidente, invitando però a guardare a quel che accade in Europa - dove anche sistemi saldamente bipolari sperimentano mutamenti e nuovi scenari - senza fingersi prigionieri di gabbie artificiose. Non solo. «Opererò tenendo ben conto della volontà del corpo elettorale», ha aggiunto Napolitano: ma qualcuno dovrà ben chiedersi - e spiegare - come una maggioranza determinata appunto dalla volontà popolare, sia finita com'è finita... Ce ne è per tutti, insomma, a voler lavorare: e infatti Napolitano si augura che qualche seme da lui gettato «possa esser raccolto coi fatti». Stavolta coi fatti. Lo dice, ma quasi non ci crede. Quelli che incombono, infatti, paiono più tempi di guerra che di semina o di raccolta...

L'ALLARME PER LA DIGNITÀ DELLA POLITICA FEDERICO GEKEMICCA

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ol tradizionale discorso difineanno, tra dieci giorni, arriveranno probabilmente gli auguri per tutti e i toni più sereni. 11 discorso rivolto invece ieri dal Capo dello Stato alle alte cariche della Repubblica si è rivelato quasi un inedito per la fermezza e perfino la severità che lo hanno contrassegnato. Se qualcuno aveva ancora bisogno di qualche spiegazione intorno alla rotta tenuta dal Quirinale in questi difficilissimi mesi di crisi, la spiegazione ieri è arrivata: e si chiama ricerca e difesa della stabilità (ma non ad ogni costo) di fronte alle emergenze economiche e sociali che, come un vento gelido, stanno spazzando il Paese. Questa è la bussola che ha guidato le mosse di Giorgio Napolitano, e il Presidente ieri - ne ha dato conto: subito dopo chiedendo conto agli altri, però, alle forze politiche, delle cose fatte e, soprattutto, di quelle non fatte. L'allarme non riguarda semplicemente il rischio - in una fase tanto difficile - di nuove elezioni anticipate. CONTINUA A PAGINA 43

FEDERICO GERFAIICCA SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

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allarme riguarda la tenuta e la dignità della politica, messa in forse dal distacco e dalla stanchezza dei cittadini verso una «citta1 della del potere» sempre più chiusa in se • stessa, lontana, distante.. Ad ascoltare il presidente, separati di pochi metri l'uno dall'altro, c'erano Gianfranco Fini e un sonnacchioso Berlusconi: i protagonisti dell'infinito duello cominciato la primavera scorsa e temporaneamente conclusosi solo pochi giorni fa. Napolitano ha chiarissimo il fatto che torneranno giorni difficili - forse ancor più difficili ed è per questo che non ha solo difeso le proprie prerogative («Che qualcuno ha beceramente cercato di sminuire a parole») ma ha ricordato come funziona una Repubblica parlamentare, quale l'Italia è: la sorte di ogni governo è decisa dal Parlamento (e dunque non dal popolo, così spesso e a sproposito evocato); la durata delle legislature Ritaglio

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«Resto a Montecitorio Dal Pdl provocazioni noi non replichiamo»

Napoli e staili presa in giro. Se c'è una zona d'Italia che più è stata tradita dal progetto del Pdl è questa, dove si chiedeva, più legalità e più onestà Gianfranco Fini

Fini: arriverò al termine della legislatura NAPOLI — Al brindisi con i dipendenti della Camera, li avverte che non dovranno prepararsi a un nuovo presidente: «Fino a quando dura la legislatura continueremo a vederci per gli auguri di Natale», dice. E poi: «Le istituzioni restano, gli uomini passano, sono tutti prò tempore. E tutti dovrebbero ricordarsene...». All'appuntamento con i napoletani di Fli, che in serata lo accolgono in un ristorante del lungomare, torna sui tempi della legislatura e fa capire di augurarsi che arrivi alla scadenza naturale perché oggi «l'Italia di tutto ha bisogno tranne che di una campagna elettorale». È il giorno delle esternazioni per Gianfranco Fini. Pubbliche quelle a Montecitorio e a Napoli, filtrate quelle che ne riferiscono le indicazioni ai suoi su come regolarsi di fronte agli argomenti sollevati da Berlusconi e dagli ex alleati. «Non reagire alle provocazioni», è la parola d'ordine, «non rispondere».

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A parlare del centrodestra ci pensa lui a Napoli, dove arriva con Elisabetta Tulliani accanto e accompagnato dal fedelissimo Adolfo Urso (assente Italo Bocchino, colpito dal lutto per la morte della suocera). «L'Italia merita qualcosa di diverso tra chi sta con Berlusconi e chi contro Berlusconi e un centrodestra migliore di quello che

Dignità Il leader di Fli: «Ho voltato pagina per dignità. L'Italia non ha bisogno di una campagna elettorale» Bossi e Berlusconi rappresentano». Da quel centrodestra lui spiega di essersene andato perché «arriva un momento nella vita in cui è giusto per dignità personale e politica voltare pagina». E guardare nella stessa direzione indicata dal capo dello Stato: dalla sua autorevolezza, dice Fini, «è arrivato un monito»; da tenere ben pre-

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sente. Napolitano «è stato chiaro nel dire che in Italia ci sono sfide che devono comportare per le forze politiche tutte, nel rispetto del ruolo assegnato loro dagli elettori, la volontà di cercare ciò che unisce». È di questo, aggiunge, che il Paese ha bisogno: «O le sfide vengono affrontate così o si rischia di non vincere, con danno per tutta la comunità nazionale». L'obiettivo è una «democrazia più matura». Che per quanto riguarda Fli non significa uno spostamento dell'asse politico: «Non intendiamo allontanarci dal nostro perimetro culturale», dice escludendo avvicinamenti con una parte del centrosinistra. Rivendica il ruolo di una nuova opposizione che sia contro «le promesse miracolose non mantenute e i troppi libri dei sogni che abbiamo letto e qualche volta — sottolinea facendo autocritica — abbiamo anche contribuito ad alimentare».

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La tombola Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, insieme alla compagna Elisabetta Tulliani ieri sera a Napoli per la cena di Futuro e libertà per l'Italia, conclusa con una tombola natalizia Per il leader fli Napoli è una città tanto bella «quanto tradita e deturpata» (Ansa)

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©ESTUA GOVERNO IN BATTAGLIA

Berlusconi denuncia un asse tra Fini e l'Anni Avrebbero bloccato la legge sulle intercettazioni Poi il Cavaliere smentisce. Il leader Fli: una barzelletta La giornata CARLO BERTINI ROMA

A dare un'idea di quale sia l'umore del premier in queste ore è la sua decisione di esibirsi nel «one man show» su Matrix stasera, più che le intemerate contro Fini, riferite e poi negate o le battutacce su Casini, «dato al 6% ma solo perché piace alle signore». Non deve trarre in inganno infatti la circostanza che ieri il Cavaliere in un pranzo con gli eurodeputati abbia lanciato pesantissime accuse ai magistrati e al leader di Fli, reo di aver ottenuto protezione dall'Anni per sé e i suoi uomini, in cambio di uno stop ad libitum alla legge sulle intercettazioni. Perché al di là della nonchalance di Fini («le solite barzellette»), deciso a tenersi stretta la carica di presidente della Camera «per tutta la legislatura», la dinamica dei rapporti di forza tra i due è senza dubbio mutata. Tanto che ora in ciRitaglio

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ma ai pensieri del premier Berlusconi si vuole liberare non c'è più Fini «destinato a ad ogni costo oggi è quella di sparire», bensì l'amico Pier. stare appeso ad un pugno di voti. Come toccò a Prodi, costretto a far venire in aula L'assist del Colle A far schizzare in alto l'euforia nella plancia di comando tutti i peones e i suoi ministri del Pdl sono state le parole per far passare ogni minima ridel Capo dello Stato, inter- forma. Con la differenza che pretate non solo come uno anche con una maggioranza stop a eventuali ribaltoni, ma schiacciante il governo andava anche come un segnale lan- sotto spesso, non potendo conciato a Bossi che continua a tare di certo sulla abnegazione lamentarsi del troppo «tem- dei suoi onorevoli. po perso» senza andare a votare. Il fatto che Berlusconi Pier, l'ago della bilancia sia stato costretto a smentire Se c'è dunque un vincitore unile sue bordate ai giudici dopo co in questa fase turbolenta è che Napolitano aveva bac- proprio Pierfurby, divenuto orchettato «la quotidiana gara mai interlocutore diretto del delle opposte faziosità» pas- premier, così come di Bersani, sa in secondo piano rispetto strattonato dalla minoranza alla gradita sollecitazione del del Pd, che con Fioroni lo idenColle «per la continuità della tifica come possibile «nuovo legislatura» contro «la im- Prodi»; e inseguito da Fini che provvida prassi italiana» del ormai è costretto a mettersi ricorso al voto anticipato. sulla sua scia. Hanno buon gioNon è un caso dunque se il co dunque i berluscones a preberluseoniano Osvaldo Napo- vedere che ormai la strada è in li, cerchi con garbo di far ca- discesa, che sulle riforme prinpire al Senatur che «sbaglia a cipali (tranne giustizia e fedetemere l'allargamento della ralismo su cui «bisognerà tratmaggioranza all'Udc». Per- tare»), ad esempio l'università, ché la vera debolezza di cui i terzopolisti voteranno a favore o si asterranno. stampa

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Il problema al massimo è quello di trovare un nuovo nome al Pdl «sul quale Fini potrebbe avanzare delle pretese». E quindi, visto che non si può mai dire che il voto è scongiurato, anche perché appena Bossi in primavera incasserà i decreti sul federalismo potrebbe staccare la spina, «se avete in mente un nome e un simbolo ogni idea è benvenuta», dice il Cavaliere ai suoi. Il Pd verso la resa dei conti Inutile dire che il buon umore di Berlusconi è in buona parte alimentato dai sondaggi che lo danno in risalita e dalla totale confusione che regna nel campo avverso. Se le parole di questi giorni dei leader della sinistra avranno un seguito coerente, giovedì la direzione del Pd «sarà pirotecnica», si sente dire dalle parti della minoranza di Modem. Che ieri, con Veltroni, Fioroni e Gentiloni, ha riunito i suoi 75 parlamentari per dar fuoco alle polveri. E dire in sostanza che l'apertura di Bersani al terzo Polo è solo una mossa tattica per evitare le "primarie. Che se si vuole stringere sul serio un'alleanza

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vanno messi sul piatto 4-5 pun- drà che il Pd è più vicino a Casi- per Fioroni, bisognerebbe pro- Terzo Polo, offrendo la preti di programma da cui si ve- ni che a Vendola. Insomma, porre un'alleanza esclusiva al miership a Casini, «per vedere "se bluffa» quando dice al Pd di scegliere o l'Udc o Vendola e Di Pietro. Pd, cercasi nuovo Prodi Per Fioroni potrebbe essere anche Casini per allearsi col Terzo Polo

Le frasi del premier secondo i racconti dei suoi commensali

Il leader Fli: continuerò a presiedere la Camera per tutta la durata della legislatura

Fini si è portato in un'area di non voto, un'area che non esiste, ed è destinato a sparire

voto di fiducia del 14 dicembre ha rafforzato il governo, ma ora per andare avanti occorre allargare la maggioranza

Ho provato ad aprire a Casini finora mi ha risposto picche È dato al 6 per cento ma soltanto perché piace alle donne

La giustizia non si poteva riformare perché nel Pdl c'erano giustizialisti che si opponevano a tutte le riforme garantiste, quindi è molto meglio ora

11 premici' pressa Bossi pei' sdoganare Oisini

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Il presĂŹdentedel Consiglio Silvio Berlusconi

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RIVOLUZIONE NEL CENTRODESTRA

ADDIO PDL, TORNA FORZA ITALIA La sigla nonfunziona più e il Cav punta a ricreare il binomio conAn. PerannientareFli

Patto tra Fini e i magistrati: è giallo su una frase di Berlusconi di Alessandro Saltasti ? apolitano h a fatto gli auguri a Berf * | \ »•. lusconi. Di Natale, ma non soltan>«' to. L'auspicio è che questo goverI j i V n o vada avanti. È una sorta di via libera al premier a procedere con la sua maggioranza risicata alla Camera e u n aitala a chi ancora trama per tentare improbabili e pasticciati ribaltoni. Governare con pochi voti di margine, quindi, oltre che legittimo è lecito. Del resto in molte democrazie europee già avviene, lo stesso Obama guida l'America con dalla sua u n solo ramo parlamentare. Da ieri, quindi, l'ipotesi di elezioni anticipate perde ancora u n po' di quota e la maggioranza respira. Al punto che si ricomincia a guardare al futuro non sotto l'incalzare delle emergenze, ma con piani a lungo termine. Come quello - la notizia è trapelata da u n incontro tra Berlusconi e alcuni europarlamentari - di cambiare n o m e al Pdl.

E tra le ipotesi, la più accarezzata è quella di tornare alla vecchia Forza Italia. Se così sarà, non si tratta di banale operazione di facciata m a la presa d'atto che la fusione con An n o n h a dato i risultati sperati. E non soltanto per la scissione di Fini. È evidente che un'operazione del genere implica n o n soltanto ribadire con forza la centralità assoluta e indiscutibile di Berlusconi, m a anche di tutta la classe dirigente proveniente da Forza Italia. Al centro come in periferia. Il che aprirebbe un nuovo, grande dibattito dentro l'attuale partito di maggioranza. Accetteranno gli ex colonnelli rimasti fedeli al premier di stare in u n a struttura di nome e di fatto diversa da quella del Pdl? Se sì, a che condizione? E se no, cosa potrebbe accadere? Non per forza le risposte a queste dom a n d e devono portare a una situazione traumatica simile a quella vissuta con Gianfranco Fini. Anzi, potrebbe essere il contrario. La chiarezza, in politica, aiuta

sia nella gestione dei potere che nella comprensione da parte degli elettori. Non dimentichiamo che la prima ipotesi sul partito unico del centrodestra n o n era la nascita del Pdl ma una federazione, che è più di u n a alleanza m a m e n o di u n a fusione. Del resto, chiarire definitivamente i rapporti tra le due componenti del Pdl ormai è u n a necessità non più rinviabile. Che toglierebbe ulteriore terra da sotto i piedi di Gianfranco Fini e renderebbe più agevole il ritorno a casa di non pochi suoi deputati. Il più spaventato da u n a simile ipotesi è proprio il presidente della Camera, amico dei magistrati antiberlusconiani (coi quali avrebbe fatto u n patto), che ieri ha annunciato di non voler abbandonare lapoltrona sulla quale è seduto. Forse già sa che è l'unica e l'ultima che gli resta. Biloslavo, Bracalini, Cramer, Scafi eSignoredapagina^a pagina 6

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ECCO P E R C H E C O N G U ALTRI P O S T B O L S C E V I C H I FARA D I TUTTO PER NON C O N C E D E R E VANTAGGI A VENDOLA

D'Alema è soltanto invidioso. Vorrebbe essere come Nichi Non ha nessuna speranza,

neppure vaga, di farsi nominare leader del

DI D I E G O G A B U T T I

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a s s i m o D'Alema e gli altri leader democratici di scuola postbolscevica (ma basta e avanza una qualsiasi scuola privata e, persino pubblica per imparare a fare due conti) non Hanno la minima intenzione di concedere a N i c h i Vend o l a il vantaggio delle primarie, che lui non chiede ma p r e t e n d e . In caso d'elezioni in primavera, per quanto il governatore pugliese scalpiti e insista per cavalcare l'onda favorevole, D'Alema e i suoi ragazzi terr a n n o duro: Nichi può semplicemente scordarsi di conquistare la leadership del centrosinistra (ma o r m a i d e l l a sola sinistra) imboccando la via pacifica, come Kruscev dopo il XX congresso del Pcus. D'Alema l'ha detto chiaro e tondo domenica sera a Che tempo fa, ospite di Fabio Fazio: va bene le primarie, ma «il rischio è dimenticare le secondarie, quelle che dovremmo cercare di vincere». Sembra proprio u n a pietra tombale lasciata cadere (dall'alto dei cieli, come il pianoforte a coda nello spot di George Clooney) sulle ambizioni dell'ultimo dei rifondatori famosi sull'isola dell'utopia. Vendola, che forse ci faceva davvero conto, deve rinunciare al sogno di farsi incoronare dai suoi peggiori nemici: i revisionisti che, se non altro nel nome e a parole, hanno liquidato l'eredità del Partito comunista italiano. Non gli sarà permesso d'occupare,

vincenao oppure perdendo le prim a r i e , il c e n t r o della scena politica, come si è abituato a fare negli ultimi tempi. Si dovrà accontentare dell'attenzione mediatica che si è guadagnato prima facendosi rieleggere governatore delle Puglie (elezioni che avrebbe perso, come D'Alema, sempre lui, non smette di ricordargli, se soltanto il centrodestra non si fosse suicidato e i fedelissimi dell'ex ministro degli esteri non avessero fatto gli occhi dolci all'Udc di P i e r F e r d i n a n d o Casini) e poi trasformandosi in un personaggio, senza offesa, da commedia all'italiana. Avendola non piacerà sentirlo, ma il suo carisma un po' alla Lino Banfi è l'esatto equivalente, nel centrosinistra, della gigioneria di Silvio Berlusconi. Vendola parla strano (lui dice «lirico», compiacendosene) e Berlusconi parla per battute (e dire che se ne compiace è un pallidissimo eufemismo). Entrambi amano, sopra ogni cosa, gli spropositi. «Prendo voti ovunque, anche a destra», straparla il governatore pugliese. «Ho t r o p p a s t i m a per l'inteiligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano contro il proprio interesse», sbarella il presidente del consiglio. Sono entrambi in buona fede: il Cavaliere a u g u r a a se s t e s s o u n a lunga vita (cento-

centrosinistra

venti a n n i minimo, vent'anni meno di quanti se ne auguri F i d e l Castro) nella certezza che a guadagnarci s a r a n n o p r i m a di t u t t o gli italiani, e Nichi Vendola è davvero convinto d'essere il rospo destinato a trasformarsi in principe col bacio delle primarie. Entrambi pensano che le loro ambizioni coincidano con l'interesse generale. Non potrebbero sbagliarsi di più, naturalmente, ma è proprio questa deformazione mentale a trasformare un uomo dabbene, e lo sono entrambi, in un politico. Anche a D'Alema piacerebbe essere un leader come Vendola e Berlusconi, due piacioni ai quali viene sempre perdonato tutto, al primo il variopinto estremismo dannunziano, al secondo gli eccessi da sottaniere impenitente e le v a n e promesse elettorali. Ai politici come D'Alema, che non sono simpatici neppure ai loro seguaci più stretti, dotati come sono d'una sorta di carisma negativo, invece n o n si p e r d o n a nulla. D'Alema non potrebbe pres e n t a r s i con la sua faccia né alle p r i m a r i e n é alle «secondarie». Non h a n e s s u n a speranza, neppure la più vaga, di farsi nominare leader del centrosinistra e soltanto ricorrendo a qualche trucco indegno, come nel 1998, quando sgambettò Romano Prodi per prenderne il posto, può aspirare alle cariche degne d'uno statista suo pari. Di qui un'invidia nera. Ma anche u n a giusta, smagata diffidenza per la politica carismatica. —© Riproduzione

Al numera uno di Sei non piacerà sentirlo", ma il suo carisma un p o ' alla Lino Banfi, è l'esatto equivalente della gigioneria di Silvio Berlusconi. Entrambi amano sopra ogni cosa gli spropositi e pensano che le loro ambizioni coincidano con l'interesse generale

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Con la sua faccia il lìder Maximo non potrebbe presentarsi né alle primarie né alle secondarie. Soltanto ricorrendo a qualche trucco indegno, come nel 1998, quando sgambettò Romano Prodi per prenderne il posto, può aspirare alle cariche degne di uno statista suo pari

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Le toghe: "Accordi sottobanco li fa la politica, non noi"

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«Se si è arenata è perché larga parte del Parlamento ha recepito le nostre riserve» LE FORME DELLA PROTESTA

«Noi non facciamo cose all'oscuro, esprimiamo critiche pubbliche e chiare»

Cascini: "Il primo ministro? Mi pare che la Bongiorno lo abbia già smentito..." ro. Abbiamo sempre espresso pubblicamente le nostre opinioni sul disegno di legge in tema di giustizia, sia attraverso comunicati stampa che in audizioni pubbliche nel Parlamento. Le nostre posizioni sono note, sono state ampiamente diffuse e pubblicizzate. E siamo sempre stati fermamente convinti di quello che abbiamo sostenuto». Ma Berlusconi parla esplicitamente di un accordo sotto banco. L'Associazione dei magistrati e il presidente Fini si saFULVIO MILONE rebbero alleate per far colare a picco la ROMA riforma della giustizia. E'solo fantapoJ Associazione dei magistrati rilitica? spedisce al mittente il «regalo» «Chiariamo innanzili di Natale del premier. Accordi tutto un punto. C'è sotto banco tra Fini a le toghe? Mai e un'incompatibilità aspoi mai. «Se la riforma della giustizia si soluta fra questa è arenata è solo perché una larga parte espressione, "sotto del Parlamento ha recepito le nostre ri- banco", e il modo di serve e le nostre valutazioni negative. agire proprio dell'AsInsomma, abbiamo portato argomenta- sociazione. Quelli di zioni convincenti. Tutto qui. Gli accordi cui lei parla sono mesottobanco apparterranno forse alla politica, ma non a noi». A parlare è Giu- todi che appartengoseppe Cascini, segretario generale del- no forse alla politica, non certo a noi. L'Associazione ha fatto sempre e soltanl'Anni. to incontri pubblici nei quali ha esposto Dottor Cascini, Berlusconi ha mosso le sue posizioni, che non sono un mistero accuse pesanti contro di voi e contro il per nessuno».

Intervista

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nemico giurato Fini. Avreste garantito una sorta di impunità al presidente della Camera che in cambio si sarebbe adoperato con i suoi uomini per bloccare la riforma della giustizia tanto cara al premier. Che cosa risponde? «Che, naturalmente, non c'è nulla di ve-

Come spiega, lei, la sortita del Premier? Berlusconi dice addirittura che avreste consegnato quattro emendamenti nelle mani del presidente della commissione Giustizia alla Camera Giulia Bongiorno, fedelissima di Fini...

«Mi verrebbe di non rispondere a questa domanda. Mi pare che già l'onorevole Bongiorno abbia smentito il presidente del Consiglio. Per quanto riguarda noi, l'Associazione dei magistrati non ha mai formulato proposte normative in termini di emendamenti. Ha semplicemente rappresentato in tutte le sedi opportune gli effetti di alcuni interventi legislativi sul funzionamento della giustizia e sull'efficacia dell'accertamento della responsabilità dei reati. Lungi da noi l'interferenza con il processo legislativo. Quindi non abbiamo mai fatto emendamenti, né pubblicamente né privatamente. Ripeto: abbiamo semplicemente spiegato, dal nostro punto di vista, quali sarebbero state le conseguenze di quegli interventi in materia di giustizia. Siamo stati rigorosi e soprattutto convincenti». Convincenti? «Il nostro comportamento è stato lineare. Ci siamo mobilitati, abbiamo detto, attenendoci ai fatti, che cosa sarebbe accaduto con l'entrata in vigore della nuova legge di riforma della giustizia, e alla fine c'è stato un ripensamento di gran parte del Parlamento che, evidentemente, ha ritenuto valide le nostre argomentazioni e riconosciuto la forza delle nostre idee. Da parte dell'Associazione dei magistrati, insomma, non c'è stato nessun accordo sottobanco, ma solo comportamenti chiari e coerenti».

Il segretario del sindacato Giuseppe Cascini, magistrato, è segretario dell'Associazione nazionale magistrati Ritaglio

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della Camera dovrebbe farsi un giro elettorale da solo, un po' come fece Casini alle scorse elezioni. Il quale, invece, dovrebbe allearsi ora col Pd e andare al voto in questa nuova alleanza.

Casini dono Bersani

Perché nella nuova strategia del Pd non c'è posto per Pini La ricerca di un nuovo Prodi e l'offerta . di D'Alema al leader dell'Udo é Strategia uno. L'intervista di Pier Luigi Bersani a Repubblica rappresenta una svolta nella strategia del segretario del Partito democratico. Il leader del Pd, inPASSEGGIATE ROMANE

fatti, con quell'intervista, abbraccia la linea di Massimo D'Alema. Che non è quella di un'alleanza con il terzo polo, come parrebbe invece emergere dalle parole dei due. L'offerta in realtà non è rivolta anche a Gianfranco Fini. L'unico vero destinatario è Pier Ferdinando Casini (con l'appendice di Francesco Rutelli). Ovviamente, né Bersani né il presidente del Copasir possono pubblicamente chiedere alì'TJdc di rompere con il neo alleato Fini, ma l'idea è proprio quella. Secondo questo ennesimo "dalemone" il presidente

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ti il presidente della regione Puglia dividere il fronte anti berlusconiano, favorendo così di fatto il Cav.? Sia il segretario del Pr1 sia il presidente del Copasir sono sicuri che di fronte a un'obiezione del genere Vendola sarà costretto ad acconciarsi a Strategia due. Ma come pensano Bersani questa soluzione, archiviando le primarie e e D'Alema di convincere il leader dell'Udc le sue ambizioni. ad accettare di presentarsi con uno schieramento di centrosinistra? Nell'unico moStrategia cinque. Secondo Bersani e D'Ado possibile: offrendogli la candidatura al- lema, dunque, sia il leader dell'Udc sia il la premiership. Chiaramente non possono governatore della Puglia cederanno pur di dirlo pubblicamente, perché sanno che non apparire come coloro che favoriscono una mossa del genere non sarà indolore nel la vittoria del Cav. Ma ritengono che quepartito (e nell'elettorato) e quindi è inutile sto stesso ragionamento non convincerà Di aprire una polemica se non si è già sicuri di Pietro. Il che, secondo loro è un bene. Camandare in porto questa operazione. sini infatti non vuole stringere nessuna alleanza con l'Idv, e anche Bersani e D'AleStrategia tre. E questa operazione, in ef- ma ne farebbero volentieri a meno. fetti, è tutt'altro che semplice. Ma il presidente del Copasir è convinto che spingenStrategia sei. I piani del segretario del do pubblicamente Casini a non prendersi Pd e del presidente del Copasir divergono la responsabilità di una vittoria di Berlu- su un punto. Nel caso in cui Casini non dosconi (assai probabile con tre poli che van- vesse accettare questa loro offerta, seconno alle elezioni) e offrendogli la premier- do D'Alema bisognerebbe comunque troship, Casini alla fine capitolerà. vare un altro candidato che non sia Bersani, uno più appetibile sul fronte moderaStrategia quattro. Bersani e D'Alema so- to. Secondo il segretario, ovviamente, dono convinti che anche Nichi Vendola sarà vrebbe esse invece lui medesimo a guidacostretto ad accettare questo schema e ri- re la coalizione di centrosinistra qualora nuncerà a candidarsi. Come potrebbe infat- Casini dovesse rispondere di no all'alleanza con il Pd.

