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o fredd Carla Buttarazzi e Paolo Cecchetto

FOGLI

Dialogo in prosa

parole tra Glenn Gould e la sua sedia

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G: Nell’ultima riga! Non verrà nessuno. Perché dovrebbero venire? C: (leggendo dal giornale) Perché suoniamo... Gibbons, Sweelink, Berg, Webern, Beethoven, Bacc. G: Chi è Bacc? C: Voglio dire Bach. G: Mi dica signor Gould, è il suo primo concerto questo? C: Oh beh, diciamo di si. G: È un po’ emozionato? C: Un pochino si. G: Vedendo la musica che ha scelto spicca l’assenza di quel genere romantico, virtuosistico sul quale un pianista, specialmente se sconosciuto e alla sua prima apparizione, come lei, viene normalmente giudicato. C: Non ho capito la domanda? G: Come mai non suona Chopin? C: Come mai non suoniamo Chopin?(pausa) Che c’è? G: Non lo so. C: Cos’hai? G: Mi si sono irrigidite le mani. C: In che senso? G: Nel senso che mi si sono irrigidite le mani. C: Hai detto che eri tranquillo. G: Ma lo sono. C: Va bene. Non ci agitiamo. L’importante è restare calmi e non farsi prendere dal panico. Vuoi immergerle in un po’ d’acqua? G: No, no, per carità. C: Perché? G: Perché se è un attacco di Ωbrosite rischio di restare bloccato tutta la notte. C: E quindi? Cosa facciamo? G: Andiamo a cercare un farmacista. C: Va bene, andiamo! G: Cioè vado. C: Ti aspetto qui. Ricordati di passarmi a prendere! Non vorrai lasciarmi qui? G: Piuttosto non ci andiamo proprio. C: Ma che dici? G: Sto scherzando, sto scherzando! C: Sbrigati però. G: Faccio quello che posso. C: Così faremo tardi. G: Vieni con me. Andiamo in teatro, passando da una farmacia. C: Ma che cos’è la Ωbrosite? Glenn e Chaise escono insieme.

produzione ass.cult. LA STRADA e IMINDS da un’idea di CARLA BUTTARAZZI interpretato da CARLA BUTTARAZZI e FABIO GHIDONI regia di CARLA BUTTARAZZI e PAOLO CECCHETTO aiuto regia ALESSANDRA ROCA L’azione si svolge interamente in camere d’albergo. Le camere hanno tutte in comune un letto, una scrivania con sopra un telefono, una grande Ωnestra coperta da tende sul fondo e sulla parete di destra. Tutte le camere d’albergo hanno due uscite. Quella a destra porta al bagno e, eventualmente, ad altre parti della camera. Quella a sinistra porta all’esterno. GLENN: Uomo alto e longilineo. Indossa abiti prevalentemente grigi e blu della foggia corrispondente al momento storico. Indossa quasi sempre piccoli guanti di lana grigia senza le dita. Nell’arco della storia invecchierà partendo dai venticinque anni Ωno ad arrivare ai cinquanta. CHAISE: È la personiΩcazione della sedia su cui suonava Glenn Gould. Donna di età indeΩnita. SCENA 1 - STANZA 201 1955. Entra da destra Chaise. Glenn entra in scena da destra asciugandosi le dita con un asciugamano. Glenn comincia lentamente ad indossare dei guanti senza le dita e un abito da concerto. C: Facciamo un gioco? G: Si. Chaise spegne la radio. C: Sei nervoso? G: No. C: Bene. G: È vero. C: Non ti credo. G: Proviamo ad immaginare: sei a New York, hai una serata libera e abbastanza soldi nelle tasche per permetterti di uscire. Cosa vuoi fare? C: Voglio andare a sentire un concerto! G: Bene. Tieni, scegli. Leggi la lista dei nomi disponibili stasera. Le passa il giornale. C: Andrés Segovia, Benny Goodman... e noi dove siamo? 2


G: Sono le quattro del mattino. Forse vado a letto. Glenn alza il telefono e compone un numero. G: Pronto? Mi scusi, chiamo dalla 201. Si potrebbe alzare un po’ il riscaldamento? Grazie. Riattacca. G: Si, devo andare a letto. È tardi. C: Hai già deciso? Glenn si mette a letto e spegne la luce. C: Dormi? G: No, non ci riesco. C: Chiudi gli occhi e conta le pecore. G: Non posso. C: Prova ancora. G: Non riesco a dormire, ma non mi voglio alzare. Se mi alzo perderò tutto il sonno. La senti questa musica? C: Quale musica? G: Dalla stanza accanto. C: No, non sento niente. G: Cos’è? Non riesco a sentire bene. C: Non c’è nessuna musica. G: Shh... fammi sentire. C: È bella? G: Si. C: Cantala per me. Perché non suoniamo questo domani? G: Perché no? È un buon disco da avere a casa. Io avrei una buona ragione per comprarlo. Glenn si addormenta.

