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TOURING

25 itinerari culturali


Sommario

Ortisè

Storia e Cultura

La Val di Sole

Pag. 3

In Valle

Itinerari

1 Malé. Il centro storico, con la Chiesa pievana ed il Museo della Civiltà Solandra 2 A due passi da Malé 3 Fra le vecchie strade, le Chiese ed il castello di Caldés 4 Antico e nuovo in val di Rabbi Il Mulino Ruatti 5 Una passeggiata particolare: da Croviana a Dimaro 6 Monclassico e Presson,

Pag. 6 7 8 9 10 11

paesi delle meridiane artistiche

7 Il cuore della valle: S. Agata di Commezzadura e Mezzana 8 Un gioiello da scoprire: la chiesa di S. Maria a Pellizzano 9 Il castello di Ossana e il Parco della Pace 10 Il ciclo pittorico di S. Maria Maddalena a Cusiano e le chiese in val di Peio 11 I segni d’un passato difficile a Peio 12 Ai confini del Trentino: il Tonale

Pag. 4-5

12 13 14 15 16 17

Fuori Valle

13 Cles, Tovel e Spormaggiore: il regno dell’orso bruno 14 Con la nuova strada a Proveis ed in val d’Ultimo 15 Il santuario di S. Romédio e l’alta val di Non 16 Castel Thun

Pag. 19 20 21 22

17 Il Museo di S. Michele e le piramidi di Segonzano 18 Trento, la capitale del Principato Vescovile 19 Una città carica di cultura: Rovereto e Castel Beseno 20 L’alto Garda

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21 Bolzano: non solo ötzi, l’uomo del Similaun 22 Merano, la culla del Tirolo

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23 Il giro dei passi: Tonale, Gavia, Stelvio e Palade 24 Le cantine e distillerie del Trentino 25 I prodotti del Trentino: MondoMelinda e i caseifici

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Foto di copertina: Veduta della Val di Sole Realizzazione: APT Val di Sole Testi: Fortunato Turrini, Elisa Podetti • Foto di copertina: A. Vigarani Contributi fotografici: G. Bernardi, A. Dalpez, V. Mariotti, Zotta, De Polo, Risser, Andergassen, Fraschetti, Simonini, R. Kiaulehn, D. Pedrotti, Archivio APT Val di Sole, Archivio APT Val di Non, Archivio APT Rovereto e Vallagarina/Carlo Baroni, Archivio di Soprintendenza, Fototeca Ingarda Trentino/P. N. Matteotti Stampa: Esperia srl - Edizione 2013

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Altarino votivo

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Storia e cultura

uest’angolo remoto del Trentino, con una storia millenaria documentata da castelli, chiese e residenze nobiliari, ha un fascino discreto, che va assaporato con calma. Non è unicamente lo spettacolo della natura, che mantiene il suo splendore con le acque correnti, i ghiacciai, le montagne, le selve, i Parchi, a dare ristoro: anche la cultura ha la sua parte. I reperti archeologici sono scarsi, vengono custoditi a Trento nel castello del Buon Consiglio; viceversa, la storia degli ultimi dieci secoli si può conoscere affidandosi alla testimonianza degli edifici sacri e delle costruzioni fortificate presenti sul territorio (Castel Caldés, la Rocca di Samoclévo, Palazzo Pèzzen a Croviana, Castel S. Michele a Ossana, Palazzo Migazzi a Cogolo). Se questi ultimi parlano di un Medioevo guerriero ed aristocratico, le chiese traducono la storia delle popolazioni in linguaggi accessibili ed immediati: affreschi, sculture lignee, altari riccamente ornati, architetture tipiche delle

valli di montagna. Specialmente per il periodo tardo medievale e barocco la Val di Sole è uno scrigno eccellente, del quale vanno scoperti con curiosità i gioielli. Le distanze da coprire per raggiungere i paesi della valle sono minime. In più ci si può servire di mezzi pubblici: autobus di linea ad ore comode, la Ferrovia che da Trento arriva fino a Marilleva 900 passando per Malè (tel. 0463 901150); una buona parte della Val di Sole inoltre è attraversata dalla pista ciclopedonale. Tutto questo facilita l’incontro con l’anima del territorio. Prima di intraprendere le visite, in particolare delle chiese e delle cappelle, sarà utile richiederne l’orario di apertura. Parecchi edifici sacri, infatti, sono chiusi perché in passato hanno subito furti e vandalismi. Ma una telefonata può fornire indicazioni esatte. Altre zone di grande interesse sono visitabili senza difficoltà (come il Parco della Pace di Ossana o S. Rocco a Peio); tutte facilmente, con un minimo di programmazione.

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Malé. Il centro storico, con la Chiesa pievana ed il Museo della Civiltà Solandra sede della Comunità della Val di Sole, si vede la chiesa settecentesca di S. Luigi (tel. 0463 901192), dedicata in origine a S. Giovanni Nepomuceno patrono contro le inondazioni: l’altare è opera dei Ramus (sec. XVII). Poco distante dalla piazza principale è collocato il Museo della Civiltà Solandra (tel. 0463 901780), Museo della Civiltà Solandra dove è allestita una mostra permanente delle l capoluogo della Val di Sole è una borgata di tradizioni culturali e lavorative della Val di Sole. antichissima origine, forse romana. La sua Le arti del falegname, del fabbro, del contadino, funzione di “pieve” ecclesiastica è documentata dell’allevatore, del tessitore, del ramaio sono dal 1178, ma con ogni probabilità risale alla doillustrate accanto agli ambienti di vita degli anminazione longobarda e carolingia (secoli VIItichi solandri, con un’accurata esposizione di IX). Malé riveste notevole importanza, sia coattrezzi originali e la ricostruzione dei luoghi di me centro commerciale e turilavoro. Al centro del Museo è stico che come nodo di comuniconservata la stùa, la camera focazioni (Ferrovia Trento-Maléderata in legno tipica delle case Marilleva). Il suo aspetto si casolandre. Una sezione del museo ratterizza per un ordine urbaniè dedicata al grande prete micostico di tipo “cittadino” davvero logo Giacomo Bresadola. Ai particolare per le valli alpine. La margini del paese, in direzione chiesa dell’Assunta si trova al della località per passeggiate Recentro del paese, in una piazza gazzini, è possibile visitare la “seadibita per secoli a sagrato e cigheria veneziana” nei mesi di lumitero: una snella edicola, dediglio e agosto: splendida struttura cata a S.Valentino, precede la del 1770, recentemente ristrutfacciata romanico-gotica della turata ed in concessione al cochiesa pievana. Il protiro, con mune, è utilizzata per piccoli laPieve di S. M.  Assunta agili colonnine, è di fattura rinavori di segheria e soprattutto scimentale (1531). L’interno preper l’attività didattica, in quanto prezioso testisenta tre navate. Alle pareti e nel presbiterio mone della cultura delle genti di montagna. campeggiano gli affreschi del pittore veronese Pino Casarini. I due altari lignei a fianco del Malé presbiterio hanno il classico stile solandro di epoca barocca; degno di nota è il pregevole pulpito dell’intagliatore locale Giandomenico Bezzi (1670). La tela della Natività di Maria è opera di Martin Teofilo Polacco (1614). Nella navata di sinistra si trova l’imponente fonte battesimale, che per secoli servì tutti i paesi della bassa valle, compresa Rabbi. Alla periferia occidentale di Malé, incorporata nella attuale

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A due passi da Malé Malé-Samoclevo: km. 4,5 Malé-Bolentina: km. 5

Rocca di Samoclevo

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l tratto finale del torrente Rabbiés fin dal XIII secolo ha favorito al Pondàsio l’attività dei mugnai e dei fabbri. Rimangono rovine di mulini e funziona ancora una vecchia fucina, in cui la forza dell’acqua muove la forgia e il maglio e la lavorazione del ferro è attuata con i metodi tradizionali (Centro Studi Val di Sole tel. 0463 901780 349 5509702; Pro Loco Malè 0463 901103#225). È la fucina Marinelli, ultima superstite di una serie di macchine ad acqua che comprendevano anche numerosi mulini; oggi l’apertura della fucina è garantita da una collaborazione tra amministrazione comunale e Centro Studi. Salendo la via dal Pondàsio a Magràs, da visitare è la chiesa dei Santi Egidio e Marco, edificio quattrocentesco con preziosi altari in legno dipinto e dorato. Oltre Magràs, più in alto, le poche case di Arnàgo sono raggruppate attorno alla cappella di S. Romedio consacrata nel 1628. Ai piedi della frazione sorge il convento dei Cappuccini da sempre centro di aggregazione e spiritualità. Esso fu costruito agli inizi del 1900 dopo il rovinoso incendio che nel 1892 a Malé aveva devastato la precedente casa dei religiosi. Non lontano, in mezzo ai frutteti, occhieggia Terzolàs. Al centro del paese spicca fra le altre la grande dimora nobiliare dei Malanotti, detta “Torrac-

cia”; elevata agli inizi del XVI secolo, ha caratteristici sporti angolari e grandi ambienti con affreschi. La chiesa di Terzolàs, considerata “una delle più belle della valle” da Brentari, risale ai primi del ‘800 (tel. 0463 901288) ha linea tardo barocca e pitture di artisti locali. Più in alto dell’abitato di Samoclévo, piccola frazione di Caldés raccolta presso la chiesa di S. Vigilio, si intravedono i ruderi della Rocca. Dell’edificio primitivo rimangono solo la cortina muraria sbrecciata ed il possente mastio a pianta quadrata. Anteriore al XIII secolo, controllava la strada imperiale della Val di Sole, che correva più a monte dell’attuale. Nel Quattrocento il complesso venne ereditato dai conti Thun e nel 1525 durante la “guerra rustica” subì l’assalto dei contadini, senza però venire espugnato. Da Malé, per strada ad ampi tornanti, è possibile raggiungere i villaggi di Bolentina e Montés (1200 m. s/m), di origine medievale. Oltre al magnifico paesaggio, è da vedere la romantica chiesa di S.Valentino databile al 1500 (aperta durante le funzioni religiose).

