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Anno I - Numero II –Novembre 2009 - Organo a diffusione interna (c.i.p) Ass. Cult. FUROR - Via Stretto Cappuccini, 32 (Catanzaro) - info: acfuror@gmail.com


_______________ indirizzi dottrinari _______________ massimo, di una piccola morale priva di fondamenti più alti - i valori laici, che altro non sono se non dogmi artificiali per consentire un controllo delle masse - è nostra intenzione fornire degli strumenti validi per il lavoro del singolo su di sé. Accanto allo sport ed all‘approfondimento culturale, curato attraverso i gruppi di studio, l‘attività escursionistica, vista la capacità di risvegliare istinti sani ma spesso sopiti, rientra tra quelle attività di base che rappresentano il banco di prova ed il momento in cui testare la propria visione del mondo. Il sacrificio Il suo elemento fondante, il sacrificio, consente di smussare molti lati del proprio carattere ed affinare l‘uso della volontà che, nelle vita quotidiana, è essenziale per affrontare dignitosamente e virilmente le prove che si incontrano Gli effetti positivi che l‘attività escursionistica porta con sé sono rappresentati, in primis, dal contatto con la natura che conduce a degli stati interiori di serenità e pace i quali costituiscono delle ottime occasioni per valutare lati della propria esistenza su cui lavorare e nuovi propositi per migliorarla. Dunque momento di evasione dal caos ed allo stesso tempo di ritiro in sé stessi. La fatica fisica e le abilità che in un‘escursione impegnativa si richiedono porta inevitabilmente l‘uomo a conoscere i propri limiti e dunque, come in uno specchio, a guardare la sua vera natura e così conoscersi. Conoscere sé stessi, i propri limiti e le potenzialità, è premessa necessaria per ogni lavoro interiore e via di realizzazione. Per questo motivo il silenzio è la conditio sine qua non per affacciarsi nel modo migliore alla monta-

L’attività escursionistica ed il percorso spirituale All‘interno di una visione sana dell‘esistenza, che ponga cioè l‘elemento sacro come punto di riferimento, è importante circondarsi di attività che richiamino simbolicamente l‘essenza stessa del proprio percorso. Una di queste attività è l‘escursionismo in montagna che va affrontata come un insegnamento a morire. Ma a cosa dobbiamo imparare a morire? Al nostro piccolo Io e alla nostra limitatezza. Escursionismo e formazione (estratto del convegno del 16 Ottobre 2009 dal titolo “L’esperienza formativa della montagna”) L‘A.c. Furor nasce con il principale obiettivo della formazione umana; in una società civile, che sembra interessata ad educare il cittadino esclusivamente a pagare le tasse e che si fa portatrice, al

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gna. Lo stile La condotta durante le uscite deve riflettere necessariamente questa tensione ed è per questa ragione che l‘ideale è alternare a momenti di assoluto silenzio dei piccoli scambi di opinioni, maturate durante l‘esperienza, tra i partecipanti.

tato dal materialistico raggiungimento della vetta come conquista personale, un cammino comunitario, nella condivisone del problema del singolo. La formazione infatti, laddove voglia suscitare un atteggiamento realmente altruistico ed impersonale, deve passare, per forza di cose, dall‘eliminazione della contaminazione moderna dell‘egoismo. Proprio l‘egoismo infatti sfocia, nel campo escursionistico nell‘esasperazione sportiva della prova che così perde il suo valore strumentale.

La natura Anche nel rapporto con la natura si cerca, evitando derive panteistiche — cioè esagerate divinizzazioni dell‘ambiente — o sentimentali interessi per il semplice paesaggio, il terzo assente per eccellenza: DIO. La natura infatti è l‘immagine più immediata del sacro che si manifesta e, dunque, un libro sempre aperto per l‘uomo che ne sappia decifrare i segni.

La meta è nel cammino In ultima analisi potremmo riepilogare, in linea a quanto detto, i requisiti essenziali per affrontare la montagna e dunque il proprio cammino interiore nel migliore dei modi, consapevoli del fatto che la vera meta di ogni percorso è nel percorso stesso.

