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INSERTO SPECIALE 31 LUGLIO 2011

“La famiglia genera la vita”. E’ il titolo della seconda catechesi in preparazione all’Incontro mondiale. Una riflessione in cui si intrecciano il grande tema della sessualità, della differenza di genere e dell’incontro tra maschile e femminile. Un momento “magico” che diventa ponte verso il futuro. Una sintesi che abbraccia generatività e fecondità (in senso biologico e spirituale), impegno educativo e sociale. Nell’incontro tra uomo e donna la parola di Dio diventa linguaggio umano, scelta e responsabilità, dono e mistero. La dimensione personale s’allarga alla vita di coppia, alla società e al mondo. In quel primo sguardo c’è già il respiro dell’universale.


FAMIGLIA, GERM LA SECONDA CATECHESI: LA FAMIGLIA GENERA LA VITA

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erché Dio ha creato l’uomo e la donna? Perché ha voluto che nella coppia umana, più che in ogni altra creatura, brillasse la sua immagine? L’uomo e la donna che si amano, con tutto se stessi, sono la culla che Dio ha scelto per deporvi il Suo amore, affinché ogni figlio e ogni figlia che nascono al mondo possano conoscerlo, accoglierlo e viverlo, di generazione in generazione, dando lode al Creatore. Dio ha creato l’uomo e la donna pari nella dignità eppure differenti: maschio l’uno, femmina l’altra. La somiglianza unita alla differenza sessuale permette ai due di entrare in dialogo crea-

tivo, stringendo un’alleanza di vita. La famiglia nasce dalla coppia pensata, nella sua stessa differenza sessuata, a immagine del Dio dell’alleanza. In essa il linguaggio del corpo ha grande rilievo, racconta qualcosa di Dio stesso. L’alleanza che un uomo e una donna, nella loro differenza e complementarietà, sono chiamati vivere è a immagine e somiglianza del Dio alleato del suo popolo. Il corpo femminile è predisposto per desiderare e accogliere il corpo maschile e viceversa, ma lo stesso, prima ancora, vale per la «mente» e il «cuore». L’incontro con una persona dell’altro sesso suscita sempre curiosità, apprezzamento, desiderio di farsi notare, di dare il meglio di sé, di mostrare il proprio valore, di prendersi cura, di proteggere…; è un incontro sempre dinamico, carico di energia positiva, poiché nella relazione con l’altro/a sco-

LE DOMANDE PER LA COPPIA Speciale IMF 31 luglio 2011

■ Come viviamo il desiderio e la tenerezza nella nostra relazione? ■ Quali ostacoli intralciano il nostro cammino di alleanza profonda? ■ Il nostro amore di coppia è aperto ai figli, alla società e alla chiesa? ■ Quale piccola decisione possiamo prendere per migliorare la nostra intesa?

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PER IL GRUPPO FAMILIARE E LA COMUNITÀ ■ Come promuovere nella nostra comunità il valore dell’amore sponsale? ■ Come favorire la comunicazione e l’aiuto reciproco tra le famiglie? ■ Come aiutare coloro che sono in difficoltà nella vita di coppia e di famiglia?


MOGLIO DI FUTURO realizza il suo destino a servizio della creazione e, divenendo sempre più simile al suo Creatore, percorre il cammino verso la santità. L’AMORE, SORGENTE E ANIMA DELLA VITA FAMILIARE