La Torraccia a Terzolàs

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Fra le vecchie strade, le chiese ed il castello di Caldés

Malé-Cavizzana, attraverso le frazioni di Caldés: km. 10,5 alla strada di valle, con la chiesa di S. Tommaso (sec. XV); più in alto è S. Giacomo - anticamente Solàsna - che accanto a solide abitazioni rurali presenta il gioiello della sua chiesa (tel. 0463 901515). Nell’edificio sacro fanno bella mostra due altari lignei dorati del XVII secolo, opere della famiglia di intagliatori Bezzi di Cusiano. Castel Caldés S. Giacomo fa parte del complesso di paesini che l paese di Caldés si annuncia con tre campanili. la tradizione solandra denomina “le capèle”. Sono Il più antico si trova in piazza e risale al XIII dislocati lungo la viabilità principale del territorio secolo; fa quasi da sentinella ad una e mostrano alcune chiese antiche via che taglia in due il centro del come quella dei SS. Pietro e Paolo a villaggio. La strada “dei cavalieri” Bozzana, o dell’Annunciata a Borè caratteristica per alcune vecdiana. Sul versante opposto della chie costruzioni, un tempo abitavalle c’è il villaggio di Cavizzana: la te da famiglie della nobiltà rurachiesa è dedicata a S. Martino (tel. le del luogo; stemmi e portali in 0463 901515) e vanta quattro alpietra fanno da testimoni di tari, tutti di pregevole fattura attritempi feudali, a cui riporta debuiti parte ai Ramus e parte ai cisamente il castello al margine Bezzi, che avevano bottega in alta orientale di Caldés. Il castello, Val di Sole nei secoli XVII e XVIII. di proprietà della Provincia AuA Cavizzana, nei pressi del Noce, tonoma di Trento e attualmensi trova anche l’incubatoio gestito te in fase di restauro, venne edi- Chiesa di S. Giacomo dall’Associazione sportiva Pescatoficato nel 1230 da Ribaldo da ri solandri (tel. 0463 750885): una Cagnò e si ampliò nei secoli successivi. Nel 1464 struttura nella quale sono allevate le trotelle che venne ereditato dai potenti signori da Thun. vengono rilasciate nei laghi e nei fiumi della valle. All’interno mostra grandi sale, una lunga scalinata È raggiungibile appena dopo il ponte sul Noce, in pietra e la celebre “Stanza di Olinda”, all’esterscendendo sulla sinistra lungo la pista ciclopedono vi è annessa una cappella affrescata nel 1629 nale. da Elia Naurizio con le Storie della vita di Maria. Dall’altra parte del paese sorge la chieIncubatoio di Cavizzana setta di S. Rocco, edificata dopo la peste del 1510, con preziosi altari lignei del ‘600. Oltrepassato il paese, per strada comoda (km. 1) si può scendere alle “Còntre”, tranquilla località attrezzata sulla destra del Noce che qui scorre meno impetuoso del solito. Da Caldés è agevole raggiungere i paesini inerpicati sul versante al sole. Cassana è vicinissima

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Antico e nuovo in val di Rabbi

Malé-Somrabbi-Terme di Rabbi-Ragaiolo: km. 20

I masi di Valorz

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aterale della Val di Sole, con imbocco agevole presso Malè, la Val di Rabbi si insinua fra i monti per 19 km e mantiene la fisionomia selvaggia di altri tempi. Selve di conifere lambiscono i piccoli centri abitati, cui si aggiunge una miriade di masi sparsi e una straordinaria ricchezza di acque. Più tirolese che trentina, la Val di Rabbi venne popolata a partire dal XIII secolo dalle genti dei vicini paesi della bassa Val di Sole. Il dialetto rimane quello arcaico e la cultura tradizionale è ben conservata. Gli insediamenti storici sono Pracorno, S. Bernardo e Piazzola; ma le frazioni sono una miriade e custodiscono una delle ricchezze paesaggistiche più originali: centinaia di masi punteggiano i prati e danno visivamente l’idea di una cultura che ha saputo sposare l’utile ed il bello. S. Bernardo ha una chiesa recente (tel. 0463 985126), ma inserita in modo esemplare nell’ambiente; vi si conservano opere che risalgono ai secoli XV-XVIII. Una manciata di chilometri più avanti è notevole il complesso delle Terme (tel. 0463 983000), che affidano la loro fama alle proprietà curative dell’acqua conosciuta fin dall’inizio del Seicento. Alle spalle del centro termale funziona ancora una settecentesca “sega veneziana”: siamo già nel Parco Nazionale dello Stelvio (tel. 0463 746121). Altre strutture del Parco che meritano una visita sono il Le Terme Caseificio-Museo di Somrabbi, che ospita gli strumenti tradizionali della lavora-

zione del latte, nonché il Centro Visitatori di Stablet: posto a soli 10 minuti di cammino da Malga Stablasolo, comodamente raggiungibile durante l’estate con uno speciale bus navetta; il Centro è un punto informativo interamente dedicato alla marmotta, simpatico roditore che popola numeroso i pascoli del Parco. Inoltre al parcheggio del Coler si trova un parco giochi davvero particolare e perfetto per i più piccoli che possono godere di un ambiente pulito e incontaminato.

Il Mulino Ruatti

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ll’inizio della valle, appena prima dell’abitato di Pracorno, ci si imbatte nel Mulino Ruatti (Info tel. 0463 985048), vero e proprio museo dell’arte molitoria in Val di Rabbi. Lo storico opificio venne fondato agli inizi dell’Ottocento e rimase attivo fino alla metà del secolo successivo. Acquistato nel 1989 dalla Provincia Autonoma di Trento e quindi recuperato e restaurato è oggi uno dei pochi esemplari ancora funzionanti; museo vivo che propone Mulino Ruatti gli autentici ambienti di lavoro e di vita familiare e un apparato molitorio in ottime condizioni. È prezioso testimone di un’arte antica e di stili di vita ormai scomparsi. All’interno si possono visitare gli ambienti familiari: la “stùa” (camera da letto) sobriamente rivestita in legno, la cucina con l’antico focolare aperto, la corte d’ingresso, la stalla con le mangiatoie, la cantina, la sala della molitura. Il mulino, visitabile nel periodo estivo e su prenotazione in altri periodi, è oggi luogo di promozione culturale, con un’ampia sala utilizzabile per mostre e conferenze.

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Una passeggiata particolare: da Croviana a Dimaro Malé-Carciato: km. 5,5

974158), con notevoli altari barocchi. Monclassico e Presson, i paesi che formano il comune, hanno acquisito negli ultimi anni fama nazionale come “paesi delle meridiane artistiche” (vedi a pag. 11). A Pressón, i portali con gli stemmi in pietra testimoniano la nobiltà di alcune famiglie; la chiesetta, che risale al 1630, presenta in una Altare Chiesa di S. Lorenzo a Dimaro cappella laterale un sontuoso altare barocco di scendo da Malé in direzione Tonale, la strada splendido impianto. Dopo aver attraversato il pianeggiante conduce a Croviana (km 1,5), Noce si raggiunge Dimaro (km 1), importante villaggio di lontanissime origini, centro importancentro turistico che apre la strada verso Campite nel Medioevo perché vi confluivano le “deciglio e la Val Rendena. La Casa del Dazio, tenuta me” pagate dai solandri al Prindai nobili de Mazzis, era il pascipe Vescovo di Trento. All’insaggio obbligato e là si pagavagresso del paese si impone il no le tasse doganali. Nella chiepalazzo dei Pèzzen (piccola nosa di S. Lorenzo (tel. 0463 biltà originaria della Valtellina, 974118) si trovano affreschi del qui giunta al tempo dello sviluptardo ’400, raffinata opera dei po delle miniere di ferro del Baschènis e ricchi altari barocXV secolo). Accanto, la raccolta chi in legno opera preziosa di chiesa di S. Giorgio, (tel. 0463 Domenico Bezzi e Giovan Bat901192) mostra due altari lignei tista Ramus. Recenti lavori di di ottima mano (sec. XVII); uno restauro hanno messo in luce si trova nella cappella gentilizia l’antichità del sito, addirittura dei Pèzzen, edificata ed affre- Casa del Dazio a Dimaro altomedievale, peraltro già indiscata intorno al 1613. Da Crocata da un importante framviana una stradina fra i prati (km 1,5) porta a mento di pittura carolingia collocato sopra la Monclassico, altro villaggio antico (risale alla seporta della sagrestia: si tratta di uno dei più anticonda età del ferro). Vi sono in paese alcune dichi frammenti pittorici del Trentino. La passeggiamore signorili (come quella dei Valenti) e angoli ta può concludersi a Carciàto, frazione di Dimatardo-medievali (“i pòrteghi” e Amblài). Le case ro, tranquillo villaggio di contadini con grandi casono dominate dalla chiesa di S.Vigilio (tel. 0463 se rurali ed una chiesetta del XV-XVII secolo.

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Chiesa di Monclassico

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Monclassico e Presson, paesi delle meridiane artistiche Malé-Monclassico: km. 2

Monclassico

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n centro alla Val di Sole sorgono Monclassico e Presson, i “paesi delle meridiane artistiche” noti a livello nazionale ed internazionale. Quello degli orologi solari è un progetto culturale che è diventato negli anni una risorsa per il turismo: merito dell’Associazione “Le meridiane” che nel corso di dieci anni ha chiamato 50 artisti da tutta Italia e in qualche caso anche dall’estero per la realizzazione di altrettante meridiane sugli edifici dei due borghi solandri. Si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto dedicato al territorio, all’arte e al tempo. Questo ricco percorso si può sperimentare lungo tutto l’anno, ma in particolare nel corso della stagione estiva: una serie di visite guidate introdurranno il visitatore nel variopinto mondo dell’arte, ma anche alla scoperta del funzionamento degli orologi solari. Tante sono le curiosità che cattureranno l’attenzione: meridiane a specchio, capaci di indicare l’ora anche se rivolte a nord; orologi panoramici, come quello collocato nella piazza della Fontana, che usa la linea delle montagne come un enorme quadrante su cui leggere le ore, capace di dire ogni giorno il punto di levata e di tramonto del sole; meridiane “a uomo” in cui lo gnomone deve essere spostato in base alle stagioni per segnare l’ora esatta.

E poi, non mancano orologi solari realizzati con le tecniche e i materiali più diversi: scolpite, dipinte, incise su vetro e con applicazioni in ceramica, metalliche e addirittura fossili. Nella seconda metà di luglio, inoltre, si tiene la “Settimana delle meridiane” con la possibilità di vedere e conoscere gli artisti all’opera e assistere ad una grande festa in piazza di presentazione dei nuovi orologi solari. Ma non solo: ogni anno viene pubblicato un volume che racconta e raccoglie le opere dell’anno precedente e approfonditi saggi su un tema culturale legato alla valle: le meridiane, naturalmente, e poi gli affreschi votivi e i portali artistici. Un progetto che sta per essere ancora più ampliato e arricchito con la realizzazione di un nuovo percorso informativo: l’incontro tra tempo, memoria e arte si arricchirà così di ulteriori significati culturali legati al territorio.

