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di Carmine Verazzo Il Coordinamento di Aversa – Coadis ha denunciato l’esistenza dell’ennesima struttura pubblica non idonea al passaggio di tutte quelle persone costrette su una sedia a rotelle. L’ufficio tributi sito in via De Chirico (Parco Coppola) è collocato al secondo piano di uno stabile privo di un ascensore sufficientemente ampio da ospitare le persone costrette in carrozzella, le quali si vedono pertanto impedito l’accesso al suddetto ufficio. L’evidenza dei fatti ci dice quindi, che le striminzite dimensioni dell’ascensore costruito in tempi remoti secondo canoni obsoleti, costituiscono un ostacolo insormontabile per una determinata categoria di contribuenti che invece dovrebbe poter godere degli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Ma nonostante la presenza di chiare ed inequivocabili barriere architettoniche, si è ritenuto giusto adibire ad ufficio pubblico degli appartamenti vecchi all’interno di vetuste strutture condominiali.

Una crisi feroce E’ un tempo molto difficile il nostro, da interpretare e arrovellarsi il cervello fino a trovare uno sbocco concreto ad un tunnel che ci appare davanti lungo e buio, senza un filo di luce che ci conduca a trovare vie d’uscita. Tutti parlano di crisi economica internazionale, di P.I.L. in rosso e in nero, di Borse impazzite e finanza sciagurata. Il dramma è la miopia dalla quale siamo avvolti, che ci benda gli occhi e ci nasconde verità profonde ed elementari, che ci parlano di lavoro cercato e perso senza speranza di recuperarlo, di stupri fisici e smarrimenti morali, di frammentazioni e lacerazioni sociali ed esistenziali. Di analisi siamo tutti bravi a farne, resta da trovare la strada da intraprendere per ripartire. Per noi di sinistra, la via più semplice, ci riporterà all’uscita da questo empasse: stringerci intorno e con massima umiltà e sobrietà, senza proclami e sbandieramenti, riguardarci in faccia e prendere le questioni frontalmente, per risolverle insieme, al di là di ogni steccato mentale. Unità e partecipazione, disponibilità a comprendere ed a lavorare per dare spazio a chi ci urla giustizia economica e democrazia reale, ma insieme a sinistra.

Chissà se dietro a questa scelta scellerata non ci siano anteposti, come spesso accade, gli interessi personali di qualcuno a discapito degli utenti. Restando nel Parco Coppola, fucina di pubblici uffici, a due passi dalla stazione dei Carabinieri vi è il centro per l’impiego il cui accesso viene storicamente negato alle carrozzelle da alcune enormi fioriere adibite a cassonetti, da pesanti catene, da automobili legittimamente parcheggiate e da marciapiedi stretti, alti e privi di scivolo.

Altro caso scandaloso segnalato da anni è la presenza di un pilastro, all’interno dell’ufficio postale sito in Viale Europa, che impedisce alle carrozzelle l’accesso a quella parvenza di ufficio (consistente in un modesto paravento), costringendo quindi gli utenti meno fortunati a discutere dei propri fatti dinanzi a tutti, vedendo quindi violato ogni personale diritto alla privacy. Ma la vergogna di strade e palazzi non resi idonei al normale passaggio delle persone

...segue da pag. 2 Inoltriamo le parole testuali: “Lascia stare questa è troppo otturata, quelle altre due lasciale perdere che s’è fatto tardi. Uh! Quella non l’ho vista ma che facciamo ritorniamo indietro?….”. Insomma...taglia qui, taglia lì, alla fine i tombini puliti sono solo 4-5. Allora è abbastanza logico, quando piove, vedere il livello dei marciapiedi superato dall’acqua, che, squassata dal passaggio delle auto, si infrange ai lati della strada, ristagnando sui tombini ostruiti. L’acqua, dunque, associata al passaggio delle auto, mal riduce il manto stradale. Ed ecco che l’efficienza del servizio “lavori pubblici” ritorna con la stessa coscienza e professionalità dei colleghi di prima. Il giorno 11 marzo, infatti, verso le 10.30 del mattino, proprio nei pressi dell’arco dell’Annunziata, all’altezza del giardinetto, si ferma un camioncino, con l’effige “comune di Aversa, servizio lavori pubblici”, da cui scendono tre operai, mentre uno resta al volante. Uno di loro prende un

impedite nella deambulazione non si ferma certo qui! Basti pensare a via Costantinopoli, che per lunghi tratti possiede soltanto pochi centimetri di marciapiedi, per lo più occupati da pali della luce e bidoni capovolti, che costringono le carrozzelle ad impegnare la carreggiata destinata al normale percorso automobilistico, con tutti i rischi che ciò comporta. La stessa via Costantinopoli si potrebbe definire un’unica grande barriera architettonica, sotto gli occhi di tutti, ma di cui non importa a nessuno. Ed in conclusione, è giusto sottolineare quanto quest’amministrazione comunale abbia a cuore la presenza di barriere sul nostro territorio: infatti, non erano sufficienti quelle già presenti, ma si è ben pensato di aggiungerne di nuove nella costruzione di nuovi parchi e nuove strade. In via Tristano, per tutto il tratto perimetrale che fiancheggia il Parco Pozzi, come tutti avranno notato, è stato costruito un marciapiede molto stretto su cui sono stati posti dei lampioni in una posizione tale da impedire il transito alle carrozzine, le quali saranno costrette, per proseguire il tragitto, anche in questo caso ad invadere la carreggiata, soprattutto in una strada dove le auto tendono a viaggiare a velocità sostenuta. L’auspicio è che un giorno quest’amministrazione si renda conto che non esistono cittadini di serie A e di serie B, ma una sola grande categoria di cittadini con identici diritti.

sacchetto di asfalto a presa rapida e lo poggia a terra aprendolo, un altro lo rovescia su di una buca lì presente e l’altro con una spatola livella l’asfalto sulla buca. Alle 10:35 il lavoro era finito! I tre operai risalgono sul camioncino, il guidatore facendo retromarcia passa sulla buca da poco riparata, provocando con le ruote posteriori un avvallamento nell’asfalto ancora molle, tale da formare una sorta di catino. Oggi è il 13 Marzo, sono passate appena quarantotto ore dall’intervento di riparazione e la buca sta di nuovo lì tale e quale a prima. E meno male che ci sono venuti in quattro a fare questo capolavoro! Inoltre, i suddetti signori operai, non essendo stato utilizzato tutto l’asfalto del sacchetto e poiché in regime di crisi non si butta nulla, hanno ben pensato di otturare una fioriera dove prima c’era un albero poi rigorosamente abbattuto più che potato……… …..ma questa è un’altra storia.

