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COMUNALE REGGIO CALABRIA

INSIEME PER

CAMBIARE Numero 3 - AGOSTO 2016

AIUTACI. LA CAMPAGNA PER L’EMERGENZA SANGUE Il pieno di cultura

Cosa succede dopo l’assemblea di Mantova

ACOMEAPERICENA tra nuove conoscenze e promesse di donazione

Nicola Gratteri

DURA LEX SED AVIS


Si fa presto a dire shock

INSIEME PER

CAMBIARE

Numero 3 - Agosto 2016

Immagina per un attimo che la vita di una persona a te cara sia appesa a un filo. Immagina ancora che dalla tua donazione di sangue dipenda la vita o la morte di uno dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli, di tuo figlio. Quanti millesimi di secondo ci metteresti a prendere una decisione? La campagna estiva dell’Avis comunale di Reggio Calabria interroga la coscienza e pone di fronte la vita e la morte. In mezzo, il donatore. Senza giri di parole, c’è bisogno di sangue, i malati non vanno in vacanza. E la vita di qualcuno può dipendere anche dalla tua sensibilità. Intendiamoci, nessuno di noi è Dio e ha la capacità di allungare di un’ora sola la sua (o l’altrui) vita, ma vero è che facendo il bene non si alimentano rimpianti. Viviamo in un mondo abituato a immagini forti - shock come siamo soliti chiamarle in gergo giornalistico - non c’è il tempo di sposare una causa che già te ne arriva un’altra ancora più diretta. Più che guardare e dire shock c’è da agire. Subito. direttore IAMU.IT

Sergio Conti

Realizzato per Avis Comunale Reggio Calabria da IAMU.IT Testata giornalistica registrata al Tribunale di Reggio Cal. Aut. N° 6/2015

Direttore responsabile: SERGIO CONTI Email: info@iamu.it | Online: www.iamu.it

Caporedattore Assistent Editor

Redazione

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ANDREA ARCUDI ANNA FOTI MARCO NISTICÒ LUCIA ROMEO VINCENZO ROMEO GABRIELE ARENA MARCO CHIRICO DOMENICO COLELLA MARIA VITTORIA COMI DARIO ROMANO RACHELE SCOPELLITI DINO DESSÌ IAMU

Domande e feedback a: Avis Comunale Reggio Calabria, Corso Garibaldi 585 Telefono: (39) 0965 813250 Fax: (39) 0965 1812041 Email: reggiocalabria.comunale@avis.it Online: www.avis.it

AVIS Insieme per cambiare è un magazine realizzato in collaborazione con IAMU.IT nell’ambito della partnership avviata due anni fa per la sensibilizzazione delle nuove generazioni al tema della donazione. In questo numero hanno collaborato inoltre: Andrea Bruno, Paolo Marcianò, Domenico Nisticò, Antonio Pellicanò, Pierfabrizio Puntorieri, Katia Romeo, Antonio Sollazzo (foto campagna).


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A come Apericena

Non solo food. C’è chi ha promesso di diventare donatore

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Emergenza sangue

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Gratteri, dura lex

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Metterci la faccia

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Due comici per l’Avis

La campagna sull’importanza della donazione: questione di vita o morte Pierfabrizio, chiamato a posare per le foto. Ha risposto subito presente

DONATORI 08

Il pieno di cultura

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Scuole in vacanza

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Andrea: «Torno e dono»

I volontari sono tornati dall’assemblea nazionale di Mantova. Con tante idee. È tempo del bilancio di fine anno: serve continuità dopo la prima volta. Uno studente fuorisede racconta il suo appuntamento fisso al ritorno a casa

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Anche il neo procuratore di Catanzaro sostiene l’Avis. Tra un’inchiesta e l’altra. Abbiamo incontrato Battaglia e Miseferi, testimonial d’eccezione


aiutaci. donare salva la vita La campagna estiva dell’Avis comunale di Reggio Calabria propone il tema della morte e della vita. In mezzo, la donazione del sangue, la generosità dei volontari che salva. Per chiamare a raccolta tutti (ma proprio tutti) hanno usato le maniere forti: è una questione di vita o di morte.

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Avis insieme per cambiare


di Sergio Conti foto Antonio Sollazzo

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e la vita di tuo figlio, di tuo papà o tua mamma, del tuo fratellino o sorellina, fosse appesa a un filo, non vorresti mai che questo filo si spezzasse. Faresti di tutto. Correresti a più non posso per chiedere aiuto, urleresti con tutto il fiato che hai dentro. Non c’è nulla che potrebbe distrarti da quell’unica, determinante questione di vita o di morte. Perché sai che vedere o rivedere mai più quegli occhi, quel sorriso, ascoltare quella voce, abbracciare, amare dipende anche da te. Nella metafora della vita e della morte con il donatore di sangue in mezzo è racchiuso tutto il messaggio della nuova campagna dell’Avis comunale di Reggio Calabria. L’hanno voluta, pensata, realizzata così. Senza giri di parole, questa campagna è un pugno nello stomaco. Perché ricorda a tutti quanto l’indifferenza possa uccidere. E forse, finché non tocca a te in prima persona, non sei pienamente consapevole di quanto questa indifferenza possa fare male. Aiutami. Più chiaro di così sarebbe impossibile spiegarlo. Ci sono vite appese a un filo che aspettano te senza conoscerti, che sperano che tu legga questo messaggio e poi ti metta in macchina in direzione sede Avis. Ci sono vite che attendono che tu possa dare continuità alla loro vita. Perché la morte arriva senza preavviso e – ti piaccia o no – il tuo ritardo o anche un semplice tentennamento potrebbe essere fatale. Colpiscono i volti. Sono due giovani, belli, in salute. Un ragazzo e una ragazza. Un attimo prima erano vivi, un attimo dopo il volto spento della morte. Al centro di tutto l’Avis, l’associazione dei donatori del sangue. Come un ago sul piatto della bilancia, come protettrice della vita, da anni si prodiga per scuotere le coscienze. Quest’anno con l’apporto dell’agenzia di comunicazione e marketing IAMU ha scelto un modo per nulla soft di chiamare all’azione tutti, nessuno escluso. «I nostri donatori sono preparati all’emergenza sangue di ogni estate – ricorda Antonio Romeo, presidente della comunale di Reggio – chi può dona prima di partire per le vacanze. Tuttavia le incognite di questo periodo dell’anno sono sempre molteplici e diventa dunque necessario sottolineare la centralità il ruolo dell’Avis e della raccolta di sangue a tutela

