Page 1

di Giovanna Di Monte

I

n un quadro di desolante frustrazione collettiva che si alimenta di una crisi economica e sociale senza precedenti, in una dimensione in cui sussistono condizioni favorevoli all’abbrutimento sociale, in un Paese in cui la politica, strettamente ancorata ai due paradigmi per eccellenza, demagogia e ideologia, non rappresenta più il riferimento, ma la perdita totale di equilibrio, ecco un riverbero, uno spiraglio, una possibilità, un“Movimento per la sinistra”

che segna una svolta epocale nella storia della politica italiana. Il 24 e il 25 gennaio scorso, a Chianciano, il gruppo di Rifondazione per la sinistra, l’area del PRC che fa capo a Vendola, dà l’addio a Rifondazione Comunista e avvia il processo costituente della Sinistra.

Diritti che si guadagnano e Diritti che si perdono Non è vero che i sogni non si realizzano e sono destinati a rimanere nel limbo delle aspettative umane. E’ accaduto che una scena nuova è apparsa sulla ribalta del teatro del mondo e la prospettiva è cambiata. Il semplice e umano presidente Obama incide una sigla su tre protocolli formali, soltanto fino a ieri immateriali ed eterei, insegnando ai protagonisti dei destini dei popoli che si può osare e si deve agire adesso. Le prigioni di Guantanamo chiudono. E con loro si chiude una pagina di vergogna e sofferenza; si apre uno spiraglio di speranza a nuove generazioni che hanno sete di capire perché devono perennemente soggiacere al ricatto dello strapotere burocratico e criminale delle oligarchie della Terra. In tanti vogliono, e vogliamo poter decidere ed affermarci in una nuova dimensione morale e sentimentale, umanizzando ogni relazione sociale ed ogni connessione con gli altri. Vogliamo crescere ed invecchiare padroni della nostra vita con tutte le spigolature che si snodano lungo il suo percorso. Per diritti che si guadagnano, purtroppo, vi sono diritti che si strozzano e che muoiono con le vite umane. Il Medio Oriente continua ad essere fustigato senza fine, con diritti che non sono mai esistiti e che non imbrattano neanche più carte sporche del sangue di bambini vittime inermi del massacro. La Cecenia paga con l’assassinio di un’altra giornalista, Anastasiya Baburova, e di un avvocato Stanislav Markelov, rei di lottare e denunciare con un informazione libera ed indipendente un sistema di potere centrale brutale e sanguinario. Un invito resta in una riflessione comune: raccogliere i fili di un cambiamento sano ed autentico per non fermare il forte vento dei diritti che spira d’oltre oceano.

Si tratta di un progetto di ampio respiro che mira alla costituzione di un soggetto unico la cui base portante è l’idea di una sinistra unita e plurale che si spinga oltre schemi ideologici precostituiti. In sintesi una parte consistente del PRC, ha deciso di uscirne, di mettersi in discussione e di ricominciare, ma non per fondare un nuovo partito come ha spiegato lo stesso leader del movimento, Vendola, nella relazione conclusiva della due giorni di Chianciano: “Abbiamo aperto la porta della nostra casa, e qui, a Chianciano, abbiamo deciso di uscire fuori, di cominciare non un partito, di cominciare un partire”. L’intenzione, dunque, è quella di avviare un processo che nel tempo, porterà alla costituente di un nuovo soggetto di sinistra di cui la sigla MPS (provvisoria) e le prossime elezioni europee non sono che una tappa. In questo percorso sembra profilarsi una nuova idea di politica in cui “i dubbi e le inquietudini non saranno mai messi al bando”, in cui “la radicalità è andare alla radice delle cose, non sublimare la realtà dentro una retorica del comunismo come avvento, del comunismo come identità, autoreferenziale, ossessionata dalle proprie

storie e dal bisogno di esistere”, in cui il lavoro rappresenta l’indice del reale funzionamento dell’organizzazione sociale e non una sorta di elemosina sociale, “quel lavoro che fonda il carattere democratico della repubblica, il lavoro che non è merce povera e sporca, che non è grezza dimensione biologica, ma il lavoro che è racconto sociale. E dentro al lavoro, la lotta per la libertà”. Una politica come lotta contro le solitudini frutto della “società della paura”: “la solitudine del sud che si è rassegnata al suo silenzio”, la solitudine degli operai,dei diversamente abili, la solitudine degl immigrati che sono poveri ma di una povertà stravolta nel senso perché “siamo assuefatti alla costruzione di un’immagine deviante di tutto ciò che è povertà: la povertà minaccia questo mondo, la povertà è una colpa, la povertà è un reato”. A fronte di questa condizione di profonda solitudine sociale la sinistra ha intenzione di attuare una sorta di azione terapeutica collettiva contro la paura, contro il disagio, gettando le basi di una rinascita sociale, di una rinascita dell’uomo, a partire da una parola: amore. “C’era nei Minima moralia un aforisma di Adorno secondo cui è questione politica persino la parola amore. Dice così: «amore significa scorgere il simile nel dissimile», ed è un bel terreno di ricerca […]. Noi vogliamo costruire l’uguaglianza delle diversità”. Finalmente le teorizzazioni un pò astratte su quell’ideale “svolta a sinistra” evolvono in azioni sostanziali la cui massima aspirazione è la messa in atto di un pensiero etico: quello “di fare la sinistra che parla di un popolo, che parla a un popolo, che dà speranza, che organizza le lotte, che accumula forze, che ha significato, che segna la storia del Paese”, ma soprattutto quello di “fare politica perché si vuol bene alla gente”. E’ una sfida ardua, ma: “Amo, sogno e non ho paura !”

continua da pag. 2 …concrete, credibili e sopratutto alternative alla non-cultura imperante. Il 6 febbraio ad esempio, il governatore della Puglia Nichi Vendola ha risposto al decreto del Governo imponendo il no perentorio della Regione Puglia alla delazione da parte dei medici di base ai danni degli immigrati, pena l’impossibilità di sottoscrivere accordi con la Regione. La stessa amministrazione regionale pugliese che ha imposto alla Riva di Taranto l'abbattimento delle emissioni in atmosfera dei fumi industriali che hanno reso Taranto una delle città più inquinate d'Europa con un aumento vertiginoso dei casi di tumore tra la popolazione.

