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Ottobre 2013 Anno 1, Numero 10

Il mensile di Bachelor Selezione Laureati

The Graduate Chronicle

Attualità Imprenditoria femminile: una nuova tendenza in atto

Indice In questo numero parliamo di:

In mezzo alle cattive notizie, ce n’è una che lascia intravedere un barlume di positività. Prima un po’ di numeri: secondo i più recenti dati di Unioncamere, nel 2012 il sistema delle imprese italiane ha mostrato, nel complesso, una faticosa tenuta, anche se nel primo trimestre 2013 il sistema produttivo è risultato essere in piena emergenza. Dove sta la buona notizia? Eccola: le donne hanno offerto nel 2012 un contributo determinante per l’ampliamento della base imprenditoriale italiana. Infatti alla fine di dicembre dello scorso anno le imprese rosa erano aumentate di oltre 7.000 unità rispetto al 2011, con un incremento dello 0,5%. Un dato superiore rispetto a quello generale, per cui le imprese italiane nel 2012 erano cresciute dello 0,3%. Oggi le imprese a conduzione femminile incidono sul totale delle attività per il 23,5%. Le Regioni che vanno meglio in questo senso? La Lombardia in primis, a seguire Toscana, Lazio, Valle d’Aosta. Quelle che presentano, al contrario, dei dati negativi sono il Molise ed il Friuli Venezia Giulia. Stabili sono la Basilicata, il Piemonte e le Marche.

Attualità

L'Italia mantiene la leadership in Europa per il maggior numero di imprenditrici e lavoratrici autonome: 1.524.600, pari al 16,3% delle donne occupate nel nostro Paese, rispetto alla media europea del 10,3%. In particolare le imprenditrici artigiane sono 364.895. Inoltre i dati di Unioncamere segnalano 188.000 imprese di donne under 35, che incidono per il 12,8% sul totale delle aziende “rosa” e risultano particolarmente diffuse nel Mezzogiorno, dove sono quasi 81.000. Le donne, anche le più giovani, sono caratterizzate da grande pragmatismo. E in un momento difficile per l’occupazione dimostrano di non avere paura di mettersi alla prova e di avviare una propria impresa. Non solo la nascita, ma anche la tenuta delle imprese femminili non possono che essere una notizia più che positiva visto che, secondo ormai celebri studi della Banca d’Italia, se l’Italia riuscisse a portare la quota del lavoro femminile dal 50% al 60% (come fissato dagli accordi europei di Lisbona), il Pil aumenterebbe del 7%. Continua a pag. 8

Imprenditoria femminile: una nuova tendenza in atto………………………………….…….p.1

Editoriale Chi l’ha detto che il business sia dato solo dal denaro?.....................………..…………...p.2

Gli annunci del mese………………………..p.3 L’intervista Dal Brasile all’Italia: la storia di Renata...p.4

Società La ricerca della stabilità nell’instabilità…p.6

Un focus su... L’employability nell’Inghilterra degli anni ’20……………………………….……………….………p.7

Tempo libero Università: luogo di studio e...di sport!.......................................................p.8

Pausa relax I consigli della redazione………………………p.9

La domanda del mese………………………p.8

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The Graduate Chronicle

L’editoriale Chi l’ha detto che il business sia dato solo dal denaro? Non fraintendetemi, da che mondo e mondo l’obiettivo ultimo del contesto economico, sia esso composto da piccole, medie e grandi aziende, è quello di fare profitto. Giustissimo e indiscutibile, ma che cosa consente alle aziende e alle persone che vi lavorano di andare avanti e di impegnarsi, nonostante il momento di difficoltà nel quale il mercato sembra aver perso la sua bussola? Nel 1931 Abert Einstein nel suo libro “Il mondo come io lo vedo” disse: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla”. D’accordo con Einstein mi ritrovo a pensare, come giovane neolaureata all’inizio della sua attività professionale, che il vero business non sta nel denaro, il quale è da intendersi come fine ultimo, bensì nelle relazioni che a loro volta generano valore. Se pensiamo al concetto di capacità imprenditoriale, intesa come la capacità di un soggetto economico di riconoscere e cogliere le opportunità esterne e di sfruttarle in modo tale che i prodotti finali possano essere venduti ad un prezzo Pagina 2

superiore al loro costo di produzione, ci rendiamo conto che ciò che genera un’opportunità, e il sentore che consente a un individuo di ricoProfitto noscerla come tale è la relazione interpersonale. Senza di essa non esisterebbe il passaggio di informazioni, e senza informazioni non esisterebbero le opportunità senza le quali non esisterebbe lo sviluppo. Riconoscere un’opportunità non è affatto Valore semplice come sembra, inoltre, ciò che peggiora ulteriormente la situazione è il fatto che negli ultimi anni imprenditori, collaboratori e persone alla ricerca di un lavoro, etc. sono tutti i giorni continuamente bombardati di notizie tutt’altro che rosee. Sentire e leggere ogni singolo giorno di fatti negativi di fenomeni economico-sociali, mette a durissima prova lo stato emotivo di chiunque, neo e giovani laureati, disoccupati, imprenditori etc. Il mio intento nello scrivere questo articolo non è quello di banalizzare la situazione o di giudicare le scelte o le affermazioni di qualcuno, ma è quello di informare i lettori di questo mensile che a volte è opportuno, per il bene di noi tutti, creare dei filtri che consentano di affrontare in maniera più sicura e grintosa l’aura negativa che ci circonda, mettere da parte il cinismo indotto dall’esterno e dare spazio alle relazioni, alle idee, ai progetti.