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Fini resta presidente ma i suoi lo vorrebbero in trincea

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a perentorietà con la quale Gianfranco Fini ieri ha escluso le dimissioni da presidente della Camera cozza con quanto negli ultimi tempi hanno raccontato gli esponenti di Fli a lui più vicini: che il loro leader lascerà la guida di Montecitorio il giorno in cui a Milano comincerà il congresso fondativo del partito di Futuro e libertà. Non a caso da qualche tempo si avverte una discreta ma non invisibile preoccupazione per il futuro tra i collaboratori dell'inquilino di Montecitorio. Sono giorno complessi per il mondo finiano. Il leader ha annunciato che siederà sullo scranno più alto di Montecitorio anche il prossimo Natale, ma i suoi sono convinti come prima che, per il bene della nuova formazione, dovrebbe dimettersi per cominciare a fare politica in prima persona. Come si risolverà il problema? Di certo, a chiedere a Fini, si otterrebbe come unica risposta che mai aveva parlato di dimissiomni e che, dunque, vale quanto ha ribadito ieri. Ma in realtà, e lo assicurano persone politicamente a lui molto vicine, tutto dipende da come andrà a finire la legislatura, o meglio da quando finirà. Se dovesse prevalere

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l'ipotesi di elezioni in primavera, come ancora ieri sera faceva capire una delle persone più vicine Bossi, il beau geste del leader futurista sarebbe ancora possibile. Se, invece, la legislatura dovesse andare ancora avant,i Fini rimarrebbe, senza tentennamenti, dove si trova ora. Per conservare un ruolo da protagonista, non trovarsi in secondo piano per esempio rispetto al corteggiatissimo Casini nel terzo Polo. Ma c'è anche una motivazione tattica. Dimettendosi con la legislatura ancora in piedi darebbe al Cavaliere un formidabile strumento per agganciare l'Udc, per esempio offrendo a Rocco Buttigliene il posto di presidente della Camera. Una postazione dalla quale oltrettutto Fini può meglio difendersi da «l'assalto all'indeciso» che sarà reso particolarmente intenso dalla creazione del nuovo gruppo parlamentare affidato alla cura di un ex fedelissimo, Silvano Moffa, che vede in Futuro e libertà un boccone particolarmente appetitoso. Nel nuovo gruppo ci saranno tutti gli «eroi del 14 dicembre». Anche quel Grassano che sostiene di avere con il Cavaliere la massima intesa in materia di giustizia, dal momento che lui è per «l'eliminazione della figura dei Pm». •

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Intervista a Davide Zoggia

«Ma da soli rischiamo di non farcela...» Il dirigente Pd «Partiamo dai problemi del Paese Vendola fa passare in secondo piano i contenuti»

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a proposta di Bersani non punta a escludere Sei e Idv dalla coalizione. Il punto è che il Paese non ce la fa più, e questa crisi non si può affrontare con strumenti tradizionali. Per questo vogliamo rivolgerci al Paese e a tutte le forze di opposizione che condividono questa analisi e proporre loro di impegnarsi per uscire da questa situazione», dice Davide Zoggia, responsabile Enti locali della segreteria Pd. Dunque cosa farete? «Chiamiamo tutti alla responsabilità, sia la sinistra che il Terzo polo, per mettere a posto questo Paese». Ma cosa potreste fare con una coalizione così ampia?

«Prima di dire che è impossibile, discutiamo delle misure indispensabili per l'Italia, uscendo dagli schemi tradizionali. Penso al lavoro e a una riforma dello Stato: confido che ci sa-

ranno punti di convergenza. Altrimenti ne prenderemo atto». Pensate che Pd, Idv e Sei siano così deboli da soli? «La proposta di Bersani non muove dall'idea della debolezza del centrosinistra. Anzi, sarebbe competitivo. Ma forse non sufficiente per rispondere alle sfide che il Paese ha davanti». È possibile un'alleanza con Fini? «Nessuno pensa a un'alleanza organica con Fli, ma di fronte a una situazione di emergenza alcune risposte si possono dare insieme, anche sul piano economico». Questa alleanza deve essere un fronte tipo Cln o qualcos'altro? «Il tema non è "Berlusconi sì o no", così avremmo già perso. Bisogna partire dai problemi del Paese, dalle nostre proposte per uscire da questa crisi drammatica. Non sarà un Cln, ma una proposta di governo per far ripartire la crescita».

Siete disposti anche ad allearvi solo col Terzo polo come dice Fioroni?

«Credo che il senso di responsabilità ci sia anche dentro Sei e Idv. Il punto è confrontarsi con tutti sulle ricette, a partire da quelle economiche». Sembra complicato... «Certo, questa è una fase politica molto complicata. E capisco che i cittadini capiscano più facilmente schemi più classici. Ma noi abbiamo il dovere di provarci». Le primarie finiranno in soffitta? «Ora bisogna concentrarsi sui programmi e sul perimetro delle alleanze. Poi vedremo come scegliere il leader. In questa fase non servono primarie da tifosi, basate solo sull'appeal dei candidati». Ma Vendola e Bersani potrebbero riempirle di contenuti... «Bersani di sicuro, Vendola non lo so. Il suo continuorichiamoalle primarie rischia di far passare i contenuti in secondo piano», AX.

«Nuovo Cln? Essere contro non basta»

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Il commento

L'istinto del Fli per gli errori di Andrea Pastore* ^ B PerGianfrancoFini, aprescindere dalle sue dichiarazioni, la rinnovata fiducia al governo sia alla Camera che al Senato è una severa sconfitta sicuramente politica, oltre che personale. Le ragioni sono tutte da ricercare nei suoi mutevoli cambi di marcia e di prospettive politiche, che sono apparse estemporanee n o n solo agli osservatori esterni ma agli stessi fìniani, tanto da suscitare profonde fibrillazioni nei componenti più responsabili di Fli. Paradossalmente Fini ha denunciato come fattore determinante della costituzione del nuovo movimento politico la mancanza di dialogo all'interno del Pdl. In realtà è stato proprio lui a riconoscere sin dalla fondazione del Popolo della libertà di essere il sostenitore di scelte e programmi in gran parte minoritarinel partito sui quali n o n è mai stato negato il confronto. Basta ricordare l'iniziativa per il voto degli immigrati, le sue posizioni sulle delicatissime scelte in tema di fine vita e di opzioni bioetiche, secondo linee spesso in contraddizione con quelle adottate da lui stesso poco tempo prima. E, senza volersi troppo soffermare sull'opportunità che un presidente della Camera possa fungere anche da capo fazione in opposizione alla stessa maggioranza che l'haportato sullo scranno più alto di Montecitorio, si è macchiato degli stessi errori che imputava al presidente Berlusconi: direzione cesaristica delpartito, mancanza totale di confronto, continui colpi di teatro quali quello di Bastia Umbra. Nominando il falco Bocchino capogruppo h a lasciato interdetti gli stessi parlamentari: basta ascoltare le frasi pronunciate durante la discussione sulla mozione di sfiducia che non sono state molto dissimili da quelle proferite da Di Pietro. Un presidente della Camera, per ragioni istituzionali, di forma e di contenuto dovrebbe essere ispirato da sentimenti di equilibrio e Ritaglio Politica e Istituzioni

di moderazione, n o n solo quando presiede l'aula m a anche nell'ambito della propria vita privata e di partito. Fini, conl'istinto dell'animale ferito, ha invece deciso pur non avendone la forza di sferrare l'ultima zampata per abbattere Berlusconi. Gli stessi deputati di Fli devono essersi accorti delle ingenuità commesse e della strada senza uscita nella quale sono stati trascinati. In u n periodo in cui la finanza internazionale alimenta continui turbinii e instabilità è stato irresponsabile, come tantissimi italiani avranno capito, mirare ad u n continuo logoramento della maggioranza e del governo. Dopo l'ennesima fiducia che il governo Berlusconi in meno di due mesi h a ottenuto è giunto adesso ilmomento dell'unità e di salvaguardare preminentemente gli interessi dell'Italia. Fini ha ormai imboccato il vicolo cieco dell'irragionevolezza. L'unica alternativa sarebbe quella elettorale, essendoci una maggioranzanei due rami del Parlamento che ha diritto di governare o, se messa nell'impossibilità di farlo, di chiedere u n ritorno alle urne. Se Fini avesse dato ascolto alle cosiddette colombe anziché aifalchiforse oggi si sarebbe potuto far volare l'Italia intera, con quasi tre anni di legislatura non interessata da elezioni e con u n sostegno molto rilevante da parte della pubblica opinione. Certamente la scelta finiana che ha incrinato prospettive di certezza senza sostituirle con altre verrà analizzata dai politologi e dagli storici della politica. A noi semplici comparse sembra più confacente il ricorso ad analisi di altra natura: è la scelta di chi guarda solo al suo interesse particolare e n o n si sforza di conciliare le proprie legittime ambizioni con gli interessi del Paese. *Senatore Pdl e presidente della Commissione parlamentare per la Semplificazione

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Le primarie sovietiche di Torino: nel Pd è sfida tra ex comunisti

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Intervista a Fabio Mussi

«Nuovo Cln? Essere contro non basta» Il presidente di Sei «Al Pd ehedo: quali riforme si possono costruire insieme a Fini e Casini?» Per voi è accettabile solo un centrosini- «Non vedo su quale programma ci si

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i fa piacere che il Pd, stra tradizionale? potrebbe incontrare». dopo aver pensato a «Non ci sono veti verso l'Udc, ma biso- Un nuovo Prodi non sarebbe più adatuna legislatura costigna prima ricostruire un centrosini- to di Vendola a guidare la coalizione? tuente con Berlusco- stra, una vera alternativa». ni, ora ne riscopra la Forse il Pd ritiene che un fronte con voi «E chi sarebbe? Casini? Perché cercare la leadership sempre al centro? pericolosità fino a proporre un nuovo e l'Idv sia troppo debole... L'idea che la sinistra può governare Cln. Ma proprio a loro, che ci insegna- «Secondo i sondaggi c'è un distacco di solo se si traveste è sbagliata, le sinivano che non si vince con la demoniz- 2-3 punti da Pdl e Lega, che può essestre europee così sono andate a sbatzazione, dico che non basta essere con- re colmato di slancio se c'è convinzio- tere contro il muro. Vendola ha un tro», ragiona Fabio Mussi, presidente ne e spirito di lotta. Un Pd assorbito vocabolario in grado di recuperare i di Sei. «Tramontate la spallata in Par- dal Terzo polo, ammesso che Fini e Ca- voti di tanti astenuti, e anche di pelamento e il governo di transizione, bi- sini ci stiano, è destinato alla sconfit- scare a destra». sogna essere pronti alle elezioni. E ser- ta. L'unica chance per riaprire la partive una proposta riformatrice che dia ta è il centrosinistra, non la sua disso- Per voi le primarie sono inevitabili? «Non si accendono a comando di risposte al disagio sociale. Ora, am- luzione». messo che Fini e Casini accettino, mi Nel Pd dicono che Vendola stia combat-qualche autonominato principe. Il chiedo: quale programma di riforme tendo una battaglia personale e non per Pd ha il 24%, noi siamo piccoli. Di cosa hanno paura? Forse hanno posi può costruire con loro? Penso al pre- l'unità del centrosinistra. ca fiducia nelle loro forze... ». cariato, all'università, al lavoro, ai te- «Non puoi rivolgerti a Fini e Casini e Se Vendola vince le primarie Casini mi etici. Nel terzo polo ci sono tifosi di poi dire che Vendola divide il centronon ci starà mai... Gelmini e Marchionne e del clericali- sinistra». «E allora lo incoronino leader la Notsmo. E Fini resta un uomo di destra». Sei esclude di aderire a un eventuale te di Natale, come Carlo Magno. E se fronte con Pd e Terzo polo? pensano di vincere, auguri». A.C.

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«Ma da soli rischiamo di non farcela...»

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IL DEMOCENTRICO DI MARCO FOLLINI

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il Cav. c'è un grande solco oiché ho la ventura di essere considerato a dire che non è (quasi) mai così spregiudicata uno dei maggiori esperti mondiali di casi-da contraddire del tutto ì suoi princìpi e convinnologia -cioè di quella branca della scien-cimenti. Per questo penso che in lui ci sia un vinza polìtica che studia qualità e difetti dell 'ono- colo insuperabile -oggi -a un 'intesa con Palazrevole Casini - mi capita spesso in questi giornizo Grazioli. di venire richiesto di una previsione sull 'evolu-La storia democristiana ha insegnato a tanti di zione dei rapporti tra il Cav. e il leader dell 'Udc. noi ì confini dello spettro politico. Sappiamo che Provo a rispondere. Offrire una sponda a Berlu-la destra, nelle lunghe vicissitudini del nostro sconi darebbe oggi a Casini qualche vantaggio.paese, ha tratti a volte inquietanti che non conGli eviterebbe il precipizio delle urne, lo riawi-sentono neppure al più conservatore tra di noi di cinerebbe a un elettorato che ha sempre consi-farcene alfieri. E sappiamo che la sinistra, da cui derato potenzialmente "suo " e infine glipropi- saremmo in linea di principio più distanti, può zierebbe ilfavore di una parte spiritualmente as-essere contrastata ma mai messa al bando. Il sai elevata dei suoi grandi elettori. Pigmalìone democristiano che è in noi parla Per ottenere tutto questo, però, Casini dovreb- spesso con la sinistra lontana molto più agevolbe smentire se stesso, contraddicendo tutte le difmente di quanto nonfaccia con la destra vicina. ferenze che è andato elaborando tra sé e il Cav. Penso che Casini nonfarà nessun accordo con il Quelle differenze sono in parte, se vogliamo, fi-Cav, senza mai dirlo troppo solennemente. In glie dello sgarbo del predellino. Ma in parte an- questo e 'è il merito della sua virtù e insieme il licora più larga costituiscono l'affiorareprogres-mite della sua prudenza. Desse retta a Berlusivo e inesorabile di alcune differenze politiche sconi, troverebbe un compromesso. Desse retta che ormai hanno scavato un solco tra di loro. Un a me, proclamerebbe che il compromesso non è solco non colmato da qualche gentilezza incro-possibile. Dando retta a se stesso eviterà di chiuciata e perfino da una vena di reciptoca simpa-dersi nella trappola di un ciclo politico che si tia. Casini arriva alla strategia attraverso la tatchiude, lasciandosi però fino all'ultimo un vatica. Qui sta la sua forza, e anche il suo limite. scello alle spalle. Su quel vascello però non saMa in lui la tattica è, appunto, strategica. Valelirà più. Almeno, credo.

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La polemica

"Potenziali assassini nei cortei" Gasparriprovoca. Pd: sobillatore Napolitano: ascoltare il malessere. Fini: non insultare igiovani GIOVANNA CASADIO

ROMA — Dopo avere chiesto gli arresti preventivi dei manifestanti ed evocato il7 aprile 1979, datasimbolo degli anni di piombo, Maurizio Gasparri torna alla carica con un invito ai genitori: «Dite ai vostri figli di restare a casa, quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini e vanno evitate». Denunciano le opposizioni:così«sisoffiasul fuoco»; il capogruppo del Pdl, Gasparri è «un sobillatore». Il Pdlancia un appello contro ogni violenza e convoca al partito un incontro con i sindacati di polizia e i rappresentanti degli studenti. Emanuele Fiano, che locoordina, spiega: «Poliziotti e studenti si so no guardati negli occhi e si sono detti le reciproche ragioni». Non bisogna esasperare il clima—è la parola d'ordine, e Bersani premette: «Gli studenti sanno che noi conosciamo il loro disagio e

che sosteniamo le loro ragioni. Quindialoro chiediamo di tenersi lontano dalla violenza che può cancellare e oscurare le loro giuste ragioni; e alle forze dell' ordine affinché facciano uno sforzo per separare i violenti dalla libera e pacifica protesta degli studenti». Lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda ai giovani che protestare è un loro diritto ma li esorta a isolare i violenti che danneggiano la democrazia: «Laprotestapacifica di tanti cittadini nelle strade delle capitali europee, benché spesso sviata da inammissibili violenze, è una spia di malessere che le democrazienonpossono ignorare». Pure il presidente della Camera Finibacchetta: «Sei giovani scendono in piazza per protestare, la politica non lo insulti, non si volti dall'altra parte, ma cerchi di capirli, di educarli con la forza dei fatti, c'è il malessere di un'intera generazione». E il ministro dell'I-

II premier: proteste incompresibili. I democratici f a n n o incontrare studenti e poliziotti

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struzione Mariastella Gelmini lancial'appello della vigilia: «Tutti abbassino i toni e recuperino senso diresponsabilitàemisura». Domani (salvo blitz per la fiducia oggi in aula) il disegno di legge Gelmini sull'università avrà l'ok definitivo del Senato. Si teme di tutto, dai provocatori alla rabbia che esplode, mentre al Viminale si discute il percorso della protesta. Berlusconi però dichiara di non temere gli scontri: «Forse la riforma che abbiamo fatto non è stata ben illustrata agli studenti, quindi francamente non riesco a capire queste manifestazioni di protesta. Non è stato aumentato nulla per quanto riguarda i costi degli studenti, se avessimo avuto più disponibilità avrei introdotto delle misure che avrebbero reso onore aipiùbravi». Magli studenti, così come i ricercatori, sono certi di avere capilo benissimo. Emma Bonino, vice presidente

giona: «La riforma dell'università hamoltielementinegativi: anche se a me nonpare quel disastro paventato , però non ha fondi e nep pure misure transitorie, quindi non decollerà». Un'unica stradaè possibile per Di Pietro, ed è quella di ritirare il ddl Gelmini: «Bisogna eliminare le cause della protesta degli studenti, non tacitare il dissenso». Pier Ferdinando Casini, il leader dell'Udc ammette la suapreoccupazionedipadre: «La classe politica deve evitare di incendiare e deve ascoltare. Mia figlia contesta la riforma, è un suo diritto, anche noi siamo stati giovani e siamo andati in piazza. Ma prendersela con i poliziotti è inaccettabile, perché per 1.200 euro al mese garantiscono il rispetto della democrazia per tutti». La Lega al contrario torna a chiedere il Daspo (il divieto di accedere alla manifestazioni sportive) allargato alla piazza.

del Senato e leader radicale, ra-

Figli a c a s a

No alle violenze

Dite ai vostrifiglidi stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini

Non si ignorino i cortei, spie di un malessere, anche se sviati da violenze inammissibili

CAPOGRUPPO PDL

CAPO DELLO STATO

Maurizio Gasparri

Il presidente Napolitano

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Campo de' Fiori \REA FENZiONE Area d i messi m a sicurezza li FxafUwwo-saffi, presidiato in rnoe5o tate da consentire l'accesso soltanto ai residenti e alle persone autorizzate Area di stretta sorveglianza L'accesso dei manifestanti sarà "filtrato" per fermare gli eventuali gruppi violenti

Area di attenzione Verrà presidiata dalle forze dell'ordine con "blocchi flessibili"

I l P d a l c a p o g r u p p o peli: s o b i l l a t o r e . I l Colle: a s c o l t a t e g l i s t u d e n t i

Gasparri ai genitori: tenete ifiglia casa, nei cortei potenziali assassini

Il ventenne durante l'aggressione del 14 dicembre

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DalViminalerordinediMaroni ''Stavolta anticiperemo i violenti"


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i Massimo Franco

Il richiamo alla stabilità e l'apertura centrista come antidoti al voto a spinta per la continuità della legislatura impressa ieri da Giorgio Napolitano col suo discorso alle alte cariche dello Stato non va considerata solo come un altolà alla maggioranza. Rappresenta piuttosto un'analisi rigorosa, a tratti brutale delle incognite alle quali può andare incontro il Paese qualora il centrodestra non riuscisse a governare. Non deve sorprendere che il premier si sia mostrato in piena sintonia con le parole del capo dello Stato. Il presidente del Consiglio sta tentando il miracolo di sopravvivere al passaggio all'opposizione del manipolo di FU. E la disponibilità dell'Udc a votare alcuni provvedimenti per senso di responsabilità può diventare una via d'uscita. Berlusconi si è dato un mese per riportare nell'alveo della maggioranza almeno una parte di Fli. Ed ha la conferma che il Quirinale non darà coperture a chi vuole Esecutivi che non rispettino il responso del 2008. È una sponda istituzionale che lo incoraggia a perseguire un obiettivo dai contorni sfuggenti. Non I -e parole di neppure il richiaNapolitano e del èmosufficiente berlusconiano ad un'Ue i cui premier cercano leader non vogliono un vuoto di governo. di argi re Le tensioni con Fini rimangoLega no aspre. Il premier martella sul Polo della nazione. E ieri la polemica è stata alimentata da alcune battute in privato, poi smentite da Berlusconi, secondo le quali il presidente della Camera si muoverebbe d'accordo con l'Anm. «Una barzelletta», ha replicato Fini. Ma lo scambio è in sé significativo. Conferma una guerra pronta a scatenarsi anche sul piano elettorale. Se Palazzo Chigi non la ufficializza, è solo perché spera ancora di riequilibrare i rapporti di forza in Parlamento; e di renderli convincenti non tanto agli occhi del proprio partito, ma della Lega. È il Carroccio l'interlocutore di Berlusconi. Ed è a Umberto Bossi che il capo del governo cerca di additare la possibilità di proseguire la legislatura. La Lega è la vera incognita delle prossime settimane. Bossi ripete che «l'Italia è pronta al voto. Quello della crisi economica è solo un alibi». È una pressione vistosa su Palazzo Chigi, che conferma i timori di Napolitano suH'«improwida prassi italiana» di andare alle elezioni anticipate. Ma la non belligeranza che Casini promette può modificare un percorso che sembrava segnato.