La battaglia La montagna ci ricorda un‘altra importante regola del cammino Tradizionale, quella che la vita è una battaglia, un combattimento continuo, che avvenga in una cella o in un campo, nel lavoro, nello studio, in un ospedale questo non conta perché l‘importante è lottare affinché la parte luminosa prevalga su quella oscura. In questa prospettiva il terreno d‘ascesa diventa un vero e proprio campo di battaglia per l‘escursionista, che si trova impegnato a fronteggiare le più disparate ed impreviste difficoltà, dettate dall‘ambiente esterno e dalle sue condizioni fisiche.

Autodominio e controllo. Cercare di non essere schiavi di nientem assumendo un atteggiamento di assoluta indipendenza dal mondo e, quindi, essere in grado di frenare sentimenti ed atteggiamenti negativi, come l‘ira e l‘individualismo. Umiltà e presenza a sé stessi. Affrontare con gioia la sofferenza vedendola come prova attraverso cui misurarsi e pesare la propria fede. Vedere l’ambiente esterno come un simbolo e cercare il sacro in tutto ciò che ci circonda.

Contro l’individualismo Proprio la ―situazione estrema‖ rende Sfruttare i momenti di silenzio e lontanecessario, oltre ad una concentrazione nanza dal mondo per fare i conti con sé sempre elevata, uno spirito comunitario, stessi e conoscere il Dio dormiente che è la consapevolezza e l‘integrazione nel in sé. gruppo. La comune fatica unisce e su Per l’uomo che ama le vette la montagna questo principio si cerca di opporre è una dea riconoscente che non lascia all‘individualismo imperante, rappresen-

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_______________ spunti storici _______________ La metafisica

Critica al razionalismo. L’antifede. In nome di una scienza e di una filosofia definite razionali, i moderni pretendono di escludere qualsiasi Mistero dal loro mondo così come se lo raffigurano. Si può constatare come i più accaniti negatori di ogni realtà sovrasensibile mostrano una tendenza particolare ad invocare la ragione ad ogni piè sospinto e a proclamarsi ―razionalisti‖. Il razionalismo in tutte le sue forme si definisce essenzialmente mediante la credenza nella supremazia della ragione, proclamata come un vero e proprio ―dogma‖, e la conseguente negazione di tutto ciò che appartiene ad ordini superiori, e che non può essere provato sulla propria pelle, visto coi propri occhi, ascoltato con le proprie orecchie – anche se su questo punto devesi sempre obiettare che, qualora si facesse un reale cammino spirituale, tutto l‘essere, anche dal punto di vista sensitivo, ne coglierebbe i segni. Ciò implica logicamente l‘esclusione di ogni vera conoscenza metafisica.

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Con il termine metafisica (dal greco meta=oltre e phisis=natura) si intende ciò che si pone oltre l‘umano e il visibile, oltrepassando tutto ciò che è sottomesso all‘influenza dei sensi e condizionato dai vincoli di tempo e di spazio. Difatti, tramite i sensi possiamo percepire solo il mondo sensibile, caratterizzato da limitazioni che ne costituiscono la natura. Al contrario, il Sacro è tutto ciò che è messo in relazione con l‘Essere anziché col Divenire, è il reale per eccellenza, potremmo dire il modello consegnatoci direttamente dal cielo da accettare ed osservare scrupolosamente. Dunque è essenziale per avere una visone spirituale e sacra della vita, non essere schiavi dei propri sensi, per riuscire a sentire il Sacro e per non cadere nella trappola dell‘agnosticismo (cioè negazione dell’esistenza della vera conoscenza, della Verità) che al giorno d‘oggi logora il pensiero popolare.

