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Spedizione in abbonamento postale art. 2 comm 20/c legge 662/96 - Filiale di Brescia

Periodico edito dall’ Provinciale di Brescia Marzo 2013 - anno LXV - n. 173


Marzo 2013 . Numero 173 . Anno LXV Spedizione in abbonamento postale art. 2 comm 20/c legge 662/96 - Filiale di Brescia

Periodico edito dall’ Provinciale di Brescia Marzo 2013 - anno LXV - n. 173

Sommario in questo numero:

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Un nuovo impegno per l’Avis Bresciana: Alfa1 AT e Avis alla ricerca del deficit

14 Carlo Lazzarini

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Verso un volontariato… giovane I rapporti intergenerazionali nelle associazioni di

14 L’archivio storico

volontariato

6 Con gli avisini di Carpi un gemellaggio importante

8 Il nuovo

gemellaggio con il provinciale di Foggia

10 Il Seminario di studi avisini “Cristina Rossi”: donare è appartenere

11 La Commissione

provinciale IV servizi sociali ospite all’Avis

12 L’Avis e la giustizia

riparativa: lavoro in sede per un detenutO

12 Infermieri

professionali in convegno presso l’Avis provinciale

13 Chiude il Coni

provinciale ma non la campagna avisina

amico dell’Avis di Brescia

dell’Avis Brescia

15 I vecchi del Gruppo

giovani, l’occasione di un incontro

15 “ Tanti colori per un unico dono “

16 L’Avis bresciana

sponsor del Concorso per studenti scrittori

17 Uno spettacolo per ricordare

18 Dalla trasfusione

25 Notizie Bagolino Seniga Lonato

26 Pavole Mella:

inaugurata la nuova sede avisina

27 Malegno assemblea

annuale con i presidenti nazionali e regionali

27 Festa dell’Alfiere a Corticelle

28 Storie di libri storie di record bresciani

29 Gli avisini e la

redazione porgono alle famiglie sentite condoglianze

di sangue braccio a braccio alla infusione di cellule staminali

20 Una serata al Rotary dedicata all’Avis

21 Bando di concorso della IX ed.

22 Il racconto III

classificato al Concorso letterario Avis

24 Notizie

2012 da Record per l’Avis Lodrino

Direzione Redazione e Amministrazione: Segreteria AVIS Piazzetta AVIS, 1 - 25124 Brescia Tel. 030 3514411 - Fax 030 3514490 Direttore responsabile: Marcello Zane Registrazione del Tribunale di Brescia - n. 2 del 14/2/1968 Sped. in abb. postale art. 2 - comm 20/c legge 662/96 Filiale di Brescia

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Progetto editoriale e stampa: Tipolitografia Pagani 25065 Lumezzane S.S. - via Divisione Acqui 10/12 tel. 030 8920276 - fax 030 8920487 - e-mail:ufficio@tip-pagani.it

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Un nuovo impegno per l’Avis bresciana: Alfa1 AT e Avis alla ricerca del deficit

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’ di questi giorni l’approvazione da parte del Comitato Etico dell’ASL di Brescia del Progetto AlfAVIS: mappatura del territorio alla ricerca del deficit di alfa1 antitripsina e dei sintomi respiratori.

Di cosa si tratta Il Deficit di alfa1-antitripsina è una condizione genetica, quindi ereditaria, che predispone allo sviluppo di patologie al fegato e ai polmoni: prima si diagnostica, meglio è. Se s’individua quando il soggetto è un semplice portatore sano, si possono mettere in pratica tutte le misure per evitare che si sviluppino le malattie correlate, indirizzando a corrette norme di igiene di vita (sospensione immediata del vizio del fumo, allontanamento da luoghi inquinati, dieta equilibrata, vaccinazione anti epatite da virus B). L’Associazione Nazionale dei pazienti con deficit di alfa1-antitripsina (ALFA1-AT) in collaborazione con l’Avis Provinciale di Brescia e alcune sezioni Avis del territorio bresciano, propone la ricerca del deficit di alfa1-antitripsina sui soggetti donatori di sangue che afferiscono alla donazione collettiva. I soggetti che acconsentiranno, compileranno un questionario per la rilevazione di sintomi respiratori. Sarà eseguito un prelievo di sangue periferico per l’esecuzione del dosag-

gio plasmatico dell’alfa1 antitripsina e l’eventuale esame genetico riferito al gene dell’alfa1 antitripsina nel caso che il livello plasmatico risultasse inferiore a 113 mg/dL. Il risultato sarà poi spedito al Centro coordinatore ove il personale medico coinvolto insieme al responsabile dello studio e al Comitato Scientifico dell’Associazione ricontatterà i soggetti studiati per comunicare loro l’esito degli esami ematochimici e genetici e indirizzarli ai Centri Specialistici di Riferimento per il completamento del quadro clinico, se necessario, con la possibilità di relativa indagine genetica ai consanguinei.

L’obiettivo da raggiungere

sintomatologia respiratoria nonché di operare un’adeguata campagna di informazione sanitaria nel campo delle malattie respiratorie ancora una volta con prevenzione primaria (in primis lotta al fumo di tabacco) e secondaria (diagnosi delle malattie respiratorie in fase precoce), e non ultimo, di stabilire un contatto solido e duraturo con gli operatori del SSN presenti sul territorio (Medici di Medicina Generale, Pediatri di Libera Scelta, etc).

Un progetto pilota La fase iniziale del progetto prende in considerazione lo screening di circa 1000 soggetti. Tale progetto può definirsi pilota in quanto la sua modulabilità permette di estenderlo a sezioni limitrofe, ad altre provincie e regioni a seconda della prevalenza epidemiologica, dell’aderenza allo studio e della disponibilità di risorse economiche. Ringraziamo anticipatamente tutti i donatori di sangue che vorranno cogliere quest’opportunità oltre che per se stessi per la comunità scientifica in generale in aderenza allo spirito altruistico che contraddistingue ogni donatore.

Si raggiungerà l’obiettivo di una diagnosi precoce in soggetti sani, di una prevenzione primaria rispetto alla manifestazione di patologie correlate, di una sensibilizzazione e una divulgazione capillare dell’informazione riguardante tale condizione genetica rara, di una presa in carico dei soggetti che presentano patologia e dei loro familiari anche se non donatori di sangue, nonché la certezza per gli altri donatori di non essere affetti da deficit di alfa 1 antitripsina, di una mappatura del territorio rispetto a tale patologia, di un notevole contributo alla comunità scientifica rispetto all’epidemiologia del deficit di alfa1 antitripsina, di uno Dr. Gianpietro Briola studio della popolazione rispetto alla Presidente Avis provinciale

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Verso un volontariato… giovane I rapporti intergenerazionali nelle associazioni di volontariato

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i è svolto il 15 dicembre, presso la sede dell’Avis provinciale, l’incontro formativo – dopo quello tenutosi a Darfo nel maggio 2012 – per dirigenti avisini, con la partecipazione di docenti e qualificati formatori, dedicato al tema dei rapporti fra generazioni diverse di volontari.

Lo stato della conoscenza

Nel corso degli ultimi lustri osservatori, operatori e studiosi hanno vieppiù segnalato la scarsa attenzione ed adesione dei giovani verso il mondo del volontariato e il conseguente processo di invecchiamento del medesimo. In siffatto scenario, alcuni elementi sono avvertiti come segni di una possibile ripresa, almeno in alcune zone del nostro Paese. E’ quanto si è verificato nel 2011 con la presentazione della quinta edizione della ricerca annuale promossa dal CSV della provincia di Milano, con la collaborazione della Provincia, su “Il volontariato a Milano e provincia” riguardante l’azione delle associazioni di volontariato, con i vari soggetti e aree d’intervento, nel 2009, primo anno di crisi economica. Tra i risultati rilevati dalla ricerca del CSV di Milano, merita di essere segnalato quello concernente l’aumento di circa il 27% dell’impegno giovanile, dopo un lungo periodo di disaffezione e di allentamento dell’impegno volontario da parte delle fasce giovanili di popolazione. Secondo alcuni osservatori, per incrementare l’impegno dei giovani è indispensabile riscoprire alcuni elementi tipici dell’azione volontaria. La ricerca che presentata durante l’incontro si è avvalsa di alcuni risultati ottenuti, offrendo proprio l’occasione per pensare, ricavando elementi utili per una riproposizione del rapporto intergenerazionale. L’obiettivo primario perseguito: rilevare la consistenza del rapporto intergenerazionale e le possibili vie da intraprendere per incrementarlo e alimentarlo. La dimensione relazionale spicca in riferimento a: 1) In ordine alla nascita della motivazione all’impegno volontario, va segnalato che la gran parte dei giovani dichiara di aver subìto l’influsso di alcune persone significative e di alcuni ambienti di vita. 2) Circa la specificazione dell’ impegno volontario, dall’indagine emerge che alla base dell’impegno volontario c’è il desiderio di rendersi utili agli altri, di aiutare. 3) Per quanto inerisce al funzionamento dell’organizzazione di volontariato, è opportuno mettere in luce che all’interno dell’organizzazione di volontariato sembra prevalere un tipo di assetto partecipativo, democratico, coinvolgente giovani adulti e anziani. La ricerca nazionale contiene molteplici elementi sui quali iniziare a riflettere e dai quali muovere per intraprendere vie di rinnovamento.