Non ne siete convinti? Ragioniamoci insieme:

Scambio e acquisizione di informazioni

Relazioni interpersonali

Nuovi progetti

Nuove idee

Una logica semplice, reale e soprattutto oggettiva. Sono le relazioni e il capitale umano a creare valore economico, non il denaro in sé. Alla base della relazione vi è l’individuo e l’individuo è l’unico detentore di un proprio background. Tale background si costruisce sulla base di esperienze formative, personali, professionali, che costituiscono il potenziale di una persona. Tale potenziale differisce da persona a persona, ecco perchè quando persone diverse entrano in relazione si innesta il circolo virtuoso sopra descritto. È il valore aggiunto di ogni persona a fare la differenza. Ecco perché credo che il business non sia generato dal denaro, ma dalle relazioni, il cui risultato è la creazione di valore che porta al profitto. È sul nostro potenziale che dobbiamo concentrare i pensieri, non sugli effetti negativi della crisi! Manuela Bellani Sales Account


Anno 1, Numero 10

Gli annunci del mese Scopri se c’è la posizione giusta per te! Posizione ricercata: Stage Biosciences Marketing

Posizione ricercata: Junior Logistic Assistant

Posizione ricercata: Junior strategic marketing analyst

I requisiti richiesti: brillante laureato magistrale in Scienze naturali, Biologia, Matematica o Fisica, Ingegneria Biomedica interessato/a e motivato/a a fare un’esperienza nell’ambito del marketing.

I requisiti richiesti: neolaureato/a in Ingegneria preferibilmente con indirizzo di specializzazione in ambito SupplyChain, interessato ad un’esperienza altamente formativa nel settore della logistica.

I requisiti richiesti: giovane laureato/a in Ingegneria Gestionale o in Economia, preferibilmente ad indirizzo marketing, che sia interessato al marketing B2B e che abbia possibilmente svolto un’esperienza analoga di 6/12 mesi.

Le mansioni: Il cliente è un’azienda multinazionale leader nel settore tecnologico medicale che si concentra sul miglioramento della somministrazione del farmaco, sul miglioramento della

Le mansioni: Il cliente è un’azienda italiana della Grande Distribuzione Organizzata. La risorsa individuata seguirà un percorso formativo strutturato di circa 24 mesi, finalizzato alla conoscenza dell’azienda e del modello di Business. Verrà inserita all’interno della direzione Logistica e affiancherà i Responsabili dei vari settori operativi con responsabilità crescenti relativamente alle seguenti attività:

Le mansioni: Il cliente è una media impresa italiana del settore metalmeccanico e si occupa della costruzione e vendita di componenti metallici per l’industria e per l'architettura. Il candidato si occuperà di:

• Verifica della merce in ingresso, elaborazione ordini e preparazione spedizioni; • Verifica della corretta applicazione delle procedure (movimentazione, stoccaggio, prelievo); diagnosi delle malattie infettive e dei tumori e sulla promozione dello sviluppo di nuovi farmaci. Lo stagista, inserito all'interno della divisione Marketing Biosciences supporterà il team di riferimento nella impostazione e nell’elaborazione del nuovo listino prodotti nonché nella gestione e manutenzione di quello esistente. Collaborerà inoltre alla preparazione e all’organizzazione dell’attività congressuale, alla creazione di nuovo materiale promozionale e al processo di customizzazione dei prodotti della divisione.

 Presidio dell’applicazione delle norme in materia di igiene e sicurezza sul lavoro;

Luogo di lavoro: Milano Hinterland Ovest

Luogo di lavoro: Milano

• Monitoraggio di piani strategici e analisi del fatturato per paese e prodotto; • Ricerca di nuovi partner commerciali per ampliare la forza vendita indiretta a livello internazionale; • Monitoraggio e supporto alla forza v e n d i t a i n d i r e t t a ; • Piani di comunicazione annuali e gestione del materiale promozionale (brochure, volantini, sito web..); Luogo di lavoro: Milano

 Monitoraggio KPI e ottimizzazione dei processi logistici e delle risorse a disposizione;  Pianificazione e controllo del lavoro svolto da società terze;  Rapporti con le altre Direzioni (Vendite, acquisti) relativamente alle tematiche di approvvigionamento.