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Qui sopra, alcuni volontari dell’Avis nello studio del fotografo Antonio Sollazzo durante gli scatti per la campagna. A fianco: il messaggio interpretato dal volto maschile di Pierfabrizio Puntorieri, donatore Avis. In basso, la testimonial femminile e donatrice Katia Romeo durante il makeup (foto: Sollazzo - Pellicanò)

... della salute pubblica, anche e soprattutto d’estate». Nel momento del bisogno esce fuori il lato migliore di noi, quando siamo più coinvolti e più sensibili. E questo è uno di quei momenti, forse il migliore per effettuare la prima donazione della vita. Nella città di Reggio la richiesta di trasfusioni di sangue è tra le più alte dell’intera regione. E arriva soprattutto dalle unità di Ematologia e dal Centro Trapianti di midollo osseo che curano patologie gravissime quali linfomi e leucemie, e dall’unità di Microcitemia, che tratta pazienti talassemici in vita grazie a costanti trasfusioni. Ecco perché Antonio Gervasi, primario facente funzioni del servizio immunotrasfusionale degli Ospedali Riuniti di Reggo Calabria parla di vera e propria emergenza: «La densità della popolazione qui da noi è pari a 183mila abitanti, a Cosenza di 70.000 abitanti, Catanzaro 90.000. Serve un ingente e quotidiano supporto di sangue» sottolinea Gervasi. Un appello rilanciato a più riprese anche dall’Avis regionale. Mimmo Nisticò, consigliere regionale dell’associazione,

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Ci sono vite appese a un filo che aspettano te senza conoscerti, che sperano che tu legga questo messaggio e poi doni il sangue. ricorda come 35 anni fa c’erano gli stessi problemi di oggi, anche se numerosi passi avanti sono stati fatti. Intanto facendo diventare la donazione un fatto solidaristico. Ovvero sangue per tutti, per gli sconosciuti e non solo in caso di bisogno per un parente o un amico. Per fare questo l’Avis ha lavorato per decenni sulla periodicità della donazione e sull’anonimato del gesto. «È una nostra responsabilità spiegare, coinvolgere, ricordare – dice Nisticò – Senza mai stancarci di ripetere le cose tante volte, tutti gli anni. Finché ci saremo tocca a noi, poi passeremo il testimone ad altri». Un’opera incessante, che non conosce sosta o cenno di fiac-


Pierfabrizio: «Ci metto la faccia»

chezza. L’Avis comunale di Reggio Calabria fa leva sul suo gruppo giovani, più volte stimolato a costruire quel senso di famiglia in cui il donatore – specialmente se alle prime armi – possa sentirsi accolto e coccolato. Ma sappia anche sempre che la vita degli altri, anche sconosciuti, lo riguarda da vicino. Sempre. Perché la donazione di sangue, adesso più che mai, è una questione di vita o di morte. (sergio conti)

Dottorando di ricerca all’Università Mediterranea di Reggio e all’Istituto Tecnico di Lisbona, collaboratore presso uno studio di progettazione di Ingegneria Civile. Pierfabrizio Puntorieri ha 28 anni. Da dieci è donatore Avis. «Prima di pensare alla patente ho scelto di andare a donare il sangue». Nella sua squadra di basket e a scuola lo avevano catechizzato a dovere e così – appena ha potuto – Pierfabrizio ha fatto il suo dovere. «Ho accettato subito la proposta di fare da testimonial per questa campagna! È stato molto divertente posare insieme ad altri ragazzi. È importante metterci la faccia e far vedere che l’Avis ha bisogno dell’aiuto di tutti». Un cenno anche alla bellezza della gratuità e al gesto anonimo, senza conoscere il ricevente: «Credo molto nel verso del Vangelo: “Non sappia la tua mano destra quello che fa la tua sinistra” – spiega –. Siamo abituati a mettere in mostra il bene che facciamo, ma con la donazione di sangue è tutto diverso». E se chiediamo qual è il prossimo obiettivo, si sbilancia facendo un nome: «C’è un mio amico, Demetrio, che ha paura di aghi e di sangue ma ha le spalle totalmente ricoperte da tatuaggi, Da 9 anni ci provo e ci riuscirò». (l.r.)

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TORNATI CARICHI Sono stati giorni intensi, in cui le distanze sono state azzerate e l’Italia tutta unita nel segno della donazione ha fatto il punto e guardato al futuro. Dall’assemblea di Mantova a Reggio la strada è già tracciata. di Mariavittoria Comi

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mozioni, momenti di confronto e nuove amicizie. È il leitmotiv dell’assemblea nazionale Avis, quest’anno tenutasi a Mantova dal 20 al 22 maggio. La capitale italiana della Cultura 2016 è stata scelta, non a caso,

come sede d’incontro per i volontari provenienti da tutta Italia. La città lombarda è stata fonte d’ispirazione per il titolo della tre giorni: “Donare è cultura”. È stato lo stesso presidente nazionale Vincenzo Saturni a sottolineare in

apertura di assemblea il motivo di questa scelta. L’impegno più impellente, nonché forse la grande novità dell’80esima assemblea, è stata l’apertura del mondo Avis alla comunità, che ha permesso di «caratteriz-

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In questa pagina, alcuni dei delegati dell’Avis comunale di Reggio Calabria all’assemblea nazionale di Mantova in diversi momenti di relax. Nella pagina a fianco, il presidente nazionale Avis Vincenzo Saturni

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zare la nostra presenza in città, sottolineare come Avis possa contribuire a “Creare Cultura” – ha detto Saturni – nell’accezione più ampia del termine». In pratica dai vertici fino all’ultimo arrivato si marcia tutti uniti verso una nuova sfid da raccogliere: la donazione del sangue produce riverberi culturali nel territorio dove la si pratica. E come dare torto a Saturni. Anche la delegazione reggina, al ritorno a casa, ha beneficiato di questa iniezione di fiducia. Mantova ha rappresentato un’occasione per fare il pieno di idee (e anche numeri) sullo stato attuale della donazione in Italia, per fare un confronto con le altre realtà. Il tutto in vista della programmazione del prossimo futuro. «Nel nostro piccolo, stiamo facendo un ottimo lavoro, riconosciuto a tutti i livelli» dice Romeo. Che - a proposito di riconoscimenti – ha raccolto l’abbraccio e l’omaggio dell’intera assemblea nel ricordo del papà, Enzo Romeo. Così si sono aperti i lavori, ricordando gli esempi di uomini che hanno lasciato un segno significativo nei loro territori. Un momento emozionante e inaspettato per l’Avis reg-

