Issuu on Google+

Anno II - Numero V II – Aprile 2011 - Organo a diffusione interna (c.i.p) Ass. Cult. FUROR - Via San Giorgio (Catanzaro) - info: acfuror@gmail.com


_______________ indirizzi dottrinari _______________ IL CILIEGIO E IL GIAPPONE Puntuale la stagione dei fiori di ciliegio è giunta. Come ogni anno, l'Agenzia meteorologica giapponese ha riportato l’avanzare del «fronte dei boccioli di ciliegio», annunciando la kaika» (prima apparizione dei boccioli) negli alberi delle isole del Sud di Okinawa, tenendo informati i fedelissimi riguardo al ritmo secondo cui lo sbocciare si incammina verso Nord ripetendo le fioriture spettacolari in tutte le città giapponesi fino a quando non si realizzerà la «mankai» (l’aprirsi massimo del fiore). Ogni anno, il Giappone intero si emoziona e si prostra innanzi ai maestosi ciliegi in fiore (sakura). Ma quest’anno quel fiorire è, certamente, un richiamo più intenso che mai, quest’anno, in seguito al disastro dell’11 marzo, i nipponici

hanno estremamente bisogno di rinnovare la loro fede, hanno disperata necessità di sperare che la purezza di un fiore di ciliegio basti a levare via lo sporco della contaminazione della viltà umana. Ecco perché la simbologia dei sakura, meraviglia e incanto perenne di un fiore che muore nel pieno della propria bellezza, quest’anno ha un significato più profondo e denso che mai. «Hakanasa» è una delle parole alla base della cultura giapponese, che indica proprio l'invisibile fragilità della vita, elemento prorompente del rituale che caratterizza l’ammirare i fiori di ciliegio. Quest'anno per il Giappone i sakura sono il simbolo, più che mai, di come l'esistenza sia aggrappata al nulla, ma soprattutto del rinnovo eterno della pri2


mavera, stagione che come nessun'altra è sinonimo di rinascita e quindi di vita nuova. Il ciliegio, in particolare al momento della sua fioritura, esprime in maniera eccezionale la concezione che i nipponici hanno della vita, il loro stretto rapporto con la natura, l’amore per il bello che non è mero e semplice senso estetico, bensì comprensione della grandiosità e magnificenza della vita stessa, nel suo significato più vergine, seppur nella sua fragilità. In concomitanza con l’equinozio di primavera, la fioritura del ciliegio simboleggia la rinascita, il rinnovamento, la forza vitale insita nell’autenticità della tradizione Giapponese. Un simbolo di vita, dunque, ma anche del suo naturale “opposto”: la morte. Il fiore di ciliegio, infatti, appena raggiunge il massimo del suo splendore, si stacca e muore. Dunque la tradizione giapponese, altamente simbolica, trova nella fioritura dei ciliegi l'esaltazione massima dell’esperienza della vita, della

sua caducità e della sua effimera bellezza. Nell’etica del bushido, letteralmente la via del guerriero, che non è una religione o una filosofia, ma un vero e proprio stile di vita, la sensibilità del bushi, la sua capacità di commozione, costituisce al tempo stesso la forza del suo braccio e del suo cuore. Il guerriero è consapevole che è solo di passaggio sulla terra e che il suo vivere è magnifico quanto effimero, esattamente come un fiore di ciliegio. Il fiore di ciliegio esprime dunque in maniera efficace il concetto del non attaccamento; il nonattaccamento non debella le paure, ma le comprende e le accetta quali elementi costituenti della vita stessa. Riflettiamo sul termine accettazione che non è rassegnazione, ma pura e imprescindibile comprensione di ciò che la vita è e non di ciò che vorremmo che fosse.

3


_______________ spunti storici _______________ pria legge costituzionale, sebbene ne assuma ovviamente il rango. Del resto, sarebbe stato duro conciliare il principio democratico con alcune limitazioni al diritto di votare ed essere eletto rivolto ad alcuni soggetti per motivazioni politiche e non penali. È proprio questa inconciliabilità che ha reso transitoria questa norma, transitorietà che, se prevede un termine per i suddetti casi, non lo prevede invece per la ricostituzione di un partito che abbia le caratteristiche del Partito Nazionale Fascista, reato strettamente politico, reato di pensiero che conosce illustri precedenti tra condanne e assoluzioni. Reato che ha comunque dato vita ad una persecuzione ed ha segnato per sempre la difficoltà di portare avanti certe idee poiché facile, e del tutto discrezionale, è finire con l’essere accusati di una generica “ricostituzione del partito fascista”, le cui caratteristiche essenziali la legge non definisce. Qualche giorno fa la notizia secondo la quale alcuni deputati alla Camera avrebbero presentato un apposito disegno di legge costituzionale per l’abrogazione di una norma che ormai sembra più importante della stessa costituzione, anziché transitoria come previsto! Ovvie dunque le polemiche che conformisticamente ma pre-