Cari lettori, dopo i due numeri di Gennaio e Febbraio abbiamo pensato di affiancare al canale tradizionale la rete, attraverso la realizzazione di un blog di informazione e approfondimento in cui riversare non solo il nostro pensiero, ma anche tutte quelle notizie, idee, riflessioni, discussioni e condivisioni relative alla nostra realtà locale e nazionale. Questa nuova dimensione ci richiederà un duplice sforzo, ma sarà soprattutto un mezzo straordinario per dare voce a voi

lettori, per permettervi di interve-

nire attivamente con i vostri commenti, con l'obiettivo di ampliare il territorio delle discussioni, di moltiplicare le relazioni personali e di interagire con tutti quei cittadini informati dando loro l'occasione di partecipare in maniera più efficiente all’informazione.

Se, come il Di Vittorio bambino nella recente fiction televisiva, andiamo a leggere, nel “libro che contiene tutte le parole del mondo”, alla voce “Libertà”, troveremo scritto: “Stato di chi è libero; condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all'autorità o al dominio altrui; diritto di operare le proprie scelte e di agire secondo le proprie convinzioni senza ledere gli altrui diritti e rispettando le regole di un sistema organizzato”. Per essere liberi c’è bisogno di Sinistra. Tutti - avversari compresi - dicono che ci sia bisogno di sinistra. E c'è bisogno di una Sinistra che ricominci ad avere una sua rappresentanza nelle istituzioni. A cominciare da quelle europee. E dagli enti locali. C'è bisogno di Sinistra, insomma, in un paese governato da una destra che ha uno slogan chiaro in testa: "Calce e randello, speculazione edilizia e ronde" (per usare la definizione di Nichi Vendola). “La destra peggiore”. Come contrastarla in un paese dove la maggioranza, d'intesa con l'opposizione democratica, ha fissato la soglia del quattro per cento, sotto la quale non c'è rappresentanza? Lo strumento è la lista di Sinistra e Libertà che nasce

Un luogo di discussione nel quale la democrazia sia sostenuta da un più ampio, profondo, efficiente e credibile sistema di comunicazione che può migliorare il dibattito sulle questioni che meritano una decisione collettiva. Come abbiamo già avuto modo di scrivere noi vogliamo provarci e vi invitiamo ad intervenire con i vostri commenti, i vostri suggerimenti, le vostre foto e video e a segnalare tutto ciò che ritenete di maggiore interesse. Vi aspettiamo.

non solo come un semplice cartello elettorale ma con un obiettivo ben preciso: ricostruire la Sinistra in Italia con un progetto politico che vada oltre le elezioni di giugno. A presentarlo lo scorso 16 marzo sono stati Nichi Vendola e gli ex di Rifondazione che hanno aderito al Movimento per la Sinistra, Claudio Fava, leader di Sinistra democratica, Marco di Lello per il Partito Socialista, Umberto Guidoni per Unire la Sinistra (ex Pdci) e Grazia Francescato dei Verdi. Nel simbolo, metà rosso e metà in verde, in piccolo anche i loghi dei gruppi europei di riferimento: la rosa del PSE, c’è poi il sole che ride dei Verdi e il richiamo al Gue (la sinistra radicale a Strasburgo). “Sinistra e Libertà” fa parte di un viaggio appena intrapreso, un progetto ambizioso, un altro passo verso la Costituente di Sinistra”. Il primo mattone d’un nuovo Partito della sinistra - dice Claudio Fava - che aggiunge - “Non c’è virtù in una sinistra che non si misuri con le nostre libertà: dalle mafie, dalle prevaricazioni sociali, dalle menzogne di regime, dalle caste. E’ una nuova narrazione, non il riepilogo delle nostre antiche bandiere. Quelle, le terremo in tasca e nel cuore. Ma al paese proveremo a raccontare il futuro”.

di Alessandro Gatto* La società attuale può essere definita la società dei consumi. Ogni teoria economica si basa esclusivamente sulla visione produttiva a tutti i costi. Possono cambiare le visioni politiche ma l’obiettivo finale è sempre lo stesso: produrre, produrre e sempre produrre. Anche con elementi di scarsa qualità e arrivando a prodotti, molto spesso, che hanno una vita insita spesso ridottissima, merci che poi subito si trasformano in rifiuti. Tanti rifiuti. Troppi rifiuti che vanno a colmare le discariche e che richiedono sempre più inceneritori per far finta di farli scomparire. Ma, lo sappiamo, tutto questo non potrà durare a lungo. Per difendere il nostro pianeta abbiamo bisogno di un’inversione di tendenza: una riconversione del modo di pensare lo sviluppo. Qualche anno fa si introdusse il binomio “Sviluppo Sostenibile” in cui al termine già noto dello sviluppo si affiancava un neologismo che introduceva un modo nuovo di pensare alla crescita della produttività: una crescita che teneva conto delle risorse esauribili offerte dalla natura. Ma anche lo sviluppo sostenibile avocava a sé un principio di base che sarebbe stato facilmente strumentalizzato da coloro i quali, pur volendo continuare sulla strada dell’ipersviluppo, volessero apparire, al tempo stesso, coerenti con le esigenze della realtà moderna e con le “nuove” regole dell’ecologia. Quindi non è possibile più nascondersi dietro alle finte buone regole dello sviluppo sostenibile. Oggi c’è bisogno davvero di diminuire lo spreco delle risorse naturali. In una sola parola si deve dichiarare guerra al consumismo, tentando di invertire il concetto stesso di benessere. Infatti il modello consumistico ci è stato imposto come il miglior modo di acquisire benessere e innalzamento della qualità della vita. …..continua a pag. 2


