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BADPOP MAGAZINE OH LAND

BIG CHARLIE

TO KILL A KING


BADPOP MAGAZINE

CONTENUTI BIG CHARLIE PAGINA 6

TO KILL A KING PAGINA 12

OH LAND PAGINA 16

HATERS WANNABE PAGINA 24

BADPOP MOVIES PAGINA 30

BADPOP FASHION CORNER PAGINA 34

TOP 50 SONGS OF 2013 PAGINA 42

BADPOP STAFF Art Direction

Fabio Maragno Testi

Caterina De Lucia Carmen Guglielmi Alessandro Marti Martina Averna 3


LIFE IN A LOOP Testi di Carmen Guglielmi Foto © Big Charlie Conoscete il Medimex? Bene, nemmeno io fino a qualche settimana ma, nella mia città d’adozione è un evento arrivato al terzo appuntamento: Il Salone dell’Innovazione Musicale ha dispiegato le vele della sua terza edizione tra i vari padiglioni della Fiera del Levante a Bari. Tra i vari stand, uno in particolare aveva catturato la mia attenzione: due schermi mandavano in loop il video di una canzone che alla mente mi 6

riportava differenti stili e richiami musicali diversi ma, disperata, non c’era nessuno a cui chiedere chi fossero. Tempo due giorni e ricevo un messaggio da una mia amica che mi comunica di avere il demo di “quella band da cui abbiamo dovuto tirarti via l’altro giorno”: i Big Charlie.

entra in testa, ti coinvolge in un turbinio di “ma mi ricorda questo” o “mi ricorda quest’altro” e alla fine no, non ricorda niente e nessuno perché è uno stile ricercato e minuzioso. Di tutto ciò, ne parliamo con Matteo, metà del duo la cui parte mancante è Stefano.

Scopro, tramite la band stessa contattata su Facebook, che il loro album è gratuitamente su Deezer. Ritmo a tratti quasi catchy, che ti

Com’è nato il progetto Big Charlie? E a cosa è dovuto questo nome? Il tutto è nato, casualmente, circa quattro anni fa da un incontro tra


me e Stefano. I Big Charlie sono nati nel momento stesso in cui abbiamo realizzato che avevamo bisogno di fondere e ricombinare suoni, giocare con le idee che ci giravano in testa. Abbiamo iniziato senza pensare a cosa sarebbe nato, semplicemente siamo stati animati dal preciso desiderio di creare della musica che sentissimo nostra. E per gioco è nato anche il nome del gruppo. Inizialmente pensavamo ad un nome che potesse essere breve, conciso

e “importante” e abbiamo pensato a Charlie come Charlie Chaplin, Charlie Brown, Charlie Parker; poi abbiamo cominciato ad associare la nostra musica - basata inizialmente su generi come elettronica, funky, breakbeat, bebop - che invitano a ballare - ad un personaggio e abbiamo creato “Big Charlie”, un grande coniglio.

Quali sono le vostre influenze principali? In maniera molto spregiudicata, cerchiamo di annullare definitivamente i confini tra elettronica, rock, funk e pop e preferiamo seguire le frequenze wave di band come Tv On The Radio, St.Vincent, Hurts e Iori’s Eyes pur mantenendo uno stile di suoni molto personale. Ci piace pensare alla nostra musica come non etichettabile in un unico genere ma come frutto di 7


tante istintive, buone e precise idee. Recentemente è stato rilasciato il vostro album: parlateci un po’ di questo lavoro, com’è nato, com’è stato prodotto. Knives Party è senza dubbio l’album che meglio ci rappresenta fino ad ora e che rispecchia propriamente la fusione di stili e l’ecletticismo musicale dei Big Charlie. È un album voluto e nato da idee chiare: abbiamo iniziato a buttar giù tutte le nostre idee e demo e le abbiamo ricostruite come un puzzle cercando di mettere i pezzi al posto giusto. All’inizio ci piacevano i pezzi ma non erano ancora come li immaginavamo nella nostra testa, eravamo ancora forse legati alle sonorità del precedente album, Too Little Too Late. Poi ad un certo punto abbiamo abbattuto tutto e abbiamo ricominciato da zero, lavorando molto sui suoni e cercando di rendere i brani più puliti e diretti. Abbiamo quindi rinunciato ad una elettronica invasiva e l’abbiamo resa più minimal dando spazio alla nostra anima un po’ rock e a dei suoni sapientemente missati e masterizzati da Luca Serpenti - con una facciata “dance” ma principalmente rock, tagliente come coltelli.

tour in Campania nel periodo prenatalizio, dal 21 al 23 dicembre, ed il nostro booking sta già lavorando per diversi tour in giro per l’Italia nel 2014. I live saranno incentrati principalmente sui brani del nuovo album ma ci sarà spazio anche per brani di quello precedente. Il live Com’è il vostro rapporto con le esibizioni rappresenta per noi la vera anima della musica perché è importante dal vivo? A riguardo, è un programma cercare di suonare i brani come un tour per portare l’album in giro? suonano dal cd restando fedeli alle A breve saremo protagonisti di un 8

sonorità che li caratterizzano ma aggiungendo sicuramente un abotta molto più rock. Come siete stati accolti, sia live che studio, in un paese musicalmente difficile come è l’Italia? Molto bene, anche se il nostro pubblico è prettamente internazionale. Nei live la gente balla, si diverte ed inizia a canticchiare i nostri pezzi e a quanto pare anche


gli streaming iniziano a darci soddisfazioni: su Deezer, “Life in a loop” e “On my shoulders” hanno raggiunto, nella prima settimana di uscita, la top 10 per la categoria rock.