Liberi di avere un’opinione: una uguale per tutti. Ben diciotto disposizioni transitorie, fra le quali una, la XII, recita così: “E' vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”. Una disposizione che, appunto, ha senso strettamente storico e che i costituenti non pensarono come vera e pro4


vedibilmente sono scattate all’istante in difesa di una deroga perenne alla legge ed alla libertà di opinione. Assurdo pensare che una proposta tanto vicina al vero senso di democrazia possa creare tanto scalpore, soprattutto, in quegli ambienti liberali che hanno fatto della libertà d’opinione il loro cavallo di battaglia. E’ assurdo pensare come il FLI, partito fondato da uno dei politici più opportunisti e volta gabbana della storia della Repubblica Italiana (ricordiamo come lui solo Badoglio) e che ha subito dato prova di servilismo ai suoi padroni richiamando i parlamentari “fuori linea”, si riferisca ad un periodo storico come quello Fascista definendolo come “sistema di potere basato su una ideologia razzista, di violenza anti-democratica, di esibizione guerresca ed espansionistica”, dimenticando forse che l’ Italia post fascista ha appoggiato in tutte le guerre “ di liberazione” i suoi padroni made in USA e che tuttora si trova impegnata in un’azione di guerra vera e propria nei confronti di una nazione ex alleata. Naturalmente, del resto, per i finiani tutti questo non sarà sembrato un avvenimento strano, tradire gli alleati ,attaccare una nazione amica giustificando l’attacco con la nuova favola che

dice “stiamo esportando la democrazia in tutto il mondo”, bombardare indistintamente obiettivi militari e civili (il più delle volte preferiti perché come insegnano i nostri cari alleati sono i più facili da colpire; tanto poi una scusa si trova per giustificare l’attacco, vedi Dresda, Cassino, Hiroshima, Nagasaki ecc ecc ecc), che differenza fa?! E’ vergognoso pensare, insomma, che gli stessi moralizzatori del fascismo, laddove ci siano interessi economici, si trovino così facilmente pronti a giustificare bagni di sangue e morte senza battere ciglio (vedi Iraq, Afganistan, Palestina, Libia, e questi sono solo i primi di una lunghissima serie di nomi che ci vengono in mente così di getto). Si reagisce con tanta veemenza ad una legge che renderebbe di nuovo lecito professare un’idea, mentre a distanza di qualche giorno riesce a passare nel dimenticatoio l’ennesimo atto barbarico e tentativo si sottomissione nei confronti di un’altra nazione che questa guerra in Libia rappresenta. Ridicolo come ancora ci si illuda di essere liberi, quando esistono leggi che vietano il pensiero. E’ vero, si è liberi di pensare. Ma solo se il pensiero è quello che il padrone di turno vuole che sia, altrimenti diventa un REATO D’ OPINIONE.

5


sapevolezza ideologica ed ideale di base. L'ideologia, in quanto metodologia dogmatica su cui poggiare le proprie tesi demonizzando l'avversario, rimane tale e quale, a scemare è solo la schematicità del pensiero. Ciò che viene fuori è un quadro desolante, reso ancor più grave dalle conseguenze pratiche di questo "conservatorismo di sinistra": ciò che si conserva è ancora solo e Stop al vittimismo antifà: soltanto l'intolleranza. Tanti gli episodi di violenza, che elencarli operazione verità! Lamentano aggressioni, sorrido- sarebbe un inutile dispendio di no alle telecamere ed in maniera energie. Per farci un'idea, eccoteatrale si atteggiano a vittime. ne qualche esempio recente. E' Non stiamo parlando di emargi- notizia di ieri, 6 maggio, quindi nati o indifesi bisognosi di prote- freschissima: a Roma due tizi in zione, stiamo parlando di quel motorino affiancano un passante vasto mondo progressista e ben- e gli chiedono "sei camerata?", pensante che, cambiate le vesti, con il tono di chi sa già cosa ha mantenuto intatto il vizietto pensare. E al primo accenno di dell'infamia. Il partito comunista risposta, giù con le botte ed i canon c'è praticamente più, nono- schi in faccia. Fratture al volto il stante la falce e martello - con risultato. Stavolta siamo a Padobuona pace dei propositi rivolu- va, è il 21 aprile, il Natale di Rozionari - faccia ancora capolino ma per alcuni, per altri giorno di sulle schede elettorali. Ma al suo ordinaria violenza. Il consigliere posto c'è una nuova generazione comunale Pdl Vittorio Aliprandi, di progressisti, de-ideologizzati 56 anni, ha il torto di aver detto solo nel senso negativo del ter- qualche frase sui rom sgradita ai mine, quello dovuto ad una tota- compagni-benpensanti, che per le mancanza di coerenza e con- ideologia hanno il divieto assoluto di pensare con la propria testa 6


