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ANNO 86 • n° 997 • € 3,00 • Poste Italiane s.p.a. • sped. in a.p. • D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, DCB VERONA

na r o i s s i lo m o c c i p il

Contiene I.P.

maggio 2012 - n. 5

famiglia e l a i c e p S Attualità


IRIN

Acqua e cibo. Risorse da risparmiare ono anni che nel nostro pianeta è scattato l’allarme acqua. Questa preziosa risorsa sta diventando sempre più scarsa e inquinata. Lo hanno ribadito i partecipanti al 6° Forum Mondiale dell’Acqua (sia l’ufficiale che l’alternativo Fame) tenutisi a Marsiglia, in Francia, lo scorso mese di marzo. I dati, come sempre, sono allarmanti; ma pesano soprattutto sulla vita degli abitanti più poveri del Sud del mondo, da sempre condannati a non poter accedere all’acqua e ai servizi igienici di base.

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MANGIARE E BERE Ormai è chiaro a tutti che il primo impegno, rispetto alle problematiche sull’acqua, che l’umanità dovrà prendere in tempi brevissimi sarà quello di risparmiare il più possibile il tanto ricercato “oro blu”. Attualmente il consumo di acqua dolce è legato al 70% alla produzione di alimenti e al settore agricolo, che include, in molti casi, le coltivazioni di cereali per ricavare biocarburanti per le auto e non cibo per gli esseri umani.


a cura di Pablo lo Sartori

Ecco perché il tema del Forum di quest’anno si è concentrato sul rapporto che esiste tra “Acqua e sicurezza alimentare”. Dietro i nostri pasti quotidiani ci sono enormi consumi d’acqua, che si differenziano a seconda del tipo di alimentazione che ciascuno di noi sceglie. Molti non sanno, ad esempio, che una dieta vegetariana “consuma” molti meno litri di acqua (2300) di quelli bruciati da un’alimentazione a base di carne (dai 4000 ai 5000). Differenze abissali che appaiono chiare ed evidenti nello schema della cosiddetta “doppia piramide alimentare e idrica” che misura il water footprint, dove per produrre un pomodoro sono necessari 13 litri di acqua; 40 per una fetta di pane; 500 litri per 100 grammi di formaggio; 2400 litri per un hamburger. C’è quindi grande differenza, in termini di risparmio di acqua, tra chi si alimenta a “più non posso” con porzioni gigantesche di patatine, hamburger, bistecche e wurstel, e chi, invece, sceglie la famosa e salutare “dieta mediterranea” a base di verdura, frutta, pasta, pesce e poca carne. Oltre ad avere benefici effetti sulla sua salute, chi riduce il consumo di carne dà un grande contributo alla riduzione del fabbisogno idrico del pianeta, soprattutto a tutti coloro – e sono la maggioranza – che non hanno acqua a sufficienza per vivere, bere, lavare, coltivare e produrre a causa degli sprechi e

ACQUA: • 1 miliardo le persone che non hanno a disposizione acqua potabile • dai 3 ai 4 miliardi le persone che non hann o acqua a sufficienza • ogni 17 secondi muore un bambino per malattie causate dall’acqua inquinata FAME: Il Forum Alternativo Mondiale dell’ Acqua è un movimento civile mondiale che da anni lotta a favo gestione ecologica e democratica dell’acqu re di una a, in contrasto con le politiche delle grandi multinazi onali del settore idrico WATER FOOTPRINT: È l’impronta idrica che misura il volume di acqua dolce consumata, direttame nte o indirettamente, in tutte le fasi di produzione di un alimento o di un bene

Manifesto del Forum Alternativo di Marsiglia Mag 2012


ACQUA, VEICOLO DI PACE

F. MORETTI

dei consumi “superficiali” (vedi piscine, campi da golf, parchi acquatici ecc.) della risorsa “acqua” da parte di pochi privilegiati.

