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L A G A Z Z E T T A D E L M E Z Z O G I O R N O • Quotidiano fondato nel 1887

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LA GAZZETTA DI POTENZA - LA GAZZETTA D I MATERA

Babbo Natale e già da noi primo camerino a destra.

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I NOSTRI SOLDI DA UNO STUDIO DI UNIDNCAMERE BASIUCATA EMERGE UN PIANO RIDONDANTE MA INEFFICACE

ESCLUSIVO DAL CASO CERVONE AL DOSSIER SUI SERVIZI SEGRETI

Sconti su gas e benzina Così spiavano storie di bluff e di ritardi Sciarelli Solo spiccioli per la bolletta. E sul carburante slitta il bonus C o c U X l O J T O L'aiuto» sull'acquisto della benzina arriva troppo tardi. Salta il contributo peni 2010

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• Arriva la conferma «scientifica» a quanto pubblicato dalla Gazzetta nel 2009. Conti alla mano, lo sconto sulla bolletta del gas è l'ennesima misura che oltre all'effetto "proclama» e al forte impatto politico, perché coinvolge tutte le famiglie lucane e In misura maggiore quelle disagiate, tirando le somme non produce riflessi di un certo rilievo per le tasche dei cittadini, oscillando in media da 47 euro l'anno a 137 euro per le famiglie disamate. IERACE NELLE PAGINE II E III »

Dai tabulati dei giornalisti volevano scoprire se tra le loro fonti c'era anche il pm Woodcock

Omicidio Cassotta le «verità» di D'Amato

• C'era un dossier sui giornalisti di Annozero e sulla conduttrice della trasmissione «Chi l'ha visto?» Federica Sciarelli Un dossier che è alia base di alcune lettere calunniose inviate ai giornali. Le vittime delle calunnie' 11 sostituto procuratore Henry John Woodcock e l'ispettore di polizia Pasquale DI lolla. I tabulati telefonici dei giornalisti servivano per scoprire se tra le loro fonti r'erano ìi pm anglonapoletano che all'epoca lavorava a Potenza. AMEND0LARA IN NAZIONALE A PAGINA 1 7 »

R I S P A R M I S c o n t i e bonus: riflessi n o n s e m p r e tangibili per ì lucani

• "Se io non l'avessi ucciso. lui avrebbe ucciso me». Alessandro D'Amato ha battuto sul tempo Marco Ugo Cassotta. Lo ha ammésso davanti alla Corte D'Assise nel corso del processo per l'omicidio di Marco Ugo Cassotta. SMALD0NE A PAGINA X »

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VIABILTA

Matera-Altamura apre il versante pugliese Ma la strada resta un'incompiuta

Lei pallavolista ex fidanzata di un dirìgente «Mi perseguita»

• È polemica sull'inaugurazione del versante pugliese della Matera-Altamura. «Una comparsala», la definisce il sindaco Salvatore Adduce. L'Anas non ha invitato il Comune, ma soprattutto non risponde alle richieste di conoscere i tempi del completamento dei lavori e sulla realizzazione delle complanari, essenziali per il transito di motorini e motocarri nel tratto tra Matera e il borgo Venusto. Il sindaco ricorda anche se l'ammotlnmamento della ss.fW è una realtà, per quanto incompiuta, lo si deve agli amministratori comunali ili Matera.

• Fidanzati per due anni. Poi l'amore svanisce. Lei, Ilaria Rasola, paflavoUsta di 18 anni, lui, Yuri Petrone, dirigente della Livi Volley di Potenza, 22. La ragazza lo denuncia per stalklng e chiede la risoluzione del contratto per giusta causa. Scoppia il caos. La società rigetta le accuse, parla di una montatura e di manovre dettate da un'altra società interessata ad acquistare Rasola. INCISO A PAGINA IV K)

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POTENZA

L'ambasciatore cinese in visita alla Regione ignora «Sinoro»

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SERVIZIO A PAGINA VII •

REGIONE

Uffici regionali fumata bianca sulle nomine dei 54 dirigenti D I R Ì G E N T E Yuri Patrone, 2 2 anni SERVB.0 A PAGINA X >:•

SERVIZIO A PAGINA XI »

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Gli ultimi casi dell'assessore provinciale Di Lascio (in Regione) e dell'ex consigliere regionale Salierno (Asl 3)

Concorsi pubblici e

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L'esperienza politica, oltre che i curricula professionali, aiutano al momento delie selezioni POTENZA- Non si tratta di parentopoli o raccomandazioni. Ma di curiosità che finiscono per attirare l'attenzione. Nei pochi concorsi che in questa regione vengono banditi, i politici hanno un indubbio vantaggio. Non perchè possano godere di favoritismi particolari, ma la loro conoscenza della macchina amministrativa I "casi" di Di Lascio e Salierno.

La Commissione consiliare, all'unanimità, bacchetta la giunta e chiede Io stralcio dell'articolo

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Comiuiità I^Kali fuori diilla finanziaria

èun doppione dell'Api di ALDO RADICE*

Regione Un'altra infornata, 54 'nuovi' dirigenti

Sviluppo Banco di Napoli e Confindustria: cento min di euro per le pmi

el momento in cui finalmente il Presidente De Filippo immagina di dare una parvenza di organizzazione al mondo(...)

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CONTA PAGINA 12 ALLE PAGINE 4 E 5

Loro i mandanti del delitto Tartaglia, ma doveva morire Salvatore non Mauro" Matera, duri Adduce e Santarsiero

"Dovevo uccidere anche Massimo" Zone franche urbane,

Omicidio Marco Cassotta, nuove rivelazioni dal pentito D'Amato'•scomparsi" i Interventi "insufficienti" contro l'inquinamento. La Regione dà 45 giorni

Fenice, arriva un ultimatum • • > . ) * *

Il Cermodistruttore Fenice a San Nicola di Melfi

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Il pentito D'Amato A PAGINA 3

Viabilità Aperto al traffico il secondo lotto della statale Matera Altamura A PAGINA 21

MATERA-1 fondi per le Zone franche urbane? Depennati. E' quanto si evince dalla delibera Cipe di riprogrammazione dei fondi Fas 2007-3013, nella quale le risorse destinate alle Zfu ( 150 milioni di euro) risultano cancellati. E' questa dunque l'ultima puntata di una telenovela, Zfu sì Zfu no, che vede anche Matera tra le 18 città del Sud che perderanno i vantaggi fiscali promessi Adduce: è il terzo "regalo" di Berlusconi a Matera. A PAGINA 20

Coppa Basilicata. Oggi il ritorno delle semifinali I

Verso la finalissima i va verso la finalissima della Coppa S Italia regionale. Oggi

MONTAGNE DI E M O Z I O N I PIR I N F O R M A Z I O N I SUOLI EVINTI WWW.PIOTMONTAGNCOIEMOZIONI.rT

• l i m i ne sa

pomeriggio il verdetto che deciderà le due contendenti. Infatti sono in programma le gare di ritorno delle semifinali: Murese-C. Tanagrò alle 14,30 (all'andata 2-2) e Angelo Cristofaro-Ferrandina alle 16,30 (andata 5-4 per gli oppidesi). NELLO SPORT

150 min

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l?Eurostar torna a gennaio" Salvo sorprese

Un treno Eurostar A PAGINA 8


la lampadina ''' « Per digerire L'omicidio di Martora Cassou raccontato davanti alla moglie e al figlio-. ! un Calearo fi ci vuole «Dio mi deve perdonare» 1 molto più " di un amaro.

LA QUINTA MAFIA: IL Pf NTITO D'AMATO IN AULA

Prima l'ammaZZa

pi il segno della croce

Dreacre e flfidaàri POTBJZA. wa Nazaio

Tra promozioni interne e nomine esterne confermati e new entry: ecco tutti i nomi. Ritorna Sigillilo

Regione, 54 nuovi dirigenti Arbea: è fuga dei vertici dopo l'arrivo di Andrea Freschi: «Lavorerò per quattro» Tra i volti noti il consigliere Libutti e Rossi, l ex portavoce di De Filippo alle pagine 10 e 11

Stalking sotto rete? Ilaria, la bella pallavolista e ilflirtcon l'ex dirigente Lefoio della società: «Guardate

Silvio vince ancora una volta: 'Con Fini ho chiuso-. E apre allude Proteste e guerriglia dei black block a via del Corso, centinaia di feriti

Fiducia per 3 voti E Roma va a fuoco La lunga giornata vissuta dai parlamentari lucani

amie rideva alle pagine 6, 7. 8 e 10

BERLUSCONI E QUEL "FINALMENTE" CHE NON ARRIVA di PARIDE LEPORACE

C'È tino storico edi tortale dì Montanelli dal titolo "Finalmente!'pubblicatoli 23dusembre 1094 BU "La Voce", quotidiano fondato da Indro per non piegai la schiena al Cavaliere li direttore urlava allora a pieni polmoni quel "finalmente" perché Berlusconi rimetteva il mandatoaScalfaro e "finalmente si potei ricominciare a parlare di politica" Ma l'ottuagenario giornalista di Fucecchioera scal-

troe furbo fiorentlnoe la chiusa di sicurezza recita va cjuestoapologo: "E al diavolo il diavolo che, rimpiattato Botto il tavolo, ci mormora ghignando "Ma sei proprio sicuro che si tratti di un filialmente?1'". Non era un finalmente, quel 1994. E non è stato un finalmente ieri Quello che sconcertaèche quel chechiosa va Montanelli perottomesi di governo valeancora oggia 16anni di distanza. Cito per dimostrazione: segue a pagina 13

Potenza. Il consigliere comunale a muso duro contro le contestazioni del sindacato sulla transazione all'Acuì

Galante e la pmmDzkxne ^ CENTRO AUTt^^

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di GHubtal Graziano & C s . a - s N s ^ - ^

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Quotidiano

IA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO IA GAZZET1A DI BASILICAIA

Data

15-12-2010

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REGIONE BASILICATA

Baste con gli scinti Discutibili le misure adottate da centro destra e centro sinistra H f I manifesti del bonus gas alle famiglie voluto dal centro sinistra hanno inondato i centri lucani. Altrettanto si può dire della campagna per il bonus carburanti (frutto di una promessa elettorale e di un impegno del governo di centro destra). Misure pensate 140 euro il risparmio sul gas, ai circa 80 euro per i carburanti. Cifre che lasciano veramente perplessi. Ma non era possibile effettuare prima un'indagine, come quella presentata ieri, per poter calibrare gli interventi? Guardiamo al bonus gas. Le società aderenti hanno dichiarato per ciascuna utenza i consumi annui e gli importi fatturati e su questo importo, ma al netto delle imposte (che incidono sul 30%), si è applicato 10 sconto. Se non si è accorti prima dell'eseguita del risparmio, almeno dopo il primo anno si poteva fare una riflessione e vedere se la cosa era utile, tenendo conto che l'utenza media non arriva al consumo di 1.000 me. Insomma aggiustare il tiro. Nel 2009 non è cambiato nulla. Pare cambi qualcosa per il 2010. Si parla di un contributo forfettario solo alle utenze disagiate a prescindere dal volume dei consumi e del costo della bolletta. La Regione[ikUHMilfelieri non c'era alla presentazione del rapporto. 11 bonus gas, i lucani lo hanno avuto, ma non è cambiato nulla, neppure per le famiglie disagiate. Rimane l'interrogativo di sempre sull'utilizzo delle royalty. Ora andranno sulla soesacoiTente: un'altra occasione perduta per la IreflIIffiiEl come quel 3% in più ottenuto dal Centro destra. Un buon successo, una somma destinata a crescere con lo sviluppo futuro dei giacimenti lucani. Ma vanificato in un pieno di benzina. Sarà sempre così? Un riordino generale della normativa che regola il settore dell'esplorazione e produzione di idrocarburi e quindi anche la ridistribuzione delle royalty è stato presentato dalla senatrice Simona Vicari. Peccato, visto che la regione maggiormente interessata dalle attività estrattive è la fift'HllBfifel Sarebbe stato auspicabile e che a firmarlo sarebbero stati i parlamentari lucani di centro destraecentro sinistra uniti per un unico obiettivo:

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Il bluff del bonus gas uno sconto irrisorio IBffWtil!

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Quotidiano 9 1

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il Quotidiano

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REGIONE BASILICATA

Presentati i risultati dello studio condotto da Unioncamere sui costi a famiglie e imprese

Energia, più consumi meno spese Liberalizzazione, così si risparmia. Ma serve più comunicazione COSA si è fatto i-ntafetMlhBIBI a dieci anni di distanza dall'entrata in vigore del decreto Bersani sulla "liberalizzazione", per rendere più competitiva l'offerta s ul versante della fornitura energetica? Per rispondere a questa domandaèstato presentato, ieri mattina a Potenza, u n rapporto stilato dal centro studio Unioncamere e dall'Istituto ricerche per l'economia e la finanza. Lo Studio dal titolo "Il costo della fornitura di energia elettrica e gas naturale in tiJsWHftktiBl - hanno spiegato i suoi autori - «intende mettere a disposizione dell'Osservatorio regionale sui prezzi u n o strumento per garantire la regolazione e la trasparenza d'un mercato (quello energetico ndr) che assume u n ruolo strategico per le imprese ». Dal rapporto, che ha coinvolto circa cento micro, piccole e medie imprese operanti in UfefjjHMstiBI emerge che «il costo medio del KWh tende a scendere all'aumentare dei consumi».

Si passa dai circa 22.4 centesimi di euro/kWh pagati dai cosiddetti micro consumatori (la micro impresa con u n consumo annuo massimo di 50 MWh all'anno ndr) ai 14.4 pagati dai "grandi consumatori" (ovvero una impresa di medie dimensioni che consuma fino a diecimila MWh annui ndr). «L'abbattimento del costo all'aumentare dei consumi h a spiegato Samir Traini dell'Istituto Ricerche per l'Economia e la Finanza - è spiegato dalla possibilità di ridurre l'incidenza dei costi fissi di distribuzione, dalla maggiore diffusione del mercato libero, dai risparmi crescenti sul prezzo dell'energia negoziabile e dalla struttura regressiva delle imposte». Ma quali sono i benefici del mercato libero ini Dal rapporto emerge che, nel 2009. U60percento delle imprese lucane si è rifornito sul cosiddetto mercato libero per u n consumo pari al 90 per cento dei volumi totali

campionati. Detto altrimenti , h a spiegato Franco Bitetti del Centro Studio Unioncamere di tahtMUAUBI "c'è una maggiore propensione al mercato libero da parte delle imprese con consumi mediamente più elevati che hanno conseguito u n risparmio di 5.4 per cento sul costo del kWh". Lo studio presentato ieri mattina h a inoltre compiuto u n primo tentativo di incursione sul versante del consumo di gas naturale da parte delle piccole e medie imprese. «L'indagine pilota - hanno sottolineato in proposito gli autori del rapporto - è stata condotta su u n campione di 27 imprese per u n consumo complessivo di 600 mila metri cubi all'anno. Anche sul versante del consumo di g a s naturale, è emerso, vale la massima del "più consumi meno spendi". Si passa infatti dai 74 centesimi di euro al metro cubo per le imprese che consumano fino a 5 mila metri cubi all'anno ai meno di 62 cente-

simi per volumi che si collocano tra i 50 e i 200 mila metri cubi annui. Un ultimo capitolo della ricerca di Unioncamere e Centro Ricerche per l'Economia e la Finanza h a indagato "la riduzione della bolletta di gas naturaleper le famiglie lucane" ottenuta attraverso l'utilizzo d'una parte delle royalties petrolifere. Il programma, è emerso, «ha ottenuto importanti risultati. Vi hanno aderito 10 società di vendita operanti in 119 comuni lucani in grado di coprire il 96 per cento della popolazione complessiva residente in >sWNF«feH Il dato conclusivo del rapporto, hanno spiegato i relatori del convegno di ieri mattina, è che «sfruttando meglio le potenzialità del libero mercato di energia e gas si possono sensibilmente ridurre le spese sui consumi. A tal fine - hanno spiegato i relatori - è necessario che il libero mercato energetico venga maggiormente presentato e, di conseguenza, utilizzato dalle aziende e dalle famiglie lucane. Michele Russomaiuio

LA SCHEDA

Inflazione e prezzi del petrolio A MARGINE del convegno di ieri sul "Costo della fornitura di energia elettrica e gas naturale in >iMJMM«isliBHI l'Osservatorio regionale sui Prezzi al consumo h a distribuito u n a nota informativa sulla "Inflazione in IsfeTJlHl EKSnel primo semestre 2010". Dalla sintesi emerge che la prima metà dell'anno in corso «è stata contrassegnata da u n progressivo recupero dell'inflazione al consumo in Italia, tornata a crescere a ritmi superiori all'1.5 per cento». Ad alimentare questa ripresa è proprio il comparto energetico che sta recuperando gli aumenti delle quotazioni petrolifere dell'ultimo anno. Le bollette energetiche, sottolineano dall'Osservatorio regionale sui Prezzi al consumo, hanno «proseguito la loro fase discendente, sebbene per i prossimi mesi l'Autorità per l'energia elettrica e il gas abbia già ritoccato verso l'alto le tariffe del gas sul mercato tutelato». Un momento della presentazione dello studio di Unioncamere Ritaglio In Basilicata

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REGIONE BASILICATA

POTENZA

ISTITUITO UN TAVOLO PERMANENTE

Un protocollo di intesa tra Confindustria e Prefetture per la legalità degli appalti GIOVANNA LAGUARDIA

• Contrastare la criminalità organizzata, tutelare la concorrenza leale e la libertà d'impresa: questi gli obiettivi del protocollo di intesa siglato ieri mattina a Potenza tra Gonfindustriait^MiHtfeTCI Prefettura di Potenza e Prefettura di Matera, sulla socrta di un analogo protocollo nazionale siglato il 10 maggio. Confindustria liEEmraffil si impegna ad adottare regole per la scelta responsabile di partner, subappaltatori e fornitori e a promuovere misure per la sicurezza sul lavoro e per la prevenzione del lavoro sommerso. Le Prefetture monitoreranno costantemente le attività industriali anche con controlli sui cantieri ed estenderanno le verifiche antimafia. Il protocollo istituisce anche il «tavolo della legalità», che si riunirà nella sede della Prefettura di Potenza ogni sei mesi, stabilirà le modalità delle verifiche sulle aziende e monitorerà l'attività svolta, n prefetto di Potenza, Luigi Riccio, ha sottolineato «la grande sinergia che si è voluta creare tra Confindustria e le autorità pubbliche al fine di diffondere la cultura della legalità e della prevenzione». Per il prefetto di Matera, Francesco Monteleone, «la situazione attuale di questa regione è abbastanza soddisfacente e questa è un'ottima occasione per migliorare ulteriormente». «Questo protocollo - ha concluso il presidente di Confindustria life&iUSSE! Pasquale Carrano - rappresenta un traguardo significativo per l'affermazione del ruolo sociale dell'impresa e della responsabilità che ne consegue».

«Se non avessi ucciso Cassotta | lui avrebbe ucciso me»

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Uno scrittore col grembiule la tavola di Gerardo Satino

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REGIONE BASILICATA

Sottoscritto un protocollo di legalità tra Confindustria e le Prefetture di Potenza e Matera

Fuori la criminalità dalle imprese Regole mirate a disciplinare la scelta responsabile deipropripartners efornitori NELLA prevenzione dell'infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche anche Confindustria può giocare un ruolo determinante. L'associazione delle imprese può offrire u n contributo fondamentale attraverso l'adozione di una serie di misure atte proprio a questo scopo. E' questo il presupposto dell'importante "protocollo di legalità" che è stato sottoscritto lo scorso maggio tra Confindutria e ministero dell'Interno, con cui si promuove una collaborazione fra imprese e pubbliche autorità, per rendere efficaci i controlli e il monitoraggio in materia di appalti per lavori, servizi e forniture, assicurando adeguati strumenti diprevenzione, al fine di contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nell'economia. E l'associazione degli industriali lucani non ha certo perso tempo. Tra le prime in Italia, hapr omosso ieri un'intesa con le Prefetture di Potenza e Matera, siglato ieri nella sede del governo territoriale a Potenza. Confindustria t i f i l i B5KEI aveva già previsto nel proprio codice etico il dovere di denuncia degli associati che subiscono estorsioni o altri delitti idonei a limitarne

l'attività economica, ma anche l'espulsione dell'impresa i cui vertici siano stati condannati per reati di associazione di tipomafioso o la sua sospensione, nel caso di irrogazione di misure di prevenzione o sicurezza o di rinvio a giudizio per reati di mafia. In più, con il protocollo di ieri Prefettura e Confindustria IgJsKMFiMilsTI si impegnano ad assumere, nelle rispettive competenze, ogni utile iniziativa affinché sia assicurato lo scrupoloso rispetto di quanto è disposto nel presente Protocollo. L'associazione degli industriali si impegna a promuovere presso le imprese associate l'etica della responsabilità, l'adozione di regole mirate a disciplinare la scelta responsabile dei propri partners, subappaltatori e fornitori; a promuovere presso le imprese associate la più completa applicazione delle misure per la sicurezza sul lavoro e per la prevenzione del lavoro sommerso; a promuovere specifici corsi di formazione per diffondere la cultura della legalità. Pertanto, nel far parte di ConfindustrialSEH EHPJEtEl gli imprenditori si impegnano: ad applicare compiutamente le leggi ed i

contratti di lavoro; a garantire e salvaguardare la sicurezzasuiluoghidilavoroela tutela delle risorse ambientali; a mantenere rapporti ispirati a correttezza ed integrità nelle relazioni esterne. La Prefettura di Potenza e la Prefettura di Matera si impegnano, a loro volta, ad avviare un costante monitoraggio delle attività imprenditoriali al fine di verificare appalti, subappalti e forniture anche attraverso controllipressoicantieri; ottimizzare le verifiche antimafia con l'estensione dello strumento dell'informativa per una più pregnante tutela dell'economia legale. Le parti condividono la necessità che vengano implementate e sviluppate azioni di vigilanza, di supporto ai processi di emersione del lavoro sommerso, al fine di promuovere la regolarità delle prestazioni, intervenendo per evitare casi di concorrenza sleale che penalizzano le aziende ed i lavoratori in regola con le vigenti normative. Ancora, stabiliscono di costituire un "Tavolo dellaLegalità" per verificare lo stato di realizzazione del protocollo. Il tavolo - i cui componenti saranno individuati con apposito decreto del Prefetto di Potenza, d'intesa con il Prefetto

di Matera ed il Presidente di Confindustria >lhKMhhUJl opererà presso la Prefettura di Potenza e si riunirà almeno con cadenza semestrale per il monitoraggio dell'attività svolta e delle situazioni emerse, anche al fine delle ulteriori iniziative di volta in volta necessarie, tenuto conto delle linee guida di attuazione del "Protocollo di Legalità" tra il ministero dell'Interno e la Confindustria citato in premessa. «Questoprotocollo-ha detto il presidente dell'associazione degli imprenditori lucani, Pasquale Carrano rappresenta un traguardo significati voper l'affermazione del ruolo sociale dell'impresa e della responsabilità che ne consegue. Trasparenza, rispetto delle regole e del mercato sono principi fondanti per chi fa impresa. Perché se è vero che la competizione e il confronto rappresentano la spinta per la crescita e lo sviluppo, è anche vero che le regole tutelano il mercato e consentono di preservare la competizione dai suoi eccessi. E questo è utile anche in un contesto come il nostro: da sempre sostanzialmente estraneo a fenomeni di malavita organizzata che, invece, in ambiti territoriali, anche limitrofi, hanno disgregato il contesto sociale e depresso lo sviluppo».

Il presidente Carrano e i prefetti di Potenza e Matera, Luigi Riccio e Francesco Monteleone Fuori la criminalità dalle imprese

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REGIONE BASILICATA

Berlusconiriescenell'operazione salvataggio e va avanti nonostante i numeri risicati

Nessuna sorpresa dai banchi lucani Rispettate le consegne: Latronko esulta Belisario critica eMargiottapunta l'indice contro tldv dì SALVATORE SANTORO

POTENZA - Non si vota. Almeno non immediatamente. Silvio Berlusconi seppur per il rotto della cuffia ha superato lo scoglio del voto di sfiducia. Continua a governare il Premier e così rimane saldamente al Parlamento tutta la "truppa lucana". Nessuno escluso. Sia quelli della maggioranza che hanno votato contro la sfiducia e quindi a favore della prosecuzione del governo Berlusconi e della prosecuzione automatica della legislatura e sia quelli della minoranza che hanno votatoper la sfiducia. E stato un voto sofferto. Una conta all'ultimo voto utile. Che se pohticamente può essere letto come una vittoria o come una sconfitta (a differenza dell'appartenenza al centrodestra o al centrosinistra) di fatto allontana lo spauracchio delle elezioni anticipate. Certo con numeri risicati come quelli certificati ieri dal conteggio alla Camera dei deputati non si può escludere nulla. Ma è chiaro che - rispetto agli scenari immaginati in caso di sfiducia - le elezioni anticipate si allontanano. E con loro anche tutti i ragionamenti che riguardavano l'utilizzo delle Primarie nel centrosinistra per la scelta del candidato premier a livello nazionale e sia per la scelta a livello locale nel Pd dei candidati parlamentari. Discorsi che almeno per il momento possono essere accantonati. Chiaro che non tutti saranno scontenti di questo. L'incubo di una nuova campagna elettorale è scongiurato tutto rimane come prima. Ritaglio In Basilicata

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In ogni caso per le cifre al Senato il governo è stato sostenuto da 162 votieda 135 contrari. Si sono astenuti tutti i finiani. La logica era quella di tentare fino all'ultimo momento prima del voto alla Camera una soluzione diplomatica per questo gli esponenti del partito di Gianfranco Fini al Senato hanno optato per una pilatesca astensione. Tra loro, fedele alla linea scelta dal presidente della Camera, anche il senatore lucano Egidio Digilio. Hanno votato contro il governo invece i tre senatori lucani del Pd, Filippo Bubbico Maria Antezza e Carlo Chiurazzi. Assolutamente contrario a rinnovare la fiducia a Berlusconi anche il capo gruppo al Senato dell'Idv, Feliee Belisario. Il senatore dipietrista lucano dopo il voto alla Camera ha commentato "amaro": «Fuori dal Parlamentai numeri sfiduciano comunque Berlusconi: il nuovo record del debito pubblico mette nero su bianco il fallimento del suo governo e ribadisce ancora una volta che il Paese ha urgente bisogno di cambiare pagina». Belisario quindi "subisce" lo smacco da forza di opposizione ma appena a poche ore dal voto non cambia la linea dura delle scorse settimane: «Al di là della propaganda e dello scaricabarile, in cui il presidente del consigho è insuperabile, i dati della Banca d'Italia dimostrano in maniera inequivocabile che quando al gouso esclusivo

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verno c'è Berlusconi il debito pubblico s'impenna sempre». E quindi evitando di entrare nel merito specifico del voto alla Camera (dove i due dipietristi Scilipoti e Razzi sono passati con il Cavaliere) Belisario punta l'indice contro Berlusconi e la sua maggioranza: «Solo in questa legislatura il debito pubblico è cresciuto di oltre il 13 per cento e di quasi il 6 per cento dall'inizio dell'anno. Con questi numeri non c'è e non può esserci alcuna fiducia nel governo». Nessun commento nonostante i ripetuti tentativi è arrivato dal senatore finiano Egidio Digilio che pure è stato un altro (per rimanere ai lucani) che ha subito una sconfitta più dolorosa. E'indiscutibile che per Fini e per Fli sia il peggior momento dal momento della recente nascita del nuovopartito. Sconfitta ancora più bruciante per il "tradimento" alla Camera delle due finiane Catia Polidori e Anna Maria Siliquini. Il futuro dei finiani è tutt'altro che semplice anche per il deputato lucano Donato Lamorte, fedelissimo di Fini che in ogni caso ha votato contro Berlusconi. Decisamente soddisfatto è invece il senatore lucano del Pdl Cosimo Latronico che insieme agli altri parlamentari del Popolo della hbertà di>8feTJIItF«BB^fil sottosegre-

tario e senatore Guido Vieeconte e i deputati Vincenzo Taddei e Giuseppe Moles) ha votato contro la sfiducia. Per Cosimo Latro-

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nico «Il governo Berlusconi ha il diritto di continuare a governare, dopo la fiducia odierna di entrambe le camere che ha sventato il tentativo di sfiduciare l'esecutivo». Il senatore lucano Latronico ha poi aggiunto: «Le forze parlamentari che hanno a cuore gli interessi vitali e supremi del Paese hanno il dovere di considerare questa opportunità impedendo disegni di destabilizzazione e di involuzione che ancora oggi mentre il Parlamento votava, hanno fatto capolino nelle piazze con inusitata violenza. L'augurio è che il risultato parlamentare di oggi faccia vincere le azioni di responsabilità». Non fanno salti di gioia nemmeno gli esponenti del Pd lucano ovviamente (anche trale fila del Partito democratico nazionale ci sono stati due casi di esodo verso le ragioni di Berlusconi Calearo e Cesario). Né tantomeno il deputato Salvatore Margiotta che insieme ad Antonio Luongo compone la squadra del Pd alla Camera.

Margiotta in particolare ha spiegato le proprie sensazioni del dopo voto: «Intantobisognaprendere atto che Berlusconi ha vinto questa battaglia sia pure sostanzialmente grazie non solo alla mancata tenuta di Fli ma anche a due voti di transfughi dell'Italia dei valori. Sotto questo profilo ancora una volta emerge il fatto che Di Pietro invece di dare lezioni agli altri dovrebbe pensare alle sue truppe visto che quei due voti ci hanno fatto perdere. Sarebbero bastati solo quei due per approvare la sfiducia». Per la cronaca alla Camera Berlusconi ha vinto per 314 voti contro 311. In ogni caso Margiotta aggiunge: «Quello che comunque emerge è che il governo così è debolissimo e non ha la possibilità di procedere nella vita parlamentare. Tanto è vero che proprio in queste ore avevamo in Commissione Ambiente la discussione sul decreto dei rifiuti in Campania. Ma con una scusa quelli della maggioranza l'hanno fatta saltare perchè

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si rendono conto che sarebbero andati sotto. Non avrebbero avuti i voti necessari e si sono resi già conto che molti emendamenti presentati dal Pd e molti in particolare a mio nome sarebbero stati probabilmente approvati. Adesso quindi l'interrogativo è solo capire se Berlusconi riuscirà ad allargare la maggioranza contando su qualche ulteriore defezione da Fli più un accordo con l'Udo di Casini oppure se vuol provare a mostrare i muscoli e portare il Paese alle elezioni. Quelle che emerge in definitiva è che comunque da oggi il governo è sempre più debole nonostante l'operazione "scossone" non sia riuscita». E sul climache ha vissuto in prima persona Margiotta conclude: «Era come assistere a una partita di calcio. C'erano ovazioni e cori da stadio da parte del Pdl a ogni voto contro la sfiducia dapar te degli incerti come nel caso della Polidori. C'è stata comunque molta delusione nelle nostre file e molto entusiasmo nelle loro».

Politix Lusingo di Rosa .Yla.stiosimonc: •In questi giorni ìi è assistilo a limo, campagne acquisii senza pudore. Deputali eleni con un o c h e cambiano spi >io non si sa di cosa-

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I COMMENTI

Per Mastrosimone e Nardiello governo comunque al capolinea mentre per i pidiellini Rosa e Pici «premiato il governo del fare» POTENZA - Quelli che n o n erano a Roma ma hanno seguito passo passo la dir e t t a delle votazioni al Parlamento. I commenti. Parte l'assessore regionale e segretario regionale dell'IdvriiiamaiHJBIIÉR o s a Mastrosimone secondo cui «l'esito del voto di oggi n o n cambia le carte in tavola. Il governo h a ottenuto la fiducia alla Camera, m a con u n m a r g i n e talmente esiguo da sottolineare, ancor di più, la debolezza di u n esecutivo appeso alla volontà di u n o o due parlamentari. Questo governo è scaduto, e r a d a consumarsi e n t r o e n o n oltre il 14 dicembre. E' patologico l'attaccamento delpremier alla poltrona. Sarebbe giusto invece che il cavaliere chini la testa, riconosca il fallimento e liberi gli italiani». P r o s e g u e sulla stesssa linea anche l'esponente dei Comunisti italiani Giacomo Nardiello: «La rispos t a della Camera è stata chiara. Con soli tre voti di

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scarto, Berluconi n o n dispone p i ù di u n a maggior a n z a in g r a d o di affrontar e i serissimi problemi del Paese. L'unica s t r a d a sono le elezioni, l'unica proposta limpida e comprensibile agli italiani che n o n vogliono piegare la testa al Cavaliere». E' necessario adesso continua Nardiello - cos t r u i r e u n ampio fronte democratico che consenta di vincere definitivamente chi n o n perde giorno per calpestare la Costituzione e la democrazia, m a senza fare alcun tipo di pasticci e soprattutto smettendola di v a g h e g g i a r e s u impossibili governi di transizione. Berlusconi e finito. Se ne sono accorti tutti trann e le opposizioni parlam e n t a r i . Perché h a n n o p a u r a di a n d a r e alle elezioni. Si sono inventati che la priorità era u n a nuova legge elettorale. E i licenziati ì cassintegrati, ì precari? Nullainconfrontoallaleggè elettorale. Fuori del Palazzo asserragliato come h a n n o dimostrato le mani-

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festazioni di protesta a Rom a c'è u n Italia al collasso che n o n p u ò più permettersi di perdere tempo». Di senso diametralmente opposto il commento dei due consiglieri regionali del Popolo della libertà Mariano Pici e Gianni Rosa. Per loro infatti, ieri al voto alla Camera e p r i m a al Senato è s t a t a «premiata la coerenza, l'impegno per il Paese, la politica del fare, questo il risultato della fiducia espressa d a ambedue i r a m i del P a r l a m e n t o Italiano al premier Silvio Berlusconi e alla compagin e di Governo», E ancora hanno aggiunto i due esponenti del eentrodestra in consiglio regionale: «Avevamo percepito come g r u p p o dirigente del Popolo delle Libertà la sensazione di fiducia e di consenso si percepiva nelle manifestazioni di sabato ^ M o t e l P a r k e n e l l a rac. c o i t a f i r m e dj domenica» TnnarHcniarpn-ianni-Rnca c i ^ K l ^ d h ^ o i ^ t tolineato che si è trattato di „™ „„+„ „*,„ ^„ «un voto che h a „™,™^4-„ premiato

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la coerenza, il coraggio delle idee e l'azione p r a g matica che il Governo Berlusconi h a dimostrato in questi anni». «Cito - h a a g g i u n t o Rosa - solo alcuni dati : gli arresti per reati di mafia sono a u m e n t a t i del 45 per cento, si è avuto u n incremento del 585 per cento nelle confische di p a t r i m o n i di associazioni mafiose; per il lavoro, gli incentivi all'assunzione dei disoccupati e u n o stanziamento di 4,9 miliardi di euro per il fondo di garanzia alla piccola impresa; p e r l'Università l'eliminazione di 400 corsi di l a u r e a inutili e m a g g i o r e t r a s p a r e n z a nei concorsi e nelle assunzioni». E per concludere il consigliere regionale Gianni Rosa p a r l a in termini positivi del "Piano per Mezzogiorno" «che p o r t e r à nuovi finanziamenti e politiche p e r il Sud d'Italia, che f a r a n n o da contro altare as?li s r e c n i e a l l e c a t t i v e P gestioni che abbiamo ricevuto m eredita dalle simstre»

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In tre in fuga da Arbea

Il direttore Andrea Freschi

POTENZA-Parladiunafase di «rinnovamento» il direttore già commissario dell'Arbea, Andrea Freschi, commentando la partenza di tutti e tre i dirigenti inquadrati nella pianta organica dell'ente. Poi se la cava con una battuta: «Vuol dire che mi toccherà assumere le loro funzioni e lavorare al posto loro, almeno fino a quando non verranno prese le misure adeguate». Con Ermanno Pennacchio, AssuntaPalamone e Donato Del Corso, se ne torna in Regione il nucleo storico che ha retto in tutti questi anni l'ente che avrebbe dovuto erogare i fondi europei per l'agricoltura, ma negli scorsi mesi si è visto revocare il riconoscimento da Bruxelles. « A loro vanno i miei auguri . - ha detto ancora Freschi -Ho sempre considerato che cambiare le proprie mansioni sia un fatto positivo dal punto di vista della crescita professionale». Pennacchio si è occupato fino a oggi di "autorizzazioni e servizio tecnico-sviluppo rurale" e andrà a Matera all'ufficio fitosanitario. Assunta Paiamone di "contenzioso, monitoraggio, comunicazione & risorse umane" e andrà al dipartimento Formazione. Del Corso è stato a capo dell'uf-

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ficio "contabilizzazione, registro debitori & provveditorato" e andrà all'ufficio personale di via Anzio. Quindi il tema delle sostituzioni. «Ci sono limiti molto stringenti per l'assunzione di dirigenti all'esterno». Fa notare Freschi. «Più facile coi mezzi ordinari anche se occorre più tempo ». Per questo non sarebbe da escludere una soluzioneametàstrada: un po' di esterni e un po' di ordinari. «Noi ci siamo posti l'obiettivo di recuperare il riconoscimento di ente erogatore di fondi comunitari. Se in almeno dieci regioni il modello funziona, crediamo che abbia una certa utilità». Con questo andrebbero liquidate le voci su un possibile superente che dovrebbe nascere dalla fusione con l'Alsia. Un'ipotesi che potrebbe risolvere le carenze dell'organizo colmando i rispettivi vuoti, ma non rispetterebbe la separazione tra la gestione della funzione di erogazione dei fondi dalle altre come previsto dai regolamenti europei. « Gli agricoltori dal canto loro possono stare tranquilli. I pagamenti non subiranno ulteriori ritardi. Conferemo ibuoni risultati degli scorsi mesi ».

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La Giunta nella notte tra lunedì e martedì ha siglato la determina

Ok ai "nuovi" direttori Sono 54, Ì8 % eterni, gialb sulla comunicazione ritaràtìu POTENZA - Il giallo delle nomine. Tutti assicuravano che fossero state decise nellanotte tralunedì e martedì. Mainomi nulla. Dai canali ufficiali assicuravano che a momenti la listasarebbestatadiffusa. Questo da ieri mattina. Poi niente. Eppure nessuno metteva in dubbio che le scelte fossero già state compiute. Precisamente all'una della notte prima quando la riunione della giunta guidata da Vito De Filipp o si era sciolta. Nomi però diffusi solo dopo le 19 di ieri. In ogni caso dalla Regione hanno comunicato che le 54 nomine con l'attribuzione dei relativi compiti «si sommano a quelle precedentemente effettuate. In v. particolare, la giunta ha provveduto '.*>•-- ' all'attribuzio- Vincenzo ne degli incari- Sigillito chi ai dirigenti interni all'amministrazione e alla individuazione e nomina dei dirigenti estorni e di quelli provenienti da altre pubbliche amministrazioni, in base alla norma». In Emilio Libutti buona sostanza è stata applicata la norma Brunetta che permette di coprire l'eventuale assenza di dirigenti interni con il ricorso a un numero di esterni non superiore all'8 per cento (afrontedellO Ludovico per cento pre- Rossi cedente) delle posizioni previste dalla piantaorganica. In virtù di questo sono stati nominati 7 esterni e 9 da altre amministrazioni. Tra i nomi Ritaglio In Basilicata

noti si posso segnalare quelli di Emilio Libutti (consigliere comunale di Api) riconfermato dirigente al controllo dei Fondi europei, Vincenzo Sigillito ex direttore dell'Arpab che diventa dirigente della Struttura di progetto autorità ambientale, Donato Pace che rimane dirigente dell'Ufficio comunicazione istituzionale, Ludovico Rossi ex portavoce del governatore Eli Ì3JHBBB (che ha scritto i programmi del governo regionale) che è stato nominato dirigente dell'Attuazione del programma. __^^ Il commento dilKBIBpBBHI «Abbiamo messo a regime la macchina amministrativa, nel miglior modo possibile, ossia attingendo alle esperienze interne e dando vita a una rotazione di incarichi per rinfrescare la macchina amministrativa, econl'innesto di professionalità prelevate tanto dall'esterno quanto da altre pubbliche amministrazioni. Purtroppo le politiche sulpersonale attuate a livello centrale e le connesse difficoltàburocratiche lasciano la Regione con una dotazione di appena 40 dirigenti interni sulle 90 postazioni in pianta organica che non riescono nemmeno ad essere colmate con il ricorso a esterni e dirigenti di altre amministrazioni nei limiti previsti dalla legge, cosa che impone rassegnazione di incarichi ad interim». sai.san.

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Controllo fondi europei Conferma Affari Istituzionali e Affari Generali della Presidenza Esterno - Conferma Ufficio Internazionalizzazione e promozione dell'immagine Conferma Ufficio Affari Legislativi e qualità' della normazione Ufficio Legale e del contenzioso 4 Viggiani Mirella 5 Pace Donato Ufficio Comunicazione istituzionale e relazioni con il pubblico Esterno - Conferma 6 Monea Pasquale Ufficio Autonomie locali e decentramento amministrativo Ente esterno 7 Del Corso Donato Ufficio Organizzazione, amministrazione e sviluppo delle risorse umane Ente esterno 8 Galella Ennio Ufficio Provveditorato e patrimonio conferma interim Ufficio Territoriale di Melfi Ufficio Territoriale di Lagonegro Ufficio Gestione interventi format-Mt 9 Felicetti Luigi Ufficio Territoriale di Matera 10 Roberti Anna Ufficio Controllo interno di regolarità amministrativa Conferma 11 Coluzzi Nicola Ufficio Società dell'informazione Ufficio Ragioneria generale interim Ufficio Ragioneria generale 12 Delleani Maria G. Ufficio Risorse finanziarie conferma 13 Fiore Vincenzo Ufficio Sistema informativo regionale e statistica conferma 14 Pesce Franco conferma Ufficio Programmazione e controllo di gestione interim Struttura dì progetto Val d'Agri Ufficio Autorità di Gestione del POR 15 Minardi Patrizia 2000/20006 e del PO FESR 2007/2013 Esterno Conferma 16 Rossi Ludovico Attuazione del programma Esterno 17 Ricciardi Franco Coordinamento e supporto tecnico all'Autorità regionale pe ria valutazioen ed ì! merito Prevenzione e controllo ambientale (Comitai o di Coordinamento) 2 meo Ufficio Autonomie locali 1 Golia Pasquale Ufficio Legale e del contenzioso 2 Sigilliti) Vincenzo Struttura dì progetto autorità ambientale 7 Dipartiimento Ag •icoltura, Sviluppo Rurale, Economia n lontana Fernanda Politiche di sviluppo rurale Ente esterno 1 Cariati Interim Sostegno imprese agricole, infrastrutture rurali e sostegno proprietà Antonio Struttura di progetto, gestione, interventi del Psr Monitoraggio, sistemi informativi 2 Amato 3 Eligiato Giuseppe Autorità di gestione Psr S i l i ! 2007/2013, Economia,valorizzazione del terr. rurale interim Economia, servizi e valorizzazione die territorio rurale 4 Pennacchio Ermanno Fitosanitario Ente esterno 5 De Canio Rocco Produzioni Vegetali e silvicoltura produttiva Confermato Confermato 6 D'Agrosa Giuseppe Zootecnia, Zoosanità e valoriz. delle produzioni Francesco Monitoraggio, sistemi informativi, banche dati, 7 Rizzo supporto alla programmazione Gestione interventi Psr

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8 Dipartimento Salute Rocchina Questioni giuridico amministrative settori 1 Giacoia 2 3 4 5 6

Montagnano Lorusso Panetta Trotta Cauzillo

7 Colicelli 8 Abiusì

Giuseppe Stefano Maria C. Maria G. Gabriella Lucia interim Adriano

sociosanitario e sanitario, Politiche del personale Pianificazione sanitaria e verifica degli obiettivi Risorse finanziarie ed investimenti del sistema salute Formazione ed aggiornamento Assistenza territoriale, ospedaliera e polìtiche del farmaco Politiche della prevenzione, sanità' pubblica, medicina del lavoro, sicurezza lavoro Terzo settore enti no profit e conces. benefici econ. linterventi assistenziali socio sanitari Promozione cittadinanza solidale ed economia sociale sviluppo servizi sociali e sociosanitari

7 Dipartimento Formazione 1 Buccino Vincenza Formazione contìnua ed alta formazione 2 3 4 5 6 7 5 1

Salvatore Paiamone Robortella Padula Pascale De Simone

interim Ornella Assunta Giovanni Giuseppe Nicola Maria Pia

Conferma Conferma

Esterno ConfermaPolitiche dello sport Ente esterno Ente esterno Ufficio Territoriale di Matera Ente esterno Pari opportunità - CONS'GLIO

Dipartimento Ambiente

Maria C. interim 2 Lambiase Salvatore interim 3 Giliberti Giuseppe 4 Ragone Domenico

fi 1 2 3 4 5

Progettazione strategica ed assistenza tecnica (FSE) Monitoraggio e controllo (FSE) Sistema scolastico ed universitario Ufficio Cultura Matera Gestione interventi formativi - Matera Ufficio Cooperazione eurornediterranea - Matera Politiche dello sport ed attuazione delle politiche giov.

Conferma Formazione e politiche del personale Ente esterno Ufficio Gestione Regimi di Aiuto AA. PP. Conferma

Bruno

Prevenzione e controllo ambientale Geologico ed attività' estrattive Compatibilita' ambientale Tutela della natura Ciclo dell'acqua Urbanistica

Ente esterno confermato Geologico ed attività' estrattive Ciclo dell'acqua

Dipartimento Attività Produttive Tramutoli Affinito Malvasi Agnello Marchese

6 Marsico

Mariano Lorenzo Vincenzo Antonino Enrica

Industria ed attività manifatturiere Turismo terziario e promozione integrata Osservatorio economico regionale Ufficio Demanio Marittimo Internazionalizzazione, ricerca scientifica ed innovazione tecnologica Vito Mario Ufficio Energia interim Gestione regimi di aiuto

2 Dipartimento Infrastrutture e assetto del territorio 1 Basile Giuseppe Protezione Civile 2 Luongo 3 Calvello

interim Angelo interim Gerardo

Difesa del Suolo Infrastrutture Trasporti Infrastrutture

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conferma conferma conferma Fìtosanitario - Agricoltura Sistema scolastico ed universitario Esterno

conferma Esterno Trasporti Conferma

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Cancellati i 150 milioni previsti per le Zfu

Niente più fondi dal governo per le zone franche urbane MENO di u n anno fa, il Ministro dello Sviluppo Economico comunicava al Comune di Matera che «A seguito del Contratto di Zona Franca Urbana, gli Uffici del Ministero hanno impegnato l'importo di 1 milione e 830 mila euro a favore dell'Amministrazione quale prima quota dello stanziamento complessivo riconosciuto dalla Delibera Cipe 8 maggio 2009 n. 14». Oggi il Governo con la delibera Cipe di riprogrammazione dei Fas 2007-2013 h a cancellato i 150 milioni di euro per le Zfu. Nei mesi scorsi si è fatto u n gran parlare di "zone a burocrazia zero" evidentemente per edulcorare l'amara realtà che oggi appare definitivamente: cancellazione di ogni finanziamento e dunque né Zfu né Zba. «Il Mezzogiorno ancora u n a volta paga u n prezzo salatissimo e Matera come già era accaduto con i finanziamenti dei Sassi nel 2008 perde l'ennesima occasione costruita dai go-

verni di centrosinistra. Il barcollante Governo Berlusconi», scrivono dall'Amministrazione comunale, «penalizza la nostra città che nel 2011 per i tagli del Governo dovrà sopportare u n a riduzione di 1 milioneo800milaeuro di minori trasferimenti. In poco più di due anni Mater a h a ricevuto tre bei "regali" dal GovernoBerlusconi: meno 30 milioni per i Sassi, meno 1,8 milioni di trasferimenti per la spesa corrente per i servizi comunali, meno 1,830 milioni per la cancellazione della Zfu ». a.dervo@luedi.it

«Bando Valbasento, basta proroghe-

Si

DinoalB.4 CONCESSIONARIA BENAUtT FUTURA »

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Franco Mollica

La scelta non sia dettata da accondiscendenza « SI è aperto u n dibattito sulla nomina del responsabile della Film Commission. Il dibattito è diventato quello del 'Leporace si, Leporace no'. Non e questa la filosofia che deve sottendere alla scelta ma, quella di chi meglio interpreta il ruolo che si deve svolgere». E' quanto dichiara il capogruppo del Movimento per le Autonomie, Francesco Mollica, in relazione alle reiterate polemiche ri guardanti la nomin a del responsabile della Film Commission. «Non mi interessa - afferma Mollica che sia Leporace o meno; congiuntamente agli altri componenti la Commissione consiliare ed in maniera unanime abbiamo voluto dare suggerimenti al presidente UHI tallIBBlfl sul miglior funzionamento delia Film Commission, e mi aug u r o che lo stesso presidente voglia prendere atto di quanto, nell'ambitodelle proprie prerogative, la Prima commissione h a approvato. Non comprendo - aggiunge il consigliere - quale attinenza ab biano le dichiarazioni sull'argomento di Frammartino (Pro) mentre, sinceramente, quelle del senatore Belisario, in quanto condivisibili, ci auguriamo abbiano logica conseguenza in sede di Giunta regionale da parte del proprio assessore. Il presidenteliS J2HSSSS ~ prosegue l'esponente Mpa - h a voluto avocare a sé la responsabilità della scelta ed il raggiungimento degli obiettivi. Spetta, quindialui, rispondere alla comunità lucana di tale scelta e dei benefici che verranno allaiH!! SUBSET dalla stessa. C'è da dire che non sempre, anzi quasi mai, valutazioni del genere h a n n o prodotto benefici, invece, quasi sempre hanno provocato danni e ci si a u g u r a veramenteohelasoeltanon sia dettata, come dice il senatore Belisario, da motivi di accondiscendenza o per regimare la stanza. LaUSSBHSIHI!- conclude Mollica - che già vive momenti di vera emergenza democratica, non ne h a bisogno».

Fuori l:l rriniin:i1il:ì iliilU' imprese

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Antonio Autilio

Si pensi ai veri obiettivi del progetto senza scadere nel provincialismo «LA polemica politica scatenata intomoaFilm CommissionH§gSiS!S! specie nei toni del tutto fuori luogo assunti negli ultimi giorni, rischia di far perdere di vista l'obiettivo vero daperseguire che è quello di accrescere l'immagine della regione, elementi non certo secondari, di incrementare l'occupazione locale, i flussi turistici, le ricadute economiche sul territorio». E' quanto sostiene il consigliere regionale di IdV Antonio Autilio. «Per chi come me che nella precedente legislatura ha lavorato a questo progetto nella duplice veste di assessore regionale alla Formazione e di coordinatore degli assessori regionali alla Cultura, delineando la prima ipotesi di Film Commission B^fjHll - continua - molte delle cose dette e scritte sono ancora più incomprensibili. Ricordo, solo due anni fa, a Roma il "Film Commission Day", celebrato dalle Film Commission italiane che hanno compiuto dieci anni e rappresentano u n prezioso punto di riferimento su quasi tutto il territorio nazionale per il mondo della produzione cinematografica, televisiva, pubblicitaria e documentaristica, nazionale ed internazionale. La qualità di quel dibattito con la presenza di registi, attori, operatori dello spettacolo dovrebbe far impallidire chi invece di coglierne tutti gli aspetti di potenzialità si limita a discutere , dando prova di provincia-

lismo, del responsabile a cui affidare la delicata "mission". Forse qualche dato potrebbe servire ad elevare il confronto: nel solo triennio 2006-2008, le Film Commission hanno sostenuto quasi 2800 produzioni (di cui 447 film per il cinema, 9 soap e 282 fiction per la TV, 1190 documentari, 150 corti, 440 spot e 240 videoclip), per u n totale di 16.850 giornate di preparazione e riprese, 3200 giornate di lavoro per tecnici eoperatori, 900per gliattori, 44.500 per le comparse. Le Film Commission inoltre hanno contribuito anche alla creazione di nuove opportunità professionali, rivolte soprattutto ai giovani: adesempio, sono ben 150 i Location manager, di cui molti giovani, che svolgono u n importante ruolo organizzativo, spesso preludio all'ingresso definitivo come professionisti nel mondo del cinema. E noi in Basilicata - sottolinea Autilio - vorremmo discutere del presidente quale pretesto per affrontare altre questioni che non hanno alcun legame diretto, come quello del rapporto tra politica ed informazione, tra amministratori e giornalisti?. Piuttosto a me preme evidenziare che l'attività delle Film Commission deve essere inserita nell'ambito di una serie di iniziative per la promozione e la valorizzazione del patrimonio e della cultura cinematografica e audiovisiva. Tutto il resto è fantapoliti-

Fuori la criminalità dalle imprese

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Digitale terrestre

Entro il 2011 addio all'analogico anche in Basilicata ENTRO la fine del prossimo a n n o anche la tsfet^HFiisMH potrebbe dire definitivamente addio all'analogico. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, infatti, h a proposto di modificare il calendario del p a s s a g g i o al digitale anticipando lo switch off alla fine del 2 011 e t r a gli operatori del settore ci sarebbe u n orientamento favorevole all'iniziativa. L'ultima parola spetterà al ministero dello Sviluppo economico, che dovrebbe prendere u n a decisione e n t r o gennaio. E ieri, presso la SalaBradano del Consiglio regionale deUa^RUIHUIM il presidente del Co.re.com. dif^BBflSiiBMEroole Trerotola, insieme ai componenti del Comitato Maico Fortunato, Massimo Carcuro, A n n a Fulgione e Saverio Ciccimarra h a incontrato i r a p p r e s e n t a n t i delle emittenti locali che operano i n tsMfeMUWHHpRr affrontare il delicato t e m a del p a s s a g g i o dal sistema televisivo analogico a quello digitale terrestre. «Le problematiche legate al p a s s a g g i o al digitale terrestre vanno affrontate con debito anticipo per p r e p a r a r s i a quella che sar à u n a vera e p r o p r i a rivoluzione nel sistem a delle telecomunicazioni - h a detto Trerotola in u n a n o t a s t a m p a - p e r t a n t o è imp o r t a n t e cominciare ad avere u n confronto serio con gli operatori del settore, per evitare che u n a regione come la JsJsWìmsIEl con n u m e r o s i problemi sull'attuale sistem a analogico, possa a n d a r e in sofferenza nel m o m e n t o in cui avverrà lo switch off, generando a d d i r i t t u r a situazioni di isolamento». All'incontro presenti i r a p p r e s e n t a n t i delle emittenti T r m (Angelo Tosto e F r a n c o Di Pierro) Blu TV (Mario Altieri) ; La Nuova TV (Guglielmo Grimaldi); Teleuno (Candido Postano). Da p a r t e di tutti è e m e r s a l'esigenza che "le istituzioni sostengano in qualche maniera il momento di transizione consider a n d o che latsfefAUFJSBSl rispetto ad altre regioni molto più attrezzate dal p u n t o di vista tecnico, presenta anche notevoli criticità dal p u n t o di vista geografico".

Fuori la criminalità dalle imprese

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Calendario. L'autorità chiede al governo l'anticipo dello switch off

Tutta la tv digitale già nel 2011 Marco Mele ROMA

Italia digitale entro il 2011. L'Autorità per le comunicazioni ha inviato una segnalazione al Governo per sottolineare l'opportunità di anticipare di un anno l'abbandono della televisione analogica. Nei primi sei mesi del prossimo anno, secondo l'Agcom, dovrebbero passare al digitale Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise. Nel secondo semestre la transizione dovrebbe completarsi con Puglia,lìESffl Biffili Sicilia e Calabria. Il calendario attuale prevede nei primi sei mesi del 2011 lo switch off di Marche, Abruzzo, Molise, EBdUtMH e Puglia, oltre alle province di Cosenza e Crotone. Toscana e Umbria, insieme alle province di La Spezia e Viterbo, erano in programma nei primi sei mesi del 2012, Sicilia e Calabria entro lafinedell'anno,. «Con

la modifica del calendario - sostiene Roberto Napoli, commissario dell'Agcom - l'Italia sarà la prima a completare il processo di digitalizzazione, diventando leaderinEuropa». Napoli prende atto che le tv locali «sono in forte difficoltà, come dimostra il trading delle frequenze, cedute anche a prezzi banali» e promette interventi a sostegno. L'antìcipo di un anno, in sostanza, darebbe al Governo tempo tutto il 2012 - per liberare le frequenze della banda 800 Megahertz (i canali dal 91 al 99) che saranno messi in gara a favore delle compagnie telefoniche già nel 2011, secondo quanto prevede la legge di stabilità approvata dal Parlamento. Frequenze che, come in Lombardia e in Emilia-Romagna, continuano ad essere assegnate alle televisioni. Tutte locali, s'intende. L'anticipo potrebbe celare un

rischio: quello di permettere a chi si vedrà assegnare i canali dal 91 al 99 di consolidare la posizione, effettuando investimenti sui propri impianti di trasmissione e sui contenuti. Certo: a Bologna ci sono multiplex di operatori locali che su canali diversi trasmettono gli stessi programmi, e non è certo un caso unico. L'eccesso di capacità trasmissiva delle tv locali rispetto alla loro capacità di produrre contenuti ha come causa principale gli assetti del sistema e la ripartizione di risorse e diritti di trasmissione. Tale eccesso può rappresentare una delle carte in mano al governo per liberare le frequenze per l'asta a favore delle Tic. Resta aperto, infine, anche il problema della numerazione dei canali, con il Tar Lazio che rigetta le sospensive, ma che si dovrà esprimere sul merito. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

La terminazione sarà loweost

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Dibattito con Folino e Margiotta

Acerenza, il Pd si interroga sul proprio futuro ACERENZA - Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro all'auditorium comunale. Crisi dellapolitica: il Partito Democratico di Acerenza si interroga era il titolo del dibattito. Il confronto è stato guidato dall'onorevole Salvatore Margotta, vicepresidente nazionale Commissione ambiente e da Vincenzo Folino, Presidente del Consiglio Regionale di Le discussioni si sono aperte con le cause della crisi della politica, concentrandosi poi sui problemi effettivi che il borgo di Acerenza sta affrontando attualmente. Ha introdotto il dibattito il coordinatore del Partito Democratico di Acerenza, spiegando l'obiettivo dell'incontro: «il Partito democratico acheruntino ha disputato a porte chiuse per troppo tempo, ora bisogna coinvolgere la gente per risolvere le esigenze della comunità». Una buona strada, questa, per mantenerei contatti con i livelli regionali e provinciali.

Margiotta ha posto l'accento sul "titolo" del dibattito, ovvero sulle armi che il Pd ha a disposizione di fron te a qu està cri si. L ' on orevole trova la risposta comparando come situazioni simili, la crisi dei partiti della Prima Repubblica, che portarono alla crescita dell'opposizione, con la situazione attuale. Margiotta ha sostenuto che «il Pd oggi ha un assetto tripolare e rischia di perdere consensi». Folino con un excursus storico tenta di dare una risposta a questo crollo politico e l'intervento della platea sposta la discussione sul dimensionamento. Un comune come Acerenza che ha una storia tra le più antiche direzioni scolastiche può sopportare questo? Molte sedie dell'auditorium sono state occupate dai genitori degli alunni per chiedere l'appoggio alla verticalizzazione con l'Ite di Acerenza. Questo, un tema a lungo discusso e concluso con l'accordo che il Presidente del Consiglio Regionale "farà" il possibile per risolverlo. Katia Cillis

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PROPOSTA AGCOM

Tutta Vlìalia in Dtt nel 2011 La segnalazione è già stata inviata al ministero dello sviluppo economico da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: il resto d'Italia che ancora non è passato al digitale terrestre potrebbe farlo interamente nel 2011 anziché a scaglioni fino al 2012 come previsto inizialmente. Lo ha rivelato ieri il commissario dell'Agcom Roberto Napoli, partecipando a un convegno sul Dtt. La modifica, discussa nel consiglio dell'Agcom di lunedì, prevede di anticipare lo switch off per Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise al primo semestre 2011 e per Puglia, ireiaiirtmiBI Sicilia e Calabria al secondo semestre. Secondo l'Agcom, ciò renderà possibile effettivamente mettere a gara le frequenze analogiche liberate relative alla banda 800 mhz e da destinare agli operatori di banda larga mobile, come previsto dalla legge di stabilità del 2011. Napoli ha anche parlato di misure per tutelare le tv locali, messe a dura prova dal passaggio al digitale (in Sardegna è in corso di proclamazione lo stato di crisi per il settore). D'accordo con la'proposta di anticipare lo switch off Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi, che ha parlato anche dei problemi nel recènte passaggio del Nord in via di risoluzione.