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II Colle: stancante il muro contro muro ±j? Per la tenuta serve un salto di qualità s | j o

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me diverse, e spesso in modo ri contenuto ma decisivo, verstrumentale, a seconda delle re- so il "Polo dellanazione"? E foraltà locali. L'intesa Fini-Casini se un parziale recupero del ha sulla carta la forza per sven- centrosinistra, sia con il Pd sia tolare questa bandiera nella con la sinistra di Vendola? battaglia contro le roccaforti Vorrebbe dire che la mappa berlusconiane. Soprattutto a d el potere sta cambiando coloNapoli, dove il centrosinistra re. Un mutamento relativo, ma potrebbe perdere il comune do- sufficiente a provocare esiti po i due mandati della Iervoli- sorprendenti se proiettato sul no, il "Polo della nazione" tente- voto nazionale, soprattutto al rà di essere l'elemento chiave Senato. Ce n'è abbastanza per nel gioco elettorale. Ma in mol- dire che la partita del Sud, l'ante altre aree si potrà pesare l'in- no prossimo, sarà della massifluenza di queste due formazio- ma importanza. Diversa da di Stefano Folli ni oggi unite, appunto l'Udc e quella del Nord, ma altrettanto el Sud e nelle isole il 2011"Futuro e Libertà", che nel me- e forse più incisiva per deterha buone probabilità di ridione hanno il loro baricen- minare il futuro della politica presentarsi come un an- tro e i loro bacini di voti. italiana. Andranno al voto due no cruciale per la politica. E mai Continua • pagina 3 Italie, diverse per esigenze e come in queste circostanze il liaspettative. vello locale e quello nazionale Per il Popolo della Libertà Peseranno in forme differens'intrecciano, attirando l'atten- non è una partita secondaria. ti i probi emi economici e sociazione degli osservatori. Si ripro- Al contrario, si presenta fonda- li, al punto da far pensare che pone un luogo comune alquan- mentale, come ha ben compre- una sintesi è andata smarrita e to abusato, ma non privo di una so il premier. Il perché è presto non sia recuperabile a breve. sua verità: il Mezzogiorno può detto. Al Nord Berlusconi do- Ma come spesso accade il voto diventare un grande "laborato- vrà sopportare l'espansioni- potrebbe fornire delle risposte rio" dove verificare "in loco" smo leghista; al Centro, come è originali e innescare quelle traima serie di risultati che poi, tra- noto, dovrebbero resistere nel sferitisu scala nazionale.posso- complesso i fortilizi del centro- sformazioni che spesso i politino determinare un mutamento sinistra. Ma se al Sud e nelle iso- ci non sanno o non vogliono immaginare. sostanziale degli equilibri. le l'asse Fini-Casini riuscisse a Stefano Folli Sempre che, s'intende, il nuo- restringere il potere del Pdl, alstefano.folii@itsole24ore.com vo anno non porti con sé le ele- lora i problemi del presidente zioni generali anticipate. Ma an- del Consiglio finirebbero per che in quel caso la mappa del vo- aggravarsi. to amministrativo determinerà Certo, le amministrative conseguenze di non poco con- hanno un valore quasi sempre to; anzi, il sovrapporsi dei due determinato e circoscritto da momenti potrà accelerare una fattori locali (le clientele e gli sorta di resa dei conti e l'emer- interessi contano di più di un gere dli nuovi centri di potere. aleatorio voto d'opinione). Ma Sivoteràinrealtà importanti la fotografia del meridione che come Napoli, Caserta, Beneven- emergerà dal voto primaverile to e Caserta in Campania; Bar- ci farà capire.ad esempio, se il letta in Puglia; Catanzaro, Co- Senato della prossima legislasenza e Crotone in Calabria; Ca- tura avrà una maggioranza gliari e Carbonia in Sardegna, omogenea a quella della C ameper citare i maggiori. Saranno ra oppure se dovremo attenelezioniincuisi misurerà quan- derci delle sorprese. to vale la forza organizzativa Sappiamo che in Sicilia moldel cosiddetto "terzo polo" Fini- te cose sono cambiate dopo i Casini. Chi scrive ha ancora sussulti che hanno portato alla molti dubbi che questa nuova al- giunta regionale di Lombardo, leanza abbia in sé l'omogeneità appoggiata dal centrosinistra, interna e la coerenza politica e, per un altro verso, all'uscita per diventare un soggetto rile- dall'Udc, in direzione Berluvante su scala nazionale. Tutta- sconi, del gruppo guidato dalvia non c'è dubbio che al Sud e l'ex governatore Cuffaro. Sapsu scala amministrativa il "ter- piamo anche che in Campania zo polo "può fare la differenza. il centrodestra ha prevalso alSe al Nord si voterà pensan- le ultime elezioni regionali do al federalismo prossimo per una manciata di voti. E anventuro, e decidendo fino a che che la Calabria non è così sicupunto la Lega merita di essere ra per il Pdl. premiata per questa riforma vi- Cosa accadrà se il voto amNichi Vendola. Il governatore della Puglia (nella foto a una cina al traguardo, al Sud la parti- ministrativo del Sud (non in Simanifestazione in piazza San Giovanni a Roma) ora si proietta su scala ta è differente. Il tema forte sa- cilia) dovesse fotografare uno nazionale come leader rà la legalità, declinato in for- smottamento di suffragi, maga-

L'ANALISI '

Il terzo polo può partire dal voto del Sud

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Gelmini: dialogo difficile con chi sa solo insultare "Il confronto è durato due anni, ora è il momento di decidere" prio la chiusura del governo ad inasprire gli animi.

Intervista

55 FLAVIA AMABILE ROMA

ariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, anche ieri la richiesta di molti, a partire dal presi_1_ v JL.. (dente Napolitano, è di ascoltare le proteste.

«Questa riforma ha iniziato il suo percorso due anni fa, quando le linee guida furono depositate presso le commissioni parlamentari proprio per avviare un dibattito. Dopo un anno è diventato un disegno di legge. E' stato esaminato dagli organi consultivi, è passato al vaglio del Parlamento, è stato modificato al Senato e alla Camera. In questi giorni è alla terza lettura. Francamente credo che il dibattito sia stato ampio e, anche se la fase del confronto è necessaria e indispensabile, c'è un momento in cui un governo deve decidere». In questo elenco non sono compresi sindacati e studenti. Sono loro che lamentano l'assenza di dialogo. «Abbiamo dialogato con le figure istituzionali. Il provvedimento è stato più volte esaminato dalla Conferenza dei Rettori, il confronto non è mai venuto meno. E comunque è difficile dialogare con chi insulta o entrare in un'università quando ci sono gravi problemi di ordine pubblico». Secondo gli studenti è stata pro-

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«Non si può affrontare un provvedimento come questo con le opinioni. Ci sono ampie parti del provvedimento, da quelle sulla governance a quelle sul reclutamento, su cui sono d'accordo anche le opposizioni: in parlamento sono depositate le loro proposte di legge a confermarlo». Ma su altre parti non c'è alcun accordo. «E' un problema di ideologia che rifiuta il cambiamento. Comprendo il problema del precariato, della disoccupazione, della crisi ma per risolverli c'è bisogno di una proposta politica, non di cavalcare le paure. I problemi vanno affrontati con coraggio e con soluzioni ma il problema dell'Italia è che è un Paese che ha paura, sono d'accordo con quello che scriveva Irene Tinagli sulla Stampa due giorni fa. Oggi non esistono più destra e sinistra, ma chi è a favore del progresso e chi intende conservare la situazione attuale». Gli studenti non si oppongono ai cambiamenti. Sono contrari innanzitutto a quella che definiscono una privatizzazione delle università. «Privatizzazione? Qual è il problema se in un cda ci sono elementi esterni? Non è nemmeno una novità: accade già». Nella sua riforma però il cda accentra tutti i poteri decisionali e sarà composto da 11 persone. Tre esterni, più il rettore ed altre persone scelte dal rettore, ma non è chiaro secondo quali criteri. «Parlare di privatizzazione, e temerla, significa non conoscere la realtà dell'Italia dove mi piacerebbe proprio vedere un grande interesse dei privati ad entrare nei cda. Questa misura vorrà dire soltanto che le università non saranno più autoreferenziali. Sarà un arricchimento, potranno aprirsi a contributi esterni».

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E quindi si potrà risolvere la mancanza di risorse, un altro dei punti dolenti di questa riforma? «Pura demagogia. Siamo riusciti ad

ottenere un miliardo di investimenti. Non mi aspettavo dei complimenti ma nemmeno che le critiche aumentassero rispetto a quelle che ricevevo prima, quando gli investimenti erano solo 800 milioni». Più che lei sono stati i finiani a ottenere questo risultato. «Non voglio negare il prezioso lavoro di

Fli, ma potrei citare anche quello di molti altri, come lo stesso Berlusconi. E' stato un lavoro di squadra». Come si può parlare di una riforma che premia il merito se si tagliano i fondi delle borse di studio? «Sulle borse di studio c'è stato un taglio lineare ma ci è stato anche subito promesso che sarebbe stato recuperato, e così sarà. La verità è che i fondi non bastano comunque, ma sarà la lotta agli sprechi a liberare risorse e saranno strumenti come il prestito d'onore a fare altrettanto. Lo sapete che negli altri Paesi Ocse le cifre sugli investimenti sono più alte ma solo perché sono compresi anche gli investimenti privati? E' proprio la cultura del privato che dobbiamo favorire». Quindi più privati nelle università italiane?

«Sì, e convincerli a cambiare cultura, a investire nelle università ma nel rispetto della loro connotazione pubblica». Ministro, un'ultima domanda. A conti fatti, dopo due anni di lavoro, le proteste, gli incendi e quello che potrebbe accadere domani: ne valeva la pena? «Si può sempre fare di meglio ma sono convinta di sì, ne valeva la pena e faccio un appello agli studenti perché le loro contestazioni siano pacifiche. Il tempo sarà galantuomo e saprà far apprezzare questa riforma».

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APPELLO AGLI STUDENTI

«Spero che le contestazioni siano pacifiche. Si può sempre tare di meglio ma ne valeva la pena» VEDUTE

«Parliamo con le figure istituzionali: il confronto non è mai venuto meno» FUTURO

«C'è un problema di ideologia che rifiuta il cambiamento In Italia si cavalca la paura»

Ministro sotto assedio Mariastella Gelmini, alla guida dell'Istruzione

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La stabilità della legislatura dipende da una politica operosa ìl PUNTO DI Stefano Folli o scambio di auguri tra le alte cariche dello Stato al Quirinale è spesso un'oc_icasione simpatica, ma convenzionale. Napolitano l'ha trasformata in un passaggio di rilievo. Il tono era grave, a tratti duro, nel far intendere il rischio di paralisi che incombe su di una politica sterile e inerte nella suaimpotenza. È la fotografia degli ultimi mesi. Fiducia al governo espressa dal Parlamento allafinedi settembre. Nuova fiducia ribadita pochi giorni fa, dopo infinite polemiche, sia pure per soli tre voti. Si dovrebbe immaginare che la fase delle tensioni è alle spalle e che le forze politiche, coese per quanto possibile, tenteranno di dare uno sbocco positivo alla legislatura. Ma non è così, come è noto. Aleggia un senso di malessere e di crescente precarietà. Si dà quasi per scontato che la maggioranzapotrà realizzare poco o nulla perché è stata snervata dall'interno. Al tempo stesso appare evidente che l'opposizione non è mai stata in grado, né lo sarà nel prossimo futuro, di offrire quell'alternativa di governo che nel nostro sistema parlamentare sarebbe perfettamente legittima. Un corto circuito pericoloso perché esprime rassegnazione e il cui unico esito

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finisce per essere il voto anticipato. Ma le elezioni a breve, unite alla mediocrità della proposta politica sia di maggioranza sia d'opposizione, rappresentano un'insidiosa scommessa nel momento in cui il paese è esposto ai contraccolpi della crisi finanziaria europea. Quindi si capisce che il presidente della Repubblica, come egli stesso ha fatto capire senza ambiguità, sia contrario allo scioglimento delle Camere. Efinqui, si dirà, Napolitano esprime la classica posizione istituzionale del Quirinale. In realtà il capo dello Stato dice molto di più. Egli chiede alle forze politiche un «salto di qualità»: ossia la capacità di guardare al di là del proprio interesse immediato e corporativo. Chiede loro uno sforzo di volontà e di fantasia per individuare i temi di un'agenda operosa, capace di riempire di contenuti questa seconda parte della legislatura. La stabilità è un grande valore, fa capire il presidente, ma deve servire a dare risposte ai problemi di un paese stanco, tormentato e in qualche caso esasperato. È una responsabilità di non poco conto pesa sui dirigenti politici. C'è bisogno di un ritorno ai temi alti, ben al di sopra del battibecco quotidiano. Bene che il ministro

dell'Economia abbia avanzato una proposta innovativa, insieme al presidente dell'Eurogruppo, per affrontare le gravi difficoltà della moneta unica. E in fondo quello che si chiede oggi alla Germania a proposito dell'euro, ossia avere più coraggio politico, lo si può pretendere da coloro che devono affrontare i nodi irrisolti in casa nostra. «Stabilitàfinanziariae crescita economica sono inscindibili» ricorda il capo dello Stato. Ed è qui il nocciolo del suo intervento. Lo «spirito di condivisione» evocato per indicare una sorta di istruttoria cui maggioranza, opposizione e forze sociali farebbero bene a dedicarsi, non è un appello vecchio stile alla solidarietà nazionale. E però un richiamo trasversale al valore della coesione nazionale, al senso di responsabilità collettivo. Laretorica delle riforme solo promesse è ormai insopportabile. Non si adombrano formule politiche, è ovvio. E Napolitano ricorda che «la volontà degli elettori» sarà sempre rispettata. Però in questa legislatura c'è forse ancora spazio, tenendo sotto controllo i conflitti, per ottenere alcuni risultati di interesse generale. ©RlPRODttflONF RISERVA1A

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www.il5ole24ore.com Online «il Punto» di Stefano Folli

Il Quirinale chiede un salto di qualità in nome della serietà e della coesione nazionale

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scrizioni in cui loro partito non ha rivali. Una ricerca di Vincenzo Galasso e Tommaso Nannicini, per www. lavoce. info, mostra come i collegi in cui l'esito del voto è più incerto mandano in Parlamento deputati con maggiori esperienze amministrative e mediamente più istruiti di quelli dei collegi "sicuri", dove invece dominano i funzionari di partito, quelli che hanno svolto l'intera carriera nella politica di professione. La competizione elettorale obbliga i partiti a scegliere candidati migliori e stimola i cittadini a studiare più a fondo le qualità personali dei candidati. L'unica ragione per cui nessun partito oggi all'opposizione ha voluto sin qui impegnarsi in una battaglia per ridurre il numero dei parlamentari è che questa battaglia non trova sostegno fra chi fa politica di professione. È come se i docenti universitari votassero per ridurre il numero di posti in organico. Ma sono proprio proposte di questotipoa legittimare l'operato di un governo di transizione prima di tornare alle urne. E chi dall'opposizione continuerà ad ignorarla, rischia di regalare uno spazio enorme al populismo e all'anti-politica.

ILPAESE SENZAPOLITICA TITO BOERI

L DISTACCO degli italiani dallapoliticanon è mai stato così forte. Ce lo dicono tutti i sondaggi disponibili. Secondo l'Eurobarometro.lapercentuale di italiani che si fida del Parlamento, già due terzi di quella di Francia e Germania, è scesa negli ultimi 10 anni di dieci punti. SEGUE A PAGINA 30

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(segue dalla prima pagina)

un fenomeno presumibilmente destinato ad accentuarsi ulteriormente dopo lo spettacolo desolante delle ultime settimane. Parlamentari che aspettano fino all'ultimo minuto per decidere se votare o meno la sfiducia, una strategia ottimale per massimizzare il prezzo al quale si vende il proprio voto. Un esecutivo che tiene vacanti 14 posti chiave nel mezzo della crisi più grave del Dopoguerra, pur di avere poltrone da offrire ainuovi acquisti. L'esplosione di nuove sigle, di one-man party, partiti con un solo deputato, pivotali, tali da tenere in scacco partiti con milioni di voti: sono ormai 12 i partiti di cui si compone la maggioranza del 14 dicembre. Il presidente in pectore della Consob, Giuseppe Vegas, che vota permantenere in vita il governo che lo ha nominato al vertice di un'autorità che dovrebbe essere non solo di nome indipendente, dando una dimostrazione di totale dipendenza dalla politica. Si dice che non c'è limite al peggio, ma abbiamo già abbondantemente superato ogni limite minimo di decenza. La sfiducia nei confronti della classe politica è diversa da quella dei tempi di Tangentopoli. Questa volta sembra travolgere indiscriminatamente l'intera classe politica, senza distinzioni di campo e di persone, mettendo i politici corrotti o coinvolti in illeciti, ai quali non pochi elettori sembrano avere fatto il callo, assieme a politici onesti e competenti. È un fenomeno pericoloso in quanto priva di rappresentanza politica il crescente disagio per le condizioni economiche del paese. Un paese in cui il reddito prò capite è tornato ai livelli dilOannifa.lapressionefiscalecontinuaadaumentare nonostante la bassa qualità di molti servizi pubblici, i giovani hanno più di tre volte degli altri la probabilità di essere disoccupati e dieci volte di essere poveri, gli immigrati sono messi in competizione con la popolazione autoctona nell'accesso a servizi di base, come gli asili nido. Il rischio che questo disagio sociale trovi sbocchi violenti è tutt'altro che remoto e non può essere rimosso liquidando episodi come quelli delle ultime settimane come un semplice problema di ordine pubblico e di minoranze organizzate. Importante perciò trovare un modo di trasformare il distacco in sostegno ariformein grado di migliorare i meccanismi di selezione della classe politica e la sua responsabilizzazione al cospetto degli elettori. Non si tratta di introdurre vincoli di mandato che — oltre a essere incostituzionali —finirebbero per privare il Parlamento di maggioranze trasversali su riforme importanti per il Paese. Né è un problema strettamente di legge elettorale, un tema che non appassional'opinione pubblica e che divide sia la maggioranza che l'opposizione. Il passaggio chiave è quello di ridurre drasticamente il numero di parlamentari, ridisegnando le circoscrizioni in modo tale da aumentare la competizione fra i partiti. Abbiamo molti più parlamentari in rapporto agli elettori delle altre democrazie consolidate e i politici corrotti o incompetenti vengono spesso eletti in roccaforti, circo-

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INTERVISTA

| Fausto Bertinotti

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Ex presidente della Camera

«La violenza uccide il movimento» L'ex leader prc: la politica metta in campo una strategia dell'attenzione Riccardo Ferrazza «La violenza di piazza vista a Roma è stato un fatto grave in sé e preoccupante per come può incrinare la crescita del movimento. È giusto perciò chiedere una bonifica e un'autobonifica. L'ultima cosa che farei, però, di fronte alla desertificazione di partecipazione degli ultimi anni, è buttare il bambino con l'acqua sporca». Fausto Bertinotti, 70 anni, ex segretario di Rifondazione ed ex presidente della Camera, esprime il «massimo di condanna» per gli scontri del 14 dicembre e insieme auspica, rispolverando un po' a sorpresa una formula morotea, la «strategia dell'attenzione» nei confronti del movimento. Un appello rivolto alla sinistra in particolare, colpevole di «aver perso la consuetudine» con questa parte nuova, «inedita» e «vitale per il futuro della democrazia» e di aver «lasciato affievolirsi la riflessione sulla non violenza avviato dopo il G8 di Genova». Presidente Bertinotti, che idea si è fatto del movimento nato contro la riforma dell'università? È un movimento europeo i cui segni premonitori erano state le rivolte nelle banlieue francesi. La scintilla in Italia è scoc-

cata il 16 ottobre quando gli studenti hanno partecipato alla manifestazione Fiom: da quel giorno il movimento si è "riempito" e ha preso la conformazione attuale. Diversamente da quelli precedenti, dal '68 a Genova, è un movimento orfano di politica cui certo non si può rispondere con una «zona rossa». Le foto di piazza del Popolo trasformata in un campo di battaglia non rischiano di rovinare tutto? E domani si rischia il bis. Il movimento deve risolvere un problema: sconfiggere in nuce e alla radice ogni propensione alle manifestazioni di violenza. Sento qualcuno chiedere ai manifestanti: "Perché non li isolate?". Questione in sé giusta ma si ricorda come venivano isolati i violenti nella tradizione del movimento operaio? Con un servizio d'ordine roccioso che cercava, certo non attraverso la pratica della non violenza, di metterli a tacere. Bisognerebbe discutere innanzitutto se questo in uno stato di diritto non sia piuttosto compito della polizia. In secondo luogo per fare un'operazione del generare ci vuole un'autorevolezza riconosciuta dal movimento: se qualcuno se lo inventa è la guerra civile. Anche la

pratica dell'interdizione della violenza deve essere non violenta: rischiosa ma l'unica possibile. Larga parte dei giovani già la pratica. La politica cosa può fare? Da destra sento cose raccapriccianti che indicano un atteggiamento insieme di incapacità di capire e di illusione di risolvere la questione con una radicalizzazione delle misure repressive. Non si può ridurre un movimento di ampiezza europea a fatto di ordine pubblico. E da sinistra? Parte da un handicap gravissimo: la fragilità di un'interlocuzione che non ha scavato in questi anni sul tema della non violenza. In questi casi serve conoscenza e internità: non si può fare nulla con la predicazione esterna. Le prime reazioni allo scoppio di violenza sono significative: si è parlato di black bloc o si è riaffacciata l'idea di inflitrazioni strategicamente decisive. Reazioni che tradiscono la mancata consuetudine con i movimenti e il desiderio di avere parole immediatamente spendibili nel circuito mediatico. In Italia siamo passati dall'avere due sinistre a non averne nessuna. Il problema di ricostruirne una è della sinistra ma certo anche i movimenti penano a non avere una

interlocuzione così. Da non violento come pensa si debba contrastare la violenza? Nella crisi della civiltà europea la violenza si annida in ogni forma della vita quotidiana, anche nella politica. In questo contesto c'è una generazione cui hanno "rubato il futuro" che co J va una propensione distruttiva. Proprio qui c'è l'esigenza di una grande battaglia culturale sulla non violenza: fornire una strumentazione di lotta non più moderata ma capace di sopportare anche una maggiore radicalità critica proprio perché spogliata della violenza. Bisogna ricostruire un primato della politica con un salto di qualità. Chi dovrebbe farlo? Le forze di buona volontà del movimento e della politica. Mi viene in mente la formula morotea della «strategia dell'attenzione». Fu Aldo Moro a usarla in un congresso della De nel '69: riconoscendo un deficit della sua parte politica, disse "noi dobbiamo capire e dialogare con il movimento". Quella metafora torna utile ora per ispirare una dichiarazione di responsabilità e modestia della politica nei confronti movimento del 2010.

Ex segretario Pie. Fausto Bertinotti

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Tacciono MAROTLO SORGI

1150 anni dell'Italia unita dividono Bossi e Berlusconi sui tempi delle elezioni

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on il suo decìso no alle elezioni anticipate, Napolitano s'è rivolto non solo al govèrno e all'opposizione, specie a quella, neonata, del Presidente della Camera, ma anche alla Lega, il partito che con pia convinzione contìnua a chiedere lo scioglimento anticipato delle Camere. Le tensioni tra Pdl e Carroccio, ehe negli ultimi giorni si sono fatte evidenti, a partire dall'uscita del ministro Gasparrì sugli arresti preventivi degli studenti più violenti, che ha messo in imbarazzo il Viminale guidato da Eoberto Marosi, hanno al fondo una ragione basata stilla percezione che ogni giorno che passa, in sintonia con il Capo dello Stato, Berlusconi sia sempre meno convìnto dì andare alle urne e punti a un accomodamento per andare avanti. Oltre a non essere per niente sicu-

ro che il cosiddetto gruppo dei re- indotto anche dal tenore dei due più responsabili, che dovrebbe costituirsi centi colloqui con 0 Capo dello Stato. e registrare nuovi ingressi di tran- Incontri mirati, per il premier, a ristasfughi da Pli e Udc per sostenere il bilire un rapporto positivo con il Quirigoverno, sia effettivamente in grado nale, indispensabile sia nel caso di un di esistere, Bossi non vede chiaro proseguimento dell'attività di goversulla questióne dei tempi del chiari- no, con un rimpasto che verrebbe decimento. Che per il Senatur non do- so già nei primi giorni del nuovo anno, vrebbero superare la boa di fine gen- sia in caso di elezioni anticipate, con naio, in modo da consentire, tra scio- un percorso tutto in mano al Presidenglimento delle Camere e convocazio- te della Repubblica e l'insidia, per la vene dei comizi, una chiamata alle ur- rità molto affievolita dopo la sconfitta ne entro la fine di marzo. E per il Ca- della sfiducia alla Camera, dei tentativaliere invece sarebbero più lunghi, vi di dar vita a un nuovo governo. fino a mettere in conto la possibilità Napolitano nel corso di questi collodi un accorpamento tra amministra- qui con il premier avrebbe anticipato tive e politiche nella primavera inol- la sua convinzione della necessitò di trata, tipo maggio. portare avanti la legislatura, sottolineA questa ipotesi di slittamento Ber- ando, come poi ha fatto in pubblico, la lusconi, stando a quel che dicono ì suoi sua preferenza per la stabilità. E parpiù stretti collaboratori, sarebbe stato lando delle prossime scadenze, avrebbe accennato alla ricorrenza dei 150 anni dell'Unità d'Italia e alla necessità di celebrarla degnamente, evitando possibilmente di farla finire al centro delle solite polemiche.

