Page 1

Anno I - Numero X – Luglio-Agosto 2010 - Organo a diffusione interna (c.i.p) Ass. Cult. FUROR - Via Stretto Cappuccini, 32 (Catanzaro) - info: acfuror@gmail.com


_______________ indirizzi dottrinari _______________ LA FIGURA DEL CAVALIERE La morte, Dio, il significato della vita. La storia dell’umanità può essere letta in relazione al rapporto delle comunità e degli individui con queste tre parole. Inizialmente, vi fu la luminosa epoca dei sistemi tradizionali, che affermarono con sicurezza le dottrine e riproposero in terra la costruzione di comunità le quali si sforzassero, per lo meno, di emulare i modelli celesti; fa testo sopra tutti l’opera di Platone. Alla fine del medioevo, però, qualcosa di lugubre colpì l’umanità ed il dubbio, complice il pensiero positivista, si insinuò nella testa dell’uomo. L’epoca dei filosofi amanti della novità si sostituì ben presto all’età dei pensatori della verità. La filosofia si lanciò verso un razionalismo estremo e partendo da Cartesio, il quale ridimensionò la natura dell’essere alla ragione, si giunse a Freud ed agli esistenzialisti, i quali mortificarono l’essenza dell’uomo riducendolo alla sua sola animalità istintiva. Infine i tempi ultimi: dopo il dubbio, la negazione totale. Ed è dunque buffo che nel marasma caotico in cui viviamo, nel rifiuto più totale di ogni fede ed identità, dichiararsi eterosessuale o religioso sembra ledere la libertà

degli altri di “non sentirsi un cazzo”. Ed è incoraggiante che uomini come Jean Cau abbiano la forza di riproporre e svegliare nell’intimo dei cuori guerrieri quella fiamma antica appartenuta ai Crociati, ai Barbari, ai Romani e ai Greci e che caratterizza l’anima di un tipo umano molto particolare: il CAVALIERE. Sua estrema caratteristica è non perdere tempo con le domande, non perché sia superficiale ma perché una volta che ha scoperto Dio nell’intimo della sua anima non ha voglia di auto ingannarsi con teorie fasulle circa la Sua natura, solo per trarre alibi alla sua vigliaccheria. Egli percepisce la frivolezza dei suoi tempi, quel bosco buio in cui cammina, ed ha una sola risposta: passo deciso e spada in pugno. Per noi uomini della tradizione, o che ambiamo ad esserlo, l’unica risposta al mondo moderno può essere questa: l’esempio. Potranno inventare tutte le teorie più strane, pervertire la società fino all’osso, potranno dare i bambini in adozione a coppie non eterosessuali e magari legalizzare la pedofilia; mai però potranno estirpare dall’uomo la forza trainante della virtù. La virtù infatti risveglia negli 2


altri un senso di riscatto ed emulazione; l’esempio genera l’esempio proprio come la fiamma accende tutto ciò che ha la possibilità di bruciare. Consapevoli di ciò proponiamo un passo estrapolato da “La morte, il cavaliere ed il diavolo” di Jean Cau. “Il bastardo è il cane del cavaliere, e questi è il cane del suo dio. Non è il dio dei papi, né dei teologi, né dei chierici saputi che sfogliano libri ingialliti. Il suo dio è semplicissimo, composto del Buon Dio dalla Madonna e da Nostro Signore Gesù Redentore. Non vi sono discussioni, non vi sono problemi. Dio esiste, categoricamente. Il Diavolo anche. Il Sole anche. Tutto è vero. Eppure come è strana questa fede corazzata, armata di lancia e di spada inerpicata su un gran cavallo! Nel corso degli anni e delle guerre, nel corso delle lunghe cavalcate per piani e per foreste, per montagne e precipizi, spesso si è dovuto essere spietati e decidere che il Bene aveva il riso delle vittorie. E Dio? Prima Vincere. Se sono quello che trionfa, sarà al mio fianco. Spesso dopo il combattimento, la nostra febbre era così esaltata che abbiamo dimenticato di ringraziare un Creatore. Avevamo l’orgoglio pagano della natura che canta le sue primavere senza rimorsi. E dio, o protetto dalla lettera maiuscola, Dio? Se ti seguo cavaliere, se seguo la tua traccia, se dietro di te cammino, mi condurrai a Lui? Poiché in questo secolo vivia-