La croce Per esemplificare questo concetto, possiamo riferirci al simbolismo della croce. Ognuno vive la propria vita quotidiana in modo monotono e lineare (vita quotidiana che è rappresentata dalla retta orizzontale della croce); ma tutti a un certo punto della propria vita, sono chiamati ad una scelta importante, che ci dà la possibilità di elevare il nostro Spirito o al contrario, di degradarlo (bivio rappresentato dalla retta verticale della croce). Ma bisogna essere attenti ed avere la sensibilità di cogliere i segni che il fato ci vuol fare incontrare lungo il nostro cammino al fine di far elevare il nostro spirito, prendendo


la scelta adeguata. Tali indizi però, non si vedono e non si sentono, ma al contrario si percepiscono solo col cuore, per questo saranno completamente ignorati da chi si dichiara razional-materialista.

più realmente né concepire né percepire. L‘uomo moderno capisce solo la vita ordinaria. Ma il razionalismo porta anche ad un altro tipo di conseguenza, e sarebbe, il rigetto di ogni autorità spirituale, quest‘ultima essendo necessariamente di origine ―sopraumana‖. Analizzando questo dato di fatto, noteremo che non è un caso che la metastasi del cancro razionalista sia esplosa proprio con una rivoluzione, quella francese, in cui tra l‘altro venne decretata la fine della fede del popolo verso il sovrano, che al di là della sua probabile incapacità, rappresentava il mandato divino, un‘autorità proveniente dall‘alto.

Il razionalismo infatti ha per conseguenza pratica l‘impiego esclusivo di tale ragione accecata, accecata per il fatto stesso di essere isolata dall‘intelletto puro e trascendente di cui essa non è altro che un riflesso. Una volta persa ogni comunicazione effettiva con questo intelletto trascendente, che potremmo identificare con una facoltà dell‘anima divina, la ragione, facoltà dell‘anima sensitiva, non ha altra possibilità che quella di tendere verso il basso, cioè verso il polo inferiore dell‘esistenza (rappresentato dall‘estremità inferiore della retta verticale), ed immergersi sempre più nella materialità. Si perde così l‘idea stessa della Verità, e si arriva a ricercare esclusivamente la maggior comodità per la propria comprensione sensoriale limitata, trovando del resto in ciò una soddisfazione immediata, che porterà però col tempo alla morte spirituale.

Alla luce delle considerazioni fatte, come pretendere che un uomo figlio del pensiero moderno razionalista creda e abbia Fede in una religione, in un mito, in una divinità? E domanda ancora più ardua. Come spiegare all‘uomo moderno che l‘unità fondamentale di tutte le tradizioni non si spiega se non in virtù di quel che v‘è in esse di sovraumano? Non vi è soluzione a questo problema, perché sfortunatamente per chi è adepto della scienza razionalista, la quale oramai come un vero e proprio cancro si è insinuata anche nelle strutture religiose, la risposta a queste domande non ha né una formula matematica che ne spiega i fattori determinanti, né è dimostrabile empiricamente. La risposta a queste domande ha una radici antiche e affascinati, è il Mistero della Fede.

L‘uomo moderno, figlio del cancro razionalista, è divenuto impermeabile a qualsiasi influenza diversa da quella che cade sotto i suoi sensi; non solo le sue facoltà di comprensione sono divenute sempre più limitate, ma ugualmente si è ristretto il campo stesso della sua percezione. Quindi, essi non potranno mai ammettere l‘esistenza di cose che non possono

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LA CRISI derne democrazie, lasciava trasparire, anche solo a macchie, una dignitosa conPOLITICA cezione del politico e le principali diffeITALIANA renze tra i partiti.

Il dibattito politico italiano, se così si può ancora definire, è incentrato da un po‘ di anni - più o meno a partire dalla seconda repubblica - su due temi principali: corruzione e cronaca rosa. Le grandi battaglie, gli scontri, a volte anche estremi, intorno ai temi etici ed ai drammi sociali, hanno lasciato il posto ai pettegolezzi circa la vita sessuale, più o meno ambigua, dei personaggi politici. Tale situazione, che riflette essenzialmente una crisi culturale ed identitaria, a destra e a sinistra, fa rimpiangere i ―bei tempi‖ in cui si credeva nelle idee e si anteponeva tutto, persino la propria incolumità fisica, a ciò che si considerava giusto. Certo, nella maggior parte dei casi - ci riferiamo ad esempio alle rivolte studentesche degli anni ‗60- ‗70 ed ai movimenti giovanili di quel periodo - l‘attaccamento ad un‘idea sfociava spesso in una violenza cieca o ―manovrata‖ dai centri di potere. In ogni caso, però, vi era fede nella politica e coscienza nei politicanti che il loro mestiere fosse una cosa seria, anche perché molti di quei signori seduti in parlamento provenivano da esperienze belliche e tanti rischiavano la vita per la loro bandiera, da ambo le parti; vi era insomma un certo senso del dovere che, seppur annacquato da tutti i mali della mo-