e guardare al fenomeno rom con l'atteggiamento realistico che userebbe qualsiasi persona normale. Denunciare il fenomeno rom come fenomeno criminale, nella loro testa ed in quella di qualche giudice, che rispetto ai suddetti in più ha solo la toga, è razzismo. E così anche contro di lui, giù con le botte. fino a mandarlo in ospedale, con una ferita alla testa, traumi in tutto il corpo e difficoltà respiratorie. Non si tratta di gesti isolati. Consideriamo infatti un elemento segnalatoci solo qualche giorno fa. Il collettivo Bujanov, degno erede evidentemente dei cattivi maestri degli anni '70, ha pensato bene di inserire sulla propria home page una sezione dedicata ai dossier. No, no, non si tratta di dossier riguardo problemi sociali di pubblico interesse. E' un dossier finalizzato alla schedatura, simile - ma molto meno valido per informazioni contenute a quelli che venivano fatti in passato per documentarsi prima di massacrare il "camerata" di turno. Bisognava conoscere le sue "colpe" e le sue abitudini per colpire. Oggi il dossier riguarda la fondazione R.S.I., colpevole di fare ricerca su un pezzo di storia

a loro sgradita. Perchè loro credono di avere l'autorità di poter cancellare la storia che non gli va bene a quanto pare. E così parte la schedatura. Al contrario di queste persone, non è interesse nostro fare vittimismo. Anzi, il punto è proprio l'opposto. Chi vuole intende la politica in un certo modo, chi scheda le persone per poi aggredirle, chi attacca qualcuno solo perché la pensa diversamente, non può pensare poi di ricever diverso trattamento. E non può criticare l'altrui intolleranza. Il vittimismo in questo caso non è accettabile, è nauseante. Il punto dunque è far passare finalmente alla pubblica opinione il concetto che non ci sono i buoni da una parte, che subiscono ogni tipo di aggressione, ed i cattivi dall'altra, razzisti, brutti e cattivi. No, ci sono persone da una parte e dall'altra che spesso (spesso inutilmente) vengono a contatto e nessuna delle due parti ha il diritto di atteggiarsi a vittima sacrificale a priori. Ma i fatti sono ognuno separato dall'altro. Non ci sono buoni da una parte e cattivi da un'altra. Purtroppo, le parti sono abbastanza confuse.

7


_______________ rubrica sportiva _______________ parte, infatti, ha quell’ardore che in questo sport dà una carica in più, una forza nelle gambe che proviene direttamente dal cuore che fa dei quindici azzurri veri guerrieri. Ma conosciamo meglio il nostro campione. Andrea Masi è nato il 30 marzo 1981 a L’Aquila. La carriera dell’azzurro lo vede molto precoce inserirsi nel circuito professionistico e, grazie al suo sorprendente talento, a soli sedici anni esordisce in serie “A”. In seguito, con un impegno costante, ha raggiunto la convocazione in nazionale a soli diciotto anni e da qui ha iniziato la un’escalation che lo ha portato ad essere uno dei punti fermi della nostra compagine, disputando un ottimo sei nazioni e contribuendo in modo determinante alla vittoria del 12 marzo contro la Francia con una splendida meta. Masi, infatti, nell’ultimo sei nazioni si è distinto per una grinta ed un coraggio che l’hanno reso il trascinatore della nostra squadra; in campo non si è mai tirato indietro dimostrando di poter competere a testa alta con i più grandi campioni Europei. Si spera quindi che questo non sia un punto d’arrivo, ma di partenza, sia per Masi che per la nostra nazionale che arriverà ad affrontare i prossimi impegni con maggior consapevolezza delle proprie capacità e con l’aggiunta della convinzione di essere una grande squadra ed un grande gruppo di cui fa parte il migliore, l’italianissimo Andrea Masi.