Informazioni: Segreteria Associazione culturale “Le Meridiane” tel. 340 5408958 Ufficio Informazioni APT Malè tel. 0463 901280

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Il cuore della valle: S. Agata di Commezzadura e Mezzana Malé-Mezzana: km. 10,5

Chiesa di S. Agata

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osta a metà valle, la Commezzadura abbraccia un gruppo di villaggi dal nome antico; alcuni sono preromani, altri medievali: Deggiano, Mastellina, Mestriàgo, Almazzàgo, Piano. Ciascuno ha la sua chiesetta di cui va fiero. La più importante fra tutte è S. Agata che sorge a breve distanza dalla strada di valle. Come dimostrano i frammenti pittorici romanici scoperti nei recenti restauri sulla parete meridionale, la chiesa risale al XIII secolo ed ha pianta asimmetrica. Si annuncia con un grande S. Cristoforo, affrescato nel 1495 sulla fiancata che dà verso la strada. Nel presbiterio e sull’abside Simone Baschènis, che apparteneva ad una famiglia itinerante di pittori del XV-XVI secolo, dipinse a fresco figure bibliche e la storia di S. Agata, patrona della chiesa (tel. 0463 974174). Di grande pregio sono anche i tre altari di legno intagliato e dorato; fra le statue dei santi di squisita fattura è bellissima la Madonna tardo-gotica. A Mastellina sorge la chiesetta di S. Antonio abate, che conserva affreschi bascheniani di fine ‘400 ed un altare prezioso con tre statue del XV secolo di scuola bolzanina (Madonna fra S. Antonio e S. Giovanni Battista). A breve distanza dalla chiesa si trova la casa dei Guardi. Famiglia iscritta ai ranghi della nobiltà rurale, come testimonia lo stemma sopra il portale

Mastellina

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d’ingresso, divenne famosa per i suoi artisti: Gianantonio, Maria Cecilia -maritata al celebre pittore veneziano G. Battista Tiepolo- e Francesco. Emigrati a Venezia, aprirono una bottega d’arte e qui eccelse l’arte di Francesco, che espresse il suo genio pittorico nelle “vedute” della laguna veneta e documentò i momenti più salienti della vita veneziana durante il ‘700. Piano è l’ultimo paese della Commezzadura. Nella chiesetta di San Giuseppe sono presenti pregevoli altari lignei. Da Piano, dopo un paio di chilometri, si raggiunge Mezzana, centro del turismo invernale e della canoa. In paese la chiesa conserva preziosi altari del ‘600 (tel. 0463 751138). Salendo per una ventina di minuti oltre Mezzana, si incontra Roncio, balcone panoramico sulle montagne e sulla valle. È un minuscolo villaggio quasi disabitato, con la sua cappella dedicata a S. Romedio e S. Barbara: l’altare, molto ornato, è opera seicentesca dei Ramus e dei Bezzi. Da Roncio si può ancora salire, raggiungendo i masi della montagna, “eredi della solitudine”. Proprio di fronte a Roncio, dall’altra parte della valle, ecco Marilleva 900, stazione di partenza della ferrovia elettrica. Proprio a servizio degli importanti impianti sciistiLa Chiesa di Mezzana ci, nel 2007 è stata inaugurata nella frazione di Daolasa, a poca distanza dal municipio, la stazione di partenza della cabinovia che porta sulle piste della Val Mastellina. Un collegamento di fondovalle che permette di scendere dal treno e subito salire sulla cabinovia arrivando direttamente sulle piste da sci del comprensorio Folgarida-Marilleva-Madonna di Campiglio-Pinzolo: ben 150 km di piste al cospetto dell’eccezionale scenario delle Dolomiti di Brenta.


Un gioiello da scoprire: la chiesa di S. Maria a Pellizzano Malé-Pellizzano: km. 15: Pellizzano-Menàs: km. 7

Chiesa di S. Maria a Pellizzano

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ell’alta Val di Sole, lungo il torrente Noce, si incontra uno degli esempi più significativi di arte sacra della valle: la chiesa della Natività di Maria di Pellizzano (tel. 0463 751138) caratterizzata da una notevole ricchezza di apparati decorativi. Essa è inserita in un’area urbana di notevole valore storico, risalente al tardo Medioevo ed al Rinascimento, contrassegnata da case signorili e da stemmi sopra i portali in pietra. L’edificio sacro è stato affrescato da generazioni successive di artisti. Tra tutti spiccano i Baschenis, che tra il XV e il XVI secolo decorarono sia il protiro che la parete d’ingresso della chiesa. Il nucleo più prezioso è costituito dai cinque altari finemente scolpiti e dorati, con le loro antiche pale. In testa alla navata sinistra si trova l’altare dei Disciplini, con un affresco di C. Vallorsa (1571), definito a ragione da Rasmo “il Raffaello della Valtellina”. La chiesa di Pellizzano è ricca di arredi preziosi: reliquiari, cancellate lignee (1626),Via Crucis, oltre a calici e croci astili di grande valore. All’esterno della chiesa, in una nicchia rinchiusa da una raffinata cancellata in ferro battuto, si venera la statua tardo medievale della Madonna col Bambino, detta anche “Madonna degli annegati”: il suo culto è testimoniato da molte leggende. A sei chilometri da Pellizzano la strada

conduce con alcuni tornanti al laghetto dei Caprioli di Fazzón (m 1301 s/m), scenografico specchio d’acqua e punto di partenza per escursioni più impegnative sulle montagne circostanti. Prima di arrivare al lago, una visita va resa al centro visitatori della “Malga Bassa”, un luogo dove grandi e piccoli possono scoprire la fauna e la flora della montagna. L’altro versante della valle, sul pendio soleggiato, è sparso di villaggi assai caratteristici, collegati al fondovalle da una buona viabilità. Si incontra dapprima Claiàno, che ha una cappella ottagonale del ‘700; quindi Termenàgo che vanta due chiese (una gotica, l’altra neoclassica). Più in alto c’è il paese di Castello, con la chiesa di S. Donato del XV secolo. Ortisé (a m 1479 s/m) diede i natali all’illustre micologo don Giacomo Bresadola (1847-1929) ricordato con una statua presso la cappella di S. Cristoforo. Il villaggio più in alto è Menàs (m 1517), con poche case vicine alla chiesetta di S. Rocco. La montagna che sovrasta tutti questi paesini è splendida per visioni e per la tranquillità che riserva. Avendo tempo a disposizione, merita incamminarsi verso la Malga Monte (sul sentiero che porta alla Val di Rabbi superando il Passo Valletta di m 2684) o verso Malga Pozze, incorniciata da cime che sfiorano i 3000 metri.

Castello

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Il castello di Ossana e il Parco della Pace Malé-Ossana: km. 16,5

Castello di S. Michele

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n Val di Sole i castelli sono rari (Caldés e Ossana seguiti dai palazzotti di Croviana e Cógolo): ciò deriva da una forte tradizione di indipendenza della popolazione e dall’attenta vigilanza che i Principi Vescovi di Trento ebbero su quest’area di confine. Le affascinanti rovine del castello di San Michele di Ossana, da poco restaurato, risalgono all’inizio del Quattrocento, quando i feudatari camuni de Federici lo riedificarono completamente. Ma di un castello si parla già nel 1191 e addirittura, recenti indagini archeologiche hanno permesso di ritrovare reperti dell’Età del Bronzo e altri dell’età altomedievale. Per qualche tempo, a cavallo fra ’800 e ’900 fu comproprietaria del maniero Bertha von Suttner, Premio Nobel per la pace nel 1905. La posizione del castello è formidabile: uno sperone di roccia quasi inaccessibile da tre lati fa da base alla costruzione. Il mastio quadrangolare è punto di riferimento visivo per tutta l’alta Val di Sole. Nel paese di Ossana, pieve medievale, c’è la chiesa di S. Vigilio (tel. 0463 751214), il vescovo che tra il IV e il V secolo portò il Cristianesimo in Trentino: la facciata è arricchita da un protiro rinascimentale; all’interno sia l’altar maggiore che il pulpito sono opere dei Ramus che con il Lenner ed i Bezzi formavano scuole di scultura lignea di grande importanza per le valli del Noce; le ancone barocche, oggi vanto di molte chiese, sono state scolpite e dorate nelle loro botteghe. Nel centro storico di Ossana una casa cela un tesoro artistico nascosto: è la “casa degli affreschi”, riscoperta pochi anni fa, si presenta ricca di dipinti a carattere sacro e profano risalenti al XV secolo. La casa, non visitabile, attende un progetto di restauro ed ogni anno, da

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fine novembre ad inizio gennaio, viene allestito, al piano terra, un presepe che fa parte della grande esposizione di Presepi nelle vie e nelle androne del paese, che attira moltissimi visitatori. Degna di essere menzionata è anche la vecchia canonica che sorge isolata su una piccola altura alle spalle dell’abitato. Essa racchiude una stanza interamente rivestita in legno intagliato con abbondanti motivi ornamentali e dipinti su tela con le relative cornici. La “stùa” venne commissionata nel 1740 dall’arciprete Rovereti. Visitabile a richiesta (Municipio tel. 0463 751363). Suggestiva, in estate, la La Chiesa di S.Vigilio passeggiata “Percorso a Ossana dei fiori” che si snoda tra gli scorci del paese partendo dall'orto botanico per arrivare fino al Castello di San Michele. Una frazione di Ossana porta ancora il nome di Fucine: buona parte del minerale di ferro estratto in Val di Sole veniva qui fuso e lavorato da maestranze lombarde, che influenzarono anche la parlata della popolazione locale. Poco a est del paese, ai piedi di una chiesa del ‘700, si allarga l’ex cimitero di guerra austro-ungarico, che diede onorata sepoltura a più di 1400 soldati periti sul fronte del Tonale durante il primo conflitto mondiale. Quel pianoro, su cui sorge il monumento al Kaiserschütze di Othmar Schrott- Vorst (1917), ora è diventato Parco della Pace, in segno di fraternità dei popoli. Da Ossana una comoda passeggiata conduce nella località di Val Piana. La vista è suggestiva, perché alle spalle giganteggiano le vette del gruppo Ortles-Cevedale (con il Vioz m. 3645), mentre di fronte si apre lo scenario del Gìner (m. 2955), che continua il gruppo della Presanella.


