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Erica Arosio Giorgio Maimone

VERTI GINE Baldini&Castoldi


PERSONAGGI E INTERPRETI

Lassa pur ch’el mond el disa ma Milan l’è un gran Milan Pòrta Cicca e la Bovisa che d’intorni pròpi san e la nebbia che bellezza, la va giò per i polmon. Lassa pur che el mund el disa, D’Anzi-Bracchi

Milano È l’indiscussa protagonista della nostra storia. Dai febbrili anni Venti, fino al 1958. Da una ricostruzione a un’altra. Con in mezzo una serie di distruzioni e di disastri ecologici che hanno fatto di una città d’acqua una città disseccata, consegnata a un progresso che l’ha presto tradita. «Tu lascia Lucca ai milanesi… e ti ritroverai Milano», commenta uno dei protagonisti. Niente più passeggiate sulle mura spagnole, niente più barconi sui Navigli, pochi tram e niente più nebbia. Restano le foto e la memoria di chi l’ha vista allora. Greta Morandi Nasce nel 1925. È avvocato penalista, ha un’anziana segretaria, Adalgisa, e un assistente, Marlon. Ha lo studio in via Donizetti e abita in via San Marco 12. Si sposta solamente in bicicletta o a piedi. Greta ha capelli rossi che detesta (troppo vistosi), una pelle sottile, spruzzata di lentiggini e sempre irritata. Mangia controvoglia e potrebbe anche farne a meno. Fuma troppo. Solo Gitanes Papier Maïs. Ha un gatto, Socrate. Vive stando male, sentendosi in perenne pericolo, dorme soltanto imbottendosi di barbiturici. Non riesce a dimenticare 9


la morte della madre. Uomini, pochi: «Non sono capace di amare, non so come si fa», si ripete quando ci pensa. Bruno Morandi Padre di Greta. Ex avvocato penalista che ha inseguito e coltivato il successo. Fascista della prima ora, travolto dal crollo del regime, riaffiora indenne e passa al Msi nell’immediato dopoguerra. Parla a voce alta, sempre sopra le righe. Si è arricchito durante la guerra, impossessandosi «legalmente» dei beni degli ebrei costretti a lasciare l’Italia. Ha sposato in seconde nozze Mimì, una delle insegnanti di danza di Greta alla Scala. Ludovica Confalonieri Madre di Greta. Donna di origine alto borghese, incerta fra spleen, poesia e depressione. Di sensibilità esasperata, di pelle scoperta. Scrive poesie e si rinchiude sempre più nel suo mondo. Viene trovata morta ai piedi delle scale del palazzo in piazza Duse: è il 1939, Greta ha quattordici anni. Luca Morandi Fratello maggiore di Greta. Nasce nel 1920. Tormentato, in perenne tensione. Anatomopatologo al Policlinico, ha la passione per il gioco d’azzardo, perde molto, si indebita, finisce nelle maglie della Triade: è facilmente ricattabile. Quando lo guardi a volte ti sembra che i lineamenti gli siano stati messi a caso sul volto. Maddalena Morandi Sorella maggiore di due anni di Greta. Nasce nel 1923. Si sposa giovanissima e diventa subito madre di quattro figli. È alta e morbida. Una bella donna. Ha sposato Massimo Balducci. Ha quel tipo di serenità che incolla la bocca come melassa. Tommaso Dubini (Tom) Nasce nel 1915. Bello, capelli castani, occhi azzurri, fisico asciutto. La madre, Virginia Borromeo, erede di un’importante industria farmaceutica, muore quando lui ha ventiquattro anni ed è in Brasile a studiare le erbe della foresta amazzonica. Dopo la morte della madre 10


l’azienda di famiglia passa di mano. Uomo di ampie vedute e ampi interessi, coltiva una certa contiguità con l’esoterismo e l’alchimia e legge avidamente Evola e Guénon. A Manaus incontra la sedicenne Luz, con cui vive un amore intenso e drammatico che lo segnerà per tutta la vita. Iole Forte Ha ventitré anni, è nata nel 1935. Bella, formosa, sempre sorridente, bionda con occhi profondi, aria maliziosa, sguardo intelligente. Si innamora di Eugenio Visconti, un ricco imprenditore molto più anziano di lei. Quando Eugenio muore, si rivolge a Greta: sospetta che sia stato ucciso. Non ha prove. Eugenio Visconti Il morto. Quando inizia l’azione, è deceduto da poco. Un malore? Un assassinio? Attorno a lui e alla sua azienda vinicola in Toscana si snodano oscure trame. Al momento della morte ha cinquantacinque anni ed è dedito a riportare in vita marchi prestigiosi ormai decotti. È sposato, con figli, con Elsa Adda, ma ha intenzione di andare a vivere con Iole. Elsa Adda Arrivata terza al concorso di Miss Italia, è la moglie di Eugenio Visconti. Si sposa giovanissima con l’imprenditore da cui avrà due figli. Accortasi della tresca fra Eugenio e Iole, affronta il marito minacciando di far esplodere lo scandalo. Abita con i figli in piazza Borromeo. Mario Longoni Detto Marlon, dalle iniziali del nome e cognome, unendo la passione per il Marlon Brando de Il selvaggio e il detective Philip Marlowe. Nasce nel 1920. Ex partigiano, arrestato prima della fine della guerra e detenuto a San Vittore, da cui evaderà nei primi mesi del 1945. Risalgono a quei tempi i suoi contatti con la Ligera, la mala milanese. All’epoca dei fatti ha trentotto anni. La guerra interrompe sia la sua carriera universitaria che i suoi primi promettenti passi come pugile (pesi medi). Ha la passione del gioco d’azzardo, ma la tiene sotto 11


