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Marco Nereo Rotelli

S i c i l i a =M o n d o


Marco Nereo Rotelli

I’ll love you dear

INTRODUZIONE

INTRODUCTION

Stefania Giacchino

Stefania Giacchino

Il tema della complessità entra di diritto nelle tematiche e nelle coscienze dell’arte contemporanea, come nell’opera di Marco Nereo Rotelli dove lo scardinamento della comunicazione logico-discorsiva passa attraverso la complessità della tecnica e lo sconfinamento interdisciplinare. Rotelli sente con urgenza la necessità di operare per compensare l’invadenza della scultura con una elaborata comunicazione volta a superarne la staticità, un genere, la scultura, che dovrebbe chieder scusa, per la sua invadenza ed estraneità, al contesto e al quotidiano entro cui si va ad esprimere. Mi sembra interessante l’idea di Rotelli perch´ la sua opera è densa di questa coscienza, della possibilità di far parlare la scultura, che in questo modo acquista una qualità meticcia. Grazie della parola, Rotelli relaziona la poesia con il reale, puntando su una comunicazione polisensoriale che supera ogni logica discorsiva, per cui la forma della scultura è in fondo il tracciato della parola stessa, lo slancio è quello di fare della parola poetica un evento artistico totale, capace di esser partecipe della conquista dello spazio reale e di investire l’attenzione dello spettatore fuori dalla sigla del museo. Ciò significa ovviamente prender sempre in seria considerazione l’ambiente, la storia e il significato del luogo dove l’opera si colloca e interagisce.

Il tema della complessità entra di diritto nelle tematiche e nelle coscienze dell’arte contemporanea, come nell’opera di Marco Nereo Rotelli dove lo scardinamento della comunicazione logico-discorsiva passa attraverso la complessità della tecnica e lo sconfinamento interdisciplinare. Rotelli sente con urgenza la necessità di operare per compensare l’invadenza della scultura con una elaborata comunicazione volta a superarne la staticità, un genere, la scultura, che dovrebbe chieder scusa, per la sua invadenza ed estraneità, al contesto e al quotidiano entro cui si va ad esprimere. Mi sembra interessante l’idea di Rotelli perch´ la sua opera è densa di questa coscienza, della possibilità di far parlare la scultura, che in questo modo acquista una qualità meticcia. Grazie della parola, Rotelli relaziona la poesia con il reale, puntando su una comunicazione polisensoriale che supera ogni logica discorsiva, per cui la forma della scultura è in fondo il tracciato della parola stessa, lo slancio è quello di fare della parola poetica un evento artistico totale, capace di esser partecipe della conquista dello spazio reale e di investire l’attenzione dello spettatore fuori dalla sigla del museo. Ciò significa ovviamente prender sempre in seria considerazione l’ambiente, la storia e il significato del luogo dove l’opera si colloca e interagisce.


SPLENDOR

SPLENDOR

Marco Meneguzzo

Marco Meneguzzo

Per “chiarire” il problema della pittura di Marco Nereo Rotelli - che è il problema della Luce (e solo la Luce rende visibile il colore: il colore senza Luce è meramente “tinta”) - siamo costretti ad affrontare difficili questioni teologico-metasifiche. Gli stessi elementi compositivocromatici dell’opera di Rotelli obbligano a indicare le linee di una sua possibile lumino-logia. I nomi della Luce sono molteplici. La Luce possiamo dirla come Lux: Luce perfettamente semplice, che non si divide, che si diffonde senza rinfrangersi. È Luce intellettuale, Luce intuibile solamente: più che Luce, fonte, origine o Principio di ogni Luce. La Luce possiamo dirla come lumen. È la luce che si diffonde, nel suo diffondersi, il flusso luminoso. È la Luce che corre a render visibile e che si esprime negli enti. La Luce possiamo ancora dirla come radius. Il radius è il raggio del lumen. Il lumen, infatti, non essendo semplice come la Lux, si articola e si divide nella molteplicità dei raggi. La Luce, per così dire, “sovra-esaltata” si esprime così, o si coordina così alla molteplicità immanente nel radius. Ma la Luce posso dirla, infine, anche come splendor. Lo splondor consiste nel riflettersi del radius. Quando il radius s’imbatte nel suo opposto, o in un oppositum, non si nega in esso, non viene meno, ma rimbalza verso il proprio Principio di nuovo. Lo splender appare, così, da un lato, il termine della “catastrofe” della Luce e insieme, dall’altro, l’inizio della sua “epistrofe”. Quando

