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Anno I - Numero IV – Gennaio 2010 - Organo a diffusione interna (c.i.p) Ass. Cult. FUROR - Via Stretto Cappuccini, 32 (Catanzaro) - info: acfuror@gmail.com


_______________ indirizzi dottrinari _______________ Il Percival ed il coraggio di osare

subito a degli angeli, di cui la madre parla spesso. Rapito da quella visione, non esita un secondo e parte verso il castello di Re Artù, Signore di quei bellissimi cavalieri, per farsi consegnare armatura e spada ed essere così come quegli “angeli”. Percival, però, peccando di egoismo, lascia la madre in tale dolore che dopo poco la sua partenza muore, il che gli reca un danno spirituale – la sua assenza di pietas verso la madre e quindi verso i propri avi. Così, quando si imbatte nel famoso Re Pescatore - detentore della coppa che raccolse il sangue di Cristo e della lancia con cui fu trafitto - e banchetta con lui, non ha la prontezza di chiedere a chi venga servito il calice e perché la lancia sanguini. All‟indomani tutto lo splendore del castello del Re svanisce e con lui i sudditi, le dame ed i cavalieri. Percival è condannato alla sfortuna. Coloro a cui racconta l‟accaduto lo biasimano e rimproverano perché la sua leggerezza ha impedito che il Re Pescatore guarisse da una grave infermità e che l‟intero Regno risorgesse. Sarebbe infatti bastato che un giovane dal cuore puro avesse fatto quelle domande fatidiche.

In molti forse conoscono la “favoletta” di Percival e del Santo Graal, ma forse in pochi si sono soffermati sul senso proprofondo di alcuni passi. Il mito – concetto ribadito più volte – ha una funzione ben precisa: illuminare l‟uomo sulla sua condizione spirituale ed Indicargli la via per la vittoria su se stesso. Nel Percival di Chrétien de Troyes (presente ne “I Romanzi cortesi”, edito da Mondadori) si afferma che domandare è vergogna di un attimo, non farlo di una vita: cosa si intende con ciò? Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro e ritornare alla trama del mito. Percival è un giovane gallese, cresciuto senza padre e fratelli, con la propria madre. Sua madre cerca a tutti i costi di tenere suo figlio lontano dal mondo della guerra e della cavalleria, facendolo vivere in una terra lontana da tutti e da tutto, senza fargli mai mancare nulla. La protezione della genitrice ha un obiettivo ben preciso: preservare Percival dalla triste fine del padre e del fratello, la morte in battaglia. Ma un giorno Percival si incammina oltre il bosco e incontra dei cavalieri; non sapendo chi siano pensa

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Ma a cosa corrisponde esattamente tutto ciò? La morte fisica della madre può essere messa in relazione con la morte di una parte dell‟anima di Percival che, accecato dall‟onore materiale e totalmente assuefatto dall‟attrazione verso l‟onore personale, tralascia colei che lo ha nutrito: è l‟assenza di consapevolezza. La legge esteriore muore senza la legge interiore come la morale l‟etica. Memento audere semper C‟era un motto romano, poi fatto proprio dagli “Arditi” - combattenti della prima guerra mondiale poi separatisi, pur mantenendo lo stesso spirito combattivo, all‟avvento del Fascismo, in due frange opposte rispettivamente di destra e di sinistra - che recitava: Memento Audere Semper, ricorda di osare sempre. Osare, infatti, è alla base dell‟atteggiamento guerriero e corrisponde a quell‟attuazione della fede, che ci fa desiderare la verità così tanto da far crollare ogni preconcetto e formalismo. E‟ il porsi la domanda, l‟approfondire le proprie predisposizioni per non farsi travolgere dagli eventi, per non riporre lo scopo in “ciò che si fa” ma usarlo come mezzo. Percival, infatti, non muove la domanda poiché le regole della cavalleria impongono il silenzio al cavaliere, per un attaccamento alla forma insomma, una dimenticanza del fatto che le regole esteriori esistono solo perché la maggior