la nostra scelta di usare l’inglese è stata dettata, sin dall’inizio, dalla necessità di dare alla nostra musica un respiro internazionale. Riteniamo che non sia necessario usare la lingua italiana per esprimere la Ho ascoltato, proprio recentemente, propria musica, testi e pensieri, senza il vostro album e la cosa che mi ha nascondere il nostro essere italiani. incuriosito parecchio è stata la scelta Ci piace usare una lingua molto più di cantare in inglese. Come mai questa plastica dell’italiano quale è l’inglese, decisione? con una brevissima frase puoi dire La risposta è estremamente semplice: tantissime cose per le quali in italiano

ti occorrerebbe molto più spazio. Sempre a proposito dell’album, è stato inserito anche su supporti digitali come Deezer. Ho partecipato all’ultima edizione del Medimex e una delle tematiche principali era proprio “meglio la musica fisica o quella digitale”. Qual è il vostro pensiero a riguardo? Il web è una risorsa e lo sarà sempre, l’obiettivo è sempre canalizzare la comunicazione e renderla il più efficace possibile. Con Deezer, come dicevamo precedentemente, abbiamo raggiunto dei risultati molto interessanti: la nostra etichetta ha stretto questa collaborazione con il servizio di streaming online e riteniamo che, ad oggi, sia uno dei modi più efficaci di proporre musica sul web. Progetti nell’immediato futuro? Non riusciamo a stare fermi… nonostante sia appena venuto alla luce il nuovo album e stiamo già lavorando a nuove idee per il prossimo album. Siamo in continua evoluzione, istintivi e mutevoli. Eventi come il Medimex, band come i Big Charlie, sono sintomo solo di una cosa: la speranza è l’ultima a morire, soprattutto per la musica italiana che non è assolutamente morta.

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To KILL A KING


TO KILL A KING Testi di Fabio Maragno e Caterina De Lucia Un tour in supporto ai Bastille li ha portati alla ribalta anche nel vecchio continente, oltre a essere ben conosciuti nel Regno Unito, da dove vengono. Il gruppo nasce nel 2009 dall’incontro di tre membri all’Università di Leeds, con varie influenze che li portano a definirsi “lyrical indie folk”. Dopo un recente cambio di chitarrista e batterista, la band ha ri-pubblicato l’album di debutto “Cannibals With Cutlery”, ora sotto contratto con la Xtra Mile Recordings. Dopo un breve aggancio il 23 Novembre a Milano, abbiamo risentito i To Kill A King per una breve ma proficua chiacchierata... 12

Qual è la storia dei TKAK? Da cosa prende il nome la band? “Credo che semplicemente la storia riguardi cinque ragazzi con una gran voglia di fare buona musica, che avesse anche un significato. Il nome riprende un verso dell’’Amleto’ di Shakespeare.”

accessibili al pubblico sotto ogni punto di vista, che raccontassero delle piccole storie all’interno delle quali l’ascoltatore si sarebbe potuto immedesimare.”

Qual è la canzone che più vi rappresenta all’interno dell’album? “E’ un album molto variegato, ma se Quali sono le vostre principali influenze? dovessi proprio scegliere credo che ‘Funeral’ oppure ‘Fictional State’ Cosa vi ha spinto verso questo genere? sarebbero quelle che suonerei con “Un misto di musica Folk e Rock, più piacere al pubblico.” e un pizzico dello strano bit della musica elettronica!” Avete appena concluso il vostro tour Cosa c’è dietro Cannibals with Cutlery? europeo. Com’è stato? Vi è piaciuta una data in particolar modo? “Volevo creare un album che fosse “A Milano è stato fantastico, una combinazione di canzoni


altrettanto dicasi per Monaco; è stato lo show più grande che abbiamo avuto, cinquemilacinquecento persone!” Siete molto amici dei Bastille, è stato divertente girovagare assieme? “Oltremodo divertente direi!” E qual è il vostro rapporto con i fan? A Milano ad esempio sembravate molto a vostro agio assieme a loro… “Si, lo siamo infatti. Quest’esperienza è nuova per noi e siamo molto entusiasti nel momento in cui le persone vogliono salutarci, avere un autografo o anche solo una foto.”

C’è qualche altro gruppo per cui vi piacerebbe aprire? “Sarebbe meraviglioso aprire per i National Elbow!”

Parlando di un futuro imminente, il tour li riporterà in America ed Europa nel 2014, con la speranza (e quasi certezza) di vederli anche in Italia, magari da headliner, per E suggerireste di tenere d’occhio qualche un gruppo che ha saputo crearsi un nuovo artista in particolare, oltre voi seguito non solo attraverso la musica, naturalmente? ma anche con un fantastico rapporto “Credo i Keston Cobblers Club e con i fan. Child Care.” Progetti per il futuro? “Tantissimi, ma ho bisogno di stare a casa giusto il tempo necessario per pianificarli e portarli a termine!”

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SHE CAN BE OUR RENAISSANCE GIRL OH LAND Testi di Caterina De Lucia Foto di Benedetta Minoliti

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Milano, 20.30, alla Salumeria della Musica un piccolo gruppo di fan si stringe a sedere sotto il palco, altri si godono l’aperitivo e aspettano. Anche noi del giornale ci concediamo del ristoro prima di arrivare al dessert, perché è proprio il caso di dire che l’esibizione di Oh Land è la “cherry on top” (la ciliegina sulla torta) della giornata. Il chitarrista del gruppo si esibisce in una serie di pezzi di apertura e poi, qualche minuto di attesa, tutti in posizione, appare Nanna. I suoi capelli turchesi raccolti in una coda di cavallo, il vestito a balze rosa, parigine color Big Bubble e energia da vendere. Uno spettacolo di un’ora e mezza, la stessa passione e vivacità necessarie per ammaliare un’arena, ma infondo noi eravamo meno di cinquanta. Allegria, simpatia, voglia di vivere e dolcezza: ecco cosa trasmette Oh Land con la sua musica e i suoi balletti che, a volte, tutto sembrano meno che coordinati! Un’esplosione. A fine concerto ci spostiamo nel camerino, aspettiamo ed eccola con un sorriso, pronta a rispondere alle nostre domande.

un grave infortunio e avevo dovuto smettere di danzare, che era una cosa veramente dura per me da fare in quanto lo facevo da quando avevo nove anni. Quindi per un lungo periodo di tempo non potevo muovermi, avendo subito questo incidente alla schiena, e l’unico modo che avevo per esprimermi, non potendo ballare, era la melodia; così pian piano ho iniziato a scrivere sempre più canzoni e a produrle sul mio computer, e poi immediatamente sono passata alle registrazioni. Un anno dopo mi sono trasferita in America, rilasciato un intero album e il resto.. è storia!” (Ride)

esempio come si sente una ragazza nei suoi vent’anni e andando verso i trenta.” Quali sono le tue principali influenze? Le tue aspirazioni? Brooklin ha avuto un qualche effetto sul tuo stile? “Brooklin ha influenzato leggermente il mio stile; ho colto questo ‘street vibe’ crudo, genuino, sfacciato, sono diventata un po’ una ragazza di strada. Con l’influenza di tutta questa scena hip hop ho voluto lasciare un po’ da parte le ballate e diventare più una ragazzaccia. Questo principalmente.”