mo con la testa smarrita nel ronzio di mille vespe che sono domande, E come scacciare lo sciame e come schiacciare le vespe? Contro chi. Contro quale Dio? Ho avuto certi risvegli, la notte e ho saputo che l’importante non è Dio, ma le fede in Lui. Nulla esiste. Tutto è l’affermazione di questo Niente. Basta come te andare avanti e la foresta sia presa con amorosa e terrificata docilità. Tu conosci la fortuna di essere vergine di domande a venire. Tu ami l’amore, tale a quale all’adolescente ignaro ancora di stare per incarnarsi in creature, nella quali sarà diviso e corrotto. O il tempo dell’idealismo!Quindi bisognerà versare questo amore entro vasi dove inacidisce e bere “senza fare smorfie”. La fede, lei è vergine del suo oggetto. Instancabilmente, al cavaliere, la morte ripete che la fede è vuota, che non raggiunge mai la sua méta che non vi sono nozze definitive col suo oggetto ma…Ma scrutiamo questa dama dalla voce sdentata. Interroghiamoci. Lei esita, direi. Andrà ad appostarsi sola sul sentiero? Dirà al cavaliere:” Uomo non v i sono che io. Uomo, dopo di me, il nulla!”. E’ la tentazione propria di questa orribile civetta, ma donna qual è e invidiosa degli déi, non r esiste a chiamare accanto a sé il diavolo e non capisce, nella sua stoltezza che quel compagno è la prova migliore dell’eternità. Allora il cavaliere è liberato da ogni timore. 3


_______________ spunti storici _______________

STATO ORGANICO E DITTATURA DEMOCRATICA Abbiamo affrontato spesso il tema dello stato e dell’organizzazione sociale degli uomini e spesso si parla di stato organico, di gerarchia e di modelli, riferendosi ad epoche della storia a noi lontane. Ma la reazione che spesso si constata è una certa sfiducia nei confronti di un modello che appare “troppo utopico” o addirittura anacronistico per i tempi che corrono. Di fronte ad un argomento così importante sentiamo così doveroso definire con più precisione i principi su cui si fonda una concezione organica dello Stato. Questo articolo, certamente, non piacerà a molti ma i tempi moderni ormai ci insegnano a preferire la strada della chiarezza degli impavidi a quella del compromesso, perché dinanzi a noi abbiamo un nemico accanito e spietato che con la scusa della tolleranza e del confronto, parole retoriche e vuote qualora si riferiscano all’ambito dei principi e della Verità i quali sono insindacabili, ha instaurato nel mondo una dittatura spietata: la democrazia. Proprio così, la democrazia è una dittatura. D’altronde in greco demos indica con precisione la massa preda delle forze infernali, il demone appunto, mentre è laos che si riferisce al popolo

4

dotato di coscienza. A tale caotica dittatura che, proprio attraverso l’apparente rispetto delle minoranze, uccide la natura più nobile dell’uomo, noi opponiamo decisamente il modello dello stato tradizionale, organico. Questo stato si fonda innanzitutto su di un Principio che è di ordine spirituale e che in alcuni contesti più religiosi può essere designato con il nome di Dio. E’ il caso del luminoso medioevo cattolico o, per fare un esempio attuale, dell’ordinamento dell’Iran dell’Imam Khomeini. L’esempio Iraniano. Anticipiamo le polemiche che quanto stiamo per dire potrebbero attirare e chiariamo subito una cosa: qui si parla di teorie dello stato e funzione del governo. Tutto il resto circa la questione iraniana (sulla quale peraltro pesa molto l’intento di demonizzazione da parte di certe lobby interessate a rovesciare il regime) non ha a che fare con quanto diciamo. L’Iran di Khomeini, succeduto ad un regime instaurato dagli americani, è infatti l’esempio più lampante di come si possa parlare, ancora oggi, di stato organico e tradizionale, senza essere tacciati di utopia o idealismo astratto. A coloro che poi contestano, in nome della libertà religiosa, un tale modello di stato, rispondiamo che se uno stato teocratico è retto da una élite religiosa che si rifà ad una forma ortodossa e tradizionalmente valida allora si avrà sempre la sicurezza, a prescindere dalla forma del proprio culto, di seguire la via che porta alla santità, poiché tante sono le vie ma unica è la fonte, uno è il Principio. Nella sostanza l’Iran (letteralmente terra degli Arii) è una repubblica islamica che si basa su un sistema che si può definire “duale” in cui il rapporto tra potere temporale ed autorità


