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www.bandapm.it

ANNO 86 • n° 994 • € 3,00 • Poste Italiane s.p.a. • sped. in a.p. • D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, DCB VERONA

na r o i s s i lo m o c c i p il

Contiene I.P.

febbraio 2012 - n. 2

Ciao, Carlo!

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nto x ...... tatanto per cominciare cominciare

a vita va rispettata, sostenuta, difesa e amata. È il senso della Giornata nazionale per la vita che celebriamo domenica 5 febbraio. Per l’occasione, i nostri vescovi rivol-gono un messaggio dal titolo Giovani aperti alla vita che guarda particolarmente ai giovani affinché siano educati «a cercare la vera giovinezza» che «risiede e fiorisce in chi non si chiude alla vita». La sfida centrale è la ricchezza dell’esistenza di tutti, soprattutto dei più deboli e indifesi. «Se non si educano i giovani al senso e dunque al rispetto e alla valorizzazione della vita – scrivono ancora i vescovi – si finisce per impoverire l’esistenza di tutti e si facilita l’emarginazione di chi fa più fatica». Se in tanti siamo felici di vivere e ammiriamo la vita in noi e attorno a noi, non mancano purtroppo ragazzi che rifiutano di vivere. Da sempre i cristiani vivono un atteggiamento di servizio e di dedizione alla vita degli altri. Soprattutto accanto alla persona nel momento

L

a cura di p. Elio Boscaini

della sofferenza. Questo ci ricorda la Giornata del malato che celebriamo l’11 febbraio, non dimenticando mai che “i nostri signori e padroni” sono gli ammalati. Specialmente quando chi soffre, e lotta per guarire, è un bambino. E a proposito di “bambini”, salutiamo il nostro collaboratore Carlo Peroni, il disegnatore “papà” di Nerofumo, che se ne è andato “leggero leggero” nel paradiso dei fumetti. Da pagina 23 pubblichiamo il suo ultimo fumetto “Nerofumo giallo!”. Ciao, Carlo, e che la vita ti sia leggera!

Dalla parte della vita Feb 2012


Attualità

a cura di Antonio Ro R Romero omero o

L’energia che NON ascolta I nuovi “colonizzatori” all’attacco delle comunità maya del Guatemala

E il rispetto ni per le“generazio di oggi” dove lo mettiamo?

iriamo la domanda alle 150mila persone delle comunità indigene maya della regione Ixil, in Guatemala, che da anni sono in conflitto con la multinazionale italiana a causa della costruzione di un nuovo impianto idroelettrico. Un progetto faraonico, denominato “Palo Viejo”, in grado di sfruttare le acque del fiume Cotzal e dei suoi tre affluenti, per produrre energia elettrica. Tanta ener-

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ENEL GREEN POWER

M. CURRUCHICH

G

Progetto idroelettrico Palo Viejo


ENEL: Enel Green Power è la società del Gruppo Enel che tratta l’energia prodotta da fonti rinnovabili (acqua, sole, vento, calore della terra). È leader mondiale del settore, con circa 21 miliardi di chilowattora prodotti da 600 impianti in Europa e nelle Americhe. MADRE NATURA: I popoli indigeni credono nella relazione armoniosa e diretta con tutti gli elementi della Madre Terra. Di conseguenza, l’uomo “appartiene” alla natura e non ne è il padrone assoluto che se ne serve per arricchirsi a spese dell’ambiente

C. POYO’N

gia (370milioni di chilowattora all’anno) e anche “pulita”, perché permette di evitare l’emissione in atmosfera di 280mila tonnellate di CO2. Una centrale che muove tanti soldi (investimenti per 185 milioni di euro) e ne farà guadagnare molti di più a chi vende quell’energia. E le comunità maya della regione cosa pensano di questo progetto? La risposta arriva da Antonio Curruchich, socio fondatore del Consiglio della Gioventù maya del Guatemala: «Fin dall’inizio della vicenda, le comunità hanno sempre pensato che la strada migliore fosse quella del dialogo, nella convinzione che potesse tornare a beneficio tanto loro quanto dell’Enel». Dialogo che si è interrotto quasi subito quando è apparso evidente il danno all’ambiente che la

costruzione della centrale comportava. «Agli ixiles, che si sono presi cura dei fiumi, delle montagne, dei boschi per centinaia di anni, sta a cuore lo sviluppo, ma uno sviluppo nel segno dell’armonia con la madre natura. Invece l’Enel si è messa a tagliare la montagna come fosse una torta, contaminando le acque del fiume Cotzal, dove la gente fa il bagno e si rifornisce d’acqua. Le persone hanno cominciato ad avere problemi alla pelle e i pesci sono scomparsi».