Tra tutti, merita di essere segnalato il seguente: dare voce ai giovani, se si vuole avviare un processo di rinnovamento organizzativo. Ciò significa intraprendere la via della migliore percezione e comprensione del mondo giovanile, superando gli stereotipi e le facili generalizzazioni.

Uguali e diversi

I giovani di oggi non sono quelli di ieri: manifestano nuove sensibilità ed esigenze, nuovi desideri e richieste, nuove attese e aspettative. Il cambiamento è da promuovere anche nel campo della ricerca. E’ urgente spostare l’angolo di visuale, prendendo in esame in che modo oggigiorno si può rendere maggiormente appetibile al giovane l’impegno nel mondo del volontariato. In questa prospettiva, mi limito a segnalare due ambiti di operatività: Studiare, da parte delle organizzazioni di volontariato, nuove forme di partecipazione dei giovani, rendendole più fluide, meno incasellatici, più informali, di modo che sia possibile assecondare il desiderio giovanile di partecipare in maniera frammentata e segmentata, discontinua. Modificare la richiesta d’impegno da rivolgere ai giovani che si accostano ad una organizzazione di volontariato. Spesso gli adulti cadono nell’errore di esigere dai giovani un tipo di impegno calibrato a misura di adulto. Occorre affinare le capacità di ascolto dei giovani, decentrando il proprio punto di vista per lasciare spazio a quello dell’altro. In fase conclusiva è da sottolineare l’importanza che la presenza dei giovani riveste per tutte le organizzazioni di volontariato. Al fondo della questione, si ha a che fare con una presenza che spinge gli adulti a riflettere su sé stessi, sull’azione svolta, sulla mission dell’organizzazione stessa, spronando al rinnovamento progettuale e operativo.

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Con gli avisini di Carpi un gemellaggio importante

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resso la sede dell’Avis provinciale si è tenuto il tradizionale Concerto di Natale per lo scambio di auguri a tutti i volontari e simpatizzanti. Per l’occasione oltre all’apprezzato concerto del Coro “La Soldanella”, si è svolta la simpatica cerimonia di un gemellaggio sim-

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bolico con l’Avis di Carpi, cui l’Avis bresciana è stata particolarmente vicina dopo il grave terremoto che ha colpito queste terre emiliane anche con un importante contributo in denaro. Erano presenti oltre alla dirigenza avisina bresciana e di carpi, l’ex presidente nazionale Avis Tieghi, il sindaco di Brescia Adriano Paroli

e i consiglieri regionali Gianatonio Girelli e Margherita Peroni. Una delegazione dell’Avis provinciale ha poi fatto visita alla gemellata di Carpi, rendendosi conto delle difficoltà incontrate da quella popolazione causate dal terremoto e di quanto sia importante rimanere vicini agli avisini di quella comunità.


la goccia Si tratta dunque di un gemellaggio di particolare significato, ad iniziare dalla concretezza del suo divenire. L’Avis provinciale di Brescia, infatti, ha deciso di stanziare una discreta somma proprio a favore dell’Avis di Carpi, ma soprattutto di far sentire la propria vicinanza agli avisini di quella bella cittadina sfigurata dal sisma ma sempre viva nel carattere e nella forza d’animo dei suoi abitanti. Una vicinanza che si esplicita entro le difficoltà del post terremoto, che vuole accompagnare le difficili tappe della ricostruzione, nel garantire funzionalità alla vita associativa e di raccolta sangue della consorella, ma che intende naturalmente proseguire nel tempo. Fra l’altro il gemellaggio si pone l’obiettivo di avvicinare non solo le due realtà avisine, ma in primo luogo i singoli avisini delle due regioni, e con loro immaginiamo le famiglie, gli amici, e, ancora, le locali istituzioni. Un itinerario, dunque, che continuerà attraverso tappe ravvicinate, sempre nel segno della fratellanza avisina, della concretezza del fare, della solidarietà che non vede altre ragioni se non quello dell’aiuto che si può e si deve elargire. Un percorso di conoscenza reciproca, di aiuto vicendevole - perchè quando si dona in realtà si riceve in termini di reciprocità e saldezza - che certamente saprà esprimersi ai più alti livelli collaborativi, nel nome di valori condivisi e quotidianamnete praticati. Per ora, e la cerimonia svoltasi nella nostra sede provinciale lo dimostra, una conoscenza diretta con scambio di auguri e consegna di una prima tranche dell’aiuto garantito, un guardarsi negli occhi per rivedere insieme un futuro carico di speranza e di rinnovate certezze. Con Carpi si instaura dunque un filo diretto, di cui daremo conto anche in futuro dalle colonne della “Goccia”.

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Il nuovo gemellaggio con l’Avis provinciale di Foggia

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rande importanza riveste il nuovo gemellaggio con Foggia da parte dell’Avis provinciale bresciana. Con una cerimonia in grande stile gli avisini foggiani hanno accolto il presidente Gianpietro Briola, sottolineando anche nello stile e nella vasta presenza di autorità il significato di un atto che oltre alle formalità di rito sta ora a significare il reciproco impegno di conoscenza e mutuo aiuto in ogni occasione. Una

terra certamente lontana per tradizioni e costumi, ma vicina nel comune sentire verso la generosità del dono, nella organizzazione del volontariato, nell’animazione delle comunità locali. Un gemellaggio, quindi, che si colloca nella tradizione di ospitalità del territorio foggiano, così come nella tradizione dell’Avis bresciana, nel segno della reciproca stima, della capacità di operare per il bene di tutta la cittadinanza.

Nelle immagini il programma della serata di gala svoltasi a Manfredonia nell’occasione del gemellaggio e fra le autorità, il presidente provinciale dr. Gianpietro Briola riceve il documento ufficiale che sigla il gemellaggio fra le due località così geograficamente distanti ma da tempo vicine nello spirito avisino fortemente condivisio

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Il Seminario di studi avisini “Cristina Rossi”: donare è appartenere

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rande partecipazione delle Avis comunali e provinciali alla decima edizione del seminario Cristina Rossi che si è svolta sabato 1 dicembre presso la sala convegni dell’Istituto Padre Monti a Saronno (VA). Anche Brescia era presente ed ha attivamente partecipato all’incontro. Quest’anno il seminario è stato dedicato al tema della donazione multiculturale, con un’attenzione particolare alle seconde generazioni ed alla loro attenzione ai temi della solidarietà e della costruzione di cittadinanza attiva. Elena Marta, docente di psicologia sociale e di comunità della Università Cattolica, da molto anni collaboratrice di Avis regionale, ha rotto il ghiaccio inquadrando il tema dell’inclusione sociale tramite la donazione e soprattutto del ruolo del volontariato in questi percorsi. A seguire Giacomo Di Matteo, dirigente

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del Ministero dell’Interno, ha descritto con grande entusiasmo e passione un progetto Avis che a Cremona da tempo riesce a promuovere la donazione nelle comunità di migranti. Una voce diversa quella poi di Maryan Ismail, antropologa dell’immigrazione, che ha passato in rassegna le diverse campagne di promozione del dono nelle diverse culture riuscendo nel suo intervento a smontare alcuni pregiudizi e a stimolare una riflessione sulla straordinaria trasversalità del tema in ogni angolo del mondo. A Paolo Guiddi e Anna Granata, ricercatori dell’Università Cattolica, il compito di descrivere il progetto di ricercaazione condotto con Avis regionale grazie al quale sono stati intercettate le associazioni costituite da giovani della seconda generazione per coinvolgerli in una riflessione comune sul senso della donazione di sangue e sui processi di costruzione di solidarietà e cittadinanza attiva.

Nel pomeriggio è stata subito la volta dei veri protagonisti, ossia i cosiddetti “nuovi italiani” che si sono organizzati in forme associative diverse per dare voce e forza alla loro presenza ed allo stesso tempo tradurre il loro istinto per la solidarietà in forme concrete a sostegno del prossimo. Rassmea Salah (Giovani musulmani d’Italia), Hatice Canci (Genti di pace junior) e Medhin Paulos (Rete G2) hanno coinvolto il pubblico esprimendo la loro grande determinazione nel mettersi a disposizione del prossimo, mostrando come la solidarietà sia un valore nativo nelle diverse culture. La giornata si è poi chiusa con la presentazione dei progetti Avis di promozione del dono nelle comunità di migranti. Avis provinciale Bergamo, comunale Vigevano, Lecco e Vimercate hanno descritto i loro interventi sul territorio, spesso condotti con il supporto e la collaborazione di altre associazioni con un ruolo di mediazione culturale.


