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AUTO CLASS magazine

we only talk about cars that matter

PERIODICO MENSILE - APRILE 2018 - € 6,50

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DOSSIER GINEVRA

TESLA MODEL S

INFINITI Q50S HYBRID

Il Meglio Del Salone Elvetico

La Sfida Elettrica

A Porto Per Una Prova Esclusiva

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autoclassmagazine.com

MERCEDES G500 4X4²


IL GRANDE EVENTO DEDICATO AGLI APPASSIONATI DI AUTO

A N O R E V I D A R IE F 18 0 2 IO G G A M 6 / 4/5

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#ONLYTHEBEST

di Christian Parodi

Qual è il vostro più grande sogno? Ovviamente legato al mondo delle automobili, mica siamo qui a parlare di biciclette! Il mio è sempre stato quello di prendere l’essenziale, fare il pieno e partire, alla scoperta di luoghi nuovi ed in grado di farmi sentire vivo. Sono parole che ritrovo spesso tra le nostre pagine e che mi fanno capire che qui in ufficio siamo tutti sulla medesima lunghezza d’onda. E sappiamo benissimo che non c’è niente di meglio che una strada di montagna ricca di curve e panorami da far bloccare il fiato per condire le nostre giornate e costruire ricordi unici. La stagione sta per partire – ammesso che qualcuno abbia fatto pausa quest’inverno – o sarebbe meglio dire che i passi riapriranno presto, pronti ad accogliere quelle fantastiche giornate che aspettiamo da mesi e che nel frattempo si sono fatte desiderare a dovere. Le nostre rubriche continuano senza sosta e ben presto scoprirete cosa abbiamo in serbo per arricchire il più possibile le pagine che vi terranno compagnia nei prossimi mesi di questo stratosferico 2018. In copertina: Mercedes G500 4X4² Photo Credits: Alessandro Marrone

Nel frattempo, beccatevi un bel dossier sul salone di Ginevra, la nostra review sulla folle G500 4X4 ed il nostro tentativo di mettere gli sci ad una Tesla Model S, senza dimenticare l’esclusiva prova in anteprima con Infiniti e la nuova Q50S Hybrid, guidata in Portogallo in occasione della presentazione internazionale, o gli altri articoli che sono sicuro verranno divorati ancor prima che vi raccomandi di prepararvi per il prossimo numero. Buona lettura e tenetevi forte. Si parte!


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APRILE 2018 - #64 CONTENUTI 6

NEWS - DOSSIER GINEVRA

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TESLA MODEL S 100D

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MERCEDES GLE 250d

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INFINITI Q50S HYBRID

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DODGE RAM REBEL

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JAGUAR XJ GREATEST HITS

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MERCEDES G500 4X4²

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VERONA LEGEND CARS - PREVIEW

46 MERCEDES G500 4X4²


AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

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LA RACING CAR DEFINITIVA


AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

MCLAREN SENNA GTR

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Ne verranno prodotte soltanto 75 unità, al costo di circa 1,4 milioni di dollari ciascuna. Abbiamo a che fare con qualcosa di davvero serio.

La Senna GTR è basata sulla stessa Monocage III della Senna stradale, ma a livello di downforce tutto assume un valore ancora più folle, grazie ad un kit aerodinamico mai visto, perlomeno su questo pianeta.

Anche il V8 da 4 litri biturbo è lo stesso, ma i cavalli saranno almeno 1.000, come per la P1 GTR, che va a sostituire abilmente.


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BUGATTI CHIRON SPORT


Bugatti ha tolto il velo alla Chiron Sport, più leggera di 18kg e si, il 16 tatuato sulla griglia anteriore è lì per ricordare che abbiamo di fronte una hypercar con 16 cilindri. L’8 litri eroga sempre 1.479 cavalli, ma la Chiron Sport si presenta con un differenziale ulteriormente migliorato, un Dynamic Torque Vectoring che agisce in qualsiasi modalità di guida e distribuisce indipendentemente la coppia su ogni singola ruota. Questo migliora non di poco le capacità dinamiche e l’agilità della Bug. Infine abbiamo nuovi cerchi ed ampio uso di carbonio, come nel caso dei tergicristalli, per la prima volta in fibra.


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FERRARI 488 PISTA AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

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*leggi la nostra preview online


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LAMBORGHINI HURACAN PERFORMANTE SPYDER Una delle migliori supercar in commercio si trasforma nella scelta migliore per macinare chilometri epici su qualsiasi strada possiate incontrare lungo il vostro cammino. Tutto questo grazie al suo V10 aspirato da 5.2cc che mette a terra 640CV su entrambi gli assi. Con uno 0-100 km/h di appena 3,1 secondi ed una velocità massima di 325 orari, la Performante Spyder è il modo più rapido per raggiungere il vostro personale Nirvana. Non temete di perdere il tettuccio rigido, perché il meccanismo elettroidraulico è leggerissimo e non intacca affatto il carattere della Huracán Performante, mantenendo non solo le linee distintive sia con tettuccio aperto che chiuso, ma non pesando sulla rigidità, sull’handling o le performance. Non ci sono scuse, dovete averne una!


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ZENVO TSR-S

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In parole povere è una TSR da pista, resa idonea per l’utilizzo su strada. Ma non si tratta soltanto dell’aggiunta della S al nome, poiché nonostante disponga del medesimo twin-supercharged V8 da 5.8cc, la potenza è aumentata raggiungendo quota 1.177CV e 1.100Nm di coppia, distribuiti mediante un cambio automatico a 7 rapporti.

Lo 0-100 si consuma in appena 2,8 secondi e la velocità massima dichiarata è di circa 325 orari. I danesi di Zenvo sostengono di aver “addomesticato” la TSR-S con l’adattamento di un lift system che consentirà di alzare il muso in caso di dossi, mentre le varie modalità di guida saranno in grado di limitare la potenza erogata a partire da un minimo di 700 cavalli. Ma il cuore del progetto è la speciale ala Zenvo

centripetale, brevettata dalla casa ed introdotta su questo modello; si piega e ruota parzialmente intorno all'asse longitudinale dell'auto per produrre uno spostamento della pressione verticale sulla ruota interna alla curva. Sollevandosi attraverso attuatori posti accanto alla struttura che sostiene l'ala e ruotando leggermente nella direzione opposta. Robe da pazzi!

1.177CV E Una Folle Ala Posteriore


SFRECCIA AD OLTRE 400 KM/H!

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HENNESSEY VENOM F5 Alla Hennessey Performance non piacciono le cose semplici e così la Venom F5 conferma essere un autentico mostro spinto da un V8 twin-turbo da 1.600CV ed in grado di accelerare da 0 a 300 km/h in meno di 10 secondi. Ne verranno prodotte 24 unità, 10 delle quali sono già state vendute, ma la follia non si ferma qui, infatti è stato confermato che la Venom F5 sarà in grado di superare “agilmente” i 400 orari, merito anche di uno speciale telaio e di un corpo vettura progettati in partnership con Shell e Pennzoil.


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W-MOTORS Fenyr Supersport A volte i sogni diventano davvero realtà. Come nel caso della W-Motors e la loro ultima creazione, la Fenyr Supersport. La sorella minore della Lykan Hypersport è spinta da un flat 6 twin-turbo da 3.8cc in grado di erogare 800Cv e 980Nm di coppia tramite un PDK a 7 rapporti. Questo si traduce in uno 0-100 di appena 2,7 secondi, mentre per rag-

giungere i 200 orari bastano 9,4 secondi in tutto. La velocità massima dichiarata è di 395 km/h. Non ci sono soltanto prestazioni incredibili, perché la Fenyr mantiene il carattere unico già visto con W-Motors, fatto di numerosi dettagli e materiali unici, sia per quanto riguarda il design della carrozzeria, che per la cura e la ricercatezza dell’abitacolo.


PORSCHE MISSION E CROSS TURISMO AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

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Sotto ad un inconfondibile design Porsche c’è la versatilità di un crossover capace di ben 600CV, grazie a due motori elettrici che le consentono di segnare uno 0-100 km/h di circa 3 secondi e mezzo. La trazione integrale contribuisce a migliorare l’agilità e la stabilità della vettura, mentre sospensioni ad aria adattive possono incrementare l’altezza da terra di ulteriori 50 millimetri. La Porsche Mission E Cross Turismo dovrebbe essere in grado di ricaricare 400km di percorrenza in appena 15 minuti e offrire un’autonomia totale di 485km, con le batterie completamente cariche.