Ebbene, queste sono risposte credibili! Queste potrebbero essere le risposte che vogliamo da chi si proporrà di governare la Campania e prima ancora l'Europa. Il popolo italiano non ha bisogno di una sinistra che in preda a crisi d'identità continui a ripetersi e a ripeterci chi è. Il popolo italiano ha bisogno di una sinistra che abbia idee chiare e che sopratutto le metta in pratica.

Una nuova partenza, non una scissione. di Gabriele Vedova* di Grazia della Volpe

A

“ ttiva cittadina nella fertilissima piana dell’entroterra di Napoli, importante nodo di comunicazione; è patria dei musicisti N. Iommelli e D. Cimarosa”. Così é argomentata la voce Aversa sulla nuova guida del TCI., ma Aversa non è soltanto questo. Oggi è conoscenza di tutti che la nostra città sia stata la prima contea normanna del mezzogiorno, una conoscenza forse non realmente accompagnata dalla coscienza di quanto questo primato sia stato importante. Aversa, fondata tra il 1029/30, per i suoi primi 125 anni si sviluppa grazie all’operato di 12 conti, ricoprendo un ruolo da protagonista attivo nelle vicende del frammentario mezzogiorno italiano; prima di confondere la sua storia, seppur sempre attiva, con la storia del regno. Si respira, ancora oggi passeggiando all’interno del duomo, il cavalleresco spirito di un crociato o il pio entusiasmo di un monaco che solo “una rovina” medioevale può ispirare. E si dice che il medioevo sia stato un secolo buio! Quello? E quello che Aversa vive oggi cos’è un momento illuminato? Non sembra! Oggi Aversa cos’è? Una città che ha perso completamente di credibilità nelle relazioni con gli altri comuni, quando nel buio medioevo era un soggetto di cui tener conto: ci meritiamo di più. Aversa oggi è un consigliere che aggredisce malmenando un libe-

ro cittadino che, seppur con forza, si è guadagnato uno spazio per esternare la sua disperazione in consiglio comunale: ci meritiamo di più; è un sindaco che ride costantemente e deride la collettività quando questa nel tentativo di “darsi da fare” incappa nel suo “non voler – saper fare niente”: ci meritiamo di più.

Aversa, oggi, è una pletora di consiglieri, eletti sicuramente con mirabili numeri, che stanno lì a rappresentare solo se stessi, qualche loro interesse, alle volte anche minimo purché ci sia da sgraffignare qualcosa, ma principalmente che stanno lì per soddisfare un bisogno di presenzialismo e di passerella, Aversa oggi è anche quei consiglieri che comunque vadano gli esiti elettorali stanno sempre in maggioranza: che dite ? Ci meritia-

partita a scacchi, dove le mosse sono molteplici, ma le pedine sempre le stesse. In 18 mesi di amministrazione abbiamo assistito ad un momento di apparente deontologia politica: le dimissioni della giunta formatasi all’indomani delle elezioni di maggio. Perché apparente? Perché successivamente al periodo della sedicente giunta tecnica, quegli stessi nomi dimessisi, hanno riaccettato gli incarichi che avevano fintamente lasciato un pò di tempo prima. È correttezza questa nei confronti dell’elettorato? Aversa oggi è la classe dirigente che ben si riconosce in quel: “non è di mia competenza”, che ogni cittadino si è sentito sicuramente ripetere, di quello scarica barile che si attiva mentre il cittadino cerca di associare le competenze ai soggetti, in un enigmatico gioco di “riordina le sequenze”, tenendo sempre presente che nel blocco enigmistico ci hanno inserito le vite di tutti noi. Qui ci troviamo davanti alla concreta confutazione di ogni lettura progressista ed evolutiva della storia, visto il nostro ricco passato; ma quale evoluzione? Per dirla in modo più verace qui invece di andare avanti stiamo andando indietro, non vi pare? E allora ci meritiamo di più?

Vorrei affidare a queste poche righe alcuni pensieri che spero possano chiarire la scelta di dimettermi da segretario cittadino e lasciare Rifondazione comunista. Ho militato nel PRC per circa dieci anni e credo che qualsiasi sentimento che non sia di stima e di affetto, nei confronti dei compagni che ho conosciuto e che mi hanno visto crescere, sarebbe quantomeno ingeneroso. Lascio un partito “irriconoscibile”, come lo ha recentemente definito Bertinotti, un partito ossessionato dall'ansia di auto-certificare quotidianamente la propria “identità” comunista, un partito confuso, stretto fra estremismi e settarismi velleitari, per il quale la prospettiva di poter un giorno ritornare a governare è un incubo da allontanare in fretta, un partito che guarda dubbioso e con mille distinguo all'elezione, rivoluzionaria in sé, di Obama, ma che profonde passione e mostra sicurezza se si torna a discutere dell'utilità della caduta del muro di Berlino. La politica, e con essa la sinistra, attraversa una crisi difficile, importante. Credo sia il momento di rimettersi in discussione, abbandonare “le segrete stanze”, i ruoli svuotati di senso, le discussioni fra addetti ai lavori e i tanti singoli orticelli ormai desertificati per provare a navigare in mare aperto. Con coraggio. Aderisco al progetto-percorso inaugurato da Vendola ma non lo vivo come una scissione, solo come un nuovo, entusiasmante e arduo partire. Non esco da Rifondazione per fondare l'ennesimo micro partito. Non avrebbe alcun senso. Ho voglia di dedicare le mie energie alla costruzione, paziente, di quella nuova sinistra di cui per tanto tempo abbiamo parlato e congetturato; ho voglia di continuare, con maggiore impegno, a dedicarmi al territorio in cui vivo, e ai mille problemi da cui continua ad essere attanagliato. Abbiamo bisogno, per ripartire, di convinzione, entusiasmo, voglia di ascoltare e di ritrovare luoghi di discussione diversi, "altri". In questo senso lascio Rifondazione: non per tornare a badare alle mie faccende personali, ma per dedicarmi, con maggiore impegno e senza rendite di posizione, alla costruzione di una Sinistra (senza aggettivi) diversa da quella che abbiamo conosciuto, non velleitariamente estremista ma concreta, moderna e consistente, aperta e credibile. *ex segretario di Rifondazione Comunista di Aversa