Il ciclo pittorico di S. Maria Maddalena a Cusiano e le chiese in val di Peio Malé-Cusiano-Comàsine-Pegaja: km. 27,5

Chiesa di S. Maria a Cusiano

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on distante da Ossana, sulla strada che porta in Tonale, si stende tra il fianco della montagna ed il Noce la frazione di Cusiano, di origine assai antica (sul soprastante Dos Casteler furono rinvenute le tracce dell’Età del bronzo). Nel centro del paese spicca la preziosa chiesetta dedicata a S. Maria Maddalena (tel. 0463 751214). Preceduta da una singolare cappella in forma di edicola aperta dedicata a S. Rocco, patrono degli appestati, racchiude nell’interno un ciclo di affreschi dipinti alla fine del 1400 da Giovanni e Battista Baschènis, pittori provenienti da Averara in alta Val Brembana (Bergamo). Vi sono raffigurati, in toni narrativi popolari ma nello stesso tempo accattivanti, su riquadri con didascalie in italiano del Quattrocento, gli episodi più significativi della vita di Santa Maddalena e dei suoi congiunti Lazzaro e Marta. Le chiavi di volta all’incrocio con i costoloni presentano gli stemmi di Trento, dei Tirolo e dei de Federici di Ossa-

Chiesa di S. Lucia a Comasine

na, signori del castello di San Michele. Lasciata la strada del Tonale qualche centinaio di metri più avanti di Cusiano, ci si inoltra in Val di Peio; in fianco sinistro - però sulla destra del Noce - si sale a Comàsine, un tempo famosa per le miniere di ferro. Dal paesino una stradicciola porta alla spianata dove sorge la chiesa di S. Lucia (tel. 0463 754042). È una località suggestiva: l’edificio sacro domina il vecchio cimitero e offre una visione panoramica sulle alte cime. I tre ricchi altari della chiesa cimiteriale di S. Lucia, risalente al XV-XVI secolo, donati forse dai minatori, sono ora custoditi nella chiesa di S. Matteo in Comàsine e vengono concordemente ritenuti fra i più preziosi di tutta la Val di Sole. Ritornati sulla strada di valle, si prosegue per Celledizzo. Al campanile della parrocchiale è addossata la cappella di S. Antonio, interamente ornata dagli affreschi dei Baschènis che risalgono al 1473 (tel. 0463 754042). Quasi confinante con il villaggio troviamo l’abitato di Cógolo, con la antica chiesa dei Santi Filippo e Giacomo abbellita esternamente dagli affreschi di G. A. Valorsa (1643) ed il palazzotto dei nobili Migazzi. Originari dalla Lombardia, si stabilirono in paese verso la metà del 1400. Il più noto dei Migazzi fu il cardinale Cristoforo (1714-1803), vescovo di Vienna per 46 anni. Lungo la strada che conduce a Malga Mare, punto di partenza di escursioni verso il gruppo OrtlesCevedale, poco oltre Cógolo, ci si imbatte nella chiesetta di Pegaja, anteriore al 1500, unico resto del paesello omonimo, distrutto forse da una frana nel XV secolo. Sulla parete esterna campeggia S. Cristoforo, patrono dei viaggiatori e protettore contro la morte improvvisa per chi lo guarda con devozione.

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I segni d’un passato difficile a Peio

Malé-Peio-Forte Barba di Fior: km. 32,5

Cimitero di S. Rocco

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l paese di Peio merita davvero una visita. Il villaggio, di origine preistorica, si presenta come un balcone panoramico eccezionale, da cui la vista può spaziare fino al gruppo di Brenta. All’ingresso del paese è visitabile l’Area faunistica (tel. 0463 753106), che permette di osservare da vicino i pacifici abitatori del Parco Nazionale dello Stelvio, fra cui cervi e caprioli. Qui non è difficile ammirare il volo planato dell’aquila reale e del gipéto, specialmente se con la funivia si sale ai piedi del massiccio innevato dell’Ortles-Cevedale, alla base del Vióz (m 3645). A Peio Paese, di recente apertura, si trova il Museo della Guerra Bianca “Peio 1914-1918 - La guerra sulla porta” (Info tel. 348 7400942). Esso raccoglie libri, cimeli, documenti, fotografie, armi, testimonianze della vita dei soldati in quota e di quella delle popolazioni civili stremate dalla guerra. A pochi minuti dal paese di Peio un colle alberato - il Dosso di S. Rocco - fa da scrigno alla cappella del santo patrono degli appestati (inizi del 1500) e al cimitero austro-ungarico. Qui vennero inumati più di cento soldati di varie nazionalità, deceduti nelle battaglie della prima guerra mondiale (1914-1918) sul fronte vicinissimo di quella che fu chiamata “guerra bianca”. Una grigia piramide di pietra, elevata nel 1916, è monito contro ogni conflitto. Qui recentemente, sono stati sepolti i resti di alcuni soldati austroungarici morti sul monte San Matteo (m 3684) nel corso di due spaventose battaglie combattute nell’autunno del 1918, a guerra ormai finita. Ogni anno una cerimonia carica di suggestione ricorda le vittime di quella e di tutte le altre guerre.

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Da S. Rocco, all’imboccatura della Val del Monte, si intravedono i ruderi di un fortilizio risalente ai primi del ‘900: è il Forte Barba di Fior, facilmente raggiungibile lungo la strada che si inoltra verso la diga di Pian Palù. Deviando per un sentiero che attraversa il Noce, ci si inerpica fino alla massiccia costruzione militare. Peio non conserva soltanto ricordi bellici: nella chiesa di S. Giorgio si vedono bellissimi altari lignei, scolpiti e dorati (il maggiore è del ‘500). Sul campanile appare il gigantesco S. Cristoforo affrescato dai Baschènis nel 1484, esempio della grande maestria di artisti lontani nel tempo e della salda devozione del popolo solandro. Accanto, il caseificio turnario, l’ultimo del Trentino, è pronto a deliziare il palato con il burro e il formaggio preparato dal latte di vacche, pecore e capre. Peio Fonti è una rinomata località turistica estiva ed invernale; famose le sue Terme, frequentate fin dal XVII secolo, aperte tutto l’anno. A circa 3 km da Peio, raggiungibile con comoda passeggiata, Malga Talè è stata recentemente ristrutturata ed ospita un originale e avveniristico percorso tematico interamente dedicato ai Tetraonidi (come il gallo cedrone e il forcello) e alle loro complesse strategie di adattamento all’ambiente. Ritornando poi a valle, nel piccolo abitato di Strombiano è assolutamente da visitare Casa Grazioli (Info tel. 0463 754345), abitazione rimasta come era nell’Ottocento, residenza contadina povera ma dignitosa, nucleo centrale dell’Ecomuseo della Val di Peio “Piccolo mondo alpino”, progetto che racconta la vita e la cultura di questa valle di montagna. Forte Barba di Fior


Ai confini del Trentino: il Tonale Malé-Tonale: km. 33

Il Forte Strino

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pochi chilometri da Ossana, ecco Vermiglio, ultimo comune ad Ovest della Val di Sole. Formato da quattro frazioni, è un paese che ha conosciuto la deportazione totale degli abitanti verso l’Austria nell’agosto del 1915 ed è risorto, distrutto dai bombardamenti, dalle sue rovine. Nella chiesa di S. Stefano (tel. 0463 758139) si ammira una seicentesca ancona lignea policromata della bottega dei Ramus. Alle pareti della navata sono appesi i quadri di una moderna ed originale Via Crucis, che narra per immagini la storia di Vermiglio. Le frazioni di Pizzano e Cortina sono addensate intorno alle loro cappelle. Domina dall’alto gli abitati la piccola chiesa di S. Caterina, edificata sul Dosso omonimo nel XV secolo. Si data alla stessa epoca la grande casa del Dazio, dove i funzionari del Principe Vescovo di Trento riscuotevano nei secoli le tasse di dogana. Da visitare il nuovo Museo della Guerra (tel. 0463 758200): ospitato presso il Polo Culturale di Vermiglio, contiene armi e oggetti della dotazione personale dei soldati, materiali della guerra in montagna e innumerevoli, foto e documenti, preziosi cimeli provenienti dalla raccolta di Emilio Serra, appassionato recuperante locale di reperti bellici e di testimonianze relative alla Grande Guerra. Oltrepassati i paesi di Cortina, Fraviano e Pizzano, mediante una strada che risale arditamente la montagna, si giunge al passo del Tonale a confine con la Valcamonica in Lombardia. Il toponimo “Tonale” è il più antico della valle ed è attestato in un capitolare di Carlo Magno del 774. Il passo, vegliato dall’antico ospizio di S. Bartolomeo, ora

trasformato in albergo, ha segnato per millenni uno storico confine, fino alla prima guerra mondiale, combattuta quassù fra italiani e austro-ungarici. A partire dal 1860 il governo imperiale intraprese la costruzione di forti di difesa: nacquero così Forte Pozzi Alti (o Presanella), Forte Velón, Forte Mèro, Forte Strino e Forte Zaccarana. Disposti a tenaglia e ben armati, resero un buon servizio: più che la guerra furono i “recuperanti” (i cercatori di metalli fra le due guerre) a ridurli in rovina. Il più celebre è Forte Strino (tel. 0463 758200), dal 1998 centro espositivo e di ricerca di grande importanza per la storia della prima guerra mondiale in Trentino. Dal Passo si può salire con cabinovia al ghiacciaio Preséna (Info tel. 0364 92066), dove si può sciare non solo in inverno, ma anche in tarda primavera. Infine, a Passo Paradiso, a oltre 2600 metri di quota, la comoda cabinovia conduce al nuovissimo allestimento della “Galleria Paradiso”, in cui si possono ascoltare i suoni e le voci della Guerra Bianca. L’allestimento multimediale è realizzato in una galleria scavata dai soldati al confine tra l’Impero Austro-ungarico e l’Italia, ora utilizzata come percorso espositivo e informativo di grandissima suggestione, dove i reperti si collocano nelle atmosfere della guerra di allora. Nella zona circostante, è stato realizzato un percorso storicoescursionistico di visita al sistema fortificato dei Monticelli, perno dello schieramento difensivo del Tonale. “Spettacolo” a Forte Strino

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Ferrovia Trento-Malè-Marilleva

Intorno alla Val di Sole:

alla scoperta di una cultura alpina Con un’automobile, il capillare sistema di comunicazioni del Trentino Alto Adige permette una vasta scelta di escursioni di una giornata. Ma ci si può servire anche, per alcune mete, dei treni della Trentino Trasporti (tel. 0463 901150), attivi sulla tratta Marilleva-Malè-Trento o di quelli Trenitalia (Call center 892021) con partenza da Mezzocorona o Trento. In altri casi è meglio utilizzare mezzi propri. Il ventaglio delle proposte spazia da qualche decina a un centinaio di chilometri per raggiungere gli obiettivi più distanti. Ma la fatica è abbondantemente ripagata dalla varietà degli itinerari e dalla ricchezza culturale dei luoghi che si possono raggiungere. Una scoperta che potrebbe sorprendere qualcuno è l’area sudtirolese: Bolzano con i suoi Musei (tra cui quello archeologico e quello di arte contemporanea) e il centro commerciale; o Merano, vicina al luogo di origine della potenza tirolese; o più lontano, il centro principesco-vescovile di Bressanone. Il museo all’aperto di Teodone, presso Brunico, dà l’idea esatta della grande cultura alpina dei secoli passati. Il Trentino centro-meridionale offre due punti ricchi d’interesse: Trento, capitale per

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otto secoli del Principato vescovile e Rovereto, cittadina aperta all’influsso di Venezia fra ’400 e ’500, grazie al Mart divenuta centro dell’arte contemporanea a livello mondiale. In generale sono meno note le valli laterali all’asta dell’Adige: non mancherà la soddisfazione per gli spettacoli che una natura fantasiosa sa presentare in Val di Cembra o nella Val Rendena. Gli appassionati di cultura popolare apprezzeranno certamente il Museo di S. Michele all’Adige, vetrina della tradizione trentina nei tempi passati. Qui storia e presente si confondono, perché sul tempo andato s’innesta la “Civiltà del Vino”: le cantine e i magazzini della frutta, meritano sempre un incontro ravvicinato per scoprire sapori e profumi impareggiabili. Inoltre, una visita a Castel Thun permetterà di ammirare il mondo lussuoso della residenza di una grande famiglia nobile. Ciò che conta, in questo sorprendente viaggio alla scoperta del Trentino partendo dalla Val di Sole, è non perdere lo sguardo d’insieme di una terra antica, che con orgoglio ha saputo fondere storia e vita, cultura ed arte, religiosità e lavoro in armonia tra uomo e territorio.