Sei stata in tour con Katy Perry, hai “Sun of a Gun” è una delle canzoni più aperto per lei nel 2012; cos’hai appreso conosciute (e una delle mie preferite). da questa esperienza? Ma cosa ha portato a questo cambio di “Ho imparato un sacco di cose! musicalità attraverso i tre album (che per Ho imparato a stare su un palco chi non lo sapesse sono Fauna, Oh Land di fronte a venti mila persone, ho e Wish Bone)? imparato a esibirmi negli stadi, e ho “Credo che ‘Sun of a Gun’ rimanga imparato sicuramente quello che sulla linea prettamente elettronica di NON voglio fare! Personalmente non quello che faccio, ma amo dedicarmi sento la necessità di uno spettacolo anche alle ballate e a qualcosa che gigantesco, ho sempre desiderato sia più sperimentale. Ma credo che che la musica fosse al primo posto, in ogni album ci sia un po’ della mia intima. Forse si, in teoria ho bisogno personalità, l’ultimo suppongo sia di un grande pubblico, ma in pratica più dedicato al temperamento ed è non lo voglio!” alquanto diverso dagli altri.” Parliamo di Nanna: come ha fatto una Quali sono i tuoi progetti per il futuro? giovane ragazza danese ad avere tutto …Possiamo dire, infatti, che “Wish C’è un cantante o un gruppo con cui ti questo successo? Qual è il tuo segreto? Bone” è una sorta di risveglio? Hai il piacerebbe collaborare? “Oh, il mio segreto… credo che la “Credo che ci siano molti artisti ricetta, per quanto mi riguardi, sia la sentore di essere maturata? “Si, assolutamente! Credo di aver talentuosi al momento, mi piace passione. Io, ad esempio, sono una imparato molto gli anni scorsi, non molto Heim, James Blake e Miguel. persona molto appassionata, non solo a livello umano ma anche in Ci sono un sacco di musicisti sempre sono disposta a fare qualcosa bravissimi al giorno d’oggi, ma se verso la quale non nutro particolare quanto musicista. Sono riuscita potessi risvegliare qualcuno dal interesse o che non amo fare, e credo a conoscere me stessa in quanto scrittrice di musica e testi, ho mondo dei morti sarebbe Freddie che questo traspaia, che le persone decisamente operato delle scelte per Mercury!” (Sguardo nostalgico di tutte percepiscano che è ciò che mi fa questo album in quanto volevo che le presenti) andare avanti!” fosse più pregno di significato, più Com’è andato il tour fino ad ora? E’ la Come ha avuto inizio tutto quanto? rivolto alla scrittura e alla mia voce. prima volta in Italia? Come ti è sembrato Raccontaci una piccola storia di Oh Sai, non volevo che la produzione lo show di stasera? Land… “Sono stata in Italia tantissime volte, “Beh, è iniziato nella mia cameretta a offuscasse il resto, ma volevo che trattasse temi più generali, ad ci venivo spesso da bambina, sono Copenaghen, avevo appena accusato 17


Oh Land Foto di Benedetta Minoliti


stata dappertutto; ma ho suonato solo a Milano, la volta prima di questa al Plastic, non so se esista ancora.. è stato molto divertente! Ma mi piace molto esibirmi qui, gli italiani sono molto affettuosi, e quello di stasera è stato davvero uno spettacolo spassoso, davvero grandioso! Sono felice!” Qual è il tuo rapporto con i fan? Sei tu stessa una fan? Cosa c’è, ad esempio, sul tuo ipod? “Il modo in cui sono una fan è cambiato, certamente, da quando ero più piccola: mi basavo più sull’aspetto, non sapevo nulla degli artisti, se fossero in 3/4 o da dove venissero..Conoscevo solo la loro musica! Oggi giorno è differente, si sa tutto di tutti, quindi è molto molto diverso, tuttavia sono una fan di alcuni artisti: Radiohead, Bjork, ammiro molti artisti ma non so nulla di loro! (Ride) E per quanto riguarda i miei fan, beh, loro sono tutto per me, se non avessi loro non esisterei in quanto musicista.” Come accennavi anche prima, sei una ballerina e anche un’attrice. Cerchi di mantenere vive anche queste due passioni? Solo per citare un esempio, nel video di “Renaissance Girls” dimostri un po’ delle tue capacità.. “Uhm.. suppongo che se capita un’occasione che sembra divertente e può risultare di una qualche importanza lo faccio volentieri. Non ho pregiudizi su chi sono, sono dominata dall’entusiasmo e se qualcosa m’ispira e sembra piacevole da fare allora mi presto, ma sicuramente la musica sarà sempre al primo posto nella mia vita.” Quest’ultima domanda è da parte dei tuoi fan italiani (Grazie ad ‘OH LAND ITALIA’)... 18


Quale canzone, in “Wish Bone”, ti rappresenta di più? “Uuhh.. Credo, forse, che ‘Renaissance Girl’ sia rappresentativa per me, in quanto credo che se solo qualcuno m’incontrasse e mi conoscesse molto bene, capirebbe che sono molto sognante, allegra, piena di sarcasmo e molto humor anche; ho molte cose da dire, molte strane idee (ride), e credo che in quella canzone emerga decisamente. Quando mi si conosce bene comprendi che qualcosa di me c’è anche in ‘Next summer’, ma d’impulso direi la prima.” A malincuore la ringraziamo e ci separiamo, il freddo inizia a farsi sentire per tutti e dopo qualche foto e due autografi è bene lasciare Nanna al suo meritato riposo. Sorride e ci saluta, pronta a partire per Barcellona l’indomani mattina. Che dire?! Oh Land è un’artista meravigliosa e merita assolutamente attenzione: genuina, frizzante, energica, ci ha regalato (a mio parere) una delle sue performance più belle! In attesa di un suo ritorno vi lasciamo alla sua musica.

