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unitario

in dialogo 4/2013

Mensile dell’Azione Cattolica ambrosiana

L'Ac si prepara al percorso assembleare che porterà al rinnovo dei propri responsabili

Verso l'assemblea: responsabili insieme e per...

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ta per iniziare il percorso verso la XV assemblea ordinaria: tutte le carte sono pronte…Ma chi saranno i nuovi responsabili? Parliamo di loro e di tutti. In primo luogo ringrazio tutti coloro che hanno ancora una volta servito l’associazione. È un servizio gratuito, fedele, capace di svolgersi nella normalità senza particolare enfasi. Nulla di tutto ciò va perso: né nell’associazione, né per l’edificazione della Chiesa, al di là dei risultati. Fare del bene fa sempre solo bene. A tutti. L’augurio è che sia stata per tutti un’occasione di conversione ancora al Vangelo. Ai responsabili uscenti tutti i soci guardano con gratitudine e con una domanda: chi sarà responsabile adesso? Una domanda legittima soprattutto nel caso di associazioni più anziane o più piccole o dove il responsabile è tale ormai da più mandati. Ci si può intristire o lasciarsi provocare. In assenza di risorse, va ripensata la stessa associazione locale, magari unendosi a un’altra associazione vicina. In tutti gli altri casi è bene che tutti i soci si sentano interpellati per dare la propria

ALL’INTERNO pp.4/5 "Il campo è il mondo", lettera ai soci pp.7/10 "Persone nuove in Cristo Gesù", lo strumento di preparazione alle assemblee locali da staccare e conservare

disponibilità e/o per concorrere a individuare nuove disponibilità, vivendo così concretamente l’esercizio della CORRESPONSABILITÀ, che significa assumere uno stile di cura e disponibilità reciproca in vista di un progetto di cui si risponde “personalmente insieme”. Molto spesso invochiamo questa dimensione in una Chiesa a volte troppo gerarchica o verticistica. Dentro l’associazione abbiamo l’occasione e il dovere di non replicare questi limiti, ma di metterci in gioco insieme, non per noi stessi, ma per la missione.

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In controtendenza a ogni individualismo che infine intristisce, desideriamo essere soci con uno stile diffuso di corresponsabilità e insieme comunione, disponibili ad “allenare” queste dimensioni nell’esperienza associativa per poi contagiare tutte le realtà dove siamo, sia civili che ecclesiali. Nell’iter elettivo questa dimensione dell’essere Responsabili Insieme prende forma nell'elezione non solo di un potenziale Presidente, ma di un consiglio che operi insieme a lui/lei, avvalendosi anche di membri cooptati.

Alla preoccupazione riguardo l’individuazione di nuovi responsabili, rispondo con due valutazioni opposte. La prima è più scontata: sarà più difficile perché bisogna eleggere non una sola persona, ma un consiglio. La seconda è più profetica e vera: sarà più facile perché nessuno sarà solo, perché nella precarietà della vita di ciascuno si potrà far conto su una associazione responsabile che sa tenere conto della situazione di vita del giovane universitario che magari andrà un semestre all’estero e dell’adulto poco avvezzo all’uso del computer. Allora forse qualcuno in più si sente incoraggiato a osare il rischio di un sì, mettendo a disposizione per fede i propri cinque pani e due pesci. Cosa succederà poi? Come si fa a fare il responsabile/presidente? Disse Saint-Exupery: "Se vuoi costruire una nave, non devi dividere il lavoro, dare ordini e convincere gli uomini a raccogliere la legna. Devi insegnare loro, invece, a sognare il mare aperto e sconfinato". Dico io: lasciamoci attrarre dalla bellezza del Vangelo e dai tratti della Chiesa di Papa Francesco, poi avremo la forza e la tenacia per fare umilmente tutto ciò che sarà necessario…INSIEME. Valentina Soncini

In questo numero

ari soci, questo numero di InDialogo si caratterizza per un'attenzione particolare al percorso di preparazione ai lavori dell'Assemblea diocesana che porterà al rinnovo dei propri Responsabili. All'interno del giornale potete trovare lo strumento di lavoro per le assemblee locali approvato dal Consiglio diocesano il 30 settembre 2013. È stato pensato sotto forma di inserto, da staccare, conservare e leggere approfonditamente per prepararsi con cura ai lavori dell'Assemblea. Abbiamo poi scelto di dedicare uno spazio particolare all'interno dei prossimi numeri di InDialogo all'approfondimento di ciascuno dei tre grandi temi che emergono dalla prima sezione del documento: “Crisi e opportunità”, “Re-

lazioni fragili e necessità di rinnovare il dialogo”, “La Chiesa tra fatiche ed esercizi di comunione”. In questo numero troverete l'approfondimento del primo tema, “Crisi e opportunità”. Si è scelto di trattare questo tema attraverso una riflessione sulla difficile relazione tra giovani e mondo del lavoro, cercando però di suggerire una via d'uscita (opportunità), dalla retorica comune (crisi); ancora, attraverso una riflessione sulla necessità di pensare a modelli economici differenti, e infine attraverso una riflessione sulla necessità di recuperare un dialogo con la generazione che ha vissuto momenti di enorme difficoltà nel passato, cercando dunque di apprendere da loro la lezione della valorizzazione dell'essenziale. In questo numero troverete poi una

pagina dedicata a Giuseppe Lazzati, le cui virtù eroiche sono state ufficialmente riconosciute lo scorso luglio. Abbiamo scelto di ripercorrere brevemente la vita di quest'uomo che ancora oggi funge da esempio per la nostra associazione e per la vita di chiunque scelga di stare nel mondo con un certo stile, quello del laico impegnato nel mondo della cultura e della società civile. Infine, ma non di minore importanza, all'interno di questo numero troverete l'illustrazione delle recenti novità nel mondo della comunicazione di Ac; sono a firma di Marta Valagussa, nuova responsabile del settore comunicazione, alla quale rivolgo un caloroso Buon lavoro da parte di tutta la redazione. Annalisa Perteghella


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Crisi e opportunità

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La crisi del mondo del lavoro colpisce anche i giovani alla ricerca del primo impiego

Giovani di speranza

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on è facile, per un giovane che si trova a cercare un lavoro nel periodo della “peggiore crisi economica dal secondo dopoguerra”, trovare un'occupazione che lo ripaghi del tempo, e del denaro, investito nel periodo dell'istruzione. Soprattutto, non è facile trovare un'occupazione che dia realizzazione alla sua vocazione, a ciò che si sente chiamato a fare, nel campo in cui può davvero mettere a frutto i propri talenti. È vero, se torniamo con la memoria ai periodi veramente difficili della storia del nostro paese, vediamo come in realtà il progresso sia avvenuto, come di fronte a noi si spalanchino possibilità che i nostri nonni, o finanche i nostri genitori, non avrebbero nemmeno potuto immaginare. Eppure, rimane la complessità di trovare un proprio posto, una propria collocazione, in questo mondo sempre più ricco e al tempo stesso sempre più precario. A lavori nei quali occorre di fatto una determinata preparazione, o almeno una discreta attitudine, viene ora applicato il principio secondo il quale “ti pago poco perché il tuo lavoro ha uno scarso valore aggiunto e può essere fatto praticamente da chiunque”, con il pratico corollario “se non lo reputi all'altezza delle tue richieste, l'offerta di forza lavoro è talmente alta che trovo immediatamente chi è disposto a sostituirti”. Ci dicono che dobbiamo farci rispettare, che non possiamo accettare lavori gratis perché significa che noi stessi non ci siamo un valore, che, se ci svendiamo, nessuno crederà che qualcosa davvero valiamo; ma ci dicono anche che non bisogna essere choosy, che siamo tutti nella stessa barca, che le garanzie come una vol-

ta bisogna scordarsele. E allora, a chi dare retta? Grande è lo smarrimento, per non parlare dei costi generati da questa difficile situazione che vanno al di là dei termini economici, pure non indifferenti. Parliamo dei costi, intangibili ma subdoli, generati da questa giungla che è diventata la scena lavorativa odierna, che potremmo paragonare a quello stato di natura hobbesiano nel quale homo homini lupus. Sono i costi che derivano da quello stato di frustrazione perpetua e di instabilità lavorativa e, di riflesso, esistenziale, che alla lunga rischiano di spegnere anche gli entusiasmi più accesi. È necessaria, pertanto, una nuova forma di resistenza: la resistenza all'astio e al grigiore. Lo scrittore statunitense Richard Ford ha detto che nell’America di oggi, provata dalla crisi, “la virtù da riscoprire è la caparbietà, non arrendersi al male, non diventare ostili e rancorosi se non tutto va come vorremmo”. È una rivoluzione gentile, e per questo, accanto alla caparbietà, tra le armi per rispondere all’offensiva del senso di incertezza esistenziale troviamo la gentilezza. In una di quelle meravigliose fonti di ispirazione che sono i commencement speech pronunciati alla fine dell’anno accademico nelle università americane (e si chiamano commencement perché è allora che davvero comincia la vita), ai laureati che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro viene dato questo consiglio: “err in the direction of kindness”, “vaga, indugia, verso la gentilezza”. L’autore, lo scrittore statunitense George Saunders, mette in guardia i neo-laureati da quelle che lui definisce “failures of kindness”, le volte in cui non si è stati gentili, e che, secondo lui, saranno proprio ciò di cui ci si pentirà quando, più in

là negli anni possibile, si traccerà un bilancio della propria esistenza. Il che non significa che dobbiamo trasformarci tutti in moderni Gandhi e Madre Teresa, ma che, se si mette tutto sul piatto della bilancia, le ragioni per trasformarci in leoni famelici solo per via della giungla nella quale viviamo, non pesano tanto quanto quelle per prenderci cura degli altri dando ascolto e conforto a chi tutto sommato è nella nostra stessa situazione. Non è forse una parola gentile quella che può ribaltare le sorti della giornata più grigia? Quando, nel XV canto dell’Inferno, Dante incontra Brunetto Latini e gli parla del suo senso di smarrimento, dell'essersi perduto in una selva oscura, questo gli risponde: “Se tu segui tua stella/ non puoi fallire a glorïoso porto/ se ben m’accorsi ne la vita bella/ e s’io non fossi sì per

Per il lavoro. Rapporto-proposta sulla situazione italiana Un profondo malessere affligge in Italia il mondo del lavoro, reso ancora più drammatico dalla crisi economica. I motivi sono la scarsità endemica di lavoro, soprattutto per i giovani e le donne; la mancanza di seri percorsi di formazione professionale; la rassegnazione di chi rifiuta alcune occupazioni, assegnate in modo quasi esclusivo a stranieri; la diffusione di lavori in nero, precari e mal pagati; la scarsità di apprendisti per l'artigianato, forse il patrimonio economico e culturale più grande del paese; il contrasto sempre più evidente tra i tempi del lavoro e i tempi della famiglia; un contesto istituzionale, giusridico e infrastrutturale fatiscente; e una progressiva perdita di senso del lavoro stesso. Presi nel loro insieme questi aspetti mostrano in

modo eloquente come nel malessere che affligge il mondo del lavoro si rifletta un malessere più gneerale che coinvolge l'intero paese. Questo Rapporto-proposta, nello spirito che ha contraddistinto i precedenti Rapporti - quello sull'educazione e quello sulcambiamento demografico - intende offrire un contributo di riflessione sul problema del lavoro e sulle sue diverse manifestazioni, suggerendo nel contempo alcune utili proposte. A cura di: Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana Editore: Laterza, Bari, maggio 2013 Collana: Percorsi 164 Pagine: 194 Prezzo: euro 15.00

tempo morto/ veggendo il cielo a te così benigno/ dato t’avrei a l’opera conforto”. Caparbietà, gentilezza, conforto, sono tre parole belle, con le quali costruire il nostro arsenale di resistenza alla precarietà, all’incertezza, alle piccole ingiustizie quotidiane. Il tempo è galantuomo, e non importa dove arriveremo o non arriveremo, ma come ci arriveremo. Ricordiamoci allora che quello che facciamo ci rappresenta, ma ancora di più come lo facciamo. “Quello che cerco l’ho nel cuore”, fa dire Pavese a Odisseo in Dialoghi con Leucò. Arriveremo a Itaca e ci arriveremo solo se lungo la strada avremo imparato a dare valore a ciò che lo merita, se avremo attraversato la selva oscura senza lasciarci spingere verso il basso dalle fatiche quotidiane, se nel viaggio avremo conservato intatta la nostra umanità, senza lasciare che lavori incerti e precarietà esistenziale spostino il nostro baricentro verso cose subdole come rancori e frustrazioni. C'è una statua, nella cripta della basilica di Sant’Andrea a Mantova. Raffigura la speranza, scolpita da un allievo di Antonio Canova. La speranza ha lo sguardo rivolto verso l’alto, verso le promesse del futuro, ma nella mano tiene ben salda un’ancora, che dà un’idea di concretezza e radicamento al suolo, a solide fondamenta. È un invito a rimanere concentrati sul proprio futuro ma a farlo in un certo modo, con un forte radicamento in alcune doti che abbiamo indicato con il nome di caparbietà, gentilezza, conforto. Se teniamo stretta la nostra ancora, allora disillusione, scoraggiamento, ingiustizie, non ci distoglieranno dal raggiungere il nostro obiettivo. “Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorïoso porto”. Annalisa Perteghella


crisi e opportunità

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La crisi economica può essere da stimolo al ripensamento dell'attuale struttura economica