Cles, Tovel e Spormaggiore: il regno dell’orso bruno Malé-Tóvel: km. 32 Ferrovia Trento-Malé-Marlleva fino a Cles bus per Tovel

Castello di Cles

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ltrepassato il ponte che supera il profondo burrone di Mostizzòlo, dopo cinque chilometri si entra in Clés, capoluogo della Val di Non (Info tel. 0463 421376). La borgata è di antichissima origine (sembra che il nome derivi da “ecclesiae”, cioè “chiese’’). Nel 1869, poco a monte del paese, affiorò una lastra di bronzo recante un decreto dell’imperatore Claudio che nell’anno 46 d. C. confermava la cittadinanza romana agli abitanti della valle (gli Anàuni). Oggi Clés è una vivace cittadina commerciale, con esercizi turistici, nel mezzo d’un territorio dominato dalla coltura intensiva delle mele. Il paese offre tre attrattive: il castello (non visitabile) - in posizione dominante sul lago di Santa Giustina - abitato dalla nobile famiglia dei Clés (il più famoso fu Bernardo Clesio, Principe Vescovo di Trento dal 1514 al 1539); nel castello sono presenti grandi saloni e un notevole ciclo pittorico. La seconda mèta è la chiesa pievana (tel. 0463 421155) dei primi decenni del 1500, in stile gotico clesiano; interessante all’interno il reticolo della volta; sul muro della navata a destra si può osservare la pietra tombale di Giorgio Clés del 1490. Il terzo edificio di pregio è il Palazzo Assessorile, antica casa-torre, sede politica e giudiziaria, le cui prime notizie risalgono al 1356. Fu però ricostruito ed affrescato nel secolo XVI; recentemente restaurato, offre oggi al visitatore lo splendore di straordinarie sale affrescate, in particolare quelle rimesse in luce al terzo piano, prima occultate dal rivestimento ligneo delle pareti delle celle carcerarie. Una scoperta eccezionale che ha riportato alla luce due cicli affrescati cinquecenteschi: un primo,

più prezioso, del 1543 eseguito da Marcello Fogolino e dalla sua bottega, raffigurante temi mitologici; un secondo, leggermente più tardo, caratterizzato da storie bibliche. Nelle stesse stanze, i graffiti dei prigionieri rendono testimonianze drammatiche di un tempo lontano. A valle della borgata si allarga il Lago di S. Giustina, grande bacino idroelettrico (lungo km. 7,5 e largo km. 1,5: contiene 172 milioni di metri cubi d’acqua, sfruttata nella centrale di Taio). Lasciato Clés si arriva a Tuenno, borgo frutticolo con la caratteristica doppia chiesa di S. Orsola; quindi al Lago di Tóvel. Prima di imboccare la valle percorsa dal torrente Tresénga, su uno sperone di roccia è visibile la chiesa gotica di S. Emerenziana del 1500. La Val di Tóvel si inerpica fra le ripide pareti del Peller - Castellazzo e Cima Vallina a Nord, e lo strapiombo dei contrafforti settentrionali del Brenta. Nella parte mediana della valle, che supera in lunghezza i 17 chilometri, si adagia il lago (lungo 1 km e largo quasi 600 metri, a 1178 m. s/m). Noto per l’arrossamento delle sue acque, causato da un microrganismo locale, per colpa del carico antropico ha perso la sua caratteristica, pur rimanendo un bellissimo esempio di paesaggio lacustre, in cui si riflettono le abetaie e le rocce del Brenta. La zona è uno degli habitat preferiti dall’orso bruno. Poco distante, nella parte meridionale della valle, ai confini con l’altopiano della Paganella, si trova il Parco Faunistico di Spormaggiore legato al Parco Naturale Adamello Brenta: un luogo ideale per osservare in condizione di semilibertà affascinanti specie animali, come l’orso, il lupo, il gatto selvatico e il gufo; a breve saranno introdotte anche la lince, la lontra, e la volpe. Palazzo assessorile a Cles

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Con la nuova strada a Proveis ed in val d’Ultimo Malé-S. Gertrude Val d’Ultimo: km. 50

Val d’Ultimo

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a parte più settentrionale della Val di Non è stata abitata dal XIII secolo da popolazioni di origine germanica. Esse hanno coltivato i versanti montuosi, lavorando anche come minatori nelle cave locali. I popoli del Nord hanno portato in questi luoghi una delle loro tradizioni abitative: l’insediamento a masi sparsi, con la legislazione che va sotto il nome di “maso chiuso” (l’intero patrimonio fondiario passa a un solo figlio, oggi non necessariamente il primogenito). Altro carattere forte è la lingua tedesca: la comunità germanofona è insediata nei villaggi di Laurein e Proveis (Lauregno e Proves) e nella zona del Passo Palade (S. Felix ed Unsere Liebe Frau im Walde o Madonna di Senale). Si tratta di paesi in quota, I masi della un tempo quasi completamente Val D’Ultimo isolati dal resto della popolazione del Sudtirolo per la catena montuosa che fa da barriera verso Nord. Da pochi anni è percorribile una strada panoramica, che collega il minuscolo territorio del Deutschnonsberg alla Val d’Ultimo (Info tel. 0473 795387), e quindi anche all’area di Merano e Bolzano. Da Malé si viaggia verso Clés: da Mostizzòlo si sale per Revò che conta parecchie dimore signorili come

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Casa Càmpia ed una bella chiesa edificata in forme gotiche-sveve nel XV secolo. Subito prima del paese, una strada ben segnalata volge verso Nord-Ovest, toccando Tregióvo. In località Frari, al bivio per Rumo, che comprende una serie di paesini ricchi di bellissime chiese affrescate nel 1400, si punta decisamente a Nord, risalendo con tornanti in direzione di Proveis. La strada nuova non tocca Laurein, patria leggendaria di Re Laurino, sovrano delle Dolomiti, nè Proveis, ma prosegue con svolte e gallerie fino a superare la montagna fra Ilmenspitz e il Monte Luco. In sensibile discesa, la strada corre verso la Val d’Ultimo, incontrando la viabilità ordinaria fra S. Pancraz e S. Walburg. Lunga una quarantina di chilometri, la valle (Ultental) conta alcuni villaggi a fisionomia sudtirolese, dove nei masi si conservano ancora le vecchie tradizioni come la processione dei Re Magi. Il territorio, ricchissimo di selve, offre un’ottima serie di impianti per gli sport invernali ed un piccolo museo etnografico. Il villaggio più elevato è S. Gertraud, già presso il Parco Nazionale dello Stelvio, punto di partenza per escursioni a piedi verso le cime dello Sternai (m. 3443) e verso la Val di Rabbi, una laterale della Val di Sole.

Gli Schützen


Il santuario di S. Romédio e l’alta val di Non Malé-S. Romédio: km. 28; Malé-Castel Braghér-Trés: km. 28

Il Santuario di S. Romedio

S

i transita per “le capèle” della bassa Val di Sole, superando l’orrido burrone di Mostizzòlo (ponte alto 85 metri) per raggiungere Clés e da lì Dermùlo, poco dopo la diga di S. Giustina (alta m 152). A Dermùlo, per la strada dell’Alta Anàunia, si arriva a Sanzéno. Il villaggio fu testimone di un’antica evangelizzazione; qui, infatti, nel 397 vennero bruciati i tre martiri cappadoci anauniesi, Sisinio, Martirio e Alessandro. Sul luogo del martirio sorge la Basilica che è nominata per la prima volta nel 1211. L’attuale edificio sacro, opera di maestranze lombarde, risale al XV secolo; della primitiva chiesa romanica rimangono il campanile e una serie di cappelle. Dietro il Castel Braghér marmoreo altare maggiore, di fattezze barocche, vi è una pala del celebre pittore di Romeno Giambattista Lampi, ritrattista alla corte imperiale viennese alla fine del ‘700. Nel centro di Sanzéno la segnaletica indica la deviazione per S. Romédio. La strada percorre un canyon lambito dal Rio S. Romédio e dopo circa tre chilometri arriva ai piedi dello scoglio, su cui fu edificato il santuario. Il luogo ha una storia complessa, denotata anche dalla costruzioni che si sono succedute per novecento anni. La cappella più in alto (detta delle reliquie), con colonne preromaniche e pitture tardo-medievali, ospitò probabilmente il santo verso il Mille. La leggenda racconta che l’eremita avrebbe ammansito e usato per cavalcatura l’orso che gli

aveva divorato il cavallo. Nei pressi è ora ospitato un orso bruno. In onore del santo vennero edificate altre cappelle, che scendono a gradoni sullo sperone roccioso (alto circa 70 metri). Notevole la chiesa di S. Michele (del 1514) e risplendente di affreschi la cappella di S. Giorgio (1487). I fabbricati inglobano il piccolo convento dei frati Francescani ed una ripida scalinata con arco d’ingresso. Ritornati a Sanzeno e procedendo lungo la strada principale verso Romeno, sulla sinistra appena fuori dell’abitato si incontra il Museo Retico, il centro per l’archeologia della Val di Non. Qui, in un luogo conosciuto a livello internazionale, è possibile andare alla scoperta della civiltà dei Reti, che tra il V e il I secolo avanti Cristo popolava la terra anaune; un percorso che si completa con l’arrivo della civiltà romana e quindi con l’inizio del Medioevo. Da Sanzeno, proseguendo per la strada principale, si arriva nell’Alta Val di Non di cui Fondo (1000 m) è il capoluogo. Inserito nell’altopiano noneso movimentato da verdi e ampi prati, vanta una posizione veramente invidiabile e presenta una particolare ricchezza Museo Retico culturale e naturale. Il burrone del Sass, un vero e proprio canyon, in alcuni punti profondo anche 50 m, attraversa la borgata creando degli scenari veramente emozionanti. Di grande fascino è anche il Lago Smeraldo, bacino artificiale a nord della valle, punto di partenza per facili passeggiate che costeggiano l’orrido e il Canyon del Rio Sass, percorribile grazie a passerelle e scalette. In inverno a Fondo si svolge la Ciaspolada, una delle più importanti manifestazioni invernali trentine: i numerosi partecipanti, provenienti da tutto il mondo, corrono sulla neve calzando delle racchette, dette appunto “ciaspole” in dialetto noneso. Informazioni: APT Val di Non tel. 0463 830133

