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BADPOP MAGAZINE VICTORIA STATION DISORDER

PHINX

STILL CORNERS


Foto di Maia Fjord


EDITORIALE Eccoci al secondo appuntamento di Badpop Magazine. Innanzitutto vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato nella realizzazione del primo numero, dalle band, ai lettori e i nostri followers su facebook. è stato davvero un punto di svolta, concretizzando quello su cui avevamo pensato e architettato tanto. é questo che ci ha spinto ad impegnarci per la realizzazione di un secondo numero migliore, che sappiamo avrà ancora tante cose da migliorare, ma che crediamo sarà un ulteriore passo avanti. Abbiamo voluto provare con una nuova grafica, cercheremo di inserire nuovi contenuti, aumentare l’interattività, come potrete notare già leggendo le pagine seguenti. Ancora una volta ringrazio tutti quelli che stanno rendendo possibile questo progetto, ringraziando anche tutto lo staff che con me si è lanciato senza esperienza in questa impresa. Buona lettura

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BADPOP MAGAZINE

CONTENUTI VICTORIA STATION DISORDER PAGINA 8

STILL CORNERS PAGINA 14

PHINX

PAGINA 20

ERA MEGLIO PRIMA? PAGINA 29

BADPOP’S SET PAGINA 32

BADPOP STAFF Art Direction

Fabio Maragno Testi

Caterina De Lucia Carmen Guglielmi

in copertina foto di: Fabrizio Fabris

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Victoria station disorder


VICTORIA STATION DISORDER Testi di Fabio Maragno e Caterina De Lucia

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Abbiamo incontrato i Victoria Station Disorder ad una serata a Milano, e siamo restati colpiti dai suoni, le atmosfere create da questo gruppo, cercando subito di accapparrarceli per questo secondo numero. Non è stato semplice (sarà che il tema dell’incomunicabilità gli è particolarmente caro), ma alla fine siamo riusciti ad avere un’intervista:

Victoria Station”: Victoria Station Disorder è un’invenzione, è il disturbo legato all’incapacità o l’impossibilità di comunicare, al linguaggio frammentario, all’ambiguità delle parole.

Quali sono le vostra principali influenze dal punto di vista musicale. Una band su tutte, gli Aucan: sono fuori da pochi anni ma fanno già scuola, hanno un sound Parliamo del gruppo, come è nato? internazionale, i loro live sono di Ci conosciamo da una vita e fortissimo impatto. suoniamo insieme da quasi dieci Quando vogliamo ottenere dei anni. Il progetto Victoria Station Disorder invece è nato circa un paio passaggi più aggressivi nei nostri pezzi, ci ispiriamo a loro. Poi ci sono di anni fa, solo qualche mese dopo gli Animal Collective: di loro ci lo scioglimento della band con cui suonavamo prima, gli SMP. Facevamo interessano le sonorità sperimentali e l’anima psichedelica. Il loro sound ha un rock “d’autore”, davamo ampio spazio ai testi e alla tecnica musicale. un che di conturbante ed ossessivo, Allora eravamo cinque, adesso siamo tipo musica vodoo. E poi ancora: Prodigy, Crystal Castles, sicuramente in tre: Tomaso alle tastiere e alla Offlaga disco pax…e molti altri. voce, Daniele alla chitarra elettrica Siamo suggestionati dalla musica ed Edoardo ai pad e alla voce. elettronica ma abbiamo intenzione di Abbiamo mantenuto pochissimo mantenere un approccio “suonato”: del suono analogico tradizionale non ci basta digitare il tasto play di e ci siamo lasciati andare ad una un loop. sperimentazione personale rivolta all’elettronica. Lavoriamo moltissimo A giugno di quest’anno avete suonato sui suoni, sull’impasto tra ritmo al festival Sereno a milano. Com’è stata e atmosfera. Siamo contenti della l’esperienza? musica che produciamo, in questo Sereno a Milano è un festival momento è esattamente ciò che organizzato dal circolo ARCI vogliamo fare. l’Impegno di Milano, di cui per altro Parlateci della scelta del nome. È legata Daniele ed Edoardo fanno parte. La al teatro, e non è una scelta qualunque, direzione artistica ci ha chiesto di partecipare, e noi abbiamo accettato. in quanto influenza tutta la vostra In quell’occasione abbiamo condiviso produzione. il palco con altre band del calibro Sì è vero, soprattutto per quanto di Le Case del Futuro e Sikitikis. E’ riguarda i testi la scelta è voluta e stata un’esperienza fantastica, non c’è la stiamo ancora approfondendo; che dire. ci ispiriamo deliberatamente alla scrittura teatrale di Harold Pinter. Fate parte delle bands italiane che “Victoria Station” è una sua pièce, scelgono di non cantare in inglese. Non è uno spunto di riflessione sui perché questa sia un’anomalia, ma cosa temi dell’incomunicabilità e della vi ha portato a questa decisione? solitudine. Potremmo tradurre il I nostri testi sono cortissimi. La nostro nome in “La sindrome di