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ECONOMIA FINANZIAMENTI PER MIGLIORARE LA COMPETITIVITA

Confìndustrìa-Banco Napoli accordo da 100 milioni per le aziende della regione • Conflndustria Ukl-MMiM e Banco di Napoli (Gruppo Mesa Sanpaolo) hanno sottoscritto ieri un accordo - che fa seguito a quello del 2009 - per assistere al meglio le piccole e medie imprese industriali lucane. L'intesa conferma e prolunga gli strumenti attuati da queEo precedente e disegnati per fronteggiare le principali emergenze della crisi, come ad esempio la linea di credito aggiuntiva per la gestione degli insoluti, i programmi di riCapitalizzazione per il rafforzamento patrimoniale, l'allungamento fino a 270 giorni delle scadenze a breve termine e il rinvio rate su mutui e leasing, diventate poi oggetto dell'Avviso comune Abi del 3 agosto 2009. Attraverso questi strumenti si è potuto dare, in 12 mesi, un riscontro positivo a oltre 50.000 richieste a livello nazionale. L'accordo permetterà inoltre di valorizzare nuovi strumenti diagnostici e di simulazione studiati per agevolare il dialogo tra clienti e banca e per facilitare la bancabilità di aziende e progetti anche alla luce dei requisiti di Basilea. Il Banco di Napoli per la iiWJHfiMK! mette a disposizione 100 milioni di euro di plafond specificamente destinati a interventi e Investimenti nei tre ambiti strategici individuati insieme a Piccola Industria per rilanciare la competitività delle aziende. Il progetto recepisce a livello locale l'accordo nazionale del 23 settembre tra Confindustria ed Intesa Sanpaolo, che prevede un plafond di 10 miliardi di euro, segnando ancora una volta la forte collaborazione sui singoli territori tra il gruppo Intesa Sanpaolo e il sistema confindustriale, «hi un momento che continua ad essere diffìcile, l'accordo con il gruppo Intesa Sanpaolo - è stato detto durante l'incontro dipresentazione di ieri mattina - attiva e garantisce, a sostegno dell'attività delle piccole e medie imprese, strumenti importanti».

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«Bisogna evitare il pericolo di slittamento nella graduatoria per le imprese che si sono già impegnate»

«Bando Valbasento, basta proroghe» Ilpresidente di Confapi Gravela, sollecita la Regione a erogare i20 milionipromessi «EVITARE ulteriori proroghe del bando Matera-Valbasento e non d a n n e g g i a r e gli imprenditori che si sono già impegnati vengano danneggiate dalle l u n g a g gini». Vito Gravela, neo presidente di Confapi Matera lancia u n ulteriore appello alla Regione Basilicata per segnalare le probabili difficolta conseguenti alla mancata erogazione dei finanziamenti per il bando. Il pericolo di u n prolungamento dei tempi è, secondo Gravela, u n danno che va evitato «Nell'interesse di chi vuole ancora investire nel nostro territorio ». Il presidente di Confapi a n n u n c i a inoltre che la Regione h a garantito all'Api la propria disponibilità per individuare altri fondi dal

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p r i m o bando Valbasento e dall'accordo di p r o g r a m m a Valsud, oltre alle somme rim a n e n t i dal bando Treviso per investimenti non effettuati. In tutto 20 milioni di euro, dicui 15per la Valbasento e 5 per l'area de La Mar tella. «E1 importante a questo p u n t o - a g g i u n g e Gravela che la proroga che scade entro dicembre sia davvero l'ultima. I fondi promessi dalla Regione, inoltre, devono essere messi a disposizione delle imprese per le quali la graduatoria del bando Matera-Valbasento deve cominciare a scorrere senza ulteriori ritardi. I recenti incontri con il Dipartimento ci h a n n o consentito di poter i m m a g i n a r e che ci

sono opportunità per le aziende che, attraverso il bando, verrebbero premiate per la loro convinzione e l'impegno ad investire nelle nostre aree». E' fondamentale, secondo Gravela, che i fondi e la p r o r o g a si muovano s u direttrici parallele dalle quali far avanzare lo stato dei lavori del bando s u cui poggiano le sorti di molte aziende già impegnate nelle attività e preoccupate che il rischio di ulteriori p r o r o g h e possa r i d u r r e la loro capacità d'azione. Il presidente di Confapi, Gravela, sottolinea per questo il messaggio per la Regione a cui suggerisce di individuare meccanismi più celeri per superare l'impasse che finora h a caratterizzato il bando Matera-Valbasento.

La necessità di g i u n g e r e alla realizzazione di u n o s t r u m e n t o di sviluppo imprenditoriale diventa, oggi più che mai, u n imperativo legato anche alle notevoli difficoltà di accesso al credito che le imprese affrontano ancora. Un problema, quello del rapporto con il mondo economico finanziario, che l'Api, oggi Confapi, h a più volte sollecitato a risolvere m a che, invece, r i m a n e u n o dei freni principali della crescita. E' proprio il tessuto delle piccole e medie imprese, infatti, a rappresentare il canovaccio sul quale si p u ò costruire lo scatto di reni per uscire dalla crisi nella quale Matera e il suo territorio sono sprofondati da tempo. a.ciervo@luedi.it

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I dati del rapporto della Uil relativi all'anno che sta per chiudersi

Boomdicassa integrazione nel 2010 più di 10 milioni di ore Meglio gli ultimi due mesi ma è stato di crisi ENTRO la fine dell'anno in IsfeWHMstiBH si sfonderà abbondantemente il tetto dei 10 milioni di ore di cassa integrazione guadagni (di cui 6,5 milioni in provincia di Potenza e 3,5 milioni in quella di Matera) erogate nel 2010 ad u n numero di operai che varia, a secondo della stagionalità, da u n minimo di 5.100 unità ad u n massimo di 8.100unità. E' questa la conclusione per lalafctMlMI B3I del 2 3esimo Rapporto Uil sulla cassa integrazione guadagni aggiornato al 30 novembre scorso quando l'ammontare di ore di cig h a già superato i 9,5 milioni (di cui 8 milioni nell'industria e poco meno di 1 milione in ediizia). «Il trend degli ultimi 2 mesi di richieste di cassa integrazione - è il commento del segretario generale regionale della Uil lucana Carmine Vaccaro - con il 36,7% in meno di ore effettivamente erogate sembra segnalare u n lieve miglioramento del nostro sistema produttivo.

E' comunque ancora molto alto il numero di ore richieste, che rimane quello di uno stato di crisi. Da ciò ne deriva che indubbiamente le aziende ed i lavoratori hanno ancora bisogno di strumenti straordinari, come la cassa in deroga, anche per il 2011. E' però opportuno incrociare tali dati con quelli delle cessazioni di rapporti di lavoro e delle nuove assunzioni, per capire - continua Vaccaro - se siamo di fronte ad u n a reale, anche se ovviamente flebile, ripresa. Al fine di creare nuova e buona occupazione, ribadiamo l'importanza di u n migliore e più forte utilizzo di alcuni strumenti incentivanti ad assumere, a partire dall'apprendistato, capaci di coniugare lavoro e politiche formative sempre più finalizzate ad accrescere le conoscenze di base dei lavoratori. Ciò assume u n a maggiore rilevanza nelle aree più deboli del paese, quale il Mezzogiorno dove circa 14 persone ogni 100 sono in cerca di occupazione».

Energia, più consumi meno spese

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Manifestazione per dire "no" all'accorpamento con la Berardi

Melfi, "Cappuccini" in piazza contro il dimensionamento MELFI - Laproposta di razionalizzazione degli istituti scolastici di Melfi, recentemente approvata dal consiglio provinciale di Potenza, h a scatenato le proteste di intere famiglie. Tutti gli alunni che frequentano la scuola elementare del plesso Cappuccini, accompagnati dai propri genitori, questa mattina hanno sfidato il freddo pungente ed in corteo hanno raggiunto il comune di piazza, Pasquale Festa Campanile per far sentire il proprio dissenso. La storica scuola, sorta di fianco ali antico convento dei Cappuccini, appartiene al circolo didattico "Marottoli" guidato dalla dirigente, Caterina Mazzeo. L'istituto è frequentato da 121 studenti di scuola elementare e 45 dell'infanzia. Qui si svolgono lezioni per bambini di scuola elementare e dell'infanzia. L'istituto è diventato negli anni u n punto di riferimento fondamentale per centinaia di famiglie che risiedono in u n a zona della città, autentico anello di congiunzione tra il centro storico ed il quartiere di Valleverde in direzione della stazione ferroviaria. La razionalizzazione delle scuole, avviata in tutto il territorio nazionale per il contenimento dei costi di gestione, finisce sovente per generare simili proteste. Tutti i politici locali, in senso trasversale, si sono spesi in passato per mantenere le

La Confartigianato denuncia il lavoro nero e quello sommerso MELFI Dopo le continuo lamentele perverti.ledagli artigiani, in seguito alla riunione di categei '; edile, con delibera l'associazione Confartigian::io del Vulture-Melfese, «adifesadei propri iscritto munica con una ledei a aperta ai cittadini di M-.-l l'iniziativa di denuncia del lavoro nero e somm-:i so». L'iniziativa per l'associazione è «doveros-: '•considerando le tante imprese, piccole e gran' :i. che attualmente operano sul nostro territorio -d un numero d'utenza ferma da anni» e «considerando l'attraversare di un momento non facile i."'i tutti». «Ci rivolgiamo alle innominabili impresi:'. spinte da un bisogno economico, ad iscriversi e : nunciare» «Ci rivolgiamo - conclude la nota • •"' cittadini di Melfi, i quali in unafase di costruzion- o di ristrutturazione del proprio immobile scelgsii'i di avvalersi di Imprese regolarmente iscritte». La scuola Berardi

quattro presidenze a Melfi. Così ancora oggi esistono le dirigenze scolastiche del primo e del secondo circolo didattico, degli istituto comprensivi, Berardi e Ferrara. Laprotestael'allarmedei geni tori, in questo caso, e r a inevitabile dal momento che nessuno avrebbe mai potuto accettare l'accorpamento di u n a scuola dell'infanzia con u n a media superiore. Si cerca, dunque, di scongiurare l'ipotesi di u n accorpamento del plesso Cappuccini con l'istituto comprensivo Berardi, così come paventato dalla proposta approvata in consi-

glio provinciale. Ecco perché il rappresentante delle famiglie e presidente del circolo Cappuccini, Donato Montanarella e tutti gli altri genitori oggi chiedono l'intervento del commissario prefettizio alla guida dell'amministrazione comunale, dei consiglieri regionali, Ernesto Navazio e Nicola Pagliuca unitamente aiprovinciali, Michele Destino e Francesco Pietrantuono perché la proposta di razionalizzazione vengarivista. Lestesse maestre non avallano u n simile progetto di accorpamento delle scuole che uni-

rebbe elementari e medie con conseguenti rischi occupazionali. «Questa razionalizzazione si basa esclusivamente sui numeri - si legge nella lettera inviata ai politici dal comitato dei genitori senza prendere in considerazione l'organizzazione scolastica. I nostri figli subirebbero gravi conseguenze inerenti gli aspetti didattici. Chiediamo l'intervento delle istituzioni per trovare soluzioni alternative che tengano presenti le esigenze dei bambini e non solo quelle del risparmio economico ». Vittorio Laviano

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Riordino nel Melandro «Il piano non cambi» MURO LUCANO - Il sindaco di di Muro Lucano, Gerardo Mariani, non vuole che la Regione, in questi giorni impegnata nella definizione del piano scolastico regionali, intacchi la proposta varata poche settimane fa dalla Provincia di Potenza. «L'assetto scolastico nel Marmo Platano Melandro, così come deliberato dal consiglio provinciale - è l'invito - non sia modificato al fine di salvaguardare l'istituto della scuola media superiore evitando verticalizzazioni e nuovi accorpamenti nei vari paesi dell'area con la soppressione della dirigenza di Muro Lucano». Per Mariani «la verticalizzazione è antì-didattìca, lede l'autonomìa delle scuole dell'area e aumenterebbe i costi. Ma a chi gioverebbe stravolgere il piano? Nessuna giustificazione appare legittima tranne che l'innalzamento di grado di pochi». Mariani precisa che «il piano è scaturito dalla concertazione t r a la Provincia, i sindaci e i dirigenti scolastici. Ed allora le richieste di questi giorni appaiono solo strumentali e non tengono conto degli interessi delle comunità e degli scolari» . E se «bisogna puntare sulla coesione del territorio è sempre p i ù indispensabile dare vita ad u n a proposta di programmazione dell'offerta formativa scolastica per i com u n i dell'area Pois Marmo Platano Melandro per i prossimi cinque anni». «La proposta h a l'intento di delineare u n possibile scenario futuro - h a detto Mariani - in sinergia con le indicazioni contenute nella bozza delle linee guida sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche predisposto dalla Regione Tra gli obiettivi quello di

Il sindaco di Muro, Gerardo Mariani

«trovare soluzioni che garantiscano la stabilità nel tempo al futuro dimensionamento delle istituzioni scolastiche». In questo quadro il sindaco fa notare i dati relativi alla popolazione scolastica degli istituti di istruzione secondaria superiore all'interno del Pois. Sono 463 le unità distribuite in quattro punti di erogazione tra il liceo scientìfico di Muro Lucano (118 alunni), l'Ipsia di Pescopagano (80 unità) , l'Ite dì Brienza (114) e l'Itis di Picerno (86 ragazzi). «La proposta è quella di far confluire tali istituti in u n a unica location, che forte delle sue 463 unità, ben al di spora del n u m e r o minimo di 300 unità fissato per le scuole di montagna, si verrebbe a trovare nelle condizioni ottimali per poter p r o g r a m m a r e e mettere in campo u n a serie di interventi tesi alla valorizzazione e al consolidamento nel tempo di questo presidio scolastico sul territorio - conclude - Una soluzione che permetterebbe di mantenere all'interno dell'area u n a pluralità di scelte formative con un decentramento funzionale ed efficace ».

•No a riperimetrare il Parco»

Cacciasi cinghiale, regole iroppo \cecilie

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15-12-2010 23 "1

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T I C COI L U C O DSHMEIUEOA IL B!S A BARLETTA

Poche luci alla «Caìzzo» per gii arcieri lucani Bene Michele Travierso nel Compound AOTOMSWO PALOMBO

• E' stata la gara dell'Archery Team Barletta, che con Loredana Spera, Federica Iodice e Martina Alfarano ha stabilito il nuovo record italiano a squadre nella divisione Olimpico - Ragazzi femminile. Ma qualcosa di buono l'hanno mostrata anche gli atleti della QSSiiijili! nella prova organizzata nella palestra Caizzo di Potenza dall'Arcieri Lucani, che ha visto in pedana un centinaio di arcieri dalla klflAHBHH al Molise. Domenica positiva per Michele Travierso, nella divisione Compound - Master maschile. L'esperto atleta dell'Aquarium Team, classse '48, ha totalizzato 576 punti, che lo proiettano al decimo posto, a 1.154, nel ranking di qualificazione ai campionati italiani indoor di Padova. Fanno classifica i due migliori risultati di ciascun arciere. Nessun progresso, invece, per lefiglieMarina (565) e Giorgia (554), rispettivamente undicesima e tredicesima fra le Seniores, con 1.134 e 1.132 punti. Ne ha collezionati 516, migliorando una classifica ancora deficitaria Antonio De Stefano (Arcieri Lucani), nell'Arco Nudo - Seniores M. Prestazione al di sotto delle aspettative, invece, per la meFitana Annamaria Fornuto (idem), fra le Seniores. Nell'Olimpico - Seniores, si migliora ancora il grassanese Antonio Bolettieri, salito a 563. Bel punteggio per Nicola Lombardi, che alla seconda gara nel Compound - Seniores M ha messo in cascina già 550 punti. Domenica l'ultima gara del 2010, a Barletta. Ieri sera, intanto, l'atleta Ilaria Trillo (Arcieri Lucani) e il dirigente Antonio Pisano (Le Tre Torri) sono stati premiati dal Coni provinciale per l'attività svolta nel 2010.

La Pm sogna un Natale sereno i ma c'è Sala Consuina da battere ;

'Ì 1 ; L'I&O Melfi non si scoraggia La Basi lia in zona play off

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il vige sindaco addossa te golpe alla Raponi ((Ma quest'anno partiremo prima» M i PISTICCI. «Quest'anno partiremo con il sostegno prima; a gennaio, invece che a marzo, per circa 30 diversabili». Nel confermare che il servizio attualmente non c'è, Pasquale Tuccino, vice sindaco con delega ai Servizi Sociali, spiega anche che l'Amministrazione ha le mani legate: «I fondi per la specialistica sono regionali e Pisticci è inserita in un circuito con altri comuni, il cui capofila è Montalbano Jonico, che ha la cassa, e che avrà questi fondi solo nel 2011 ». Il Comune non potrebbe anticiparli per partire da settembre? «Bisognerebbe prevedere tali somme in bilancio: parliamo di oltre 100 mila euro, e non è facile. Piuttosto - ha concluso - la protesta dovrebbe essere indirizzata alla Regione per cambiare i tempi di elargizione dei fondi». jp.miol.]

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! Arrestato in trasferta a Taranto

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IL PIANO DI DIMENSIONAMENTO

Chiesta una proroga per mantenere lo status quo all'Istituto comprensivo di Rotondella, vicino ai parametri di legge

Dirigenze scolastiche solo due accorpamenti Fusi i due Ite a Patera, un comprensivo a Montescaglioso • Due dirigenze scolastiche accorpate, una a Matera e l'altra a Montescaglioso, mentre si chiede alla Regione l'istituzione del Centro provinciale per l'istruzione degli adulti. A conti fatti, sembra che il piano di dimensionamento scolastico della provìncia, approvato a maggioranza dal Consiglio provinciale, con 15 voti favorevoli e 8 contrari, abbia limitato molto i danni. Sono interessati 32.135 studenti, di cui il 34 per cento frequenta gli istituti di istruzione secondaria di n grado, il 20 quelli di istruzione secondaria di I grado, il 46 per cento le scuole primarie e le scuole dell'infanzia. «Studenti che abbiamo il dovere di tutelare osserva il presidente della Giunta provinciale, Franco Stella - attraverso una offerta formativa idonea e in sintonia con l'evoluzione del mondo del lavoro dal quale l'istruzione non può prescindere». Le scuole accorpate per fusione sono i due istituti tecnici commerciali "Loperfido" e "Olivetti" a Matera mentre si è proceduto ad aggregare le autonomie scolastiche della direzione didattica "Don Liborio Palazzo" e della scuola media "Carlo Salinari" a Montescaglioso costituendo un unico Istituto comprensivo. «Nella redazione del Piano di dimensionamento scolastico - ha sottolineato l'assessore alla Pubblica Istruzione, An-

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tonio Montemurro - abbiamo cercato di limitare al massimo la riduzione delle autonomie scolastiche. Una operazione oculata e rispettosa delle esigenze del territorio, soprattutto di quelle delle aree interne che hanno necessità di tutelare i propri riferimenti scolastici. E Centro provinciale per l'istruzione degli adulti - ha evidenziato l'assessore - risiederà nel capoluogo per evidenti ragioni logistiche. La posizione baricentrica di Matera e il suo essere facilmente raggiungibile dall'utenza, principalmente migranti, la rendono la sede più adeguata. La localizzazione temporanea, secondo una prima ricognizione delle disponibilità, sarà presso l'ex Istituto tecnico "Olivetti". Abbiamo anche chiesto una deroga - ha proseguito Montemurro - per l'Istituto comprensivo di Rotondella che, in considerazione del numero degli studenti che non si discosta di molto dai parametri di legge, potrebbe mantenere la dirigenza scolastica. Nel caso in cui la richiesta non venisse soddisfatta abbiamo prospettato una duplice soluzione: o un accorpamento al II Circolo di Policoro (per contiguità territoriale e per l'ottimo collegamento tra i due centri) o l'aggregazione all'Istituto comprensivo di Tursi (paese più prossimo dopo Policoro)».

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RISPARMI NELLA SCUOLA L'Istituto tecnico commerciale Loperfido, uno dei due Ite accorpati dal piano provinciale [foto Genovese]

. Ispirato alle nome adottate a flwetlo europee Approvato il codice di comportamento etico WM Con 13 voti a favore, due astenuti e 4 contrari il Consiglio provinciale ha approvato il codice di comportamento etico degli amministratori della Provincia, sollecitato dal gruppo consiliare dell'Italia dei Valori e fortemente voluto dal presidente della Giunta provinciale. Franco Stella. Il testo è stato predisposto dalla commissione consiliare "speciale" presieduta dalla consigliera Anna Maria Amenta. «È stato recepito in buona sostanza il codice europeo di condotta degli eletti locali e regionali», fa rilevare il consigliere provinciale Michele Paterino, dell'ldv. «Una scelta importante - scrivono Stella e il predente del Consiglio provinciale, Aldo Chietera, nell'introduzione che precede il testo - che risponde all'urgenza di rimediare alla convinzione che la morale e la politica siano distanti o addirittura inconciliabili. Noi vogliamo annullare questa credenza e con il sostegno del codice di comportamento etico eleveremo la nostra quotidiana azione amministrativa ai principi della chiarezza, della onestà e della responsabilità».

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Uil: «Ancora crisi

infflflSUSI! La «tendenza degli ultimi due mesi, con il 36,7 per cento in meno di ore di cassa integrazione erogate, segnala un lieve miglioramento del nostro sistema produttivo; ma è ancora molto alto il numero di ore richieste, che rimane quello di uno stato di crisi», e che renderà necessari «strumenti straordinari, come la cassa in deroga, anche per il 2011». Lo ha detto il segretario generale regionale dellatekfcll BSsSHdella Uil, Carmine Vaccaro, riferendosi ai dati del 23/o rapporto realizzato dal sindacato sulla cassa integrazione. Per la Uil, «entro la fine dell'anno si sfonderà il tetto dei dieci milioni di ore di cig».

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Ecco i nuovi dirigenti degli uffici regionali

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NEWS Basilicata, un «repertorio» delle figure professionali La Regione ISEBfflSEfl ha annunciato la nascita di un «repertorio» delle figure professionali. L'iniziativa presentata dall'assessore alla Formazione, Rosa Mastrosimone, ai sindacati, alle organizzazioni datoriali e di categoria punta a una formazione sempre più rispondente alle richieste del mercato del lavoro. «Non è utile formare figure professionali non conformi alle esigenze delle imprese. Serve, invece, capire quali sono le reali necessità del territorio, utilizzando al meglio le capacità e le conoscenze dei singoli». Con l'Osservatorio del mercato del lavoro lalìEBJHiEB E! ha già a disposizione un sistema di rilevazione dei dati tra i più efficienti in Italia e che consente di avere sempre il «polso» della situazione.

I salari superano l'inflazione ^""'jln^ìdinionu nel terzo trimestre + 3 , 2 % oitieiuo i« ia

D.i Eugenio Parimi 1.700.000™

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NOVAS1RI

IL SINDACO SI RIVOLGE ALL'AUTORITÀ DI VIGILANZA SUI CONTRATTI PUBBLICI

«Opere contro l'erosione il bando va dichiarato nullo» • NOVA SIRI. Il sindaco Giuseppe Santarcangelo, dopo aver denunciato agli organi di informazione le anomalie di un bando della comunità montana Basso Sinnì, 14 milioni di euro per interventi contro l'erosione della costa jonica lungo i suoi 33 km., va oltre e si rivolge all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e forniture. All'ente di via Ripetta a Roma il sindaco di Nova Siri ha chiesto di dichiarare la nullità del bando in oggetto pubblicato sul Sitar della Regione. Adducendo come ragioni tecnico-burocratiche il fatto che «il corrispettivo dell'appalto non risulta certo poiché non vi è alcun finanziamento assentito in via definitiva; il lavoro non poteva essere programmato tra le EROSIONE Una costante minaccia per la costa opere pubbliche da realizzarsi nell'anno 2010; non essendovi certezza di finanziamento è irregolare l'impegno di spesa, poiché non a monte delle dinamiche erosive», aveva insussistente; il Rup non è incardinato nell'area fatti dichiarato Santarcangelo alla Gazzetta, tecnica cui fa capo il lavoro, ma nell'area riferendosi alla necessità che sia la Regione in finanziaria». primis, con l'Università di IgfeMMMJIJ e non Al di là dell'anomalia di fondo subito evi- con interposti enti, ad occuparsi di una didente, una comunità montana che gestisce un namiche che vede alcuni tratti della costa problema grave di erosione della costa, per il gravemente compromessi dallo scarso apsindaco di Nova Sili, la questione è anche porto di inerti lungo i 5 fiumi lucani che ambientale e non solo tecnica e burocratica. sfociano nello Jonio e da dinamiche di cor«È un problema di tale complessità e talmente renti marine che non compensano più adedelicato che non può essere risolta a valle, ma guatamente i litorali. fe.p.]

Soltanto promesse ma il servizio %del sostegno scolastico non c'è

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Protesta di alcuni residenti per la mancanza di una complanare, iniziativa quasi tutta pugliese

Pronto il secondo lotto della ss99

Completato l'adeguamento e il raddoppio dei 7,5 Km sulla Matera-Altamura ALTAMURA - E' stato aperto ieri il secondo lotto della statale 99 Matera-Altamura. Adeguamento e raddoppio completato dall'Anas lungo 7,5 chilometri di strada e u n investimento di 29 milioni di euro. All'inaugurazione ieri mattina i vertici dell'Anas (assente il presidente Ciucci vi era il condirettore Cor atza) nazionale e locale con le autorità pugliesi in particolari (presente il sindaco di Altamura Stacca, l'assessore provinciale Labianca e il consigliere regionale Ventricelli) eilpresidentedella Provincia di Matera Franco Stella che però non è intervenuto, pare non per sua scelta, all'inaugurazione che è apparsa quasi interamente pugliese e che non ha mancato di scatenare anche qualche reazione piccata come quella, riportata a lato, del Comune di Matera. «Si tratta del completamento di un'infrastruttura importante» ha spiegato Gavino Coratza condirettore dell'Anas non mancando di

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ricordare la strategicità dell'operaesoprattuttogli altri interventi in atto che porteranno a completare "al più presto, mi auguro entro pochi anni", anche la Al tamuraToritto-Bari. «Per quanto riguarda la strada statale 96 'Barese', il principale intervento riguarda l'ammodernamento e l'adeguamento del tratto Altamura-Toritto che prevede la realizzazione della viabilità complanare per la connessione con le viabilità locali. L'andamento planimetrico del tracciato rispetta la vecchia strada statale e prevede l'allargamento su ambedue i lati del piano viabile. Sono previsti inoltre quattro svincoli a livelli sfalsati. L'importo dei lavori è di oltre 3 7 milioni di euro, con unaproduzione ad oggi pari al 10,5%. L'ultimazione e prevista per la fine dell'anno 2011 ». «Un lotto», ha spiegato Coratza, «è già in esecuzione mentre gli altri due hanno il progetto esecutivo in una fa-

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se molto avanzata e contiamo tutti che possano essere appaltati nei primi mesi del 2011. Così avremo strade pugliesi quasi tutte su quattro corsie e ipiù moderni apparati di sicurezza, qui ci sono sulla statale 99 due svincoli per riconnettere le complanari e il problema che c'è del completamento di una complanare è legato ad alcuni espropri ma al più presto verrà completata l'opera». Il collegamento della bretella che da Marinella raggiunge le zone limitrofe va infatti ancora realizzati e anche per questo una serie di striscioni di protesta che chiedono l'ultima complanare erano posti a poche decine di metri di distanza dal punto in cui è stato inaugurato il tratto della ss 99. Dell'importanza comunque del raddoppio e completamento ha parlato con il "Quotidiano" il presidente della Provincia di Matera, Franco Stella: «si tratta di una battaglia che mi sta mol-

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to a cuore e che è iniziata nel 1985 quando anch'io eroconsigliere comunale a Matera. Ci fu un'iniziativa della giunta Acito che mirava a sottolineare come non ci può essere sviluppo senza infrastrutture e importante fu anche una successiva manifestazione fatta proprio sulla statale 99 e guidata dall'allora sindaco Acito. Noi come Provincia», continua Stella, «crediamo nell'utilità di questa strada ma anche nella necessità di u n proseguimento e di un'evoluzione del lavoro che ci porti al completamento dell'operafinoaBari. La Altamura-Toritto-Bari è un'esigenza, non ci si può fermare qui ma anche altre sono le nostre priorità. Lavoriamo per la Matera-Gioia e pensiamo che anche la Matera-Ferrandina abbia necessità di u n adeguamento e di una messa in sicurezza. Su questo bisogna lavorare perchè è necessario intervenire e fare qualcosa». Piero Quarto p.quarto@luecli.it

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«Grave che manchino ancora le complanari»

Il Comune è stato ignorato «Molti i problemi irrisolti» NON E andata giù al Comune di Matera il mancato invito alla presentazione della nuova statale 99, adeguata ed ampliata malgrado qualche protesta di troppo che non è mancata affatto sul caso delle complanari e che ha contribuito a riscaldare la presentazione organizzata dall'Anas. Un appuntamento però a cui non c'era, perchè non invitato, il sindaco di Matera Salvatore Adduce mentre il presidente della Provincia Franco Stella pur presente insieme alle autorità non è stato chiamato ad intervenire su un risultato e una conquista così importante. « Veniamo a conoscenza che l'ANAS oggi ha inaugurato il versante pugliese della SS 99 Matera-Altamura pensando bene di non coinvolgere il Comune di Matera» si legge nella piccata nota dell'Amministrazione comunale. «Non è nostro compito impartire lezioni di stile. Ciò che ci interessa richiamare è l'assoluta inopportunità di simili manifestazioni in presenza di gravissimi irrisolti problemi che a distanza di anni interessano quella strada. E ' solo il caso di ricordare che sull'intera arteria sono ancora in cor so lavori che non è dato sapere quando saranno completati. Ma ciò che più preoccupa è l'assenza del completamento delle complanari che crea enormi difficoltà alla viabilità secondaria

costringendo gli automobilisti sia nel tratto lucano che in quellopugliese a gincane inverosimili per raggiungere i vari luoghi per lo più commerciali. La situazione è talmente grave da costringere diversi imprenditori a chiudere battenti mentre altri che hanno programmato nuovi investimenti hanno dovuto sospendere le iniziative programmate. A tutto ciò si deve aggiungere la pericolosità dell'intero tratto che essendo una strada a scorrimento veloce non permette il transito di veicoli come motorini, motocarri ecc. che hanno bisogno appunto delle complanari per raggiungere il Borgo Venusto e le altre zone abitate di quel versante della città di Matera. Ci aspettavamo che l'ANAS si concentrasse così come abbiamo chiesto ripetutamente sui gravissimi problemi sopra richiamati piuttosto che organizzare comparsate degne di miglior causa. E' bene ricordare, infine, che se l'ammodernamento della SS 99 è una realtà per quanto incompiuta tosi deve agli amministratori comunali di Matera che tra il 1998 e il 2002 finanziarono la progettazione con fondi comunali proprio perché l'ANAS non vi provvedeva. Per tutto ciò quegli amministratori hanno dovuto pagar e di tasca loro alla Corte dei Conti». matera@luedi.it

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La statale 99 Matera-Altamura inaugurata ieri mattina nel suo ultimo tratto (Videouno)

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LA GIUNTA FA QUADRARE I CONTI DOPO UN LUNGO DIBATTITO INTERNO ALLA MAGGIORANZA

Ecco i nuovi dirigenti degli uffici regionali • Dopo una notte insonne e le immancabili divergenze, alla fine i conti sono tornati. Far quadrare il cerchio non era facile, come sempre accade di fronte a postazioni da occupare e a partiti che rivendicano visibilità e importanza. Quello dei dirigenti degli ufficiregionali può essere consideratoli «terzo livello» della spartizione politica, dopo quello degli assessori e dei manager degli enti subregionali. Ben 54 le nomine ufficializzate ieri dalla giunta regionale. In particolare, l'esecutivo ha provveduto all'attribuzione degli incarichi ai dirigenti interni all'amministrazione e alla individuazione e nomina dei dirigenti esterni e di quelli provenienti da altre pubbliche amministrazioni, in base alla norma approvata dal Consiglio nello scorso mese di ottobre. Nella pianta organica della Regione l&HWìMM sono previste 90 posizioni da dirigente a fronte dei soli 40 dirigenti interni attualmente presenti nei ruoli, 2 dei quali già in precedenza nominati nei rispettivi incarichi. Per assicurare la copertura degli altri uffici la Giunta ha attinto a 7 dirigenti esterni (ossia l'8 per cento del totale come previsto dalla nuova legge a fronte del 10% precedente) e ha fatto ricorso all'utilizzo di 9 dirigenti provenienti da altre amministrazioni (la legge prevede un tetto massimo del 10%, appunto 9 unità). In precedenza, oltre alle nomine dei dirigenti generali, erano già state fatte le nomine per la segreteria generale della Giun-

ta, il Gabinetto del presidente della Giunta e con l'innesto di professionalità prelevate l'Ufficio stampa della Giunta. Molte le ri- tanto dall'esterno quanto da altre pubbliche conferme: Emilio Libutti, Donato Pace, Roc- amministrazioni». Così il governatoreBBH co Messina, Ennio Galella, Maria Grazia rgSIitlN'iViMha commentato le nomine. «PurDelleanni, Vincenzo Fiore, Franco Pesce, troppo le politiche sul personale attuate a Rocco De Canio, Giuseppe D'Agròsa, Roc- livello centrale e le connesse difficoltà buchina Giaccia, Maria Giovanna Trotta, Ga- rocratiche lasciano la Regione con una dobriella CauzUlo, Lucia Colicclli, Vincenzo tazione di appena 40 dirigenti interni sulle Buccino, Salvatore Lambiase, Mariano Tramutoli, Lorenzo Affmìto, Vincenzo Malvasi, Giuseppe Basile e Gerardo Calvello. Per alcuni dei ^S^^g^^jSj^E^^i^fej&^P' nuovi dirigenti, in particolare, si tratta di un ritorno alla casa madre: erano stati assunti come dipendenti dalla Regione e dopo aver trascorso un paio d'anni in un ente sub-regionale come dirigenti, sono stati richiamati nel palazzo di via Anzio, PALAHO La sede della Regione hffllIfMfcl mantenendo lo status acquisito. «Con le nuove nomine ab- 90 postazioni in pianta organica che non biamo messo a regime la macchina am- riescono nemmeno ad essere colmate con il ministrativa, nel miglior modo possibile, ricorso ad esterni e dirigenti di altre amossia attingendo alle esperienze interne e ministrazioni nei limiti previsti dalla legge, dando vita a una rotazione di incarichi per cosa che impone l'assegnazióne di incarichi rinfrescare la macchina amministrativa, e ad interim».

desìi uffici regionali

,.«,.._,. Un'area attrezzata per far fronte alle calamità

S5EE3- ...™™,.Ì..™™.,,.....-.™„ Kelauiiiia davanti al locale «Ma il Begood non c'entra» i'«i«»a[j^Li.i;fcf :•!«,> «"LS.'.IKTT.-IIJW."

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«L'assenza del completamento delle complanari provoca enormi difficoltà alla viabilità secondaria»

MA QUALE TAGLIO DEL NASTRO?

Inaugurata, ma i lavori sulla 99 sono incompleti Adduce: «DAnas ci risponda piuttosto che organizzare comparate» • Il nostro è il Paese delle inaugurazioni..., forse perché fa allegria? U caso che segnaliamo è invece u n concentrato di desolante tristezza. Perché è un taglio del nastro che taglia prima di tutto le gambe di quanti, a partire da oltre tre decenni, hanno speso il loro impegno per evidenziare l'utilità del raddoppio di una strada, la statale 99, quella che collega Matera da Altamura, definita anche la più breve statale d'Italia, poco più di una decina di chilometri in tutto. Non è tutto. Qualche amministratore, adesso, ci dovrà rimettere anche di tasca propria, quasi una tassa aggiuntiva rispetto a quella lunga scia di sangue che si è consumata su curve oggi sparite, non ci sono più, dopo proteste anche clamorose. Si tratta degli amministratori che nel corso degli anni Novanta, in qualche modo, accelerarono i'iter progettuale per la riqualificazione del tracciato esistente. Non avrebbero dovuto farlo e la Corte dei conti

li ha condannati. Come dimenticare? Quei soldi non li misero intasca..., eppure. La storia non è finita. «Veniamo a conoscenza che l'Anas ha inaugurato il versante pugliese della strada statale 99 Matera-Altamura - scrive in un comunicato il sindaco Salvatore Adduce -pensando bene dì non coinvolgere il Comune di Matera. Non è nostro compito impartire lezioni di stile. Ciò che ci interessa richiamare è l'assoluta inopportunità di simili manifestazioni in presenza di gravissimi irrisolti problemi

simili per raggiungere i vari luoghi di lavoro e per fare gli acquisti per lo più commerciali. La situazione è talmente grave da costringere diversi imprenditori a chiudere battenti mentre altri che hanno programmato nuovi investimenti hanno dovuto sospendere le iniziative programmate. A tutto ciò si deve aggiungere la pericolosità dell'intero tratto che essendo una strada a scorrimento veloce non permette il transito di veicoli come motorini, motocarri ecc. che hanno bisogno appunto delle complanari per che a distanza di anni interes- raggiungere il Borgo Venusio e sano quellastrada. È solo il caso le altre zone abitate di quel verdi ricordare che sull'intera ar- sante della città di Matera». teria sono ancora in corso la- Nel tratto inaugurato vengovori che non è dato sapere quan- no segnalate anche una serie di do saranno completati. Ma ciò dossi e cunette che provocano che più preoccupa è l'assenza un certo disagio ai mezzi in del completamento delle com- marcia, mentre una strada applanari che provoca enormi dif- pena asfaltata, solitamente, rificoltà alla viabilità secondaria sulta agevole da percorrere. Iecostringendo gli automobilisti ri, faceva freddo, ma l'asfalto in sia nel tratto lucano che in quel- più tratti ondulato oltre il dolo pugliese a gimcane invero-

vuto era asciutto, t r a chi è costretto ad andare su e giù in macchina per raggiungere il capoluogo di regione pugliese e dintorni, la prudenza dovrà essere altissima specialmente quando piove. Insomma, u n punto in meno anche sul piano della sicurezza. «Ci aspettavamo che l'Anas si concentrasse così come abbiamo chiesto ripetutamente sui gravissimi problemi più volte richiamati - continua Adduce alquanto stizzito -piuttosto che organizzare comparsate degne di miglior causa. È bene ricordare, infine, che se l'ammodernamento della statale 99 è u n a realtà per quanto incompiuta lo si deve agli amministratori comunali di Matera che tra il 1998 e il 2002 finanziarono la progettazione con fondi comunali proprio perché l'Anas non vi provvedeva. Per tutto ciò quegli amministratori - come anticipato sopra - hanno dovuto pagare di tasca loro alla Corte dei Conti».

«INOPPORTUNA» Così ha definito la cerimonia inaugurale Adduce

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Ieri l'inaugurazione del tratto sul versante pugliese, contestato dal sindaco di Matera come da un comitato di cittadini altamurani, nella foto sopra, per via deila mancata ultimazione del sistema di complanari [foto Bruno]

Pir 7f5 eliometri 29 milioni di euro H L'importo complessivo dell'intervento ammonta a 29 milioni di euro. L'ammodernamento riguarda strada statale 99 tra Matera ed Altamura, che poi prosegue verso Bar, è un infrastruttura a quattro corsie ed è lunga circa 7 chilometri e mezzo. Le principali opere realizzate sono due viadotti e due svincoli a livelli sfalsati che consentono lo scambio del traffico fra la strada principale e la viabilità secondaria e l'inversione di marcia in modo da consentire l'innesto sulla viabilità esistente eliminando punti a rischio per la sicurezza stradale.

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Tito II consiglio comunale all'unanimità si esprime contro la discarica nel Melandro

«No a riperimetrare il Parco» Espressa solidarietà al Municipio di Satriano: «Non abbasseremo la guardia» TITO - Il consiglio comunale di Tito, si è riunito in sessione ordinaria ed urgente, per approvare la delibera di contrarietà alla riperimetrazione del Parco Appennino lucano - Val D'Agri Lagonegrese e alla riperimetrazione di u n a discarica di rifiuti speciali nel territorio del comune di Satriano di Consapevoli di tutti i rischi che la discarica comporterebbe, dopo ampia discussione, i consiglieri comunali del paese, all'unanimità, harmoespressolapropria solidarietà al Comune di Satriano, opponendosi alla riperimetrazione decisa con sentenza del Tar del 13 ottobre scorso. Per il consigliere dei Cristiano popolari Pasquale

Santopietro «siamo chiamati ad u n a considerazione importante, è necessario alzare le barricate. In sede provinciale e regionale però non abbiamo ancora visto u n a presa di posizione netta». Per il capogruppo di minoranza Antonio Gatta «anche se credo che questa discarica alla fine non si farà, so che sicuramente ci saranno dei risvolti, e il rischio è che la vicenda potrebbe diventare qualcosa d'altro. Quindi proponiamo u n impegno costante e vigile nel tempo - h a continuato E se ci sarà bisogno di intraprendere iniziative più incisive, siamo pronti ad alzare i toni della protesta». Il Pd titese si unisce quindi alla lotta contro la discari-

ca a Satriano e «alla lotta con troia discarica di contrada Aia dei Monaci, nel Comune di Tito. Oggi, è vero, quel centro è una stazione di trasferenza, ma non bisogna abbassare la guardia». Per il sindaco Pasquale Scavone «nella perimetrazione del Parco, l'area di contrada Congolo a Satriano h a avuto u n a storia travagliata dall'inizio». Che cosa fare? «Vogliamo far valere le nostre posizioni: questa discarica non rientra nemmeno nel piano rifiuti 2002, e perciò appoggiamo, insieme a tutti i Comuni del Melandro, la proposta di diniego unica, che esprime la chiara e netta contrarietà alla realizzazione della discarica e alla riperimetrazione del Parco».

Tito si unisce quindi agli altri comuni del Melandro che appoggiano il ricorso promosso dal Parco dell'Appennino Lucano, la Regione, la Provincia e il comune di Satriano. Ma non solo, «la discarica di Aia dei Monaci è stata chiusa proprio perchè all'interno dei confini del Parco. Il presidente dell'Arpab verrà in questi giorni per attivare azioni di monitoraggio su tutte le criticità esistenti a Tito - h a aggiunto - A causa della mancanza di impiantistica di smaltimento, si parla ancora di nuove discariche. Esiste già una proposta da parte di soggetti privati per installare u n impianto moderno e adeguato alle norme, e siamo consapevoli che i rifiuti vadano lavorati. Sarà la Regione a valutare». Salvatore Lucente

La recinzione del Parco del Pollino «No a riperimetrare il Parco»

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I Verdi lanciano una petizione per la raccolta differenziata in città

Rifiuti, meglio se porta a porta IL problema, secondo i Verdi, in laMJHimMè sotto gli occhi di tutti. Edèper questo che uno deicapisaldi della loro politica, ovvero laraccolta differenziata, oggi diventa ima petizione popolare da sottoporre a tutti i cittadini. Con la petizione, presentata ieri alla stampa, si chiede al Comune di Potenza di «attivare - si legge tutti gli strumenti previsti dalla legge, per ridurre la quantità dei rifiuti pi'odotti sul territorio comunale e aumentare notevolmente le percentuali di raccolta differenziata, finalizzata al riciclaggio di materiali, contenuti nei rifiuti solidi urbani e di attuare una politica di riduzione della produzione di rifiuti alla fonte nella città di Potenza». I Verdi suggeriscono anche come: conia raccolta portaaporta. «Una valida alternativa - afferma il segretario regionale, Mario Di Dio - alla gestione dei rifiuti attualmente incentrata su due linee: quella delle discariche e quelladegli inceneritori». Il porta a porta, invece, «ridurrebbe l'impatto ambientale ed economico. Tn tsfeljJIWSffiSI - aggiunge questa linea di raccolta dei rifiuti conduce, inoltre, ad una gestione privatizzata». In particolare, Di Dio,contestal'ordinanza regionale « con la quale i rifiuti di Potenza e di 20 Comuni del Potentino abbandonano la stazione di trasferenza di Pallareta per finire nella discarica di Tito». Una perdita in termini economici, «visto che il costo della tonnellataèpassatoda60euroaoltre200 euro a tonnellata, con conseguenti ricadute sui sindaci che hanno aumentato la Tarsu e sui cittadini, gonfiando il portafogli di questo "cartello" che sulla gestione dei rifiuti si sta formando». A questa politica, i Verdi ne oppongono una «che miri alla concretezza - afferma il segretario cittadino Nino Sabatella -una politica onesta rivolta ai cittadini. Perché parlare dei rifiuti significa parlare di sociale, di occupazione, di sviluppo del territorio. Per questo - conclude - ci vogliono azioni politiche serie e concrete». Ma perché i cittadini

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Al tavolo dei Verdi il segretario regionale Mario Nicola Di Dio (in piedi al centro) e il presidente cittadino Nino Sabatella

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dovrebbero firmare questa petizione? Perché così «sosterrebbero la necessità di far dipendere dai risultati della raccolta differenziata, la previsione e il dimensionamento di qualsiasi impianto di smaltimento (inceneritore e discariche» chiedendo «una svolta ecologista dellepolitiche sui rifiuti, necessaria e indispensabile, attraverso una seria politica di diminuzione della produzione dei rifili ti e politiche efficaci di raccolta differenziata domiciliare ». Tutto a ciò sarebbe a rischio con l'apertura dell'inceneritore di San Luca Branca «che, se riavviato, metterà in u n

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angolo le politiche di raccolta differenziata». Politiche già di per sé disattese. «A Potenza - ricordano i Verdi - in dieci anni vi è stato un raddoppio della quantità di rifiuti, i rifiuti raccolti in maniera differenziata sono fermi a meno 10 per cento del totale rifiuto prodotto su territorio comunale. L'intera provincia, infine, non rispetta gli obiettivi di raccolta differenziati: 50 per cento nel 2009, 60 per cento nel 2011». Pertanto, i Verdi aspettano tutti i cittadini nei gazebo che saranno allestiti in città nei prossimi giorni. Anna Martino

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Sullo sfondo le critiche per la scelta ^ L

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REGIONE BASILICATA

I Verdi lanciano una petizione per la raccolta differenziata in città

Rifiuti, meglio se porta a porta IL problema, secondo i Verdi, in laMJHimMè sotto gli occhi di tutti. Edèper questo che uno deicapisaldi della loro politica, ovvero laraccolta differenziata, oggi diventa, ima petizione popolare da sottoporre a tutti i cittadini. Con la petizione, presentata ieri alla stampa, si chiede al Comune di Potenza di «attivare - si legge tutti gli strumenti previsti dalla legge, per ridurre la quantità dei rifiuti pi'odotti sul territorio comunale e aumentare notevolmente le percentuali di raccolta differenziata, finalizzata al riciclaggio di materiali, contenuti nei rifiuti solidi urbani e di attuare una politica di riduzione della produzione di rifiuti alla fonte nella città di Potenza». I Verdi suggeriscono anche come: conia raccolta portaaporta. «Una valida alternativa - afferma il segretario regionale, Mario Di Dio - alla gestione dei rifiuti attualmente incentrata su due linee: quella delle discariche e quelladegli inceneritori». Il porta a porta, invece, «ridurrebbe l'impatto ambientale ed economico. Tn lahKIMWiBBI - aggiunge questa linea di raccolta dei rifiuti conduce, inoltre, ad una gestione privatizzata». In particolare, Di Dio,contestal'ordinanza regionale « con la quale i rifiuti di Potenza e di 20 Comuni del Potentino abbandonano la stazione di trasferenza di Pallareta per finire nella discarica di Tito». Una perdita in termini economici, «visto che il costo della tonnellataèpassatoda60euroaoltre200 euro a tonnellata, con conseguenti ricadute sui sindaci che hanno aumentato la Tarsu e sui cittadini, gonfiando il portafogli di questo "cartello" che sulla gestione dei rifiuti si sta formando». A questa politica, i Verdi ne oppongono una «che miri alla concretezza - afferma il segretario cittadino Nino Sabatella -una politica onesta rivolta ai cittadini. Perché parlare dei rifiuti significa parlare di sociale, di occupazione, di sviluppo del territorio. Per questo - conclude - ci vogliono azioni politiche serie e concrete». Ma perché i cittadini

Ritaglio In Basilicata

Al tavolo dei Verdi il segretario regionale Mario Nicola Di Dio (in piedi al centro) e il presidente cittadino Nino Sabatella

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dovrebbero firmare questa petizione? Perché così «sosterrebbero la necessità di far dipendere dai risultati della raccolta differenziata, la previsione e il dimensionamento di qualsiasi impianto di smaltimento (inceneritore e discariche» chiedendo «una svolta ecologista dellepolitiche sui rifiuti, necessaria e indispensabile, attraverso una seria politica di diminuzione della produzione dei rifili ti e politiche efficaci di raccolta differenziata domiciliare ». Tutto a ciò sarebbe a rischio con l'apertura dell'inceneritore di San Luca Branca «che, se riavviato, metterà in u n

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angolo le politiche di raccolta differenziata». Politiche già di per sé disattese. «A Potenza - ricordano i Verdi - in dieci anni vi è stato un raddoppio della quantità di rifiuti, i rifiuti raccolti in maniera differenziata sono fermi a meno 10 per cento del totale rifiuto prodotto su territorio comunale. L'intera provincia, infine, non rispetta gli obiettivi di raccolta differenziati: 50 per cento nel 2009, 60 per cento nel 2011». Pertanto, i Verdi aspettano tutti i cittadini nei gazebo che saranno allestiti in città nei prossimi giorni. Anna Martino

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VERSO IL COLLE G A i E l I O MURGIANO TRASFERITI GLI ATTI PER I FINANZIAMENTI CON RISORSE DEI PROGRAMMI FAS

Per la strada Matera-Gioia del Colle ora vediamo cosa farà il ministero • I presidenti delle Province di Matera, Francesco Stella e di Bari, Francesco Schittulli, hanno trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, «affinchè possa essere finanziato con risorse dei Programmi Fas», gli atti relativi al progetto per la realizzazione della «Direttrice Est-Ovest: Itinerario Murgia-Pollino. Svincolo A14 (Gioia del Colle) - Svincolo A3 (Lauria Nord). Progetto stralcio funzionale relativo a Gioia del Colle-Matera». La decisione è successiva a quanto deliberato nella seduta congiunta dei consigli Provinciali di Matera e Bari e dei Consigli comunali di Matera, Santeramo in Colle e Gioia del Colle tenutasi a Matera il 3 dicembre scorso. «Dalle parole ai fatti - ha sottolineato Stella - con un progetto realizzato in breve tempo" dalle strutture tecniche comunali della Provincia di Matera (Ente capofila), di quella di Bari e dei Comuni di Matera, Santeramo in Colle e Gioia del Colle. Due traguardi ambiti da anni, la «Transcollinare», che persegue l'obiettivo di mettere in comunicazione l'Adriatico e il Tirreno, e l'aggancio al circuito autostradale attraverso il vicino casell o di Gioia del Colle all'interno di una realtà omogenea, benché divisa amministrativamente tra due regioni, Puglia e ii^mm^l come la Murgia. U vasto altopiano insegue quella infrastrutturazione in più e vitale per dare maggiore impulso a un processo osmotico che va avanti da sempre e che non sarà una linea di confine tirata su una cartina geografica ad interrompere.

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In Basilicata

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UN SOLO TERRITORIO È quello murgiano diviso dal confine regionale, ma in realtà

territorio omogeneo da sempre

nità attive all'interno della cornice murgiana consapevoli ormai della necessità di fare massa critica su progetti ed iniziative di interesse comune e di ampio, soprattutto capaci di contrastare la pressione passiva che investe tutte le aree interne rispetto al dinamismo di dorsali come quella Adriatica.

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proposito, compiacendosi per la tempestività con la quale è stato elaborato il progetto relativo al rafforzamento della viabilità interregionale, fa notare che «quando le istituzioni mettono da parte le contrapposizioni e sinergicamente collaborano tra loro, tutto il territorio, in questo caso l'intera provincia di Matera e l'area murgiana, traggono sviluppo e crescita».

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Sistema di tracciabilità elei rifiuti

Alla Cna seminario sul Sistri rivolto alle imprese

SI TERRA' venerdì prossimo nella sala riunioni della Cna Matera con inizio alle ore 18.30 il seminario organizzato di concerto con la Società Ips Sri sull'organizzazione e funzionamento del Sistema di tracciabilità dei rifiuti - Sistri, D.M. 17.12.2009. I lavori seminariali saranno introdotti dal Segretario regionale Cna Leo Montemurro mentre le novità intervenute nelle ultime settimane saranno illustrate da Giuseppe Lapacciana e Giuseppe Sarli della Ips Sr.l., società partner in materia ambientale della Cna Matera. «La necessità di informare nuovamente le Imprese sullo stato di attuazione del Sistri - dichiara Leo Montemurro Segretario regionale Cna - nasce dall'esigenza che si sta rivelando più complicato delprevisto l'adeguamento alle nuove e più complessepr ocedure come pure attuare gli interventi sul sistema informatico e gestionale indispensabili per operare nel rispetto delle disposizioni di legge. Inoltre - continua Montemurro - problemi e ritardi nella distribuzione dei dispositivi Usb e nell'installazione delleblackbox, malfunzionamenti dovuti a difetti strutturali nell'hardware e nel software, continui corretti vilegislativieprocedurali, occasioni formative insufficienti, carenti ed episodiche, sonosoloalcunedelleproblematiche che oggi, e certamente anche dopo il primo gennaio 2011, metteranno decine di migliaia di imprese nella condizione di essere sanzionate per comportamenti illeciti non ad esse imputabili. La richiesta delle Associazioni imprenditoriali riunite in Rete Imprese Italia inoltrata al Ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo è stata quella di consentire all'intera sistema produttivo italiano di operare in u n sistema che sia realmente efficiente, nell'ambito di un quadro regolatorio certo, definito e stabile. Di qui la richiesta finale di sanzioni soft almeno per un anno dall'entrata a regime del Sistri». Ritaglio In Basilicata

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P f ' f f f ì H ' i IERI LA PRESENTAZIONE IN COMUNE

Un'area attrezzata per far fronte alle calamità ha spiegato il sindaco Giuseppe Castronuovo- ha subito lavorato • SENISE. Nella sala consiliare per realizzare questo progetto, che del Comune di Senise si è tenuta la non solo riqualificherà un'area presentazione ufficiale del proget- che si trova all'ingresso del paese, to che ha preceduto di un giorno la ma anche perché sarà utile in caso consegna dei lavori all'impresa di evenienze che, naturalmente, si che, entro pochi mesi, realizzerà a spera non accadano mai. E' la priSenise l'area C.O.M.(Centro Ope- ma area C.O.M. realizzata nel potentino; in OSSESI! ne sono prerativo Misto). L'area è un punto di riferimento viste 15,5 nel Materano e 10 nella comprensoriale per realizzare nostra Provincia. Quella di Senise una zona attrezzata a far fronte ad comprende 19 Comuni del comeventuali emergenze e situazioni prensorio e fungerà da area di raccordo trai pundi criticità colti comunali e lettiva. quello provinUno spazio, ciale di compedunque, dove , _ r a T O m _ „ tenza della Prepoter ospitare, ^ ^ ^ K ^ 3 f 5 fjk'i&^M fettura». nelle eventualità di calamità L'area seninaturali servisese sarà un zi per la prima centro operatinecessità, n vo per l'amComune ha massamento di identificato tauomini e risorle area in conse in caso di trada «Mercaemergenza. Gli to». interventi prevedono, nei fatI fondi che ti, interventi di attualmente urbanizzazioRegioneElESH TAVOLO Momento dell'incontro ne tali da poter SIBOe Protezione Civile hanno stanziato ammon- garantire tutti i servizi di prima tano a quasi 600mila euro, utili per necessità, oltre alla sistemazione realizzare una prima parte di in- dell'area con la realizzazione di un terventi che interesseranno 7mila terminal bus. Presenti anche il e 800 metri quadrati di superficie presidente della Regione HH3 BS JàUffliBìl Giuseppe Basilie, Diri(a fronte dei 20mila totali). Le altre due aree che potrebbero gente Ufficio Protezione Civile Reessere interessate in seguito da gionelsgEnHsaEl e i progettisti. EU interventi di sistemazione, sono lo FiflfiiEfBna detto che «si tratta di un spazio antistante gli uffici muni- progetto pilota per tutta la regiocipali e l'area che si trova sul retro ne, finanziato in tempo record». delle gradinate dello stadio comu- L'Impresa che si è aggiudicata l'appalto è la Celano Building di nale «Giambattista Rossi». «La nostra amministrazione- Castelluccio Inferiore. MARIAPAOLAVERGALUTO

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Ecco i nuovi dirigenti degli uffici regionali

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Protezione civile A breve i lavori per il nuovo lotto funzionale. Presentato ieri il progetto

A Senìse la prima area attrezzata In caso di calamitàfungerà da zona di ammassamento comprensoriale SENISE - Sarà a breve realizzato a Senise (Potenza) il primo lotto funzionale dell'area attrezzata multifunzionale, con finalità di Protezione Civile. Il progetto dell'opera infrastnitturale è stato presentato nella serata di ieri nella sala consiliare del Comune. Lo ha reso noto l'ufficio stampa della giunta, specificando che «sono intervenuti il presidente della Regione, ESI RSlìSggjgB^I l'assessore alle infrastrutture, Rosa Gentile, il sindaco di Senise Giuseppe Castronuovo». Nel comunicato è spiegato che «l'area interessata dall'intervento è localizzata in prossimità dello svincolo della strada Sinnica nei pressi del Municipio. Inserita nella pianificazione regionale di emergenza è chiamata a svolgere, in caso di calamità, funzioni di area di ammassamento comprensoriale, cioè ad ospitare le colonne mobili dei soccorritori e a stoccare le risorse occorrenti per

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r f fi 2* V ù« r f Un'esercitazione della Protezione civile

l'assistenza alla popolazione, L'operaè stata giàconsegnata alla ditta appaltatrice». La somma stanziata dalla Regio-

ne«ammontaa600milaeuro. Rientra nella programmazione relativa al potenziamento del sistema regionale diprote-

zione civile che coinvolge, oltre ai numerosi gruppi riconosciuti di volontariato civile, i mezzi di tutte le componenti della Protezione Civile: RegioneBasilicata, Vigili delFuoco, Esercito, Polizia di Stato, Carabinieri.GuardiadiPinanza, Corpo Forestale dello Stato, Croce Rossa, 118, Polizia Penitenziaria. Pronti ad intervenire in caso di calamità naturali quali terremoti, alluvioni, catastrofi naturali. Sia sul territorio regionale che per operazioni nazionali ed internazionali come già accaduto negli scorsi anni». «Il vantaggio di questa significativa iniziativa - ha dichiarato l'assessore Gentile - consiste nel poter disporre in caso di emergenza di un area già attrezzata e dotata di servizi, nonché di poter utilizzare le stesse aree per usi alternativi compatibili individuati dalle Amministrazioni comunali in base alle specifiche esigenze della zona».

Il commento del presidente

«In trent'anni passi da gigante» «IL 23 novembre 1980 data del tragico e devastante terremoto che colpì anche vaste aree del territorio lucano, i Comuni, le Province, le Regione il Parlamento, assunsero per questa terra u n impegno importante: nacque l'università, partì la ricerca, specie sulla sismologia, si avviarono tante iniziative. Ma soprattutto - h a dichiarato il presidente SMpffiJ^ - emerse la volontà di uomini e donne che volontariamente decisero di incamminarsi con abnegazione e professionalità verso u n grande cammino di

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protezione civile culminato nella grande manifestazione a Potenza lo scorso 14 novembre. In 30 anni la rete diffusa e organizzata della protezione civile lucana h a fattopassi da gigante, sièramificata, si è dotata di strutture logistiche di pronto intervento all'avanguardia. E per la protezione civile lucana arrivano continui riconoscimenti, come quelli sul campo ottenuti in Abruzzo, quando - ha concluso US >!ltHUUp - la nostra organizzazione è stata il cuore della macchina dei soccorsi».