Per visionare e candidarti a queste e ad altre posizioni, accedi alla homepage del sito di Bachelor, www.bachelor.it Pagina 3


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L’intervista Dal Brasile all’Italia, un’importante scelta di vita: la storia di Renata Questo mese ha avuto luogo la XXV edizione del corso di formazione in “Ricerca e Selezione del Personale in grande azienda” organizzato dall’Alta Scuola di Formazione Bachelor. In questa speciale occasione, caratterizzata da tante novità e ricca di esercizi e nuove lezioni, abbiamo avuto un’allieva di nazionalità brasiliana con un’esperienza alle spalle che ci ha incuriosito particolarmente. Il suo nome è Renata Viana Gonçalves, laureata in Economia Aziendale nel suo paese d’origine e con esperienza pregressa nel settore HR in multinazionali importanti. A soli 26 anni, la dottoressa Viana ha sposato un ragazzo italo brasiliano e si è trasferita in Italia nel mese di gennaio. In Brasile lavorava in area HR in Unilever, ma in Italia non riesce ad inserirsi nel mondo del lavoro ed è per questo motivo che ha deciso di iscriversi al nostro corso di formazione. Dottoressa, in Brasile aveva iniziato una carriera che avrebbe potuto portarla lontano, come mai ha deciso di venire in Italia? Io e mio marito siamo stati fidanzati per dieci anni ma nell’ultimo anno e mezzo lui si era trasferito qui in Italia e noi vivevamo una storia a distanza. Sono venuta in Italia per la prima volta nel 2011 durante le vacanze di Natale. Attualmente viviamo a Como e ricordo che quando avevo visto quella piccola cittadina addobbata a festa, me ne ero subito innamorata. In seguito, abbiamo deciso di sposarci, e, a dicembre 2012, in Brasile, siamo diventati marito e moglie. A quel punto, a gennaio mi sono trasferita a Como e lì ha avuto inizio la mia avventura italiana. Qual è la difficoltà maggiore che ha incontrato nel nostro Paese? La lingua. Non bisognerebbe mai trasferirsi in un altro paese senza conoscere nemmeno una parola della lingua che si parla. Ho fatto questo errore e ne ho pagato le conseguenze. Mi sentivo come una bambina, come se qualcuno mi tenesse stretta per la gola. Io, che ho semPagina 4

pre tante cose da dire, non potevo parlare perché non sapevo come farlo e questo era terribile per me. Poi ho frequen-

tato un corso di italiano, non di quelli organizzati da un’istituzione scolastica, era un corso che si teneva presso il comune di Como dove c’erano persone di ogni nazionalità che parlavano le lingue più disparate e io non sapevo come rapportarmi. E’ stato davvero difficile, ma io l’ho vissuta come una sfida, ce la dovevo fare, dovevo superarla. L’italiano, anche se simile al portoghese, è difficile. Una parola la leggi diversamente da come la scrivi e da come la pronunci. Un’ulteriore difficoltà è stata che ho aspettato per quattro mesi il permesso di soggiorno e finché non ce l’avevo non potevo fare nulla. Non potevo cercare lavoro, non potevo seguire un corso di italiano, niente di niente. Questo mi ha costretto a stare in casa per tanto tempo proprio durante i mesi invernali, quando in Brasile ci sono 27 gradi! Ritornerebbe in Brasile? No, anche se mi manca tanto la mia famiglia e mi mancano gli amici. Non ci tornerei perché ormai io ho preso la mia decisione, sono sposata, ho mio marito qui con me. In Brasile, è vero, avrei potuto continuare a lavorare ed i primi mesi in Italia, quando mi arrivavano le e-mail con le offerte di lavoro a San Paolo, mi veniva il magone perché pensavo a quello che mi stavo perdendo. Così avevo deciso di non controllare più gli annunci su Linkedin e di accettare

questa mia attuale situazione. Volevo essere forte e vincere la mia sfida. Inoltre, quando un domani avrò dei bambini non dovrò preoccuparmi di non farli uscire di casa perché è troppo pericoloso. Io credo che far crescere qui i miei figli sia l’ideale piuttosto che nel mio paese dove c’è ancora troppa violenza per strada. Cosa le piace di più dell’Italia e degli italiani? Io amo l’Italia, è bellissima. Como è stupenda e amo viverci, ma a Milano mi sento a casa perché è più simile a San Paolo. C’è traffico, c’è caos ed è quello a cui io ero abituata. Anche se è tutto diverso, i palazzi sono diversi, le persone, ci sono tantissime differenze. Qui in Italia c’è storia quella che io ho sempre visto solo sui libri. Anche gli italiani e i brasiliani sono diversi non tanto nell’aspetto, quanto per la cultura. Quello che mi piace degli italiani è che si ritagliano sempre un momento per stare con la famiglia e con gli amici e questo è molto bello. Gli italiani vedono sempre il bello, e pensano sempre a godersi i momenti della vita e questo mi piace. Ad ogni modo la cosa che amo di più dell’Italia sono i dolci ma soprattutto il gelato. Cosa le piace, invece, di Milano? A Milano c’è tutto, Milano dà tantissimo. Tu cammini per strada e non sai mai cosa puoi aspettarti, cosa puoi trovare. Il mese scorso è venuta a trovarmi un’amica dal Brasile e mentre passeggiavamo nella zona del Duomo ci siamo


