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COMUNALE REGGIO CALABRIA

INSIEME PER

CAMBIARE Num. 1 - Anno II - Dicembre 2016

SPECIALE CARDIOCHIRURGIA FORMATOFAMIGLIA donazione record: papà e tre figli insieme

Niki Kangas

SOGNO DI DONARE


L’immigrato speciale

INSIEME PER

CAMBIARE

Numero 1 - Anno II - Dicembre 2016

Quando ho conosciuto il primario del reparto di cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria mi ha subito assalito un dubbio. Mi agitavo sulla sedia nemmeno fossi in procinto di sostenere un esame durissimo. La domanda che mi assillava era la seguente: perché mai un medico che ha girato il mondo (è stato a Dublino, in America, con ultimo incarico al Niguarda di Milano) dovrebbe scegliere di venire in Calabria a esercitare la professione più difficile e soggetta a pressioni di ogni tipo? Lo osservavo nemmeno fosse un alieno. Quasi al termine della nostra chiacchierata, ecco una luce. Pasquale Fratto - si chiama così - è calabrese. Come ho fatto a non pensarci prima! Testardo, sognatore, visionario, passionale, affamato di sfide difficili o al limite dell’impossibile, brillante, preparato. Lo attende la più ardua delle prove da superare. Essere profeta in una patria oggettivamente ostile. Dalla sua ha la consapevolezza di ciò che lo attende: altri calabresi. Senza infingimenti, pregi e difetti. direttore IAMU.IT

Sergio Conti

Realizzato per Avis Comunale Reggio Calabria da IAMU.IT Testata giornalistica registrata al Tribunale di Reggio Cal. Aut. N° 6/2015

Direttore responsabile: SERGIO CONTI Email: info@iamu.it | Online: www.iamu.it

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AVIS Insieme per cambiare è un magazine realizzato in collaborazione con

IAMU.IT nell’ambito della partnership per la sensibilizzazione delle nuove generazioni al tema della donazione. Questo numero è stato realizzato anche grazie al contributo di: Fabiana Amodeo, Daniele Castrizio, Domenico Cotroneo, Giuseppe Furlò, Pasquale Fratto, Mariangela Giuffrè, Demetrio Ieracitano, Niki Kangas, Carlo Lauro, Roberto Megna, Domenico Nisticò, Domenico Notaro, Antonio Romeo, Katia Romeo.


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SPECIALE CARDIOCHIRURGIA 6

Eccellenza d’Europa

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Serve sangue, cara Avis

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Dopo anni di attesa, finalmente l’avvio del reparto di livello europeo Cosa cambia per i donatori dopo l’apertura di cardiochirurgia a Reggio

Un primario da Sud

Intervista a Pasquale Fratto, il medico calabrese che ha girato il mondo

FORUM GIOVANI 13

Mangia, ama, dona

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Vi presento Vampino

La linea verde Avis a Montepaone. Pensando il futuro, pieno di idee Dall’estro creativo di due fumettisti, sfatato il mito dei “succhia-sangue”

DONATORI

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I have a dream

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Famiglia al completo

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Dr Avis è un amico

La storia di Niki, ballerina e volontaria. Che sogna il giorno in cui potrà donare Donano in contemporanea papà e i tre figli. Giornata storica per i Nisticò Giuseppe Furlò ha cresciuto (e informato) generazioni di donatori


vivere da umani Non c’è altra scelta per sopravvivere come popolo se non quella di abbracciare la civiltà. L’opinione di Daniele Castrizio, archeologo e donatore Avis. Che narra un sogno.

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en pochi si sono accorti come in atto ci sia un vero e proprio scontro di civiltà. No, non mi riferisco alle sciocchezze sulla presunta “civiltà occidentale” opposta a una altrettanto presunta “civiltà orientale”. C’è più eredità greca e romana nei nostri fratelli musulmani che nelle espressioni pseudo-cristiane di tante sette americane. Eppure, lo scontro di civiltà è pienamente in atto. Si tratta di una battaglia tra la civiltà e la barbarie, ma bisogna avvertire il lettore che la civiltà non è solo mantenere pulite le strade o sapere fare la fila senza fare i furbetti. La civiltà consiste nell’essere pienamente esseri umani, nel non perdere la compassione e la misericordia! La civiltà umana, secondo i paleoetnologi, è iniziata nel Paleolitico, quando i nostri antenati, ancora nelle caverne, decisero di non abbandonare vecchi e malati. Decisero di essere comunità in cui tutti avrebbero contribuito e tutti avrebbero tratto giovamento: i giovani guerrieri, guidati da quelli maturi, avrebbero praticato la caccia solidale, le donne avrebbero raccolto i frutti della terra, gli anziani avrebbero offerto il loro contributo di saggezza e di esperienza. Nei secoli che seguirono, solidarietà e collaborazione resero immortali le civiltà egizia e sumero-babilonese. Sulla solidarietà, coniugata nei termini della polis, si resse la società greca. Pur con l’individualismo atavico, il mondo greco si resse sul to medèn àgan, sul “niente di troppo”, che ha portato ai capolavori della letteratura e delle arti, ma che, soprattutto, ha regalato al mondo la più compiuta civiltà della sua storia milionaria, l’attenzione per l’uomo, la capacità di enkrateia, del pieno possesso di sé, senza cedere agli istinti bestiali. Guardate alle opere d’arte greca nei Musei: si ritrovano migliaia di raffigurazioni della lotta tra i Lapiti e i Centauri e di quella tra gli Elleni e le Amazzoni. Perché tanta applicazione? Per mettere in guardia i maschi dal diventare bestie e le donne