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Ferrandina «Non è giusto avviare un confronto che vada fuori dai binari della normativa»

«Si mercanteggia su Geogastock» Ola e Ambiente e legalità sulle trattative aperte dal Pdper le compensazioni FERRANDINA - A Milano, a Piazza Affari, sembra circolare u n a barzelletta: "Se in Calabria c'è la 'ndrangheta, in Campania la camorra, in tsfefcUtfikEBH c'è la politica!". Non possiamo certamente sapere se è veramente questa l'idea che sembra circolare, negli ultimi tempi, t r a g h ambienti economici della capitale finanziaria italiana o all'interno della Confindustria, anche nostrana. Se ciò fosse vero, la nota diffusa dal Pd di Ferrandina, e riportata sul Quotidiano della USI HIIHMIilnfii giorni scorsi dal titolo: "Geogastock, ok se il prezzo é giusto", potrebbe certamente esserne il motivo». È quanto ribadiscono la Ola (Organizzazione Lucan a Ambientalista) e l'associazione "Ambiente e Legalità". Nella nota del Pd di

Ferrandina si esordisce affermando che: "é solo u n a questione di compensazioni". L'unico ostacoloper dare l'assenso al progetto di stoccaggio è di n a t u r a economica. «Dal p u n t o di vista ambientale, quindi, n e s s u n problema? -si chiedono le associazioni- Ma allora ci chiediamo: perché gli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione tafetdUlUyMfll continuano a n o n esprimere i pareri positivi tecnicoambientali di loro competenza? Sempre il Partito semocratico (di Ferrandina?), bisogna riconoscerlo con sincerità, pare già rispondere al nostro interrogativo, affermando che "il Pd ritenendo, assolutamente insoddisfacente l'accordo al ribasso stipulato dall'ex sindaco di Ferrandina, Ricchiuti.hafatto sentir e la propria voce tramite i

propri rappresentanti istituzionali e di partito a livello regionale, per provare a riaprire u n tavolo di confronto con la società concessionaria al fine di ottenere u n più ampio e sostanziale riconoscimento compensativo per F e r r a n d i n a e per gli altri comuni interessati, all'interno di u n vero e proprio "pacchetto Valbasento". Da qui u n incontro t r a la Direzione del Dipartimento Ambiente e Attività Produttive della Regione JSfefctHfikWglfi Geop-astock" ». Secondo le associazioni, il sostanziale riconoscimento compensativo oggetto dell'incontro sollecitato dal Pd, tra la Direzione del Dipartimento Ambiente e Attività Produttive della Regione e la Geogastock spa, sarebbe stato quello di "rappresentare per Ferrandina l'opportunità di svi-

luppo, lavoroper le imprese locali e possibilità di gener a r e nuovi momenti occupazionali". «Ma il Dipartimento Ambiente della Regione -precisano Ola e Ambiente e Legalità- non dovrebbe, invece, occuparsi esclusivamente degli aspetti più squisitamente tecnici di tutela e salvag u a r d i a dell'ambiente e del territorio, che questo progetto potrebbe influenzare negativamente? Inoltre, perché "costringere" l'impresa a uscire dai binari previsti dalla normativa italiana sulle compensazioni ambientali accettando la "strana" trattativa chiesta dal Pd di Ferrandina? Cosa potrebbero "ottenere di più" i Dipartimenti coinvolti dal Pd (di Ferrandina?), di quanto già otten u t o dai Comuni interessati». provinciamt@luedi.it

Un deposito di gas naturale

«Si mercanteggia su Geogastock »

Ex Snain, colpevole (limentii M K J

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REGIONE BASILICATA

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Le lettere vanno inviate a: lettere.sud@ilsole2Aore.com

Le Fs e i treni lucani

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n relazione all'articolo «Assenteisti per colpa del treno», pubblicato mercoledì 24 novembre sul Sole-24 Ore Sud, desideriamo fornire alcune precisazioni. Siamo consapevoli che l'entrata in esercizio del nuovo sistema tecnologico per la marcia in sicurezza dei treni installato sui binari lucani ha provocato ritardi e cancellazioni, di cui ci scusiamo con la clientela. Come tutti i nuovi e sofisticati sistemi, anche questo ha avuto bisogno di unafase di rodaggio. Infatti le anomalie sono diminuite di oltre il yo°/o passando dalle 136 di gennaio alle 42 di ottobre. Con riferimento alla soluzione proposta dal giornalista di «aggiungerepoche carrozze»per risolvere ilproblema del sovraffollamento, ricordiamo che l'offerta diposti e servizi è stabilita dalla re.gioneWUSntSIfJlisulla base del contratto di servizio con Trenitalia. Eventuali modifiche vengono quindi disposte dal committente. Il trasferimento della direzione centrale operativa da Potenza a Bari anche per la rete dellaUEBÌBSSEl rientra in unprocesso di razionalizzazione degli impianti. La sala di comando e controllo di Bari gestisce, infatti, in modo centralizzato il traffico ferroviario lungo quasi tutta la linea Adriatica, da Brindisi fino alle porte di Bologna, e sue ramificazioni. Rassicuriamo infine i lettori che la rete lucana è sicura e che non si è sfiorata alcuna tragedia alpassaggio a livello di Contrada Bicocca. Infatti, quando si verifica un'anomalia, il circuito che regola la circolazione ferroviaria dispone immediatamente al rosso tutti segnali lungo la linea impedendo il transito dei treni. In attesa del ripristino del normale funzionamento degli apparati, i treni circolano rispettando il protocollo di sicurezza che prevede la «marcia a vista». I macchinisti ricevono cioè la disposizione di arrestarsi prima del passaggio a livello e di attraversarlo, a marcia lenta, solo dopo aver verificato che non ci siano impedimenti sui binari. Cordialmente. Ferrovie dello Stato Ufficio stampa Puglia

Arca grigia nemico da battei e II^MBWWMBi

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L'APPELLO AL CAPO DELLO STATO

Pepe (Cgil) scrive a Napolitano PER chiedere un rapido ripristino dei collegamenti "classici" tra Potenza e la capitale il segretario regionale della Cgil riilthMMhMBI Antonio Pepe, ha scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: Signor Presidente, cirivolgiamoaLeiperchiedereunautorevole intervento in ordine alla sconcertante situazione nella, quale versano i servizi ferroviari nella nostra regione. La discriminatoria decisione della società Trenitalia del gruppo FS, che, in maniera assolutamente unilaterale, ha soppresso, dalla data del 12 dicembre 2010 il treno Eurostar TarantoPotenza-Roma,èsolol'ultimoatto,inordine di tempo, che ha portato il servizio di trasporto su rotaia a raggiungere standard qualitativi di offerta bassi ed inconciliabili conle esigenze dell'utenza. Questaèla verità che costituisce motivo di abbandono del treno per gli spostamenti e pretesto stesso perii taglio dei servizi. Sig. Presidente, tale iniziativaèvessatoriapericittadiniresidentiaTarantoeneicomunideU'altoJonio;peri cittadinidiMatera,giaprividiunalineaferroviaria; per quelli del potentino e di Potenza, capoluogo di Regione sempre più isolato. Il Mezzogiorno è lasciato ai margini dal dibattito politico nazionale e oggi, con questa decisione, si taglia fuori un intero territorio dallo possibilità di collcgamen to con il restodelPaese. Per noi, oggi, Cristo si ferma aSalerno.conitrenichenonsispostanoaldi là della stazione campana, lasciando un interapopolazionenell 'oblio dell 'isolameli to. Abbiamo bisogno, invece, di un salto di quali tà, che vada al di là dei singoli terri tori e superi il dualismo nord-sud, che affronti le questioni strutturali, favorendo la realizza-

zione di un disegno condiviso in grado di incrementare la debolissima rete infrastrutturalematerialejmmaterialeesocialedicui disponiamo, spingendo in avanti lo sviluppo e la sua sostenibilità. Crediamo vi sia un urgentebisognodiunanuovastagionepohtica, di un pensiero lungo sullo sviluppo del Mezzogiorno, perché da soli i territori non ce la faranno ad affrontare e superare le nuove disuguaglianze sociali, le nuove povertà, la desertificazione industriale. Sig.Presidente,vorràcondividereconnoi che non c'è unità né democrazia sostanziale senza un 'idea di Paese in grado di garan tire la coesione sociale, i diritti universali, la libertà di tutti. In questo senso la questione della mobilità costituisce una priorità del nostro tempo. Per questi motivi ci appelliamo a Lei, che è il primo garante dei valori con ten u ti nella nostra Carta Costituzionale ed emblema dell'unità del Paese, per far si che non si consumi l'ennesima angherianei confronti dipersone che stanno già pagando amaramente gli effetti negativi dipolitiche di tagli non solo alle spese ordinarie ma anche agli investimenti pubblici e privati. Riteniamo necessaria una nuova visione per far ripartire quella crescita economica che serve all'intero Paese. Infine crediamo che l'impegno civile politico e morale che ogni giorno tan topersone del sud dimostrano, in qualità di cittadini di questo Paese, non possa essere messo fuori gioco da un'azienda pubblica quale le Ferrovie dello Stato. Nel ringraziarla e salutarla, con grandeaffetto,Leribadiamolaprofondastimaper come in maniera sempre equilibrata ed incisiva, rappresenta all'interno della suaattivitàistituzionale.ilnostroPaese.

Trenitalia forse ci ripensa

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BREVI SINGETTA

«Resta un segno di irresponsabilità» «LA decisione da parte di Trenitalia di sopprimere la linea Eurostar comporta un enorme disservizio per l'utenza lucana, è u n segno di irresponsabilità e di indifferenza da parte dei vertici dell'azienda». E' quanto afferma il consigliere regionale Alessandro Singetta (Api), per il quale «tale decisione è stata presa contro le continue dimostrazioni di dissenso da parte dei rappresentanti della Regione e delle Istituzioni, che hanno fatto appello a più riprese alla necessità da parte di Trenitalia di rispettare il proprio ruolo di servizio pubblico. La nostra Regione, già di priva di strutture portuali (commerciali) ed aeroportuali, mai dotata della linea ad alta velocità, è destinata al completo isolamento rispetto alle direttrici fondamentali del paese ed il senso di impotenza di fronte alle decisioni arbitrarie di Trenitalia è, per quanto mi riguarda, intollerabile».

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L'ASSESSORE GENTILE: «SEGNALE D'APERTURA DEL MINISTERO»

Eurostar da gennaio potrebbero tornare a correre in Basilicata ANTONIO MASSARO

• Già a metà gennaio 2011 potrebbero tornare a correre gli Eurostar innwàttmm È quanto emerso ieri a Roma al termine di un incontro tra l'assessore regionale alle infrastrutture, Rosa Gentile, il sottosegretario alle Infrastrutture, Bartolomeo Giachino, i parlamentari Salvatore Margiotta e Ludovico Vico, il direttore generale della Divisione Transiti ferroviari, Massimo Provinciale, il presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano. Il rappresentante del Governo si è detto disponibile a ristabilire i percorsi degli Eurostar negli stessi orari precedenti alla loro soppressione dopo aver verificato quanto previsto dal contratto di servizio tra lo Stato e Trenitalia. La riunione è stata quindi aggiornata alla settimana prossima. Ieri lariunionecon il . Dopo l'incontro l'assessore regionale, Rosa Gentile si è mosottosegretario alle strata moderatamente soddisfatta. «C'è stato un segnale infrastrutture Giachino d'apertura- dice l'assessore ai trasporti - da parte del Ministero che adesso dovrà eseguire delle verifiche tecniche». «Certo - ha continuato Gentile - noi non staremo a guardare. Così come sono state esaudite richieste di altre regioni è giusto tenere in conto le nostre esigenze e rispettare i cittadini lucani. L'Eurostar è un servizio indispensabile per evitare l'isolamento delle nostre aree. Se i riscontri non saranno positivi siamo pronti alla mobilitazione». Sulla questione soppressione Eurostar è intervenuta anche la Cgil regionale con il segretario Antonio Pepe che ha chiesto l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano « affinchè non si consumi l'ennesima angheria nei confronti di persone che stanno già pagando amaramente gli effetti negativi delle politiche dei tagli».

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Spiragli positivi per i trasporti lucani dal vertice che si è svolto ieri a Roma al ministero

Trenitalia forse ci ripensa Verranno vagliate soluzioniper ilripristinodei due Eurostar a partire da gennaio POTREBBE d u r a r e ancora per poco il "sacrificio" degli utenti di Trenitalia che dalla scorsa domenica si sono dovuti adeguare alla scelta dell'azienda di sostituire i due treni E u r o s t a r Taranto Roma, e viceversa, con ferm a t a a Potenza, con altrettanti intercity. Se n o n proprio come regalo di Natale, il ripristino dei due treni veloci potrebbe arrivare entro fine gennaio. Ancora nulla di certo, m a dall'incontro r o m a n o con il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Gioachino che si è tenuto ieripomeriggiosembranoessere emerse buone possibilità s u l ritorno ai collegamenti soppressi. A rappresentare le istanze delle due regioni, taMBlll [SBUe Puglia, toccate dai tagli e che h a n n o minacciato la mobilitazione generale contro l'ennesima scelta di spoliazione del territorio, i parlamentari del Pd, Salvatore Margiotta e Ludovico Vico, l'assessore e il dirigente regionale alle Infrastrutture, Rosa Gentile e Viviana Cappiello il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, e il presidente della Provincia, Gianni Floridi. Segnali di a p e r t u r a sono arrivati dall'ad di Trenitalia, Vincenzo Soprano in collegamento telefonico con la sede ministeriale: disponibilità a vagliare la possibilità del ripristino dei due Eu-

rostar. «Si tratta di u n incontro solo interlocutorio che rappresenta già u n p r i m o passo in avanti», h a detto Margiotta al termine della riunione di ieri sera, esprimendo «cauto ottimismo». Il prossimo incontro t r a le parti dovrebbe essere fissato già per la prossima settimana. «L'apertura dimostrata dal governo - h a commentato l'assessore Gentile - ci lasciaben sperare. Dal nostro canto abbiamo rimarcato, in perfetta sintonia con i parlamentari presenti all'incontro e con il sindaco e il presidente della provincia di Taranto, la necessità di rivedere la decisione. La tsfefJiiHMsliBl - h a proseguito - n o n p u ò perdere il diritto costituzionale alla mobilità solo con la giustificazione dei bassi n u m e r i dell'utenza. La nostra regione h a deciso di investire notevoli risorse per migliorare la qualità della mobilità. Ma questi sforzi a carico di tutti i lucani non possono essere vanificati da scelte così penalizzanti che isolano ulteriormente la t.fet^HFikHdS dalle principali direttrici nazionali». E h a concluso: «Manteniamo sempre alta l'attenzione perchè tutti gli impegni ass u n t i vengano rispettati». ma.la. iii.labanca@luecli.it

Trenitalia forse ci ripensa

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L i VISITA IL GOVERNATORE GB f ì ì T M i l AFFRONTERÀ IL TEMA DELL'AZIENDA ORAFA IN ON PROSSIMO INCONTRO A ROMA

L'ambasciatore cinese alla Regione ma nessun cenno al caso Sinoro le depositarie di progetti e risorse attraverso cui attivare percorsi concreti di collabora• L'argomento avrebbe creazione e sviluppo. InEUSDBUHto qualche imbarazzo. Più dello ha aggiunto l'ambasciatore - ci striscione sistemato davanti al sono molti settori da esplorare palazzo della Regione in cui si e rafforzando i rapporti istitulancia l'appello per salvare Sazionali si può fare molto». Dukineh, la donna iraniana conrante l'incontrò, BEWHM»??] ha dannata a morte con lapidaziospiegato che la i&WHNklM ha ne per aver commesso il reato già attivato un'intesa con una di adulterio. Ecco perché la videlle province cinesi per una cenda della Sinoro di Tito - l'incollaborazione culturale e tudustria orafa italo-cinese nata ristica, dopo aver inaugurato il con i fondi del post-terremoto e padiglione italiano nell'ultimo mai entrata in produzione - non Expo: «Accanto ai rapporti inè stata neppure accennata du- INCONTRO EH UJUiliJj] con Ding Wei [foto Tony Vece] staurati dai nostri imprendirante l'incontro di ieri tra il tori - ha aggiunto il presidente governatore lucano EBE UE 0 1 [ESH e l'ambasciatore cinese di traduzione e la necessità di cassato quasi 10 milioni di euro della giunta regionale - questo Ding Wei. Per la verità, il pre- approfondire meglio l'intera dalla legge 219/81 senza pro- è un altro tassello di un'importante e concreta collaborasidente ne aveva parlato con i questione per presentare una durre un solo spillo. suoi più stretti collaboratori la proposta concreta. DB litHM'iM E così la visita di ieri - durata zione». L'obiettivo, ha evidensera precedente alla visita del conta di affrontare il tema Si- pochi minuti - si è svolta lungo i ziato quindi Ding Wei, è di metdiplomatico cinese: cogliere o noro quando, su invito dello canali del protocollo. Ding Wei tere in contatto le Regioni con i no l'occasione per tirare fuori il stesso ambasciatore, si recherà ha parlato di turismo e indu- diversi territori cinesi, «poiché caso e chiedere lumi sulla re- A Roma per ricambiare la vi- stria come i settori principali solo in questo modo si possono stituzione di fondi? Alla fine ha sita. Porterà certamente con sé della cooperazione tra i terri- valorizzare le singole peculiapreferito sorvolare. Per due un ricco dossier sulla fabbrica tori cinesi e la IriiWUMiWJI «Le rità nel commercio, nell'indumotivi: le inevitabili difficoltà orafa che, lo ricordiamo, ha in- Regioni italiane - ha detto - sono stria e nel turismo». MASSIMO SBANCATI

Una cena al buio per capire l'handicap

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REGIONE BASILICATA

L'AMBASCIATORE DING WEI IN VISITA A POTENZA

v^ina - JoaSlllCa L2L '.nuove possibilità di collaborazione SI sono salutati con l'auspicio di nuove possibilità di cooperazione, il presidente della Regione IMIS1 IE3liimÌ!iU?J e l'ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia, Ding Wei, in visita ieri mattina alla regionej|feMÌi[3IEIl Il presidente ÌtI8[j|MfflBSl ha parlato delle estrazioni petrolìfere in Val d'Agri, «il più grande giacimento in Europa», e delle competenze sviluppate in tsftlìlUHMWI nel campo dell'Osservazione della Terra. «Sono due esperienze - h a sottolineato il governatore lucano - ben rappresentate nello spazio espositivo che lalShldmWHBIba, avu-

to a disposizione nell'Expo di Shangay, u n a vetrina di prestigio per presentare l'Italia al popolo cinese». «La IsWUFtMiBI è stata la prima regione italiana-haricordatoDeFilippo-adaprire la manifestazione. Crediamo che dal rapporto con la Cina sipossano sviluppare relazioni economiche virtuose, tenuto conto che alcune aziende lucane hanno già delocalizzato in questo paese leproprie produzioni. Dall'expo di Shanghai è sorta un'intesa che sarà sottoscritta l'anno prossimo con la provincia cinese di Shanxi per stringere scambi culturali e turistici ».

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Fuori la criminalità dalle imprese

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Cosa hanno prodotto realmente peri MISURE RIDONDANTI M A INEFFICACI lucani le misure finalizzate ad alleggerire gli esborsi per gas e benzina

Il bluff del bonus gas uno sconto irrisorio Studio Unioncamere: da 47 euro a 137 per le famiglie disagiate Lo studio di Unioncamere l presentato ieri a Potenza LUIGIA IERACE * Che i conti stilla bolletta del gas in IHSEniEEWn non tornassero, nonostante il calo del costo del greggio e il bonus gas introdotto dalla Regione imiaiinBiei la Gazzetta lo aveva già scritto ad aprile del 2009 (si veda il riquadro a lato, ndr), la conferma scientifica arriva oggi del rapporto sul «Costo della fornitura di energia elettrica e gas naturale in ISEEHIBBreEl a cura di Regione l&MiHiklEl e Unioncamere liflSHBHEI (Centro Studi) Osservatorio Regionale sui prezzi. Conti alla mano, insomma, la conferma che lo sconto sulla bolletta è l'ennesima misura che oltre all'effetto «proclama» e al forte impatto politico, perché coinvolge tutte le famiglie lucane e in misura maggiore quelle disagiate, ti-

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rando le somme non sortisce alcun effetto di rilievo nelle tasche dei cittadini, oscillando in media da 47 euro l'anno a 137 euro per le famiglie disagiate. Lo studio è stato condotto da un gruppo di lavoro congiunto Centro Studi Unioncamere H£T3lfTgnSl •= Ref (Ricerche per l'economia e la Finanza) e presentato ieri a Potenza in un incontro al quale hanno partecipato Pasquale Lamorte, vicepresidente Cciaa Potenza; Angelo Tortorelli, presidente Unioncamere IH33HSÌ3EI Samir Traini (Centro Ricerche Ref); Franco Bitetti del Centro Studi Unioncame-

relimitmlH L'impatto della misura per la riduzione della bolletta del gas naturale per le utenze domestiche, adottata dalla Regione l&MHMsfel attraverso l'utilizzo di una quota parte delle royalty del petrolio è oggetto di un capitolo dello studio, curato da Franco Bitetti, I dati presi in esame sono quelli del 2008: la bolletta complessiva del gas è costata 71,4 milioni di euro (al netto delle imposte) alle 159 mila utenze domestiche lucane. A fronte di tale costo, la Regione ha erogato un contributo (nella forma di uno sconto sulla bolletta)

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di 8,4 milioni di euro, pari all'11,7% dell'intero importo fatturato dalle società di vendita. In particolare, 148 mila delle 159 mila utenze hanno beneficiato di uno sconto del 10,5%, le restanti 11 mila di uno sconto del 30,5 %, in quanto coincìdenti con nuclei familiari in condizioni di disagio economico. n prospetto pubblicato a lato sintetizza appunto il risparmio monetario conseguito da una utenza tipo con un profilo di consumo paria922m3/annui di gas. A fronte di un esborso complessivo stimabile intorno ai 640 euro (considerando un'incidenza media delle imposte sul costo della bolletta del 30% circa), il risparmio è stato nell'ordine di 47 euro annui per le utenze non disagiate e di 137 euro annui per quelle disagiate. Dal punto di vista territoriale, l'entità assoluta del risparmio garantito dal contributo regionale a ciascuna utenza domestica è risultata molto differenziata, per effetto dell'ampia varietà dei profili di consumo e dei corrispondenti costi, oltreché della diversa incidenza delle utenze disagiate in ciascun comune. Nel complesso, a fronte di un

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risparmio medio per utenza, a livello regionale, di 53 euro annui, le utenze del comune capoluogo hanno beneficiato di uno sconto di 75 euro, quelle di Castelgrande (ultimo comune nella graduatoria dei risparmi) di appena 26 euro. Al programma hanno aderito 10 società di vendita operanti in 119 Comuni lucani, per un numero complessivo di utenze fornite di quasi 160 mila unità pari al 96% della popolazione complessiva resistente in IBsESIIHElEI Sono rimasti esclusi dal Programma solo 12 Comuni, 7 dei quali perché ancora non metanizzati e 5 per la mancata adesione all'iniziativa da parte delle società di vendita ivi operanti (Maratea, Nemoli, Rivello, Trecchina e Viggiano). Questo per il 2008, poi nel 2009, che non è stato oggetto di indagine, spiega Bitetti, sono subentrate nuove norme, che comunque non hanno portato a un significativo cambiamento di importi. La Regione ha, infatti, esteso i benefici della misura ai comuni non metanizzati. La Giunta ha anche innalzato i limiti di reddito per rientrare nella condizione di disagio economico, portando a 9.318 euro il valore dell'Isee richiesto.

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Nel grafico che pubblichiamo a sinistra il risultato dello studio sulla riduzione della bolletta del gas domestico. È il frutto dell'esame di Unioncamere •ifiWiitjiift1 e Regione. Il calcolo è relativo allo sconto soltanto per il 2008

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L'INDAGINE IL RISPARMIO E DEL 5,4% SUL COSTO DEL K1AJH. POCO DIFFUSO IL RICORSO A CONSORZI

Elettricità: le imprese 5^ scekono il mercato libero & • • Non solo gas, ma anche energia elettrica nel progetto di Unioncamere che prende in esame i consumi di energia elettrica e gas da parte delle piccole e medie imprese lucane e sui relativi costi. «A quasi 10 anni dalla liberalizzazione, poco si è fatto per promuovere il funzionamento del mercato dell'energia - hadetto il presidente di UnioncamereISBfUSffil Angelo Tortorelli, aprendo i lavori di presentazione del rapporto -. Eppure il costo dell'energia incide notevolmente sui bilanci delle imprese (soprattutto medie e piccole) e sul potere di acquisto delle famiglie». n costo dell'energia è uno dei temi più strategici per la competitività delle imprese. Di qui l'importanza dell'indagine sui costì della fornitura di energia elettrica che ha coinvolto in litiMUWlBI oltre 100 micro, piccole e medie imprese con un numero di addetti compreso tra 3 e 250, attive in otto settori del manifatturieroe in due settori dei servizi (commercio, alloggio e ristorazione). I risultati sono stati presentati da Samir Traini, economista del Ref (Ricerche e consulenze per l'economia e la finanza). In termini di volumi di energia, le unità intervistate hanno pre-

levato, nel 2009, oltre 18 milioni di kWh annui (18,7 GWh/anno): un volume pari all'1,6% dei consumi complessivi dei settori indagati nelle due province lucane. L'indagine ha permesso di isolare i «profili tipo» di consumatore più diffusi in HfiHliranni Sono stati individuati due macro-profili caratteristici: consumatore non energivoro e consumatore energivoro. n consumatore non energivoro è un soggetto che consuma finoa300MWh/anno. Si tratta di una micro/piccola impresa con una articolazione dell'attività produttiva su un turno lavorativo. Tra i consumatori energivori quelli con consumi più elevati. L'indagine conferma che il costo medio del kWh tende a scendere all'aumentare dei consumi: si passa dai circa 22,4 centesimi di euro/kWh pagali dai micro consumatori (fino a 50 MWh/anno) ai 20 centesimi per i piccoli consumatori (tra i 100 e 300 MWh/anno). Oltre la soglia dì consumo che delimita i consumatori non energivori (300 MWh/anno), il costo del kWh scende a 16,3 centesimi di euro pagati dai medi consumatori e a 14,4 euro pagati dai grandi consumatori. L'abbattimento del costo all'aumentare dei consumi è spiegato dal-

MPRESE La scelta va sul mercato libera con un risparmio del 5% sulla fornitura

la possibilità dì ridurre l'incidenza dei costi fissi di distribuzione, dalla maggiore diffusione del mercato libero, dai risparmi crescenti sul prezzo dell'energia negoziabili e dalla struttura regressiva delle imposte. Significativi i benefici del mercato libero: mmediasirisparmiapiùdel5% sul costo della fornitura. Nel 2009, in lìàMl HIWIB» il 60% delle imprese si è rifornito sul mercato libero, per un consumo pari al 90% dei volumi totali campionati. Si rileva, quindi, una maggiore propensione al mercato libero da parte delle imprese con consumi mediamente più elevati rispetto a quelle che restano ancorate al servizio della maggior tutela: 287 mila kWh/anno delle prime contro i 51 mila kWh/anno delle seconde. Rispetto alle imprese servite sul mercato tutelato, che pagano le condizioni economiche stabilite dall'Autorità dell'energìa, le imprese che si sono approvvigionate sul libero hanno conseguito un risparmio del 5,4% sul costo del

kWh. Tale risparmio è ascrivibile sia agli sconti sui corrispettivi di energia negoziati sul mercato libero e all'esenzione dall'obbligo del pagamento di alcune componenti connesse alla gestione e al funzionamento del mercato tutelato, sia a livelli di consumo mediamente più elevati (a parità di classe di consumo) registrati dalle imprese sul mercato libero. Quanto alle scelte delle imprese sul mercato libero, la modalità di acquisto prevalente è quella da grossista o società di vendita, canale che interessa oltre il 90% delle imprese (ed il 73% dei volumi). Questo dato segnala una modesta presenza sul territorio lucano del consorzio di acquisto come intermediario qualificato tra fornitore e consumatore, soprattutto nel caso delle imprese con bassi livelli di consumo: se trai micro consumatori il 4% delle imprese acquista mediante consorzio, tra i grandi (1200-10000 MWh/anno) è consorziato il 33% delle imprese. [I.ier.1

Il bluff del bonus gas uno sconto irrisorio

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ROYAUY NESSUN REGALO Di NATALE PER I LUCANI. SLITTA ALL'ANNO PROSSIMO L'EROGAZIONE DELLA SOMMA DI CIRCA 80 EURO A PATENTATO LUCANO

Bonus carburanti modesto altra delusione per i lucani • Nessun regalo di Natale per i patentati lucani. Neppure quegli 80/90 euro di cui si parla, perché la cifra esatta ad oggi non la conosce nessuno, neppure al Ministero dello sviluppo economico, ad oggi, sono in grado di quantificare a quanto ammonterà per ogni patentato il bonus carburanti, quella riduzione del prezzo alla pompa tanto voluta dal centro destra. Perché se il bonus gas è sempre stato il vanto del Centro sinistra, il bonus carburanti lo è per il centro destra. Anzi, fin quanto non si è compreso di che cifra si trattava è stato addirittura conteso tra Pd e Pdl. Quel 3% in più di royalty conquistate per la tifeMWik^l e già versate a giugno dalle compagnie petrolifere si ridurranno, infatti a una somma irrisoria. L'unico dato certo è che alla i&MUFiklfel andranno 33,5 milioni di euro, dei 38,5 del fondo preordinato alla riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti nelle regioni interessate da attività estrattive. Una somma che andrà divisa tra i patentati residenti in I35EHH I n decreto attuativo è sta-

to firmato dai due ministri dell'Economia e dello Sviluppo Economico, ma è alla registrazione della Corte dei Conti. In attesa al Ministero dello Sviluppo economico stanno predisponendo tutti gli atti per poter impegnare la spesa entro la fine dell'anno, per poter erogare la somma non prima di aprile/maggio del prossimo anno. Ma non basterà dividere matematicamente quei 33,5 milioni di euro per il numero di patentati, perché bisogna prima detrarre almeno un 10% per le spese necessarie per attivare il meccanismo di erogazione che avverrà attraverso una card ricaricabile ogni anno. Forse attraverso Poste Italiane, ma si sta lavorando per mettere a punto la convenzione con l'ente erogatore. Occorre prevedere le spese per la distribuzio-

il fondo è talménte irrisorio che a gestirlo saranno le Regioni) e di conseguenza ai suoi costi. Troppe variabili per dire a quando scenderà quella somma di 97 euro prevista dal Ministero dello sviluppo economico e che non tiene ancora conto dei costi che dovranno essere detratti per far partire il meccanismo delle card. Forse l'equivalente di un pieno di benzina o poco più, ma arriveranno nelle tasche dei patentati lucani. «Se devo andare alle poste a ritirarla con tutta la fila che c'è agli sportelli ogni giorno, non

anaro mai. Che mi importa per un pieno di benzina, ci rinuncio», comincia a dire la gente. Perché questo sarà un altro problema. La card, infatti, si avrà su richiesta. Non è detto, quindi, che i lucani lo facciano. Allora cosa succederà. I soldi non saranno erogati e torneranno al ministero dell'Economia o saranno ridistribuiti ai patentati che l'hanno chiesta. Tanta fatica per nulla. Mentre continua da mesi la corsa contro il tempo al ministero dello Sviluppo economico, prima per avere la controfirma del Ministro dell'Economia e ora per impegnare la somma entro fine anno. E la iiM^HNWW si chiede, ma ne valeva davvero la pena? Le card avranno validità per 5 anni. Ma anche se le royalty potranno aumentare, la cifra rimane comunque modesta. E la possibilità di rivedere la legge? Chissà.

I CITTADINI

- CIFRA DUBBIA Neppure al Ministero dello sviluppo economico ad oggi sanno a quanto ammonta

ne, ie assicurate per i cittadini che dovranno fare una dichiarazione, un'autocertificazione che sono residenti e hanno la patente. Poi le verifiche dai tabulati in possesso del Ministero e quindi la consegna della card. Aiuterà l'esempio della social card. Senza dimenticare un non trascurabile particolare che sarà quello della forma di pubblicità che si vorrà dare al bonus che ovviamente interesserà solo la UkkUHikW (per le altre regioni

«Se devo fare una fila alle Poste per chiedere la card non la voglio»

BENZINA Lo sconto non arriva Ritaglio In Basilicata

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Loscontro

Fiducia al governo pertevoti le "colombe" abbandonano Fini Bossi:nessunvetosiM'Udcmamegliolewne GIANLUCA LUZI

ROMA—Vince Berlusconi, perde Fini. Il Cavaliere sopravvive anche se non ha più la maggioranza a Montecitorio, ma ha dimostrato che una maggioranza alternativa alla sua ancora non c'è. Il presidente della Camera sconfitto - annuncia che non si dimetterà ma il suo FU esce con le ossa rotte e rischia di perdere altri pezzi nelle prossime settimane. Manca poco alle due di ieri pomeriggio. Finisce anche la"seconda chiama" nella bolgia di Montecitorio e proprio Fini, dallo scranno della presidenza, deve leggere il verdetto per lui più amaro: «314 no, 311 sì, tre astenuti. La Camera respinge». Berlusconi è riuscito a resistere anche a Montecitorio dopo lo scontato voto favorevole al Senato qualche ora prima: 162 sì, 135 contrari, 11 assenti, proprio i senatori del FU che avevano appena ripe tuto l'ultima offerta: astensione in cambio delle dimissioni con reincarico lampo per un Berlu-

sconi bis. Proposta respinta nonostante le colombe del Pdl - Letta in testa - gli avessero consigliato di valutare attentamente l'offerta. Evidentemente Berlusconi già sapeva' di poter contare sul fatto che la notte avrebbe «portato consiglio» a qualche «colomba» Fli in sofferenza. E non solo a loro, visto come hanno votato i "responsabili nazionali" Scilipoti, ex Idv, Calearo, ex capolista Pd nel Nordest, Cesario, anche lui eletto nel Pd. Con loro, a portare soccorso a Berlusconi, anche le ex finiane Polidori e Siliquini. L'altra colomba, Moffa, invece, ha preferito non votare, così come il cardiochirurgo Gaglione, ex Pd, poi Noi Sud, che ha battuto il suo record di assenteismo a Montecitorio. Guzzanti ha confermato il suo dissenso al governo e ha votato contro Berlusconi. Non è bastato: per tre voti Berlusconicel'hafatta. L'aula - già bollente e punteggiata dirissevolanti - si trasforma in una curva di ultra. Il Pdl sventola tricolori e intona l'Inno di Mameli, i leghisti marciano nel Transatlantico

cantando il Va' pensiero. I pidiel lini eccitati gridano a Fini che esce dall'aula «Dimettiti, dimettiti». E Calderoli rincara la dose: «Se vuole fare il leader politico si deve dimettere». Fuori - alla notizia che Berlusconi è ancora in sella - i biade block scatenano la loro furia devastando il centro di Roma. Mentre in Borsa, a Milano, il titolo Mediaset schizza immediatamente di oltre il 2,6 per cento dopo una fiammata del 4 per cento. I bookmaker che quotavano la caduta del premier a 1,70 vengono smentiti: pagheranno 2 chi ha scommesso su Silvio. «Sono sereno ora come lo sono sempre stato», commenta mentre si gode il bagno di folla adorante in Transatlantico e fa i complimentia Verdini, grande "organizzatore" dei voti. «Fallito il ribaltone», gongola Cicchitto. «Gli stregoni dilettanti sbagliano pronostico» ironizza il portavoce Bonaiuti. «Vado avanti e allargo la maggioranza», annuncia il premier e anticipa le prossime mosse perché anche lui sa che con tre voti di

maggioranza non può governare. Eperquesto -già dentro l'aula di Montecitorio - Berlusconi comincia un serratissimo corteggiamento a Casini. Ma il leader dell'Udc sembra fermo sulle sue posizioni e rifiuta con garbo non solo il «venite con noi» ma anche i buffetti e le pacche sulle spalle del Cavaliere. Trevoti, troppo pochi per mettere a tacere la Lega che continua a chiedere il voto. Berlusconi dice di non volere le elezioni anticipate e assicura che «adesso arriveranno altrifiniani e altri Udc», ma Bossi replica che «l'unica igiene per tutto questo casino è il voto. Nessun veto sull'Udc ma è meglio il voto». Per Maroni «o si allarga la maggioranza o è meglio andare al voto per non ripetere l'esperienza di Prodi». Mentre Calderolifotografala situazione: «Il governo mangia il panettone, ma penso che nonmangeràla colomba, perchè in mezzo ci saranno le elezioni». Tre voti, e Bersani commenta amaro: «Vittoria di Pirro. Siamo al governo Scilipoti-Razzi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

II diario della giornata

Partono le dichiarazioni di voto al Senato, i finiani confermano che si asterranno (ma a palazzo Madama vale come un no alla fiducia)

Ha inizio la discussione alla Camera. Alla stessa ora Silvio Berlusconi esclude in modo categorico per l'ultima volta la possibilità di dare le dimissioni

I tre transfughi Domenico Soilipoti (ex Idv), Massimo Calearo e Bruno Cesario (ex Api) annunciano che la loro scelta sarà "dolorosa ma rivoluzionaria". Paolo Guzzanti (Pli) chiarisce che sfiducerà Berlusconi, la finiana Maria Grazia Siliquini conferma che invece non voterà la sfiducia

Ritaglio Politica e Istituzioni

Il governo ottiene la fiducia al Senato con 162 sì, 135 no e 11 astenuti. Una ventina di minuti dopo alla Camera arrivano a votare, chi con l'ambulanza, chi sulla sedia a rotelle, le tre deputate incinte Giulia Bongiorno, Giulia Cosenza (Fli) e Federica Mogherini (Pd)

A sorpresa la finiana Catia Polidori vota la fiducia al governo. A Montecitorio si scatena la rissa tra Pdl, Lega e Ri. Subito dopo la Polidori, scortata da parlamentari del Pdl, incontra Berlusconi nella sala del governo, tra gli applausi dei ministri presenti

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Il governo ottiene la fiducia alla Camera con 314 voti contro 311. L'altro finiano incerto, Silvano Moffa, non vota. Bagarre in aula e in Transatlantico, dove Gianfranco Fini viene accolto dal coro dei deputati pdl "Dimissioni, dimissioni*. E arriva anche l'insulto

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cisiedkH&oIe «limissioiiiciel leasierdlFìs

Berlusconi sale al Quirinale per riferire al presidente della Repubblica l'esito del voto. Poco dopo dichiara che il capo dello Stato non vede positivamente l'ipotesi di elezioni anticipate. Al tempo stesso il premier si dice certo di poter allargare la sua maggioranza. Ma Casini chiude la porta al governo

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la Repubblica REGIONE BASILICATA

INO alla

Il risultato Montecitorio

fiducia Pd

206

Idv Udc

22 35

Fli

31

Api Lib-dem Mpa Autonomisti Val D'Aosta Altri

1

II presidente Fini per prassi non partecipa al voto

1

Assenti; Moffa (Fli) e Gaglione (Noi Sud)

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I transfughi Siliquini (ex Fli)

Catone (ex Fli)

6 2 5 1

La Malfa (Pri), Guzzanti (Pli), Giulietti (Misto)

voto 6 3 0 Totale seggi 3 1 6 Maggioranza assoluta

fiducia 2008 +bZ all'insediamento del governo

1 3 Assenti o non votanti 3 2 1 Totale seggi

Napolitano chiede una maggioranza la piùsolidapossibile: una campagna elettorale non sarebbe positiva per il Paese T ifaitaiwe eltìase

ConFini le trattative sono chiuse: da lui, Bocchino, Briguglio e Granataho ricevuto critiche velenose e quotidiane Ci sono buone possibilità per allargare la maggioranza anche ai de di sinistra che si trovano nel Pd

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II Cavaliere: Napolitano non vuole il voto. Il Quirinalereplica:nessuno ci interpreti. Rissa alla Camera durante il dibattito. Bersani: successo di Pirro

Berlusconi si salvaper tre voti Fini: hoperso, ma la sua non è una vittoriapolitica. Il premier apre ali Vdc, no di Casini SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 11

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Fiducia al governo per tre voti le "colombe" abbandonano Fini

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Berlusconi esulta ccorteggia Casini "Ora non escludo una crisi pilotata"

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Bersani tira dritto: "Lalineaègiusta" maperlaminoranzalarottavacorretta Meaderpd: ilgovernicchio cadrà. Renzi attacca GIOVANNA CASADIO

ROMA—Fino all'ultimo il Pd ha sperato di vincere la partita. Bersani lo ammette: eravamo a un passo dalla nuova fase. Invece, la doccia fredda. «Eccoci nel governo Scilipoti-Razzi», che svela la fragile vittoria di Berlusconi, «una vittoria di Pirro, una scandalosa compravendita dei voti che consegna al Paese un governo più debole e un'opposizione più ampiae un esecutivo nell'impossibilità di dare una rotta». Pochi minuti dopo la fiducia a Berlusconi, il segretario democratico riunisce i big nel suo ufficio a Montecitorio. «Grazie a noi la maggioranza non c'è più - esordisce - ci siamo mossi bene,-I'opposizione sì è allargata». E la strategia Pd resta la stessa: no alle elezioni-iattura per il Paese («Chi pensa al voto è irresponsabile») ; prestissimo il «governic -

chio» cadrà, la battaglia ora si fa dura; ci vuole «un governo di transizione». Ma, aldilà delle rassicurazioni, per i Democratici, delusi e preoccupati, comincia una difficile scommessa: da un lato, ritrovare un'unità non di facciata come è stata la tregua in attesa della spallata; dall'altro attrezzarsi per affrontare le elezioni che restano uno spauracchio. Matteo Renzi, il "rottamatore" (messo sotto accusa nel partito per essere andato una settimana fa ad Arcore da Berlusconi), si toglie la soddisfazione di dire su Facebook quel che pensa di Fini e di chi si è fidato di lui: «Fini in trent'anni non ha mai azzeccato una mossa, neanche per sbaglio», e c'è stato chi «lo ha osannato in questi sei mesi, convinto fosse un compagno solido per il futuro». Walter Veltroni e gli altri Modem chiedono al segretario di «cambiare linea», di «tornare a dare le carte e pensare meno alle

alleanze». Rischia di essere il Pd troppo a rimorchio di Fini, in pratica. Lo dice Beppe Fioroni, l'ex popolare, che fa pesare la sua forza contando gli aderenti (48) alla Fondazione appena creata. Torna il mantra della scissione dei Modem e della creazione di gruppi autonomi. Smentita indignata: tutte balle. «I gruppi separati non li faranno mai - commenta Franco Marini, leader storico dei Popolari e bersaniano - Ma dove vanno? Rompono, anche se non hanno tutti i torti». Amara considerazione di Arturo Parisi, braccio destro di Prodi quando quel governo fu sfiduciato la prima volta: «Nel 1998 dissi che avevamo perso, ma non ci eravamo perduti; ora abbiamo perso e ci siamo perduti. Avrei preferito avessimo perso nel voto con le nostre ragioni e non all'inseguimento di un inesistente Terzo Polo. Quanto ci vuole prima che il Pd riveda la sua condotta?».

I Democratici non vogliono sentire parlare di resa dei conti. Già oggi dovrebbe tenersi un nuovo coordinamento; questa sera, assemblea di Modem. C'è irritazione per l'Opa lanciata da Berlusconi sui «democristiani» del Pd. Rosy Bindi, cattolico- democratica e presidente del partito, reagisce: «Berlusconi non punti le sue carte su chi viene dalla storia della sinistra de. Lui è solo un'anatra azzoppata». Si apre un fronte di aspra polemica con i dipietristì. Dario Franceschini accusa: «Se non ci fossero stati due traditori dell'Idv, Scilipoti e Razzi, avremmo vinto: il Pd è stato compattissimo». Per Idv sono «affermazione sciacallesche». Il Pd sa che la battaglia per fare cadere il governo ora inizia davvero: ci sarà il Vietnam delle commissioni; il decreto-rifiuti; la mozione di sfiducia a Bondi. Nichi Vendola in Transatlantico ieri rilancia: «Se si vota, eie elezioni sono più vicine, sono pronto alla premiership del centrosinistra».

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"Da cretinifare dietrofront il dialogo con Udc e FI i lecessarioaìla transizione"

Matteo Renzi

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SOPRAVVIVENZA La notizia del voto alia Camera è stata data dal sito Cnn: "Berlusconi sopravvive". Il New York Times ha parlato di "collasso evitato"

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CONGRATULAZIONI Ieri il Financial Times invitava gli investitori in Italia a ringraziare il premier per aver ottenuto la fiducia e aver così scongiurato la crisi

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BENE ANCHE PER L'ITAUA? Il tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung si cheide se il voto di fiducia, oltre che giovare a Berlusconi, fa anche l'interesse dell'Italia

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D'Alema: con questi numeri lo sbocco più naturale restano le elezioni

"Da cretini fare dietrofront il dialogo con Udc e Fli necessario allatransizione" GOFFREDO DE MARCHIS ROMA — «Mentecatti». Così Massimo D'Alema definisce quelli che ora mettono in discussione il sogno democratico di un governo di responsabilità ' istituzionale e la • strada del dialogo con il Terzo polo di Fini e Casini. «Credo che nessuno nel Pd siacosìstupidodapotersol- , levare questa obiezione. Cosa dovevamo fare?Vbtare la fiducia a Berlusconi per non fare spondaconFlieUdc? Roba da mentecatti, appunto. La politica non è fatta di scenari, è una scienza semplice, basta ragionare». Eppure intorno al Pdlevocicritichesullalineanon mancano. Da Renzi ai veltroniani, da Fioroni a Parisi. Naturalmente, il presidente del Copasirnonfanomi. «Cretini in giro ce ne sono sempre. Ma spero che nel Pd non vengano fuori». La sconfitta del fronte di opposizione D'Alema non può negarla. «Partivano da più 70 deputati, sono arrivati a più 3. Pri-

ma o poi vinceremo noi», e il commento al voto sulla fiducia venato da una nota di amarezza più che di sarcasmo. «MaBerlusconi può governare con questi numeri? Assolutamente no. Già domani (oggi per chi legge ndr) si vota alla Camera e si troverà davanti la stessa opposizione. Vale a dire un Parlamento diviso a metà». A questo punto D'Alema scommette tutto sulle elezioni. «Èlo sbocco piùlogico, mi pare». Senza rinunciare però allo spiraglio di un altro governo, di un esecutivo di transizione. «La prospettiva di un'alleanza con Fini e Casini resta in piedi, il voto a Montecitorio non la esclude». La allontana, però. Il presidente della Camera si è indebolito, per esempio. «Fini ha fatto la sua battaglia contro il premier, una battaglia vera - risponde D'Alema -. Gli va dato atto. Certo, non ha né i soldi né il potere di Berlusconi. Questo conta». Per l'ex premier il Parlamento ha raggiunto il livello più basso di «degrado mai visto nella storia della Repubblica. Deputati comprati, deputati nascosti dietro le tende fino all'ultimoperproteggerela vergogna di un voltafaccia. Uno spettacolo indecente per le istituzioni, per la democrazia. Che dobbiamo inlarghissima parteaBerlu-

sconi, allasuaparabolapolitica. Motivo in più per togliercelo dalle scatole (non dice proprio scatole, ndr)». Il Partito democratico, al pari di Fini, ha fatto la sua battaglia, con i compagni di strada giusti. «Non siamo in un angolo. E non è vero - spiega D'Alema - che ora dovremo lavorare in una cornice di alleanze che va da Vendola a Di Pietro e basta. Chi lo dice? Le altre porte restano aperte per noi». Sicuro? «Noidobbiamo fare la nostra parte ma non possiamo rispondere anche per gli altri. Non decidiamo solo noi». L'Italia dei Valori, ancora di più dopo la diserzione di due suoi deputati, è un partner indigesto per il presidente del Copasir. «Bel partito del cavolo (non dice proprio cavolo) ha costruito Di Pietro. Sono gli stessi che mettono i manifesti con la scritta "la vera opposizione". Loro, la vera opposizione. Figuriamoci. E qualcuno gli dà pure corda, i giornali li esaltano, credono o vogliono credere che sia davvero così». Il Pd non è messo male, secondo D'Alema, perché «ha dimostrato di essere la forza centrale dell'opposizione. Ha portato206deputatisu206avotare la sfiducia. E il suo lavoro è cominciato prima, con le battaglie parlamentari delle ultime

settimane, con la manifestazione di piazza San Giovanni. C'è un gruppo dirigente unito, non isolato, che non ha perso il sostegno della sua gente». Non abbandonai^ Fini, non consegnare Casini al centrodestra, semmai scaricare Di Pietro sembra lo schema seguito da D'Alema. Dire che il governo di responsabilità è «ancora in campo» significa prendere atto dei numeri difficili per il premier ma anche tenere insieme un'ipotesi di coalizione in vista delle elezioni anticipate. Certo, per realizzarla ora ci vorrà una nuova iniziativa del Pd. Magari l'offerta a Casini della candidatura a premier che scavalcherebbe Bersani ma darebbe sostanza alla strada di un accordo. «Vengo adesso da una riunione con il gruppo dirigente. Siamo uniti, nessuna spaccatura», dice. Il che non esclude divisioni nelle prossime ore, anche laceranti. Mailpresidentedel Copasir sa che solo un Partito democratico compatto può condurre in porto operazioni difficili come una nuova alleanza che rompe vecchi rapporti, che ha più di un nemico tra i democratici, che deve convincere potenziali alleati dubbiosi. Altrimenti un centrosinistra limitato a Pd, Di Pietro e Vendola diventa inevitabile. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fini ha fatto una battaglia vera contro Berlusconi. Gli va dato atto. Certo, non ha nei soldi né il potere del Cavaliere

Bel partito del cavolo ha fatto Di Pietro. Loro laverà opposizione? Figuriamoci. E qualcuno gli dà pure corda

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Massimo D'Alema è il presidente del Copasir

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Massimo Calearo ha portato un pallottoliere da regalare a Bocchino come sfregio

| 4 La fiducia lì voto

Sfida in Aula, il governo passa per tre voti Decisivo lo strappo deifintemie il «soccorso» didue ex idv. Bossi apre all'Ude, ma Casini dice no ROMA — Tutti gli occhi sono puntati sull'aula della Camera, su quanti numeri riceverà la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni, compreso per la prima volta il cosiddetto Terzo Polo di Udc, Eli, Mpa e Api, dopo il sì netto ottenuto dal centrodestra al Senato. Hrisultatodello scrutinio di Palazzo Madama, dove il centrodestra poteva contare su una maggioranza cospicua e quindi l'esito era da considerarsi scontato, viene dato a Montecitorio dal capogruppo della Lega Nord, Marco Reguzzoni, durante la sua dichiarazione di voto: «I sì sono stati 162, i no 135 e undici gli astenuti», dice tra gli applausi dei deputati della maggioranza. E anche alla Camera Silvio Berlusconi incassa, come dirà più tardi, «una vittoria certamente politica» che per il presidente Gianfranco Fini è invece una «vittoria numerica». «Una vittoria di Pino», la liquida il segretario del Pd, Pier Lui-

gi Bersani. In dettaglio: i contrari alla mozione per fare cadere il governo sono stati 314, i favorevoli 311 e due gli astenuti. Il margine di soli tre voti di scarto induce il Cavaliere, che ribadisce l'idea di «andare avanti», a rilanciare «un allargamento della maggioranza all'Udc e agli ex popolari del Pd che vogliano uscire dall'angolo». Berlusconi dice con altrettanta chiarezza che esclude ogni altra possibilità di dialogo con i finiani. L'ipotesi caldeggiata dal Cavaliere non è scartata da Umberto Bossi. E il Senatur lo dice non chiarezza: «Escludo vi sia un veto sull'Udc. C'è, però, il problema del federalismo, ma non basta. Il casino che ho visto in aula potrebbe essere l'origine del voto. Non si capisce più chi comanda...». E poi scolpisce: «L'unica igiene è il voto», lasciando così intendere che quest'ultima sia l'opzione preferita.

Ma Pier Ferdinando Casini respinge l'offerta del Cavaliere perché «per dare vita a un governo di responsabilità più ampio abbiamo chiesto a Berlusconi di dimettersi prima o dopo il voto alla Camera, ma il presidente del Consiglio ha ritenuto di non ascoltare il nostro suggerimento e ha ottenuto la fiducia che voleva, per tre voti: ebbene, ora ha il dovere di governare». In ogni caso, nel momento della conta, i futuristi si spaccano perdendo per strada tre esponenti (Catia Polidori, Giampiero Catone e Maria Grazia Siliquini) che votano a sostegno del governo, mentre un quarto, Silvano Moffa, che inizialmente sembrava orientato ad appoggiare l'iniziativa dei colleghi del gruppo, preferisce poi disertare la votazione «in segno di protesta per l'intervento in aula di Italo Bocchino», abbandonando anche lui Futuro e libertà per passare al gruppo misto.

E così nel respingere l'iniziativa che serviva a fare cadere il governo si trovano i deputati di Pdl e Lega Nord e con loro si schierano i parlamentari di Noi Sud-Pid (compreso l'ex dell'Idv Antonio Razzi), i tre di Movimento di responsabilità nazionale (Massimo Calearo, Bruno Cesario e Domenico Scilipoti) che hanno atteso di esprimersi fino all'ultimo e l'ex liberaldemocratico Maurizio Grassano. Contro il governo, e quindi con tutte le opposizioni (Pd, Udc, Italia dei valori) seguendone le indicazioni di voto, si ritrovano il liberale Paolo Guzzanti, i liberaldemocratici Daniela Melchiorre e Italo Tanoni, Roberto Nicco (misto-minoranze linguistiche). I due rappresentanti della Svp (Siegfried Brugger e Karl Zeller) si astengono. Antonio Gaglione, già nel Pd ora approdato nei gruppo di Noi Sud, non si presenta in aula. • Lorenzo Fuccaro 'Ù RIPRODUZIONE RISERVATA

La linea centrista Il leader udc rifiuta l'offerta del Cavaliere spiegando che ora «ha il dovere di governare»

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CORRIERE DELLA SERA Alln P « « , A - «

PRESENTI

QUORUM

VOTANTI

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313

ASTENUTI TOTALE:

1

1

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NUCARA (Misto)

GRASSANO (Misto)

1

SILIQUINI (Fli)

LA MALFA (Misto)

GIULIETTI (Misto)

1 CESARIO (Misto)

1

1

1

CATONE (Hi)

CALEARO (Misto)

LA SCELTA Gaglione non ha partecipato al vot

POUDORI (Fli)

2 / 3

Non si tiene conto del presidente che per piassi non vota

TOTALE:

1 1

5

CONTRO IL GOVERNO

1 ZELLER (Svp) 1 BRUGGER (Svp)

SCIUPOTI (Misto)

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Alla Camera ^97 ; Le mozioni di sfiducia XjmL I

Data

1

1

NICCO (Misto)

GUZZANTI (Misto)

311

LE DEFEZIONI Moffa non ha partecipato al voto e all'ultimo momento Siliquini e Polidori hanno votato per il governo

5 / ^ pMPA 1 '® fi» —— LD ^ ^ ^

1 ADC

mku NOI SUD

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235 PDL

Al Senato

PRESENTI

VOTANTI

QUORUM

309

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155

ASTENUTI

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IL TABELLONE II risultato della votazione di ieri a Montecitorio

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La sfiducia non passa per 3 voti, poi il capo del governo al Quirinale. Fli perde pezzi. Il premier: con Fini non tratterò più

Berlusconi vince e apre all'Udc

«Non galleggeremo: allargo la maggioranza». L'ipotesi di una crisi pilotata. No di Casini

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REGIONE BASILICATA OD

J 4 La fiducia I futuristi

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per Tremaglia, l'ultima raffica di Salò, Era Applausi anche dal Pd; lui saluta agitando il bastone

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Il premier cerca FUdc «Allargo la maggioranza Crisi pilotata? Possibile» «Per il Colle dannosa una campagna elettorale» ROMA — La definisce «una vittoria politica», che ha come primorisultatoquello di recidere i ponti con i fimani. D'ora in poi Fini è il passato, con il suo gruppo non ci sarà più nessuna trattativa. La definisce tale e non sembra preoccupato per il futuro: si è dimostrato «che esiste ancora una maggioranza in Parlamento», ancorché risicata, e il resto si vedrà. H resto è un futuro che può assomigliare a Paesi come il Canada, Israele, la Germania, ovunque esistano governi che non hanno una maggioranza assoluta in Parlamento (compresi gli Stati Uniti). Oppure è uno scenario aggiuntivo in cui la maggioranza si allarga ancora, acquista altri deputati, magari da ulteriori smottamenti deifiniani,o attraverso l'ingresso dell'Udc di Casini. Con eventuali dimissioni e crisi pilotata? Anche, «non lo escludo a priori». Ovvero: quello che non si poteva dare per il presidente della Camera, si può almeno pensare per il lea-

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Elezioni che non lo spaventader centrista. Afinegiornata il Cavaliere è no. Le stesse società americane felice, sereno erispondea tante che sfornano sondaggi per il domande durante la presenta- partito di Obama gli dicono che zione dell'ultimo libro di Ve- l'astensione si sta portando su spa. È appena salito al Quirina- livelli più fisiologici rispetto ad le, un colloquio di 45 minuti, di alcuni mesi fa, altri numeri gli cortesia istituzionale, per riferi- confermano che «Pdl, la Lega e re sullo stato della giornata. Di- La Destra sono al 44%, ed è imrà, a proposito, che anche Napo- possibile che gli altri vadano solitano considera le elezioni un pra il 40%». Conclusione: siapericolo da evitare («Ha detto mo sicuri di vincere anche al Seche una campagna elettorale nato. E un eventuale exploit delnon sarebbe positiva per il Pae- la Lega non sarebbe un problese»), pur se dagli uffici quirina- ma: «Abbiamo i 37 posti liberi lizi si fa notare che la prima cari- deifiniani»,è la battuta. ca dello Stato parlerà direttaIl rischio dello sfinimento, mente tra qualche giorno. come accade a Prodi per molti Oltre alla soddisfazione per mesi, è sicuro di non correrlo: la vittoria su Fini («Alla fine è «Non staremo a galleggiare, venuto fuori che ero solo un non mi sento in quelle condizioostacolo per il raggiungimento ni, per loro il ritorno al voto era dei suoi obiettivi»), c'è al mo- un dramma, per me no». Cosa si potrà fare con questi mento solo l'ottimismo della volontà. Il Cavaliere ritiene sia numeri? 0 anche con qualche possibile allargare la maggio- deputato in più? Per le riforme, ranza, sia verso i centristi, sia ammette il Cavaliere, avremo il verso «i democristiani di sini- bisogno di concordarle con l'opstra che sono nel Pd». Ma se posizione, per la giustizia «donon sarà possibile «con molto vremorinunciaread un grande entusiasmo mi butterò anch'io cambiamento», ma per il resto «non vedo grandi problemi, in campagna elettorale».