SCENA 2 - STANZA 201 Alcune ore dopo. Notte fonda. Entra Glenn seguito da Chaise. C: Cosa è successo? G: Aspetta un momento. Glenn compone un numero al telefono. G: Pronto Mamma? Scusa, volevo chiederti... dormivi? No, non ti preoccupare, non fa niente... ti chiamo domani... Buonanotte e salutami papà. C: Allora? Dimmi! G: Oppenheimer è venuto al concerto. C: Ah! G: DAVID Oppenheimer. C: Ho capito... e chi è? G: È il produttore della Columbia. C: Ah! E cos’ha detto? G: Che stavolta faranno un’eccezione. C: E che vuol dire? G: Ci hanno scritturato! C: Cosa? G: Ci fanno incidere un disco. C: E quando andiamo? G: Domani. C: E che hanno detto di suonare? G: Non l’hanno detto. C: Hai carta bianca? G: Totalmente. C: E quindi? 3


C: Se ne rompe uno al mese. Tanto vale non a∑ezionarsi più. Io non vengo! Vai solo. Che ti succede? G: Sono un po’ stanco. C: Cosa ti senti? G: Mi gira la testa. Forse ho preso il ra∑reddore. C: E se ce ne stessimo a casa? G: Non è possibile, perché da Steinway oggi ci sarà anche il fotografo, una cinepresa, non ho capito. C: Potrei andare solo io. E tu restare qui. G: Sarebbe divertente. Che ore sono? Le quattro, dobbiamo andare, altrimenti dopo farà troppo freddo. C: Hai freddo? G: Ho chiesto tre volte al ragazzo di sotto di accendere i riscaldamenti, non capisco perché non lo faccia. C: Forse perché pensava che scherzassi. G: E perché dovrei scherzare su una cosa del genere? C: Perché siamo alla Ωne di giugno. G: Va bene, allora lo richiamo. C: Ma che t’importa, tanto domani partiamo. G: Perfetto. Speriamo di trovare un hotel con un riscaldamento decente. C: Andiamo? G: Dov’è che siamo domani? C: Non lo so... non ce l’hai scritto da qualche parte? Glenn e Chaise escono.

SCENA 3 - STANZA 375 1959. Chaise legge dei giornali. Glenn entra. G: Fa sempre freddo qui (alza il telefono). Pronto chiamo dalla 375. Si potrebbe alzare un po’ il riscaldamento? Grazie. C: “Un giovane che ha senz’altro un futuro davanti a sé!” G: Non ora. Usciamo. C: “Questo pianista di ventitrè anni è più promettente di qualsiasi giovane pianista apparso sulla scena dalla guerra in poi”. “Una nuova leggenda”. “Una nuova promessa”. “Il genio del signor G”. “Un oggetto di culto come James Dean”. “Domandate ai beat chi è il loro pianista preferito e loro vi risponderanno: Glenn Gould”. G: I giornalisti sono creativi. C: Qualcuno di loro non è troppo contento di come ti presenti sul palco... devono aver notato i calzini spaiati. G: Si vede che avevano più da guardare che da ascoltare. C: Qualcun altro trova da ridire sul fatto che canticchi sempre... e questo si domanda perché, visto che ti porti un bicchiere d’acqua sul pianoforte... G: Andiamo. C: ...perché non ti porti anche un panino al prosciutto e una birra? G: Perché non bevo! Ma sul panino al prosciutto ci farò un pensierino. Andiamo? C: Poi c’è la lettera di un fan : “Che si tagli i capelli, non giovano a∑atto al suo aspetto e anzi gli danno un’aria e∑eminata e soprattutto deve imparare che non deve fare la toilette musicale in pubblico...” Ma che vuol dire? G: Che è un cretino. C: “Sono disposto ad accettare molte delle sue idiosincrasie, in quanto diritto divino accordato al musicista supremamente dotato. Questo giovane è un mago. Se proprio dobbiamo dargli dell’eccentrico, allora ben vengano gli eccentrici”. G: Andiamo? C: Ma sei appena tornato. Dove dobbiamo andare? G: Da Steinway a provare i pianoforti. C: Ma non era oggi. G: Dobbiamo ordinare il nuovo pianoforte da concerto. C: Perché? Quell’altro dov’è Ωnito? G: Si è rotto nel trasporto.