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Oltre mille delegati, in rappresentanza di 3.400 sedi e di 1.300.000 donatori di sangue. Approvata la costituzione di una fondazione.

gina, che non solo ha rimarcato la sensibilità di Saturni ma che ha segnalato l’importanza della memoria: «Noi siamo qui perché prima di noi c’è stato chi ha lavorato e ha portato l’Avis fino a questo punto», ricorda il presidente Avis comunale di Reggio, Antonio Romeo. La relazione introduttiva ha fotografato la situazione attuale del fabbisogno sanguigno in Italia, il punto in cui l’Avis è giunta e cosa le riserverà il futuro (vedi anche box a fi-


anco). Il problema all’orizzonte, però, è che la popolazione dei donatori sta invecchiando. «Anche noi in Calabria siamo preoccupati perché non c’è abbastanza ricambio, serve nuova linfa, nuovi donatori» afferma Romeo. Un campanello di allarme questo che pone l’attenzione, in una visione di lungo periodo, soprattutto sulla promozione del valore della donazione di sangue nelle scuole, fra i più giovani e su una maggiore sensibilizzazione dei donatori. Obiettivi da tempo nel mirino dell’Avis Reggio Calabria. Ulteriore argomento caldo è stata la costituzione di una fondazione, che permetterà all’Avis di stringere accordi e contratti con le università, enti di ricerca al fine di permettere e stimolare lo sviluppo di nuove frontiere e tecnologie per il buon uso del sangue. Un’organizzazione impeccabile quella presentata dall’Avis provinciale di Mantova. Che è stata in grado di gestire al meglio Oltre mille delegati, in rappresentanza di 3.400 sedi e 1.300.000 donatori di sangue. Ma, soprattutto, ha saputo rilanciare l’immagine Avis anche all’esterno. A tutte quelle persone inconsapevoli di tale mondo ma che ne rappresentano potenzialmente il futuro. Su di loro l’Avis ha già messo gli occhi. E domani inizierà a lavorare. (m.c.)

SATURNI «AVIS BEN RADICATA NEL TERRITORIO» 2.058.000 donazioni di sangue ed emocomponenti, 1.282.000 donatori di sangue e 3.412 sedi diffuse sul territorio: sono questi i numeri certificati dalla ottantesima assemblea generale AVIS. «Siamo contenti - ha dichiarato il presidente nazionale Vincenzo Saturni (foto sotto) - che dall’Assemblea emerga un’associazione sempre fortemente radicata sul territorio e capace di rispondere a circa il 70% di fabbisogno di sangue ed emocomponenti nel Paese, all’interno di un sistema trasfusionale che garantisce l’autosufficienza grazie al ruolo delle associazioni di volontariato. Stare insieme è servito per discutere e rilanciare la nostra azione sulla qualità e sicurezza del sangue, a tutela sia del donatore che del paziente ricevente, la chiamata e l’accoglienza del donatore, la scuola e la mission generale dell’Avis intera». Saturni ha poi voluto ringraziare l’Avis provinciale Mantova e i volontari delle Avis territoriali per il sostegno dato all’evento e per gli eventi di aggregazione che si sono tenuti nella città (dagli stand di prodotti tipici cucinati dai volontari, allo spettacolo in Piazza Sordello sulla Divina Commedia). All’Assemblea sono arrivati anche telegrammi di saluto del capo dello Stato, Sergio Mattarella, e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Presente ai lavori del sabato, invece, il sottosegretario al welfare Luigi Bobba. Nel suo intervento, l’imminente approvazione della riforma del terzo settore e il successivo dialogo con le associazioni di volontariato, come più volte sollecitato da AVIS, per la stesura di decreti attuativi in grado di valorizzare le diverse anime e specificità del volontariato italiano. Intesa a larghissima maggioranza per la costituzione di una fondazione che si occupi di diversi argomenti socio-sanitari e la condivisione delle iniziative che si terranno nel 2017, 90mo anniversario della nascita di AVIS.

IL PULMINO AVIS ANDATA E RITORNO Hanno viaggiato a bordo di un pulmino su e giù per l’Italia i volontari dell’Avis comunale di Reggio Calabria. Circa 2300 km percorsi per raggiungere Mantova sede dell’assemblea e per il ritorno a casa. Diverse le tappe intermedie utili a rifocillarsi e a incontrare vecchi amici donatori residenti in altre regioni. Tra le più divertenti le fermate a Battipaglia e in Toscana nei pressi di Firenze. Il pulmino è stato utile anche per gli spostamenti durante la due giorni: i volontari hanno, infatti, pernottato a Verona, visitando la casa di Giulietta e l’Arena.

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l’apericena per Metti una sera di incontrarsi in un caffè della città per raccogliere promesse di donazione. È l’evento organizzato dai giovani per i giovani.

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e promesse vanno mantenute. E la prima promessa (mantenuta) è quella dei giovani Avis di Reggio Calabria: avevano detto che avrebbero organizzato una serie di eventi per coinvolgere sempre di più altri coetanei nel “vivere” l’associazione e non semplicemente fermarsi alla semplice e importantissima donazione di sangue. Detto e fatto, in poco tempo il primo appuntamento è stato realtà. Ecco l’apericena, apripista di una serie di occasioni per far conoscere l’associazione, i suoi quadri dirigenziali, le sue braccia forti e sempre operative. L’unione fa la forza, non è una semplice constatazione, è una verità bella e buona, quasi un secondo motto nell’Avis

di Reggio Calabria. «Siamo orgogliosi del numero di persone, questo ci spinge a lavorare con sempre maggiore passione» hanno detto Marco Nisticò e Lucia Romeo, i coordinatori del gruppo giovani. Frequentare l’Avis vuol dire lasciarsi trascinare ed essere traino per altri, diventare portavoce di valori. Al Caffè Malavenda una serata piacevole utile a incontrare i giovani e chiunque voglia scoprire il mondo del volontariato. Un mondo spesso poco conosciuto, quindi, carta e penna alla mano, un bel giro tra i tavoli per spiegare cosa fa l’Avis giorno per giorno e raccogliere numeri di telefono e nomi di chi vorrebbe aderire a questo entusiasmante progetto: la donazione del sangue.