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NON SOLO GT3 RS

*leggi la nostra preview online


AMG GT4


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In Arrivo La Versione 4 Porte Della Strepitosa GT Sarà presto disponibile con il glorioso 4 litri twin-turbo V8 e con il più sensibile 6 cilindri in linea turbo da 3 litri. In entrambi i casi avrete una strepitosa coupé con 4 porte, utile per portarvi appresso tre amici ed attaccare una pista o qualche strada di montagna. Non c’è soltanto lusso ed il pacchetto tecnologico che vi aspettate di trovare a bordo di una Mercedes, ma un carattere spiccatamente sportivo per quando deciderete di giocare duro.

La GT53 è spinta da un 6 cilindri 3.0 dotato di supercharger elettronico ed in grado di mettere a terra sulle quattro ruote 429CV e 520Nm. Lo 0-100? 4,4 secondi. La GT63 scarica a terra 577CV e 800Nm di coppia, abbastanza per uno 0-100 di 3,3 secondi. Infine abbiamo la GT63 S, che utilizza lo stesso V8, ma con 630CV e 900Nm. La S scatta da 0 a 100 km/h in 3,1 secondi, mentre tutti i modelli sono dotati di un cambio automatico a nove rapporti.


MORGAN

LA PLUS 8 COMPIE 50 ANNI


La Morgan Plus 8 50th Anniversary Edition sarà prodotta in soli 50 esemplari, ognuno assemblato a mano e con un codice identificativo. Il 4.8 BMW sarà ancora una volta sotto al classico corpo vettura Morgan, ma sarà l’ultima volta che verrà usato un propulsore BMW aspirato. Pesando solo 1.100kg, la Plus 8 è una della V8 più leggere al mondo e quindi in grado di scattare da 0 a 100 in 4 secondi e mezzo e di toccare i 250 orari. La Aero GT omaggia la Plus 8 con soltanto 8 esemplari estremamente speciali, ognuno dei quali sarà commissionato con una serie di richieste personali al reparto Morgan Special Projects Department.


4 ALFA ROMEO SPECIALI A GINEVRA AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

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Lo Stelvio NRING e la Giulia NRING sono tinte di Grigio Circuito per celebrare il record al Nordschleife e saranno prodotte in soli 108 esemplari ciascuna, in occasione del 108° compleanno del marchio. Entrambe dispongono di un nuovo Performance Pack che comprende l’Alfa Active Suspension (disponibile anche separatamente come optional), il quale riguarda un autobloccante meccanico posteriore e paddle in alluminio. Ci sono poi due 4C molto speciali, la 4C Competizione, in versione Coupé e rifinita in Grigio Vesuvio opaco con tetto e spoiler posteriore in fibra di carbonio. Ha anche pinze freno rosse, scarico Akrapovic e cerchi neri da 18 o 19 pollici. La 4C Italia è basata sulla Spider e sarà disponibile in Blu Misano. Anch’essa canterà tramite uno scarico Akrapovic e sfoggia il logo Spider Italia sulle fiancate.


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Aston Martin Valkyrie AMR Pro

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Con una potenza complessiva di oltre 1.100 cavalli è ancora più potente della versione stradale. L’aerodinamica della AMR Pro è stata ulteriormente affinata per incrementare la downforce. Questa versione prevede un corpo vettura più largo, appendici all’anteriore ed al posteriore rivisti ed una speciale aerodinamica attiva, oltre alla struttura in fibra di carbonio che contribuisce a mantenere il peso attorno alla tonnellata. Ne verranno prodotte soltanto 25 e indovinate un po’ … sono già tutte vendute!


Rimac C_Two

1.914CV e 2.300Nm Se pensavate che la prima Rimac, la Concept One, fosse già abbastanza folle, sentite qui. La C_Two produce 1.914CV e 2.300Nm di coppia grazie ai suoi 4 motori elettrici, ognuno con il compito di fornire energia ad ogni singola ruota. Tocca i 100 km/h in 1,8 secondi ed ha una velocità massima di 415 orari. In più, grazie alle sue 8 videocamere, un lidar (Laser Imaging Detection and Ranging), sei radar, 12 sensori ultrasonici ed un incredibilmente preciso GPS, sarà la prima vettura ad offrire ben 4 differenti modalità di guida autonoma. La produzione prevede 150 unità.


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ABT RS4-R AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

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L’ABT RS4-R vi farà scattare da 0 a 100 km/h in appena 3,8 secondi, grazie ai suoi 530CV e 690Nm di coppia. Ma le chicche non sono soltanto sotto al cofano, poiché lo specialista dei quattro anelli ha donato ulteriori muscoli alla carrozzeria, ancora più larga e minacciosa, ed impreziosito l’interno in perfetto stile ABT.


TOYOTA SUPRA AUTOCLASSMAGAZINE APRILE 2018

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L’ATTESA E’ FINITA

La futura generazione di Supra Racing prevede trazione posteriore ed utilizza materiali ultraleggeri, garantendo un’esperienza di guida senza compromessi. La versione stradale della Supra dovrebbe mantenere un 6 cilindri in linea turbo da 3

litri e 335 cavalli. La coppia sarà di 450Nm e sarà scaricata sull’asse posteriore tramite un cambio automatico ad 8 rapporti. Lo 0-100 km/h sarà di 3,8 secondi ed il corpo vettura non peserà più di 1.500kg.


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La Polestar 1 è finalmente realtà ed è infatti ufficialmente preordinabile in 18 Paesi nel mondo. La coupé è spinta da una propulsione ibrida che produce una potenza complessiva di 600cv e 1.000Nm di coppia, offrendo 150km di percorrenza esclusivamente elettrica, il range massimo mai raggiunto da una ibrida di produzione sino ad oggi.

POLESTAR


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MANSORY Cominciamo con la AMG S63 Signature Edition che indossa un body kit impressionante grazie all’ampio uso di carbonio ed un upgrade motoristico che le consente di raggiungere i 700CV e 1.030Nm.

Il Bentley Bentayga Bleurion Edition calza mastodontici cerchi da 24 pollici ed è verniciato con una speciale sfumatura blu cristallino che contrasta i pannelli in carbonio effetto diamantato. Le modifiche al motore hanno portato il W12 a quota 750CV e 1.080Nm.

L’Aston Martin DB11 Cyrus ci piace molto. Sotto ad una livrea verde smeraldo troviamo un V12 da 700CV e 850Nm di coppia. Ed anche qui c’è tantissimo carbonio a vista.

C’è anche una Bugatti Veyron chiamata Diamond Edition e caratterizzata da prese d’aria più ampie, un baffo anteriore in fibra di carbonio e nuovi cerchi forgiati con razze più sottili.


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35 La Stallone ritorna, questa volta sotto le spoglie della 812 Superfast che adesso eroga 830CV e 740Nm, carbonio ovunque ed un enorme spoiler al posteriore.

La McLaren 720S First Edition gioca con il lato estetico e quello performante della creatura di Woking. Il biturbo da 8 cilindri e 4 lietri sprigiona ora 755CV e 780Nm, ma quel che cattura maggiormente l’attenzione è il kit aerodinamico più folle che si potesse pensare.

La Porsche Panamera Sport Turismo non è stata risparmiata ed il risultato del tuning by Mansory è a dir poco invasivo, complice anche la particolare cromia scelta per la carrozzeria, un marrone che va ad abbinarsi ad altro carbonio diamantato. Il V8 biturbo guadagna qui 35CV e 40Nm.

La Rolls-Royce Phantom che vedete qui si chiama Bushukan e questo è dovuto al giallo Bushukan che contrasta le parti nere della vettura. Il V12 eroga 610CV e 950Nm.

Infine il Garia Golf Car punta ad essere il golf kart più cool del momento è probabilmente è qualcosa del genere. A proposito, è in grado di scattare sino a 69 km/h!