Economia, un altro modello è possibile

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ono passati poco più di cinque anni dal settembre 2008, da quando cioè la crisi dei mutui subprime che aveva colpito il mercato mobiliare americano si trasformò in crisi finanziaria globale e di conseguenza in recessione per la maggior parte delle nazioni occidentali. Il modello di economia degli ultimi venti/trent’anni, alimentato dal debito, ha schiacciato l’economia reale, indebolendo la pazienza, la lealtà, la durata e la fiducia che sono i pilastri delle relazioni interpersonali. La responsabilità comune degli attori dei rapporti economici ha lasciato spazio alla speculazione, al guadagno facile, all’arricchimento fraudolento, molto spesso mascherati da un’efficienza “di comodo” del mercato. Ancora oggi, la situazione non è migliorata e le conseguenze sull’occupazione e sui bilanci delle famiglie sono pesanti. La difficoltà ad arrivare a fine mese e la forte disoccupazione nel nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti. Nel tempo, già prima della crisi, ma soprattutto con l’esplodere di essa, si è sviluppato un pensiero alternativo circa lo sviluppo economico, basato principalmente sulle buone relazioni e sull’idea che il profitto e il denaro non siano tutto. Da questo diverso modo di pensare i rapporti economici e per fare fronte ai bisogni delle persone e delle famiglie in difficoltà, sono nate sul territorio varie iniziative e realtà solidali. Fra queste, i “Distretti di economia solidale” (DES) costituiscono una rete in cui i soggetti partecipanti si aiutano a vicenda per soddisfare quanto più possibile le proprie necessità di acquisto, vendita, scambio e dono di beni, servizi e informazioni, secondo principi ispirati da un'economia locale, equa e sostenibile. In Italia, i DES spesso riuniscono al proprio interno dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), inclusi i produttori. A Milano sono stati creati due distretti: quello di Groane (nel nord-ovest di Milano) e quello del Parco Agricolo Sud, caratterizzati da una fitta rete di GAS che permettono alle persone di poter fare in modo diverso la spesa. I GAS sono sparsi un po’ in tutta la città e alcuni di essi sono legati anche a comunità parrocchiali (per esempio la Parrocchia di San Leone Magno in Piazza Udine). Il gruppo di acquisto decide di non fare una spesa basata solo

su costi e bontà, ma su altri criteri. Il primo è la solidarietà con i produttori: abbattendo le catene di distribuzione, e stabilendo un contatto diretto tra produttore e consumatore, si consente a chi acquista di risparmiare, ma soprattutto si permette all'agricoltore di guadagnare di più. La solidarietà è anche all'interno del gruppo solidale stesso. Tutti i membri del gruppo, a rotazione, si occupano di quello che può servire a gestire gli acquisti: i conti della spesa, la valutazione della correttezza dei prezzi, l'organizzazione della spedizione delle merci, la distribuzione all'interno del gruppo, e anche le eventuali critiche nel caso qualcosa non raggiunga la qualità desiderata. Un altro esempio recente di economia positiva è il primo “Social Market” per famiglie aperto poche settimane fa dal Comune di Milano in Via Leoncavallo 12. Realizzato in un bene confiscato alla mafia, sarà usato da persone indigenti inviate da servizi sociali, enti, associazioni e centri di ascolto parrocchiali. Infine, tra le realtà “diverse” che erogano credito nel milanese, non possiamo non citare – oltre ai più famosi Banchi di Credito Cooperativo – Mag2, una cooperativa riconosciuta dalla Banca d'Italia come intermediario finanziario che raccoglie capitale sociale e lo utilizza per erogare credito. Con il capitale raccolto, Mag2 finanzia da circa trent’anni le realtà socie appartenenti al mondo dell'economia solidale: associazioni culturali, cooperazione sociale e internazionale, turismo responsabile, commercio equo, agricoltura biologica e risparmio energetico. In questo periodo così drammatico per l’economia e le persone, queste esperienze legate ad un’economia solidale e sostenibile sono sicuramente realtà che possono dare speranza e coraggio per affrontare il futuro. Per maggiori informazioni: http://www.retecosol.org/ http://www.desgroane.it/ http://www.desrparcosudmilano.it/ http://www.gasmilano.org/index.php http://www.mag2.it/ http://www.creditocooperativo.it/home/home.asp Alberto Ratti

Il dialogo tra generazioni, una lezione dalla crisi È ben noto che la popolazione italiana sta invecchiando sempre di più, ma quanti saranno in più, rispetto a oggi, gli ultra ottantenni tra cinquanta anni? Un’analisi effettuata grazie a GeoDemo (uno strumento Istat) ci permette di sapere che nel 2065 ci saranno 9.338.298 persone con più di ottanta anni (circa il 15% della popolazione totale) rispetto alle 3.823.588 del 2013 (circa il 6% della popolazione totale). Il numero di anziani tra cinquanta anni perciò sarà quasi il triplo rispetto ad adesso. Un paio di domande a questo punto sorgono spontanee: gli anziani possono essere considerati una risorsa per il paese? È possibile il dialogo tra giovani e anziani oppure la distanza di età, abitudini e condizioni sociali è tale da scoraggiare ogni tipo di rapporto? Senza voler prevedere come sarà la situazione tra cinquanta anni, mi limito ad analizzare quella attuale. Oggi c'è una grossa frattura tra giovani e anziani; questo distacco ha origini molto profonde e antiche. Lo sviluppo economico e la sempre maggiore urbanizzazione hanno profondamente minato uno dei capisaldi su cui si reggeva il confronto tra le generazioni. Il progressivo svuotamento delle campagne, infatti, ha provocato un forte deterioramento del legame millenario tra uomo e terra. Nei secoli scorsi non era raro vedere tre generazioni insieme nei campi: il nonno, il padre e il nipote erano tutti impegnati nella coltivazione agricola oppure nell'allevamento del bestiame. Le conoscenze e le tradizioni venivano tramandate di generazione in generazione, il nonno era considerato il saggio della famiglia, un’importante risorsa che con la sua esperienza poteva dare preziosi consigli alle generazioni più giovani. Oggi, invece, la situazione è molto diversa. L'aspettativa di vita si è allungata, ma non è dimostrato che chi vive più a lungo viva più sereno, rispettato e maggiormente accudito e compreso. Gli anziani vivono sempre più da soli, spesso emarginati e non confortati dalla sicurezza di avere accanto qualcuno che voglia loro bene. Oltre a ciò, oggi gli anziani si trovano a doversi confrontare con mezzi e strumenti tecnologici che non esistevano ai tempi della loro giovinezza e questo, oltre alle pure difficoltà tecniche, spesso provoca disagio ed emarginazione sociale. Inoltre, a fronte dell'aumento del numero degli anziani, è in notevole calo la percentuale di quelli che hanno la possibilità di impersonare il ruolo importante ed emozionante di “patriarca” della famiglia, quella figura che era fondamentale nei secoli scorsi. Gli anziani dovrebbero godere di maggior rispetto ed essere valorizzati come importanti risorse sociali. Infatti essi, quasi sempre, sono in grado di trasmettere alle generazioni più giovani valori utili per la formazione della società di domani. In realtà, oggi sono pochi coloro che hanno compreso che amare e rispettare gli anziani vuol dire fare il bene della società oltre che di se stessi. La vecchiaia viene spesso considerato come un periodo inutile e fastidioso, mentre dovrebbe essere vissuto con la stessa intensità emotiva con cui si sono trascorse la giovinezza e la maturità. Occorre offrire più spazio al dialogo e più accoglienza verso il prossimo e verso le opinioni altrui, soprattutto quelle degli anziani, coltivando l'arte del saper ascoltare ed accettare gli altri per come sono. Simone Gogna


dicembre Ottobre 2012 2013

Vita associativa

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L'Ac consegna una lettera ai soci, per leggere insieme la lettera pastorale

“Il campo è il mondo”:

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arissima/o socio, Siamo all’inizio di un anno e tre messaggi ci colpiscono e si intrecciano tra loro: il Papa esorta a “uscire e andare nelle periferie”, l’Arcivescovo indica con forza che “il campo è il mondo” e il nostro slogan dell’anno recita “Quelli che troverete, chiamateli”. Sono tre sottolineature in profonda sintonia che ci spingono nella stessa direzione. Veniamo provocati a riscoprire le ragioni del nostro essere soci di Ac: vivere l’Azione Cattolica oggi significa contribuire da laici con un profondo senso ecclesiale, a manifestare l’attenzione delle comunità locali agli ambiti di vita quotidiana delle persone. Paolo VI così disse significativamente all’Ac il giorno 1 maggio 1967 proprio nell’anno della fede: “Questa la prima indicazione di marcia: venite, venite vicino. L’altra indicazione di marcia: andate, andate lontano, più lontano che potete, come vanno i missionari, nel mondo che vi circonda, nel mondo che si è staccato dalla

fede e dalla vita cristiana; lontano, dove il Sacerdote non arriva, nel regno delle realtà temporali, che hanno bisogno d’essere penetrate dal soffio dello spirito… Vicino e lontano, come i discepoli, come gli apostoli del Signore”. Questo messaggio è di una attualità straordinaria e ci esorta a chiederci: Quest’anno su cosa punta l’AC? Come l’AC può concorrere a realizzare la proposta pastorale dell’Arcivescovo? Sono interrogativi ai quali occorre rispondere per darne conto a chi ci chiederà ragione del significato di essere di Ac, fin dalla prossima giornata parrocchiale del 13 ottobre. Per questo offriamo alla tua riflessione alcuni snodi chiave tra il percorso pastorale e la vita associativa per ricavarne alcune scelte essenziali di contenuto e di stile importanti per la progettazione dell’anno di ciascun gruppo. Cattolicesimo popolare/formazione di base: l’Arcivescovo riconosce la persistenza di una dimensione popolare del cristianesimo della nostra Chiesa locale, che però va curata

Centro Diocesano, alcuni cambiamenti Con “Centro diocesano” si intendono tanti volti e tante realtà. In via Sant’Antonio, tra il primo e il secondo piano del Centro Pastorale Schuster, convivono diversi enti della famiglia Ac: Ac, Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali (FAAP), Movimento Terza Età (MTE), Cooperativa In Dialogo, FUCI, MEIC, Gruppo Promozione Donna. Le persone coinvolte in questi enti sono volti e soprattutto voci familiari. Richiamo un nome per tutti: Roberto Bergamini, presente in questa sede dal 1991. I soci di Ac hanno ben presente anche Luigia e Marina, preziosissime segretarie, Patrizia di FAAP per l’organizzazione delle Sdop e di seguito tutti gli altri volti familiari. Tante le trasformazioni in questo anno, rese necessarie soprattutto dalle esigenze di razionalizzazione degli spazi da affittare in via Sant’Antonio 5, spazi della Diocesi che da sempre provvidenzialmente ci ospita. Come è dunque la nuova situazione? È nato il Centro Ambrosiano con scopi formativi per la gestione di via Sant’Antonio e di Seveso. Roberto e Patrizia sono ora dipendenti di questo Centro con sede al primo piano. A loro auguriamo un nuovo e proficuo inizio, dopo tanti anni di lavoro dentro le realtà di Ac. Si è invece sciolto il Gruppo Promozione Donna per il venir meno di nuove leve e per i lutti sofferti. Raccogliamo dalle mani di Maria Dutto e Teresa Ciccolini con gratitudine e responsabilità questa quarantennale esperienza che ci impegna a inventare nuovi cammini di attenzione alla donna. È ora in San Giorgio al Palazzo la sede della Cooperativa Aquila e Priscilla. È arrivato ad abitare in via Sant’Antonio una parte dell’ufficio per l’Ecumenismo. Al piano potrà trovare sede anche la Fondazione Lazzati che si trasferisce dalla sede storica di Corsia dei Servi. Accogliamo i nuovi arrivati dentro una rete di rapporti ecclesiali e fraterni. Al primo piano di via Sant’Antonio trovano sede ancora il MTE, la FAAP, di fronte alla quale permangono gli uffici della Cooperativa In Dialogo. Al secondo piano si trovano tutti gli uffici di Ac, FUCI, MEIC, SPAZIO FAMIGLIA. L’Aula Olgiati è in uso all’Ac e servirà per le varie riunioni allargate, previa prenotazione. Tutte le altre aule di via Sant’Antonio dipendono per l’assegnazione dal nuovo Centro Ambrosiano, non più quindi dalla FAAP. Invitiamo tutti i soci a fare riferimento per ogni esigenza alla segreteria (Marina e Luigia) al numero 0258391328, da cui passeranno tutte le richieste organizzative e logistiche.