parte del popolo non comprende quelle interiori, che hanno una valenza strumentale e che dinanzi ad un mistero non si può restare muti, inattivi. Il regno dei cieli Il regno dei cieli soffre violenza ed i violenti se ne impadroniscono, così troviamo scritto nel vangelo di San Matteo [11,13]. Ma chi sono i violenti? Sono coloro che lo sono con se stessi, in una distaccata e continua intransigenza verso le bassezze e le viltà, che si pongono delle domande, che si mettono in discussione, che si chiedono “chi sono io”? Dove si trova in me il Santo Graal? Qual è la lancia - lo strumento - che userò per scoprire la Verità? L‟insegnamento di questo mito, per chi percorra un cammino tradizionale, non può che essere uno solo: osare. Osare nel senso della conoscenza, della ricerca interiore e della continua battaglia all‟insegna del dominio sui sensi, sull‟immaginazione e sulla volontà. Osare nell‟esigere da se stessi il massimo, il superamento dei preconcetti e delle regole, che spesso sono create da una società molto superficiale. Poco importa se “occorrerà farsi violenza” perché la domanda che non ci poniamo oggi sul motivo della nostra esistenza e sulla necessità di una lotta interna potrebbe ucciderci quando sarà troppo tardi per farlo, quando ormai, omologati da un mondo meccanicizzato, saremo innocue macchine mediocri.

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_______________ spunti storici _______________

LA FEDE E LA LOTTA NELLA STORIA D’IRLANDA Ci sono storie che meritano di essere ricordate. Esemplari, nel bene e nel male. E‟ così per l‟Irlanda, dove la politica è religione. La tradizione vuole che il santo patrono d‟Irlanda giunga nell‟isola intorno al 400 e da lì inizi la conversione dell‟isola, che prima custodiva gli ancestrali riti della cultura celtica assieme ad una struttura sociale tipicamente Tradizionale. La nuova fede trovò nell‟Irlanda un vero e proprio baluardo, tant‟è che nel 500 da qui partì una grande missione di riconversione dell‟Europa invasa dai barbari. Subì le invasioni vichinghe ma il suo credo rimase immutato e i vichinghi si fusero con la popolazione. La svolta si ebbe ai primi contatti con gli inglesi, quando nel 1770 un gruppo di Normanni dal Galles sbarcò sull‟isola. Ad ostacolare l‟assimilazione stavolta c‟era la Corona inglese, cui l‟Irlanda appariva “barbara e rozza” (Elisabetta I), da “civilizzare” importando la devastante Riforma prote-

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stante. Gli inglesi proibirono l‟uso della lingua gaelica, gli abiti e il taglio di capelli irlandese, i matrimoni misti ed il ricorso alle leggi locali da parte dei cosiddetti “inglesi nati in Irlanda”. Spesso applicarono la legge marziale. Fu una vera e propria politica di separazione razziale e nel 1608 iniziò la cosiddetta Plantation, il trasferimento sistematico in Irlanda di coloni inglesi e scozzesi protestanti, che privarono la popolazione delle terre. Nel 1641, inevitabile, scoppiò in Ulster la rivolta, contro gli espropri, contro l‟imperialismo culturale protestante, in difesa della fede cattolica. Cromwell la fermò massacrando più di 1/4 della popolazione irlandese e distribuendo le loro terre tra soldati e coloni inglesi. Dopo la sconfitta di Giacomo II - cattolico - e la vittoria di Guglielmo d‟Orange solo il 14% delle terre ormai apparteneva ai cattolici e con la Penal Laws gli fu impedito di accedere a proprietà e potere. L‟Union Act, nell„800, abolì il parlamento irlandese. Nel secolo successivo i protestanti misero da parte l‟indipendentismo: i loro privilegi erano al sicuro sotto la Corona. Nei cattolici, uniti dalla conquista del voto ma ancora esclusi dalle cariche pubbliche, si accese lo spirito patriottico. O‟Connel riuscì a farsi eleggere alla Camera dei comuni, conquistando l‟accesso degli irlandesi al parlamento. Dopo la grande carestia del ‟45-‟49, che fermò la lotta, dalla “conneliana” Young Ireland nacque l‟Irish Republican Brotherhood, decisa alla lotta armata. Sul finire dell‟800 la nascita del parlamento irlandese era osteggiata dai laburisti inglesi e dal fronte unionista dei protestanti irlandesi. Nel 1913 il parlamento - privo di competenza su questioni fiscali, militari ed estere - sembrava cosa fatta.


