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a cura di Marco “Il Pupazzo Gnawd” Barbero

alla scoperta delle ‘indie’

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uò la persona al timone del franchise più serializzato degli ultimi anni essere anche una delle bandiere del videogioco artistico indipendente? Ecco a voi Rod Humble, responsabile dell’etichetta The Sims di giorno e visionario vessillo del minimalismo applicato al videogioco di notte. Un Dottor Jekyll e Mr Hyde che ha trovato un trait d’union tra lavoro e verve artistica: riportare le relazioni all’interno dello spazio ludico. Spazio a The Marriage, dunque, e alle sue ambizioni pedagogiche sulla vita di coppia. do n a ul sim

Scaricate The Marriage al seguente indirizzo: http://www.rodvik.com/rodgames/marriage.html

È naturale che un progetto che si autodefinisce arte e con una cassa di risonanza quale The Marriage sia oggetto di parodie. The Divorce, dello stacanovista Petri Phuro, è la massima percolazione del progetto di Humble e non manca di tirare qualche stoccata a Jason Roher. Nella pagina di download, infatti, è presente una dichiarazione di intenti dai toni familiari. “Le regole significano come mi sentii quando i miei divorziarono. Le racchette sono naturalmente i miei genitori. I miei genitori sono alti e magri e questo è rappresentato dalla dimensione dei rettangoli. La palla è il frutto non voluto del loro matrimonio. Ero abbastanza piccolo quando i miei divorziarono, ciò è rappresentato dalla grandezza della pallina. Lo scopo del gioco è totalizzare 10 punti nel processo in modo da assicurarsi di non avere la custodia del figlio”. Il gioco? Pong. Geniale.

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THE MARRIAGE Se c’è un’area in cui i videogiochi hanno spesso fallito o dove addirittura hanno evitato il confronto diretto è quella delle relazioni umane. Più facile premere il grilletto. Colpito, non colpito. 1 o 0. Grattacapi balistici, fisica spicciola, niente che qualche calcolo non possa risolvere. Non stupisce che anche il mondo indie abbia trovato difficoltà nel convogliare in dati gli aspetti più comuni del vivere. L’interactive fiction è l’unica ad aver esplorato questo territorio vergine, ma il suo approccio, anche se sempre più efficace, rimane blindato. Façade è, a quattro anni dal suo debutto, uno degli unici, pregevoli esempi ad aver realizzato una visione in cui i risvolti delle relazioni umane prendono una forma e una sostanza verosimile. Humble compie un passo indietro, o meglio di lato, scegliendo un approccio meccanico, quasi arcade. Da lontano The Marriage pare uscito da un Vic 20. Una sorta di Omega Race senza proiettili. L’impatto è spiazzante, perché non latitano solamente missili ed esplosioni, manca all’appello il sonoro, mentre il design generale è sfuggevole, oscuro. Uno dei limiti dell’opera di Humble è proprio quello di non suscitare alcuna emozione se non contestualizzata. Senza conoscerne il titolo ci si perde tra forme geometriche prive di significato, disorientati. Ma se l’appellativo di un’opera è parte integrante della stessa ‘Il Matrimonio’ è sufficiente a mettere a fuoco alcuni dei concetti veicolati. Due quadrati, uno rosa e uno azzurro. Abbastanza autoesplicativo. Cerchi di diversi colori sono gli altri attori all’interno dell’area ‘di gioco’. Il contatto tra i quadrati o la collisione di questi ultimi coi cerchi ne muta la dimensione o la trasparenza. Relazioni, ostacoli. Ma per andare oltre si necessita dell’aiuto dell’autore, perché se le collisioni possono in qualche modo essere decifrate, l’intero sistema non si piega a facili deduzioni. Così come Roher prima di lui, Humble ha sentito il bisogno di diradare la nebbia intorno al suo progetto. Se nel caso di Passage le precisazioni pote-

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vano risultare accessorie, in The Marriage sono essenziali. È lo stesso Humble a riconoscere che questo sia un fallimento nella ricerca di trasmettere una visione artistica attraverso un videogioco puro: dove cioè siano le meccaniche sotto i riflettori e non forme espressive come la musica o la narrazione, proprie di altre arti. Con il ‘libretto di istruzioni’ in mano, l’obiettivo è più chiaro, anche se è solo quando The Marriage è spiegato nei dettagli che il tutto fa click. Ed è un momento rivelatorio perché, a discapito della sua iniziale impenetrabilità, l’opera di Humble scava nel vissuto di ognuno, inscenando la vita e le problematiche di coppia in maniera intima ed efficace. I sacrifici, la prevaricazione di un partner sull’altro si estrinsecano attraverso le semplici interazioni tra forme geometriche. Anche il metodo di controllo fa la sua parte sottendendo il mantenimento dei fragili equilibri attraverso delicati movimenti del mouse. Click e moti bruschi resettano l’esperienza o non hanno effetto. Le analogie con il lavori di Roher sono molte. In The Marriage non esiste un punteggio e ogni messaggio è veicolato attraverso la struttura di gioco. Se il videogioco deve forgiarsi in forma artistica, se deve validare il suo status come medium, non può utilizzare facili scappatoie. Esperimenti come The Graveyard di Tale of Tales colpiscono nel segno ma, come già discusso, sfruttano in minima parte le peculiarità del nuovo medium. Le scelte di Roher, e soprattutto di Humble, sono probabilmente eccessive nel senso opposto, perché fotografano il videogioco in un brodo primordiale, legandosi a forme estetiche e ludiche di decenni fa. Grazie a questo approccio, però, riescono nell’impresa di plasmare qualcosa di nuovo. Non intrattengono in maniera classica e, in particolare nel caso di The Marriage, sono ampiamente perfettibili nel loro impatto emotivo. La strada è tracciata. Da qui in poi il movimento può solo crescere e diversificarsi.

Scaricate The Divorce al seguente indirizzo: http://www.kloonigames.com/blog/games/divorce