e rinnovata. L’Ac intende essere una proposta aperta e attenta alla formazione di base, dentro una dinamica associativa, attenta allo stile e volta a risvegliare il protagonismo di ogni fedele. Incontro/cura delle relazioni: il Papa e l’Arcivescovo insistono sulla fecondità dell’incontro per la vita di fede. Il rilancio di buoni e attivi gruppi di AC sul territorio, è la strada attraverso la quale ACR, GIOVANI E ADULTI cercheranno di favorire la crescita di buone relazioni che schiudano e sostengano l’incontro di ciascuno con il Signore. Una tappa specifica dell’ACR è la festa degli incontri! Fedeli laici/laici “protagonisti” nella fede a tutte le età: nella lettera pastorale l’Arcivescovo si rivolge an-

che a chi per vocazione ha un’indole secolare, con specifiche competenze, professionalità, affetti. La rilettura del Concilio nell’anno della fede ci ha fatto prendere coscienza della necessità di coltivare sempre di più le vocazioni e la spiritualità laicale. Ogni settore dell’Ac offre percorsi spirituali e da quest’anno gli adulti sono invitati a scrivere e vivere la propria regola di vita alla luce del Padre Nostro. Con soci competenti verrà offerto un nuovo servizio di discernimento attraverso la condivisione di riflessioni in forma di editoriali su temi attuali e significativi. Ambiti di vita/cura del bene comune: la lettera pastorale punta sulla quotidianità degli affetti del lavoro e del riposo, cioè su quel campo dove sono compresenti sia il buon seme da

Si è tenuta lo scorso settembre a Torino

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Tradurre le idee

uelle in atto non sono oscillazioni contingenti, ma cambiamenti di lunga portata. Quello che può ancora esser fatto richiede una azione che sia costante e coerente, impegnativa e dai tempi non brevi”. Così afferma Luca Diotallevi nella relazione conclusiva alla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani a Torino e si riferisce in particolare a due cambiamenti di lunga portata. Il primo è il crescente sbilanciamento generazionale nella società italiana, dove i nonni hanno superato in numero i nipoti, e tra qualche anno i bisnonni supereranno i pronipoti, che porta con sé la necessità di un nuovo equilibrio sociale ed economico. La se-

conda è il modificarsi delle prassi sociali, come relazione tra lavoro e tempo libero, abitudini abitative, mobilità geografica, rapporto pubblico-privato, che sfida il modello di famiglia. In questo scenario, la famiglia, con la sua capacità generatrice di capitale umano, capitale sociale, capitale relazionale e capitale economico, non è solo un tesoro da cui attingere, ma una risorsa su cui investire. A partire dall’analisi di questi cambiamenti, e a partire da un approfondimento su ciò che significa per il cristiano la famiglia, le otto sessioni tematiche hanno affrontato, in lungo e in largo, tutte le dimensioni sociali in cui essa è coinvolta: dalla scuola alle


Vita associativa

novembre Ottobre 2012 2013

presentata dal cardinale Angelo Scola lo scorso settembre

linee guida associative potenziare che la zizzania di cui libe2. Rispondere con il NOI associatirarci. Tutti i soci di Ac sono sollecitati vo al rischio di una esperienza religioad abitare da credenti ogni ambito sa individualista e chiusa in se stessa. di vita, a farne una “città per l’uo- Il che significa curare molto la qualità mo” come ci ha esortato il Venerabile della vita associativa in tutti i territori, Giuseppe Lazzati, trovando anche in facendone un’occasione per allenare associazione un luogo dove confron- alla socialità, per vivere un tirocinio tare stili, scelte, difficoltà. Soprattutto di comunione ecclesiale, per sentirsi i giovani di Ac cercheranno di offrire chiamati alla corresponsabilità. Tutti con creatività di forme e linguaggi e aspetti che possono diventare dono con radicalità di scelte, modi per cu- prezioso per le nostre parrocchie e le rare la relazione fede e vita. nostre città. Il cammino assembleare Soggettività/Vivere il NOI asso- è occasione straordinaria per scegliere ciativo: l’Arcivescovo invita tutti i tutto ciò e per comunicarlo personalsoggetti (parrocchie, associazioni e mente e in forma associata dentro e movimenti) a essere protagonisti del fuori gli ambienti ecclesiali. La scelta cammino dell’anno in una tensione di organizzare dei convegni zonali in comunionale. L’Ac è uno di questi primavera per far conoscere e consoggetti. Nell’anno assembleare ri- dividere scelte e temi del nostro iter scopriamo l’importanza di scegliere assembleare va in questa direzione e con responsabilità l’Ac per favorire la cerca di praticare l’esortazione “uscicomunione nella Chiesa e assumere te, andate lontano”. con coraggio da cristiani le sfide di Come attualizzare tutto ciò? Pooggi. niamo l’AC come soggetto che aiuti Su cosa puntiamo quest’anno? concretamente la Chiesa ad essere nel Due scelte essenziali mondo per il mondo! Pertanto, invitiamo con 1. Praticare l’associaforza a percorrere le lizione come forte stinee sopra indicati, ad molo personale a approfondirle anche vivere la fede. L’as“Vivere l’AC oggi con la lettura persociazione sia per significa contribuire sonale della lettera tutti una concreta esperienza per da laici con un profondo dell’Arcivescovo e fare della vita assovivere insieme la senso ecclesiale ciativa una palestra fede riscoprendo alla vita quotidiana" per rilanciare uno la bellezza divenstile ecclesiale di cotare credenti, acmunione con tutti i cogliendo le tante soggetti, anche laddove proposte che sono si percepisce tra preti, laici, già indicate. Gli adulti religiosi…una certa fatica ad invitano a organizzare per tutti in tutti i decanati la lectio divina, accogliere l’invito evangelico di stare e ragazzi e giovani invitano a esigenti operare in quel campo che è il mondo. La Presidenza diocesana proposte spirituali.

la 47a settimana dei Cattolici Italiani

in fatti

migrazioni, dalla fiscalità alla salvaguardia del creato. Questo ricco dibattito ha fatto emergere lo straordinario patrimonio culturale di cui il mondo cattolico è portatore e generatore: le idee ci sono. Tra di esse ricordo la necessità di incentivare politiche di armonizzazione tra lavoro e famiglia, il fattore famiglia o la revisione dell’ISEE per riequilibrare il carico fiscale, la necessità di attivare un'alleanza educativa tra scuola e famiglia. Non sono certo novità, sono idee che circolano da anni ma a fatica si traducono in fatti nella prassi politica. E questo è lo snodo fondamentale dell’Italia di oggi: le idee ci sono, ma perché si traducano in fatti ci vuole il coraggio di

abbandonare gli abiti del passato che sono spesso utili a dividere, per costruire progetti di futuro, che invece hanno la grande capacità di unire le persone. Anche il contributo alla politica dei cattolici deve fare un passo avanti: gli aggettivi - liberale, democratico, riformista - posti a fianco di “cattolico”, devono servire per guardare avanti, non per difendere riserve di pensiero del passato. E se questo salto di prospettiva non lo fanno i laici, (in primis quelli di azione cattolica), chi ci aspettiamo che lo faccia? Martino Incarbone

Formarsi per vivere da cristiani in quel “campo che è il mondo” La lettera pastorale di questo anno invita a vivere una sequela coraggiosa del Signore, grazie al quale esprimere in pienezza e autenticità la nostra vita nel campo che è il mondo. Come formarsi in questo anno in sintonia con queste linee pastorali? Come vivere quella “formazione di base” che l’Ac dovrebbe sapere offrire a tanti laici? Innanzitutto questa “formazione di base” è sempre più da precisare: non è una formazione intellettualistica, offerta in cicli di lezioni dottrinali, ma è una formazione che, pur avendo al fondo elementi di catechesi, li colloca in una dinamica associativa che si caratterizza per uno stile attento alle persone, fondata sulla tensione tra fede e vita aperta al NOI della Chiesa e della società. L’itinerario offre infatti dei contenuti in una esperienza di corresponsabilità ecclesiale e di piena partecipazione, la quale facilita una assunzione personale degli stessi. Nello specifico, quest’anno l’itinerario di Ac degli adulti è costruito a partire dal Vangelo di Matteo, in particolare da Matteo 22,1-14, che narra della parabola del Re che invita alle nozze del figlio. Il testo si compone di cinque capitoli attraverso i quali molte altre pagine di Matteo sono offerte per una lettura e un confronto tra fede e vita. Anche la lettera del Cardinale ha al cuore una pagina di Matteo, Mt 13,38, la semina di Gesù nel campo e la crescita del seme buono. Nel capitolo secondo della lettera pastorale la parabola è commentata evidenziando diversi fattori, che i titoletti dei paragrafi cosÌ sintetizzano: la commozione di Gesù; il buon seme e la zizzania; all’origine c’è il buon seme; la libertà decisiva; il fattore tempo; con lo sguardo di Gesù; senza impazienza. La sottolineatura più importante riguarda la sovrabbondante e generosa iniziativa di Dio che semina tanto buon seme e invita alla fiducia e alla pazienza, senza lasciarsi distrarre dalla zizzania. La parabola di Matteo delle nozze, e gli altri testi scelti dall’itinerario adulti, permettono di percorrere tappe simili a quelle indicate dalla lettere dell’Arcivescovo: il testo in apertura invita a riflettere sulla sorprendente e generosa iniziativa di Dio: invita alle nozze, non vuole fare festa da solo. In una seconda tappa ci si sofferma sui rifiuti che questo suo invito inaspettatamente suscita, svelando la resistenza di ciascuno alla fede, a favore di una vita autocentrata molte volte per indifferenza, per mediocrità. Il terzo passaggio del testo pone al centro la riflessione sul buon seme e sulla zizzania, sul fatto che Dio chiama tutti, buoni e cattivi, e invita alla pazienza di chi si coinvolge senza voler essere giudice degli altri e della storia, giudizio che solo Dio può formulare alla fine della storia (quarto e quinto passaggio). Questi contenuti tratti dal Vangelo di Matteo sono posti in forte relazione con le diverse situazioni della vita adulta e invitano a uno stile di vita plasmato dalle virtù cardinali e teologali tipiche di una vita nuova in Cristo, che poi si esprime in azioni concrete. La tradizione ha raccolto alcune azioni paradigmatiche nelle “opere di misericordia spirituali e corporali”. La formazione sfocia dunque in un invito alla conversione e a una azione rinnovata dal Vangelo che appunto diviene “via incontro all’umano”. Poche indicazioni per invitare a vivere come soci con maggiore consapevolezza la vita associativa e l’itinerario, facendone una occasione di formazione aperta a molti altri in cammino con noi nelle nostre parrocchie. Gabriella Padoan

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Ottobre 2013

il personaggio

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Riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio, procede la causa di beatificazione

Giuseppe Lazzati verso la beatificazione

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iate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste" (Matteo, 5, 48). La fonte originaria della santità è l'imitazione di Cristo. Lo sapeva bene, e non si stancava di ripeterlo, Giuseppe Lazzati, le cui virtù eroiche sono state riconosciute lo scorso luglio con un decreto ufficiale di papa Francesco. Un grande passo in avanti verso la beatificazione di un umile servo di Dio, che ha fatto dell'evangelizzazione nella vita di tutti i giorni la propria missione di vita. Secondo Lazzati, la chiamata alla santità, che dovrebbe essere obiettivo di ogni cristiano, doveva avvenire “non nonostante, ma attraverso l'attività di ogni giorno”. Riflettendo sulla figura di Pier Giorgio Frassati, scomparso nel 1925 all'età di 24 anni, il diciannovenne Lazzati scriveva: “Anch’io voglio seguire il suo esempio: voglio ritornare colla volontà decisa al compimento assiduo del proprio dovere giornaliero, ad agire indipendentemente dalla approvazione o disapprovazione del mondo ma unicamente per il fine di compiere la volontà di Dio, pronto a qualunque opera di bene, portando in mezzo a tutti, senza ostentazione sciocca, ma pure senza vani riguardi o rispetti umani la professione leale e schietta della religione […], la generosità per ogni opera di carità, la indipendenza da ogni riguardo mondano, la schietta, serena, spensierata allegrezza della giovinezza cristiana che ha sulle labbra perpetuo il sorriso o il riso rumoroso, anche quando cela nel cuore i patimenti della lotta, perché si riposa e si abbandona fiduciosa in Dio. Per questo pregherò tanto il Signore perché voglio farmi santo, gran santo, presto santo”. Nato a Milano il 22 giugno 1909, quarto di otto fratelli, Giuseppe Lazzati vive la propria giovinezza negli anni difficili dell'avvento del fascismo. Nel