controllo pensando alle fatiche della madre, maestra, e alle fatiche del padre, morto, ex operaio alla Innocenti. Vive in pensione in via Cerva. Maria Molgora La potenziale fidanzata di Marlon. È nata a Solbiate Comasco nel 1922. Ha lavorato in fabbrica fino a quando è riuscita a venire ad abitare a Milano. Ha preso casa in piazzale Baracca e lavora alla Rinascente, reparto intimo. Alfonso Pedullà Un commissario sui generis. Nel dopoguerra anche i posti nella polizia risentivano degli assetti politici dell’epoca e Pedullà, calabro di Praia a Mare, ha un passato nel Pci. Nato nel 1910, «annusa» Marlon come potenziale figliastro e lo protegge nella sua battaglia contro la Triade. Alberto Colombo Fornaio di via Cerva, bel giovanotto un po’ vitellone, compagno di scorribande di Marlon da quando sta alla pensione di Marisa. Ha venticinque anni e una vaga rassomiglianza con James Dean. Con Marlon l’affinità è esistenziale. La Triade (Edoardo Orsini, Bianca Bellini e Vittorio Guttadauro) Il potere in Italia per espandersi ha sempre avuto bisogno di prendere vie laterali. La Triade è un tentativo di saldare monconi dell’ex Ovra, la polizia politica fascista, con il mondo industriale, la reazione internazionale e la mafia. Lo scopo è quello di indirizzare il progresso industriale in arrivo per dirigere, dove possibile, i processi tecnologici verso gli armamenti, favorendo uno stato di guerra permanente che consenta e faciliti colpi di Stato, indirizzati a destra. Il modo di azione è sempre lo stesso: si scala un’azienda sana con mezzi leciti e illeciti, si estromettono (con le buone o con le cattive) i vecchi padroni e si converte l’attività. Edoardo Orsini Un giovane rampollo ventinovenne di una nobile famiglia romana. Bello, fascinoso e sempre pronto all’azione. Pur se educato nelle capitali europee, si sente profondamente romano. Ha un fisico sportivo, 12


è alto, muscoloso e perennemente abbronzato. Possiede una società di import-export e movimentazione carghi e spesso lavora con Tom. Bianca Bellini Antiquaria ed esperta d’arte, possiede un negozio in via Cappuccio, con una Wunderkammer che esprime la sua naturale tendenza alla perversione. Algida, austera, elegante, è abituata a farsi strada nel mondo senza trovare ostacoli. Figlia di una nobile famiglia veneziana, è nata il 22 ottobre 1922, lo stesso giorno della Marcia su Roma. Vittorio Guttadauro Avvocato siciliano, ponte ideale con la mafia dell’isola e americana. Possiede un’autorevolezza naturale. Non ha mai bisogno di alzare la voce, si esprime spesso citando proverbi della sua terra. Durante la seconda guerra mondiale è attivo in luoghi di tortura come Villa Triste a Milano o la Pensione Jaccarino a Roma. Arrestato dopo la liberazione, scampato alla fucilazione, viene rilasciato nei primi anni Cinquanta. All’epoca dei fatti ha sessantadue anni. Marisa Pedrazzini La titolare della Pensione Marisa di via Cerva, che consta di tre stanze con bagno in comune. Vedova di guerra, intreccia una liaison di solo sesso con Marlon, senza detrarglielo dall’affitto. Successivamente passerà a dedicarsi a Ivan, un altro ospite della pensione. Francuzzo Meridionale, immigrato a Milano con una moglie e tre figli al seguito. Per mantenere la famiglia, che è aumentata, lavora come post-telegrafonico di giorno e giornalista di notte. È corrispondente della Reuters in Italia. Le portinaie Le portiere o portinaie a Milano erano il sale della vita. Sapevano tutto quello che succedeva nel palazzo, avevano le chiavi degli appartamenti e si occupavano o facevano fare tutti i piccoli lavori di casa. Senza portinaie non ci sarebbe stato un tipo come Marlon, che da loro traeva le informazioni essenziali. 13


Wanda L’ultimo pensiero è per la titolare di un mestiere scomparso proprio in quegli anni: la maîtresse. Donna bellissima, gestisce una delle case di piacere più famose della città, al numero 17 di via Fiori Chiari in piena Brera. Amica di vecchia data di Tom, ne raccoglie, in modo quasi materno, le confidenze e protegge il buio di ogni suo vizio.