….continua dalla prima

Ci siamo accorti, poi, strada facendo, che tutto ciò rispondeva ai canoni dell’insostenibilità. La prima regola da seguire è quella della riconversione degli acquisti, per poter operare una vera e propria inversione dei ruoli. Non siamo più elementi da “addestrare” a certi tipi di consumi ma esseri pensanti che scelgono, laddove è possibile, una nuova economia in cui prevalgono le regole della “decrescita felice” e del concetto del “meno e meglio”. Cioè meno prodotti da acquistare ma con una qualità insita che ne fanno prolungare la vita. Quindi la prima regola da seguire per produrre meno rifiuti è acquistare oggetti e beni che possano avere una vita più lunga. In questa sede non toccheremo l’argomento della progettazione degli oggetti fatti in modo da durare più a lungo, perché l’obiettivo di questo lavoro è quello di offrire a tutti gli uomini e le donne di buona volontà degli strumenti di riflessione per arrivare ad una riconversione dei consumi partendo dal basso. Un vademecum di base per offrire a tutti l’opportunità di migliorare il proprio mondo a livello locale, essendo consapevoli di dare un contributo alla modifica di un sistema globale. Ognuno di noi è una grande risorsa in questo processo. Non solo nelle scelte che si fanno quotidianamente ma anche nel saper coinvolgere i propri prossimi ad un protagonismo attivo, per una riconversione felice dei consumi, nell’ottica del risparmio delle risorse naturali e della difesa del pianeta. Nuove regole servono anche per diminuire l’inquinamento prodotto da uno sviluppo che entra in crisi solo se non riesce a produrre e a smistare tanti “pezzi” quanti ne aveva previsto di produrre a crescita esponenziale. Ma il limite è stato superato e i campanelli d’allarme sono del tutto evidenti: discariche stracolme, sistemi di smaltimento che fanno finta di far sparire gli scarti tentando di mistificare il concetto che sta alla base delle scienze della natura. Il principio che “in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” è stato sovvertito da chi ci propina la grande menzogna del chi compra più cose meglio vive. Compriamo ogni giorno rifiuti e non ce ne accorgiamo neanche più. Sprechiamo tanta energia e non ce ne curiamo. Violentiamo quotidianamente la nostra madre terra senza neanche più essere consapevoli di farlo. E’ davvero una perversione collettiva, un sistema schizofrenico che pur essendo consapevole di essere dipendente dall’unico pianeta in cui possiamo continuare a vivere continua a modificarne non solo l’aspetto ma tutti gli equilibri naturali raggiunti dopo milioni di anni, in maniera repentina e violentissima. *Referente del settore rifiuti WWF Campania

di Pasquale Pandolfi È passato ormai un anno dall’emergenza rifiuti in Campania alla quale anche la nostra cittadina non ha saputo sottrarsi. Ebbene proviamo ad esaminare a distanza di tanti mesi cosa è cambiato ad Aversa. L'attività di raccolta differenziata non è ancora partita, l'unico e provvisorio centro di raccolta aperto è ancora quello all'ex-liceo artistico, di fronte al Municipio: il Mercoledì e la Domenica per la plastica, il Vetro e la carta. E non c’è una minima attenzione alla differenziazione secco/umido. Una campagna di informazione e formazione ai cittadini in modo che ognuno possa approfondire la differenziazione ed essere consapevole delle conseguenze del proprio comportamento non è stata ancora pianificata. In giro si continuano a vedere cumuli di immondizia laddove sono stati inopportunamente e troppo velocemente eliminati i vecchi bidoni per la raccolta dei rifiuti. Anzi, in alcune strade notte tempo vengono indisturbatamente scaricati rifiuti che sono scarti di lavorazione e materiale di risulta. Per non parlare dei rifiuti

ingombranti. Quanti cittadini aversani conoscono che è in funzione un numero a cui chiamare per il ritiro? Continuiamo a vedere vecchi materassi, stufe, divani. A giorni, a seguito delle ultime dichiarazioni, partirà l’inceneritore di Acerra. Ci chiediamo: sarà un inceneritore modello e moderno, senza rischi né per la salute dei cittadini, né per l’ambiente? La risposta a questa domanda la lasciamo volentieri a tutti coloro che per anni l’hanno definito tale e hanno difeso la costruzione dell’impianto di Colleferro. Infatti, è proprio a causa di quell’impianto che oggi ci sono 13 ordini di custodia cautelare con i reati contestati cha vanno dall’associazione per delinquere all’attività organizzata per traffico illecito di rifiuti. Questi inceneritori vengono spacciati come la risoluzione ad ogni problema, da quello dei rifiuti a quello energetico e addirittura a quello occupazionale. Poi dopo l’entrata in funzione e in pieno esercizio si vedono i danni alle persone, alla loro salute, all’ambiente e alla qualità della vita. Stiamo vivendo la più g r a n d e c a t a s t r o f e a mb i e n t a l e a "partecipazione pubblica" e, ad Aversa, il Comune premia i suoi concittadini aumentando la TARSU del 15%. In quale altro paese pseudo-democratico e pseudo-civile come il nostro la commisurazione dell'imposta da versare è vincolata alle dimensioni dei nostri beni immobili, se i rifiuti sono prodotti dagli esseri umani? E se venisse commisurata alla efficienza della macchina comunale?

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di Grazia della Volpe L’inverno che ci accingiamo a lasciare non si può certo dire essere stato climaticamente equilibrato. Abbondanti, le piogge ci hanno avvilito e assalito contribuendo a rendere ancora più insopportabile la vita di e in questa città. Sostanzialmente le piogge hanno leso soprattutto sul piano della viabilità e non soltanto in virtù del tipico e topico panico da acquazzone, ma principalmente in virtù dei danni provocati alle nostre già carenti strade. La filiera del problema parte dalla pulitura dei tombini fognari, che non viene fatta mai nè con coscienza nè a scadenze precise: i tombini, quasi sempre ricoperti da rifiuti semi maceri, sono praticamente tappati, non consentendo dunque il regolare deflusso delle acque piovane. Ogni tanto, di notte, si sente passare per la silenziosa città un camioncino addetto a questo servizio e sapete la procedura qual è? Riportiamo un esempio speculare del funzionamento del sistema. Prendiamo il tratto

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avversa@gmail.com

di via Roma che va dal civico numero 1 fino all’arco dell’Annunziata (150m ca. di lunghezza per 11m ca. di larghezza). Ai lati dei marciapiedi sono collocati una quindicina di tombini fognari; di questi, un paio sono stati arbitrariamente otturati dagli operai durante i lavori di rifacimento del manto stradale di via Belvedere qualche anno fa, diminuendo quindi il numero dei tombini fognari da 15 a 13; di questi ultimi, i signori addetti alla pulitura ne scelgono alcuni a campione, ma ...segue a pag. 4 con quale criterio?