Ester: «Non saprei dire qual è il mio gruppo sanguigno. L’Avis? Mi sembra una realtà bella davvero, tutta da scoprire» È la seconda promessa, più importante perché allarga il gruppo e anche le vedute, perché si apre alla città. La promessa di donazione è senza impegno, ma è pur sempre un primo passo. I giovani avisini ne hanno raccolte una ventina: adesso toccherà ai volontari procedere con le telefonate e spingere questi ragazzi alla loro prima volta, la prima donazione di sangue. Il messaggio è semplice e chiaro: l’Avis c’è, è sempre pronta e porta sempre con sé cordialità e accoglienza. Ottanta le persone partecipanti, tra giovani e meno giovani, ancora una volta si sono mostrati vicini e attenti all’Associazione e al suo operato, alla sua semplicità e concretezza. Ester studia a Reggio ma è di Catania: «L’Avis è una bella realtà, da scoprire. Così come il mio gruppo sanguigno». Domenico è un donatore universale perché ha sangue 0 rh negativo, un sangue prezioso perché raro. A favorire il dialogo e l’interazione ci ha pensato IAMU.IT che ha chiesto con la consolidata formula del “domanda e risposta” sulla lavagnetta a ciascuna delle persone presenti

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gli amici di avis Sono stati in tutto 80 i partecipanti all’apericena organizzato dal gruppo giovani per raccogliere promesse di donazione. Alla fine della serata raggiunti venti nuovi possibili donatori

quale fosse il proprio gruppo sanguigno. Un approccio soft per cominciare a scoprire la donazione di sangue, che necessita di conoscenza di se stessi, informazione (anche allegra come in questa circostanza) e che produce molti benefici sia per chi dona sia per chi riceve. «Poco importa se sei giovane o adulto, ragazzo o ragazza, studente o lavoratore, il tuo sangue è prezioso e può sempre aiutare qualcuno» ha ricordato il presidente Avis comunale Reggio Calabria Antonio Romeo. Durante eventi come questo si scopre in primis che la persona seduta accanto a te, con la quale dividi il tavolo, col suo sangue molto raro e prezioso, è uno come te, che forse ha salvato o potrebbe salvare molte vite umane. Si conosce così un mondo nuovo. Il mondo dell’Avis. Un mondo fatto di persone normali, che forse prima non conoscevi eppure avevi accanto. A lavoro, nello sport, all’università. Serve conoscersi, anche tra donatori. Motivo per cui non resterà isolato questo incontro, ma – secondo il progetto del gruppo giovani di Reggio Calabria – vuole essere un punto di partenza. Il mondo dei volontari del sangue si unisce per gli altri, li incoraggia nelle iniziali diffidenze e preoccupazioni, un mondo che dialoga non soltanto per costruire. Ma che sa anche godere dello stare insieme. (andrea arcudi)

IL COMMENTO «BENE, BRAVI, BIS» Avendoli visti lavorare insieme, c’è da essere fiduciosi. Il gruppo giovani dell’Avis comunale di Reggio Calabria ha tracciato la più semplice delle road map e sta procedendo nella giusta direzione. Quale? Serve incrementare il numero di donazioni, serve coinvolgere di più i giovani. Serve tantissimo fare capire che l’associazione fa anche altro e vedersi al di fuori del gesto della donazione non è peccato. Anzi. Può fornire idee, spunti di lavoro, opportunità di ogni tipo. Questi ragazzi hanno l’occasione per stare insieme, tutti confidiamo che non se la lascino sfuggire in tempi di individualismo e solitudine social. Ecco perché l’iniziativa va replicata, magari coinvolgendo gli studenti delle scuole. Un bacino a cui l’Avis attinge a piene mani ma che occorre trattenere. (s.c.)

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SCUOLE AVANTI COSÌ BISOGNA FARE DI PIÙ C

osì così. È l’espressione che meglio sintetizza il primo bilancio dell’annata di Avis nelle scuole di Reggio Calabria. C’è stata una grande apertura, come in passato, e altrettanta sensibilità alla tematica, ma ancora numeri non eccezionali. Eppure l’associazione volontari del sangue ce l’ha messa tutta, profondendo diversi sforzi per consentire agli studenti – in piena tranquillità – di effettuare una donazione di sangue direttamente presso l’istituto scolastico con l’autoemoteca. Due volte nell’intero anno scolastico (in alcune scuole - come l’ITE “Piria” - sono stati addirittura tre gli appuntamenti) per un totale di dieci istituti coinvolti hanno

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prodotto qualcosa come 527 donazioni in totale. Rispetto agli scorsi anni, dove le raccolte “fruttavano” tra le 600 e le 700 sacche, si evince un notevole calo di partecipazione. È tempo di fare un’analisi in casa Avis. È tempo di capire se e perché l’organizzazione di incontri, convegni, conferenze, seminari intesi a promuovere la donazione di sangue sul territorio, alla fine sia stata efficace o abbia prodotto risultati appena sufficienti. Numeri alla mano, per quanto concerne i prelievi effettuati nell’anno 2015-2016 nelle scuole, viene fuori lo specchio dell’attuale situazione di scarsa partecipazione da parte dei giovani a livello nazionale (vedi box a fianco). È pur sempre un risultato, sono pur sempre

527 sacche in più. E ci sono le tradizionali punte di eccellenza. Se si considera soprattutto l’apporto di alcuni istituti particolarmente sensibili alla donazione, come l’ITIS “Panella-Vallauri” che fa registrare quanto al numero di prenotazioni di donazione - distribuite su almeno tre giorni - e di donatori complessivi un risultato assai positivo, non si può che essere soddisfatti. In più proprio all’ITIS “Panella-Vallauri” di Reggio Calabria sono stati toccati numeri da record per le donazioni da parte degli studenti stranieri, segno che la solidarietà in Avis non conosce davvero distinzioni tra persone. Prossimi obiettivi? Almeno un paio. Il primo è fidelizzare questi studenti, invitandoli a


Sopra, gli studenti di varie scuole di Reggio durante le donazioni con l’autoemoteca

tornare più e più volte e a non esaurire il proprio impegno al periodo scolastico (molti di questi ragazzi, infatti, hanno concluso il ciclo delle superiori con gli esami di maturità svolti da poco). Un’altra opportunità è costituita dal gruppo giovani dell’Avis comunale di Reggio Calabria a cui possono iscriversi tutti gli under 30. E il secondo non meno significativo impegno è quello di continuare e rafforzare sempre di più l’opera di promozione nelle scuole, con i seminari, con una comunicazione smart e a portata di generazioni digitali. Facendosi vedere ovunque, insomma. Perché più il messaggio della donazione è visibile, più gli studenti (tutti) si incoraggeranno - una volta raggiunta la maggiore età - nel compiere lo stesso gesto di altri 5mila donatori, il numero della sola città di Reggio Calabria. Per i giovani, costantemente a caccia di slogan e di frasi a effetto da condividere sui social, c’è un diktat: “Si deve dare di più”. C’è un’estate intera per pensarci e poi agire. Settembre è già alle porte (v.r.)