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LA NOTA POLITICA

In certe questioni il silenzio SÌ arebbe d'oro DI MARCO BERTONCINI

C'è a volte da chiedere a taluni polìtici: «chi te lo fa fare»? Prendiamo Maurizio Gasparri. La manifestazione romana della scorsa settimana era stata interpretata, da larghissima parte dell'opinione pubblica, come un'esecrabile giornata di guerriglia urbana. Quanto ai romani, non risultano espressioni di solidarietà verso chi aveva infocato la capitale. Simili condizioni avrebbero dovuto persuadere qualsiasi politico di maggioranza a non calcare le parole, a non agi-tarsi, a non gridare. In fondo, era già difficile, per il ministro dell'Interno, esponente leghista più di tutti attento ai problemi della sicurezza (e non solo per ovvi motivi istituzionali), estendere le disposizioni per gli stadi ai partecipanti a manifestazioni politiche. Istituire un daspo (acronimo per «divieto di accedere alle manifestazioni sportive») anticortei era, ed è, impresa non facile, per le dure reazioni che solleva. Perché, allora, peggiorare le

cose tirando in ballo l'arresto preventivo? Le conseguenze sono palesi, e tutte negative. Un coro di proteste dalle opposizioni: e fin qui, passi. Diffuse critiche dai costituzionali, il che già determina in partenza difficoltà per la legittimità costituzionale. Ridimensionamenti, a denti stretti, da parte di colleghi, siano essi ex An (Ignazio La Russa, personaggio non proprio dotato d'immagine da figlia di Maria) o ex Fi (da Gaetano Quagliariello, vice di Gasparri, a Mariastella Gelmini). Parole grosse volate da varie parti, senza riuscire a portare a casa alcunché, nemmeno da parte dei leghisti, tutti intenti (a ragione, dalla loro visuale) a sostenere il nuovo daspo. Se Gasparri fosse stato zitto, non avrebbe causato tante inutili polemiche. Avrebbe semmai potuto soccorrere la proposta Maroni, che già troverà ostacoli. Un politico, specie ai vertici, dovrebbe sapere quando sia il momento di sollevare polveroni e quando convenga il silenzio. ©Riproduzione riservata

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LA SINISTRA E IL FENOMENO VENDOLA

L'ORECCHINO^ POPULISTA di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA T '\ opo il segno preìli!; \ monitore rapprel f* sentatodaDiPieI . •>* tro oggi Vendola è la conferma che l'elettorato che fu per decenni quello del Partito comunista ormai è un pallido ricordo perché un pallido ricordo sono ormai il suo mondo concreto e ideale, la sua mente e il suo cuore. L'irruzione vittoriosa di Vendola nelle primarie del Pd segna per la sinistra la fine della «storia» come termine essenziale di riferimento e la sua sostituzione con la «vita». Finisce cioè l'idea secondo la quale sarebbe per l'appunto nella storia la dimensione più vera dell'esistenza degli uomini perché sarebbe essa la chiave vera della loro soggettività, e dunque sempre la storia sarebbe la causa e insieme la soluzione dei loro problemi. Questa idea, che peraltro non era stata solo della sinistra, finisce da noi con la fine dell'impianto ideologico che arriva all'Italia della Prima Repubblica dal cuore della modernità otto-novecentesca. Finisce con il declino dell'industrializzazione e dei suoi attori, con l'impallidimento dei grandi luoghi aggregativi della socializzazione come la famiglia, la Chiesa, i partiti, i sindacati. La sinistra è semplicemente quella che ha risentito di più del contraccolpo di tale fine perché era quella che più aveva puntato sulla storia e sul suo supposto svolgimento progressivo, credendosene interprete autorizzata, protagonista decisiva ed erede universale. Per la suggestione di «Mani pulite» il grande vuoto così creatosi è stato riempito inizialmente da una sorta di trasfigurazione ideologica della giusti-

zia penale. Il moralismo antico della sinistra (dovuto al suo credersi portatrice privilegiata di istanze etiche) è divenuto giustizialismo: l'idea cioè che dietro ogni avversario si celi un malfattore, e che quindi il codice penale possa e debba essere l'alfa e l'omega di ogni politica. Per una sua parte il popolo di sinistra in questa idea ancora si riconosce, e sta qui il motivo dell'ipoteca permanente che Di Pietro e il dipietrismo esercitano tuttora sui suoi orientamenti elettorali. Ma ormai, come dicevo all'inizio, un'ipoteca ben maggiore ha preso ad esercitarla un nuovo protagonista: Vendola. Alla sguaiataggine plebea dell'ex pm di Milano subentra lo studiato populismo del governatore pugliese. Con Vendola si può dire che avvenga il distacco completo dall'antico ormeggio ideologico, che in qualche modo con Di Pietro era ancora quello tradizionale, e si entra in qualche cosa di completamente diverso: nel mare della vita. Vendola — anzi universalmente Nichi, in una misura neppure paragonabile a quella in cui Veltroni è mai riuscito ad essere Walter, o la Bindi Rosy: stigmate indiscutibile di una riuscita assimilazione al modello divistico di tipo rockettaro-televisivo — Vendola, dicevo, innanzi tutto non parla: intesse delle «narrazioni» (parola chiave del suo lessico). Narra di «ragazzi» (lui non dice mai giovani, termine «freddo» che sa di Censis, lui adopera solo termini «caldi», affettuosi), di notti sulla spiaggia ad ascoltare la «taranta» o vecchi cantastorie, di sua madre e dei suoi amici, di grandi

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speranze e grandi delusioni. Certo, la politica è sempre presente. Ma nella sua «narrazione» la politica è quasi esclusivamente evocazione di sentimenti, è immagini ed emozioni, fantasiosa capacità di rubricare come «immagini di morte» eguali «la macchia di petrolio del Golfo del Messico e il plastico del garage di Avetrana in uno studio tv». CONTINUA A PAGINA 50

In Vendola, lungi dall'essere argomentazione razionale di problemi concreti e di soluzioni possibili, la politica è soprattutto retorica e oratoria fusionale, identificazione emotiva tra chi «narra» e chi ascolta. Con ciò incarnando una versione di populismo in cui il discorso politico è pretesto continuo, in realtà, per segnali allusivi di sdegno o di amore che Vendola mostra di sapere condivisi, che vuo le condividere con chi lo ascolta. Garantiscono l'autenticità del racconto vendoliano, e insieme la diversità di questo dai discorsi di lutli gli altri politici, il suo orecchino e l'anello che porta ai pollice: esattamente come il copricapo indio o il camiciotto rosso garantisco no l'autenticità di l'Ivo Morales o Ugo Chàvez attcstandone la diversità. 1 leader etno-populisii, infatti, hanno bisogno di segni di ricono scimenlo, segni che il «loro» popolo possa immediatamente vedere e capire; e sanno bene che la politica si può fare — eccome! anche con il corpo e con l'abbigliamento. Perché Vendola, alla fine (o forse nella sua essenza) è anche un leader etnico: non a caso è, insieme al solo Bossi (ma in modo incomparabjlmcnle più ricco e suggestivo di Bossi), l'unico esponente politico italiano che evochi di continuo la propria origine meridionale e le peculiarità del Sud. Facendo anzi molto di più: e cioè tratteggiandolo come una sorla di luogo pacificato dello spirito, come un modello di essenzialità e di verità umana, da prò porre alla sinistra contro il cattivo modello del produtlivismo a tulli i costi, del consumi smo, dclJ'incssenzJalità acquisitiva (che non è detto, ma si capisce - abilano altro ve). 11 Sud, insomma, nella narrazione di Vendola tende a divenire addirittura il riassunto di un nuovo progetto di sinistra possibile in quanto metafora concreta di ciò che è buono e insieme antico; qualcosa che ha in sé quel sapore del passato, quella promessa di ritorno al primigenio e alla vita che il miraggio

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dell'l'lden socialista aveva più o meno inconsapevolmente sempre alimentato. Che si pensava perduto, per l'appunto, ma che ora un leader così evidentemente moderno per la sua omosessualità, così deliziosamente trendy con quel suo orecchino e quel suo anello, prò prio con questa sua modernità da copertina rende in qualche modo di nuovo credibile. Tra le magiche virtù del populismo di sinistra c'è dunque anche questa: appuralo lo smacco subito dal logos della sloria, riesce a renderne in qualche modo di nuovo plausibili gli antichi traguardi attraverso un bagno rigeneratore nel pathos detta vita.

L'ORECcmmo POPULISTA

La Sinistra e il fenomeno Vendola

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La piazza del 22 può essere un rito inutile (e violento) INTERVENTO DI BENEDETTO IPPOLITO

ponendo un giudizio diffuso nel periodo terdue giorni dal voto del Senaroristico, ossia che l'azione aggressiva giovi to sulla riforma universitaria molto più alla reazione che ai movimenti. del ministro Mariastella GelCon ciò, evidentemente, egli tende a dare mini ci ritroviamo daccapo. una dignità concettuale all'accusa di fasciMercoledì per la terza volta smo che è caduta come una mannaia sulla .Jft»» JRRk*. consecutiva gli studenti, i rimaggioranza. cercatori e il popolo della rete intransigente torConviene, nondimeno, evitare di farsi tranerà in piazza, riempiendo le strade di Roma. scinare in un ping pong polemico di questo tiLe polemiche non si sono fatte attendere, po, grave senza attenuanti perché i due interperché non sono realmente locutori sanno con chiarezza i rischi che vanmai cessate né diminuite. Da no richiamando. quando l'iter legislativo ha La vera domanda è la seguente: manifestacominciato il suo cammino re è sempre un diritto sacrosanto da salvare e parlamentare, articolato e da assecondare, oppure no? lento, le aule sono diventate La risposta ha più livelli di analisi. Se presidio dell'autogestione. I con tale franchigia, infatti, s'intende la lediritti dei bravi soppressi per gittimità di poter scendere in piazza a urlavolontà di pochi potenti e rare e declamare nell'agorà il proprio dissendicali attivisti. Chi come me so, allora non c'è dubbio che siamo davanti vive all'università sa molto a una prerogativa democratica fondamentabene il carico simbolico che le. D'altronde, il problema non compare mai è stato riversato su questo a questa altezza, ma quando si scende a conprovvedimento. Il ricordo siderare il tipo di mobilitazione che si comdella riforma Moratti non pie. Ci sono delle regole, però, che devono presenta discontinuità con accompagnare risolutamente l'esercizio di l'attuale, con un'aggravante. ogni fenomeno associativo. Oggi la tensione sociale è La più importante è il ricresciuta in modo sfibrante. spetto categorico della leE a causa di un clima politico galità e della libertà altrui. segnato dalla futura probabiLa storia insegna che la le ingovernabilità, si acuiviolazione di una libertà scono i comportamenti e i comporta dei rischi grandislinguaggi degli anni Settanta. simi. Il primo dei quali è il L'analogia è realista, stretta e corrodersi del confine tra cogente, perché in questo conformità e abuso. Detto in momento come in quel funebreve, la violenza gratuita e sto decennio la motivazione organizzata legittima immeè l'odio politico, senza nesdiatamente la repressione suna prospettiva costruttiva. pubblica. Laddove gridare E l'accecamento ideologico, diventa picchiare i poliziotti purtroppo, è sempre peggiore della violenza, perché la nutre e amplifica in modo subdolo. e danneggiare i cittadini di Nelle ultime ore quasi tutte le dichiara- una città, ecco che la reaziozioni degli esponenti politici sono riassumi- ne autoritaria diventa un'abili nella polemica a distanza tra Maurizio zione democratica necessaGasparri e Massimo D'Alema. Il primo ha ria. Non è questione di strulanciato la proposta di mettere in atto gli ar- mentalizzare, ma di difenderesti preventivi per coloro che siano ritenu- re chi esige vivere in pace. ti pericolosi. Il capo del Copasir, invece, ha Vale la pena dirlo con chiadato la lettura politicamente classica dell'u- rezza perché oggi la società tilità delle violenze per chi governa, ripro- è molto cambiata da ieri. Ritaglio Politica e Istituzioni

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Non è facile sapere chi può infiltrarsi e per quali ragioni in un corteo, con quali armi e con quali intenzioni, terroristiche o criminali. E un cittadino, per contro, ha diritto di infischiarsene delle proteste, senza danno per se stesso. A ciò si deve aggiungere un'altra considerazione. Nello specifico vi è, in fin dei conti, una sostanziale mancanza di opportunità nel promuovere anche bonariamente l'arruolamento di mercoledì. Non soltanto c'è una verificabile incontrollabilità delle masse partecipanti, ma vi è una reiterazione inutile di quanto già eseguito in precedenza, davanti a una legge di fatto ormai approvata, che man-

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ca cioè esclusivamente di una formale chiusura. Plausibilmente gli arresti preventivi sono un'esagerazione, ma lo è anche il ripetersi di un rischio unicamente per cercare lo scontro e il morto. Con buona pace di Juan Donoso Cortes che per primo ha teorizzato l'analisi di D'Alema, non è l'azione che spinge alla reazione, ma è la violenza a farlo con inaudita potenza. La forza reagisce sempre alla forza, mentre il dialogo al dialogo. E in questa fase la via muscolare della sinistra implica una totale sfiducia nella razionalità politica. Probabilmente sarebbe meglio tornare al buon sensoriformista,sostituendo gli abiti sporchi della rivoluzione con la divisa ordinata di chi vuole guidare e cambiare l'Italia.

Le esagerazioni contrapposte di Gasparri e D'Alema, il diritto democratico di manifestare e il dovere altrettanto democratico della repressione della violenza

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giunto allafinedi una spettacolare

fase di sviluppo delle economie capitalistiche). Ma, comunque la si pensiinproposito,èunfattochelacrisi c èeinc ' idepesantementesullacondizione dei giovani. Stando così le cose '- ^a P r o t e s t a n o n ^ e v e stupire: stupirebbe semmai la sua assenza.

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di GIOVANNI SABBATUCCI

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basti pensare al movimento del'68,

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SEGUE DALLA PR|MA

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IRE che il disagio sociale va ascoltato, quali che siano le di GIOVANNI SABBATUCCI sue manifestazioni, e che la vìolen- Il problema però - e qui veniamo al za cieca contro cose e persone va al secondo punto — sono gli obiettivi e le contempo condannata e contrasta- forme della protesta. Dire che il movita equivale a riproporre una regola mento giovanile è buono per sua natubasilare di ogni democrazia libera- ra, anche quando annuncia di voler le. Il fatto che il capo dello Stato, fra assediare non simbolicamente gli istiuna mediazione istituzionale e un tuti della sovranità popolare, e che a appello alla stabilità politica, abbia inquinarne la purezza è l'opera di sentito il bisogno di richiamarla pochi sconsiderati significa eludere la nella sua essenzialità non è di per sé questione. Che è innanzitutto questioun buon segno: significa che il disa- ne politica (troppo semplicistico e augio è reale e palpabile, che non toassolutorio è imputare al governo, e meno reale è la minaccia di una sua in particolare alla contestatissima legderiva violenta (ì precedenti e gli gè Gelmini, la responsabilità di probleannunciin questo senso non manca- mi strutturali che coinvolgono, in dino, in Italia e fuori). versa misura, tutti i Paesi sviluppati; Ma significa anche che da parte troppo pericoloso è contrapporre la di una politica sempre più avvitata piazza al Parlamento "corrotto" come su se stessa sono mancate sinora durante le "radiose giornate" del magrisposteconvincenti. Sono arrivate, gio 1915).Maèanchequestionetecnial contrario, deprecazioni generi- ca, cherinviaall'obiettiva difficoltà di che, sottovalutazioni interessate o, gestirel'ordinepubblicoincentriurbapeggio, proposte propagandistiche ni affollati, quando la protesta legitticome quelle del senatore Gasparri, ma si mescola inestricabilmente al che suonerebbero inquietanti se vandalismo e alle aggressioni preordinon fossero strampalate e del tutto nate. inattuabili, in vigenza della CostituUna politica sana e pensosa del zione e della legislazione italiana ed bene pubblico dovrebbe allora conceneuropea. trarsi sulla soluzione di questi probleA fronte di tutto ciò, non è forse mi: di quelli di fondo, affrontabili solo inutile fermarsi a riflettere sulle in- nei tempi lunghi (come ridare slancio dicazioni del presidente della Re- al sistema produttivo e come contempubblica per fissare alcuni punti perare le esigenze del Welfare con fermi. Il primo è che la protesta quelle della finanza pubblica); e di giovanile non è per nulla priva di quelli immediati del giorno per giorno motivazioni reali. Anzi da molti (come impedire che domani Roma sia decenni, nelle società occidentali, messa a soqquadro per la seconda non ne aveva di così fondate: ridu- v o it a in poco più di una settimana zione generalizzata delle prospetti- senza conseguenze gravi per ve di lavoro regolare, nonché delle l'incolumità di manifestanti e uomini aspettative, per definizione crescen- in divisa). Difficile, in questa circoti, di miglioramento economico; tra- stanza, dare consigli in positivo. Di sformazioni rapidissime del siste- certo non si sbaglia se si invitano i ma produttivo che, indipendente- politici in cerca di visibilità e i commente dai loro esiti globali, genera- mentateli d'occasione ad astenersi daino insicurezza; drastico restringi- le esternazioni a ruota libera: sia che si mento delle prestazioni sociali per cerchi di nascondere il problema, sia chi entra adesso, o entrerà nel prassi- che si propongano soluzioni improvvimo futuro, nel mondo del lavoro, sate e inaccettabili, come gli arresti Certo, non siamo ai tempi delle preventivi o U divieto personalizzato rivolte della fame, quando i poveri di protesta (a quando 1 introduzione scendevano in piazza per soddisfa- ndeUa tessera del manifestante?). Se re esigenze vitali o per rivendicare o ? S 1 e m & * * ? & " S ^ T ^ diritti essenziali negati. ^ ^ « g ^ y g j o le v lrt u v E non e nemmeno scritto che le rivolte siano sempre dettate dal bisogno (spesso accede il contrario: i.

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INTERVENTO

ECCO IL PIANO AUTORITARIO DEL GOVERNO •t

Luigi De Magistris uale sarà la prossima mossa del Governo per accelerare la realizzazione del piano di rinascita autoritario che?ta consolidando nel Paese? A che cosa stanno pensando - su mandato di Silvio Berlusconi e dei poteri occulti e meno occulti dei quali è espressione e garante - i ministri degli interni, della difesa e della giustizia con il supporto dell'esecutivo e di pezzi delle istituzioni? In primo luogo, devono scongiurare che importanti indagini della magistratura in svolgimento individuino la rete piduista che governa, di fatto, parte del Paese. Il popolo non deve sapere che cricche corrotte e in parte manose stanno mortificando le istituzioni. La conoscenza dei fatti produce pensiero libero che potrebbe divenire critico e, quindi, dissenso. In secondo luogo, devono fare in modo che ogni questione democratica diventi questione di ordine pubblico. L'ansia di insicurezza sociale - radicalizzata dai media controllati dal regime - per considerare l'immigrazione come questione di sicurezza nazionale e di ordine pubblico. Questo serve per acquisire consenso sociale presso quella parte del Paese che ha paura e che si piega su posizioni egoiste. La

questione del lavoro e del rapporto con il capitale, il conflitto sociale e la lotta di classe degli operai, va inquadrata, come preludio di infiltrazioni estremistiche tra i lavoratori. La manifestazione della Fiom e le posizioni della Cgil come radicalizzazione del conflitto che genera mostri e, quindi, presentare la piazza come luogo pericoloso. Le lotte del popolo abruzzese e dei cittadini campani - distrutti dalle pratiche emergenziali con le quali le cricche gestiscono le calamità naturali e le emergenze ambientali - devono essere represse con i manganelli. Le manifestazioni degli artisti e del mondo della cultura represse. L'arresto della cultura che viene anche uccisa con la privazione di risorse. La cultura è pericolosa per il piano piduista, la gente non deve pensare, si deve omologare, deve essere conformista e seguire la strada del pensiero unico. Le lotte degli studenti - anche di professori e ricercatori - devono essere fermate, oggi come a Napoli e Genova nel 2001. Alle forze dell'ordine si ordina di sgomberare scuole e università. Arresti e fermi di giovani in vorticoso aumento. Devono scongiurare la crescita del movimento studentesco e la sua saldatura con le lotte dei lavoratori, operai in primis. Il raccordo con precari e disoccupati, la contaminazione tra coloro che hanno capito e si vogliono ribellare a un regime classista che sta uccidendo la democrazia. Il regime pensa di passare a un'altra fase. Non è più sufficiente l'utilizzo del solo potere disciplinare per piegare chi si oppone legittimamente agli abusi del potere; non basta più l'utilizzo illegale delle norme per piegare servitori dello Stato e dissidenti. Né la violenza morale e della carta da bollo. Stiamo passando alla strategia della tensione,

seppur in fase embrionale. Devono dimostrare che il dissenso è esercitato in forme criminali e che le lotte sono condotte in modo violento, da parte di sovversivi. L'obiettivo è quello di ribaltare la verità - della normale devianza - nascondere che i veri eversori dell'ordine costituzionale sono proprio i governanti. Stanno preparando il terreno per presentare provvedimenti normativi di urgenza che diano poteri speciali, consolidino lo stato di eccezione già sperimentato a L'Aquila, sospendano diritti costituzionali insopprimibili in modo democratico. Bisogna tenere gli occhi spalancati; conosciamo la tenuta democratica della stragrande maggioranza delle forze dell'ordine che eviteranno di essere utilizzate quale strumento per abbattere la democrazia. Ma non basta. Stanno lavorando per costruire uno stato d'eccezione, consegnare poteri speciali alle forze dell'ordine e agli apparati di sicurezza, sospendere diritti, limitare il diritto di associarsi e manifestare. Utilizzano il pretesto della violenza che mette arischioil Paese. Hanno paura, vogliono solo difendere il loro potere istituzionale, politico ed economico. Stiamo entrando nella fase più pericolosa, nell'instabilità del quadro politico. Chi lotta per i diritti, per la Costituzione e per la democrazia possiede la ragione delle idee e il plusvalore della passione. Si deve isolare ogni forma di violenza fisica per evitare che venga utilizzata dal Governo per approvare decreti legge sui quali già ragionano - che sospendano diritti democratici, e vigilare sulle infiltrazioni di pezzi deviati delle istituzioni per realizzare l'unità del centro-sinistra e manifestazioni di massa che allontanino gli strateghi della tensione che lavorano per dividere il fronte democratico, consolidare la borghesia mafiosa e narcotizzare il popolo.

AldilÌLilrihmimedri.

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IL GIALLO IN IRAQ

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il documento «Bloccheranno tutti i tentativi di istituire una commissione d'inchiesta parlamentare»

LE NUOVE CARTE

Calipari, ciclone WMeaks sull'Italia L'ambasciata Usa: "Roma non vuole le indagini". Replica di Palazzo Chigi: "Rivelazioni fuorvianti" GUIDO RUOTOLO ROMA

La morte di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi ucciso dal «fuoco amico» a Baghdad, dal marine Mario Lozano, mentre stava riportando a casa l'ostaggio appena liberato, la giornalista del «Manifesto» Giuliana Sgrena, non doveva diventare il pretesto per provocare una crisi diplomatica tra Roma e Washington e, dunque, sia l'Italia sia gli Usa dovevano cercare di non tirare troppo la corda. Il cablo inviato da via Veneto a Washington il 5 maggio del 2005 dall'ambasciatore Mei Sembler, e reso noto dal sito Wikileaks, racconta quei momenti difficili nei rapporti tra i due Paesi. Rivelando, per esempio, che il governo Berlusconi allora in carica, secondo gli americani avrebbe impedito che il Parlamento indagasse su quella morte e che la magistratura potesse riaprire le indagini. Se l'opposizione protesta e chiede che indaghi il Parlamento, Palazzo Chigi contesta

la veridicità del cablo dell'ambasciatore Sembler: «Evidentemente, in quei resoconti si sono scambiati i desideri con la realtà, le domande con le risposte. E le valutazioni personali di diplomatici americani a Roma si sono trasformate in presunte "posizioni ufficiali" che il governo italiano non ha invece mai assunto». Due i passaggi del cablo dell'ambasciatore Sembler al centro delle polemiche. I vertici della rappresentanza diplomatica americana furono convocati il 2 maggio dal governo italiano. A Palazzo Chigi c'erano il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, il sottosegretario Gianni Letta, il direttore del Sismi, Nicolò Pollari e altri diplomatici e agenti segreti. Sembler viene convinto che «il rapporto italiano era costruito specificatamente per evitare altre indagini della magistratura»: «Gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio è stato intenzionale: questo punto è stato "designed specifically" (costruito specificatamente) per scoraggiare altre indagini del-

la magistratura, visto che per la legge italiana possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale». Evidentemente, in quel vertice a palazzo Chigi, Fini, Letta e Pollari rassicurano i diplomatici americani che le relazioni tra i due Paesi non cambiano. Che non solo quella relazione serve a raffreddare le polemiche politiche, a non prestare il fianco a ulteriori iniziative della magistratura ma anche a evitare che sulla morte del funzionario del Sismi, del servizio segreto militare, indagasse anche il Parlamento. Lo sottolinea nel suo rapporto, l'ambasciatore Sembler: «Il governo italiano bloccherà i tentativi di istituire una Commissione d'inchiesta parlamentare». Rassicura Oltreoceano, l'ambasciatore americano: «Gli italiani affermano che l'intervento del governo è perché l'incidente non debba avere ripercussioni negative nelle nostre eccellenti relazioni bilaterali. Il governo vuole mettersi alle spal-

le l'incidente e auspica che questo rapporto contribuisca a quest'esito». Certo, qualche perplessità l'esterna l'ambasciatore: «I nostri contatti hanno messo in guardia che i magistrati italiani sono famigerati per forzare queste leggi ai loro scopi, quindi resta da verificare se la tattica del governo italiano avrà successo». Magistrati famigerati, e poi un rapporto che è vero che giudica «non intenzionale» la morte di Calipari, ma nel suo insieme perlomeno prende le distanza dal rapporto americano («La probabile tensione, l'inesperienza e lo stress ha indotto alcuni soldati delle truppe statunitensi a reagire d'istinto e con poco controllo»). E questo preoccupa Sembler. O meglio, l'ambasciatore americano suggerisce all'amministrazione di Washington di non replicare polemicamente. «Ci sono diverse pagine in cui gli italiani contestano fatti specifici e le conclusioni del rapporto Usa. Occorre - insiste l'ambasciatore Sembler - resistere alla tentazione di attaccare la relazione italiana punto per punto.

Calipari, ciclone Wikileaks sull'Italia

anni fa l'omicidio Nicola Calipari, funzionario del Sismi, fu ucciso in Iraq il 4 marzo del 2005 dal marine Mario Lozano mentre stava riportando a casa, appena liberata, la giornalista Giuliana Sgregna Ritaglio Politica e Istituzioni

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L'esecutivo: in quei resoconti si sono scambiati i desideri con la realtà ad

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Morte ai check pomt L'auto su cui viaggiavano Nicola Calipari eGiuliana Sgregna fu colpita da una raffica di mitra di un marine

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Sotto l'albero

D Quirinale dà un aiuto al Cav, ma lo condanna a governare con Casini Napolitano invita al dialogo per non buttare la legislatura, terzopolisti tentati. Primo test: la legge Gelmini

Con Fini ancora muso duro Roma. Silvio Berlusconi è convinto di poter giocare di sponda con Pier Ferdinando Casini, che il leader dell'Udc sia sincero quando parla di "metodo Obama" e pensa pure che già domani, al Senato, sula riforma universitaria, si potranno intravvedere segnali di dialogo. Il provvedimento voluto dal ministro Mariastella Gelmini, sostengono i bene informati di Palazzo Chigi, "passerà con i voti terzopolisti" nonostante la distanza tra il Cavaliere e Gianfranco Fini non si sia accorciata, anzi tra i due continua una polemica alimentata dal pettegolezzo malizioso dei rispettivi entourage. Eppure una sorta di negoziato preliminare si è aperto. Il fronte terzopolista ha annunciato la propria astensione sul voto di sfiducia promosso contro il ministro leghista Roberto Calderoli, e Casini appare aver preso sul G. NAPOLITANO serio gli inviti delle gerarchie vaticane, della Confindustria, dei sindacati riformisti (e ieri anche del Quirinale) a lavorare per la governabilità.