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«L’acqua è la base della nostra vita, è il centro dell’equilibrio del nostro pianeta e dei nostri ecosistemi, è il cuore delle nostre economie, delle nostre società e del nostro futuro». Parole di Mikhail Gorbaciov, presidente della ONG ambientalista Green Cross, pronunciate al Forum di Marsiglia. L’ex presidente russo ha poi ricordato come sul pianeta ci sia abbastanza acqua per tutti, “ma dobbiamo imparare a gestirla e a utilizzarla in modo sostenibile”. Consapevoli del fatto che se vogliono, in futuro, evitare conflitti e guerre, i leader della comunità internazionale devono “saper rispondere con urgenza alla crisi idrica globale. È imprescindibile saper garantire l’accesso equo all’acqua potabile e ridurre rapidamente e significativamente gli usi non sostenibili dell’acqua, così come delle altre risorse naturali, allo scopo di proteggere il pianeta”. Il rischio di una competizione sfrenata tra regioni e Paesi non può che aumentare se non si trova un modo per proteggere e condividere l’acqua. Uno tra questi è senz’altro quello di cambiare il nostro stile alimentare, forse tornando ad essere un po’ più “erbivori” e ❏ meno “idrovoraci”. In un piccolo mercato ugandese


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a cura di ain ni Elio Boscaini

famig lia, lavoro, festa

n avvenimento importante, il VII Incontro mondiale delle famiglie che si tiene a Milano dal 29 maggio al 3 giugno prossimi. Anche perché si svolge in un momento storico in cui la famiglia è colpita da una “crisi” che rischia di essere “distruttiva”. Questo incontro nel capoluogo lombardo, è stato molto atteso, preparato e voluto da Papa Benedetto XVI che con le famiorrerà tre giorn ni, glie – convocate dal mondo intero – trascorrerà giorni, esa attribuisce a sottolineando così l’importanza che la chiesa ento della socie equesta istituzione considerata il “fondamento socienza” a una fam mità”. È un’occasione per infondere “speranza” famisformazioni della glia che sta vivendo profonde e rapide trasformazioni uello che è solito mentalità e dei costumi. Il Papa ribadirà quello ta a ripetere: la famiglia come “piccola chiesa” impegnata un trasmettere la vita e i suoi valori nel tessuto sociale di un orti ti ttra ra a paese, per una più grande umanizzazione dei rapporti le persone.

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A Milano Milano iill V VIIII IIncontro ncontro mondiale m ondiale i l delle d ll ffamiglie i li

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MATTEO MERLETTO

il lavoro

L’avvenimento di Milano sarà anche l’occasione per condividere con altri la fatica di educare e la precarietà che caratterizza il vissuto di tante famiglie. E anche di confrontare le diverse esperienze e le testimonianze. Sarà la festa della famiglia cristiana fondata sull’amore autentico degli sposi, sull’accoglienza del dono della vita, sull’unità che unisce nella solidarietà tutti i suoi membri.

LA DIGNITà DEL LAVORO Tema dell’incontro: “famiglia, lavoro, festa”. Il lavoro è necessario per la sussistenza della famiglia, certo, ma è anche il luogo in cui si soddi-

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sfa una delle aspirazioni più profonde del cuore umano: essere utile agli altri. Ma in Italia stiamo vivendo un incredibile spreco di talenti. L’occupazione femminile, a fronte di una formazione ormai superiore a quella dei maschi, è ferma al 46% della popolazione in età lavorativa (20 punti in meno di quella maschile). È più bassa che in quasi tutti gli altri paesi europei, soprattutto per le mamme con figli. E ancora: un salario del 10, o addirittura del 20% inferiore a quello maschile, a parità di istruzione ed esperienza. E poi, un tempo di cura della casa a carico delle donne molto maggiore che nelle altre nazioni europee. E tante mamme a fare anche da “ammortizzatori sociali”, nell’aiuto agli anziani e ai figli giovani disoccupati o con lavoro precario. Insomma, il punto è chiaro: bisogna fare di tutto per conciliare famiglia e lavoro perché nel nostro paese il lavoro retribuito sembra essere in contrasto con l’avere dei figli. Quante mamme rischiano di essere mandate a casa appena ri-