di Panda 62 di Carmine Verazzo

Dal momento che sui campi di bocce e nell’erba alta come una savana, si possono trovare solo extracomunitari costretti a crearsi dei giacigli con fogliame, cartoni, ci chiediamo perché definirlo Ex Campo Profughi, quando è altresì evidente che il Parco Pozzi è ancor oggi un Campo Profughi a tutti gli effetti? È mai possibile che le tanto decantate politiche sociali, “fiore all’occhiello” della città, non siano in grado di trovare una collocazione dignitosa per questi reietti della società? Dall’uscita del nostro ultimo articolo sul Parco Pozzi, coincidente con l’acquisizione dell’area, avevamo deciso di dare un ampio lasso di tempo alla giunta comunale affinché potesse lavorare con serenità ad un progetto di riqualificazione. Ora abbiamo deciso di effettuare una nuova panoramica sullo stato del Parco, il quale, dopo tutto il tempo avuto a disposizione da quest’amministrazione comunale, quasi un intero mandato, tanto solerte ad avviare lavori pubblici, dovrebbe mostrare un totale restyling. Paradossalmente, un cambiamento c’è stato, ma in senso assolutamente negativo: il Parco versa oggi in condizioni peggiori di allora. Dove una volta si ergeva il muro di cinta oggi resta un cumulo di macerie abbandonate. Abbattere il muro di recinzione, senza aver prima apportato le tanto agognate migliorie, è servito esclusivamente a far sì che dalla strada si potessero vedere le condizioni penose in cui versa l’unico polmone verde cittadino. Panchine divelte, l’area fornita di attrezzistica

ginnica vandalizzata e mai sostituita, al pari dei canestri di cui l’unico superstite resta fornito del solo inutile tabellone. Si lascia che dei vandali agiscano liberi di distruggere ogni cosa, nonostante all’interno del Parco sia presente una postazione di polizia municipale, perennemente chiusa, e soprattutto vi siano ben due occhi elettronici installati a cavallo tra 2005 e 2006, telecamere collegate direttamente con le centrali operative delle forze dell’ordine, che costarono oltre 300.000 euro alle casse comunali e che furono presentate come deterrente contro ogni atto criminale all’interno del parco. Il nostro scetticismo di allora trova oggi ampie conferme. Come se non bastasse, cumuli d’immondizia si ergono dentro e fuori il parco, restando in tema con l’incuria di tutte le strade cittadine; l’area che ospita le giostre per i più piccoli fa venire alla mente una spettrale città fantasma: non vi è più l’ombra di una sola altalena, il misterioso labirinto è ridotto alla stregua di un ammasso di sterpi incolti, e nell’imminente prossimità di quest’area giochi una piccola fontanella crea un pantano immenso. Prendiamo visione della tabella informativa posta all’ingresso del cantiere ed a stupirci, non è leggere i nomi del tanto discusso Ing. Pitocchi, e dell’Ass. Rino Rotunno, Assessore impastato e rimpastato come una focaccia tra giuntine tecniche e giunte nuove identiche alle precedenti. A lasciarci allibiti non è tanto la data d’inizio lavori (21 giugno 2007!) quanto la totale assenza di una data di consegna dei lavori. Si persegue impuniti, quindi, la politica che ha caratterizzato questi lunghi anni di giunta Ciaramella: i lavori si sa quando hanno inizio, ma non si sa se e quando avranno una fine. È proprio il caso di dire:“lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

I tuoi commenti, i tuoi articoli, le tue fotografie, i tuoi suggerimenti…

di Ellegi

Ormai

è chiaro. L'obiettivo di questo Governo è stato chiarito, perseguito e finalmente istituzionalizzato a colpi di maggioranza. “La nuova civiltà dell'odio”, come l'ha definita Giuseppe D' Avanzo nel suo articolo pubblicato su Repubblica.it, ha finalmente ricevuto il “via libera” dal Senato della Repubblica. Dall'entrata in vigore della legge, i medici potranno denunciare i clandestini che si sottoporranno alle cure, demolendo difatti il codice deontologico di chi, attraverso il Giuramento di Ippocrate, ha giurato “….. prescindendo da ogni differenza di razza, religio-

ne, nazionalità condizione sociale e ideologia politica... di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni”. Grazie al nuovo decreto sicurezza inoltre, per ottenere il permesso di soggiorno in Italia si dovrà versare una quota compresa tra gli 80 e i 200€, mentre i cittadini stranieri sorpresi in clandestinità rischieranno 4 anni di carcere. E chi vigilerà sulla sicurezza della razza italica in balia degli invasori? Semplice, le ronde padane in camicia verde che, pur armate (per adesso?) solo di telefonino, vigileranno sulla sicurezza dei cittadini,affiancando e magari un giorno sostituendosi, al lavoro delle

Scrivici a:

avversa@gmail.com

forze dell'ordine impegnate nella vigilanza del territorio. Queste decisioni evocano tragici ricordi, riportano alla mente i tempi in cui camicie di ben altro colore seminavano violenza e terrore per il Paese, imponendo la legge della violenza e dell'odio. E intanto l'opposizione mugugna, grida allo scandalo e troppo spesso alterna silenzi da testimone impotente a mutismi da comodo spettatore. Come è possibile che la Sinistra, quella dei diritti, del lavoro, dell'accoglienza e della cultura, abbia lasciato il campo alla politica della violenza e dell'esclusione? E' terribile ammetterlo ma il popolo italiano è orfano di una sinistra credibile. Oggi più che mai si sente il bisogno di una sinistra in grado di riallacciare i rapporti con la società, con i lavoratori, con il mondo dei precari, degli studenti. Oggi più che mai si sente il bisogno di una sinistra in grado di elaborare proposte ....continua a pag. 4