NUMERI ANCORA POCHI GIOVANI La maggioranza dei donatori ha tra i 30 ed i 55 anni, una componente destinata a ridursi in modo significativo nei prossimi decenni stando alle proiezioni demografiche. La percentuale di giovani sul numero totale di donatori, nel 2015, si attesta al 31,67% (13,9% quelli tra i 18-25 anni; 18,28% tra i 26-35 anni) è ancora troppo bassa. Se si considerano i dati sull’invecchiamento della popolazione, infatti, tra il 2009 e il 2020, la riduzione dei donatori è stimata nel 4,5%. Sono alcuni dati del Report 2015 diffusi a fine giugno dall’Istituto superiore di Sanità in occasione delle iniziative per la Giornata mondiale del donatore di sangue. Secondo il presidente Avis Vincenzo Saturni, «Serve capacità di programmazione nazionale e locale delle attività di raccolta». Nel 2015, indica il Report, in Italia sono stati prodotti 2.572.567 unità di globuli rossi, 276.410 di piastrine e 3.030.725 di plasma. Sono stati trasfusi 8.510 emocomponenti al giorno e curati 635.690 pazienti (1.741 al giorno). «L’83% dei donatori italiani dona in maniera periodica, non occasionale - spiega Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro nazionale sangue - Questa fidelizzazione è fondamentale per via del legame molto stretto che esiste tra donazione volontaria, consapevole e non remunerata e qualità del sangue in termini di sicurezza. Grazie ai donatori l’Italia è un Paese autosufficiente già da diversi anni e normalmente esiste una situazione di bilancio positivo tra numero di unità di sangue ed emocomponenti donate e fabbisogno a livello locale».

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l’amore o il pil? Cosa salverà il mondo dalla contrapposizione tutti contro tutti? Agli esami di maturità un quesito per gli studenti. Rivolto all’intero Paese, che ha bisogno di ritrovare unità.

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ra le tracce presenti agli esami di maturità ve n’era quest’anno una un po’ particolare, che invitava i ragazzi a riflettere sul tema dello sviluppo economico e sociale: “Il PIL è la misura di tutto?”. Una domanda forse un po’ inaspettata dai maturandi ma senza dubbio affascinante. Più che mai rispetto al passato, l’esistenza dell’uomo è complessa. Risulta quasi impossibile usare una cifra o un indicatore economico per rappresentare l’autentico stato di benessere di una nazione. Viceversa, una nazione che vuol crescere e migliorare non può puntare tutto sul benessere economico, a maggior ragione se questo benessere viene prodotto a discapito di qualcun altro o derogando irreparabilmente a qualcos’altro. Il vero progresso, quello che dovrebbe garantire il benessere a più persone possibili, non è un fatto esclusivamente economico. Lo si percepisce in maniera più chiara nei tempi che viviamo. Se così fosse, perché persino nei paesi più ricchi ancora vi sono drammatici episodi di violenza o suicidi? Non dovrebbe essere tutto bello, tutto armonioso, tutto perfetto nei Paesi con un ottimo welfare? Dietro il benessere, c’è dell’altro. Spesso gli indicatori nascondono gravi mancanze a livello sociale. Si parla di crisi economiche, di riforme del lavoro, tutte cose necessarie. E se i bisogni di una società in crisi andassero ben oltre i fattori esclusivamente economici? La storia insegna che nei periodi di ristrettezza e difficoltà è stato facile per popolazioni intere rifugiarsi nell’egoismo, nella chiusura. Tanto più la situazione è diventata critica, tanto più gli uomini sono stati disposti a tutto. Già nel secolo scorso abbiamo avuto nazionalismi, chiusura dei rapporti, guerre fredde e meno fredde, scontri e tensioni fra popolazioni diverse. Se è vero come è vero che la storia si ripete ciclicamente chi ci assicura un esito diverso nei tempi che viviamo? Chi ci garantisce dal compimento degli stessi errori?

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La “Brexit” è un campanello di allarme rispetto al cedimento di certi equilibri, i nazionalismi, i partiti a sfondo razziale, la violenza verso chi non è riconosciuto. Si pensi per un attimo al mondo che ci circonda e alle idee che stanno prendendo piede. Nel tritacarne della (il)logica del “tutto e subito”, troviamo giovani e meno giovani, tutti tesi a legittimare ogni voglia e ogni desiderio. In nome della propria felicità, tutto diviene legittimo e necessario, non il discernimento tra giusto e sbagliato, ma vivaddio siamo liberi! Quale antidoto, allora, per evitare che la società diventi un grande arcipelago dove tutti sono vicini, ma nessuno si unisce a nessuno? Dietro questa domanda si cela la grande e attualissima sfida degli uomini: riuscire a vivere nella concordia e nella tolleranza. Costruire e mantenere una società basata sul rispetto e sull’amore non è soltanto un compito di chi governa, è un compito dei singoli individui. È un compito nostro, per capirci. Anche l’Avis – una goccia nell’oceano, pur sempre capace di dare il suo contributo – opera in questa direzione. Perché non sia il Pil il faro di tutto, ma sia la solidarietà, il sostegno, l’aiuto reciproco: tutti fattori che non emergono quali indicatori, eppure incidono in maniera determinante nella vita di una famiglia, di una comunità, di un Paese. Se crediamo nel lavoro e nel cambiamento, allora non possiamo non credere nella solidarietà, grandissimo motore economico nelle ristrettezze di ogni secolo. Non chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà degli altri, non girarsi dall’altra parte di fronte alla sofferenza è una spinta verso lo sviluppo, una strada da percorrere proiettata alla crescita. Chiudersi dentro casa aspettando tempi migliori potrebbe ridurci a un’attesa lunga, lunghissima. Probabilmente vana. Uscire e donarsi apre molte prospettive. Se smettiamo di credere che un mondo migliore sia possibile, abbiamo già smesso da un pezzo di amare. (andrea arcudi)


nicola GRATTERI DURA LEX SED AVIS di Paolo Marcianò vicepresidente vicario Avis regionale Calabria