1921, anno segnato dalla nascita del Partito Comunista Italiano e del Partito Nazionale Fascista, Lazzati vive la propria prima esperienza ecclesiale all'interno dell'associazione studentesca “Santo Stanislao”, diretta da mons. Luigi Testa. Dopo la maturità, si iscrive al corso di laurea in Lettere presso l'Università Cattolica di Milano. È il 1927, di lì a quattro anni, nel 1931, Lazzati giunge a un'importante decisione vocazionale: il celibato. Così scriveva nel maggio di quell'anno: “Ho scelto la vita del celibato. Sento ogni momento la grandezza e la sublimità di questa grazia di Dio giacché, grazie alla castità, potrò unirmi più a Lui, cui consacro anima e corpo, ed esercitare apostolato più largo ed efficace”. Nel 1934, il ventitreenne Lazzati riceve dall'arcivescovo Ildefonso Schuster la nomina a presidente diocesano della Gioventù Italiana di Azione Cattolica. Nel 1939 la vocazione alla consacrazione laicale assume concretezza con la fondazione dell'associazione “Milites Christi”, il futuro Istituto Secolare Cristo Re. Scoppia la guerra; l'armistizio dell'8 settembre e il rifiuto di aderire alla Repubblica di Salò lo portano all'arresto e all'esperienza durissima dei campi di concentramento in Germania. Al suo ritorno, l'adesione alla Democrazia Cristiana, l'ingresso in Assemblea costituente, la partecipazione alla nascita delle istituzioni dell'Italia democratica, convinto che la politica fosse “la più alta attività umana: quella che dovrebbe realizzare il bene comune”. Un punto fermo in campo politico, spirituale, educativo, sempre mosso dalla consapevolezza che è dall'adesione ferma ai principi e dal totale abbandono nelle braccia misericordiose di Cristo che si può cominciare a costruire “la città dell'uomo a misura d'uomo”. A cura della redazione

Presenza della Chiesa nella comunità politica: il ruolo primario dei laici La Chiesa è presente nella comunità politica attraverso ambedue i momenti della sua missione di salvezza nel mondo. Per il primo essa ha diritto e chiede libertà di azione, libertà che implica anche la fondazione e la gestione di istituzioni di vario genere – dalle educative alle assistenziali. […] Il secondo momento della missione della Chiesa, l'animazione cristiana delle realtà temporali, si sviluppa attraverso i laici, «implicati – per dirla con il Concilio – in tutti e singoli i doveri e affari del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale» (L.G., n.31). Proprio per questa collocazione che da sociologica si fa per essi «luogo teologico della loro santificazione» (Paolo VI), sono chiamati a «cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio» (L.G., n.31). Abbiamo detto quanto ampio sia il campo delle realtà temporali: in esso è compresa l'azione politica, volta a ideare e gestire la migliore struttura possibile della comunità entro la quale si sviluppano le attività relative alle varie realtà temporali. La Chiesa si fa sacramento di redenzione delle realtà temporali attraverso i fedeli laici, preparati, rispettati e sostenuti nella loro autonomia e pesante responsabilità di ordinatori delle realtà temporali secondo Dio. […] Viene condannato il modo di gestire e adoperare a proprio capriccio [le realtà temporali, ndr] sotto la suggestione delle istintività [...] del possedere, del godere, del potere. Ed è proprio nella luce di questo duplice e opposto modo di intendere la autonomia delle realtà temporali che si fa chiaro il duplice senso della presenza dei fedeli laici nella comunità politica: il senso redentivo, volto a sottrarre le realtà temporali, in essa viventi, al capriccio di una presunta autonomia suggerita dalle istintività non illuminate e guidate dalla ragione nella luce della fede; e il senso creativo, volto a ordinare le medesime realtà secondo il corretto senso della loro autonomia, cioè a «ordinarle secondo Dio», ricercando e proponendo a questo fine le soluzioni tecnicamente e storicamente più valide possibili, capaci perciò di meritare largo consenso tra uomini non accecati dalle ricordate istintività. […] Condizione sine qua non perché sia efficace la presenza dei fedeli laici nella comunità politica è […] che l'esercizio della responsabilità incombente sulla coscienza del fedele laico esige una misura di competenza proporzionata al livello in cui egli opera. Da “La Chiesa nella comunità politica. Riflessioni sui modi di una presenza”, G. Lazzati


Persone nuove in Gesù Cristo Corresponsabili della gioia di vivere Strumento di lavoro per le assemblee locali approvato dal Consiglio diocesano il 30 09 Carissima/o Presidente parrocchiale e Responsabile decanale, carissimi soci, Il consiglio diocesano vi consegna uno strumento di lavoro per le prossime assemblee tratto dalle linee della bozza di documento nazionale, con l’intento di giungere fino alla base per poi restituire fino al livello italiano le riflessioni, le idee e le scelte per il prossimo triennio. Il documento è ricco di spunti e di piste per progettare insieme il prossimo futuro. Ciascuna associazione si concentri su ciò che rappresenta per sé un passo avanti possibile e auspicabile contribuendo così a definire il documento da votare in assemblea, grazie a quanto, tramite i verbali delle assemblee, verrà riconsegnato al centro.


Persone nuove in Gesù Cristo Icona biblica: Marco 2, 1-12 Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa 2e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. 3 Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. 5 Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». 6 Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: 7«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». 8Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? 9Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? 10Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, 11ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». 12Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». 1

Questo brano di Marco ci offre molti e significativi spunti di riflessione, tutti da leggere alla luce della decisione di Gesù di manifestare la potenza misericordiosa di Dio nel riscatto dei peccatori, liberandoli dalla schiavitù che li “paralizza”. Ne indichiamo due, alle soglie del cammino assembleare che ci attende. •

Il paralitico è portato da Gesù “sorretto da quattro persone”. Non è possibile che il paralitico arrivi da solo ad incontrare Gesù, allora quattro persone, che gli vogliono bene, se ne fanno carico. Esse sono l’immagine della comunità buona che assume la missione di portare i fratelli al Signore affinché incontrino la sua misericordia e il suo amore. È questo il senso profondo dell’evangelizzazione: fare incontrare la misericordia di Gesù. Non solo parlare della misericordia di Dio, ma farla sperimentare, accompagnando davanti a Gesù chi non sa camminare da solo. La misura dell’amore per il fratello definisce la determinazione con la quale si superano gli ostacoli per accompagnarlo fin davanti al Signore. Ecco il secondo spunto di riflessione che vogliamo sottolineare: in questo testo l’ostacolo principale è quello di una “folla” che si stringe così tanto attorno a Gesù da impedire che proprio il più bisognoso lo possa incontrare. Sembra il filtro generato da coloro che amando molto se stessi vogliono, per così dire, tenere Gesù per sé.

Vogliamo esortare i gruppi di AC a rappresentarsi come i quattro amici che portano il paralitico a Gesù, capaci di non fermarsi davanti a nessun ostacolo. Vogliamo aiutare le comunità a vincere la tentazione di essere quella folla che, facendo ressa davanti al luogo dove sta il Signore, impedisce l’incontro misericordioso e liberatore con Lui.

1. La nostra storia oggi 1.1. Crisi e opportunità Stiamo vivendo un tempo di crisi: iniziata nell’ambito della finanza, continuata nel mondo economico e lavorativo, sfociata in una vera e propria crisi sociale. Il nostro paese sta facendo fatica e moltissime famiglie sono in seria difficoltà. All’incertezza dei bilanci domestici e alla paura di non arrivare a fine mese, si aggiunge l’indebolimento dei legami e la fragilità delle relazioni. Da credenti ci accorgiamo di tutto questo, con uno sguardo particolarmente attento a chi sta soffrendo di più. Da non trascurare anche gli effetti culturali della crisi in atto. Fino a pochi anni fa, particolarmente nel nostro territorio ricco di risorse, si leggeva il futuro come fosse inevitabilmente positivo, sempre in crescita, con la conseguenza di condurre stili di vita sovradimensionati rispetto alle possibilità reali. La crisi è stata per noi un brusco risveglio e ora ci scopriamo privi di criteri per leggere e progettare l’esistenza in questo nuovo scenario. A parte qualche sporadico intervento per soccorrere chi ha più bisogno, scopriamo di dover ancora approfondire molto per comprendere parole come sussidiarietà, solidarietà o sobrietà. Come credenti siamo richiamati ad uno sguardo critico, concentrato su obiettivi e significati radicali delle scelte di vita. Non mancano i segni di speranza: in tante occasioni il bisogno di affrontare un problema ha permesso di rendere i legami più forti a livello personale e sociale, di creare reti di mutuo aiuto, di riscoprire la necessità di sostenersi a vicenda. Osiamo affermare che un tempo di crisi può e deve essere anche un tempo di nuove opportunità. Lo confermano in questi ultimi anni scelte nuove di valorizzazione delle risorse: ad esempio si comincia a pensare più seriamente ad una vera economia sostenibile. Da cristiani in questa fase scegliamo la via di una più forte assunzione di responsabilità per il bene comune, per favorire la convivenza pacifica, per inventare forme inedite che ci consentano di essere creativi di umanità.

1.2. Relazioni fragili e necessità di rinnovare il dialogo Stanno profondamente cambiando i modi in cui si costruiscono e si mantengono le relazioni tra le persone per ragioni sociali, culturali, nei rapporti tra generazioni e tra persone segnate da varie forme di fragilità. Il cambiamenti può essere fonte di crisi, ma anche di nuove opportunità da cogliere e vivere. •

Per ragioni di lavoro e di studio ci si ritrova sempre più spesso a vivere lontano da casa, ma contemporaneamente abbiamo numerose strategie per alimentare una vicinanza virtuale. Siamo soggetti a relazioni più fragili, ma godiamo di molte sorprendenti possibilità di mantenere contatti quotidiani con chi è lontanissimo da noi e di costruire reti sociali molto estese.

I giovani sono coloro che vivono in modo più intenso le trasformazioni del terzo millennio. Sono i più fortemente colpiti dalla crisi ma anche i più energici e pronti a ripartire. Hanno sviluppato doti di flessibilità e adattamento, ma appaiono meno inclini a costruire legami profondi e duraturi. Il dialogo tra i giovani e gli adulti risulta particolarmente problematico in un contesto dove gli adulti tendono a considerare i giovani un oggetto da osservare e descrivere, salvo poi accorgersi che la descrizione è già superata da una realtà giovanile davvero mutevole. I giovani si abituano a non chiedere e a ritagliarsi un piccolo spazio in un mondo che non li considera degni di parola, protagonisti di futuro, in cammino per occuparsi delle sorti di un paese.

Nella trasformazione del nostro tempo sono i più fragili a fare ancora più fatica, ovvero coloro che soffrono per la malattia fisica e psichica, per i conflitti familiari, per il degrado e la mancanza di mezzi dignitosi per vivere. Spesso i più poveri sono silenziosamente accanto a noi, poco vistosi, ma particolarmente bisognosi dell’attenzione operosa di chi sta loro accanto e del sostegno di una comunità che li faccia sentire parte e che si faccia carico anche delle loro istanze.

1.3. La Chiesa tra fatiche ed esercizi di comunione Anche la Chiesa ha vissuto una crisi complessa, attraversata da pesanti motivi di scandalo. Eppure ancora avvertiamo il respiro lungo dello Spirito che non sta fermando la sua missione evangelizzatrice nella realtà di oggi. Ne è stato testimone Papa Benedetto anche con il gesto coraggioso delle dimissioni, con le sue encicliche profonde e rigorose, con l’invito a vivere un anno della fede a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, con l’obiettivo di ricomprenderne lo spirito e i contenuti. Ne dà luminosa conferma Papa Francesco, teso a mostrare al mondo la sobrietà di una Chiesa fortemente ancorata a Gesù, appassionata dei poveri, degli umili, della vita quotidiana della gente e nello stesso tempo forte e pronta nelle dinamiche sociali e politiche dell’Italia e del mondo intero. Nella Diocesi Ambrosiana siamo invitati dal cardinale Angelo Scola ad abbracciare uno stile più attento agli ambiti di vita e alla valorizzazione dei diversi carismi. Come Azione Cattolica riceviamo dal Vescovo la sollecitazione ad essere sempre più noi stessi, promuovendo formazione per un laicato protagonista e responsabile capace di impegnarsi perchè la Chiesa locale viva la comunione in un clima pastorale unito, rispettosa delle molteplici forme di appartenenza alla comunità cristiana. Portandoci a rileggere pazientemente l’icona biblica del grano buono che cresce con la zizzania, ci sta ricordando che il campo è il mondo, il luogo degli affetti, del lavoro, del riposo, dove la fede è dono possibile per tutti gli uomini perchè “è la buona notizia per tutto l’uomo e per tutti gli uomini che vi trovano la strada per il compimento”.