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L’intervista

ritrovate davanti all’entrata di un museo dove c’era un’esposizione di quadri di Andy Warhol ed era gratuita. Milano è così, ci sono opportunità ovunque. Le persone sono eleganti, vestono in modo elegante, hanno un modo elegante di porsi. In Brasile, invece, le persone sono molto informali.

qui rallenta tutti i processi, perché i ra- Trovo che questo sia triste soprattutto gazzi italiani riescono a farsi una famiglia per quelli come me che sognano la famimolto tardi, in quanto se hanno portato glia, i figli e la stabilità. a termine gli studi universitari, non possono permettersi di sposarsi ed avere figli perché comporta costi che non posYlenia Sannino sono affrontare. Alta Scuola di Formazione Bachelor

Che differenze trova tra il mercato del lavoro italiano e quello brasiliano? In Brasile i ragazzi che non vanno all’università non trovano lavoro e sono tutti per strada. La cultura, quindi, è quella di studiare, e anche se la qualità e la quantità di studio è minore rispetto a quella che avete nelle università italiane. Adesso la situazione in Brasile è molto migliorata lavorativamente parlando, e sta migliorando sempre più. Nel mio paese l’avanzamento di carriera è molto più veloce, qui in Italia sembra che anche se hai una laurea sarebbe meglio avere anche un master perché è più completo. In Brasile no, non si perdono altri mesi o anni per un master, dopo la laurea si lavora e si diventa manager in poco tempo. Vedo che la situazione che avete Gli allievi della XXV edizione della Two Weeks Training in "Ricerca e Selezione del Personale”, svolta dal 14 al 25 ottobre 2013.

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Società La ricerca della stabilità nell’instabilità per superare il momento di crisi Il lavoro, oltre al significato puramente etimologico derivante dal termine latino “labor” (fatica), possiede diverse interpretazioni in base all’ambito a cui si lega. Infatti, in ambito economico e sociale, “lavorare” significa occupare il tempo nel fare qualcosa di produttivo, traendone un vantaggio generalmente economico. Per quanto riguarda, invece, l’ambito spirituale, il lavoro è quella forza, unita alla consapevolezza di sé, che permette di realizzare la propria natura potenziale, portando a termine compiti etici che possano fornire un beneficio spirituale e morale a se stessi, all’ambiente sociale e a quello naturale. Credo sia interessante riflettere sulla seconda interpretazione e, in particolare, sulla consapevolezza di sé in quanto, quando essa è debole oppure negativa, l’approccio al lavoro cambia. Essendo quest’ultimo un elemento sul quale la nostra società si basa, cambia di conseguenza il nostro approccio alla vita. Oggi, l’ambito professionale ha acquisito una struttura complessa e la caratteristica principale è la flessibilità, necessaria per adattarsi all’evoluzione continua del mercato del lavoro e, tutta questa situazione accompagnata dalla crisi, provoca una percentuale maggiore di esclusione dal mercato del lavoro rispetto a quella degli anni precedenti al 2007. Cosa provoca tutto ciò nei lavoratori o aspiranti tali? Ciò che l’informazione ci trasmette è soprattutto insicurezza, instabilità, la sensazione di confrontarsi con qualcosa di incontrollabile che elimina le certezze relative al nostro futuro. In un contesto caratterizzato da paura e frenesia è inevitabile non esserne influenzati e, di conseguenza, risentirne. L’uomo per propria natura si adatta però è anche vero che ci sono diverse modalità di adattamento: c’è chi reagisce in Pagina 6

modalità di adattamento, c’è chi reagisce in modo più dinamico, in quanto, magari, possiede una personalità più consolidata e forte. Però c’è anche chi, non riuscendo a reagire, subisce la situa-

zione, vivendo il momento di incertezza in modo passivo, accettando compromessi e seguendo la linea dell’ “accetto quello che mi capita”. Personalmente non riesco a biasimare chi, per varie ragioni, non riesce a conformarsi con tutto ciò che la società odierna richiede poiché è normale trovarsi dentro a circostanze che ci portano a “gettare la spugna”, oppure a dire “non ce la faccio”, “non lo accetto”. Oggi si sente spesso parlare di “meritocrazia”: un concetto importante, ma che richiede un’analisi più approfondita, che va al di là del significato del termine. Il merito può essere accostato ad una scalata professionale direttamente proporzionale al grado di impegno che una persona mette nello svolgere il proprio mestiere, però non si può parlare in generale di “meritare il lavoro”, in quanto il lavoro non è un merito, ma un diritto. Purtroppo, ad oggi, questo diritto sembra essere in pericolo, visto che spesso accade di perdere il lavoro, oppure di non riuscire a trovarlo. Non è possibile, per noi, controllare le dinamiche del mercato, però è possibile modificare il nostro approccio alla situazione vivendo

