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Anno II - Numero IX – Giugno 2011 - Organo a diffusione interna (c.i.p) Ass. Cult. FUROR - Via San Giorgio (Catanzaro) - info: acfuror@gmail.com


_______________ indirizzi dottrinari _______________ Non si può negare che in ogni caso, il cammino tradizionale è molto arduo e difficile da seguire visto che, anche se testimoni di antichi valori, siamo nati in un periodo dove la sovversione regna incontrastata e che di conseguenza questo ci ha reso uomini moderni. Il primo passo per iniziare a seguire la retta via è sicuram e n t e quello di accettare il nostro lato moderno e di combatterlo. Purtroppo però n o n o stante il lavoro continuo su noi stessi, le difficoltà e le distrazioni che la nostra epoca ci offre, sono molte e a volte ci sembrano impossibili da superare. Per questo motivo il cammino tradizionale ci mette continuamente alla prova con noi stessi, rendendoci dei guerrieri. Sebbene sarebbe facile portare avanti una vita mediocre fatta di abitudini, vizi e monotonia, il guerriero per sua indole decide di

IL CAMMINO DELLA TRADIZIONE

La conoscenza e l‟accettazione delle regole tradizionali diventano per un militante il cammino da seguire nella propria vita. Tali regole non possono essere accettate passivamente e chi decide di seguirle sa che per farlo è necessario un imp e g n o costante. Al contrario di ogni movimento politico, la comunità formata da uomini della Tradizione, non si rit r o v a puntualmente solo per scopi esteriori e materiali, ma basa la sua attività principalmente su un‟azione spirituale interiore. Solo quando quest‟ultima porterà ciascun militante della comunità a raggiungere una preparazione e un‟elevazione spirituale tale da poter confrontarsi con il mondo moderno che lo circonda, solo allora la comunità potrà dedicarsi ad azioni più “politiche” ed esteriori. 2


ripudiare la vita facile e di donare tutto se stesso all‟Idea e al prossimo. Ognuno però durante il proprio percorso può trovare un punto d‟arrivo, che non coincida con gli obiettivi della comunità. Egli non deve essere denigrato e abbandonato dagli uomini del Fronte della Tradizione, ma comunque rispettato poiché ha donato quel che ha potuto all‟Idea e ha trovato il coraggio di ammettere i propri limiti e farsi da parte. Al contrario per gli infami e i traditori q u est o non vale, poiché chi compie un‟infamia danneggia la comunità e di c on s eguenza diventa un nemico. E‟ necessario affrontare questi punti parlando del nostro cammino, perché troppo spesso si cade nell‟errore di considerare tutti quelli che abbandonano il cammino dei nemici, quando in realtà l‟ammissione dei propri limiti è un gesto coraggioso. In ogni caso la comunità, ha il dovere di accettare coloro che hanno intenzione di avvicinarsi alla Tradizione, senza essere influenzata dall‟esperienze passate con militanti che hanno abbandonato il campo

di battaglia. Un altro fattore importante per la comunità è quello di distinguere il rapporto personale tra i membri e i doveri della militanza. Il rapporto personale tra due militanti è una cosa ben diversa da i doveri che quest‟ultimi hanno nei confronti della comunità. L‟amicizia non è cameratismo, poich é quest‟ultimo è un legame che rende due persone fratelli, disposti a dare tutto l‟uno per l‟altro. Naturalmente non c‟è un parametro per capire quanto un camerata abbia incarnato in se il valore del cameratismo. L‟unico modo per arrivare a comprendere ciò, sono le reazioni alle continue prove che i militanti affrontano quotidianamente. In ogni caso ciò che è fondamentale nel cammino del singolo è l‟azione dettata dal cuore puro e dalla consapevolezza di ciò che si sta compiendo. STUDENTE CONTRO

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_______________ spunti storici _______________ MISTICA DELLA GUERRA

te al semplice abbandono agli istinti più bassi.