Di certo non ci si annoia a seguire le riunioni del consiglio comunale di Aversa. O meglio, a seguirne le sue evoluzioni. Anzi. Sembra davvero di essere al circo e chi osserva resta interdetto e stupito come i bambini che, con gli occhi sgranati, assistono alle gesta acrobatiche degli artisti circensi. Il 27 e 28 Maggio 2007 ad Aversa il centro destra stravince le elezioni assicurandosi 19 consiglieri comunali contro 11 dell’opposizione. Fin qua… Già all’indomani della proclamazione degli eletti, Stefano Di Grazia, eletto nel PDA - Lista Stabile, lista antagonista al centro destra che, tra le altre cose, esprimeva uno dei candidati sindaci, si dichiara indipendente. Non è il solo. Il 13 Luglio Adolfo Giglio, storico e pittoresco consigliere comunale ad Aversa, anch’esso eletto con il PDA - Lista Stabile, lascia questa e passa al Nuovo PSI che ottiene quindi un consigliere e rinforza Ciaramella. Non è finita. Siamo ancora a Luglio, si badi Luglio 2007 e Peppe Stabile, uno dei candidati sindaci, Tirozzi e Capasso, i tre consiglieri reduci del PDA Lista Stabile, si dichiarano indipendenti. Pausa estiva. Ad inizio ottobre, Cecere, consigliere eletto nelle file della Margherita, non aderisce al PD , si dichiara indipendente e, dopo un mese, torna al suo vecchio amore: il partito Socialista . La nascita del PD non convince neppure Pellegrino che, eletto nei DS, si dichiara indipendente, mentre Di Grazia, ricordate il consigliere dichiaratosi indipendente all’indomani della proclamazione degli eletti, aderisce al gruppo consiliare di Città delle Libertà ed appoggia Ciaramella. Passa qualche mese tra una nuova denominazione di Forza Italia e l’appoggio esterno al suo sindaco salvo ripensarci dopo poche settimane. Rosario Capasso, ex PDA - Lista Stabile, ex indipendente, si accorge che “AN è l’unico gruppo di cui apprezzo il lavoro consiliare” e vi aderisce; in cambio Abate lascia AN per entrare nel gruppo dell’UDC. Siamo a Febbraio 2008. Giovanni Marino, eletto in una lista civica di centro destra, lascia questa e aderisce a Città delle Libertà, almeno resta a destra, a differenza di Tirozzi che, invece, aderisce allo stesso gruppo dopo essere stato eletto con il centro sinistra ed essere poi diventato indipendente. Coraggio, ci siamo quasi. Dovremmo elencare almeno altri 12 passaggi da lista a lista, da sinistra a destra, poi ancora nella lista di prima e poi di nuovo indietro e alcuni di questi sono nomi già elencati. Gli ultimi risalgono a qualche mese fa. Ve li risparmiamo. Ci verrebbe a questo punto da consigliare al Prof. Mimmo Rosato, rappresentante della Sinistra, di dimettersi per manifesta ed eccessiva serietà e coerenza. Vivaddio.

La viabilità ad Aversa? Ma esiste la viabilità ad Aversa? Sono domande sacrosante a cui occorrerebbe dare risposte certe e funzionali. La viabilità per la nostra città è un grave problema, conseguenza di infrastrutture che non hanno avuto negli anni quello sviluppo tale da poter oggi essere capace di assorbire il numero di autoveicoli che a tutte le ore attraversano l’area urbana. Conseguenza di un parco circolante sul nostro territorio (vedi Fonte ACI) di proprietà degli aversani che nel solo 2007 era di 40.787 autoveicoli (comprensivo di automobili, motocicli, autocarri e autobus) e Aversa ha una popolazione (dato del 2007) di 52.365 abitanti.

allorquando si è messo al volante, queste iniziative non risultano essere lo strumento operativo per la risoluzione dei problemi legati al traffico. La presenza di tanti autoveicoli e del conseguente problema correlato aggiunge alla nostra area urbana due aspetti molto significativi che non sono mai stati affrontati dall’amministrazione comunale e che rivestono un ruolo prioritario nell’ambito delle problematiche ambientali del territorio: l’inquinamento acustico e quello ambientale. Eppure tutte le amministrazioni comunali sono state investite di un ruolo principale dalle normative vigenti. Ad Aversa, a quanto pare non è mai stata fatta un’analisi o studio dei flussi

Conseguenza della presenza di scuole di ogni ordine e grado e di uffici dislocati in diversi punti della città. Per questo, in concomitanza con l’orario di ingresso e di uscita delle scolaresche, con l’apertura degli uffici, dei negozi e non solo, assistiamo in molte zone al riversarsi nelle strade di centinaia di autoveicoli che mandano in tilt la mobilità in città. Aggiungiamo, poi, anche il fenomeno del parcheggio selvaggio in uso ad Aversa, un pò a spina di pesce, un pò parallelo, un pò perpendicolare, un pò sui marciapiedi, un pò in centro strada, un pò in prossimità degli incroci e otteniamo l’immagine di una città caotica. Per finire, se, dopo gli orari di punta, in alcune zone, si raggiunge una relativa tranquillità, il fiorire selvaggio di locali pubblici in zona Sud, soprattutto da un anno circa, sta creando un problema alla mobilità veicolare e di disturbo ai cittadini residenti in tutti i fine settimana e fino a tarda notte. L’amministrazione comunale, per poter tamponare questa giungla ha pensato di ricorrere a dissuasori sui marciapiedi, al restringimento di alcune arterie cittadine e agli spartitraffico. Ma, trattandosi soprattutto di un fenomeno culturale, retaggio di un popolo che gradualmente è stato disabituato a camminare a piedi e che non è stato educato a dovere

veicolari per avere una chiave di lettura della situazione presente nella realtà urbana, non c’è un piano di classificazione acustica comunale, non ci sono postazioni di misurazione delle emissioni degli autoveicoli per avere una misura della qualità dell’aria e conoscere la concentrazione degli inquinanti nell’atmosfera, non c’è un elenco delle zone in cui la popolazione è maggiormente esposta al rumore ed agli agenti inquinanti. Un monitoraggio dei flussi veicolari consentirebbe di ottenere informazioni utili sulle zone in cui il traffico è più critico e di intervenire con il posizionamento di nuovi semafori o, laddove siano già presenti, sulla loro regolazione, e con lo spostamento della segnaletica si terrebbe sotto controllo anche la concentrazione degli inquinanti e del rumore. Per come si presenta l’intera struttura viaria della nostra realtà cittadina e l’impossibilità di modificarla sarebbe anche l’ora di pianificare e realizzare in corrispondenza delle quattro zone della città, immediatamente prossime alla periferia, soprattutto in considerazione delle prossime aperture delle stazioni della metro Campania, dei silos di parcheggi sotterranei obbligando, gli automobilisti, a lasciare l’auto ed usufruire di un servizio navetta per raggiungere il centro della città. E’ utopia?