MASI, IL MIGLIORE DEL 6 NAZIONI È l’italiano Andrea Masi ad essere eletto il migliore del torneo Sei Nazioni di rugby, disputato nei mesi di febbraio e marzo. Nonostante l’Italia abbia ottenuto un deludente sesto posto, in effetti, Masi e l’intera compagine azzurra hanno dato segni evidenti di miglioramento lottando in tutte le partite per la vittoria, spesso anche contro la sfortuna che ha infranto molti sogni azzurri. In ogni caso l’Italia non ha mai dato segni di abbattimento o rassegnazione ed ha continuato a dare prova di grande compattezza fra i reparti e grande voglia di dimostrare. La vittoria di questo titolo per il nostro rugbista è un grande risultato per l’Italia e chiarisce una volta per tute che si sta lavorando seriamente per arrivare presto a competere con le grandi nazioni europee, come l’Inghilterra e l’Irlanda. L’Italia dalla sua

SOSTIENI FUROR, SOSTIENI L’IDEA! - Tessera socio: è gratuita e ti permette di partecipare alle nostre attività, iniziative e di disporre del materiale dell’associazione. - Tessera sostenitore: con un contributo militante mensile di 10 € riceverai il nostro giornalino e materiale vario, tra cui eventuali nostre produzioni.

8


Gioventù bruciata Ancona, 10 aprile. Per 25 km contromano in superstrada tra Chiaravalle e Montecarotto, senza accorgersi di nulla, nemmeno delle sirene di due volanti della polizia che lo hanno seguito sulla corsia opposta per 20 km o delle altre vetture che sono riuscite a schivarlo. Quando gli agenti sono riusciti a fermarlo, F.F., 86 anni, di Jesi, se l'è presa con loro, accusandoli di andare contromano. Al vecchietto è stata sequestrata la Renault Clio e ritirata la patente. Rubare a casa del ladro La fonte (Reuters) è autorevole, per cui è lecito pensare che la notizia sia vera. Ad Hoorn, ad una quarantina di km da Amsterdam, alcuni ladri, introdottisi in una prigione, avrebbero derubato i detenuti. Per loro un bottino fatto di televisori e altri oggetti personali presenti nelle celle. UNA SCELTA D’AMORE Nel 1981 Kathleen Quigley è un insegnante di ceto medio che vive con i suoi tre figli in un tranquillo paese di pescatori dell'Irlanda del Nord. Pacifista e vedova, è all'oscuro del fatto che il figlio maggiore Gerard militi nelle file dell'IRA. Quando quest’ultimo viene arrestato insieme ad un leader terrorista latitante (David O'Hara) durante uno scontro a fuoco con l'esercito britannico, Kathleen deve decidersi ad affrontare una nuova vita come madre di un membro dell'IRA. Condannato a dodici anni di carcere Gerard è compagno di cella di Bobby Sands che capeggia la lotta dei prigionieri politici irlandesi nel carcere di Maze Prison. Nel braccio di ferro tra Sinn Fein e IRA da un lato, il governo di Margareth Tatcher dall'altro, viene coinvolta la vita di Kathleen e della sua famiglia. Kathleen dovrà scegliere se è più importante la vita di suo figlio oppure gli ideali per cui lui combatte. Una scelta d'amore, è un film delicato e difficile, che raccontando i tormenti dell'Irlanda del Nord, si pone a metà tra la storia e l'etica. 9


