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CONTIENE I.P.

ANNO 88 - n° 1016 - € 3,00 Poste Italiane S.p.a. spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB VERONA

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Pace bambina


...tanto per cominciare

Resta con noi a cura di p. Elio Boscaini

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uel mattino, qualcuno aveva scoperto il sepolcro vuoto. Nel pomeriggio di quella Pasqua, due discepoli sono in strada per Emmaus, piccolo villaggio a due ore di cammino da Gerusalemme. Sono tristi, i due amici. Tempo prima erano partiti entusiasmati da un certo Gesù di Nazaret, dalla sua parola di fuoco e dall’azione efficace. Con lui, la vita, la speranza, la gioia, soprattutto per i più poveri e deboli. Ma ora sono sgomenti. Qualcuno si accosta a loro. Un viandante cammina con loro, ma non lo conoscono. Normale

far cadere il discorso su quanto accaduto nei giorni prima. Su quel Maestro avevano tanto scommesso e sognato di vivere con lui una vita bella ed entusiasmante. Ma tre giorni fa tutto era crollato. Quanti sogni infranti dietro quella grande pietra rotolata contro l’entrata di quel sepolcro scavato nella roccia! L’estraneo prende allora la parola. Invita i due amici a non fermarsi alla tomba, a cercare oltre. Fa ardere il loro cuore di nuovo entusiasmo, come un fuoco che brucia. Il giorno sta calando, ma non vogliono separarsi da quell’estraneo: troppo bello ascoltarlo! «Resta con noi», gli dicono. Si mette a tavola con loro. E spezza il pane,

come fanno papà e mamma in famiglia, come fanno gli amici quando cenano insieme. Ecco il segno che apre loro gli occhi. Nel piccolo segno del pane condiviso si cela la vita piena, la vita più forte della morte. Si aprono i loro occhi e il cuore. La notte non c’è più. L’aurora è eterna. Adesso possono tornare a Gerusalemme. Buona Pasqua!

Quel Gesù che cammina con noi, ci invita il venerdì di Pasqua, 25 aprile, a ritrovarci con lui e tanti fratelli e sorelle di buona volontà nell’Arena di Verona per gridare che un mondo di pace è possibile. (Vedi Speciale, pagina 17). PM APRILE 2014

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Attualità

Eccesso di

privacy Quando l’anonimato nei social network diventa lo strumento preferito dei cyber-bulli per colpire le proprie vittime

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sk.fm, il social network nato in Lettonia nel 2010, si basa principalmente sull’interazione “domanda-risposta”, ovvero, attraverso i quesiti lasciati sul proprio profilo da parte degli utenti ci si racconta e si fa emergere la propria personalità. Non può ancora vantare un numero di iscritti pari a Facebook, tuttavia, ad oggi, conta più di sessanta milioni di utenti e spopola soprattutto tra i giovanissimi. Il segreto del suo successo ? La possibilità di pubblicare pensieri, foto e qualsiasi altro tipo di file in maniera completamente anonima. Per registrarsi su Ask.fm

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sono richiesti i dati personali (nome, cognome, email) ma, a differenza di Facebook, per esempio, una volta iscritti, si potrà decidere di nasconderli, in questo modo tutto ciò che si pubblicherà sarà coperto dall’anonimato. Le intenzioni dei creatori di questo programma erano buone: far incontrare, per lo meno virtualmente, dei giovani particolarmente timidi, e invece, malgrado il regolamento, la piattaforma è diventata terreno fertile per fenomeni di cyber-bullismo. Frasi, immagini offensive e persino istigazioni ad uccidersi possono comparire sul profilo personale di un qualsiasi


iscritto perché i bulli, questi vigliacchi, si sentono “autorizzati” a scrivere tutte le cattiverie che gli passano per la testa sapendo che la faranno franca. Deresponsabilizzati e fisicamente lontani dalla persona oggetto di scherno, non immaginano nemmeno fino a che punto possano essere seri i danni provocati dalle loro parole. L’adolescenza è un periodo particolarmente delicato della vita e spesso il giudizio di amici e parenti è il metro con cui i ragazzi si “auto”-valutano: essere accettati dai propri coetanei, sentirsi parte di un gruppo è fondamentale. Essere esclusi e derisi equivale a sentirsi delle nullità. Ultimamente si è parlato di Ask.fm per l’ennesimo triste caso di cronaca nera: il suicidio della quattordicenne Nadia, di Cittadella (PD), che, dopo aver ricevuto pesanti insulti e l’“invito” a farla finita, ha deciso di gettarsi nel vuoto.