L‟iniziativa fu osteggiata dagli unionisti con le armi. Vennero così escluse dal progetto le 6 contee dell‟Ulster dove i protestanti erano più numerosi. Con la I guerra mondiale il progetto fu interrotto, così da alcuni dissidenti nacque l‟Ira (Irish Republican Army). Il 24 aprile 1926 fu la cosiddetta Rivolta di Pasqua: si proclamò la nascita della Repubblica d‟Irlanda ma la rivolta fu sedata in una settimana. 15 leaders furono giustiziati. Nel 1918, il partito del Sinn Fein ebbe la maggioranza su quella unionista e si riunì a Dublino anzichè a Westminister, proclamando la nascita della Repubblica. Collins intanto organizzò la guerriglia degli Irish Volunteers e nel 1920 l‟Irlanda venne divisa. 26 su 32 contee formarono lo Stato Libero d‟Irlanda. Le altre 6 votarono contro l‟adesione al nuovo stato. Nel „25 l‟Irlanda era divisa. Molti cattolici dal nord fuggirono nel nuovo stato. Lo stato d‟agitazione nel nord fece sì che venisse approvato lo Special Power Act e che questo rimanesse in vigore dal „22 al „74 (!). Esso dava poteri speciali alle forze di sicurezza, che potevano ora arrestare e perquisire senza mandato, imporre il coprifuoco, vietare riunioni, fustigare, arrestare testimoni, censurare, violare la proprietà privata. Nel nord dell‟Irlanda i privilegi si acuirono sotto Stormont, anche attraverso particolari provvedimenti elettorali che sfavorirono gli elettori cattolici. I movimenti per i diritti che si diffusero negli anni ‟60 veni-

vano regolarmente aggrediti dai protestanti nell‟indifferenza delle autorità. Molti cattolici così appoggiarono l‟Ira: nell‟arco di 6 mesi 2537 persone furono arrestate senza accuse né processo. Siamo nel ‟70. Il 30 gennaio 1972 fu la tristemente nota Domenica di sangue (Bloody Sunday): 13 civili disarmati vennero uccisi dai soldati inglesi durante una manifestazione pacifica. Londra soppresse il parlamento nordirlandese. I cattolici tentarono un approccio “riformista”: nasceva il partito laburista e socialdemocratico di ispirazione cattolica e non violento. Il nuovo corso permise la creazione di un esecutivo abbastanza rappresentativo e la riunione di un consiglio d‟Irlanda con i rappresentanti dell‟Eire. Ma gli unionisti non approvavano e alle successive elezioni ottennero una maggioranza schiacciante. Le violenze si riaccesero. L‟Ira rispondeva. Nel 1974 in un pub di Birmingham una bomba dell‟Ira uccise 21 persone. Nel 1975 l’assemblea nordirlandese fu definitivamente abrogata. Il governo inglese sostituì lo Special Power Act con misure analoghe. Nelle carceri nord-irlandesi, intanto, si lottava per lo status di prigioniero politico. Fu iniziato uno sciopero della fame: 10 scioperanti, tra cui Bobby Sands, si lasciarono morire di fame. Più di 100.000 persone parteciparono ai suoi funerali. Nel 1994 l‟Ira prima, i gruppi lealisti unionisti poi, hanno dichiarato il cessate il fuoco. Il dialogo tra le due parti d‟Irlanda e con gli inglesi

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coloro che mettono al centro l‟individuo e in secondo piano i valori, l‟uomo ed il rispetto. Da sempre sosteniamo che l'immigrazione di massa non porta alcun vantaggio al paese ma solo alla criminalità, ad imprenditori con pochi scrupoli o a proprietari di terre con due alternative: sottopagare o lasciare le arance sugli alberi perché conviene più che venderli in un mercato invaso dai prodotti sottocosto extracomunitari, come pare sia il caso di Rosarno. Le colpe della globalizzazione Le prime responsabilità, dunque, sono politiche e sistemiche ed appartengono a chi - per connivenza, convenienza o per scelte politiche ideologizzate - permette che si ignorino leggi esistenti e prima di tutti non tutela gli stranieri, favorendo l‟immigrazione di massa ed un mercato globale, di uomini e merci. Aborriamo dunque la solita campagna mediatica, che ha stravolto cause e conseguenze, dipingendo una realtà falsata e portando avanti la tesi della xenofobia degli abitanti calabresi e, naturalmente, del substrato razzista dell‟intero popolo italiano (!). In realtà, la cittadina di Rosarno, come si è visto, da anni convive pacificamente ed in maniera solidale con gli immigrati; non può e non doveva certo pagare per atti compiuti da altri. Non può accettare che gli interessi di pochi si ripercuotano su di loro, subendo la rivolta minacciosa degli immigrati, che hanno aggredito indiscriminatamente e con vio-