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STELLA LUMINOSA Testo: Andrea Balti

Fotografie: Andy Williams

MERCEDES GLE 250 d 4MATIC


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Negli ultimi anni Mercedes ha ampliato a tal punto il proprio listino da avere un modello per ogni lettera dell’alfabeto, o quasi. Poi ci sono le mille combinazioni alfanumeriche che ad uno sguardo più attento aiutano però nel capire di quale segmento e di che tipo di motore stiamo parlando – insomma, a conti fatti ci sono ben 40 diverse varianti tra cui spulciare e sicuramente trovare l’auto che fa per voi. Dalla piccola Classe A, rinnovata di recente e che ha abbracciato un pubblico più ampio e giovane rispetto a prima, sino alla prestazionale GT, disponibile adesso anche con le quattro porte. Dal 1997, una delle Mercedes-Benz che ha sempre tenuto alto l’onore della stella a tre punte, rappresentando anche una delle primissime proposte in fatto di SUV è stata la Classe ML, arrivata oggi alla sua quarta generazione e cambiando il proprio nome in GLE – per la quale è prevista anche una versione cosiddetta Coupé, con la coda spiovente ed un look decisamente più sportivo. La GLE è sostanzialmente basata sulla ML W166, un restyling nemmeno troppo invasivo, ma che grazie al cambio di nomenclatura punta a mescolare ancora una volta le carte in tavola, mantenendo però intatto quel compendio di comfort, lusso e praticità per l’uso quotidiano. Oggi che i SUV non vengono più visti come dei nemici pubblici – complice anche il fatto di aver sensibilizzato l’opinione (critica) pubblica con le controparti taglia XS – li si possono osservare per ciò che realmente sono

stati concepiti, ovvero veicoli utili per viaggiare nella comodità più totale a diversi centimetri da terra, ma con l’handling tipico di una più classica berlina. Se le dimensioni ed il conseguente peso intaccano meno di quanto facessero in passato il discorso consumi, la scelta che viene considerata più razionale, almeno per il momento, è quella di un propulsore a gasolio, esattamente come per la entry level in prova, una GLE 250 d 4Matic. Analizzandone il nome andiamo quindi a comprendere che si tratta del SUV di taglia intermedia (la “E” sta appunto per quello), con motore 2.2cc diesel e la trazio-

ne integrale 4Matic. Una volta presa un minimo di dimestichezza con le lettere è come giocare con i regoli, chissà chi di voi se li ricorda?! Discorso a parte per le infinite possibilità in fase di configurazione, dato che potete attingere ad una lista di optional che farebbe invidia alla Divina Commedia di Dante. Sono seduto da pochi minuti al volante di questa GLE e già mi sento perfettamente a mio agio: la seduta è facilmente regolabile e la sensazione è quella di essere al volante di un’auto dalle dimensioni più ridotte di quanto sia in realtà. Non perce-


MERCEDES GLE 250 d 4MATIC Layout motore anteriore, trazione integrale Motore 4 cilindri 2.143cc - turbodiesel Trasmissione cambio automatico a 9 rapporti Potenza 204 cv @ 3.800 rpm 500 Nm @ 1.600-1.800 rpm Peso 2.150 kg Accelerazione 8,6 sec. VelocitĂ massima 210 km/h Prezzo di listino da 63.560 â‚Ź


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39 pisci i quasi 5 metri di lunghezza e tantomeno il metro e ottanta di altezza, ma questo non va a scapito della precisione di guida, complice un’ottima visibilità su tutti i lati ed uno sterzo preciso e molto comunicativo. Il 2.2 sembra un pochino ruvido, soprattutto con l’auto ferma o muovendosi nel traffico a non più di 40 km/h, ma una volta lasciato il caos cittadino alle spalle riesco finalmente ad apprezzare i 500Nm di coppia, che non fanno pesare i soli 204 cavalli di potenza a mia disposizione. Il GLE 250 d non è un velocista – per quello c’è l’AMG – ma non disdegna di essere buttato in autostrada ed occupare la corsia di sorpasso a tipiche andature da manager ritardatario. Bisogna giusto impiegare un po’ di attenzione quando si affrontano strade strette, perché soprattutto le prime volte vi sembrerà di occupare più spazio di quanto in realtà ve ne occorra. Del resto basta voltarvi e noterete quanto spazio a disposizione abbiano i passeggeri dietro, o il vano bagagli. Le linee muscolose sono rimaste pressoché invariate, ma il colore bianco della carrozzeria ne accentua le nervature, che soprattutto nella zona anteriore donano un’immagine davvero aggressiva alla GLE. Tra i tratti più distintivi troviamo la mascherina frontale cromata con i due profili orizzontali ai lati dell’enorme stella a tre punte, mentre l’allestimento del modello a nostra disposizione è equipaggiato con cerchi AMG da 20 pollici che calzano gomme termiche, eccezionali quando la strada si fa viscida. Visto che i SUV sono spesso bistrattati e con-


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siderati utili per tutto (o quasi) fuorché del sano fuoristrada, ho anche provato a sporcare le ruote di fango, avvalendomi della trazione integrale e delle 5 diverse modalità di guida disponibili, le quali agiscono su vari parametri della vettura, come per esempio l’altezza delle sospensioni, regolabile anche a parte tramite un apposito tasto situato sul tunnel centrale. Grande attenzione per il comfort di bordo, obiettivo principale sulla GLE, con climatizzatore bizona ed un sistema di infotainment governabile tramite una rotella e la manopola multifunzione. Lo schermo è un po’ piccolo a dire il vero (8 pollici), ma la leggibilità è ottima e questo vale più di qualche millimetro extra.

Tornando alle impressioni di guida possiamo sostenere senza ombra di dubbio che il GLE sia perfettamente in grado di essere utilizzato nella quotidianità, grazie a consumi migliorati e che si attestano sui 5,7 l/100 km nel ciclo misto. A rendere la GLE 250 d un’abile tuttofare c’è anche e soprattutto il cambio automatico G Tronic a 9 rapporti, utili a tenere giù di giri il motore e spingere senza problemi le 2 tonnellate di questo SUV usufruendo della generosa riserva di coppia. Con prezzi che partono da poco più di 63.000€ ci si porta a casa un simbolo della qualità Mercedes, figlio dell’evoluzione di uno dei modelli che ha introdotto sulle nostre strade una nuova tipologia di auto, adesso aggiornata ovviamente per quelle che sono le aspettative di un pubblico sempre più esigente. La GLE è a suo agio ovunque la mettiate e farà il suo dovere in qualsiasi situazione, proprio come vi aspettereste da un’auto di questo livello. Difficile trovarle un difetto, ed in questo caso non mi rimarrebbe altro che puntare il dito su alcune plastiche del cruscotto, troppo rigide e dal look un pochino cheap, ma non intaccano di certo l’ottimo risultato finale che è quello degno di una stella tra le più brillanti del fitto listino Mercedes.


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Testo: Max Gonzaga

DODGE RAM REBEL L’ARIETE COLPISCE ANCORA Alcune cose devono essere per forza bianche oppure nere, Dodge oppure Ford, come nel caso dei pick up Ram e F150. La battaglia per l’egemonia in un segmento che negli Stati Uniti ed in Australia hanno una rilevanza importante non solo in termini di vendite continua da generazioni, tanto da aver portato le case automobilistiche ad allargare sempre di più le loro proposte, sia per quanto riguarda le motorizzazioni, sia le dimensioni ed infine gli allestimenti. Nel 2015 Dodge ha presentato l’arma definitiva per continuare a combattere la mitica F150 di Ford ed ha puntato tutto sull’aggressività del proprio cavallo di battaglia, o dovremmo dire del proprio ariete di battaglia. Il Ram, soprattutto nell’allestimento Rebel è quanto di più anticonformista ed aggressivo possiate trovare sfogliando il listino Dodge e non solo grazie ad un frontale disegnato appositamente per incu-

tere il più profondo terrore nell’animo di chi vi vedrà avvicinare dallo specchietto retrovisore, ma anche grazie all’immancabile V8 Hemi che potete scegliere al momento dell’ordine. Il V8 da 5.7cc contraddistingue da sempre l’apice della catena alimentare secondo Dodge (sino all’arrivo del recente Hellcat), scelta irrazionale nel vecchio continente, moralmente obbligatoria dove il petrolio non costa quanto un intero magazzino Swarovski. Solitamente ne parliamo alla fine, ma è bene ricordare che a prescindere da quanto potrebbe costarvi riempire il serbatoio – peraltro enorme – il prezzo di cartellino di uno di questi pick up è tutt’altro che esorbitante, andando ancora una volta a spuntare una voce fondamentale, trattandosi di veicoli che vengono scelti anche per motivi lavorativi, e non prettamente estetici. Tenete presente che con circa 48.000€ si comincia a portare a casa un pacchetto com-

pleto. E poi, che con il passare degli anni siano diventati più confortevoli rispetto a quelle tavole di ferro con le ruote che erano da fine anni 70 ai primi 90 è appurato, ma l’ergonomia non ha rammollito affatto lo spirito guerriero di questi fuoristrada che pretendono di essere utilizzati per ciò che possono fare meglio: sporcarsi e caricare svariati chilogrammi. Sta alle vostre esigenze scegliere infatti se optare per un Double Cab (doppia cabina) con 5 posti e 4 porte, oppure per un passo lungo (Extended Wheelbase) o semplicemente per la versione più classica con due sole porte e due soli posti, dove ancora possibile. Quello di cui voglio parlarvi è il Ram Rebel 1500, spinto dal potente V8 menzionato prima ed in grado di mettere a terra 395 cavalli a 5600 giri. Anche la coppia è notevole, con 555Nm disponibili a quasi 4000 giri: numeri indispensabili per