Quando si parla di mistica della guerra si allude al concetto romano del bellum iustum, cioè di battaglia nobile, di duello leale, compiuto per ristabilire un ordine che sia in sintonia con il volere di Dio. La guerra moderna, al contrario, non è nient‟altro che una barbarie, una brutalità tecnologica che ha privato l‟uomo di uno strumento prezioso per la realizzazione di sé. Per comprendere però la guerra è necessario soffermarsi sulla figura d e l g u e r r i e r o . L‟irruente arrivo dell‟umanità nell‟età della decadenza fa piombare il mondo nel caos e proprio in questo frangente nasce la figura del guerriero, collegamento tra un ordine preesistente e la minaccia che incombe e della guerra come rimedio estremo ad una situazione di squilibrio. Nel guerriero predomina l‟elemento passionale, l‟impulso, l‟istinto che, se guidato verso la giusta causa, è Furor, invasamento divino. Nel caso opposto ci troviamo di fron-

La guerra, oltre al suo fine sociale, ha un fine individuale per l‟uomo che la compie, perché fornisce un occasione di ascesa, uno strumento di realizzazione interiore; è la via dell‟azione fondata sul valore e sul sacrificio. Azione e contemplazione La via dell‟azione è la via del guerriero, ma non bisogna pensare che anche all‟interno di questa via non trovi posto la contemplazione; al contrario questi due aspetti si penetrano e si completano più che mai in questo c a m p o . Non a caso la leggi di Manu, codice giuridico della tradizione indiana, imponevano al guerriero lo studio dei Veda, così come in Giappone i più grandi samurai praticavano l‟arte, la poesia e frequentemente vivevano periodi più o meno lunghi nei monasteri, dove finivano i loro giorni in età 4


a v a n z a t a . I guerrieri anticamente effettuavano dei veri e propri ritiri spirituali in precisi momenti dell‟anno, in cui si chiudevano in sé stessi, nella preghiera, nella contemplazione per combattere non più i servi del drago ma il drago stesso. Inoltre questa compenetrazione dei piani è attestata anche dalla tradizione scandinava, nella quale è detto che il guerriero ed il poeta sono frat e l l i . E‟ l‟appoggio divino a fare del guerriero un degno servitore ed un vincitore; per questo la serenità interiore e la pietas verso gli Dei, intesa come osservanza delle leggi cosmiche e dedizione al Sacro, sono ben più efficaci della guerra per mantenere l‟ordine in terra; ma quando questo ordine interiore viene a mancare allora i demoni che stanno in ogni uomo prendono possesso del mondo e la guerra si rende nec e s s a r i a . Finché esisterà anche solo un manipolo di uomini a difendere il fuoco sacro, simbolo della presenza della Tradizione in terra, niente sarà per-

duto, è questa la speranza e la sicurezza che muove l‟azione del guerrier o . L‟appoggio divino è determinante e solo in ciò troviamo la spiegazione del fatto che Roma sotto Numa, religiosissimo Re, conobbe un periodo di prosperità e pace, mentre con i re successivi, esperti nelle armi, grande ins t a b i l i t à . L‟azione del guerriero sarebbe mera violenza se non fosse intimamente legata a Dio; il compito del guerriero è difendere i deboli e custodire il fuoco della Tradiz i o n e . Perciò la fede in Dio e nei Padri - di cui il guerriero coltiva il ricordo – e la f ed el tà al l a pr om e s sa fa tta , all‟impegno preso con sé stessi e con il proprio popolo rivestono un‟importanza essenziale. TRADIZIONALMENTE.IT