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La Commissione provinciale IV servizi sociali ospite all’Avis

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radita visita presso l’Avis provinciale, lo scorso 19 dicembre, della IV Commissione della Provincia di Brescia, con la presenza dell’assessore Provinciale Aristide Peli e del presidente della Commissione Roberto Bertelli. Dopo i lavori istituzionali, che vedevano all’ordine del giorno anche “Audizione Presidente AVIS provinciale di Brescia dott. G. Pietro Briola relativamente alle attività ed ai servizi erogati, I commissari hanno visitato la sede ed il centro prelievi esprimendo a tutti gli avisini bresciani il ringraziamento dell’istituzione. Dal canto suo l’Avis provinciale ha ospitato volentieri i lavori della Commissione provinciale (che per la prima volta visitava la nuova sede e per la quale ha manifestato espressioni di stupore e di ringraziamento a nome di tutta la cittadinanza), auspicando una sempre maggiore collaborazione con le istituzioni, aprendo le porte a future sinergie nell’ambito dell’intero territorio bresciano, sia per l’utilizzo dei locali dell’auditorium, sia per la partecipazione ad eventuali progetti condivisi in ambito sociale e sanitario. Insomma, uno scambio significativo, foriero di future collaborazioni fra istituzione e Avis: al centro il benessere dei cittadini, la loro capacità di essere presenti nel mondo del volontariato, nella prevenzione sanitaria, nel vivificare le realtà sociali della comunità.

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L’Avis e la giustizia riparativa: lavoro in sede per un detenuto

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a legge 354/1975, meglio conosciuta come Ordinamento Penitenziario (da ora citato O.P.) ed il suo regolamento di esecuzione D.P.R. 230/2000, è un insieme di norme che disciplinano l’organizzazione della vita all’interno del carcere: dal trattamento delle persone recluse alla determinazione delle condizioni della vivibilità all’interno del carcere, dalle modalità concrete con cui deve essere attuato il trattamento alle misure alternative alla detenzione. E’ la stessa legge penitenziaria, oltre a quella penale, che prevede la possibilità di scontare la pena in un luogo diverso dal carcere. Ma come, in concreto?

Innanzitutto è doveroso sottolineare che le alternative al carcere e gli altri benefici previsti dalla legge non sono un diritto per la persona condannata ma una opportunità: pertanto non vi è alcun automatismo nell’applicazione degli stessi ma, al sussistere di determinate condizioni, il Magistrato di Sorveglianza o il Tribunale di Sorveglianza può concederli. L’obiettivo del reinserimento sociale può essere perseguito solo attraverso un percorso graduale e prudente. Il condannato con il lavoro all’esterno può uscire dal carcere per alcune ore al giorno per lavorare. Egli, a differenza della semilibertà – che descriveremo più avanti – non può recarsi a casa.

L’Avis ha deciso di avviare una collaborazione col Tribunale ed il carcere, offrendo un lavoro di piccolo giardinaggio, pulizia, riordino, pulizia parco macchine e aiuto vario ad un detenuto, per un paio di giorni la settimana, al mattino. E’ dunque una forma di giustizia. La giustizia riparativa è una forma di giustizia alternativa a quella tradizionalmente intesa, definita come possibile risposta al reato e che vede coinvolti il reo e - direttamente o indirettamente - la comunità e/o la vittima, nella ricerca di possibili soluzioni agli effetti dell’illecito e nell’impegno fattivo per la riparazione delle sue conseguenze.

Infermieri professionali in convegno presso l’Avis provinciale

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i è tenuto presso la sala incontri dell’Avis provinciale lo scorso 17 dicembre il convegno dal titolo “Responsabilita’ e rischio clinico nella somministrazione dei farmaci nelle Residenze Sanitarie Assistenziali”, organizzato dall’Ipasvi – Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d’infanzia di Brescia. Assai interessante il programma, volto all’illustrazione degli aspetti giuridici e deontologici connessi alla somministrazione di farmaci e ad illustrare i principi di gestione del rischio clinico connesso alle varie fasi delle terapie.

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Chiude il Coni provinciale ma non la campagna avisina

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ome noto le sezioni provinciali del Coni hanno chiuso nel nome del risparmio, e rimangono solo le sezioni regionali. Una chiusura amara – nell’immagine la cena di addio con la presenza del vice presidente Avis provinciale Ezio Quaglietti accanto all’ex presidente Ranzetti – che però non fa cessare la

campagna promozionale avviata fra valore della donazione di sangue. Un l’Avis e lo stesso Coni. esempio concreto di sussidiarietà tra chi attua e promuove le politiche di Un impegno che rimane, per solleci- educazione alla salute ed allo sport tare tutti gli sportivi, in particolare al e chi, sul territorio, costruisce ogni mondo dei giovani, per promuovere giorno solidarietà e cittadinanza attistili di vita sani (corretta alimenta- va con la comunità giovanile zione, attività motoria, uso limitato di alcolici e tabacco) e per aumentare la consapevolezza sull’importanza e sul

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Carlo Lazzarini amico dell’Avis di Brescia

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’ morto Carlo Lazzarini. Chi era Carlo? E’ la domanda che si faranno molti avisini che leggeranno queste righe. Si può rispondere in modo sintetico: un avisino doc! Un avisino

che seguendo le direttive che , anche se non scritte, sono percepite dagli avisini che non dimenticano il motto distintivo dell’operare avisino “cito, tuto et jucunde”. Lavorare intensamente e silenziosamente donando il sangue periodicamente finché l’età e le condizioni di salute lo permettano, ma anche rendersi utili all’associazione in quelle attività necessarie al buon funzionamento e alla sempre maggior affermazione delle stesse. E’ deceduto a 82 anni serenamente dopo una vita dedicata al lavoro alla Lagotecnica, azienda bresciana che si occupava di materiale d’ufficio ed in particolare di macchine per scrivere. L’ AVIS comunale di Brescia dalla sua “rifondazione” nell’immediato dopo guerra ebbe la necessità di fornirsi di tali apparecchiature (ormai sostituite

dal computer): l’amico Carlo era sempre disponibile per la manutenzione ,e sempre prestava la sua preziosa opera gratuitamente. Non voleva riconoscimenti né ringraziamenti. Lo ricordo con molta riconoscenza perché era sempre disponibile nell’aiutarmi a reperire improbabili nastri per la mia vecchia Olivetti ed a mantenerla tuttora in funzione! Inoltre la sua casa accogliente era sempre aperta ed a disposizione per le riunioni del gruppo anziani, in ciò sempre coadiuvato dalla gentile Signora. E’ consolante constatare che molti giovani avisini non hanno dimenticato gli esempi di tanti anziani che molti anni or sono hanno ben seminato così che la pianta AVIS è cresciuta viva e rigogliosa. G.F. Callegari

L’archivio storico dell’Avis Brescia

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on una lettera di un paio di anni fa il prof. Mario Zorzi e il prof. Gianfranco Callegari sollecitavano l’Avis comunale di Brescia a valutare la necessità di raccogliere tutto il materiale disponibile presso gli stessi, la sezione comunale e gli ex donatori al fine di organizzare e creare un archivio storico associativo. Il Consiglio dell’Avis comunale in data 20 gennaio 2011 esaminata la proposta deliberava di aderire alla sollecitazione ed il consigliere Luigi Mussio esprimeva la sua disponibilità ad assumere l’incarico per predisporre sia la raccolta della documentazione che la sua catalogazione ed archiviazione. Tanto impegno e tanta pazienza ha richiesto l’impostazione del da farsi e nel mese di aprile 2012 veniva data comunicazione che l’archivio storico, in base alla documentazione raccolta

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poteva ritenersi concluso e veniva fornita l’elencazione dell’inventario. Tanto materiale è stato consegnato sia dal prof. Zorzi che dal prof. Callegari ed altro dal Gruppo Anziani dell’Avis comunale di Brescia, Gruppo Telecom, Gruppo Badia ed altri. Nell’archivio si trova l’intera raccolta di tutte le edizioni de “La Goccia”, dal n. 1 del febbraio 1967 al n. 167 del dicembre 2010 grazie alla donazione disposta dalla vedova del sig. Angelo Bracconi, primo direttore responsabile della rivista che con meticolosità impareggiabile ha conservato tutti i numeri, mentre per gli ultimi anni la rivista è consultabile via internet sul sito dell’Avis bresciana. Oltre a ciò sono consultabili alcuni numeri pubblicati dalle Avis regionale, di Milano, di Cremona, di Bergamo, di Ragusa, del Friuli Venezia Giulia, di legnano, della Fiods Revue, ecc.

Sono archiviate alcune riviste della Società di Immunoematologia e Trasfusione, il Bollettino sulle attività trasfusionali italiane, la Rivista del laboratorio centrale della Crio e il periodico SOS dell’Avis nazionale. E, ancora, altre copie di riviste sul tema della trasfusione, copie di statuti e regolamenti associativi, i libri e le opere editate dall’Avis, dagli Spedali Civili, dall’Ussl e Asl e così pure di molte sezioni avisine, opere editate nell’occasione dei loro anniversari storici. E numerose sono le fotografie scattate in occasioni di ricorrenze ed eventi della vita associativa. Questo e molto altro è oggi custodito in archivio, presso la sala riunioni dell’Avis provinciale, suddiviso in faldoni numerati, con relativo inventario. Un archivio per il futuro dell’Avis bresciana.