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consentire ad un mezzo da circa 3 tonnellate di muoversi con una discreta agilità e su qualsiasi tipo di terreno. L’altezza da terra è uno degli ingredienti chiave che rende il Ram protagonista indiscusso anche quando scegliete di abbandonare la strada asfaltata e lanciarvi all’avventura, magari nel cuore di qualche bosco per tagliare oltre mezza tonnellata di legna e caricarla sull’ampio pianale di carico al posteriore. Se non fosse abbastanza potete sempre portarvi appresso un carrello e sfruttare una capacità di traino di ben 4,6 tonnellate. L’unico limite sembra proprio quello della vostra fantasia e quelli di velocità, perlomeno quando non sarete a pieno carico e vorrete schiarire la voce del doppio terminale di scarico, contraddistinto da un tono cupo e borbottante anche al minimo.


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In aggiunta al nuovo frontale, che caratterizza maggiormente il Ram di nuova generazione grazie ad una mascherina scura sovrastata dall’ampio fascione in plastica, ci sono due prese d’aria sul muscoloso cofano motore, mentre aprendo la porta ed arrampicandosi nell’abitacolo si viene accolti da un ambiente semplice ma ben ordinato. C’è tutto quel che serve, volante multifunzione, strumentazione analogica con un display digitale al centro, aria condizionata, impianto stereo e navigatore, controllabile tramite lo schermo touch posto al centro della plancia. Non c’è leva del cambio tradizionale, ma una rotella vicina al vostro ginocchio destro, accanto alla quale sono situati anche i pulsanti per innestare la trazione integrale ed il blocco dei differenziali. Potete anche selezionare la modalità off-road che solleverà di qualche centimetro il corpo vettura ed ovviamente c’è grande attenzione per ampi vani portaoggetti sparsi qua e là. I materiali sono rigidi, ma ben assemblati. Ed allora chi la spunterà tra Dodge e Ford in questa epica ed incessante battaglia? Entrambe, mi verrebbe da dire, perché chi sceglie una lo fa prima di tutto col cuore e fortunatamente per entrambe le “fazioni” si può finalmente contare su un notevole elenco di optional tra cui scegliere e poter così rendere un ariete da lavoro, anche un ottimo compagno per i weekend.


AL QUADRATO!


MERCEDES G500 4X4² Testo e foto di Alessandro Marrone


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“Strade? Dove andiamo noi non servono strade.” – Il buon Doc Emmett Brown (no, non è mio parente!) di Ritorno al Futuro avrebbe risposto proprio così. E ad essere sinceri la bistrattata DeLorean nulla avrebbe potuto contro l’imponenza del perfetto mix di genio e follia di Mercedes-Benz chiamato G500 4X4². Basata sulla ancor più esagerata 6X6, ma con un asse e due ruote di meno, mi trovo di fronte ad una delle tre auto più inutili al mondo, ma che in qualche strano modo riesce ad essere una vera ossessione ed assurdo desiderio, anche per gli sfegatati delle prestazioni. Dopo qualche mese che il tarlo della G500 4X4² si è nuovamente insinuato nella mia testa, ho avuto la possibilità di trascorrere del tempo con questo mastodonte grazie all’amico Raul di RM Autosport, noto collezionista e rivenditore di supercars del Principato di Monaco. Non potevo più farne a meno, sentivo il bisogno fisico di trovarmi accanto a questa belva che alla faccia del downsizing globale ha sfidato l’estinzione e vinto, schiacciando anche quella pseudo concorrenza d’oltreoceano identificabile, almeno in parte, nell’Hummer, il quale però non è assolutamente in grado di garantire le medesime capacità in off-road, figuriamoci su strada, per non parlare poi del lustro che ha la stella a tre punte sfoggiata là davanti su quella griglia a tre listelli orizzontali, ormai autentico simbolo bellico e pronto a spianare il traffico in modalità schiacciasassi. Per fortuna che c’è ancora chi è pazzo abbastanza da fare le ore piccole in ufficio, pensando di offrire al mondo qualcosa che non si sarebbe mai


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aspettato, e che attraverso qualche contorto motivo è entrato nel collettivo comune come un giocattolo per ricchi che fa gola all’intera catena alimentare, soprattutto a chi come me non può assolutamente permetterselo. E poi lo sappiamo, più i giocattoli sono costosi e superflui e più ci entrano dentro, scavandosi una strada che tralasciato il bivio del buonsenso si conficca direttamente in mezzo al cuore. Ecco che proviamo anche a mettere in vendita la casa, intanto grazie alle generose dimensioni dell’abitacolo avremmo pronta la nostra nuova sistemazione ed abbastanza spazio anche per portare il cane con noi. Già, i circa 230.000€ che erano necessari per acquistarne uno nuovo sono scesi sensibilmente per i modelli che hanno percorso più strada e addirittura saliti per quelli configurati senza problemi di budget, o magari passati sotto le mani di qualche tuner, come per esempio Brabus e Mansory. Mai come in questo casa un’auto uscita di fabbrica è già dannatamente finita però, proprio come l’avremmo immaginata noi: carrozzeria nera, vetri privacy e quelle immense ruote con cerchi da 22 che provano in tutti i modi a non perdersi nell’infinito spazio che viene creato sotto il telaio grazie ai 24cm extra di altezza rispetto ad una Classe G tradizionale. Come la prima volta che osservate un elefante da vici-

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MERCEDES G500 4X4² Layout motore anteriore, trazione integrale Motore V8 cilindri 3.982cc – twin-turbo Trasmissione cambio automatico a 7 rapporti Potenza 422 cv @ 5.250-5.500 rpm 610 Nm @ 2.000-4.750 rpm Peso 2.946 kg Accelerazione 7,4 sec. Velocità massima 209 km/h


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no e vi chiedete come sia possibile che esista qualcosa di così grande, con la differenza che invece che nutrirsi di foglie e piante, il G500 4X4² inghiotte benzina come se la versaste direttamente all’interno di un pozzo. Preparate i fazzoletti, perché mantenere una media migliore dei 5 km/l sarà un’impresa molto difficile e le soste dalla pompa di benzina saranno frequenti come quelle dal vostro avvocato divorzista, dato che dopo aver venduto la casa, vostra moglie sarà ormai diventata la vostra ex-moglie. Ma a chi importa, almeno oggi non vogliamo pensare alle conseguenze, così ci concentriamo su come evitare quelle strade troppo strette che ci costringerebbero a procedere un metro alla volta, cercando di non devastare il traffico locale, letteralmente allibito non appena svolta l’angolo e si vede venire incontro il nostro bestione da 3 tonnellate.