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dal cercare di divenire maschi: le due grandi tentazioni della nostra fragile natura umana. La filosofia, fin dai tempi di Pitagora di Samo, che ha plasmato le menti e i cuori della Magna Grecia per sempre, ha contribuito a svelare l’uomo a se stesso, cercando di fornire strumenti alla mente, allo stesso modo con cui un auriga utilizza le briglie per domare e fare correre armoniosamente una quadriga tirata da impetuosi cavalli. Una impetuosa quadriga: ecco la nostra natura! Se lasciata a se stessa, senza l’esperienza che ci viene dai padri e la cultura che proviene dai maestri, essa deraglia, corre veloce nelle tante curve che la nostra esistenza deve affrontare, spesso si rovescia e troppo spesso travolge chi si trova inavvertitamente davanti. Se vogliamo sopravvivere come popolo non abbiamo altra scelta se non quella di abbracciare la civiltà. L’alternativa è davanti ai nostri occhi: la morte civile, che sta distruggendo la nostra città, a partire da periferie lasciate all’anarchia del sopruso, alla legge del più forte e, soprattutto, all’ignoranza. Non abbiamo altra scelta: dobbiamo diventare esseri umani, vivere una cultura che metta “il prossimo” al centro della nostra vita, che ci dia la capacità di provare compassione e dolore per chi soffre e ha bisogno di aiuto. Ce lo impongono tremila anni di Storia e ce lo comanda la mera volontà di sopravvivere alla barbarie egoista che ci sta uccidendo la mente e il cuore. Amici, vi lascio con un sogno che mi ha cambiato la vita: ho visto me stesso su un piatto di una bilancia smisurata. Sull’altro piatto c’era una montagna di cose e di animali e di denaro. Io, nel sogno, ero consapevole che quella massa di cose era ciò che avevo consumato per arrivare ai miei anni. Un defunto a me caro mi ammoniva: “Guarda quanto hai ricevuto: cosa darai in cambio? Il mondo si è impoverito per farti vivere: come metterai a frutto tanti sacrifici?” La risposta l’ho percepita nel sogno stesso: donare!


chirurgia etica per rifarsi il senno Partiamo dando alcuni numeri. Nella sola città di Reggio Calabria ci sono 180mila abitanti e appena 5000 donatori. Se abbiamo studiato bene fin dalle scuole elementari, la matematica non è un’opinione. I numeri sono impietosi e consegnano una società quantomeno distratta per non definirla assente. La domanda che sorge all’indomani dell’apertura del reparto di Cardiochirurgia agli ospedali Riuniti di Reggio è presto formulata. Rimarranno ancora una volta seduti sul divano i nostri concittadini o in un impeto di chirurgia etica decideranno di rifarsi un senno? L’invito del presidente Romeo suona come un mantra: «Donate, c’è bisogno di tutti». Forse questo tipo di messaggio suonerà familiare alle generazioni tweet, abituate ai 140 caratteri per dire tutto molto in breve. Ma la missione Avis non si riesce a racchiudere nello spazio di uno slogan. È molto concreta. C’è bisogno di sangue. Del sangue di tutti. Le note liete arrivano da scuola, dove molti studenti non hanno tirato indietro il braccio, anzi si sono dimostrati pronti a raccogliere una sfida di generosità. È innegabile: qualche impedimento sanitario, come il Westnail Virus, periodicamente non permette di effettuare la donazione (solo quest’anno ha avuto una diffusione territoriale più ampia, coinvolgendo provincie italiane mai finora toccate e ha anche penalizzato 320 nostri soci donatori che risiedono al di fuori della provincia di Reggio Calabria che avrebbero voluto donare ma non hanno potuto). L’apertura del reparto di cardiochirurgia segna ormai uno spartiacque temporale tra il prima e il dopo. Tra ieri e oggi in Avis. Nell’era in cui un momento è “più importante condividerlo che viverlo” prendiamo molto sul serio la nostra vita e quella altrui. Che indissolubilmente – dietro una donazione – sono legate, direi concatenate. E dipendenti l’una dall’altra.

Lucia Romeo

Gruppo Giovani Avis Reggio Calabria Avis insieme per cambiare

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cardiochirurgia adesso è realtà Un centro d’eccellenza a livello europeo, dotato di strumentazioni all’avanguardia. Con un team molto giovane e un primario desideroso di fermare l’emigrazione sanitaria. La cardiochirurgia a Reggio Calabria è operativa. L’Avis è già in fermento, ecco perché. di Mariavittoria Comi foto Domenico Notaro 6

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al 7 Novembre 2016 gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria sono finalmente dotati del cosiddetto “Centro Cuore”. L’inaugurazione tanto attesa è stata l’epilogo di anni difficili per lo stesso Centro Cardiochirurgico, la cui origine è datata 2007, anno in cui sono stati stanziati circa 18 milioni di euro per la sua realizzazione. Dopo un lungo contenzioso legale, i lavori sono stati ultimati e collaudati nel 2011 e ormai da 5 anni la struttura – dotata di innovative e sofisticate tecnologie e strutture – era sostanzialmente chiusa e inutilizzata. Divenuta ormai, nonostante il dispendio di risorse e il bisogno reale,

l’immagine emblematica della cattiva gestione e dello spreco di denaro pubblico calabrese. Dopo 9 anni, però, oggi Reggio Calabria può finalmente vivere un momento epocale. La sanità in regione non sarà più la stessa per i cittadini reggini e per quelli di tutta la regione. È arrivato in città anche il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per suggellare questo voltapagina. Che innanzitutto consentirà ai cittadini di non dover più necessariamente fare le valige anche per potersi curare, vedendo così garantito effettivamente il proprio diritto (costituzionale) alla salute, a opera tra l’altro di un personale altamente qualificato e in un ambiente nuovo e

all’avanguardia. Un rilancio che potrà migliorare la qualità di vita dei pazienti, riguardando poi un ambito patologico – quello cardiovascolare - che rientra tra le maggiori cause di mortalità. L’evento dell’inaugurazione è stato accompagnato dalla contestuale apertura di altri reparti altrettanto fondamentali quali quello di Neonatologia, il nuovo Pronto Soccorso, nonché Chirurgia robotica, Chirurgia toracica e un polo onco-ematologico del presidio Morelli. L’espansione dell’offerta sanitaria, oltre ad aumentare la gamma di servizi sanitari essenziali, sicuramente mira a costituire un polo sanitario attrattivo non solo per la Calabria ma per tutta l’area meridionale.