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Haters wannabe i dieci fenomeni da evitare ai concerti. Tratto da Top of the Rock

Avete presente quella sensazione che vi pervade prima e, forse, dopo un concerto? Quella bellissima sensazione che vi porta a essere come un bambino a Natale in un Toys center. Ecco, dimenticatevela. Ora pensate ai momenti bui dei concerti, esatto, proprio quelli in cui v’imbattete negli inabili dei live, quelli che nemmeno vorreste come vicini di casa. La sottoscritta, dopo anni e anni di people watching, ha pensato ad un’interessantissima top 10 dell’odio, che poi con il mio essere un piccolo barattolo d’odio, tutto questo non vale, come minimo avrei bisogno di dieci classifiche d’odio, ma facciamo finta che io sia una persona comune, e non un misantropo a senso unico™. Accomodatevi, e condividete con me questi esilaranti momenti d’odio. Durante i vari concerti, ho sempre, e dico sempre, incontrato questi dieci personaggi: X posizione L’inabile alla vita Questo è l’individuo che noi tutti troviamo ai concerti, è il possessore di birra, inabile alla vita, che si palesa puntualmente a 0:01 dall’inizio del concerto con il suo bicchiere che si rovescia sui vostri capelli, e non contento s’incazza con voi. Solitamente la caduta del bicchiere accompagna una delicatissima richiesta di rimborso del

drink da parte dell’inabile.

spalle, e raschiare la faccia a chiunque gli stia dietro, o metterselo tra i piedi, IX posizione e occupare lo spazio di due persone. Pogatori seriali Ovviamente, la maggior parte delle Classici immancabili dei live, quelli giovani marmotte opta per la prima che, se potessero, pogherebbero anche opzione. alla Prima della Scala tra la Marzotto e Marina Ripa di Meana. Quelli che VII posizione appena parte Summertime Sadness Il social della Del Rey è subito Wacken 2003 con Inutile descriverlo, il social è quello gli Slayer e Raining Blood. che per tutta la durata del concerto è perennemente con il braccio alzato VIII posizione e lo smartphone in mano. Il social La giovane marmotta osserva tutto il concerto attraverso il Questa categoria è onnipresente, suo telefono, continua a scattare e a probabilmente anche voi lettori vi filmare, per poter poi mettere tutto appartenete (tranquilli, è facile uscirne, su youtube e facebook, per poter dire siete ancora in tempo). La giovane “io c’ero!”. Il nostro social ha fatto marmotta è quel nostro caro amico, dei level up nel corso della storia non (perché sì, l’abbiamo sempre tra gli indifferenti, se fino a 5 anni fa potevamo amici che ci seguono, e se non l’avete, vederlo con la sua compatta, nel corso mi dispiace dirvelo, ma siete voi) che si di questi 5 anni si è evoluto passando porta LO zaino, quell’Eastpack pieno di dalle svariate reflex, lo smartphone, panini, pizzette, vodka lemon travasata fino agli ultimi sviluppi dove il social in bottiglie di limonata SanBenedetto, non si accontenta più del suo telefono pinze, forbici, pale, tende, marsupi di ultima generazione, ma addirittura perché la giovane marmotta è pronta sente il bisogno di impegnare entrambe a ogni evenienza. Allora perché lo e mani, e utilizzare il suo tablet. odiamo? Semplice, la giovane marmotta non sa di essere ingombrante, non ha VI posizione calcolato l’eventualità di rompere il Laura Palmer - Wrapped in plastic cazzo a chi è dietro di lui, che molto è la nostra beniamina di Twin Peaks, probabilmente è alto 1.50 e se lo zaino è solitamente accompagnata dal consorte, un’Invicta vi sfido io a non tornare a casa anch’egli wrapped in plastic. con la faccia che sembra un Picasso. La Sono coloro che a un concerto, sono giovane marmotta, quando porta il suo dei cadaveri plastificati, fermi, immobili, zaino, ha due opzioni: o tenerselo sulle se in coppia abbracciati. Fin qui tutto 25


bene, o quasi, siccome non sono poi così estetici come la protagonista di TP. Il loro problema fondamentale, è il continuo sbuffare e insultare chiunque gli si avvicini. La loro distanza ideale dal calore umano è all’incirca 20 cm, una volta superata questa distanza, inizia quella fase in cui l’unica cosa che tu, persona sostanzialmente viva, vuoi fare è allontanarti il più possibile dai cadaveri. Solitamente Laura Palmer capita vicino ai Pogatori seriali, quando succede, è sempre uno spettacolo che nessuno dovrebbe perdersi. V posizione La piramide umana Il suo habitat naturale sono i festival estivi. La sua atleticità è qualcosa d’imbarazzante e irritante allo stesso tempo. Sono quelli che si fanno prendere in spalletta come i bambini di cinque anni alla fiera degli uccelli. Solitamente sono situati davanti ad una persona che non supera il metro e sessanta di altezza. IV Posizione Superfan Gli immancabili, li riconosci subito, sono quelli che se potessero, si farebbero una bandana come ai concerti di Vasco Rossi, quelli che arrivano alle 10 del mattino ai cancelli, con la maglietta del gruppo, che sta a indicare il livello di adorazione raggiunto dai ragazzini. Solitamente è tra le prime tre file, e cantano tutti i pezzi dei live. Hanno svariati problemi, tra cui l’incazzatura facile, ad esempio se tu, che sei arrivato mezzo minuto prima dell’inizio riesci ad arrivare tra le prime file, il superfan inizia a blaterare cose del tipo “e che noi siamo stronzi? Io mi sono qui dalle 17!”. Il vero problema è il cantare a squarciagola tutti i pezzi, nonostante non azzecchi una sola parola, manco fosse la sigla di Dawson’s creek. Vuoi continuare a leggere la Top 3? La trovi su www.topoftherock.it 26


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BADPOP MOVIES

Liberal arts Testo di Martina Averna

Liberal Arts è il classico film di nicchia che val la pena vedere, soprattutto per coloro che apprezzano una brillante e simpatica sceneggiatura.

sorella Olsen), una diciannovenne studentessa di improvvisazione teatrale. E qui l’ovvio accade. La promettente giovane fanciulla, con il suo essere estrosa e acculturata a modo suo, ma soprattutto fresca e giovane, affascina se non conquista l’ex annoiato dalla vita Jesse, che per inciso ha 35 anni. L’attrazione è ovviamente ricambiata; Zibby è intrigata dall’età di Jesse e rimane catturata dalla parvenza di saggezza, probabilmente suggerita dalla barba e dalla camicia fuori dai pantaloni.