MATTEO MERLETTO

velano di aspettare un figlio! E tutto ciò accade in questa nostra Italia, dove ci sentiamo ripetere da tempo che il nostro è sempre più un Paese per anziani, che gli unici figli che nascono sono quelli degli immigrati e che solo l’1,4% della ricchezza nazionale è destinato alle famiglie. L’Italia non fa più figli. Il rimedio? Sono anche gli asili nido, ancora troppo pochi, l’aumento del part time e dei congedi parentali condivisi e pagati più di oggi. Altrove funziona, perché non in Italia?

Sempre secondo lo stile della famiglia di Nazaret, in cui piccoli – ma anche i grandi – crescevano e si fortificavano “in sapienza e grazia di Dio” (Luca 22,40).

LA GIOIA DELLA FESTA Il lavoro, però, non deve invadere tutto lo spazio familiare. Ecco quindi la festa. La festa come espressione di gratuità. Gratuità della vita in famiglia, dello stare insieme per godere del dono della vita e dell’amore e per “umanizzare il tempo”. Ogni festa è caratterizzata dalla gioia condivisa. Da soli non si fa festa. Né c’è festa se si è tristi. E per il credente un di più: la festa è sempre un momento di comunione.

la vita Mag 2012

ARCHIVIO NIGRIZIA

la festa


Wow!

a cura ccuu rraa di di AAA AA A AA

Il nostro amico Dalla pagina di Facebook di Gianni, papà di Samuele e Annalisa arissimi Annalisa e Samuele, approfitto della calma della notte per scrivervi quello che domani vi dirò quando ci incontreremo noi quattro, assieme a mamma. Voglio dirvelo tramite Facebook affinché tutti i nostri amici e amiche – e sono tantissimi – sappiano il regalo che il Signore ha fatto alla nostra famiglia con la vostra Cresima e Prima Comunione. In quanto papà, mi sento orgoglioso di avere due ragazzi come voi. E adesso vi spiego il perché.

M. MERLETTO

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Voi sapete benissimo che la nostra è una famiglia un po’ “speciale”, come dite sempre voi. Speciale perché ha fatto delle scelte molto diverse da quelle di molte altre famiglie. A volte scelte non facili e sofferte; spesso condivise con entusiasmo da noi quattro ma anche non capite o apprezzate da parenti e amici. Sempre, comunque, portate avanti in piena libertà, all’interno della nostra famiglia dove vige il patto di parlare, parlare e ancora parlare tra noi, nell’ascolto e rispetto delle opinioni di ciascuno.

IL PANE DI TUTTI Così è stato per la tua Prima Comunione, caro Samuele. Per il tuo primo incontro con Gesù, decisione unanime in famiglia: prima la comunione e poi grande festa per tutti! Niente regali di moda né pranzi al ristorante: la voglia di stare insieme con chi ti vuole bene in un giorno speciale è stato l’unico regalo che tu avevi chiesto! Da questo gesto di affetto e amicizia è scaturito, sempre per tua spontanea iniziativa, il voler condividere un segno di solidarietà con coloro che

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Piccoli “zabbalin” del Cairo