L’ENERGIA RUBATA L’accordo iniziale tra comunità maya e società italiana era questo: l’Enel avrebbe dovuto finanziare la centrale, mentre le comunità mettevano a disposizione del progetto i fiumi, i boschi e le montagne, provvedendo alla riforestazione, in cambio del 20% dell’energia prodotta. Vale la pena ricordare che attualmente solo 10 comunità indigene su 29 hanno la luce elettrica in casa. Enel aveva anche promesso 300 posti di lavoro in tre anni: offerta però Manifestazione di protesta della comunità ixil Feb 2012


rifiutata dalle comunità maya che avevano preferito mantenere il fiume incontaminato e le loro terre e villaggi risparmiati dall’allagamento previsto dalla costruzione della diga. Di fronte alle legittime richieste degli ixil che volevano essere ascoltati per far valere i propri diritti, l’Enel ha manifestato un netto rifiuto. La compagnia italiana, infatti, esporterà l’elettricità prodotta da Palo Viejo in Messico, la vicina nazione del nord “affamata” di energia. E così le comunità ixil, oltre ad assistere al saccheggio dei propri territori, subiranno la beffa del veder passare sulle loro teste REGIONE IXIL: i cavi dell’alta tensione Nel corso della guerra nche portano l’energia insa civi le che ha guinato il Gua temala altrove. Un destino al dal 1980 al 1996, uoquale, però, non vogliomini, donne e bambini no rassegnarsi: lo dimoe vittim ixil sono stati strano le manifestaziodi 114 massacri compiuti dalle forze armani di protesta, i blocchi te guatemalteche. 36 stradali alle vie di acanni di conflitto hanno cesso ai cantieri della causato 150mila morcidiga e il coraggio nella pare ti, 50mila desa dos e 200mila bambine e bambini orfani

SAVERIO TOMMASI

Bambini guatemaltechi

resistenza pacifica, nonostante le pressioni degli oltre mille soldati inviati dal governo a “ristabilire l’ordine” nella regione ixil.

LA MULTINAZIONALE SORDA Oggi il Guatemala è la nazione con il maggiore potenziale idroelettrico di tutta l’America Centrale, in pole position per diventare il più grande esportatore di energia verso gli altri Paesi della regione. Il Gruppo Enel è consapevole di ciò e cerca in tutti i modi di non farsi sfuggire questo colossale affare economico. “L’energia che ascolta” è il motto del gruppo italiano, uno dei più grandi al mondo nel suo settore. Però nei territori ixil l’Enel sembra essere diventata sorda del tutto al grido delle comunità indigene, dimostrando che su queste terre ❏ l’energia non ascolta!


Speciale

a cura di p. Elio Boscaini

un’assurdità, una follia che dei bambini nati in Italia non diventino italiani. Non viene riconosciuto loro un diritto fondamentale». Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è espresso qualche mese fa in occasione di un incontro con una delegazione della Federazione chiese evangeliche. Che ci siano leggi anacronistiche in Italia è fuori discussione, visto che il nostro paese da più di 30 anni ormai è un “paese d’immigrazione” con i suoi nuovi figli.