maggior parte sono composti da una o due frasi. Ci divertiamo a creare equivoci sintattici, ma anche ad esprimere in modo diretto disillusione e rabbia. Con l’inglese questo non sarebbe stato possibile, almeno per noi. Scegliere l’italiano è stato naturale. Recentemente avete anche pubblicato il vostro primo ep. Parlateci un pò della produzione, siete soddisfatti? A distanza di quasi dieci mesi dall’uscita di “274” (altra citazione della pièce “Victoria Station”) possiamo dire di essere cresciuti tantissimo sia a livello di tecnica, che di suono. “274” è stato un esperimento nell’esperimento perché è totalmente autoprodotto. E’ stato un banco di prova fondamentale per noi, siamo soddisfatti della produzione, anche se possiamo e vogliamo migliorare. Aver sfornato un prodotto “home made” ci ha aiutato. Quali sono i progetti per il futuro? Un disco, che speriamo di poter produrre nel 2014, e suonare tanto in giro. In queste settimane stiamo lavorando a nuovi pezzi che presto proporremo anche live.

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Still Corners photo - Chona Kasinger


STILL CORNERS Testi di Fabio Maragno e Caterina De Lucia

Greg Hughes, leader degli Still Corners, non è uno da sedersi sugli allori. Malgrado il successo del primo album Creatures of an Hour (‘indulgently seductive’ NME, Hughes ha saputo andare avanti: “Non sarò mai soddisfatto, continuerò a provare cose nuove.” Così, con il loro secondo album, Strange Pleasures, il duo si è assicurato un posto nella storia del dream pop. “Creatures... è servito ad aiutarmi a uscire da una lunga relazione finita, era molto incentrato su temi emotivamente cupi. Strange Pleasures è stato un lavoro più sperimentale, come un’avventura in mare aperto.”

soddisfatti dei feedback che state ricevendo? Sì, è andata bene, era un album diverso dal nostro primo lavoro quindi siamo felici che i nostri fan non ci abbiano voltato le spalle. Siamo aperti al cambiamento: è l’unica costante della vita e noi non siamo di quelli che si fossilizzano sulle stesse cose, ci piace sperimentare, è esattamente quello che abbiamo fatto in Strange Pleasures.

Com’è essere un duo? Accade di essere in contrasto tra di voi? Ha i suoi alti e bassi. Bello perché passiamo un sacco di tempo a scrivere musica sulla quale abbiamo lavorato in una sorta di telepatia. Possiamo praticamente leggerci nelle mente a vicenda. A volte tuttavia non è il massimo: usciamo troppo insieme, ci sono occasioni in cui vorresti semplicemente uccidere l’altro.

Progetti per il futuro? Siete in tour al momento, come sta Al momento stiamo lavorando su andando? nuovi pezzi, provando nuove idee. Il tour è stato fantastico! Abbiamo Lasciamo che siano le canzoni fatto un coast to coast degli States a prendere la loro strada, senza con i CHVRCHES, sono persone pensarci troppo. straordinarie e grandi musicisti. Il cervello è un ottimo strumento, Raccontateci un pò del progetto Tessa ed io (Greg) ci siamo incontrati Dopodiché abbiamo girato il Regno perfetto per definire le idee al loro Unito e l’Europa. Ci siamo divertiti nocciolo, ma penso che spesso su una banchina dei treni nel 2009, particolarmente in Grecia. blocchi il processo creativo, che è più e abbiamo successivamente iniziato primitivo: dovrebbe fluire, almeno a lavorare insieme su alcuni pezzi. Siete di Londra. Com’è fare parte di una inizialmente. Circa otto mesi dopo abbiamo realizzato il video di Wish, iniziando scena musicale tanto affermata? Tornerete in Italia? a lavorare con Sub Pop. Al momento In realtà non ci sentiamo parte di questa più di tanto. Amiamo l’Italia. abbiamo prodotto due album con Abbiamo diversi amici più dentro la Uno dei nostri concerti preferiti è loro. Il resto è rock n roll! scena, ma noi viviamo più fuori dalla stato a Roma, un pubblico fantastico. La campagna, il caffè e il cibo. Quali sono le vostre principali influenze, parte hip di Londra, così possiamo anche permetterci uno studio e la Il cibo in Italia è il migliore, avete nella musica come nella vita? produzione di musica. insegnato al mondo a mangiare, no? La bellezza, la natura, i film, il La nostra politica è di fare le nostre misticismo e la guida. cose e lasciare che il mondo faccia le sue, per ora sembra aver funzionato. Il vostro secondo album, Strange Pleasures, è appena uscito. Siete 16