Persone nuove in Gesù Cristo 2. La visione dell’AC 2.1 Essere associazione

I soci di Azione Cattolica scelgono di affrontare il contesto odierno in modo associato, convinti che una forma di testimonianza comunitaria è oggi ancora più importante della testimonianza personale, come si coglie anche nel Concilio Vaticano II. Essere associazione esprime una ricchezza di relazioni aperte e solidali, di cui c’è un grande bisogno. Essere associazione costruisce interlocutori affidabili, attivi e vivaci, per la vita della comunità cristiana e della società civile. Essere associazione educa a pronunciare con forza il “noi” della Chiesa.

3. Per indicare il cammino del triennio “Se vivete l’appartenenza all’Azione Cattolica con forza, dovete vivere in questa tensione, una tensione tra l’interiorità dell’incontro con Gesù che spinge verso l’esterno e mette tutto in questione, tra un andare e un tornare continuo”. (Cardinal Bergoglio all’AC Argentina, 2011)

2.2 Passato e presente Il passato dell’Azione Cattolica ci consegna un grande tesoro perché, insieme, abbiamo costruito cammini di vita quotidiana illuminata dal Vangelo e visto crescere persone capaci di leggere i segni dei tempi e rispondervi con coraggio. Abbiamo messo al centro la persona, la formazione della sua coscienza, la sollecitazione di un sano protagonismo laicale, l’educazione alla responsabilità per il bene comune nella Chiesa e nella società, la valorizzazione delle competenze professionali che sono tipiche del laico, l’alimentazione di una dinamica continua di comunione e partecipazione, la simpatia verso il mondo per camminare accanto ad ogni uomo e donna incontrati. Il presente dell’Azione Cattolica ci dice che la pratica associativa di per sé forma ad uno stile di vita rinnovato e adatto all’oggi. Soprattutto nel contesto odierno, che soffre l’individualismo, la vita associativa deve essere esperienza concreta fatta di:

3.1 Cura della vita associativa

La vita associativa va vissuta, va presentata, va raccontata. Non basta assumere un testo di riferimento o partecipare a qualche incontro periodico per dirsi di AC. Il metodo associativo, infatti, diventa una strada formativa piacevole, densa ed efficace, se si compone di tutti i suoi elementi:  La scelta dell’adesione,  la fraternità vissuta in un gruppo dove ci si conosce,  un contenuto formativo che fa riferimento alla Parola  

legami vissuti e non teorici,

conoscenza feconda del nostro passato per metterne meglio a frutto il patrimonio spirituale e metodologico,

condivisione di una comune idealità,

una reale attenzione alla vita della gente.

Il presente della nostra associazione è segnato anche dalla fatica di promuovere l’adesione, di consentire che la vita associativa si realizzi in tutte le realtà locali, di armonizzare il servizio alla pastorale con la dimensione quotidiana in famiglia e negli ambienti di vita, di esercitare una responsabilità ecclesiale e associativa appassionata capace di coinvolgere altri nella bella avventura della fede e della Chiesa. Tuttavia anche le fatiche sono una conferma di quanto l’AC sia esperienza concreta, fatta da persone, che accompagna l’ordinarietà dell’esistenza e le caratteristiche del tempo storico che si vive.

2.3. Desiderio di futuro Il futuro dell’Azione Cattolica è pieno di opportunità se non ci sottraiamo alle sfide dell’oggi: l’evangelizzazione, il bisogno di speranza di tutti gli uomini, la credibilità dei cristiani, le fatiche della responsabilità sociale e del buongoverno, la testimonianza negli ambienti di vita, le necessità della pastorale. Per diventare protagonisti in questa storia e in questa Chiesa non possiamo non tener conto delle quattro coordinate del Progetto Formativo: interiorità, fraternità, responsabilità ed ecclesialità.  Interiorità come capacità di apprezzare le dimensioni interiori della vita che danno pienezza all’esistenza come l’ esercizio del silenzio, l’ascolto, il discernimento e la preghiera, necessari per giungere ad una piena umanità. Vogliamo promuovere una formazione di base che apra più gente possibile ad accogliere il dono della fede nella quotidianità.  Fraternità come attuazione del nostro essere tutti figli dello stesso Padre e quindi costruttori di legami positivi e solidali. Vogliamo essere promotori di vero dialogo: tra i laici e i sacerdoti, tra le generazioni, tra chi vive responsabilità condivise, tra credenti, tra uomini di fede e uomini in ricerca, tra i popoli della terra.  Responsabilità come accoglienza del dono di Dio: la vita che ci ha dato, il mondo affidato alle nostre mani, la città che viviamo, la comunità cristiana che sostiene il nostro cammino. Vogliamo spenderci nell’accompagnamento di chi porta precise responsabilità ecclesiali e civili per il bene di tutti.  Ecclesialità come coscienza reale e vissuta del “noi” della Chiesa. Vogliamo esercitare il carisma specifico della comunione nella Chiesa, valorizzando ciascuno secondo la sua originalità e promuovendo uno stile di appartenenza corresponsabile. Siamo convinti che approfondire queste quattro dimensioni possa dare una scossa benefica a ciascuno di noi e al nostro procedere insieme. Desideriamo, con grande fiducia, investire energie e nuove idee per coinvolgere più gente possibile in un’AC attrattiva e interessante dove si mette in gioco la vita vera. Anche quando i profeti di sventura sembrerebbero averci convinto che l’oggi si divora il presente perché il futuro non promette cambiamenti, noi osiamo credere che la novità continuerà a sorprenderci e che lo Spirito di Dio è all’opera anche nella stagione che ci attende. E ci mettiamo volentieri in gioco.

da affrontare in modo comunitario, una regola di vita e un percorso di letture personali, la comune passione per la storia che sfocia in una sollecitazione ad essere testimoni laddove viviamo e operiamo, la partecipazione ad alcuni momenti vitali dell’associazione locale e diocesana, l’amore alla chiesa locale che si esprime anche come servizio concreto nella comunità cristiana (educazione, catechesi, liturgia, carità) e amicizia con i pastori

Temi per il confronto sulla cura della vita associativa • La comunicazione all’interno dell’AC e verso realtà esterne: verifichiamone l’incisività, il metodo adottato, le risorse utilizzate. •

La formazione dei responsabili associativi ai vari livelli: come hanno risposto alle diverse proposte fatte? Quali effetti si sono visti sul piano dei contenuti, del metodo e della passione associativa? Siamo riusciti a non farli sentire soli, ma parte di un piccolo gruppo di lavoro anche a livello locale?

La promozione dell’AC: come è stata curata? Si è riusciti a favorire la nascita di un settore o di un’articolazione?

L’Associazione si compone di gruppi omogenei per età che si arricchiscono reciprocamente se curano occasioni di incontro e scambio di esperienze. E’ sufficientemente curato questo aspetto?

Il discernimento comunitario, per leggere cosa accade nella Chiesa e nel mondo, è stato favorito nel gruppo di AC? Sono state individuate delle modalità di condivisione sui temi più importanti nella comunità cristiana?

La struttura dell’AC: perché la vita associativa sia sciolta ed efficace come ci si è organizzati? (materiali adottati, ritmo delle riunioni, figure di responsabilità, distribuzione dei compiti, strumenti e collaborazioni)

Le Case dell’AC: è scelta ormai consolidata e consiste nell’individuare nelle diverse zone, luoghi associativi concreti per “dare casa” alle proposte formative dell’AC che appaiono troppo onerose per il singolo contesto locale e inaccessibili a molti se svolte solo a Milano (pensiamo a Cenacolo, Tabor, Cordata, Fitness, ecc). Si tratta di valutare la direzione di marcia intrapresa, di decidere se e come avviare la Casa dove non c’è, rilanciarla e potenziarla, individuando tempi, modi e figure di responsabilità, là dove già ha iniziato a funzionare.

3.2 Pensare e costruire la Chiesa La Chiesa è la realtà che vive tra le case degli uomini: questo è il significato letterale di “parrocchia”. Perciò ribadiamo la scelta di voler essere presenti in modo capillare nei territori, dove scorre la vita di ogni giorno, secondo la struttura che la Diocesi imprime alle comunità cristiane. L’AC vuole impegnarsi perchè le parrocchie siano luoghi dove le persone si sentano a casa, anche quelle meno coinvolte dai servizi pastorali, e dove ci sia molta cura per le relazioni personali e per la valorizzazione delle competenze di ciascun laico.


Persone nuove in Gesù Cristo Ciò significa: • disponibilità al servizio, negli ambiti dove si vive la quotidianità della vita di Chiesa: la parrocchia, la comunità pastorale, il decanato, la città, i luoghi della povertà. •

investire energie, da realtà associativa, per la formazione di base dei laici della propria comunità, certo spesso rimandando a iniziative e percorsi già organizzati, ma soprattutto esprimendo la capacità di “elaborare una cultura associativa: atteggiamenti comuni di fronte alla realtà, sensibilità condivise, accenti che ritornano con insistenza nei pensieri e nello stile delle persone di AC” (Progetto Formativo AC n° 6).

fare propria la preoccupazione fondamentale di chi guida la Chiesa, contribuendo alla comunione, attraverso un preciso riferimento al Vescovo e al suo magistero, in continuo dialogo con tutti i soggetti ecclesiali.

condividere uno dei patrimoni più belli che da sempre l’AC coltiva e mette a disposizione della comunità ecclesiale: i percorsi educativi per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani, perchè si appassionino alla Chiesa e alla storia che vivono con uno stile creativo e libero.

3.3 Costruire la città dell’uomo a misura d'uomo Una formazione seria e costante della coscienza cristiana porta ciascuno a maturare scelte personali importanti, nel contesto familiare, relazionale, sociale e politico. Si tratta - come ha ben sintetizzato il venerabile Giuseppe Lazzati in un’espressione che è un programma di vita – di “costruire la città dell’uomo a misura d’uomo”. Siamo invitati, cioè, a sviluppare uno stile di servizio caratterizzato da un atteggiamento che non giudica, consapevoli che il mondo è il campo di Dio che ha a cuore le sorti di tutti, specialmente dei più poveri. Gli ambiti di riflessione e impegno proposti dal Convegno che la Chiesa italiana ha celebrato a Verona, nel 2006, sono efficaci per descrivere i contesti nei quali si esprime quotidianamente la testimonianza cristiana e la responsabilità per la storia: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione, la cittadinanza. Anche a proposito del contesto sociale e politico l’Azione Cattolica non promuove solo una testimonianza personale. ·

Ci domandiamo come esprimere una presenza che favorisca “vita buona” secondo il Vangelo attraverso il nostro essere associazione. Verifichiamo nelle realtà locali la nostra capacità di renderci aperti a forme nuove ed estroverse di testimonianza nella società, con uno stile di accoglienza e confronto.

·

La presenza dell’AC nella comunità cristiana si esprime anche per la sua capacità di favorire analisi e studio sui fenomeni sociali come la condizione giovanile, le problematiche della famiglia, le politiche del lavoro, le scelte che riguardano l’uso del denaro e le dinamiche economiche. Ci confrontiamo anche sulle modalità con le quali favorire azioni concrete su questi temi che altri soggetti competenti (FUCI , MEIC e altri) hanno elaborato o su come promuoverle direttamente.

·

C’è infine una presenza dei laici di AC in forma associata nei contesti di vita che è quella definita dal nostro Statuto come “movimento d’ambiente”. Significa che l’Associazione promuove e sostiene iniziative di presenza all’interno degli ambienti di vita incentrata sulla missionarietà, sulla formazione, sul confronto, sull’operatività, sulla sensibilizzazione a proposito di temi che riguardano le politiche cittadine, i diritti di tutti, le persone fragili, le scelte economiche e sociali.

Temi per il confronto sul pensare e costruire la Chiesa: •

pensiamo alle persone che abitano un territorio e che vogliono approfondire la formazione alla vita di fede: ci si può confrontare sulla capacità di ascolto della vita della gente, sulle modalità di una proposta di formazione di base per i laici, sugli strumenti e i supporti che possono arrivare dal Centro Diocesano, su come le persone di AC ne favoriscono l’accompagnamento e la continuità.

Le nostre iniziative di AC intendono promuovere dinamiche di fraternità e condivisione. Questa tensione è viva nel nostro gruppo?

Circa i bambini e i ragazzi come destinatari di percorsi specifici di educazione alla fede e al protagonismo nella Chiesa: va precisato come sviluppare questa attenzione nel quadro di una comunità intera che educa, nella quale anche l’ACR può farsi particolarmente attenta ad ogni ragazzo, soprattutto nelle fasi più delicate: l’iniziazione cristiana, il percorso post-battesimale, il dopo-cresima.