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dal federalismo a un piano per il Sud che tutti vogliono». Resta il problema della Lega, accetterà tante difficoltà, quasi un'ordinaria amministrazione? «Con Bossi c'è una grande capacità, anche umana, di trovare sempre un accordo, non mi ha mai deluso». Ovviamente, a sera, ci sono ancora le scorie della battaglia della mattina. Su eventuali dimissioni di Fini il Cavaliere glissa: «Nonrispondo,ho uno stile, anche se lui non l'ha avuto e mi ha offeso». Su quel periodo ipotetico concesso a Casini c'è comunque da registrare il motivo di resistenza più ampio, le dimissioni «manderebbero a zero quella costituzione materiale su cui mi sono personalmente impegnato». Ovvero gli italiani che nella scheda indicano anche il futuro capo del governo. Il futuro è ancora un'incognita, ma la battaglia con Fini gli sembra vinta. E tanto gli basta, al momento. Marco Galluzzo

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Al Colt© li premier lascia il Quirina)

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Secondo i sondaggi made in Usa in mano al premier, il centrodestra (Pdl, Lega, La Destra) oggi è al 44%

La battuta sulla Polidori che ha causato tanto sdegno era piuttosto innocente: «Ora il Cepu le darà la laurea in scienze politiche ad honorem»

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B ai suoi deputati: «Avevo qualche dubbio ma dopo aver sentito Bocchino ho capito che avrei vinto»

Melania Rizzoli avvolta nel tricolore come un'eroina risorgimentale

L. '-%..- Napolitano apprezza ma chiede stabilità

Sulle elezioni anticipale si rovesciano i ruoli Fini ora le vuole, il Cavaliere cerca di evitarle

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La Lega "apre" all'Udo ma ha un sogno: le urne Maroni ribadisce: "O si allarga la maggioranza o stavolta si va dagli elettori" ì 1 1 •**• à « ANTONELLA RAMPINO KOMft

reparatevi alle elezioni. ' Anzi, a un election day per il 27 marzo». E' Roberto Maroni che parla, un Maroni raggiante nel giorno in cui fatto fuori Fini si fa vicino il trionfo della Lega. In un emiciclo personale che s'è ricavato alla buvette di Montecitorio, quando mancano ancora ore al voto di fiducia, spiega che «alle elezioni non c'è alternativa, con o senza fiducia oggi. Certo, se Berlusconi cade magari potrebbero essere a febbraio invece che a marzo». E' il ministro dell'Interno che parla, l'uomo che ha tra le sue competenze istituzionali proprio quella di «convocare i comizi elettorali», come si dice tecnicamente. E di gestirli. Come chioserà in serata, a fiducia conquistata per 314 a 311 (più due astensioni che indeboliscono ancora, politicamente, quei numeri), il sodale collega Calderoli: «Con tre voti in più il governo può mangiare il panettone, ma non certo la colomba pasquale». Solo se ci si rivolge alla testa fina della Padania, a Bossi, si trova piena contezza della fase che s'è aperta ieri: la necessità subito evocata da Berlusconi di «allargare la maggioranza» contiene per la Lega un rischio che è l'altra faccia della vittoria. E quel rischio si chiama Udc. Giornata tesa quella di ieri alla Camera, gente che trema e gente che trama, volti scuri anche tra i vincitori, compreso Berlusconi quando fa la passeggiata da vincitore sul red carpet del Transatlantico. La Lega no. La Lega ha vinto tutto, e adesso dà le carte. Maneggia ormai fino in fondo, oltre che le pieghe dell'amico Silvio, anche il proprio potere di condizionamento sul governo. Per questo Maroni è raggiante, disponibilissimo al col-

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loquio, e per nulla impensierito. Scherza, «vorrei fare il sindaco di Napoli, infatti sto studiando Tammurriata nera», e intona una strofa. Riferisce a cuor leggero, il ministro dell'Interno, anche di quel che intanto accade fuori da Montecitorio, Roma messa letteralmente a ferro e fuoco. «I blindati delle forze dell'ordine sono stati presi a picconate, credo non sia mai successo nella storia della Repubblica. Sono stati trovati camion carichi di picconi e di mattoni, non è roba con la quale si fanno le manifestazioni, che per me restano un diritto sacrosanto. Avevamo saputo per tempo che gruppi di 20,30 facinorosi avrebbero voluto buttare a Montecitorio secchiate di vernice rossa, lo abbiamo segnalato a chi doveva prendere decisioni per l'ordine pubblico». Ma quanto alla politica e al futuro del governo, «le sorti di Berlusconi sono l'inverso di quelle del Milan, e forse non lo si è notato abbastanza», dice disegnando per aria con le mani la serie storica di picchi e cadute. Ed è noto che le sorti del Milan, al momento, sono al massimo. Bossi no, Bossi non scopre il proprio trionfo. Bossi fiuta in anticipo i rischi che ha davanti. Certo, «Fini sta messo male, male quanto la sinistra», dice. «Noi, solo noi vinciamo sempre». Pronti ad aprire a Casini? La dichiarazione ufficiale che il Senatùr consegna subito alle agenzie di stampa, quando il Cavaliere scende dal Colle dove ha appreso l'indicazione del Capo dello Stato di rafforzare la risicata maggioranza, è che «la Lega non ha nulla contro l'Udc». Ma qui, a quattr'occhi nel cortile di Montecitorio, in mezzo ai suoi che lo proteggono e lo accudiscono sottraendolo al freddo, portandolo al braccio, evitando che giochi a braccio di ferro coi cronisti, la risposta è «non mi fate parlar male di Casini, che mi è anche venuto a trovare nel mio ufficio...». Casini invece nega: «Io sono andato stamane al gruppo dell'Mpa per convincerli a votare la sfiducia al governo, e in corridoio ho incontrato Bossi che ha l'ufficio lì a fianco. "Ciao, grande puttanone", gli ho detto. Ci siamo salutati e abbracciati, e basta». Accreditare l'idea che sia aperto un

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canale di colloquio politico Udc-Lega, e un canale cercato dall'Udc, significa per la Lega allontanare da sé l'idea di voler spingere per elezioni ad ogni costo. Significa nascondere il proprio carro tra quelli del neBERLUSCONHNCALO mico, come consigliava Sun Tsu. Si- «Le sorti del Cavaliere sono gnifica fare la stessa abitualmente l'inverso cucina a fuoco lento di quelle del Milan» che Fini aveva cominciato a fare con TREMONTI I N ASCESA Berlusconi. Ma tra vecchie volpi ci si caIl ministro dell'Interno: pisce. Casini fa subi«Sì, potrebbe essere lui to sapere che, per il candidato premier» aprire all'Udc, Berlusconi deve prima dimettersi. Berlusconi a stretto giro risponde «non se ne parla», e offre «una crisi pilotata», che è come dire io non mi dimetto, ma posso fare un rimpasto coinvolgendovi. Il gioco comincia, e si gioca sulle due sponde estreme contigue a Berlusconi, e tra due nemici storici, Bossi e Casini. Due partiti oltretutto dì forte radicamento territoriale, l'uno emblema del Nord, l'altro del CentroSud. Figurarsi se Bossi vuol farsi scippare la golden share padana sul governo dal Regno delle Due Sicilie. No, molto meglio andare a votare, lucrando percentuali proprio a quel che resta del Pdl, e aggregando nel frattempo non l'Udc ma «partitini e parlamentari che non vogliono stare nell'angolo», come dice anche Berlusconi. Dunque, per la Lega, meglio, molto meglio celare la voglia di elezioni. Se non fosse che Maroni invece ne parla esplicitamente. Di più. A domanda conferma, «sì, potrebbe essere Tremonti il candidato premier», «ne dovremo discutere per le prossime elezioni: Tremonti sarebbe un ottimo presidente del Consiglio». E' in agenda la sostituzione di Berlusconi a candidato premier. Del resto, se le sorti di Berlusconi sono l'inverso dei successi del grande Milan, di una cosa Maroni è sicuro: «Tremonti credo proprio non tifi per nessuna squadra».

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Contrevotiinpiù l'esecutivo può mangiare i! panettone, ma non certo la colomba pasquale

Nei confronti di Pier Ferdinando nessun veto, ma c'è il problema del federalismo, e non basta neanche quello Umberto Bossi

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R o b e r t o Calderoli Ministro della Semplificazione

Leader della Lega Nord

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Il leghista Roberto M a r o n i , ministro dell'Interno

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Tradimenti e bugie Il giorno del Caimano PREMIER SALVO PER TRE VOTI. SI PRENDE "RESPONSABILI" DI SCILIPOTI E TRE "FINIANI" di Paola Zanca

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azzina di caffè in mano, il d e p u t a t o Pdl, Mario Baccini, è costretto a festeggiare qui il suo 53esimo c o m p l e a n n o . Confessa a un collega: "Secondo m e siamo sotto. Al massimo ci arriviamo risicati, risicati". Finirà 314 a 311, tre voti in più a sostegno del governo Berlusconi. Due astenuti (gli altoatesini Brugger e Zeller), d u e soli assenti: il solito Gaglione (mister 7,9% di presenze) e Silvano Moffa, la cui scomparsa al m o m e n t o del voto sarà u n o degli atti di una tragedia lunga mezza giornata. Montecitorio è già piena alle nove di mattina. L'aria che tira, nella maggioranza, è parecchio pessimista. Lo capisci da c o m e è accerchiato Paolo Guzzanti. Cravatta rossa d'ordinanza, n o n p u ò fare u n passo senza che venga fermato da parlamentari di u n o e dell'altro schieramento. Il suo voto, oggi, pesa c o m e un macigno. Un Tg chiede al ministro Alfan o di spostarsi in sala stampa p e r un'intervista. La risposta è nervosa: "Interviste? Decidiam o tra d u e ore". Circola c o n insistenza l'ipotesi c h e d o p o il voto al Senato dove Fli si è astenuta - Berlusconi possa salire al Quirinale p e r dimettersi. Ha paura di n o n farcela? Forse, ma stavolta c o n Fini vuole andare allo scontro. Alle dieci e tre quarti fa il suo ingresso in Transatlantico. "Sereno e ottimista", si ferina a parlare p r o p r i o c o n l'uomo c h e p o t r e b b e cambiargli la giornata. Guzzanti non ha il coraggio di dirglielo in faccia, lo farà più tardi, in aula e n e m m e n o c o n una formula esplicita. "Non posso votare la fiducia al governo ". Dice si alla mozione? Si astiene? Chissà. In Transatlantico i deputati della maggioranza comincia-

no la litania consolatoria. "Tanto se si vinceva di un voto c h e cambiava? Tanto a marzo si vota comunque...". Due metri più in là, il ministro Maroni sta già scaldando la macchina del Viminale: "Election day a marzo, ci buttiamo dentro tutto". Dentro l'aula comincia a parlare Antonio Di Pietro. I parlamentari della maggioranza e s c o n o in massa. Il leader Idv ricorda al presidente Berlusconi c h e è "arrivato al capolinea", c h e deve "consegnarsi alla magistratura e, c o m e un Noriega qualsiasi, farsi giudicare", c h e quello che ha fatto in questi giorni è "corruzione parlamentare". Nello stesso istante, fuori, tre deputate Pdl rimirano u n anello (d'oro) tricolore, omaggio del presidente in persona. Nunzia Di Girolamo è furibonda p e r c h é qualcuno l'ha accusata di aver letto in aula un discorso scritto da Berlusconi: "Ma vaff. .Io quelle cose le penso!". II ministro Brunetta vaga p e r il Transatlantico c o n aria sconsolata. Q u a n d o vede arrivare la finiana Giulia Bongiorno in sedia a rotelle, si fa ancora più c u p o . Le tre deputate incinte, oltre a lei, anche Mogherini e Cosenza, sono tutte presenti. A mezzogiorno e mezzo la maggioranza è convinta di essere sotto di u n o . Si cerca affannosamente Catia Polidori: "Non so che faccia ha", ammette qualcuno. Chi l'avrebbe mai detto c h e quella deputata umbra sarebbe diventata così importante? Non la trovano p e r c h é è "nascosta" nel corridoio c h e porta in aula. Ha già deciso che voterà contro la sfiducia, c h e tradirà Fli, meglio n o n farsi vedere in giro. Quando pronuncia quel "no", in aula p a r t o n o gli applausi della maggioranza. Un secondo dopo, si scatena la rissa. Il finiano Giorgio Conte, c h e poi smentirà, le dà della "troia". I leghisti le si lanciano addosso. Bot-

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te, urla, spintoni. Intervengon o i commessi p e r evitare il peggio. Prima di lei, n o n ha risposto alla chiama il leader delle colombe, Silvano Moffa. È fuori dall'aula, a dire che voterà la sfiducia solo se il c a p o g r u p p o di Fli, Italo Bocchino, si dimette: t r o p p o d u r o quell'intervento in cui ha accusato Berlusconi di "populismo", in cui ha detto c h e "il centrodestra n o n è u n marchio della holding Mediaset", che n o n si p u ò "andare a braccetto c o n Gheddafi, Putin e Lukashenko". Bocchino resta al suo posto. Moffa rientra in aula, parla con Berlusconi e se ne va c o n il Pdl Amedeo Laboccetta. Alla seconda chiama è assente, la colomba ha p r e s o il volo. Settantadue nomi d o p o la Polidori, è un'altra d o n n a a tradire il presidente della Camera: Mariagrazia Siliquini sceglie Berlusconi. Per dirla con la Santanchè, "ha avuto le palle". A votazioni concluse se n e sta in u n angolo dei corridoi. Luca Barbareschi la vede. "Sili?", le fa alzare lo sguardo e poi col dito indice fa "no, no". Lei sbotta: "L'avevo detto che n o n ero d'accordo con la sfiducia, quante volte devo ripeterlo?". Forse bastava n o n firmare la mozione: invece Siliquini, così c o m e Moffa e Polidori, il loro n o m e in calce alla richiesta di sfiducia lo h a n n o messo neanche due settimane fa. Gli ultimi a votare, alla seconda chiama sono i tre "responsabili", Scilipoti, Calearo e Cesario, travolti dagli applausi, c o m e era già successo mezz'ora prima a Razzi. Fuori è tutto u n "bravi", "benvenuti", "ora dobbiamo governare". Il presidente Fini esce subito

sbagliato n e a n c h e un numero"), Francesco Pionati ("Visto che abbiamo tenuto anche Glassano?"). Il Pdl Ignazio Abrignani accoglie Bocchino e Granata: pacca sulla spalla e u n ferale arrivederci " alla prossima". Che l'entusiasmo abbia i minuti contati, p e r ò , lo vedi dalla faccia di Berlusconi: esce dall'aula teso c o m e n o n mai. Maurizio Lupi traduce: "Dobbiamo evitare di votare domani (oggi, c'è il decreto sull'emergenza rifiuti, ndr), perché vorranno farci andare sotto subito. Bisogna far durare il dibattito 150 anni...". Alla buvette la Lega sta brindando alle elezioni. Francesco Rutelli si aggira in cerca di finiani, "proviamo a parlarci". Il Pd è sparito nel nulla subito d o p o il voto. Tutto c o m e prima.

// ministro Maroni prepara il 'Viminale

••Meglio andare al voto: election day a marzo, ci buttiamo dentro tutto,

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dall'aula. Lo accoglie un coro: " Dimettiti ". Uno a u n o sfilano i trionfatori Osvaldo Napoli ("Siamo grandi"), Saverio Rom a n o ("Incredibile, n o n avevo

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CAMERA A PAGAMENTO II mercato dei voti, la rissa e la farsa del tricolore incorniciano una fiducia penosa. Con Berlusconi che applaude Berlusconi e realizzata, insieme e in onore di qui nella difesa blindata del loro ciò che resta dei governo, da ciò capo sfiduciato (se non fosse staM A QUEL TEATRO concita- che resta della maggioranza, che to per tre voti a tariffa)? el giorno della conta il ti- to di vincitori sconfitti ("meno adesso è gravemente amputata e tolo del New York Times è male che Silvio c'è", si era umi- si regge sulla stampella costosa profetico: "Berlusconi liato a dire il deputato Cicchitto di pochi transfughi, figure ignoMÉMU^^^M^^^M^M cerca salvezza nella sfornel suo discorso) era parte di una te di una avventura squallida. tuna". Infatti è proprio quello II capo blindato e scena più ambigua, più strana. Ci sono scene che resteranno che accade. Il suo partito gli ca- T u t t o l o s c h k r a m c n t 0 della Le „ nella memoria di chi era in Aula, de addosso Pezzi di accusa, di- ga pKscnXc> disciplinato, com- come flash di uno strano spettaC£ sprezzo, ridicolo rivelano u n p a t t o j j a fatto j n m o c i 0 da non colo. Di Pietro. Parla per il suo piccolo uomo vendicativo che toccare mai il tricolore, nessuno gruppo e dice, come è inevitabivoleva solo adulazione continua h a a p e r t o b o c c a d u r a n t e , a d i s o r . le, se il discorso riguarda Berlue apprezzava (apprezza) qua- dinata esecuzione dell'inno na- sconi, la parola "magistratura" lunque cortigiano, vero o falso, iemale i t a l i a n o L a l o r o p a r t c d i L o d i c c u r i a v o l t a s o i a ) m a B e r l u . purché si prostri al momento S p e t t a c o l o prevedeva due ruoli, sconi all'istante scatta in piedi, fa giusto, t cosi, nel momento del j | p r ; m o e r a di iniziare il grido il gesto della maledizione, urta crollo, e stato lesto nell atterra- rabbioso "dimissioni, dimissio- Frattini che non è veloce ad al1 e alcuni corrotti (non tanti, gli n j„ c o n t r o j,-j n j c n e > ^o gj a t jetto, zarsi ed esce quasi di corsa. Semsono Bastati cinque o sei, ancne n o n e f a ^^ j n a u j a > m o s s a a i t r e t . t, r a gj 0 / )j datala coincidenza fra la se avreDDe voluto vantarne un t a n t o i n s u itante per la Camera e parola e la fuga. Eppure una buoplotone) e tirarli contro i suoi per gli avversari che avevano ap- na parte di quelli che poi, come nemici. Alla fine, tre voti in più, pena fallito nella congiura con- partigiani della Val D'Ossola, si quanti bastano per dire ho vin- tro Berlusconi. Ma con uno sco- legheranno il tricolore al collo, to. In soli due anni Berlusconi pò in più: abbattere il canto del- adesso lo seguono ed escono per vanta alla Camera una minima l'inno italiano. Tutti i beriusco- lo sdegno evocato dalla parola maggioranza, solo a pagamenniani presenti (che non erano infame, magistratura. to. L'evento è spregevole eppututti coloro che avevano votato il re la giornata, per chi era in quelz H capo, molti, fatto il dovuto, se ne BERSANI ha lo slogan più efl'aula, è sembrata storica. Lo è erano andati alla svelta per non ficace: "Guardi che lei si è ribalstata dentro un'istituzione che farsi trovare sulla scena) infatti si tato da solo" e l'applauso più lunBerlusconi voleva abolire trasono subito uniti al grido di ven- go di una opposizione che finalsformandola in uno studio tv detta contro Fini abbandonando mente c'è e infatti sta quasi per con scritto "applausi" e invece è il tentativo mal riuscito di canta- farcela. Ma dieci anni dopo. Restato costretto a trincerarsi sulla re l'inno nazionale. sta il mistero di Calearo. È un misua parte. Doveva rispondere alAllora i leghisti si sono spostati, stero modesto come lui, ma a chi lo schiaffo in feccia dei tre voti a come comparse ben dirette, nel vorrà raccontare un giorno che pagamento con passaggio tra i Transatlantico. E hanno realizza- era stato eletto nel Pd e se n'è anbanchi di figure rigide, senza to, nello stesso tempo, la loro dato al primo richiamo di Berlusguardo, come guidate da un te- p a r t e d'insulto all'istituzione, e il sconi? Quali ragioni dirà che oglccomando (ci sono anche colo- l o f o g c s t o d j separazione dalle gì non ha detto? Ha una buona ro che si vantano della destrezza r e t rovie di ciò che resta di An e di azienda. Dite che non poteva gatrasformista, non questi che so- F o r z a I t a U a . Hanno cantato in rantirsi da solo la normale lealtà, no apparsi e scomparsi e hanno mezzo al Transatlantico "Va' anche se costosa, in una legislasempre taciuto oppure hanno pensiero". Lo hanno fatto non tura che comunque sarà breve? parlato, come Scilipoti, in un nel modo che evocava teatro e Da ricordare, nel giorno del tribreve e scoordinato delirio) che celebrazione, piuttosto come colore sfregiato da un partito rappresentano in modo esem- combriccola di buon umore in- che lo ruba agli altri italiani, nel piare il fallimento politico di un coraggiata dal passaggio di un giorno in cui la Lega sta alla larga leader che ha finito di esistere, bicchiere. In questo senso un della bandiera italiana perché Larispostaèstataconcitataerar- comportamento improvvisato e s e n t e r a r i a d e g l i u l t ì m i g i o r n i e sesca. Come in un brutto teatro offensivo è diventato la Storia. vuole farsi trovare secessionista in cui manca la conclusione del- Dopo Mussolini e il ritorno alla dopo aver avuto in mano polizia lo spettacolo, coloro che sono democrazia, il Parlamento non e governo, Berlusconi che aprimasti fedeli al leader hanno era mai stato umiliato in un mo- plaude se stesso riconoscendosi estratto in aula grandi bandiere do cosi evidentemente prepara- nella grandiosa effige fatta, di lui, tricolori, le hanno sventolate to con cura. Ecco che cosa biso- dal suo dipendente Cicchitto. Da come nei varietà degli anni gna notare. La scena di occupa- ricordare il triplice anello intorTrenta, le hanno indossate, han- zione della Camera, di imposses- no al Parlamento di tutti i tipi di no tentato di cantare l'inno di samento del tricolore, di espro- polizia con tutti i mezzi disponiMameli. La Mussolini è andata a prio dell'inno nazionale - e l'oc- bili. 11 teatro è teatro e ha bisogno sventolare un tricolore al posto casione offerta alla Lega di rap- di simboli. I simboli del conflitto vuoto di Fini, subito spinta via presentare la secessione nel Par- provocano conflitto. Ma come ,. 11 A dai commessi. Un gesto malati- lamentoltaliano-èstatapensata f aianon chiederti: si fermeranno di Furio C o l o m b o

gurante, dato il suo nome.

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le bandiere anni Trento

Il teatro del Caimano: il doppio lavoro della Lega, le comparse a tariffa e i cordoni di polizia attorno al Palazzo „_

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LO SCONTRO FINALE HA DUE PERDENTI Fli si sfilaccia, la maggioranza è risicata di Luca Telese

I T n duello feroce, spietato, i infinito, verticale. Ieri 1 Gianfranco Fini e Silvio %J Berlusconi si sono sfidati senza guardarsi, separati da pochi centimetri - in verticale - ma in realtà da un abisso. Fuori scontri furibondi, zona rossa, fumo nero a un passo dal Parlamento. Ma dentro Montecitorio nessun rumore di fondo arriva all'orecchio dei deputati, solo il clangore della sfida senza tregua. La prima scena che resta sul taccuino è quella finale, i trenta passi di Silvio Berlusconi nel Transatlantico. Dovrebbe essere il giro d'onore di un re taumaturgo che si gode l'ennesima vittoria. In realtà sembra una passeggiata nel nulla: gli occhi sono spalancati, l'espressione è interdetta, il sorriso si accende e si spegne sul volto, in modo meccanico, c o me una lampadina che si sta per fulminare. Pochi istanti prima, invece, Fini corre tagliando il Transatlantico come una freccia, un capo guerrigliero in una ritirata strategica. Silvio Berlusconi ha vinto la battaglia, ieri, ma ha perso la guerra. Il suo governo ha la stessa maschera di cera del suo sorriso, le ore contate. Fini ha perso la battaglia, ma continua a combattere: staccherà la spina presto. Entrambi i gladiatori sono in grado di ferire l'altro, nessuno ha la forza di infliggere il colpo di grazia. La seconda scena è il capannello intorno a Roberto Maroni alla buvette. Scherza, ma nemmeno tanto, il ministro dell'Interno: "È una regola di questi anni, infallibile. Se il Milan va bene, i go-

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verni di Berlusconi vanno male. Se il Milan va male, Berlusconi va bene". E come va il Milan quest'anno? "Benissimo". Siride. Altra perla, Roberto Calderoli, ingiacchettato di verde Padania. Sospira, prima del voto, l'uomo forte della Lega: "Ho confidato nella luna piena". Possibile? Riti drudici. Esercizi scaramantici? Macché, lotta contro il pallottoliere: "C'erano tre gravide, e tutte e tre avevano annunciato il voto per l'opposizione, ho sperato ardentemente in una fase lunare che favorisse... i parti. Purtropp o la luna non c'è stata d'aiuto". Battute, certo. Ma tutti capiscono che la Lega guarda già oltre il governo. Folgorante la sintesi di una vecchia volpe come Paolo Cirino Pomicino: "Berlusconi ha giocato tutte le sue carte per vincere, ma il vero paradosso è tutto qui. La violenza che ha dovuto mettere in campo per portare a casa questo risultato, produce l'energia che impedirà che si possa ricucire con Futuro e Libertà, e anche con l'Udc, dopo la fiducia. Il voto che lo salva - insomma - è anche quello che lo condanna". Se li guardi in aula, i duellanti ti rendi conto quanto sia vero. Gli incarnati dei due leader parlano meglio di ogni cosa. Fini sembra scolpito nella cera, tende all'impassibilità. Regala un sorriso solo al vecchio combattente Mirko Tremaglia, che passa sotto il suo banco, agitando verso di lui il bastone dopo aver gridato il voto al segretario d'aula: "Sì!". Tremaglia è malato di Parkinson da tempo, il suo gesto di passione politica, comunque la si pensi, strappa qualche applauso persino sui banchi del

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Pdl. Ma quando si chiude questo lampo di pace è guerra. Antonio Di Pietro, piantato nel centro del Parlamento insieme con Maurizio Zipponi, escogita un'ingegnosa strategia difensiva per mettere in difficoltà i due deputati che lo hanno tradito, sedotti dalla sirena del Cavaliere. I "tre tenores", infatti, avevano annunciato, come spiegava Calcare: "Io non partecipo alle prime due chiamate. Così se non sono determinante mi astengo...". Apriti cielo: Di Pietro scorre l'elenco dei suoi deputati, ne chiama due: Zazzera, Rota... Voi due restate in aula, ma non rispondete all' appello ! ". È una trovata che ha qualcosa di geniale. Sottrarre due voti certi fa saltare i conti di chi calcola come spendere il suo voto. Così sia Calearo, che Razzi che Scilipoti sono costretti ad uscire allo scoperto e a votare al secondo giro, tra gli applausi del centrodestra. Durante il voto Fini diventa una sfinge, Berlusconi invece se ne sta in piedi, davanti

Le previsioni di Cirino Pomicino

••La grande violenza messa in campo impedirà al Pdl di ricucire con Fini ma anche COillUdC

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al banco del governo, come una capo del commando in Curva. Si potrà dire qualsiasi cosa, di questa giornata, ma non c'è dubbio che il Pdl vince perché il Caimano non molla la presa fino all'ultimo. Se parli con transfughi come l'onorevole Grassano - una vita da consigliere comunale ad Alessandria, poi approdato fra i liberaldemocratici, poi beriusconizzato - scopri che B. ha trattato con loro fino all'ultimo momento utile, ieri: "Mi ha assicurato che farà il federalismo.... Sapeva tutto della mia disavventura giudiziaria.... Sa che io sono uno che non si è piegato davanti ai magistrati". Bello. L'ultimo paradosso, in questa serata di furia, di cori e di tricolori agitati in aula, di piccole icone epiche, come quella di Giulia Bongiorno che vota in sedia a rotelle, è che il calciomercato di Berlusconi ha prodotto una vittoria parlamentare. E che il lavorio tecnicamente magistrale del terzo polo aveva partorito una sfiducia virtuale. È furibondo Luca Barbareschi, quando esce: "Ha vinto Berlusconi dite? Sì, ma con i voti di gente che dovrebbe stare in galera!!!". Il duello fra le due maschere di cera, il volto gonfio di Berlusconi protetto da due cordoni di commessi mentre non si capacità di quello che è successo, il viso scuro e le guance arrossate di Fini mentre torna nel suo quartier generale sono l'emblema di una sfida fratricida. Stasera Berlusconi vince, per la prima volta nella storia, arruolando sei deputati eletti nel centrosinistra. In questo ha ragione Italo Bocchino: "Il vero ribaltone lo ha fatto lui*.

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Il numero fisso della camera Andrea Fabozzi

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a rissa c'è anche dentro, ci sono tradimenti e bugie, sorprese, sbandieratoli, cori, insulti, spintoni, sparizioni e abbracci, molti abbracci. Ma il Palazzo è fermo e fisso è il numero della vittoria: tre e quattordici come il pi greco. Sei deputati sorreggono Berlusconi. Silvano Moffa è il primo. Alle 12.49 lo chiamano e lui n o n c'è. Lunedì notte ha giurato che voterà la sfiducia, Fini lo ha recuperato all'ultima curva. Ma adesso non c'è. Sta tentando, dice, un'altra mediazione. Poi compare mentre va avanti il voto. Annuncia che voterà contro il governo. CONTINUA | PAGINA 3

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Moffa legge u n comunicato: «Non ci sarà alcuna difficoltà a far prevalere il senso di disciplina di gruppo». D u n q u e entra. Fini sospira, lui fa la fila per il second o appello. Mentre è in fila incrocia Berlusconi che comincia a parlargli. Sono tre giorni che gli parla. Si forma u n capannello. Arriva l'ex An Laboccetta, fisico i m p o n e n t e , dice d u e p a role e se lo porta via. Moffa n o n vota. Caria Polidori invece n o n c'è. C'era lunedì sera all'incontro tra finiani in cui è stato firmato il patto p e r la sfiducia. Ieri m a t t i n a l'aspettan o inutilmente in aula. Lei è nel palazzo, anzi è subito fuori dall'aula, dietro u n a porta e u n a tenda. Aspetta il suo t u r n o , entra all'una in p u n to. Passa correndo sotto la presidenza, quasi riesce a tornare fuori p r i m a che il tabellone luninoso la scopra: h a votato n o alla sfiducia. Urlo di gioia dai b a n c h i della destra, u n insulto dal gruppo dei finiani traditi. Lei è già via e n o n sente. M a i leghisti che s t a n n o lì a d u e passi sentono e scopp i a la rissa c o n i c o m m e s s i che saltan o sui banchi, Granata che arriva, Urso che trattiene, Bonfiglio che spintona, Dussin che fa il gesto di m e n a r e . Catia Polidori è la cugina di Francesco Polidori, grande elettore di Berlusconi e inventore del Cepu. Il ministero dell'Università h a in p e n d e n z a u n decreto arnministrativo che perm e t t e r à all'università telematica di Polidori - si chiama eCampus, l'ha inaugurata il cavaliere - di tenere corsi veri e distribuire vere lauree, c o m e la Bocconi. I finiani lo s a n n o tutti, lei h a detto che stava c o n Fini «solo per riconoscenza». La terza è Maria Grazia Siliquini, Ritaglio Politica e Istituzioni

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ricomparso a destra - sia tornato assenteista e che le deputate Cosenza, Bongiorno e Mogherini abbiano trascinato le loro gravidanze in aula p e r votare la sfiducia. All'una e 41 minuti è finita, il govern o h a perso 21 voti rispetto a quelli che aveva all'inizio della legislatura m a h a raggiunto la q u o t a 314 di salvezza. L'opposizione in dieci giorni h a perso sei voti dei 317 che sulla carta garantivano la sfiducia. S p u n t a n o le b a n d i e r e tricolori, a destra si canta l'inno nazionale. Bossi è già uscito, i leghisti replicano c o n Verdi e i fazzoletti verdi. Berlusconi attraversa il transatlantico e smuove plotoni di reverenti. Bersani e Tremonti incrocian o lo sguardo, ci p e n s a n o u n p o ' , poi Berlusconi esce dall'aula solcando si stringono veloci veloci le dita. apposta il g r u p p o dei finiani. Si ferm a con Consolo, erano amici, lo sgrida e si allontana agitando l'indice, più su c'è Bocchino che intervenendo gli h a dato dell'arricchito, dello speculatore e dell'amico di Gheddafi e adesso si trova la m a n o del cavaliere sotto il naso, da stringere. La stringe e si p r e n d e d u e parole, senza replica. Poi il cavaliere rientra p a s s a n d o dal gruppo U d c e sono baci e sono carezze. Nel frattempo dal loggione, il p o s t o dei reprobi che c a m b i a n o gruppo troppo spesso o t r o p p o in fretta, parla l'onorevole Scilipoti. U n u o m o organizzato: alle p r i m e luci del giorno in u n centro storico blindato e metafisico ha fatto sfilare u n gruppetto di suoi sostenitori. Che essendo tutti immigrati h a n n o destato qualche sospetto facile d a verificare: l'onorevole li h a pagati (poco). Scilipoti, il quarto u o m o decisivo, si alza e declama senza p a u r a n é imbarazzo: «Oggi consegniamo alla storia u n a scelta rivoluzionaria che va oltre il limite della c o m p r e n s i o n e d a p a r t e di alcuni cittadini italiani e dei parlamentari». In effetti sta cercando di comprenderla, la scelta, la p r o c u r a di Roma. Ma a Scilipoti n o n basta. Decide di n o n rispondere alla p r i m a chiamata, a quel p u n t o il suo voto com e quello dei sodali del «movimento di responsabilità nazionale», gli ex rutelliani Calearo e Cesario, è decisivo. Scilipoti sparisce dietro u n a p o r t a e i m m a g i n a la suspense. N o n rispond o n o n e a n c h e Calearo e Cesario che però p e r via del c o g n o m e guadagnan o giusto u n m i n u t o tra la p r i m a e la seconda chiama, m i n u t o che trascorr o n o sotto il b a n c o . Poi inevitabilm e n t e sfilano a votare p e r il governo. Scilipoti, il dipietrista, si p r e n d e le coccole di Maurizio Lupi, Calearo le p a c c h e di Brunetta. A quel p u n t o è tutto chiaro e La Russa p u ò alzare le braccia al cielo. A quel p u n t o n o n importa più al governo che l'inafferrabile Gaglione - eletto a sinistra, sparito,

l'unica finiana assente alla firma del patto sulla sfiducia. Lei c'è in aula, p e r ò h a cambiato posto. Si è già allontanata dai suoi ed è tornata p i ù vicina al Pdl, partito che aveva raggiunto d o p o essere passata p e r la Lega e l'Udc. Interviene per dichiarare il suo voto in u n m i n u t o , «non posso, proprio n o n p o s s o votare la sfiducia», u n applauso da destra copre le ultime parole, p o i q u a n d o vota arrivano a n c h e gli abbracci. E i baci, soprattutto di Alessandra Mussolini che c o m e le miss al giro d'Italia bacia tutti quelli che si convertono al Pdl, p u r e Catone, p u r e Razzi che sette giorni fa ancora strillava contro i berlusconiani tutti.

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Numerofissoa Palazzo, ifinianivanno via con lui 314 per lafiducia,botte e corteo anche per gli onorevoli

FUORI E DENTRO Piazza del Popolo brucia (foto Ap); in basso la rissa in aula dopo il voto per il governo della deputata futurista Polidori (Reuters). Qui accanto Berlusconi (Reuters); a destra Bocchino e Fini (Ap) e la democratica Federica Mogherini incinta di 9 mesi, tempo scaduto, ma ha preferito andare a votare la sfiducia (Ap)

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STATO D'ASSEDIO A ROMA

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Unagiornata da dimenticare nell'assenza di una politica di o nelle vendette del dopo voindirizzo di sviluppo economi- to difiducia;quella che non si co e dì crescita, prolifera il nul- baloccherà con le geometrie di Alberto Orioli la petulante delle baruffe variabili dei gruppi, scompochiozzòtte, benzina (non solo nibili e ricomponibili, come ideologica) per le molotov de- tante Ikea del consenso. Ingli studenti arrabbiati e dei faci- somma, serve stabilità, come n aula lo spettacolo di una caccia ai consensi norosi di mestiere. ci dicono i mercati e le agencon tanto di rissa in chiusura, molte ipocri- E,la violenza, così, trova de- zie di rating finora clementi sie travestite da democrazia. Fuori la violen- clinazioni e origini diverse, ac- con l'Italia. Ma poi la stabilità za degli scontri e delle bombe carta, molta guer- coppiamenti inediti e nerissi- deve servire a fare qualcosa. riglia urbana travestita da manifestazione de- mi. La devastazione copre allo- Per il paese. mocratica del dissenso. Alberto Orioli ra via del Corso, la via dello La scorsa legislatura si è chiusa tre anni fa nel- shopping natalizio, e lambisce lo spettacolo triste di un parlamento dove si ce- viale dell'Astronomia, la stralebrava trangugiando fette di mortadella in di- da ove ha sede della Confindu- SOHMimitUnNE '-. spregio delle istituzioni. stria, organizzazione impegna- Preoccupano anche Anche stavolta alla Camera vedere il parapi- ta in questi giorni nella moderglia seguito a inaspettate, malegittime, dichiara- nizzazione dellerelazioni indu- i messaggi intimidatori zioni di voto non è stato degno dell'istituzione striali e nella lotta alla crimina- per Confìndustria regina di una democrazia (e, probabilmente, un lità organizzata. e le intolleranze parlamento di nominati è meno sensibile di un Mentre il Parlamento votanei confronti dei sindacati vero parlamento di eletti). va nel rugby e la capitale bruE ieri mentre la Camera si divideva in due, ciava, veniva recapitato un cariRoma viveva una giornata di scontri e assalti, catore di pistola a Emma Mardove agli studenti che sfilano (e non sempre sanno il perché oltre allo slogan da striscione), cegaglia, presidente della Consi è sommato il professionismo delle barricate findustria, e ad Antonello Monincendiarie e delle devastazioni. Black bloc? tante, vicepresidente in prima Forse felpe nere di casa nostra non globetrotter linea nella lotta alla mafia e condella demolizione; anarco insurrezionalisti uti- sigliere di amministrazione di lizzatori abituali di violenza. questo giornale. Confusione, Rivisti ifilmatiche affiorano violenza e provocazione in su Youtube, con teppisti che cercano di incendiare le camiouna stessa giornata, in un quanette e un finanziere che in difedro buio per il paese dove, cosa ha estratto la pistola, è chiame sa bene Raffaele Bonanni, ro che se contiamo i feriti e non riformista paziènte e tenace, il morto è solo per fortuna. basta niente per essere, come è capitato ancora l'altro ieri, berNon siamo tornati, improvsaglio dell'intolleranza dei visamente, nella Roma blindagruppi antagonisti. ta e devastata, degli anni 70. La Le martellate ai bancomat storia non si ripete mai, ma la preoccupazione è forte per e i caricatori inviati per posta questo rigurgito violento. E hanno bisogno - oltre che delnon è il "vento dell'Europa" le doverose immediate rispoche ha scosso l'auto dei reali inste di polizia - delle risposte glesi bersagliati dai pubblici addella politica. detti tagliati da Cameron; che Quella che prova a concerha devastato la piazza sotto il tare in Europa posizioni coPartenone in una Grecia stremuni per affrontare il nodo mata dai tagli; che ha rinvivito del debito; quella che dovreble banlieu in una (inefficace) albe definire entro l'anno un ableanza tra studenti e pensiobozzo di politica economica nandi in Francia. L'Italia ha tenel decreto mille proroghe nuto: ha salvato i conti, ha cersenza che sia la piattaforma cato (e cercherà ancora) di delle mille leggine-mancia; tamponare gli effetti sull'occuquella che non si bloccherà pazione con il miglior sistema nella conta quotidiana, estenuante dei seggi effettivamendi ammortizzatori sociali del te a disposizione alla Camera Vecchio Continente. Ma,

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Una giornata da dimenticare

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Casini, secondo il quale Berlusconi non gli ha dato retta perché non si è dimesso, resta di chiusura netta. Ma si è aperta una fase nuova, che il centrodestra sente di poter gestire con maggiore tranquillità, nonostante tutto.

Massimo Franco

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Sulle macerie di Fli si rafforza l'asse fra la Lega e il premier e anche è probabile che da ieri le elezioni anticipate sono più vicine, Silvio Berlusconi p*%s«# non lo dà a vedere. E dopo avere umiliato Gianfranco Fini e il Fli nella resa dei conti parlamentare, ostenta una calma e una prudenza che dimostrano l'incertezza del governo. Il presidente del Consiglio assicura di essere pronto perfino a esaminare l'ipotesi di una crisi pilotata, per allargare il centrodestra all'Udc di Pier Ferdinando Casini, sebbene ridimensioni l'apertura spiegando che la Lega non sarebbe d'accordo. Conta sulla risacca finiana dopo la bruciante sconfitta di ieri a Senato e Camera. E nega il pericolò di una «sindrome Prodi», ovvero il rischio di avviarsi a un rapido logoramento a causa di un vantaggio risicato. È un sopravvissuto cauto, quello che ieri ha presentato l'ultimo libro di Bruno Vespa: così cauto da non L'apertura infierire sul presidente della Camera. Eppure, qualche all'Udc vela la punto fermo lo ha messo. corsa già in atto Intanto, Berlusconi archivia verso le elezioni qualunque alleanza con il Fli. Per lui il partito finiano i!UiVl|#«&V non esiste più: possono esserci solo dei pentiti che ritornano nel Pdl. Secondo: l'asse con Umberto Bossi è più solido che mai. E il modo in cui il premier dice di discutere con Bossi lascia intuire un tandem convinto di rivincere le elezioni. I| terzo punto è una riaffermazione del bipolarismo cosi netta da sconfinare in un sogno bipartitico: con la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento innalzata al 5 per cento, dal 4 attuale. Ma la preoccupazione di Berlusconi è di non dare l'impressione di volere andare alle urne. Il premier sostiene che a lui e a Bossi converrebbero, e che ne stanno discutendo, con la Lega tentata e per il momento frenata proprio da Palazzo Chigi. Se poi la situazione precipita, c'è Fini come capro espiatorio. A spiegare il suo atteggiamento tutt'altro che N trionfalistico sono i numeri parlamentari avari. È il timore che l'instabilità «armi» la speculazione finanziaria contro l'Italia. E ancora, il colloquio di ieri al Quirinale con Giorgio Napolitano, subito dopo avere ottenuto una fiducia preziosa ma risicata. Tre voti in più sono decisivi per andare avanti ancora un po', ma non per governare. E l'atteggiamento di Ritaglio Politica e Istituzioni

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Le istituzioni

Con il Quirinale dovrà usare la giusta misura di Michele Ainis

l governo ha vinto, il governo ha perso. Tre voti in più degli avversari bastano a evitargli lo sfratto da palazzo Chigi; due voti in meno rispetto all'asticella della maggioranza assoluta lo trasformano, tecnicamente, in un governo di minoranza. Significa che a questo punto il gabinetto Berlusconi ha tutto il diritto di governare, ma non ne ha più il potere. A meno che, strada facendo, non sia capace di riconquistarlo. Come? Con la politica, certo; ma anche con una diversa strategia istituzionale. Dopotutto il potere del governo dipende dai suoi rapporti con gli altri poteri dello Stato. Col Quirinale, in primo luogo. Davvero questi tre anni d'esperienza non hanno niente da insegnare

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a Berlusconi? La popolarità di Giorgio Napolitano è almeno doppia rispetto a quella del presidente del Consiglio; e certo quest'ultimo non ha tratto vantaggio dal suo repertorio di freddezze, scortesie, sgarbi più o meno plateali nei riguardi del Colle. Senza dire che il capo dello Stato è il timoniere delle crisi: un governo in condizione di pre-crisi permanente avrebbe tutto l'interesse a conservarne l'appoggio. E la giustizia? Quanto è convenuto a Berlusconi partire lancia in resta contro i magistrati? Quanto potrà convenirgli cucinare una riforma per segare le basi costituzionali della loro indipendenza? Davvero gli ultimi comunisti abitano nei tribunali e alla Consulta, oltre che in Corea? A proposito della Consulta: fra meno d'un mese deciderà sul legittimo impedimento, l'ultimo scudo processuale del nostro premier. Accettarne

il verdetto senza scomuniche o anatemi sarebbe un'esibizione di forza ritrovata, oltre a sfilare di tasca agli avversari uno dei loro argomenti prediletti. Rimane il Parlamento, rimane l'unico potere dello Stato ancora più infiacchito rispetto al governo in carica. Per quale ragione? Perché il porcellum gli ha tolto autorità e prestigio, ha trasformato gli eletti in camerieri di partito. E infatti u italiani su io getterebbero volentieri la legge elettorale tra i rifiuti. Se il gabinetto Berlusconi fosse il motore della sua riscrittura, con un solo atto restituirebbe vigore a se stesso e al Parlamento. Ma raramente i deboli cedono alle ragioni altrui; in genere diventano aggressivi, convertono l'impotenza in prepotenza. Speriamo di sbagliarci. rrikhde.ainis@uniroma3.it ©RIPROOUZIONERISERVATA

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I dossier

Il rischio è un governo solletica-popolo constituencies che mi sono avverse, approvando leggi populistiche che servono come strumenti di propaganda l governo ha la maggioranza e quindi e rimandando ogni decisione difficile dovrebbe., governare? Beh, in teoria che scontenti larghi strati dì popolazione. sì, ma il Belpaese, si sa, non è un paese normalissimo. La mia ipotesi, Qualche esempio? Avanti a tutto peraltro, è che si vada comunque ad vapore con la controriforma dell'ordine elezioni, forse non a marzo-aprile, ma forense per potersi presentare anche nella tarda primavera, perché le come "il Presidente-avvocato" di fronte opposizioni, soprattutto quelle del a toghe plaudenti. Colpo di acceleratore Terzo Polo, sono stordite. Quindi gli sulla Banca del Sud e sui finanziamenti incidenti parlamentari saranno più rari per le opere pubbliche che magari non anche se è improbabile che si regga verranno mai fatte (come il mitico ponte troppo a lungo così o che Berlusconi tra Scilla e Cariddi). Si proceda con le riesca a imbarcare l'Udc alle sue quote-rosa nei consigli condizioni. d'amministrazione delle società quotate, Ebbene, se io fossi il capo razionale di provvedimento dannoso e liberticida, un governo e avessi di fronte sei mesi di ma politicamente corretto e che legislatura prima di un'ordalia elettorale consente di vestire i panni del che si preannuncia durissima, come mi "Presidente-femminista" (geniale, no?). In più varerei un bel progetto di legge muoverei? Accontentando il più sull'introduzione del quoziente possibile i gruppi di pressione più familiare, scorciatoia familistica rispetto numerosi meglio organizzati magari all'abbassamento reale delle imposte sui infliggendo qualche colpetto alle di Alessandro De Nicola

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redditi, ma popolare presso l'elettorato tradizionale. Una strizzatina d'occhio alla Chiesa non guasta. I preti, come insegnava la vecchia democrazia cristiana, votano e hanno ancora qualche potere di persuasione. Liberalizzazioni? Non scherziamo, chi li sente gli amministratori locali e le loro migliaia di società controllate? Privatizzazioni, allora? Ma no, chi meglio del governo riesce ad aiutare le nostre grandi aziende in Russia? Giustizia: purtroppo sarà diffìcile far passare il processo breve e la legge sulle intercettazioni, ma grazie al sacrifico di questi provvedimenti ci sarà il casus belli per le elezioni. Tuttavia il premier è un cultore di Erasmo da Rotterdam e del suo Elogio dellafollia. Se irrazionalmente decidesse di fare il contrario di quanto scritto sopra, il paese ne beneficerebbe molto e magari gli sarebbe pure riconoscente. Vedremo. adenkola@adamsmith.it e RIPRODUZIONE RISERVATA

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Fiducia a Berlusconi: inizia (o finisce) la nuova stagione? It quadro politico

Tutti sconfìtti: le elezioni sono più vicine non ritrovato neanche con la manifestazione dell'n dicembre che ha visto, come ha scritto e da un lato il tentativo di disarcionare LinaPalmerini sul Sole, «l'inedito di una Berlusconi è fallito, dall'altro una tra le piazza che invoca la sua riscossa in un governo tecnico». Perde la Lega, o quanto più vaste maggioranze della storia meno la sua anima di governo incarnata da repubblicana si riduce ad un piccolo Roberto Maroni, perché da domani la corte margine di tre parlamentari. È questa la di un Bossi sempre più iconico e sempre fotografia finale di una battaglia popolata meno capace di guidare la macchina del solo da perdenti. Naturalmente perde Fini, e partito troverà irresistibile la tentazione di male, pagando il prezzo della differenza che corre tra un progetto coraggioso (radicare in incassare direttamente nelle urne il vantaggio accumulato grazie alle difficoltà Italia una destra europea e non del PdL. Infine, nonostante le apparenze, berlusconiana) e il materiale concreto con Berlusconi rischia di perdere la guerra dopo cui dovrebbe essere costruito avere vinto questa battaglia. Ieri il Cavaliere (essenzialmente ex-Msi di ascendenza ha trovato una riserva di ossigeno in un rautiana). Perde anche il Partito parlamento di nominati con una pessima democratico, che si è rintanato nella propria legge elettorale, grazie ad una contrattazione metà campo sperando che la resa dei conti dai contorni imbarazzanti e profittando nel PdL gli restituisse come per miracolo un ruolo politico. Quel ruolo perduto da tempo e soprattutto della debolezza degli avversari. di Andrea Romano

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Ma la sua esperienza a Palazzo Chigi potrà continuare solo se riuscirà ad imbarcare qua e là un transfuga di ritorno da Fli e qualche più consistente pezzo dell'Udc, restando comunque ostaggio della Lega e della sua voglia di voto. All'ennesima linea di galleggiamento verrà forse dato il nome di "nuovo patto di legislatura". Ma è difficile immaginare qualcosa di diverso da un supplemento di agonia per un governo che avrebbe dovuto realizzare riforme di impronta storica e che invece si è rapidamente trovato prigioniero del declino di quello che un tempo fu l'alfiere della "rivoluzione liberale". Sullo sfondo rimane un paese che attende stordito elezioni ormai più che probabili, e dove la dimensione della crisi di consenso della politica e delle istituzioni è molto maggiore di quella che può essere misurata su tre voti di scarto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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» I L'intervista L'ex pm: Berlusconi mandante piduista della compravendita

Di Pietro fa mea culpa: «Sento la responsabilità per i tradimenti dell'Idv» ROMA — «Comprati e venduti... Quante lune passeranno perché Scilipoti e Razzi tradiscano ancora?». Faccia lei una previsione onorevole Antonio Di Pietro, visto che li ha portati in Parlamento. «Sono stati eletti con i voti dell'Idv e per oltre dieci anni sono stati più antiberlusconìani di me». Finché ieri hanno salvato il governo. Cosa è successo? «Sono persone prive di strumenti culturali e hanno subito una subornazione da parte di potenti». Quali potenti? «Silvio Berlusconi. Lo sa lei quante vittime ha fatto quella rabdomante di Vanna Marchi?». Non pensa di aver fatto qualche errore anche lei, dal momento che li ha scelti? «Non posso nascondermi dietro un dito, sento in me la responsabilità politica di due onorevoli che hanno tradito il partito. Ma sono convinto che qualcosa di traumatico e

dirompente sia successo. Perché tagliassero il cordone ombelicale con noi devono avergli fatto vedere la luna nel pozzo». Poltrone, soldi? «Il problema è cosa gli hanno fatto, alle menti e al portafoglio. Ho denunciato il presidente del Consiglio come il mandante piduista che ha organizzato la compravendita, un vero attentato alla Costituzione». Perché hanno ceduto proprio loro, se erano convinti oppositori? «Non dovevano farlo, le loro storie personali glielo vietavano e il voto per il governo peserà sulle storie delle loro famiglie». Chi è Domenico Scilipoti? «Un kamikaze dell'antiberlusconismo». E Antonio Razzi? «Un poveruomo, che si è ritrovato eletto per grazia ricevuta». Decine di migliaia di voti... «Tutti voti dell'Idv. Ma se il seggio è scattato è perché in Svizzera ci sono più italiani che in Italia. Tut-

ta colpa di una legge elettorale che va cambiata». Ma lei, non ha provato a fermarli? «Li ho chiamati l'ultima volta due giorni fa nel tentativo disperato di farrifletterele loro coscienze sulla storia nera che stavano scrivendo. E li ho invitati a rileggersi il Vangelo, dove c'è Gesù ma c'è anche Giuda». E loro? «Le pacche sulle spalle e i "bravo" che ieri inneggiavano in Aula al tradimento compiuto, sono la dimostrazione del mercimonio. Il peone è libero di fare queste porcate perché si sente coperto dallo stare in una squallida compagnia e non risente della riprovazione politica». Luigi De Magistris ha chiesto una cabina di regia per la selezione di candidati. Non c'è un problema politico al vertice dell'Idv? «Con il congresso tutti i problemi politici sono stati risolti». Monica Guerzoni ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Venduti Scilipoti

è un kamikaze dell'antiberluscomismo. Un poveruomo che si è ritrovato eletto

Botta e risposta Per Antonio Di Pietro il governo ha paura: i deputati del Pdl lasciano l'Aula mentre lui parla (foto Ansa)

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C E S 3 3 i S B S B B B ! Il responsabile dell'Interno: non li abbiamo lasciati liberi di fare, come dimostra il fatto che non ci sono stati né vittime né feriti gravi

Maroni: «Poteva esserci il morto Fermati i professionisti della violenza» Il ministro respinge le critiche: c'è stato equilibrio nella gestione della piazza T>fW/iA — Aliti */A c-Wi m icritica r«ritirci chiedo: r H i o f l n * in \rs alteraltiar«A chi mi ROMA Alle -«n 19, mani-m mentre ii<-*al*i_ tele giornali trasmettono le immagini nativa dovevamo usare i carri ardella guerriglia che ha assediato mati? Non voglio immaginare a Roma per tutto il pomeriggio, Ro- che cosa sarebbe accaduto se anberto Maroni telefona al questore che a Roma, proprio come a Londi Roma. Esprime «vicinanza e soli- dra, avessero assaltato le sedi istidarietà per i contusi», ma soprat- tuzionali e l'auto della famiglia reatutto «apprezzamento per l'equili- le». Non è vero che li avete lasciati brio e l'oculata gestione dimostrata in tutte le fasi della manifestazio- fare, proprio come era accaduto a Genova durante il G8? ne». Ministro, vuole far credere che «Assolutamente no e infatti non ci sono state né vittime, né feriti lei è soddisfatto? «Non potrei esserlo, di fronte a gravi come invece questi criminali questi filmati. Ma posso e voglio di- avrebbero voluto. E inutile girarci intorno, si tratta di delinquenti re che è andata bene». Il centro di Roma è stata assal- che vanno fermati, professionisti tato. Ci sono stati mezzi blindati della violenza che non sono più tolin fiamme e più di quaranta feriti lerabili. Su questo bisogna adesso tra manifestanti e forze dell'ordi- intervenire con decisione». Come? ne. «Poteva esserci il morto. Questo «È una riflessione che va fatto a lo dico senza timore di essere livello politico coinvolgendo gli ensmentito. Le notizie che avevamo ti locali. Si devono attivare verifinei giorni scorsi ci dicevano che ol- che sui luoghi dove queste persotre un migliaio di persone era de- ne si riuniscono, sgomberare gli terminato ad assaltare la Camera e edifici occupati abusivamente». il Senato durante il voto di fiducia Lei sta pensando di chiudere i al governo per bloccare i lavori». centri sociali? E voi avete ritenuto di blindare «Io voglio fare tutto ciò che seri palazzi lasciandoli liberi di assal- ve per fermare questi delinquenti. tare via del Corso e piazza del Po- È terrorismo urbano e non può espolo? sere tollerato anche perché ci sono «È stato predisposto un piano prossime scadenze che possono diper mettere in sicurezza i luoghi ventare l'occasione per nuove viodelle istituzioni e le persone. I det- lenze». tagli tecnici spettano ai responsabi- Siriferiscealle proteste annunli dell'ordine pubblico, ma queste ciate in vista dell'approvazione al erano le disposizioni che avevo da- Senato della riforma universitato. Qui non siamo di fronte a gente ria? per bene, non sono studenti e ope«Esattamente. Se andrà tutto corai che manifestano dissenso. Qui me previsto, tra una settimana poci troviamo di fronte a 2.000 perso- tremmoritrovarcinella stessa sine - la maggior parte provenienti tuazione di queste ultime ore. Ma dai centri sociali - che entrano in non possiamo consentirlo. L'avevo un corteo di 20.000 con una violen- già detto quando un centinaio di za capace di scatenare il finimon- persone riuscì a varcare il portone do». del Senato. Da allora, e sono traA vederli in azione sembravano scorse appena due settimane, c'è alcune centinaia e comunque so- stata una pericolosa escalation. È no riusciti ad aggredire le forze una spirale che va fermata al più dell'ordine, violando la zona che presto». doveva essere interdetta.

TAIMili l governo ffnvpmn ha I l a ottenuto r t t t A n i i t r t la In fifiIeri ducia. Adesso che cosa succede? «Per ora ci godiamo la vittoria. Silvio Berlusconi ha accettato la prova di forza di Gianfranco Fini e l'ha vinta». Esultate per tre voti? «No, anche perché non abbiamo alcuna intenzione di finire come il governo Prodi. Però abbiamo dato una grande dimostrazione di compattezza. Ora vedremo. La Lega ha sempre detto che bisognava andare a votare, ma è stata leale con Berlusconi e ha accettato il suo tentativo per allargare la maggioranza». Pierferdinando Casini ha già detto che l'Udc non entrerà nel governo. «Vedremo. Diamo tempo al presidente del Consiglio fino agli inizi di gennaio. Dopo le festività prenderemo una decisione. Ma la pregiudiziale deve essere chiara: l'Udc che aveva votato contro il federalismo fiscale deve pubblicamente approvarlo. Altrimenti non se ne fa nulla, anche tenendo conto che si tratta di uno dei partiti che ha perso le elezioni». E Fini? «Per scelta politica non chiederò le sue dimissioni da presidente della Camera. Diverso è il mio giudizio personale, anche tenendo conto che da quattordici anni non accadeva che sullo scranno più alto di Montecitorio sedesse un esponente dell'opposizione. Voglio solo evidenziare una stranezza di questa stranissima situazione: l'ufficio di presidenza ha una composizione che penalizza la maggioranza. Sono tre contro due con la prevalenza di chi è contro il governo. È una circostanza istituzionalmente inaccettabile».

Fiorenza Sarzanini ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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C E S 3 3 i S B S B B B ! Il responsabile dell'Interno: non li abbiamo lasciati liberi di fare, come dimostra il fatto che non ci sono stati né vittime né feriti gravi

Maroni: «Poteva esserci il morto Fermati i professionisti della violenza» Il ministro respinge le critiche: c'è stato equilibrio nella gestione della piazza T>fW/iA — AAlle l l ^ -«n o n t i u i ii-ala</L c-Wi m icritica r«ritirci chiedo: r H i o f l n * in \rs alteraltiar«A chi mi ROMA 19, mmentre tele giornali trasmettono le immagini nativa dovevamo usare i carri ardella guerriglia che ha assediato mati? Non voglio immaginare a Roma per tutto il pomeriggio, Ro- che cosa sarebbe accaduto se anberto Maroni telefona al questore che a Roma, proprio come a Londi Roma. Esprime «vicinanza e soli- dra, avessero assaltato le sedi istidarietà per i contusi», ma soprat- tuzionali e l'auto della famiglia reatutto «apprezzamento per l'equili- le». Non è vero che li avete lasciati brio e l'oculata gestione dimostrata in tutte le fasi della manifestazio- fare, proprio come era accaduto a Genova durante il G8? ne». Ministro, vuole far credere che «Assolutamente no e infatti non ci sono state né vittime, né feriti lei è soddisfatto? «Non potrei esserlo, di fronte a gravi come invece questi criminali questifilmati.Ma posso e voglio di- avrebbero voluto. E inutile girarci intorno, si tratta di delinquenti re che è andata bene». Il centro di Roma è stata assal- che vanno fermati, professionisti tato. Ci sono stati mezzi blindati della violenza che non sono più tolin fiamme e più di quaranta feriti lerabili. Su questo bisogna adesso tra manifestanti e forze dell'ordi- intervenire con decisione». Come? ne. «Poteva esserci il morto. Questo «È una riflessione che va fatto a lo dico senza timore di essere livello politico coinvolgendo gli ensmentito. Le notizie che avevamo ti locali. Si devono attivare verifinei giorni scorsi ci dicevano che ol- che sui luoghi dove queste persotre un migliaio di persone era de- ne si riuniscono, sgomberare gli terminato ad assaltare la Camera e edifici occupati abusivamente». il Senato durante il voto di fiducia Lei sta pensando di chiudere i al governo per bloccare i lavori». centri sociali? E voi avete ritenuto di blindare «Io voglio fare tutto ciò che seri palazzi lasciandoli liberi di assal- ve per fermare questi delinquenti. tare via del Corso e piazza del Po- È terrorismo urbano e non può espolo? sere tollerato anche perché ci sono «È stato predisposto un piano prossime scadenze che possono diper mettere in sicurezza i luoghi ventare l'occasione per nuove viodelle istituzioni e le persone. I det- lenze». tagli tecnici spettano ai responsabi- Siriferiscealle proteste annunli dell'ordine pubblico, ma queste ciate in vista dell'approvazione al erano le disposizioni che avevo da- Senato della riforma universitato. Qui non siamo di fronte a gente ria? per bene, non sono studenti e ope«Esattamente. Se andrà tutto corai che manifestano dissenso. Qui me previsto, tra una settimana poci troviamo di fronte a 2.000 perso- tremmoritrovarcinella stessa sine - la maggior parte provenienti tuazione di queste ultime ore. Ma dai centri sociali - che entrano in non possiamo consentirlo. L'avevo un corteo di 20.000 con una violen- già detto quando un centinaio di za capace di scatenare il finimon- persone riuscì a varcare il portone do». del Senato. Da allora, e sono traA vederli in azione sembravano scorse appena due settimane, c'è alcune centinaia e comunque so- stata una pericolosa escalation. È no riusciti ad aggredire le forze una spirale che va fermata al più dell'ordine, violando la zona che presto». doveva essere interdetta.