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se si pensa che tra questi la percentuale di dei casi mortali è maggiore rispetto agli altri settori. Nel frattempo in Calabria è stato presentato, lo scorso venerdi 8 luglio, a palazzo Alemanni, sede della presidenza della Giunta regionale nel centro storico di Catanzaro, il progetto „Prevenzione in edilizia‟, parte del più ampio progetto nazionale destinato al settore delle costruzioni e che prevede, su un totale di 50.000 cantieri da monitorare in tutta la penisola, una quota di 1370 siti da controllare nella nostra regione. Un piano possibile grazie ai fondi ministeriali (300.000 euro in due anni) ed a quelli regionali (30.000 euro) e MORTI SUL LAVORO - DUBBI SUI che mira ad una diminuzione del DAI UFFICIALI 10% del numero di infortuni, attraverso un‟azione di formazione, infortratto da Tradizionalmente.it mazione, controllo ed assistenza, a cominciare dal sito prevenzionecanStando all‟Inail, nel 2010, per la pri- tieri.it, già online. ma volta nella storia italiana del dopoguerra, i morti sul lavoro sarebbe- Il piano nazionale, invece, essendo ro stati meno di mille. Un risultato di triennale prevede una riduzione del certo non positivo ma soddisfacente. 15%, un obiettivo importante e che Del resto, è partito il piano ministeconsentirebbe di migliorare ulteriorriale che prevede 67 progetti di pre- mente il dato di 980 morti e 775.250 venzione, divisi per altrettanti sotto- infortuni nel 2010. settori, tra i quali l‟agricoltura, comparto nel quale si registrano oltre Da segnalarsi, peraltro, che il dato 50.000 infortuni, cifra inferiore rirelativo ai casi mortali risulta partispetto al settore industriale ed a colarmente preoccupante al sud. Se quello dei servizi, ma preoccupante al nord su 466.830 infortuni si regi6


strano 460 morti, circa il 10% quindi, nel sud Italia i morti su 151.140 infortuni sono abbondantemente al di sopra della metà di quelli registrati al nord, ben 325, e addirittura molti di più rispetto ai 195 morti del centro Italia, dove però gli incidenti sul lavoro sono ben 157.280. meno incidenti ma più morti al sud rispetto al centro dunque. Numeri su cui riflettere.Ma il punto è un altro. Secondo quanto riportato dal quotidiano online „La voce‟, infatti, l‟Osservatorio di Bologna avrebbe smentito subito i dati forniti dall‟Inail. Secondo l‟osservatorio, infatti, nel 2010 si sarebbe superato del 7% il dato del 2009, contrariamente a quanto affermato dall‟Inail e superando, quindi, la storica soglia dei mille. Rispetto al luglio 2010, inoltre, i morti sul lavoro nel 2011 sarebbero in aumento addirittura del 17,5%.

to la carenza di attenzione verso la sicurezza da parte di lavoratori che non sono stati educati a questa cultura e, soprattutto, da parte delle aziende per le quali, quasi sempre, garantire la sicurezza rappresenta un costo non previsto e solitamente il primo costo soggetto a tagli in caso di crisi o di „padroni‟ eccessivamente avidi da badare più al proprio portafogli che alla vita dei propri lavoratori. Una politica da don Abbondio, dimentica delle infinite problematiche che causa l‟accertamento di colpevolezza in un incidente mortale sul lavoro e il calo di produttività dovuto agli infortuni, che invece provocano ovvie assenze dal lavoro. Una questione che evidentemente è sottovalutata e attraverso la quale si deve arrivare a portare il messaggio alle imprese, sorde alle esigenze di garantire „semplicemente‟ la vita e la salute ai lavoratori, diritto sacrosanto in un paese teoricamente fondato sul lavoro, in realtà fondato sul capitale a scapito di chi produce.

Un dato dovuto, a quanto riferisce Carlo Sorricelli per l‟Osservatorio, al fatto che l‟Inail, nel fornire i dati, segnala soltanto (ovviamente) i casi accaduto a soggetti da essa assicurati. Un dato, quindi, che sarebbe perciò incompleto e non rifletterebbe, così, la drammaticità di un fenomeno ancora lontano dal raggiungere cifre „accettabili‟.

DHRUVA

Il punto, infatti, non è la casualità su cui nessuno può mette bocca, quan-

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_______________ rubrica sportiva _______________ IL NUOTO La vera forza di una persona esce allo scoperto quando questa si trova a lottare con se stessa. È facile confrontarsi con le altre persone su qualcosa di cui si conoscono bene i segreti; la lotta veramente difficile invece è quella che affrontiamo quotidianamente nella nostra mente, è proprio lei il nostro sfidante peggiore. Tra gli sport migliori che ti aiutano ad affrontare la vita è il nuoto. Molti lo considerano uno sport monotono ma non riescono a capire ciò che concede. Gli allenamenti sono ore e ore di sforzi per capire fino a che punto si può arrivare col proprio corpo, permette di rilassarsi, nonostante la stanchezza, nell‟acqua, l‟elemento per eccellenza, che fa perdere i pensieri nella sua grandezza. Giorno dopo giorno si lotta per essere migliori nella vita, si lotta per raggiungere un qualcosa che sembra sempre inarrivabile e si cerca di raffigurare

