Page 1

“Dicono di me, è solo una frase da dire davanti ad un caffè”, canta Cremonini, e come dargli torto, non è tanto importante cosa dicono di noi ma cosa sappiamo fare effettivamente. Sarà perché la mia professionalità è un equilibrio quasi perfetto fra lavoro mentale e manuale, sarà perché le referenze mi suonano sempre un po’ “confezionate per l’occasione”, sarà perché mi piacerebbe che ti mettessero alla prova sul cosa sai fare, invece di chiederti quali sono i tuoi hobby, a qualcuno importa? Sia quel che sia ma io personalmente credo che ognuno si debba presentare da sé in due minuti, come meglio crede, e poi lasci spazio esclusivamente alla sua professionalità: per questo è stato scritto questo strano condensato di me in forma pocket “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, la mia presentazione in “Vi presento l’autore” di Wi-Mee FreeWords. Ora il progetto è chiuso (e con esso il sito) ma verba volant scripta manent e, così, la mia stratigrafia personale è rimasta, forse un po’ complicata come quella di Cartagine, e qui solo gli archeologi possono capire, quando studenti al primo corso dopo un paio di lezioni, appena in confidenza con un US, viene assegnato il matrix di una delle sezioni stratigrafiche del sito di Cartagine. Di primo acchito si pensa di abbandonare l’archeologia, è impossibile da capire, poi, siccome d’amore si tratta, dopo un respiro zen, s’inizia a ripercorrere i numeri, incasellandoli, più o meno chiaramente, in un diagramma ad albero ed il gioco è fatto, si ricostruisce il passato per capire meglio il presente e il futuro. Va bene, non mi dilungo oltre, ecco la mia personale presentazione in poche righe.

Maledetto il giorno che t’ho incontrato

No, non ti preoccupare non lo sto dicendo a te, è una delle frasi più assidue rivolte alla mia augusta figura, nel senso di imperiale. Nulla da fare se il Fato ha voluto mischiare linee aguzze a curve paraboliche per una tela che ricorda le Damoiselle d’Avignon (mestiere a parte, ça va sans dire), facendosi aiutare dalla congiunzione astrale d’Oriente d’Occidente e da un risveglio da confusione mentale anestetica, con un risultato a dir poco fastidioso. Nome omem, dicevano i latini, se ci si aggiunge pure il cognome il quadro è completo, con una vaga redenzione da figura retorica giocata sull’ossimoro del cromosoma xx. Brucia il fuoco del tempio di Vesta, lo sguardo è lontano, vita e morte, distruzione e rinascita, l’araba fenice vola nel cielo, sopra stratigrafie complesse, unità singole facenti parte di una moltitudine intersecante di vite. Casuale passante nel mondo dei vivi si chiede spesso se non è il protagonista imprigionato in un sogno altrui, cogito ergo sum. Ora non dire, scrutatore indiscreto voyeur di vite sconosciute, che ciò che ti narro sia solo un artificio grottesco da wunderkammer principesca, giudica pure se vuoi ma au fond du quai nessuno è mai ciò che sembra e nessuno sembra mai ciò che è.

Dicono di me  

Maledetto il giorno che ti ho incontrato era la mia presentazione alla rubrica "Vi racconto l'autore" su Wi-Mee FreeWords

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you