TAIMili l governo ffnvpmn ha I l a ottenuto r t t t A n i i t r t la In fifiIeri ducia. Adesso che cosa succede? «Per ora ci godiamo la vittoria. Silvio Berlusconi ha accettato la prova di forza di Gianfranco Fini e l'ha vinta». Esultate per tre voti? «No, anche perché non abbiamo alcuna intenzione di finire come il governo Prodi. Però abbiamo dato una grande dimostrazione di compattezza. Ora vedremo. La Lega ha sempre detto che bisognava andare a votare, ma è stata leale con Berlusconi e ha accettato il suo tentativo per allargare la maggioranza». Pierferdinando Casini ha già detto che l'Udc non entrerà nel governo. «Vedremo. Diamo tempo al presidente del Consiglio fino agli inizi di gennaio. Dopo le festività prenderemo una decisione. Ma la pregiudiziale deve essere chiara: l'Udc che aveva votato contro il federalismofiscaledeve pubblicamente approvarlo. Altrimenti non se ne fa nulla, anche tenendo conto che si tratta di uno dei partiti che ha perso le elezioni». E Fini? «Per scelta politica non chiederò le sue dimissioni da presidente della Camera. Diverso è il mio giudizio personale, anche tenendo conto che da quattordici anni non accadeva che sullo scranno più alto di Montecitorio sedesse un esponente dell'opposizione. Voglio solo evidenziare una stranezza di questa stranissima situazione: l'ufficio di presidenza ha una composizione che penalizza la maggioranza. Sono tre contro due con la prevalenza di chi è contro il governo. È una circostanza istituzionalmente inaccettabile».

Fiorenza Sarzanini ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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fermati dalle forze dell'ordine al termine della guerriglia. Sono tutti accusati di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi improprie

La pistola Un finanziere aggredito prende la pistola, dito sul grilletto (nel tondo) Per la Finanza vuole evitarne il furto. Le Fiamme gialle smentiscono che sia intervenuto un collega in borghese per proteggerlo (Reuter/Gentile). Poi il finanziere viene portato via (Ansa/GiglĂŹa)

ÂŤMa noi abbiamo evitato il peggioÂť Poteva esserci il morto. In 2.000 almeno volevano assaltare Camera e Senato.

Bisogna attivare verifiche a livello locale, sui luoghi dove (peste persone si riuniscono

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fermati dalle forze dell'ordine al termine della guerriglia. Sono tutti accusati di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi improprie

La pistola Un finanziere aggredito prende la pistola, dito sul grilletto (nel tondo) Per la Finanza vuole evitarne il furto. Le Fiamme gialle smentiscono che sia intervenuto un collega in borghese per proteggerlo (Reuter/Gentile). Poi il finanziere viene portato via (Ansa/GiglĂŹa)

ÂŤMa noi abbiamo evitato il peggioÂť Poteva esserci il morto. In 2.000 almeno volevano assaltare Camera e Senato.

Bisogna attivare verifiche a livello locale, sui luoghi dove (peste persone si riuniscono

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REGIONE BASILICATA

ANTONIO PADELLARCI

II Fatto Quotidiano

È solo una vittoria di Pirro lo vedo come un uomo sconfìtto, era il pa^~*"^ ra abbiamo la certezza su Futuro e libertà». La Lega che ruolo giocherà? drone del vapore e oggi è costretto di nuoJJm «come andrà afinire:elezioLa Lega asseconda bene il disegno di Ber- vo a scendere in campo. Diciamo che ha salne • Bni anticipate in primave\ \ ^^**J ra». Non ha dubbi Antonio lusconi. Vuole da sempre le elezioni antici- vato il salvabile. Padellaro, direttore del Fatto Quotidiano: pate, le avrebbe volute subito, le avrà a mar- Fini? «Il lungo calvario iniziato a luglio, quando zo, e questo le va assolutamente bene, aven- A Fini do atto di aver giocato una partita si è consumata la frattura nel Pdl, è giunto a do concesso al premier di fare un ultimo gi- rischiosissima,findal primo momento. Ha una svolta netta. Fino a lunedì si potevano ro di valzer. Il ministro Maroni ha di nuovo tenuto, tenuto, tenuto, con grande coragipotizzare soluzione diverse, come un go- affermato che o si allarga la maggioranza o gio, resistendo a un bombardamento feroverno tecnico. Ora sono certo che si è realiz- si va alle urne: la Lega, dunque, fornisce a ce. Ha portato Berlusconi sul ring e lo ha cozata la miscela che porterà alle elezioni Ber- Berlusconi la carta che lui si giocherà a ini- stretto a vincere ai punti, dopo un match dulusconi resta in carica, è vero, ma la sua si zio 20ii, dopo che si avrà la certezza che la rissimo. Ora Fini deve stare molto attento, presenta con tutte le caratteristiche di una maggioranza non potrà essere ampliata. perché Berlusconi farà di tutto per sfasciarvittoria di Pirro. Comunque, due risultati li Dunque, Berlusconi ha vinto su tutta la gli il partito. E, essendo uno degli uomini porta a casa: sarà lui a guidare l'ultimo go- linea... più ricchi del mondo, ha sicuramente molti verno della legislatura, quello che porterà il No, non ha ottenuto in realtà quello che "argomenti". paese alle urne; è riuscito a creare una cre- gli stava più a cuore, tenere salda una magLuigi Paini pa vistosa nel campo che più gli è nemico, gioranza che mai era stata così blindata. Io ©RIPROmmONERISFRVATA

Antonio Padellare, 64 anni

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II Riformista

ANTONIO POLITO

Più debole il terzo polo "W~ a primavera è più lontana». AntoJJ I nio Polito, direttore del Riformi\ V JL_>sta, allunga il calendario dopo il voto che ieri ha confermato lafiduciaal governo Berlusconi. Che cosa accadrà? Dopo il voto, tutti i partiti hanno guadagnato tempo e sono scongiurate le elezioni a marzo 2011 in concomitanza con i festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Le elezioni sono la sola via d'uscita alla situazione attuale? La maggioranza di questo governo alla Camera, come abbiamo visto, è troppo risicata. Il Cavaliere, che ha sempre dimostrato di avere sette vite e una capacità non comune di combattere, si metterà al lavoro per cercare di allargare il consenso tra i mo-

derati e magari accogliere qualche defezione dai finiani. Dovrà anche spiegare al capo dello Stato come intende governare e quali scelte politiche pensa di adottare. Quale sarà la posizione del Fli ora? L'opposizione esce indebolita dal voto: in Parlamento ha ottenuto un numero di voti come non aveva mai avuto in questa legislatura, eppure non è riuscita nella spallata. È stata però una vittoria di Pirro? Ieri è andata in scena l'operazione più ardita che sia stata attuata contro Berlusconi in questi anni e con il più alto potenziale di vittoria, eppure non è riuscita. Il capo del Governo ha superato la prova anche se la maggioranza si è sfilacciata ed è ora troppo

composita: chi ha organizzato l'operazione ne esce indebolito, come pure il terzo polo. Che cosa farà la Lega? Il ministro Maroni ha giurato fedeltà al premier, certo è che, se la maggioranza non si allargherà, anche per la Lega le elezioni saranno inevitabili. Quali potrebbero essere le forze di un'eventuale nuova maggioranza? Già nei giorni passati il Cavaliere ha corteggiato Casini per sostituire Fini. Dopo ciò che ha detto e fatto contro il governo Berlusconi e tenendo conto del proprio elettorato, Casini difficilmente accetterà di diventare la stampella di governo Berlusconi. Maria Luisa Colledani ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Polito, 54 anni

"~ffil I Fiducia £k a Berlusconi: ME

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(rifinisce) ^ ^ J ^^^^ j la nuova J ^ ^ H ^^|L ' stagiono? ^KKt^^^^^^KMMk

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VITTORIO FELTRI

II Giornale

Parte la corte a Casini lungo dal potere. E la chiesa non può stare a Non c'è una disciplina così militare nel Pdl. Si dice: Berlusconi piuttosto che dimetA U'8o% si va a elezioni, al 20% Ca- guardare: se mette una buona parola... JJ fJL sini entra in maggioranza e il go- Le percentuali potrebbero ribaltarsi? tersi si farà affondare in aula. Esatto. ^ \ j f JLverno dura almeno un anno, se Non credo che lo farà. Ieri ha soddisfatto E la Lega? Serve un sì anche da Bossi. l'orgoglio. In una situazione come questa, è non fino a scadenza naturale». Secondo Che arriverebbe se Casini fosse disposto preferibile anche per lui dare agli elettori la Vittorio Feltri, direttore editoriale de II Giornale, l'esecutivo Berlusconi dopo la a trattare sul federalismo, unica ragione so- possibilità di scegliere, di decidere così chi fiducia di ieri cammina su un sentiero ciale di Bossi. ha sbagliato e chi no. stretto. Stretto ma che - aggiunge subito - Crede sia possibile? Le urne per regolare i conti. Ma c'è la Credo di sì. Non penso, come dice qualcu- crisi. Possiamo permetterci il voto? «potrebbe allargarsi». no, che Casini voglia davvero fare il nuovo Non possiamo consentirci di vivacchiaPer quali ragioni? re. Non è con una formula algebrica che calPerché un terzo polo non esiste. Casini lo Prodi. Che ne abbia forza e voglia. sa, è consapevole che Fininon èpiù il "Dio-pa- Torniamo alla prima opzione: il voto. coli transfughi e partorienti a ogni voto che tria-famiglia" che predicava e non aggreghe- Restalapiù probabile, quella chepersonal- si può reggere un paese. Molto meglio torrà voto moderato. Meglio stare alla larga. Ma mente mi auguro. La scissione di Fli non è sta-nare a votare. A meno che... c'è dell'altro. ta unapasseggiata, hacambiatola scena politi- A meno che? Un certo Casini non decida... Ovvero? Francesco Gaeta I democristiani non sanno stare lontani a ca. Se Casini dice no, Berlusconi non può pensare di andare avanti con tre voti di scarto. ©R!PR00U?I0NE RISERVATA

Vittorio Feltri, 67 anni

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INTERVISTA A VITTORIO FELTRI

CRIBBIO, CHE BOTTA Ha vinto Berlusconi come al solito. Fini è stato ridicolizzato: dovrebbe andare in esilio. Ora Casini in maggioranza, oppure al voto in marzo di Valeria Brachieri ^ * Ora sappiamo che u n a maggioranza c'è, sia pure risicata. Basterà a Silvio Berlusconi per governare? La d o m a n d a è rivolta a Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, sospeso dall'Ordine dei giornalisti e quindi impossibilitato ascrivere, m a n o n a r a g i o n a re di politica in questo m o m e n t o topico per il Paese. «Romano Prodi dal 2006 al 2008 governò male, e a fatica, con u n a maggioranza ancorapiù esigua al Senato. Teoricamente se l'impresa è riuscita al Professore, perché n o n dovrebbe riuscire al Cavaliere? Certo è che rimanere appesi a tre voti n o n è rassicurante. Il rischio di cadere sarebbe costantemente altissimo». Mi sta dicendo che quella del premier è stata una vittoria di Pirro, c o m e sostengono gli sconfitti dell'opposizione e i finiani? «Pirro u n corno. Seil voto sulla sfiducia fosse stato inutile, perché mai Gianfranco Fini e compagni lo avrebbero preteso? La verità è che volevano bocciare Berlusconi in aula per toglierselo dai piedi, visto che con lui in sella n o n combinano nulla eccetto qualche pasticcio d a n n o s o per loro e per il Paese. Il dato odierno è che anche stavolta ha vinto il Cavaliere. Vince sempre. Tant'è che per scalzarlo ne inventano u n a al dì e u s a n o tutti i mezzi, in particolare quelli che con la politica n o n c'entrano niente. Sono ricorsi all'arma giudiziaria, e h a n n o fallito; sono ricorsi agli scandali più o m e n o gonfiati, e h a n n o fallito; sono ricorsi alle escort, e n o n h a n n o cavato u n ragno dal buco. Il presidente della Camera eletto, con i propri seguaci, nelle liste del Pdl ha addirittura fondato u n partito per abbattere il governo di cui facevano Ritaglio Politica e Istituzioni

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parte alcuni dei sodali che lo attorniano; poi h a presentato addirittura u n a mozione di sfiducia al premier. Tutto vano. Berlusconi n e è uscito incolume. Mentre Fini s'è scornato. Dovrebbe andarsen e in esilio per u n p o ' . Non dico cambiare mestiere, perché n o n mi risulta n e abbia uno, m a u n a p a u s a gli servirebbe per riconquistare u n pizzico di lucidità». D'accordo. Però è u n fatto che, nonostante il governo abbia la maggioranza numerica, è privo di quella politica. «Quella politica n o n l'aveva neanche prima. Non ce l'ha da q u a n d o i finiani si sono messi di traverso. Il loro leader rema contro da almeno due anni. Il dissenso è fisiologico in u n a coalizione. Tuttavia va elaborato all'interno della coalizione stessa, n o n in piazza, n o n in tivù allo scopo di danneggiare gli alleati e di strappare applausi alla sinistra. Fini ha inferto colpi su colpi all'esecutivo, in particolare al presidente del Consiglio, dimostrando di avere u n solo obiettivo: far secco il Cavaliere e soffiargli il posto. Missione incompiuta. L'elettorato saprà chi punire e chi premiare. I litigiosi, gli scalpitanti, i furbetti e i traditori n o n piacciono alla gente». Le rifaccio la stessa domanda c o n altreparole: da domani cosa succede? «Intanto Fini è stato ridicolizzato, e su questo insisto. Non contano più n é lui n é i suoi compagnucci. Italo Bocchino, che h a trascorso gli ultimi sei mesi negli studi di tutte le emittenti televisive, torna a essere u n a comparsa per n o n dire u n a macchietta, b e n c h é sia tutt'altro che stupido. Diverso il discorso per Casini». Perché diverso per Casini? «Perché lui n o n p u ò fare a m e n o dell'appoggio della Chiesa uso esclusivo

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altrimenti prosciuga il proprio elettorato. E siccome le gerarchie vaticane in questa fase politica n o n si fidano n é dei finiani n é della sinistra radicale consiglieranno all'Udc di avvicinarsi a Berlusconi e di negoziare il suo ingresso nella maggio ranza, p o n e n d o alcune condizioni. Esempio: gli aiuti alle famiglie. Se Casini accettasse u n a soluzione simile, il govern o di centrodestra avrebbel'opportunità di resistere fin o al la scadenza naturale dellalegislatura». Non è ipotizzabile che Udc, finiani e rutelliani si impegnino a creare il cosiddetto terzo polo, cioè un centro delle belle speranze? «Non ci scommetto n e a n c h e u n euro bucato. Figuriamoci. Casini e Rutelli sono cattolici. Fini invece è passato in poco t e m p o da Dio, Patria e Famiglia alla negazione di tutto ciò. Dio n o n lo nomin a p i ù p e r c h é è approdato allaicismo. La Patria l'ha regalata agli extracomunitari. Quanto alla famiglia, be' basta dare un'occhiata alla sua... Come si fa a mettere insiem e u n personaggio del genere con d u e amici dei cardinali quali Rutelli e Casini?». Poniamo che l'Udc, preti o n o n preti, preferisca insistere c o n il governo tecnico o di responsabilità o roba affine. A quel punto avremmo un Cavaliere azzoppato e u n esecutivo talm e n t e asfittico da essere condannato all'immobilismo. «Condivido la sua opinione. Si tratterebbe allora di sciogliere le Camere e di dare il via alla campagna elettorale per votare a marzo.

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il Giornale REGIONE BASILICATA

Non esistono alternative». Ma qui entra in scena il Quirinale. Siamo sicuri che il presidente Napolitano abbia il coraggio o almeno la voglia di sbaraccare tutto? «Si richiederebbe coraggio anegare le elezioni, n o n a concederle». Perché? «Si dà il caso che Berlusconi abbia ottenuto la fiducia sia a Montecitorio sia a Palazzo M a d a m a . Igno rarlo e tentare la strada tortuosa di u n governo diverso sarebbe u n controsenso, e u n a velleità. In quale democrazia si fa governare chi ha perso le elezioni e si spedisce all'opposizione chi le h a vinte? Se la situazione è instabile a causa della fuoriuscita di Futuro e libertà, n o n restano che le urne. Decidano i cittadini, n o n i partiti.

Gli intrighi e le manovre di Palazzo sono da bandire». Eppure, se n o n sbaglio, nessun o è favorevole alle elezioni anticipate. C'è la crisi e ci sono appuntamenti internazionali importanti. «È così. Strano Paese, il nostro. E qui, se n o n mi accusa di giocare in casa, conviene citare mio figlio Mattia che sulla Stampa h a scritto u n a frase illuminante: "Il dittatore pazzo (Berlusconi, ndr) vuole votare, i sinceri democratici, no". Il m o n d o si è capovolto. Da q u a n d o in qua il tiranno, presunto, si affida ai suffragi e i suoi avversari pretendono di fare e brigare senza consultare il popolo? È u n a contraddizione in termini. Una scemenza. La verità è che Berlusconi fa p a u r a perché è u n com-

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battente e a m a l e sfide, nelle quali dà il meglio di sé, come s'è constatato anche ieri. Viceversa, l'opposizione n o n ha feeling con la gente, vive su Marte ed è consapevole di andare incontro all'ennesima batosta elettorale». Calcoliamo le probabilità. Casini che si allea di nuovo con il Pdl e la Lega: a quanto dà questa ipotesi, in percentuale? E a quanto dà le elezioni anticipate? «Al 15-20 per cento laprima ipotesi, all'80-85 la seconda. Ma questa è u n a valutazione influenzata dai miei desideri. Se però penso che i democristiani soffrono troppo a stare lontani dal potere, mi persuado che l'Udc n o n si lascerà sfuggire l'occasione per saltare nel piatto, e rimanerci fino al 2013».

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L'expd Calearo: clima insopportabile. Scilipoti?Unpovero cristo

"Sono diventato indispensabile ma forse è meglio se espatrio" ANTONELLO CAPORALE ROMA—Un gran colpo, portato a segno nell'ultimo istante utile per valorizzare un modo nuovo di stare al centro della politica «Altro che Fini e Casini, adesso entro in campo io». Massimo Calearo ha responsabilmente aiutato Berlusconi a non cadere. «Responsabilmente, mi piace questa parola». Nonostante sia un imprenditore rosso. «Non dica cazzate, adesso». InqualchemodoèstatounportabandieradelPd. «Un'altra era politica. Una collega alta un metro e zero oggi mi ha apostrofato» Le avrà dato del traditore «Ma non me ne curo». Notavo in aula gli sguardi lividi e penetranti dei suoi ex amici «Maancheaspetti affettuosi, sostegni imprevisti». Lei ha vinto un temo al lotto. «In che senso, scusi?» E' divenuto decisivo. Potere affluente e influente. «Effettivamente sono divenuto indispensabile». FALCO Forse però la compagnia di Scilipoti un po' le Massimo nuoce. Calearo «Ma è un povero Cristo! E' Natale, che fai: lo salvi o ieri ha votato lo uccidi?». per il governo Calearo guiderà il terzo polo. «Mi darò da fare e aprirò una nuova stagione». Il clima è orribile. «Sa che penso? Forse dovrei un po' andare all'estero». Meglio. «Il clima è insopportabile» Ci son o t an ti scalmanati in strada. «Eppure colleghi del Pd mi hanno chiesto espressamente di votare la fiducia». Sipotrebbe dire chel'hafatto anche per loro. «Può sembrare paradossale, ma se le dico che in qualche modo...». Le credo. «Ok, ciao». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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IlpontiereMoffa spiega il voltafaccia: nonc'è spazio permeinFli

"Ho sentito parlare Bocchino e ho deciso di non votare più" ROMA — Che le ha sussurrato all'orecchio Silvio Berlusconi prima che lei uscisse dall'aula, onorevole Silvano Moffa? «Ma nulla, solo saluti. C'è un rapporto di stima». Sicuro? «Sicuro». Però poi lei è uscito dall'aula. «Avevo già deciso. Fini mi aveva voltato le spalle». Fini? «Gli avevo chiesto attraverso ambasciatori di far dimettere Bocchino. Se avesse accettato, avrei votato la fiducia». E lui? «Non ha nemmeno risposto. Se il progetto politico di Fli è quello del capogruppo, allora non vedo più molti spazi per me in quel partito. Lascio». Alle 17, Moffa, gessato blu, è nel chiuso della sua presidenza in commissione Lavoro a Montecitorio, tirale somme della giornata, i giornalisti a turno dietro la sua porta. Ma quando ha deciso? Fino a lunedì notte aveva assicurato a Fini che avrebbe votato la sfiducia. Poi, ieri mattina? «Quando ho ascoltato l'intervento fuoriluogo, virulento e contraddittorio diBocchino. Ho TRANSFUGA capito allora che in quel partito hanno vinto i Silvano Moffa falchi, quelliche avrebbero preferito una crisi al ieri non ha buio e che hanno provocato un'accelerazione partecipato al insensata in nome del progetto terzopolista». voto Ha mandato all'aria in pochi istanti il rapporto personale con Fini? «È la cosa che mi amareggia di più, in queste ore». La Siliquini e la Polidori le ha convinte lei? «Vivono come me un certo disagio. Questo avrebbe dovuto far riflettere alcuni». Il premier Berlusconi le ha offerto un ministero, come si dice? Entrerà nel governo? «Ma andiamo. Sono presidente della commissione Lavoro e qui resto». Sicuro? «Sicuro».

(ci)

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DOPO IL 14 DICEMBRE

Ultima chance perguidare ilpaese di Stefano Folli

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baglial'opposizione ad affermare che ieri alla Camera non e successo niente. È vero che si deve registrare una debolezza strutturale della maggioranza, ridotta ai minimi termini dopo il grande successo elettorale del 2008. Tuttavia una delle giornate più drammatiche (e meno onorevoli) nella storia recente del Parlamento, sullo sfondo del centro storico romano messo a ferro e fuoco, ha offerto numerose indicazioni. In primo luogo, Berlusconi ha conseguito un successo personale di cui è difficile non cogliere il risvolto politico. Ha sconfitto il rivale Gianfranco Fini, che ha avuto il coraggio di sfidarlo a viso aperto, ma anche la colpa di scegliere una strategia sbagliata. E oggi - secondo punto importante - il presidente del Consiglio può gestire da Palazzo, Chigi la fase che si annuncia. Con due ipotesi: tentare di allargare la maggioranza parlamentare ai centristi di Casini, oltre che ai «pentiti» del partito finiano; ovvero preparare le elezioni anticipate. C'è di più. 11 vantaggio di Berlusconi consiste nell'aver dimostrato, grazie al voto di Senato e Camera, che non esiste in concreto alcuna alternativa di governo: esecutivo tecnico, di responsabilità nazionale, di armistizio 0 di transizione... Contìnua • pagina 2

Si è capitofintroppo bene che le varie opposizioni non sono oggi in grado di esprimere una prospettiva appena convincente. Se la mozione di sfiducia fosse passata, se Fini avesse ottenuto sul campo le dimissioni del premier, la storia sarebbe diversa. Ma stando così le cose, come si fa a dire che ieri «non è successo niente»? Il centrosinistra e il presidente della Camera, quest'ultimo ormai all'opposizione, denunciano l'impossibilità per Berlusconi di governare e lo stallo del Parlamento. C'è più di una dose di verità in questo scenario, ma l'argomento non è esente da rischi. Quando il finiano Granata dice «da oggi renderemo la vita impossibile al cavaliere», non si rende conto di offrire al presidente del Consiglio e al suo alleato Bossi un ottimo motivo per portare dalla loro parte un certo numero di deputati di altre formazioni, oppure Ritaglio Politica e Istituzioni

per chiedere lo scioglimento delle economica efinanziaria.Ma è chiaCamere. Magari non domani, ma in ro che dopo il voto il governo non può riprendere la solita politica deun futuro non troppo remoto. Sarebgli annunci (la riforma istituzionabe diverso se le opposizioni fossero le, la riforma della giustizia...) senza in grado di mettere sul tavolo un alpoi riuscire a garantire almeno l'ortro governo e un altro premier, ma dinaria amministrazione. Con il si è visto che non è così. braccio di ferro vinto alla Camera Di sicuro il presidente del ConsiBerlusconi si è aggiudicato la sfida glio si muove con prudenza. Sa bein stile Ok Corrai con i suoi avversane che il governo è molto debole e ri. Adesso però non può pensare di che egli deve prima puntellarlo e dare un ricostituente alla sua magpoi consolidarlo. Il presidente della gioranza attraverso qualche ingresRepubblica gli ha consigliato cauteso alla spicciolata. la, gli ha suggerito di lavorare per la stabilità economica efinanziariae 0 ci sarà un allargamento serio, di resistere alla tentazione del voto sulla base di una trattativa alla luce anticipato, che sarebbe un'incogni- del sole e di un impegno comune, tapertuttLLa convenienza di Berlu- oppure si scivolerà verso le elezioni sconi consiste nel muoversi in que- anticipate. Non è quello di cui ilpaesto solco. Del resto, la fragilità dei se ha bisogno, ma le alternative sonumeri parlamentari del centrode- no state via viabruciate. Per gravi restra è bilanciata dal fatto che il pre- sponsabilità anche dell'opposiziomier ha di nuovo in mano ifilidella ne. Che adesso non può illudersi di partita tattica. Non sappiamo se scaricare i suoi problemi sulle spall'ipotesi di negoziare con l'Udc avrà le del capo dello Stato sperando che qualche speranza di prender forma. questi glieli risolva. Il rispetto verso O addirittura di produrre un risulta- il Quirinale è dovere di tutti, oggi to. Date le premesse, c'è da essere più che mai. Stefano Folli scettici. Maieri sera Berlusconi non CRIPR0UUZIONLRISERVA1A

ha nemmeno escluso l'ipotesi di sue dimissioni, una volta raggiunto l'accordo con i centristiper un governo «bis». Tutto molto vago, ma un po' meno di quanto non fosse appena 48 ore fa. Nei giorni scorsi il cardinale Camillo Ruini, ex presidente della Cei e ancora molto influente, ha delineato un programma politico-istituzionale in cui si poteva leggere tra le righe laricomposizionedell'Italiamoderata sull'asse Berlusconi-LegaCasini. Niente è impossibile volendo. Quantomeno, il delinearsi di un siffatto schieramento non è più improbabile della nascita di un «terzo polo» che il voto del Parlamento rende alquanto aleatorio. È difficile costruire qualcosa sulla sconfitta, soprattutto se non si può disporre di una legge elettorale idonea. Senza dubbio al paese serve un governo in grado di prendere delle decisioni. In caso contrario, l'agonia della legislatura protratta nel tempo è un lusso che non ci si può

Ultima chance per governare

permettere. È bene che il premier sia attento al valore della stabilità stampa

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/FORMIGONI

«I deputati moderati ora si uniscano a noi» Sabrina Cottone " " «È stata u n a vittoria politica. E quella di Fini è stata u n a clamorosa sconfitta politica» commenta il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Fini dovrebbe dimettersi da presidente della Camera? «Lo decida lui, non è così importante m a certamente non è stato molto corretto in questo periodo. Lui dice di comportarsi correttamente in aula, ma chi ha un ruolo super partes è un garante delle istituzioni in tutta la sua vita pubblica». È stato scorretto anche in aula? «Non dico questo m a è come se Napolitano facesse u n partito suo o se Schifani facesse un partito suo. È stato sconfitto lo stesso, a questo punto valuti lui». Quali quotazioni dà al voto anticipato? «Il governo ha la fiducia, c'è stato u n fatto politico nuovo che è l'appello di Berlusconi ai moderati: con toni, argomenti e modi giusti. Questa è la linea che Berlusconi con il Pdl vuole seguire: allargamento a tutti i moderati. Auspichiamo che i moderati del Parlamento accolgano l'invito». È un appello ai partiti o ai parlamentari? «Spero che si uniscano singoli parlamentari m a mi aspetto una riflessione anche nei partiti». Si riferisce solo all'Udc? «In primis, m a in Parlamento ci sono diversi schieramenti moderati. C'è u n a vasta area di disagio anche all'interno del Pd: molti parlamentari da tempo soffrono la deriva a sinistra, questo ritorno del Pd al Pei. Abbracci con Di Pietro, occhiolini a Vendola, ritorno di Bertinotti, Diliberto, Ferrerò. Sono molti gli ex popolari a disagio». Porte aperte alla sinistra delusa? «L'appello è rivolto anche a loro. Sarebbero i benvenuti, siamo pronti a u n dialogo senza pregiudiziali e con pari dignità per tutti». Porte chiuse al Fli? «Berlusconi h a detto: porte chiuse a Fini e agli estremisti del Fli. Invece ci sono molti parlamentari del Fli che non h a n n o usato toni estremisti, h a n n o vissuto disagio e tormento, alcuni h a n n o votato

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già oggi per noi, altri mi auguro che possano riflettere. La Appello scissione li ha condotti sugli scogli. Le aperture e l'invito a Serve un'intesa collaborare sono rivolti anche con l'Udc, ma a loro. Noi siamo pronti ad accoglierli e a lavorare insieme». anche con i Pensa che il governo Berludelusi di Pd e Fli sconi arriverà alla fine della legislatura? «Sono convinto di sì, che nei L'esecutivo prossimi giorni e nelle prossim e settimane ci sarà una rispoArriveremo a sta a questo appello ai moderati e che si potrà arrivare alla fifine legislatura ne della legislatura con il comper la stabilità pimento delle riforme promosse. Abbiamo sempre detdel Paese to che sarebbe u n delitto votare in un m o m e n t o di crisi economica europea. Non volevam o elezioni ieri, a maggior ragione n o n le vogliamo oggi dopo la fiducia». La Lega sembra impaziente di andare al voto. «Bossi hausato parole chiare verso l'Udc e gli accordi sono possibili su federalismo, legge sulla famiglia, sulla vita. È il modello che proponiamo da sempre: intangibilità dell'accordo con la Lega, ma apertura a tutti gli spezzoni moderati». Crede l'accordo con Casini davvero possibile? «Me lo auguro. Diamo tempo al tempo, mi auguro che questa cosa avvenga e sono ottimista. Anche questo ottimismo, come quello dei giorni scorsi, è fondato sulla ragione e non sul sentimento». L'intesa è vicina? «Bisogna parlarsi, ma la strada è questa per dare stabilità all'Italia e rappresentare il 60 per cento dell'Italia moderata che non ne vuole sapere della sinistra e m e n o che mai di black bloc e assalti alla Gelmini e fischi alle istituzioni. Non ci piace né la sinistra parlamentare né quella extraparlamentare». Per le Regioni è una bella giornata? «Torniamo ad avere come interlocutore u n governo nella pienezza dei suoi poteri, che rafforzerà la cooperazione sul federalismo e il trasporto pubblico locale».

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14 dicembre, none che l'inizio Marco Bascetta

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l coro è generale, prevedibile, pavloviano nelle sue reazioni. Tra i vincitori e gli sconfitti dell'aula, da destra a sinistra rimbomba l'indignazione: professionisti della violenza, vandali, teppisti, insomma la racaille, la canaglia, per rievocare l'espressione Che Sarkozy affibbiò a suo tempo ai giovanirivoltosidelle banlieus. Si invoca repressione, repressione e ancora repressione. Si fa finta di non capire, di esorcizzare lo spettro di qualcosa che ormai monta nel paese. Nel palazzo si fìnge di ignorare che le scelte compiute, l'immagine grottesca trasmessa dalla politica siano prive di conseguenze, siano accettate con rassegnazione o distacco. Eppure lo stato d'animo di chi si sente in balia di schermaglie, trattative e accordi che devastano le vite ed escludono i viventi senza rimedio, dovrebbe essere chiaro a tutti. Vi è una sensazione di vio-

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sare che una intera società accetti di farsi tenere in pugno dal pelo sulla coscienza di tre nullità? Che si consenta a un governo tanto putrefatto quanto arrogante di procedere come un carro armato? Di farsi ricattare da un amministratore delegato o dalle diverse corporazioni del potere? E' bene che il palazzo, cominci a temere qualcosa di diverso dalle congiure, gli agguati, le trappole, le compravendit, i tradimenti, le astuzie. Quanto è accaduto ieri a Roma, fuori dall'esorcismo, di questo ci parla. E tutto indica che non è che un inizio. La destabilizzazione sociale, il morso della crisi, sono assai più gravi e profondi dell'instabilità politica e delle dinamiche caotiche che d'ora in poi promettono di accompagnarli. Lo scollamento è totale e la "volontà di punire", che irresponsabilmente viene sbandierata a destra e a sinistra, non farà che alimentare una spirale molto pericolosa. Eppure è esattamente in questa direzione che tutto sembra muovere. L'iter del ddl Gelmini, per fare un esempio, sarà portato avanti ora a suon di manganello? Gli sconfitti di Montecitorio vi si accoderanno? I sindacati prenderanno le distanze? Meglio cercare di capire ciò che a Londra "canaglia". Richiamandole, nel mo- come a Roma viene sottoposto a una mento in cui la situazione precipita, al ragione che dovrebbe continuare a rerispetto di regole, quando non inique, stare politica,. disattese. Si può ragionevolmente pen-

lenza subita quotidianamente, e soprattutto proiettata verso un futuro incerto e minaccioso, sempre più diffusa e condivisa. La "canaglia" che si è scontrata con le forze di polizia nel centro della capitale è questo. Giovani e giovanissimi esasperati dall'impotenza e dall'afasia in cui li si vuole costringere. Invisibili fino a quando le fiamme degli autoblindo non ne illuminano la figura. Che l'esasperazione non sia fonte di particolare saggezza politica, che possa comportare conseguenze autolesive, è una considerazione sulla quale si può ben convenire. A patto di non dimenticare che la violenza e una relazione, non una malvagia inclinazione onanistica. E così è stata vissuta, non dai "professionisti della sommossa", ma da una grande folla di giovani che non si sentono più garantiti da altro che dalla loro capacità di reazione, da quel "tutti insieme facciamo paura" che ossessivamente risuona nei cortei. Ma la politica, che peraltro si prende a schiaffi tutt'altro che metaforici nell'aula parlamentare, vive le soggettività politiche che crescono nel paese come uno sfondo oscuro e irrilevante, spettatori attoniti di formule, proclami e promesse, oppure,

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iiJEàtto uotidiano

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lusconi e il berlusconismo nulla hanno a che fare con la destra nel senso europeo del termine. Il progetto di Berlusconi è - fin dall'inizio - quello di un regime che cancelli la divisione dei poteri, che umili l'autonomia dei magistrati nell'obbedienza al potere politico, che instauri un rapporto di dipendenza plebiscitaria tra "il popolo" e il leader, che riduca a mero simulacro la libertà di informazione, che consenta al capo e alle sue cricche di "fare" senza più controlli e contrappesi di alcun genere. Per questo, da anni, sosteniamo che la sostanza del berlusconismo è il putinismo. Per chiunque avesse "orecchie da intendere" era impossibile non accorgersene, fin dal giorno della nefasta "discesa in campo". Chi blatera di una scommessa/promessa di "rivoluzione liberale" da parte di Berlusconi, che sarebbe poi fallita o dimenticata/tradita (specialisti sommi di questo genere letterario i Galli della Loggia e gli Ostellino), semplicemente non ha voluto vedere quello che Berlusconi con i suoi comportamenti, e con infinite "voci dal senfuggite", squadernava fin dalle origini della sua avventura: una insopprimibile vocazione al regime padronale delle istituzioni, della cosa pubblica, della politica. Su Berlusconi "liberale" era impossibile sbagliarsi, tanto erano sfacciate ed esibite le sue intenzioni anti-costituzionali. Ipotizzando buonafede in chi ha voluto per anni spacciare una ridicola leggenda, si scadrebbe in quanto di più of-

di Paolo Flores d'Arcais

P

er abitudine e forza d'inerzia parliamo di "destra" anche in Italia, benché una tale forza politica, nel senso europeo del termine, da noi non esista proprio. "Destra" ha voluto dire, dalla fine della guerra ad oggi, Churchill e De Gaulle, Thatcher e Chirac, e in Germania una tradizione che va da Adenauer a Kohl e infine ad Angela Merkel (il "centro" non esiste). C'è qualche traccia dei valori e dei comportamenti di queste personalità che si possa individuare in Silvio Berlusconi e nei suoi quasi vent'anni di attività politica? Neppure col microscopio a scansione elettronica. "Destra" in Europa ha significato e significa partiti di orientamento liberal-conservatore che insistono fin quasi all'ossessione sul senso dello Stato e delle istituzioni, sull'unità della Nazione (sempre maiuscola), sulla riaffermazione intransigente e addirittura punitiva della legalità (che cosa c'è di più giustizialista della politica che sbandiera "law and order"?). In campo economico le posizioni sono più variegate, dal liberismo "duro e puro" della signora Thatcher ai corposi innesti di solidarismo della Cdu, fino al vero e proprio coté sociale e spesso statalista del gollismo, ma comune è l'ostilità di principio ai monopoli privati (abe ovvio e intrattabile di ogni liberismo).

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a che fare con quella categoria politica, mamoltohannoa

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che spartire con il "putinismo". Di

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dare senso alla parola, con ritardo, si incaricherà Fini

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Politica e Istituzioni

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rensivo: rimproverare a corifei e cheerleader un'inguaribile cecità, una ciclopica stupidità. Il Gianfranco Fini che ora definitivamente rompe con Berlusconi rappresenta esattamente il progetto di dar vita in Italia a una destra conservatrice di stampo europeo. La sua decisione è maturata in lunghi anni. Troppi, certamente. Ma Fini e il pugno di dirigenti che lo hanno seguito venivano dal fascismo, è bene non dimenticarlo, e una conversione autentica dagli "eia eia alala" alla democrazia liberale non avviene con la rapidità di una caduta da cavallo sulla via di Damasco. Del resto, proprio qui sta la spiegazione dei (troppi) anni nei quali Fini ha fatto da spalla guardiaspalla e protesi alla costruzione del regime putiniano di Berlusconi. Fini deve a Berlusconi un rapidissimo "sdoganamento" (il Pei per ottenerlo parzialmente, e benché fosse co-fondatore a pieno titolo della Repubblica italiana, ha dovuto penare per una quarantina d'anni, dopo la destalinizzazione), la sua legittimazione è stata perciò (troppo) a lungo sotto sequestro (volontario) nella cassaforte di Arcore. Fini può ora farcela? La destra di conio europeo che ha in mente può avere successo? Con Berlusconi ogni conflitto è a somma zero, anche questo lo ripetiamo inutilmente da anni. I compromessi non sono possibili, o lo si manda a casa (il posto adeguato in effetti sarebbe la galera) o si viene schiacciati. La condizione

È PERCIÒ evidente che Ber-

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REGIONE BASILICATA

Parlando di "destra

Berlusconi e il berlusconismo non hanno nulla

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"sine qua non" per una destra europea è perciò lo smantellamento integrale del berlusconismo, cioè la liberazione dell'Italia delle macerie morali, culturali, sociali e istituzionali nelle quali Berlusconi e le sue cricche l'hanno ridotta. Berlusconi, contro Fini, ha dalla sua non solo una potenza di fuoco corruttiva gigantesca ma anche quasi l'intero passato della storia d'Italia. La mancanza di una società civile autonoma: una imprenditoria "parassitaria", una borghesia che "adegua il merito all'intrigo" e manifesta una "psicologia primitiva, da corsari e da speculatori schiavisti" che produce "un'epoca di corruzione e di decadenza nei costumi", come stigmatizzava il liberale Piero Gobetti, che non a caso la "rivoluzione liberale" (quella vera) l'affidava all'alleanza con i consigli operai sostenuti da Gramsci. T A N T O PIÙ difficile costruirla oggi, una destra liberale in Italia, quando le tradizionali destre europee sembrano sempre meno immunizzate dalle sirene autoritario-populiste e dai compromessi con un kombinat di affarismo speculativo, di finanza drogata (e inquinata dal riciclaggio), di razzismo soft (e talvolta hard), di ostilità per il libero giornalismo e di "non olet" verso le mafie. Dalla sua Fini ha però il collasso nel quale Berlusconi sta precipitando il paese, i livelli da terzo mondo del tasso corruttivo, della disinformazione, dell'incultura di massa, che già hanno innescato la decadenza economica. Peccato che in questo scontro manchi ancora la sinistra.

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REGIONE BASILICATA

MEDIA • Fiducia e scontri, nella lettura più effetto Wikileaks che Londra

E il New York Times apre col «sopravvissuto» Francesco Paterno

E

) un Silvio Berlusconi «sopravvissuto» a sfondare sui media internazionali e su quelli americani in particolare. Più degli scontri di Roma, che non ricevono una analoga attenzione nonostante le fiamme lambissero luoghi da vacanze romane come il Pincio e piazza del Popolo. C'è una sola vistosa eccezione, di cui vi diremo. L'impressione è che la crisi italiana salga in cima ai notiziari spinta più da un effetto Wikileaks (protagonismo negativo di Berlusconi) che non da un effetto Londra (la violenta e diffusa protesta studentesca). Almeno per adesso. Probabile che ci voglia del tempo per fare una connessione fra la piazza in rivolta e le scelte fatte nei palazzi del potere, anche se all'estero le manifestazioni in Italia sono considerate routine mentre a Londra no. Inoltre, va notato che ad amplificare gli scontri londinesi sui media internazionali sono stati anche gli insulti ai reali Carlo e Camilla, mentre qui qualcuno se l'è presa con 1' avvocato del premier Niccolò Ghedini, non esattamente una star oltre il confine delle nostre tv. Ieri mattina sui tavoli della redazione facevano effetto le prime pagine del Wall Street Journal Europe con tre foto di Berlusconi in apertura e del Rnancial Times, dove campeggiava con una certa ironia («tortura romana») un'altra foto del primo ministro italiano. Ma l'impressione è grande nel primo pomeriggio, quando il sito del New York Times apre con un titolo su quanto stava accadendo a Roma: «Berlusconi sopravvive di stretta misura al voto di fiducia». La stampa americana tradizionalmente ignora la politica romana, benché sulla carta il nostro paese sia un importante membro del G7, un alleato Nato, tra i fondatori della comunità politica europea. L'Italia fa notizia per i suoi ristoranti, per il turismo, raramente per fatti di portata sociale come i rifiuti di Napoli. Con Berlusconi al potere, le cose sono cambiate. Perché il politico viene raccontato non nella sua attività di governo ma in quelle che potremmo chiamare varie ed eventuali: conRitaglio Politica e Istituzioni

flitto di interesse, televisione, ricchezza personale, sesso. Più o meno come la stampa d'oltreceano è abituata a raccontare in altre occasioni storie di caudilli sudamericani o di più esotici leader asiatici. «Quanto gli italiani possono sopportare un tipo che è una combinazione di un clown, di un tiranno e di un portadisgrazie per il suo paese?», commenta acre Bob Tube da Los Angeles, in calce all'articolo del New York Times. A metà pomeriggio si leggono 81 commenti di questo tenore, alcuni dei quali sono di italiani residenti negli Stati Uniti o scriventi dall'Italia con molta vergogna, la maggior parte sono di americani che insultano il premier italiano. E qualcuno ci compiange: «Mi sento male per gli italiani - scrive LV dal New Jersey - questo deve essere un momento molto imbarazzante per loro sulla scena del mondo». Non è Shakespeare, ma effetto Wikileaks. Le rivelazioni dei dispacci dell'ambasciata americana di Roma dipingono un Berlusconi non solo godereccio e nottambulo. Per r amministrazione americana, il politico italiano ha relazioni pericolose con personaggi poco amati come Putin e Gheddafi, dove la linea dell'interesse personale è annegata dentro quella dell'interesse nazionale. Una distinzione non c'è e non la vedono nemmeno i diplomatici americani. Ed è questo è à «world stage» cui fa riferimento il lettore del New Jersey, un piccolo e preoccupante segno di novità nella percezione dei nostri politici da parte dell'opinione pubblica americana.

stemare come primo titolo il caso italiano, ma evidentemente ha atteso per farlo una foto impressionante di incendio e fumo nero a piazza del Popolo. Fumo di Londra? Il sito dell'inglese Times è il più esplicito in questo senso, sia nella titolazione che nella posizione da prima notizia: «Scontri dopo che Berlusconi sopravvive al voto». Gli altri quotidiani inglesi on line non brillano per inventiva, né per attenzione: Guardian e Indipendent titolano allo stesso modo, ma sistemano la notizia più in basso. Sui media francesi spazio con moderazione. L'edizione on line di Ubération parla della giornata particolare romana soltanto nell'ottavo titolo della home page, scegliendo la notizia di palazzo: «"Il Caimano" salva la sua pelle». Le Monde sceglie invece la strada, ma con un titolo buttato lì: «Manifestazioni studentesche degenerano a Roma». L'eccezione di cui vi avevamo anticipato è il quotidiano spagnolo El Pais, che ai fatti romani dà tutta la seconda fascia di titoli della home page. «Guerriglia nelle strade di Roma contro Berlusconi». Effetto Londra pieno.

Anche il Daily Beast, il sito d'informazione on line che si è appena comprato il settimanale Newsweek, riferisce del voto parlamentare sulla fiducia senza rinunciare a pesanti allusioni su Berlusconi. L'articolo inizia così: «E' un grande giorno per le star femminili dei reality tv...». Dealy Beast aveva già dedicato al premier un infausto ritratto una decina di giorni fa, insieme ad altri nove personaggi del mondo - politici, artisti, finanzieri - segnalati per il declino finale della loro carriera in questo 2010. Il sito del Washington Post è stato più lento del rivale newyorchese a si-

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MEDIA • Fiducia e scontri, nella lettura più effetto Wikileaks che Londra

E il New York Times apre col «sopravvissuto» Francesco Paterno

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) un Silvio Berlusconi «sopravvissuto» a sfondare sui media internazionali e su quelli americani in particolare. Più degli scontri di Roma, che non ricevono una analoga attenzione nonostante le fiamme lambissero luoghi da vacanze romane come il Pincio e piazza del Popolo. C'è una sola vistosa eccezione, di cui vi diremo. L'impressione è che la crisi italiana salga in cima ai notiziari spinta più da un effetto Wikileaks (protagonismo negativo di Berlusconi) che non da un effetto Londra (la violenta e diffusa protesta studentesca). Almeno per adesso. Probabile che ci voglia del tempo per fare una connessione fra la piazza in rivolta e le scelte fatte nei palazzi del potere, anche se all'estero le manifestazioni in Italia sono considerate routine mentre a Londra no. Inoltre, va notato che ad amplificare gli scontri londinesi sui media internazionali sono stati anche gli insulti ai reali Carlo e Camilla, mentre qui qualcuno se l'è presa con 1' avvocato del premier Niccolò Ghedini, non esattamente una star oltre il confine delle nostre tv. Ieri mattina sui tavoli della redazione facevano effetto le prime pagine del Wall Street Journal Europe con tre foto di Berlusconi in apertura e del Rnancial Times, dove campeggiava con una certa ironia («tortura romana») un'altra foto del primo ministro italiano. Ma l'impressione è grande nel primo pomeriggio, quando il sito del New York Times apre con un titolo su quanto stava accadendo a Roma: «Berlusconi sopravvive di stretta misura al voto di fiducia». La stampa americana tradizionalmente ignora la politica romana, benché sulla carta il nostro paese sia un importante membro del G7, un alleato Nato, tra i fondatori della comunità politica europea. L'Italia fa notizia per i suoi ristoranti, per il turismo, raramente per fatti di portata sociale come i rifiuti di Napoli. Con Berlusconi al potere, le cose sono cambiate. Perché il politico viene raccontato non nella sua attività di governo ma in quelle che potremmo chiamare varie ed eventuali: conRitaglio Politica e Istituzioni

flitto di interesse, televisione, ricchezza personale, sesso. Più o meno come la stampa d'oltreceano è abituata a raccontare in altre occasioni storie di caudilli sudamericani o di più esotici leader asiatici. «Quanto gli italiani possono sopportare un tipo che è una combinazione di un clown, di un tiranno e di un portadisgrazie per il suo paese?», commenta acre Bob Tube da Los Angeles, in calce all'articolo del New York Times. A metà pomeriggio si leggono 81 commenti di questo tenore, alcuni dei quali sono di italiani residenti negli Stati Uniti o scriventi dall'Italia con molta vergogna, la maggior parte sono di americani che insultano il premier italiano. E qualcuno ci compiange: «Mi sento male per gli italiani - scrive LV dal New Jersey - questo deve essere un momento molto imbarazzante per loro sulla scena del mondo». Non è Shakespeare, ma effetto Wikileaks. Le rivelazioni dei dispacci dell'ambasciata americana di Roma dipingono un Berlusconi non solo godereccio e nottambulo. Per r amministrazione americana, il politico italiano ha relazioni pericolose con personaggi poco amati come Putin e Gheddafi, dove la linea dell'interesse personale è annegata dentro quella dell'interesse nazionale. Una distinzione non c'è e non la vedono nemmeno i diplomatici americani. Ed è questo è il «world stage» cui fa riferimento il lettore del New Jersey, un piccolo e preoccupante segno di novità nella percezione dei nostri politici da parte dell'opinione pubblica americana.

stemare come primo titolo il caso italiano, ma evidentemente ha atteso per farlo una foto impressionante di incendio e fumo nero a piazza del Popolo. Fumo di Londra? Il sito dell'inglese Times è il più esplicito in questo senso, sia nella titolazione che nella posizione da prima notizia: «Scontri dopo che Berlusconi sopravvive al voto». Gli altri quotidiani inglesi on line non brillano per inventiva, né per attenzione: Guardian e Indipendent titolano allo stesso modo, ma sistemano la notizia più in basso. Sui media francesi spazio con moderazione. L'edizione on line di Ubération parla della giornata particolare romana soltanto nell'ottavo titolo della home page, scegliendo la notizia di palazzo: «"Il Caimano" salva la sua pelle». Le Monde sceglie invece la strada, ma con un titolo buttato lì: «Manifestazioni studentesche degenerano a Roma». L'eccezione di cui vi avevamo anticipato è il quotidiano spagnolo El Pais, che ai fatti romani dà tutta la seconda fascia di titoli della home page. «Guerriglia nelle strade di Roma contro Berlusconi». Effetto Londra pieno.

Anche il Daily Beast, il sito d'informazione on line che si è appena comprato il settimanale Newsweek, riferisce del voto parlamentare sulla fiducia senza rinunciare a pesanti allusioni su Berlusconi. L'articolo inizia così: «E' un grande giorno per le star femminili dei reality tv...». Dealy Beast aveva già dedicato al premier un infausto ritratto una decina di giorni fa, insieme ad altri nove personaggi del mondo - politici, artisti, finanzieri - segnalati per il declino finale della loro carriera in questo 2010. Il sito del Washington Post è stato più lento del rivale newyorchese a si-

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CORRIERE DELLA SERA REGIONE BASILICATA

to. Il Paese, se Berlusconi adottasse questa linea, sarebbe condannato a un supplemento dell'indecoroso spettàcolo a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi: polemiche, liti<# SERGIO ROMANO gi, sberleffi goliardici e una geper i proerlusconi ha certamente vinto. Sa- nerale disattenzione economici e finanziari rebbe assurdo negarlo e inutile di- blemi che il Paese sta attraversando. squisire con acrimonia, in questo Se vi saranno nuove elezioni A / momento, sul modo in cui ha scon-in un tale clima, poco importa fitto i suoi avversari. Ma la portata della vit-chi vince e chi perde. L'Italia toria e le sue conseguenze dovrebbero sug- ne uscirà certamente perdengerire al vincitore qualche riflessione. te. Alla vigilia del voto le posizioni dei due La seconda strada è la ricomgruppi, all'interno del centrodestra, si era- posizione della maggioranza no considerevolmente avvicinate. Nessuno su basi nuove. Oggi la prospetavevarinunciatoai suoi argomenti polemi- tiva può sembrare improbabici, ma tutti sembravano d'accordo sull'op- le, ma diverrà praticabile solportunità che Berlusconi continuasse a go- tanto se Berlusconi saprà rivernare il Paese e sulla necessità di un go- nunciare ai lodi personali, alle verno diverso, per la sua composizione e il polemiche contro la magistrasuo programma, da quello attuale, n contra- tura (quanto più attacca i magisto era sul modo in cui affrontare la secon- strati tanto più allontana nel da metà della legislatura. L'opposizione vo- tempo la possibilità di una rileva che Berlusconi si dimettesse e il presi- forma), agli aspetti più discutidente del Consiglio rifiutava di piegarsi a bili della sua diplomazia persotale richiesta. Il problema non era formale nale. Non basta. Sul piatto delo procedurale. Le dimissioni, se Berlusconi l'intesa dovrà esserci una nuofosse stato costretto a presentarle, avrebbe- va legge elettorale. Un realista ro permesso a Fini e a Casini di affrontare i come Berlusconi non può negoziati per la formazione del nuovo go- ignorare che quella con cui siaverno da posizioni di forza. Il presidente mo andati alle urne ha prodotdel Consiglio si è impuntato, ha scatenato to risultati catastrofici, sia sul una sorta di controffensiva e ha segnato il piano politico, sia su quello punto. La vittoria non è travolgente, ma la morale. Gli italiani sono stansconfitta dei suoi avversari è indiscutibile. chi di mandare in Parlamento Fini, in particolare, dovrà chiedersi se la gli «eletti» dei partiti e vogliosua presenza al vertice della Camera non ab- no il diritto di scegliere. bia contribuito a rendere la sua azione me- Berlusconi ha vinto. Ma no credibile e convincente. ogni vittoria può essere guaMa il punto cruciale, quello che veramen-stata dalle decisioni sbagliate te interessa il Paese, è l'uso che Berlusconi del giorno dopo. Tocca a lui intende fare della sua vittoria. ora trasformare una vittoria CONTINUA A PAGINA 5 4 personale in una vittoria del Paese.