Alcuni osservatori sostengono si tratti esclusivamente di tattica, della riedizione del cosiddetto gioco del cerino (stavolta protagonista Casini e non Fini), ma in realtà gli umori di Palazzo - al netto del serpeggiante malumore padano - rivelano cautela e curiosità per i possibili sviluppi della triangolazione Berlusconi-Casini. Così le parole di Giorgio Napolitano, ieri, indirizzate a un personale politico chiamato a un "salto di qualità", a minore rissosità e al valore della stabilità di governo, suonano come un elemento di stabilizzazione per la lenta manovra che dovrebbe portare i centristi a una sorta di appoggio esterno nei confronti del governo e - in seconda battuta, chissà - al loro organico ingresso nella maggioranza. "E' decisivo un salto di qualità della politica", ha detto il presidente della Repubblica spiegando che "questo salto serve per la stabilità e la continuità della vita istituzionale e per la tenuta del sistema in un contesto europeo percorso da forti scosse e tensioni". Parole accompagnate da un autorevole invito a governare: "Continuerò a sollecitare la continuità di una legislatura al cui termine mancano più di due anni", ha detto Napolitano prima di aggiungere; "Sempre che vi sia la prospettiva di un'efficace azione di governo e di un produttivo svolgimento dell'attività delle Camere". Messaggio palindromo, ma accolto con soddisfazione da Palazzo Grazioli dove la cerchia del premier - che si aspettava un discorso proprio di questo tono - ne dà una interpretazione tutta favorevole alla strategia del Cav. Lo stesso Berlusconi ha detto: "Napolitano ha spezzato una lancia in favore della continuità. E' in sintonia con quello che noi riteniamo sia interesse del paese". Da un lato un invito a Casini affinché collabori, dall'altro la richiesta a Berlusconi di comportarsi responsabilmente, anche nei confronti del poco amato Fini, che del-

l'Udc è ormai alleato. D'altra parte, Napolitano non ha mancato di ricordare che opererà "soprattutto perché ora e nel futuro, indipendentemente dalla definizione delle soluzioni di governo, si realizzi quello spirito di condivisione di cui ho detto". Tradotto: lo scioglimento delle Camere è una prerogativa presidenziale, se questo governo non dovesse farcela (al netto delle responsabilità di ciascuna forza politica) le soluzioni della crisi potrebbero essere anche maggioranze e governi, diversi dall'attuale, di cui però non si vede l'ombra. La mancanza di alternative L'appello del Quirinale ha l'effetto di frenare (almeno per un po') l'irrequietezza elettorale della Lega e di Umberto Bossi, rafforza l'intenzione berlusconiana di resistere nonostante la debolezza dei numeri in Parlamento e appare persino un invito, rivolto all'opposizione, a maggiore pacatezza, se non persino - ma è materia da esegesi quirinalizia - alla collaborazione istituzionale "con l'obiettivo delle riforme". Una credibile alternativa di sistema a Berlusconi non è alle viste e il Quirinale, preoccupato per le prossime aste dei titoli di stato e per gli effetti della crisi globale sui conti italiani, aggiunge adesso ufficialmente la propria autorevole voce alla convergenza di altri poteri economici, istituzionali e sociali. Il governo Berlusconi potrà anche non essere il migliore possibile dal punto di vista dell'imprenditoria rappresentata da Confindustria e da Rete Imprese Italia, o dal cattolicesimo solidafe della Cisl di Raffaele Bonanni, ma è l'unico sistema che funziona. E bisogna tenerselo. II premier in questi giorni parla spesso di dialogo, anche con l'opposizione "più responsabile". Si riferisce esplicitamente all'Udc ma anche ai popolari del Pd, una zona di confine che la mossa felpata di Casini - con la maggioranza ma non nel governo - potrebbe anche finire per raccogliere.

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Trattative Gli elogi al capo dello Stato

Casini: pronti a rispondere a un appello del premier Berlusconi soddisfatto 7/ Cavaliere: riforme pure con numeri scarsi ROMA — Berlusconi lo prende anche in giro, perché se Fini «è destinato a sparire, collocandosi in un'area politica senza voti, che non esiste», Casini - aggiunge - prende il 6% soltanto perché «piace alle signore». Eppure è proprio dal leader dell'Udc che arriva la novità della giornata e anche una buona notizia per il Cavaliere. Dice infatti Casini che il suo partito è pronto a sostenere il governo, se arriverà un appello in tal senso. E questo mentre il premier si dice convinto che l'esecutivo andrà avanti, che «si possono fare le riforme e governare anche con numeri scarsi». Anche grazie ai

deputati centristi, aggiunge, «che non ci faranno mancare i loro voti in Parlamento». Ieri Berlusconi ha scambiato gli auguri natalizi al Quirinale e anche ascoltando le parole della prima carica dello Stato ha rafforzato la convinzione: «Napolitano ha spezzato una lancia per la continuità e questo è in sintonia con quello che noi abbiamo ritenuto sia l'interesse del Paese. Ho avuto riscontro nell'Ue con tutti i leader che tengono al fatto che in Italia non ci sia un vuoto di governo». Ieri il premier ha parlato soprattutto a porte chiuse, all'hotel Duke, ai Parioli, pranzando

con gli eurodeputati. Ha detto che in tanti, in Parlamento, si muovono, in queste ore, perché «stanno riflettendo su un loro posizionamento in sintonia con gli elettori cattolici e moderati». Ha aggiunto che il Pdl è al 31%, Fli è al 3,4 mentre Pier Ferdinando Casini ha il 6% (per le donne di cui sopra e anche per «la sovraesposizione mediatica di cui gode»). Ha detto anche di non aver mai comprato alcun deputato, né promesso posti del governo («che infatti non verranno dati a chi ci ha sostenuto»); di voler «allargare la maggioranza», un dovere per fare le riforme, anche se prima aveva det-

to che si possono fare anche con «numeri scarsi»; di aver in mente di cambiare il nome del partito, anche perché Fini potrebbe aprire Un fronte giudiziario sui diritti di proprietà del simbolo. In serata, al Tgi, Pier Ferdinando Casini puntella la voglia di stabilità del Colle, e del premier, con queste parole: se Berlusconi «fa un appello alla responsabilità, noi in nome della responsabilità risponderemo», viste le difficoltà economiche che attraversa il Paese. Ma «senza posti, senza entrare nel governo perché sarebbe trasformismo». M. Gal. IPHOUU/IONI IIISHÌVAIA

battute, in altre sedi, anche con Enrico Mentana e Ania Pieroni

La giornata Appisolato Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Ieri si è addormentato brevemente durante la cerimonia degli auguri tra le più alte cariche dello Stato che si è svolta al Quirinale Incontri Prima degli auguri di Stato, il premier ha dato vita ad alcuni siparietti. Ha cominciato afferrando alle spalle Francesco Rutelli, dicendo «mi s'inchina il terzo polo». Il leader dell'Api ha replicato ridendo: «Addirittura alle spalle». «Ai fianchi» ha proclamato II premier. Che avrebbe anche sussurrato scherzosamente al finiano Pasquale Viespoli «Non c'è un e... di ragione per votarvi», anche se l'interessato dice di non aver sentito. Scambio di Ritaglio

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Agenda fitta Va detto che l'agenda del premier resta fittissima. Oltre agli auguri di Stato, per limitarsi agli appuntamenti pubblici, ieri il premier ha pranzato con gli eurodeputati in un albergo dei Parioli, a Roma, per poi volare a Milano dove a Villa Gemette era atteso per una delle ricorrenti cene con numerosi esponenti dell'imprenditoria lombarda

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Il leader udc: se il premier fa un appello alla responsabilità, noi risponderemo

Casini apre a Berlusconi Napolitano: resisto al voto anticipato per il bene del Paese Pier Ferdinando Casini, leader delltldc, al Tgi: «Se il presidente del Consiglio fa un appello alla responsabilità, noi risponderemo». Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano: «Sono tenuto a resistere, nell'interesse generale, all'improvvida prassi degli scioglimenti anticipati delle Camere». DA PAGINA 2 A PAGINA 6

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Casini apre a Berlusconi

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Il presidente

Napolitanofrenasul voto anticipato "Ma il governo deve poter agire" Berlusconi: haspezzatounalanciaperlacontinuità tante prò ve di senso di responsabilità e di coesione. Da qui un UMBERTO ROSSO rinnovato appello allo «spirito di condivisione», al confronto libeROMA—I paletti di Napolitano. ro e semmai anche aspro sulle Il presidente della Repubblica riceve per gli auguri le più alte ca- riforme da perseguire, ma «nesrichedello Stato, e dàlasua "sca- suno si sottragga a questo eserciletta" per uscire dalla crisi. Pun- zio di responsabilità». to primo: niente elezioni antici- Consapevole naturalmente, pate, «una improvvida prassi ed è il terzo paletto con il quale tutta italiana, al cui ripetersi so- Napolitano delimita il cammino no tenuto a resistere nell'inte- di questa diffìcile fase, dei rapresse generale del paese». Inuti- porti di forza sanciti dall'ultima le insistere allora, e l'avviso pare tornata elettorale: «Opererò, nei rivolto in primo luogo a Berlu- limitidelmioruolo.tenendoben sconi che ascolta in prima fila, e che teorizza la "volontà popola- conto della volontà espressa dal re" che imporrebbe il ritorno al- corpo elettorale nel 2008» (che le urne piuttosto che un altro go- consegnò la vittoria al centrodeverno. La prerogativa dello scio- stra) . Dal che si deduce che il caglimento resta del capo dello po dello Stato è contrario all'ipoStato, «e poco importa che la si tesi-ribaltone. Ma d'altra parte voglia beceramente sminuire a quei soli tre voti di scarto cui è parole» rivendica l'uomo del appeso l'esecutivo, se non doColle. Napolitano annuncia di vesse prendere forma l'allarganon voler avallare alcun salto nel mento che Berlusconi ha garanbuio elettorale, di puntare sulla tito anche al Quirinale, preoccu«continuità istituzionale» e dun- pano non poco Napolitano di que sul proseguimento della le- fronte anche alle tempeste figislatura, «sempre che beninte- nanziarie e alle speculazioni sulso vi sia un'efficace azione di go- l'euro. Perciò l'inquilino del Colle invita a immaginare una posverno e delle Camere». sibile via d'uscita all'impasse. Ma, ed ecco il secondo paletto Questa qui. Detto che la conquiche il capo dello Stato indica con sta, apartiredal'94, di un'effettiforza a tutti partiti, nel nostro va democrazia dell'alternanza paese «è decisivo un salto di qua- non deve essere messa in forse, lità della politica». E' un richia- però inEuropaproprio queipaemo molto forte, e anche assai sichedaannifunzionano seconsconfortato, quello che arriva do lo schema bipolare «stanno dal Quirinale, denunciando un conoscendo mutamenti di scedistacco sempre più allarmante nario e sperimentando soluziofra paese reale e giochi di Palaz- ni che risultano possibili e opzo. Le «amare cronache quoti- portune». Il riferimento è a Gerdiane della politica», le chiama. mania e Inghilterra, dove la Sonoingiocola «moralità e la di- Merkel e Cameron hanno imgnità». C'è «stanchezza» per la barcato al governo i liberaldechiusura in se stesso del mondo mocratici. Insomma: senza napolitico, verso «la gara delle op- turalmente entrare nel merito poste faziosità», verso «il muro (allargamento all'Udc, grosse dellaincomunicabilità»framag- koalition o altre alchimie), dato gioranza e opposizione. Il tutto che la strada del voto è pericolomentre il paese continua a dare sa non resta che aprire una nuoRitaglio

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va fase, se il governo non ce la fa. Berlusconi apprezza, soprattuttoilpassaggioincuiNapolitano si riferisce ai risultati del 2008, «il capo dello Stato - commentali premier a fine cerimonia - ha spezzato una lancia per la continuità e questo è in sintonia con quello che noi riteniamo l'interesse del Paese». Ma anche Pier Luigi Bersani, lasciando il salone del Colle, raccoglie le indicazioni di Napolitano. «Un richiamo molto forte ai compiti di ciascuno. Noi siamo pronti, mettendo davanti a tutto le cose da fare per il paese». E Fini: «Un monito da tenere a mente. Le sfide vanno vinte cercando ciò che unisce».

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Le elezioni anticipate sono un'improvvida prassi tutta italiana a cui sono tenuto a resistere nell'interesse generale del Paese S2v«**»2O0S

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Agirò secondo regole e prassi costituzionali cui intendo attenermi, tenendo conto della volontà popolare espressa nel 2008

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E decisivo un salto di qualità dellapolitica, per la stabilità della vita istituzionale e per la tenuta del sistema Italia

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BERSANI Il segretario del Pd è pronto a rispondere all'appello del Quirinale: "Avanzeremo proposte di riforme"

CICCHITTO Per il capogruppo del Pdl "le parole di Napolitano sono apprezzabili ma lo scontro nasce dalla demonizzazione di Berlusconi"

REGUZZONI La Lega è soddisfatta delle parole del Capo dello Stato: "Ha ribadito l'importanza della riforma federale" dice Reguzzoni

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FINI Secondo il presidente della Camera "le parole di Napolitano sono giuste perché le sfide vanno vinte

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MONITO Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ieri al Quirinale

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Per il capo dello Stato ci sono ' troppe incognite e la legislatura deve continuare". Veltroni a Bersani: le primarie non vanno abbandonate

Napolitano: no alle elezioni BerlusconiaccusaFini: complotta con igiudici Lareplica: barzelletta ROMA—IlpresidentedellaRepubblicaNapolitanocontrario al voto anticipato: «La legislatura vada avanti». Il premier applaude, ma attacca Fini: «Complotta con i giudici». La risposta: «Barzellette». Dura replica anche dell'Anni con Palamara. SERVIZI ALLE PAGINE 2 , 3 E 4

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Trattativa in salitaperFederauto Mirafiori, oggi parla Marchionne PAOLO GRISERI ROMA — Una nuova riunione tra35giorni. E' il risultato dell'incontro di ieri tra Federmeccanica e i sindacati firmatari del contratto separato del 2009 (Firn, Uilm, Fismic e UglJ per studiare "Disposizioni specifiche per l'auto" da inserire nel contratto nazionale. Il tentativo è quello di evitare che le newco di Pomigliano e Mirafiori escano da Confindustria.Maperoralastradaresta in salita. Difficilmente il Lingotto si accontenterà di una commissione di studio convocata il 24 gennaio per discutere di "orari e flessibilità". Anche se poi la scelta di pensare a norme che si applicano solo alla Fiat (e non all'intera filiera dell'auto) può tranquillizzare sia il Lingotto sia i piccoli imprenditqri che hanno

laFiom come sindacato maggioritario in fabbrica. Ma si tratta di dettagli: la sostanza è che i tempi si allungano. «Al momento — fanno notare a Torino—il quadro non è diverso da quello del 3 dicembre». E' il giorno in cui il capodelegazione della Fiat, Paolo Rebaudengo, si alzò dal tavolo della trattativa dichiarando: «Non ci sono le condizioni per fare l'investimento». Pessimismo dunque, nonostante le parole rassicuranti di Firn, Uilm e Ugl. «Il nostro impegno c'è, l'azienda lo colga», dice Palombella della Uilm. «Spero che l'incontro in Federmeccanica sia di buon auspicio», aggiunge Farina della Firn. Ma sui due fronti opposti dello schieramento sindacale, il Fismic e la Fiom, le previsioni sono nere. «Ero entrato in questa riu-

nione pessimista e ne esco pessimista», dice il leader del Fismic, Roberto Di Maulo. «Non abbiamo traccia di convocazione del tavolo diTorino e ricordo che noi della Fiom non avevamo chiesto alcuna interruzione», ironizza Airaudo della Fiom (la richiesta di una pausa, quella che ha fatto saltarela trattativa, era venuta da Firn e Uilm). Anche il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, parla di «nebbia fitta su Mirafiori: non c'è un tavolo, non c'è unaconvocazione,nonc'èun testo». E' difficile pensare che oggi Sergio Marchionne, in arrivo a Torino dagli Usa per l'incontro di fine anno con i manager del Lingotto, si dichiari soddisfatto della situazione che si è creata. Anche perché alle critiche dei sindacati si sono aggiunte quelle di Confindustria. «L'accordo su Mirafiori si può fare nell'ambito

delle regole che già ci sono», ripete EmmaMarcegaglia, «Sel'uscita di Mirafiori da Confindustria è momentanea, è un conto... Noi comunque auspichiamo che quell'uscita non ci sia». E proprio ieri il presidente degli industriali torinesi, Gianfranco Carbonato, ha appoggiato la linea Marcegaglia affermando che «se il mondo dell'auto uscisse da Confindustria sarebbe l'inizio della fine». Così c'è chi temedall'adl'annunciochelaproduzione del suv, promessa a Mirafiori, siagiàmigrataaltrove.Timori che spiegano la mossa della Uilm: «Se non si troverà un accordo entro Natale — dice il responsabile torinese, Maurizio Peverati — faremo una marcia prò Marchionne al Lingotto coinvolgendo anche i lavoratori dell'indotto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

La produzione e l a m a n o d o p e r a n e g l i stabilimenti I attesa pe* ài vesffie© t r a Fad e I t o p *isas»a«§rer EIMmsiiasiìeìaSa stiaccia psf*»»«scc©tfste

Torino / ( • A Mirafiori fine della produzione di Multipla, Idea, Musa sostituite da un nuovo monovolume L1 Prosegue la produzione della MiTo \ # A Grugliasco (ex Bertone) erède Thesis e modelli Chrysler Cassino

• Confermata fine Y nel 2011 e trasferimento produzione in Polonia • Mantenimento presenza industriale con produzioni diverse da quella automobilistica

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• Prosegue ad eseurimento la produzione degli attuali modelli Alfa (159,147 e Gt)

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21-12-2010

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OGGI L'INCONTRO DI FINE ANIMO A TORINO TRA L'AD MARCHIONNE E IL GRUPPO DIRIGENTI DEL LINGOTTO. CI SARA ANCHE IL PRESIDENTE ELKANN

"L'investimento su Mirafiori va fatto" Marcegaglia: "Ma nel rispetto delle regole. Fiat fuori da Confindustria? Non auspicabile" ROBERTO GIOVANNINI ROMA

Emma Marcegaglia insiste: l'investimento di Fiat a Mirafiori si deve fare, e anzi, «si farà». Ma tutto si può realizzare «nell'ambito delle regole e delle deroghe già fatte». A Roma i sindacati dei metalmeccanici (Fiom esclusa) iniziano a discutere con Federmeccanica un qualcosa che assomiglia a un contratto specifico per il settore dell'auto. Ma la presidente di Confindustria deve fare i conti con il timore dei colleghi torinesi, che apertamente - con il presidente degli industriali cittadini Gianfranco Carbonato - dicono che «l'uscita del mondo dell'auto dall'ambito confindustriale sarebbe una sconfitta, l'inizio della fine». Emma Marcegaglia è in

una posizione difficile. Non sfugge a nessuno che l'uscita del Lingotto dal sistema confindustriale - oltre che dal sistema di regole delle relazioni sindacali che vige per tutte le altre imprese - sarebbe un colpo duro per l'associazione. Per questo afferma che Confindustria comprende «l'esigenza di governabilità delle fabbriche», ma chiarisce che «l'uscita (da Confindustria, ndr) se è momentanea è un conto, anzi noi addirittura auspichiamo che non ci sia». Vedremo se oggi pomeriggio Sergio Marchionne affronterà questo nodo nel consueto incontro di fine anno organizzato al Lingotto dal Gruppo Dirigenti Fiat, dove interverrà anche il presidente della casa torinese, John Elkann. Insomma, la via è davvero stretta. Praticamente tutti dicono sì all'investimento da 1 mi-

liardo a Mirafiori; anche la Fiom, che pure non vuole l'applicazione del modello Pomigliano, e ha trovato il sostegno di circa 2800 dei 5500 lavoratori dello stabilimento. Ma sia Confindustria-Federmeccanica che le principali sigle sindacali firmatarie del contratto metalmeccanici del 2009 (Firn, Uilm, Ugl) fanno fatica per ora a mandar giù un contratto dell'auto distinto da quello di categoria e l'uscita Fiat dal sistema Confindustria. Solo la Fismic è apertamente schierata a favore del contratto auto. Di tutto questo si è cominciato a discutere ieri in Federmeccanica, al tavolo convocato ieri per cominciare ad esaminare le soluzioni contrattuali per rispondere alle esigenze poste dalla Fiat. Per adesso sono ancora aperte tutte le opzioni: Firn e Uilm premono perché sia

Cgil - e noi siamo tra quelli che auspicano LA FIOM TORINO che quanto prima riprendano le trattative. L'iniziativa di giovedì consolida un percorso comune in questa vicenda tra la Fiom e la Cgil non solo a livello locale ma anche a livello nazionale». • M Si terrà giovedì alle 9.30 l'assemblea dei direttivi della FiomCgil Torino. All'ordine del giorno, la discussione sul futuro di Mirafiori, la difesa del contratto nazionale e dei diritti dei lavoratori. Parteciperanno Maurizio Landini, segretario generale Fiom-Cgil, e VinQuello che è stato cenzo Scudiere, segreprogrammato da Fiat tario nazionale Cgil. per il rilancio dell'impianto «Tutti dicono che quedi Mirafipri, attraverso una sta potrebbe essere la joint venture tra la stessa Fiat settimana decisiva per e Chrysler. L'azienda però la vertenza sul futuro chiede garanzia di pieno di Mirafiori - spiega Feutilizzo dello stabilimento, derico Bellono, segretaflessibilità e governabilità rio provinciale Fiom-

Giovedì l'assemblea dei direttivi

Solo la Fismic finora si è schierata apertamente per il contratto auto Le altre sigle faticano

definita una disciplina specifica all'interno del contratto nazionale (come è già per la siderurgia), ma è chiaro che si potrebbe finire anche con un contratto del tutto nuovo, riservato in pratica al gruppo Fiat. Per adesso sono stati concordati i criteri generali; dal 24 gennaio si comincerà a discutere di orario e flessibilità. Nei commenti, i leader dei sindacati chiamati al tavolo (Farina, Firn; Palombella, Uilm; Di Maulo, Fismic; D'Anolfo, Ugl) ribadiscono la loro disponibilità a negoziare; chiedono però alla Fiat la rapida riapertura del tavolo su Mirafiori. Cosa che al momento sembra problematica. Anche la Fiom, con Airaudo, chiede un incontro in tempi brevi, ribadendo però che «la Fiat tratti senza nascondersi dietro alle modifiche a un contratto derogato che non ha il consenso della maggioranza dei lavoratori metalmeccanici».

Confronto sindacati e Federmeccanica: da gennaio si discute di orari e flessibilità

miliardo di euro l'investimento

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Faccia a faccia L'addi Fiat e Chrysler Sergio Marchionne e il leader degli industriali italiani Emma Marcegaglia si sono incontrati di recente a New York

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21-12-2010 36 "1

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11 iefoiiato Una commissione su orari e flessibilità, prossimo incontro tra un mese. Non cambia la posizione della Fiat

Contratto Federauto, rinvio a gennaio Il primo tavolo tra Federmeccanica e sindacati, senza Fiom. Camusso: nebbia fitta su Mirafiori ROMA — Il tavolo, richiesto dalla Fiat, per attivare la commissione sulle nuove regole per il settore dell'auto, tenutosi ieri a Roma, è stato aggiornato al 24 gennaio prossimo. All'ordine del giorno, «orario e flessibilità», poi si procederà su assenteismo e effettività degli accordi sottoscritti. Per ora è questa l'unica certezza emersa dall'incontro tra Federmeccanica e Firn, Cisl, Uilm, Ugl e Fismic (la Fiom è esclusa), presente il capo delle relazioni industriali Fiat, Paolo Rebaudengo. Un incontro apparso subito in salita: le parti sono riuscite a accordarsi su cosa s'intenda per «settore auto», riferendolo alla «costruzione di autoveicoli». E' un primo passo per

riempire di contenuti un accordo che però non sembra avere ancora un'inquadratura condivisa. Da una parte, infatti i sindacati preferirebbero parlare di una «disciplina speciale» dell'auto, da lasciare però nell'alveo dell'attuale contratto dei metalmeccanici. Dall'altra, l'azienda continua a considerare necessario la sottoscrizione di un contratto, pur sempre collettivo, ma solo dell'auto, novità «che non deve essere considerata un tabù». Quanto alla ripresa della trattativa su Mirafiori, Rebaudengo avrebbe affievolito molte speranze di chiuderlo prima di Natale, sostenendo che dal tavolo sull'auto non sarebbe emerso niente in gra-

do di «portare avanti altri tavoli». Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si è augurata che l'uscita di Fiat dall'associazione sia «momentanea» anzi, ha aggiunto: «Auspichiamo che non ci sia». Resta ottimista il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli: «Stiamo facendo un lavoro per rendere le norme del contratto nazionale più adattabili e adatte alle esigenze del comparto auto». I sindacati appaiono attendisti: il segretario generale della Fim-Cisl, Giuseppe Farina, non si spinge oltre l'affermazione per cui «il lavoro iniziato è di buon auspicio». Il segretario generale della Uilm,

Rocco Palombella si aspetta ancora che la trattativa su Mirafiori possa concludersi presto. Ma il leader della Fismic, Roberto Di Maulo, è netto: «Sono entrato pessimista, ne esco ancora più pessimista: l'avvio della commissione tecnica è importante ma non sufficiente a garantire l'investimento». Su Fiat e Mirafiori «c'è nebbia fitta» secondo il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che afferma: «Non c'è un tavolo, non c'è un testo, né si conosce quale piano propongono». Oggi le parti si rivedranno presso il ministero dello Sviluppo economico per affrontare il tema di Termini Imerese. A. Bac.