mercato, però è possibile modificare il nostro approccio alla situazione vivendo la flessibilità come un’occasione di continua crescita professionale che ci dà la possibilità di non specializzarci esclusivamente in una attività, ma di svolgerne molteplici per poi trovare la propria strada. Il Curriculum non è un insieme di dati anagrafici, formativi e competenze, è la nostra storia e, spesso, chi lo legge vuole conoscerla e sapere perché abbiamo fatto certe scelte, oppure perché siamo interessati ad una determinata professione. Quindi, se qualcuno dovesse chiedermi come affrontare la situazione di incertezza nella quale siamo inevitabilmente inseriti, Io direi di costruire la propria storia, facendo scelte motivate e dirigendosi verso un obiettivo. Questo ci consente di avere una nostra stabilità nell’instabilità. Il contesto attuale ci porta spesso a dover ripartire, a doverci costantemente rimettere in gioco e, per assicurarci una ripartenza “di qualità”, è necessario fare leva sui propri successi e su ciò che si è imparato in precedenza, piuttosto che concentrarci su quelli che consideriamo come fallimenti. La domande devono essere “Da dove riparto? Cosa ho imparato? Cosa mi interessa?” e non “Dove ho sbagliato? Cosa non devo fare? Perché ho fallito?”. Il punto è porsi degli obiettivi avendo la consapevolezza di poter fare affidamento sulle proprie attitudini, aspirazioni e motivazioni. In questo senso mi sembra significativo concludere con una frase di Primo Levi, estratta dal’opera “La chiave a stella”: «Io credo proprio che per vivere contenti bisogna per forza avere qualche cosa da fare, ma che non sia troppo facile; oppure qualche cosa da desiderare, ma non un desiderio così per aria, qualche cosa che uno abbia la speranza di arrivarci». Paolo Branco Sales Account


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Un focus su... L’employability nell’Inghilterra degli anni ‘20 Qualunque giovane che sia alla ricerca di un’occupazione sente parlare quotidianamente di potenziale. Il concetto è piuttosto semplice: un neolaureato, di solito, non possiede competenze professionali specifiche e non ha un background lavorativo che lo caratterizzi, quindi un selezionatore dovrà necessariamente basarsi su “altro”. Ora, questo “altro” è il potenziale, cioè l’insieme delle caratteristiche proprie di una persona che faranno propendere la scelta del selezionatore verso di lei piuttosto che verso un altro candidato. Difficilmente ci si baserà solo ed esclusivamente sulla, seppur brillante, carriera universitaria, si valuteranno la personalità e gli interessi personali, il modo di porsi e di esprimersi e le reali motivazioni che l’hanno spinto a candidarsi per una determinata posizione lavorativa. Questo processo non è un trend del momento, Virginia e Leonard Woolf negli anni ’20 hanno dimostrato come l’investire nel potenziale di un giovane scrittore fosse il modo migliore per far crescere la propria attività editoriale. Fidarsi dell’istinto li ha portati a pubblicare opere di scrittori, in quel tempo emeriti sconosciuti, come Katherine Mansfield, T.S. Eliot, Henry James – per il quale si dice che avessero previsto una sorta di “sussidio” che gli permettesse di scrivere invece che lavorare come operatore di sportello per potersi manteneree di autori che consentissero ai letterati inglesi di dare uno sguardo allo scenario mondiale; eccone alcuni: H.G. Wells , Freud e Italo Svevo. Per la nostra coppia di recruiter ante litteram l’aver scartato James Joyce, percepito dalla Woolf come un giovane autore alquanto monotono, è stata una delle “cantonate” più grosse mai prese e questo perché il potenziale del neo scrittore era stato semplicemen-