IL PESO DELLA VITTORIA

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jovra rinunciare li lodi personali ; alle polemiche lei confronti • Iella magistratura

SEGUE DALLA PRIMA

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Credo che il presidente del Consiglio abbia di fronte a sé due strade. Può compiacersi del successo, infierire sugli sconfitti, lasciare le cose come stanno e dichiarare che governerà sino alla fine della legislatura. I tre voti di maggioranza non gli permetteranno di evitare gli innumerevoli trabocchetti che gli si apriranno sotto i piedi alla Camera e nelle commissioni, in gran parte delle quali la maggioranza non c'è. Ma gli forniranno l'occasione per sostenere che l'impotenza del governo è colpa delle opposizioni e di recitare di fronte agli elettori, se e quando riuscirà a ottenere lo scioglimento delle Camere, la parte del leader vilmente tradiRitaglio Politica e Istituzioni

DOPO LA FIDUCIA

Berlusconi, il peso della vittoria <# SERGIO ROMANO

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dolava nei suoi calzoni...». Fischi. Proteste. Esodi di massa dai banchi della destra. «Buuuu!». La parola a Pier Ferdinando Casini. No, declina. Se il cavaliere non torna al suo podi GIAN ANTONIO STELLA sto, non parla. Eccolo. Il leader dell'Udc punge: «Ieri ho sentito un parlamentare olo t pugnatori Creugante e del Popolo della Libertà che ha detto: se Damosseno, a leggere Pausania, non ci fosse stata questa inchiesta giudiziapare cavassero un odio recìproco ria, avremmo vinto con più voti. Si abbia pana quello fra Silvio e Gianfranco. almeno un po' di prudenza nel fare certe ^CÓNTINUAATLEPÀGINE2E3 affermazioni, perché i sottintesi sono peggio di quello che ciascuno di noi può immaginare». Dice che non ha capito «a cosa SÉGUÉ^AOAPRÌÌVIÀ serva tanto affannarsi per un voto o due in Certo è che lo scontro di ieri, concluso più». Cos'è: «un'esibizione muscolare?». con la vittoria ai punti del premier e l'av- Ripensamenti sulla sfiducia: zero. «Polly il versario sconfitto che già cova vendette, è bello» come lo chiamò Ferrara citando stato di rara durezza politica e parlamenta- «Colazione da Tiffany», lo ripeterà allo re... E si è lasciato dietro una scia di ranco- stesso Cavaliere quando questi raggiungerà i banchi dell'Udc con un sorrisone Durri che peseranno. Molto. È una giornata gelida di dicembre, quel- bans. Dialogo quasi affettuoso, ma tra sorla più calda degli ultimi anni berlusconia- di: «Caro Pier, dobbiamo parlarci. Dovete ni. Tramontana che pizzica le orecchie fuo- tornare con noi. Cosa fai con quelli là?». ri, termosifoni e umori bollenti nell'aula di «No, guarda: tu prima ti vai a dimettere, Montecitorio. Certo, anche a Palazzo Mada- poi parliamo». «Ma no, non vado a dimetma. Ma lì i numeri sono saldamente dalla termi. In questi anni io ho cambiato un siparte del governo. E l'unico sorriso all'op- stema e non voglio rimettere tutto in maposizione e perfino agli stenografi, lo rega- no ai partiti». Qualche risata. Un buffetto la il senatore Gianpiero D'Alia con un acco- sulla guancia. Fine della visita ecumenica. stamento irresistibile: «Ma veramente, si- Ad una ad una, entrano le tre deputate gnor presidente del Consiglio, lei ritiene incinte, la democratica Federica Mogheriche assieme a Bossi, soli come Thelma e ni e lefinianeGiulia Bongiorno e Giulia CoLouise, sarete nelle condizioni di affronta- senza. Applausi. Non se la sono sentita di re i problemi difficili e complessi del Pae- restare a casa. Dodici anni dopo pesa ancose?». La partita vera è alla Camera. Dove il ra il ricordo di Irene Pivetti: la sua poppata ricordo delle due conte finite in un disa- al pupo costò la caduta del primo governo stro per Romano Prodi, ha agitato notti in- Prodi. sonni. Occhi pesti. Bocche impastate. Caf- Tocca a Italo Bocchino. Una volta, quanfè a caraffe. Capannelli nervosi. Occhiate do era il giovane portavoce di Fini, Io prensospettose che seguono passo passo i mo- devano in giro dicendo che aveva a sua volvimenti di quei deputati alla cui scelta ta un portavoce di nome Succhiotto. Il capo gli ha dato spago. E lui va all'attacco l'esecutivo è appeso. Raggiunto il suo scranno senza degnare frontale: «Signor presidente del Consiglio, di uno sguardo l'acerrimo nemico, quel il centrodestra non è un marchio della holGianfranco che un tempo benediceva bo- ding Mediaset, non è Publitalia, non è Pronario («Si è candeggiato: prima di me era moservice, non è Mondadori. Non è suo». il cavaliere nero sul cavallo nero adesso è Di più: «Quando noi eravamo tutti in piazil cavaliere bianco sul cavallo bianco»), za contro il comunismo, lei giustamente Berlusconi ostenta serenità e sicurezza. Ba- costruiva palazzi. Quando lei dice che vostano poche parole di Antonio Di Pietro, gliamo far tornare indietro le lancette delperò, a fargli saltare i nervi. Il leader del- la politica alla prima Repubblica, le ricorl'Italia dei Valori randella: «Le piaccia o diamo che mentre noi eravamo in piazza a non le piaccia, lei è arrivato al capolinea picconare la prima Repubblica lei dialogadella sua esperienza politica e non le rima- va con i leader di quel ceto politico, parlanne che rassegnarsi al suo destino: conse- do non di politica, ma di terreni da edificagnarsi, cioè, alla magistratura e, come un re e concessioni televisive». Brusii in aula. Qualche gestaccio scomNoriega qualsiasi, farsi giudicare!». Manco il tempo che finisca la frase e il premier si posto. Rare maledizioni. Poi l'abbraccio alza e se ne va. Con l'ex pubblico ministero del Carroccio per bocca del capogruppo che gli grida dietro: «Stia qui, presidente Marco Reguzzoni: «In un mondo in cui tutdel Consiglio, pavido, pavido, pavido! Pre- ti cambiano idea dall'oggi al domani e masidente del Consiglio che fugge, scappi, va- gari si rimangiano le parole, lei ha manteda alle Bahamas, vada anche lei a nascon- nuto fede ai patti». Quindi le ironie («A podersi». L'aula si incendia. Urla belluine con- chi minuti dal voto, esso è ancora incerto. tro Di Pietro, urla belluine a sostegno a Di La conta è mobile. Certe "botteghe" non Pietro. Che va avanti menando sganassoni chiudono mai..,») e le scaramanzie di Pier e sfondando ogni barriera di bon-ton: «Ie- Luigi Bersani: «Qual è il meglio che può ri la guardavo, era diverso da oggi: oggi aspettarsi da questa giornata? È vendersi fugge, mentre ieri era tutto tronfio, si sbro- per un giorno la vittoria di Pirro, un voto in più dopo averne avuti cento. Non avrà

Nell'arena di Montecitorio

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nemmeno l'allegria del naufrago che poi riprende il mare, perché il giorno dopo — ma proprio il giorno dopo! — sarebbe da capo, con la testa sott'acqua», n tempo che Fabrizio Cicchitto sgoccioli veleni su Di Pietro, «vivente testimonianza della crisi dell'università come una straordinaria figura di laureato semianalfabeta», e arriva finalmente l'unica cosa che conta: la conta. Preceduta da quelle leccornie che sono le dichiarazioni di voto. La parola a Maurizio Grassano, il leghista di Alessandria arrestato l'anno scorso per truffa ai danni del Comune perché per anni si era fatto rimborsare, grazie a un accordo col datore di lavoro, 760 mila euro per le assenze dovute agli incarichi in consiglio comunale ed espulso dalla Lega prima di subentrare a Roberto Cota. Che dice? Niente. Conta solo il voto. E quello è blindato: finché è deputato chi lo tocca? La parola a Domenico Scilipoti. Che in Parlamento ricordano per un furente intervento contro la «dittatura dolce» berlusconiana («Abbiamo privatizzato la sanità, la scuola, stiamo privatizzando l'acqua, ora privatizzeremo l'energia, l'aria che respiriamo...») e l'esaltazione di chi oggi pianta in asso: «Cosa accadrebbe se non ci fosse un leader come di Pietro e un partito come l'Italia dei Valori?». Rimossa la scusa d'aver voltato gabbana in nome dell'agopuntura, dice d'essere conscio, con Massimo Calearo e Bruno Cesario, di «consegnare alla storia una scelta dolorosa e traumatica, marivoluzionaria,giusta e significativa, che va oltre il limite della comprensione da parte di alcuni cittadini». A destra comprendono benissimo: applausi! Sul sito Internet è più chiaro. Titolo: «Io sto con gli italiani». Con un bell'accento su «sto». Somaro ma patriota. Tocca a Paolo Guzzanti che spiega che faceva il misterioso ma ha deciso da tempo: no alla fiducia. Mormorii. Poi a Maria Grazia Siliquini che con sofferenza aveva lasciato il Cavaliere e con sofferenza oggi pianta Fini. Doppi applausi. Tema: chi tradisce i traditori che accusano di tradimento chi li ha costretti a tradire va ancora considerato un traditore 0 no? Chissenefrega: al voto, al voto! E via via che sfilano quelli dati per indecisi, le certezze dell'opposizione si fanno più incerte. Mentre cresce l'entusiasmo dei pidiellini. Tripudio e pacche sulle spalle per Antonio Razzi, quello che due mesi fa diceva che gli avevano offerto di pagargli il mutuo ma lui restava fedele a Di Pietro: «Non potrei più guardarmi allo specchio!». Osanna per Massimo Calearo, che all'assemblea degli industriali di Vicenza aveva gridato a Berlusconi per otto volte «vergogna» e, scrisse il Foglio, «se il labiale non ci inganna "stronzo di merda"». Il massimo dell'esultanza, però, arriva con la sorpresa: il «no» di Caria Polidori che fino a ieri mattina era data per sicura tra gli «sfiducianti» non solo dai finiani ma anche, a leggere il suo sito internet, da se stessa: «Non tradirò mai». Sito frettolosamente chiuso. Anche per arginare i mes-

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Quotidiano

CORRIERE DELLA SERA REGIONE BASILICATA

Nell'arena di Montecitorio di GIAN ANTONIO STELLA

S

olo i pugnatori Creugante e Damosseno, a leggere Pausam'a, pare covassero un odio reciproco poma quellofraSilvio e Gianfranco. ^CÓNTINUAATLEPÀGINE2E3

SÉGUÉ^AOAPRÌÌVIÀ

Certo è che lo scontro di ieri, concluso con la vittoria ai punti del premier e l'avversario sconfitto che già cova vendette, è stato di rara durezza politica e parlamentare... E si è lasciato dietro una scia di rancori che peseranno. Molto. È una giornata gelida di dicembre, quella più calda degli ultimi anni berlusconiani. Tramontana che pizzica le orecchie fuori, termosifoni e umori bollenti nell'aula di Montecitorio. Certo, anche a Palazzo Madama. Ma lì i numeri sono saldamente dalla parte del governo. E l'unico sorriso all'opposizione e perfino agli stenografi, lo regala il senatore Gianpiero D'Alia con un accostamento irresistibile: «Ma veramente, signor presidente del Consiglio, lei ritiene che assieme a Bossi, soli come Thelma e Louise, sarete nelle condizioni di affrontare i problemi difficili e complessi del Paese?». La partita vera è alla Camera. Dove il ricordo delle due conte finite in un disastro per Romano Prodi, ha agitato notti insonni. Occhi pesti. Bocche impastate. Caffè a caraffe. Capannelli nervosi. Occhiate sospettose che seguono passo passo i movimenti di quei deputati alla cui scelta l'esecutivo è appeso. Raggiunto il suo scranno senza degnare di uno sguardo l'acerrimo nemico, quel Gianfranco che un tempo benediceva bonario («Si è candeggiato: prima di me era il cavaliere nero sul cavallo nero adesso è il cavaliere bianco sul cavallo bianco»), Berlusconi ostenta serenità e sicurezza. Bastano poche parole di Antonio Di Pietro, però, a fargli saltare i nervi. Il leader dell'Italia dei Valori randella: «Le piaccia o non le piaccia, lei è arrivato al capolinea della sua esperienza politica e non le rimane che rassegnarsi al suo destino: consegnarsi, cioè, alla magistratura e, come un Noriega qualsiasi, farsi giudicare!». Manco il tempo che finisca la frase e il premier si alza e se ne va. Con l'ex pubblico ministero che gli grida dietro: «Stia qui, presidente del Consiglio, pavido, pavido, pavido! Presidente del Consiglio che fugge, scappi, vada alle Bahamas, vada anche lei a nascondersi». L'aula si incendia. Urla belluine contro Di Pietro, urla belluine a sostegno a Di Pietro. Che va avanti menando sganassoni e sfondando ogni barriera di bon-ton: «Ieri la guardavo, era diverso da oggi: oggi fugge, mentre ieri era tutto tronfio, si sbroRitaglio Politica e Istituzioni

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dolava nei suoi calzoni...». Fischi. Proteste. Esodi di massa dai banchi della destra. «Buuuu!». La parola a Pier Ferdinando Casini. No, declina. Se il cavaliere non torna al suo posto, non parla. Eccolo. Il leader dell'Udc punge: «Ieri ho sentito un parlamentare del Popolo della Libertà che ha detto: se non ci fosse stata questa inchiesta giudiziaria, avremmo vinto con più voti. Si abbia almeno un po' di prudenza nel fare certe affermazioni, perché i sottintesi sono peggio di quello che ciascuno di noi può immaginare». Dice che non ha capito «a cosa serva tanto affannarsi per un voto o due in più». Cos'è: «un'esibizione muscolare?». Ripensamenti sulla sfiducia: zero. «Polly il bello» come lo chiamò Ferrara citando «Colazione da Tiffany», lo ripeterà allo stesso Cavaliere quando questi raggiungerà i banchi dell'Udc con un sorrisone Durbans. Dialogo quasi affettuoso, ma tra sordi: «Caro Pier, dobbiamo parlarci. Dovete tornare con noi. Cosa fai con quelli là?». «No, guarda: tu prima ti vai a dimettere, poi parliamo». «Ma no, non vado a dimettermi. In questi anni io ho cambiato un sistema e non voglio rimettere tutto in mano ai partiti». Qualche risata. Un buffetto sulla guancia. Fine della visita ecumenica. Ad una ad una, entrano le tre deputate incinte, la democratica Federica Mogherini e le finiane Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza. Applausi. Non se la sono sentita di restare a casa. Dodici anni dopo pesa ancora il ricordo di Irene Pivetti: la sua poppata al pupo costò la caduta del primo governo Prodi. Tocca a Italo Bocchino. Una volta, quando era il giovane portavoce di Fini, Io prendevano in giro dicendo che aveva a sua volta un portavoce di nome Succhiotto. Il capo gli ha dato spago. E lui va all'attacco frontale: «Signor presidente del Consiglio, il centrodestra non è un marchio della holding Mediaset, non è Publitalia, non è Promoservice, non è Mondadori. Non è suo». Di più: «Quando noi eravamo tutti in piazza contro il comunismo, lei giustamente costruiva palazzi. Quando lei dice che vogliamo far tornare indietro le lancette della politica alla prima Repubblica, le ricordiamo che mentre noi eravamo in piazza a picconare la prima Repubblica lei dialogava con i leader di quel ceto politico, parlando non di politica, ma di terreni da edificare e concessioni televisive». Brusii in aula. Qualche gestaccio scomposto. Rare maledizioni. Poi l'abbraccio del Carroccio per bocca del capogruppo Marco Reguzzoni: «In un mondo in cui tutti cambiano idea dall'oggi al domani e magari si rimangiano le parole, lei ha mantenuto fede ai patti». Quindi le ironie («A pochi minuti dal voto, esso è ancora incerto. La conta è mobile. Certe "botteghe" non chiudono mai..,») e le scaramanzie di Pier Luigi Bersani: «Qual è il meglio che può aspettarsi da questa giornata? È vendersi per un giorno la vittoria di Pirro, un voto in più dopo averne avuti cento. Non avrà ad

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nemmeno l'allegria del naufrago che poi riprende il mare, perché il giorno dopo — ma proprio il giorno dopo! — sarebbe da capo, con la testa sott'acqua», n tempo che Fabrizio Cicchitto sgoccioli veleni su Di Pietro, «vivente testimonianza della crisi dell'università come una straordinaria figura di laureato semianalfabeta», e arriva finalmente l'unica cosa che conta: la conta. Preceduta da quelle leccornie che sono le dichiarazioni di voto. La parola a Maurizio Grassano, il leghista di Alessandria arrestato l'anno scorso per truffa ai danni del Comune perché per anni si era fatto rimborsare, grazie a un accordo col datore di lavoro, 760 mila euro per le assenze dovute agli incarichi in consiglio comunale ed espulso dalla Lega prima di subentrare a Roberto Cota. Che dice? Niente. Conta solo il voto. E quello è blindato: finché è deputato chi lo tocca? La parola a Domenico Scilipoti. Che in Parlamento ricordano per un furente intervento contro la «dittatura dolce» berlusconiana («Abbiamo privatizzato la sanità, la scuola, stiamo privatizzando l'acqua, ora privatizzeremo l'energia, l'aria che respiriamo...») e l'esaltazione di chi oggi pianta in asso: «Cosa accadrebbe se non ci fosse un leader come di Pietro e un partito come l'Italia dei Valori?». Rimossa la scusa d'aver voltato gabbana in nome dell'agopuntura, dice d'essere conscio, con Massimo Calearo e Bruno Cesario, di «consegnare alla storia una scelta dolorosa e traumatica, marivoluzionaria,giusta e significativa, che va oltre il limite della comprensione da parte di alcuni cittadini». A destra comprendono benissimo: applausi! Sul sito Internet è più chiaro. Titolo: «Io sto con gli italiani». Con un bell'accento su «sto». Somaro ma patriota. Tocca a Paolo Guzzanti che spiega che faceva il misterioso ma ha deciso da tempo: no alla fiducia. Mormorii. Poi a Maria Grazia Siliquini che con sofferenza aveva lasciato il Cavaliere e con sofferenza oggi pianta Fini. Doppi applausi. Tema: chi tradisce i traditori che accusano di tradimento chi li ha costretti a tradire va ancora considerato un traditore 0 no? Chissenefrega: al voto, al voto! E via via che sfilano quelli dati per indecisi, le certezze dell'opposizione si fanno più incerte. Mentre cresce l'entusiasmo dei pidiellini. Tripudio e pacche sulle spalle per Antonio Razzi, quello che due mesi fa diceva che gli avevano offerto di pagargli il mutuo ma lui restava fedele a Di Pietro: «Non potrei più guardarmi allo specchio!». Osanna per Massimo Calearo, che all'assemblea degli industriali di Vicenza aveva gridato a Berlusconi per otto volte «vergogna» e, scrisse il Foglio, «se il labiale non ci inganna "stronzo di merda"». Il massimo dell'esultanza, però, arriva con la sorpresa: il «no» di Caria Polidori che fino a ieri mattina era data per sicura tra gli «sfiducianti» non solo dai finiani ma anche, a leggere il suo sito internet, da se stessa: «Non tradirò mai». Sito frettolosamente chiuso. Anche per arginare i mes-

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saggi di insulti dei navigatori. Molti dei quali indecorosi e rovesciati in una pagina di Facebook riempita in pochi minuti di insolenze inaccettabili. Legate in larga parte all'accusa di avere scambiato il proprio voto con le benevolenze della riforma Gelmini per il Cepu della famiglia Polidori. Qualche settimana fa, sullo stesso tema, stava sul vago dicendosi «coerente con la storia politica della mia famiglia». Oggi nega: «Siamo solo parenti». Appena scoprono il «tradimento», i finiani sbottano. Parte un urlo: «Troia!». Si scatena la rissa. Di qua i finiani, di là i leghisti. Intervengono i commessi. Gianfranco Fini scampanella: «La seduta sospesa, la seduta sospesa!». E finisce, alla conta finale, come il Cavaliere sognava: un sorpasso in contropiede. Tre voti di vantaggio. Striminziti? Oggi contava solo vincere. Al resto, alla guerriglia parlamentare, ai rischi di andare continuamente sotto, ci penserà domani. E si gode un giro del campo in Transatlantico mentre in aula i leghisti intonano il «Va pensiero» e i pidiellini l'inno di Mameli sventolando il tricolore. Accompagnati da un tambureggiante invito al leader del Fli: «Dimissioni! Dimissioni!». Mentre Fini se ne va, una voce gli urla dietro: «Dimettiti coglionazzo». Nel casino, pare che nessuno si sia accorto che al voto ha partecipato anche l'ex viceministro dell'Economia Giuseppe Vegas. Quasi un mese fa il governo lo ha nominato presidente della Consob. Organismo, così sta scritto, «indipendente». Indovinate, l'indipendente, per chi ha votato...

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1 5-1 2-201 0

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Tricolori e pallottoliere

Gian Antonio Stella ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Urla, insulti, accuse Montecitorio diventa l'arena del Paese La «sofferenza» dei «traditori» E tra onorevoli volano parolacce

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saggi di insulti dei navigatori. Molti dei quali indecorosi e rovesciati in una pagina di Facebook riempita in pochi minuti di insolenze inaccettabili. Legate in larga parte all'accusa di avere scambiato il proprio voto con le benevolenze della riforma Gelmini per il Cepu della famiglia Polidori. Qualche settimana fa, sullo stesso tema, stava sul vago dicendosi «coerente con la storia politica della mia famiglia». Oggi nega: «Siamo solo parenti». Appena scoprono il «tradimento», i finiani sbottano. Parte un urlo: «Troia!». Si scatena la rissa. Di qua i finiani, di là i leghisti. Intervengono i commessi. Gianfranco Fini scampanella: «La seduta sospesa, la seduta sospesa!». E finisce, alla conta finale, come il Cavaliere sognava: un sorpasso in contropiede. Tre voti di vantaggio. Striminziti? Oggi contava solo vincere. Al resto, alla guerriglia parlamentare, ai rischi di andare continuamente sotto, ci penserà domani. E si gode un giro del campo in Transatlantico mentre in aula i leghisti intonano il «Va pensiero» e i pidiellini l'inno di Mameli sventolando il tricolore. Accompagnati da un tambureggiante invito al leader del Fli: «Dimissioni! Dimissioni!». Mentre Fini se ne va, una voce gli urla dietro: «Dimettiti coglionazzo». Nel casino, pare che nessuno si sia accorto che al voto ha partecipato anche l'ex viceministro dell'Economia Giuseppe Vegas. Quasi un mese fa il governo lo ha nominato presidente della Consob. Organismo, così sta scritto, «indipendente». Indovinate, l'indipendente, per chi ha votato...

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| 4 LafiduciaIn Aula

di Aldo Cazzullo

Oltre 800 mila, nel corso della giornata di ieri, gli accessi per gli sms scritti da Aldo Cazzullo sul sito dì corriere.it per raccontare il voto nelle aule del Senato e della Camera

// dipietrista Belisario: «Presidente se ne deve andare per restituire il sorriso alle famiglie senza speranza...». Grido da destra: «Hai dimenticato gli orfani!»

«Per Natale i deputati maschi delusi: alle deputate tre fedine, a loro niente. Manco il solito orologino»

^^

La Mogherini coccolata tra i banchi della Ministra come fosse la Madonna a Betlemme

$D

Si vota. Prima Barbato (ha la suocera che (C.Cu sta male ma La Russa non lo sa e gli grida

dietro) poi le partorienti. Manca la Cosenza. Ovazione per la Madonna Mogherini

Inni I leghisti intonano il Va' pensiero, mentre i pidiellini cantano l'Inno di Mameli

La giornata

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Profezie Bersani: il premier non avrà nemmeno l'allegria del naufrago

spoi' e Bocchino „ u - ascorsi opposti! Come fanno a stare nello slesso Dailìto!»' (Ansa)

•Ut*

Applausi Applausi per l'ex idv Scilipoti e doppi applausi perl'exfiniana Siliquini Ritaglio Politica e Istituzioni

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Oltre 800 mila, nel corso della giornata di ieri, gli accessi per gli sms scritti da Aldo Cazzullo sul sito dì corriere.it per raccontare il voto nelle aule del Senato e della Camera

// dipietrista Belisario: «Presidente se ne deve andare per restituire il sorriso alle famiglie senza speranza...». Grido da destra: «Hai dimenticato gli orfani!»

«Per Natale i deputati maschi delusi: alle deputate tre fedine, a loro niente. Manco il solito or ologino»

La Mogherini coccolata tra i banchi della ^sinistra come fosse la Madonna a Betlemme

$D

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Si vota. Prima Barbato (ha la suocera che sta male ma La Russa non lo sa e gli grida dietro) poi le partorienti. Manca la Cosenza. Ovazione per la Madonna Mogherini

(C.CU

Inni I leghisti intonano il Va' pensiero, mentre i pidiellini cantano l'Inno di Mameli

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REGIONE BASILICATA

La società

Un muro tra il Palazzo e la strada quanto di tumultuoso si agita nella società non fa che aumentare le difficoltà presenti, ricordandoci gli ultimi sciagurati effetti di l fatidico 14 dicembre consegna uno un bipolarismo forzoso, imposto con scenario prevedibile, quello di un l'inganno del voto utile. "governo Cepu" costretto a tirare a Ma il vero problema è un altro: oggi tra campare, almeno fino al pronunciamento della Consulta. Piuttosto politica e società si distende un deserto vasto e sconosciuto ove sta germogliando il la novità è un'altra ed è giunta inattesa: fiore nero della violenza. Bisogna anzitutto Roma è stata messa a ferro e fuoco e vive ore che sembrano staccate da un album di isolare i Black Bloc e spiegare che fanno il gioco della reazione in quanto è facile fotografie del 1977. Con una differenza prevedere che i disordini odierni saranno però: allora il bersaglio erano il Pei e i sfruttati da chi ha bisogno come il pane di sindacati, la Democrazia cristiana e i un clima di emergenza per lucrare nuovo fascisti, oggi lo è il Palazzo nella sua consenso intorno a un blocco d'ordine. In interezza come metafora della politica. I tanti soffieranno sul fuoco e sarà difficile deputati, dopo il voto alla Camera sulla comprendere la direzione del vento: la sfiducia al governo, sono rimasti guerriglia romana di oggi nuoce al asserragliati in Parlamento e purtroppo movimento degli studenti e alla protesta di non esiste immagine più adatta per quanti scelgono legittimamente la descrivere la situazione attuale. Certo, la crisi economica che si prolunga manifestazione di piazza per protestare in modo pacifico contro l'attuale governo. Se induce a radicalizzare il conflitto sociale. ne è avuto palpabile e paradossale sentore Certo, la mancanza di un gruppo parlamentare alla sinistra del PD in grado di nella capitale quando gli studenti sono entrati nei negozi appena sfasciati dalla offrire rappresentanza istituzionale a di Miguel Gotor

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furia anonima e senza insegne dei Black Bloc per scusarsi con i commercianti. Ma una simile confusione delle lingue non porta lontano, anzi lo spettro del G8 di Genova si avvicina pericolosamente: ci siamo già dimenticati quali furono i drammatici effetti dell'infiltrazione dei miliziani travestiti? Chi sono? Da dove vengono? Chi li manovra? Perché possono attaccare all'improvviso e sparire nell'impunità? In queste ore servono soprattutto senso di responsabilità e nervi saldi: speriamo che quella di ieri sia stata solo una fiammata perché la situazione rischia di raggiungere un livello di allerta difficilmente sostenibile nell'attuale quadro politico e con un governo tanto debole e dal futuro incerto. L'emergenza chiama da sempre altra emergenza e poi, quando si vota, di solito vince chi è in grado di garantire l'ordine nel modo più rapido ed efficace. Sarebbe bene non dimenticarlo. miguel.gotor@unito. it É) RI PRODUZIONE RISERVATA

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una maggioranza esue, ma e ora zionale (Cln) sarebbe stato l'ideaalle prese con due partiti di destra le, ma tutti avrebbero dovuto inte(Udc e Fli) che ufficialmente mili- riorizzarlo e l'interiorizzazione tano nell'opposizione. Il colpo fi- nonc'èstata. Anche trail'43eil'44 nale è mancato ma la crisi conti- fulento il cammino che dai due gonua, come un torrente che ogni verni Badoglio condusse prima al BARBARA SPINELLI tanto s'insabbia ma non cessa di riconoscimento del Cln, poi al go} È CHI dirà che l'iniziati- scorrere. Quel che c'è, dietro l'ap- verno Bonomi, poi nel '46 all'eleva di sfiduciare Berlu- parenza, è la difficile ma visibile zione dell'assemblea che avrebbe sconi era votata a fallire: caduta del berlusconismo: caduta scritto la Costituzione. non solo formalmente ma nella gestitadauominichenel '94lo maOggi non abbiamo alle spalle sostanza. Perchénon esisteva una gnificarono, lo legittimarono. Èun una guerraperduta, e questo commaggioranza alternativa, perché Termidoro, attuato come nella plica le cose. Abbiamo di fronte né Fini né Casini hanno avuto la Franciarivoluzionariaquando fu- una guerra d'altro genere - il riprudenza diperseguireunobietti- rono i vecchi amici di Robespierre schio di uno Stato in bancarotta-e vo limpido, e hanno tremato da- a preparare il parricidio. Non solo ne capiremo i pericoli solo se ci cale rivoluzioni terminano spesso drà addosso. L'impreparazione vanti a una parola: ribaltone. così ma anche i regimi autoritari: arola che solo per la propa- in Italia, la fine di Mussolini fu de- del governo aun crollo economico ganda berlusconiana è un cretata prima da Dino Grandi, ge- e a pesanti misure di rigore diverrebbe palese. Anche la natura dei peccato chegrida vendetta rarca fascista, poi dal maresciallo al cospetto della Costitu- Badoglio,cheil25lugliol943fu in- due regimi è diversa: esplicitamente dittatoriale quello di Muszione. Hanno interiorizzato l'accaricato dal re di formare un go- solini, più insidiosamente autoricusa di tradimento, e non se la soverno tecnico pur essendo stato tario quello di Berlusconi. Il suo no sentita di dar vita, guardando membro del partito fascista, re- potere d'insidia non è diminuito, lontano, a un'alleanza parlamensponsabile dell'uso di gas nella soprattutto quando nuota nel matare diversa. Hanno ignorato l'arguerra d'Etiopia, firmatario del re delle campagne elettorali o ticolo 67 della Costituzione, che Manifesto della Razza nel '38. quando minale istituzioni. Subito pureparla chiaro: apartiredalmoUn'uscita dal berlusconismo dopo lafiducia,ieri, ha anticipato mento in cui è eletto, ogni deputaorganizzata dal centro- destra non un giudizio di Napolitano («Il Quito è libero da vincoli di mandato e è necessariamente una maledi- rinale vuole un governo solido») rappresenta l'insieme degli italiazione, e comunque non è il tracol- come se al Colle ci fosse già lui e ni. Non manca chi già celebra i fulo di Fini. Domenica il presidente non chi parla per conto proprio. nerali per Fini, convinto che la sua della Camera ha detto a Lucia An- L'opposizione del Pd è a questo scommessa sia naufragata e che al nunziata che dopo il voto di fidu- punto decisiva, se non allenta la dissidente non restì che rincancia passerà all'opposizione: se le propria tensione e non considera tucciarsi e pentirsi. parole non sono vento, la sua bat- una disfatta la battaglia condotta Per chi vede le cose in questo taglia non è finita. Sta per comin- per un governo vasto di responsamodo Berlusconi ha certo vinto, ciare, per lui e per chiunque a de- bilità istituzionale. Anche se inceranche se per 3 voti alla Camera e stra voglia emanciparsi dall'ano- te, le due destre d'opposizione spettacolarmente indebolito. Il malia di un boss televisivo divenu - sanno che senza la sinistra non saPremier ha avuto acume, nel comtobosspolitico, ancor oggi sospet- ranno in grado di compiere svolte prendere che la sfiducia era una tato di oscuri investimenti in para- cruciali. Un Termidoro fatto a dedistruzione mal cucita, un tumuldisifiscalidelle Antille. Il successo stra è un vantaggio in ogni circoto più che una rivoluzione, simile non è garantito e se si andrà alle stanza. Se il governo dovesse al tumulto scoppiato ieri nelle elezioni, Berlusconi può perfino estendersi a Casini e Fini e riporstrade di Roma. Neppure lontanaarrestare il proprio declino e can- terà l'equilibrio istituzionale che mente gli oppositori si sono avvididarsi al Colle. essi chiedono, la sinistra potrà dicinati alla sfiducia costruttiva delNone garantitaneppure la conre di aver partecipato, con la sua laCostituzionetedesca, che impodotta del Vaticano, che ha pesato pressione, alla restaurazione della ne a chi abbatte il Premier di prenon poco in questi giorni, facendo legalità repubblicana. Il giorno del sentarne subito un altro. voto, potrà ricordare di aver agito A ciò si aggiunga la disinvoltura capirechelasuapreferenzavaaun nonperottenerepoltrone.manelpatto Berlusconi-Casini che isoli con cui il capo del governo ha inl'interesse del Paese. Se la destra frantoreticapubblica, esasperan- Fini, ritenuto troppo laico. A Ber- antiberlusconiana non si emancilusconi, che manipolai timori deldo lo sporco spettacolo del mercaperà, se inghiottirà nuove leggi ad to dei voti. Il mese in più concesso la Chiesa e promette addirittura di personam, la sinistra potrà dire di creare un Partito popolare italiada Napolitano, lui l'ha usato ricoraver avuto, sin dall' inizio .ragione. rendo a compravendite che prefi- no, Casini ha risposto seccamen- Con la sua costanza, avrà contrite, alla Camera: «La Chiesasi serve gurano reati, menisele opposiziobuito alla fine al berlusconismo. ni l'hanno sprecato senza nean- per convinzione, non per usi stru- Potrà influenzare anche la natura, mentali». che denunciare ì reati (se si esclupiù o meno laica, della destra futuResta che il futuro di una destra de Di Pietro). Eugenio Scalfari ha ra. Potrà prendere le nuove destre dovuto spiegare con laconica pre- civile, laica o confessionale, si sta d'opposizione alla lettera ed esicisione, domenica, quel che do- preparando ora. gere riforme della Rai, pluralismo È il motivo per cui non è malsavrebbe esser ovvio e non lo è: non dell'informazione, autonomia èlastessacosa cambiar campo per no che la battaglia avvenga in un della magistratura, lotta all'evaconvinzione o opportunismo, e primo tempo dentro la destra. So- sione fiscale, leggi definitive sul cambiarlo perché ti assicurano no evitati anni di inciuci, che ri- conflitto d'interessi. Per questo il stipendi fasulli, mutui pagati, pol- schiano di logorare la sinistra e duello parlamentare di questi non ricostruirebbero l'Italia, laletrone. giorni è stato tutt'altro che ridicoMaforse le cose non stanno co- galità, le istituzioni. Il Pd sarebbe lo o provinciale. sì.elavittoriadelCavaliereè inlar- polverizzato, se la successione di I partiti di oggi non hanno la tega misura apparente. Non solo ha Berlusconi fosse finta. Un governo nacia dei padri costituenti: prostile Comitato di liberazione na-

Il profeta delle illusioni

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prio perché il passaggio è meno epocale, i compiti sono più ardui. Manonsono diversi, sesi pensa allo stato di rovina delle istituzioni. L'unico pericolo è cadere nello scoramento. Èfarsiammaliareancora una volta dal pernicioso pensiero positivo di Berlusconi. Quando le civiltàsi cullano in simili illusioni ottimistiche la loro fine è prossima. Lo sapeva Machiavelli, quando scriveva che con i tiranni occorre scegliere: bisogna «o vezzeggiarli o spegnerli; perché si vendicano delle leggieri offese, ma delle gravi non possono». Lo sapevaIsaia,quandodicevadei/?gZi£wgiardiche si cullano nell'ozio: «Sono pronti a dire ai veggenti: 'Non abbiate visioni' e ai profeti: 'Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni'». Il profetad'illusionihavinto solo un turno, nella storia che stiamo vivendo.

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LAPARTTTA COMINCIA ORA EZIO MAURO ON tre voti di maggioranza, strappati in extremis ai fìniani nell'ultima compravendita notturna, Berlusconi rimane a Palazzo Chigi. Ma per fare che cosa? Quel margine precario, appeso a mille promesse impossibili, nel giorno per giorno non consentirà al Premier di far approvare più nulla. Ma a Berlusconi i voti non servono per governare: gli servono per comandare. Ieri li ha avuti, e tanto gli basta. La politica può aspettare, il Paese anche. Perii Cavaliere era più importante la prova di forza con Fini, sulla fiducia. L'ha vinta e, letteralmente, questa vittoria per lui non ha prezzo. Ma da oggi, l'opposizione conta un partito in più, e comperandoipontieriilPremierhadivorato anche l'ultimo ponte coi fìniani. L'unico modo per sopravvivere davvero alla vittoria di ieri, è allargare lamaggioranzaalTUdc.MaCasininon ha alcuna convenienza a cambiare una linea costruita negli anni, e dirà di no. La Lega aspetta di intascare il federalismo, e dà i 30 giorni a Berlusconi. O riesce a catturare Casini, o si andrà al voto. Dunque le elezioni sono l'esito più probabile e alla fine più giusto. Ecco perché Fini dovrà dimettersi dalla presidenza della Camera, perfare liberamente la sua battaglia politica decisiva: e farla probabilmente dal centro in una posizione che fa comodo anche al Pd-visto che a destra l'eredità postberlusconiana gli è preclusa. Insomma, il Cavaliere ha vinto, ma la partita è appena cominciata.

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MARCELLO SORGI

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na parola, l'allargamento. Berlusconi non ha avuto il tempo di godersi la sudata, e stentata, vittoria in Parlamento, che gli si è posto il problema dei 314 soli voti di maggioranza con cui certo il governo non andrà molto lontano. CONTINUA A PAGINA 45

MAIÌCKI .1.0 Sonni SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

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erlusconi ovviamente sta pensando di rafforzare la coalizione, ma non ha alcuna voglia di trattare con gli avversari sconfitti. Con Fini, almeno, mai più. E neppure con Casini, finché continua a pretendere le sue dimissioni. Il metodo con cui il premier vuol provare ad allargare i numeri esigui su cui poggia somiglia abbastanza a quello già usato in questi giorni. E cioè, più o meno il calciomercato con cui ha strappato al fronte delle opposizioni i tre deputati che gli hanno consentito di prevalere. Per questo ha chiesto a Bossi di rinunciare, almeno temporaneamente, al suo veto sull' eventuale ritorno dell'Udc al governo, per poter fare liberamente un'offerta a Casini. Ma se il leader dell'Udc prenderà tempo, o terrà duro sulla pregiudiziale della crisi, il discorso tornerà ad essere quello dell'appello ai moderati, che il presidente del Consiglio ha già pronunciato in Parlamento. Un appello rivolto ai singoli deputati e senatori che vivono con disagio la collocazione all'opposizione, che temono di perdere il posto se si arriverà alla conclusione anticipata della legislatura, o sono in cerca di ricollocazione proprio perché le elezioni ormai se le aspettano. Berlusconi non è affatto preoccupato che il dichiarato invito a cambiare casacca gli attiri addosso l'accusa di incoraggiare il trasformismo e di non essere in grado di dare un nuovo sbocco politico alla situazione incerta in cui si trova. Teme molto di più di finire impegolato in un'altra trattativa su crisi sì-crisi no, consultazioni, incontri segreti e tutto ciò che domani - un domani che non si può escludere e potrebbe essere molto vicino - potrebbe nuocergli in campagna elettorale, t r a la gente che lo vota anche perché rifiuta i riti del «teatrino della politica». L'appello ai singoli, invece che la trattativa con i capipartito, agli occhi del Cavaliere ha l'indubbio vantaggio di lasciargli libertà di movimento, senza provocare attriti con la Lega, consentendogli inoltre di continuare ad attaccare Fini e i suoi con argomenti, come quello del «tradimento», a cui l'elettorato di centrodestra è sensibile. Chiaro prima del voto alla Camera, e soprattutto dopo, l'atteggiamento di Berlusconi ha determinato un irrigidimento di Casini, il quale, è abbastanza evidente, vede ormai le elezioni a un passo e si muove di conseguenza. Con una novità conseguente alla conclusione dello scontro sulla sfiducia: il leader dell'Udc non crede più molto alla prospettiva del Terzo polo e si prepara alle urne come se dovesse andarci da solo. Un eventuale accordo tecnico con il Fli, per affrontare la soglia di sbarramento più alta del Senato, e competere meglio per il premio di maggioranza a livello regionale, non sarebbe in contraddi-

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zione con l'allontanamento dal nuovo polo, nato troppo eterogeneo per durare e per di più inviso al Vaticano per le contaminazioni laiciste di Fini e Rutelli. Ma proprio perché convinto che molti dei giochi che non si faranno nello scorcio finale della legislatura potrebbero riaprirsi dopo, Casini, di qui ad allora, cercherà di lasciarsi le mani libere. Al dunque, la sconfitta più dura resta quella di Fini. Soprattutto negli ultimi giorni, prima di arrivare alla resa dei conti, la strategia del principale avversario di Berlusconi s'è rivelata contraddittoria. Prima ha messo in conto la possibilità di un'astensione che avrebbe aperto un secondo tempo della partita. Poi ha accelerato sulla mozione di sfiducia, ritenendo così di costringere alla resa il premier. Il quale invece, tenendo duro, ha scavato il solco delle divisioni tra «falchi» e «colombe» finiane, limando giorno dopo giorno, fino alle defezioni e alle assenze finali, sia la soglia dei 317 voti dell'opposizione proclamata troppo in anticipo da Bocchino, lo stratega dell'assedio al Cavaliere, sia quella interna della trentina di deputati del Fli. Al cui interno, tra l'altro, il movimento è ripreso subito dopo la sconfitta. Così che l'uscita dal gruppo del capo delle «colombe» Moffa potrebbe anche essere l'inizio di una diaspora, nel partito del presidente della Camera, che deve ancora trovare un suo assetto. E Fini nei prossimi giorni, dopo aver portato precipitosamente il suo gruppo dal governo all'opposizione, avrà molto da riflettere sull'esito disastroso della sua campagna d'autunno.

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A DESTRA VENTO DI ELEZIONI

Berlusconi con Casini. In alto, gli scontri a Roma Amabile, Bertini, Feltri, Festuccia, Giovannini, Masci, Rampino, Ruotolo e Spini DAPAG.2 APAG. 13

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% obiettivo era «mandarlo a casa». E Beri sani, in fondo, l'aveva perfino promesso alla folla di militanti radunati sabato a piazza San Giovanni.

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nvece l'assalto è fallito: e come inevitabilmente accade ogni volta che si dichiara una guerra e poi la si perde, il contraccolpo nel campo degli sconfitti rischia di essere assai pesante. La mazzata è certamente dura per Antonio Di Pietro, che dopo essersi speso nella battaglia con tracotanza ed energia, ha subito lo smacco di abbandoni e defezioni nel suo gruppo proprio al momento del voto. Ma se per l'ex magistrato è dura, per il Partito democratico la mazzata potrebbe farsi addirittura terribile, in ragione della «resa dei conti» che pare già avviata e delle prospettive a breve termine, da ieri avvolte da una luce sinistra. Non che non vi siano, come sempre, motivi di parziale (o apparente) soddisfazione. E senz'altro vero, infatti, che - a dispetto delle voci fatte circolare ad arte - il Pd ha «tenuto botta» in maniera granitica al momento del voto (206 sì alla sfiducia su 206 deputati componenti il gruppo); ed è ugualmente un fatto - come afferma Bersani - la circostanza che il campo delle opposizioni si sia allargato, mentre quello della maggioranza abbia perso pezzi e si sia ristretto. Ma se si vuol guardare avanti, bisognerebbe riconoscere che i motivi di soddisfazione finiscono qui: mentre la battaglia persa sembra destinata a ingigantire tre problemi dalla cui soluzione dipende il futuro delle opposizioni e del Pd in particolare. La prima questione riguarda senz'altro la capacità delle forze che si oppongono a Berlusconi di raggiungere almeno un minimo comun denominatore in grado di farle apparire alternativa credibile. E' un problema assai serio, manifestatosi in tutta la sua nettezza proprio nei lunghi mesi che hanno preceduto il voto di ieri. Quanto più il momento dello show down si avvicinava, tanto più emergeva l'incapacità delle opposizioni - dal Pd fino al Fli - di far fronte comune mostrandosi, di fronte al Paese, pronte al ricambio. Una babele di voci distinte e, alla fine, perfino il serpeggiare di reciproci sospetti. E non Ritaglio Politica e Istituzioni

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può essere un caso il fatto che il Pdl, in caduta libera da questa estate, abbia cominciato a risalire nei sondaggi proprio con l'avvicinarsi del fatidico 14 dicembre: probabilmente in ragione dell'assenza - agli occhi degli elettori - di un'alternativa seriamente praticabile. La seconda questione punta direttamente al cuore del progetto che fu alla base della nascita del Pd. Un minuto dopo il risultato del voto di ieri, le tradizionali (e ormai stucchevoli) polemiche sono ripartite, quasi non si aspettasse altro. Polemiche note: un Pd senza «vocazione maggioritaria» finisce per essere tanto subalterno da inseguire, senza prudenza, Fini e perfino la Carfagna; un Pd «troppo di sinistra» è destinato a non tessere alleanze e ad essere battuto nelle urne; un Pd dei «soliti noti» e incapace di aprirsi al rinnovamento interno - infine - non può che imboccare il suo viale del tramonto. E si potrebbe continuare. Con una complicazione da non sottovalutare: con le elezioni anticipate forse alle porte e il fantasma di Nichi Vendola ormai incombente, questi problemi - da irrisolti che sono - rischiano di diventare letteralmente esplosivi. La terza questione investe direttamente Pier Luigi Bersani. Il segretario dal quale si attendeva il consolidamento e il rilancio del Pd - è all'inizio di una serie di tornanti dai quali dipenderà non solo il suo personale futuro ma probabilmente quello del Partito democratico così come fin'ora noto. La voglia di rivincita dei veltroniani cresce e può nutrirsi degli impacci e delle cadute che vanno segnando il cammino del Pd «bersaniano»; l'insofferenza dei cattolici rischia di giungere al punto limite della rottura; e l'incalzare di Vendola - sfidante già in campo in vista di primarie difficili da liquidare - pare poter avere un effetto moltiplicante di quelle tensioni. La via di Bersani, insomma, oltre che tortuosa è in salita: considerato, tra l'altro, che il pallino è tornato nelle mani di Berlusconi che potrebbe decidere di precipitare il Paese verso il voto anticipato, cogliendo il Pd nel mezzo di un guado gelido e profondo.

sarebbe l'idea stessa di Partito democratico e non certo solo il suo segretario. E' una sfida rischiosa, è vero. Ma appare sempre più evidente che ancora più rischioso è restar fermi o continuare a tergiversare.

A SINISTRA LA RESA DEI CONTI

Che fare? Difficile dirlo, naturalmente. Ma forse è giunto il tempo di smettere di temporeggiare e di accettare le sfide proposte. A cominciare da quella lanciata da Vendola, che sembra rappresentare un po' il cuore delle tre questioni fin qui proposte. Bersani, dunque, abbandoni burocratismi e divagazioni, chiami a raccolta gli iscritti e gli elettori del centrosinistra e accetti la sfida delle primarie, che - decidendo del candidato premier - potranno quasi naturalmente sciogliere i nodi delle alleanze politiche da ricercare, della natura del Pd e perfino del suo essere o non essere «troppo di sinistra». E' una sfida che Bersani può vincere. Del resto, se fosse battuto, nessuno potrebbe immaginare di cavarsela dicendo «ha perso Bersani»: a perdere, infatti, ad

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violenza che sta tornando a emergere. Non possiamo rischiare di perdere un'altra generazione, anche se parliamo di piccole frange, anche se non siamo al terrorismo e alle pistole. Il rumore degli scontri di ieri richiede un sussulto di dignità del governo e imporrebbe un cambio di linguaggio delle opposizioni: non si può salire sui tetti o chiamare "cilena" la polizia italiana senza preoccuparsi di fomentare le piazze. Il 14 dicembre è finalmente passato e Berlusconi è rimasto in sella, vincendo un'altra battaglia della sua guerra totale con Fini. Ma un governo che si salva per tre voti, conquistati nottetempo, ha poco da festeggiare: la sua unica preoccupazione oggi dovrebbe essere quella di riuscire a ritrovare la capacità di ascoltare il Paese e non quella di sopravvivere un giorno in più.

IL MURO TRA POLITICA E PAESE MARIO CALABRESI

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a politica chiusa nel Palazzo consuma la resa dei conti che aspetta da mesi: grida, si insulta, si conta e poi festeggia. Fuòri la città brucia. Le porte del Palazzo vengono sprangate, a separare due mondi che sembrano vivere in galassie lontane anni luce. Le colonne di fumo, le esplosioni, il clangore degli scontri, i sampietrini che volano, i caschi, le mazze, ci parlano naturalmente del passato, ci fanno pensare agli Anni Settanta, ma non èfiche dobbiamo andare per capire. Meglio guardare a Londra, ai ragazzi che assaltano le banche, che colpiscono l'auto di Carlo e Camilla, alla Grecia dei fuochi in piazza, a tutti i giovani fuori controllo che non hanno più nessun rapporto con i partiti e le loro mediazioni ma puntano allo sfascio, convinti di avere il diritto di sfogare in piazza la rabbia per una vita che si preannuncia precaria.

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IL MURO TRA POLITICA E PAESE

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e immagini di Roma fanno spavento e raccontano in modo esemplare la distanza tra una politica rinchiusa in se stessa, nei suoi riti più deteriori, e un Paese che sbanda, si incattivisce e non ha più né sogni né una direzione. I ragazzi che giocano alla guerra col casco, la benzina, il passamontagna e i bastoni non rappresentano certo gli italiani, ma la politica dovrebbe saper guardare oltre quei fuochi per vedere una maggioranza silenziosa e sfinita che non è più nemmeno capace di illudersi. Invece la politica si blinda, si preoccupa di costruirsi una «zona rossa» per stare al sicuro, per lasciare fuori non solo i facinorosi ma tutti gli italiani, e poi dentro litiga, sbraita, eccita gli animi e non sembra in grado di produrre alcuna soluzione. Il Paese sbanda perché da troppo tempo non è governato, perché nessuno si preoccupa di affrontare e contenere i massimalismi deliranti, di rassicurare chi ha paura del futuro e di bloccare la Ritaglio Politica e Istituzioni

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Passi perduti Laura Cesaretti

Gli sconfitti se la prendono con Napolitano: «Ha dato a Berlusconi il tempo di organizzarsi» * * Tra gli sconfitti della prova di forza sulla fiducia, quelli che fino all'estremo istante hanno sperato e poi all'ultima chiama si sono accasciati, erano in tanti ieri a prendersela con il Colle. Nessuno darebbe mai pubblicamente la colpa del mancato blitz anti-Cavaliere a Giorgio Napolitano, ma nelle chiacchiere di corridoio e nei capannelli di Transatlantico, tra esponenti del Pd e dell'Udc, del Fli e di Idv, il nome rimbalza: «Se non gli avesse dato questo intero mese per riorganizzarsi», «Se sifossevotatalamozione di sfiducia appena varata la legge di stabilità», «Se non si fosse offerto così tanto tempo alle "crisi di coscienza" delle colombe», se, se se. Ma coi periodi ipotetici del terzo tipo non si fanno le crisi di governo, e infatti la crisi non c'è stata. Ci sarà prossimamente? Per ora, incassata la sconfitta di Fini, Berlusconi e gli altri protagonisti del tormentone delle ultime settimane puntano a godersi le feste di Natale in pace. Poi però potrebbe aprirsi un nuovo capitolo. Il minuetto è già iniziato ieri, ancor prima del voto di fiducia: gli interventi di Di Pietro e di Bocchino più o meno sugli stessi toni da una parte, poi quello di Casini, restato (solo) al centro di ogni gioco. «Ora però il premier non può pretendere che gli caviamo le castagne dal fuoco subito, entrando in maggioranza», dice a sera un Udc di prima fila, mentre dal Cavaliere si moltiplicano buffetti e mezze avance verso Casini. Al di là delle apparenze, c'è u n forte interesse (politico) che accomunapremier e leader centrista: l'eliminazione (politica) di Fini. E oltretutto talmente poco ben visto Oltretevere che su Avvenire è stato vietato l'uso della formula «Terzo polo». I vescovi, come dice Casini ai suoi, «non fanno molto bene ad averli dalla tua parte, ma possono fare grossi danni ad averli contro». L'obiettivo di togliere di mezzo l'ostacolo Fini è stato raggiunto, e se ora il leader Fli vuol tornare in gioco «deve lasciare al solo Casini il ruolo di interlocutore di Berlusconi, anche per Ritaglio Politica e Istituzioni

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suo conto», si dice in casa centrista. Quanto al risultato del voto di ieri, «Gianfranco certo non può prendersela con nessuno: ha fatto tutto da solo insistendo per andare a una conta che gli sconsigliavamo». Depotenziato il presidente della Camera, molti ostacoli al dialogo possono appianarsi, a cominciare dal presunto «veto» della Lega sull'ingresso dell'Udc in maggioranza: veto che, spiegava Casini già settimane fa, «non c'è mai stato», e questo vuol dire anche Bossi quando ripete che «con due voti non si governa». Il Carroccio, per l'Udc Roberto Rao, «è, con noi, l'unico partito vincente nella strategia e lucido politicamente». Su quel versante, insomma, la strada verso una nuova maggioranza potrebbe essere aperta. Resta il versanteberlusconiano. Ora il Cavaliere, sono convinti nell'Udc, vorrà dimostrare la propria autosufficienza, cercando di far tornare a casa più finiani possibile e di aumentare il suo margine, che alla Camera è di appena tre voti. Per poi aprire la trattativa coi centristi, a febbraio, da posizioni di maggior forza. E il Pd? Resta alla finestra. A meno che, sogna qualcuno nelle sue file, «non riusciamo a far prima di Berlusconi e ad offrire a Casini la leadership di un centrosinistra liberato da Di Pietro e Vendola». Ma non è quel che chiedeva lapiazza di San Giovanni, e a quella piazza gli ex Ds non possono dire di no.

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Le due donne che hanno messo ko Gianfranco ?

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1 LE SCADENZE |

H MAGGIORANZA AGITATA h

fl Ploratemele richieste dell'Europa sui conti di MARCO CONTI

///~)&4 vado al Consiglio \\ KS europeo molto più forte». Silvio Berlusconi ancora gongola per il risultato in aula quando riceve pochi minuti dopo a palazzo Chigi Giulio Tremonti e Umberto Bossi. Il ministro dell'Economia ha gualche dubbio in più del premier sulla tenuta di un governo appeso ad una maggioranza di un paio dì voti e, soprattutto, sulla capacità dei 314 a sostenere le riforme in programma ed eventuali nuovi provvedimenti economici. Tanto più se domani al consiglio Europeo di Bruxelles dovessero essere indicate all'Italia e ai paesi aforte deficit, una serie di costose misure da intraprendere per abbassare il debito. La Germania della Merkeì non scherza e resta il rischio che la moneta unica si sdoppi in due valute: una per i paesi virtuosi e un'altra per quelli che hanno bisogno di svalutare. A ncorpiù Scettico sul successo di ieri in aula è però il leader del Carroccio che la definisce «una mezza vittoria» e anche ieri ha sventolato sotto il naso dell'alleato lo spauracchio del voto anticipato se «entro gennaio non si allarga la maggioranza, ma senza quei costosi democristiani». Incassato il voto di fiducia, azzerata ogni ipotesi alternativa di governo, Berlusconi è ora alle prese con il pressing dell'alleato lumbardche comincia ad avvertire i mugugni del Nord produttivo alle prese con una crisi che morde i bilanci e, ovviamente, anche con gli accennati rischi che potrebbero scaturire da un patto di stabilità riveduto e corretto. Aver superato lo scoglio del voto della Camera grazie anche a Calearo e Scilipoti, che non hanno votato la legge di stabilità, non rassicura il ministro dell'Economia che ora, insieme a Bossi si chiede se e quanto costerà al governo l'eventuale allargamento della maggioranza, visto che il premier è disponibile anche a rivedere il programma di governo. Senza la maggioranza in nessuna delle commissioni di Ritaglio Politica e Istituzioni

Ma la Lega avverte Silvio: cosìrischila premiership

Montecitorio (tranne la commissione Giustizia), e con XJdc i e FU che continuano ad avere uno strettissimo rapporto, che potrebbe trasformarsi in una sorta di patto costituente dei moderati, Bossi ha spiegato al Cavaliere di «non dormire sonni, tranquilli». D'altra parte sin dall'estate scorsa il lea-

Timori per le richieste di Bruxelles sui debito

ga era stato CONSIGLIO chiaro: «Ofai EUROPEO pace con Fini osi vota». La Pnwihilì rottura tra i 1UMWM due spinge mìSW'e adesso buona • ,• parte dei coaggimlM lonnelliazzurgiàdd2011 ri ad invocare ° il partito di ————— Casini, azzerando ogni rapporto con Fini, ma non con ifiniani. Tutto per evitare le urne e un risultato che per molti attuali ministri e colonnelli contiene due rischi: perdere la maggioranza al Senato e consegnare buona parte del Nord alla Lega. Il braccio diferro che Berlusconi ha appena vinto con Fini rischia quindi di aprirsi molto presto con ilprincipale alleato. Con quella Lega che comincia a chiedersi se sia possibile, in caso di scioglimento anticipato, tornare daglielettori ancora con il volto del Cavaliere. Bossi non ha nessuna intenzione di condividere con altri la golden sharedell'alleanza. E tantomeno di sottoscrivere un patto per imbarcare l'Udc che abbia come obiettivo, in caso di voto anticipato, la "spartizione" di palazzo Chigi e Quirinale. Il basso profilo tenuto sinora sulla politica economica permette a Berlusconi di poter sventolare percentuali di gradimento superiori a quelle dei suoi colleghi europei, ma i segnali recessivi sicuramente non consentono di avviare in tempi brevi quelle riduzione fiscali che ilpresidente del Consiglio vorrebbe in tempi brevi.

Berlusconi uncc LI slkLi dei numeri

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Bossi: non c'è nessun veto da parte nostra sui centristi

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Guerriglia a Ronia, il caitro a ferro e fiwco

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dimostrato una grande capacità di tenuta, ma perché è emerso chiaro che l'attuale presidente della Camera non può essere più di una componente di una alternativa assai eterogenea, senza avere la capacità di divenirne il perno. Dal brutto andamento di questa crisi è emersa con forza la pochezza di prospettive politiche che tutti hanno messo in campo. Tanto la maggioranza quanto l'opposizione si sono sfidate a "contarsi" non ad accreditarsi per contare, cioè per mandare al paese un segnale di capacitàrispettoalla gestione di un passaggio epocale difficile. Naturalmente ciascuno ha speso delle parole in queste direzioni, Berlusconi a dire che lui vuol allargare il suo consenso e confrontarsi anche con l'opposizione, Bersani a sostenere che i problemi veri del paese sono quelli economici e vanno affrontati a fondo. Buone cose, ma che non suonano convincenti in un contesto in cui sembrava che l'unica cosa a cui dar peso fosse la famosa "conta". E' ben vero che nel pomeriggio il panorama si è modificato un poco. L'assurdo scoppio di violenza che ha devastato una parte di Roma è suonato come un campanello d'allarme, perchè è intollearbile e invece si radica, inutile negarlo, in molta compiacenza per un ribellismo senza regole (occupazione di stazioni, blocco del traffico e quant'altro) dentro il quale inevitabilmente si infiltrano e giocano la loro partita i professionisti della violenza (fra il resto abili e abbastanza largamente impuniti). E' il segnale di un degrado e di un arretramento della situazione sociale a cui rischiano di concorrere anche forze che non condividono l'ideologia neo-luddista dei cosiddetti black-block (chiamarli anarchici è una inutile offesa agli anarchici storici). Non parliamo solo dell'estrema sinistra, ma anche tutti quelli che hanno abituato i loro fan a delegittimare tutto, a gettare fango ovunque, ad usare lo strillo come tono medio della comunicazione politica.