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a comunione coniugale costituisce il fondamento sul quale si viene edificando la più ampia comunione della famiglia, dei genitori e dei figli, dei fratelli e delle sorelle tra loro, dei parenti e di altri familiari. Tale comunione si radica nei legami naturali della carne e del sangue, e si sviluppa trovando il suo perfezionamento propriamente umano nell’instaurarsi e nel maturare dei legami ancora più profondi e ricchi dello spirito: l’amore, che anima i rapporti interpersonali dei diversi membri della famiglia, costituisce la forza interiore che plasma e vivifica la comunione e la comunità familiare. La famiglia cristiana è poi chiamata a fare l’esperienza di una nuova comunione, che perfeziona quella naturale e umana. In realtà, la grazia di Gesù Cristo, «il Primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29), è per sua natura e interiore dinamismo una «grazia di fraternità», come la chiama san Tommaso d’Aquino (S. Th. II· II·, 14, 2, ad 4). Lo Spirito Santo, effuso nella celebrazione dei sacramenti, è la radice viva e l’alimento inesauribile della soprannaturale comunione che raccoglie e vincola i credenti con Cristo e tra loro nell’unità della Chiesa di Dio. Una rivelazione e attuazione specifica della comunione ecclesiale è costituita dalla famiglia cristiana, che anche per questo può e deve dirsi «Chiesa domestica» (LG, 11; cfr. AA, 11). Tutti i membri della famiglia, ognuno secondo il proprio dono, hanno la grazia e la responsabilità di costruire, giorno per giorno, la comunione delle persone, facendo della famiglia una «scuola di umanità più completa e più ricca»: (GS, 52) è quanto avviene con la cura e l’amore verso i piccoli, gli ammalati e gli anziani; col servizio reciproco di tutti i giorni; con la condivisione dei beni, delle gioie e delle sofferenze. [Familiaris Consortio, 21]

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priamo e sviluppiamo noi stessi. L’identità maschile e femminile risalta specialmente quando tra lui e lei sorge la meraviglia per l’incontro e il desiderio di stabilire un legame. Contrariamente a quello che sostiene l’ideologia del gender, la differenza dei due sessi è molto importante. È il presupposto perché ognuno possa sviluppare la propria umanità nella relazione e nell’interazione con l’altro. Mentre i due coniugi si donano totalmente l’uno all’altro, insieme si donano anche ai figli che potrebbero nascere. Tale dinamica del dono viene impoverita ogni qual volta si fa un uso egoistico della sessualità, escludendo ogni apertura alla vita. La donna e l’uomo sono l’una per l’altro un «aiuto» che «sta di fronte», sostiene, condivide, comunica, escludendo qualsiasi forma di inferiorità o di superiorità. La pari dignità tra uomo e donna non ammette alcuna gerarchia e, nello stesso tempo, non esclude la differenza. La differenza consente a uomo e donna di stringersi in alleanza e l’alleanza li rende saldi. L’uomo e la donna che si amano nel desiderio e nella tenerezza dei corpi, come pure nella profondità del dialogo, divengono alleati che si riconoscono l’uno grazie all’altra, mantengono la parola data e sono fedeli al patto, si sostengono per realizzare quella somiglianza con Dio a cui, come maschio e femmina, sono chiamati fin dalla fondazione del mondo. Lungo il cammino della vita approfondiscono il linguaggio del corpo e della parola, poiché di entrambi c’è bisogno quanto dell’aria e dell’acqua. Uomo e donna devono evitare le insidie del silenzio, della distanza e dell’incomprensione. Non di rado i ritmi lavorativi, quando divengono estenuanti, sottraggono tempo ed energie alla cura della relazione tra gli sposi: c’è bisogno allora del tempo della festa che celebra l’alleanza e la vita. Nella coppia vi è meraviglia, accoglienza, dedizione, sollievo all’infelicità e alla solitudine, alleanza e gratitudine per le opere meravigliose di Dio. E così essa si fa terreno buono dove la vita umana viene seminata, germoglia e viene alla luce. Luogo di vita, luogo di Dio: la coppia umana, accogliendo insieme l’una e l’Altro,


«L’INCONTRO CON UNA PERSONA DELL’ALTRO SESSO SUSCITA SEMPRE CURIOSITÀ, APPREZZAMENTO,

DESIDERIO DI FARSI NOTARE, DI DARE IL MEGLIO DI SÉ… È UN INCONTRO SEMPRE

SOLO SE MI CONOSCO

TI POSSO INCONTRARE

UNA VITA... A MODO MIO/2 «Nel rapporto con gli altri – sostiene il poeta Franco Loi – è indispensabile imparare a guardarsi in profondità e riconoscere in se stessi quei limiti che potrebbero essere elementi di contrasto. Soltanto in questo modo è possibile un incontro autentico» di Paola Tettamanzi