M. MERLETTO ARCHIVIO NIGRIZIA

Festa allo stadio per i “cresimandi” della Diocesi di Milano

Gesù

Gruppo di preparazione alla Prima Comunione in Togo

in altre parti del mondo stanno vivendo situazioni di grande difficoltà. Il pane spezzato della tua “eucarestia” è diventato libri e strumenti scolastici per i piccoli “zabbalin” del Cairo, i piccoli raccoglitori d’immondizia che sognano di andare anche a scuola e non solo di lavorare. Tu hai ricevuto un dono grandissimo nel corpo di Gesù, che a sua volta ti ha trasformato in un “dono” per noi di casa e per gli altri. Lo abbiamo capito tutti da come sei cambiato – in meglio, è ovvio… – e dal tuo impegno nello studio, nel metterti a servizio nei lavori di casa, nelle relazioni con amici, parenti, vicini, e con tutte le persone che ti incontrano. La Prima Comunione, per te, più che una bella cerimonia da ricordare con video o foto, è stata la prima tappa di un’avventura meravigliosa tutta da scoprire e da vivere. Anche per te il bello comincia adesso!

LA LUCE DELLA FEDE Confesso, Annalisa, che hai avuto ragione tu! Io non ero d’accordo con la tua decisione di “fare” la Cresima a 19 anni. Ma adesso vedo che è stata la scelta più giusta. Se, come dice il don, la cresima è il sacramento della maturità della fede,

“perché riceverla a 12 o 13 anni?“ mi chiedevi, sfidandomi, cinque anni fa. Ti abbiamo accompagnato con grande rispetto e libertà nel tuo periodo “così così” dell’adolescenza. A mamma e a me hai fatto capire quanto ci tenevi alla tua libertà nel fare nuove esperienze di vita; anche quando noi eravamo apertamente contrari a certe tue idee, modi di fare e scelte concrete, ti siamo stati vicini con tanto affetto e serenità. Alle tue provocazioni abbiamo sempre risposto con la calma di chi sperava che lo Spirito del Signore ti illuminasse il cuore. E quando hai deciso tu di essere “pronta” a fare il grande passo, hai preso il volo da sola, forte dell’amore di Dio e quella della tua famiglia, vera scuola di vita dove si può imparare cosa significa seguire Gesù e il suo Vangelo oggi.

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Chasqui

Il medico della carità e Quando arrivai qui nella mission a,, and ’Ug dell d di Kalongo, nel nor lto iio sce vo Ave i. ann 33 avevo appena ché come saper e, sion mis lla que e quella vita convinto che cerdote missionario e medico ero e persocom rmi il modo migliore per realizza o ser viplet com a i term na fosse quello di met eri e pov più i o eran chi E zio dei più poveri. cani che vibisognosi, se non questi fratelli afri andonate del vevano in una delle zone più abb missionaria, mondo? Senza questa “chiamata” a, magari Itali in di sicuro me ne sarei rimasto osa in fam , iglia fam a lavorare nell’azienda di le al mel cara e ottim sue tutto il mondo per le miele. sionario, con Mi buttai a capofitto nel lavoro mis un malandail preciso obiettivo di trasformare o ospedaern to dispensario sanitario in un mod garantire di do gra le dotato di 345 posti letto, in sa alla nito dig e cata assistenza sanitaria qualifi deboli più e son per alle popolazione, soprattutto ra. lebb di ati mal i e i bin bam i come erano le donne, o, urg di tutto: il chir Per loro dovetti “adattarmi” a fare ro lavo il vo a. Alterna l’ostetrico, il radiologo, il pediatr seguire la costruper le, ova man di llo que di medico a avo i malati nel Cur . arti zione dei padiglioni dei vari rep mamme, i lebloro le e ti corpo, soprattutto i bimbi denutri te dell’aniferi le rivo gua ma brosi e i portatori di handicap; ’amore di Cristo che non ma, attraverso la testimonianza dell esclude né discrimina nessuno.


per gli altri. Questa è stata la mia vita spesa raio 1987, febb 13 ico fatid Così fino a quel autorie dall dine l’or mo quando ricevem ale ped l’os re ona and abb di tà militari era di Kalongo entro 24 ore. Il Paese cisconvolto da una terribile guerra e te nien vile che non risparmiava noi e com chi nessuno, nemmeno aveva servito i poveri e i malati per più di 30 anni. Quando la notte del 13 febbraio, a bordo del convoglio di 34 camion che portava in salvo 1500 persone tra ammalati, infermiere, missionari e civili, vedevo alle mie spalle le colonne di fumo dell’ospedale in fiamme, pensai che stavano andando in fumo 30 anni di sacrifici e lavoro.