spirituale riflette una perfezione che neanche il medioevo cattolico con le sue lotte per le investiture seppe raggiungere. Al vertice dello Stato vi è la Guida Suprema (Rahbar), massima espressione della Velāyat-e faqīh (La tutela del giurisperito), capo delle forze armate, responsabile della nomina di sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica e certificare la loro competenza e quella del parlamento. A capo dello Stato vi è il Presidente, eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale: questi vigila sul buon andamento del potere esecutivo, nomina e presiede il Consiglio dei ministri, coordina le decisioni del governo e seleziona le decisioni governative da sottoporre al parlamento. Tutta la legislazione deve essere vagliata dal Consiglio dei Guardiani in base al principio della cosiddetta vilāete faqih, ossia la "tutela del giurisperito". Ma l’essenza di questo sistema è ben sintetizzata da quanto esposto nei punti fondanti della repubblica islamica proclamata il 30 Marzo 1979, che vale la pena ricordare: “Unicità, onnipotenza di Dio e sottomissione ai suoi voleri. Ispirazione divina delle leggi. Credenza in una vita trascendente i limiti del mondo terreno e funzione edificante dello sviluppo spirituale per l’uomo. Giustizia nella creazione e nella potestà divina. Credenza nel valore superiore della persona e

nella sua libertà nei limiti della responsabilità verso Dio. Obbedienza agli Imam e funzione fondamentale di questo nel proseguimento della rivoluzione islamica”. Consapevoli, come lo stesso Ayatollah, che la Rivoluzione vera è solo quella che investe prima di tutto l’anima dell’uomo nella sua profondità e che non perde mai la coscienza di dover tendere ad un modello perfetto, riteniamo doveroso riportare le parole dello stesso Khomeini contenute nell’opuscolo “La più grande battaglia”, un monito per tutti coloro che mirano a mantenersi in piedi tra le rovine: “Se non provvederete a riformare voi stessi, se non vi imporrete delle regole nella vita e negli studi, in un futuro non lontano (Dio non voglia) sarete annientati… destatevi e state all’erta. Come primo passo dovrete procedere alla purificazione interiore tenendo a freno gli istinti della carne… voi dovete resistere ma ciò non sarà possibile se non vi liberate prima dell’attaccamento alle cose materiali, dell’orgoglio, dell’ambizione e del desiderio di grandezza… solo così potrete lottare… ma prima di aver migliorato e purificato voi stessi è inutile che vi dedichiate alla lotta e che pensiate di poter resistere agli attacchi che di continuo vengono sferrati… o Dio infondici la pazienza, rendi saldi i nostri passi, donaci la vittoria sul nemico ed esaudisci le nostre preghiere”. Gandalf