Il G4X4 dispone di una unica motorizzazione e si tratta di un 8 cilindri a V da 3.9cc sovralimentato tramite due turbo ed abbinato ad un cambio automatico a 7 rapporti. Sebbene 422 cavalli siano un numero notevole e scarichino a terra ben 610Nm di coppia, il peso è tanto e la tipica resistenza aerodinamica di una qualsiasi Classe G non agevola di certo le prestazioni. Nonostante ciò questa G se ne infischia ed una volta bruciati almeno 20€ per passare da fermi a 70/80 km/h, spinge bene, facendo tuonare dai doppi scarichi laterali quell’inconfondibile melodia baritonale tipica di ogni V8 Mercedes. A contribuire ad un’idonea gestione del corpo vettura ci sono due molle e due ammortizzatori per ruota, le quali non hanno soltanto il compito di lavorare sodo quando abbandoniamo le strade asfaltate, ma devono soprattutto rendere all’altezza del prezzo e delle aspettative dei propri clienti la qualità di marcia. A questo proposito la G mantiene le innate doti che por-

ta avanti da 40 anni, unendo un design esterno minimalista ad un abitacolo aggiornato e ricco di tutto ciò che vorreste trovare, tra cui tanta fibra di carbonio. Credo che il problema principale di questa “vettura” sia salire, anche se ho forse avuto più difficoltà a scendere, soprattutto quando non hai modo di spalancare a dovere lo sportello o ancor peggio ti dimentichi di esser seduto a centinaia di metri da terra. I passeggeri dietro staranno comodi una volta dentro, ma a causa della ridotta apertura delle portiere e della esigua porzione di pedana a disposizione, vi odieranno ogni volta che li farete scendere. Per il resto abbiamo un ottimo sistema di infotainment collegato allo schermo situato in cima al cruscotto, mentre sotto di esso si trovano i molti comandi per il climatizzatore, radio e per il blocco dei differenziali, che sono tre. Dimenticavo di dirvi che la trasmissione, come per l’Unimog, è a portale e quindi perfetta anche per il fuoristrada più estremo.


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54 Una delle esperienze di guida più uniche continua e mentre è facile notare ad occhio come la lancetta della benzina scenda verso il basso, non riesco a decidere se questa G sia più divertente su strada o una volta lontana dall’asfalto. Certo è che far cantare il V8 e viaggiare con il finestrino abbassato è un must dal quale non possiamo esimerci, del resto stiamo pur sempre parlando di un oggetto pensato per divertire, ancor prima che per servire a qualcosa di preciso. Il 4X4² è però anche talmente bello da guardare che ha la meglio sulla salvaguardia della mia dolorante schiena, tanto da farmi scendere spesso per scattare qualche foto e percorrere quelle linee spigolose ogni volta che il paesaggio attorno cambia. Alla fine la


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natura ha sempre la meglio ed anche se non riesco tutt’ora a capacitarmi di come sia possibile infatuarsi di un oggetto sino a questi punti, torniamo su strada e diamo fondo al serbatoio. Accompagnati dal frastuono dei 422 cavalli e dal vento che si oppone al parabrezza quasi verticale della G, sfrecciamo lungo le strade sopra Monaco, quelle che portano a La Turbie e poi verso Eze, con le loro rocce da un lato e la vista mare dall’altro. Il finestrino resta giù ed anche se l’aria è pungente si respira quel profumo di libertà, gustando quella frivolezza che soltanto alcune auto sono in grado di trasmetterti. Non penseresti mai di trovare tanto divertimento e tanta voglia di guidare volgendo lo sguardo nel mondo dei fuoristrada, perlomeno non nel senso classico del termine, ma probabilmente nel corso della sua illustre storia, Mercedes deve aver stretto qualche patto col diavolo. O più semplicemente deve aver assunto il suo personale Emmett Brown di fiducia ed aver viaggiato nel tempo, scoprendo che alla faccia del caropetrolio e della sparizione dei motori aspirati, tutto ciò di cui avevamo bisogno era qualcosa di completamente inutile, ma maledettamente necessario per strapparci un sorriso. Adoro quest’auto ed il fatto che in quarant’anni sia cambiata così poco, non farà altro che renderla un chiodo fisso per molto, molto tempo. Un sentito ringraziamento va al nostro amico Raul di RM Autosport che ha reso possibile questa prova esclusiva.


THE PORSCHE RUN

9 GIUGNO 2018

COL DE TURINI TOUR

8 LUGLIO 2018


DAPPERTUTTO. A QUALSIASI COSTO.


Testo: Marco Rallo

Fotografie: S. Lomax

TESLA MODEL S 100D


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Stento a crederci. Siamo partiti con il sole e con la ferma convinzione che le previsioni meteorologiche non sbaglino un colpo – del resto siamo nel 2018 – ma dopo aver lasciato l’autostrada la situazione è cambiata. In peggio, o in meglio se ci si definisce tipi da avventure. Io non ho mai rifiutato un’uscita al buio, di quelle che ti convincono a lasciare l’accoglienza di casa tua a stento, ma quella che doveva essere una tiepida giornata di sole invernale si sta ben presto trasformando nella nevicata del secolo. Usciti dal casello non c’è più traccia di quel grigio asfalto che diamo tanto per scontato, ma uno strato di neve di una buona manciata di centimetri sta coprendo ogni cosa. Do uno sguardo sbigottito al fotografo seduto accanto a me e decidiamo di proseguire, riponendo tutte le nostre speranze nella trazione integrale e nel sistema di gestione intelligente della coppia erogata dall’unità elettrica sotto di noi, un numero inverosimile di calcoli per secondo che contro ogni pronostico ci tirano fuori, un tornante dopo l’altro, superando alcuni veicoli fermi a montare le catene. Non ho mai percorso questa strada in vita mia, so che di fronte a noi ci sono soltanto una dozzina di chilometri, ma non ho assolutamente idea della strada che ci aspetta dietro la prossima curva e dopo un’altra ancora. Potrebbe essere una semplice pianura, come una risma

di tornanti accatastati l’uno sull’altro e dove già immagino di scivolare verso l’esterno maledicendo la mia sfacciataggine per aver sfidato ogni benché minima regola logica. Sto guidando una full electric da oltre 100.000€, la quale sebbene sia equipaggiata con pneumatici invernali, pesa pur sempre due tonnellate abbondanti e disponendo di una coppia immediata e soprattutto erogata nella sua totalità, potrebbe trasformarsi in un boomerang ecologico. I ragazzi di Tesla mi hanno assicurato che la Model S sia pronta a tutto e che un test sulla neve sarebbe stato un ottimo banco di prova per far capire anche ai più scettici la grande fruibilità di questo ritrovato tecnologico. Personalmente cercavo la neve, ma con questo non intendevo di finire nel bel mezzo di una bufera. Non c’è traccia di mezzi spazzaneve ed alcuni guidatori locali, sicuramente più abituati di me, sfrecciano che è un piacere, nonostante la padronanza del mezzo sia un fattore abbastanza casuale: ne è un esempio quella Golf piantata nel muretto dopo la serie di brevi tunnel, da molti utilizzati come zona ideale per sostare e montare le catene senza trasformarsi in pupazzi di neve viventi. Luci accese, climatizzatore a palla, radio necessariamente spenta – quasi per permettere una maggiore concentrazione – ed occhi fissi in mezzo a quella tempesta di fiocchi grandi come

utilitarie. La Model S si scompone leggermente soltanto quando le Pirelli Sottozero vanno a calpestare quei mucchi di neve più consistente, non ancora schiacciati dallo scarso traffico che punta verso la vetta. Il volante, sempre preciso e leggero, si fa controllare facilmente ed il corpo vettura sebbene trasmetta quel millisecondo di leggerezza, resta proprio dove lo stavi indirizzando. Alleggerisco ulteriormente il pedale dell’acceleratore, impegnandomi nell’essere il più docile possibile con qualsiasi manovra, soprattutto in frenata, e riesco salire senza grossi problemi. Quello che forse rende il tutto più drammatico è il surreale silenzio della neve, la quale cade attorno a noi e sulla vettura senza emettere il minimo suono, proprio come la nostra avanzata elettrica, accompagnata solo dal rotolamento dei 19 pollici sulla neve fresca. Non starò a ripetervi per filo e per segno di cosa stiamo parlando – l’abbiamo fatto in modo esauriente sul numero 61 in occasione del test drive con la Model X – ma tengo a precisare che la Model S in questione è situata nell’esatto punto della controparte SUV, all’interno del listino Tesla. Sto infatti guidando una 100D e quindi spinta sempre da un doppio motore elettrico con batterie da 100 kWh. Ogni motore ha il compito di dare energia al rispettivo asse, da qui la trazione integrale. In favore della Model S c’è un risparmio in termini di


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61 peso, con una massa complessiva che si ferma a poco piĂš di 2 tonnellate e quindi, a conti fatti, la percorrenza media calcolata con una carica completa si attesta attorno ai 632km, i quali scenderanno a seconda del vostro tipo di guida e di quante risorse andrete a chiamare in causa durante il percorso. Resta la connettivitĂ totale del guidatore ed il coinvolgimento tecnologico disponibile, non solo per la configurazione della vettura stessa, ma anche per tutti quegli accessori che rendono piĂš piacevole la convivenza quotidiana, perfettamente possibile dato il sempre maggiore numero di colonnine di ricarica, ufficiali Tesla o presso terzi, come nel caso di hotel e location di lusso (per non risultare inutilmente noiosi e ripeterci, trovate tutte le specifiche tecniche sul #61, ndr).