questa “ascesa” nello sport, in uno sport che ti prepara duramente per pochi secondi, secondi che però non terminano mai. Uno si ritrova sul blocco di partenza, si vede passare davanti gli occhi tutti i momenti che gli hanno permesso di stare li, e tutto questo pochi secondi prima del via, una partenza attesa con nervosismo, attesa con ansia ma soprattutto dalla voglia di buttarsi in acqua per lottare. Si, proprio una lotta perché in quei pochi secondi di gara c‟è l‟impegno di mesi, c‟è lo sforzo fisico, lo sforzo mentale che fa apparire quei secondi interminabili eppure c‟è la voglia, c‟è la felicità di affrontare tutto ciò, affrontare quei secondi che rappresentano i momenti più brutti della vita, non importa in che posizione si arrivi, e nemmeno partecipare, ma ciò che lo è davvero è mettere il massimo, sapere di aver fatto di tutto, sapere di avere affrontato una battaglia con onore. ISMAELE

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Messico: evasione in una valigia Questa foto è stata scattata il 2 luglio in una prigione messicana. Il detenuto Juan Ramirez Tijerina è letteralmente arrotolato all'interno di una valigia. L'hanno scoperto al termine di una visita della fidanzata, che ha introdotto la valigia nella prigione e ha tentato di farlo evadere così. Ramirez sta scontando venti anni di prigione a Chetumal, Messico, per detenzione di armi illegali. La fidanzata è stata arrestata ed è in attesa di giudizio. Bergamo, partorisce in casa: ‘Non sapevo di essere incinta’ Provincia di Bergamo, Borgo di Terzo. Nicoletta, mamma 28enne, per nove mesi non si è resa conto di essere incinta. Una domenica, però, ha dovuto prendere atto che c'era qualcosa in lei. Seduta nel salotto della sua abitazione, infatti, ha partorito la bimba. Dice il padre Angelo: « È successo in casa, in pochi minuti. Non sapevamo che la mia compagna fosse incinta, non ci eravamo accorti di niente». La notte prima Nicoletta non era riuscita a dormire. Un mal di schiena esagerato. La coppia, visto che lei non si sente in gran forma, decide di stare a casa. Nicoletta va in bagno e dopo poco chiede aiuto. Entra in sala e partorisce. Angelo aveva immediatamente chiamato il 118. Gli addetti al servizio hanno offerto assistenza telefonica alla donna, anche se in realtà la piccola è venuta fuori da sola, senza bisogno di particolari aiuti.

The Truman Show Se vogliamo un assaggio cinematografico del „Grande Fratello‟ di Orwell, basta vedere „The Truman Show‟. Tragicommedia di Peter Weir, racconta la storia di Truman Burbank (Jim Carrey), giovane abitante di Seaheaven, un mondo artificiale in cui l‟unico a non recitare è proprio lui. Del resto, già il nome avrebbe dovuto farcelo intuire: true-man. La sua vita è uno show televisivo seguito da milioni di spettatori, in cui ogni cosa è finta: il cielo, il tramonto, il mare, persino i colleghi e la moglie Meryl. Il tutto è coordinato da Christof (Ed Harris) - e anche qui il nome sembra dirci Christ-off - affezionato a Truman come ad una vera e propria creazione che gli appartiene. Per trent‟anni il protagonista, manipolato fin da piccolo, non si è reso conto della finzione in cui ha vissuto. Ma, come dice il suo stesso „Creatore‟, « potrebbe andarsene quando vuole, se fosse assolutamente determinato a scoprire la verità. Noi non potremmo fermarlo ». E quel momento, per Truman, è finalmente arrivato. Se il film non nasconde una forte critica all‟era dei mass media e dei reality show, certo è che rimarca ancora una volta, in un‟epoca in cui il confine tra menzogna e verità è così labile, l‟importanza di quel desiderio di scoprire il „vero‟ e di non accontentarci delle apparenze. RINOA 9