5


Hobbit, aveva illuminato la platea raccontando un aneddoto significativo sulla figura in questione: era il tempo dei campi hobbit appunto, espressione di una destra che voleva ripartire dalla lotta antiborghese in opposizione alla rigidità dell’ Msi. I giovani sono tutti sistemati nelle tende. Non Fini che pare non gradisse quella situazione e preferisse invece alloggiare in un hotel vicino, rispondendo seccamente a chi gli chiedeva conto della scelta poco cameratesca: “solo gli idioti dormono nelle tende”. Questa è la statura del personaggio. S’intenda, il fatto che per qualche tempo il “signore” in questione sia riuscito a mascherarsi da duro e puro non deve ingannare: del fascismo e del Duce Fini non è mai stato degno rappresentante, anche quando lodava il regime ed il suo capo come grande statista, anche quando tuonava contro gli immigrati e firmava leggi giudicate troppo restrittive. Del resto il fatto che fosse il delfino di Almirante non è che un eufemismo per dire che senza la nomina del capo nessuna strada gli si sarebbe fatta avanti, essendo già stato battuto nelle elezioni interne per la guida del Fronte della Gioventù ma ottenendo ugualmente la nomina. Ciò che di fascista ha già poco. Ma quel che è peggio non è questo. L’Msi, cresciuto all’ombra del fascismo, non è mai stato chiaramente un partito di massa pubblicamente accettato nell’Italia antifascista. Certo però al tempo in cui Fini muoveva i suoi passi, il partito da tempo navigava su binari non sempre coerenti con l’origine nazional-popolare del fascismo. Tant’è che quando scoppiò la rivolta di Reggio, gli stessi membri del partito (come il prof. Aloi) che appoggiarono la

“FINI” DEI GIOCHI! La storia è ciclica, nonostante l’ideologia progressista abbia negli ultimi secoli cercato di illuderci di andare incontro al progresso. Lo è perché l’animo umano è sempre quello, conosce alti e bassi e, ad oggi, soprattutto bassi, o meglio, bassezze. Ma a parte le premesse filosofiche, è a questioni del tutto profane che intendiamo arrivare. E lo spunto ci viene da un episodio singolare, poiché proprio nei giorni in cui 60 anni fa il Gran Consiglio sfiduciava Mussolini consegnando il regime fascista alla storia, accade che si trovi a pagare per il suo tradimento la stessa persona che, dopo aver fatto strada grazie a quel nome ed a quell’idea, li ha rinnegati e bollati come Male Assoluto. Stiamo parlando di Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera, oggi più che mai attaccato alla poltrona perché - dice - il suo ruolo non è tenuto a svolgerlo in rappresentanza degli italiani e, quindi, della maggioranza che lo ha votato (!). D’altronde, gli avvenimenti degli ultimi giorni sono solo la punta di un iceberg che ormai da tempo viaggiava alla deriva. Solo qualche mese fa, in quel di Catanzaro, il professor Marco Tarchi, in occasione della presentazione del suo nuovo libro sulla Nuova Destra ed i Campi

6


rivolta dovettero subire non poche pressioni dallo stesso. Del resto, già in altre occasioni aveva mostrato il suo volto reazionario, come in occasione delle rivolte universitarie, quando gli studenti avanguardisti lottavano accanto agli altri studenti, mentre i missini sgomberavano le occupazioni a forza di manganelli e metodi polizieschi. Mentre il partito ormai non disdegnava più il patto atlantico. Nonostante ciò per gli elettori l’Msi rimaneva il partito neo-fascista italiano. Così come la creatura che ne deriva, Alleanza Nazionale che, quasi fino alla sua dissoluzione all’interno del Pdl, molti scambiano per creatura post-fascista, immagine che fa comodo a sinistra, per demonizzarla. E fa comodo al partito stesso che, pur viaggiando su altri binari, può continuare a sfruttare il bacino di voti di quei nostalgici ormai meno combattivi che vogliono un partito di governo. Ma già da tempo si sarebbe potuto capire che Fini e la destra non hanno nulla in comune. Con la destra fascista era chiaro ed è stato chiaro quasi subito quando è nata A.N.; ma anche volendo rifarsi ad un’idea di destra svincolata dall’eredità fascista, non vediamo quando Fini abbia rappresentato qualcosa in proposito. E’ tra i promotori del voto facile agli immigrati, sostenitore del meltin pot e della globalizzazione liberista. La sua bandiera è il laicismo, i suoi valori rientrano nella visione liberale che nulla ha a che fare con la destra. Si è schierato a favore della scienza contro l’etica nei famosi quattro quesiti referen-