PASSARE AI FATTI di PAOLO POMBENI

RUTTO spettacolo B quello che è andato in scena a Roma: sia dentro il

"Palazzo" che nella "Piazza". Contare i voti per vedere se la maggioranza rimane o meno è un esercizio rischioso, perché i numeri dicono quel che possono e non sempre gli stessi numeri dicono la stessa cosa. Ci può essere certo una maggioranza che si regge anche con un solo voto, a patto che si tratti di una maggioranza graniticamente coesa, unita sugli obiettivi e sulle prospettive da perseguire. Ma c'è qualcuno che si sente di sostenere che la maggioranza uscita dallo scontro parlamentare del 14 dicembre 2010 è di questo tipo? La domanda è di quelle retoriche. L'origine del nostro problema è nella ricerca che si è fatta di una manipolazione che ci ha portato ad un bipolarismo malato senza radici nel Paese. Il risultato è che si è fatto fatica a dare rappresentanza alle forze profonde del Paese, alle sue necessità vitali, per privilegiare invece una sovrarappresentazione del vincitore grazie ad un premio-monstre di maggioranza che squilibra il sistema anziché stabilizzarlo. I parlamentari, espressi non da una dialettica politica ma dàlie cooptazioni dei partiti, hanno fatto spesso prevalere il gusto per la sceneggiata, incuranti del messaggio che si trasmette al Paese. Ci sono poi quelli, come Fon. Di Pietro, che vanno sempre un passo più in là e che finiscono non nella denuncia forte, ma nel patetico di chi grida sciocchezze e paragoni improbabili illudendosi di passare alla storia. In questo contesto particolare Berlusconi ha ancora delle carte da giocare. Non è uno sprovveduto e come tutti i politici di un certo rango quando viene messo all'angolo ritrova la voglia e la capacità di lottare. Il voto di ieri lo testimonia. Fini è rimasto vittima di questo meccanismo, che Berlusconi sa usare meglio di lui, ma ne è rimasto vittima anche Di Pietro. Tuttavia, per evidente diversità di peso politico, è Fini quello che ha ricevuto il colpo più duro: non perché Berlusconi abbia Ritaglio Politica e Istituzioni

tempi come questi governare significa far prendere al Paese anche medicine amare, significa riformare toccando corporazioni forti e ben radicate, significa sfidare una vecchia cultura, tanto di destra quanto di sinistra, fatta più di mantra da mandare a memoria nelle varie madrasse di parte, che di capacità di analisi dei problemi. E sarà da vedere come questo genere di parlamentari sarà disponibile a sostenere un governo che incida nei privilegi corporativi e proponga interventi decisi contro le sacche di immobilismo. C'è oggi la forza intellettuale e politica per capire che questi sono i nodi e che questa è la battaglia che deve unire tutte le componenti, tanto politiche quanto sociali, che vogliono far uscire il sistema italiano dall'impasse attuale? Non tocca a noi rispondere a questa domanda, ma è a questo che si dovrà fare attenzione nei prossimi giorni e mesi. Bisogna chiedere che si risponda alle domande di un paese che attraversa molte crisi, non illudersi che una maggioranza comunque sia significhi stabilità, o illudersi che un'opposizione che ha perso per un soffio abbia comunque la chance di giocare il primapossibile la partita del girone di ritorno sicché si può tirare avanti aspettando quel giorno. *© RIPRODUZIONE RISERVATA

A fronte di questo e passata l'euforia per la vittoria ai punti, è tornato in una parte della classe politica almeno un barlume di consapevolezza che stavolta alle parole bisognava far seguire qualche fatto. Se Berlusconi aveva annunciato un allargamento della maggioranza, bisogna che ci provi sul serio. Saranno i fatti a dimostrare se è così davvero e in che modo. La verità è che tutti si rendono conto che non si può veramente governare con tre voti . di margine e soprattutto con una maggioranza raggiunta grazie al voto di persone che non sono esattamente dei giganti della presenza pubblica. In

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ni-bis sarebbe stato un ripiego. Ora i finiani sì sentono sotto attacco. Ovviamente temono dì perdere altri pezzi per l'assedio berlusconìano. C'è un altro deputato, Patarìno, che ha firmato il documento dei pontieri Moffa-Augello. C'è qualche timore per il Senato, dove Viespoli ha sempre avuto di CLAUDIO SARDO un forte legame politico con Moffa. Certo, lo strappo di Moffa neppure Fini lo immagina'L COLPO è stato duro per va. Fino alla notte prima aveva concordato Fini e i suoi. Se il gruppo non con luì l'ultima mediazione. A dire il vero, avesse perso tre deputati, la mopure la retromarcia della Polidori è stata uno zione di sfiducia sarebbe passashock: tanto che il sospetto è di un accordo ta. Ora però i fimani sono oppomaturato già da giorni e tenuto segreto. sizione. E lo strappo di Moffa e Ma la solo via d'uscita possibile è ora il e. scioglie un dilemma fin qui «nuovo Polo». L'incontro di oggi pomeriggio irrisolto dalla nascita del FU. di Fini con i leader di Vdc, Api, Mpa, Lib-dem Adesso Fini potrà marciare senostato concordato in mezz'ora, mentre Berluza resistenze verso il Polo dei sconi annunciava ilpressing su Pier Ferdinanmoderatio "della'Nazione". Ogdo Casmiperialtargagi ci sarà un vertice con Casini^ mento del governo ed Rutelli, Lombardo, Tononi. E escludeva ogni rapporl'inizio di un percorso. È anche to futuro con i finiani. la prima risposta a Berlusconi. «La vera novità di oggi - sintetizzava FranContinua a pag. 11 cesco Rutelli - è la nascita del nuovo Polo». SEGUE DALLA PRIMA PAGINA Ora non ci saranno più ostacoli, assicura-, di CLAUDIO SARDO vano ieri i finiani. Il Fino a metà mattinata, ieri, la linea del FUnuovo Polo dovrà marteneva insieme spinte divaricanti. Nel tentaticare in tempi rapidi il vo estremo di scongiurare la frattura con proprio profilo, visto il Moffa, Fini aveva dato il via libera a un rischio di elezioni imdocumento orientato verso il Berlusconi-bis.minenti. I Il FU ha previfimani avrebbero dovuto astenersi al Senatosto il suo primo congresso Vii febbraio. Il perfavorire le dimissioni di Berlusconi prima nuovo Polo potrebbe prendere forma anche del voto della Camera: il pegno era l'ingresso prima. La sua autonomia da Pdl e Pd sarà la in un nuovo governo Berlusconi anche senzarotta. «Poi discuteremo insieme se fare ulterioì'Udc. Del resto 'Moffa e le "colombe" lori alleanze o correre da soli» spiegava Fabio dicevano chiaramente: il FU deve respingere Granata. Ecco, questa potrebbe diventare la non solo le ipotesi ribaltoniste, ma anche le dialettica del futuro nel FU: chi vuole correre in suggestioni del Terzo Polo. Il «nuovo governo solitudine, puntando sul pareggio in Senato e di centrodestra» doveva diventare l'unico orizsu un governo di responsabilità nella prossima zonte politico. Fini aveva accettato forse per-legislatura, chi invece non esclude un 'alleanza ché contava sul rifiuto di. Berlusco-con il Pd (solo con il Pd, senza altri alleati di ni, di certo perché il traguardo delle sinistra) per organizzare un progetto alternatidimissioni sarebbe stato comunque vo in grado di competere per la vittoria. oggi la misura della vittoria o della sconfitta. E Fini aveva chiesto obbedienza alla maggioranza dei suoi, che invece da tempo sono convinti dell'irreparabilità della rottura con Berlusconi. Lo strappo di ieri, della Siliquini prima, della Polidoripoi, infine di Moffa, è maturata dentro questo irrisolto conflitto. Del resto, ne sono a loro modoespressione le diverse dichiarazioni di voto dì Pasquale Viespoli al Senato e di Italo Bocchino alla Camera. Viespoli ha motivato l'astensione del gruppo FU con gli argomenti del documento preparato da Moffa. Bocchino invece ha fatto un discorso molto duro con Berlusconi, respingendo al mittente le accuse di «tradimento» e accusando ilpremier di aver voluto dividere il centrodestra. Moffa ha preso il discorso di Bocchino a pretesto della sua rottura. Ha anche chiesto in extremis le dimissioni del capogruppo. Fini però quel discorso lo aveva visto e approvato. Non e 'è dubbio che, mentre il FU faticava a tenere unite le sue diverse anime, Fini ha sempre spinto verso una confrontation dura con Berlusconi, verso le dimissioni del governo, versola costituzione del nuovo Polo moderato. Per Fini il Berlusco-

Polo dei moderati, vertice per il rilancio

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ni-bis sarebbe stato un ripiego. Ora i finiani sì sentono sotto attacco. Ovviamente temono dì perdere altri pezzi per l'assedio berlusconìano. C'è un altro deputato, Patarìno, che ha firmato il documento dei pontieri Moffa-Augello. C'è qualche timore per il Senato, dove Viespoli ha sempre avuto di CLAUDIO SARDO un forte legame politico con Moffa. Ceno, lo strappo di Moffa neppure Fini lo immagina'L COLPO è stato duro per va. Fino alla notte prima aveva concordato Fini e i suoi. Se il gruppo non con lui l'ultima mediazione. A dire il vero, avesse perso tre deputati, la mopure la retromarcia della Polidori è stata uno zione di sfiducia sarebbe passashock: tanto che il sospetto è di un accordo ta. Ora però i finiani sono oppomaturato già da giorni e tenuto segreto. sizione. E lo strappo di Moffa e Ma la solo via d'uscita possibile è ora il e. scioglie un dilemma fin qui «nuovo Polo». L'incontro di oggi pomeriggio irrisolto dalla nascita del FU. di Fini con i leader di Vdc, Api, Mpa, Lib-dem Adesso Fini potrà marciare senostato concordato in mezz'ora, mentre Berluza resistenze verso il Polo dei sconi annunciava ilpressing su Pier Ferdinanmoderatio "dellaNazione". Ogdo Casmiperialtargagi ci sarà un vertice con Casini^ mento del governo ed Rutelli, Lombardo, Tononi. E escludeva ogni rapporl'inizio dì un percorso. È anche to futuro con i finiani. la prima risposta a Berlusconi. «La vera novità di oggi - sintetizzava FranContinua a pag. 11 cesco Rutelli - è la nascita del nuovo Polo». SEGUE DALLA PRIMA PAGINA Ora non ci saranno più ostacoli, assicura-, di CLAUDIO SARDO vano ieri i finiani. Il Fino a metà mattinata, ieri, la linea del FUnuovo Polo dovrà marteneva insieme spinte divaricanti. Nel tentaticare in tempi rapidi il vo estremo di scongiurare la frattura con proprio profilo, visto il Moffa, Fini aveva dato il via libera a un rischio di elezioni imdocumento orientato verso il Berlusconi-bis.minenti. I Il FU ha previfiniani avrebbero dovuto astenersi al Senatosto il suo primo congresso Vii febbraio. Il perfavorire le dimissioni di Berlusconi prima nuovo Polo potrebbe prendere forma anche del voto della Camera: il pegno era l'ingresso prima. La sua autonomia da Pdl e Pd sarà la in un nuovo governo Berlusconi anche senzarotta. «Poi discuteremo insieme se fare ulteriol'Udc. Del resto 'Moffa e le "colombe" lori alleanze o correre da soli» spiegava Fabio dicevano chiaramente: il FU deve respingere Granata. Ecco, questa potrebbe diventare la non solo le ipotesirìbaltoniste,ma anche ledialettica del futuro nel FU: chi vuole correre in suggestioni de! Terzo Polo. Il «nuovo governo solitudine, puntando sul pareggio in Senato e di centrodestra» doveva diventare l'unico orizsu un governo di responsabilità nella prossima zonte politico. Fini aveva accettato forse per-legislatura, chi invece non esclude un 'alleanza ché contava sul rifiuto di. Berlusco-con il Pd (solo con il Pd, senza altri alleati di ni, dì certo perché il traguardo delle sinistra) per organizzare un progetto alternatidimissioni sarebbe stato comunque vo in grado di competere per la vittoria. oggi la misura della vittoria o della sconfitta. E Fini aveva chiesto obbedienza alla maggioranza dei suoi, che invece da tempo sono convinti dell'irreparabilità della rottura con Berlusconi. Lo strappo di ieri, della Siliquini prima, della Polidoripoi, infine di Moffa, è maturata dentro questo irrisolto confitto. Del resto, ne sono a loro modoespressione le diverse dichiarazioni di voto di Pasquale Viespoli al Senato e di Italo Bocchino alla Camera. Viespoli ha motivato l'astensione del gruppo FU con gli argomenti del documento preparato da Moffa. Bocchino invece ha fatto un discorso molto duro con Berlusconi, respingendo al mittente le accuse di «tradimento» e accusando ilpremier di aver voluto divìdere il centrodestra. Moffa ha preso il discorso di Bocchino a pretesto della sua rottura. Ha anche chiesto in extremis le dimissioni del capogruppo. Fini però quel discorso lo aveva visto e approvato. Non e 'è dubbio che, mentre il FU faticava a tenere unite le sue diverse anime, Fini ha sempre spinto verso una confrontation dura con Berlusconi, verso le dimissioni del governo, versola costituzione del nuovo Polo moderato. Per Fini il Berlusco-

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Ora la rotta è verso il Terzo Polo Oggi vertice con Fini, Casini, Rutelli, Lombardo, Tanoni. È larispostaa Berlusconi SENZA "COLOMBE" CAMBIA LA LÌNEA FU

Salta il vìncolo del centì'odestra, imposto da Moffa. Ma il timore è dì altri strappi

L'addìo

La fedelissima

Silvano Moffa, una delle colombe di FU, lascia Gianfranco Fini

Giulia Bongiorno, nonostante una gravidanza difficile, è in aula

Le truppe

I deputati di Hi, dopo le defezioni di quattro colleghi, scendono a 32

1 FUTURISTI

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Fini: vittoria numerica, vedremo se anche politica

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Ora la rotta è verso il Terzo Polo Oggi vertice con Fini, Casini, Rutelli, Lombardo, Tanoni. È larispostaa Berlusconi SENZA "COLOMBE" CAMBIA LA LINEA FLI

Salta il vincolo del centì'odestra, imposto da Moffa. Ma il timore è di altri strappi

L'addìo

La fedelissima

Silvano Moffa, una delle colombe di FU, lascia Gianfranco Fini

Giulia Bongiorno, nonostante una gravidanza difficile, è in aula

Le truppe

I deputati di Hi, dopo le defezioni di quattro colleghi, scendono a 32

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Chi ha perso di più con il voto di sfiducia?

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il Cavaliere, ha lasciato a gioiosa macchin a da g u e r r a di DI PIERLUIGI MAGNASCHI cadere Fini come una pera matura. Gianfranco Fini si A questo punto a Fini restava solo una le infranta sul voto di sfiducia. Il chance per cercare di salvare la faccia. bilancio politico di questa battaglia perFar dimettere Berlusconi con il voto di sonalistica (vai via tu, che mi ci metto io) sfiducia. Non gli è riuscita nemmeno è catastrofico per il leader dei futuristi. questa operazione che, ancora poco priIn un paese normale (ma l'Italia non lo ma del voto, veniva data per sicurissima. è) chiunque si dimetterebbe. Berlusconi, da parte sua, h a sicuramenFini ha sbagliato tutte le mosse. Prite vinto rispetto alle previsioni della ma, aveva ingolosito il Pd proponendogli vigilia. Ma, altrettanto sicuramente, è dì fare un governo di salute pubblica. uscito indebolito da questo braccio di Bersani, già infiacchito dalla primarie ferro perché la maggioranza di cui oggi che gli sfuggono dalle mani, ha visto, dispone in Parlamento è risicata anche nell'alleanza con l'ex capo dei fascisti, la se può aumentare, visto lo stato catachiave di volta per far sloggiare dal potonico in cui versa Fini. tere Berlusconi (che può I Un condottiero sconfitto essere u n obiettivo ma infatti non attira cerche, da solo, non è certo Fini è messo to gli entusiasmi della una politica). Fini, però, molto male. t r u p p a che inevitabildopo aver visto i sondaggi mente tiene famiglia e E il Pd peggio che dimostravano che gli deve pensare a un futuro elettori sarebbero fuggiti che Futuro e libertà non dal Fli se si fosse alleato riesce più ad assicurargli. Oltretutto, con il Pd, h a ingranato la retromarcia anche idealmente, non tutti i futuristi e, rischiando di grippare il motore, h a sono dei descamisados come Bocchino annunciato che «non si sarebbe mai alo degli scalatori di tetti come Briguglio leato con il Pd» lasciando così Bersani o dei radicali come Della Vedova. I futuin bilico, con il cerino in mano e l'aria risti moderati hanno sopportato a fatica stranita. Perdere la faccia, per il Fli, è l'esplodere incontrollato degli appetiti di grave; ma perderla, per il Pd, a causa visibilità di certi esponenti Fli a briglia del Fli, è devastante. sciolta, per cui la coabitazione, adesso, A questo punto, Fini h a ripiegato sul potrebbe diventare difficile. Dopo il Carterzo polo con Pierferdinando Casini. nevale viene la Quaresima anche per gli Quest'ultimo, che è l'unico ad essere atei. Soprattutto se il Carnevale (senza uscito, non solo indenne ma anche visirete: l'importante era solo gridare) è dubilmente rafforzato da questa vicenda, rato più del solito, si è accorto della strumentalizzazione e, sia pure continuando ad abbaiare contro ©Riproduzione riservata Wm

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li. mmto

Fini aveva un solo colpo in cannale ha fatto cilecca

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a conferma absoprattutto di GianfranDI SERGIO SOAVE b a s t a n z a conco Fini, è stato mancato. fortevole della Ora l'alternativa è quella enunciata fin dallfinizio da BerluscoImaggioranza al Senato e la ni e da Umberto Bissi, o si allarga la prevalenza sul filo di lana alla Camera maggioranza sulla Base di un patto di lasciano a Silvio Berlusconi uno spazio legislatura con Pierferdinando Casini di manovra seppure assai ristretto, che cui Futuro e libertà dovrebbe accodarimpiegherà per tentare un riawicinasi, o si va alle elezioni, probabilmente mento allTJdc oppure, se questo risultasin primavera. Il vero sconfitto di quese impossibile, per portare alle elezioni sta fase è il presidente della Camera, dopo aver concluso in gennaio l'iter di che dopo aver raggiunto l'apice dell'inalcuni provvedimenti di rilievo, dalla fluenza politica dimostrandosi decisivo riforma universitaria che richiede solo in tante votazioni, ha poi visto iniziare il via libera scontato di palazzo Madama lo sgretolamento del suo gruppo quanai decreti di attuazione del federalismo do h a tentato l'assalto finale. Sostiene fiscale. È facile descrivere la vittoria del di aver subito solo uno premier come u n a vittoI scacco numerico, ma la ria di Pirro, come fanno i smentita concreta delle suoi avversari, ma in reBerlusconi sue certezze di vittoria altà quella che esce davè ancora senza in base alle quali aveva vero sconfitta è la proinsistentemente intimaalternativa spettiva di u n ribaltone, i to la resa al suo awersache era di fatto alla base "*"*"" ' *"*"" rio, è un dato che indedella scelta di presentare bolisce la sua credibilità, senza contare le mozioni di sfiducia. Tutti quelli che il carattere improprio della sua azione ora dicono che non è cambiato nulla, da capopartito esercitata da una sede dovrebbero infatti spiegare perché hanistituzionale che dovrebbe essere di no chiesto la conta parlamentare nella garanzia per tutti. In sostanza la sua convinzione di costringere Berlusconi scelta di fondo era di rottura e quindi alle dimissioni. Per sottolineare la dela responsabilità dello smottamento, che bolezza del governo sarebbe bastato probabilmente avrà un seguito ulteriore andare avanti come nelle ultime setse si apriranno davvero trattative per timane, sottoponendo ogni iniziativa u n ampliamento della maggioranza, è dell'esecutivo alle forche caudine di una soprattutto sua. Aveva un solo colpo in guerriglia parlamentare assai spesso canna e h a fatto cilecca, il che lascia ad vincente. Quel che si voleva dimostrare altri lo spazio per la ricerca di soluzioni con le mozioni di sfiducia era l'esistenza politiche, se ci saranno. di una maggioranza alternativa almeno alla Camera, e questo obiettivo, che era uzione riservata W*

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I A NOTA POLITICA

Il Cav ha vinto u n tempo ma non tutta la partita DI M A R C O BERTONCINI

Trarre una rapida lezione dai voti di ieri è semplice. Silvio Berlusconi h a vinto; Gianfranco Fini h a perso. Il cammino del governo, però, è accidentato esattamente come lo era ieri l'altro. Berlusconi h a resistito fino all'ultimo a qualsiasi proposta che implicasse le sue dimissioni, fosse pure con la garanzia (si fa per dire) del reincarico. Ha avuto ragione. Come ne ha avuta quando scommetteva sullo sfaldamento dei finiani. Fini, a proposito di numeri, h a commesso un errore speculare a quello compiuto da poco avveduti e disinformati consiglieri del Cav al momento della cacciata dal Pdl. A luglio Berlusconi credeva che quasi nessuno seguisse Fini; a dicembre Fini h a creduto che tutti gli restassero fedeli, sino a sfiduciare il governo. Come allora fu una quarantina di parlamentari, inattesamente, ad andare dietro al presidente della Camera, così ieri Fini ne ha persi quattro. Un'amara sconfitta, per il numero uno di Montecitorio, che aveva scom-

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messo molto, anzi troppo, sulla sfiducia a Berlusconi. Se, dunque, il duello fra i due contendenti segna l'indubbia vittoria del Cav (comunque essa sia stata ottenuta, poco importa: contano i voti finali), l'avvenire rimane quel che ha sintetizzato bene Roberto Maroni. Per vivere, e non tirare semplicemente a campare, occorre allargare la maggioranza, come del resto dichiarato dallo stesso Berlusconi nei discorsi parlamentari. Vinto il primo tempo, bisogna attrezzarsi per vincere la partita. Ampliare la base parlamentare di sostegno è, però, operazione complessa. La stessa Lega non sarà di eccessivo aiuto. Infatti Bossi e probabilmente larga parte dei suoi sono ostili all'Udc (in nome del federalismo) e puntano da mesi sulle urne, per incassare una barca di parlamentari in più e inoltre (fatto sovente trascurato), mercé l'abbinamento di politiche e amministrative, rastrellare poltrone di prestigio negli enti locali. ©Riproduzione riservata—mtm

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PER UN PELO, ANZI PER TRE PELI. MA HA VINTO DOPO ESSERE STATO DATO PER MORTO DA TUTTI

Sul voto di fiducia il Cav h a stravinto m a è debolissimo L'unico che è uscito con le ossa fracassate DI D I E G O GABUTTI

a i tafferugli, e per u n pelo, anzi r tre peli, ma ce l'ha fatta, oltre I eh. che al senato, anche alla cameX i ra, dove solo pochi giorni fa era dato per morto. JNon è stato facile. All'interno dell'aula, per cominciare, ci sono stati i soliti tumulti a beneficio della diretta televisiva. Tonino Di Pietro si è beccato (ma se l'era cercata, e poi ha le spalle larghe, e può sopportare ben altro) del «laureato semianalfabeta» da Fabrizio Cicchitto mentre una finiana tiepida, r i p a s s a t a in extremis ai berlusconiani, è stata insultata a sangue. Gli onorevoli, quando appaiono in televisione, ci tengono a dimostrare che se sono pagati bene, praticamente a peso d'oro come marajah indiani, è perché se lo meritano picchiando sodo e rischiando quotidianamente l'anima e la pelle. Anche all'esterno dell'aula parlamentare, in Piazza Venezia e nei pressi di Palazzo Madama, c'è stata una mezza battaglia campale, come ai bei tempi, prima che «la piazza», da materiale che era, diventasse virtuale e mediatica, anzi metaforica. Sono scoppiate scaramucce t r a studenti, truppe metalmeccaniche, «popolo viola» (cioè le «moltitudini» evocate da Toni Negri) e forze dell'ordine. Cariche di polizia, passamontagna calati, il sibilo dei c a n d e l o t t i . Sono state fracassate vetrine, incendiati bidoni della spaz-

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è il Cofondatore

z a t u r a , tracciate scritte truculente sui muri e scanditi slogan minacciosi (da vecchi alpini del s e s s a n t o t t o , classe di ferro). Ma, alla fine della festa, contato l'ultimo voto, sparato l'ultimo lacrimogeno, il Cavaliere era ancora in piedi, sudato, barcollante, col fiatone, ma in piedi. Niente e nessuno hanno potuto sfiduciarlo, come fino all'ultimo h a sperato Gianfranco Fini; presidente della camera e leader dell'opposizione (almeno fino a ieri, da oggi il suo ruolo è molto ridimensionato). Tra i due sfidanti, decisi a stabilire una volta per sempre chi avrebbe fatto pipì più lontano oppure tirato giù più pipe di gesso, h a vinto il presidente del consiglio. Buon per lui, evviva, anche se non si capisce, francamente, che cos'abbia vinto.'Una settimana o due di tregua da oggi al prossimo agguato parlamentare? Un sigaro? Un peluche Mode in China'! Mistero. Ma qualunque sia il premio, da ieri pomeriggio S i l v i o B e r l u s c o n i ostenta u n sorriso soddisfatto (e contento lui, come si dice, contenti tutti). E p p u r e l'emergenza è t u t t ' a l t r o che finita. Non per dire la solita cosa, cioè che «i problemi del paese», passata la bufera futurista e tramontato l'astro d e l l ' e x Cofondatore, «sono ancora da risolvere», m a i

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camera

problemi del paese (come dire?) sono ancora da risolvere. Berlusconi, conquis t a n d o s i l'affetto (interessato o disinteressato non importa, o importa poco) d'un pugno di deputati, ha incassato avventurosamente la fiducia d'entrambe le camere, ma oggi si ritrova a dover varare le più coraggiose e contrastate riforme della storia repubblicana (a cominciare dal federalismo, per non parlare delle grane che stanno provocando la riforma dell'università e quella della giustizia) con tre voti di maggioranza, e senza nemmeno avere la certézza di poter contare su questi voti in qualsiasi circostanza, perinde ac cadaver. Non può contare neppure su U m b e r t o Bossi, che h a p a s s a t o gli ultimi giorni salmodiando che, fiducia o sfiducia, «la sola igiene è il voto» (esattamente come secondo i futuristi, quelli veri, la sola igiene era la guerra). Oggi si festeggia, champagne, coriandoli, cappellini di carta, bunga bunga, ma presto si tornerà a incrociare le lame e a combattere per • la vita. Perché è così che vanno le cose sotto le lune dell'attuale governo. Come c'è uno spirito, secondo la favola, del Natale presente, c'è anche uno spirito della presente legislatura, e si tratta d'uno spirito bellicoso. Abbiamo apprezzato lo spettacolo della fiducia. Ma siamo scettici e la pensiamo come Oliver Cromwell: «Riponi la tua fiducia in Dio, e tieni asciutta la tua polvere da sparo».

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Sono state fracassate vetrine, incendiati bidoni della spazzatura, tracciate scritte truculente sui muri e scanditi slogan minacciosi (da vecchi reduci del 6 68, classe di ferro ormai ossidata). Ma, alla fine della festa, contato l'ultimo voto, sparato l'ultimo lacrimogeno, Berlusconi era ancora in piedi, sudato, barcollate, con il fiatone, ma in piedi. Niente e nessuno hanno potuto sfiduciarlo, come fino all'ultimo ha sperato Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader dell'opposizione (almeno fino a ieri. Da oggi il suo ruolo è molto ridimensionato)

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Tra i due sfidanti, decisi a stabilire una volta per sempre chi avrebbe fatto pipì più lontano oppure tirato già più pipe di gesso con ilflobert, ha vinto il presidente del consiglio. Buon per lui, evviva. Anche se non si capisce, francamente, che cosa abbia vinto. Una settimana o due di tregua fino al prossimo agguato parlamentare? Il Cav si ritrova a dover varare le più coraggiose e difficili riforme della storia repubblicana (a cominciare dal federalismo per proseguire con la riforma universitaria e quella della giustizia) con soltanto tre voti di maggioranza

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UN UOMO SOLO AL COMANDO MA NON È SILVIO

Consiglio che ha avuto e ha come principale ispiratore il senatore Dell'Uni, già due volte condannato per concorso esterno alla mafia, procura all'Italia un notevole discredito internazionale, come può verificare chiunque abbia rapporti e frequentazioni con francesi, inglesi e tedeschi per non parlare degli americani.*:*

LE MOSSE DEL PREMIER E IL RUOLO DI BOSSI

Nicola Tranfaglia UNIVERSITÀ DI TORINO

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a il vero primo ministro oggi in Italia si chiama Silvio Berlusconi o Umberto Bossi? Nonostante le apparenze, l'interrogativo non è affatto infondato. Perché, come hanno scritto già alcuni quotidiani europei, è proprio Bossi l'uomo politico che determina in grandissima parte la politica di un leader abbandonato da chi, Fini, aveva fondato con lui il Popolo della Libertà e che ieri ha convinto i deputati del suo movimento a votare la sfiducia, ripudiando quasi del tutto il modello berlusconiano. Già, occorre fermarsi un momento a considerare il "quasi". Un anno fa abbiamo detto (e ribadito in un libro recente) che Gianfranco Fini non era d'accordo con il Cavaliere su alcuni punti essenziali che vanno dalla concezione della democrazia parlamentare, alla cittadinanza, alla stessa eguaglianza dei cittadini. Ma le differenze, pure importanti e da non sottovalutare, si fermano qui e non investono altri aspetti fondamentali per una democrazia sociale moderna: né i diritti dei lavoratori, né il liberismo di fondo che continua a ispirare la destra europea, come si vede anche dall'attuale politica economica dell'Unione Europea. L'on. Fini si rifa alla destra europea e il dato di fondo non si può, in nessun modo, dimenticare. Certo non gli piace il populismo autoritario di Berlusconi ma non intende collocarsi né al centro né a sinistra. E lo ha detto con onestà e con chiarezza. Di questo bisogna dargli atto. Ma l'impero di cartapesta di Silvio Berlusconi, nonostante la risicata vittoria di ieri, sta crollando fragorosamente e i pericoli per la democrazia repubblicana non mancano. L'uomo è un forte e abile demagogo antidemocratico, una sorta di cacicco sudamericano ed è legato (come molti hanno scritto, a cominciare dal mio compianto amico Giuseppe Fiori già nel 1995 ne «Il venditore», Garzanti editore) alle forze più oscure e arretrate della società italiana. Ormai è certo che nel nostro paese ci sono state, in diversi momenti storici, trattative politiche tra settori dello Stato organizzazioni mafiose, non solo Cosa Nostra siciliana ma anche la 'ndrangheta calabrese e la camorra napoletana. Ebbene continuare ad avere un presidente del Ritaglio Politica e Istituzioni

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Fini ha perso torni a fare politica DI ALESSANDRO CAMPI

erlusconi ha vin- data così e dunque c'è to, Fini ha perso. poco da sottilizzare circa Quest'ultimo ave- l'esito reale della conta. va scommesso - numeri Bersani, ottimista alla mano - sulla sfiducia oltre ogni misura, ha deal presidente del Consi- finito quella del Cavaglio e in subordine sulle liere la classica "vittoria sue dimissioni prima del di Pirro". voto in Àula. Non è an|> SEGUE A PAGINA 1 5 n effetti, tre voti di maggioranza - peraltro ottenuti grazie ai ripensamenti dell'ultima ora di alcunifiniani- sono davvero pochi per governare come la situazione dell'Italia richiederebbe. Resta il _ fatto che con questo risultato Berlusconi ha conseguito almeno tre obiettivi, dal suo punto di vista tutt'altro che irrilevanti: 1) ha dimostrato, a chi lo dava con un piede nella fossa, di essere ancora lui il più forte, non perché toccato da un carisma che lo rende invincibile e potenzialmente insostituibile agli occhi degli italiani, come si ostinano a dire i suoi seguaci, ma perché ancora dispone di risorse doti e riserve - materiali e psicologiche - che gli altri semplicemente non hanno nella stessa misura; 2) ha affossato qualunque ipotesi di governo tecnico o istituzionale, per il quale con ogni evidenza non esistono i numeri in Parlamento, ammesso sia mai esistito un serio accordo politico tra le opposizioni finalizzato a questo traguardo (figuriamoci, queste ultime non si sono mai messe d'accordo nemmeno su un'ipotesi di legge elettorale alternativa all'attuale); 3) ha preso saldamente nelle sue mani la guida politica della crisi (quella formale resta ovviamente di pertinenza del Capo dello Stato), che a questo punto - vista l'oggettiva precarietà numerica del governo - potrà imboccare solo due strade: l'allargamento al centro dell'attuale maggioranza (Lega permettendo e a Casini piacendo) oppure elezioni anticipate che nessuno a questo punto potrà negargli. Quanto a Fini, le sconfitte bruciano, ma in politica - come la storia e la cronaca insegnano - non sono mai definitive, purché se ne tragga la giusta lezione, il che significa chiedersi cosa non ha funzionato nelle scelte e nei ragionamenti del presidente della Camera. Perfetto da Mirabello sino a Bastia, l'impressione è che il suo percorso si sia fatto più accidentato e sfuggente nelle settimane successive. Per cominciare dal discorso tenuto nella cittadina umbra, c'era proprio bisogno, dopo aver annunciato il ritiro della propria delegazione dal governo, di mettere sul tappeto, in quel modo tanto plateale e ultimativo, la richiesta di dimis-

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sioni del presidente del Consiglio? Non sarebbe stato meglio riservarsi questa carta per un momento successivo? Come se non bastasse, nelle settimane che hanno preceduto il voto di fiducia i finiani hanno dato l'impressione di muoversi un po' troppo all'impronta e senza un chiaro disegno politico, di inseguire prospettive e ipotesi troppo diverse tra di loro, persino inconciliabili le une con le altre: il Terzo Polo, l'esecutivo di emergenza nazionale, il Berlusconi bis, un centrodestra guidato da Tremonti o Letta, una grande coalizione con la sinistra. Un eccesso di tatticismo, che ha confuso l'opinione pubblica e, allafine,creato ondeggiamenti anche nello stesso campofiniano.Campo dal quale, nello stesso frangente, si sono levate troppe voci contrastanti, qualcuna persino querula e ossessiva, specie quando si è trattato di spiegare all'opinione pubblica le ragioni profonde del proprio dissidio col Cavaliere. Se un conto è la critica radicale al berlusconismo, la cui parabola discendente è sotto gli occhi di tutti, tutt'altro è l'estremismo ideologico antiberlusconiano di cui hanno dato prova alcuni finiani, probabilmente abbagliati dai troppi riflettori puntati su di loro. Forse è stato uno sbaglio - politico e di stile - mostrarsi così sprezzanti e aggressivi, addirittura insultanti, nei confronti di un leader con il quale dopotutto si è condiviso un lungo quindicennio di storia. Certo, i berlusconiani non hanno giocato difiorettoin questi mesi, specie nei confronti del presidente della Camera, ma proprio per questo, per banale opportunismo, non bisognava scendere sullo stesso terreno: nel clima da stadio il Cavaliere ha sempre la meglio. Qualcuno dirà, a questo punto, che Fini è politicamente morto. In realtà, andato a vuoto il tentativo di far cadere Berlusconi per via parlamentare, secondo logiche e modalità d'azione tutte interne al Palazzo, per lui si apre ora una strada, certo tutta in salita, ma potenzialmente foriera di buone opportunità. Una volta deciso di voler stare all'opposizione sino allafinedella legislatura, elezioni anticipate permettendo, Fini ha ora il tempo che gli serve per strutturare in modo più credibile e convincente il suo progetto di alternativa politico-culturale al berlusconismo. Visto che il tatticismo non ha pagato, gli tocca tornare al respiro politico lungo, quello che lo aveva caratterizzato - e reso interessante agli occhi di molti elettori e osservatori - nel corso degli ultimi due anni. Se il suo obiettivo strategico è e rimane davvero edificare una "destra nuova" alternativa al populismo leghista-berlusconiano, di cui l'Italia ha disperatamente bisogno, l'appuntamento per lui decisivo è la nascita, il prossimo febbraio, del suo nuovo partito. Da qui ad allora, dopo quello che è successo ieri, è chiaro che dovrà scontare dissidi e malumori, e magari qualche ulteriore defezione, al centro come in periferia. Ma è il prezzo da pagare per la strada che ha scelto di intraprendere. In questa prospettiva, dovrà anche chiedersi - cosa che ha non fatto sinora - se per realizzare i suoi ambiziosi obietuso esclusivo

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tivi può affidarsi esclusivamente a compagni di strada che gli sono legati da rapporti di antica amicizia, personale e politica, ma che condividono poco o nulla del suo nuovo percorso. Gli toccherà insomma svecchiare e innovare, anche a livello di gruppo dirigente, se non vuole ritrovarsi a guidare - come ha sempre negato di voler fare - una piccola e insignificante An. Dovrà lasciarsi alle spalle le alchimie e le formule di bassa politica parlamentare con le quali si è inutilmente spaccato la testa in queste settimane e tornare a dialogare con l'opinione pubblica e la società, dando sostanza al disegno movimentista e riformatore che ha annunciato a suo tempo. Sarà una partita difficile, ma è l'unica, per come si sono messe le cose, che gli rimane da giocare. Se la vincerà, potrà reinserirsi da protagonista nello scenario comunque ineluttabile del dopo-Berlusconi. Se la perderà, non sarà perché il destino è boia o il Cavaliere immortale, ma perché qualcuno al suo posto si sarà dimostrato politicamente più creativo, convincente, determinato e lungimirante.

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Filli IciSCÌ lei tcittlCcl

e ritorni subito a fare politica

C H E C I FACCIO Q U I ? DI ALESSANDRO CAMPI

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Nessun rischio, dunque, di «prodizzazione» del governo Berlusconi. Lì dove Prodi diceva che governare con due voti di maggioranza è «sexy», Berlusconi ha un'altra idea di che cosa sia sexy, e non ci pensa neanche a restare nel guado in cui è oggi. È per questo che oggi le elezioni sono più vicine di ieri, ma è anche per questo che Berlusconi può oggi cantare vittoria. Ha dimostrato urbi et orbi che dopo di lui ci sono le urne. A questo, e solo a questo serviva l'esibizione muscolare di ieri, per la quale tra l'altro il premier ha avuto l'opportunità di allenarsi un mese intero. DI ANTONIO POLITO Che cosa insegna invece la giornata di ieri al campo degli oppositori, a coloro che hanno perso? Insegna che senza una proposta alternativa, senza un'idea di che cosa deve venire dopo Beri fa presto a dire: tanto non cambia nienlusconi, senza una omogeneità politica e programmatica almeno te, tanto il governo èfinitocomunque. pari a quella dell'altro campo, non si convinceranno gli elettori Eh no. Il voto di ieri alla Camera camdomani esattamente così come non si sono convinti i deputati iebia le cose. E l'opposizione parlamentare, mai ri. Che gli italiani siano sempre più stanchi di un uomo che cocosì ampia dall'inizio della mincia le legislature con grandi maggioranze e le finisce sempre legislatura (311 voti), deve in crisi e con un alleato che sbatte la porta, non c'è dubbio. Anche chiedersi perché il meglio i sondaggi mostrano i segni profondi che la fine ingloriosa del Pdl congegnato attacco finora ha lasciato sul volto di un partito sfregiato dalla rottura con Fini. mai condotto a Silvio BerPerò, al momento del voto, non ci sarà verso di ottenere che gli lusconi sia fallito. elettori si decidano a sfrattare il berlusconismo se non c'è neanLo sciocco ha la rispoche l'ombra di qualcosa di alternativo che possa funzionare. E, dista pronta: abbiamo perso ciamocelo francamente, tutte le ipotesi circolate in queste settiperché il Caimano si è comprato un pugno di mane, dal governo tecnico con l'unico compito di rifare la legge deputati. Non dico che non abbia blandito, mielettorale, fino al progetto di andare alle elezioni con tre poli per nacciato, sedotto e forse perfino pagato qualimpedire che venga fuori una maggioranza al Senato, sfruttando che onorevole, in un parlamento di impiegacosì le contraddizioni di una legge elettorale che pure si dice di diti, di gente assunta più che eletta, e che dunque sprezzare, beh, non possono davvero essere presentate agli italiani non vede alcun problema nel cambiare aziencome soluzioni plausibili alla evidente crisi politica del berluda ogni qualvolta l'offerta è migliore. Ma c'è sconismo, come l'apertura di una nuova era. una ragione politica più profonda della sconfitta: ed è che la somma di coloro che volevaProbabilmente non poteva che essere così, quando l'anono far fuori Berlusconi non è stata mai capamalia italiana consegna a un leader di destra come Fini la guida ce di indicare, nemmeno per grandi linee, con politica dell'opposizione a un governo di destra. Il quale Fini, da che cosa voleva sostituirlo. parte sua, deve rimproverarsi soprattutto una cosa. Tutti gli argomenti con cui ha attaccato Berlusconi sono corretti, ma messi inIl parlamento se ne è accorto, è scattato il sieme non fanno una linea politica. Finché a Berlusconi ha rimsi salvi chi può, e le frange meno vergini si soproverato il cesarismo, la mancanza di democrazia nel partito, la no offerte al drago. • SEGUE A PAGINA 8 pretesa di comportarsi da padrone fino ad espellerlo, la gente ha he cosa cambia dunque, per la sorte della legislatura, il vocapito. Ma come da tutto questo potesse derivare la richiesta di dito di fiducia di ieri, seppur così risicato? Intanto cambia l'imissioni del governo, era meno comprensibile. nerzia psicologica del duello tra Berlusconi e Fini: questa E infatti Fini ha dovuto trovare un argomento politico per è la prima volta dall'estate del «che fai, mi cacci?», in cui è Fini tradurre la polemica interna al Pdl in una mozione di sfiducia. Ala prendere una lezione di professionismo politico da Silvio, perla fine questo argomento è stato, ancora una volta, la cosiddetta dendo tre parlamentari per la strada, costretto stavolta lui a gridare al tradimento. Ma il voto di ieri cambia l'equazione anche in un legalità, e cioè la tendenza del premier a pensare ai suoi casi giusenso più politico e importante, perché ha reso ancora più impro- diziari. Purtroppo Fini ha finito così per scegliere un terreno di babile, e dunque ormai quasi impossibile, l'ipotesi che da questo battaglia preso in prestito dal giustizialismo di sinistra, che avrebparlamento possa uscire una maggioranza diversa da quella che si be dovuto sapere insufficiente a fare da solo una politica, e per poggia su Berlusconi e Bossi (al Senato certamente impossibile, giunta sfortunato. In una parola: era debole la proposta politica alternativa, era debole l'argomento killer che avrebbe dovuto convisti i numeri). dannare il governo. La causa prima della sconfitta politica delle opposizioni, e ANTONIO POLITO cioè l'assenza di un'alternativa, diventa dunque da ora in poi per le P.s: Ciò che è successo ieri a Roma è molto grave. Scene di opposizioni un ulteriore elemento di debolezza. Berlusconi sapeva guerrìglia di quel genere non si vedevano nella capitale dagli anbenissimo che conquistare tre voti di maggioranza non gli avrebbe ni Settanta. Ed è stato un terribile dejà vu, per quelli di noi che se garantito il governo fino alla fine della legislatura: trenta membri del suo governo sono deputati, e alla Camera non ci vanno mai, a li ricordano. Chiunque abbia voce in capitolo dovrebbe fare di tutpartire da domani può perdere tutti i voti che Fini decide di fargli to perfermare questa spirale, alla fine della quale e e solo un esiperdere. Ma, fornita la sua prova anti-ribaltone con i numeri della to possibile: che ci scappi il morto. Bossi dice che l'unica igiene Camera, ieri Berlusconi è potuto salire al Quirinale per promette- è il voto. Sarà, ma immaginare una campagna elettorale in un paere che tenterà, sì, di allargare la maggioranza all'Udc e fare un nuo- se in queste condizioni fa venire i brividi. vo governo (ha perfino dato un bacetto sulla guancia a Casini ieri, subito dopo aver ottenuto la fiducia), ma ha aggiunto che se poi non ci dovesse riuscire anche Napolitano dovrebbe convenire che non c'è altra strada che le elezioni anticipate.

la lezione degli sconfitti

Ilberlusconismo muore soltanto se c'è un'alternativa

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Nessun rischio, dunque, di «prodizzazione» del governo Berlusconi. Lì dove Prodi diceva che governare con due voti di maggioranza è «sexy», Berlusconi ha un'altra idea di che cosa sia sexy, e non ci pensa neanche a restare nel guado in cui è oggi. È per questo che oggi le elezioni sono più vicine di ieri, ma è anche per questo che Berlusconi può oggi cantare vittoria. Ha dimostrato urbi et orbi che dopo di lui ci sono le urne. A questo, e solo a questo serviva l'esibizione muscolare di ieri, per la quale tra l'altro il premier ha avuto l'opportunità di allenarsi un mese intero. DI ANTONIO POLITO Che cosa insegna invece la giornata di ieri al campo degli oppositori, a coloro che hanno perso? Insegna che senza una proposta alternativa, senza un'idea di che cosa deve venire dopo Beri fa presto a dire: tanto non cambia nienlusconi, senza una omogeneità politica e programmatica almeno te, tanto il governo èfinitocomunque. pari a quella dell'altro campo, non si convinceranno gli elettori Eh no. Il voto di ieri alla Camera camdomani esattamente così come non si sono convinti i deputati iebia le cose. E l'opposizione parlamentare, mai ri. Che gli italiani siano sempre più stanchi di un uomo che cocosì ampia dall'inizio della mincia le legislature con grandi maggioranze e le finisce sempre legislatura (311 voti), deve in crisi e con un alleato che sbatte la porta, non c'è dubbio. Anche chiedersi perché il meglio i sondaggi mostrano i segni profondi che la fine ingloriosa del Pdl congegnato attacco finora ha lasciato sul volto di un partito sfregiato dalla rottura con Fini. mai condotto a Silvio BerPerò, al momento del voto, non ci sarà verso di ottenere che gli lusconi sia fallito. elettori si decidano a sfrattare il berlusconismo se non c'è neanLo sciocco ha la rispoche l'ombra di qualcosa di alternativo che possa funzionare. E, dista pronta: abbiamo perso ciamocelo francamente, tutte le ipotesi circolate in queste settiperché il Caimano si è comprato un pugno di mane, dal governo tecnico con l'unico compito di rifare la legge deputati. Non dico che non abbia blandito, mielettorale, fino al progetto di andare alle elezioni con tre poli per nacciato, sedotto e forse perfino pagato qualimpedire che venga fuori una maggioranza al Senato, sfruttando che onorevole, in un parlamento di impiegacosì le contraddizioni di una legge elettorale che pure si dice di diti, di gente assunta più che eletta, e che dunque sprezzare, beh, non possono davvero essere presentate agli italiani non vede alcun problema nel cambiare aziencome soluzioni plausibili alla evidente crisi politica del berluda ogni qualvolta l'offèrta è migliore. Ma c'è sconismo, come l'apertura di una nuova era. una ragione politica più profonda della sconfitta: ed è che la somma di coloro che volevaProbabilmente non poteva che essere così, quando l'anono far fuori Berlusconi non è stata mai capamalia italiana consegna a un leader di destra come Fini la guida ce di indicare, nemmeno per grandi linee, con politica dell'opposizione a un governo di destra. Il quale Fini, da che cosa voleva sostituirlo. parte sua, deve rimproverarsi soprattutto una cosa. Tutti gli argomenti con cui ha attaccato Berlusconi sono corretti, ma messi inIl parlamento se ne è accorto, è scattato il sieme non fanno una linea politica. Finché a Berlusconi ha rimsi salvi chi può, e le frange meno vergini si soproverato il cesarismo, la mancanza di democrazia nel partito, la no offerte al drago. • SEGUE A PAGINA 8 pretesa di comportarsi da padrone fino ad espellerlo, la gente ha he cosa cambia dunque, per la sorte della legislatura, il vocapito. Ma come da tutto questo potesse derivare la richiesta di dito di fiducia di ieri, seppur così risicato? Intanto cambia l'imissioni del governo, era meno comprensibile. nerzia psicologica del duello tra Berlusconi e Fini: questa E infatti Fini ha dovuto trovare un argomento politico per è la prima volta dall'estate del «che fai, mi cacci?», in cui è Fini tradurre la polemica interna al Pdl in una mozione di sfiducia. Ala prendere una lezione di professionismo politico da Silvio, perla fine questo argomento è stato, ancora una volta, la cosiddetta dendo tre parlamentari per la strada, costretto stavolta lui a gridare al tradimento. Ma il voto di ieri cambia l'equazione anche in un legalità, e cioè la tendenza del premier a pensare ai suoi casi giusenso più politico e importante, perché ha reso ancora più impro- diziari. Purtroppo Fini ha finito così per scegliere un terreno di babile, e dunque ormai quasi impossibile, l'ipotesi che da questo battaglia preso in prestito dal giustizialismo di sinistra, che avrebparlamento possa uscire una maggioranza diversa da quella che si be dovuto sapere insufficiente a fare da solo una politica, e per poggia su Berlusconi e Bossi (al Senato certamente impossibile, giunta sfortunato. In una parola: era debole la proposta politica alternativa, era debole l'argomento killer che avrebbe dovuto convisti i numeri). dannare il governo. La causa prima della sconfitta politica delle opposizioni, e ANTONIO POLITO cioè l'assenza di un'alternativa, diventa dunque da ora in poi per le P.s: Ciò che è successo ieri a Roma è molto grave. Scene di opposizioni un ulteriore elemento di debolezza. Berlusconi sapeva guerriglia di quel genere non si vedevano nella capitale dagli anbenissimo che conquistare tre voti di maggioranza non gli avrebbe ni Settanta. Ed è stato un terribile dejà vu, per quelli di noi che se garantito il governo fino alla fine della legislatura: trenta membri del suo governo sono deputati, e alla Camera non ci vanno mai, a li ricordano. Chiunque abbia voce in capitolo dovrebbe fare di tutpartire da domani può perdere tutti i voti che Fini decide di fargli to perfermare questa spirale, alla fine della quale e e solo un esiperdere. Ma, fornita la sua prova anti-ribaltone con i numeri della to possibile: che ci scappi il morto. Bossi dice che l'unica igiene Camera, ieri Berlusconi è potuto salire al Quirinale per promette- è il voto. Sarà, ma immaginare una campagna elettorale in un paere che tenterà, sì, di allargare la maggioranza all'Udc e fare un nuo- se in queste condizioni fa venire i brividi. vo governo (ha perfino dato un bacetto sulla guancia a Casini ieri, subito dopo aver ottenuto la fiducia), ma ha aggiunto che se poi non ci dovesse riuscire anche Napolitano dovrebbe convenire che non c'è altra strada che le elezioni anticipate.

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Sarà pure Pirro ma è inossidabile DI STEFANO CAPPELLINI

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i può dire che ha vinto il round ma non il match, che la sua vittoria non «è politica» (Fini), che è «di Pirro» (Bersani), che non si governa con tre voti, che il peggio viene ora, ci si può appellare alla politologia,

alla scaramanzia, ai precedenti. Si può dire tutto. Ma resta che, con il voto di fiducia di ieri, Silvio Berlusconi ha aggiunto un altro pesante mattone alla costruzione del mito della sua indistruttibilità. |»

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edici anni consecutivi da leader del centrodestra, cinque campagne elettorali alle spalle, una sesta alle porte, due sconfitte subite senza perdere lo scettro nonostante contestazioni, smarcamenti, scissioni. Non si contano più le volte in cui si è detto, scritto e certificato che il suo ciclo politico era finito: lo si diede per spacciato dopo il ribaltone di Umberto Bossi del 1994, si spiegò - non senza elementi di logica e di raziocinio politico che non avrebbe retto alla traversata del deserto dopo il primo successo di Romano Prodi nel 1996, si pronosticò, anche qui con solidi argomenti, la sua uscita di scena dopo la lunga serie di sconfitte elettorali subite nella legislatura 2001-2006, quando la Casa delle libertà le perse tutte, comunali, provinciali, regionali (quelle storiche dell'11 a 2) ed europee. Per una sequenza simile, a sinistra hanno frullato tre leader - Prodi, Veltroni e Franceschini - e un quarto, Bersani, è appeso al filo.

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e alle sue spalle si accendono dieci cento mille fuochi. Ieri, i manifestanti di Roma gli hanno persino risparmiato la fatica di appiccare personalmente i roghi. STEFANO CAPPELLINI

Più il Cavaliere resiste, più alimenta sfiducia e pessimismo nelle file avversarie, rafforzando il sospetto che a disarcionarlo non basti la tattica diversiva, tipo Bicamerale, né l'aggiramento delle linee, modello Veltroni, né l'aggressione diretta, operazione Fli, né - tantomeno - il tavolo diplomatico, e cioè tutte le soluzioni per una successione morbida, concordata o eterodiretta. Più resiste, è più convince i suoi avversari che il prezzo della sua cacciata è altissimo, magari insostenibile. Come nella sequenza finale del Caimano, quando il Berlusconi morettiano si allontana in auto dal tribunale dove è stato appena condannato

Berlusconi invece è rimasto in piedi, ha paralizzato il secondo governo Prodi con il combinato di una legge elettorale tranello, una campagna elettorale forsennata e oggetto di giustificate ironie per il suo carattere autistico (i comunisti, le tasse, la sinistra che occupa tutto...). Ha perso di un nulla recuperando chissà quanti punti reali di svantaggio. Ma è sopravvissuto pure a quella sconfitta e alla guerra che Fini e Casini gli hanno scatenato già in quella legislatura, contestandogli la leadership e il modo di fare opposizione. «Siamo alle comiche finaRitaglio

li», commentò Fini dopo la fondazione del Pdl sul predellino dell'auto. Se erano comiche, non erano comunque quelle finali. Berlusconi è ancora lì, a Palazzo Chigi, dopo aver scavallato scandali di ogni genere e scansato ieri un colpo che sembrava diretto al bersaglio grosso. Ci è riuscito con i soliti metodi poco ortodossi, con una campagna acquisti che ha razzolato peones in tutti i settori del Parlamento, incurante della contraddizione tra l'accusa di tradimento del mandato elettorale rivolta ai finiani proprio mentre spregiudicati sensali da Transatlantico ingaggiavano nel centrodestra persino deputati eletti con l'Italia dei valori, il partito che si suppone (si suppone, appunto) campione assoluto di antiberlusconismo. Ci è riuscito, soprattutto, a dispetto del fatto che dall'altra parte c'era stavolta uno schieramento di forze che metteva insieme opposizioni di ogni genere, quella classica di sinistra e un intero pezzo di centrodestra storico, Bersani e Di Pietro, Fini e Casini, autonomisti siculi e autonomisti valdostani. Forse non era il Grande Complotto che la propaganda berlusconiana ha denunciato, ma certo era un attacco pesante da più fronti. Magari è vero che Berlusconi coi suoi tre miseri voti di maggioranza è comunque condannato a restare asserragliato nel suo bunker hitleriano, ma lo sbarco in Normandia degli alleati terzopolisti non è andato come previsto.

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n Cav. aggiunge un mattone al mito della sua invincibilità DUELLANTI/1. Sarà pure vero che la sua è una vittoria «non politica», «di Pirro», che «non si governa con tre voti». Ma resta il fatto che il Cavaliere è ancora in piedi dopo il più massiccio degli assalti politici subiti. E continua ad alimentare nei suoi avversari non solo sfiducia, ma anche l'idea che il prezzo della sua cacciata sia altissimo, forse insostenibile.

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Quelle tre pance che imbarazzano il Parlamento

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QUALCOSA CONTRO 01 RuANttw A R M E N I

Ilafinesono andate a votare, allafineè stata l'assenza o il voto di altri che ha permesso a Silvio Berlusconi di sopravvi, , vere. Ma per giorni la sorte del •JSL, -JHkb. governo è apparsa legata al parto di tre donne. La fine o una nuova vita del berlusconismo, la conclusione di una lotta feroce fra uomini, una possibile nuova speranza per le opposizioni è sembrata dipendere da tre maternità che hanno avuto l'ardire di arrivare nel tempio di Montecitorio. Abbiamo visto nei giorni precedenti il voto una contentezza un po' squallida su qualche viso maschile del fronte governativo. Tre donne, impedite dalla maternità, due di loro, Giulia Cosenza e Giulia Buongiorno, da una maternità difficile, una, Federica Mogherini, che poteva partorire da un momento all'altro, potevano essere tre voti in meno per l'opposizione che voleva sfiduciare il premier. Un bel colpo. Ma abbiamo percepito qualche sgomento anche su qualche altro viso di uomini e di donne. Certo nessuno ha avuto l'ardire di fare battute sui guai che possono provocare le donne in politica. O, almeno, nessuno ha avuto l'ardire di fare quelle battute ad alta voce. Troppo scorretto. Ma lo sbigottimento e il disagio erano evidenti. Possibile che un avvenimento importante e atteso come quello del 14 dicembre, l'evento sul quale si decideva il futuro del paese, potesse essere messo in crisi da quei tre corpi di donna? Dalla banalità di un parto? Ad altre crisi per altri corpi di donne si era ormai abituati. Ma quelli di cui si discuteva nei giorni precedenti al voto non erano apparsi sui rotocalchi, in foto compromettenti, in vicende scandalistiche. Non erano corpi di escort e veline. Al contrario erano ingrossati, magari affaticati, e si si preparavano a quel grande evento fisico ed emotivo che è il parto. Un altro mondo. Altre emozioni. Ritaglio

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La politica non poteva capire. E non ha capito. Per giorni ha contato e comparato i numeri, per giorni ha spostato quei tre corpi fra gli assenti o i presenti nell'Aula di Montecitorio e si è posta domande a volte francamente demenziali. Tante domande tranne l'essenziale. Che cosa dimostra un episodio apparentemente insignificante? Può essere ridotto al folklore di tanta cronaca parlamentare? Oppure ha un significato che va oltre, supera la vicenda della crisi di un governo o della sua riconferma per collocarsi lì dove la politica non riflette e non medita? Il detto, e anche il non detto, su quelle tre donne che si sono presentate nell'Aula di Montecitorio, ma avrebbero potuto non esserci, segnala, - certo in modo estremo e proprio per questo altamente simbolico - la distanza fra la vita delle donne e questa politica. Segnala un divario e una irriducibilità del corpo femminile a ciò che non è stato costruito tenendone conto, che rende chiara non la inadeguatezza delle donne (come qualcuno magari ha pensato) ma quella della politica. Quei tre corpi in attesa di partorire un'altra vita alla quale, giustamente, tutto il resto era subordinato, ci hanno detto, ad esempio, della difficoltà di conciliare una politica spettacolare, che si fonda sull'evento, che pensa di risolvere tutto o quasi in qualche ora di inutile dibattito, in un voto e in una conta parlamentare con i tempi che della vita delle donne a cominciare da quelli della maternità. Tempi diversi e diversamente scanditi che segnalano altrimenti le priorità, le gerarchie di valore. Proprio questa irriducibile diversità mette in luce i limiti, gli errori, la superficialità di una politica ridotta a poco più di una partita di pallone, a scontro fra leader, a urli da stadio, a tifo sfrenato e a compravendita di voti. Certo oggi nessuno se ne accorge, nessuno fa caso. Tutti sono stati presi prima dal conteggio e poi dalla previsione di quel che avverrà domani con un governo vincente, ma debolissimo, e un'opposizione che pensava di dare la spallata e non ce l'ha fatta. Ma questa vicenda ha illuminato

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una realtà con la quale bisogna fare i conti. Perché le donne sono presenti in politica e in tutti gli altri luoghi della vita civile e pubblica. E quel dubbio e quello sbigottimento, quel disagio di fronte a tre maternità che si respirava nei loro confronti a Montecitorio in modo meno visibile ed eclatante si registra in tanti altri luoghi. È normale che la maternità imbarazzi, destabilizzi, crei situazioni in cui non si sa come comportarsi? O venga più o meno esplicitamente ri-

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mossa, ignorata o riportata al più presto possibile nella normalità maschile? Forse bisogna farci i conti con quel disagio con quell'imbarazzo che nei giorni scorsi è circolato nei palazzi della politica per capire che cosa c'è che non va e, magari, approfittarne per cambiare qualcosa. Non solo per le donne, ma per gli uomini che continuano a farla, e anche loro, magari, non ci si trovano più tanto bene. E, quindi, per la politica tutta. Per un sistema di civiltà che tutte e tutti dovremmo essere impegnati a costruire. Impresa diffìcile, quasi impossibile, addirittura incomprensibile per i più.

Abbiamo visto una contentezza un po' squallida su qualche viso maschile del fronte governativo. E sgomento anche su altri visi. Nessuno ha avuto l'ardire di fare battute sui guai che possono provocare le donne in politica. Almeno ad alta voce

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di M a r c o Travaglio

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ell'estate del 1994, la prima di B. al governo, Montanelli scrisse sulla Voce: "Oggi, per instaurare un regime, non c'è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul Mazzo d'Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. E risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti". Sette anni dopo, l'ultima volta che s'incontrarono in tv, nel 2001, Biagi gli chiese una previsione. E lui: "Berlusconi, se vince, governerà senza quadrate legioni, ma con molta corruzione" (il direttore di Rail, Maurizio Beretta, censurò la frase e fece subito carriera in Conflndustria). Ecco, quel che è accaduto ieri nel regno dei morti - Montecitorio, l'unico posto al mondo dove B. ha ancora la maggioranza - è una mirabile sintesi del regime Tv & Corruzione denunciato fin dall'inizio da Montanelli. Anche ieri era scontato il risultato: e non perché si prevedesse che le signore Siliquini e Polidori sarebbero state colte da crisi di coscienza last minute alla toilette o dalla manicure, in perfetta simbiosi con i Calearo, i Cesario, gli Scilipoti e i Razzi; ma perché chi si proponeva di abbattere il regime non l'ha mai, in cuor suo, considerato un regime e dunque s'è comportato come se dovesse rovesciare un nonnaie governo. Come se bastasse chiudere una parentesi aperta nel '94 per riportare il paese alla normalità. l'Italia, specie ai piani alti, non è più un paese: 16 anni di berluscoriismo l'hanno trasformata in quella "telenovela di borgatari" avvolta in un "sudario di conformismo e di menzogne senza bisogno di leggi speciali" profetizzata dal vecchio Indro. Non c'è più arbitro, a regolare la contesa. La Corte costituzionale se la dà a gambe perché "il clima politico è surriscaldato" (dice il neo-presidente De Siervo, noto cuor di leone, che l'altra notte era da Marzullo). Il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma si palleggiano l'indagine su B. per il complotto anti-Annozero e, nel tragitto, spariscono le intercettazioni. Il capo dello Stato, noto anestesista, somministra cloroformio e bromuro, intanto mentre tutti dormono la Banda B svaligia il paese. Un mese fa B. era politicamente morto: bastava votare subito la mozione di sfiducia dei finiani ed era fatta. Invece la cosiddetta "moral suasion" del Colle ha regalato al grande corruttore un mese di tempo per comprarsi quei pochi che ancora non teneva sul libro paga. Fini poi ha sottovalutato l'avversario e selezionato male le truppe d'assalto. Errore tanto più imperdonabile in quanto lui il nemico lo conosce meglio degli altri: avendoci convissuto per tanti anni, avrebbe dovuto reclutare uomini di provata fede e incorruttibilità, col

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coltello fra i denti, non le Moffe e le Sdilinquirli. Ha preferito la quantità alla qualità, mettendosi in casa infiltrati che, al segnale convenuto del mandante, sono usciti allo scoperto. Stesso errore dall'altra parte ha commesso Di Pietro: non contento dei Carrara e dei De Gregorio, ha imbarcato i Razzi, gli Scilipoti e i Porfidia, gente che non occorre il curriculum per tenerla a debita distanza: basta la faccia. Del Pd, che è riuscito a perdere per strada 18 deputati e un terzo dei voti in due anni e mezzo, inutile parlare. Fini almeno ha ammesso la sconfitta. Invece dai perditori piddini, che han collezionato più fiaschi di una cantina sociale, mai un cenno di autocritica. Come disse Violante nel 2002 alla Camera, "Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena nel 1994 che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa Letta. Non abbiamo fatto la legge sul conflitto d'interessi, abbiamo dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni e durante i governi di centrosinistra il fatturato di Mediaset è aumentato di 25 volte!". Gli hanno venduto l'Italia e se ne vantano pure.