L’entusiasmo per la nuova sfida che attende tutta l’Avis a Reggio Calabria: reperire almeno 2000 sacche in più e coinvolgere altri donatori

La notizia della nuova apertura del reparto cardiochirurgico non poteva che essere accolta positivamente e con responsabilità in casa Avis, «prima come cittadini reggini e successivamente come associazione» afferma il Presidente dell’Avis di Reggio Calabria Antonio Romeo. L’auspicio che rivolge lo stesso è che i concittadini capiscano l’importanza di tale passo, che facciano ricorso alla loro coscienza civica e civile affinché comprendano che il mantenimento di tale reparto passa anche - e soprattutto - dal contributo che ciascuno riuscirà e potrà dare in termini di donazione di sangue. Spesso non ricordiamo che il sangue costituisce la materia prima con cui reparti del genere sono in grado di funzionare e nel caso in cui questo dovesse venire a mancare potrebbe mettere a rischio la permanenza dello

stesso. In un’ottica di analisi costi-benefici occorre pure effettuare la valutazione secondo cui, laddove il sangue raccolto “localmente” non bastasse e dunque dovesse essere importato, la triplicazione dei costi potrebbe anche comportare un taglio del reparto. Ma in un’ottica ottimistica e propositiva, come lo è da sempre quella avisina, il presidente Romeo fa un appello universale al buon senso e alla solidarietà dei reggini: «Mi auguro che si accostino a fare quel gesto d’amore che è la donazione». Ci tiene a ribadire come non sia

importante il dove ma semplicemente va fatto, soprattutto per quei malati e quelle persone che abbiamo - tutti- il dovere di contribuire a salvare. Sono parole cariche di responsabilità quelle di Romeo, accompagnate però dall’entusiasmo per una nuova sfida che l’Avis reggina è pronta a raccogliere: la ricerca di nuove forze per aumentare il numero dei donatori. Una sfida di cui l’Avis è portatrice ma che potrà vincere solo con la collaborazione di tutti. Ancora una volta: Avis insieme per cambiare.

IL MINISTRO LORENZIN: «A REGGIO SI VOLTA PAGINA» L’inaugurazione del reparto di Cardiochirurgia è stata un’occasione per vedere a Reggio Calabria anche il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin. «Quello che sta succedendo oggi in questa città - ha detto la Lorenzin - è la dimostrazione i risultati si possono ottenere». Il ministro ha indicato la sua ricetta per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi. «Servono perseveranza, onestà e buona fede e risorse umane non solo sanitarie perché anche la politica deve fare la sua parte con decisioni ed obiettivi, con atti di indirizzo in grado di indicare il percorso. Tre componenti - ha aggiunto la Lorenzin - che si sono incontrate in questo ospedale dove si apre un reparto polo d’attrazione non solo regionale».

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Avis insieme per cambiare


Cosa cambia adesso per l’Avis l’analisi di Domenico Cotroneo

Responsabile Udr Avis Reggio Calabria

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ià quando arrivi al piano dell’ala dedicata all’Unità Operativa di Cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Reggio inizi a respirare un’atmosfera nuova. Oserei dire diversa. C’è un’accogliente reception, dedicata all’accettazione di tutti i pazienti. I locali del reparto di Cardiochirurgia e terapia intensiva cardiochirurgica constano di dieci posti letto in camere con tutti i confort alberghieri e sanitari. Non sembra vero, eppure - finalmente - nella nostra città c’è l’eccellenza di cui andar fieri. L’equipe guidata dal dottore Pasquale Fratto è composta da medici specialisti, infermieri professionali, personale tecnico ed ausiliario. Da inizio settembre riunioni e incontri per intraprendere con il dovuto slancio questa nuova e grande sfida per tutto il Sud. Per lanciare le sfide e iniziare nuove avventure, come in tutti i campi, bisogna essere equipaggiati bene. A poco servono persone e strumenti se poi viene a mancare l’essenziale. Per noi di Avis, l’essenziale è il sangue. Sacche di sangue o, meglio, di emazie concentrate, che servono per affrontare gli interventi cardiochirurgici sia in urgenza sia programmati. La richiesta di sangue per le sale operatorie, per i reparti di ematologia ed oncologia, per le emergenze-urgenze, solo per citare le maggiori criticità, sono sempre tante ed ora, si aggiunge il reparto di cardiochirurgia dove le sacche di sangue sono indispensabili per l’attività operatoria. Viene chiesto uno sforzo non comune, un impegno che vede l’Associazione dei volontari del sangue impegnata in prima linea.

È vero, è volontariato di frontiera da sempre. Ma oggi, più che mai, diventa una missione di responsabilità che ci chiama (tutti) a essere pronti e disponibili a un impegno “straordinario”. Un impegno che - come Avis Comunale - abbiamo assunto da subito. Tante iniziative stanno prendendo forma e altre verranno alla luce nell’anno che sta arrivando. Con un solo obiettivo: donare. Farlo per tutti indistintamente. Farlo per la vita. L’apertura della cardiochirurgia è una battaglia vinta per questo territorio. Un’altra importante causa che Avis si è prefissata di sorreggere senza scoraggiamenti davanti a una sanità quella del sud Italia - troppo spesso abbandonata a se stessa. Anzi, più passano i giorni, più noi donatori Avis saremo motivati a lottare con maggiori energie per garantire ai nostri cittadini (nessuno escluso) le migliori cure possibili. Senza dover prendere l’aereo della speranza: è questa l’altra grande sfida di Avis e Cardiochirurgia di Reggio Calabria, un binomio per essere cittadini di serie A! Non meno importante sarà l’impegno dell’Avis in provincia, dove sono già calendarizzate una serie di raccolte straordinarie. Contribuiranno a migliorare la riserva di sangue per il fabbisogno autonomo delle nostre popolazioni. Donare! sarà il nostro imperativo per il 2017. Non possiamo permetterci di lusso di pagare in vite umane il mancato impegno in un campo così importante. Il nostro appello a tutte le persone che credono nella vita!

Qui a sinistra il team del reparto di cardiochirurgia al gran completo. Nella pagina a fianco, in alto un medico dello staff. In basso, il ministro Lorenzin durante l’inaugurazione.