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62 La Model S, che è sul mercato da più tempo rispetto alla Model X, mantiene un look sobrio, con le sue quattro porte e l’ampio portellone per il vano bagagli al posteriore, ricordandovi sempre che potrete stivare bagagli anche davanti, dove solitamente trovate un motore. La 100D non sarà il top di gamma (per questo c’è la P100D) ma vanta prestazioni notevoli, con uno 0-100 km/h da far impensierire il vostro vicino di casa con la nuova 911 ed una velocità massima limitata a 250 orari. Guidate con il piede pesante e sarete costantemente sorpresi dalla spinta elettrica che verrà interamente erogata a prescindere da ogni altro parametro, tutto merito della presa diretta a 0 rapporti che potremmo definire On/Off. L’abitacolo è un luogo familiare, e quindi oltre al colossale schermo touch dal quale governare ogni aspetto della vettura, c’è ampio spazio per chi sta davanti e chi sta dietro, con particolare menzione per l’incredibile selleria in pelle bianca. Tranquilli, si tratta di una speciale pelle facilmente lavabile e che non diventerà nera neanche dopo un uso intensivo della vostra Model S.


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63 La strada fuori continua a sparire sotto una nevicata che le prova tutte per farci desistere, ma ormai è questione di principio e nonostante abbia scoperto che dopo un paio di bivi siamo probabilmente gli unici stupidi a provare la risalita, la Tesla si dimostra ancora una volta in grado di rispondere “presente” ad ogni nostra richiesta. Nonostante la concitazione e l’euforia del momento non tolgo mai lo sguardo dall’indicatore di autonomia residua, che tra il tratto autostradale, l’arrampicata sino qui e la moltitudine di diavolerie attivate per consentirci di vedere oltre il parabrezza, sta scendendo gradualmente. Nella mia testa comincio a fare un paio di conti, cercando in tutti i modi di far combaciare la differenza dei chilometri rimanenti con il ritorno presso la più vicina colonnina Tesla e, se la matematica non è un’opinione, con uno scarto di appena 20km dovremmo farcela. L’alternativa? Non voglio pensarci.


TESLA MODEL S 100D Layout batteria da 100 kWh – trazione integrale Motore doppio motore elettrico – 632 Km range (NEDC) Trasmissione presa diretta a 0 rapporti Potenza 422 cv / 660 Nm Peso 2.175 kg Accelerazione 4,4 sec. Velocità massima 250 km/h Prezzo di listino da 111.130 €


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66 Quasi a rappresentare un consiglio venuto dall’alto, oltrepassato uno stretto ponte ci rendiamo conto che proseguire non farebbe altro che farci terminare la nostra giornata a bordo strada (nella migliore delle ipotesi) ad aspettare la fine della nevicata per provare a uscire da qualche brutta situazione. Facciamo inversione e con un colpo di coda, faccio allargare il lungo posteriore della Model S. Non voglio chiedere troppo alla sorte e punto il muso verso valle, non tirando ancora un sospiro di sollievo, dato che in certi casi la discesa è anche più ostica della salita. Il “freno motore” della Tesla - consentitemi il termine - è ottimo, pizzicando leggermente i pedali ci muoviamo con estrema facilità e nella metà del tempo impiegato all’andata raggiungiamo quel confine climatico che trasforma la neve in nevischio e quindi in pioggia. Do un ulteriore sguardo all’autonomia residua e temo di non farcela, mettendo a soqquadro tutte le convinzioni che mi ero costruito durante l’arco della giornata sino a quel momento. Volete sapere come è andata? Alla fine ce l’abbiamo fatta ed ho posteggiato la Model S di fronte al suo supercharger, a conferma che non è solo la migliore alternativa per la vostra auto da tutti i giorni, ma un’auto perfetta per partire il mattino salutando il mare, restare quasi sommersi dalla neve in alta montagna e tornare a casa per un aperitivo in riva al mare. Tutto con una sola ricarica ed avendo pagato soltanto l’autostrada. Ditemi cos’altro serve per essere un’invenzione geniale.


SALPANDO PER NUOVI ORIZZONTI

Testo e Foto di Alessandro Marrone

INFINITI Q50 S HYBRID


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La linea immaginaria dell’orizzonte è proprio là, a prescindere da dove ci troviamo e dove ci voltiamo, sarà sempre quell’indistinto e lontano punto verso il quale volgiamo lo sguardo ed i nostri sforzi, quasi per fare in modo che si materializzi in qualcosa di concreto, per poterlo magari raggiungere ed afferrare. Come ogni obiettivo che ci poniamo, l’orizzonte non resta fermo e si sposta costantemente oltre, facendosi rincorrere per tutta una vita, ma diventando più chiaro e nitido man mano che la nostra esperienza ed il nostro bagaglio di ricordi viene arricchito di momenti che si scolpiscono nel nostro animo. La storia di Infiniti, inizialmente nato come ramo di lusso del marchio Nissan, è piuttosto recente, tanto da essere introdotto negli USA nel 1989 ed approdare in Europa soltanto nel 2008, con il celebre SUV FX. Una missione che sarebbe stata difficile svariati decenni prima, figuriamoci in tempi così recenti, dove anche la concorrenza meno blasonata è ormai in grado di produrre ottime vetture. Ma questo non ha impedito ad Infiniti di ritagliarsi uno spazio tutto suo, fatto di un design avveniristico e dalle linee decise, tanta tecnologia per chi esige comfort a bordo ma senza rinunciare al piacere di guida. Con questi presupposti è diventato in brevissimo tempo sinonimo di classe e sportività, allargando la propria gamma sino ad offrire ottime proposte per ogni segmento. Ecco perché siamo volati in Portogallo per provare la


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71 nuova Q50S Hybrid, la berlina sportiva che più di ogni altro modello rappresenta l’eccezionale essenza del brand giapponese, fatta di una proposta chiara e precisa per un determinato pubblico. Quale? Andiamolo a scoprire.

touch dai quali gestire ogni funzione dell’auto e un itinerario che ci porterà alla scoperta di una città dalle mille sfaccettature – la definirei quasi ibrida, proprio come la Q50S che non attende altro che dimostrare le proprie capacità.

Il cielo sopra Porto è scuro ed occasionali rovesci si abbattono sulle carrozzerie Iridium Blu delle tre vetture che Infiniti ha messo a disposizione di una ristrettissima rappresentanza di stampa nazionale, una ghiotta occasione per sottolineare come sia più importante la qualità rispetto alla quantità. Salgo a bordo, cercando riparo dall’insistenza del malumore scaricato dalle nuvole sopra di noi e chiudendo la portiera lascio definitivamente fuori tutti i rumori, grazie ad una perfetta insonorizzazione dell’abitacolo. La plancia è stata aggiornata, abbiamo un nuovo volante a tre razze dal design più sportivo e moderno, impunture sulla selleria ed i vari pannelli in pelle, i due classici schermi

La visione di Infiniti è precisa e non gira intorno ai propri obiettivi: il guidatore è al centro di tutto e può contare su un pacchetto meccanico e tecnologico da far invidia alla NASA. Stilisticamente parlando la nuova Q50S aggiorna sensibilmente quanto già introdotto con il precedente modello (provato su Auto Class #45, ndr), grazie ad una griglia frontale resa ancora più aggressiva, gruppo ottico anteriore che richiama l’occhio umano (sia nel design, che nel movimento) ed un aumento del taglio a mezzaluna del montante posteriore. Ad evidenziare l’intenzione di diversificare le proposte ci sono i tre allestimenti disponibili, ovvero Base, Premium e Sport, o anche Sport

Tech, ognuno dei quali è già di per sé in grado di offrire un pacchetto completo di rispettivi optional ed un equipaggiamento che non farà ammattire i clienti in fase di configurazione. Resta e viene anzi ulteriormente migliorato il tipo di servosterzo elettrico diretto “steer by wire”, il quale attraverso tre centraline gestisce in maniera immediata a precisa gli input che vengono trasmessi al volante, in modo da semplificare la guida nel traffico cittadino e rendere più piacevole quei momenti in cui deciderete di dare sfogo alla potenza del motore. Già, un aspetto che merita di essere sottolineato è che nonostante il suo look sia reso più muscoloso dal pacchetto Sport, che comprende tra le altre cose dei profili scuri sotto al paraurti anteriore ed al diffusore posteriore, non ci troviamo di fronte ad un’auto che ha perso l’eleganza che contraddistingue il leit motiv del brand, ma cela sotto al cofano un V6 benzina da 3.5 che va ad abbinarsi all’unità