ssimo che Dio è amore, c’è un pro servitore soffre e io sono il suo quelli riuscirò a convertire Non importa se non ll’animo ne re sù. Resterà però semp ello mio, che sono lontani da Ge qu n no re, breccia fatta dall’amo ore. Devo cu loro una traccia, una o mi il to che ha infiamma sù Ge di o ell qu ma umano, ni ambiente in cui in ogni momento, in og o ist Cr di à rit ca la vivere mi trovo eppe per diravvicinava padre Gius nte ge la le da pe ’os nonostante gli Andando all oltava con pazienza, asc e va ma fer si li Eg ri è una dote nella gli qualcosa. pere ascoltare gli alt sa di ta es Qu . oro lav impegni di Dorina, suora combon brilliamo. (dott.ssa no te, en alm rm no i, quale no niana) posizione di do è sempre stato a dis rio pe el qu te ran du rale e materiaAmbrosoli una marcia in più, mo a ev Av i. no da o ers te serenità. Il tutti. Era div a dalla sua permanen niv ve gli nte me rta ce le, che confermato che i rso il prossimo mi ha ve to en am ort mp co o su ai nostri giorni santi esistono ancora no di pai, deportato e compag (dott. Luciano Giornazz strai in un campo di adde dre Giuseppe Ambrosol ) mento tedesco nel 1944


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PA DOVA one.it padova @giovaniemissi gim o: ert Alb fr. ide p. Dav com oo. sr. Lorena : orarirlo@yah E (VA) VE NEGONO SU PER IOR e@yahoo.mx dic ora oni ant io: ton An p. NA POLI it ra: combotorre@yahoo. ono Ele sr. ty Bet sr. igy.net.m x rod @p cog eni dom o: p. Domenic PE SA RO .it aro @giovaniemissione pes gim zo: p. Ren ROMA oo.it p. Jesùs: gimroma@yah ahoo.com @y nia uge ere sist a: sr. Eugeni PA LER MO ero.it a: combopalermo@ lib Ros sr. sr. Tiziana it ro. ibe @l ani oni mb Danila : laici-co

Padre Giuseppe Ambrosoli è morto nella missione comboniana di Lira il 27 marzo 1987. Pochi istanti prima di morire ha pronunciato per l’ennesima volta quella frase che amava ripetere nei momenti più difficili della sua vita: “Ciò che Dio vuole non è mai troppo”. Dal 1994 padre Giuseppe riposa in terra africana, nel suo ospedale di Kalongo, uno dei migliori centri sanitari di tutta l’Uganda. Dopo la sua morte, nel 1999, è stata avviata la causa di beatificazione, che è tuttora in corso, segno dell’amore sconfinato di questo medico missionario che ha saputo donarsi senza riserve agli altri. Un dono della propria vita fatto con intelligenza e libertà, dando spazio alla responsabilità degli africani affinché diventassero i protagonisti della loro rinascita umana e cristiana. Un esempio di come oggi, anche nel fare il bene, sia necessario essere preparati e saper dare ai poveri ciò di cui hanno veramente bisogno. L’amore e la carità non si improvvisano.