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pasquale fratto torno al sud Arriva dall’Ospedale Niguarda di Milano dopo aver girato il mondo. Il primario di Cardiochirurgia a Reggio è un calabrese doc. E subito chiama l’Avis a raccolta. intervista di Sergio Conti

«Q

ui non c’è sangue, vi rendete conto? Può riguardare tutti. Mia madre, mio figlio, mia moglie. Vi rendete conto o no?». Pronti, via: si invertono i ruoli. E da intervistato, Pasquale Fratto, 53 anni d’origini catanzaresi, primario della nuova cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, diventa intervistatore. La sua domanda è una provocazione bella e buona. Che scuote tutti, in primis i donatori di sangue dell’Avis. Scuote perché rende palese un fatto: per esistere, il “Centro Cuore” ha la necessità di avere sacche di sangue a disposizione. A esser precisi, quanto sangue serve alla cardiochirurgia? «Il problema sono le urgenze. Se ci troviamo di fronte alla dissezione (rottura) dell’aorta o le rotture di cuore, c’è bisogno di sangue subito. Quindi il centro trasfusionale deve avere una scorta. Per la provincia di Reggio statisticamente abbiamo 30-40 casi l’anno». Che corrispondono in sacche… «Per il tipo di chirurgia che faremo noi, che “consuma” meno sangue rispetto al passato, servono 2000-2500 sacche di

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sangue per 300-400 interventi all’anno su pazienti adulti. È di vitale importanza l’apporto dei donatori per sostenere gli sforzi di questa struttura». L’hanno definita di livello europeo. Che significa in concreto? «Che il reparto è dotato di 10 posti letto di degenza di 10 rianimazione, 2 sale operatorie dedicate per la cardiochirurgia. Inoltre, una sala ibrida, ovvero una sala che consente di fare interventi chirurgici col catetere: piccole incisioni, senza aprire lo sterno. È un tipo di chirurgia che noi faremo, ma non ci inventiamo nulla». Immagino che sia così in tutto il mondo. «C’è una cosa che i calabresi devono sapere: la Calabria era l’unica regione che non aveva una cardiochirurgia pubblica ospedaliera. La cardiochirurgia è il top della specialità della chirurgia incastonata in un ospedale in cui ci sono tutte le specialità». Perché un paziente può avere bisogno di un altro specialista, giusto? «Se consideriamo le diverse complicanze a cui va incontro una persona operata nel nostro reparto potrebbe

aver bisogno di diversi specialisti: neurologo, infettivologo, nefrologo. Se lei mette la cardiochirurgia in un ospedale monospecialistico come si fa? Dal punto di vista strutturale non è completo». C’era la necessità di avere una struttura pubblica ospedaliera». Non a caso Lei è tornato in Calabria? «Sono tornato perché credo che le persone non debbano più emigrare per curarsi, non certo per mangiarmi un gelato di fronte al mare». Anche quello ci può stare, durante una pausa. «Sì, certo. Ma il messaggio che voglio lanciare con la mia presenza qui è che non ha più senso andare a curarsi fuori,


Il primario del reparto di cardiochirurgia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, Pasquale Fratto. Originario di Catanzaro, ha studiato all’Università di Milano, poi è stato in Gran Bretagna, a Edimburgo, con esperienze anche in Germania e negli Stati Uniti. Da vent’anni all’Ospedale Niguarda di Milano.

lo dimostreremo con il nostro lavoro. Se uno ha fatto sempre bene perché non dovrebbe far bene anche a Reggio Calabria?» La spaventa la pressione di anni di attese in questo territorio? «Sono innegabili tre cose: è una specialità difficile, si prevede che si possa morire e c’è un dispendio di risorse impressionante. Basti pensare al capitale umano di medici e collaboratori». Ecco appunto parliamo del suo staff. «C’è gente che viene dall’Inghilterra, dal Belgio, altissima qualità. Record d’iscritti ai concorsi: 60 chirurghi, 50 anestetisti. Hanno fatto le loro valutazioni e hanno deciso di venire a fare il concorso qui.

Non dobbiamo perdere questa opportunità». Non mi dica che Reggio sarà più all’avanguardia di Roma e Milano? «Assolutamente sì. Competenze, approccio umano, carta dei servizi. Avremo uno dei portali online più avanzati (www.ospedalerc.it) che ci sono in Italia, con tutti i nostri profili, i curriculum». Così la gente saprà sotto quali mani finirà. «È importante che si fidino le persone». Perché c’è una diffidenza antropologica, lo sa dottore? «Eccome, guardi che sono nato qui in Calabria. Conosco molto bene certe dinamiche».

Nello staff gente che arriva da Inghilterra e Belgio. «Qui è il top, adesso non ha più senso curarsi fuori regione» Avis insieme per cambiare

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Qui a fianco, un medico e un’infermiera attivi nelle visite cardiologiche di domenica per l’iniziativa “Ri-uniti col cuore”. Sotto, Vincenzo Romeo che ha donato accompagnato dal presidente Avis di Reggio Antonio Romeo, dal consigliere Mimmo Nisticò e dal direttore generale degli Ospedali Riuniti di Reggio, Frank Benedetto.

riuniti con il cuore Raccolta straordinaria in un giorno speciale. La domenica in sede Avis è occasione per una visita al cuore con donazione di sangue.

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ome vivere una domenica molto speciale, per controllare il cuore e contemporaneamente donare se stessi con tutto il cuore. L’ultima trovata - pensata e voluta da tutti i membri del direttivo comunale dell’Avis - è l’ennesimo richiamo ai donatori a non vivere in maniera disinteressata le vicende cittadine. Chiaro il riferimento all’apertura del reparto di cardiochirurgia, che anche su queste pagine, per bocca del primario Pasquale Fratto, ha portato avanti richieste molto esplicite. Serve molte più sacche di

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sangue per garantire e “coprire” il fabbisogno del reparto. Raccolto l’appello, ne è venuto fuori un appuntamento dal titolo piuttosto evocativo: Ri-uniti con cuore. Riuniti come gli ospedali reggini, ma anche come sempre devono essere i donatori di fronte a una richiesta urgente. Organizzato presso la sede Avis di Piazza Garibaldi ha interessato numerosi donatori, che hanno potuto usufruire gratuitamente di una visita con elettrocardiogramma, peraltro obbligatorio per essere donatori di sangue.

È stata anche l’occasione per vivere una mattinata diversa di condivisione e di sano spirito associativo: presidente e amministratore (al secolo Antonio Romeo e Mimmo Nisticò) hanno provveduto a servire caffè e cornetti ai volontari. Impegno finalizzato a costruire la grande famiglia Avis e accogliere i donatori vecchi e nuovi, facendoli sentire davvero a casa. Un primo passo? Verificare lo stile di vita e lo stato di salute del cuore.


forum mangia bene dona meglio Quando i giovani si incontrano nascono sempre delle bellissime idee. Il racconto del forum 2016 a Montepaone, vissuto da Mariangela, volontaria in prima linea.

