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APPENDICE

MORCIANO, LA SCOMPARSA E LA RINASCITA

Allʼinterno di un lavoro che si sforza di esaminare le interazioni fra lʼuomo e lʼambiente in Valconca nel corso delle varie epoche storiche, le vicende di Morciano e del suo castello meritano uno spazio particolare perché offrono un esempio estremamente signiÞcativo di tale rapporto. Il sito di Morciano è strategico: luogo di naturale conßuenza per le genti di tutta la valle, posto sopra un vasto e fertile terrazzo che si eleva sul Þume, risulta documentato come fundus fin dal 94782 e come locus negli anni 971-98383. Dal 1014 compare il centro fortiÞcato (castrum); al suo interno si trova la cappella dedicata a San Giovanni; allʼesterno il luogo di mercato (forum), la selva (fracta et silva) e lʼinsieme dei poderi (campi, mansi)84. Va detto però che i castelli del tempo sono caratterizzati da strutture difensive intrinsecamente modeste, spesso costituite da un semplice recinto ligneo, magari munito di torri guardiane; si cerca allora di potenziarne la resistenza scegliendo le collocazioni più favorevoli offerte dallʼambiente (picchi rocciosi, sedi impervie e di accesso difficile). Ma la zona di Morciano è pianeggiante; il punto che meglio si presta allo scopo è dato dallo sperone proteso verso lʼalveo del Conca: il dirupo sul fiume costituisce uno scudo naturale, resta solo da proteggere lʼaccesso sul lato opposto. Lì nasce dunque il castello. Non è grande: dentro il recinto abitano poche persone in umili case raccolte attorno alla chiesa; è piuttosto un ricetto, un ricovero

di emergenza per la popolazione limitrofa nei momenti di pericolo. È anche ipotizzabile, col tempo, una sua evoluzione: da struttura esclusivamente lignea a fortificazione in muratura. Dopo il 1014 la sua presenza è comprovata dalle fonti negli anni 1068, 1069, 1070, 1081, 1148, 1183, Þno al 120285; a partire dal 1203 il termine castrum scompare dalla documentazione: Morciano viene menzionato esclusivamente come forum, corredato dalla chiesa di SantʼAngelo o San Michele Arcangelo86. Non si ha notizia di guasti causati da eventi bellici; la tradizione vuole che sia stata lʼirruenza del Conca ad erodere e minare la rupe su cui sorgeva il castello; il Crustumium rapax cantato da Lucano avrebbe colpito ancora. Mancano fonti coeve che ne parlino in forma esplicita; però lʼaffermazione è sorretta da fondamenta abbastanza solide e credibili, che trovano sostegno anche nel persistere dei fenomeni erosivi lungo i secoli. Nel Seicento, Gasparo Rasi ricorda lʼatto del 1069 con cui Pietro di Bennone donava a Pier Damiani la «parte sua della chiesa chʼegli haveva nel castello di Morciano, chiamata San Giovanni Evangelista et hoggi non vi è chiesa né castello essendo stato aterrato da continuo et inpetuoso corso del Þume Conca che lo costeggiava; et nel suo letto et ripe si scorgono le vestigia»87. La furia delle acque sembra risparmiare temporaneamente – perché situati appena più a valle – il luogo del mercato e lʼattigua chiesa di SantʼAngelo, que parum 109

L'uomo e l'ambiente in Valconca  

Banca Valconca

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