«È

UN DIRITTO PER NUOVE ENERGIE Lo diciamo da sempre: l’Italia ha bisogno degli immigrati e gli immigrati hanno bisogno di una solidarietà civica. Inoltre pensiamo che il diritto di cittadinanza, esteso anche ai figli, sia il

i figli Il diritto alla cittadinanza italiana per

degli immigrati Feb eb b 20 2 2012


primo passo per la piena integrazione degli immigrati regolari che lavorano nel nostro paese. Riconoscere a chi è nato qui la cittadinanza – è ancora Napolitano ad esprimersi – è non solo un «diritto elementare, ma dovrebbe anche corrispondere ad una visione della nostra nazione di acquisire nuove energie per una società invecchiata, se non sclerotizzata». Per noi italiani si tratta di fare un salto, cambiando una nostra tradizione giuridica millenaria che afferma lo ius sanguinis, secondo cui la cittadinanza si acquisisce come fosse un patrimonio ereditario, solo da genitori già cittadini, contro lo ius soli. La nostra legge non prevede il diritto di cittadinanza acquisito per il semplice fatto di essere nati in Italia. È vero che se i padri ottengono la cittadinanza – dopo 10 anni di residenza legale – questa si trasmette anche ai figli, ma non a quelli nati prima. I minori nati in Italia possono fare richiesta di cittadinanza al compimento del 18° anno di età (ed entro il compimento del 19°) a condizione che siano in grado di dimostrare di aver vissuto ininterrottamente sul territorio italiano per tutti e diciotto gli anni precedenti. M. MERLETTO

Il presidente Giorgio Napolitano incontra dei piccoli “nuovi italiani”

M. MERLETTO

mani o d l e d a li ta ’I ll I mille volti de

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IUS SANGUINIS: Letteralmente “diritto di sangue”. Ossia quando si ottiene la cittadinanza per il fatto di avere un genitore in possesso della cittadinanza

I NUOVI ITALIANI I figli di immigrati in Italia sono un milione: più della metà sono nati qui, ma sono considerati stranieri/immigrati anche se, in pratica, mai lo sono stati. Gli si impedisce di sentirsi pienamente italiani. Sono schiavi del permesso di soggiorno, non possono andare in gita nelle nazioni dello spazio Schengen se lo stanno rinnovando, non vestono la maglia azzurra nelle competizioni sportive. Eppure, anche se non rinnegano le loro origini, gli affetti familiari, la lingua

Danza tipica dello Sri Lanka interpretata da italiane “cingalesi”

SPAZIO SCHENGEN: Accordo siglato nella città di Schengen (Lussemburgo), a cui aderiscono 28 Stati europei che si impegnano ad eliminare progressivamente i controlli alle frontiere comuni e introdurre un regime di libera circolazione per i cittadini degli Stati firmatari

e la cultura dei genitori, per molti di questi ragazzi e ragazze l’Italia è il paese in cui sono nati, cresciuti e di cui parlano la lingua, il luogo che sentono come proprio, e in cui immaginano anche il loro futuro. Anche perché i loro gusti convergono con quelli degli italiani di sempre: stili di vita, modelli di consumo, passioni e abitudini comuni, facebook e cellulari, moda, musica, sport, palestre e tifoserie calcistiche, compreI colori dell’Italia dei popoli so lo scarso interesse per la politica. Questi nuovi italiani vogliono crescere, rifiutando di rimanere inchiodati al destino dei padri e delle madri. Intendono ottenere diplomi e qualifiche professionali. Sono i “nuovi italiani” che affollano i corsi serali degli istituti tecnici e professionali con cui rimediare ai fallimenti della scuola “normale” (40% di abbandoni precoci nella scuola secondaria superiore, contro il 17% degli studenti italiani). Sono i figli dei lavoratori immigrati regolarmente residenti nel nostro Paese, ai quali deve essere concesso il voto amministrativo per le elezioni comunali. Sono anche loro i costruttori del futuro dell’Italia, perché grazie al loro contributo ne avremo guadagnato tutti in integrazione e convivenza ❏ civile. “Se non ora, quando?”. Feb 2012

M. MERLETTO

Ogni anno, quindi, devono rinnovare il loro permesso di soggiorno, con procedure lunghe dai tempi incerti, sempre sperando che, nel frattempo, ai genitori non succeda di non avere più un lavoro regolare.