Rivolta di Rosarno ed immigrazione La recente rivolta degli immigrati di Rosarno è un ottimo spunto di riflessione per vari temi: il lavoro nero, l‟immigrazione di massa, il mondialismo, lo sfruttamento dei lavoratori o la presunta xenofobia del popolo italiano. Innanzitutto, una precisazione: a differenza di tutti gli studiosi delle teorie economiche, degli industriali e dei nostri politici, che considerano gli immigrati come delle risorse da sfruttare, per noi gli immigrati sono prima di tutto uomini, con un loro valore intrinseco ed una loro dignità. Il loro sfruttamento l‟abbiamo da sempre denunciato, perché è inaccettabile. Ma il commercio e l‟industria sono spesso un gioco a somma zero, dunque, per ogni persona che viene sfruttata, sottopagata e degradata nei campi di pomodori e di agrumi, ce n‟è sempre un‟altra che trae un profitto da questo sfruttamento. E questi sono i primi nemici dello Stato:

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lenza la popolazione, incluse le donne. Non può accettare di essere tacciata di razzismo per aver difeso spontaneamente quello che era stato attaccato, per aver difeso la propria terra. Se dunque le colpe degli immigrati di Rosarno sono evidenti ma dipendono da altre, se non hanno colpe i rosarnesi, dove va cercata la colpa? Come dicevamo, lo scontro è da leggere, appunto, in una prospettiva più ampia: integrazione è un eufemismo, suggerito dall'ideologia mondialista, che porta invece con sé, inevitabilmente, lo scontro. Il f a l l i m e n t o dell‟integrazione è sotto gli occhi di tutti: laddove gli stranieri non sono sfruttati, sono spesso sfruttatori o delinquono. In ogni caso, quasi sempre sono (auto)ghettizzati, e dunque non integrati. E si vedano anche gli esempi di altri paesi; si vedano i ghetti statunitensi o francesi. Le lotte, la criminalità, le rivolte continue, dopo decenni di convivenza.

lare acqua ed olio, è una cosa che funziona solo in apparenza: i due popoli rimarranno separati. Anche perchè il pericolo più grave insito nell‟immigrazione di massa è l‟affermazione del multiculturalismo, ovvero della perdita di ogni vera cultura tradizionale, sia essa quella africana o quella europea. Un fecondo scambio e un rispetto tra le culture, invece, può esistere solo laddove ogni cultura viene tutelata ed ha il proprio spazio vitale. Proprio come succedeva nell‟Antica Roma, in cui ogni popolo conquistato vedeva la propria cultura e le proprie tradizioni tutelate, pur essendo integrato organicamente nell‟Idea di Impero. Ma la storia attuale, purtroppo, è ben diversa da quella antica e gloriosa di Roma.

Integrazione è conflitto sociale Per colpe degli uni o degli altri, mescolare popoli diversi e distanti, come mesco-

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_______________ rubrica sportiva _______________ loro “via”, perché meditare “va di moda” ma ignorano che i padri del deserto e le comunità cattoliche, colme di tecniche di postura e respirazione altrettanto efficaci. Ritornando allo sport, notiamo questo stesso atteggiamento in coloro che magari praticano per anni il pugilato senza mai cercare di andare un po‟ oltre, senza sperimentarsi in un vero combattimento e poi cambiano ad un tratto sport, rifugiandosi in altro con qualche pretesto. Anche qui però non smetterà di deludersi e prendersi in giro, poiché anche qui si tirerà indietro appena sarà chiamato a rendere conto di ciò che dice. Nessuno qui intende dire che chi pratica sport da ring debba per forza combattere; la strumentalità di tali discipline si può benissimo sfruttare anche senza aver mai affrontato un match. L‟invito è solo quello di mantenere il tiro basso, essere umili, cercando comunque di osare, senza mai parlare di grandi cose che si faranno. Dimostrare con i fatti, insomma, ciò che si è. Infatti, chi si comporta così nello sport lo fa anche negli altri ambiti della propria vita (amore, lavoro, studio) e se è vero che la vita va presa come un gioco, non bisogna neanche tirare troppo la corda se no si rischia di diventare dei giullari di corte…