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I vecchi del Gruppo giovani, l’occasione di un incontro

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’ successo l’11 novembre scorso. Ad organizzare è stato lui, sempre lui. Questa volta il plausibile pretesto per incontrarci è stata la ricorrenza del compleanno, ma in ogni caso l’occasione di rivedersi almeno una volta all’anno con i “vecchi” amici del Gruppo Giovani AVIS si ripete da ormai 40 anni, e ovviamente, in allegria con le gambe sotto la tavola. E sempre lui, quest’anno con il Gruppo Alpini di Fiumicello, presso la loro sede, ha voluto confermare la tradizione dando sapore alla serata con un tipico spiedo di terra bresciana. Immancabilmente, lui si presenta con la valigetta 24 ore nera sempre più gonfia di fotografie, da quelle più recenti a quelle bianco nero degli anni 70, ormai consumate per averle viste, riviste e riviste ancora. Sono la testimonianza di un vissuto, di un’esperienza che ha lasciato il segno, nella quale è gra-

devole ritrovarsi per scoprire che il tempo non ha cancellato relazioni e sentimenti, che qualche ruga e qualche acciacco ci ha cambiato il fisico, ma che per il resto siamo sempre gli stessi “giovani”. La cena diventa carica di turbolenta emotività, ricca di particolari realistici, intensa di ricordi che ci chiedono di non dimenticare, ma anche di curiosa attualità che ci propone di guardare sempre ad un futuro. Un clima

dove la semplicità dello stare insieme fa capire quanto grande sia condividere una mission come quella dell’AVIS, capace di far vivere il senso dell’appartenenza e di essere donatori di sangue. A lui, all’amico Flavio Borgo, oltre agli auguri per il compleanno dobbiamo dire veramente grazie per essere promotore di questi appuntamenti… e gli diciamo di continuare così… alla prossima occasione !!

“ Tanti colori per un unico dono “

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econdo l’ultimo censimento del Censis gli stranieri presenti a Brescia sono il 16 % della popolazione. Tale fenomeno, che interessa tutti gli aspetti del vivere civile suscita due modi di affrontare la novità nella nostra società e nella nostra città. Senza addentrarmi in analisi politiche e sociologiche che non mi competono, molto sinteticamente, le migrazioni umane nei paesi ospiti suscitano o un ragionamento teso all’accoglienza, che promuove l’integrazione dei nuovi arrivati riconoscendo una valenza di arricchimento della società, oppure i ragionamenti calcano la mano solo sugli aspetti negativi ( ci rubano il lavoro, sono tutti spacciatori ecc. ecc. ). Insomma gli

stessi stereotipi che sono toccati ai milioni di Italiani, che nel secolo scorso sono migrati nelle Americhe in Australia, in Svizzera, in Belgio, in Germania e in Francia “ Italiani, spaghetti –pizza mafia”. Questi 2 atteggiamenti sono presenti anche nella nostra associazione, io personalmente penso che i valori dell’Avis di fratellanza e di solidarietà umana, sposino bene il primo degli atteggiamenti che in breve ho illustrato. La nostra associazione, con tutti gli accorgimenti e gli scrupoli che le lingue diverse comportano, può diventare un canale importante di condivisione di valori e di integrazione. Per quanto riguarda l’Avis Comunale di Brescia siamo in Presenza di

120 donatori stranieri su 3600. Circa lo 0,30% . Non molti, ma nemmeno pochi! Le nazionalità presenti sono: Svizzera – Tunisia – Columbia – Pakistan – Libia – Ungheria – Perù – Ucraina – Marocco – Svezia – Bosnia – Moldavia – Albania – Regno Unito – Corea del Sud – Jugoslavia - Romania – Germania – Lituania Unione Sovietica – Cile – Uruguay – Macedonia – Siria – Turchia – Stati Uniti – Paesi Bassi – Argentina – Venezuela – Spagna – Brasile – Vietnam – Francia – Sri Lanka – Croazia – India – Canada. Gabriele Fossati Segretario Avis Comunale Brescia la goccia 173 | marzo 2013

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L’Avis bresciana sponsor del Concorso per studenti scrittori

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’Associazione Arnaldo da Brescia con l’AICS – Associazione Italiana Cultura Sport Comitato Provinciale di Brescia, Regionale Lombardia e Direzione Nazionale e con i patrocini della Regione Lombardia – Cultura, Provincia di Brescia – Assessorato alla Pubblica Istruzione, Comune di Brescia - Presidenza del Consiglio Comunale, Circoscrizione Centro del Comune di Brescia, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca -Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, USP Ufficio Scolastico Provinciale di Brescia, CONI Regionale// Libertas Brescia, Fondazione Cab, Snals – Confsal Sindacato Naz. Autonomo Lavoratori della Scuola di Brescia, Confesercenti e Sindacato Italiano Librai Confesercenti, Forum del Terzo Settore e con la collaborazione di vari sponsor ha bandito la 18ª edizione del CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA ARNALDO DA BRESCIA riservato a studenti delle Scuole Secondarie di 1° e 2° grado e studenti degli ultimi due anni della Scuola Primaria (elementari) frequentanti le scuole in Italia e all’estero. Vicina all’Associazione Arnaldo anche l’Avis provinciale bresciana, presente fra i patrocinatori e gli sponsor, poiché sempre attenta al mondo dei giovani e presente ove la cultura prende le sembianze della generosità.

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Uno spettacolo per ricordare

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uon successo di pubblico ha riscosso lo spettacolo “La guerra negli occhi” tenutosi presso la sede Avis provinciale venerdì 16 novembre e che ha messo in scena il dramma dei soldati bresciani nella Grande guerra. “La guerra negli occhi”, scritto da John Comini e recitato da Andrea Giustacchini, è il racconto (in dialetto bresciano) di un soldato della Grande Guerra. Liberamente ispirato alle lettere dal fronte di soldati bresciani (dal volume di Maurizio Abastanotti, “A chi domanda di me”, Brescia Liberedizioni), la narrazione percorre alcuni episodi della vita di un semplice soldato, dalla trionfale partenza verso una vittoria che sembrava certa e rapida, alla tragica realtà della guerra di trincea. Insieme alle vicende del protagonista si intrecciano le storie di quattro suoi amici di paese, che per un verso o per l’altro rimarranno segnati per sempre dal dramma della guerra.

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Dalla trasfusione di sangue braccio a braccio alla infusione di cellule staminali

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el lontano 1942-43 frequentavo come studente della facoltà di medicina l’Ospedale civile di Brescia nella vecchia sede di Via Moretto. Nell’impossibilità di seguire i Corsi universitari a Pavia per motivi bellici e per difficoltà economiche familiari mi preoccupavo di acquisire i primi rudimenti della professione nei Reparti di medicina e chirurgia ospedalieri. All’epoca per la trasfusione di sangue era in uso un tipo particolare di siringa (Louis Jubé - Duffaud ) a doppia via e munita di una cannula con ago infisso nella vena del donatore e di una seconda cannula con ago applicato alla vena del ricevente. Con opportuna manovra rotatoria dello stantuffo della siringa era possibile aspirare sangue dal donatore e successivamente iniettarlo nella vena del ricevente fino a raggiungere il volume di sangue predisposto. Con questa procedura il donatore aveva la possibilità di assistere direttamente alla ripresa delle condizioni del paziente in modo tanto più evidente quanto più precarie erano le condizioni di salute del ricevente. Prima della scoperta di questa singo-

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lare siringa si procedeva a raccogliere sterilmente il sangue del donatore in matracci di vetro sterili, a renderlo incoagulabile mediante opportuna quantità di citrato di sodio e quindi si aspirava il sangue in una grossa siringa e lo si trasfondeva per via venosa al paziente. L’uso della siringa di Jubé ha rappresentato un notevole progresso perché ha reso più semplice e più agevole la manovra riducendo in modo evidente i rischi di inquinamento e di complicanze. Nella secolare storia dei tentativi di emoterapia a partire dal XVI fino al XIX secolo si ricordano pochi casi con esito favorevole a fronte di un notevole numero di casi seguiti da insuccesso talora con esito disastroso. Pertanto la prassi trasfusionale andò acquistando una misteriosa fama infausta tanto che alcune importati istituzioni pubbliche (la Corte di Giustizia di Parigi e il Governo della Stato Pontificio di Roma) pronunciarono decreti ufficiali di interdizione di ogni pratica trasfusionale, che per ciò cadde in disuso per circa un secolo.