Destra e sinistra: due facce della stessa medaglia Al contrario, guardando alla politica italiana di oggi, la sensazione che si ha è quella di un vero e proprio livellamento delle idee. Non parliamo solo della tendenza al ―centrismo‖, ma anche degli stili di vita, dei programmi e delle parole. La realtà di fatto è che tra destra e sinistra non vi è più una sensibile differenza. I programmi alle ultime elezioni dei due schieramenti rivali erano praticamente identici, per non parlare delle magiche paroline utilizzate per sintetizzarli: libertà, democrazia etc. Non una parola che definisse una visione del mondo, una strategia vera per risolvere i problemi sociali, cancro dell‘Italia, della disoccupazione, della criminalità, del trasporto pubblico, della sanità, delle abitazioni e del potere d‘acquisto. Nulla, solo parole, parole, parole. Non ci stupisce comunque che si sia arrivati fino a questo punto poiché il sistema democratico è una farsa, una marionetta che muore su sé stessa e riflette un vizio di forma della politica moderna, quello della distinzione tra destra e sinistra. Destra e sinistra sono infatti dei termini nati nel Parlamento Inglese per designa-

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re rispettivamente la ubicazione fisica di due opposte fazioni: niente idee. Con il tempo i due termini hanno iniziato ad identificarsi con un pensiero conservatore ed uno progressista; anche qui però, assistiamo alla designazione di due atteggiamenti mentali di fronte alla vita che, comunque, riflettono una visione materialista di base; questa visione nel primo caso (destra) si fregia di ideali e valori, che i suoi rappresentanti difficilmente mettono in pratica, con lo scopo di esercitare potere sulle masse e consolidare la forza del padrone attuale; nell‘altro (sinistra), attraverso un interesse per le classi sociali più deboli, falso ed esclusivamente finalizzato a sfruttarne la forza ed il numero, mira a mettere il ―timone della baracca‖ nelle mani di un altro padrone. Livellamento della gioventù Questa identità di fondo che si verifica ai vertici della politica si manifesta nel nostro paese, per l‘appunto, nel prototipo del ragazzo medio. ―Un materialismo di fatto‖ - come atteggiamento dinanzi alla vita - ostentato, a sinistra, con una presa di posizione - a priori - a favore di qualsiasi minoranza che reclami una libertà individuale di qualsiasi genere (sempre dalla parte di Caino) e camuffato, a destra, da valori che si nominano solo per riempirsi la bocca. Al borghese da discoteca se ne oppone uno da festa reggae, il tutto nella condivisione del bacino di provenienza. Quello a cui assistiamo è una vera e propria omologazione dei costumi e degli stili di

vita che, anche nei casi estremi, al massimo sfocia in atti di violenza vandalica, fine a sé stessa, o in una ricerca della propria identità in un modo di vestire piuttosto che in un altro. Se non si riesce a capire che non è il modo di portare i jeans o i capelli a determinare la propria identità, non si può opporre ad una classe dirigente corrotta, mediocre e tristemente pervertita una controparte virtuosa. L’esempio D‘altronde come si può pretendere dal popolo e dai giovani una tensione ed uno stile quando chi dovrebbe rappresentare il paese non riesce ad esprimere un‘idea che funga da spartiacque, una visione del mondo che lasci trasparire una tensione verso l‘alto, un ideale così importante da meritare una consapevole e totale dedizione, un sogno reale per rendere la vita delle persone migliore? Comprendere i meccanismi del sistema presente, individuarne la comune matrice ideologica non può che spingerci ad affermare, oggi più che mai, la forza di una visione del mondo che non sia una banale ideologia, ma una chiave di interpretazione e gestione della propria esistenza, come momento di prova e di lotta interiore.