te letto male. Sicuramente il fatto di essere così moderni era dovuto alla loro appartenenza al gruppo di Bloomsbury. L’innovazione, la modernità e la critica verso i periodi vittoriano ed edoardiano sono caratterizzanti dell’ambiente e dei membri del gruppo; se ci soffermiamo un istante sull’operato dei loro membri possiamo facilmente renderci conto che la caccia al potenziale non era materia unica della nostra coppia letteraria. Un esempio l a m p a n t e dell’influenza che il gruppo ha avuto sul panorama inglese dell’epoca è dato dalla sorella di Virginia, Vanessa, che è stata la prima “critica d’arte” ad introdurre nel ferreo ambiente British giovani artisti di rottura rispetto ai canoni pittorici dell’epoca come Picasso e Cezanne. Ma è tutto ciò che circonda le attività del salotto di Bloomsbury ad essere sintomo del fermento culturale che li ha caratterizzati e resi, in una certa misura, famosi. Chiunque venisse inserito all’interno del gruppo era, per natura, un possessore di enorme potenziale e quindi era in grado di poterlo scorgere nei giovani artisti con cui aveva modo di interagire. Io credo che l’essere capaci di condividere e di confrontarsi con altri “giovani di potenziale” li abbia portati a migliorarsi e ad essere delle vere e proprie avanguardie per il loro tempo, tanto da riuscire ad infrangere alcune delle barriere create dall’ambiente culturale londinese. L’insegnamento che noi giovani possiamo ricavare è che, anche in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, non dobbiamo fare altro che investire su noi stessi perché siamo la nostra maggior risorsa. Magda Fiorin

La Biografia Virginia Stephen nasce a Londra il 25 gennaio 1882. L’infanzia e l’adolescenza sono dominate dall’ambiente colto e agnostico di casa Stephen, dalla figura dolce e tirannica del padre e dai rapporti, essenziali per tutto il corso della vita di Virginia, con i fratelli Vanessa e Thoby. La nostra autrice manifesta già in tenera età la propensione e l’amore per la letteratura. Il 5 maggio 1895 muore la madre di Virginia e questo segna l’inizio delle crisi nervose che caratterizzeranno tutta la sua vita. Nel 1897 inizia a tenere dei diari che, con periodi di stallo, la accompagneranno per tutta la vita. Il 22 febbraio 1904 muore il padre e questo coincide con il primo tentativo di suicidio; nello stesso anno pubblica il suo primo articolo e inizia a frequentare assiduamente il gruppo di Bloomsbury, appena formatosi. Qui ha modo di conoscere le personalità di spicco della cultura londinese, tra cui il futuro marito Leonard Woolf che sposerà il 10 agosto 1912. Nel 1913 ha una nuova crisi nervosa culminante con un nuovo tentativo di suicidio, cui seguirà un lungo periodo di degenza. Nel 1917 Virginia e il marito fondano la Hogarth Press che dà nuovo slancio all’attività letteraria dell’artista. Gli anni tra il 1925 e il 1929 sono, con ogni probabilità, quelli che segnano maggiormente l’attività di Virginia grazie alla pubblicazione dei suoi più grandi capolavori: Mrs Dalloway, The Common Reader e A Room of One’s Own. Purtroppo la malattia mentale che l’affligge continua a peggiorare e culmina nel 1941 con la scoperta dell’impossibilità futura di scrivere; il 28 marzo lascia una lettera al marito e pone fine alla sua vita gettandosi nel fiume Ouse. Pagina 7


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Tempo libero Università: luogo di studio e… di sport! L’università è universalmente riconosciuta come luogo di studio, il posto ideale dove apprendere, farsi una cultura e prepararsi al mondo del lavoro. Tuttavia, non tutti sanno che all’università è possibile anche tenersi in forma, fare attività fisica e agonistica, e non solo per coloro che frequentano la facoltà di Scienze Motorie. Il CUSI, Centro Universitario Sportivo Italiano, è un'associazione di promozione sociale della pratica sportiva a livello universitario riconosciuta dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano, che, dal 1946, si occupa di organizzare i diversi sport all’interno degli atenei italiani. Il CUSI consiste, in breve, nel coordinamento dei diversi CUS, i Comitati per lo Sport Universitari, che operano localmente a livello delle strutture universitarie (poli universitari). Ogni anno, quindi, sono i 48 CUS sparsi sul territorio italiano che organizzano dei veri e propri campionati inter-universitari per tutti gli studenti che desiderano partecipare. A Milano, ad esempio, opera il CUS Milano, che raggruppa e organizza al suo interno l’attività sportiva per tutti e sette gli atenei milanesi. Durante l’anno, gli Atenei milanesi si sfidano con le proprie squadre, in 10 discipline: Volley maschile e femminile; Calcio a 11; Calcio a 5 femminile; Basket maschile e femminile; Tennis; Atletica; Rugby a 7; Beach Volley. All’inizio di ogni anno, nei primi giorni di Ottobre, si tengono delle vere e proprie selezioni per scegliere gli studenti/atleti che entreranno a far parte delle varie squadre d’ateneo e che, in quell’annata, andranno a difendere i colori della loro Università.