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Speciale IMF 31 luglio 2011

ngaretti, Montale, Schopenhauer. I primi nomi che balzano all’occhio. I primi tre delle decine e decine di volumi che occhieggiano da improbabili collocazioni sopra scaffali straripanti di libri. In delicatissimo e fragile equilibrio. A sfidare sbeffeggianti il rigore intransigente della legge di gravità. Biglietto di presentazione e insieme limpido specchio di una delle convinzioni più profonde del loro appassionato custode. «Molte persone pensano che la scienza e la razionalità siano in grado di spiegare tutto – riflette sorridendo Franco Loi -. Che grande sciocchezza». E in risposta a questo pensiero stonato che imbastardisce le riflessioni di tanta gente, il grande poeta ama ricordare Einstein: “Non si perviene alle leggi universali per via logica, ma per intuizione… L’intuizione

non la facciamo noi ma è possibile nel rapporto simpatetico con l’esperienza”. Che sarebbe come dire che solo l’accordo profondo, la partecipazione spesso sotterranea ma viscerale, l’intensa complicità amorosa con ciò che ci circonda, riesce a far scaturire l’intuizione che genera la conoscenza. Accade allo scienziato che indaga il caleidoscopico manifestarsi dei principi regolatori del cosmo. È inevitabile per il poeta che si trova a seguire il pensiero che prepotentemente quanto improvvisamente si affaccia nel suo animo: “I’ mi son un, che quando/ Amor mi spira, noto, e a quel modo/ ch’e’ ditta dentro vo significando” scriveva Dante nel XXIV canto del Purgatorio, rispondendo alla curiosità di Bonagiunta. Succede regolarmente al filosofo. “Non è lui che filosofa – precisava Bene-


DINAMICO, CARICO DI ENERGIA POSITIVA, POICHÉ NELLA RELAZIONE CON L’ALTRO\A

SCOPRIAMO E SVILUPPIAMO NOI STESSI» (dalla seconda catechesi in preparazione dell’Incontro mondiale delle famiglie) detto Croce – ma è Dio o la natura. Anzi, meglio, è la cosa che pensa a se stessa in lui”. E tutto questo accade talvolta anche nei rapporti umani. È l’intreccio della nostra peculiarità con quella di chi ci sta di fronte. È la partecipazione spontanea e imprevista a un destino di cui, fino a pochi istanti prima si ignorava quasi tutto, varcando quel confine ideale che in questi casi impedisce di distinguere dove comincia l’io e dove finisce il tu. «Nella vita si può entrare in contatto con tante persone, a volte tantissime – continua con fare disincantato Franco Loi – senza però incontrarsi mai. L’incontro poi, là dove avviene, ha caratteristiche diverse a seconda del tempo, dell’età, delle circostanze. Ad esempio, io penso che il primo della mia vita sia avvenuto quando avevo solo quattro anni e lei la mia stessa età. Vivevo a Genova e Marisa, questo il suo nome, abitava in una delle tipiche case dei carrugi della città ligure. Un’abitazione stretta e buia, come angusti e ombrosi erano i vicoli del centro sui quali si affacciavano i bassi. Marisa dormiva nel sottoscala. Una brandina al posto del letto. Un giorno – prosegue il poeta - mentre i nostri genitori parlavano seduti al tavolo della cucina, noi sulla brandina ci siamo abbracciati forte. Ed è stato come se mi abbracciasse la mamma. È stato il mio primo incontro con

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amore, la natura, la città che cambia, la vita quotidiana, l’amicizia, le tradizioni che sfumano sono le suggestioni che si ritrovano nella poesia di Franco Loi, nato a Genova nel 1930 da famiglia di origine sarda e trasferitosi a Milano nel 1937. Della sua città natale e di quella d’adozione, che dopo tanti anni considera a buon diritto pienamente “sua”, trasferisce nella poesia suoni e richiami. I puristi del dialetto milanese sostengono che quella di Loi è una lingua meticcia, un intreccio di reminescenze che si confondono fino a formare una nuovo lessico. Lui concorda, ma in fondo non se ne preoccupa troppo, consapevole che nessuna lingua può rimanere ingessata nei secoli, pena la condanna a morte. Con questo dialetto scrive poesie da quasi quarant’anni. Tante le composizioni di successo. Da “Stròlegh” (Einaudi, 1975) a “L’Angel” (Edizioni San Marco dei Giustiniani, 1981), a “L’aria de la memoria” (Einaudi, 2005) Tra i numerosi premi vinti il “Nonnino”, il “Librex Montale” e il “Brancati” nel 2008 con il libro “Voci d’osteria”. E’ stato insignito anche dell’Ambrogino d’oro.