CYBER-BULLISMO: il termine indica atti di molestia perpetrati online attraverso e-mail, blog, chat, siti web e social networks. Vi sono poi diversi generi di cyber-bullismo, tra i più tristemente famosi compaiono il “flaming” (messaggi online violenti e volgari), “impersonation” (fingersi un’altra persona per pubblicare messaggi deplorevoli),”exposure” (pubblicazione di informazioni strettamente private o imbarazzanti di una persona). ADOLESCENZA: le parole di Eugenio Scalfari spiegano bene cosa significhi attraversare questa fase della vita: “Che stagione l’adolescenza! Senti di poter essere tutto e ancora non sei nulla e proprio questa è la ragione della tua onnipotenza mentale”. Forse, a volte, noi adulti ce ne dimentichiamo.

Nadia purtroppo però non è la prima vittima di questo social network: Hannah Smith, Sarah Pulgsey, Erin Gallagher, Joshua Unsworth, Jessica Laney e Rebecca Ann Sedwick sono i nomi di altre giovanissime vite stroncate dall’uso improprio della rete. Cosa si può quindi fare per risolvere il problema ? In molti hanno chiesto la chiusura del

sito. Servirebbe a qualcosa ? Per un Ask.fm chiuso, infatti, dopo poco ne verrebbero aperti altri dieci: una battaglia senza fine, insomma, non contando che il proibizionismo non ha mai portato gli effetti sperati. A mio avviso le parole chiavi sono educazione e sorveglianza. Educazione da parte di noi adulti e della scuola che, oltre

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Speciale a cura di Marco Braggion

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na canzone dei Nomadi dice: “mi chiedo come può l’uomo uccidere un suo fratello”. È la domanda che da secoli l’uomo si fa. Ma da secoli, purtroppo, la guerra uccide milioni di uomini! Nella storia dell’uomo, però, la guerra non c’è sempre stata! Il prossimo 25 aprile tantissime persone e associazioni andranno all’Arena di Verona per gridare forte a tutti che “LA PACE È POSSIBILE!”. È un evento importante che si ripete dopo molti anni da quando, verso la fine degli anni ’80, era diventato un appuntamento fisso che riuniva tutti gli uomini di buona volontà che non ne volevano sapere di stare in silenzio di fronte alle violenze, alle ingiustizie, alla lenta ma continua distruzione dell’ambiente del pianeta.

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liberiamo la PACE

Anche oggi, nel 2014, dopo quasi 25 anni dalla prima manifestazione di Arena di pace, nella data in cui ricordiamo la liberazione dal nazi-fascismo che tanta morte e distruzione hanno portato, ritorniamo a dire che “la pace è possibile”.

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La pace è possibile se... sappiamo che ci sono ancora tante guerre da abbattere! Oggi sono in atto 37 conflitti armati, che vedono fronteggiarsi eserciti o gruppi in armi. Se conteggiamo anche i conflitti a “bassa intensità” che si manifestano principalmente con attentati terroristici di vario livello di distruzione, sono 60 gli stati coinvolti in conflitti e 523 i gruppi armati impegnati in guerre, guerriglie o atti di violenza o terrorismo.