Praticare la giustizia e unitamente vivere la solidarietà: due facce dell’essere cittadini con la C maiuscola e due elementi caratterizzanti della vita di un volontario avisino molto speciale, quale è il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, Nicola Gratteri (nella foto sopra mentre riceve il premio “Amico dell’Avis” da Mimmo Nisticò, già presidente dell’Avis comunale di Reggio Calabria e da Paolo Marcianò, oggi vicepresidente vicario Avis Calabria). Magistrato di punta, come si è soliti dire, un uomo in prima linea, ha deciso di dedicare anche una parte del suo impegno sociale per promuovere la cultura della donazione del sangue. Un gesto significativo che proviene da una personalità di alto livello che non sale in cattedra per parlare agli studenti in maniera soltanto teorica, ma quale testimone della scelta del “dono”. Lui può essere considerato a tutti gli effetti un esempio civile: la sua testimonianza può anche essere decisiva nella vita e nelle scelte quotidiane di un giovane. E non solo sotto il profilo della condotta orientata verso la legalità. Nelle sue lezioni all’università Nicola Gratteri ha più volte posto una domanda, con il suo parlare chiaro e diretto: «Volete sapere cosa si può fare per non cadere nella trappola della criminalità?». Anche la risposta è stata sempre inequivocabile: «Intanto iniziate a iscrivervi all’Avis». Abbiamo sempre apprezzato questa franchezza con cui parla il giudice Gratteri, oggi a capo della Procura di Catanzaro. E siamo profondamente consapevoli che tutti i suoi libri e tutte le sue interviste hanno illuminato una conoscenza più

forte del fenomeno ‘ndrangheta e soprattutto indicato una strada percorribile a chi vuole davvero rinnovare il sistema giudiziario italiano usufruendo delle nuove conoscenze tecnologiche. Un modello di servitore dello Stato che sacrifica ogni giorno la sua vita per difendere le Istituzioni civili e la vita democratica. Noi dell’Avis siamo orgogliosi di averlo nelle nostre file a combattere una battaglia seria di civiltà: quella di sensibilizzazione alla donazione di sangue delle giovani generazioni. Le sfide future sono comunque tutte aperte e la nostra Calabria e la nostra Italia hanno bisogno di uomini come Nicola Gratteri che assicurano, oltre all’impegno professionale qualificato, una grande partecipazione alla solidarietà sociale. Dura lex, sed Avis.

Nelle sue lezioni Gratteri ha più volte posto una domanda: «Volete sapere cosa fare per non cadere nella trappola della criminalità? Intanto iscrivetevi all’Avis». Siamo orgogliosi di averlo nelle nostre file a combattere una battaglia seria di civiltà: sensibilizzare alla donazione di sangue.

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torno a casa e penso a te Andrea Bruno ha 20 anni, è di Reggio Calabria e studia a Bologna. Il primo pensiero ogni volta che torna a casa? Fare un salto in Avis per donare il sangue. E ai coetanei dice... Intervista di Vincenzo Romeo

T

utto è iniziato un giorno a scuola. Anzi, a essere precisi, per saltare un giorno di scuola. Andrea Bruno, 20 anni di Reggio Calabria, oggi vive a Bologna. Sotto la torre degli asinelli studia economia, management e marketing. Ma quando viveva e studiava sul mare dello Stretto è diventato, un giorno per caso, donatore di sangue. «Compiuti i diciotto anni mi son detto: “Come posso fare a evitare le interrogazioni e i compiti almeno per un giorno

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e conoscenti». all’anno?”». Così è arrivata la prima donazione. «Appunto. Ma poi è arrivata anche la seconda e la terza e così via». L’Avis in seguito è diventata una scelta. La rifaresti ancora? «La rifaccio sempre, ogni qualvolta torno in Calabria. Quel mio piccolo dono iniziale si è rivelato uno stile di vita che mi porto dentro sin d’allora e che cerco di trasmettere anche agli altri, non appena ne ho la possibilità, sensibilizzando amici

Perché non donare a Bologna allora? «Non credo sia importante il dove, purché si faccia questo gesto di solidarietà. E poi vuoi togliermi il piacere di tornare a casa anche per fare il mio dovere?» No, no, torna pure. Anche più spesso, perché qui c’è tanto bisogno di sangue… «Ci sono moltissime differenze tra il Nord e il Sud dell’Italia, rischieremmo di cadere nei luoghi comuni. Eppure le motivazioni che spingono a donare sangue sono identiche, siamo uniti dalla stessa voglia


di fare del bene e donare il sangue. Molti miei colleghi all’università sono orgogliosamente donatori Avis, come me». Ben venga l’orgoglio avisino. Però immagina di trovarti di fronte a qualcuno che non fa parte dell’associazione. Come lo spieghi? Perché dovrebbe donare? «In genere non si risponde a una domanda con un’altra domanda». Facciamo un’eccezione per te. «Semplicemente direi “perché no?”. Puoi salvare vite umane, tieni sotto controllo la tua salute, ti senti meglio fisicamente e moralmente… c’è un buon motivo per non farlo?».

«Se con un gesto così semplice puoi salvare vite umane, tieni sotto controllo la tua salute, ti senti meglio in tutti i sensi... mi dici perché non dovresti farlo? »

Posta così la questione sembra proprio di no. Eppure ci sono tanti ragazzi che, appena raggiunta la maggiore età stentano a lanciarsi in questa avventura. «Non ho una tale esperienza da poter qui testimoniare nulla di speciale. Ogni paura passa e si provano sensazioni uniche dopo aver fatto il proprio dovere di cittadini e donato il sangue. Il mio primo pensiero tornato a casa è donare il sangue. So che può essere importante per qualcuno». Cosa provi dopo aver donato? «Mi sento mancare (ride)». E per riprenderti cosa preferisci: una parmigiana calabrese o un piatto di tortellini emiliani? «Questa domanda non me la dovevi fare». Però puoi sempre rispondere. «Direi di iniziare con un primo piatto a base di tortellini e proseguire con la parmigiana».