Zoom

a cura di Antonio Romero

Un’aranciata

amara per Ibrahim Storie di arance e "agrumetti"

rrivarono in migliaia a Ro-sarno, paese in provincia di di Reggio Calabria, tra il 2008 8 e il 2010. Erano soprattutto migrantii africani, in cerca di un lavoro e di una vita migliore. Tra questi Ibrahim, della Costa d’Avorio, arrivato nel sud d’Italia dopo aver attraversato il Sahara dal Mali alla Libia, e il tratto di mare del canale di Sicilia. A Rosarno il lavoro si chiama “raccolta delle arance”; il padrone si chiama ’Ndrangheta e i suoi caporali; la casa è un ghetto di baracche abbandonate fuori paese, senza acqua né luce. Il presente e il futuro di Ibrahim sono condizioni di vita “inaccettabili da qualunque essere umano”, razzismo e sfruttamento sul lavoro, pagato 20 euro al giorno.

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“FANTASTICA” ARANCIATA In Calabria è il primo anello della catena ten te n aranceti-arance-multinazionaleara ar a aranciata-consumatore. Una catena c che, secondo quanto denuncia la Coldiretti, “spreme agricoltori e C lavoratori e inganna i consumatori”. I piccoli produttori di agrumi vendono le arance da succo ai commercianti, a 7-8 centesimi al chilo (15 centesimi sarebbero un prezzo “equo”). I commercianti vendono alle industrie che a loro volta producono il concentrato e lo rivendono alle grandi multinazionali come la Coca Cola, detentrice del marchio Fanta. Le bibi-

Rosarno (RC). Manifestazione a sostegno dei lavoratori immigrati


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IL MONDO DI COCA CO

al mondo di beè il primo produttore y” an mp Co ola a-C oc ndo) valgono oltre rchi (500 in tutto il mo vande. Solo i suoi ma del gruppo (caffè, tè, Ogni giorno le bibite ri. lla do di rdi lia mi 15 hi, acqua) sono servite inks, Sport drinks, succ Soft drinks, Energy dr azioni. e 700 milioni di consum al ritmo di 1 miliardo

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Lattina di Fanta per il mercato arabo

te prodotte con le arance calabresi contengono, in genere, solo il 12% di vero succo d’arancia; la restante percentuale è composta da concentrati importati dal Brasile ma indicati come “made in Italy” sulle etichette. In questo stato di cose c’è chi perde e chi ci guadagna. Perdono i piccoli agricoltori di agrumi, che preferiscono lasciar marcire sui rami la frutta piuttosto che raccoglierla in perdita; i lavoratori sottopagati, costretti a vivere per mesi in condizioni disumane; i consumatori che a loro insaputa bevono aranciate contenenti solo il 12% di succo d’arancia. Grandi business, invece, per i clan della ’Ndrangheta che ricattano produttori, lavoratori e commercianti, imponendo una percentuale sui guadagni di chi produce e lavora; buoni affari per le grandi aziende multinazionali (vedi box) che vendono a caro prezzo bevande prodotte a basso costo.

IL CORNETTO SOLIDALE Si chiama Agrumetto (no, no è un errore…) ed è il cornetto “antisfruttamento”, la prima brioche farcita con le arance calabresi, per tutelare i coltivatori di Rosarno. È frutto di anni di lotta e di coraggio nel produrre e vendere arance “nel rispetto dei lavoratori e della qualità del prodotto finale”. Un dolce per la colazione, creato esclusivamente con la marmellata delle arance locali, allo scopo di informare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo nel settore della produzione di agrumi in Calabria, e di convincere il governo a cambiare la legge per innalzare la percentuale di vero succo d’arancia per ogni litro di aranciata (vedi box 2). Un semplice cornetto per rendere meno pesante e un po’ più dolce la vita (non certo l’aranciata che non può comprare…) di Ibrahim e dei suoi amici.