PHINX Testi di Carmen Guglielmi

Ve lo ricordate MySpace? L’antenato di tutti i social network, la prima possibilità per chiunque di avere un po’ di visibilità? Ai Phinx l’ha data: il web li ha premiati con uno dei loro primi concerti come supporter de Il Teatro Degli Orrori. Ora sono al loro secondo album, “Hòltzar”. La redazione raggiunge telefonicamente Pietro, il bassista della band, per una chiacchierata sulla loro ultima fatica e i loro piani per il futuro. 20

Phinx: com’è nato questo progetto? Qual è la vostra storia? Il nostro progetto è in piedi da un bel po’ di tempo, dal 2007. Ci siamo conosciuti tra i banchi di scuola, in particolare io e Francesco, il cantante; poi ci siamo assestati con l’attuale formazione con Alberto alla batteria e Daniele alle tastiere. Siamo partiti alla ricerca di sonorità nuove cercando qualcosa che non fosse il classico rock, infatti ci ha sempre intrigato l’elettronica e

la sperimentazione con tastiere e batteria. Il nuovo album, che si chiama “Hòltzar”, nasce da una ricerca sonora che ci ha portato quasi alla reclusione in casa e alla continua sperimentazione: è venuto fuori un disco con sonorità new wave ed altre più vicine all’elettronica. Al momento avete due album all’attivo. Siete soddisfatti di come il pubblico vi ha accolti in un paese musicalmente difficile per le band come è l’Italia?


Il percorso è sempre stato un po’ in salita: come sai, gli spazi non sono moltissimi e bisogna approfittare, cercando di dare il massimo, ogni volta che si mette il naso -o meglio- il piede sul palco. Penso sia necessario ottimizzare ogni situazione per far vedere alle persone quello che sei e quello che fai con la tua musica. Il mio consiglio è di muoversi sempre di più e cogliere ogni occasione; noi, al momento, stiamo lavorando per poter fare qualche concerto invernale all’estero perché penso sia necessario raggiungere un pubblico diverso da quello italiano. Questa, però, non è mancanza di interesse verso il nostro paese ma è, forse, la ricerca di un pubblico musicalmente più colto e più predisposto all’ascolto di musica sperimentale. Riguardo il discorso italiano, guardando i vostri video su Youtube, è divertente notare come il commento più frequente è che un gruppo così giovane e talentuoso sia un po’ sprecato nel panorama musicale del nostro Paese. Forse “sprecato” non è la parola più adatta perché ogni band fa bene al proprio paese e noi siamo orgogliosi di essere italiani. Però c’è da dire che, dal basso, manca un po’ di cultura sulla musica: l’Italia resta ancora molto legata alla propria tradizione musicale mentre altri paesi dimostrano più apertura o interesse verso la sperimentazione e ad ascoltare qualcosa che non è sempre ciò che propone la radio. Parlando dei vostri lavori: tra il primo ed il secondo album, nonostante seguano entrambi il filone della sperimentazione con l’elettronica e il rock, ho potuto notare un grosso cambiamento soprattutto nel fatto che “Hòltzar” sia davvero molto sperimentale. Che cosa vi ha spinto a percorrere questa strada, si potrebbe dire meno commerciale? 21