A Napoli il 27 febbraio la Sala Italia del Centro Congressi Mediterraneo della mostra d'Oltremare era gremita di persone per il lancio di “Sinistra per la Campania”. C’erano anche i consiglieri regionali Antonio Scala, Marcello Chessa e Angelo Giusto che hanno sciolto il gruppo regionale di Sinistra Democratica ed hanno costituito, insieme ai consiglieri regionali di “Movimento per la Sinistra” Antonella Cammardella e Gerardo Rosania, il gruppo regionale ''La Sinistra''; ma soprattutto c’era Nichi Vendola. Il Presidente della Regione Puglia, leader nazionale di “Movimento per la Sinistra”, applauditissimo ed appassionato oratore, come sempre, ha saputo scaldare i cuori dei presenti alternando entusiasmo e poesia, analizzando con precisione la crisi economica mondiale, la scelleratezza del governo nazionale e proponendo la nascita di una grande ed unica Sinistra, “che parla di un popolo, che parla a un popolo”. Cosa pensi del meridionalismo di Raffaele Lombardo? Raffaele Lombardo che apre a Roma il suo congresso per il movimento delle autonomie non dice nemmeno una parola sull’intervista di Fitto che compare sul Sole 24 ore il 27 febbraio e sull’idea di ricominciare daccapo sulla programmazione dei fondi comunitari, vuol dire che il meridionalismo di Raffaele Lombardo è soltanto una sequenza di cartoline illustrate per fare propaganda. Se l’onorevole Adriana Polibortone, che ha messo su un Movimento per il Sud, starà zitta, a fronte di una provocazione così grave, come quella che arriva dal governo in queste ore, vuol dire che sono solo giri di valzer e non significativi movimenti della politica. Penso che il nuovo meridionalismo debba affrontare positivamente la sfida del federalismo. Penso che il tema della responsabilità delle classi dirigenti della qualificazione della spesa pubblica sia una sfida importante. Penso che, però, per costruire questo meridionalismo, bisogna rompere la principale superstizione che oggi vige in Italia: la superstizione nordista che è diventata una lingua ufficiale delle classi dirigenti, l’idea che il Nord è vittima del Sud e l’idea che la salvezza dell’Italia passa per l’”autonomizzazione” del Nord dal Sud. Che il Sud può andare in malora, basta che si salvi il Nord. Penso che bisogna combattere non solo la domenica, ma anche nei giorni feriali e vorrei vedere alla prova tutti coloro che si intestano una battaglia meridionalistica, senza rompere con la destra, come fanno a rendere credibile il loro meridionalismo con quella destra che oggi è un’esperienza di governo che ha come uno dei suoi dominus fondamentali il le-

ghismo e la secessione di Bossi. Avremo il federalismo, adesso ci vuole una classe dirigente federalista perché per le autonomie dei territori significa avere soldi. In Campania verrebbero affidati a Bassolino? Vorrei ricordare, parlando della spesa pubblica malata che si fanno in genere esempi di sanità, e ricordo che il più grande scandalo sanitario della storia d’Italia e forse uno dei più grandi scandali sanitari del mondo è avvenuto a casa di Formigoni, nella clinica Santa Rita, perché la malasanità del chirurgo che dimentica il bisturi nella pancia del paziente è un pò ovunque, ma organizzare il taglio della mammella di una ragazza non malata di cancro per aumentare la remunerazione dell’intervento chirurgico non è un esempio di sanità. La qualificazione della spesa pubblica non è solo un problema meridionale, è un problema nazionale. Le classi dirigenti meridionali devono accettare la sfida e devono rispondere sul terreno delle lotte agli sprechi, alla corruzione, al parassitismo.

La Lega ha avuto modo di proporre una nuova classe dirigente, il PD propone nuovamente Bassolino e De Mita. Una nuova classe dirigente non è un problema anagrafico, è un problema culturale, è un problema dei programmi. Possiamo avere tutti i giovanotti di primo pelo che propongono una visione catastrofica della società e possiamo avere vecchie cariatidi che ancora conservano magari un’idea. Non penso che il problema possa essere ridotto al personale politico, il problema è dei progetti politici che sono in campo. Ora, non c’è dubbio, che la Lega abbia nei propri ranghi una classe dirigente giovane, ma non mi pare che abbia un’idea precisa di quale debba essere la funzione di una classe dirigente per ricostruire il sistema paese. E’ una classe dirigente che è nata dal grande trauma della perdita della lira,

per il fatto che, con la lira svalutata, il Nord Est era assolutamente avvantaggiato nell’export verso gli altri paesi del mondo, ma una volta entrati nella zona dell’euro, questo vantaggio si è perso. Però, quel Nord Est doveva imparare, come il Sud Est fra l’altro, a competere migliorando i propri apparati produttivi e migliorando la qualità dei prodotti. Presidente, si parla di diritto allo sciopero, ma la centralità della sinistra adesso sembra essere veramente il lavoro? E’ sempre stato il lavoro. La sinistra è nata nel tentativo di rompere il muro di solitudine che rendeva ogni lavoratore ricattabile, impotente, privo di un corredo di diritti e protezioni. Quando i lavoratori si sono costruiti, il sindacato, le camere del lavoro, si sono dati forza, si sono raccontati le loro amarezze, il loro disagio, hanno potuto ridarsi la forza per dare battaglia per aumentare il loro salario, per diminuire il loro orario di lavoro, per avere condizioni di salubrità nel posto di lavoro. E’ accaduto tutto questo. Oggi si vuole tornare indietro. E siccome la trasformazione del lavoro è un grande fatto sociale e democratico, questo processo è stato scandito dal diritto allo sciopero, oggi c’è qualcuno che per uccidere la cultura del lavoro, la comunità del lavoro, vuole cancellare il diritto allo sciopero. Bisogna ribellarsi a questo. Lei diceva, infatti, che probabilmente la notizia di oggi è proprio questa, invece non si parla dell’ennesima manifestazione degli operai FIAT di Pomigliano. La notizia più importante che il Mezzogiorno d’Italia non è tutto Gomorra. Nel Mezzogiorno d’Italia c’è un protagonista mille volte ferito, mille volte ingannato, ma che ha ancora il gusto e la voglia di rivendicare i propri diritti come la classe operaia di Pomigliano e questa è una bella notizia. Evidentemente, il Consiglio dei Ministri si preoccupava proprio di quella manifestazione di Pomigliano, in ciò che può innescare nel paese intero. Quanto conta un’etica politica ed in che forma questa deve dipanarsi? La questione morale non significa essere persone perbene perché possono apparire perbene e non esserlo. La questione morale è relativa alla capacità di controllare i procedimenti amministrativi, la trasparenza negli appalti, il controllo sociale. La questione morale c’è quando i cittadini sono in grado in ogni momento di sapere tutto quello che riguarda la decisione politica ed il suo percorso amministrativo, c’è una società che non deve affidarsi a uomini santi, ma una società in cui devono funzionare i controlli, deve funzionare il tribunale dei diritti del malato, che deve essere in grado di licenziare un direttore sanitario, o un direttore generale.