PICCOLO AUMEN TO, GRANDI VANTAG GI Sono 870mila le tonnellate di aran ce raccolte ogni anno in Calabria. Ogn i punto percentuale in pi ù oltre il 12%, da rebbe un aumento di prod uzione annua di 25 milioni di chili di arance . Più produzione e quindi più lavoro per tu tti, anche con le arance a 15 centesimi di euro al chilo , e con meno passaggi nella filiera prod ut tiva dall’agrumet o al consumatore. Mag 20 2012


Spazzascienza

a cura di Beniamino Danes Danese se

lessandria d’Egitto, primo secolo. È una delle più importanti città dell’impero romano. Un grande faro si erge oltre i 130 metri d’altezza all’ingresso del porto, visibile a quasi 50 chilometri di distanza. Un altro grande “faro” di questa capitale multietnica è la Biblioteca. Vi lavorano molti studiosi in diverse materie. Secoli dopo, il faro sarà distrutto da un terremoto e la biblioteca da un incendio. Molte opere andarono perdute nell’incendio, ma quelle ricopiate e distribuite sono giunte fino a noi. Nella famosa biblioteca lavora Erone. È un matematico (a scuola ancora oggi si usa la sua formula per trovare l’area di un triangolo) e inventore. Tra le sue invenzioni ci sono le cose più disparate: siringhe, ruote a vento che muovevano pompe o facevano suonare sirene, tasti con il martelletto per gli strumenti musicali. Un congegno particolare da lui inventato era la Eolipila (traducibile come “sfera di Eolo”, il dio dei venti) mossa dalla forza del vapore. Anche noi possiamo costruire alcuni congegni mossi dalla forza del vapore, che dopotutto soffia con tanta potenza da poter essere considerato il re dei venti. Quando l’acqua viene fatta bollire e trasformata in vapore, infatti, essa aumenta il proprio volume di circa mille volte.

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Attenzione! In primo luogo, attenzione! Per quanto in piccole quantità, usiamo il fuoco, e dobbiamo stare attenti a non provocare l’Incendio della Biblioteca Parte Seconda e non provocare incendi né in cucina né in giardino. Si usano anche uno spillo e una siringa. Sarà bene essere molto attenti e responsabili, e farsi aiutare dai genitori.

ALL’OPERA! La turbina

Materiale: Ci serve una lattina (sarà la nostra caldaia); uno spillone; una siringa; filo di ferro; alcune scatolette usate dove accendere il fuoco. Gessetti, un po’ d’alcol, fiammiferi, una cannuccia, un ritaglio di contenitore d’alluminio. La caldaia: Anziché aprire normalmente la lattina, dobbiamo forarla con uno spillo, e svuotarla a poco a poco aiutandoci con la siringa. Una volta fatto ciò, possiamo mettere un po’ d’acqua dentro la lattina. Dobbiamo poi costruire, col filo di ferro, dei sostegni per la lattina, in modo che sia possibile accendere il fuoco sotto.

Il fuoco: Mettiamo alcuni gessetti in una piccola scatoletta o, meglio ancora, in uno di quei recipienti d’alluminio delle candeline. Poi versiamoci dentro un po’ d’alcol. I gessetti sono porosi e si imbevono d’alcol, per poi rilasciarlo a poco a poco una volta che lo accendiamo – a distanza – coi fiammiferi. Posto sotto la lattina (che presto scotterà), farà bollire l’acqua nella caldaia e dal foro che abbiamo fatto uscirà un getto di vapore. La turbina: Bisogna ritagliare la turbina dal contenitore d’alluminio, secondo la forma che risulta migliore. Si infilza con lo spillo in modo che possa ruotare, e si attacca alla cannuccia come sostegno. Si può avvicinare al getto di vapore che esce dalla caldaia. Il getto non è pericoloso perché si mescola subito con l’aria fredda circostante. Per questo motivo, a tratti, lo si vede condensare in una specie di nuvola o uscire in forma “invisibile”. Extra: Se la lattina-caldaia viene posta su una barchetta, il getto di vapore la farà muovere dalla parte opposta. L’eolipila di Erone era una specie di lattina sospesa, dove i getti che uscivano dai lati, la facevano ruotare su sé stessa.

La caldaia Mag 2012

PM di maggio 2012  

Il nuovo numero del PM è arrivato!