Per “chiarire” il problema della pittura di Marco Nereo Rotelli - che è il problema della Luce (e solo la Luce rende visibile il colore: il colore senza Luce è meramente “tinta”) - siamo costretti ad affrontare difficili questioni teologico-metasifiche. Gli stessi elementi compositivocromatici dell’opera di Rotelli obbligano a indicare le linee di una sua possibile lumino-logia. I nomi della Luce sono molteplici. La Luce possiamo dirla come Lux: Luce perfettamente semplice, che non si divide, che si diffonde senza rinfrangersi. È Luce intellettuale, Luce intuibile solamente: più che Luce, fonte, origine o Principio di ogni Luce. La Luce possiamo dirla come lumen. È la luce che si diffonde, nel suo diffondersi, il flusso luminoso. È la Luce che corre a render visibile e che si esprime negli enti. La Luce possiamo ancora dirla come radius. Il radius è il raggio del lumen. Il lumen, infatti, non essendo semplice come la Lux, si articola e si divide nella molteplicità dei raggi. La Luce, per così dire, “sovra-esaltata” si esprime così, o si coordina così alla molteplicità immanente nel radius. Ma la Luce posso dirla, infine, anche come splendor. Lo splondor consiste nel riflettersi del radius. Quando il radius s’imbatte nel suo opposto, o in un oppositum, non si nega in esso, non viene meno, ma rimbalza verso il proprio Principio di nuovo. Lo splender appare, così, da un lato, il termine della “catastrofe” della Luce e insieme, dall’altro, l’inizio della sua “epistrofe”. Quando


il raggio, che procede dal lumen, che procede dalla Lux, viene “in opposito”, ecco liberarsi l’anelito, la nostalgia che ri-volgono la Luce al suo sovra-sostanziale Principio. Dalla filosofia della Luce di timbro platonico e neo-platonico, attraverso gli Arabi, sino al Grossatesta e, poi, alla luminologia umanistico-rinascimentale (dal Ficino al Bruno) - tutta una vasta, grande tradizione ha cercato di ordinare secondo analoghi “ritmi” i volti distinti-inseparabili della Luce. Secondo tale tradizione, ciò che noi chiamiamo spazio non è che il prodotto del diffondersi della Luce. Il lumen, fluendo dalla Lux (o meglio: non essendo altro che la Lux in quanto effusivum sui), è formatore. “Esprimendosi” simultaneamente in tutte le direzioni crea il cosmo, è cosmogonico. Il cosmo non è che Luce nel suo effondersi. Quando il lumen (lumen de lumine, e cioè Verbum!) si “esprime”, gli enti sono. L’ente riflettendo il lumen, risplende - e cioè ri-volge un messaggio di Luce, lo splendor, al Principio invisibile dell’universo (la Lux). Possono sembrare considerazioni ridondanti rispetto ai problemi compositivi concreti che solleva questa pittura. Eppure, io credo addirittura che sulla loro base sarebbe possibile una “fenomenologia” della pittura europea - e la più precisa collocazione al suo interno della stessa ricerca di Rotelli. Una prima, essenziale “decisione”, un primo aut aut: lo spazio viene concepito

il raggio, che procede dal lumen, che procede dalla Lux, viene “in opposito”, ecco liberarsi l’anelito, la nostalgia che ri-volgono la Luce al suo sovra-sostanziale Principio. Dalla filosofia della Luce di timbro platonico e neo-platonico, attraverso gli Arabi, sino al Grossatesta e, poi, alla luminologia umanistico-rinascimentale (dal Ficino al Bruno) - tutta una vasta, grande tradizione ha cercato di ordinare secondo analoghi “ritmi” i volti distinti-inseparabili della Luce. Secondo tale tradizione, ciò che noi chiamiamo spazio non è che il prodotto del diffondersi della Luce. Il lumen, fluendo dalla Lux (o meglio: non essendo altro che la Lux in quanto effusivum sui), è formatore. “Esprimendosi” simultaneamente in tutte le direzioni crea il cosmo, è cosmogonico. Il cosmo non è che Luce nel suo effondersi. Quando il lumen (lumen de lumine, e cioè Verbum!) si “esprime”, gli enti sono. L’ente riflettendo il lumen, risplende - e cioè ri-volge un messaggio di Luce, lo splendor, al Principio invisibile dell’universo (la Lux). Possono sembrare considerazioni ridondanti rispetto ai problemi compositivi concreti che solleva questa pittura. Eppure, io credo addirittura che sulla loro base sarebbe possibile una “fenomenologia” della pittura europea - e la più precisa collocazione al suo interno della stessa ricerca di Rotelli. Una prima, essenziale “decisione”, un primo aut aut: lo spazio viene concepito


luminologicamente, come il prodotto della Luce? e cioè come spazio-colore, non tridimensionalmente? oppure lo spazio viene concepito come l’insieme delle relazioni geometriche che intercorrono tra corpi opachi, corpi, cioè, che non sono essenzialmente Luce, ma hanno il colore come un “accidente”? E la grande decisione che assilla ogni pittore europeo. E ancora: il colore è concepito come splendor? è concepito, cioè, come quel riflettersi del “lumen de lumine”, del radius, simbolicamente rivolto al proprio Principio? oppure il colore è concepito “accidentalmente”, come “accidentale” proprietà del corpo che viene rappresentato, o “psicologicamente” (l’impressionismo), come proprietà dell’occhio che percepisce? (Si noti: secondo questo più radicale approccio metafisico, la contrapposizione tra realismo figurativo e impressionismo non sussiste, entrambe queste direzioni si oppongono a quella simbolica).