In realtà è stato tutto abbastanza naturale nel senso che non ci siamo messi attorno ad un tavolo e ci siamo detti “beh, facciamo qualcosa che sia difficile da ascoltare, che non sia da primo ascolto”. È un disco realizzato con intensità dedicando molto tempo alla ricerca di riff e nuovi suoni, non abbiamo creato le canzoni in sala prove e poi ci siamo messi in studio una settimana e le abbiamo registrate. È avvenuto tutto in pochi mesi, è stato un percorso costante e naturale che deriva molto dagli ascolti che abbiamo avuto ultimamente e che spaziano dall’elettronica berlinese a dischi più ambient. Il primo disco, invece, è più facile da ascoltare, adatto più a tutti i tipi di ascoltatori. Sul vostro album ci sono un sacco di curiosità, a partire dal titolo che è in una lingua di derivazione germanica. Ci parli di questa scelta? Sì, il titolo di alcuni pezzi è in cimbro mentre i testi sono in inglese. La scelta del cimbro è stata molto particolare ed è stata presa per rievocare l’aspetto del non essere né italiani e né inglesi: il cimbro è una lingua parlata nell’altopiano di Asiago e nelle montagne del Veneto e del Trentino ed ha quasi la grammatica e le sonorità tedesche restando però legata al dialetto veneto, è quasi una fusione delle due cose. Abbiamo scelto questa lingua per respirare un’aria un po’ esotica. Avete usato anche diversi strumenti particolari, fiati e strumenti indiani.. Sì, questo è nato da un viaggio che Francesco ha fatto in India dove è rimasto affascinato dall’esraj (ndr strumento a corde) ed altri strumenti indiani che abbiamo campionato ed inserito nel disco e che, in parte, riproduciamo nei live. Anche questa è una scelta che ha caratterizzato le armonie di alcuni 22

pezzi e la sperimentazione fatta. Ci siamo avvalsi anche di molte collaborazioni: Bologna Violenta per alcuni arrangiamenti, Ekat Bork (ndr cantante russa), Martino Cuman - un nostro caro amico e anche i Reanimation Squad, dei rapper di Bassano del Grappa, la nostra città. E diciamo che anche queste collaborazioni hanno portato qualcosa di nuovo alle nostre idee. Il mastering dell’album poi è stato fatto a Londra. Siete andati fisicamente lì per seguire tutto il processo? Sì, da Matt Colton, un grande professionista che ha aggiunto ulteriore valore a quello che il disco già era ed è stata anche un’ esperienza molto utile. Tornando indietro nella vostra carriera, il vostro secondo concerto è stato come supporter de Il Teatro Degli Orrori dopo aver vinto un contest. Com’è stato ritrovarsi sin da subito sulla scena musicale italiana con appena un demo registrato? Cosa avete provato? È stato un po’ strano proprio perché avevamo appena vinto quel contest. Diciamo che a noi, band emergente e sbarbatella, è andata molto bene e abbiamo avuto questa enorme possibilità. Siamo andati a suonare a Cremona in apertura de Il Teatro Degli Orrori che presentavano il loro primo disco. Alla fine è stato un evento abbastanza singolare: anche loro erano semi-sconosciuti e ci ha fatto uno strano effetto condividere il palco con questi personaggi. È stata un’esperienza che ci ha spinto e spronato a fare sempre meglio e a continuare sulla strada che avevamo iniziato. Puoi parlarci un po’ anche dell’esperienza in teatro che avete avuto con Michele Mastroianni? Siamo stati contattati alla fine del


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tour del nostro primo disco da Michele Mastroianni, ballerino e coreografo romano, che ci ha proposto questa serie di spettacoli dove dei ballerini creavano coreografie sulle nostre tracce. Abbiamo avuto un discreto successo, abbiamo suonato in vari posti ed è stato molto interessante perché il teatro ha tutt’altro modo di interfacciarsi rispetto al palco di un concerto, ogni tuo minimo movimento viene amplificato. Ultima domanda: accennavi prima al tour invernale anche con alcune date europee. Quali sono, se puoi anticipare, i progetti per il futuro dei Phinx? In Italia abbiamo ricevuto risultati parziali rispetto a quello che ci eravamo prefissati, siamo molto contenti del lavoro che abbiamo fatto ma crediamo sia importante farci conoscere da un altro tipo di pubblico e perciò un’esperienza all’estero penso possa farci crescere molto! Abbiamo già suonato fuori, a Bratislava, per esempio, ed è stato molto bello perché c’è già un modo diverso di affrontare il palco sia da parte di chi suona che da parte di chi guarda, c’è un altro tipo di attenzione e cultura. Molto spesso ci si aspetta l’est Europa un po’ più arretrato, invece per la musica forse sono molto più avanti di noi… o almeno, per la nostra esperienza è stato così. Quindi sì, sicuramente un tour europeo sarà un nuovo punto di partenza. Il talento c’è, la voglia di lavorare e farsi conoscere anche: dita incrociate e speriamo di vedere presto i Phinx in giro per l’Europa.