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_______________ rubrica sportiva _______________ ―oltre la natura‖, oltre la materia - ci ha spinto a voler creare un‘alternativa, una patria ideale in cui respirare un‘aria diversa. Per questo esistiamo e per questo la nostra ha sempre inteso essere qualcosa di più di un‘associazione, creata per raggiungere fini comuni. Noi, infatti, non abbiamo soltanto obiettivi in comune, abbiamo prima di tutto la necessità di condividere una visione, che non è fatta di parole ma di valori vissuti quotidianamente. Per cui ogni occasione utile a farlo è da noi ben accetta. Ma queste sono solo alcune considerazioni del nostro nuovo progetto. A questo basilare concetto si aggiunge il fatto sostanziale che la kick boxing si inserisce in un‘ottica in cui l‘azione diventa strumento di crescita. Così come in Oriente le arti marziali sono state usate come mezzo per cercare la perfezione, perché non provare in Occidente a fare delle arti del combattimento qualcosa di più di un semplice passatempo? Noi crediamo e proponiamo tutto questo, coscienti di essere solo all‘inizio ma anche di non doverci in alcun modo preoccupare di competere con chi - anche tra di noi pratica questo sport a livello agonistico, perché il nostro fine è, prima di tutto, quello di usare questo sport per temprarci nello spirito, oltre che nel corpo, per imparare a guardare la vita dal punto di vista del combattente, un punto di vista mai vile, mai arrendevole, mai presuntuoso, in breve, essenziale.

A.C. Furor: corso di kick boxing Da Martedì 17 Novembre si svolge regolarmente, presso la palestra della scuola Rodari di Catanzaro (di fronte la Chiesa di San Pio X), il corso di kick boxing gestito dalla nostra associazione. Il corso è gratuito e finalizzato all‘apprendimento delle tecniche base della kick boxing applicate all‘autodifesa. Per partecipare è sufficiente una cifra simbolica mensile che vale come contributo associativo. Il corso si inserisce nel quadro del progetto più ampio che, fin dalla nostra nascita, ci siamo preposti: la formazione della persona in un‘epoca in cui persino le basi intorno alle quali le civiltà sono state costruite stanno ormai cedendo di fronte all‘avvento dell‘anti-civiltà moderna. La perdita di qualsiasi valore normale e di qualsiasi prospettiva spirituale e metafisica - nel senso letterale di guardare

SOSTIENI FUROR, SOSTIENI L’IDEA! - Tessera socio: è gratuita e ti permette di partecipare alle nostre attività, iniziative e di disporre del materiale dell‘associazione. - Tessera sostenitore: con un contributo militante mensile di 10 € riceverai il nostro giornalino e materiale vario, tra cui eventuali nostre produzioni.