Cliccate qui per visualizzare tutte le foto delle finali dei campionati universitari milanesi 2012-2013! Pagina 8

Un'altra parte consistente dell'attività del CUSI è l'organizzazione di manifestazioni sportive nazionali a livello universitario, primi fra tutti i Campionati Nazionali Universitari, organizzati per la p r i m a v o l t a a Bologna nel 1947, e, che da allora si svolgono ininterrottamente ogni anno. I Campionati Nazionali Universitari sono vere e proprie olimpiadi, la massima espressione del movimento sportivo universitario agonistico a livello nazionale, un grande momento di incontro agonistico fra gli studenti di tutte le università Italiane. Ogni anno centinaia di studenti si sfidano in moltissime discipline sia di squadra che individuali, dal pugilato alla scherma, dal Calcio al Rugby, conquistando medaglie e premi che vanno ad accrescere il medagliere finale del CUS di appartenenza. I CNU si svolgono ogni anno in una sede diversa e mettono a confronto i migliori atleti universitari di età compresa tra i 18 ed i 28 anni, ciascuno in rappresentanza del proprio CUS e del proprio ateneo locale, nelle discipline sportive ufficiali. I CNU vengono suddivisi in un'edizione invernale, per lo sci alpino e lo sci di fondo, ed in un'edizione primaverile. Non ci resta che fare un grandissimo in bocca al lupo a tutti gli atleti/studenti che parteciperanno quest’anno alle diverse discipline. Che vinca il migliore e buon divertimento! Federica Sangalli Web Marketing and Communication

...continua dalla copertina Da segnalare anche il contributo positivo al saldo delle nuove imprese che viene dato dal numero di imprese gestite da stranieri. Infatti nel 2012 in Italia sono quasi 480.000 le imprese create da cittadini stranieri, il 7,8% del totale, con un incremento di 24.329 unità, cioè il +5,8% in più, rispetto all’anno precedente. Si pensi che nello stesso periodo le imprese avviate all’attività da cittadini italiani non hanno superato le 19.000 unità. Imprese al femminile e nuovi imprenditori stranieri: che sia questo il futuro del mercato del lavoro? Di certo questi sono spunti, indizi di un cambiamento forse già in atto e di cui prendere sempre più coscienza.

Daniela Arlenghi Cestri Bachelor


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Pausa relax I consigli della redazione: un mix di generi e stili, per alleggerire lo studio o il lavoro! Top 5 Songs

Top 5 Libri

Top 5 Film

1.“Radioactive” - Imagine Dragons 1. Fermate gli sposi! - Sophie Kin- 1.The words (Brian Klugman e (2012) sella, Mondadori (commedia) Lee Sternthal, 2012,drammatico) Insieme a “It’s time”, la canzone più rap- È tornata Sophie Kinsella, come sempre Un'aspirante attore raggiunge il succespresentativa del gruppo indie/rock statu- con un libro leggero, simpatico, compaso sfruttando il diario di uno sconosciunitense. gno perfetto per ogni ragazza pendolare.. to. Piccolo plus: la protagonista è una recruiter!

2. Il mistero di Sleepy Hollow 2. Il segno dei quattro – Sir Arthur (Tim Burton, 1999, thriller) Il classico film di Halloween, ambientaConan Doyle, Mondadori (giallo) to nel 1799. Il poliziotto Ichabod Crane Il secondo romanzo del papà di Sherlock viene inviato nel paese di Sleepy Hollow Holmes, pubblicato nel 1890. Un classico per indagare su una serie di omicidi dei romanzi gialli, pietra miliare per i fan commessi da un cavaliere senza testa. del genere.

3. Cattivissimo me 2 (Pierre Coffin e Chris Renaud, 2013, animazione)

2. “Walk on the wild side” – Lou Reed (1972) In ricordo del celebre artista e cantante dei Velvet Underground, recentemente scomparso.

3. “Watch out for this”- Major Lazer (2013) Progetto nato dalle menti del dj superstar Diplo e del produttore Switch. Il pezzo è il primo brano estratto dal disco dei due artisti, protagonisti della scena elettronica.

3. Uomini che lavorano con le donne. Diversity & Inclusion per creare valore in azienda — Andrea Bianchi, Gruppo 24 Ore (economia e società)

Nel nuovo divertente episodio in cui è protagonista l’ex super cattivo Gru, c’è un po’ di tutto: c'è la spy-story, la lovestory, ci sono i minion e gli zombie, c'è la bimba che vuole una mamma, ed un super cattivo, naturalmente!

A proposito di occupazione femminile e del valore economico che essa crea (vedi pag.1).

4.Thelma & Louise (Ridley Scott, 4. The Help — Kathryn Stockett, 1991, drammatico) Mondadori (drammatico) Questo film è un grande classico che 4.“Where is my mind” - Placebo (2003) Cover della celebre hit dei Pixies, resa celebre poiché inserita nella colonna sonore ai Fight Club.

5. “En e Xanax”- Samuele Bersani (2013)

Libro o film non importa, è una storia parla di una splendida amicizia e che intensa, pregna di significato, che fa ri- mostra gli sconfinati paesaggi americaflettere ma anche sorridere su un tema ni.. da vedere o rivedere! sempre d’attualità, ma con i giusti toni.