dari, non fa riferimento ad alcun valore religioso, base fondante per una qualsiasi idea di destra. Senza contare che è tra i maggiori difensori di Israele e della sua politica repressiva nei confronti dei palestinesi. Del resto è chiaro che si tratta di un puro feticcio, che si porta dietro come ai tempi di A.N. il fascismo per non perdere quel bacino elettorale e per mantenere la lealtà dei suoi seguaci all’interno del Pdl. Ma chiunque si dica liberale e laico, nello stesso momento non può dirsi uomo di destra. Che la commedia quindi finisca presto: Fini non è un uomo di destra e se lo sono i suoi uomini (fatto dubbio) dovrebbero chiarirsi un po’ le idee. L’impressione è che più che alle idee rimangano attaccati alla persona, cercando di ritagliarsi spazio in vista di un Berlusconi più debole e dando un colpo al cerchio ed uno alla botte. Alla democristiana. Vedremo fin quando reggerà il gioco e quando l’istrionico ma più sincero Berlusconi, dopo aver aperto la questione in occasione del congresso del partito tra gli applausi dalla platea e dopo aver espulso Fini dal partito per manifesta opposizione alla linea, rinuncerà all’idea di dover giungere a compromessi con questo alleato tanto bisognoso di primeggiare. Ma ciò che ci preme dire è questo: chiunque non possa fare a meno di dirsi di destra, quanto meno lo faccia con coerenza, sbugiardando personaggi come questi che non hanno idee, ma le usano soltanto per correre dietro al potere e alle ambizioni personali. Amen! Dhruva

7


_______________ rubrica sportiva _______________ da un surrogato. E a noi pare proprio che gli azzurri non abbiano mancato tanto in preparazione ma abbiano soprattutto dimenticato di mettere in valigia il più importante e prezioso garante del trionfo: il “furor”. Non è certo l’eliminazione che brucia ad un vero tifoso, quanto l’umiliazione dovuta ad un’uscita a testa bassa. La sconfitta è stata morale, una sconfitta di spirito, di dignità. Esistono sconfitte che portano con sé onore, consapevolezza delle proprie possibilità. Non questa, poiché è mancato il furor, è mancato il cuore dentro alle scarpe, è mancata quella compattezza e quell’ umiltà che rendono la vittoria possibile, certa. Per il guerriero il combattimento era una prova durante la quale la forza interiore aveva maggior perso di quella fisica: era il furor che faceva la differenza. Ed il furor era l’ispirazione, il dono divino. Ma in una traduzione più volgare del verso “furor arma ministrat” potremmo definirla “rabbia che procura le armi”, in questo caso rabbia agonistica. Ed è quella che non si è vista, è quella rabbia che ci ha fatto sfigurare davanti a squadre inferiori tecnicamente ma che in compenso giocavano col cuore. Quando un fighter, un guerriero, un’atleta vincono, quella vittoria non è mai soltanto merito della sua preparazione fisica; è sempre quello che ha dentro che fa la differenza, la differenza tra una coppa alzata al cielo ed una salutata mestamente tra applausi dovuti. Dea

IL FUROR CHE FA LA DIFFERENZA... L'eliminazione dell'Italia dal Mondiale in Sudafrica ha causato all’economia Italiana un mancato guadagno quantificato in 140 milioni di euro. I dati emersi da una ricerca dell'Ufficio studi della Camera di commercio di Monza-Brianza attestano che il mancato guadagno è legato a quanto avrebbero speso dall'Italia gli spettatori che avessero assistito alle partite sui maxischermo (oltre 70 milioni di euro) e coloro che avessero visto le partite in bar, pizzerie e pub (circa 67 milioni di Euro). Se è vero che l'uscita dell'Italia al primo turno rappresenta una sconfitta dal sapore più che amaro e che questa eliminazione oltre al danno morale porta con se la beffa del mancato guadagno è anche vero che il punto da cui la nostra riflessione vuole e deve partire non è affatto quello del mancato guadagno. "Mise il cuore dentro alle scarpe e corse più veloce del vento..." cantava De Gregori in una famosissima canzone. Ed è il cuore cui fa cenno il cantautore quel battito vitale che distingue un vero giocatore

SOSTIENI FUROR, SOSTIENI L’IDEA! - Tessera socio: è gratuita e ti permette di partecipare alle nostre attività, iniziative e di disporre del materiale dell’associazione. - Tessera sostenitore: con un contributo militante mensile di 10 € riceverai il nostro giornalino e materiale vario, tra cui eventuali nostre produzioni.