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QUELLO CHE AVVIENE TRA LE 9 E LE 10 DI VENERDÌ 14 FEBBRAIO 1958

Maramao perché sei morto pane e vin non ti mancava l’insalata era nell’orto e una casa avevi tu. Le micine innamorate fanno ancor per te le fusa ma la porta è sempre chiusa e tu non rispondi più. Maramao perché sei morto, Consiglio-Panzeri

Accosta al marciapiede, scende dalla sua Dei nera e, accompagnandola a mano, entra nel cortile di via Donizetti. Lega la bicicletta, prende la sacca in cuoio e la cartella con i documenti di lavoro e sale i due piani di scale che portano allo studio. Indossa pantaloni neri a sigaretta su scarpe maschili stringate. Una camicia bianca, coperta da un maglione di cachemire beige, uno dei colori che usa di più, perché mitigano il tono troppo acceso dei suoi capelli rossi: è da una vita che cerca di farli passare inosservati e di passare inosservata lei stessa. Un ampio giaccone color tabacco camuffa le sue poche curve. Sale svelta i gradini e apre. È presto e nello studio non c’è ancora nessuno. Le piace arrivare prima di tutti e prepararsi con calma alla giornata. Esce sul terrazzo che guarda sul cortile interno di quella palazzina elegante e discreta e comincia a occuparsi delle piante. Anche se poi a bagnarle ci penserà Adalgisa, la segretaria, lei controlla ugualmente. I fiori, per crescere bene, hanno bisogno di cure e affetto. Come tutti, filosofeggia, mentre toglie qualche foglia secca dalla camelia sasanqua che si è appena ricoperta di petali rosa carico. I sempreverdi rendono quello spazio ricco e vivo: gardenie, 15


rododendri, oleandri, qualche tasso, due agrifogli, alcuni vasi di pitosforo e un grande ulivo, che miracolosamente si è ambientato nelle nebbie. Di fronte, a schermare il terrazzo dagli sguardi dei dirimpettai, un bosco di canne di bambù. Non è stato facile convincerle, ma d’estate gli steli sono fitti e ricoperti di verdissime foglie allungate. Un gazebo in ferro battuto protegge un tavolino col piano di piastrelle di ceramica smaltata attorno al quale ci sono due sedie. Lo usano poco, quell’angolo, ma a Greta piace sapere di poter uscire all’aperto quando ha bisogno di pensare, aiutata dall’aroma delle sue sigarette. Le capita di farlo più spesso quando cala il sole, anche d’inverno. Si concentra sulla luce della brace, aspira e cerca risposte. Quest’anno è più freddo ancora di quello precedente, ma il freddo a Greta non dispiace. Rientra e va nel cucinotto dello studio, cerca la caffettiera ottagonale, la moka, e si prepara un espresso, «meglio di quello del bar», come dice a Carosello l’omino con i baffi. Non ha fatto colazione, le capita spesso: non dà importanza al cibo. Spizzica quel che trova, di tanto in tanto, giusto per sopravvivere, detesta i pranzi di lavoro e ancor più quelli di famiglia che la fanno sentire prigioniera. Il borbottio della caffettiera la risveglia dai suoi pensieri e il caffè, ristretto e senza zucchero, le scende bollente nello stomaco, lasciandole un gusto amaro che lei accentua, fumandosi la prima sigaretta della giornata, che aspira con boccate avide e ravvicinate. Quando è in mezzo alla gente cambia modo di fumare e cerca di imitare le donne che spesso ha incontrato nei locali parigini, con quel loro sensuale aspirare e poi restituire con eleganza larghe volute di fumo, come se da quel gesto dipendessero i destini dell’universo. Dovrebbe stare più attenta anche quando nessuno la vede. I veri signori prendono la zolletta di zucchero con le pinze anche quando sono soli, e se lo recita con la nenia infantile con cui faceva il verso alla sua governante quando era bambina; intanto guarda sconsolata la sua Gitane bruciata troppo in fretta e senza l’attenzione che avrebbe meritato. Può cominciare la giornata: sulla scrivania di mogano dello studio il portiere, come ogni mattina, le ha fatto trovare il «Corriere della Sera». Il Mec cambierà i destini dell’Europa, titola il giornale. Le piace il rumore secco che fa quando si girano le pagine e sta bene attenta a non squadernarlo. Una delle sue tante ossessioni. Ha anche il culto 16