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73 INFINITI Q50S HYBRID (2018-) Layout Motore anteriore + unità elettrica, trazione integrale Motore 6 cilindri a V 3.498cc a benzina/elettrico (ibrido) Trasmissione cambio automatico a 7 rapporti Potenza 364 cv @ 6.800 rpm 546 Nm @ 1.800 rpm Peso 1.918 kg Accelerazione 5,1 sec. Velocità massima 250 km/h Prezzo di listino da 59.900 €

elettrica, erogando così 364 cavalli e 546Nm di coppia. La scelta dell’ibrido è una realtà che si sta sempre più affermando e che inevitabilmente verrà abbracciata da un numero sempre maggiore di clienti, potendo agilmente controllare gli spostamenti più brevi senza far svegliare il V6, ovviamente pronto e immediato non appena viene chiamato in causa. Il primo giorno a Porto sta volando via veloce e ampie strade che costeggiano un oceano infuriato si alternano a più strette vie rivestite di porfido, le quali si addentrano in centri abitati colorati da case dai più disparati rivestimenti. La libertà si respira a pieni polmoni ed ovunque volgo lo sguardo noto un panorama completamente differente rispetto a quello che ho ogni giorno davanti agli occhi. I volti delle persone sono amichevoli e nel centro città tutti si voltano ad osservare l’Infiniti che percorre in lungo e in largo piazze gremite di gente che torna a casa dopo una intensa giornata di lavoro. C’è ancora tempo per far tappa allo spettacolare Palacrociere di Leixões, una struttura immensa disegnata dall’architetto Luis Pedro Silva e terminata nel 2011, per la quale sono state utilizzate ben 1 milione di piastrelle. Il contrasto tra i diversi stili architettonici della città e le vie lungo il fiume Duero creano quei colori di Porto che si attenuano con il calare della sera mentre il nostro gruppo raggiunge l’incantevole Hotel Casa do Conto per la conferenza stampa e la cena. Il mattino dopo la sveglia suona presto e ci rimettiamo alla guida, apprezzando

la praticità di una berlina di taglia media che sa muoversi agilmente anche nel traffico più intenso del mattino. Tengo anche d’occhio i consumi, soprattutto perché non ho certo risparmiato il V6 sotto al cofano, avendo a disposizione alcune strade abbastanza larghe per saggiare la modalità Sport a dovere. Proprio le differenti modalità di guida, tra cui c’è anche la possibilità di combinare i vari parametri a proprio piacimento (Individual), offrono una vettura totalmente polivalente. In Standard tutto è impostato per far convivere la natura da elegante e comoda berlina da viaggio con l’indole sportiva dei suoi 364cv, mentre selezionando Eco o Snow, la resistenza dell’acceleratore si fa notevole, con sterzo e la combinazione motore/cambio che tengono il più possibile giù di giri il motore. In Sport, quella che ovviamente prediligo, tutto si affila con un controllo intelligente dei giri motori che con il cambio in automatico non saliranno inutilmente verso la linea rossa, a meno che non siate proprio voi a chiederlo. Sposto la leva verso di me e sfrutto le 7 marce tramite i paddle dietro al volante, tutto è molto preciso e nonostante la scivolosità dell’asfalto la Q50S non ha incertezze. Vado appositamente a cercare il limite d’aderenza degli ampi pneumatici che avvolgono i cerchi da 19 pollici e la trazione integrale mi tira fuori con estrema facilità, consentendomi di affrontare curve veloci e cambi di direzione come se la strada fosse completamente asciutta.


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74 Nonostante pesi 1.900 kg non da l’impressione di portarsi appresso l’intero ufficio ed avendo regolato la seduta come piace a me, ho totale visibilità di ciò che c’è attorno ed il perfetto controllo del telaio sotto il mio fondoschiena. Infiniti non si è risparmiata neppure in termini di sicurezza, andando a dettare nuovi standard per una dotazione fin troppo completa e che vede il DAS (Direct Adaptive Steering) tra i suoi punti di forza. Il mio occhio cade sul display digitale situato in mezzo ai quadranti analogici di tachimetro e contagiri e posso notare che il consumo carburante non si discosti dai 5,9 l/100km dichiarati dalla casa, a patto

che siate gentili con l’acceleratore, altrimenti i miei 12 l/100km sono stati il naturale risultato di una giornata di guida abbastanza allegra. Tappa dal laboratorio orafo J.M. de Sousa, per ammirare come vengono artigianalmente lavorati preziosi in oro ed argento e si riparte per un tratto autostradale che mette in luce l’elevate qualità di silenziosità e comfort di marcia, anche a velocità sostenute. La sicurezza percepita a bordo è totale e cullato da un assetto morbido ma reattivo divoro svariati chilometri senza neanche rendermene conto. Credo che potrei tornare a Milano via terra ed essere più riposato di quanto sarei con il viaggio in aereo,

ma non è possibile – non questa volta. Si fa ora di pranzo e dopo un continuo nascondino con un timido sole, raggiungiamo la location di Casa de Chà da Boa Nova, una moderna struttura a due passi dall’oceano, la quale ci riserva un percorso gastronomico che sarebbe riduttivo chiamare pranzo. Le onde si fanno sempre più violente ed infrangendosi contro gli scogli creano lo sfondo perfetto per gli ultimi scatti alle tre Q50S, adesso accompagnate da una splendida Q50 rossa dotata del potente 3.0 V6 biturbo da 400 cavalli. Il rumore dell’acqua si mescola al verso dei gabbiani, la pioggia fa di nuovo capolino e lo sguardo si perde nuova-


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75 mente verso l’orizzonte, sancendo come Infiniti sia nuovamente riuscita a compiere l’ardua impresa, aggiornando una ottima vettura e conferendole quel carattere e quelle qualità che avevo già potuto apprezzare due anni fa, ma che oggi sono state confermate con decisione e sapranno farsi abilmente strada nella giungla del mercato internazionale. Con prezzi che partono da 39.900€ per la versione diesel base, spinta da un 4 cilindri 2.2cc da 170cv, mi aspetto di vedere sempre più di frequente quell’inconfondibile muso Infiniti per le stra-

de. Ne sono convinto, come sono certo che al volante vedrei lo sguardo di un cliente soddisfatto e che ha finalmente trovato il motivo che aspettava per scegliere qualcosa di diverso dal solito, ma che fosse in grado di non fargli rimpiangere di aver preso una strada alternativa. Che poi questa strada punti dritta verso l’orizzonte o per qualche città magica come Porto non ha importanza, perché le svariate sfaccettature della Q50 sapranno farvi apprezzare il viaggio e non portarvi soltanto a destinazione.


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WILDEST DREAMS

JAGUAR XJ GREATEST HITS A cura di Marco Mancino

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Il binomio rockstar ed auto sportive ha sempre rappresentato l’apice di due mondi esclusivi che si incontrano e non è cosa rara scoprire che i nostri beniamini celano invidiabili collezioni di supercars e auto d’epoca di ogni tipo, spesso personalizzate secondo gusti particolari e magari rese uniche grazie all’aggiunta di qualche dettaglio che le rende immediatamente riconducibili al legittimo proprietario. In occasione del 50° anniversario della XJ, Jaguar da il via ai festeggiamenti svelando un esemplare davvero speciale e battezzato Greatest Hits, commesso per Nicko McBrain, il mitico batterista degli Iron Maiden. Presentata al salone di Ginevra, la XJ6 di McBrain è di classe 1984, ma pre-

senta una serie di personalizzazioni che attingono dalla celebre e fortunata storia del marchio di Coventry e della metal band inglese. In questo caso non ci si è limitati soltanto a qualche parziale modifica o vezzo stilistico, ma il lavoro svolto dal reparto Jaguar Land Rover Classic Works e dal Jaguar Design Studio diretto da Wayne Burgess, ha richiesto oltre 3.500 ore di lavoro e circa 4.000 componenti ridisegnate. Inutile sottolineare che l’estro di un musicista poliedrico come Nicko abbia giocato un ruolo fondamentale per la caratterizzazione di Johnny 3 (affettuosamente chiamata così poiché si tratta della terza XJ di Nicko),