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MELTIN POT: UNA PESSIMA RICETTA Un detenuto su tre nelle carceri italiane è straniero: su 65 mila persone ospitate nei penitenziari della penisola, 24 mila sono cittadini stranieri (il 37%). Sono i dati diffusi dal Sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe) che chiede al governo Berlusconi di «incrementare concretamente le espulsioni dei detenuti stranieri» per alleviare i gravi problemi di sovraffollamento delle carceri. In alcuni Istituti la percentuale di presenza di detenuti stranieri è davvero altissima: nella Casa Circondariale di Padova sono l‘83%, al Don Soria di Alessandria il 72% come a Brescia mentre nella sarda Is Arenas Arbus sono il 73%. E buona parte dei penitenziari del Nord hanno una presenza varia che oscilla tra il 60 ed il 70%. Per la sinistra la prova di un paese razzista, per le persone normali la prova di un sistema multiculturale che non può funzionare. Non ci sarebbe bisogno di altre prove del resto. Dovunque, il meltin pot ha fatto danni. Qualche esempio? Beh, guardiamo all‘America coi suoi ghetti e le sue gang, oppure alla Francia con le sue banlieue in rivolta permanente: vi sembrano esempi accattivanti? (Fonte dati: corriere.it) Il capitano Nathan Algren è un uomo alla deriva. Le battaglie che un tempo ha combattuto ora appaiono distanti e inutili. Il pragmatismo ha preso il posto del coraggio, l'interesse personale prevale sul sacrificio e il senso dell'onore non esiste più. In un mondo distante, un altro soldato vede andare in pezzi il suo mondo. È Katsumoto, ultimo erede di una dinastia di guerrieri, i Samurai, che hanno consacrato la loro vita al servizio dell'Imperatore e del paese. Le strade di questi due combattenti si incontrano quando il giovane Imperatore del Giappone, lusingato dagli interessi degli americani che vogliono imporsi sul nuovo mercato, affida ad Algren il compito di istruire un nuovo esercito di leva. Ma quando i consiglieri dell'Imperatore, su tutti l'arrivista e spietato Ohmura, tentano di eliminare i Samurai per aprire la strada ad un governo occidentalizzato ed aperto al commercio e all'inevitabile scambio di usi, costumi e tradizioni, lo stesso Algren si ritrova inaspettatamente affascinato e influenzato dalla forza delle loro convinzioni, che gli ricordano l'uomo che era un tempo. In una terra sconosciuta, con la sua vita e la sua stessa anima sospesa ad un filo, il soldato americano si trova al centro di una violenta ed epica lotta tra due epoche e due mondi, guidato solo dal suo senso dell'onore. E proprio l‘Onore diventerà la sua vera patria.

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_______________ angolo librario _______________ Nel 1927 RENE GUENON scrive ―LA CRISI DEL MONDO MODERNO‖ collocando la modernità (dal rinascimento in poi) nel punto più basso mai conosciuto della storia, al quale avrebbe potuto far seguito solo la fine dei tempi. La prospettiva di Guenon nell‘interpretare il presente si caratterizza per l‘uso della dottrina induista delle quattro età, per la quale il presente si colloca in fondo a una discesa che inizia da altezze solari e quasi mitiche e sprofonda sempre più giù attraversando la storia che conosciamo. Il disegno dei cicli, che comprende tutta la storia conosciuta e non, è guidato da un idea perfettamente speculare a quella moderna di progresso ed è caratterizzato anch‘esso dalla continuità: un progresso nell‘allontanamento del principio, nell‘imperfezione, nella disgregazione e nel male. Viene ribaltata la scala dei valori: la modernità non costituisce più l‘apice dei tempi. L‘intento dell‘opera è proprio quello di reinterpretare il tempo presente alla luce dei principi tradizionali. Tutti i caratteri negativi e critici della civiltà moderna sono giustificati dal fatto che corrispondono all‘ultima fase di un ciclo, alla fase conosciuta in India come ―l‘età oscura‖, Kali Yuga. I titoli di merito della civiltà moderna dunque si rovesciano in difetti, errori, travisamenti della verità. Ad esempio la scienza, della quale il mondo si gloria tanto, risulta solo un estremo impoverimento della sapienza, un resto, un residuo, uno scarto. La tendenza a ridurre tutto al solo punto di vista quantitativo, cosi nella scienza come nell‘organizzazione sociale, traduce rigorosamente le condizioni della fase ciclica raggiunta dall‘umanità nei tempi moderni, tanto da poter essere definita ―Regno della Quantità‖. Il materialismo, la mancanza di principi alti, l‘affidarsi al sapere scientifico, l‘individualismo, un organizzazione sociale che dà spazio solo agli aspetti quantitativi della vita, l‘egualitarismo, la dottrina antinaturale della democrazia, il livellamento e la scomparsa dei migliori, l‘anonimato della massa, la scomparsa della religione, il razionalismo, il dominio dell‘economia, il carattere sempre più artificiale del mondo, il disinteresse per tutto ciò che fuoriesce dalla vita ordinaria, sono alcuni dei tanti difetti evidenziati nel testo.