E’ il secondo film scritto e diretto da Josh Radnor, più conosciuto per il suo ruolo di Ted Mosby in “How I Met Your Mother” che come regista, autore e attore di film indipendenti. Presentato al Sundance Film Festival il 22 Gennaio dell’anno scorso, ha avuto una distribuzione limitata persino nel suo paese di nascita, gli Stati Uniti, quindi non c’è da stupirsi che nessuno Devo ammettere la premessa può abbia mai notato il nome sulle locandine sembrare banale, ma se il titolo e la trama incuriosiscono, è da ricordare di un cinema italiano. che sono la regia, la sceneggiatura, e Il film, cui titolo in italiano è definibile ovviamente gli attori, che fanno di un come “Studi Umanistici”, parla di film un bel film. Jesse (Josh Radnor), un new yorkese che coltivava grandi ambizioni ai Infatti la storia tra Zibby e Jesse, è di tempi dell’Università ma si è ritrovato per sé molto romantica: vissuta per la un lavoro di cui non è soddisfatto: maggior parte a distanza, dimostra le coordinatore delle ammissioni difficoltà di capirsi attraverso lettere e universitarie (ruolo diffuso soprattutto come non vedersi di persona accentui lo nei paesi anglosassoni). Riceve però un sviluppo di un ideale illusorio dell’altra invito alla festa di pensionamento del persona. Ma affascinerà per la sua suo mentore, Peter (Richard Jenkins; profondità e al contempo leggerezza, non ricorderete il nome ma è uno di per la tenera semplicità dello scriversi quegli attori che conoscono tutti) e tramite lettere, e per la disinvoltura con torna al luogo dove tutto è iniziato, il cui si discute di libri, teatro e storia Kenyon College, Ohio (paese di origine in un ambiente ricco di stimoli come quello universitario. di Josh Radnor). In questo pseudo ritorno a casa, con i ricordi di tempi felici che si risvegliano, ha l’occasione di conoscere Zibby (Elizabeth Olsen, la promettente terza

(Allion Janney) la cui storia lascerò scoprire a voi, e Dean (John Magaro), un problematico ragazzo che non lascia mai il suo libro preferito, “Infinite Jest” di David Foster Wallace, rendono il film più originale e anche moderno. Le continue citazioni di libri, teatro e musica, faranno sentire gli amanti della letteratura, e chiaramente gli studenti di studi umanistici, compresi e coinvolti. L’allure che la regia di Radnor offre, già apprezzata dal pubblico al Sundance Film Festival per il primo dei suoi tre film, Happythankyoumoreplease, dove ha vinto l’Audience Award, vi accompagnerà per un’ora e mezza con dialoghi simpatici e brillanti in un mondo di scambio culturale e di interessi comuni, dove ci si può fermare per strada a parlare con chiunque dell’ultimo libro che si ha letto. Oltre ad avere uno sviluppo interessante. è un film che definirei brillante, dallo humor diretto e anche divertente, con molte frasi che vorrete trascrivervi. Troverete spunti per libri da leggere, interessi da coltivare, troverete la voglia di ascoltare musica classica, che fa parte della colonna sonora e di una scena molto bella con protagonista Jesse.

Insomma, questo profumo di sogni e ambizioni, così irreali e così scoraggiate L’inserzione qui e là di personaggi nel mondo reale, ravviveranno un po’ lo stravaganti, come uno strafatto (di vita?) spirito in chi segue le proprie passioni. Zac Efron, una conturbante ma disillusa professoressa di letteratura inglese 31


BADPOP FASHION CORNER

DAL FASHION ALL’INTERIOR DUE GIOVANI TALENTI SI RACCONTANO Testo di Alessandro Marti

Il mondo della moda si arricchisce giorno dopo giorno di nuove leve, nuovi giovani talenti che con grande entusiasmo cercano di farsi spazio proponendo il loro autentico punto di vista. Uno di loro è proprio Martin Dee, fondatore del brand di t-shirt TEIN. Come lui stesso spiega “ TEIN è nato ufficialmente lo scorso gennaio, sebbene le sue radici siano molto più antiche”. Martin utilizza le sue t-shirt proprio come un pittore usa la tela, con l’intento di soddisfare la sua voglia di comunicare : “Credo che la fusione tra immagine e abbigliamento sia una strada estremamente interessante per chi come me si è sempre occupato di comunicazione visiva. Tein nasce dalla sintesi del mio background artistico, dalla body performance all’ossessione per la ricerca estetica”. Le sue collezioni si ispirano a due realtà apparentemente lontane anni luce: Oriente ed Occidente. “Le grafiche della collezione sono il connubio tra la cultura asiatica e quella europea, dall’iperconsumismo occidentale alla spiritualità orientale, dalla cultura newrave e dal movimento dei clubkids newyorkesi degli anni ‘90 “. Il risultato? “Un’apocalisse di colore - ci spiega - l’esasperazione di concetti reinterpretati attraverso un’ottica ironica e pop”. Quando gli ho chiesto che cosa ne pensasse della 34

moda di oggi, la sua risposte è stata molto determinata : “Non sono un appassionato di moda. Non seguo grandi marchi, quanto piuttosto credo nei movimenti, nelle subculture e nelle controrivoluzioni. Apprezzo e stimo il lavoro di molti designers, in particolare quelli che lavorano sul concetto senza l’ossesione del mercato, preservando così la propria autenticità”. Anche se è nato da poco, TEIN si presenta come un progetto molto ambizioso.