Federmeceartica Santarelli: stiamo facendo un lavoro per rendere le norme del contratto nazionale più adattabili

Torino L'amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne: stasera l'incontro con i manager del Lingotto

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21-12-2010 45 "1

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tonti pubblici Verrà rifinanziato anche per l'esercizio 2011

Tasse, torna il 5 per mille per aiutare il volontariato Tremoliti: abbiamo fatto una promessa, la manterremo ROMA — «Era una promessa e stiamo facendo di tutto per mantenerla». 11 ministero dell'Economia usa ancora qua! che prudenza, ma il grosso del lavoro è fatto: il 5 per mille dell'Irpef destinato al volontariato nel settore sociale e alla ricerca potrà essere rifinanziato per intero anche nel 2011. 1 fondi sono già stati individuati nel bilancio pubblico, che alla verifica condotta in questi giorni dai tecnici del ministero conferma «per quest'anno obiettivi in linea con le previsioni». Il ripristino dei fondi per il 5 per mille, che comunque il governo aveva già garantito, troverà quasi certamente spazio nel decreto "milleproroghe" che il Consiglio dei ministri

esaminerà mercoledì prossimo. 11 decreto porterà al 5 per mille una dote aggiuntiva di circa 300 milioni di euro, che sommati ai cento già stanziati dalla Legge di stabilità appena approvata, consentirebbero la copertura integrale della quota Irpef destinata dai contribuenti al volontariato. 11 costo, in termini di minori entrate per lo Stato, è di circa 400 milioni di euro, la stessa cifra che era stata stanziata inizialmente dal Tesoro nella Legge di stabilità, e parzialmente dirottata con gli emendamenti di Futuro e libertà ad altri scopi tra i quali il finanziamento dell'editoria, in particolare dei giornali di partito, e delle tv private. La platea dei potenziali bene-

ficiari del cinque per mille non cambierà rispetto agli anni passati: possono essere destinatari di una quota dell'Irpef le organizzazioni non lucrative che svolgono funzioni di utilità sociale, associazioni riconosciute e fondazioni che operano nell'assistenza sociale e sanitaria, nell'istruzione, nella formazione, nella tutela del patrimonio culturale, artistico e ambientale, nella promozione dell'arte, della cultura, nella tutela dei diritti civili, enti di ricerca scientifica e ricerca sanitaria, le università, le attività sociali svolte dai Comuni, le associazioni sportive dilettantistiche che svolgono attività sociale.

Eccezion fatta per il finanziamento del 5 per mille, nel decreto "milleproroghe" non ci saranno altri interventi di spesa, ma solo allungamenti di termini giuridici in scadenza. Come annunciato dal ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, il decreto prorogherà, tra l'altro, anche i limiti agli incroci azionari fra soci di imprese televisive ed editrici di quotidiani, previsti dalla legge Gasparri del 2004 e in scadenza il prossimo 31 dicembre. Mario Sensini

Il ministro dell'Economia e delle finanze, Giulio Tremonti

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GOVERNO BENE SUI CONTI Confindustria plaude al rigore sulla finanza pubblica e a «iniziative come gli ammortizzatori sociali e la moratoria dei crediti»

Marcegaglia: ora puntiamo sul Pil Nicoletta Picchio ROMA

mm Su Europa e crescita condivide le parole del presidente della Repubblica, una sintonia emersa costantemente in passato. Emma Marcegaglia era presente ieri al Quirinale, al tradizionale evento dello scambio di auguri tra il Capo dello Stato e le alte cariche istituzionali. Bene quindi il riferimento di Giorgio Napolitano alla crescita, così come quello all'esigenza, per il nostro paese, della stabilità del debito. Rigore e sviluppo: un binomio su cui

Confindustria insiste da tempo. E che ieri la presidente ha sottolineato di nuovo, con un esplicito apprezzamento nei confronti del governo per aver tenuto sotto controllo la finanza pubblica. «L'esecutivo ha tenuto i conti a posto», ha evidenziato la Marcegaglia, con un riferimento implicito al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. E ha attuato anche un'altra serie di misure importanti per la pace sociale e per la tenuta delle imprese: «Ci sono state iniziative come sugli ammortizzatori sociali e la moratoria dei crediti per le aziende». Una de-

cisione, quest'ultima, presa nell'agosto dell'anno scorso, con Tremonti che ha favorito l'avviso comune tra Confindustria e le altre organizzazioni imprenditoriali e l'Abi. La tenuta dei conti, però, deve andare di pari passo con le misure per far aumentare il Pil dell'Italia. «Dobbiamo tutti insieme assumerci la responsabilità di affrontare il tema della crescita», ha detto ieri la Marcegaglia al Quirinale, commentando a margine le parole di Napolitano. Il presidente della Repubblica ha rilanciato l'allarme sui giovani e il lavoro, ha sottolineato il problema dello scarso

sviluppo e della scarsa produttività, argomenti sui quali ha sollecitato una sintonia bipartisan tra le forze politiche. Anche la Marcegaglia dall'inizio della crisi sollecita maggioranza e opposizione a mettere al centro lo sviluppo dell'Italia, unica strada per poter creare benessere e posti di lavoro, superando personalismi e contrapposizioni. Proprio per aiutare questo percorso, Confindustria ha lanciato il tavolo con le parti sociali su crescita e produttività, per individuare progetti condivisi per modernizzare il paese. Si chiuderà a breve. ©RlPRODU^ONffflSLRVATA

Emma Marcegaglia

L i s t * lin IdlilctiiWi ri iip^ 1

1 Napolitano: no al voto, ma si governi

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INTERVISTA

Gian Maria Gros Pietro

Federtrasporto

Un sistemafragilefondato sulla «non alternativa» di Giorgio Santilli

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infrastnitturali sono percorribili in tempi brevi. Per il nostro sistema infrastnitturale la priorità deve essere quella di un utilizzo più efficiente delle reti esistenti. Certamente avremmo, per esempio, molti meno problemi sulle arterie ad alta concentrazione se queste fossero collegate tra loro da maglie longitudinali e trasversali. Ma qui siamo ancora nell'ambito infrastnitturale, sia pure con collegamenti di minore dimensione. Laverà sfida è l'informazione che può aiutare a spostare quote di traffico da un'arteria all'altra. In condizioni di emergenza questo garantisce la sopravvivenza del sistema. In condizioni ordinarie garantisce il risultato tutt'altro che secondario di un utilizzo più efficiente della rete attuale.

a mobilità in Italia è organizzata su un sistema delle «poche alternative» infrastnitturali, logistiche, modali, informative e questo spiega sia le emergenze ricorrenti che paralizzano il paese siale inefficienze ordinarie che si scaricano supasseggeri e imprese. A dare questa lettura delle fragilità del sistema dei trasporti italiano è Gian Maria Gros Pietro, presidente di Federtrasporto Confindustria ed economista «Prendiamo il tratto autostradale appenninico: quellainfrastruttura è costretta a sopportare un carico di traffico eccessivo in condizioni ordinarie perché non ci sono alternative percorribili, ma quando abbiamo una situazione difficile, metereologica per esempio, quel tratto addirittuQuale strumento si può ra taglia in due l'Italia». usare meglio per garantire inProfessor Gros Pietro, co- formazioni agli utenti? La radio, per esempio, mi me si corre ai ripari? Nel caso del tratto autostradale sembra perfetta per questo geappenninico è logico pensare che nere di utilizzo. Informazione sia la variante di valico la soluzio- in tempo reale. Che pensa dei provvedine: aumenterà notevolmente la capacità di traffico dell'infrastruttu- menti di limitazione del traffira ma abbasserà anche la quota di co in situazioni di emergenza? In certe condizioni molto difattraversamento del valico, riducendo i rischi di neve e ghiaccio. ficili viene naturale pensare a La prima soluzione è costruire provvedimenti di limitazione, un'alternativa e la variante di vali- per esempio del traffico pesanco do vrebbe dare buoni risultati. te, che però risultano molto graNon sempre le alternative vi proprio perché non ci sono alternative. Provvedimenti un DO'

grossolani ed estremi, come chiudere un'autostrada o vietare la circolazione a una certa categoria di mezzi, vengono percepiti dalla pubblica opinione come violazione di un diritto. Dobbiamo pensare afiltripiù efficaci e raffinati per selezionare il traffico. Il sistemava gestito anche in condizioni ordinarie, spostando quote di traffico. Penso anche che limitazioni severe devono essere accompagnate da misure che evitino di penalizzare troppo quella categoria. A cosa pensa? È giusto fermare il traffico pesante in situazioni di emergenza, ma devo organizzare siti dove possano fermarsi. Non crede che i primi a opporsi a una gestione del traffico che regoli l'afflusso di veicoli possano essere proprio i concessionari della rete principale? II gestore illuminato è quello che riconosce che è suo interesse garantire una quota di traffico ottimale. Così garantisce un traffico più efficiente e rende disponibile il consumatore a pagare di più quel traffico. In questo modo prende un traffico ricco ma non eccessivo. Parliamo di altri aspetti del trasportoper cui si può immaginare di creare alternative per l'utente. Delle liberalizzazioni ferroviarie cosa pensa?

E interesse del nostro paese promuovere una seria liberalizzazione europea. Solo una competizione tra soggetti imprenditoriali forti porta un beneficio agli utenti. Una liberalizzazione in cui ci siano imprese interessate ad acquisire piccole quote di traffico non porta alcun beneficio agli utenti. Il governo e le imprese dovrebbero lavorare per creare una situazione concorrenziale in Europa fra gruppi di trasporto robusti. È nostro interesse che ci siano soggetti italiani in questa competizione, per l'interesse degli utenti e anche perché in gioco ci sono posti di lavoro. L'aspetto contrattuale in questa fase della liberalizzazione ferroviaria è fondamentale per garantire condizioni equilibrate di competizione. Non a caso Federtrasporto sta svolgendo, con alfiancole imprese, un'azione che mira alla creazione di una cornice unica per i contratti della mobilità e una cornice più piccola per il contratto delle attivitàferroviarieche è del 2003 e deve essere aggiornato tenendo conto di unaforte evoluzionenormativa e tecnologica. Definito il quadro di protocolli e standard che è condiviso da tutti e vale per tutti gli operatori, è poi giusto lasciare margini di manovra ulteriore alle singole imprese con i contratti aziendali e con altri istituti singoli. ©Rll'ROUUZIONL RISERVATA

«L'informaiione può spostare traffico dalle arterie intasate, non solo quando c'è emergenza»

«Utenti interessati a liberalizzazioni vere, con imprese forti. Spingiamo per una concorrenza Uè»

Gian Maria Gros Pietro

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REGIONE BASILICATA

Verso la Banca del Mezzogiorno

UniCredit cede Mcc alle Poste istituto di secondo livello (sen- mavera del prossimo anno, inza raccolta a vista) che dovreb- tanto, dovrà essere definita la « i Poste Italiane ha finalizzato be nascere entro la prima metà compagine azionaria della Banieri l'accordo per l'acquisizione del prossimo anno con l'obietti- ca del Mezzogiorno: gli azionidel 100% del Mediocredito cen- vo di sostenere lo sviluppo delle sti in pole position oltre a Poste trale. L'istituto specializzato nei piccole e medie imprese e l'occu- sono le banche di credito coopefinanziamenti a medio-lungo pazione nel Meridione. Prima di rativo ma è previsto l'allargatermine e nelproject fìnance ver- Natale, Poste presenterà alla mento di questo progetto alle rà ceduto da UniCredit per 136 Banca d'Italia l'istanza per otte- banche popolari. Stando a fonti milioni di euro. Questa operazio- nerel'autorizzazioneall'acquisi- bene informate, Iccrea - che inine, annunciata ieri sera da Poste, zione di Mcc, il veicolo che gette- zialmente avrebbe dovuto acrappresenta una tappa decisiva rà le fondamenta per la banca quisire Mcc assieme a Poste del percorso che porterà alla cre- del Sud: Via Nazionale analizze- nonèrisultatapiùin prima linea azione della Banca del Mezzo- rà e valuterà soprattutto il piano perché non possiede sportelli. giorno, alla quale parteciperan- industriale e la solidità di Poste. Postehaportato avanti l'acquisino Poste, le banche di credito co- Il disco verde di Bankitalia do- zione da sola per velocizzare i operativo e con tutta probabilità vrebbe essere rilasciato dopo tempi e avviare l'istanza presso anche le banche popolari. due-tre mesi, entro il prossimo la Banca d'Italia entro la fine Le prossime tappe, sotto la re- marzo. Dopo l'ok di Banca d'Ita- dell'anno. La Banca del Mezzogia del ministero dell'Econo- lia, Poste e UniCredit finalizze- giorno dovrà disporre di una difmia, sono già delineate per rag- ranno l'operazione di compra- fusa rete di sportelli sul territogiungere il traguardo dell'avvio venditaperi36 milioni. Per lapri- rio, oltre a quelli di Poste: per della Banca del Mezzogiorno,

Isabella Bufacchi ROMA

questo le banche di credito cooperativo entreranno nella banca come azioniste, singolarmente, ognuna mettendo a disposizione i propri sportelli. Dopo l'autorizzazione di Banca d'Italia a Poste per l'acquisizione del Mediocredito Centrale, il veicolo Mcc verrà trasformato in Banca del Mezzogiorno tramite un aumento di capitale oppure con la vendita di quote di capitale da parte di Poste. Entrerà, come stabilisce la legge, anche il ministero dell'Economia, con una quota di minoranza. E' prevedibile che per la nascita dellabanca del Sud sarà necessario presentare una nuova istanza presso la Banca d'Italia per richiedere l'autorizzazione tenuto conto della nuova compagine azionaria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Banca del Sud, à primoatto: A Mediocredito I passa alle Poste li Bufacchi » pagina iti

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Forteconcentrazione.Aflne2008Il45% Iportafogli Nuovo assetto verso attività del patrimonio era in mano al 10% degli italiani J più liquide, come i depositi in conto corrente

Risparmio e congiuntural i RAPPORTO DI BANKITALIA

In Italia la famiglia è l'ombrello anti-crisi La ricchezza nètta cresce in totale a 8.600 miliardi: in media si arriva a 350mila euro per nucleo Rossella Bocciargli ROMA

jistt La ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 era pari a quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta ammontava a 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 35omila euro in media per famiglia. Le attività reali(soprattutto immobili e terreni) rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda; le attività finanziarie erano invece il 37,7 per cento (la ricchezza in abitazioni, in particolare, è stimata intorno ai 4.800 miliardi di euro). Le passivitàfinanziarie,pari a 860 miliardi di euro, costituivano il 9,1 per cento delle attività complessive. E il quadro che si ricava dalle cifre contenute nell'indagine campionaria della Banca d'Italia dedicata appunto alla valutazione degli asset di proprietà degli italiani. Se invece che al lordo si ragiona al netto, vale a dire si decurtano dalla somma di attività reali e di attività finanziarie le passività finanziarie delle famiglie (i mutui, i prestiti personali, etc.) si vede che la ricchezza netta complessiva è aumentata fra la fine del 2008 e lafinedel 2009 di circa l'i,i per cento (93 miliardi di euro) per effetto di un incremento delle attivitàfinanziarepari al 2,4per cento, superiore quindi all'in-

cremento delle passività che è stato dell'1,6 per cento, mentre le attività reali hanno registrato un leggero rialzo (+0,4 per cento). Nel 2009, affermano inoltre gli economisti della Banca centrale, è proseguita la ricomposizione dei portafogli finanziari verso attività più liquide, come i depositi in conto corrente (a scapito dei titoli). Nei primi sei mesi dell'anno che sta perfinire,invece, le stime preliminari di Bankitalia vedono una lieve diminuzione in termini nominali della ricchezza netta delle famiglie (-0,3 per cento) per effetto di una diminuzione delle attività finanziarie e di un aumento delle passività, che hanno più che compensato, spiega Bankitalia, la crescita delle attività reali. L'indagine contiene anche un rapporto numerico che permette di fare utili raffronti internazionali, in questi tempi di mercati finanziari a nervi scopertilafinedel 2009, annota infatti la Banca centrale, la ricchezza netta è stata pari a 8,2 volte il reddito disponibile lordo delle famiglie e alla fine del 2008, ultima data per cui è possibile effettuare un confronto internazionale completo e omogeneo, in Italia la ricchezza netta era risultata pari a 7,8 volte il reddito disponibile lor-

do delle famiglie. Un valore in linea con quello della Francia (7,5) e del Regno Unito (7,7), lievemente superiore a quello del Giappone (7) e significativamente superiore a quello degli Stati Uniti (4,8). Inoltre, le famiglie italiane risultano ancora oggi tra le meno indebitate tra i paesi avanzati: infatti l'ammontare dei debiti delle famiglie italiane è pari al 78% del reddito disponibile. Nel confronto, le famiglie italiane fanno meglio di quelle di Francia e Germania dove il rapporto tra debiti e reddito disponibile è pari al 100% circa. Il rapporto segnala inoltre una situazione migliore di quella delle famiglie americane e giapponesi dove in media l'ammontare dei debiti corrisponde al 130% circa del reddito disponibile. Se ne può quindi dedurre che nell'insieme le famiglie italiane dispongono di un ombrello anti-crisi economica piuttosto consistente, in confronto alla posizione di altri paesi del mondo industrializzato. Del resto, stime recenti affermano che la quota di ricchezza netta mondiale posseduta dalle famiglie italiane è consistente perché pari al 5,7 per cento, un peso maggiore della quota italiana del pil mondiale, che è al 3 per cento e della quota italiana della popolazione mondia-

le è all'i per cento. L'Italia, sottolinea Bankitalia, appartiene alla parte più ricca del mondo, collocandosi nelle prime dieci posizioni su un totale di 200 paesi del mondo considerati, in termini di ricchezza netta procapite. Insomma, complessivamente siamo «ancora» ricchi, nonostante la crescita del reddito che, purtroppo, continua ad essere bassa da 15 anni a questa parte, anche volendo mettere tra parentesi gli effetti della dura recessione del 2008. Il discorso cambia molto, però, quando dal dato complessivo si passa a considerare la distribuzione della ricchezza: una grandezza che, più ancora del reddito, avverte Bankitalia, è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione. Qui si scopre che l'ombrello anti-crisi non è per tutti. Infatti, alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane disponeva soltanto del 10 per cento, della ricchezza totale, mentre il 10 per cento delle famiglie più ricche deteneva quasi il 45 per cento del totale. Non basta: dal 2000 al 2008 il numero di famiglie che hanno una ricchezza netta negativa (prevalenza dei debiti sugli asset) è aumentato, passando dall'1,8 al 3,2 per cento.

l i PÉSO Dlit£ CASI Il reddito detenuto in abitazioni a 4.800 miliardi Le attività reali (fabbricati e terreni) rappresentano il 62,3% del totale

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Lo studio di Via Nazionale 'RICCHEZZA DfUE FAMIGLIE ITMIAMf. E SUI C0«K»Ì»JTI

LA DISTRIBUZIONE

Miliardi di euro a prezzi correnti H

Attività reali 2000

Valori in percentuale. Dati 2008

[MI Attività finanziarie 2001

2002

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2003

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2005

2006

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Ricchezza netta

2009

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2010*

Il 10% degli italiani possiedeil 44,7% della ricchezza

10000

Il 50% delle famiglie più povere detiene il 9,8% della ricchezza 50 9,8 JvjV I Fonte: elaborazione sui dati dell'indagine] I sui bilanci delle famiglie italiane !

AITfWTA REALI £„, • Ogetti Fabbricati non di valore residenziali 2 , 1 % . . 5,7% , m p t a n H > m a c c h | attrez., scorte e avvia m. 5,9% Terreni 4,1%

Crediti comm. e alti conti att. 3,0%

Riserve tecniche di assicurazione 17,7%

Contanti e depositi 29,8%-

Obbligazioni, azioni, fondi di

Titoli pubblici italiani 5,3%

Abitazioni 82,2%

PASSIVITÀ fWMHZIARIE

investimento ^ - 44,2%

II rapporto 0 La distribuzione della ricchezza netta (dati al 2008) 11,5% evidenzia che la percentuale di ricchezza detenuta dal 10% delle famiglie più ricche corrispondeal44,7% del totale. Il livello è stabi le rispetto alla rilevazione che siriferisceal 2006. ,« La percentuale di ricchezza detenuta dal50% delle famiglie più povere si ferma invece al 9,8 percento. * Esiste infine un 3,2% di famiglie che hanno una «ricchezza netta negativa»: il Altri prestiti valore è in costante crescita 21,4% negli ultimi dieci anni.

Riserve tecniche di assicurazione 4,0% Debiti commerciali 10,0% Credito al consumo 12,6%

Mutui per

acquisto abitazioni 40,5%

Altri conti passivi

Per Bankitalia patrimonio netto delle famiglie a 8.600 miliardi: il mattone è la voce principale, meno BoT e più risparmio postale

Nelle case metà della ricchezza Nel primo semestre calo dello 0,3% ma il debito privato è tra i più bassi ms Alla fine del 2009 la ricchezza lorda delle famiglie italiane è stimabile in 9.448 miliardi di euro, quella netta a 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 35omila euro in media per famiglia. È la fotografìa scattata dalla Banca d'Italia nell'indagine campionaria sulla ricchezza delle famiglie italiane. Nel primo semestre di quest'anno si registra una

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leggera contrazione dello 0,3%. Le attività reali (soprattutto immobili e terreni) rappresentano il 62,3%, le abitazioni oltre la metà: segno che il mattone rappresenta ancora la voce principale nel patrimonio degli italiani. Nel 2009 è proseguita inoltre la ricomposizione dei portafogli finanziari verso attività più liquide, come i depositi e il risparmio po-

stale, a scapito dei titoli, a cominciare dai BoT. Dall'analisi dei dati emerge che il 45% della ricchezza italiana si trova concentrata nelle mani del 10% delle famiglie, mentre al 50% dei nuclei più poveri tocca il 9,8% del patrimonio. Il debito privato del nostro paese, in ogni caso, si mantiene fra i più bassi a livello globale.