insuccessi verificatisi nei secoli precedenti e dopo alcuni anni il tragico evento della 1^ guerra mondiale ( 1915-18 ) costituì un importante e decisivo banco di prova della recente scoperta di Landsteiner ( Vienna 1900 )nella individuazione del sistema immunoematologico naturale ( agglutinogeni A e B e agglutinie alfa e beta) distribuito nei vari soggetti secondo i quattro classici gruppi: A – B – AB – 0. Le tappe successive della storia della emoterapia trasfusionale si possono sintetizzare nel seguente prospetto : - 1900: scoperta del sistema ABO e della compatibilità trasfusionale (Landsteiner e Wiener -Vienna) - 1914: uso del citrato di sodio come anticoagulante per la conservazione del sangue raccolto (Hustin – Bruxelles ) - 1925: primo Centro Trasfusionale in Europa (Parigi – Hospital S. Antoine ) - 1927: fondazione dell’ A.V.I.S. Milano – organizzazione associativa di donatori selezionati secondo emo-gruppi A- B- AB- 0 (Formentano) - 1940: scoperta del sistema Rh Le tappe di una storia La scoperta del sistema ABO chiarì (Landsteiner e Wiener ) la causa della maggior parte degli -1941: scoperta della eziologia im-


la goccia munologia della MEN - malattia emolitica del neonato. (Levine e altri) - 1957: infusione intravenosa di midollo osseo in pazienti trattati con radio e chemioterapia (Thomas E. Donnal e altri – Columbia University - U.S.A.) - 1963: trasfusione di sangue intrauterina (Lyley) - 1963: scoperta e isolamento cellule staminali midollari (Becker A.J. e Simmonvitch I.) - 1964: isolamento e concentrazione del fattore VIII (globulina antiemofiliche) - Pool - 1967: scoperta dell’antigene AustraHCP Leaflet_IT_g__ 28/06/12 15.05 Pagina 14 lia associato all’epatite B (Blumberg) - 1988: primo trapianto di sangue del cordone ombelicale in paziente con anemia di Fanconi (Gluckman E. e altri – Hospital Saint Luis di Parigi) Nella prima metà del XX secolo l’e-

moterapia ha avuto come obiettivo esclusivo pazienti in emergenza emorragica di qualsiasi natura correlata a gravi traumatismi, interventi chirurgici, patologie ostetrico-ginecologiche ecc. In simili evenienze si utilizzava elusivamente sangue intero. Nella seconda metà del ‘900 si è dato inizio all’uso di singoli componenti del sangue sia cellulari (emazie, piastrine, leucociti) che plasmatici (globulina, fibrinogeno, fattore VIII ecc.) che assunsero il valore e il significato di veri e propri “farmaci salva- vita” diventando per talune patologie ematologiche, per il trattamenti di gravi stati oncologici in corso di che mio e radioterapia mezzo indispensabile per assicurare la sopravvivenza del paziente.

Vicende di oggi I progressi tecnologici ottenuti con i “ separatori cellulari “ hanno contribuito in modo significativo ad attuare l’uso degli emocomponenti consentendo di ottenere all’atto stesso della donazione la separazione dell’ emocomponente necessario e di restituire al donatore stesso l’eccedente materiale biologico. A rendere sempre più sicura la donazione di sangue si vanno perfezionando le tecniche della biologia molecolare e della genetica che consentono di approfondire ulteriormente le conoscenze per rendere sempre meglio compatibile e più efficace il connubio terapeutico fra il sangue del donatore e quello del paziente. Per disposizioni legislative europee e nazionali la Medicina trasfusionale

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prevede altresì un continuo aggiornamento delle prestazioni soprattutto nel settore della sorveglianza degli agenti patogeni virali oltre che della compatibilità immuno-ematologica, conferendo alla trasfusione il valore di un vero e proprio trapianto di tessuto vivente. Allo stato attuale delle conoscenze è prevedibile che si potrà quanto prima disporre mediante le colture in vitro (cell- factory) di notevoli quantità di singole popolazioni di cellule ematiche dotate di specifiche attività da utilizzare per la terapia di immuno-deficienze congenite o acquisite, di tumori, di virosi o anche per la terapia rigenerativa (ricostruzione di tessuti danneggiati o distrutti).

In definitiva dai primordi della emoterapia con l’uso del sangue intero si è passati all’impiego sempre più selettivo dei suoi componenti e del plasma-derivati fino all’uso delle cellule staminali quali matrici originarie dei vari tessuti dell’organismo umano, sangue compreso. Si tratta di un’evoluzione scientifica e tecnologica epocale che ha rivoluzionato l’approccio terapeutico a parecchie situazioni patologiche. Nella visione storica della emoterapia e delle sue più raffinate applicazioni è bello e gratificante constatare che l’ UOMO come persona psico-fisica e morale si trova sempre al centro del meraviglioso sistema “donazione- trasfusione“ con una duplice presenza e

rappresentanza. Questo importante traguardo tecnoscientifico auspichiamo rimanga profondamente impresso nell’immaginario collettivo delle giovani generazioni come simbolo metaforico del vincolo di solidarietà che deve ispirare i rapporti umani a qualsiasi livello fra i singoli e fra le comunità. Tale ispirazione non è che la concreta traduzione di un antico insegnamento evangelico pronunciato duemila anni fa “ ama il prossimo tuo come te stesso “. MARIO ZORZI Presidente onorario AVIS PROVINCIALE

Una serata al Rotary dedicata all’Avis

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l giorno 13 febbraio il Dott. Gianpiero Briola ha tenuto una relazione presso il Rotary Club Brescia illustrando la necessità del dono del sangue, gratuito, anonimo e periodico, in una società moderna e civile per far fronte alle sempre maggiori necessità di sangue ed emoderivati negli ospedali e nelle cliniche. La relazione, incisiva ed esaustiva, correlata da numerose diapositive, è riuscita a rendere comprensibile anche ai non addetti ai lavori, un argomento non facile ed affascinante in continua evoluzione come quello della donazione e del buon uso del sangue. Un lungo, sentito applauso ha concluso la serata rotariana.

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Bando di concorso della IX Premio letterario di narrativa 2012/2013 - AVIS Provinciale Brescia ed. “Solidarietà e altruismo”

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a partecipazione al Premio Letterario di Narrativa è gratuita ed aperta ai soci ed ai simpatizzanti dell’AVIS. I testi narrativi, inediti, in lingua italiana, dattiloscritti e non eccedenti per estensione 5 cartelle di 30 righe di 60 battute ciascuna, dovranno riferirsi al tema della solidarietà e dell’altruismo, e dovranno pervenire entro e non oltre il 30 maggio 2013 in un unico plico contenente 6 copie (di cui una riportante sotto il titolo generalità, indirizzo, numero telefonico ed eventuale e-mail dell’autore partecipante) al seguente indirizzo: Segreteria AVIS Provinciale, Piazzetta AVIS 1 – 25124 Brescia Ogni concorrente partecipa con l’invio di un solo plico. La Commissione giudicatrice del Premio Letterario è così composta: Gianpietro Briola Presidente AVIS provinciale Mario Zorzi Presidente provinciale onorario Gianfranco Callegari Past president AVIS regionale Angelo Rizzardi Consigliere AVIS provinciale Marcello Zane giornalista, Direttore Resp. “la goccia”

Enrico Mirani Giornalista “Giornale di Brescia” Il giudizio della Commissione è insindacabile. Sia per il premio al primo classificato che per gli altri, la Commissione si riserva la possibilità dell’ex aequo. È prevista, per i testi in concorso, l’assegnazione complessiva di un primo, un secondo ed un terzo premio, consistenti in riconoscimento ufficiale, volumi e nella pubblicazione sul periodico “la goccia” (distribuita in 33.000 copie). La Giuria si riserva di segnalare altre opere meritevoli e di premiare con apposito riconoscimento l’opera espressamente incentrata sull’attività dell’AVIS e sul dono del sangue. L’AVIS provinciale, si riserva la facoltà di autorizzare la pubblicazione – in apposito volume – delle opere ritenute meritevoli, dopo averne informato gli autori stessi, che riceveranno eventualmente 5 copie del volume. I testi inviati non saranno restituiti. La designazione del vincitore e degli altri segnalati o premiati verrà anticipatamente annunciata e pubblicizzata. La cerimonia di premiazione si svolgerà in occasione di un importante evento associativo nel corso del 2013

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Il racconto III classificato al Concorso letterario Avis DOTTORI E CALDAIE

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l suono del telefono l’aveva svegliato alle 5.30 nel bel mezzo di un bellissimo sogno dove lui, in costume da bagno, era sdraiato al sole su una spiaggia di sabbia bianca. “pronto” - “pronto dottor Terracini?” - “Sì sono io, sei tu Giovanna?” - “Dottore mi deve scusare ma mi ha appena telefonato il Dottor Barchi che, poverino, stamattina uscendo per venire qui è scivolato fuori da casa sua su una lastra di ghiaccio e adesso è in ospedale con due gambe fratturate. So che lei avrebbe dovuto cominciare da Lunedì ma oggi abbiamo degli appuntamenti e il primo è alle sette. Quindi mi chiedevo se….” “Va bene arrivo, il primo è alle sette mi dicevi?” In quella freddissima mattina del 1971 gli ultimi barlumi di sonno fuggirono spaventati non appena sentirono il pavimento gelato sotto i piedi. “il riscaldamento – pensò il Terracini – proprio stamattina doveva venire l’idraulico ad aggiustare la caldaia.” “Dottore per fortuna è arrivato.” “Va bene Giovanna ma… cosa diavolo è successo qui?” “Si è rotto un tubo della caldaia, quando siamo arrivate io e Antonia abbiamo trovato tutto allagato. Oddio, sono già le sette, potrebbe parlare lei con l’idraulico, è di là nel suo studio che guarda quello che può fare”. “L’idraulico - pensò il Terracini devo chiamarlo e dirgli di venire più tardi.”La giornata fu piuttosto dura e il Terracini, quando arrivarono le sei, era veramente stanco e per di più