Attingere dal passato per creare qualcosa di contemporaneo : questa è la filosofia da cui hanno avuto vita molte delle creazioni del pugliese Vito Nesta, giovane designer che si sta facendo strada nell’ambito dell’interior design. Il nascente talento, infatti, trae ispirazione da oggetti di uso quotidiano che, attraverso il suo punto di vista creativo ed ironico, diventano oggetti di design moderno. Decontestualizzare senza spersonalizzare. Contemporaneizzare. Il suo progetto è nato casualmente, come egli stesso ci racconta : “Ero in viaggio da Milano verso Brescia. Andavo a trovare mia zia quando, annoiato, ho iniziato a scarabocchiare. Ho disegnato un ditale.

Il disegno era così minuzioso e attento ai dettagli che ho iniziato a pensare cosa farne. Fantasticando mi è venuto in mente che sarebbe potuto diventare un vaso in ceramica. Non appena tornato a Milano, ho contattato un ceramista, sottoponendogli la mia idea. Dopo qualche settimana i primi pezzi erano pronti. A seguito di pubblicazioni e vendite, mi sono trovato a dovere pensare ad altri oggetti che potessero convinvere con il vaso a forma di ditale extralarge dal nome ‘inDITO’ “ E’ importante sottolineare che, in ogni sua creazione, Vito cerca di mantenere vivo il legame con i suoi ricordi. “ Non ci sono delle forme di ispirazione; più che altro lavoro molto sul mio background. Sono nato nella masseria dei miei nonni dove tutto sapeva di antico e di tradizione. I ricordi e i viaggi che spesso faccio mi permettono di avere un enorme calderone di immagini che riaffiorano ogni qualvolta mi ritrovo a pensare, progettare o ideare qualcosa”. Antichità e modernità : questa sono le coordinate della concezione estetica di Vito Nesta che nei suoi futuri progetti continuerà a mostrarci, preannunciandoci delle interessanti collaborazioni. (vedi l’immagine seguente)

nella

pagina


Il valzer di poltrone DUE GIOVANI TALENTI SI RACCONTANO Testo di Alessandro Marti

Anche quest’anno la “Sig.ra Moda” non è stata esente da importanti e rivoluzionari cambiamenti: ritorni e addii, poltrone vuote da riempire, direttori creativi che lasciano spontaneamente il loro arduo lavoro a “nuovi” potenziali designers con l’augurio che possano restituire un tocco di modernità al proprio brand. E’ questo il caso di Rossella Jardini - quasi da vent’anni alla guida della celebre maison Moschino - che , spinta dal desiderio e dalla necessità di un incisivo cambiamento, ha passato il testimone a Jeremy Scott, l’originale designer americano conosciuto sopratutto per la sua concezione estetica sopra le righe, non privo di ironia e altrettanta sfrontatezza. La stessa Jardini ha infatti dichiarato : “Una scelta compiuta nel pieno rispetto del DNA del brand, poichè Jeremy Scott rappresenta non solo un comunicatore eclettico ed estremamente contemporaneo ma soprattuto un designer in grado di reinterpretare l’identità e l’essenza di Moschino”. Avrà così inizio un nuovo capitolo

nella storia dI Moschino e, pertanto, speranzosi attendiamo una ventata di “freschezza” e di innovazione nella prossima fashion week in cui presenterà la collezione F/W 2014-15.

poco approdato da Dior. La regina dello stile contemporaneo e minimalista caratterizzato dall’estrema pulizia, abbandona nuovamente il trono per motivi personali non rivelati. Non poche le domande su chi possa Ma non si parla solo di Moschino : essere ora il prossimo erede. Rumors anche Marc Jacobs, per sedici lunghi affermano che possa essere il giovane anni alle redini del brand di punta del italiano Gabriele Colangelo. gruppo LVHM - Louis Vuitton - ha deciso qualche mese fa di abbandonare Ma in fondo il fashion system è il marchio emblema del lusso. Il anche questo : un ciclo continuo di motivo è principalmente legato alla cambiamenti tra dubbi e certezze. volontà di dedicare le proprie energie “Panta Rei” : tutto scorre, tutto alla sua linea. L’incarico di direttore muta, anche la moda. Soprattutto e creativo è stato affidato al geniale inevitabilmente. Nicolas Ghesquière che ha accettato di buon grado il compito di occuparsi del ready-to-wear (nato proprio grazie a Marc Jacobs) e, allo stesso tempo, di creare un’immagine maggiormente definita ed elegante mediante il suo approccio couture. Ultimo, ma non per importanza, l’addio in casa Jil Sander. La stilista tedesca fondatrice dell’omonimo brand nel lontano 1973, lascia per la terza volta il marchio dopo il suo ritorno a sorpresa nel febbraio 2012 seguito all’addio di Raf Simons da 39


TOP 50 SONGS OF 2013 Tratto da Deer Waves


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Charli XCX – You (Ha Ha Ha)

Giraffage – Money

King Krule – Easy Easy

Gold Panda regala alla giovane artista britannica la base del suo pezzo You e quello che ne esce è un fantastisco pezzo col quale farci l’amore.

Chillwave, trap o post-dubstep? Giraffage è oltre: se volete conquistare una donna piazzate questo pezzo a volume alto in macchina. Poi tornate qua a raccontarci il seguito. Ipnotica.

Che bravo King Krule: 18 anni, debut album della madonna con questo pezzo punta di diamante nonché primo singolo dell’album. Easy Easy è bella bella e di facile ascolto, la sua voce è inconfondibile, ci sembra di rivivere i tardi anni ’80 o gli inizi dei ’90, in giro per i suburbs in skate con i nostri Levi’s strappati, un cappellino messo alla rovescia, e qualche dollaro di erba in tasca


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Deptford Goth – Feel Real

Local Natives – Heavy Feet

Crystal Figthers Love Natural

“Forever meant nothing when we had nothing”. Feel Real è in queste parole, e anche nel synth e nella voce, tutto insieme per creare qualcosa di artificialmente poetico. Le braccia ideali nelle quali tuffarsi per cercare conforto. Punto importante è che piace un sacco anche alle tipe quindi è uno di quei pezzi giusti per rimorchiare.