HA VINTO L'ITALIA PEGGIORE

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FURORE

di Enrico Fierro

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^ inferno scoppia tra via del Corso e via del Babuino, è • qui che la ragione sparii sce tra il fumo acre dei lacrimogeni e le fiamme nere delle auto incendiate. È qui, tra queste vie che all'improvviso diventano budelli senza uscita, che la giusta protesta di migliaia di studenti che si mescolano a terremotati abruzzesi, vesuviani intossicati da anni di veleni, precari a vita, operar sul baratro della disoccupazione, si fa esasperazione. E poi violenza. Brutalità senza fine. È qui che la battaglia di Roma diventa guerriglia urbana. Gli studenti, migliaia di universitari, ragazzini delle superiori, centri sociali sono a poche centinaia di metri dal Senato. Berlusconi ha appena ottenuto la fiducia. Largo Argentina è pieno, la folla spinge la "testa" del corteo contro il primo sbarramento di polizia e carabinieri. All'improvviso, come se fosse partito un ordine preciso, il comando viene conquistato da quelli che chiamano i "black-book", una parodia dei black-bloc di Genova. Giovani col volto coperto, il casco in testa e scudi di polistirolo trasformati in copertine di libri. Non c'è più posto per gli studentelli delle superiori, si va allo scontro. Cercato, organizzato, studiato. Si inizia col lancio di pietre e bastoni, esplodono petardi e bombe carta. Dall'altra parte, quella dei poliziotti, si sparano lacrimogeni, partono cariche, volano manganellate. Nessuno

ha pensato di chiudere i bar attorno a Palazzo Madama, nessuno ha "bonificato" l'area e le sedie per i turisti diventano armi. Nessuno ha provveduto a far spostare un camioncino pieno di mattoni e attrezzi da muratore parcheggiato sotto un palazzotto. Materiale che viene scagliato contro poliziotti e carabinieri. Gli scontri durano un paio di ore, poi tutto si calma. MIGLIAIA di persone arrivano da Largo Argentina, è una fiumana che si dirige verso Piazza del Popolo. Qui si concentra gran parte del corteo. Altri con i loro striscioni, gli slogan contro il governo, la Gelmini e la sua leg-

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A Roma la rabbia di studenti e terremotati attorno al Palazzo Scontri con la polizia, tornano i professionisti della violenza

ge sbagliata, sono fermi sul Lun- della Finanza si gotevere. Montecitorio e vicino, spinge troppo avanti in direziol'ordine è di tenere lontano i ma- ne di Piazza del Popolo, è isolato nifestanti dalle vie intorno al Par- dal resto del gruppo, viene cirlamento. La tensione è altissima. condato da manifestanti e incen"Ce stanno a massacra, cazzo. diato. Altre auto in via del BabuiVenite". Un poliziotto con la di- no sono in fiamme. Da via del visa strappata arriva all'inizio di Corso partono a tutta velocità via del Corso. Chiede aiuto. A due blindati in direzione dei maPiazza del Popolo i suoi colleghi nifestanti. sono stati aggrediti. È entrata in azione la parte più dura del cor- UNASCENAgiàvistaaGenoteo. Chi sono? Ancora una volta va durante il G8. Solo per un mila politica cerca spiegazioni che racolo la rabbia non si trasforma non sa trovare. Il governo e la de- in tragedia. È a quel punto che stra parlano di black-bloc, anar- parte la carica. Piazza del Popolo co-insurrezionalisti e infiltrati, il diventa una tonnara, l'aria è imleader del Pd Bersani chiede al pregnata di gas. Ci sono ragazze ministro dell'Interno perché a terra picchiate dai poliziotti. "non si sono prevenuti scontri e Gente che alza le mani e viene episodi cosi gravi". "Repressio- manganellata. Ragazzi col casco ne" invoca il ministro Sacconi, che a gruppi danno la caccia al mentre Maroni si limita ad espri- poliziotto isolato. Un fotografo è mere " apprezzamento per 1 ' ocua terra: "Non toccatemi le gamlata gestione dimostrata in tutte be, non le sento più". I manifele fasi della manifestazione". .... „ i .. • • >- • istanti si disperdono, si arrampin Ouellocneabbiamovistocidice ' ., _. : . *• che, insieme a migliaia di persone scese in piazza per manifesta- cario , . . su . per .°. il Pmcio, fuggono ìnvia verso Lungotevere. I comman',. „ i-,soliti .... profesdo dei ilduri si concentrano re in pace, c'erano f._ sionisti della violenza, abituati Ferdinando di Savoia. Tirano su agli scontri duri. In piazza come una barricata con i cassonetti e allo stadio. Giovani senza tanti li- una macchina. Due di loro, cabri cui aggrapparsi che hanno sco e volto coperto, tirano mocovato anni di disperazione e di lotov. Tutto prende fuoco. Ac,. ' . _. canto un altro gruppo edàl'assalodio contro tutto e tutti. Piazza „ „ , , „„r • ... , ,„ , v. , . . . to alla sede dell Lmicredit. Sfodel Popolo e la trincea da conqui- sciano tutto, cosi come hanno stare. Parte una carica, sui poli- fatto prima a via del Corso romziotti piove di tutto. Il colore ros- pendo i bancomat, sfondando le so dei fumogeni . , , , . da stadio _ .. avvol. . vetrine. Sono le sei di sera quange tutta via del Corso. Poliziotti e , , ,. „ ^ " ,. . . . . do sul centro di Roma coperto carabinieri vengono respinti, ar- , „ ... . r. ,. r . ° ' dalle macerie di una giornata di retrano e poi contrattaccano. A „ „ . . , .. , „,*. . ,....„ TT • follia torna un po di calma. C e bastardim . Un giovane con una . . , „ ,. -, . . , • ,. stata una battaglia. Nessun vincic , felpa nera ha in mano una sedia ^ tote di ferro e si scaglia contro un finanziere rimasto isolato dal resto del plotone. L'agente cade, il giovane alza la sedia in alto. Non riuscirà a scagliare l'ultimo colpo. Perché almeno sette-otto poliziotti con scudi e manganelli gli sono addosso. "Figlio di puttana ti ammazziamo". Ora è lui a terra, lo manganellano. In tanti. In troppi con la divisa addosso, la rabbia in corpo e la voglia di vendicarsi. "Fermi, fermatevi, ci sono i fotografi", urla un ufficiale. Dai balconi di un palazzetto una donna urla: "Basta, lo ammazzate". Sono momenti terribili, nessuno sa cosa fare. LJn blindato

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La polveriera di un Paese allo sbando

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"La zona rossa, le spranghe, le cariche ai manifestanti e il fantasma del G8 del 2001 La risposta del governo: repressione,1=

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Soliti sospetti

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La pistola di \m finanziere che cade dopo essere stato aggredito, l'ombra degli infiltrati negli scontri

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Immagini e voci degli incìdenti nello speciale de iltattoquotidiano.it Piazza del Popolo circondata da forno e fiamme (FmoEmiz^. Sul nostro sito lo speciale della giornata di Roma Ritaglio Politica e Istituzioni

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campo i black Hoc era previsto. E che la scelta di evitare reazioni e opporre corpi umani in divisa praticamente immobili, era l'unica che garantiva la possibilità di limitare i danni. di MASSIMO MARTINELLI 0 £ quello che è successo ieri nel salotto O buono di Roma non fosse assolutamente inaccettabile, verrebbe quasi da pensare positivo, che in fondo non c'è scappato il morto. Perchè la deriva di violenza che ha travolto uno degli ultimi musei a cielo aperto del pianeta ricordava in maniera inquietante la giornata di follia che portò alla morte di Carlo Giuliani, al G8 di Genova. Sono passati dieci anni. E ilpopolodella variopinta contestazionepacifica non si è ancora dotato degli anticorpi per espellere dai propri ranghi i vandali della molotov e del saccheggio indiscriminato. Costringendo uomìnidello Stato a tamponare senza intervenire, anche, a costo della loro incolumità. E questo appare ancora più inaccettabile.

— H I L COMMENTO!

INACCETTABILE

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Continua a pag. 26 di MASSIMO MARTINELLI

Perché se c'è una variabile che è cambiata negli ultimi dieci anni nella complessa equazione che può determinare il buono o il cattivo esito di ima manifestazione a rischio, questa va ricercata nelle caserme dei reparti mobìli della Polizia e dei Carabinieri. Ha a chefare con la lucidità mentale. Con la capacità di sopportazione. Con il pieno autocontrollo dell'istinto primordiale alla difesa della propria persona Se non e 'è scappato il morto ieri, come in altre occasioni come quella di ieri, è perché dal 2001 ad oggi il metodo operativo dei reparti celere è cambiato radicalmente. Gli scontri fisici sono ridotti al minimo, le marce dì Genova ritmate con i colpi di manganello sul proprio scudo sono preistoria. Così come è consegnato all'archivio lo schiera- • mento di reparti militari altamente specializzati, che pure circolavano a Genova. Perché una piazza di Roma piena di manifestanti non è la spianata dì Ramallah; e sotto ilpassamontagna di un noglo- ' bai non c'è mai un mujaeddin. Anche se si organizza • con unfurgonecaricemi picco- \ ni nel vicolo dietro il Senato; anche se lancia bombe carta • che possono scarnificare una ] mano. C'è questa consapevolezza dietro le congratulazioni \ sussurrate ieri dal capo delia \ Polizia, Manganelli, al questore di Roma, Tagliente: c'è , la perfet ta cogn izione che tutto quello che hanno messo in • Ritaglio Politica e Istituzioni

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Graniglia a Soma, il centro a ferro e fuoco

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Dsindaco Alemanno: impressionante, unclimadaanni '70

"Si è rischiata un'altra Genova una regia dietro la guerriglia" GIOVANNA VITALE

ROMA—«Quanto accaduto è allucinante,abbiamorischiatoun'altra Genova». È sconvolto, il sindaco Gianni Alemanno. La guerriglia metropolitana che per ore ha messo a ferro e fuoco il centro della sua città lo ha riportato indietro nel tempo. Al G8 del 2001. Ma pure «al clima di violenza gratuita che si respirava per le vie di Roma negli anni 70 e speravo di non vedere più». Eppurelaprotestaeraprogrammata da tempo. Secondo lei gli incidenti non erano prevedibili? «Non in queste dimensioni. Sono state usate armi improprie e bombe carta. La prova che è stata una cosa ben organizzata da gente che sa fare guerriglia urbana e cercava lo scontro. Il cui innesco è stato probabilmente il voto di fiducia al governo, che ha funzionato da detonatore». Sta dicendo che c'era una regia dietro gli assalti? «Guardi io ho avuto la percezione, confermata poi dal questore, che da almeno un mese c'era chi si stava muovendo per creare incidenti. Avevamo segnali chiari di un possibile salto di livello, approfittando della manifestazione degli studenti. Ovviamente non intendo criminalizzarel'interaprotesta,ma è necessario individuare i violenti che l'hanno strumentalizzata, per isolarli. E a farlo dev'essere innanzitutto la politica, tutta insieme, se ci dividiamo anche su questo è la fine». Molti però pensano che sotto il profilo dell'ordine pubblico la manifestazione sia stata sottovalutata. «Un giudizio complessivo è prematuro. Quel che so è che la scelta, da me condivisa, diattuareunmeccanismo flessibile di apertura e chiusura dei cordoni di polizia è stata giusta: se avessimo esteso i divieti, se le forze dell'ordine fossero state più rigide, credo sarebbe andata molto peggio. Contenere gli studenti, infiltrate da gruppi organizzati ed esperti, è stato difficilissimo». Leiparladigruppi: haideadachi siano? «Si, tutta la vecchia rete dell'anRitaglio Politica e Istituzioni

tagonismo. Si parla di centri sociali, non solo romani. Sappiamo che a livello nazionale si sono mossi in molti. Dal resto d'Europa ancora non è chiaro». Avete già quantificato i danni? «È presto. Ora la nostra protezione civile sta procedendo con la rimozione delle carcasse e io sono già andatodipersonaaverificareidanni. Quel che è certo è che il Comune di Roma si costituirà parte civile contro gli autori di questa devastazione». © RIPRODUZIONE R.SERVATA

Gianni Alemanno

Da un mese avevamc segnali chiari di impossibile salto di livello, anche la Questura parlava di possibili incidenti

Eunpomeriggioa'infemo oscura lamarcia dei centomila "Niente sarà più come prima" L'Mi(ktfixliuhiii:iliKi®vmi!<i!cmviwtiiaì

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VIOLENZA ANNUNCIATA GIUSEPPE D'AVANZO A VIOLENZA, alla fine, è diventata l'unica realtà di una giornata che ha visto manifestare a Roma gli aquilani senza ricostruzione, i napoletani senza diritto alla salute, minacciati da tonnellate di rifiuti, e soprattutto - in decine e decine di migliaia - gli studenti senza futuro, agitati dalla riforma Gelmini. Una rappresentazione dunque del disagio, dell'insicurezza di un Paese che non riesce più a farsi ascoltare, che non trova più alcuna linea di condivisione tra se stesso e chi lo governa; unPaese abbandonato, dimenticato, smarrito nelle nebbie di un illusionismo mediatico che riscrive la realtà reinventandola con una narrazione spettacolare dove l'Aquila è statagtò ricostruita. apoli è stata già pulita; scuola, università e ricerca sono state già risanate dalle innovazioni del ministro. Il racconto autocelebrativo e bugiardo semina in chi lo subisce—e, subendolo, è ridotto al silenzio—rancore, risentimento, rabbia. Sentimenti che in questi lunghi mesi—per Napoli eL'Aquila, anni—sono rimasti freddi, sotto controllo e non hanno mai prodotto brutalità perché lucida è la consapevolezza che la violenza cancella ogni ragione e ogni possibilità di averne. Non è stato così ieri, quando la violenza si è fatta assoluta. Come sempre accade quando diventa assoluta, la violenza ha raschiato via gli obiettivi futuri dei movimenti che erano in piazza—le loro speranze, le loro ragioni —e si è fatta padrona della giornata. Ha dominato la situazione nella ellittica spirale dove la violenza della polizia reagisce alla violenza dei dimostranti e c'è posto soltanto per la tensione, la paura, le urla, il fuoco, il ritmo dei colpi, le bastonature. Che cosa è accaduto? Quel che si sapeva da giorni sarebbe accaduto. Un gruppo di block bloc o anarchici, chiamateli come volete, si sono impossessati della protesta e del "cuore" della Capitale. Con logiche e organizzazione "militari" hanno cercato e ottenuto lo scontro diretto con le forze dell'ordine. Hanno costruito barricate. Hanno sistematicamente bruciato auto, vandalizzato «i simboli del capitalismo» come agenzie bancarie e bancomat e distrutto l'intera area del Tridente — via del Corso, via del Babuino, via di Ripetta—a ridosso dei palazzi della Repubblica, a Montecitorio la Camera dei Deputati; a Palazzo Madama, il Senato; a Palazzo Chigi, la presidenza del Consiglio; a Palazzo Grazioli, la residenza privata del capo del governo. Con operazioni diversive, che hanno ingannato i "reparti mobili", sono riusciti a far esplodere tre bombe carta agli Uffici del Vicario, a pochi metri dalla Camera; a minacciare Palazzo Grazioli, a "conquistare" per lungo tempo via del Corso e poi, per più di un'ora, piazza del Popolo. Come è potuto accadere? È quel che il governo dovrebbe spiegare. Si sapeva che il "blocco nero" ci sarebbe stato. Si sapeva che con loro ci sarebbero state frange dei movimenti anarco insurrezionalisti greci e tedeschi, come poi è davvero stato. E allora? Perché si è accettato di subire la loro prepotenza con lo stesso fatalismo con cui si accetta che piova e faccia freddo? Ora naturalmente ci sarà l'intelligence che dirà «l'avevamo detto», le polizie che diranno: «l'allarme era troppo generico e sommario per intervenire». Il risultato non cambia: sotto gli occhi delle forze dell'ordine, un paio di centinaia di "neri" hanno potuto devastare il centro storico diRoma, il "cuore" politico e istituzionale della Capitale e imbruttire movimenti di protesta responsabili che finora hanno fatto leva soprattutto su parole, analisi, ragionevoli argomenti. Soltanto gli irresponsabili corifei del Sovrano possono sovrapporre le violenze dei black bloc al voto di fiducia. Soltanto un Gasparri può vedere nelle

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«violenze di piazza, la conseguenza della predicazione violenta di troppi apprendisti stregoni». Quale predicazione violenta? Quella paziente e pacata degli aquilani? Quella ostinata e mite degli studenti e deiricercatori universitari che, con la più violenta delle scelte, salgono su un tetto per «farsi vedere»? La verità è che nel governo, nellamaggioranzac'èchi valuta comeun'occasionepolitica—non disprezzabile con i tempi che corrono — il ritorno a una stagione di violenza. Consente di invocare «repressione», come fa Sacconi, ancor prima di comprendere e giudicare. Permette di inaugurare una nuova emergenza e ancora uno " stato d'eccezione ". Soprattutto concede di nascondere, tra i fumi delle auto bruciate e le grida contro il "nuovo terrorismo", il fallimento di un governo incapace di dare risposte aun'Italia sofferente e fragile. È quella che ieri, con Roma, ha pagato il maggior prezzo a tre ore di violenza annunciata.

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Berlusconi si salva per tre voti r

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UN FRONTE COMUNE CONTRO i VIOLENTI ^FIORENZA SARZANINI

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anno assaltato i palazzi delle istituzioni, i blindati. Hanno devastato negozi, incendiato auto e furgoni, distrutto cassonetti e sema/ori, preso a sprangate i bancomat. Hanno attaccato gli uomini delle forze dell'ordine, lanciato petardi e bombe carta, tirato sassi contro chiunque.

CONTRO I VIOLENTI DELLA PIAZZA SERVE UN FRONTE COMUNE (VERO)

CONTINUAAPAGINA 54

Fiorenza Sarzanini

SEGUE DALLA PRIMA

«3 RIPRODU7IONE RISERVATA

Una violenza cieca, brutale che aveva un unico obiettivo: sfasciare. E sono riusciti a raggiungerlo. La foto del finanziere aggredito in via del Corso che tenta di salvare la propria pistola e poi viene soccorso dai colleghi è una delle immagini che segnano questa giornata. Insieme a quelle del fumo denso e nero che si leva dai falò appiccati in piazza del Popolo al culmine di una battaglia che va avanti per oltre due ore. Roma è stata sfregiata come non accadeva dal '77, dai terribili anni di piombo. Centinaia di delinquenti sono riusciti a oscurare la protesta pacifica di migliaia e migliaia di persone mobilitate per chiedere al governo di mantenere le promesse fatte ai cittadini, e per provare a «sfiduciare dal basso» il presidente del Consiglio. Con i volti coperti e i bastoni in mano sono riusciti ad avere la meglio su quei poliziotti, carabinieri e finanzieri che dall'alba erano in piazza a presidiare le sedi istituzionali. Qualche errore nella gestione della piazza può esserci stato. La scelta di chiudere il centro storico creando di fatto una «zona rossa» ha probabilmente contribuito ad eccitare gli animi dei più facinorosi. Se qualcosa non ha funzionato, il ministro dell'Interno e il capo della polizia, ai quali spetta la gestione della piazza, devono correggere gli sbagli commessi. Questo non può e non deve essere il pretesto per aprire una polemica sulle regole da applicare nei servizi di ordine pubblico. Perché se si teme l'assalto al Parlamento, al cuore pulsante della democrazia, il contrasto non può che essere ferreo. E perché di fronte alla violenza l'unica risposta deve essere la condanna unanime e compatta di tutti. Una presa di posizione forte che non duri lo spazio di qualche giorno, ma si trasformi in senso di responsabilità collettivo. Anche gli organizzatori delle manifestazioni devono guardarsi da chi sfrutta le mobilitazioni per strumentalizzare la protesta. Perché il contrasto politico, anche il più aspro, non può essere preso a pretesto in alcun modo per quell'insensato furore al quale i blindati delle forze dell'ordine ieri hanno dovuto fare doveroso argine. Ritaglio Politica e Istituzioni

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CORRIERE BEILA SERA Le nuove nonne della Consob idla prova del caso Telecom Itali

Berlusconi, il peso della. •

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ANALISI

Si ricompone per un giorno ilfrontedei neoantagonisti di Marco Ludovico

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a galassia dei movimenti, per un giorno, si è ricomposta. Anarco-insurrezionalisti, antagonisti, "no logo", autonomi. Provenienti da tutta Italia, soprattutto quella centrale, hanno trovato un'occasione ghiotta e irripetibile: dimostrare la loro forza e la loro immagine in una città blindata dove il parlamento decideva il destino del governo Berlusconi. Un appuntamento da non perdere. Il rischio di scontri e violenze, alla vigilia, si sapeva elevato, anche se non sono stati lanciati allarmi. Ma, nonostante gli scontri e le violenze che hanno fatto il giro del mondo, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha espresso «apprezzamento per l'equilibrio e l'oculata gestione dimostrata in tutte le fasi della manifestazione». Il Viminale, insomma, promuove il lavoro svolto dalle autorità romane di pubblica sicurezza, il prefetto Giuseppe Pecoraro e il questore Francesco Tagliente. - Lo scalpore suscitato dai danneggiamenti non viene contestato ma in realtà in molti al Viminale ora tirano un sospiro di sollievo: che ci potesse scappare qualche incidente molto più grave - qualcuno diceva «anche il morto» - era previsione che tutti facevano e nessuno diceva. La valutazione comune di tutte le fonti di pubblica sicurezza consultate dal Sole 24 Ore è stata: i palazzi istituzionali non sono stati violati, specie il giorno della sfiducia al governo. La scelta della «zona rossa» decisa da Tagliente, insomma, nonostante le polemiche è risultata vincente. Il questore, poi, ha declinato una linea di politica di gestione dell'ordine pub-

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blico che, dopo i fatti devastanti del G8 di Genova, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha stabilito in modo univoco: pieno diritto di manifestare, tutela scrupolosa di chi partecipa ai cortei, no a qualunque ricorso allaviolenzasenonincaso dias^ soluta necessità. Le cariche della Celere anni 70 non ci sono più e non ci possono essere, con le nuove regole. Il rovescio della medaglia sono i molti poliziotti, carabinieri o finanzieri che, se non scatta l'ok a rispondere agli attacchi, devono subire lanci di pietre o altri oggetti. Rischiano con faci. lità di essere feriti, come r&inimo. Ma la linea di gestione UE'FiBMEy/IUfTAZiOHI

I più violenti sono stati gli autonomi, i giovani del centro sociale «Esc» e quelli di Padova dell'ordine pubblico comunque rimane quella. Resta il fatto che ieri la miriade dei movimenti eversivi si è concentrata inarrestabile a Roma, forte dell'esperienza di protesta studentesca di alcune settimane fa contro il decreto Gelmini. L'elenco degli arrestati o denunciati vede soprattutto giovani provenienti dalle città di Pisa, Bologna, Napoli, capoluoghi della Toscana e Torino. Secondo alcune valutazioni dell'intelligence, i violenti più violenti sono stati gli autonomi, i giovani del centro sociale "Esc" di Roma e quelli di Padova. Ci sono anche molti frequentatori abituali degli stadi. Sul piano tattico, chi voleva aggredire e distruggere ha valu-

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tato uno schema classico: piccoli gruppi con grande velocità di movimento, difficili da controllare da parte delle forze dell'ordine. Una volta impedito l'accesso ai luoghi-simbolo della politica, per irivoltosiera inevitabile trovare un altro sito dove celebrare e dare sensofinalee molto visibile alla riunione romana. Piazza del Popolo è stata una meta facile. Va poi aggiunto che la violenza presunta, già valutata dal sistema di prevenzione di pubblica sicurezza, ha raggiunto livelli esacerbati quando è arrivata la notizia che anarcoinsurrezipnalisti e antagonisti non volevano sentke: il governo non era caduto alla Camera e rimaneva in carica. Il possibile festeggiamento si è così trasformato in rabbia senza limiti. Nella notte assemblee e riunioni dei movimenti potranno offrire un segnale ulteriore sul destino programmatico della protesta. Ma è difficile prevedere un consolidamento stabile delle posizioni e una strategia di tensione davvero minacciosa per la pubblica sicurezza. I timori ci sono, certo. Nei cortei c'erano anche gruppi della Fiom, ma è anche vero che proprio loro e molte altre parti dei manifestanti hanno protestato e contrastato le violenze degli altri. È probabile che da oggi si torni a una quotidianità dove i rigurgiti di violenza sono disorganizzati e occasionali, anche se di intensità a volte minacciosa. E resta il «clima pesante»: preoccupazione numero uno del ministro dell'Interno, delle forze dell'ordine e dell'intelligence. Perché è dal clima che può scaturire l'imprevedibile. Un po' come è successo ieri, almeno in termini di violenza sfrenata e senza confini.

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La scrittrice

Quei violenti che cancellano la moltitudine dei ragazzi

chi appicca il fuoco, c'è una maggioranza fatta di giovani che sanno perfettamente che senza di loro questo Paese è morto. La mia generazione vuole solo poter diventare adulta.

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<fi SILVIA AVALLONE

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iamo arrivati anche a questo: le barricate. Dove scorrevano le fiumane dello shopping natalizio, ci sono auto e cassonetti inceneriti. Scene di guerra che non si vedevano da più di trent'anni. n fumo sale sopra i tetti delle istituzioni. Ma siamo nel 2010 non nel '68, non sventolano bandiere di nessun colore al di sopra del corteo, nessuno chiede che la fantasia vada al potere. Dopo decenni di lotte tra studenti di destra e di sinistra, adesso sono tutti uniti. Non solo contro la riforma universitaria, ma contro un'intera generazione politica e contro un'intera visione del mondo: quella che ristagna nella compravendita dei voti dei deputati e non vede che fuori la realtà ha valicato il livello di guardia. I miei coetanei non gridano un'idea, bensì una concreta mancanza: quella del futuro. Eppure la stessa manifestazione contro il niente precipita nella pancia della rabbia, nel ferro e nel fuoco. A dispetto dei book block, avanzano quelli con il passamontagna. La voce di chi cammina ed esibisce il titolo di un libro al posto di uno slogan si perde tra i vetri in frantumi e la corsa delle ambulanze. Feriti e arrestati: non può essere questo il solo epilogo di una verità che oggi ha cercato di farsi sentire pur strattonata dalla violenza. La mia generazione che assedia pacificamente la Capitale e i tetti dei monumenti non vuole naufragare nei cassonetti bruciati. La generazione che sta manifestando non vuole comprare un sogno, ma una casa. Non vuole fare la fine dei fratelli maggiori che salendo sulle barricate hanno perduto la forza delle parole e delle idee. In mezzo a chi brinda e a Ritaglio Politica e Istituzioni

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nista, non più ragazzino, ricordi. Non hanno tutti contro, però. Con loro ci sono le tante Italie che resistono, e cominciano a incrociarsi. C'è la Fiom con il suo gruppo dirigente che chiede, insieme ai ragazzi, lo sciopero generale. Che se ci fosse stato avrebbe contribuito a farli sentire meno soli e meno lontani da tutte quelle rappreLoris Campetti sentanze che non rappresentano più, non svolgono più alcun ruolo di merada piazza, del Popolo, bruciano le strade di Roma, bru- diazione. Ci sono i terremotati delcia la rabbia di decine di mi- l'Aquila e il popolo avvelenato di Tergliaia di studenti quando alle 13,41 ziglio e Chiaiano, persino le «Brigate viene annunciato il voto dì fiducia a Monicelli», il popolo dell'acqua pubBerlusconi. Hai voglia di dire che tan- blica. Movimenti che dovranno into quello lì ha perso politicamente: i trecciarsi, meticciarsi, costruire insiesimboli sono importanti. E quella ma- me un percorso duraturo, perché doledetta legge Gelmini fermata dalla ri- mani è un altro giorno e bisognerà volta delle scuole e delle università continuare il cammino insieme. Per ora torna in campo. I tre voti che sal- questo è nato «Uniti contro la crisi» vano il governo cancellano definitiva- che ha promosso la manifestazione. mente la fiducia della piazza nella poLa piazza ondeggia sotto le cariche litica, cancellano il futuro di una gene- della polizia. C'è chi resta fuori dagli razione. E ne condannano un'altra al- scontri, come gli operai della Fiom, laprecarietà. CONTINUA | PAGINA 2 perché non sono nel suo dna e punta da piazzale Flaminio verso il Muro torLa stessa rabbia degli operai to per raggiungere la Sapienza. Ma almetalmeccanici arrivati da la fine la polizia sfonda, riconquista Padova o da Pomigliano che piazza del Popolo, si riversa sul piazvedono il modello sociale di Marzale mentre il fumo acre dei lacrimochionne puntare contro di loro come geni intossica e fa crescere ancor più come i blindati della Polizia e della Fila rabbia. Un candelotto va a finire nanza. Vedono tornare il panzer Sacdentro il lungo sottopassaggio della coni lanciato a bomba contro lo Statumetropolitana trasformandolo in una to dei lavoratori. camera a gas. Sopra, nel piazzale, voQuel voto del Palazzo, quel mercala di tutto contro un blindato della Fito sub-politico che umilia il Parlamennanza, isolato e impazzito, una scena to cambial'umore della piazza, la proche nella memoria dei meno giovani testa esplode e poche voci si alzano richiama una dannata piazza di Genocontro chi magari è arrivato organizva. zato in piazza, non invitato, per far caAlle 13,41 è cambiata non solo la sino. Nessuno prova pietà per qualpiazza ma anche l'atteggiamento di che suv sfasciato sul Lungotevere, per chi avrebbe dovuto garantire l'ordine: una Jaguar che brucia, per i bancofino al voto, fino a davanti al Senato, mat presi a colpi di sampietrini: sono confronti anche duri, ma senza volonsimboli di un potere odiato oggi più tà di precipitazioni. Poi la «difesa dei di ieri, rappresentano anch'essi un Palazzi» è diventata aggressiva, quasi modello diseguale, ingiusto, basato alla ricerca dello scontro. Che alla fisul furto ai poveri, tanti, per dare ai ne, immancabilmente, è arrivato con ricchi, pochi. Goliardia? Non solo, e tanto di fuoco, ragazze e ragazzi in funon soprattutto. II blindato e qualche ga inseguiti dai manganelli. altro mezzo che bruciano tra piazza I Palazzi hanno ignorato la protesta del Popolo, via del Corso e via del Babdella piazza, hanno offeso la dignità buino non trovano solidarietà tra i giodi chi chiede quel che sarebbe giusto vani e giovanissimi che si affollano avere ma da oggi dovrà farci i conti. E dietro chi resiste alle cariche della posarà dovere di ogni organizzazione delizia. Quando un blindato tenta di mocratica costruire ponti Con una gesfondare il muro umano che, a diffenerazione offesa ma determinata, e renza del Parlamento, sta sfiduciando sostenere una battaglia per l'istruzioBerlusconi ma viene ributtato indiene, la cultura, il lavoro, la giustizia sotro, parte un applauso corale. Questa ciale, che è una battaglia di civiltà e non è goliardia, è rabbia di chi vede parla di diritti. Per costruire un'altra sfilarsi futuro e diritti e non ci sta. politica e differenti relazioni sociali, Così brucia piazza del Popolo. La non mercificate, per pretendere giupolitica ha fallito, le istituzioni sono stizia sociale. Gli studenti sono in prifuori, lontane, nemiche di queste rama fila. Con loro ci sono altri movigazze e ragazzi così simili ai loro commenti, c'è un pezzo di Cgil. E gli altri pagni di Atene ò di Londra, che ieri dove sono? hanno messo in campo la più grande manifestazione studentesca che il cro-

FUORI

La solitudine dei bravi ragazzi

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La piazza brucia CHE FIDUCIA Alle 13,41 il voto nel Palazzo cambia l'umore della protesta. 1 giovani si rivoltano contro l'ultimo schiaffo e gli scontri esplodono in piazza del Popolo

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Le attese degli analisti Si guarda a un orizzonte di medio-lungo termine e alleriformestrutturali

I mercati tifano per un esecutivo più forte Isabella Bufacchi ROMA

mm Un governo stabile e forte. È di questo che ha bisogno l'Italia su un orizzonte di medio-lungo termine, per realizzare le riforme strutturali e rilanciare la crescita, abbattere il debito/Pil con il ritorno a un consistente avanzo primario e garantire la sostenibilità dei conti pubblici. Di questo ne sono fermamente convinti i mercati, che attendono con ansia tra domani e dopo risultati importanti al vertice dei capi di stato e di governo a Bruxelles e all'Ecofin straordinario. Sperano che l'Europa possa compiere qualche convincente passo in avanti - senza gli E-bond tremontiani che al mercato non dispiacevano - per allentare la crisi del debito sovrano europeo. Con la fiducia sulfilodel rasoio confermata al governo Berlusconi dalla Camera, il differenziale del rendimento tra i BTp e i Bund ieri si è mosso pochissimo, si è stretto svogliatamente di una manciata di centesimi, dai 167 di chiusura alla vigilia del voto ai 165 subito dopo le votazioni per poi chiudere la giornata a quota 162.1 mercati hanno registrato la

LWATTO LospreadBTp-Bund si è mosso pochissimo. FT: gli investitori siano gratta Berlusconi. Il premier: vado in Europa molto più forte

buona notizia dello scampato pericolo di una crisi immediata al buio. Questo lo ha riconosciuto persino il Financial Times, solitamente critico dell'attuale governo: «Gli investitori dovrebbero essere grati a Berlusconi, al quale si dovrebbe concedere qualche merito», scrive TFT, come quello di non essere ricorso «a un pericoloso populismo di bilancio». Se gli spread non si sono mosso ieri «è stato giusto così». Ilpresidente della Commissione europea José Manuel Barroso e Berlusconi intanto si sono parlati al telefono dopo il voto. Secondo l'Ansa, Barroso ha espresso soddisfazione per la stabilità del governo italiano, importante in un momento delicato per la situazione economica nella Uè. «Vado in Europa molto più forte», ha esclamato il premier nella sala del governo di Montecitorio subito dopo il voto. I mercati comunque restano tiepidi: nessuna vera svolta, ieri. «Sebbene Berlusconi abbia vinto il voto di fiducia, l'instabilità politicaè destinataapermanere in Italia. Senza l'appoggio dei finiani moderati nell'attività governativa, Berlusconi continue-

rà a soffrire per l'assenza di uba maggioranza stabile alla camera», ha sentenziato Barclays in una nota serale inviata agli investitori. Bnp Paribas ha riconosciuto che un senso di sollievo c'è stato perché lafiduciaa Berlusconi ha evitato il peggio, ma ha anche avvertito: «Il governo si è indebilito e con uh margine di vittoria così contenuto a Montecitorio, l'abilità del governo di varare leggi ne è uscita altrettanto indebolita» e una nuova crisi potrebbe essere dietro l'angolo. Per Unicredit, l'esito delle votazioni in Parlamento ha dissipato l'incertezza nel breve periodo mentre sul medio-termine l'instabilità politica può riemergere. Tuttavia, Chiara Corsa di Unicredit research sostiene la tesi che «pur permanendo il rischio di una situazione di stallo politico, guardando avanti, l'impatto sugli spread non sarà rilevante. Fintantoché la stabilità fiscale non verrà messa in discussione, le vicende politiche avranno poco impatto sugli spread. E l'austerità fiscale in Italia non corre pericoli: qualche che sialo scenario futuro (elezioni anticipate ndr), il ministro Tremonti dovrebbe

mantenere le redini delle decisioni di politica fiscale». Anche secondo Nomura, l'esito del voto di fiducia è stata una «buona notìzia» per i mercati in quanto ha confermato Giulio Tremonti sulla poltrona di ministro dell'Economia. Alastair Newton e Lavinia Santovetti, economisti di Nomura research, hanno convenuto che da questa crisi politica tanto Berlusconi quanto Fini ne escono indeboliti e che quindi il problema dell'instabilità politica «è stato rinviato non risolto». Perimercati, «l'instabilità politica in Italia non fa notizia, ma resta un prerequisito fondamentale per la crescita economica». Il rafforzamento della crescita sarà essenziale per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici sul lungo termine, ammoniscono Newton e Santovetti. «Le variabili chiave saranno la crescita, se ci sarà intesa politica per le riforme a sostegno della crescita, e la continuità nella prudenza di bilancio che è la linea PadoaSchioppa/Tremonti», ha sostenuto convinto Francesco Garzargli di Goldman Sachs. isabella.bufacchi@iitsole24ore.com ©RIPRODUZIONE RISERVATA

I l costo del debito Il pagamento degli interessi sui titoli di Stato . In milioni dì euro \mm\ Consuntivo

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MERCATI IN MOVIMENTO

Buone notìzie dai tassi in salita Il rialzo è il segno che la ripresa si avvicina, ma occhio all'inflazione prospettive di crescita. I tassi d'interesse a lungo termine saliranno ancora di più? Sicuramente •^errorizzati da politiche mone- sì. D'altronde, se i tassi d'interesse reatarie e di spesa irresponsabili, i li a lungo termine e le aspettative d'inmercati hanno fatto sentire la flazione fossero entrambi intorno al loro voce. Questo è il grido che 2%, i rendimenti sui bond convenziosi è alzato la scorsa settimana di fronte nali dovrebbero essere almeno al 4% all'impennata dei tassi d'interesse sui ti- (e anche di più tenendo conto del ritoli di stato. Ma è una storiella che non schio d'inflazione). stain piedi, conbuona pace deimercanMa il McKinsey Global Insti tute, nel ti di panico. suo nuovo e interessante rapporto sul Quello a cui stiamo assistendo è un costo del capitale, sostiene che non torpasso avanti verso la normalizzazione. neranno ai livelli di prima della crisi e Ed è un'ottima notizia: vuol dire che le che forse siamo agli inizi di una prolunmisure messe in campo stanno funzio- gata tendenza al rialzo dei tassi d'intenando. Il che non significa che non pos- resse reali a livello globale, perché i prosano essere migliorate. Ma la cosa sor- grammi d'investimenti dei paesi emerprendente non è che i tassi d'interesse genti rappresentano una quota crenominali e reali siano saliti, è che siano scente della domanda di capitali a livelancora tanto bassi. Probabilmente sali- lo mondiale. In questo caso, i rendimenranno di parecchio se e quando suben- ti sui titoli di stato nei paesi a reddito e treranno condizioni meno anomale. rating alto potrebbero salire al di sopra Che cosa è successo? Fra il 30 no- del 5% in condizioni normali. vembre e il 13 dicembre 2010, il rendi- Negli ultimi decenni abbiamo assistimento sui titoli di stato decennali ame- to a una prolungata tendenza al ribasso ricani è salito di 0,49 punti percentua- dei tassi reali. Nel Regno Unito, ad li. Sui titoli di stato tedeschi e britanni- esempio, sono scesi dal 3,8% del 1992 a ci nello stesso periodo l'aumento è sta- meno delPi% oggi. I tassi d'interesse to rispettivamente di 0,30 e 0,34 punti. sui titoli convenzionali sono scesi ancoAncora maggiori gli incrementi fra il 4 ra di più, contestualmente al calo delle novembre e il 13 dicembre: 0,80 per gli aspettative d'inflazione e del rischio Usa, 0,46 per la Germania e 0,61 per il d'inflazione. Regno Unito. La ragione di questo calo dei tassi reaSono aumenti rilevanti? No. Nel ca- li, sostiene il McKinsey Global Instituso degli Usa, i tassi sono tornati al livel- te, non è stata l'eccesso di risparmio, lo a cui erano a giugno. E il recente in- ma la penuria di investimenti, consecremento dei tassi nominali è dovuto guenza del calo marcato del tasso degli quasi interamente all'incremento del investimenti nei paesi ad alto reddito, tasso reale, non a un incremento delle dovuto al venir meno della ricostruzioaspettative d'inflazione implicite. ne postbellica e all'allineamento con la Questi balzi in avanti dei tassi d'inte- produttività statunitense degli altri paresse a lungo termine significano che esi sviluppati. Dal 26,1% della produzioil programma di espansione quantitati- ne mondiale negli anni 70 gli investiva della Fed è fallito? Assolutamente menti sono scesi fino a un misero no. Lo scopo della Fed è di tenere i tas- 20,8% nel 2002. si più giù del livello a cui starebbero Un'inversione di tendenza appare senza un suo intervento, e dunque raf- sicura, con i paesi emergenti impegnaforzare la crescita economica ed elimi- ti a costruire la loro economia. Anche nare ogni rischio di deflazione. I tassi i livelli auspicati di risparmio probarimangono eccezionalmente bassi. bilmente scenderanno, perché nei Stanno crescendo a causa di un balzo grandi paesi emergenti l'invecchiain avanti dei tassi reali che riflette qua- mento della popolazione farà sentire i si certamente il miglioramento delle suoi effetti e i consumi schizzeranno di Martin Wolf

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in alto. L'effetto sarà di spingere in su la domanda di risparmio rispetto all'offerta, con conseguente incremento del tasso d'interesse reale. Storicamente, un tasso d'interesse reale del 3% è la norma. Immaginate invece uno scenario in cui i tassi arrivano fino al 4%: i rendimenti sui titoli di stato di alta qualità in questo caso potrebbero arrivarefinoal 6 per cento. Se tutto va bene, quindi, i rendimenti reali e nominali hanno toccato il minimo storico durante questa crisi. Solo se la ripresa fallisse e subentrasse la deflazione potremmo assistere a un sostanziale calo dei tassi d'interesse a lungo termine in America o in Germania. Fin qui, dunque, tutto bene. Ma naturalmente non significa che non ci sia niente di cui preoccuparsi. Le Banche centrali devono tenere sotto stretta sorveglianza le aspettative d'inflazione. Negli Usa e nell'Eurozona non sembrano esserci rischi in questo senso, ma nel Regno Unito la banca d'Inghilterra deve stare sul chi vive. Inoltre, anche se il mercato obbligazionario Usa non dà alcun segnale di temere default o inflazione (anche se il mercato dell'oro - il rifugio classico degli isterici - la pensa diversamente) si può fare molto meglio a livello di provvedimenti politici. Il mix ideale per gli Usa sarebbe un piano di stimoli efficace sul breve termine e un piano di risanamento aggressivo dei conti pubblici sul lungo termine. Considerando che il nuovo accordo fiscale raggiunto oltreoceano non rappresenta certo un piano di stimoli efficace e che resta evidente l'impossibilità di arrivare a un risanamento aggressivo dei conti pubblici, c'è da stupirsi che il governo degli Stati Uniti sia ancora in grado di prendere in prestito denaro a tassi tanto bassi. In conclusione, quello che è successo sui mercati obbligazionari è incoraggiante. I tassi salgono e la psicologia da depressione scende. Con un po' di fortuna, la ripresa prenderà piede. Urrà! OH

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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Attese. In salita i tassi d'interesse reali grazie agli investimenti dei paesi emergenti

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CONTROCORRENTE

Sul caro-pieno le compagnie c'entrano poco internazionali) e il margine lordo. Se le anomalie stanno nel Platt's, si tratta di qualcosa che l'Italia, come ogni altro paese europeo, sta subendo e su cui le aro-pieno durante le feste. La compagnie italiane o lefilialidi polemica sui prezzi dei compagnie straniere attive nel nostro carburanti è un rito un po' paese nonhanno potere, così come poco stucchevole a cui ci siamo ormai o nessun potere hanno le autorità assuefatti. Un rito, soprattutto, che nazionali ntitrust). Quindi parlarne sembra ortogonale a qualunque evidenza empirica. La ragione è che tutti sarebbe un puro esercizio accademico. In ogni caso, non risulta alcuna evidenza si concentrano sul dito - gli aumenti - e di manipolazione in tal senso. Resta, pochi guardano la luna - i livelli assoluti allora, il margine lordo. È lì che sta il dei prezzi. Forse la spiegazione va cercata nel fatto che, se il problema sono malaffare petrolifero? Tra il primo e l'otto dicembre, il gli aumenti, il caso è presto risolto: il margine lordo sulla benzina è colpevole non possono essere che le compagnie petrolifere e il loro "cartello". effettivamente cresciuto da 12,4 a 14,4 centesimi per litro, mentre sul gasolio Il problema di questa ricostruzione è nello stesso periodo è salito da 14,3 a 14,9 duplice: nessuno ha mai trovato né centesimi. Tuttavia, non si tratta di valori l'arma del reato (le prove della eccezionali: infatti, si collocano al di collusione) né, tanto meno, il cadavere sotto dei margini lordi medi negli ultimi (l'oggettivo danno ai consumatori 12 mesi (15,3 centesimi per litro di benzina derivante dall'intesa). Infatti i e 14,8 centesimi per il gasolio). Inoltre, movimenti dei prezzi possono essere sono in linea coi margini lordi osservati spiegati con dinamiche interne al in media mensile nei mesi di dicembre mercato petrolifero, senza bisogno di degli scorsi anni, o addirittura inferiori. ricorrere alle teorie della cospirazione. Dunque, nulla di strano. Ne segue che i Il prezzo di un litro di carburante ha tre componenti: quella fiscale (accisa più comportamenti scorretti 0 ci sono sempre, 0 non ci sono mai. Poiché il Iva), il valore della materia prima comportamento delle compagnie (valorizzata attraverso il cosiddetto petrolifere è costantemente sotto indice Platt's Cif Med), e il "margine lordo", che incorpora tutte le voci di costi scrutinio, sia da parte di osservatori relative alla distribuzione dei carburanti privati che istituzionali (come il Garante della concorrenza e il ministero dello in Italia, compresa la remunerazione della compagnia petrolifera e del gestore Sviluppo economico) i qualinon hanno al momento - individuato prassi abusive, dell'impianto. La collusione può bisogna dedurne che non c'è evidenza di interessare due componenti: il Platt's scorrettezze. (nel caso di manipolazioni sui mercati

di Carlo Stagnaro

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Ciò non significa che tutto vada bene. Molto non va bene: la pistola fumante, però, non sta nell'adeguamento dei prezzi alle condizioni del mercato, ma nei loro livelli assoluti, sistematicamente superiori a quelli europei, sia quando sono "alti", sia quando sono "bassi". Si arriva, così, ai due grandi problemi irrisolti. Il primo è la fiscalità, che pesa tra il 50 e il 60% del prezzo alla pompa a seconda del prodotto e del momento. L'Italia è l'ottavo paese europeo per l'ammontare delle accise sulla benzina (56,4 centesimi) e il sesto per il gasolio (42,3 centesimi), ma non è né l'ottavo né il quinto per il reddito. Anche l'aliquota Iva e tra le più alte: vale il 20% e si applica, per paradosso, anche alle accise. Quindi, la prima cosa da fare - se si ritiene che il caro-pieno sia un'emergenza - è intervenire sulle imposte (che all'erario hanno fruttato, nel 2008, circa 36 miliardi). L'altro "imputato" è l'inefficienza della rete di distribuzione che, nel confronto con i paesi simili a noi, appare "pesante", con punti di rifornimento troppo numerosi, un erogato medio troppo basso, e la quasi totale assenza di altre fonti di entrate per i gestori. Il mancato ammodernamento della rete, che è imputabile soprattutto alle norme e alle prassi delle regioni, determina un extra-costo stimabile in 3-4 centesimi per litro. Insomma, è che la radice di tutti i mali - si parli di tasse 0 si parli di barriere normative alla concorrenza - va cercata nell'intervento pubblico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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Per la ripresa il Fisco premi chi non delocalizza di Enrico Zanetti na delle proposte qualificanti del Manifesto dei commercialisti italiani per la riforma del sistema fiscale è quella di arrivare a un modello di tassazione in cui, a parità di reddito, le imprese che danno occupazione sul territorio nazionale paghino meno di quelle che non ne danno o delocalizzano. Questa impostazione nasce dalla consapevolezza che oggi il lavoro non è più soltanto un fattore di produzione, ma il principale veicolo attraverso il quale la ricchezza prodotta può anche essere consumata, massimizzando l'efficienza del sistema a parità di Pil. In altre parole, la difesa deilivelli occupazionali rappresenta oggi un volano economico irrinunciabile, prima ancora che un obiettivo di giustizia sociale. Oggi, se un'impresa italiana sviluppa io milioni di fatturato e sostiene costi per il personale per 8 milioni, il suo utile

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di 2 milioni è tassato, tra Ires e Irap, per 94omila euro, ossia per il 47 per cento. Se quella stessa impresa continua a sviluppare io milioni di fatturato, ma trasforma gli 8 milioni di costi in corrispettivi per fornitori ubicati in Cina, in India o nell'est europeo, la tassazione sui suoi 2 milioni di utile scende a 628mila euro, ossia al 31,4 per cento. Il vantaggio fiscale quindi è considerevole già a livello di piccola-media impresa, figuriamoci a livello dì quella grande. Dal punto di vista fiscale, il merito di tutto questo va ascritto principalmente a un'imposta demenziale comel'Irap, ideata e introdotta nel 1997 da Visco; ma poi assurdamente mantenuta anche dai successivi governi di centro-destra, quando invece è sempre stato evidente che, se non si poteva fare a meno del relativo gettito, bisognava quanto meno pensare a un altro modo, meno distorsivo, di conseguirlo. Qui non si tratta di fare assi-

stenzialismo, di dare sussidi pubblici alle imprese perché assumano i centomila forestali di turno, travasando i difetti del settore pubblico in quello privato, quando invece bisognerebbe cercare di travasare i pregi del settore privato in quello pubblico. Qui si tratta soltanto di costruire un sistema fiscale in cui un'impresa che crea profitti di mercato, dando lavoro sul territorio, non sia addirittura penalizzata rispetto a una che, nel conseguire gli stessi profitti di mercato, impoverisce il tessuto produttivo del paese e la capacità dei suoi cittadini di consumare la ricchezza prodotta. Chi dovesse vedere in questa impostazione una sorta di rigurgito antimercatista e una attenzione ormai fuori tempo per la produzione di massa a basso valore aggiunto, sbaglia di grosso. I commercialisti italiani sono assolutamente convinti che la prima selezione deve farla il mercato e sono i primi a essere

consapevoli del fatto che, per i paesi la cui economia è ormai matura, la competizione internazionale può svolgersi esclusivamente sul piano dell'innovazione e della qualità, essendo progressivamente perdente il confronto sul terreno della mera manifattura. D'altro canto, i commercialisti italiani sanno bene che, se l'Italia si ridurrà a essere solo il luogo in cui i prodotti e le idee vengono partorite da un ristretto gruppo di stilisti e di ricercatori high-tech, per poi essere vendute a un ampissimo gruppo di disoccupati, il paese non andrà lontano: non saremo più, se mai lo siamo stati, il paese delle molte eccellenze, ma soltanto il paese di pochi eccellenti. Mettiamoci in testa che il nostro sistema fiscale attuale è un vero e proprio acceleratore di questo processo di disfacimento. Coordinatore ufficio studi Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili

Spcsomctro ad ampio raggio

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A ottobre record del debito pubblico ma il fabbisogno sta migliorando ^ * A ottobre sale ancora il debito pubblico, m a migliora il fabbisogno dello Stato; tengon o le entrate fiscali, che si attestano sostanzialmente allo stesso livello registrato nello stesso periodo dell'anno precedente. Il confronto a distanza di u n anno, infatti, è influenzato dal fatto che nel 2010 si è notevolmente ridotto il gettito delle imposte sostitutive introdotte con il decreto anticrisi del n o v e m b r e del 2008, che nel 2009 aveva origin a t o in larga misura u n a tantum, oltre alle imposte sostitutive dell'Ires, dell'Irap e delle addizionali, versate per il riallineamento di valori contabili

derivanti dall'adozione dei nuovi principi Ias/Ifrs. È q u a n t o si ricava dal supp l e m e n t o al Bollettino di Fin a n z a Pubblica di Bankitalia. Complessivamente, le entrate nei primi dieci mesi scendo n o dell' 1,7%, che però si traduce in u n calo dello 0,3% al netto delle u n a tantum, «perfettam e n t e in linea con le previsioni», dice il ministero dell'Economia, secondo cui «l'andam e n t o stapositivamente convergendo sullalineadellanormalità ante-crisi». Bankitalia aggiunge che a ottobre il debito dell'amministrazione p u b blica ha raggiunto la quota record di 1.867,3 miliardi con-

tro i 1.844,8 miliardi del m e s e di settembre e i 1.804,5 dello stesso mese del 2009. Le entrate tributarie nei primi dieci mesi dell'anno sono state pari a 294,307 miliardi contro i 299,557 miliardi dello stesso periodo del 2009. A ottobre, c o m u n q u e , le entrate sono aumentate raggiungendo quota 28,230 miliardi: a settembre si e r a n o fermate a 21,814miliardi, m e n t r e a ottobre del 2009 erano state pari a 28,489 miliardi. Secondo i dati del dipartimento delle Entrate, nello stesso periodo gli incassi relativi ad attività di accertamento e controllo h a n n o raggiunto u n importo pari

a 4.118 milioni di euro, con u n i n c r e m e n t o del 13,6%. Buone notizie, inoltre, per q u a n t o riguarda le attività che il Tesoro detiene presso la Banca d'Italia,in crescita a ottobre (+14,5 miliardi, a 61,5). «L'elevato livello di queste disponibilitàliquide - c o m m e n ta l'istituto - riflette u n a gestion e finanziaria prudente a fronte delle perduranti tensioni sui mercati dei titoli di Stato». Bene, infine, l ' a n d a m e n t o del fabbisogno della pubblica amministrazione. A ottobre infatti è risultato pari a 7,8 miliardi, inferiore quindi rispetto a quello registrato a settembre - 1 3 miliardi - e a quello di ottobre 2009, che era pari a 11,3 miliardi di euro.

BANKITALIA Secondo il rapporto tengono le entrate fiscali al netto delle una tantum

ANALISI Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia che ha curato il rapporto

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Ghizzoni vara un'Unicredit più snella

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LA PROSSIMA SETTIMANA DECISIVA PER SBLOCCARE LA FASE DI STALLO. SACCONI: INTESA POSSIBILE

Incontro sul contratto auto Poi il tavolo per Mirafiori Lunedì sindacati-Federmeccanica. Bonanni: bisogna fare in fretta negoziato interrotto. I contatti sono comunque proseguiti in questi ultimi giorni. PropedeuForse, come dice il ministro tico sarà il passaggio con Fedel Welfare Maurizio Sacconi, dermeccanica sulle norme spe«il problema è la veste da dare cifiche per l'auto. all'accordo», per «un'intesa sostanziale a cui - dice - ci si è for- «Ci vedremo lunedì con se già avvicinati nei giorni Uilm e Firn (probabilmente scorsi e che le parti possono nel pomeriggio, perché al matraggiungere». Sta di fatto, che tino c'è il comitato centrale il tavolo per Mirafiori è in stal- Uil, ndr.)» dice il direttore gelo da ormai una decina di gior- nerale di Federmeccanica, Roni e i tempi sono stretti. Stret- berto Santarelli. Che aggiuntissimi, se si vuole chiudere en- ge: «È necessario ripensare le tro Natale, come auspicato dal- regole della rappresentanza l'ad di Fiat-Chrysler Sergio sindacale: sono state costruite nella pratica e nel presuppoMarchionne. sto dell'unità, ma quando queÈ però probabile che all'ini- sta realtà si modifica è chiaro zio della prossima settimana che si creano un'impasse e dei Fiat e sindacati riprendano il FABIO POZZO TORINO

problemi». Santarelli spiega che le norme specifiche «saranno all'interno del contratto nazionale il quale prevede delle deroghe» e che sarà da «valutare insieme se ciò sarà sufficiente a dare risposte positive alla Fiat». «Bisogna fare in fretta, spero nell'accordo prima di Natale», dice il leader Cisl Raffaele Bonanni, che non condivide però alcuni comportamenti di Marchionne. «I problemi non si risolvono facendo "bau bau". Gliel'ho anche detto che esagera. Così rischia di farci litigare di più». E l'ad «sbaglia nell'insistere sul contratto per l'auto per difendersi dal comportamento ano-

malo di un pezzo di sindacato. Bisogna invece rendere i contratti più sintetici, raccogliere tutti i pezzi e non parcellizzare». Dialettica anche sul referendum post-accordo per Mirafiori. Per Bruno Vitali, segretario nazionale Firn, ha senso «solo se la Fiom riconosce il risultato di Pomigliano e firma quella intesa», mentre per il leader Uilm Rocco Palombella va fatto e basta, e «il risultato dovrà essere vincolante per tutti». E la Fiom? Parla di referendum promesso, si dice disponibile a una trattativa, ma non vuole una conclusione a fabbrica chiusa. Intanto, Borsa italiana ammette alla quotazione le azioni di Fiat Industriai (post-scorporo). Debutto il 3 gennaio.

Fiat Industriai: ammessa quotazione da Borsa Italiana Debutto il 3 gennaio

Sono 5.500 gli addetti Mirafiori (nella foto, una linea) interessati dalla joint venture Fiat-Chrysler Ritaglio Economia

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Il caso L'episodio venerdì scorso in Viale dell'Astronomia. Indaga la Digos. La solidarietà di politici, sindacalisti e industriali

Minacce alla Marcegaglia: non mi fermo Il presidente di Con/industria: continueremo a contrastare la criminalità ROMA—Un caricatore di pistola vuoto è arrivato per posta nella sede di Confindustria di viale dell'Astronomia. Sul pacco, giunto venerdì (ma la notizia è stata diffusa solo ieri dalla Digos), i nomi dei destinatari: il presidente Emma Marcegaglia e Antonello Montante, delegato per i rapporti con il territorio. I primi sospetti di una azione che fa aumentare la tensione su Confindustria si indirizzano verso la criminalità organizzata. E infatti la Digos sta seguendo questo filone dopo il commissariamento, deciso alla fine di novembre, dell'Unione degli industriali di Reggio Calabria, n presidente di Confindustria, alla quale ieri è andato il Premio Keynes Sraffa 2010, ha reagito subito assicurando che «contro la criminalità e qualsiasi forma di collusione tra imprese e criminalità l'azione dell'associazione continuerà». Compatta la solidarietà del mondo politico, imprenditoriale e sin-

dacale a Confindustria e ai Una partita decisiva per il suoi rappresentanti. B segreta- modo di produrre automobirio generale di Cgil Susanna Ca- li sempre più difficile e semmusso è stato tra i primi a tele- pre più globale. È di ieri • . fonare alla Marcegaglia espri- l'annuncio da parte del Lingotmendo tutta la sua preoccupa- to di investimenti per 1,3 mizione «per atti intimidatori liardi di dollari per aprire una con queste caratteristiche». nuova fabbrica in Brasile dove L'increscioso fatto di crona- Marchionne conta di produrre ca è giunto alla vigilia di uno oltre un milione di vetture. dei più difficili appuntamenti Una notizia destinata a far acceper il mondo imprenditoriale. lerare il negoziato per trovare Oggi* infatti, prima il comitato una soluzione alle vicende itadi presidenza, nel quale siede liane, ancora in alto mare dopo anche il presidente della Fiat che sei mesi fa Firn e Uil hanno vinto col 63% il referendum su John Elkann, e poi il direttivo Pomigliano. Ma su Mirafiori la nel pomeriggio dovranno af- partita potrebbe avere risvolti frontare anche il tema posto diversi. Le firme raccolte dalla dall'amministratore delegato Fiom contro il modello Pomidel Lingotto Sergio Marchion- gliano sono arrivate a duemila ne. E cioè l'ipotesi di una usci- su un totale di 5.500 lavoratota, seppur temporanea, dal si- ri. Un dato che potrebbe mettestema di relazioni industriali re in forse il ripetersi dello di Confindustria di alcuni sta- schema napoletano tanto che bilimenti Fiat per poter garan- ieri su «Conquiste del lavoro» tirne la governabilità in vista —il giornale della Cisl — è apdei corposi investimenti an- parso un articolo che condizionunciati dal manager italo-ca- na il referendum su Mirafiori: «Solo se Fiom accetta il risultanadese. to di Pomigliano».

Intanto proseguono anche in via informale i contatti tra i sindacati disponibili al confronto e Federmeccanica, l'associazione confindustriale che gestisce le relazioni con le tute blu. Lunedì ci sarà un nuovo incontro ufficiale per provare a mettere qualche paletto significativo. Il tentativo di Federmeccanica, Cisl e Uil è quello di fare un contratto ad hoc per il settore auto che sia dentro il perimetro del contratto nazionale e degli accordi firmati con Confindustria nel 1993 sulle rappresentanze sindacali. Evitando così una «deroga» che a regime potrebbe riguardare circa un milione e duecentomila metalmeccanici. Sempre che la Fiat accetti e non preferisca, come sembra, avere le mani libere per cercare di liberarsi per sempre della morsa Fiom. Una strada che Confindustria guarda con preoccupazione temendo l'apertura di un conflitto permanente che le piccole e medie imprese non si possono permettere.

Roberto Bagnoli © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vertice Oggi il consiglio direttivo dell'associazione a confronto sul nodo Fiat e la trattativa per Mirafiori

Presidente di Confindustria

Minacce alla Marcegaglia Caricatore dì pistola per posta. «Non mi fermo» di Roberto Bagnoli a pagina 41

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LE DISCESE E LE RISALITE DELL'EURO CIÒ CHE CONTA È IL LUNGO TERMINE ^ J ^ «La notizia sulla mia morte — ^ \ r scrisse Mark Twain a un quotidiano, smentendolo — è un'esagerazione». L'euro potrebbe dire altrettanto di sé. Poi potrebbe aggiungere che è un'esagerazione anche la notizia del suo irresistibile apprezzamento, che frenerebbe l'export europeo. L'aspetto affascinante del dibattito attorno all'euro è che queste due versioni si alternano fino ad accavallarsi. A maggio l'euro era, secondo molti, un progetto sostanzialmente fallito. A settembre la platea di imprenditori del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha pregato Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, di fare qualcosa perché quella stessa moneta si indebolisse sul dollaro. Quale delle due versioni fa testo? Entrambe. In ottobre la moneta unica era ancora «troppo» forte sul biglietto verde, in novembre la notizia della sua morte — per quanto esagerata — era di nuovo diffusa. Lo era anche a inizio di questo mese, poi ieri si è registrato un balzo a 1,35 dollari che senz'altro preluderà a nuove lamentele sulla sua forza eccessiva. Inutile ripercorrere gli eventi del 2010:

dalla crisi greca, alla decisione della Federai Reserve di «stampare» (elettronicamente) altri 600 miliardi di dollari, alla crisi irlandese. C'è molto per spiegare il bipolarismo un po' schizofrenico e affannoso del dibattito sull'euro, n risultato però è che è rimasta in secondo piano una tendenza di fondo: la moneta europea si è costantemente, regolarmente svalutata su quasi tutte le monete del mondo meno il dollaro (e lo yuan cinese, che di fatto lo segue). Il deprezzamento verso lo yen, il real brasiliano, il dollaro australiano, canadese 0 di Taiwan, il bath thailandese 0 il pula del Botswana è stato strutturale. Nel 2010 euro e dollaro, fluttuando fra loro, sono caduti insieme mentre tutto intorno l'economia globale prendeva quota. Non è un male, è persino ovvio. Gli investitori internazionali puntano un po' meno sull'economia europea e si fidano poco di come viene governata. Se c'è una lezione in queste tendenze, è che all'Europa si chiedono certezze di lungo periodo. Non notizie «premature», di qualunque segno siano.

Federico Fubini © RIPRODUZIONE RISERVATA

Le nuove nonne della Consob idla prova del caso Telecom Itali

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Rassegna stampa del 15/12/2010