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Chasqui squ qui

L'accademia degli

angeli a cura di Pablo Sartori

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utti noi abitiamo nell’Indira Camp N°4, in Vikaspuri, West Delhi. Vikaspuri significa “progresso”. Ma non fatevi ingannare dal nome: l’unico progresso che esiste nel campo è quello che c’è nei nostri cuori. E nel cuore dei miei ragazzi della My Angel’s Academy. Quel giorno, la nostra squadretta di calcio stava giocando contro un team di una scuola dei quartieri ricchi della città. I nostri ragazzini era da soli in campo: nessuno faceva il tifo per loro, dato che i loro genitori, parenti e amici erano tutti a lavorare. I papà dei nostri avversari, invece, continuavano a gridare e a prendere in giro i nostri giocatori. Insultavano il piccolo Kishan dicendo: «Tornatene nel tuo letamaio. Vai a raccogliere l’immondizia, da dove vieni, e smettila di giocare a pallone, che non sei capace!». Kishan mi guardò fisso negli occhi, quasi chiedendomi come doveva comportarsi di

fronte agli insulti di quelle persone tanto ricche quanto maleducate. Allora io gli gridai: «Kishan, non ascoltare, lascia perdere! Tu corri, corri e falli fuori tutti!». Kishan scattò come una furia. Prese palla al centro campo, dribblò tre o quattro avversari, entrò nella loro area e con un rasoterra micidiale fece secco il portiere. Quel giorno Kishan segnò due gol e noi vincemmo la partita contro la squadra dei “figli di papà” della scuola per ricchi. Nella nostra accademia di calcio nello slum, i bambini si allenano all’alba perché non li vogliono nel campetto nelle altre ore del giorno. Si allenano presto anche per un altro motivo: di giorno devono andare a lavorare. Costretti a lavorare fin da piccolissimi, come le loro mamme e papà. Sono figli e figlie di spazzini, raccoglitori di immondizie, ciclisti di risciò a pedali, donne delle pulizie, venditrici ambulanti. Sono anche fratelli e sorelle di giovani che rubano, spacciano e si drogano. Persone PM APRILE 2014

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Sulle le e strade di Gesù

Ti rivedrò a cura di p. Giancarlo Ramanzini

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usanna, dove sei. Ho bisogno di te!». Mamma Dalila era tutta indaffarata con gli altri suoi quattro figli. Le gridò ancora con insistenza: “Non farmi arrabbiare!”. Dall’altra parte del recinto, la vicina l’aveva sentita strillare: «Ho visto Susanna uscire di corsa…» – gridò. «Susanna mi fa impazzire. Esce da casa da sola e senza dirmi niente…». «Eh, sì! – rispose la donna – I giovani abbandonano le tradizioni. E poi ci si mettono anche questi nuovi maestri che vanno predicando: “La mia parola vi farà liberi!”». Mamma Dalila sapeva benissimo che dal giorno in cui Maestro Yashua aveva restituito la vita a Susanna, lei non era più la stessa. Era innamorata pazza! Susanna aveva appena 13 anni! Come rimedio, papà Giàiro cercava di darla in sposa: “È molto carina e tanto obbediente”. Ma i pretendenti, una volta conosciuto il passato della ragazzina, scuotevano la testa e scomparivano. Susanna ricordava benissimo quella voce e quella mano che le ordinava: «Talità kum. Alzati, ragazza!». Da allora, il Maestro era entrato nella vita, nei discorsi e nei sogni di Susanna. «Una vera ossessione» diceva sempre sua madre.

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Ma quella mattina Susanna era scappata da casa davvero perché le era giunta notizia che il Maestro era stato arrestato. Mai avrebbe pensato che fosse possibile fare del male a un uomo così buono. Faticosamente sgomitava per farsi strada tra la folla e arrivare al più presto ai palazzi del potere. C’erano soldati romani ovunque. Una misura di prevenzione e di minaccia contro ogni rivolta. Susanna urtò il piede di un anziano facendolo cadere a terra. «Scusami, nonnino. Mi dispiace. Ti ho fatto male?». L’uomo la guardò con un volto spiacente, come volesse

lui chiederle scusa. Lo aiutò a mettersi in piedi e baciandogli le ruvide mani gli chiese: «Hai qualche notizia di Yashua?». Lui la guardò stupito. Secondo lei era naturale che tutti dovessero sapere cosa era successo al “suo” profeta di Nazaret. Susanna riprese a cercare su e giù per le strette vie di Gerusalemme. Da una via secondaria intravide un gruppo di soldati che conducevano un uomo legato. Si fermò, terrorizzata, davanti a quella orribile vista.


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