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Castel Thun

Malé-Castel Thun: km. 35

Castel Thun

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astel Thun (tel. 0461 657816) è divenuto uno dei simboli della Val di Non. Si erge maestoso nella campagna della bassa valle nei pressi del paese di Vigo di Ton ed è meta di migliaia di turisti ogni anno, dopo la riapertura al pubblico del 17 aprile 2010. Un ventennale lavoro di restauro ha restituito così alla cultura e al turismo trentino una delle dimore storiche visitabili più importanti d’Europa, ricca di storia, opere d’arte e di arredamento, specchio fedele della storia della famiglia Thun, una delle più cospicue dell’impero asburgico. Le prime menzioni del castello risalgono alla metà del XIII secolo: progressiva-

mente la fortezza medievale ha subito evoluzioni e trasformazioni che l’hanno portata ad essere la lussuosa dimora nobiliare che ancora oggi è possibile visitare. Varcata la possente Porta Spagnola (1566), si accede al Loggiato dei Cannoni e quindi al palazzo comitale. Tra gli ambienti da non perdere, la cappella di San Giorgio, affrescata alla fine del Quattrocento da un pittore di scuola tedesca, le cucine vecchia e nuova, la vasta Sala da Pranzo, la sontuosa Sala degli Antenati, ricca di ritratti e di mobili preziosi, e infine la splendida “Stanza del Vescovo”, l’ambiente più rappresentativo e raffinato del castello, dai rive-

La stanza del Vescovo

stimenti finemente scolpiti nel legno. All’esterno, sono visitabili l’elegante giardino all’italiana e il grande campo dei tornei. Circondato da possenti mura e bastioni, Castel Thun è situato in un luogo unico. Dalle sue terrazze lo sguardo è libero di abbracciare tutto il territorio circostante: i monti innevati del Brenta e delle Maddalene, gli ordinati meleti, i tantissimi borghi rurali e gli aviti castelli che punteggiano la Val di Non. Scendendo dal castello verso il paese di Vigo merita senz’altro una visita la chiesa di Santa Maria Assunta, nota per i pregiati dipinti di Antonio e Francesco Guardi e ricca di testimonianze artistiche dei Thun, fra cui l’antico sepolcro di famiglia.

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Il Museo di S. Michele e le piramidi di Segonzano Malé-S. Michele-Segonzano: km. 70

Particolare del Museo di S. Michele

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ra il 29 settembre 1145 quando furono accolti nel monastero di S. Michele all’Adige i religiosi Agostiniani, chiamati dal Vescovo di Trento Altemanno. Il loro convento, fornito di una preziosa biblioteca, rimase un faro della cultura trentina fino alla soppressione di inizio secolo XIX. Gli Agostiniani furono provetti coltivatori della vite e ne insegnarono i segreti ai contadini locali. Nel 1869 la Dieta Provinciale Tirolese acquistò il caseggiato e lo destinò all’Istituto Agrario (sorto nel 1874), aggiungendo un edificio nuovo accanto agli antichi. La parte medievale si articola attorno ad una corte triangolare, abbellita da una loggia e da un chiostro a tre lati. Dal 1972 il complesso monastico d’una volta - esclusa la chiesa barocca del secolo XVIII - è sede del prestigioso Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina (tel. 0461 650314), fondato nel 1967 da Giuseppe Sebesta e che occupa una quarantina di sale. Vi sono raccolti materiali che si rifanno alla storia, all’economia, alla religiosità, al folclore, agli usi della gente trentina, speLe Piramidi di Segonzano

cialmente a partire dal Settecento. Percorrendo le sale d’esposizione si imparano a conoscere le tecniche della vinificazione, della distillazione, della molitura; l’agricoltura è rappresentata dalla raccolta completa degli attrezzi di campagna; nelle sezioni della metallurgia, della filatura, della ceramica sono visibili gli utensili degli artigiani. Ampio spazio è dato alla lavorazione del legno, all’alpeggio, alla cucina tradizionale. Interessanti sono anche i corredi e gli abiti giornalieri e festivi. Tutto ciò rende questo centro culturale un riferimento essenziale per chi vuol conoscere le tradizioni e la storia trentina. Da qualche anno il Mu-

Esterno del Museo

seo promuove inoltre iniziative dedicate ai vari Carnevali europei. Proseguendo verso Lavis, nella periferia Nord di Trento, si imbocca la strada della valle di Cembra, raggiungendo Segonzano. La località è famosa per le statue che la natura ha scolpito nello sfasciume morenico della valle. Quattro tipologie di “piramidi” rendono unico il paesaggio: le più simpatiche sono quelle ombreggiate dal loro “cappello” di porfido (pesante fino a qualche decina di tonnellate); altre sono disposte come le canne d’un organo, altre affilate come lame. La leggenda narra che si tratta di fate e folletti, pietrificati per una strana magia negli anni d’infanzia del genere umano.

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Trento, la capitale del Principato Vescovile Malé-Trento: km. 60 Ferrovia Trento-Malé-Marilleva

Piazza Duomo a Trento

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aggiungere Trento (Info tel. 0461 216000) dalla Val di Sole senz’auto è davvero facile: si sale sul trenino Trento-Malé-Marilleva (tel. 0463 901150). Da Malé sono circa ottanta minuti di viaggio tranquillo e interessante, attraverso la bassa Val di Sole e tutta la Val di Non, con decine di villaggi e di vecchi castelli che rendono unico il panorama. I venti chilometri in Val d’Adige sono incorniciati da magnifici vigneti (Piana Rotaliana) e dalla visione della Paganella (m 2125). Trento fu un “municipium” romano e ne rimangono importanti tracce, come lo spazio sotterraneo del Sass e la “Porta Veronensis” cui si accede dal Museo Diocesano in piazza del Duomo. Delle successive dominazioni barbariche - Ostrogoti, Longobardi, Franchi - rimane ben poco. La vera vita della città iniziò quando Trento venne inglobata col suo territorio nel Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (attorno al 970) e diventò contea vescovile (dal 1004 al 1802). I due poli del potere ecclesiastico e civile, durato nel piccolo stato alpino quasi 800 anni, erano il Duomo (affiancato da Palazzo Pretorio) ed il castello del Buon Consiglio (tel. 0461 233770). Nella dimora fortificata abitarono dal secolo XIII in avanti i Principi Vescovi: si tratta di un complesso molto articolato, frutto di edificazioni aggiunte al nucleo preromanico. Al Castel vecchio vennero addossati il Magno Palazzo (opera del vescovo e cardinale Bernardo Cles nel secolo XVI) e la Giunta Albertiana (di fine ‘600). L’interno ospita musei e ambienti nobili, detti “camere” o “stùe”. Durante il governo clesiano le stanze e le sale furono riccamente affrescate dal Dossi, dal Fogolino e dal

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Romanino, e abbellite dalle terrecotte dello Zacchi. Un discorso a parte meritano le pitture a fresco della “Torre dell’Aquila”, qui troviamo il celeberrimo Ciclo dei Mesi, splendido esempio di arte gotica internazionale (1390). La città si è sviluppata attorno alla cattedrale, capolavoro dei maestri comacini Adamo d’Arogno e figli. In origine era la chiesa sepolcrale del vescovo S. Vigilio (secolo V), che venne continuamente ricostruita fino alla risistemazione risalente al secolo XIII. Sia l’esterno, con il massiccio campanile di epoca barocca, e il rosone settentrionale Castello del (Ruota della Fortuna), che l’interBuonconsiglio no, severo nella sua linearità, danno la sensazione di una serenità possente. A lato del settecentesco ciborio dell’altar maggiore v’è l’entrata all’antica cripta. In Palazzo Pretorio è sistemato il ricco Museo Diocesano (tel. 0461 234419), con arazzi fiamminghi del ‘500 ed il tesoro del Duomo. Molti altri monumenti rendono bella la città: S. Maria Maggiore, i resti della dominazione romana, S. Lorenzo, Piazza Fiera e il Palazzo delle Albere, sede staccata del MART, Museo di arte moderna e contemporanea conosciuto nel mondo. Il centro è una piacevole isola pedonale, dove è possibile fare shopping specialmente nel periodo natalizio, quando Piazza Fiera si riempie del caratteristico Mercatino di Natale, con prodotti tipici culinari e dell’artigianato presentati nelle piccole casette in legno. Da visitare Doss Trento e le vicine gallerie di Piedicastello, rione storico di Trento posto sulla riva orientale dell’Adige. In questa suggestiva ambientazione la Fondazione Museo Storico ha allestito innovativi percorsi multimediali dedicati alla storia trentina tra ‘800 e ‘900.