….continua dalla prima

Ci siamo accorti, poi, strada facendo, che tutto ciò rispondeva ai canoni dell’insostenibilità. La prima regola da seguire è quella della riconversione degli acquisti, per poter operare una vera e propria inversione dei ruoli. Non siamo più elementi da “addestrare” a certi tipi di consumi ma esseri pensanti che scelgono, laddove è possibile, una nuova economia in cui prevalgono le regole della “decrescita felice” e del concetto del “meno e meglio”. Cioè meno prodotti da acquistare ma con una qualità insita che ne fanno prolungare la vita. Quindi la prima regola da seguire per produrre meno rifiuti è acquistare oggetti e beni che possano avere una vita più lunga. In questa sede non toccheremo l’argomento della progettazione degli oggetti fatti in modo da durare più a lungo, perché l’obiettivo di questo lavoro è quello di offrire a tutti gli uomini e le donne di buona volontà degli strumenti di riflessione per arrivare ad una riconversione dei consumi partendo dal basso. Un vademecum di base per offrire a tutti l’opportunità di migliorare il proprio mondo a livello locale, essendo consapevoli di dare un contributo alla modifica di un sistema globale. Ognuno di noi è una grande risorsa in questo processo. Non solo nelle scelte che si fanno quotidianamente ma anche nel saper coinvolgere i propri prossimi ad un protagonismo attivo, per una riconversione felice dei consumi, nell’ottica del risparmio delle risorse naturali e della difesa del pianeta. Nuove regole servono anche per diminuire l’inquinamento prodotto da uno sviluppo che entra in crisi solo se non riesce a produrre e a smistare tanti “pezzi” quanti ne aveva previsto di produrre a crescita esponenziale. Ma il limite è stato superato e i campanelli d’allarme sono del tutto evidenti: discariche stracolme, sistemi di smaltimento che fanno finta di far sparire gli scarti tentando di mistificare il concetto che sta alla base delle scienze della natura. Il principio che “in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” è stato sovvertito da chi ci propina la grande menzogna del chi compra più cose meglio vive. Compriamo ogni giorno rifiuti e non ce ne accorgiamo neanche più. Sprechiamo tanta energia e non ce ne curiamo. Violentiamo quotidianamente la nostra madre terra senza neanche più essere consapevoli di farlo. E’ davvero una perversione collettiva, un sistema schizofrenico che pur essendo consapevole di essere dipendente dall’unico pianeta in cui possiamo continuare a vivere continua a modificarne non solo l’aspetto ma tutti gli equilibri naturali raggiunti dopo milioni di anni, in maniera repentina e violentissima. *Referente del settore rifiuti WWF Campania

di Pasquale Pandolfi È passato ormai un anno dall’emergenza rifiuti in Campania alla quale anche la nostra cittadina non ha saputo sottrarsi. Ebbene proviamo ad esaminare a distanza di tanti mesi cosa è cambiato ad Aversa. L'attività di raccolta differenziata non è ancora partita, l'unico e provvisorio centro di raccolta aperto è ancora quello all'ex-liceo artistico, di fronte al Municipio: il Mercoledì e la Domenica per la plastica, il Vetro e la carta. E non c’è una minima attenzione alla differenziazione secco/umido. Una campagna di informazione e formazione ai cittadini in modo che ognuno possa approfondire la differenziazione ed essere consapevole delle conseguenze del proprio comportamento non è stata ancora pianificata. In giro si continuano a vedere cumuli di immondizia laddove sono stati inopportunamente e troppo velocemente eliminati i vecchi bidoni per la raccolta dei rifiuti. Anzi, in alcune strade notte tempo vengono indisturbatamente scaricati rifiuti che sono scarti di lavorazione e materiale di risulta. Per non parlare dei rifiuti

ingombranti. Quanti cittadini aversani conoscono che è in funzione un numero a cui chiamare per il ritiro? Continuiamo a vedere vecchi materassi, stufe, divani. A giorni, a seguito delle ultime dichiarazioni, partirà l’inceneritore di Acerra. Ci chiediamo: sarà un inceneritore modello e moderno, senza rischi né per la salute dei cittadini, né per l’ambiente? La risposta a questa domanda la lasciamo volentieri a tutti coloro che per anni l’hanno definito tale e hanno difeso la costruzione dell’impianto di Colleferro. Infatti, è proprio a causa di quell’impianto che oggi ci sono 13 ordini di custodia cautelare con i reati contestati cha vanno dall’associazione per delinquere all’attività organizzata per traffico illecito di rifiuti. Questi inceneritori vengono spacciati come la risoluzione ad ogni problema, da quello dei rifiuti a quello energetico e addirittura a quello occupazionale. Poi dopo l’entrata in funzione e in pieno esercizio si vedono i danni alle persone, alla loro salute, all’ambiente e alla qualità della vita. Stiamo vivendo la più g r a n d e c a t a s t r o f e a mb i e n t a l e a "partecipazione pubblica" e, ad Aversa, il Comune premia i suoi concittadini aumentando la TARSU del 15%. In quale altro paese pseudo-democratico e pseudo-civile come il nostro la commisurazione dell'imposta da versare è vincolata alle dimensioni dei nostri beni immobili, se i rifiuti sono prodotti dagli esseri umani? E se venisse commisurata alla efficienza della macchina comunale?

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di Grazia della Volpe L’inverno che ci accingiamo a lasciare non si può certo dire essere stato climaticamente equilibrato. Abbondanti, le piogge ci hanno avvilito e assalito contribuendo a rendere ancora più insopportabile la vita di e in questa città. Sostanzialmente le piogge hanno leso soprattutto sul piano della viabilità e non soltanto in virtù del tipico e topico panico da acquazzone, ma principalmente in virtù dei danni provocati alle nostre già carenti strade. La filiera del problema parte dalla pulitura dei tombini fognari, che non viene fatta mai nè con coscienza nè a scadenze precise: i tombini, quasi sempre ricoperti da rifiuti semi maceri, sono praticamente tappati, non consentendo dunque il regolare deflusso delle acque piovane. Ogni tanto, di notte, si sente passare per la silenziosa città un camioncino addetto a questo servizio e sapete la procedura qual è? Riportiamo un esempio speculare del funzionamento del sistema. Prendiamo il tratto

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di via Roma che va dal civico numero 1 fino all’arco dell’Annunziata (150m ca. di lunghezza per 11m ca. di larghezza). Ai lati dei marciapiedi sono collocati una quindicina di tombini fognari; di questi, un paio sono stati arbitrariamente otturati dagli operai durante i lavori di rifacimento del manto stradale di via Belvedere qualche anno fa, diminuendo quindi il numero dei tombini fognari da 15 a 13; di questi ultimi, i signori addetti alla pulitura ne scelgono alcuni a campione, ma ...segue a pag. 4 con quale criterio?