luminologicamente, come il prodotto della Luce? e cioè come spazio-colore, non tridimensionalmente? oppure lo spazio viene concepito come l’insieme delle relazioni geometriche che intercorrono tra corpi opachi, corpi, cioè, che non sono essenzialmente Luce, ma hanno il colore come un “accidente”? E la grande decisione che assilla ogni pittore europeo. E ancora: il colore è concepito come splendor? è concepito, cioè, come quel riflettersi del “lumen de lumine”, del radius, simbolicamente rivolto al proprio Principio? oppure il colore è concepito “accidentalmente”, come “accidentale” proprietà del corpo che viene rappresentato, o “psicologicamente” (l’impressionismo), come proprietà dell’occhio che percepisce? (Si noti: secondo questo più radicale approccio metafisico, la contrapposizione tra realismo figurativo e impressionismo non sussiste, entrambe queste direzioni si oppongono a quella simbolica).


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas

Meditazione Laterale, 2011 20 x 20 cm acrilico su tela acrylic on canvas


BIOGRAFIA

BIOGRAPHY

Marco Nereo Rotelli è nato a Venezia nel 1955, dove si è laureato in architettura nel 1982. Da anni persegue una ricerca sulla luce e sulla dimensione poetica che Harald Szeemann ha definito come “un ampliamento del contesto artistico”. Rotelli ha creato negli anni una interrelazione tra l’arte e le diverse discipline del sapere. Da qui il coinvolgimento nella sua ricerca di filosofi, musicisti, fotografi, registi, ma principalmente il suo rapporto è con la poesia che, con il tempo, è divenuta un riferimento costante per il suo lavoro. Nel 2000 ha fondato il gruppo Art Project, oggi diretto da Elena Lombardi e composto da giovani artisti ed architetti, con il quale realizza numerosi interventi e progetti di installazione urbana. Questo suo impegno gli è valso la partecipazione a sette edizioni della Biennale di Venezia, oltre a numerose mostre personali e collettive. È stato invitato dalla Northwestern University (Chicago) come “artist-in-residence” (inverno 2013). Le sue opere sono presenti in musei e importanti collezioni private di tutto il mondo. Di lui hanno scritto alcuni tra i più importanti critici d’arte, oltre a poeti, scrittori, filosofi e personalità della cultura internazionale, alimentando un’importante raccolta bibliografica sul suo lavoro.

Marco Nereo Rotelli was born in Venice in 1955, where he graduated in architecture in 1982. Now he works and lives in Milan and Paris. For years Rotelli researched light and the poetic dimension, which Harald Szeemann has defined “an expansion of the artistic contest”. Rotelli has created a solid relationship between art and other disciplines of knowledge for years. Involving in his research as a consequence, philosophers, musicians, photographers, film directors, but mainly the relationship is between his art and poetry, which has become a constant reference to his work. In 2000 he founded the group Art Project, directed by Elena Lombardi and composed by young artists and architects with whom he realizes numerous interventions and urban installation projects. He was invited by Northwestern University as “artist-in-residence” (Winter 2013). This involvement has seen him participate to seven editions of the Biennale di Venezia, as well as numerous individual and collective exhibitions. His works of art are in important museums and private collections all over the world. Important art critics, as well as poets, writers, philosophers and international cultural celebrities have written about him, increasing an important bibliographic collection on his work.


Exhibition organised under the high patronage of

Regione Siciliana

a cura di

Stefania Giacchino testo di

Marco Meneguzzo traduzione

Azoto project&communication coordinamento editoriale | editorial coordination

Stefania Giacchino redazione | editorial staff

Salvatore DavĂŹ Nicola Piazza editore | publisher

Azoto publishing progetto grafico | graphic design

studio Azoto:

Ignazio Mortellaro Francesco Costantino fotografie | photography

Fausto Brigantino stampa | printer

Officine Tipografiche Aiello e Provenzano ISBN

978-88-96501-77-1 spazio espositivo | exhibition space

Galleria AgorĂ  ufficio stampa | press office

Giulia Gueci opere | works

courtesy Marco Nereo Rotelli ringraziamenti dell’artista | the artist would like to thank

Marcellino, Giuseppe, Nino ringraziamento speciale | special thank to

Marcellino


Queste note suggerivano già alcuni anni or sono (a Merano, in una esposizione abbastanza solenne) la pratica attuale, ma ancor più il respiro carpito, tendenzialmente onnicomprensivo di Marco Rotelli. Sono confortato oggi dell’esperienza viva e ariosa vissuta gomito a gomito con lui durante gli ultimi anni, in varie ma coerenti occasioni del mondo, in vari luoghi dello spirito: da San Miniato a Venezia, da Londra a Santa Maria del Fiore, a Roma a Carrara. Qualcosa di mio è passato nelle sue ardite invenzioni e nelle sue varie ma decise catture dell’essere, della vita, e reciprocamente si sono nelle mie segrete e palesi misure. È bello, non è vano lavorare con Marco.


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