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Il peso del mattone. La ricchezza delle famiglie italiane è basata sulla casa Ritaglio

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CORRIERE DELLA SERA

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REGIONE BASILICATA

Lo stadio Le attività nette a metà 2010 pari a 8.600 miliardi di euro, in calo dello 0,3% sufine2009

Casa e poco debito, via italiana alla ricchezza Bankitalia: ma il 45% dei patrimoni è in mano al lff/o delle famiglie ROMA — Crisi o non crisi le famiglie italiane continuano a non indebitarsi troppo. Soprattutto nel confronto degli altri europei degli americani e dei giapponesi. Quando lo fanno, poi, è principalmente per accendere un mutuo e comprare casa, che rappresenta il pezzo forte del loro patrimonio. Lo rivela l'indagine Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie italiane nel 2009, cioè il secondo anno di recessione, il più "nero" della crisi. Si tratta quindi di dati condizionati da una realtà congiunturale difficile, che confermano la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi fortunati ma che dimostrano anche che gli italiani, forse per la connaturata voglia di risparmiare e per l'attaccamento al mattone, resistono meglio di altri alle avversità dell'economia. La piramide del benessere non è molto cambiata negli ultimi anni: il 10% delle famiglie possiede quasi il 45% della ricchezza complessiva che solo

il 180% del Regno Unito. Il 41%

La frenata della ricchezza (mi|'ardi « euro a prezzi costanti) dei debiti delle famiglie italiaAbitazioni

• Ricchezza netta

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2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009l-sem10 Fonie: Banca d'Italia

D'ARCO

per il 10% è suddivisa tra la metà più povera dei cittadini. E' un dato che sorprende sempre anche se è ancora più stupefacente scoprire che la quasi totalità delle famiglie italiane ha

Parsimoniosi Le passività pari al 78% del reddito, contro il 100% di Germania e Francia

una ricchezza netta superiore a quella del 60% delle famiglie dell'intero pianeta. Insomma nonostante tutto l'Italia appartiene alla parte più ricca del mondo. Il confronto internazionale premia gli italiani anche sui debiti: sono i più parsimoniosi visto che hanno passività pari al 78% del reddito disponibile contro il 100% di Germania e Francia, il 130% di Stati Uniti e Giappone, il 140% di Canada e

ne è rappresentato dai mutui per l'acquisto della casa che è la parte preponderante del loro portafoglio: circa 196 mila euro a nucleo (4.667,4 miliardi complessivi,, cioè oltre l'82% dei beni reali posseduti). La componente finanziaria è più contenuta e i Bot sono decisamente scesi nella lista delle preferenze degli italiani che preferiscono tenere i soldi liquidi in banca 0 in Posta 0 nell'investimento in Borsa. In complesso laricchezzalorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 era stimàbile in quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta in 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia. Nel 2010 le cose sembrano essere andate peggio: tra gennaio e giugno la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3% in termini nominali. Stefania Tamburello

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REGIONE BASILICATA

Quasi lametàdellaricchezza è in mano al 10% delle famiglie Rapporto BanMtalia:forte livello di disuguaglianza LUISA GRION

ROMA — Più che povero, diseguale, non equo, spaccato in due fra una minoranza che ha tanto e una maggioranza che ha poco. L'Italia è un paese dove il 45 per cento della ricchezza è in mano al 10 per cento delle famiglie. Mentre alla metà più povera delle stesse va il 10 per cento della ricchezza appena. Un divario forte e che non dà segni di ravvicinamento: su questo scalino siamo fermi da anni. A misurare il gap fra chi vive molto bene e chi no, è la Banca d'Italia, nel suo rapporto «La ricchezza delle famiglie italiane 2009». Va detto che, se rapportati al resto del mondo, siamo in ottima compagnia, apparteniamo «alla parte più ricca, collocandoci nelle prime dieci posizioni tra gli oltre 200 paesi considerati dallo studio». E' nostro il 5,7 per cento del benessere mondiale, una quotasuperioresiaaquellasulPil (il 3 per cento) che a quella sulla popolazione della Terra intera (di cui rappresentiamo l'I per cento appena). Anche guardando alle cifre medie non ci si può lamentare: considerata la ricchezza nel suo complesso (immobili, terreni, tìtoli, depositi e azioni, al netto di indebitamenti e mutui) ogni famiglia italiana può contare su un «capitale» di 350 mila euro, un tesoro legato soprattutto alla grande diffusione delle casa di proprietà. E la crisi ha solo lievemente intaccato questa solidità: secondo le stime, nel primo semestre del 2010 è prevista una riduzione dellaricchezza dello 0,3 per cento (dovuta soprattutto ad un calo dei redimenti di Borsa rispetto alla ripresa dello scorso anno). Ma va detto che la medie sono come il pollo di Trilussa e che nei fatti non c'è ridistribuzione del benessere. Non che gli altri paesi

sviluppati facciano molto meglio, adire il vero, visto chel'Italia - guardando alle classifiche delrindicediGhini(chemisurala divergenza interna) - «mostra divari piuttosto contenuti». La diseguaglianza, dunque, è un male diffuso e non superato: il nostro indice Ghini è fermo dal 2006 allo 0,613 (dove lo Oindica la minima concentrazione di ricchezza e l'I la massima). La società è divisa fra poche grandi famiglie con grandi capitali e una maggioranza che vive facendo molta attenzioneaibilanci di fine mese. Enegli ultimi dieci anni è comunque aumentato il numero delle famiglie con ricchezza netta negativa (più debiti che beni) passato dal 2,3 al3,2 per cento). Ciò che ci distingue dagli altri paesi è piuttosto il basso tasso di indebitamento familiare: alla fine del 2008 l'ammontare era pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo. In Germania e Francia era circa al 100 per cento, negli Stati Uniti e del Giappone al 130. Cambia, comunque, anche la composizione della ricchezza: nel portafoglio delle famiglie ci sono sempre meno titoli di Stato e più conti di deposito e risparmio postale. Visti i momenti di crisi, segnala la Banca d'Italia, si cerca di restare«liquidi». La fuga da Bot e Bpt e Cct si misura con i 189 miliardi di euro investiti in tìtoli pubblici nel 2009, contro i 259 del 2008. In rialzo invece il denaro contante (da 95,6 a 102,4 miliardi) i conti correnti in deposito (passati da432 a491 miliardi) e le azioni (da 584,4 a 636,6 miliardi). Perchipuòpermetterselo.l'investimento immobiliare resta comunquefraleopzioni preferite: il 50 per cento della ricchezza delle famiglie italiane è concentrato nel «mattone» e - anche se la loro richiestastarallentando-il41per cento dei debiti è rappresentato da mutui per l'acquisto di case.

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I l v a l o r e «Ielle c a s e staax&tles&e l'Italia, a i v e s t i c i , sua l a distsilmadk»i&e ano» è c e r i o esgwJSJbjrato

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REGIONE BASILICATA

La distribuzione della ricchezza

La ricchezza netta in rapporto al reddito disponibile

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REGIONE BASILICATA

Un primato che Obama ci invidia di Marco Fortis

L

a crisi globale ha scatenato una guerra senza esclusione di colpi tra i vari paesi per il collocamento dei propri titoli di debito. Guerra resa più aspra dalla circostanza che, scoppiata la "bolla" dei mutui subprime, ci sono oggi in circolazione nel mondo meno soldi veri e molti più debiti (privati e pubblici) che in passato. Gli stati che non riescono (o che non riuscissero) a farsi sottoscrivere a tassi normali nuove emissioni di debito o rinnovi di quelli in scadenza non hanno (o non avrebbero) che due alternative: pagare tassi di interesse eccezionalmente più alti (con ulteriore pregiudizio per i conti statali) o tagliare drasticamente stipendi o posti di lavoro nel pubblico impiego. Scenari che Grecia ed Irlanda malauguratamente già ben conoscono. Ci sarebbe, per la verità, anche il quantitative easmgma al momento se lo possono permettere su scala industriale solo la Fed e la Banca d'Inghilterra. In alcuni recenti articoli sulla ricchezza delle famiglie italiane (Il Sole 24 Ore del 20 ottobre, 17 novembre e 8 dicembre) abbiamo evidenziato alcuni profili relativi alla sostenibilità finanziaria complessiva del nostro paese e l'opportunità di rappresentarli meglio ai mercati e anche alle istituzioni europee. Dovrebbe essere interesse comune di tutti gli italiani, qualunque sia la loro convinzione politica ed estrazione sociale, dare all'estero e in particolare agli investitori internazionali un'immagine il più possibile realistica della sostenibilità dei conti finanziari nazionali e della solidità del nostro debito pubblico, va1lorizzando, laddove sia utile, indicatori sin qui completamente trascurati, tra cui il più importante è proprio lo stock di ricchezza delle famiglie. Ciò non per evocare l'adozione di una patrimoniale su tale ricchezza,finalizzataa ripagare il debito pubblico italiano, ma al contrario per dimostrare l'importanza del risparmio privato, che va incentivato e non disincen-

tivato, come fattore di bilanciamento del debitopubblico stesso. Continua • pagina 2 1,0 abbiamo scritto chiaramente il 17 novembre scorso: «L'Italia non ha bisogno di alcuna patrimoniale ma solo di tagli e risparmi graduali nel quadro di un rigoroso e credibile piano di riduzione del debito statale». Che l'elevata ricchezza delle famiglie (assoluta, media e mediana) sia un importante asset del nostro paese in tempi di vacche magre come questi è un dato di fatto che nessuno può ignorare, tantomeno noi italiani per primi. Il presidente Obama Oggi farebbe carte false per avere una contabilità del settore privato come quella italiana. Purtroppo per lui gli Stati Uniti hanno invece di fronte due certezze scoraggianti: la prima è che la ricchezza finanziaria netta e immobiliare delle famiglie americane alla fine del terzo trimestre 2010 era ancora del 14% inferiore in valore nominale a quella di fine 2007, il che scoraggia la ripresa dei consumi senza i quali non può esservi vera crescita; la seconda è che, come prevede il Fondo monetario internazionale ("Fiscal Monitor" dell'ottobre 2010), nel 2015 il debito pubblico statunitense sarà pari al m%delPil. Gli Stati Uniti, cioè, hanno ormai un debito pubblico tristemente "italiano" e un debito delle famiglie pesantemente "americano": la peggiore delle combinazioni possibili. L'Italia invece, dopo lo sfascio dei conti statali degli anni 80, ha notoriamente un debito pubblico "italiano" (che è però stabile da 20 anni come trend di lungo periodo) controbilanciato dal più basso debito delle famiglie, in percentuale del Pil, nei Paesi del G-7. Inoltre, secondo i dati diffusi ieri dalla Banca d'Italia, la ricchezza delle famiglie italiane, diversamente da ciò che è accaduto negli Stati Uniti, a fine giugno 2010 risultava dell'1,2% superiore a valori correnti ai livelli di fine 2007, con «un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto, anche rispetto ai soli paesi più sviluppati». Infine, l'Italia poteva vantare a fine 2009

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un rapporto tra ricchezza e reddito disponibile delle famiglie pari all'820% circa (il più alto della nostra storia) mentre negli Stati Uniti è solo del 480% ed è tornato indietro ai valori del 1994. Dunque l'Italia farebbe bene ad insistere affinché la reale sostenibilità finanziaria dei paesi e dei loro debiti pubblici sia valutata considerando i conti patrimoniali aggregati, all'interno dei quali il patrimonio netto delle famiglie (finanziario in primis ma anche immobiliare) costituisce il nocciolo duro di ogni sistema economico avanzato. Proporre che il nuovo Patto di stabilità Uè si fondi su un limite del debito pubblico pari al 60% della ricchezza finanziaria netta delle famiglie anziché del Pil o dei due parametri tra loro in combinazione (visto che nei paesi dell'Est Europa di ricchezza c'è n'è per il momento ancora poca) darebbe il reale riscontro della sostenibilità comparata del debito statale italiano. Capiamo benissimo che altri paesi potrebbero non avere interesse a che questo indicatore subentri al tradizionale rapporto debito pubblico/Pil (visto che la loro bassa ricchezza privata smaschererebbe la loro fragilità finanziaria complessiva) ma non capiamo affatto perché non dovrebbe essere invece interesse di noi italiani batterci affinché gli indicatori del Patto dì stabilità diventino più credibili e più vantaggiosi anche per la nostra immagine presso gli investitori.

redditizia). E certamente più facile epoiitically correct andare in giro per convegni, talk show e comizi auspicando l'arrivo della crescita del Pil come se fosse una manna dal cielo. Ma la crescita del Pil oggi è come l'erba voglio: probabilmente, dopo i rimbalzi statistici del 2010, non crescerà nemmeno nel giardino della signora Merkel (anche se i tedeschi, diversamente da noi, sono bravissimi a rappresentarsi ai mercati come se fossero già del tutto usciti dalla crisi). E poi di che crescita del Pil stiamo parlando? Di quella in volume o di quella in valore? Nei fatti, il Pil che genera le entrate fiscali (necessarie per far quadrare il bilancio annuale e per produrre un eventuale avanzo primario) è quello in valore, non quello in volume. E l'Italia coi valori non è poi così mal messa. Tra il 1999 e il 2009 le entrate fiscali dell'Italia sono cresciute in valore del 31%, mentre quelle della Germania (oggi diventata assai di moda come benchmark) sono aumentate solo dell'11%. Ciò sulla base di una pressione fiscale percentualmente non molto diversa nel tempo tra i due paesi. Intanto il debito pubblico di Berlino cresce e nel 2013 risulterà di una cinquantina di miliardi di euro in assoluto più alto del nostro. A ciò si aggiunge il fatto che lo stock di ricchezza finanziaria netta e immobiliare delle famiglie tedesche (secondo lo studio del Credit Suisse da noi già anticipato un mese fa e ripreso anche dalla Banca d'Italia), è pari solo al 330% del Pil È stato anche argomentato contro il 520% dell'Italia. che la strada maestra per abbattere il debito pubblico è la Dunque, se invece di conticrescita del Pil. In parte ciò è nuare a parametrare il debito vero ma non del tutto. Infatti, pubblico al Pil lo rapportassila crescita del Pil non abbatte mo alla ricchezza delle famiautomaticamente il debito glie otterremmo un quadro aspubblico ma riduce nella mag- sai diverso della situazione di gior parte dei casi solo il rap- sostenibilità dei debiti sovraporto debito/Pil che è tutta ni. L'Italia sotto questo profilo un'altra cosa: un puro rappor- sta non solo molto meglio dei to statistico, a nostro avviso "Pigs" ma è alla pari della stesnemmeno tanto intelligente. sa Germania. Gli Stati Uniti, inL'unica medicina che può vece, stanno sperimentando abbattere significativamente un pauroso sbandamento conil debito statale (oltre ad even- tabile che li sta portando ad tuali massicce privatizzazio- avere assieme al Giappone il ni, laddove possibili) è il taglio più alto rapporto tra debito della spesa pubblica, la cui rea- pubblico e ricchezza del G-7. lizzazione concreta è però Evidenziare questi rapporti molto difficile da ottenere (ed non significa mostrare indulè anche elettoralmente poco genza verso i problemi dell'Ita-

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Ha, che sono sempre più aggravati dalla confusione del quadro politico interno (e che la Fondazione Edison ha sempre studiato in parallelo con i punti di forza del nostro paese). Né significa voler innalzare l'Italia «dalle stalle alle stelle», per usare una battuta di Benigno e Reichlin. Può però aiutarci in frangenti difficili come quelli attuali, in cui gli stati si azzuffano anche con colpi sotto la cintura per collocare i loro debiti, a mantenere la fiducia degli investitori nel nostro debito sovrano.

ANTIDOTO L'elevata ricchezza delle famiglie italiane rispetto agli altri paesi è un importante asset in tempi di vacche magre

Un primato che Obama ci invidia

PARAMETRI DA RIVALUTARE Non solo nel debito privato ma anche in quello pubblico il quadro italiano in realtà ' è migliore rispetto alle altre economie del G-7

Marco Fortis ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nelle case metà della ricchezza -x-Js Bfcl

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I nostri politici si consoleranno con il fatto che siamo—ancora—una popolazione che si indebita poco, che non fa il passo più lungo della gamba. Ciò è indubbiamente saggio, anche se proprio la Banca d'Italia qualche giorno fa ha segnalato che stanno aumentando le sofferenze, ovvero i debiti con le banche che le famiglie non riescono a saldare. Ma questa scarsa propensione a indebitarsi, e a farlo solo per acquistare casa, significa anche che non si hanno sufficienti riserve—e fiducia nel proprio futuro economico—per poter rischiare di investire in formazione, iniziare una attività imprenditoriale e simili. Chi non può contare sulla ricchezza famigliare non si indebita; ma deve spesso rassegnarsi a stare fermo.

IRICCHI DI FAMIGLIA CHIARA SARACENO

AESE tra i dieci più ricchi al mondo, l'Italia si colloca anche tra i più diseguali, con una concentrazione della ricchezza in una porzione molto piccola delle famiglie e viceversa un'ampia fascia della popolazione e delle famiglie che haredditi modesti e poca o nessuna ricchezza.

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SEQUE A PAGINA 31

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CHIARA SARACENO (segue dalla prima pagina) un caso esemplare di quanto il semplice dato sulla ricchezza di un paese dica poco sulle condizioni di vita della sua popolazione. Ladistanzanonsolotraipìùricchieipìùpoveri, ma anche tra i più ricchi e la maggior parte degli altri è incommensurabile, quasi che si trattasse dimondi diversi.Anchesequalchevoltainveceabitano non solo lo stesso paese, ma lavorano per la stessa impresa, come nel caso, sollevato in questi mesi, di Marchionne che guadagna oltre quattrocento volte di più degli operai della azienda che dirige. Più che a un paese ricco, questo livello di concentrazione della ricchezza fa venire in mente la situazione di paesi poveri con regimi autoritari, ove pochi si appropriano delle risorse disponibili. Anche se va detto che altri paesi ricchi—gli Stati Uniti, ad esempio—mostrano livelli di disuguaglianza simili a quelli italiani. L'Italia, tuttavia, ha due caratteristiche in più. La prima riguarda le differenze territoriali nel grado di disuguaglianza. Come ha segnalato un recente studio di due ricercatori della Banca d'Italia (Brandolini e Torrini), relativo solo alla distribuzione dei redditi e non anche alla ricchezza, la disuguaglianza dei redditi è maggiore nelle regioni, più povere, del Mezzogiorno che non in quelle del CentroNord. Si tratta di differenze di un'entità che non si trovainnessunaltropaeseaeconomiaavanzata.La seconda caratteristica riguarda la scarsa mobilità sociale. In Italia, molto più che nella maggior parte dei paesiricchie democratici, il destino dei figli è in larga misura definito dalla posizione sociale e dalle risorse dei genitori. La disuguaglianza dei redditi e della ricchezza è cioè in larga misura ereditaria. Queste due caratteristiche, mentre confermano l'immagine, certo semplificata e semplicistica, di un paese socialmente immobile, più feudale che moderno, pongono un problema di democrazia. Occorre interrogarsi non solo sulT equità e persino tollerabilità sociale di una distribuzione così squilibrata della ricchezza, ma anche sulla sua riproduzione intergenerazionale. In unasocietà che investe così poco sulle generazioni più giovani — che si tratti della scuola, dell'università, delle protezioni quando si perde il lavoro, della casa, dei servizi per i bambini piccoli e dei trasferimenti alle famiglie configli—l'ereditarietà di unaricchezza così squilibrata — e delle opportunità di continuare ad accumularla—sembra particolarmente ingiu-

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IRICCHI DI FAMIGLIA

S la Repubblica ™ Napolitano: no alle elezioni^ B li

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Risparmio e congiuntura IL BILANCIO GLOBALE

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Resistenza alla crisi. In Europa l'esposizione Confronti In America il settore immobiliare dei privati è limitata al 61% del Pil annulla gli effetti dellaripresadella Borsa

Inghilterra e Usa cicale del mondo Nel Vecchio continente l'allergia ai debiti ha salvato i bilanci delle famiglie Morya Longo

mm Quando Renato Carosone cantava la celebre «Tu vuo' fa' l'americano», non avrebbe mai immaginato che qualche decennio più tardi le parti si sarebbero potute invertire. Eppure oggi, allafinedel terzo anno di crisi, c'è sicuramente qualche americano che - sotto sotto preferirebbe essere un po' italiano: oltreoceano la crisi ha infatti bruciato circa limila miliardi di dollari di ricchezza dalle tasche delle famiglie, mentre in Italia il patrimonio dei cittadini è rimasto intatto. Anzi: og^ gi gli italiani sono lievemente più ricchi (di 88 milioni di euro) rispetto al 2007. Poco, si dirà. Ma meglio di nulla. Soprattutto se si pensa che gli limila miliardi persi dalle famiglie statunitensi dal 2007 corrispondono al loro reddito di un anno intero: è come se tutti i cittadini americani avessero lavorato gratis per 12 mesi. E anche guardando al resto d'Europa, escludendo la Germania, le formichine italiane fanno bella figura: le famiglie francesi in tre armi di crisi hanno infatti perso 352 milioni di euro di ricchezza netta e gli inglesi 270. Considerando che proprio loro (statunitensi e inglesi) hanno anche le famiglie più indebitate del mondo, potremmo darlo per ufficiale: il li-

/esryleall'americana si è rivela- of Funds - le famiglie erano inIdem per le famiglie inglesi: debitate per 13.450 miliardi di la ricchezza netta a fine 2009 to insostenibile. dollari, principalmente a cau- (8.500 miliardi di euro secondo I debiti privati sa dei mutui. Cifra che corri- i dati Office for National StatiFare i conti in tasca alle fami- sponde al 92% del Pil, ma - so- stics) è leggermente inferiore glie non è facile: mancano dati prattutto - al 118,6% del loro ai livelli del 2007, a causa - anaggiornati (Bankitalia pubbli- reddito disponibile. Per dirla che qui - del settore immobiliaca quelli 2008 per i paesi esteri) breve: per ogni 100 euro incas- re che da sólo ha "rubato" 300 e l'ufficialità non tiene conto sato in busta paga, le famiglie milioni di euro. Morale: gli indell'economia sommersa. Ma italiane devono pagare 59 eu- glesi sono passati da una riccercando i numeri ufficiali nel- ro di debiti mentre quelle ame- chezza pari a 8,5 volte il reddito le varie banche dati estere, si ricane 118. Ovvio che il reddito nel 2007 alle 7,6 volte del 2009. scopre che l'Italia - colpita da- è annuale e il debito spalmato Virtuose, invece, le famiglie tegli investitori per il suo tallone negli anni, ma questi numeri desche. Secondo i dati Bunded'Achille del debito pubblico lanciano un messaggio chiaro: sbank, il loro patrimonio netto extralarge - in realtà ha tante i nodi della vita all'americana, è salito dagli 8.986 miliardi del virtù che all'estero si sognano. quella sognata da Carosone, 2007 ai 9.498 del 2009: si tratta di una cifra 5,6 volte superiore Le famiglie sono senza dubbio sono venuti al pettine. il reddito disponibile. Meglio il punto di forza. Innanzitutto stanno i francesi, con un patrihanno un debito limitato: la lo- La ricchezza ro proverbiale propensione al A fronte di questi debiti c'è una monio complessivo 6,9 volte risparmio e allergia al debito le ricchezza netta (cioè al netto superiore al reddito. ha quindi rese forti. Secondo i degli stessi debiti) che in molti calcoli di Royal Bank of paesi si sta erodendo: si tratta Vizi e virtù Scotland, il loro debito è oggi del valore delle case, dei terre- Ovvio che non ci sono solo le nell'ordine dei 618 miliardi di ni, delle azioni, delle auto. Le fa- famiglie a fare una nazione. euro: cifra pari al 39,5% del Pil miglie Usa hanno perso limila L'Italia è virtuosa anche nel de2010 e pari al 59,9% (stima Con- miliardi dal 2007 al terzo trime- bito di imprese e banche, ma è findustria) del loro reddito di- stre 2010. Ma questo dato tiene estremamente debole nel debisponibile lordo. conto della recente ripresa del- to pubblico. Questo la rende le borse, che ha permesso loro vulnerabile agli occhi dei merBriciole, rispetto al resto d'Europa. In Irlanda - stima di recuperare quasi ornila mi- cati: un grosso debito pubbliRbs - il debito delle famiglie è liardi dal 2009: l'impoverimen- co, infatti, rallenta la crescita pari al 109% del Pil, in Gran to, nel momento più acuto del- economica e frena il benesseBretagna al 103,7%,m Spagna la crisi, era infatti di ornila mi- re collettivo. Ma, abenguardaall'83,9%. La media europea è liardi. Purtroppo il settore im- re, gli Stati Uniti stanno molto pari al 61,4% del Pil. E se si mobiliare non accenna a rialza- peggio: a un debito privato giguardano gli Stati Uniti, la dif- re la testa. Morale: oggi la ric- gantesco, corrisponde ormai ferenza diventa abissale: a giu- chezza è pari a 4,8 volte il loro un debito pubblico vicino al gno 2010 - secondo i dati Flow reddito, contro le 6,3 volte del 100% del Pil. terzo trimestre 2007.

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LA FOTOGRAFIA I privati americani hanno perso 11 mila miliardi di dollari di ricchezza Solo in Germania e Italia si registra un incremento

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Dati in miliardi di euro

9.149

^y J~\ J{ Germania In Germania la ricchezza netta delle famiglie ammonta a 9.498 miliardi di euro. Il reddito disponibile per le famiglie è di 1.670,8 miliardi.

Regno Unito In Gran Bretagna laricchezzanetta delle famiglie ammonta a poco più di 8.500 miliardi di euro. Il reddito per le famiglie è pari a 1.120 miliardi

Francia ' In Francia laricchezzanetta delle famiglie supera i 9mila miliardi di euro. Le famiglie hanno un reddito disponibile di 1.324 miliardi

^"X,Oj / Stati Uniti Gli Stati Uniti vantano una ricchezza netta delle famiglie che sfiorai 42mila euro, con un reddito disponibile di 8.700 euro

Panoramica sul mondo LA FOTOGRAFIA Il tasso di risparmio in percentuale rispetto al reddito disponibile lordo e quello di indebitamento rispetto al reddito e al Pil Tasso di risparmio* H Area Euro 14,6

Indebitamento in % del reddito lordo

Italia

91,2 61,7

Germania

17,3

13,4

63,1 43,8

88,6 62,5

Trancia

16,0

L i ] Indebitamento in % del Pil

Usa

Spagna

18,5 76,3 124,2 53,1 85,9

Gran Bretagna

7,7

5,9

147,5 101,2

152,1 119,1

-k-ù,

(*): destagionalizzato

Fonte: Eurostat, Banca di Francia. Bureau of Economics Analysis

! l CONFRONTO Debito pubblico lordo in percentuale della ricchezza delle famiglie — Francia —Germania

Italia —Gran Bretagna

Stati Uniti --Grecia --Irlanda

Portogallo

00 60:

2003

2006

2010

2001

2002

2004

2005

2007

2008

2009

Spagna

2011

12

j Fonte: Fondazione Edison

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BANKITALIA

Lo stivale diseguale Galapagos

I

n nessun paese del mondo nemmeno quelli che si ostinano a proclamarsi socialisti - la distribuzione del reddito e della ricchezza è equa. Dovrebbe essere compito del sistemafiscalee della spesa pubblica, per la parte che riguarda la spesa sociale, eliminare gli squilibri più sgradevoli della distribuzione. Altrimenti, i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più emarginati, Con una aggravante: l'evasione fiscale tende a occultare la realtà e a far apparire l'Italia come un paese complessivamente di pezzenti. Ma non lo siamo. 0 meglio, lo è solo una larga parte della popolazione. C'è un dato, in particolare, che colpisce nelle statistiche diffuse ieri da Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie: il 50% della popolazione detiene appena il 9,8% della ricchezza netta totale. Sul versante opposto il 10% della popolazione più ricca mette insieme U 44,8% della «robba», cioè abitazioni, valori mobiliari e oggetti preziosi. Gli italiani - in media - non sono poveri: ogni famiglia ha proprietà varie per circa 350 mila euro, un valore superiore a quello di parecchi paesi industrializzati. Il problema è che le medie nascondono una realtà fatta di profondi squilibri: chi non possiede nulla e addirittura è indebitato; chi possiede poco e chi possiede molto. Cioè quel 10 per cento della popolazione proprietaria di poco meno del 50% del patrimonio. In Italia c'è un sistema fiscale tutto basato sulla tassazione dei redditi. Più volte il manifesto ha sostenuto che il reddito è poco rappresentativo visto la dimensione del fenomeno dell'evasione fiscale. Poco più di un mese fa il ministero dell'economia e delle finanze ci ha fatto sapere che meno dell'uno per cento dei contribuenti denuda guadagni superiori a 100 mila euro rispetto a una media nazionale inferiore ai 19 mila euro. Di più: oltre 10 milioni di persone sono inserite nella «no tax area» cioè tra i soggetti conosciuti al fisco, ma che non pagano una lira di tasse perché i loro redditi sono a livelli infimi. Molti sono poveri reali, molti «infiltrati». Nascondere i redditi reali non è difficile tanto che le stime concordano su una evasione di 130 miliardi di euro l'anno. E questo dovrebbe essere da incentivo a varare un sistema fiscale «misto» nel quale accanto a una imposta sui redditi più bassa (che finirebbe per alleggerire la pressione sul lavoro dipendente e sui pensionati che non possono evadere) venga introdotta una tassazione patrimoniale, perché nascondere i beni reali è molto più difficile.. Forse sarebbe sufficiente una tassa sui «grandi patrimoni» per fare un po' di giustizia fiscale. In ogni caso l'attuale sistema fiscale va modificato. Per il bene di molti e - anche senza aumentare la pressionefiscale- per difendere e possibilmente rendere migliore lo stato sociale esistente. A cominciare dall'istruzione, dall'università e dalla ricerca. E su questo punto la Confindustria ha perfettamente ragione: gli investimenti sul sapere rappresentano per un paese avanzato una garanzia per il futuro. Una certezza contro la pratica della compressione continua dei salari reali.