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aveva cominciato a nevicare. “Ti saluto Giovanna, passo a trovare il dottor Barchi e poi vado a casa”. “Me lo saluti tanto dottore. Ah, dimenticavo, ha chiamato un idraulico che era passato da casa sua stamattina.” “L’idraulico! Me ne sono completamente dimenticato.” “Cosa è successo?” chiese Giovanna “Stamattina doveva passare l’idraulico a casa mia, sono senza riscaldamento perché la caldaia si è rotta, ora, prima che ripassi.” “Ma no dottore, chiamo Barini e vedo se può passare da lei.” “Va be’ Giovanna, vedi se riesci a fare qualcosa, le chiavi di casa sono sotto lo zerbino. Adesso vado, buona serata.”Quando il dottor Terracini bussò alla porta della stanza 17 una voce burbera rispose: “non voglio vedere nessuno.” “Dottor Barchi sono io, posso entrare?” “Oh, il dottor Terracini, giovane promessa della medicina.” “Come va dottore?” “Come vuoi che vada? Quando uno di 63 anni scivola su una lastra di ghiaccio, si rompe tutte e due le gambe e rimane lì a strisciare come un lombrico mentre aspetta l’ambulanza non ti può rispondere: bene è stata una splendida giornata. Dimmi di te piuttosto, tutto bene oggi?” “ma sì, tutto bene, cioè stamattina è scoppiato un tubo della caldaia ma Giovanna ha chiamato un idraulico che ha aggiustato tutto e non ha voluto una lira. Mi chiedevo se lei lo conosce?” “Ma certo che lo conosco, Vincenzo Barini classe 1910.” “Non le pare strano che non abbia voluto essere

pagato?” Il dottor Barchi rimase un attimo in silenzio – “Mi parrebbe strano il contrario caro mio” e il tono di voce usato dal medico colpì il Terracini molto più della risposta. Non c’era traccia di sarcasmo o di ironia. “Perché?” “Be è una storia che conoscono in pochi e io l’ho vissuta in prima persona. Bada bene, non sono pettegolezzi. Sono convinto che un medico deve conoscere le persone con cui a che fare, conoscerle veramente mi spiego?” “Penso di sì…sì certo.” “Bene, tu sai che io ho fatto la guerra – continuò il dottor Barchi – non ero ancora laureato, molti di noi della sanità non lo erano e quelli che ce l’hanno fatta la laurea l’hanno presa dopo. Alcuni ce l’hanno fatta ma la laurea in medicina a quel punto non gli interessava più. Comunque, il Barini ha fatto anche lui la guerra, era un alpino, come me, e abbiamo partecipato alla campagna di Grecia.” “La campagna di Grecia” ripetè il Terracini. “Proprio quella, eravamo in condizioni spaventose e noi della sanità si operava in condizioni devastanti. Una mattina i greci attaccarono e i feriti cominciarono ad arrivare più fitti della neve che sta cadendo li fuori. Mi sembrava di essere all’inferno…si all’inferno. Ad un certo punto, non so come mai proprio in quel momento, guardai il volto di un ragazzo disteso sul tavolaccio a pochi metri da me. Era Barini. Mi avvicinai e vidi che aveva una bruttissima ferita al torace, era svenuto e aveva perso


la goccia molto sangue. E’ doloroso dirlo ma in momenti come quello era una prassi trascurare i feriti che pensavi non ce l’avrebbero fatta..” “E Barini era tra questi vero?” “Proprio così – continuo il dottor Barchi a voce sempre più bassa –il mio collega l’aveva già dato per spacciato e non aveva tutti i torti, vedi aveva perso veramente troppo sangue. Mi stavo già allontanando quando qualcuno mi tirò il camice, era un altro ferito, un ragazzo. - Che vuoi? -Gli chiesi in malo modo - Dottore salvi Vincenzo la prego - mi rispose. - Io non sono dottore e poi come vuoi che faccia? Non vedi che qui muoiono tutti? – Qualcosa si può fare, la prego – mi disse” “fu forse quello sguardo a fermarmi – continuò il dottor Barchi, e il Terracini si rese conto che quell’uomo che aveva di fronte stava parlando di sé, di quello che era o di quello che era diventato. Non è forse vero che noi siamo quello che incontriamo, che viviamo, che sperimentiamo? Dopo un attimo di silenzio il racconto continuò: “non riuscivo a togliere lo sguardo da quegli occhi – la prego dottore, Vincenzo deve tornare a casa – e capii in un lampo che Vincenzo doveva tornare a casa, da sua moglie e dal suo bambino, quella era la cosa giusta e così doveva andare. L’ho capito da quello sguardo e da quelle poche parole. Chiamai subito un’infermiera, e ci rendemmo subito conto che per salvarlo serviva una trasfusione – ma come si poteva fare, le scorte di sangue erano ormai finite da tempo. Guardai il ragazzo che voleva salvare Vincenzo, non ci aveva staccato gli occhi di dosso e capì al volo la mia sofferenza – non c’è sangue – gli dissi, e lui mi rispose – Posso dargli il mio di sangue – questa risposta non me la scorderò mai.” Il Terracini non

diceva una parola, ascoltava in silenzio. “come fai a sapere se siete compatibili? – dissi – e lui mi rispose – lo siamo, la prego lo faccia dottore. – mi avvicinai al ragazzo e gli dissi che probabilmente sarebbe stato inutile, la poca speranza che aveva suscitato quello sguardo se ne stava già fuggendo, Vincenzo aveva poche possibilità anche in caso di trasfusione mentre per quel ragazzo, beh, anche lui era ferito, non come Vincenzo, ma una trasfusione così, fatta lì in mezzo avrebbe segnato sicuramente la sua sorte, di questo ne ero sicuro.” Dopo un attimo di silenzio il dottor Barchi guardò il giovane medico, “sai già come mi rispose quel ragazzo, te lo leggo negli occhi.” “Disse di farlo ugualmente”. “Proprio così - esclamò con un sorriso triste – preparammo tutto velocissimi e facemmo la trasfusione. Vincenzo si salvò.” Granelli di ghiaccio rimbalzavano su i vetri della finestra e i due medici rimasero per un po’ in silenzio. “E l’altro ragazzo?” “Mio caro dottor Terracini, non fare mai domande quando in cuor tuo conosci già la risposta. Non ho mai saputo perché si offrì al posto di Vincenzo per salvargli la vita. Ma qualche sospetto ce l’ho, penso che ci sia di mezzo un debito, un debito di gratitudine. Durante un’incursione Vincenzo aveva salvato la vita a quel ragazzo e lui, molto semplicemente, lo ricambiò.” “Scusate ma ora il paziente deve proprio riposare” furono come svegliati di soprassalto dalla voce dell’infermiera che era tornata. “Sì ha ragione, mi scusi, si è fatto anche molto tardi ed è meglio che vada.” Guidando per tornare a casa il dottor Terracini andava con la mente a quello che aveva appena ascoltato, si immaginava quegli istanti, vedeva

con gli occhi della mente quei ragazzi distesi sui tavolacci, i medici, le infermiere, le urla strazianti, la gente che moriva e il dottor Barchi ancora giovane, ma non ancora dottore, che salvava la vita a Vincenzo grazie ad un ragazzo che aveva deciso di offrirsi al suo posto. Ma chi può rispondere alla domanda sul perché una persona offre la sua vita per salvarne un’altra? Quando il dottor Terracini aprì la porta fu investito da un’atmosfera calda e accogliente. “ma cosa diavolo..” toccò i termosifoni, erano bollenti. Andò in cucina e vide che, attaccato alla caldaia miracolosamente funzionante c’era un biglietto: “Egregio Dottor Terracini, la nostra comune amica Giovanna mi ha comunicato che lei aveva un problema con la caldaia, mi sono permesso di passare ma non ho trovato nessuno, allora ho telefonato a Giovanna che mi ha detto di controllare sotto lo zerbino se c’erano le chiavi. Quelle c’erano e ho pensato, chiedendo permesso una seconda volta, di entrare e di metterle a posto il riscaldamento. Cordiali saluti Barini Vincenzo. P.S. se vede il dottor Barchi me lo saluti tanto, lui mi conosce, basta che gli dica che lo saluta Vincenzo.”Il dottor Terracini rimase per un po’ con il biglietto tra le mani mentre un sorriso lieve gli passava sul volto. Andò vicino alla finestra, aveva ripreso a nevicare ma i fiocchi ora cadevano lievi e pesanti allo stesso tempo. “Te lo saluterò senz’altro” disse ad alta voce. Poi si avviò verso il fornello a passo svelto, voleva prepararsi una tazza di cioccolato, perché gli era venuta voglia di berla davanti alla finestra guardando la neve. Mauro Benedetti la goccia 173 | marzo 2013