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i parte alle otto di mattina. Anche se ufficialmente avevano detto che la partenza sarebbe stata alle 6 da casa mia. In questa occasione alla volta di Montepaone (CZ), una delle tante bellissime cittadine della nostra stupenda regione Calabria. Così parte la nostra due giorni all’insegna di Avis. Quello che ci aspetta già lo sappiamo: io, Marco e Lorenzo siamo pronti e carichi per vivere quest’appuntamento con i nostri tanti “fratelli e sorelle di sangue” (così li chiamiamo) che sono lì, anche loro provenienti da ogni parte della Calabria e non solo. Lì troveremo ad aspettarci anche Demetrio, che è originario di Reggio ma lavora a Cirò. Ci aiuterà moltissimo la formazione che come ogni forum che si rispetti arricchirà il nostro bagaglio in merito alla donazione di sangue e alle corrette abitudini alimentari da osservare. Alimentari, appunto. Il tema prescelto per il terzo Forum Regionale Avis Calabria è, infatti, quello dell’alimentazione: Mangia – Dona – Ama, alimentiamo la solidarietà è il titolo di questa formazione che vedrà ottimi professionisti pronti a regalarci il loro sapere e la loro esperienza. A partire da Veronica Rosato. Da parte sua utili consigli su come alimentare correttamente il nostro corpo. Quindi Domenico Frontera che ha relazionato su medicina e prevenzione. Graziella Mazza e Angelina Pettinato, invece, hanno puntato l’attenzione sulla terapia del sorriso, mettendo in evidenza il lato speciale di ognuno

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di noi. A pensarci bene i donatori sono tutti speciali. Ma forse ogni tanto occorre ricordarcelo (anche in maniera divertente). A Ugo Floro, giornalista e conduttore televisivo, è toccato il compito di introdurre alcuni elementi di public speaking. A noi volontari giovani serve moltissimo imparare a stare davanti a una platea: ci capita spesso con gli studenti nelle scuole. Ma in ogni caso è utile per qualsiasi occasione. Parlare sì, ma disegnare è troppo difficile. Così ci siamo serviti della mano e del genio di due fumettisti come Lauro e Megna: hanno trasformato le nostre idee sull’opuscolo Avis in realtà. Ne è venuto fuori un meraviglioso fumetto con protagonista Vampino - un piccolo vampiro – che, andando alla ricerca di sangue, s’imbatte in un centro Avis. Lì capisce quanto sia importante donare il sangue. Anche gli studenti

A pensarci bene i donatori sono tutti speciali, ma ogni tanto occorre ricordarcelo. Anche con un fumetto.

Qui sopra, alcuni tra i partecipanti al forum. A centro pagina il fumetto col personaggio Vampino. In alto a destra i due fumettisti Roberto Megna e Carlo Lauro. Nella pagina precedente, due immagini degli incontri.

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COME TI DISEGNO L’AVIS: L’IDEA DI ROBERTO E CARLO Roberto Megna e Carlo Lauro sono due amici di lunga data che condividono da sempre la passione per il fumetto. Passione che li ha portati ad unire le forze e iniziare a creare i loro propri fumetti. Così a partire da 2013 creano i personaggi Dick e Cok, controparte cartacea degli autori e protagonisti di mille insensate avventure, che danno il nome al sodalizio artistico. Il personaggio di Vampino nasce per esorcizzare l’idea, erroneamente simpatica, che la gente ha dell’Avis. «Quando siamo stati incaricati di realizzare un fumetto sulla donazione di sangue, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni dagli addetti ai lavori e in molti ci hanno parlato del paragone con i vampiri» racconta Carlo. Con lui anche Roberto: «Approfittando di uno stereotipo già affermato, abbiamo dato vita a questo vampiro atipico che, anziché andare alla ricerca di sangue, decide di iniziare a donarlo». Così come per tutti i lavori realizzati insieme, la parte concettuale è stata realizzata da Roberto, mentre la parte grafica da Carlo.

hanno risposto positivamente al nostro richiamo: infatti al Forum ha partecipato anche la classe terza dell’istituto dell’Istituto “Fermi” di Catanzaro. Quella del 26 novembre è stata una giornata molto importante anche per il Servizio Civile Nazionale, arrivato al suo quindicesimo anno di attività. Menzione d’obbligo ai nostri cinquanta giovani volontari Avis (tra i quali anche i reggini Nino e Dalila). In una stanza adiacente alla nostra, si formavano per poter continuare a svolgere al meglio il compito che gli è stato affidato: quello di partecipare attivamente al servizio (civile) in favore del prossimo. Anche per loro esperti e formatori, tra i quali Laura Tallarico e Francesco Broso: tema centrale è stato le giuste regole da seguire nel mondo lavorativo e associativo. Anche il divertimento non è mancato. Dall’animazione della serata con il famoso gioco del Dottor Why. Dal gioco alle danze per scatenarci al ritmo di musica (me compresa) e le immancabili canzone cantate a squarciagola. Perché l’amicizia che ci lega è speciale. Ma i valori che ci tengono insieme – i valori dell’Avis – lo sono ancora di più. Mariangela Giuffrè

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niki sogna di donare Ballerina da quando aveva quattro anni, Niki Kangas è volontaria del Servizio Civile all’Avis provinciale di Reggio Calabria. Con un sogno: quello di riuscire a donare il sangue. Costi quel che costi.