A Napoli il 27 febbraio la Sala Italia del Centro Congressi Mediterraneo della mostra d'Oltremare era gremita di persone per il lancio di “Sinistra per la Campania”. C’erano anche i consiglieri regionali Antonio Scala, Marcello Chessa e Angelo Giusto che hanno sciolto il gruppo regionale di Sinistra Democratica ed hanno costituito, insieme ai consiglieri regionali di “Movimento per la Sinistra” Antonella Cammardella e Gerardo Rosania, il gruppo regionale ''La Sinistra''; ma soprattutto c’era Nichi Vendola. Il Presidente della Regione Puglia, leader nazionale di “Movimento per la Sinistra”, applauditissimo ed appassionato oratore, come sempre, ha saputo scaldare i cuori dei presenti alternando entusiasmo e poesia, analizzando con precisione la crisi economica mondiale, la scelleratezza del governo nazionale e proponendo la nascita di una grande ed unica Sinistra, “che parla di un popolo, che parla a un popolo”. Cosa pensi del meridionalismo di Raffaele Lombardo? Raffaele Lombardo che apre a Roma il suo congresso per il movimento delle autonomie non dice nemmeno una parola sull’intervista di Fitto che compare sul Sole 24 ore il 27 febbraio e sull’idea di ricominciare daccapo sulla programmazione dei fondi comunitari, vuol dire che il meridionalismo di Raffaele Lombardo è soltanto una sequenza di cartoline illustrate per fare propaganda. Se l’onorevole Adriana Polibortone, che ha messo su un Movimento per il Sud, starà zitta, a fronte di una provocazione così grave, come quella che arriva dal governo in queste ore, vuol dire che sono solo giri di valzer e non significativi movimenti della politica. Penso che il nuovo meridionalismo debba affrontare positivamente la sfida del federalismo. Penso che il tema della responsabilità delle classi dirigenti della qualificazione della spesa pubblica sia una sfida importante. Penso che, però, per costruire questo meridionalismo, bisogna rompere la principale superstizione che oggi vige in Italia: la superstizione nordista che è diventata una lingua ufficiale delle classi dirigenti, l’idea che il Nord è vittima del Sud e l’idea che la salvezza dell’Italia passa per l’”autonomizzazione” del Nord dal Sud. Che il Sud può andare in malora, basta che si salvi il Nord. Penso che bisogna combattere non solo la domenica, ma anche nei giorni feriali e vorrei vedere alla prova tutti coloro che si intestano una battaglia meridionalistica, senza rompere con la destra, come fanno a rendere credibile il loro meridionalismo con quella destra che oggi è un’esperienza di governo che ha come uno dei suoi dominus fondamentali il le-

ghismo e la secessione di Bossi. Avremo il federalismo, adesso ci vuole una classe dirigente federalista perché per le autonomie dei territori significa avere soldi. In Campania verrebbero affidati a Bassolino? Vorrei ricordare, parlando della spesa pubblica malata che si fanno in genere esempi di sanità, e ricordo che il più grande scandalo sanitario della storia d’Italia e forse uno dei più grandi scandali sanitari del mondo è avvenuto a casa di Formigoni, nella clinica Santa Rita, perché la malasanità del chirurgo che dimentica il bisturi nella pancia del paziente è un pò ovunque, ma organizzare il taglio della mammella di una ragazza non malata di cancro per aumentare la remunerazione dell’intervento chirurgico non è un esempio di sanità. La qualificazione della spesa pubblica non è solo un problema meridionale, è un problema nazionale. Le classi dirigenti meridionali devono accettare la sfida e devono rispondere sul terreno delle lotte agli sprechi, alla corruzione, al parassitismo.

La Lega ha avuto modo di proporre una nuova classe dirigente, il PD propone nuovamente Bassolino e De Mita. Una nuova classe dirigente non è un problema anagrafico, è un problema culturale, è un problema dei programmi. Possiamo avere tutti i giovanotti di primo pelo che propongono una visione catastrofica della società e possiamo avere vecchie cariatidi che ancora conservano magari un’idea. Non penso che il problema possa essere ridotto al personale politico, il problema è dei progetti politici che sono in campo. Ora, non c’è dubbio, che la Lega abbia nei propri ranghi una classe dirigente giovane, ma non mi pare che abbia un’idea precisa di quale debba essere la funzione di una classe dirigente per ricostruire il sistema paese. E’ una classe dirigente che è nata dal grande trauma della perdita della lira,

per il fatto che, con la lira svalutata, il Nord Est era assolutamente avvantaggiato nell’export verso gli altri paesi del mondo, ma una volta entrati nella zona dell’euro, questo vantaggio si è perso. Però, quel Nord Est doveva imparare, come il Sud Est fra l’altro, a competere migliorando i propri apparati produttivi e migliorando la qualità dei prodotti. Presidente, si parla di diritto allo sciopero, ma la centralità della sinistra adesso sembra essere veramente il lavoro? E’ sempre stato il lavoro. La sinistra è nata nel tentativo di rompere il muro di solitudine che rendeva ogni lavoratore ricattabile, impotente, privo di un corredo di diritti e protezioni. Quando i lavoratori si sono costruiti, il sindacato, le camere del lavoro, si sono dati forza, si sono raccontati le loro amarezze, il loro disagio, hanno potuto ridarsi la forza per dare battaglia per aumentare il loro salario, per diminuire il loro orario di lavoro, per avere condizioni di salubrità nel posto di lavoro. E’ accaduto tutto questo. Oggi si vuole tornare indietro. E siccome la trasformazione del lavoro è un grande fatto sociale e democratico, questo processo è stato scandito dal diritto allo sciopero, oggi c’è qualcuno che per uccidere la cultura del lavoro, la comunità del lavoro, vuole cancellare il diritto allo sciopero. Bisogna ribellarsi a questo. Lei diceva, infatti, che probabilmente la notizia di oggi è proprio questa, invece non si parla dell’ennesima manifestazione degli operai FIAT di Pomigliano. La notizia più importante che il Mezzogiorno d’Italia non è tutto Gomorra. Nel Mezzogiorno d’Italia c’è un protagonista mille volte ferito, mille volte ingannato, ma che ha ancora il gusto e la voglia di rivendicare i propri diritti come la classe operaia di Pomigliano e questa è una bella notizia. Evidentemente, il Consiglio dei Ministri si preoccupava proprio di quella manifestazione di Pomigliano, in ciò che può innescare nel paese intero. Quanto conta un’etica politica ed in che forma questa deve dipanarsi? La questione morale non significa essere persone perbene perché possono apparire perbene e non esserlo. La questione morale è relativa alla capacità di controllare i procedimenti amministrativi, la trasparenza negli appalti, il controllo sociale. La questione morale c’è quando i cittadini sono in grado in ogni momento di sapere tutto quello che riguarda la decisione politica ed il suo percorso amministrativo, c’è una società che non deve affidarsi a uomini santi, ma una società in cui devono funzionare i controlli, deve funzionare il tribunale dei diritti del malato, che deve essere in grado di licenziare un direttore sanitario, o un direttore generale.