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Notizie 2012 da Record per l’Avis Lodrino

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el mese di Febbraio, come da statuto Avis il consiglio in carica termina il mandato quadriennale e quindi permetteteci di fare il punto sui risultati più che positivi raggiunti in questi anni dall’ Avis Lodrino. Analizzando i dati possiamo con soddisfazione notare che abbiamo raggiunto quota 328 donazioni e per L’Avis Lodrino è stato il migliore risultato di sempre, che ci colloca a percentuali doppie di donazioni rispetto al dato nazionale. Questo può solo che far onore a tutti i nostri donatori e ci serva per ulteriore stimolo nel coinvolgere sempre nuovi amici nel nostro progetto, dimostrando cosi di essere parte di una comunità sempre generosa e attenta ai bisogni del prossimo. Dato per noi importante e gratificante è stato vedere nuove donazioni da parte dei giovani, fondamentali per il ricambio naturale dei donatori, queste nell’ arco di questi quattro anni si sono più che raddoppiate, facendo emergere positivamente che anche i giovani se opportunamente stimolati ed informati, con interventi nelle scuole superiori in collaborazione con tutte le Avis della Val Trompia, e con l’appoggio e la perseveranza di noi donatori “più esperti”, che decidono di impegnarsi a donare il loro tempo ed energie per gli altri . Certo non dimentichiamo la costanza di tutti gli altri Avisini che garantiscono la continuità negli anni.

Ospitaletto

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el mese di dicembre, improvvisamente ci ha lasciati il nostro caro amico Pierangelo Orizio. Avisino da sempre, membro del Consiglio Direttivo, alfiere che, in compagnia della moglie, ha onorato con la sua presenza per anni la nostra Avis ed infine nostro postino. In sella alla sua bicicletta,infatti, recapitava a tanti iscritti i nostri avvisi preoccupandosi di arrivare in tempo e stando bene attento a non dimenticare nessuno. Ci mancherà anzi ci manca già; ci manca il suo saluto familiare e affettuoso “ciao belà scetò” con il quale salutava giova-

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ni e meno giovani che incontrava per strada facendole sentire speciali. Speciale come era lui, lui che non sapeva mai dire di no, lui che parlava della sua Avis con orgoglio, lui che ci ha lasciati così senza che potessimo ancora una volta dimostrargli il nostro affetto e la nostra gratitudine. Ciao Pierangelo! I tuoi avisini


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Notizie Bagolino

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on l’inaugurazione della nuova sala prelievi lo scorso anno, si è praticamente conclusa la ristrutturazione e la messa a norma della sede dell’Avis di Bagolino. Grazie al contributo della Fondazione Comunità Bresciana, dell’Avis Provinciale, del Comune di Bagolino, della Cassa Rurale Giudicarie Valsabbia Paganella e al generoso contributo di associazioni locali e privati, è stato possibile acquistare 11 nuove poltrone per prelievi che hanno sostituito gli ormai datati lettini. L’avis di Bagolino, presieduta da Cristian Fusi, ha investito nell’acquisto delle poltrone e nelle ultime opere di sistemazione del centro

Seniga

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orreva l’anno 1964 quando il prof. Angelo Sandro Venturelli, contattato dal sig. Giacomo Vergine e dall’allora curato Rev. Don Lucio Salvi, capita l’importanza della proposta che i due avanzavano, sia adoperò da subito affinché anche Seniga avesse la sua sezione AVIS. L’entusiasmo del trio fu tale che l’8 maggio 1964 nacque ufficialmente la Sezione AVIS Seniga. Il 19 novembre scorso il professore è passato a miglior

vita. La sua dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile fra i donatori e soprattutto nel Consiglio Direttivo; dalla data della fondazione infatti ha retto il sodalizio per parecchi decenni come presidente.

raccolta oltre 20 mila euro a cui si aggiungono le oltre 2.000 ore di lavoro dei volontari. Il presidente ha rivolto doveroso ringraziamento quindi a tutti gli avisini che nell’anonimato continuano a donare in modo generoso e altruista. «In questo contesto di difficoltà economica in cui il rischio che “l’ognuno per sé” diventi preponderante – ha riaffermato Fusi –, i donatori di sangue dimostrano, attraverso la testimonianza del dono, una forte propensione alla solidarietà come valore irrinunciabile per la società, come forte antidoto anche alla crisi economica e di valori a cui stiamo assistendo».

Lasciata la carica nel 1988 ha tuttavia collaborato attivamente e con entusiasmo fino all’ultimo giorno, mettendo a disposizione la sua esperienza, dedizione e capacità con l’intelligenza umile che lo contraddistingueva. E con la sua eleganza, in punta di piedi e senza essere di disturbo a nessuno, se n’è andato lasciandoci increduli e sgomenti, consapevoli tutti che se la Sezione ha progredito e superato tante difficoltà e stato senz’altro merito soprattutto suo. Durante il suo percorso aveva fatti suoi gli ideali del volontariato impegnandosi affinché anche l’AIDO potesse approdare nel nostro paese. Si è spinto anche oltre, sensibilizzando l’importanza della donazione del midollo osseo ottenendo anche in questo settore notevoli risultati collaborando con l’ADMO. La sua coerenza l’ha spinto alla donazione delle cornee, gesto estremo di generosità. Il Consiglio Direttivo, unitamente ai donatori, collaboratori e sostenitori, esterna le più vive condoglianze alla moglie, sig.ra Elide ed ai figli Enrico, Luca e Marco.

Lonato

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i ha lasciato il 18 dicembre 2012 il Presidente storico della nostra Associazione, e’ stato il 2° Presidente nella sezione di Lonato ed e’ rimasto in carica fino al 2005, per ben 38 anni ha guidato la Sua Avis di cui andava giustamente orgoglioso. Ricordo che dopo pochi anni che ero socio donatore, un amico mi invito’ a partecipare alla riunione del consiglio direttivo e quello che mi colpi dell’allora presidente Capuzzi era sicuramente il suo modo di fare burbero, ma dietro alla corazza del burbero si celava una persona precisa e sensibile. Quando entrai a far parte del consiglio, a volte mi raccontava i trascorsi della nostra Avis e piano piano sono venuto a

conoscenza dell’intera storia. Il Presidente andava fiero delle feste che erano state organizzate nei vari anniversari nei quali alternava : commedie, cori, sfilata di majorettes , banda musicale, ma soprattutto con la partecipazione di autorita’ e personaggi importanti nel mondo AVIS. Mi ha accompagnato nei miei primi passi da presidente e una cosa che mi ripeteva spesso era: “ essere sempre in anticipo su cio’ che si deve fare”. Il 25 novembre scorso in occasione del 54° Anniversario di fondazione Capuzzi era presente al pranzo sociale e ci siamo lasciati con l’ intento di festeggiare il 55° Anniversario in modo consono all’importanza dell’evento... Festeggeremo anche per Lei Presidente. Il Presidente Gianbattista Braga

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Pavole Mella: inaugurata la nuova sede avisina Nelle immagini alcuni momenti della festa per l’inaugurazione della nuova sede dell’Avis di Pavone Mella, ricavata dai locali gentilmente concessi in uso dalla Amministrazione comunale locale. Fra autorità locali, i responsabili della sezione e il presidente provinciale Gianpietro Briola, il taglio del nastro è stato affidato al prof. Mario Zorzi.

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Malegno assemblea annuale con i presidenti nazionali e regionali

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’assemblea annuale è una incombenza statuaria che coincide, quest’anno, con le votazioni a tutti i livelli per il rinnovo delle cariche associative. Ad indurmi a seguire con particolare interesse lo svolgimento delle assemblee, non è la presenza di illustre personalità, che ovviamente danno prestigio alle stesse, ma gli argomenti presentati che danno sempre segnali di rinnovamento, incominciando dalla relazione che spiega il lavoro, le attività ed i programmi futuri del Consiglio in carica. Programmi sempre impegnativi nelle previsioni ed intensi nei propositi. L’assemblea dell’Avis di Malegno, svoltasi nella sala polifunzionale del centro anziani, è stata presieduta con disinvoltura dal Presidente Giorgio Mascherpa che ha sottolineato l’operosità in tema di volontariato in Avis, ritenuto uno dei fattori principali di collaborazione con le istituzioni sanitarie. La sua relazione è apparsa serena nella sua sintesi, un fonte di informazioni per chi l’ha ascoltata con attenzione. Diversi i capitoli, che sono il riflesso dell’attività della nostra Sezione che onora ogni impegno: dalla promozione del dono, alla propaganda nelle scuole, dalla programmazione delle “feste avisine”, all’assistenza sanitaria per il donatore. Tra gli ospiti d’onore la gradita presenza del dr. Vincenzo Saturni, Presidente Avis Nazionale, del dr. Domenico Giupponi Presidente Avis Regionale. Lieti di annoverare tra i presenti il cappellano Avis e parroco di Malegno don Giuseppe Stefini, il Sindaco di Malegno Alessandro Domenighini, il Sindaco di Ossimo Cristian Farise, il comandante dei carabinieri di Breno capitano Roberto Rapino, il comandante della Polizia stradale l’Ispettore Mario Gerotto con due colleghi, la guardia di finanza con il Presidente dell’associazione Franco Scimenens, un parterre di tutto rispetto. I lavori assembleari sono stati seguiti con interesse ed attenzione dai presenti, molto ordine, non gente che usciva o entrava, neppure un brusire sommesso. Tutte cose che hanno rivelato nell’insieme che l’Avis è una istituzione viva e piena di fiducia. Un altro momento interessante e forte dell’assemblea è stato costituito dagli interventi dei nostri ospiti, sollecitati da precise domande proposte dal Presidente Mascherpa, hanno risposto con cognizione di causa e sapienza su argomenti dal carattere sanitario e sociale, affrontando argomenti come il sangue artificiale e l’utilizzo del sangue degli extra comunitari. Argomenti attuali di carattere medico, ma argomenti che richiedono tutto il sapere degli addetti ai lavori. La mia impressione finale è senz’altro positiva, le nostre Avis della Vallecamonica sono solide, piene di entusiasmo e di orgoglio in grado di scegliere il proprio futuro, oggi però sono ancora impegnate a garantire certezze a chi soffre e a dare speranza di guarigione con il farmaco chiamato SANGUE.