N

iki ha ventun anni. Sedici di questi anni li ha dedicati a uno dei grandissimi amori della sua vita: la danza. Un amore nato in maniera del tutto spontanea. Sua madre, ballerina anche lei in gioventù, la portò in una scuola di danza. E fu il più classico dei colpi di fulmine, ad appena 4 anni Niki aveva scelto cosa voleva fare da grande. «Ma è un amore che cresce giorno dopo giorno». Senza mai un ripensamento? «Col tempo e l’esperienza inizi anche ad apprezzare ogni minimo particolare che solo la danza sa regalare». Per esempio… «La danza moderna! Il mio stile preferito, anche se ballo anche hip hop e danza classica. Alla Groove Dance Studio, scuola di danza ho avuto la fortuna di incontrare da due splendide persone come Patrizia Muzzupappa, a cui devo tantissimo, e sua figlia Cristina Foti, insegnante e coreografa in costante aggiornamento. Sono stata anche a Roma, lo sapevi?». Il fascino della Capitale ha catturato anche te? «È stato per un periodo di studi presso il teatro Golden di Roma, durante il quale mi sono potuta confrontare con insegnanti altamente qualificati: un’esperienza molto formativa da cui ne sono uscita rafforzata sia come ballerina che come persona». Come in Avis. «Che fantastica realtà. L’ho conosciuta grazie alla mia famiglia. E appena Ho scoperto di poter entrare a farne parte come volontaria del Servizio Civile, ho preparato tutta la documentazione. Ed eccomi qua».

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Sei diventata donatrice o lo eri già? «Magari potessi donare il mio sangue! Peso troppo poco (sotto i 50 chilogrammi non è possibile donare, ndr)». Un piccolo sforzo a tavola. «Ti invito a pranzo e vedrai come mangio il doppio di te». Non sono così convinto. In ogni caso l’Avis è anche impegno per coinvolgere gli altri. «Infatti per sopperire a questa mia impossibilità ho coinvolto tutte le persone a me vicine: dagli amici, ai parenti, al mio ragazzo. Con un piccolo gesto, si possono regalare tanti sorrisi e salvare vite umane. Donare è importante, aiutare il prossimo è sintomo di altruismo e civiltà». Com’è la vita da volontaria del Servizio Civile in Avis? «Bella davvero! Mi occupo di amministrazione e logistica presso l’Avis provinciale di Reggio Calabria. Ma è un’esperienza che consiglio a


Nella foto a tutta pagina, Niki Kangas durante l’ultimo saggio di danza si esibisce in una presa (Foto Fabiana Amodeo). Qui di lato, durante la formazione con il Servizio civile Avis.

tutti di fare». Trovi anche il tempo di studiare? So che sei iscritta alla facoltà di scienze della formazione presso l’Università di Messina. «Studio, faccio il servizio civile in Avis e insegno danza». Addirittura. «Mi piace la mia vita così piena di impegni, ma anche di soddisfazioni e gratificazioni. Da quest’anno insegno alle più piccoline che vogliono iniziare a ballare, cercando di infondere loro l’attaccamento verso questa disciplina e sperando che anche loro possano coltivare nel migliore dei modi questa splendida passione. Un po’ come hai fatto tu. «Hanno 4-5 anni, come me quando ho iniziato». Guardiamo avanti adesso: il tuo sogno nel cassetto? «Fin da quando ero piccolissima è quello di diventare una ballerina e lavorare presso compagnie prestigiose e importanti. Mai dire mai nella vita, credere nei propri sogni non è reato». Direi proprio di no, anzi… «Però più realisticamente, da grande, vorrei aprire una mia scuola di danza. Sarei felicissima di ciò, in caso tutto questo si realizzi, e non potrei chiedere nulla di più. Alzarsi la mattina e andare a fare ciò che ami come lavoro non avrebbe prezzo. E poi c’è la donazione». Devi ingrassare, non è il massimo per una ballerina. «Non mi importa! Sarei davvero felicissima di mettere su qualche chilo, perché so che potrei salvare delle vite umane». (s.c.) Avis insieme per cambiare

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Non era mai capitato che un padre e i suoi 3 figli donassero tutti e quattro, uno di lato all’altro, nella stessa giornata. Mai prima del 20 settembre. Quando la famiglia Nisticò...

donazione formato famiglia C

he l’Avis sia una famiglia a volte può non essere soltanto uno slogan o un intento associativo di coinvolgere e far sentire accolto chiunque. Mai era successo nella storia dell’Avis Comunale di Reggio Calabria, che donasse (quasi) un’intera famiglia nello stesso giorno. Mimmo Nisticò, il padre, con i figli Gennaro, Fabio e Marco si sono prenotati per effettuare la donazione di sangue nella stessa mattinata. Il 20 settembre del 2016. Una data storica, ma soprattutto un’occasione per ritrovarsi. «Non era affatto scontato e nemmeno facile da organizzare - ha ricordato Mimmo Nisticò - perché Fabio lavora fuori dall’Italia e la sua presenza a Reggio è davvero sporadica». L’Avis in questi oltre 60 anni in città ha seminato così bene da vantare numerose famiglie coinvolte per intero nella donazione di sangue: un testimone che passa da nonno a nipote, da padre in figlio. La particolarità, in questa circostanza, è stata

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la donazione concomitante di tutti i componenti. Qualcuno ha commentato la notizia in maniera ironica: «Se un unico ammalato dovesse ricevere il nostro sangue saremo costretti a inserirlo nel nostro stato di famiglia…Ben venga!». Sorride Marco Nisticò, uno dei due coordinatori del Gruppo Giovani Avis a Reggio Calabria. Il suo impegno per la promozione della cultura della donazione del sangue sta diventando sempre più appassionato, giorno dopo giorno, tanto da inorgoglire il papà. «In Avis trasmettiamo semplicemente un esempio, non servono le parole, i nostri figli vedono quello che facciamo e decidono liberamente se compiere questo gesto di solidarietà». I numeri parlano chiaro: Mimmo vanta 134 donazioni, Gennaro 32, Fabio 25, Marco 22. In tutto fanno 213 sacche di sangue donate per chi ha bisogno. «Ancora mi ricordo la prima donazione di sangue agli Ospedali Riuniti di Reggio -


Finalmente la mamma La famiglia quasi al completo mancava di un solo elemento: mamma Giuliana. Dal 2007 era impossibilitata a donare il sangue, è tornata a farlo lo scorso 27 novembre (nella foto in basso, durante questa donazione). «Mi spiace di non essere riuscita a fare la donazione con mio marito e i miei figli - ha detto Giuliana - ma sono contentissima di essere riuscita a donare nuovamente». Per chi ha condiviso per anni l’amore per l’Avis e la missione della divulgazione dei suoi valori, non deve essere stato facile rimanere in panchina aspettando tempi migliori. «Per questo invito tutti, soprattutto i giovani, che sono in buona salute a non tirarsi indietro, a non avere alcuna paura. Dopo la prima volta, la vostra vita sarà diversa, sarete arricchiti» conclude Giuliana Curcio.