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TRA GENOVA E MILANO UNA VOCE FUORI DAL CORO


Speciale IMF 26 giugno 2011

l’altro. Un abbraccio così affettuoso e così vero che mi sembrò riempisse in un istante tutte le carenze affettive del rapporto con mia madre». A distanza di molti anni poi, a Milano, l’incontro della vita: Silvana. L’inizio degli anni Cinquanta. L’effervescenza dei progetti, lo scoppiettare delle iniziative audaci, l’entusiasmo delle nuove conoscenze, la fedeltà alle amicizie di vecchia data. Giulio Trasanna, poeta e scrittore, è una di queste. Forse non solo “una”, ma “la”. Con una sorella che abita nei pressi di Porta Vittoria. Silvana, 14 anni appena compiuti, è l’inquilina dell’appartamento di fronte, sullo stesso pianerottolo. Incontri casuali per le scale, saluti frettolosi, scambi veloci di battute, sospiri rassegnati davanti a un impossibile compito di letteratura da eseguire per il giorno dopo. «Ho io chi potrebbe veramente dirti tutto su Leopardi e aiutarti a svolgere il tema», suggerisce Giulio alla ragazza. Detto fatto. Ed è così che Silvana entra nella vita di Franco. «Quando l’ho vista me ne sono innamorato subito – racconta sorridendo, ripensando al passato il grande interprete della poesia milanese –. Nei suoi occhi ho intuito l’intelligenza, la fermezza, ma soprattutto un cuore straordinario. L’incontro con lei è stato fondamentale e ha segnato tutta la mia vita». Un primo appuntamento qualche giorno dopo a Palazzo Reale ad ammirare una mostra di Picasso e poi un lungo silenzio. Silvana parte alla volta dell’Inghilterra con una borsa di studio e poi, per vari anni, le loro strade non si incrociano più. È nuovamente una mostra, questa volta alla Galleria Bergamini, a ristabilire il contatto. “L’intuizione” di tanti anni prima si trasforma rapidamente in certezza e la dichiarazione, in ginocchio, proprio come nelle scene dei più romantici film d’amore, avviene a casa di Beniamino Dal Fabbro, allora critico musicale del Giorno. E segna il punto di partenza di un lungo viaggio a due che, dopo oltre mezzo secolo, ancora continua. E offre ogni giorno inaspettati stimoli. «Innamorarsi. Cosa significa? Che cos’è l’innamoramento? Tante, tante cose diverse e tutte insieme – si sofferma a ri-

LA POESIA Quandu? e quand amô, silvana spusa? e quand ma se vör dì, se streppa l’anema quèl speccenâss del bell ura che sfrusa? Oh arbur, arbur növ che se renöva, bràscium a l’aria giùin, farlüscum olt! al ref del sû par lì quasi töva quel nient d’un camenà tra i gent missolt… Oh mia cumbibbia d’un magister sû, quanti silensi, e vus, straness del folt! quand? oh, pagüra tì cum’un mì vu, che quèla lüna magra aj sbanf del cör l’è cum’i laver tò che a tas je su… Quando? e quando ancora, silvana sposa?\ e quando cosa vuol dire, se strappa l’anima\ quello spettinarsi del bello nell’ora che fugge?\ Oh albero, albero nuovo che si rinnova,\ abbracciami all’aria giovane, confondimi in alto!\ al filo del sole che sembra quasi prenda\ quel niente d’un camminare tra la gente che s’affolla…\ Oh mia bevuta con gli amici di un sole maestro\ quanti silenzi, e voci, stranezze del bosco!\ quando? oh paura tu come un io vado,\ che quella luna magra agli spasmi del cuore\ è come le labbra tue che nel tacere conosco…