I giovani sono soggetti della comunità, portatori di riflessioni e domande: occorre verificare come i giovani sono inclusi, ascoltati, sostenuti, resi protagonisti. In che modo la comunità li incontra? Come il gruppo di AC si rivolge loro? Come i giovani si sentono protagonisti nella comunità e nella vita associativa?

La cura dell’ “età di mezzo” è la vera sfida missionaria della Chiesa di oggi. Come strutturare in modo significativo la presenza sul territorio delle fasce di mezzo di giovani e adulti giovani?

Le persone migranti: quali spazi trovano oggi per esprimere il bisogno di spiritualità, di appartenenza, di comunicazione della fede, di dialogo sulla vita e sulla cultura? Quale sostegno trovano nei soci di AC e nell’Associazione?

I momenti della celebrazione liturgica: da intendersi non solo come disponibilità dei soci a mettersi a servizio perché siano curati e ben fatti, ma anche e soprattutto come occasione per continuare ad attuare indicazioni centrali del Concilio Vaticano II che hanno un sapore “rivoluzionario” in merito alla liturgia. Esse, infatti, ribadiscono la concretezza con cui la Chiesa rende accessibile e partecipabile a tutti gli uomini il mistero di Dio.

S i propongono in particolare alcune attenzioni, invitando i gruppi locali di AC a misurarsi con esse o con altre che potranno emergere nel corso del confronto, per indicare scelte strategiche del prossimo triennio relative alla testimonianza come associazione nei luoghi della vita quotidiana, consapevoli che la presenza negli ambienti ci sollecita “un di più” di riflessione e di responsabilità per porre risposte coraggiose e adatte all’oggi: ·

Giovani e futuro: emerge la necessità di incontrare e far incontrare i giovani nei principali luoghi della loro vita, ovvero l’affettività, la scuola e l’università, il lavoro e la responsabilità sociale. Oltre a qualificare le esperienze già esistenti (l’ACS e la FUCI, gli incontri per i fidanzati), si possono promuovere esperienze specifiche e innovative che favoriscano ciò? Ad esempio che permettano di identificare le problematiche relative alla ricerca di lavoro nel proprio territorio e di pensare iniziative per il sostegno concreto di giovani che non hanno lavoro?

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Famiglia e relazioni: come promuovere proposte associative rispettose dei tempi e delle esigenze di una famiglia? Quali iniziative si possono attuare per rispondere ai bisogni formativi delle coppie? Come rispondere alle difficoltà di tipo economico, ma non solo di tanti nuclei familiari che vivono accanto a noi ( Gruppi di auto-aiuto, catene di solidarietà …)? Come valorizzare e utilizzare meglio strumenti che l’Associazione ha già come, ad esempio, Spazio Famiglia?

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Economia e lavoro: come avviare una formazione specifica su tematiche che vanno liberate da luoghi comuni purtroppo dilaganti anche nelle nostre comunità? E’ possibile favorire degli approfondimenti tematici sull’economia e sul lavoro? Si possono sollecitare confronti con attori di “buone pratiche” presenti sul territorio (Cooperative sociali, iniziative aziendali che favoriscono persone in difficoltà, testimonianze di comportamenti etici e coraggiosi sul lavoro)? E’ possibile che un gruppo locale di AC, aiutato da una lettura attenta del territorio, possa promuovere azioni collettive e articolate per sperimentare forme concrete di solidarietà e ricerca lavorativa ispirate alla “economia del dono”?

Le famiglie serene e le famiglie che vivono grandi difficoltà: l’Azione Cattolica sul territorio si domandi qual è la sua capacità di coinvolgimento e valorizzazione delle famiglie. Come possono essere rese protagoniste? Come creare reti solidali per sostenere le coppie e le famiglie che fanno fatica sul piano materiale e relazionale?


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SPECIALE COMUNICAZIONE

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Ecco il nuovo piano di comunicazione di Ac, dalla rassegna stampa al sito web

ComunicAzione Cattolica

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e davvero viviamo nel mondo dell’immagine, o meglio dell’immagine in movimento, allora nessuno può permettersi il lusso di rimanere fermo. Innanzitutto perché l’uomo fermo è l’uomo che non conosce e non esplora. In secondo luogo, perché chi ha un messaggio da comunicare deve muoversi, per portarlo ai destinatari, e non aspettare che i diretti interessati vengano a chiedere informazioni. Da quest’anno, quindi, l’Azione Cattolica ambrosiana si impegna a investire energie, tempo e risorse nell’area comunicazione. Questa scelta risulta fondamentale sia per rendere chiare le linee guida dell’associazione ai propri soci, sia per presentare le proposte più interessanti al mondo esterno, a partire da quello diocesano, fino ad arrivare a quello regionale e nazionale. In particolare, vengono sviluppati due grandi settori, distinti per obiettivi e destinatari: quello dell’informazione e quello della comunicazione. Cominciamo dal primo. Il canale dell’informazione consiste nella trasmissione dei dati che possono interessare a soci e simpatizzanti dell’Ac ambrosiana, in merito alle iniziative organizzate all’interno dell’associazione. Finora gli strumenti utilizzati per questo tipo di lavoro sono stati i volantini che promuovono le iniziative più immediate, il giornale InDialogo dove trovare l’aggiornamento degli eventi in corso durante l’anno, e infine il sito web www.azionecattolicamilano.it.

Quest’ultimo in particolare è stato finora un grande spazio di confluenza di numerose nozioni molto utili e necessarie. Ma da quest’anno verrà potenziato con editoriali di riflessione che fanno convergere la sua funzione verso la comunicazione, piuttosto che verso l’informazione. Non solo. L’Ac sul web è presente anche sul canale dei social network, adatti a raggiungere in tempo reale e in maniera chiara soprattutto il pubblico più giovane. È già attiva infatti la pagina Facebook, denominata Azione Cattolica Ambrosiana, dove vengono tempestivamente pubblicate tutte le informazioni diocesane e locali, che riguardano direttamente l’Ac o che possono interessare i suoi soci. Passiamo al secondo settore, quello della comunicazione. Esso è molto

più profondo di quello dell’informazione. Si tratta infatti del contributo che l’Ac può e deve dare alla società, all’esterno dell’associazione. La comunicazione comprende tutti i contenuti degli incontri e le riflessioni che emergono dall’interno dell’Ac, dai soci, dalle potenzialità dell’associazione, destinate all’esterno. In concreto, l’Ac si impegna quest’anno a pubblicare sul sito, con cadenza quindicinale, degli editoriali di riflessione su tematiche prettamente attuali, ma non necessariamente contingenti alla cronaca, che possano essere di spunto per i soci e per tutti coloro che visitano il portale. Gli articoli sono scritti da uomini e donne di Ac, che ricoprono ruoli rilevanti in molti ambiti lavora-

tivi: la politica, la sanità, la scuola, il mondo dell’educazione, dell’infanzia, della formazione, la scienza, il welfare. Inoltre, ormai dall’inizio del mese di settembre, a tutti i soci viene offerto il servizio di rassegna stampa quotidiana, in cui vengono segnalati gli articoli più rilevanti per la vita associativa, la realtà diocesana, la vita milanese, la situazione politica locale e nazionale e la Chiesa Marta Valagussa

La tua adesione all’Ac con un click Da quest’anno ogni presidente parrocchiale di Azione Cattolica ha un alleato in più per gestire l’intera campagna adesioni. Anche singoli soci o nuovi amici possono aderire ed iscriversi all’Ac comodamente da casa. Come? Basta accedere alla homepage del sito www.azionecattolicamilano.it e cliccare su “Adhaesio online”. Ad ogni socio viene assegnata una password, per accedere all’area riservata. E’ possibile così consultare la lista dei prossimi eventi diocesani a calendario (vacanze incluse) ed iscriversi online. I responsabili possono inoltre consultare e stampare la lista degli iscritti all’evento, in tempo reale, modificare i propri dati o quelli dei propri soci (indirizzo, telefono, mail…), per avere elenchi sempre aggiornati, scaricabili in formato xls e pdf e/o stampabili. Per i responsabili sono anche a disposizione statistiche sulle adesioni e liste anagrafiche. Il tutto in piena conformità alla normativa privacy! Adhaesio Online è la nuova applicazione per responsabili, soci e amici dell’Azione Cattolica Ambrosiana. Per saperne di più basta mandare una mail all’indirizzo supportoadesio@azionecattolicamilano.it o visitare il sito www.azionecattolicamilano.it.

Da quest’anno attivo un servizio di rassegna stampa quotidiana per tutti i soci

L’Ac sul web: editoriali e rassegna stampa

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uante volte ci capita di essere invasi dalle notizie di quotidiani e giornali, quasi come

un’onda inarrestabile! Nel mare magnum dell’informazione cartacea e sul web è necessario, oggi più che mai,

fare distinzione tra ciò che informa e ciò che forma, tra le notizie urlate e i contenuti offerti all’intelligenza del lettore. Ecco perché da quest’anno l’Azione Cattolica ambrosiana ha deciso di offrire a tutti i soci una rassegna stampa quotidiana, dove trovare quattro o cinque articoli al giorno su cui riflettere. Certo, il tempo è sempre tiranno, e spesso non si riesce ad approfondire ogni link proposto, ma una selezione ragionata può sicuramente aiutare a leggere tra le righe in mezzo a migliaia di informazioni quotidiane. In particolare, la rassegna stampa dell’Ac non propone semplicemente una lista di notizie o eventi accaduti nelle ultime 24 ore. Ma vuole proporre editoriali di riflessione e interventi particolarmente significativi da conoscere e condividere con famigliari e amici. Perché non basta informarsi di fronte a un quotidiano o una rivista, occorre formarsi. Per ricevere la

rassegna ogni giorno basta mandare una mail all’indirizzo comunicazione@azionecattolicamilano.it. Sempre nell’ottica di potenziare il web e rendere l’Azione Cattolica ambrosiana più vicina e raggiungibile da tutti, è stato deciso di offrire a tutti coloro che visiteranno il sito www.azionecattolicamilano.it una serie di editoriali di riflessione, scritti da soci di Ac, secondo le loro competenze e professionalità. Svariati i temi: dalla scuola al welfare, dall’economia alla politica, passando per la sanità e il mondo dell’infanzia. A cadenza quindicinale verrà proposto un nuovo articolo, che risponde alle esigenze di attualità, ma non necessariamente legato alla cronaca quotidiana. Un’ottima occasione per riflettere insieme e singolarmente attorno a tematiche che ci interpellano da vicino, per cui non può mancare un pensiero firmato Azione Cattolica. Marta Valagussa


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Un'estate alle periferie

Un viaggio nel quartiere Zen di Palermo, tra i più periferici e afflitti dal degrado

Suor Anna, suora di periferia

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l quartiere Zen, autentica variante della Scampia napoletana, nasce nel 1969 diventando un vero quartiere dormitorio. Da oltre mezzo secolo ci vivono 25.000 abitanti abbandonati dalle istituzioni. Un vero compartimento stagno senza negozi, supermercati, afflitto dal degrado sociale e ambientale, con altissimi livelli di criminalità e infiltrazione mafiosa. La piazza il Giardino delle Civiltà, una discarica di immondizie dove giocano i bambini, fotografa la vergogna di Palermo. Un quartiere periferico difficile che rimanda alle parole di papa Francesco quando invita a «non avere paura di parlare di Cristo in ogni ambiente fino alle periferie esistenziali». Nella visita al quartiere i giovani di Ac ambrosiana sono accompagnati

dall’associazione “Lievito” e da suor Anna Martini, delle suore di Carità della Sante Vincenza Gerosa e Bartolomea Capitanio, presenti nel quartiere da oltre sette anni. Stare insieme agli abitanti del quartiere ha permesso di scoprire e valorizzare anche il buono e il bello presenti. «Siamo stati con loro, – dice suor Anna - li abbiamo incoraggiati a camminare insieme, a stare con la gente, fuori nel cortile, nelle case per intessere relazioni e fiducia. Noi oggi siamo stati qui dalle ore 16.00 senza sentire nessun colpo alle porte della sede “Lievito”. Sino a quattro anni fa era una cosa impensabile perché vigeva la logica della pretesa: “Tu sei a casa mia, nel mio spazio, che cosa ci fai qui dentro?”. Noi siamo dentro a questa realtà affinché un luogo così, spesso valutato come emargi-

nato, non diventi emarginazione». «Qui io vedo un’immagine di Dio – continua suor Anna – che è vicino alla gente nel proprio quotidiano, che non sia legato ad una struttura o alle cose standard che si fanno perché bisogna avere visibilità. Io sono qui per riconoscere che Gesù sta abbondantemente camminando con questa gente. Qui c’è povertà, una povertà che non è solo materiale, ma che è culturale, sociale e svalutativa. Passando per strada le persone di questo quartiere non la vedono, loro ci vivono, ci nascono, ci crescono. Gli anziani ormai ci muoiono». «Insieme ai volontari di “Lievito” noi suore vogliono essere un seme di Chiesa – precisa suor Anna – anche se di quella istituzionale nel quartiere non si vede neanche l’ombra. La Caritas, ad esempio, non ha attivato alcun

servizio per questa comunità». Questo deserto per suor Anna «è un luogo di grande grazia, che ti fa vedere per quello che sei. Qui non ci sono maschere, non ci sono conventi che chiudono, ne abitini che ti possono riparare dai colpi della vita. Qui incroci la vita della gente che ti vede per quello che sei». Per superare il muro del pregiudizio suor Anna e “Lievito” hanno seminato relazioni. Hanno assicurato al quartiere una presenza non invasiva fatta di vita di gruppo, doposcuola per i ragazzi, giornate di animazione di strada con i giovani del quartiere. «Al doposcuola – conclude suor Anna – abbiamo venticinque bambini, e non sono pochi, anche se l’aspettativa è di 200. Ma quei venticinque bambini io li conosco dalla A alla Z. So dove abitano e conosco i loro genitori. So a che punto sono della galera e a che punto è la loro fame. Con queste persone condividiamo pezzi di vita, non servizi che aprono e che chiudono. Non abbiamo catechismo e non siamo le suore dell’oratorio, siamo missionarie del verbo incarnato. La relazione parte da me non solo dall’altro, perché se non parte da me, l’altro non potrà mai rispondere. L’altro può anche scegliere di non rispondere, ma sono io che rimango aperto in una relazione, che rimango vigile, che mi lascio anche scomodare da una relazione e interrogare. Se non c’è questa apertura iniziale possiamo anche andare a lavorare nelle favelas ma non succederà nulla, non cambierà nulla. Il punto è che quello che si è decide cosa faremo nella vita. Bisogna decidere di essere presenti!» Silvio Mengotto