_______________ angolo librario _______________ GLI STATI MOLTEPLICI DELL’ESSERE di René Guénon Centrale all’interno dell’opera di Guenon, “Gli stato molteplici dell’essere” costituiscono un elemento irrinunciabile nel bagaglio delle conoscenze tradizionali. Il testo contiene quella che possiamo definire la filosofia di Guenon se usiamo il termine nel suo senso originario di amore per la conoscenza. Esattamente la conoscenza è in effetti al centro dell’indagine guenoniana. Partendo da un discorso che sottolinea la fragilità della conoscenza razionalistica di fronte ad una realtà che è metafisica, il francese disvela i cardini di quella che è in fin dei conti la dottrina tradizionale sull’Essere. Come in un tutto organico, dalla definizione di infinito, essere e nonessere si passa all’illustrazione dell’ordine gerarchico spirituale fino alla spiegazione circa la nozione metafisica della libertà. “Per capire la dottrina della molteplicità degli stati dell’essere, è necessario risalire […] alla più primordiale delle nozioni, quella dell’Infinito metafisico, considerato in rapporto alla Possibilità universale. L’Infinito, secondo il significato etimologico del termine, è ciò che non ha limiti: e per conservare il suo reale significato bisogna riservarne rigorosamente l’impiego a tutto ciò che non ha assolutamente alcun limite, escludendo quanto può sottrarsi a certi limiti particolari, pur essendo soggetto ad altri, essenzialmente inerenti alla sua stessa natura, come ad esempio è il caso, da un punto di vista logico […] di quegli elementi che intervengono nella definizione stessa di ciò di cui si tratta. Quest’ultimo caso, che già altre volte abbiamo preso in considerazione, è in particolare quello del numero, dello spazio e del tempo”. Questa l’introduzione di un’opera che chiarisce definitivamente tutto quanto attiene al campo “religioso” o, per meglio dire, spirituale.

10


Spazio curato dal gruppo femminile dell’associazione Donne e Islam_recensione

moglie che si dedichi alla cura della famiglia compie un’azione sacra, senza sentirsi sottovalutata. […] Se nell’Islam la maternità viene esaltata e tutelata, nel mondo moderno essa viene vista come un impedimento alla folle corsa verso il benessere materiale. […] Identità è riscoprire le proprie radici e ritrovare nelle altre manifestazioni legittime i punti di contatto e non di contrapposizione. La Tradizione rappresenta il tronco di un albero i cui rami sono le religioni le quali, a seconda delle condizioni di tempo e spazio, rappresentano uno strumento a sostegno del sacro. La linfa comune che scorre nel tronco e nei vari rami altro non è che l’esistenza di un’essenza comune alle religioni legittime, essenza che vive nei principi della Tradizione. Quindi il punto focale non è ricercare eventuali forme di esotismo o appropriarsi di caratteristiche non proprie alla nostra cultura, ma ritrovare tradizioni che presentano elementi di vitalità e di sopravvivenza rispetto all’inesorabile decadenza della modernità, quegli elementi comuni, unici ed oggettivi perché provenienti da quell’unica fonte, la Tradizione appunto, che possano aiutare a risvegliare quanto ormai è sopito dalle nostre parti.

Potrebbe essere così sintetizzata la conferenza del 12 maggio dal titolo "La Donna e l’Islam" organizzata dalla Comunità Militante di Raido, alla quale sono intervenuti Farzane Gholami dell’Associazione Islamica "Imam Mahadi" e il giornalista Pietrangelo Buttafuoco. Nel corso della serata, si è voluto ritrovare il legame che unisce le diverse manifestazioni della Tradizione. Ed è con questo intento che il Cuib femminile di Raido ha iniziato il proprio intervento tessendo quel filo di Arianna che unisce le varie espressioni dei valori tradizionali […]. Infatti, dopo l’introduzione da parte del Cuib femminile, non è stato difficile ritrovare quanto detto nelle parole di Farzane. L’Islam riconosce una diversa natura e un diverso ruolo tra l’uomo e la donna, vicini nella loro approssimazione alla dimensione spirituale dell’esistenza ma con modalità diverse appunto che non entrano affatto in contrasto tra loro ma si intersecano perfettamente al fine di creare un’armonia. Cosa fa una donna islamica, qual è il suo compito? Si chiede Farzane. Le sue azioni, siano esse piccole o grandi, tendono ad un unico scopo, quello dell’avvicinamento a Dio. Ed ecco che una madre nell’educare i propri figli secondo le norme della religione islamica, al fine di farli diventare uomini e donne degni, c o m p i e un’azione sacra, come una

11


IL SEGNO DEI TEMPI…

APPUNTAMENTI Ogni sabato alle 15.30 presso il Parco della Biodiversità Allenamento e tecniche base Della kick boxing

ROTTE DI NAVIGAZIONE Per la tua formazione ed informazione quotidiana: www.tradizionalmente.it www.azionetradizionale.com www.raido.it

Niccolò Giani - Mistica della Rivoluzione Fascista € 15*

Heliodromos Heliodromos n.22 € 7,5*

* Prezzo indicativo. Necessario contributo associativo.

Benito Mussolini I discorso della rivoluzione € 10*


Minastirith 04/11