dice Mimmo Nisticò - serviva per don Mimmo Morabito, un nostro assistente scout. Avevo 21 anni, ero un ragazzino ma ho capito da subito che era troppo importante per tirarsi indietro. Sono stati 40 anni bellissimi e spero ce ne siano ancora tanti». Magari anche con qualche altra “donazione di famiglia”. Credo sia stato arricchente per tutti noi, per me come padre e per loro come figli. L’Avis è sempre stata parte di loro, sono cresciuti all’ombra di questa associazione». La caratteristica dell’Avis è stata sempre questa: coinvolgere le famiglie, con momenti ludico-ricreativi. Fare gruppo, consentendo alle famiglie di partecipare a numerosi eventi (pranzo sociale,

Befana del donatore, ecc.): durante queste occasioni adulti e bambini si frequentano, si conoscono, crescono assieme uniti dall’amore per il prossimo. Un esempio su tutti, viste le festività natalizie, è la Befana del donatore: «La facciamo ogni anno (anche con eventi negli auditorium cittadini), così i figli si conoscono, i genitori iniziano a frequentarsi. - dice Mimmo Nisticò - Tutto diventa a misura di famiglia, si diventa amici oltre che donatori. Viene fuori così lo spirito associativo autentico». E la prossima donazione famigliare? «In questo caso è stata una congiunzione astrale positiva…. non so se si ripeterà, perché Fabio vive e lavora a Palma de Maiorca. Stavolta ci siamo aspettati l’uno con l’altro, per far coincidere i giorni e fare questa esperienza tutti insieme - spiega Mimmo - ma non sappiamo se riusciremo a far coincidere nuovamente gli impegni e le date di tutti». L’importante, d’altronde, è donare e trasmettere l’esempio a chi sta intorno. (s.conti) Avis insieme per cambiare

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piccoli eroi crescono È iniziato un nuovo anno scolastico e anche il tour dell’autoemoteca per la raccolta di sangue tra gli studenti. Desiderosi di vincere le proprie paure.

di Mariavittoria Comi

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l suono della campanella a settembre ha segnato non solo l’inizio dell’anno scolastico: insieme a questo è ricominciata la costante presenza dell’autoemoteca dell’Avis nelle scuole reggine ripresa, come sempre, dall’occhio vigile e allegro di Iamu. Ancora una volta, dall’unione delle forze di Avis con IAMU, si diventa spettatori di storie e sorrisi dei ragazzi che, spinti dalle motivazioni più disparate, decidono finalmente di fare la loro prima donazione di sangue o semplicemente di rispettare gli impegni assunti

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Avis insieme per cambiare

nei mesi precedenti. A 18 anni lo stimolo a fare del bene può ricercarsi in tante origini ma prestando l’orecchio ai frammenti di storie raccontate, il minimo comune denominatore sembra essere la finalità solidale della donazione, il volersi sentire utili – e non per questo necessariamente speciali – con un gesto così semplice da riuscire a sprigionare il loro lato migliore. Nella consapevolezza dell’utilità che possono trarne persone malate e per questo vulnerabili, compiere questa donazione li rende orgogliosi e appagati di se stessi,

come ad esempio è successo nel caso di Vittorio. Strabiliante come un’azione del genere sia in grado di trasformare e responsabilizzare dei ragazzi che sono da poco diventati maggiorenni. È come se nascesse in loro una sorta di dovere: quello di fare la “cosa giusta” (sia perché hanno avuto come esempio i genitori da tempo donatori o gli amici oppure, ancora, perché incuriositi da un camioncino parcheggiato fuori la propria scuola). Quali che siano le motivazioni, basta davvero poco per riuscirci, appena 5 minuti del proprio tempo, così utile e prezioso, che riesce però ad aiutare contemporaneamente fin 3 persone diverse! Già forse solo questo potrebbe accendere la spia nella testa degli studenti per comprendere l’importanza.


I ragazzi, invece, sono già consapevoli della scelta che hanno compiuto e proprio con questo spirito sono anche desiderosi di coinvolgere i propri compagni, trasmettergli la voglia di fare del bene. Perché, come ci ricorda Giuseppe in un’altra video-storia su www.iamu. it, «fare bene agli altri non fa male a noi». Ciò acquista maggiore importanza pensando al fatto che oggi la tendenza a fare del bene in modo così spassionato, gratis, senza alcuna pretesa in cambio sembra difficile da pensare dato lo scetticismo e l’individualismo che pervade l’intera società, pur con i dovuti distinguo. La faccia allegra e speciale di questi ragazzi dimostra l’entusiasmo per la

Giuseppe ha le idee già piuttosto chiare: fare del bene agli altri non fa male a noi stessi. Tra gli studenti c’è voglia di riscoprire il significato del dare gratis.

Nella pagina a fianco, in alto, due studenti dell’istituto “Righi” di Reggio Calabria alla loro prima donazione di sangue. Al centro, i donatori della sede distaccata dell’ITE “Piria” (RC). Qui sotto, Vittorio uno dei protagonisti dello spot per il cinema.

vita, la voglia di buttarsi a capofitto nelle cose senza pensarci più di tanto, sfidando (e vincendo) i propri limiti e le proprie paure. Mamud o Chiara, terrificati dall’ago, hanno dimostrato con “coraggio” come la buona volontà - o forse meglio le buone motivazioni - accompagnate da un ambiente rassicurante come quello Avis e un pizzico di generosità, siano dei risultati sempre vincenti nella vita. Quello che rimane dei pochi minuti trascorsi a donare è, a detta di tutti, una bellissima esperienza e (perché no?) anche ricca di tanti sorrisi. Questo riempie certamente di gioia anche il personale Avis, impegnato in prima linea in questa attività. Infermieri e medici che in questi casi hanno il compito di tranquillizzare e spiegare nel modo più semplice possibile gli aspetti più tecnici della donazione del sangue. È senza dubbio questo giovane entusiasmo che l’Avis di Reggio Calabria ricerca oggi più che mai: se sei giovane (o studente), salta a bordo anche tu!