“L’uomo sfuggente” ed il ring.. Se c‟è una cosa per la quale praticare uno sport da combattimento può aiutare a rettificarsi in termini interiori è il suo forte legame con la capacità di dominarsi. Parliamo di dominio poiché nell‟era dell‟uomo sfuggente (Evola) siamo pieni di persone che dicono di fare e di voler fare ma poi alla fine dei conti non fanno niente. Parliamo dei pavidi, degli ibridi, dei timidi, di coloro che si immettono in un cammino e poi al dunque si tirano indietro. Gli stessi che poi, magari, riprendono un‟attività simile alla prima credendo di essere ostacolati da un problema particolare, non capendo, invece, che si tratta solo di carenza di carattere. Quanti uomini, ad esempio, rifiutano il cattolicesimo e si rifugiano nel buddhismo da supermercato? Credono che sia

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Rendiamo grazie a Bill…! Londra - “Un centinaio di fedeli siedono tra i banchi della chiesa medievale di Saint Lawrence Jewry, nel cuore della City, il centro economico e finanziario della Gran Bretagna”. È il “Lunedì dell‟aratro”, che un tempo aveva la funzione di far scendere sui contadini ed i loro attrezzi l‟assistenza divina. Oggi l‟aratro è caduto in disuso e la chiesa è gremita di colletti bianchi: cosa fare? Il parroco ha deciso: salviamo la forma! Solleviamo al cielo i nuovi “attrezzi da lavoro” e preghiamo per preservare “iPhone e Blackberry da worm e malfunzionamenti, proteggere smartphone e palmari, netbook e laptop, hard disk e lettori mp3”. E così, un po‟ imbarazzato, quasi lo vediamo, questo dio che, dall‟alto dei cieli, si trova costretto a rendere omaggio a Microsoft e compagnia, voltando le spalle alla cara vecchia Madre Terra…! A Cremona è arrivato il Grinch…! A proposito di nuovi culti, lo scorso dicembre, in una scuola di Cremona, pare non sia giunta voce del Natale. Al suo posto, per volontà del corpo docenti, la “festa delle luci”, chiaramente per “salvaguardare” i bambini di fedi diverse...da cosa? Da valori ed

Bloody Sunday Il film è realizzato con tecniche di ripresa simili a quelle documentaristiche. La vicenda sembra svolgersi sotto gli occhi dello spettatore, che ne percepisce tutta la tensione e la drammaticità. L‟opera ripercorre i momenti del fatidico 30 gennaio 1972, quando nella cittadina nord-irlandese di Derry si consuma la Domenica di sangue - Bloody Sunday appunto -, uno dei simboli più forti della repressione inglese in terra d‟Irlanda. Un‟associazione per i diritti civili indice una manifestazione per ottenere la fine della carcerazione senza processo degli irlandesi cattolici, stabilita dallo Special Power Act. La manifestazione vuole essere assolutamente non violenta. Ma a “tutelare” l‟ordine la Corona inglese ci manda addirittura i paracadutisti. È chiaramente una provocazione. I manifestanti vengono chiusi in un percorso ad imbuto, hanno i fucili puntati. Alcuni lanciano pietre; i militari sparano. 26 persone rimangono ferite. 13 di loro muoiono sul colpo. Un quattordicesimo muore quattro mesi dopo per le ferite riportate. I militari dissero di aver sparato per difendersi. Ma fu dimostrato che i manifestanti erano disarmati e che 5 di loro furono sparati alle spalle. Nessun militare fu mai condannato.

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_______________ angolo librario _______________ “La Repubblica” di Platone Nel leggere il titolo dell‟opera, non bisogna lasciarsi confondere dai termini: la Repubblica di Platone, in realtà, non ha niente a che fare con quello che intendiamo noi oggi con questa parola. La traduzione stessa del termine, in vero, è fuorviante: politeia, il termine greco originario ha, infatti, un significato ben più ampio, che rimanda all‟idea più generale di corpo politico. Un corpo che è l‟insieme di cittadini ed “istituzioni”. La premessa è necessaria per non farsi aspettative sbagliate. Platone è un autore anti-democratico, occorre dirlo chiaramente. La sua opera è il sunto del sapere antico. Ma, allo stesso tempo, i contenuti sono esposti in maniera così incalzante e “scientifica” che l‟opera ha fatto di Platone il primo fra i pensatori politici, il più studiato e discusso. La nozione fondamentale che si trae dal testo - scritto in forma di dialogo, il cui protagonista è Socrate - è l‟idea organica. L‟uomo e la natura, l‟uomo e lo stato, l‟uomo e la società non sono cose diverse. La società è un corpo di cui l‟uomo fa parte e come un corpo deve funzionare. Così ogni componente deve fare il suo dovere per far funzionare il tutto. Dovere a cui è chiamato a rispondere in base alle sue caratteristiche, alle sue capacità ed ai suoi meriti. Non si è tutti uguali ed omologati, ognuno è diverso ed unico. Al vertice della società stanno i migliori, non perché i più ricchi, anzi, ma perchè essi hanno nel cuore “oro e argento divino”. Il loro compito è proteggere lo stato, amministrarlo. Non chiedono niente per se stessi, se non lo stretto necessario. La loro etica è il dono, il sacrificio. La loro fonte è la giustizia divina. Non a caso Platone afferma che “le più grandi e le prime tra le leggi” sono quelle che regolano il culto. Al loro fianco donne del loro stesso livello, che li assistano nella lotta. I guardiani sono i cavalieri dello s t a t o platonico. Ma l‟opera di Platone non è un programma politico, va oltre. Platone ci ha mostrato la via, l‟orizzonte da inseguire per andare avanti. L‟unica meta possibile per essere Uomini.