di Carmine Verazzo Il Coordinamento di Aversa – Coadis ha denunciato l’esistenza dell’ennesima struttura pubblica non idonea al passaggio di tutte quelle persone costrette su una sedia a rotelle. L’ufficio tributi sito in via De Chirico (Parco Coppola) è collocato al secondo piano di uno stabile privo di un ascensore sufficientemente ampio da ospitare le persone costrette in carrozzella, le quali si vedono pertanto impedito l’accesso al suddetto ufficio. L’evidenza dei fatti ci dice quindi, che le striminzite dimensioni dell’ascensore costruito in tempi remoti secondo canoni obsoleti, costituiscono un ostacolo insormontabile per una determinata categoria di contribuenti che invece dovrebbe poter godere degli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Ma nonostante la presenza di chiare ed inequivocabili barriere architettoniche, si è ritenuto giusto adibire ad ufficio pubblico degli appartamenti vecchi all’interno di vetuste strutture condominiali.

Una crisi feroce E’ un tempo molto difficile il nostro, da interpretare e arrovellarsi il cervello fino a trovare uno sbocco concreto ad un tunnel che ci appare davanti lungo e buio, senza un filo di luce che ci conduca a trovare vie d’uscita. Tutti parlano di crisi economica internazionale, di P.I.L. in rosso e in nero, di Borse impazzite e finanza sciagurata. Il dramma è la miopia dalla quale siamo avvolti, che ci benda gli occhi e ci nasconde verità profonde ed elementari, che ci parlano di lavoro cercato e perso senza speranza di recuperarlo, di stupri fisici e smarrimenti morali, di frammentazioni e lacerazioni sociali ed esistenziali. Di analisi siamo tutti bravi a farne, resta da trovare la strada da intraprendere per ripartire. Per noi di sinistra, la via più semplice, ci riporterà all’uscita da questo empasse: stringerci intorno e con massima umiltà e sobrietà, senza proclami e sbandieramenti, riguardarci in faccia e prendere le questioni frontalmente, per risolverle insieme, al di là di ogni steccato mentale. Unità e partecipazione, disponibilità a comprendere ed a lavorare per dare spazio a chi ci urla giustizia economica e democrazia reale, ma insieme a sinistra.

Chissà se dietro a questa scelta scellerata non ci siano anteposti, come spesso accade, gli interessi personali di qualcuno a discapito degli utenti. Restando nel Parco Coppola, fucina di pubblici uffici, a due passi dalla stazione dei Carabinieri vi è il centro per l’impiego il cui accesso viene storicamente negato alle carrozzelle da alcune enormi fioriere adibite a cassonetti, da pesanti catene, da automobili legittimamente parcheggiate e da marciapiedi stretti, alti e privi di scivolo.

Altro caso scandaloso segnalato da anni è la presenza di un pilastro, all’interno dell’ufficio postale sito in Viale Europa, che impedisce alle carrozzelle l’accesso a quella parvenza di ufficio (consistente in un modesto paravento), costringendo quindi gli utenti meno fortunati a discutere dei propri fatti dinanzi a tutti, vedendo quindi violato ogni personale diritto alla privacy. Ma la vergogna di strade e palazzi non resi idonei al normale passaggio delle persone

...segue da pag. 2 Inoltriamo le parole testuali: “Lascia stare questa è troppo otturata, quelle altre due lasciale perdere che s’è fatto tardi. Uh! Quella non l’ho vista ma che facciamo ritorniamo indietro?….”. Insomma...taglia qui, taglia lì, alla fine i tombini puliti sono solo 4-5. Allora è abbastanza logico, quando piove, vedere il livello dei marciapiedi superato dall’acqua, che, squassata dal passaggio delle auto, si infrange ai lati della strada, ristagnando sui tombini ostruiti. L’acqua, dunque, associata al passaggio delle auto, mal riduce il manto stradale. Ed ecco che l’efficienza del servizio “lavori pubblici” ritorna con la stessa coscienza e professionalità dei colleghi di prima. Il giorno 11 marzo, infatti, verso le 10.30 del mattino, proprio nei pressi dell’arco dell’Annunziata, all’altezza del giardinetto, si ferma un camioncino, con l’effige “comune di Aversa, servizio lavori pubblici”, da cui scendono tre operai, mentre uno resta al volante. Uno di loro prende un

impedite nella deambulazione non si ferma certo qui! Basti pensare a via Costantinopoli, che per lunghi tratti possiede soltanto pochi centimetri di marciapiedi, per lo più occupati da pali della luce e bidoni capovolti, che costringono le carrozzelle ad impegnare la carreggiata destinata al normale percorso automobilistico, con tutti i rischi che ciò comporta. La stessa via Costantinopoli si potrebbe definire un’unica grande barriera architettonica, sotto gli occhi di tutti, ma di cui non importa a nessuno. Ed in conclusione, è giusto sottolineare quanto quest’amministrazione comunale abbia a cuore la presenza di barriere sul nostro territorio: infatti, non erano sufficienti quelle già presenti, ma si è ben pensato di aggiungerne di nuove nella costruzione di nuovi parchi e nuove strade. In via Tristano, per tutto il tratto perimetrale che fiancheggia il Parco Pozzi, come tutti avranno notato, è stato costruito un marciapiede molto stretto su cui sono stati posti dei lampioni in una posizione tale da impedire il transito alle carrozzine, le quali saranno costrette, per proseguire il tragitto, anche in questo caso ad invadere la carreggiata, soprattutto in una strada dove le auto tendono a viaggiare a velocità sostenuta. L’auspicio è che un giorno quest’amministrazione si renda conto che non esistono cittadini di serie A e di serie B, ma una sola grande categoria di cittadini con identici diritti.

sacchetto di asfalto a presa rapida e lo poggia a terra aprendolo, un altro lo rovescia su di una buca lì presente e l’altro con una spatola livella l’asfalto sulla buca. Alle 10:35 il lavoro era finito! I tre operai risalgono sul camioncino, il guidatore facendo retromarcia passa sulla buca da poco riparata, provocando con le ruote posteriori un avvallamento nell’asfalto ancora molle, tale da formare una sorta di catino. Oggi è il 13 Marzo, sono passate appena quarantotto ore dall’intervento di riparazione e la buca sta di nuovo lì tale e quale a prima. E meno male che ci sono venuti in quattro a fare questo capolavoro! Inoltre, i suddetti signori operai, non essendo stato utilizzato tutto l’asfalto del sacchetto e poiché in regime di crisi non si butta nulla, hanno ben pensato di otturare una fioriera dove prima c’era un albero poi rigorosamente abbattuto più che potato……… …..ma questa è un’altra storia.