IUS SOLIS: Letteralmente “diritto del suolo”. Si riconosce automaticamente la cittadinanza a chi nasce e risiede in un paese. La Francia ha adottato questo principio fin dal 1515


E liberaci dal razzismo quotidiano Amen!

ronache di ordinario razzismo? Direi di sì, anche se a molti la parola “razzismo” può sembrare esagerata. Va bene, in attesa di trovare un termine più appropriato, facciamo un semplice – uno solo, così non affatichiamo tanto la materia cerebrale… – ragionamento su alcuni fatti di cronaca che ultimamente hanno messo in luce aspetti “problematici” della nostra società italiana.

C

CRONACA “NERA” Quattro episodi di violenza e aggressione che negli ultimi mesi hanno segnato pesantemente la vita delle persone coinvolte. 1) Torino. Notizia apparsa sul quotidiano La Stampa del 10/12/2011. “Violentata dietro un cespuglio. Vittima una sedicenne che stava tornando a casa. Ad aggredirla sarebbero stati due rom”.

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a cura di Pablo Sartori

Anche il quartiere dove vive la ragazza è sotto choc. Familiari e amici della sedicenne organizzano una manifestazione di protesta contro ogni “forma di violenza”. Ma la manifestazione dei “bravi cittadini” che vogliono farsi giustizia da soli degenera in un assalto ad un campo rom lì vicino: bruciano le baracche degli “zingari” e donne e bambini si salvano per miracolo. Il giorno dopo la ragazzina “vittima di aggressione” confessa di aver inventato tutto per coprire una relazione con il fidanzatino. Chiede scusa per la bugia la ragazzina; lo stesso fa il giornale di Torino con i suoi lettori per aver scritto un titolo razzista sui rom, etichettati da subito come “aggressori” senza aver verificato la fondatezza della notizia. 2) Firenze, 13 dicembre 2011. Gianluca Casseri, italiano di 50 anni con simpatie nazifasciste, irrompe pistola alla mano e urlando frasi razziste in due mercati popolari della città, deciso ad ammazzare gli ambulanti africani lì presenti. Ne uccide a sangue freddo due, i senegalesi Samb Modou e Diop Mor e ne ferisce altri tre. Circondato dalla polizia, Casseri si uccide con un colpo alla testa. Duro il commento degli immigrati africani: “Non diteci che era un pazzo. Un pazzo avrebbe ucciso sia bianchi che neri”. Preoccupato quello del ministro Andrea Riccardi: “È un atto di violenza che crea terrore, paura e che disintegra l’integrazione”. 3) Bologna, 18 dicembre 2011. Un anziano “barbone” viene picchiato e rapinato in pieno centro della città da un gruppetto di cinque giovani. L’uomo, 74 anni, è stato derubato di portafoglio, documenti e orologio. Per il diret-

tore della Caritas di Bologna si è trattato di “un episodio grave, brutto e preoccupante”. 4) Verona, 15 dicembre 2011. Picchiato e umiliato un ragazzino cingalese da quattro giovani teppisti. Il tredicenne originario dello Sri Lanka “punito” dai ragazzi veronesi per due “gravi colpe”: avere la pelle scura e non aver abbassato lo sguardo al passaggio dei suoi aggressori, neanche quando uno dei quattro gli ha gridato: “Cos’hai da guardare, negro di m…”. Il sindaco della città Flavio Tosi ha definito l’aggressione “un gesto stupido e insensato”, frutto di una grave “diseducazione a livello familiare. Forse dobbiamo dare ai nostri ragazzi qualche valore in più”.

Manifestazione antirazzista

Feb 2012


I NOSTRI “DIVERSI” NEMICI Proprio così, caro sindaco! Crediamo che ci sia bisogno non di “qualche” ma di molti valori in più da offrire ai nostri ragazzi. Non sono certo “valori” da portare come esempio le sparate razziste contro gli stranieri, prima pronunciate da giovani e adulti e poi messe in pratica da persone che alimentano (anche su siti internet) l’odio e il disprezzo per i “diversi”. Come non sono valori espressioni o atteggiamenti “nei confronti degli immigrati che rimandano ad un modo di pensare e di agire oggettivamente razzista: allo stadio, al bar, purtroppo anche a scuola, con la presa in giro, la barzelletta, le frasi del rifiuto e della discriminazione” (vedi Comu-