di Panda 62 di Carmine Verazzo

Dal momento che sui campi di bocce e nell’erba alta come una savana, si possono trovare solo extracomunitari costretti a crearsi dei giacigli con fogliame, cartoni, ci chiediamo perché definirlo Ex Campo Profughi, quando è altresì evidente che il Parco Pozzi è ancor oggi un Campo Profughi a tutti gli effetti? È mai possibile che le tanto decantate politiche sociali, “fiore all’occhiello” della città, non siano in grado di trovare una collocazione dignitosa per questi reietti della società? Dall’uscita del nostro ultimo articolo sul Parco Pozzi, coincidente con l’acquisizione dell’area, avevamo deciso di dare un ampio lasso di tempo alla giunta comunale affinché potesse lavorare con serenità ad un progetto di riqualificazione. Ora abbiamo deciso di effettuare una nuova panoramica sullo stato del Parco, il quale, dopo tutto il tempo avuto a disposizione da quest’amministrazione comunale, quasi un intero mandato, tanto solerte ad avviare lavori pubblici, dovrebbe mostrare un totale restyling. Paradossalmente, un cambiamento c’è stato, ma in senso assolutamente negativo: il Parco versa oggi in condizioni peggiori di allora. Dove una volta si ergeva il muro di cinta oggi resta un cumulo di macerie abbandonate. Abbattere il muro di recinzione, senza aver prima apportato le tanto agognate migliorie, è servito esclusivamente a far sì che dalla strada si potessero vedere le condizioni penose in cui versa l’unico polmone verde cittadino. Panchine divelte, l’area fornita di attrezzistica

ginnica vandalizzata e mai sostituita, al pari dei canestri di cui l’unico superstite resta fornito del solo inutile tabellone. Si lascia che dei vandali agiscano liberi di distruggere ogni cosa, nonostante all’interno del Parco sia presente una postazione di polizia municipale, perennemente chiusa, e soprattutto vi siano ben due occhi elettronici installati a cavallo tra 2005 e 2006, telecamere collegate direttamente con le centrali operative delle forze dell’ordine, che costarono oltre 300.000 euro alle casse comunali e che furono presentate come deterrente contro ogni atto criminale all’interno del parco. Il nostro scetticismo di allora trova oggi ampie conferme. Come se non bastasse, cumuli d’immondizia si ergono dentro e fuori il parco, restando in tema con l’incuria di tutte le strade cittadine; l’area che ospita le giostre per i più piccoli fa venire alla mente una spettrale città fantasma: non vi è più l’ombra di una sola altalena, il misterioso labirinto è ridotto alla stregua di un ammasso di sterpi incolti, e nell’imminente prossimità di quest’area giochi una piccola fontanella crea un pantano immenso. Prendiamo visione della tabella informativa posta all’ingresso del cantiere ed a stupirci, non è leggere i nomi del tanto discusso Ing. Pitocchi, e dell’Ass. Rino Rotunno, Assessore impastato e rimpastato come una focaccia tra giuntine tecniche e giunte nuove identiche alle precedenti. A lasciarci allibiti non è tanto la data d’inizio lavori (21 giugno 2007!) quanto la totale assenza di una data di consegna dei lavori. Si persegue impuniti, quindi, la politica che ha caratterizzato questi lunghi anni di giunta Ciaramella: i lavori si sa quando hanno inizio, ma non si sa se e quando avranno una fine. È proprio il caso di dire:“lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”.

I tuoi commenti, i tuoi articoli, le tue fotografie, i tuoi suggerimenti…

di Ellegi

Ormai

è chiaro. L'obiettivo di questo Governo è stato chiarito, perseguito e finalmente istituzionalizzato a colpi di maggioranza. “La nuova civiltà dell'odio”, come l'ha definita Giuseppe D' Avanzo nel suo articolo pubblicato su Repubblica.it, ha finalmente ricevuto il “via libera” dal Senato della Repubblica. Dall'entrata in vigore della legge, i medici potranno denunciare i clandestini che si sottoporranno alle cure, demolendo difatti il codice deontologico di chi, attraverso il Giuramento di Ippocrate, ha giurato “….. prescindendo da ogni differenza di razza, religio-

ne, nazionalità condizione sociale e ideologia politica... di prestare assistenza d'urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni”. Grazie al nuovo decreto sicurezza inoltre, per ottenere il permesso di soggiorno in Italia si dovrà versare una quota compresa tra gli 80 e i 200€, mentre i cittadini stranieri sorpresi in clandestinità rischieranno 4 anni di carcere. E chi vigilerà sulla sicurezza della razza italica in balia degli invasori? Semplice, le ronde padane in camicia verde che, pur armate (per adesso?) solo di telefonino, vigileranno sulla sicurezza dei cittadini,affiancando e magari un giorno sostituendosi, al lavoro delle

Scrivici a:

avversa@gmail.com

forze dell'ordine impegnate nella vigilanza del territorio. Queste decisioni evocano tragici ricordi, riportano alla mente i tempi in cui camicie di ben altro colore seminavano violenza e terrore per il Paese, imponendo la legge della violenza e dell'odio. E intanto l'opposizione mugugna, grida allo scandalo e troppo spesso alterna silenzi da testimone impotente a mutismi da comodo spettatore. Come è possibile che la Sinistra, quella dei diritti, del lavoro, dell'accoglienza e della cultura, abbia lasciato il campo alla politica della violenza e dell'esclusione? E' terribile ammetterlo ma il popolo italiano è orfano di una sinistra credibile. Oggi più che mai si sente il bisogno di una sinistra in grado di riallacciare i rapporti con la società, con i lavoratori, con il mondo dei precari, degli studenti. Oggi più che mai si sente il bisogno di una sinistra in grado di elaborare proposte ....continua a pag. 4