Una città carica di cultura: Rovereto e Castel Beseno

Malé-Rovereto: km. 84 Ferrovia Trento-Malé-Marilleva fino a Trento poi F.S. fino a Rovereto

tuale risale al XVI secolo, ma il nucleo originario è preistorico; sopra si insediò la fortificazione medievale. L’opera reca le tracce dei diversi abitatori, che crearono camminamenti, torri, scale a chiocciola, trabocchetti, postazioni d’artiglieria e fecero affrescare alcuni ambienti. Per quasi 500 Piazza delle Erbe a Rovereto anni il castello appartenne ai Trapp, che lo cedeta “Città della Quercia”, questo è il nome araltero negli anni ’70 alla Provincia di Trento, che lo dico di Rovereto (Info tel. 0464 430363), si ha perfettamente restaurato e che specialmente trova nel cuore della Val Lagarina, fra coltivazioni in estate vi organizza splendide rievocazioni in di vigne ed una serie di centri abitati, dislocati sia costume. Rovereto si raggiunge da Nord, dopo in destra che in sinistra Adige. Tutti esser passati accanto a Castel Pietra, storicamente importanti, perché la ed aver attraversato Volano, carattevalle fu percorsa innumerevoli volte rizzato dalla bella chiesa di S. Rocco, da eserciti, imperatori, prelati; di qui interamente affrescata nel 1500. Il passarono il Barbarossa, Massimiliano centro roveretano ha origine antica: d’Asburgo, Carlo V, papa Pio VI, Napol’insediamento risale addirittura all’età leone, Francesco Giuseppe; e ancora del ferro, con la sovrapposizione dei più anticamente, una chiesetta ricorda Romani e nel Medioevo di coloni gerle nozze regali di Teodolinda ed Autari, manici. I Castelbarco vi posero la cinta re dei Longobardi. Rovereto, ricca di muraria (sec. XIII-XIV); poi la città fu storia, è oggi una delle capitali mondi Venezia (1416-1509), della cui prediali dell’arte contemporanea: merito senza restano il castello -ora Museo del MART (Museo d’Arte moderna e Storico della Guerra- e la chiesa di S. La Campana della Pace contemporanea - n° verde 800 397760), Marco (1462). Nei secoli seguenti Roche grazie alle proprie esposizioni e a una sede vereto diventò la capitale intellettuale del Trentiche è una vera e propria cittadella della cultura, no (con tre cappelle musicali, l’Accademia degli riesce ad attirare visitatori, artisti e critici d’arte Agiati, grandi personaggi come Tartarotti, Vannetda tutto il pianeta. ti, A. Rosmini, R. Zandonai); qui nel 1769 il giovaPrima della città, si incontra Castel Beséno (tel. ne W. A. Mozart tenne due concerti. Nella città, 0464 834600), a guardia della piana atesina ed per circa quattro secoli, fiorì l’industria della seta, all’imbocco dell’altopiano di Folgaria. È un comaffiancata da quella della carta nel secolo XVIII. plesso feudale murato lungo circa Meritano una visita i palazzi dell‘800 e fra tutti 250 metri e largo un Palazzo Rosmini, il Teatro Zandonai, le Valbuse, il centinaio. Il suo Museo Civico di Scienze Naturali, la chiesa del aspetto atCarmine e sicuramente la Casa d’Arte futurista Depero (n° verde 800 397760), primo museo futurista d’Italia. A tre chilometri dal centro, sulla collina di Miravalle, è sistemata la Campana della Pace (di 226 quintali, alta m. 3,36 e larga alla bocCastel ca m. 3,21); parcheggio sul piazzale antistante. Beseno

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L’alto Garda

Malé-Riva del Garda: km. 92

Castello di Arco

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’alto Garda è una terra straordinaria, fatta di castelli, olio, vino e altri pregiati prodotti agricoli, affascinanti borghi storici, un lago che attira persone da tutta Europa. Un viaggio in questa parte di Trentino, particolarmente fortunata dal punto di vista climatico e culturale, può partire da Canale di Tenno, con il suo straordinario centro storico perfettamente conservato, il museo degli attrezzi agricoli e la casa degli artisti intitolata a Giacomo Vittone; Canale è uno tra i borghi annoverati nell’esclusivo club dei borghi più belli d’Italia: un club che in Trentino comprende anche Rango, San Lorenzo in Banale e Mezzano. Qui, tra le Dolomiti di Brenta e il Garda, il visitatore può andare alla scoperta di scorci magici. Dirigendosi verso il lago, è la raffinata città di Arco a offrire ricchi spunti storici e artistici. Rinomata già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento per il suo clima mite e le sue belle passeggiate, la cittadina ospitò, oltre all’aristocrazia asburgica, molti artisti e letterati fra i quali Nietzsche, Freud, Heinrich e Thomas Mann, Sidermann, Kafka e Rilke. Riva del Garda

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Arco è dominata dal castello omonimo, in magnifica posizione panoramica; dall’ardito spuntone di roccia che emerge dalla piana del fiume Sarca la vista sul lago mozza il fiato. Inoltre di grande importanza storica sono alcuni ambienti del castello, ottimamente restaurati in cui è possibile ammirare cicli affrescati trecenteschi con storie di amore profano e di vita cortese. Da vedere è il giardino botanico di epoca asburgica, intitolato all’arciduca Alberto e con la statua di una sua celebre ospite, l’imperatrice Elisabetta, meglio conosciuta come Sissi. Piacevole sarà percorrere le vie del centro, piene di ristoranti e negozi, ma soprattutto abbellite da numerosi palazzi recanti affreschi rinascimentali come Palazzo della Lega e Palazzo Marchetti. Accanto a quest’ultimo, domina la piazza la seicentesca chiesa della Collegiata. Una curiosità: al suo interno è ancora oggi visibile la tomba dell’ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone, che morì in esilio ad Arco nel 1894. A pochi chilometri da Arco, la visita prosegue a Riva del Garda (Info 0464 554444), porto lacustre di grande importanza, con un interessante museo di arte moderna e contemporanea ospitato nella Rocca, fortezza sul lago del XII secolo, circondata da canale e con ponte levatoio. Riva del Garda vanta una storia antica: centro vivo in epoca romana, tra la metà del Quattrocento e i primi del Cinquecento venne sottoposta alla dominazione veneziana, le cui tracce sono ancora visibili nelle vie e sui palazzi del centro. Nel cuore della città, di notevole interesse sono la chiesa Dell'Inviolata, a pianta centrale, con l'interno decorato in stile barocco; la torre Apponale prospiciente il porto; il palazzo Pretorio (1375), che sotto la loggia ospita lapidi romane, medioevali e moderne. Ma soprattutto, Riva è il grande centro balneare del Trentino, meta irrinunciabile lungo tutto l’anno per una clientela affezionata, proveniente soprattutto dal Nord Europa.


Bolzano: non solo Ötzi, l’uomo del Similaun malé-Bolzano per la

Médola: km. 62; 75 Ferrovia Trento-Malé-Marilleva fino a Mezzocorona e F.S. fino a Bolzano in autostrada km.

Piazza Duomo a Bolzano

B

olzano, città ponte tra la cultura tedesca e quella italiana: un luogo ricco di arte e cultura, divenuto celebre nel mondo per la scoperta della “mummia del Similaun” avvenuta nel 1991 e per le magiche atmosfere dei Mercatini di Natale che colorano e profumano la storica piazza Walther. Ci sono tanti motivi per visitare Bolzano: naturalmente uno di questi è lo straordinario corpo di Ötzi, cacciatore preistorico, armato di scure, arco e faretra, con i piedi infilati in calzari di pelle imbottiti di paglia. “L’uomo del Similàun” alloggia oggi in una sezione speciale del Museo archeologico di Bolzano (tel. 0471 320100); ora è mèta di migliaia di visitatori, affascinati dall’uomo rientrato dalla preistoria. Bolzano affascina anche per la sua storia (Info tel. 0471 307000): stazione militare romana (Pons Drusi) e quindi dominio bavarese, passò poi alla contea vescovile di Trento (1004), restando legato al dominio trentino per secoli. La parte più antica della città ingloba il gotico Duomo presso Piazza Walther, dedicato all’Assunta e risalente ai secoli XIIXIV; il campanile è alto 65 metri. Nelle tre navate si possono ammirare opere che vanno dal 1400 al 1900; grandioso l’altar maggiore di epoca barocca. Poco lontano dal Duomo si trova la chiesa dei Domenicani della fine del

1200. L’interno conserva notevoli affreschi di scuola giottesca (cappella di S. Giovanni del 1340); molto bello è anche il chiostro affrescato durante il 1400. Il cuore più caratteristico di Bolzano è Piazza Erbe, dove si tiene un vivace mercato ortofrutticolo; dalla piazza partono i Portici, centro commerciale della città. Sulla destra e sulla sinistra si susseguono negozi a dozzine, eleganti e fornitissimi, incorporati in case dei secoli XV-XVIII che mostrano sporti decorati (Erker) e raffinati portali. A metà della strada coperta dai Portici sorge il Palazzo Mercantile, dove erano pianificate le quattro famose fiere di Bolzano. Presso Bolzano, oltre a castelli aperti al pubblico come Castel Róncolo (tel. 0471 329808) o Castel Firmiano (Messner Mountain Museum tel. 0471 631264), molte sono le passeggiate di grande suggestione; in periferia si trova l’abbazia benedettina di Gries, con una magnifica chiesa barocca. L’arte contemporanea è rappresentata dal nuovo Museion (tel. 0471 223413) centro culturale di livello europeo, protagonista di mostre capaci di suscitare sempre dibattito e talvolta polemica.

Otzi: l’uomo del Similaun

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Merano, la culla dei Tirolo Malé-P. Palade-Merano: km. 74

Veduta di Merano

A

ttraverso il Passo Palade (per Mostizzòlo, Revò e Fondo; oppure per Clés, Dermulo, Fondo) con un percorso immerso nel paesaggio alpino si scende nell’alta valle dell’Adige, transitando per Tesimo e sfiorando sulla destra Castel Leone. Lasciata Lana, che nella chiesa presenta un grande e scenografico altare gotico del XVI secolo, si percorre un piacevole itinerario tra frutteti, vigne e castelli (Castel Lebensberg del XIII a Marlengo), fino al ponte sull’Adige che segna l’ingresso di Merano (Info tel. 0473 272000) dove si trova il famoso ippodromo di Maia Bassa. La cittadina sudtirolese, di grande importanza turistica, ha un vecchissimo centro storico percorso dai Portici, animata contrada fiancheggiata da negozi ed esercizi pubblici. Un’atmosfera che aggiunge suggestione e magia in inverno, con il caratteristico Mercatino di Natale, uno dei più belli dell’area alpina. I Portici conducono al Duomo, realizzato fra il 1367 ed il 1495, che accoglie con il grande S. Cristoforo dipinto sopra il portale gotico. All’esterno Castel Tirolo

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si impone il campanile (alto 83 metri); dietro l’abside, nella cappella di S. Barbara, fa bella mostra di sé un altare dorato del 1450. L’interno a tre navate presenta alcuni altari del XV secolo, dipinti e dorati. Le statue sul presbiterio invece sono ottocentesche. Dai Portici si raggiunge il Castello Principesco (residenza dell’arciduca Sigismondo fra il 1449 ed il 1480). L’interno, con ambienti angusti ma gentili, offre l’idea della casa nobiliare tirolese (corpo di guardia, cappella, stanza da letto, sala da pranzo, stanza da gioco); ogni ambiente è arricchito da arredi d’epoca. Non lontano dal Castello si può visitare l’interessante Museo cittadino. In zona Maia Alta meritano una visita i giardini di Castel Trauttmansdorff (tel. 0473 235730). Si tratta di uno straordinario giardino botanico ricchissimo di specie vegetali che ad ogni stagione si rinnovano in uno spettacolo mai uguale da un giorno all’altro, in un percorso vario e particolarmente divertente per i bambini. Il castello ospita al suo interno un interessante museo del turismo meranese e sudtirolese, oltre a un fornitissimo bar-tavola calda. Merano è il luogo d’origine dei Conti del Tirolo (dal secolo XII al 1363 vi dominò la casata, che poi venne sostituita dagli Asburgo). Il loro castello, che si raggiunge a piedi dal paese di Tirolo (km 3,7 da Merano) con una passeggiata di circa mezzora, è uno dei monumenti più significativi della regione. Oltre alle raccolte del Museo Archeologico, vanno visitate la vasta Sala dei Cavalieri e la cappella a due piani con l’enorme Crocifissione di scuola tedesca del secolo XIV. Sono preziosissimi i portali romanici, con figure simboliche; dalla Sala del Trono si può godere di un incantevole panorama. Presso il castello è visitabile il Centro Recupero Avifauna con dimostrazioni di volo. Scendendo da Castel Tirolo è possibile variare percorso soffermandosi presso la chiesetta preromanica di S. Pietro, e a Castel Thurnstein, fino a raggiungere a piedi la stazione ferroviaria di Merano.


