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L’UOMO E L’AMBIENTE IN VALCONCA

da carne e da latte; una “consociazione integrale nello spazio e nel tempo”, come si è voluto giustamente deÞnirla; un circuito ecologico di grande interesse. Una persistente arretratezza Il salto è davvero notevole, una vera “rivoluzione”; che tuttavia in Romagna ed anche nella Valconca stenta a prendere piede. Le cause sono molteplici: lʼarretratezza dei contadini, la difÞdenza per il nuovo e il forte attaccamento alle tradizioni, che inducono a ripetere le tecniche ataviche; le rigidità indotte dal patto mezzadrile, che ostacola ogni innovazione o trasformazione; la ridotta dimensione dei poderi, ampi mediamente 6-7 ettari appena; la mentalità

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retriva dei proprietari, la loro scarsa propensione ad investire in bestiame e attrezzature, preferendo la produzione granaria (e del mais, a partire da una certa data), che non comporta spese o rischi e garantisce ricavi immediati, sebbene ridotti. Si continua dunque come sempre (o quasi). Tolta la novità del granturco, la cui produzione (ed il relativo consumo) aumenta per gradi, è il frumento a conservare il predominio occupando la maggioranza dei suoli, con rese che in pianura si aggirano sugli 8 chicchi per 1 seme e in collina si fermano ai 3 o 4 per 173. Lo stesso Battarra, che dal suo osservatorio di Coriano si propone come maestro di “pratica agraria”, nel 1778 ancora non contempla lʼavvicendamento fra cereale e foraggio: lo si coglie con evidenza laddove speciÞca che, per misurare la produttività effettiva, il rendimento annuale di un terreno va abbattuto della metà, «perché i campi a grano si seminano un anno si e un anno no alternativamente, come è noto a ognuno»; e dove parla del Þeno, prendendo in considerazione solo i prati stabili74. Le migliorie da lui suggerite, pur essendo di notevole importanza, si limitano ad accorgimenti di carattere pratico e non sovvertono i tradizionali cicli delle colture. Chi mostra invece di avere recepito le nuove acquisizioni è il canonico riminese Paolo Morelli: nel 1816, redigendo il suo trattato, sostiene la rotazione biennale grano-foraggio, affermando che la giusta alternanza delle colture giova più del riposo75. Tuttavia le sue Istruzioni, essendo rimaste manoscritte, avranno una risonanza assai inferiore al testo del Battarra. Dʼaltronde, la ritrosia padronale allʼinvestimento di stalla vaniÞca lʼinteresse per le rotazioni a foraggio. Accanto al binomio grano-mais, nei poderi della media e bassa Valconca prosegue la presenza della vite e dellʼolivo, generalmente in coltura promiscua. È attorno a questi quattro prodotti che ruota lʼeconomia del territorio e delle singole famiglie, in un contesto che sèguita ad essere caratterizzato da miseria e

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Banca Valconca

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