Di certo non ci si annoia a seguire le riunioni del consiglio comunale di Aversa. O meglio, a seguirne le sue evoluzioni. Anzi. Sembra davvero di essere al circo e chi osserva resta interdetto e stupito come i bambini che, con gli occhi sgranati, assistono alle gesta acrobatiche degli artisti circensi. Il 27 e 28 Maggio 2007 ad Aversa il centro destra stravince le elezioni assicurandosi 19 consiglieri comunali contro 11 dell’opposizione. Fin qua… Già all’indomani della proclamazione degli eletti, Stefano Di Grazia, eletto nel PDA - Lista Stabile, lista antagonista al centro destra che, tra le altre cose, esprimeva uno dei candidati sindaci, si dichiara indipendente. Non è il solo. Il 13 Luglio Adolfo Giglio, storico e pittoresco consigliere comunale ad Aversa, anch’esso eletto con il PDA - Lista Stabile, lascia questa e passa al Nuovo PSI che ottiene quindi un consigliere e rinforza Ciaramella. Non è finita. Siamo ancora a Luglio, si badi Luglio 2007 e Peppe Stabile, uno dei candidati sindaci, Tirozzi e Capasso, i tre consiglieri reduci del PDA Lista Stabile, si dichiarano indipendenti. Pausa estiva. Ad inizio ottobre, Cecere, consigliere eletto nelle file della Margherita, non aderisce al PD , si dichiara indipendente e, dopo un mese, torna al suo vecchio amore: il partito Socialista . La nascita del PD non convince neppure Pellegrino che, eletto nei DS, si dichiara indipendente, mentre Di Grazia, ricordate il consigliere dichiaratosi indipendente all’indomani della proclamazione degli eletti, aderisce al gruppo consiliare di Città delle Libertà ed appoggia Ciaramella. Passa qualche mese tra una nuova denominazione di Forza Italia e l’appoggio esterno al suo sindaco salvo ripensarci dopo poche settimane. Rosario Capasso, ex PDA - Lista Stabile, ex indipendente, si accorge che “AN è l’unico gruppo di cui apprezzo il lavoro consiliare” e vi aderisce; in cambio Abate lascia AN per entrare nel gruppo dell’UDC. Siamo a Febbraio 2008. Giovanni Marino, eletto in una lista civica di centro destra, lascia questa e aderisce a Città delle Libertà, almeno resta a destra, a differenza di Tirozzi che, invece, aderisce allo stesso gruppo dopo essere stato eletto con il centro sinistra ed essere poi diventato indipendente. Coraggio, ci siamo quasi. Dovremmo elencare almeno altri 12 passaggi da lista a lista, da sinistra a destra, poi ancora nella lista di prima e poi di nuovo indietro e alcuni di questi sono nomi già elencati. Gli ultimi risalgono a qualche mese fa. Ve li risparmiamo. Ci verrebbe a questo punto da consigliare al Prof. Mimmo Rosato, rappresentante della Sinistra, di dimettersi per manifesta ed eccessiva serietà e coerenza. Vivaddio.

La viabilità ad Aversa? Ma esiste la viabilità ad Aversa? Sono domande sacrosante a cui occorrerebbe dare risposte certe e funzionali. La viabilità per la nostra città è un grave problema, conseguenza di infrastrutture che non hanno avuto negli anni quello sviluppo tale da poter oggi essere capace di assorbire il numero di autoveicoli che a tutte le ore attraversano l’area urbana. Conseguenza di un parco circolante sul nostro territorio (vedi Fonte ACI) di proprietà degli aversani che nel solo 2007 era di 40.787 autoveicoli (comprensivo di automobili, motocicli, autocarri e autobus) e Aversa ha una popolazione (dato del 2007) di 52.365 abitanti.

allorquando si è messo al volante, queste iniziative non risultano essere lo strumento operativo per la risoluzione dei problemi legati al traffico. La presenza di tanti autoveicoli e del conseguente problema correlato aggiunge alla nostra area urbana due aspetti molto significativi che non sono mai stati affrontati dall’amministrazione comunale e che rivestono un ruolo prioritario nell’ambito delle problematiche ambientali del territorio: l’inquinamento acustico e quello ambientale. Eppure tutte le amministrazioni comunali sono state investite di un ruolo principale dalle normative vigenti. Ad Aversa, a quanto pare non è mai stata fatta un’analisi o studio dei flussi

Conseguenza della presenza di scuole di ogni ordine e grado e di uffici dislocati in diversi punti della città. Per questo, in concomitanza con l’orario di ingresso e di uscita delle scolaresche, con l’apertura degli uffici, dei negozi e non solo, assistiamo in molte zone al riversarsi nelle strade di centinaia di autoveicoli che mandano in tilt la mobilità in città. Aggiungiamo, poi, anche il fenomeno del parcheggio selvaggio in uso ad Aversa, un pò a spina di pesce, un pò parallelo, un pò perpendicolare, un pò sui marciapiedi, un pò in centro strada, un pò in prossimità degli incroci e otteniamo l’immagine di una città caotica. Per finire, se, dopo gli orari di punta, in alcune zone, si raggiunge una relativa tranquillità, il fiorire selvaggio di locali pubblici in zona Sud, soprattutto da un anno circa, sta creando un problema alla mobilità veicolare e di disturbo ai cittadini residenti in tutti i fine settimana e fino a tarda notte. L’amministrazione comunale, per poter tamponare questa giungla ha pensato di ricorrere a dissuasori sui marciapiedi, al restringimento di alcune arterie cittadine e agli spartitraffico. Ma, trattandosi soprattutto di un fenomeno culturale, retaggio di un popolo che gradualmente è stato disabituato a camminare a piedi e che non è stato educato a dovere

veicolari per avere una chiave di lettura della situazione presente nella realtà urbana, non c’è un piano di classificazione acustica comunale, non ci sono postazioni di misurazione delle emissioni degli autoveicoli per avere una misura della qualità dell’aria e conoscere la concentrazione degli inquinanti nell’atmosfera, non c’è un elenco delle zone in cui la popolazione è maggiormente esposta al rumore ed agli agenti inquinanti. Un monitoraggio dei flussi veicolari consentirebbe di ottenere informazioni utili sulle zone in cui il traffico è più critico e di intervenire con il posizionamento di nuovi semafori o, laddove siano già presenti, sulla loro regolazione, e con lo spostamento della segnaletica si terrebbe sotto controllo anche la concentrazione degli inquinanti e del rumore. Per come si presenta l’intera struttura viaria della nostra realtà cittadina e l’impossibilità di modificarla sarebbe anche l’ora di pianificare e realizzare in corrispondenza delle quattro zone della città, immediatamente prossime alla periferia, soprattutto in considerazione delle prossime aperture delle stazioni della metro Campania, dei silos di parcheggi sotterranei obbligando, gli automobilisti, a lasciare l’auto ed usufruire di un servizio navetta per raggiungere il centro della città. E’ utopia?


di Giovanna Di Monte

I

n un quadro di desolante frustrazione collettiva che si alimenta di una crisi economica e sociale senza precedenti, in una dimensione in cui sussistono condizioni favorevoli all’abbrutimento sociale, in un Paese in cui la politica, strettamente ancorata ai due paradigmi per eccellenza, demagogia e ideologia, non rappresenta più il riferimento, ma la perdita totale di equilibrio, ecco un riverbero, uno spiraglio, una possibilità, un“Movimento per la sinistra”

che segna una svolta epocale nella storia della politica italiana. Il 24 e il 25 gennaio scorso, a Chianciano, il gruppo di Rifondazione per la sinistra, l’area del PRC che fa capo a Vendola, dà l’addio a Rifondazione Comunista e avvia il processo costituente della Sinistra.