Il giro dei passi: Tonale, Gavia, Stelvio e Palade Da Malé: km. 254

Verso il Tonale

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n incontro ravvicinato con i colossi ghiacciati tra Trentino, Lombardia, Svizzera e Sudtirolo: questa potrebbe essere la sintesi del giro che comprende i quattro passi alpini. L’itinerario racchiude tutto il Parco Nazionale dello Stelvio (135 mila ettari). Raggiunta l’alta Val di Sole, si prende per Vermiglio e si sale, costeggiando le fortificazioni austro-ungariche (Forte Strino) in vista della bianca parete della Presanella (m 3556). Il Passo Tonale (m 1883) è un pianoro ventilato, centro dello sci invernale e primaverile (in Preséna); segnò il confine con l’Italia per dieci secoli. Il monumento-ossario, costruito dopo la prima guerra mondiale (1914-1918) si trova ormai in Lombardia. La strada scende con una serie di tornanti verso Ponte di Legno. Poco prima della stazione turistica, si lascia la statale e si prende sulla destra una carrozzabile; dopo 16 km - tra il M. Gavia (m 3223) ed il Corno dei Tre Signori (m 3360) - si oltrepassa il passo di Gavia (m 2621), scendendo poi a S. Caterina Valfurva. Dopo altri 13 km si incontra Bormio (Info tel. 0342 903300), storico punto di controllo dei più importanti valichi alpini. Dalla borgata, per una strada che se-

Scendendo da Passo Stelvio

gue il tracciato d’una via militare, aperta fra il 1820 ed il 1825, ci si inerpica per 22 km sino al passo Stelvio (m. 2758), tra Valtellina e Val Venosta (funivia per il Rifugio Livrio, m 3174, in 15 minuti). La discesa verso Spondigna (km 27, tornanti 42) è dominata dalle vette scintillanti dell’Ortles (m 3905), attraverso dense selve e paesini di villeggiatura:Trafoi, Prato allo Stelvio con una chiesetta romanica del 1100, Gomagoi. La Val Venosta, che inizia a Resia, al confine con l’Austria e con la Svizzera, è percorsa dall’Adige: si presenta come una lunga conca con borghi pittoreschi. Il più noto fra tutti è senz’altro Glorenza, suggestiva città fortificata risalente al Medioevo; e poi Lasa con le sue candide cave di marmo; Silandro situato tra ampi frutteti e dominato da un poderoso castello rinascimentale; Laces sede di costruzioni gotiche; Castelbello sovrastato dall’antico maniero; Naturno abbellito da Castel Juval risalente al XIII sec. e dal 1983 residenza dell’alpinista Reinhold Messner (Messner Mountain Museum tel. 348 4433871, chiuso luglio-agosto e stagione invernale). A 14 chilometri da questo paese, si transita in periferia di Merano (in località Foresta è possibile visitare l’antica birreria) con ampia vista sui castelli della zona; quindi si prende la strada delle Palade, che costeggia la borgata di Lana e sale con ampi tornanti verso il Passo Palade (m 1512). Nella discesa, a poca distanza dal passo, una strada conduce all’emozionante santuario di Unsere Liebe Frau im Walde (Madonna di Senale), che custodisce bellissimi altari lignei barocchi ed una Madonna venerata fin dal Medioevo. Da Senale (14 km) si arriva a Fondo, paese agricolo e turistico in alta Val di Non. Per il ritorno a Malé vi sono due possibilità: o proseguire verso Dermulo, prendendo poi a destra per Clés e la Val di Sole; o lasciare la strada principale a Fondo, dirigendosi verso Brez, Cloz e Revò - in un paesaggio immerso nei frutteti - per ritornare sulla via che porta a Malé presso Mostizzòlo.

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Le cantine e distillerie del Trentino Da Malé: km. 50 Ferrovia Trento-Malè-Marilleva

Cantina Rotari

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n comodo spostamento di circa 50 chilometri permette di toccare, partendo dalla selvosa Val di Sole ed attraversando la frutticola Val di Non, la zona più vocata della viticoltura trentina: la Piana Rotaliana e le colline ad oriente di Lavìs. Non risuonano più in questa pianura le armi della battaglia tra Longobardi e Franchi: nel “giardino vitato più bello d’Europa” si gusta il succo d’un’altra lotta, meno cruenta, più saporosa e profumata, che trasforma i grappoli d’uva in vini pregiati, fra i più aristocratici del Trentino. Il viaggio attorno ad un bicchiere può iniziare nel “sancta sanctorum” delle cantine provinciali: quelle dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige (tel. 0461 615111). Nel piano interrato, dove si mossero silenziosi i frati Agostiniani per oltre sei secoli, si vinifica e si produce una selezione particolare di elisir degli dei; vi sono addetti abilissimi coltivatori ed enotecnici, che alla preparazione teorica assommano le doti migliori e la sensibilità necessaria a mantenere alta la qualità del vino imbottigliato qui. Dal Teròldego alla Nosiòla, dai vari Chardonnay ai Pinot: ogni vitigno dà un prodotto eccezionale. Appena sette chilometri verso Sud, entriamo in un secondo spazio sacro al vino: è la Cantina LA•VIS (tel. 0461 440111), sul cui emblema campeggia una larga foglia di vite. Ai piedi d’una pittoresca zona collinare prosperano i vitigni della migliore qualità: Cardonnay, Pinot, Müller Thurgau, Cabernet, Lagrein. Sono nomi ormai famosi, che affratellano l’Europa del vino e ne traggono DOC deliziosi. La tradizione affonda le radici molto lontano: già al tempo dei Romani qui si coltivavano le

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“viti retiche”. Ritornati sui nostri passi, superato l’Adige, tra Mezzocorona e Mezzolombardo siamo invitati a visitare la “Cittadella del Vino” Cantine Rotari (tel. 0461 616399), una splendida creazione architettonica di Cecchetto, che si è ispirato al motivo della pèrgola trentina per l’avveniristica costruzione. Su questo terreno sabbioso, formato lungo i millenni dagli apporti del Noce e dell’Adige, allignano il Teròldego - vitigno locale unico, che produce secondo l’espressione di uno storico del 1600 “vini muti che fanno parlare” -; il Lagrein, il Cabernet, il Pinot bianco ed il Pinot grigio, la Schiava. Secondo i canoni tradizionali si fa maturare un eccellente spumante della famiglia dei “Talento - Trento Doc”. A Mezzocorona, nella Distilleria Bertagnolli (tel. 0461 603800) l’alambicco trasuda nei recipienti una frizzante grappa trentina, anch’essa figlia della vite, degna di star alla pari con i più nobili cognac francesi e gli whisky anglosassoni. Molte altre cantine e distillerie sono presenti sul territorio trentino con possibilità di visite guidate. “A chi non beve - non corre vivido e forte il sangue dai vasi al cuore” recita lo Pseudo Pindaro greco: ma attenzione, “est modus in rebus”, c’è una saggia misura anche nel bere! Distilleria Bertagnolli


I prodotti del Trentino: MondoMelinda e i caseifici

Malé-Segno km. 25; Malé-Mezzana: km. 10,5; Malé-Terzolas: km. 2 Ferrovia Trento-Malè-Marilleva e bus di linea

Lavorazione casearia

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e nostre terre, fra i monti ed elevate in altitudine, non sono benedette da Dio come altre che producono svariati frutti della campagna. Il clima è severo, i terreni sono quasi sempre in ripida pendenza. Tuttavia il territorio non è avaro: oltre alla vite - che ha il suo habitat specialmente lungo l’asta dell’Adige - sulle colline della Val di Non crescono a migliaia gli alberi da frutto. Durante il Medioevo quella zona era per tradizione il granaio del Trentino; e sui terreni, accanto al gelso ed alla vite, già allora vigoreggiavano i meli, i peri, i cotogni, i nespoli: tanto che la loro fama toccava Vienna ancora agli inizi del 1700; e sul finire di quel secolo Napoleone poteva gustare le mele regalate da un nobile della valle. Oggi la Val di Non è un frutteto; soprattutto tre sono i tipi di mela coltivati dagli agricoltori del luogo e della bassa Val di Sole: Renetta del Canadà, Golden Delicious e Red Delicious. Moderne strutture lavorano e commercializzano il prodotto, che in parte va all’esportazione. Non serve andar lontano per avere una visione completa dell’attività frutticola e per gustare i sapori: a Segno esiste “Mondo Melinda” che conduce i visitatori alla scoperta della mela Dop della Val di Non (tel. 0463 469299). La visita non è unicamente gastronomica, perché serve ad introdurre

il profano nell’universo della cooperazione, che nel Trentino vanta una lunga tradizione. In un secondo ambito il nostro territorio vanta antiche e consolidate tradizioni: nell’allevamento dei bovini e nella produzione casearia. Tali attività erano la prima fonte di sopravvivenza - con silvicoltura ed agricoltura - per gli abitanti della Val di Sole e dell’alta Val di Non. Oggi le stalle sono diminuite di numero, ma i capi di bestiame bovino sono diverse migliaia. Dal loro latte si ricavano prodotti di integra genuinità (latte, burro e formaggio); essi continuano ad integrare l’economia valligiana. Da ricordare il piccolo caseificio turnario di Peio Paese, che funziona all’antica e le due strutture moderne ed efficienti: il Caseificio Presanella di Mezzana (tel. 0463 757282) presso il quale è visitabile il nuovo percorso didattico storico-culturale riguardante la “vita rurale di montagna-oggi come ieri” e il Caseificio Cércen di Terzolàs (tel. 0463 900681). La possibilità di seguire le tecniche di lavorazione del latte e di acquistare i prodotti rendono una visita quanto mai istruttiva e saporita. Mondo Melinda

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Uffici informazioni e accoglienza turistica Malè (Via Marconi) Folgarida Dimaro Mezzana (Marilleva) Vermiglio Tonale Cogolo Peio

tel. 0463 901280 tel. 0463 986113 tel. 0463 974529 tel. 0463 757134 tel. 0463 758200 tel. 0364 903838 tel. 0463 754345 tel. 0463 753100

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