nicato stampa del Cartello “Nella mia città nes-suno è straniero” di Verona). Fino a quando in Italia non impareremo ad eli-minare l’intolleranza con l’accoglienza e a mettere in pratica la ca-pacità culturale di pen-sare e agire per il bene e di tutti, avremo sempre e la necessità di trovare e un “diverso” (straniero,, zingaro, povero, disa-bile, anziano) sul quale e scaricare la nostra igno-ranza e i nostri egoismi.. Il razzismo che ci avve-lena l’esistenza sparirà à solo se sapremo fare e spazio alle ricchezze e della vita degli altri. ❏ Ragazze rom

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Wow!

Omaggio di César

a cura di Pablo Sartori

, e i z a r g

! o l r a C hissà se i disegnatori o i fumettisti, quando vanno in cielo, incontrano i personaggi che la loro arte ha creato qui in terra… Io credo di sì. Lassù, nel paradiso dei fumetti, le “nuvole” sono, appunto, spettacolari balloon multicolore popolati da una miriade di creature fantastiche sempre in movimento o in festa. E sia festa grande, allora, per accogliere il grande amico Carlo Peroni, il “papà” del nostro Nerofumo, personaggio storico e portabandiera dei fumetti targati PM – Il Piccolo Missionario! Carlo si è preso una lunga “vacanza” dallo studio di Guanzate (Como) dove per anni – ha iniziato l’attività nel 1947 – ha consumato migliaia e migliaia di matite nel disegnare le sue numerosissime creature

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Omaggio di Claudio Bighignoli Feb 2012


Omaggio di Alfredo Brasioli Om Oma

Basterebbe questa lezione di vita per ringraziare Carlo Peroni per tutto il bene, l’allegria e la genialità che ha donato al Piccolo Missionario e a tutte le innumerevoli pubblicazioni per le quali ha lavorato. Un ringraziamento sentito, che viene dal cuore, come quello espresso dalle illustrazioni donate da amici e colleghi di Carlo, che trovate su queste due pagine. Il fumetto di Nerofumo che segue è l’ultimo creato da Carlo per il PM. L’ultima delle sue innumerevoli “avventure” per le quali il “basettone” ispettore Perogatt nonché “formidabile produttore di personaggi” merita una festa lassù, tra la “folla” allegra e solare delle sue creature. Ciao, Carlo, e grazie ancora! Ci si vede… di carta. E se ne è andato “leggero leggero” a trovare i suoi personaggi e il caro missionario padre Adriano, il comboniano che nel 1962 gli affidò l’illustrazione delle storie del piccolo Nerofumo. Quel simpatico bambino, un piccolo “genio” africano, dalla testa grossa e con braccia e gambe sottili come fili neri (“un disegno semplice semplice, per fare prima nel disegnarlo” dirà Carlo…), è diventato la “mascotte” della nostra rivista. Ma non solo in Italia. Nerofumo, infatti, è da anni un grosso successo editoriale che dura a tutt’oggi, tradotto in vari paesi africani e sudamericani (in spagnolo è conosciutissimo con il nome di “Humonegro”) dove le riviste comboniane per ragazzi “sorelle” del PM sono pubblicate. Un successo “globale” che Carlo spiegava così: «Nerofumo si trova spesso ad affrontare delle difficoltà e a risolvere dei problemi. Per questo deve darsi da fare per migliorare le cose, usando materiale semplice, del posto. Allora, qual è il messaggio di Nerofumo per i lettori? È questo: nelle immancabili difficoltà della vita invece di lamentarti, datti da fare anche tu per migliorare le cose!».

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Omaggio di Stefano Zampollo


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Miss Italia

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per una sana e robusta costituzione A cura di Marco Braggion e Claudio Bighignoli

“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume.” (Articolo 19) CRISTIANI, BUDDISTI, MUSULMANI... VOLETE CAPIRE CHE C’È POSTO PER TUTTI?

uesto articolo è collegato con il 7 e l’8 che, come abbiamo visto (vedi PM N° 7 /2011), si occupano della liberta delle religioni di fronte alla legge e dei rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica, che è la religione più praticata in Italia. In questo numero siamo nella Prima parte della Costituzione che si chiama “Diritti e Doveri dei Cittadini” e precisamente nel titolo I che si occupa dei “Rapporti civili”.