I Local Natives tornano e lo fanno con un pesante bagaglio di emozioni. La batteria (palesemente influenzata dal tour con i The National – l’Aaron Dessner dei quali è co-produttore di Hummingbird) e i battiti di mani di Heavy Feet regalano scintille, tuttavia ombreggiate dalle chitarre e dalle voci malinconiche. Un dolce-amaro che commuove

Se un pezzo tipo dei Crystal Fighters è l’ideale per scatenarsi in vacanza su una bella spiaggia con un drink di troppo in mano, Everywhere racconta il momento del ritorno alla vita, della nostalgia che non ti lascia più, di quel groppo in gola amaro. Tanti saluti, i Crystal Fighters non deludono.


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Factory Floor – Fall Back

Burial – Rival Dealer

Arctic Monkeys No. 1 Party Anthem

Sette minuti e mezzo di basilare electro-industrial, canzone simbolo del debutto omonimo del terzetto londinese. Ci riportano in quelle atmosfere oltre il tempo, oltre l’uomo, ad un livello dove la tecnologia è sovrana.

10 minuti di pura esperienza elettronica che si aprono con l’inconfondibile suono garage firmato William Bevan e una voce femminile ripetuta, ossessivamente. Al quinto minuto arriva la svolta e Burial non smette di sorprenderci con una ripresa martellante, quasi industrial. Mai banale. D’altronde parliamo di Burial.

Alex Turner si dimostra come al solito un ottimo scrittore di testi profondi e romantici, ma a questo giro c’è un pizzico di ironia tra le righe che rende questa ballata ancora più magica.


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Baths – Phaedra

London Grammar Wasting My Young Years

HAIM – The Wire

I dolcissimi 160 bpm di Phedera ti entrano in testa come un martello pneumatico dalla punta arrotondata. Per non parlare dei cori in falsetto e del pianforte: un viaggio nell’oscurità felice di Baths.

Non servono neanche troppe parole per descrivere la potenza di questa canzone: basta premere play e pedalare, lasciarsi travolgere dalla voce incredibile di Hannah Reid, dal ritmo incalzante, dalla malinconia del significato. Una band e un pezzo potenti quanto La Cavalcata Delle Valchirie in Apocalypse Now.

Le tre sorelle californiane sfornano un pezzo da ballare, cantare e amare. The Wire è l’essenza delle Haim: ritornello catchy, ritmi incalzanti, leggeri synth 80s e le solite chitarre old-school delle due more della band.


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Earl Sweatshirt Sunday (Ft. Frank Ocean)

Swim Deep – Honey

Sky Ferreira – I Blame Myself

Continua la storia dei Super Rich Kids: Frank Ocean e Earl Sweatshirt si ritrovano dopo un anno per parlare di tutto ciò che accade il giorno dopo essersi distrutti. Questa è la domenica in OFWGKTA.

Obiettivamente qua più che per il pezzo, siamo rimasti colpiti dalla bionda del video. Musicalmente in UK ogni tanto si ricordano che gli anni ’90 erano belli e colorati. Si dondola spensierati su note e sonorità stile Stone Roses. Random Madchester Memories.

Una maledizione contro sè stessa è quella che lancia Sky Ferreira in questo brano. Quattro minuti di soft-pop in cui le liriche della bionda tutto-fare arrivano a toccare il profondo del cuore. Pezzo fantastico in un album più che discreto.


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James Blake – Retrograde

Danny Brown – Kush Coma

David Bowie Where Are We Now?

Primo singolo estratto da Old, Kush Coma aveva preannunciato che le rime di Danny Brown avrebbero avuto un ruolo importante nel panorama musicale di quest’anno. Hook elettronici, beat da club ed EDM formano, insieme al flow del ciuffo più pazzo di Detroit (qui coadiuvato da A$AP Rocky e Zelooperz) un pezzo hiphop imperdibile.

David Bowie torna dopo dieci anni di silenzio, e sceglie il giorno del suo sessantaseiesimo (66) compleanno per farlo. Where Are We Now? è una ballata sul tempo che trascorre inesorabile, le lancette girano spietate nell’esistenza di ogni uomo, ma quelle dell’orologio del Duca Bianco sembrano essersi fermate. Ben tornato.

I vocalizzi di Giacomino aprono il pezzo e ci si scioglie già tutti. Una delle voci inglesi più belle che per fortuna ha avuto gusto musicale offrendoci questa perla, invece che partecipare ad XFactor UK. Ottima scelta James.


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Arcade Fire – Normal Person

Daft Punk – Giorgio By Moroder (Ft. Giorgio Moroder)

Brothers In Law Shadow II (Leave Me)

Le diatribe su RAM non sono ancora finite ma s’è tutti d’accordo che ,oltre alla ormai onnipresente Get Lucky, questa traccia sia una delle vette dell’album. Tutto grazie al nonno della dance music che è italiano ed è ancora un bomber. My Name is Giovanni Giorgio but Everybody Calls Me Giorgio.

Sorella maggiore di Shadow I, Shadow II è senza dubbio la miglior canzone italiana dell’anno. I suoi intrecci di chitarre riverberate rimarranno impressi nella testa e nel cuore di ognuno di noi per molto, molto tempo.

Si apre con un “Do you like rock’n’roll music? ‘Cause I don’t know if I do”, come se fosse l’inizio di un concerto dei Reflektors, moniker degli Arcade Fire stessi. Nonostante la frase iniziale e l’apporto evidente alla produzione di James Murphy, i canadesi rimangono fedeli a loro stessi e il ritornello travolgente ne è la conferma. Il tutto si chiude con il ringraziamento a un pubblico fittizio, ma siamo noi a ringraziar loro.


29

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Blood Orange – Chamakay

The Knife – Full Of Fire

Darkside – Paper Trails

Stupendo brano pop-smooth del cantautore multi-identità che tanto ci piace. Posto in apertura del suo ultimo disco, il brano riassume in 4 minuti e mezzo tutto ciò che si andrà ad ascoltare nell’album. Bomba.