spot avis su grande schermo L’ho fatto io, puoi farlo anche tu!. È questo l’invito di tanti studenti delle scuole superiori di Reggio Calabria a tutta la popolazione ed in particolare a tutti gli spettatori del cinema Lumiere. Grazie a un accordo con il Multisala, anche l’associazione volontari del sangue andrà in onda sul grande schermo con lo spot 2016/17 denominato “Eroi”, per la promozione della donazione di sangue. Chi sono questi eroi? Sono persone normali con un cuore speciale. Sono gli studenti, ma anche i donatori di tutte le età che compiono un gesto che salva la vita. Uno spot - della durata di 30 secondi - di cui sono previste diverse versioni, con le voci e le storie degli studenti raccolte a bordo dell’autoemoteca durante le uscite nelle scuole. Gli spettatori, prima del film e durante la pausa, potranno apprezzare questo messaggio e saranno (questo è l’obiettivo dell’iniziativa) responsabilizzati sempre di più a donare questo fluido importantissimo capace di dare la vita. Uno spot vero perché racconta l’esperienza della prima donazione di sangue di ogni ragazzo protagonista, la paura iniziale per l’ago, l’ansia prima di essere chiamati. A cui fanno posto velocemente la grande soddisfazione e la consapevolezza di aver compiuto un gesto di alto valore. Come tanti eroi della storia e della mitologia, questi ragazzi e ragazze hanno lo sguardo fiero e l’animo nobile. Uno spot che unisce: è stato girato con gli studenti di molte scuole di Reggio Calabria, a dimostrazione del fatto che davanti alla vita e al dovere di aiutare chi sta male siamo tutti uniti. Il messaggio promozionale sarà proiettato per tre mesi, anche durante le festività natalazie. Avis insieme per cambiare

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un dottore PER Promuovere la donazione di sangue in tutte le sedi. La missione di Giuseppe Furlò Intervista di Vincenzo Romeo

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na pietra miliare. Giuseppe Furlò, attuale consigliere Avis, dirigente del Centro Trasfusionale presso gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria e presidente regionale della SIMTI, rappresenta un pezzo di storia dell’Avis a Reggio Calabria. Tanti incarichi, tutti di rilievo. Per tutti è il medico, ma prima ancora l’amico. Come sei venuto a conoscenza del mondo Avis e da quanti anni ne fai parte? Ho conosciuto l’Avis all’età di diciotto anni, un po’ come tutti. Dunque ne faccio parte da circa 19 anni, dato che il mese prossimo compirò trentasette anni (ride).

Giuseppe Furlò è un medico, dirigente del Centro Trasfusionale all’ospedale di Reggio. È consigliere Avis e presidente della SIMTI, Società di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia

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Amico Davvero? Più o meno. Faccio parte di questa grande famiglia da diversi anni ma non ti dirò precisamente quanti, sennò svelerei pubblicamente la mia età. Passa il tempo ma non mi stanco mai di fare del bene, mi fa sentire vivo. Qual è stato il tuo primo incarico? Posso datare il mio primo incarico dal punto di vista professionale nel 1995, quando vinsi una borsa di studio che mi permise di poter lavorare per questa bellissima associazione. Attualmente sono consigliere Avis. Torniamo al passato, qualche aneddoto da raccontare? «Certamente, di momenti indimentica-

In alto, Una foto del 1995: Giuseppe Furlò riceve da Monsiglior Vittorio Mondello il premio per il vincitore della borsa di studio dell’Avis. Qui a fianco, Furlò compila schede in sede Avis.

«Non siamo affatto autosufficienti. Abbiamo l’obbligo morale di donare il sangue, tutti. Mi chiedo: che ci fate ancora seduti alla TV?» bili e di condivisione, passati assieme ai presidenti e donatori del passato, ne ho tantissimi. In particolare, mi è sempre rimasto impresso il racconto del presidente Vincenzo Romeo, quando, accompagnato da Tanino Calipari, andavano con l’autoemoteca, a fare le prime raccolte nei paesini limitrofi a Reggio. Li fermavano per chiedergli se vendessero scarpe e di che tipo. Proprio perché nei piccoli borghi, in passato, alla visione di un furgoncino, si pensava si trattasse del calzolaio. Per fortuna i tempi sono cambiati...» Sei felice di aver intrapreso questo percorso di vita? «Contentissimo, un esperienza profes-

sionale che abbraccia il volontariato in tutto e per tutto. Cercare di incidere, cambiare e di non stare con le mani in mano, son sempre stati miei imperativi». Data la tua esperienza, in che cosa e in che modo, potrebbe migliorare il rapporto AVIS - Ospedali? «Credo che il segreto del miglioramento stia nella collaborazione. Le associazioni di volontariato sono fondamentali per gli ospedali. La sinergia tra questi dovrebbe migliorare, per offrire il miglior servizio ai pazienti. Il rispetto dei ruoli è fondamentale, ognuno fa la propria parte, ma associazioni come l’Avis sono ossigeno puro per gli ospedali. Vorrei riprendere un’altra citazione del buon Enzo Romeo: “Il volontariato non ce l’ha ordinato il medico!”».

Che significa? «Significa che chi ha veramente voglia di far del bene, è ben accetto. Ognuno si assuma le proprie responsabilità». Un messaggio a tutti i donatori e non? Mi piacerebbe abbracciarli uno per uno, poiché senza di loro non si potrebbe far nulla dunque non saremmo in grado di salvare vite. Un messaggio che vorrei inviare a tutta la comunità è: la notizia che si sia quasi raggiunta l’autosufficienza è falsa! La conseguenza è che l’attenzione alla donazione si è automaticamente abbassata. Non è affatto vero che siamo autosufficienti! A partire dalle associazioni, passando dalle istituzioni sino ad arrivare al singolo cittadino, c’è bisogno di valorizzare e sensibilizzare sempre alla donazione. Nessuno è esente. Ognuno di noi ha il compito morale di condividere l’importanza della donazione con l’altro. Perché donare è un gesto che fa la differenza, non state lì seduti a guardarvi la tv, venite a donare!

Avis insieme per cambiare

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04 Avis insieme per cambiare  

Magazine Avis Insieme per Cambiare n.4

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