Nella pagina a fianco, Andrea durante l’ultima donazione effettuata a giugno 2016. Qui di lato, risponde sulla lavagnetta di IAMU.IT alla domanda del valore Avis che gli appartiene maggiormente (foto scattata a Bologna durante il viaggio IAMU con Avis). In alto, il doodle dedicato da Google per la giornata mondiale del donatore a Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni

un doodle speciale Il 14 giugno 2016 è una data speciale anche per il motore di ricerca più famoso. Infatti, in occasione della giornata mondiale del donatore di sangue, Google ha dedicato la sua homepage allo scopritore dei gruppi sanguigni: Karl Landsteiner, un biologo austriaco. che con le sue scoperte rese possibili le trasfusioni di sangue, riducendo notevolmente i rischi di incompatibilità tra donatore e ricevente. Agli inizi del novecento studiò a fondo l’agglutinazione, il fenomeno che si verifica quando il sangue di due esseri umani viene a contatto. Grazie a queste ricerche riuscì, in un primo momento, a classificare i gruppi sanguigni con le lettere A, B e con il numero 0; in un secondo tempo venne aggiunto il gruppo AB. Grazie al lavoro svolto con l’immunologo Alexander Wiener, riuscì a scoprire il fattore sanguigno Rh: conta sempre fare squadra! La classificazione dei gruppi sanguigni cominciò ad entrare in vigore intorno all’anno 1907; le trasfusioni invece iniziarono a essere praticate più frequentemente nel corso della prima guerra mondiale, riuscendo così a salvare molte vite. Nel Doodle il biologo Landsteiner è disegnato nel suo laboratorio accanto a provette e microscopio: i suoi attrezzi da lavoro e i diversi gruppi sanguigni scoperti grazie alla sua preziosa attività di ricerca. Karl Landsteiner oggi potrebbe essere considerarlo un avisino a tutti gli effetti. (lucia romeo) Avis insieme per cambiare

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COMICI PER AVIS Faccia a faccia con due reggini d.o.c. e testimonial della donazione di sangue: Battaglia e Miseferi

«N

on ittati sangu, donatelo!». La traduzione dal dialetto reggino suona più o meno così: non buttate il sangue (non affannatevi inutilmente), ma donate. È Gigi Miseferi a rompere il ghiaccio alla sua maniera. Insieme al suo alterego Giacomo Battaglia da anni sono testimonial dell’Avis comunale di Reggio Calabria. Due comici, ma soprattutto due uomini che portano il valore della donazione di sangue impresso come un tatuaggio. «Quando ci alziamo al mattino, il nostro primo pensiero è a noi stessi. Come ci sentiamo? Bene – dice Battaglia Giacomo Battaglia – ma non è così per tutti. Non tutti possono affermare: oggi sto e Luigi Miseferi sono un bene. Per vivere degnamente,

duo comico cabarettistico. Si sono conosciuti a Reggio grazie ad amici comuni. Fino al 2009 membri stabili della Compagnia del Teatro Bagaglino

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bisogna pensare anche al prossimo e donare il sangue. Condividere con gli altri individui il nostro sangue, contribuisce a salvare vite, elevandoci verso il nostro Creatore». Spiritualismo e allegria, battute divertenti e riflessioni sulla vita. Il duo Battaglia e Miseferi ha mosso i primi passi a metà degli anni 80, grazie al fortuito incontro propiziato da amici comuni. È una storia piena zeppa di esperienze, ricordi, aneddoti divertenti. «Da ragazzini eravamo spesso impegnati in provini – racconta Gigi Miseferi – una volta ci fermarono i carabinieri vicino Palermo e ci trovarono con panetti avvolti nella carta stagnola. Scattò la perquisizione: dentro trovarono i panini con la cotoletta che aveva


preparato mia mamma per il viaggio». «E ti ricordi – ribatte Battaglia – quando negli studi Rai a Roma ci fecero uscire dal palco attraverso un’altra porta e io pensai “Ora ci ammazzano di botte”?». Invece in quella stanza c’era Pier Francesco Pingitore a comunicare che avrebbero lavorato nella compagnia del Bagaglino. Una collaborazione che durò fino al 2009 (con ben tre Telagatti vinti). Con l’Avis, invece, la collaborazione iniziò senza provini. «Fu Mimmo Nisticò (già presidente Avis Reggio Calabria, ndr) a chiamarci – ricorda Miseferi –. Un amico di vita e di famiglia, ci segnalò questa grande famiglia. Ci disse che potevamo farne parte e avremmo fatto il bene per qualcuno a noi sconosciuto e per noi stessi. Oltretutto anche alcuni miei parenti erano già donatori, dunque non restava altro che intraprendere questa

«Quando ci alziamo al mattino, il nostro primo pensiero è a noi stessi. Come ci sentiamo? Bene! Ma non è così per tutti. Per vivere degnamente, bisogna pensare anche agli altri e donare il sangue»

strada». Un’esperienza di collaborazione su tutte fu lo spettacolo comico durante l’inaugurazione del teatro della Scuola Allievi Carabinieri a Reggio. «In quella occasione, tutti gli Allievi donarono il sangue, entrando a far parte anche loro della grande famiglia Avis» spiega Giacomo Battaglia. E poi anche un cortometraggio, intitolato “Un dono per la vita”, con la regia di Enzo Carone. Miseferi faceva la parte di un detenuto e Battaglia quella del direttore di un carcere. «Con questa produzione cinematografica – dice Miseferi – volevamo dire a tutti che ci sembra uno spreco che i detenuti per legge non possano donare. Pensate a quanto bisogno c’è di sangue». Il futuro? «Ritorniamo in scena con “Ridicoliamo” – dice Battaglia – a dire la verità siamo già tornati, siamo già stati in Puglia per la prima tappa di questa tournee estiva». E in autunno anche in teatro con un opera tragicomica dal titolo “Dietro la porta”, scritta da un giovane autore, Gianni Quinto. «Tratta la triste storia di due barboni che si ritrovano in un luogo sospeso, dove non sanno se la loro attesa, davanti ad una porta, rappresenterà il preludio a qualcosa che verrà o semplicemente la continuazione della loro esistenza, voluta o meno, di homeless, spettatori silenziosi ed impotenti» descrive accuratamente Gigi Miseferi. Che si dice poi sempre disponibile e sensibile «per una delle poche realtà rimaste credibili in Italia. Non sono io che lo dico, ma la storia dell’Avis che lo

Il duo comico presente all’inaugurazione del teatro della Scuola Allievi Carabinieri a Reggio insieme con l’Avis. In quella occasione donarono il sangue tutti gli Allievi conferma, che ha fatto, fa e farà sempre del bene». Gli fa eco Giacomo Battaglia: «Cerchiamo di trasmettere sempre il messaggio che l’Avis ci ha trasmesso in tutti questi anni: donare è importante, fa la differenza. Poi il mio gruppo sanguigno è zero positivo ed ho la possibilità di donare a quasi tutti il mio sangue. Reputo me, e tutti coloro i quali hanno il mio stesso gruppo sanguigno, molto fortunati, abbiamo un dono che Dio ci ha dato e dobbiamo metterlo a disposizione dei più bisognosi». Come chiuderebbero un’intervista Battaglia e Miseferi? «Ragazzi, facciamoci trovare sempre in vena». Con una battuta. E un arrivederci al prossimo appuntamento con la generosità. (vincenzo romeo)

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numeri 1 presidenti avis Una storia lunga anni. Moltissimi anni. Fatta di persone che si sono alternate alla guida della sezione di Reggio Calabria. Un servizio più che una leadership. Con diversi carismi.