5. Marigold Hotel (regia di John 5. Fine di una storia—Graham Gre- Madden, 2012, commedia) ene, Oscar M o n d a d o r i Una vedova, una casalinga, un giudice , (drammatico) un funzionario statale, una pluridivor-

Un vero “giallo dell’anima”, oggi più che Estratta dal nuovo album del cantautore mai attuale: l'inafferrabile presenza del bolognese, racconta di due persone che divino nel mondo e l'inquietudine dell'uohanno il coraggio di mostrare l'uno all'al- mo, eternamente costretto in un condiziotra le proprie paure e debolezze. ne di contraddittorietà.

ziata e un single impenitente col vizio delle donne. Cos’hanno in comune? Lo stesso volo per l’India e lo stesso hotel, il Marigold. Pagina 9


The Graduates Chronicle

La domanda del mese

Care aziende, pensate di assumere giovani laureati? Buongiorno. Ho una curiosità: cosa rispondono solitamente le aziende alla domanda: “Pensate di inserire neolaureati presso la vostra struttura?”. Grazie, Sara Occupandoci di selezione di laureati abbiamo la possibilità di osservare direttamente l’interesse che le aziende hanno nell’introdurre risorse nel loro organico, oppure, più in generale, se è presente l’intenzione di ampliare o meno il proprio personale Sicuramente il periodo che stiamo vivendo non è dei migliori però, nonostante il comune pensare in negativo, possiamo dire che abbiamo notato una seppur lieve volontà di reazione. Ciò riguarda soprattutto le Piccole e Medie imprese le quali dimostrano di essere molto orientate verso una logica di investimento: su ogni risorsa che viene inserita hanno in mente un progetto inizialmente formativo e, successivamente, di crescita. Sembra assurdo però, ad oggi, le Grandi imprese sono più “ferme” ed applicano una logica di riduzione dei costi che ricade in modo significativo sul personale. Abbiamo, quindi, due tipi di

reazione alla crisi: si possono ridurre i costi ed aspettare un miglioramento generale della situazione, oppure si decide di attuare delle strategie più attive e lungimiranti per tentare non solo di sopravvivere ma, soprattutto, di crescere. C’è un ulteriore elemento che riguarda le PMI, ovvero che, tali tipologie di aziende, sapendo di non poter ricevere un significativo sostegno a livello governativo, hanno deciso di “fare da sé” e, quindi, di muoversi autonomamente pianificando strategie che prevedono attività basate esclusivamente sulle proprie forze, senza sperare di poter fare affidamento su aiuti esterni. Il nostro contributo, a tal proposito, risulta essere significativo, in quanto ci viene richiesto di cercare non solo dei laureati, ma dei “Talenti” che possano contribuire a trasportare le realtà aziendali oltre la crisi e verso la crescita. Nello specifico, i profili più richiesti,sono quelli ingegneristici: il mercato ha subito dei rallentamenti quindi logicamente si è più orientati verso la produzione, dunque verso profili tecnici. Quando la situazione si sbloccherà probabilmente ci sarà una più consi-

stente richiesta di laureati in economia e nel marketing. Dal cambiamento, anche se in negativo, si impara sempre qualcosa: la stessa crisi può aiutarci a capire che,le situazioni sfavorevoli sono superabili se non vengono affrontate con passività e, inoltre, quando affrontiamo e superiamo degli ostacoli ci rendiamo conto di essere più forti di quello che credevamo. Emblematica in tal senso è una frase di William James: “Quasi tutti gli uomini vivono fisicamente, intellettualmente o moralmente entro il cerchio d’una parte assai ristretta del loro essere potenziale. Fanno uso d’una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro risorse spirituali, più o meno come un uomo che contraesse l’abitudine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltanto il dito mignolo. Situazioni d’emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo”. Paolo Branco Sales Account

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Cestri è il “Centro Studi e Ricerche” di Bachelor: un’associazione che redige report sul mercato del lavoro, studi sociali e sondaggi d’opinione su tematiche occupazionali, ricerche di mercato, ed altro ancora.

Bachelor contiene all’interno del suo nome la sua realtà: una società multinazionale italiana nata nel 1998, unica specialista nella selezione di giovani talenti. Attualmente siamo in contatto con oltre 8.000 aziende e con un network di 100.000 giovani laureati italiani. Oltre all’attività di selezione, Bachelor si compone di altre due realtà: il Centro Studi e Ricerche Bachelor (il quale oggi redige rapporti di ricerca sul mercato del lavoro per laureati ed aziende, analizzando le dinamiche occupazionali riguardanti i giovani laureati), e l’Alta Scuola di Formazione Bachelor (scuola per l’occupabilità indirizzata unicamente a neo e giovani laureati). Tutte le ultime news e le ricerche in corso sono sul sito internet (www.bachelor.it), e sulle pagine Bachelor su Facebook, Twitter e Linkedin.

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