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m manifesto 7 Si allarga la forbice * Ira ricchi e poveri

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La Procura Per i pm di Milano l'azienda avrebbe immesso nella rete dieci miliardi di metri cubi di gas non dichiarati in dogana

Maxi evasione Eni, indagati nove manager Inchiesta partita dai contatori difettosi. «Imposte non pagate per 1,7 miliardi di euro» MILANO — Un'evasione delle imposte sulla vendita del gas naturale di proporzioni gigantesche, pari a quasi un miliardo e 700 milioni di euro. A sottrarre alle casse dello Stato questa somma-mostro sarebbe stata l'Eni, il colosso energetico a partecipazione pubblica, che, secondo la Procura della Repubblica di Milano, non avrebbe dichiarato tra il 2003 e il 2008 di aver immesso nella rete di distribuzione qualcosa come 10 miliardi di metri cubi di gas che contabilmente sono come svaniti nel nulla. I pm Sandro Raimondi (ora procuratore aggiunto a Brescia) e Letizia Mannella hanno chiuso l'ultimo dei filoni di un'inchiesta partita nel 2006 da una verifica sui contatori del gas installati nelle case dei milanesi. Apparecchi che, secondo l'ipotesi di allora, a causa di difetti di costruzione oppure perché troppo vecchi e malandati, misurava-

no sempre più di quanto veniva realmente consumato dagli utenti che così si ritrovavano a pagare bollette più salate del dovuto. La conseguenza delle indagini della Guardia di finanza di Milano fu che centinaia di migliaia di contatori vetusti furono sostituiti dalle società che distribuiscono il gas. Questa parte, che riguarda la società lombarda a capitale pubblico A2A, è stata trasferita a Brescia perché tra le migliaia e migliaia di ipotetici truffati sono finiti anche alcuni magistrati-utenti in servizio a Milano, come la stessa Mannella. Un altro dei filoni di inchiesta vedeva indagato l'amministratore delegato Paolo Scaroni e 12 manager del cane a sei zampe. La posizione di Scaroni, però, venne archiviata su richiesta degli stessi Raimondi e Mannella perché non erano emersi elementi a suo carico. Come per la parte chiusa ora, questo filone riguardava

le dichiarazioni annuali fatte all'Agenzia delle dogane da Eni spa, ma in questo caso anche da Snam Rete gas e dalle imprese straniere Tmpc e la Greestream, che non avrebbero esposto la vera movimentazione della quantità di gas in entrata in Italia. Le verifiche fatte dalle Fiamme gialle e dai consulenti della Procura portarono al risultato che la taratura dei sistemi di misurazione del gas che arrivava in Italia da stazioni di ingresso come quella di Mazara del Vallo era diversa 0 comunque «non espressamente prevista dalla normativa e dunque non legale». Le indagini ipotizzarono anche che l'Eni non aveva «comunicato, quali reti di trasporto del gas, le piattaforme Garibaldi K Casalborsetti e Barbara T2 Falconara», che invece erano state classificate non come ingressi ma come bacini nazionali. L'ultima contestazione dei pm, che con il deposito degli

atti di ieri si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio, riguarda nove manager della divisione «Gas & power» dell'Eni indagati per aver violato il decreto legislativo 504 del 1995 che contiene il Testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi. Per l'accusa, i nove sotto inchiesta avrebbero riportato nelle dichiarazioni annuali all'Agenzia delle dogane meno gas di quanto immesso nella rete. In questo modo avrebbero impedito all'amministrazione finanziaria di «accertare, individuare e ricostruire la destinazione e l'impiego» del gas sottraendo all'erario le accise, le imposte indirette. Sotto inchiesta sono finiti, tra gli altri, i direttori della divisione «Gas & power» di Eni tra il 2004 e il 2009 (Luciano Sgubini e Domenico Dispenza) e i sette manager che per Eni hanno firmato le dichiarazioni di consumo del gas. Giuseppe Guastella )lil['H01)LI/IONF (Ili

Le bollette Per la Procura gli apparecchi installati misuravano più di quanto veniva consumato dagli utenti che pagavano bollette più salate

La s c h e d a L'inchiesta Le indagini sulla distribuzione del gas da parte dell'Eni e di altre società partono nel 2006 da verifiche sui contatori di case milanesi L'accusa La Procura milanese accusa nove manager di Eni spa di aver violato il Testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi L'evasione Per i pm non sarebbero stati dichiarati 10 miliardi di metri cubi di gas immessi nella rete fra il 2003 e il 2008

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I pm di Milano preparano la richiesta di rinvio a giudizio per 9 manager

Accusa all'Eni: evasionefiscaleda 1,7 miliardi di GIUSEPPE GUASTELLA

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a Procura di Milano prepara larichiestadi rinvio a giudizio per nove manager dell'Eni. L'accusa è di maxi-evasione fiscale per un ammontare di tasse non corrisposte di 1,7 miliardi. L'inchiesta è partita dai contatori difettosi. Secondo i pm, sarebbero stati immessi in rete 10 miliardi di metri cubi di gas non dichiarati in dogana. A PAGINA 21

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LA LEZIONE DI TPS UOMO DI S T O Oggi i funerali di Padoa-Schioppa morto all'improvviso sabato notte di Stefano Feltri

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e c o n d o Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa aveva molte qualità, ma tre le più importanti: "La prima: la conoscenza tecnica, e n o n è tacile trovarla. La seconda: la capacità di dialogo contin u o e la fiducia presso i colleghi europei. La terza: il rigore morale". Ora c h e è s c o m p a r s o all'improvviso, a 70 anni, colpito da u n attacco di cuore nella tarda serata di sabato durante una cena, sono in molti a riconoscergliele. Inclusi quelli che, q u a n d o era ministro dell'Economia, lo accusavano di tartassare gli italiani c o n il suo rigore fiscale (che, a differenza di quello di Giulio Tremonti, p r o d u c e va u n avanzo primario, cioè entrate superiori alle uscite), di essere u n u o m o di élite privo di legittimazione elettorale, di n o n capire le logiche e il linguaggio della politica. "Lo ricordo p e r la sua c o m p o s t a serenità di fronte alle urla c o n t i n u e dell'opposizione le cui contestazioni, sotto la regia di Renato Schifani, eran o tra le più violente c h e si siano mai viste", dice Furio Colombo, allora senatore e oggi d e p u t a t o del Pd. Ma TPS "aveva s e m p r e un'espressione seria c o n una p u n t a di serenità, c o m e u n o bloccato in a e r o p o r t o dal malt e m p o che, invece di imprecare, si m e t t e a leggere u n libro", ricorda Colombo.

politica praticata, c o m e la lettura dei giornali. "Non ne sono mai stato un lettore molto assiduo e nei due anni in cui sono stato ministro scelsi di farmeli raccontare anziché leggerli, mi confortava che, a quanto si dice, cosi facesse Margaret Thatcher", ha confidato a Beda Romano in u n libro intervista, la veduta corta (fi Mulino). Nella sua lunga carriera di tecnico che si occupa della cosa pubblica, TPS n o n aveva mai dimenticato gli insegnamenti del corso

all'epoca. Finisce quindi subito all'ufficio studi, diventa u n o dei collaboratori più ascoltati del governatore Guido Carli. Il successore, Paolo Baffi, lo spinge a un confronto più diretto con la politica e TPS diventa consigliere del ministro democristiano Filipp o Maria Pandolfì. Nel 1979, poi, l'Italia p u ò competere p e r una delle posizioni chiave dell'architettura istituzionale europea. Padoa-Schioppa, a soli 39 anni, si trova alla guida di quella c h e oggi si chiama Direzione Economia e Finanza, cioè la sede comunitaria in cui cerca di armonizzare le diverse politiche monetarie, testando la sopravvivenza dello Sme, il Sistema monetario e u r o p e o che vent'anni d o p o diventerà l'Unione monetaria centrata sull'euro.

preparatorio all'ingresso in Banca d'Italia, frequentato nel 1968: "Il governatore viene scelto da fuori perché deve saper parlare ai politici e questo, chi sta in banca, n o n deve saperlo n é deve impararlo " . U n p o ' , T P S , h a trasgredito. Perché nei trent'anni in cui è rimasto legato alla Banca d'Italia, con la politica ha imparato a Q U A N D O T O R N A alla Ban parlare, sempre u n passo dietro ca d'Italia (era rimasto in aspetla prima linea. tativa), nel 1983, il governatore è Carlo Azeglio Ciampi. TPS entra B O C C O N I A N O , nato aBellu- nel direttorio, l'organismo di gon o ma di famiglia triestina, figlio verno dell'istituto, e quando di u n dirigente delle Assicurazio- Ciampi viene chiamato al governi Generali, TPS va a specializzar- n o è u n o dei potenziali successi al MIT di Boston, alla scuola del sori. In senso gerarchico prima Nobel Franco Modigliani dove di lui ci sono Lamberto Dini e Anpoi sarebbero passati, tra gli al- tonio Fazio. Pare che sul p r i m o ci tri, Mario Draghi, Franco Bruni e fosse il veto di Ciampi, gli prefeMario Baldassarri. Quando entra riva Padoa-Schioppa, e alla fine in Banca d'Italia, quindi, ha la prevale Fazio. "I due n o n erano preparazione quantitiva p e r ca- fatti p e r piacersi", dice chi li ha pire il primo, sperimentale, mo- visti lavorare insieme. Ma convidello econometrico su cui si ba- vono, almeno fino a quando TPS sa la politica monetaria, ma, so- nel 1997 viene messo alla guida prattutto, ha una conoscenza della Consob, l'autorità che vigidella teoria keynesiana p o c o coSOLO U N ' A C C U S A era fon m u n e in Italia. "Aveva u n talento la sulla Borsa. A molti sembra u n data: Padoa-Schioppa ci ha mes- speciale p e r l'economia applica- parziale risarcimento perla manso u n p o ' a capire certi riti della ta", ricorda chi lo ha conosciuto cata nomina a governatore. "PaRitaglio

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doa-Schioppa prosegue l'azione del suo predecessore Enzo Berlanda, che aveva iniziato a rendere la Commissione sempre più attiva e indipendente", ricorda l'economista Marco Onado, che di quella Consob era commissario. TPS ci resta u n anno soltanto, ma si fa ricordare p e r almeno tre cose: il contributo al Testo unico della finanza, normativa di riferimento, la decisione di presentare la relazione annuale a Milano invece che a Roma p e r dimostrare di essere interessato più al mercato che ai palazzi della politica, e u n parere molto duro (a differenza di quello di altre authority) sulla legge c h e il governo di centrosinistra stava valutando sul conflitto di interessi. TPS sapeva b e n e che l'ipotesi di risolvere quei conflitti in generale, e nello specifico quelli di Silvio Berlusconi, con un blind trust (la gestione delle aziende affidata a terzi) era u n inutile palliativo. Chi vuol fare politica deve vendere, n o n ci sono alternative. Il governo n o n gradisce molto, visto che cercava un compromesso con Berlusconi. NEL 1 9 9 9 TPS va a completare quello che aveva iniziato vent'anni prima: la costruzione dell'Europa moderna che passa attaverso la Banca centrale europea e la moneta unica. Arriva nel consiglio direttivo della Bce proprio quando l'istituto di Francoforte deve guadagnarsi la credibilità e l'autorevolezza necessaria p e r armonizzare politiche monetarie ed economiche fino ad allora molto divergenti. Assiste alla nascita dell'euro tangibiriproducibile.


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le, nel 2002, dopo aver progettato quello finanziario. E infine, nel 2006, il ministero dell'Economia nel governo Prodi. Di lui si ricordano più le frasi sui "bamboccioni" e le "tasse bellissime" che il risanamento dei conti: avanzo primario del 3,5 per cento, molto criticato perché la pressione fiscale era arrivata al 43,3 per cento del Pil (oggi al 43,5). "Le scelte giuste possono essere impopolari oggi ma venire apprezzate domani ricordava con un certo orgoglio in un'intervista al Fatto di maggio - oggi chi mi ferma per strada mi ringrazia per aver messo l'Italia al riparo da questa crisi". Cose che si possono fare soltanto se non si soffre di quella sindrome che TPS definiva della "veduta corta", cioè l'impossibilità di vedere oltre la contingenza del tempo presente. E lui, ora che non c'è più lo dicono anche gli avversari, non ne aveva mai sofferto.

In Banca d'Italia gli avevano insegnato che un tecnico non dovrebbe parlare la lingua dei politici

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La sua Consob bocciò la legge sul conflitto di interessi con cui il centrosinistra cercava l'inciucioconB.

La polemica sui "bamboccioni" e ali incentivi dimenticati della spiegazione di perché in una Finanziaria poco generosa si stanziavano soldi per una generazione che, come si vede oggi nelle piazze, ha problemi profondi. La Finanziaria 2008 prevedeva infatti, tra l'altro, detrazioni fiscali per gli affitti a patto di non abitare con i genitori e andiamo i bamboccioni fuori un piano per costruire nuove case popolari. di casa". E il 3 ottobre 2007 Tre anni dopo, il ministro Renato Brunetta dice di quando, in un'audizione aver condiviso quella definizione ("bamboccioni") e parlamentare, il ministro Tommaso Padoa-Schioppa in un'intervista dice di auspicare una legge che pronuncia la fase che gli costerà più polemiche. In realtà "obblighi i figli ad uscire di casa a 18 anni". il testo completo era questo: "Incentiviamo a uscire di Ma, questa volta, di soldi da spendere per la carota casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano non ce ne sono, quindi il governo minaccia (senza e non diventano autonomi. È un'idea importante". ovviamente polterlo fare) di usare soltanto il Perché quello che quasi tutti, allora e oggi, dimenticano, bastone. è che non si trattava di un'esortazione paternalista, ma

Tommaso Padoa-Schioppa, morto sabato notte a 70 anni, in un'illustrazione di Marilena Nardi

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«Tps fece l'euro ma pure il ministro del disastro Prodi» ALFONSO GIANNI. L'esponente di Rifondazione comunista, sottosegretario in quell'esecutivo, ricorda «il grande architetto della moneta unica» di cui fu avversario e sul quale nel suo partito ci si divise anche aspramente. DI TONIA MASTROBUONI

• È stato uno dei suoi più accaniti avversari politici, durante il governo Prodi. Oltretutto, con un incarico di governo, di sottosegretario allo Sviluppo economico. Oggi l'ex esponente di Rifondazione comunista e attuale responsabile economico di Sinistra ecologia libertà Alfonso Gianni ricorda Tommaso Padoa-Schioppa con parole di stima («è stato uno degli architetti della moneta unica»). Ma sostiene anche, senza mezzi termini, che «è stato uno dei responsabili del fallimento di quell'esperienza di governo». Tuttavia, ammette, nel partito di Bertinotti le opinioni su "Tps" non erano affatto unanimi. Gianni stesso apparteneva all'ala di opposizione più dura ali 'allora ministro dell'Economia. Il quale ottenne l'effetto collaterale «di spaccare il partito». Che ricordo ha di Tommaso Padoa-Schioppa? Se si riferisce all'esperienza di governo, mi ricordo che cominciammo subito male. A mio parere, con tutto il rispetto per la persona, per la sua amabilità e per la sua grande cultura, credo che lui sia uno dei responsabili del fallimento di quell'esperienza di governo. Rimase rigidamente aggrappato all'idea del contenimento del debito e del rientro dal deficit. In una situazione in cui dovevamo fare esatRitaglio

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tamente l'opposto. Non eravamo entrati ancora nella crisi come siamo attualmente, vi erano ancora margini e in quel momento si sarebbe dovuto, sia per ragioni economiche e sociali sia per ragioni sociali, allargare i cordoni della spesa. Margini per cosa? Il governo Berlusconi vi aveva lasciato i conti disastrati e una procedura d'infrazione europea per deficit eecesivo. Padoa-Schioppa ha avuto il merito di riconsegnarli in ordine, addirittura con un ritorno all'avanzo primario, all'attuale esecutivo. Sì ma il paese si era disamorato. Il rigore e la mancanza di politiche di rilancio hanno vanificato ogni possibilità di venire incontro alle esigenze stringenti di ampi settori popolari. Non aver fatto questo in termini di opinione pubblica ha portato alla disaffezione. Che ha portato rapidamente a una rivincita delle destre che paghiamo ancora oggi. Ma non crede che senza quella parentesi di rigore - imitata poi per sua stessa ammissione dall'attuale ministro dell'Economia Tramonti - avremmo rischiato, nell'attuale tritacarne dei mercati, difinirecome la Grecia? No. Penso che sarebbe stato più utile investire quei soldi in opere di carattere pubblico in pòlitiche di tipo neokeynesiano ma con un'attenzione ai consumi di tipo collettivo - ad esempio più incentivi alle energie rinnovabili stampa

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più che a quelli di tipo individuale. Non dimentichiamoci che il merito, oltretutto, non fu solo di Padoa-Schioppa ma anche del tanto odiato Visco con la sua lotta all'evasione fiscale. Personalmente, quando incontro i ministri dell'epoca dico sempre: accidenti, eravamo talmente bravi che neanche ce ne siamo accorti! Se non ricordiamo male, Padoa-Schioppà promosse nel secondo anno una manovra correttiva a metà anno che redistribuì un po' di risorse e che fece infuriare i rigoristi. In quel caso non venne incontro anche alle richieste di Rifondazione? Certo, era un uomo intelligente e come tutti gli uomini intelligenti non era un monolite sordo. Però anche in quell'occasione sbagliò, fece cose diverse da quelle che servivano e servono anche oggi. Un conto è neokeynesisimo e un conto il keynesismo classico. L'epoca di Keynes era quella in cui allo sviluppo del capitalismo privato corrispondeva una benessere collettivo della società. Nell'epoca della crisi della globalizzazione e del modello di sviluppo tradizionale e dei consumi di massa ma individualizzati, cioè nell'era della crisi di sovrapproduzione, rilanciare il meccanismo tradizionaie non è sufficiente. Bisogna inventarsi dei settori nuovi e dunque degli oggetti nuovi della produzione. In questo senso io parlo di modificazione del modello di sviluppo e non solo di redistri-

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buzione della ricchezza. In Rifondazione erano tutti così severi come lei? Certamente io appartenevo all'ala più critica. Altri lo giustificavano ed esprimevano una critica più attenuata. Il nostro ministro, Paolo Ferrerò, era a favore dell'idea di ridurre il debito, dilazionandone però i tagli negli anni. Diciamo così: Padoa-Schioppa aveva obiettivi politici molto nobili ma uno dei risultati, uno degli effetti collaterali delle sue politiche fu indubbiamente quello di dividerci. Non sarà mica colpa di Padoa-Schioppa se Rifondazione è sparita dal Parlamento...Non salva proprio nulla di un uomo che fu tra i principali architetti dell'euro? È certamente uno dei suoi meriti maggiori, il suo ruolo nella costruzione della moneta unica. Ora siamo in situazione in cui circolano anche idee a sinistra che francamente non condivido come l'euro dei paesi del sud e quello dei paesi del nord. Siamo a un punto in cui, putroppo, la Germania fa il bello e cattivo tempo secondo il proprio, miope interesse. Ma voi non eravate contrari al Trattato di Maastricht? No, la scelta che facemmo con la segreteria Bertinotti fu netta e anche molto coraggiosa per la sinistra radicale di allora. Fu quella di dire siamo per l'euro ma poi va costruita una politica sociale di tipo diversa.

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del disastro ProdiÂť

E Natale m a alla CiLy di L o n d r a la festa e finita ;i. 2111U senza b o n u s p e r i m a n a g e r delle b a n c h e ;|

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U n altra specie antropologica di Marco Travaglio

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un vero peccato che la qualifica di "servitore dello Stato" sia così abusata e usurata (qualunque politico che muore viene salutato così dalle massime cariche politiche, militari e religiose). Perché Tommaso Padoa-Schioppa, rara avis, la meritava davvero. La prima volta che lo vidi (non ci conoscevamo) fu tre anni fa alla libreria Feltrinelli dell' aeroporto di Fiumicino durante il secondo governo Prodi, quando lui era ministro dell'Economia. Gironzolava serafico tra gli scaffali col suo loden verde, il cappello di panno, la borsa di pelle in mano, i giornali sotto il braccio. Mi guardai intorno alla ricerca della scorta, almeno del portaborse se non di quel corteo di assistenti, addetti stampa, reggicoda e portaombrelli che di solito accompagna qualunque politico. Niente, nemmeno l'ombra, solo lui. Lo conobbi a Parigi quando non era più ministro grazie a Barbara Spinelli, la sua compagna, a cena con Antonio Tabucchi. E scoprii l'esistenza di una specie antropologica che temevo ormai estinta: quella dei gentiluomini. Era davvero - come l'aveva definito ventanni fa un suo collega inglese, Bernard Connolly - "un italiano paurosamente intelligente" (infatti, con pochi altri grandi come Delors, Ciampi e Duisenberg, aveva inventato l'euro, cioè aveva salvato preventivamente l'Italia, checché ne dicano alcuni imbecilli complottisti sul Web). Talmente intelligente da non farlo minimamente pesare, diluendo la materia grigia in una gentilezza, in un'affabilità e in una simpatia che mettevano a proprio agio anche le persone appena conosciute. Lo rividi più volte nella casa romana che divideva con Barbara, un anno e mezzo fa, insieme ad Antonio Padellarci e a Peter Gomez. Furono tra i primi, lui e Barbara, ai quali parlammo della nostra folle idea di fondare un nuovo giornale. "Di carta?", ci domandò lui incuriosito, mentre tutta Europa intonava il De Profundis per la carta stampata. "Sì, di carta, ma diverso da tutti gli altri". Ci ascoltò senza fiatare e, più che darci i suggerimenti che ci attendevamo, ci lasciò parlare. Alla fine raccomandò: "Vi raccomando le pagine economiche. Più ancora che sulla politica, è sull'economia che potete fare la differenza: in genere le pagine economiche dei giornali italiani sono spazi pubblicitari per le banche e le grandi aziende, spesso ben pagati. Voi dovete raccontare quello che gli altri non possono o non vogliono raccontare, e vi garantisco che è una prateria sterminata". Ci abbiamo provato. "Vedo che state seguendo il mio consiglio", mi disse nel maggio scorso, alla Fiera del Libro di Torino. Ora i siti e i giornali lo ricordano soprattutto per le due celebri esternazioni da ministro: quella sui "bamboccioni" da "mandare fuori di casa" e quella sulle "tasse bellissime". Confinare Padoa-Schioppa in quelle due battute sarebbe assurdo e riduttivo. Nel 2006 aveva iniziato a risanare i conti pubblici e a far pagare le tasse agli evasori (oltre ad aver preparato l'unica soluzione credibile per Alitarla: la fusione con Airfrance): la caduta del governo Prodi nel gennaio 2008 lo colse a metà del guado, prima che potesse rediRitaglio

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stribuire i tesoretti così ricavati, ma in tempo perché qualche idiota potesse dipingerlo come un ragioniere senza respiro (proprio lui che pensava europeo e aveva scritto un libro su "La veduta corta" di troppi politici mordi-e-fuggi). In ogni caso bastano quelle due battute per cogliere la sua cifra. Soprattutto quella sulle tasse: "Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme ai beni indispensabili per tutti". In 16 anni di cosiddetta Seconda Repubblica, nessuno ha mai detto nulla di tanto coraggioso, illuminato e "pubblico" nel miglior senso del termine: prima si fan pagare le tasse a chi non le paga, poi si potrà ridurle a chi le paga. Infatti, per quella frase, fu crocifisso dai berlusconiani di destra e di sinistra (gli ultimi due sono stati Matteo Renzi e Nichi Vendola). Tutta gente così intrisa di berlusconismo più o meno consapevole, da non capire che l'Italia uscirà dall'incubo solo quando si pulirà la mente e la bocca dal pensiero unico Mediaset e ritroverà, anzi troverà un minimo senso dello Stato, del dovere, della comunità. Padoa-Schioppa l'aveva dentro di sé e ogni tanto ce ne regalava una goccia. Per questo mancherà a molti, anche a chi non se ne accorgerà.

"Letasse sono bellissime": nessuno ha mai

detto nulla di tanto coraggioso, illuminato e "pubblico"

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