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Franco Loi in un’immagine di qualche anno fa e due scorci di quella “vecchia Milano” da lui tanto amata e che, in più occasioni, è diventata spunto per le sue liriche

flettere Franco Loi – . Difficili da spiegare e da spiegarsi. Passeggiando in un roseto, ad esempio, si viene avvolti da una sventagliata di profumi tutti inebrianti. E bersagliati da una granata di colori affascinanti. Eppure lo sguardo e l’attenzione vengono attratti da una sola rosa e non dagli altri fiori. Perché? C’è una sollecitazione dentro di noi che ci porta verso quella e non un’altra. Il movimento d’amore è un impulso verso l’essenza generale – continua il poeta –. È ciò che si può chiamare in senso lato amore per la vita. Tutti ce l’hanno, ma molti, troppi, non se ne accorgono. Perché gli incontri veri si verificano solo se si è molto attenti. Soprattutto molto attenti a se stessi nel cercare di conoscersi sempre più profondamente». Un lavoro incessante di introspezione, faticoso, spesso frustrante, ma indispensabile se il desiderio è quello di aprirsi agli altri nella verità. «Dentro ciascuno di noi convivono due impulsi importanti e complementari – si sofferma ad analizzare Franco Loi – quello spirituale e quello carnale. Di questo è importante averne coscienza per poterlo guidare con un pensiero maturo. L’altro è così profondo che, se non viene indagato, rimane sconosciuto. Purtroppo tanta gente dorme, si accontenta delle percezioni superficiali». Come quando da adolescenti qualcuno ci attribuisce una caratteristica, il più delle volte legata ad aspetti esteriori e apparenti, e la stessa viene invece assunta come determinante. Ritenuta sempre valida, costante, inossidabile. E refrattaria anche al più piccolo tentativo di approfondimento. «È indispensabile invece una ricerca incessante della verità interiore che è racchiusa in ciascuno di noi e che ci permette di avvertire l’impulso spirituale che ci muove dal di dentro. Nel rapporto uomo-donna, solo chi ha imparato a guardarsi in profondità e riconoscere in se stesso quei limiti che potrebbero essere elementi di contrasto, è capace di un incontro autentico. In caso contrario – conclude il poeta - ciò che si verifica è una specie di attrito latente che mina il cardine primo su cui si fonda ogni rapporto e la società intera, cioè l’accettazione dell’altro al posto del trionfo dell’ego a tutti i costi». ◆


APPUNTAMENTO A

Dieci storie. Dieci pellicole d’autore. Dieci modi diversi di leggere le catechesi che guideranno le famiglie verso l’Incontro mondiale di Milano. È il percorso del Filmfamily, il cineforum che si dislocherà tra le sale parrocchiali del capoluogo lombardo a partire da ottobre di Chiara Pelizzoni

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Speciale IMF 26 giugno 2011

ealizzare un film non è altro che raccontare una storia – diceva Alfred Hitchcock – e, ovviamente, la storia deve essere buona». Facile a dirsi, forse un po’ meno a farsi; certo, però, quando un film racconta una storia e quella storia è buona, lì si realizza la miglior sintesi, quella più alta, assoluta e condivisibile: la sintesi più propria del cinema, con cui una pellicola sa diventare storia di tante storie. Per questo la Fondazione Milano Famiglie 2012 in collaborazione con l’Associazione cattolica esercenti cinema della diocesi di Milano (Acec) ha scelto, per vivere il cammino che porterà il capoluogo lombardo ad accogliere Benedetto XVI dal 29 maggio al 3 giugno del prossimo anno, di suggerire tra le tante iniziative anche un percorso di cineforum, Filmfamily, che si dislocherà tra le sale della comunità e i cinema parrocchiali. Un vero e proprio percorso cinematografico, che prenderà il via a ottobre, nato con l’obiettivo di parlare di famiglia, lavoro e festa, i temi stessi delle catechesi, testo base sul quale la Chiesa