Diritti che si guadagnano e Diritti che si perdono Non è vero che i sogni non si realizzano e sono destinati a rimanere nel limbo delle aspettative umane. E’ accaduto che una scena nuova è apparsa sulla ribalta del teatro del mondo e la prospettiva è cambiata. Il semplice e umano presidente Obama incide una sigla su tre protocolli formali, soltanto fino a ieri immateriali ed eterei, insegnando ai protagonisti dei destini dei popoli che si può osare e si deve agire adesso. Le prigioni di Guantanamo chiudono. E con loro si chiude una pagina di vergogna e sofferenza; si apre uno spiraglio di speranza a nuove generazioni che hanno sete di capire perché devono perennemente soggiacere al ricatto dello strapotere burocratico e criminale delle oligarchie della Terra. In tanti vogliono, e vogliamo poter decidere ed affermarci in una nuova dimensione morale e sentimentale, umanizzando ogni relazione sociale ed ogni connessione con gli altri. Vogliamo crescere ed invecchiare padroni della nostra vita con tutte le spigolature che si snodano lungo il suo percorso. Per diritti che si guadagnano, purtroppo, vi sono diritti che si strozzano e che muoiono con le vite umane. Il Medio Oriente continua ad essere fustigato senza fine, con diritti che non sono mai esistiti e che non imbrattano neanche più carte sporche del sangue di bambini vittime inermi del massacro. La Cecenia paga con l’assassinio di un’altra giornalista, Anastasiya Baburova, e di un avvocato Stanislav Markelov, rei di lottare e denunciare con un informazione libera ed indipendente un sistema di potere centrale brutale e sanguinario. Un invito resta in una riflessione comune: raccogliere i fili di un cambiamento sano ed autentico per non fermare il forte vento dei diritti che spira d’oltre oceano.

Si tratta di un progetto di ampio respiro che mira alla costituzione di un soggetto unico la cui base portante è l’idea di una sinistra unita e plurale che si spinga oltre schemi ideologici precostituiti. In sintesi una parte consistente del PRC, ha deciso di uscirne, di mettersi in discussione e di ricominciare, ma non per fondare un nuovo partito come ha spiegato lo stesso leader del movimento, Vendola, nella relazione conclusiva della due giorni di Chianciano: “Abbiamo aperto la porta della nostra casa, e qui, a Chianciano, abbiamo deciso di uscire fuori, di cominciare non un partito, di cominciare un partire”. L’intenzione, dunque, è quella di avviare un processo che nel tempo, porterà alla costituente di un nuovo soggetto di sinistra di cui la sigla MPS (provvisoria) e le prossime elezioni europee non sono che una tappa. In questo percorso sembra profilarsi una nuova idea di politica in cui “i dubbi e le inquietudini non saranno mai messi al bando”, in cui “la radicalità è andare alla radice delle cose, non sublimare la realtà dentro una retorica del comunismo come avvento, del comunismo come identità, autoreferenziale, ossessionata dalle proprie

storie e dal bisogno di esistere”, in cui il lavoro rappresenta l’indice del reale funzionamento dell’organizzazione sociale e non una sorta di elemosina sociale, “quel lavoro che fonda il carattere democratico della repubblica, il lavoro che non è merce povera e sporca, che non è grezza dimensione biologica, ma il lavoro che è racconto sociale. E dentro al lavoro, la lotta per la libertà”. Una politica come lotta contro le solitudini frutto della “società della paura”: “la solitudine del sud che si è rassegnata al suo silenzio”, la solitudine degli operai,dei diversamente abili, la solitudine degl immigrati che sono poveri ma di una povertà stravolta nel senso perché “siamo assuefatti alla costruzione di un’immagine deviante di tutto ciò che è povertà: la povertà minaccia questo mondo, la povertà è una colpa, la povertà è un reato”. A fronte di questa condizione di profonda solitudine sociale la sinistra ha intenzione di attuare una sorta di azione terapeutica collettiva contro la paura, contro il disagio, gettando le basi di una rinascita sociale, di una rinascita dell’uomo, a partire da una parola: amore. “C’era nei Minima moralia un aforisma di Adorno secondo cui è questione politica persino la parola amore. Dice così: «amore significa scorgere il simile nel dissimile», ed è un bel terreno di ricerca […]. Noi vogliamo costruire l’uguaglianza delle diversità”. Finalmente le teorizzazioni un pò astratte su quell’ideale “svolta a sinistra” evolvono in azioni sostanziali la cui massima aspirazione è la messa in atto di un pensiero etico: quello “di fare la sinistra che parla di un popolo, che parla a un popolo, che dà speranza, che organizza le lotte, che accumula forze, che ha significato, che segna la storia del Paese”, ma soprattutto quello di “fare politica perché si vuol bene alla gente”. E’ una sfida ardua, ma: “Amo, sogno e non ho paura !”

continua da pag. 2 …concrete, credibili e sopratutto alternative alla non-cultura imperante. Il 6 febbraio ad esempio, il governatore della Puglia Nichi Vendola ha risposto al decreto del Governo imponendo il no perentorio della Regione Puglia alla delazione da parte dei medici di base ai danni degli immigrati, pena l’impossibilità di sottoscrivere accordi con la Regione. La stessa amministrazione regionale pugliese che ha imposto alla Riva di Taranto l'abbattimento delle emissioni in atmosfera dei fumi industriali che hanno reso Taranto una delle città più inquinate d'Europa con un aumento vertiginoso dei casi di tumore tra la popolazione.

