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Nello sport siamo sempre soliti usare, anzi abusare, delle frasi enfatiche e degli appellativi roboanti: ma parlando di Edoardo Mangiarotti ogni aggettivo superlativo, ogni titolo, non riesce a dare l'esatta misura della grandezza di questo atleta. Per capire che la nostra è una affermazione veritiera, basta ricordare il numero dei suoi successi nei “soli” Giochi Olimpici, ove ha collezionato complessivamente fra il 1936 e il 1960 ben 6 medaglie d'oro, 5 d'argento e 2 di bronzo ed è a tutt'oggi l'atleta più medagliato della storia dell'Italia, nonché il quarto in assoluto nel mondo (a pari merito con altri due atleti), alle spalle di Larissa Latynina (18 medaglie), Michael Phelps (16) e Nikolai Andrianov (15). Per non parlare poi dei suoi allori ai Campionati del Mondo, ove ben 26 sono le medaglie conquistate, delle quali la metà d'oro. Ed ovviamente anche nella speciale classifica degli schermidori iridati plurimedagliati risulta essere l'italiano più vincente di sempre. Mangiarotti è stato figlio d'arte ed è cresciuto grazie agli insegnamenti del padre, Giuseppe, già tiratore di scherma di prestigio internazionale che aveva indossato la divisa azzurra alle Olimpiadi di Londra nel 1908 e fu maestro d'arma che importò in Italia le varianti della scuola francese di scherma. Edoardo ha condiviso la passione per la scherma con i fratelli Mario e Dario, anche lui olimpionico Si ritirò dalla scena agonistica dopo Roma 1960, ed a lui è stato sempre riconosciuto il titolo di “più grande schermidore di spada di tutti i tempi”. Nel 1981 è stato insignito dal Comitato Olimpico Internazionale dell’Ordine Olimpico di bronzo per l’anno 1977 e nel 1998 gli è stata conferita la massima onorificenza

italiana dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che lo nominò Cavaliere di Gran Croce. È stato membro d'onore della Federazione Italiana Scherma e della Fédération Internationale d'Escrime. Dal 1980 al 1984 ha ricoperto la carica di segretario generale della FIE, della quale ha pure presieduto la commissione di disciplina. È stato inoltre presidente dell'Unione Nazionale Veterani dello Sport e dell’Associazione Medaglie d’oro al Valore Atletico. E’ stato per due volte il portabandiera della Squadra Italiana alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi, nel 1956 a Melbourne ed a Roma nel 1960. I suoi funerali sono stati celebrati nella chiesa di San Marco a Milano, a pochi metri dalla sua abitazione di via Solferino. IL RICORDO DEL PRESIDENTE DELLA FEDERSCHERMA “Caro Edoardo, grazie per aver portato la scherma italiana a recitare, sul palcoscenico internazionale, un ruolo di protagonista assoluta. Hai insegnato a tutti noi cosa vuol dire essere uomini di scherma ed uomini di sport. Hai incarnato - ha continuato Scarso i valori autentici dello sport e della scherma, diventando un emblema ed un simbolo per tutti noi. Non sarai a Londra, ma il tuo accredito sarà al collo di tutti noi. I nostri atleti, alcuni dei quali sono qui oggi, mi auguro onoreranno il Paese come tu hai fatto in ogni assalto che hai affrontato nella tua vita”.

E QUELLO DI VALENTINA VEZZALI ''Se ne va un emblema ed un modello. Mangiarotti è stato sempre presente ad ogni Olimpiade e ricordo sempre la passione con cui ci seguiva dalla tribuna ed i suoi abbracci finali. A Londra ci mancherà, ma sarà con noi nel ricordo e sono sicura che sarà con me anche nel giro di campo che farò come porta-bandiera col tricolore in mano il 27 luglio alla Cerimonia di Apertura''

IL NOTIZIARIO APEC n° 59 - 62  
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Il Notiziario dell'A.Pe.C. (Associazione Pensionati del CONI) ritorna in stampa con un numero multiplo. Come è consuetudine della pubblicazi...

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