Cari lettori, dopo i due numeri di Gennaio e Febbraio abbiamo pensato di affiancare al canale tradizionale la rete, attraverso la realizzazione di un blog di informazione e approfondimento in cui riversare non solo il nostro pensiero, ma anche tutte quelle notizie, idee, riflessioni, discussioni e condivisioni relative alla nostra realtà locale e nazionale. Questa nuova dimensione ci richiederà un duplice sforzo, ma sarà soprattutto un mezzo straordinario per dare voce a voi

lettori, per permettervi di interve-

nire attivamente con i vostri commenti, con l'obiettivo di ampliare il territorio delle discussioni, di moltiplicare le relazioni personali e di interagire con tutti quei cittadini informati dando loro l'occasione di partecipare in maniera più efficiente all’informazione.

Se, come il Di Vittorio bambino nella recente fiction televisiva, andiamo a leggere, nel “libro che contiene tutte le parole del mondo”, alla voce “Libertà”, troveremo scritto: “Stato di chi è libero; condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all'autorità o al dominio altrui; diritto di operare le proprie scelte e di agire secondo le proprie convinzioni senza ledere gli altrui diritti e rispettando le regole di un sistema organizzato”. Per essere liberi c’è bisogno di Sinistra. Tutti - avversari compresi - dicono che ci sia bisogno di sinistra. E c'è bisogno di una Sinistra che ricominci ad avere una sua rappresentanza nelle istituzioni. A cominciare da quelle europee. E dagli enti locali. C'è bisogno di Sinistra, insomma, in un paese governato da una destra che ha uno slogan chiaro in testa: "Calce e randello, speculazione edilizia e ronde" (per usare la definizione di Nichi Vendola). “La destra peggiore”. Come contrastarla in un paese dove la maggioranza, d'intesa con l'opposizione democratica, ha fissato la soglia del quattro per cento, sotto la quale non c'è rappresentanza? Lo strumento è la lista di Sinistra e Libertà che nasce

Un luogo di discussione nel quale la democrazia sia sostenuta da un più ampio, profondo, efficiente e credibile sistema di comunicazione che può migliorare il dibattito sulle questioni che meritano una decisione collettiva. Come abbiamo già avuto modo di scrivere noi vogliamo provarci e vi invitiamo ad intervenire con i vostri commenti, i vostri suggerimenti, le vostre foto e video e a segnalare tutto ciò che ritenete di maggiore interesse. Vi aspettiamo.

non solo come un semplice cartello elettorale ma con un obiettivo ben preciso: ricostruire la Sinistra in Italia con un progetto politico che vada oltre le elezioni di giugno. A presentarlo lo scorso 16 marzo sono stati Nichi Vendola e gli ex di Rifondazione che hanno aderito al Movimento per la Sinistra, Claudio Fava, leader di Sinistra democratica, Marco di Lello per il Partito Socialista, Umberto Guidoni per Unire la Sinistra (ex Pdci) e Grazia Francescato dei Verdi. Nel simbolo, metà rosso e metà in verde, in piccolo anche i loghi dei gruppi europei di riferimento: la rosa del PSE, c’è poi il sole che ride dei Verdi e il richiamo al Gue (la sinistra radicale a Strasburgo). “Sinistra e Libertà” fa parte di un viaggio appena intrapreso, un progetto ambizioso, un altro passo verso la Costituente di Sinistra”. Il primo mattone d’un nuovo Partito della sinistra - dice Claudio Fava - che aggiunge - “Non c’è virtù in una sinistra che non si misuri con le nostre libertà: dalle mafie, dalle prevaricazioni sociali, dalle menzogne di regime, dalle caste. E’ una nuova narrazione, non il riepilogo delle nostre antiche bandiere. Quelle, le terremo in tasca e nel cuore. Ma al paese proveremo a raccontare il futuro”.

di Alessandro Gatto* La società attuale può essere definita la società dei consumi. Ogni teoria economica si basa esclusivamente sulla visione produttiva a tutti i costi. Possono cambiare le visioni politiche ma l’obiettivo finale è sempre lo stesso: produrre, produrre e sempre produrre. Anche con elementi di scarsa qualità e arrivando a prodotti, molto spesso, che hanno una vita insita spesso ridottissima, merci che poi subito si trasformano in rifiuti. Tanti rifiuti. Troppi rifiuti che vanno a colmare le discariche e che richiedono sempre più inceneritori per far finta di farli scomparire. Ma, lo sappiamo, tutto questo non potrà durare a lungo. Per difendere il nostro pianeta abbiamo bisogno di un’inversione di tendenza: una riconversione del modo di pensare lo sviluppo. Qualche anno fa si introdusse il binomio “Sviluppo Sostenibile” in cui al termine già noto dello sviluppo si affiancava un neologismo che introduceva un modo nuovo di pensare alla crescita della produttività: una crescita che teneva conto delle risorse esauribili offerte dalla natura. Ma anche lo sviluppo sostenibile avocava a sé un principio di base che sarebbe stato facilmente strumentalizzato da coloro i quali, pur volendo continuare sulla strada dell’ipersviluppo, volessero apparire, al tempo stesso, coerenti con le esigenze della realtà moderna e con le “nuove” regole dell’ecologia. Quindi non è possibile più nascondersi dietro alle finte buone regole dello sviluppo sostenibile. Oggi c’è bisogno davvero di diminuire lo spreco delle risorse naturali. In una sola parola si deve dichiarare guerra al consumismo, tentando di invertire il concetto stesso di benessere. Infatti il modello consumistico ci è stato imposto come il miglior modo di acquisire benessere e innalzamento della qualità della vita. …..continua a pag. 2

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