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la quale prevede differenti paraurti anteriori e posteriori, nuovi passaruota che ospitano un set di cerchi da 18 pollici, un aggiornamento alle sospensioni con ammortizzatori posteriori regolabili e il cosiddetto “growler” by Iron Maiden, ovvero la testa stilizzata di Eddie, la mascotte della band, al posto della testa del giaguaro. Troviamo invece il classico giaguaro pronto a balzare in avanti sul cofano motore, mentre per quel che riguarda l’abitacolo c’è un touchscreen con navigatore satellitare, telefono e telecamera posteriore, ovviamente coadiuvato da un nuovo impianto audio da 1.100W con comandi in alluminio in stile amplificatori Marshall. A contrastare la scelta di una par-

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ticolare colorazione Mauve della carrozzeria, abbiamo un abitacolo in pelle Pimento Red. Inoltre sapendo bene che Nicko è uno che adora pestare forte sul rullante della batteria, come sul pedale dell’acceleratore (possiede tra le altre anche una XKR-S), potrà contare su un sei cilindri in linea da 4.2cc, dotato di tre carburatori SU di una E-Type, il quale da libero sfogo alla propria potenza tramite un impianto di scarico tutto nuovo a quattro terminali. Nonostante la primissima XJ6 di Nicko sia rimasta ferma svariati anni, alcune componenti sono state riproposte sulla Greatest Hits, come il giaguaro sul cofano e la chiave originale e sono certo che dopo averle donato nuova vita, non perderà occasione per scatenare Johnny 3 al ritmo di qualche canzone di quella giuste, come quelle che hanno fatto la storia del rock e reso gli Iron Maiden uno dei gruppi più influenti e celebri della storia della musica mondiale.

Se non conoscete gli Iron Maiden (molto male!) cerchiamo di farvi rimediare, consigliandovi quelli che reputiamo i 3 migliori dischi prodotti sino ad oggi e che vedono Nicko McBrain dietro le pelli della batteria, tralasciando però i primi 3 album, dove ai tamburi c’era il primo batterista, Clive Burr.

1983 – Piece Of Mind

1984 – Powerslave

1992 – Fear Of The Dark


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VERONA LEGEND CARS MERCATO IN CRESCITA, RADUNI IN FIERA E GARE RALLY DAL VIVO

Tra il 4 e il 6 maggio a Verona 1300 auto storiche in vendita, ricambi originali e restauratori d’eccellenza; gli stand e i raduni di club e registi all’interno del quartiere fieristico; e un circuito di un chilometro dove di disputerà La Sfida dei Campioni e il nuovo Trofeo Verona Legend Cars. Ecco le tre anime di un salone di altissima qualità, dinamico e coinvolgente, capace di rivolgersi agli appassionati di lungo corso e di far scoprire l’emozione dell’Heritage alle nuove generazioni.


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LE ANTEPRIME MERCATO CLASSIC. Crescono i commercianti con un incremento delle prenotazioni anno su anno. Tra i padiglioni spicca l’offerta di Ferrari con Testarossa, Mondial, 308,348,355,360. Tante le Porsche - con 911, 912, 914, 944 e 928 – e le Alfa Romeo Giulia, Giulia GT e Spider. Spazio anche agli amanti dei fuoristrada, con le prime serie Range Rover. Completa, infine, l’offerta dei modelli più popolari che rappresentano l’occasione, per gli appassionati più giovani, di entrare nel mondo del collezionismo con Maggiolini Cabrio, Fiat 500, Fiat 600, Mini Morris e le eleganti Lancia Fulvia e Fulvia Coupé. Presenti anche i restauratori, tra cui due aziende specializzate su vetture Mercedes. A Verona Legend Cars, perciò, si potranno incontrare dai modelli più rari alle auto che hanno accompagnato gli adulti di oggi al loro primo giorno di scuola. ACI Storico conferma l’attenzione particolare a Verona Legend Cars con un partenariato a tutto tondo che abbraccia sia l’anima sportiva del salone, attraverso il coinvolgimento di ACI Sport, che l’anima culturale, con le attività e le iniziative racchiuse nello stand. A completare l’offerta di Verona ci sarà una grande selezione di prodotti dedicati ai collezionisti: dai componenti meccanici ed elettrici agli accessori come le borse attrezzi originali per Porsche 356, dall’editoria d’epoca alle guide per la manutenzione. Per gli appassionati sarà una vera e propria caccia al tesoro che spazierà dai ricambi d'epoca ai rari fondi di magazzino per Lancia, Alfa Romeo, Maserati, Ferrari


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fino alle versioni sportive della Fiat 500. Ben rappresentato il mondo dei ricambi e restauri Vespa, dei cerchioni d’epoca originali e restaurati e dei prodotti specializzati come le chiavi di avviamento. Non mancano, infine, i prodotti per la manutenzione dell’auto e un vasto assortimento di modellini d’epoca: dalle auto in scala alle rare automobili giocattolo in lamiera. CLUB E RADUNI. Assecondando lo spirito sportivo del salone di Verona il Registro Fiat Italiano esporrà una Ritmo Abarth ex ufficiale gara e una 850 coupé Abarth. Il Lancia Club Italia, che abbina stand e raduno, esporrà una granturismo che ha fatto scuola: l’Aurelia B20 GT 2^ serie vincitrice di tante gare. A fianco, una delle auto più belle mai disegnate da Pininfarina: un’Aurelia B24 S convertibile. Per i 40 anni di Ritmo, il Registro Nazionale Fiat Ritmo espone nello stand il primissimo modello, la 60 CL 1978, seguita dalla Ritmo Abarth 125 e Ritmo Super 75, entrambe prima serie. All’esterno un raduno raccoglie la storia di Ritmo: gli 8 modelli prima serie e i 9 della seconda. Una mostra del Veteran Car Club Legnago metterà in mostra gli stili e l’evoluzione del lusso e della sportività tra USA e Italia con una Lincoln Continental Mark V del 1977 e una Fiat 2300 Lusso del 1965. A fianco, una Mustang Convertible del 1966 e una Lancia Fulvia Coupe’ 1.3 2a Serie. Grandi anniversari anche per Scuderia Jaguar Storiche con i 50 anni di Jaguar XJ e i 70 di XK 120 che saranno affiancate da un’ampia selezione di auto del Giaguaro. Fondendo territorio e memoria il 500’s Club Castelfranco Veneto porterà una Fiat 500 commemorativa dedicata ai luoghi della Grande Guerra mentre, all'interno del padiglione 6, si terranno i raduni di modelli Alfa Romeo, Bmw, Lancia, Mercedes, Fiat e Matra che entreranno direttamente in fiera guidati da collezionisti e iscritti a Club e Registri.

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PASSIONE SPORTIVA. Grazie alla collaborazione con l'Automobile Club Verona, che curerà sia l'allestimento del percorso che l'organizzazione sportiva e regolamentare, e al partenariato di ACI Storico, Verona Legend Cars ospiterà ben due eventi dal vivo. Il Trofeo Verona Legend Cars si terrà Sabato 5 maggio: una manifestazione di velocità aperta alle vetture da corsa di qualsiasi tipologia, storiche e moderne come da regolamento sportivo Aci Sport in vigore per la Formula Challenge, incluse anche le vetture ammesse alle regolarità sport. I protagonisti si sfideranno in batterie e la finale si correrà su Abarth 124. Al vincitore verrà assegnata in uso gratuito una Abarth 595 per un anno. La seconda edizione de La Sfida dei Campioni si terrà, invece, Domenica 6: un appuntamento particolarmente caro agli amanti dello sport perché vede confrontarsi autentiche leggende del Campionato del Mondo Rally sia su auto storiche che sulle odierne Abarth 124. Nel 2018 hanno già confermato la partecipazione il due volte Campione del Mondo Miki Biasion, il Campione del Mondo del gruppo N 1987 Alex Fiorio e l’indimenticabile “Maximum Attack” Markku Alén, uno dei piloti ricordati con più simpatia dagli appassionati di rally. L’unione di tutte queste anime fa di Verona Legend Cars un appuntamento unico per tutti gli amanti dell’auto. Un luogo di incontro per gli esperti del Classic e un’occasione di scoperta, per tutti gli appassionati di motori e sport a quattroruote, dell’energia racchiusa nel mondo dell’auto storica.


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03/02/2015 15:57:50


Auto Class Magazine - Aprile 2018  

Parliamo soltanto di auto che contano

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