_______________ angolo librario _______________ CUORI NERI Cuori neri è uno di quei libri che, appena cominciati, non si riesce più a smettere di leggere. Un capitolo dopo l‟altro, dedicati ad altrettante ed ancor più vittime, legati assieme da una lunga scia di sangue- una scia rossa, dello stesso colore della matrice che l‟ha generata- ci riportano indietro negli anni, in quello spaccato del nostro Paese che va sotto il nome di anni di piombo. Un saggio di quasi 800 pagine che ricostruisce, la storia drammatica di 21 ragazzi, vittime dell‟odio antifascista e degli abusi di potere, narrata attraverso interviste, stralci di giornale, atti processuali, ricostruzioni, brani di libri, canzoni. E‟ questo taglio che rende la lettura scorrevole, questa mistura di stili differenti di scrittura che si intrecciano e si fondono in un tutt‟uno: le parole sofferte ed amare dei familiari delle vittime, da cui emerge il dramma, la solitudine, il dolore mai spento; la freddezza, a volte cinica, a volte fin troppo di parte, della notizia giornalistica, che non ha lo scopo di informare, ma puittosto di “formare”; l‟acromatica linearità degli atti dei processi, gli interrogatori, le sentenze, i proscioglimenti, che ci lasciano con mille interrogativi; i commenti di Telese, che sembra parlare per tutti noi che leggiamo, che giunge alle nostre stesse conclusioni; gli stralci delle pubblicazioni di quegli anni, testimonianza di un periodo violento e buio che sembra appartenere ad un passato mai esistito o, ancor peggio, volutamente dimenticato. Una sola è la domanda che ci si pone a fine libro. Perché? I perché sono tanti, troppi, ed appartengono alla mentalità e alle coscienze politiche di quegli anni. I perché trafiggono, poiché non si resta insensibili su quelle morti assurde, su quegli omicidi di cui furono anche complici, e talvolta colpevoli, lo Stato e le Forze dell‟Ordine. Erano gli anni di piombo, del piombo sparato senza tregua, delle sprangate e delle risse, delle indagini mancate, dei depistaggi, degli abusi d‟autorità, delle omissioni e delle bugie, degli assassini rimasti impuniti soprattutto. Sono gli anni di piombo narrati da Luca Telese in 21 vite spezzate, in 17 capitoli che ti lasciano dentro una sensazione amara di ingiustizia e ingiustificazione. STUDENTE CONTRO

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Spazio curato dal gruppo femminile dell’associazione NOI DA SEMPRE CON GIUSEPPINA Fu proprio negli ultimi giorni dell‟aprile 1945 che a Savona, avvenne un terribile e ingiustificabile omicidio: quello della tredicenne Giuseppina Ghersi, figlia di commercianti ortofrutticoli. La piccola aveva svolto a scuola un tema sulla figura di Mussolini, esaltando la politica del Duce, le maestre segnalarono immediatamente il tema ai partigiani comunisti che senza perder tempo si recarono a casa Ghersi sequestrarono le chiavi di casa e del magazzino rubando merci e beni della famiglia e infine portarono la famiglia nel campo di concentramento di Legino senza alcun tipo d‟accusa. Madre e figlia vennero mal menate e stuprate mentre il padre bloccato da cinque uomini fu costretto ad assistere allo spettacolo. Giuseppina subì un calvario di profonda sofferenza fino al 30 aprile dove venne rasata a zero, il capo imbrattato di vernice rossa, e poi finita con un colpo di

pistola e gettata su una montagna di cadaveri. I coniugi liberati dopo la prigionia e le torture apprendono la notizia riguardanti la figlioletta e decidono di fuggire da Savona. Il 30 aprile 2011 è stato il 66 esimo anniversario della piccola Ghersi, e ci chiediamo solo se la città di Savona e l‟Italia la ricorderanno mai… Noi comunque, non ci voltiamo dall‟altra parte, non dimentichiamo, abbiamo il dovere di restituire dignità ai genitori di Giuseppina perché la verità è che, chi si macchiò di questa atrocità ha ricevuto per tutta la vita gli onori e i riconoscimenti di aver combattuto per la libertà, invece di esser considerato ciò che è stato realmente: UNA BESTIA SENZA ONORE.

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NERA PASIONARIA


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