Festa dell’Alfiere a Corticelle Si è svolta nello scorso mese di novembre la tradizionale Festa dell’Alfiere, preso la bella Pieve di Corticelle. Un modo per rinsaldare amicizie e, importante, raccogliere fondi per le popolazioni emiliane terremotate. È stata raccolta la bella somma di 1.020 euro. Complimenti e grazie agli alfieri dell’Avis bresciana.

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Storie di libri storie di record bresciani

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a piccola comunità rurale di Soprazocco di Gavardo divenne, tra Cinque e Seicento, un centro d’irradiazione dell’arte della stampa. Già Ottavio Rossi, nelle sue «Memorie bresciane» seicentesche, informa che la frazione ha avuto «gran quantità d’huomini della Stampa, & al presente ne vivono molti, che sono celebri in quest’arte». A ricostruirne biografie e opere è ora Elisabetta Nicoli in un libro dal tono piacevolmente divulgativo, «Dal lavoro dei torchi all’arte dei libri. Soprazocco nella rivoluzione Gutenberg», edito da Fondazione Civiltà Bresciana. Attingendo a materiali d’archivio, il volume illumina una realtà poco nota nel contesto di quella Riviera bresciana del Garda abitata da cartai e stampatori che – come i Paganini a Toscolano e i Nicolini a Sabbio – scrissero capitoli significativi nella storia del libro a stampa. La ricerca è nata da una curiosità: la scoperta di una vite da torchio, emersa durante i restauri di un antico edificio danneggiato dal terremoto del 2004 in località Bussaga, a Soprazocco. «Dagli estimi – racconta l’autrice – sono emersi i nomi di due famiglie attive nel campo della stampa a Venezia e Brescia: Presegni e Bizardo». A Venezia, Comino Presegni pubblica libri tra il 1593 e il 1596. Si trasferisce poi a Brescia, nella contrada di S. Agata che ospitava una piccola comunità di valsabbini, più d’uno dedito alla pratica della stampa. Nel 1599 Comino edita il trattato «Della architettura militare» del bolognese Francesco De Marchi, che presenta i tratti peculiari delle sue edizioni: «L’accuratezza nella scelta di formati e caratteri» e «le incisioni che le impreziosiscono grazie alla collaborazione con artisti di valore». Muore nel 1609 e la sua tipografia – «due torchi e nove tipi di caratteri» – è affidata dalla vedova al conterraneo Paolo Bizardo, che ne diventa proprietario nel 1623. Fino al 1630, quando la peste lo uccide, Bizardo produrrà una sessantina di opere. È Antonio Rizzardi, sempre da Soprazocco, a raccogliere l’eredità di Presegni e Bizardo, acquistando nel 1634 la loro stamperia. Il nome di Rizzardi è noto agli studiosi: la sua tipografia fu il punto di riferimento del

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Vescovado e di quell’importante cenacolo culturale bresciano che era l’Accademia degli Erranti. Fino alla sua morte, nel 1661, Rizzardi esercitò quasi un’egemonia sul mercato editoriale bresciano, producendo circa la metà delle opere pubblicate in città. Gli stampatori di Soprazocco non gravitarono solo tra Brescia e Venezia. All’inizio del XVII secolo Giuseppe Pavoni diviene il più rinomato fra i tipografi della Repubblica di Genova. «Coelum Tango Votis» recitava la sua marca tipografica, che recava il disegno di un pavone con lo sguardo rivolto verso l’alto. Giuseppe realizzò più di 500 edizioni; a Genova frequentò letterati e artisti, stampò fra l’altro tre edizioni della «Gerusalemme liberata» avvalendosi dei disegni del pittore Bernardo Castello, che aveva incontrato il Tasso a Ferrara per concordare le illustrazioni. «Il gusto rinascimentale per i fregi – scrive la Nicoli –, per le volute, le scene mitologiche e di ispirazione biblica, gli elementi simbolici ed evocativi, fiorisce nelle sue pagine, impreziosite da frontespizi e capilettera molto curati e di grande rilievo». Ancora a Venezia, a inizio ’600, era giunto in giovane età Giacomo Sarzina. Nel 1622 acquistò la tipografia della famiglia Prati, una delle più attive in città, e in seguito anche una libreria sotto i portici di San Marco. Tra le sue pubblicazioni di maggior successo vi fu il poema mitologico di Giambattista Marino «L’Adone», nonché romanzi, opere storiche e politiche prodotti dalla locale Accademia degli Incogniti.

Da volumi stampati dai tipografi di Soprazocco, custoditi nella biblioteca Queriniana di Brescia, proviene anche gran parte delle illustrazioni del libro, che ha un’introduzione di Ennio Ferraglio – direttore della Queriniana – ed è stato sostenuto da Fondazione Comunità Bresciana, Comune di Gavardo, Rotary Club Valle Sabbia, Comunità Montana di Valle Sabbia. Nicola Rocchi


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Gli avisini e la redazione porgono alle famiglie sentite condoglianze

Carlo Lazzarini

Caterina Buffalora

Avis Badia Mandolossa

Medaglia d’Oro Avis Sabbio Chiese

Pietro Torri

Dario Ciapetti

Anna Castelnovo

Avis Berlingo

Medaglia d’Oro Avis Lavone V.T.

Carlo Vezzoli

Felice Mazzotti

Bertazzi Giovanni

Avis Breno

Avis Cologne

Avis Cologne

Oro con fronde Avis Vobarno

Pea Caterina

Adriano Chiari

Maria Annunciata Piotti

Anna Maria Canossi

Avis Rudiano

Avis Gambara

Medaglia d’Oro Avis Bovegno

Luigi Maccabiani

Daniele Gabossi

Luigi Corsini

Carlo Battezzi

Avis Rezzato

Medaglia Oro Avis Darfo

Avis Castelcovati

Medaglia d’Oro Avis Breno

Medaglia d’Oro Avis Lograto

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Gli avisini e la redazione porgono alle famiglie sentite condoglianze

Vincenzo Belotti

Sonia Colbrelli

Achille Colli

Avis Breno

Avis Vestone

Avis Badia Mandalossa

Dante Ronchi

Libero Mascadri

Luigi Durusini

Croce d’oro Avis Lavone V.T.

Ferremi Agnese Medaglia d’Oro Avis Vestone

Raffaele Tanghetti Croce d’oro Avis Bovegno

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Medaglia d’Oro Avis Vobarno

Fabio Garzetti

Avis Molinetto

Giuseppe Parolari

Avis Bedizzole

Medaglia d’Oro Avis Edolo

Lidia Sissa

Pietro Re

Avis Bovegno

Avis Malegno


la goccia

Gli avisini e la redazione porgono alle famiglie sentite condoglianze

Tomaso Delpanno

Flavio Zanni

Renzo Didonè

Avis Castelcovati

Medaglia Argento Avis Sabbio Chiese

Avis Badia Mandalossa

Bruno Vielmi

Francesco Bottichio

Furio Pellegrinelli

Avis Malegno

Avis Malegno

Avis Malegno

Teresina Domenighini

Giampietro Zanaglio

Vittorio ROVATI

Avis Malegno

Avis Malegno

Oltre 200 donazioni Avis Gardone Valtrompia

Giacomo Mutti Medaglia d’Oro Tavernole sul Mella

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77 Assemblea Generale AVIS a

1 7 - 1 9 m a ggio 2013 Palacongressi RIMINI

La Goccia - Periodico - Marzo 2013 anno XLV n.173  
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Periodico edito dall'Avis Provinciale di Brescia. Direzione Redazione e Amministrazione: Segreteria Avis P. tta AVIS, 1 - 25124 Brescia 0303...

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