universale è chiamata a prepararsi aspettando Milano. La selezione dei film è stata operata in base a criteri diversi, primo fra tutti che la pellicola racconti in modo esemplare un aspetto specifico di ogni catechesi. Il progetto mira a cavalcare la capacità insita nel cinema di suggerire riflessioni senza imporle, di raccogliere e mediare sguardi e sensibilità diversi, di farsi catalizzatore di momenti spontanei di socialità. Di qui la scelta dei dieci film, tutti dell’ultima stagione, più un outsider, The Tree of Life di Terrence Malik, vincitore della Palma d’oro a Cannes 2011, cornice stilistica e “morale” del percorso. Film accompagnati, per una migliore comprensione, da schede ricche e approfondite, curate da Cinema in prospettiva: “cassette degli attrezzi” dove trovare strumenti di lavoro, arricchimento, riflessione o suggestione per chi decidesse di abbracciare l’iniziativa. «Si tratterà di schede dal taglio pastorale – spiega Arianna Prevedello che, con don Gianluca Bernardini, ne ha coordinato e curato la stesura –, volte (questa l’originalità del progetto) a indagare ogni film con una sensi-


AL CINEMA

bilità ecclesiale ed educativa, ma nello stesso tempo renderlo di immediata fruizione grazie a tutti gli strumenti che offre la tecnologia». Ed ecco allora che ogni scheda ha una tag, una parola chiave che indica il cuore pulsante del film a livello tematico. E poi un sms che racconta il film in 160 caratteri, un focus, cioè un riferimento immediato alla catechesi che si vuole raccontare attraverso qualche riga di citazione e ancora i credits tecnici, una serie di snodi che permettono di entrare in profondità nel film e offrono spunti spendibili anche per una discussione in gruppo. A questo scopo, peraltro, le schede saranno accessibili a tutti e scaricabili già da metà settembre sul sito dell’Incontro www.family2012.com e su quello della diocesi chiesadimilano.it e Acec: in questo modo potranno essere distribuite nelle sale parrocchiali, ai gruppi di pastorale

familiare e a tutti i “privati” che decidano di vedere i film a casa da soli o in compagnia. La proposta del Filmfamily si apre con American Life e la ricerca di una giovane coppia della culla perfetta, passa per Io sono con te di Guido Chiesa, su Maria giovane ragazza, Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne e, tra gli altri, un’esperienza fortemente orientata ai più piccoli con La prima stella, centrato soprattutto sul racconto del momento della festa. Una proposta che spazia dalle commedie ai film drammatici, alle opere prime, dalla cinematografia italiana a quella americana: perché le sale parrocchiali, luogo di incontro per eccellenza con le esigenze e con la sensibilità della comunità, diventino anche luogo di partecipazione e mediazione dei contenuti delle catechesi moltiplicandone, attraverso il cinema, la conoscenza. ◆

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I dieci titoli nell’ordine in cui saranno proposti. 1. La nostra vita 2. La prima stella 3. Io sono con te 4. In un mondo migliore 5. American life 6. Il ragazzo con la bicicletta 7. Another year 8. Il gioiellino 9. Angele et Tony 10. We want sex Fuori percorso: The tree of life


La famiglia come organo di partito, funzionale agli obiettivi e alle necessitĂ  del Paese: prima di espansione demografica e di forza-lavoro, poi di riduzione della natalitĂ  e di benessere individuale. Viaggio nelle contraddizioni della Cina di Stefano Vecchia