Alcune testimonianze di giovani di Ac che quest'estate hanno scelto un'esperienza di vacanza “alternativa”

I giovani di Ac a Palermo, vacanza fuori dal comune

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o scorso 28 luglio, un gruppo di giovani dell’AC ambrosiana, insieme all’assistente don Luca Ciotti, è partito per conoscere le bellezze siciliane e prestare un servizio al ritmo quotidiano delle Beatitudini di Matteo (5, 1-12). I giovani hanno ammirato le bellezze di Palermo, Trapani, Erice, Monreale e Cefalù e incontrato i contrasti presenti nell’isola, le ingiustizie nelle periferie esistenziali e le testimonianze di riscatto. Prima di Palermo i giovani hanno visitato la casa-museo di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978; “Telejato”che trasmette controinformazione e conosciuto l’attività di “Addiopizzo”. A Palermo sono tre le “periferie” conosciute: il centro Kala, il quartiere Zen, e Brancaccio, dove

don Pino Puglisi venne ucciso dalla mafia. Il centro palermitano Kala è una struttura donata da Caritas a un gruppo di educatori volontari. È uno spazio per l’integrazione e l’accoglienza dei bambini migranti e delle loro famiglie. «Non è una scuola materna come tutte le altre» dice Giovanni Castiglioni, giovane di Ac, «si tratta di un servizio multietnico che nasce da una reazione rispetto a un abbandono di servizi che mancano». Il quartiere Zen è un compartimento stagno afflitto dal degrado sociale e ambientale, isolato dalla città, dove vivono 25.000 persone abbandonate dalle istituzioni. Sono altissimi i livelli di criminalità e infiltrazione mafiosa. Alla visita al quartiere

Zen i giovani sono accompagnati da Salvo Riso, presidente dell’associazione “Lievito”, e da suor Anna Martini. «In questa realtà» dice suor Anna «noi ci siamo dentro perché un luogo così emarginato non diventi emarginazione. In questo vivere con la gente nella strada, senza maschere, sono nate le iniziative di sostegno scolastico e di animazione ludica nei cortili». «Se vai semplicemente per vedere da fuori lo Zen» dice Paola Manara «si rischia di comportarsi come una persona che va allo zoo munito di macchina fotografica per documentare una topaia umana. Quando incontri le persone le cose cambiano e per me i muri sono passati in secondo piano». L’incontro dei giovani con il cardinale Paolo Romeo di Palermo è sta-

to una splendida lezione di storia e fede. Il cardinale ha ricordato la figura di don Pino Puglisi, ucciso in un agguato mafioso al Brancaccio il 15 settembre 1993 perché si era opposto al reclutamento della manovalanza mafiosa tra i giovani allo sbando nel quartiere. Nella sua parrocchia aveva fondato il Centro Padre Nostro che è l’esatto contrario di “cosa nostra”. Il Centro ancora oggi opera in mezzo ai problemi offrendo alternative di speranza ai giovani emarginati. «La conoscenza di testimoni come don Puglisi» conclude Andrea Grimoldi «favorisce la nascita di semi che ci aiutano a riconoscere tante dinamiche, problemi, rischi che si vivono anche a Milano». Silvio Mengotto


Un'estate alle periferie

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La testimonianza di Michele, socio Ac di Gallarate, che ha visitato l'isola degli sbarchi

Lampedusa, “è una vergogna”

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ella notte tra mercoledì che poteva servire per alleviare la sof2 e giovedì 3 ottobre ferenza di quelle persone» continua una barca con a bordo Michele. «La canonica assomigliava circa 500 migranti è ad un magazzino, pieno di scatolonaufragata davanti alle ni di generi di prima necessità. Per le coste di Lampedusa, a circa mezzo prime settimane gli abitanti dell’isomiglio dall’Isola dei Conigli. Il con- la sono stati impegnati giorno e notto dei morti ha superato da subito te, coordinati dal loro parroco, Don quello dei sopravvissuti, facendola Stefano Nastasi». «Uno dei primi bisogni di queste diventare la tragedia della migraziopersone era la necessità di caricare il ne più seguita dai mezzi di informatelefonino per parlare con le rispettizione italiani. I riflettori su Lampeve famiglie e tranquillizzarle» prosedusa non si accendevano da un po’, gue Michele. «Un ragazzo a gesti ha dallo scoppiare della crisi economica fatto capire che doveva ricaricare il che sembra avere stornato l’attenziotelefono per chiamare sua mamma. ne dai migranti, sia quella caritaMaria l’ha fatto entrare in tevole, che quella maligna. casa e, dopo avere mesQuesto articolo non è so sotto carica il teleun accodarsi alle lafonino, l’ha invitato crime di coccodrillo “Quasi ogni notte a farsi una doccia di chi sembra per e senza pensarci il suono delle sirene la prima volta rentroppo gli ha dato dersi conto che echeggia a i vestiti di suo fida quei barconi Lampedusa e ti mette glio. Con il suo sbarcano esseri cuore di mamma umani, noi voleaddosso un’ansia gli ha fatto sentivamo accodarci al che fa male re il calore di una Papa, alla sua visicasa». al cuore” ta nell’isola nel mese «Quando ho sentito di luglio, raccontando della tragedia, ho telefodell’esperienza di un socio nato a Giacomo, per portare il dell’Azione Cattolica di Gallarate, cordoglio e la vicinanza mia e della Michele Bucca, che ha deciso, di sua mia comunità» continua Michele. iniziativa, di recarsi in quella terra «Mi diceva che è impossibile capire per conoscerne da vicino gli abitanti. da lontano il dramma che stanno «Se penso a come è maturata questa scelta» - racconta Michele Bucca vivendo, oltre agli immigrati, anche - «non posso non vedere l’azione di i lampedusani: “Quasi ogni notte il Dio. Durante l’incontro mensile di suono delle sirene echeggia a LampeAzione Cattolica avevamo visto un dusa e ti mette addosso un’ansia che DVD su Lampedusa che riguardava fa male al cuore”». «Alla luce di quanto è successo» l’eccezionale sbarco di 5.000 miconclude Michele - «in questa tragegranti. La testimonianza di una copdia umana immane, nella colpevole pia, Giacomo e Maria, unita a quella indifferenza di tutti le istituzioni podi Don Stefano Nastasi, mi ha toclitiche, nazionali e europee, una sola cato profondamente il cuore. Dopo parola, detta da Papa Francesco, sinaver condiviso questa emozione con tetizza tutto: “Vergogna, è una vergomia moglie, abbiamo deciso di angna”». dare sull’isola, a incontrare queste persone che ritengo eccezionali». Donata Sala, commissione migranti «Durante quello sbarco, gran parte dei lampedusani ha dato tutto ciò

Campus Fidei, Cantus Fidei: un racconto della XXVIII GMG

Mi stavo avviando insieme al resto del gruppo alla parrocchia di Nossa Senhora de Fatima Rainha de Todos os Santos per la colazione. Mentre consegnavo il pass per ricevere da mangiare ho notato una strana espressione sul viso di uno dei volontari che ci accoglieva. Dopo poco quella stessa persona mi è venuta a cercare e, trovandomi, mi ha consegnato sul palmo della mano un crocefisso: ci ringraziava per l’immensa emozione che gli avevamo regalato il giorno precedente nel vedere il nostro gruppo cantare durante la celebrazione della Santa Messa. È stato un gesto inaspettato, dal sapore di gratuità e autenticità, emblema della straordinaria e al contempo semplice accoglienza che le famiglie brasiliane ci hanno offerto, ricordo che costudirò nel tempo. Per me è terminata la quarta Giornata Mondiale della Gioventù, dopo aver partecipato all’evento nelle città di Colonia, Sydney e Madrid, esperienze così simili eppure estremamente differenti. A Rio de Janeiro abbiamo avuto modo di partecipare attivamente ai momenti di catechesi destinati agli Italiani delle Diocesi di Milano, Novara, Domodossola e Firenze. Il nostro gruppo ha animato gli incontri nella parrocchia ospitante preparando i canti delle celebrazioni del mercoledì, giovedì e venerdì, presiedute dai Vescovi G.Betori, Mons. M. Delpini e Mons. V.Paglia. È stato davvero entusiasmante poter plasmare con le nostre voci quei momenti, resi familiari e ospitali. Credo che ciò che di più bello siamo riusciti a creare è stata la sintonia con i ragazzi della Chiesa locale: cantare insieme a loro in lingua portoghese il canto “Romaria”, dedicato alla patrona del Brasile Nossa Senhora de Aparecida, ha regalato un’atmosfera di comunione e di gioia! Cantare unisce le persone, le conduce ad un piano di maggiore intimità: siamo riusciti a farlo coinvolgendo anche tutta la comunità ospitante, credo non ci sia cosa più bella. Mi tornano in mente le parole del Papa all’inizio della Veglia, vissuta in spiaggia a Copacabana a causa della pioggia persistente che ha reso impraticabile l’originaria sede prevista del campo di Guaratiba, ribattezzato Campus Fidei: Francesco ci ha voluto ricordare che il vero Campo della Fede non è un luogo geografico ma è il singolo uomo! È nell’intimità di ciascuno che vi è la possibilità di vivere realmente la Fede e di essere, così, luogo di richiamo per altri. Riascoltando quelle voci e ripensando all’entusiasmo che le sosteneva, credo che la nostra presenza sia stata per la comunità di accoglienza locale un autentico Campo della Fede in cui Matteo Didonè ritrovarsi, insieme, uniti nel canto e dal canto!