SCENA 4 - STANZA 27 1960. Una stanza d’albergo, in Russia. Glenn e Chaise entrano da sinistra. Glenn indossa un pesante cappotto, un colbacco e porta le valigie. Le posa vicino al letto e, senza spogliarsi, si avvicina al telefono e compone un numero. G: Walter... si,ciao. Vorrei cambiare albergo. Credi sia possibile trasferirsi... non so,per esempio all’ambasciata? No, non voglio cambiare stanza, voglio cambiare albergo. Non mi interessa se siamo nell’albergo più lussuoso di Mosca. Qui ci sono due letti singoli uniti e io lo trovo un modo slavo di prendermi in giro, anche perché io avevo chiesto esplicitamente un letto matrimoniale. Certo, ma non voglio due letti singoli. Voglio un letto grande. E i caloriferi con una temperatura adeguata. Direi di no, che non è per niente adeguata, visto che ancora non sono riuscito a to4


gliermi il cappotto. Se a te piace come credi, per G: I russi fanno sempre così. Non vuol dire che me puoi anche restare. Io chiamo l’ambasciata. siano esaltati veramente. Può voler dire che gli Si certo. Immagino sia meglio. Aspetto, certo. siamo simpatici e che siamo carini. Glenn riattacca. Rialza il ricevitore e compone C: Tanto non lo sapremo mai. di nuovo lo stesso numero. G: Perché? G: Si, sono io. Credo che aspetterò giù, perché Perché neanche tu sai il russo. Questo è un estratto delC: secondo numero di qui fa davvero troppo freddo. Glenn alza il telefono. dedicato spettacolo Glenn riaggancia. Prende laFogli sua valigia. Prende allo C: Chi chiami? per mano Chaise ed escono verso sinistra. G: Lukas. “Freddo, parole tra GlennC: Gould e la sua sedia” E chi è? SCENA 5 - STANZA Un direttore d’orchestra. di12Carla Buttarazzi eG:Paolo Cecchetto C: È in Russia anche lui? Il giorno dopo, la stanza dell’ambasciata in G: Sì, cioè no, sta tornando a casa, perché CorRussia. È nottePer fonda. Glenn e Chaise stanno nelia ha partorito. acquistarne una copia visitate il nostro sito chiacchierando già da un po’. C: E chi è Cornelia? e inviateci una mail dimoglie. richiesta. G: Si sono o∑esi? G: Sua C: No. Nessuno risponde, attacca il ricevitore. Alza di Vi invieremo subito e istruzioni per riceverla. G: Allora ho fatto qualcosa di sbagliato? nuovo il ricevitore e compone un altro numero. C: Ma no, è che in venti minuti davanti al teatro C: E noi, dove andiamo domani? si è radunata una folla di duecento persone. G: Non lo so. Chiamo mamma. backereiedizioni@gmail.com G: Non è possibile. Ancora al telefono, nessuno risponde. C: Li hai visti anche tu, quando sei rientrato. PriG: Niente, non sente... sta diventando sorda. ma erano trenta e poi erano duecentocinquanta, backereiedizioni.allyou.net solo in platea. SCENA 6 - STANZA 589 G: Ma allora perché l’intervallo è durato un’ora? Mi sembra una roba fuori dal mondo. Ottobre 1961. Glenn è al telefono. Il telefono C: Hanno dovuto aprire tutti i palchi. Alla Ωne è attaccato al muro con un Ωlo molto lungo e erano cinquecento. Glenn l’ha portato Ωno al letto dove è sdraiaG: E nessuno poteva passare ed avvertirmi? to. In mano ha un libro e sta leggendo ad alta C: Non hai capito. si è scatenato una specie di voce, ma sussurrando. caos, un’isteria collettiva! Alla Ωne del primo G: “Nikolaj andava d’accordo con sua moglie ma tempo tu sei uscito, hanno riacceso le luci e per anche fra loro c’erano dei momenti di irritazione un attimo tutti sono rimasti immobili, come se reciproca. Succedeva che proprio dopo i periodi avessero visto un alieno. più felici avvertissero a un tratto un senso di G: Che vuol dire? estraneità e ostilità; questa sensazione li prenC: Il primo si è alzato di scatto, proprio come deva spesso durante i periodi di gravidanza della se fosse spaventato. Poi il secondo, poi il terzo. contessa e in quel momento si trovava proprio Poi ho sentito parlare una signorina in prima in quello stato. Nikolaj uscì tenendo la Ωglia per Ωla. Voleva assolutamente che il suo maestro di mano e la contessa si trattenne nella stanza dei pianoforte sentisse quel concerto. divani. “Mai, mai avrei creduto” mormorò tra sé G: Aspetta un attimo, ma tu non sai il russo! “che si potesse essere così felici”. Il suo volto era C: Si capiva. tutto illuminato da un radioso sorriso ma nello G: Da cosa? stesso momento sospirò e una quieta mestizia C: Dall’espressione della faccia. aleggiò nel suo sguardo profondo; come se, oltre G: Smettila di fare la scema. alla felicità che provava, ve ne fosse un’altra irC: Hanno applaudito per venti minuti, ti hanno raggiungibile in questa vita, della quale involonlanciato i Ωori, cos’altro volevi che facessero? tariamente in quel momento si fosse ricordata.” Domani vedrai i giornali. Vuoi andare a dormire? È tardi? Scusa, ho perso G: Ma sono in russo! il senso del tempo. (guarda l’ora) C: Ma perché non ti Ωdi? No! Sono le quattro del mattino. Ma allora da te 5


Fogli#2 • Freddo, dialogo tra Glenn Gould e la sua sedia