dei libri: mai un’orecchia per tenere il segno, ma il suo segnalibro di pelle che tiene a portata di mano quando legge, assieme a una matita morbida con cui appunta i margini. Da quando è ragazzina, non ha fatto altro che arricchire la propria biblioteca e non si è mai liberata di un solo volume. Neppure dei testi scolastici che sono finiti tutti nella nuova casa, quando ha lasciato quella di famiglia, dopo le seconde nozze del padre. Guarda l’orologio: sono le nove, c’è ancora tempo. Potrebbe continuare a leggere, ma arriva Adalgisa che le porta l’agenda. Nonostante sia una segretaria bravissima (eredità diretta del babbo, ma forse quando hanno costruito lo studio la Ada era già dentro), a Greta piace avere personalmente le giornate sotto controllo. Il primo appuntamento è con una certa Iole Forte. Un nome che non le dice niente. Deve averlo preso direttamente la segretaria. Sta scorrendo l’andamento della Borsa e riflette se non le convenga rivedere gli investimenti, con l’avvento della Comunità economica europea, quando viene riportata alla realtà dai due colpi nervosi di Adalgisa, che sta bussando alla porta e, senza aspettare un invito, entra con una ragazza. Sarà Iole Forte, si dice Greta, e intanto guarda con un retrogusto di fastidio la morbida femminilità di quella splendida donna. Avrà al massimo venticinque anni. I capelli biondi le scendono sul viso in una frangia folta e le ricadono ondulati sulle spalle, l’ovale è perfetto, con un bel nasino e una bocca rossa, piegata naturalmente in un broncio civettuolo. Ciò che colpisce di più in lei è il passo: pare stia camminando su un tappeto di fiori, senza percepire la rigidità imposta dai tacchi a spillo che non le impediscono di muoversi come se fosse scalza. Quella è una donna che piace agli uomini. Ed è anche una donna a cui piacciono gli uomini. Con il suo ingresso lo studio si è illuminato di una calda sensualità. Greta invidia la naturalezza dei suoi movimenti, la semplicità con cui porta in giro quelle gambe da gazzella che sembrano giocare con la gonna a palloncino ed è calamitata da quel seno che, impertinente, guarda all’insù, incurante delle dimensioni e ancor più della forza di gravità. «Buongiorno. Prego, si accomodi», dice, indicandole la poltroncina davanti alla sua scrivania. «Iole Forte.» La giovane ricambia la stretta di mano, sedendosi, 17


senza smettere di guardare Greta dritto negli occhi, sorridendo fiduciosa come se stesse per affidarle la vita. «Avvocato, ho bisogno di lei, ho bisogno del suo aiuto. Sono così contenta di avere trovato una donna! Un uomo non potrebbe mai capire quello che voglio raccontare.» «Lei parla come se la legge fosse questione di uomini o di donne, e non di regole. Sono queste che tutti devono rispettare. Ma veniamo a noi.» A differenza di tanti colleghi ben più cinici, Greta si era sempre fatta un punto d’onore di difendere solo le persone della cui innocenza era convinta. Oppure la cui colpa era stata predeterminata dalla società. A volte si sentiva più un pubblico ministero che un penalista. Non che avesse intenzione anche lei, come il padre, di darsi alla politica: semplicemente, la vedeva così, e non era tipo da mezze misure. «Cosa posso fare per lei?» «Hanno ucciso un uomo, deve aiutarmi.» «È sicura che io sia la persona giusta? Non dovrebbe rivolgersi alla polizia?» «Ho provato. Impossibile, troppe protezioni, troppe chiusure, troppi ostacoli misteriosi. Ho bisogno di lei. Non so dove sbattere la testa.» «Posso offrirle un caffè? Un bicchiere d’acqua?» «Grazie, solo un bicchiere d’acqua.» «Ada», dice Greta nell’interfono, «può cortesemente portare un caffè per me e un bicchiere d’acqua per la signorina?» Iole accavalla e scavalla le gambe, tossisce e sembra cercare le parole per un racconto che si intuisce lungo e complicato. Greta accende il magnetofono e contemporaneamente apre il bloc-notes. «Cosa fa, registra?» «Sì, per non perdere nulla. Non si preoccupi. Da questa stanza non uscirà una parola. Mi racconti tutto con calma. La ascolto.»

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Vertigine  

Tra giallo e feuilleton, una storia sospesa tra passato e presente, mentre i ricordi, sogno e incubo, affiorano pagina dopo pagina

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