Dalle fredde terre scandinave torna uno dei duo più sperimentali in circolazione. Full Of Fire è un viaggio allucinato di 9 minuti tra beat ossessivi, voci inquietanti che un po’ di paura la mettono. Immaginatevi persi in qualche foresta con una musica del genere. Cagati sotto?

Pezzo incredibile, non c’è altra definizione. Cantato e chitarra catchy, riff blues che sferzano atmosfere rarefatte e percussioni incalzanti; in un’alternanza di adagio e crescendo studiata nei minimi particolari ogni elemento trova spazio al momento opportuno.


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Lust For Youth Breaking Silence

Oneohtrix Point Never Chrome Country

Holograms – Ättestupa

Oscurità, synth retrò e un pò di nazismo. Per questo sono su Sacred Bones e nella nostra classifica.

Le atmosfere vaporwave di questa canzone ci fanno balenare in una porta tra mondi paralleli. Da una parte il sogno e dall’altra la realtà. Cosa farete voi, resterete con i piedi per terra o volerete con Daniel?

Gli Holograms quest’anno son riusciti a creare un album omogoneo, di maggior valore rispetto al primo. Atmosfere tese e cupe, il synth come sempre essenziale, ma mai banale.


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22

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These New Puritans Fragment Two

Savages – She Will

CHVRCHES – Tether

Un giro di basso grezzissimo, una chitarra presa in prestito dai Refused di New Noise e la voce dominante di Jehnny Beth sono le chiavi vincenti per il pezzo post-punk dell’anno.

l synth-pop degli ultimi anni racchiuso in un unico pezzo. Tether è un esplosione di luci al neon preceduti da un profondo crescendo di chitarra che dire riverberata è riduttivo. Superlativa Lauren al microfono.

Forse la cosa più simile a quello a cui ci avevano abituato i vecchi TNPS: la traccia è guidata essenzialmente da pianoforte e batteria con la sommessa voce di mister Barnett a mormorare un enigmatico testo che introduce il narratore della storia di Fields of Reeds.


20

19

18

My Bloody Valentine Only Tomorrow

Volcano Choir – Byegone

Majical Cloudz Bugs Don’t Buzz

Passano 20 anni. In m b v ripartono i riverberi di shields e quella voce eterea di Blinda. La magia riparte ma il tempo si è fermato al 1991. A noi e agli amici shoegazer va benissimo così.

In Byegone i brividi crescono di pari passo con il climax, per poi esplodere in un liberatorio “Set Sail” accompagnato da un tripudio strumentale. Un’ondata di emozioni, quelle che solo Justin Vernon sa regalare.

Le note del piano sono delle martellate al cuore e alla testa. Come i “No, my love”. Emoziona come e se non più di Perfume Genius. E’ la canzone da ripetersi dentro prima di andare a dormire.


17

16

15

Disclosure – White Noise (Ft. Aluna George)

Foals – Bad Habit

Lorde – Royals

Non saranno più i Foals di qualche anno fa, ma l’emotività che riempe le melodie e le liriche di Bad Habit è quasi toccante. Lunghissima vita ai riff in palm-mute di Yannis e Jimmy.

Canticchiata e fischiettata dal mondo intero, Royals è uno dei più grandi tormentoni dell’anno ed è impossibile non riuscire ad innamorarsi del ritornello. Let me live that fantasy

I Disclosure quest’anno sono arrivati al “grande pubblico” e non c’è che dire con loro si balla eccome. In White Noise prendono in prestito Michelle Obama – scusate – Aluna dagli AlunaGeorge.


14

13

12

Gold Panda – Brazil

Mount Kimbie – Made To Stray

Moderat – Bad Kingdom

Il panda con la scoppa, è tornato anche lui quest’anno, l’abbiamo avuto ospite e la sua Brazil trasmette la saudade 2.0 verso l’elettronica buona. Magari la prossima estate al Carnevale di Rio ci sarà Gold Panda sul carro.

Dopo i Disclosure però eccovi il vero e unico club anthem del 2013. un pezzo che cresce dentro e sale piano (come qualcos’altro eheheh) fino al cantato che unisce tutti in pista.

Quando Sacha aka Apparat e i Modeselektor s’incontrano sono sempre cazzi. Bad Kingdom con i bassoni sporchi dei tedeschi danno la giusta base alla voce, ormai una garanzia di successo per qualsiasi pezzo (sentitevi il featuring per DJ Koze).


11

10

9

The National – Sea Of Love

Kanye West New Slaves (Ft. Frank Ocean)

Is Tropical Dancing Anymore

Hey Joe, sorry I hurt you but they say love is a virtue, don’t they? Basta scrivervi questo no? Lacrime e abbraccioni. Chi non l’ha cantata si fa leccare i Cd da Laura Pausini.

Kanye e la società moderna. Si riscopre grande sociologo e attento osservatore del mondo. Ma dopo tutto il pezzo gasa. Con il basso iniziale che vi fa agitare i pugnetti a tempo.

È un mantra visto il continuo ripetersi delle strofe. Così entra subito in testa. Poi vogliamo dimenticare che ormai gli IS Tropical avranno la cittadinanza italiana grazie al ministro Kyenge per la costante presenza nella penisola? We Bros cit.


8

7

6

Fuck Buttons – Brainfreeze

Drake Hold On, We’re Going Home

Kanye West – Hold My Liquor

Come diceva un vecchio saggio, quando Drake smette di rappare e resta tra r&b e pop soul, diventa il re. Hold On, We’re Going Home è un pezzo di un’eleganza unica, di produzione eccellente, e di un soul anni ’80 dall’atmosfera speciale: in poche parole, uno dei pezzi più belli dell’anno.

Kanye West e Justin Vernon. Si reincontrano dopo le due collaborazioni in MBDTF. La coppia funziona. Le due anime così diverse come provenienze musicali si adattano perfettamente e creano uno dei pezzi da metter su in auto di notte, carichi a fine serata.

I Fuck Buttons sono andati in soffitta e hanno rispolverato i tappetti sonori che portano allo stordimento col sorriso sulle labbra. Trip fortissimo.

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