8


STUPID FIGHTER Steven Reid di Aberdeen potrebbe essere un novello aspirante Tyler Durden, meno la sua intelligenza: il 23enne infatti si è picchiato da solo per cercare di evitare una giornata di lavoro da uomo delle pulizie in un hotel. Il ragazzo stava andando al lavoro quando si è reso conto di non avere per nulla voglia di lavorare quel giorno, quindi ha preso un rasoio e si è procurato diversi tagli, poi ha raccolto un sasso e si è inferto diversi colpi alla testa ed al corpo, andando poi a denunciare un’aggressione. La polizia aveva creduto alla storia, ma la fidanzata di Steven non ha voluto coprirlo e le contraddizioni emerse hanno portato ad un nuovo interrogatorio di Reid, che ha confessato. Il ragazzo è stato denunciato per simulazione di reato. Intervistato dalla polizia, Steven si è poi pentito: “avrei potuto prendere una giornata di ferie”, cosa che però al momento non gli era venuta in mente…!

LA NUOVA CLASSE OPERAIA..! I fannulloni non sono certamente esclusiva italiana, come insegna la storia di Emmalee Bauer, 25enne di Elkhart, Iowa, ormai ex dipendente della catena di hotel Sheraton. La ragazza non si accontentava di scansare il lavoro, ma ha pensato bene di tenere (ovviamente, durante l’orario di lavoro) un blog in cui spiegava come lavorava il meno possibile. A partire dallo stesso scrivere i post, dato che “scrivere su questo blog fa sembrare che stia lavorando duramente su qualcosa di importante“. Scoperta, è stata licenziata... CAPITALISM, A LOVE STORY di Micheal Moore Ad un certo punto del film abbiamo l’enorme (!) piacere di ascoltare Bush figlio che fa le lodi del libero mercato, esprimendo in pratica questo concetto: “se vuoi un sistema che garantisca libertà e giustizia sociale, questo sistema è il libero mercato”. Certo, detta da un presidente degli Stati Uniti questa frase sembra scontata quanto un invito alla pace da parte del papa. Sennonché Moore, con la sua solita maestria nel cogliere il tragicomico della politica, mostra subito dopo il caso di una piccola cittadine statunitense: il giudice locale fa chiudere il carcere minorile, dopo di che affida ad una struttura privata la stessa funzione. Tempo dopo si scopre che il giudice era stipendiato dalla società che controllava la struttura in questione e grazie a compensi da sogno il giudice garantiva la condanna di ragazzini pressoché innocenti. Più di 6000 fra loro sono stati incarcerati ingiustamente. Ecco riassunta la legge del capitalismo: garantire la libertà al denaro togliendola anche alle persone se necessario. Non è un segreto che Moore abbia idee del tutto distanti dalle nostre, ma il film è da vedere, non solo perchè è tecnicamente ben fatto come al solito, ma perché ci ricorda che questo sistema ci è nemico. Non siamo apostoli dell'uguaglianza ma la disuguaglianza va legittimata dal merito. La disonesta e la furbizia non sono meriti. Ed un sistema in cui chi si arricchisce non può farlo che scendendo a compromessi con la propria coscienza non è un sistema legittimo. Ed ecco uno dei punti di disaccordo: Moore non capisce ciò che è un caposaldo della scienza politica, ovvero che è la democrazia a generare il capitalismo, così la propone come alternativa, mentre noi la combattiamo come sua causa generatrice.