Ebbene, queste sono risposte credibili! Queste potrebbero essere le risposte che vogliamo da chi si proporrà di governare la Campania e prima ancora l'Europa. Il popolo italiano non ha bisogno di una sinistra che in preda a crisi d'identità continui a ripetersi e a ripeterci chi è. Il popolo italiano ha bisogno di una sinistra che abbia idee chiare e che sopratutto le metta in pratica.

Una nuova partenza, non una scissione. di Gabriele Vedova* di Grazia della Volpe

A

“ ttiva cittadina nella fertilissima piana dell’entroterra di Napoli, importante nodo di comunicazione; è patria dei musicisti N. Iommelli e D. Cimarosa”. Così é argomentata la voce Aversa sulla nuova guida del TCI., ma Aversa non è soltanto questo. Oggi è conoscenza di tutti che la nostra città sia stata la prima contea normanna del mezzogiorno, una conoscenza forse non realmente accompagnata dalla coscienza di quanto questo primato sia stato importante. Aversa, fondata tra il 1029/30, per i suoi primi 125 anni si sviluppa grazie all’operato di 12 conti, ricoprendo un ruolo da protagonista attivo nelle vicende del frammentario mezzogiorno italiano; prima di confondere la sua storia, seppur sempre attiva, con la storia del regno. Si respira, ancora oggi passeggiando all’interno del duomo, il cavalleresco spirito di un crociato o il pio entusiasmo di un monaco che solo “una rovina” medioevale può ispirare. E si dice che il medioevo sia stato un secolo buio! Quello? E quello che Aversa vive oggi cos’è un momento illuminato? Non sembra! Oggi Aversa cos’è? Una città che ha perso completamente di credibilità nelle relazioni con gli altri comuni, quando nel buio medioevo era un soggetto di cui tener conto: ci meritiamo di più. Aversa oggi è un consigliere che aggredisce malmenando un libe-

ro cittadino che, seppur con forza, si è guadagnato uno spazio per esternare la sua disperazione in consiglio comunale: ci meritiamo di più; è un sindaco che ride costantemente e deride la collettività quando questa nel tentativo di “darsi da fare” incappa nel suo “non voler – saper fare niente”: ci meritiamo di più.

Aversa, oggi, è una pletora di consiglieri, eletti sicuramente con mirabili numeri, che stanno lì a rappresentare solo se stessi, qualche loro interesse, alle volte anche minimo purché ci sia da sgraffignare qualcosa, ma principalmente che stanno lì per soddisfare un bisogno di presenzialismo e di passerella, Aversa oggi è anche quei consiglieri che comunque vadano gli esiti elettorali stanno sempre in maggioranza: che dite ? Ci meritia-

partita a scacchi, dove le mosse sono molteplici, ma le pedine sempre le stesse. In 18 mesi di amministrazione abbiamo assistito ad un momento di apparente deontologia politica: le dimissioni della giunta formatasi all’indomani delle elezioni di maggio. Perché apparente? Perché successivamente al periodo della sedicente giunta tecnica, quegli stessi nomi dimessisi, hanno riaccettato gli incarichi che avevano fintamente lasciato un pò di tempo prima. È correttezza questa nei confronti dell’elettorato? Aversa oggi è la classe dirigente che ben si riconosce in quel: “non è di mia competenza”, che ogni cittadino si è sentito sicuramente ripetere, di quello scarica barile che si attiva mentre il cittadino cerca di associare le competenze ai soggetti, in un enigmatico gioco di “riordina le sequenze”, tenendo sempre presente che nel blocco enigmistico ci hanno inserito le vite di tutti noi. Qui ci troviamo davanti alla concreta confutazione di ogni lettura progressista ed evolutiva della storia, visto il nostro ricco passato; ma quale evoluzione? Per dirla in modo più verace qui invece di andare avanti stiamo andando indietro, non vi pare? E allora ci meritiamo di più?

Vorrei affidare a queste poche righe alcuni pensieri che spero possano chiarire la scelta di dimettermi da segretario cittadino e lasciare Rifondazione comunista. Ho militato nel PRC per circa dieci anni e credo che qualsiasi sentimento che non sia di stima e di affetto, nei confronti dei compagni che ho conosciuto e che mi hanno visto crescere, sarebbe quantomeno ingeneroso. Lascio un partito “irriconoscibile”, come lo ha recentemente definito Bertinotti, un partito ossessionato dall'ansia di auto-certificare quotidianamente la propria “identità” comunista, un partito confuso, stretto fra estremismi e settarismi velleitari, per il quale la prospettiva di poter un giorno ritornare a governare è un incubo da allontanare in fretta, un partito che guarda dubbioso e con mille distinguo all'elezione, rivoluzionaria in sé, di Obama, ma che profonde passione e mostra sicurezza se si torna a discutere dell'utilità della caduta del muro di Berlino. La politica, e con essa la sinistra, attraversa una crisi difficile, importante. Credo sia il momento di rimettersi in discussione, abbandonare “le segrete stanze”, i ruoli svuotati di senso, le discussioni fra addetti ai lavori e i tanti singoli orticelli ormai desertificati per provare a navigare in mare aperto. Con coraggio. Aderisco al progetto-percorso inaugurato da Vendola ma non lo vivo come una scissione, solo come un nuovo, entusiasmante e arduo partire. Non esco da Rifondazione per fondare l'ennesimo micro partito. Non avrebbe alcun senso. Ho voglia di dedicare le mie energie alla costruzione, paziente, di quella nuova sinistra di cui per tanto tempo abbiamo parlato e congetturato; ho voglia di continuare, con maggiore impegno, a dedicarmi al territorio in cui vivo, e ai mille problemi da cui continua ad essere attanagliato. Abbiamo bisogno, per ripartire, di convinzione, entusiasmo, voglia di ascoltare e di ritrovare luoghi di discussione diversi, "altri". In questo senso lascio Rifondazione: non per tornare a badare alle mie faccende personali, ma per dedicarmi, con maggiore impegno e senza rendite di posizione, alla costruzione di una Sinistra (senza aggettivi) diversa da quella che abbiamo conosciuto, non velleitariamente estremista ma concreta, moderna e consistente, aperta e credibile. *ex segretario di Rifondazione Comunista di Aversa

Avversa  

Giornalino sfogliabile