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Spazio curato dal gruppo femminile dell’associazione Afrodite Urania e Afrodite Pandemia. Alla ricerca di un equilibrio stabile... In questa prima serie di “spunti al femminile” partiremo dalle basi della conoscenza tradizionale, conoscenza non fine a se stessa ma tesa a creare donne nuove, consapevoli e fiere di esserlo. Abbiamo citato in precedenza alcune delle più importanti figure femminili dell'antichità. Ora ripartiamo da Afrodite, che nella mitologia greca incarna la dea dell'amore e che trova il suo equivalente mitologico romano in Venere. Un‟unica dea percepita attraverso due misteri contrapposti, che si esplicano per mezzo di un Afrodite Urania e una Pandemia, dove la prima rappresenta l'ideale celeste, spirituale, unicamente divino che contraddistingue l'amore platonico, e la seconda non incarna altro che un amore comune, “popolare”, lussurioso. Due ambivalenze che ci fanno capire quanto la natura umana sia espressione di due forze contrapposte, due epiteti che sottolineano l'esistenza di un‟energia terrena ed al contempo di una divina in un unico corpo, in una sola anima. Ci pare utile a questo punto sottolineare la correlazione tra la presenza di queste due forze coesistenti e la loro manifestazione per mezzo della vita. E‟ proprio dall‟amore tra Afrodite e Anchise, infatti, che viene alla luce Enea, ”l'uomo che per primo dalla terra di Troia raggiunse esule l'Italia e le sponde Lavinie”. L'Enea virgiliano è un maturo e re-

sponsabile capo del suo popolo, completamente dedito alla missione che il fato gli ha assegnato. Il suo epiteto è “pius”. La pietas, d‟altronde, è un valore specifico della cultura romana; termine intraducibile nella nostra lingua, è contemporaneamente senso del dovere, devozione, rispetto delle norme che regolano i rapporti con gli uomini e con gli dei, sacrificio della propria esistenza per il bene collettivo. In Enea essa si manifesta come totale sottomissione ai voleri della divinità, come rispetto e venerazione per il padre, trepidazione nei confronti del figlio e lealtà verso gli alleati. Enea si propone quindi come prototipo del'uomo ideale in cui confluiscono le “virtù” della romanità: coraggio, lealtà, giustizia, clemenza, devozione verso gli dei, capacità di sopportare le avversità, alto senso civico che lo porta ad anteporre al proprio destino individuale il bene della comunità. Esempio di come l'incontro tra divino e terreno, e quindi la coesistenza delle due energie, se equilibrato, dia vita a qualcosa di positivo, di magnifico, di eroico. Se al contrario ciò che è terreno prende il sopravvento - come accade oggi vivendo nell'indifferenza e nella superficialità più totale -, ci troviamo davanti ad una devastazione e ad una inevitabile perdita di valore dell'uomo e di conseguenza della donna, che questo stesso equilibrio deve ricercare in sé.

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IL SEGNO DEI TEMPI…

APPUNTAMENTI Tutti i martedì e giovedì, (ore 19.15) presso la Scuola Rodari ed i sabati presso il Parco della Biodiversità (ore 15.30), corso gratuito di Kickboxing per i tesserati.

ROTTE DI NAVIGAZIONE Per la tua informazione quotidiana e per la tua formazione: www.azionetradizionale.com www.effedieffe.com

Pierluigi Spagnolo Bobby Sands € 6,5 *

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