L’

Avis a Reggio Calabria nasce il 23 marzo 1954. Sin da subito è stato nominato commissario Francesco Genoese, medico di grandi doti umane e professionali a cui è stato affidato il compito di dar vita a una associazione che oggi - dopo oltre 60 anni - si attesta tra le più efficienti della città. Dopo il canonico periodo di commissariamento viene eletto presidente Atzeni Plinio Tedesco uomo altruista e disponibile verso il prossimo. Dal 21 febbraio 1958 al 13 maggio 1981 gli subentra Evelina Plutino Giuffrè, grande donna che ha dedicato tutta la sua vita al volontariato. Infatti oltre ad aver fondato l’Avis a Reggio ed in Calabria è stata anche la promotrice della nascita dell’Unitalsi e della Croce Rossa, prima calabrese ad entrare nel consiglio Nazionale e Vice Presidente Avis al fianco di Vittorio Formentano, fondatore di Avis Nazionale. Dal 14 maggio 1981 fino al 6 aprile 1984 l’Avis reggina è stata guidata da Domenico Comi, educatore e pioniere a livello nazionale dei primi supporti didattici per le scuole sull’educazione alla salute e al dono del sangue. Grazie alla sua lungimiranza e capacità professionale da consigliere nazionale Avis e responsabile del settore scuola avviò la collaborazione tra il Ministero della Pubblica Istruzione e Avis nazionale. Ha avuto anche il merito di fondare in città ed in regione l’Angsa (associazione nazionale genitori soggetti autistici). Dal 7 aprile 1984 al 6 marzo 1996 la guida dell’Avis Comunale di Reggio Calabria è stata affidata a Vincenzo Romeo, definito dai più il volontariato

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fatto uomo, donatore da sempre. Negli anni 60 ha praticato anche la donazione braccio a braccio. Detiene ancora oggi il record di donazioni effettuate: ben 149! Ha avuto il merito di firmare la prima convenzione con l’Azienda Ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli”: i prelievi in sede Avis, quindi, venivano effettuati dall’equipe del SIT. Fu anche fondatore dell’Aido (associazione italiana donatori organi) a Reggio Calabria e della Gadco (gruppo Avis donatrici cordone ombelicale). Dal 7 marzo 1996 al 20 marzo 2002 la sezione reggina viene affidata a Domenico Nisticò in una sorta di passaggio di testimone nella continuità. Il neo presidente, infatti, è cresciuto associativamente all’ombra del suo predecessore Enzo Romeo e del carismatico Mimmo Comi. A Mimmo Nisticò si deve la crescita associativa dal punto di vista numerico e dell’inserimento dell’Avis nel tessuto sociale con attività di diffusione del messaggio della donazione in tutti i contesti della città. Ha intensificato le attività socio culturali, portando per la prima volta l’Avis di Reggio Calabria fuori dai confini nazionali: a Malta (gemellaggio con i donatori del luogo) e in Grecia (viaggio socio culturale). Sotto la sua presidenza nasce il primo gruppo giovani Avis strutturato il cui responsabile entrerà a far parte anche della consulta dei giovani di Avis Nazionale. Dal 21 marzo 2002 al 20 febbraio 2005 viene chiamato a presiedere l’Avis reggina Gaetano Calipari, signore di altri tempi, persona mite e pacata cresciuto

nel vivaio dell’Avis: sin da giovane faceva parte del gruppo capitanato da Enzo Romeo che negli anni sessanta promuoveva a Reggio e provincia il messaggio della donazione di sangue. Con Tanino (così veniva chiamato da tutti) Calipari l’Avis comunale di Reggio Calabria ha proseguito nell’incremento numerico e nell’inserimento dei giovani, rafforzando contemporaneamente i rapporti con le istituzioni. È stato firmatario della seconda convenzione con l’Azienda ospedaliera “BianchiMelacrino-Morelli” e ha intensificato all’interno dell’associazione le attività socio culturali. Tra questi i gemellaggi


Qui a sinistra, Domenico Comi e la contessa Evelina Plutino Giuffrè. A destra, Enzo Romeo e Gaetano Calipari. Sotto la copia del verbale di fondazione dell’Avis di Reggio Calabria. In basso, Antonio Romeo, attuale presidente dell’Avis reggina

con le sezioni di San Giovanni Rotondo e Ferrara. Dal 20 febbraio 2005 al 17 febbraio 2013 riprende la guida Mimmo Nisticò iniziando un nuovo percorso organizzativo e strutturale improntato sulla nuova legislazione che norma tutto il percorso do nazionale. Punti cardine: la ristrutturazione della sede storica di Corso Garibaldi 404 e l’acquisto di una nuova autoemoteca moderna e funzionale. Non tralasciando il settore della comunicazione, ha organizzato diversi convegni aperti alla cittadinanza coinvolgendo autorevoli relatori. In quegli anni è nato anche il premio “Amico

dell’Avis”, consegnato annualmente a personalità vicine all’associazione. Dal 17 febbraio 2013 a tutt’oggi viene chiamato a dirigere l’Avis Antonio Romeo, figlio d’arte, che con la sua mentalità giovanile ed imprenditoriale traghetta la sezione all’adeguamento

dell’unità di raccolta attraverso la certificazione di qualità, prima amministrativa e poi sanitaria (ISO 9001). Servivano nuovi locali rispondenti alla normativa sull’accreditamento regionale. Da abile condottiero, Antonio Romeo è riuscito ad ottenere un bene confiscato che in pochissimo tempo è stato ristrutturato, arredato e inaugurato il 14 giugno 2014: oggi è il centro di raccolta di corso Garibaldi 585. Ciò ha consentito di essere la prima unità di raccolta fissa accreditata in Calabria. Oggi l’Avis comunale di Reggio si trova al primo posto in regione per il numero di sacche raccolte con il personale sanitario associativo. Avis insieme per cambiare

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03 Avis insieme per cambiare  

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