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ERA MEGLIO PRIMA? Tratto da Top of the Rock

I Coldplay ormai fanno schifo. Che cazzo era l’ultimo dei Muse? AM è una merda, rivoglio Whatever people etc. Random Access Memories disco peggiore dell’anno. Rivoglio Discovery! Se in queste poche righe ti sei chiesto cos’abbia fumato, complimenti! Ora comincia la parte di articolo che ti piacerà. Se invece ti sei alzato in piedi in una standing ovation, beh… continua a leggere, ne riparliamo alla fine. La sindrome da “era-meglio-prima” affligge trasversalmente tutti i generi musicali, e per estensione molti altri ambiti. Quante volte hai bestemmiato al nuovo layout di Facebook, per poi abituartici dopo tre giorni? Ecco. La storia di una band è qualcosa di più di una serie di album sputati fuori dagli studi di registrazione. Quando quei ragazzi si riuniscono per la prima volta in quel garage, al pomeriggio, appena tornati dall’università, non si tratta di una semplice giornata passata a cazzeggiare. È la data di nascita di un essere dotato di vita propria. In quel garage, tra le bici e gli attrezzi da giardino, si incontrano episodi, esperienze, pensieri, idee. E ognuno di questi è condizionato dal periodo storico, dalla città di provenienza, dalla stagione in corso e dall’ultima fidanzata con cui è finita male. Con il passare del tempo, la neonata band diventa una bambina, e se va bene un’adolescente, nei casi migliori una donna. Come possiamo allora avere la presunzione di aspettarci che quella donna ci faccia provare le

stesse emozioni della bambina? Hanno gli stessi occhi, i lineamenti sono quelli, sì. Ma la donna ha vissuto, è stata, è andata, ha incontrato, ha riso, ha pianto, si è annoiata, ha imparato. Perché quindi chiedere a una band di “tornare quella dei primi album”? Cosa risponderesti a un amico che ti costringesse ad ascoltare sempre e solo quello che avevi nell’iPod a 13 anni? Io sarei condannato a una vita di Tiziano Ferro, Fabri Fibra e Rihanna. Cazzo. L’evoluzione dello stile, nei ritmi, nei generi, è un fenomeno comprensibile, condivisibile. A volte è un bene, altre un disastro, certo. Quando ho ascoltato, pieno di entusiasmo e aspettative, Comedown Machine, beh, ci sono rimasto abbastanza male. Però Tap Out mi è entrata in testa, e con il tempo ho cominciato ad apprezzare One Way Trigger. Sarebbe stato stupido aspettarsi un Is This It 2.0, o un Room on Fire 2013. I ragazzi del garage sono saliti su molti palchi, hanno preso tanti aerei; hanno fumato e bevuto nelle città più disparate. Sono cambiati. È normale. Senza il cambiamento non avremmo la genialità di R.A.M., l’allegria di Right Action, il ritmo sincopato di Diane Young, la festival ballad Do I Wanna Know; e questo solo parlando del 2013. Invece di sbattere la testa al muro urlando con il cuscino in mano, in lacrime, dopo che hai scoperto che i

Red Hot non sono più quelli di Blood Sugar Sex Magik, forse dovresti solo ringraziarli di averci regalato quello e altri capolavori. Se ti mancano i Coldplay di Yellow, prendi le cuffie e riascoltati Parachutes. Ti avverto già: non ci sarà un’altra Two Fingers, il prossimo singolo dei Vaccines non sarà una simil-If you Wanna, gli Alt-J non sforneranno An Awesome Wave per la seconda volta. E se ti sei stancato di riascoltare Tessellate, a tal punto che quando vedi un cartello stradale di pericolo urli Triangles are my favourite shape… allora datti una svegliata, apri Last.fm, Spotify, Youtube, e goditi gli altri 346 milioni di gruppi sconosciuti e pieni di talento. Se ti piace un genere, un clima musicale, non disperare, non morirà per sempre. Al massimo se ne andrà per un po’, per poi rinascere sotto nuova forma, con un abito più adatto per questo periodo. Ma ti scalderà lo stesso il cuore. In definitiva, quindi: smettila di prendertela con la band, goditi i loro esperimenti musicali, e stai tranquillo che in mezzo a quei 346 milioni troverai presto un gruppo che magari non sarà pari-pari agli Arcade Fire, ma te li ricorderà per qualche aspetto, e ti piacerà, ti riempirà lo stomaco, forse in un modo che non ti saresti neanche aspettato. Sei ancora sicuro fosse meglio prima? Fort www.topoftherock.it 29


BADPOP SET A cura di Fuzz di Deer Waves

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SATELLITE OF LOVE Lou Reed

Here Comes The Night Time Arcade Fire

1972 - Transformer

2013 - Reflektor

Il 27 ottobre è una data che il mondo ha segnato in agenda. Lou Reed, all’anagrafe Lewis Allan Reed, muore all’età di 71 anni. Sarebbe anche vano citare le sue opere somme, i suoi lavori magistrali con i Velvet Underground, il modo in cui ha cambiato e ha formato la musica, il modo in cui ha incarnato l’essenza delle note che cantava. L’angelo del male è stato uno dei principali protagonisti nella storia del rock, Satellite of Love ne è una prova.