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È andato in scena dal 25/09 al 06/10 lo spettacolo teatrale scritto da Marco Garzonio

Il Cardinale Martini, e gli altri, al Piccolo Teatro

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arole d’amore ma anche parole forti, dirompenti. Le parole, al plurale, sempre però illuminate dalla Parola, al singolare. Mette emozione, commuove e fa riflettere il collage delle parole del Cardinal Martini messe in scena al Piccolo Teatro Studio di Milano. Lo spazio scenico è scarno ed essenziale; il pubblico, a ridosso degli attori/narratori, sembra essere risucchiato e attivato dalle immagini, dalle voci, dalla musica. Sullo sfondo, le immagini proiettate ti conducono per le strade e i vicoli della citta santa, la città delle religioni, la città della preghiera. Sette lampade a terra ad aprire la scena, quasi a ricordare i sette doni dello Spirito. Lo spettacolo diventa presto un arco aereo, dal quale si possono guardare le due città: quella amata e desiderata fin da bambino (Gerusalemme) e quella operata e vissuta da vescovo (Milano). Lo sguardo inizia a spaziare sulla grande metropoli: dalle guglie del Duomo fino alle macerie, paesaggio quasi lunare e desertico, delle periferie. E le parole diventano subito forti: le ritrattazioni e il giusto riconoscimento di chi lo aveva attaccato fin dai suoi primi giorni in città, dentro e fuori la Chiesa; le preoccupazioni

profetiche di un lavoro che diveniva sempre più scarso proprio nella città del lavoro; le angosce per chi aveva imboccato la strada della violenza omicida anziché il dialogo paziente. In tutte queste vicende, narrate in prima persona dai due attori (Giovanni Crippa/Martini e Lucilla Giagnoni/ anima), il Martini delle austere biblioteche ed aule universitarie diventa uomo d’azione, uomo tra gli uomini del suo tempo, della sua città. E il suo sguardo di vescovo diventa lo sguardo amorevole di una Chiesa capace di

accogliere, attendere il ritorno dei figli perduti, una Chiesa capace di sperare insieme e che sa farsi prossimo di chi cerca con animo sincero, di chi si pone davanti alle contraddizioni e alle essenziali domande della vita e della morte, del senso di finito d’ogni essere umano e quello d’eternità, promesso e disvelato dalla Parola di Dio, fattasi prossimo e carne in Gesù Cristo. I testi scelti per la rappresentazione sono di Marco Garzonio, giornalista del Corriere della Sera, che ha costantemente seguito il Cardinal

Martini dal suo arrivo a Milano fino ai suoi ultimi giorni. A quasi un anno dalla morte, questo spettacolo non è un semplice rendergli omaggio, ma un voler far risuonare le sue parole nella città che lo ha accolto come pastore e come padre, e che lo ha amato fino all’ultimo. Cento minuti di emozione pura in cui si è letteralmente rapiti dall’intensità dei dialoghi, dalla profonda immediatezza dei testi, mentre le immagini sul grande sfondo ti fanno camminare per le strade, ora deserte e assonnate, ora brulicanti di gente viva e indaffarata di Gerusalemme e Milano; ti conducono passo passo dentro la città, per capirne i segreti, per coglierne l’umanità; così, proprio come faceva Martini. In conclusione, non poteva mancare un chiaro riferimento ai giovani, tanto amati dal cardinale: mentre l’attore “voce di Martini” scompare alla vista, un ragazzo entra in scena e pone le domande, anche scomode, che da sempre i giovani fanno. Domande alle quali la Chiesa, altrettanto amata da Martini, deve saper rispondere con parole chiare. Le luci sul proscenio si spengono ma non si spegne la luce che il Cardinal Martini ha acceso per sempre qui a Milano e nel mondo intero. Maurizio Guarnaschelli

L'anno nuovo di Ac comincia con una serie di appuntamenti che coinvolgono tutti i settori

Formazione, preghiera e condivisione

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nizia con occasioni di formazione e di crescita spirituale l'anno di Azione cattolica, per riprendere il passo quotidiano della vita di fede. Subito un appuntamento associativo per i più giovani, che inizieranno con un'intensa tre giorni di formazione. Al seminario di Seveso i responsabili dei settori più 'freschi' si troveranno dall'8 al 10 novembre per imparare a educare sempre meglio, e a prendersi cura dei propri ragazzi lasciando il segno della fede. Tre percorsi separati per gli educatori di Acr, adolescenti e giovani, ma un unico week-end per condividere i momenti di preghiera e della convivialità. Gli educatori Acr lavoreranno sulla dinamica del “mettersi in gioco”, sia sotto il profilo pedagogico, ovvero per aiutare la crescita dei più piccoli a 360 gradi, sia sul lato ecclesiale-associativo, aiutati domenica anche da Teresa Borrelli, responsabile dell'Acr nazionale. Guidare un gruppo di ragazzi gran-

di, si sa, è ancora più difficile, e allora i responsabili di Acs, Adolescenti e 1819enni saranno aiutati a riflettere sul proprio ruolo di educatori, e si scambieranno consigli e indicazioni per gestire gli alti e bassi che costellano il percorso di ogni gruppo. Ultimi i giovani, protagonisti del passaggio dall'intravvedere la (futura) responsabilità personale alla corresponsabilità che rende ciascuno punto di riferimento per gli altri. Quest'anno ci sarà anche un focus sulle esperienze di vita comune, un'opportunità straordinaria per 'imparare' a vivere la propria regola di vita, e non solo. Non solo per i responsabili ma per tutti i giovani, in Avvento ci saranno come sempre i momenti forti degli esercizi spirituali all'Eremo San Salvatore di Erba, un'occasione preziosa per nutrire la propria vita spirituale. Per la fascia giovani le date arriveranno a breve, gli studenti possono invece già segnarsi i

giorni del 16-17 novembre e del 30 novembre-1 dicembre. Anche per gli adulti c'è l'opportunità di vivere alcuni momenti speciali, per proseguire nel cammino della fede scoprendo, nei diversi ambiti di vita, la presenza di Dio a fianco a ciascuno di noi. Tutto questo nel percorso di Bethlem, cinque Due giorni di preghiera, ascolto della Parola e condivisione che si snoda tra l'Eremo San Salvatore e il seminario di Seveso, per “vedere il buono che c'è” nella vita famigliare e quotidiana. Si parte il 16-17 novembre all'Eremo, sul tema del “Vedere il Dio-con-noi”. Poi il 14 e 15 dicembre, a Seveso, sarà la volta di “Lasciarsi guardare da Dio”. Poi le altre tappe durante l'anno (fino ad aprile), in un percorso unitario sul tema del “credere”. Come sempre, ciascuno può seguire il proprio passo, partecipando anche ad uno solo dei diversi appuntamenti. Claudio Urbano


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Qualche idea per vivere bene e proporre al meglio la Giornata dell'Adesione

Giornata dell'Adesione, prepariamola insieme namente e allegramente decorato, magari anche usufruendo degli strumenti messi a disposizione dal Centro Diocesano (roll-up, striscioni, materiale fotografico e contenuti di immagini da proiettare)

C

ome da lunga tradizione l’8 dicembre celebriamo la festa dell’ADESIONE e la domanda sorge spontanea: già, ma come fare? Ecco qualche idea pensata sia per chi non vuole lasciare passare la giornata come una data in più sul calendario ma vuole viverla come occasione per rendere più bella l’Ac presente nella propria Chiesa. 1. Perché? L’8 dicembre siamo da sempre invitati a celebrare questa nostra scelta in tutti i contesti in cui viviamo questa nostra adesione. Sarà una celebrazione dell’adesio-

ne vissuta nella preghiera, sarà un momento di condivisione della riflessione e della festa, sarà un momento in cui domandarci come possiamo mettere la nostra adesione a servizio della Chiesa. La giornata dell’adesione può essere l’occasione per allargare il giro ad altre persone: celebrare e valorizzare il significato e la portata della nostra adesione all’associazione, una scelta troppo bella per tenerla solo per noi. 2. Quando e dove? La giornata ufficiale è l’8 dicembre. La celebrazione avverrà in un luogo ben indicato e facilmente raggiungibile, meglio se opportu-

3. Chi? Ecco alcune persone che si potrebbero invitare: a. I soci. Invitiamo tutti i soci del gruppo parrocchiale o della comunità pastorale, anche quei soci “senza gruppo” che vivono in una parrocchia vicina, senza dimenticare quelli malati. b. Gli amici dell’AC. Invitiamo tutti coloro che ci conoscono, che ci stimano, che hanno partecipato ad alcune iniziative associative ma non hanno ancora aderito. c. I sacerdoti e religiose/i. Invitiamo i sacerdoti, i diaconi, le religiose della parrocchia. d. I genitori dei ragazzi dell’ACR. Può essere l’occasione per far conoscere loro il mondo associativo. 4. Cosa? Ecco alcune proposte: a. La Santa Messa. Scegliamo con il Parroco una celebrazione cui invitare i soci e consegnar loro pubblicamente le tessere benedette; usiamo al meglio i sussidi per la preghiera preparati per l’occasione dal centro diocesano; Programmiamo un breve intervento del presidente parrocchiale sui contenuti della giornata e il tema dell’anno; Allestiamo uno stand, occasione per offrire ai presenti un caffè o una fetta di torta. In alter-

nativa, si può consegnare all’uscita di chiesa un biglietto di invito e con tale gesto augurare quantomeno buona domenica. b. Il momento di ritrovo. Programmiamo un’ ulteriore occasione per soci e amici dell’AC per riflettere assieme sul senso della nostra adesione. 5. Come? Ecco alcuni strumenti messi a disposizione dal Centro Diocesano per “cucinare” la vostra giornata. a. L a segreteria diocesana: da contattare per organizzare un bello stand, per invitare relatori e per ottenere il materiale promozionale per “Un caffè dell’AC”. E-mail: segreteria@azionecattolicamilano.it b.  L a commissione promozione: per avere ulteriori consigli sull’organizzazione pratica della giornata; per conoscere meglio il senso dell’iniziativa “Un caffè per l’AC” a cui, dopo la giornata, inviare foto e racconti. E -mail: promozione@azionecattolicamilano.it www.azionecattolicamilano.it/promozione c. C ooperativa In Dialogo. Per curare il lato culturale, si può contattare la libreria per diffonderne i libri e altro materiale. E-mail: libreria@indialogo.it Internet: www.indialogo.it La Commissione promozione

Vicini ai nostri soci Direttore responsabile: Gianni Borsa Direttore editoriale: Annalisa Perteghella Hanno collaborato a questo numero: Paolo Rappellino, Donata Sala, Claudio Urbano, Alberto Ratti, Maria Citterio, Sara Nannini, Valentina Soncini, Paolo Bovio, Maria Teresa Antognazza, Vittorio Castoldi, Martino Incarbone, Paolo Danuvola, Alessandro Zunino, Antonio Contursi Direzione, Redazione: 20122 Milano, Via S. Antonio, 5 Tel. 02/58391309. Amministrazione e pubblicità: Tel. 02/58391341 Editore: Coop. Culturale IN DIALOGO s.r.l. Milano Tel. 02/58391341 - Fax 02/58391345 E-mail: indialogo@azionecattolicamilano.it Sito internet: www.azionecattolicamilano.it/indialogo Col patrocinio della Fondazione Ambrosiana Attività Pastorali

Benvenuti Mattia, figlio di Marco e Valeria Franzetti Marco, figlio di Paolo e Serena Rappellino Pietro, figlio di Stefano e Elena Zucchetti

Sono tornati alla casa del padre Aldo, fratello di Roberto Bergamini, prezioso collaboratore di In Dialogo Davide e Tersilla Ambrosini, nonni di Miriam, vice presidente settore giovani di Ac Luigi Locatelli, socio Ac di Valmadrera (Lc)

Composizione: Coop. Culturale IN DIALOGO, via S. Antonio, 5 Milano Progetto grafico: Annalisa Porcelli Stampa: RDS WEBPRINTING srl, Via Belvedere 42, Arcore (MB) Abbonamento: Annuale 12 euro - Sostenitore 20 euro Versare su ccp 18834200 intestato a In Dialogo, Via S. Antonio, 5 20122 - Milano Registrato presso il tribunale di Milano n. 71 del 2-2-87 Spedizione in Abb. postale art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Milano Milano, 14 ottobre 2013, anno XXVI - n. 4 Associato all’USPI – Unione Stampa Periodica Italiana

Questo numero è stato chiuso in redazione e consegnato alla tipografia il giorno 14 ottobre 2013


PER VIV

IL CAMMINO

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ITÀ

Francesco d’Assisi Un libro splendidamente illustrato, per conoscere la storia del santo più amato dagli italiani.

ANCH’IO CREDO!

Illustrazioni di Donatella Riva Caprara

Ragazzi verso la fede

ISBN 978-88-8123-833-0

Illustrazioni di Irene Sala ISBN 978-88-8123-784-5

Un cammino in cinque tappe con i ragazzi dagli 8 agli 11 anni, alla scoperta di cosa significhi oggi diventare discepoli di Gesù ed essere protagonisti attivi dell’annuncio del suo Vangelo.

Un invito a ripercorrere, nel gruppo o in famiglia, la via che ha portato i dodici a scegliere il Signore e a vivere la Chiesa, dando slancio ai percorsi formativi della comunità cristiana.

Con una serie di attività pensate per il gruppo, oppure da fare insieme in famiglia o con i bambini più piccoli.

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 Un sussidio indispensabile per la

formazione degli evangelizzatori nelle comunità cristiane.

 Un

cammino che prende le mosse dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II e dalle sollecitazioni di Papa Francesco e dell’Arcivescovo Scola.

Azione Cattolica Ambrosiana Arcidiocesi di Milano

C’È BEATITUDINE IN CITTÀ

Lo sguardo della fede e della famiglia scopre e crea la città Schede per Gruppi familiari ISBN 978-88-8123-826-2

Lo sguardo dei Gruppi familiari che abitano le nostre città incrocia le beatitudini annunciate da Gesù. Raccogliendo l’invito di Papa Francesco vogliamo guardare la città, e tutto ciò che essa rappresenta per la vita delle nostre famiglia, con lo «sguardo della fede».  Con attività e proposte per i ragazzi.

www.indialogo.it – Milano, via S. Antonio 5 – tel. 02 58391348 – libreria@indialogo.it


InDialogo ott2013