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ps3

FLOWER Perdition City console ps3 sviluppatore thatgamecompany produttore scee versione pal provenienza usa

a cura di Tommaso “Gatsu” De Benetti

ove Flower voglia andare a parare lo si intuisce subito. Lo spoiler arriva immediatamente, ancora prima di caricare il primo livello. Non è che ThatGameCompany ce lo dica esplicitamente, ma per non capirlo ci vuole un certo impegno: il messaggio che Flower ci sbatte in faccia non è che i fiori sono belli, né che se vuoi fare il fioraio non puoi entrare nell’esercito, ma che le città sono opache e brutte. Se fossimo dei cinici stronzi potremmo irridere la paraculaggine di un tema del genere, che si svende come il più insicuro degli artisti. Quelli, per capirci, che artisti si autoproclamano. Come se, di fronte ad un prodotto di un certo livello, non potessimo tirare delle conclusioni senza che qualcuno ci gridi nelle orecchie “capolavoro”. A Flower gli dice culo che forse siamo stronzi, ma non cinici, e che indipendentemente dalle paranoie di ipotetici calcoli soggiacenti, il titolo è uno di quelli che rafforzano l’immagine di un PlayStation Network votato a splendidi esperimenti indie. Ci sono due cose fantastiche in Flower: la prima è il menu iniziale, grazie ad un’interfaccia minimale ed innovativa. La seconda sono i titoli di coda, che, caso più unico che raro, non si fanno guardare e basta. Tutto quello che c’è in mezzo è in balia del vento della qualità, a volte diretto verso altezze notevoli, altre volte costretto ad incanalarsi in meccanismi di gameplay contraddittori. La non ovvietà di alcune scelte stilistiche, la narrazione muta, flebile ed elegante di una storia genuina e semplice - concediamogli il beneficio del dubbio viaggiano sulle ali di correnti

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ascendenti, mentre l’obbligatorietà di affrontare gli sterminati paesaggi in un ordine preciso, negando il libero librarsi ludico, restituisce un certo olezzo di Ungaretti al fronte. Anche se afflitto da un tenue alone da demo tecnica, bisogna riconoscere a Flower le qualità di un prodotto in piena fioritura. I controlli rispondono puntuali e mostrano la rilevazione di movimento in stato di grazia, tanto che, assieme ad un comparto tecnico stilisticamente pregevole, potrebbero senza dubbio funzionare come originale biglietto da visita per chi non capisce cosa offra PS3 più della concorrenza. La durata, poco più di una novantina di minuti, è allineata al prezzo del download e non diminuisce in alcun modo il valore dell’esperienza, che anzi ne guadagna in intensità. Vagamente deludente la colonna sonora dinamica, il cui mestiere accompagna l’azione dei petali con dignità senza però restituire la carica emotiva di titoli concettualmente affini (penso al metafisico Riff: Everyday Shooter). Alcuni l’hanno definito un’esperienza spirituale, rilassante, addirittura rivelatrice. Se dovessimo giudicare un software in quest’ottica, sarebbe complesso giustificare l’inopportuna presenza di trucchetti come i Trofei. Nonostante uno straordinario ultimo stage, Flower va preso per quel che è, un gioco con grosse pretese artistiche, che è probabilmente legittimo assecondare, ma che non possono e non devono mascherare i petali appassiti. Buon per Sony che nei verdi pascoli del PSN cresca, fra le poche erbacce, un mare di splendidi fiori. 7

I colori in Flower sono importanti. I petali sono infatti strutturati secondo un preciso ordine gerarchico. Per esempio, far sbocciare i fiori gialli è conditio sine qua non affinché i fiori rossi crescano. Sfortunatamente non è possibile volteggiare liberamente per l'aere: è necessario far schiudere un certo numero di fiori prima di poter passare alla zona successiva

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