9


_______________ angolo librario _______________ IL CAVALIERE, LA MORTE E IL DIAVOLO di Jean Cau In poco più di 100 pagine Jean Cau espone un vero e proprio vademecum per il “cavaliere” di tutti i tempi. I suoi spunti traggono ispirazione dall’osservazione, o meglio contemplazione, del celebre disegno di Albrecht Durer “Il cavaliere, la morte e il diavolo” 1513, una curiosa scena che raffigura un cavaliere, molto simile al nobile Don Chisciotte della Mancia, la morte ed il diavolo. Simboli certi della presenza della paura e della viltà all’interno di un cammino guerriero, ma allo stesso tempo compagni fedeli di un percorso che, nel fitto buio del bosco dei tempi moderni, non può che essere solitario ed eroico. Il cavaliere che Jean Cau ci raffigura è spesso proiettato nelle grandi metropoli moderne, lui difensore del combattimento e non della battaglia, fedele ad una patria celeste, si trova davanti un mondo muto, pazzo, inebetito e privo di fede. Con le moltitudini sottomesse ai suoi piedi però il diavolo cammina fianco a fianco al cavaliere,e così anche la morte, sinonimo della morte dell’anima… loro, padroni di un mondo, sono esasperati da quel folle a cavallo, quel barbuto uomo di metallo che con a fianco il suo cane, non degna neanche di uno sguardo i viscidi compari.. la sua etica è quella dell’azione il suo parlare sì e no. Afferma o rifiuta senza attorcigliare di commenti quel che dice. Le parole di lui pronunciano l’universale e formulano il tutto. Non sa cavillare ma vivere nel vero e morire per testimoniarlo con la sua morte (cfr. Il cavaliere, la morte e il diavolo, Ciarrapico Editore).

10


Spazio curato dal gruppo femminile dell’associazione Fortuna che c’è la medicina! Le nuove frontiere della medicina finalmente risolvono un annoso problema che svilisce noi donne e ci impedisce di stare al passo coi tempi: “i figli”. Dalla Francia arriva il suggerimento: oggi si cerca in tutti i modi di sfuggire alle gravidanze, ma i metodi contraccettivi sono fastidiosi, la pillola, oltre a molti altri effetti indesiderati, provoca aumento di peso e i metodi naturali non sono facilmente applicabili. Il dilemma però è presto risolto: con la “sterilizzazione”, definitiva e ormai anche indolore (la pratica si effettua negli ambulatori senza bisogno di un operazione vera e propria e la convalescenza dura solo un giorno). In fondo nei paesi del terzo mondo questa pratica è stata adottata dalla maggior parte delle donne, l’Europa – contrariamente a quanto si pensiè nettamente in ritardo. Nella stessa Francia, ad esempio, solo il 2,3% delle donne ricor-

re alla sterilizzazione; secondo il giornale francese “Le Monde” è tutta colpa dei ginecologi che non informano adeguatamente le loro pazienti circa la grande innovazione a portata d’ambulatorio. Tutto ciò che conta sembra inevitabilmente in via d’estinzione e noi donne invece di combattere per difendere il diritto imprescindibile a dare la vita, facciamo finta di non vedere, o peggio, guardando con orgoglio alle nostre conquiste, dimenticando la capacità di essere “generatrici”, di creare, in un certo senso, il futuro. D’altronde, l’abbiamo già detto in precedenza, la società moderna ci spinge ad abdicare dai nostri ruoli, così l’orgoglio femminile oggi sembra dover derivare più da un’emancipazione fine a se stessa che dalla gratificazione di aver adempiuto al compito che Dio ci ha dato.

11


IL SEGNO DEI TEMPI…

APPUNTAMENTI Dal 5 agosto al 14 agosto campo estivo nel Parco dell’Etna

ROTTE DI NAVIGAZIONE Per la tua formazione ed informazione quotidiana: www.azionetradizionale.com www.effedieffe.com www.raido.it

Rutilio Sermonti La fandonia evoluzionista €5*

Bollettino trimestrale Raido Anno XV numero 39 €5*

* Prezzo indicativo. Necessario contributo associativo.

Julius Evola Meditazioni delle vette € 19,50 *


Minastirith 07/10  

Minastirith 07/10

Advertisement
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you