• Sono sempre più frequenti, in Italia, momenti di preghiera tra cittadini di varie religioni. • Ci sono molte associazioni che lavorano, nelle scuole, per aiutare i ragazzi di religioni e culture diverse a vivere bene insieme. • In alcuni paesi vengono prestati i locali delle parrocchie per permettere a persone di altre religioni di fare le loro celebrazioni.

DIVERSI LINGUAGGI...

SUGGERIREI DI AGGIUNGERE LA MATERIA “CONVIVENZA”...

... DIVERSE RELIGIONI...

... UN UNICO BISOGNO!

... AFFINCHÉ LA MIA CHIESA SIA UNA MADRE DALLE LUNGHE BRACCIA.


NIENTE MOSCHEE A CHI IMPEDISCE DI COSTRUIRE CHIESE A CASA LORO!

BRAVI: PERFETTAMENTE UGUALI A CHI CRITICATE TANTO...

FERMATI! VOGLIO SOLO FARTI ASSAGGIARE LE NOSTRE RADICI CRISTIANE...

PREGA COME VUOI, MA ALMENO AMMETTI CHE LA MIA RELIGIONE È LA MIGLIORE!

• In alcuni paesi, pochi per fortuna, i sindaci non vogliono che ci siano spazi di preghiera per i musulmani; in questi casi la cosa bella è che sono i sacerdoti cattolici a cercare di far cambiare idea ai politici. • Molti cittadini non vorrebbero dar spazio alle altre religioni dicendo che in alcuni di quei paesi non lasciano costruire le chiese; queste persone non comprendono che la libertà religiosa è il primo segno che fa la differenza tra uno stato democratico e una dittatura. • Il partito della Lega Nord ha al suo interno esponenti che insultano le altre religioni, soprattutto quella musulmana • Ci sono episodi in cui alcuni politici attaccano la Chiesa Cattolica perché dà spazio e considera fratelli le persone di religioni diverse.


Mentre gli altri due articoli si rivolgono ai “capi” delle religioni, questo si rivolge a tutti i cittadini Italiani; cerchiamo di analizzarlo assieme. “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa”. Questa frase ha due significati: il primo lo capiamo leggendo la frase, per il secondo significato dobbiamo cercare di capire lo stato d’animo di chi l’ha scritto. I Costituenti, l’abbiamo detto tante volte, uscivano dalle violenze di una dittatura, quella fascista, che nei suoi ultimi anni, con le leggi razziali impediva con forza e prepotenza agli ebrei e ad altre religioni di pregare. Ecco allora il secondo signifi cato, quello che si capisce se leggiamo nel cuore dei costituenti: nessuno può impedire ad altri di esprimere, in qualsiasi modo, la propria fede. “In qualsiasi forma, individuale o associata” significa che una persona

OGNUNO È LIBERO DI PROFESSARE LA PROPRIA FEDE...

può esprimere la propria fede da solo (preghiera personale) oppure con altre persone (ad esempio, una processione per il paese). “di farne propaganda”, significa che posso proporre la mia religione a chi non crede, lasciando però libere le persone di scegliere. “Esercitarne il culto in privato o in pubblico”, ogni persona può fare i riti della propria religione, sia a casa sua sia in un luogo pubblico. questo vuol dire che io posso fermarmi a pregare anche in una stazione ferroviaria, senza però impedire l’attività delle altre persone. “Purchè non si tratti di riti contrari al buon costume”; a volte, purtroppo alcuni gruppi praticano delle “religioni” che, ad esempio, fanno violenza verso le persone; queste situazioni non possono essere permesse perché vanno contro i principi di rispetto della vita e di libertà individuale, presenti nella Costituzione.

... PERCHÉ SCEGLIERE È MEGLIO CHE VIETARE...


PM di febbraio 2012