Con l’appena uscito Reflektor, quarto album all’attivo, gli Arcade Fire si confermano band più relevant degli ultimi 10 anni, tanto da riempire le scalette delle radio nazionali e non. Che Reflektor sia un album da paura è cosa risaputa, e questo pezzo ne è la dimostrazione: pura potenza, a dimostrazione che la band di Montréal non sa sbagliare. Che bomba.


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childhood’s end Majical Cloudz

sparkly Young Magic

2013 - Impersonator

2012 - Melt

Majical Cloudz entra di petto nella lunga lista dei grandi artisti che il Canada continua a sfornare senza sosta alcuna. Childhood’s End è una scossa all’interno di un album cupo, misterioso. Una scarica di luci soffuse, con una voce che ricorda molto Tom Smith degli Editors. Ben fatto.

Con questo pezzo le parole si sprecano. Un must di ogni compilation che si masterizzano per essere ascoltate in auto, dal 2011. La magia di questo brano sta nell’abilità che ha nel tenerti incollato al cielo, nell’abilità che ha nel trasformare l’aria in cotone morbido.

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Strong London Grammar

omanko Sky Ferreira

2013 - If You Wait

2013 - Night Time, My Time

I London Grammar si inseriscono, sin dal debutto, tra quei breakthrough che nel panorama “indipendente” contemporaneo sono piuttosto frequenti. Il fatto è che qualcuno riesce a superare l’etichetta di promessa, mentre altri continuano a spaccare e basta. Con una voce e un’armonizzazione tale, questi 3 londinesi andranno lontano. Strong vi lascerà a bocca aperta.

Sky Ferreira può anche essere, più o meno nell’ordine, una modella gatta morta che pare anche un po’ rimbambita, la tipa di Zachary Cole (vedi DIIV), una gran drogata ma di quelle drogate per davvero che quando salgono su di un palco non fanno altro che smascellare, una zozzona di prima categoria, ma Sky, con il suo album di debutto è riuscita a fare bella musica per davvero. Auguri di buona rehab darling.


BADPOP SET A cura di Fuzz di Deer Waves

easy easy King Krule

community Gold Panda

2013 - 6 Feet Beneath the Moon

2013 - Half of Where You Live

Quando ho ascoltato questo pezzo per la prima volta, al primo minuto avevo già premuto il tastino per il loop. Questo pel di carota sta spaccando di brutto, Easy Easy è la opening track di un album meraviglioso, da avere. Il piccolo Krule è una delle cose più belle e fresche di questo 2013.

Community di Gold Panda è uno di quei pezzi che può renderti la giornata migliore anche e soprattutto se in una giornata piovosa sei lì che torni a casa e un autobus in corsa ti passa accanto e ti spreme addosso una pozzanghera di quelle relevant. Bene, se fate partire Community il quadro delle cose cambia. Provateci.

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chase the sun Machweo ft. Smith Comma John

december YOUAREHERE

2013 - Leaving Home

2013 - Primavera

Eh eh eh eh eh insomma insomma. Che prodigio Machweo. La fortuna della produzione italiana a volte arriva da dove meno te l’aspetti (Carpi), quando meno te l’aspetti, ma arriva e c’è solo da ringraziare a dedicare i famosi 90 minuti di applausi a questo grande ragazzo. Chase The Sun con il suo andazzo downtempo esplode in trionfo per la pelle d’oca e la gioia di tutti.

Restiamo in Italia, ma da Carpi ci spostiamo a Roma. Ecco gli YOUAREHERE, ed ecco December, estratto da Primavera Ep uscito in questo 2013. Il fascino di questo pezzo sta nella combinazione perfetta degli elementi, nella chitarra che scorre lì sui beats come se fosse la cosa più naturale del mondo, sta nel suo essere tenebroso ma comunque aggraziato. Il Bel Paese.



Badpop Magazine n°2