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Spazio curato dal gruppo femminile dell’associazione Ecco cos'è ―Mater et Domina‖: un prezioso contributo del professor Mario Polia donatoci per comprendere, attraverso un preciso percorso storico, l'universo femminile e il suo mistero. Il raccontodocumentario si intreccia sul filo di esperienze di ―vita vissuta‖ e studi meticolosi effettuati in giro per il mondo. Sin dall'inizio è chiaro il messaggio che noi tutte dobbiamo comprendere affondo: non esiste competizione tra uomo e donna ma ―complementarietà tra elementi‖. Mater et domina è, soprattutto, andare in giro per il mondo ponendosi il ricorrente quesito ―chi è migliore, l'uomo o la donna?‖, per trovare la risposta nelle semplici parole di un vecchio saggio che nella quiete di un tramonto peruviano, paragonando l'uomo ad un estremità della pila e la donna all'estremità opposta, ci ―illumina‖ sul come i due universi inneschino, solo ed esclusivamente se complementari, quel meccanismo che è la "luce" della vita. Ed ecco che ha inizio il viaggio: partiamo, incuriosite dai miti greci e romani dove incontriamo ―metis‖ la dea che incarna l'ordine cosmico, colei che, trasportata dalla cosmogonia al campo terreno, rappresenta la capacità di sapersi contenere e autogestire. Il mito narra dell'amore sbocciato tra Poros, (momento in cui l'idea divina s'incarna nel mondo) figlio di Metis, ed una comune mortale; così da farci scoprire come l'amore possa nascere solo alla presenza di due componenti: una divina e un‘altra terrena. Continuiamo l'immersione incontrando Platone che, sapientemente, ci mostra come la donna sia effettivamente ―ponte‖, ovvero la via per tornare ad Essere, ―la‖ strada verso il ricordo della dignità dimenticata. Su questa scia attraversiamo l'Europa intera e, nel nostro viaggio incontriamo presto: VenereAfrodite, un unico mistero percepito attraverso due aspetti contrapposti, un‘Afrodite Urania, spirituale, dedita all'amore platonico ed una Pandemia, popolare, comune e lussuriosa; questa è quindi Venere, l'amore che tiene unite le stelle, la forza generatrice che fa sì che le cose possano esistere. Il mosaico continua a prendere forma, tanti piccoli tasselli da condividere che prendono posto. Ancora la Grecia antica, con la sua Sibilla che accoglie in sè il divino e regge le sorti del suo popolo, non vi è guerra combattuta, non vi è nemico affrontato che la Sibilla non voglia. E se pensiamo al presente, tutto questo percorso non può che farci riflettere sul plagio che le nuove generazioni subiscono nell‘essere educate a pensare ad un unico modello di donna, quello femminista e superficiale a cui siamo abituati. Ma dobbiamo essere consapevoli di ben altri principi, per i quali c‘è un motivo preciso - che sta nella natura e nel mistero divino - naturalmente all‘Uomo spetta la Via dell‘Azione, alla Donna la Via della Dedizione. Non vi è un ordine prioritario, ma una costante ricerca di equilibrio e comprensione. Un uomo che può contare sulla dedizione della propria donna è più forte, una donna che ha al proprio fianco un uomo a cui essere dedita contribuisce materialmente e spiritualmente alla sua forza.

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IL SEGNO DEI TEMPI…

APPUNTAMENTI Tutti i martedì e giovedì, (ore 19.15) presso la Scuola Rodari ed i sabati presso il Parco della Biodiversità (ore 15.30), corso gratuito di Kickboxing per i tesserati.

ROTTE DI NAVIGAZIONE Per la tua informazione quotidiana e per la tua formazione: www.azionetradizionale.com www.effedieffe.com

Rutilio Sermonti La fandonia evoluzionista €5*

Saint-Paulien I leoni morti € 20 *

* Prezzo indicativo. Necessario contributo associativo.

Leone Paratibie-piede € 40 *


Minastirith 11/09