glia erano direttamente proporzionali alla classe di appartenenza: proprietari terrieri e funzionari governativi potevano concedersi le famiglie più numerose, i contadini poveri un numero ridotti di bocche da sfamare, a volte costretti a vendere le figlie come concubine o prostitute. I braccianti agricoli, al più basso livello socio-economico, non potevano nemmeno permettersi di sposarsi e di avere una famiglia propria. Il comunismo ha gradualmente modificato questo stato di cose, ma ancor più ha fatto l’accelerazione dello sviluppo economico negli ultimi trent’anni. Con la riforma agraria avviata alla fine degli anni Settanta, la crescita dell’economia rurale e la commercializzazione dei prodotti, in Cina è cresciuto il ruolo della tecnologia e s’è ridotto quella della forza-lavoro. Al punto che negli anni successivi gradualmente i contadini, ancora la parte più numerosa della popolazione, hanno cominciato ad orientarsi verso una prole meno numerosa. Nel 1987, la maggior parte dei nuclei familiari si erano oramai avvicinati alla situazione dei coltivatori con terra dei tempi antichi, con famiglie di 5-6 persone basate sul matrimonio tra un figlio adulto e una donna adulta che entrava nel nucleo familiare; un’entità che escludeva in linea di principio eliminazione delle femmine alla nascita, concubinaggio, vendita dei minori. L’accresciuta speranza di vita, d’altra

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cittadini dell’immensa Cina, attorno ormai a 1,4 miliardi di individui, si muovono oggi tra strutture dettate dalla tradizione e dal partito unico, che ne determinano non solo diritti e possibilità di benessere, ma anche comportamenti sociali, partecipazione e demografia. La famiglia è formalmente tutelata nella Costituzione del 1982, ma come la donna – che Mao Zedong definì l’“altra metà del Cielo” – ha vissuto e vive secondo direttive, necessità e obiettivi di governo. In passato, la famiglia garantiva a ciascuno il necessario nel presente e la sicurezza per il futuro. Funzioni garantite oggi dallo Stato. Di conseguenza, il ruolo della famiglia è cambiato drasticamente, ma resta comunque importante. Non a caso, la legge impegna i cinesi a sostenere i familiari in età avanzata oppure in difficoltà, con lo Stato in funzione suppletiva. Inevitabilmente, oggigiorno sono le famiglie con un maggior numero di persone con reddito e i single in età adulta a godere di maggior benessere. Sono questi due modelli opposti che in parte dettano e in parte subiscono le tendenze rispetto al matrimonio, ai figli, alle occasioni di incontro e convivenza tra i sessi, alla tendenza a un benessere che sempre più si fa prima individuale e poi collettivo. Per secoli prima della presa di potere dei comunisti nel 1949, le dimensioni e la struttura della fami-


parte, garantiva che i bambini sopravvivessero in numero crescente fino all’età adulta e che molti adulti arrivassero a 60 o 70 anni d’età. Negli anni Ottanta un numero sempre maggiore di famiglie contadine poterono realizzare il sogno confuciano di tre generazioni conviventi sotto lo stesso tetto. Drastico anche il calo del numero di orfani e di vedove e vedovi giovani o di mezza età. I single di sesso maschile diventarono pochi e il divorzio, benché possibile, una rarità. Una situazione che doveva durare finché, in anni recenti e ancor più oggi, la “politica del figlio unico” non ha cominciato a mostrare i suoi effetti più deleteri. Il drastico crollo della natalità, da cinque figli per donna fertile all’inizio degli anni Settanta a 1,8 nel 2008, ha indubbiamente consentito un rallentamento della crescita demografica, ma presenta un conto pesante: 13 milioni di aborti legali ogni anno, uno sbilanciamento tra i sessi a favore dei maschi che ha numeri drammatici (113

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maschi contro 100 femmine, a fonte di una media mondiale di 100 maschi per 104 femmine); decine di milioni di cinesi non registrati alla nascita e quindi senza documenti e senza diritti. Le femmine viste un tempo come un fardello per le famiglie numerose, lo restano oggi per le minori possibilità d’istruzione e d’impiego. «L’ineguaglianza di genere si riscontra ovunque: dagli aborti selettivi alla preferenze dei datori di lavoro per i diplomati maschi», sostiene Liu Bohong, vicedirettore per gli studi sulla condizione femminile della Federazione delle donne cinesi. Che occorra correre ai ripari, sono le stesse autorità ad ammetterlo; in che modo questo possa essere fatto contraddicendo se stesse e senza mettere a rischio una tendenza alla famiglia mononucleare e alla disaffezione crescente (soprattutto femminile) verso il matrimonio e le tradizionali regole sociali, è ancora da vedere. ◆


Numero 2 giugno 2011 - Speciale VII incontro mondiale delle famiglie